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ARTISTI IN RIVISTA

di occa B Anno III, N. 9 • Gennaio-Marzo 2004

Direttore Responsabile: Giorgio Lodetti / Direttore Artistico: Roberto Plevano / Progetto Grafico: Franco Colnaghi

Via Molino delle Armi, 5 - 20123 Milano • Tel. 02 58302239 02 58302093 - Fax 0258435413

Figuralismi Pippo Spinoccia


Icone dopo il luogo del dove
le Clonazioni Guido Oldani
Dove abitare? E con quali abitanti mai per limitrofi
Felice Naalin
coinquilini? La domanda qui nell’area pazzescamente
In un mondo come il nostro dove l’arte ha la pretesa metropolitana, dove le scapole dell’uno agganciano lo
più di voler stupire che commuovere, occorre avere le sterno dell’altro e nel luogo dove l’olfattività, se mai su-
idee chiare e lavorare in una direzione di riconcilia- perstite, di ognuno è linciata dalla secrezione o sudora-
zione, una sorta di nuovo patto tra l’artista e il pubbli- zione ghiandolare della congerie umana che gli si acca-
co, il progetto di un contenitore in cui sono benvenu- tasta sopra in compatta variabilità, la domanda, si dice-
ti tutti i moderni mezzi espressivi, dal computer alla va, è organoletticamente fondata e di difficile, leggasi
telecamera, senza abbandonare quelli tradizionali. Si impossibile, elusione civile. Pippo Spinoccia, con il gar-
vuole ripristinare la consapevolezza del lungo cam- bo e la misura imprevedibilmente anche sovvertitrice
mino della storia dell’arte, senza negazioni alcune. che trasferisce nell’opera, non si dà alla reticenza con-
Questo non significa che bisogna solo continuare a suetudinaria rilegata nei cataloghi d’arte, ma ordisce e
copiare i classici, ma anche ai giorni nostri si può rea- ardisce una risposta operativamente artistica.Allora Spi-
lizzare un affresco senza fare del manierismo. noccia, al cui mazzo di carte dell’inventività non manca
Si apre Figuralismi all’insegna della semplicità e della una sola briscola, sembra vivere uno scarto nel processo
chiarezza, liberati da promesse utopistiche slegate dal distributivo e incomincia a collocare a destra e a sinistra
vissuto quotidiano. Una serie di mostre che partono le sue figurazioni, inappuntabilmente tutto in un unico
da Milano per approdare prima in Europa e poi in A- fiato. Spinoccia che ha percorso l’intero speco vertebra-
merica, un sito internet (www.figuralismi.tk) dove le appenninico di questa penisola, passando dalla sua
vengono accolti gli artisti che sono interessati al pro- trinacria alla mia nebbia, non è di quegli artisti che si
getto, un dialogo aperto con i poeti, con i musicisti e rifugino nella nostalgia e nella sua espressione di quat-
con artisti che si sono dimostrati sensibili ad accoglie- tro approvvigionamenti dal capoluogo originario, sem-
re questa nuova realtà. La proposta appare come pri- pre cari all’orchestrazione gustativa dei non pochi di-
ma inaugurazione operativa di un progetto iniziato gnitari dei nobilissimi luoghi comuni. La sua salita ver-
ancora nel 1990. Figuralismi mi sembra quasi un de- so le note timbriche e perimetriche dell’espressionismo
stino, scritto da qualcuno in un luogo indefinito, op- germanico, a partire dalla foresta nera in su, è un proce-
pure definito da noi in ogni momento della nostra dere in cordata solitaria, come un gentile alpino che
crescita artistica e culturale. L’operazione è sempre la non rinunci alla fattura dell’abbigliamento suo proprio,
stessa: tracciare il segno del nostro essere nel mondo. quello sì ringagliardito dallo scirocco originario.
Le ipotesi possono essere entrambe vere. il tutto può Ma poi, c’è un ma poi: la forte contornazione delle na-
essere visto come prodotto da noi, libero arbitrio, op- ture morte di Cézanne che approda antropologica-
pure accolto giacché era predestinato ad essere for- mente a quelle delle figure di Rouault, entrambi di-
mulato. 0Nel Medioevo si pensava che la sapienza, e- scendenti dai fili di luce e di piombo delle silenti nor- ta, o graticola, sbarre d’impedimento in cui non si sa Autoritratto speculare in cella
spressa con un linguaggio ricco di spiritualità, fosse diche vetrate, in Spinoccia sono diventati dei semplici mai da che parte di esse stia il più libertario o il peggio 2003, acrilici su tela e carta
cm 93 x 60
patrimonio solo dei chierici, mentre i laici erano de- materiali, anche geometrici, del suo bel cantiere del soggiogato. I numeri sono di celle dove si impara la
stinati a restare ignoranti. Anche il nostro tempo ha Novecento, che ha saputo rigovernare nell’inventario mielagione umana, come quella delle api operaie e la
generato una nuova separazione del sapere artistico. dell’allusione artistica figurativa. Queste segnature nere golosità filozuccherina ha le sbarre adescatrici del dia-
Di fatto, una schizofrenia che ha prodotto due gruppi ed eleganti diventano, nell’impresa di costruzioni di bete. Le facce, invece, assumono sulle loro spalle l’intera
distinti di operatori delle arti. Da un lato i letterati- Spinoccia, l’urbanistica del villaggio, la sua profilatura drammaticità delle figure o meglio dei figuri umani
critici che hanno dettato le regole e i sistemi, dall’al- snella e circompresa, sotto le scaglie di luce dell’ora del che hanno preso a menarvi vita, come dei parafulmini
tro gli artisti che hanno spesso eseguito le visibilità giorno, ora segreta di un giorno interiore, porto sicuro bagnati in una nottata di pieni e fragorosi temporali. Il
delle teorie. Era successo anche nella cultura neoclas- o rovello dell’incantamento. Nero, che non è la man- bilanciamento è nella tavolozza dispiegata e attutita,
sica quando gli archeologi insegnavano agli artisti-e- canza di luce, come nel bianco e nero, ma nero come manifesta e poi rivolta al pudore della terra e dell’ocra,
secutori la purezza degli stili classici (dorico, ionico e saturazione di tutti i colori dello spettro, vale a dire non alacre carne dell’abi-tare consentito nell’opera spinoc-
corinzio). Riflettendo su tutto ciò, ho immaginato il nero che angustia come luogo della penuria, ma ciana. Il suo equilibrio di colore, in cui è sempre un lu-
questo nuovo “spazio” dei Figuralismi, le idee nasco- quello della sazietà delle cromatiche luci occorsevi. E core a lasciare l’ultima impressione, si gioca tutto nella
no senza separazioni ideologhe o di appartenenza. La questo nero felice, (l’espressione ossimorica è candida- scala che va dal sommesso al fremito di salvificazione
teoria si relaziona direttamente con la pratica e ogni bile, si creda, ad una sua accettabilità,) rieccolo farsi gra- appena in calce. E dunque codesta circoscrizione pitto-
artificiosa separazione tende ad essere esclusa. Ad un rico architettiva del lavoro di questo autore, alla fin fine
primo approccio imbattersi in un nuovo “ismo”, può non inchioda il visitatore, pardon!, il viandante traso-
generare diffidenza se non addirittura perplessità. Ne gnato, a nessun trasalimento verso l’abisso. Certo, ci sa-
abbiamo incontrati ormai molti nell’ultimo secolo. rebbe anche quello, a voler proprio guardare, ma ciò
Tutti alla ricerca di una nuova verità: Cubismo,Astrat- che salta addosso di più è quel senso minimo di impal-
tismo, Dadaismo, Surrealismo, ecc.Volevano trasfor- pabile luminosità, come se il tutto potesse essere una
mare il mondo immaginare nuovi sistemi di produrre lanterna a chiarore breve, là dove uno di questi giorni
arte. Sono stati accolti con grande entusiasmo, altri saremo lasciati cadere mollemente, quasi un’Alice nel
hanno creato persino sconcerto. E comunque hanno
turbato profondamente.Tutti volevano concorrere a
Spinoccia paese delle meraviglie, ma in una storia di segno tutt’al-
tro e imparagonabile. Che ci sia qui quel che vedrebbe
definire una verità al di fuori delle tradizioni e delle per le Segrete di Bocca un diogene, tra la lanterna e quel che lascia scorgere, a
certezze delle culture già consolidate. fine ricerca, se aggiornasse a noi la sua domanda?
L’Ismo che qui si annuncia procede in una direzione in 3° pagina
opposta. Si propone di divenire dimora della propria Pippo Spinoccia. Cornucopia mediterranea
interiorità, non la ricerca continua di sconvolgenti altarini e dipinti 1998-2002
teorie rivoluzionarie. Si affida alla comprensione, a cura di Bruna Milani
vuole raggiungere la contemplazione, rappresentare il Momento ore 12,50 Piacenza, Studio Jelmoni
nostro essere nel mondo. 2003, disegno a fusaggine e acrilico, cm 42 x 29 Via Molineria S. Nicolo, 8
segue a pag. 24 dall’8 al 22 maggio
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Fragole e pannocchie di De Luca segue da pag. 23

Figuralismi, appagando anche le aspettative del pubbli-


Francesca Torchia co, si pone come un incontro. Un contenitore che
non esclude nessun tipo di produzione.
Cosa dire su Pasquale De Luca? Lo grano, di castagne, fa scaturire nella sua mente una serie Tutti riconosciamo che il bello assoluto è veramente
conosco da più di otto anni e posso di emozioni cui deve dare libero sfogo. Ecco che nasco- uscito di scena, le varie ricerche quasi sempre elitarie
dire che è una persona sincera, buona no: le Fragole e le Pannocchie, due fra i più bei sacchi di- sovente si sono allontanate dal senso dell’apprensione
e affidabile. Molto semplice, ama la pinti, sintesi dei suoi pensieri più intensi. Il sacco non è comune. Quello che si cerca è un recupero di interes-
natura, sua fonte inesauribile di ispira- più solamente materia, supporto, ma è un pensiero e gli se e di credibilità. Spesso l’arte ha perso il suo pubbli-
zione. È vissuto in mezzo al verde, a spazi lasciati nudi senza colore sono un’emozione, una co per reciproca incomprensione. Molti appassionati
pochi passi dal mare. Suo nonno era speranza. Nell’insieme, il sacco vissuto è passato, ricor- si sono rifugiati nei grandi autori, nell’arte del passato,
un contadino, coltivava piante di a- do, è una forza che attraverso il pensiero esplode e in- abbandonando frequentemente le nuove proposte
rance, mandarini, mandorle e ulivo. contra la materia. Il disegno, il colore, sono il suo pre- che risultavano incerte.
Da lui ha preso l’amore per la natura e sente, la sua vita, la sua gioia, il suo modo di esprimersi. Partendo dalle periferie del dibattito sull’arte figurati-
non mi sorprende coglierlo spesso in- Nella pannocchia, e nelle fragole, frutti della natura, si va, i Figuralismi - icone dopo le clonazioni mettono in
tento ad osservare un uccellino sulla riflette la sua semplicità. Riesci quasi a vivere nel qua- pratica l’arcaico simbolico, la capacità che ha l’imma-
spiaggia. Ha sempre creduto in quello dro, ad avvertire le sue stesse emozioni. La tecnica, il di- gine di rimandare alle memorie soggettive. Un’estasi
che faceva, da piccolo disegnava e di- segno, l’equilibrio, i colori puri, in perfetta armonia, la che concede il tormento e/o la gioia.
pingeva senza alcun insegnamento luce pulita, serena quasi vibrante, tutto viene percepito, Agli inizi, mi sono incontrato con i filosofi per defi-
tutto ciò che gli capitava, un lume o simultaneamente, davanti a un suo dipinto. nire i Figuralismi, pensando di promuovere un sistema
Fragole un vaso di terracotta. Decise di frequentare l’Accade- Qui racchiude la natura e la sua volontà. Gli auguro espressivo-linguistico comprensibile.
olio su tela di sacco mia di Belle Arti di Catanzaro, e nel ’93 prese la laurea. con tutto il cuore di riuscire a fare apprezzare la sua ar- Capace di commuovere. Pronto ad accogliere chi
cm 90 x 86,5
Lo conobbi nel ’95 per puro caso e ho trovato in lui u- te, cosi come l’apprezzo io. sperava di ricevere l’Arte. In quest’elemento fecondo,
na persona affidabile, socievole e sincera, con una gran- s’ipotizzava un contenitore possibile per gli artisti, at-
de passione per l’Arte e il suo mondo.Abbiamo modo tenti alla propria unicità, consci di dovere la verità
di discutere, di scambiare idee, pareri e andare a vedere nell’Arte. Si pensava di radunare artisti, in un apparen-
qualche mostra insieme. Non è facile andare avanti ed te disordine, capaci di affrontare con i sistemi delle
esprimersi, ma ha una forza e una volontà immense. La immagini la visione poetica del presente.Anni passati
voglia di dare e comunicare è più forte di qualsiasi altra nel profondo malessere dell’isolamento a sbirciare
cosa. La grinta, la passione e la dedizione che mette nel sommovimenti poco capiti e mai pienamente condi-
suo lavoro è meravigliosa. Ha un piccolo studio nella visi. Il tempo lungo di meditazione teorica è stato in
parte antica di Cropani Marina e lì passa la maggior ogni caso necessario per capire e per cogliere la ne-
parte del tempo, è circondato da cose curiose, legnetti cessità di proporsi. Non si tratta di ripercorrere la sto-
raccolti dal mare, conchiglie, vecchi macinacaffè e tanti ria come è stato fatto da alcuni citazionisti. Le vissute
libri d’arte classica e moderna, intere collezioni di fasci- esperienze non si cancellano e le clonazioni disgusta-
coli di artisti e videocassette. Cos’altro dire su di lui, che no nei ritorni. Ogni cosa ha una sua dimensione.
è una persona che ha tanta voglia di comunicare la sua Ogni manifestazione naturale o artificiale ti aiuta a
arte e farsi apprezzare così com’è.Tende le sue tele da capire meglio il nostro presente. Le esperienze del
solo, le inchioda sul telaio, gli piace crearsele su misura nostro tempo ci hanno resi smaliziati e liberi. Ci han-
e a modo suo. Ma è da un po’ che non riusciva a vede- no dato occhi più attenti. Il caos potrebbe trasformar-
re la tela più come un semplice supporto per i colori. si in ordine, non cercando le regole, ma accogliendo
Desiderava qualcosa di diverso che gli comunicasse. delle regolarità. La grammatica e la sintassi dell’arte
Così un giorno vide un vecchio sacco abbandonato ed non sono definibili a priori ma nelle pratiche di ogni
è partito tutto da lì. Il ricordo del nonno contadino che artista. Attraverso l’attenzione al mondo, l’artista di-
Pannocchie
coltivava la sua terra e mieteva il grano. Le sue mani venta capace di mettere in crisi la logica economica-
olio su tela di sacco dure, forti piene di calli erano il peso del suo lavoro. Ec- quantitativa attualmente dominante. Forse pensare al-
cm 130 x 110 co perché il sacco con la sua ruvidità, il suo odore di la genialità della proposta di Filippo Tommaso Mari-
netti (Noi canteremo…i nostri occhi abituati alla
penombra si apriranno alle’più radiose visioni di lu-
Incontro con l’opera d’arte ce) con il suo Futurismo non è sbagliato. Ci aiuta a
capire il modo di agire, di creare gruppo capace di
Fernanda Borio potenti passioni, di desideri, di ambizioni che si
possano realizzare nei comportamenti. Se oggi ab-
Ricordare il primo incontro con un’opera d’arte co- l’ha provata e mai, rivedendo l’opera in tempi succes- biamo un vantaggio, rispetto al passato, è nel non
me significato della propria esistenza.Tutto può con- sivi, riproverà la stessa irripetibile emozione. Certa- costringimento dottrinale, tutti abbiamo voglia di li-
correre a renderla indimenticabile: il momento, il mente verrà 0 in tutti i suoi aspetti: formato, mate- bertà, tutti abbiamo il desiderio di creare in autono-
luogo, l’ambientazione, la propria età, le condizioni riale, tecnica, composizione e così via e la conoscen- mia la nostra arte.
fisiche, morali e materiali.Vorremmo sapere da chi za di ciò che ne è il soggetto la renderà materialmen- Il “canto” è aperto.
leggerà questo breve scritto, il suo primo incontro te più comprensibile e fruibile. Ma l’attimo magico (e-mail: luceartsworkshop@yahoo.it)
con un’opera d’arte indimenticabile. del primo incontro sarà qualcosa di simile a un para- Felice Naalin, pittore, scultore e scrittore, laureato in architet-
“L’uomo cerca nell’opera d’arte la scossa di un incontro diso perduto. L’opera d’arte può trovarsi sola e isolata tura a Venezia, è professore di Storia dell’Arte.
con l’invisibile e non la contemplazione di una virtuosità in un ambiente chiuso o aperto, stretto o largo ed es-
tecnica”. Jean Servier sere di per se stessa il centro motore di attrazione.
Oppure può far parte di una mostra dello stesso au-
Questo bellissimo concetto dà l’esatta idea di ciò che tore ed emergere tra tutte le altre per le sue qualità
l’arte è come messaggio e comunicazione tra gli uo- intrinseche percepite dall’osservatore.
mini. Il vero artista è un “iniziato” che fa da mediato- O ancora, può trovarsi nell’ambito di una collettiva
re tra i non iniziati e la potenza superiore dello spiri- che sollecita il raffronto tra opere di diversi autori,
to cui tutti gli esseri umani consciamente o incon- tecniche ed espressività opposte fra loro. A chi vi si
sciamente tendono. In tale senso è di fondamentale accosta senza averla mai vista prima, o che conosca
importanza il “primo incontro” con un’opera d’arte l’autore indirettamente per fattori culturali, o che
senza preventiva preparazione. Se l’opera d’arte pos- non ne conosca neppure la collocazione temporale
siede la capacità di attirare attenzione comunicando evolutiva in un certo periodo storico, l’opera d’arte
ciò che contiene, e che tuttavia è invisibile, si produ- indirizza il suo richiamo, proporzionale a ciò che
ce quella scossa emotiva che unifica lo spirito dell’ar- contiene al di là di quanto è immediatamente visibi-
Michelangelo Buonarroti, tista a quello dell’osservatore. La prima impressione le. A questo punto entra in funzione la psicologia
Creazione di Adamo forte, quale che sia, resterà impressa nel DNA di chi dell’osservatore che nel soffermarsi davanti a un’ope-
ra ne avverte il linguaggio nuovo per la
propria sensibilità che lo porta a impri-
mersi nella memoria in modo indimenti-
cabile il primo incontro con quell’opera
d’arte. La folgorazione che proviene dal
primo incontro provoca nell’osservatore,
a volte a livello inconscio, le domande:
“Cosa mi attrae in quest’opera così in-
tensamente? Al di là della sua oggettiva-
zione espressa da un titolo, l’atto creativo
cosa contiene e vuole comunicarmi?”.
Sentire l’interna vitalità dell’opera d’arte
produce la “scossa” citata da Jean Servier
e chiaramente evidenziata da Michelan-
gelo nell’incontro delle due mani: quella
del Creatore e quella che ha creato, dan-
dole vita.
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L’abbraccio
Roland van den Berghe e Marcel Duchamp
Annie Reniers

Che cosa può indurre oggi un artista a continuare l’ope- de francese, facendo in modo che uno abbracci l’altro. che compare sulla pietra tombale della famiglia Du-
ra di Marcel Duchamp, quando fu proprio lui a rompe- Eccoci in piena metafisica dell’estensione. Farli incon- champ:“D’altronde sono sempre gli altri che muoiono”.
re con tutte le tradizioni? Non sarebbe meglio comin- trare a 45º, sotto la protezione di una tenda trasparente. In una nota Roland suggerisce che Marcel Duchamp, lo
ciare col chiarire questa domanda, precisando che, forse, Vi aggiungeremo, in Le Monde, un triangolo costituito sguardo rivolto lontano, sembra vedere la fine del tun-
Duchamp ha stravolto il modello della creazione artisti- da dieci punti (1+2+3+4+10: la Tetractys pitagorica, le nel, il bagliore della luce... L’artista sale e scende dal su-
ca senza tuttavia rompere con una o più tradizioni spiri- 10 Sefirot) sotto forma di lacrime, il cui vuoto si proiet- blime al popolare, attento solo al processo creativo. È co-
tuali? Per rimanere al processo creativo, è un dato gene- terà su l’Expresso sotto forma di mongolfiere azzurre, sei. sì che come in una favola, Duchamp e Pessoa s’incontra-
ralmente acquisito che Duchamp è all’origine di una se- In effetti, piegandosi uno sull’altro, i nostri due giornali no sotto le sembianze dei fratelli Eduardo e Peppino De
rie d’interrogativi sull’arte che hanno instaurato una entrano in un’altra dimensione. Al disotto della linea Filippo che si riconciliano. Si abbracciano. È l’attimo
nuova forma di trasmissione. Sarebbe, dunque, il padre dell’orizzonte (del Grande Vetro...) regna il mondo di della morte, il ritiro definitivo dell’incompiuto che uni-
fondatore di una stirpe di ricercatori, pensatori e poeti qua giù, lineare e pesante, mentre planando al disopra sce. È grazie a quest’attimo, forse, che la creazione conti-
riuniti sotto l’egida del Processo Creativo. Ora, come nua. Creazione tentacolare di legami, che si prolungano
funziona questo cervello creativo? Che cosa capta, che nella mente di ogni spettatore. Dove finisce l’opera, do-
cosa sovverte, lui che è sempre a caccia del nuovo, del- ve inizia la lettura? Marcel Duchamp amava il filo che
l’insperato e del meraviglioso? Da quali circostanze for- vola e cade, tre volte, scoprendo la manifestazione del-
tuite comincerà a tessere la sua tela avventurosa? E come l’Uno. In occasione della mostra First Papers of Surrealism
contrassegnare la costellazione o configurazione impro- nel 1942 a New York, divenne attore-spettatore sroto-
babile che la sua mente è riuscita a strappare al caos? Che lando un lungo spago in molteplici viluppi, formando
nome dare a quella cosa che nasce un mattino, senza che una ragnatela dal pavimento al soffitto e tra i pannelli
il suo nome risuoni nuovamente degli echi venuti da dell’esposizione, riportato nel catalogo come “sixteen
tradizioni diverse e dunque da stili diversi? Gli interroga- miles of string”.Voleva indicare la difficoltà di capire
tivi si riducono ad uno solo: come rompere continuan- l’arte moderna, secondo l’interpretazione di Harriet e
do? Fu questo il senso dell’opera di Kierkegaard in La ri- Sidney Janis, o si trattava piuttosto di un tentativo di oc-
petizione: porre l’assoluto come unico maestro di pensie- cultare le opere d’arte? O ancora: l’Uno si scioglie, si sro-
ro. Continuare Duchamp, ecco un progetto ambizioso. tola e così facendo si mette a nudo. Si mette a nudo co-
Ci troviamo nell’attuale esposizione davanti ad un’opera me la Sposa. Piero Manzoni lascia che una linea si sroto-
ambiziosa, frutto di tutta una vita di lavori che si conca- li e si riarrotoli e il cilindro stesso diventa opera. È possi-
tenano, riferendosi l’uno all’altro come il pensiero di bile che ogni intervento umano comporti perdita di ve-
Duchamp. Perché è proprio a Duchamp che rende o- rità? Lo sguardo di Marcel si perde verso una luce im-
maggio Roland van den Berghe. Bisognava, per far ri- probabile, mentre guarda, compassionevole, il fratello
conciliare Duchamp con se stesso, fargli incontrare Fer- Fernando morire. La du-plicità regna. È quando il tragi-
nando Pessoa. È cosa fatta in MUTU M’ e nell’AB- co si fonde al grottesco che la creazione continua. Verti-
BRACCIO. Cosa può fare, allora, un artista oggi? Un gini. Ci sarebbe dunque sempre un’ante-opera e una
artista che subisce il peso delle tradizioni millenarie, che ante-lettura, qualsiasi lettura? La creazione come l’inter-
altro non lasciano, se non tracce? Solo le tracce fanno so- pretazione non sono forse una risposta ad un appello
gnare, dice il poeta René Char. Ed è proprio nonostante che di per sé è gia risposta ad un appello precedente?
se stesso, ma grazie alla propria memoria, che l’artista di- Tutto torna. Ed una ex-position (esposizione) che altro
venta un punto d’incontro e prosegue l’interrogativo fa se non trarre dall’invisibile ciò che accade ad ogni i-
metafisico trasmesso da alcuni esploratori che gli inviano stante in un qualche luogo, ossia stabilire dei collega-
dei segnali. Rimarrà sempre la questione della rivelazio- menti, tessere delle tele? Nel processo creativo tutto si
White Newspaper, (Bruxelles, 27 April 1968)
ne e del linguaggio cifrato, del mistero e della sua attra- Nell’aprile del 1968 Van den Berghe fece girare a vuoto il cilindro di stampa
sviluppa in un mondo che non aspetta altro che essere
zione, della seduzione e del rifiuto delle immagini. Una della rotativa sulla quale veniva stampato il settimanale di cultura belga “De rivelato e che forse si ripiega nel segreto. Il giornale. U-
struttura ricorrente propone l’estensione dell’Uno nel Spectator”. In questo modo produsse 100 giornali in bianco che in data 4 na pagina si piega, l’Uno diventa due, il due diventa
multiplo, a condizione che lo sguardo dello spettatore maggio 1968 furono presentati al pubblico riunitosi nella Sala Rotonda del quattro, in croce. Il processo è cominciato. Una pagina
creativo vada costantemente dall’uno all’altro polo della Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles. può contenerne un’altra. L’abbracciante-abbracciato. La
creazione. Il suo sguardo si esercita al va e vieni e si sof- pagina piegata diventa tetto, custode della scrittura. La
ferma su un dettaglio che diventa chiave. Proprio come dell’orizzonte, possiamo scorgere il numero sei, pagina stampata diventa giornale, evento. Un luogo può
lo spettatore, l’artista aspetta che il caso gli porga una (1+2+3), a connotazione aerea e cosmica, primo nume- contenerne un altro, una data un’altra. Nascita-morte. I
chiave d’interpretazione del mondo. Da lì, tutti i simbo- ro perfetto,“numero nuziale” per Platone, sigillo di Salo- giornali possono essere leggermente rivisti e corretti:
li si susseguono in una serie sempre aperta. Duchamp e mone e, innalzato al quadrato (6x6=36), grande Te- IMMIXTURE, firma V.V.V., allusione a Breton. La
FOUND ANNOUNCEMENT Pessoa, Roland van den Berghe e Eduardo e Peppino tractys pitagorica: (1+3+5+7) + (2+4+6+8)=36. In mongolfiera dei due avventurieri dello spazio atterra in
MESSAGGIO Genova De Filippo. Se l’artista vuole rimanere assente dalla sua questo gioco di specchi, stampigliare e stampare, piegare un luogo stranamente chiamato Mût. Richiamo alla dea
Wednesday, June 13, 1979 opera, il risultato sarà Marcel-Fernando-Eduardo e Pep- e spiegare, lo spettatore-lettore si ritrova complice delle Mut rappresentata nel geroglifico da un avvoltoio. Ecco-
Grand Hôtel 10 Giugno 1979
N.23 – Anno XXXIV L. 400 pino. È così che tutte le deviazioni diventano possibili, in trasformazioni-trasmutazioni infinite.Alle quali l’autore- ci in Egitto, terra d’origine. Il lettore, felice, ha il tempo
Reversion (1979 – 2003) quanto indici dell’inafferrabile poeticità dell’Essere. Pos- attore può aggiungere i propri ricordi dell’azzurro più di ritrovarvi Tu m’, l’ultima tela misteriosa di Marcel
Roland Van den Berghe siamo fare incontrare l’Expresso portoghese con Le Mon- bello fra tutti gli azzurri: l’azzurro perfetto del cielo del Duchamp, alias R. Mutt, col suo volo di quadrati colora-
Portogallo, il cui colore corrisponde “esattamente” al- ti disposti in prospettiva come in un tunnel. Le dimen-
l’azzurro delle ali dei piccioni dipinti che s’incontrano in sioni, le pieghe, le superfici rimandano lo spettatore ad
una certa frazioncina, di una certa regione del Portogal- un universo scintillante. Lo scritto rinvia ad una scrittu-
lo: Fabrica, per la precisione, nelle vicinanze di Tavira. ra ad infinitum. Le domande riecheggiano nello spazio
Senza dimenticare, in questo caso specifico, gli echi e gli dell’esposizione.
scambi tra personaggi e avvenimenti raccontati in Le
Monde, l’Expresso, Grand Hôtel e Arte Incontro in libreria di Found announcement
Milano, che ben porta il suo nome. Ma che titolo attri-
buirgli? L’Abbraccio. Quest’opera abbraccia un’opera pre-
cedente intitolata MUTU M’, ars combinatoria avente
come risultato l’Egitto con la dea Mut, il luogo nel de-
serto chiamato Mût e il quadro di Duchamp intitolato
Tu m’. MUTU è formato da quattro lettere, che caso
fortunato. Gli spettatori sono presi, malgrado loro, in
questa rete di segni che non fanno l’opera, ma che costi-
tuiscono la tela di fondo sulla quale l’opera crea l’evento.
I materiali dell’opera diventeranno quanto piu possibile
trasparenti. Il plexiglas è perfetto per suggerire un nuovo
Grande Vetro, in cui lo spettatore è preso nella semplicità
dell’abbraccio sotto la tenda del tabernacolo. I due gior-
nali, piegati sotto la protezione del cielo, suggeriscono Corriere Della Sera, Milano, Mercoledi 4 luglio 1979 Anno
un rovesciamento cielo-terra altrettanto radicale e anco- Piccola Publicita p.16, 17 Messagi Personali, Roland Van den Berghe
ra più aereo del capovolgimento dell’Orinatoio a 90º
che rinvia la Fontana ad una speculazione sulle dimen- ANNIE RENIERS è nata a Bruxelles nel 1941. Ha studiato
sioni spaziali e spirituali. Forma e immagine aerea, l’Ab- Filosofia e Letteratura Tedesca all’Università di Bruxelles, dove si
braccio permette ai due protagonisti, Eduardo e Peppino è laureata con una tesi in ontologia-fenomenologia dell' arte con-
alias M.D. e F.P. di spiccare il volo, e perché no in mon- temporanea. È attualmente docente di Estetica e Storia dell’arte
golfiera, ottimo mezzo di trasporto, riflettente e legger- contemporanea all’Università di Bruxelles (VUB). Ha pubblica-
mente imprevedibile nel suo percorso. È come se l’ope- to numerosi saggi di estetica e volumi di poesie in fiammingo e
ra di un artista ne illuminasse un’altra e, al limite, come francese. Ha vissuto a Roma dal 1965 al 1977.
se tutte le opere d’arte s’illuminassero reciprocamente.
MARIA GRAZIA GROSSI traduzione dal francese
Ma cosa succede? Perché Peppino abbraccia con lo
sguardo e con la mano il viso del fratello? Sappiamo che NICK STRONG immagini al computer
si sono riconciliati sul letto di morte di Peppino. Ma
perché Marcel presenta allo spettatore il proprio profilo Segrete di Bocca, 30 Marzo - 25 Aprile 2004
avendo l’aria di guardare altrove? Leggiamo l’iscrizione
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Caro Marcello scostato da un riferimento alla realtà, proprio perché la
realtà è l’invenzione che ciascuno di noi fa del mondo
che percepisce: la sua pittura, il suo mondo poetico, la
familiari dove, da vero pitto-
re, trasporta e realizza una
sua galleria di personaggi,
Natale Addamiano sua realtà, la sua felicità di dipingere, le sue nuove inten- cercando quasi di raggiun-
zioni di ridurre il quadro alla luce-colore, con supporto gere l’effetto di un reporta-
È sempre difficile scrivere di un giovane talento, tradur- materico, arricchito da una colorazione fatta da terre ge, di un diario per immagi-
re in parole le raffigurazioni di Marcello Mantovani per calde di tono. Per Marcello, matita o pittura, il discorso ni vive, suggestive di comu-
seguirne il nesso filologico che lega la sua pittura alla è tutt’uno. È interessante come sa cogliere, rappresenta- nicazione e di una buona
realtà di oggi con convinzione di grande carattere. re così bene ciò che avviene dentro di lui: ha gli occhi sapienza caratteriale e psico-
I ritratti dei familiari, di amici, sono temi recenti, af- buoni per capire la buona pittura e s’abbandona alla logica delle persone ritratte,
frontati con la stessa carica espressiva, con la volontà di gioia di dipingere. come documento di vita.
aggiungere sempre qualcosa di nuovo al suo linguaggio Dipinge i suoi pensieri, è sincero, sa che l’arte moderna Queste ultime sono perfet-
pittorico. Considero quindi questi ultimi dipinti come e contemporanea è micidiale e spesso è fatta di indovi- tamente inserite nei bianchi
parte integrante della sua ricerca artistica. nelli linguistici. Marcello ha imposto la nuova visione e caldi dello spazio, i volti
La volontà del colloquio umano è, per Marcello, so- la realtà, che da tempo andava maturando, osservando, e sempre risolti con tocchi si-
prattutto volontà di poesia. Egli non cerca delle forme la ricerca si è arricchita, ha acquisito nuove sfumature, curi ed evidenziano i tratti
ma trova figure, volti, oggetti e frutti. Ferma sulla tela ha spostato la sua attenzione agli affetti familiari più vi- somatici e le espressioni, o Chiara, 2003,
volti di persone, gente di oggi: un quotidiano di affetti cini, oltre i luoghi dove di solito ritrae i suoi personag- meglio le maschere espressive delle persone. A questo acrilico su tavola
e storia è il suo racconto. La carica di passione realistica gi. Ha chiuso la porta dello studio per meglio meditare. scopo Marcello esplica una indubbia, ben maturata ca- cm 40 x 50
e la coscienza stilistica sono colte in piena adesione sen- Sono bastati pochi metri e l’incontro con nuove facce e pacità tecnica: le sue immagini vivono anche di una sua
timentale, risolte con toni lirici e subito integrate nella nuovi accordi luminosi per ampliare di conoscenza i identità espressiva e psicologica.
resa oggettiva. L’equilibrio formale è ugualmente com- suoi abituali procedimenti pittorici. È cambiata soprat- Auguri, Marcello, con una stretta di mano.
plesso e armonioso nel canto di personaggi scanditi di tutto la luce, una luce di composizione e di spazio, do-
segni e colore, intrisi di luce. Marcello non si è mai di- ve le nuove facce vivono con diretta e immediata e-
spressione fatta di tocchi sicuri, dentro densi im-
pasti materici con luce uniformemente diffusa, I batticuori di
che si distende con omogeneità sulle figure dan-
do solidità plastica, pur rimanendo sempre calda
di tono e sentimento. La materia pittorica della
Jezek Mojmir
superficie riceve i personaggi in un’atmosfera Natalia Aspesi
dorata e conferisce all’immagine una sensazione
di calore e di diario. È stato davvero un incontro fortunato quello tra “Que-
La figura, strettamente collegata da tempo alle stioni di cuore” e Mojmir Jezek: fortunato soprattutto
stagioni del cuore, alle emozioni, agli stati d’ani- per me perché il tratto morbido e misterioso di Jezek
mo, è interpretata in un gioco denso di alta e fer- ha reso inconfondibile la mia rubrica: sfogli magari di-
vente matericità di luce/colore. strattamente “Il Venerdì” e devi per forza fermarti da-
La ricerca di Marcello, poetica e tecnica, è incen- vanti ad una finestra su cui si affacciano soffici cuori
trata in una sorta di evocazione figurale, sensoria- trafitti da pugnali, bocche a cuore, cuori faticosamente
le, in sospesi racconti, come possibilità e urgenza portati sulle spalle da ometti, cuori in un cassetto, cuori
di sentire e di vivere la natura umana. Oggi, in come mazzi di fiori: cuori sempre molto rossi, di un
tanta giovane pittura europea si avverte una così rosso festoso. Per frettolosità non l’ho mai ringraziato
decisa ripresa della figura, un desiderio/bisogno della pazienza e del talento con cui ogni settimana dà
di guardarsi, di conoscersi, di tornare a specchiar- veramente luce alle incertezze e spesso anche agli au-
si recuperando un’identità fisica: il corpo, e un’i- tentici dolori di chi mi scrive.
dentità temporale: la memoria. Lo faccio adesso, approfittando di questa sua mostra,
Le ricerche tecnologiche sull’immagine (foto, ci- che si intitola proprio, e lo ritengo un grande omaggio,
nema, video), utilizzate come nuovi media, sono “Questioni di cuore”: e su suo invito ci sono proprio “i
momentaneamente rifiutati dal nostro pittore, miei cuori”, anche quello più emblematico della mia
che preferisce oggi esprimersi in forme di reali- rubrica, un cuore a terra, frantumato come un coccio.
smo tormentato, arricchito da segni ritmici così Certe volte, mi pare che sia lui a rispondere meglio di
che la scelta formale tende ad un espressionismo me a chi mi scrive: io uso le parole, che spesso hanno
duro, selvaggio, con forti sciabolate segniche e un torto o sono insufficienti, lui usa l’immagine essenziale
colore sicuro. L’orto di casa, dei sentimenti do- e certe volte crudele: mancano i volti, nei suoi disegni,
mestici, delle persone che lo abitano: questa è la perché sono inutili e quando disegna i corpi, ne porge
scelta e il mondo di Marcello, che, da poco, ha solo un pezzo, essenziale e protagonista: un seno, una
circoscritto il suo interesse a pochi soggetti e a natica, una gola, una mano, un piede, una schiena. Sono
pochissime figure, interessato più alle tessiture di gli emblemi di un feticismo amoroso, l’interpretazione
luce, maturando uno stile originale di rappresen- di un desiderio o di un sogno di chi scrive perché ama
tazione, capace di far sentire la figura armoniosa- con difficoltà, perché non è amato, perché è negletto: e
mente inserita nel contesto naturale. talvolta persino perché è felice, e Jezek l’ha capito pri-
Io sono Vanessa, 2003, acrilico su tavola, cm 50 x 82 Marcello racconta la sua vita, fatta di atmosfere ma di me.

della nostra storia dell’arte”; ed ancora,“…all’interno di ogni


Claudio Nicoli cuperabile. Il percorso artistico di Claudio Nicoli affon-
da le sue radici in quella che è la cultura classica, dalla
quale ha attinto non solo la ricerca plastica ma anche la
suo lavoro, si avvertono premesse arcaiche, che nulla tolgono ad
un pathos contemporaneo. Egli riesce ad essere eretico e nel con-
Patrizia Cerri forza evocatrice del mito. Il mito come fonte per narra- tempo severo, rigoroso nel suo richiamo alla classicità e rivolu-
re grandi gesta in chiave di lettura personale e moderna zionario nell’esplicitare le lezioni apprese dalle modalità della
“Ha grande potere evocativo, non solo colui che vive una data raffigurazione contemporanea. Dovremmo, nella vita, imparare
nelle sue scelte interpretative. Dalla terra prescelta dagli
mitologia ed agisce di conseguenza, ma anche ogni autentico a sfrondare, a togliere tutto ciò che non è necessario”, dice l’ar-
etruschi, Nicoli ha sicuramente tratto grande fonte d’i-
narratore di miti, creatore o risuscitatore di mitologia” tista”; ed ancora “lo vedi il perno vitale sul quale poggia l’e-
spirazione.Trasferitosi prima in Toscana, terminati gli
Karely Karenki sistenza della scultura, il centro dell’equilibrio attorno al quale
studi accademici, poi in Umbria non lontano da Chiu-
Forza evocatrice del Mito, invenzione plastica, ricerca di si, l’antica Cleusin, insediamento urbano già dal VIII se- essa ruota? Allora puoi comprendere l’opera; e l’anima del per-
rigorosi equilibri sono la giusta chiave di lettura per le colo a.C. e poi romana Clusium una delle più antiche no è l’idea”. Nicoli perviene ad una sintesi estrema della
sculture di Nicoli. Il Mito è l’im- città della Dodecapoli Centrale, ridà vita a forme arca- sua ricerca plastica nella serie di Cavallo e Cavallo e cava-
magine di un mondo perduto ep- ne, antiche, com’è antico lo spirito che lo porta a pla- liere dal 1990, dove “l’equilibrio” rappresenta per l’artista
pur così vivo nella coscienza e smare dalla terra suggestioni di memoria classica nella la costante ricerca di una valenza etica insita nel “fare ar-
consapevolezza dell’uomo con- più spontanea e limpida espressività.“Sono nato con l’ar- te”, il rigore composito avvicina lo spettatore all’essenza
temporaneo, laddove i valori e- gilla in mano” dice l’artista; ed è ancora una volta la terra, dell’opera stessa che passando attraverso lo spirito si fis-
tici e civili che connotarono questa volta tutta emiliana, nasce infatti nel 1958 a San sa sulla materia. In queste opere l’au-
le gesta degli dei ed eroi Giovanni in Persiceto a pochi chilometri da Bologna, a tore affronta, tra l’altro, la dualità la-
sembrano oggi essere venuti costituire il suo bagaglio emotivo. Per Nicoli è il pane cerante del binomio che, ricompo-
meno o, forse, non essere della memoria che impasta tradizione e cultura; nella nendosi, muta la sua parte animale
mai esistiti. Noi abbiamo terra che l’ha visto bambino, l’argilla era dappertutto as- in un impeto dello spirito volgendosi in
perduto l’accesso immedia- sieme all’acqua, un autentico invito alla creazione. La energia vitale. Fortemente espressiva è la serie Icaro,
to alle grandi realtà del mon- ricerca plastica di Nicoli nasce infatti dal suo stesso in- dove un’esasperata tensione ritmico-emotiva sotto-
do spirituale, ed a questo ap- conscio e da un immaginario che fa parte della nostra linea un’evoluzione interiore dell’uomo verso una
partiene tutto ciò che è auten- cultura mediterranea. Egli attinge al “Grande Passato”, crescita spirituale. Tensione, torsione, dunque, e-
ticamente mitologico; la scultura riportandolo emotivamente in sintesi, si rivolge alla pla- quilibri assoluti di masse in espansione, fram-
di Claudio Nicoli ci ricorda che sticità greca per ciò che concerne gli equilibri ed alla e- menti di volti di Eroi lacerati (Elmo di Achil-
fatti grandiosi sono avvenuti nigmaticità etrusca per ciò che riguarda il “racconto”. le, 1993 ), sono le creature che Claudio Ni-
sulla terra e che questo “pas- Claudio Nicoli, dice Paolo Levi in “Le fusioni del Mito coli ha prediletto per meglio lasciar trape-
sato glorioso” è in parte re- e della Storia”, “…è uno scultore atemporale, formalmente lare l’arcana saggezza del Mito.
disinvolto e grazie alla sua poetica egli può confrontarsi con i
Cavallo e cavaliere, 2002, bronzo, cm 38 Maestri che attraverso i secoli hanno costruito il grande museo David, 1997, bronzo, cm 54, p.d.a.

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Il senso musicale teriore e interiorizzata visione della realtà circostante,
da una capacità manuale che le ha permesso di “fissare”
un paesaggio della memoria, da una intrinseca volontà
E(s)senza lavagne
della linea di dare vita e consistenza a una foglia o a un limone, a
una scodella o a un peperone verde, a una mela o a una
Teolinda Coltellaro

Angelo Mistrangelo conchiglia. Il dettato di questa artista, che ha insegnato


discipline artistiche nelle scuole statali, appartiene a una
L’oiseau s’est confondu avec le vent, dimensione mai sconfitta dalle consuetudini, dalle sot-
Le ciel avec sa vérité tili angosce esistenziali, dai rapporti umani, ma tutto ap-
L’homme avec sa réalité pare scandito all’insegna di una energia che si traduce
Paul Eluard in un contenuto lirismo. Si avverte, in ogni caso, una e-
strema consapevolezza nel delineare gli elementi di un
La pittura di Marianna Baglìo è fatta di silenzi, di luci naturalismo che va oltre la più scontata quotidianità,
smorzate, di colori meditati ed estremamente controlla- per trasformare ogni gesto in colore, ogni sentimento
ti, che caratterizzano tutte le fasi di un percorso legato in una linea tagliente e, talora, lievemente inquietante,
ai valori della forma e della composizione. Un percorso ogni lontano orizzonte in un paesaggio suggestivo e
che si è sviluppato attraverso poco più di vent’anni di ricco di segrete riflessioni. Si ravvisa, quindi, nell’opera
Fuga, 1992, tecnica mista su vecchia foto anni ’40/50
presenze nelle gallerie italiane e francesi, di un impegno della Baglìo una tensione che percorre la superficie del cm 15 x 24, foto N. Masciovecchio
e di una indagine espressiva che ha preso l’avvio all’Ac- quadro secondo un flusso che tende a un andante mu-
cademia Albertina di Belle Arti, alla scuola di Francesco sicale, a una nota che si libera incorporea nello spazio, a Il rinvenimento casuale di alcune fotografie di mo-
Menzio ed Enrico Paolucci. E in tale angolazione, si è uno spartito che riemerge da lontane stagioni e da in- bili e interni d’epoca (presumibilmente risalenti agli
sviluppato un discorso quanto mai sostenuto da una in- commensurabili silenzi. anni ’20-30), innesca nel fare artistico di Max Marra
una dinamica reattiva volta alla manipolazione de-
strutturante dell’immagine.
Le fotografie in questione, memorie ingiallite, par-
zialmente deteriorate dall’azione erosiva del tempo,
sono infatti, all’origine di questi lavori che l’artista
stesso, non a caso, chiama Lavagne. L’incontro fortui-
to e non preventivato con le sbiadite virtualità delle
fotografie, porta in sé una forza eventica che inten-
ziona l’agire dell’artista, rendendo di fatto possibile
un processo creativo che rivendica ad elementi resi-
duali del passato una nuova condizione d’esistenza. I
suoi segni forti e decisi tendono a liberare l’immagi-
ne dall’esilio della propria riconoscibilità, ridefinen-
done il proprio destino di cosa; tendono ad infran-
gere l’involucro cristallizzato della sua esistenza sto-
rica, assegnando le tracce e i frammenti visibili che
pur permangono di essa ad una dimensione a-stori-
ca: quella dell’opera, in cui si condensa il nucleo del-
l’esistere creativo. L’originaria struttura fotografica,
sotto l’incalzare ritmico del gesto, diventa superficie
nuova — Lavagna, appunto — su cui riattivare il
La Ciotola, 2003
lavis ed acquarello, cm 31 x 18 percorso di formazione del segno, la sua genesi scrit-
turale, in un progressivo disvelamento di: forme e si-
gnificati; punti di fuga; prospettive mutevoli; larghe
campiture nere in cui si contestualizzano porzioni
Della materia di cui sono fatti i sogni dell’immagine primaria che, in un costante e scam-
bievole trapasso dal passato al presente, aprono nuovi
Sara Fontana spazi alla narrazione pittorica. E, ogni lavagna diven-
ta elemento essenziale — E(s)senza — in una suc-
gno”. Un materiale “dissonante” rispetto alla carta e cessione di stati d’esistenza in cui nessuno degli ele-
tuttavia sempre ricondotto entro un equilibrio armo- menti coinvolti comincia e finisce, ma tutti si pro-
nico. Da allora nelle forme si è accentuata la tendenza lungano l’uno nell’altro (Bergson). Ciascuna di esse
ad aprirsi verso l’esterno, verso una più dinamica in- costituisce un elemento sintattico prezioso nell’im-
terazione con lo spazio, del resto già insita nelle carte paginazione del divenire esistenziale, nella sua inin-
del passato. Sono invece cambiati gli strumenti: al co- terrotta ri-scrittura. Ogni lavagna è materia infinita,
lore atmosferico ed evocativo di un tempo è suben- ritmica continuità che scandisce “la vita temporale
trato un colore più pulito, mentale, e prevalgono blu profonda, il moto invisibile” che attraversa la superfi-
lavanda, giallo acido e arancio; inoltre l’acqua e l’aria cie dell’opera; in cui si delinea chiaro il cammino di
hanno preso il posto del fuoco, con esiti formali sem- ricerca di Marra.
pre più eterei e depurati. Non a caso le suggestioni ri-
chiamate dall’artista spaziano dai “colori delle notti o-
rientali de Le mille e una notte, ai petali di Yves Klein
Sono state la consistenza o la malleabilità le proprietà sulle sue superfici dorate, alle forme libere e leggere
In margine, 2003 che hanno fatto della carta l’oggetto dell’attenzione e del liberty, a certi corpi marini che ondeggiano si-
collage di carta e pigmenti del lavoro di Grazia Gabbini? Da anni l’artista condu- nuosi negli abissi”. L’ultimo capitolo della sua speri-
fili di ferro, cm 70 x 200 ce con tenacia e rigore una ricerca appartata e consa- mentazione, sempre nell’ambito di una dialettica gra-
pevole. I suoi collages di carta e pigmenti nascono a- vità-levità, si è schiuso con l’utilizzo di altri materiali
malgamando carte veline, carte giapponesi, carte rici- di recupero. Sacchetti del pane e scatole di cartone
clate e carte da giornale e accorpandole con il colore. vengono trasformati in soffici nidi che abbracciano
Oltrepassata la superficie di fogli in apparenza fragili frammenti di memoria, amorevoli custodi di sogni e
ed effimeri, si scoprono veri e propri campi di forze, paure. Così Gabbini ribadisce quella necessità di con-
forze che un tempo gravitavano al centro mentre og- tenimento che l’ha spinta a racchiudere sotto plexi-
gi se ne allontanano. In questi lavori elastici e resisten- glas i piccoli lavori intitolati Icone.
ti la materia è colta in un istante del suo incessante di-
venire, esprimendo un senso di sedimentazione e ora
anche di affrancamento. Sono vive testimonianze del-
lo scorrere del tempo ed evocano arcane presenze re-
cuperate nella memoria: reliquie del passato ma anche
figure del mondo fantastico. Sono opere che condivi-
dono le leggi della scultura e quelle della pittura:
prendono corpo grazie agli strati di materia, a una
composizione articolata e al dialogo con l’ambiente,
ma è pur sempre il colore che provoca la metamorfo-
si. È attraverso un paziente lavoro di sovrapposizioni e
macerazioni, in cui anche il caso svolge la sua parte,
che Gabbini trasforma la carta in una sorta di pelle,
quella che lei chiama “la pelle della pittura”. Un pro-
cedimento per addizione il cui risultato è una sottra-
zione di peso. Questo paradosso della massima legge-
rezza congiunta con la massima pesantezza si potenzia
nell’ultimo ciclo di lavori, intitolato In margine. Circa
Nido, 2003, collage di carta
e pigmenti, fili di ferro un anno fa l’artista introduceva per la prima volta il Diagramma dell’anima, tecnica mista su vecchia foto anni ’40/50
cm 19 x 19 x 19 filo di ferro, un “materiale” e al tempo stesso un “se- cm 24 x 18, foto, N. Masciovecchio

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Dedicato a Lei
incontro con un mecenate
Silvia Venuti
Grazia Chiesa ha avuto l’indirizzo da Giorgio sti e del loro lavoro. Il pri-
Lodetti dopo aver ammirato le gigantografie di mo, Adriano Pompa, è fi-
opere d’arte, sul ponteggio di Corso Magenta 10. glio del grandissimo Gae-
Come mai, si era chiesta, non pubblicità com- tano, che la critica dovreb-
merciale, ma una scelta controcorrente, una testi- be riscattare da un ingiusto
monianza di profondo amore per il bello e per oblio.Adriano è un minia-
l’arte? Da parecchi mesi, infatti, con il titolo Dedi- tore moderno che dipinge
cato a Lei si susseguono artisti di qualità indiscussa. soggetti fantastici su fondi
Grazia vuole conoscere l’artefice di questa idea oro e produce 15 quadri
straordinaria perché condivide la stessa disinteres- all’anno. Dopo di lui ab-
Macromappa, 2003, tecnica mista su tela, cm 100 x 100
sata passione per l’arte. Con modi vivaci, il giova- biamo esposto un artista
ne e cordiale mecenate ci introduce nel suo stu- molto noto, presente in
Mappe terapeutiche dio e, dinnanzi ad uno scrittoio allegramente di-
sordinato, iniziamo a parlare con slancio e since-
tutte le più importanti col-
lezioni pubbliche: Odd
Aldo Benedetti rità. Nerdrum che ha illustrato
Grazia: Mi presento, io sono la seconda generazione il manifesto del 45° Festi-
È un magma di colori tenuto assieme da un filo della Fondazione d’Ars-Oscar Signorini, che pubblica val di Spoleto organizzato
conduttore, il filo della necessità di una ragione, la rivista d’arte contemporanea D’Ars, fondata nel Ses- da Giancarlo e Erancis
di un motivo di essere, quello che dà vita alle santa, e organizza mostre in gallerie e strutture dove la Menotti. Per questo in-
opere di Silvia Varini, quasi il tessuto connettivo gente è invogliata a conoscere l’arte. quietante e straordinario
di un’anima in ansia, in cerca di uno specchio, M.: allora avremo un futuro insieme. Sa quanti pittore norvegese è stata la
una superficie su cui riflettere la ragione di esi- giovani artisti conosco ormai da anni, con i quali sua prima partecipazione
stere, come un amore per la vita che voglia giu- ho allacciato un rapporto di grande amicizia, e in Italia. Poi è stata la volta
stificarsi. Così l’acrilico sembra voler imprigio- che quando sono in crisi mi chiamano anche di di quel pittore toscano dalla tecnica raffinatissima
nare una tensione pronta ad esplodere, a proiet- notte? Hanno una critica eccellente dalla loro, ma e dal carattere molto scontroso, che è Luca Cro-
tare in un iperspazio simbolico pianeti che sono fanno fatica a trovare spazi per esporre quando e cicchi, amatissimo da Te-
grumi di emozioni, aromi di un microcosmo come vorrebbero: la galleria pretende almeno 100 stori. Il lavoro esposto fa
che l’artista vuole indagare, quasi incidere con il quadri all’anno quando loro riescono a farne 15 o parte del suo secondo pe-
bisturi a cercare il calore di un corpo, il sussul- 20. Il mercato ha certe regole e se non le rispetti riodo, quello più sereno
to di una reazione di vita. È come una “confes- sei tagliato fuori automaticamente. che si rifà a Bellini e a Pie-
sione terapeutica” e, non a caso, gli inserti di bli- Il nostro statuto dice che Signorini ha voluto la nostra ro della Francesca.
ster all’interno delle opere sono un chiaro organizzazione per aiutare gli artisti ad affermarsi nel In dicembre abbiamo e-
richiamo alla funzione principale della pittura, a campo dell’arte, soprattutto i giovani. sposto Luigi Serafini e a
quell’indagine ribelle e appagante che ne fa Vede, in questo settore, ci sono alcuni che non febbraio Vittorio Pescato-
desiderio di divincolarsi da un destino troppo hanno né qualità pittoriche né tecnica, eppure ri, che nel giugno scorso
stretto e incomprensibile e, d’altro canto, di forse perché si presentano bene o sono social- ha presentato le sue foto-
accarezzarne la trama, scomporne e decifrarne mente conosciuti hanno successo: quelli bravi, al- grafie sul nuovo orientali-
la caotica casualità, costringendola a un proget- lora, vanno in depressione e telefonano di notte. smo, in una mostra a Palaz-
to ordinato, quasi assecondando un magico Spesso abbiamo discussioni molto animate non zo Reale.
ordito. Prendono forma così autentiche mappe per il modo d’interpretare la pittura, ma su come Ogni sua immagine è un
esistenziali, schemi lineari misti a lampi di colo- muoversi in questo mondo di pittori. pezzo unico ritoccato con
re che denunciano il composto smarrimento “Si sostiene l’arte sostenendo lo spirito dell’arti- terre e le sue scatole magi-
psicologico di fronte a una ricerca che ha il sta” che ha bisogno di sentirsi apprezzato per che colgono l’anima del
sapore di un’evasione concettuale, ma che è quello che fa. Quando c’è amicizia ci si può per- protagonista con giochi di
in realtà istanza estrema di ingrandimento, mettere d’avere confronti chiari e poi è impor- specchi.Alcuni hanno visto in lui l’emulo di Car-
tentativo inconscio di definire una sorta di tante per il pittore avere qualcuno che dica le co- tier Bresson. Successivamente avremo Giuseppe
struttura molecolare della realtà, formulandone se come stanno senza alcun fine commerciale. So- Bergomi, uno tra i più im-
una istintiva e liberatoria composizione. no cresciuto in una casa piena di quadri, poi mi portanti scultori italiani,
La Nostra è preda di una specie di “nuclearismo sono sposato con una persona che ama moltissi- seguito dal nuovo manife-
introspettivo” che non teme, come quello stori- mo l’arte ed è stata una continua crescita. sto del Festival di Spoleto
co, deflagrazioni atomiche, ma la composta con- Come si chiama sua moglie? per il quale non abbiamo
statazione del vuoto, di una vita come riassunto Maria. Quello che mi ha sempre affascinato negli ancora scelto l’artista.
di pure emozioni, mutilata di consistenze for- artisti è la bravura. Quando giro per le mostre Lino Frongia, un emiliano
mali, delicato e istintivo intreccio di percorsi sento dire che il pennello non è più importante: elegante, molto apprezzato
esistenziali: linee di tensione, quasi generate da secondo me tutti, come i grandi del passato, devo- da Gianni Versace, sarà l’ul-
un campo magnetico, si stagliano sopra macchie no partire da una grande tecnica per poi svilup- timo.
di colore di forte impatto emotivo e si allaccia- pare un proprio percorso. La gigantografia esposta La sua produzione è costi-
no alla tela come ferite ricucite da punti di in dicembre in Corso Magenta ha suscitato l’inte- tuita, prevalentemente, da
sutura. Sono cicatrici ispessite, materiche, che resse di Patrizia Valduga che ha scritto un articolo autoritratti copiati dai clas-
tradiscono il desiderio di recuperare un’identità, su Repubblica intitolato: “Grazie Serafini per la sici.
di affermare una certezza, di indirizzare un gio- strage di Corso Magenta. L’unico simbolo di Mi- In futuro vorrei organizza-
vanile entusiasmo senza concedersi a un incom- lano degno di essere menzionato”. L’ironia del re una mostra, in uno spa-
bente e insidioso, siderale spazialismo, amara quadro era tutta in quei piccoli babbi natale, stesi zio pubblico di Milano,
denuncia di una terza onirica dimensione di stecchiti, in un mondo dove tutti corrono senza dove ogni artista possa e-
fuga da una quieta bidimensionalità figurativa. meta. sporre almeno tre opere
Si assiste così a un salvifico recupero terapeuti- Quanto misura? oltre al quadro già presen-
co del colore, di una commossa orchestrazione Otto metri per otto. Serafini è un grande, l’avevo tato. Questi i sogni di Dedicato a Lei. Intanto por-
di tachisme, destinato a comporre un effetto di invitato nella mia piccola Galleria in via Sant’A- tiamo a termine l’immobile da ristrutturare.
musicale stordimento, pura catarsi emotiva. gnese per partecipare alla mostra sullo Zoo dome- Lei di che cosa si occupa?
Vengono alla mente i sublimi accostamenti cro- stico e si è presentato con un maialino… È un ar- Mi sono laureato in giuri-
matici di Burri, le sue originali intrusioni di tista geniale in tutte le sue forme d’arte, dalla pit- sprudenza, ma ho preferito
materiali d’uso comune sembrano ricalcare lo tura all’architettura, ai libri, famosissimo il suo seguire l’attività di famiglia
stesso sogno e bisogno di decodificare la vita e Codex pubblicato, vent’anni fa, da Franco Maria nel settore edile.
farne un messaggio di umana e composta accet- Ricci. Quando mi propongono
tazione, forse di serena sconfitta. E questa “Lei” di Dedicato a Lei, chi è? una ristrutturazione cerco
La Nostra giovane e promettente artista ha già È un mistero facile da scoprire perché nasce pro- di ridare vitalità a queste
fotografato nelle sue tele il disorientamento prio da questo mio modo d’essere. Non mi inte- “vecchie signore”, senza
moderno di una società che ancora non sa ressavano tutte quelle agenzie pubblicititarie che fare interventi radicali.
distinguere tra forma e concetto, tra pensosa proponevano contratti così un giorno, mentre È lungimiranza?
riflessione e accattivante emozione. passavo in Corso Magenta per controllare il pa- Più che lungimiranza è at-
Forse il tenue linearismo lirico che popola le lazzo che stavo ristrutturando mi è venuta l’idea taccamento alle belle cose
sue opere nasconde la comune sensazione di di dare visibilità ai miei amici artisti e abbinare al- del passato.
una vita di precari equilibri in cui tutti ci l’immagine esposta una quarta di copertina su Ar- L’arte mi aiuta ad avere
improvvisiamo incerti acrobati sospesi ad te Incontro. Il rapporto con Giorgio e Gabriele, sensibilità e rispetto per
analoghe esili funi che ci donano un senso di giovani proprietari della Libreria Bocca, è così l’antico. Io sono convinto
sicurezza nell’affrontare le luci e i colori di ricco d’entusiasmo che ci contagiamo a vicenda! di questo: “l’arte fa cresce-
una emozionante quanto breve traversata. E poi “Lei” chiaramente è Maria. In questa ope- re se hai voglia di cono-
razione non desidero si parli di me ma degli arti- scerla”.
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Roberto Abbiati e il viaggio di Zarafa centemente esposte alla libreria Bocca dal 26 febbraio al 6
marzo 2004, proponendoci con la formidabile vena poetica
che lo caratterizza tutto il viaggio di Zarafa a partire dal
Vladek Cwalinski continente africano, evocato dagli splendidi caratteristici
Roberto Abbiati ha la capacità di trovare fa, così veniva chiamato l’animale, era stata catturata in Su- strumenti in legno che escono dai suoi cassetti a scandire le
storie al limite dell’incredibile e di svilup- dan ancora piccolissima come dono, offerto dal viceré d’E- prime tappe del viaggio. Zarafa è sempre lì, come una pre-
parle in progetti, che diventano anche gitto Mehmet Ali, destinato al re di Francia Carlo X. Se- senza inequivocabile e discreta, essa appare come un’im-
mostre caratterizzate da un’intensa poesia, guendo il corso del Nilo fu condotta prima a Khartum e pronta sul fondo delle scatole-ambienti, bagnata da una
installazioni che commuovono i visitatori poi al Cairo dove fu separata dal fratellino. Da qui giunse ad pioggerellina di colore sgocciolante a dripping, quasi ricor-
e poi,— secondo tutta la gamma della sua Alessandria d’Egitto dove fu imbarcata su una nave che at- do di tutte le intemperie che ha dovuto subire sul ponte
intensa creatività, — spettacoli teatrali che traversò il Mediterraneo, con un foro nel ponte per per- della nave prima di giungere a destinazione. Il suo aspetto
riscuotono un grandissimo successo di metterle di metter fuori la testa. Essa attraccò a Marsiglia varia nel corso delle tappe di questo viaggio e si modifica
pubblico e di critica. È andata così con nell’ottobre del 1826 e subito una folla di curiosi iniziò a passando dall’impronta a un vero e proprio ready made ret-
Navi, balene e marinai la mostra che ho a- interessarsi al suo prezioso carico. La curiosità popolare ar- tificato dove in memoria e ad onore della miglior vena
vuto l’onore di curare nel 2001 presso la rivò a tal punto che Zarafa, insieme al suo custode arabo A- poetica di Marcel Duchamp Roberto Abbiati gli dedica u-
galleria Santabarbara a Milano ispirata al tir, nel suo trasferimento a piedi verso Parigi per andare al na canzone lontana e quotidiana utilizzando gli oggetti più
romanzo Moby Dick di Herman Melville, Jardin des Plantes al quale era destinata, passò tra due ali di cari ormai logori dall’uso per ricavarne forme che, come
che poi nell’estate del 2002 a mia insapu- folla entusiasta che la guardava con ammirazione. Essa giun- per incanto, vanno a formare la fisionomia di Zarafa, una
ta è diventata un’istallazione presso castel- se alla meta e rimase al Jardin des Plantes per diciotto anni. giraffa con le rotelle che percorre le strade della Francia, u-
lo Pasquini a Castiglioncello e uno spetta- Le sue sembianze avevano così colpito la fantasia del popo- na giraffa attaccapanni che esce dall’anta-ponte di legno
colo teatrale itinerante per l’Italia, ripro- lo da influenzare la moda parigina per più di un decennio: della scatola-nave in cui viaggia ad ammirare il cielo stella-
ducente la stiva della nave del capitano A- si hanno allora cappelli a forma di collo di giraffa, vestiti che to.Viaggio.Viaggio di Zarafa e viaggio-ringraziamento de-
chab dove si può accedere solamente a riprendevano il suo pelo maculato, servizi da té con teiere a gli oggetti che passando di mano in mano, da mestiere in
dodici persone per volta. Roberto con collo lungo e tazzine ornate con giraffine… Roberto Ab- mestiere, da offerta in offerta, da mostra in mostra arrivano
questa performance teatrale ha saputo tra- biati riesce ancora una volta a stupirci con le sue opere, re- al loro Jardin des Plantes.
sformare l’esposizione in un’installazione
Giardino delle piante di Girafe vivente, dove anche il pubblico fa parte dell’opera e dove
Legno e metalle, 2003 sculture analoghe a quelle in mostra costituiscono la sceno- Fra tutti gli oggetti i più cari intorno a case antiche,
grafia, appese sulle pareti della stiva. Vecchi cassetti con po- Sono per me quelli usati. da passi lise, levigate,
sate, attrezzi da falegname, piallatrici, disegni, conchiglie e fil Storti agli orli e ammaccati, e fra cui crescono erbe,
i recipienti di rame, codesti
di ferro che riprendono la forma della nave o quella della
i coltelli e forchette sono oggetti felici.
balena e che Roberto apre e chiude come finestre animate.
che hanno di legno i manici, Penetrati nell’uso di molti, spesso mutati,
Ora Abbiati ha saputo ripetersi, cambiando di nuovo tutto. lucidi per tante mani; migliorano forma, si fanno preziosi
Il nuovo spunto creativo è venuto da una bellissima storia simili forme perché tante volte apprezzati.
realmente accaduta e da tempo dimenticata: quella della mi paiono di tutte le più nobili.
prima giraffa giunta nell’Europa moderna, che non vedeva Come le lastre di pietra (B. Brecht, Poesie e canzoni, Einaudi)
animali di questo tipo dal tempo dell’impero romano. Zara-

Gualtiero Mocenni
ou la poésie de la ligne entrecroisée
Ante Glibota
Les souvenirs de l’environnement visuel de l’enfance et quant la subjectivité et l’objectivité de l’œuvre d’art à
de l’adolescence, restent tellement gravés dans nos mé- définir en tant qu’émergence de l’idée.
moires, dans notre conscient et notre subconscient, Maîtriser les différentes techniques de travail du bois,
qu’ils nous intérpellent souvent de loin dans notre pré- du fer, de la pierre, du béton et en extraire le maxi-
sent. Parfois, ce sont des actes qui nourrissent l’instant mum, témoigne à la fois d’une habilité tactile, manuel-
présent, précisément dans une rencontre avec le passé
de l’imaginaire et des idées, forgeant le sens créateur,
le, et d’un cheminement mental.
Le rythme des sculptures de Mocenni est lié à la verti-
Giovanni Sanjust
valorisant les choix et la sensibiité esthétique et artisti- calité, à la blancheur de la pierre, exprimant aussi un Elena M. Daverio
que. Gualtiero Mocenni a toujours fait preuve dans sa tourment métaphysique qui s’élève vers le ciel, or-
Cinquantenne romano sempre abbronzato quasi
vie artistique d’une grande fertilité créative, d’une é- donné en un rythme musical et porteur d’un nouveau
sempre a petto nudo, vive in totale simbiosi con la
norme énergie qui s’est traduite par une quantité con- mythe. Il se produit comme un mirage chez Mocenni,
terra del suo giardino incantato, che da alcuni anni
sidérable de sculptures, de peintures, de gravures… On que René Char, (Visage de semence, 1938), inspiré, a
sta realizzando in Maremma, con una profonda tota-
dirait même qu’avec le temps, son enthousiasme et son décrit comme des:“…Volumes qui se mêlent / Et sur-
le e viscerale passione per i suoi animali, cavalli, muc-
énergie ont exploré chaque jour davantage, ce dont té- faces qui s’aiment…”
che, cinghiali, cani, pavoni, tutti di razze molto parti-
moignent de nouvelles réalisations de plus en plus Ante Glibota, historien d’art et d’architecture, membre de
colari, ma sono i galli da combattimento, che fino da
nombreuses, de nouvelles participations à des sympo- l’Académie Européenne des Sciences, des Arts et des Let-
bambino ha collezionato, a godere della sua predile-
siums aux quatre coins du monde, sans parler des œu- tres, Paris.
zione.
vres significatives réalisées aux Etats-Unis, en
Li ha comprati in giro per il mondo e naturalmente
Ukraine, à Cuba, etc. Pour la seule année 2002,
non combattono, ma sono i soggetti più frequenti
Mocenni a pris part à plus de cinq symposiums
della sua pittura, e lui li ritrae con una precisione ma-
européens de sculptures et notamment à un
niacale, con una cura del dettaglio come fossero de-
projet sur le théme de l’Europe réalisé en Sar-
stinati a testi di studio scientifico.
daigne, pour lequel il a remporté le Premier
È dal 1975 che dipinge a tempo pieno, scolpisce e, su
Prix.
commissione, fa lavori di falegnameria come nelle
Mocenni a réalisé une œuvre à Montbrison, en
botteghe del passato, realizzando tavoli, cassapanche,
France, sur le thème d’Astrée et Céladon, inti-
sedie dipinte con i suoi soggetti preferiti.
tulée La Rivière Lignon. Cette sculpture à la sty-
L’architettura dei giardini, altra sua grande passione,
lisation élégante, trouve sa clarté dans les cour-
l’ha portato a realizzare dal nulla bellissimi giardini
bes de volumes savamment superposés dont la
cresciuti in pochi anni. La sua arte si esprime anche
tension se développe à travers des formes pures,
attraverso le pitture a muro, dove con la consueta cu-
retrouvant I’éclat lumineux du ciel nocturne
ra, raffigura alberi e paesaggi di grande effetto che ha
d’Astrée, qu’Hésiode évoque dans La Théogonie,
realizzato in casa di amici prima e in numerosi luo-
avec la force du vent porteur de vie, psychotro-
ghi pubblici poi.
pe.
Dans l’œuvre de Mocenni, le rapport lumiére-
espace-temps joue un rôle décisif, plus particu-
lièrement dans les dernières œuvres réalisées de
2001 à 2003. Il crée autour de ces sculptures un
espace mental structuré dans lequel la forme,
cristallisée dans la matiére du marbre ou de la
pierre, opère et résonne d’une vision optique
diversifiée, dans laquelle l’artiste englobe la vi-
sion et la pensée, dans un mouvement vibratoi-
re de lumiére et d’ombre et un épanouissement
de la forme sculpturale. Les courbes se suivent
accentuées par une succession de lignes droites
Symposium qui se chevauchent dans la répétition et déga-
int. di Kalinovac (Croazia),
1998, pietra bianca d’Istria, gent l’imaginaire de la matière propulsée dans
cm 150 x 90 x 250 un espace lisible, en tant qu’objet partagé, évo-
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stiano aspettando o stiano fuggendo. Da quali
Osvaldo Mosconi esperienze dell’animo di Mosconi potrebbero
scaturire queste visioni femminili? Non si
Giacomo Lodetti scorgono volti, né seni, né tantomeno morbi-
Sono reduce da una rilettura dell’opera di Proust “Alla per sforzarsi di capire, sempre, in ogni circostanza, allo- de curve di ventri gravidi. Non si vedono,
ricerca del tempo perduto” e ancora una volta di più ra perdiamo l’occasione di godere di una grande fortu- però si percepisco. Da dove viene allora la
mi convinco che il tempo che sto vivendo è il tempo na che ci è capitata, senza che fossimo andati a cercarla, sensualità che queste immagini mi comunica-
delle incertezze, dei dubbi, delle incomprensioni e del la fortuna di essere vivi. no? Sinuose ed arcuate schiene seguite da
dissolvimento dei valori, di tutti i valori che le società Uno dei campi di prova dentro cui capitalizzare i pro- possenti natiche e le cosce, per lo più assenti,
del passato ci hanno tramandato. Quasi un preludio del pri sforzi è l’arte, quell’attività dell’uomo, linguaggio u- quando presenti, richiamano solide fonda-
tramonto.Voler dare vita ad un mondo nuovo non è niversale, capace di mettere in relazione culture diverse. menta sulle quali si impiantano potentemente
più neanche un sogno, né tanto meno un’utopia perché Gli artisti, tutti gli artisti, ne sono gli alfieri.Tra loro ho le intere figure. Il pensiero corre inevitabil-
il mondo nuovo è quello che ci sta alle spalle, quello recentemente conosciuto anche Osvaldo Mosconi. mente alle sculture di Moore.
appena trascorso nella Da lui ho ricevuto le sei figure femminili che ha realiz- Come in lui, l’originale ricerca di Mosconi
nostra più autentica zato, tempo fa, per un ciclo di mostre, alla Libreria Boc- prende avvio dall’arte primitiva. Più di scultu-
incapacità di com- ca sul tema della nudità femminile. Dalla mostra di ra che di pittura parlano queste figure. Nei la-
prendere cosa ci stia Roberto Plevano, la prima: Donne allo specchio, l’iniziati- vori di Mosconi si percepisce un contenuto
accadendo. Siamo già va ha raccolto le adesioni di Luciano Ragozzino, Luca psicologico che tenta di raggiungere l’equilibrio tra
nel futuro, ma i più Vernizzi, Giancarlo Cerri. In questa società Il nudo fem- forme astratte e forme figurative. Ho ripensato all’espe-
non se ne accorgono. minile è passato da sinonimo del bello a messaggio pub- rienza di Plevano i cui nudi erano stati ispirati dalle
Questo è il motivo blicitario, con lo scopo di far vendere qualsiasi prodot- rocce della Sardegna, convincendomi che an-
per cui un individuo, to, soprattutto se con la donna non c’entra nulla. Un e- che dietro ai disegni di Mosconi dovevano
ricco per meriti pater- sempio? Pensate alle pubblicità dei reggiseni, dei col- starci dei massi, delle presenze naturali forti,
ni, di madre ebrea, lant, degli assorbenti, delle creme per il corpo, ma anche stabili e rassicuranti, dei contatti intensi con
con simpatie maschili, della birra, di autovetture, del silicone o della cioccola- quella parte di natura più distante dal paesag-
più malato che sano e ta.Visitando almeno una volta la fiera del libro di Fran- gio, natura priva di forme di vita animale e
a sua detta incapace di coforte, vi accorgereste che l’editoria negli ultimi anni vegetale, povera di colore, ma ricca di forme.
volere, abbia, senza ha abbandonato metà dei padiglioni e che metà di Credo di intuire una delle chiavi di lettura dei
peraltro rendersene quelli occupati, in rappresentanza della produzione suoi lavori. Mosconi, infatti, è un geologo.
conto, scritto uno dei mondiale, è a base di sesso. L’osservazione della natura per motivi profes-
testi più emblematici Il nudo femminile di Mosconi, con le sue forme mi co- sionali quindi è decisiva nella vita dell’artista.
del secolo passato. munica una sensazione di forza primitiva, energica e Grazie ad essa arricchisce la propria cono-
Che ben due, tra i rassicurante. La tranquillità di una madre che in grembo scenza della forma, alimenta la propria ispira-
meglio organizzati e- sente crescere la sua creatura. La possanza delle rocce, zione e conserva una propria freschezza della
ditori del tempo quando le rocce sono possenti, i verdi dossi collinari visione. Le rocce mostrano in che modo la
(Grasset e Gallimard) della terra di mia madre, le Marche, e l’immanenza del- natura lavora la pietra.
abbiano rifiutato il le montagne. Mi intrigano questi suoi disegni. Li ho Questi disegni presentano perciò una sor-
suo lavoro, peraltro già pubblicato a fascicoli in una ri- guardati e riguardati più volte cercando di coglierne la prendente potenza strutturale e una forte ten-
vista, la Nouvelle Revue Francaise, e vincitore del Gon- chiave di lettura. Senza conoscere nulla dell’autore. La sione formale che fa di loro un’opera artistica
court, conferma l’incapacità di comprendere dei con- forma di quelle figure mi trasmette una sensazione di di cui sono lieto, benché non sia mio mestie-
temporanei. quiete, quasi di una presenza potente che ti rassicura, ti re, di avervene parlato e un giorno non lonta-
E se non ci imponiamo di cambiare, di aprire la mente protegge, ti accompagna. Mi lasciano nel dubbio se no potervele mostrare.

Plevano intervista no la tristezza del niente. Ci sarebbe da dire che l’arte


che non abbia rapporto con la morte non sia arte.“Non
avrai in me un’immagine che non abbia scolpito il senso
lore, in altre sei più costruttivo ma anche con un senso di collasso
incombente che risucchia il tutto verso il nulla. Siamo all’aurora
della percezione, mi fai pensare alla mia stupita visione infantile
Mario Raciti della morte”, ha scritto Michelangelo.Vorrei azzardare
che tutta l’espressività, anche la più obbiettiva, sia esisten-
della realtà, siamo nell’indicibile e ciò mi commuove; sento una
struggente nostalgia di come vedevo e sentivo e di come tutto ap-
Roberto Plevano ziale. Non c’è una pittura, una installazione, un video, parisse leggero e magico, luminoso.
come puro dato oggettuale: tutto deve riferirsi all’uomo, È bello ciò che dici, sì è così! Noi galleggiamo nel miste-
L’incontro con Raciti è avvenuto nel suo studio con modalità per alle sue problematiche. L’arte nasce dalla profondità. A ro tra segni che ogni tanto collassano nel nulla per poi
me nuove, un registratore acceso per qualche ora, con un fitto dia- volte sposata alle nostre precarietà, ai nostri complessi: riemergere, e questo è il dramma dell’uomo ma anche la
logo illuminante e commovente, mentre il mio occhio scorreva comunque alla complessità della psiche. Forse Ad sua continua rinascita. Porsi dei perché e rimandarne la
sulle opere appoggiate ai muri, con la luce che si affievoliva al Reinhard dipingeva in modo razionale e pulito perché soluzione, perché attualmente impossibile, ci pone a ci-
tramonto e le emozioni che si accavallavano intense e vivifican- aveva la fobia delle mani sporche. Io, ad esempio, ho di- mento, ma la soluzione la cerchiamo perché abbiamo la
ti. Più di una intervista si è trattato di un colloquio sullo scibile pinto teleferiche, palloni sonda o spazi irraggiungibili sensazione che esiste.
umano, la vita, l’arte, la comunicazione, l’inconscio. Qui la sua perché ho il timore di staccarmi da terra. Le tue opere mettono in crisi razionalisti,pragmatici e linguisti e se-
parola appare concisa ed essenziale nella trascrizione delle parti Cosa significa per te essere attuali? miologi:Umberto Eco lo ricovererebbero alla Neuro in crisi di iden-
salienti della registrazione. L’artista, anche quello apparentemente conservatore, az- tità, sto scherzando, ma tu hai la rara capacità di strutturare e de-
Puoi delineare, per sommi capi, il tuo percorso artistico? zarda sempre. E’ ovvio. Ma certa confusione che regna strutturare i significati in modo genialmente sublime;è il fascino del
Ho iniziato negli anni ’50.Ancora prima mi incoraggia- oggi ha fatto confondere la novità, l’azzardo, con delle nulla che diventa un pieno nel giardino incantato delle scoperte an-
va uno zio commerciante di quadri. A 18 anni vinsi un semplici varianti di mezzo. La pittura è caduta in disuso, cestrali, siamo all’inizio dopo la fine e le possibilità sono infinite
premio agli “Incontri della gioventù”. Partecipavano al- secondo taluni, perché cosa vecchia, abusata. I giovani perché infinite sono le istanze vitali. C’è speranza perché la vita è
lora quelli che poi furono miei compagni di percorso: che escono dalle Accademie spesso abbandonano la tela speranza. E l’ultimo quadro che mi stai facendo vedere ora, ispira-
Vago, Della Torre,Vaglieri, Romagnoni. Un amico mi per dedicarsi alla fotografia, ai materiali più vari per le to alla guerra, è il più inquietante di tutti: mi sembra una grossa
consigliò di iscrivermi a Brera, invece frequentai l’Uni- loro installazioni, ai video. I reggitori del sistema basano meteora che sta arrivando, cupa e piena di antichi presagi e la terra
versità laureandomi poi in Giurisprudenza, rimanendo spesso su tali varianti “tout court” il loro concetto di con i suoi fardelli è li che aspetta inconsapevole tra uno spot televi-
per diversi anni come un fuoriuscito con un continuo “nuovo”. È l’epoca del formalismo, a scapito dei conte- sivo e l’altro, ma nella luce del tramonto la meteora diventa leggera
travaglio interno. Nei primi anni ’60 decisi di dedicarmi nuti. L’artista che sia tale può esprimersi con qualsiasi e trasparente e scivola via inconsapevolmente.
esclusivamente alla pittura: cominciai a guardare al- mezzo, ritengo tuttavia che la pittura, che richiede senza Un’ultima domanda: se tu avessi fatto l’avvocato tutta la vita?
l’informale con la volontà poi di costruire una nuova sotterfugi personalità e cultura per dire veramente, sia in- Come pittore ho intentato causa alle banalità e ho sposato le
immagine, emblematica, visionaria, alla ricerca dei sub- tramontabile perché mezzo diretto, comando razionale cause dei sogni. Come avvocato nelle aule dei tribunali, sarei
strati della pittura; raccontare non direttamente ma per ed emozionale che testimonia senza trucchi il nostro fa- stato l’avvocato, forse, di cause perse delle cause perse… Mario Raciti, Mistero, 2003
dati traslati che sottendessero altro, immagini lontane. In re. Come la nostra firma che, nonostante ogni tecnolo-
quel periodo leggevo molto di psicanalisi, frequentavo gia, è ancora insostituibile apporto personale. In una re-
gli spettacoli musicali: ricordi indelebili con Furswan- cente nota di presentazione a una mostra di acquerelli di
gler, la Callas, Mitropulos, la Schwarzkopf… In pittura, e Walter Valentini, così scrivevo:“La pittura davanti all’og-
da allora, ho cercato costantemente le radici, il lato ance- getto reale fingendolo ce lo allontana, ce lo sottrae, lo
strale, “presenze assenze”, oggetti favolosi, risalendo ai rende oggetto sognato”.
grandi nodi dei miti: ancora oggi queste opere ultime Da cosa nasce in te l’impulso all’opera? Quando sai che l’ope-
che vedi qui in studio, della serie dei “Misteri”, nascon- ra è compiuta?
dono tutte un senso dell’oltre, di non percepibile, eventi L’opera nasce da un attrito: la banalità del presente e l’esi-
che “non ci sono”. genza di evocare fattori lontani,profondi,e portarli alla lu-
Tutto questo ha a che fare con un’altra dimensione, un aldilà. ce qui ed ora. E’ per me una sfida al banale del quotidiano
Che rapporti ha, secondo te, il fare artistico con la morte? col ridestare in noi il senso della favola, del canto, del mito
Sono fatti estremamente connessi: l’arte, anche la più che poi di per se stesso è costituito da fattori controversi.
gioiosa, fa sempre i conti con la morte. L’arte cerca di e- Anche quando è narrativa, la mia pittura è lontana dalle
sorcizzare la morte attraverso l’eros, e nello stesso tempo cose: il mio colore, i miei segni più che vedersi, si sentono.
ne soccombe, perché l’eros è morte. Argomenti troppo Così si crea uno spazio imprevedibile che vive sulla ten-
complessi da risolvere in poche parole. L’arte comunque, sione: quando il tutto si congloba e “dice”, unendo una
l’arte della durata, esorcizza la morte perché la vince nel forma consona ai contenuti, e non posso aggiungere né
tempo. Se ci pensiamo, tutte le nostre azioni sono co- togliere, l’opera è compiuta.
struite sulla morte. Forse ci distrae dal senso della morte Le tue opere muovono l’inconscio. In alcune, soprattutto i pastel-
l’ovvio, il banale, l’effimero, tutte cose che però ci dona- li,sei più evanescente,morbido con una misteriosa effusione di co-
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Dialogo con l’oggetto
le nature morte di Daniela Giovannetti
Maria Grazia Bajoni
“Nei momenti più disperati della mia vita di artista”, da fra una natura morta “antica” e una natura morta nature “vive”, non intaccate dall’orrore occulto della
disse nel 1920 Felice Casorati, intento a dipingere Le “moderna”, in quanto Cézanne, Van Gogh, Matisse, vanitas che pervadeva le nature morte antiche, l’essen-
uova sul cassettone, “io ho potuto riconciliarmi con la Braque, Picasso — e si potrebbero aggiungere alcune zialità che costringe a una lettura frontale e respinge
pittura, dipingendo umilmente una scodella, un uovo, ri-produzioni/re-invenzioni di Lichtenstein degli anni tutto quanto è accessorio, ci sollecitano ad essere inter-
una pera”: questa considerazione, provocatoriamente 1972-1975 — affrontano “la rappresentazione del sog- locutori attivi: dobbiamo capire perché i Frutti secchi
esplicita in rapporto all’affermarsi delle avanguardie getto inanimato in modo simile e omogeneo a quello possono esistere soltanto su quel loro supporto cartaceo
artistiche, ritorna alla nostra memoria oggi, quando ci dell’universo animato”. La caratteristica che anzitutto appoggiato a un tavolo che deve assolutamente stagliar-
capita di vedere le nature morte di Daniela colpisce nei dipinti di Daniela Giovannetti è la perfe- si su uno sfondo nero; perché i fiori non sono mai reci-
Giovannetti, perché — è forse superfluo dirlo — più o zione tecnica, che si potrebbe dire “fiamminga”, eserci- si per addobbo, non raccolti in un bouquet, non messi
meno tutti cerchiamo, in qualche modo, riproduzioni tata costantemente nella ricerca dell’ “anima” delle res, ad agonizzare in un recipiente, ma sono riprodotti sin-
della realtà che, per dirla con T.S. Eliot, ci possano libe- ma l’opera d’arte deriva sempre da un’esperienza e, golarmente, nella loro unicità, proprio come lo sono I
rare dal peso dell’eccessiva realtà che siamo costretti, come ha affermato Man Ray, non è destinata “a susci- libri antichi che poggiano su un piano non disegnato, ma
nostro malgrado, a sopportare. Lucchese di nascita, for- tare ammirazione per l’eccellenza tecnica”. In modo immaginabile: un oggetto/soggetto non dipende da un
matasi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Daniela conforme alla tradizione delle nature morte, la pittrice altro, ma vive in sé. E se osserviamo le camelie della
Giovannetti ha esposto in molte rassegne personali e dispone la maggior parte degli oggetti lungo un asse Lucchesia, soggetto caro a Daniela Giovannetti per la
collettive in Italia (a Milano, Firenze, Roma, Lucca, orizzontale, ma non sempre: sceglie un asse verticale leggerezza del loro essere, nonché per affetto verso la
Arezzo, Bari), in Europa, a Bruxelles e a Wuppertal, per La torre, edificio metafisico di stoffe ripiegate e sua città natale, o i fiori di melograno, intuiamo una
negli USA, alla Loring Gallery, Massachusetts, a New sovrapposte in cui il gioco di luce-ombra evidenzia la risposta moderna e signorile a tanta splendida icono-
York e in Giappone, a Tokyo. Il fatto che sia una donna stabilità precaria, per il Vaso con rotolo di carta e per Il vaso grafia dei giardini del Quattrocento fiorentino, a taluni
a dipingere nature morte non può non richiamare gli artistico, dove la verticalità è giocata sul telo di lino, particolari decorativi di cui si dilettò, ad esempio, Be-
illustri precedenti dell’anversese Clara Peeters e della sfondo perfetto per trasparenze ed ombre. Il taglio più nozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi nel Palazzo
Magnolia, 2003
olio su ardesia nostra Giovanna Garzoni, pittrici non secondarie nel originale, però, è forse lo sfondo in diagonale de La cio- Medici Riccardi a Firenze. Ma l’oggetto/soggetto sem-
cm 20 x 30 panorama dell’attività artistica europea del XVII seco- tola dorata e de La ciotola marrone, mentre in Comp- bra chiederci ancora di più come nel caso dell’
lo. Tuttavia — come ha notato A. Veca (Art Dossier osizione su panno bianco, la disposizione geometrica degli Accappatoio giallo che ci appare come una cosa usata o
Giunti, n. 46, 1999, p.43) — c’è una differenza profon- oggetti — una studiata distrazione da essa è data dal come una quinta di teatro, ma è di più: è un segno,
coperchio appena scostato e sottolineato dall’ombra — semplice ed esatto, eppure sconvolgente nella sua com-
risalta sul telo: in questo caso, il telo, elemento ricor- plessità simbolica di astrazione dissimulata. La raffina-
rente come sfondo, diventa anch’esso oggetto “prota- tezza dei Limoni dipinti su rame è notevole per il gioco
gonista” al pari degli altri, marcato al centro da una di luce ottenuto dalla combinazione del riflesso del
cucitura che sottintende il rimedio a un taglio (potreb- metallo con i colori del dipinto e con le fonti di luce
be esservi un’allusione per contrasto ai tagli sulle tele di ambientali; questi frutti esistono come i limoni nei fregi
Fontana?), a destra da una piega che vive della sua dei Della Robbia per la loro concretezza, ed esistono
ombra, a sinistra da una sfumatura necessaria su un come i poetici, simbolici, limoni di Montale nei “silen-
panno non ben disteso. Ci troviamo proiettati in una zi in cui le cose / s’abbandonano e sembrano vicine /
staticità acronica, immersi in una condizione esistenzia- a tradire il loro ultimo segreto”, creature che sgelano il
le lontana dal fluire del tempo e il “correlativo oggetti- cuore,“trombe d’oro della solarità”.Tecnica non appe-
vo”, per ripetere di nuovo Eliot, è qui tangibile nello santita dal virtuosismo, imitatio/aemulatio del soggetto,
spostamento da arte a realtà e viceversa. Questi oggetti non replica ossessiva, accordi e contrasti, ci appaiono i
assorti nel significato etimologico del termine, personae, modi esclusivi dell’arte di Daniela Giovannetti.
maschere-attori di sentimenti, metafore di emozioni,
vivi di luce e di oscurità, ci appaiono personaggi in Daniela Giovannetti
cerca di parole non consumate, di sentimenti inespres-
si, dominati con forza, che potrebbero trovare negli
Realismo Magico
presenta Rossana Bossaglia
haiku giapponesi: non è casuale che la pittura di
Daniela Giovannetti abbia avuto successo a Tokyo. Trento, Spazio After Seven-Vivere
L’apparente realismo mimetico di queste nature morte, Via Bolzano, 59
ma le chiamiamo così per convenzione, perché sono Dal 12 marzo al 17 aprile

José D’Apice ermetica e contagiosa: è una pittura che non dà una ri-
sposta univoca sulla sua matrice di mistero, ma che però,
Silvia Pegoraro suscitando una lunga serie di domande assedianti, finisce
con l’introdurre quel mistero in ognuno di noi che so-
Roger Caillois apre quel suo grande libro, da una tecnica pittorica abbagliante e ambigua, capace di stiamo davanti a un quadro di José D’Apice.
Au coeur du fantastique, con questa tranquilla, unire tutta la capziosità del disegno antico alle più mo-
apparentemente tranquilla, confessione:“So- derne tecnologie fotografiche e digitali; o forse dall’in- SpazioBoccainGalleria
no attratto dal mistero”,soggiungendo tutta- credibile sodalizio che s’instaura qui tra un medioevo 5-18 maggio 2004
via: “ma non mi abbandono con compia- barbarico che risente di Antelami e Wiligelmo, le figure e
cenza agli incantesimi del fantastico”. Miste- i simboli di una ritualità arcaico-tribale e quelli di un im-
ro e fantastico sono dunque per lui due ordi- maginario surrealista rivisitato… La suggestione primaria
ni di realtà, che non si confondono ma ne- di questa singolare pittura è d’essere nello stesso tempo Il mio Colosseo, 2004, china su pergamena, cm 81,3 x 62
cessitano l’uno dell’altro. Il mistero è sempre
legato al fantastico. Ma il mistero implica l’e-
nigma, l’interrogazione, l’analisi. Il fantastico
senza mistero è sterile divagazione. Questa
straordinaria simbiosi tra mistero e fantastico
sembra proprio il fulcro attorno al quale
Annunciazione, 2003 ruota la ricerca pittorica di José D’Apice. Il
china su carta antica fulcro, in particolare, dei nuovi lavori che costituiscono il
cm 121,8 x 87 ciclo Bestiario, di cui Castelbasso Progetto Cultura 2003
offre una scelta in anteprima. Caillois, in quel suo libro
Tabula, 2004 che è l’albero genealogico del mistero, dichiara di essere
tecnica mista su carta antica attratto dal mistero unicamente per il bisogno di decifra-
cm 54,5 x 53,2 re persino l’indecifrabile. Forse lo si può af-
fermare anche del pittore brasiliano (che vi-
ve e lavora da più di vent’anni in Italia):il ve-
ro terminale del suo viaggio visivo è l’atto
del conoscere, del pervenire insomma “au
bout de l’énigme” (Caillois). La pittura di Jo-
sé viene dai domini del mistero, ne esce e vi
rientra perdutamente. Non è una pittura so-
lo misteriosa: è una pittura misterica. Per
questo, certi suoi “rituali” restano segreti an-
che all’occhio più critico che vi si inoltri.
Ma quanto più appare velata di un’inattacca-
bile aura, in realtà non fa che offrirsi quasi e-
sigendo d’essere svelata, violata. Da dove vie-
ne, allora, la magia di que-sto Bestiario? Forse
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Sul filo dell’arte a cura di Stefano Soddu
arte contemporanea
V. le Col di Lana, 8 - MI
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domanda surreale un’icona di grazia allucinata e inquietante. È consapevo- colazione a casa mia.Vi preparo la polenta.Aspettatevi un pran-
le che l’autorappresentazione, come specchio della vita, è zo frugale, però”. L’età non ha spento gli occhi vivaci e pe-
“L’Arte è una ciò che rende vivibile la vita stessa e sopportabile il do-
lore. La sua colonna spezzata è il suo io frammentato, la
netranti. Ha una voce giovanile e la sua figura minuta, so-
stenuta da un bastone etnico con l’impugnatura a scettro

malattia?” sua realtà frantumata. Fare di questi frammenti un puzz-


le colorato e intricato come la foresta messicana, vestire
di vesti scintillanti e appariscenti, di scialli, di anelli e col-
decorata e sporgente, sprizza forza, carattere, determina-
zione. La casa sorge a mezza collina, il lago è visibile ma è
distante. Si accede da una via secondaria che scorre in
lane la sagoma fragile che la fa assomigliare alle Madon- mezzo al verde. Posteggiamo la macchina
risponde ne messicane cariche d’oro. La sua arte si svolge in un in uno spiazzo davanti al cancello, accanto
Rosanna Forino territorio di confine, fra una ingenuità da ex voto, come
scelta consapevole, e un certo intellettualismo. Fra un’a-
al deposito di sculture del mio ricordo.
Imbocchiamo un vialetto che porta all’in-
desione convinta verso la forma espressiva popolare del- gresso protetto da un loggiato che ospita
Ci ho pensato solo un attimo. Ma certo che è una ma-
l’ex voto, di cui adotterà le modalità rappresentative, ed due grandi sculture con taglio figurativo.
lattia! Una malattia gravissima, senza speranza, senza cu-
una elaborazione sapiente che non può prescindere dal- Ci accoglie Giancarlo, uomo schivo e un
re conosciute e sempre in via di peggioramento. Scorre
l’attenzione e dalla conoscenza della realtà che la circon- po’ burbero. È solo in casa. Dietro una
in un senso nei vasi sanguigni e poi nel senso opposto
da.Abbiamo ragione di ritenere, e la sua vita, la sua par- porta a vetri scodinzola un cane.“Preferi-
nei vasi linfatici. Si
tecipazione agli eventi storici e culturali del suo paese, e sco, quando ho ospiti, tenerlo chiuso. È buono
arrotola nel cervel-
non solo, ne sono la prova, che Frida conoscesse i movi- ma un po’ invadente”. Un largo ingresso,
lo, preme negli oc-
menti artistici del suo tempo, così come partecipava ai sulla destra un corridoio con libreria e va-
chi e raggiunge le
dibattiti accesi sulla storia e il destino del Messico, e che ri oggetti d’arte moderna, ma anche afri-
dita… un pensiero
il cenacolo di artisti, pittori e fotografi che frequentava si cana, inseriti tra i libri, una sala da pranzo
dopo l’altro, un’im-
facesse portatore delle novità e dei fermenti che attraver- accanto alla cucina. In fondo un grande
magine dopo l’al-
savano il mondo dell’arte. Si è detto che elementi, per soggiorno con ampie vetrate sulla vallata.
tra. Pervade tutto
così dire surrealisti, esistevano nella sua pittura prima an- Una porta dà alle camere da letto. L’arre-
come l’acqua non
cora del suo incontro con Breton.Tuttavia, dopo la Mo- damento è sobrio. Alle pareti dipinti e
arginabile. Però
stra Internazionale del Surrealismo del 1940 a Città del grafica di noti autori contemporanei. Nel
non è infettiva: uno
Messico, organizzata da André Breton e Wolfgang Paa- soggiorno, verso la parete destra, alcune
starnuto, una stretta
len, a cui parteciparono noti artisti surrealisti europei e antiche statue africane che arrivano fino
di mano non con-
messicani, è possibile notare un cambiamento deciso al soffitto; sulla sinistra due divani su cui ci
tagia il prossimo.
nella sua pittura. Se si confrontano opere come Henry accomodiamo mentre attendiamo di esse-
Paradossalmente, è
Ford Hospital (1932) o Little Burbank con altre succes- re chiamati a tavola. Una calda polenta gialla, una selezio- Inconoscibile, 1967
una malattia che
Rosanna Forino, 2004 sive al 1940 si nota come allo stile fantastico e ingenuo, ne di ottimi formaggi, uno spezzatino di carne tenerissi-
non conduce alla
fondato sull’arte popolare messicana, si contrapponga u- ma di agnello australiano e del buon vino. La compagnia
morte, al contrario aiuta incredibilmente a vivere: met-
na maggiore complessità ed enigmaticità. Opere come fa buon umore; Sergio Dangelo è come sempre un gran-
te la mente in fermento, costringe la mano a impugna-
Ciò che l’acqua mi ha dato rappresentano la traduzione di de affabulatore e ci rallegra con chiacchiere non solo da
re fermamente il pennello (potrebbe trasformarsi in un
quello stato di semincoscienza, invocato dai surrealisti, in “salotto”, aneddoti su artisti di fama frequentati e ricordi
fioretto) ed a immergerlo nel colore. Così comincia un
cui i freni censori si allentano. È la rêverie, dove il lega- sui tempi andati. Qualche accenno di discorsi più seri o e-
duello a tre. I protagonisti: te stesso, il tuo inconscio, la
me con la realtà persiste in una sorta di sogno ad occhi sistenziali ci conducono al caffè, servito alla turca. È ora di
tela bianca.Ad ogni stoccata una risposta.Toccato! E via
aperti e in cui elementi allucinatori si mescolano a dati curiosare nello studio o meglio nei depositi di sculture
un altro affondo… fino a che nasce un equilibrio di
reali. Immagini che rimandano a Dalì, ma anche a Bosch raccolte in casa, visto che il lavoro viene soprattutto svolto
forme, di colori e sopraggiunge anche la pace interna.
e a Brueghel. Su un corpo immerso nell’acqua di una all’esterno. Un’ala della casa, posta nella zona più bassa del
Fino alla successiva opera. Malattia senza speranza di
vasca da bagno vagano fantasmi di morte, di paura, di giardino, composta da varie stanze adiacenti e da un am-
guarigione… per fortuna!
sessualità cruenta, in un’atmosfera sospesa e rarefatta ac- pio seminterrato, è piena di lavori, alcuni imballati, altri a
centuata dalla tonalità grigio-blu e dalla vernice stesa a vista. È come una miniera, più si “scava” e più emergono
Il surrealismo in strati leggeri.
Non sorprende pertanto l’ammissione di Frida Kalho
filoni di lavoro frammisti a collezioni di oggetti etnici.
Sculture di varia misura e qualità di pietra strutturate a

Frida Kalho che giustifica l’enigma di un quadro di decisa ispirazione


surrealista affermando di adorare la sorpresa e l’imprevi-
sto che rendono magica la realtà.
blocchi,sculture con inserti di legno o vetro.Composizio-
ni effettuate per sperimentare nuovi materiali e alcune
con parti insolitamente colorate di rosso. Sculture con ac-
Mimma Pasqua
cenni figurativi: le più vecchie; altre, la maggior parte, di
La questione del Surrealismo in Frida Kalho è stata mol- cultura astratta.
to dibattuta. È noto come Breton sostenesse l’apparte-
nenza, senza ombra di dubbio, dell’artista al movimento
Visita allo studio C’è materiale non per una sola mostra, ma per riempire
un intero museo. È meraviglioso scoprire, spostando un
da lui fondato nel 1924. Ma è altrettanto nota la reazio-
ne di Frida Kalho all’accoglienza calorosa fra i surrealisti
di Sangregorio lavoro, uno splendido pannello, e spostando il pannello un
piccolo oggetto misterioso non ancora
a Parigi, nel 1939, dopo la mostra alla galleria “Pierre Stefano Soddu finito. Sangregorio con passo leggero ci
Colle”, quando afferma di non aver mai saputo di essere illustra i periodi, le esperienze che non
una surrealista fino a quando André Breton, arrivato in Siamo a metà degli anni Ottanta. Una giornata di prima- hanno ancora dato frutto e i progetti ap-
Messico nel 1938, non glielo aveva detto. In realtà la so- vera. Si è svolta una manifestazione d’arte sul lago di Mo- pena abbozzati e non ancora conclusi,
la cosa di cui fosse sicura era che dipingeva tutto quello nate,in provincia diVarese.Sculture e installazioni colloca- come i lavori che intendono percorrere
che le passava per la testa e perché ne aveva bisogno. te in riva o nell’acqua. Di grande suggestione. Eravamo in la via “dal dentro al fuori” in fase di for-
Diego Rivera definiva compagnia, io e mia moglie, di Valeria Belvedere, non an- mazione. Ci dice anche di essere stanco,
quella di Frida una pit- cora gallerista ma appassionata cultrice d’arte e collezioni- di non credere più all’arte come soluzio-
tura “realista”, poiché la sta. Al termine della manifestazione Valeria ci propone di ne della vita, almeno della sua: ma il suo
sua unica fonte di ispira- andare a trovare lo scultore Giancarlo Sangregorio che ha lavoro dimostra il contrario al di là di o-
zione era la sua vita.An- l’abitazione e lo studio a pochi chilometri da dove erava- gni dubbio e di qualche momento di
dré Breton arriva in mo. Ricordo una grande casa con vista sul lago, un uomo pessimismo che ciascuno è costretto a vi-
Messico nel 1938, ma i di età matura,apparentemente esile,di passo elastico pieno vere. Per la mostra in Scoglio di Quarto
caratteri che egli riscon- di forza e sprizzante energia.Una collezione di arte africa- torneremo però a scegliere le opere da e-
tra nella pittura dell’arti- na splendida, raccolta in numerosi viaggi effettuati in quel sporre,“che venga un’idea nuova per cui val-
sta sono, ad ogni buon continente. Una compagna di aspetto raffinato e con ac- ga davvero la pena organizzare la mostra; un
conto, presenti già negli cento straniero e nordico. Un deposito di sue sculture in progetto… una tematica da sviluppare… non
anni precedenti. Possia- pietra e legno inglobato in uno spiazzo fuori dal cancello. so…” ci dice, lasciando in sospeso la frase.
mo quindi parlare di una Fu quella una visita breve ma lasciò in me un segno e un Poi a casa, in una camera da letto con te-
Frida Kalho, Io e la mia balia
naïveté di Frida Kalho, ricordo destinato a durare nel tempo. Da allora di Sangre- stata africana e copriletto cucito a mano
di una sua genuina originalità che la mette al riparo da gorio ho visto molte opere e l’ho incontrato più volte in a piccoli telai, ci mostra le sue “carte”, u-
mode e tendenze? Una cosa certa è che non si lasciò in- varie occasioni espositive, pur senza farmi riconoscere e na ad una. Sono carte spesse, lavorate artigianalmente su La mezzanotte il verno
fluenzare, per scelta consapevole e per carattere, dal mu- cui sono incisi segni forti, e colori naturali, da scultore. 1969
essere riconosciuto; ho seguito così alcune tappe del suo
ralismo messicano. La sua è una pittura che sceglie il pic- percorso, considerandolo un maestro e uno dei migliori Descrive con poche parole i soggetti, lasciando alla nostra
colo formato, perché esige un rapporto di intimità con scultori contemporanei. Siamo ora nel 2003. Sergio Dan- immaginazione ogni altra deduzione. La giornata si con-
lo spettatore. Un rapporto ravvicinato che consenta a chi gelo chiede a me e a Gabriella di andar con lui e sua mo- clude con una visita ad un edificio progettato dall’archi-
osserva di cogliere la lenticolare, minuziosa descrittività glie Carla all’inaugurazione della mostra organizzata dal tetto Rino Balconi; collocato su una vicina collina vi pos-
che ad essa presiede. La pittura di Frida Kalho, è stato Comune di Sesto Calende per Sangregorio. È nata così siamo ammirare alcuni interventi e sculture del Maestro:
detto, è un’autobiografia raccontata per immagini, ma è l’occasione di un nuovo incontro e della mostra che Sco- inserito in un grande soggiorno, un meraviglioso camino
soprattutto, a mio avviso, l’autobiografia dello sguardo glio di Quarto organizzerà per lui la prossima primavera. e all’ingresso un suggestivo portale. Restiamo d’accordo
che coglie se stesso. L’artista si osserva, osserva i segni e i Così è anche nata, per poter scegliere e vedere le opere da di incontrarci presto a Milano, in Galleria, per definire i
cambiamenti che lo scorrere del tempo imprime sul suo esporre, l’opportunità di una nuova visita alla sua casa e al dettagli di quella che sarà certamente una mostra da non
viso, i solchi scavati dalla sofferenza. La sua immagine è suo studio.“Venerdì prossimo venite anche con Sergio e Carla a perdere.
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Un triplice incontro
Emanuele Lazzati
Nello scorso febbraio un richiamo ai cromatismi chiaristici di Lilloni, le lam- treconfine, che si riversavano a Gorizia dall’Alto Isonzo,
sono stato gratificato pare dei pescherecci vaganti nel mare di Molfetta — dalle valli di Idra e del Vipacco che furono italiane nel-
dalla visione di tre rasse- dove Addamiano ha vissuto, operato ed esposto — sem- l’arco dei due conflitti mondiali, rimaste appartate ed e-
gne d’arte in altrettante brano lucciole vaganti oppure grumi di luci metropoli- stranee ma ora fautrici dell’indiscutibile concordia italo-
località di esposizione, tane, quali si scorgano da un’orbita stellare. Con Adda- slovena. La mostra è stata operative sino al 29 febbraio,
A. Carpi racchiudenti un paradigma di intersecazioni e di asso- miano viene avulsa la secolare emarginazione delle giornata suppletiva nella rara incidenza di una domeni-
Le cabine a settembre ciazioni di idee e di sensazioni. In primo luogo: la glo- Murge, dominate dall’immaginario collettivo dall'in- ca bisestile, quasi un ulteriore motivo di plauso verso un
1961, olio cu cartone
cm 30 x 40
riosa Libreria Bocca — che da tempo predilige il corol- quietante presenza del massiccio Castel del Monte di fe- gran verdaglio che onora l’arte d’Europa.
lario di Galleria d’arte — ha ospitato per una dozzina di dericiana memoria, e ricondotte nell’ambito della no-
Z. Music, Ida, 1987
giorni sui suoi stigli opere pittoriche di Natale Adda- stra storia dell’arte. Né ebbero scosso l’estro dei due tempera su carta,cm 42 x 27
miano, per la gran parte costituite da paesaggi della natia maggiori pittori pugliesi, sia del barlettano Giuseppe De
Puglia, nella fattispecie dell’altopiano murgiano, laddove Nittis, che pur ritrasse le ariose strade dell'Appennino
il pittore nacque sessant’anni fa, più precisamente a Bi- dauno e del litorale adriatico, sia di Gioacchino Toma, il
tetto, villaggio di poche anime della provincia barese, quale non lascerà orma del natio Salento, applicatosi al-
nella quale si addensano grossi centri agricoli. le nature morte e all’infelice Luisa Sanfelice nell’aspetta-
Un elegante catalogo saggiamente proposto e contrad- zione del patibolo.
distinto da un pannello d’evocazione impressionista, In secondo luogo: da un quarto di secolo Natale Adda-
nonché una pubblicazione di Disegni giovanili edita a miano ricopre la carica di docente di Pittura all’Accade-
Mantova, corredano la fisionomia e il tocco di Adda- mia delle Belle Arti di Brera, cattedra un tempo attribui-
miano. I cupi tratti, torbidi e aggressivi, dei disegni non ta ad Aldo Carpi, interprete delicato di volti e di mem-
si conciliano con la compostezza serena, quasi direi idil- bra esauste a Mauthausen, tra i rari superstiti dell’olo-
N. Addamiano
liaca di vena turneriana, con paesaggi delle Murge, do- causto. Ho così ammirato, nello stesso febbraio, nel Ser-
Notte d’estate, 2003 minati dall’aridità della dura pietra millenaria (mi sia rone della Villa Reale di Monza, i suoi quadri, in cui la
olio su tavola consentito di richiamarmi alle recenti scoperte di orme mitezza d’animo, riverberata nel pastello, conserva un
cm 23,7 x 25,2 di dinosauri e di uno scheletro pietrificato in migliaia di incanto evocatore su cotanto martirio.
millenni, in agro di Altamura, evenienze In terzo luogo: uno stimolo nostalgico della mia infan-
entrambe che hanno determinato di questa zia mi ha mosso a Gorizia, dove a Palazzo Attems l’an-
località nel cuore dell’altipiano un’omofo- cor valido ultranonagenario Anton Zoran Music ha da-
nia con la basca Altamira, a sua volta singo- to lustro alle sue ultime fatiche.
lare sipario di reperti antichissimi), sulla Il riferimento con Addamiano è insito nella simbiosi tra
quale il mandorlo fiorito e il querciolo soli- le Murge e la similare prospettiva e uniformità del Car-
tario nonché l’arida forra della gravina, in- so, motivo immanente in Music, tuttora fedele alla le-
gentilita come una vezzosa antinomia da u- zione di Tomea e alle sue ascendenze slovene, nonché di
na bagnante ancheggiante, si stagliavano per par suo testimone degli orrori di Dachau, ritratti con un
il tramite di un equilibrio ritmico di sa- feroce vigore espressionista.Tutto ciò è antitetico all’ha-
pienti pennellate. bitat e all’humus delle sue marine dalmate e liburniche
Non esiterei nel definire il quadro Nottur- dove i larici di Monte Nevoso e i dirupati castellieri del-
no, 2002 opera di maggior rilievo ed effetto, le Alpi dinariche costituiscono un’estatica reminescenza
in cui sotto un cielo corrusco e folgorante del migliore Böcklin. L’avvenimento artistico ha contri-
nell’estrema luce di un tramonto, quasi direi buito a render più visibile l’afflusso dei visitatori da ol-

“Era più difficile ieri o oggi? Stiamo parlando


d'arte: nello specifico “la pittura”. Il fare, perciò

B
di occa
pensare a qualcosa di nuovo, era, è e sarà una
problematica di sempre. Ma questo non deve fre-
nare o fermare coloro che sentono l’esigenza di
dipingere (anche se spesso si dice che è stato
fatto tutto). Non è vero.
C’è sempre da fare, e non è poco. Il presente e il
futuro. Di sicuro ci vuole intelligenza, modestia,
capacità, impegno e poesia. Un esempio si può

S̀iva
avere osservando le opere di S̀iva, questo giova-
ne che guarda con attenzione al passato cercan-
do nel presente. Silenzio e fragore? Sacro e pro-
fano? Insensibilità e dolore? Travolti da questi

Lacarpia
interrogativi si ha il desiderio di entrare in questi
corpi, a volte quasi gonfi e poco godibili, per
poter vedere da vicino e capire meglio ciò che
succede e perchè succede. Una volta entrati è
tutto meno tragico e, grazie a quelle stilettate
che fanno da impronta, con esse abbiamo una
buona guida per proseguire quasi in punta di
In collaborazione con
Omaggio a Moreno Chiari, 2004
acrilico e bitume su tela SANTABARBARA piedi ma senza timore in queste carni che sem-
cm 150 x 170 ARTE CONTEMPORANEA brano accettare di buon grado le “sevizie” subi-
te. In questo scenario, i colori sono caldi, i punti
neri diventano arabeschi su pentagrammi di
buona musica. La tela si espone, sicura che qual-
cuno la potrà apprezzare."
G. Santabarbara

Segrete di Bocca
25 maggio 2004 ore 18,30
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Clemen Parrocchetti
Pietro Sergio Mauri
L’ulti- ne, sono disseminati nello studio insieme a disegni che sieme ottimista, perché
ma piccola e ritraggono non solo le tarme ma anche altri “amici”, nell’arte di questa paz-
gioiosa mostra di nati da un racconto fantastico creato dalla Clemen: zerella a lieto fine c’è u-
Clemen Parrocchetti scorpioni, scarafaggi, pulci, pidocchi e cavallette. “Ri- na mescolanza di disegni
è stata un invito a visitare tratti” che costituiscono per Carlo Pesarini, entomolo- dei bambini, dei matti,
la gentile artista nel suo lumi- go del Museo, una sorta di felice “entomologia del l’arte pop, il sadismo, le
noso studio. Un panorama tutto milanese, un ottavo sommerso”! sagre carnevalesche con tor-
piano che si affaccia sul gugliato del Duomo e sotto il Clemen Parrocchetti percorre un solco pittorico esclu- nei di grotteschi e diabolici mascheroni”.
fungo della torre Velasca. sivamente proprio, liricamente sottolineato al femmini- Ieri ed oggi l’inventiva, la fresca e la franca comunicati-
La parrocchetti ha al suo attivo, dal 1955, una lunga sto- le ma senza alcuna ombra di femminismo grazie ad una va delle sue immagini, dall’arazzo al pittorico, hanno
ria espositiva. Numerose e vivaci tappe hanno contrad- estrosa inventiva, sensibilità e colta ironia. sempre coinvolto l’attenzione critica di Rossana Bossa-
distinto il suo cammino fino a quell’estate del 1997, in “Non è giusto tenere mezzo cielo stellato e l’altra metà in pie- glia:“…seguo da molti anni la sua attività e ogni volta e sem-
cui l’artista si trovò una quantità di indumenti di lana na notte” cosi pensando, al mezzo cielo femminile, Cle- pre più, sono sorpresa e gratificata dalla freschezza e giocosità
distrutti dalle tarme. Avevano fatto baldoria nei suoi ar- men ha iniziato anche a creare con gli oggetti della cul- del suo stile, dalle soluzioni compositive che ella escogita come
madi. tura della donna e negli anni ’70 costruiva con materia- se ogni volta scoprisse l’arte in quanto ludus, …il luogo della
Presa da rabbia andò a documentarsi, ha ingrandito e- li poveri e soffici, con stoffe colorate vivacemente, uni- libertà d’espressione, un gioco non ingenuo dove l’esperienza
normemente questi animaletti, dapprima disegnandoli te a nastri e fili, per esprimere un fermento-ribellione di vita, anche quella del dolore, si tramuta in disarmata spe-
e poi costruendoli con garze, fili di ferro e cotoni di va- ed una ottimistica visione da fabbro-sarta. ranza e ci consegna un sorriso”.
ri colori. Questi piccoli insetti, trasformati in sculture Franco Russoli colse “la sua vitalistica, favolistica esplosio- Clemen è una creatrice infaticabile che presto ci sor-
imprigionate in involucri trasparenti, si potevano vede- ne di felicità nel segno di un non sense che dava fiori e frutti prenderà, di nuovo, con altre gallerie di ritratti: etnici, a-
re fino al 1° febbraio salendo lo scalone del Museo di gustosi volteggianti nell’aria limpida del paese della since- nimali e se stessa.
Storia Naturale di Milano ora, come luminose pianta- rità…”. Per Dino Buzzati la sua pittura “è nevrotica ed in- Una sorprendente Frida Khalo milanese!
Strano questo mio
andar via assistito da

Materia e sentimento, il percorso di Ferdinando Greco piccoli mostri, avrei


preferito un prete
1999/2000
Lorella Giudici olio e vinilici su PVC
cm 150 x 170
Se si dovessero tracciare le coordinate entro cui col- quel rigurgito di mondo. L’inquietudine per Greco ne di continuità.
locare il lavoro di Ferdinando Greco probabilmente si fa allora sentimento, affanno, malinconia, strazian- Un parlare, anzi,
esse sarebbero essenzialmente tre: materia, inquietu- te desiderio (quasi mai appagato) di certezze, insazia- sarebbe meglio
dine e racconto. bile esigenza di affetti, urgenza di ardore, di vita. Es- dire un inarresta-
Con la materia Greco ha instaurato un dialogo in- sa diviene tensione continua verso le misteriose e bile flusso di co-
tenso, spesso estremo, a volte contrastato e in alcuni terribili passioni umane, verso quella parte di sé e di scienza (stream of
momenti persino sensuale, quasi carnale, ma certa- altro da sé che alla logica preferisce l’impulso, alla re- consciousness) che
mente costruttivo e mai scontato. Fin dai lontani e- gola contrappone i moti dell’anima, al raziocinio si fa segno, mes-
sordi, l’artista ha ingaggiato una lotta che lo ha por- predilige i sensi. Del resto, è compito dell’artista saggio e contenu-
tato a domare quegli accumuli informi e ad adattare spingersi verso gli estremi e per Ferdinando, gli e- to. Pagine e pagi-
gli strati polimaterici, i grovigli di stracci, le colle e i stremi hanno sede nella parte indomita della natura ne di lettere che si
pigmenti, disordinatamente riversi sulla tela, al teatro (anche umana), la stessa che ha stregato Turner e riversano sulle su-
della vita. Un teatro che per Ferdinando ha umori Blake, Friedrich e Constable. Greco un romantico? perfici con ardore
tragici, emotivi, traboccante com’è di pathos e di Sì, se per Romanticismo intendiamo la lotta per l’e- e ansia, non per
passioni. Dai primi Reperti (coperchi di tombini me- sistenza, l’anelito al primitivo, i travagliati sospiri del- un bisogno deco-
tropolitani cristallizzati in strati di tempere e PVC) l’essere, il mistero della morte e, con essa, la nostalgi- rativo o enfatico,
degli anni Settanta, ai più recenti Paesaggi portati via ca ricerca di ciò che non è più. Cosa sono quei Mu- ma per la necessità
(grandi vedute cariche di colori, emozioni, di spasi- tanti se non creature partorite dalla paura, dal presa- di colmare con il
mi di materia contratta o irrimediabilmente lacera- gio e dal ricordo? Cosa sono quegli ampi paesaggi, verbo quello che
ta), si coniuga tutto un repertorio di soluzioni for- aggravati da sassi e da legni, se non la concretizzazio- per ragioni di spazio e di sintesi compositiva non
mali che rendono l’intero suo lavoro ricco di conte- ne di una segreta memoria? E quelle figure che e- può trovare sfogo con la pittura o tra le carnose
nuti, di simbologie e artisticamente fecondo di solu- mergono dal nero profondo, cosa sono se non fanta- braccia della materia. Negli ultimi quadri, poi, l’eros
zioni. L’inquietudine è, d’altro canto, l’elemento che smi del passato, spettrali presenze dissepolte da pol- e lo spirito, la vita e la morte, la ragione e il senti-
domina l’atmosfera, che asseconda interrogativi ata- verosi stipiti dello spirito? mento, il desiderio e il timore lottano o convivono
vici e forse proprio per questo insolubili ma sempre E per ultimo il racconto, elemento costante di que- sullo stesso terreno (Sono venute a cercarmi le ombre,
stimolanti: vita e morte, ragione e istinto, religione e sto percorso, quasi condizione sine qua non per poter quelle maschili accompagnate da una bambola, 2003), si
amore. Essa è qualcosa che permea di sé ogni più ancora dipingere. È, quello di Greco, un narrare au- fronteggiano contendendosi i centimetri di colore e
L’uomo della pioggia
piccola parte del tutto, dal colore alla stoffa, dalla pla- tobiografico e diaristico in cui racchiudere riflessio- i grumi di macerie, catalizzando su se stessi l’essenza 2004
stica all’oggetto cercato e deposto tra le pieghe di ni, ricordi, pensieri e appunti letterari senza soluzio- del divenire. tecnica mista su tela
cm 210 x 175

Enzo Fiore... Al levar del sole


Mariagrazia Serina
Ho scoperto una nuova gemma nell’incavo preghiera recito i nomi dei sette nani, per
del braccio destro, così piccola che quasi rassicurarmi di esistere. La prima volta che
non la vedevo. Il tempo è vicino, anche sono fiorito ero spaventato da morire. Og-
quest’anno (ma ha senso parlare di anni?). gi rido, ma ricordo di aver pensato: “Sono
Solo il pensiero accelera il pulsante della malato!”. La corteccia che si apriva, e poi
linfa, e una strana gioia, un tenero calore, quel fastidioso prurito. Quanti teneri ger-
percorre questo mio nuovo corpo. E ogni mogli ho grattato ed estirpato, con quella
volta lo stupore e questo stupido sorriso furia bestiale che nasce dalla paura. Poi un
che mi dipinge sul volto (ma tanto nessuno palpito di verde, una minuscola foglia spun-
mi vede). Quel primo mattino, al levar del tata proprio all’altezza del cuore, e mi sono
sole, tutto era antico e tutto era nuovo. sciolto in una risata. Me ne sono accorto
Qualcuno (Dio? Allah?) aveva mischiato le quasi immediatamente, quando ho cercato
carte degli elementi. Nel buio, il silenzio fa- di correre via. La prima reazione è stata di
ceva intuire spazi infiniti, assoluti. Poi, pi- confusione e di rabbia… poi la disperazio-
gramente, come una carezza assonnata, la ne di non poter più camminare. La consa-
luce bianca ha percorso la linea dell’oriz- pevolezza (di essere ormai straniero a me
zonte. Ricreando lo spazio. E quella strana stesso, di avere un corpo che cresce e cam-
musica... solo dopo un po’ ho capito che e- bia anche contro il mio volere) è venuta
ra un respiro. L’ho capito dall’odore caldo, dopo. Ma ho smesso da un pezzo di soffri-
fragrante della terra che saliva dal basso, re. Non riesco ad immaginare che qualcosa
smuovendo nuvole di materia, cani, cavalli, si possa muovere spontaneamente in questo
alberi, radici. Sì, ricordo lo squillo del cellu- strano teatro vitale. Solo l’ansimare del suo-
lare, ricordo di avere sbuffato (ma possibile lo solleva voragini che strappano il cielo e
che neanche in bagno…) e poi più niente. mutano continuamente il paesaggio.
Ricordo sempre meno. La memoria scivo- …come sarà?
la, mi abbandona. Perché proprio questo ri-
cordo è rimasto tra i tanti che avevo? La se- SpazioBoccainGalleria
ra, prima di addormentarmi, come in una 20 maggio - 6 giugno 2004
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Serena Olivari
La Colonna delle Segrete di Bocca

Tutto ha avuto inizio quando un socio della Bocca mi parlò di un’artista ligure, sua amica, che
avrebbe voluto farmi conoscere, per allestire una mostra dei suoi lavori in libreria. Non ricordo
con precisione quando accadde il fatto, ma da allora sono trascorsi non meno di due anni.
Ricordo invece l’impatto del quadro di Serena. Più delle mie parole, per comunicare le immagi-
ni del suo lavoro, mi avvalgo di un passo di una sua poesia, dal titolo Tazza bianca e nera: “il
liquido trasparente della tazza, emanava soave, un impercettibile odore brillante di starnuti mai
fatti che ti fanno sfrigolare le orecchie per poi non farcela più ....” E ancora da una sua lettera del 1991: “Vorrei
spiegare come sono nate le due serie di lavori e come sono rese tecnicamente. Ciascun acquerello rappre-
senta una delle posizioni base del TAI-CHI-CHUAN, l’antica arte del movimento cinese per la saluta e la lon-
gevità. Ho cercato di esprimere, unito all’aspetto fluttuante e magico delle posizioni, quello un po’ smitizzan-
te ed ironico di me in quel contesto”. Grazia, delicatezza mista a incertezza, dubbio e fragilità, più fisica che
spirituale, scarsa considerazione dello scorrere del tempo, assenza dei punti di riferimento, sensibilità e
discrezione riassumono per me che l’ho conosciuta, non solo la fisicità del personaggio, ma tutta la sua arte.
Si è avvalsa della collaborazione, in questa circostanza, del suo compagno, Franco Carrozzini, che l’ha aiu-
tata a realizzare la colonna delle Segrete di Bocca, qui presentata nei disegni preparatori, e che gli
è costata ben due viaggi Genova-Milano, andata e ritorno, per gli adattamenti e le migliorie appor-
tate al progetto iniziale. Maria Serena Olivari è nata a Genova il 23 aprile 1952, città in cui oggi
vive e lavora nel campo della grafica. Laureata nel 1976, in architettura, da tempo è dedita esclu-
sivamente alla pittura e alla ceramica. Possiede un discreto curriculum di personali e collettive,
in prevalenza tra Genova e Milano, ma con uscite a Melbourne, Firenze, Bari, Svizzera e Finlandia.

B
di occa Via Molino delle Armi, 5 - Milano