You are on page 1of 12

ARTISTI IN RIVISTA

di Bocca Anno V, N. 16 • Gennaio-Marzo 2006

Direttore Responsabile: Giorgio Lodetti / Direttore Artistico: Roberto Plevano / Progetto Grafico: Franco Colnaghi

Via Molino delle Armi, 5 - 20123 Milano • Tel. 02 58302239 - 02 58302093 - Fax 02 58435413

Saturno Buttò
Giovanni Serafini
L’arte è esibizione rituale dei misteri primari
Camille Paglia

Saturno Buttò vive accanto al respiro del mare.


Quando la porta del suo studio si richiude sull’affolla-
to viavai di turisti, si varca la soglia del tempo per ritro-
varsi in un oltretomba proibito. Una musica insinuante
supera l’inatteso silenzio e si è avvolti da un accattivan-
te languore che con dosate luminosità esalta visioni
attraenti e impudiche. Non è un atelier di semplice pit-
tore. È un tempio in cui officiare. Un utero conforte-
vole impreziosito da una scenografia raffinata in cui
volumi eleganti, riviste licenziose e rare, tappeti, teste
scolpite ornate di corna, divani in pelle nera, ferri chi-
rurgici, feticci, pennelli, correttori ortopedici, masche-
re a gas e altri eccentrici oggetti sono attorniati da un
fondale di quadri, dai quali si leva in muto lamento una
teoria di figure che si affolla intorno, in un clima da
girone dantesco. E il nostro autore, dita da pianista,
sguardo penetrante, ampia fronte e profilo assottigliato
in un mefistofelico pizzetto, ci introduce alla liturgia
delle sue curiose creature che traggono suggestione da
tradizioni cruente e scabrosi tabù. Cosa sarà passato in
tutti quegli animi che per secoli hanno osservato tru-
culente passioni di Cristo, santi trafitti (Mishima avreb- mai dall’audacia delle contaminazioni tra sacro e profa- cui reprimiamo le insorgenze della ragione. Il senso di Pissing woman, 2003
be avuto il primo orgasmo contemplando il San Seba- no — ma non discendono entrambi dall’unico De- colpa, la castrazione di impulsi vitali, il tormento della cm 78 x 135
stiano del Reni), mutilazioni di martiri, giudizi univer- miurgo? — che Buttò trasforma in immagini per i confessione sembrano a Buttò — credente anche se
sali con cascate di condannati straziati da diavoli infero- nostri pavidi occhi, in grado di sommuovere delicati non osservante — vincoli assurdi orientati contro la
citi? Erotismo e dolore, trasgressione e piacere, in con- equilibri, rivelandoci le intuizioni più turpi. Saturno natura umana che non sa conciliare l’attrazione al sacro
tinuo conflitto tra demoniaco e celestiale, e godimento Buttò, come ogni uomo, ha una sua partita aperta con e la divina riprovazione per il peccato: il più irrefrena-
come tregua o sublimazione estatica del dolore, sono Dio. E la gioca con tutto il suo potere di evocazione bile dei nostri desideri. E poi i cerusici, con i loro arne-
tra i motivi conduttori di cui si nutre l’opera di Buttò, delle violente contraddizioni che con perversione gau- si chirurgici di sinistro fascino, che aggiungono sopras-
ricca di riferimenti colti e di provocazioni sarcastiche diosa divelgono le radici dei nostri rimorsi, palesando salti di patimento a carni indifese col borioso pretesto
innescate dalla sua intransigente visione della religione. l’inganno di ciò che ci viene chiesto di venerare. Da di sanare. Così Buttò introduce nei quadri l’agghiac-
Non vi è traccia di oscenità né di compiacimento bla- qui forse un senso confuso di profanazione con un titil-
sfemo. L’oscenità, squisitamente cerebrale, originata se lamento diabolico di rivalsa delle nostre coscienze in continua a pagina 20

Walter Valentini Giovanni Sesia


Artisti in cielo e in terra fatto come quello visto in Galleria l’anno prima, al cesso. […] La prima mattonella l’ha portata Fernanda
posto delle mattonelle, opere realizzate dagli amici arti- Fedi, l’ultima, Eugenia Ciuro, la posa risale all’agosto
continua da pag. 1 sti, concretamente impegnati nel sostenere la loro libre- del 2003, alla presenza delle amiche Gabriella Ruggeri
Galleria si faceva martellante, ma le ria, collocate sotto un cristallo, in bella mostra, dove si e Fausta Dossi. Di buon auspicio una compresenza
richieste del Comune rimanevano potevano ammirare non alle pareti, ma in terra e poi femminile tanto numerosa, nell’aprire e chiudere que-
ferme e pesanti, non solo volevano metterlo in vendita. Così facendo, con quelle opere sto ciclo, giacché di un ciclo di opere d’arte si tratta, che
più soldi, ma azzeravano i contrat- d’arte avrei dato vita ad una sinergia tra la Bocca, gli in parte cambieranno ogni anno. Dalla prima idea ori-
ti d’affitto, sostituendoli con con- artisti e i nostri soci, nella quale la somma dei protago- ginale la situazione si è andata evolvendo in modo in-
cessioni, per avere mano libera nel- nisti avrebbe fatto più di tre, finanziando in parte l’au- controllabile.Tutti gli artisti facevano una mattonella e
l’allontanare vecchie aziende o nel mento dei costi della libreria, indipendentemente dal- la facevano fare anche ai loro amici. Grazia Chiesa ne
farne arrivare di nuove, tanto da spingere quaranta l’andamento delle vendite dei libri. In tre anni di posa, mobilitava una gran parte, Stefano Soddu con la moglie
Jaume Rocamora
inquilini della Galleria ad intraprendere una causa lega- i numerosissimi avventori ne hanno decretato il suc- Gabriella Brembati e Giulio Santabarbara non erano da
le presso il Tribunale di Milano per difendere il proprio meno. Non potendo rifiutare quell’aiuto spontaneo e
lavoro e il valore della loro azienda. In questa atmosfe- generoso, mi impegnavo a trovare gli spazi in un luogo
ra dovevo trovare una soluzione al futuro della libreria dove ormai i centimetri quadrati sono tutti impegnati.
che non fosse una richiesta di contributi a fondo per- Così, levando gli occhi al cielo ho pensato che sopra gli
duto al Parlamento, al Comune o alla Regione. I tempi scaffali potevo mettere delle finestre scorrevoli ed ospi-
dei regali erano finiti e moralmente non riproponibili.
Vendere più libri restava e resta uno slogan, se si vuole
Giacomo Sampieri tare le 220 opere arrivate nel frattempo. Ogni anno,
sotto Natale, a partire da questo 2005, due-
d’effetto, ma solo di facciata, perché chi opera nel centotrentesimo dalla fondazione della Bocca (Torino
mondo dell’editoria sa che in realtà non solo si vendo- 1775) organizzo una vendita, accompagnata da catalo-
no meno libri, ma nemmeno li vogliono più. Le nuove go, per consentire ai soci, comprando un’opera d’arte,
generazioni infatti, amano viaggiare in Internet e scari- di fare, una volta tanto, regali originali, di fare un pic- Franco Zazzeri
carsi il necessario.Allargare il mer- colo, ma solido investimento in arte e dare un contri-
cato fuori dai confini nazionali, buto, non a fondo perduto, alla storica libreria e con-
oltre a quanto ho operato negli sentirle di fronteggiare un futuro che si presenta incer-
ultimi vent’anni, trova due barriere to e rischioso. L’anno venturo riproporrò la vendita,
insormontabili: la lingua e i tra- sostituendo con opere nuove quelle vendute.
sporti. Per i libri restano i mercati per le Segrete di Bocca
di sempre, l’Europa e l’America, in 3a pagina
attualmente molto in crisi. Che SpazioBoccainGalleria
fare? Una soluzione mi pareva l’i- Cioccolabbra, 2004, olio su tela, cm 40 x 30 Giovedì 15 dicembre 2005 ore 21,00
dea di costruire un pavimento,
Claudio Olivieri
19
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
petto scoperto, marchio a fuoco di fede che le lascia no Furore ove una puerpera porge il giovane turgore
sollevata la pelle irrorata di sangue, con stimmate sulle del seno al disperato squallore di un vecchio morente
mani devote e con un cordone penitenziale in grembo. di fame. Nell’opera Fetish, tema sul quale Buttò lavora
Cruciale richiamo ai simboli forti dell’iconografia cri- da tempo, trionfa ancora l’interminabile incanto di un
stiana in tempi di antitesi al dilagare dell’islamismo. nudo di schiena, reiterato in un trittico esultante di
Ogni rappresentazione diventa metafora, rimando so- rossi e di neri, che imprigiona gli sguardi scossi dalla
billatore alla prevaricazione divina su un’umanità so- bellezza, galvanizzati dai lacci di un nero corsetto di
praffatta che cerca scampo e rivincita nella trasgressio- cuoio che diventano legature di carne, infibulazione
ne del piacere negato. L’Opus Dei, stupenda schiena dorsale, cucitura di un peccaminoso recesso, per ridi-
nuda di donna, dal largo sensuoso bacino al fondo del ventare feticistica costrizione di carni, urlante idolo
quale si allarga l’ambigua scritta del titolo nell’eleganza sensuale che scatena la fiera che si annida nell’uomo.
del carattere gotico, provoca un divertito scalpore inte- Riflessioni stringenti e sfida per enigmi sull’uomo che
riore. Quale opera è più compiutamente divina di un nasce già infetto e soggiogato da un mai commesso
nudo di donna e cosa vi è di più empio — per i codi- peccato. E sul colpevole silenzio di Dio che non si giu-
ni — della contaminazione tra religione e un bel fon- stifica per il male del mondo.
doschiena? Uscire dalle regole è l’imperativo dell’arti- Un Deus Otiosus o un Demiurgo stanco che non si
sta, preda di aberranti ma anche stimolanti antinomie. capacita di avere dischiuso l’accesso alla titanica lotta tra
Il ricorrente richiamo sessuale, coscienza di una lacera- le potenze del Bene e del Male, consentendo che la
zione interiore che sottende insistentemente il tema condizione umana finisca per essere intuita come il
religioso e la sua rappresentazione, ma anche il noir, il prodotto maligno di una sviata volontà divina. Pittura
piercing, i culti pagani, il sadomaso, il punk e la body nitida e personale, di sana impronta figurativa, stesa con
modification stanno alla base delle creative e caustiche la pazienza riflessiva delle velature, in cui prevalgono i
meditazioni di Buttò in cui l’irriverenza contamina la rossi accesi delle perversità e del piacere, gli ocra delle
sacralità dei rituali con fisionomie e tic del quotidiano, malinconie e i neri del dolore e della morte, con son-
in totale assenza dell’estasi immateriale della vergogna tuoso impiego della foglia d’oro a nobilitare l’infamia
ma su cui aleggia una sottile ansia di redenzione. In della carne. In un autoritratto Buttò, a spalle nude, fa-
Danae, ingravidata dalla pioggia dorata di Giove, ridot- sciato stretto al petto come un torero, brandisce l’alle-
ta qui a inseminante e mirato fiotto virile, e nel suo goria di un pennello quale arma pronta ad offendere,
contrappasso, la stupefacente Pissing woman che presen- incoronandosi di un imponente trofeo di ritorte corna
ta un’avvenente femmina ignuda nell’atto di liberare un di muflone (fidando dell’essere scapolo), lasciando fil-
impetuoso getto di orina, incontenibile orgasmo fe- trare un moto d’ironia nello sguardo accigliato. La sua
condatore a inondare la terra quale unica e vera gene- non comune produzione, già apprezzata nel mondo, in
ratrice dell’umanità senza il concorso di miseri fuchi, particolare negli Stati Uniti, è molto ben presentata sul
Opus Dei, 2003 ciante perfezione di ferri operatori o ingiuriose ampol- Buttò raggiunge tensioni emotive memorabili. suo sito www.saturnobutto.com che suggeriamo di vi-
cm 135 x 108 le per clisteri a penzoloni su trepidanti cavie umane In Milk si ammira una giovane compiutamente nuda, sitare. È una summa delle ossessioni esistenziali, vissute
come silenziosa denuncia. Di questo e altro si sostanzia proprio perché inguainata di nero fino ai gomiti, con nel tormento del raziocinio e nell’assillo di un’impos-
l’incantesimo dei suoi nonsense, fissati in momentanei un profilo flessuoso e perfetto, che strizzandosi una sibile composizione di opposti. Se il mistero del dolore
ristagni di silenzio, dai quali in ogni attimo può sorge- mammella caprina fa sprizzare un denso, candido zam- patito, equanime e assiduo compagno di vita, conterà
re la possibilità di un feroce disordine (Clistery Dominus pillo di latte, nutrimento sublime, che in lieve traietto- davvero come espiazione, ci auguriamo si tramuti in
Gourmet, Teresaextasy). Nell’intensa opera Silvia Devotio ria obliqua irrora il fondo nero del quadro, restando bastante gruzzolo di pietà a commuovere il Dio che ci
riappare il famoso segnacolo del Sacro Cuore che una lussuriosamente immortalato nell’aria. Evocazione attende, affinché affidi la nostra anima sfinita a un’eter-
piacente fanciulla ostenta in penosa scarnificazione sul impulsiva di una generosa Susanna o dello steinbeckia- na quiete di tenebra.

Nada Pivetta Maria Teresa Fata guance e sulle fronti, prevalgono


e sfumano in una sfida nella
quale Maria Teresa arriva
Giulio Residori Pino Bravin
a deporre la tecnica tra
Nada Pivetta è una giovane scultrice che persegue sin So perché Maria Teresa riesce a creare i volti delle sue i sentimenti, avvol-
da piccola un grande sogno: trovare attraverso la maschere. Perché li ha già tutti dentro. Deve solo farsi gendosi in un’affa-
modellatura della materia la realizzazione di forme che largo tra le emozioni e i ricordi, aprire le narici dell’a- scinante sintonia. E
soddisfino l’amore per il disegno anatomico ma anche nima. Così la cartapesta si curva e si modella accompa- a cornice dei volti le
l’espressione di ricerca introspettiva e di libertà quali gnata dalle sue dita lievi lei osserva quello che accade foglie dorate, i guizzi
solo l’astrattismo può dare. dietro il sipario della materia, e poi chiama a sé gli ovali azzurri,le fiamme metal-
Cresciuta in un ambiente ove dei volti. Non sorride alle sue maschere, le guarda nel liche di colate ancora
l’arte era di casa, con un eclet- profondo come fanno gli amanti che si sfiorano al calde. Sono vesti imma-
tico zio Emilio quale referente, primo ballo. E i volti asciugano cercando di capire cosa ginarie di una sfilata magi-
non poteva che accedere al stia succedendo dietro i grandi occhi azzurri di Maria ca dove la materia e la mu-
liceo artistico e quindi a Brera, Teresa. In quel momento la maschera è nata, come sica si baciano e si propagano.
a Milano ove studia i grandi frammento di donna e creatura artistica. Sono sfingi, Forse non sono altro che visi quoti-
moderni — in particolare madri sofferenti, decadenti peccati dannunziani, carne- diani in uscita dal metrò o in fila dentro
Giacometti, Marini, Brancusi vali opachi nella notte.Alcune sono ragazze che sogna- centri commerciali, sono maschere dietro le quali ci
— lasciandosi alle spalle ben no di fare l’amore, altre donne abbandonate. Qualcuna sono altre maschere. Io le ho messe in fila e osservate
presto, il figurativo classico è figlia di banchieri arroganti e qualche altra accenna come modelle giunte da altri mondi. Comincerò
alla ricerca della propria un sorriso, per non restare sola. Qualcuna vive di dolo- anche a dare loro dei nomi per poterle chiamare nella
strada. Il legno e la creta rosa immobilità, qualche altra di indifferenza. Tutte loro realtà inquietante, realtà di dolcezze tristi in fondo
sono le materie che meglio invitano ad entrare in un mondo da inventare. Il mes- alle quali spunta sempre Maria Teresa.
si addicono alla sua sensibi- saggio delle labbra e degli occhi non rimane ritagliato In occasione del carnevale ambrosiano verranno esposte opere
lità, per la gioia di scavare in nell’ovale, ma si adagia intorno come cuscino d’argilla. dell’Artista alla Libreria Bocca.
forme vive ove vi è traccia di Il bronzo e il blu si fondono, vanno e vengono sulle Maschera, 2004, cartapesta dipinta
un passato o di plasmare con
gioia per i misteriosi effetti
finali della terracotta.
Passo dopo passo e sempre con
grande entusiasmo ed impegno
Plevano incontra Come dicevo prima, “per avere qualcosa da guardare”
e per rinascere dal bianco del nulla.
Un quadro nasce dalle mani e sono gli occhi che lo
— ché la vita dell’arte è lunga e
avara di soddisfazioni — ha
Roberto Casiraghi completano. Credere in ciò che sei, ripudiare il com-
miato, inoltrarsi… fino a quando l’opera ti accoglie.
presentato dal 1992 in rassegne Cos’è per te l’arte? Roberto Casiraghi. Incisioni e disegni
collettive e in personali racco- È la ricerca della libertà e l’affermazione dell’unicità, è
Lugano, Biblioteca Salita dei Frari
gliendo consensi da parte di reinventare il mondo. L’arte non si dichiara ma si com-
pie, nella sua gestazione ha il beneficio del dubbio e 3 dicembre - 10 gennaio 2006
critici ed appassionati d’arte che
ne hanno colto, in particolare, lo inaspettatamente e inesorabilmente arriva all’assoluto.
spirito e la visione non volti al Cos’è un’opera d’arte? Può assurgere a personalità propria?
mercato, ma tesi all’espansione È un mistero che ti rivolge lo sguardo.
della propria intima ricerca. Ti consideri un pittore astratto?
Per questo ne apprezziamo l’o- Amo sempre l’affermazione di Barnett Newman: “un
artista dipinge per avere qualcosa da guardare”, una
pera e ben volentieri ne segna-
definizione, uno stile, sono strade a senso unico… la
liamo la presenza, oggi poco Pittura sta in bilico.
conosciuta, ma che merita un’at- Cosa significa per te essere attuali?
Odoacre, 2004 tenta considerazione.
legno policromo I valori dell’arte sono originari e quindi assoluti, supe-
Soprattutto se potrà avere un seguito concreto, come le rano la condizione temporale e rendono secondo me
cm 100 x 48 x 22
auguriamo, quella aspirazione a realizzare in grande indissolubile la contemporaneità che lega Wiligelmo a
quelli che ora sono dei ben curati ed amati piccoli Rothko, Mozart a Monk.
capolavori. Da cosa nasce in te l’impulso all’opera? Quando sai che l’o-
La strada è quella giusta, Nada. Auguri. pera è compiuta? Memori amnesie, 2004, olio su tela cm 40 x 60

20
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
Giacomo Sampieri
sampictor@libero.it
I luoghi di Adalberto Borioli
Donatella Airoldi

Colori stratificati, sovrapposti, stesi innumerevoli volte, vergono, si raddensano e si deli-


piani obliqui, continuo divenire e addivenire della neano per poi, con un movi-
materia, del senso, dell’intuizione di spazi remoti e mento repentino, dirigersi al di
nascosti, visualizzazione di mondi a noi paralleli fatti fuori della tela fino a creare
emergere con pazienza d’acciaio. atmosfere monumentali dalla
Adalberto Borioli, pittore dal 1962, linguaggio astratto, assoluta leggerezza aerea.
musicista, di fatto e ovunque poeta. È come se la pesantezza dei
Guardare una sua tela blu e scoprire che i colori sono volumi cercasse una soluzione
infinitesime particelle di vibrazioni con vicissitudini cromatica di levità composita
continue, mutazioni enzimatiche che producono di- e venisse totalmente circondata
chiarati processi timbrici.Tinte e gradazioni di elemen- dalla luce e dal colore diffusi
ti compositi che convergono in una dimensione d’az- nella superficie del dipinto.
zurro profondo e che ci inducono toute courte ad ab- Notturni compiacimenti s’inol-
bandonare la metropoli inquinata per entrare nel trano in fragili attese di escoriazio-
mondo metaforico della tela fino a perdersi nelle ine- ni di pelle celeste, centellinando sab-
brianti sfumature dispiegate in quel frammento di bia nelle scarpe che impedisce di vola-
atmosfera che seduce anche gli sguardi distratti. re, con notti a tutto tondo dove non c’è
È come se una dimensione universale accedesse a una più confine tra il cielo e la terra rovesciata,
forma frammentaria distinta dove gli elementi infinite- sensibile a ogni tocco umano.
simali producono cristallizzazioni trasparenti, struttura- Essere avvolti in una particella di spazio, in quiete o
zione di campi visivi intersecati e profondamente sen- sconvolto da venti tempestosi che si rifugiano nei cri-
sibili. L’artista ci accompagna in spaccati di colori intri- nali dei rilievi più alti, essere catturati dall’oltre di quel-
si di piani sotterranei o sovrastanti, come nei grattaceli lo spazio, fino alle dimensioni più misteriche e spiri-
fatti di cristallo e vetro dove lo sguardo si sente sensi- tuali. rociti i futuri possibili, i cieli si stanno facendo sempre
bilmente attratto da un’immensità narrativa che non Frammenti poetici dell’universo mondo? più grigi, gli insetti stazionano su ogni quadro colorato
accetta costrizioni stilistiche, ma si sente parte dell’uni- Linguaggi metacomunicativi per trasmettere che i cieli scambiandolo per la natura viva nel tentativo di suc-
Giallo pallido
verso-mondo tanto da poter spiccare un volo leonar- e il mondo stanno cambiando forma e idioma? chiare il polline dai colori dipinti.
2005 desco pienamente riuscito. Certo è che molti millenni si stanno accumulando Noi fissiamo, con la ceralacca trasparente, le opere e i
acrilici su carta Ma le sue opere presentano al contempo una inusita- nella nostra storia esistenziale, i gas e i motori stanno cieli di Borioli sperando che siano i veri colori dell’at-
Ø cm 33 ta e articolata tonalità volumetrica. Gli elementi con- asfissiando le nostre narici, i nostri occhi guardano infe- mosfera e che non si sbiadiscano mai.

Anna Laura Cantone


Immagini della fantasia
Giorgio Lodetti
È la prima volta che scrivo un giudizio sul e non ancora definitivo elenco.
lavoro di un’artista, e il fatto mi emozio- Vorrei invece soffermarmi sulla sua attività espositiva. Il
na di più se penso che parlo di mia suo esordio la vede alla Libreria Bocca nell’ottobre del
moglie Anna Laura Cantone, classe 2000, in quell’occasione oltre ad alcune illustrazioni,
’77. Ho preso questa decisione al aveva realizzato dei dipinti di piccolo e medio formato
ritorno da Sarmede dove Anna che già davano un’idea della sua dote innata: un’origi-
Laura ha partecipato alla 23a nalità espressiva molto accattivante.
Mostra Internazionale dell’Il- Le mostre personali sono poi proseguite in altre sedi tra
lustrazione per l’Infanzia, Le cui: la galleria Nuages di Milano, la galleria La
Immagini della Fantasia, sul tema Panchetta di Bari, la galleria Il Basilisco di Genova, la
di “Le Mille e una Notte”, galleria Gambalunga di Rimini. Nei dipinti di Anna
organizzata, come ogni anno, Laura recentemente esposti a Rimini, si evidenzia un
dal responsabile per le atti- senso ironico con un segno veloce ed incisivo, che cat-
vità culturali Leo Pizzol. tura e diverte lo spettatore.
L’esposizione coinvolge l’in- La presenza di frasi o parole ricorda agli adulti tempi
tero Comune di Sarmede, la lontani e incanta i più piccoli che in quella grafia infan-
Provincia di Treviso, le tile si rispecchiano. Le linee di contorno, rosse e nere,
Pro-loco territoriali, oltre sono sempre doppie e non nitide per dare all’immagi-
a volontari locali.Viene in ne un movimento vibrante reso ancor più accattivante
parte finanziata dall’ormai da colori accesi e brillanti.
celebre Cassamarca (vedi Interessanti sono anche i volumi creati e introdotti
esposizioni di Conegliano nelle immagini, che svelano una dote innata per la scul-
e Treviso), ed è ospitata tura nella quale Anna Laura si cimenta con successo.
nel palazzo Municipale di Il richiamo iconografico si ispira a temi fantastico-iro-
questo piccolo comune, a nici in cui i personaggi, il più delle volte buffissimi,
pochi chilometri daVittorio inducono al sorriso.
Veneto. Ha una durata di Sorriso che l’accompagna sempre quando lavora, sorri-
circa due mesi e viene visita- so che contagia le sue opere con risultati felici, diver-
ta mediamen- tenti e accattivanti, quanto basta per rimanere impresse
te da circa qua- nella memoria, perché è difficile, una volta visto il suo
rantamila perso- segno dimenticarlo o confonderlo con altri.
ne. Poi si trasferisce a Le auguro di continuare in questo faticoso ma soddi-
Treviso, Monza, Siena, sfacente cammino e Vi invito a visitare una sua esposi-
Lugano, Berlino e Pa- zione per sorridere con gli occhi…
rigi.Anna Laura par-
tecipa come illustra-
trice, con alcune tavole del volu-
me Un papà su misura, stampato in
Italia dall’editore Arka e in Francia
(edizione originale) da Sarbacane e ha
realizzato un’installazione all’ingresso
del Palazzo, nello spazio che, ogni anno,
gli organizzatori mettono a disposizione di
un illustratore, scelto tra quaranta, provenien-
ti da venti nazioni.
Di Anna Laura che, nonostante la giovane
età, ha già ricevuto molti riconoscimenti in Italia e
all’estero, desidero ricordare la manifestazione TIBE di
La balena in mezzo al quadro Taiwan, in rappresentanza della giovane illustrazione
2005, acrilico su tela italiana, nel 2002. Mi vengono in mente molti altri
cm 90 x 60 premi, ma non voglio tediare il lettore con un lungo Polpo, 2005, tessuto

22
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
Giancarlo Cerri
Prima delle Sequenze
Emma Zanella
[…] Tuttavia più che un paesaggio si legge la forza e la vitalità della materia, quasi che il pittore riesca ad
entrare nella terra, nella cava, nella brughiera. […]
[…] In Estate (1990) la potenza del colore si comprende con sorprendente evidenza. La materia cromatica si
dispone infatti secondo una regola spaziale libera ma al contempo predefinita, con alternanze di gialli e rossi
infuocati e vibranti, di verdi e di azzurri profondi, capaci di portare lo sguardo “al di là” del quadro.
Il nero poi interviene a unire queste masse magmatiche, a coordinarle, divenendo protagonista, da adesso in
avanti, di tutte le opere di Cerri.
In questi primi anni Novanta il nero fa da trama:“tiene” le masse cromatiche, rinsaldandole, organizzandole
in un universo pulsante e ricco di vitalità.
Il riferimento da cui parte ancora Cerri è, innegabilmente, il reale. Basta farsi guidare dai titoli che l’artista
ha dato ai suoi lavori per rendersene conto: Foresta in giallo e nero (1991), Dopo la foresta (1991), fino ad arri-
vare alla serie Per amore del paesaggio della metà degli anni Novanta.
Tuttavia il reale non è più guardato e riproposto dall’artista; il reale, meglio la natura, è per Cerri un univer-
so a cui attingere stimoli, emozioni, impulsi creativi che lo guidano nella costruzione dell’opera. In tutta que-
sta ricerca il nero aiuta Cerri a depurare progressivamente il quadro di riferimenti naturalistici.
Il nero prende spazio, si allarga sempre di più, si confronta con gli altri colori della tavolozza inducendoli quasi
a una maggior purezza e semplificazione. […]

Prima delle sequenze


Cortina Arte Milano
Via Mac Mahon, 14/7
Dal 5 dicembre al 5 gennaio 2006

Ulivi, 1965
carboncino su carta riproposizione dell’arte di Cerri a partire dal suo primo
cm 29 x 24 Giancarlo Cerri stimolo, in linea con la concezione del disegno come
anima germinativa dell’opera, in una sorta di primoge-
In Bianco e Nero nitura della carta sulla tela, che giunge in alcuni casi a
postularlo come vera e propria pittura in bianco e nero.
Laura Salandin
Ma nonostante il progetto sotteso e la salda tenuta teo-
[…] Se infatti La pittura dipinta suona come un pro- rica di questa poetica, il dipinto rimane organismo vita-
gramma poetico di base esplicitato, Prima delle Sequenze le che non esclude mai l’imprevisto, assumendolo anzi
documenta il percorso di allontanamento dal dato come indicatore di nuovi percorsi perché, dice Cerri
naturalistico in direzione della distillazione, della sinte- “nulla è più geniale di un quadro trovato”.
si dell’emozione della natura, verso la costituzione di Per questo nelle sue opere non troveremo mai la fissità
un linguaggio pittorico autonomo. di una ricerca rigidamente programmatica o esclusiva-
Senza titolo, particolare È il percorso che lo porterà alla produzione più recen- mente mentale che l’ha ispirata e il suo nero non è mai
1986, olio su tela te delle Grandi Sequenze in cui la verticalità è così spin- mera negazione di luce ma riecheggia la dimensione
ta da riportarci mentale al sublime di Friedrich, in cui del mistero che l’ha originato. Per lo stesso motivo i
il nero è un indicatore di percorsi erti, in una sorta di suoi volumi rigidamente bloccati con precisa qualità
vertiginoso scarto di piani dal mistico sapore rothkiano, ritmica raggiungono l’effetto di una materia “conti-
è cortina che ottunde e svela al contempo, contrappo- nuamente aggredita da intemperie o da sconvolgimen-
nendosi come naturale confine alla forza espansiva del ti tellurici” come aveva evidenziato Elisabetta Muritti,
giallo, del rosso, del bianco. perché di arte che presuppone spostamenti di zolle car-
E il nero aveva assunto una precisa valenza architetto- siche profonde e di violenti fenomeni tellurici si tratta.
nica nell’equilibrio compositivo del quadro fin dai
primi disegni, costituendone la trama invisibile, dotan- In bianco e nero
dolo di ossatura, precisandone le linee di forza e le
direttrici visive con tratto deciso, essenziale, sintetico. SpazioBoccainGalleria
Collina, 1983
olio su tela, cm 50 x 60 Non a caso l’antologica In bianco e nero rappresenta una Dall’11 al 31 gennaio 2006

24
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
Patrizia Masserini
Opere recenti

Il corpo, 2004, olio su tela cm 50 x 65

catalogo a cura di

Giovanni Serafini

SpazioBoccainGalleria - Milano ARSMEDIAgalleria - Bergamo

dal 15 al 30 novembre 2005 dicembre - gennaio 2006


inaugurazione inaugurazione
martedì 15 novembre 2005 ore 18,30 giovedi 1° dicembre 2005 ore 18,00
Galleria Vittorio Emanuele II, 12 - 20121 Milano orari galleria:
info: 02 86462321 - libreriabocca@libreriabocca.com tutti i giorni ore 16,00-19,00 (lunedì escluso)
Domenica 16-19 in altri orari su appuntamento

Libreria Bocca
ARSMEDIA galleria
Locale Storico d’Italia con il Patrocinio
24121 BERGAMO - V. S. Tomaso, 49 B
del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Tel. 035-241168 - Fax 035-4176392
Medaglia d’oro della Camera di Commercio di Milano
E-mail: info.arsmedia@arsmedia.net
rinascimentale nordica, e del Novecento gli ambiti di ribalta il principio d’autorità della tradizione in matter
Patrizia Comand deviazione dalla Nuova Oggettività e dal Realismo d’un trasognamento di soave — e non meno sottilmen-

Visioni Magico tedeschi verso derive oniriche, per intenderci la


linea che da Ben Shahn ha condotto, da noi, ai
Vespignani e ai Guerreschi. Non è stata, beninteso, solo
te feroce — visionarietà. Il teatro delle pose convenzio-
nali che si fa suggestione implicitamente grottesca, il
paradigma della bellezza corporea evocato per eccesso
Flaminio Gualdoni
una scelta stilistica. Dire di umore prevalentemente dise- sensuale, si sono trasferiti da quelle trattazioni larghe a
gnativo è dire di una priorità indiscussa dell’iconografia, serie pittoriche di più serrata concentrazione. Comand
Una delle sostanziose possibilità che la pit- del costrutto tematico, capace di muovere dalla conven- ha dissezionato altri topoi dell’antico — il balance del
tura dopo le avanguardie ci ha consegnato, zione illustrativa per spingersi sino alla ripresa allegori- costrutto, certi luminismi da notturno dell’anima — e
è un rapporto con l’antico, con i modi e i ca, a un probabile umore simbolico. Dire della padro- ne ha fatto materia per iconografie di serrata tensione
temi della tradizione, per così dire en sou- nanza tecnica, è intendere. comunque che la straordina- inventiva. Le figure, ancora stagliate su fondi che valgo-
plesse, frutto dell’incrocio tra amore e gioco. ria capacità di formalizzazione non valga in se stessa, ma no scenario vagamente metafisico, contrappongono la
Di tale possibilità da sempre si è servita sia condizione necessaria di un esprimere motivato, propria espansa corporeità al gioco aereo dell’immagi-
Patrizia Comand, che negli anni va forte, anche eticamente consapevole. Il ciclo recente di nario alla sospensione che ne fa figure fantasticate. E gli
costruendo una sorta di tutta personale fan- pitture di Comand rappresenta, da questi punti di vista, attributi, che si coagulano intorno alla figura come
tasmagoria sulla base di ricche e non bana- una dimostrazione autorevole di maturità. Mi piace trame simboliche dai forti umori — il trono, il pesce, il
li contaminazioni tra talento e sprezzatura, pensare a due grandi opere, il Baccanale del 2001 e la serpente — erigono un teatro intellettualmente lucido
tra retaggio antico e umori fastosamente Mosca cieca con rischio in un giardino barocco, 2004, come tanto quanto abbigliato della dimensione di un traso-
surreali. Cresciuta alla scuola d’un arguto agli snodi delle consapevolezze più recenti. L’ipertrofia gnamento fascinoso. L’operare di Comand è, s’è accen-
inventore di figure come Usellini, Comand manierista che lievita entro l’esplicita citazione antica, nato, tipicamente ciclico. E ogni ciclo aggiunge consa-
ha delucidato, negli anni, una padronanza ma soprattutto il concepire la partitura decorativa come pevolezza alla sua ricerca, nella quale convivono. perfet-
tecnica sofisticatissima. Punti di triangola- strumento per un discorso iconografico non seconda- tamente una lucida tensione intellettuale e un sensuoso
zione sono stati la pittura con forte compo- rio, sono un esercizio di lievità intellettuale che si collo- piacere visivo: valori, entrambi, dei quali sempre più ci
nente disegnativa della tradizione gotica e ca all’opposto dei troppi citazionismi odierni, e che rendiamo conto di non poter fare a meno.
Di notte, nel buio, 2005
acrilico su tavola
cm 140 x 70 D, successiva a RDM, è funzionale a indicarne l’ambi-
Bruno Chersicla to di appartenenza espressiva, è la parte conclusiva a
costituire l’autentico rompicapo, lasciandoci nel gine-
Il Codice alfabetico dell’io praio delle nostre ipotesi, ma con appena una certezza,
quella di trovarci in mezzo ad un’eletta accolta di “cer-
Vincenzo Guarracino
velli”, la cui identità è forse consegnata proprio alle
misteriose iniziali.
A un primo approccio, di fronte vo e parallelo, protese a identificare e incasellare iden- La congettura parrebbe trovare se non conferma alme-
alla gran teoria di teste e sagome tità e intelligenze (quelle dei personaggi rappresentati, no autorizzazione nel fatto che sotto la medesima
dello scultore Bruno Chersicla, non meno di quelle degli attoniti osservatori, risuc- ragione dei Ritratti della mente si son più di recente
allineate col metamorfico cipiglio chiati dal buco nero della loro enigmaticità) in acroni- ritrovati, convocati nella rassegna del Collezionista
di una mobile foresta di Birnam me formule definitorie e definitive per proiettarle sulla (Galliata – Gian Pietro Menzani Arte Contemporanea,
emersa per prodigio dalle scena di una quotidianità disarmata e intimidita dalla Alassio, 2005), ben 70 artisti (da Adami a Zotti, passan-
plaghe più fonde di loro minacciosa cerebralità, come “cavalli di Troia” di do per Altan, Bonalumi, Echaurren, Dorazio, Morlotti,
Brianza e iscritte sotto l’in- un’eterna, interminabile guerra dei mondi esperita per Pozzati, per citarne solo alcuni), nella duplice veste di
segna di Ritratti della forza di enigmi e tale da lasciare estrerrefatti e allibiti al “radiografati” ma anche di “cooperanti” all’opera defi-
mente, quel che mette più cospetto del loro monstrum di indecifrabile sostanza, nitiva, e tutti giudiziosamente e specularmente “inter-
soggezione, prima ancora non meno dell’“enigma musicale”, che, teste Alceo di pretati” dallo stesso Chersicla e connotati con le rispet-
dell’inquietante mostruosità Messene (A.P.,VII,1), a suo tempo fu fatale perfino al tive marche onomastiche. Se dunque di “radiografie al
dei loro ingranaggi, sono quelle grande Omero. cervello degli artisti” si tratta, come ha acutamente ipo-
strane sigle (a caso, tra le tante, a Certo, Chersicla a siffatte arcane formularità è tutt’altro tizzato Paola Artoni, le opere della mostra giussanese,
mo’ di esempio, RDM-TXTK, che nuovo: ricordo serie dai nomi non meno incom- più ancora di quelle dell’esposizione di Alassio (docu-
RDM-WSPK, RDM-D-ZDLY), prensibili e inquietanti, fatte via via di “cerambici”, mentata in un prezioso volume a cura della stessa
che con maniacale precisione e “mask” e “baroki”, così come i ritratti assemblati sotto Galleria), danno ulteriore conferma proprio di quello
puntiglio ambiguamente corredano l’etichetta di Spitzenkongress o il congegno da antica spirito ludico di cui discettava Varga e che qui si tradu-
e contornano tutti i disegni (in gra- macchina medioevale di tortura di Cronoscopio ce in un tratto di ironica finezza che impone all’artista
fite e acquerello) e i lignei manufat- (1997), tali da meritargli in sede critica e a buon dirit- di occultare degli interessati il nome dietro la misterio-
ti (in pregiate essenze, vivacemente to la definizione di “scultore ludico” affibbiatagli già sa e inquietante formula consonantica, in omaggio al
colorate), esposti già nella grande nel 1976 e mai più smentita in tutto quanto il prosie- diritto alla privacy di ognuno.
mostra allestita presso la Villa Sartirana guo della sua avventura creativa da Miklos Varga, come Come dire che, contraffatte fisionomie e storie, nel
di Giussano (Mi) nell’autunno del una sorta di sua peculiare cifra caratteristica e distinti- tempo della globalizzazione delle merci (e merce è per-
2004. Sembrano, quei cifrati mono- va. Eppure qui, in questi Ritratti della mente, il gioco del- fino l’identità dell’individuo) resta la nuda spoglia alfa-
grammi, fissare e circoscrivere, l’artista, se di gioco effettivamente si tratta, si fa ancora betica di ognuno, depositaria della sua storia, dei tic e
entro lo spazio di un profilo di più determinato nel pretendere l’attenzione ermeneu- traumi che formano l’esperienza del profondo, di fron-
umanoide, realtà tecnologiche ed tica dell’osservatore, provocato a decifrarne intenzioni e te al quale all’artista è concesso di soffermarsi in penso-
aliene, rese sideralmente inaccet- destinazioni. Ironiche ed esplicative quanto basta per so rispetto: padrone soltanto di consentirsi il diritto di
tabili al nostro idioma dalla loro consentirci di intuirne almeno l’appartenenza alla spe- sorriderne, se non addirittura di riderne fragorosamen-
ingrata, ostentata avocalicità: cifica serie (RDM), ci lasciano infatti, lì, interdetti di te, ove questa “forma” franasse (come franano i suoi
Giorgio Strelher, 2000 machinae logiche misteriose nella fronte al rebus della seconda parte dell’iscrizione, con congegni imbullonati e incernierati). Giusto come
legno dipinto loro complessa semanticità, astru- nessun altro ausilio se non l’aleatorietà delle nostre ri- ricordava Leopardi, secondo cui “chi ha il coraggio di
cm 185 x 87 se algebre di un mondo alternati- sorse interpretative: dato per scontato che nei disegni la ridere, è padrone del mondo” (Pensieri, LXXVIII).

Paola, 2005, olio su tela, cm 110 x 60 di 4 anni, ha occasione di veder nascere un quadro,
dalla sua idea iniziale fino alla realizzazione finale. La
pittura di Emilio è cambiata: nonostante il soggetto e
Emilio Palaz l’ambientazione siano gli stessi (ritratti o nudi, quasi
sempre tra le pareti del suo studio), la pennellata è più
Il pittore errante sciolta, più libera, filtra più luce sui suoi volti, come se
l’aria cominciasse ad entrare tra quelle mura e le per-
Paola Cattaneo
sone ritratte respirassero più leggere.
Avverto una sorta di coincidenza emotiva (dettata più
Sono sempre più convinta dello scarto, inevi- dall’intuizione e dall’acquisita padronanza del “mestie-
tabilmente e per fortuna incolmabile, tra un re”, nell’esercizio continuo e paziente, nella conoscen-
dipinto e la sua traduzione di senso in parola, za dei materiali) tra la fluidità del suo gesto pittorico,
in parola scritta. È semplicemente vero, è il la capacità ormai istintuale perché consapevole di sce-
dipinto stesso a parlare, a raccontare di sé e gliere il tono e il colore, e la maggiore vivezza degli
proprio perché articolazione di un linguaggio sguardi ritratti, sempre in attesa di qualcosa, sospesi tra
figurato, espresso in disegno, luce, colore, immobilità e movimento, ma accesi dal colore e da
emozione, lascia ampio spazio in chi lo guar- un’energia vibrante e gentile. Non c’è acquietamento
da alla propria sensibilità estetica e visiva. in questi sguardi come non c’è fine all’esplorazione
Sarei tentata di fare come Giuseppe Ungaretti pittorica ed affettiva di Emilio, errante tra i tanti visi, i
che, chiamato a parlare di “Alla luna” di tanti corpi che incontra e mai lo saziano.
Giacomo Leopardi, si mise a leggerla, a leg- I modi del suo linguaggio cambiano, ma il radicamen-
gerla e ancora a leggerla, non fece altro se non to definitivo non c’è mai, sempre teso a scoprire in
invitare all’ascolto. ogni lineamento una diversa tensione, una nuova luce
Ma, forse, una mediazione serve, in questo sotto cui orientare la sua geografia dell’anima.
caso la mia, cioè quella di chi, posando ogni
settimana nello studio di Emilio Palaz da più Michela, 2004, olio su tela, cm 70 x 100
26
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
LUIS RICARDO FALÉRO
(1851 - 1896)

Vision de Faust, 1878, olio su tela, cm 145 x 118

www.mirexspa.it
email: mirexspa@tin.it PER L’ARTE
teranno nel giardino del voi, un giardino popolato da
Salvatore Sebaste musei in evoluzione, senza mai la stessa collezione ogni

il Segno del Sogno… giorno. Sorella Luna vi placherà solo guardandovi, ma


soltanto dopo che avrete lasciato andare i sensi al rico-
noscimento istintuale del mistero, appunto. Il mistero
Francesco Cascino
dell’arte, delle forme, del gesto e della sua imprescindi-
Scherzando con gli quello che si crede di sapere. E, ancor di più, sul fatto bile libertà. Un mistero che lascia il segno perché esi-
uccelli e le acque che che l’unica cosa che sappiamo, è che sappiamo ben ste, perché risveglia ciò che è già in noi ma non sem-
corrono dentro e fuori poco”. A parte questa ultima riflessione dedicata alla pre trova il tempo e la voglia di uscire. Un mistero che
di noi, ci siamo ritrova- mente ma giustissima, perché io stesso apprendo molto alberga negli animi di chi sogna. Un mistero che parla
ti a volare e a volere più da un’opera ben fatta che da un libro, la considera- la vostra lingua, la cerca al contempo e la riconosce
volare sapendo di cade- zione critica di Elena Pontiggia è inappuntabile e sere- senza averla mai studiata. Quello che sentite sferzarvi
re, eppur bramando il na, e si assume una responsabilità grandissima: le forme davanti alle opere, dunque, è il segno del sogno.
momento della caduta e i colori saputi coniugare con la maestrìa della cono-
e della sua inevitabile scenza, sia essa consapevole o meno, creano Vita, oltre SpazioBoccainGalleria
ebbrezza. Il coraggio di tutti i positivismi e le sue alteranti esasperazioni.
essere bambini, dicono Raccontano la Vita al di là delle nozioni e sono molto Mercoledì 7 dicembre ore 18,30
alcuni, è ciò che l’Arte più vicine alla nostra realtà, di tante superstizioni e fino al 24 dicembre 2005
potrebbe farci recupe- immagini inutili e ammiccanti. Se si ha il coraggio e la
Dea ferita, 2005 rare; la magia di essere puri, pure e nonostante in possibilità di rimanere fermi ad osservare le opere di
tecnica mista su tavola mezzo a tante tempeste culturali, è probabilmente la Sebaste, s’impareranno tante altre cose, tralasciate per
cm 60 x 40 nostra più difficile ricerca. Non a caso Sebaste si chia- colpa di lavoro e carriera, simili a quelle che abbiamo
ma Salvatore; a ben guardare nelle sue opere, anime imparato mentre, invece di fare i compiti, andavamo a
animali sfuggono al controllo di schemi e gabbie di giocare in cortile con le nostre anime gemelle. Ci si
cultura senza conoscenza, sguardi fugaci e liberi, di fal- può perdere un simile tesoro? O lasciarlo ad altri…? E
chi e colombe, si rincorrono con l’aggressività della la lezione di Mirò, che Sebaste ha interiorizzato alla
passione, giammai della violenza. La luce scorre sotto i perfezione, non si sintetizza con le esperienze degli
loro occhi appena accennati, ma ad uno sguardo atten- informali, tanto da farne un artista educativo ed e-
to non sfuggiranno molecole di infanzia, profumi di ducatore? Guardate quei bianchi che si inerpicano su
giardini incantati e di amici in attesa, sorprese di Natale, montagne di rosso incandescente, provate a immagina-
carezze e desideri maturi eppure inconsapevoli, forze re di penetrare le mille vagine di quella materia attraen-
inesplorate ma familiari, umori di amori e gocce di te e magnetica; i rivoli del piacere vi sveglieranno di
orgoglio... Che alchimia le forme di Sebaste, che rive- notte e non potrete dormire se non dopo aver assag-
lazioni pungenti, inattese, imprendibili e desiderabili giato il potere del vento, della pioggia e del sole, con le
allo stesso tempo. Che potenza. Che eleganza. labbra, con le mani e con gli occhi…
Leggendo un bellissimo testo di Elena Pontiggia del O forse vi addormenterete, ma solo dopo aver capito
2002 in occasione della mostra del maestro a Roma, mi che la vera magia è la materia stessa. Essa vive e convi-
fermo e rileggo una frase esatta, di quelle che non ve con noi, si trasforma in pianto, rumore o musica a
fanno più dai tempi di Pertini:“Ma la Natura, lo abbia- seconda di avere ben chiare le leggi dell’armonia. E se
mo già detto, non è per Sebaste il regno del visibile.Al ancora non sarete stanchi né paghi, allora provate a
Margherite, 2005 regno animale, vegetale, minerale bisogna aggiungere addentrarvi nelle fessure che Sebaste ha costruito per
tecnica mista su tavola un quarto regno: quello del Mistero. Per questo nelle aprire finestre sulla terra e sui suoi misteri, sulle sue
cm 60 x 40 sue opere c’è sempre molto da imparare. Soprattutto su leggi; seguite le linee più blu, quelle profonde; vi por-

Angela Govi certezze che inevitabilmente (purtroppo)


“contaminano” la freschezza delle emozioni
con quello che tutti chiamano il mestiere
cativa che per scelta calcolata. E infatti tutta la breve car-
riera di questa giovane pittrice si è svolta e si svolge
attorno ad emozioni intimamente legate alla sua vicen-
Alberto Agazzani
(curioso notare come si passi da una neces- da personale. […] Ecco allora che la materia pittorica,
sità espressiva ad un ruolo prestabilito, dalla libertà delle sorta di affascinante e colorato magma primigenio, si
Compito, insieme, lieto e difficile, scelte proprie agli obblighi di una corporazione). Da qui componeva nelle sue prime tele con una forza e una
quello di “tenere a battesimo” la grande difficoltà, come critico, di non intaccare con ricchezza davvero insolite per una giovane pittrice. Se
un’artista alla sua prima, importan- eccessive pastoie storico-intellettuali un valore che è non volessi prestar fede al solenne impegno di non
te mostra personale. La letizia aggiunto, una freschezza e un entusiasmo unici e irripe- impastoiarmi in genealogie storico-critiche, direi che in
viene, finalmente!, dall’avere a che tibili, soprattutto in un’artista come Angela Govi, un’au- quei primi dipinti si ritrovano lo spirito e la sensibilità
fare con un’aria nuova, con uno tentica potenza della natura in fatto di forza ed entusia- di un certo “Naturalismo padano” […], quel disordine
spirito non ancora contaminato dai smo, ma anche rara e preziosa per la contrapposta fragi- materico che è altro dall’informale e che evoca e sug-
ruoli e dalle certezze di un artista lità che l’accompagna in questo importante debutto. la gerisce le figure anziché “illustrarle”. Ed è altrettanto
consumato. Il dubbio, la tensione, tendenza del critico sarebbe qui di addentrarsi nel fitto strano come quei grovigli materici si formassero in
un senso umanissimo di inadegua- boscoso dell’arte contemporanea per ri-cercare e ri- forma di onde, poi di figure appena suggerite, fino alle
tezza spesso portano gli artisti a creare quel sentiero “verso casa” dal quale la Govi pro- forme-finite d’oggi, travolgenti per l’esuberanza della
creare le loro cose migliori. Poi viene, e sul quale, del tutto autonomamente, si è incam- materia pittorica, eppure così serene nel loro intimo,
arriva il successo, o se non si vuole minata. Un esercizio tutto sommato facile, che nulla suggerito messaggio.
usare una parola tanto grande chia- porterebbe alla Nostra, se non riconoscerle qualche
miamolo “riconoscimento”, e con paternità eccellente e, forse, lontana dal suo fresco sen- SpazioBoccainGalleria
esso il “sistema dell’arte”: il merca- tire. […] Angela Govi è approdata alla pittura attraverso
to, le gallerie, i critici. E tutto, ine- un intimo percorso emotivo. Come ogni autodidatta, Mercoledì 1 febbraio ore 18,30
vitabilmente si complica: quel deli- perciò, appartiene a quella famiglia di artisti che sono fino al 15 febbraio 2006
cato fiore svanisce e arrivano le giunti alla pittura più per necessità espressivo-comuni-
Madrepora I, 2005
tecnica mista su tela
cm 50 x 40
SpazioErgy che passa dal figurativo a forme più astratte sperimen-
tando l’uso di materiali diversi e svolgendo un’opera-
zione affine alla ricerca materica di Burri dando vita,
proclamato il vincitore del Premio Edgardo Mannucci
che quest’anno è: Jacopo Mandich dell’Accademia di
Belle Arti di Roma per l’opera: “Sfera”. Lo scopo del
Giulio Residori
nel primo dopoguerra, con Capogrossi, Ballocco e premio, come ricordavo in occasione dell’inaugurazio-
Colla al “Gruppo Origine”. Scultore dell’energia è ne, non è di assegnare graduatorie — talora effimere —,
Premio di Scultura - Edgardo Mannucci stato definito, ma soprattutto punto di riferimento per ma di fornire possibilità di incontro e di confronto, di
Jacopo Mandich, Sfera Di premi in Italia, in nome dell’arte, ne sorgono molti tanti artisti forse più noti, un uomo ricco di sensibilità, dialogo, di conoscenza, di entusiasmo e di stimoli per
ma hanno quasi sempre una vita effimera. precursore attento alla propria opera e non al palcosce- realizzare una crescita che nel cammino dell’Arte è
Sull’onda dell’entusiasmo o della emotività di una nico.A ricordarne la memoria ecco, però, la storia suc- sempre molto difficile. Ed in questo si sente vivo lo spi-
ricorrenza nascono e si spengono: capita spesso di cessiva che porta all’antefatto. Nel ’93 Mino Perini rito rotariano che ogni anno, da dodici anni, cura e
leggere nel curriculum di alcuni artisti, so- Presidente del Rotary Club Altavallesina-Grottefrasassi sostiene l’iniziativa.
prattutto di una certa età, il ricordo ed il in provincia di Ancona, dà vita ad un Premio annuale Devo dire che il coinvolgimento è stato totale sia da
riferimento all’evento, ma del seguito volto ad onorare la memoria del conterraneo parte delle autorità locali che delle Istituzioni che
non vi è più traccia. L’ispiratore o il Mannucci, finalizzato, in una prima fase, a giovani stu- hanno sponsorizzato l’iniziativa. La prospettiva è ora
curatore sono passati ad altro! In denti e diplomati di Accademie d’arte del territorio e quella di dare un impulso al Premio coinvolgendo
questo panorama che motiva più coinvolgendo, successivamente, altre Accademie italia- Accademie, italiane ed estere. I giovani artisti diploma-
di una diffidenza od indifferenza ne. Oggi sono cinque le Accademie che concorrono ti in scultura hanno bisogno di supporti ma anche il
sono stato chiamato, quest’anno, a stabilmente al Premio (L’Aquila – Macerata – Perugia Premio, se vuole vivere ed affermarsi, ha bisogno di
presiedere la Commissione per – Tirana – Urbino) e una sesta è invitata. Nell’attuale loro e del contributo dei loro docenti. Una considera-
l’assegnazione del Premio Ed- XII edizione, ogni Accademia presenta tre artisti con zione finale riguarda il livello delle opere presentate
gardo Mannucci. Sono certo che tre opere ciascuno, per un totale di 54 opere esposte ad che, come è possibile verificare nel catalogo pubblicato
molti si chiederanno: chi era Arcevia (Ancona), Palazzo dei Priori, da fine maggio a per l’occasione, hanno spunti e realizzazioni veramente
costui? Uno scultore, protagoni- fine agosto. Al vincitore di ogni Accademia viene asse- interessanti e mostrano un entusiasmo e una creatività
sta con Prampolini e i futuristi gnato un premio di 1.500 euro e tra i sei prescelti viene di buon auspicio per una futura attività artistica.
28
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
via Scoglio di Quarto, 4 - MI
tel. 0258317556 - 3485630381
bazart.scoglioquarto@tiscali.it
Sul filo dell’arte a cura di Stefano Soddu
ar te contemporanea
V. le Col di Lana, 8 - MI
0258317556 - 3485630381

La scala dell’arte
L’arte, come la vita, è una scala. Baudelaire sosteneva
che riesce perfino a far scorrere l’acqua dal basso in
alto, sfidando la gravità. Ed è in omaggio a questa sfida,
per rendere visibile il gusto di assaporarla, che abbiamo
reso il nostro scalone suggestione espositiva per una
collezione importante di opere della nostra galleria
d’arte contemporanea, le cinquanta tele dei venticin-
que artisti raccolti, con studio e passione, dal capofila
Stefano Soddu ed allestiti, con inventiva ed entusia-
smo, da Gabriella Brembati. Simbolo di un’epoca di
transizione, questa collezione di opere che punteggia-
no la fine di un secolo e l’inizio del successivo voglio-
no suggerirci un percorso che è in salita, come sempre
è in salita il passaggio delle epoche, un percorso ascen-
dente, come è sempre in ascesa il cammino dell’arte
attraverso le generazioni, gli stili, i gusti che essa stessa
ispira e produce restandone indipendente. Ogni gradi-
no di questa scala ideale è una stazione indispensabile
per trovare segni, gesti, linguaggio del nostro tempo.
Salite gradino per gradino, senza correre, senza saltare:
chi ha paura della salita sappia che cosa perde.

Pialuisa Bianco
(dal catalogo “Contemporaneo Italiano”
edito dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, 2005)
Stefano Soddu
In oltre, 2004, acrilico su tela, cm 128 x 70

VISMARA ARTE
40 ANNI 1965-2005
a Zita

Penso davvero di doverti molto. Senza i suggerimen- ti. Come in un susseguirsi di sequenze e di stagioni
ti che mi hai saputo offrire, la mia attività d’artista molti tra i protagonisti dell’arte contemporanea, in
non sarebbe stata la stessa.Tu credi nel rigore, nell’ar- una linea ininterrotta sempre coerente e fedele per
te e hai saputo rafforzare in me questo essenziale le tue scelte, si sono esibiti nel tuo spazio. Quelli già
messaggio. Ricordo, dieci anni fa, la tua attenzione famosi e quelli un po’ meno, tutti hanno avuto per
nello scorrere i miei cataloghi. Insolita e rara curio- tuo merito sostegno e visibilità. È la tua vocazione e
sità di chi svolge da trent’anni attività di gallerista nei ci riesci con semplicità. Grazie a una presenza forte,
confronti di un artista appena conosciuto. Poi la ma sempre discreta, grazie al tuo parlare con toni
mostra presso la tua galleria, e ancora l’inizio di un’a- misurati, grazie a un’innata capacità di intuire dove si
micizia duratura, per me sempre gratificante. La tua annidi veramente la qualità.Tutti noi, amici, artisti e
galleria compie quarant’anni ed è un albero solido e frequentatori della tua galleria ammiriamo il tuo
ben radicato. La tua forza, la tua passione, la tua coraggio, la tua bravura e professionalità.
costanza hanno nutrito come una radice profonda in Io ti voglio anche molto bene.
tutti questi anni la cultura e l’arte milanese, anche
proposta in un confronto internazionale oggi così Stefano Soddu
Milano, 2005 - Ornella Piluso, Laura e Francesco Cucci, Gabriella Brembati
raro. E l’albero continua a fiorire e a dare i suoi frut- Milano, 2005 Zita Vismara e Stefano Soddu

della sua umanità nel senso della terra. L’uomo è il vero


prioritario. (Fabrizio Garghetti, fotografo)

L’arte come esperienza prioritaria di vita mi punse, mi


punge, mi pungerà. (Albino De Francesco, artista)
“Arte Prioritaria” è un’idea di Gabriella Brembati. Il logo è stato realizzato da Danilo Premoli

L’arte è come quel venticello lieve che durante il cam-


Arte Prioritaria, ovvero priorità dell’arte, è un’idea Arte prioritaria? Bohh!!! mino in piena estate desideri prioritariamente per rin-
forte a supporto della libertà di pensiero atta a inci- (Enrico Cattaneo, fotografo e artista) frescarti l’anima. (Antonio D’Amico, storico dell’arte)
dere nella coscienza e conoscenza collettiva. È un
concetto che va rafforzato con la partecipazione at- L’ossigeno vitale nell’arte è la vera essenza, racchiusa in L’arte ha una sola destinazione prioritaria: la gioia.
tiva degli artisti e di chi tenga a cuore le sorti del- ogni singola opera; è una priorità intima, segreta e… (Donatella Bertoletti, libraia)
l’arte. Per tale ragione chiediamo soprattutto a que- molto preziosa. (Daniela Baito, artista)
sti di esprimere un proprio pensiero sull’argomen- Segue sul prossimo numero
to. Desideriamo che sorga un movimento di idee L’arte prioritaria è quell’arte che considera prioritaria
che, raccolte, formino un documento in progress. la vita rispetto all’arte. (Roberto Borghi, critico d’arte) Collana “ARTE PRIORITARIA” Anno 2005
E-mail: bazart.scoglioquarto@tscali.it Ed. Bazart&Scoglio di Quarto - Edizioni numerate
La priorità dell’arte oggi consiste non tanto nella
... segue dal numero precedente pratica dell’arte come desiderio, feticcio o lussuria, B. Aprea - P. Barrile - A. Borioli - A. Casiraghy - G. Cerri
ma nella necessità dell’arte di far vedere l’invisibi- F. Colnaghi - C. Crosio - M. De Maria - M. Falco - R. Forino
Arte prioritaria: perché arriva prima. le, ascoltare il terzo respiro, svelare i percorsi nasco- G. Fra - N. Frigerio - G. Gurioli - G. Kuruvilla - A. Lambardi
(Giorgio Moiso, artista) sti della creatività. M. Marra - E. Moschetti - O. Alvaro - R. Origgi - A. Pasquali
G. Pavanello - L. Pescador - L. Pitscheider - A. Pizzolante
(Donato Di Poce, poeta e critico d’arte)
C. Plicato - D. Premoli - A. Prota Giurleo - G. Rubino
L’arte è liberazione dalle pastoie del linguaggio, del S. Sansevrino - L. Sessa - S. Soddu - A. Spinelli - A.Verdirame
razionalismo meccanicistico, dalle griglie del quotidia- L’arte non esiste, pertanto non può esistere arte priori- E. Zanon
no, dalla noia del vivere. (Roberto Plevano, artista) taria, perché la priorità è solo la salvezza dell’uomo e
29
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557
Dopo il successo della prima mostra organizzata in Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana - Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
collaborazione con la Libreria Bocca di Milano, il COMUNE DI GUALTIERI CENTRO STUDI & ARCHIVIO ANTONIO LIGABUE
Museo Documentario Antonio Ligabue DI PARMA
Ristorante Nameless continua l’attività espositiva con
tutto
LIGABUE
la mostra di Fausta Dossi.
Un mondo, quello della Dossi, popolato da continui
rimandi a un personale dizionario emozionale ed
entusiasmante. Così come fitta di emozioni è la sua
pittura!
Antonio D’Amico CATALOGO RAGIONATO DEI DIPINTI

A LIGABUE
NEL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE (1965-2005)
Catalogazione Ufficiale a cura di Augusto Agosta Tota e Marzio Dall’Acqua
Prefazione di Vittorio Sgarbi
Ristorante Nameless Due volumi in un elegante cofanetto - 644 pagine - 868 illustrazioni
Per ogni quadro una scheda descrittiva storico-critica. Apparati critici e biografici in italiano e inglese
dicembre - gennaio 2006 Presentando questo coupon
Trattamento speciale per la cena - prenotare al alla Libreria Bocca, Galleria Vittorio Emanuele II, 12 - 20121 Milano tel. 02 86462321
o all’Editrice Augusto Agosta Tota, Viale Campanini, 34 - 43100 Parma tel. 0521 242703
02.4814677 potrete acquistare il Catalogo Ragionato dei Dipinti
con lo sconto del 20% sul prezzo di copertina.
Via Monte Bianco, 2/A - Milano Lo sconto non è cumulabile alle condizioni di vendita che la Libreria Bocca riserva agli abbonati.

Augusto Agosta Tota Editore

Dan Iroaie (e chi se no) Ogni pennellata è un’affermazione perentoria, dotata


di energia propria e la continuità e soprammissione con
altri colori crea un campo ad alta energia, quasi senza
Enzo Bilardello
pause. Lo spettatore non viene, però, esasperato, spossa-
to. Dato che si tratta di arte, spesso eccellente, talvolta
L’analogia più convincente me la suggerisce il vulcano. nano mai con piante comuni che ci circondano, come suprema, chi vi si abbandona, meglio che appagato ne
Può sembrare inerte e torpido per un tempo lungo e l’oleandro. Le famiglie non lo sanno e non li mettono viene rigenerato. In certe opere i meandri sono tal-
poi esplodere cambiando i connotati dei luoghi. in guardia (comunque servirebbe a poco); eppure i mente fitti che nessun filo d’Arianna sarebbe servito,
Nel caso di Dan Iroaie, l’assenza è inerzia, distrazione, bambini sembrano sapere spontaneamente con che ma l’equilibrio è mirabile. Dedalo contemplando dal-
fino a quando un filo di attività batte l’ignavia e subito cosa possono fare esperimenti e con che cosa no. Dan l’alto la trama senza vuoti non avrebbe potuto che
diviene parossistica, torrentizia, esplosiva. è un istintivo, ha sempre disegnato e dipinto, senza lodarla e complimentarsi con sé stesso. In un altro caso,
Mentre la creatività del vulcano è distruttiva e solo len- disciplina, ma non senza regole. La sua scienza della su un antro nero piovono i bengala di una fantasmago-
tamente l’area interessata torna a fruttificare, quella di forma gli deriva dall’intuizione, consolidata da una pra- ria cromatica impressionante. Il nero resta tale, per nulla
Iroaie è immediatamente ferace, feroce, ricca di ger- tica di lustri, e da una dote che lui possiede e che la a disagio sotto quell’assedio fastoso. Il disordine c’è, ma
mogli che ne creano subito altri e ne cancellano altri maggior parte dei pittori fatica a conquistarsi: la felicità è di una perizia consumata. Io ci trovo tutta la scienza
ancora. Sì, è vero, la sua arte è gridata, sempre a rischio creativa, il dono. Quando cominciò (credo che siano di Matisse nel colorire con “sprezzatura” divina i suoi
di andar sopra le righe, piena di scorie e di ripetizioni, passati almeno quarant’anni), era tutto dedito ad una tappeti, i suoi pesci rossi e i vestitini da donna delizio-
spesso ridondante. Ma, intanto, non è mai finta, simula- linea estenuata, sottile, di gusto art nouveau. La moltipli- si. C’è tutta la bravura di Matisse in tanti disegni di
ta, non deve cercare una creatività elusiva, non ha l’an- cava all’infinito in onde sinuose, la rendeva fitta e densa, Dan, senza mai aver copiato una virgola. In altri casi la
goscia del foglio bianco in attesa della prima parola e come ad abolire l’intervallo tra una linea e l’altra. pittura si realizza come sotto il pelo dell’acqua, mossa,
poi della seconda che non viene mai. Eppure, in questo giuoco d’infinita pazienza, Dan non vibrante, morbida, spezzata e sempre intera. I rossi sono
Se esiste una cosa come l’innatismo, Dan Iroaie lo pos- sporcava mai il suo reticolo, era esemplare per chiarez- consueti sotto l’acqua? Certamente no, se non rappre-
siede nella sua dimensione di pittore. Platone sosteneva za d’ordito e per senso compositivo. Nessuno gli ha mai sentano qualcosa, dalla chiglia di una barca ad una bar-
che per imparare a nuotare bisogna avere un’idea pre- detto quali colori sono consonanti e quali repulsivi, riera di corallo. Dan Iroaie ci mette il suo rosso, che ser-
liminare di cosa è il nuoto e dei movimenti necessari quanto estese devono essere le pause, che rapporto c’è peggia, affonda moroso, si riaccende nitido e risulta
acrilico su cartoncino per realizzarlo. Io mi sono sempre domandato com’è tra disegno e campo cromatico. credibile pur senza richiamare niente di conosciuto, né
2003, cm 70 x 100 che i bambini, avidi di assaggiare tutto, non si avvele- Ecco, nella sua pratica febbrile e, all’apparenza, esclusi- una gomena né un tronco: è pura forma che esiste per
vamente affidata all’estro, Dan Iroaie deve aver avuto corroborare la bellezza del mondo. In tutta quest’orgia
come dono innato e consolidato dall’esercizio quello di di forme, e di colori disegnati ed organizzati con pasta
conoscere mirabilmente codesti aspetti e di realizzarli a spessa o sottile o quasi corporalmente evanescente,
colpo sicuro, prova dopo prova. Ci sono artisti che sono numerose sono le prove meno riuscite, sia perché l’a-
di una lentezza esasperante (Vermeer, Cézanne). Si strazione non è un programma scientifico, ma conser-
dispera che portino mai a compimento un lavoro, e si va sempre un quoziente d’alea, di azzardo, sia perché
teme che, peggio di Penelope, lo disfacciano, arrenden- Dan vuole cercare altre strade, non contentandosi di far
dosi per sempre. Poi, ovviamente, col loro ruminare meglio quel che già gli riesce bene. Sono restìo a sor-
continuo arrivano anche a risultati copiosi, come nel volare su queste prove meno coinvolgenti; servono allo
caso di Cézanne. Altri considerano l’opera come un studioso per seguire le oscillazioni della creatività, i sen-
esserci, come la manifestazione della loro fisicità. tieri interrotti, la battuta a vuoto prima della successiva
L’opera è, spinozianamente, consustanziale al loro io. È ondata di pennellate frenetiche: appunto un vulcano
il caso di Pollock e di pochi altri, i quali non si pongo- che ha l’energia contenuta nel centro della terra, quin-
no il problema di una qualità da realizzare, quanto di di limitata, ma per noi incoercibile. Servono all’artista
esistere dentro l’opera e tramite essa. per non credersi infallibile e fare l’inventario ed il rie-
Con le opere astratte il controllo della qualità, per chi same dei nessi che non tengono.
guarda e valuta, è più complesso e bisogna possedere un È un attimo, subito dopo siamo persi dietro a dei Van
occhio esercitato, cinico e spregiudicato, perché i traf- Gogh e a dei Cézanne eseguiti con uno spirito diver-
ficanti (e a complemento i bigotti) del colore sono tanti so, con mete diverse e, certamente, senza aver control-
ed il colore, di per sé, non è arte, è solo qualcosa che lato immagine alcuna di quei maestri.
permea la nostra vita. Dan Iroaie non è un pittore di È l’eterno ritorno della creatività ingenua, incorruttibi-
sfumature, di colori morbidi, di passaggi modulati. le che, col tempo, incorpora la sapienza, si fa magistero.
30
Per la tua pubblicità chiama Antonio D’Amico 338 2380 938 - Gabriele Lodetti 333 2869 128 - Giorgio Lodetti 338 2966 557