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LE CENTRALI NUCLEARI COME RISPOSTA ALLE ESIGENZE ENERGETICHE DEL

NOSTRO PAESE E AGLI OBIETTIVI DI KYOTO

Maria Nincheri Kunz


medico chirurgo, Prato

Pubblichiamo volentieri la lettera della dr.ssa Nincheri Kunz perché, rispondendo all’auspicio di
Toscana Medica, apre finalmente all’interno del mondo medico un dibattito così rilevante e
rispondente alla tradizione pratica dei valori dell’art. 5 del Codice deontologico.

Le Centrali Elettriche, ci piaccia la cosa o no, sono ormai una necessità, a meno di non cambiare
radicalmente il nostro modo di vivere.
E’doveroso eliminare gli sprechi, studiare fonti energetiche alternative, migliorare l’efficienza degli
impianti ma, fatto tutto questo, le Centrali Elettriche, e in particolare le moderne Centrali
Nucleari,vanno costruite e utilizzate.
Anche le cosiddette “energie rinnovabili“ possono alleggerire il problema energetico, ma non
risolverlo. Infatti le energie idroelettrica e geotermica sono ormai quasi del tutto sfruttate in Italia,
mentre l’energia eolica e l’energia solare, anche volendo ignorare i loro elevatissimi costi di
installazione e di manutenzione, non possono essere utilizzate su vasta scala. Si vede infatti con
semplici calcoli che per sostituire una sola moderna Centrale Nucleare occorrono circa mille torri
eoliche, alte decine di metri e munite di pale di 30/40 metri! Quali luoghi in Italia potrebbero
accogliere queste torri gigantesche, criticate dagli stessi ambientalisti, perché rumorose e deturpanti
il paesaggio? Per sostituire poi una moderna Centrale Nucleare con l’energia solare occorrerebbe
ricoprire con pannelli solari aree a dir poco enormi e l’Italia non è né desertica né poco abitata. E
poi, quando ci sono le nuvole o poche ore di luce o non c’è vento cosa si fa? Si ferma l’industria?
Ecco perché l’idea, indicata nell’articolo come“terza rivoluzione industriale”e basata sullo scambio
delle energie rinnovabili a livello internazionale, è una “fanta-idea”. Il fatto è che, volendo essere in
linea con gli obiettivi di Kyoto circa le emissioni di CO2, il problema si risolve solo con Centrali
Nucleari, come si fa in tutto il mondo, noi esclusi.
L’obiezione secondo la quale è difficile avere entro il 2020 un numero di Centrali Nucleari tali da
rispettare gli accordi di Kyoto può essere giusta, ma intanto cominciamo a costruirle. Del resto, se
ci sono scelte, gli ambientalisti le propongano; però esse devono essere concrete, puntuali,
seriamente documentate con numeri e scevre da pregiudizi, da generiche formulazioni e da annunci
catastrofici ad effetto.
Inoltre, se il rispetto degli accordi di Kyoto è tanto importante per la sopravvivenza del pianeta,
perché gli ambientalisti attaccano la produzione della energia elettrica, che è fondamentale per
l’economia di un paese, e non lanciano i loro strali contro il traffico automobilistico che è in
assoluto il più grande produttore di CO2 e di inquinamento atmosferico? Certo perderebbero molti
consensi, ma almeno, anziché di morti ipotetiche da catastrofi nucleari, si sarebbero preoccupati
delle migliaia di morti certe e di malattie croniche le più diffuse.
All’inizio dell’articolo, secondo una vecchia tecnica, si cerca subito di associare paura e Centrali
Nucleari, parlando di mutazioni genetiche e delle conseguenze dell’incidente di Chernobyl.Ma è
bene ricordare che questo incidente non sarebbe mai potuto accadere nelle Centrali Nucleari
occidentali progettate in modo radicalmente diverso, neanche volendolo provocare; ed infatti dopo
quell’incidente nessun paese al mondo modificò i suoi programmi nucleari, a parte l’Italia…Siamo
davvero stati i più furbi, come si è voluto farci credere?
Probabilmente frutto di una svista è nell’articolo la strana affermazione che il raffreddamento dei
reattori nucleari potrebbe mettere in crisi l’approvvigionamento di acqua potabile di un intero paese
o addirittura del “mondo”!! In realtà i reattori nucleari sono raffreddati in “ciclo chiuso” (come i
motori delle auto) e quindi, fatto “il pieno” d’acqua, possono in teoria funzionare all’infinito; il
raffreddamento esterno viene poi effettuato con acqua di mare o fiume (poi reimmessa) o ad aria.
Qual è il problema?
E’ vero che il costo di costruzione di una Centrale Nucleare è il doppio di quello di una Centrale
Elettrica a combustibile fossile di pari potenza, ma il costo dell’uranio incide molto meno di quello
del combustibile fossile sul costo dell’energia prodotta, per cui il Kwh/nucleare costa 1/3 del
Kwh/nafta e 1/2 del Kwh/carbone (quando il costo del petrolio era a 40 $/barile!).Per questo noi
Italiani saremo forse i più “furbi”, come qualcuno vuol farci credere, ma paghiamo l’energia
elettrica più cara d’Europa.
Per quanto riguarda il problema del trasporto e dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi, in tutti i paesi
del mondo queste attività si svolgono senza grossi problemi: si usano infatti come deposito miniere
di sale poste a grande profondità, la cui esistenza è segno di stabilità geologica da e per milioni di
anni.
Nell’articolo si dice anche che l’uranio comincerà presto a scarseggiare e che finirà fra 70-80 anni.
Quest’evento è davvero molto improbabile, visto che l’uranio è uno degli elementi più diffusi della
crosta terrestre (fra l’altro si trova anche in Italia).Certamente, esaurendosi le miniere più
produttive, aumenterà forse anche il costo del minerale, ma questo inciderà poco sul costo del Kwh
prodotto, come già detto sopra.
Così come era iniziato l’articolo si conclude, cioè cercando di incutere paura nel lettore: non solo si
riparla delle conseguenze di Chernobyl, ma addirittura di quelle legate alle bombe atomiche
sganciate sul Giappone, quasi che le condizioni ambientali di chi lavora nelle Centrali Nucleari o di
chi dovesse vivere nelle loro vicinanze fossero le stesse!
In conclusione il rifiuto delle Centrali Nucleari, auspicato dagli ambientalisti, porterebbe l’Italia in
una situazione di grave difficoltà sia sul piano energetico che su quello economico: se non si
costruiranno nuove Centrali Nucleari e se si porranno ostacoli alle Centrali a combustibili fossili,
per rispettare gli accordi di Kyoto,come se ne esce?
Dicendo no ai Termovalorizzatori dei rifiuti, anch’essi osteggiati dagli ambientalisti, abbiamo visto
cosa è successo in Campania: non accettando le Centrali Nucleari sarebbe ancora peggio, perché per
fare nuove Centrali, una volta resisi conto dell’errore, occorrerebbero molti anni e non sarebbe così
semplice come cercare una discarica.