TARIFFA ASSOCIAZIONI SENZA FINI DI LUCRO - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L.

27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 - DCB Roma

N. 2 - 2013

1953-2013

in copertina: composizione grafica di M. Rorivic Israel asp.

SICUT ANGELI
RASSEGNA QUADRIMESTRALE DI VITA E DI APOSTOLATO

ANGELICHE DI S. PAOLO
ANNO LIX / N. 2 - 2013 2° QUADRIMESTRE Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 2 - DCB Roma CCP N. 31216005

in questo numero...
1. 2. 4. Maria, madre di comunione Editoriale: 60° del sicut angeli il Papa venuto dalla “fine del mondo” il buon Pastore (dedicato a papa Ratzinger) Giornata Mondiale della Vita Consacrata la Lettera della Madre Pagine di spiritualità nostra: la devozione alla Vergine SS.ma la Madonna nera, Cremona in festa il cielo in una grotta (pellegrinaggio…) Liete ricorrenze ultimo messaggio di Papa Ratzinger ai ragazzi
AL CENTRO

28. 37. 38.

Milano: la Prima Comunione: varie la Pagina Missionaria la missione in Albania testimonianza Trani (Bari): il SS.mo Crocifisso di Colonna Albania: varie la voce della Scuola: Istituto san Paolo Torre Gaia (Roma) : varie

7.

39. 41 46.

8.

10. 12.

54.

la “marcia dei trentamila”: andemm al Domm: varie Amici del Sicut Angeli e delle Missioni

17. 19.

22. 23.

Insert: elezione di Papa Francesco 24. la Pagina Vocazionale: varie

Maria, Madre di comunione
Santa Maria, Vergine della sera, facci il regalo della comunione. Te lo chiediamo per la nostra Chiesa, che non sembra estranea neanche essa alle lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo, e della chiusura nei perimetri segnati dall’ombra del campanile. Te lo chiediamo per le nostre famiglie, perché il dialogo, l’amore crocifisso, e gli affetti domestici, le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile. Te lo chiediamo per tutti noi, perché, lontani dalle scomuniche dell’egoismo e dell’isolamento, possiamo stare sempre dalla parte della vita, là dove essa nasce, cresce e muore. Te lo chiediamo per il mondo intero perché la solidarietà tra i popoli non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali, ma venga riscoperta come l’unico imperativo etico

su cui fondare l’umana convivenza. E i poveri possano assidersi, con pari dignità, alla mensa di tutti. E la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani. Nell’ora del nostro Calvario, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà. (don Tonino Bello)
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Editoriale
1953–2013: Sessantesimo del «sicut angeli»
Una piccola novità per i lettori che non si fossero accorti della nostra presenza nella stampa; non è decisamente una novità eclatante, incisiva, ma solo di tempo: la nostra rivista è entrata nel sessantesimo anno di età. Alcune di noi ricorderanno quei quattro fogli ciclostilati con i quali la carissima M. Giovanna Brambini, allora Madre Generale della Congregazione dava inizio a quella che, in semplicità, sarebbe diventata la “rivista” della nostra Famiglia religiosa, le Angeliche di san Paolo. E dalla comune denominazione, approvata dal Santo Fondatore Antonio M. Zaccaria nel lontano 1536, e poi dalla Chiesa, la Madre attinse l’idea di chiamare la rivista “SICUT ANGELI”. Eh, sì, perché voleva, sulle orme del Fondatore, che le sue Angeliche, pur nella fragilità umana e quotidiana, imitassero gli Angeli, sempre pronti e disponibili nel compiere il divino volere e nel diffondere in ogni campo di azione la pace, la bontà, la gioia e la fratellanza. Quanti ricordi affiorano dalle sue pagine! La difficoltà iniziale, quando la Congregazione stava un poco riprendendosi dalle macerie dell’ultima guerra, quando mancavano mezzi e strutture per qualificare la nostra opera. Ricordi di molte persone amiche, fra cui l’indimenticabile nostro cardinale Luigi Traglia, che per molti anni ha seguito con affettuoso interessamento il nuovo sviluppo della nostra Congregazione. I nostri confratelli Barnabiti che ci hanno sostenuto ed accompagnato passo passo verso un’apertura più confacente al mondo in continua evoluzione. Citare tutti i loro nomi sarebbe impossibile, ne ricordiamo solo alcuni. Mons. Andrea M. Erba, vescovo barnabita. Quante dimostrazioni di affetto, di stima di benevolenza verso la nostra Congregazione e verso tutte le Consorelle! Ci sovviene il ricordo delle giornate trascorse in fraternità con lui nella fresca atmosfera di Villa santa Rita a Segni. Sempre presente poi all’apertura o chiusura dei nostri Capitoli Generali che ivi si svolgevano, come in ogni altro incontro di Congregazione. E quanta gioia era per le Novizie che si avvicendavano di volta in volta in quella Casa! Grazie, Eccellenza! Da tutte il nostro ricordo e la nostra preghiera. Il 2°: P. Giuseppe Cagni che ha donato molto del suo tempo prezioso non solo alla raccolta di tanti manoscritti facenti parte della nostra comune storia, ma anche istruendo ed educando le sue consorelle in un saggio metodo di ricerca, di raccolta e di conservazione di ogni anche minimo pezzo interessante la nostra storia. Infine, il carissimo P. Franco Ghilardotti, sempre pronto ad incitarci a fare meglio e altrettanto pronto a dare il meglio di sé, perché la rivista delle sue consorelle Angeliche, pur nella sua caratteristica semplicità, si arricchisse di volta in volta di preziose note storiche interessanti la nostra comune famiglia zaccariana.
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Grazie, Padri carissimi: ci mancate davvero tanto! E poi i nostri amici sostenitori, i nostri alunni ed exalunni che spesso vivacizzano le sue pagine ringiovanendone lo stile. E cosi, nello scorrere degli anni la nostra rivista si è arricchita, accogliendo il coro di mille voci, anche di quelle più lontane delle nostre Missioni: alle quali va il nostro ringraziamento per le interessanti notizie di vita apostolica vissuta. A tutti il nostro grazie, in particolar modo alle consorelle che gentilmente offrono il loro contributo con scritti e foto su attività pastorali in loco, mentre sollecitiamo altre ad entrare nella logica di questo servizio, a continuarlo nel tempo, non solo perché le forze vengono meno, ma soprattutto, perché anche attraverso la semplicità di queste pagine, possiamo “presentare il nostro carisma, la nostra identità, il nostro lavoro, il nostro modo specifico di vivere ed annunziare la fede a tutto il mondo per dialogare con chi vive in questo universo e cercare insieme con loro la «ragione della nostra speranza» (1 Pe 3,15) ( da Eco dei barnabiti n. 1 2013). Da ultimo, pensiamo di far cosa gradita ai nostri lettori nel dare avviso che già il presente n.2 (Sicut Angeli) sarà pubblicato in rete, nel sito www.angeliche.it. p. la Redazione a.m.a.

Sotto il manto di Maria
Madre del silenzio, che custodisce il mistero di Dio, liberaci dall’idolatria del presente, a cui si condanna chi dimentica. … Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedeltà al lavoro quotidiano, destaci dal torpore della pigrìzia, della meschinità e del disfattismo. Rivesti/ci/ di quella compassione che unifica e integra: scopriremo la gioia di una Chiesa serva, umile e fraterna. Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia, aiutaci a bruciare tristezze, impazienze e rigidità di chi non conosce appartenenza. Intercedi presso tuo Figlio perché siano agili le nostre mani, i nostri piedi e i nostri cuori: edificheremo la Chiesa con la verità nella carità. E saremo il Popolo di Dio, pellegrinante verso il Regno. Amen.
Preghiera pronunciata da Papa Francesco - Roma, 23 maggio 2013 Cfr. © LIBRERIA Editrice VATICANA

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Una gioia dirompente pervade il mondo e perdura nel tempo: l’elezione del nuovo Pontefice, papa Francesco. La nostra rivista si unisce al coro di esultanza mondiale in un inno di riconoscenza al Signore per questo immenso dono che ha fatto alla sua Chiesa

Il Papa venuto dalla “fine del mondo”
(di don Franco Colombini)
II capo chino, le mani giunte al petto. Prima di impartire la Benedizione alla folla che, davanti a lui, applaudiva agitando fazzoletti e bandiere, chiese a quel popolo di pregare il Signore di benedirlo. E l’oceano si fece silenzio, irreale quasi, in quello scenario irripetibile che è Piazza San Pietro illuminata nel buio della sera romana. (…)

Habemus Papam. Era Francesco, chiamato a succedere a Benedetto, 266mo Vescovo di Roma, che si inchinava davanti al suo gregge a chiedere di pregare il Signore per lui. Il primo a scegliere quel nome, che è già un programma per il suo ministero. Il primo Pontefice che viene dalla Compagnia di Gesù, alla quale apparteneva il Cardinale Martini. Il primo a compiere un gesto come quello e ad aprire il pontificato sottolineando di essere Vescovo di Roma… conquistò subito! Era passata un’ora e dieci minuti dalla fumata bianca delle 19.06, quando il Cardinale Jean Louis Tauran, Protodiacono, dette l’annuncio che per un’interminabile frazione di secondi ammutolì la folla nel sentire quel nome: Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, non molto conosciuto. Nemmeno io l’avevo mai sentito.
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Non apparteneva alla schiera dei Cardinali “papabili” proposti dai media. Ma quando, pochi minuti dopo, si affacciò alla Loggia di San Pietro, quasi impacciato, il sorriso timido, l’applauso fu qualcosa di immenso. Ed andò crescendo, ancora e ancora, nel breve discorso, il primo, che rivolse alla folla. “Fratelli e sorelle, buona sera! Voi sapete - disse con l’inconfondibile dolce cadenza latinoamericana - che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio per l’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie”. L’applauso e le grida si levarono più forti. “Ma prima di tutto - proseguì Francesco, che subito dopo avrebbe telefonato a Castel Gandolfo al suo predecessore - vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”. Intonò il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Gloria, seguito da tutta la gente. Poi continuò: “e adesso incominciamo questo cammino, Vescovo e popolo, questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese, un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella”. Piazza San Pietro era colma di cittadini romani. Furono loro soprattutto ad avere le lacrime agli occhi. Una semplicità disarmante. Una tenerezza dolce, confortante. “E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima - prima, vi chiedo un favore: prima che il Vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore, perché mi benedica. La preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”. Si fece silenzio. Francesco si inchinò per un minuto, che sembrava non finire. Si rialzò e, dopo l’annuncio di Tauran sull’indulgenza plenaria concessa per l’occasione, impartì la prima Benedizione Urbi et Orbi “a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e donne di buona volontà”. Infine il congedo: “Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buenas... - gli scappò, poi si corresse subito - Buona notte e buon riposo”. Roma, sciolta nella commozione, già lo amava. E con lei il mondo intero. …Ci siamo messi in strada con Francesco, il pastore che “porta su di sé l’odore delle pecore”. Dio solo sa dove ci condurrà. Il cammino è appena iniziato. Non ci si può fermare né tornare indietroFrancesco è Vescovo di Roma da (oltre) un mese e già viene chiamato il “Papa del cuore”. Infinite volte lo ha citato, per parlare del Padre sempre disposto ad accogliere chi si è allontanato da lui, per sollecitare la nostra disponibilità a fare spazio al suo amore smisurato, per confidare i suoi sentimenti più profondi.
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Ai giornalisti e ai rappresentanti dei media internazionali disse al termine del Conclave: “Nell’elezione io avevo accanto a me l’Arcivescovo emerito di San Paolo e anche Prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il Cardinale Claudio Humes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri... Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così è venuto il nome nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato. ... Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”. Il cuore. L’amore. Il perdono. La misericordia. Sembrano essere il leit motiv del magistero di Papa Bergoglio, che nella mattina di Pasqua ha proclamato come un’enciclica, rilanciando con accenti gioiosi la buona novella di Gesù: “Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti, ma la forza della resurrezione, questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene, deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza di ogni giorno. Quanti deserti, ancora oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore di Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite. Allora, ecco l’invito che rivolgo a tutti: accogliamo la grazia della resurrezione di Cristo! Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace”. Sullo sfondo epocale del nostro tempo oggi giganteggia la morte di Dio con la secolarizzazione, la scristianizzazione, l’eclissi del sacro, la dittatura del relativismo, la perdita della santità, l’impero dell’ateismo pratico e del nichilismo gaio, la crisi del capitalismo, il tramonto della civiltà occidentale. Un’immagine catastrofica che il Papa venuto “dalla fine del mondo” sta affrontando con un sorriso disarmante. Quando ero giovane liceale la filosofia corrente sosteneva la fine delle religioni con l’avvento del paradiso terrestre, frutto del sapere della scienza e dell’onnipotenza tecnologica. Ora mi accorgo che senza Gesù non si va da nessuna parte. Il mondo “geme” e attende di essere redento. Auguri, Papa Francesco, e buon lavoro! (cfr. Don Franco Colombini) parr. Trezzano sul Naviglio - MIlano altri momenti di inizio Pontificato di Papa Francesco si trovano nell’inserto, al centro della rivista.
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con affetto - devozione - riconoscenza

A Benedetto XVI
Il Buon Pastore
(di Massimo Lippi)

Dal buio tremore de la notte al primo vagire de l’alba lungo il sentiero de la Speranza oltre il dirupo scosceso tra le vaste piaghe del tempo ecco il guado di stelle traccia del Foco camminante che disperde le tenebre lungo la ripida chioma del vento che strazia di spine il Volto del Signore ma non divide la veste senza cucitura. Già ora discende dal pascolo all’Ovile nel manto d’umiltà carica di Gloria il festevole gregge dell’altura. (Siena, 16 febbraio 2013)

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Giornata mondiale della vita consacrata
ultimo Messaggio di Papa Ratzinger
2 febbraio 2013
E’ stato l’ultimo Messaggio che l’amatissimo santo Padre Benedetto XVI ha rivolto alle anime consacrate il giorno della Presentazione di Gesù Bambino al Tempio, il 2 febbraio u.sc. in san Pietro : sono parole cariche di affetto, di riconoscenza anche per la presenza della vita consacrata nella Chiesa, stimolando tutti ad accogliere il suo caldo invito ad alimentarla in questo anno dedicato alla fede, affinché sia “in grado di illuminare la vocazione di ciascuno”.

Cari fratelli e sorelle,
(…) A ciascuno di voi, e ai vostri Istituti, rivolgo con affetto il mio più cordiale saluto e vi ringrazio per la vostra presenza. Nella luce di Cristo, con i molteplici carismi di vita contemplativa e apostolica, voi cooperate alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo. In questo spirito di riconoscenza e di comunione, vorrei rivolgervi tre inviti, affinché possiate entrare pienamente in quella «porta della fede» che è sempre aperta per noi (cfr Lett. ap. Porta fidei, 1). Vi invito in primo luogo ad alimentare una fede in grado di illuminare la vostra vocazione. Vi esorto per questo a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del «primo amore» con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il vostro cuore, non per nostalgia, ma per alimentare quella fiamma. E per questo occorre stare con Lui, nel silenzio dell’adorazione; e così risvegliare la volontà e la gioia di condividerne la vita, le scelte, l’obbedienza di fede, la beatitudine dei poveri, la radicalità dell’amore. A partire sempre nuovamente da questo incontro d’amore voi lasciate ogni cosa per stare con Lui e mettervi come Lui al servizio di Dio e dei fratelli (cfr Esort. ap. Vita consecrata, 1). In secondo luogo vi invito a una fede che sappia riconoscere la sapienza della debolezza. Nelle gioie e nelle afflizioni del tempo presente, quando la durezza e il peso della croce si fanno sentire, non dubitate che la kenosi di Cristo è già vittoria pasquale. Proprio nel limite e nella debolezza umana siamo chiamati a vivere la conformazione a Cristo, in una tensione totalizzante che anticipa, nella misura possibile nel tempo, la perfezione escatologica (ibid., 16).
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Un mio pensiero affettuoso va oggi a ogni religiosa e religioso: possano sempre seguire Cristo fedelmente nella povertà, castità e obbedienza (@Pontifex_it)

Nelle società dell’efficienza e del successo, la vostra vita segnata dalla «minorità» e dalla debolezza dei piccoli, dall’empatia con coloro che non hanno voce, diventa un evangelico segno di contraddizione. Infine, vi invito a rinnovare la fede che vi fa essere pellegrini verso il futuro. Per sua natura la vita consacrata è pellegrinaggio dello spirito, alla ricerca di un Volto che talora si manifesta e talora si vela: «Faciem tuam, Domine, requiram» (Sal 26,8). Questo sia l’anelito costante del vostro cuore, il criterio fondamentale che orienta il vostro cammino, sia nei piccoli passi quotidiani che nelle decisioni più importanti. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce – come esorta san Paolo (cfr Rm 13,11-14) – restando svegli e vigilanti. San Cromazio di Aquileia scriveva: «Allontani da noi il Signore tale pericolo, affinché mai ci lasciamo appesantire dal sonno dell’infedeltà; ma ci conceda la sua grazia e la sua misericordia, perché possiamo vegliare sempre nella fedeltà a Lui. Infatti la nostra fedeltà può vegliare in Cristo» (Sermone 32, 4). Cari fratelli e sorelle, la gioia della vita consacrata passa necessariamente attraverso la partecipazione alla Croce di Cristo. Così è stato per Maria Santissima. La sua è la sofferenza del cuore che forma un tutt’uno col Cuore del Figlio di Dio, trafitto per amore. Da quella ferita sgorga la luce di Dio, e anche dalle sofferenze, dai sacrifici, dal dono di se stessi che i consacrati vivono per amore di Dio e degli altri si irradia la stessa luce, che evangelizza le genti. In questa Festa, auguro in modo particolare a voi consacrati che la vostra vita abbia sempre il sapore della parresia evangelica, affinché in voi la Buona Novella sia vissuta, testimoniata, annunciata e risplenda come Parola di verità (cfr Lett. ap. Porta fidei, 6). Amen.

BENEDICTUS PP XVI (© Copyright 2013 - Libreria Editrice Vaticana)

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la Lettera della Madre
“il SÌ generoso di Maria ci educhi all’obbedienza della fede” A tutte voi, consorelle carissime, Siamo all’inizio del mese di maggio e non possiamo fare a meno di “farci educare nella fede” da Maria SS. nostra Madre. Per questo ripercorriamo la sua vita, rileggendo il n. 13 del documento “PORTA FIDEI”: “Per fede Maria accolse la parola dell’angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione. Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all ‘Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui. Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Figlio, mantenendo intatta la verginità. Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto per salvarlo dalla persecuzione di Erode. Con la stessa fede seguì il Signore nella sua predicazione e rimase con Lui fin sul Golgota. Con fede Maria assaporò i frutti della risurrezione di Gesù e, custodendo ogni ricordo nel suo cuore, lo trasmise ai dodici riuniti con lei nel Cenacolo per ricevere lo Spinto Santo “. C’è qui riassunta la vita di Maria alla luce della sua fede , del suo coraggio, dell’amore al Figlio e alla Chiesa nascente. Rileggendo così la vita di Maria, ripercorriamo anche le nostre vite e domandiamoci: viviamo nella stessa luce gli avvenimenti, la nostra scelta di vita, la quotidianità, l’amore per gi altri, per la comunità, per il mondo ? Assaporando i frutti della risurrezione di Gesù e custodendolo nel nostro cuore, abbiamo l’ansia continua di trasmettere l’amore di Dio ? La devozione a Maria non sia semplice ripetizione di formule e preghiere : le nostre comunità e gli altri hanno bisogno di sentire che amiamo ciò che diciamo e lo diciamo, perché lo viviamo.
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“Maria si rivolge a noi dicendo: Abbi il coraggio di osare con Dio ! Provaci ! Non avere paura di Lui! Abbi il coraggio di osare con la fede! Abbi il coraggio di osare con la bontà! Abbi il coraggio di osare con il cuore puro, compromettiti con Dio, allora vedrai che proprio con ciò la tua vita diventa ampia e illuminata, non noiosa, ma piena di infinite sorprese, perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai !” (Benedetto XVI, 8.12..2005) Qualche volta la nostra vita diventa noiosa, nulla ci sorprende più, abbiamo forse una visione “troppo stretta”, pensiamo che il mondo nasca e finisca con noi e i nostri problemi . Allora chiediamo a Maria di aiutarci a guardare la Chiesa e il mondo intero, chiediamole di starci accanto e come Madre, spronarci ad una vita più coraggiosa, più semplice, più virtuosa e soprattutto preghiamola , affinchè ci impegniamo a testimoniare che Dio è amore. Maria ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, “perché il mondo si salvi per mezzo di Lui “ . (Gv 3,17) Maria ci pone così due domande: ho accolto nella mia vita Gesù ? La mia principale preoccupazione è donare Gesù al mondo ? ........”Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna Maria illumina, a sua volta la sua fede in Cristo” .(Catechismo, Chiesa Catt. n.. 963). Con affetto, accompagniamoci a vicenda in questo mese di maggio perché cresca la nostra fede “guardando” a Maria, unite nella preghiera, chiedendo a Gesù il Suo Spirito. Un abbraccio a tutte. Roma 1° maggio 2013

Madre Ivana M. Raitano Superiora Generale
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Pagine di Spiritualita' nostra
Speciale devozione alla Vergine SS.ma
dal “Compendio della vita della Venerabile

Madre Angelica Agata Sfondrati
Libro 2° - “sue virtù”
Dopo anni di intensa attività: nelle scuola e contemporaneamente nell’apostolato diretto fra la gioventù, nll’assistenza a bambini disagiati, trovandomi ormai nella quiete di un sereno tramonto, ho voluto riaprire il piccolo, povero, ma tanto prezioso scrigno della nostra storia che in anni passati aveva instillato vivo in me il desiderio di appropriarmi di questo tesoro, con l’intento di riscoprire nella fisionomia spirituale di alcune consorelle di un tempo, qualche affinità di spirito con la nostra attuale. La grazia del Signore non viene mai meno in chi confida in Lui e così, riconoscente per questo ennesimo dono ricevuto, ho ripreso fra mani alcuni testi originali del Cinquecento-Seicento, fra cui racconti autentici della vita di alcune consorelle di quel tempo che meritano davvero di essere conosciuti non solo da noi. E nel rielaborare quelle pagine ingiallite, spesso con difficoltà di lettura, rendendole più comprensibili, anche se in forma semplice e piana, ho potuto scoprire quanti straordinari tesori di grazia e di virtù il Signore aveva nascosto in alcune di esse, non solo, ho anche provato un’incontenibile gioia… possibile da comunicare… a quanti si avvicinano alla nostra spiritualità. Ecco allora la presentazione di alcune pagine tratte dalla “Vita della Ven.le Madre Angelica Agata Sfondrati”, scritta quasi subito dopo la sua morte dalle quattro nipoti, anch’esse Angeliche: ci si sofferma per ora alla presentazione di un capitolo dedicato alla sua straordinaria “Devozione alla Vergine SS.ma”, sebbene tutte le pagine di questo prezioso libro siano una ininterrotta lode mariana . Siamo nel mese di maggio a Lei dedicato: che cosa vi è di più bello e caro se non quello di parlare della Mamma Celeste? Tuttavia, poiché l’argomento è assai vasto, si è cercato di “cogliere fior da fiore” ciò che può maggiormente interessare i nostri lettori a.m.a.

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Scrivono le autrici della suddetta raccolta: «Era così grande la devozione e l’amore di Madre Agata verso la SS.ma Vergine che pur avendone parlato molto nella sua storia, tanto ci sarebbe ancora da narrare che non sappiamo come dare inizio a questo argomento».
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E ancora: «Purtroppo quel gran Tesoro di sapienza e di virtù interiori, con la chiave della santa umiltà, lo teneva talmente chiuso che non era possibile penetrarvi, se pur non si può negare che all’esterno le parole e le azioni che compiva, rappresentavano un chiaro simulacro del possesso dello Spirito Santo e della celeste sapienza che risiedeva nella sua anima, operando in lei distintamente quelle proprietà ed effetti che la Sapienza divina va ammaestrando e reggendo le anime da lei possedute in tutte le loro azioni, “Spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, penetrante,(..) terso, amante del bene, libero, benefico, amico dell’uomo(…)”(Sap. 7,22-23).» ***** «La nostra Madre era davvero ammirabile, per chi la praticava e negli ultimi momenti della sua esistenza era così trasformata dall’amore verso la SS. Madre che d’altro non poteva ragionare o trattare se non della sua Padrona: si poteva scorgere in lei una certa, soave e santa ansietà che di continuo la stimolava senza darle requie un solo momento. (…) Possiamo dire con tutta verità che l’amore della nostra Madre verso la Vergine SS.ma era vero, reale, sodo, massiccio e disinteressato, non avendo di mira il suo utile, il suo gusto, la sua soddisfazione, ma solo il desiderio di compiacere alla gloria e alla felicità della sua Signora che sapendola felice e gloriosa in cielo, le bastava, né si preoccupava dei suoi malanni. Per essere compiacente in tutto quello che la bella Signora chiedeva, volentieri preferiva essere lei disgustata e mortificata, mettendosi al suo soavissimo beneplacito con gaudio e allegrezza, tollerando le umiliazioni, l’infamia, le cattive opinioni, le persecuzioni e contraddizioni e spesse volte lo ripeteva in occasione di gravi disgusti “Così piace alla SS.ma Vergine. Questo mi basta per sentirmi contenta e consolata”. (…) Aveva dipinto nel suo cuore il ritratto dell’Amata sua, non solo per amarla, vagheggiarla, riverirla e venerarla in ogni momento, ma per dirigere i pensieri, le parole e le opere verso la sua imitazione e tutto ciò ero il suo studio ed il suo continuo esercizio. Diceva spesso: “Come si sarà comportata la SS.ma Vergine in questa occasione? Avrà detto la tal parola?!” E quando udiva alcune di noi parlare a voce alta, fare qualche atto un poco scomposto, benignamente ci avvisava con le seguenti parole: “Figliole, in questo momento non vi siete ricordate dell’imitazione della SS.ma Vergine che certamente non avrà alzato la voce nel parlare, né avrà fatto quel gesto...” Desiderava con cordialissimo affetto dare la propria vita per amore e per l’onore della SS.ma Madre, soprattutto nel periodo in cui è stata maestra delle novizie con le quali così rifletteva: se si fosse presentata l’occasione di essere martirizzata con le sue figlie per difendere qualche mistero della Vergine, come quello dell’Immacolata Concezione, della sua verginale purezza o altro, esse come si sarebbero comportate? E si fermava lungamente in tali ragionamenti con indicibile gusto. Fra gli altri desideri per onorare meglio la Vergine, mirava a far nascere in se stessa un sentimento bassissimo, essere cioè la sua umilissima schiava e predili13

geva così tanto questo stato d’essere, che continuamente chiedeva tale grazia alla Madre SS.ma, perché si degnasse ritenerla come l’ultima sua schiava. Nel contempo, procurava di vivere con il proposito di abbassarsi sempre più e di rimanere a tutti sottomessa.. (…) Cento e più genuflessioni faceva ogni giorno, venerando e riverendo con spirito e corpo sottomesso alla sovrana Regina, tenendo fissa davanti a sé la sua augusta ed amabilissima presenza e nonostante negli ultimi tempi fosse inferma nel corpo, non tralasciava mai di farle, e se non poteva più farne cento, erano tuttavia sempre parecchie, come lo ha testimoniato la consorella che le dormiva in camera. (…) Davvero non ci sono parole per esprimere gli affetti, le devozioni, le tenerezze che aveva verso la SS.ma Vergine e talvolta temevamo le scoppiasse il cuore per l’intensità di tanto suo amore. (…) Al solo nominare o udire il nome di Maria, faceva un profondo inchino, oltremodo devota di questo santo Nome. A lei si deve I’ introduzione in casa del saluto all’onoratissimo Nome con qualche salmo che iniziasse con le cinque lettere del nome di Maria, come già da tempo ella faceva ogni giorno e alla sera, prima di coricarsi. Aveva insegnato alle educande e alle sue novizie che sempre come udivano il benedetto Nome di Maria, facessero col capo un profondo inchino. (…) Nel triennio del suo secondo Priorato, vestì dell’abito sacro nove giovani ponendo a ciascuna il nome di Maria, oltre al proprio. In verità, è stata lei l’introduttrice di tale usanza: porre questo preziosissimo nome a tutte coloro che entreranno in Religione; usanza che sarà poi mantenuta dalle successive Superiore, (siamo nel 1614, fine del secondo priorato). Ad una delle prime che vestì nel primo Priorato (1605-1608) pose il nome di Maria Loreto con l’intenzione di porla sotto la particolare protezione della SS.ma Vergine, affinchè le fosse di efficace stimolo alla sua imitazione.
Madonna di Loreto la cui devozione si diffuse per opera di M. Agata Sfondrati

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Siano santificate e benedette le nostre lingue per il continuo ripetere “Maria”, chiamando or !’una: or l’altra, felicissime di sentire risuonare per tutti i luoghi di questa santa Casa soltanto “Maria, Maria”, dolcissimo miele che addolcisce di carità e di amore tutte le nostre parole, santa rimembranza che a tutte le ore ci rammenta di pensare alla SS.ma Vergine. (…) Voleva che le sue Novizie si sforzassero di gustare la dolcezza e la soavità di quel Nome, che fosse talmente scolpito nelle loro viscere e nei loro cuori da rimanere perpetuamente in essi stampato, così che si potesse dire con verità che le sue Novizie erano la Confraternita del Santo Nome di Maria, ma avrebbe provato maggior allegrezza nel sentire che la loro Scuola era chiamata la Scuola mariana, tanto le desiderava infervorate e innamorate di quel salutare Nome “Maria”, specificando poi lettera per lettera le azioni da compiersi: 1A lettera. M - Magnificat: offrire alla SS.ma Trinità l’affetto che sempre ebbe la Vergine SS.ma nel magnificare ed esaltare il Signore. 2A lettera, A - recitare il salmo “Ad Te levavi”, offrendo la perfetta unione di volontà della Vergine SS.ma con quella di Dio. 3A lettera, R - “retribue servo tuo” presentare alla SS.ma Trinità l’esattissima osservanza della divina Legge. 4A lettera, I - “in convertendo", offrire la gradita intenzione della beata Madre che disinteressatamente altro non mirava che alla gloria di Dio. 5A lettera A - “Ave, Maris Stella” offrire l’amore ardentissimo con cui Maria amava e serviva il Signore e con gratitudine riconosceva da Lui ogni bene, dicendo alla fine cinque volte “Sit Nomen Sanctissimae Virginis Matris Marìae benedictum”. (…) Negli argomenti familiari e di conversazione, riportava sempre qualcosa della SS.ma Madre; se andava a visitare le consorelle inferme, non partiva da loro senza aver raccontato qualche bel miracolo fatto dalla Madonna e ogni sera, con bella maniera, inseriva alcuni fatti significativi che parlassero della Madonna. Mentre era Priora, iniziava e sigillava col nome e la memoria della Beata Vergine tutti i Capitoli e le Congregazioni che faceva ed anche le lezioni tenute in comune parlavano di lei, come pure quando non vi erano solennità particolari, i mottetti cantati con l’organo erano sempre a lode sua. (…) In tutte le necessità dell’anima e del corpo spirituali e temporali sue e di altri, ricorreva con tale fiducia alle viscere della Madre SS.ma che non solo sperava, ma era certa di avere sicuramente il suo aiuto. Non aspirava ad ottenere miracoli: tale pensiero era lontano da lei, tuttavia aveva una fede così viva che quanto raccomandava e consegnava nelle sue mani, aveva poi sempre ottima riuscita. In verità, possiamo affermare che le grazie e gli aiuti singolari ricevuti per intercessione di Maria SS.ma sono stati innumerevoli, soprattutto in affari intricatissimi anche di altre persone che poterono constatare come le difficoltà si spianassero, ottenendo soccorsi e provvigioni temporali inaspettate, non solo, ma anche avvenute unioni di animi divisi e discrepanti.
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(…) La particolare devozione alla Vergine non solo fu da lei personalmente alimentata ed accresciuta, ma soprattutto dilatata in grado eminente in qualsiasi parte della nostra Congregazione attraverso bellissime devozioni da lei introdotte che si estesero poi anche fuori del Monastero, perché tutti quelli che trattavano con lei per i vari affari ed uffici, erano indotti dalla sua cortesia e benignità verso tale particolare devozione. Perfino con persone di mondo dedite ai vizi, con quell’esca, sapeva attirarle sulla strada della salvezza e pur non facendo nomi, sappiamo come ella con discrezione e destrezza, riusciva a convincerle proponendo loro la confessione alle vigilie della SS.ma Vergine, comunicarsi il giorno della sua festa, e con altre esortazioni le riportava sulla via del bene, sperando nella misericordia di Dio. Così facendo, voleva innestare nei loro cuori quella tenera devozione, conforme le loro capacità; voleva anche che ai loro figli mettessero il nome di Giuseppe se fosse maschio, in ricordo dello Sposo di Maria Vergine, e quello di Maria di Loreto, se fosse una femmina. E quando faceva elemosina ai poveri, diceva loro: “E’ per amore della S.V., a patto che siate devoti della SS.ma Vergine e che recitiate spesso l’Ave Maria”. (…) Aveva fissato, al batter dell’orologio presso la cappella della Madonna di Loreto, un Mistero della vita della Vergine e come suonava l’ora, si volgeva anche col corpo verso la santa Casa, (che si trova in Monastero) facendo umile inchino, recitando l’Ave Maria e con un breve versetto, faceva memoria del mistero assegnato a quell’ora. Aveva suddiviso un salmo del Salterio della Vergine per tutti gli Uffici della Casa ed altri salmi accomodati da recitare all’inizio di ciascuna azione quotidiana, dalla mattina alla sera.. Ed essendo stato sospeso, non si sa per quale ragione, la recita di questo Salterio, si adoperò presso i Padri Inquisitori che la rispettavano molto, finché ottenne licenza di recitarlo non solo personalmente, ma in tutta la Congregazione. (…) Non finiremo mai di parlare della devozione speciale che la Ven.le nostra Madre ha nutrito per la Santa Vergine: ci sembra un mare così vasto che non può essere ristretto sulla carta e più lo si naviga, più si scopre che è impossibile farlo senza la speranza di vederne almeno la fine”. (…) «Piaccia a Dio che questa fragranza di virtù, sparsa per tutta la Casa e fuori ancora, ci diletti all’imitazione di quel “curremus in odorem unguentorum tuorum” (Ct. 1,4), finché giungiamo a goderla in Cielo, come lo speriamo per la Misericordia di Dio, per l’intercessione e protezione della santa Vergine, presso la quale confidiamo sarà sempre in ossequio ed intercederà per la nostra salute e di tutta questa santa Congregazione». le quattro nipoti Angeliche Sfondrati

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In concomitanza con quanto esposto precedentemente, ci è gradito presentare una pagina di cronaca diocesana cremonese che nella devozione mariana ricorda a noi Angeliche l’antico culto alla Vergine Lauretana, per alcuni secoli onore e vanto del nostro glorioso passato nel Monastero san Paolo di Milano.

Madonna nera, Cremona in festa
Che sorpresa! nel leggere la pagina di Avvenire 1° Maggio 2013, riguardante la tradizionale devozione cremonese alla Madonna di Loreto, mi sono accorta di una certa affinità con la nostra devozione mariana che si è protratta per alcuni secoli fino alla soppressione napoleonica nel nostro monastero milanese di san Paolo converso. Vorrei citare alcune date storiche e alcuni personaggi comprovanti come tale devozione sia sbocciata in seno alla famiglia Sfondrati, di origine cremonese, che nel corso di ben due secoli (1500-1600) ha arricchito la Chiesa di numerose vocazioni religiose. Prima fra tutte Donna Giulia Sfondrati Picenardi che vestirà l’abito delle Angeliche col nome di Paola, zia di quattro nipoti anch’esse angeliche e sorelle di Nicolò Sfondrati che diverrà vescovo di Cremona e salirà al soglio pontificio col nome di papa Gregorio XIV nel 1590. Seguono: il cardinale Paolo Emilio (o Camillo) Sfondrati e la sorella Angelica Agata Sfondrati con altre quattro nipoti che vestiranno anch’esse l’abito delle Angeliche. Ebbene, a Cremona l’origine di tale devozione sembra avere avuto inizio intorno al 1625, mentre in quello stesso periodo a Milano, nel Monastero suddetto, già essa vigeva da tempo, probabilmente inculcata dallo zio vescovo Nicolò, che mantenne sempre uno stretto rapporto con le Angeliche, ma soprattutto per lo zelo, l’amore incondizionato verso la SS.ma Vergine. di M. Agata Sfondrati che nei quattro trienni del suo Priorato intensificò talmente questa devozione, non solo con la costruzione della cosiddetta “Casa di Loreto” in tutto simile a quella originale, sostenuta nelle spese dal cardinale di santa Cecilia suo fratello, ma cercò anche di espanderla all’esterno del Monastero, in modo particolare nel periodo in cui la peste infieriva in città. Pertanto Cremona e Milano unite in una specie di gemellaggio mariano, possono vantare il privilegio di onorare da lunga data e in modo tutto originale la Vergine Lauretana. a.m.a.

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CREMONA, 1° MAGGIO 2013
Inaugurazione a Cremona del mese mariano con il pellegrinaggio cittadino in onore delia Madonna nera, copatrona della città. Dalla cattedrale, il vescovo Dante Lafranconi ha guidato i sacerdoti della città, i religiosi e i fedeli fino alla chiesa di sant'Abbondio dove si trova una ricostruzione fedele della Santa Casa di Loreto, entro cui è custodita l’effige della Madonna Nera e, come è tradizione, ha rivolto un messaggio alla città, presenti le autorità civili. La devozione mariana in città ha origine nel 1625 quando il Consiglio generale di Cremona decreta che la città sia posta sotto la protezione della Vergine Lauretana per la quale, l’anno precedente, si era iniziata la costruzione del santuario sul modello della Santa Casa custodita a Loreto. Poi, nel 1630, la Madonna nera viene invocata per salvare la città dalla peste, scongiurando l’epidemia. A quegli anni risale anche il rito dell’incoronazione che nel 1732 induce il Capitolo Vaticano ad includerla tra le Madonne «coronate», Da allora la devozione mariana in città non ha smesso di crescere e l’appuntamento odierno è una tradizione vissuta con partecipazione di tutta la città. Si acclude il messaggio di Mons. Dante Lafranconi a conclusione del pellegrinaggio:

«Affidiamo tutte le famiglie della città e quanti hanno compiti formativi, a Gesù, Giuseppe e Maria perché, ispirandosi al loro esempio, sappiano educare avendo sempre come riferimento Dio e sappiano offrire quel clima di affettuosa accoglienza e di premurosa attenzione che permette ai ragazzi di crescere più sani e più capaci di scoprire i valori autentici della vita e della convivenza civile così da divenire cittadini che non ricerchino solo il proprio bene, ma quello di tutti».

Cremona: un momento di particolare venerazione alla Vergine SS.ma Lauretana

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Milano, 18 Maggio 2013

Santuaro Madonna della Cornabusa Sant’Omobono Terme (Bergamo)
Salve! Sono Carla Bagattini, affiliata da molti anni alla Congregazione delle Angeliche verso le quali nutro infinita riconoscenza, stima ed affetto e con le quali ho trascorso buona parte della mia vita in collaborazione di lavoro, di servizio e di apostolato. Attualmente, vivo nelle vicinanze del loro Istituto e quando posso, offro ancora la mia disponibilità nel supplire qualche posto vacante o nelle giornate di ritiro. Con due di loro partecipo alla vita di apostolato della mia parrocchia “Mater Amabilis”, condividendo con tutti la gioia di ritrovarci spesso insieme a pregare ed anche a fare festa. Nel mese di maggio, il carissimo don Renato ha voluto offrirci l’opportunità di visitare un Santuario piuttosto sconosciuto la “Madonna della Cornabusa” in Valle Imagna nel bergamasco. E’ stata una giornata stupenda, trascorsa all’insegna della spiritualità mariana e di tutto ringrazio di cuore il nostro Parroco. Vorrei qui brevemente accennare alla storia di questo Santuario che non ha la sontuosità architettonica di tanti altri Santuari, come leggerete più sotto, ma nella sua semplicità ha toccato il cuore di tutti noi partecipanti, offrendoci l’opportunità di soffermarci a lungo in preghiera. E poiché non ho la vena di scrittrice, mi servirò del sussidio preparato con cura dagli animatori della mia Parrocchia. Carla Bagattini

Il Cielo in una Grotta

Ecco il contenuto:

Alcune notizie sul Santuario della Cornabusa
Una grotta è oscurità e mistero. Come una porta che si apre su un mondo sconosciuto, invisibile, sotterraneo. Come l’imboccatura di un cammino verso il cuore della terra, verso abissi nascosti al chiarore del sole. Rocce, acqua stillante e vento, vento che s’insinua in mille fessure e che mormora, e che urla. E ci si affaccia incerti, inquieti di tanto silenzio e del buio che sale, velando ogni cosa.
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Eppure, qui, sulla soglia del santuario della Cornabusa, sentiamo, sappiamo che c’è di più. E cioè che una grotta è anche rifugio che protegge, asilo che difende. Ed è luogo dove il tempo svanisce nel lento ticchettio di una goccia, dove non c’è più giorno né notte, dove tutto è possibile, anche perdersi nei propri pensieri, e poi ritrovarsi. Come quegli eremiti che volontariamente hanno cercato la clausura di una spelonca per contemplare le cose celesti, senza più poterlo vedere, il cielo. A pensarci, proprio in una grotta ha scelto di nascere un Dio fattosi uomo per amore. E da una grotta divenuta sepolcro il Cristo risorse. Ma grotte e caverne erano sacre già agli antichi, graffite e dipinte dai cacciatori paleolitici, venerate dai greci razionalisti, meta di pellegrinaggio per i popoli del lontano Oriente. Perché una grotta è oscurità e mistero, ma se ci si volta, se si sa dove andare, infine c’è sempre la luce ad attendere. Lo sguardo si perde, nell’ampia, profonda grotta della Cornabusa, in Valle Imagna. Niente colonne, ma stalattiti, niente marmi, ma pareti di roccia, niente organo, ma il suono scrosciante di una sorgente. Tutto è diverso, tutto è nuovo. Le proporzioni a cui siamo abituati, le simmetrie, le volte, le navate o le campate che ci sono note qui sembrano non avere più senso. Si stenta a crederlo, ma davvero questo è un santuario mariano: “il” santuario per i vallimagnini e per molti tra i bergamaschi, che lo amano di un amore generoso, a cui sono legati da una storia specialissima e secolare. «Cornabusa», ovvero montagna bucata, apertura nella roccia. Una definizione dialettale, un nome semplice, immediato, come semplice e diretta è la gente di quassù, come semplice e grandioso è questo luogo dedicato alla Vergine. Ai giorni nostri vi si arriva con una comoda strada, ma in passato non era così. Situata a mezza costa, aperta quasi sull’orlo di uno strapiombo, circondata da una fitta macchia d’arbusti e da irti crepacci, la grotta della Cornabusa era per i pellegrini una piccola,grande conquista: l’avvicinarsi era lento, meditato, quasi una processione, solitaria, o comunitaria che fosse. Resta, oggi come allora, lo stupore della scoperta, la meraviglia di fronte a un prodigio della natura che gli uomini hanno voluto rivestire di rinnovata sacralità. (…)
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La sua storia la si legge sulla nuda pietra, la sua memoria è nella preghiera incessante di generazioni e generazioni di fedeli. E se in tanti secoli nulla di eclatante vi è forse accaduto, si ripete quotidiano il miracolo di una fede grande, di un dialogo tenero e ininterrotto tra la Madre e i suoi figli. Si capisce allora come non sia facile sapere come, quando e perché questa grotta fu “trasformata” in chiesa. Forse da sempre. (…) Accadde un giorno – ma qui la cronaca lascia spazio alla tradizione – che una pastorella sorda e muta, riparatasi in quest’antro con il suo piccolo gregge, trovò tra le rocce una statuetta raffigurante la Vergine Addolorata, forse lì dimenticata da qualche devoto, o volutamente lasciata a vegliare in quella grotta. Fatto sta che la ragazzina, al colmo della gioia e dell’eccitazione, corse in paese per “gridare” a tutti la sua inaspettata scoperta…. A “gridare”… perché miracolosamente la sua lingua si era sciolta, le sue orecchie si erano aperte. E tutto ciò avveniva, dice la voce popolare, nei primi anni del 1400. Da allora quell’antico prezioso simulacro mariano non ha più abbandonato la grotta della Cornamusa. A Lei, alla Madre dolente che culla in grembo il corpo del Figlio morto in croce, si sono levati gli sguardi imploranti di tante generazioni, la mani giunte di uomini e di donne, con una grazia da chiedere, un ringraziamento da offrire. Perché la Valle Imagna fu ed è terra amata, ma non generosa, non ricca. I suoi figli hanno dovuto conquistare giorno dopo giorno il diritto di viverci, tenacemente, duramente. Molti hanno dovuto emigrare nei decenni passati: lasciare tutto, amici, affetti, montagne per cercar fortuna, o soltanto per riuscire a sopravvivere, fuori dalla valle. Ma la Madonna della Cornabusa è sempre restata con loro, nei loro occhi, nel loro cuore. Una casa per chi non ha casa, o per chi ha dovuto abbandonare la sua. Qua e là, nella grotta, un ciuffo verde spunta caparbio tra le rocce. Piccole, tenere foglie che fanno fatica a crescere e svilupparsi, anelando alla luce, chiedendo vita. E sembrano il riflesso della nostra fragile fede, talvolta in balia di eventi più grandi delle nostre forze, spesso insicura, ma sempre desiderosa di nuova linfa. Forse li avrà notati anche papa Roncalli questi germogli che sembrano far corona tra le pietre all’immagine della Vergine. Perché Giovanni XXIII era pellegrino assiduo alla Madonna della Cornabusa. Vi si ritirava per giorni, in solitudine, in preghiera. «È il santuario più bello che esiste», diceva con un sorriso sulle labbra. «Perché non l’ha fatto la mano dell’uomo, ma Dio stesso». Parrocchia “Mater Amabilis” e Sant’Anna Milano – maggio 2013

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Liete Ricorrenze
PROFESSIONE PERPETUA
Parà – Ipixuma (Brasile) 3 marzo 2013 Marikina (Filippine) 29 aprile 2013 Ir. Maria Goretti de Jesus Chaves

Sr. Agustina Daung (prima Angelica Indonesiana)

PROFESSIONE TEMPORANEA
Marikina (Filippine) 25 gennaio 2013-05-23 Sr. Eldiana Ika Gego indonesiana Sr. Anastasia Gaina indonesiana Sr. Martina Dorotea Gamba indonesiana

Santo Cristo (Brasile-RS.) 24 febbraio 2013

Ir. Angelica Raquel Weimann

Teresòpolis (Brasile) 16 marzo 2013-05-23

Ir. Claudineia Martins Barbosa

a tutte i nostri migliori Auguri con le parole di Papa Francesco: Care sorelle, il Signore ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invita ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità. Il Signore è l’unico, l’unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli e ad adorare Lui solo. Annunciare, testimoniare, adorare. La Beata Vergine Maria e l’Apostolo Paolo ci aiutino in questo cammino e intercedano per noi. Così sia Dall’Oss.Romano, 16 aprile 2013.
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“la gioia deve essere condivisa”
dall’ultimo Messaggio di papa Benedetto XVI ai ragazzi

Cari amici,
vorrei esortarvi ad essere missionari della gioia. Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla. San Giovanni afferma: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi... Queste cose vi scriviamo, perché la vostra gioia sia piena» (iGv 1,3-4). La Vergine Maria vi accompagni in questo cammino. Ella ha accolto il Signore dentro di sé e l’ha annunciato con un canto di lode e di gioia, il Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Le 1,46-47). Maria ha risposto pienamente all’amore di Dio dedicando la sua vita a Lui in un servizio umile e totale. E’ chiamata «causa della nostra letizia» perché ci ha dato Gesù. Che Ella vi introduca in quella gioia che nessuno potrà togliervi! dal Vaticano, 15 marzo 2012 Benedictus XVI
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La Pagina Vocazionale
Irradiare Cristo
Gesù, aiutami a spargere il tuo profumo ovunque io vada. Inondami del tuo Spirito e della tua vita. Penetra in me e impossessati del mio essere così pienamente che tutta la mia vita sia soltanto un’irradiazione della tua. Risplendi attraverso me e in me. Che ogni anima che io avvicino senta la tua presenza nella mia anima. Che esse cerchino e vedano non più me, ma soltanto Gesù. Resta con me! E allora io comincerò a splendere come splendi tu; a splendere così da essere luce agli altri; la luce, o Gesù, venga tutta da te, e nulla di essa sarà mio; sarai tu a illuminare gli altri attraverso me.
JOHN HENRY NEWMAN

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e… l’invito del nuovo Pontefice Papa Francesco ai neocresimati di tutto il mondo

''Abbiate il coraggio di andare controcorrente''
dall'omelia di papa Francesco durante la Messa per i cresimandi e i cresimati di tutto il mondo, nel corso della quale ha amministrato il sacramento della Confermazione a 44 di loro.

Carissimi cresimandi! Benvenuti!
Vorrei proporvi tre semplici e brevi pensieri su cui riflettere.
1. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la bella visione di san Giovanni: un cielo nuovo e una terra nuova, e poi la Città Santa che scende da Dio. Tutto è nuovo, trasformato in bene, in bellezza, in verità; non c’è più lamento, lutto... Questa è l’azione dello Spirito Santo: ci porta la novità di Dio; viene a noi e fa nuove tutte le cose, ci cambia. Lo Spirito ci cambia! E la visione di san Giovanni ci ricorda che siamo tutti in cammino verso la Gerusalemme del cielo, la novità definitiva per noi e per tutta la realtà, il giorno felice in cui potremo vedere il volto del Signore - quel volto meraviglioso, tanto bello del Signore Gesù - potremo essere con Lui per sempre, nel suo amore. Vedete, la novità di Dio non assomiglia alle novità mondane, che sono tutte provvisorie, passano e se ne ricerca sempre di più. La novità che Dio dona alla nostra vita è definitiva, e non solo nel futuro, quando saremo con Lui, ma anche oggi: Dio sta facendo tutto nuovo, lo Spirito Santo ci trasforma veramente e vuole trasformare, anche attraverso di noi, il mondo in cui viviamo. Apriamo la porta allo Spirito, facciamoci guidare da Lui, lasciamo che l’azione continua di Dio ci renda uomini e donne nuovi, animati dall’amore di Dio, che lo Spirito Santo ci dona! Che bello se ognuno di voi, alla sera potesse dire: oggi a scuola, a casa, al lavoro, guidato da Dio, ho compiuto un gesto di amore verso un mio compagno, i miei genitori, un anziano! Che bello! 2. Un secondo pensiero: nella prima Lettura Paolo e Barnaba affermano che «dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). Il cammino della Chiesa, anche il nostro cammino cristiano personale, non sono sempre facili, incontrano difficoltà, tribolazione.
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Seguire il Signore, lasciare che il suo Spirito trasformi le nostre zone d ombra, i nostri comportamenti che non sono secondo Dio e lavi i nostri peccati, è un cammino che incontra tanti ostacoli, fuori di noi, nel mondo e anche dentro di noi, nel cuore. Ma le difficoltà, le tribolazioni, fanno parte della strada per giungere alla gloria di Dio, come per Gesù, che è stato glorificato sulla Croce; le incontreremo sempre nella vita! Non scoraggiarsi! Abbiamo la forza dello Spirito Santo per vincere queste tribolazioni.

3. E qui vengo all’ultimo punto. È un invito che rivolgo a voi cresimandi e cresimande e a tutti: rimanete saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino! Lui ci dà il coraggio di andare controcorrente. Sentite bene, giovani: andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci àa questo coraggio! Non ci sono difficoltà, tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura se rimaniamo uniti a Dio come i tralci sono uniti alla vite, se non perdiamo l’amicizia con Lui, se gli facciamo sempre più spazio nella nostra vita. Questo anche e soprattutto se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione e perdono al nostro peccato. E’ tanto misericordioso il Signore: sempre, se andiamo da Lui, ci perdona. Abbiamo fiducia nell’azione di Dio! Con Lui possiamo fare cose grandi; ci farà sentire la gioia di essere suoi discepoli, suoi testimoni. Scommettete sui grandi ideali, sulle cose grandi. Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali, giovani! Novità di Dio, tribolazione nella vita, saldi nel Signore. Cari amici, spalanchiamo la porta della nostra vita alla novità di Dio che ci dona lo Spirito Santo, perché ci trasformi, ci renda forti nelle tribolazioni, rafforzi la nostra unione con il Signore, il nostro rimanere saldi in Lui: questa è una vera gioia! Così sia. Roma, 28 aprile 2013
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Chiamati a portare Gesu' a tutti
Lo stesso giorno prima della preghiera marìana "Regina Coeli" (Domenica, 28 aprile 2013) Prima di concludere l’attuale celebrazione, vorrei affidare alla Madonna i cresimati e tutti voi. La Vergine Maria ci insegna che cosa significa vivere nello Spirito Santo e che cosa significa accogliere la novità di Dio nella nostra vita. Lei ha concepito Gesù per opera dello Spirito, e ogni cristiano, ognuno di noi, è chiamato ad accogliere la Parola di Dio, ad accogliere Gesù dentro di sé e poi portarlo a tutti. Maria ha invocato lo Spirito con gli apostoli nel cenacolo: anche noi, ogni volta che ci riuniamo in preghiera, siamo sostenuti dalla presenza spirituale della Madre di Gesù, per ricevere il dono dello Spirito e avere la forza di testimoniare Gesù risorto. Questo lo dico in modo particolare a voi, che oggi avete ricevuto la Cresima: Maria vi aiuti ad essere attenti a quello che il Signore vi chiede, e a vivere e camminare sempre secondo lo Spirito Santo! (…) Ora, nella luce pasquale, frutto dello Spirito, ci rivolgiamo insieme alla Madre del Signore. Papa Francesco

Luce e Stella
Maria è quasi come una luce che ci precede mentre navighiamo nel vasto e pericoloso mare di questo mondo, guidandoci col suo esempio, illuminandoci con le sue virtù e aiutandoci con la sua intercessione. Se lo spirito maligno ci molesta, se la carne ci tenta, se il mondo ci combatte, guardiamo a Maria, rifugiamoci presso Maria, imploriamo Maria. Rodolfo Ardente (Sec. XI)
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Milano - 11 Maggio 2013

La Prima Comunione nell’Anno della Fede 2013: una festa per tutta la famiglia
Quando un figlio riceve la prima volta l’Eucaristia, è festa per tutta la famiglia quale piccola Chiesa domestica, come fu definita dal Concilio Vaticano II. Se poi all’evento eccezionale si aggiunge il fatto che li 2013 è stato proclamato da Benedetto XVI Anno della Fede bisogna cogliere la straordinarietà della combinazione andando prima a leggere i segni dei tempi. Tanto per cominciare potremmo porci alcuni quesiti essenziali: - la famiglia è oggi in buona salute? - la Chiesa si adopera per difenderla? - io sto facendo qualcosa per tutelare la sua identità ed il suo incommensurabile patrimonio? A quest’ultima domanda ciascuno potrà rispondere dopo un sincero esame di coscienza, mentre alle prime due rispondono direttamente i fatti: l’aumento del numero di separazioni e divorzi, la diminuzione dei matrimoni in Chiesa e della fertilità delle coppie, le proposte di legge atte a riconoscere le coppie di fatto e a istituire i matrimoni omosessuali e via discorrendo. La Chiesa, da par suo, ha deciso di istituire l’Anno della Fede proprio nel 2013 invocando cosi lo Spinto Santo a protezione dagli attacchi laicisti orientati contro la famiglia ed i suoi componenti (generi e generazioni). Se infatti torniamo indietro negli anni, ci accorgiamo che l’ultima volta che la Chiesa istituì l’Anno della Fede, la famiglia correva i medesimi pericoli: era infatti il 1968. Allora fu Paolo VI che intuì i pericoli che si stavano per abbattere neìl’annus horribilis che vide protagonisti la contestazione studentesca e la cosiddetta rivoluzione sessuale. Oggi, tra l’altro, ci lamentiamo che l’Italia è il Paese meno fertile di tutta l’Europa, ma tutti sembriamo esserci dimenticati che fu lo stesso Paolo VI che ebbe il coraggio di opporsi alia cultura della morte con la sua enciclica più discussa: l’Humanae Vitae. La stona inoltre ci racconta che nel 1981, anno dell’attentato a Giovanni Paolo II, lo stesso pontefice avvertì profeticamente le famiglie con l’esortazione apostolica Familiaris Consortio, invitandole a prendere parte alla vita politica e sociale del Paese per non doversi poi trovare a piangere quei mali cui si sono limitate ad assistere. La Chiesa dunque ci preavverte, ci esorta, ci affianca, ma non può ne deve fare da sola: occorre il nostro aiuto Ora che abbiamo contestualizzato gli eventi nella storia recente ed in quella attuale, torniamo ad occuparci dei nostri bimbi che hanno ricevuto !a Prima Comunione dopo aver avuto accesso al sacramento della Riconciliazione.
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la famiglia Lodolo - Doria al completo

E qui arriva la prima sorpresa perché, insieme a loro, tutta la famiglia ha avuto la possibilità innanzitutto di rivalutare e riscoprire il sacramento forse più ostico, perché richiede l’umiltà di denunciare tutte le nostre mancanze a un sacerdote. E’ venuto il momento tanto atteso, quello della Comunione, in cui nostro figlio non è stato più costretto a stare seduto ad attenderci sulla panca, ma si è messo in fila con noi per ricevere il corpo di Cristo. Per la nostra famiglia la giornata ha assunto particolare rilievo, perché Lorenzo è l’ultimo di quattro figli e finalmente la composizione familiare era al completo, in fila per ricevere l’Eucarestia. Ricordo che mi commossi quando la primogenita Maria si accostò alla Comunione, ed ugual sorte mi toccò nell’ordine per Marta e per Costantino. Forse sono facile alla commozione, come sostiene mia moglie, ma in certi momenti mi pare di avere accanto i miei genitori e mio suocero che già vedono da vicino il Signore. Della “vecchia guardia” con noi c’è solo la nonna materna che partecipa con gioia alla vita della nostra famiglia: tutte e tre generazioni sono perciò rappresentate e ne rendiamo grazie a Dio. Chiudo con gli auguri a tutti i bimbi, affinchè vivano con gioia questo immenso dono da cui potranno attingere per tutta la loro vita. Alle famiglie dei compagni di Lorenzo auguro serenità e amore coniugale: di certo già lo sapete, questo e non altro è ciò di cui hanno bisogno i nostri figli per crescere in armonia. Tanto o Signore, mia moglie ed io abbiamo ricevuto da nonni, genitori e suoceri, rendici ora capaci di restituire altrettanto ai nostri figli sotto la Tua benevole protezione. Vittorio Lodolo Doria – papà di Lorenzo alunno del “San Paolo” IV primaria - Milano
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Un passo importante per noi e i nostri figli: la loro prima Comunione.
Dopo diversi giorni di pioggia ed una serata “tempestosa”, il sole ha illuminato il mattino della prima Comunione dei nostri ragazzi. Indossato loro il candido saio, siamo usciti di casa per raggiungere la scuola, quasi come gli altri giorni, ma questa volta li accompagnavamo ad incontrare una Persona veramente speciale: Gesù che si sarebbe donato loro per la prima volta! La Chiesa della Sacra Famiglia preparata per l’occasione, le famiglie, gli amici... tutti eravamo in attesa dell’entrata in processione dei nostri neocomunicandi! Al loro arrivo, ogni genitore ha visto, quasi per incanto, il proprio bambino o bambina diventato/a più grande ed in un attimo ha rivissuto i momenti più belli della sua vita, dalia sua nascita fino a quel magico momento e cosi si è vista qualche furtiva lacrima di commozione. I ragazzi raggiungono i posti loro assegnati ed ha inizio la Santa Messa. Subito una sorpresa: non è solo la prima Comunione dei nostri ragazzi, ma anche è la prima volta che Don Renato la celebra per una prima Comunione (il giorno dopo infatti l’avrebbe celebrata per la prima volta da Parroco nella sua Parrocchia). II coro, le letture e poi l’omelia che richiama anche noi “grandi” alle cose più importanti, al significato vero dell’Eucaristia: è un ringraziamento, siamo alla presenza della Persona di Gesù che si fa pane e si dona a noi. Sta a noi poi nella vita quotidiana andare a cercarlo: Gesù, è sempre presente nel Tabernacolo, pronto ad accoglierci, è un Amico a cui ci possiamo rivolgere nei momenti belli ed in quelli tristi della nostra vita e non ci abbandona mai. Da genitore, comprendi che aver portato il tuo ragazzo o la tua ragazza li ad incontrare Colui che non li deluderà mai e che sarà sempre con loro, anche dopo di te ... è veramente una realtà stupenda, che premia in parte la tua difficile vocazione di padre o di madre . E’ questo un passo importante, una tappa del lungo cammino di crescita spirituale che, se ben preparato e ponderato, porterà poi frutti copiosi di grazia non solo ai neocomunicandi, ma a tutte le loro famiglie. La santa Messa termina con una benedizione solenne su tutti i presenti, augurio di una “festa senza fine”. Un grande grazie alla nostra scuola, a Don Renato, a Don Paolo e a M. Vera, che hanno aiutato e seguito i nostri ragazzi nel vivere un’esperienza così bella e radiosa della loro prima Eucaristia E’ stata veramente una festa di famiglia, partecipata anche con coloro che tutti i giorni lavorano a contatto con i nostri ragazzi: la loro maestra, i vari educatori e tutti gli amici che frequentano la nostra Scuola. L’esperienza vissuta in questa giornata, possa rimanere a lungo viva nel cuore di tutti ed essere per tutti di stimolo al bene. Luca Bodio – padre di Alessandra
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Milano – Istituto "San Paolo" 11 maggio 2013

Voce ai Neocomunicati
La mia prima Comunione
stato un momento molto speciale: Gesù è entrato nel mio cuore sotto le specie di un’ostia consacrata ed è diventato il mio grande amico. Un amico unico che mi starà sempre accanto aiutandomi nei momenti difficili, parlando al mio cuore e partecipando anche alle mie gioie. Don Renato, nella sua omelia, ci ha detto che noi da soli non ce la facciamo a superare tutte le prove che la vita ci riserverà, ma se Gesù sarà nostro vero Amico, ci sosterrà in ogni momento, specialmente nelle maggiori difficoltà. Incontrarlo è facile, basta partecipare alla santa Eucaristia, cibandoci frequentemente di questo Pane divino, come abbiamo fatto oggi. E’ stata una cerimonia molto bella ed emozionante! Nei giorni precedenti, durante le varie prove per accostarmi all’altare, mi sentivo molto agitata, ma sabato mattina ero al colmo dell’emozione: mi sentivo il cuore in gola! Meno male che c’erano tanti miei compagni e poi. intorno a me. ho visto i miei genitori e tanti amici che mi hanno dato coraggio. Certamente una festa così bella non potrò scordarla mai! Alessandra Bodio lV primaria “San Paolo” Milano

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“La mia Prima Comunione è stata una cerimonia meravigliosa, anche se mi sono sentita un poco agitata: non riuscivo a comprendere in pieno quello che stavo compiendo, eppure mi sembrava che ci fosse qualcuno vicino che guidasse le mie azioni. Per tutto il tempo della Messa, il cuore mi batteva a mille. E’ bastato comunque un leggero tocco sulla spalla della catechista per riprendere il mio usuale sorriso. Mi incamminai verso don Renato che mi porse la particola. Ho provato una sensazione strana, ma tanto bella: Gesù era sulla mia lingua e stava per prendere possesso di me. Che gioia grande provai! Non ero mai stata così felice!”. Valeria Baccini
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continua dopo l'inserto
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"Siamo Fratelli"

"Passaggio del testimone"
Papa Joseph Ratzinger e Papa Francesco Bergoglio
Marzo 2013
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Una carrellata di varie testimonianze, di espressioni di affetto e di riconoscenza per mantenere fresca nella mente e nel cuore l’immagine dell’amato e venerato Pastore papa Benedetto XVI. Anche la nostra rivista, in semplicità di stile, si unisce all’universale coro della Chiesa e del mondo, perché rimangano impresse nelle sue se pur povere pagine il grande evento che ha toccato profondamente il cuore di tutti, cristiani e non cristiani. Ne hanno trattato diffusamente la stampa e ogni genere di comunicazione, né vogliamo qui ripeterci, ma con il loro aiuto e il loro consenso poter riassumere brevemente alcuni momenti forti di questa importante transizione storico-ecclesiastica e comunicare ai nostri lettori i sentimenti più veri che hanno accompagnato sia papa Ratzinger nella sua rinuncia che per tutti è stato ”un segno di amore e di saggezza”, sia per il nuovo papa Francesco, accolto universalmente con esplosioni di grande gioia. Riportiamo da subito ampi stralci dell’ultima udienza in piazza di Papa Bendetto insan Pietro, gremita da quasi 200 mila persone, tenuta il 27 febbraio u.s. Una festa, di colori del mondo, se pur velata di malinconia.

«Vi porto nel cuore»…
di papa Ratzinger

“Grazie di cuore! Sono veramente commosso (...) Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr. Col 1,9-10). (...) Il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. (...) Ma non è solamente Dio che voglio ringraziare in questo momento. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è la sua prima responsabilità, io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine.
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(…) A questo punto vorrei ringraziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo, che nelle ultime settimane mi hanno inviato segni commoventi di attenzione, di amicizia e di preghiera. Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. (...) In questi ultimi mesi, ho sentito, che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravita e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi. (...) Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. (...) Ringrazio tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui avete accolto questa decisione così importante, io continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i Cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo Successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito. (...) Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!». Benedetto XVI

Papa Ratzinger saluta e la finestra si chiude. Si riavvolgono gli striscioni, le bandiere. Si va via lentamente, con ordine, in silenzio. Soltanto alcuni fra i più giovani restano ancora nella piazza. (…) (cfr.Pino Ciociola – Avv.26 febbraio 2013)

poi…. Il volo d’addio in elicottero verso Castelgandolfo, dimora provvisoria per l’emerito Pontefice.
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un incontro di grande tenerezza a Castel Gandolfo(23 marzo 2013)
Francesco e Benedetto si sono incontrati il giorno 23 marzo u.sc., commossi, ma sereni. Il sorriso sulla labbra e negli occhi una gioia che si è tradotta in tanti piccoli, significativi gesti di reciproco cristiano affetto. Gesti di stima e di affetto che si sono ripetuti nella cappella, dove la gentile insistenza con cui Benedetto XVI indirizzava papa Francesco all’inginocchiatoio d’onore e il nuovo Pontefice, tendendogli la mano e guidandolo a prendere posto accanto a sé in uno dei banchi, gli rispondeva amorevolmente. “Siamo fratelli!” Dopo un’intensa preghiera, Papa Francesco ha donato a Benedetto XVI un’icona mariana, la “Madonna dell’umiltà”. «Mi permetta di dirLe subito una cosa: quando me lo hanno dato, ho pensato subito a Lei, ai tanti esempi meravigliosi di umiltà e di tenerezza che ci ha dato durante il suo pontificato». Commenta il Vescovo di Albano, Mons. Semeraro: “Ho avuto la grazia di assistere ad un’altissima espressione di fraternità e di comunione. Mi è passata davanti agli occhi la celebre icona di Pietro e di Andrea. Tutto è accaduto nella più grande semplicità. Benedetto ha voluto accogliere Francesco all’eliporto e riaccompagnarlo quand’è stato il momento del rientro a Roma e non si è mosso finch° non è partito. Davanti a me si sono scambiati parole di reciproca accoglienza, con espressioni e gesti di fraternità, direi - per usare una parola cara a papa Francesco – di tenerezza. (spigolature da “Avvenire” e Osservatore Rom.”)
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Castel Gandolfo (Roma) 23 mar. 2013
Mille voci dalla gente che ha imparato a conoscere papa Ratzinger: affetto, riconoscenza e preghiera per un Padre che l’ha condotta per i sentieri della verità.

Brevi pensieri di stima e di gratitudine
• • • • • • “Ci ha dato un esempio di coraggio, amore e umiltà” (A. Sciortino) “Un padre che ha proposto la radicalità di Cristo.” (...) “Testimone generoso della verità fra i sentieri delle culture di oggi.” (...) “Una rinuncia che è segno di amore e saggezza. Di Te ci resteranno i preziosi scritti e i sentimenti di amore e amicizia, «perle preziose». (...) “Apprezziamo di Te, più che mai, la guida e l’assunzione responsabile di gioie e dolori che derivano dalla tua paternità”. (...) “Hai saputo incantare i giovani con parole piene di senso(…). Chi può dimenticare i famosi dieci minuti di adorazione della spianata di Madrid? (GMG 2011) Mentre il vento caldo ci asciugava dalla pioggia appena ricevuta, ce ne stavamo in ginocchio a vedere le spalle del Papa. Poco più oltre la Presenza dell’Unico per cui vale la pena vivere. C’era un Papa al quale quella sera non era stato concesso di parlare: il temporale sembrava averla vinta. Sorridente, non si era scomposto. Paziente, aveva atteso. Quella sera il discorso l’abrebbe fatto in ginocchio, voltando le spalle alla marea di giovani. Ma portandoci tutti con sé: il maestro ci aveva preso per mano per portarci dal Maestro che aapsettava tutti e ciascuno”. (don Michele Falabretti dirett. Servizio Naz. di pastorale giovanile). “Il Papa è il mio Capitano. Mi ha fatto recapitare dalle mani di mons. Lucio Adrian Ruiz un rosario che Egli donava a me personalmente. Grazie, Santità. Sei stato il Capitano della più grande squadra, la Chiesa!. (F. Totti). ”Sì, papa Ratzinger continuerà a guardare e a patire per noi, malgrado l’aggravarsi dell’età e della fatica. Continuerà a pregare per noi, finché Dio gli darà vita!”(...) “Padre Santo, Ella ci ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nel cielo continuano a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo e ci benedica!” (card. Angelo Sodano)
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fra i tanti...

l’affettuoso e riconoscente GRAZIE delle Angeliche di san Paolo a Papa Benedetto
Tra gli innumerevoli motivi di gratitudine che ci legano a Te,

Caro Papa Benedetto,
permettici di evidenziarne alcuni: GRAZIE perché sei sempre stato il “maestro” dalla cui cattedra hai continuamente illuminato le menti ed i cuori; GRAZIE per l’amore della bellezza …… porta aperta verso l’infinito. GRAZIE per la profonda tua umiltà e mitezza . GRAZIE per la fermezza con cui hai lottato per superare il relativismo occidentale e la difesa della persona. GRAZIE per la lotta contro la “sporcizia” presente nella Chiesa. Ma grazie anche per la tua fede incrollabile nella Chiesa che è di Gesù e a Lui l’hai affidata quando temevi di non avere più le forze adeguate per continuare il tuo servizio. GRAZIE perché hai creduto nella potenza della preghiera con la quale continui a sostenerla. La tua presenza in Vaticano ci conforta perché sappiamo che la fatica di Papa Francesco è sostenuta dalle braccia elevate al cielo di Papa Benedetto. GRAZIE. M. Maria Palumbo asp Trani - Bari
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Testimonianze
"Benedetto XVl mi ha scosso e colto di sorpresa"
(cfr. testimonianza di don Franco Colombini)

“Sono sorpreso, scosso, attonito… …eppure mi sento già consolato nel dolore e avverto una infinita gratitudine. La nuova e umile scelta di Papa Benedetto - la volontà di consegnarsi al silenzio dalla fine di febbraio e servire Dio e i fratelli nel nascondimento della preghiera, completa la decisione con la quale Joseph Ratzinger, servitore coraggioso e già anziano della parola limpida e profonda, accettò otto anni fa l’elezione al soglio di Pietro, facendo sua per amore la volontà di Dio e della Chiesa, inchinandosi a noi tutti nel presentarsi come “umile lavoratore della vigna”. Ora, nel cuore dell’Anno della Fede, l’umiltà e la grandezza di Pietro si manifestano in una maturata decisione di ritiro per sé e di indicazione alla comunità dei credenti dell’elezione di un più vigoroso “servo dei servi di Dio”. Mi è inevitabile tornare con la mente e con l’identica commozione a un altro distacco e a un non lontano grande insegnamento, che - sembra appena ieri - si manifestò nell’interezza del cammino faticoso e nella voce spezzata, fatta soffio, di Giovanni Paolo II. Due volti distinti e complementari dell’umiltà evangelica! Oggi, come ieri e come sempre, uno “scandalo”, un “segno” pongono il mondo di fronte a un avvenimento che tocca l’anima, segna la storia, interroga e sprona in modo persino rivoluzionario la grande comunità di fede cattolica, parla a ogni credente in Gesù di Nazareth. (…). Sono senza parole. Commosso. Il cuore mi aiuta a capire la scelta del Papa, a dirgli con fiducia e speranza il mio nuovo grazie, perché mi ha insegnato - e continuerà a farlo con intensità e forza unica - il legame intrinseco tra fede e ragione, tra la vita della gente e la verità sull’uomo e sulla donna di ogni tempo. Ancora una volta Benedetto XVI mi ha stupito, colto di sorpresa per avermi detto chi è Pietro e come si serve l’unico Signore. Santo Padre, alla notizia della tua rinuncia ho avuto paura. Ho provato lo stesso dolore per la morte di Giovanni Paolo II. Con lui avevo vissuto una vita e mi sentii orfano. Piansi come chi ha perso un padre. Oggi mi succede lo stesso. È il dolore di un figlio che ha ricevuto tanto. Ho seguito il tuo pontificato sin dal primo momento in cui ti sei affacciato dalla loggia di San Pietro. Ho letto ogni scritto. Mi sono nutrito delle tue parole profonde, troppo semplici per un professore di teologia, piene di Dio e del suo Mistero. In questi anni in cui la fede è stata messa alla prova, dileggiata, fraintesa, hai fatto da parafulmine a molte critiche. Le hai prese su dì te. Sono beati quelli che vengono “perseguitati” a causa di Cristo! (…) Con te la mia fede si è rafforzata, per quel logos cortese, fermo e caldo, che sai infondere alle parole che usi, come queste pronunciate in uno dei tuoi ultimi
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Milano, 1-3 Giugno 2012 Visita Pastorale di Papa Bendetto XVI - VII Incontro Mondiale delle Famiglie

discorsi: “Dio, con la sua verità, si oppone alla molteplice menzogna dell’uomo, al suo egoismo e alla sua superbia, Dio è amore. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là dì se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere compresi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della Croce”. Ripensando a quanto hai detto, l’emotività ha lasciato il posto al logos, alla verità, a Cristo e una grande pace è tornata nel cuore. Rinunciare non è fallimento e debolezza, come pensa il mondo, per il quale vale la logica del potere e dell’egoismo. Il tuo è stato un gesto di libertà, di docilità a Dio, nel quale ti vuoi “nascondere” per continuare a sostenere la Chiesa. Con questa scelta fai trionfare un altro logos. Quello di chi sa che la preghiera silenziosa vale tanto quanto l’azione, che lascia a chi meglio può portarla avanti. “È bene che io me ne vada, perché venga a voi un altro consolatore”. Anche Gesù si è tirato indietro, ha rinunciato a rimanere con i suoi, aprendo lo spazio alla potenza dello Spirito, mettendo il futuro nelle mani dei discepoli, che “continuarono le sue opere e ne fecero di più grandi” Ti ringrazio, Santo Padre, per il logos che hai “spezzato” e donato, per l’amore che testimonierai nell’umiltà, in silenzio, nascosto nelle mura di un convento. Un favore ti chiedo. Non dare le dimissioni dalla scrittura. Continua a nutrire la nostra fede. Con affetto. Don Franco Colombini Trezzano sul Naviglio (Milano) Anno XVIII - Marzo

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“La Chiesa non è mia, né vostra, ma di Cristo”
(cfr. “Figlioli e piante di Paolo” n. 114 – 2013)
Eravamo intenti a riflettere con attenzione sulla traccia proposta nell’anno della Fede dopo la lettura del documento papale, per cercare di attualizzarlo all’interno del Movimento o del gruppo o della nostra vita personale, quando siamo stati raggiunti dall’inaspettata notizia data dal Papa stesso l’11 febbraio scorso, della sua libera rinuncia al ministero petrino. Tale decisione, sicuramente molto sofferta, ma tanto responsabile, come si evince dal documento scritto e letto in latino davanti ai Cardinali presenti al Concistoro, ha stupito tutti noi che, però, dopo l’iniziale sbigottimento, abbiamo compreso quanto la decisione presa da Papa Benedetto XVI, sia un gesto d’amore per la Chiesa di Cristo. Nei giorni successivi, a mio parere, i suoi discorsi, le sue omelie, le sue catechesi sono stati un vero e proprio “Testamento spirituale”. Il mercoledì delle Ceneri, 13 febbraio, il Papa ha fatto risuonare, in modo forte ed efficace, l’invito alla conversione. Nessuno di noi può sottrarsi a questo invito che ci porta a rivedere le nostre azioni ( a livello personale familiare e comunitario), lasciandoci guidare sempre dalla “grazia” di Dio che ci illumina e ci permette di agire sul cuore, sulla coscienza e sulle intenzioni. Da parte nostra dobbiamo solo permettere al Signore di rinnovarci e trasformarci interiormente fidandoci di Lui. Il Papa ci esorta a farci guidare da Cristo che è sempre al timone della “barca” della Chiesa la quale non è stata, né sarà mai affondata, nonostante tutti i venti contrari che da due millenni si abbattono contro di essa, perché al timone c’è sempre Gesù! Guardando, poi, la folla presente in P.za S. Pietro nel giorno della sua ultima udienza, il Santo Padre è sembrato molto contento nel vedere davanti a sé la “Chiesa viva” ((idealmente eravamo presenti anche noi Laici di S. Paolo!) ed ha ribadito, con semplicità e fermezza, che la Chiesa non è un’organizzazione umanitaria, ma un corpo vivo che ha come “capo” Gesù che la guida, perché “la Chiesa non è mia, né vostra, ma di Cristo”. Grazie, Santità! Andrea Spinelli diacono

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“la tua umiltà ti ha reso più grande”
(…) Papa Benedetto, dopo la rinuncia fatta, continuerà ad accompagnare la Chiesa con la preghiera. Non fuggirà dalla Croce, ha ribadito, ma starà dinanzi a Gesù Crocifisso per intercedere proprio per la Chiesa e per l’umanità. In questo modo Egli ci assicura la profonda comunione nella preghiera che acquista così il suo primato facendoci comprendere che senza preghiera tutto si riduce a puro “attivismo”. Riflettendo su tali concetti così densi di significato, e sul gesto umile e coraggioso delle sue dimissioni, come non pensare che Papa Benedetto abbia dato a noi tutti un edificante esempio? (…) La sua scelta di rendersi quasi invisibile al mondo per rimanere davanti a Gesù Crocifisso a pregare per la Chiesa, lo ha reso davvero “grande” come abbiamo letto su un cartello in mezzo alla folla che lo salutava a Castel Gandolfo: “ La tua umiltà ti ha reso più grande!” (…) Come Laici di San Paolo cerchiamo di fare tesoro di tutti i suoi insegnamenti che sono gli stessi inculcati nel cuore della gente dall’Apostolo Paolo, nostro Protettore. Essi sicuramente ci possono aiutare a comprendere che la vera “grandezza”di ogni uomo o donna consiste nel vivere con semplicità, con umiltà, fedeltà e coerenza il Vangelo di Cristo a servizio della Chiesa, secondo la nostra specifica vocazione all’interno della famiglia, nel campo del lavoro o delle aggregazioni laicali lontani dalla pur minima tentazione di “potere”. Anche noi siamo Chiesa, pellegrini sulla terra, orientati verso la Gerusalemme celeste, meta del nostro cammino, sostenuti, questa volta, con certezza dalla preghiera di Papa Benedetto XVI che si pone in ginocchio davanti al Crocifisso per noi e noi con lui, se saremo capaci di dare il primato alla preghiera. GRAZIE, Padre Santo! Ci mancherà la sua parola illuminata, chiara e stimolante: Dio la ricompensi per il bene profuso!!! Allora, incoraggiati da tali insegnamenti, sforziamoci di vivere la nostra vocazione, uniti tra noi e uniti a Gesù per giungere “verso la perfezione insieme” superando le nostre paure. Anna Maria Leandro – Trani -Bari (da “Figlioli e piante di Paolo” n.114 2013)

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Un’esplosione di gioia della folla, riunita in piazza san Pietro, ha accolto il primo Pontefice sudamericano della storia,

Jorge Mario Bergoglio
il suo primo invito dalla loggia della basilica:

«Iniziamo assieme un cammino di fratellanza» Le prime parole del nuovo Pontefice:
«Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo ... ma siamo qui ... Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. [Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella! E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima... prima, vi chiedo un favore: prima che il Vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore, perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.” [Benedizione]»
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Roma, Piazza san Pietro Domenica delle Palme 7 aprile 2013-05-07
“Questa è la prima parola che vorrei dirvi: GIOIA! Non siate mai uomini e donne tristi: un cristiano non può mai esserlo!” Quante cose belle si potrebbero raccontare avvenute in questo primo squarcio di tempo dopo l’elezione di papa Francesco! Gesti umili, concreti, parole semplici e chiare che penetrano nel profondo del cuore di tutti e che tutti affratella. Sarebbe mera utopia voler riportare su poche pagine della nostra rivista quanto abbiamo visto e udito, se non in prima persona, attraverso i numerosi canali della informazione. Tuttavia, con il loro supporto, crediamo far cosa gradita ai nostri piccoli e grandi lettori riportare del nuovo Pontefice alcuni aneddoti e fatti quotidiani concreti che mettono da subito in risalto la sua genuina spiritualità, richiamo forte di un’altra figura, di un altro Francesco, il “poverello di Assisi”. Sarà una semplice carrellata di fatti, parole, aneddoti che, mentre fanno sorridere, alcuni per la loro semplicità, penetrano in ciascuno di noi richiamandoci poi a tradurre nella realtà quotidiana il comandamento dell’amore fraterno che Gesù è venuto a portare sulla terra. E proprio a similitudine degli storici “Fioretti di san Francesco”, abbiamo voluto “titolare” la nostra raccolta, «i Fioretti di papa Francesco» quasi un richiamo -se pur in stile moderno- un ritorno alla semplicità francescana. (vedi più avanti)

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Preghiera al nuovo Pontefice per la sera della sua elezione
“ Sento che ti fai chiamare "Francesco" Francesco d'Assisi e di Buenos Aires... come vescovo di Roma. Ma perché prendere questo nome tu il primo Papa a portare un nome così universale e così affascinante? Perché il popolo immenso che ti scopre sulla Loggia delle Benedizioni riconosce in te il successore di Pietro e ti ama già come un padre? Accanto a me, colgo un grido: «è così semplice che ho voglia di abbracciarlo». Ti vedo silenzioso, le braccia ciondoloni. Penso all‛ Ecce Homo", l'uomo della passione, e sono pronto ad asciugare le tue lacrime, perché certi giorni non potrai nascondercele. Ma io stesso questa sera ho pianto di gioia quando ci hai invitato tutti a pregare nella diversità delle nostre condizioni e delle nostre credenze. Conducici spesso sulle tue tracce, fino a san Francesco e a santa Chiara, per accogliere a colpi di conversione la prima delle Beatitudini "Beati i poveri". Non bisogna preoccuparsi troppo delle sfumature prima di avere colto il pensiero di Cristo nella sua tranquilla pienezza e nella sua terribile nudità. Tu, nostra guida, e ancor più nostro compagno di strada, rendici sempre più fedeli alla Chiesa di Cristo. Di fronte alle sfide gigantesche di questo mondo, la Chiesa, dall'Oriente all'Occidente, può apparire irrisoria come il piccolo Davide con una bisaccia contenente, in piena era nucleare, dei sassi levigati dal torrente dello Spirito. La Chiesa sola, quindi, come l'apostolo Pietro all'infermo della Porta Bella osa dirci: «oro o argento non ne ho, ma quello che ho te lo dono in nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!» (Atti 3,6) Papa Francesco, aiutaci a credere che su tutti i cammini il Cristo della Risurrezione ci precede sempre.

(Roger Cardinale Etchegaray)

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Lo stemma di Papa Bergoglio

Nel segno della continuità. Potremmo definire questa la decisione di Papa Francesco circa il motto e lo stemma papale. Infatti, il motto resterà "Miserando atque eligendo", ed è tratto dalle omelie di San Beda il Venerabile, il quale, commentando l'episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: "Vidit ergo Iesus publicanum et quia, miserando atque eligendo vidit, ait illi sequere me" (Vide Gesù un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi!). Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della Festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti nella Festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Mario Bergoglio sperimentò, all'età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una Confessio14

ne, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola. Anche per lo stemma papale Francesco ha deciso di conservare tutti gli elementi presenti nello stemma scelto fin dalla sua consacrazione episcopale. Lo scudo blu (a ricordo dei colori della bandiera argentina) è sormontato dai simboli della dignità pontificia, eguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d'oro e d'argento, rilegate da un cordone rosso. Confermato, dunque, l'abbandono del simbolo della tiara papale o triregno, che veniva posta sul capo del nuovo Papa. L'ultimo a indossarla fu Paolo VI, che poi la vendette a sostegno della campagna contro la fame nel mondo. In alto allo scudo del nuovo stemma papale campeggia l'emblema dell'ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. Nella parte bassa dello scudo due immagini: la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l'antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di riardo indica San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine e San Giuseppe. E proprio nella Festa di San Giuseppe, 19 marzo, il nuovo Papa ha voluto collocare la Messa di inizio pontificato. (a cura di Alessio Maraschio) Trezzano sul Naviglio

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I ''Fioretti di Papa Francesco''
Francesco, dolce sentire
P. Ugo Sartorio - cfr. “Messaggero di sant’Antonio” aprile 2013 (…) Con tempismo perfetto, in poco più di un mese, lo Spirito Santo ci ha resi spettatori in diretta di due eventi straordinari: la rinuncia di papa Benedetto che, ha portato all’elezione concorde e rapida di un Papa latinoamericano. … Se ci voleva una prova del fatto che la Chiesa «non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino, ma una realtà vivente che ha al suo cuore Gesù Cristo» (Benedetto XVI) questa prova ci è stata data con tutta evidenza, in maniera quasi profetica. … Un tratto indiscutibile del Poverello di Assisi è stato quello di contribuire a «ricostruire» la Chiesa senza furori e rigurgiti antiistituzionali, come fecero invece molti gruppi eretici di quegli anni. Si riforma la Chiesa restando al suo interno, amandola in modo viscerale anche quando la si scopre (in noi prima che negli altri) peccatrice, nella consapevolezza che la conversione primordiale è quella di chi annuncia la fede, non quella di chi la riceve. Certo, papa Bergoglio è e resta un gesuita, un combattente della fede con un radicale spirito missionario, ma va ricordato che san Francesco è stato modello e fondamento anche per la conversione di sant’Ignazio di Loyola. Insomma, il ”gaudium” annunciato dalla loggia della Basilica di San Pietro la sera del 13 marzo è stato davvero “magnum”, contagioso e traboccante, ha toccato i cuori e guarito molta tristezza nella Chiesa e alcuni pregiudizi contro di essa, anche se, come cristiani, dobbiamo prepararci e fortificarci, perché la Chiesa non sarà «mai senza la Croce» (così ha detto papa Francesco nella sua prima omelia), pena la perdita della sua stessa identità, pena il cadere nella mondanità che è lo spirito del mondo contrapposto a quello di Cristo. Inoltre, la vita di Francesco d’Assisi è stata segnata anche dal grande dono e insieme dalla sofferenza delle stimmate (conformarsi a Cristo non è uno scherzo!), dalle delizie della fraternità, ma anche dall’esperienza di una profonda solitudine, da uno sguardo luminoso sugli uomini e sulla creazione nonostante forti turbamenti interiori. Per concludere, un ringraziamento, sulla falsariga del Cantico delle creature: Laudato si’ mi Signore, perché fai bella la tua Chiesa con doni stupendi. Laudato si’ mi Signore per frate papa Francesco! (cfr.Messaggero di sant’Antonio-aprile 21013)
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Papa Francesco…la tenerezza
Una Messa, una festa. La «tenerezza». Francesco è nella piazza, sulla Papamobile, scoperta: abbraccia la gente e lascia, quasi letteralmente, che questa lo abbracci. Fa bloccare la jeep bianca. Ne scende. Si avvicina alle transenne, a Cesare, che ha cinquant’anni ed è su un lettino, completamente paralizzato tranne una mano. Lo bacia, gli accarezza il volto, la testa, si ferma alcuni istanti con lui. «Papa Francesco sì è fermato - racconterà dopo Cesare -, mi ha indicato ed è venuto. Mi ha dato un bacio sulla fronte e ha detto a me e ai miei amici “pregate per me”. Molti dei ragazzi dell’Unitalsi hanno ringraziato il Pontefice e lui ha replicato: “No,grazie a voi!». Raggiunge ogni angolo di piazza San Pietro, fermandosi altre volte, una di queste per baciare un bimbo e una bimba. I primi fedeli sono arrivati qui alle cinque di stamattina, gli ultimi alle nove e mezza, l’ora della Messa di inizio pontificato di papa Francesco. (cfr. Avv.28 marzo 2013)

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Il primo Angelus in Piazza san Pietro - Roma
(di Pino Ciociola - Avvenire)
domenica e buon pranzo». Con queste parole papa Francesco ha concluso la preghiera mariana dell’Angelus. È’ stata la prima volta che da Pontefice si è affacciato dalla finestra del suo studio a mezzogiorno. Piazza San Pietro era affollata di persone arrivate anche da fuori dell’Italia. Alla gente che lo attendeva da alcune ore il Papa ha detto: «È importante per noi cristiani incontrarci di domenica, salutarci, parlarci nella piazza. Una piazza che, grazie ai mezzi di comunicazione, ha le dimensioni del mondo». Molti gli striscioni di benvenuto al nuovo Pontefice. E tante le bandiere delle diverse nazioni. Nella sua riflessione papa Francesco è tornato su un tema di cui aveva già parlato nei giorni scorsi: il perdono. «Dio perdona sempre - ha affermato - e ha un cuore di misericordia».

«Buona

“Perché ho scelto Francesco”
Il Papa ha spiegato ai giornalisti di tutto il mondo: “Ci sono vari motivi per cui ho scelto il mio nome, pensando a Francesco d’Assisi, una personalità ben nota al di là dei confini dell’Italia e dell’Europa e anche tra coloro che non professano la fede cattolica. Uno dei primi è l’amore che Francesco aveva per i poveri”. Ha poi raccontato come gli sia venuto in mente quel nome. Durante il Conclave, aveva accanto il Cardinale Clàudio Hummes che è francescano e suo grande amico. Quando il Papa ha raggiunto i voti necessari per essere eletto, il cardinale Hummes lo ha abbracciato dicendogli: “Non ti dimenticare dei poveri!”. «Quella parola è entrata qui!» indicando la sua mente. E ha pensato a san Francesco: «E’ per me l’uomo della povertà, della pace, che ama il creato. Ah, come vorrei una Chiesa povera, e per i poveri!» Durante il primo Angelus, ha affermato di aver voluto rendere omaggio a san Francesco, patrono d’Italia: «Ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra dove sono le origini della mia famiglia». (I suoi parenti sono del Piemonte). Cfr. Avvenire 17 marzo 2013

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Il Parroco del mondo
CITTA’ DEL VATICANO
La mattina dopo la sua elezione, come un parroco qualunque, celebra la santa Messa alla chiesetta di sant’Anna in Vaticano. Papa Francesco la celebra senza copricapo e altri orpelli papali poi, a braccio, la spiegazione del Vangelo dall’ambone. Parla della misericordia di Dio, tema che riproporrà poco dopo all’Angelus, davanti ad un’immensa folla. Saluta così: “Buon giorno!” come aveva detto familiarmente “Buona sera” appena eletto Papa, dalla loggia di san Pietro. **** Forse il mondo angosciato del nostro tempo aveva proprio bisogno di questo: di un parroco. Ti vien da pensarlo alle nove del mattino: perché Roma è già così affollata? Dove va tutta quella gente? E che cosa hanno da essere contenti?… E’ l’avvertire una speranza, un senso alla vita, un qualcosa che va oltre la crisi, la paura, i tanti piccoli e grandi dolori nascosti nei cuori. Un uomo venuto da lontano sta portando ad una umanità preoccupata un messaggio antico eppure mai superato: parole semplici per dire che la vita non finisce sotto terra, che c’è un Dio che non è un giudice, ma un Padre.

Pastore di Roma e del mondo
Prendendo possesso della sua cattedrale, San Giovanni in Laterano, Papa Francesco ha ribadito come intende vivere il suo ministero. Ha ricordato che la misericordia, la tenerezza e la pazienza di Dio devono motivare la nostra speranza, donandoci il coraggio di ritornare a lui, qualunque peccato si sia commesso. “Non si deve temere la bontà, la tenerezza di Dio” ha ribadito il Papa il giorno 19 marzo, festa di san Giuseppe.

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I gesti semplici di papa Francesco
LA CROCE PETTORALE
Quella sera piovigginosa del 13 marzo, quando per la prima volta s’affacciò alla Loggia delle benedizioni, fu il primo dettaglio che balzò agli occhi di tutti. Facendo subito presagire la dirompente novità implicata nella scelta del nome Francesco e la santa povertà, Illuminata dai fari delle telecamere, la croce pettorale non emanava riflessi lucenti. Il colore grigiastro non lasciava dubbi. No, non era d’oro, come quella portata dai suoi predecessori. Restammo con la curiosità di saperne di più. Di quale metallo era fatto? C’è chi era pronto a scommettere che fosse di umilissimo ferro. E poi, perché il successore di Pietro aveva scelto proprio quella croce? Le prime risposte vennero il giorno dopo. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, spiegò che era la stessa croce pettorale che Bergoglio portava al collo a Buenos Aires. Successivamente un artigiano di Vidigulfo, nel Pavese, il signor Giuseppe Albrizzi, ne rivendicò la paternità. Nella croce è raffigurato il Buon Pastore che conduce il suo gregge e la pecorella smarrita sulle spalle. Non è di ferro, ma d’argento. È’ in commercio dal 1998, lo stesso anno in cui Bergoglio ricevette la nomina ad arcivescovo della capitale argentina. Gli fu donata, probabilmente, in quella circostanza e Francesco ha deciso di tenerla anche da Papa rifiutando quella “d’ordinanza”, realizzata con il più prezioso dei metalli. La croce scelta è la stessa che portava da arcivescovo di Buenos Aires. Raffigura il Buon Pastore che conduce il gregge: un’icona della misericordia.

LA MOZZETTA ROSSA
Non ha voluto indossare la mantellina rossa quando si è affacciato dalla loggia di San Pietro per il primo saluto alla folla che in piazza lo aspettava. E al collo ha preferito tenere una croce povera, in ferro. Fin dal momento della sua elezione, papa Francesco ha scelto di mostrarsi come
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è sempre stato: una persona semplice e umile che ama stare in mezzo alla gente, che inizia sempre i suoi incontri dicendo «buongiorno» o «buonasera». Del resto quando era cardinale a Buenos Aires, in Argentina, dove viveva fino a poco tempo fa, si spostava in metropolitana e si cucinava da solo il pranzo e la cena. Dopo essere stato scelto come successore di Benedetto XVI, ha preso il pulmino insieme con i cardinali per rientrare nella sua stanza, invece di salire sulle auto con la scorta. Alla fine è andato alla porta principale e ha stretto le mani di tutti quelli che uscivano. Poi si è lasciato abbracciare dalle tante persone che volevano salutarlo. (cfr. “Popotus – Avvenire 19 marzo 2013)

LE SCARPE
Erano già belle e pronte, in una scatola nuova di zecca, nella Stanza delle Lacrime: la sala adiacente alla Sistina dove il Papa appena eletto riceve l’omaggio dei confratelli e si cambia d’abito indossando la talare bianca e gli altri capi preparati dalla sartoria Gammarelli. Due rifinitissime e lussuose scarpe di colore rosso, il colore tradizionale, sia pure con sfumature diverse, delle scarpe indossate dai Papi dell’ultimo secolo. Jorge Mario Bergoglio le ha degnate appena di uno sguardo. Poi ha fatto capire che no, molte grazie, ma almeno per ora preferisce tenersi le sue, di scarpe. Oltre che per una scelta di sobrietà, anche per un motivo molto pratico: pare non dispongano di un plantare adatto a quelle forme; rinunciarvi avrebbe reso inutilmente disagevole il camminare. La prima sera che Francesco si è mostrato ai fedeli, nessuno, dalla piazza o in tv, poteva accorgersi di cosa il successore di Ratzinger indossasse ai piedi. Il balcone copriva la vista. Ma già l’indomani, quando è tornato alla Sistina per l’incontro con i cardinali, erano ben visibili sotto la talare. Gioia per fotografi e telecamere. Due grandi scarpe nere, con i lacci. Scarpe usate. Risuolate. Perché Bergoglio ne faceva di strada a piedi. Non aveva un’auto propria a Buenos Aires e nemmeno l’autista. Prendeva i mezzi pubblici, autobus o metropolitana, ma questo ormai lo sanno tutti. II Papa che ha inaugurato il pontificato parlando di cammino: è un uomo che consuma le suole delle scarpe nell’andare incontro agli altri

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L’ANELLO DEL PESCATORE
La prima menzione dell’anello del pescatore si trova in una lettera di Clemente IV del 1265. Infilato nell’anulare della mano destra l’anello era usato, fino al XIX secolo, anche come sigillo a lettere e bolle papali. Anche in questo caso, Francesco è stato cortese, ma fermo: non ha voluto l’anello in oro. Dei due o tre modelli proposti ha scelto quello che gli aveva consigliato il cardinale Giovanni Battista Re nella Cappella Sistina. L’anello scelto è una realizzazione dell’artista italiano Enrico Mani, che lo aveva disegnato per Paolo VI. Dopo la morte di Montini, era stato conservato dal suo segretario personale. E’ stato proprio il cardinale Re – bresciano e legato agli ambienti montìniani – a ricordarsi di quest’anello, mai utilizzato da alcun Papa. Francesco ne cercava uno che non fosse d’oro, altro strappo alla tradizione nel segno di “sorella povertà’! Alla fine ha scelto quello di Manfrini, accettando un piccolo compromesso: argento bagnato nell’oro. Non è l’unica novità. L’anello del pescatore deve il suo nome al mestiere esercitato dall’apostolo Pietro in Galilea, dove Gesù lo chiamò a divenire “pescatore di uomini”. Pietro era raffigurato nel gesto di lanciare le reti dalla barca. Nell’anello ricevuto il 19 marzo, Pietro è invece raffigurato frontalmente nell’atto di impugnare le “chiavi del regno dei cieli”, consegnate da Gesù all’apostolo martirizzato sul Colle Vaticano. cfr. “Credere” (settimanale, anno l° 2013)

«Jorge mi ha insegnato la disponibilità»
la testimonianza di Maria Elena, la sorella più giovane di papa Bergoglio
“Mi coccolava molto, ero la sua preferita in quanto sorellina più piccola: abbiamo dodici anni di differenza». Maria Elena è l’ultima rimasta dei quattro fratelli lei Papa. È dunque, insieme ai quattordici nipoti, tutta la sua famiglia. «Per questo ci siamo uniti ancor di più: non passava settimana che non ci sentissimo. A farmi visita, però, veniva poco: era troppo impegnato con la sua missione di pastore.
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Appena aveva mezza giornata libera andava a visitare i poveri, i malati, i carcerati». Maria Elena ha 65 anni ed è visibilmente affaticata: da una settimana la sua abitazione, una casetta appena fuori Buenos Aires, è diventata meta di visitatori da tutto il mondo, amici, conoscenti, curiosi, giornalisti. E lei non si nega mai: a tutti apre la porta e racconta aneddoti della vita privata del nuovo Papa. «Il suo piatto preferito? I gamberi ripieni, Jorge è un ottimo cuoco», dice ridendo. A chi le chiede come faccia a essere sempre così gentile nonostante la stanchezza risponde: «La disponibilità l’ho imparata da Jorge. E poi ora è il mio modo di stargli vicino». Anche a distanza. Maria Elena ha deciso di non essere a Roma per la prima Messa del fratello. «Ho voluto seguire l’invito che ha fatto Jorge chiedendo di utilizzare per i poveri il denaro del viaggio: però lo vedrò dalla televisione, insieme ai miei due figli, e pregherò tanto. Anzi promettetemi che direte una preghiera anche voi!». cfr. Popotus – Avvenire marzo 2013

in pulmino… il ritorno alla Casa Santa Marta
Sin dai primi gesti si è compreso che papa Francesco ha scelto come stile la semplicità. E così, già nella fase della vestizione, non indossa la mozzetta rossa e soprattutto la croce pettorale d’oro, preferendo tenere (come dimostrano le fotografìe) la sua croce pettorale da vescovo. Appare così soltanto con la veste bianca e indossa la stola al momento della benedizione Urbi et orbi. E per il Papa, che da cardinale si spostava nella sua diocesi utilizzando i mezzi pubblici, è parso naturale raggiungere, dopo il saluto ai fedeli dalla Loggia centrale di San Pietro, la Casa Santa Marta viaggiando con i pulmini messi a disposizione dei cardinali. Con loro ha cenato, pare rimproverandoli scherzosamente: «Che Dio vi perdoni per quello che avete fatto».

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ALLA CASA DEL CLERO PAGA PERSONALMENTE IL CONTO
La prima giornata da Papa è iniziata molto presto per Francesco. Alle 8 era già nella Basilica di Santa Maria Maggiore per rendere omaggio alia Madonna. E per raggiungerla non ha voluto utilizzare l’auto d’ordinanza, ma una della Gendarmeria. Il tutto senza un corteo. E pare abbia chiesto che non si chiudesse la Basilica per il suo arrivo, ma che restasse normalmente aperta ai fedeli e ai pellegrini. Ma il contatto diretto con la folla per questa volta è limitato al personale della Basilica. Nel viaggio di ritorno in Vaticano ha chiesto di passare presso la Casa del Clero in via della Scrofa, dove alloggiava prima di trasferirsi in Casa Santa Marta per il Conclave. Un passaggio per recuperare le sue valigie e soprattutto saldare il conto: «per dare il buon esempio» fa sapere!

L’omelìa all’ambone come un Parroco
Alle 17 del giorno dopo l’elezione, torna nella Cappella Sistina per celebrare la Messa assieme ai cardinali elettori. Papa Francesco percorre il breve tratto dalla Cappella Paolina alla Sistina con jl pastorale, che sembra poggiare come un bastone da montagna. È’ la sua prima Messa da Pontefice, ma anche in questo caso è la semplicità a dominare. A un certo punto è lui stesso a togliersi la mitria e darla al maestro delle cerimonie. E anche al momento dell’omelia raggiunge l’ambone come un normale parroco, invece di restare alla sede e parla in italiano per circa sette minuti e mezzo, illustrando il significato delle tre letture appena proclamate. E al termine, da solo, torna alla sua sedia.

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A SANTA MARIA MAGGIORE Visita alla Madonna “Salus Populi Romani”
Una promessa mantenuta: Papa Francesco è andato «a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma». Con un mazzolino di fiori in mano, come un semplice pellegrino, il Pontefice si è recato la mattina del 14 marzo alla basilica di Santa Maria Maggiore per una preghiera alla Vergine, venerata con il titolo di Salus populi Romani. Una visita in forma privata, semplice, protrattasi per circa mezz’ora, nella basilica papale chiusa ai fedeli. Il vescovo di Roma vi è giunto poco dopo le 8, a bordo di una vettura dell’autoparco vaticano. Con lui erano i cardinali Vallini, suo vicario generale per la diocesi, e Abril y Castellò, arciprete di Santa Maria Maggiore, l’arcivescovo Gànswein, prefetto della Casa Pontificia, monsignor Sapienza, reggente della Prefettura, e il gesuita Lombardi, direttore della Radio Vaticana e della Sala Stampa della Santa Sede. Nella cappella Paolina ha poi deposto dei fiori davanti all’antica icona mariana, molto amata dai cittadini di Roma, e ha sostato in silenzioso raccoglimento (…). Papa Francesco si è poi recato alla Cappella Sistina, restaurata di recente, affacciandosi verso la cripta - dove è conservato l’altare dal quale il fondatore della Compagnia di Gesù, sant’Ignazio di Loyola, celebrò la sua prima Messa nella notte di Natale del 1538 -- e sostando presso la tomba di san Pio V. Infine, prima di congedarsi, ha voluto intrattenersi anche con i dipendenti della basilica. All’esterno, uscendo dal retro su piazza dell’Esquilino, il Papa ha salutato con la mano alcuni studenti che lo applaudivano dalle finestre del liceo romano Alberelli.

(cfr. Osservatore Romano 19 marzo 2013)

La telefonata d’auguri al suo predecessore
19 marzo: festa di san Giuseppe
AI mattino il saluto pubblico davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per la Messa di inizio pontificato. Nel pomeriggio, un colloquio telefonico, che padre Lombardi ha definito «ampio e cordiale». Papa Francesco ha voluto così esprimere pubblicamente e dì persona la gratitudine per il «servizio svolto» e i propri auguri di buon onomastico ai suo predecessore
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Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, che in mattina ha seguito da CasteI Gandolfo, in televisione, la Messa di inizio pontificato del suo successore, «Ringrazio il Signore di poter celebrare questa santa Messa dì inizio del ministero petrino nella solennità di san Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza», aveva detto in mattinata papa Francesco. Del resto Ratzinger nella sua biografia «La mia vita», ha detto di essere particolarmente legato all’onomastico, molto più che al compleanno (che è il “16 aprite). Il giorno 23 aprile Francesco e Benedetto XVI si incontreranno di persona e pranzeranno insieme a Castel Gandolfo, dove, dal 28 febbraio scorso il Papa emerito si è ritirato dopo la rinuncia al ministero petrino, prima di ritornare in Vaticano a vivere nell’ex convento delle suore dì clausura. Un incontro molto atteso e sicuramente inedito nella storia moderna della Chiesa cattolica, fatto che non accadeva da 598 anni. (cfr. Avvenire, 20 marzo2013)

«Pronto?… non consegnarmi più El Clarin»
(le lacrime di gioia dell’edicolante argentino)
«Ciao Daniel! Sono il padre Jorge». Lo stesso padre Jorge che si fermava all’edicola di calle Bolivar, a qualche decina di metri dalla Catedral Metropolitana, per fare quattro chiacchiere, prima dì infilarsi nel “subte” come a Buenos Aires chiamano la metropolitana e iniziare il viaggio per i quartieri della sterminata città. Il quotidiano, invece, non lo comprava: gli arrivava direttamente a “casa”, cioè la cameretta al terzo piano del palazzo arcivescovile in cui il cardinale aveva scelto di abitare. Daniel glielo inviava puntuale tutte le mattine, da anni, così poteva leggerlo appena sveglio - ancora all’alba - prima di essere risucchiato dalle molteplici attività. Ora, però, quel «padre Jorge» ha cambiato indirizzo e città: vive in Vaticano perché, esattamente una settimana fa, è stato eletto Papa. Per questo a Daniel si è paralizzata la lìngua per l’emozione quando ha riconosciuto - dopo una prima esitazione - la voce di «padre Jorge» dall’altra parte del filo (e del mondo). Che, due giorni fa, alle 13.15 (ora locale), gli ha detto: «Grazie per il tuo servizio di tutti questi anni. Ora, però, non mandarmi più il giornale» (El Clarin). Naturale che Daniel abbia pensato a uno scherzo. «Dai Mariano, piantala», ha mugugnato, perfino un po’ stizzito. L’interlocutore, però, non ci ha dato peso: «Sul serio, sono il padre Jorge». A quel punto Daniel è scoppiato a piangere. «Non potevo crederci: il Papa si era ricordato di disdire personalmente l’abbonamento. E mi chiamava con affetto per dirmelo. Ha pure mandato un saluto alla mia famiglia», aggiunge l’edicolante. Prima di riattaccare, l’uomo ha domandato al Papa: «Quando la rivedremo da
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queste parti?». E ha aggiunto: «Sa, mi mancherà». Francisco, o meglio il padre Jorge - racconta Daniel - ha sospirato. «Mi ha risposto che almeno per un po’ di tempo sarà complicato, ma ha aggiunto che sarà sempre presente». (Lu.C.) cfr. Avvenire 20 marzo 2013

«Perché sei qui?» «E’ qualcosa che mi è venuto dal cuore!»
Visita e celebrazione della santa Messa nel carcere minorile di Casal del Marmo (Roma) (riassunto dell’art. di Pino Ciociola – Avvenire)
Tra papa Francesco e i ragazzi del carcere minorile è stato un incontro di grande commozione. Poche parole! Servono i gesti, qui, adesso, oggi, nella Messa “In Coena Domini”. Il Papa si piega e poggia entrambe le ginocchia a terra. Lava i piedi dei ragazzi, li asciuga, li bacia. Poi si rialza e guarda un istante dritto nei loro occhi: “Vi abbiamo visto il suo amore, tutti l’hanno visto!”.

il Cardinale Bergoglio celebra il Giovedì santo in una comunità per tossicodipendenti a Buenos Aires

Ripete questo gesto sei volte. Perché sei volte, a capo scoperto, s’inginocchia e scende fino a terra per la lavanda dei piedi ai ragazzi. Ragazzi ai quali la vita ha graffiato e ghiacciato il cuore. (…) Quell’uomo vestito di bianco, un potente, è chinato in ginocchio davanti a loro: bacia i loro piedi, non soltanto non li considera reietti, ma li «serve». Vuole «custodirli».(…) E così ha mostrato loro la via del riscatto: “Ragazzi, non lasciatevi rubare la speranza!” Dopo la celebrazione, i quarantanove ragazzi detenuti possono salutare papa Francesco scambiando gli auguri e i doni. Ognuno va a turno dal Papa che li saluta,
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li abbraccia e li bacia. «Un’altra scena emozionante!» dice P. Lombardi. (…) Un ragazzo va al microfono… pronuncia una sola frase: “Perché sei venuto qui da noi?”Nemmeno il Papa si aspettava una simile domanda e risponde: «So che mi è venuto dal cuore….» (cfr. Avvenire 29 marzo 2013)

Il Papa scambia lo zucchetto con un fedele
Durante un giro sulla “papamobile” in piazza San Pietro. Papa Francesco si è trovato davanti a un fedele che oltre le transenne gli ha porto uno zucchctlo bianco apparentemente identico al suo. Il Papa si è allora tolto quello che aveva. regalandoglielo e si è messo m testa quello donato, tenendolo per tutto il tempo dell’ udienza generale.

Francesco, Papa della tenerezza
di Aldo Maria Valli
Ha scelto il nome Francesco e questo è già un segnale eloquente. Ma Papa Francesco ne ha lanciati subito molti altri. Ha chiamato i cardinali «fratelli» evitando di ricorrere ad ogni formula curiale, come «eminentissimi». Ha definito se stesso come Vescovo di Roma, mai come romano Pontefice, ricordando che il Papa è tale proprio, perché Pastore della Chiesa romana e non viceversa. Ha chiesto al popolo di pregare per lui e si è inchinato davanti alla folla (ma se avesse potuto, si sarebbe inginocchiato). Ha pregato nel modo più semplice, ma anche più vero: il Padre nostro, l’Ave Maria, il Gloria. Nella sera dell’elezione, ha chiesto il silenzio e tutta la piazza, che era totalmente gremita, non ha fiatato, creando un’atmosfera inedita e impressionante. Ha detto di venire alla «fine del mondo» per richiamare le sue origini sudamericane, ma con quella sua espressione, ha voluto anche dire che lui è uomo, in un certo senso, periferico, lontano dal centro del potere curiale. Francesco viene da una cultura e da una spiritualità, quella ignaziana, che puntano all’essenzialità evangelica e alla testimonianza personale, evitando ogni orpello, ogni inutile aggiunta che rischi di offuscare la nettezza della sacra parola. L’essenzialità propria è il tratto distintivo di papa Bergoglio, il quale è però anche uomo di governo, in grado di cogliere i bisogni della comunità, come ha dimostrato guidando una diocesi grande e complessa come quella di Buenos Aires e la famiglia gesuitica.
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Semi di luce
“GIOIA
La nostra gioia non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili.

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GIOVANI

Voi ci portate la gioia della fede e ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre un cuore giovane, sì, sempre… un cuore giovane, anche a settanta, ottant’anni. E voi non avete vergogna della sua Croce. Con Cristo il cuore non invecchia mai.

CROCE

La Croce di Cristo, abbracciata con amore, mai porta alla tristezza, ma alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte.

MARIA

Maria ci insegna la gioia dell’incontro con Cristo, l’amore con cui Lo dobbiamo guardare sotto la croce, l’entusiasmo del cuore giovane con cui lo dobbiamo seguire in tutta la nostra vita.

TENEREZZA

Non dobbiamo a vere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza. Prendersi cura, custodire, chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza.
Francesco (Domenica delle Palme – Piazza san Pietro - 2013

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“le sue parole preziose nel cammino dei nostri ragazzi”
(10mila ambrosiani in piazza san Pietro con i Cardinali Scola e Tettamanzi) (di Pino Nardi) «Davvero sono entusiasti questi milanesi, eh!» Così Papa Francesco ha commentato la partecipazione calorosa dei 10 mila pellegrini ambrosiani all’udienza generale di mercoledì in piazza San Pietro. «Accolgo con gioia il grande pellegrinaggio della Diocesi di Milano guidato dal cardinale Angelo Scola», ha detto il Papa nel suo saluto, rivolgendosi poi nello ;specifico ai 14enni della Professione di fede: «Cari ragazzi, prego per voi, perché la vostra fede diventi convinta, robusta, come una pianta che cresce e porta buoni frutti. Il Vangelo sia la vostra regola di vita, come lo fu per San Francesco d’Assisi. Leggete il Vangelo, meditatelo, seguitelo! Umiltà, semplicità, fraternità, servizio: tutto nella fiducia di Dio Padre, nella gioia di avere un Padre nei cieli, che vi ascolta sempre e parla al vostro cuore. Seguite la sua voce e porterete frutto nell’amore, cari ragazzi!». Al termine dell’udienza Papa Francesco ha abbracciato e salutato l’Arcivescovo e si è trattenuto sul sagrato per andare personalmente a salutare i milanesi. Per i giorni della permanenza a Roma, l’Arcivescovo con i componenti del Consiglio episcopale milanese (Cem) e il cardinale Dionigi Tettamanzi hanno avuto la gioia e l’onore di essere ospitati a Santa Marta condividendo con il Papa i pasti. (cfr. Avv. Milanosette - 7 aprile 2013)

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“la Madonna ci insegna ad essere fecondi di bene, di gioia e di speranza”
di Mimmo Muolo
In Santa Maria Maggiore il richiamo al ruolo materno della Vergine che aiuta i figli a crescere ad affrontare l’esistenza a essere liberi. Una vita senza sfide non esiste. Di nuovo ai piedi dell’immagine della Salus Populi Romani. Come il 14 marzo scorso, papa Francesco è tornato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, per recitare il Rosario nel primo sabato del mese di maggio, da sempre dedicato alla Vergine. Le sue parole sono diventate il suggello di un pomeriggio di preghiera intensa, profondamente partecipata da migliaia di fedeli. «Chiediamo alla Vergine Maria che ci insegni a vivere la nostra fede nelle azioni di ogni giorno, e a dare più spazio al Signore». “La «Salus Populi Romani» è la Mamma che ci dona la salute nella crescita, nell’affrontare e superare i problemi, nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, aperti alla vita e sempre fecondi di oene, di gioia, di speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale», «Una mamma - ha quindi proseguito - aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene; per questo li educa a non cedere alla pigrizia (che deriva anche da un certo benessere), a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli perché crescano sempre di più, crescano capaci di prendersi responsabilità, di impegnarsi nella vita, di tendere a \ granai ideali». La Madonna fa proprio questo con noi, ha spiegato il Papa. «Ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, ad essere forti e non cedere alla tentazione dell’essere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilità, a tendere sempre più in alto». Una mamma, poi, educa i figli anche ad affrontare le difficoltà della vita. «Non si cura la salute evitando i problemi, come se la vita fosse un’autostrada senza ostacoli. La mamma aiuta i figli a guardare con realismo i problemi della vita e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio, a non essere deboli, e a saperli superare, in un sano equilibrio che una madre “sente” tra gli ambiti di sicurezza e le zone di rischio. Una vita senza sfide non esiste e un ragazzo o una ragazza che non sa affrontarle mettendosi in gioco, è senza spina dorsale». Maria è maestra anche in questo. Ella, infatti, ha «vissuto molti momenti non facili nella sua vita. E come una buona madre - ha sottolineato il Papa - ci è vicina, perché non perdiamo mai il coraggio di fronte alle avversità della vita, alla nostra debolezza, ai nostri peccati».
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Infine «una buona mamma aiuta a prendere le decisioni definitive con libertà». Dove per libertà non si intende «fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libertà non significa, per così dire, buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. La libertà ci è donata, perché sappiamo fare scelte buone nella vita». Il Papa ha ricordato quanto sia «difficile» oggi «prendere decisioni definitive». «Ci seduce il provvisorio. Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà, come se desiderassimo rimanere adolescenti per tutta la vita. Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita - ha esortato -. In questo modo la nostra vita sarà feconda». (Mimmo Muolo cfr. Avv. 5 maggio 2013)

Belém (Brasile)
É tempo de mudanças! O mundo espera com ansiedade e grande expectativa o nosso novo Papa, após a renúncia do Papa Bento XVI. Assim, no dia 12 nossa Igreja iniciou o Conclave para eleiçao do novo Papa, acompanhamos com orações e no dia seguinte Deus responedu nossas súplicas com um novo chefe para Igreja: Nosso Papa Francisco. Seja ben vindo, santidade! Nosso Papa Francisco iniciou no dia 19 sob a proteção de São Josè, o seu pontificado. Que São José interceda do céu por nossa Igreja.
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«al nuovo Pastore fedeltà e affetto»
Ne riassumiamo il contenuto: «La Chiesa di Roma è lieta di aver ricevuto il suo Vescovo, che la guiderà nelle vie del Vangelo per gli anni a venire». «Al Papa Francesco, -racconta il porporato – all’ atto dell’obbedienza dopo l’elezione nella Cappella Sistina, ho promesso fedeltà e affetto anche a nome di tutti voi: vescovi ausiliari, sacerdoti, diaconi, consacrati e laici.

Gli ho assicurato che la Chiesa di Roma sarà a lui vicina, non gli farà mancare il calore filiale, accoglierà con fede e docilità la sua guida e lo sosterrà nel portare il formidabile peso che il Signore gli ha messo sulle spalle». «In queste ultime settimane molti avvenimenti ci hanno fatto percepire la vitalità delta Chiesa», ha aggiunto il Cardinal Vicario . Così «l’inaspettata rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, che in un primo momento ci ha sorpreso tutti e addolorato, pian piano è diventata una forte esperienza di purificazione della fede ed un incoraggiamento ad amare di più Cristo e la Chiesa». «Il nuovo Papa - scrive ancora il cardinale Vallini - è un testimone gioioso del Signore Gesù, annunciatore instancabile, forte e mite del Vangelo per infondere fiducia e speranza. Egli continuerà a guidare la Chiesa, la sposa bella del Signore risorto, purificandola dalle macchie che talvolta ne oscurano lo splendore del volto; farà sentire la sua vicinanza a tutti gli uomini, perché la Chiesa sia la casa di tutti e nessuno senta l’imbarazzo di non starci bene: i poveri e gli ultimi si sentiranno capiti e amati. Il nome del Poverello d’Assisi è un forte messaggio e annuncia lo stile e l’impronta del nuovo pontificato». Cardinale Vicario Agostino Vallini
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LA PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO SULLE DITA
Prega per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Prega per te stesso. Prega per il presidente, i parlamentari, gli imprenditori, e i dirigenti.

Prega per coloro che insegnano, educano, e curano.

Prega per coloro che ti sono più vicini.

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Una preghiera per ogni dito della mano
1. Il pollice è il dito a te più vicino. Comincia quindi col pregare per coloro
che ti sono più vicini. Sono le persone di cui ci ricordiamo più facilmente. Pregare per i nostri cari è "un dolce obbligo".

2. Il dito successivo è l'indice. Prega per coloro che insegnano, educano
e curano. Questa categoria comprende maestri, professori, medici e sacerdoti. Hanno bisogno di sostegno e saggezza per indicare agli altri la giusta direzione. Ricordali sempre nelle tue preghiere.

3. Il dito successivo è il più alto. Ci ricorda i nostri governanti. Prega per il
presidente, i parlamentari, gli imprenditori e i dirigenti. Sono le persone che gestiscono il destino della nostra patria e guidano l'opinione pubblica... Hanno bisogno della guida di Dio.

4. Il quarto dito è l'anulare. Lascerà molti sorpresi, ma è questo il nostro
dito più debole, come può confermare qualsiasi insegnante di pianoforte. È lì per ricordarci di pregare per i più deboli, per chi ha sfide da affrontare, per i malati. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Le preghiere per loro non saranno mai troppe. Ed è li per invitarci a pregare anche per le coppie sposate.

5. E per ultimo arriva il nostro dito mignolo, il più piccolo di tutti, come piccoli dobbiamo sentirci noi di fronte a Dio e al prossimo. Come dice la Bibbia, "gli ultimi saranno i primi". Il dito mignolo ti ricorda di pregare per te stesso... Dopo che avrai pregato per tutti gli altri, sarà allora che potrai capire meglio quali sono le tue necessità guardandole dalla giusta prospettiva.

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Papa Francesco... la "tenerezza" di Dio

….già pronta la papamobile per un futuro Pontefice?!….
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“E’ stato un momento emozionante, il più bello della mia vita, perché Gesù, sotto le specie del pane è entrato in me e vi rimarrà a lungo, come mio speciale amico”. Daniele Provi e Andrea Arienti

“Sono molto contenta di aver incontrato la Persona speciale che da tempo attendevo e che mi aiuterà sempre anche nei momenti più difficili: Gesù!” Chiara Coppo

“E’ stato molto bello il momento della Comunione, perché finalmente avevo ricevuto Gesù, il Figlio di Dio, nel mio cuore. Beh, sapevo già che Egli era in me con la sua grazia, ma non come quel giorno che si è fatto mio cibo e ora sono certa che non mi lascerà più”. Margherita Sole Nordio e Angelica Ast

“Ho seguito con attenzione ed interesse tutti gli appuntamenti della Catechesi con don Paolo, don Renato e madre Vera. Durante la preparazione ho avuto l’opportunità di confessarmi due volte, così mi sono avvicinata alla Comunione con la volontà di rimanere sempre più unita a Lui. E’ stata un’esperienza indimenticabile che terrò sempre nel mio cuore!”. Beatrice Molino

“Ricevere l’Eucaristia è stato per me come abbracciare il corpo di Gesù e quando l’ho ricevuto, mi sono sentita come invasa da una intensa luce”.. Anna Macciani

“E’ stato un momento molto emozionante ed ero felice, perché Gesù era nel mio cuore. Per questo meraviglioso evento, preparato con così grande cura, ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a rendermi felice, soprattutto Gesù”. Matteo Musti
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“Ho vissuto questo felice momento insieme a tutti i miei compagni, ai miei parenti e alle mie insegnanti. Mi è rimasto nel cuore il bel messaggio che don Renato ha rivolto a tutti noi ed anche ai genitori e cioè che Gesù sarà sempre con noi e ci aiuterà a superare le mille difficoltà della vita”. Martina Pisapia

“Ho vissuto tutta la cerimonia con grande gioia, perché mi sono sentita più vicina a Gesù”, l’ho pregato di rimanere sempre in me come in quel felice giorno”. Giulia Sanfilippo

“La Prima Comunione è stata per me l’esperienza più bella che abbia mai provato: eravamo solo io e il Signore Gesù! Non c’è gioia più grande di questa e mi è scoppiata un’allegria tale che avrei voluto fare salti di felicità e ogni volta che ci ripenso, rivivo ancora la gioia provata. Neanche Satana riuscirà a portarmela via, perché Gesù è veramente con me, nel mio cuore e lo sento in ogni momento”. Francesca Caparini

Milano - alunni IV primaria "San Paolo"

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RESTA ACCANTO A ME
Ora vado sulla mia strada con l’amore tuo che mi guida, o Signore, ovunque io vada resta accanto a me. Io ti prego, stammi vicino ogni passo del mio cammino, ogni notte, ogni mattino resta accanto a me.

Il tuo sguardo puro sia luce per me e la tua parola sia voce per me. Che io trovi il senso del mio andare solo in te, nel tuo fedele amare il mio perché.

Fa’ che chi mi guarda non veda che te, fa’ che chi mi ascolta non senta che te e chi pensa a me, fa’ che nel cuore pensi a te e trovi quel!’amore che hai dato a me.

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Milano - Istituto “San Paolo” 11 Maggio 2013

Primo incontro con Gesù
Testimonianza di una catechista
Ecco il giorno tanto atteso! Dopo un anno vissuto con un gruppo di bambini cercando di imparare e vivere insieme una forte esperienza di fede, è arrivato il momento culminante: l’abbraccio personale con Gesù, per la prima volta, in comunione totale con Lui. E’ vero, non capiremo mai abbastanza questo grande gesto di Dio nei nostri confronti, ma i ragazzi, sono certa, pur nella loro semplicità si sono resi conto di questa sublime realtà, perché il Signore si fa conoscere da coloro che hanno il cuore puro. Lo si notava sui loro volti, nelle loro domande che rivelavano il loro cuore semplice, ingenuo, perché l’ospite che attendevano era troppo importante e i ragazzi, ho constatato, prendono le cose sul serio! Da loro dovremmo imparare qualcosa noi adulti! Del resto Gesù aveva detto: “Lasciate che i bambini vengono a me..” e in un altro passo: “Se non diventerete come bambini…” Tocca a noi catechisti, genitori, educatori testimoniare con la vita quello che cerchiamo di insegnare e trasmettere ai nostri ragazzi. Se saremo capaci di indirizzarli al bene, a stare vicini a Gesù, che ama sempre stare in nostra compagnia, stiamo pur certi che saranno poi capaci di affrontare anche mille difficoltà che incontreranno nella vita. Auguriamo ai nostri ragazzi e alle loro famiglie che, proprio attraverso i loro figli hanno accolto Gesù nel loro cuore e nelle loro case, che possa essere sempre Lui il loro punto di riferimento e la fonte di gioia e felicità, amico che non delude mai. Angelica Vera Guzhda asp.

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La Pagina Missionaria
MURHESA (Rep. Dem. Congo)
(in mancanza di ultime notizie, ci permettiamo pubblicare una pagina della rivista barnabitica “la Voce di sant’Antonio M. Zaccaria” n. 2. 2013, Milano, per ricordare a tutti: consorelle, confratelli, amici e benefattori, il grande prossimo evento che la Congregazione delle Angeliche di san Paolo si prepara a festeggiare in terra africana, nel cuore del Congo.).

Carissime Consorelle, Amici e Benefattori tutti, (…) Percorrendo anni e avvenimenti, possiamo rivolgerci a voi per cantare con il salmista: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore…”. E’ con tanta gratitudine che ci stiamo preparando al grande evento del 50° di fondazione delle Angeliche in terra d’Africa nello spirito di sant’Antonio M. Zaccaria che esortava le sue figlie Angeliche: “Figliole care, spiegate le vostre bandiere che presto il Crocifisso vi manderà ad annunziare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto…” SAMZ. Lett. V^. E’ proprio questo spirito che ha animato le nostre Madri: M.Bianca Maraschi, M. Alessandrina Afeltra, M. Dulce Pacheco (Brasiliana). Accompagnata dalla Madre LUISA MAGRI allora assistente generale a lanciarsi coraggiosamente nel buio di una terra sconosciuta per conquistare le anime a Cristo.
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Era il pomeriggio del 19 luglio 1963, festa di San Vincenzo de’ Paoli, il grande Santo della carità, quando queste nostre primissime Madri hanno preso il volo, alla scoperta delle meraviglie del Signore nascoste nel fondo della miseria umana. Qualche settimana prima, le nostre 3 Madri avevano ricevuto il Crocifisso delle Missionarie da S. E. Monsignor Giovanni CANESTRI, Vescovo ausiliario di Roma. Riportiamo qui qualche parola delle Consorelle di Torre Gaia che, con grande commozione, le hanno accompagnate a Fiumicino: “Arrivederci tutte e tre, a quando?... Noi vi seguiremo, giorno per giorno, con i nostri sacrifici e attraverso l’adempimento del nostro dovere quotidiano. Voi sarete all’avanguardia, sfidando i pericoli più imminenti, anche la morte, noi staremo, numerose, nelle file della retroguardia e con voi lotteremo e pregheremo, perché venga presto il Regno di Gesù anche su quel nero continente...”, (cfr Sicut Angeli n° 3, luglio-agostosettembre 1963) Lo slancio non è finito qui. In seguito altre Madri, animate da quel fervore e entusiasmo di cui parla il Santo Fondatore, verranno a sostenere la nuova missione. Madre Elena Mastrogiacomo, Madre Carmen Bruno, Madre Noemi Musetti, Madre Cecilia Donzelli, Madre Enza Brindisi, Madre Saveria Merola, Madre Bruna Diana. Chi poteva mai pensare che da “quel volo” poteva scaturire quel che sono diventate le Missioni dell’Africa oggi? Dovete rallegrarvi, carissime Madri, ovunque siate, perché la vostra non è stata una scelta vana... anzi avete “scelto la parte migliore”. Nonostante le privazioni, le vicende politiche che producono guerre, strage degli innocenti, miserie, una sofferenza immensa, avete dato il meglio di voi stesse. Benedette siete carissime madri perché con la vostra presenza avete fatto miracoli, avete fatto rifiorire deserti, avete acceso speranze in cuori lassi e depressi. Certo, quello che siete riuscite a concretizzare, lo dovete alla benevolenza di quanti vi hanno amato e che hanno saputo appoggiare le nostre missioni, la preghiera delle Consorelle, la generosità degli amici e benefattori e soprattutto la grazia del Signore. I primi frutti del vostro sacrificio siamo noi, Angeliche Africane, che con lo stesso spirito stiamo cercando di camminare su quella strada che ci avete tracciata, la strada dell’amore. L’Africa non vi dimenticherà mai! A te Madre Dulce, Madre Alessandrina, Madre Cecilia, Madre Noemi, a te carissima Madre Elena con grande gratitudine vi diciamo “ ARRTVEDERCI” in Cielo!!! Non solo ci avete preparato la vita in terra ma vi siete anche precipitate ad andare a “corrompere” Dio perché tutta l’Africa abbia un posto in Ciclo! Il Signore vi dia la ricompensa riservata ai suoi servi fedeli!!! Rassicuratevi che grazie a Dio i frutti del vostro prezioso lavoro stanno maturando. A te Madre Bianca, Madre Saveria, Madre Enza, Madre Carmen, Madre Bruna: vi siamo vicine con la preghiera e vi aspettiamo con ansia in Africa per il 5 luglio 2013 quando celebreremo il cinquantesimo della fondazione delle nostre missioni! Ecco... nel ‘63 era il Congo...Ora le forze declinano anche in Italia. Ora è il Congo a muoversi... Indubbiamente, siamo pronte a dare una mano, proprio per riconoscenza alla Congregazione e voi amici che ci seguite da anni. Ci stiamo pensando... Dateci solo un po’ di tempo per organizzarci. Per ora, Madre Valentina è già pronta per aiutare ovunque ci sarà bisogno. M. Maria Goretti e tutte le consorelle Dell’Africa
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“Verso Dio – Verso il prossimo Io - la Fede e la Missione in Albania
Testimonianza di Maddalena Balletta Responsabile “Laici di san Paolo” di san Felice a Cancello (Caserta) nel Convegno tenuto a Lodi
FEDE - MISSIONE In verità, posso dire che la fede ha trasformato la mia vita. La fede è un dono di Dio, frutto dell’azione dello Spirito Santo, che la suscita, la sostiene e l’aiuta a crescere. La fede ci dà la convinzione di essere amati, ci libera dalla solitudine e dall’angoscia; ci dispone ad amare noi stessi e più ancora il prossimo. La fede è credere, aprirsi, uscire da se stessi, fidarsi, obbedire, rischiare, e mettersi in cammino verso le realtà invisibili, seguendo le orme di Gesù. Ringrazio il Signore che ha posto nel mio cuore il desiderio di conoscerlo. Conoscendolo infatti lo posso amare e posso raggiungere in pieno la verità arrivando così alla meta che Lui ha progettato per me. Nel cammino della mia vita, ho avuto modo di testimoniare la mia fede in molte forme diverse, anche se ostacolata da sofferenze, difficoltà, che non hanno tuttavia potuto ledere la mia gioia spirituale. Ora mi trovo qui, fra tanti amici a testimoniare una mia piccola esperienza missionaria. Il Signore mi ha fatto un grande dono quello di appartenere ad una famiglia ben consolidata nella Chiesa, la Famiglia Zaccariana.. Come ben si sa, Sant’Antonio M. Zaccaria nel lontano 1500, diede inizio ad uno speciale sodalizio di uomini e donne consacrati e di laici che in seguito hanno dato origine all’ancora attuale famiglia zaccariana, composta dai tre Collegi: i Chierici Regolari di san Paolo (o Barnabiti, dalla chiesa di san Barnaba, loro chiesa madre), le Angeliche di san Paolo e i Maritati (oggi Laici) di san Paolo, denominati paolini per aver scelto come loro Padre e Protettore l’Apostolo san Paolo. Ebbene, io faccio parte del terzo collegio. Il cammino che ho fatto e quello che attualmente sto facendo mi ha sempre entusiasmato e mi ha fatto conoscere realtà in cui portare il mio contributo di bene in molti luoghi: la mia parrocchia, fra i miei amici, con persone desiderose di meglio conoscere Gesù, fra i bambini e in tutto quello che faccio, so che il Signore vuole che io produca molti frutti con l’aiuto della sua grazia.
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Il Signore si aspetta da me che porti frutto in ogni ambiente: frutti di gioia, di pace e di amore, consolidando anche il mio desiderio di lavorare come sua apostola e missionaria a Milot-Albania. Per ora dedicando le mie capacità di mente e di cuore ai numerosi bambini albanesi in un campo estivo per avvicinarli innanzitutto a Gesù, l’Amico dei fanciulli, renderli partecipi della mia gioia, del mio entusiasmo per il bene. Vivendo con loro e con altri amici volontari in serenità, nel rispetto reciproco, nel gioco, nella vera amicizia, ho provato ogni giorno nuovo entusiasmo per il bene, nuova carica di vivere la mia giovinezza, perché l’unico mio punto di riferimento è Gesù. Nella nuova realtà quotidiana di Milot, sono stata aiutata anche dall’esempio dei membri formanti la famiglia zaccariana: i Padri Barnabiti, le Angeliche, gli studenti di teologia, presenti nel gruppo e i giovani zaccariani. A tutti rivolgo il mio grazie, per il sostegno morale e spirituale ricevuto, per l’entusiasmo trasmesso, pregando per tutti il Signore, perché non venga mai meno in ciascuno il suo amore, la sua grazia e la gioia di lavorare nella sua vigna. Al mio rientro a casa, unita alla mia famiglia e ai miei fratelli nella fede, mi sento davvero più pronta a donarmi alla grazia divina, più ricca di amore e di carità. L’Apostolo Paolo benedica lo sforzo di ciascuno di noi e ci aiuti ad essere sovrabbondanti nell’amore, nella concordia verso tutti e nella pace. Maddalena Balletta

Lodi: un gruppo di giovani Angeliche presenti al Convegno.

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Trani (Bari) Istituto “San Paolo”

tra i bambini della scuola dell’Infanzia “San Paolo”
L’iniziativa della Chiesa locale, questa volta, è rientrata opportunamente in uno degli obiettivi didattici dell’anno scolastico: conoscenza del territorio, della sua storia e delle sue tradizioni. L’immagine del SS. Crocifisso ligneo risale al 1400 e si conserva nel santuario di Santa Maria in Columna che sorge a fianco del monastero fondato dai Padri Benedettini Cassinesi tra il 1103 e il 1104. Nei secoli successivi violente incursioni piratesche costrinsero i Benedettini a trasferirsi altrove e il monastero fu assegnato ai Francescani. Nell’incursione del 1480, i pirati saccheggiarono il monastero e derubarono anche il prezioso Crocifisso che, una volta giunto sulle barche dei Turchi, non permise che queste riuscissero a salpare. Allora uno dei pirati, prima di gettarlo in mare, infuriato, colpì il viso del Crocifisso, deturpandone il naso dal quale iniziò a sgorgare sangue. Le onde riportarono l’Immagine sugli scogli del litorale e da allora i tranesi ne hanno sempre continuato il culto. Si prese l’usanza di portarlo in processione ogni volta che la cittadinanza riteneva che ci fosse bisogno dell’intervento divino in situazioni tristi per la città. Al presente, il 3 maggio è festa patronale; il Crocifisso dopo averlo imbarcato e fatto giungere al porto, è accolto con fuochi pirotecnici e il bacio del Sindaco, dei cittadini che lo portano in processione in una parrocchia della città ove rimane per
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IL SS. CROCIFISSO DI COLONNA

una settimana, esposto alla venerazione dei fedeli e alle iniziative pastorali opportune per quel territorio. Quest’anno il Crocifisso è stato accolto nella parrocchia dello Spirito Santo,che è la parrocchia di appartenenza del nostro Istituto. Pertanto martedì 7 maggio abbiamo avuto la gioia e l’onore di accogliere la Venerata Immagine di cui i bambini, adeguatamente preparati, hanno potuto conoscere la storia, vederlo da vicino e pregato con fervore. I più soddisfatti sono stati i genitori che hanno potuto conoscere direttamente la storia del SS. Crocifisso di Colonna, raccontata dai loro figlioli della scuola dell’Infanzia. M. Maria Palumbo - Trani

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ALBANIA: 100 ANNI DI INDIPENDENZA!
Da “la Voce di sant’Antonio M. Zaccaria” - Milano - N. 1 2013
“1 l 28 novembre 2012 l’Albania indipendente compie 100 anni. Era infatti il 1912 quando, l’Assemblea di Vlore (Valona) dichiarava l’indipendenza del paese dal giogo ottomano, dopo circa 500 anni di dominazione. Nel 1912 nei Balcani soffiavano forti venti di cambiamento: le rivolte albanesi nei confronti delle politiche dei giovani turchi erano risultate vittoriose, e le richieste dei ribelli erano state garantite dall’Impero ottomano. La stagione delle rivolte, iniziata in Syria e nei paesi arabi, mandava al mondo un messaggio importante: l’Impero era debole e la stretta che aveva mantenuto sul territorio andava via via indebolendosi. Anche se l’ombra della dominazione ottomana stava allontanandosi dal paese, i pericoli non erano del tutto sventati: all’indipendenza albanese si opponevano le forze dei paesi della Lega Balcanica, in particolare il Regno di Serbia, che vedeva nel momento politico l’occasione di dividersi i territori appartenuti all’Impero. In queste circostanze fu Ismail Qemali, che prese in mano la situazione e organizzò l’Assemblea di Vlore con la partecipazione di delegati da tutto il paese. II 28 novembre l’Albania dichiara la propria indipendenza con il seguente discorso: “A Vlore, tra il 15 e il 28 di novembre, dopo il discorso fatto da Ismail Remai Bey, in cui vengono messi in risalto i grandi pericoli che l’Albania si trova ad affrontare, i delegati hanno deciso all’unanimità che oggi l’Albania deve essere autonoma, libera e indipendente”.

è festa grande per l’Albania nel ricordo della proclamazione della sua indipendenza

La nazione sceglierà come simbolo la conosciutissima aquila a due teste, basata sul disegno della bandiera della casata Skanderberg, il cui capostipite è ancora considerato il più grande eroe della resistenza albanese contro i turchi. Grazie a quei giorni molto difficili del 1912, e grazie a quei famosi uomini che hanno amato e donato la vita per amore della patria, noi oggi godiamo dell’ indipendenza e della libertà.
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Come per ogni avvenimento gioioso, in particolare quando si festeggiano i 100 anni, l’Albania per quest’ occasione si è mobilita a far festa. A Tirana, a Valona e in ogni parte dell’Albania abbiamo vissuto e contemplato momenti di grande organizzazione come incontri di vari tipi, conferenze, concerti ecc. Per ogni casa, nelle città e villaggi eravamo invitati a innalzare la nostra bandiera. Che meraviglia! E’ stata una cosa spettacolare vedere sventolare la bandiera! Hanno partecipato in modo molto attivo anche i nostri compatrioti di lingua albanese che vivono nel Kosovo, Montenegro, Macedonia e in altre parte del mondo. Auguri all’Albania! Ancora 100 e 1000 anni di indipendenza e libertà e che Dio benedica l’Albania e tutti gli albanesi. Ang. FILE GESHTENJA asp.

Milot (Albania)
Parrocchia san Nicola

UN’ESPERIENZA DI COMUNITÀ
Lo avevamo progettato da tempo, poi finalmente l’occasione: un ritiro con i nostri giovani presso la località di Fan (Mirdita). Con quindici giovani, sebbene la neve e il gran freddo, siamo partiti alla volta della nostra avventura. Il tema scelto “viviamo la nostra fede in comunità” fa parte del programma pastorale di quest’anno. - Fede come crescita, come percorso costante, nonostante le eventuali cadute. - Fede come condivisione, accrescimento personale, ma soprattutto comunitario. - Fede, da dono del singolo a essenza della comunità: la crescita spirituale, dunque, non deve essere vissuta solo dal singolo, ma si nutre e trova spazio nella comunità. Attraverso l’esperienza comunitaria, infatti, è possibile riscoprire il dono della fede dato dal Battesimo che ci spalanca la porta della Salvezza. ( Kisha né Fan Mirdite, 14-15 dicembre 2012): meditiamo sul nostro rapporto con la Fede. (da AGORA’ dicembre 2012)
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Fush-Milot – Albania Maggio 2013
Vi salutiamo, cari amici lettori, e di nuovo condividiamo con voi tutti la gioia di vivere e stare nel Signore, mentre lo ringraziamo per gli innumerevoli doni che ogni giorno ci offre, soprattutto per quello della Fede. Chiediamo scusa se inviamo notizie spicciole, correlate però da fotografie indicanti le varie attività che svolgiamo con i nostri ragazzi e il cammino di fede da essi compiuto. Anche quest’anno, qui a Fush-Milot, diversi giovani, dopo una seria preparazione, hanno ricevuto questo grande dono attraverso i Sacramenti del Battesimo e della Cresima conferiti da S.Ecc.za Mons. Prok Mirdita, nostro Vescovo con l’assistenza del nostro carissimo Padre Giovanni Perugine barnabita.

i neobattezzati

in festa, dopo l’amministrazione della santa Cresima

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In questi ultimi mesi sono state ricordate altre feste, molto partecipate dalle famiglie, tra cui la festa della mamma l’8 marzo, vivacizzata dalla creatività dei bambini e dei giovani con un programma speciale a loro dedicato.

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Poi una giornata con i nostri nonni: riuniti nella parrocchia di Milot, si è celebrata per loro una santa Messa, resa più solenne dai canti giovanili. La festa si è poi prolungata all’esterno con una festa in loro onore, allietata da canti e balli.

Infine, a Tirana, abbiamo partecipato al solito incontro annuale, richiamati dal nostro Pastore per la Giornata Diocesana della Gioventù per ricevere ecomprendere meglio il Messaggio che Papa Benedetto aveva lanciato per i giovani: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli”. Oltre alla presenza dei nostri Vescovi, Mons. Prendo e Mons. Mirdita, quella massiccia e calorosa di tantissimi giovani che ci hanno trasmesso grandi emozioni soprattutto nel comunicarci le loro esperienze di fede e di testimonianza cristiana. Di tutto sia reso gloria a Dio. Angelica File asp. - Fush-Milot Albania

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la Voce della Scuola
Grande festa anche al “San Paolo” di Torre Gaia per l’elezione del nuovo Papa che ha subito “rubato il cuore” a piccoli e grandi. Per coinvolgere maggiormente gli alunni in questo speciale evento, è stata messa in atto da un estroso papà una reale “fumata bianca”, dopo aver largamente commentato con gli insegnanti sul significato del Conclave. Ne danno testimonianza i piccoli alunni della IV A paritaria “San Paolo”, seguiti dall’attenta maestra AnnaMaria Tennenini, nostra exalunna e oggi anche mamma.

LA FUMATA BIANCA A PIAZZA S. PIETRO
(come e quando avviene)
- La fumata bianca annuncia l'elezione di papa Francesco. - Il Sig. Luca Proietta, padre di una nostra compagna di classe, è l'inventore del sistema computerizzato che provoca la fumata bianca.

Roma, 13/03/2013. Da due giorni piazza S. Pietro è gremita di gente. Fedeli, pellegrini, semplici turisti si sono riversati nella piazza per vivere insieme la grande emozione dell'elezione del nuovo pontefice. In un mondo ormai diventato teatro delle più avanzate tecnologie mas mediatiche, tutti guardano un semplice e banale comignolo. Il tempo non passa mai. Le lancette del grande orologio scandiscono lentamente le ore ignorando l'importanza del tempo che stanno segnando. Più il tempo passa, più l'ansia aumenta ma la gente non si stanca. Aspetta taciturna. Tiene sempre il sig. Proietta, papà di un alunno, gli occhi puntati sul “ famoso comignolo”. Ed autore di una singolare fumata bianca ecco si avvicina l'ora della seconda fumata. Tutti tacciono. Ma... un boato di delusione accoglie la seconda fumata che è.... ancora “nera”. Ci si aspetterebbe che tutti tornassero a casa delusi, che la piazza pian piano si svuotasse. Ma... no...! la folla ferma e fiduciosa resta là ad aspettare. Ore 17:06, ancora gli occhi di tutto il mondo sono instancabilmente puntati sul comignolo. Si aspetta la terza fumata. Eccola. Si intravede nella notte. Questa volta non delude nessuno. E' inequivocabilmente “bianca”. Applausi, canti, urla e bandiere
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al vento salutano il lieto evento. Il suono delle campane festose a cui si unisce quello delle campane di tutte le Basiliche romane, annunciano al mondo l'elezione del nuovo pontefice Papa Francesco I. Tutti si abbracciano e cantano in coro. Uno sventolio di bandiere, tra cui quelle argentine, dimostrano al mondo l'università della Chiesa Cattolica. Ognuno di noi segue il grande evento tenendo gli occhi incollati al televisore, coscienti di vivere una grande giornata storica. Ma l'emozione diventa ancora più grande quando una nostra compagna di classe Gaia Proietta con un sottile filo di voce e con una modestia incredibile ci dice che l’ideatore delle fumate è proprio il padre. “Tuo padre!?” lo stupore è troppo grande. Ad un primo momento di silenzio seguono grida, salti di gioia. Tutti ci avviciniamo alla povera Gaia che, arrossita come un peperone, si è già pentita di averlo detto. Inutile dire che abbiamo subito invitato il sig Proietta, che ha accettato volentieri l’invito, per farci una dimostrazione, e che ringraziamo di cuore. Armato di tutti gli strumenti, è venuto nel nostro Istituto. Ci ha spiegato il complicato ed avanzato sistema che provoca la fumata nera o bianca, che in estrema sintesi possiamo riassumere così. In un unica canna fumaria convergono i fumi provenienti da due distinte stufe. Nella prima vengono bruciate le schede su cui i signori Cardinali hanno indicato il nome del loro candidato, nell’altra vengono bruciate le cartucce costituite da agenti chimici colorati, che provocano il fumo bianco o nero. Affinché il fumo sia ben visibile e per facilitare la fuoriuscita dello stesso, è stato messo un ventilatore al centro della canna fumaria. Passando dalla teoria alla pratica siamo poi usciti nel giardino mentre il sig. Proietta posizionava gli attrezzi. Al momento cruciale, Gaia ha azionato il sistema che ha provocato alunni soddisfatti per l’esito della fumata bianca la fuoriuscita di un’enorme fumata bianca. Un grande applauso è riecheggiato nell’aria, saltiamo felici e ci abbracciamo. Ci sembra per un momento di stare in piazza S. Pietro. Qualcuno si avvicina di più al fumo bianco cercando di prenderlo e respirarlo nonostante i richiami delle insegnanti. Chissà, forse pensa che avvicinandosi di più al fumo si avvicini di più al Santo Padre. Benvenuto tra noi Papa Francesco. In Piazza S. Pietro qui, a Torre Gaia. Gli alunni della IV A
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Istituto San Paolo - Roma Aprile 2013

LA SCELTA DEL NOME DI PAPA FRANCESCO
Papa Francesco prende il posto di Benedetto XVI che, per motivi personali di salute, ha dato le dimissioni. E’ stato chiamato da Dio a “Ritirarsi sul monte” e, in silenzio, lontano da tutti, continuerà a pregare per noi. Sale al soglio pontificio Papa Francesco in un momento difficile per la Chiesa Cattolica, e sceglie un nome adatto proprio alle povertà del mondo, “Francesco”. Dai suoi primi discorsi ci ha fatto capire che aveva scelto questo nome, perché vuol far ritornare la chiesa alla semplicità delle origini, come fece San Francesco: un Santo che ha amato tanto il Signore e le bellezze del mondo che lo stesso Dio aveva creato. Valerio D’Alessandro IV A “San Paolo” - Roma

Istituto “san Paolo” – Roma 1° aprile 2013

CONFERENZA - LABORATORIO SLL TEMA “IL TELEGIORNALE”
Il giorno 17 aprile 2013 la dottoressa Isabella Di Chio, giornalista televisiva ed ex alunna della nostra maestra, è venuta nella nostra scuola San Paolo, per spiegarci come viene strutturato un telegiornale. Ci ha messo subito a nostro agio dicendoci che tra giornalisti ci si da del tu e, siccome saremmo stati giornalisti per un giorno anche noi, ci ha chiesto di darle del tu da subito. Dopo lo scambio di saluti e di conoscenza, si entra nel vivo dell’argomento. Ci ha spiegato che la prima notizia del telegiornale si chiama APERTURA, ed è la più importante. Il giornalista televisivo, per raccontare una notizia usa un proprio gergo. Durante il racconto di una notizia, alcune volte la telecamera fa un’inquadratura della stessa che troviamo scritta su un giornale o in un libro, e viene chiamata TRUCA. Alunni ed insegnante...
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In ogni collegamento fatto dal telegiornale, si specifica sempre il nome del giornalista,che in gergo viene detto SOTTOPANCIA. Durante lo svolgimento del telegiornale, il giornalista viene aiutato dal GOBBO cioè da un monitor dove sono riportate le notizie e i tempi di lettura. Oltre alla notizia di lancio d’apertura c’è la SPALLA, che è la seconda notizia in ordine di importanza. Molto utile per gli spettatori è il GRAFICO, che viene mandato in onda per far comprendere meglio il contenuto della notizia. In ogni telegiornale poi c’è la PAGINA ECONOMICA, c’è il VATICANISTA che è l’inviato che si occupa delle notizie riguardanti il Vaticano. Oltre tutte le notizie ho appreso che c’è una CARTA DI TREVISO che stabilisce la tutela dei minori. Questa lezione è stata molto interessante e bella, mi ha colpito molto la proprietà di linguaggio di Isabella, la sua chiarezza nello spiegarci gli argomenti e la gentilezza con cui ha risposto alle nostre domande. Quando, alla fine, l’abbiamo tutti assalita per avere un suo autografo, ella imbarazzata,(perché di solito non ne rilascia mai), ma anche divertita, ha lasciato che la travolgessimo e le acciaccassimo i piedi, pur di avere il suo autografo. E’ stato bellissimo! Ed io ho già deciso che da grande farò la giornalista. GAIA POCHI IV A “san Paolo”

CONFERENZA-LABORATORIO SUL TEMA “IL GIORNALISMO”
Per il giorno 16 aprile 2013 sapevamo che sarebbe venuta a farci una lezione speciale la giornalista Isabella Di Chio! Quando l’ho rivista tra noi, mi sono sentita pienamente soddisfatta e felice, anzi … fortunata, pensando come la mia scuola possa fornire a me e a tutti gli alunni così tante meraviglie e opportunità.. Che emozione e che ansia! Dopo un breve, ma caloroso saluto, con la giornalista siamo scese nel teatro della scuola. Subito ci ha avvertito che quel giorno saremmo stati tutti giornalisti e che avremmo usato anche con lei la forma dialogica del “tu”. Poi ci ha detto come si diventa giornalisti: innanzitutto studiando molto, per prepararci meglio ai vari degli esami di stato e poter poi iscriverci ad una scuola di giornalismo. Il primo vero TG è stato registrato nel 1954, mentre nel 1970 la RA1 li ha distinti su varie reti. La Di Chio conduce il TGR su RA3. Poi ci ha spiegato cosa sono, le civette, la truca, l’apertura, il gobbo, la spalla e la scheda grafica. Inoltre ci ha detto che nelle interviste si mette il nome ed il lavoro di chi è intervistato, e che alcuni pezzi del TG possono essere scartati. La lezione è stata interessantissima e molte le domande rivolte alla giornalista che ha sempre dato la soddisfazione di una risposta completa.
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E’ stata una giornata mollo bella, perché abbiamo capito quanto è complicato e complesso il lavoro del giornalista. Mi sono anche divertita oltre ad aver imparato cose interessanti GAIA PROIETTA IV A “san Paolo” - Roma

VISITA ALL’AEREOPORTO DI PRATICA DI MARE.
Il giorno 8 aprile siamo andati a far visita alla caserma dei carabinieri di Pratica di Mare. Siamo partiti carichi di emozione e felicità con il pullman offerto da loro. Appena arrivati, ci ha accolto con grande cortesia, un Luogotenente dei carabinieri della caserma che, per iniziare, ci ha portato in un’elegante sala, dove abbiamo visto un video sulle varie mansioni dei Carabinieri impegnati in missioni dì pace e di soccorso si cittadini. A fine video abbiamo fatte alcune in aeroporto… domande e poi il carabiniere ci ha portato all’esterno per una pausa e abbiamo fatto merenda. Dopo la breve pausa, ci ha portato dentro alcuni hangar dove vengono riparati e controllati al 100% lutti gli strumenti che necessitano di verifiche accurate e periodiche. Ci siamo poi spostati in un altro hangar, dove c’erano degli elicotteri, ci hanno fatto salire sulle postazioni dei piloti e dei passeggeri. Grande è stata la nostra emozione nel salire per la prima volta su un elicottero! E giù tutti a fare foto per immortalare un giorno così importante e irripetibile! Tutto questo è stato bellissimo e lo dobbiamo alla gentilezza del papa di Beatrice, una compagna della IV B, che lavora nell’Arma dei Carabinieri, a cui va il nostro più vivo ringraziamento. Per finire, come se non bastasse, i Carabinieri ci hanno offerto anche dei regalini, che abbiamo portato orgogliosamente a casa. Grazie, grazie cari Carabinieri per tutto quello che fate per la società! Grazie anche per la vostra cortesia. GABRIELE MORLUPI E DAVIDE ZAGO IV A paritaria “San Paolo” Roma
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Istituto San Paolo - Roma Maggio 2013

LA COSA PIU’ BELLA DEL MONDO: LA COSTITUZIONE ITALIANA. GLI AVVENIMENTI CHE PORTARONO ALLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA E L’IMPORTANZA CHE ESSA HA.
Il 9 maggio 2013 abbiamo assistito ad una conferenza su “Gli avvenimenti che portarono alla stesura della Costituzione Italiana e l’importanza che essa ha”, tenuta dall’Avv. Federico Ceccarelli, ex alunno del nostro Istituto. Aiutato dal sig. Costantino, che ha proiettato sullo schermo molte diapositive riguardanti l’argomento, l’avv. Ceccarelli ha ampliato il Progetto Didattico: “LA BELLEZZA DI ESSERE CITTADINO (DEL CREATO) NEL SESTO MUNICIPIO (EX 8°)”.

Così scrivono gli alunni della IV A San Paolo - Roma Tra le tante notizie apprese e le diapositive viste, quella che ci ha più colpiti, è stata la figura di Papa Pio XII. Egli si è dimostrato coraggioso e solidale con tutta la popolazione di Roma. Ha salvato la vita di tanti ebrei, facendoli nascondere sia in Vaticano che nelle Chiese, rischiando ogni giorno la sua vita e la sua deportazione per mano dei tedeschi. Peccato che la Storia non lo abbia evidenziato come merita! Tommaso Dionisi e Christian Pizzuti Siamo rimasti molto colpiti nel vedere le diapositive di Pio XII, che dopo il bombardamento del quartiere di S. Lorenzo, si è recato personalmente tra la popolazione disperata per benedirla e confortarla. Ariele D’amici Vedere il Papa Pio XII con le braccia alzate, che pregava e invocava l'aiuto di Dio in mezzo alla folla, che cercava da Lui conforto e benedizione, mi ha veramente commosso. Chiara De Luca
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Pio XII è stato un Papa molto coraggioso perché, mentre tutti scappavano, compreso il Re, Egli restò a Roma per condividere le sofferenze dei Romani, essendo anche Vescovo di Roma. Sarebbe potuto scappare per primo, invece non lo fece. Restò a Roma come un padre resta vicino alla sua famiglia nei momenti di sofferenza. Ilary Sinibaldi Pio XII per condividere le sofferenze della popolazione, che si trovava in guerra, fece addirittura spegnere tutti i termosifoni in Vaticano e mangiava pochissimo. Lorena Di Censi Pio XII, per risparmiare, scriveva i suoi discorsi sulle buste delle lettere che aveva ricevuto mentre non esitò a donare alla popolazione ben dieci milioni delle vecchie lire, che per quel periodo erano una cifra altissima. Era veramente un Papa eccezionale! Davide Zago Nell'ascoltare la situazione politica italiana del 1943, ho appreso che l'Italia stava sotto una Monarchia con un governo Fascista e stava in guerra con gli Inglesi e gli Americani. Dopo l'invasione degli alleati il Re destituì Mussolini che fu arrestato. A capo del governo fu messo il Generale Badoglio, che l'8 settembre 1943 firmò l'armistizio con gli alleati. Mi ha molto impressionato la confusione che regnava in quel periodo e ho pensato a quanto siamo oggi fortunati. Mattia Baldelli

Dopo la firma dell'armistizio, l'esercito italiano era allo sbando in quanto non aveva più un capo. Era “un tutti contro tutti” nacque così il Comitato di Liberazione Nazionale che coordinò le formazioni partigiane che combatterono contro i tedeschi e i fascisti. Ho capito che in quel periodo gli Italiani combattevano fra loro, doveva essere veramente triste! Francesco Placidi
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La lotta di liberazione durò fino al 25 aprile del 1945, quando i tedeschi si ritirarono dall'Italia. Quel giorno è ricordato anche oggi come Festa Nazionale di Liberazione. Benedetta Monti Nel vedere le diapositive, mi ha colpito lo stemma della Monarchia ma ancor più quello della Repubblica che raffigura una donna con l'alloro; che erano stampate sulla scheda di votazione del Referendum con cui si sarebbe scelto il futuro governo. Vinse la Repubblica! Però mi ha meravigliato l'alto numero di voti che ottenne la Monarchia. Inoltre ho capito che non ci dobbiamo scoraggiare anche se oggi ci sono dei problemi, se pensiamo che solo 60 anni fa eravamo in una situazione così tragica. Eppure ce l'avevano fatta. Cecilia Palermo

RISULTATI DELLE VOTAZIONI

Tra i partiti furono scelti i membri dell’Assemblea Costituente che avevano il compito di preparare la nuova Costituzione Italiana. Il 22 dicembre del 1947 fu approvata la Costituzione Italiana, che contiene i principi fondamentali di tutte le leggi italiane. Sono rimasta stupita nel vedere come i Padri Costituenti siano riusciti a compilare un testo così completo in una situazione così tragica. Gabriele Morlupi Quello che mi ha maggiormente colpito della Conferenza a cui oggi abbiamo assistito è stato il modo semplice con cui Federico è riuscito a spiegarci gli argomenti riguardanti la 2^ Guerra Mondiale, pur usando termini tecnici e frasi in latino, come Defensor Civitatis, usata a proposito della figura di Pio XII. Valerio D’Alessandro
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Milano, 13 aprile 2013

“la marcia dei trentamila”
(la presenza delle Scuole Paritarie in Lombardia) di Enrico Lenzi - Avvenire
/…/ Un cammino per ribadire una presenza e soprattutto per chiedere che la libertà di scelta educativa, «da diritto costituzionale scritto, diventi anche una realtà concreta per le famiglie». Lo ha ricordato l’arcivescovo, il cardinale Angelo Scola, salutato al suo arrivo dal vicario episcopale Pierantonio Tremolada - concludendo in piazza del Duomo la trentunesima marcia «Andemm al Domm», a cui hanno partecipato circa trentamila persone. «La scuola cattolica non punta a un progetto egemonico, né chiede privilegi, ma intende crescere in armonia con la scuola di Stato» ha ribadito chiaramente l’arcivescovo. Del resto l’urgenza di un completamento del processo di parità scolastica, anche dal punto di vista economico, l’aveva sottolineata con forza Michele Ricupati, presidente provinciale dell’Agesc di Milano e presidente della marcia. «Questa maledetta crisi economica, finanziaria e politica non passa e rischia di diventare crisi di valori, di idee e di entusiasmo - ha detto ai partecipanti che gremivano la piazza - ma come ci esorta papa Francesco, non dobbiamo perdere la speranza». E lo sguardo è rivolto all’Europa che, aggiunge Ricupati, «ci chiede come mai in Italia c’è ancora un monopolio scolastico che di fatto blocca la libera concorrenza». Di certo, ha concluso il presidente provinciale dell’Agesc, «come famiglie non ce la facciamo più a sostenere una sussidiarietà al contrario: le famiglie che aiutano lo Stato a ripianare i bilanci della spesa scolastica». Eppure nella realtà milanese e lombarda vi sono alcuni segnali incoraggianti di aumento di iscritti, anche in assenza di una politica di sostegno da parte delle Istituzioni, o di riduzione là dove comunque esiste. A livello regionale in Lombardia gli alunni delle paritarie sono 259.590, di cui il 61,1% nelle scuole dell’infanzia, il 15,7% nelle elementari, 10,1% nelle medie e il 12,8% nellesuperiori. E nella regione quest’anno si sono iscritti 1.447 studenti in più con un incremento dello 0,56%, segno di un apprezzamento delle famiglie. Ma nello stesso tempo la Regione Lombardia ha ridotto del 3,56% i fondi destinati
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Andemm al Domm

al buono scuola, che ha significato in concreto oltre 2.300 famiglie in meno che non hanno ottenuto nulla rispetto all’anno precedente. E per rivendicare la libertà di scelta educativa, in occasione festosa della marcia non competitiva, sono scesi in piazza anche i genitori cattolici della scuola statale. «È una battaglia in cui dobbiamo fare fronte comune» hanno ribadito Agesc e Age, per la prima volta insieme alla Andemm al Domm.(…) Il tutto… per rendere visibile una realtà che è un patrimonio dell’intero sistema scolastico, regionale e nazionale. Enrico Lenzi cfr. Avvenire… aprile 2013

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alcuni flash
Bambini arrampicati sulle spalle dei genitori, studenti, insegnanti, qualche nonno. In marcia tra corso Sempione e piazza Duomo per chiedere la «libertà educativa», la possibilità di iscriversi agli istituti cattolicì paritari senza dover pagare la retta aggiuntiva. Sono arrivati in trentamila per la 31.esima «Andemm al Domm», la marcia organizzata ogni anno dalla Diocesi di Milano e dall’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche): cinquemila più dell’anno scorso. E per la prima volta accompagnati da una delegazione dell’Ago, l’Associazione genitori scuole statali: segno che la battaglia per il pluralismo educativo è ormai condivisa.

“Il futuro dell’Europa? Dipende dalla libertà di educazione. E quindi dalla possibilità delle famiglie di scegliere con libertà vera e non solo nominale (non si può compiere finché le condizioni economiche di accesso saranno così diverse) se mandare i propri figli agli istituti statali o paritari.
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Lo sostiene il cardinale Angelo Scola, supportato dagli oltre 30mila alunni, genitori, nonni, insegnanti arrivati in massa per la 31’ edizione della marcia “andemm alDomm”. Ispirato da uno striscione blu con disegnate le stelle europee e le parole «liberi di educare», l’Arcivescovo dice fra l’altro che «libertà ed educazione sono due pilastri per l’educazione della persona e per la crescita della società». Tuttavia le libertà, tra cui quella di poter scegliere senza differenze di costi le scuole statali o paritarie, prosegue, «o si realizzano oppure generano quel malessere di civiltà che porta alla decadenza. Addirittura, conclude il pensiero, «senza una libertà esercitata, senza la libertà di educazione effettivamente realizzata, non usciremo dalla crisi economica che è uno dei segni del travaglio dell’Europa”. In conclusione, esorta, rivolto a tutti i presenti, «In atteggiamento dialogico ma in tutta dignità bisogna che le scuole paritarie continuino a sostenere la loro azione di riconoscimento nelle forme che la vostra genialità ha saputo e saprà trovare». Lo scopo della manifestazione è marciare in massa per far sentire con più efficacia la propria voce, secondo il principio che l’unione fa la forza. Ma per i ragazzi è soprattutto una festa. Lo raccontano ad esempio le insegnanti della scuola dell’infanzia dell’Istituto San Paolo di via Buonarroti a Milano; spiegano che in occasione della marcia si mobilita tutta la scuola. «Realizziamo gli striscioni, ne parliamo, e nei prossimi giorni la ricorderemo con i bimbi. La nostra Scuola partecipa fin dalle prime edizioni della manifestazione, marcia tutto il corpo docente insieme a un buon numero di alunni e genitori. Intanto ci domandiamo: questa giornata otterrà gli scopi che si prefigge? Noi lo speriamo! la nostra partecipazione ha il senso di gettare un seme. Non dipenderà da noi se farà frutto, ma proprio noi insegnanti delle scuole paritarie non possiamo non crederci». * * *

Milano: i nostri ragazzi

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Milano – Istituto “San Paolo” marzo 2013

Una piccola grande impresa
di Luca Crovi
Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Eh, si perché ogni anno partecipare all’Andemm al Domm è una vera e propria piccola impresa che costa piccoli sacrifici e produce talvolta anche piccoli miracoli. Ne sanno qualcosa tutti i genitori, le insegnanti, i ragazzi e le madri Angeliche dell’Istituto San Paolo che con entusiasmo si preparano a questa camminata che rappresenta uno dei punti fissi ormai del calendario scolastico. Anzitutto siccome la camminata si svolge di sabato, questo comporta che anche i più pigri abituati a sonnecchiare qualche ora in più in quelle mattine devono ricordarsi una volta tanto di puntate la sveglia anche quel giorno. Poi bisogna non dimenticarsi delle tute, delle scarpe e dei pettorali da indossare. Per infilare i nastri nelle asole di quest’ultimi qualche genitore farà ricorso ai suoi ricordi di boyscout, perché ci vuole molta pazienza per farlo e molta attenzione, perché è facile che semplicemente tirandoli troppo, i pettorali restino lacerati fra le mani. Intorno alle 8.30 del mattino le prime famiglie della nostra scuola cominciano a radunarsi all’incrocio fra via Biondi, corso Sempione e via Emanuele Filiberto dove la camminata ha inizio. Migliaia di ragazzi affollano di già il corso, ognuno intento a cercare i propri compagni, genitori e insegnanti, ognuno attendo a vedere dove sventola lo striscione della propria scuola. Ed è proprio sull’angolo dove spicca il Caffè San Marco che i nostri piccoli camminatori si incontrano e cominciano a chiacchierare. Qualcuno di loro, la sera prima, ha fatto la danza del sole come gli indiani ed effettivamente dopo giorni di pioggia, la giornata è splendente ed estiva per la gioia di tutti. Le divise dei vari istituti e gli striscioni disposti lungo la via sono coloratissimi e mettono in evidenza l’atmosfera di festa che pervaderà tutta la camminata. Alle 9.30 siamo tutti pronti per iniziare a percorrere Corso Sempione, diriti, diritti jja direzione dall’Arco della Pace. Le insegnanti hanno già fatto la conta dei bambini e su un foglio stilano la lista dei presenti. Dietro di noi rullano i tamburi di una Scuola che armata di percussioni, fischietti e persino fumogeni colorati sembra più diretta a San Siro per una partita di calcio che non in Duomo per incontrare l’arcivescovo. Sembra di essere nel mezzo di una festa brasiliana, i bimbi cantano l’inno dell’Istituto, genitori, insegnanti e madri sorridono. Cominciamo ad essere in tanti: camminiamo, cantiamo e ci diamo la mano lungo il viale alberato. E’ davvero una bella festa e il peso dell’essersi alzati presto ormai è dimenticato. All’altezza dell’Arco della Pace ci raggiungono altri ragazzi.. Chi ha già partecipato ad altre gare podistiche come la Stramilano capisce che quella di quest’anno è un percorso da grandi, da atleti, impegnativo e più lungo
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di quello dell’anno scorso che partì da piazza Duca D’Aosta davanti alla Stazione Centrale. La gente per strada si ferma a guardare questa moltitudine di scuole che cammina per la città e per un po’ la ferma dai suoi ritmi frenetici. Circumnavigando l’Arena veniamo raggiunti dall’insegnante di informatica con i suo figli che con un pallone improvvisano due tiri senza però fermarsi. Siamo ormai arrivati all’Acquario qualcuno vorrebbe andare a sbirciare i pesciolini, ma una delle madri fa notare che ormai la mèta è vicina. Pochi metri e siamo davanti al Castello Sforzesco, fa caldo e verrebbe voglia di buttarsi nella fontana che sprizza acqua con gioia. Per via Dante ci dirigiamo in Duomo e qui ci raggiungono i bimbi della materna con le loro mamme, educatrici e madri. Anche loro hanno fatto la loro, arrivando in metropolitana e portando lo stendardo della scuola che adesso sventola in Piazza Duomo, mentre sale un coro che grida “Per San Paolo Ole”. Gli ausiliari della marcia distribuiscono acqua agli assetati. Gli speakers annunciano l’arrivo dei camminanti, scuola per scuola. Un balletto rallegra gli animi di tutti prima che le parole e la preghiera del Cardinale Scola ci riscaldino gli spiriti. E mentre con occhi sorridenti tutti si guardano, viene spontaneo pensare che anche quest’anno ce l’abbiamo fatta! Luca Crovi papà di quattro alunni del “san Paolo”

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La voce degli alunni della V A primaria “san Paolo - Milano
Siamo tutti pronti per domani: per noi di quinta elementare, non è la prima marcia che facciamo insieme. Piove molto e andiamo a letto un po’ preoccupati: non sarebbe la prima volta che camminiamo insieme sotto l’acqua, ma è più divertente quando c’è il sole. Mattina, sveglia come al solito, colazione, si indossa la tuta della scuola: il grigioverde che ci fa sentire tutti uno solo. C’è il sole: tutto è dalla nostra parte. Ci si ritrova in C.so Sempione, c’è una simpatica confusione, ma il nostro gruppo si compatta facilmente: insegnanti, ragazzi, mamme e papa con fratelli e sorelle, siamo contenti di essere qui, siamo felici di essere assieme. Indossiamo i pettorali e via, senza aspettare molto ci mettiamo in cammino, ordinati, occupando la carreggiata centrale del viale: le macchine si fermano per farci passare, i vigili ci aiutano ad attraversare, ci sentiamo padroni di un pezzo di città, forse ci sentiamo diversi. Tutto il corso sembra un gran fiume di persone colorate: ci sono striscioni, cartelli, palloncini che volano nel cielo, qualcuno canta. Noi corriamo da una parte all’altra, incontriamo ragazzi di altre scuole che camminano in senso contrario: devono ancora raggiungere il punto di partenza. Ci si ferma, si riparte, siamo troppo distanti da quelli prima di noi, siamo spinti da quelli dietro di noi, ma si va avanti. Dopo il viale costeggiamo l’Arena, ci ricorda “Le Olimpiadi”, il caldo si fa sentire, molliamo felpe ai genitori, ci fermiamo ad un bar: acqua, patatine, caramelle e poi di corsa a raggiungere il resto del gruppo: la macchia grigioverde della nostra Scuola. Siamo davanti al Castello ma non ce ne accorgiamo quasi, dobbiamo svoltare verso il Duomo: là incontreremo il nostro Arcivescovo. Non manca molto, la strada diventa troppo stretta per tenerci tutti e si rallenta ma la piazza è vicina. Finalmente arriviamo, la piazza è quasi piena, non sappiamo dove andare, dobbiamo incontrare altri nostri amici. Sembra che ci si disperda ma il cappellino chiaro sventolato sopra le nostre teste da un papa volonteroso ci serve da guida e ci raggnippiamo, andando verso il centro della piazza. Incontriamo gli altri: sorpresa!!! Hanno lo striscione, ci sentiamo ancora di più uniti, più forti: siamo il San Paolo!!! Sentiamo della musica e delle parole che vengono dal sagrato della Cattedrale ma non siamo molto attenti, e tutti quanti, sotto il nostro striscione “Pepe sale acqua minerale, per battere il San Paolo ci vuoi la nazionale, la nazional non c’è, San Paolo ale!” Al prossimo anno!!! Alunni di V^ A paritaria col sostegno di papà Baglioni
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ISTITUTO “SAN PAOLO Maggio 2013

il Primo Incontro con Papa Francesco
Uscita didattica - pellegrinaggio sulle orme di Pietro nell’anno della fede: sono stati i motivi che ci hanno fatto vivere tre giorni molto intensi, indimenticabili. Decisamente i ragazzi si sono rivelati molto curiosi nell’ ammirare e vedere con i propri occhi ciò che normalmente viene loro presentato durante le ore di lezione sui banchi di scuola. Non solo, ma hanno anche potuto godere momenti di spiritualità piuttosto intensi. Grande commozione e stupore nello stesso tempo, trovarsi in mezzo ad una folla immensa di pellegrini, visitatori, credenti di tutto il mondo e camminare davvero sulle orme di coloro che hanno testimoniato la fede in Cristo Gesù con la loro vita, senza temere le pene del martirio, nemmeno la morte. Questi semplici testimoni sono stati capaci di contagiare il modo intero attingendo la loro forza in Gesù risorto. Nasce spontanea la domanda: l’anno della fede indetto da Papa Benedetto non ha avuto forse lo scopo di farci considerare come viviamo e testimoniamo la nostra fede oggi nel mondo? Perché non possiamo anche noi contagiare con la nostra fede vissuta concretamente quelli che avviciniamo, perché non si spezzi quel vincolo che da duemila anni tiene saldamente unita la Chiesa, l’intera umanità? Visitando le opere d’arte, le varie basiliche, le catacombe abbiamo avuto modo di riflettere: quanti credenti, quanti martiri hanno versato il loro sangue per essere testimoni della fede, il grande dono che hanno ricevuto dal Signore? Sono passati secoli e la loro storia è ancora viva, leggibile ai nostri occhi, soprattutto al nostro cuore. E’ proprio vero, il bene dura a lungo! E allora ci domandiamo: non è forse chiamato ciascuno di noi a dare il proprio contributo secondo i propri talenti, perché questo mondo che ci è stato consegnato diventi migliore in tutti i sensi? La visita ai Musei Vaticani, uno dei luoghi più importanti della storia della storia antica della Chiesa, ci ha consentito di vedere, conoscere, ammirare seppur in fretta moltissime opere d’arte di indescrivibile valore, vero e proprio patrimonio dell’intera umanità. Che dire poi dell’udienza in Piazza san Pietro? eravamo emozionati fin dal mattino appena svegli. Ci attendeva una giornata tutta particolare, stavamo per incontrare Papa Francesco, il nuovo Pontefice, il nuovo “Vescovo di Roma” come lui si definisce, divenuto per tutti punto di riferimento molto importante sia per i credenti, sia per i non credenti. Arrivati in piazza ci siamo immersi nel bagno di una folla…davvero inimmaginabile, stretti l’uno all’altro e nessuno si lamentava del disagio temporaneo, come spesso ci capita nei luoghi quotidiani, perché era desiderio di tutti quello di incontrare il Papa vicario di Cristo.
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Ben sistemati presso il fsmoso obelisco, se pur da lontano, abbiamo potuto vedere l’arrivo del Papa sulla sua papamobole, sicuri che, come è sua abitudine, sarebbe passato anche davanti alla nostra postazione. Ci siamo tutti posizionati vicini alle transenne per vederlo meglio. Non si può esprimere la gioia esplosiva del gruppo, soprattutto de ragazzi che sembravano impazzire gioia per aver fatto al Papa le foto in primo piano. Era il momento, di affidare al Papa dal profondo del cuore, le preghiere di tutti coloro che si erano a noi raccomandati. Sembrava rivivere il racconto del Vangelo quando Gesù era attorniato da numerosissima folla! Nel volto di tutti traspariva il desiderio di toccare, vedere, affidare, le proprie gioie, fatiche, sofferenze a Colui che rappresenta per tutti il Signore Gesù. E’ proprio vero: abbiamo bisogno di Dio, tutto ciò che abbiamo si mostra insufficiente e non può mai renderci felici. Spesso soffriamo, perché abbiamo spostato il nostro obbiettivo, il nostro interesse sulle cose e non su Colui che è l’origine di ogni cosa.

“… che disdetta! Non sono stata immortalata con Papa Francesco! … alla prossima!” (pr. Stefania Crozzoletto)

Grazie, Papa Francesco, che con la tua bontà ci stai indicando la strada giusta, ci aiuti a volerci bene, ad avere cura di coloro che sono indifesi, ad andare controcorrente, a scommettere ogni giorno nella persona di Gesù, che non delude nessuno, ma vuole la nostra felicità. Angelica Vera Guzdha asp.

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Si! siamo noi… del san Paolo di Milano ai piedi dell’ obelisco in attesa di Papa Francesco!

Vista panoramica dall’alto della cupola di san Pietro in Roma

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Amici del Sicut Angeli e delle Missioni
GUARDAMIGLIO (Lodi): MAGNAGO (Milano) MACERATA: MILANO: Maria Modomutti - Giovanna Perotti Mina Salvioni Sofia Giulia Pettinella Lucia Motti - Alberto Frisia Antonio Avagnina - Fam. Baudo Laura Barbieri - Alfredo Sacilotto Itala Valli Luciano Mastrogiacomo

NAPOLI:

POMIGLIANO D’ARCO(NA): Lida Pasolini Ponsiglione RIVERGARO (PC): SAN GIULIANO MIL.SE: TRANI (Bari): Santuccia Bardella Serafino Villa - Vilma Maraschi Anna Maria e Franca Leandro

PREGHIAMO PER I NOSTRI MORTI:
Teresòpolis (Brasile): Ir. Estela Marina de Barros Belém (Brasile) Miguel Anaissi (fratello di M. Elaine M. Anaissi) si i) Easton PA. U.S.A. Bernardine Presto – Walter Bastinelli (affiliati alla nostra Congregazione)

AMICI DELLE MISSIONI:
Le Angeliche Missionarie, dai luoghi di missione, porgono vivissimi ringraziamenti per gli aiuti generosi che, in diverse forme, ricevono dai carissimi benefattori (famiglie, Istituti, alunni delle varie Scuole, Oratori, gruppi missionari e simpatizzanti).
L’abbonamento e le offerte per le varie iniziative missionarie e vocazionali possono essere inviate tramite il cc. postale n° 31216005

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Dove termina l’arcobaleno Deve esserci un luogo, fratello, Dove si potrà cantare ogni genere di canzoni, E noi canteremo insieme, fratello, Tu ed io, anche se tu sei bianco e io non lo sono, Sarà una canzone triste, fratello, Perché non sappiamo come fa, Ed è difficile da imparare, Ma possiamo riuscirci, fratello, tu ed io. Non esiste una canzone nera. Non esiste una canzone bianca. Esiste solo musica, fratello, Ed è musica quella che canteremo Dove termina l’arcobaleno.
RICHARD RIVE (scrittore e poeta sudafricano)

Direzione e Amministrazione: Via Casilina , 1606 - Torre Gaia - 00133 Roma - Tel. 06.20.50.221 Direttore Responsabile: L. Alghisi Proprietà letteraria riservata con approvazione ecclesiastica e dei Superiori Scritto al N. 3096 del Registro della Stampa - Addì 30 Gennaio 1953 CINELLI Stampa - Via Casilina, 1747 - Borghesiana (Roma) - Tel. 06.20.71.120