UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL’INSUBRIA

Varese Facoltà di Economia
Corso di Laurea Magistrale in Imprenditorialità e Management Internazionale
Curriculum in Management delle imprese internazionali/International Business

IMPAIRMENT TEST E PROFILI APPLICATIVI DELLE SOCIETÀ CALCISTICHE

Relatore: Chiar.ma Dottoressa Patrizia GAZZOLA

Tesi di Laurea di:

Giuseppe FRAGAPANE Matricola n. 708669

Anno Accademico 2012-2013

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L’educazione è la nemica della saggezza, perché l’educazione rende necessarie tante cose di cui, per essere saggi, si dovrebbe fare a meno. (da Il piacere dell’onestà , Luigi Pirandello)

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Indice
Introduzione Capitolo 1 - Il bilancio secondo gli IAS/IFRS
1.1 1.2 1.3 1.4 Lo IASB e i principi contabili internazionali Applicazione dei principi contabili internazionali nell’UE Il processo di armonizzazione degli standard contabili italiani Differenze con i principi civilistici italiani 8 14 20 27

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Capitolo 2 - Impairment test
2.1 IAS 36 - Riduzione di valore delle attività 2.1.1 Procedimento di determinazione e allocazione delle perdite 2.1.2 Criteri per il calcolo del valore d’uso 2.1.3 Determinazione delle Cash Generating Units 2.2 2.3 2.4 Trattamento contabile della perdita di valore e del ripristino di valore L’impairment test dell’avviamento Informazioni integrative e aspetti critici dell’impairment test 32 35 37 44 50 53 58

Capitolo 3 - Il bilancio delle società calcistiche italiane
3.1 3.2 3.3 3.4 L’evoluzione della società calcistica professionistica La funzione del bilancio di esercizio redatto dalle società calcistiche Il Manuale delle Licenze UEFA L’impatto del financial fair play sui bilanci delle società calcistiche 61 68 72 76

Capitolo 4 - Applicazione dell’impairment test sui diritti alle prestazioni sportive
4.1 I diritti alle prestazioni sportive dei calciatori 4.1.1 Natura e significato economico nel bilancio d’esercizio 4.1.2 Iscrizione in bilancio e criteri di valutazione 4.2 4.3 La svalutazione dei diritti alle prestazioni sportive Evidenze applicative: A.S. Roma , Juventus F.C., S.S. Lazio 82 82 85 99 104

Conclusioni Bibliografia

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Introduzione
Nonostante il particolare momento di crisi economica e finanziaria, il bilancio d’esercizio continua a rappresentare lo strumento più idoneo per determinare il risultato economico di un’impresa e valutarne le prospettive per il futuro. L’analisi dell’incidenza sul bilancio delle più note operazioni di mercato svolte dalle società calcistiche richiede un approfondimento dei principi contabili che regolano la rilevazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori professionisti. Il contenuto di questa tesi si focalizza sul principio contabile internazionale IAS 36 con lo scopo di comprendere il reale valore che ha un giocatore per una società di calcio durante la sua carriera. Le cifre che girano su giornali e TV sportive sono dei valori surreali perché non considerano diversi componenti delle transazioni (oneri accessori, IVA, …). Inoltre, le società calcistiche hanno l’obbligo di iscrivere i diritti acquisiti al costo storico, nonostante nella maggior parte dei casi utilizzano per il pagamento forme di regolamento dilazionato. Ciò rende difficile calcolare il risultato netto delle diverse operazioni di mercato. Questo lavoro cercherà di analizzare la recuperabilità del valore del diritto alle prestazioni sportive durante il corso del contratto stipulato fra società e calciatore. L’obiettivo è comprendere come le società verificano la riduzione di valore del singolo diritto e se vi è uniformità di presentazione fra le diverse società calcistiche. Ciò viene fatto nell’ottica dei prin cipi contabili internazionali che mirano ad avere bilanci equiparabili così da stimolare la sana concorrenza nei diversi settori. Anche se non è possibile identificare in un preciso momento storico le origini del bilancio, il processo più virtuoso nel corso della storia recente dei principi contabili (dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi) è stato caratterizzato dalla necessità di principi che non fossero più solo in grado di soddisfare il bisogno primordiale dell’uomo. Se prima sentiva l’esigenza di “tenere di conto” per poter costantemente percepire l’entità del proprio patrimonio, con la globalizzazione dei mercati il bilancio diviene uno strumento necessario per una buona amministrazione dell’impresa. Il Capitolo 1 cattura questo significato moderno del bilancio ed espone i passaggi critici che hanno portato prima l’Unione europea e poi i Paesi membri al recepimento e all’omologazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS. In modo da comprendere gli obiettivi propri e dei soggetti alleati, inizialmente viene fornita una
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descrizione

sull’ente

preposto

all’emanazione

di

questi

principi

(IASB)

e

successivamente, sulla base dei diversi fini perseguiti, si analizzano le principali differenze fra principi contabili nazionali e principi IAS/IFRS. Dopo aver consegnato gli strumenti essenziali per poter apprezzare i criteri chiave che guidano la redazione del bilancio IAS/IFRS l’attenzione si sposta sull’analisi del principio IAS 36. Data l’aleatorietà che circonda la misurazione del valore d i importanti assets per le imprese, il principio fornisce un metodo di valutazione da utilizzare per la loro valutazione negli esercizi successivi all’acquisto. In modo da non sopravvalutare o sottovalutare il patrimonio dell’azienda, lo IAS 36 obbliga chi redige il bilancio a valutare, almeno una volta l’anno o quando emergono sintomi di impairment (a seconda dell’attività oggetto di verifica), se siano presenti perdite di valore. Sebbene si tratti di una verifica che richiede un’enorme sensibilità da part e dei soggetti incaricati, il pregio del principio risiede nella precisione e completezza che tende a limitare al massimo la soggettività dei valutatori. Risulta talmente dettagliato che la sua adozione può essere conforme anche per le imprese non obbligate alla redazione del bilancio IAS/IFRS. Questa tesi esamina una categoria particolare di immobilizzazioni che rientrano nel campo di applicazione dello IAS 36: i diritti alle prestazioni sportive dei calciatori. Per chiarire la rilevanza assunta dal bilancio di una società calcistica il Capitolo 3 riporta i passaggi critici che hanno determinato l’attuale scenario del calcio italiano. Da tale contesto emerge la rilevanza dei principi contabili internazionali IAS/IFRS da cui prende spunto il massimo soggetto regolatore del calcio europeo: la UEFA. Visto che il calcio per le società professioniste non è più solo uno sport ma assume sempre più i caratteri di un business, le Federazioni sono obbligate a stabilire delle norme che garantiscano una corretta competizione fuori e dentro il campo da gioco. La trattazione degli intangible disciplinati dallo IAS 38 viene svolta all’interno del Capitolo 4. L’elaborato non ha la pretesa di fornire una guida pratica alle società calcistiche professionistiche, ma costituisce soltanto il tentativo di fare ordine in un contesto che risulta di difficile comprensione, anche ad esperti giornalisti sportivi, se si è poco preparati in materie contabili. A causa della rilevanza economica che hanno assunto i club professionisti, possedere una base di conoscenza sugli effetti economici che scaturiscono dalle più note operazioni di mercato attinenti questa tipologia di assets è importante per riuscire a capire l’incidenza che esse hanno sul bilancio. Il bisogno di

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allargare il cerchio delle persone che posseggono i mezzi necessari per comprendere le conseguenze economiche-finanziarie che sorgono a seguito delle campagne di trasferimento aumenta a fronte della crisi economica generale che tutti i settori stanno affrontando. E ciò diventa ancora più importante se si considera che i risultati conseguiti dalle società calcistiche sono strettamente dipendenti dai criteri di contabilizzazione che vengono adottati. Quindi, anche alla luce del financial fair play, acquisisce sempre più rilevanza comprendere i principi che regolano il trattamento di quella che nella gran parte dei casi costituisce, sia quantitativamente che strategicamente, la più importante attività del bilancio delle società di calcio. Attenzione particolare viene però destinata alla valutazione della perdita di valore dei diritti alle prestazioni sportive svolta dalle società calcistiche. Come ogni impresa, infatti, devono garantire che le proprie attività non siano iscritte in bilancio ad un valore superiore a quello recuperabile.

Ringraziamenti
Ringraziamenti particolari per la redazione di questa tesi vanno prima di tutto rivolti alla mia famiglia, a mio padre, mia madre e mio fratello che nonostante le loro limitate conoscenze nel campo economico sono riusciti a sostenermi durante tutto il periodo di stesura del presente elaborato, appoggiandomi nelle mie scelte e concedendomi tutto l’aiuto che era loro possibile. Senza di loro il mio intero percorso universitario sarebbe stato sicuramente ricco di ostacoli. Un grazie va anche alla relatrice Patrizia Gazzola per avermi sempre aiutato a mantenere la linea giusta per lo svolgimento di un lavoro complesso ma allo stesso tempo affascinante. Se voglio fare della mia passione la mia professione futura il merito va anche a Lei per avermi concesso le conoscenze e gli stimoli per la comprensione di argomenti che possono diventare uno strumento indispensabile per entrare nel mondo del lavoro. Per i suggerimenti e le preziose informazioni fornitemi un ultimo ringraziamento va fatto a tutto lo staff che gestisce la rivista on-line “Tifosobilanciato”. I loro tempestivi e sempre corretti documenti sono stati indispensabili per l’analisi dei bilanci delle società calcistiche. Vanno menzionati perché le loro analisi, a differenza della maggior parte di articoli e testi del settore che esamina e critica solo gli eventi sportivi, osservano nel

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dettaglio anche cosa succede dentro le sede ufficiali dei club e delle Leghe e Federazioni.

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Capitolo 1 - Il Bilancio secondo gli IAS/IFRS
1.1 Lo IASB e i principi contabili internazionali
Per la redazione di un bilancio di esercizio che sia in grado di svolgere un’importante funzione informativa sia ai soggetti interni che esterni all’impresa, bisogna avere ben chiare le finalità dei principi contabili1. Questi sono postulati e regole tecnicoragionieristiche di generale accettazione che stabiliscono le modalità di

contabilizzazione delle operazioni di gestione, i criteri di valutazione e di esposizione dei valori in bilancio 2. Si parla di “generale accettazione” poiché si tratta di norme che vengono applicate dagli operatori nonostante essi non hanno la forza di legge per imporre determinati obblighi operativi, ma solo il comportamento da adottare per giungere alla predisposizione di un bilancio che rappresenti un valido strumento di comunicazione dell’andamento delle aziende. Sebbene in Italia già il codice civile del 19423 prevedeva per le società che << dal bilancio e dal conto dei profitti e delle perdite devono risultare con “chiarezza e precisione” la situazione patrimoniale della società e gli utili conseguiti o le perdite subite >>, per diversi motivi (soprattutto un mercato mobiliare poco sviluppato), solo fra gli anni ’60 -’70 iniziò ad emergere la necessità di una linea interpretativa che assicurasse un ruolo unitario del bilancio. Fu così che si arrivò nel 1975 all’emanazione dei principi contabili nazionali attraverso la fondazione di un’apposita prima commissione istituita dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti. Ciò coincise con l’istituzione della CONSOB 4 e quindi l’esigenza di ottenere una certificazione legale dei bilanci. Questo momento segnò l’inizio di una progressiva formazione di uno standard setter nazionale che nel corso degli anni ha dovuto affrontare sia l’evoluzione economica di mercati sempre più turbolenti a seguito dell’innovazione tecnologica e finanziaria spinta dalla globalizzazione, sia l’opportunità di far parte di un network globale che dia vita ad un unico corpo di principi contabili
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Per un approfondimento, cfr. E. Santesso, U. Sostero, I principi contabili per il bilancio d’esercizio , Il Sole 24 ORE, Milano, 2011. 2 Cfr. Ricci G., Astolfi E., Rascioni E., Entriamo in azienda, Tramontana, Milano, 2006, p. 128. 3 Codice civile del 16 marzo 1942, Pubblicato in G.U. n.79 del 4 aprile 1942, Art. 2423. 4 La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), istituita con la Legge n. 216 del 7 giugno 1974 è un’autorità amministrativa indipendente, dotata di personalità giur idica e piena autonomia con la Legge 281 del 1985, la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori, all’efficienza, alla tr asparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano. (Fonte: www.consob.it/main/consob/Chi_e/index.html).

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internazionali per la r edazione del bilancio. Verso quest’ultima meta, importante tappa a livello nazionale per l’Italia è stata la costituzione, il 27 novembre 2001, ad opera di rappresentanti della professione contabile, preparers, users e regolatori del settore pubblico, dell’Organismo Italiano di Contabilità - OIC 5. Infatti, funzioni rilevanti dell’OIC, oltre all’emanazione dei principi contabili nazionali e alla promozione della cultura contabile, sono quelle di: collaborazione e stimolo nei confronti dello International Accounting Standards Board - IASB; supporto all’ European Financial Reporting Advisory Group - EFRAG; Lo IASB è uno standard setter che si occupa dell’emanazione dei principi contabili internazionali IFRS. Si tratta di un’organizzazione privata che costituisce il punto di riferimento per lo sviluppo di un sistema contabile valido a livello mondiale. Lo IASB fa parte di un’associazione costituita a Londra nel 1973, l’ International Accounting Standards Committee - IASC. Un’entità che riuniva gli istituti delle professioni contabili del Regno Unito, Stati Uniti e Canada, con l’intento di armonizzare le norme tecniche per la redazione dei bilanci societari 6. Lo IASC Foundation nel corso degli anni ha acquisito sempre maggiore autorevolezza grazie ad una struttura organizzativa che raccoglie a se i rappresentanti ed il sostegno economico di diverse autorità internazionali. Questa “alleanza” era inizialmente composta da 16 membri, ma nel corso degli anni si è progressivamente ampliata, in particolare, con l’ingresso nel 1982 dell’International Federation of Accountants - IFAC 7. Con l’espandersi del consenso nel corso del tempo, l’IASC ha dovuto rivedere la sua struttura fino ad arrivare all’1 aprile 2001 con la creazione dello IASB: soggetto istituzionalmente e internazionalmente incaricato della predisposizione dei principi contabili per l’Europa e di incentivare la promozione di regole contabili riconosciute a livello planetario. Questa ristrutturazione interna ha comportato la rinuncia da part e dello IASC all’emanazione degli International Accounting Standards - IAS (principi contabili di “vecchia”
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L’OIC è costituito nella veste giuridica di una fondazione e nasce dall’esigenza, avvertita dalle principali parti private e pubbliche italiane, di costituire uno standard setter nazionale dotato di ampia rappresentatività, capace di esprimere in modo coeso le istanze nazionali in materia contabile. (Fonte: www.fondazioneoic.eu). 6 Per un approfondimento, cfr. www.iasplus.com 7 L’IFAC è un’organizzazione internazionale, fondata nel 1977, che oltre a rappresentare gli interessi delle professioni contabili, si fa portavoce anche di altri soggetti pubblici con l’obiettivo dello sviluppo di una forte economia internazionale. (Fonte: www.ifac.org)

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statuizione), con l’investitura dello IASB di definire gli International Financial Reporting Standards - IFRS (principi contabili di “nuova” statuizione). Si è scelto comunque di mantenere la denominazione IAS per i principi emanati in precedenza dall’IASC, per questo oggi, nonostante le graduali trasformazioni di alcuni precedenti principi per far fronte all’evoluzione del contesto economico, convivo no insieme i principi IAS/IFRS. Un piccolo passo, nel tentativo di rendere più chiaro l’approccio ai principi contabili internazionali e far comprendere che si tratta sempre di principi che seguono un filo conduttore comune è stato fatto l’1 luglio 2010: l o IASC Foundation ha ufficialmente cambiato il suo nome in IFRS Foundation. Per quanta riguarda la messa a punto dei principi contabili internazionali ruolo centrale ora viene svolto dallo IASB, composto dai membri nominati dall’IFRS Foundation e dal supporto a tempo pieno di uno staff tecnico. A completare la struttura organizzativa dell’IFRS Foundation vi sono altri due organi, previsti dal suo statuto, che garantiscono una rappresentazione geografica proporzionata a tutte le categorie interessate all’emissione dei principi contabili: lo Standard Advisory Council - SAC, un organo consultivo del Board di circa 40 soggetti, che collabora alla definizione di un’attenta programmazione del lavoro in base alle priorità che emergono dalla situazione economica e fornisce informazioni sulle implicazioni che i nuovi principi potrebbero avere per chi lavora con il bilancio; l’International Financial Reporting Interpretation Committee - IFRIC, attualmente composto da 14 membri che si impegnano a fornire interpretazioni sull’applicazione dei principi contabili internazionali e a redigere guide e bozze interpretative da distribuire al pubblico per il commento prima dell’approvazione del Board. Questo organo sostituisce dalla fine del 2001 lo Standards Interpretations Commitee - SIC. Importante strumento di cui si avvale lo IASB per lo sviluppo di nuovi principi contabili internazionali e la modifica di quelli precedenti, che siano per davvero

internazionalmente adottati, è il Framework. La prima versione di questo documento (Framework for the presentation and the preparation of finanicial statements 8) fu

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Cfr. Di Pietra R., Framework e standards contabili dello IASB: alla ricerca di un difficile sincretismo , AIDEA - Accademia Italiana di economia aziendale, 2003, p. 1.

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pubblicato dallo IASC nel luglio del 1989 con il fine di favorire il perseguimento dell’obiettivo di armonizzazione contabile internazionale tramite l’enunciazione di un quadro concettuale a cui successivamente ispirarsi per la definizione di un insieme coerente di principi contabili 9. Non si tratta di un atto che si colloca in posizione sovraordinata10 rispetto ai singoli IAS/IFRS o che si occupa di indicare i principi di valutazione e gli obblighi di informativa, ma di un quadro di riferimento generale che ha come scopi principali: sostenere gli standard setter nazionali nel controllo della compatibilità delle regole interne con quelle internazionali, supportare tutti coloro che redigono o controllano il bilancio nella risoluzione di eventuali dubbi sui quali lo IASB non si è espresso e assistere il pubblico interessato ai bilanci ad interpretare i valori nell’ottica data dai principi contabili internazionali. Su questo ultimo punto si è attentamente concentrata la riforma del Framework avviata nel 1995; questa modifica sorge dall’intenzione di andare incontro alla principale finalità del bilancio d’ esercizio: soddisfare il bisogno di informazione degli investitori. Tale revisione può essere anche collegata alla collaborazione instaurata con l’ International Organization of Securities Commission - IOSCO 11 e all’influenza ricevuta dalla finalità primaria attribuita al bilancio dai principi contabili statunitensi, emessi dal Financial Accounting Standard Board - FASB, che conferiscono al bilancio il dovere di fornire una rappresentazione fedele della realtà aziendale sotto il profilo dell’utilità decisionale che ne possono ricavare i potenziali destinatari delle informazioni amministrativo-contabili. Mettendo sotto lente di ingrandimento il contenuto del Framework possiamo suddividerlo in 5 sezioni. Vi è inna nzitutto un’identificazione di chi sono gli utilizzatori del bilancio e per ogni tipologia di destinatario un focus su quale sia il relativo

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Cfr. Alexander D., Nobes C., Caruso G. D., Ferrari E.R., Financial accounting. Il bilancio secondo i principi contabili internazionali, Pearson Paravia Bruno Mondadori, 1a edizione, Milano, 2008. 10 Si ha una chiara esplicitazione di ciò anche dall’IAS 8 - Principi contabili, cambiamenti nelle stime contabili ed errori. Al punto 10 il principio recita: << In assenza di un principio o di una interpretazione che si applichi specificatamente a una operazione, altro evento o circostanza, la direzione aziendale deve fare uso del proprio giudizio nello sviluppare e applicare un principio contabile >>. Ma a regolare la libertà data agli amministratori che redigono il bilancio ci pensa il punto 11: << la direzione aziendale deve fare riferimento e considerare l’applicabilità delle seguenti fonti in ordine gerarchicamente decrescente: a) le disposizioni e le guide applicative contenute nei Principi e Interpretazioni che trattano casi simili o correlati; b) le definizioni, i criteri di rivelazione e i concetti di misurazione per la contabilizzazione delle attività, delle passività, dei ricavi e dei costi contenuti nel Quadro sistematico.>>. 11 L’Organizzazione Internazionale delle Autorità dei controlli dei mercati finanziari (IOSCO), fondata nel 1974 come organizzazione panamericana, accoglie dal 1984 membri di tutto il mondo. La sua attività ruota intorno alla gestione di progetti che hanno come obiettivo prioritario quello della vigilanza sul commercio di valori mobiliari. (Fonte: www.finma.ch)

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fabbisogno informativo; fra questi va sottolineata la superiorità della categoria degli “investitori” poiché il Fra mework, adottato dallo IASB nel 2001, al paragrafo 10 specifica che << gli investitori sono i fornitori di capitale di rischio all’impresa, un bilancio che soddisfi le loro esigenze informative soddisferà anche la maggior parte delle esigenze di altri utilizzatori del bilancio >>. Vengono fissati gli obiettivi del bilancio d’esercizio che, in accordo con quanto affermato dallo IAS 1 12, ribadisce al paragrafo 12 il corrispondente fine principe: << fornire informazioni in merito alla situazione patrimoniale, all’andamento economico e ai cambiamenti della situazione patrimoniale-finanziaria dell’impresa, utili a un’ampia serie di utilizzatori nel processo di decisione economica >>. Ciò viene fatto attraverso l’obbligo di predisporre tre prospetti, Stato Patrimoniale, Conto Economico e Rendiconto finanziario, che rispettivamente devono permettere di comprendere la posizione finanziaria, il risultato e la variazione nella posizione finanziaria dell’impr esa, in modo da consentire agli investitori di valutare la capacità dell’istituto di generare flussi di cassa. Per raggiungere
Figura 1 - I postulati e le caratteristiche qualitative delle informazioni di bilancio. Competenza Impresa in funzionamento Comprensibilità Significatività Rilevanza Attendibilità Comparabilità

le finalità dette sopra, il Framework definisce le caratteristiche qualitative che un bilancio e lo deve fa

rispettare
Rappresentazione fedele Prevalenza della sostanza sulla forma Neutralità Prudenza Completezza

attraverso la previsione di un preciso ordine

gerarchico di postulati e principi che devono tutto il

accompagnare

lavoro di preparazione del bilancio (Figura 1). Al livello più alto troviamo come postulati il criterio della competenza (accrual
Fonte: Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, Milano, 2006, p. 36.

basis) e la prospettiva di

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Lo IAS 1 - Presentazione del bilancio al punto 7, scopo del bilancio, definisce che << il bilancio è una rappresentazione strutturata della situazione patrimoniale e dei risultati economici di un’entità >>.

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redazione di un bilancio che rispecchi l’attività di un’impresa in funzionamento ( going concern). Il primo impone come momento della rilevazione contabile l’istante in cui si verifica il fatto economico e non quello in cui si realizza la manifestazione finanziaria. Il secondo postulato, esposto nel paragrafo 23, detta che la stesura del bilancio deve essere fatta prevedendo una normale prosecuzione dell’attività economica, senza l’assunzione che si verificheranno particolari situazioni di gestione straordinaria. Al secondo livello, invece, il Framework prevede degli attributi che devono necessariamente rispettare le informazioni esposte in bilancio per risultare utili ai vari utilizzatori. Queste caratteristiche qualitative, bilanciate con il requisito della “tempestività”, costituiscono i principi di redazione del bilancio IAS/IFRS che l’ente emittente cerca di diffondere in tutti quei paesi che desiderano fornire informazioni utili al processo decisionale. Basilare per questo proposito è anche la definizione all’interno del Framework degli elementi fondamentali del b ilancio d’esercizio. In particolare, dal paragrafo 47 al paragrafo 81, vengono esplicitate le nozioni di Attività, Passività, Patrimonio Netto (parti dello Stato Patrimoniale), Costi e Ricavi (parti del Conto Economico). Tutto ciò assume importante valore ai fini contabili in quanto è accompagnato dalla det erminazione di precisi criteri di valutazione. Per l’iscrizione delle poste in bilancio sono previsti dei rigorosi requisiti 13, ma alla base di ciò sono indispensabili dei criteri a supporto del processo di valutazione ed è in questo campo che il bilancio IAS/IFRS si distingue nettamente dal bilancio civilistico italiano. Il Framework prevede quattro metodi di valutazione (costo storico, costo corrente, valore di realizzo e valore attuale), mentre altri quattro ( fair value, valore di mercato, valore d’uso e valore recuperabile) sono rintracciabili all’interno del testo dei principi contabili. Queste diverse regole di valutazione sono un’ulteriore spiegazione dell’origine dei differenti risultati fra il bilancio IAS/IFRS e il bilancio redatto secondo il codice civile. Nonostante questo sia un “Quadro sistematico” senza potere di imporre vincoli, a dimostrazione della sua rilevanza e della capacità di influenza sui principi contabili internazionali, va fatto presente che il 28 settembre 2010, lo IASB e il FASB hanno

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Secondo il Framework, una posta contabile deve essere iscritta in bilancio se: 1. È probabile che ad essa si colleghi l’afflusso all’impresa (o il deflusso dall’impresa) di un futuro beneficio economico; 2. Essa può essere valutata in modo attendibile.

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intrapreso un progetto in comune (Conceptual Framework for IRFS ) che costituisce la base per la costruzione di un Framework che permetta di dar vita ad un unico corpus di principi contabili internazionali.

1.2 L’applicazione dei principi contabili interna zionali nell’UE
L’ingresso dei principi contabili internazionali all’interno della normativa europea, anche se ufficialmente in vigore a partire dal 2005, risale a una precisa strategia della comunità europea che ha avuto inizio alla fine degli anni ’70 14. Esattamente, il processo di armonizzazione contabile fra i Paesi membri della Comunità Economica Europea CEE15, prese avvivo il 25 luglio 1978 con l’emanazione da parte del Consiglio Europeo della IV direttiva16. La CEE, sorta sulle macerie della fine della Seconda Guerra Mondiale e alla ricerca di una stabilità politica ed economica, ha sempre operato per favorire l’adozione di un corpo di leggi comuni ai Paesi membri. E l’area economica è quella in cui fin dalle sue origini si è dimostrata più attiva. Il desiderio di dare vita a un solido sistema economico, capace di garantire prosperità ai Paesi aderenti e dimostrarsi competitivo a livello mondiale, ha portato la CEE ad interventi mirati anche nell’ambito della qualità, trasparenza e comparabilità delle informazioni economiche-finanziarie prodotte dalle imprese. La IV direttiva, nata principalmente dall’esigenza di comparazione dei bilanci delle società appartenenti alle CEE, è stata rivista dalla VII direttiva del 13 giugno 1983. Questa si preoccupava di regolare anche l’armonizzazione a livello contabile del bilancio dei gruppi societari, prevedendo l’obbligo di redigere il consolidato per tutti i Paesi europei (fino a quel momento in Italia il bilancio consolidato veniva redatto solo per fini interni). Nonostante le due direttive avevano il fine di garantire tramite il bilancio la rappresentazione veritiera e corretta ( true and fair view) della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica, in modo da agevolare gli
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Cfr. Ricciardi A., Il processo di armonizzazione contabile in Europa , in Corso di Laurea Magistrale, Analisi di Bilancio, A.A. 2012/2013, Università della Calabria - Cosenza. 15 La CEE, fondata con i trattati di Roma del 25 marzo 1957 (siglati da Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi), costituisce la prima forma di organizzazione economica sovranazionale in Europa. Nel corso degli anni sono aumentati i Paesi membri e la loro integrazione. Ciò ha portato ad una graduale evoluzione che, il 7 febbraio 1992 con il Trattato di Maastricht, ha dato vita all’attuale Unione Europea a cui aderiscono oggi 27 Paesi. 16 IV direttiva del Consiglio del 25 luglio 1978 basata sull’articolo 54, paragrafo 3, lettera g), del trattato e relativa ai conti annuali di taluni tipi di società (78/660/CEE). Pubblicata sulla GU n. L 222 del 14 agosto 1978, pag. 11.

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investitori nell’individuazione delle opportunità di investimento ed indirizzare così le loro risorse verso quei settori più virtuosi, hanno dimostrato nel tempo un insuccesso nel realizzare la ricercata omogeneità contabile fra i Paesi membri. Questo esito negativo è in buona parte attribuibile a due ragioni. Un primo limite è proprio nella norma in quanto l’adeguamento a principi uniformi ha comportato un’eccessiva presenza di opzioni nella rappresentazione dei valori in bilancio e nei criteri di valutazione. Ciò doveva facilitare l’intro duzione delle direttive nei diversi Paesi membri, ma ha comportato lunghi tempi di recepimento 17 e differenti interpretazioni degli Stati membri su alcuni principi. Il secondo limite, che ha portato poi l’Unione Europea a rivedere nel corso degli anni ’90 l a sua strategia, è da collegare all’evoluzione dello scenario finanziario internazionale, fortemente accelerata dal crescente utilizzo delle tecnologie informatiche, dalla globalizzazione dei mercati e dall’introduzione della moneta unica. Questi cambiamen ti hanno reso vani gli sforzi verso un’armonizzazione contabile europea, comportando lo spostamento verso l’adozione dei principi contabili internazionali. Questa nuova strategia, che aspirava ad assicurare la negoziazione dei valori mobiliari delle imprese anche sui mercati internazionali, è espressamente configurabile con la Comunicazione n. 508 del 14 novembre 1995 della Commissione Europea intitolata “ Armonizzazione contabile: una nuova strategia nei confronti del processo di armonizzazione internazionale”. Molte grandi imprese europee a carattere internazionale infatti reclamavano l’esigenza di ridurre i costi legati alla predisposizione di due serie di conti e la complessità dell’informazione economico -finanziaria necessaria per essere ammessi alla quotazione anche in Paesi extraeuropei 18. La necessità di tali imprese di operare e reperire capitali al di fuori del proprio Paese di origine ha caratterizzato gli obiettivi posti dalla Comunicazione 508/95 CEE, che sono riassumibili in quattro punti: Eliminazione del divario esistente tra prescrizioni della normativa comunitaria e le esigenze dei mercati internazionali; Proseguimento dell’attività finalizzata al miglioramento della comparabilità dei conti;
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L’Italia, con i suoi 13 anni per il recepimento della VII direttiva comunitaria, è uno dei casi più esemplari. Essa infatti ha avuto attuazione in Italia con Il D. Lgs 127/1991. 18 I bilanci redatti secondo le direttive comunitarie non garantivano l’ammissione alla quotazione nelle sedi delle principali borse internazionali. Emblematico era il caso del mancato riconoscimento da parte della Security Exchange Commission - SEC (organo di vigilanza dei mercati mobiliari statunitensi).

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Partecipazione dell’UE al dibattito internazionale sull’armonizzazione contabile; Costituzione di un organismo europeo di normalizzazione contabile con compiti di accertamento della comparabilità dei principi contabili internazionali con le direttive comunitarie. Il problema concreto che emerse in questo contesto fu il dover compiere una scelta riguardo alla tipologia di principi contabili internazionali con quali redigere il bilancio. Curiosa è stata la preferenza dell’UE di un corpus di principi contabili già esistenti 19 e la scelta della Commissione è ricaduta sugli IAS, scartando gli US Gaap 20. Fino a quel momento di fatto all’interno dell’Unione Europea erano riconosciuti e utilizzati dalle imprese europee a livello internazionale sia i principi emanati dallo IASC che quelli emanati dal FASB. Entrambi infatti avevano in comune il pregio di essere orientati in prevalenza alla tutela degli investitori (una delle maggiori differenze di fondo con le direttive contabili, più impegnate a garantire il capitale e gli interessi di particolari categorie di stakeholders). I principi contabili americani US Gaap furono scartati per la specificità di tali principi al contesto americano. L’opzione prescelta, motivata con la Comunicazione 232/99/CEE ( Messa in atto del quadro d’azione per i servizi finanziari: piano d’azione), fu quella di utilizzare, previa verifica della loro compatibilità con le finalità delle direttive comunitarie IV e VII, i principi contabili internazionali IAS. Essi garantiscono rispetto agli US Gaap un superiore standard qualitativo e soprattutto sono elaborati con una visione più internazionale senza quindi comportare problemi applicativi nel contesto europeo. Inoltre la Commissione motiva la scelta degli IAS rispetto agli US Gaap sulla base del loro riconoscimento da parte dello IOSCO e del Comitato di Basilea 21. Finito l’esame di compatibilità dei principi contabili internazionali con le direttive europee, finalmente, si fu pronti per iniziare a progettare la loro applicazione e il via venne sancito dal Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 che invita la Commissione a prendere misure per migliorare la

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La scelta di procedere alla redazione di un nuovo corpus di principi contabili europei fu scartata per il troppo tempo necessario a raggiungere un’intesa fra gli Stati membri in merito al loro contenuto. 20 Negli Stati Uniti la contabilità delle imprese è retta dai Generally accepted accounting principles (Gaap). L’enfasi è sul general, nel senso che questi “principi contabili generalmente accettati” stabiliscono solo linee-guida generali, e possono essere applicati in maniere diverse, tutte formalmente corrette. (Fonte: www.ilsole24ore.com) 21 Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (CBVB) è il principale organismo di definizione degli standard internazionali per la regolamentazione prudenziale del settore bancario. (Fonte: www.bis.org)

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comparabilità dell’informativa pubblicata dalle aziende quotate 22. La quale inizia i lavori con la Comunicazione n. 359 del 13 giugno 2000 intitolata “ La strategia dell’UE in materia di informativa finanziaria: la via da seguire ”. Questa comunicazione ha acquisito nel corso del tempo importante valore a causa del suo ruolo programmatico svolto nel processo di armonizzazione. In modo particolare, sono da sottolineare la previsione di due tappe: che entro il 2000 si sarebbe dovuta presentare una proposta finalizzata ad imporre a tutte le società quotate nell’UE l’obbligo di redigere, entro il 2005, i loro bilanci consolidati in conformità agli IAS e che entro il 2001 si presentasse anche una proposta intesa a modernizzare le direttive contabili in modo che queste potessero costituire la base dell’informativa di tutte le società di capitali. La prima tappa si avvia con la pubblicazione del Regolamento CE n. 1606 del 19 luglio 200223 che introduce l’obbligo, a decorrere dall’esercizio 2005, per le società quotate dei Paesi membri della Comunità economica europea, di redigere i bilanci consolidati secondo i principi contabili internazionali emanati dallo IASB. A dispetto del ritardo che ha accompagnato il Regolamento è da evidenziare che in questa seconda fase di armonizzazione contabile l’Unione Europea ha deciso di servirsi dei Regolamenti da affiancare alle Direttive. Questo strumento si è dimostrato più completo ed efficace nel raggiungere i fini delle istituzioni comunitarie in quanto è di portata generale (cioè applicabile a categorie di destinatari astrattamente determinate), obbligatorio in tutti i suoi elementi, nel senso che gli Stati membri hanno l’obbligo della loro integrale applicazione e soprattutto sono direttamente applicabili in ogni Stato membro senza che sia necessario un atto di recepimento da parte degli Stati membri stessi. Passi preliminari, che hanno ritardato la definizione del Regolamento CE n. 1606/2002, sono stati svolti per rafforzare la Commissione Europea incaricata di regolare l’introduzione dei principi contabili internazionali. L'UE per adottare i principi IAS/IFRS si è preoccupata di sottoporli prima ad una doppia tipologia di omologazione24. Per

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Consiglio Europeo di Lisbona 23 e 24 marzo 2000: Conclusioni della presidenza, I) Occupazione, Riforme economiche e coesione sociale, 2) Predisporre il passaggio a un’economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza. (Fonte: www.consilium.europa.eu) 23 GU della Comunità Europea (11/09/2002), Regolamento (CE) N. 1606/2002 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 19 luglio 2002 relativo all’applicazione dei principi contabili internazionali. 24 L’applicazione dei principi contabili internazionali all’interno del contesto europeo è stata subordinata a una verifica di compatibilità con le direttive contabili europee: tecnicamente si dice che i principi contabili internazionali sono sottoposti a un processo di omologazione (endorsement process).

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l’omologazione regolamentare ha istituito il Comitato di regolamentazione contabile che coinvolge i rappresentanti di tutti gli Stati membri, con il compito di fornire pareri sull’opportunità o meno che l’UE adotti un principio IAS/IFRS e sulla sua data di applicazione. Mentre per l’omologazione contabile ha fondato il Comitato tecnico di contabilità, con natura prevalentemente consultiva sugli IAS/IFRS ed in grado di influenzarne lo sviluppo, oltre che di permettere rapide decisioni sui nuovi principi. Fondamentale per quest’ultimo punto è stata la creazione nel giugno del 2001 dell’EFRAG, un organismo privato che raggruppa i rappresentanti delle imprese, ordini professionali, autorità di vigilanza ed altri portatori d’interesse del bilancio. I suoi compiti principali consistono nel contribuire in modo attivo e propositivo al ruolo svolto dallo IASB e nel coadiuvare la Commissione nella modifica delle direttive comunitarie che non siano conformi ai principi dello IASB e alle sue interpretazioni IFRIC 25. Per quanto riguarda invece il contenuto del Regolamento CE n. 1606/2002, che recepisce in ambito comunitario tutti i principi IAS/IFRS esistenti fino a quel momento, sono importanti le novità introdotte e le relative opzioni. Se si preoccupa di rendere obbligatoria l’adozione degli IAS/IFRS per i conti consolidati delle società i cui titoli sono negoziati in un mercato regolamentato di un qualsiasi Stato membro (società quotate), lascia al Paese membro la libertà di far applicare o meno tali principi anche al bilancio individuale di questa tipologia di società. Tale opzione vale anche per le società non quotate: gli Stati membri hanno la facoltà di estendere, in via obbligatoria o facoltativa, l’uso dei principi contabili internazionali sia per il bil ancio consolidato che per il bilancio d’esercizio. Il Regolamento prevede inoltre che lo Stato membro ha l’onere di comunicare immediatamente la sua scelta alla Commissione e agli Stati membri. Ciò perché l’Articolo 9 - Disposizioni transitorie - prevede per gli Stati membri la possibilità di una deroga temporale programmando l’applicazione degli IAS/IFRS << unicamente a ogni esercizio finanziario avente inizio nel gennaio 2007, o dopo tale data >> . L’atto conclusivo di questa prima tappa si svolge con la pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 29 settembre 2003, del Regolamento CE n. 1725/2003 con il quale si sono approvati i principi contabili internazionali. I principi elencati dal Regolamento erano 32 e coincidevano con tutti

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Cfr. Montone A., Il bilancio di gruppo tra normativa nazionale e principi contabili internazionali Profili evolutivi e comparativi, Franco Angeli, Milano, 2005.

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quelli emanati dallo IASB al 14 settembre 2002 26, tranne lo IAS 32 - Financial Instruments. Disclosure and Presentation e lo IAS 39 - Financial Instruments. Recognition and Measurement. Si era scelto di non adottare subito anche questi due principi contabili internazionali poiché disciplinavano la valutazione di strumenti finanziari secondo il criterio del fair value, un metodo di valutazione che può esercitare un grosso impatto sui risultati del bilancio e che per il momento si era preferito rimandare l’adozione in quanto richiedeva troppi aggiustamenti 27. La seconda tappa invece, attinente alla modernizzazione delle direttive contabili, fu intrapresa con la Direttiva CE n. 65 del 27 settembre 200128 che aveva l’obiettivo di introdurre l’impiego del criterio del fair value (o valore equo), al posto del costo storico, per la valutazione delle attività e delle passività finanziarie, con riferimento a quelle detenute a scopo di negoziazione e a quelle disponibili per la vendita. Era indispensabile, quindi, modificare le precedenti direttive per proseguire la strada verso la ricercata armonizzazione contabile internazionale. I principi contabili internazionali IAS/IFRS prevedevano l’utilizzo del valore equo per la valutazione di alcuni strumenti finanziari, pertanto ai fini della comparabilità dell’informativa finanziaria era necessario consentire agli Stati membri la possibilità di far predisporre i bilanci secondo questo metodo in modo da prepararsi anche ad applicare il principio IAS 39 - Strumenti finanziari: rivelazione e valutazione . Questa direttiva diventava efficace a decorrere dal 1 gennaio 2005, ma oltre a chiarire i campi di discrezionalità degli Stati membri (facoltà o obbligo di uso del valore equo), fin da subito ha chiarito per quali tipi di strumenti finanziari può essere utilizzato il valore equo e di quali riferimenti servirsi per la sua determinazione. Altro elemento rilevante della direttiva è costituito dall’Articolo 42 quater dove si afferma che << le variazioni del valore sono riportate nel conto economico >>. Questo è un importante cambiamento introdotto dai principi contabili internazionali: la differenza fra il valore iscritto in bilancio ed il fair value può dare vita alla contabilizzazione di una perdita o di un utile. Ma tale valore di bilancio, come si vedrà all’interno del Capitolo 2 di questo lavoro, può avere origine anche dalla
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Data di entrata in vigore del Regolamento CE n. 1602/2002. Saranno comunque entrambi applicati, IAS 32 e IAS 39, con il Regolamento CE n. 1126/2008 della Commissione del 3 novembre 2008. 28 GU delle Comunità europee (27/10/2001), Direttiva n. 2001/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 che modifica le direttive 78/660/CEE, 83/349/CEE e 86/365/CEE per quanto riguarda le regole di valutazione per i conti annuali e consolidati di taluni tipi di società nonché di banche e di altre istituzioni finanziarie.

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valutazione di altri assets diversi dagli strumenti finanziari. Successiva direttiva che ha partecipato al lavoro di aggiornamento delle direttive contabili per renderle compatibili con i principi contabili internazionali è la Direttiva CE n. 51 del 18 giugno 2003 29 ed è nota come “Direttiva di modernizzazione”. Le principali modifiche introdotte sono: L’integrazione dei principi generali di redazione del bilancio di esercizio, con il principio di prevalenza della sostanza sulla forma; Modifiche ai prospetti di bilancio per quanto attiene alla forma e al contenuto: oltre allo Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota integrativa si aggiungono, in base allo IAS 1 - Presentazione del bilancio , il Rendiconto finanziario e il Prospetto dei movimenti del patrimonio netto; Modifiche relative ai criteri particolari di valutazione; Modifiche relative alla relazione sulla gestione e al controllo legale dei conti. L’intento di queste nuove modifiche era quello di completare la fase di preparazione all’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS, ma non si è ancora arrivati a una loro completa e fedele applicazione, che faccia emergere come detta il punto 4 della Direttiva << un quadro fedele della posizione finanziaria e delle prestazioni di un’impresa >> poiché la valutazione al fair value va a scontrarsi con altri principi in uso negli ambiti nazionali. La normativa comunitaria quindi risulta ad oggi parzialmente attuata nei Paesi membri dell’UE e soltanto quando si riuscirà a recepire integralmente tali norme si arriverà a una significativa convergenza tra la normativa nazionale di ogni Stato membro e quella internazionale (IAS/IFRS).

1.3 Il processo di armonizzazione degli standard contabili italiani
La decisione del Parlamento europeo di adottare i principi contabili internazionali, sebbene è riuscita a indirizzare i Paesi membri verso un’armonizzazione contabile con i vantaggi di uno schema concettuale che permette di avere un sistema di rivelazione, valutazione e rappresentazione in bilancio condiviso, ha comportato diverse difficoltà nella transizione dai principi nazionali agli IAS/IFRS. Difatti, più che una scelta di

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GU dell’Unione europea (17/07/2003), Direttiva n. 2003/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2003 che modifica le direttive 78/660/CEE, 83/349/CEE, 86/365/CEE e 91/674/CEE relative ai conti annuali e ai consolidati di taluni tipi di società, delle banche e altri istituzioni finanziari e delle imprese di assicurazione.

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uniformare i sistemi contabili europei con quelli internazionali si è trattato di una necessità di predisporre bilanci comparabili con una maggiore trasparenza informativa finanziaria. Ma se ciò comportava un generale innalzamento dell’efficienza complessiva del sistema economico europeo (funzionamento efficiente, sotto il profilo operativo e dei costi dei mercati dei capitali, aumento della competitività delle imprese europee, ammissione alla quotazione ovunque nel mondo, …), ha avuto lo svantaggio di causare forti disagi nell’adozione di un modello contabile, nella maggior parte dei c asi, difforme dalle prassi presenti in un determinato Paese. Per non sconvolgere improvvisamente il lavoro di diversi operatori, l’Unione Europea invece di standardizzare 30 subito la contabilità di tutti i Paesi membri, ha optato per una strategia di armonizzazione, che dovrebbe portare ad una uniformazione contabile tramite un processo di convergenza caratterizzato da norme flessibili. Ne è una prova la preferenza di servirsi inizialmente delle direttive contabili che imponevano ai vari Stati un vincolo negli obiettivi da perseguire, ma lasciavano ai Governi nazionali libertà di azione per il completamento del quadro normativo. È in questo spazio che si colloca l’attività svolta dal legislatore italiano per il recepimento del Regolamento CE n. 1606/2002 e delle Direttive n. 65/2001/CE e 51/2003/CE. Il primo effetto dei principi contabili internazionali in Italia fu causato dal Regolamento CE n. 1606/2002 che, come detto nel paragrafo precedente, con efficacia immediata obbligava, dal 1° gennaio 2005, le socie tà quotate dell’UE a redigere i bilanci consolidati secondo gli IAS/IFRS. Il recepimento dell’intero Regolamento avviene con la nota “Legge comunitaria 2003”31. Con questa legge il Governo italiano decide di esercitare i suoi poteri di delega e tramite l’Articolo 25, intitolato “Opzioni previste dall’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, relativo all’applicazione dei principi contabili internazionali”, rende obbligatorio a partire dal 1° gennaio 2007 l’utilizzo degli IAS/IFRS per: Le società quotate, in relazione al bilancio d’esercizio;

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Per standardizzazione si intende la fissazione di un insieme di standard cui adeguare le situazioni preesistenti in modo da ottenere l’uniformità dei bilanci. 31 GU n. 266 del 15 novembre 2003 – Legge 31 ottobre 2003, n. 306 – Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2003 .

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Le società aventi strumenti finanziari diffusi presso il pubblico, in relazione al bilancio d’esercizio e consolidato; Le banche e gli intermediari finanziari sottoposti a vigilanza da parte della Banca d’Italia, per il bilancio d’esercizio e consolidato; Le imprese di assicurazione che applicano il D.Lgs n. 173/1997, in relazione al bilancio consolidato32; Le imprese di assicurazione, in relazione al bilancio d’esercizio nei soli casi in cui siano quotate e non siano tenute alla redazione del bilancio consolidato. Con la stessa attribuisce la facoltà di utilizzarli alle società non quotate; si tratta per loro di una notevole novità poiché hanno la possibilità di valutare la convenienza organizzativa ed economica e poi scegliere se adottarli. Nel caso in cui non avessero optato per l’adozione dei principi contabili internazionali, avrebbero dovuto continuare ad adottare i principi nazionali e le norme previste dal codice civile. Quest’ultima alternativa invece è obbligatoria per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata 33. Ma alla luce delle modifiche apportate alle direttive comunitarie anche le disposizioni contenute all’interno del codice civile andavano riviste. In particolare il D.Lgs. n. 394 del 30 dicembre 2003 34, senza variare lo schema e il contenuto del bilancio civilistico, al fine di evitare incompatibilità fra i principi nazionali e quelli internazionali, prevede per i bilanci d’esercizio e consolidati che a partire dal 1° gennaio 2005 vengano inserite nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione dei chiarimenti riguardanti il fair value. Ciò perché essendo un metodo di valutazione completamente opposto a quello del costo assume ri lievo il “valore di mercato”; occorre quindi precisare quali parametri sono in grado di determinare con esattezza i reali valori esposti in bilancio. In ogni modo, il 2003 rappresenta un anno fondamentale per l’apertura italiana ai principi contabili internazionali. Con l’obiettivo di creare dei modelli di società uniformi con quelli presenti all’interno dell’Unione europea, nel 2001 il Governo era stato delegato ad adottare, entro un anno, uno o più decreti legislativi
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Decreto legislativo del 26 maggio 1997, n. 173 - Attuazione della direttiva 91/674/CEE in materia di conti annuali e consolidati delle imprese di assicurazione. 33 Per un approfondimento, cfr. Zambon P., Rotondaro W., Il bilancio in forma abbreviata, Professionisti & Imprese, Maggioli Edidore, Santarcangelo di Romagna, 2012. 34 GU n. 44 del 23 febbraio 2004, Decreto legislativo 30 dicembre 2003, n. 394 – Attuazione della direttiva 2001/65/CE che modifica le direttive CEE 78/660, 83/349 e 86/635, per quanto riguarda le regole di valutazione per i conti annuali e consolidati di taluni tipi di società, nonché di banche e di altre istituzioni finanziarie.

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recanti la riforma organica della disciplina delle società 35. E all’Articolo 6 - Disciplina del bilancio, era ben puntualizzato che la “riforma delle società” avrebbe dovuto prevedere le condizioni in presenza delle quali le società possono utilizzare per la redazione del bilancio consolidato i principi contabili internazionalmente riconosciuti. Ma in quanto Paese membro dell’Unione Europea, l’Italia a conoscenza delle modifiche che si stavano apportando alle direttive contabili comunitarie, ha strutturato la riforma tenendo conto di tutte le novità. Precisamente, il D.Lgs n. 6 del 17 gennaio 2003 Riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative - che ha modificato il Capo V del Libro V del codice civile, ha introdotto importanti novità anche in materia di bilancio di esercizio. Il fine è stato quello di ottenere in bilancio delle rappresentazioni maggiormente realistiche delle situazioni societarie, collegandosi al principio della substance over form che è alla base dei principi IAS/IFRS. È stato quindi rivisto il primo punto dell’Articolo 2423 -bis - Principi di redazione del bilancio , il quale ora enuncia che << La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo e del passivo >>. Un bilancio redatto secondo questo metodo ha il pregio di dare risalto alle informazioni sulla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica, attuale e prospettica, dell’impresa. Tali dati sono quelli di maggiore interesse per i lettori del bilancio, dati che in precedenza potevano essere oscurati o manipolati da chi redige il documento 36. Un chiaro esempio del mutamento apportato rispetto alla prassi tradizionale è dato dalle operazioni di locazione finanziaria. Fino ad allora venivano contabilizzate con il “metodo patrimoniale”, che prevedeva l’obbligo per il concedente di continuare ad esporre i beni dati in locazione tra le sue immobilizzazioni materiali (Beni concessi in locazione finanziaria) ed iscrivere in conto economico le quote di ammortamento e i canoni ricevuti. All’utilizzatore del bene rimaneva di conseguenza solo l’onere di rilevare i canoni pagati fra i costi di esercizio (Costi per godimento di beni di terzi). Questo metodo si basa sul presupposto che il contratto di leasing, essendo giuridicamente un contratto di locazione, non trasferisce la proprietà dei beni. Pertanto secondo i principi
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GU n. 234 dell’8 ottobre 2001, Legge 3 ottobre 2001 - Delega al Governo per la riforma del diritto societario. 36 Cfr. Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, Milano, 2006, p. 22.

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contabili italiani un bene in leasing non può essere incluso tra le immobilizzazioni fino a quando non se ne diventi a tutti gli effetti proprietari. I principi contabili internazionali invece adottano la prospettiva finanziaria che fa prevalere la sostanza sulla forma: laddove tutti i rischi e i benefici connessi all’utilizzo del bene sono effettivamente trasferiti, il leasing va considerato come un acquisto di un bene immobilizzato (il bene è considerato come un acquisto a credito). Secondo lo IAS 17 - Leasing, il bene in leasing è iscritto nell’attivo dello Stato patrimoniale dell’utilizzatore e non del concedente. Come effetto di ciò sarà lui a riportare le quote di ammortamento nel Conto economico. Egli inoltre, ha l’obbligo di rilevare nel passivo il debito p er la parte che corrisponde alla quota capitale di canoni ancora dovuti e nel Conto economico gli oneri finanziari per la quota interessi e gli oneri accessori corrisposti di competenza dell’esercizio. Con la riforma del diritto societario, parziale avvicinamento verso gli IAS/IFRS, il legislatore conscio che l’adozione dei principi contabili nazionali o internazionali comporta la distinzione tra metodo patrimoniale e finanziario ha previsto, al punto 22 dell’Articolo 2427 - Contenuto della nota integrativa , che il locatario predisponga un prospetto informativo in cui siano riassunte tutte le condizioni dell’operazione 37 senza però variare il suo metodo di contabilizzazione in bilancio. Questo esempio ben evidenzia il lento e incompleto recepimento in Italia dei principi contabili internazionali, ma prova ancora più forte si ha osservando che la Direttiva n. 51/2003/CE non è stata ancora del tutto accolta in Italia. Il passo successivo è stato compiuto solamente con il D.Lgs n. 38 del 28 febbraio 2005 38 che, sancendo l’attuazione della “Legge comunitaria 2003”, disciplina l’ambito e le modalità di applicazione degli IAS/IFRS. Novità di questa disposizione fu che le imprese obbligate dal Regolamento CE n. 1606/2002 a redigere il bilancio consolidato secondo gli IAS/IFRS potevano ora redigere anche quello individuale secondo tali principi. La possibilità viene concessa anche alle società controllate e collegate, cosi da migliorare la
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Art. 2427 - Contenuto della nota integrativa: La nota integrativa deve indicare, oltre a quanto stabilito da altre disposizioni: …. 22. Le operazioni di locazione finanziaria che comportano il trasferimento al locatario della parte prevalente dei rischi e dei benefici inerenti ai beni che costituiscono oggetto, sulla base di un apposito prospetto dal quale risulti il valore attuale delle rate di canone non scadute quale determinato utilizzando tassi di interesse pari all’onere finanziario effettivo attribuibile ad essi e riferibile all’esercizio, l’ammontare complessivo al quale i beni oggetto di locazione sarebbero stati iscritti alla dat a di chiusura dell’esercizio qualora fossero stati considerati immobilizzazioni, con separata indicazione di ammortamenti, rettifiche e riprese di valore che sarebbero stati inerenti all’esercizio; 38 GU n. 66 del 21 marzo 2005, Decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38 - Esercizio delle opzioni previste dall’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1606/2002 in materia di principi contabili internazionali .

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comparabilità fra i bilanci delle società del gruppo (ciò vale per tutte le società che redigono il bilancio consolidato, quotate e non quotate). La scelta di far rientrare anche questo tipo di società fra i soggetti legittimati ad utilizzare gli IAS/IFRS è dovuta al fatto che ciò dovrebbe garantire una migliore correlazione tra l’informativa contabile e la realtà sostanziale di molte operazioni. Da questo decreto si delinea un quadro molto preciso per le società italiane (Figura 2), ma l’Articolo 5 mostra ancora una volta come
Figura 2: L’adesione agli IAS/IFRS in Italia

SOGGETTI INTERESSATI
Società quotate Società con strumenti finanziari diffusi Banche e gli enti finanziari vigilati Società assicurative quotate e non Società consolidate da: Società quotate Società con strumenti finanziari diffusi Banche e gli enti finanziari vigilati Altre società che redigono il bilancio consolidato (escluse quelle minori) Altre società consolidate da società che redigono il bilancio consolidato (escluse quelle minori) Altre società non consolidate da società che redigono il bilancio consolidato (escluse quelle minori) Società minori (Art. 2435-bis c.c.)
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BILANCIO INDIVIDUALE IAS/IFRS facoltativi nel 2005, obbligatori dal 2006 Esclusione applicazione IAS/IFRS2

BILANCIO CONSOLIDATO IAS/IFRS obbligatori dal 20051 IAS/IFRS obbligatori dal 2005

IAS/IFRS facoltativi dal 20053

IAS/IFRS facoltativi dal 20053

Esclusione applicazione IAS/IFRS4 Esclusione applicazione IAS/IFRS

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La Banca d’Italia conserva il potere di disciplinare gli schemi di bilancio secon do quanto ora previsto dall’Art. 5 del D.Lgs 87/92; 2 IAS/IFRS obbligatori dal 2005 nella redazione del bilancio individuale per le imprese di assicurazione quotate che non redigono il bilancio consolidato; 3 La facoltà di applicazione degli IAS/IFRS se esercitata deve essere applicata sia per il bilancio individuale, sia per il bilancio consolidato; 4 La facoltà di applicazione degli IAS/IFRS potrà essere esercitata dall’esercizio individuato con decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze e del Ministro della giustizia.
Fonte: Ricciardi A., Il processo di armonizzazione contabile in Europa , in Corso di Laurea Magistrale, Analisi di Bilancio, A.A. 2012/2013, Università della Calabria - Cosenza, p. 35. (www.antonioricciardi.it)

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sia arduo staccarsi dai principi contabili nazionali e specifica: << Se, in casi eccezionali, l’applicazione di una disposizione prevista dai principi contabili internazionali è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, di quella finanziaria e del risultato economico, la disposizione non è applicata >>. Osservando anche altri limiti particolari 39 nell’applicazione degli IAS/IFRS previsti dal decreto, si comprende chiaramente che si tratta di regole transitorie sia per le imprese (la previsione della facoltà/obbligo concede loro un anno in più per organizzarsi) che per il legislatore. Quest’ultimo, nonostante il termine era stato fissato al 31 dicembre 2004, ha continuato a prendere tempo per prepararsi al recepimento della Direttiva n. 51/2003/CE. Codesto è avvenuto parzialmente, con il D.Lgs n. 32 del 2 febbraio 200740, soltanto a seguito della condanna da parte della Corte di Giustizia europea. Il decreto, di cui i provvedimenti sono entrati in vigore a partire dai bilanci 2008, ha però adottato soltanto le prescrizioni obbligatorie che riguardano l’informativa finanziaria. Nel dettaglio si è occupato di prevedere il contenuto della relazione sulla gestione e della relazione del revisore contabile, così da concordare con le modifiche che lo stesso decreto apportava al codice civile ed assicurare un fedele resoconto degli affari e della situazione della società o del gruppo 41. Per il recepimento della parte facoltativa della “Direttiva di ammodernamento” vi era invece tempo fino al 5 settembre 2009, ma da parte del legislatore italiano non è ancora stato emesso nessun decreto di attuazione. Si tratta delle modifiche ai prospetti di bilancio e ai principi di iscrizione e valutazione delle poste di bilancio. Accorgendosi del vuoto lasciato dalle cariche pubbliche italiane, l’OIC ha formalizzato un progetto contente delle modifiche da apportare al codice civile e al testo unico della finanza che nella sostanza rappresenta la volontà di rendere finalmente operativa la parte facoltativa della direttiva 51/2003/CE, la quale dovrebbe finalmente garantire una significativa, e cosi

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Spiccano in particolare la limitazione nella distribuzione di utili derivanti da riserve di patrimonio netto, costituite e alimentate dalle valutazioni a fair value e le specifiche disposizioni previste per le variazioni di patrimonio netto causate dalla prima applicazione degli IAS/IFRS. 40 GU n. 75 del 30 marzo 2007, Decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 32 - Attuazione della direttiva 2003/51/CE che modifica le direttive 78/660, 83/349, 86/635 e 91/674/CEE relative ai conti annuali e ai conti consolidati di taluni tipi di società, delle banche e altri istituti finanziari e delle imprese di assicurazione. 41 Cfr. Holzmiller E. (Coordinatore della Commissione di diritto societario dell’Ordine dei dottori commercialisti di Milano), Soluzioni operative: novità nella relazione sulla gestione al bilancio consolidato, Diritto e Pratica delle Società - Il Sole 24 ORE, n. 24, 31 dicembre 2007.

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faticosamente inseguita, convergenza tra la normativa nazionale e quella internazionale (IAS/IFRS) 42.

1.4 Differenze con i principi civilistici italiani
Nel difficile compito di redazione di un bilancio non è sufficiente limitarsi alla consultazione dei principi contabili che la legge impone di adottare. Per la pubblicazione di un bilancio che garantisca una corretta informazione finanziaria, ossia soddisfi i bisogni informativi degli utilizzatori interni ed esterni, è indispensabile che le società considerino anche le disposizioni e le interpretazioni emesse dalle istituzioni rappresentanti le professioni contabili e, soprattutto nel caso di società quotate, le norme emesse dalle autorità di vigilanza. Ciò perché se i principi di base previsti a livello nazionale e internazionale possono risultare simili è frequente riscontrare differenze di valutazione a livello pratico-applicativo43. La difformità nel giudizio per i criteri di valutazione è collegabile innanzitutto all’elevato grado di prudenza del bilancio nazionale che porta spesso a sottostimare il valore del patrimonio aziendale. I principi contabili internazionali al contrario hanno un inferiore livello di prudenza poiché mirano a rappresentare in bilancio il reale valore corrente del complesso aziendale. Diretta conseguenza del valore che ci si spinge ad attribuire in bilancio agli elementi del patrimonio è il grado di ritenzione di ricchezza all’interno dell’impresa. Mentre il bilancio italiano è caratterizzato da principi di redazione che cercano di influenzare il meno possibile il reddito distribuibile, nel bilancio secondo gli IAS/IFRS a causa delle componenti valutate al fair value vi è la possibilità di distribuire utili non ancora realizzati. La tendenziale44 valutazione al fair value determina per di più una maggiore variabilità dei risultati di bilancio poiché questi sono soggetti alle fluttuazioni dei valori di mercato che subiscono gli elementi patrimoniali. Ma ciò che risalta particolarmente fra il
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OIC, Ipotesi di attuazione della direttiva 2003/51/CE e della direttiva 2006/46/CE che modificano la direttiva n. 83/349/CEE in materia di bilanci consolidati . Bozza di articolato D.Lgs. 09/04/1991, n. 127, Approvato dal Consiglio di gestione il 6 maggio 2008. 43 Cfr. Portalupi A., Analogie e Differenze - IFRS, US Gaap e Principi Italiani , Technical Department PricewaterhouseCoopers, 2008. 44 “Tendenziale” perché lo IASB indica, nella maggior parte dei casi, il criterio del costo come criterio di valutazione preferito, ammettendo il fair value solo come criterio consentito.

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bilancio predisposto secondo il codice civile italiano e quello secondo i principi contabili internazionali è che il primo garantisce un superiore grado di verificabilità delle valutazioni degli amministratori in quanto sono caratterizzate da un livello di discrezionalità basso, all’opposto il bilancio secondo gli IAS/IFRS è influenzato da un’ampia soggettività e minore verificabilità delle valutazioni operate dagli amministratori 45. Le diversità nei due modelli di bilancio rispecchiano a pieno le finalità perseguite. Il bilancio civilistico ha come obiettivo la rappresentazione del reddito prodotto. Si arriva a ciò assumendo le garanzie più ampie possibili per la tutela dei creditori. Il bilancio secondo gli IAS/IFRS che, come ribadito più volte, mira a fornire informazioni per gli investitori è strutturato per ottenere una corretta previsione dei flussi di cassa e della loro distribuzione temporale. Considerando gli schemi di bilancio emergono in modo più concreto le analogie e le differenze che comporta l’adozione del bilancio civilistico o di quello IAS/IFRS. Il primo, disciplinato dall’Art. 2423 all’Art. 2435 -bis del codice civile46, è composto da: Stato patrimoniale: è il prospetto contabile deputato a esporre il patrimonio aziendale alla data di riferimento, cioè, la situazione patrimoniale dell’azienda e la sua situazione finanziaria. Lo schema previsto dall’Articolo 2424 c.c. è strutturato per rappresentare le attività secondo il criterio della destinazione economica e le passività in base alla natura delle fonti di finanziamento; Conto economico: è il prospetto contabile designato a fornire una chiara rappresentazione e dimostrazione delle operazioni di gestione, mediante una sintesi dei componenti positivi e negativi di reddito che hanno contribuito a determinare il risultato economico, raggruppati in modo da fornire indicazione dei risultati conseguiti nelle diverse aree. Questa struttura predeterminata impone che i ricavi e i costi vengano classificati per natura; Nota integrativa: è il documento che deve illustrare e supportare i dati esposti nello stato patrimoniale e nel conto economico.

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Cfr. Savioli G., Il bilancio di esercizio secondo i principi contabili nazionali e internazionali , Giuffrè Editore, Milano, 2004. 46 Codice civile, Libro quinto: Del lavoro, Titolo V: Delle società, Capo V: Società per azioni, Sezione IX: Del bilancio.

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Il modello di bilancio previsto dallo IASB, che si contraddistingue per una struttura molto flessibile a causa della previsione di un contenuto minimo lasciando ampia discrezionalità alle imprese di scegliere l’esposizione delle voci che ritengono maggiormente idonee a rappresentare la loro situazione interna, è invece composto da: Stato patrimoniale: secondo gli IAS/IFRS, le poste dello stato patrimoniale devono di norma essere classificate in base alla distinzione corrente/non corrente in riferimento al ciclo operativo 47. In alternativa può essere utilizzato il criterio della liquidità (approccio obbligatorio per le banche e altri istituti finanziari). I principi contabili internazionali, a differenza della disciplina civilistica e dei principi contabili nazionali che si limitano a descrivere lo schema dello stato patrimoniale senza definire le caratteristiche degli elementi che lo compongono, tramite il Framework propongono anche una definizione dei concetti di attivo, passivo e patrimonio netto; Conto economico: è disciplinato dallo IAS 1, il quale prevede che si rediga questo prospetto tramite una classificazione basata sulla natura dei costi e ricavi o sulla loro destinazione all’interno dell’impresa. Il Framework prevede una definizione anche per i costi e i ricavi; da queste si comprende chiaramente come il modello di bilancio IASB sia il risultato di un sistema contabile di tipo patrimonialistico, che vuole lo stato patrimoniale come fulcro del bilancio; Prospetto delle variazioni di patrimonio netto: le variazioni del patrimonio netto dell’impresa tra due date di chiusura del bilancio riflettono l’incremento o il decremento delle sue attività nette avvenuto nell’esercizio. Si tratta di un modello previsto anche dal codice civile, ma come parte integrante della nota integrativa. Lo IAS 1 che si occupa di disciplinare questo documento, dettandone anche la struttura, indica che deve essere fornita la riconciliazione del valore contabile di ciascuna voce del patrimonio netto tra l’inizio ed il termine dell’esercizio. Precisamente devono essere evidenziati nel prospetto o nelle note: gli importi delle operazioni con i possessori di capitale proprio, il saldo delle riserve di utili e una riconciliazione tra il valore contabile di ciascuna

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Per “ciclo operativo” si intende << il tempo che intercorre tra l’acquisizione dei materiali che entrano nel processo e la loro realizzazione come disponibilità liquida o come strumento prontamente convertibile in disponibilità liquida >>. (Fonte: Moretti P., “Stato patrimoniale e conto economico secondo i principi IAS”, Approfondimenti-Bilancio, Corriere tributario 37/2004, p. 2901-2908)

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classe di capitale proprio versato e di ciascuna riserva all’inizio e al termine dell’esercizio evidenzian do distintamente ogni variazione; Rendiconto finanziario: ha lo scopo di evidenziare la dinamica finanziaria dell’impresa tramite la rappresentazione del flusso finanziario generato. Nonostante sia un documento informativo di fondamentale importanza per gli utilizzatori del bilancio non è stato regolato dal codice civile. Lo IASB invece gli dedica lo IAS 7 - Rendiconto finanziario dove disciplina la sua struttura in tre sezioni: la sezione operativa, la sezione degli investimenti e la sezione delle fonti; Note esplicative: i principi contabili internazionali non prevedono la redazione di un apposito documento per l’analisi e l’illustrazione dei sintetici dati di bilancio, ma esigono che venga data una sintesi delle politiche contabili rilevanti attraverso delle note esplicative che hanno la stessa funzione della nota integrativa prevista dal modello nazionale. Attenzione a parte merita la Relazione sulla gestione. Secondo l’Articolo 2428 del codice civile, la relazione degli amministratori costituisce parte integrante del bilancio. Essa deve contenere: << un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del risultato della gestione >>. Ciò che incuriosisce e fa riaffiorare l’incompletezza del processo di armonizzazione del legislatore italiano è che nonostante si detti l’obbligo di redazione, l’IAS 1 che non impone la stesura ma ne raccomanda solo la sua presentazione allo scopo di descrivere e spiegare la formazione del risultato economico, prevede l’inserimento di informazioni molto più complete e approfondite rispetto a quanto richiesto dal codice civile. Le possibili differenze causate dai metodi esposti sopra, hanno portato lo IASB ad approvare nel giugno 2003 l’IFRS 1 - Prima adozione degli IFRS . Questo principio internazionale, omologato dall’Unione euro pea con il Regolamento CE n. 707/200448, contiene le istruzioni per guidare la transizione verso gli standard internazionali. Tale passaggio è stato inoltre agevolato in Italia dall’OIC che ha predisposto la Guida operativa alla transazione ai principi contabili internazionali . Ma dato che gli
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GU dell’Unione europa, Regolamento (CE) N. 707/2004 della Commissione del 6 aprile 2004 che modifica il regolamento (CE) n. 1725/2003 della Commissione che adotta i principi contabili internazionali conformemente al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio.

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IAS/IFRS sono standard fondati su principi (principle based) e non su regole (rule based) ancora oggi forti dubbi esistono, poiché l’applicazione di principi, diversamente dall’applicazione di regole, richiede discrezionalità. L’attuale crisi economica globale ha contribuito ad aumentare le difficoltà nell’applicazione dei principi contabili internazionali, poiché è stata in buona parte determinata da operazioni finanziarie che sono state compiute avendo come strumento di riferimento le valutazioni esposte in bilancio. Ciò ha minato la fiducia nei bilanci come valido modello di rappresentazione dello stato di salute delle società. È in questo scenario che si colloca l’import anza dell’impairment test . Se si riuscirà a utilizzare questo strumento per arrivare a determinare la reale situazione attuale e prospettica delle aziende, si avrà a disposizione un efficace soluzione agli attuali problemi di valutazione che lasciano troppa soggettività a chi redige il bilancio, mettendo a rischio la qualità e la trasparenza dei bilanci.

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Capitolo 2 - Impairment test
2.1 IAS 36 - Riduzione di valore delle attività
Il “test di deterioramento” è un’attività che deve essere messa in atto ogni volta che vi sia un’indicazione sul fatto che possa essersi verificata un’eventuale perdita di valore delle attività iscritte in bilancio. Lo scopo finale dello IAS 36 è quello di assicurarsi che le singole attività aziendali non siano iscritte ad un valore superiore al recoverable amount. Questo principio contabile assume l’importante ruolo di garante contro i possibili effetti distorsivi causati dall’applicazione dei principi re lativi alle specifiche attività esposte in bilancio. Esso è stato introdotto in Italia con l’approvazione del Regolamento CE n. 2236/20041 e la sua ultima rivisitazione è stata approvata dalla Commissione europea il 23 marzo 20102. Seppure si tratta di un principio contabile internazionale, la verifica delle eventuali riduzioni di valore delle attività possedute non costituisce per le società italiane una novità assoluta ma piuttosto un’integrazione alla normativa civilistica . Il Codice civile all’Articolo 2426 - Criteri di valutazione prevede al terzo punto che << l’immobilizzazione che, alla data di chiusura dell’esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere iscritta a tale minor valore3; questo non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i motivi della rettifica effettuata >>. Il contenuto dell’ Articolo rispecchia a pieno i fini del principio dell’impairment test e ciò vale anche per il punto 3-bis dell’Articolo 2427 - Contenuto della nota integrativa . Ma il pregio dello IAS 36 risiede nel fornire ai redattori del bilancio civilistico, sulla base degli stessi principi di fondo, una regolamentazione e dei riferimenti molto più accurati e precisi; qualità che sono
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GU dell’Unione europea (31/12/2004), Regolamento (CE) N. 2236/2004 della Commissione del 29 dicembre 2004 che modifica il regolamento (CE) n. 1725 della Commissione che adotta taluni principi contabili internazionali conformemente al regolamento (CE) n. 1602 del Parlamento europeo e del Consiglio, per quanto riguarda gli IFRS 1 e da 3 a 5, i principi contabili internazionali (IAS) 1, 10, 12, 14, da 16 a 19, 22, 27, 28 e da 31 a 41 e le interpretazioni dello SIC 9, 22, 28 e 32 . 2 GU dell’Unione europea (24/03/2010), Regolamento (CE) N. 243/2010 della Commissione del 23 marzo 2010 che modifica il regolamento (CE) n. 1126/2008 della Commissione che adotta taluni principi contabili internazionali conformemente al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, per quanto riguarda i miglioramenti agli IFRS. 3 Il valore originario d’iscrizione di un’immobilizzazione è costituito dal costo di acquisto o di produzione.

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inesistenti anche per i principi contabili nazionali dato che non si preoccupano di disciplinare il procedimento di determinazione delle perdite subite dalle

immobilizzazioni. Lo IAS 36, per chiarire quando deve essere effettuata una correzione in riduzione del valore esposto in bilancio fino a renderlo almeno pari al valore recuperabile, definisce tale valore come quello superiore fra il fair value less cost to sell e il value in use. Questa definizione è da collegare alla natura dell’azienda, per cui qualsiasi im prenditore mira a massimizzare le proprie utilità economiche. Il valore corrente al netto dei costi di vendita è rappresentato dall’importo realizzabile dalla cessione dell’immobilizzazione, a seguito di una regolare negoziazione, dedotti i costi di dismissione. Per la determinazione del fair value sottratti i costi di vendita, come prima soluzione di maggior fiducia, va utilizzato se disponibile il prezzo stabilito in un accordo vincolante di vendita (binding sales agreement) a cui si è giunti per mezzo di libera contrattazione con parti indipendenti e con uguale possibilità di essere a conoscenza delle stesse informazioni per valutare la convenienza dell’accordo. In alternativa, se tale dato non è disponibile, ma si tratta di un’attività che viene scambiat a su un mercato attivo, il valore ricercato è pari al prezzo corrente di mercato al netto dei costi di dismissione. Nel caso non sia reperibile nessuno di questi due valori occorre procedere con la stima dell’oggetto di impairment. In questo caso il fair value va individuato stimando il prezzo ottenibile in una libera contrattazione fra parti consapevoli e disponibili; per effettuare la stima si hanno diverse alternative ma le due principalmente utilizzate sono l’osservazione dei prezzi negoziati relativamente a beni similari rispetto a quello posseduto dall’azienda 4 e il calcolo dei costi che dovrebbe sostenere un potenziale acquirente del bene nel caso decida di riprodurlo in proprio con le stesse caratteristiche. Il modo alternativo che un’azienda ha a di sposizione per ricevere utilità economiche dai suoi assets è quello di impiegarli direttamente nelle sue attività. Per il calcolo del valore d’uso occorre procedere all’identificazione del valore attuale dei flussi di cassa attesi che derivano dall’utilizzo continuo del bene all’interno dell’azienda; ciò avviene attraverso attenta e ragionevolmente motivata individuazione di diversi elementi che

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Per la stima del fair value al netto dei costi di dismissione, nella prassi contabile si verifica se esistono transazioni comparabili avendo come riferimenti fondamentali il tempo (entro gli ultimi 12 mesi) e il settore.

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saranno oggetto di analisi del paragrafo 2.1.2 5. In sostanza, ogni qual volta che gli amministratori o altri soggetti incaricati di redigere il bilancio determinano un valore recuperabile inferiore al valore contabile sono di fronte all’obbligo di dover procedere alla svalutazione. Nel momento in cui viene identificata la perdita di valore emerge una netta differenza con quanto previsto dal codice civile italiano poiché quest’ultimo detta una seconda condizione che non è prevista del principio contabile internazionale. La norma civilistica rende obbligatoria la riduzione del valore esposto in bilancio e connessa rilevazione della perdita di valore, quando questa va dichiarata come “perdita durevole”, ossia non transitoria e quindi è molto probabile una sua esistenza anche nei prossimi esercizi. Questa discrepanza fra i due ordinamenti fa emergere il maggiore rigore applicativo dello IAS 36 rispetto all’Articolo 2426. Il principio IAS 36.2 delimita molto bene anche il campo di applicazione. L’ambito di attenzione riguarda tutte le attività ad eccezione di alcune precisamente indicate che devono sottostare ad altri principi contabili internazionali. Si tratta delle: Rimanenze di magazzino (IAS 2); Attività derivanti da commesse a lungo termine (IAS 11); Attività fiscali differite (IAS 12); Attività derivanti da benefici per i dipendenti (IAS 19); Attività finanziarie che rientrano nell’ambito dello IAS 39 6; Investimenti immobiliari valutati al fair value (IAS 40); Attività biologiche connesse all’attività agricola valutate al fair value al netto dei costi di vendita (IAS 41); Costi di acquisizione differiti e attività immateriali derivanti da contratti assicurativi (IFRS 4); Attività non correnti classificate come detenute per la vendita (IFRS 5).

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Criteri per il calcolo del valore d’uso. IAS 39 - Strumenti finanziari: Rilevazione e valutazione. Attività finanziaria è qualsiasi attività che sia: Una disponibilità liquida; Uno strumento rappresentativo di capitale di un’altra impresa; Un diritto contrattuale; Un contratto che sarà o potrà essere regolato con strumenti rappresentativi di capitale dell’impresa stessa (può essere “derivato” o “non derivato”). Per un approfondimento, cfr. Iannucci A., “IAS 39: Strumenti finanziari derivati”, Guida alla Contabilità & Bilancio N. 11 dell’11 giugno 2007, Il Sole 24 ORE, Milano.

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Per tutti quegli assets che rientrano nella definizione di attività fornita dal Framework 7, l’impresa è obbligata ad eseguire il test di imparment che, come accennato sopra, consiste nell’insieme di valutazioni, scelte ed operazioni necessarie per la determinazione del valore recuperabile da confrontare con il valore contabile.

2.1.1 Procedimento di determinazione e allocazione delle perdite
Le fasi in cui si articola il procedimento di determinazione e allocazione delle perdite dipendono in linea generale dalla tipologia di attività che si sta considerando. Ciò perché lo IAS 36 distingue le “attività individuali”, ossia quei beni del patrimonio aziendale facilmente identificabili singolarmente e le cash generating units - CGU. Le CGU sono le unità operative capaci di generare flussi di cassa autonomi e vengono indicate nel punto 6 del principio contabile come << il più piccolo gruppo identificabile che genera flussi finanziari in entrata che sono ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata generati da altre attività o gruppi di attività >>. Il principio in esame richiede di andare a stimare il valore recuperabile delle attività, ad ogni data di riferimento del bilancio 8, se emergono sintomi di riduzione di valore. L’identificazione dell’attività che può aver subito una perdita di valore, con relativo obbligo di impairment test, si verifica nei seguenti casi: a) Quando di riscontra una qualsiasi indicazione dell’avvenuta perdita di valore; b) Attività immateriali con vita indefinita 9 o non ancora disponibili per l’uso; c) Quote di avviamento acquisite a seguito di un’aggregazione aziendale. Come è possibile comprendere da questo elenco, a prescindere dai sintomi di riduzione di valore, l’impresa per le attività patrimoniali dei gruppi b) e c) deve annualmente effettuare il test, poiché sono elementi sottoposti a maggior rischio di danneggiamento. Per la più generale categoria a) invece occorre predisporre un set di impairment indicators da utilizzare nella fase di screning. Fra le prioritarie fonti interne occorre considerare lo stato di salute delle attività osservando se sono presenti segni di obsolescenza e/o deterioramento fisico. Un’altra importante informazione può essere
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Fabbricati, impianti e macchinari ai quali si applica lo IAS 16; attività immateriali, compreso l’avviamento, alle qu ali si applica lo IAS 38; investimenti immobiliari valutati al costo (IAS 40); partecipazioni in società controllate, collegate o joint ventures, disciplinate dagli IAS 27, 28 e 31. 8 Secondo il punto 9 dello IAS 36, la verifica della riduzione durevole di valore può essere fatta in qualsiasi momento durante un esercizio, a patto che avvenga nello stesso momento ogni anno. 9 Le attività a vita utile definita (materiali e immateriali) rientrano nel gruppo a).

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rinvenuta andando ad indagare fra i progetti aziendali predisposti per gli esercizi futuri: se si riscontrano piani di ristrutturazione o cessazione di attività che comportano un utilizzo sfavorevole dell’oggetto considerato occorre andare a verificare il reale valore di tale bene. Ulteriore indicatore interno può essere rintracciato nel sistema informativo aziendale confrontando i risultati economici prodotti con quelli preventivati: per ricevere segnalazioni corrette serve grande precisione nella predisposizione di reporting e budget. Dalla categoria degli indicatori di impairment esterni un chiaro campanello di allarme emerge dal verificarsi di significativi declini del prezzo o valore di mercato dell’attività considerata. In questo caso il declino può avere diverse origini: dallo sviluppo della tecnologia che comporta un più rapido invecchiamento della nostra attività fino a condizioni negative del mercato e dell’ambiente economico che turbano i risultati ottenibili. Un eloquente dato esterno che va preso in analisi è il tasso di interesse o altri tassi di remunerazione del capitale: come si vedrà nel prossimo paragrafo, le oscillazioni di questi tassi sono in grado di far variare considerevolmente il valore d’uso delle attività. Infine, se l’impresa è quotata in borsa, occorre raffrontare il valore del patrimonio netto contabile con la capitalizzazione di mercato. Saper riconoscere le diverse fonti informative da utilizzare, per presumere i casi di impairment, assume un peso rilevante, soprattutto in questa fase di mercato finanziario, quando il valore recuperabile viene fatto coincidere con il fair value. Ma questi controlli devono comunque essere affiancati da altri sistemi di monitoraggio che, integrati con una grande sensibilità di chi redige il bilancio, siano in grado di fornire a chi utilizzerà il documento una solida garanzia sul potenziale di produzione di utilità economiche riflesso dal valore contabile. Nel ca so venga identificata un’attività che può aver subito una perdita di valore si dovrebbe procedere con la determinazione del valore recuperabile, ma questo passaggio non è sempre necessario. Può succedere ad esempio che esso sia già stato calcolato l’anno precedente e si era riscontrato un valore molto superiore al valore contabile. Va tuttavia detto che l’impresa non può rimanere insensibile ai possibili sintomi di impairment; anche senza rilevare la perdita di valore deve andare a rivedere la sua strategia, a seconda dell’indicatore, modificando il piano di ammortamento del bene. In caso contrario (non si hanno indicazioni attestanti l’assenza di deterioramento o danneggiamento) va determinato il valore recuperabile per riuscire a conoscere la

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perdita di valore subita. È importante ricordare che per la determinazione di quest’ultima può non essere indispensabile calcolare sia il fair value less cost to sell che il value in use: se uno dei due parametri valutativi risulta superiore al valore contabile, significa che non vi è perdita di valore. Inoltre, il punto 20 del principio IAS 36 prevede l’ipotesi, non molto remota, di impossibilità a determinare il fair value secondo le modalità esposte sopra; in questo caso il valore recuperabile coinciderà con il valore d’uso. A titolo di esempio, per gli intangibili a vita indefinita, in genere non esiste un mercato attivo. Di solito, il valore recuperabile viene fatto coincidere con il valore d’uso, anche se è possibile stimare il fair value: esistono società di consulenza specializzate nella stima di attività immateriali riferiti alle principali società quotate, la maggior parte degli intangibili a vita indefinita ha avuto rilevazione iniziale in sede di PPA - purchase price allocation10, sul mercato sono rilevabili, da base-dati indipendenti, tassi di royalties negoziati nell’ambito di accordi di licenza, utilizzabili ai fini della stima del fair value di attività immateriali comparabili 11. Tralasciando comunque queste due situazioni particolari, per la definizione del valore recuperabile occorre procedere con la determinazione del fair value dell’attività meno i costi di vendita e del valore d’uso. Per la precisazione del primo, i cui criteri generali previsti dal principio IAS 36 sono già stati esposti nel precedente paragrafo, la difficolta varia a seconda della tipologia di attività sottoposta ad impariment test: livello di reperibilità delle informazioni e relativa capacità di esprimere il reale valore delle attività rispettando i principi di redazione del bilancio.

2.1.2 Criteri per il calcolo del valore d’uso
Il metodo “alternativo” alla vendita per ricevere un beneficio economico dall’attività iscritta in bilancio è quello dell’utilizzo diretto. Si sottolinea il termine alternativo poiché il criterio di valutazione ottimale di un’attività secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS è il fair value, infatti se il valore d’uso risulta impossibile da
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Per le operazioni di aggregazione aziendale ( business combination) è richiesto dai principi contabili internazionali di procedere all’allocazione del prezzo di acquisto applicando determinati metodi di valutazione. Le principali fasi del processo di allocazione del prezzo sono: individuazione del purchase price della business combination; scelta del metodo di allocazione del purchase price; determinazione del fair value delle CGU; individuazione e valorizzazione a fair value della dotazione di assets intangibili; allocazione, in via residuale, del goodwill emerso dell’operazione. (Fonte: www.vva.it) 11 Cfr. Guatri L., Bini M., L’impairment test nell’attuale crisi finanziaria e dei mercati reali , EGEA, Milano, 2009, p. 75.

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stimare per difficoltà legate al calcolo o se si riscontra subito che il fair value è superiore al valore netto contabile, per la determinazione del valore recuperabile non è necessario procedere con la determinazione del valore d’uso. Il valore attuale dei flussi finanziari futuri che si prevede avranno origine dall’impiego continu ativo e dalla dismissione al termine della vita utile di un’attività o da un’unità generatrice di flussi finanziari (CGU) è dato dalla seguente formula (Formula 1):
Formula 1: Valore d’uso

Fonte: Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, p. 333

Ma ottenere il risultato finale (VU) non è immediato poiché bisogna prima compiere due fondamentali operazioni che permettono di identificare gli elementi di maggiore influenza sul valore d’uso del bene: Stima dei cash flow (CF) dell’attività; Definizione del tasso di attualizzazione ( i). Il calcolo del valore d’uso si fonda sul metodo finanziario, il quale prevede l’analisi dei flussi finanziari in entrata e in un uscita generati da un’attività (o dalla CGU), impiegata all’interno di un ciclo operativo, dal momento in cui si sta effettuando l’ impairment test fino alla sua dismissione. Il calcolo del valore d’uso non è comunque un procedimento meccanico; lo IAS 36.30 enuncia i fattori di rischio da monitorare nei dati scaturenti da stime e congetture soggetti inevitabilmente alla discrezionalità di chi redige il bilancio. Per ridurre questa incertezza, essi possono ridurre nella misura più adatta i flussi finanziari futuri o aumentare (a seconda del livello del rischio) il tasso di attualizzazione, con l’obiettivo di ottenere un valore attuale atteso che rispecchi, nel miglior modo possibile, la media ponderata dei risultati prevedibili nei diversi scenari futuri. La procedura di stima dei flussi finanziari viene in ogni modo guidata dal principio contabile e non lasciata alla libera fantasia di chi sta facendo delle supposizioni per il futuro. I flussi finanziari associabili all’utilizzo del bene devono avere come punto di partenza un sistema di programmazione aziendale basato su: <<

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presupposti ragionevoli e sostenibili >>12. Ma per chi sta effettuando l’impairment test, nonostante le ipotesi formulate della direzione aziendale devono costituire la migliore stima delle condizioni economiche lungo la vita residua del bene, esse hanno un peso inferiore alle evidenze provenienti dall’esterno. Le proiezioni, che poggiano sui più recenti budget o piani pluriennali approvati dal management, non devono oltrepassare l’arco dei 5 anni, a meno che sia giustificabile un periodo superiore. Può ad esempio succedere di avere a che fare con un’attività immateriale a vita utile indefinita (es. marchi dati in licenza); in questi casi, ai fini della determinazione del valore recuperabile è necessario addirittura determinare i flussi in perpetuo. Per i flussi finanziari oltre il quinto anno 13 si dovrà utilizzare un << tasso di crescita stabile in diminuzione >>; anche in questo caso si è liberi di usare un tasso crescente se si hanno solide e motivate argomentazioni. L’importante è che il tasso non ecceda il tasso medio di crescita a lungo termine per la produzione, i settori industriali, il paese o i paesi in cui l’impresa opera e che i flussi scaturiscano dalla struttura aziendale esistente senza considerare probabili interventi di ristrutturazione o miglioramento14. Per quanto riguarda la composizione, in via generale, essi devono comprendere i flussi in entrata, derivanti dagli introiti che l’azienda consegue realizzando un prodotto o un servizio con l’attività che si sta valutando, i flussi in uscita, derivanti dagli esborsi, di qualsiasi natura, che si devono sostenere per la realizzazione del prodotto o servizio generato (fuoriuscite che daranno vita ai flussi in entrata) e i flussi finanziari netti che ci si attende di percepire all’atto della dismissione dell’attività, al termine della sua vita utile. Le stime dei flussi non devono includere uscite ulteriori a quelle necessarie (spese di manutenzione ordinaria) per mantenere il livello di benefici che il bene (o la CGU)

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La ragionevolezza e la sostenibilità possono essere comprovate tramite documenti, esperienze del passato e opinioni che supportano le ipotesi riguardanti l’evoluzione del contesto economico e di business. Per un approfondimento, cfr. Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, Milano, 2006, p. 333. 13 Il valore d’uso deve coprire l’intera vita utile dell’attività che si sta considerando. 14 Riguardo ai flussi finanziari generati da processi di ristrutturazione e da azioni di miglioramento o ottimizzazione lo IAS 36 è molto preciso e dedica a questo argomento i punti dal 45 al 49. La ristrutturazione è intesa come un insieme di interventi che riguarda l’intera azienda e non la singola attività sottoposta ad impaiment. In questo caso i costi e i benefici potranno essere considerati solo quando vi è un programma dettagliato ed è imminente il suo concreto avvio. I flussi in entrata generati da azioni di miglioramento o ottimizzazione dell’attività sottoposta a impairment test possono invece essere considerati solo quando sono stati sostenuti tutti i flussi in uscita che consento di ottenere i maggiori benefici economici.

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garantiscono al momento dell’ impairment test. Caratteristica comune di questi movimenti è che sono configurabili come dei “flussi operativi”, al lordo delle imposte e dei flussi derivanti dall’attività finanziaria. Tale connotato permette di andare più nel dettaglio e capire cosa non fa parte dei flussi. I flussi in entrata e in uscita non comprendono i flussi di origine tributaria (come si vedrà più avanti, lo IAS 36.55 indica che anche il tasso di attualizzazione è al lordo delle imposte dirette - pre tax rate). Questa scelta si spiega con l’obiettivo dell’ impairment test: apprezzamento dell’adeguatezza del valore contabile dell’asset rispetto ai flussi finanziari che esso è in grado di generare. Nel caso i flussi netti siano positivi, ma inferiori al valore netto contabile, non vi sarà nessuna tassazione in quanto, dal punto di vista tributario vengo assorbiti dal costo dell’attività e quindi non vi sarebbe materia imponibile. Se invece i flussi netti risultano superiori a l valore contabile dell’attività, a causa della plusvalenza latente15 si è in presenza di oneri tributari futuri, ma con queste condizioni non sussisterebbero i presupposti per una svalutazione da impairment dell’attività considerata. Ciò perché le imposte incidono sul plusvalore latente e quindi i flussi anche al netto dell’onere fiscale latente sarebbero comunque superiori al valore contabile dell’attività sottoposta a verifica. Non sono compresi nemmeno i flussi derivanti dalla struttura finanziaria, perché lo scopo dello IAS 36 è quello di stimare il valore recuperabile di un’attività prima del computo dei flussi connessi alla remunerazione spettante a soci e finanziatori. Un altro elemento che va escluso dai flussi sono gli ammortamenti relativi all’atti vità soggetta ad impairment. Si tratta di una considerazione logica, in quanto come già detto lo IAS 36 prevede per la determinazione dei flussi l’utilizzo del metodo finanziario e quindi non ammette i valori non monetari. Inoltre anche se si utilizzasse un metodo monetario, ci sarebbero delle incongruenze poiché l’impairment test mira a rideterminare il valore dell’attività così da verificare se il valore contabile iscritto in bilancio è corretto; le quote di ammortamento influenzerebbero il valore d’uso, quindi non si avrebbe un dato indipendente da confrontare con il valore netto contabile. In pratica, se si ha a che fare con una CGU, il flusso finanziario netto annuale corrisponde al reddito operativo al netto degli ammortamenti ( Earning before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization 15

Per plusvalenza latente si intende, in generale, l’utile derivante dalla vendita di un’attività a un prezzo superiore a quello al quale tale attività è stata acquistata oppure risulta iscritta in bilancio. (Fonte: www.ilsole24ore.com)

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EBITDA16), più gli accantonamenti per TFR e rischi e oneri. Dati che si possono facilmente desumere dai budget ed altri piani pluriennali elaborati dalle aziende. L’ultimo flusso da stimare è quello realizzabile al m omento della dismissione dell’attività (valore terminale - VT). Occorre stimare il fair value al netto dei costi di vendita, ma si tratta di un dato complesso da prevedere dato che è spinoso prefigurare le condizioni future del mercato e dell’attività al m omento in cui si sta effettuando il test. Nella scelta può essere utile considerare le compravendite concluse dall’azienda riguardanti attività simili e le attuali condizioni osservabili sul mercato in relazione ad oggetti affini. Determinante per la costruzione del tasso di attualizzazione è infine capire se i flussi stimati sono espressi in termini reali o monetari. Ciò è importante perché, oltre ad accertarsi che tutti i flussi siano espressi nella stessa tipologia di moneta, in caso di flussi espressi a l valore nominale occorrerà calcolare il valore d’uso scontando gli effetti dell’inflazione. Se i flussi sono stati stimati in termini reali - cioè in base al valore della moneta alla data di riferimento della stima e senza considerare dinamiche inflazionistiche - anche il tasso deve essere espresso in termini reali. Il tasso di attualizzazione deve riflettere le valutazioni correnti di mercato sia del valore temporale del denaro sia dei rischi specifici dell’attività che si sta valutando. Il fattore temporale consiste nel diverso valore che possono assumere i flussi nei diversi periodi (un euro oggi vale più di un euro disponibile tra un anno); il fattore di rischio invece rispecchia l’incertezza relativa ai flussi finanziari futuri. Il ruolo del tasso di s conto è di rendere “equivalenti” questi flussi sia sotto il profilo temporale sia sotto quello del rischio. Come già accennato in precedenza, il tasso di attualizzazione per il calcolo del valore d’uso deve essere un tasso al lordo delle imposte. In genera le, esso si compone di due elementi (Formula 2):
Formula 2: Tasso di interesse

Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, p. 342

16

Cfr. Ghini A., Margine operativo, lordo e netto – L’importanza per il controllo dell’andamento gestionale, Economia Aziendale Online - Business and Management Sciences International Quarterly Review, 2003. (Fonte: www.ea2000.it)

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L’addendo

corrisponde al risk free rate, ossia il tasso privo di rischio che solitamente

viene associato ai titoli di Stato a medio-lungo termine17. Si tratta della componente che misura il saggio di remunerazione temporale del danaro: rappresenta l’interesse garantito solo per la rinuncia temporanea alla disponibilità di un’attività che sicuramente ritornerà (investimenti a rischio zero). L’addendo rappresenta, invece, il

risk premium (premio per il rischio) che deve essere garantito all’investitore che decide di sacrificare il suo capitale assumendosi il rischio della variabilità dei flussi futuri. È importante evidenziare il principio di omogeneità e coerenza che deve essere rispettato nella determinazione del premio per il rischio, poiché i fattori di rischio previsti dall’attività analizzata possono essere incorp orati anche nel valore dei flussi. Tanto più sono considerati all’interno dei flussi, minore sarà l’impatto che avranno sul tasso; il caso estremo prevede un premio per il rischio pari a zero e un tasso di attualizzazione ( i) pari al tasso risk free. Il principio contabile internazionale IAS 36 prevede al punto 56 le modalità di determinazione del tasso ai fini dell’ impairment test: esso deve essere stimato tramite: << il tasso implicito utilizzato per attività similari nelle contrattazioni correntemente presenti nel mercato o attraverso il costo medio ponderato del capitale di un’entità quotata che ha una singola (o un portafoglio di attività) similare all’attività considerata in termini di servizio e rischi >>. Ma nella pratica non sempre è possibile identificare sul mercato dei riferimenti che si abbinino senza forzature alle attività che si sono sottoposte a verifica, quindi nelle procedure di impairment, come punto di partenza per la stima del tasso di attualizzazione risulta maggiormente utilizzato il metodo del costo medio ponderato. Per facilitare il compito dell’attualizzazione, il punto 57 rimanda ad una Appendice allegata al principio che indica le tecniche da utilizzare per ottenere un valore attuale corretto e il più possibile oggettivo 18. Il costo medio ponderato del capitale viene regolarmente fatto corrispondere al WACC Weighted Average Cost of Capital (Formula 3). Si tratta di un tasso che è in grado di racchiudere in se sia il costo-opportunità dei mezzi propri apportati dagli azionisti sia il costo dei mezzi finanziari apportati da terzi.
17

Per l’Italia si usa l’indice benchmark che misura il rendimento lordo di titoli di stato pluriennali con scadenza a 10 anni. (Fonte: www.borsaitalina.it) 18 APPENDICE A - Utilizzo delle tecniche di attualizzazione per la determinazione del valore d’uso . Questa appendice costituisce parte integrante del Principio. Fornisce una guida sull’uso delle tecniche di attualizzazione nella determinazione del valore d’uso. Sebbene la guida utilizzi il termine << attività >>, essa si applica ugualmente a un gruppo di attività che formano un’unità generatrice di flussi finanziari.

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Formula 3: WACC

Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, p. 345

In questa formula, i pesi rappresentano l’incidenza delle singole fonti di finanziamento sul capitale totale investito nell’impresa 19. Per la determinazione del costo dei mezzi di terzi ( ) basta fare la media ponderata dei diversi tassi di finanziamento a cui accede ) viene invece solitamente quantificato l’impresa. Il costo del capitale proprio (

attraverso il modello del Capital Asset Pricing Model - CAPM20 (Formula 4), che stabilisce una relazione lineare tra il rendimento atteso di un titolo e il premio per il rischio di mercato:
Formula 4: CAPM

Comoli M., Corno F., Viganò A., Il bilancio secondo gli IAS, Giuffrè Editore, p. 346

Come si può vedere da questa formula, il premio per il rischio non è altro che la differenza tra il rendimento atteso dal mercato di rischio e il rendimento di un’attività priva

. Il CAPM permette di determinare la maggiore o minore rischiosità

dell’investimento in una determinata società quotata, rispetto alla rischiosità del mercato azionario nel suo complesso. Il coefficiente di volatilità beta ( rappresenta infatti il rischio sistematico che si ha investendo nell’impresa considerata piuttosto che nel mercato azionario nel suo complesso. Tale coefficiente indica di quanto varia il rendimento del titolo rispetto alla variazione del rendimento generale di mercato; normalmente questo dato, che è uguale alla covarianza tra i rendimenti attesi del titolo e quelli del mercato, divisa per la varianza del rendimento atteso del mercato, si determina sulla base di serie storiche che fanno riferimento a un periodo di rilevazione di tre, quattro o cinque anni. Dalla struttura della formula, si può comprendere che solo con pari a 1 l’investimento nell’azienda ha un rischio medio pari a quello del mercato.

Dagli altri valori assunti da beta è possibile trarre le seguenti informazioni:

19 20

Il capitale totale investito è dato dalla somma fra patrimonio netto (E) e indebitamento (D). Il CAPM è un modello di equilibrio dei mercati finanziari, proposto da William Sharpe nel 1964, che stabilisce una relazione tra il rendimento di un titolo e la sua rischiosità, misurata tramite un unico fattore di rischio (beta). Cfr. Ross, Hillier, Westerfield, Jaff e Jordan, Finanza aziendale, McGraw-Hill, 2012.

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< -1: il titolo si muove in senso opposto al mercato ed oscilla maggiormente rispetto al mercato stesso; < 0: il tiolo si muove in direzione opposta al mercato, anche se in maniera contenuta; 0 < < 1: il titolo si muove nella stessa direzione del mercato, ma con

oscillazioni minori di quelle di mercato;
: il titolo si muove nella stessa direzione del mercato e con oscillazioni

maggiori del mercato stesso. Nel caso l’azienda che si sta esaminando non sia quotata, per calcolare il beta si può utilizzare il beta del settore o di aziende simili. Lo sforzo ulteriore per servirsi di questo dato è racchiuso nella sua scomposizione: occorre distinguere la parte che riflette il rischio di business da quella che rappresenta il rischio finanziario. Con il calcolo del beta unlevered (indicatore della sola rischiosità operativa), si depura il beta dalla componente di rischio finanziario: facendo la media ponderata per il valore di mercato di ciascuna azienda del settore considerato si ottiene il beta unlevered di settore. Questo indicatore nella pratica viene identificato con l’acronimo BRI ( Business Risk Index) e rappresenta la misura dell’effettivo rischio di business d el settore. Utilizzando il BRI si è in grado di calcolare il beta della specifica azienda, considerandone la specifica struttura finanziaria 21. Ottenuto il WACC, chi sta valutando l’attività, dopo essersi accertato che non è necessario apportare alcuna rettifica, può subito trovare il coefficiente di attualizzazione per scontare i flussi finanziari futuri e determinare il valore d’uso.

2.1.3 Determinazione delle Cash Generating Units
La determinazione del valore d’uso secondo il metodo visto nel precedente paragrafo risulta di facile applicazione nel caso si stia effettuando l’ impairment test di una singola attività. Ma all’interno di un’azienda è frequente ritrovare beni che da soli non hanno alcun valore. Il principio IAS 36.66 prevede che: << se non è possibile stimare il valore recuperabile della singola attività, l’entità deve determinare il valore recuperabile dell’unità generatrice di flussi finanziari alla quale l’attività appartiene >>. Questa

21

Camanzi P., Il costo medio ponderato del capitale, Novembre 2003. (Fonte: www.analisiaziendale.it)

44

regola si occupa di disciplinare quei casi, che nella pratica sono poi i più ordinari, in cui per determinare il valore recuperabile di un singolo cespite bisogna inserirlo in un gruppo di cespiti o in una business unit che può assumere ampiezza variabile (come si vedrà più avanti per l’avviamento, un’unità può coincidere anche con un ramo o con l’intera azienda). Codesta situazione si riscontra ogni qualvolta la singola attività sottoposta a verifica non è in grado di generare da sola un flusso finanziario autonomo che possa essere distinto da quelli derivanti da altre attività e risulta inoltre che il suo valore d’uso è significativamente diverso dal fair value meno i costi di vendita. La determinazione della cash generating unit - CGU diviene quindi necessaria quando si è in presenza di avviamento, attività aziendali gestite centralmente e in molti altri casi per le attività materiali e immateriali che rispettano congiuntamente le due condizioni. L’identificazione delle CGU, a causa del giudizio soggettivo a cui è sottoposta, rappresenta uno degli aspetti più critici dell’impairment test . L’unica chiave di lettura da utilizzare per il loro riconoscimento è data dalla capacità di generare flussi di cassa in entrata in forma largamente indipendente. Quando si deve determinare il valore recuperabile di un’attività, se non è possibile determinare il valore d’suo è sufficiente determinare solo il fair value. Ma può essere impossibile calcolare autonomamente anche quest’ultimo valore22. Per questo motivo è stato necessario identificare dei criteri di aggregazione che rispettino il principio di generazione di flussi finanziari indipendenti. Il criterio principe utilizzato per l’attività di impairment test è quello del management approach. Tale sistema fonda la suddivisione dell’azienda in business unit osservando soprattutto le modalità di controllo adottate da parte del management e i metodi di assunzione delle decisioni relative al mantenimento dell’operatività o cessazione dell’attività o dei beni. Con questo metodo è possibile identificare CGU indipendenti in base alla suddivisione della gestione dell’impresa (dislocazione geografica, separazione fisica, diversificazione della produzione e delle responsabilità assegnate per il raggiungimento di obiettivi, ….) o alla differenziazione introdotta per segmentare mercati, clientela, ecc.. Questi metodi dovrebbero evitare la creazione di CGU
22

Se ad esempio fra le immobilizzazioni immateriali di un’impresa compaiono brevetti, marchi, knowhow, ecc… che sono da essa direttamente utilizzati, sono rari i casi in cui a questi può essere associato un autonomo flusso finanziario o hanno un proprio mercato. Per determinarne il valore recuperabile si deve quindi raggrupparli in CGU.

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attraverso aggregazioni personali e indisciplinate che non hanno alcun nesso logico con l’attività aziendale svolta. Inoltre, come prevede il punto 72 dello IAS 36, è obbligatorio, a meno di giustificati cambiamenti, mantenere l’uniformità della metodologia di identificazione fra un esercizio e l’altro. Ai fini dell’ impairment test è comunque essenziale che sussista una corrispondenza biunivoca fra le attività incluse nella cash generating unit e i suoi flussi finanziari in entrata. Dopo l’identificazione della CGU e i suoi flussi di cassa, la determinazione del valore d’uso segue lo stesso procedimento visto per le singole attività. E come si vedrà nell’esempio relativo all’impairment test svolto dal Gruppo TOD’S, anche per le CGU il tasso di sconto più utilizzato per l’attualizzazione dei flussi finanziari è il WACC 23. Un ottimo esempio di identificazione delle CGU coerentemente con l’architettura organizzativa ed operativa dell’azienda è osservabile all’interno del bilancio consolidato 2012 del Gruppo TOD’S 24. Si tratta di uno dei più eccellenti gruppi industriali italiani che ha avuto vita nei primi anni del 1900. Fondata da Filippo Della Valle, in origine incentrava il suo business intorno ad una piccola fabbrica di scarpe a conduzione familiare. Puntando sul successo del Made in Italy nel tempo l’azienda è riuscita a far crescere l’attività grazie all’alta qualità dei suoi prodotti e all’apporto dei due figli del fondatore. La società Calzaturificio Della Valle D. S.p.A. costituita nel 1973 in forma di società in nome collettivo, si trasforma nel 1979 in società per azioni e riesce definitivamente ad affermarsi producendo calzature da donna di elevata qualità tanto su licenza per Krizia, Fendi, Romeo Gigli, Gianfranco Ferré, Alai e diversi altri stilisti, quanto su marchi propri. Dopo un attento studio di mercato, l’azienda decise di ampliare gli investimenti nei marchi propri per continuare il processo di crescita ed espansione internazionale nel settore calzaturiero. Il progetto si avvia negli anni ’80 con la commercializzazione dei primi prodotti a marchio TOD’s. Per quanto riguarda la costituzione del Gruppo TOD’S, invece, la prima mossa avviene il 10 ottobre 1986 quando la famiglia Della Valle fonda la società EMA S.r.l. con l’obiettivo di concentrare in essa le attività di produzione e sviluppo delle calzature TOD’s. A seguito di diverse acquisizioni societarie che si sono svolte nel corso degli anni ’90 riesce ad ottenere il controllo diretto sulle attività produttive e commerciali di diverse aziende
23

Per un approfondimento, cfr. Guatri L., Bini M., Impairment. I tassi nella valutazione delle Cash Generating Units, Volume 4, Università Bocconi Editore, 2004. 24 Relazione finanziaria annuale 2012 TOD’S S.p.A. (Fonte: www.todsgroup.com)

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della filiera situate sul suo territorio (Umbria e Toscana). La forza e il successo dell’entità si fonda sulla ferma condivisione dell’altissima qualità dei prodotti, la valorizzazione dell’artigianalità e del Made in Italy. L’evoluzione si è completata il 5 agosto del 2000 quando, in vista della quotazione in borsa avvenuta nel novembre del 2000, è stata mutata la ragione sociale da EMA S.r.l. in TOD’S S.p.A 25. Oggi il Gruppo TOD’S, presieduto dall’attuale CEO Diego Della Valle, è attivo in tre settori produttivi (calzature, pelletteria e abbigliamento) tramite tre marchi di proprietà (Tod’s, Hogan e Fay) e un marchio in licenza d’uso in fortissima crescita (Roger Vivier). Per la distribuzione dei suoi prodotti si avvale principalmente di tre canali: 193 DOS ( Directly Operated Stores), 14 punti di vendita in frinchising ed una serie di selezionati negozi indipendenti multimarca per le vendite wholesale (all’ingrosso).. Obiettivo odierno per continuare a migliorare la redditività della società è quello di sviluppare la propria rete distributiva così da gestire autonomamente l’approccio con la clientela. Data l’attuale crisi economica, questa strategia deve comunque basarsi su un oculato focus dei costi necessari per la gestione della rete dei DOS. Per il gruppo è indispensabile monitorare il rapporto fra costi/fatturato/profitti dei DOS ed assicurarsi che ogni singolo negozio sia in grado di generare in tempi brevi la profittabilità preventivata. Questa rete di vendita poggia sul valore che hanno saputo costruirsi nel tempo i vari brand del gruppo. Tali beni, che vanno a costituire parte delle attività a vita utile indefinita (Tabella 1), rappresentanti il 75,32% delle complessive attività immateriali, sono iscritte in bilancio per il loro valore di costo e/o acquisizione.
Tabella 1: Attività immateriali
importi in migliaia di euro

31/12/12 149.466 20.557 28.417 198.440

31/12/11 149.024 23.731 29.250 202.005

Attività a vita utile indefinita Avviamenti a vita utile definita Altre attività a vita utile definita Totale attività immateriali

Fonte: Relazione finanziaria annuale 2012 TOD’S S.p.A. , p. 48

25

Prospetto Informativo relativo all’Offerta Pubblica d Vendita e Sottoscrizione e all’ammissione alla quotazione sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito dalla Borsa Italiana S.p.A delle azioni ordinarie di TOD’S S.p.A.. (Fonte: Documentazione a disposizione del pubblico presso la sede sociale di Tod’s, sita in Sant’Elpidio a Mare (Fermo), Via Filippo Della Valle n. 1 e presso la sede di Borsa Italiana S.p.A.)

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Data l’importanza rivestita dai DOS per la proficua operatività dei diversi marchi (in assenza dei DOS non sono in grado di generare flussi finanziari autonomi e distinti 26), il consiglio di amministrazione della società capogruppo TOD’S S.p.A. ha individuato come cash generating unit proprio i punti vendita a gestione diretta. Queste CGU permettono di effettuare l’impairment test su due livelli: Primo livello: i 193 DOS dislocati per il mondo (79 in Europa, 14 in U.S.A. e 100 in Asia) costituiscono ognuno una diversa CGU e per ogni punto vendita vengo testati gli assets che è possibile attribuire specificatamente allo stesso; Secondo livello: si individua un’unica CGU a livello di gruppo societario; questa si basa sull’organizzazione del gruppo che assume una struttura a matrice, articolata, in relazione alle diverse funzioni/attività della value chain, nella quale la trasversalità di un’importante parte delle attività di servizio (in primis Supply chain, Sales&Distribution, Finance&Administration , Legal, Human resource, e Information Technology), centralizzate e periferiche, garantisce la

massimizzazione dei livelli di profittabilità. Dato che per gli assets immateriali (marchi e goodwill) non esiste un mercato attivo, per testare la recuperabilità dei valori esposti in bilancio, si è calcolato il valore d’uso; utilizzando le CGU di primo livello sono stati determinati i flussi finanziari futuri in base a quanto previsto dal budget per l’esercizio 2013. Visto che tale documento prevedeva un orizzonte limitato (5 anni), il consiglio di amministrazione della capogruppo, facendo delle previsioni più caute rispetto a quanto osservato nel trend storico, ha determinato i flussi successivi al quinto anno applicando un tasso di crescita medio delle vendite del 5%, un EBITDA margin costante ed un tax rate costante del 28,8%. Per la determinazione del terminal value è stato calcolato il disposal value (valore residuo) dei DOS utilizzando la CGU di secondo livello. Questo valore per i marchi di proprietà è stato determinato tramite il metodo dell’attualizzazione della royalties27, ovvero attraverso l’attualizzazione dei flussi di cassa calcolati sulla base
26

Si fa presente che per lo sviluppo del business, solo alla fine del 2012, il Gruppo ha deciso di avviare il commercio on line di tutti i propri marchi nel mercato italiano e nei principali Paesi europei. Questa decisione è stata presa stabilendo una partnership strategica con la società correlata Italiantouch S.r.l, che in qualità di leader del settore delle vendite on line dovrebbe riuscire a mantenere l’esclusività dei brand . 27 Per la valutazione del marchio, un metodo economico-reddituale di larga applicazione è ottenuto sul mercato del marchio in base alle royalties. Le royalties corrispondono all’ammontare annuo ottenibile tramite la concessione in licenza d’uso del marchio. Per un approfondimento, cfr. Alliney C., La valutazione dei marchi, Eccellere Business Community, 29 giugno 2012. (Fonte: www.eccellere.com)

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delle royalties ottenibili sul mercato. Il Gruppo TOD’S ha definito i flussi di cassa mantenendo il tasso di crescita prudenziale del 5% estrapolato dal budget 2013, mentre per il tasso di royalty sono stati presi come riferimento i tassi di remunerazione dei brand posizionati sulla fascia bassa del mercato delle licenze. Dopo aver calcolato tutti i flussi, per la determinazione del valore d’uso, si è deciso di attualizzarli ad un WACC, al netto delle imposte, pari a 9,56%. Trovato questo valore lo si è confrontato con il valore contabile netto e dai raffronti è emerso per gli assets immateriali del gruppo (impairment test di secondo livello) una perdita superiore al miliardo di euro imputata all’avviamento (si può osservare che il valore contabile dei marchi nei due esercizi è uguale - Tabella 2).
Tabella 2: Marchi di proprietà del Gruppo
importi in migliaia di euro

31/12/12 3.741 80.309 53.185 137.235

31/12/11 3.741 80.309 53.185 137.235 una

TOD'S HOGAN FAY Totale marchi

Fonte: Relazione finanziaria annuale 2012 TOD’S S.p.A. , p. 68

Per i DOS (impairment test sulle CGU di primo livello) si registra invece

impairment loss di circa 0,2 milioni di euro. Quest’ultima, attinente tre tipologie di attività materiali (Attrezzature, Opere su beni di terzi, e Altre attività materiali), obbliga alla correzione del valore di bilancio dato che non si ritiene sarà recuperabile con i flussi prospettici (Tabella 3).
Tabella 3: Movimentazioni delle voci Attrezzature, Opere su beni di terzi, Altre attività
importi in migliaia di euro

Attrezzature 13.613 3 9.037 -1.681 -2 -5.910 15.060

Opere su beni di terzi 33.496 -280 14.397 -189 -170 -61 -11.765 35.428

Altre attività 27.072 39 13.946 -714 -74 -8.591 31.678

Saldo al 31.12.11 Differenze di traduzione Incrementi Decrementi Perdita di valore Altri movimenti Ammortamenti del periodo Saldo al 31.12.12

Fonte: Relazione finanziaria annuale 2012 TOD’S S.p.A. , p. 70

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2.2 Trattamento contabile della perdita di valore e del ripristino di valore
Al termine dell’ impairment test se si riscontra un valore recuperabile inferiore al valore contabile netto significa che si è in presenza di una impairment loss che occorre immediatamente iscrivere in bilancio. Questa perdita di valore rappresen ta l’inabilità dell’azienda di poter recuperare tramite l’uso (capacità d’ammortamento) o tramite l’alienazione dell’immobilizzazione il valore dell’attività esposto in bilancio. Il principio IAS 36 obbliga a rilevare la perdita di valore al momento della sua scoperta. Ciò, come accennato all’inizio di questo capitolo, lo differenzia dalla disciplina nazionale (Articolo 2426 codice civile, n. 3) che prevede di procedere alla svalutazione dell’immobilizzazione soltanto se la perdita di valore è durevole; tal e requisito che porta alla svalutazione deve essere motivato da cause che risultino di carattere straordinario e di non facile ripetizione, ma tali attributi non sono richiesti dal principio contabile internazionale. La perdita per riduzione di valore, definita dallo IAS 36, va contabilizzata nel Conto economico fra i costi d’esercizio. Nello Stato patrimoniale occorre invece procedere con l’adeguamento del valore dell’attività fino a renderlo almeno pari al valore recuperabile. Di seguito si riporta un esempio sugli effetti contabili della perdita di valore di un’attività immateriale28. Si tratta di un brevetto che prima dell’ impairment test risultava esposto in bilancio nel seguente modo (Tabella 4):
Tabella 4: Stato patrimoniale prima dell’impairment test

Attività immateriali Brevetto

Patrimonio netto 100 Debiti

Fonte: Biancone P. P., Le attività immateriali, l’avviamento, e l’impairment nei bilanci. Principi contabili internazionali (IAS/IFRS) e US GAAP

A seguito della concessione in uso del brevetto risulta possibile calcolarne il suo valore d’uso e dalla stima emergono le seguenti valutazioni: Prezzo netto di vendita brevetto(*) Valore d’uso del brevetto(**)
(*) (**)

70 80

Determinato attraverso il confronto con recenti operazioni di mercato. Determinato attraverso l’attualizzazione dei flussi finanziari futuri. Principi

28

Cfr. Biancone P. P., Le attività immateriali, l’avviamento, e l’impairment nei bilanci. contabili internazionali (IAS/IFRS) e US GAAP, Giuffrè Editore, Milano, 2006, p. 241.

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Da queste valutazioni emerge un valore di recupero pari ad 80 (importo maggiore fra il prezzo netto di vendita e il valore d’uso) a fronte di un valore contabile di 100. Qu esta discordanza comporta l’obbligo di riconoscere una perdita di valore del brevetto da rilevare nello Stato patrimoniale (Tabella 5) con conseguente aggiustamento delle successive quote di ammortamento per ripartire il nuovo valore lungo la vita utile residua.
Tabella 5. Stato patrimoniale dopo l’impairment test

Attività immateriali Brevetto

80

Fonte: Biancone P. P., Le attività immateriali, l’avviamento, e l’impairment nei bilanci – Principi contabili internazionali (IAS/IFRS) e US GAAP

Per quanto riguarda la svalutazione da iscrivere in Conto economico bisogna osservare il metodo con cui era stata valutata l’attività al momento della sua registrazione. Il brevetto trattato nell’esempio, era stato valutato al costo e quindi si procederà con imputazione della perdita in Conto economico (Tabella 6).
Tabella 6: Conto economico

…………………………………….. Svalutazione brevetti ……………………………………. Utile d'esercizio

-20

Fonte: Biancone P. P., Le attività immateriali, l’avviamento, e l’impairment nei bilanci – Principi contabili internazionali (IAS/IFRS) e US GAAP

Se invece si trattava di una perdita relativa ad un’attività iscritta al valore rivalutato, la sua svalutazione andava imputata a decremento della “Riserva di rivalutazione” fino a concorrenza della stessa. Nel caso la perdita di valore superi l’importo della riserva costituita appositamente per quell’immobilizzazione, l’ammontare eccedente andrà imputato a Conto economico fra i costi d’esercizio. Tale perdita in più comporta la rettifica del piano di ammortamento che ha come effetti economici quote di ammortamento di importo inferiore o un numero inferiore di quote di ammortamento. A seguito della registrazione della perdita di valore, l’impresa sarà obbligata a valutare ogni anno se sussistono ancora le cause che avevano comportato la sua rilevazione in bilancio. In questa fase di monitoring chi si occupa della valutazione degli assets può

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servirsi degli stessi impairment indicators che erano stati utilizzati in precedenza per verificare la presenza di eventuali perdite. Le indicazioni possono dare sintomi opposti: Per le fonti esterne, possono verificarsi un aumento significativo del valore di mercato, un cambiamento significativo (con effetto favorevole alla società) nell’ambiente tecnologico di mercato, economico o legale o una riduzione dei tassi di mercato che comporta una riduzione del tasso di attualizzazione ai fini del calcolo del valore d’uso; Per le fonti interne, si può accertare un cambiamento significativo (con effetto favorevole alla società) nel modo in cui il cespite o la CGU vengono utilizzati o un riscontro dai budgets o da altri reports gestionali che l’attività considerata consegue un rendimento superiore a quello preventivato. Nel caso ci si accorge che sono spariti quegli indicatori che avevano portat o l’azienda a svalutare l’attività iscritta in bilancio occorre procedere al ricalcolo del valore recuperabile. Se da questo risulta che la perdita si sia ridotta o annullata è obbligatorio rivedere la vita utile, il valore residuo e il metodo di ammortamento in base al principio contabile che disciplina l’attività considerata anche se non si ritiene opportuno ripristinare il valore di bilancio. La scelta di procedere col ripristino di valore è ammessa per tutte le attività soggette ad impairment tranne che per il goodwill. Come si vedrà nel prossimo paragrafo, è possibile iscrivere l’avviamento in bilancio solo se questo è stato acquisito a titolo oneroso. Il divieto deriva quindi dal pericolo che il ripristino comporti la rilevazione dell’avviamento generato internamente (il cosiddetto “avviamento originario”). Inoltre, non si può procedere a ripristinare l’intera perdita che si era determinata in precedenza; il ripristino di valore trova limite nell’importo del valore contabile che sarebbe stato determinato, al netto di svalutazioni e ammortamenti, qualora non fosse stata rilevata la svalutazione da impairment negli esercizi precedenti. La registrazione in bilancio seguirà la linea di condotta intrapresa al momento della svalutazione e verrà rilevato immediatamente un ricavo in Conto economico se negli esercizi passati si era rilevato un costo 29 oppure si effettuerà una rettifica della riserva di
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Secondo i principi contabili nazionali i ripristini di valore delle attività finanziarie vanno imputati alla voce D 18 del conto economico mentre i ripristini di valore delle attività materiali e immateriali, se hanno natura ordinaria vanno imputati alla voce A 5 (Altri ricavi e proventi), altrimenti se hanno natura straordinaria alla voce E 20 (Proventi con separata indicazione delle plusvalenze da alienazioni i cui ricavi non sono iscrivibili al n. 5). Per un approfondimento, cfr. Guida all’applicazione dell’impairment test dello IAS 36, Commissione per i principi contabili, Febbraio 2006.

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rivalutazione nel caso si tratti di attività materiali o immateriali rivalutate. Entrambi le correzioni comunque implicano la rettifica del piano di ammortamento. Diverso trattamento richiede invece il ripristino di valore di una CGU, ma per una trattazione più dettagliata se ne rimanda al prossimo paragrafo.

2.3 L’impairment test dell’avviamento
L’avviamento, secondo il principio IF RS 3 - Aggregazioni aziendali30, rappresenta << l’eccedenza del costo dell’aggregazione aziendale rispetto alla quota d’interessenza dell’acquirente nel fair value netto delle attività, passività e passività potenziali identificabili >>. Questo maggior cost o dell’azienda e delle attività acquisite con essa dovrebbe consentire il raggiungimento di migliori risultati (il cosiddetto “sovrareddito”) rispetto ai concorrenti che ne sono privi. L’avviamento raffigura infatti l’unicità intrinseca delle sinergie o attività immateriali che non è possibile esporre in bilancio 31. Fino a questo punto abbiamo osservato le procedure di applicazione dell’ impairment test riguardo alle singole attività materiali e immateriali, ma secondo i principi contabili internazionali va applicato anche all’avviamento 32. La motivazione di questa inclusione è dovuta al fatto che l’avviamento, che è un’attività a vita utile indefinita, non è assoggettata al processo di ammortamento 33, quindi risulta necessario sottoporlo ad una verifica per valutare l’eventuale riduzione di valore. I tipici casi che determinano un avviamento, ossia un costo d’acquisto superiore all’attivo netto contabile, si verificano in occasione delle operazioni di gestione straordinaria come l’acquisto di azienda, conferime nto, fusione, scissione e acquisto di partecipazioni. I principi contabili internazionali comunque disciplinano l’avviamento tramite l’IFRS 3 che si occupa di regolare le diverse operazioni di business combination ed è esso ad affermare che alla data di acquisizione l’avviamento acquisito vada rilevato
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Un’aggregazione aziendale consiste nell’unione di entità o attività aziendali distinte in un’unica entità tenuta alla redazione del bilancio. Il risultato di quasi tutte le aggregazioni aziendali è costituito dal fatto che una sola entità, l’acquirente, ottiene il controllo di una o più attività aziendali distinte, l’acquisito. 31 Cfr. Villa F., Elementi di amministrazione e contabilità, Tipografia in Ditta Eredi Bizzoni, Pavia, 1870; Guatri L., La svolta epocale nella contabilizzazione degli intangibili , in La valutazione delle aziende, n. 27, Inserto n. 1, 2002; Donaldson T. H., The treatment of intangibles: A banker View, Palgrave Macmillan, 9 dicembre 1992. 32 Mercer C., Harmes T., Gibbs A., Crow M., Valuation for Impairment Testing, Mercer Capital, 2002. 33 L’ammortamento dell’avviamento non è previsto dai principi IAS/IFRS. È invece ammortizzabile in un periodo massimo di 5 anni per le imprese italiane che redigono il bilancio civilistico (Art. 2426 c.c. n. 6).

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come attività (in caso di avviamento negativo, va imputato come provento in Conto economico). Il metodo di contabilizzazione per tutti gli elementi facenti parte dell’aggregazione è quello del costo di acquisto ( purchase method). Ciò richiede di stimare singolarmente il valore corrente di ogni singola posta di bilancio acquisita dato che tale metodo comporta l’iscrizione al fair value delle attività, passività e passività potenziali identificabili acquisite nell’operazione di business combination34; l’avviamento, che verrà rilevato nello Stato patrimoniale dell’acquirente, sarà pari alla differenza che residua fra il prezzo pagato per la business combination e il saldo netto di tutti gli elementi valutati al fair value che si trasferiscono con l’aggregazione. Le complicazioni sorgono al momento della valutazione dell’avviamento. Secondo il principio internazionale IAS 36 negli esercizi successivi alla prima rilevazione va valutato al relativo costo, al netto delle perdite di valore accumulate. Ciò significa che dopo la registrazione iniziale scatta l’obbligo annuale di effettuare l’ impairment test delle CGU a cui è stato allocato l’avviamento acquisito tramite business combination. Si precisa che l’avviamento non è capace di generare flussi finanziari indipendenti, difatti è stato imposto di allocarlo, alla data di acquisizione, a una o a un gruppo di cash generating units che beneficiano delle sinergie dell’aggregazione 35. Come è stato osservato per le attività non valutabili autonomamente (paragrafo 2.1.3), l’impresa deve identificare delle CGU che siano coerenti con le modalità di gestione interna del business. Il giudizio sulla configurazione di una CGU, nonostante i limiti posti dal principio IAS 36, è molto soggettivo; in presenza di avviamento aumenta la sensibilità necessaria perché esso va allocato ad una CGU che può essere rappresentata anche dall’impresa nel suo complesso. Ad esempio, se viene acquistata un’azie nda per mezzo di un conferimento eseguito in sede di aumento di capitale, in presenza di avviamento lo si deve allocare interamente alla CGU costituita da tale azienda. L’allocazione alla CGU, che deve essere esposta nel primo bilancio che segue all’aggreg azione aziendale36, avviene col metodo detto purchase price allocation . Ma al momento dell’aggregazione aziendale, riuscire a stabilire correttamente a quali CGU allocare il
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Il principio IFRS 3 prevede le indicazioni generali per la determinazione del fair value delle attività, passività e passività potenziali. 35 OIC, Impairment e avviamento, Serie: Applicazioni IAS/IFRS, Applicazione n. 2, dicembre 2009. 36 Il principio IAS 36.84 prevede che se l’avviamento acquisito in un’aggregazione aziendale non possa essere allocato completamente prima della fine dell’esercizio in cui è avvenuta tale operazione, l’allocazione dovrà essere conclusa entro 12 mesi dalla data di acquisizione.

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prezzo che è stato corrisposto per acquisire l’avviamento è indispensabile anche in ottica di una sua esatta valutazione futura. La dimensione assegnata ad una CGU può infatti sensibilmente condizionare il verificarsi o meno di una riduzione di valore dell’avviamento; per questo motivo lo IASB, riducendo il rischio di politiche di bilancio, ha stabilito dei criteri molto restrittivi per l’identificazione di una CGU: le unità/gruppi devono rappresentare il livello minimo all’interno dell’entità in cui l’avviamento è monitorato ai fini del controllo di gestione interno e tale entità non può essere maggiore di un settore operativo 37. Va infine fatto presente che è molto difficile per i soggetti esterni comprendere la composizione e il numero delle CGU di un’azienda dato che queste informazioni non vengono quasi mai fornite nelle note di bilancio. Lo IAS 36 richiede di pubblicare questo genere di informazioni soltanto quando a seguito di modifiche del criterio di identificazione delle CGU si sono verificati casi di impairment, mentre in assenza di variazioni si tratta di informativa volontaria. Concluso il processo di identificazione delle CGU, occorrerà procedere con l’impairment test in ogni anno se ad esse è stato allocato l’avviamento (ed anche in corso d’anno se si nota qualcuno dei segnali che lasciano presagire una riduzione di valore). Il principio IAS 36 prevede che per valutare la presenza di una perdita di valore occorre confrontare il valore contabile della CGU con il suo valore recuperabile. Il valore contabile di una CGU è pari alla somma dei valori contabili di tutte le attività che la compongono (compreso l’avviamento), ossia di tutte le attività non in grado di generare autonomamente flussi finanziari in entrata 38. In particolare, si precisa che a parte necessità pratiche autorizzate dal punto 79, il valore contabile della CGU include solo le attività non correnti poiché le poste dell’attivo circolante, esposte al loro fair value, sono sottoposte a verifica di perdita di valore in base ad altri principi contabili. Prima di procedere al calcolo del valore contabile dell’unità, bisogn a accertarsi sulle percentuali di controllo che si hanno su di essa, perché in presenza di soci di minoranza occorre tenere conto della porzione di avviamento attribuibile ai soci di minoranza (lo

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Il “settore operativo ” deve essere determinato secondo il principio IFRS 8 - Settori operativi: << è una componente di un’entità che intraprende attività imprenditoriali generatrici di ricavi e di costi e i cui risultati operativi sono rivisti periodicamente al più alto livello decisionale operativo ai fini dell’adozione di decisioni in merito alle risorse da allocare al settore e della valutazione dei risultati >>. 38 Cfr. Caselli P., Modalità di contabilizzazione delle business combination: Iscrizione successiva dell’avviamento e profili critici sull’impairment test secondo il principio contabile internazionale IAS 36 , il Notiziario n. 4/2010, Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Modena.

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IAS 36 le indica come “quote di pertinenza di terzi”). Quan do il controllo non è totalitario, per la determinazione del valore contabile si deve aggiungere la porzione di avviamento che non essendo di nostra proprietà non appare nel nostro bilancio. Successivamente però in caso di rilevazione di una perdita relati va all’avviamento, essa va ripartita in base alle percentuali possedute. Il valore recuperabile di una CGU è dato dal maggior valore recuperabile tramite l’uso continuativo (valore d’uso) e il valore recuperabile tramite la cessione dell’unità ( fair value). I criteri generali per la determinazione di entrambi i valori seguono la stessa logica vista per la stima delle singole attività. Se il fair value è superiore al valore d’uso, per l’impresa sarebbe conveniente cedere la CGU, viceversa se il fair value è inferiore al valore d’uso, l’impresa otterrà maggiori benefici continuando ad utilizzare la CGU. Un’osservazione che va fatta prima della stima del valore recuperabile di un’unità che comprende l’avviamento, riguarda lo stato di salute delle attività che r accoglie a se; nel caso queste presentano segni di deterioramento serve effettuare la verifica delle singole attività e se necessario ridurre il loro valore di bilancio per poi procedere al calcolo del valore recuperabile della CGU. Non è comunque necessario effettuare annualmente il calcolo del valore recuperabile di una CGU a cui è stato allocato l’avviamento, se il dato calcolato l’anno precedente eccedeva abbondantemente il valore contabile o se le attività e passività che fanno parte dell’unità non hanno subito sensibili variazioni dall’epoca dell’ultimo calcolo. Identificati i due valori è possibile effettuare il raffronto e se da questo emerge che il valore recuperabile è inferiore al valore contabile si è in presenza di una impairment loss. In questo caso il principio IAS 36 obbliga di procedere alla svalutazione riducendo prima l’avviamento allocato alla CGU in modo da coprire la perdita e se giunti al suo annullamento vi è ancora un’eccedenza di perdita bisogna ridurre il valore delle attività che compongono la CGU in proporzione al loro valore contabile. In merito alla contropartita contabile però oggi non è ancora stato chiarito quale voce utilizzare per rilevare la perdita di valore subita dall’avviamento. Alcuni esperti in materia ritengano vada trattata come quella delle singole attività e pertanto iscritta in conto economico fra i costi d’esercizio mediante la voce “Svalutazione avviamento”; altri studiosi invece reputano più corretto utilizzare la voce “Fondo rettificativo avviamento”, da imput are indirettamente a riduzione del valore contabile dell’avviamento iscritto, così da riuscire

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a mantenere il valore storico inizialmente imputato. In caso di svalutazione delle attività che compongono la CGU si seguono gli stessi criteri già visti, distinguendo fra attività iscritte al costo e attività rivalutate. Un’operazione esplicitamente vietata riguardo le CGU è la non ammissione delle compensazioni di perdite di valore fra una CGU e l’altra, ciò perché oltre a rappresentare chiare scelte di politica di bilancio in mano agli amministratori, in caso di perdite di valore è vietato dal principio IAS 36 ridurre il valore contabile al di sotto del più alto fra il fair value meno i costi di vendita e il valore d’uso calcolato per l’unità considerata. Un’altra tipologia di attività che è soggetta a imapirment test con un procedimento similare a quello svolto per la valutazione dell’avviamento è rappresentata dalle corporate assets, cosi come definite dal principio IAS 36.100. Si tratta di tutte quelle attività gestite centralmente, tipo immobili adibiti a sede centrale o centri di ricerca e sviluppo, che non sono in grado di generare un flusso finanziario autonomo, poiché esse vengono utilizzate al servizio dell’intera impresa. Per esse non è possibile s timare direttamente il valore recuperabile a meno che l’impresa non decida la loro dismissione. In base al principio internazionale, le attività gestite centralmente vanno valutate annualmente tramite la loro iniziale allocazione ad una o più CGU che permetterà negli esercizi futuri di verificare la presenza o meno di una perdita di valore. L’unica differenza riguarda la determinazione delle CGU, dato che per queste lo IAS 36 prevede che vadano prima identificate quelle a cui è possibile attribuire delle attività secondo un “criterio ragionevole e coerente” con quelli che hanno guidato la configurazione della CGU (attività centralizzate allocabili); poi in via residuale considerare quelle poste che non sono imputabili secondo il criterio sopra a nessuna specifica CGU (attività centralizzate non allocabili). La recuperabilità del valore di codesti assets deve essere considerata con riferimento ad una CGU più ampia che sia in grado di comprenderli. Ultima importante nota del principio su questa materia riguarda l’eventualità di un ripristino di valore della CGU. Ad ogni chiusura di bilancio occorre, come per le singole attività, verificare l’esistenza di indicatori che attestino il venir meno della perdita di valore rilevata negli esercizi precedenti e in caso questa sia venuta meno ripristinare il valore delle attività svalutate con esclusione dell’avviamento che era stato allocato alla CGU al momento dell’acquisizione. Il rifiuto da parte dello IASB di consentire il ripristino dell’avviamento si concilia con il principio IAS 38 - Attività

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immateriali che vieta espressamente di rilevare in bilancio l’avviamento generato internamente. Non è possibile infatti dimostrare che un possibile incremento del valore recuperabile dell’avviamento sia dovuto ad una eliminazio ne della perdita di valore rilevata in passato piuttosto che ad un aumento generato nell’avviamento dall’operatività aziendale attuale (risorsa non identificabile).

2.4 Informazioni integrative e aspetti critici dell’impairment test
I punti del principio IAS 36 che vanno dal 126 al 133 enunciano le informazioni che la società che redige il bilancio secondo i principi contabili internazionali deve obbligatoriamente pubblicare nel caso una delle sue attività o CGU subisca una perdita di valore oppure un ripristino di valore. Suddette informazioni vanno inserite fra le Note esplicative del bilancio, ma riguardo alla forma attraverso cui vadano esposte il principio lascia molta libertà ai suoi redattori. Esso si limita solo ad elencare il tipo di dati e chiarimenti che devono essere forniti per consentire ai soggetti interni ed esterni all’impresa di poter comprendere la metodologia e i criteri utilizzati, compresi gli indicatori che hanno suggerito l’esecuzione dell’ impairment test, per identificare i diversi valori da cui è scaturita la perdita o il ripristino di valore. La definizione delle CGU, l’allocazione dell’avviamento alle CGU, la determinazione del valore d’uso e del fair value al netto dei costi di vendita delle diverse attività che costituiscono il patrimonio della società contribuiscono a dare maggiore fiducia ai bilanci societari. A fronte dei dubbi che la crisi attuale ha fatto emergere verso i bilanci al fair value, il principio IAS 36 disciplina al punto 134 l’analisi di sensitività sull’ impaiment test che deve essere esposta nelle Note di bilancio. Questa tecnica permette ai redattori di bilancio di spiegare dettagliatamente le variabili che sono state considerate per la determinazione dei valori recuperabili che hanno portato agli adeguamenti dei valori contabili 39.

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In particolare, occorre indicare: L’eccedenza del valore recuperabile della CGU rispetto al valore contabile; Il valore assegnato agli assunti di base; Le variazioni del valore assegnato agli assunti di base che, dopo aver considerato le eventuali modifiche indotte da tale cambiamento sulle altri variabili utilizzate, rende il valore recuperabile della CGU pari al suo valore contabile.

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A causa dell’incidenza assunta dagli importi delle attività suscettibili a processi di impaiment sugli attivi di bilancio, l’importanza delle informazioni esplicative diventa ancora più elevata in questa particolare situazione del sistema economico. La necessità di migliorare la qualità della disclosure relativa all’applicazione del principio IAS 36, emerge in considerazione degli impatti che ha l’attuale crisi sulla situazione economica patrimoniale e finanziaria, sulle scelte operative e strategiche e sugli eventuali correttivi apportati per adattare la strategia dell’impresa ai cambiamenti del mercato 40. Data la rilevanza che ha il bilancio per i suoi diversi stakeholders, le società per poter rappresentare in maniera chiara, completa e tempestiva i rischi e le difficoltà a cui possono andare incontro, devono sempre avere a disposizione piani aziendali aggiornati. Il processo di impairment test, come è stato più volte ripetuto, è inevitabilmente frutto di valutazioni discrezionali e soggettive. In questo scenario è fondamentale saper spiegare nelle Note informative le valutazioni che sono state compiute dagli amministratori. I consigli di amministrazione delle società, che all’introduzione dei principi contabili internazionali si servivano di proiezioni di medio periodo ottenute sulla base dei soli budget o di altri metodi quali i multipli di borsa o i multipli di transazioni 41, devono oggi, in qualità di responsabili della redazione dei bilanci della società, dedicare uno specific o momento all’approvazione della procedura di impairment. Questa scelta consentirebbe al bilancio di acquisire una maggiore trasparenza a causa della migliore tracciabilità dell’informazione contabile e agli stessi amministratori di avere l’occasione per r icercare le ragioni da cui può scaturire una capitalizzazione di mercato della società significativamente inferiore al patrimonio netto contabile (attività richiesta dal principio IAS 36.12). L’impairment test nel corso del tempo, se non svolto come un puro atto contabile, assume per il management uno strumento di controllo e di comunicazione al mercato che può permettere alla società di presidiare le sue fonti di vantaggio competitivo attraverso la corretta e tempestiva misurazione dei risultati raggiunti.
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CONSOB - Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, Tavolo di coordinamento fra Banca d’Italia, Consob ed Isvap in materia di applicazione degli IAS/IFR S, Documento Banca d’Italia/Consob/Isvap n. 4 del 3 marzo 2010. 41 I multipli di mercato sono rapporti tra i prezzi di mercato (quotazioni) di uno strumento azionario e una data grandezza di bilancio. Un multiplo di transazioni comparabili esprime il rapporto tra valori impliciti in un’operazione di acquisizione e grandezze economico-patrimoniali di una società. In ambito valutativo, l’utilizzo dei multipli presuppone che il valore di una società si possa determinare assumendo come riferimento le indicazioni fornite dal mercato o da operazioni di compra/vendita aventi ad oggetto società con caratteristiche analoghe a quella oggetto di valutazione. (Fonte: www.borsaitaliana.it)

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Queste considerazioni possono essere utili per gli operatori di qualsiasi settore. Anche nel sistema calcio, la crisi economica mondiale e l’approvazione da parte dell’UEFA dei principi sottostanti il “ Financial Fair Play” rendono necessario rivedere continuamente se il valore attribuito dalle società di calcio alle proprie attività è congruo con il loro valore reale.

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Capitolo 3 - Il bilancio delle società calcistiche italiane
3.1 L’evoluzione della società calcistica professionistica
Lo studio dei bilanci delle società calcistiche esprime la volontà di ricercare quelle condizioni di equilibrio economico-finanziaro che si differenziano dal modello generale di impresa poiché inerenti un’attività che ha come fine principale il perseguimen to del risultato sportivo e non di quello economico. In maniera molto più marcata degli altri sport, nel corso della sua storia il gioco del calcio è risultato sempre più strumentale al successo di numerosi altri business. Ma questa sua evoluzione è stata sempre accompagnata da una precaria situazione economica-finanziaria che ha coinvolto l’intero mondo del calcio. Questa condizione di debolezza, a causa della rilevanza economica e soprattutto sociale che riveste il sistema calcio, è stata oggetto di attenzione anche da parte delle pubbliche istituzioni che hanno cercato di intervenire per dare una struttura forte e stabile al modello di gestione assunto dai diversi club professionistici. Per comprendere le peculiarità dell’attuale struttura su cui regge oggi il calcio italiano è possibile individuare tre principali fasi storiche, contraddistinte da specifici eventi, che hanno determinato la fisonomia giuridica delle società calcistiche e le relative croniche esposizioni finanziarie che non sarebbero sempre così ben accettate in altri settori economici 1. Gli anni ‘60 e ‘70 Lo sport del calcio, inteso nel senso e nello spirito moderno, nasce nei campus della Gran Bretagna circa a metà del 1800. A seguito del travolgente fanatismo che si sparse tra il pubblico di tutto il continente europeo, alla fine di quel secolo inizia a diffondersi anche in Italia 2. Si trattava di piccole iniziative, organizzate a livello amatoriale da parte

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Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), Casa Editrice Dott. Antonio Milani - CEDAM, Venezia, 2009, p. 3. 2 Nel 1872 si disputò a Glasgow il primo incontro internazionale della storia fra le rappresentative di Scozia e Inghilterra, davanti a 4000 spettatori che avevano pagato uno scellino a testa e videro terminare la sfida a reti inviolate. Per un approfondimento di veda: Emmanuele M., “Scozia-Inghilterra. Centoquarant’anni fa il primo match tra nazionali. Quattordici attaccanti in campo: 0 -0” pubblicato su http://www.tempi.it/scozia-inghilterra-centoquarantanni-fa-il-primo-match-tra-nazionali-quattordici attaccanti-in-campo-0-0#.UdPPYjt-0Z4, il 30 novembre 2012.

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di appassionati, capaci di riscuotere subito un notevole successo nelle grandi città. Sull’onda dell’entusiasmo presero via diversi tornei che avevano durata di pochi giorni e con un numero esiguo di iscrizioni. Ad esempio il primo campionato tricolore, disputato nel 1898 a Torino e vinto dal Genoa, aveva solo quattro squadre partecipanti e si svolse nell’arco di una giornata 3. Il ripetersi di questi tornei avviene sempre in maniera più ampia e strutturata, ma nonostante nel 1913 viene disputato il primo campionato a livello nazionale 4, che dimostra con quale forza il calcio stia penetrando nel tessuto sociale del Paese, le manifestazioni non comportano mai grossi investimenti o la creazione di strutture stabili. Anche le due guerre hanno contribuito al lento decollo del calcio italiano come sport di massa, il quale è oggi in grado di coinvolgere con il suo tifo miliardi di persone di tutti i ceti e razze. Sino alle soglie degli anni ’60 si assiste quindi alla crescita dello sport, con il passaggio da semplice attiva svolta nel tempo libero e come momento di svago ad attività organizzata, con la crescita delle squadre disposte a competere su qualsiasi fronte per raggiungere il più alto numero di successi e segnare la storia di questo sport. Se fino ad allora andava bene la dimensione dell’associazione sportiva prevista dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano - CONI5 con la Legge n. 426 del 16 dicembre 1942, la necessità di aumentare gli investimenti per far fronte all’aumento del tasso tecnico delle competizioni e al progressivo interessamento al calcio dei media (in particolare le televisioni) richiese la revisione della forma giuridica assunta dalle squadre. Si assiste in questo periodo all’uscita dalle squadre dell’associato -praticante con l’ingresso dell’atleta professionista. Questo è il passaggio fondamentale che caratterizza la prima delle tre fasi storiche (gli anni ’60 e ’70). Se prima non erano necessari molti fondi dato che le spese di gestione erano rappresentate solo dai costi necessari per l’a cquisizione delle attrezzature per giocare a calcio, adesso il costo di acquisto e di gestione dell’atleta richiede l’ingresso di maggiori capitali 6. Ciò dà il via al ricorso a fonti esterne da parte dei presidenti più
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Il torneo venne disputato al Velodromo Umberto I in forma quadrangolare. Le quattro squadre partecipanti erano: Internazionale Torino, FC Torinese, Ginnastica Torino e Genoa. (Fonte: www.figc.it) 4 Il torneo era organizzato in due raggruppamenti (quello settentrionale e quello del centro-sud). La finale si gioca a Genova e il Pro Vercelli, per il terzo anno consecutivo, battendo 6-0 la Lazio, vince il titolo di Campione d’Italia. (Fonte: www.figc.it) 5 Il CONI, emanazione del Comitato Olimpico Internazionale - CIO, è autorità di disciplina, regolazione e gestione delle attività sportive nazionali. (Fonte: www.coni.it) 6 Nel 1930 viene riconosciuto per la prima volta ai calciatori un rimborso spese. Ciò apre la porta al futuro calcio professionistico. Per un approfondimento, cfr. Tanzi A., Le società calcistiche. Implicazioni economiche di un “gioco”, Giappichelli, Torino, 1999.

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presuntuosi, che a causa delle basse entrate previste allora dall’attività calcistica non saranno in grado di rimborsare. Tale difficoltà porta la Federazione Italiana Giuoco Calcio - FIGC 7 a prendere le prime misure per trasformare le associazioni sportive in società professionistiche con un patrimonio proprio distinto da quello degli associati. Con la delibera del Consiglio Federale della FIGC del 21 dicembre 1966, si stabilisce definitivamente la transizione a società per azioni che determina l’adozione di uno statuto indicato dalla Federazione e l’obbligo di tenere un sistema contabile. Ma tale mutamento non riesce comunque a frenare la crisi finanziaria nella quale stavano precipitando le squadre italiane. In particolare, la causa dell’insuccesso di questi maggiori controlli è da individuare in un articolo dello statuto che vietava lo scopo di lucro soggettivo, prevedendo la destinazione di eventuali utili di bilancio alle attività di carattere sportivo perseguite dalle società. Questo limite comporta da parte degli azionisti un totale disinteressamento delle condizioni di equilibrio economico e finanziario poiché l’unica tipologia di remunerazione perseguibile è di tipo indiretto (ritorno di immagine e popolarità). Il problema è che il prestigio della squadra aumenta solo conseguendo successi sportivi, ossia assicurandosi i migliori calciatori in circolazione. Tale attività richiede però ingenti esborsi finanziari che non sono ripagati da equivalenti ritorni economici futuri. Dal 1981 alla metà degli anni ‘90 Oltre ai traballanti bilanci delle società calcistiche, a far emergere la necessità di una più trasparente regolamentazione contribuì nel 1978 il blocco del “calcio mercato” imposto dalla Pretura di Milano 8. Esattamente una settimana dopo l’irruzione dei carabinieri nel salone dell’albergo milanese Leonardo da Vinci, allora sede delle contrattazioni, il Presidente del Consiglio del Governo Andreotti fece avviare i lavori che diedero corpo

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È l’organizzazione italiana che si occupa di organizzare e dirigere l’attività di tutte le formazioni della Nazionale e supervisionare tutti i campionati italiani, da quelli professionistici a quelli locali. È stata fondata a Torino nel 1898 con il nome di Federazione Italiana del Football - F.I.F., denominazione mantenuta fino al 1909. 8 Il 4 luglio 1978, a seguito di una dichiarazione del Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori AIC, Sergio Campana, che espone pubblicamente che nel calcio vi è del marcio, il giudice del lavoro di Milano, Giancarlo Castagliola, blocca la sessione di calcio mercato con l’accusa di reato di mediazione di manodopera a scopo di lucro. Per un approfondimento, cfr. Falsanisi G., Giangreco E., Le società di calcio del 2000, Rubettino Editore, Catanzaro, 2001.

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alla Legge del 23 marzo 1981, n. 91 9. Questa tappa identifica il limite fra la prima e la seconda fase dell’evoluzione del calcio moderno. Sebbene la legge, che definisce lo status giuridico dello sportivo professionista sia rivolta a tutti gli sport, sono chiarissimi i riferimenti ai club calcistici. Per i calciatori inizia una nuova era perché per la prima volta vengono disciplinate le loro prestazioni sportive che in quanto corrisposte a titolo oneroso hanno tutti i requisiti per costituire oggetto di contratto di lavoro subordinato. Un’altra mezza rivoluzione apportata dalla legge attiene la forma giuridica delle squadre professionistiche. Per mezzo della riforma legislativa, le società sportive per poter operare nel settore professionistico (e quindi stipulare contratti con atleti professionisti) devono essere costituite nella forma di società per azioni o società a responsabilità limitata. Ma si tratta di una mezza rivoluzione dato che l’oggetto di tale società obbliga ancora a reinvestire interamente gli eventuali utili prodotti per il perseguimento dell’attività sportiva. Nuovamente, l’esclusione della finalità di lucro non permette di sfruttare i vantaggi tipici della società di capitali (ad esempio non si potevano distribuire utili ai soci, era impossibile emettere categorie di azioni diverse da quelle ordinarie che assegnassero privilegi ai so ci o effettuare la quotazione in borsa della società, …). Di conseguenza i passi in avanti compiuti con la nuova normativa, che stabiliva tra l’altro controlli molto più stringenti da parte delle Federazioni Sportive Nazionali a cui erano affiliati i diversi sport, non furono in grado di porre rimedio alla disastrosa situazione economica in cui si trovavano i club italiani. L’unico radicale cambiamento riguarda il rapporto fra atleta e società. Acquisendo il titolo di lavoratore subordinato viene meno il rapporto di “vincolo sportivo” che esisteva prima della Legge 91/81 e che assicurava alle società di calcio il diritto esclusivo delle prestazioni sportive per tutta la carriera agonistica del calciatore. Una simile legislazione non lasciava alcuna libertà a ll’atleta che si ritrovava sotto l’assoluto controllo della società che ne deteneva il vincolo. La novità della norma, con il fine di equilibrare il potere contrattuale delle parti, fu l’obbligo di abolizione del vincolo entro cinque anni dalla sua entrata in vigore. Questo speciale articolo, che doveva sovvertire le tradizionali modalità di trasferimento del calciatore, fallisce clamorosamente il suo obiettivo. Dopo la sua introduzione si hanno due tipologie di trasferimento:

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GU n. 86 del 27 marzo 1981, Legge del 23 marzo 1981, n. 91 - Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti.

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cessione del contratto: i contratti possono avere durata massima di cinque anni, ma prima della scadenza è possibile la cessione da una società all’altra; trasferimento per scadenza del contratto: libertà di scegliere la squadra col solo obbligo di riconoscimento, da parte della nuova squadra al club di appartenenza, di un risarcimento detto Indennità di Preparazione e Promozione - IPP (le federazioni determinavano le modalità di calcolo e gli altri termini essenziali). L’insuccesso era dovuto alla difficoltà del calciatore di trovare u na squadra disposta a pagare l’indennità; ciò in sostanza assegnava all’IPP gli stessi effetti dell’abrogato vincolo sportivo. Invero, non essendo previsto un limite di importo, le società per tutelarsi dalla perdita del loro principale asset strategico tendevano ad adoperarsi per alzare in maniera arbitraria il valore dell’indennizzo 10. Dal 1996 ai giorni nostri L’arrivo degli anni ’90, che vede l’Italia dopo 56 anni ospitare il Campionato del mondo11, continua ad essere contraddistinto dalla volubilità economica-finanziaria delle società calcistiche italiane. Anzi lo stato del sistema calcio a seguito dell’abolizione del vincolo sportivo è peggiorato perché le squadre per assicurarsi la preferenza dei calciatori hanno gonfiato gli stipendi 12. Ciò, accoppiato all’assenza del fine di lucro, esasperò al massimo lo sfruttamento delle società calcistiche come veicolo pubblicitario di presidenti e gruppi aziendali. Ma le variabili del contesto, a causa della crescita esponenziale delle cifre mobilitate dai diversi business interessati al calcio, subirono qualche cambiamento. La miccia che portò all’esplosione di questo sistema malato, in cui tutte le società di calcio rappresentavano in bilancio un eccessivo indebitamento verso il sistema creditizio, si accese co n l’intervento della Corte di giustizia europea, chiamata in causa l’1 ottobre 1993. La questione, riconosciuta da tutti col nome di “sentenza Bosman”, riguardava Jean Marc Bosman, calciatore professionista belga e

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L’IPP è dato dal prodotto fra un “parametro base”, pari alla media degli emolumenti globali lordi percepiti dal calciatore nelle ultime due stagioni secondo i contratti depositati in Lega, per il “coefficiente di moltiplicazione” che era determinato periodicamente attraverso tabelle allestite dalla FIGC. 11 La prima ed unica edizione giocata in Italia risale al 1934. In quell’edizione l’Italia si aggiudica anche il primo dei suoi quattro titoli mondiali. (Fonte: www.figc.it) 12 Questo è il momento a cui molti studiosi e letterati fanno risalire l’inizio dell’era milionaria degli stipendi dei calciatori. Per un approfondimento, cfr. Bianchi L. A., Corrado D., Bilanci delle società di calcio. Le ragioni di una crisi, Egea, Milano, 2004.

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tesserato dal Royal Liegeois13 che sollevò alla Corte di appello di Liegi accuse contro il diritto dei club a pretendere l’IPP e la libertà della federazioni sportive di limitare l’accesso alle competizioni sportive ai giocatori stranieri ma appartenenti agli Stati aderenti all’Unione Europea. La sentenza, che accolse entrambe le questioni, fu emessa il 15 dicembre 1995 ed ebbe subito effetto per tutti gli Stati membri. Malgrado l’abolizione dell’IPP non riguardasse tutti i trasferimenti dei calciatori, ma soltanto i passaggi fra club di Stati diversi, la sentenza oltre a sconvolgere il modo di agire sul mercato riuscì a mandare in fuorigioco la Legge 91/81. Il metodo di contabilizzazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori prevedeva allora l’iscrizione nello stato patrimoniale del costo di acquisto al netto dell’IPP che si sarebbe dovuta incassare alla scadenza del contratto (si considerava l’indennizzo come presumibile valore di realizzo). L’abrogazione decisa con la sentenza Bosman avrebbe generato per le società ulteriori pesantissime perdite che si sarebbero aggiunte a quelle già da loro storicamente sofferte. Per evitate questo disagio, con un primo decreto il Governo intervenne eliminando definitivamente anche l’IPP per i trasferimenti interni all’Italia, accordando con lo stesso alle società calcistiche di spalmare la perdita, sorta con l’eliminazione dell’IPP, durante i successivi tre esercizi e altri vantaggi fiscali 14. Approfittando delle continue riforme legislative che si verificarono prima di riuscire a convertire in legge i decreti che stentavano a trovare la condivisione di tutti, il Governo modificò la tanto contestata disciplina delle società sportive. Questa riforma, che introduce la finalità di lucro (condizione necessaria per l’accesso alla quotazione in borsa), l’ob bligatorietà del collegio sindacale e che limita al solo contesto sportivo i controlli svolti dalla Federazione, caratterizzerà la terza fase del calcio moderno 15 (dal 1996 ai giorni nostri). In pratica, la società sportiva professionistica viene equiparata alla tradizionale società di capitali ma col particolare fine di promuovere e diffondere lo sport. Tale passo è fondamentale per consentire alle società calcistiche di cogliere tutti i vantaggi apportati dalla crescita del settore, ormai divenuto business di livello planetario. Ne è un esempio
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La Royal Football Club Liege è una società calcistica belga, della città di Liegi, fondata nel 1892. È La prima squadra ad aver vinto il titolo di Campione del Belgio nel 1896. (Fonte: www.fcliege.be) 14 GU n. 115 del 18 maggio 1996, Decreto legge 17 maggio 1996, n. 272 - Disposizioni urgenti per le società sportive. 15 GU n. 272 del 20 novembre 1996, Legge 18 novembre 1996, n. 586 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 settembre 1996, n. 485, recante disposizioni urgenti per le società sportive professionistiche.

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la crescita di una particolare voce fra i ricavi in Conto economico. A partire dalla stagione 1994/1995, in cui per la prima volta la Radio Audizioni Italiane - RAI non ha più l’esclusiva sui diritti televisivi del campionato di calcio italiano, i club vedono aumentare in maniera vertiginosa i propri ricavi. Prima con la modalità pay tv e in seguito anche con la pay per view, le entrate delle società calcistiche, composte principalmente, fino a quel momento, dalla vendita dei biglietti delle partite, dai successi sportivi e dalle sponsorizzazioni, si ancorano allo sviluppo mediatico del calcio. Benché agli introiti della televisione satellitare si affiancheranno nella stagione 2004/2005 anche i diritti televisivi provenienti dal mercato del digitale terrestre, le perdite di bilancio aumentarono con la stessa velocità dei ricavi. Il male del calcio, che ha portato al fallimento anche di diverse società calcistiche professionistiche, va quindi ricercato nei motivi per cui tale immersione di liquidità non è riuscita a risanare i bilanci dei club. E la spiegazione più plausibile risiede nel circolo vizioso che si è instaurato fra diritti televisivi e stipendi dei calciatori. Le società di calcio italiane, come quelle di tutta Europa, a seguito della sentenza Bosman, hanno cercato di assicurarsi le prestazioni sportive dei migliori talenti in circolazione e trattenere quelli già presenti in rosa riversando nelle loro tasche i proventi milionari dei diritti televisivi. Questa strategia, secondo loro, sarebbe stata ricompensata dai successi conseguiti in ambito internazionale che avrebbe aumento il prestigio della società ed attratto nuovi sponsor. Ciò, invece, trascinò le società nel baratro di abnormi perdite che per essere coperte diedero impulso a quelle attività che sono diventate famose con i nom i di “doping amministrativo” e di “contabilità creativa” 16. Un caso molto frequente era ad esempio il ricorso al meccanismo della permuta che consentiva alle società di sopravvalutare il valore dei propri calciatori all’atto della cessione creando artificio samente delle plusvalenze per coprire le perdite di bilancio. Ma non trattandosi di pratiche leali e trasparenti nel lungo periodo, dato che il valore del nuovo acquisto, gonfiato volontariamente, imponeva pesanti quote di ammortamento, il legislatore decise nel 2003, con l’emanazione di un decreto, di intervenire un’altra volta 17. Il cosiddetto “decreto salva -calcio”, nonostante i contrattempi apportati delle inchieste svolte dall’allora Commissario europeo per la Concorrenza, Mario Monti, permise alle soci età
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Bianchi L. A., Corrado D., Bilanci delle società di calcio. Le ragioni di una crisi , Egea, Milano, 2004. GU n. 243 del 18 ottobre 2003, Legge 17 ottobre 2003 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 agosto 2003, n. 220, recante disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva.

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di distribuire in 10 anni la perdita di valore relativa ai valori dei diritti alle prestazioni sportive che erano stati iscritti ad un valore giudicato non recuperabile 18. Da questo momento in poi, in generale, è cambiata la gestione societaria delle squadre italiane che, a discapito della fuga all’estero dei cosiddetti top players, hanno finalmente iniziato a stabilire un tetto massimo per gli ingaggi dei propri calciatori, dando maggiore rilevanza agli aspetti legati al controllo dei conti e alla formazione del bilancio.

3.2 La funzione del bilancio di esercizio redatto dalle società calcistiche
La crescente considerazione acquisita oggi da parte dei club calcistici riguardo il bilancio d’esercizio è rilevante sotto diversi punti di vista. Rispetto a tu tti i bilanci pubblicati da aziende attive in altre attività economiche, le informazioni fornite dal bilancio di una società di calcio, vanno interpretate attraverso una visione che nel tempo si è gradualmente trasformata. Questo mutamento è stato necessario a seguito dell’influenza assunta dall’aspetto economico sui risultati agonistici. In qualità di strumento primario per l’apprezzamento della gestione aziendale risulta logico per tutti andare a considerare lo stato di salute delle poste di bilancio che determinano la composizione del capitale di funzionamento e la formazione del reddito di esercizio. Ma a causa della specialità del business considerato, il capitale di funzionamento può non dimostrarsi idoneo a rappresentare una fonte di garanzia per i terzi, come il risultato economico può non essere considerato soddisfacente per gli investimenti effettuati. Basta tenere presente che il patrimonio di una squadra di calcio è rappresentato prevalentemente dai diritti alle prestazioni sportive dei suoi calciatori che possono arrivare a valere milioni di euro (situazione tipica per le squadre di Serie A). Eppure, qualora la società venga dichiarata fallita, i suoi creditori sociali avranno poche garanzie su cui rivalersi. La FIGG, infatti, provvederà alla rev oca dell’affiliazione e all’inserimento dei suoi tesserati nella lista dei giocatori svincolati 19. Ciò mostra in modo molto pratico quanto sia vulnerabile il patrimonio di una società calcistica. Per
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A seguito delle inchieste il periodo verrà ridotto a 5 anni. Cfr. Sergi S., “L’Europa affonda il decreto salva-calcio”, l’Unità, domenica 2 novembre 2003, p. 20. 19 L’affiliazione delle squadre italiane alla FIGC è essenziale per avere ragione di esistere. In base punto 6 dell’Articolo 15 del Titolo II delle Norme Organizzative della FIGC: << Le società devono provvedere annualmente al rinnovo della affiliazione all’atto della iscrizione al Campionato ed al versamento, ove previsto, della relativa tassa >>.

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quanto riguarda il reddito di esercizio occorre distinguere due tipologie di società sportive. La valutazione delle condizioni di economicità di una società indipendente assume caratteri differenti di quella che occorre svolgere per una società appartenente ad un gruppo aziendale20. Mentre per la sopravvivenza della prima è indispensabile il rispetto delle classiche condizioni di equilibrio economico-finanziario, per le società controllate da un gruppo industriale il giudizio va svolto sotto una diversa luce. Il risultato di esercizio, infatti, assume poco valore in un contesto simile. Per il gruppo “non conta molto“ l’entità dei flussi prodotti, ma piuttosto sono importanti i successi sportivi conseguiti sul campo. I buoni risultati aumentano la notorietà del gruppo, cosicché il pubblico di tutto il mondo può ammirare il suo nome e i suoi prodotti nei diversi stadi e spot televisivi che fungono da palco scenico internazionale. Ma avere una solida situazione economica-finanziaria è una nota positiva anche per le società calcistiche controllate dai gruppi così da non rischiare di soffrire le crisi che possono colpire questi ultimi 21. L’analisi del grado di economicità delle società calcistiche, sebbene il reddito d’esercizio non è un indicatore rappresentativo della reale situazione dell’azienda calcistica, deve prescindere per forza dalla costruzione di indici elaborati sulla base di un bilancio redatto secondo dei principi contabili validi per tutte le società. Questa considerazione può essere vista come il frutto del processo che ha portato sempre più la squadra calcistica a diventare un’impresa calcistica. Seppure all’interno delle società calcistiche via sia spesso un management non aziendale, ma proveniente dai campi da calcio, è necessario che costoro operino con un’ottica che concili i fini extraeconomici, tipici della società sportiva, con i presupposti di equilibrio economico. La previsione di un sistema di controllo ad hoc per la realtà calcistica professionistica rende comunque più stringenti i vincoli di iniziativa economica che regolano l’attività delle società calcistiche. Sia per la contabilità che per la gestione societaria, la disciplina viene dettata dalla Federazione attraverso le Norme Organizzative Interne della FIGC 20

Cfr. Benoldi A, Sottoriva C., La disciplina della redazione del bilancio di esercizio delle società di calcio. Confronto con l’esperienza internazionale ed impatto del c.d. << Financial fair play >> , Rivista di diritto ed economia dello sport, Vol. VII, Fasc. 1, 2011, p. 149. 21 I casi tristi del calcio professionistico italiano afflitto dalle difficoltà che hanno coinvolto importanti gruppi industriali sono molti. I più famosi sono quelli di Cirio e Parmalat che avevano partecipazioni azionarie di controllo in Lazio e Parma calcio. Per un approfondimento, cfr. CONSOB, Relazione per l’anno 2003, Roma, 31 marzo 2004.

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NOIF. Ma prima ancora delle carte federali, riconosciute dal legislatore anche se non hanno forza di legge poiché si occupano solo di dettare uno speciale ordinamento settoriale, vi è l’obbligo di redazione del bilancio di esercizio previsto dall’Articolo 2423 del codice civile22. L’elaborazione di tale documento è doverosa da quando la Legge 91/81 ha disciplinato una serie di controlli più penetranti per salvaguardare lo sport professionistico. Anche il processo di armonizzazione contabile, visto nel Capitolo 1, ha interessato il mondo del calcio italiano. Dopo l’emanazione da parte della Commissione europea del Regolamento CE n. 1606 del 19 luglio 2002, che dispone la diretta applicazione dei principi contabili internazionali all’interno degli Stati membri, per una determinata tipologia di conti e società, il Governo italiano con il D.Lgs n. 38 del 28 febbraio 2005 ha esercitato le sue opzioni preve dendo, fra gli altri, l’obbligo di adozione, dall’1 gennaio 2005, dei principi IAS/IFRS per la redazione del bilancio d’esercizio delle società quotate. Ciò in Italia ha interessato direttamente, a partire dalla stagione 2006/2007, tre società: Juventus Football Club S.p.A., S.S. Lazio S.p.A. e A.S. Roma S.p.A. 23. Per tutte le società di calcio iscritte ai campionati ufficiali organizzati dalla FIGC vige, come accennato sopra, accanto all’ordinamento di diritto comune un corpo di norme (NOIF) che disciplinano l’intero svolgimento dell’attività calcistica. All’interno di tale testo, emanato dal Consiglio Federale secondo le modalità stabilite dallo Statuto della FIGC, il Titolo VI (Controlli sulla gestione economica finanziaria delle leghe e delle società professionistiche) contiene un insieme di indicazioni da rispettare per la corretta rappresentazione contabile. L’obiettivo della FIGC, con questa parte di norme, è di verificare l’equilibrio finanziario dei club calcistici, nel rispetto del ruolo che gli è stato assegnato dall’Articolo 12 della Legge 91/81, ossia << al solo scopo di garantire il regolare svolgimento dei campionati sportivi >>. Per il perseguimento di codesto fine, le NOIF hanno istituito la Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio
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Il richiamo alla legge nazionale a cui sono sottoposte regolarmente le società italiane è specificato all’Articolo 84 - Contabilità e bilancio. L’articolo, introdotto nel 2007, al primo punto recita: << La contabilità deve essere tenuta dalle società in osservanza delle norme di legge >>. Mentre al terzo punto: << Il bilancio deve essere predisposto nel rispetto della normativa civilistica e sulla base dei principi contabili fissati dalla Commissione dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri ovvero sulla base dei principi contabili internazionali e in conformità del piano dei conti approvato dalla F.I.G.C. >>. 23 Per un approfondimento, cfr. CONSOB, Indagine conoscitiva sulle recenti vicende relative al calcio professionistico con particolare riferimento al sistema delle regole e dei controlli, Audizione della CONSOB, Camera dei Deputati, VII Commissione Permanente (Cultura, scienza e istruzione), Roma, 11 ottobre 2006.

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Professionistiche - COVISOC, a cui si attribuisce proprio la funzione di controllo sull’equilibrio economico -finanziario delle società di calcio professionistiche. A norma dell’Articolo 85 del Titolo VI, le società calcistiche sono obbligate a presentare periodicamente una serie di documenti: bilancio di esercizio, relazione semestrale, bilancio consolidato (società che esercitano il controllo su una o più società), budget, report consuntivo, certificazione dell’avvenuto pagamento degli emolumenti,

dichiarazione di versamento delle ritenute e dei contributi e il prospetto del rapporto valore della produzione/debiti finanziari. Per ognuno di questi atti vi è una scadenza precisa che i club sono tenuti a rispettare per non incorrere in illeciti disciplinari. Andando nello specifico, per la redazione del bilancio d’esercizio la legislazione italiana riconosce, al di là delle NOIF, altri due importanti strumenti: il Piano dei conti della FIGC e le Raccomandazioni contabili federali. Il primo, viene espressamente contemplato dalle NOIF che stabiliscono il principio generale per cui << la contabilità deve essere tenuta dalle società in osservanza delle norme di legge e utilizzando esclusivamente il piano dei conti approvato dalla FIGC >> 24. Le Raccomandazioni contabili contengono, invece, i criteri di valutazione che devono essere seguiti riguardo alcune poste di bilancio tipiche delle società di calcio. Esse hanno solo il fine di aiutare i club ad una corretta contabilizzazione e rappresentazione in bilancio. A questo fine, indicano le procedure da seguire per l’applicazione di principi contabili nazionali e internazionali che nella pratica possono creare problemi alle società calcistiche. Ulteriore regime di controllo che devono considerare le società iscritte al Campionato di Serie A è il Manuale delle Licenze UEFA. Si tratta di un regolamento predisposto dall’Unione Europea delle Federazioni Calcistiche 25 che prevede una serie di criteri (sportivi, infrastrutturali, organizzativi, legali ed economici-finanziari) per migliorare le condizioni di partecipazione delle singole società alle competizioni europee 26. La FIGC, agendo come braccio destro italiano dell’UEFA, ha ordinato la sua applicazione a

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Il piano dei conti e la struttura di bilancio di esercizio delle società di calcio professionistiche attualmente vigente è stato approvato con il C.U. n. 58 del 5 settembre 2006. (Fonte: www.figc.it) 25 L’Union des Associations Européennes de Football (UEFA) è stata fondata a Basilea (Svizzera) il 15 giugno 1954, sotto l’impulso di un gruppo di pionieri dirigenti calcistici lungimiranti . Oggi ci sono 54 federazioni affiliate alla UEFA che ha sede a Nyon (Svizzera). (Fonte: it.uefa.com/index.html) 26 La Licenza UEFA è una certificazione rilasciata dalla FIGC che conferma il rispetto da parte della società richiedente la Licenza dei requisiti previsti dal Sistema come parte della procedura alle competizioni UEFA. Per un approfondimento, cfr. Manuale delle Licenze UEFA - Edizione 2012. (Fonte: www.figc.it)

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partire dalla stagione 2004/2005. La Federazione italiana, che ha reputato in modo favorevole l’ingresso di questo ulteriore controllo, ha imposto il rilascio della Licenza UEFA come condizione necessaria per l’iscrizione al Campionato di Serie A; per le categorie inferiori la richiesta è facoltativa. Va comunque detto che lo sforzo svolto dalla società calcistica per rispettare i più rigidi parametri europei contribuisce ad aumentare il valore della società. Ciò che conta rilevare, dopo la discussione di tutti questi controlli, è l’esigenza delle società calcistiche di dover dare delle garanzie sotto il profilo economico-finanziario. Se in passato l’unica preoccupazione delle società era primeggiare in tutte le competizioni, nel calcio di oggi, per poter partecipare alle diverse gare è doveroso avere i conti in ordine e lo strumento in grado di rappresentare al meglio le dinamiche gestionali e il patrimonio di queste realtà è il bilancio d’esercizio.

3.3 Il Manuale delle Licenze UEFA
L’esordio del primo completo Manuale delle Licenze UEFA, a causa delle novità che ha introdotto nel mondo del calcio, ha necessitato di un periodo di tempo (durato cinque anni) utile per la corretta implementazione di un testo condiviso e adatto ad affrontare le diverse sfide cui si scontravano le Federazioni calcistiche dei diversi Paesi. L’avvio del progetto avvenne nel 1999 con la domanda all’EUFA, da parte di alcune società calcistiche professionistiche, di una licenza che avesse attribuito alle Federazioni o alle Leghe27 la possibilità di adottare delle misure idonee a favorire la crescita organizzativa e gestionale dell’intero sistema calcistico europeo. Il presupposto su cui si basavano questi “fondatori” del futuro financial fair play - FFP era il credo comune che l’inserimento in una società di dirigenti più preparati, un’organizzazione più efficiente, programmi di formazione più moderni, impianti più sicuri e funzionali e una maggiore solidità finanziaria avrebbero apportato benefici a tutto il sistema calcistico. In risposta

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La “Lega Nazionale Professionisti Serie A” associa in forma privatistica le società affiliate alla F.I.G.C. che partecipano al Campionato di Serie A e che, a tal fine, si avvalgono delle prestazioni di calciatori professionisti. Per un approfondimento, cfr. Statuto - Regolamento della Lega Nazionale Professionisti Serie A, Titolo I - La Lega e la Società (approvato dall’Assemblea in data 1 luglio 2010). (Fonte: www.figc.it)

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a tale domanda, nel giugno del 2000, il Comitato Esecutivo dell’UEFA 28 ha approvato l’introduzione, a livello europeo, di un sistema di licenze per l’ammissione delle società alle competizioni per club da essa organizzate (Champions League, Coppa Uefa e Intertoto). A tal fine, il Comitato Esecutivo dell’UEFA si adoperò anche per la predisposizione dei principi cardine che dovevano costituire i pilastri portanti delle politiche interne adottate dagli enti nazionali. Così, il 15 Marzo 2002 approvò il Manuale del Sistema delle Licenze ai Club - Versione 1.0 (chiamato più semplicemente col nome di “Manuale UEFA”). Questo testo detta i requisiti, disciplinati poi secondo le varie modalità previste a livello nazionale dalle istituzioni delegate, che le società calcistiche dovranno rispettare per una regolare iscrizione alle competizioni. Ciò che preme evidenziare è il significativo passo avanti, per il miglioramento della trasparenza e degli standard generali di gestione delle società di calcio e per la standardizzazione dei sistemi di controllo del calcio in Europa, compiuto per le cinque aree identificate dall’UEFA29. Fino a quel momento, in Europa non era ancora presente nessun sistema che prevedesse regole comuni, oltre a quelle da rispettare sul rettangolo verde, da considerare anche a livello amministrativo. Per l’Italia, nel giugno del 2002, la delega dell’intero sistema fu affidata alla Lega Nazionale Professionisti e fu essa a varare, nell’ago sto del 2003, la prima versione italiana del Manuale delle Licenze UEFA ( Manuale Italiano Versione 1.0 ). La procedura prevista per l’ottenimento della Licenza, per i club partecipanti al Campionato di Serie A, entrò in vigore a partire dalla stagione sportiva 2003/2004. Ma a causa del ritardo di preparazione, sia delle società calcistiche che della Lega, il primo anno non ebbe successo ed è per questo che viene considerato come anno di prima applicazione in Italia quello relativo alla stagione sportiva 2004/2005. Nel gennaio del 2004, per un’attuazione più efficiente delle norme UEFA, l’incarico passò però alla FIGC ed è questa Federazione che ancora oggi si impegna ad aggiornare il Manuale in

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Il “Comitato Esecutivo UEFA” è il supremo organismo esecutivo della UEFA. Comprende il Presidente UEFA e altri 15 membri eletti dal Congresso UEFA. Inoltre, su proposta del Comitato Calcio Femminile, nomina una donna in qualità di membro aggiuntivo, con gli stessi incarichi e diritti dei membri del Comitato Esecutivo UEFA. (Fonte: http://it.uefa.com/uefa/aboutuefa/organisation/ executivecommittee/ index.html) 29 Per l’indicazione delle cinque aree si rimanda al paragrafo 3.2 di questo Capitolo. Per ulteriori approfondimenti può essere utile la consultazione di una rivista interamente dedicata a questo tema di José Luis Arnaut, Independent European Sport Review 2006, October 2006.

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accordo con le novità introdotte dal Comitato Esecutivo UEFA e a rilasciare ogni anno le Licenze alle squadre italiane di Serie A e Serie B che ne fanno richiesta 30. La previsione, all’interno del Manuale delle Licenze UEFA, di requisiti economici finanziari, da verificare attraverso una serie di documentazione da inviar e all’Ufficio Licenze UEFA, entro le scadenze da esso fissate ogni anno, è uno degli strumenti che ha maggiormente contribuito a migliorare la credibilità commerciale delle operazioni svolte dai club. Il raggiungimento degli obiettivi imposti dal Sistema delle Licenze UEFA risulta infatti tuttora indispensabile per il mantenimento di un adeguato equilibrio economico-finanziario nella gestione di una società di calcio professionistica 31. La FIGC, per garantire la continuità aziendale nel breve periodo e consentire la crescita del sistema calcistico nel tempo, si è mossa principalmente nell’ambito dell’informativa economica-finanziaria che la società richiedente la Licenza UEFA deve fornire al momento della domanda. E fra le informazioni più rilevanti, sotto l’ aspetto economico, risulta il bilancio. La principale novità sta nel fatto che questo deve ora rispettare, oltre che la normativa civilistica, lo schema di bilancio e il Piano dei conti previsti dalla FIGC ed eventualmente i principi contabili internazionali IAS/IFRS, anche i principi stabiliti nel Manuale. E questo richiede innanzitutto che il bilancio sia sottoposto a revisione contabile da parte di una società di revisione iscritta nell’albo speciale CONSOB, che risponda ai prescritti criteri di indipend enza e terzietà. Con l’entrata delle nuove norme, il bilancio composto da Stato patrimoniale, Conto economico e Nota integrativa, deve obbligatoriamente ripotare anche la tabella di movimentazione dei diritti alle prestazione dei calciatori, il rendiconto finanziario, la relazione degli amministratori sulla gestione, la relazione del collegio sindacale, la relazione
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Il primo Manuale della FIGC è stato accreditato dall’UEFA con lettera del 10 gennaio 2005, approvato dal Presidente Federale in data 18 gennaio 2005 su delega del Consiglio Federale e pubblicato dalla FIGC in pari data con il Comunicato Ufficiale 158/A, sulla base di quanto previsto dal Manuale delle Licenze UEFA - Versione 1.0. Per un approfondimento, cfr. Deloitte & Touche, Sistema delle Licenze UEFA, Dicembre 2004. 31 Gli obiettivi che si è posta l’UEFA con la predisposizione del Manuale delle Licenze UEFA sono: Ottimizzazione della gestione economica-finanziaria; Credibilità e trasparenza del sistema calcio; Garanzie per i creditori; Continuità nella partecipazione alle Competizioni UEFA; Correttezza delle Competizioni UEFA anche sotto il profilo economico-finanziario; Conseguimento di un mercato più attraente per gli investitori e per i partner commerciali. Benoldi A, Sottoriva C., La disciplina della redazione del bilancio di esercizio delle società di calcio. Confronto con l’esperienza internazionale ed impatto del c.d. << Financial fair play >> , Rivista di diritto ed economia dello sport, Vol. VII, Fasc. 1, 2011, p. 174.

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dell’organo responsabile della revisione legale dei conti e ove esistente la rappresentazione grafica del gruppo. Altro importante cambiamento introdotto, per regolare una tipologia di società che in rari casi nella sua storia è stata in grado di produrre reddito, è l’obbligo per tutte le società calcistiche che vogliono ottenere la Licenza di non avere debiti. In particolare diceva il testo del Manuale al primo comma del criterio F.03: << La società richiedente la Licenza deve dimostrare di non aver avuto, in nessun momento nell’ultimo esercizio chiuso, debiti scaduti, derivanti dal trasferimento di calciatori, nei confronti di altre società di calcio, giocatori o altri soggetti riconosciuti dalle competenti istituzioni calcistiche nazionali o internazionali >>. L’introduzione di questo punto è stato il nodo nevralgico che ha riformato l’approccio gestionale delle società calcistiche, non solo italiane, ma dell’interno continente europeo. Nei primi anni, non volendo rinunciare agli ingenti introiti assicurati dalla partecipazione alle competizioni europee, le società calcistiche hanno cercato di pagare i loro debiti tramite la cessione delle loro attività patrimoniali. Per esempio la Juventus ha dovuto cedere alla Costruzioni Generali Gelardi, di Torino, il 27,2% del capitale sociale della controllata Campi di Vinovo S.p.A. - proprietaria del terreno dove è stato realizzato l’attuale impianto Mondo Juve - al prezzo di 37,3 milioni di euro32. Questa fu la politica generale che seguirono inizialmente i club europei che non volevano variare la loro politica gestionale e non avevano un Presidente in grado di coprire personalmente i debiti 33. L’innovazione apportata nel mondo del calcio attraverso tale sistema può considerarsi massiccia sotto vari punti di vista, soprattutto per la velocità con la quale ha investito il calcio italiano. Basta considerare il rifiuto dell’allora Presidente della FIGC e Consigliere speciale UEFA, Franco Carraro, di concedere una dilazione al calcio italiano per il riconoscimento della Licenza UEFA quale condizione indispensabile per l’iscrizione alle competizioni ufficiali 34. L’esclusività da considerare in questa tesi risiede nella redazione dei bilanci, dato che il sistema delle Licenze UEFA fa

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Tali valori sono riportati all’interno dell’atto Juventus Football Club: Accordo con la Costruzioni Generali Gilardi S.p.A., Torino, 30 giugno 2003. (Fonte: www.juventus.com) 33 L’esempio più emblematico è quello della società calcistica inglese Chelsea Football Club che ha potuto beneficiare della liquidità riversata nelle sue casse dal magnate russo Roman Abramovich. Cfr. Righi S., “Dodici giorni per non finire in fuorigioco”, Corriere della sera, 16 febbraio 2004, p. 3. 34 Per un approfondimento, cfr. Valdisseri L., “Sì alla licenza Uefa, l’Italia prova a guarire”, Corriere della sera, 21 novembre 2003, p. 45.

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essenzialmente riferimento a bilanci d’esercizio delle società di calcio redatti secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS. Una simile previsione risultava, infatti, necessaria per ottenere dei bilanci confrontabili in un settore economico che, come già ripetuto più volte, ha abbattuto tutte le barriere diventando un fenomeno oltre che sportivo anche economico e sociale.

3.4 L’impatto del financial fair play sui bilanci delle società calcistiche
Con il trascorrere delle stagioni calcistiche, ci si accorge però che nonostante vi sia stato un miglioramento della situazione debitoria dei club, i loro risultati economici continuano ad essere negativi. Questa situazione è determinata soprattutto dai giganteschi ingaggi corrisposti ai calciatori 35. Oltre a questo genere di costo, molte squadre in italiane soffrivano anche la spessa fissa annuale per aver scelto nel 2003 di usufruire del “decreto salva -calcio” che consentiva loro di ammortizzare la svalutazione del loro parco giocatori. Date le diverse difficoltà che affliggevano quasi tutte le squadre europee, in ottica di successive misure in grado di inasprire ulteriormente i controlli sulle società calcistiche, il 23 marzo 2009 il Comitato Esecutivo UEFA approvò, durante il meeting tenutosi a Copenaghen, la creazione del Panel di Controllo Finanziario per Club - Panel CFC. Questo organismo, composto da esperti finanziari e legali indipendenti dalle Federazioni e dai club, aveva il compito di assicurare che il sistema delle licenze venisse applicato correttamente. L’attenta osservazione da parte del Panel della struttura finanziaria delle società calcistiche doveva compiersi con lo scopo di promuovere quello che oggi, comunemente, prende il nome di “ fair play finanziario”. Tale punto è stato fin dalla prima riunione l’obiettivo prioritario del Panel. Anche le parole del Presidente della UEFA, Michel Platini, pronunciate a Nyon il giorno della nomina dei primi membri del Panel (12 novembre 2009), lasciavano fin da subito intraprendere lo scopo perseguito: << Siamo all’inizio di una nuova era nel calcio europeo. Il fair play finanziario è una delle massime priorità della UEFA per garantire una maggiore

35

Cfr., Comunicato stampa Deloitte Annual Review of Football Finance 2010 (Deloitte Italy Spa).

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trasparenza ed eguaglianza nelle nostre competizioni >> 36. Da qui è stato breve il passo verso l’approvazione da parte del Comitato Esecutivo UEFA, in data 25 maggio 2010, delle UEFA Club Licensing and Financial fair play Regulations . L’idea di istituire il financial fair play era già in programma dal settembre del 2009. L’opinione condivisa dai tifosi e dalle istituzioni calcistiche fino a quel momento era che le disparità tra le diverse squadre, nel calcio moderno, sono sempre più accentuate da fattori economici più che sportivi. Evento particolare, che suscitò l’attenzione anche di molti soggetti solitamente non interessati al fenomeno calcistico, fu l’acquisizione di Cristiano Ronaldo37, nella sessione di calcio mercato dell’estate 2009, da parte del Real Madrid. La curiosità di tale trasferimento, che mobilitò immediatamente i dirigenti UEFA ad intervenire con regole più severe, fu la cifra di 94 milioni di euro che il Presidente madrileno, Florentino Pérez, versò al Manchester United per assicurarsi le prestazioni del capitano della nazionale portoghese. Così, allo scopo di garantire il benessere generale del calcio europeo, nel settembre del 2009, subito dopo la chiusura di quella finestra di mercato, il Comitato Esecutivo UEFA ha approvato all’unanimità il fair play finanziario. Gli altissimi importi dei prezzi raggiunti dai cartellini del calciatori determinarono i seguenti obiettivi del FFP: Introdurre più disciplina e razionalità nelle finanze dei club calcistici; Ridurre la pressione su salari e trasferimenti e limitare gli effetti dell’inflazione; Incoraggiare i club a contare solo sui propri profitti; Incoraggiare investimenti a lungo termine sul settore giovanile e sulle infrastrutture; Tutelare la sostenibilità a lungo termine nel calcio europeo; Assicurare il tempestivo pagamento dei debiti da parte dei club. L’introduzione ufficiale dei principi sottostanti il FFP nel mondo del calcio avvenne con l’approvazione sancita con l’Associazione Club Europei - ECA38, nella sede UEFA di
36

Per un approfondimento si veda: “Nasce il Panel Controllo Finanziario”, pubblicato su http://it.uefa.com/uefa/footballfirst/protectingthegame/clublicensing/news/newsid=919322.html, il 13 novembre 2009. 37 Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro è nato a Funchal - Madeira (Portogallo) il 5 febbraio 1985 ed è considerato il secondo giocatore più forte del mondo. É preceduto solo da Leo Messi, a cui è stato assegnato il Pallone d’oro, il 7 gennaio 2013, per il quinto anno consecutivo. Dall’1luglio 2009 è un calciatore del Real Madrid. (Fonte: www.ronaldo7.net) 38 Fondata a gennaio 2008, la ECA è l’organo unico e indipendente che rappresenta i club calcistici in Europa e ha sostituito il gruppo “G14” e il Forum dei Club Europei. Rappresenta 207 squadre delle

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Nyon il 27 maggio 2010. Per raggiungere quegli obiettivi, mirati ad assicurare una maggiore stabilità ai club europei, furono previste una serie di misure che sarebbero gradualmente entrate in vigore nei tre anni successivi. Il provvedimento centrale su cui si basa la politica del FFP è quello del “pareggio di bilancio”. Tale principio è dive nuto pienamente operativo a partire dalle dichiarazioni finanziarie redatte al termine della stagione sportiva 2012 - gli anni 2010, 2011 e 2012 sono stati necessari per una corretta e completa implementazione delle norme - esercizio dove le società devono iniziare ad operare sulla base dei propri ricavi e senza spendere oltre i propri guadagni. La prima valutazione del rispetto della regola avverrà durante la stagione 2013/2014. La UEFA, che ha deciso di impegnarsi in questo progetto, al punto da inserire il fair play finanziario fra i suoi 11 valori fondamentali 39, ritiene che la portata di questo concetto sia quella necessaria per far si che le società calcistiche non entrino in una spirale di debiti per competere con gli avversari invece che competere utilizzando i mezzi propri. L’intento di ridurre le spese in eccesso, gli ingaggi gonfiati e gli stipendi stellari dei giocatori è stato condiviso anche dal Parlamento Europeo, che data la crisi finanziaria globale che interessa tutti i settori dell’economia ha garantito il proprio sostegno nel contrastare i problemi finanziari derivanti da operazioni irresponsabili e poco trasparenti 40. L’insieme dei principi emanati nel 2010, oltre ad integrare e aggiornare il Sistema di licenze per club, è riuscito, finalmente, a dare ad esse un impeto davvero deciso e concreto. Una tappa che dimostra la minore flessibilità con la quale ha deciso di intervenire la UEFA è rappresentata dall’abolizione del Panel CFC. Il Comitato esecutivo UEFA, il 30 giugno 2012, ha sostituito questo organismo con l’Organo UEFA per il Controllo Finanziario dei Club - CFCB. Una struttura che detiene più ampi poteri dato che oltre a dover controllare l’applicazione del Sistema di licenze per club e delle regole di fair play finanziario, essendo un organo UEFA di amministrazione della giustizia, ha il potere per infliggere sanzioni disciplinari a coloro che non rispettano i

federcalcio affiliate alla UEFA ed è governata da un consiglio direttivo composto da 15 membri. (Fonte: www.ecaeurope.com) 39 Sono pubblicati sul sito http://it.uefa.com/uefa/aboutuefa/elevenvalues/index.html. 40 Per un approfondimento si veda: “Fair play finanziario di scena a Bruxelles”, pubblicato su http://it.uefa.com/uefa/footballfirst/protectingthegame/financialfairplay/news/newsid=1494609.html#fair +play+finanziario+bruxelles, il 2 giugno 2010.

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requisiti fino ad arrivare a decidere sull’idoneità dei club a partecipare alle competizioni UEFA41. La stagione che è appena volta al termine costituisce il primo anno in cui i postulati del FFP sono diventati operativi e produrranno sentenze volte a disincentivare le operazioni ritenute pericolose per il sistema finanziario dei club. In particolare, per l’Italia, le norme da rispettare sono indicate all’interno del Manuale FIGC delle Licenze UEFA Edizione 2012. Tale testo però non coincide perfettamente con quello emanato dalla UEFA, e prevede per cui che le società che ottengono la Licenza e si qualificano per una Competizione UEFA sono soggette ad un processo di monitoraggio svolto direttamente dalla UEFA secondo le previsioni di cui al UEFA Club Licensing and Financial Fair Play Regulations – Edition 2012, Parte III. In base a questo testo, i club saranno valutati con il calcolo di un coefficiente di rischio, che tiene conto dei debiti accumulati e del monte ingaggi. La ratio del Regolamento del fair play finanziario è quindi quella di obbligare le società di calcio ad adottare sistemi gestionali che si autofinanziano. Una gestione che si autofinanzia non ha bisogno dell’impegno del proprietario della società o dei suoi soci di riferimento, perché in grado di creare le risorse finanziarie per far fronte ai propri impegni. Il requisito del punto di break even, calcolato come differenza fra voci di ricavo rilevanti e voci di costo rilevanti 42, costituisce quindi l’elemento fondamentale del financial fair play. Esso viene giudicato aggregando i risultati di tre stagioni. Il Regolamento UEFA prevede comunque delle eccezioni 43: È tollerato un deficit nel limite di 5 milioni di euro; Il limite di 5 milioni di euro può essere superato se e solo se il deficit è interamente coperto da mezzi propri e se non supera i 45 milioni di euro nei primi tre anni. A partire dal 2015/2016 (inizio del secondo triennio) l’area di accettabilità passerà a 30 milioni; In caso di deficit sarà tuttavia preso in considerazione anche l’eventuale surplus accumulato negli anni precedenti.

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Si osservi in merito il testo predisposto dal Comitato Esecutivo UEFA per la disciplina di tale organo: Procedural rules governing the UEFA Club Financial Control Body - Edition 2012. 42 La differenza se positiva comporta un break even surplus; se negativa un break even deficit. 43 Chiarini M., “Il futuro del calcio: il fair play finanziario”, articolo pubblicato il 13 gennaio 2013 sulla rivista giuridica on line www.giustiziasportiva.it.

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Suddetta valutazione, vista da tanti come l’unico strumento di salvezza in grado di garantire il “bene del calcio” 44, poiché garantisce la continuità aziendale della società 45, non è tuttavia ben vista da tutte le parti. Da diverse importanti figure del calcio europeo sono emerse delle critiche, che giudicano le norme sul FFP imperfette o addirittura dannose. Le disapprovazioni sono sintetizzabili in cinque punti: Aumenteranno la ricchezza dei club più ricchi: società come Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco sono diventati top club non perché hanno ricevuto fondi da petrolieri o imprenditori milionari, ma grazie ai successi conseguiti nel tempo sul campo; Sarà estremamente difficile controllare l’applicazione delle regole: non c’è modo di fermare gli investimenti nel calcio effettuati da cordate facenti capo a gruppi facoltosi. Tali investimenti, effettuati sotto la forma di sponsorizzazioni (o donazioni), dato che il Regolamento vieta il ripianamento degli indebitamenti attraverso aumenti di capitale o prestiti, hanno permesso recentemente a società fortunate, come il Paris Saint-Germain che è controllato dalla Qatar Investment Authority, di tenere le spese dei costi di trasferimento fuori dai propri libri contabili46; L’applicazione del Regolamento del fair play finanziario renderebbe il calcio meno interessante: se si tralascia la moralità è spettacolare vedere società disposte a pagare milioni, con importi in doppia o tripla cifra, per un gioco 47; Le nuove regole previste dal FFP possono essere illegali: secondo l’avvocato Jean-Louis Dupont (vincitore della sentenza Bosman) il requisito del pareggio di bilancio viola le libertà fondamentali dell’Unione Europea perché ostacola il

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Per un approfondimento si veda: “Il calcio prima di tutto”, pubblicato su http://it.uefa.com/uefa/ footballfirst/protectingthegame/financialfairplay/news/newsid=1520087.html, il 27 agosto 2010. 45 La continuità aziendale, ossia la capacità di poter far fronte e quindi onorare i futuri impegni finanziari, è uno dei punti cardine del Regolamento UEFA sul fair play finanziario. Non sarebbe sbagliato affermare che sia un “prerequisito”. L’importanza è tale che si richiede che il bilancio sia certificato da un revisore esterno con l’attestazione della sussistenza del requisito della st essa continuità aziendale (going concern). Cfr. Sottoriva C., L’applicazione del financial fair play in Italia: confronto con il Manuale delle Licenze Uefa Edizione 2012 e primi risultati dell’indagine condotta, Coverciano (Firenze), 24 maggio 2013. 46 Cfr. Vendemiale L., “Paris Saint-Germain, maxi sponsor. Fair play finanziario a rischio”, il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2013. 47 Cfr. Owen Gibson, “Manchester City and PSG cannot “cheat” financial fair play, Uefa warns”, theguardian, 4 febbraio 2013.

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libero movimento di capitali, di lavoratori (calciatori) e di servizi (attività prestata dagli agenti) 48; Le nuove norme colpiranno i portafogli dei fans: se dopo l’introduzione del FFP i club non hanno abbassato gli stipendi, per raggiungere il pareggio cercheranno di aumentare i ricavi tramite l’aumento del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti tv. Tirando le conclusioni sul FFP, che per ora ha avuto effetti solo sulla stagione 2011/2012 e quindi ancora non valutata, è possibile immaginare che la strada intrapresa sia quella esatta poiché le critiche si spengono ogni volta che una società calcistica è in gravi difficoltà e non è in grado di onorare i suoi impegni. Nessun calciatore vorrà mai giocare in una società che non paga gli stipendi. Ma per il funzionamento della strategia della UEFA, naturalmente vi deve essere una partecipazione attiva anche da parte dei club che devono comprendere che le misure adottate dalla Federazione europea non intendono danneggiarli ma difenderli da crisi che possono pregiudicarne la sopravvivenza. Il FFP rappresenta per questo motivo il presupposto da rispettare per gestire una società calcistica secondo un business model sostenibile nel lungo periodo.

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Si veda il ricorso presentato al Tribunale di prima istanza a Bruxelles, a nome dell’agente Daniel Striani, da tre avvocati, tra i quali Jean Louis Dupont. Nel ricorso si chiede un giudizio preliminare di compatibilità alla Corte di giustizia.

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Capitolo 4 - Applicazione dell’impairment test sui diritti alle prestazioni sportive
4.1 I diritti alle prestazioni sportive dei calciatori
4.1.1 Natura e significato economico nel bilancio di esercizio
L’analisi del bilancio d’esercizio di una società calcistica deve per forza partire dallo studio dei diritti alle prestazione sportive dei calciatori (nel prosieguo del capitolo per comodità saranno chiamate più semplicemente con la sigla “DPC”). Tale voce , che solitamente per le società del Campionato di Serie A assume un valore fra il 20% e il 50% del totale attivo di bilancio (si vedano alcuni esempi riportati nella Tabella 7), è da tenere sotto controllo a causa delle criticità riscontrate nella rilevazione contabile. Come è già stato detto nel precedente capitolo, per le società di calcio si applica la stessa disciplina civilistica e gli stessi principi contabili previsti in generale per tutte le imprese. È quindi fondamentale comprendere il significato economico che la disciplina contabile adottata gli attribuisce così da identificare i criteri da adottare nelle diverse vicende traslative e valutative connesse alla gestione dei DPC.
Tabella 7: Incidenza % dei Diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori sul Totale Attivo

Società calcistica Juventus F.C. S.p.A. A.S. Roma S.p.A. S.S. Lazio S.p.A. Udinese Calcio S.p.A. U.S. Città di Palermo S.p.A. Catania Calcio S.p.A.

Totale Attivo 427.780.347 303.771.288 263.697.029 172.571.863 146.460.534 106.037.068

DPC 118.094.687 82.934.402 47.077.904 46.325.957 73.245.905 19.556.933

Incidenza % 27,61 27,30 17,85 26,84 50,01 18,44 % % % % % %

Fonte: Relazioni finanziarie al 30/06/2012 pubblicate sui siti ufficiali delle rispettive società

Nonostante via sia ancora qualcuno discorde in ordine alla correttezza della capitalizzazione degli oneri derivanti dall’acquisto dei DPC 1, questo risulta il metodo principalmente utilizzato a livello europeo. Codesto trattamento, che ha costretto tutte le società a contabilizzare in Stato patrimoniale il valore del contratto di acquisto

1

Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 120.

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assimilandolo ad un’immobilizzazione immateriale, risp ecchia anche i principi contabili internazionali introdotti con l’avvento degli IAS/IFRS. Al fine di capire la natura dei DPC nel bilancio di esercizio risulta utile esaminare quanto previsto per l’identificazione di un’attività immateriale dal Principio IAS 38 Attività immateriale 2, elaborato dallo IASB. << Un’attività immateriale è un’attività non monetaria identificabile priva di consistenza fisica >> 3. Questa definizione acquisisce importanza pratica perché, in armonia con il Framework, lo IAS 38 definisce le caratteristiche che una risorsa non monetaria e priva di consistenza fisica deve possedere per essere considerata come immateriale 4: Sotto il controllo dell’impresa: ciò avviene quando l’impresa ha il potere di usufruire dei benefici economici futuri associati alla risorsa, limitandone l’accesso da parte di terzi. Il controllo, di regola, viene garantito dal diritto di proprietà; Derivante da operazioni svolte nel passato: anche se appare logico non poter considerare in bilancio eventi o risorse non ancora occorsi o che non esistono, il principio chiarisce il divieto si poter considerare un’attività ciò che lo diventerà in futuro secondo le nostre intenzioni; In grado di produrre benefici economici futuri: il punto 17 dello IAS 38 non determina la fonte di beneficio ma ne indica le possibili tipologie. Essi possono essere costituiti dai proventi originati dalla vendita di prodotti o servizi, dai risparmi di costo o da altri benefici derivanti dall’utilizzo dell’attività; Identificabile autonomamente: questo connotato si riscontra ogni qualvolta che l’attività risulta separabile (capace di essere ceduta o trasferita autonomamente sul mercato) o derivi da diritti contrattuali o da altri diritti che sono tutelati dall’ordinamento giuridico. Verificata l’esistenza delle quattro qualità necessarie, ma non sufficienti, per poter dichiarare la risorsa come un’attività immateriale, occorre compiere una seconda

2 3

Principio adottato con il Regolamento CE n. 2236/2004. OIC – Testo coordinato dei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) e interpretazioni IFRIC pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, Ottobre 2008. 4 IASB, IAS 38 - Attività immateriali, par. 11-18.

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valutazione per accertarsi se questa debba o meno essere rilevata in Stato patrimoniale. Ciò è obbligatorio se vengono rispettati contemporaneamente due ulteriori requisiti 5: deve essere probabile che ogni beneficio economico futuro affluirà all’impresa; la misurazione del relativo costo o valore deve avvenire in maniera attendibile. Provando ad applicare il concetto fin qui esposto ai DPC si dimostra la motivazione per cui tale attività viene fatta rientrare fra le risorse intangibili. Il calciatore essendo una persona umana non appartiene all’impresa, motivo per cui il capitale umano non può essere autonomamente contabilizzato. Ma il lavoro, che egli fornisce sotto la forma di prestazioni sportive, è regolato da un contratto acquisito a titolo oneroso. Questo, stipulato al momento dell’acquisto del calciatore, assicura alla società calcistica l’u so esclusivo delle sue prestazioni (controllo della risorsa) nell’ambito delle competizioni che andrà a disputare. Il secondo requisito, a parte il caso degli accordi preliminari che non permettono di registrare anticipatamente il DPC, appare sempre rispettato poiché la presenza di un diritto è sempre preceduto dall’acquisizione (evento avvenuto nel passato), a prescindere dalla sua tipologia. Molto intuitivo è anche il rispetto della terza prerogativa: i DPC rappresentano l’asset principale di una società calcistica e sono il fulcro dell’attività economica/sportiva da cui dipendono i benefici economici futuri (l’impresa in quanto proprietaria del DPC avrà anche diritto ad appropr iarsi di tali benefici). L’unica nota va fatta per quanto riguarda la probabilità che i benefici confluiscano all’impresa. A tal fine, in generale, la direzione aziendale deve stimare, sulla base delle informazioni a sua disposizione, le condizioni economiche che esisteranno nel corso della vita utile dell’attività in oggetto. Il pro blema sorge in considerazione del contesto in cui opera l’impresa calcistica. Sono state più volte presentate le difficoltà croniche dei club nel produrre risultati economici positivi dalle relative gestioni. Ciò perché l’alto valore associato ai DPC gener a elevate quote di ammortamento, che sommate ad altri costi operativi, le società calcistiche non sono in grado di coprire. Ma l’incertezza dell’afflusso di benefici economici può essere considerata nella stipula del prezzo che si è disposti a pagare per a cquisire quell’attività. La società, infatti, sarà disposta a pagare quel valore che giudica recuperabile, cosi da non compromettere la sua attività economica e rispettare in pieno i requisiti IAS/IFRS. Per il quarto requisito, ossia l’identificabilità, no n sorgono problemi dato che un
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IASB, IAS 38 - Attività immateriali, par. 21.

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business tipico delle società calcistiche è proprio lo scambio di DPC. Avendo chiarito che non vi sono problemi per quanto riguarda la probabilità che dall’impiego dell’attività affluiscano benefici in futuro, si può procedere all’iscrizione dei DPC in bilancio fra le immobilizzazioni immateriali dato che non sorgono dubbi sull’attendibilità della misurazione del loro valore se esso proviene da una contrattazione di mercato, mentre gli altri casi di acquisizione saranno trattati più avanti. In ambito italiano i DPC, regolati dai Principi contabili nazionali e dal codice civile, hanno subito un processo di contabilizzazione che è variato nel tempo in base all’evoluzione legislativa della disciplina inerente i calciatori e le soc ietà calcistiche. Sino alla stagione sportiva 1980/1981, in vigenza del “vincolo sportivo” che assicurava alla società calcistica un diritto di proprietà a tempo indeterminato, essa rappresentava i DPC fra la categoria dei beni immateriali come un qualsiasi diritto di natura patrimoniale6. Con l’eliminazione del vincolo e il riconoscimento dello “sportivo professionista” 7, la società calcistica può sottoscrivere contratti della durata massima di 5 anni8. Le novità introdotte dalla Legge 91/81 prevedevano che la società proprietaria potesse cedere il contratto del calciatore o alla scadenza maturasse il diritto al riconoscimento, da parte della società in cui andava ad accasarsi l’atleta, dell’ Indennità di Preparazione e Promozione (diritto che si prescriveva al termine della seconda stagione successiva alla scadenza contrattuale) 9. Anche se con leggi totalmente differenti che permettevano la costruzione di un piano di ammortamento completamente differente, entrambe le alternative di acquisizione del DPC configuravano, per la società acquirente del diritto, una posta patrimoniale attiva a carattere pluriennale e di natura immateriale. E tale orientamento fu mantenuto anche a seguito della sentenza Bosman
6 7

Cfr. Tanzi A., Le società calcistiche. Implicazioni economiche di un “gioco” , p. 52 La legge 91/81 divide gli sportivi in due categorie fondamentali: “professionisti” e “dilettanti”. Per un approfondimento, cfr. Colucci M., Vaccaro M. J., Vincolo sportivo e indennità di formazione: I regolamenti federali alla luce della sentenza Bernard, Sports Law and Policy Centre, 2010, p. 52. 8 Prima della Legge 91/81 la società detentrice del cartellino era autonoma di cederlo o trattenerlo per tutta la carriera anche senza richiedere il consenso al calciatore. Con l’abolizione del vincolo, le società del settore professionistico furono costrette a procedere entro il 30 giugno 1986 all’eliminazione contabile del valore residuo dei costi sostenuti per l’acquisizione dei DPC vincolati a tempo indeterminato. GU n. 86 del 27 marzo 1981, Legge del 23 marzo 1981, n. 91 – Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti. 9 L’IPP, secondo il legislatore, doveva consentire di reintegrare i costi sostenuti dal club per la crescita sportiva, agonistica e di immagine del giocatore e risarcire la società che si sarebbe privata delle sue prestazioni. Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 23.

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che determinò, per le società calcistiche, la perdita totale del controllo sui DPC alla scadenza del contratto. I DPC, in qualità di attività immateriale, presentano metodi di iscrizione e criteri di valutazione che devono riflettere sia i principi contabili nazionali e internazionali enunciati per gli asset immateriali, sia l’intero sistema di norme previste dalla FIGC. Nel prossimo paragrafo si andranno a considerare le attuali modalità di acquisizione a cui una società calcistica può fare ricorso. Si osserveranno, inoltre, i rispettivi metodi di contabilizzazione tenendo conto sia della normativa generale (codice civile e principi contabili) che della disciplina obbligatoria del settore calcistico (NOIF e

Raccomandazioni contabili). Questa esposizione costituirà la base per andare più avanti ad analizzare gli effetti che derivano dall’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS riguardo alla perdita di valore dei DPC.

4.1.2 Iscrizione in bilancio e criteri di valutazione
Per l’iscrizione dei diritti alle prestazioni sportive in bilancio bisog na innanzitutto accertarsi della durata del contratto che legherà il calciatore alla società. Occorre fare una separazione fra contratti di durata annuale e contratti di durata pluriennale. Nel primo caso non è consentito procedere alla capitalizzazione de l costo d’acquisto poiché questo deve essere considerato come un costo di competenza da imputare al Conto economico dell’esercizio in cui si verifica l’acquisizione. Tale spesa, vista l’attività svolta dalle società calcistiche, rientra fra i Costi della produzione e va rilevata alla voce B.7 per servizi. In presenza, invece, di un contratto a durata pluriennale, il costo di acquisto dell’attività va spalmato lungo l’arco temporale per il quale la società usufruirà delle sue utilità. Questo criterio rispetta quanto previsto dal primo comma dell’Articolo 2424-bis - Disposizioni relative a singole voci dello stato patrimoniale : << Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni >>. Occorre però decidere all’interno di quale categoria, fra quelle previste dal codice civile, far rientrare i DPC. Il codice prevede per la sottoclasse delle immobilizzazioni immateriali le seguenti voci contrassegnate da numeri romani: 1) Costi di impianto e di ampliamento 2) Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità 3) Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno

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4) Concessioni, licenze; marchi e diritti simili 5) Avviamento 6) Immobilizzazioni in corso e acconti 7) Altre Le prime due voci comprendono costi per oneri pluriennali in senso stretto fra cui non possono farsi rientrare i DPC. Le voci 3) e 4) riportano, invece, dei beni immateriali in senso proprio che rispettano la definizione data dal Principio contabile n. 24 10. L’avviamento, come già spiegato nel Capitolo 2, rappresenta la differenza tra il prezzo corrisposto per l’acquisizione di un complesso aziendale e il valore corrente dei beni acquisti. Gli ultimi due numeri, 6) e 7), sono voci generiche che danno la possibilità a chi redige il bilancio di classificare l’attività secondo il caso specifico. Dovendo scegliere una voce, in base alla natura dei DPC, la FIGC ha ritenuto corretto assimilarli alle “Concessioni, licenze; marchi e diritti simili” poiché in questa voce rientrano le spese sostenute per l’acquisizione di diritti che sono utili per lo svolgimento di una particolare attività economica o produttiva. Questa scelta è appoggiata anche dalla previsione, non causale, del legislatore di inserire in questa voce delle attività equiparabili: “diritti simili”. Ma data la rilevanza dell’importo dei DPC nel bilancio di una società di calcio, l’Articolo 2423 -ter - Struttura dello stato patrimoniale e del conto economico11 non ammette il loro inserimento all’interno del punto B.I.4. Le Raccomandazioni contabili e il Piano dei Conti federale hanno previsto quindi una voce specifica: B.I.8 Diritti pluriennali alle prestazioni calciatori12. La stipula di un contratto pluriennale risulta comunque l’alternativa preferibile per una società calcistica. Tale forma contrattuale assicura principalmente due vantaggi:
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<< Le immobilizzazioni immateriali sono caratterizzate dalla mancanza di tangibilità: per questo vengono definite “immateriali”. Esse sono costituite da costi che non esauriscono la loro utilità in un solo periodo, ma manifestano i benefici economici lungo un arco temporale di più esercizi >>. OIC 24, Principi contabili del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e del Consiglio Nazionale dei Ragionieri modificati dall’OIC in relazione alla riforma del diritto societario, Principio n. 24: Immobilizzazioni immateriali, 30 maggio 2005, Le immobilizzazioni immateriali: Definizione delle stesse ed enunciazione dei principi contabili per la loro rilevazione, valutazione e rappresentazione in bilancio, par. A. 11 Art. 2423-ter - Struttura dello stato patrimoniale e del conto economico : …. 2. Le voci precedute da numeri arabi possono essere ulteriormente suddivise, senza eliminazione della voce complessiva e dell’importo corrispondente; esse possono essere raggruppate soltanto quando il raggruppamento, a causa del loro importo, è irrilevante ai fini indicati nel secondo comma dell’art. 2423 o quando esse favorisce la chiarezza del bilancio. In questo secondo caso la nota integrativa deve contenere distintamente le voci oggetto di raggruppamento. 3. Devono essere aggiunte altre voci qualora il loro contenuto non sia compreso in alcuna di quelle previste dagli art. 2425 e 2425. ….. 12 Piano dei conti FIGC.

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diluizione del costo d’acquisto in un arco temporale più lungo e la possibilità di u n ricavo nel caso di cessione del diritto a un altro club prima della scadenza del contratto. Come abbiamo già detto nel precedente capitolo, il codice civile e i principi contabili nazionali e internazionali non disciplinano in materia specifica i DPC, ma grazie all’accostamento dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori ai diritti di concessione e similari si possono estendere ai primi i criteri di valutazione solitamente utilizzati per la categoria di beni che rientrano nelle attività iscritte alla voce B.I.4. Sulla base di ciò nei prossimi punti verranno esposte le diverse modalità di acquisizione, che solitamente vengono operate dalle società calcistiche L’obbligo di

professionistiche, confrontando i metodi di valutazione e ammortamento adottati in base alla disciplina nazionale con quelli previsti dai principi IAS/IFRS

adozione degli IAS/IFRS ha infatti coinvolto, a partire dal 2005, anche le società di calcio. Se per quell’anno il dovere di applicazione riguardava solo il bilancio consolidato delle società quotate, con il D.Lgs n.38 del 28 febbraio 2005 il Governo italiano ha definito meglio l’ambito di applicazione dei principi contabili internazionali. Per quanto riguarda le società sportive professionistiche italiane, l’obbligo di adozion e ha interessato solo tre società quotate (S.S. Lazio, A.S. Roma e Juventus F.C.), mentre poi possono definirsi due gruppi. Il primo è rappresentato da quelle società che possono scegliere se adottare i principi contabili internazionali, ovvero, seguire le disposizioni del codice civile; in questo gruppo, che comprende quasi tutti i club di Serie A e Serie B, rientrano le società che superano i limiti stabiliti dall’Art. 2435 -bis del codice civile13. Nel secondo gruppo, di conseguenza, ricadono tutte quelle società che non superando i parametri per la predisposizione del bilancio in forma abbreviata sono escluse dall’applicazione dei principi contabili IAS/IFRS. Acquisto di un giocatore contrattualmente vincolato ad altra società, anche attraverso la stipula di accordi preliminari Da un punto di vista contabile, per l’acquisizione dei DPC, è importante prima di tutto definire il momento temporale in cui effettuare la rilevazione. Per poter considerare conclusa un’operazione di acquisto di DPC, fra società ital iane, occorre rifarsi alle NOIF. Queste prescrivono, all’Articolo 95, che costituisce titolo di acquisto dei DPC <<
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Per un approfondimento, cfr. Zambon P., Rotondaro W., Il bilancio in forma abbreviata, Professionisti & Imprese, Maggioli Edidore, Santarcangelo di Romagna, 2012.

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l’accordo di trasferimento di un calciatore o la cessione del contratto di un calciatore professionista >>14. Tali atti vanno redatti secondo moduli e tempi dettati dalle Leghe Nazionali di riferimento in cui milita la società sportiva, ma ciò che è rilevante ai fini contabili è il momento in cui, a seguito dei vari controlli formali, viene rilasciato il “visto di esecutività”. Questo documento è essenziale perché i contratti depositati presso le Leghe, diventano vincolanti solo a seguito del suo rilascio. Coerentemente con ciò e con quanto previsto dall’Articolo 1353 e seguenti del codice civile 15, la rilevazione contabile dell’acquisizione dovrà essere effettuata al momento in cui diventa efficace il contratto (data di rilascio del visto). Per i contratti stipulati fra società italiane e società estere o giocatori stranieri vale lo stesso ragionamento visto per i contratti nazionali, con la sola differenza che qui l’efficacia viene data della consegna, da parte della Federazione di provenienza del calciatore, del certificato internazionale di trasferimento (International Trasnsfert Certificate - ITC). Il costo originario da iscrivere in bilancio, avendo stabilito che i DPC rientrano fra le immobilizzazioni immateriali, è rappresentato secondo l’Articolo 2426 del codice civile dal costo di acquisto. Suddetta spesa è composta dal costo complessivo dell’operazione di trasferimento che incorpora oltre al valore del calciatore da corrispondere alla società cedente anche gli oneri accessori di diretta imputazione all’acquisizione 16. Più complessa è invece la registrazione iniziale secondo i principi IAS/IFRS. Anche secondo il principio IAS 38, in general e, un’immobilizzazione deve essere iscritta in bilancio al costo17. Dando ormai per certo che i DPC rispettano i primi quattro requisiti richiesti per essere classificati come un’immobilizzazione immateriale, si riscontrano delle difficoltà nel valutare il suo costo in maniera attendibile. E il caso di acquisto di un giocatore contrattualmente vincolato ad un’altra società è una delle tre alternative che superano abilmente questo problema poiché il valore dello scambio emerge direttamente dalla contrattazione fra le parti. Anche i principi internazionali, come quelli civilistici, richiedono di considerare nel costo di acquisto tutti gli oneri accessori di diretta
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NOIF, Parte II, Titolo VII, Art. 95 - Norme generali sul trasferimento e sulle cessioni di contratto: 1. L’accodo di trasferimento di un calciatore o la cessione del contratto di un calciatore “professionista” devono essere redatti per iscritto, a pena di nullità, mediante utilizzazione di moduli speciali all’uopo predisposti dalle Leghe. 15 Codice civile, Libro quarto: Delle obbligazioni, Titolo II: Dei contratti in generale, Capo III: Della condizione del contratto. 16 Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 165. 17 IASB, IAS 38 - Attività immateriali, par. 24.

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imputazione. Ma su questo piano il principio dà maggiori precisazioni fornendo al punto 28 degli esempi di costi direttamente attribuibili. Inoltre, lo IAS 38 chiarisce dettagliatamente come determinare il valore di iscrizione delle immobilizzazioni nel caso di regolamento differito. Ciò è fondamentale per i DPC dato che le modalità di regolamento previste dalla FIGC per le operazioni di mercato svolte fra i club italiani18 comportano l’utilizzo di un sistema gestito a livello centrale dalla corrispondente Lega di appartenenza che funge da “stanza di compensazione” per i rapporti debitori e creditori che si instaurano durante le fasi di calcio mercato. Tale meccanismo prevede, sia per la campagna di trasferimenti estiva che per quella invernale, il pagamento di un acconto alla chiusura della campagna acquisti e di una serie di rate da versare nei mesi successivi per saldare le posizioni scoperte che sono rappresentate in bilancio all’interno della voce D.15 Debiti verso enti-settore specifico19. In questo caso emerge una netta differenza con la valutazione adottata dal modello nazionale poiché lo IAS 38 prevede che << se il pagamento di un’attività immateriale viene differito oltre i normali termini di credito, il suo costo è il prezzo equivalente per contanti >> 20. Ma nella pratica, tutte le società obbligate all’adozione dei principi contabili internaziona li ritengono che il meccanismo di regolamento sopra esposto sia ormai un metodo ordinario, ed applicano il metodo di valutazione previsto dal paragrafo 32 dello IAS 38 solo nel caso di dilazione di pagamento che superi il periodo di un anno. In questa situazione, visto che il principio non consiglia nessun preciso metodo di calcolo, per determinare il valore attuale al quale iscrivere il DPC acquisito si ricorre allo IAS 18 - Ricavi21. Il DPC risulterà pertanto iscritto in bilancio al costo di acquisizione attualizzato, in base al tasso di mercato, comprensivo di eventuali oneri accessori di diretta imputazione. Quello presentato fino ad adesso non è l’unico modello previsto dai principi IAS/IFRS per la valutazione delle attività immateriali. Qualora ricorrono determinate condizioni, chi redige il bilancio è libero di scegliere il modello di valutazione a costo o il modello
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Nel caso di operazioni di compravendita fra una società italiana e una estera il regolamento monetario avviene direttamente fra di loro senza alcun meccanismo di intermediazione. 19 Per la liquidazione delle operazioni della campagna estiva la Lega ha previsto il versamento di una prima rata, pari al 30% del saldo passivo, entro la data di chiusura della campagna acquisti estiva e il rimanente 70% in sette rate del 10% cadauna, entro la fine di ciascun mese successivo. Per quella invernale, invece, una prima rata, pari all’80% del saldo passivo, entro la data di chiusura della campagna acquisti invernale e dure rate, pari al 10% ciascuna, entro la fine di ciascun mese successivo.. 20 IASB, IAS 38 - Attività immateriali, par. 32. 21 Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 245.

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di valutazione a fair value. Ma a causa delle difficoltà di applicazione, connesse alla mancanza di tutte le condizioni richieste (omogeneità degli elementi scambiati sul mercato, disponibilità in qualsiasi momento di compratori e venditori, disponibilità di prezzi al pubblico), quest’ultimo metodo non è previsto, oltre che dalla normativa italiana, nemmeno dal Manuale delle Licenze UEFA 22. Un’altra modalità per acquisire i DPC di un calciatore che è regolarmente sotto contratto con un’altra società calcistica è quella di siglare degli accordi preliminari con natura di contratti ad efficacia differita. In generale, l’oggetto può riguardare div ersi tipi di operazioni: trasferimenti, cessioni di contratto, nuovi contratti o rinnovi relativi alle prestazioni sportive di calciatori già in rosa. In questa sede si osserveranno le cessioni di contratto o i trasferimenti di calciatori che utilizzano gli accordi preliminari con l’obiettivo di garantire ad un club i DPC di un calciatore, prima dell’inizio della stagione successiva. Gli accordi preliminari devono essere tassativamente stipulati nei periodi annualmente fissati dal Consiglio Federale 23 e per la loro efficacia è sempre richiesto il rilascio del visto di esecutività da parte della Lega di appartenenza. Ma a differenza dei contratti visti sopra, questo ultimo documento anche se rilasciato prima del 30 giugno (data di chiusura del bilancio di esercizio delle società calcistiche) non produce alcun effetto contabile per entrambe le società coinvolte. Dato che l’efficacia si produrrà a partire dalla prossima stagione, sarà quella in cui il cessionario potrà iscrivere il DPC nel suo Stato patrimoniale e il cedente cancellarla dal suo rilevando i conseguenti effetti economici che emergono dal confronto fra il valore netto contabile e il prezzo di cessione del DPC. Il discorso risulta più chiaro se si pensa alla principale ragione economica-contabile relativa alla presenza del DPC nello Stato patrimoniale: attività che contribuisce alla formazione del reddito d’esercizio 24. Per il bilancio secondo gli IAS/IFRS l’esistenza di un contratto preliminare assume, al contrario, una criticità non trascurabile. Il paragrafo 101 dello IAS 38 stabilisce che: << Il valore ammortizzabile di un’attività con una vita utile finita è calcolato al netto del valore
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Manuale delle Licenze UEFA - Edizione 2012, Parte II, Titolo V, Criterio 14.4.6: Diritti alle prestazioni dei calciatori. (Fonte: www.figc.it) 23 Per la prossima stagione sportiva, il C.U. n. 182/A della FIGC pubblicato in Roma il 5 giugno 2013, inerente i “Termini di tesseramento per la stagione sportiva 2013/2014 per società di Serie A, B, 1^ divisione e 2^ divisione”, ha consentito di stipulare accordi preliminari a partire da mercoledì 5 giugno 2013 fino a domenica 30 giugno 2013. 24 Cfr. Busardò P., Il bilancio delle società di calcio professionistiche: trattamento contabile del “parco giocatori”, Rivista dei Dottori Commercialisti, n.6, novembre-dicembre 2004, p. 1297.

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residuo >>. In generale, nel bilancio civilistico di una società calcistica, in conformità con il Principio contabile n. 24 che non tratta minimamente il valore residuo e con il principio della prudenza che deve contribuire a garantire l’attendibilità del bilancio, non si tiene conto di questo valore perché nel mondo del calcio, per diversi motivi collegati alla tipologia di business25, è difficile quantificare il conseguimento di un ricavo futuro dovuto alla cessione dei DPC. Il principio IAS 38, invece, in caso di stipula di accordo preliminare giudica l’impegno da parte di terzi ad acquisire l’attività come condizione sufficiente per non assumere il valore residuo pari a zero e tiene conto del valore di cessione nel calcolo dell’ultima quota di ammortamento. Nella circostanza in cui il valore residuo del DPC (prezzo di cessione) è maggiore del valore netto contabile (differenza fra costo storico e fondo di ammortamento), la società cedente non rileverà alcun ammortamento nell’esercizio in cui è avvenuto l’accordo preliminare conseguendo così un beneficio economico in anticipo rispetto all’applicazione dei principi contabili nazionali. Questi, infatti, rilevando normalmente la quota di ammortamento nell’esercizio in cui si stipula l’accordo, avranno un minore valore contabile netto che consentirà di conseguire una maggiore plusvalenza al momento della cessione26. Acquisto a seguito del pagamento del Premio di addestramento e formazione tecnica All’indomani della sentenza Bosman, con l’abolizione del vincolo sportivo, l’unico tipo di legame che lega un calciatore ad una società calcistica è il Premio di addestramento e formazione tecnica istituito dalla Legge 91/81. Questo indennizzo va corrisposto nel caso di acquisto di un giovane calciatore che stipula il suo primo contratto da professionista. Si tratta di un riconoscimento, disciplinato dalle NOIF, da versare in favore della società presso la quale il calciatore ha svolto la sua ultima attività dilettantistica o giovanile, quantificato secondo le tabelle previste dalla FIGC in considerazione di due variabili: la categoria di appartenenza delle società coinvolte e

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Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 206. 26 Contrariamente a quanto previsto dalla Raccomandazione contabile n. 1, secondo l’attuale Piano dei conti della FIGC entrato in vigore nel 2006, trattandosi di immobilizzazioni strategiche per l’attività svolta dalle società calcistiche, la plusvalenza generata dalla cessione dei DPC va rilevata alla voce A.5 Altri ricavi e proventi. La minusvalenza alla voce B.14 Oneri diversi di gestione.

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l’età del calciatore27. Seppure si tratta di un giovane, il premio non può essere inserito fra i Costi del vivaio del punto B.I.7 delle immobilizzazioni; come l’acquisto di un’atleta professionista, va rilevato alla voce B.I.8 Diritti pluriennali alle prestazioni calciatori. Ed anche il premio deve essere contabilizzato al costo di acquisto. Questo trattamento coincide con quanto previsto sia dai principi contabili nazionali che internazionali. Dove invece si ritrova un processo completamente opposto è nella valutazione dei costi dei vivai giovanili interni alle società. Un’importante spesa strategica, in ottica futura, è sostenuta dalle società calcistiche professionistiche per l’allestimento e la preparazione delle squadre giovanili. Alcuni costi sostenuti per lo svolgimento di queste attività possono essere considerati come le spese di ricerca e sviluppo affrontate dalle imprese industriali. In tale ottica la Raccomandazione Contabile n. 2 consente di capitalizzare, per via indiretta, i costi di struttura e di gestione che sono imputabili al vivaio 28. Di questo avviso non è invece gli IAS/IFRS che consente di capitalizzare solo i costi del vivaio di quei specifici giocatori che contribuiranno a risultati economici futuri 29. Ma dato che è difficile compiere una valutazione attendibile su ciò, le società che adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS non capitalizzano i costi del vivaio e li spesano a Conto economico. Acquisto di un nuovo giocatore tramite permuta La modalità sicuramente più ambigua, sotto il profilo contabile, di acquisizione di DPC è la permuta. L’ambiguità deriva dalle incertezze che emergono in relazione all’attendibilità della misurazione dei valori. Tale operazione si sostanzia nello “scambio” di due o più giocatori appartenenti a due distinte società sportive, con l’inserimento di un eventuale conguaglio in denaro corrisposto per la differenza di valore tra i DPC oggetto della transazione. Questa modalità di acquisizione viene solitamente adoperata dalle imprese per le immobilizzazioni materiali, ma ciò non vieta
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NOIF, Parte II, Titolo VII, Art. 99 - Premio di addestramento e formazione tecnica a favore della società presso la quale il calciatore ha svolto l’ultima attività dilettantistica. 28 Gravina G, Il bilancio d’esercizio e l’analisi delle performance delle società di calcio professionistiche. Esperienza nazionale e internazionale, p.46. 29 Può essere operata nel settore giovanile una distinzione in due gruppi: le categorie più basse per le quali non esiste la possibilità di un tesseramento da identificare con la fase di ricerca (8-16 anni) e le categorie maggiori con la fase di sviluppo del “prodotto” (16-19 anni). Ma secondo lo IAS 38 per poter capitalizzare i costi di attività immateriali generate internamente occorre presentare una serie di misure attendibili che per un club è difficile da determinare riguardo ogni singolo calciatore. Gravina G, Il bilancio d’esercizio e l’analisi delle performance delle società di calcio professionistiche. Esperienza nazionale e internazionale, p.69.

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di valutare i DPC (immateriali), per analogia, secondo le regole previste dal principio contabile n. 16 - Immobilizzazioni materiali. Per quando riguarda la permuta, codesto principio prevede due differenti tipologie di operazioni 30: la formula generale di permuta di immobilizzazioni che è strutturata al fine di mettere in atto un’operazione di acquisto -vendita per conseguire un ricavo dalla dismissione del bene. Il bene acquisito va iscritto in bilancio al valore di mercato; operazioni di permuta che nella sostanza non costituiscono una compravendita ma solo il mezzo per procurarsi la disponibilità di un bene simile, cioè avente analoghe caratteristiche funzionali. Il bene acquisito va iscritto in bilancio al valore contabile dell’immobilizzazion e ceduta. Nella pratica non risulta però semplice la distinzione fra le due specie. Per classificare due beni come similari occorre accertarsi che via sia, oltre che alla presenza delle stesse caratteristiche, un uguale livello di deperimento od obsolescenza. Mentre, allo scopo di valutare se si tratta un’operazione di acquisto -vendita è utile considerare se vi è la presenza o meno di un conguaglio in denaro. L’incasso di una somma monetaria in aggiunta al DPC è una logica causa del conseguimento di un ricavo. Il conguaglio in denaro non permetterebbe all’impresa di iscrivere l’ asset acquisito allo stesso valore contabile di quello ceduto perché se l’impresa valuta l’oggetto dato in permuta ad un valore superiore di quello acquisito sarà interessata a conseguire una plusvalenza. Quindi anche dalla presenza o meno del conguaglio in denaro può essere dedotto se vi è una differenza o no nel livello di deperimento/obsolescenza 31. Ma le carenze normative per questo tipo di acquisizione hanno permesso alle società calcistiche italiane di porre in essere operazioni, che oltre ad ammirevoli obiettivi sportivi, hanno mirato ad incrementare in modo fraudolento i ricavi conseguiti attraverso le plusvalenze. Nel primo caso di permuta, la società iscrive i DPC acquisiti al valore di mercato e se risulta maggiore del valore contabile dell’attività ceduta permette alla società calcistica di conseguire una plusvalenza. Dato che non vi è nessun paletto sull’individuazione del valore di mercato nelle acquisizioni tramite permuta, i club ne approfittato per
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OIC 16, Principio n. 16: Immobilizzazioni materiali , 13 luglio 2005, Le immobilizzazioni materiali: definizione delle stesse ed enunciazione dei principi contabili per la loro rilevazione, valutazione e rappresentazione, par. D.II.c., p. 15. 31 Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 180.

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accordarsi e gonfiare i valori a proprio piacere. Le permute strutturate in questa maniera, tipiche delle società di calcio nonostante vadano a discapito della trasparenza dei loro bilanci, sono conosciute come politiche di creative accounting. Il caso clou per incrementare le plusvalenze era quello di accordarsi sul valore del conguaglio che una società deve riconoscere all’altra - in ragione della reale differenza fra i giocatori scambiati - per poi gonfiare senza limiti il valore del proprio DPC ceduto. Questo meccanismo, seppur appesantiva i costi negli anni successivi con pesanti quote di ammortamento, consentiva alle società di beneficiare il primo esercizio di ingenti plusvalenze rinviando il problema delle perdite di bilancio. Malgrado le società calcistiche se ne sono servite per lungo tempo, tali pratiche hanno ultimamente trovato un freno grazie alla completezza dei principi contabili internazionali IAS/IFRS 32. Per garantire una rappresentazione veritiera e traspare nte delle permute all’interno dei bilanci, lo IAS 38 prevede delle precise modalità di rilevazione per questa tipologia di acquisizione: << Il costo di tale attività immateriale è valutato al fair value a meno che (a) l’operazione di scambio manchi di sostanza commerciale o (b) né il fair value dell’attività ricevuta né di quello dell’attività scambiata sia valutabile attendibilmente. Se l’attività acquisita non è misurata a fair value, il suo costo è determinato dal valore contabile dell’attività scambiata >>33. Per valutare quindi se è corretto effettuare una valutazione al fair value, bisogna subito accertarsi che l’attività non sia priva di “sostanza commerciale”, ossia non si tratti di un’operazione che ha il solo obiettivo di generare utili, ma costitu isca un’acquisizione che comporta reali cambiamenti nella gestione dell’impresa. Ciò si verifica quando: la configurazione dei flussi di cassa (tempi, rischi, quantità) è diversa prima e dopo la permuta; il valore specifico (valore attuale dei flussi di cassa futuri al netto degli effetti fiscali) dell’attività per la società cambia dopo la permuta; le differenze dei due punti precedenti sono significative rispetto al fair value delle attività scambiate. Inoltre, per effettuare una valutazione al fair value, questo valore deve poter essere misurato in maniera attendibile. Se ciò non è possibile, anche se la permuta presenta
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Si è già fatto presente che la permuta non viene disciplinata dal Principio n. 24: Immobilizzazioni immateriali. 33 IASB, IAS 38 - Attività immateriali, par. 45.

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sostanza commerciale, l’attività va iscritta al valore dell’attività ceduta. Ma nel caso l’impresa sia in grado di determinare attendibilmente il fair value dell’attività ceduta, questo sarà utilizzato come costo di iscrizione. Confrontando le argomentazioni previste dallo IAS 38 con quelle sopra esposte dei principi contabili nazionali si può giudicare un’operazione senza sostanza commerciale affine alla permuta finalizzata a procurare la disponibilità di un bene similare. La differenza però emerge riguardo il conguaglio in denaro. Nei principi nazionali, in assenza di conguaglio non è chiarissimo se può effettuarsi la valutazione al fair value, mentre i principi IAS/IFRS vincolano chi redige il bilancio, in caso di mancanza di denaro, all’iscrizione al valore contabile dell’attività ceduta. Dato che le società calcistiche mirano solitamente a non inserire nelle permute di DPC il conguaglio, o al massimo questo assume un importo irrilevante rispetto al valore delle attività, è facile comprendere come i principi IAS/IFRS sono riusciti a restringere in maniera significativa lo spazio per le politiche di creative accounting . Ad ostacolare le valutazioni al fair value vi è per di più il requisito della misurazione attendibile. Come è stato detto in precedenza, è al quanto impossibile per una società calcistica dimostrare l’esistenza delle condizioni che permettono di qualificare un mercato come attivo dato che non esiste un mercato dei calciatori con prezzi disponbili dove poter valutare l’attendibilità del fair value.. In mancanza di questo è preclusa ai club la possibilità di iscrivere i DPC acquisiti con la permuta al valore di mercato. Acquisto di giocatori giunti a scadenza di contratto Notevoli difficoltà valutative emergono anche in presenza di calciatore con lo status di “svincolato”. Questo metodo di acquisizione presenta le stesse problematiche relative al rinnovo del contratto in scadenza di un calciatore già in rosa. L’incognita valutativa affiora poiché, senza l’esborso di un costo d’acquisto, ci si domanda se sia corretto non effettuare nessuna rilevazione in Stato Patrimoniale e limitarsi solo a registrare in Conto economico i compensi che saranno periodicamente versati al giocatore acquisito. La sottovalutazione del patrimonio aziendale delle società calcistiche, dovuta a questa causa ha influito notevolmente su molti club di Serie A34. Se i principi contabili nazionali assimilano tale operazione all’acquisizione di un’immobilizzazione a titolo gratuito, gli IAS/IFRS richiedono l’applicazione del princi pio substance over form. I
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Cfr. Gravina G, Il bilancio d’esercizio e l’analisi delle performance delle società di calcio professionistiche. Esperienza nazionale e internazionale, p.65.

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principi contabili internazionali, appunto, non sono d’accordo col modello di bilancio civilistico che non prevede alcuna rilevazione del diritto acquisito nell’ipotesi del trasferimento di un calciatore svincolato. Questo dissenso è motivato dal maggiore compenso che comunemente viene riconosciuto ai calciatori svincolati. Dato che l’acquisizione del DPC non comporta nessuna spesa, la società che vuole assicurarsi la preferenza del giocatore rispetto ai club avversari è disposta a garantirgli uno stipendio superiore rispetto a quello che sarebbe logico offrire ad un calciatore con un uguale valore tecnico. In coerenza con il principio di prevalenza della sostanza sulla forma, i principi IAS/IFRS propongono di ricercare l’onere dell’acquisizione dei DPC di giocatori giunti a scadenza di contratto all’interno del compenso pagato al calciatore lungo i diversi esercizi in cui lo stesso fornisce le proprie prestazioni sportive, quale surplus rispetto allo stipendio normalmente corrisposto a giocatori, con analoghe caratteristiche, acquisiti in pendenza di contratto. Una possibile soluzione potrebbe essere la distinzione nel compenso fissato nel contratto che lega calciatore e società, di una porzione per l’acquisto e la parte rimanente a titolo di stipendio. Ma d ate le problematiche nel misurare attendibilmente il valore implicito erogato, attraverso lo stipendio, per l’acquisizione dei diritti sportivi alle sue prestazioni sportive, le società hanno scelto di limitarsi a capitalizzare solo gli oneri accessori relativi al loro tesseramento. A titolo esemplificativo, si riporta l’acquisizione da parte della Juventus F.C. di Andrea Pirlo35. Il centrocampista, prelevato dall’A.C. Milan dall’Internazionale F.C, dopo aver militato 10 anni presso le file rossonere, all’et à di 32 anni non ha rinnovato il contratto col club milanista. Ad approfittare del giocatore in scadenza di contratto è stata la società Juventus F.C. che ha proposto al giocatore un contratto triennale per 3,5 milioni di euro all’anno. L’Amministratore delegato e il Direttore sportivo della società torinese, Giuseppe Marotta e Fabio Paratici, per battere la concorrenza, sono stati costretti a riconoscere un elevato ingaggio assicurandosi uno dei migliori talenti a livello mondiale. Ma l’immenso valore dell’ex-milanista non appare in bilancio perché non è stato sostenuto nessun costo di acquisto per garantirsene i diritti alle prestazioni sportive. Come si può vedere nel dettaglio dei DPC della Relazione finanziaria annuale
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Andrea Pirlo è un calciatore italiano, centrocampista della Juventus e della Nazionale italiana. È nato a Brescia il 19 maggio 1979 ed è stato Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006. (Fonte: www.juventus.com)

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al 30 giugno 2012, la Juventus F.C. ha capitalizzato per Andrea Pirlo solo 1,164 milioni di euro che sono rappresentati da oneri accessori relativi ad agenti FIFA (Tabella 8).
Tabella 8: Capitalizzazione di compensi ad agenti FIFA
importi in migliaia di euro

Costo storico 1.164,00

Valore di F. Amm. e carico residuo Svalutazione al 30/06/2012 388,00 776,00

Durata contratto 3 anni

Scadenza contratto 30/06/2014

Pirlo Andrea

Fonte: Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2012 - Juventus F.C.

Acquisto/cessione temporanea dei DPC Altra frequente modalità utilizzata per assicurarsi il diritto alle prestazione sportive, soprattutto da parte dei club medio-piccoli, è la richiesta di prestito temporaneo da una società ad un’altra che detiene tale diritto. Suddetto metodo può pr evedere o meno il pagamento di un corrispettivo per la “locazione” del DPC. La presenza di questo, dipende principalmente dagli obiettivi perseguiti dalle due società. L’operazione, infatti, può risultare vantaggiosa per entrambi le parti. Nel caso di società con esubero di giocatori professionisti o con giovani talenti che non riescono a trovare un posto da titolare fra gli undici da schierare durante gli incontri, la cessione temporanea permette di conseguire qualche beneficio economico e mandare il calci atore a giocare da un’altra società dove può mettere in mostra più facilmente le sue qualità. La società locataria, invece, avrà la disponibilità di un calciatore, spesso con buone caratteristiche fisico/tecniche, ad un costo relativamente contenuto. L’acquisizione/cessione a titolo temporaneo, è regolata anche dalle NOIF 36, che prevedono l’obbligo di durata del prestito per una sola stagione e la possibilità di inserire nel contratto di prestito un corrispettivo per l’esercizio a favore della società cessionaria di un diritto d’opzione. Ciò è però consentito solo qualora la scadenza del contratto ceduto non sia antecedente al termine della prima stagione successiva a quella in cui può essere esercitato il diritto di opzione37. A testimonianza dell’ampia libertà che questa forma contrattuale prevede, può essere previsto dalla società concedente anche un diritto di contro-opzione, precisandone il corrispettivo, da esercitarsi in caso di esercizio dell’opzione da parte della società cessionaria.
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NOIF, Parte II, Titolo VII, Art. 103 - Le cessioni temporanee di contratto. Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 222.

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Questa modalità di cessione del DPC, essendo a solo titolo temporaneo, mantiene in capo alla società cedente l’obbligo di continuare il processo di ammortamento secondo quando stabilito dal piano al momento dell’acquisizione. Sotto il profilo contabile, i canoni incassati rispettano il principio di competenza economica e saranno rilevati in Conto economico come un ricavo correlato al costo di ammortamento. Per quanto riguarda le voci da utilizzare in bilancio, la Raccomandazione contabile n. 4 sostiene che la concedente iscriva in Conto economico il ricavo di esercizio alla voce A.5 altri ricavi e proventi. La cessionaria, viceversa, rileverà l’onere sostenuto per l’acquisizione temporanea dei DPC alla voce B.8 per godimento di beni di terzi. Questa modalità di registrazione rispetta sia l’orientamento dei principi contabili nazionali che di quelli internazionali. Entrambi, oltre a ciò, sono d’accordo sulla necessità di valutare la recuperabilità del valore al quale la società proprietaria dei DPC lo ha iscritto in bilancio nel caso che il prestito dei DPC avvenga a titolo gratuito. Nell’evenienza in cui i ricavi stimati fossero insufficienti a coprire i costi generati dall’impego dei DPC (ammortamenti e altri oneri diretti) allora sarà necessario procedere alla rilevazione di una perdita durevole di valore, in ossequio a quanto previsto dall’Articolo 2436 n. 3 del codice civile e dallo IAS 36. L’obbligo di verifica del grado di recuperabilità del valore esposto in bilancio, non sussiste però solo quando non via è nessuna remunerazione per i giocatori in prestito, ma vale per tutti i diritti alle prestazioni sportive rilevati in Stato patrimoniale.

4.2 La svalutazione dei diritti alle prestazioni sportive
L’analisi della recuperabilità del valore esposto in bilanc io, negli esercizi successi a quello della rilevazione in bilancio dell’acquisizione dei DPC, è una procedura obbligatoria prevista sia dai principi contabili nazionali e internazionali sia dalle Raccomandazioni contabili redatte dalla FIGG. Bisogna comunque ricordare che anche l’Articolo 2426 del codice civile, al punto terzo, prevede l’obbligo di verificare ogni anno, alla data di chiusura di bilancio, la recuperabilità del valore al quale l’immobilizzazione era stata iscritta. Nel caso questa risulti dur evolmente di valore inferiore occorrerà procedere all’adeguamento del valore. Ma come era stato detto in

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precedenza 38, la qualità del principio internazionale IAS 36 è racchiusa nella maggiore ampiezza e precisione riguardo all’illustrazione delle tecniche da utilizzare in sede di impairment test. Questo principio, per i club calcistici italiani, risulta obbligatorio solamente per le tre società quotate, mentre per le altre società professionistiche l’adozione è facoltativa e può servire da riferimento per a vere una valida guida pratica nel caso sia necessario eseguire una svalutazione. Dato che fra le attività sottoposte ad impairment rientrano anche le immobilizzazioni immateriali disciplinate dallo IAS 38, è essenziale che le società calcistiche svolgano l’impairment test, per quella voce di bilancio che costituisce la loro attività principale: i diritti alle prestazioni sportive. Per valutare se sussiste una potenziale perdita di valore, occorre richiamare quei sintomi che possono far presagire una riduzione di valore. Ciò perché secondo lo IAS 36, l’impresa è obbligata ad eseguire ogni anno il test di impairment, ossia calcolare il valore recuperabile e confrontarlo col valore contabile, solo per le attività immateriali a vita utile indefinita e le attività non ancora disponibili per l’uso 39. Dato che i DPC possono avere durata massima di cinque anni (vita definita), la società calcistica dovrà valutare durante tutto il tempo che essi sono rappresentati in bilancio se esistono rischi che un DPC possa aver subito una perdita di valore. In generale, la società calcistica può constatare la presenza di una perdita sia attraverso le fonti interne (evidente obsolescenza o deperimento materiale, cambiamenti significativi con effetto negativo nel modo in cui l’attività è utilizzata o andamento economico è, o sarà, peggiore di quanto previsto) che quelle esterne (diminuzione significativa del valore di mercato di un’attività, variazioni significative, con effetto negativo, nell’ambiente tecnologico, di mercato, economico o normativo, aumenti dei tassi di interesse nel corso dell’esercizio) previste dallo IAS 36 per tutte le tipologie di società 40. Vista però la specificità assunta dall’attività svolta da una squadra di calcio, la Raccomandazione contabile n. 1 ha ritenuto giusto prevedere tre casi specifici per cui una società deve ricorrere alla svalutazione41:

38 39

Paragrafo 2.1, IAS 36 - Riduzione di valore delle attività. Un esempio di attività immateriale non ancora disponibile per l’uso può essere un’invenzione industriale rispetto alla quale devono essere ancora svolti alcuni test di controllo prima del suo utilizzo. 40 IASB, IAS 36 - Riduzione di valore delle attività, par. 7-17. 41 FIGC, Raccomandazione contabile n. 1, Diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori , 1999, par. C.III Recuperabilità dei valori dei diritti.

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abbandono volontario dell’attività agonistica, in pendenza di contratto, da parte di un calciatore; abbandono dell’attività agonistica, in pendenza di contr atto, a seguito di grave infortunio; infortunio grave che non determina però il rischio di abbandono dell’attività. In conformità con quanto previsto dalla Raccomandazione, la società calcistica dovrà provvedere a svalutare l’intera parte di costo non ammortizzato nei primi due casi, mentre per la terza ipotesi servirà determinare il valore residuo del calciatore che non potrà partecipare, per un lungo periodo, alla produzione dei benefici economici. Come è facile comprendere, la Raccomandazione ha tenuto conto solo delle fonti interne, trascurando gli indizi esterni riportati dallo IAS 36. Questa è un’imperfezione grave soprattutto se si sta valutando una società quotata. Considerando che i DPC sono la quota prevalente dell’attivo di bilancio, sarebbe oppor tuno svalutare il parco giocatori nel caso che si riscontri un valore contabile dell’attivo netto superiore alla capitalizzazione di borsa, sintomo di aspettative negative sull’andamento economico del club42. Al fine di definire l’ammontare della probabile perdita, occorre prima determinare il valore recuperabile. Questo abbiamo già visto che è definito dallo IAS 36 come il maggiore tra il fair value dedotti i costi di vendita e il valore d’uso. Anche per la determinazione dei due valori valgono i criteri esposti nel Capitolo 243. Ma non in tutti i settori è possibile giungere all’individuazione di entrambi. Come si è più volte fatto presente, lo IAS 38 che regola le immobilizzazioni immateriali richiede come condizione base per l’applicazione del fair value che tale valore venga misurato facendo riferimento a un mercato attivo. Ed è stato ripetuto spesso che a causa dell’unicità degli intangible (i giocatori sono beni unici), per essi è insolita l’esistenza delle condizioni di base valide per la designazione di un mercato attivo. L’unico caso in cui è possibile determinare il fair value con certezza è quando si è in presenza di un accordo preliminare che riporti il valore di scambio del giocatore destinato ad essere trasferito nell’esercizio successivo. Per tutti gli altri DPC, l’inattendibilità del fair value implica che il valore recuperabile sia fatto coincidere con il valore d’uso. Quest’ultimo, va
42

Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 305. 43 Paragrafo 2.2, Trattamento contabile della perdita di valore e del ripristino di valore.

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calcolato tenendo conto di quanto previsto dal paragrafo 30 dello IAS 36 44; ma è assai complesso stimare i flussi finanziari attesi relativi ad un investimento in DPC, poiché si tratta di risorse la cui valutazione dipende da elementi strettamente legati alla performance umana. Dato che nemmeno la FIGC si è mai occupata di questo vuoto, una soluzione per la determinazione del valore recuperabile è stata proposta dal professore Moreno Mancin45. Non disponendo di valori attendibili per il fair value, Mancin propone che le società utilizzino il valore d’uso stimato non per ogni singolo giocatore, ma considerando l’intera squadra nel suo complesso. Ciò è ritenuto coerente sia con l’incapacità del singolo calciatore di produrre flussi finanziari autonomi, sia c on quanto previsto dal principio IAS 36 al paragrafo 66: << se non è possibile stimare il valore recuperabile della singola attività, l’entità deve determinare il valore recuperabile dell’unità generatrice di flussi finanziari alla quale l’attività apparti ene >>. E nel caso dei singoli DPC, il più piccolo gruppo identificabile di attività che genera flussi finanziari in entrata che sono ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata generati da altre attività o gruppi di attività è costituito dalla prima squadra. Così, secondo questo modello, ogni volta che ci si accorge di un indicatore che segnala una probabile perdita di valore, per specificare il valore recuperabile di quel singolo giocatore occorrerà determinare il valore recuperabile dell’insieme di DPC. A questi globalmente è infatti ragionevole associare i seguenti flussi finanziari in entrata: ricavi da pubblicità e sponsorizzazioni legate alla prima squadra, da diritti televisivi e da altri media; incassi da botteghino; diritti collegati allo sfruttamento dell’immagine o di singoli giocatori;

44

I seguenti elementi devono essere riflessi nel calcolo del valore d’uso di un’attività: a) Una stima dei flussi finanziari fututi che l’entità prevede derivino dall’attività; b) Aspettative in merito a possibili variazioni del valore o dei tempi di tali flussi finanziari; c) Il valore temporale del denaro, rappresentato dal tasso corrente di interesse privo di rischio di mercato; d) Il prezzo di assumersi l’incertezza implicita nell’attività; e) Altri fattori, quali la mancanza di liquidità, che coloro che partecipano al mercato rifletterebbero nei prezzi dei flussi finanziari futuri che l’entità si aspetta di ottenere dall’attività. 45 Moreno Mancin è attualmente un ricercatore universitario presso la Facoltà di Economia dell’Università Cà Foscari di Venenzia ed esperto nell’applicazione dei principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS) ai bilanci delle società sportive professionistiche. Cfr. Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS), p. 307.

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premi relativi alla conquista di particolari trofei o traguardi sportivi; plusvalenze da eventuale cessione dei giocatori. I tipici flussi finanziari in uscita di un club, invece, sono: stipendi e remunerazioni per le relative prestazioni sportive del giocatore; premi riconosciuti per la conquista di particolari trofei o traguardi sportivi; eventuali benefit concessi ai giocatoti (automobile, alberghi, ecc.); spese legate alla gestione delle trasferte, degli allenamenti e allo svolgimento delle gare; spese mediche ed assicurative. Dalla differenza fra il valore recuperabile individuato e il valore contabile netto

riportato in bilancio, di tutti i DPC, si determina se vi è una perdita di valore. Il limite di questo modello è l’inabilità alla determinazione del valore economico del singolo giocatore riguardo il quale era emerso un sintomo di perdita di valore. Si può soltanto rilevare una perdita di valore, svalutando i diritti alle prestazioni sportive di tutti i calciatori della prima squadra in proporzione al proprio valore contabile 46. I principi contabili internazionali prevedono pure la possibilità del ripristino di valore qualora siano venuti meno i motivi/sintomi che avevano comportato la svalutazione dell’attività. Questa regola è valida anche per i DPC nel momento in cui ci si accerta che sussiste il sintomo opposto a quello che aveva suggerito di procedere con la svalutazione: ritorno all’attività di un giocatore, a seguito di un infortunio grave, dopo che se ne era già stimato l’abbandono; tempi e modalità di recupero da un infortunio più veloci e favorevoli rispetto a quanto previsto al momento dell’incidente; aumento generalizzato e significativo delle quotazioni riscontrate negli scambi di mercato dei calciatori; risanamento dei conti della società con previsioni di utili e di risultati economici significativi in futuro;

46

Si veda un esempio di applicazione di questo modello su Mancin M., Il bilancio delle società sportive professionistiche. Normativa civilistica, principi contabili nazionali e internazionali (IAS/IFRS) , p. 319.

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andamento favorevole della capitalizzazione di borsa rispetto al valore dell’attivo netto della società, sintomo di aspettative positive sull’andamento economico del club. In conseguenza della valutazione effettuata, la rilevazione della perdita di valore, o a seguito di questa la ripresa di valore, è sottoposta alle stesse regole contabili presentate nel Capitolo 2. Nel prossimo capitolo saranno esposti dei casi di impairment test delle tre società italiane obbligate all’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS, analizzando le loro valutazioni e i relativi effetti contabili.

4.3 Evidenze applicative: A.S. Roma , Juventus F.C., S.S. Lazio
Per valutare il comportamento delle società calcistiche italiane, al momento della redazione del bilancio, di fronte a quanto disciplinato dallo IAS 36, sono stati analizzate nel dettaglio le movimentazioni che hanno riguardato i DPC sottoposti a svalutazione. Strumenti utili per questa analisi sono stati i documenti pubblicati sui siti delle tre società. Le svalutazioni che saranno analizzate sono state effettuate durante o al termine della stagione sportiva 2011/2012, ma p er la loro corretta valutazione l’indagine ha riguardato anche i bilanci e i comunicati ufficiali degli anni precedenti. Svalutazioni dei DPC dell’A.S. Roma S.p.A. Il bilancio di esercizio della società A.S. Roma S.p.A. chiuso al 30 giugno 2012 47, con una perdita netta di 58,3 milioni di euro, riporta nel Conto economico come risultato della Gestione operativa netta dei calciatori un saldo positivo pari a circa 9 milioni di euro. Questo deriva dalla differenza fra proventi pari a 20,890 milioni di euro ed oneri per 11,830 milioni di euro. Esaminando nel dettaglio gli oneri, le Note esplicative riportano che ad incrementare tale voce hanno contribuito per 3,622 milioni di euro la svalutazione di alcuni DPC. In particolare, si tratta di cinque giocatori con i quali si è giunti ad una risoluzione anticipata e consensuale dei contratti economici, avvenuta successivamente alla data di chiusura dell’esercizio, nell’ambito della politica aziendale volta al contenimento degli emolumenti al personale tesserato, ritenuto non più

47

A.S. Roma S.p.A., Relazione Finanziaria Annuale al 30 giugno 2012, p. 88.

104

funzionale al modulo di gioco adottato dalla nuova guida tecnica della squadra 48. Il valore dei DPC più consistente che è stato svalutato riguarda il calciatore Juan Dos Antos Silveira, acquisito il 21 giugno 2007 dal Bayer 04 Leverkusen, a fronte del riconoscimento di un corrispettivo di 6,3 milioni di euro, oltre interessi, da pagarsi in 5
Tabella 9: Dettaglio movimentazioni Juan Dos Antos Silveira

Bilancio chiuso al: 30-giu-07 30-giu-08 30-giu-09 30-giu-10 30-giu-11 30-giu-12

Costo storico

Amm. e F. Amm. e Svalutazioni Svalutazione di periodo

Valore di carico residuo

Anni residui di contratto

Scadenza contratto 30-giu-11 30-giu-11 30-giu-13 30-giu-13 30-giu-13 30-giu-13

7.450,00 0,00 7.450,00 4 anni 7.450,00 1.862,50 1.862,50 5.587,50 3 anni 29 maggio 2009 - Rinnovo contrattuale con scadenza 30/06/2013 7.450,00 1.117,50 2.980,00 4.470,00 4 anni 7.450,00 1.117,50 4.097,50 3.352,50 3 anni 7.450,00 1.117,50 5.215,00 2.235,00 2 anni 16 luglio 2012 - Risoluzione anticipata del contratto economico 7.450,00 2.235,00 7.450,00 0,00 1 anno

Fonte: Bilanci societari pubblicati su www.asroma.it

rate semestrali. Il DPC del forte difensore brasiliano, con il quale è stato stipulato un contrato quadriennale, era stato rilevato per la prima volta, fra le immobilizzazioni immateriali, nel bilancio chiuso al 30 giugno 2007; ma dato che non ha indossato la maglia giallorossa in quella stagione, il piano di ammortamento prevedeva inizialmente delle quote costanti a partire dalla stagione successiva. La Tabella 9 riporta le movimentazioni che si sono verificate riguardo al DPC di Juan. Come si può vedere, il calciatore non ha rispettato l’intera durata prevista dal contratto; al termine dell’esercizio 2012 si è tenuto conto della risoluzione anticipata e si è proceduto a svalutare il relativo DPC per 1,175 milioni di euro. Sempre per rilevanza di importo, la seconda più importante svalutazione ha riguardato il DPC di Aleandro Rosi. Si tratta di un calciatore cresciuto nel vivaio della Roma, al quale è stato proposto il primo contratto da professionista nel corso della stagione 2005/2006. Ma questa modalità di acquisizione, per i motivi visti sopra 49, non aveva inizialmente permesso alla società di capitalizzare in bilancio il valore del calciatore.

48

Al termine della stagione sportiva 2011/12, la panchina della Roma è stata tolta a Luis Enrique per affidarla a Zdeněk Zeman. Cfr. A.S. Roma S.p.A., Relazione Finanziaria Annuale al 30 giugno 2012, p. 67. 49 Capitolo 4, paragrafo 4.1.2, Acquisto a seguito del pagamento del Premio di addestramento e formazione tecnica

105

Successivamente alla definizione di diversi contratti di cessione, a volte in prestito e altre volte in compartecipazione, il DPC è diventato di proprietà della Roma con l’acquisizione a titolo definitivo dall’A.C. Siena il 24 giugno 2011 50. Il giocatore, con il quale si era stipulato un contratto triennale, risultava iscritto alla fine dell’esercizio 2011/2012 per un valore pari 1,4 milioni di euro ed ammortizzato per 0,466 milioni. Ma non rientrando più nel modulo tattico previsto dalla nuova gestione, si è deciso di svalutare per intero il valore residuo di 0,933 milioni. La terza svalutazione, importante sia per il valore economico che per quello tecnico internazionalmente riconosciuto, ha riguardato il diritto alle prestazioni sportive del calTabella 10: Dettaglio movimentazioni David Pizarro

Bilancio chiuso al:

Costo storico

Amm. e F. Amm. e Svalutazioni Svalutazione di periodo

Valore di carico residuo

Anni residui di contratto

Scadenza contratto

30-giu-07 11.945,00 2.986,25 2.986,25 8.958,75 3 anni 30-giu-10 27 giugno 2007 - Risoluzione del diritto di partecipazione a favore dell'A.S. Roma 30-giu-08 11.766,00 2.926,58 5.912,83 5.853,17 2 anni 30-giu-10 30-giu-09 11.766,00 2.926,58 8.839,41 2.926,59 1 anno 30-giu-10 29 ottobre 2009 - Rinnovo contrattuale con scadenza 30/06/2013 30-giu-10 11.766,00 731,65 9.571,06 2.194,94 3 anni 30-giu-13 30-giu-11 11.766,00 731,65 10.302,71 1.463,30 2 anni 30-giu-13 31 gennaio 2012 - Cessione a titolo temporaneo e gratuita al Manchester City F.C. luglio 2012 - Cessione a titolo definitivo e gratuito alla A.C.F. Fiorentina 30-giu-12 11.766,00 1.463,30 11.766,00 0,00 1 anno 30-giu-13
Fonte: Bilanci societari pubblicati su www.asroma.it

-ciatore David Pizarro, prelevato a titolo definitivo dalla F.C. Internazionale Milano S.p.A., il 19 agosto 2006. In quella stessa contrattazione era però stato ceduto alla società di provenienza il 50% del diritto acquisito (DPC in compartecipazione). La tabella 10 riporta le movimentazioni che hanno caratterizzato la gestione del DPC in questione, fino alla risoluzione anticipata del contratto con svalutazione di 0,731 milioni di euro. Tale riduzione di valore è stata necessaria poiché subito dopo la chiusura dell’esercizio 2012 era già stato siglato l’accordo di cessione a titolo gratuito che consentiva di valutare in modo attendibile il DPC in oggetto al fair value. La quarta svalutazione, invece, riguarda il centrocampista brasiliano Fabio Simplicio, acquistato ufficialmente l’1 giugno 2010, con il quale era stato stipulato un contratto
50

A.S. Roma S.p.A., Relazione Finanziaria Annuale al 30 giugno 2011, p. 195.

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triennale con scadenza al 30 giugno 2013. Dato lo spessore tecnico e l’esperienza del giocatore, si trattava di un ottimo affare anche se fu rilevato in bilancio al costo di 1,8 milioni di euro. Il primo anno giocò una discreta stagione e fu ammortizzato per 0,6 milioni. Purtroppo, Simplicio non giocò ad alti livelli anche l’anno successivo e non rientrando nei piani del nuovo tecnico, nella campagna trasferimenti estiva della stagione 2012/2013, fu decisa la risoluzione consensuale anticipata del contratto che comportò la completa svalutazione del valore residuo (0,6 milioni di euro). L’ultima svalutazione, del valore di 0,260 milioni, concerne la risoluzione consensuale anticipata del contratto in essere con Vitorino Gabriel Pacheco Antunes. Il calciatore ha vestito per la prima volta la maglia della Roma, in prestito, nella stagione 2007/2008. Arrivato nella capitale dopo che era stato sottoscritto il contratto per l’acquisizione a titolo temporaneo del diritto alle prestazioni sportive con il Futebol Clube de Paços de Ferreira51, con effetti a decorrere dal 29 agosto 2007 al 30 giugno 2008, l’A.S. Roma si era riservata già in origine il diritto di opzione per l’acquisizione a tito lo definitivo dei DPC. Questo diritto venne esercitato l’1 aprile 2008 versando un corrispettivo di 1,2 milioni di euro. Il calciatore però, il 18 luglio dello stesso anno, viene ceduto a titolo temporaneo ed oneroso all’U.S. Lecce S.p.A. con l’obiettivo d i farlo maturare calcisticamente in una realtà più tranquilla. In tale data, era stato raggiunto con il calciatore anche l’accordo per il prolungamento del contratto fino al 30 giugno 2013. La cosa poco chiara è che nonostante fosse di proprietà della A.S. Roma, il valore del DPC
Tabella 11: Dettaglio movimentazioni Vitorino Gabriel Pacheco Antunes

Bilancio chiuso al:

Costo storico

Amm. e F. Amm. e Svalutazioni Svalutazione di periodo

Valore di carico residuo

Anni residui di contratto

Scadenza contratto

30-giu-09 1.200,00 240,00 240,00 960,00 4 anni 30-giu-13 31 gennaio 2010 - Cessione a titolo temporaneo e gratuita al Leixoes SC - Futebal Sad 30-giu-10 1.200,00 240,00 480,00 720,00 3 anni 30-giu-13 31 gennaio 2011 - Cessione a titolo temporaneo e onerosa al Livorno Calcio 30-giu-11 1.200,00 240,00 720,00 480,00 2 anni 30-giu-13 luglio 2012 - Risoluzione anticipata del contratto economico 30-giu-12 1.200,00 480,00 1.200,00 0,00 1 anno 30-giu-13
Fonte: Bilanci societari pubblicati su www.asroma.it

51

Il Paços de Ferreira è una società calcistica di Paços de Ferreira, città del Portogallo.

107

non appare nel bilancio chiuso al 30 giugno 2008. Le successive movimentazioni del DPC di Antunes sono esposti nella Tabella 11. La somma delle cinque svalutazioni, uguale a 3,622 milioni di euro, è quella che all’inizio di questo paragra fo si è detto viene imputata come costo alla voce Gestione operativa netta dei calciatori. Svalutazioni dei DPC della Juventus F.C. S.p.A. Nel bilancio chiuso al 30 giugno 2012 sono state contabilizzate svalutazioni per complessivi 5,385 milioni di euro 52. Tale svalutazione, rappresentata nel Conto economico all’interno della voce Ammortamenti e svalutazione diritti calciatori , è composta principalmente da due diverse quote. Una parte (3,788 milioni di euro) è stata contabilizzata per allineare il valore residuo dei DPC (in particolare Elia e Krasic) ai corrispettivi netti effettivamente percepiti per le loro cessioni. La seconda quota, invece, è stata contabilizzata per azzerare il valore netto contabile del DPC di un calciatore in scadenza di contratto al 30 giugno 2013, e conseguentemente in regime di svincolo, non rientrante nel progetto tecnico. Il DPC che ha subito la maggiore svalutazione riguarda l’olandese Eljero Elia, acquistato dalla società tedesca Hamburger Sport-Verein, il 31 agosto 2011, versando subito un corrispettivo di 9 milioni, che poteva incrementarsi di un ulteriore milione di euro al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi nel corso della durata contrattuale (4 anni). Sebbene il giocatore resterà un mistero per tutti gli appassionati del calcio, visto che durante la stagione sportiva 2011/2012 l’allenatore bianconero non gli concede fiducia nemmeno una volta per farlo giocare in una partita ufficiale, la Juventus F.C. al 30 giugno 2012 rileva il DPC al costo che è pari a 9,841 milioni di euro53. Il 10 luglio 2012, la dirigenza torinese perfeziona l’accordo di cessione a titolo definitivo alla società tedesca Werder Bremen per un importo di 5,5 milioni di euro, pagabili in due anni. Il giocatore risultava ammortizzato solo per 2,460 milioni, quindi il prezzo di cessione netto pari a 5,229 milioni (attualizzazione di 5,5 milioni e decremento per il Contributo di solidarietà UEFA) obbliga la società a rilevare una svalutazione di 2,151 milioni di euro.
52 53

Juventus F.C. S.p.A., Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2012, p. 131. È la somma del prezzo di acquisizione (9 milioni), bonus da riconoscere al club di provenienza per la qualificazione alla UEFA Champions League 2012/2013 (0,5 milioni) e oneri di acquisizione (0,341 milioni). Cfr. Juventus F.C. S.p.A., Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2012, p. 70.

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Operazione simile è stata compiuta anche con il DPC di Milos Krasic, acquistato a titolo definitivo dal CSKA Mosca il 21 agosto 2010. Per la stipula del contratto quadriennale, era stato trovato l’accordo col club russo a fronte di un corrispettivo di 15 milioni di euro pagabili in tre rate annuali. Tenendo conto anche degli oneri accessori di diretta imputazione, il DPC fu rilevato nel bilancio chiuso al 30 giugno 2011 per un valore di 15,843 milioni e ammortizzato per 3,960 milioni di euro. La quota del piano di ammortamento prevista per l’esercizio successivo era di pari importo. Ma a cospetto del suo elevato prezzo di acquisto, il giocatore serbo si rivelò un flop. La Juventus F.C. riuscì a cederlo, nella sessione di trasferimenti estiva della stagione 2007/2008, ai turchi del Fenerbaçhe Futbol A.S. per circa 7 milioni di euro, ma fu costretta a svalutare il diritto per 1,574 milioni. Una terza rilevante svalutazione, invece, attiene il DPC di Vincenzo Iaquinta, acquisito
Tabella 12: Dettaglio movimentazioni Vincenzo Iaquinta

Bilancio chiuso al:
30-giu-08 30-giu-09 30-giu-10 30-giu-11 30-giu-12

Costo storico

Amm. e F. Amm. e Svalutazioni Svalutazione di periodo

Valore di carico residuo

Anni residui di contratto
4 anni 3 anni 3 anni 2 anni 1 anno

Scadenza contratto
30-giu-12 30-giu-12 30-giu-13 30-giu-13 30-giu-13

10.645,00 2.129,00 2.129,00 8.516,00 10.645,00 2.129,00 4.258,00 6.387,00 Rinnovo contrattuale con scadenza 30/06/2013 10.645,00 1.596,75 5.854,75 4.790,25 10.645,00 1.596,75 7.451,50 3.193,50 10.645,00 3.193,50 10.645,00 0,00

Fonte: Bilanci societari pubblicati su www.juventus.com

a titolo definitivo nell’estate 2008 dall’Udinese Calcio S.p.A. Dopo il successo e i gol delle prime stagioni, a causa di una serie di infortuni l’attaccante non riuscì più a garantire prestazioni all’altezza delle attese riposte in lui da società e tifosi . Per questo motivo al 30 giugno 2012 la Juventus F.C. procedette a svalutare il valore residuo del DPC per 1,596 milioni di euro. Ultima svalutazione compiuta dalla società torinese riguarda il DPC di Luca Toni, possente attaccante prelevato a titolo gratuito dal Genoa Cricket and FC e rilevato in bilancio per 0,250 milioni di euro (oneri accessori capitalizzabili). Col giocatore era stato stipulato un contratto biennale, ma in ragione della politica di miglioramento tecnico della squadra, al 31 dicembre 2011 fu svalutato il valore residuo di 0,062

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milioni di euro poiché nel gennaio del 2012 si decide di cederlo agli arabi dell’Al Nasr Football Co. Svalutazioni dei DPC della S.S. Lazio S.p.A. Il bilancio della S.S. Lazio non fornisce molte informazioni riguardo alla svalutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori. Analizzando sia la Relazione sulla gestione redatta dagli amministratori che le Note esplicative non è possibile risalire con precisione all’importo delle svalutazioni e alle rel ative cause. Inoltre, il sito ufficiale della società non fornisce nessun comunicato riguardo alle operazioni di trasferimento. Non avendo alcuna spiegazione sulle procedure seguite per la svalutazione, l’unico strumento utile è stato il Prospetto delle movimentazioni dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori nell’esercizio 2011/201254. Si tratta di una tabella che la FIGC obbliga di allegare al bilancio di esercizio e dalla quale devono emergere tutte le informazioni sul valore di inizio e fine periodo dei DPC posseduti. Il comunicato stampa di approvazione del bilancio da parte del Consiglio di gestione, pubblicato il 18 settembre 2012, riporta fra i “Fatti di rilievo verificatisi nel periodo 01/07-11-30/06/12” lo svincolo anticipato di tre giocatori. Mentre un quarto svincolato emerge dai “Fatti di rilievo verificatisi dopo il 30 giugno 2012”. Entrambi indicano il risparmio di retribuzioni che è stato conseguito ma non i nominativi degli atleti e i rispettivi valori svalutati. Questi ultimi però emergono dal Prospetto delle movimentazioni che riporta le svalutazioni per quattro giocatori: Riccardo Bonetto, Antony Iannarilly, Lorenzo Cinque e Alessandro Tula. Si può ipotizzare che queste svalutazioni confluiscano all’interno della voce del Cont o economico Ammortamenti e svalutazioni delle immobilizzazioni, ma per una maggiore trasparenza sarebbe necessario che chi redige il bilancio fornisse dei chiarimenti su come è stata eseguita la verifica della perdita i valore delle proprie attività.

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S.S. Lazio S.p.A., Bilancio al 30 giugno 2012, p. 155.

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Conclusioni
Il calcio moderno che ha superato qualsiasi confine, per quantità delle cifre movimentate e per il numero crescente dei settori che ingloba, attribuisce al sistema del bilancio le stesse funzioni tipiche delle società industriali e di servizi. Esso non è più solo utile per la sintesi del reddito e del patrimonio della società, ma è necessario per la misurazione delle performance conseguite dalle società in un determinato periodo. Per la corretta misurazione di questo però è indispensabile che le società calcistiche siano in grado di valutare correttamente gli eventi che si sono verificati nel corso dell’esercizio. A questo fine, l’ impairment test assume una rilevanza notevole per le attività core. Come è stato più volte ribadito i diritti alle pr estazioni sportive costituiscono l’attività strategica principale per lo svolgimento delle partite. Quindi programmare un processo di impairment test può consentire alle società di tenere sotto controllo i propri diritti così da pubblicare un bilancio che sia veritiero e trasparente. Dallo studio dei tre club italiani analizzati, la società modello appare senza dubbio la Juventus F.C.. Questa constatazione, a causa della carenza di informazioni rilasciate dalla S.S. Lazio, emerge però solo dal confronto fra due società. L’adeguamento del valore contabile al valore recuperabile è obbligatorio per tutte le società, ma se l’A.S. Roma si limita solamente ad azzerare il valore di bilancio nel caso in cui decide di rescindere il contratto in anticipo perdendo il valore del diritto alle prestazioni sportive del calciatore, la Juventus F.C. effettua delle verifiche che abbracciano l’intero parco di giocatori a disposizione. I quattro casi di svalutazione che si sono verificati durante la stagione 2011/2012 hanno determinato una svalutazione complessiva di 5,385 milioni di euro. Ma per testimoniare la regolarità con la quale la Juventus F.C. applica l’impairment test basta andare indietro di un solo esercizio. Nel bilancio della stagione 2010/2011 la svalutazione ammontava a circa 12 milioni di euro ed era principalmente dovuta alla svalutazione del DPC di Carvalho De Oliveira Amauri, un calciatore che non rientrava più nei piani tecnici della squadra. Questo è solo un esempio perché la società torinese ha iniziato ad adottare il principio IAS 36 dal momento in cui è diventata obbligatoria l’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS. Ciò che va sottolineato è la disclosure che i redattori forniscono nelle Note esplicative per ogni operazione di svalutazione. Ad esempio nel bilancio della stagione 2007/2008 ha
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svalutato integralmente il valore di un giocatore (Andrade) vittima di un gravissimo infortunio al ginocchio sinistro (recidiva di una precedente frattura alla rotula) ed operato più volte nel corso della stessa stagione. La società aveva motivato la svalutazione integrale del valore residuo di bilancio (6,183 milioni di euro) “in considerazione dell’impossibilità di recupero del calciatore alla vita agonistica”. Questo e molti altri esempi sono presenti nei diversi bilanci che sono stati redatti dal 2007 ad oggi. Si tratta di una sola società, ma in ragione del significato che abbiamo attribuito in questa tesi al principio IAS 36 sarebbe auspicabile che tutte le società professioniste seguissero il cammino intrapreso dalla Juventus F.C.

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