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ARTISTI IN RIVISTA

di occa B Anno III, N. 12 • Ottobre-Dicembre 2004

Direttore Responsabile: Giorgio Lodetti / Direttore Artistico: Roberto Plevano / Progetto Grafico: Franco Colnaghi

Via Molino delle Armi, 5 - 20123 Milano • Tel. 02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413

Il disegnatore e grafico Bodo W. Klös


. .. e il suo mondo sensuale
Jo Krahforst
È passato un secolo e gioiosamente abbiamo congeda- nuova generazione ricorda gli orrori del passato che la
to un millennio, ma l’arte figurativa è sempre la stessa. memoria conserva. Avanti vanno sempre i buffoni e gli
Malgrado i moderni media e anche la cosiddetta “vi- altri seguono nell’indifferenza. Bodo W. Klös è dentro
deoarte”, i dipinti e la ricerca grafica sono le prime la colonna. Malgrado tutto, lui non si nasconde, non
espressioni artistiche del mondo. È straordinario osser- vive in una “torre d’avorio”. Nessuna moda nessun
vare come, pur applicando tecniche e raffigurazioni, “trend” ma vero sentimento. È dentro la storia della sua
considerate antiche, il risultato sia comunque nuovo. Il epoca». Lui è dentro la storia con la sua forza tecnica e
pittore Bodo W. Klös lavora vicino a Francoforte è un la sua tradizione. Klös è padre di due figlie, sempre pre-
grafico e ha studiato i proce- senti nel suo lavoro. Il suo mondo sensuale e nuovo, di-
dimenti della stampa d’arte, pinto o disegnato è un’esperienza del reale. L’erotismo
in 20 anni di ricerca ha accu- è un mezzo per esorcizzare la morte in una pulsione
mulato un ricco bagaglio di vitale. Cosa c’è di meglio per un artista se non cercare
esperienza tecnica e di idee. Il la bellezza e l’autenticità nell’erotismo? È qui che si in-
suo tema preferito è la sen- contrano tutti i percorsi della vita, il punto dove i sen-
sualità. Come osservatore timenti trovano lo stato più profondo. In una lettera del
acuto Klös interpreta il teatro marzo 1996 Bodo W. Klös ha scritto: «Disegno sempre
della commedia umana con nudi, in sedute con modelle a pagamento e il risultato
la sua personale ispirazione. raggiunto è sempre vuoto di autenticità. La mattina
Trasforma le sue visioni in dopo nello studio la macchia di colore rimasta pren-
opere teatrali portando l’os- derà la forma di una nuova opera, la repentina visione
servatore dentro la scena. Le del corpo è nella storia, vivida visione di un dettaglio».
scene, sono miti e sogni pre- È l’amore per la vita, la gioia dell’essere, che trova qui
sentati in modo allegorico. la sua espressione. L’artista fa partecipare lo spettatore.
Opere come il Portatore di Sempre nei suoi quadri l’erotismo è vivo.
bandiera, ispirata al Palio di La stessa ricerca trasforma sia storie di corvi che di “na-
Siena, uniscono la visione ture morte”. Corpi divini, pieni di sensualità, sono con
dell’artista a un buon lavoro il corvo nello sfondo, racconti di storie piene di vitalità.
artigianale. Nella scena l’arti- Si può sorridere, si può rallegrarsi, queste opere lascia-
sta rimane fuori e osserva da no libero il pensiero e ampliano ispirazione e fantasia.
lontano. A tal proposito Dr. L’artista ha la libertà di agire, di fumare, osservare la bu- anatomica. Lui ama ancora sorprendere la natura con il Birgit, 1998
Richard Hiepe così scrive: fera di neve e pensare all’amore. Klös continua a lavo- disegno, fare un disegno dopo l’altro fino a raggiungere Tecnica mista su carta
«La scena è un episodio con- rare come testimone del suo tempo. il massimo risultato. In tutto questo percorso il suo stile
Rotersch, 2004 temporaneo della colonna Al contrario dei suoi colleghi più giovani è un dise- rimane riconoscibile tra una macchia di caffè e di vino
Tecnica mista su carta apocalittica di Brecht. Ogni gnatore vero, che realizza con acuta precisione la forma rosso.

La regola e il mito condensa il sapere umano sotto forma di tecnica. Le ri-


gide forme utilitarie sono le stesse delle procedure di
produzione dove sono bandite immaginazione e spon-
tazione che fa catena con il
fatto storico, o l’opera d’arte
dei maestri, eventi trasfigurati
Mario Borgese taneità. In un secondo ciclo dello stesso periodo, inve- che altrimenti si dissolverebbe-
ce, sono raffigurati dei drammi già rappresentati in ce- ro per sempre come suggerisce
Umberto Gavinelli lebri opere, dove è riconoscibile solo il profilo delle fi- il colore. Il tema della città di
gure. Il tema è reso nel contrasto del colore macerato cui ho parlato all’inizio viene
Negli anni Settanta Mario Borgese dipinse una serie di sul fondo nero che emerge. C’è, quindi, la storia, il ri- ripreso in anni più recenti, ma
opere rappresentando edifici dalle pareti di vetro e me- chiamo alle opere degli antichi maestri e la loro decon- con alcune differenze. Le im-
tallo, architetture rigidamente stereometriche e grigie, testualizzazione. Un evento è accaduto fin quando magini sono incomplete la-
e sullo sfondo accenni di rosso e blu. Sono piazze, sedi qualcuno, l’artista e noi spettatori, ne conserviamo la sciando ampi spazi vuoti e, qua
direzionali ma anche lampioni e monumenti in un sua memoria. Si tratta, dunque, di una nuova interpre- e là, balenano accenni di colo-
contesto in cui domina l’utilità e la regola. Forse è un re. Non sono passati invano
giorno festivo o gli occupanti sono tutti rinserrati al- due decenni ed è subentrato
l’interno, ma i luoghi sono deserti, come abbandonati un diverso grado di ricerca. Il
dopo la catastrofe. Scene bloccate e assenza di vita: ma vuoto è l’espediente che gioca
non semplici paesaggi o nature morte (nel senso di potentemente in contrasto con
Stilleben cioè nature silenti) bensì raffigurazioni dal l’immagine e, come la pausa di
preciso senso etico. I dipinti di Borgese nella cultura silenzio in una recita, provoca
degli anni Settanta potevano essere interpretati come tensione. L’incompletezza e il
una denuncia sociale, infatti è evidente la denuncia del- vuoto diventano il tema di un
la violenza, ma non solo quella. In queste opere è rap- terzo ciclo. I soggetti sono
Frammento, 2000
presentato il dramma della contemporaneità nel suo fi- frammenti di statue antiche dalle orbite vuote. Tutto Acrilico su tela, cm 40 x 40
nale concreto e melanconico. Il sapere si è risolto nella
tecnica ma tutto e diventato duro e inautentico. Dentro
Adalberto Borioli ciò che riguarda la vista deve essere completo, massi-
mamente gli occhi, che sono gli organi della visione,
quegli edifici ci sono le procedure di produzione, i per il rimando reciproco. Infatti, nessuna visione natu-
budget, gli studi di mercato, le strategie pubblicitarie. rale ha delle parti vuote ma deve essere un continuo di
Non c’è posto per la spontaneità e l’immaginazione per le Segrete di Bocca forme e di colori. La parte incompleta è, quindi, una
(salvo che sia utilitaria). Il leone di pietra che compare in 3a pagina potente allegoria dell’assenza. Ma assenza di che? per-
in un’opera è, quindi, un ossimoro, rappresenta l’impo- ché inquieta il vuoto? a che allude la figura deconte-
tenza. Sì, questi ambienti urbani sono i luoghi di esi- Senza titolo, 2004 stualizzata, all’anima?
Tecnica mista si cartone, cm 29 x 42
stenza inautentica e, contemporaneamente, dove si segue a pagina seguente

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segue Mario Borgese

Siamo su una soglia inesplorata in cui la catena dei ri-


Gino Cilio: “A-Zero”
mandi interpretativi si interrompe. In un’opera intito- Lidia Pizzo
lata Dialogo sul potere due frammenti della statuaria
antica, Marte e Marco Aurelio su fondo vuoto, si con- A-Zero Forma,A-Zero Struttura,
frontano in un dialogo muto e ci trasportano in un’an- A-Zero Tecnica,A-Zero Concetto,
tichità favolosa. Essi simboleggiano il dialogo fra mito e A-Zero Fruizione, A-Zero Superficie,
ragione motivo frequente della filosofia e della lettera- A-Zero Linguaggio,A-Zero Estetica
tura greca. Un processo lento, che alla fine lo scienti-
smo risolverà condannando definitivamente il mito “A-Zero”: (verbo o locuzione?) questa
perché estraneo alla verità. Donde, il mondo moderno la poetica nichilista che il maestro Gi-
e gli edifici brutta copia delle “macchine d’abitare” (Le no Cilio ha espresso in una mostra alle
Corbusier), ma pur sempre macchine. Partito dall’os- Segrete di Bocca. Questa ha messo in
servazione della città moderna, Borgese è risalito ge- evidenza la sua ricerca su spazio, tempo
nealogicamente alle sue origini e matura l’idea che la e luce che, scarnificati fino all’insignifi-
separazione dell’umanità del mito da quella della ragio- canza, lo hanno indotto al gesto estre-
ne ha prodotto una sorta di dittatura. Con essa s’intro- mo di ri-quadrare uno spazio-luce-
duce nell’esistenza la storia, come interpretazione e buio qualsivoglia con le quattro liste
prefigurazione, donde la coscienza della morte. che costituiscono il supporto su cui
Al contrario di chi vede come ruolo possibile per l’ar- avrebbe dovuto estendersi il piano pittorico. In tal mo- La seconda, l’istanza metafisica, con l’introduzione nel-
tista solo una collocazione a latere e il depotenziamen- do il solo supporto è investito del significato simbolico l’opera della massima spiritualità, prende le mosse da
to della pittura, vuole dare un’interpretazione critica del “fare” arte, laddove manca ogni attività conformati- un Kandinskij de Lo Spirituale nell’arte, un Mondrian
del mondo attuale. va. Di tutte le splendide, grandi superfici esposte, in ve- del Neoplasticismo, un Malevic di Quadrato bianco su
troresina e smalti colorati e luminosi, o in vetroresina e fondo bianco per scendere ad un Yves Klein, un Mark
catrame declinate in tutte le nuance del monocromo, o Rothko, un Clyfford Still ed altri, fino ad oggi, 2004,
Il topo da viaggio in vetroresina e ustionature sfruttate in tutte le possibi-
lità espressive che ha tale materiale di riflettere e filtrare
la luce, il maestro Gino Cilio ha lasciato solo un Ri-
con uno Spalletti o un Anish Kapoor, che con i loro
monocromi pensano l’arte proiettata verso il silenzio e
il nulla. In tutti gli artisti citati permane, tuttavia, una
Giacomo Lodetti Quadro (verbo o nuovo quadro?) senza alcuna superfi- superficie. Per vedere l’“oltre” della stessa è necessario
cie appunto e senza firma! Esso contiene, come già la ricordare Fontana:“Io buco, passa l’Infinito, passa la lu-
L’amico Aldo Pancheri, nella veste di direttore artisti- superficie, larghezza e lunghezza, ma la profondità, ce da lì non c’è bisogno di dipingere”. Dunque, anda-
co della ArteTadino6, a Milano, nell’omonima via, ha escamotage allorché si dispiega il segno dell’artista, ora re oltre Fontana significa lacerare la superficie, come
pensato e organizzato una mostra dal tema Il Viaggio è data dall’Infinito. Pertanto in questa O-Per-Azione, mostra l’opera esposta di Gino Cilio Lacerato, per poi
con opere realizzate da tre artisti, attivi a Milano: come il maestro la individua, confluiscono le due ten- toglierla del tutto. La luce non passa, deflagra. Ma può
Nicoletta Veronesi Franco Colnaghi, Alessandro Martellotta e Nicoletta denze proprie della cultura artistica dell’ultimo secolo: farlo anche il nulla, il non-luogo che tutti i luoghi
Astor place Veronesi, mostra che inizia l’11 gennaio e dura fino da una parte l’istanza scettica, dall’altra l’istanza metafi- comprende indicato dal titolo del Ri-Quadro: 1+Uno,
elaborazione a computer al 19 febbraio. sica. La prima può riferirsi, ab initio, ad un Rodcenko in cui l’Uno indica certamente la Totalità di cui l’artista
delle “Tre tele monocrome”, per scendere via via fino può fare esperienza, ma non può esprimerla mancando
a Duchamp che decontestualizza l’oggetto di uso quo- del linguaggio-nulla, per cui si ricade nell’istanza scetti-
tidiano per esibirlo come opera in forza dell’investi- ca dell’1. La mostra di Gino Cilio voluta dalla sensibi-
mento simbolico dell’artista, passando, poi, per un Piero lità per l’arte del padrone di casa Giorgio Lodetti nel
Manzoni che gli concede solo l’impronta del pollice, suo spazio di via Molino delle Armi, ha dato la possibi-
così sulle persone come sulle uova, per un Ad lità al maestro di riunire attorno a sé vecchi compagni
Reinhard delle superfici nere, per un Emilio Isgrò delle di Accademia ed amici di lunga data e nuovi amici, tra
Cancellature, per un Carlo Alfano delle Stanze delle di essi anche Giancarlo Politi, insieme a molti altri illu-
nominazioni, per il Concettuale stesso, ecc… stri ospiti.

Sembra di intravedere delle forme, di tanto in tanto, pere in particolare hanno stimolato i miei ricordi, fa-
ma non è così e per di più se le ricerchi spesso non cendomi sentire la sua cultura molto vicina alla mia,
le ritrovi. Gli accostamenti a due mostri sacri dell’ar- per i soggetti rappresentati e i toni usati, la prima: A-
te europea dei primi del ’900 sono così scontati che merican dream, la veduta del Central Park sotto una
non voglio nemmeno farli, ma la qualità del risultato caduta di fiori. Come flash sparati dal cervello, rive-
è, in Colnaghi, per me, se non maggiore, pari. do la Grande Mela dei Beatles del sottomarino giallo,
Vedi colori che corrono, dalla sinistra alla destra del l’influenza avuta su di loro dal viaggio in India, i figli
foglio, vedi macchie che sembrano nuvole o gocce dei fiori, le atmosfere degli anni ’60. La seconda: A-
che si infrangono in una pozza d’acqua, ti chiedi stor place dove, “il biglietto da visita”, così è cono-
perché quegli accostamenti di colore e perché un in- sciuto il grattacielo piatto, nei pressi di Union Squa-
tervento che sembra cominciare bene, non finisce, o re, mi riporta alle antiche frequentazioni della quinta
Chi scrive è stato invitato a darne notizia e, pur non almeno, non copre il bianco del foglio. Potresti stare avenue, ai tempi del poeta Alfredo De Palchi, mio
essendo in possesso dei supposti necessari requisiti, ore a discutere, ma alla fine ti sembrerebbe che tutta collega libraio, delle visite a casa sua, proprio a po-
ha accolto favorevolmente la richiesta per un dupli- la discussione non serviva a niente, perché non c’era chi passi da quel grattacielo, a quelle, in sua compa-
ce motivo, due, dei tre protagonisti dell’evento, sono niente da capire e niente da spiegare. gnia, al Metropolitan, alla Frick, al Moma, ai posti
miei buoni amici, uno in particolare da lunga data, Non è forse il senso stesso della vita? della città meno conosciuti dai turisti e alle cene al
Franco Colnaghi e l’esposizione, benché presenti di- Le opere di Martellotta e della Veronesi sono al con- Palace, nell’Oak Room, dove Washington aveva fir-
somogeneità tra gli artisti per età e formazione, è trario più facili da capire e da guardare, sono palazzi mato la Costituzione americana.
un’iniziativa culturale lodevole. Lodevole e coraggio- di una New York che ogni qual volta la vedi, anche Raffinato e distaccato invece il lavoro di Alessandro
sa perché rappresenta il tentativo di aprire una porta solo di scorcio, ti fa venir voglia di andarci. Una New di cui non dirò altro perché sulle pagine di questo
su una nuova scuola di produrre arte, che segna il York che ha digerito il fattaccio dell’11 settembre, u- stesso numero è pubblicato un bel testo di Aldo Pan-
principio di una rivoluzione culturale capace di na New York che paga un conto da mille miliardi di cheri, interamente dedicato a lui.
sconvolgere i futuri equilibri, nel panorama della pit- dollari, tanto sono stati stimati i danni dell’attentato
tura, come è stato per l’invenzione della stampa a alle Tween Towers, e continua ad andare al cinema,
caratteri mobili. Infatti le opere esposte sono il risul- a teatro, a divertirsi, ma soprattutto a lavorare, come
se nulla fosse accaduto. Una New York ricca, ma
ArteTadino6
tato dell’uso di quello che è considero il pennello
del terzo millennio. tanto ricca da non trovare eguali sul pianeta. Il viaggio
Un pennello, il computer, che fornisce in un sol col- Questo mi ha fatto venire in mente la visione delle
po forma e colore, rendendo superati e inutili l’uso loro opere, e nonostante il paesaggio rappresentato 11 gennaio, 19 febbraio
dei pigmenti, la matita, la gomma, la riga, la squadra, sia lo stesso, trovo che la differenza tra loro e il rico-
il compasso e il supporto. Delle opere in mostra dirò noscimento dei rispettivi temperamenti, stia nell’uso Via Tadino, 6 - Milano
subito che quelle che più mi hanno colpito sono delle luci, delle ombre e dei colori, rigorosamente info: 02.26265541
quelle di Colnaghi. L’autore le definisce visioni di digitali. Molto giocosa e dinamica Nicoletta, due o-
paesaggi dal finestrino di un’auto in corsa. Io le sen-
to come riflessi, anche inconsci, se vogliamo, dei
suoi stati d’animo. Conoscendolo, mi fanno pensare
ai suoi frequenti dubbi, alle sue incertezze, ai suoi
momenti di solitudine, alle sue aree spirituali indefi-
nite, alla sua ricerca continua e instancabile. E le
considero vere espressioni d’arte, svincolate da esi-
genze di commercializzazione, uniche, intriganti, im-
possibili da riprodurre, benché realizzate con un
mezzo la cui peculiarità, al pari della macchina foto-
grafica, anche meglio del torchio a stampa, sta pro-
prio nella capacità di riprodurre all’infinito.
Franco Colnaghi Difficile è rappresentare un dipinto astratto con l’uso
Paeviaggio 2 della parola, perché questa pittura è una manifesta-
rielaborazione al computer zione di emozioni, di stati d’animo.

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Adalberto Borioli
LA SPIRALE DEL GUSTO a cura di Ennio Bencini

“È Arte questa? Dove siamo arrivati, dunque? Deve essere tutto questo accettato, premiato
anzi, nelle grandi mostre? E noi dobbiamo tacere e passare anche per ignoranti? Com’è
possibile orientarsi in questa confusione?” Questo, a parere di Guido Ballo nel famoso e
ormai introvabile “Occhio Critico”, è l’atteggiamento del pubblico di fronte all’Arte
Contemporanea. Là dove l’occhio comune cade nel malinteso di valutare negativamente ciò
che non conosce, quindi non comprende, questa rubrica, nata in collaborazione con Ennio
Bencini, intende costituire un duplice sostegno: ai Soci della Libreria Bocca o al lettore che
desideri accostarsi all’arte contemporanea, agevolato nel collezionare opere d’arte e
all’Artista che desideri dare, alle sue opere, maggiore visibilità, oggi tanto importante.
A1 Natale Addamiano A2 Elio Mazzella

A3 Piersandro Coelli A4 Giorgio Vicentini A5 Ugo Nespolo A6 Ezio Alzani A7 Gianni Aricò

Spazio a cura di Ennio Bencini, dedicato al mercato degli Artisti


contemporanei, soci della Libreria Bocca.
A1 Notturno, 1999, pastello A11 La nuvola di Zeus, 1997, olio e
cm 39x21 € 1000 tempera su quercia, cm 24x27 € 2500
A2 Tresh, 1998, ferri saldati A12 Vers Amiens, 1986, legno
cm 97x27x15 € 4000 di larice, cm 128x77x17 € 12000
A3 I cieli del ricordo, 2000 A13 L’arte nascosta, 2002, tempera
acrilico su legno, cm 70x50 € 2000 su carta, cm 13,5x8,5 € 150
A4 Puro palpito, 2004, 2 elementi A14 Bocca, 2003, Tecnica mista
acrilici su pvc, cm 100x70 € 3000 su cartoncino, cm 28,2x21,5 € 250
A8 Nico De Sanctis A9 Afro
A 5 Profondo blu, 1998 A15 Boix, 1996, bronzo e ferro
acrilici su legno, cm 15x10 € 1200 cm 30x6x3,5 € 1500
A6 Rocce, 1998, olio su tela A16 Esercizio, 1993, tempera
cm 120x80 € 3000 su carta, cm 24x17 € 1500
A7 Il bacio,1980, bronzo e vetro, A17 Baccigrafia, 2000, foto esemplare
cm 32x18x10 € 4000 unico, cm 13x10 € 150
A8 La Porta del sole, 1994, china A18 Nudo, 2003, Tempera grassa
e acquerello su carta, cm 64x94 € 2500 e pastello, cm 24,5x19,5 € 900
A9 Isola di giglio, 1962, Litografia A19 Ferite, 2002, olio su carta,
a col. ritoccata a mano, cm 50x60 € 6500 cm 42x29 € 750
A10 La tinozza, 1999, olio su tela, A20 Catasto magico, 2000, acquerello
cm 100x120 € 6000 cm 15,7x8,4 € 120
A10 Bruna Aprea A11 Agostino Arrivabene

A12 G. Bartolomeoli A13 Adalberto Borioli A14 Fausta Dossi A15 Emili Armengol A16 Armodio

Pagamenti dilazionati
senza interessi
per i soci
Per far pubblicare
un lavoro
contattare
Ennio Bencini.
e-mail:
abencini@hotmail.com
A17 Orazio Bacci A18 Franco Balduzzi A19 Carlo Ballerio A20 Franco Spazzi
chetipi provenienti dall’inconscio cercatore e, nell’atto di conoscere, avviene la
Roberto Plevano collettivo. I segni esaudiscono il
desiderio di un linguaggio pri-
trasformazione, conseguenza della relazione
che si stabilisce. I tagli di luce, nell’oscurità del
incontra Maurizio Luerti mordiale ecumenico che descriva
con immediatezza lo stato delle
cemento nero come il manto dei lupi, non
sono, come potrebbe apparire, una redenzio-
cose. La realtà va colta nelle sue ne bensì una possibilità di convivenza. Scon-
Le opere di Maurizio Luerti erano esposte in una Galleria strutture essenziali, congelando il mondo empirico e figgere i propri demoni significa conoscerne
d’arte accanto alle Segrete di Bocca in Via Molino delle Armi. concentrandosi sull’io per poi trascenderlo. È il mo- la natura. C’e sempre stato nel mio pensiero il
Sono entrato, colpito dai suoi segni arcaici e dai nuclei dei qua- mento dell’epochè di husserliana memoria, filosofo tan- tema della globalità, sviluppatosi dall’idea di
dri che misteriosamente emettevano una luce viva, pulsante e to caro agli artisti cinetici, in attesa che l’indagine intui- un insieme di segni ricorrenti. Inoltre la for-
cangiante per intensità e colore. Ho visitato il suo studio, vera tiva conduca all’esegesi dei segni. Dall’Arte Cinetica al ma delle prime sculture suggeriva la prove-
fucina alchemico-tecnologica, abbiamo parlato a lungo e soprat- Relazionismo dopo aver realizzato alcune opere-reperto nienza da un unico scavo archeologico im-
tutto ho ascoltato; Luerti è un artista innovatore che lascerà una con evidente simbologia arcaica, ed aver schizzato mi- maginario, fonte inesauribile di simboli signifi-
traccia nuova e imprevedibile. L’interazione dello spettatore con gliaia di fogli con misteriose forme, all’insegna di una cativi. La teoria della relazione ha suggellato il convinci- Ai margini del mondo
l’opera apre prospettive inimmaginabili, la sensibilità e l’intelli- mia personale Gestalt, mi sono arenato. Attraverso lo mento che le opere debbano essere partecipi di un’esi- 2004, cemento, ferro,
plexiglas, sensori
genza umana si confrontano con l’intelligenza e sensibilità arti- studio della fisica moderna ho scoperto le filosofie stenza collettiva. La tecnica elettronica mi è stata d’aiuto: ed effetti luminosi
ficiale. Una nuova era si apre con prospettive affascinanti nella orientali. Le straordinarie analogie tra le teorie quanti- ho realizzato una collezione di sculture capaci di scam- cm 50 x 50
loro complessità e con tutti gli sviluppi che l’uomo, ancora lui, stiche e relativistiche di inizio secolo, con gli assunti biarsi una serie d’informazioni acquisite sensorialmente,
saprà dare, come ci spiega in un suo scritto. buddhisti e taoisti, mi hanno affascinato. Alternando le comunicando tra loro e manifestando il proprio appren-
“A distanza di più di venti anni sono ancora emozio- letture di Feynman a quelle di Lao Tze, ho praticato le dimento, attraverso mutamenti nelle manifestazioni lu-
nanti quei segni e simboli che vidi per la prima volta ad Arti orientali, ho tirato con l’arco e ho cercato persino minose. Il palinsesto evolutivo relazionante è completo.
una mostra di arte precolombiana. di risolvere i Koan. Terminati gli Il dittico “Ai margini del mondo” è un’installazione co-
Da allora, nella mia mente, hanno studi di elettronica ho ripreso l’at- stituita dalle prime due sculture intercomunicanti della
subito l’inesorabile erosione degli tività artistica. Al fianco della già collezione. È realizzata in cemento nero, ferro ed inserti
anni e si presentano adesso quasi ir- iniziata indagine introspettiva ha di plexiglas retroilluminato. La luce ripercorre lenta-
riconoscibili, ripuliti da tutto ciò preso piede la concezione proget- mente lo spettro, e manifesta tutti i colori acquisiti nel-
che ho ritenuto superfluo, rivisitati tuale dell’opera d’arte e, il deside- l’interazione con l’osservatore che si è avvicinato con la Contaminazione
e modificati nella forma e nel colo- rio di sperimentare nuove tecni- mano. Il nuovo colore appartiene alla memoria e non 2002, cemento
plexiglas su vetro
re, ma straordinariamente essenziali. che, mi ha indotto all’utilizzo del- può essere rimosso neppure togliendo l’alimentazione effetti luminosi
Prima di allora dipingevo soltanto l’elettronica. Dall’idea, balenata al- elettrica, mentre i più vecchi vengono naturalmente di- cm 50 x 50
paesaggi misteriosi ed apocalittici, o l’affiorare di un simbolo nuovo, se- menticati, fino al raggiungimento della condizione pre-
meglio, sperimentavo con colori gue una serie di studi illuminotec- natale, ovvero plexiglas bianco. L’opera comunica con
sgargianti la possibilità di trasmette- nici, disegni d’insieme, flow chart tutte le altre, scambiando informazioni relative alla
re forti emozioni attraverso la tela. di processo. La luce, lungi dall’esse- quantità di contatti con i fruitori, al numero di colori, al
Desideravo intensamente scuotere re elemento decorativo, diventa tempo trascorso, ed evolve secondo il proprio stato e le
me stesso e gli altri dal torpore del- strumento per interagire con l’os- relazioni.Appare sempre differente nel tempo. L’insieme
la quotidianità, nell’intento di pro- servatore. Si prospetta, già in “Con- delle tematiche che faccio rientrare nell’ambito di que-
muovere valori più nobili della mera attenzione edoni- taminazione” del 2002, un’apertura dell’opera al mon- sta installazione (e delle successive) è assai eterogeneo. Si
stica e consumistica. Ben presto mi resi conto che il mio do. La contaminazione avviene attraverso la vibrazione possono individuare chiavi di lettura dai risvolti sia eti-
assillo non era solo etico e morale bensì ontologico. Pri- luminosa repentina e casuale, che percorre le asperità co-sociali che gnoseologici. “Ai margini del
ma di indagare sui comportamenti era importante capi- buie della superficie scultorea. La materia immobile si mondo” è comunque un’esortazione al
re il significato dell’essere, lo stato delle cose. Giovanissi- temporalizza e lo spettatore, attraverso il meccanismo ci- cambiamento, mutando l’angolo di osserva-
mo, non sapevo ancora di filosofia ma ne percepivo l’es- netico, non può che esserne coinvolto. Il movimento zione della realtà, facendo attenzione ai con-
senza. Accovacciato, con pantaloncini corti, le ginocchia improvviso della luce riporta all’attenzione la simbolo- torni delle cose, laddove c’è forte interazione
sbucciate, incidevo nella terra con un legnetto segni gia onirica rappresentata, dove il segno arcaico si attiva tra l’Uno e l’Altro, dove paradossalmente
strani, misteriosi, depositari di verità fantastiche. Mi di- nuovamente. L’opera-reperto diviene così strumento l’Uno si confonde nell’Altro. Non c’è vero
vertivo a scavare buche profonde, come un archeologo, percettivo, ma le ragioni oggettive del guardare subisco- progresso quando si perdono di vista le im-
alla ricerca di testimonianze antiche. Giocavo. In seguito no inevitabilmente gli influssi psicologici individuali. plicazioni marginali di un processo: dalle
ho letto di filosofia, di matematica, di fisica e di buddhi- Considero la psiche come mediatore dell’esperienza. scorie inquinanti alle mutazioni genetiche,
smo e sono andato a vedere una mostra sulle civiltà Sostengo la filosofia della relazione ed intendo la realtà dagli slanci d’intolleranza alle povertà sociali.
Maya e Azteca a Milano. La nuova ricerca artistica è ini- come rapporto tra più elementi, dove non esiste sostan- Non c’è vera conoscenza quando l’analisi di
ziata nel 1992 con l’opera “Primo reperto” dove i segni, za ma solo eventi irreversibili. Da Dewey a Paci, da Ein- un evento esclude i fenomeni correlati. “Ai
d’ispirazione precolombiana, sono diventati pretesto per stein ad Heisenberg, dall’ipotesi del bootstrap della fisica margini del mondo” vuole essere un invito ad
un’analisi profonda della psiche. Incidere nella terra o moderna alla compenetrazione tra le parti del buddhi- estendere l’indagine fin oltre la periferia dell’Osservato.
Ai margini del mondo
scavare nella creta è metafora di una ricerca interiore, fi- smo Mahayano: non esistono leggi assolute ma solo sta- Leggere oltre i margini significa non accontentarsi mai 2004, cemento, ferro,
nalizzata al recupero di simboli dall’inconscio. Queste tistiche; nessun idealismo, nessun realismo; non esiste di una sommaria impressione del reale. Non assentire plexiglas, sensori
forme non sono altro che le tracce, gli effetti di un tra- l’Osservatore assoluto che guarda l’Oggetto natura, ma con leggerezza, non giudicare né deridere ma capire. La ed effetti luminosi
sferimento energetico, ovvero manifestazioni degli ar- il ricercatore è nella natura così come la natura è nel ri- Verità esige attenzione. cm 50 x 50

Premio biennnale d'arte Donato Frisia Ad esempio il forte a-


spetto pittorico di mol-
te opere non dipinte:
IVa edizione Simonetta Fadda, Gio-
Sara Fontana vanni Ferrario, Grazia
Gabbini, Paolo Gonza-
schiera degli artisti copre tre decadi di età, tra i 20 e i to, Maria Martinelli, Fe-
50 anni. Quindi il concorso, alla sua quarta edizione, lice Martinelli, Paola Sa-
diviene un campo di confronto e di scambio fra gene- batti Bassini, Lidia San-
razioni e fra artisti con curricula ed esperienze distanti. vito e Giovanna Villani.
Frutto di una selezione di 340 partecipanti, la “rasse- Oppure certa fisiono-
gna” ha preso forma con lavori di provenienza dispara- mia artigianale dei la-
ta, all’interno di un sensato equilibrio fra pittura, foto- vori di Claudio Destito,
grafia, scultura e installazione. Molti degli artisti sele- Sara Giannatempo,
zionati operano utilizzando contemporaneamente di- Chiara Lampugnani, Sara Munari e Davide Ragazzi, pro-
versi mezzi espressivi, scegliendo di volta in volta quel- dotta da una riflessione sugli elementi del fare arte
lo più adatto al loro piuttosto che dal bisogno impulsi-
lavoro. Altrettanto vo di fare.
frequente e stru- O ancora il registro onirico e sur-
mentale è la conta- reale di Capogrosso, Luca Conca,
minazione dei lin- Silvio Giordano, Dubravka Vidovic,
guaggi, in particola- Isabella Pers, Laura Santamaria e
re di pittura, foto- Alberto Zamboni, scaturito da si-
grafia e digitale. tuazioni vissute e da esperienze
Tuttavia - dovendo dirette. Il laborioso processo di
Anche quest’anno le sale di Villa Confalonieri a Merate semplificare - si può costruzione della rappresentazio-
sono invase da opere di fronte alle quali qualcuno po- affermare che dalle ne che si cela dietro le opere mi-
trebbe ancora chiedersi che ne è stato delle rassicuranti opere selezionate nimaliste di Sergio Lovati, Maria
tecniche della pittura e della scultura e, soprattutto, che emergano almeno Morganti, Antonio Marchetti
ne è stato dell’idea classica di paesaggio. E’ ormai tradi- due filoni comuni: Lamera. E infine il piacere di ma- Da sinistra a destra
zione del premio Donato Frisia accettare le più diverse il gioco e il sogno. nipolare i materiali che accomu- opere di:
interpretazioni del tema del paesaggio, a patto che ne Vi si possono poi na gli scultori Andrea Cereda, Ro-
Giovanni Ferrario
traspaiano originalità di intenti e qualità dell’opera, e cogliere percorsi sa Maria Arau e Daniela Nenciule-
dare “particolare risalto alle proposte emergenti”. trasversali e curiose scu ai pittori Mario Benedetti, Mas- Paolo Gonzato
Con l’eccezione di Mario Benedetti, il più anziano, la analogie. simo Bollani e Roberto Merani. Pietro Capogrosso
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Alessandro Martellotta
Aldo Pancheri

espresso è popolato di protagonisti e soprattutto di pro- digitale, attraverso una istruzione sulle nuove chiavi di
tagoniste la cui maggiore evidenza è la bellezza del lettura che i molteplici stili hanno creato. L’assenza di
corpo. Questa bellezza però evidenzia anche una soffe- queste conoscenze ha comportato spesso una sopravva-
renza per la quale le rotondità e le sinuosità delle figu- lutazione di opere dalle scarse virtù estetiche e formali
re sono imprigionate dalle textures che evidenziano il ed in generale una confusione sulle interpretazione e
vero elemento funzionale al significato delle opere, valutazione del lavoro al computer. Punto fondamenta-
ovvero la privazione della libertà come prezzo della le di tale "chiarimento collettivo" è la rivalutazione del
bellezza. Il personaggio che vive più intensamente que- processo di stampa, della scelta dei materiali e dell’im-
sta situazione di prigionia è l’artista stesso, trovandosi postazione tecnica come fase fondamentale della pro-
intrappolato nella sua stessa creazione e nell’impossibi- duzione artistica digitale, spesso sottovalutata a favore
lità di violare le fondamenta che ha inizialmente del contenuto concettuale delle opere, ma a grave
costruito, e cioè la personale inesprimibile visione del danno della valenza estetica e tecnologica. Alessandro
mondo reale. Questo artista vive nella convinzione di Martellotta, oltre a realizzare opere d’arte digitali, scri-
costruire una situazione, di plasmarla a proprio piaci- ve brevi racconti horror e thriller.Arte figurativa e nar-
mento, rendendosi conto solo a lavoro compiuto, spes- rativa, forme espressive apparentemente così lontane fra
so attraverso una violenta presa di coscienza, di come la di loro, si fondono invece nel suo immaginario, costi-
sua opera rifletta una visione nascosta che, quasi dotata tuendo le due colonne portanti della sua ricerca. La
di una propria volontà, emerge e si presenta innanzi a scrittura viene usata infatti nel tentativo di descrivere
lui con tutta la sua crudezza. Lo spettatore è un gradi- un mondo peggiore di quello reale, l’opera digitale
to ospite, come un vecchio amico che viene a visitare mira invece a rappresentarne uno migliore, nel quale i
di tanto in tanto, uno dei suoi micro-mondi. I senti- problemi di ogni giorno vengono evidenziati, alle volte
menti coi quali viene a contatto sono molteplici: da un anche con ironia, ma sempre con un traguardo finale
Alessandro Martellotta Il monitor come tela, il mouse come pennello: un fondo di egoismo, trasmesso dalla totale solitudine nella costruttivo e di speranza.
Il tempo, 2004 parallelismo che permette di accostare l’attrezzatura dei quale si trovano i personaggi in
Arte digitale moderni artisti digitali ai più tradizionali strumenti del- palese necessità di aiuto, alla solitu-
l’arte e che si è recentemente arricchito di nuovi mezzi dine stessa, frutto degli archetipi
tecnici e di conseguenti possibilità espressive. precedentemente descritti quali il
Cyberealismo, rendering, modellazione 3d: tutti termi- mare, il cielo ed il silenzio. Amore,
ni, ancora abbastanza sconosciuti al grande pubblico, ossessione per lavori in ambienti
che rappresentano una forma nuova di concepire l’ar- umanamente aridi, paura della
te, di realizzarla e di rappresentarla: modellazione tridi- morte, desiderio di maggior con-
mensionale come mix tra pittura, scultura e fotografia, trollo sul proprio destino, necessità
realizazione di immagini bidimensionali come un qua- interiore di poter dedicare più
dro o una foto, partendo dalla realtà stessa, ma rappre- energie alla propria ricerca artistica:
sentandola attraverso una severa indagine, una precisa, questi sembrano i fili conduttori
minuziosa ricostruzione della forma e del colore. delle serie di opere che forniscono
Prima di essere portata su carta la realtà di queste opere la materia per una infinita ricerca.
deve essere costruita pezzo per pezzo, in tutti i suoi det- La vita di questo giovane è pervasa
tagli, le sue proporzioni e le sue sfumature. Dalla mon- da momenti nei quali uno o più di
tagna più mastodontica, all’insenatura più sfuggente, le questi elementi prevalgono sull’a-
forme devono essere modellate e dipinte, la luce gover- spetto razionale della personalità,
nata, le forze della natura istruite al volere dell’artista.Al consentendo al flusso artistico di
termine di tale processo di creazione l’artista può fer- emergere in assoluta libertà.
marsi ad osservare la propria realtà ed a “fotografarla” Contemporaneamente a questa at-
per farne dono agli altri. Questi sono gli strumenti ado- tività artistica il giovane Martellotta
perati da Alessandro Martellotta: trent’anni d’età, venti partecipa alla stesura di un “Mani-
Alessandro Martellotta dei quali dedicati all’informatica in ogni sua forma, festo per un movimento di arte
Il Viaggio (1), 2004, spesi a sviluppare il rapporto uomo-macchina, spingen- digitale” che si propone di rivaluta-
Arte digitale do quest’ultima al massimo, nel suo ruolo di estensione re i valori artistici dell’espressività
delle capacità della mente, inclusa quella artistica. I
computer, le stampanti, gli strumenti di lavoro, che da
anni supportano le attività produttive negli ambiti più decorazione è un'aberrazione tanto insensata quanto
diversi, oggi sono al servizio della ricerca artistica. I
pixel, freddi mattoni del terzo millennio, vengono ora
Graziella Bertante faziosa. Così come fermarsi alla superficie di queste
piacevoli sculture può portare a considerazioni tanto
plasmati dagli artisti accettando docilmente di prende- Alberto Agazzani immediate quanto fuorvianti.
re le forme reali e surreali dei nostri mondi interiori. Ed in questo rovesciamento sta uno dei punti di forza
Attraverso gli strumenti utilizzati, il concetto, il pensie- Nelle sculture della Bertante l’opulenza dei corpi e la di questa scultura: l’aver ammantato di leggera grade-
ro, la ricerca restano comunque patrimonio dell’artista, rotondità delle forme è leggerezza. Nulla vi è di pe- volezza contenuti pesantemente inquieti ed aver sosti-
che si serve di questa apparentemente sconvolgente sante perché qui il corpo diventa ve- tuito la rappresentazione con un’effi-
mutazione negli stili e nelle tecniche, per donare una ramente solo e solamente lo stru- cace evocazione immediatamente
propria nuova visione di mondi reali e virtuali. Questo mento per manifestare un’emozione, comprensibile da chi come il Piccolo
giovane artista si accosta all’arte in punta di piedi, un turbamento, uno stupore. Principe di Saint Exupéry, sa guardare
restando subito affascinato dall’estensione comunicati- Quello che la Bertante vuole comu- prima col cuore che con gli occhi.
va con la quale l’arte arricchisce l’uomo. Pochi anni di nicare è il segreto di un sogno, l'es- (Reggio Emilia, 1998).
hobby appassionato e nel 2000 un brillante secondo senza di moti intimi e serenamente
posto nel concorso Ricas, organizzato dal Rotary club, inquieti, impossibili da narrare in al-
lo mette in contatto con alcune gallerie di Milano. Da tro modo. Non è vero che per essere
Spazio Rosso Tiziano
questo momento inizia un’attività di mostre personali e contemporanei occorra sempre ne- dal 4 dicembre al 3 gennaio
collettive che lo rendono partecipe del mondo artisti- cessariamente essere crudi. Via Taverna, 41 - Piacenza
co contemporaneo, consentendogli di allacciare rap- Quella del considerare opere non Info: 0523.334215
porti di stima e di amicizia con molti artisti ed opera- strettamente legate, e non solo a livel-
tori culturali, maturando esperienze di nuove forme di lo iconografico, a modi marcatamen- Le Maschere
ispirazione e di sviluppo tecnico. Ogni opera di questo te veristi o espressionisti come pura Terracotta policroma, 2003 cm 30x26x13
artista è pervasa da una sorta di simbolismo psicologi-
co: il mare che avvolge la maggior parte dei suoi sog-
getti unisce e divide allo stesso tempo, rappresentando
inizialmente una strada che in breve si dimostra un per-
corso selettivo. Protagonista di ogni opera sono la quie-
te ed il silenzio assordante che invitano alla riflessione,
Giovanni Canu
ma non consentono la medesima. Mattoni di queste opere in ceramica
ambientazioni e sensazioni sono forniti dalla natura,
con le sue montagne, il suo cielo imponente ed immo-
bile spettatore, i suoi impulsi reattivi di fronte alla pro- SpazioBoccainGalleria
fanazione che spesso subisce, le sue creature in eterna
balia delle proprie ed altrui pulsioni. Le ambientazioni 28 novembre - 13 dicembre 2004
naturali si trovano spesso ad accogliere ospiti indeside-
rati a sottolineare l’arida modernità prendendo forma
dal vetro, dal ferro e dal cemento. Questi scenari utiliz- catalogo con testi di
zano la propria fisicità per ribellarsi ai propri creatori Ermanno A. Arslan - Rossana Bossaglia
imprigionandoli in vuote prigioni di lusso. Il mondo
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Angelo Garoglio Al Caffè degli Artisti
e le sue 9 pietre Giacomo Lodetti

Nel febbraio del 2003 Garoglio ha pubblicato il volu- Biffi, il Caffè degli Artisti e Bocca, la Libreria
me dal titolo “Neuf pierres”, con nove poesie, di cui degli Artisti, Locali Storici della Galleria Vittorio
quattro inedite, di Yves Bonnefoy e nove sue incisioni Emanuele II, hanno dato vita ad un programma
all’acquatinta, tirate in 55 esemplari, di cui venti nume- di proposte artistiche, a partire da settembre 2004
rate con cifre romane e trentacinque, arabe. Il volume é fino ad ottobre 2005, allo scopo di offrire al pub-
stato presentato da Giovanni Romano al Centre blico la visione gratuita, per la durata di un mese,
Culturel Français di Torino e dal poeta in persona, di capolavori di alcuni tra i più prestigiosi artisti
Bonnefoy, all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Ora, nazionali.
domenica 28 novembre 2004, viene presentato alla La prima esposizione è stata inaugurata il 30 set-
Libreria Bocca in Galleria da Francesco Poli. tembre, con tre lavori di Max Kuatty:
“Prime Visioni”, Omaggio a Piero della Francesca
“Prime Visioni”, Omaggio a Rodin
“Premi Nobel”,Yasser Arafat

MAX KUATTY
nato a Mantova nel 1930, è l’artista che nell’am-
bito della post-figurazione ha concluso un secolo
di avanguardie linguistiche. Si afferma con successo la
sua pittura in perenne evoluzione con quadri chiamati
inizialmente “Polaretablo” realizzati in parte con pola-
roid e in parte con retablo, opere che sono porzioni di
affresco, volti e figure enucleati dai più famosi dipinti di
Piero della Francesca, di Masaccio, di Michelangelo.
Kuatty ha realizzato opere per spazi pubblici, presenta-
to personali e partecipato a collettive in tutto il mondo.
Ha recentemente tenuto una personale al Centre Cul-
turel Georges Pompidou prossimi appuntamenti ve-
dranno la partecipazione di Filippo Panseca, Walter
Valentini, Giancarlo Ossola e Adalberto Borioli.

Due nuovi GIRASOLI


Massimo Marchesotti, olio su carta
per una Rima di Michelangelo.
Vito Sersale, acrilici su carta
per un pensiero di Leonardo.

GIRASOLI pubblicati
Giuseppe Becca
Mario Benedetti
Fernanda Borio
Giorgio Bulzi
Davide Casari
Chiara Codecà
SALA GARZANTI, via della Spiga, Milano
Giuliano Crivelli
Isa Di Battista FULVIO RINALDI
Fausta Dossi novembre, 2004
Fernanda Fedi
Maria Grazia Filetto
Ruggero Gamberini
Giacomo Ghezzi
Gino Gini
Daniela Giovannetti
Franz Jenull
Ho Kan
Licia Mantovani
Massimo Marchesotti
Sylvia Mair
Maurizio Mazzoleni
Riccarda Montenero
Ettore Moschetti
Marco Mucha
Margareta Niel
Giacomo Nuzzo
Serena Olivari
Antonella Orlandini
Gianni Ottaviani
Clemen Parrocchetti
Mario Picci
Luciano Ragozzino
Roberto Rampinelli
Karl-Heinz Reister
Ugo Riva
Maddalena Rocco
Gian Rusconi
Raffaele Sicignano
Valdi Spagnulo
Pippo Spinoccia
Anna Sutor
Franco Tarantino
Ernesto Tavernari
Vincenzo Tiboni
Davide Tirelli
Luca Vernizzi
Koji Yamamoto
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Il Museo Bargellini, a Pieve di Cento Ennio Bencini
Giancarlo Cerri Carlo Facchinetti
Giacomo Balla, Senza titolo, 1920 circa

A Pieve di Cento, zona di confine tra la provincia di tate per cicli generazionali. Alcuni nomi tra i protago-
Bologna e quella di Ferrara, in anni recenti è stato fon- nisti del secolo appena passato, presenti nella esposizio-
dato e realizzato un imponente vasto museo d’arte ne permanente: Balla, Boccioni, Campigli, Carrà,
moderna e contemporanea così intitolato: Museo d’ar- Casorati, de Chirico, Guidi, Magnelli, Martini,
te delle Generazioni italiane del ’900 “G. Bargellini”. Modigliani, Reggiani, Rosai, Savinio, Severini, Sironi,
Già il titolo testimonia chiaramente la volontà e le Soldati,Tozzi e tanti altri per giungere, in tempi a noi
intenzioni indicative e progettuali del suo fondatore: più vicini, a Birolli, Cagli, Guttuso, Morlotti, Minguzzi,
valorizzare gli artisti e l’arte italiana del secolo appena Vedova e così via dicendo con tant’altre “firme” che
trascorso. Giulio Bargellini, industriale da sempre qui sarebbe troppo lungo elencare. Il museo, già esteso
appassionato d’arte, grande “amico dell’arte e degli arti- in grande spazio, a tutt’oggi è ancora in fase di amplia-
sti” come egli stesso afferma, ha voluto onorare Pieve mento e diverrà, in tempi brevi, tra i più grandi esistenti
di Cento, suo luogo natio, realizzando un museo riser- in campo nazionale e internazionale. Oltre alle già cita-
te sale, dove vengono esposte in prevalenza opere pit-
toriche, bisogna sottolineare e porre in evidenza il
parco, dove sono esposte le sculture all’aperto in bella
collocazione, atta a valorizzare le opere stesse che, poste
in piena luce, vivono in una loro particolare e vibrante
naturale atmosfera. Interessante istituzione museale,
quella di Pieve di Cento, che, nell’insieme del contesto,
presenta anche mostre temporanee di maestri d’oggi,
protagonisti della nostra contemporaneità. Giulio
Bargellini ha realizzato il suo sogno tramite un’intelli-
gente proposta iniziale da parte di Edoardo Brandani
della bolognese Edizioni Bora, anch’egli appassionato
uomo d’arte. Il museo, diretto dal noto critico e stori-
co dell’arte Giorgio di Genova, rappresenta una vicen-
da storico-critico-editoriale importante ed unica nel
suo genere, fondamentalmente utile per conoscere l’ar-
te figurativa italiana dell’ultimo secolo. Bargellini mi Ennio Bencini, Dualismo, 2003
ricorda, sotto certi aspetti, altri suoi due conterranei: i
piacentini Giuseppe Ricci Oddi, fondatore, nel 1931, «Con che bravura di voce eroica ogni cibèca domanda
della Civica Galleria d’Arte di Piacenza e, in tempi a noi cavalli e fanti» (Aretino). Questo detto potrebbe assumere,
più attuali, (anni Novanta) Franco Spaggiari che, acqui- nei confronti dei soliti
stato e ristrutturato il castello di San Pietro in Cerro inventori, un’appropriata
situato nella pianura piacentina, ne ha fatto un museo etichetta. Ma per Ben-
d’arte prevalentemente contemporanea pur senza esclu- cini, dopo mie lunghe e-
dere una parentesi storica riguardante i maestri emiliani sitanzioni e perplessità,
del passato. Ricci Oddi, Spaggiari e Bargellini sono riu- devo ammettere che la
sciti, in pochi anni, a realizzare i loro musei. L’hanno frase aretiniana decade,
vato all’arte figurativa italiana, presentando opere di fatto pagando di tasca propria, preferendo spendere soldi senza ombra di dubbio.
pittura e scultura in tutte le loro correnti o tendenze per difendere l’arte e gli artisti invece di investirli in Caparbiamente, coscien-
che dir si voglia. Iniziativa lodevole e appropriata la sua tant’altre cose ritenute, ieri come oggi, assai più “reddi- te della validità della sua
che, tra l’altro, è accompagnata da esaustivi cataloghi tizie”. Onore, perciò, a questi tre grandi e generosi per- creazione, ha combattuto
(Edizioni Bora) in proposito. Ora, diciamo pure che sonaggı. Belle ed altamente significative le parole di contro censori superfi-
l’arte italiana - tutta l'arte italiana- di queste iniziative Giulio Bargellini per ciò che concerne la sua imponen- ciali; la fede nella ricerca
ne ha primaria necessità vivendo, non da oggi, com- te realizzazione, la sua “impresa”. Eccole: “Essere indu- l’ha sostenuto sino all’e-
plessi di inferiorità e dipendenza per tutto ciò che striale credo voglia dire saper prevedere, intraprendere e sauriente assecondamen-
viene “da fuori” anche quando, a me pare, ci vengono rischiare. Con questo spirito, infine, ho voluto dotare to delle esigenze artisti-
proposti “prodotti artistici” come fossero novità (istalla- Pieve di Cento di una struttura, uno strumento, un che. Disegnatore sicuro
zioni, video, ecc.) mentre son cose già precocemente punto di incontro aperto al mondo dell’arte e della cul- non ha mai abbandonato
invecchiate altrove e qui riproposte sperando di “far tura che possa essere volano di sviluppo culturale ed quel senso di armonia
notizia”, di scandalizzare, di stupire. Dunque, bene ha economico, nonché di rapporto col più ampio territo- formale anche quando,
fatto Bargellini con la sua scelta di proporre un museo rio nazionale ed internazionale in cui viviamo e dob- tralasciata la fascia de-
apposito per la conoscenza, divulgazione e tutela del- biamo/possiamo svilupparci, contribuendo a determi- scrittiva, ha cominciato a
l'arte nostra intesa come pittura e scultura. Per tornare nare per la mia terra lavoro e benessere”. Così pensa, ed creare forme nuove di
alla parte iniziale del discorso, il museo è dotato di una agisce, Giulio Bargellini imprenditore illuminato: a figurazione.
importante collezione suddivisa in apposite sale presen- parer mio magnificamente rinascimentale. Raccogliendo materiali
poveri, come sabbia e
pietre e reperti d’antiquariato, come tabernacoli, reliquari, Bencini - Tedesco
frammenti di mobili di ogni stile, con fantasia e creatività Vento caldo di un’estate

Walter Morando dà vita a composizioni pittomateriche decisamente origi-


nali ed interessanti.In Bencini emerge sempre il dato posi-
adimensionale, 2004

tivo della fantasia e dell’equilibrio compositivo.Anche per


Morando è nato a Savona nel 1938. La sua tista savonese recuperano la memoria. Il li- Bencini ci saranno gli Anito, i Meleti e i Liconi, ma la
prima mostra è del 1967, a Palazzo Acna, nei bro è stato presentato a Cortina d’Ampezzo, somma delle sue indagini (Conosci te stesso) lo salveranno
pressi di Savona. Da allora ha esposto in per- durante l’inaugurazione della sua personale, da ogni attacco ironico o
denigratorio. È solo que-
sonali e collettive in Italia e all’estero. I mag- “Mare e Dolomiti”, agosto 1998, a Spazio stione di tempo. Dirò
giori critici si sono interessati del suo lavoro. Cultura, diretto da Milena Milani. Per lo che, per Bencini, l’arte
Nel 1982 è uscita la cartella “Per la Sarde- stesso editore, sempre nel 1998, ha eseguito visiva ha avuto la miglio-
gna”, con una poesia di Milena Milani e disegni per “Vento onde mare”, poesie di re decantazione per ri-
trarre il suo personale spi-
quattro sue incisioni, Edizioni Brixia Milano, Camilla Costa. Nel 2001, a Cortina d’Am- rito,la sua quotidiana sto-
Premio Sa Ferula, Cagliari 1982 per la poe- pezzo nello Spazio Cultura, ha riportato ria. Che può essere la
sia. Nel 1983 Morando ha grande successo la sua per- storia di ogni suo simile,
realizzato, come sceneggia- sonale “Alchimie”, cellulosa con le caratteristiche in-
dividuali della propria a-
tore, un programma sul Por- e tecniche miste, nella qua- nima e che, in Bencini,
to di Savona, regia di Mim- le , come ha scritto Milena acquista il significato del
mo Lombezzi, per la Rai- Milani, “con un occhio al suo mondo lucente che
Tv3. Nel 1998 è uscito il vo- passato, e un altro all’avve- tenta di circumnavigare
armoniosamente con gli
lume di Marcello Venturoli nire”, ha esposto le sue fa- altri mondi, ma con la
“Walter Morando e gli og- mose Lamiere, con i segni sua inconfondibile tra-
getti del mare” (Centro In- del tempo che le ha corro- iettoria. Il segreto di
ternazionale della Grafica di se. Sulla rivista “Porti” sono Bencini sta qua?
Venezia) in cui il critico af- usciti servizi e fotografie
Catalogo mostra
ferma che le sculture dell’ar- dell’avvenimento. testo di Dangelo
alla Libreria Bocca, 2004

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La tensione dello spazio gure denunciano a tratti significative privazioni, che
possono coinvolgere gli arti o la stessa testa, alla quale
accade di presentarsi lacerata e come divisa, a significa-
Franco Pizzi re un’incompiutezza che appartiene al genere umano, a
Stefano Fugazza tutti noi. Si rilevano anche schiacciamenti e torsioni
che alleggeriscono sì ma che alla fine contribuiscono a
Ultimamente Franco Pizzi svolge di to di corrotto e di malvagio c’è nell’uomo da rifiutar- rendere più inquieto il mondo espressivo di questo ar-
preferenza il tema della figura umana, ne qualsiasi idealizzazione, attestandone invece la fini- tista.Tutto questo pensiero, ed è la cosa più importante,
allineandosi così a una interminabile tezza, la miseria, l’imminente degrado. Niente di tutto viene manifestato con l’immediatezza di un linguaggio
schiera di artisti che hanno eletto i cor- questo in Pizzi, il quale si muove in un terreno spiri- eloquente ma non retorico, attraverso i mezzi propri di
pi e i volti a protagonisti indiscussi della tuale che rifiuta gli estremismi e che continua a crede- una scultura che, prima di tutto, affronta e risolve de-
loro opera. Il fatto che, nel suo caso, le re nei valori di un‘umanità alla quale non mancano ri- terminati problemi tecnici, trovando nella materia stes-
donne e gli uomini presentino allunga- serve innumerevoli di valori, di tensioni ideali, di spe- sa, nei suoi sbalzi e nelle sue anfrattuosità, occasioni di
menti innaturali e modificazioni, per ranze. Ciò nonostante, l’uomo rimane ben ancorato al- significato. Pizzi modella con grande abilità, dimostran-
quanto moderate, rispetto all’immagine la terra, e dunque alle terrene miserie e agli inevitabili do vigore espressivo quando tornisce le sue figure a
naturale della figura umana, al tempo contraccolpi derivanti dal fatto di vivere in un mondo tutto tondo, ma anche concedendosi sottigliezze e rese
stesso manifesta la cultura e la particola- “in cui l’azione non è sorella del sogno”. più analitiche, esaltate dalla luce, da osservare con at-
re sensibilità di Pizzi e indica uno stret- Il nostro scultore riesce a rendere appieno questa du- tenzione. Su tutto prevalgono il gusto per la bella ma-
to rapporto con le idee e i punti di vista plicità dell’uomo, questo suo dipendere da nature affat- teria e il movimento che viene attribuito alle forme, le
della contemporaneità. Uno scultore to differenti. Non è un caso se le figure da lui scolpite quali si presentano secondo prospettive diverse, in una
potrebbe infatti essere attratto dall’ideale volgono talora lo sguardo verso l’alto, o sollevano le bella varietà di situazioni, e con delle estensioni, attra-
classico per cui il corpo umano diviene braccia in un gesto di aspirazione che vorrebbe stabilire verso una sorta di voluta increspata o attraverso altri
sinonimo di un’universale armonia, un collegamento con la parte superiore, il cielo, il mezzi plastici, da cui dipende una tensione spaziale che
esempio sublime di una perfezione a mondo più puro che ci piace immaginare possa esistere costituisce — si direbbe — lo specifico di questa scul-
La grande apirazione cui l’umanità dovrebbe tendere, nel fisico e nello spiri- al di sopra di noi. Non che il mondo di Pizzi appaia a tura modernissima e al tempo stesso così capace di
1998, Bronzo to; oppure potrebbe provare un tale disgusto per quan- tutti gli effetti ottimista, perché poi i corpi delle sue fi- confrontarsi con la tradizione.
cm 16 x 23 x 45 h

Lorenzo Pianotti: una giostra di cavalli


Antonio D’Amico
“Sognare significa vivere e io lo faccio a occhi aperti e quegli anni regna la miseria. “Mi ricordo che mangia-
qualche volta a occhi chiusi. Una volta sognavo che vamo tutti a scuola e mi sembrava di mangiare malissi-
stavo per svegliarmi e sentivo che i cavalli, quelli che mo ma pensavo che quello era il mangiare e bisognava
erano in casa, parlavano tra di loro mentre tutti gli altri star zitti.Vedevo tanti bambini senza scarpe ma mi sem-
stavano rientrando dalla finestra e all’aprirsi dei miei brava normale.Vedevo le donne lavare nei fiumi o nelle
occhi si stavano sistemando tutti al loro posto. Questo fontane e mi sembrava normale; invece da qualche altra
mi comunica che loro sono vivi anche quando io non parte esisteva anche un altro mondo, qualcuno che ave-
me ne accorgo. Però io non sono così matto da pensare va non solo gli aquiloni, che ci costruivamo, o le fion-
che loro sono vivi, ma sono così normale nel pensare de. Da qualche altra parte alcuni bambini giocavano
che loro sono stati talmente tanto amati, posseduti, con cavalli meravigliosi o bambole incredibili che poi
strattonati e talvolta anche feriti che hanno una loro ho visto nel tempo. Nonostante tutto, non credo di
vita. Per tale ragione ognuno ha un nome, in ricordo aver perso una parte della mia infanzia, anche se mi era
del bambino che glielo ha dato. Il nome è legato a stata nascosta una parte possibile dell’infanzia. Però in-
quello che mi suggeriscono le loro facce, le loro ferite, tanto una cosa che facevo e che mi dava tanta gioia era
la loro possanza o eleganza e poi tutto ha un nome, salire sulla sedia, inginocchiarmi e con una matita mal-
tutto quello che prendi e raccogli”. concia disegnavo sempre. Io in effetti disegnavo quello
Benvenuti in un mondo magico, affascinante e domi- che disegno adesso, cioè quello che non ho. Per quello
nato dall’amore per la fantasia e la creatività: la casa faccio spesso cose surreali, perché cerco di mettere su
museo di Lorenzo Pianotti. Ogni centimetro è abbelli- carta ciò che non vedo nella realtà, magari sarà poi an-
to da splendidi cavalli giocattolo che regnano nello che una bugia, ma è tutto una bugia!”. Attraverso le
spazio destando nel visitatore curiosità, mistero e una parole di Lorenzo si scorge l’uomo libero e l’animo
ardita voglia di tornare bambini per cavalcarne uno e profondo, proprio dell’artista. Dai suoi occhi riluce l’a-
volare nei meandri fatati. Il desiderio irrefrenabile è more per la vita e la propensione a tuffarsi verso nuove
quello di esplorare tutta la casa per capire quale altro esperienze rigeneranti. Per Lorenzo l’incubo di sve-
cavallo si nasconde nelle altre stanze: tanti, dipinti e di gliarsi e non trovare più i suoi cavalli significa, senza ti-
mille colori, di legno e antichi, di ferro e al galoppo, di tubanza, «trovare meraviglioso non avere niente intor-
cartapesta e con le ali. Se il vero protagonista di questa no. Il massimo adesso sarebbe fare un trasloco e avere
oasi al centro di Milano è il cavallo e la voglia di sogna- uno spazio bianco, pulito, dove risistemare tutto.Venti
re inevitabilmente, il regista di questa fiaba è un uomo anni fa avrei voluto i mobili con le ruote perché per
poliedrico e dalla personalità avvincente: Lorenzo Pia- me l’arredo è come l’abbigliamento» …Fra cent’anni, i
notti. Lui non ama definirsi un artista né tanto meno tuoi cavalli dove saranno? «500 sono già al museo della
un collezionista che raccoglie e tiene per sé, ma un cu- Chicco. Gli altri 500 e quelli che comprerò e costruirò B
di occa
rioso che cerca e poi mette a disposizione di tutti, tan- io mi auguro diventino oggetti che continuino a emo-
to che la sua casa è aperta a chiunque abbia voglia di zionare». Cosicché il cavallo che costruirai domani dal 30 Novembre al 6 Gennaio 2005
immergersi nell’emozione e nell’ingenuità che il caval- …«avrà solo due ali», quelle stesse ali che l’osservatore,
lo giocattolo trasmette. desideroso di sognare, indosserà per volare lontano ver- Via Molino delle Armi, 5 (int.) - Milano
Lorenzo nasce a Messina negli anni ‘50 e in Sicilia in so orizzonti che solo la magia dell’arte può offrirci. tel. 0258302093 - www.libreriabocca.com

Armanda Verdirame mostri, l’assenza di tale percorso genera caos e violenza.


Mostrum, nel suo percorso etimologico, si riallaccia an-
che al verbo monere, ammonire. Quello di Armanda,
ne, anche un’altra tematica sulla quale l’artista da alcuni
anni riflette, quella degli organismi geneticamente modi-
ficati (OGM) e della manipolazione genetica: ci parlano
I mostri Lucia Mazzilli anche se non è un vero e proprio ammonimento, è un del turbamento di una natura mal-trattata, ci parlano di
Terrecotte
invito forte a guardare in faccia alle mostruosità del vive- un progressivo e accanito allontanamento dalla natura.
C’è qualcosa di nuovo nella già variegata produzione re attuale, è uno stimolo a intraprendere la strada dell’e- Dicevamo all’inizio che la tecnica dell’artista rimane im-
di Armanda Verdirame, qualcosa che, se mantiene laborazione. Nel parlare comune, si definisce “mostro” mutata anche in queste opere. Semi di graminacee inci-
inalterata la sua tecnica, rinnova fortemente il mes- un uomo che non conosce pietà, capace di ogni sorta di dono e affondano, creando solchi e rilievi, nella terracot-
saggio che l’artista rivolge al mondo. La nuova for- violenza, quell’uomo non più uomo, che, rinnegando ta. Cosa dobbiamo pensare?
ma è il “mostro”, uno strano “animalide” (come lo culture, religioni, civiltà e storie, rinnega la propria stessa Sono questi semi di altri potenziali mostri in embrione,
chiama la scultrice) che evoca protagonisti di una natura. Di un uomo, quindi, che necessita un ri-conosci- oppure possiamo sperare che la natura riesca a germo-
fantascienza anni Settanta e che, nella sua imper- mento di se stesso. Ed è sicuramente anche questa un’al- gliare anche nel caos, a farsi forza e prevalere sul collasso.
turbabile compostezza, ci comunica una rasse- tra lettura dell’opera della Verdirame. Continuando a se- Probabilmente sono entram-
gnata minaccia. Mostrum, prodigio, portento. guire i percorsi etimologici della parola, la troviamo im- be i significati raccolti dal-
Così l’etimologia della parola ci conduce a parentata con il verbo “mostrare”. Sono “mostri” mo- l’artista nell’ideazione
svelare il significato della nuova tematica ac- strati quelli di Armanda, esposti alla “Galerie Francis di queste opere e ap-
colta dall’artista. Mostrum, prodigio, porten- Van Hoof” (info: +32.3.8992808 - www.galerie- partengono al mes-
to e anche segno degli dei e volontà divina: vanhoof.be). Esposti, abbiamo detto, e quando il partici- saggio severo che
qualcosa che, nello spavento che procura, lan- pio passato assume forma aggettivale rivela tutta la fragi- la fragilità di
cia un messaggio forte. Qualsiasi società, in lità di quest’uomo trasfigurato. Li possiamo vedere espo- queste forme
ogni spazio e tempo, ha avuto e ha i suoi sti al vento, al sole, alla pioggia, a ogni sorta di intempe- riesce ad
“mostri” e, se una civiltà si definisce nella rie, questi mostri, pensati dall’artista come opere da in- esprimere con
capacità di elaborare culturalmente i suoi stallare in spazi aperti. I mostri di Armanda rivelano, infi- forza ed eleganza.
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Volontà e coscienza nell’evocazione del mito post-moderno
Claudio Nicoli
Questa mostra darà il via ad una serie di incontri aperti al scelte, così come le opere d’arte non devono più ren- è stata distrutta. La dovremo ricostrui-
dialogo per chi sente l’esigenza di approfondire un tema che dere conto a chi le pretendeva utili o necessarie o bel- re, se vorremo ridare al nostro lavoro
sta serpeggiando nelle coscienze di chi vive d’arte o di chi ne è le. L’artista contemporaneo, svincolato da ogni forma di senso e speranza. Dovremo imparare a
semplice appassionato. Dal 25 novembre una selezione di dovere nei confronti della società, ha potuto imboccare gestire l’insegnamento di libertà di cui
opere in bronzo di piccole e medie dimensioni dello scultore una strada qualsiasi, anche quella della banalità del lin- siamo stati testimoni nell’ultimo scor-
Nicoli saranno esposte alla libreria Bocca. Lo scultore bologne- guaggio e della insignificanza dei contenuti, ed ha rapi- cio del secolo passato trovando la forza
se, che da sempre rielabora tematiche mitologiche in chiave po- damente bruciato l’anello di collegamento, il rapporto di imporci dei limiti inviolabili, nel-
st-moderna, sente il bisogno di riaprire il dialogo interrotto tra dialettico con il suo pubblico. Il cruciale problema che l’arte come nella vita, e ridisegnare la
gli artisti stessi e tutti coloro che in qualche modo appartengo- deve affrontare chi vuole vivere della propria arte sem- linea di demarcazione tra il bene ed il
no o si interessano al mondo dell’arte. Proprio nel momento bra essere quello di quale strategia adottare per arrivare male, tra il brutto ed il bello, tra chi fa
in cui sembrano trionfare l’indifferenza e la banalità, prepo- più facilmente al successo e a questo proposito il criti- arte e chi arte non la fa. Perché qual-
tentemente sale l’esigenza di riflettere sul senso che ha oggi il co, legato al mercato, gioca un ruolo fondamentale. È cosa si sta muovendo. Ce ne rendiamo
“fare arte”. La libreria Bocca organizzerà, in date ancora da lui che crea di suo pugno il pittore ed il movimento e conto buttandoci in pasto alla gente
stabilirsi, alcune serate a tema partendo proprio dalle conside- con il suo supporto di conoscenza gli dà anima e vita- comune, vivendo la nostra arte sulla
razioni dell’artista.Tra guerrieri, cavalli e figure mitologiche lità conferendogli il necessario valore strada, respirando gli umori che co-
troveremo, nel corso dell’inaugurazione della intellettuale e professionale. Questo gliamo nell’aria e che rafforzano una
mostra, un fascicolo scritto dallo stesso sculto- valore viene poi tradotto dal mercan- delle nostre convinzioni, quella che
re. Di seguito ne riportiamo un estratto: te in valore economico, e così il l’uomo ha oggi più che mai un biso-
triangolo composto dal produtto- gno estremo di appagare il proprio
L’arte terra di nessuno. re, dal pubblicitario e dal distribu- spirito attraverso i sensi. Ha bisogno
L’artista è scomparso. tore si chiude in perfetto osse- dello stupore che si prova di fronte alla
Quello che ci resta di lui è una quio alle leggi dell’economia magia di un’opera grande, quello stu-
serie di luoghi comuni e ovvero costi di produzione, co- pore, antidoto formidabile contro l’in-
di confuse idee a riguar- sti di gestione e profitti. Il si- differenza, che è privilegio degli anni
do. Nell’immaginario stema “ufficiale” dell’arte dell’infanzia quando lo spirito è ancora puro e spregiu- Cavallo e cavaliere
collettivo pittori e scul- sembra non dare altri spazi o dicato. È un bisogno essenziale che può dormire a lun- con lancia
tori ancora devono cor- alternative a chi non rientra go, soffocato dalle esigenze materiali più urgenti, dai bronzo, h cm 44
r ispondere all’idea di in questa logica mercantile. casi della vita, dagli eventi o anche dall’eccesso di biso-
uomini stravaganti,di- Il risultato che ora abbiamo gni secondari, come quelli che rischiano di addormen-
versi, incuranti delle re- sotto gli occhi è una terra di tarci le coscienze nel nostro Occidente, sazio e tristissi-
gole, inaffidabili, geniali e nessuno dove chiunque può mo, ma che ritorna inevitabilmente a galla ogni qual
così via. Nella realtà l’artista è avventurarsi e scorrazzare in volta si rifletta sul senso da dare all’esistenza. Una opera
più che mai uno stereotipo, un lungo e in largo proclamandosi ar- d’arte ci deve stupire e appagare, commuovere e sedur-
fantasma, un vuoto di identità, un tista — il risultato sono le opere pri- re, ci deve indicare una possibile strada da percorrere, ci
personaggio dai contorni confusi, da ve di senso di forza e di qualità che pul- deve offrire una chiave di lettura del mondo e deve
quando a lui la società ha negato un lulano nelle fiere d’arte di mezzo mondo — il ri- avere in sé stessa le armi per difendersi. Noi oggi abbia-
qualsiasi ruolo utile e credibile. In un pas- sultato è il proliferare di artisti che, lusingati dalle si- mo bisogno di artisti in grado di produrre arte così,
sato non tanto lontano il suo lavoro servi- rene del denaro e del successo, continuano a battere che sia utile, bella e universale. Chi ha imboccato la
va ad istruire, a celebrare, a narrare le im- la strada del “brutto imperante” e della provocazio- strada della distruzione dell’arte con l’arte ha imbocca-
prese che dovevano passare alla storia, ad ne distruttiva e rinunciano alla funzione propositiva to un vicolo cieco. Chi ricalca nel suo operato artistico
abbellire le case e gli spazi urbani, ad ac- e progettuale che è l’unica arma vincente nelle le imperanti regole del brutto, chi si autocompiace, chi
crescere il prestigio dei committenti. Ora mani di chi ha il potere dell’immaginazione dalla colpisce allo stomaco e riflette nel suo fare la realtà del
non più. Chi scrive è uno scultore, un ar- sua parte e così facendo perdono ogni giorno di sociale che ci circonda rinuncia alla parte più vivace di Ulisse
tista del nuovo millennio che, alzando la più in credibilità e dignità, contribuendo al pro- sé. Rinuncia cioè alla grande arma dell’immaginazione. bronzo, h cm 58
testa per guardarsi attorno, si è reso conto della realtà di prio suicidio. Da questa eredità di macerie, tuttavia, Noi oggi abbiamo bisogno di artisti in grado di dare
macerie che abbiamo ereditato da un passato molto qualcosa di buono l’abbiamo ricevuto. L’artista ha go- risposte convincenti ai nostri quesiti. Noi abbiamo bi-
prossimo, quello degli ultimi cinquant’anni, tanto per duto in questi ultimi decenni di una libertà inedita, sogno di artisti, di uomini, che sappiano immaginare
intenderci, da quando l’arte con tutti i suoi prodotti e spingendosi dove mai gli era stato concesso prima e su- un futuro diverso da quello che ci circonda, un futuro
con tutti i suoi protagonisti ha fatto il “big bang”, il sal- perando di colpo tutti i pregiudizi sul possibile impie- migliore, che dobbiamo pretendere di avere.
to nel vuoto dello spazio, perdendo l’ultima qualità che go di linguaggi e materiali. Si è drogato di libertà, in-
ne teneva incollati i pezzi: la riconoscibilità dell’opera. frangendo ogni limite, come in un gioco estremo d’a-
Questo significa che oggi, fatto assolutamente inedito, more. Il terreno “sacro” si è prima allargato, poi anche
un oggetto qualsiasi può prendere il posto di un qua- l’ultima barriera è caduta, facendo di questo campo SpazioBoccainGalleria
dro o di una scultura sulle pareti di un museo, di una terra di tutti e di nessuno. Noi, artisti e uomini del giovedì 25 Novembre ore 18,30
galleria, di una fiera d’arte. Allo stato attuale delle cose nuovo millennio, vorremmo ritrovare la strada che
gli artisti non devono più rendere conto delle proprie conduce a questo sacro terreno, ma essa non c’è perché

Gabriele Buratti
Pino Sguera
Gabriele Buratti (Buga), nato a Milano nel 1964, si laurea al Politecnico di Milano
in Architettura del Paesaggio. Il suo interesse per una sentita analisi dei fattori fisi-
ci, antropici, storici e strutturali del territorio acuiscono la sua sensibilità di archi-
tetto-pittore. Dalle fredde analisi sugli sviluppi geologici, etnografici e strutturali
uno scatto poetico lo induce a tradurre in tavole pittoriche i valori spaziali, plastici
e cromatici del paesaggio naturale e antropico. Lo spirito dell’uomo, legato alla
terra, si manifesta in composizioni pittoriche in cui sono presenti i valori lirici del
Novecento italiano. Ma l’artista che alterna la vita in città, in quartieri di casermo-
ni dormitorio, con quella nella sua villa a Perego in Brianza, è sollecitato a riporta-
re nello squallido paesaggio urbano delle periferie, dei quartieri popolari, l’armo-
nica configurazione della campagna brianzola. Ed ecco allora che la brutalità dei
gruppi di case dei quartieri monofunzionali residenziali viene investita da un biso-
gno trascendente di movimento cosmico. Buratti fa propri i simboli sciamanici
delle incisioni della Val Camonica, riproponendoli per permetterci di riflettere su
quale era il rapporto originale dell’uomo con la natura: temuta come potente di-
vinità in grado di donare la vita, la morte, la prosperità e la carestia. La pittura ru-
pestre dell’uomo cavernicolo di trentamila anni fa esalta l’artista e lo porta a con-
cepire una città formata da branchi di case cervo-antilope (animale sciamanico che
nella pittura rupestre rappresenta il mistico linguaggio del trapasso dell’uomo dalla
terra al cielo), archetipo vivente di una possibile liberazione dell’uomo, prigioniero
Senza titolo, 2003, tecnica mista su tavola, cm 90 x 100
nella città dormitorio. Tali simboli magico-rituali sono accostati con “simboli”
moderni come i codici a barre. Dal linguaggio rupestre a quello freddo e inumano che solo le macchine sanno leggere, la semiologia
ha fatto un salto che allontana sempre più l’uomo da mistero del sacro.A differenza del passato ai giorni nostri è l’uomo a dominare, a
volte a deturpare la natura. Questo è ciò che i dipinti di Buratti ci comunicano: un monito a volte serio a volte ironico, sul rischio che
stiamo correndo, sulla strada che l’umanità ha iniziato a percorrere. L’artista scende quindi nel profondo, evocando immagini apparte-
nenti a tutti, attraverso la sua accurata tecnica pittorica fatta di leggere velature dalle atmosfere fatate e rarefatte, che accostate per con- Senza titolo, 2003, tecnica mista su tavola, cm 68 x 85
trasto assumono significati nuovi e particolarmente interessanti.
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blematico “simbolo” l’immagine riflessa in un piccolo vasione del consumismo occidentale. Le immagini di
Vittorio Pescatori specchio del fortunato protagonista: ma se in queste ulti-
me è la tridimensionalità che rende la foto oggetto d’ar-
Pescatori (non solo foto colorate ma anche rari aquerelli
che ne possiedono le medesime qualità cromatiche e
Roberto De Feo te, in queste visioni di “Nuovo Orientalismo”, origina- quasi ne appaiono dei frammenti ampliati), alle quali è
riamente in bianco e nero, il “salto” viene ottenuto dalle stata di recente dedicata una prestigiosa esposizione in
Vacanze organizzate con pacchetto tutto compreso co- successive colorazioni eseguite dall’autore. L’incontro di Palazzo Reale di Milano, sembrano brani scielti dei suoi
me da depliant o reportage di guerra; evasione dalle no- casuali quanto perfette geometrie, nelle cui griglie palpi- preziosi romanzi, che già dai titoli annunciano la weltan-
stre battaglie quaotidiane o ansia indotta da immi- shaung dell’artista: La maschia, L’odalisco e L’ani-
grazione clandestina.Tali artificiose percezioni di un malo. Di fronte ad esse si stupisce, si riflette, si sorri-
mondo musulmano lontanissimo e al contempo vi- de, ma soprattutto si avverte l’inspiegabile desiderio
cinissimo trovano equilibro e autentico piacere nelle di farne parte, perché un angolo di noi — piccolo
veritiere quanto poetiche opere di Vittorio Pescato- o grande che sia — vi trova comunque una perfet-
ri. Senza alcuna retorica, ma con quella acuta e pun- ta corrispondenza: forse un ancestrale profondo ri-
gente ironia che contraddistingue l’artista e lo scrit- cordo di una nostra vita passata nella culla del
tore — chiave per entrare nell’anima più profonda mondo della quale stiamo cercando di recuperare
della vita —,Vittorio cattura attraverso la sua ele- la memoria. Nello Sguardo dal glass-boat di Aka-
mentare macchina fotografica fazzoletti di realtà ca- ba, ad esempio, due anonime gambe penzolano dal
paci di narrarci in pieno l’essenza autentica del Me- ginocchio in giù in equilibrio perfetto con tutta la
dio Oriente. Chi lo conosce e ha la ventura di en- composizione dal bordo di un piccolo battello im-
trare con lui in confidenza sa bene con quale sottile merso in un’atmosfera dorata, sulla cui prua si spa-
attenzione egli riesca a stanare il particolare apparen- lancano due ingenue pupille dipinte che, grazie agli
temente nascosto e secondario delle persone come arti umani ad essi affiancati, divengono gli occhi di
delle cose (entità che spesso si legano profondamen- una misteriosa sfinge che ci sta interrogando e ci
te) e attraverso di esso rivelarne lo spirito. L’approc- chiede delle risposte che avvertiamo dover essere
cio creativo risulta il medesimo adottato per le sue cele- tano appena sfumati natura, oggetti e vite, vengono ani- semplici, che si trovano nel nostro io d’Oriente, ma che
berrime scatole-ritratto (dove chiunque ha contempora- mate da tinte che ci fanno avvertire il calore, la tattilità e comunque non riusciamo a darci. Forse, rinunciando a
Lo sguardo di Akaba neamente il desiderio e la paura di entrare), all’interno perfino gli aromi di un Sud del mondo dove convivono risolvere l’arcano, non ci resta che lasciarci vincere e se-
Dedicato a Lei - C.so Magenta, 10 delle quali Vittorio imprigiona insieme al proprio em- in precario equilibrio la tradizione e l’ormai digerita in- durre dalla poesia dell’Oriente di Vittorio.

La forma del vuoto


Ritmi della materia in Paolo De Stefani
Franco Monteforte
(…) Le prime prove di De Stefani, ancora fortemente to è pieno per effetto del segno, ma il
orientate in senso pittorico, sono così diventate, nel giro segno non è nulla in sé stesso, senza il
di pochi anni, concatenazioni ritmiche di motivi for- vuoto da cui nasce e da cui riceve
mali che si dispongono in sequenza e che, nella loro tutto il suo significativo alone di mi-
tormentata astrattezza, mimano la forma stessa della vi- stero. Il segno dunque, come forma
ta, forme e concrezioni materiche che si sviluppano significante, è solo una possibilità del
nello spazio e solo in esso dispiegano pienamente la lo- vuoto. Il vuoto, infatti, per De Stefa-
ro struttura e la loro forza espressiva disegnandovi musi- ni, è pieno di possibilità, è forma gra-
cali e lacerate vibrazioni, tutte giocate sulla dialettica del vida di tutte le forme possibili e un
pieno e del vuoto. Chiuse entro cornici-contenitori piccolo segno basta a scatenare in esso
bianchi o neri, questi scultorei ritmi formali di De tutte le rappresentazioni immaginabi-
Stefani entrano non solo in immediata tensione con li. L’essenza della rappresentazione ar-
lo spazio che le circonda, ma, soprattutto, in sequen- tistica, tuttavia, non sta né nel segno
ziale rapporto strutturale fra loro. L’occhio coglie che genera il vuoto, né nel vuoto che
l’immediata serialità con cui i singoli pannelli si com- dà significato al segno, ma nella ten-
pletano in opere coerenti che incidono un forte se- sione dinamica fra il segno e il vuoto,
gno strutturale nello spazio. In questa logica estetico- nel loro reciproco crearsi e alimentar-
spaziale anche il vuoto che racchiude e avvolge le si, nel loro non poter esistere l’uno
Momento Musicale III forme, diventa esso stesso forma. Anche gli spazi fra i senza l’altro. Questa dialettica di pie-
2001,
Pitto-scultura pannelli di una stessa sequenza vengono catturati en- no e di vuoto, questa idea di uno
su tavola tro il ritmo della composizione. Non sempre ciò è stretto legame fra opposti, questa sorta
cm 156 x 134 x 6 dovuto alla forza del segno. In alcuni delicatissimi di- di coincidentia oppositorum, è ricor-
12 elementi segni a matita o a pastelli a olio, anzi, il processo è ta- rente nell’opera di De Stefani, fin da
lora inverso, ma il risultato è identico. A De Stefani in alcune delle sue prime composizioni
questi disegni bastano pochi, tenui segni per dividere il in cui un grande spazio nero inghiot-
pieno dal vuoto, per mostrare, anzi, come lo spazio vuo- tiva non solo le tenui accensioni di bianco che lo con- l’opera di De Stefani una densità quasi filosofica, essa,
to diventi subito pieno, si organizzi cioè da sé stesso in trastavano, ma anche lo spazio esterno al quadro, lo spa- tuttavia, non scivola mai nel concettuale, non mira cioè
forma, non appena compare in esso un segno che lo zio in cui si muoveva l’osservatore quasi risucchiato en- a sostituire l’oggetto con il concetto, non tende alla
delimita come vuoto e che fa del vuoto l’oggetto stesso tro la composizione, come la materia dal gorgo vortico- smaterializzazione, ma si mantiene, anzi, sempre forte-
della rappresentazione artistica, irrompendo in esso co- so dei buchi neri nello spazio, gorgo vuoto nel vuoto mente ancorata all’intensa matericità delle sue forme
me la parola nel silenzio primigenio del mondo. Il vuo- dello spazio siderale. Malgrado tutto ciò conferisca al- astratte (…).

Spelta: il dispetto dell’arte strane forme? Una virilità mancata, la stanchezza di so-
luzioni irrisolte e sempre in agguato, relazioni “pelose”
o “barbose”? Alcune sculture trovano nell’arredo inti-
Antonio D’Amico mo di casa una collocazione funzionale, come i suoi
vasi, forme doppie e composite, celanti un’intimità pu-
Una splendida e sfavillante volta menzogna fatata? Sembrerebbe quasi che il regista dica quasi fosse un bacio appassionato di due amanti.
menzogna… l’arte e le sue geniale che dispone, propone, colloca e inverte è un Tra l’altro, se l’utilizzo fisico del vaso-opera d’arte con-
multiformi espressioni! bambino dispettoso ma divertito a scorgere gli sguardi siste nel ravvivare il contesto con la bellezza dei fiori,
E se ci avessero preso in gi- della gente per captarne le reazioni di cotanto misfat- sinonimo di passione e amore, il linguaggio figurato
ro? …rispetto al terrorismo to… incomprensibile! Per i bimbi montare e smontare, nell’intreccio delle forme si apre a contrapposte risolu-
e alla fatica degli equilibri nascondere o velare la verità, gettare dal cesto tutti i zioni. Ancora una volta, pertanto, potrebbe non essere
internazionali … e come giochi appena ordinati dai grandi per vedere il tutto una sola la esplicitazione del pensiero espresso …Spelta
per magia, con gli inter- nuovamente sparso sul pavimento è una goduria irri- cos’altro avrà pensato di comunicarci? La fantasia si
venti misteriosi di strava- petibile. Ma l’artista è forse un bambino? Ulteriore do- sbizzarrisce lasciando materia da plasmare su cui scolpi-
ganti reazioni chimiche, la manda d’obbligo! …ma Spelta è forse un’artista-bam- re e modellare impressioni nuove e diverse, così come
bolla di sapone entro la bina che attraverso le sue opere scultoree si diverte a diversi sono gli animi di ogni singolo che si ferma a
quale hanno montato que- prenderci in giro? …una palla col pelo, o meglio anco- guardare. La vita è una magia come lo è l’arte! e il fatto
sto orrido spettacolo si sfal- ra, una palla sgonfia e una splendida schiena di donna stesso di vivere è un grande dono e la morte potrebbe
da e torna il sereno e la vita con la parvenza di seni, gli stessi che in un invertito essere, stando alla frenesia del lavoro, tutto quel sonno
reale, magari la stessa che contrasto di forme ritrovano spazio nella maternità an- arretrato di notti bianche; ed è allora che l’arte inter-
nel romanticismo campeg- cora in nuce ma pronta a raccontare una nuova fila- viene lasciandoci godere lo spettacolo incantato degli
gia nell’atmosfera incantata strocca fatata …ancora una volta un mondo, quello di innumerevoli voli dell’anima nel suo impercettibile ri-
dei paesaggi di Turner: se Celina e le sue sculture, di sensazioni contrapposte e manere ancorata alla terra. Le sculture di Spelta rac-
preferibile pensarlo, la do- apparentemente dispettose. Un linguaggio in codice chiudono un’anima sempre nuova e pronta ad ascoltare
manda è d’obbligo, era che suscita nello spettatore una sempre rinnovata cu- la voce di ogni passante disposto a lasciarsi condurre
davvero reale o ancora una riosità, … cosa avrà pensato di comunicarci con queste per mano verso l’orizzonte della magia.
Quadro scultura
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Verso l’incontro
L’abbraccio di Roland Van den Berghe
Annie Reniers

Da sinistra a destra

7
Cadaquès, 1964
Marcel Duchamp
sink drain

8
New York, 1967
Marcel Duchamp
“Bouche-évier“ sink
plug
or ”Gruyère plombé
pour dentitions
défectueuses”
Signed and dated
… dove eravamo rimasti?… povolgimento, lo spettatore si chiede il significato di recepito, che quell’ambiente, così trasformato, diveniva on the object:
A proposito del dialogo fra l’opera di Roland Van den quel termine che possiede una serie di significati. Infat- uno spazio fisico ideale e unico, un’opera d’arte in sé Marcel Duchamp 1964
Berghe e quella di Marcel Duchamp, esse ci appaiono ti, la mongolfiera dei due aeronauti è atterrata in Egitto stesso insomma, così come lo sono state le Segrete di
due mondi comunicanti che rivelano al nostro comune in una località del deserto che si chiama Mut, nome Bocca per la mostra di Roland Van den Berghe. A pro- 9
sentire svariate sensazioni, non sempre univoche; per- anche di una dea, rappresentata da un geroglifico o dal- posito di quest’ultimo intervento espositivo desidero Jerusalem, 1991
tanto contrastanti ma che ambiscono dimensioni nuo- l’avvoltoio, come lo vediamo anche sull’opera MUTU menzionare quanto è emerso e in particolar modo la ri- Roland Van den Berghe
bearer: Le Monde
ve. L’opera di Van den Berghe, L’abbraccio, si muove en- M’ di Van den Berghe. Inoltre, il termine è una chiara sposta che Roland rende al quesito: «che cosa si aspetta 2 octobre 2001
tro stadi che lasciano percepire leggerezza e una debole allusione alla firma di R. Mutt posta sulla Fontain di l’artista dagli spettatori dopo aver visto la sua mostra?». Found announcement (1)
e quasi trasparente sensazione di dissolvimento atmo- Duchamp, pertanto, Roland mette in relazione due Egli afferma che: «il punto di partenza di un artista, te- signed: MUTU M‘
sferico. Eguale impressione suscita il Grande Vetro di opere di Duchamp, Tu m’ e la Fontain, compiendo nuto conto del bagaglio culturale e psicologico, è sapere
Duchamp che reca la tensione fra il mondo dell’indivi- un’azione poetica. che un’opera così co- 10
duo solitario contrapposto al mondo dell’unione spon- Ulter iore poesia si me l’ha pensata e rea- Toulouse, 1994
Roland Van den Berghe
sale. Quest’ultimo vive in un’alta dimensione simbolica evince nell’opera-in- lizzata non può rag-
urinal strainer
concretata nell’utilizzo dell’argento. Dal punto di vista contro dall’intervento giungere la piena ap- Signed and dated:
alchemico, poi, la forma del vaso di vetro richiama apportato sul giornale provazione da parte VVV 1994
quella dell’alambicco; paragonata al principio della na- Grand Hotel del 10 dello spettatore, per-
scita di un mondo nuovo concepito dall’incontro tra giugno 1979 n. 23, ché questo, conscia- 11
maschio e femmina. L’abbraccio di Roland simboleggia esposto durante la mente o inconscia- Amsterdam, 2002
l’incontro tra due opere e due artisti, Pessoa e Du- mostra alle Segrete di mente, si pone alcuni Roland Van den Berghe
Acquired from
champ, ma in particolar modo il rovesciamento del ne- Bocca, dove ha sosti- interrogativi non The House of Hajenius,
gativo in positivo nelle impronte delle “lacrime” che tuito il viso di Eduar- sempre risolvibili che 21 December 2000
diventano mongolfiere: è un insieme unico in continua do de Filippo con si muovono nello spa- Signed on the object:
trasformazione. Questi principi di sostituzione, rove- quello di Duchamp e zio libero della mente a hieroglyphic drawing
sciamento e trasformazione, intervengono a diversi li- qui entr iamo nel- di ciascuno. of a vulture 2002 (2)
velli, sia nell’immagine, sia nel linguaggio. Duchamp, l’ambito dell’arte-ter- Infatti, l’artista, perso-
per esempio, non sopportava che il soggetto di una fra- ritorio che invade un na sensibile, è consa- 12
Milano, 2004
se dovesse essere seguito da un verbo rivelatore, pertan- ambiente. A tal pro- pevole che chi guarda Roland Van den Berghe
to, lasciarlo inespresso apre l’interrogativo personale di posito, ricorderò che un’opera “pura”, co- envelope for the
un significato taciuto, proprio come avviene nell’ulti- Roland nel maggio me la mia, può rifiu- plain issues of
mo suo quadro, del 1918: Tu m’. Nessuno, tranne l’arti- del 1968, anno sim- tare di accoglierla e Arte Incontro in Libreria
sta, conosce il significato del titolo che potrebbe essere: bolo della liberazione gradirla. In ogni caso Aprile-Guigno nr. 45,
tu m’ènerves, tradotto in “lasciami in pace”, ma anche tu dell’arte, fece una molti sono i think- Signed and dated on the
object:
m’aimes! In Duchamp questo non è l’unico esempio, mostra a Bruxelles dal tanks che lavorano ma
VVV 2004
infatti, durante il suo soggiorno in Inghilterra, fece una titolo Teatro mobile e preferiscono l’anoni-
piccola opera, nonostante non sapesse parlare bene l’in- plastico. L’intento era mato per non rischia-
glese, cosa che lo innervosiva. Prese uno scritto dal ti- di fornire un ambien- re l’impatto diretto
tolo The termine che sostituì nel testo con un asterisco te per giocare, ma in con lo spettatore, io ho IMMIXTURE
a forma di stella. Così facendo, tutte le frasi rimanevano Belgio non fu capito scelto di non chiuder- Readymade rettificato,
aperte, perché mancanti di qualcosa. Pertanto, grazie al- e la critica scrisse: «ci mi nell’anonimato ma 2000
l’assenza e alla non scrittura si percepisce l’aria e la li- sentimmo subito de- di emergere allo sco- Le Monde, Paris 23
bera interpretazione, così da alleggerire la riga con fraudati, ancor prima perto con il mio ope- March 1999
qualcosa che gli dà fastidio: anche perché imparare di iniziare lo spetta- rato interagendo con Signed:
a hieroglyphic drawing
un’altra lingua è un lavoro pesante. L’asterisco a forma colo, quando una gra- chi si accosta all’opera of a vulture
di stella immette, inevitabilmente, nella nostra mente ziosa signorina francofona… [i fiamminghi diffidano d’arte». In realtà è bene aggiungere che lo spazio intimo
innumerevoli interpretazioni e piccole idee che si af- sempre dei francofoni]… ci chiese se volevamo il pro- in cui l’opera trova il suo nascere deve rimanere anoni-
facciano spontaneamente quando ci apprestiamo a gramma. Sì, lo volevamo, le pagammo i 20 franchi ri- mo, come se l’artista fosse un massone o un eremita…
guardare un’opera di Duchamp e di Van den Berghe, chiesti e ci consegnò un grosso pacco di carta da gior- mantenendo una sorta di protezione esoterica. «Per me
paragonabile ai tanti semi gettati da un contadino in un nale grigiastra e priva di stampa». L’assenza di stampa as- è importante — afferma Roland — partire dall’intimo
campo arato. Roland, intervenendo su un foglio del sociata a una richiesta di pagamento, creò un grande di ogni individuo chiunque esso sia e qualunque sia il
giornale Le Monde ha sostituito i nomi degli aeronauti scandalo. Ciò nonostante Teatro mobile e plastico fu consi- suo ruolo nella società, non importa. È fondamentale
Bertrand Picard e Brian Jones con quelli di Eduardo e derato come un vero e proprio happening che ebbe co- guardare alla “potenza” individuale che è posta nell’ani-
Peppino De Filippo e ha poi rovesciato la parola Mut munque successo. L’ambiente che era divenuto scena mo di ciascuno, così come ha fatto Duchamp; per il
posta all’inizio della colonna sinistra. Dinanzi a tale ca- dell’evento artistico, la sala rotonda del Palazzo delle quale l’esoterico o il sentimento religioso è insito in
Belle Arti di Bruxelles, venne tra- ogni persona (Duchamp parla dell’infra-mince).
Pavimento Libreria
sformato: il pavimento interamente Va detto, però, che questa energia o “potenza” viene an- Bocca
ricoperto di terra e al centro una nientata o “educata” con la cultura: l’educazione fami- Una riflessione
ragazzina reggeva un ombrellone. liare, la chiesa, lo stato. sull’intervento di Ulf
Due elementi con due considera- Pertanto io cerco sempre di parlare a quella potenza che Linde
zioni simboliche; la terra sinonimo comunque è ancora in ciascuno… sia pure nei sogni!». del 1963, VVV, Milano
di pesantezza e l’ombrellone sorret- E se i sogni diventeranno realtà, speriamo che l’opera di 2004
to da un corpo come simbolo di Roland Van den Berghe ci aiuti a interpretare una sfac-
leggerezza. Ancora una volta una cettatura dell’arte poco comprensibile, ma di raffinata
contrapposizione, uno scontro che eleganza e di estremo interesse.
nell’insieme diviene incontro. Ri-
cordo, inoltre, che in quell’occasio- (1)
a) R. Van den Berghe, “Readymade/Aangetroffen
ne un famoso critico belga si rifiutò Bekendmaking 1917/1978” in: Te elfder Ure,
di farsi coinvolgere nel gioco di- 26 Nijmegen 1978 pp. 553- 581
cendo che non era molto convinto b) R. Van den Berghe, “Found Announcement”
del significato dell’evento e scrisse: in: “New Beginnings”. The Pentonville Gallery.
«l’elemento più intimo era la carta London, 1983
del programma, fogli di giornale, (2)
B. Westerweel, “What’s in a name? The Tetragrammaton at
privi di stampa, come schizzo psi- the Crossroads of Language, Thought and Visual Expression”
cologico dell’ambiente». In realtà, in: M. van Vaeck ed al. (ed.) “The Stone of Alciato”. Peeters
un messaggio importante era stato Leuven 2003, pp. 23 – 54

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Sul filo dell’arte a cura di Stefano Soddu
arte contemporanea
V. le Col di Lana, 8 - MI
0258317556 - 3485630381

domanda surreale piano un asino con cavaliere proveniente dalla Val bagno adiacente è collocata una
d’Aosta: l’asino di buona mano, il cavaliere di mano vetrina con i vasi in ceramica da
“Si vive di arte più inesperta; vicino, sempre di legno una piccola
marmotta ci osserva con il muso divertito, più in là
lei dipinti. Il suo studio mi appa-
re come la materializzazione di
o con arte?” un modellino di nave da guerra spiana i suoi canno-
ni di plastica in una minaccia improbabile. Alcune
un sogno.
Così come nei sogni i pensieri e
comode poltrone per il relax sono disposte sopra la gli oggetti si sovrappongono in
pedana. Non vedo televisori. Il secondo locale è nel- un susseguirsi di sensazioni e di
lo stile del primo: invaso di lavoro. Sulla parete sini- stimoli dove ogni visione spesso
Fiabe al vento, 1993, tessuto sintetico traforato

stra un armadio con le ante aperte viene adibito a richiama un’esperienza vissuta,
teatrino e a tempietto delle stagioni. Pieno di piccoli così ogni oggetto raccolto e ogni
oggetti, i più disparati, viene da Lucia, e di stagione disegno effettuato fanno parte di
in stagione, riallestito. A Natale amorevolmente inse- un unico linguaggio poetico e di
risce piccole figure di presepe e addobbi natalizi, in un sogno che Lucia Pescador fil-
primavera vasi di fiori e primule e uova pasquali e ma e propone in un racconto a
così via in un susseguirsi di invenzioni e di tenere fotogrammi senza che se ne in-
composizioni. Il terzo locale, collegato e speculare al traveda la fine. Una prossima
secondo, è adibito a deposito: i disegni sono arroto- puntata possibile, ed è ancora
lati a centinaia. I quadri accatastati, senza apparente un sogno e un progetto di Lucia,
catalogazione, sugli scaffali. Mi confida con rassegna- racconterà di un’artista che si
zione quanto sia difficile anche per lei ritrovare quel rinchiude in una stanza, piena di
che va a cercare in tutta quella massa di lavori. La vasi di varie forme e colori e
quarta camera che mi mostra non fa direttamente materiale, per due settimane
parte dello studio, almeno per il momento… È il suo senza mai uscirne. E per due
rifugio notturno, la sua camera con letto di ferro a settimane disegnerà e colorerà
baldacchino a tre piedi costruito su progetto di un vasi e poi ancora vasi per rac-
suo amico architetto. In questa camera da spazio, chiudere e conservare, forse, il
conservati e appesi alle pareti, ai lavori regalo dei senso del mistero della sua e
risponde suoi amici artisti, che mi mostra citandone i nomi. Nel della nostra umana vita.

Marcello Diotallevi Enrico Cattaneo Stefano Soddu


Lucia Pescador
Perù 8° Crucivia
Dal momento che di arte perlopiù si sopravvive, la particolare
scelta mi pare obbligata: non resta che vivere ad arte, o,
tutt’al più ad Orte
Ritratti di studio vaso-disegno
cm 20 x 35
Signum Edizioni d’Arte

Visita allo studio di Venticique studi di artisti fotografati da Enrico Cattaneo e descritti da Stefano Soddu. Il libro
“Ritratti di Studio”, con prefazione di Carlo Castellaneta e testo critico di Alberto Veca, ha ori-
Lucia Pescador gine dagli articoli “Visite allo Studio di…” pubblicati da alcuni anni su questa rubrica. Un grazie
particolare va a Giacomo e Donatella Lodetti per l’ospitalità data in “Arte Incontro” che mi ha
consentito l’avvio del lavoro e motivato il suo procedere.
Ho conosciuto Lucia tramite Evelina Shatz alla fine
degli anni novanta. Ci ha raggiunto in un bar di Por- Galleria di specchi di Alberto Veca
ta Ticinese portando con sé una serie di piccoli e bel-
lissimi disegni destinati a una mostra collettiva. Ha gli Due strumenti per “ricordare” — l’appunto diaristico, dal tono familiare, e lo scatto fotografico - istantanea o
occhi di un colore verde intenso e un intercalare mi- in posa non importa — da valutare in parallelo: questa è la struttura della pubblicazione.
lanese che fa subito simpatia. I capelli corti e natura- Stefano Soddu, scultore e promotore culturale, ha “messo insieme” alcuni incontri “in trasferta” in casa di alcu-
li, il passo elastico e sicuro da donna che pratica lo
ni artisti; Enrico Cattaneo, fotografo, che fra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta del secolo scorso è
sport e che ama la montagna. Fissiamo l’appunta-
stato impegnato in un lavoro affine documentato in altre occasioni, è diventato il complice, la seconda voce
mento per il mese di gennaio, dopo le feste. Sono cir-
ca le undici del mattino quando mi presento da lei. dell’avventura. E sono registrazioni realizzate in particolare sintonia: come la scrittura del narratore si sofferma
Abita da sola al primo piano di un palazzo moderno sul comportamento, i gesti del “contatto” — un termine brutale ma spero affine alla vicenda — così il foto-
di un quartiere residenziale in una zona di Milano grafo coglie un gesto dell’intervistato e una fisionomia dell’arredo che gli somiglia. Entrambi sono occhi “di-
sud. Così, non dovendo rendere conto ad altri, il suo screti”, senza la pretesa di invadere, di rendere noto il segreto: si tratta - credo - di un ulteriore elemento di so-
appartamento funge anche da studio. Mi fa subito miglianza fra le due “scritture” perché il luogo scelto per registrare parole, comportamenti e gesti ha necessità
accomodare in cucina per offrirmi caffè, pane e uva, di un rispetto non sempre osservato. La posa pubblicitaria dell’“artista nello studio” è figura inesistente nell’oc-
biscotti e frutta. Anche la cucina fa parte dello studio: casione, come la notizia appariscente. In principio, comunque, i protagonisti dell’avventura: gli artisti e il loro
il frigorifero con applicati suoi quadretti, cataloghi sul luogo di lavoro prima di tutto, in un curioso cortocircuito di soggetto/oggetto che la parola e l’immagine di-
banco, fotografie in piccole cornici raffiguranti diver- versamente registrano; dare a essi il primo posto mi sembra in linea con lo spirito dell’impresa. E sono artisti
si personaggi, tra cui un cagnolino, vecchie fotografie scelti non in base a graduatorie di merito, legittime ma non funzionanti in questa occasione.Appunto l’incon-
in bianco e nero, fogli per disegno sparsi un po’ do- tro, anche casuale, sembra essere la logica che ha spinto in questi ultimi anni Soddu a collezionare “dialoghi”
vunque. Mi racconta di essere figlia di un fotografo e con l’artista e con lo studio, un’occasione qualche decennio orsono pratica comune, quando era facile incappa-
di aver per questo motivo respirato fin da piccola l’a- re in discussioni animate con tanti personaggi, da completare eventualmente nel più gradevole ambiente del
ria dell’arte. E l’arte si respira eccome in quell’appar- bar o della latteria: oggi la pratica è meno frequente, per un cambiamento dei comportamenti fra esseri umani
tamento! Oltre la cucina, l’appartamento ha quattro che in questo momento non è argomento in discussione. Soddu, accompagnato sovente dalla gallerista Ga-
locali. Il primo, ampio, con luminose finestre, dà sul- briella Brembati, ha trovato importante registrare le proprie impressioni del luogo, delle cose che lo occupano,
la strada. Metà del locale è ricoperto da una pedana della persona che ne gestisce la regia, paradossalmente introversa e non rivolta al pubblico, quindi involontaria,
in legno; per il freddo, mi dice. Le pareti sono piene nell’occasione di una sua replica, per parola o per immagine non importa, perché frutto della sedimentazione
di disegni appesi con le puntine: piccoli, rettangolari, di opere già compiute o in corso di realizzazione, fra ciò che non è mai uscito dalla porta dello studio, quello
a strisce. I disegni non sono messi a caso, ma dispo- che vi è ritornato dopo migrazioni temporanee in altri ambienti, e quello infine che è in procinto di partire.
sti con il senso del racconto, della composizione, del-
Poi vi sono gli strumenti, gli attrezzi, gli arredi, funzionali o magari anche legati a un assolutamente personale
la compatibilità reciproca. Tavoli e ripiani e piccoli
gusto del décor, alle soglie dell’amuleto: ma questo soprattutto è compito di chi inquadra la scena, non di quel-
scaffali un po’ ovunque, ricoperti di cataste di dise-
gni: maschere, vasi, lettere d’alfabeto latino e greco, lo che la descrive a parole. Ma questa è una classificazione possibile se si è all’interno dell’ambiente di lavoro:
paesaggi, cartine topografiche, costumi, seggiole, fi- per noi che ne siamo all’esterno e osserviamo i risultati, si tratta di una “affettuosa” violazione di uno spazio
gure d’uomo o femminili, pinocchi, puri segni astrat- privato, dove esistono ritualità e etichette, proprio perché non scritte, di forte valore prescrittivo, a volte capace
ti, foglie, automobili, interni d’arredo, ritratti d’africa di provocare conflitti fra persone altrimenti pacifiche. Un ambiente di lavoro è un laboratorio, dove strumenti,
si susseguono in una poetica galleria di semplici og- oggetti “accessori”, tempi e modi di comportarsi costituiscono i protagonisti capaci di realizzare uno specchio
getti d’uso o immagini di vita trasfigurate dalla me- di chi lo abita, non esauriente tanto per chi ne è protagonista quanto per chi ne è osservatore, comunque un
moria: ”inventario di fine secolo con la mano sini- riflesso del proprio agire, un effetto rispetto alla causa che intreccia l’autore e l’opera.
stra”, come è scritto nel sottotitolo di una sua recente Come la fotografia è un ulteriore specchio, capace di modificare il reale per il punto di vista, la distanza, l’ottica
mostra. La maggior parte delle figure sono colorate a adottata, i trucchi della stampa; come ancora la scrittura, la narrazione è altro specchio, altrettanto infedele per-
pastello su supporti di carta di recupero, carte strap- ché in un tempo successivo seleziona e registra luoghi, avvenimenti, umori di una particolare e irripetibile cir-
pate da vecchi registri contabili con copertina nera, costanza.Vi è poi un ulteriore strumento che “riflette”, quello di chi scrive queste righe, identico a chi le leg-
carte d’organetto con i buchi per la musica, carte sot- ge, e si accinge a confrontare i “testi” di parole e immagini, senza la preoccupazione di doverne in qualche mo-
tili e ingiallite e rese fragili dal tempo. Va spesso ai do giustificarne la legittimità a esistere, incuriosito dalla provvisoria, da incrementare, collezione di ritratti.
mercatini dell’usato dove compra gli oggetti più di-
sparati che colleziona e che le serviranno da modelli. Mostra: Ritratti di studio, 25 fotografie di Enrico Cattaneo e 25 disegni degli Artisti
Intorno alla base delle pareti sgabelli quali piedestalli 1-21 dicembre - ore 17-19,30 - Galleria Scoglio di Quarto, via Scoglio di Quarto, 4 - tel. 0258317556 - 3485630381
soprattutto di vasi (ne possiede una vastissima colle- Potete richiedere il volume “Ritratti di studio” alla Libreria Bocca in Galleria Vittorio Emanuele II, 12 - Milano
zione), oggetti africani, marionette di legno. Su un ri-
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IGOR MITORAJ

Téte noire, 1995, marmo nero del Belgio, cm 35 x 50 x 46

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