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Martedì 28 agosto 2007

OPINIONI NUOVE Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale

D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004, n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano

DIRETTORE VITTORIO FELTRI ANNO XLII NUMERO 204 € 1 (Libero + LiberoMercato, vendita abbinata obbligatoria)

LA RIVOLTA FISCALE

Contro le tasse la Lega lancia lo sciopero del lotto e del totocalcio. E a Napolitano che si indigna per le sparate verbali ricordo quelle vere che lui approvò
di VITTORIO FELTRI
Da almeno un quarto di secolo Umberto Bossi, quando è in forma - e non lo era da un po’ causa lunga malattia - usa un linguaggio pittoresco nei suoi interventi politici. Le prime sue sortite produssero effetti sismici. Ovvio, l’Italia era abituata agli stilemi paludati della Democrazia cristiana, agli ossimori di Aldo Moro e alla fraseologia barocca di De Mita, e di fronte alle rotture linguistiche leghiste rimase scioccata. Poi, come sempre accade, subentrò una sorta di assuefazione e le minacciose frasi del Senatur persero l’originaria forza semantica, andandosi a collocare nel dizionario del lessico familiare; e ora non spaventano più nessuno. Non spaventano né le frasi né Bossi, tant’è vero che questi nel 1994 fu corteggiato da Scalfaro (all’epoca capo dello Stato), da D’Alema, Buttiglione e altri i quali lo cooptarono nella maggioranza di sinistra al fine di ribaltare Berlusconi e sostenere il governo (a scadenza) di Lamberto Dini. Scusate la pedantesca ricostruzione, ma era necessaria per inquadrare il problema. Anzi, i problemi. Primo. Lo sciopero fiscale più volte brandito dai leghisti non è mai stato attuato per un motivo: è tecnicamente difficile persuadere la gente a non pagare le tasse, ché teme conseguenze penali pesanti; e perché non sa da quale parte cominciare a non versare quanto legalmente dovuto all’Agenzia delle entrate. Secondo. La terminologia bossiana non viene interpretata letteralmente dalla massa, ma come un invito ad alzare la voce contro un sistema fiscale asfissiante (...)
segue a pagina 3 I COMMENTI

PRIMA FUCILATINA DI BOSSI
HILLARY DI CASA NOSTRA

La «sora Lella» lancia il socialismo di coppia

Se lo confessi il tradimento non vale
di MASSIMILIANO PARENTE

Cara Marzia Domeniconi, che mi hai chiesto un parere sul tradimento: io sono contrario a qualsiasi tipo di tradimento, sia negli affari interpersonali sia di diplomazia internazionale. In amore il tradimento non esiste se è quella faccenda di letto e italianamente di “corna”. Chi tradisce ha già tradito (...)
segue a pagina 22

Fausto Bertinotti con la moglie Lella, compagni di vita da 45 anni

::: PROVOCAZIONE

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di OSCAR GIANNINO La donna che ami è mille volte come e più del denaro: se la vuoi tenere, te ne devi occupare. Perciò, il 45ennale rapporto tra Fausto e Lella Bertinotti mi ha sempre intrigato. Intenerito, anzi. Dall’antagonista ex nenniano, ex psiuppino, ex picista e poi rifondatore, tutto ci separa. Ma nella stima intellettuale, senza gaglioffa avversione personale. Chi poi insolentisce la signora Lella anzi “la sora Lella”, in romanesco - per deridere vizi e cadute borghesi della coppia, toppa appieno. (...)
segue a pagina 9 CASO MILANO MADRE TERESA

Maledetto progresso io ti odio
di MASSIMO FINI

Possono sparare solo i pirati del tesoretto
di FRANCESCO FORTE a pagina 4

Abortire indigna ma se sbagli mira
di MARTINO CERVO

Il trabocchetto della solidarietà
di MARCELLO VENEZIANI

Il leader dell’Unione? Si chiama Tafazzi
di LAMBERTO SPOSINI a pagina 2

Domenica abbiamo saputo che non c’era più. L’interruzione di gravidanza del feto “sbagliato” praticata all’ospedale San Paolo di Milano sul feto di una bambina, (...) segue a pagina 11

No, Madre Teresa di Calcutta non era un’atea devota, come ha scritto ieri Giuliano Ferrara. E non merita nemmeno quell’euforia dei non credenti nel vedere una santa dubitare (...) segue a pagina 29

Noi non siamo solo stufi di pagare le tasse. Siamo stufi di lavorare. Di essere, nella stragrande maggioranza, degli “schiavi salariati”, per dirla con Nietzsche, costretti a produrre per consumare. Stufi di essere dei tubi digerenti, dei lavandini, dei water attraverso i quali deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto velocemente produciamo. Adesso siamo arrivati addirittura all’estremo paradosso (...)
segue a pagina 28

Chi è davvero Silvio Baldini

Il cuore d’oro di mister calcio in culo
L’INTERVENTO

di IVAN ZAZZARONI «E c’hai ragione tu: un calcio nel sedere non è un atto violento». Silvio Baldini rimette in fila piccole e grandi ribellioni sfociate in un ritorno nell’alveo della contrizione. È pentito: sinceramente? Ha detto di esserlo, crediamogli.

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Pippo Baudo il moralista che mi aggredì in camerino
di ELISABETTA BROLI a pag. 34

Passa dallo spiazzamento alla riflessione più ampia con una disinvoltura che sorprende. Ascolta, a volte rilancia, innanzitutto segue alla lettera, deve farlo, le indicazioni di Lo Monaco, il dirigente che l’aveva portato a Brescia (...)
segue a pagina 34

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ci ha portato alla globalizzazione. senza barriere confinarie». e che racconta così bene. mentre tra le nazioni che tutti ammirano per la loro opulenza una parte della popola-  Il mondo economico feudale non si basava sulla competizione ma sulla cooperazione. acuisce t nevrosi.sono sempre notazioni di Tocqueville . senza un perché. che gravano sulla proprietà e sul possesso privati. “Il Pauperismo”). di grandi mercanti. Borgonovo . Prima il lavoro non era mai stato un valore ma. d perché. la regione meno industrializzata della Francia. Ma anche la Spagna. fra individualismo e comunismo. cioè contad per il venir meno de nitarie. al suo estremo limite. Perché non è che un’enclave derelitta del mondo industriale che lo circonda. quell neziani. di pascolo. con stupore. rovinoso e turpe. Il resto è vita. Se ci sono d nulloni” che non vog questo gioco. ancora all’inizio dell’industrializzazione. È il regime feudale delle “terre aperte” (open fields). in Spagna e Portogallo. di banchieri). In Inghilterra . Lo è oggi e lo era ancor più quando le macchine agricole non esistevano. di spigolatura. Ed è presente in entrambe le ideologie: per Marx il lavoro è “l’essenza del valore” (non per nulla Stakanov diverrà un eroe dell’Unione Sovietica). preludio della democrazia (e quel Parlamento era zeppo di grandi agrari. N larmente efficiente. lo depaupera. in genere. che potremmo meglio definire come “comunitarismo”. sudando. Ma non c’era alcun «terrore della miseria». e quindi del tutto ortodosso. si ruppero gli argini e si permise a costoro di recintare i campi (enclosures). a paga. non è più stentarli e son costr lavorare. le depressio psicologiche del v Certo noi non fatich un tempo. nota. come il termine “pauperismo” compaia per la prima volta nell’Inghilterra degli anni ’30 dell’Ottocento. ha poco a che vedere col mondo contadino dell’era preindustriale. Per due secoli i Tudor e gli Stuart si opposero ai grandi proprietari terrieri che volevano recintare i loro campi.nalizzata dall’Illuminismo nelle sue due declinazioni: liberale e marxista. il che consentì sicuramente di aumentarne la produttività ma buttò milioni di contadini alla fame pronti a servire da carne da macello per le fabbriche dell’incipiente industrializzazione. lo aggredisce. e «l’orrore e il terrore per la miseria». Ma il mondo contadino. Se ci sono dei giovani “fannulloni” che non vogliono più stare a questo gioco. quella industriale e quella preindustriale. un punto di equilibrio. il Portogallo. uno dei padri del pensiero liberal-democratico. c alla globalizzazione disuguaglianze nel P mondo. e via dicendo. mentre quelle per loro natura inadatte alla coltivazione (boschi. sofisticato e complesso. rovino vengano. de Tocqueville. su q Aumenta la v cresce la paur Il mondo econom si basava sulla “co sulla “cooperazione un sistema ragionev non era razionale. ma poi andiamo a fare jogging. di acquatico. era mendico chi voleva esserlo (erano i “borderline”. paludi. ma entro limiti ben precisi… le terre… per consentire il libero accesso di quanti usufruiscono degli usi civici (vale a dire delle numerose servitù. E lo abbiamo abbattuto. Scrive lo storico Giuseppe Felloni. Ed è in questo periodo che compaio- no i braccianti. l’altra in quella di un possesso talmente illimitato nel tempo da corrispondere alla proprietà) e del suo. che esaspera le disuguaglianze nel Primo e nel Terzo mondo  Certo noi non fatichiamo più come un tempo. E lo stesso criterio vale nel mondo artigiano dove è assolutamente proibita la concorrenza. Quando in Europa ognuno viveva del suo Come si spiega questo paradosso? Col fatto che ogni famiglia viveva sul suo (una metà nelle forme della proprietà. ma poi jogging. battuto. sudando. Tanto è vero che è nobile chi non lavora e contadini e artigiani lavorano solo per quanto gli basta. cioè nel Paese più opulento d’Europa impegnato in uno spettacolare sforzo produttivo e imprenditoriale. di legnatico. di oggi Veneziani ricorda le durissime fatiche fisiche. dà il famoso “plusvalore”. di cui Gianfranco Morra è uno degli infiniti epigoni. ndr) devono essere lasciate aperte. i disadattati del tempo).un sesto della popolazione è povera. Certo “la terra è bassa” come dicono i contadini. ma che conosceva bene entrambe le esperienze. e fra questi prattutto. ben vengano zione è costretta per vivere a ricorrere all’elemosina». c’è un povero ogni venticinque abitanti e nella Creuse. ma poi con la rivoluzione parlamentare di Cromwell. Ma non era razionale. . I Paesi reputati come i più miserabili sono quelli dove in realtà si conta il minor numero di indigenti. pascoli. E il sole picchiava spietatamente allora come ora. «ci si limita a un indigente ogni cinquantotto abitanti». E constata: «Allorché si percorrono le diverse regioni d’Europa si resta impressionati da uno spettacolo veramente strano e apparentemente inspiegabile. Perché la miseria non c’era. il “gettar sangue” (ma anche le sudate soddisfazioni) dei contadini della sua terra. autore di un manuale per le Università. come diceva San Paolo. «uno spiacevole sudore della fronte». la Creuse di quegli anni sono co- “ per cento e. Privilegiand e la competizione sp ro estremo limite. eccetera) sono usate promiscuamente da tutti. (A. “Storia economica dal Medioevo all’età contemporanea”: «In campagna le terre sono distribuite con criteri che antepongono l’equità distributiva all’efficienza economica. dove ogni famiglia deve avere il suo spazio vitale. che Veneziani ha visto da ragazzo. per i liberal-liberisti è esattamente quel fattore che. da soli. la Puglia. Privilegiando la competizione spietata che. Alexis de Tocqueville. combinandosi col capitale. In contrapposizione ai “fannulloni”.