il Giornale

Venerdì 12 marzo 2010

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LO SPILLO

Cultura

MAXXI, il museo del XXI secolo Con tantissime opere, ma tutte del XX

Francis Alys, acrilici di Carolina Raquel Antich, fotografie di Gabriele Basilico e Elina Brotherus, opere di Caccavale, Ghirri, Gilbert&George, Pessoli, Vezzoli. E poi Boetti, Cattelan, De Dominicis, Lewitt, Ontani («Le ore»), Pistoletto, Bill Viola («Il vapore», video del 1975) e persino Andy Warhol. Sono(alcuni)artistilecuioperefarannopartedellacollezione(ilcatalogoèstatopresentatoieri)del MAXXI di Roma, il Museo delle arti del XXI secolo. E neppure una appartiene al XXI secolo.

CANNIBALISMO EDITORIALE

GIALLO PASOLINI

I grandi bestselleristi? Cotti e mangiati da Benedetta Parodi
Le ricette della giornalista vendono 400mila copie e fanno a fette Moccia, Mancuso, Baricco e altri vip
dalla prima pagina
(...) Benedetta Parodi, giornalista di Studio Aperto, si è divorata con gusto il fior fiore dei rinomati bestselleristi. Senz’altro il successo rispecchia il lato più genuino dell’interesse (talvolta ossessivo) per il cibo, tipico della nostra società. Non c’è dubbio che una bella spintarella sia stata offerta dalla rubrica televisiva del suddetto telegiornale, nel corso del quale la cuoca Parodi in pochi minuti spadella un piatto succulento ma senza ni dei contadini nei poderi di campagna. Riassumendo con l’aiuto di un parere di lettura rintracciato in rete: «Trovo Cotto e mangiato utile perché Benedetta fa delle ricette davvero carine e facili da fare per chi ha poco tempo e chi non è una cima in cucina». Insomma niente stranezze esotiche, niente gatti in casseruola, niente cantinette climatizzate per sedicenti enologhi, niente costose sciccherie vere o presunte. Pane al pane, fettuccine alle fettuccine. Ma non è questo il punto. Vera sbranaclassifiche, la Parodi può guardare dall’alto delle sue 400mila copie vendute in qualche mese molti autori che «fanno discutere» e creano i cosiddetti «casi editoriali» da terza pagina di quotidiano. Ad esempio, l’atteso (?) John Grisham, Ritorno a Ford County (Mondadori), è entrato e subito uscito come un razzo dalle classifiche. Alessandro Baricco, tornato con Emmaus (Feltrinelli), si è affacciato per un attimo e poi ha tolto il disturbo. Lei invece è sempre lì. Ha iniziato a farsi notare all’inizio di dicembre e ha fatto il botto alla vigilia di Natale. Da allora seconda, prima, terza. Ogni settimana si cucina qualche «grande» nome. La recente ascesa nella top ten de La vita autentica (Cortina), trattato filosofico dell’illustre teologo Vito Man-

E le pagine di «Petrolio» restano un mistero
Matteo Sacchi

V

CASI Se le classifiche registrassero manuali e libri religiosi, la top ten sarebbe diversissima
troppe pretese di nouvelle cousine. Le sue ricette sono più food che slow, visto che il libro si rivolge a donne e uomini che lavorano o sono comunque troppo impegnati per avere quella montagna di tempo (e di soldi) necessaria al fine di cercare il raffinato formaggio caprino di qualche malga sperduta, prodotto in tiratura limitata, come certe rarità librarie, per pochi fortunati. E le verdure, per la Parodi, vanno bene anche surgelate se non si trova di meglio; non è indispensabile andarle a comprare fresche fresche dalle ma-

BESTSELLER
«Cotto e mangiato» di Benedetta Parodi (edito da Vallardi) ha venduto circa 400mila copie

cuso, la minaccia ma solo per modo di dire: in fondo è inchiodato a quota centomila pur essendo uscito più o meno negli stessi giorni di Cotto e mangiato. A dare un’occhiata alle classifiche di vendita del 2009, pubblicate a metà gennaio da Tuttolibri, e a fare due conti a spanne ma neanche troppo, risulta che le melanzane alla parmigiana della Parodi piacciono più delle alpine battute di caccia di Erri de Luca, delle adolescenti con quarantenne a rimorchio di Federico Moccia, del sabato con amici di An-

drea Camilleri, della bellezza infernale di Roberto Saviano, della nuova epica italiana di Wu Ming, dei canti di Mauro Corona. E se la giocano più o meno alla pari con i trentenni

GUSTI Le melanzane alla parmigiana piacciono più di Erri De Luca e di Wu Ming
innamorati di Fabio Volo. Non che il caso della Parodi sia isolato. Il manuale di Allen Carr È facile smettere di fuma-

re se sai come farlo (Ewi editore) è uscito nel 2004. Catalogato nella «Varia», cioè nel limbo riservato a ciò che non è fiction e nemmeno saggistica, non ha fatto capolino nella top ten. Eppure ha venduto un milione di copie. Se poi nelle classifiche fossero registrate le vendite di alcuni libri religiosi... Metà della pompatissima romanzeria, per non dire della saggistica, sparirebbe per sempre dalle liste dei libri «che contano» e di cui «tutti parlano». «Tutti» chi? Alessandro Gnocchi

errebbe da dire con citazionescontata:«Tanto rumore per nulla». Ma forse l’espressione più adatta è quella che Agatha ChristiefacevasussurrareaHercule Poirot in una delle sue tante indagini: «S’évaporer». È proprioquestoinfatticheèaccadutoalfamosocapitolodi Petrolio, intitolato «Lampi sull’Eni», e che avrebbe dovuto essere presentato ieri alla Mostra del libro antico di Milano. Marcello Dell’Utri,patrondell’iniziativaaveva infatti annunciato il ritrovamentodiundattiloscritto dipiù di80paginevergatodaPierPaolo Pasolini e relativo ai segreti dell’Eni. Dell’Utri quelle pagine garantiscediaverleviste:«Sitratta di sottili veline le ho avute in mano anche se solo per alcuni minuti» ma attualmente sostieneche«Nonabbiamopiùlepaginedi Petrolio...Chimelehaofferte non è un libraio... credo che si sia spaventato per tanto clamore...».Così ha spiegato all’inaugurazione della Mostra dove saranno comunque esposte una copia del quasi introvabile Questo èCefis. L’altra faccia dell’onoratopresidente,ilpiccolo pamphlet dal quale Pasolini aveva tratto spunti per Petrolio, e una copia de L’uragano Cefis, altro libello che praticamente nonhamaicircolatonelmercatolibrarioafirmadiFabrizioDe Masi e da cui è stato cancellato anche il nome dell’editore (sul dorso si legge però la sigla egr). Ma questi materiali non basterannoa calmare la bagarreprovocatadalleanticipazionidiDell’Utri. E chi come Gianni D’Elia ol’italianistaCarlaBenedettiha addirittura chiesto che le presunte carte servissero a riaprire il processo sull’omicidio dello scrittore difficilmente accetterà questa«evaporazione».Eintanto Dell’Utri nulla dice su chi ha cercatodivendergliele:speradi «riuscire a riagganciarlo»

INTERNET E LIBERTÀ

Homo tecnologicus, ultima frontiera della specie
Una nuova dimensione dell’umanesimo si evolve contro le troppe Cassandre anti-tecnologiche
Stefano Moriggi

L

a libertà è un po’ come Dio. La si è detta in molti modi, ma ogni definizione,per quanto sofisticata e pervasiva, pare insufficiente a contenere l’inafferrabile grandezza e le molteplici sfaccettature che di epoca in epoca - alla libertà comeaDio-siè cercatodiriconoscere. Nell’ormai classico Saggio sulla libertà, John Stuart Mill nel 1859 cercava di tradurre l’afflato libertario del suo pensiero attraverso un approccio negativo. Ovvero, per il filosofoinglese la «libertà civile o sociale» (di questa sola accezione intendeva occuparsi!) andava espressa non elencando gli spazi e le ragioni del consentito e del lecito; ma al contrario, individuando le eventualimotivazioniche negiustificassero una restrizione, attraverso vincoli o divieti legislativi. In breve, «il solo scopo per cui si può legittimare un

«Cosasignificaessereliberi(insensofisico, politico, emozionale) nell’epoca delle tecnologie?»: è il tema sul quale parleranno StefanoMoriggieGianlucaNicoletti,autori poteresu un qualunque membro di una comunità civilizzata contro la sua volontà è per evitare danno aglialtri». Un atteggiamento che, circa un secolo dopo, Isaiah Berlin continuavaa considerare unpotente antidoto contro le potenzialiricadute totalitarieche, invece, un’idea «positiva» della libertà portava con sé. In quello stesso 1859 in cui StuartMill mandava alle stampe il suo Saggio, l’«idea pericolosa» di Charles Darwin, oltre alla ben nota rivoluzione nelle scienze del vivente, inaugurava un programma di ricerca in cui il concetto di libertà avrebbe potuto essere riqualificato nei termini di una progressiva conquista dell’evoluzione delle specie. E a mio modo di vedere, tale prospettiva scientifica ha offerto anche

di Perchélatecnologiacirendeumani (Sironi) oggi alle 16,30 all’Università Statale di Milano. Al filosofo Stefano Moriggi abbiamo chiesto di anticipare il suo intervento. - l’evoluzione (tanto quella biologica quanto quella culturale) nei termini di una progressiva emancipazione da limiti e impedimenti fisici, ambientali e anche concettuali. Nessuno, credo, avrebbe difficoltà a riconoscere che un cane è più «libero» di un albero, mameno di un esponente della nostra specie. Evolvere significa, appunto, adattarsi, ma l’adattarsi implica anche e ciò vale soprattutto per l’Homo sapiens sapiens - la capacità di ripensare le condizioni di abitabilitàdel mondo. E la cultura, in questo senso, si è rivelatauno «strumento» straordinariamente efficace. L’evoluzione di strumenti e concetti, infatti, ha costantemente permesso di ridefinire modie tempidi pratichee consuetudini,riscrivendoneltem-

l’opportunitàfilosofica per inquadrare il perimetro della nostra autonomia di scelta e di azione in un’epoca riplasmata - e per alcuni minacciata - da tecnologie sempre più invasive. A ben vedere, effettivamente, anche Darwin ha in qual-

STRUMENTI Telefoni, computer e macchine: i «vincoli» che allargano i nostri orizzonti
che modo suggerito di comprendere e di descrivere la libertà a partire dal concetto di vincolo. Basterebbe provare a rileggere - e qualche tempo fa il filosofo americano Daniel Dennettha mostrato la fattibilità dell’esercizio in questione

posignificatie valori- compreso quello di libertà. Pertanto, daquesta prospettiva, la libertà può essere dunque colta come un orizzonte di condotte e ragionamenti consentito e circoscritto dai vincoli - ovvero le condizioni - che natura e cultura hanno di volta in volta determinato. E le tecnologie che, senza alcuna esitazione, vanno annoverate tra le avanguardie della nostra cultura inevitabilmente incarnano i dispositivi con cui stiamo ridisegnando le dinamiche di quella convivenza civile a cui Stuart Mill cercava di garantire tutta la libertà che non arrecasse danno ad alcuno. L’evoluzione ci racconta una meravigliosa successione di «libertà condizionate», entro cui si sono faticosamente costruite tradizioni e civiltà. E noi non facciamo eccezione. Dal telefonino al computer, dalle biotecnologie alle nanotecnologie, macchine che ormai costituiscono l’irrinunciabile corredo delle nostre

giornate (lavorative e non) sono i nuovi vincoli - ovvero, i nuovi contesti evolutivi - in cui è iscritta la libertà ci è dato vivere e pensare. Nel progresso tecnologico, quindi, prendono forma le dinamiche entro cui si sviluppano le coordinate con cui ci orientiamo, sempre più liberamente, nel mondo. Abbandonarsia ingiustificate ansie, talora insufflate in animi sensibili da improbabili Cassandre anti-tecnologiche, non aiuta nemmeno a percepire - proprio come riteneva di fare Stuart Mill - eventuali rischi e potenziali «eccessi»ingradodi minacciarelegittime scelte e condotte di donne e uomini. Al punto che sorge un sospetto. Forse, il vero spettro che inquieta tali presunti filantropi - e che li induce a immaginare illegittimi ed esotici divieti (si pensi ai recentidibattitisu come«regolamentare» Internet) - va piuttosto cercato proprio nei nuovi orizzonti di libertà che la tecnologia apre; quegli stessi entro cui stiamo ridisegnando i nostri corpi e le nostre idee. Ovvero, stiamo evolvendo...

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