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ARTISTI IN RIVISTA

di occa B Anno IV, N. 13 • Gennaio-Marzo 2005

Direttore Responsabile: Giorgio Lodetti / Direttore Artistico: Roberto Plevano / Progetto Grafico: Franco Colnaghi

Via Molino delle Armi, 5 - 20123 Milano • Tel. 02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413

John Keating ra con una modalità che si riallaccia alle origini metafi-
siche della materia. Uva, mele cotogne e melanzane
sembrano dissolversi nella carta. Le ritrae nel momento
sottolinea. «Arrivi sempre allo stesso
punto, ma per vie diverse, lo guardi
da un’altra angolazione». Ancora
Claran Carty di massima maturazione, oltre il quale ci sarà solo putre- sedicenne alla scuola di Clonmel,
fazione. Sono la metafora del ciclo naturale di vita e dipingeva già con una paletta limita-
Il genere classico della morte, un annuncio di caducità. La loro provvisorietà è ta di colori […]. Come gli adole-
natura morta cade in decli- incarnata nella carta su cui sono dipinte. scenti della sua età, si sintonizza con
no nel tardo XX secolo. Keating ha iniziato a fabbricare a mano la sua carta di Woodstock e con l’intera epoca psi-
Forse per aver perso di vista Amalfi due anni fa. Non è dissimile dalla carta pesta. La chedelica. […]. La prima personale
le proprie origini. Diviene spezza e a volte la mescola con le ortiche o altri materia- di Keating, allestita alla Lincoln
il suo contrario, qualcosa di li organici. […] Ne ottiene una carta composta a mano, Gallery nel 1981, è stata intitolata
sicuro e rassicurante, una anziché modellata a mano.«[…] Non ti trovi davanti a un Orbiting Perspectives (Prospettive
realtà ben ordinata. Nulla semplice foglio di carta bianca, sul quale imporre la tua orbitanti) […]. La Hendriks Gallery
di più lontano da quanto i idea. Devi rispondere e reagire al suo volere. Fluttui insie- ha presentato i suoi Human Friezes
pittori olandesi e fiammin- me a lei, cercando di estrarne l’immagine». La frutta è (Fregi umani), enormi tableaux
ghi avessero in mente nel ritratta con dovizia di particolari,ma al tempo stesso sem- ritraenti corpi sotto teli bianchi, sen-
XVII secolo. Gli oggetti bra scomparire nella carta.Tutto è in uno stato di conti- sualmente vivi ma nel contempo
della vita quotidiana ritratti nuo movimento. «Non me ne sto lì seduto davanti a una allusione a cadaveri avvolti. Nel
— fiori, una clessidra, una natura morta e la dipingo» afferma. «In me produce un 1996 inizia una serie di studi sulle
ciotola di frutta, un orolo- eco molto maggiore». mani della madre […]. «Le mani
gio, una candela, una broc- Il modo in cui ritrae vivono di una vita autonoma. Sono
ca o una terrina rovesciata, la frutta è un aspetto come i granchi. Si muovono in
un bicchiere vuoto, un della decostruzione e modo totalmente indipendente.
teschio — sono solo sim- della dissolvenza che Nelle mani ci si può leggere una
bolici. Il loro oggetto è la hanno caratterizzato i vita». Ritrae la madre anche in una serie di teste astratte Serie
transitorietà delle cose terrene, la vacuità del possesso, l’i- suoi disegni e la sua che, come le sue nature morte, sembrano essere colte Life Fragment
nevitabilità della morte. Il loro secondo titolo può esse- pittura sin dagli inizi. nell’attimo in cui emergono dalla carta, dissolvendosi tecnica mista su carta
re “vanità delle vanità”, che letteralmente si traduce in «Cominci a renderti nello stesso momento, in modo non dissimile dalla Sacra
“sensazione di vuoto”. Ironico è il destino di questa conto che, per quan- Sindone. Le dimensioni si sono ridotte, diventando più
forma di pittura, emblematica della follia umana che to credi di trovarti in eloquenti, più prossime alla vignetta.
conta sulle cose terrene, che avrebbe significato investi- un altro posto, fai Keating è riuscito a trovare nelle forme classiche la
menti a lungo termine e smisurati prezzi pagati nei seco- sempre riferimento metafora delle sempre crescenti frammentazione e fuga-
li successivi alle aste di Sotheby’s e Christie’s. John alle cose che avevi cità della vita moderna. Per un momento tutto è iper-
Keating sovverte questo comodo legame.A partire dagli all’inizio, agli assilli reale. L’attimo viene fugacemente colto. Poi fugge via
ultimi anni ’90 dipinge composizioni di frutta e verdu- dei primi momenti» nella fretta del vivere.

Rafael Dussan ne delle arti che la libreria da anni, sotto la guida della
famiglia, pur tra mille difficoltà finanziarie, sta svolgen-
do, a favore soprattutto dei giovani.
posto rilevante, esistono ancora artisti per
i quali, come per i maestri dell’antica
Grecia, il corpo umano rappresenta la
Giacomo Lodetti Scattò così in quel momento una scintilla dalla quale, col sfida più grande. Dussan è uno di costo-
passare del tempo, nacque l’amicizia che portò a proget- ro, quello che dipinge può sembrare spes-
Al primo impatto le opere che Rafael Dussan presenta tare questa mostra e questo catalogo, il cui testo è stato so grottesco, i suoi studi di filosofia lo
in questa personale alla Libreria Bocca, mi danno la sen- espressamente richiesto da Rafael, contro ogni logica di portano a caratterizzare le figure come
sazione di una mirabile sintesi tra naturali doti di prodi- competenza. animate da una sottile sofferenza che è la
gioso disegnatore con quelle, altrettanto naturali, di Il XX secolo è stato testimone di cambiamenti radicali sofferenza dentro la quale vive la sua
arguto pensatore, giacché l’artista colombiano, che qui nell’arte, più di qualsiasi altro periodo storico e fortuna- gente e molta anche della nostra. «Figure
manifesta una personalità intelligente, fragile ed acuta, ti sono coloro i quali ci hanno vissuto. che sembrano lottare per svegliarsi da un
sembra aver voluto rappresentare, peraltro con ottimi Nel primo decennio del secolo il cubismo ruppe con i sogno o stirarsi per recuperare qualcosa
esiti, l’invisibile, impalpabile e sottile carica di erotismo tradizionali metodi di rappresentazione, aprendo la stra- delle loro forme originali.
che, lungo tutta la nostra esistenza, condiziona i nostri da all’astrattismo e successivamente alla prima guerra Ma la fluidità con la quale sono delineate
corpi. Movimento e potenza sono le successive sensa- mondiale, alle avanguardie, confermando la molteplicità le libera dalla loro massa, comunicando
zioni che queste immagini comunicano, con le loro di linguaggi esplosi dopo la seconda guerra mondiale. all’osservatore un’ironica leggerezza e
forme e il colore che sottende al segno una costante […] Ciò nonostante la pittura continua a mantenere un grazia. I suoi quadri ricevono forza dal-
vibrazione di calore e sessualità. l’immediatezza e dalla spontaneità del suo
Conoscevo i non pochi problemi della miserabile e pur disegno. La sua linea vibra di poetica
felice vita di migliaia di raccoglitori stagionali, legati alla ambiguità, ancor più quando il disegno
raccolta delle bacche lungo oceaniche piantagioni che si assume forme organiche».
estendono, verdi e rigogliose, ai piedi delle pendici dei Queste parole di Enzo Battarra hanno
vulcani di Antiochia. […] Ma non avevo mai pensato colto il messaggio della sua pittura.
che la Colombia possedesse una produzione artistica, né Alessandra Merlo, storica dell’arte, scrive
avesse dato luce ad artisti con nulla da invidiare alla invece: «dovendo definire l’opera di
nostra tradizione rinascimentale, mai mi era passato per Rafael preferisco pensare a un disegnato-
le mani un libro di artisti colombiani, mai avevo dovuto re e quindi a uno “scultore”, non a un
ricercare il catalogo di una mostra d’arte organizzata in pittore, se avesse senso fare queste distin-
Colombia negli ultimi trent’anni. Quando un giorno di
ottobre del 2003 capita, come sempre capita per caso alla
Paolo Scirpa zioni». Il suo segno a stento riesce a con-
tenere i corpi che, deformi e grotteschi,
Bocca, che un tale d’aspetto molto simile ad un moder- travalicano le linee di confine, per intrec-
no Ulisse, di nome Rafael Dussan, entrasse in libreria, ciarsi, contaminarsi, sovrapporsi, stratifi-
portando sotto braccio una cartella colma di suoi dise- per le Segrete di Bocca carsi.
gni.Voleva mostrarmeli, avendo notato dalla vetrina la in 3a pagina Segue a pag. 20
presenza di una certa personalità.
Ma aveva sentito parlare anche dell’attività di promozio- Senza titolo, 2004
Individui, 2004
Tecnica mista su foto, cm 29 x 42
tecnica mista su carta, cm 100 x 35

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Nudo di donna (Licia), 1977
tecnica mista, cm 98 x 68
Collezione G. Lodetti
Enos Malagutti mezzo secolo fa con Mauro Pelliccioli, e proseguita con
la lunga vicinanza a Roberto Longhi (era lui spesso a
trovare i dipinti su cui il maestro avrebbe tessuto scritti
Nudo di schiena
(Luisa), 1984
tecnica mista
cm 68 x 48
Flavio Caroli memorabili), e ai massimi studiosi e mercanti d’arte Collezione G. Lodetti
della seconda metà del secolo.
«Non vorrà dire che Malagutti è piu com- Non ho visto una sola mostra, negli ultimi anni, che inchinarsi davanti a
petente di uno storico dell’arte?», mi chiese non esponesse almeno tre o quattro dipinti passati per il lui come al cospetto
un collega, credo in buona fede, qualche suo studio; degli altri, conosceva quasi sempre la storia e di un sovrano. Finisce
tempo fa. Eh sì, caro amico, volevo dire pro- i passaggi di proprietà. Ma mi accanivo sulla mia idea un mondo.
prio questo; che Enos Malagutti, conosci- suprattutto per un altro motivo. Per la Magia di cui Malagutti, il più gran-
tore, restauratore (e anche eccellente pittore Malagutti era portatore. Sono entrato con lui in quelli de,era veramente uno
in proprio), stava alla stragrande maggioran- che ogni conoscitore sa essere gli anfratti più selvaggi degli ultimi giganti.
za degli storici dell’arte odierni come una dell’antiquariato e del collezionismo: i retrobottega dei Per di più, era gen-
Ferrari sta a una Fiat Punto. Per complessità raccoglitori bergamaschi e fiorentini. eroso: alzi la mano
di studi: Malagutti leggeva come un dispe- Rambo, al confronto, era un dilettante. Il Professore chi non ha avuto un
rato e aveva — lui che pure tradiva qualche sventagliava attribuzioni (di fronte, di profilo, e, con parere prezioso o un aiuto insostituibile, raramente
complesso per la mancanza di attrezzatura improvvisi scatti, persino alle sue spalle) con la preci- riconosciuto. Non si lamenti sempre, Professore.
accademica — un’esattezza di riferimenti sione di un guerriero assolutamente cauto e micidiale. Non perde niente. C’è tanta bella gente lassù.
bibliografici da far invidia a qualsiasi dot- Impugnava non un fucile mitragliatore, ma un paio di Scommetto che Longhi le ha accarezzato la testa come
torando. Ma questo è il meno. occhiali. accadde nel ‘40 ed è tornato sull’anello mancante nei
Sentivo di sostenere quella modesta con- Quando dimetteva quelli da riposo, e impugnava le primi anni del Correggio…
vinzione per l’esperienza del glorioso ve- lenti da guerra, erano guai per tutti. Noi invece abbiamo perso lei. E non è che non sappia-
gliardo, un’esperienza cominciata più di Ho visto gli abitanti di giungle avvezzi a tutte le insidie, mo come sostituirla. È che non la sostituiremo più.

Franco Zazzeri le. Segue il quinquennio 1975-1980 con altre due tema-
tiche predilette: Genesi dell’uomo e Genesi della sfera, en-
trambe intese in senso geologico. Opere, queste, dov’egli
scultore-scultore compie un’indagine di escavazione della forma per
Giancarlo Cerri giungere ad una drammaticità introspettiva.
Dalla seconda metà degli anni Ottanta procede con o-
Per parecchi secoli era scultore chi scolpiva, chi, della suo itinerario che l’ha portato sino ai giorni nostri tra- pere di ragguardevoli dimensioni realizzate in chiave
scultura, ne faceva il proprio mestiere. Nella storia del- mite tappe non brevi, dove si è soffermato a lungo su sempre più essenziale (Figurazioni astratte dell’inconscio, Al-
l’arte moderna, a partire dall’inizio del secolo scorso, il meditate ricerche ed appropriate scelte. All’inizio degli bero geologico, Parallelepipedo) dove la forma torna, sempre
concetto di “scultura” è profondamente mutato: ovvero, anni Settanta lo troviamo intento a sviluppare geome- più, a salire. Opere severissime, queste ultime, assoluta-
per essere scultori, non è stato più necessario saper scol- trizzazione dell’immagine con opere particolarmente mente prive di orpelli, di tutto ciò che può considerarsi
pire. Ora, se percorriamo l’itinerario dal secondo dopo- significative quali: Stratificazione e Concetto geologico, “inutile” all’opera stessa. Sempre innamorato del bronzo,
guerra ad oggi, si potrà constatare quanto sia avvenuto composizioni verticali tendenti ad aspetto monumenta- materia di cui egli conosce ogni segreto, Franco Zazzeri
in proposito.Ad esempio: graduale ma inarrestabile ab- prosegue nel suo itinerario e, in anni recenti, elabora o-
Franco Zazzeri bandono dei materiali tradizionali (marmo, pietra, pere quali: Resurrezione, Traslazione, Sorgente, Campo arato,
Campo arato, 2000 bronzo), sostituiti da ferro, lamiera, resina e tante altre tutte appartenenti al ciclo anni Novanta-Duemila. Gran
bronzo materie industriali. Inoltre, la grande promiscuità delle bel “giro” di sculture, queste dell’ultimo decennio, dove
diametro cm 100 il maestro toscano esprime pienamente la sua personalità
varie discipline artistiche, avvenuta dalla seconda metà
degli anni Quaranta sino alla nostra contemporaneità, ci ed il forte senso del “mestiere”, qui inteso nel senso più
fa considerare, sotto certi aspetti critici, la stupefacente alto del termine stesso.
evoluzione (anche, a volte, involuzione decadente), dei Il curriculum del Nostro è ricco di importanti mostre
vari modi d’intendere scultura, pittura, architettura. personali e rassegne collettive d’alto prestigio. Qualche
C’è dunque modo e modo, negli ultimi decenni, d’esse- “personale”: Galleria Montenapoleone, Milano (1967);
re scultore, pittore, architetto e così via. C’è chi è sculto- Galleria “La Darsena”, Milano 1970, ’73); Arengario di
re-pittore, chi scultore-architetto, chi, invece, vuol essere Monza (1974); Galleria Zunino, Milano (1975); Palazzo
ancora “soltanto” scultore, nel senso più autentico del dei Diamanti, Ferrara (1980); Galleria Schubert, Milano
termine stesso. Franco Zazzeri (1938) è tra questi e, a (1995, 1999); Palazzo Pretorio, Sondrio (2002). Alcune
parer mio, ciò gli fa onore. L’artista aretino è scultore nel rassegne nazionali e internazionali: Biennale del Bozzet-
senso più tradizionalmente e culturalmente italiano. Le to, Padova (1979); Biennale di Milano (1984, 1989);
sue innovazioni, tipiche della generazione anni Trenta, Biennale di Venezia (1986); Quadriennale di Roma
tengono però conto del passato più recente, anche in (1999). Sue opere sono state acquistate da Enti Pubblici
campo internazionale. Avendolo conosciuto ormai e collocate in importanti luoghi quali, tanto per citarne
molti anni orsono — nei primi anni Sessanta — ricor- qualcuno, Metropolitana Milanese (Stazione Centrale),
do e rivedo il suo periodo “figurativo”, con le temati- Aeroporto di Milano-Linate, Comune di Milano, sede
che preferite: Natività, Nucleo famigliare, Implorazione. Già di via Pirelli. Franco Zazzeri l’ho sempre considerato
era evidente la sua caratteristica primaria: innata capa- scultore-scultore, un puro nel suo modo d’intendere la
cità di sintesi accompagnata da rigore compositivo. Scultura. Egli è, a mio giudizio, tra gli artisti più interes-
Da quel tempo ormai lontano, Zazzeri ha percorso il santi della sua generazione.

ste forme. La forma e l’espressione dei dettagli armoniz-


Alexander zano sempre stupendamente con la forma complessiva e
con l’espressione, potenziandola e chiarendola.
Emanuela con la sfera, 2002, bronzo

Kossuth La posa di un indice “parla”.


Questa esperienza sensoriale della bellezza del corpo
Michael Engelhard umano distingue l’arte di Kossuth dal classicismo.
Quest’ultimo ha un’«idea» di bellezza umana impronta-
L’opera di Alexander Kossuth ta all’antichità, è arte dall’arte. L’arte di Kossuth non fa
conosce un unico tema: la figura riferimento all’esperienza dell’arte esistente, bensì alla
umana. Evidentemente è convinto sua personalissima visione.
che tutto ciò che muove l’uomo, Non è spinto da un’idea di bellezza umana tramandata
tutto ciò che lo riguarda, tutto ciò dall’antichità, bensì da quel che vede e riscopre da sé in
che l’uomo è, possa essere rappre- maniera assolutamente nuova.“Questa «l’esperienza pri-
sentato nella figura umana. mordiale» del suo essere artista […].” evidente che nel
Questa convinzione si fonda su rappresentare la figura umana Kossuth giunge e deve
un’esperienza tanto sensoriale giungere a soluzioni formali che sono assolutamente
quanto spirituale e psicologica. nuove, per le quali non esistono modelli. Praticamente
Il corpo umano è ai suoi sensi, al in ognuna delle sue opere egli ci dimostra che in rap-
suo occhio, al suo tatto l’oggetto di porto al tema della figura umana vi è ancora infinita-
gran lunga più interessante, in mente tanto da scoprire e da inventare […]. Nelle figu-
quanto il più bello, della natura re di Kossuth percepiamo con la stessa intensità tanto la
visibile. loro sensualità quanto il loro appagamento spirituale.
Tutte le sue opere irradiano questa Esse sono strabiliantemente identiche a sé stesse, ovvero
gioia sensoriale originaria per la sono forma. Non mentono. Sono quello che sono […].
bellezza della forma umana sia nella Così come le sue figure significano solo sé stesse,
Emanuela sua interezza che nelle singole parti: anch’egli è esclusivamente sé stesso. Semplicemente non
danzante orecchie, nasi, mani, piedi, articola- gli interessa cosa fanno gli altri, cosa pensano o scrivono
2002 zioni, ogni singola forma lo affasci- di lui. Non appartiene a nessuna scuola, non segue nes-
bronzo na tanto quanto la figura intera for- sun maestro, nessuna tendenza, nessun ismo. La sua opera
h cm 83 mata (non composta) da tutte que- è l’espressione compiuta della sua persona.
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Al Caffè degli Artisti
Giacomo Lodetti

Prosegue l’iniziativa del Biffi, Storico locale degli Artisti, attivo in Galleria
Vittorio Emanuele II fin dalla sua inaugurazione,risalente al lontano 1867
che, in collaborazione con l’altro locale della Galleria, la Libreria Bocca,
ha dato vita, ad un programma di proposte artistiche, con l’obiettivo di
avvicinare il grande pubblico della Galleria, alla produzione dei nostri più
Dialogo arcaico fuori rinomati artisti. Dopo l’esordio, avvenuto nel settembre del 2004 con
misura, 2004 Segue da pag. 21 Max Kuatty, le mostre sono proseguite con opere di Giovanni Sesia, nel
tecnica mista su carta mese di ottobre, Fran-
cm 35 x 110 ...Rafael Dussan cesco Chieppa che ha
Alcuni particolari risaltano, come quelle mani nodose esposto il suo Sublime
che sono sempre in primo piano, come artigli pronti a Callas il 7 dicembre,
ghermire i pensieri, corpi senza spessore, diafani, impal- giorno dell’inaugurazio-
pabili, trasparenti eppure abbondanti, invadenti, mater- ne del rinnovato e
namente generosi e opulenti. ammodernato Teatro alla
Dussan è un autentico artista ispirato, pensa col disegno, Scala,Walter Valentini, nel
parla col disegno, sogna col disegno, vive per il disegno mese di gennaio 2005 e
e finirà col raggiungere la celebrità col suo disegno, que- Giancarlo Ossola nel
sto è il mio augurio. […] mese di febbraio.
Sono previste, a breve,
Danzatori, 2003 esposizioni di Luiso
tecnica mista su tela Sturla,Adalberto Borioli Giancarlo Ossola, Atelier 3 (A Vlaminc)
cm 39 x 103 e Giorgio Milani.
Francesco Chieppa è nato nel 1955. Vive e lavora a Milano.
Nell’ambito della pittura neoespressionista rappresenta uno degli
esponenti più importanti, di fama internazionale. Ha all’attivo
numerose performance in Germania, Gran Bretagna, Francia,
Spagna, Portogallo, Cuba oltre che in Italia. Sue opere sono pre-
SpazioBoccainGalleria senti nei musei di Jena, Eisemberg, Città del Vaticano e l’Havana.
fino al 9 marzo 2005 Francesco Chieppa, Sublime Callas

Pierantonio Tanzola Pasquale De Luca


I ri…tagli di vita La terra e l’anima
Antonio D’Amico
Aldo Benedetti
Se occorreva una prova che la pittu- mono la dimensione. Anche l’imponenza dei classici Giunge a noi dalla Magna
ra fosse sublime declinazione della palazzi italiani o il tumulto delle metropoli sono rappre- Grecia,terra di tradizione e
fotografia, ci viene fornita in modo sentati con una eccezionale tecnica figurativa, ma sem- fervore, alla ricerca del suo
autorevole dalle opere di Pierantonio pre in una prospettiva da farne mettere in discussione la colore, quello denso e
Tanzola (Udine 1963), giovane e stabilità, quasi a farci avvertire un sottile complesso di ricco di tutta la solarità che
promettente pittore di eccezionale insicurezza. si respira in Calabria. È in
talento. Ed è proprio un magico coa- Sa farci accettare la vita, dipingerci eroi di un istante, sus- quei luoghi che gli antichi
gulo quello che riesce a fissare, un surrandoci con estrema delicatezza la chiave di un miste- trovarono la perfezione e
dripping di sensazioni che si rappren- ro: la sua tecnica ricorda quella di un grande artista fran- da sempre i buoni sapori si
dono prima di colare nel vuoto, cese, Gustave Caillebotte, forse il più moderno degli concentrano nell’umiltà di
foglie mai cadute che volteggiano Impressionisti, colui che seppe trasferire le suggestioni prodotti che la terra elargi-
nell’aria tracciando profili con la stes- della nuova pittura dal paesaggio en plein air all’ambien- sce solo a quel popolo con
sa casualità della nostre esistenze. te delle città, agli interni, alla fretta bruciante del secolo cotanta ‘beltà’. I calabresi,
L’artista proviene da un’esperienza di nuovo.Tanzola è invece figlio del nostro sentire, avverte gente accogliente, valoro-
fotografia che ne ha maturato la un geometrico smarrimento, non crede ai “magnifici samente coscienti delle
capacità quasi concettuale, essenziali- destini” dell’umanità, l’impianto architettonico è un’au- loro doti, legati alle radici
sta, di vivisezionare la realtà. Non dace tecnica demolitoria, commemorativa di un fragile di una tradizione che si
sono immagini rivolte a cogliere equilibrio. Sono autentici ritagli di vita quelli che rinnova nei loro cuori
situazioni originali, in grado di susci- Tanzola tende a consacrare in gesti inutili e banali che ci ogni giorno.‘Carismi’ que-
tare curiosità o attenzione, ma sog- consegnano all’indifferenza, le sue opere sono un vero sti che in Pasquale De Luca
getti di deformata quotidianità: il monumento al “limite ignoto”. e soprattutto nella sua arte
taglio fotografico, obliquo e interro- rivivono e si materializzano
gatorio, pare volerci suggerire la sfug- ai nostri occhi attraverso la La finestra, 2004, olio su tela
Qualcosa che appare, 2004, olio su tavola
gevolezza del banale in tutta pastosità dei colori che compongono forme fulgide, opu-
la sua frammentaria e discreta lente e vivide, proprie di una polarità dicotomica: l’amo-
ricchezza, comunicarci un re per la propria terra e l’entusiasmo per l’arte. De Luca
senso di profondità e transito- è figlio di quell’ardore emozionale! La ricerca visiva che
rietà, di fuga studiata da un l’artista opera nei suoi ultimi lavori mira alla riscoperta
realismo ingombrante o pre- del suo animo come protagonista del suo futuro; l’impe-
suntuosamente metafisico. gno che attraverso la pittura si esplicita è il sinonimo
Non a caso i titoli delle sue della maturazione di un percorso che dalla pura visibilità
opere rappresentano proprio dell’oggetto, colto dal vivo nella sua essenza fisica, giun-
l’orario in cui l’artista le ha ge alla scarnificazione del pensiero con l’emergere, in
create, scrivendo quasi un assoluta evidenza della tela grezza: morfologicamente
diario personale delle sue sinonimo dell’animo umano. Mille rughe, le trame della
emozioni, un autentico tela, la piatta freddezza della materia… un antipodo che
reportage esistenziale, quello si esprime attraverso l’incomprensione di una società che
di un “inviato normale” che insegue strade forse lontane e poco aderenti alla sempli-
di speciale ha una straordina- cità delle forme pure! Se Pasquale De Luca con le sue
ria capacità tecnica di rappre- figure appena accennate, scalfite dalla ‘macchia’ grezza
sentazione e un’invidiabile della tela esprime il suo stato d’animo scegliendo il pre-
Senza titolo, 2004 abilità nel trasformare ogni situazione in gioco testo figurativo, l’interrogativo ‘impressionistico’ è dato
olio su tavola della memoria, forse, conscio rifiuto di quell’in- dall’enigma che suscita in chi guarda le sue opere… può
combente avvertimento (“ed è subito sera”) che considerarsi un’esigenza surrealista di giudizio? Passa un
cerchiamo di esorcizzare.Tanzola è il fotografo di messaggio di riflessione, in questo mondo sempre mag-
una umanità colta nella sua normalità, o, meglio, giormente privo di paletti di sicurezza; affacciandosi dalla
accolta in un corale abbraccio grandangolare che ne La Galleria Nuovospazio finestra del proprio io, l’uomo contemporaneo cosa
deforma i contorni nel tentativo di insinuarsi nelle pie- vede? L’arte di Pasquale De Luca ci invita a ritrovare noi
ghe più sottili, di accarezzarne i profili più lievi: dimo- Artecontemporanea stessi attraverso semplici prati coltivati con alberi i cui
stra un sentimento di umana pietas verso i soggetti delle via Calzolai, 24 - Piacenza frutti sarà bene gustarne nella piena totalità e con
sue opere, impegnato a sdrammatizzarne i ruoli, a info: armando.tagliaferri@libero.it coscienza di ciò che siamo… forse, quest’arte, nel suo
demolire la grandiosità delle architetture che ne oppri- dal 2 al 30 aprile 2005 inconscio potrebbe rivelarci ciò che saremo!
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Relax, 2004, Olio su tela
Giacomo Sampieri
Attualità della forma nei ritratti dipinti
Giorgio Auneddu
della forma antiretorica, davvero attuale. I suoi spazi modelle la pacata e insieme
figurativi sono neutri e crudi, permeati di intrigante sconvolta e vaga rassegna-
luce intensa e sensuale, in accordo con la forza aggressi- zione al dolore del non
va della posa arrogante, forse anche per questo positiva e poter avere, e al dolore che
stilisticamente buona e riuscita. I suoi corpi sono nudità la sua sincera bellezza pos-
senza essere mai nudi, sembrano sfidare chi li osserva, siede.
non si prestano ad essere toccati, ma solo ad essere visti. Corpo di donna come
“Preferisco dipingere degli occhi umani piuttosto che cattedrali, Così Francesca, Olga, La ragazza in bianco e la sedia rossa, volto davanti al mondo.
per quanto maestose e imponenti siano, l’animo di un essere intensi esempi del repertorio di ritratti di Sampieri. Nel suo stato fisico e meta-
umano, anche gli occhi di un pietoso mendicante o di una Sono giovani donne che sanno come esprimere la loro fisico, oltre lo spazio ed il
ragazza da marciapiede sono più interessanti di tante altre finte emancipazione, e la loro bellezza è riferita alla stessa tempo.Attualissima verifica
bellezze…” (Vincent Van Gogh) immagine che oggi propone la società moderna. di pittura la sua, nell’attuale
Immagini di donne stereotipate dalla società consumi- recupero delle realtà del
La vera bellezza, quando la si incontra e riconosce nel stica dell’era tecnologica, che vuole la donna espressa- sentimento del corpo e
percorso della vita, è sempre incontro di esperienza e mente bella, seducente e fotogenica. Ecco anche perché della figurazione, oltre le
cultura. E ciò è ancora più vero se la si commisura all’ar- la scelta delle sue modelle ricalca la posa fotografica dei cerebrali neo-teorie della
monia di un paesaggio o al corpo di una donna. patinati rotocalchi alla moda, e spiegato il perché la foto- forma, propria delle più
Arte come nostalgia di bellezza nel mondo è capace di grafia artistica è alla base del suo lavoro, quale mezzo per aggiornate tendenze pittoriche internazionali della post- Sul canapè, 2004
tramutare, o trasfigurare, le parti più retoriche o banali cogliere dal vero, con un sapiente scatto, le immagini che avanguardia. In ogni suo ritratto, che in sé raccoglie il Olio su tela
dell’apparenza delle cose, con le meraviglie fisiche e altrimenti non sarebbero colte così rapidamente ed effi- senso della attualità dell’azione, del movimento e del
metafisiche della loro manifestazione. cacemente. gesto, si percepisce il fascino di ogni piega della pelle, di
Per noi nel corpo di una donna vi è la stessa bellezza del Il mondo della figura femminile, con i suoi mille corpi ogni più lieve sfumatura, di ogni palpito cromatico,
mondo, poiché nella bellezza delle sue forme vi è rac- armonici, belli e significanti come volti, con gli innu- appena accennato sulle sfumate gote o sulle giovanili
chiuso il felice lampo dell’essenza della vita. Luce e ane- merevoli ritratti, fragranti e morbidi come petali di fiori labbra dal sensibile e morbido disegno. Si percepisce, se
lito di espressione e sublimazione del giorno e della al primo sole, diviene fonte di sorgente, ricca di intensa non si è proprio insensibili, il fascino dicevo, del fare pit-
notte, ovvero della quotidiana realtà, che trova, come in motivazione di ricerca, cioè vera protagonista, soprattut- tura per il gusto di esserci dentro, senza artificio o ingan-
una poetica stagione totale, nell’opera dell’artista una to nella produzione più recente, dell’arte di Giacomo no, di esserci davvero, per sfida od orgoglio, quasi osses-
propria ed attuale significanza interpretativa. Sampieri. L’artista ragusano, ma da sempre attivo in sivamente, disperatamente. Dipingere come felice ed
Dipingere la bellezza nelle sue forme più libere, espres- Piemonte, dove la sua famiglia si trasferì a Settimo appassionata arte del conoscere e del conoscersi. I suoi
sive e comunicanti, è stato sempre un banco di prova Torinese dal 1956, è figlio d’arte: il nonno paterno era ultimi lavori sono per lo più ritratti intensi e magnetici,
non solo tecnica e compositiva, ma anche stilistica, per pittore ed affrescò importanti edifici pubblici e privati che sembrano dipinti senza respiro, in quell’essere colti
l’artista. L’ossessione per il soggetto da dipingere — quali la Villa di Donna Fugata e lo stesso Duomo di in un estremo atto di sintesi del corpo, come colti e rap-
come indicava Francis Bacon all’amico Lucien Freud — Ragusa. Il Sampieri è anche pittore di estrema educa- presi in un rapido e simbolico flash fotografico, in cui si
è l’unico impulso necessario al pittore per mettersi al zione sensibile verso espressioni e tematiche quali natu- può restare muti e senza fiato, in una metafisica e silen-
lavoro e potersi esprimere:“… Un segreto diviene noto re e paesaggi spesso ripresi dal vero, durante i suoi viag- te attesa. I suoi ritratti sono fermi e stagliati nel nitido
a chiunque osservi il quadro attraverso l’intensità con cui gi estivi, en plein air con la particolare tecnica del pastel- contorno, in piena luce sul piano dello sfondo piatto,
è sentito. Il pittore deve sbrigliare qualsiasi suo senti- lo e dell’acquarello su carta, con le quali raggiunge (vin- simbolico come una texture di manifesto pubblicitario,
mento per l’immagine che ha davanti e non rifiutare cendo premi e segnalazioni anche internazionali), sug- senza altra descrizione se non la superficie cromatica
nulla da cui sia naturalmente, istintivamente, attratto”. gestivi e delicati effetti espressivi, intessuti di flebili e tra- depurata, permeata di un chiarore estremo, che accentua
Del resto anche Freud sostiene che il ritratto si realizza sparenti chiarismi qualitativi. Nella sua formazione arti- l’intento antidispersivo, lasciando sconcertato e solo lo
con la piena partecipazione dell’essere umano in posa. stica, dopo gli studi tecnici, e l’assidua e appassionata fre- spettatore al centro del quadro, conducendo la visione
L’arte del ritratto, infatti, esige un continuo e sincero quentazione delle sale dei musei, completa la sua ricerca verso la piena realtà dello sguardo: quale migliore azio-
rapporto tra pittore e modello, tra l’artista e il suo sog- pittorica con la frequentazione del pittore Romano ne silente nel conoscere e riconoscersi attraverso un Stivali di ritorno, 2004
getto. Così soprattutto per Campagnoli (già allievo di Italo Cremona), uno dei più ideale specchio dell’anima? Olio su tela
la fisicità del corpo e al originali artisti piemontesi attivi a Torino, da cui appren-
contempo il suo lirico de in parte, oltre al gusto ironico per la vita, lo studio
sentimento, nella sua più della luce e il senso coloristico a favore dell’equilibrio
fragile e piena bellezza. cromatico e della libertà compositiva e antiretorica,
I dipinti di Giacomo eccellenti qualità estetiche che incideranno positiva-
Sampieri sono corpi di mente nella evoluzione stilistica dei suoi ultimi lavori.
giovani donne, appena Nelle sue tele la presenza dell’artista se è nell’atto stesso
uscite dalla piena pubertà, del dipingere, è anche, e significatamente, nello specchio
non più tremanti, ma già dilatato della stessa introspezione soggettiva, incantata ed
adulte nella loro spregiu- incantevole, azione del silenzio. Azione del silenzio che
dicatezza, sono dipinti è ad esempio nello sguardo intenso ed emotivo delle sue
senza vergogna, a volte edulcorate modelle da rotocalco. Sguardi apparente-
con coraggio di trasposi- mente indifesi, e invece pieni di energia di vita, ove vi è
zione succinta e di sintesi tutta la bellezza del corpo. E nell’attesa degli eventi della
vita, lo spazio del corpo è fondamentale, ogni donna lo
Michela, 2004, Olio su tela sa. Forse il pittore Sampieri vuole comunicare con le sue

dio dell’antico. Riflette, in parte, il suo temperamento di drano l’espressività materica (affida-
Fausta Dossi donna schietta ed ironica, sempre appassionata e total-
mente dedita verso ciò che fa. La curiosità e la speri-
ta ogni volta a materiali diversi)
all’interno di una rigorosa archi-
Sara Fontana mentazione tengono viva la sua ricerca, che da alcuni tettura spaziale. La scelta del col-
decenni è fluidamente distribuita fra pittura, scultura e lage, sempre più frequente negli
incisione. Un lavoro rigoroso, sostenuto da pragmaticità ultimi anni, risolve tale connubio
e consapevolezza, che tuttavia lasciano ampio margine in composizioni attentamente
al mito e all’immaginazione. Forme astratte, cariche di calibrate e in preziosi effetti di
memorie, di silenzi e di attese, talora interrotte da squar- trasparenza. Oppure, nella serie
ci improvvisi, evocano elementi della natura e del ultima di Geografie dimenticate, in
cosmo. Ultimamente è spesso protagonista la scrittura vivaci accordi cromatici. E infine lo si
— in realtà un antico amore di Fausta Dossi —, con coglie chiaramente nelle sculture, in
caratteri più chiari e leggibili nei collage, con segni gra- cui il peso della massa plastica è
fici ambigui e misteriosi, ancora in attesa di decodifica- alleggerito da fessure, da spazi
zione, nelle sculture in legno e in bronzo. L’artista opera vuoti e da motivi decorativi, che
da sempre tra due poli di attrazione, l’orientamento a esaltano il ruolo della luce e le
una solida strutturazione delle forme e l’inclinazione proprietà intrinseche dei materia-
verso la levità dei materiali e delle tecniche. Due voca- li. Qui soprattutto si svela la forte
zioni che si distanziano e si ricongiungono continua- tensione ascensionale e trasfiguran-
mente, alla ricerca incessante di nuove soluzioni. Lo si te, di significato spirituale, che
intuisce nelle maniere nere Corpi senza peso e Danza muove la ricerca di Fausta
spettrale, con il movimento fluttuante delle sagome fem- Dossi.
minili bianche su fondo nero. Altrove, nelle incisioni,
Danza spettrale, 2000, maniera nera stampata con sono invece linee sottili che generano trame inquiete,
torchio calcografico, cm 24,5 x 32
campi di azione e aree neutre di passaggio. Insieme, SpazioBoccainGalleria
L’opera di Fausta Dossi è intensa e sincera, essenziale e questi elementi accentuano il senso della profondità. dal 5 al 20 aprile 2005 Fiore del giardino segreto
ricca di suggestioni, vigile sulla realtà e protesa allo stu- Lo si percepisce nelle opere bidimensionali, che inqua- bronzo, cm 53 x 33

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Fra Poesia... e Arte
Donne
Siamo donne, eterne
figlie di Artemide, sublimi e
innamorate spietate
della Luna. per arditezza
Abbiamo riso d’Amore.
e pianto, Coglieremo ancora
stretto i denti profumi
nel dolore, nei campi
nelle nebbie di biancospini
degli autunni e di viole.
e Ce lo impone
Spelta, Donne, acquatinta con interventi di colori naturali e
supporto di materiali misti (plastica e alluminio), cm 50 x 50
nel Sole la vita!
€ 380,00 delle primavere.
Siamo forti
sideree Grazia Greco
Angela Sassu, In attesa dell’amore, olio su tela cm 120 x 145
€ 1.500,00

Il desiderio
Nei tuoi capelli nelle tue parole
Mi portasti ma,
Un po’ di sole, tanto vuoto
tanta luce quando al tramonto
negli occhi, ti penso e
tanta gioia sei lontano,
nel cuore, quando ricordo
un nodo quei baci che
alla gola m’han fatto
quando non ci sei, impazzire
una immensa e il desiderio
felicità inchioda
nelle tue il mio cuore.
carezze,
tanta malia Grazia Greco

Daniele Baldo, Creazione, olio su tela, cm 80 x 80


€ 1.100,00

Piangere
È come se questa casa!
all’improvviso Se non fosse
nella vita per qualche nota
di tutti di Chopin
snebur fosse rimasto
solo
ci sarebbe
il silenzio
S E Q U E N Z E il bisogno
di piangere.
Ognuno
delle veglie
di lutto.
Non si può
è solo nemmeno
dal 22 febbraio al 16 aprile 2005 con le sue ferite accendere il televisore
L
e nessuno perché la tragedia
inaugurazione lunedì 21 febbraio, ore 18.30
si affretta ci assale.
a guarirle.
Com’è bella
Corso Magenta 96 ■ Milano ■ T/F 02 436246
e vuota Grazia Greco
MOVIMENTO www.movimentoarte.it ■ info@movimentoarte.it Chi fosse interessato alle opere può contattare il numero 3382380938
martedì-venerdì 14.00 ■ 19.00 sabato 11.00 ■ 19.00
ar te contemporanea al mattino e il lunedì su appuntamento
Christian Zucconi Graziella Bertante
Recupero di forme dissolte La sospesa realtà tra l’apparire e l’essere
Aldo Benedetti Laura Gavioli
Ho sempre ritenuto che l’Arte sia sofferta ricerca di un Le ragazze, le bambine, le donne che interpretano nella ter-
personale alfabeto espressivo, sfida per la conquista di racotta i ruoli della vita, assegnati loro da Graziella Bertante,
autonoma capacità interpretativa: così lo scrittore vuole sono delle dolci e ironiche creature che recitano la loro parte
segnare la pagina bianca, lo scultore sagomare il blocco sulla scena quotidiana. Sono figure che ispirano un certo
informe di pietra, entrambi intenti a colmare un vuoto senso di normalità e offrono un modello di vita credibile
incombente, a tracciare un segno di passione entro cui anche se si tratta di una vita
riconoscerci, intuendone l’angoscia segreta. speciale, si può dire una vita in
Proprio a questo proposito, chi ha la fortuna di cono- parallelo con l’esistenza della
scere Christian Zucconi avverte una particolare tensio- loro madre-autrice la quale
ne comunicativa, il desiderio di scolpirti l’immaginazio- vuole per esse il massimo, il
ne, quasi a inciderti il cuore, affiancandoti in un viaggio meglio e sembra dirci che tutto
simile al Purgatorio dantesco, rivisitazione di un tempo deve essere perfetto! Infatti l’e-
che è magico recupero di forme dissolte, rilettura di secuzione della forma della
parole svanite. È un materializzarsi di corpi, un affollarsi Uomo spezzato, 2004, travertino persiano scultura, così come la laboriosa
di voci che rianima un teatro oramai deserto, dove si rie- ed accurata dipintura della ter-
vocano ruoli consunti, si ripensano testi mai scritti. so che non ammette mutilate e tardive manifestazioni di racotta,rispettano il più scrupo-
È una plasticità sofferta, che ha radici lontane, prende rimpianto per parole mai pronunciate, carezze mai date, loso naturalismo; gli incarnati
forma dalla religiosa sacralità degli stilizzati bassorilievi sorrisi mai regalati. Allo stesso modo la dantesca passio- delle fanciulle,le vesti,gli acces-
romanici per attingere alla irrequieta e vacillante monu- nalità di Zucconi è sostenuta da un’eccezionale qualità sori, le passamanerie, gli animaletti da compagnia (La bella e Venti di guerra, 2003-04
mentalità michelangiolesca, alla pensosa dinamicità di esecutoria che non ammette ripensamenti o tentenna- il soriano), e poi le panchine (Ai giardini), i divani, i giochi: terracotta policroma
Rodin, alle corrosive deformazioni di Giacometti, alle menti progettuali, ma incide la pietra con la spigolosità tutto è della massima importanza perché questa esistenza sia
etrusche proporzioni di Marini fino allo scavato dolore sensoriale di un pittore cubista, coniugata alla consuma- completa e confortevole, rassicurante e felice. L’opulenza
di Wildt. Ma il Nostro si rivela originale mandante testa- ta abilità artigiana di un fabbro che modella ferrei fanta- delle forme serve a sottolineare il piacere del cibo e diverse
mentario di questa storica tradizione, ne fa anzi una smi: le figure paiono così vestire la virginale immedia- sculture riprendono il rito pigro dei pasticcini ben
autorevole trasposizione dantesca, plasmando la materia tezza di un ordine perentorio dell’anima, assecondare ordinati sul vassoio e pronti per essere assaggiati, ma
con la stessa preci- una sentenza di immediata esecuzione. Zucconi non anche il piacere dello svago e del gioco, riproposto
sione di un sismo- utilizza il freddo nitore del marmo per le sue opere, ma con La voce della radio, con lo Spazio onirico, dove la
grafo, registrando un travertino persiano che richiama il calore del rosa bambina è inginocchiata sul cavallo a dondolo; è
l’intensità dei sus- delle costruzioni romaniche e trasmette un sussulto di evidente pure l’amore per il fantastico e per il mito,
sulti umani, delle umana partecipazione nel mostrare quella caratteristica che fa parte della scuola e della cultura dell’artista e
angoscianti pertur- porosità superficiale che pare anticipare un’osteoporosi la coinvolge fin nelle sue radici più profonde ed
bazioni di affetti e dell’anima, un disfacimento annunciato, tragica dissol- intime, basta osservare alcuni lavori recenti come
desideri: “secondo venza sostenuta da un sogno tenace come la pietra, a Inesplorate terre, L’unicorno, Incontro speciale, Le asinelle
che ci affliggono i dispetto dell’effetto di avanzante devastazione. L’irruenza e Prima lezione di volo... Le forme generose delle
disiri e li altri affetti, vitale e la innata raffinatezza impreziosiscono le opere di nostre ingenue e felici creature sono il motivo ricor-
l’ombra si figura”, una sensazione di sbozzato secondo l’antica tecnica del rente del lavoro dell’artista, ma esse non devono esse-
come recitava l’A- non finito, di quell’essenziale michelangiolesco che re interpretate come il significato ultimo e determi-
lighieri. La tensio- ritroviamo nella Pietà Rondanini degli ultimi anni del nante dell’opera perché così facendo si andrebbe a
ne plastica delle superbo maestro toscano, in una composizione che è ridurre il senso di questa ricerca a semplice trasposi-
figure di Zucconi quasi apparizione, dove la realtà delle proporzioni risul- zione ironica della realtà oppure a compiaciuto per-
riflette questo pe- ta magicamente superata dalla misura di un dolore e un dersi nei meandri del sogno. Le maschere, 2002
daggio di sofferen- amore che sono evangelico riscatto, promessa di ritrova- Certo si comprende bene come l’artista sappia usare gli artifi- terracotta policroma
za, le membra al- re in ognuno di noi il volto di Dio. Zucconi sembra ci e le metafore per non scoprire apertamente la sua verità che
lungate, le mani ancora raccogliere un’altra suprema eredità artistica, invece è più confidenzialmente riservata al mezzo della parola
Amputazione, 2004, travertino persiano deformate, i visi quella di Rodin, e aprire, superandola, la Porta dell’Inferno ed è rintracciabile nella sua poesia. Ne risulta che la lettura
scavati sembrano realizzata dall’artista francese per il Museo delle Arti profonda del suo lavoro artistico non passa solo attraverso la
invocare un’assoluzione, chiederci conferma della loro Decorative di Parigi seguendo lo schema di un dantesco carezza epidermica dello sguardo
stessa dubbiosa consistenza, implorarci una fuga da quel- groviglio di corpi che testimoniano il tormento umano: sull’opera di scultura e non sta
la prigionia di pietra, da un destino sottolineato con ma il Nostro ci apre uno spiraglio di speranza, un pre- nel compiacimento tollerante
drammatica crudezza. È affascinante come lo spirito zioso e pensoso riscatto da quei “disiri” che fanno del per la carne esibita con tanta
ribelle del Nostro, il suo impeto di figurare le nostre nostro vivere un quotidiano Purgatorio. Accogliamo innocenza orgogliosa.Si sa che il
ombre utilizzi una tecnica istintiva, a taglio diretto, senza queste stupende creature come silenziosi compagni di soggetto dell’opera d’arte non è
bozzetti preparatori, estraendo dalla materia con incisiva viaggio, massicce e delicate presenze che ci invitano a cre- molto di più di un espediente
naturalezza ciò che essa ci nasconde e nel contempo ci dere che nessuno di noi è orfano,ma vive in un sogno col- per l’artista,di un mezzo per lan-
invita a riconoscere, quell’immagine di umana pietas lettivo popolato dalle nostre ombre, animato dalle nostre ciare un messaggio più comples-
adagiata sui corpi corrosi e tarlati da un tempo impieto- pulsioni, da umani e tormentati “disiri”. so e importante. Così è anche
per il lavoro di Graziella Bertante
che non può essere guardato dal-
l’esterno, semplicemente per
Giovanni Buoso Questo il primo impatto visivo con le opere pittoriche
di Buoso, nel tentativo di sintetizzarne il messaggio.
L’ispirazione, lo si percepisce con immediatezza,
quello che appare, ma necessita di un sondaggio più accurato
e di uno sforzo di comprensione per entrare dentro e capire
Le asinelle, 2004
terracotta policroma
La memoria dei libri parte sempre dal profondo, anche se apparentemente cosa vuole dirci veramente, qual’è il profondo significato che
sopraffatta da schemi compositivi ritmati dall’elegan- sta prima e oltre la felice apparizione. La sua poesia, decisa-
Bruno Vergano za di accostamenti cromatici e formali. Il desiderio di mente presente come attività parallela alla scultura, ci può
dare un nuovo abito a scarti di materiale cartaceo, a indirizzare e aiutarci a comprendere cosa si cela dietro il
Sfumature e dissolvenze pergamenacee. dismessi ed inespressivi brandelli di tela e di perga- sorriso e la pacifica abbondanza: Più che nell’az-
Muti frammenti di colore, simboli, reperti. mena, altro non è per Buoso che il risultato di intui- zurro/ è nelle nuvole/ che voglio stare/ Immersa
Bandiere senza patria. zioni innovative, uniche, sapientemente mediate. fino al collo/ in una profonda catarsi/per morire
Parole sprofondate nella memoria dei libri; Protagonista assoluta è la “materia” trasformata in senza dolore.
pallido è il ricordo, ma la materia rimane, objet d’art, capace da sola di suscitare sensazioni ed L’idea che la Bertante vuole portare all’evidenza
confusa ed attraente. emozioni. dell’opera d’arte non è quindi quella che può
venire da una lettura semplice e perfino superfi-
ciale, ma al contrario come nell’opera Le masche-
re, ci sono tanti aspetti e messaggi cifrati dietro la
3 Cuoio su tela, 2004 facciata apparente di questa esibita “incantata
cm 20 x 20 realtà”. Profondi significati e riferimenti alla nostra
vita reale, alla storia, come nelle recenti opere
Ricordando Praga, 2003, oppure Venti di guerra,
2003-2004, o L’albero filosofale, 2002 circa, oltre alle
tre sculture Le stilite, donne che dall’alto della loro
colonna di espiazione e di purificazione, lanciano
al mondo dei segnali, pregano e predicano, scon-
giurano, gridano il dolore di vivere, mai assopito nei seco- Stilita 1, 2004
li dei secoli, ma nello stile di oggi e mostrando la consue- terracotta policroma
ta noncurante leggerezza...
Frammenti di pergamena
e tempera colorata
su cartoncino, 2004
SpazioBoccainGalleria
cm 21,5 x 30
dal 16 al 30 marzo 2005

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Marcello De Angelis
Genesi
Irene Disco
opere all’anno. ragionamento nei confronti dei fenomeni culturali della
Il suo iter arti- società.Attualmente Marcello De Angelis sta lavorando al
stico ha come ciclo Genesi, in cui utilizza la sua tecnica, ribattezzata
comune deno- injection painting.
minatore il si- Come il termine Genesi suggerisce, lo scopo ultimo del-
gnificato sim- l’artista è il recupero delle origini: Genesi è la caoticità
bolico attribui- del segno che si orienta e genera la struttura modulare, il
to alla cerniera punto di partenza e il fondamento della rivelazione cri-
lampo, che ac- stiana, l’origine della dignità dell’uomo al centro dell’u-
quisisce un sen- niverso, incontaminata dalle lusinghe del pensiero cor-
Injection painting Osservare Marcello De Angelis durante l’operazione so del tutto rotto. La sua analisi artistica è rivolta alla ricerca di una
creativa è un’esperienza particolare: lo spettatore incu- mentale e pro- forma di comunica-
riosito deve munirsi di grande pazienza, poiché si tratta vocatorio, è l’e- zione innata in ogni
di un lavoro meticoloso, lento e concentrato su piccoli lemento centra- uomo e raggiungi-
Genesi, 2004, acrilico
injection painting su tela centimetri di superficie. L’artista interviene sulla tela con le dell’opera, il bile soltanto at-
cm 30 x 40 un lavorio scru- perno ideologi- traverso un’immer-
poloso: impugna co su cui ripone la capacità razionale. Marcello De Angelis sione cosciente in sé
una siringa da è passato dall’uso della cerniera alla sua smaterializzazio- stessi. Per questa
iniezione e lenta- ne, la “zip” rappresenta il nuovo ordine del ragionamen- ragione, il labirinto
mente fa defluire to, il ponte logico tra le “isole della memoria”. È neces- diviene una scrittura
Genesi, 2004, acrilico
il colore, realiz- sario un ritorno spirituale alle origini, un salto all’indie- personale, formata
injection painting su tela zando labirinti, tro verso quella rappresentazione di un dialogo intimisti- da segni che non
cm 45 x 60 grovigli neurali co, riservato ed interiore con la propria essenza e con il seguono nessuna
in rilievi cromati- proprio spazio, scrive De Angelis nel manifesto neospa- convenzione.
ci. La sua produ- ziale. Ed è proprio lo spazio che diviene essenziale, uno Così, Marcello De
zione è scandita spazio labirintico, riflessivo: le “isole della memoria” rap- Angelis dipinge con
da questa lenta presentano il rispetto e la cura che l’individuo rivolge alla la mente per difen-
operazione, ra- propria salute morale. dere la libertà indi-
Isole della memoria, 2003
gione per cui L’artista denuncia la banalità della cultura “deviata”, la viduale e per porta-
acrilico injection l’artista veronese progressiva illogicità collettiva di fronte all’omologazione re in auge un’auten-
painting su tela vanta un limita- sociale e comportamentale dei nostri tempi. Il sistema tica etica di vita col-
cm 30 x 40 to numero di mediatico ha condotto ad una graduale riduzione di lettiva.

Federico Severino
Giovanni Serafini
In un naufragio ci si aggrappa a un relitto per salvarsi. lezza, il prostrarsi e l’erigersi, la trasecolante espressione
Anche le opere d’arte sono relitti. di afflitto stupore e l’intensità emotiva che promana dalle
sue fantasmagoriche creature di terra cotta e di bronzo.
La nostra inesauribile fame di bellezza, che malgrado le
Fragilità della creta e rigidez- dosi massicce di sozzura pseudoartistica ancora urge, si
za del bronzo, la sensibilità e il nutre riconoscente di questo amalgama raffinato di clas-
furore: le due anime, le due sicità espressiva e di attualissime riflessioni sul mistero di
fasi feconde di Federico esistere. Non a caso Severino è filosofo e sa estrapolare
Severino, scultore in bilico tra dalla diuturna commedia umana, con eleganza talvolta,
la precaria serenità dell’armo- più spesso con rabbia, che pure si stempera in estenuata
nia e l’inevitabile sopraffazio- malinconia, i nostri aspetti più meschini e contradditto-
ne dell’atrocità del vivere. ri, i tabù e i difetti che ci vengono restituiti in una scul-
La malleabilità dell’argilla tura leggibile e intelligente, colta e mai proterva, elegan-
modellata dalle sue dita te e ricca nelle forme, che ci riconcilia con l’attualità
sapienti, che trasformano idee dell’arte: segno di di serietà e di bravura contro un’epo-
in umide creature di terra, ca inetta e ridicola e capace di suscitare i nostri archeti-
richiama l’operato di un divi- pi estetici più autentici, più incontaminati.
no demiurgo, infondendovi
una sorprendente, quasi bla- Piccolo Minotauro e Arianna, 1996
bronzo, cm 35 x 41 x 20
sfema vitalità propria. E i suc-
cessivi passaggi della solidifi-
cazione nel forno prima e
poi nella laboriosa colata del
bronzo, procedimenti magici
Alessandro Traina strutture velate e di minime variabili, simile ad un deser-
to, più che a qualcosa di costruito, dove scorgi i secchi
spigoli o i morbidi crinali che definiscono gli spazi e li
e complessi per attribuire Pagine di meditazione identificano agglomerato per agglomerato, sequenza per
connotati di immortalità al Patrizia Serra sequenza, opera per opera.
parto della fantasia, accendo- Ogni volta che il problema si pone, il piano ritagliato e
no riverberi di fuoco nei suoi Fogli di metallo sottile, dai bordi taglienti, nettissimi, si netto è il punto di partenza: una serie di gesti ordinano
occhi di veggente e sulla sua muovono neri sul piano verticale della parete ripiegan- la superficie considerando la possibilità non solo plastica
grigia barba bruciacchiata dai dosi, come fossero trascinati dal loro stesso peso, e for- di un moltiplicarsi e trasmutarsi della visione, quasi che
Pensiero non nato, 1995 lapilli di un dio Vulcano intento al suo certo prodigio. mano morbide pieghe. le calamite fossero le uniche garanti di ciò che vediamo,
bronzo, cm 62 x 33 x 26 Niente sembrerebbe più immobile di una statua. Le A volte è un angolo che inizia a pendere dolcemente, a suggerendo una pre-
sculture di Severino si caratterizzano invece per una loro volte un altro si piega, a volte tutta la pagina si ripiega, carietà legata al tempo
irrefrenabile energia: corpi contorti, lanciati, riversi, come su sé stessa: è leggera ed abbandonata ad un oltre che allo spazio,
accoccolati, sottesi di spasimi, arsi da segrete inquietudi- tempo, netta e scivolosa. come se la scultura
ni che li pervadono e li sommuovono fin nel profondo, Dentro a queste pieghe si stendono rigidi ruvidi fogli potesse scivolarci via
facendoli fremere fin nell’ultima fibra. Opere che ci paralleli, fragili e densi trattenuti appena da solide cala- dagli occhi disfacen-
conquistano per la loro profonda attuale drammaticità, mite, opposti per natura ai loro danzanti involucri pos- dosi nelle sue compo-
pur nella ricchezza dei rimandi mitologici, in cui affio- sono essere di diversi colori purché questi esaltino la loro nenti.
rano i nostri incubi segreti, l’oscura intuizione di un natura rugosa ed assorbente. La tensione di ogni
irreparabile primigenio peccato, lo spavento ancestrale Così Traina esplora lo spazio servendosi di un piano e dei opera è forse legata a
dell’uomo che prima tremava nelle caverne e ora conti- suoi movimenti minimali, mettendo in dialettica le diffe- questa sua precarietà,
nua a tremare nei grattacieli. Il prodigio insensato della renti superfici di strutture analoghe ma non uguali. ed in fondo costituisce
vita e della bellezza dei corpi, che Severino sa descrive- A volte le strutture in acciaio si lanciano ed invadono lo la poesia di queste
re con consolante classica maestria, ma che sa anche spazio con installazioni tridimensionali, a volte modula- minimali sottili ingan-
deformare o sovvertire a piacimento nell’inseguire i fan- no le pareti con piani paralleli, a volte un lungo nastro si nevoli pagine di
tasmi del suo complesso fantasticare e delle sue brucian- ripiega in angoli, torcendosi in pieghe secche: tutto è meditazione.
ti intuizioni, si dispiega nella sua opera con ricorrente doppio, scivoloso e ruvido, colorato e nero, elastico e
trepidazione. In particolare ci affascinano l’articolata rigido, resistente e fragile. Senza titolo, 2001, ferro
espressività delle mani e dei piedi, di rara compiuta bel- Si va formando una sorta di “paesaggio altro”, misto di acrilico su carta a mano, 2 calamite, cm 60 x 55 x 24

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Via Scoglio di Quarto, 4 - MI
Tel. 0258317556 - 3485630381
Sul filo dell’arte a cura di Stefano Soddu
arte contemporanea
V. le Col di Lana, 8 - MI
0258317556 - 3485630381

domanda surreale gosto…..poi a settembre ci accordiamo”. E così è se con ansia, per alcune ore, chi lo aveva invitato, unico
stato. Nel suo nuovo studio sui viali del tram, di fron- suo riferimento nella città. Dei suoi precedenti atelier,
“Può convivere in arte te alla Darsena dei Navigli. In un muro vicino al
palazzo dello studio di Campus una targa ci informa
di quello in via Solferino e dell’ambiente che in que-
gli anni ’70 popolava il quartiere contiguo a Brera. Ci
l’ingegnere e l’artista?” che l’edificio venne abitato, per lunghissimi anni, e
fino alla morte, da Elio Vittorini; alcuni portoni oltre,
conferma dietro il vago ricordo di Enrico, che il suo
attuale studio, unito allo spazio confinante, è stato
dopo aver attraversato un cortile spoglio, in fondo, effettivamente adibito nel passato a galleria d’arte spe-
sulla destra, nascosta, si scorge una scala che scende su cializzata in fotografia. Luogo quindi predestinato
un cavedio. In fondo alla scala, una piccola targa sulla all’arte. Giovanni Campus ci offre un aperitivo al bar
porta indica lo studio di Giovanni Campus che mi accanto. All’esterno pioviggina. Io, ispirato, berrò un
attende sulla soglia. Sulla finestra, alla sinistra della bicchiere d’acqua gasata, in ossequio alla mia dieta,
porta, alcune sue scarne e geometriche sculture in mille volte iniziata e mai seriamente proseguita.
ferro. Giovanni è un uomo ascetico e asciutto, dal viso Da:“Ritratti di Studio”, testi di Stefano Soddu, fotografie di
magro e tormentato che spesso caratterizza chi vive Enrico Cattaneo - Signum Edizioni d’Arte
secondo le direttrici del proprio pensiero. È un intel-
lettuale che attraverso le sue interrogazioni sul mondo
e i dubbi sull’esistenza, trasmette, nel suo operare d’ar-
tista, un’etica meditata e profonda e una propria visio-
Arte in azienda
Codici, 1997, materiali su tavola, cm 150 x 75 x 15

ne dell’universo e dell’uomo.
La geometria, lo spazio variabile, i tempi e contrap- Francesca Della Monica
punti, le dinamiche tra il reale e il virtuale, tra l’artifi-
ciale e il naturale, tra l’individuale e il plurale, sono tra L’evoluzione e il progresso sono termini che portano
gli strumenti che adopera per definire il proprio pen- in sé i concetti di orizzonte, di cammino, di apertura
siero nel suo percorso artistico che è iniziato, in gio- al possibile. Allargare i confini del proprio universo
vanissima età, negli anni Quaranta e ancora prosegue fisico, mentale od emotivo, dunque, diventa essenzia-
con caparbietà e costanza in un continuo, ininterrot- le per chiunque aspiri ad una crescita, come indivi-
to, coerente sentiero. Dall’ingresso si accede diretta- duo e come professionista. Oltrepassare la linea che
mente allo studio. Una stanza rettangolare di circa delimita il confine delle differenti realtà e porsi in
trenta metri quadri imbiancata di fresco, col pavimen- un territorio in cui il nuovo nasce dalla contamina-
to chiaro.Accanto alla porta e all’unica finestra che dà zione, dalla comunicazione, dall’intersezione tra
luce, la scrivania con alcuni fogli di carta in fase di pre- ambiti che il senso comune o l’abitudine non acco-
parazione e la libreria. Sul pavimento un piccolo tor- sterebbe mai. È questo l’atteggiamento di chi si
chio da stampa che sembra in disuso. In fondo alla dispone a cercare ed accogliere nuovi stimoli, senza
stanza, sulla sinistra, un tavolo triangolare, sulla destra, il timore di rivedere le proprie posizioni, con la
una seggiola e una poltroncina, al centro, una quinta curiosità di sperimentare nuovi approcci. Ma è
risponde che nasconde un passaggio. Tutt’intorno, appoggiate sempre più complesso, in un mondo di program-
Paolo Barlusconi per terra e attaccate al muro, poche sculture e lavori.
È una stanza ordinata e pulita. Non ci sono tavoli da
mata, imposta e spesso banale informazione, trovare
le occasioni per accedere ad un percorso intimo e
Artista e ingegnere convivono splendidamente per- lavoro o cavalletti. Né macchie di colore, né trucioli di profondo, in cui possa svolgersi una reale crescita, in
ché dietro a entrambi c’è l’uomo che decide se fare legno o scarti di lavorazione. È abitudine di Giovanni cui possa avvenire l’impercettibile e prezioso cam-
ricerca e come farla. La ricerca artistica infatti è per Campus lavorare sul pavimento che, per l’occasione, biamento dell’individuo. L’uomo sembra intrappo-
me l’attività chiave che permette di passare dal mi- ricopre, a protezione, con un grande telo di plastica. lato in una sorta di chiassoso labirinto in cui la voce
stero al senso. Il background tecnico è di supporto La sua produzione è riposta sugli scaffali, in una stan- di chi ha qualcosa da dire si perde nelle pieghe del
all’artista soprattutto per far fronte alla sfida iniziata za buia, dietro la quinta.Tutte le opere, numerosissime, conformismo, nelle logiche delle mode, nella buro-
col terzo millennio la quale si giocherà in buona sono incartate, in buon ordine e catalogate per perio- crazia imperante che esiste sempre per chi è un cit-
parte, a mio avviso, sul terreno della “virtualità” do o anno – così mi dice Campus – senza aver biso- tadino qualunque. Ma in questo oceano di assurdità
(olografia, computer art) e delle opere/installazioni gno di note sull’imballo. Si ricorda delle posizioni e continuano a vivere le testimonianze, sudate e soli-
multimediali. E poi, non dimentichiamoci: anche senza fatica riesce a trovare quel che cerca. In attesa de, di chi non si arrende. Frequentando studi pol-
Leonardo era ingegnere. dell’arrivo di Enrico Cattaneo, per le fotografie, illu- verosi e periferici di artisti poco celebri, ho scoper-
stro ancora a Giovanni lo scopo della mia visita e del to anime nuove. Ho lasciato il mio stupore sulle
libro che dovrà uscire per la fine dell’anno. Enrico tele, sugli occhi seri di chi si è scontrato con la
arriva subito dopo col suo passo tranquillo e dondo-
Visita allo studio di lante, con la borsa della macchina fotografica al collo.
durezza di un mondo che non ama dar spazio a chi
non sia già conosciuto. Ho visto il nuovo e il diver-
Giovanni Campus Io mi faccio in disparte. Osservo con curiosità la ras-
segnazione professionale di Giovanni che posa per
so. Ho immaginato la bellezza del poter dar spazio
a queste voci, tante, solitarie.Voci diverse ambienta-
farsi fotografare. E apprezzo la sua disponibilità a qual- te però in luoghi non “scontati”, dove generare quel
Stefano Soddu cosa che non rientra certamente nella sua indole schi- processo di contaminazione, tanto importante per-
Mi ha fatto attendere molti mesi Giovanni Campus va. Accetta persino, da ex fumatore oggi intollerante al ché il cambiamento sia profondo. È nato così il pro-
prima di ammettermi nel suo studio. Forse per inna- fumo, che Enrico accenda le sue sigarette. Io non oso getto artistico che ho importato in azienda. Quale
to pudore o forse perché effettivamente impossibilita- accendere il mio Toscano.Terminato il lavoro, ci sedia- ambiente meno ovvio? Tra stampanti e computer,
to.“Sono fuori Milano”.“In fase di trasloco”. mo, per quattro chiacchiere, attorno alla scrivania. Ci tra clienti e sale riunioni ha avuto luogo la sottile
“Impegnato per predisporre una mostra”. “Lo studio racconta dei suoi viaggi frequenti negli Stati Uniti e provocazione. Opere d’arte ovunque, a rammentare
non è pronto”. “Sono in partenza”. “Le vacanza d’a- della prima volta che giunse a New York quando atte- la loro silenziosa presenza. Il significato, privo di
tempo, che offrono all’uomo. Ogni tanto uno
sguardo; una sosta di un collega dinanzi ad una tela,
un guardare ogni giorno più attento. Ciascuno con
le sue emozioni, con il suo modo di capire le cose,
si porta nel cuore uno stimolo nuovo, forse un
seme. Difficile, quando si sperimenta in azienda un
progetto di questo genere, è sempre il coniugare il
credo sincero nel valore che la cultura veicola ed il
ritorno, in termini di immagine, che l’investimento
deve necessariamente comportare. Ma la cultura è
sempre esperienza di conoscenza e crescita e se
gestita con passione e rigore può solo generare pro-
cessi virtuosi. Questo mi ha insegnato l’esperienza.
Creare spazi mentali ed emotivi nuovi, dar spazio a
nuove voci, trovare risposte originali a domande
apparentemente ermetiche, acuire la capacità di
“vedere” dell’individuo, rendere meno rigida la ten-
denza a chiuderci di fronte a codici espressivi che
non ci appartengono; questi e molti altri gli obiet-
tivi e le ragioni che dovrebbero guidare l’investi-
mento in cultura, guardando innanzitutto al contri-
buto da offrire alla collettività in termini di cono-
scenza e all’assonanza con quei valori che, al di là di
ciò che si professa, dovrebbero realmente animare
tante mission aziendali…
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Gian Carlo Bulli forte, l’eccezione. Ciò che colpisce è il dialogo serrato
fra la monocromia e l’intervento cromatico, sia esso in
gradazione sia esso dissonante; come se in ogni occasio-
Schizzi e tabelle ne si sperimentasse la capacità espressiva della singola
Alberto Veca campitura a gara con quella adiacente e nel complesso
della figura.
Disegnare per uno scultore è esercizio indagine nella fase della sua realizzazione, alla prova di Il “disegno per una scultura” è un impegno, quasi il pas-
non infrequente anche oggi come lo è alcuni “effetti” che saranno successivamente tradotti. saggio obbligato da una figura “mentale” alla sua realiz-
stato ieri: ha un particolare fascino che Gian Carlo Bulli, comunque, esplora tanto la “pelle” zazione concreta; il disegno a se stante è invece, almeno
dipende probabilmente dal “salto” che si della tridimensione quanto quella del foglio: questa per Bulli, una prova di accostamenti cromatici che si tra-
deve compiere dall’indagine sul volume declinazione sulla sensibilità del tatto che esplora e rende durranno nel percorso sensibile delle sue recenti “tabel-
alla “scelta” bidimensione della carta, ma evidente rilievo e depressione, liscio e ruvido accompa- le” scultoree, dei “muri” che, nella perentorietà della
anche per l’affinità linguistica che i due strumenti pos- gna tanto il lavoro sul volume quanto quello sulla carta. definizione volumetrica, suggeriscono sottili differenze
sono contrarre perché si tratta in entrambi i casi di “pre- Oltretutto in questa occasione espositiva sono stati scel- fra i diversi elementi, una sorta di messa in discussione di
sentare” e non di illustrare. D’altra parte, nel dibattito ti due tipi particolari di opere: il primo costituisce il una solo apparente impermeabilità alla lettura.
cinquecentesco sulle arti una affermazione ricorrente, primo approccio, anche “varianti” di quello che sarà, Il riferimento al tatto e al colore costituisce il punto
inaugurata da Vasari, è quella del “primato” del disegno, approssimativamente, l’opera tridimensionale da realiz- nevralgico della ricerca dal momento che alla figura
del suo essere luogo/origine della scul- zare: sono allora, in una sequenza in qualche modo complessiva è attribuibile un valore “zero”, nel suo esse-
tura come della pittura. La congiuntura riproposta anche nell’impaginazione dei disegni, diverse re dipendente dalla logica dell’adiacenza, del valore
citata appartiene a gare certamente non soluzioni possibili a partire da un’idea, una invenzione. “tabellare”, quasi una sinossi, dell’assemblaggio.
attuali, ma il riferimento è ancora oggi Diversamente, la seconda tipologia esposta si presenta Indubbiamente la tessera o la lista di legno che Bulli
valido, sollecitante per quanti, all’imma- come “prove” a confronto di stesure tattili e cromatiche adotta per i suoi recenti lavori sono “altro” dalla loro
gine riprodotta o realizzata direttamente che Bulli poi traduce nel volume, un’analisi semplificata rappresentazione in immagine nel disegno: in entrambi
su carta, declinano il loro interesse per le del complesso dialogare fra forma, materia e colore che i casi si tratta di frammenti che acquistano senso nel
arti figurative. costituisce il punto saliente del lavoro. momento in cui sono in relazione con altri, simili ma
Il disegno può essere, come in questa Nell’accostamento vi può essere simpatia, affinità ma diversi episodi del discorso.
occasione, una fase precedente la realiz- anche dissonanza, secondo un ritmo costruttivo che,
zazione di un’opera, un’idea di partenza, nella ripetizione sostanzialmente uniforme delle tessere, Galleria Olim
può appunto prevedere la gradualità come la variazione Via Pignolo 9/b - Bergamo
ma può essere anche un controllo, una Info: 035.216444

mo a intendere. Ne saremo capaci? Davide Casari si vuol dire non tornare, e attraverso il filo spinato ha visto
Davide Casari presenta con un itinerario che inizia da autodidatta
sperimentandosi disegnatore della realtà cromosomica
il sole scendere e morire, ha sentito lacerare la carne...
stesse vicissitudini che l’uomo incontra nel groviglio
L’arte come specchio della vita! che lo circonda. Davide è un osservatore della concre- della vita. Forse molti altri sono i significati che ciascu-
Antonio D’Amico tezza, non la distorce, affida allo spettatore una sua im- no potrà leggere nell’arte di Davide Casari e io sono
pressione che può essere quella di ciascuno. Il punto di pronto ad accogliere i diversi pareri, ma una cosa è cer-
Sovente nel quotidiano, svariati piccoli ge- svolta, nel suo percorso, avviene quando s’imbatte nella ta, nessuno potrà rimanere indifferente!... O meglio
sti vengono portati a termine senza la con- lettura di Primo Levi, Se questo è un uomo. Quella soffe- nessuno che abbia ancora coscienza di possedere un’a-
sapevolezza di averli svolti o magari di renza, diviene la sua sofferenza. Quell’esperienza divie- nima, la stessa che in Davide si specchia nella sua arte!
averli vissuti con il giusto equilibrio che ne una lettura maturata attraverso segni che la memo-
meritano, forse... per questo siamo troppo pro- ria rielabora dal suo passato per farli divenire rigetti di
vati, troppo rigorosi, troppo gioiosi, troppo brucia- animule pronte a esplodere e renderle finalmente libere. SpazioBoccainGalleria
ti, troppo profondi... Non crediamo più che la Libere come, attraverso la morte, l’uomo più forte ha dal 18 maggio all’1 giugno 2005
verità resti ancora la verità. Epiteto, questo, trovato la giusta collocazione. Libere come chi sa cosa
che dalla filosofia di Nietzsche passa a con-
cretizzarsi nell’azione inconsapevole e di-
storta vissuta dall’uomo contemporaneo.
Ogni rapporto interpersonale è mosso da
infrastrutture e barriere che impediscono la
completa nudità dell’anima! La natura nel
suo complesso organico cela ai nostri occhi
La città dell’Arte
la sua recondita identità permettendoci di Tutto in un solo giorno
comprendere la sua essenza solo superfi-
cialmente; solo quella ruvida scorza che ri-
veste il cosmo. Omologati i gesti, gli sguar-
di, i movimenti; ripetutamente richiesti dai
6000 libri d’Arte
lavori che la società offre senza esclusione
di sorta. Chi decide di uscire dal giro rima-
da 3,00 a 100,00 Euro
ne escluso! ...Nell’emisfero del pianeta ter-
ra qualcuno osserva i suoi simili immersi in
questo circuito da cui con ‘coscienza’ ha
Domenica 8 maggio 2005
deciso di ritrarsi e adesso rimane incantato
dalla finestra del mondo, dal globo di uno
dalle 10,30 alle 18,30
spazio sovraumano a interagire con i suoi simili guar-
dando all’essenza della vita e scavando alla radice della
sua persona. Non capita tutti i giorni di scoprire che
un incontro fortuito, almeno apparentemente, rimanga
segnato per sempre sulle trame di un’opera d’arte. È
questo il momento magico, un sodalizio misterioso, in
cui la mente libera dai fronzoli e dalle animule dei fan-
tasmi del falso pudore capta l’essenza degli sguardi, ca-
landosi in una comunicazione sensoriale che si cataliz-
za in pieno nell’opera d’arte! Questo è ciò che avviene
quando l’interlocutore è Davide Casari. Le sue scultu-
re, e prima ancora, i suoi libri d’artista, non si possono
comprendere appieno se la sua persona non ha scrutato
il nostro fare, il nostro andare. Ogni minima allocuzio-
ne, ogni interazione che si ha con Davide è poi da lui
rielaborata divenendo un prodotto, direi
quasi geniale. La sua arte non potrebbe
sussistere senza la sua vita, senza la sua sto-
ria. Storia che lo spettatore avrà modo di
cogliere nelle sculture in carta pesta espo-
ste in occasione della mostra nella Libreria
Bocca. Corpi, la cui anima è stata divelta,
pronti ad accogliere il respiro di ciascuno. 350 Artisti con oltre 2000 Opere
Corpi la cui vitalità è stata mozzata da va-
ne sensazioni di insuccesso e insoddisfazio- Via Olona, 16 - 20089 Quinto Stampi - Rozzano (MI)
ne. Corpi sviliti dal dolore o dalla mono-
tonia di compiere sempre gli stessi gesti. Nei pressi della Fondazione Arnaldo Pomodoro
Corpi che invitano il passante ad ascoltare
le richieste che dal profondo dei loro pen-
sieri propongono. Interrogativi, risposte... Info: 02-860806
che solo se saremo attenti uditori riuscire-

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Lo spazio di SpazioErgy
a cura di
GIULIO RESIDORI

Proseguendo nella attività di supporto e presentazione dell’opera di artisti contemporanei vogliamo ricordare la mostra allestita dal 12 gennaio al 5 febbraio ’05 al Palazzo delle Stelline
a Milano di Giuseppe Mallai.
Il catalogo presentato dalla Fondazione e dal consigliere regionale Stefano Maullu, con testi critici di Angelora Brunella di Risio e Domenico Defelice, è stato curato da Giulio Residori
che ha anche organizzato la manifestazione. “Magico irreale” realtà e finzione, vita e teatro, norma e libertà, costruzione e gioco. Ed altro ancora. E’ stata l’occasione per i milanesi di
vedere ed apprezzare le opere recenti dell’artista sardo che per l’occasione sono state prestate dai suoi collezionisti. Un evento irripetibile che consacra Mallai tra i protagonisti
dell’arte contemporanea.
Come fatto in passato desideriamo qui segnalare e ricordare tre esponenti artistici già promossi da SpazioErgy in passato come significativi esponenti della pittura (Jules Maidoff),
della scultura (Ruggero Marrani), della grafica (Girolamo Battista Tregambe).

JULES MAIDOFF
Americano del Bronx, di ascendenza russa ma italiano per scelta e per amore da quando è venuto per la prima volta a Firenze
nel ’56 con l’ambita borsa di studio “Fulbright”. Tornato a New York ha cominciato a preparare la sue prime mostre
personali con successo di critica e pubblico ed acquisti importanti da parte di musei e fondazioni ed apprezzamenti da parte
di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Robert Joffrey, George Harrison, Paul Mc Cartney, Ravi
Shankar, Mick Jagger e tanti altri.
Nel ’73 il trasferimento a Firenze ove si stabilisce stabilmente; nel ’75 fonda lo studio Art Centers International di Firenze
frequentato da studenti di tutto il mondo – qualcuno ormai famoso – del quale è stato direttore ed insegnante sino al ’95
e la cui opera è ora continuata dalla moglie Mary. Oggi a 71 anni egli divide il suo tempo tra le esposizioni personali,
soprattutto all’estero, ormai oltre 100 in tutto il mondo e le richieste di importanti collezionisti.
Di Jules ho avuto la possibilità di pubblicare la sua monografia nel ’92 “Twenty years in Italy” dedicata appunto ai suoi
primi vent’anni in Italia nonché la successiva “Recent Work “per le mostre di Orvieto e Fabriano nel 1997.
Maidoff mi ha sempre sorpreso ed attratto per le sue invenzioni creative espresse attraverso un fantasmagorico caleidoscopio
di colori con luminosità affascinanti dalle quali emergono particolari, segni, significati, prospettive. Gioiose immagini dalle
quali scaturisce anche un esaltante senso della vita che ti porta ancor più ad apprezzare l’Uomo oltrechè l’artista. Egli
racconta le sue storie in una atmosfera irreale con una pittura visionaria ove è continuo il dialogo tra realtà e fantasia ma
ove la deformazione della realtà offre inediti valori all’espressione. “Il modo in cui il mio dipinto è realizzato, afferma
Maidoff, deve motivare lo spettatore a districare le metafore.” Ed è anche il modo per scandagliare le sue memorie e dare
vita a storie, aprire passaggi segreti, mostrarci la traccia di quello che è stato ed il segno di quello che potrebbe essere in
futuro. Un po’ rare le sue mostre in Italia negli ultimi anni. Speriamo di poterlo presentare a breve per la gioia di chi
apprezza la buona pittura.

GIROLAMO BATTISTA TREGAMBE


Un bresciano che per una vita ha fatto l’intagliatore di marmo ed il pittore della
domenica. Poi a cinquant’anni la folgorazione dell’incisione e dell’acquaforte.
Autodidatta ed ora incisore professionista è forse uno dei migliori al mondo in
quest’arte e sicuramente uno dei più importanti dell’ultima generazione. I suoi
temi preferiti sono quelli dell’ambiente agricolo ove vive, le cascine, la campagna,
le nature morte. Atmosfere e luci che egli sa trarre dal misterioso amalgama del
bianco e nero. Una poetica che ancor meglio si comprende dopo aver conosciuto
l’Uomo che è rimasto semplice e quasi stupito della sua eccelsa bravura. Numerosi
i premi ed i riconoscimenti. E’ presente nelle più prestigiose raccolte con
apprezzamenti critici degli studiosi più significativi e di un collezionismo colto. Il
lavoro qui riprodotto “Paesaggio Agreste” una grande acquaforte di mm 290 x
mm 555 è una delle più belle opere degli ultimi anni ed è stata acquistata in tiratura
esclusiva da una multinazionale che ne ha fatto dono ai propri fortunati clienti.

RUGGERO MARRANI :
Nasce a Corridonia (Mc) nel 1941. Compie gli studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci di Perugia.
Nel 1963 la direzione dell’Accademia, gli conferisce il premio “Aldo Pascucci” per l’incisione. Allievo del Maestro Gerardo
Dottori fino all’anno 1968. Tra il 1964/65 presenta le prime opere in collettive. Risale al 1969 la prima mostra personale, a
Varese, cui fanno seguito altre personali in Italia e all’estero. Nel 1968 si trasferisce a Varese. E’ stato titolare della Cattedra
di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale “A. Frattini di Varese fino al 1999; da allora ha lasciato l’attività
didattica per dedicarsi esclusivamente a quella artistica. Nel 1975 inizia il periodo espressionista e successivamente quello
metafisico. Dopo alcune esperienze nel settore della ceramica, inizia una serie di sculture tridimensionali, realizzate in
ceramica policroma, dedicate alla figura umana, al dualismo bene – male sviluppando temi a carattere sociale. Nel 1976 si
interessa ad alcuni studi progettuali di soluzioni modulari nel settore dell’arredamento. Alla fine degli anni ’80 Marrani
abbandona definitivamente la pittura ad olio per dedicare tutta la sua attenzione alla ceramica. Attualmente lavora su vari
progetti e soluzioni spaziali che sono la risultante dei lavoro svolto negli anni ’60 con Dottori. Tutta la sua attuale ricerca,
partendo da analisi di planimetrie, viene chiamata AEREO SCULTURA.
In estrema sintesi, l’Aereoscultura di Marrani è il risultato di quanto ha appreso durante il lavoro nello studio del suo
Maestro Gerardo Dottori, negli anni ’60. In quel lungo periodo, i continui stimoli che Dottori gli trasmise attraverso il lavoro
dell’Aereopittura, furono però accantonati per essere poi ripresi e sviluppati nel anni ’90. Il pensiero sul nuovo lavoro
ceramico è la continuazione logica di quanto Marrani ha sviluppato in pittura.
Partendo dalla attenta osservazione cartacea di planimetrie di città o agglomerati urbani che l’uomo ha costruito nel corso
dei secoli, da quelle micenee, greche e romane, alle planimetrie Mazca in Perù, fino alle città medioevali e rinascimentali,
Marrani è giunto a completare la sua nuova ricerca artistica.
Anche nelle ultime opere a tutto tondo, chiamate “Totem”, l’artista applica lo stesso criterio, ispirandosi alle steli azteche,
dove venivano illustrate storie e fatti della vita di un popolo.
Totem è anche il titolo dell’ultima mostra che SpazioErgy gli ha dedicato corredata da catalogo delle opere esposte tra le
quali abbiamo scelto quella qui illustrata.

Maggiori informazioni
Maggiori informazioni possono
possonoessere
esserefornite
fornitedadaSpazioErgy,
SpazioErgy,Corso
CorsoSempione 6363
Sempione tel.tel.
023311009 o nel
023311009 sitosito
o nel www.spazioergy.it.
www.spazioergy.it.
LeLe
foto sono
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sono eseguite
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Digitale RXRX
Caplio di Ricoh.
di Ricoh
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definito (come peraltro in un artista
Carmine Caputo di Roccanova non è necessario sia), non so se
intenzionalmente o in conseguenza
La caduta del dettaglio solo di un’evoluzione in atto. In ogni
Luciano Caramel caso, anche se Caputo crede a delle
Gestalt assolute, su posizioni stretta-
Carmine Caputo di Roccanova è un caso anomalo, ma Roccanova) di quasi vent’anni fa Carmine sosteneva di mente isomorfiche, come mi sembra
non isolato, e assai interessante, nell’ambito dell’astrazione cercare «anche un continuo rapporto tra le cose in super- (e ciò corrisponderebbe alla sua poe-
geometrica, diviso com’è tra il bisogno di ordine e la ficie e quelle al di là di ciò che si vede, quindi anche tra tica di partenza), l’accento è poi di
coscienza dell’impraticabilità, oggi, di una razionalità a la luce e l’ombra, perché questi sono i veri parametri del- fatto sul processo dell’approdo all’u-
priori, con le connesse connotazioni di sospensione idea- l’uomo». Sta qui il fondamento delle sue nuove, ultime nità, con dichiarate finalità deco-
listica o, per converso, di certezza progettuale, rispettiva- indagini, documentate nelle importanti opere esposte in struttiviste. Indirizzo forse nel nostro
mente caratterizzanti gran parte dell’astrattismo italiano questa occasione, nelle quali, precisa il pittore stesso nella artista ancora in gestazione, e non pacifico (traspare infat- Caduta
degli anni Trenta e il concretismo rigoroso, di marca lettera ricordata, «mi interessano gli spigoli, le ortogona- ti una qual resistenza interna), che peraltro mi pare nella del dettaglio, 2004,
soprattutto zurighese. Posizioni entrambe irrimediabil- lità, i dettagli di quadrati [richiamati nel titolo della sostanza provato dall’evidenziazione dei contrasti che acrilico e foglia d’oro
mente innestate in situazioni storiche da molto tempo mostra, da lui scelto] che portano lo sguardo dello spetta- su tela, cm 60 x 60
contraddicono l’apparente omogeneità armonica.
definitivamente tramontate. «I miei lavori», affermava tore fuori del campo della tela per completare le forme». Significativa, ad esempio, l’insistenza sulla Caduta del detta-
Caputo già nel 1986, appena trentenne, «sono il frutto di Resta sottesa, è evidente nella medesima terminologia, la glio, che dà addirittura il titolo alla prima delle opere espo-
scelte di vita la cui comprensione non può essere chiari- radice gestaltica, di cui permangono i termini fondamen- ste, offrendo una chiave di lettura per il titolo della mostra
ta secondo schemi razionali». Dichiarazioni maturate nel tali, articolatamente, e con differenze anche sostanziali, (solo Dettagli), altrimenti ambiguo, come del resto Caputo
suo pluridirezionato itinerario formativo, stimolato dal sviluppatisi da un von Ehrenfels, alla fine dell’Ottocento, ha voluto fosse, sempre su siffatto registro. Rapportabile a
fascino del «concetto di arte totale espresso da Gropius», in avanti, in particolare sulla primaria questione del rap- tale operazione decostruttivista,esplicita,ad esempio,anche
come mi ha scritto in una lettera recente.Frequenta infat- porto, e innanzi tutto della direzione di tale rapporto, tra in Disequilibrio primario (pure qui un titolo illuminante), e
ti, fino al diploma e alla laurea, l’Accademia di Belle Arti, il tutto e i suoi elementi costituenti. Un problema, certo, più ancora in Prospettiva e in Rosso e verde, è inoltre un altro
a Brera, seguendo prima il corso di pittura, poi quello di di percezione, che tuttavia, ovviamente, coinvolge ben tema caro a Caputo, che torna su di esso ripetutamente,
scultura, e la facoltà di architettura al Politecnico di altro, in Caputo e nei suoi “dettagli” non unilateralmente tanto che in un primo tempo voleva richiamarlo nel tito-
Milano. Sperimenta così registri operativi differenti, uni- lo stesso della mostra. Mi riferisco al “manierismo geome-
ficabili solo a livello progettuale, come appunto nel trico”. Sul quale l’artista ha scritto nel giugno scorso una
Bauhaus gropiusiano. Il cui obbiettivo di un progetto nel- bozza di dichiarazione che in alcune espressioni riprovava
l’arte s’era presto scontrato con la realtà effettuale che le difficoltà dell’affermarsi delle nuove istanze, e conse-
informava il contesto storico, in una situazione che andò guentemente la genuinità e urgenza del loro emergere.Ma
precipitando, fino al secondo conflitto mondiale, metten- che s’è poi andato progressivamente precisando e raffor-
do in crisi la fiducia di una progettualità che possa con- zando, nella constatazione dell’impossibilità di seguire le
trastare il destino. È il percorso analizzato con partecipata orme dell’astrattismo geometrico del passato, se non
lucidità da Argan, che, partito alla fine degli anni quaran- cadendo in anacronistici revival o in formule ripetitive,che
ta, nell’immediato dopoguerra, dall’esame della scuola di l’artista rigetta con determinazione. Ecco la ripresa critica
Gropius, approda a metà dei Sessanta, in un saggio (di ciò, infatti, si tratta, almeno nelle prove più avanzate,
memorabile, innervato dal pensiero di Husserl e piuttosto che di citazioni di tipo concettuale nel senso
Heidegger, al riconoscimento della via di un’arte in pro- stretto, che di Caputo non è proprio) di forme e stilemi
getto come l’unica percorribile nella contemporaneità dell’avanguardia astratto-geometrica, da un Malevic a un
nel confronto del progetto col destino, i due termini ai Van Doesburg, ma anche di un Buren, su di un fronte
quali quel testo è intitolato e dedicato: quella, appunto, quindi opposto a quello neoplastico, e ora, pur nella diver-
seguita da Caputo. Premessa la fiducia, ancora, nella ricer- sità, al nostro artista più affine, e infine persino, proprio Intorno al modulo, 2004
ca attorno a «un concetto di ordine e di razionalità, di “nella caduta del dettaglio”, come Caputo mi scrive, di un acrilico e foglia d’oro
pulizia e di misura», in quella autopresentazione (ad una manierista per eccellenza quale il Giulio Romano degli su tela, cm 60 x 60
personale nella Biblioteca Comunale della natia affreschi mantovani per il Palazzo Te.

rellata sull’arte italiana contemporanea, quasi — come


Verso mille quadri tondi ha sostenuto anche Alessandro Riva — una campiona-
tura significativa, uno spaccato preciso della realtà espres-
Una collezione fuori dall’ordinario sotto il segno dell’amicizia siva di oggi e delle sue molte sfaccettature, raccogliendo
la continuità di un discorso che si dipana dagli anni
Giorgio Seveso Sessanta a oggi. Ne emerge infatti un panorama svaria-
tissimo, sia sul piano delle forme e delle poetiche che
Sono già ben oltre seicento i quadri “tondi” ( il bisticcio artisti, le conoscenze e le esperienze fatte. delle opere e dei comportamenti; un panorama ricco di
di parole è obbligato) che Duilio Zanni ha raccolto in Come ha scritto per lui Rossana Bossaglia, ci sono molti diversità linguistiche e segniche, frutto di tradizioni cul-
quasi dieci anni. Sono piccole tele di 20 centimetri esat- tipi di collezionismo. C’è chi raccoglie opere di icono- turali cui ogni artista ha attinto e variamente combina-
ti di diametro, montate su un telaietto di legno leggero, grafia e data diverse, purché di qualità; chi coltiva passio- to, e che qui, nella dimensione speciale del “tondo” chie-
sempre uguale e, fin dall’inizio, realizzati dallo stesso arti- ni viscerali per questo e quell’argomento o periodo; e sto e dato per amicizia o per simpatia, trovano una loro
giano. Tante, anzi tantissime, in crescita esponenziale, e così via. Poi ci sono personaggi estrosi che si inventano sintesi interessante e davvero inedita.
per questo c’è già qualcuno che vedrebbe bene la colle- collezioni originali, magari cominciando per gioco e Insomma, ognuno di questi piccoli capolavori rotondi è
zione inserita nel famoso Guinness dei primati. Anche arrivando a risultati esemplari nell’originalità e insieme un quadro, ben rappresentativo della sensibilità e del lin-
perché la raccolta non è unica solo per l’insolito forma- interessanti come testimonianza storica. guaggio espressivo del suo autore, ma è anche qualcosa
to scelto o per la quantità considerevole di opere messe Questo è appunto il caso di Duilio Zanni e della sua di più prezioso: è un tassello nel grande mosaico della
assieme, che ormai mirano esplicitamente a raggiungere collezione, cominciata come dice lui stesso più per caso cultura visiva del contemporaneo e, insieme, il sigillo
e magari superare il migliaio. Lo è, soprattutto, per il che per precisa intenzionalità. «È stato mi pare a settem- duraturo di un incontro umano.
modo in cui è nata e si è sviluppata negli anni. bre del 1995,» ci racconta, «quan-
Duilio, per moltissimi anni fotoreporter al Giorno, ha do sono entrato da un falegname
cominciato ad appassionarsene quasi per caso, e tutto con un amico pittore, Lino
è dipeso dall’insostituibile rapporto di ammirazione e Marzulli, per aiutarlo a trasportare
stima con alcuni artisti milanesi. Finalmente in pen- alcuni grossi telai per i suoi qua-
sione, e con più tempo a disposizione, ha infatti inco- dri. E lì, in vetrina, ho visto delle
minciato a frequentarli più assiduamente di quanto piccole tele tonde, i miei famosi
non gli capitasse prima, e ha preso a viaggiare con in ‘tondi’. Mi è venuta quasi per
mano l’inseparabile macchina fotografica e con qual- scherzo l’idea di chiedere a Mar-
che tondo ancora immacolato, proponendolo magari zulli di dipingermene una.
proprio durante l’inaugurazione di una mostra, un po’ Da lì è cominciato tutto. Infatti, di
a cambio lavoro con le sue prestazioni di fotografo, e lì a poco, ho chiesto la stessa cosa
un po’ — ma direi soprattutto — per simpatia e per ad altri amici pittori che allora fre-
amicizia. Poi, a poco a poco, con l’allargarsi del suo quentavo assiduamente,da Leddi a
giro di conoscenze, con la frequentazione assidua di Merisi, da Forgioli alla Benedini, e
un gruppo sempre più numeroso di Gallerie, l’hobby poi Martinelli, Cappelli ecc.
iniziale si è trasformato in impegno costante verso gli Quello che proponevo era un
artisti — soprattutto, oggi, verso quelli più giovani — ‘cambio lavoro’, in pratica un loro
e sono stati sempre più numerosi quelli con i quali è tondo dipinto scambiato contro
entrato in rapporto amichevole e che ha convinto a un mio servizio fotografico. Da
dipingergli il tondo. quel momento in poi, girando per
Proprio così. Si può dire che l’amicizia e la passione per studi e Gallerie, mostravo agli arti-
l’arte sono precisamente il vero motore di tutta la colle- sti che mi capitava di incontrare le
zione, fino dagli esordi. Da allora, un’inaugurazione foto della collezione, e offrivo loro
dopo l’altra, un incontro dopo l’altro, le piccole tele ini- lo stesso baratto».
ziali si sono fatte decine, poi centinaia… Una specie di Oggi questa collezione così parti-
moltiplicazione miracolosa, che ha seguito passo passo le colare rappresenta, per dimensioni
sue frequentazioni delle Gallerie e degli atelier degli e qualità, una vera e propria car-
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Triangoli, 1990

Plevano incontra Luigi Marengo


esiste il “segno istintivo”, che abbiamo tutti dentro di noi. P.: Cosa significa per te essere attuali?
Se dai un pennarello ad un bambino di tre anni, ti farà il M.: Oggi tutto cambia velocemente. Quello che qual-
suo segno istintivo. Perciò intorno al 1948 inizio questa che ora fa era attuale, adesso è già cosa vecchia. Il mondo
pittura segnica che io ho chiamato “Istintismo del industrializzato e globalizzato è talmente veloce che
segno”, che naturalmente l’ho fatto vivere su delle super- cambia come la luce dall’alba al tramonto. Potrei dire
fici pittoriche sofferte nel senso di vissute con il tempo. che se essere attuali è essere alla moda, direi una stupi-
In quell’epoca era interessato al mio lavoro il critico mila- data. Quello che ci costringe a tutti i costi ad essere
nese Guido Ballo. Erano momenti felici per la pittura attuali, ci porta ad inventare cose vecchie già superate e
negli anni Sessanta,dove il mio interesse era sempre rivol- viste mille volte e inconsapevolmente facciamo delle
to a questa ricerca. Mi ricordo che in quell’epoca in Italia cose che non dicono nulla, non servono a nulla e oggi
Plevano: Puoi delineare per sommi capi il tuo percorso artistico? si guardava al Gruppo Corrente con Guttuso, Migneco, come oggi non riescono nemmeno a stupire (come
Marengo: Il mio inizio artistico coincide con la fine del- Brindisi e altri, e poi il M.A.C. I giovani facevano la qualcuno cerca di fare). Più che essere attuali direi di
l’ultima guerra mondiale nel 1945. Non avevo ancora nuova figurazione. Non mi risulta che a quell’epoca ci essere noi stessi, e questo è già tanto.
vent’anni, eravamo tutti sconvolti e nello stesso tempo fossero stati artisti che avessero sviluppato il mio discorso. P.: Da cosa nasce in te l’impulso all’opera. Quando sai che l’o-
felici di iniziare a vivere. Da principio la mia ricerca pit- Sono venuti dopo e in modo diverso Tancredi a Roma, pera è compiuta?
torica è da considerarsi alla luce del chiarismo lombardo. Vedova a Venezia e altri, ma dopo gli anni cinquanta, così M.:Alla base di tutto è come dicevo all’inizio, tutti gli sti-
I miei primi lavori di quest’epoca sono paesaggi del come Burri e Fontana con altre ricerche. Oggi come moli vengono da un impulso istintivo che ognuno ha
Ticino e del Lago Maggiore ma subito nel 1946/47 ho oggi continuo il mio lavoro sul segno istintivo con opere dentro di sé. Siamo uno diverso dall’altro, i nostri senti-
fatto una ricerca sui valori filosofici dell’uomo ed ho ini- molto grandi che mi danno abbastanza soddisfazione. menti, il nostro modo di comportarci, fa parte di noi stes- Segni istintivi, 1956
ziato una pittura del segno istintivo perché ho considera- Concludo dicendoti che sono contro la commercializza- si.Tutto questo crea la nostra
to che con le nuove tecnologie che stavano nascendo, zione dell’opera d’arte (vedi il libro Ecologia dell’arte edito personalità. Con la pittura
l’uomo sarebbe cambiato. Devi tenere presente che qui a da Rizzoli). abbiamo la possibilità di tra-
Gallarate presso l’Aloni Sianum è nato il primo compu- P.: Che rapporti ha il fare artistico con la morte? sformare un nostro pensiero
ter (nel mondo). Ho sempre considerato l’uomo legato M.: Bella domanda questa. Ritengo che la morte sia la in una realtà concreta. La
alla natura e vicino alle cose semplici con i suoi valori cosa più giusta che possa esistere. Si nasce, si vive e si pittura ci da la possibilità di
morali e spirituali. Come dico sempre, l’uomo salta un muore. La ricerca dell’eternità è stata perseguita e cerca- materializzare un pensiero.
metro e ottanta, fa i cento metri in dodici secondi, sta tre ta in tutte le epoche da quando esiste l’uomo. L’opera non è mai compiuta
minuti sott’acqua e campa fino a cent’anni, perciò ha una Simbolicamente gli unici che sono riusciti ad ottenerla o finita,l’ultima pennellata la
precisa collocazione nel cosmo. Con le nuove tecnologie sono i veri artisti. Perciò considero un vero artista un da chi guarda l’opera.Vorrei
l’uomo cambia dimensione, va sulla luna e alla ricerca di immortale.Abbiamo moltissime testimonianze di capo- fare delle opere che non si
nuovi mondi, trasmette i messaggi alla velocità della luce. lavori che rendono l’artista sempre presente tra di noi concluderebbero mai.
Cercando di significare l’uomo che io conosco, l’ho viventi, e penso che più passano i secoli, sempre più que- P.: Se tu non avessi fatto il
identificato con il segno istintivo. Sì, perché prima del- sti grandi artisti sono più vivi che mai. L’arte è immor- Pittore, cosa avresti voluto fare?
l’alfabeto, prima del geroglifico, prima del simbolismo, tale e così gli artisti. Ma.:Avrei fatto il Pittore.

Daniela Baldo viaggi della memoria e dal sovrapporsi di esperienze con-


scie o inconscie che ricava “...dalle nere pieghe del cuo-
re”.Viaggi, i suoi, che in alcuni inserti si aprono al mondo
cit.,Torino 2004, p. 4). In questo contesto dove l’espressio-
ne artistica si sposa con i pensieri percorrendo sinergica-
mente strade che portano diritti verso la poesia, l’assunto
Il viaggio dell’anima lontano delle etnie. Lo spettatore assiste, quindi, all’esal- dell’ut pictura poesis trova ampia manifestazione in versi che
tante «sentimento del colore, — come attesta Gerardo sfociano dalla contemplazione di queste tele.
Antonio D’Amico Pecci — visto quale veicolo privilegiato per mettere in e-
Disporsi dinanzi alle o- videnza la vastissima gamma delle emozioni e delle sensa- “... raccontami dei pensieri fugaci dell’anima, Lacerazione, 2004
pere di questa pittrice zioni dell’animo umano» (G. Pecci, Il colore della coscienza. di quanto ho visto e scruterò nel profondo degli abissi del tuo cuore! tecnica mista su tela
piemontese è come ad- La coscienza come realtà,in Daniela Baldo,Torino 2004,p.5). ... quando sarò riemerso dal mio dolce naufragio,
dentrarsi nei labirinti o- L’artista compie il gesto del dipingere ‘esprimendo’ i sen- ... dalle linee morbide della memoria
scuri e, nello stesso tem- timenti reconditi del suo mondo interiore; azione intesa riaffioreranno i ricordi di una vita che vivi e che per beltà e apparenza
po, misteriosi dell’ani- pluralisticamente dagli storici dell’arte che vi leggono si apre al tuo sguardo
mo umano... o meglio «frammenti, visioni, volti, oggetti, scorci, fotografati dalla ricco di verde speranza e oro ricchezza
dell’animo femminile. memoria e sviluppati nella camera oscura del cuore. [...] ... dominate dal bianco candore, quello stesso che desideri e che
Tele nelle quali si respira queste rappresentazioni — continua Giorgio Brezzo nel da domani si affaccerà nel tuo futuro!”
la poetica dell’inconscio suo testo critico sull’artista —, sono le cose che abbiamo
espresso attraverso sprazzi di colore denso e materico, dentro, quelle che abbiamo visto da qualche parte, posti e Sono dipinti, quelli di Daniela, che attendono lo specu-
trattato con estrema raffinatezza e duttilità.Daniela Baldo, gente che abbiamo conosciuto. Come un sogno le abbia- lum della materializzazione soggettiva, lo stesso che pro-
scorpora l’essenza intrinseca del colore creando, prima mo viste sfilacciarsi, scomparire nei meandri della nostra viene dal viaggio mentale che ciascun uomo compie dal
con le idee e poi sulla tela, forme ‘eterne’ rintracciate dai mente o del nostro cuore» (G. Brezzo, Temponauta, in op. sorgere del giorno fino al suo tramonto.

Il linguaggio artistico contemporaneo, espressione di


una volontà di rappresentare senza necessità di imitare, si
pone come scambio non soltanto di significazione, ma
Rinaldo Turati alterati che essi indivi-
duavano come “ospite”
o come “spiriti”. Il vit-
anche di messaggio, di stati d’animo e di visioni. In que- La musica segreta dei segni torioso ritorno dalla
sta ritrovata libertà, Rinaldo Turati si dà agio di tradurre lotta assicurava riscatto e
la sua passione per le icone e per i fondi oro del Trecento Antonio Musiari salute, a volte alla comu-
e del Quattrocento e la sua attenzione per altri linguag- nità intera; i guaritori,
gi poetici, nella ricerca dell’altrove, dei luoghi segreti del precedente icona tematica di Turati, La vigna (1999). per narrare l’avvenuta
numinoso. È un processo che, dalla materia indifferen- Anche i successivi interventi, come Giardino Oldofredi. ricomposizione degli
ziata e perciò generativa, reifica il cammino — o il ritor- Pittura, Musica e Poesia al Castello Oldofredi e Notæ Pictæ equilibri, riportavano
no — attraverso la prassi artistica verso l’intelligibile. ai Chiostri di Santa Caterina annodano l’attesa epifani- canti, simulacri, cose
Dalla mostra-installazione Reserare Portas si ricavava un ca al contesto visivo, mentre le pennellate, gli ori e i costruite e intrise di
appello al moderno Anteo, che ha perso il potere quan- graffi restituiscono, con efficace finezza, il portato e le mistero. Non diversa-
do si è strappato dalle genuine, terragne radici del suo stratificazioni dell’esperienza. Rinaldo Turati esprime mente, descrivere e rap-
essere. Il motivo del nodo rimaneva presenza emblema- questi linguaggi tanto su grandi superfici scarificate che presentare il mondo
tica sulle Porte e si legava per rifrazione analogica, ad una in piccoli inclusi materici nei libri d’artista, quali Foglie attraverso la pittura vuol
(2003), Primavera estate autunno inverno (2004) fino dire evidenziare il
al recentissimo Terra di confini, libro oggetto costrui- rischio della labilità, ren-
to insieme al musicista Paolo Ugoletti (2005). La dere palese e tangibile il
musica e i versi dei poeti sono le altre forme di caos insorgente, dichia-
creatività intorno alle quali Turati ama condensare rarlo, plasmarlo, fino a
i suoi segni.Tali sintesi, dall’intensa e coinvolgente padroneggiarlo per ren-
forza evocativa, ci persuadono che molte manife- derlo vantaggiosamente
stazioni della creatività contemporanea si debbano condivisibile. Rinaldo
riallacciare teoricamente alle manifestazioni irra- Turati ha, insomma,
zionali che nel passato venivano definite, fra l’altro, rivendicato il diritto, che nelle società primitive spettava Senza titolo, 2004
magia bianca. Nel corso delle loro cerimonie, scia- al mago, di imporre alla propria e altrui immaginazione tecnica mista su carta
mani e medicine-men uscivano dallo stato usuale una realtà capace di affiancare e arricchire quella sensi-
di coscienza e di rapporti interpersonali per pro- bile. L’urgenza del vate, che è cosciente della distanza fra
clamarsi congiunzione con le forze invisibili, ami- sintesi originaria di immagine-pensiero e progetto
che e ostili, avvertite dal gruppo. Gli sciamani si comunicativo, è uno degli aspetti per cui l’artista, nella
assumevano il dovere di affrontare il nulla; anzi la società attuale, si è appropriato della nicchia ormai vuota Senza titolo, 2004
loro trance li conduceva attraverso stati di coscienza dei tradizionali interpreti dell’ignoto. tecnica mista su carta

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