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20DANGELO06

Fondatore Giacomo Lodetti / Direttore Giorgio Lodetti / Direttore Artistico Roberto Plevano / Progetto Grafico Franco Colnaghi
Anno V, N. 19 • Ottobre-Dicembre 2006 • Galleria Vittorio Emanuele II, 12 - 20121 Milano • Tel. 02 86462321 02 860806 fax 02 876572

materializzato la sua idea, creando un esse-

UN’INTERVISTA ARMODIO…MIO re imbalsamato da pregiudizi avvizziti, icona


“ortopedica” della rigidezza mentale, ag-
gregato di cartilagini sorrette da una impal-
catura fossilizzata, ricoperta e protetta da
Fu così che Armodio mi ricevette nel suo inconsueti drappeggi mistificatori.
studio, ma purtroppo, proprio l’inizio del “Vedrà che Armodio riuscirà a sistemarla in
nostro incontro venne interrotto da uno qualche famoso studio di avvocato (suona
squillo del suo telefono cellulare: un impor- quasi come una raccomandazione!), qualcu-
tante critico d’arte, di grande levatura intel- no che apprezzerà quel senso di autorità
lettuale e dai modi soavi, era appena arriva- che riesce a infondere. Dopotutto lei non
to a Piacenza e lo attendeva in stazione. porta i segni di quella mutazione genetica
Armodio si precipitò a riceverlo per poi che altri soggetti hanno subito, assumendo
condurlo in studio, dove mi pregò di atten- fisionomie in sintonia con l’attività che svol-
derli entrambi. gono, manifestando vere e proprie nevro-
Così, mentre curiosavo nello studio, avver- si somatiche, pensi a Il re delle viti, al Ritratto
to alcune voci : incredibile ! …. dal cumulo d’archivista.
di tavole accatastate in bell’ordine esce il Metaforicamente imprigionato nella sua arti-
Giudice nutrito dalla Giustizia. ficiale costruzione, si rifugia tra le altre tavo-
SI, si e si, 1998, tempera su tavola, cm 40 x 50 “Sono stanco di fare il burattino ispirato da le, ma ecco spuntare Il libro dei consigli.
una mente suprema, mosso da un filo invi- “Non ce la faccio più a sopportare il mio
Era parecchio che desideravo un incontro sibile tirato da quella mano protesa come peso, sono stracolmo di raccomandazioni
con Armodio per approfondire quel suo nella Creazione di Adamo, quella Giustizia inutili che cadono nel vuoto inascoltate!”.
carattere ludico che in realtà rappresenta che i miei occhi stentano a vedere, come E in effetti è un enorme libro afflosciato su
l’evoluzione estrema e sofisticata del liri- immobilizzati in questa pelle avvizzita da una mensola di marmo su cui giacciono
smo figurativo del suo ineguagliabile mae- fossile del quaternario! …E poi la toga, il accatastate lettere alfabetiche logorate dal
stro Foppiani, rivisitazione dialettica in cui colletto, la parrucca, sembrano bende di tempo, frammenti di frasi e di vita troppo
scompare la figura umana e protagonista è carta che si avviluppano a confezionare spesso ignorate: è un autentico miracolo
l’oggetto, unico ed emblematico deposita- una mummia! …questo ridicolo uovo sulla di morbidezza e tristezza, consunto len-
rio di un’umanità che ormai avvistiamo testa poi, sarà pure simbolo di fertilità di zuolo che avvolge un cadavere occultando
come lontani segnali di fumo che si alzano idee, ma mi fa tanto unicorno”. cumuli di speranze e promesse deluse.
da una distesa arida, decriptando i messag- “Su, non si giudichi proprio lei troppo seve- A spezzare quella immobile atmosfera di
gi di Armodio, scalandone irte simbologie ramente, apprezzi la sua grazia maestosa” disastro incombente intervengono due
che si ergono a paradossali monumenti rispondo, ironizzando tra di me nel pensa- tavole delicate che sembrano farsi com-
alla vulnerabilità umana. re come Armodio abbia magistralmente Continua a pagina 18 Gi D’A., 1998, tempera su tavola, cm 100 x 60

CADEL Egon Schiele, prodigio irripetibile, abban-


donava la sua tormentata maschera a un
pallido sudario di lenzuola. Erano passati
solo dieci anni dal suo precoce debutto,
ribaltando la prassi che utilizzava la foto-
grafia come supporto mnemonico per la
pittura, decide di ispirarsi ai capolavori per
ricreare un modello fotografico di gusto
Nel cuore dell’albero fronzuto c’è un uccello, di colore smorto,
si muove a malapena e non canta; per lui più che sufficienti per diventare un raffinato, a sua volta pregno di contenuto
migliaia di verdi si rispecchiano nei suoi occhi. grande. Con lucidità appassionata e una artistico. L’opera nasce quasi per caso —
Egon Schiele
tecnica inedita, amando ardentemente — racconta Cadel — dall’innamoramento
il terribile impulso che lo bruciava e lo tor- per Schiele, uno dei più interessanti e ori-
Morire a 28 anni, già celebre a un’età in cui mentava — e genialmente ritraendo ginali pittori del secolo scorso. All’inizio
non si è ancora uomini, divorato da un’e- essenziali nudità di corpi, dagli anticonfor- voleva essere una sperimentazione sull’ag-
pidemia di spagnola che gli aveva strappa- mistici autoritratti ai feroci volti di neonati, gressiva distorsione figurativa che Egon
to dalle braccia pochi giorni prima la dalle irriverenti prospettive erotiche alle usava per rappresentare la fisicità dei corpi
moglie incinta, per Egon Schiele era forse gotiche posture ischeletrite, egli aveva già e sulla frontalità dei soggetti come emer-
la conclusione di una sfida. Nello scenario patito la guerra, la messa al bando e addi- genti da un drammatico vuoto, senza
dell’Impero austroungarico che si sgretola- rittura il carcere, con l’accusa di diffusione rimandi di ombre o profondità prospetti-
va nella mattanza di una guerra mondiale di oscenità da parte degli immarcescibili che, divenuta presto una scommessa con
(1918) e mentre la Secessione viennese benpensanti e di un giudice ipocrita, ridi- la dolce moglie Angela a riprodurre con
organizzava una trionfale mostra retro- colo Torquemada che bruciò platealmente altri mezzi la tensione emotiva che spri-
spettiva con una cinquantina di sue opere, uno dei suoi intollerabili disegni! "Nessuna gionano le opere di Schiele, sfruttando
opera d’arte erotica è una esperienza e passione maturate nel
porcheria, quand’è artistica- campo del ritratto glamour, del nudo, della
mente rilevante. Diventa moda e della pubblicistica. Da qui — con-
una porcheria solo tramite tinua Cadel — la scelta di spostare la pen-
l’osservatore, se costui è un nellata dell’artista direttamente sul corpo
porco." scrive Egon nel suo dei modelli e non sulla fotografia come ini-
amaro diario di Neuleng- zialmente immaginato, riecheggiando modi
Self-portrait, 2005, fotografia-body painting, cm 70 x 50
bach. Il tempo, dopo una da body art che pretende di utilizzare il
serie di censure, ha final- corpo direttamente come “materia scovare e soprattutto convincere i ma-
mente fatto giustizia della espressiva”.Trovato un ottimo body painter schi(!) a farsi dipingere ignudi ed a lasciarsi
stupidità umana ricollocan- nell’estroverso e paziente Guido Daniele fotografare. Le modelle, più professionali e
do l’opera di Schiele ai livel- — sono necessarie varie ore per dipinge- disinibite, venivano più agevolmente sele-
li più alti dell’arte. Meno di re con appositi (e costosi) colori ad acqua zionate tramite agenzie specializzate. Se
un secolo dopo Cadel interi corpi — si è presentata molto più tuttavia le modelle non avevano remore a
(Adelmo Chiapponi), un ardua la ricerca del cosiddetto casting, che denudarsi per farsi pazientemente colora-
estroso e vulcanico autore doveva corrispondere ai caratteri somatici re e poi riprendere, un problema era
Reclining nude with yellow towel, 2005, fotografia-body painting, cm 50 x 70 di fotografie bergamasco, dei soggetti originali e, ancor più difficile, Continua a pagina 18

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Notturno, 1979, tempera su tavola, cm 100 x 70

è visibile un labirinto (quello di Ariannna di una storica avventura: vi è quasi una esile filo di ferro che avvolge un improba-
appunto) di carta il cui filo trattiene il interpretazione esoterica dell’oggetto, un bile vaso di carta.
coperchio; l’illusoria immagine di dolcezza lirismo evocativo che cattura l’essenza di Ma ecco rientrare Armodio, senza l’illustre
e di scherzosa ironia viene sopraffatta , chi li animava, magico transfer di persona- critico: “non si è potuto fermare, appena il
come accade in tutte le opere del Nostro, lità, quasi un vitale passaggio di consegne, tempo per un caffè in stazione ad illustrar-
dal pensiero della estrema fragilità di quel- una osmosi emotiva che ne fa un rassicu- mi la sua ultima fatica letteraria”.
l’oggetto, da quella inaspettata caduta che rante mausoleo alla memoria. “Anch’io ho bevuto un caffè in compagnia
svela un labirinto entro cui è facile leggere Mentre “Giovanna d’Arco” si ritira ancora dei tuoi quadri, un caffè… sulla carta, e ti
l’estrema provvisorietà della vita, la tragica una volta sconfitta dal suo ardore, appare assicuro che parlano di te!”
possibilità di scoprire un angolo di inferno una delicata composizione di fiori Fiori fuori; Così si conclude la mia intervista, un vero
anche in paradiso, di imbattersi in una quasi con voce supplichevole accenna a un sogno… sempre sulla carta!
imprevista, indecifrabile trama di eventi. tentativo di rappacificazione: “siamo tutte
Anche la carta con cui sono forgiati tutti creature dello stesso padre, cerchiamo di Aldo Benedetti
gli oggetti, i libri, le caffettiere, i fiori, richia- far fiorire un senso di fratellanza, prima o
Da Arianna, 1998, tempera su tavola, cm 40 x 50
ma questo motivo di manieristico gusto poi finiremo tutte appese
per la deformabilità, vana e sofferta lotta a una parete e dovremo
per plasmare un destino imprevedibile, separarci!”.
desiderio di stabilità che ritroviamo nella Guardo rapito questo
seconda tavola Sì, sì e sì, dove due caffet- autentico miracolo della
tiere si stringono unite da tre anelli, quasi fantasia: è una divertente
avvinghiate a pronunciare un triplice sì di provocazione giocata sulla
eterno matrimonio. analogia lessicale e foneti-
Con un clamore d’acciaio entra in scena ca delle due parole e su
Gi. D’A. (Giovanna d’Arco): “Io sono la più quel posizionamento ano-
forte, salda a terra senza pericolo di cadute malo dei fiori (fuori dal
accidentali o di ridicoli rovesciamenti!”. vaso appunto) che ne
INTERVISTA ARMODIO...MIO “Sento odor di bruciato!” si azzardano a fanno un piccolo gioiello
pagnia. “Noi siamo felici di ciò che rappre- mormorare sornione le altre tavole, allu- surreale, inno trionfale e
sentiamo, del senso di protezione che riu- dendo al fatto che quegli imponenti stivali angosciato alla vita, dispe-
sciamo a trasmettere”. altro non sono che i miseri resti di un’e- rato tentativo di aggrap-
Sono due magnifiche opere della serie roina arsa viva, di una presenza umana parvisi nonostante tutto,
Caffettiere: la prima Da Arianna, è una caf- ormai cancellata che ha lasciato traccia di esattamente come fanno
fettiera rovesciata sul tavolo al cui interno sé in quegli oggetti, umili e muti testimoni quei fiori sorretti da un

razione pittorica, rinculò istin- per riuscire ad annullare le ombre che ine- guata, è stato il dipingergli un generoso
tivamente tirandosi un tre- vitabilmente i modelli producevano sullo pene in erezione sulla giacca.Tra prepara-
mendo colpo sul naso con il sfondo, con ricerca quindi dei fondali adat- zione dei modelli, ricerca delle luci, con-
poderoso battente e finendo ti individuati alfine nella tela da strappo. quista di una postura spesso innaturale e
all’ospedale con una ferita da Unico intenzionale trucco di scena — rac- difficile, si è riusciti ad eseguire in media
cinque punti. conta ancora Cadel — vista l’impossibilità uno scatto al giorno. I lavori ispiratori di
L’incolpevole Magda, termina- di ottenere dal modello la condizione ade- questa operazione “Omaggio a Schiele”
ta la seduta, fece visita al mal- sono i disegni a matita e tempera o acque-
Seated Women with bent knee, 2005
capitato che trovò qualche fotografia-body painting, cm 70 x 50
rellati su carta. La somiglianza con gli origi-
consolazione nella rinnovata nali è sorprendente, tra cui spicca l’incredi-
ventata di fascinosa femmini- bile specificità del giovane prestato agli
lità. Ma il caso più delicato si autoritratti che ad impressionanti affinità
era verificato quando un sosia somatiche aggiunge una sbalorditiva inten-
di Schiele, completamente sità espressiva. Queste invenzioni di Cadel
dipinto a colori sgargianti, — godibili anche sul sito www.photoca-
forse per freddo e stanchezza del.com — nate con dichiarato fine evo-
si era accasciato per un malo- cativo, finiscono per acquisire invece una
Reclining Female nude with legs spread apart, 2005, fotografia-body painting, cm 50 x 70 re, precipitando tutti in un’im- loro convincente e compiuta originalità del
barazzata apprensione, nessuno sentendo- tutto svincolata dagli archetipi, effondendo
CADEL si in grado di accompagnarlo al Pronto il sortilegio di nuove seduzioni. Le attraen-
improvvisamente sorto il giorno in cui una Soccorso non sapendo come giustificare ti creature di Cadel, ideatore di una nuova
di esse, colta in pieno body painting dal quel variopinto spilungone svenuto. categoria dell’arte, verranno finemente
flusso mestruale, era stata costretta ad Fortunatamente per tutti il modello dopo stampate in esiguo numero di esemplari
indossare le mutandine, che si era provve- poco si riprese. Per imprimere sulle figure per una stretta cerchia di intenditori.
duto a dipingere con un bel color carne l’intensità del segno di Schiele e le linee Subjets vivants scaturiti da una delle più
mimetizzante e sulle quali si erano dovuti ingegnosamente deformanti sui soggetti belle pagine della storia dell’arte che inve-
artisticamente pitturare i peli del pube. Un fotografati si è ricorsi alla tecnica del digi- ce di restare imprigionati nelle cristallizza-
altro incidente era occorso il giorno in cui tal art work tramite l’ottima PixelWay che te ispirazioni dei capolavori si nutrono di
un amico ignaro, aprendo la porta blinda- con abilità ed entusiasmo ha preso parte fantasiose linfe e sanguigne pulsioni per
ta dello studio e trovandosi di fronte la alla corale azione creativa. Una delle mag- incantare le nostre complesse concupi-
statuaria imponenza di Magda Gomez giori difficoltà incontrate — ricorda Cadel scenti passioni.
splendidamente nuda in piedi su due se- — è consistita nell’“appiattire” le immagini
die, a gambe spalancate durante la prepa- attraverso lo studio combinato delle luci Giovanni Serafini

ENRICO CAZZANIGA Scavo intellettuale


sto concetto del “togliere” è un
qualcosa che va oltre la pura sottra-
zione di materia: è piuttosto uno
scavo nella psicologia, nell’animo e
Chi si “imbatte” casualmente nella persona di Enrico nello spirito dell’uomo senza orpel-
Cazzaniga, anche per una sola volta, non lo dimentica li e senza sovrastrutture ideologi-
più. La sua semplicità e purezza interiore, la sua raffina- che. L’uomo si pone nudo davanti a
tezza di modi, la sua delicatezza di spirito, colpiscono se stesso in una ricerca del sé e del
l’interlocutore al fondo dell’anima. Chi si “imbatte” poi proprio spirito non deformata da
nelle opere di Enrico, ancor di più ne rimane toccato e sovrapposizioni prese a prestito
stupefatto: la delicatezza, la poesia e la raffinatezza dalla cultura di massa.
emergono prepotentemente dalle tele al fondo delle Una tensione all’eliminazione del “di
quali si nota ad evidenza una profonda ricerca del più”, del superfluo culturale, della mas- Togliere ai passanti - Berlino Est, 2005, candeggina su fustagno nero, cm 50 x 80
mezzo espressivo. Enrico è quel che suol dirsi un arti- sificazione ideologica, della unifor-
sta “puro” nel senso che, accanto alla purezza dell’ani- mità di bisogni e certezze e del sentire non è che una verità del sé senza riserve.
mo, vi è una purezza della ricerca in senso tecnico. comune, per andare al fondo di se stessi Trattasi di un processo quasi psicoanalitico
Un artista che unisce nelle sue opere scavo intellettua- senza riserve e senza paure. espresso attraverso un mezzo tecnico-arti-
le e “scavo” metodologico; ricerca del mezzo tecnico in La ricerca artistica effettuata caparbiamente stico e una ricerca pittorica.
senso proprio e ricerca interiore senza riserve. da Cazzaniga da più di dieci anni esprime La non banalità del mezzo tecnico prescel-
Il concetto del “togliere” viene reso in senso pittorico proprio la volontà di non lasciarsi uniforma- to si accompagna alla non banalità del mes-
attraverso una eliminazione di materia e di colore sco- re da mode e stilemi. saggio espresso che è quello di una ricerca
lorendo la stoffa di fustagno nera o blu con candeggina Una operazione coraggiosa che vuole indi- del proprio sentire libera da costrizioni e
e dosando il prodotto in modo da ottenere nuances di care una strada di fuoriuscita dalle “tene- preconcetti, in pratica, liberata da chiusura e
luce e di colore sempre nuove e diverse. Il nero del bre” del nero, dalla cecità spirituale, verso cecità spirituale.
Togliere al palazzo Governativo - Belgrado, 2004 fondo delle sue tele si apre, si distende attraverso inon- una esplosione del proprio spirito, verso
candeggina su fustagno nero, cm 190 x 130 dazioni di luce che vanno a formare la scena. Ma que- una scoperta della luce interiore che altro Cynthia Penna
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però da un’inquietudine moderna, conta-

ANDREA MARTINELLI Eroi silenziosi


minata dalla esacerbante e tormentata con-
flittualità esistenziale di uno Schiele, dalla
lacerante e impietosa esperienza figurativa
di un Freud, dalla dilaniata e spietata spiri-
ta. Sono i ritratti di persone vicine a Marti- tualità di un Bacon.
nelli, i cari nonni Dino e Dora, e di serene “In … viso veritas” potremmo dire varian-
creature deformate dagli anni che popola- do un noto detto popolare, l’attenzione di
no un mondo parallelo, inaridito dal tem- Martinelli si concentra sui visi, propaggini
po e immerso in un tragico silenzio accu- estreme di un’impronta divina che mette a
satorio: la figurazione psicologica di Marti- nudo il nostro io, forse il dio sofferente
nelli sa ferirci direttamente, non fornisce che si agita in noi, tormentato dal dubbio
alibi accomodanti, riscopre quasi la denun- di un sacrificio incompreso, di un’inutile
cia sociale di un Morbelli, impegnato a sofferenza a riscatto dell’uomo.
ritrarre collettive visioni di anziani desola- Il Nostro non solo supera la superba e
tamente abbandonati, tenuti in vita da un penetrante impostazione fisiognomica
calvario di ricordi che ne accentuano la dell’“Ecce Homo” di Antonello, ma ne
condanna a una mortificante incomunica- rovescia l’assunto psicologico: non è Cristo
biltà. Martinelli rifiuta però la passiva ras- che si immola per l’uomo, ma è l’uomo
segnazione a una corrosiva consunzione stesso che si interroga sulla presenza in sé
temporale e invoca un orgoglioso riscatto di Dio, su un destino che ne confonde le
da un’incombente dissoluzione che ci ren- avide tracce, che nasconde sul nascere le
de comunque oscuri protagonisti di un orme di istanti già cancellati.
cammino di vita. Osservando le opere abbiamo la possibi-
Volto-ombra IV (o il volto di mia madre), 2005
I ritratti diventano sculture della memoria, lità di assaporare questo carosello di com- tecnica mista su tavola, cm 67x49
di cui noi stessi ci sentiamo inconsapevoli battuta umanità, affollarsi di voci e bruli-
committenti: quei corpi piegati dal tempo cante crocevia di emozioni, dalla scintilla di ze, all’inquietante sguardo del triplice ri-
hanno una loro dignità statuaria, hanno vita che si accende fiduciosa negli occhi de tratto Le tre ombre, che assurge a sintesi
scritto pagine della nostra esistenza, con- Il ragazzo che guardava lontano, trasmet- estrema dell’opera dell’artista, icona digni-
tribuito a garantirci un disperato diritto di tendoci un assetato desiderio di esperien- tosa e composta di una sfida all’ignoto.
replica. Confessioni di mera- Altri ritratti riprendono questo tema dello
vigliosa dolcezza sembrano sdoppiamento, di una angosciante incer-
avvicinarli a noi, alle nostre tezza esistenziale che li rende eroi dubbio-
Grande volto di uomo, 2005, tecnica mista su tavola, cm 180 x120 stesse crisi di identità, mentre si di un giorno, ombre materializzate agli
ci svelano maschere di piran- angoli delle strade, evase da un’oscurità
Ha le stesse iniziali di Antonello da delliana caratterizzazione usci- spettrale per entrare nelle nostre coscien-
Messina e le sue opere recenti ne confer- te dal palcoscenico buio della ze con i loro primi piani invadenti, a sugge-
mano una sorprendente analogia formale vita, creature della notte illu- rire un messaggio di pietà, a comporre i
e di contenuti : questo momento della minate e ascoltate per pochi frammenti di un’umanità segreta e sconfit-
evoluzione artistica di Andrea Martinelli istanti, quasi a spiegarci il ta, come quella descritta dal grande Testori
(Prato, 1965), il più geniale esponente e senso della loro recita. Non è (primo scopritore del talento di Martinelli),
provocatorio asceta della nuova Figura- però un “Memento mori” in perenne oscillazione tra una terrena
zione internazionale, lo consacra come quello di Martinelli, è piutto- dannazione di miseria e un mistico impulso
l’Antonello del XXI secolo. Come il gran- sto un “Ecce Homo”, presen- di ideale resurrezione, equilibristi incerti tra
de maestro siciliano sembra dar voce ai tazione della condizione uma- santità e dannazione, angeli incatenati a
ritratti dei propri personaggi, dotato na di composta dignità, soffer- terra, prigionieri di un corpo che ne vio-
anch’esso di una rara capacità di introspe- ta enunciazione di un teore- lenta la purezza, umiliandoli a una disincan-
zione psicologica che riesce a fissarne i ma di sconvolgente lucidità: tata crudezza o forse, come ne L’uomo con
tratti somatici in pieghe dell’anima. Forte ognuno di noi, pur essendo un la mano sul volto, riscattandoli a comunicar-
di una eccezionale, raffinatissima tecnica di vinto in partenza, è un eroe ci il presagio di un naufragio imminente, ma
disegno, Martinelli ha superato la prece- quotidiano, illuminato da un di un approdo sereno.
dente esperienza delle “Senescenze”, rap- laico bagliore di luce che ne Incantevole il ritratto della madre, una delle
presentazioni di superbo impatto emotivo, definisce i lineamenti, ne accen- ultime opere, sublime testamento di toc-
visioni di anziani assunti a un limbo libera- de le illusioni e ne consegna cante dolcezza e rarefatta introspezione,
torio, dignitosa anticamera della morte, di la memoria. autentico miracolo di comunicatività emo-
cui portano il colore venoso sulle carni , le Ecco quindi le ultime opere tiva, acceso da uno sguardo che ce ne
rughe deformanti sulla pelle, la luce spen- di Martinelli, sublime e riusci- rende tutti figli, struggente annunciazione di
ta negli occhi diafani che invocano atten- to tentativo di catturare la un comune passaggio terreno che ci affra-
zione, implorano quasi perdono per una psiche dei propri personaggi, tella e ci illumina con la velocità e il baglio-
presenza ingombrante e fastidiosa, mate- con la stessa perfezione arti- re di un lampo.
rializzazione inquietante di un incubo sco- stica, la stessa complice ambi-
modo e ossessivo, di una verità non volu- guità di un Lotto, arricchita Il volto del grande nonno III, 2004, tecnica mista su tavola, cm 172 x 112 Aldo Benedetti

Segno
PIERALBERTO FILIPPI e volume
scelti di volta in volta: pietra, marmo, legno,
bronzo patinato e terracotta, oltre al
poliuretano dei modelli e alla lamiera dei
recenti progetti.
fra le possibili suggestioni verrebbe da cita-
re, oltre ai padri europei della scultura orga-
nica (Brancusi, Arp, Moore e il nostro Al-
berto Viani con le sue Superfici curve conti-
Segno e volume sono le chiavi per leggere bili metamorfosi in ele- Ora l’opera di Filippi attraversa un’ulte- nue), l’astrazione lirica e surreale di Georgia
l’arte di Pieralberto Filippi. Risale ai primi menti naturali. riore maturazione: la pittura tende alla O’Keeffe e le fantasie aeree e primordiali di
anni Novanta il tentativo dell’artista mon- Infatti l’ingigantimen- tridimensionalità e all’aggetto, mentre la Calder e di Mirò.
zese di definire un vocabolario di linee to di alcuni dettagli scultura aspira alla monumentalità e a un
continue e di forme essenziali, potenzial- conduce ad esiti dialogo aperto con lo spazio. Non a caso Sara Fontana
mente volumetriche, e di concertarle con radicalmente astrat-
infinite varianti nella pittura e nella scul- ti e inoltre suggeri-
Oasi metafisiche
tura, dando vita a strutture dinamiche
ed eleganti, arabeschi improntati
a una spiccata sensualità.
Queste masse morbide e curve,
sce un’ambigua
fusione di compo-
nenti umane e vege-
tali, un’evoluzione
GIANCARLO DI SIMONE in un mare inviolato
che chiedono — come vorrebbe della vita verso la Creature indefinibili, animate da bagliori
l’artista — di essere accarezzate, natura. Ecco allora la colorati vibrano impalbabili in un mare ina-
sono agitate da un vento futurista che sequenza di pae- cessibile. Non prigioniere dell’abisso, ansio-
favorisce uno scambio continuo tra le saggi morbidi se di luce, ma paghe della propria solitudi-
due e le tre dimensioni e accentua la e materici, domi- Personaggi ne sembrano illuminare di vita il silenzio
scansione ritmica della materia. nati da quella medesima matrice ovale che che le avvolge, senza dominarle. Quella vita
Filippi si concentra su volumi ha generato tutte le figure. Al dialogo ario- che si materializza nell’accurata ricerca del
densi ed espansi, valendosi e- so ed equilibrato tra la forma e lo spazio, colore che ora diventa vita, ora prende
sclusivamente di curve e roton- Filippi affianca, periodicamente, l’effetto di forma come dal nulla, in uno straordinario
dità, e sempre aderendo, più o netto contrasto tra una grezza fisicità e una effetto di sofficità, pur attraverso tonalità
meno allusivamente, alla figura- linea pura e ordinata. Fondamentale, nella intense e a volte contrastanti. Immagini che
zione umana. Questa viene pittura, è il ruolo del colore, con la domi- parlino di un oblio cercato, e conquistato in
contorta e compressa, nanza iniziale di toni blu e bianchi e il gra- una dimensione surreale; e laddove l’anima,
oppure dilatata ed estro- duale inserimento, entro campiture ben sottoforma di uccello, cerca di volare, sem-
flessa, individuandone i definite, di toni squillanti e antinaturalistici: bra aprire le ali dalle viscere della terra.
caratteri strutturali ed rosso, verde, giallo e arancione. Nella scul-
evidenziandone le possi- tura, invece, il colore è quello dei materiali Irene Torrisi
Donna seduta Senza titolo, 1999, olio su tavola, Ø cm 35
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L’anima... attraverso
DONATELLA RIBEZZO lo sguardo CHIARA CERATI La prima impressione che si ricava dai pa-
stelli di Chiara Cerati è quella di una sbalor-
ditiva esattezza nella restituzione dell’imma-
gine, che non teme i più impegnativi con-
Pensare che Donatella Ri- cesso empatico profondo il sentimento fronti con celebrate fattispecie di un passa-
bezzo sia solo una pittrice, animale per poterlo sentire dentro prima to prossimo remoto.
sia solo una brava illustra- e dipingere poi: come un atto d’amo- Tanto è catturante e imponente la presenza
trice, una “dotata”, sareb- re…come un amplesso di anime qualco- del ritratto da voler per sé l’attenzione tutta
be come dire che un cielo sa che passa dentro attraverso la sensua- del riguardante, nello spazio e nel tempo,
stellato è solo notte e le lita’, intesa come comunicazione, come grazie ad un virtuosistico conguaglio dell’ac-
luci o il mare è solo acqua, accoglienza del messaggio con la natura, corto ingrandimento dell’immagine con l’i-
o che la primavera è solo come atto d’amore catartico che celebra stantaneità fotografica della posa (dissimula-
stagione. Chi la conosce la vita nella vita, attraverso una profonda tamente colta) che coglie il movimento e
un po’ e vede i suoi quadri, fisicita’ fatta di ombre e tenerezze di dunque la vita, riscattandola dalla meccanica
capisce quanto l’amore e colori e seduzione… immortale fissità fotografica grazie a un
la sua proporzione artisti- sapiente capillare
ca, siano un’intenzione, uno Maurizio Vignozzi Chiara Cerati oggi offre al pubblico milane- governo del colo-
slancio, un sentimento che se le sue opere. Milano vanta una tradizione re, dosato con
diventa freccia mentre l’a- gloriosa e accoglierà quest’artista di delicate una sottigliezza di
nima è l’arco che lo scoc- forme. I fiori di Chiara Cerati sono il “fiore” trapassi tale da
ca. Donatella disegna negli perché dei fiori, colgono il profumo, la tra- inverare l’osserva-
animali il gesto e l’anima, lo sparenza e il senso consolante: una specie di zione leopardiana
sguardo della leonessa in promessa, di augurio di partecipazione alla che «il sommo del-
caccia, con tutta la sua mistica magia, tutta felicità. Abbiamo bisogno di ottimismo e, in l’arte è la natura-
la sensualita’ di un istinto che diventa rito, questi momenti di grandi incertezze, dob- lezza e il nasconde-
sacrificio, magia ancestrale, dramma , poe- biamo ringraziare chi, come Chiara, lavora re l’arte».
sia… Questa tecnica di pittura su piastre nel segno della fiducia. per quanto riguarda i Naturalezza che,
di ceramica, molto complessa, della quale ritratti, utilizzando l’impressione cioè la foto- come sempre scri-
bisogna tenere conto per la variazione grafia, Chiara Cerati traduce la realtà in valo- veva il grande poeta
cromatica ad ogni passaggio tramite la cot- re atemporale e non solo istantaneo. La dell'innocenza per-
tura, permette di ottenere profondita’ e qualità pittorica è inoltre di primo livello. duta: «Appena si
luminosita’, una particolarita’ che da’ all’ani- Complimenti e auguri. può chiamare qua-
male una sensazione di vita. Mario Donizzetti lità o maniera, non
La Ribezzo, non è solo un testimone pas- essendo qualità o
sivo, una fotografa di animalita’, Lei con la Rose, 2005, olio siu tela, cm 30 x 40 maniera estranea
sua pittura cattura l’anima attraverso lo Ritratto giovane avvocato, 2004, pastello, cm 50 x 70 alle cose, ma la maniera di trattare le cose natu-
sguardo dell’animale coi colori te la inchio- ralmente, o come elle sono». Come dolcemen-
da addosso e se non la senti o non riesci SpazioBoccainGalleria te parla in questi volti di un’infanzia ancora
a vederla è solo perche’ non ci metti il Istinto della paura, 2006, piastra su ceramica, cm 33 x 45 intatta.
cuore. Donatella, interiorizza in un pro-
mercoledì 6 dicembre 2006 - ore 18,00 Franco Gavazzeni
Attrazione fatale, 2006, piastra su ceramica, cm 25 x 50

Cromoplastico Imprimere
LORENZO PIEMONTI 904 CHRISTOPHE MOUREY la vita!
Forme geometriche perfette in cerca di uno Scrutare, osservare e gente è protagonista assoluta così come i loro
spazio definito. Si posizionano immutabili e imprimere sulla carta desideri. Sedersi al suo cospetto formulando
perpetue verso una pluridirezionità che apo- singoli elementi d’iden- una richiesta precisa significa tornare a casa
strofa intenti matematici. Il fascino misterico tità macrocosmiche; col disegno originale; a lui rimane una stampa
rimane intrappolato dai solchi che scandisco- uomini, donne, sguardi a colori quale puzzle per formare un nuovo
no la composizone dando vita a un fluido enigmatici che rifletto- atlante. Stimolare la memoria è il suo obietti-
gioco cromatico definito e senza incognite no intenti a noi miste- vo e coniugare i ricordi che divengono sempre
morfologiche. Il disegno, madre delle arti, è riosi, movenze che ri- più personali è l’intento che nell’arte mantiene
alla radice del progetto, dove l’idea elabora in cordano gli attimi imper- viva la storia dell’uomo.
nuce l’esecuzione che diviene operatività cettibili della riflessione precedente un’azione. Così come Mnemosine per Warburg, per
applicata ed estetizzante. Generali e soldati che osservano per agire, Christophe l’immagine diviene protagonista
È forse il desiderio di un equilibrio cercato e uomini virili pronti all’impresa titanica, fanciulle assoluta della vita nelle sue multiformi sfaccet-
sperato nella quotidianità del sociale? Piemonti, nel pieno della loro consapevole bellezza che ture. Anche l’oggetto più banale, ma in quel
nella sua opera, consolida gli opposti, facendo- ci lasciano intuire le armonie dell’animo preciso istante significativo per la persona che si
ci prendere coscienza che l’arte può sempre, umano. Un cosmo corredato da oggetti inani- è fermata dinanzi a lui, diviene ready-made nella
attraverso i suoi linguaggi, proporre una realtà mati che circondano la storia e la vivono con nuova dimensione della memoria. D’ora in poi,
ideale che nella quotidianità è solo utopia. un’utilità funzionale alle umane creature. qualsiasi cosa esso sia, vivrà nel cosmo dell’arte.
L’artista, in questo viatico di osservazione
Cromoplastico 904, 2005, acrilici, cm 50 x 50 Antonio D’Amico acuta, si fa interprete di un mondo a lui lonta- Antonio D’Amico
no che lo tange, limitandosi a captare le silen-
ti richieste e sigillarle indelebilmente coi colo- Palazzo Cusani - Sentinella dell’arte
Sospensioni
DANIELE CAZZATO d’Arte
ri. Piccoli particolari posti in sequenza, scor-
porati dal loro originale contesto, divengono
ora un atlante della memoria. Si perpetuano
non più quelle emozioni ormai racchiuse nei
Circolo Ufficiali di Milano - via Brera, 15 - MI
dal 6 al 27 novembre
vernissage martedì 7 novembre

di fortuna o semplicemente le sue forme non meandri della storia, bensì i sentimenti che Galleria Brambati Arte - Antologia
contengono sterili concettualismi, bensì celano l’artista ha catturato nel suo acclimatarsi col via Natale Perego - Vaprio d’Adda
segrete sorprese, non rimane che soffermarci luogo prescelto e che ci ha voluto trasmette- dal 12 novembre al 10 dicembre
con stupore e un pizzico di gratitudine dinanzi re per far sì che ogni singolo fotogramma vernissage
al suo cospetto. In inghilterra vedere volare una diventi un vivo ricordo.Tali sono gli intenti di domenica 12 novembre
o più gazze ladre ha un significato preciso, tanto
Christophe Mourey che, attraverso 216 dise-
che nella tradizione popolare esiste una fila- Le Trottoir Performance
strocca, che da oggi verrà associata all’arte e al-
gni, ha tessuto il cuore architettonico e strut-
turale di Palazzo Cusani a Milano. Il suo è lo p.zza XXIV Maggio, 1 - Milano
l’espressione creativa dei voli di Daniele Cazza-
to. Sul soffitto della libreria, infatti, potranno ve- sguardo del contemporaneo orientato a cata- dal 13 al 18 novembre
dersi volare: lizzare forme di vita, in questo caso inanimata, vernissage - finissage
«One for sorrow, per renderli oggetti viventi grazie all’ausilio del sabato 18 novembre
Two for joy, disegno e delle successive sensazioni che
Three for a girl, suscitano nell’osservatore. Christophe è l’arti- Libreria Bocca
Four for a boy, sta bohemienne che si ferma ad eternare ogni presentazione catalogo eventi
Five for silver, singolo desiderio. Nelle sue performance la 6 novembre 2006 ore 18,00
L’incanto nello sguardo dei bimbi è sorpren- Six for gold and
dente ogni volta che si fermano a contemplare Seven for a secret never to be told» BIANUCCI CINELLI studio La Libreria Bocca è lieta di
un mistero fatato. Stupore e bellezza proven- A quel punto non ci rimarrà che esclamare: comunicazione annunciare la collaborazione
gono da occhi sensibili e non superficiali. Certo, Good Morning Pica Pica! organizzazione eventi
con l’ufficio stampa diretto da
mi direte, intenti scontati, questi, ma non del Antonio D’Amico ufficio stampa
Francesca e Chiara Bianucci
tutto se si proviene da un quotidiano frenetico. Good Morning Pica Pica! Cinelli, per una maggiore
La Libreria Bocca, scrigno di sogni che attraggo- via Lambro, 7 - 20129 Milano - Italia
no i passanti, invita allo stupore e alla meraviglia.
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e migliore diffusione delle
dal 9 novembre al 30 gennaio 2007 iniziative culturali promosse.
Se l’arte, coi suoi multiformi linguaggi, è veicolo
20
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GIANNANTONIO DE MALDÈ a cura di
Franco Tarantino
soltanto le tappe. Il traggitto, al momento nascita del gesto e del concetto nel quale
ignoto, si vedrà dopo ma subito si coglie sono state generate. Questa modalità,
che le opere non ci sono date come pezzi quella di vivere l’arte nel suo farsi senza
unici in sé conclusi o “soltanto come imma- rigidezze “strategiche” o progettuali, per
gini a sé stanti” ma come segmenti di un molti versi avvicinabili ai ritmi interni dell’e-
divenire pieno di stadi invitanti ad esplora- sperienza informale, ha qui invece (impre-
re sentieri con ostinazione o con fragilità vedibilmente?) degli esiti espressionisti che
ma in tutta sincerità. Ciò si coglie anche derivano da un’esplicita volontà di risalire a
osservando soltanto il dinamismo, l’instabi- ritroso nel tempo alle origini del fenomeno
le vitalità delle immagini le cui figure sem- che ha determinato l’action painting e le
brano, in molti casi, volersi sottrarre alle espressioni a lei collegate. Ciò ci conduce al
aggressive campiture monocrome in rosso, terzo punto: la ricerca, i suoi obbiettivi, i
ocra, azzurro che ne costituiscono lo sfon- suoi approdi. Forse si potrebbe pensare
do. Così questa creatività si è formalizzata che dato il linguaggio fortemente espres-
sotto ai miei occhi secondo tre modalità: le sionista presente in varie opere essa, si
serie tematiche, che appaiono “compatte” risolverebbe nel puro esito formale implici-
e al loro interno coerenti, quasi dei rac- to in ogni singolo atto creativo. Ma è vera-
Serie: La Dea e la Croce, 2006, tecnica mista su tela conti, che ci parlano di emozioni fuggevoli, mente così? I guerrieri, Casa Sandri, Le nuvo-
di mappe mentali, di paesaggi ancestrali le etc... dai colori violenti o delicati, cupi o
Ci sono artisti che prendono d’assalto la rivissuti nella memoria, di esseri mitici che solari sono forme che “chiedono” la salda-
tela, o meglio nel caso di Giannantonio De esistono per essere subito bruciati e vanifi- tura, l’accordo con stutture e contenuti
Maldè le tele, con un affanno, un’ingordigia cati al nascere di un nuovo ciclo. L’idea, o fondanti. Questo essere in bilico tra incom-
degna di un affamato, quasi che il tempo meglio, la messa in luce, di un processo pletezza e definizione (è il fascino dell’am-
non bastasse, quasi che possa esistere un creativo che non ha punti fermi ma solo biguità) motivo per il quale si presentano a
momento in cui si dovrà per forza smette- apici, al punto che si può affermare che una noi in forme reiterate, seriali, l’una diversa
re, che l’evento creativo, quell’evento, sia parte cospiqua della dall’altra ma apparte-
l’ultimo, che l’arresto, inevitabile, sia definiti- fruizione, della com- nenti alla medesima
vo. Vita e morte insieme, quindi, in una prensione di ogni ope- “personalità”. Il sogget-
metafora la cui arte è sentita come intrec- ra è affidata agli empa- to rappresenta l’ele- opere, un forte riferimento all’arcaicità,
cio complesso di fasi creative, fatte di mol- tici legami che la uni- mento poetico dell’ar- all’etnicità, punto di partenza, questo, di
teplici punti di partenza ricchi di slancio ma scono, al di là dei tito- te di Giannantonio De molte ricerche artistiche del XX secolo,
di cui l’artista già percepisce, quasi con stu- li e dei soggetti, al signi- Maldè, insieme di soli- che qui è risolto al di là dell’evidenza dei
pore, l’inarrestabile fine. In realtà solo ficato dell’intera serie. dità e evanescenza va- riferimenti formali, con un tentativo, si
conoscendo questa splendida frenesia si Opere ricche di va- riabilità del tema e potrebbe affermare, di intuizione delle ori-
può seguire e comprendere il percorso lenza, quindi, ma solo continuità dello stesso. gini che va oltre il puro richiamo atavico o
della sua ricerca; assistendo, come mi è se si è disposti, a se- Ma quali sono i conte- la pura rivisitazione delle forme artistiche
capitato, alla “crescita dell’albero dalla parte guire e ripercorrere il nuti fondanti ai quali non occidentali.
delle radici”, al dipanarsi dall’interno di que- flusso dello spazio e accennavamo?
sto processo, di cui i singoli quadri sono del tempo fino alla È indubbio, in molte Giovanni Marconi

Costruzioni in
WALTER TRECCHI cemento... armato
affollato di cantieri, irto di torri e tettoie
che ci immergono in una staticità metafisi-
ca, cancellando l’incubo delle periferie
angoscianti di Vespignani, sgretolando la
ti ed emozioni quella piccola intercapedine
che ci separa dal nulla, che ci consegna a
chi accoglierà il nostro esempio di corag-
gio. E’ un assorto sguardo morandiano che
A differenza di quella di Boccioni, quella di schiacciante monumentalità urbanistica di si ripete con la stessa ostinata e delicata
Trecchi è una “Città che as…sale”, un Sironi, trasferendoci piuttosto nel magico insistenza, fino a convincerci di un’anima
germe che si sviluppa autonomamente, mondo di un miraggio metropolitano che condivisa, di costruzioni che hanno l’iden-
distruggendo la presenza ingombrante ci consegna a un “cemento amato”, tica muta spiritualità delle bottiglie dell’e-
dell’uomo: restano tracce di un passaggio, mutandolo in elemento durevole di soterico maestro bolognese, immobili
colori rugginosi che tradiscono un ripen- sopravvivenza, quasi scialuppa di salvatag- spettatrici di una surreale inversione di
samento, una pausa di riflessione o, forse, gio, affrancamento dal disagio di un nau- ruoli, in cui siamo noi le vere comparse,
una coraggiosa ammissione di impotenza. fragio annunciato. sospesi nel tentativo di trovare una giusti-
E’ stupendo riconoscere nelle opere di Ripercorriamo così il percorso artistico di ficazione, di “mettere in cantiere” la ragio-
Trecchi le forme del Razionalismo italiano Trecchi, in cui si avverte un messaggio di ne di vivere...
del rivoluzionario e geniale Giuseppe Ter- costruttiva rivalsa, un’evoluzione che pren-
ragni, ma è ancor più sorprendente leg- de avvio dai primi interni di capannoni Aldo Benedetti
gervi la delicata denuncia di un sogno spez- abbandonati, popolati soltanto dal silenzio
zato e il contemporaneo recupero di un’a- della memoria, opachi fantasmi di epoche
scesa interrotta. E’ la secchezza essenziale e attività dismesse che implorano un ricor-
e ruvida di Montale applicata alla pittura, do, alle immagini di gru che richiamano la
un intrecciarsi di impalcature e tubolari sacralità di svettanti cattedrali gotiche, lo
che disegnano una gabbia esistenziale, sug- stesso dinamismo di una società in affan-
geriscono, parafrasando l’illustre ligure, nosa ricerca di nuovi orizzonti, fino a giun-
“assi di seppia”, gusci vuoti e abbandonati gere agli stupendi cantieri del riscatto, alle
Città sospesa, 2005, tecnica mista su tela, cm 150 x 110
su cui affilare la durezza dei destini fragili e impalcature che sostengono una soluzione
banali che li abiteranno. In Trecchi non c’è lo stesso desiderio di appaltare un ingan- di vita, ai teloni che, come bende, avvolgo-
gaddiana cognizione del dolore o ferronia- no, di opporsi a un crollo impietoso, edifi- no e alleviano le ferite di un’umanità che
na disgregazione della figura umana, come cando agglomerati di speranza: ciò che ap- trova rifugio in quelle costruzioni, autenti-
consunta da un male urbano corrosivo e pariva soffocante “costrizione” dell’anima co progetto di speranza che è fiducia nelle
inarrestabile, c’è invece l’dentico dignitoso nei recinti di rigide geometrie architettoni- capacità creative dell’uomo, nel suo dispe-
riscatto morale di Montale, un tecnicismo che è ora meditata costruzione di un con- rato tentativo di trovare un ordine.
pittorico altrettanto poetico e simbolico, sapevole progetto di vita, di uno scenario Si passa così dalle prime “delocazioni”,
urbano che riflette un preciso disegno spi- dalla poetica dell’assenza, l’evocazione di
rituale. E’ così che seguiamo il dettaglio e la una presenza al negativo, gli attrezzi orfani
scabra raffinatezza delle costruzioni, gli di fabbriche deserte, come sagome anco-
impasti densi di malta e colla che ricopro- ra impresse su di un letto vuoto e scom-
no con ingegneristica precisione una carie posto, all’entusiasmo allusivo, in positivo,
esistenziale e sembrano ripetere la descri- delle “allocazioni” degli oggetti, testimoni di
zione degli umili e aspri muri di sassi di un’attività in essere, del desiderio di affer-
Montale, oltre cui spazia lo sguardo e si mare una continuità, ricevendo quasi un
immagina il mare, simbolo salvifico di eva- prezioso mandato testamentario da tra-
sione. La meticolosa capacità descrittiva e smettere: forse realizziamo solo disperate
il tagliante impianto scenografico, la pen- palafitte su un terreno pronto ad inghiot-
nellata distesa come calce e satura di colo- tirci, forse siamo soltanto ossi di seppia
re livido e corposo su tele composte di che il mare porta a riva, ma l’importante è
frammenti uniti da cuciture che sembrano costruire, vivere con trasporto e intensa-
suturare un taglio, quasi piaghe ormai cica- mente quel breve tratto di costa che ci
Cantiere IV, 2005, tecnica mista su tela, cm 75 x 100 tricizzate, delineano un profilo urbano divide dal bagnasciuga, riempendo di affet- Cantiere VII, 2005, tecnica mista su tela, cm 150 x 110
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AGHIM MUKA Origini: Anima Mundi
propongono allo sguardo recettivo. L’artista, albanese di
Fieri, vive da diversi anni a Milano. Appena lo incontri
capisci l’importanza delle sue origini, la necessità delle
radici forti, la grazia rabbiosa delle attitudini naturali. Oggi
L’artista albanese Aghim Muka, attraverso rappresenta al meglio la cultura albanese senza che nulla
l’utilizzo di diversi linguaggi, ripercorre il dichiari il legame in modo ideologico. La sua arte ha una
sentiero che unisce simbolicamente le ori- dimensione che non si limita a richiami localistici o auto-
gini dell’essere umano, l’Anima mundi. referenziali, ne ad un falso internazionalismo privo di one-
Iniziando questo percorso dalle sue origini stà culturale. Al contrario, incarna la libertà del diario pri-
albanesi, Muka tesse una ragnatela che vato che si disvela con generosità e controllo, secondo le
intrappola nelle sue maglie visioni di altre necessità etiche che chiedono spazio estetico. Viene da
civiltà, e narra la sacralità e inviolabilità del- dire, finalmente un artista che non gioca con la retorica
l’esistenza dell’uomo. La tematica delle del disagio balcanico, che non abusa del degrado sociale
Origini e dell’Anima mundi, poetica che da per farne una bandiera da biennali e collezionismo snob.
sempre contraddistingue la ricerca di Di fatto, Muka distilla il mondo dentro percorsi evocativi
Aghim Muka, ancor più ha preso spunto ed alchemici, istintivi ma sotto auscultabile controllo. Il Origini Anna Oxa, 2006
dall’incontro con Anna Oxa, di origine alba- tecnica mista su tela, cm 181.5 x 121
lavoro si porta dentro l’accrescimento del viaggio, la sco-
nese, per cui ha realizzato l’immagine per la perta coraggiosa, il moto precario degli spiriti nobilmente nomadi. Opere come pagine
copertina del suo ultimo cd musicale, “La di un diario non più “di bordo” ma “sul bordo” delle cose, del vissuto quotidiano, dei
musica è niente se tu non hai vissuto”. Nel sogni speranzosi, della visione morale. Un appuntarsi la vita mentre si cammina tra realtà
quadro Origini che ha realizzato per la Oxa, e geografia mentale, sul confine pericoloso del disvelamento, oltre il limite valicabile della
l’artista si è ispirato alla ricerca di una radi- pura bellezza.” Nel suo viaggio poetico, Muka ci propone oltre alle tele, un video e una
ce di comune appartenenza a tutti gli esse- installazione. Il video, dal titolo Pane, vede come protagonista lo scultore Eugenio Zanon,
Pavone, 2006, tecnica mista su tela, cm 100 x 100
ri umani e il divenire della bellezza e della scomparso la scorsa primavera, a cui Muka dedica l’opera stessa. Nel video, attraverso
essenza umana nella sua tragicità. Le tele in mostra, evocative, struggenti, fanciullesche, una narrazione allusiva, si sottolinea l’importanza della semplicità del Pane quotidiano
pulsanti di emozioni, ricordi, richiami, creano un percorso simbolico di un viaggio tra spa- spesso dato per scontato nel corso del ritmo frenetico dei tempi moderni, ma proprio
zio, tempo, culture. Sono tele di un artista che ragiona in modo diverso come dice di lui perché quotidiano, forte di una valenza insostituibile, simbolo dell’esistenza stessa, sim-
Philippe Daverio, curatore della LVII Edizione del Premio bolo religioso di riscatto ed elevazione spirituale.
Michetti, “Laboratorio Italia 2006”, a cui ha invitato Muka L’installazione, Anima Mundi, rappresenta un Pavone, espres-
nella sezione Bizantini. Scrive appunto Daverio:“ragionano in sione di bellezza, di libertà, di eleganza della natura, animale
altro modo quelli della riva opposta alla nostra sull’Adriatico fiero e nobile che diviene metafora dell’origine primordiale
perché in mezzo a quel mare che sembra un golfo o forse il del mondo. Filo di ferro, rigido, teso, aggrumato e piume di
prolungamento fluviale dell’estuario del Po, in mezzo a quel seta bianca, morbide, impalpabili, sono i materiali che si con-
mare passa una linea virtuale di demarcazione che separa il trappongono e intersecano indissolubilmente nell’installazio-
Mediterraneo fra oriente e occidente, fra latini e tutta una ne. Ferro come le difficoltà del vivere, seta come l’anima
altra serie di segnali. Sono segnali di Bisanzio, del Medio bianca del mondo che abbraccia uomini, creature animali e
Oriente o tolemaici, ma sono segnali più lontani ancora. vegetali, fino ai fili d’erba di un prato.
Perché chi guarda il mare dalle coste dell’Albania vede come
gli etruschi antichi il sole che cala nell’acqua e lo sente sor- Maria Cristina Vicamini
gere molto lontano dietro alle spalle, laddove è sorta quella
stirpe alla quale apparteniamo tutti noi indoeuropei.” E per Miniaci Art Gallery
Muka le origini sono importanti, ma non si ferma a quelle, Via Brera, 3 - Milano
tramite le sue origini scruta, osserva, ricerca quella comune
a tutti gli esseri viventi. A tal proposito scrive Gianluca Origini: Anima Mundi
Marziani: “densità narrativa, aperture misteriose, cicatrici Alessandro Riva - 12 ottobre 2006
a cura di
indelebili, memorie stratificate, bellezza crudele… sono alcu- Albanian Feeling
ne delle principali scoperte che le opere di Aghim Muka Persia, 2006, tecnica mista su tela, cm 200 X 200 Giornata del Contemporaneo - 14 ottobre 2006

Un incontro Corpi
QUASIMODO e BOTTARI sognato MARIA CHIARA ZARABINI ambigui
Là dove s’incontrano sione a cui invitano le arti sorelle. Simile tripu- I modelli che Maria Chiara Zarabini
versi e colore, regna dio d’intenti è all’apice dell’evento che si terrà plasma in rete metallica non trova-
sovrana la creatività e alle SegretediBocca dove protagoniste assolu- no una facile definizione, anche se
l’ingegno e il rinnova- te diverranno l’arte pittorica di L.M. Bottari appare subito evidente la loro ca-
to mistero dell’ut pic- che, coi suoi caldi colori, interpreta pittorica- pacità di coinvolgere lo spazio cir-
tura poësis rivive nel- mente i testi quasimodiani e la dolce e melo- costante, trascinandolo in un movi-
l’incontro dell’onirico dica lettura poetica di Alessandro Quasimodo mento che evoca la gravitazione
mondo poetico di con la partecipazione di Maria Cristina Pianta cosmica. Questi nodi, o pezzi, o go-
Salvatore Quasimodo ed altri amici. Rivive l’eterno, quando parola e mitoli, o altre cose ancora, secondo
con il lirismo cromati- armonia s’intrecciano per dare vita al mistero le titolazioni dell’autrice, mostrano
co di Lorenzo Maria della beltà e della grazia. In una società così chiaramente la loro indole sociale,
distratta che ha «smarrita ogni forma» e «rima- Labirinto, 2006, Museo Nazionale Villa Pisani a Stra - VE
Bottari. L’artista siculo, tendendo a far gruppo e ad assumere un
ormai da anni a Mi- ne appena aperta l’indolenza, il ricordo d’un significato collettivo. Eppure ognuno di confine, che svapora in una gassosa inde-
lano, ha «letto e resti- gesto, d’una sillaba, una come d’un volo lento loro, pur somigliando ai vicini, non ne ripete terminazione. La serie di figure si presenta
tuito a noi per immagi- d’uccelli… ci resta, forse il cuore…» mai le movenze e sembra anzi non guar- danzando ai nostri occhi per svelarsi sem-
ni e invenzioni coloristi- darli nemmeno, intento ad attorcigliarsi pre diversa, in continua fuga da precise
che e moti di fantasia onirica, vite vegetali e Antonio D’Amico intorno alle proprie evoluzioni. L’insieme riconoscibilità e diretta verso indefinite
acque e sorti umane rifluite nelle tele», alcune si presenta come un’anarchica tribù e mete di significato. L’operazione si limite-
poesie del poeta siciliano, così come ben ricorda i grumi di nuvole portati dal vento rebbe a trasmetterci una negativa sfiducia
afferma Umile Francesco Peluso nel suo o i pezzi di materia scaraventati in aria da nella comprensibilità del mondo, se a sor-
testo del catalogo pubblicato nel 2001 (L.M. un’esplosione raggelata. reggerla non ci fosse una grande fede nelle
Bottari, Quasimodo quasi sognato, casa editri- Ma ogni singolo componente del gruppo, possibilità di plasmare i corpi. In fondo l’o-
ce Editma). Bottari sogna Quasimodo, nono- visto da vicino, assume la complessità di biettivo di riunire insieme, in un solo
stante per il poeta «la vita non è sogno», e i un ulteriore aggregato di forme e fa pen- oggetto, allusioni al mondo solido, liquido e
versi divengono colore «lasciando trasparire sare alle circonvoluzioni di organi vitali o gassoso equivale all’ambizioso progetto di
la freschezza, che è espressione di eternità», di effiorescenze. Pur rifuggendo da qual- scolpire un’immagine del mondo, che per-
secondo Alessandro Quasimodo e, inoltre, siasi precisa riconoscibilità geometrica, tanto è visto come rappresentabile. Forse
riferendosi alla trasposizione cromatica di Ed ogni forma muove in maniera precisa lo allora è la vastità dell’orizzonte intravisto a
è subito sera, una delle poesie più significative spazio intorno a sé, come la scultura ha rendere l’autrice diffidente verso le sem-
della produzione quasimodiana, «dove ci col- sempre saputo fare. Da lontano gli ele- plificazioni razionali.
pisce il dolore universale, il senso della vita che menti possono apparire come scontrosi Del resto la sua preferenza per le forme
è breve», Bottari riesce a scalfire la tristezza ed sassi, dotati di una volumetria ameboide organiche esprime una partecipazione
imprimere «una gioia universale». Gli sguardi ma solidamente determinati dai tagli emotiva alla mutevolezza della vita, dove
riflessivi che Bottari indaga, per Quasimodo metallici e quindi assimilabili al mondo appunto non è possibile separare gli stati
aperti alla ‘solitudine’, attraverso un corposo minerale. Gli intrecci e le trasparenze della materia se non nell’astrazione del
colore denso di vitalità, travalicano la chiave E la tua veste è bianca, 2006, olio su tela, cm 50 x 40 delle reti moltiplicano però i contorni e li laboratorio. I corpi ambigui non sono dun-
pessimista che vive nelle poesie di Qua- Ed è subito sera, 2001, olio su tela, cm 70 x 50 rendono mutevoli al variare della luce, que espressioni di scettico riserbo, ma anzi
simodo, dove «sarà vano il tempo della gioia» conferendo alle forme la magica consi- di un’adesione tutta femminile per la verità
e dove i versi individuano colori dai «vapori Segrete di Bocca stenza di liquidi o di veli tessuti. Infine, se di ciò che vive e muta.
di nebbia» e «qui nero il fumo degli incendi» e giovedì 30 novembre ore 18,00 ci si accosta molto agli intrecci, ogni
la quiete è raggiunta per mezzo di un «gelo- superficie sembra fluire e confondersi Guglielmo Monti
via Molino delle Armi, 5 - Milano
so silenzio». Quel silenzio generatore di rifles- nella successiva, tanto da annullare ogni Soprintendente Museo Nazionale Villa Pisani
22
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Possibili La camera
GRAZIA GABBINI Luoghi AGOSTINO ARRIVABENE incantata
Strati di tempo sottratti al passato, elevati a presente nel valore di diritto a riallacciarsi al Picasso
traccia. Grazia Gabbini intesse memoria e suggestione, metafore degli anni più colorati o al Kubin
antiche e intuizioni vibranti. La superficie contratta nelle rughe di degli anni più grigi, gli altri ragaz-
forza dichiara un’esistenza profonda. Allude, richiama, accentra zacci di Roma, i Balzati o i
senza racconto. Non esiste narrazione. Non esiste una afferma- Frongia, si trovarono legittimati a
zione assoluta. La carta inoffensiva diviene guardare al manierismo e alla
materia di forte concretezza, quasi for- sua materia, a Mafai o a
giata o plasmata come terra ardita, Scipione. Da alcuni anni già, poi-
scolpita nei segni e nei risvolti, vissuta ché la superiorità dell’arte con-
nella prospettiva del volume in rap- sta nella sua capacità di anticipa-
porto allo spazio. E tutto intorno si re la politica, la cultura visiva, e
Nido, 2006, collage di carta e pigmenti permea di suggestione. È superfi- quella musicale pure, s’era senti-
filo di ferro, cm 19 x 19 x 19 cie ma si accredita di solidità cor- ta postmoderna ma non aveva
posa e si muta, nella concezione contemporanea, in essenza inteso ancora che cosa il termi-
scultura. Fili di un reticolato aperto, tracciato inesistente o ne volesse significare effettiva-
simbolo superstite di legami e strutture convenzionali, disar- mente. Si voleva credere nella
cionate dal tempo, erose dalla stessa consuetudine che le purezza della propria forma
generò e infine approdate alla libertà per saggezza del ritrovata. Non s’era accorta che
destino. Forse intuendo l’altrui desiderio di appartenenza l’atmosfera s’era riempita d’ogni
al corpo materia del suo lavoro, Gabbini ha dato vita ai tipo di contagio, che il concetto
“nidi”, naturale confluenza delle superfici e consequen- stesso di contemporaneità s’era
za spontanea della tessitura a intreccio di volumi e vuoti, dilatato al punto da comprende-
luce e ombra, percepibile e sottinteso. Nidi nella metafo- Il male di vivere II°, 2006, olio su tavola, cm 60 x 50,5
re il passato più lontano assieme
ra di linguaggio, cellule vitali o agglomerati di convivenza al mattino appena trascorso. Tornò legitti-
nella leggibilità di traduzione. Nidi per riparare in solitudine Il mistero può colpire ancora nel mondo mo tutto purché potesse essere portato-
o decollare liberi all’orizzonte dell’ignoto, solcare spazio e immaginario che la pittura plasma. re di poesia, che potesse sorprendere una
tempo, risolvere emozioni in luce. Cos’è in realtà che può giustificare l’atten- fantasia che richiedeva l’abbattimento del
Nido, 2006, collage di carta e pigmenti zione d’un saggio ammiratore delle mac- tasso di torpore. Fu riscoperta come cosa
Claudio Rizzi filo di ferro, cm 28,5 x 23,5 x 23,5
chie paleolitiche di Joseph Beuys quand’e- utile la voglia di dipingere nei modi più
gli tradisce la normativa del gusto stabilito classici possibili, non per essere retrò o
come buono per lasciarsi attrarre da una citazionisti, per essere invece atavici e radi-
Idea di
CLAUDIA BIANCHI bellezza
grammatica opposta. Il mistero, che va
ben oltre il linguaggio. Secondo i parame-
tri che avevano determinato gli itinerari
della mente visiva circa una trentina d’an-
cati. Fare i propri colori macinando le
materie divenne un gesto di concentrazio-
ne e di meditazione. Questo è il mondo
contraddittorio nel quale si è sviluppato
Il punto focale nascoste” di Torrens, all’immaginario sen- ni fa il mondo si trovava ad essere, per Agostino Arrivabene e del quale egli è
della ricerca di suale e irreale del reggiano Carlo Ferrari, quanto incomprensibile, sostanzialmente diventato negli anni testimone convinto e
Claudia Bianchi è “maestro” di vedere e sentire, non solo di semplice.Tutto s’era evoluto come per un utile. Ecco il motivo ultimo del suo pere-
e rimane il dub- pennelli. Alla volgarità spettacolare di una rotolamento inarrestabile in una direzione grinare fra le memorie di domani come in
bio ingenerato certa “cultura dell’immagine” l’artista con- univoca che prevedeva una corsia per chi
dall’idea di bel- trappone l’inquietudine di un divenire in era capace di capire. Conveniva essere dal
lezza stessa, quel costante evoluzione: le sue figure non lato giusto; l’altro forse neppure esisteva. E
continuo inter- sono mai credibili, mai intaccate da quella poi, inatteso nella sua decomposizione,
rogarsi ostinata- corruzione che segna i volti e deturpa i crollò il muro delle certezze. Quel vallo
mente e appas- corpi. L’immaterialità dell’immagine si berlinese costruito con modesti manufat-
sionatamente sul rende concreta: tassello, anzi fotogramma ti fu distribuito ai turisti. All’ansia da lui
senso di ciò che immobile di un film mentale e ideale in accertata si sostituì un’ ansia altra, sospesa.
vediamo. Per la Gli esperti di storia della politica parlaro-
pittrice la bellez- no di ritorno allo status quo e i fatti sem-
za (ed in parti- brarono dar loro ragione poiché nei
Bocca di rosa, 2005, olio su tela, cm 50 x 40 colare la bellez- Balcani tornò densa e preoccupante la
za femminile) non è solo e semplicemen- tensione anteriore al primo attentato di
te il frutto di armonia o perfezione delle Sarajevo. Il tepore del pensiero debole, le
forme, ma è primariamente lo stimolo fon- certezze cortesi delle avanguardie, il
damentale a scoprire il segreto, il mistero conforto delle appartenenze ideologiche,
in cui essa stessa si cela: per lei la bellezza l’edificio costruito con impegno e fatica si
non è la fine di un processo (creativo), il sfaldarono senza rumore. I cattivi rimane- Il cinghiale di Pitagora, 2006, olio su tavola, cm 60 x 70
risultato di una ricerca, ma bensì l’inizio di vano cattivi mentre i buoni diventavano
un’esperienza cognitiva, di un nuovo viag- meno buoni. Sicché i linguaggi tutti si tro- un racconto di fantascienza, sposando al
gio basato sul dubbio. varono nella posizione poco comoda di contempo i tremori simbolisti di Gustave
L’immagine dipinta, spesso desunta dall’ir- doversi verificare. Anche le arti furono Moreau. Ecco la spiegazione della sua tra-
reale o dal mondo patinato della moda, si costrette dal capriccio della storia a tor- sformazione fisica in una figura d’artista
carica, esaltandoli ed esaltandosi, di evane- nare allo status quo. Si ripartiva dal 1914. conscio e sbalordito dal proprio percorso,
scenza, di transitorietà, di un effimero E ci si ritrovò d’un tratto nel turbinio degli dalla scoperta della luce come strumento
ideale privo di significati reali, che l’artista ismi passati, cubisti e futuristi, dada e pre- e non solo come visione.
contrappone alla verità, all’autenticità, alla surreali, metafisici e simbolisti tutti insie- La mania per l’oggetto piccolo va ben
durata del “fare pittura” in quanto tale. Lo me, non nella medesima padella ma cadu- oltre il collezionismo da camera incantata,
scar to che la pittura inevitabilmente ti nella stessa brace, che per giunta minac- non è egli un maniaco rodolfiano ma un
(in)genera le consente di creare un mec- ciava di spengersi. Se i ragazzacci della analista della poetica dei confronti minimi,
canismo concettuale tutto giocato sull’im- Transavanguardia avevano ritrovato il delle stranezze totali racchiuse nei movi-
Printemp, 2005, olio su tela, cm 70 x 50
plicita contraddittorietà dell’immagine, menti impercettibili.
croce e delizia dell’intera modernità: la continua variazione e sempre pronto a Oggetti improbabili costretti dal loro
Black woman, 2005, olio su tela, cm 70 x 50 solida verità rive- negare se stesso, al pari di un’idea dipinta destino e dalla sua crudeltà sperimentale a
lata dalla pittura “come se” fosse realtà. coabitare, a sopportarsi, a supportarsi. Pesi
unita e contrap- Claudia Bianchi corre abilmente (e vertigi- e materie diverse che solo l’alchimia della
posta alla finzio- nosamente) sul filo di una figurazione dal- pittura riesce a portare dal mondo quoti-
ne. La sua pittura l’equilibrio inventivo delicatissimo; una diano e forse pure banale in una dimen-
è certamente fi- figurazione che tuttavia non sconfina mai sione epica, in un tempo delle trascenden-
glia dei media, del- nella serialità fotografica né nell’illustra- ze. E’ la natura fra la vita e la morte, non
la fotografia e del- zione patinata, tale e tanta è l’attenzione affatto quindi la natura morta, il teatro
la televisione in al “fare pittura”, ad accentuare, cioè, quel- degli avvenimenti. E il rospo seduto sul-
primis, ma altresì lo scarto tra immagine reale (fotografia) l’uovo, mentre si guarda allo specchio, è
profondamente e immagine dipinta che solo la pittura l’immagine di un po’ noi tutti, stupito e
legata ad un’idea può creare. gongolante, non del tutto infelice perché
di pittura che dal attorno a lui il mondo della fantasia sta
realismo “sociale” Alberto Agazzani tornando a celebrare la possibile sua
caravaggesco arri- armonia, preziosa.
va alla metafisica
ideale ventronia- SpazioBoccainGalleria Philippe Daverio
na, al mistero visi- mercoledì 25 ottobre, ore 18,00 Dal catalogo edito nel 2005 - Mirabilia Naturae
bile ed alle “verità Vanitas con zolla di viole, 2006, olio su tela, cm 57,5 x 74 www.agostinoarrivabene.it

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TIRANAPRISHTINA PROJECT 2005 could not get in direct contact with it, to
get informed about its activities through
the web. The whole project ended in
September 2005 and it with this catalo-
aimed to create a retrospective on the gue, which was planned as part of the
work of the Albanian artists from the mid project, since the very beginning of it. The
90s, a time when Edi Rama (today Mayor structure of the catalogue is formless and
of Tirana) started, for the first time, to disordered in presenting of the artists and
create a structure in which the students of their works. This means that the date and
the Academy of Arts in Tirana could get the place of birth rarely coincide with the
familiar with the visual art. This approach given artist. Some works are placed next
was of a great importance for young arti- to the name of another artist.This is order Heldi Pema, Open Space 1, Photo, 2005
sts such as Anri Sala, Adrian Paci, Alban to create a single image of the object, the
Hajdinaj, Gentian Shkurti etc. catalogue, and get the absolute concentra- from the manners of corrupting the foun-
Simultaneously, the project TiranaPrishtina tion on the artist’s work. In this way, gene- dations or the compromises with the state
wanted to build up collaboration between rates a unique network of research and a institutions; the transformation of art into
very young and yet unknown in Albania, full presentation of what this project pure business; the dissolution of new spa-
Anri Sala, No Baraga No Cry, Photo, 2003
monitoring of the art exhibitions through aimed to express. ces and learning to accept the existing of
the Albanian media and different work- For the project, TiranaPrishtina several a group of vicious people who can make
The willingness to react in a country like shops, conferences, round-tables etc. This artists contributed, journalists, critics, stu- ‘The deals’… However, these phenomena
Albania, where an artist is supposed to project became a tool of information to dents, donors, assistants etc. Without their were not ‘born’ in Albania, the same as the
stay for a year, is unavoidable. Ex. While help the audience of a city like Tirana, help, this project would not been realized. project TiranaPrishtina.What can spring up
traveling to Prishtina for participating in an which still suffers the so-called hermetic Even with the difficulties one can face in is the understanding and the coexistence
exhibition, reflects on the fact that by system of communication. Albania when realizing such initiatives, in a system, where indeed the art is
plane it takes just 25 minutes. In this way, In the 11 presented projects, I aimed to which are often determined as lack of nothing else but a game. (don’t immerse it
one averts the 2000 hooks of Kukës present the work of the Albanian artists demureness and hooliganism, this project with the kids game!)
“highway” and a not so nice to experien- but not only. At the same time, I wanted to managed to finalize and energetically affect Fani Zguro
ce human landscape. Getting back to our realize other projects such as “The weeks the cultural life, quite paralyzed, of a coun-
example, the artist finds the inspiration of Education” where the students of the try like Albania, where the market culture
and presents a project in between the two Academy of Arts in Tirana had the chance (fundamental and abusive) is getting capi-
countries.This is the idea of Florian Agalliu, to attend conferences and colloquies with tal forms.
coordinator and organizer of art events. personalities of the art world like Ismail All of us endeavoured to offer, through it,
He decides to realize it through a cycle of Kadare, Angjelin Prelocaj. The Kino-Forum another product; to play with a provincial
video-reports, which seems to me quite a in Sazan Island where the soldiers had the and incriminated mentality; to bring to the
good idea. chance to see documentaries and partici- Albanian audience an alternative and
At this point, I decide in parallel to realize pate in conferences about the legends of urban version of art and facing of the dif-
a project with the same title with no con- the contemporary art such as Robert ferent reactions of media and the public it
nection to the video-report, but availing Crumb, Mike Patton,Terry Zwigoff etc. self.The project TiranaPrishtina was one of
my self of the participation of several The project TiranaPrishtina was first pre- the toughest but at the same time one of
Albanian and foreign artists.Therefore, the sented on-line in march at www.tiranapri- the nicest experience from which one can
project TiranaPrishtina (the one of mine) shtina.com, in order, for all those who arrive at different conclusions. Starting Armand Lulaj, C.I.A PowerShift, Performance, 2002

Ceramista
MIMMO SORMANI a Vallauris
all’immagine. Monsieur Iperti ha introdotto
mio padre nella sua cerchia di amici artisti
e si è creato un ottimo rapporto con tutta
la nostra famiglia. Nel suo frequentatissimo
esisteva già da decenni una Atelier papà si è messo all’opera produ-
fiorente industria ceramica. cendo in poco più di un anno numerose
Picasso insieme a sapienti ceramiche con i materiali locali, dapprima
artigiani e altri artisti che una serie in terra bianca, successivamente
frequentavano l’Atelier Ma- in terre rosse o refrattarie con la tecnica
doura dei coniugi Ramié, raku che prevede l’estrazione dal forno
apprende l’arte del tornio e dei pezzi ancora incandescenti per modifi-
utilizza le terre come stru- carli e dargli la forma. In questi ultimi mesi
mento della sua arte produ- si è cimentato con il modellato a bassori-
cendo numerose opere ce- lievo e forme astratte tridimensionali. Per
ramiche conservate nel mu- la decorazione pittorica usa ossidi metalli-
seo cittadino, al Museo Picas- ci, smalti e ingobbio con una tecnica origi-
so della vicina Antibes e in nale che alterna il sopra e sottosmalto.
diverse collezioni private. Mimmo Sormani ha trovato nella Costa
Da questo momento Vallauris Azzurra una seconda patria, e da instancabi-
Il gomitolo, vaso faïence + ossidi metallici
diventa un centro fiorente le creatore, esprime nelle sue ultime opere
dove il bel mondo del tempo (esordiente all’Atelier Madoura nel 1949), sia il retaggio della passata esperienza matu-
Autoscatto di André Villers nel suo giardino-studio di Mougins, maggio 2005
(Alì Khan e Rita Hayworth si di Roger Capron (noto per le decorazioni rata a Faenza e in Brianza, sia la nuova realtà
sposano qui nel 1959) si me- in ceramica e gres nello storico Hotel di cui si è intriso facendo suoi il retaggio
Incastonata fra il golfo di Juan e le colline scola con i virtuosi di penna (Gide, Byblos a Saint Tropez e le grandi sculture cubista, i colori accesi e le materie più cor-
della Costa Azzurra, si trova Vallauris, Malraux, Cocteau…) e gli artisti di tornio raku), di André Villers che nel 1953, a soli pose. Ormai cittadino d’elezione a Vallauris,
ridente cittadina passata alla ribalta inter- (Balthus, ammirato da Gide e da Picasso). 23 anni, diventa il fotografo ufficiale di André Villers decide di dedicargli una serie
nazionale grazie alla presenza di Picasso Che cosa resta oggi di quegli anni ruggen- Pablo Picasso e lo immortalerà in tanti di bellissime fotografie che lo ritraggono nel
dal 1947 alla fine degli anni ’60. In questo ti? Un vivace centro artistico con la ritratti famosi. Molti altri artisti come maggio 2005, e testimoniano di questa
luogo, ricco di argilla rossa e terra bianca, Biennale Internazionale d’Arte Ceramica, Cocteau, Giacometti, Le Corbusier, Arabal nuova tappa nella vita di mio padre.
numerosi laboratori e botteghe, artisti e Mirò, saranno colti dal suo obiettivo, nel
oggi rinomati, ma alle prime armi nel suo stile inconfondibile, capace di svelare Marco Sormani
periodo d’oro e giovani leve. Il 13 aprile le espressioni più intime che stanno dietro Parigi 5 settembre 2006
2005 mio padre Mimmo, che era in villeg-
giatura nella vicina Juan les Pins, decide di
conoscere Gilbert Portainer, noto cerami-
sta, vincitore di numerosi premi (Faenza,
Bruxelles e Monaco) e fondatore del
gruppo Le Tryptique con Albert Diato e
Francine Delpierre. Davanti all’Atelier
chiuso, ha la fortuna di incontrare André
Iperti (anche lui lì per incontrare l’artista)
che, dopo aver telefonato all’interessato,
informa mio padre sulla sua assenza per
un viaggio in Inghilterra. Iperti però è
curioso e chiede le ragioni della visita e
così Mimmo gli presenta il suo lavoro e le
varie pubblicazioni, da quel momento
nascono improvvisamente un’amicizia e un
fecondo periodo creativo. André, infatti, è
l’ideatore e l’animatore della Fondazione
Sicard-Iperti, intorno a lui orbitano amici,
Vaso a fiore, raku artisti e ceramisti del calibro di Jean Derval
Profondo rosso, gres d’arte e smalti
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Giacomo
PLEVANO INCONTRA Lodetti
to di un anno di seminari all’Università
Statale di Milano, sull’interpretazione filosofi-
ca, letteraria e poetica del grande artista da
parte di autori come: Rilke, Wolf, Stein,
che la vita è un dono e bisogna fermarsi per
goderne l’immensa bellezza che ci offre.
Ma dimmi, caro Giacomo, ora che hai com-
piuto i sessant’anni qual è il tuo segreto?
Ho conosciuto Giacomo nel 1999, nella sua simo numero con un testo di Riccardo Hemingway, Lawrence, Bonnefoy, Heidegger, «Forse quattro femmine. La prima mi ha
libreria in Galleria Vittorio Emanuele a Scognamiglio, psicologo dell’arte del DAMS Ponty, Lyotard, Deleuze. Un corso che avevo dato la vita, mia madre, la seconda l’amore,
Milano. Ero in compagnia dei pittori Giulio di Bologna. E qui mi invento un ruolo che mi frequentato con grande interesse data l’im- mia moglie, la terza il successo, la libreria, la
Santabarbara e Sergio Dangelo che erano avrebbe potuto stimolare e rendere utile mensa portata del suo messaggio per l’arte quarta, una figlia o una nipotina, la vecchiaia
venuti all’inaugurazione di una mia persona- alla testata: dare voce, far parlare gli artisti in moderna. E come dimenticare le fanstasti- serena, ma di certo il segreto è stato inve-
le con concerto jazz di Guido Manusardi prima persona del loro fare, delle motiva- che serate quando Giacomo arrivava trafe- stire sempre nella cultura.
amico di Sergio, questo per spiegare come il zioni, delle loro problematiche senza media- lato, stanco, persino sotto Natale con la
filo dei contatti artistici sia misterioso e zioni e censure di sorta e soprattutto senza libreria ancora piena di clienti, pur di
provvidenziale. Giacomo è un uomo che ti alcun costo. E così inizia la stupenda avven- presentare una mia mostra con jazzisti e
fa sentire subito a tuo agio, alla pari, la sua tura di visitare gli studi degli artisti che mi poeti! Un giorno mi disse: «Dietro tutta
disponibilità è autentica come il suo deside- trasmettono emozioni e poesia. Questo è il questa attività, c’è un’idea, un progetto e
rio di comunicare, infatti mi ha dato subito il dono immenso che Giacomo mi ha fatto quando lo spiego, l’interlocutore rimane
suo biglietto da visita dicendomi di chiamar- dandomi la possibilità di incontrare grandi affascinato.».
lo quando volevo. Da questo primo incon- maestri, parlare con loro, scambiare idee, Uomo dall’intelligenza multiforme, gene-
tro è nata la mia amicizia con la famiglia opinioni, stimolandoci a vicenda sulle cose roso, imprevedibile e bizzarro, sensibile a
Lodetti. Dopo alcuni giorni Giacomo è dell’arte. E così in questi sei anni ne sono captare le novità artistiche del momen-
venuto nel mio studio, ha visto le grandi successe di cose, di mostre in libreria o nelle to, un moderno imprenditore culturale
opere astratte, ma si è soffermato su una Segrete di Bocca, di presentazioni di libri, armato di coraggio ed entusiasmo che
serie di Donne allo specchio, che richiamava- cataloghi, e tutto con l’inesauribile motore fa accadere le cose, le crea con una sua
no le rocce della Gallura in Sardegna, e subi- che è la famiglia Lodetti, grazie alla moglie personalissima convinzione. Le sue
to mi ha proposto una mostra nella sua Donatella e ai figli Monica, Giorgio e energie ultimamente le impiega a salva-
libreria e la pubblicazione di un catalogo, Gabriele. Basti pensare alla mostra di Giorgio guardare le librerie storiche d’Italia, di
prima che se ne andasse gli ho regalato un Gaber nella Loggia dei Mercanti con centi- questa povera Italia senza memoria, in
video con un’intervista fattami dalla TV sviz- naia di artisti e il bel catalogo o le diverse balia di volgarità e mostruosità dilaganti.
zera, in cui parlavo, a ruota libera e senza mostre sul Nuovo Costruttivismo. A volte mi Ecco dunque la Libreria Bocca nel cen-
censure dell’arte, del mercato, del successo, chiedo come una famiglia riesca a promuo- tro di Milano, con i Lodetti in prima linea
di una mega truffa ai miei danni, insomma vere una simile macchina culturale in una a farci intendere che la poesia, la bellez-
della tragicommedia umana. Il giorno dopo Galleria Vittorio Emanuele ormai svuotata za, l’arte, l’amicizia, la comunicazione,
alle 8 di mattina mi chiama sul cellulare per dal suo compito storico e ridotta a una serie sono ancora possibili, dove la vita di tutti
dirmi che sie era divertito come un matto di negozi banalmente commerciali, in una i giorni non è solo consumo, rumore,
nell’ascoltare le mie elucubrazioni e mi chie- città lasciata al suo destino di inquinamento inquinamento, in questo circo insulso e
de se voglio fare il direttore artistico della e rumore, di ansiogena velocità nevrotica falso. Si respira aria pura di montagna
rivista Arte incontro in libreria da lui edita. Gli che ci attanaglia tutti. E che dire dell’impo- entrando alla Libreria Bocca, l’occhio si
dico che non ho mai scritto un articolo, non nente pubblicazione voluta da Giacomo: Il dilata attento sulle opere alle pareti, sul
me ne intendo, ma lui insiste: “sei libero di Cèzanne degli scrittori dei poeti e dei filosofi a soffitto, sul pavimento, sui libri d’arte
fare quello che vuoi, io ti presento nel pros- cura di A. Negri, E. Franzini e G. Cianci, frut- appoggiati un po’ ovunque, e si intuisce Giacomo ritratto da Wolfgang Alexander Kossuth

L’altra storia
GIACOMO BENEVELLI della realtà
erma bifronte, quali sono stati i suoi modelli
fra gli artisti? E quali giovani artisti la guardano?
G.B.: «Dagli idoli paleolitici a Brancusi, abbia-
mo alle spalle circa 35000 anni di attività scul-
Non so quanti di loro mi guardino, magari qual-
cuno c’è. Ma il problema per loro è un altro, in
generale sono ormai disabituati a cercare a
posteriori le ragioni di una forma, per loro la
Recentemente alla ci per forme più grandi. La loro forma, perpe- torea. Tutti noi siamo in qualche modo figli di risoluzione sta nell’idea e nella sua enunciazio-
Libreria Bocca è tua un equilibrio classico e tende a dimostrare, questo immenso patrimonio prodotto dall’uo- ne teorica prima ancora della sua realizzazio-
stato possibile am- a chi le osserva, alcuni rapporti spaziali equili- mo e operiamo con gli occhi colmi di forme ne. Occorre tuttavia precisare che il rapporto
mirare deliziosi e brati. La fluidità del loro volume rafforza tale artefatte che col tempo si sono accavallate a tra lo scultore e la società è cambiato, un
curiosi oggetti-scul- sensazione. Nella mia intenzione la loro forma quelle naturali. Chi come me aspira ad aggiun- tempo le opere venivano richieste con un tema
tura che destavano non dovrebbe sollecitare soltanto una sensa- gerne altre si mette in un grosso guaio, ad specifico perché gli istituti religiosi e quelli laici
Multiplo split, 1975, bronzo
l’attenzione di tutti. zione estetica, ma la mia visione di bellezza e esempio, può capitargli, come dice lei, di appa- usavano l’arte per celebrare il loro potere e gli
Piccole forme bron- di equità formale come simbolo di una misura rire come un’erma bifronte solo perché nella artefici creavano su commissione. Oggi creano
zee, apparentemente indefinite, che suscita- umana. Perciò rifuggo dal contingentale, dalla sua evoluzione affronta opposte direzioni. Per sopratutto per se stessi, nel migliore dei casi lo
vano il desiderio di carpirne gli aspetti noda- descrizione dei particolari, dagli effetti decora- contro, c’è chi esaurisce le sue energie creative fanno sostenuti da un mercante che si incarica
li, per questo motivo ho voluto incontrami tivi, cercando di adeguare la loro forma alla replicando fino alla fine dei suoi giorni la solita di trovare gli acquirenti».
con Giacomo Benevelli. qualità della materia con cui sono realizzate». forma e non si capisce bene se è per povertà
A.D.: Nelle sue opere c’è sempre una A.D.: Sociologicamente in quale ‘ambito’ si espressiva o scelta strategica. I giovani scultori? Antonio D’Amico
costante soluzione di continuità formale che colloca la sua ricerca e quale ‘forma’ innova-
emerge, o almeno così sembra, da un unico tiva apporta nel panorama della scultura
Suggestioni
motivo ispiratore. Mi può dire qual è la sua conteporanea?
fonte d’ispirazione? G.B.: «L’arte applicata è essenzialmente orna-
G.B.: «Più che di ispirazione parlerei di ricerca. mentale. Il valore intrinseco delle mie forme
Nel senso che ogni mia forma è collegata alla non si pone come complementare di qualco-
SALVATORE LANZAFAME dalla salina
precedente e condiziona a sua volta quella che s’altro, semmai può convivere con qualcos’altro. Il paesaggio della Salina di Margherita di dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere
segue. L’ispirazione viene alimentata continua- Grandi o piccole che siano, la loro realizzazio- Savoia, le sfumature cromatiche d’intrigante qui»), eppure innumerevoli e nascosti,
mente dal fare. In questo processo creativo mi ne avviene attravero l’applica- suggestione mistica, sono le radici sulle quali monadi sono gli sguardi che su di esso
sforzo di perfezionare la forma della scultura zione delle regole operative Salvatore Lanzafame, giovane artista sicilia- incantati si posano. Il colore è sintesi, croce-
che ogni volta eseguo. Lo faccio cercando il che da sempre hanno con- no, fonda lo studio scientifico delle luci, via: custodisce i due elementi che nelle sue
suo inserimento nello spazio in modo che traddistinto la scultura. rapito da un fascino che diviene turbinio infinite pieghe si snodano, si sovrappongo-
da qualunque parte la si osservi risulti Sono modellate con la emozionale. Turbinio mirabilmente espres- no, si allontanano.
conclusa. Come dire risolta. piccola o creta, plastificate col gesso, so nei dipinti in cui, se il paesaggio è fonte
grande che sia il problema non fuse in bronzo o scolpite
Tiziana Rasà
d’ispirazione, tuttavia rimane sempre un
cambia. Quello che cambia è il nel marmo. La loro forma pretesto per dare libero sfogo al colore, a
punto di osservazione. risulta definita dal contor- quelle vibrazioni materiche che sono il cen-
Certamente tutto ciò ha una no del loro volume così tro indiscusso dell’opera dell’artista siciliano.
sua “matrice iniziale”. Un qual- come le staute d’ogni Essa è costituita infatti, da diversi strati
cosa di indefinibile che risiede tempo. La loro parte con- sovrapposti a definire simbolicamente i
nell’insieme delle acquisizioni cettuale non è esplicitamen- fogli della memoria, codici del tempo
ricavate dall’osservazione delle te dichiarata ma tutta da impressi nei luoghi ritratti, sintesi di una
cose. Infatti, definire le mie intuire. Ossia, non vincolo il sensazione vissuta, esperienza emotiva-
forme “astratte” è improprio, le fruitore ad un teorema preco- mente motivata nell’opera d’arte, nella sua
definirei, piuttosto, come una stituito e inapellabile. Confido limpida manifestazione. Protagonista, il
“ulteriore” visione della realtà». sulla sua immaginazione e colore è luce abbagliante o buio inquietan-
A.D.: Le sue sculture-oggetto con- nelle sue capacità interpre- te: i rossi e i blu sono tempesta e quiete,
tengono in nuce il fine ultimo di tative. Non so dire cosa fuoco e acqua, terra e aria.
entrare nelle abitazioni di chi le colle- Liaison 208, 1992, bronzo
porta o ha portato di Nella pittura di Salvatore Lanzafame, d’indi-
ziona e le apprezza. Qual è il loro nuovo la mia opera nel scutibile eco mediterranea, si rivela dirom-
messaggio? panorama della scultura contemporanea; tra pente l’ambivalenza esterno-interno: il pae-
G.B.: «La loro piccola dimensione induce a l’altro non considero indispensabile l’aspirazio- saggio è luogo esterno che si offre libero
considerarle “oggetti”. In realtà sono soltanto ne alla novità. Mi preme invece che, in quanto allo sguardo dei passanti, come si offrì a
sculture.Vale a dire delle forme con una prete- comunque inediti, i valori espressi risultino, a chi Federico II di Svevia quando giunse presso
sa espressiva autonoma. Possiamo tutt’al più li osserva, autentici». la salina in terra di Puglia («Se il Signore
considerarle come dei minuscoli progetti plasti- A.D.: Nella sua posizione, ponendosi quale avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce Salina, 2006, olio su tela, cm 70 x 70
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MOVIMENTO NELLE SEGRETE DI BOCCA
Galleria Movimento Artisti selezionati edizione 2006 Libreria Bocca

Silvia Abbiezzi Bruno Cerboni Bajardi Massimo Bollani Gabriele Buratti

Sonia Ceccotti Marco Cerutti Laura Chiara Colombo Antonietta Corsini

Antonio Dell’Isola Olson Lamaj Claudio Magrassi Octavia Monaco

Fabio Presti Maddalena Rossetti Jeannette Rütsche Alessandro Stucchi

Giuria
Adriano Altamira - Sergio Angeletti - Aldo Benedetti
Philippe Daverio - Victoria Fernandez
Alessandro Papetti - Luca Tommasi

Comitato Promotore
Raphaelle Blanga - Antonio D’Amico - Victoria Fernandez
Sara Fontana - Giorgio Lodetti
Cristiano Tassinari Tiziana Vanetti

SpazioBoccainGalleria mercoledì 4 ottobre 2006 ore 18,00 serata di premiazione


www.francotarantino.com
Sul filo dell’arte
a cura di Stefano Soddu

Sonorità cromatiche
EDOARDO FRANCESCHINI In ricordo di Edoardo Franceschini
“Tutto è ancora in gioco per quelli della
mia generazione, ma soprattutto per i
giovani impegnati sul cammino futuro,
per i pittori liberi di credere che non v’è
miglior cosa della sottile ver tigine che
pervade il senso dell’opera, dal primo
all’ultimo gesto.
La tradizione è tutto ciò che non abbia-
mo dimenticato, è la speranza di poter
guardare al futuro attraverso i colori
che passano vibrando tra le dita, come
materia misteriosa e fatale che accom-
pagna il desiderio di raccontare i segre-
ti della mente attraverso il flusso istan-
taneo delle immagini.
La pittura è come la vita, non ha biso-
gno di molto per esserci, per fare quel-
lo che bisogna fare, il colore è un respi-
ro nel respiro di tutti, un filo che corre
fino all’estremo spasimo del suo deside-
rio di lasciare tracce durature”.
Questi ultimi pensieri di Edoardo Fran-
ceschini possono essere considerati il
testamento poetico di un ar tista che ha
vissuto dipingendo intrighi del colore e
scorrimenti del segno con stile incon-
fondibile, con quella liber tà d’azione del
gesto che fissa sulla superficie tracce di
percorsi interiori, brevi esplosioni di
fantasia a caccia di orizzonti impossibili.
Franceschini ha sempre creduto nella
pittura come scintilla quotidiana dell’ar-
te, origine e destino di una scelta soste-
nuta fino in fondo come unica possibilità
di dar voce a folgoranti apparizioni, voci
profonde del paesaggio immaginario,
traiettorie del fantastico percorse d’un
fiato, come si percorrono le scie di visio-
ni non ancora visibili.
Se la pittura è un cammino verso l’in-
conscio il colore ha la capacità di scava-
re nel profondo, mettendo a fuoco l’e-

foto di Andrea Valentini


mozione dello spazio, il senso dell’inco- vare la sua primigenia tensione. La lunga gere è infatti per Franceschini un atto presso la Biblioteca dell'Accademia di
gnito, la forma sfuggente dell’immagine storia di immagini dipinte da France- poetico che vola altrove ma anche Brera (2001) con un intervento pianisti-
che nasce in un modo che è difficile schini, dalle prove degli anni Cinquanta coscienza critica di uno spazio in diveni- co di Giorgio Gaslini.
immaginare al di fuori del pensiero pit- ad oggi, è un territorio di forme che re che disgrega le false cer tezze, piace- In quell’occasione Franceschini ha susci-
torico. Si tratta di un fervore cromatico ripropongono in modo diverso gli impul- re di sconfinare oltre il visibile, verso tato emozioni musicali attraverso una
che anima l’evento del dipingere, qua- si e i dinamismi del colore vissuto come nuove visioni. serie di partiture dipinte con l’istinto di
lunque sia lo stato d’animo che assale energia incontrollabile. È quanto accade nelle opere degli anni chi affida alle improvvisazioni del colore
l’ar tista davanti alla superficie vuota: la Se si confrontano le differenti fasi della Novanta dove più for te è l’impatto cro- le oscillazioni imponderabili del suono.
luce trema d’azzurro, le macchie sono sua ricerca si avver te una straordinaria matico rispetto al clima lirico ed evoca- In precedenza, nel 1988, in uno scritto a
dominate dal rosso, le linee fremono di persistenza di forme impulsive legate tivo dei lavori precedenti, più aspra è la proposito di Ravel, Roberto Sanesi aveva
verde sotto l’azione del nero che scivo- all’ansia di fissare i labirinti interiori del configurazione nei confronti del ritmo giustamente avvertito che Franceschini non
la sempre sicuro del suo tragitto. paesaggio, percepito in modo circolare fatto di slanci e di misure, bilanciate tra dipinge la musica ma fa una serie di eser-
Gli intrighi dello sguardo divorano lo e sfuggente, costruzione astratta dei tra- zone sature di segni e vuoti luminosi cizi, organizza i ritmi del segno e del colo-
spazio tra fili vaganti, segni oscillanti e gitti conflittuali della memoria. che coincidono con il bianco. re in una costruzione parallela.
gorghi di colore dove l’occhio s’immer- Eppure nulla è mai dato per acquisito, Franceschini inventa equilibri tra moven- A questa identità di compor tamento si
ge e si eccita, di volta in volta, per ritro- tutto è rimesso sempre in azione, dipin- ze diversificate del colore, controlla la ricollegano le emozioni cromatiche che
superficie con gesti veloci e impulsivi, emergono soprattutto dal reper torio
come se volesse far partecipe il lettore delle sue car te, esse testimoniano la
dei suoi spasmi immaginativi, di quelle gestualità istintiva con cui Franceschini
tensioni che non hanno altra giustificazio- ha fissato appunti veloci per i suoi viag-
ne che quella del proprio affioramento. gi musicali, infiniti pensieri dentro il
Orientarsi negli eventi di questa pittura colore, essendo la pittura la vera musica
è come saltare rapidamente da un della sua vita.
punto all’altro e seguire le acrobazie del
pennello che scatta, si ferma, riprende a Claudio Cerritelli
graffiare la superficie giocando libera- (Milano, luglio 2006)
mente con i reper ti del vissuto, coinvol-
to nel fermento indescrivibile della fan-
tasia. Appassionato di musica e interessa- La rubrica
to a cogliere i sottili rapporti tra colore
e suono, Franceschini ha dipinto emozio- di questo numero
ni sonore, note cromatiche che trasmet- è dedicata
tono l’immediata sensazione delle forme all’amico e grande artista
foto di Enrico Cattaneo

in divenire.
Con sensibilità e raffinata competenza ha Edoardo Franceschini
colto infinite corrispondenze tra vibra- recentemente
zioni cromatiche e ritmi segnici. La musi-
ca sorella della pittura, recita infatti il tito- scomparso
lo di una indimenticabile mostra di carte
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