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ARTISTI IN RIVISTA

di Bocca Anno IV, N. 15 • Ottobre-Dicembre 2005

Direttore Responsabile: Giorgio Lodetti / Direttore Artistico: Roberto Plevano / Progetto Grafico: Franco Colnaghi

Via Molino delle Armi, 5 - 20123 Milano • Tel. 02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413

Maurizio Bottoni
La condanna dell’eretico
Vittorio Sgarbi
Quello che pubblichiamo di seguito, per gentile concessione ni. Me lo chiedo, senza alcun intendimento polemico,
di Vittorio Sgarbi, è l’articolo scritto in occasione della mostra pensando alla solerzia con cui una critica sensibile co-
personale allo Studio Forni di Milano. me Angela Vettese mi raccomanda l’opera di Grazia To-
deri.Alcuni artisti trovano riparo solo in ambienti poli-
Chissà quanto dovremo ancora aspettare per trovare in ticamente scorretti (grandi empori come lo Studio
qualche repertorio, o rivista d’arte contemporanea, il Forni, o tenaci trincee come la Galleria Ceribelli), ma
nome di Maurizio Bottoni. Già abbiamo dovuto vede- non ci sarà spazio per loro alle Biennali del consueto
re esclusi non i tardi cicli, piegati a una dolce maniera, corso come alle Quadriennali del nuovo. Niente. Con-
dannati a restare senza
casa, con il conforto del-
la parola eretica e rara
che fu un tempo di Ro-
berto Tassi, ed è ancora
Giorgio Soavi, nella te-
merarietà di un occhio e
di un pensiero liberi, e,
ormai da lungo tempo,
dell’irriducibile scriven-
te, che non intende le
ragioni della legittima-
zione di alcuni e dell’ e-
sclusione di altri, come
Maurizio Bottoni. So-
prattutto dopo la prova
della mostra personale
allo Studio Forni, pre- le che non si ferma davanti al soggetto più ingrato e, per Interno di bosco, 2002
sentata da altri due gio- se stesso, assoluto: la Corona di spine, davanti alla quale, e olio su tavola
cm 160 x 150
vani eretici che non in- solo per amore dell’arte molti dei produttori di “Opere
tendono arrendersi: Al- momentaneamente non in funzione” dovrebbero ingi-
berto Agazzani e Flavio nocchiarsi, e piangere.
Arensi. Si gira nella gal-
leria, ammirando un
impegno illimitato che Su invito del Ministero delle Scienze, delle Ricerche e delle Arti della Turingia
sembrava esaurito con la Maurizio Bottoni esporrà centoventi opere
pittura romantica: inter- provenienti da collezioni pubbliche e private al Panorama Museum
Cristo morto, 2004, olio su tavola incamottata, cm 67 x 80 ni di boschi, attraversati dalle luci striscianti dell’alba o
del tramonto, castelli e ville alla luce del giorno o al Maurizio Bottoni
di Pietro Annigoni, ma anche il ritratto del padre, l’au- chiaro di luna, paesaggi ideali, che annunciano profeti- “Ecce pictura”
toritratto, il ritratto di Ferragmo, da tutte le esposizioni camente le speranza di Marte, come se Caspar David
sul Novecento. Ma oggi che siamo sulla frontiera di u- Friedrich e Philipp Otto Runge dipingessero ancora e Panorama Museum
na ricerca che consente ogni esperienza, fra nuovi ac- avessero un compagno di squadra non meno radicale di Bad Frankenhausen - Germania
quisti della Galleria d’Arte Moderna, a fianco di un vi- loro. Già immagino che a queste mie parole, i giovani e
deo spento sul quale si legge un laconico e funebre av- i più invasati colleghi, persi dietro i profumi di Vanessa dall’8 ottobre 2005 al 15 gennaio 2006
viso:“Opera momentaneamente non in funzione”, mi Beecroft, esclameranno:“ Vedi che i tuoi artisti sono di www.panorama-museum.de
chiedo perché debba resistere un impenetrabile silenzio un altro tempo, inattuali?”. Appunto. Come lo furono
rispetto alla lunga e assidua impresa di Maurizio Botto- le considerazioni di Nietzsche. Non di un altro tempo
è Maurizio Bottoni che nelle Vanitas, più Corona di spine, 2002 olio su tavola, cm 33 x 40
volte ripetuta, non manca di limitare i confi-
ni della sua poetica replicando alla minaccia
della morte dell’arte:“l’Hanno data per mor-
ta tante volte e lei se la ride. Come queste os-
sa con un’anima, nervi, muscoli e carne pos-
Gabriele Buratti
sono rivivere, così ogni volta la pittura. Con
tanta buona pace dei tanti becchini”. Oggi
Bottoni da una lezione insuperabile, anche
nell’insignificanza dei soggetti, esibiti come il-
lustrazione per un libro di scienze naturali,
dalla Grande mucca alla Coturnice, fino ai Tulipa-
ni e ai Gigli in un bicchiere e alle Zucche dalle
più diverse forme. Certo ritornano alla mente
Memling,Van Eyck, Zurbaràn, Meléndez, o
Van der Hamen. Ma la soddisfazione immen-
sa, davanti alle croste di quei Formaggi o alla
pelle di quelle Melegrane fino al trionfo di quel
Festone di frutta e di fiori che aspira a confron-
per le Segrete di Bocca
tarsi con Caravaggio. Piace di Bottoni il rigo- in 3a pagina
re, il radicale estremismo della forma, l’osses-
sione della compiutezza, la ricerca implacabi- Linguaggio ed energia, certezze forzate

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Gianluca Corona
Nature morte giganti
Giacomo Lodetti

Ho visto da Forni, in via Fatebenefra- te che si vede da sotto con le sue nervature, pare essere
telli a Milano, uno degli ultimi lavori il capolavoro nel capolavoro. La luce, nella parte destra
di Gianluca Corona. del dipinto, gioca un azzeccato effetto a corno di luna, Ritorno dal bagno 2, 2005, olio su tavola, cm 80 x 50
Giorgio, mio figlio, aveva suggerito mentre sul lato opposto da vita ad un buio mai eccessi-
con una certa insistenza di non per- vo, dal quale si intravedono, grazie a sapienti pennellate
dere la novità di un quadro che se-
gnava un drastico cambiamento nella
di colore, il panno, sui cui poggia il frutto, e parte del
picciolo a cui è attaccata la foglia. Se apparentemente
Fosco Bertani
Rodolfo Balzarotti
tecnica del comune amico. In effetti può sembrare più difficile dipingere un volto umano,
la sorpresa c’è stata perché rispetto ai perché l’espressione del soggetto che deve anche dare
quadri che conoscevo e a quelli che un’idea del suo carattere e della sua personalità, o è pre- Apprendimento, o apprendistato, della pittura. E’ la
possiedo, entrati a far parte della mia sa o è sbagliata, mentre una zucca resta pur sempre una prima espressione che, a mo’ di slogan, ci affiora alla
collezione nell’arco degli ultimi otto zucca e i suoi bitorzoli non esprimono sentimento e un mente nel guardare le recenti tele di Bertani. La sua è
anni, le novità erano almeno due su gufo anche se differisce da un suo simile, resta ai nostri infatti, anzitutto, una pittura che apprende se stessa,
tre: il formato, la pittura, non il sog- occhi sempre un gufo, dipingere una natura morta proprio nel momento in cui con caparbietà crescente
getto. Che tra quelli preferiti di Co- comporta problemi altrettanto difficili da risolvere. Il l’artista si cimenta e si accanisce, quasi sur le motif, ad e-
Grande Limone, 2005 rona ci siano le nature morte è noto ormai a tutti dei primo è se il dipinto riesce a dare una sensazione di sempio sui paesaggi che lo hanno più ispirato in que-
olio su tela suoi numerosi estimatori, ma che un suo cedro arrivas- forza o meno e questo può dipendere dalle dimensioni sti ultimi anni. Nonostante vi sia una chiara deriva
cm 110 x 90 se a raggiungere la dimensione di oltre un metro qua- dell’oggetto rispetto a quelle della tela. Quindi se l’og- verso immagini più naturalistiche e di una costruzio-
drato, questo è assolutamente nuovo. getto galleggia nell’aria o posa naturalmente su di un ne plastica più decisa, soprattutto dove la luce medi-
L’uso poi dell’olio che l’artista fa nel dipinto gli confe- piano, non ultimo se la luce giunge da un punto giusto terranea sembra, come negli ultimi paesaggi calabresi,
risce una matericità sconosciuta in passato. In questa o meno e quanta parte illumina, rispetto al tutto. Alla prosciugare le forme e renderle più nitide e perento-
circostanza, il frutto occupa per la prima volta uno spa- fine le domande a cui dare risposta sono:“c’è equilibrio rie, resta nondimeno l’impressione che, di fronte al-
zio a tre dimensioni, le protuberanze della buccia esco- tra tutte le componenti in gioco?” E “che sensazione l’oggetto, alla cosa, l’artista proceda comunque e sem-
no dalla tela e sotto l’effetto di una indovinata illumina- procura il guardarlo?” pre per tentativi e scoperte. Di essi egli non sa, o non
zione, esaltata da un fondo scuro, assumono le sembian- Spero che questo quadro sia solo un punto di passaggio vuol sapere se non ciò che la pittura gli (ci) può inse-
ze di un ologramma, mentre la foglia, dipinta nella par- per Gianluca, non di arrivo. gnare. La sua è una condizione, per così dire, esisten-
ziale della pittura: questa gli impone sempre una sor-
ta di sospensione, di epochè di fronte a ciò che gli sta

Plevano incontra di fronte, e che perciò diviene per lui problema: qual-
cosa che gli si para dinanzi e lo spiazza. Il nitore e il ri-
gore formale di certi esisti non deve trarre in inganno:
Franco Zanaboni non c’è nulla di descrittivamente pittoresco, perché in
Bertani è proprio la pittura a esorcizzare il pittoresco.
Essa infatti, come linguaggio dei pigmenti e dei valo-
“Uno specchio di stelle riflette all’orizzonte, una tavola scura ri cromatici, traduce quello che del reale rimane sem-
ha preso il posto del Mare, una nuvola nera copre il sole, la pre in riserva: i movimenti della luce e dell’ombra, il
spiaggia trattiene il respiro. Di nuovo il sole, il vento soffia, la gioco dei caldi e dei freddi, il tessuto delle macchie,
spiaggia torna a respirare, mentre immobile sto a guardare.” l’osmosi tra il fondo e la forma. Si tratta di quel lato
Signor Zanaboni, riconosce questi versi? interno del vedere che rende possibile il vedere, quel-
Certo, non solo li riconosco, ma mi ci trovo appieno, li la che Merleau-Ponty chiamava la fodera del visibile.
sento parte del mio vissuto, del mio osservare e vivere la Perciò le soluzioni via via trovate dal pittore, special-
natura ma soprattutto del mio osservare e vivere il ma- mente le più felici, non cancellano mai l’azzardo da
re. Il mio modo di intendere il mare, il Mare con la cui esse sono scaturite, quel tanto di aleatorio che non
“M” maiuscola, credo che sia molto insolito, almeno riesce a integrarsi nella “buona gestalt”, che rimane
non mi è ancora capitato di incontrare qualcuno che lo fluttuante e provvisorio. La messa a fuoco del sogget-
percepisca così come lo intendo io. Per me il mare è vi- to comporta sempre, anzi, una certa messa in opera
vo, mi comunica messaggi, mi fa provare sensazioni ed della visione periferica, sfuocata.
emozioni, mi fa riflettere, mi trasporta nel profondo, mi E questo indipendentemente dal grado di definizione
entra dentro. dei contorni. E’ interessante come in queste opere re-
E’ in riva al mare che scrive le sue poesie? centi il pittore raggiunga una eccezionale essenzialità
Sì, spesso sulla spiaggia prendo appunti e faccio degli di forme, in particolare nella figura solitaria che si sta-
schizzi, ma più per fissare il ricordo delle sensazioni e In un certo senso, nei suoi quadri non dipinge il mare come pae- glia sullo sfondo del cielo e del mare. Ma la struttura
per imprimere nella memoria la luce e i colori. saggio, ma attraverso il mare vuole suscitare emozioni, è così? anatomica in taluni casi tanto nitida nasce dall’acco-
Già, lei è il pittore del mare, molti dei suoi quadri rappresen- Assolutamente sì.Attraverso il mare si possono lanciare stamento dei toni, non già da una disegno a priori,
tano il mare. infiniti messaggi, e io questi messaggi li vivo prima che rimane come presupposto, un fuori testo (o fuori
Come le dicevo, il mare è dentro di me e nel mare leg- dentro di me: sono lì, lavorano nel profondo per poi e- tela) subito dimenticato.
go e traduco i misteri dell’uomo e dell’universo intero. mergere, facendomi sentire la necessità di mettere le Il reale è sempre ri-costituto a partire dai valori cro-
Tutto è riflesso nel mare. mani nei colori e di dipingere. matici. E’ una questione di metodo. In Bertani la
Vuole dire che per lei il mare è come uno specchio? Perché dice “mettere le mani nei colori”? realtà prende la consistenza di un tessuto, spesso mor-
Forse. Lo sento dentro e mi fa nascere pensieri, rivivere Io non dipingo con i pennelli, ma con le mani. Non mi bido e poroso: egli non ama lo scheletro delle cose, ma
emozioni. E allora scrivo oppure dipingo. Dipingo ciò piace che fra me e il quadro ci siano intermediari.Vo- ha bisogno di ricoprirle di un panno, di un “panneg-
che ho dentro, ciò che sento, faccio rivivere con il co- glio che la mia pittura susciti emozioni, si faccia in gio” (vero grande protagonista della pittura moderna,
lore il frutto di una lunga riflessione, di un tormento qualche modo “sentire”, ma devo essere io il primo a tra Cinquecento e Ottocento), non per nasconderle
Senza titolo che non riesco ad allontanare dalla mente, di un quesi- sentirla con le mani, voglio avere io stesso la sensazione ma per offrirle al tatto oltre che allo sguardo. La realtà,
olio su tela to al quale non riesco a trovare soluzione. di plasmare l’immagine. Spandendo i colori do forma a dunque, qui la si apprende rivestendola - rivestendola
luci e ombre, ma soprattutto visualizzo un’emozione, dei panni della pittura.
un pensiero. Campagna e Resegone viola, 2005, olio su tavola, cm 40 x 50
Quali pensieri, per esempio?
Il senso della vita,per dirne uno.Rifletto molto sull’enigma
dell’esistenza e credo che traspaia anche dai miei quadri.
Già, quando nei suoi quadri vedo la figura che cammina sulla
spiaggia, anch’io ho la sensazione di cogliere un interrogativo
profondo, esistenziale…
La figura è l’enigma stesso. Non si sa chi è, non ha vol-
to, non ha sesso, non ha età, non si sa se è ferma o se
cammina, però è un grande-piccolo punto di riferi-
mento nell’immenso spazio. Potrebbe rappresentare
l’umanità intera oppure esserne il simbolo. Chiunque
può identificarsi in quella figura e questo è molto im-
portante ai fini del messaggio pittorico. Ma credo che
una profonda sensazione si possa avere anche senza la
figura, semplicemente con il colore, basta guardarlo. Ba-
sta immaginarlo.
“Tutto è calmo, cielo e Mare un unico colore, il bianco
dell’onda si fonde nella sabbia. L’immenso.”
Forse ha ragione, signor Zanaboni, basta lasciarsi trasportare
dal mare, dalla pittura, dalla poesia.

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Gabriele Buratti Linguaggio ed energia, certezze forzate
Omaggio a James Joyce
La rapsodia di un secolo
Viola Lilith Russi

Antico Caffé San Marco Silenziosa viaggiatrice, senza per questo non orchestra- pleanno di Joyce: il 2 febbraio 1922, data in cui, ottan- coscienza “universalistica” del sé. Ci portiamo in tasca
Trieste re una potente sinfonia concettuale, l’esposizione di tatré anni dopo, non potevano mancare gli ormai miti- un gomitolo di culture, l’intreccio delle nostre apparte-
arte contemporanea promossa e organizzata dalla ci “tondi d’artista”. A celebrare, divertire e far volare il nenze, che se solo viene srotolato ci sorprende per la
Fondazione D’Ars Oscar Signorini Onlus Omaggio a pensiero di Joyce sono infatti opere circolari, rotonde, pluriformità delle nostre storie. Ed è da qui che ha
James Joyce a cura di Alberto Mattia Martini, continua il leggere e spesso bifronti perché appese ai soffitti di que- anche inizio il polifonico itinerario di un messaggio, di
suo itinerario europeo ospite dei “tempi” e degli spazi sti storici ritrovi cittadini. Ricordando
biografici e artistici del celeberrimo scrittore irlandese il senso del molteplice, del “doppio
fondo” grazie ai recentissimi contri-
buti della psicanalisi; mostrandoci i
modi sottili e dissacranti di un’ epoca
che rise della cantata integrità morale
ed estetica ottocentesca, i dipinti, le
sculture e i disegni degli artisti in
mostra si impongono discreti agli
occhi dei clienti abituali, viaggiatori,
lettori e vagabondi. In un incrocio di
sguardi gli ondeggianti “punti di vista”
osservano, forse giudicano, in alcuni
casi riflettono (essendo alcune opere
fatte non a caso di specchi), i volti e i
passi dei viandanti. È quello che è
accaduto il 16 giugno 2005 fra i lumi-
nosi e affascinanti scaffali della Libreria Libreria Bocca - Milano
Bocca di Milano. Scivolando dalla cro-
nologia biografica a quella letteraria di Joyce infatti, la una biografia che ci rivela il tessuto del mondo tanto
mostra ha regalato ai passanti della Galleria Vittorio connesso quanto sconnesso, a partire dagli innumere-
Emanuele la possibilità di addentrarsi nel labirinto voli volti in cui potersi ritrovare, sospesi ma presenti. I
mentale e cittadino dei personaggi dell’Ulisse, proprio “tondi d’artista”, ci offrono il filo di quel gomitolo, che
il giorno in cui tutta la vicenda ha luogo. L’Odissea di si arricchisce di città in città e che continua a far vibra-
Leopold Bloom e Stephen Dedalus (suo alter ego), nac- re, fra passato e futuro, la rapsodia di un secolo.
Antico Caffé San Marco del secolo scorso. Fu in occasione del centenario dallo que e si spense in un’unica giornata, quella del
Trieste sbarco di Joyce a Trieste, infatti, che l’Antico Caffè San 16 giugno 1904, fra i vicoli di Dublino non
Marco inaugurò la mostra lo scorso novembre 2004, in meno che fra quelli ben più colorati ed impre-
onore dei momenti trascorsi dall’autore stesso ai suoi visti dell’emergente stream of consciousness (o flus-
tavoli in compagnia di altri celebri intellettuali come so di coscienza). Non si sa mai perciò che, come
Italo Svevo, nonché della fertilissima stagione letteraria volante monito artistico, le opere sospese, acute
triestina che lo condusse al compimento della sua per- osservatrici del fermento cittadino, abbiano tra-
sonale Odissea letteraria: l’Ulysses. Ed è proprio nel smesso ai più attenti il dono di un’eroica intro-
luogo che coraggiosamente diede luce alla prima edi- spezione, ritraendosi inorridendo e svelandosi
zione, tremendamente volgare e sconveniente, a giudi- nello specchio del proprio alter ego o, semplice-
Shakespeare & C. mente, quello di una piccola rifles-
Parigi sione, come quella che mi ha spin-
ta a definire Joyce il rapsodo di un
secolo, e la sua opera, come a mio
giudizio la stessa struttura e filosofia
della mostra, una musicale rapsodia.
Nell’antica Grecia infatti i rapsodi
(da __π__= cucire, inventare)
erano cantori che girovagando per
villaggi, strade, piazze e corti, narra-
vano poemi e leggende “tessendo”
storie di varia provenienza in
intrecci eroici tramandati dagli
anziani. Nella sua Storia sociale del-
l’arte Arnold Hauser definisce il
nuovo romanzo del ventesimo
secolo, di cui l’Ulisse è l’emblema,
“rapsodico”, ovvero episodico, iti-
zio dei più, che la mostra è migrata nel gennaio 2005: nerante e, perché no, epico. Non più una lette-
a Parigi, nella storica libreria Shakespeare and Com- ratura dai tempi e dagli spazi lineari, progressivi
pany. Fu la ventitreenne americana Sylvia Beach, pro- e univoci, bensì l’avvento di una metamorfosi
prietaria della Shakespeare & C. parigina, a voler dare dei linguaggi che rispecchi l’ormai svelata
Shakespeare & C. fiducia al testo che avrebbe rivoluzionato la letteratura polifonia caotica dell’esistenza. Che rifletta cioè
Parigi del ’900, e lo fece in occasione del quarantesimo com- la simultaneità degli eventi, delle sensazioni, dei Libreria Bocca - Milano
ricordi; la sgradevole convivenza degli opposti; il
così poco pudico e discreto “flusso di coscienza” che ci
fa essere “dissociati ma per associazioni”; il brutale Artisti
sconvolgimento, insomma, dei tradizionali canoni arti- Alberto Allegri, Marilena Annovazzi, Gennaro
stici, estetici e psicologici dei personaggi. Al centro di Avano, Celestina Avanzini, Beatrice Bartoluzzi,
un’idea sinestetica dell’arte dove tutto è arte, dove ogni Beatrice Bausi Busi, Simone Beck, Silvana Gabriela
cosa esiste se collegata al resto del mondo e gli eroi Beju, Massimo Berruti, Roberto Bogo, Pier Giulio
sono dissacrati, i banali oggetti della vita quotidiana sal- Bonifacio, Paolo Bosisio, Angela Bucco, Jean Pierre
tano alla ribalta e il tutto si svela nel ritrovato tesoro Buscaglia, Carlo Caloro, Carmine Calvanese, Bruno
dell’inconscio, la rivoluzionaria scrittura dell’irlandese Chersicla, Pino Chiari, Mariolina Roccella Conti,
James Joyce si fa interprete di uno scenario culturale Ezio Cuoghi, Angelo De Boni, Antonio Dell’Isola,
che ha un indubbio bisogno di essere “tessuto”, smon- Anna Maria Ducaton, Riccardo Giulietti, Isa Di
tato e ricucito in una lirica e tautologica cerimonia Battista Gorini, Gruppo Anonima di chi-sì-lu-son,
della disgregazione dell’io. La nuova arte nasce dal caos, Gruppo Cast, Gruppo G.T. Mutoid, Tomas Heller,
quello più interno, che l’autore squaderna senza remo- Domenica Laurenzana, Grazia Lavia, Britta Lenk,
re nelle pagine del suo capolavoro. Siamo “doppi”, irra- Ciano Liziero, Antonio Massari, Massso, Gualtiero
zionali, imprevedibili e ogni nostra giornata non è che Mocenni, Marco Mussoni, Laura Olivero, Francesco
il riflesso delle mille sfaccettature, dei mille colori che Pezzuco, Lorenzo Petrantoni, Sergio Roni, R.V.
da una vita tessono la loro trama sul telaio della nostra Robin Van Arsdol, Anna Maria Russo, Bruno e
esistenza: non una, ma infinite esistenze, perché non Giovanna Signorini, Stefania Siragusa, Stefano
esiste storia che non si faccia delle parole, delle idee e Soddu, Anna Spagna, Claudio Spolentini, Manrico
dei ritagli di vita di altre migliaia di persone. Ecco quel- Stiffi, Giorgio Tonti, Silvia Varini, Silvia Venuti.
lo che Joyce ha cantato e “cucito” per noi: una nuova
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Sully Basso inoltre una sorta di confessione, un diario
intimo dell’artista costruito attraverso alcu-
ni oggetti legati alla memoria dell’infanzia
Giorgio Salmoiraghi
e al trascorrere del tempo, mentre i quadri
hanno temi attuali, quasi alla moda. E
anche quando l’immagine appare più lon-
tana dalla rappresentazione, è facile intrave-
dere l’autoritratto o il riflesso di Eltjon
stesso. Alcune fra le fotografie più astratte
richiamano suggestioni organiche o pittu-
re spaziali e nucleari; altre sembrano foto
da satellite; tutte colgono la perenne tra-
sformazione della materia. Come suggeriva Argan scri- Senza titolo, 2005
vendo dell’informale, “non è la pittura a fingere la Petrolio su tela
realtà, ma la realtà a fingere la pittura”. cm 70 x 50
Valle tiene molto a un’identità di pittore che ormai
Eltjon Valle coltiva professionalmente da diversi anni:“Io sono solo
un pittore che negli ultimi tempi ha usato la fotogra-
fia”, ma ammette che un desiderio di completezza lo
Bracchi italiani, 2003, olio su tavola, cm 30 x 50
Sara Fontana
ha spinto di recente ad esplorare anche altri mezzi quali
In questo microscopico, fluttuante puntino nell’uni- Valle, già conosciuto e apprezzato per i suoi cicli di la fotografia, il video e l’installazione. E’ inutile dire che
verso governato da leggi che non possiamo com- dipinti, presenta ora per la prima volta le sue fotografie. anche in questi casi il petrolio è sempre in questione,
prendere ma vagamente percepiamo, noi viviamo Una breve selezione estratta dai moltissimi scatti ispira- sul piano tematico e concettuale, su quello tecnico e
immersi in ciò che definiamo natura, dalla quale tutti ti da un suo recente soggiorno in Albania e stampati perfino a livello sonoro. Ma tale cammino, appena ini-
riceviamo vita, aria, nutrimento... morte, tutto insom- senza alcuna manipolazione digitale. E’ il petrolio l’ele- ziato, è ancora carico di incognite e di aspettative.
ma; e stupefatti, soggiogati da tanta perfezione e gran- mento unificante e coagulante la sua pittura e la sua
dezza, la identifichiamo con Dio. Non so se la Natura fotografia. Per Eltjon è una sorta di grumo attaccato SpazioBoccainGalleria
sia Dio o il suo riflesso ma possiamo dedurre che la alla memoria e al ricordo della sua terra d’origine con dal 05/10 al 19/10 2005
bontà, la giustizia e la bellezza sono cose divine men- i suoi sogni autarchici. Il viaggio e le fotografie rappre-
tre la loro negazione è cosa quantomeno diabolica e sentano quindi un recupero del passato e svelano, oltre Galleria Movimento
malvagia. Il bello solo invita, suscita stupore e lo a un attaccamento ossessivo, l’esistenza di un percorso Cso Magenta, 96 - Milano
splendore delle forme porta con sè creatività. di distacco critico e a volte ironico. Del petrolio all’ar- dal 26/10 al 18/11 2005
Foto digitali
Ars imitatur Natura, diceva Aristotele. tista interessano gli straordinari effetti materici, la ver-
La natura è bellezza, dove arriva il bello viene scon- satilità di un miscuglio che può passare da uno stadio
fitto il nichilismo. Il bello, a piene mani diffuso nella liquido a uno più denso e viscoso, quasi plastico.
natura, è presente nelle opere d’arte suscitando Le questioni da lui affrontate nella fotografia sono le
ammirazione e stupore. La cultura odierna brama la stesse che informano la pittura: la messa a fuoco di una
bellezza. Artista devi ricercare il bello, il bello è nel forma che lo affascina, lo studio dei fenomeni della
vero, li sta la tua e la nostra salvezza. materia (inizialmente provocati dall’artista, poi affidati
Ricorda che il bello s’impone con la sola presenza. al caso), la ricerca di un particolare riflesso, l’ambiguità
Il bello ti porta all’orizzonte dell’essere. Queste brevi della rappresentazione. Eltjon opera sul crinale fra astra-
considerazioni sono a commento di Sully Basso, arti- zione e figurazione, sfruttando gli effetti delle colature
sta della quale lodo le delicate opere e, perchè meglio del petrolio oppure, nelle fotografie, quelli generati
la possiate conoscere, lascerò a Lei la penna per que- dalla mescolanza del petrolio con acqua e terra.
sto piacevole e sincero autoritratto. All’atmosfera cupa dei dipinti, fa riscontro quella chia-
ra e luminosa, ricca di riflessi e trasparenze, ma talora
Amo l’incanto, lo stupore, le forme e infuocata, delle immagini fotografiche. In queste c’è
la luce su di esse; violenta oppure
fioca, a creare una trama di colori ed
ombre, riflessi e “particolari” da sco- nei loro segreti codici esistenziali. Ma in fondo tracce
prire... Quando guardo una persona
contemplo quello che la natura ha
che già per se stesse significano. La meditazione la porta
ad un “ascolto” sempre più profondo di vibrazioni geo-
Al Caffè degli Artisti
Giacomo Lodetti
fatto; vedo cioè trasparenze e contrasti logiche, cromatiche, emotive: nelle opere più recenti,
di colore, tratti che esprimono caratte- l’artista ha spinto avanti il suo cercare il punto in cui la
re, segni, morbidezze... Intuisco la vibrazione si fa suono, musica, parola, mantra. L’energia
vita che c’è dietro. L’innocenza senza che ricava dal contatto con le forze dell’universo viene Continua la fortunata serie di artisti al Biffi, coi loro
confini nello sguardo di un bambino, la incanalata nelle “sculture musicali”, fondate sulla pro- quadri appesi alla parete del ristorante, che ha visto la
pungente insistenza colma di vissuto in porzione matematica. Ma anche in questo caso sono partecipazione di Filippo De Gasperi, da giugno a lu-
quello di un anziano.Il carattere di certi conoscenze che affiorano, un sapere non acquisito da glio, di Giorgio Milani, da luglio ad agosto e di Aldo
volti ritenuti non belli... Uno spettacolo studi musicali, ma scaturito dalla costante ricerca di Pancheri, da settembre a ottobre. Pittura e cucina sono Filippo De Gasperi
invece, affascinante e poetico. E’ questo armonia. L’uno e il tutto, la spiritualità orientale, ma universalmente accettate come forme
Filosofo, 2004, grafite su carta che cerco di catturare e trasmettere. non solo, come mezzo di trasporto che la conduce in d’arte, capaci di allietare il genere uma-
un viaggio senza inizio né fine, poiché le dimensioni no da sempre, due facce della sua anima
raggiunte non conoscono né spazio, né tempo. che lo contraddistinguono da ogni altra
Tiziana Priori forma di vita. Sulla scia di questa consi-
derazione ho dato vita al sodalizio tra
Emersioni due storiche aziende della Galleria Vit-
torio Emanuele II: il Caffè Ristorante
dal profondo Biffi e la Libreria d’Arte Bocca. Un
programma di proposte artistiche che
Cristina Trevellin ha per obiettivo: avvicinare il grande
pubblico della Galleria alla produzione
Nella splendida cornice di Venezia, in concomitanza della 51° dei nostri più rinomati artisti. L’idea ha
Biennale d’Arte, si è conclusa la Mostra “RIFLESSI” pres- riscosso e sta riscuotendo un crescente
so il Londra Palace (riva degli Schiavoni 4171). consenso di pubblico. Nel periodo aprile-maggio è sta-
ta esposta un’opera di Claudio Rotta Loria “Vortice”
Tiziana Priori non rappresenta qualcosa, la sua arte non che gli avventori del locale hanno potuto godere ac-
è simbolica ma essenziale: come se sulla superficie compagnando la visione con le gustose ed esclusive of-
“emergesse” l’essenza della pittura, dove tutto ribolle, ferte culinarie del Biffi. Per chi non le avesse ancora gu-
un istante prima del big-bang, della diversificazione state suggeriamo il famoso ossobuco con risotto alla Giorgio Milani
delle forme, della presa di coscienza che comunque milanese, la cotoletta alla milanese, il sa-
segna lo stacco dall’unità originaria. I colori sono colo- lame d’oca, gli spaghetti alla Biffi, il no-
ri dell’oriente, della vita, del sole. Sono i colori dell’in- dino alla crema di funghi porcini e il
teriorità e della spiritualità. Raggiunti, o meglio, ritro- branzino alle olive. L’inaugurazione del
vati attraverso quella necessità interiore che Kandinsky ciclo di esposizioni denominato “Al
chiama nuova bellezza. Emersione anche di forme Caffè degli Artisti”è avvenuta nel settem-
archetipiche che ci collegano al più importante patri- bre del 2004 con opere di Max Kuatty. Il
monio dell’umanità cioè la memoria collettiva. ciclo è proseguito con opere di Giovanni
Osservando alcuni dipinti di Tiziana affiorano ricordi Sesia, Francesco Chieppa,Walter Valentini,
di incisioni rupestri, di pitture parietali pompeiane; Giancarlo Ossola, Filippo De Gasperi,
quei colori, quei grumi di energia rappresa. Scavando Claudio Rotta Loria, Giorgio Milani e
dentro se stessa, nel suo percorso interiore, l’artista Aldo Pancheri. L’artista Adalberto Borioli
ritrova, quindi fa emergere, tutta una serie di evocazio- sta preparando una grande tela,sui toni del
ni ricollegandosi nel profondo, al concatenarsi di Salita, 2002, acrilico su carta nepalese e ferro grigio,studiata ad hoc per l’iniziativa,ope-
memorie umane. Solo tracce, da inseguire, da decifrare cm 51 x 227 x 22 ra che verrà esposta a dicembre.
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stesure dai toni limpidi e brillanti. L’effetto che le ulti-
Giancarlo Cerri me opere producono è di presentarsi con emozionan-
te varietà, pur nelle affinità di struttura: in genere due
La pittura dipinta piani, verticali, di cui uno nero, interrotti come stacco
da una lingua di colore chiaro; sono quelle che Cerri
Rossana Bossaglia
ha definito “sequenze verticali”; ma lo stupore riguar-
dante nasce dal fatto che, improntate allo stesso princi-
[…] La mostra attuale è una ricapitolazione sistematica pio e allo stesso schema, non c’è n’è una identica all’al-
dell’ultimo periodo della sua attività, che il catalogo tra. Il nero, poi, è una sorta di base, o sfondo, che si trat-
arricchisce testimoniando anche il periodo precedente. ti del buio notturno o di una pesante parete. È su que-
Cerri ha avuto una fase figurativa, non di tipo intimi- sto modulo espressivo che a poco a poco, giunti che si
sta bensì connessa con la realtà storico-ambientale della sia al Duemila, il disegno diventa più mosso e articola-
campagna lombarda: fase di una assai apprezzabile in- to, come a dire più sensitivo, nel momento in cui l’ar-
tensità. Ma l’immagine di sé che oggi ci offre, e nella tista trascura ogni effetto suggestivo per giungere a una
quale particolarmente si riconosce, è quella tradotta in sorta di misteriosa purezza.
un linguaggio astratto, che a poco a poco, senza solu- Così potremmo interpretare le opere che commentano
zione di continuità, è passato da una pennellata pasto- il drammatico evento dell’11 settembre: qui nessun ele-
sa, di concreto spessore, cui potremmo applicare la defi- mento è descrittivo e tuttavia lo schematismo astratto
nizione di informale, a una stesura più asciutta, liscia assume quasi una fisionomia iconografica, mentre il
nella struttura disegnata: qui, se volessimo attenerci a nero e il rosso, colori potenti, possono essere letti come
riferimenti storici, potremmo riconoscere l’impronta espliciti simboli rappresentativi.
della scuola comasca; anche se di geometrismo, nel
senso preciso del termine, per l’opera di Cerri non si
può parlare mai. Questa semplificazione espressiva e sti- Giancarlo Cerri
listica, a essere precisi, è il dato più straordinario che La pittura dipinta
individuiamo nei suoi dipinti (parliamo sempre ormai
di oli su tela) a partire dall’inizio degli anni Novanta. La Civica Galleria d’Arte Moderna
formula disegnativa si è fatta essenziale, procede, di soli-
to, su una struttura verticale; e assistiamo a un privile- Gallarate - Via Milano, 21
gio per il colore nero che in questa produzione costi- dal 2 ottobre al 20 novembre
tuisce il fondamento compositivo, cui si appoggiano Grande Sequenza, 2001, olio su tela, cm 180 x 140
Senza titolo, particolare

Giancarlo Cerri bramenti di un segno o di una forma. In questo senso


l’Astrattismo di Cerri è il più concreto che ci sia, perché
sempre guidato da una ricerca contemporaneamente
Emma Zanella
spaziale, cromatica e lucidamente compositiva.
[…] Il nero ha preso possesso dello spazio, trascorren- Tanto che per Cerri il disegno è la struttura portante di
do da motivo unificatore degli altri colori a motivo ogni opera.“Prima la carta, poi la tela, così è iniziata la
generatore di forme, di rapporti, di unioni e tensioni. mia vicenda artistica — ammette Cerri — c’è modo e
D’altra parte anche la materia cromatica è radicalmen- modo di intendere il disegno; a volte può considerarsi
te mutata: da densa e vibrante è diventata uniforme, come appunto, mentre, quando viene elaborato in
stesa a campiture omogenee, vibrata sì ma con delica- chiave chiaroscurale, può assumere l’aspetto di pittura
tezza di tono e di segno. in bianco e nero, rivelandosi molto utile quale studio
La pittura di Cerri diventa così pittura pura, puro colo- definito per opere che, successivamente, vedranno il
re, unita a un preciso rigore compositivo e a una mate- loro compimento sulle tele con l’ausilio del colore. Al
ria trattenuta dalla scansione spaziale; pittura pura anche di là di queste considerazioni, io prediligo il disegno
quando a motivare le opere sono suggerimenti tratti dal realizzato con pochi, puliti, rapidi tratti: questo, a parer
reale, vuoi il ricordo di un paesaggio, Per amore del pae- mio, è il vero disegno”.
saggio, o di un drammatico momento storico, Grande
sequenza, 2001. Anche in questi casi il motivo genera- Giancarlo Cerri
tore viene sublimato dalla composizione formale, dal-
l’alternanza di luci e di ombre, dalla potenza della scel- Disegni
ta cromatica. La quale si muove ormai quasi sempre in
una struttura a dittico, orizzontale e verticale, nella
SpazioBoccainGalleria
quale il nero è controcanto di una luce ampia e tesissi- dall’11 al 31 gennaio 2006
ma e lo spazio è articolato con precisione ma anche,
vale la pena sottolinearlo, con la capacità di lasciare
campo alle improvvisazioni, alle deviazioni, agli slab- Per amore del paesaggio, 2000, olio su tela, cm 130 x 150

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Luca Zampetti
Miami Crime
Antonio Di Gaspero

La gallerista Rossella Izzo, puntuale nel “sor- tico di Maurizio Sciaccaluga, per l’occasione nei panni
prendere” i visitatori, ha presentato la dell’Investigatore Shak, catalogo, che sin dalla sua coper-
Personale MIAMI CRIME di Luca tina, ispirata alle “famose” dei Gialli Mondadori, intro-
Zampetti, affermato artista marchigiano, pre- duce alla raffinata “ludicità” della mostra di Zampetti.
La fine di Robert quel sente quest’anno alla 51esima Biennale di Venezia. In questa storia, che si conclude senza vere vittime e con
mattino del 4 luglio, Una serie di dodici opere, lavorate con grafite e pittu- una “fuga di libertà”, il colpevole è, come in ogni “gial-
2005, grafite ed encausto ra ad encausto, racconta una storia intrigante,“una rapi- lo” che si rispetti, il più insospettabile! Dopo una perso-
su tavola, cm 110 x 90
na” a Miami: artistici fotogrammi “cinematografici” nale indagine, posso senza ombra di dubbio asserire che
che in ordinata sequenza, illustrano l’immaginaria sto- l’Omicida è lo stesso autore Luca Zampetti, nel suo caso,
ria di un “giallo” dai tratti lievemente “noir”, ideale sce- reo di aver ucciso la “banalità”, imperante dilagante
neggiatura visiva per un corto d’autore. padrona, di quasi tutta l’Arte Contemporanea.
Le opere di Zampetti, regalano realistiche immagini di
personaggi diversi, scenograficamente inclusi in
ambientazioni metropolitane, nello specifico in una
Miami dai tratti indistinti. Il bianco-nero, anzi il bian- Ritratto, Pastello su carta, 2004
co-grigio della grafite, enfatizza la durezza del “vivere
quotidiano” dei suoi “attori” e delle sue “comparse”,
rapportabile al sopravvivere degli abitanti di una qual-
siasi grande città. A spezzare l’inquietudine dettata dai
Chiara Cerati
Mario Donizetti
tratti nervosi dei suoi protagonisti, ogni opera ha una
porzione di campo intrisa di unico colore, geometrica
macchia, che suggerisce precisi indizi per una più Le prime fotografie erano chiamate “impressioni” e
attenta lettura della situazione raffigurata, una vera alcuni artisti credettero di utilizzare le impressioni sosti-
scannerizzazione dei personaggi, dando con il cromati- tuendole al disegno e si vollero chiamare impressioni-
smo usato, spessore alla già grande “forza” delle imma- sti. Da allora la fotografia è entrata a far parte del
gini, un’ulteriore specificazione del carattere degli stes- mondo dell’arte. Questo aspetto del modernismo,
si, una profonda corrispondenza con le loro “Anime”. secondario ai contenuti, è stato, per la critica, di impor-
Come non notare il rosso-sangue di “La fine di Robert tanza primaria. La realtà doveva essere il più possibile
quel mattino del 4 luglio” o il viola-presagio di “E intanto lei ridotta all’istante temporale e in questo la fotografia è
si allenava a colpirlo”. Un’unica opera “Per l’F.B.I. erano insuperabile.Tutto sta a vedere se è vero che la realtà si
loro i sospettati”, non ha l’ausilio monocromo e raffigu- riduce all’istante dello scatto fotografico. In ogni modo
E intanto lei si allenava ra quattro ritratti ancor più decisi degli altri, visi che utilizzando l’impressione, Chiara Cerati traduce la
a colpirlo, 2005 parlano di strade, miserie, solitudini, violenza, fin trop- realtà in valore atemporale e non solo istantaneo.
grafite ed encausto po palesi nel rappresentare Anime senza colore. Il thril- La qualità pittorica, inoltre, è di primo livello.
su tavola, cm 70 x 80 ler è ben spiegato, in catalogo, da un delizioso testo cri- Complimenti e auguri.

Gianmaria Giannetti Copertina catalogo Bocca

Arte dell’estremo trare nel foglio e chiedere di far parte di quell’angolo di


paradiso. Calando, poi, lo sguardo lungo il collo, fino ai
seni, grandi e pieni, larghi e sodi, delineati da un accen-
Jacqueline Quehen
no di collana di perle, e giù, solo un poco più giù, lungo
il morbido ventre, fino all’incrocio delle gambe, spalan-
Lo specchio si è rotto nel
Gianmaria Giannetti non ama la mediocrità. La sua cate e inguainate da calze rette da un reggicalze merlet-
mio numero 1, 2005 opera è l’opera dell’eccesso. Formati immensi e lavo- tato, in tono con la collana, avverti una vibrazione che
olio e carta su tela ri piccoli costellavono la mostra che gli ha dedicato mette contemporaneamente in relazione cervello e sto-
cm 150 x 200 la Camera di Commercio Italiana di Nizza, conclu- maco. Nonostante gran parte dell’opinione corrente ri-
sasi del mese di maggio del tenga non necessaria la capacità di saper disegnare, per
2005. “Un cerchio c’era una essere artista, è mia convinzione che senza disegno, un
volta” ecco il titolo e la temati- ottimo disegno, l’opera sia come una costruzione in ce-
ca della mostra: “Quando avrò mento armato, senza l’anima di ferro, destinata col tem-
compiuto un cerchio perfetto, po a sgretolarsi e perda quindi la peculiarità di resistere
dice l’artista ironicamente, pas- alla critica che muta come il tempo e con il tempo.
serò a fare qualche altra cosa”, Questa mostra, seconda di un ciclo che conta nuove a-
inscrivendosi nella linea di un desioni, ciclo sempre e solo dedicato al tema da me pre-
Giotto o di un Vedova, che ha ferito, quello del corpo femminile, a parte un disegno
destrutturato il concetto di cer- acquistato da Anna Ludovica Modena e un acquerello
chio. L’artista sembra privilegia- Luca Vernizzi ritirato da Franco Colnaghi, per il suo pregevole contri-
re l’arte sacra e Jean-Michel
Basquiat, ambizione che si arti-
cola su una ricerca di purezza, di
Nude buto alla resa delle immagini del catalogo, non ha sorti-
to alcun effetto, se non quello di riservare al sottoscritto
Giacomo Lodetti il piacere di accogliere nella propria collezione tutte le
messa in luce di una verità, opere invendute.
quella dell’artista. Doppio nudo femminile, 1996
Opera magnetizzante quella di La quarta di copertina del catalogo della mostra tecnica mista su carta
Gianmaria Giannetti, punto d’equilibrio nell’eccesso, “Nude”, 38 opere, tra disegni ed acquerelli, di Luca
Mondogiraintornoame
nel contrasto dei colori e dei materiali. Vernizzi, testo di Carlo Ghielmetti, tenutasi alla Boc-
2005 Legno, plastica, lavori in rilievo che invitano a esse- ca dal 26 giugno al 13 luglio del 2004, è la dimostra-
tecnica mista su tela re toccati, assemblaggi inaspettati che dicono una zione di come con pochi segni di matita e qualche
cm 150 x 160 volontà più o meno assunta di un ritorno a una tocco di acquerello, un Artista con la A maiuscola, do-
armonia essenziale. Poeta, l’ar- tato di naturale abilità nel disegno, possa rappresenta-
tista è autore di, Escatologia di re e comunicare, ad un tempo, le vibrazioni che susci-
una piuma, di cui la sua opera tano un erotismo raffinato e una lirica sensualità. L’o-
plastica è intrisa. Gianmaria pera di cui parlo, Doppio nudo femminile. Studio per l’8°
Giannetti combina un’ispira- pannello, una grafite, matite colorate, acquerello e pa-
zione vicina all’Art Brut, una stelli a cera, del 1996, che qui riproduco, è il trionfo
vitalità giovanile come una dell’essenza: una donna, nuda giustappunto, accenna-
radiografia dell’inconscio con ta nella sua interezza, sdraiata su di un accenno di let-
una tecnica molto elaborata to, s’intuisce un cuscino, alla sua destra un’altra figura
derivata da influssi di alcuni femminile, in secondo piano, come in dissolvenza,
artisti e riposante su una rifles- anch’ella nuda, le sta coricata al fianco, nell’atto di vo-
sione filosofica complessa. lerla accarezzare. Il volto della figura principale, appe-
Nell’infinito del suo “cerchio” na accennato, in parte coperto da un accenno di capi-
l’artista si muove con una gran gliatura nera è in estasi. Del volto s’intravedono un
libertà offrendo un’opera forte, accenno di occhio e uno di bocca, sensuale, labbra
sorprendente ed émouvante. In carnose, rosse, potevano essere di diverso colore? E
particolare con i Pink Memory, l’insieme dei particolari, l’angolo di visione dei corpi
lavori realizzati su scritti o su femminili, i toni e le luci dell’acquerello, sussurrano
libri del nonno. Da scoprire. una invitante disponibilità della coppia.Vorresti en-
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Sul filo dell’arte a cura di Stefano Soddu
arte contemporanea
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Amore… Arte… le priorità del mio essere persona.


Aria come libertà. Amore come appartenenza. Arte
come pensiero. Arte prioritaria è: frammenti di imma-
gini in parole. (Marina Falco, artista)

Arte come fenomeno di costume o come scelta di


“Arte Prioritaria” è un’idea di Gabriella Brembati. Il logo è stato realizzato da Danilo Premoli
valori? Io mi nutro d’arte, respiro l’arte, tocco l’arte.
Essa è per me la sintesi della percezione più fine della
Arte Prioritaria, ovvero priorità dell’arte, è un’idea I poeti sono sogni / che si infrangono. Armato di sensibilità umana rispetto allo stesso oggetto: la vita.
forte a supporto della libertà di pensiero atta a inci- cemento / a che pensi / mentre immobili stelle / ti fis- (Paola Grappiolo, gallerista)
dere nella coscienza e conoscenza collettiva. È un sano? (Ruggero Maggi, artista)
concetto che va rafforzato con la partecipazione Mistero Ricerca Senso. (Paolo Barlusconi, artista)
attiva degli artisti e di chi tenga a cuore le sorti del- Il lavoro è importante per la mia vita, l’arte ne dà il
l’arte. Per tale ragione chiediamo soprattutto a que- senso. (Adriano Pasquali, artista) strada + street + avenida + rua + strasse = villaggio
sti di esprimere un proprio pensiero sull’argomen- globale. (Giovanni Gurioli, artista)
to. Desideriamo che sorga un movimento di idee Prima di tutto. Oltre il resto. Desiderio senza destinata-
che, raccolte, formino un documento in progress. rio e francobollo. (Gabriella Kuruvilla, artista) Certe volte, in spazi angusti e tempi limitati, mi conce-
E-mail: bazart.scoglioquarto@tscali.it do un lungo riposo.Vagabondando fra i sogni, un “emi-
Minime finestre per la mente si affacciano nel mare sfero lucido” mi ricorda che l’arte è prioritaria.
... segue dal numero precedente dell’arte, certe di aprirsi all’infinito orizzonte della (Antonezio Frau, artista)
conoscenza. (Antonio Pizzolante, artista)
L’arte prioritaria è una ovvietà. L’Arte è prioritaria nel- Vivere l’arte è prioritaria risposta a chi ne parla.
l’animo, esprime i sentimenti e le sensazioni di tutti Priority Art? No at all,Art’s priority! (Claudio Nicolini, artista)
noi. È una priorità per tutti. Bravi ad averlo esplicitato. (Nicoletta Frigerio, artista)
Grazie. (Renato Manhaimer, ricercatore di opinioni)
Amore primordiale, l’arte prioritaria. (Luis Sessa, artista)
Ti invio ciò che ho visto… arriveranno… tutte le stel-
le del mio cielo… (Carla Crosio, artista) Il nutrimento che deriva dall’arte, serve a non perdere
il contatto con la natura. Osservazione e Meditazione
Nell’urgenza dei nostri tempi l’Arte può ritornare, è ciò che chiarifica la nostra conoscenza e arricchisce
deve ritornare, ad essere l’istanza più nobile del comu- la nostra coscienza. Dare spazio all’intuizione per com-
nicare dell’uomo. L’occhio attento è più profondo sulla prenderne la poesia. (Cristiano Plicato, artista)
storia e il futuro dell’umano divenire. La priorità è la
sua qualificazione. (Matteo Galbiati, critico d’arte) L’artista per sua natura intreccia il passato — inteso
come conoscenza storica; quindi connessione con tutte
Arte prioritaria è forma d’espressione urgente; un pen- le culture per avviare nuovi itinerari — genera
siero che deve necessariamente uscire allo scoperto e il presente, e medita visioni avveniristiche. La priorità
tradursi in immagine. Sia esso rivolto agli altri, o rifles- nell’ arte ? quella spirituale è cosa necessaria, è come
sione sul proprio mondo poetico, questo messaggio una percezione che prende forma, ed ogni osservazio-
sarà un frammento di vita depositato nelle mani e negli ne personale è un modo di essere.
occhi di chi vorrà accoglierlo. (Giovanni Cerri, artista) (Sergio Sansevrino, artista)

Con l’arte non si mangia, ma ci nutre. Essenziale VITA - Essenziale MORTE


(Bruna Aprea, artista) Essenziale PACE - Essenziale FAME
Prioritaria ARTE. (Pino Lia, artista)
In arte non è importante cosa produci, crei o inventi.
Pochi capiranno cosa stai facendo. È importante invece Coscienza, Conoscenza e Consapevolezza sono l’es-
non prendere in giro se stessi e chi crede in quello che senza portante e trainante dell’Arte, unica testimone
fai. (Marrani, artista) reale, in qualsivoglia forma di manifesti, del Tempo in Arte è un linguaggio universale. (Petrit Kossilaj, artista)
cui si vive. (Angelo de Boni, artista)
Arte che pensa RAPIDA-MENTE.
domanda surreale Con la priorità, diretta arriverà?! Un mittente? Un de- (Laura Pitcheider, artista)
stinatario? Ogni opera ha il suo orario! Urgente, ne-
Può l’arte cessaria! È arte prioritaria? Se arriva con l’espresso, chie- L’arte è come “u letto se non dormi te reposi”.
(Emily Joe, artista)
do a me, la prendo col caffè?! (Oreste Sabadin, artista)
lenire il dolore?
Arte prioritaria sì, ma con calma. (Maria Mesch, artista) Fare pane è arte, mangiarlo politica.
risponde (Malek Pansera, artista)
Le tre A Aria… Amore… Arte… le priorità del mio
Evelina Schatz essere persona. Aria come libertà. Amore come appar- È arte se è parte di noi, partecipe di sensazioni. Oggi e
tenenza. Arte come pensiero. (topylabrys, artista) sempre solo arte. (Margherita Fortuna, artista)

Segni e colori affiorano emozionati per vivere nel Ahh..la vita, che bel sogno. (Simona Severo, artista)
silenzio. (Adalberto Borioli, artista)
L’unica differenza tra l’uomo e l’animale non è l’intel-
Dentro il mio corpo oscuro asimmetriche emozioni ligenza, è l’arte. (Roberto Caramman)
vanno e vengono tracciando armoniose risonanze
colorate. (Roberto Origgi, artista) Arte è sperimentazione eclettica dei materiali e delle
tecniche, come evoluzione del concetto di essere figli
ARTE PRIORITARIA, La velocità che inventa Amo del proprio tempo. (Giuliana Galli, critico d’arte)
l’arte / quando ferisce / dolcemente. Amo l’arte / da
succhiare / nei posti più nascosti Dove i sogni Si Sembra il massimo del superfluo. Si dice: senza arte si
incontrano / con il destino. può vivere, senza lavoro e senza cibo no. Eppure l’arte
(Alberto Casiraghy, poeta, artista, editore) è il cibo dell’anima e senza di essa la vita non avrebbe
senso. (Mimma Pasqua, critico d’arte)
Per far diventare l’arte prioritaria, occorrerebbe cari- Segue sul prossimo numero
carla di valore morale che essa invece non ha e non può
avere essendo, per definizione, volta a creare valore Collana “ARTE PRIORITARIA” Anno 2005
estetico, quindi amorale. L’arte può favorire priorità Ed. Bazart&Scoglio di Quarto - Edizioni numerate
solo se utilizzata come mezzo, come strumento per
scopi di altro valore, non ultimo: di valore morale. B. Aprea - P. Barrile - A. Borioli - A. Casiraghy - G. Cerri
“Priorità dell’Arte. (Lucio Perna, artista) F. Colnaghi - C. Crosio - M. De Maria - M. Falco - R. Forino
G. Fra - N. Frigerio - G. Gurioli - G. Kuruvilla - A. Lambardi
M. Marra - E. Moschetti - O. Alvaro - R. Origgi - A. Pasquali
Arte Prioritaria. Divertimento.
G. Pavanello - L. Pescador - L. Pitscheider - A. Pizzolante
(Paolo Barrile, artista)
C. Plicato - D. Premoli - A. Prota Giurleo - G. Rubino
S. Sansevrino - L. Sessa - S. Soddu - A. Spinelli - A. Verdirame
Dedicata a Stefano Soddu Arte prioritaria, priorità della mente, del pensiero, del- E. Zanon
per l’edizione “Arte Prioritaria” l’idea. Intuizione. (Gabriella Brembati, gallerista)
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dimensione; non potevo parlar loro, né loro a me eppu-
Matteo Nannini re palpitavo della loro vita. Come ha saputo fare que-

Humana Fragilitas sto, Matteo Nannini, non so! Credo dipenda dalla sua
tracotante umanità di venticinquenne di corpo e alme-
no cinquantenne di mente. Nannini sembra essere un
Sofia Biscaccianti
bambino/anziano o un anziano/bambino, d’una spiri-
tualità latente, non del tutto consapevole, ma certa-
Matteo Nannini non giudica! L’ho capito quando, mente intuita in attesa paziente della sua epifania.
davanti ad un nutrito gruppo di suoi ritratti, ho prova- Matteo gode di un talento raro, affinato da una dedi-
to una sensazione strana: volti con inquadrature strette, zione al mestiere della pittura costante, da una volontà
mezzi busti, figure intere; persone comuni intente alle di apprendimento e crescita mai pago. La sua ricerca
proprie occupazioni, preoccupate dei propri pensieri; tecnica, attraverso il confronto costruttivo e personalis-
donne e uomini solitari, raramente in gruppi e tuttavia simo con i maestri dell’arte, ha fatto sì che in lui il
il sentimento che ne scaturiva era sempre, comunque tempo dell’apprendistato divenisse veloce, vorace, feb-
solitudine. Per qualche attimo, mi sono sentita, davanti brile. Lui ha bruciato molte tappe, capace di condensa-
a tanta umanità, non umana! M’è parso d’esser divenu- re in tempi relativamente brevi e mai pazienti un sape-
ta un “angelo”, non un Cherubino d’alte gerarchie re tecnico che avrebbe richiesto molti più anni. Ribera,
Roberto, 2004, olio su tela celesti, ma uno di quei silenziosi custodi che in alcuni Rembrandt e il ’600 tutto sono fin qui i paradigmi
Elena, 2005, olio su tela cm 100 x 120
cm 120 x 100 momenti della vita si ha la sensazione d’aver dietro la della sua concezione pittorica, tuttavia “rimasticata” e
schiena a guardare il nostro cam- “digerita” dalla sensibilità di un giovane artista che vive moderna tecnologia mette a disposizione, creando così
mino, a sorreggere le spalle, a rad- a pieno il suo tempo. Il suo tempo è l’oggi, come d’og- una particolarissima “ricetta” sospesa fra la tradizione e
drizzare la via. Davanti a una tale gi la sua sintesi grafica, i soggetti e il modus operandi. Le il mondo attuale. Questa promiscuità credo sia la chia-
palpitante umanità dipinta, invece inquadrature ammiccano, da un lato, alla fotografia, dal- ve di volta del suo lavoro: lo è nella tecnica, lo è nella
di riuscire a farne parte ne sono l’altro alla tradizione e non disdegnano tagli spaziali poetica, laddove sceglie il dipingere. Nannini, vive la
stata esclusa, straniata come com- volutamente sbilanciati come fermi-immagine di un pittura con totale partecipazione: dipinge per respirare,
mossa spettatrice, invidiosa di film girato all’insaputa degli attori.Attori “assoldati” tra respira per dipingere ed è capace con simultaneo para-
tanta vita nel bene e nel male. la gente del vivere quotidiano, descritti con pastose cro- dosso di deporre i pennelli a tempo indeterminato,
Esseri umani, con tutte le loro mie; il colore è denso, sicuro il tratto; il fondo sempre come se più non gli
debolezze, le malinconie, le scon- cupo, terroso su cui si accendono, a forte contrasto importasse, per aderire a
fitte, i dolori. I volti di alcuni campiture luminose e poche lumeggiature per descri- quella vita che costante-
erano arresi, altri perduti in chissà vere fisionomie che paiono staccarsi dal buio diffuso mente descrive, per cam-
quali pensieri, alcuni affaccendati; come carnosi bassorilievi. Ridottissima la tavolozza: minare nelle scarpe dei
chi sembrava guardarsi dentro, chi dieci/dodici colori e niente più, sporcati, per effetto suoi soggetti così terreni,
fuori dalla tela, lontano, ma nessu- atmosferico, da velature e sfregazzi, talvolta “schizzi” o così umani, così densi di
no incrociava il mio sguardo, nes- dripping che offuscano il dettaglio; …e di nuovo le carne. Matteo vive con
suno guardava “fuori” verso il “paste”, strato su strato, di tale corposa presenza da loro un’identità, fiero
“pubblico” e se succedeva, comun- potersi leggere con i polpastrelli. Tuttavia la realtà di delle sue/nostre debo-
que non si vedeva. Il quadro… Matteo non è mai realistica, ma soggettivissima e sem- lezze, della sua carne, con
limite invalicabile del loro pre filtrata da un orizzonte poetico costruito sulla sto- tutti i limiti a noi uomi-
mondo, così straordinariamente ria dell’arte. Cura personalmente l’intelaiatura e l’im- ni assegnati o, se volete, Fernanda, 2004, olio su tela
terreno, senza dialogo con la mia primitura alla maniera antica, con materiali, però, che la da noi stessi scelti. applicata su tavola, cm 35 x 40

Marcus Parisini
Dagli occhi all’anima del lupo
Roberto Tabozzi

Piemonte. Animali selvatici popo-


lano i disegni di Marcus Parisini,
dagli occhi”, dice. Siano di un’aquila, di un lupo, di
uno stambecco, di una volpe. Gli occhi, per lui,
Leo-Nilde Carabba
giovane e già affermato pittore nutrono i sentimenti e la mente, gli fanno capire la Sara Verderi
capace di coglierne gli stati d’ani- bellezza di un campo di fieno, l’armonia di un bosco
mo dal loro sguardo. Ti guarda di faggi nella nebbia autunnale, l’anima degli anima- Il ristorante NAMELESS, alta cucina creativa, diretto da
con i suoi occhi chiari, vivi, mentre li. Lui, pittore naturalista (ha lavorato per Airone e per Cristina, inaugura con Leo-Nilde Carabba una serie di
parla di natura, di animali, di vita nei Bell’Italia), sa che gli animali non posano, non fingo- mostre in collaborazione con la Libreria Bocca.
boschi, di religione, di pittura, di lette- no, sono e basta. Cerca allora di esprimere, se così si
ratura. A 38 anni, Marcus Parisini può può dire, il loro stato d’animo. Stranamente questa “Questa mostra a prima vista appare molto poliedrica!”
dirsi, con una brutta parola, realizzato. sensazione di verità si prova anche guardando i suoi Si, in effetti è una celebrazione dell’intensità dell’anno tra-
Possiede una casa costruita con le sue mani disegni, fatti in genere con la biro:“Così sono obbli- scorso. Presento due, Città Magiche, della serie che ho fatto
a 1.300 metri di altezza in una valle del gato a non sbagliare”. Chi cerca l’anima negli anima- per Costa Magica, l’ultima ammiraglia di Costa Crociere.
Cuneese, ha una famiglia (moglie, tre figli), i li la cerca anche in se stesso. Parisini legge di tutto, da Mi avevano ordinato ventisei quadri ed io, presa dall’entu-
suoi disegni naturalistici hanno successo, ha Gandhi a Hermann Hesse, da Tolstoj a Konrad siasmo,ne ho realizzati due in più,che,quindi,possono esse-
appena pubblicato un libro “Creature di Dio”, in Lorenz, in pittura mette al disopra di tutti re esposti in questa mostra.Ci sono,inoltre,alcuni pezzi,stel-
cui a racchiuso il suo credo di uomo moderno, che Michelangelo, poi Schiele, Vespignani, Friedrich. lari, provenienti dalla personale di Schönecken, in cui il filo
vive da indipendente e fa quello che gli piace. È riu- Nella vita quotidiana il suo maestro è stato Pierin, un conduttore proposto dal Ministero per le attività culturali
scito nella difficile equazione di far coincidere le valligiano settantenne che sa fare di tutto. La sua tedesco era l’arte e la scienza. Presentavo tele “cosmiche” a
ambizioni con i risultati. Non è stato per niente faci- anima la coltiva con André, un buddista che vive lì simbolo del ponte universale tra uomo e universo,tra la sco-
le. È nato a Genova, madre tedesca padre italiano, vicino, e con Maria Luisa, una monaca cattolica di perta di nuovi mondi astronomici e,parallelamente,l’avvici-
idee chiare fin da piccolo. Liceo artistico, un anno e grande spiritualità. Uno strano cocktail di persone, narsi di ogni persona alla propria interiorità.
mezzo a studiare architettura a Firenze, un anno a di idee, di arte, di fede. Una favola? No, una realtà. “E il riferimento alle mappe di mare e di terra cosa significa?”
Brera a Milano. L’accademia non Il nome Nameless mi ha fatto subito pensare ad Ulisse e
Lupo nella neve, 2003 gli bastava, perdeva il suo tempo, quindi espongo un pezzo del 1984, periodo in cui vivevo
Penna a sfera acquerello sapeva già disegnare, in genere ani- ed operavo in California, che s’intitola, L’inferno del piacere
e guazzo mali, vendeva anche i suoi quadret- o Ulisse tentato dalle Sirene, ed, inoltre, sempre ispirandomi
ti in piazza del Duomo, ma voleva ai viaggi dell’eroe mitologico, ho proposto delle vere e
respirare un’altra aria. Ha lasciato proprie mappe di mare e di terra. Nel mio percorso arti-
tutto e in autostop ha girato la stico, in realtà, ho spesso lavorato con le mappe, non solo
Toscana, il Piemonte, la Liguria alla quelle che conducono in mondi topografici, ma anche
ricerca del luogo ideale in cui vive- quelle che conducono nei mondi del mito e del sogno.
re. L’ha trovato nell’88 in Val Grana, L’arte di Leo-Nilde Carabba spazia tra cielo, terra, mare e cosmo,
una trentina di chilometri da a simbolo di una libertà intrinseca allo spirito umano, esplorata sì
Cuneo. C’era un rustico semidiroc- da personaggi mitici,ma anche dalla capacità di ogni singolo uomo.
cato e un cartello “in vendita”. La sua pittorica, fondata su oltre quarant’anni d’incessante lavoro
“Sembrava che mi aspettasse”, dice e creatività, oscilla magistralmente tra emozione e consapevolezza,
ridendo e, grazie all’eredità del ordine e caos,macrocosmo e microcosmo,vividi colori e bianco e nero,
nonno, l’ha comprato. Per cinque in uno spartito eclettico e poliedrico che fa vivere di vita propria una
anni ha vissuto da eremita, senza tecnica già trascesa.
elettricità, l’acqua da prendere alla
fonte. Ha fatto il muratore, il pasto- Ristorante Nameless
re, il tempo libero lo passava nella Martedì 04 ottobre dalle ore 18,00 alle 19,30
natura a disegnare. Ora la strada fino al 31 ottobre 2005
Galli forcelli, 2005 asfaltata arriva fino a lì, ha anche il Trattamento speciale per la cena - prenotare al 02.4814677
matite colorate telefono. “Quando disegno parto Via Monte Bianco, 2/A - Milano
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Patrizia Masserini di sontuosa nudità, specialmente femminili (Esilio,Ten-
sione) e di colta impostazione anatomica, vengono so-
vente investiti da sgorbiature, straziati da negazioni se-
Giovanni Serafini
gniche veementi a sottolinearne la precarietà e l’inutile
bellezza, mentre i volti vengono sfumati od elusi per
che sofferenza questo mondo occultarne il presagio di decomposizione. Ancora per-
anche quando fioriscono i fiori vicacia del male e inutile rabbia ne, Le donne lungo la
e nonostante i fiori Valassina, le mani contorte, scottate dalla vampa amara e
haïku ostile dei copertoni bruciati – esca notturna e rozza di-
fesa dal gelo – con riverberi di fuoco sui corpi già arsi
Il senso di sgomento che proviamo per questa umanità dentro dal brutale sopruso degli uomini. C’è forse uno
col suo brulicante carico di giulivi morti viventi ci fa scatto, una ripresa di coscienza della potenza del fem-
oscillare tra rabbia e pietà. La visione del mondo del- minino, capace di generare, di regalare illusioni di eter-
l’interessante pittrice bergamasca Patrizia Masserini nità al genere umano, in Volare. Con braccia spalancate
propende piuttosto per la seconda. Nudi maschili con nel buio, nero uccello femmineo dalle ampie ali spiega-
mani serrate dietro la nuca, nella tensione di Calvario, te, irrompe imponente un nudo di donna in un’orgia
arrancano in fila, a dispetto o forse a sfida della giovi- di rossi e turgore di seni, il ventre prominente perfetto
nezza e della vigoria dei corpi, verso un inevitabile con l’incavo stregato dell’ombelico e la concupiscente
Golgota, sacrificali lottatori predestinati nell’impari ga- pennellata scura del pube, travolgente dea pronta a ra-
ra con la morte. In, Vai, olio giocato su cupe tonalità pirci in un volo d’amore. Ma nelle allucinatorie se-
bluastre in cui balena l’oro sinistro di una falce, si palesa quenze di, Tutti in fila, e, Lista d’attesa, ove la reiterata ti-
un senso di divina aberrante istigazione al mietitore di tolazione già manifesta il pressante richiamo alla con-
vite a procedere nel suo cieco sterminio. Nell’impres- danna, ritorna il memento mori che indifferente e
sionante, Crocifissione, del 2001, in cui Patrizia Masseri- maligno ci sospinge in colonna al mattatoio incomben-
ni ottiene un culmine di pathos nella precipite postura te, con l’enigma di un breve e fosco futuro. Altri la- nuova. Con l’asfissia di un’edilizia volgare e l’ansia con- Nudo disteso, 2002
di un Cristo cadavere, spoglia esangue e rattratta come vori,Senza fine,Sempre uguale, Moduli continui, ci ricondu- fusa della fretta di andare, addensate in tonalità arancio- olio su tela
appesa a un gancio di macello, aleggia il livido sconfor- cono all’ossessivo pulsare del tempo ed alla follia di una brune di tramonti spossati e di sporchi riflessi di un so- cm 100 x 100
to della vittoria del male. Cioran chiederebbe nella tua specie raziocinante che si riproduce con monotona ot- le ossidato. La nostra passione si concentra tuttavia sulle
anima c’era un canto: chi lo ha ucciso? Il canto di Pa- tusità, quasi inconsapevole del ben noto destino. Se tutti figure e si fissa sulla rigida tricromia giallo-verde-nero
trizia Masserini è stato interrotto da mani d’ombra che pensassimo prima....Avvenenti figure in primo piano si in cui è immerso supino e torto in splendido rilassa-
le hanno rapito un affetto inerme ed immenso. Una sdoppiano in molteplici copie come riflesse in contrap- mento prospettico il nudo di donna de, Il corpo, la cui
sensazione di abbandono, di essere dimenticati da un posizione di specchi, scorrendo sull’impassibile scena femminilità carnale irrorata di cromie stralunate riac-
dio distratto e malevolo, l’ha forse sfiorata. Ma convin- del mondo per dissolversi poco lontano in un polverio cende l’entusiasmo per la bellezza. Non meno radicato
zioni tenaci, la risorsa di un lavoro creativo ed intenso e sbiadito che si perde nel nulla del tempo. negli occhi della memoria, Nudo disteso, altra opera di
vicinanza di affetti l’hanno riconquistata all’arte e quin- L’ampia gamma cromatica è originale, provocatrice a forte emozione di Patrizia Masserini, che espone una
di alla vita. L’assillo della corporeità, così fragile e fuga- volte insolente con mistificanti gialli, verdi sfacciati, giovane donna ignuda adagiata su un tavolo operatorio.
ce, è divenuto tuttavia cardinale nella sua significante sepolcrali violetti, tonalità di lilla e di malva, il venta- O su un gelido marmo di obitorio. Le gambe divarica-
pittura che si è dedicata a tre prevalenti tematiche: figu- glio dei rossi, azzurri guizzanti e deliranti oltremare, de- te in abbandono. Il sesso indifeso, oscuro come il miste-
ra, paesaggi silvani, racconti metropolitani. I suoi corpi, terminando stranianti impressioni di vuoto e silenzio, ro della vita che da quella magica tenebra erompe in un
eleganti pienezze di corpi, bagliori in fuga, deflagranti fiore di sangue, perentorio nella sua magnifica oscenità Luci, 1999
tramonti, inserendo invenzioni di effetto con segmenti che intimorisce l’uomo e, irresistibile, lo attira per in- olio su tela
roventi, graffi di luce, tracce di lucciole, scìe di lapilli e goiarlo. O corpo reso inutile nell’irrealtà della morte, cm 70 x 100
impazzite faville. Curiose e adescanti le rarefazioni bo- sangue annerito che si è fermato, indecifrabile dramma
reali, Verso sera, su tappeti di neve e licheni con strani nella quiete di un indaco violetto che invade l’aria co-
aggressivi lucori che rimbalzano contro il nero degli al- me un veleno, vincendo residui sfinimenti di azzurro,
beri investendoci in pieno o che improvvisamente precipitandoci alfine annientati nel più inestricabile ar-
quietati riverberano allarmanti riflessi su immobili ac- cano dell’anima.
que rosate. E luminosità apocalittiche e vette abbaci- La profonda pittura di Patrizia Masserini porge l’amaro
nanti che appena dissimulano la vertigine dei precipizi, miele del vivere alla riflessione di un’umanità tormen-
Nascosto nell’immenso. tata, abbarbicata a una roteante astronave bianca di nu-
Più recenti le crepuscolari vedute metropolitane, con vole, scagliata tra spopolate galassie ove grida, implora-
cieli bassi soffocati da raggi furibondi di squallore e di zioni, risa, lamenti si perdono riconfondendosi in que-
caos in cui si annida lo smarrimento di una solitudine sto interminabile gioco di acqua di terra e di sangue.

che racconta di un’umanità ai


Andrea Cereda margini, di esistenze che sem-
brano uscite da una pellicola
La materia Uomo cinematografica e che di un
film conservano quel vago sa-
Simona Bartolena
pore romantico che lascia spe-
rare, fino in fondo, nel lieto fi-
Anche Muhammad Alì, prima di diventare il pugile che ture di colore che già ne. Cereda è un abile narratore,
tutti conoscono, era una persona qualunque, in lotta giocavano un ruolo che sa come catturare l’atten-
con la difficoltà del quotidiano, come, Mario, perduto da protagonista nelle zione dello spettatore e come
nel suo dubbio, o tutte le altre, ordinary people, che po- sue tele - che da quel- mostrargli, senza pietismi o fa-
polano le tele di Andrea Cereda, un artista sensibile e lo concettuale. Come cili sentimentalismi, le speran-
attento alla realtà che lo circonda, fine osservatore del- non leggere in queste ze, le paure, la voglia di riscatto
l’animo umano, nei suoi molteplici aspetti. Già le opere composizioni astratte di chi tutti i giorni lotta per so-
su tela degli esordi, per lo più ritratti e nudi, tradiscono il racconto di esisten- pravvivere. Simbolo di questa
le due grandi passioni di Cereda: la figura umana e la ze diverse, un’indagi- realtà è il pugile: l’uomo dei
sperimentazione tecnica. Due questioni, queste, che ne sulla difficoltà del bassifondi che si afferma grazie
fanno da filo conduttore ad una produzione eterogenea vivere (e del convive- alla propria forza, ma anche alla
eppure assai coerente, che non ha paura a rimettersi in re), del faticoso tenta- propria costanza e determina-
discussione, cercando nuove strade. tivo che ciascuno di zione. Ed ecco Muhammad Alì,
Il passaggio dalle prime opere su tela alla creazione di noi compie, giorno la cui possente figura si staglia
oggetti tridimensio- per giorno, nel rela- orgogliosa sul proprio nome
nali avviene con la zionarsi con il prossi- scritto a caratteri cubitali, come in un manifesto pub- Muhammad Alì, 2004
serie delle, Conviven- mo, nell’affrontare più blicitario, a dimostrarci che si può vincere, che qualcu- Tecnica mista su tela
ze: pezzi di legno di o meno felici e solide no “ce la fa”. Lo accompagna un’umanità varia, pesca- cm 150 x 100
differente natura e relazioni? Dall’unione, seppur faticosa e talvolta innatu- ta dalla strada, ritratta, con la consueta sensibilità ma al
provenienza assem- rale, delle Convivenze si passa alla chiusura in se stessi contempo con un realismo impietoso, da Cereda nel
blati con l’ausilio di delle Erosioni, traduzione in metallo della serie prece- suo nuovo lavoro, dal titolo assai significativo, Ordinary
chiodi, corde, cucitu- dente. Ancora una volta la materia si fa interprete dei people, nel quale, ancora una volta, egli gioca con la ma-
re, quasi “costretti” a comportamenti umani e di emozioni che, partendo teria, sperimentando una nuova tecnica, semplice ma
stare insieme, a fon- dall’esperienza personale dell’artista, possono riguarda- d’effetto. Convivenze, 2003
dere le proprie indi- re tutti: attaccato da agenti esterni, percependo il peri- Convivenze, Erosioni, opere su tela altro non sono, dun- legno e ferro
vidualità. Pur abban- colo, il metallo (come l’uomo) reagisce, si ribella, com- que, che le molteplici facce di un’unica realtà, di una h. cm 50
donando il figurati- batte. Le superfici saldate, spaccate, brunite a fiamma, sola personalissima ricerca, che Andrea Cereda prose-
vo, Cereda resta coe- corrose dall’acido (che tra l’altro continua la sua azione gue, da anni, con disinvoltura e con coerenza.
rente alla propria ri- modificando progressivamente lo stato della materia
cerca sia dal punto di rendendola viva) sembrano contorcersi dolorosamente, SpazioBoccainGalleria
vista formale - nella cambiando la propria forma per sopravvivere, espan-
materia colorata tro- dendosi nello spazio come magma in ebolizione. Mercoledì 26 ottobre ore 18,30
Il dubbio di Mario, 2004
viamo un’eco di Cereda impiega il metallo corroso anche nella serie di fino al 6 novembre 2005 tecnica mista su tela
quelle larghe campi- opere che fa seguito alle Erosioni: una galleria di ritratti cm 100 x 135

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lecitato a lavorare, per preparare una mostra alla Chi vuole fare, si
Bocca. Imbattermi in un problema, stimolato dalla mette subito in
sfida di risolverlo, affascinato dall’idea di affrontarlo, moto, partendo da
dedicandogli tutto il mio tempo, fino a trasformarlo qualsiasi cosa, è
in una felice soluzione, sta diventando la chiave di indifferente da dove
lettura della mia seconda giovinezza. Ma azzerare un inizia, è come si
problema comporta il nascerne di altri, in qualche sviluppa, che quali-
modo collegati al primo, e così “tiremm innanz”. fica il suo fare. Lo
Questo mi è successo da libraio, questo mi succede riprendo al lavoro, come se stessi tenendo tra le mani
da scopritore di talenti artistici. una cinepresa: intinge il bastone in un secchio, rime-
Di Deodato ho subito focalizzato la sua dote natu- sta per un po’ il colore grasso e pastoso, quindi lo
rale, quella di cui neanche lui se ne rende conto: la estrae e lo fa gocciolare sul cartone steso sul pavi-
sintesi felice tra luce, segno e materia. Guardando i mento, poi lo intinge in un altro secchio con un altro
suoi primi lavori, lo si poteva immaginare un colore e ripete la stessa cerimonia. Qualche volta
“Alighiero Noschese” dei pittori, vedevi un suo di- imprime al bastone gesti semicircolari, altre, lo usa a
Antonio Deodato pinto e ti sembrava un Pollock, un altro era un mo’ di aspersorio, così, strato su strato, tutto il cartone
Giacomo Lodetti Rotella, invece quelli di adesso, sui quali ho insistito viene ricoperto di colore. Lascia asciugare, quindi col
perché marcasse sempre più la sua cifra artistica, sono cutter lo smembra in mille tessere, di formato diver-
L’urlo di Giorgia, 2002 Mi occupo di artisti, spesso poco conosciuti, da più indiscutibilmente dei Deodato, riconoscibili tra mille so, per ricomporlo successivamente con misure non
decollage, cm 70 x 100 di quindici anni e la lista dei personaggi che, col pas- altri e a grandi distanze. Qual è l’originalità di questo prestabilite, come un mosaico nel quale entra in
sare del tempo, si sono affermati, grazie soprattutto calabrese trapiantato in Brianza? L’ho visto lavorare, gioco la sua capacità naturale di accostare forme e
alle loro doti che avvertivo prima degli altri, è affol- armato di bastone, secchi di vernice, cartoni e cutter colori. Qualunque siano i sentimenti personali del-
lata. Quasi ogni giorno, certamente almeno due volte in un seminterrato, alla periferia di Milano, illumina- l’artista, finito il quadro, ha subìto l’influenza di altri,
alla settimana, me ne presentano uno nuovo, ma la to da tre finestre contigue aperte su un’unica parete. ma da adesso, lui influenzerà gli altri, questo credo e
soddisfazione, la passione per il mio lavoro e la gra- la sua tecnica pittorica non tiene in nessun conto la penso di Antonio Deodato.
titudine che mi viene restituita con la fedeltà della tradizione rinascimentale del nostro paese, Antonio
loro amicizia, fa di questa mia occupazione, una non ha mai letto Cennino Cennini, però quando
droga, leggera certamente, ma dalla quale non riesco deve fare un verde o un blu, non lo batte nessuno, e SpazioBoccainGalleria
e non voglio sottrarmi. La new entry, presentatami benché non fissi le formule sulla carta, saprà sempre Mercoledì 14 settembre ore 18,30
Al vento, 2004 dall’amico Fabrizio Novati, é Antonio Deodato e rifare lo stesso verde e lo stesso blu, come se dentro fino al 28 settembre 2005
olio e smalto, cm 80 x 100 appena ho visto i suoi quadri, l’ho invitato e sol- di lui agisse, inconsciamente, un regolo infallibile.

Luca Guaitamacchi quadri, la cura del dettaglio e la maniacale attenzione


alla luce, comportano tempi di esecuzione delle opere
che gli impediscono produzioni da “mercato dell’arte”,
Lorenzo Clerici
e così la sua fama e la sua produzione sono destinati e
Luca Guaitamacchi è un pittore che ha scelto la città e limitati a una stretta cerchia di privati estimatori e rari
gli elementi che la compongono come oggetto della collezionisti che si contendono le sue tele. I suoi quadri
sua ricerca artistica.Vissuto e cresciuto in una famiglia ci raccontano la città e rivelano scorci inconsueti dove
di artisti, padre e fratelli pittori, madre scultrice, da porti, stazioni, palazzi e monumenti sono i protagonisti.
Notturni, 2005 vent’anni dipinge con i ritmi e i tempi di un pittore di Vedendo tutta la sua produzione artistica, verrebbe da
olio su tela una volta. La ripresa dal vero, le dimensioni dei suoi pensare che se non fosse pittore sarebbe architetto. Co-
me tale ha grande dimestichezza nel passare da una
“scala” di intervento all’altra; dalle spetacolari ampie
vedute “a volo d’uccello”di Milano, ai porti industriali
di Marghera e Genova, dai palazzi e dai monumenti
che svettano tra i tetti, alle banchine tra gigantesche
prue di navi mercantili. Recentemente la sua attenzio-
ne si è rivolta a due nuovi punti di vista sulla città, am- suoi quadri, come la ruggine delle fiancate delle navi o
bientazioni notturne e visioni “aerofotogrammetri- le marezzature dei muri degli edifici, tecnica sempre sa-
che”. Da questi due nuovi ambiti e dai primi risultati si pientemente dosata con sfumature e velature a vantag-
conferma la grande capacità di Guaitamacchi di saper gio dell’equilibrio compositivo e dell’impianto pro-
giocare tra prospettive e profondità di campo, luci ed spettico. Che poi sia un pittore realista o iperrealista
atmosfere. Un uso esperto dei trucchi della prospettiva: non importa, penso che sia entrambe le cose a seconda
“La mia è un’altra visione rispetto alla fotografia anche del significato che si vuol dare ai termini; si percepisce
se a prima vista le assomiglia”, induce lo spettatore al un forte realismo nel rapporto che instaura con la città
movimento. Di fronte ai suoi quadri al primo colpo e nel modo in cui la descrive, spingendosi quando vuo-
d’occhio si percepisce il grande impianto compositivo, le oltre fino a mostrare la “conoscenza più esatta possi-
la curiosità ci porta poi ad avvicinarci, poi ad allonta- bile dell’oggetto e la restituzione più fedele di questa
narci e poi a spostarci per cercare di cogliere tutti i det- conoscenza”. Questo passaggio fondamentale fra l’os-
tagli che ogni volta offrono emozioni diverse.Tecnica- servazione, la conoscenza e la rappresentazione della
mente colpisce la grande abilità esecutiva nel “dipinge- realtà è il momento in cui si forma la visione dell’arti-
re a mano” le immagini realistiche che riempiono i sta, l’intuizione del suo senso profondo e simbolico.

Da P.le
La Libreria Bocca e Giancarlo Ianuario Solaris DALLA CITTÀ Abbiategrasso
(MM2) prendere
hanno il piacere di invitarVi presso P.le Abbiategrasso
Viale Missaglia
(tram 15) scendere
alla fermata succes-
siva del Capolinea La Libreria Bocca Vi invita a visitare
Gratosoglio pren-

La Città dell’Arte dere di fronte via F.


Maggi e svoltare
alla prima a destra
La città dell’Arte
via Trebbia, prose-
guire dritto fino a
in un solo giorno 6000 libri d’Arte
Via Olona 16. da 3,00 a 100,00 Euro
Domenica 9 ottobre 2005
dalle 10,30 alle 18,30
Via Olona
2° Domenica del Mese
Maggio-Giugno-Luglio-Settembre-Ottobre
dalle 10,30 alle 18,30
per una Performance artistica La città dell’Arte
Via Olona, 16 - Quinto Stampi - Rozzano (MI)
Raku e Ragù - Panni al Sole Via Olona
di
DALLA
Giancarlo Ianuario in arte Solaris TANGENZIALE
OVEST

Uscita 7 Ticinese,
Durante la giornata l’Artista napoletano girare subito a
destra, seguire indi-
dipingerà panni (asciugamani, lenzuola, cazioni Ipermercato
Fiordaliso, prima
pantaloni, tovaglie...) di colore bianco appesi a corde, del cavalcavia a
sinistra in via Curiel
che verranno omaggiati ai partecipanti, a fine serata. seguire fino al
semaforo tra i due
benzinai girare a

Saranno esposte opere in ceramica di Solaris


sinistra in Via F.
Maggi
350 Artisti con oltre 2000 Opere
(poi come sopra) Via Olona, 16 - 20089 Quinto Stampi - Rozzano (MI)
Rinfresco a base di specialità napoletane per informazioni
3382966557 - 3332869128 - 3384952540
Nei pressi della Fondazione Arnaldo Pomodoro

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Vaso giallo, 2002
umano… Il Mondo intero visto da lei. Inizia così la chiuso da tempo, esprime al meglio l’astrattismo liri-
pastelli ad olio su pagine Lucia Pescador sua ricerca non di fotografare il mondo come molti co che la contraddistingue e che spazia tra il rigore
artisti approssimativi fanno, ma di rendere visibili geometrico e la sensibilità di Malevich e la poesia di
cm 131 x 61
Cinema Roma quelle cose che solo il vero artista sa cogliere, rivelan-
dole con generosità a chi guarda ma non vede la
Klee con le sue reminiscenze ludiche ed i suoi ricor-
di infantili. Le opere sono disposte secondo una
Leonardo Gallina*
realtà che ci circonda nella sua totale essenza. Così sequenza quasi cinematografica in cui convergono da
nasce, agli inizi degli anni ’90, il suo inventario di fine tutte le parti le voci, i suoni dell’Oriente, dell’Arte,
Le opere di Lucia Pescador hanno girato il mondo secolo, in cui lavorando con la sua mano più espres- delle Mode, di tutto quanto l’artista ha creato per
con successo e ora tornano a Voghera dove la pittrice siva, la mano sinistra, l’artista si confronta con il seco- questa manifestazione. La mostra quindi rappresenta
è nata. Il suo percorso artistico parte da Brera dove ha lo appena trascorso e inizia a raccogliere e a interpre- un momento importante dell’artista che, sensibile al
studiato decorazione e inizia a lavorare muovendo i tare quanto del secolo scorso val la pena di tener vivo contatto con la sua città, esprime in un momento
suoi primi passi. Le sue tecniche preferite sono il nella nostra memoria. Il tentativo dell’artista di evocativo della sua infanzia le sue grandi capacità
disegno e l’acquerello che usa con grande disinvoltu- appropriarsi della realtà viene completato da un uti- espressive utilizzando materiali molto vari. La mostra,
ra su soggetti colti da tematiche molto diverse ed ete- lizzo di supporti inusuali come le pagine di registri organizzata dalla Associazione culturale Progetto
rogenee. Le sue opere spaziano, durante la sua evolu- contabili, gli spartiti musicali, le fatture, le pagine di Voghera, si tiene a Voghera alla Sala Luisa Pagano
zione artistica, dalla natura rappresentata in alcune sue registri d’albergo su cui, quasi magicamente, vengo- Piazza Cesare Battisti dal 1 al 16 Ottobre 2005.
manifestazioni, come il cielo, il colore dello spazio, il no inseriti disegni che fondono il loro silenzio misti- Ingresso libero catalogo in mostra.
volo degli uccelli… a soggetti che nascono dall’attra- co con il rumore della vita che scorre vorticosa con
zione per l’esotico, per le culture lontane, fino a cer- i suoi ritmi angoscianti. In Cinema Roma l’artista,
care di catalogare, raccogliere tutto lo scibile ricordando un cinema storico della sua città ormai *Presidente Associazione Progetto Voghera

Angela Sassu Franco Tarantino


I meravigliosi meandri della figura Raffaele Nigro
Antonio D’Amico
... Il tutto ha come scenario un
luogo azzurro o al più striato di rosa
Apri la mente a quel ch’io ti paleso e fermalvi ranti ruoli densi della sensualità vissuta. Sono uomini e ciclamino. Sono i colori del sur-
entro; ché non fa scïenza, sanza lo ritenere, avere ricurvi nei pensieri e nei sentimenti fatti di rigida com- reale e della trasparenza. Sono i
inteso. Così Beatrice conduce Dante lungo prensione del ‘pathos’. Caos e ordine, buio e luce, tra- colori dell’aria e dell’acqua. Dunque
i sentieri della ‘verità’. Le arti figurative sparenze e stratificazione del colore fino a creare una mi pare di capire che c’è un terzo
portano alla vera essenza della vita e solo forma che acquista una densità simbolica e che condu- elemento che colpisce la riflessione
chi si ferma dentro questo meraviglioso ce agli albori di un ‘eros’ tutto da scoprire. La pittura di di Tarantino ed è l’infinito dell’am-
mondo intenderà la profonda scïenza. Sono Angela Sassu ci riporta al caldo mistero di un’atmosfera biente nel quale siamo calati, mare
segni a volte comprensibili e altre meno, notturna.Visi pensierosi che introducono mille solitudi- acqua aria cielo. Siamo creature di
così come lo sono gli avvenimenti quoti- ni, grandi mani che si toccano cercando protezione. ossa e carne, stavo per dire di piom-
diani.Turbolenze ansimanti che dormono Sono azzurri, sinonimo del raziocinante sentiero masco- bo, e dunque legate alla terra, attrat-
nel profondo di ogni uomo. Sono i moti lino vissuto con sospetto da un passionale rosso che per- te da una forza centripeta, ma vivia-
dell’animo i protagonisti di meandri figu- vade le figure femminili. Il sodalizio fra gli opposti mo in un ambiente immateriale qual
rativi composti dalla sola sostanza del colo- avviene nei grandi abbracci che consolano e ritornano a è l’aria o l’acqua e siamo mossi da
re usato come strumento portante dell’in- isolarsi in una individualità vissuta con timore di perde- una forza che ci trascina, ci sbatac-
tera scena, che la giovane pittrice ci pro- re la propria aurea di fascino. Il colore dei corpi diventa chia, ci impedisce la quiete e la serenità direbbe Foscolo.
pone. I quadri di Angela Sassu sono il una tavolozza intensa e infuocata, un sovrano equilibrio Una forza centrifuga. Nella ricostruzione metaforica
risultato di uno studio sull’uomo e la sua di magia cromatica. La pittura di Angela ci riporta a un della tela Verso il 2000 una schiera di cavalieri sprona le
essenza, sui gesti e il risvolto creativo che mondo fatto di sentimenti, di grandi passioni e innume- proprie cavalcature, costringendole a volare verso il
ogni individuo porta in nuce nella sua revoli attese, le stesse della vita! nuovo millennio. I cavalli sono quelli tesi allo spasimo di
anima. La debolezza nelle Guernica e la velocità è la stessa dei pionieri al galoppo
In silenzio, 2003 scelte e la capacità di adeguarsi divengono alla conquista del nuovo mondo. Picasso e John Ford. I
olio su tavola caratteristiche morfologiche che si respi- corpi dei cavalieri alla maniera dei cartoni animati si
cm 60 x 40 rano tra le pieghe materiche che com- staccano dalle selle e quasi volano nell’aria, restando lega-
pongono le sue figure. Sono sostanze ina- ti solo per le mani che si aggrappano alle criniere. Ma
nimate anelanti a risposte, con la paura di vuoi vedere, mi sono detto, che questa forza che ci affa-
soluzioni avventate per il desiderio, forse tica non è solo una qualche energia esterna a noi? Che
anche vano, di detenere tutto sotto con- questa forza è anche dentro di noi e ci impedisce di vive-
trollo. Ogni parvenza è densa di una strut- re sereni, quieti, appagati? Che c’è dentro l’individuo una
tura generata da getti nervosi e decisi. La pulsione? L’aspirazione a un tempo diverso, a una patria
materia forma corpi che si muovono in diversa, a una città ideale della quale abbiamo nella nostra
uno spazio anonimo che chiede di vivere mente un’icona? Sarà proprio così. E corriamo alla ricer-
nella dimensione di ogni spettatore attrat- ca di quel luogo. Sarà Itaca o sarà Laputa o sarà Utopia o
Sognare, 2004 to dai sentimenti che trapelano da quei la Città del Sole. Cioè l’isola della memoria o della scien-
olio su tavola volti in attesa di una vera identità. Sono za o della perfezione e dell’armonia. Comunque un fatto
cm 60 x 120 donne consce della loro sovranità, traspi- è certo, siamo in corsa.

SAVE nesi della materia, il più possibile docile all’estro e alla crea-
tività dell’artista, la ricerca — perché di faticatissima ricerca
si tratta — si avvale della tecnologia, invece di fuggire da
le. Il citoplasma è la mescola umana, siamo tutti noi. Noi
con le nostre identità affidate certo in parte anche all’e-
spressività dei nostri capi d’abbigliamento.
Cristina Muccioli
essa verso l’utopia fumosa di un mondo puro e incontami- SAVE fende fulminea la provenienza sociale, l’età, la
nato fuori dal mondo.Arte, scienza e tecnologia svelgono i sobrietà e la preziosità dei tessuti. Li isola in virtù di un
L’arte si fa. Si usa talvolta, come nel caso del design. paletti dei propri rigorosi domini e si incontrano, si inter- codice estetico-percettivo racchiuso in ciascuno, e li rime-
Quando invece la si racconta, la si dice la si spiega, rogano e si rispondono, iniziano un dialogo affascinante e scola secondo canoni artistici ed alchemici da macchiaioli.
spesso la si nega.Anzi la si annega, in un brodo sci- inedito destinato a durare. Illuminato usa frullatori, Illuminato tesse così la trama e l’ordito di una nuova
pito di parole sbagliate. Questa volta è diverso. Il individua sostanze ancora sconosciute per compattare società, rigenerata, in cui ognuno di noi può indossare il
timore delle parole che tendono a dominarci è esor- frammenti di materia, interpella tecnici e scienziati bello dell’altro, offrendogli, condividendo, il bello di sé.
cizzato. Perché attraverso le ultime opere di Maria del Centro Nazionale di Ricerca di Biella per trovare gli Sono le premesse di una nuova estetica morale. La felice
Teresa Illuminato, la cui rilevanza estetica è talmente ingredienti per la realizzazione delle sue idee. Accanto a contaminazione assurta a metodo tra arte e scienza e l’es-
prensile da non abbisognare commenti, ma sguardi e loro, nei laboratori del Centro, continua l’esplorazione di senza materica di SAVE occuperanno un posto di rilievo
carezze, ho visto annidato e pronto all’eruzione un nucleo quel fervido dinamismo vitale che solo lo scienziato e l’ar- nel dibattito attuale sull’ecologia, in particolare su quella
M. T. Illuminato di idee, che con la loro forza cambieranno la storia. La sto- tista sanno scoprire dietro l’apparenza inerte, la “natura della mente. Essa saprà liberarsi dall’insostenibile peso della
Tessuto SAVE
ria della moda, del design, dell’arte. Questo magma con- morta” delle sostanze.Al centro c’è sempre lei, la materia. Il purezza, monolitica e intollerante, discriminatoria e fonda-
cettuale nasce da una consapevolezza, anch’essa storica, del perno di tutto il percorso creativo di Illuminato.Affascinata mentalista.Non esiste una sola verità né un suo unico depo-
nostro mondo che sta cambiando per colpa nostra e per ma non arresa al potere del colore, l’artista lo ha sperimen- sitario. Non un solo colore né un solo sapere. Sarebbe
merito nostro. Perché parte della smisurata e accre- tato e declinato nella carta riciclata, nella buccia di una “puramente” riduttivo. Le promesse e gli sviluppi ipotizza-
sciuta quantità di popolazione, che ogni giorno ne cipolla, nella terra vulcanica, nella ruggine, nelle plastiche e bili di questa creazione convergono con forza verso l’uni-
devasta le risorse accumulando un mondo di rifiu- proprio ultimamente nella stoffa.Destrutturata,sminuzzata, verso della moda e quello del design, dove, ancora in fase
ti,è decisa a salvarne la qualità.Partendo proprio dai ricreata. Indumenti usati e vissuti sono davvero passati a sperimentale, l’audacia delle tecniche più innovative si è
rifiuti, che da ostacolo diventano ricchezza. Siamo miglior vita.Adesso sono veri e propri affreschi di lana,seta, coniugata alla severa accuratezza del più antico imprinting
sommersi dai rifiuti. Siamo inquinati addirittura acrilico, microfibra e altro, altro ancora. Così il colore in un artigianale. È stato un vate dei nostri tempi, Gillo Dorfles,
dalle scorie prodotte dagli inceneritori dei rifiuti. baluginio di sfumature e contrasti è ora ruvido, ora serico, a battezzare, con tutta la sua ieratica autorevolezza, la tecni-
Siamo salvati dal loro recupero, dalle loro più sor- filamentoso, filigranato, poroso, peloso, morbidissimo o fru- ca della pizia dell’arte del futuro: l’ha definita “cromatolo-
prendenti riutilizzazioni. Una di queste, pensata e sciante. Il colore è materico. Non si guarda soltanto. Si gia tessile”, tenendo tra le mani pezzi di non-stoffa pittori-
sperimentata da Illuminato, si chiama appunto tocca. La mescolanza, oltre alla materia, è il nucleo cellula- ca,senza reprimere la stupefazione di sentirsi in salvo.Lunga
SAVE. Per rendere questo recupero, questa palinge- re inquieto, palpitante, di questa sublime metamorfosi tessi- vita alle idee.
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