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APPUNTI DI FISICA ANNO SCOLASTICO 2012/2013 CLASSE 2B COD MQ95a7tF

INDICE
1.Le forze
Le forze dattrito La forza elastica Le leve I momenti p. 4 p. 5 p. 6 p. 7

2.La velocit
I sistemi di riferimento Il moto rettilineo La velocit media calcolo della distanza e del tempo Grafico spazio-tempo Il moto rettilineo uniforme p.7 p.8 p.8 p.9 p.9

3.Laccelerazione
La velocit istantanea Grafico velocit- tempo Il moto uniformemente accelerato Il calcolo del tempo p.10 p.10 p.11 p.12

4.I moti nel piano


Vettore posizione e vettore spostamento Il vettore velocit Il moto circolare uniforme Il moto armonico p.14 p.15 p.16 p.16

5.I principi della dinamica


Il primo principio della dinamica I sistemi di riferimento iniziali Il secondo principio della dinamica Il terzo principio della dinamica p.17

6.Le forze e il movimento


L a caduta libera Il piano inclinato La forza centripeta p.18 p.19 p.20

7.Lenergia
Il lavoro Lenergia cinetica Lenergia potenziale La potenza La conservazione dellenergia p.21 p.21 p.22 p.22 p.23

8.La temperatura e il calore


La dilatazione La legge di Boyle Calore e lavoro Capacit termica e calore specifico I cambiamenti di stato p.23 p.24 p.25 p.26 p.26

9.La luce
I raggi di luce La riflessione e lo specchio piano Gli specchi curvi La rifrazione Le lenti p.27 p.27 p.28 p.29 p.30

1 .LE FORZE

LE FORZE DI ATTRITO Una delle forze che incontriamo pi comunemente sulla Terra la forza dattrito. Questa forza di contatto, sempre diretta in senso contrario al movimento, pu essere di tre tipi: Di attrito radente: quella forza che si esercita tra due superfici, come ad esempio due superfici piane tra loro Di attrito volvente: la forza che compare quando un corpo rotola su un altro, ad esempio la ruota dellautomobile sullasfalto Di attrito viscoso: quando un corpo si muove in un fluido, come un paracadutista nellaria Lattrito radente a sua volta si pu distinguere in: Attrito radente statico: quella forza che si manifesta tra superfici in quiete tra loro; la minima forza che serve per mettere in movimento un oggetto posto su un piano la forza al distacco:

Attrito radente dinamico: la resistenza opposta da un corpo a un movimento di un altro corpo; si manifesta quando due corpi sono in movimento luno rispetto allaltro:

LA FORZA ELASTICA Un particolare tipo di forza la forza elastica cio quella che possiede una molla quando viene tirata o compressa; essa ha la stessa direzione ma verso opposto alla forza applicata. Robert Hooke, uno dei pi grandi fisici del seicento, attraverso numerosi esperimenti riusc a definire una legge sperimentale che conferma la relazione quantitativa di proporzionalit tra la forza e lo spostamento: la forza elastica F della molla direttamente proporzionale allo spostamento x dalla

posizione di equilibrio.

LE LEVE

Si definisce leva unasta rigida girevole attorno ad un punto fisso detto fulcro.

Una leva in equilibrio quando il momento della forza resistente uguale al momento della forza motrice.

Possiamo distinguere tre tipi di leve: Leva di primo genere: il fulcro posto tra le due forze (es. le forbici). Questo tipo di leva vantaggiosa se il braccio della forza motrice rispetto al fulcro maggiore rispetto al braccio della forza resistente.

Leva di secondo genere: la forza resistente tra il fulcro e la forza motrice, ha la caratteristica di amplificare le forze (es. lo schiaccianoci).

Leva di terzo genere: la forza motrice tra il fulcro e la forza resistente, ha la caratteristica di ridurre le forze (es. le pinzette).

I MOMENTI

Il momento di una forza F rispetto ad un punto O uguale al prodotto dellintensit F della forza per il braccio b.

Il braccio b di una F rispetto ad un punto O dato dalla distanza tra il punto O stesso e la retta che contiene F

Il momento di una coppia di forze dato dalla somma dei momenti delle forze rispetto al punto medio O. Esso uguale al prodotto dellintensit F di una forza per la distanza d tra le rette di azione delle due forze.

2. LA VELOCITA

I SISTEMI DI RIFERIMENTO Si consideri unautomobile (in cinematica definita semplicemente corpo) ferma in una piazza; la sua posizione non varia rispetto al terreno e agli edifici circostanti che costituiscono il sistema di riferimento, essa in uno stato di quiete. Un corpo in quiete rispetto ad un dato sistema di riferimento quando, con il passare del tempo, non varia la sua posizione rispetto a tale sistema; in caso contrario si dice che il corpo in moto.

La descrizione del moto relativa, dipende cio dal sistema di riferimento da cui la si osserva.
Il sistema cartesiano quello usato comunemente; esso costituito da: Due assi cartesiani x e y perpendicolari tra loro Un metro per misurare le distanze Un cronometro per misurare il tempo
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IL MOTO RETTILINEO Il moto rettilineo quello di un punto materiale la cui traiettoria (la linea che unisce le posizioni successive occupate da un punto materiale in movimento) un segmento di retta. Dati gli istanti t1 e t2 e le relative posizioni s1 e s2: La distanza percorsa s uguale a

Lintervallo di tempo t dato dalla differenza tra i due istanti

LA VELOCITA MEDIA E IL CALCOLO DELLA DISTANZA E DEL TEMPO

Si definisce velocit media di un punto materiale il rapporto tra lo spazio s percorso ed il tempo t impiegato a percorrerlo.

Nel Sistema Internazionale lunit di misura della velocit il metro al secondo tuttavia a volte risulta pi conveniente utilizzare il chilometro allora. Per passare dalluna allaltra unit bisogna ricordare che 1 km = 1000 m e che 1 h = 3600 s, quindi

Dalla formula della velocit possiamo ricavare la distanza s come il prodotto tra la velocit e il tempo

Analogamente possiamo calcolare il tempo t come rapporto tra lo spazio percorso e la velocit

GRAFICO SPAZIO TEMPO La rappresentazione dei dati relativi al moto di un corpo si pu rappresentare attraverso un grafico spazio tempo in cui ogni punto fornisce uninformazione sulla posizione del corpo stesso in un determinato istante.

Per la lettura del grafico bisogna tenere presente che I tratti pi ripidi sono quelli in cui la velocit media maggiore Nei tratti orizzontali loggetto fermo Nei tratti inclinati verso il basso loggetto torna indietro, si avvicina cio al punto di partenza La pendenza m di una retta uguale al rapporto tra il dislivello verticale y e lo spostamento verticale x La velocit media tra due punti di un grafico spazio tempo uguale alla pendenza della retta secante che passa per i due punti stessi

IL MOTO RETTILINEO UNIFORME

Si dice che un punto si muove con un moto rettilineo uniforme quando, seguendo una traiettoria rettilinea, percorre spazi uguali in tempi uguali.
Di un moto rettilineo uniforme possiamo calcolare: La posizione, conoscendo la velocit e listante di tempo, tramite la seguente relazione: Il grafico spazio tempo relativo a questa formula una retta passante per lorigine degli assi.
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Listante di tempo, conoscendo la velocit e la posizione, come

Il grafico spazio tempo relativo a questa formula una retta che non passa per lorigine degli assi.

3.LACCELERAZIONE
LA VELOCITA ISTANTANEA La velocit istantanea uguale alla pendenza della retta tangente al grafico spaziotempo in un determinato istante; pu essere espressa come il per che tende a 0 di

= spazio percorso = variazione di tempo

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MOTO UNIFORMEMENTE ACCELERATO Il movimento di un punto materiale che si sposta lungo una retta con accelerazione costante detto moto rettilineo uniformemente accelerato. Nel moto rettilineo uniformemente accelerato le variazioni di velocit sono direttamente proporzionale agli intervalli di tempo in cui hanno luogo. Se non ci fosse lattrito con laria tutti i corpi cadrebbero verso il basso descrivendo un moto uniformemente accelerato. Laccelerazione uguale a 9,8 m/ g = 9,8 m/ L accelerazione media di un punto materiale il rapporto tra le variazioni di velocit e lintervallo di tempo in cui esso avviene.

GRAFICO VELOCITA-TEMPO

Il grafico velocit-tempo relativo al moto uniformemente accelerato con partenza da fermo una retta che passa per lorigine degli assi cartesiani. V = velocit = at Laccelerazione media uguale alla pendenza della retta secante che passa per due punti di un grafico velocit tempo. Un po di formule

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4.I MOTI NEL PIANO


VETTORE POSIZIONE E VETTORE SPOSTAMENTO

La traiettoria la linea che unisce tutti i punti occupati da un punto materiale. Il vettore posizione individua il punto P in cui si trova un oggetto. Il vettore spostamento unisce il punto iniziale e il punto finale toccato da un oggetto. Nei moti non rettilinei il vettore velocit definito come il vettore spostamento fratto il tempo impiegato.

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MOTO CIRCOLARE UNIFORME

Si chiama moto circolare uniforme il moto di un punto che si muove lungo una circonferenza con velocit in modulo costante , mentre cambiano la direzione e il verso. Il corpo perci subisce unaccelerazione che non modifica il modulo della velocit. Il periodo T il minimo intervallo temporale dopo il quale il fenomeno si ripete. Il periodo si misura in secondi.

Si chiama frequenza f del moto circolare uniforme il numero di giri compiuti in un secondo. La frequenza si misura in hertz ( Hz ).

Nel moto circolare uniforme la velocit uguale allo spazio fratto il tempo, quindi:

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Nel moto circolare uniforme laccelerazione vettoriale istantanea si chiama accelerazione centripeta ed sempre rivolta verso il centro della circonferenza.

IL MOTO ARMONICO

Si chiama moto armonico il movimento che si ottiene proiettando su un diametro di una circonferenza le posizioni occupate da un punto materiale che si muove di moto circolare uniforme. Nel moto armonico la velocit massima al centro e uguale a zero agli estremi. La curva che compare nel grafico spazio-tempo del moto armonico si chiama cosinusoide. Il pendolo si muove di moto armonico. Il periodo di un pendolo uguale a:

Si chiama ampiezza delloscillazione la distanza che separa il valore massimo della curva da quello centrale. Il periodo T di unoscillazione la durata di unoscillazione completa ed dato dallintervallo di tempo che intercorre tra due massimi (o minimi) consecutivi. La frequenza f il numero di oscillazioni complete effettuate in un secondo.
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5.I PRINCIPI DELLA DINAMICA


IL PRIMO PRINCIPIO DELLA DINAMICA Il primo principio della dinamica, o principio di inerzia, dice che se la sommatoria delle forze applicate ad un corpo uguale a zero, se il corpo era fermo continua a rimanere fermo, se si muoveva di velocit costante, continua a muoversi di velocit costante. Un sistema di riferimento si dice inerziale se in esso vale il primo principio della dinamica. Se un sistema di riferimento si muove di moto rettilineo uniforme rispetto a un sistema di riferimento inerziale, anche esso inerziale. IL SECONDO PRINCIPIO DELLA DINAMICA Il secondo principio della dinamica, o legge fondamentale della dinamica, dice che la risultante delle forze applicate ad una corpo uguale alla massa del corpo stesso per laccelerazione che la forza provoca su esso.

Linerzia di un corpo la sua tendenza a mantenere la sua velocit. La massa di un oggetto lindice della sua inerzia. IL TERZO PRINCIPIO DELLA DINAMICA Il terzo principio della dinamica, o principio di azione e reazione, dice che quando un oggetto A esercita una forza su un oggetto B, anche loggetto B esercita una forza di modulo e direzione uguale, ma di verso contrario sulloggetto A.

AZIONE

REAZIONE

6. LE FORZE E IL MOVIMENTO
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LA CADUTA LIBERA

Un oggetto in caduta libera si muove con unaccelerazione costante e uguale per tutti i corpi, chiamata accelerazione di gravit g. Laccelerazione vettoriale g diretta verso il basso e ha modulo uguale a 9,8

La velocit limite la velocit che raggiunge un corpo in un fluido quando la sua forza peso diventa uguale alla forza di attrito viscoso del fluido. La forza peso di un corpo uguale alla sua massa per laccelerazione di gravit. Ess a diversa a seconda della posizione del corpo, mentre la massa resta uguale e non cambia in base alla posizione del corpo.

IL PIANO INCLINATO

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Un corpo in equilibrio traslazionale se la risultante delle forze applicate nulla.

Equilibrio traslazionale statico V = 0 quando un corpo fermo e continua a rimanere fermo. Equilibrio traslazionale dinamico V 0 quando un corpo si muove a velocit costante e la mamtiene.

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Laccelerazione lungo il piano inclinato uguale allaccelerazione di gravit per il seno dellangolo che si forma tra il piano inclinato e quello orizzontale.

LA FORZA CENTRIPETA Un corpo che si muove di moto circolare uniforme subisce una forza verso il centro, chiamata forza centripeta, che cambia la direzione del vettore velocit, ma non il suo modulo.

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7 .LENERGIA
IL LAVORO Lenergia la capacit di un sistema fisico di compiere un lavoro. Il lavoro il prodotto scalare della forza per lo spostamento del punto di applicazione della forza e si calcola moltiplicando i moduli delle due grandezze vettoriali prima tra loro e poi per il coseno dellangolo compreso.

Il lavoro si dice: Motore Nullo Resistente


90 = 90 90

W= W=0 W=

un lavoro positivo un lavoro negativo

Il lavoro compiuto dalla risultante delle forze agenti su un corpo uguale alla variazione dellenergia cinetica ( ).

LENERGIA CINETICA

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Energia cinetica =

con m= massa, v = velocit. ) tra due punti uguale allopposto del lavoro

La variazione di energia potenziale (

svolto dalla forza di gravit per spostare la massa da un punto 1 a un punto 2.

LENERGIA POTENZIALE

Energia potenziale = U = mgh con m= massa (Kg) ; g= accelerazione della forza di gravit (m Sono energie potenziali : Energia gravitazionale = mgh con m= massa (Kg) ; g= accelerazione della forza di gravit (m ) ; h= altezza (m). con K= costante elastica ; s= spostamento. Energia elastica = 1\2K ) ; h= altezza (m).

LA POTENZA La potenza = P = con W = lavoro (J joul), = variazione di tempo.

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LA CONSERVAZIONE DELLENERGIA Si dice conservativa quellenergia il cui lavoro non dipende dallo spazio percorso ma dal vettore spostamento; cio la distanza tra il punto iniziale e il punto finale. Il principio di conservazione dellenergia meccanica dice che, se non so no presenti forze dissipative (come ad esempio la forza di attrito), la somma della variazione dellenergia meccanica e dellenergia cinetica uguale a zero.

8. LA TEMPERATURA E IL CALORE
LA DILATAZIONE La temperatura e la grandezza fisica che si misura con il termometro. La scala Celsius ottenuta dividendo in 100 parti uguali il segmento che ha come estremi il livello del liquido a 0C e 100C T = temperatura K (Kelvin) = t +273 K t = temperatura C (Celsius) = T -273C

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Dilatazione volumica V = = coefficiente di dilatazione volumica dilatazione lineare ( = )

con

con

= coefficiente di dilatazione lineare = variazione di temperatura Dilatazione cubica = coefficiente di dilatazione cubica Dilatazione superficiale = coefficiente di dilatazione superficiale

= coefficiente di dilatazione lineare = coefficiente di dilatazione cubica = coefficiente di dilatazione superficiale

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LA LEGGE DI BOYLE

La legge di Boyle stabilisce che a temperatura costante il prodotto del volume occupato da un gas per la sua pressione rimane costante. Per aumentare di 1 K la temperatura di 1 Kg di acqua necessario un lavoro di 4186 J.

CALORE E LAVORO Calore e lavoro sono modi per trasferire energia da un sistema a un altro. Una caloria pari alla quantit di energia necessaria per innalzare la temperatura di un g di acqua distillata da 14,5 a 15,5 alla pressione atmosferica normale.

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CAPACITA TERMICA E CALORE SPECIFICO La capacit termica di un corpo uguale alla quantit di energia necessaria ad aumentare di un K la sua temperatura. C= con

C = capacit termica ( J/K ) = energia assorbita ( J ) = aumento di temperatura ( K ) Il calore specifico di una sostanza uguale alla quantit di energia necessaria per aumentare di 1 k la temperatura di 1 kg di quella sostanza. c= con

c = calore specifico ( j/KgK ) C = capacit termica ( J/K ) m = massa ( Kg ) Kcal X 4,18 = KJ KJ : 4,18 = Kcal I CAMBIAMENTI DI STATO

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9.LA LUCE
I RAGGI DI LUCE Un raggio luminoso un fascio di luce molto sottile che si pu rappresentare tramite una retta. I raggi luminosi si propagano in linea retta. La luce percorre trecentomila kilometri al secondo. C (velocit della luce nel vuoto) = L indice di rifrazione assoluto del mezzo il rapporto tra la velocit della luce ( c ) nel vuoto e la velocit della luce ( v ) nel mezzo trasparente. N=

LA RIFLESSIONE 1 legge il raggio incidente, il raggio riflesso e la perpendicolare alla superficie riflettente nel punto di incidenza appartengono allo stesso piano. 2 legge langolo di incidenza uguale allangolo di riflessione. Limmagine riflessa in uno specchio piano virtuale e appare in posizione simmetrica alloggetto rispetto allo specchio.

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GLI SPECCHI CURVI

La distanza tra loggetto e il vertice detta S.I. La distanza tra limmagine e il vertice detta S.O. R = raggio della circonferenza con centro nel punto C. F = distanza tra il vertice e il fuoco (distanza focale) 1\S.O. + 1\S.I. = 2\R = 1\F Si dice ingrandimento il rapporto tra S.I. e S.O. I ( ingrandimento ) = |S.I.\S.O.| Gli specchi concavi POSIZIONE OGGETTO Oltre il centro Tra il centro e il fuoco Tra il fuoco e lo specchio IMMAGINE Reale, capovolta rimpicciolita Reale capovolta ingrandita Virtuale diritta ingrandita FIGURA 1 2 3

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e convessi POSIZIONE IMMAGINE OGGETTO Opposta allo Virtuale specchio diritta rimpicciolita FIGURA

S.I. e S.O. sono positivi quando limmagine si forma dalla stessa parte delloggetto. Se S.I positiva limmagine capovolta. Se S.O. negativa limmagine diritta virtuale. Come individuare limmagine partendo dalla posizione delloggetto rispetto allo specchio curvo: Disegnare loggetto Tracciare una prima linea perpendicolare allo specchio che parte dalloggetto Dal punto trovato sullo specchio tracciare una seconda linea passante per il fuoco Tracciare una terza linea passante per il centro e per loggetto Limmagine si trova nel punto di incontro della seconda e della terza linea.

LA RIFRAZIONE

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1 legge il raggio incidente, il raggio rifratto e la retta perpendicolare alla superficie di separazione dei due mezzi, nel punto di incidenza, appartengono allo stesso piano. 2 legge detta anche Legge di Snell, descrive quanto i raggi sono deviati quando passano da un mezzo allaltro.

L angolo limite quel valore dellangolo di incidenza a cui corrisponde un angolo di rifrazione pari a 90. ( )

LE LENTI Una lente sferica un corpo trasparente delimitato da due superfici sferiche che produce immagini ingrandite o rimpicciolite degli oggetti: Lenti convergenti : sono pi spesse al centro che ai bordi e fanno convergere in un punto (fuoco) un fascio di raggi paralleli allasse ottico. Lenti divergenti : sono pi spesse ai bordi che al centro e fanno divergere da un punto (fuoco) un fascio di raggi paralleli allasse ottico.
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FONTI: immagini tratte dalla rete.

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