MARION ZIMMER BRADLEY LE FORESTE DI DARKOVER (The Planet Savers, 1962

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CAPITOLO 1 LA FEBBEE Quando mi svegliai, pensando di essere solo, ero sdraiato su un divano di pelle in una stanza bianca e spoglia con enormi finestre che alternavano vetri trasparenti a vetri opachi, dietro i quali il profilo delle montagne con le cime innevate diventava un'ombra pallida dai tenui riflessi metallici, glaciali. La memoria e l'abitudine diedero un nome a tutto ciò che mi circondava: l'ufficio spoglio, il bagliore aranciato del grande sole, le montagne in lontananza. Ma dietro una lucida scrivania di vetro era seduto un uomo che mi guardava fissamente... e quell'uomo io non lo avevo mai visto prima. Era grassottello e non giovane, con sopracciglia fulve e radi capelli altrettanto fulvi attorno al cranio, per il resto completamente calvo e rosa. Indossava il camice bianco regolamentare con i caducei intrecciati sulla tasca e sulla manica che dichiaravano la sua apparteneneza al Servizio Medico del Quartier Generale Civile della Città Commerciale Terrestre.

Naturalmente tutti questi particolari non li notai consciamente, perché facevano parte del mondo che aveva preso forma attorno a me quando avevo aperto gli occhi, come le montagne conosciute e il sole familiare. «Le dispiacerebbe dirmi come si chiama?» mi chiese in tono amichevole il dottore, come se fosse una cosa del tutto normale trovare un perfetto sconosciuto che si faceva un sonnellino sul suo divano. Mi parve comunque una richiesta ragionevole: se io avessi trovato qualcuno che si era accomodato nel mio ufficio (ammesso che io avessi avuto un ufficio), gli avrei fatto la stessa domanda. Mi girai per mettere le gambe giù dal divano e fui costretto a puntellarmi con una mano perché la stanza prese a girarmi vorticosamente intorno. «Al posto suo non cercherei ancora di mettermi seduto», mi consigliò lui mentre il pavimento tornava al suo posto. Poi ripeté educatamente, ma con insistenza: «Qual è il suo nome?» «Oh, già, il mio nome.» Mi chiamavo... annaspai attraverso quelli che sembravano strati di indistinto grigiore, cercando disperatamente di pronunciare il suono più familiare di tutti: il mio nome. Mi chiamavo... ma certo, mi chiamavo... «È ridicolo», esclamai con una punta di isterismo nella voce e poi deglutii, più di una volta. «Si calmi», mi esortò l'uomo grassottello in tono tranquillo. Già, più facile a dirsi che a farsi. Lo fissai, in preda a un panico crescente e chiesi: «Ma... ho avuto un'amnesia o qualcosa del genere?» «Qualcosa del genere.» «Come mi chiamo?» «Su, su, stia tranquillo! Sono certo che tra poco lo ricorderà. Nel frattempo sono sicuro che è in grado di rispondere ad altre domande. Quanti anni ha?» «Ventidue», risposi senza esitare. «Interessante. In-te-res-san-te!» affermò l'uomo grassottello scrivendo qualcosa su una scheda. «Sa dove ci troviamo?» Osservai l'ufficio. «Al QG terrestre, e dalla sua uniforme direi che siamo all'Ottavo Piano... Sezione Medica.» Lui annuì e scrisse un altro appunto, sporgendo in fuori le labbra. «Sa... dirmi su che pianeta siamo?» Era da ridere. «Darkover... spero!» risposi con una risatina nervosa. «E se vuole sapere il nome delle lune, o la data della fondazione della Città Commerciale, o cose simili...» Anche l'uomo grassottello rise con me. «Ricorda dove è nato?»

«Su Samarra. Sono venuto qui a tre anni; mio padre era nel Dipartimento Cartografia ed Esplorazione...» Mi interruppi di colpo. «È morto!» «Sa dirmi il nome di suo padre?» «Come me. Jay... Jason...» Il lampo di memoria mi abbandonò nel mezzo della parola; c'eravamo quasi, ma non del tutto. «Stiamo andando benissimo», mi incoraggiò il dottore. «Lei non mi ha detto niente», lo accusai. «Chi è lei? E perché mi fa tutte queste domande?» Lui mi indicò la targhetta sulla scrivania: aggrottando la fronte, compitai le lettere. «Randall... Forth... Capo... Dipartimento...» e il dottor Forth prese un altro appunto. «Sarebbe Dottor Forth, vero?» «Lei non lo sa?» Abbassai lo sguardo e scossi il capo. «Magari il dottor Forth sono io», dissi, notando solo in quel momento che anch'io indossavo un camice bianco con il caduceo. Ma quell'abbigliamento mi comunicava una sensazione sbagliata, come se stessi indossando gli abiti di un altra persona. Io non ero un dottore (o lo ero?). Scostai leggermente una manica, scoprendo una lunga cicatrice triangolare che stava sotto il polsino. Il dottor Forth (a quel punto ero sicuro che il dottor Forth fosse lui), seguì la direzione del mio sguardo. «Come si è fatto quella cicatrice?» «In un combattimento col coltello. Una banda di coloro-che-nonpossono-entrare-nelle-città ci ha sorpresi sulle colline e noi...» di nuovo i ricordi mi vennero a mancare e proseguii disperato: «È tutto confuso! Cosa sta succedendo? Perché sono al Dipartimento Medico? Ho avuto un incidente? Soffro di amnesia?» «Non esattamente. Le spiegherò.» Mi alzai e andai alla finestra un po' incerto sulle gambe, perché i miei piedi avrebbero voluto prendersela comoda, mentre io mi sentivo come intrappolato in una rete da cui volevo uscire a tutti i costi. Arrivato alla finestra, la stanza restò ferma per un po' e io aspirai a fondo grandi boccate di aria fresca e dolce. «Credo che mi farebbe bene bere qualcosa», dissi poi. «Ottima idea, anche se di solito non lo raccomando.» Forth frugò in un cassetto e tirò fuori una bottiglia piatta, dalla quale versò un liquido del colore del tè in un bicchiere di plastica. Poi ne versò un altro po' per sé. «Tenga... e si sieda, mi rende nervoso vederla in piedi.» Io non mi sedetti, anzi, mi diressi alla porta e la spalancai. «Cosa c'è che non va? Può uscire, se vuole, ma non preferisce invece se-

Come Forth. senza che glielo chiedessi.dersi e parlare per qualche minuto?» chiese il dottore con voce tranquilla e per niente ansiosa. riempì di nuovo il bicchiere e io mandai giù anche quella dose. «Beva». o forse era solo l'effetto del liquore. «E comunque. Come sta in questo momento?» «Bene».» snocciolò una serie di numeri incomprensibili. che stava entrando nel suo ufficio. Il dottor Forth venne a sedersi accanto a me sul divano di cuoio.. prendendo un ennesimo appunto sulla cartella. Il dottore schiacciò un pulsante sulla scrivania e parlò nel microfono.. a parlare di claustrofobia e a osservarmi come se fossi uno scarafaggio mutante. «È lei che perde tempo». Forth attese la risposta poi schiacciò un altro pulsante e una serie di persiane di metallo si abbassarono senza far rumore oscurando le finestre. alto e magro.. disse Forth e io bevvi tutto d'un fiato.. «Non le sembra che sia arrivato il momento per qualcuna di quelle spiegazioni?» «Se crede di sentirsela. «Dunque. affermai ritornando al divano e sdraiandomi. «Anche claustrofobia. mentre io me ne stavo disteso tutto comodo sul divano. «Sorveglianza? Fate passare il nastro. Forth ridacchiando. con un'espressione altera e dura sul viso. dottore». perfettamente a mio agio. Trassi un paio di respiri profondi e rientrai nella stanza.. Poi... richiuso lì in quell'ufficio.» mi interruppi. mi girai verso di lui per dirglielo chiaro e di colpo invece mi accorsi di essere divertito. .. sentendo finalmente il peso che avevo sullo stomaco dissolversi e scomparire. L'oscurità mi parve stranamente più normale della luce. mi sistemai in una posizione più comoda e guardai una delle pareti trasformarsi in uno schermo. anche il nuovo venuto indossava un camice bianco con il caduceo. «Si sieda. disse Forth. disse il dottor Forth del film. Forth sembrava un ometto così ridicolo. Buttai il bicchiere in un cestino. «Cosa c'era in quella bevanda?» «Segreto professionale». Io trassi un lungo respiro. ma nel film il dottor Forth era seduto alla scrivania e guardava un altro uomo. il modo più semplice per spiegare sarebbe quello di farle guardare il film che abbiamo fatto ieri. Tipico». dove vuole andare?» La domanda mi mise a disagio. un perfetto sconosciuto. sopraffatto da una strana sensa2ione. Mi bastò guardarlo per provare per lui un'antipatia istintiva: era sulla trentina.» «Guardare. Tutta quella faccenda cominciava a stancarmi. rispose.

Le lune hanno orbite molto eccentriche. «Cosa ne pensa.» «Una febbre che durasse 48 anni sarebbe una gran bella febbre».. Trovi lei un nome adatto e andrà benissimo: il Morbo di Allison?» Allison accolse quell'amichevole suggerimento con espressione corrucciata. ripeté Forth. ma come avviene nei sogni. e non a un'epidemia che ricorre ogni quarantotto anni. Se la malattia si diffonde attraverso un vettore animale. rispose Forth con un sorriso cupo. dottore». Poi tre mesi esatti di stasi. restando seduto sul bordo. Forth la prese ma non l'aprì. questa cosa l'ho già vista accadere. dottor Allison?» «Non esistono dubbi o margini di errore. «Da quello che mi sembra di capire.) «Si sieda.» Allison aveva un tono di voce piuttosto stridulo ed enfatico e pronunciava le parole con estrema precisione. i casi sono già saliti all'ordine delle migliaia e dopo altri tre mesi l'epidemia è ormai diventata un vero e proprio flagello per l'intera popolazione di Darkover. sporgendosi in avanti quanto bastava per passare a Forth una cartelletta piena di fogli. sto semplicemente citando il dottor Moore. con la schiena eretta.. l'epidemia si collega una volta ogni quarantotto anni alla congiunzione delle quattro lune e questo spiega perché i darkovani sono superstiziosi nei confronti di questo evento astronomico.» «La situazione è esattamente questa». convenne il dottor Forth. Quando si manifesta il nuovo focolaio. «Noi terrestri abbiamo un contratto commerciale di centocinquantadue . I due medici si chinarono sulla cartelletta e Allison si ritrasse leggermente per evitare di sfiorare il collega. a proposito.Sono già stato qui. (Una strana sensazione di sdoppiamento si era impadronita di me: ero lì seduto a guardare il film e sapevo perfettamente di essere seduto a guardare. non lo abbiamo mai scoperto. «Ha portato i rapporti?» L'uomo prese posto nella sedia indicata. in questo campo ne so molto poco.. dove chi sta sognando guarda lo svolgersi dell'azione e al tempo stesso vi partecipa.. il mese dopo un centinaio di casi in questa regione del pianeta. «Segue l'andamento statistico di tutti i casi registrati di Febbre dei Quarantotto anni. «Comunque è l'unico nome che abbiamo al momento. La diffusione dell'epidemia avviene sempre allo stesso modo: prima pochi casi nel distretto delle montagne. non siete riusciti a trovare un termine migliore per definire questa epidemia? La definizione "Febbre dei Quarantotto anni" porta a pensare a una febbre che dura quarantotto anni.

forse ne è al corrente. Il dottor Forth assunse un'espressione sconvolta. amico!») L'espressione del dottor Forth sullo schermo era alquanto seccata e Allison proseguì con una smorfia disgustata: «Non intendevo in senso letterale. i darkovani erano messi ancora peggio. Presso di loro si manifesta solo come una malattia infantile e quando scoppia nella sua forma più virulenta ogni quarantotto anni.» (Fu tale la furia che mi prese a quelle parole.» Spinse indietro la sedia e guardò fuori dalla finestra. Ci serve una soluzione migliore. Io stesso ho preso la malattia da bambino. buon Dio.» «I darkovani la chiamano la Febbre degli Arboricoli o del Piccolo Popolo..anni con i darkovani». mormorando: «Stia calmo. disse Forth. «perché né io né lei ci interessiamo di politica e non siamo esperti in materia. mentre. sordo e cieco per non rendersi conto che fino ad ora . più della metà degli esseri umani già riconosciuti come tali di Darkover sarebbe morta. ma dovrebbe essere stupido. ma solo di una misura di salute pubblica». «Lei potrebbe essere l'unico terrestre che ha contratto la malattia ed è sopravvissuto. e poi.. Jay. a quanto si dice.» Forth annuì. disse Allison. proprio lei. proprio perché quella popolazione ne è praticamente immune.. Tutti i precedenti su Darkover tendono a riconoscerli come uomini. non si tratterebbe di genocidio. per gli esseri umani.. proseguì. dottor Forth. Ma il Piccolo Popolo non è di razza umana.» «L'incubazione della febbre avviene presso gli Arboricoli».. che mi irrigidii sul sofà come un pezzo di legno e il dottor Forth mi mise una mano sulla spalla. L'ultima epidemia è stata meno ampia.. dopo l'esperienza che ha vissuto con loro? E comunque prima che siano o meno riconosciuti come esseri senzienti. lei sarebbe con ogni probabilità chiamato come teste della difesa! Come può affermare che non sono esseri umani. «È compito della Centrale Galattica stabilire se sono stupidi animali o esseri intelligenti e se può venir riconosciuto loro lo status di civiltà. ma ugualmente devastante: pare che abbia una percentuale di mortalità dell'ottantasette per cento. «Direi che l'unica cosa logica da fare sarebbe buttare un paio di bombe all'idrogeno sui villaggi arborei. e spazzarli via una volta per sempre. rendendosi conto che il collega più giovane stava parlando seriamente. la maggior parte del Piccolo Popolo ne è immune. gli Arboricoli ne sono immuni. «Alla prima epidemia di questa febbre dei quarantotto anni sono sopravvissuti un decina di uomini su trecento. «Non entrerò nel merito della questione politica».

il nipote del vecchio.. «Ma mi rendo conto del valore propagandistico. Ma .» «Per non parlare del valore umanitario della scoperta della cura. ma sappiamo da dove cominciare. dico di persona. uno molto giovane e anche poco importante.» «Santo Cielo!» Era una concessione che andava al di là di ogni aspettativa terrestre. E uno degli Hastur. è venuto di persona. disse Jay.» «Telepati. a debellare la febbre dei quarantotto anni.Darkover non si è smosso di un millimetro nelle sue convinzioni. psicocinetici.» «Dovrei forse sentirmi impressionato?» mormorò Jay Alison. per un secolo infatti avevano cercato in tutti i modi di avere. di addestrare alcuni terrestri scelti nella meccanica delle matrici. lo ammetto. «Direi che la cosa importante è questa: siamo o no in grado di curare la febbre degli Arboricoli?» «Non ancora.. Durante l'ultima epidemia uno scienziato terrestre ha scoperto nel sangue del Piccolo Popolo un anticorpo contro la febbre che. Era stata proprio la meccanica delle matrici che aveva reso Darkover virtualmente immune alle lusinghe dell'avanzata tecnologia terrestre. implorare o comprare una qualche conoscenza della meccanica delle matrici (quella incredibile disciplina in grado di trasformare la materia in energia pura e viceversa senza passaggi intermedi e soprattutto senza sottoprodotti tossici). isolato e trasformato in vaccino.» «Esatto: e questa potrebbe essere la prima breccia nella barriera.. I darkovani sono molto più avanti di nói in alcune scienze e fino ad oggi hanno sempre sostenuto che la Terra non ha nulla da offrire loro. «Su Darkover è proprio il caso di sentirsi impressionati quando un Hastur si degna di notare qualcosa!» «Mi sembra di capire che sono telepati. «Personalmente ritengo che la scienza darkovana sia sopravvalutata»... nell'ufficio del Legato e si è offerto. Sfortunatamente anch'egli morì durante l'epidemia. in cambio del nostro aiuto.» Jay Allison scrollò le spalle con assoluta noncuranza. e sono disposti ad ammettere che la nostra scienza medica è migliore della loro.sanno.e si tratta di una ma importante .» «Dal momento che la loro è praticamente inesistente. sen- .. rubare. Forse lei non è in grado di rendersi conto del significato di questo gesto ma il Legato ha ricevuto un'offerta dagli Hastur in persona. o qualcosa di simile. parapsichici e più o meno tutto il resto. Sono in tutto e per tutto considerati gli Dèi di Darkover. potrebbe riportare la forma virulenta dell'epidemia nelle proporzioni di una semplice malattia infantile.

ma se non sbaglio.» (Guardando il viso sconvolto di Jay. sopraffatto da un lampo di ricordi. chissà se vogliono che l'accompagni anch'io?») «Si tratterà di un viaggio molto difficile». Forse sarei in grado di ricordarla sotto ipnosi. signore». «Lei conosce gli Hellers. che avventura! Chissà.» Forth si sporse sulla scrivania. «Ma lei parla la loro lingua.za portare a termine il suo lavoro e i suoi appunti sono rimasti nel dimenticatoio fino a quest'anno.» (Nell'ufficio buio di Forth mi raddrizzai di colpo. ero poco più di un bambino.. Su Darkover abbiamo oggi 18. Lei conosce gli Arboricoli meglio di qualunque altro terrestre. Ha passato nove anni della sua vita nel Nido. stava spiegando il dottor Forth. pensai tra me: «Dio. Jay Allison. Stavamo pensando di mandarla con una spedizione presso gli Arboricoli. In tutta sincerità. Dio solo sa come gli era venuto in mente di sorvolare quella zona con un velivolo leggero. «Sono passati molti anni. aveva parecchi anni più di me.000 uomini con le loro famiglie. pensai. Jay. . Ma non mi ricordo molto..» «Ho superato la fase infantile dei passatempi parecchi anni fa. fissandolo attentamente. deve saperne più di chiunque altro su di loro. i ragazzini non sono particolarmente osservatori. Perché? Devo forse tradurre qualcosa?» «Non esattamente. ma io e lui avevamo una cosa in comune: quel pallone gonfiato aveva condiviso la mia stessa stupenda esperienza degli anni dell'infanzia trascorsi in un mondo alieno!) Jay Allison corrugò la fronte scontento.. se perdiamo troppo personale dovremo ritirarci dal pianeta.. scalava montagne per passatempo.. vero?» «La parlavo. Io sono sopravvissuto all'atterraggio per pura fortuna e sono vissuto con il Piccolo Popolo (almeno così mi hanno detto) fino ai tredici ò quattordici anni. le alte gerarchle terrestri possono anche passare sopra la perdita di un gruppo di commercianti di professione. ma non di un'intera colonia della Città Commerciale. Per non parlare poi della perdita di prestigio che subiremmo se la nostra tanto decantata scienza medica non fosse in grado di salvare Darkover da un'epidemia. prima di entrare nel Servizio Medico.. Mio padre è precipitato con un aereo durante una spedizione cartografica sugli Hellers. Ci restano soltanto cinque mesi e in questo lasso di tempo non siamo in grado di sintetizzare un siero: dobbiamo appellarci al Piccolo Popolo ed è per questo che l'ho fatta chiamare.

se avessimo abbastanza sangue su cui lavorare. No.) Jay Allison non stava recitando: era davvero disgustato e in preda al panico. «Ne sono sempre stato perfettamente consapevole. dica quello che stava per dire. Nell'oscurità sussurrai a Forth: «Spenga quel maledetto film: non potete mandare quel tizio in una missione simile..» «Vale a dire?» chiese Allison in tono sospettoso.» «Preferisco il mio primo suggerimento: far scomparire gli Arboricoli e gli Hellers dalla faccia del pianeta con una bomba.» «Non sono sicuro di essere qualificato come lei pensa. È una missione difficile e pericolosissima. Piuttosto. «Le concedo che in questo momento lei non ci è di molta utilità. per pura sfortuna.» (Ero furioso e stavo diventando impaziente.. dei donatori di sangue. dottore. Ma cosa sa di psicodinamica applicata?» .ribatté rigido Allison. in possesso dell'unico uomo troppo testardo per usarle come si deve?» Jay non batté ciglio. potrebbe riuscire a persuaderli a fare quello che non hanno mai fatto prima... interrompendolo in tono irritato. In quanto al Piccolo Popolo. In teoria capisco la necessità della spedizione.. ma loro non sarebbero mai in grado di fare l'unica cosa che serve: quella può farla solo lei.. «Le forniremo le migliori guide che saremo in grado di trovare.» si interruppe e deglutì. anche gli umani. «Tutto questo lo sappiamo benissimo.. non intendevo davvero. ma Forth non lo lasciò finire. Stetti zitto.» Forth trasse un respiro profondo. «Allontanarsi dalle montagne. «La prego. Jay. «No. Stava cercando di spiegare per quale ragione aveva persino rifiutato di insegnare all'Istituto di Medicina fondato dai terrestri per i darkovani.. sia darkovane che terrestri. ma qualcuno deve pur intraprenderla e temo che lei sia l'unica persona qualificata.» «Stia zitto e ascolti!» scattò Forth. io al suo posto sarei diventato piccolo piccolo. solo che.» Sul viso di Jay Allison era disegnata un'espressione di profondo disgusto che riuscì a cancellare dopo un minuto. È chiaro che non le è mai passato per la testa che per noi sia una grande seccatura il fatto che queste conoscenze di importanza vitale siano. non mi interrompa: trovo disgustosi i nativi di Darkover. potremmo essere in grado di isolare l'anticorpo e sintetizzarlo in tempo per impedire all'epidemia di raggiungere il suo picco massimo.. Lei conosce il Piccolo Popolo.. mandarci dei volontari.

«Posso essere franco. mi spiace dirlo.. io sono convinto che lei abbia una personalità sussidiaria che non si manifesta mai. proseguì dando un'occhiata al camice. molto di rado. mentre lei frequenta la palestra solo per ragioni di salute. Ma se si potesse liberarlo tramite l'ipnosi e la suggestione.» confessò Jay (ed ebbi l'impressione che la cosa lo cogliesse di sorpresa). «mi sono .«Molto poco. avrebbe tutte le caratteristiche che lei reprime. Questo alter ego. normalmente. questo alter ego?» «Non lo so.» «Ma ciò nonostante. Dunque.» «In breve. Di certo possiederebbe tutte quelle caratteristiche che lei. ciarliero quanto lei è taciturno. Jay. e scendere nel personale?» «Prego.. si corresse Forth con un tossettina di scusa. «L'altro giorno.. La maggior parte delle personalità represse. non sono permaloso.. naturalmente. ma è un'ipotesi molto plausibile.. ad esempio. una persona repressa e controllata come lei possiede una personalità sussidiaria molto definita..» «Ma lei come fa a sapere che io abbia davvero questa. «Avrei potuto perdere il sonno al pensiero.» «Molto bene... Lei comunque non è nevrotico e in circostanze ordinarie il suo alter ego represso non potrebbe mai prendere il sopravvento sulla sua personalità. chiamiamolo Jay. in genere vesto in modo molto classico e conservatore».» «Mi è capitato di studiare qualcuno dei casi classici: non c'era forse una donna con ben quattro personalità separate?» «Esatto. considera sgradevoli. fu l'ironica risposta di Jay. «posseggono una personalità secondaria nascosta. Sarebbe socievole mentre lei è schivo e studioso. i tratti di questa duplice personalità a volte si dividono e abbiamo una sindrome conosciuta con il nome di personalità multipla o altenarata. dottor Allison.. un miscuglio di tutte le caratteristiche più sgradevoli?» «Si potrebbe anche dire così. potrebbe essere l'uomo adatto per questo lavoro. di ritrovarsi a fare delle cose assolutamente non in carattere con le sua personalità?» «Be'. disciplinate». ma piuttosto annoiato a morte di tutta la conversazione. sì..» «Molte grazie». Negli individui nevrotici. avventuroso quanto lei è cauto. E potrebbe addirittura ricordare con piacere gli arboricoli che lei invece disprezza. potrebbe amare l'esercizio e il movimento. Non le capita mai.» Allison non sembrava affatto dispiaciuto.

. Sullo schermo. ma potrebbe anche essere stato il gesto di quel Jay che si nasconde in lei. tanto sconvolto e vergognoso per l'unico impulso umano che avesse mai avuto). «Dal suo punto di vista forse. disse Forth. «noi non possiamo ordinare a nessuno di fare una cosa simile. Jay». Da uomo a uomo. folle». Jay Allison guardò il pavimento e vidi che torceva le dita lunghe e sensibili da chirurgo.ritrovato a comprare. disse alla fine. e in quel momento mi accorsi che stavo facendo schioccare le nocche delle dita con lo stesso gesto nervoso di Allison quando aveva preso la sua dolorosa decisione. Quello che le sto chiedendo è di offrirsi volontario per qualcosa che va al di là del suo dovere.. forse addirittura l'unico essere umano in grado di avventurarsi nella terra degli Arboricoli senza essere ucciso. Cosa ne dice. «Non ho nessuna scelta in entrambi i casi... ma io parlo la loro lingua e per di più senza bisogno di ipnosi. cosa mi risponde?» Io sarei stato commosso da quelle parole. quel giovanotto freddo e distaccato. Certo. toccare davvero. «Correrò il rischio: andrò presso il Piccolo Popolo. questo tentativo potrebbe distruggere forse per sempre il suo equilibrio psichico. come cittadino dell'Impero non ho molta scelta.» . dottore». «Allora?» ribattei io con lo stesso tono. «Allora?» disse. Esasperato. di seconda mano.. qualcosa di più alto. io andrò dal Piccolo Popolo. e anche sentendole così.. ma non con quel bastardo di Allison .. mi commossi.con quel tipo non andrei da nessuna parte. e io sentii il suo sincero tentativo di superare la barriera e di toccare. vero?» «Ascolti. A parte i pericoli fisici della missione. facendo schioccare le nocche.» «Signore. «Immagino che non abbia funzionato con quel pallone gonfiato e che abbiate quindi deciso di rivolgervi a me. allontanai le mani l'una dall'altra e mi alzai. Allison corrugò la fronte e disse in tono seccato: «Un impulso. Allison? Lei potrebbe essere l'unico terrestre di Darkover. «una camicia sportiva rossa a fiori!» (Seduto al buio avvertii una vaga compassione per quel povero diavolo.» CAPITOLO 2 DOPPIA PERSONALITÀ Lo schermo si oscurò e Forth riaccese le luci.» si interruppe di nuovo e il suo viso assunse uno sgradevole color terracotta quando terminò controvoglia..

risposi riflettendo. in fondo? Una maschera di emozioni sovrapposta al corpo e all'intelletto.. si guardi».» mi interruppi perché Forth continuava a fissarmi. Sono vissuto con gli Arboricoli fino a quindici anni. si ha un uomo nuovo». Guardai. partendo da Carthon. con lo stesso corpo e le stesse esperienze passate. montanari. troppo mostruoso perché osassi esprimerlo. taglio degli zigomi.» proseguii usando il nome che gli Arboricoli davano a loro stessi. poi ho cominciato a lavorare accompagnando i turisti terrestri in partite di caccia e così via. risposi... perché un terribile sospetto. cambia le emozioni e i desideri ed ecco che. perché diversa è l'espressione. Mi servono scalatori professionisti.. Le sopracciglia hanno un aspetto diverso e così anche la bocca. Forth toccò un pulsante e il viso di Jay Allison immobile. quasi senza accorgermene. «No». adesso mi ricordo tutto. «non ama gli sconosciuti.. «altezza della fronte. apparve sullo schermo. Certo.» Fofth non discusse.. «Mio padre è precipitato negli Hellers e una banda del Piccolo Popolo mi ha trovato mezzo morto. e prendendo a camminare avanti e indietro per l'ufficio. perché mi piaceva stare tra le montagne. riluttante. «No. dissi. il mento. disse muovendo il dito mentre parlava. alzandomi di nuovo in piedi. poi l'Anziano ha deciso che ero troppo umano per loro e così mi hanno portato oltre il passo Dammerung e hanno fatto in modo di farmi arrivare qui. «Perché non si risiede? Non riesce a stare fermo un minuto?» Mi sedetti.» «Quindi lei non condivide l'atteggiamento di Allison?» «Maledizione. ma alzò un dito grassottello e indicò.» Udii la mia voce emettere un suono stridulo e scaraventai a terra lo spec- . «Crede che questo lavoro le piacerebbe?.Forth mi stava fissando con attenzione. Però si potrebbe persuaderli. no. «Guardi». Poi Forth mi mise in mano uno specchio e disse: «Jay Allison. Ho passato quindici anni nell'Orfanotrofio degli Spaziali. «Il Popolo del Cielo. il naso. «Dunque questo lo ha ricordato?» «Ma che diavolo. La parte più pericolosa sarebbe arrivare là: non è ancora stato costruito l'aereo o l'elicottero in grado di sopportare le correnti degli Hellers e di atterrare senza incidenti: quindi dovremmo andare a piedi. sì». Io. non mi insulti!» esclamai.» «Sarebbe un lavoro duro».. Mi girai di scatto. stava facendosi strada nella mia mente. ma la struttura ossea.. Cambia il punto di vista. Forth mi guardò e rifletté ad alta voce: «Cos'è la personalità.

ma io non sono mai stato tanto intellettuale. per usare un eufemi- . l'uomo che ha rifiutato di essere. non il Jay Allison che conosco io!» Trasse un lungo respiro ed esclamò: «E si sieda! Chiunque lei sia. Poi aggrottò la fronte e proseguì: «Devo dire che il cambiamento fisico è ancor più sorprendente di quello psicologico. E quel che è peggio».» «Lei. era più sonora e di un'intera ottava più bassa.. «Lo stesso vale per me. «quel Jay Allison non mi piace per niente. a meno che Forth non stesse giocandomi uno scherzo incomprensibile e molto macabro.. Lo pensavo: in lei la personalità di Allison è soppressa come lo era stata la sua in lui. Nemmeno le nostre voci si somigliavano: la sua aveva un timbro piuttosto alto.. amico!» Ritrovai un filo di voce (che non assomigliava affatto a quella di Jay Allison). «Ma l'uomo che Jay Allison avrebbe potuto essere con una diversa predisposizione caratteriale. non l'avrei riconosciuta». Gli zigomi alti e sottili. dottore: io non capisco un accidente di epidemie e fattori sanguigni. Anzi. santo cielo..» «Una cosa. Non molto sicuro. Eppure tutte e due quelle voci venivano emesse dalle stesse corde vocali. mentre la mia. aggiunsi. si sieda!» Mi sedetti. nemmeno io mi riconosco. l'uomo che Jay Allison aveva cominciato a essere. non capisco un acca di psichiatria. che rimase macchiata di sudore. «E lei ricorda la lingua del Piccolo Popolo. Jay? Jay Allison con l'amnesia?» «Non esattamente.» Forth mi guardò.» Forth si asciugò la fronte con la manica immacolata del camice. lo so. «No..» Raccolsi lo specchio e studiai cupo il viso che vi era riflesso. con cautela. osservandomi attento. la fronte spaziosa ombreggiata da ruvidi capelli neri che Allison teneva lisci e pettinati all'indietro e che ora erano arruffati e scomposti.» «Doc. da quel poco che potevo sentire. Continuavo a non trovare nessuna somiglianza con il dottore.. direi.» Forth appoggiò il mento sulla mano.. Forth mi afferrò il braccio. «Calma. «Davvero ho studiato medicina? È l'ultima cosa che mi passerebbe per la mente.. È un lavoro onesto.. o piuttosto Jay Allison è uno specialista di parassitologia darkovana e anche un chirurgo molto abile e competente. «Allora io sono. Questa parte della mia personalità non ha mai studiato medicina.chio.. Nel suo subconscio ha costruito delle barriere contro tutta una serie di ricordi e la soglia subliminale.

continuare a chiamarla Jay mi sembra ridicolo. Se lui... un uomo taciturno. di ben dieci anni. tranne le grosse astronavi commerciali che si mante- . scattando una fotografia dopo l'altra dal suo aereo per il meticoloso lavoro di esplorazione e cartografia. fu l'enigmatico commento di Forth. Io invece. Dubito che qualcuno dei suoi amici (ammesso che ne abbia) la riconoscerebbe. Ma se la sua personalità non fosse saltata fuori e non fossi riuscito a persuadere Jay. ma non posso chiamarlo lui.. composto da una camera da letto. attrassi lo sguardo incuriosito di un dottore anziano. cercando qualche traccia familiare che indicasse che negli ultimi undici anni ero vissuto lì. L'appartamento. ma purtroppo il tempo stringe. Nella mia memoria non c'erano vuoti. fino al pasto della sera prima (solo che quella cena l'avevo consumata dodici anni prima!) Ricordavo mio padre. ma mi chiami Jason. Trovai le stanze senza problemi. Gli piaceva portarmi con sé nei suoi voli e io avevo sorvolato praticamente ogni metro quadrato del pianeta. vorrei poterle concedere qualche giorno per adattarsi alla sua nuova personalità. con il volto segnato dalle rughe. vero?» chiesi meravigliato.» Al QG terrestre Jason Allison Junior risultava residente nell'appartamento 1214 del Residence medico. Jason. quando Forth mi aveva chiesto l'età avevo risposto senza esitazione ventidue.» Lo fissai attonito: la stanza si era fatta di colpo opprimente e facevo fatica a respirare. vero?» «Non vedo perché no: lei non è Jay Allison più di quanto lo sia io. Mi aggirai inquieto per le stanze.smo. Vi incontrerete là. Jay Allison aveva trentaquattro anni. non ero affatto sicuro. poi disse a bassa voce: «No. neutro e privo di personalità come l'uomo che l'aveva abitato. anche se mentre percorrevo a grandi passi il corridoio silenzióso. avrei dovuto tentare io stesso. era deprimente: immacolato. preciso. Lei. un minuscolo soggiorno e un bagno. Forth si limitò a guardarmi per quello che mi parve un interminabile minuto. dal momento in cui Jay Allison aveva nominato il Piccolo Popolo. «Allora senta.» «Le si adatta». «Era piuttosto sicuro dei risultati.. Se la sente di andare in volo a Carthon questa sera? Ho scelto con molta cura la sua squadra e li ho già mandati avanti. Tanto per cominciare lei è più giovane. che amava volare. Come preferisce che la chiami?» «Non me ne importa molto. Nessun altro aveva mai osato sorvolare gli Hellers. tutto il passato mi era tornato in mente e l'avevo davanti agli occhi.

Ricordavo vagamente la caduta del velivolo. ci vedeva meglio di notte e la vita presso di loro era in gran parte notturna). Mi appoggiai un pugno sulla fronte e udii le parole riecheggiare vanamente nel cervello: «Lacerazione. un indumento cremisi che in quella fila di tessuti bianchi spiccava come un variopinto uccello tropicale su una .nevano ad un'altitudine di sicurezza. ma una vasta città aerea costruita sugli enormi rami degli alberi. probabilmente da uno schema di ricordi comune a tutti e due) erano scomparsi nel limbo del subconscio.. Poi la dolorosa decisione dell'Anziano che mi aveva dichiarato troppo alieno rispetto a loro e il viaggio difficile e pericoloso che i miei genitori e fratelli adottivi del Piccolo Popolo avevano intrapreso per portarmi fuori dagli Hellers e farmi arrivare sano e salvo alla Città Commerciale. amorevolmente curato da una delle femmine cinguettanti con gli occhi rossi del Piccolo Popolo. tessuto di granulazione. C'era un raccoglitore pieno di microschede: ne presi una e la infilai nel visore. anche se avevo percorso centinaia di chilometri sulle strade arboree che correvano molto al di sopra del terreno della foresta. poi mi resi conto che di un intero paragrafo avevo capito esattamente tre parole.. se avevo un'istruzione medica.. imparato a tessere le tele ricavate dalle fibre di piante parassite coltivate sui fusti degli alberi e in tutti quegli otto anni avevo messo piede a terra meno di una decina di volte. con gli occhi da gufo. versamento primario.. ma.. mentre mi riprendevo. Ma gli anni seguenti (dopo che Jay Allison aveva preso il sopravvento. non ne ricordavo una sola sillaba. In tutto avevo passato otto anni nel Nido. con la strana sensazione di spiare e con il fiato sospeso nell'attesa di udire il passo cadenzato e la voce acuta di Jay Allison che mi chiedeva cosa diavolo credevo di fare. siero e liquido linfatico. teso trappole per gli animaletti arborei di cui si cibavano gli arboricoli.. Non distinguevo una frattura da una frazione. Insieme ai piccoli e delicati umanoidi che erano i miei compagni di gioco avevo raccolto noci e germogli. Dopo due anni di difficile e ribelle riadattamento fisico e mentale alla vita diurna (il Piccolo Popolo. Con l'occhio al visore lessi dapprima a caso qualcosa a proposito della riduzione delle fratture composte. Preso da una improvvisa frenesia. avevo trovato il mio posto in quel nuovo mondo e mi ero sistemato.. mi strappai di dosso il camice bianco e indossai la prima camicia che trovai. che però non era affatto un nido.. cacciando il naso nelle sue cose. Quelle parole probabilmente un significato l'avevano e un tempo dovevo averlo saputo. le mani sconosciute che mi avevano estratto dal relitto e le settimane passate in delirio.».

Quella scoperta fugò anche gli ultimi dubbi. quindi giorno dopo giorno. Perché lui aveva superato i trenta. La mia ipotesi era che solo quando ero entrato alla scuola di medicina le mie due personalità avessero cominciato a divergere in maniera drastica. Mi misi a frugare nei cassetti e negli armadi: dimenticata in un angolo trovai un'altra microscheda che mi parve famigliare e. ci misi un po' a trovare l'interfono sulla parete. Cercai di far quadrare le date nella mente consultando persino un calendario. in cui il dottor Jay Allison mi aveva tenuto prigioniero. Il libro appariva molto usato e i bordi della scheda erano così consunti che avevo dovuto guidarla a mano nella fessura del visore. e . risposi automaticamente. settimana dopo settimana e anno dopò anno. non ad accettare. quando la inserii nel visore. che affermava di non aver mai visto Jay Allison bere e pensai: «Che povero scemo!» Mi versai un dito di liquore e mi sedetti. Lo avrei aperto quando fossi stato un po' sbronzo. Sotto una pila di biancheria pulita e meticolosamente piegata trovai una bottiglia di whisky mezza piena e mi tornarono in mente le parole del dottor Forth. Stavo cominciando a credere. per più di metà darkovano. come la persona che Jay Allison non osava essere. era chiaro che l'avevo comprato prima che le due personalità divergessero e si separassero in modo tanto netto. nello studente di medicina freddo e austero che si tuffava nel lavoro per dimenticare. io ero sempre rimasto come osservatore nascosto. Jason. la personalità dominante del dottor Jay Allison mi aveva confinato sempre più in disparte fino a trasformare quel giovane allegro. ma semplicemente a credere che fosse successo. ricordavo di aver comprato in gioventù. E una voce sconosciuta rispose: «Il dottor Allison?» «Non c'è nessuno che si chiama così. ma quella vista mi procurò una scossa tale che lo appoggiai a faccia in giù. mentre io avevo solo ventidue anni? Un trillo infranse il silenzio della stanza. che per quanto strano potesse sembrare. amante delle montagne e malato di nostalgia per un mondo non umano..distesa di neve. «Chi è?» chiesi. qui». e anche anni. tanto drastica che dovevano esserci stati giorni e settimane. diventando Jason e Jay. Chissà se i ricordi particolareggiati della mia adolescenza e dei miei vent'anni erano gli stessi che aveva il dottor Allison.. sfogliando distrattamente il libro sull'alpinismo. scoprii che si trattava di un libro sull'alpinismo. Ma io. Non mi sembrava possibile: la gente applica un meccanismo selettivo ai ricordi e a quello che vuole dimenticare.

dottor Forth?» Era lui e trassi un sospiro di sollievo. «Non sarà necessario.» «Gli dica che sono il suo fratello gemello». Quando Forth ebbe finito di parlare. senza rughe. di cuoio nero con un .» Forth si girò e fece un cenno a un uomo che stava facendo qualcosa accanto all'elicottero e mentre questi si avvicinava. accanto ad un elicottero. All'improvviso colpii lo specchio con un pugno. A meno che tra gli uomini non ci sia qualcuno che conosce Allison di vista. e andai a controllare se il mio alter ego aveva tenuto degli indumenti che si potevano utilizzare per quel viaggio.. dottor Jay Allison». Il viso che mi guardava era un viso giovane. mi disse sottovoce: «Adesso vedrà cosa intendo». Forth osservò con espressione meravigliata la mia camicia cremisi. Jay Allison mi aveva tenuto al chiuso per troppo tempo. CAPITOLO 3 LA SPEDIZIONE Il dottor Forth mi stava aspettando al piccolo eliporto sul tetto. lo stesso viso di sempre. con qualche lentiggine. Stavo perdendo tempo. il dottor Allison. ma non credo proprio che la riconoscerebbero. quando mi fermai e. tranne che per l'abbronzatura che non c'era più. cercando di ritrovare dietro il mio viso i lineamenti angolosi di quell'estraneo. non voglio né il suo nome né la sua reputazione. Non volevo nemmeno pensare a cosa avrei detto se qualcun altro avesse insistito per sapere per quale ragione rispondevo al citofono privato del dottor Allison. Jason. dissi senza entusiasmo.» «Qualcuno c'è.stavo per rimettere a posto il ricevitore. «Io non sono Jay Allison. con esitazione. L'uomo indossava l'uniforme delle Forze Spaziali. esclamai.. uno di quelli piuttosto vecchi che venivano assegnati al servizio medico quando erano troppo malandati per essere usati in missioni ad alta priorità. ma non fece commenti e mi salutò come se niente fosse. C'è una cosa che dobbiamo decidere immediatamente: riveliamo alla squadra la sua vera identità?» Scossi la testa con decisione. mentre il mio cervello elencava mentalmente le cose necessarie per una spedizione in montagna e la lunga abitudine a organizzare spedizioni aggiungeva giacche a vento e calze di lana. la rassomiglianza non è sufficiente. mi avvicinai allo specchio e mi guardai. «Va' al diavolo. dissi: «È lei. «Salve.

. salite. ci stringemmo la mano e Forth disse: «Questo è il nostro uomo.» Mi parve che Kendricks mi fissasse per qualche secondo di troppo. mentre il rotore silenzioso ci trasportava lontano dalla zona della Città Commerciale.piccolo arcobaleno di stelle su di una manica. questo è Buck Kendricks». Kendricks: si chiama Jason ed è un esperto del Piccolo Popolo. Jason. vero?» Ci infilammo le giacche a vento e l'elicottero si librò senza fare rumore nel cielo rosso pallido.» Con mio grande sollievo. con il volto segnato dalle rughe e un labbro spaccato. rispose Forth a bassa voce. avevano mai valicato la catena di montagne attorno al loro territorio che li isolava dal resto del mondo. Forse meno di una decina di loro. Invece. «eppure non l'ha riconosciuta. tranne quando dovevano valicare i passi al di sopra della linea delle nevi perenni. dottore. «Lieto di conoscerla. Cosa lo rode?» «Conosce Jay Allison da otto anni». «Kendricks mi ha guardato in modo strano. Doc. per donare sangue da cui isolare e poi sintetizzare l'anticorpo. Seduto accanto a Forth. ma si trattava di un traffico a senso unico: il Piccolo Popolo non andava mai alla ricerca degli uomini. Parlammo anche di quegli esseri umani che erano penetrati nel territorio degli Arboricoli. tutte di diverso colore. che indicavano il numero di pianeti sui quali aveva prestato servizio. Se fossi riuscito in una simile impresa. «Che mi dice della squadra che ha scelto? Non sono terrestri?» . Mi piacque subito. Forth mi ragguagliò sulla Febbre degli Arboricoli e riuscì a darmi qualche idea su cosa fossero i fattori sanguigni e sul perché fosse necessario persuadere cinquanta o sessanta di quegli umanoidi a tornare a Thendara con noi. Jason. lei viene con noi fino a Carthon. Era un uomo non giovane.. guardai Darkover che si svelava sotto di noi attraverso una coltre di rade nuvole lilla. avrei fatto una cosa senza precedenti. attorno alla cinquantina. massiccio e muscoloso. «L'elicottero è pronto. la cosa finì lì e non se ne parlò più. compresi i miei genitori adottivi che avevano intrapreso il faticoso viaggio per farmi attraversare il passo Dammerung. Qualche volta gli uomini penetravano nella foresta alla ricerca del Piccolo Popolo. La maggior parte degli Arboricoli non toccavano mai terra in tutta la vita. parlammo di Darkover. attraversando le montagne che erano state ribattezzate Hellers dai primi terrestri che avevano cercato di sorvolarle a una quota più bassa o a una velocità inferiore a quella di un'astronave.

se fosse stato cosciente. I bambini corsero fuori dalle case per guardare l'elicottero che atterrava vicino alla città. ma era chiaro che chiunque avesse scelto questa squadra sapeva il fatto suo.. durante le sedute ipnotiche. anche per quello che la riguarda. Non è Carthon quella laggiù?» Carthon era adagiata ai piedi delle colline alla base degli Hellers. se non come collega. e nessuno così pericolosamente vicino agli Hellers. E per questa ragione ho scelto di mandare Kendricks. potesse riconoscermi e si aspettasse dunque di vedermi comportare come il mio alter ego dimenticato. e casse ammonticchiate in una sorta di ordinato disordine. Quando Forth. secondo l'uso darkovano e io osservai attentamente gli uomini. poi passò subito a parlare terrestre standard. Negli ultimi due giorni. ad uno ad uno. Nell'angolo più lontano era acceso un fuoco attorno al quale erano seduti a chiacchierare cinque o sei uomini in abiti darkovani: camicie a maniche lunghe.Forth scosse il capo. pronti per essere demoliti avrei detto. che avrebbe potuto essere un enorme magazzino o un palazzo in rovina. preferivo scegliere attentamente gli uomini che portavo con me. e lei dovrà correre il rischio di essere riconosciuto. chiunque.. sono venuto a conoscenza di un certo numero di cose che lui non si sarebbe mai sognato di dire né a me né a nessun altro. perché erano pochi gli aerei che volavano a quota tanto bassa da poter essere visti.» Lo sapevo eccome. quando facevo dell'alpinismo per diletto. Ma quelle confidenze rientrano nel segreto professionale. Forth ci aveva fatti precedere dalla squadra. pantaloni aderenti e stivali bassi. come avveniva per tutti i macchinari importati dalla Terra. massiccia e color marrone bruciato per la polvere di cinquemila anni. proseguì il dottore. «Sarebbe un assassinio mandare negli Hellers qualcuno chiaramente identificabile come terrestre. «In ogni caso». . Un tempo. che era stata alloggiata in un grande edificio abbandonato alla periferia della città. lasciando che uno di loro traducesse. All'interno vi erano un paio di grossi camion arruginiti e mal ridotti. Kendricks e io entrammo si alzarono e il dottore li salutò in un darkovano zoppicante con un accento atroce. «due terrestri ci saranno. Ma sarò assolutamente sincero con lei: non ho mai conosciuto molto bene Jay Allison. «Kendricks la conosce. antica. Il dottore mi presentò semplicemente come «Jason». C'erano animali da soma.» «Ma non conoscono Jay Allison?» Non volevo dovermi anche preoccupare che qualcuno. Sa come la pensa il Piccolo Popolo sugli stranieri che penetrano nel loro territorio. sagome scure nella penombra.

«Durante la campagna di 'Narr il Piccolo Popolo ci ha attaccati proprio in quel punto. Kendricks batté la mano sul fulminatore che portava al fianco e disse torvo: «Ma questa non è la campagna di 'Narr. Il quarto uomo. ma quando si trattava di alpinismo ero nel mio campo. disse in tono diffidente. era una situazione non molto insolita. era chiaro che conosceva il territorio. con i capelli rossi. «Qui l'altezza è piuttosto pericolosa». Rafe.» «Mi chiamo Rafe Scott. Jason?» Aveva l'aspetto di un darkovano e indossava abiti darkovani. che si assomigliavano tanto da poter essere fratelli (e infatti più tardi scoprii che lo erano) : Hjalmar. Vorrei proprio vedere se il Piccolo Popolo ci attaccherà. Forse i fattori sanguigni mi lasciavano stranito. ma le mani erano un po' troppo curate per essere quelle di un montanaro e mi chiesi quanta esperienza avesse di alpinismo. Hjalmar poi sovrastava i fratelli (che non imparai mai distinguere l'uno dall'altro) addirittura di tutta la testa. risposi con noncuranza. era vestito meglio degli altri e mi venne presentato come Lerrys Ridenow (il doppio nome stava ad indicare l'aristocrazia di rango di Darkover): era agile e muscoloso. se avrò uno di questi». quindi pensai che la miglior difesa fosse l'attacco. «Dobbiamo esserci incontrati al QG». . confessò. Il quinto uomo mi strinse la mano e si rivolse a Kendricks e Forth come se fossero vecchi amici. ma piuttosto delicata su un pianeta come Darkover. «ma non riesco a ricordare dove. Garin e Vardo. «Non ci siamo già visti da qualche parte. uomini snelli. ma Forth mi aveva messo in guardia.» Lo guardai con nuovo rispetto: anche se aveva le mani da damerino. «Che strada prenderemo?» Mi ritrovai così al centro del gruppo di uomini. Credevo di conoscere la maggior parte delle guide professioniste di Darkover.Tre di loro erano darkovani delle montagne. accettai una delle piccole e dolci sigarette darkovane e guardai la mappa che qualcuno aveva schizzato sulla parte superiore di una cassa. rispose lui e io capii. «Non sei un terrestre?» «Mio padre lo era». e combattere lungo quelle strette cenge non è stato affatto facile. ma ammetto di non venire spesso negli Hellers». Mi feci prestare una matita da Rafie Scott e disegnai una sommaria mappa del territorio che ricordavo senza incertezze dal tempo della mia infanzia. Lerrys e i tre fratelli darkovani si affollarono alle mie spalle per guardare lo schizzo e Lerrys indicò con un dito il sentiero che avevo segnato. tutti e tre intorno al metro e novanta di statura. robusti.

. Buck. disse una voce forte e autoritaria alle nostre spalle. «Ascolta un po'. «Mi dicono che siete un terrestre ma che conoscete bene il Piccolo Popolo.. per i darkovani era la stessa cosa. Era alto e aveva i capelli rossi e la carnagione chiara caratteristica dell'aristocrazia darkovana. Non mi ero mai reso conto di quanto sembrasse svestito un uomo del Servizio Spaziale senza un'arma al fianco. «Metti via quell'arma. ma chi credi di essere?» Un mormorio si levò tra i darkovani e l'uomo in ombra rispose: «Regis Hastur». amico!» Sia Kendricks che io ci girammo di scatto per vedere chi aveva parlato.. mentre Regis Hastur usciva dall'ombra. «Ma non possiamo viaggiare disarmati nel territorio del Piccolo Popolo!» Protestò Kendricks. Tenni ostentatamente in mano l'arma per qualche istante. dammi il fulminatore. qui sono io che comando.. certo non avrete intenzione di usare contro di loro armi a fusione o a fissione?» Di colpo mi ricordai che adesso eravamo in territorio darkovano e che dovevamo fare i conti con il loro orrore verso tutte le armi che avevano una gittata superiore al braccio dell'uomo che le impugnava.«Ma non lo avrai». «Incontreremo di certo delle bande di quelle creature e quei loro lunghi coltelli sono molto pericolosi!» «Non ho nessuna obiezione se tu o qualcun altro si porta un coltello per difesa personale». o la consapevolezza che gli Hastur avevano governato quel mondo per secoli prima che i terrestri arrivassero con le loro navi e portassero il commercio e l'universo alle soglie delle loro case. arroganza. Ora o mai più. Il nuovo arrivato si rivolse direttamente a me. Mi guardava come se approvasse il mio gesto e questo rendeva la situazione ancora peggiore di prima.» Kendricks mi guardò con odio per qualche secondo. ma poi decisi che era arrivato il momento di assumere il comando delle operazioni.. Sul suo volto c'era un'impronta indefinibile. Che si trattasse di una normale pistola a proiettili o di una bomba al super cobalto. . «Va bene. rispose il darkovano con voce tranquilla.. «Un coltello?» ruggì Kendricks. giovanotto. dalla parte del calcio. ancora nascosto nell'ombra. un giovane darkovano alto. Fui sul punto di avere anch'io la stessa reazione. Buck slacciò il cinturone e mi porse il fulminatore. forse. Kendricks strabuzzò gli occhi. mentre io mi chiedevo cosa avrei fatto se non mi avesse consegnato l'arma. lentamente. poi.

forse il Piccolo Popolo ci avrebbe ascoltati. «Certamente. e in questo viaggio in particolare quel capo sono io. dovevo impormi subito. rivolgendomi a lui nella forma rispettosa della lingua darkovana usata verso un superiore (cosa che lui era). ne sarò ritenuto responsabile io!» Avrei avuto già abbastanza guai anche senza essere costretto a fare da balia a uno dei personaggi più riveriti di tutto quel maledetto pianeta! Non volevo ritrovarmi tra i piedi qualcuno da sorvegliare o da trattare con deferenza o. avrei potuto essere aggredito per il mio tono. In terzo luogo conosco il dialetto del Piccolo Popolo. dissi: «Nei miei viaggi c'è un solo capo.» . stavo rischiando. «Voi siete il nipote del Reggente. ma mantenendo un tono di voce duro. Lo condussi in un angolo deserto di quell'edificio immenso e gli chiesi: «Ditemi un po': cosa ci fate qui? Non avrete per caso intenzione di attraversare le montagne con noi?» Lui sostenne il mio sguardo senza battere ciglio. ho scalato montagne tutta la vita: da dilettante. Mi seguì e a quel punto mi ricordai di respirare. non credete che per il Piccolo Popolo sarà un segno di rispetto la presenza di un Hastur che viene a richiedere i loro favori?» Aveva ragione. «i darkovani sono il mio popolo e spetta a me negoziare per loro.. altrimenti sarei stato messo fuori gioco. non benissimo. se non per considerarli una preda da spogliare quando sconfinavano nel loro territorio senza permesso. Se i darkovani inviavano il loro personaggio più importante. ma sono in grado di parlarlo un poco. Sentii uno dei darkovani ansimare. «In primo luogo. come tutto Darkover. peggio ancora. ma con un gruppo di uomini così misto. E. da ultimo. Se desiderate discutere del fatto che si possano o meno portare armi. e lasciare che sia io a dare gli ordini». la gente importante non si caccia in imprese pericolose. Se vi succede qualcosa. da ascoltare.Così. veneravano gli Hastur e la presenza del nipote del Reggente poteva essere un'accorta mossa diplomatica. Non lasciai a Regis Hastur neppure il tempo di rispondere e dissi: «Venite da questa parte.. intendevo comunque parlarvi». Lui corrugò leggermente la fronte ed ebbi la sgradevole impressione che sapesse cosa stavo pensando. ma state sicuro che non vi sarò d'impaccio. nobile Hastur. Gli arboricoli in genere non prestavano alcuna attenzione alle cose degli esseri umani. proseguì Regis Hastur. vi suggerisco di discuterne con me in privato.» «Per quale ragione?» gemetti. certo. «In secondo luogo». ma anche loro.

e ammise che sì. Dal punto in cui ero seduto. intellettuale. Gli diedi una pacca sulla spalla per rassicurarlo e dissi: «Se lo scordi. Forth però non condivideva il mio entusiasmo.. nascondendo un sorriso. e se corre troppi rischi. sobrio e laborioso. Per ora non reclamerò il..» «Diavolo. Le manca un bilanciere. non conosce altro linguaggio che quelle cavoiate psicologiche?» «Mi lasci finire. Ho promesso di essere buono. tutti. Jason. Dopo un attimo aggiunse. Poca estrazione di minerali e quasi nessuna fabbrica.. dottore. ma non è una cultura meccanizzata o tecnologica. ma . sollevando la testa riuscivo a vedere il panorama di colline verde cupo che si stendeva dietro Garthon e individuare la strada di pietra. o meglio. Jay Allison era represso e supercontrollato. «Se solo fossimo riusciti a lasciarle le sue conoscenze mediche!» «Il guaio è che fare il dottore non si adatta alla mia personalità».» «Crede che mi importi del pericolo? O teme forse che diventi. Dovetti accontentarmi della sua affermazione.Non c'era molto da ribattere a quel discorso. «se spavento a morte il buon vecchio Allison.. una specie di nastro bianco. tranne uno. Darkover è un pianeta civilizzato con un tenore di vita piuttosto alto. privilegio».. Jason. che avremmo seguito per là prima parte del viaggio.. «Lo sa. potrebbe cominciare a rivoltarsi nella tomba?» Forth tossicchiò. dissi ridendo. temerario?» «Non esattamente. io rimasi con il dottor Forth per memorizzare le cognizioni mediche che avrei dovuto spiegare con chiarezza al Piccolo Popolo. forse.. Non si tratta di un pericolo fisico: è un pericolo emotivo. ma lei è fin troppo impulsivo. e le poche impiantate dalle imprese terrestri non avevano fatto una gran fortuna: al di fuori della Città Commerciale macchinari e mezzi di trasporto sono praticamente sconosciuti. Mi sentivo assurdamente felice.. risposi. le cose potevano anche stare così.. il suo alter ego sepolto potrebbe tornare in superficie e riassumere il comando per pura auto-conservazione. Hastur aveva chiariti tutti i punti.. per così dire. esiste un pericolo reale. sono ben felice di cedervi il comando. Mentre gli uomini controllavano e caricavano le provviste e Rafe Scott andava a prendere contatto con degli amici per organizzare i dettagli dell'ultimo minuto. con aria sagace: «Per ora non preoccupatevi.» «In altre parole».

e rientrai nell'edificio per conoscere l'altra guida che avevano assunto. Capelli corti e ricci. «Che mi venisse un colpo!» pensai. Risposi al gesto con un cenno del capo. disse. «Kyla. con la coda dell'occhio notai che anche Regis Hastur non disdegnava la sua parte di lavoro e stava caricando e sollevando casse come tutti gli altri. rivolgendo un gran sorriso a Forth. di costituzione minuta. o Rinunciatarie. Tese la mano a palmo in su e si presentò con tono pacato: «Kyla n'ha Rainéach. «Non si preoccupi: ci siamo sbarazzati di Jay Allison». ma quella di guida alpinistica mi sembrava piuttosto bizzarra anche per un'amazzone. Certo la ragazza pareva agile e resistente e il suo corpo. di un nero con riflessi blu. nascosto sotto la camicia pesante. tu sarai l'unica donna tra otto uomini.. La Lega delle Libere Amazzoni. e gridò: «Jason! È arrivata la guida».» «Sei mai stata negli Hellers? Se mi succede qualcosa. La bocca era grande e le guance rotonde. Mi sedetti su un sacco ancora a terra e feci cenno alla ragazza di sedersi.. aveva rappresentanti praticamente in ogni professione. aggrottando la fronte. quando vidi che la guida era una donna.» . ex magazzino o ex palazzo. «Sono certa di essere in grado». Aveva un naso leggermente camuso che avrebbe potuto essere ridicolo e che le conferiva invece un'aria arrogante. «È tutto?» «Ancora una cosa». e fece per alzarsi. Gli uomini stavano controllando le provviste e caricandole sui camion. privo di fianchi e di seno quasi quanto il mio: solo le gambe lunghe e snelle erano indiscutibilmente femminili. «Hai esperienza di guida? Ci inoltreremo negli Hellers attraverso il Dammerung ed è un sentiero duro anche per un professionista. Era di bassa statura rispetto alla media delle donne darkovane. Io mi alzai in piedi. gli dissi.c'è forse una legge che mi proibisca di godermi quello che faccio?» Qualcuno uscì dall'edificio. Libera Amazzone e guida». che ombreggiavano un viso abbronzato è occhi con ciglia tanto folte che non riuscii a distinguere il colore. dissi facendole cenno di fermarsi. il genere di corpo che a un primo sguardo si sarebbe potuto definire da adolescente o da ragazzo e non certo femminile.» «L'anno scorso ero con la spedizione terrestre di Cartografia ed Esplorazione che ha attraversato la catena del Polo Sud. saresti capace di riportare il gruppo sano e salvo a Carthon?» Lei abbassò lo sguardo sulle dita tozze.

per niente soddisfatti di quella sistemazione..Lei arricciò il naso camuso. no.. se non ti spiace. anche se alcune di noi lo sono. se è questo che intendi. alcuni dei quali sono rudi montanari. dividendo il largo sedile anteriore con Regis Hastur e Kyla. era stata progettata per essere percorsa solo dai piedi degli uomini e dalle zampe degli animali... Rafe e io invece ci alternavamo al volante di quello delle provviste. torri di pietra grezza che a volte di notte brillavano come fari azzurri nell'oscurità. «E adesso. un piccolo gruppo stranamente assortito.. scartai. senza nessun bisogno di aiuto da parte mia. mentre gli altri uomini avevano trovato posto tra le casse e i sacchi di provviste. non me ne importava. vorrei controllare l'attrezzatura da montagna. Una volta.. come se fosse divertita. Non è nel mio contratto.. «Nel numero c'è sicurezza e. sei a conoscenza degli effetti fisiologici che provoca l'altitudine agli uomini abituati a vivere a livello del mare?» Di colpo gettò indietro la testa e il suono di gola si trasformò in una risata allegra. Ma hai la mia parola che non creerò guai di natura squisitamente femminile. «Jason.. Oltrepassammo minuscoli villaggi e fattorie isolate e qualcuna delle Torri solitarie dove i tecnici delle matrici lavoravano in solitudine con l'antica scienza di Darkover. ma chissà perché.» E.» I suoi occhi stavano ancora ridendo di me. spero!» Mi sentii arrossire come un ragazzine. oppure no. «Non mi aspetto di vederti strisciare sotto le mie coperte. CAPITOLO 4 VERSO CARTHON Ci mettemmo in viaggio quella sera. mentre lo dicevo. mentre Rafe era alla guida e la ragazza sonnecchiava . «Ma non posso rispondere per gli altri sette uomini. io sono una Libera Amazzone e questo significa. a seconda di quello che voleva. Così cercai di scusarmi aggiungendo: «In ogni caso sarai un elemento di disturbo.» Si alzò. L'antica strada di pietra. non sono stata castrata. con un camion per le provviste e un altro in cui erano stipati gli animali da soma. Kendricks guidava il camion in cui erano stipati gli animali e se la godeva un mondo. e io non voglio neanche delle risse!» Lei emise uno strano suono di gola. mi chiesi perché poi dovessi preoccuparmi tanto: di certo una libera amazzone era in grado di difendere la sua virtù. Accidenti a quella donna! «Nel mio non c'è di certo». sbrecciata e segnata qua e là dalle piene e dal limo dei secoli.

semplicemente si erano sviluppati nell'homo arborens. gli abitanti di Darkover o di Megaera non sono distinguibili da un terrestre o da un abitante di Sirio. La stazione eretta. a quali sciocchezze stavo pensando? Idee vaghe a proposito dell'evoluzione si rincorrevano nella mia mente come bolle scoppiate. forse? Rafe voltò la testa e mi chiese: «Dove ci fermiamo per la notte? Sta facendo buio e dobbiamo ancora inventariare il materiale!» Mi scossi e ripresi in mano la guida della spedizione. umanoidi notturni. A quanto sembra la natura segue uno schema di similarità su tutti i pianeti abitati.. issata una tenda e scaricati e impastoiati gli animali e dopo aver cominciato la cernita dell'equipaggiamento. che. Il veicolo era solo un mezzo di trasporto ridotto all'essenziale che non aveva lussi come i finestrini.con il mantello sopra il volto per ripararsi dal sole. a metà strada nella scala dell'evoluzione. i pollici opponibili. terrorizzato all'idea di addormentarmi. Il camion sobbalzò sulla strada piena di buche. le braccia snodate. la sensibilità al colore dei nodi e dei coni oculari. ma non sono mai stato bravo a mettere in parole le descrizioni e quando Hastur si accorse che non ero disposto a parlare. ad ascoltare il sonoro ronfare di Kendricks. tutte queste cose paiono essere indispensabili alla crescita della civiltà che alla fine viene definita umana. considera ancora l'Homo sapiens come la più complessa delle forme della natura... Regis mi chiese: «Come sono le città aeree?» Cercai di spiegarglielo. il Piccolo Popolo? Era solo il Piccolo Popolo. nictalopi che trascorrevano la loro esistenza nelle immense foreste. alcuni erano rimasti indietro. lo sviluppo del linguaggio e il lungo svezzamento da parte dei genitori. perlomeno sui pianeti conosciuti. Quando il ramo principale dell'evoluzione su Darkover aveva abbandonato gli alberi e aveva ingaggiato la lotta per l'esistenza a terra. che tende verso l'economia e la semplicità della forma umana. le differenze sono soprattutto culturali e a volte una cultura isolata si sviluppa in una direzione insolita o si ferma a uno stadio primordiale. Il vento era gelido.. una pausa evolutiva che si era dimostrata piuttosto lunga. me ne restai disteso sveglio. Ma una volta parcheggiati i camion. Mi svegliai di soprassalto. chi poteva spiegarli? Jay Allison. Ma l'evoluzione per loro non si era fermata. non fece altre domande e io mi ritrovai libero di riandare con il pensiero a quello che sapevo degli Arboricoli e del loro mondo... Il Piccolo Popolo era una sorta di gradino intermedio. Quando avevo sonnecchiato sul . A parte variazioni di poco conto dovute al clima.

e in mezzo a quelle foreste viveva il Piccolo Popolo. in virtù di quei confini. «Cosa ne pensate? Sarà un viaggio difficile?» . Viaggiare attraverso il loro territorio sarebbe stato pericoloso. ancora oltre. Ma altri esseri umani che si fossero avventurati nel loro territorio. Seduto davanti alla tenda. Gli animali pascolavano nell'erba bassa dietro la tenda. che si innalzavano e si innalzavano. E in alcuni casi il Piccolo Popolo permetteva loro di cacciare nelle foreste senza essere molestati. generalmente inoffensivo. le pendici degli Hellers. cortecce per tintura e foglie e certi particolari tipi di muschi dalle virtù medicinali. prede da cacciare.camion. considerato per tradizione il punto di non ritorno da darkovani e terrestri. non uccidevano per il piacere di farlo. contemplavo la distesa d'acqua che il sorgere del sole colorava di rosa. Ma anche se tutto quel territorio era fittamente popolato di colonie di confine e di nidi. correvano il rischio di venir attaccati senza pietà. ricoperte di foreste impenetrabili in ogni gola e in ogni valle. il Kadarin. Regis Hastur usci dalla tenda sfregandosi gli occhi e si unì a me sul greto del fiume. non sarebbe servito a nulla parlare con loro: avremmo dovuto trattare direttamente con l'Anziano del Nordest. ma attaccavano in gruppi di venti o trenta e la loro preda veniva spogliata di tutto quello che era possibile trasportare. avevo avuto uno strano e agghiacciante vuoto di coscienza: ero io. ma al tempo stesso non ero io. Alcune comunità montane darkovane avevano trattati di scambio con il Piccolo Popolo. Gli abitanti degli alberi non erano feroci. Al di là del fiume si stendevano fitte foreste e. al quale vendevano stoffe. dove avevo trascorso la maggior parte della mia infanzia. piccole suppellettili in cambio di noci. Se mi fossi addormentato chi sarei stato al mio risveglio? Avevamo piantato il campo nella curva di un grande fiume poco profondo. metalli forgiati. Da tempo immemorabile il Piccolo Popolo. aveva mantenuto confini ben definiti tra le loro terre e quelle degli uomini che vivevano al suolo: gli Arboricoli non si avventuravano mai al di qua del Kadarin e dal canto loro gli umani che sconfinavano nel territorio del Piccolo Popolo diventavano automaticamente. i camion erano sfingi ricoperti da teloni carichi di rugiada. che mi trastullavo con pensieri che non riconoscevo come miei.

Jason!» . «Devo farli uscire?» mi chiese. Il Kadarin è alimentato dalle maree dell'oceano e per guadarlo dovremo aspettare la bassa marea. «Non mi stupisco che vi abbiano assegnato l'incarico! Come vi invidio. e Regis mi incitò: «Che cosa?» «Be'. dichiarò e vi immerse la sua scodella. «ma non abbastanza vecchio da aver partecipato alla campagna.«No. «Se vi accade qualcosa.. Ma nonostante le rigide distinzioni di casta. I tre fratelli montanari si erano svegliati e ora erano al fiume a lavarsi rumorosamente.. che davano per scontato i capi lasciassero ai poveri soldati semplici tutti i lavori più umili. dissi dopo qualche istante. Avanti. Regis aveva fatto la sua parte di lavoro ad ogni fermata.» Regis annusò la pentola.. quel genere di differenze sociali terrestri su Darkover semplicemente non esistevano.» «Sono più vecchio di quello che sembro». È solo..» esitai. poi si sedette tenendo in equilibrio il cibo su un ginocchio..» (Durante la breve guerra civile sui monti combattuta dai darkovani contro il Piccolo Popolo di 'Narr. conosco i sentieri principali e so come tenermi alla larga. Gli altri dormivano ancora. «Non ce n'è bisogno. vado a prenderla io la colazione o andate voi?» Scrollai le spalle e mi diedi da fare accanto al fuoco.. anche se non lo conosco quanto voi. «Responsabile? Voi non mi date l'impressione di essere il tipo che si preoccupa. Prima di poter attraversare senza rovinare tutto l'equipaggiamento sarà quasi mezzogiorno. e solo Kendricks trovò qualcosa da ridire quando Kyla si assunse il compito di governare le bestie da soma e fece la sua parte a caricare casse e sacchi. Per che razza di inetto mi prendete? So come cavarmela tra le montagne e non ho paura del Piccolo Popolo. senza ostentazione e con assoluta naturalezza e questo aveva sorpreso gli altri due terrestri. Rafe e Kendricks. siete voi». Dopo un po' Regis mi raggiunse accanto al fuoco.) «Sharra! Eravate voi?» Il principe darkovano sembrava sinceramente impressionato. Jason: come mai sapete tante cose sul Piccolo Popolo? Lerrys ha partecipato alla campagna di 'Narr. ma voi mi sembrate troppo giovane per esserci stato. Jason.» Lui sorrise e nella luce rossa parve la personificazione di un'antica leggenda. non direi... è. Seguii il suo esempio e Regis domandò: «Parlatemi un po' di voi. risposi. tutto Darkover me ne riterrà responsabile. Neppure la galanteria aveva corso. io avevo undici anni e avevo spiato gli invasori umani. ma questo a Regis non lo dissi. «Ha un buon profumo».

che sono nati negli ultimi due anni. La ragazza. Finora con me era stata schiva e di poche parole. si poteva contare perché eseguisse gli ordini e io sentivo di poter far ricorso a lui. anche se invece si comportava naturalmente con i darkovani e io la lasciavo fare.» Il cibo mi andò di traverso. L'Hastur sbatté gli occhi.» «E allora perché diavolo vi hanno lasciato partecipare ad una missione tanto pericolosa?» sbottai. Per quanto strano possa sembrare. Kyla. ma l'espressione del suo viso rimase assolutamente imperturbabile e la sua voce normale. mentre Regis si alzava in piedi e andava a lavare la scodella nel fiume. Jason.una risata breve e secca. Gli uomini stavano smontando e impacchettando la piccola tenda che avremmo usato nella foresta. sputacchiai ed esplosi in una risata.. era ancora un'entità sconosciuta: era molto silenziosa e tesa. ma raramente dava un suggerimento. Mentre gli altri caricavano gli ultimi attrezzi. proprio il fatto che fosse terrestre mi dava una sensazione di conforto. pronti a salire in sella. Questo mi mette terribilmente in svantaggio. Jason. come Hastur. forse perché non eravamo ancora entrati nel territorio delle montagne. Quando lasciammo il campo il sole era già alto. e poi mi diressi sul greto per controllare la profondità del guado e osservai le alte catene montuose avvolte nella bruma rossastra. sul serio. «Ho fatto notare al mio signore che ero stato molto assiduo nei miei doveri nei confronti degli Hastur: ho cinque figli. mentre all'inizio avevo creduto che sarebbe stata una seccatura. «No..Io risi . diedi a Kyla l'incarico di preparare gli zaini che ci saremmo caricati in spalla quando il sentiero sarebbe diventato impraticabile per le bestie da soma. erano di ottimo umore e si davano da fare scherzando tra loro.. che si trovava fuori dal suo elemento. sempre allegri e abituati alla montagna. che noi Hastur avevamo il compito e la missione di mantenere le pacifiche relazioni tra terrestri e darkovani. faceva fino in fondo la sua parte. ma la mia famiglia alla fine è riuscita a convincermi che. Erano una buona squadra. avevo già un lavoro che mi aspettava. di cui tre legittimi. come avevo già scoperto: Rafe e Lerrys e i tre fratelli darkovani erano instancabili. «Ehi. Su Kendricks. Da ragazzo ho cercato di entrare nel Servizio Spaziale Terrestre. gridò qualcuno e io ritornai verso la radu- . sapete: tutti pensano che dovrei andarmene in giro con i cuscini attorno alla testa per non farmi male se cado. datti una mossa».

è anche più sgradevole delle scottature. «Cosa diavolo c'è?» «Dovresti vederti!» gorgogliò. ma mi interruppi perché lei scoppiò in una risata. senza dubbio lei aveva il diritto di ridere di me. Mi spalmò la crema sulla fronte e sulle guànce: era fresca e idratante. non avevo preso le precauzioni contro le scottature e la mia faccia era tutta rossa e scottata. «Forse farei meglio a controllare anche gli altri per assicurarmi che non se ne siano dimenticati. ma prese atto della situazione. con una certa imperizia. ma la cosa non mi garbava affatto. Dissi ai tre fratelli darkovani di far attraversare le bestie da soma nella parte più bassa del guado e indicai a Lerrys e Kyla di cavalcare a fianco di Kendricks. Feci per ringraziarla. Allora lei me lo tolse di mano. che non era abituato ai gorghi insidiosi e alle correnti improv- . le chiesi: «Hai suddiviso i carichi negli zaini?» «È tutto pronto. viaggiando nel camion scoperto e quella mattina. La cecità da riflesso. non più abituato al sole cocente di quelle latitudini.. ti do la mia parola. disse porgendomi un tubetto di crema. e molto dolorosa!» «Accidenti. Forth aveva detto praticamente la stessa cosa. Lo presi e lo spremetti. Mi avvicinai a Kyla. Il giorno prima. «Jason. ribatté con quella sua voce totalmente priva di espressione. schiacciò una certa quantità di pomata bianca sul palmo della mano e mi disse: «China la testa e sta' fermo». Mi lanciò uno sguardo divertito e accennò con la testa al mio viso. Non ero certa di quanto potessero pesare gli zaini». che stava assicurando l'ultimo sacco su uno degli animali. proseguì porgendomi il tubetto di crema. questa tienila in tasca». lavoro nel quale era maestra.» Ciò detto se ne andò senza aggiungere altro. Non ero per niente divertito. «Ecco. «E allora avresti dovuto sapere come evitare di scottarti». lasciandomi con la sgradevole impressione che fosse stata lei ad avere la meglio e che mi considerasse un povero irresponsabile. hai degli occhiali da sole per quando arriveremo sulla neve?» Io annuì e lei proseguì in tono severo: «Non dimenticarteli. tranne i sacchi a pelo. Quel gesto mi procurò una fitta di dolore e mi resi conto all'improvviso di cosa doveva essere successo. senza dubbio dovevo avere un aspetto grottesco. Non mi lasciò neppure parlare. non sono mica stupido!» esplosi. ragazza. Per cercare di recuperare un po' dell'autorità che mi sembrava di avere perso. «Scottato? Metti un po' di questo».ra.. socchiudendo gli occhi per il sole. rispose.

la scalata vera e propria. lunga arrampicata. Rafe non riuscì a far entrare nell'acqua il suo cavallo e alla fine smontò di sella.vise dei fiumi di montagna. Ma nessuno si lamentò mentre ci preparavamo per l'ultima. perché quando cominceranno i passaggi difficili. gli lasciammo parecchio cibo e ci caricammo con lo stretto indispensabile per la scalata. avremmo potuto attraversare il Dammerung prima del calar della notte. cavalcando a fianco di Regis Hastur. È meglio che ci abituiamo tutti. attento ai possibili pericoli e riflettendo imbronciato che una persona tanto importante per la politica di Darkover non avrebbe dovuto rischiare la vita in una missione come quella. Il giorno seguente cominciava la parte difficile del viaggio. Kendricks. Ma al mattino seguente profonde occhiaie scure le segnavano gli occhi. Jason? Ma se anche la mia sorellina sarebbe in grado di fare quel sentiero senza nemmeno bisogno di una spintarella sul sedere!» Sollevai il mento e ricambiai l'occhiataccia.» Continuavano a non essere convinti. Il terre- . Uno dei tre fratelli mi gettò un'occhiata sprezzante. Cavalcammo tutto il giorno. Io attraversai per ultimo. attentati o disavventure. ma io dormii molto male. ma avvertivo ugualmente una sgradevole pressione alle orecchie. accampandoci poi nel punto più alto che riuscimmo a raggiungere a cavallo e con gli animali da soma. Se il Legato terrestre (improbabile evenienza!) fosse venuto con noi. Kyla sembrava risentire meno di tutti. da fare a piedi. Lerrys e Rafe avevano mal di testa dovuto al sole e all'aria rarefatta. sarebbe stato circondato dal Servizio Segreto. Ci accampammo. credo. ma nessuno protestò fino a quando non piazzai il massiccio Kendricks al centro della seconda cordata. Quella notte avevamo rizzato il campo nell'ultimo punto in piano. ma continuò a gemere e a gridare nel sonno fino a quando Lerrys non gli diede un calcio. Con molta arroganza Regis negò di provare qualsiasi disagio. dalle guardie del corpo. «E ti definisci un alpinista. voglio che tutti sappiano cosa si deve fare. allora rimase sdraiato in silenzio. si tolse gli stivali e lo trascinò nel fiume tenendolo per le briglie. impastoiammo gli animali in modo che non si allontanassero. Prima di attaccare il sentiero ripido e scosceso (poco più di una traccia) guardai Kyla e ordinai: «Il primo pezzo lo faremo in cordata». perché era stata per un tempo più lungo di tutti noi ad altitudini maggiori. io ero abituato all'altitudine. Con un po' di fortuna. con ogni possibile precauzione contro incidenti. o almeno bivaccare molto vicino al passo. ma senza più dormire. «Le rocce sono pericolose e tra di noi c'è chi non è assolutamente abituato a procedere in cordata.

A poco a poco il sentiero si fece più ripido.stre guardò torvo la sottile corda di nylon e chiese con un certa apprensione: «Non sarebbe meglio se stessi per ultimo fino a quando non ho imparato quello che devo? Schiacciato in mezzo a voi due potrei fare qualche stupidaggine!» Hjalmar scoppiò in una risata fragorosa e lo informò che la posizione centrale in una cordata a tre era sempre destinata al più debole. fece una battuta a proposito dell'equilibrista che camminava sul filo. poi Kendricks scrollò le spalle. Lungo una parete rocciosa il sentiero si restrinse a una cengia di una quarantina di centimetri ricoperta di arbusti e ghiaietta e con uno strapiombo di circa quindici metri. Anche gli altri tre dilettanti. perché il mio peso contro una roccia smossa avrebbe potuto farla precipitare addosso agli altri. cioè che genere di alpinisti stavo per portare attraverso gli Hellers. l'omone scivolò un paio di volte sulla ghiaia. sia che corra in mezzo a un prato o a venti . per il quale quaranta centimetri erano come un'autostrada a quattro corsie. per un vero alpinista un sentiero è sempre un sentiero. sarebbe stato meglio avanzare senza corda. aveva ragione: in realtà. Saggiavo ogni masso con estrema cautela. Kyla ammonì lui e Lerrys a non guardare in basso quando attraversavano i passaggi esposti e ci mettemmo in cammino. raggiungendo in alcuni punti una pendenza di quasi cinquanta gradi. fermandoci a riposare per qualche minuto. ma io mi chiesi come se la sarebbero cavata con un precipizio più profondo. Il primo tratto fu fin troppo facile. Subito dietro di me. un sentiero largo e segnato che si inerpicava serpeggiando per qualche chilometro. un passaggio normale per un alpinista esperto. Mi aspettavo che Kendricks si ribellasse. un po' nervoso. ai principianti e ai dilettanti. ma quando venne il suo turno. costringendoci a fare molta attenzione a dove mettevamo i piedi e ad afferrarci agli appigli o appoggiarci contro le rocce. attraversò sicuro senza perdere l'equilibrio. e legò la corda alla cintura. Rafe e Regis attraversarono senza esitare. Kendricks. dove cadere non era pericoloso. così un eventuale scivolone avrebbe dato fastidio solo a chi scivolava. su pendii come quelli. ma il grosso terrestre e il gigante darkovano si limitarono a squadrarsi a vicenda. separato da un paio di metri di corda lenta veniva uno dei tre fratelli darkovani (Vardo. sassi smossi e lastroni. strattonandomi con forza e mormorò qualcosa a bassa voce. ci voltammo e vedemmo tutta la valle distesa sotto di noi. Lerrys. credo). cosparso di ghiaia. Ma quella prova mi serviva per capire quello che avevo bisogno di sapere.

ma che invece facevano dolere i nostri corpi abituati al terreno per lo sforzo di scavalcarli o attraversarli. «Almeno saremo in grado di vedere chi ci segue!» «Se si dovesse arrivare al combattimento».centimetri di altezza e a uno strapiombo di centocinquanta metri o addirittura su una parete a tremila metri da terra. A meno di dieci metri di distanza il corso d'acqua si tramutava in una piena ghiacciata. Ho visto. Kyla vi si arrampicò e restando in equilibrio su una radice incuneata nella roccia. Ci inerpicammo lungo un passaggio leggermente incavato.» «Cerca un posto dove possiamo riposarci». le ordinai. forse trasportati a valle da una valanga o da un alluvione. Fummo costretti ad aprirci la strada tra un intrico di rovi che non sarebbero stati un ostacolo per un arboricolo. in un punto trovammo il sentiero ostruito da alcuni tronchi. chiamai sottovoce Kyla: «Visto niente?» «Stavo cominciando a pensare che fosse l'altitudine. Jason. «preferirei farlo sulla ghiaia che sul ghiaccio!». l'ombra di un'ombra. «Sarò contento quanto usciremo da qui». a tratti. Da dietro una collinetta giungeva un rumore assordante. disse lei con mia sorpresa. seguiti dall'altro lato dall'impercettibile movimento nel sottobosco. solo una debole traccia che si inoltrava tra fitti cespugli e boschetti di alberi. le cui radici contorte lo nascondevano in parecchi punti. mise le mani a coppa attorno alla bocca e gridò: «Rapide!» Mi arrampicai anch'io in cima al passaggio e guardai nella stretta forra: lì. Dapprima fu solo la fugace impressione di un movimento colto con la coda dell'occhio. piegati in avanti per non perdere l'equilibrio. il sentiero che avevamo seguito era attraversato e cancellato dalle rapide profonde e turbinose di un torrente di montagna. ma nessuno osò in quella circostanza lamentarsi di essere legato alla corda. ma la quarta volta che lo vidi. il sentiero peggiorò. fu lungo e faticoso. diventando ancora più ripido e. Aggirarli carponi per circa un centinaio di metri su un nevaio. o che ci fosse qualcosa che non andava nei miei occhi. Attraversata la cengia. Verso mezzogiorno ebbi per la prima volta la sensazione che non fossimo soli sulla montagna. quasi una cascata che saltava dal bordo di un dirupo sopra di noi e nella sua corsa aveva scavato una gola profonda un metro e mezzo nel fianco della montagna e precipitava verso il basso con un frago- . mentre in altri era stato completamente coperto dalla vegetazione. mormorai alla ragazza. passando uno alla volta.

re che mi faceva rimbombare le orecchie. Era violentissima, e chiunque vi si fosse avventurato avrebbe immediatamente perso l'equilibrio e sarebbe stato trascinato via per chilometri dalla forza della corrente lungo il fianco della montagna. Rafe si arrampicò con cautela sul piccolo argine scavato dal torrente e si chinò per raccogliere l'acqua nel palmo della mano e berla. «Accidenti, è più gelida del nono inferno di Zandru! Deve arrivare dritta dal ghiacciaio!» E infatti era così: ricordavo il sentiero e ricordavo quel punto. Kendricks si unì a me sulla riva del torrente e chiese: «Come facciamo ad attraversarlo?» «Non lo so ancora», risposi, studiando il torrente impetuoso. A circa sei metri sopra le nostre teste enormi alberi con le radici contorte e per metà scoperte dalle piene ricorrenti, protendevano i loro robusti rami sopra le rapide e tra due di quegli alberi dondolava uno dei precari ponti di liane del Piccolo Popolo, sospeso a soli tre metri dall'acqua. Neppure io avevo mai imparato a camminare senza aiuto su quei ponti sospesi, perché le braccia umane non sono più brachiopodi. Un tempo forse avrei potuto farcela, ma in quel momento, se non ci fossi stato costretto, provarci era fuori questione. Forse Rafe o Lerrys, che erano atletici e di corporatura leggera, avrebbero potuto farlo come pezzo di bravura, a terra, su un campo d'erba, ma sopra il fianco di una montagna rocciosa e scoscesa, dove cadere significava venir trascinati per chilometri lungo un torrente impetuoso, ne dubitavo. Quindi il ponte sospeso del Piccolo Popolo era fuori questione... che altre scelte ci restavano? Feci un cenno a Kendricks, che era l'uomo al quale in quel momento sarei stato sicuro di poter affidare la mia vita, e gli dissi: «Parrebbe inguadabile, ma secondo me due uomini con i piedi ben saldi potrebbero attraversarlo. Gli altri potrebbero tenerci assicurati con le corde, in caso venissimo sbalzati via. Se riusciamo ad arrivare alla riva opposta, possiamo tendere una corda da quello spuntone di roccia...». Lo indicai con una mano, e aggiunsi: «Gli altri possono attraversare tenendosi alla fune. I primi due uomini sarebbero i soli a correre dei rischi. Te la senti di tentare?» Lui non mi rispose subito, e io apprezzai la sua prudenza, ma si avvicinò al bordo della forra e guardò le acque impetuose; certo, se fossimo stati spazzati via gli altri avrebbero comunque potuto recuperarci con la corda, ma non se fossimo stati maciullati sulle rocce. E in quel momento, ancora un volta, colsi il movimento furtivo nel sottobosco: se gli Arboricoli avessero scelto di attaccarci in quel punto, mentre eravamo per metà dentro e

per metà fuori dalle rapide, saremmo stati una preda fin troppo facile e vulnerabile. «Dovremmo poter assicurare una fune con un sistema più semplice», disse Hjalmar, e prese una delle corde di riserva dal suo zaino, la arrotolò, fece un cappio ad una delle estremità e poi, mantenendosi in equilibrio precario sul bordo delle rapide, la lanciò verso lo spuntone di roccia che avevo indicato in precedenza a Kendricks. «Se riesco ad agganciarla...» Il lancio fu troppo corto: Hjalmar raccolse la fune e riprovò. Fece altri tre tentativi infruttuosi e alla fine, mentre tutti trattenevamo il fiato, il cappio si infilò nello spuntone. Tirammo delicatamente la fune, finché non fu ben dritta e tesa sulle rapide e il nodo non si strinse fino al limite massimo. Allora Hjalmar sorrise e respirò. «Ecco», disse, e diede un violento strattone alla fune, per saggiarne la resistenza. Lo spuntone roccioso cedette con uno schiocco secco, e precipitò nelle rapide, rischiando di trascinare con sé anche Hjalmar. Il masso rotolò rimbalzando nell'acqua, sollevando alti spruzzi e portandosi via tutta la corda. Restammo immobili, a guardare affascinati e inorriditi per un intero minuto, mentre Hjalmar imprecava in modo irripetibile nel dialetto delle montagne, imitato dai fratelli. «Come diavolo facevo a sapere che quella maledetta roccia si sarebbe spaccata in due?» «Meglio che si sia spaccata adesso che non quando stavamo attraversando», disse Kyla per nulla turbata. «Io ho un'idea migliore.» Parlando slegò la corda che la teneva legata intorno alla vita e ne legò un'altra attraverso la cintura, poi diede l'estremità a Lerrys. «Tienila forte», gli disse; poi si tolse il telo impermeabile e rimase in piedi rabbrividendo con indosso solo un leggero maglione. Poi si sfilò anche gli stivali e me li gettò. «E adesso issami sulle tue spalle, Hjalmar.» Troppo tardi capii cosa intendeva fare e gridai: «No, non cercare di...» ma lei si era già issata sul precario trespolo rappresentato dalle possenti spalle del darkovano e aveva afferrato uno dei cappi di liane che sporgevano dalla parte inferiore del ponte sospeso e rimase appesa per qualche istante, mentre le corde vegetali dondolavano e cedevano sotto il suo peso sia pur leggero. «Hjalmar! Lerrys! Tiratela giù!» «Io sono la più leggera di tutti», gridò Kyla con voce acuta, «e non sono abbastanza robusta per aiutarvi a tenere le corde! E tieni ben stretta quella fune, Lerrys», aggiunse con voce che tremava un poco. «Se la lasci andare,

sarà stato tutto inutile!» Afferrò saldamente il cappio e con la mano libera si sporse per afferrare quello dopo, ormai sospesa sopra le rapide. Stringendo le labbra, feci segno agli altri di allargarsi sulla riva... non che avremmo potuto fare molto se fosse caduta. All'improvviso Hjalmar, vedendo la ragazza raggiungere il terzo cappio, che dondolò in modo orribile sotto il suo peso, gridò: «Kyla! Attenta! L'altro cappio... non toccarlo... è marcio, sfilacciato!» Kyla portò anche la mano destra sul terzo cappio, poi si tese per afferrare il quinto, mancò la presa, si diede un'altra spinta e finalmente si aggrappò, con il fiato corto all'appiglio. Io guardavo, terrorizzato: quella maledetta ragazza avrebbe dovuto dirmi quali erano le sue intenzioni! Kyla guardò in basso e noi scorgemmo l'espressione del suo viso, teso per lo sforzo, che luccicava per la patina di crema da sole e di sudore. La sua minuscola figura dondolava sospesa a tre metri sopra le acque vorticose e se avesse perso l'appiglio, solo un miracolo avrebbe potuto salvarla. Rimase sospesa per un minuto, poi riprese a dondolarsi avanti e indietro e la terza volta si lanciò in avanti per afferrare l'ultimo cappio. La liana le scivolò tra le dita, lei cercò di afferrarla con l'altra mano e sotto il suo peso la fune si abbassò verso l'acqua, scorrendole tra le dita e poi, con uno schiocco, si ruppe a metà. Lanciò un urlo mentre si contorceva freneticamente nell'aria e atterrò per metà fuori e per metà dentro l'acqua... ma sulla riva opposta. Si trascinò fuori dal torrente e rimase accucciata a terra, bagnata fino alla vita, ma in salvo. I darkovani gridavano felici. Io feci cenno a Lerrys di legare ben stretto il capo della corda ad una radice sporgente e poi gridai: «Sei ferita?» A gesti Kyla mi fece capire che il fragore delle rapide copriva le mie parole e poi si chinò per assicurare il suo capo della corda. Sempre a gesti le feci capire di controllare che i nodi fossero ben stretti, perché se qualcuno di noi fosse scivolato, lei non era abbastanza forte da fare da ancora. Tirai io stesso la fune per saggiarne la resistenza e vidi che era ben salda. Allora mi misi i suoi stivali attorno al collo e poi afferrando la corda, insieme a Kendricks entrai in acqua. Era ancora più gelata di quanto mi aspettassi e il primo passo per poco non fu l'ultimo, perché la violenza delle rapide mi fece cadere in ginocchio e sarei finito lungo e disteso se non avessi avuto la corda a cui aggrapparmi. Buck Kendricks mi afferrò, e per farlo dovette abbandonare la presa sulla corda e io imprecai contro di lui, dicendogliene di tutti i colori mentre

insinuando le sue dita gelide sotto i nostri abiti fradici. che fischiava attraverso gli alberi e spazzava le rocce.. che tra noi erano i più asciutti. mentre sporgevo un braccio per aiutare Rafe a salire sull'argine. Rafe e Regis e io eravamo bagnati fradici. Arrivammo alla radura. Adesso la scalata era difficile.. tanto che in alcuni punti fummo costretti ad avanzare afferrandoci a degli appigli e appiattendoci contro una parete che appariva liscia come una tavola. ma prima che i nostri vestiti fossero stati abbastanza asciutti sarebbe stato quasi l'imbrunire. maledizione!» urlai per farmi udire al di sopra del ruggito delle acque.. bagnato fino al midollo. «Ci sono degli. perse l'equilibrio e cadde in acqua.» «Dopo. dovevamo comunque correre il rischio di trovare un posto dove accendere un fuoco per asciugarci.. Rabbrividendo. qualcuno avrebbe potuto annegare. Dissi a Lerrys di lasciare quella corda fissa (anche se avevo poche speranze che l'avremmo ritrovata al nostro ritorno) e poi mi guardai rapidamente intorno. anche se non eravamo ancora tanto in alto da temere il congelamento. mentre gli altri erano bagnati dalle ginocchia in giù e a quell'altitudine era pericoloso. Arboricoli. di raccogliere arbusti secchi e di accendere il fuoco. Mentre salivamo. che tossicchiò e sputò.mi rimetteva in piedi e insieme lottavamo contro la corrente. c'è una radura». così . Hjalmar si voltò per afferrarlo. prese a soffiare il vento. perché erano ancora assicurati l'uno all'altro con le corde e se queste si fossero attorcigliate. Feci cenno agli altri di attraversare due alla volta e in quel momento Kyla mi afferrò il braccio: «Jason. Arboricoli o non Arboricoli. Mancava ancora un po' al tramonto e non sarebbe stato il momento di preparare il campo.. fui costretto ad ammettere tra me che non saremmo mai riusciti ad attraversare senza la corda che Kyla aveva rischiato la vita per portare dall'altra parte. arrivammo alla riva opposta e ci mettemmo all'asciutto. ma io gli urlai di non farlo. con le mani chiuse a megafono intorno alla bocca. e incominciai a salire. Entrai in acqua con Lerrys e insieme tirammo fuori Regis. a un passo dalla sponda Regis. ma il freddo rendeva difficili le cose anche a me. che era leggero e di corporatura snella. Kendricks era in difficoltà e dovetti aiutarlo. Mentre avanzavamo a fatica nelle acque turbinose. e ordinai ai due fratelli darkovani. aspettare!» mi urlò nell'orecchio. «Lassù. un piccolo spiazzo spoglio su di una bassa cresta. «Che cosa?» gridai voltandomi verso di lei.. sulla cima del ponte! Li ho visti! Sono stati loro a tagliare quel cappio!» Regis e Hjalmar arrivarono per ultimi. incerto sul da farsi.. «Non posso.. dissi.

era che non li si poteva giudicare secondo parametri umani.. intervenne Regis. trasformata in un arcobaleno di colori dal sole al tramonto: verdi. addirittura. ma poi rinunciai. ma mi sentii ribollire di rabbia vedendo il volto sereno di Kyla illuminarsi di piacere a quella lode. Radunati attorno al fuoco.diedi ordine di montare ugualmente la tenda. Ero indeciso se chiederle cos'altro avesse visto sul ponte. che sapessero addirittura che la nostra era una missione pacifica. Il fatto era (fui costretto ad ammettere con me stesso) che con la sua corporatura leggera la ragazza avrebbe corso meno rischi sul ponte sospeso che in mezzo a quelle acque turbinanti. I fratelli darkovani avevano acceso un fuoco senza minimamente curarsi di essere osservati e secondo me il morale e il benessere del mio piccolo gruppo era più importante della cautela. Cercai di mettermi nei panni di uno di loro. turchesi e rosa. Aveva ragione lui. quindi non era escluso che un gruppo non ostile di arboricoli stesse semplicemente sorvegliando la nostra avanzata o. in quel momento. La cima che avevamo appena scalato aveva nascosto alla nostra vista il vero massiccio e vidi Kendricks spalancare gli occhi quando si rese conto che avevamo ap- . Poi mi rivolsi a Kyla. «non saremmo mai riusciti a passare senza quella corda fissa. Ma non ci credetti neppure per un istante: se c'era una cosa che sapevo degli Arboricoli. e i fatti parvero darmi ragione. ci avevano risparmiato un attacco sulle rapide. Mentre Hjalmar le curava la mano che si era escoriata quando la liana le era scivolata tra le dita. ragazza. per indovinare cosa avrebbero fatto. mentre i nostri abiti si asciugavano e con una bella tazza di infuso bollente tra le mani. Ottimo lavoro. ma il mio cervello non riusciva più a ritrovare la loro mentalità. e l'interferenza di Regis Hastur e il sorriso soddisfatto della ragazza non facevano che rinfocolare il mio risentimento. Ci eravamo accampati sulla sommità di una catena parallela agli Hellers e la catena principale si stendeva davanti ai nostri occhi. l'ottimismo parve ritornare. Questo però non contribuì a mettermi di buon umore. Kyla scherzava con gli uomini a proposito della sua esibizione acrobatica. quelle montagne erano ancora più belle di quanto le ricordassi. infuriato: «Sentimi bene: un'altra volta non fare più una cosa così azzardata a meno che non te lo ordini io!» «Non prendetevela troppo con lei».» «Voi non immischiatevi!» scattai..

sopra le rocce. meglio per loro. come il paesaggio di una luna deserta e priva di aria... una sorta di cascata congelata.pena superato il primo passo e che la parte più difficile doveva ancora venire.. Regis osservò il lontano ghiacciaio e mormorò: «Non sembra così inespugnabile. «Siamo arrivati a poche decine di metri dalla cima. il passo raggiunge un'altitudine di meno di seimila metri.. lieto dell'interruzione. Mostrai a Kendricks un punto nella catena.. ci vorrebbero le ali per arrivarci. potrebbe esserci un passaggio lungo il versante occidentale.. interruppe Kendricks irritato. risposi. «Quello è il Dammerung. E poi c'è quella parete dove cadono le valanghe. con un sorriso orgoglioso. è di lì che passeremo. quel picco alto non è mai stato scalato.. «È un nome adatto». vero?» «Non me lo ricordo». risposi battendo i denti. Un giorno affronteremo il Muro Attorno al Mondo. «Ci sono sessanta metri di parete rocciosa liscia e a strapiombo. ma dal mio punto di vista era semplicemente una perdita di tempo. La vera catena montuosa si innalzava davanti a noi. Da uno dei picchi scendeva un ghiacciaio. Non ci avvicineremo alle punte più alte. è già stato tentato. Hjalmar. che si era avvicinato con la tazza in mano a guardare le montagne.. Principe Regis. «di sicuro non lo scaleremo noi!» Mi guardò e aggiunse: «Almeno lo spero!» «No. però potremmo imbatterci in bande giro- .» «Non me ne importa niente se non è mai stato scalato o se non lo sarà mai». E. anche se ci sono alcune cenge e passaggi pericolosi. ricoperta di fitte foreste sui pendii più bassi e costellata di rocce e granito nelle parti alte. Ad alta voce. le cime delle montagne ricoperte di neve bianca e accecante. «Jason. ma nessuno ha mai scalato il picco. pronunciai il nome usato dal Piccolo Popolo per quelle montagne e lo tradussi per gli altri: «Il Muro Attorno al Mondo». di parecchio più basso delle cime e ben riparato da valanghe su entrambi i lati. non eri con quella spedizione che ha scalato e fotografato l'Alto Kimbi?» Il gigante annuì. affermò Lerrys deciso. poi è scoppiata una tormenta e siamo stati costretti a tornare indietro. quella chiamata la Strada dell'Inferno. Se ci riusciremo ci terremo alla larga dalle principali vie aeree e da tutti i villaggi del Piccolo Popolo segnati sulle carte. disse Lerrys. Se i più giovani e i principianti volevano dilettarsi progettando ipotetici attacchi alle catene inespugnabili.» «E nessuno ci riuscirà mai». non lo scaleremo». come se si fosse fermata all'improvviso. e tornai verso il fuoco.

ma solo derubarci e al massimo ferirci. Buck: se uccidiamo anche un solo Arboricolo. potremo respingerli meglio.» Lerrys mostrò una corta spada che fino a quel momento avevo ritenuto un puro oggetto ornamentale. concluse tirando fuori il coltello. gli rivelai. dissi mettendoli al corrente della situazione. Si guardò intorno con espressione fiera e un sorriso gli illuminò il viso non rasato.» Lei posò la tazza e il suo viso assunse un'espressione seria mentre raccontava quello che era accaduto sul ponte. Dobbiamo per forza stare in cordata quando ci rimetteremo in cammino?» Io riflettei. Quello che dovete tenere bene a mente. Se ci mostreremo determinati». «potremmo venire attaccati. «Un'ultima cosa: preferirei avere spazio di manovra. «se ne andranno di nuovo. Jason? È quanto ricordo dalla campagna di 'Narr: gli Arboricoli combattono corpo a corpo e combattono sporco.vaghe. risposi. Kyla.. «Ma lo decideremo quando verrà il momento. secondo quelle che sono le nostre idee». «Siamo in missione pacifica. «Non costringerò nessuno a stare legato. se si sente più sicuro senza corda». Il suo entusiasmo alla prospettiva di un combattimento mi dava fastidio e al tempo stesso. Kendricks rimase al mio fianco dopo che gli altri tornarono a radunarsi accanto al fuoco. «Qui almeno non ci sono troppi cornicioni da cui farci cadere!» «E tu hai l'unico fulminatore che ci abbiano lasciato!» mormorò lui. che si infilò con gesto deciso nella cintura..» Conclusi l'argomento aggiungendo: «In questo momento la cosa importante è di asciugarci». disse. e fissò la fissa foresta che si stendeva sotto il nostro campo. racconta quello che hai visto. ad uno ad uno. «Da questo momento in avanti». «Non siamo vulnerabili agli attacchi qui come lo saremmo in qualunque altro posto?» Aveva centrato proprio l'unica cosa di cui non volevo parlare: quella radura era fin troppo esposta. «Ascolta. Il mio potere è che gli Arboricoli sono abituati a correre sui sentieri stretti e noi no: la loro prima tattica sarà probabilmente quella di cercare di buttarci di sotto. e disse: «Ti spiace se aggiungo qualche altra cosa. a meno che non . Poi decisi di dirgli come stavano le cose. ma questo loro non lo sanno ancora. «Sembra che questo posto sia stato già usato come accampamento». è che non vogliono uccidere. mi rassicurava. «L'ho lasciato a Carthon». inspiegabilmente. Se saremo in cordata.» Di colpo presi una decisione e feci cenno a tutti di avvicinarsi.

il cammino verso la città degli Arboricoli è facile. erano di un'altra tribù! Scorsi un viso ricoperto di peluria bianca e senza mento.sia in duello ad armi pari e per difesa. Dopo qualche istante.. Anche se siamo attaccati. maledizione.. Misi le mani intorno alla bocca e urlai nell'unico dialetto del Piccolo Popolo che conoscevo: «Fermatevi! Veniamo in pace!» Uno dei nostri assalitori gridò qualcosa di incomprensibile e si lanciò su di me. in quel momento vidi che tutta la radura era piena di esseri pelosi e bianchi che correvano da tutte le parti. Tenendomi stretta la mano ferita.. «Tu sei immune. «Vieni.. Al di là è tutto civilizzato.. la femmina lo afferrò e fuggì con il bottino. Girai su me stesso e strappai via la creatura. a te non importa. una volta superato il Dammerung. un piccolo coltello. le dita mollarono la presa e il coltello cadde a terra. potremo dire addio alla spedizione e tornare a casa. CAPITOLO 5 LA CITTA ARBOREA Il grido di Kendricks fu l'unico avvertimento che sentii prima di accorgermi che qualcosa cercava di arrampicarsi sulla mia schiena.. se muoio voglio portarmi con me qualcuna di quelle maledette scimmie!» Io chinai il capo. mi guardai intorno e vidi Regis Hastur che lottava al limitare del declivio con due di quelle creature. mordendomi le labbra e non dissi nulla. «Non è molto lontano..» E in quel momento ci attaccarono. finiamo di asciugarci i piedi.» «Forse tu la chiamerai civiltà» ribatté Kendricks e mi voltò le spalle. sei al sicuro! Ma tutti noi siamo in missione suicida. uccideremo solo se saremo costretti a farlo. arrampicandosi con sorprendente agilità sulle cime degli alberi. Avvertii un dolore lancinante sulle nocche della mano. e in combattimento!» «Maledetto pianeta primitivo.. era una femmina! Estrassi il mio pugnale e cercai di parare il colpo che la creatura mi vibrò con estrema violenza. La nostra è una missione pacifica e siamo qui per chiedere un favore.. alterato dall'ira. e. indicai di nuovo il passo. Un pensiero .» «Preferiresti forse morire della febbre degli Arboricoli?» «Tanto qui finiremo per prenderla comunque!» ribatté furente. non potevo prendermela con Buck se la pensava così..

«Chi è ferito?» Garin sbatteva gli occhi con aria inebetita. Quando la toccammo cadde all'indietro. piegata in due e ammutolita per il dolore. Chiuse gli occhi per un istante. Regis aveva una ferita sulla fronte da cui usciva sangue e Hjalmar aveva un taglio in una coscia. Le mie nocche erano tagliate fino all'osso e la mano stava perdendo sensibilità. come una mano che mi stringesse il cervello. si sfregò gli occhi e. gemendo di dolore. precipitando oltre la scarpata. ribatté lui furente. Uno degli umanoidi cadde senza emettere un suono. e. «Maledetto stupido!» lo aggredii. privo di sensi. dove lo aveva nascosto. disse. che lanciò un urlo di terrore e di angoscia. poi un'altra vampata azzurra inseguì il branco in ritirata. Dentro di me era scattato qualcosa.. Rafe gridò qualcosa di osceno.agghiacciante mi attraversò la mente: se lo avessero ucciso. ma in piedi. Corsi verso Rafe e lottai con lui per strappargli lo storditore che il terrestre aveva estratto da sotto la camicia. in equilibrio precario sul bordo di una roccia. si riunirono e fuggirono nell'ombra. Ansimando in preda ad un'improvvisa vertigine. Esplose sul volto bianco di una delle creature. tutto Darkover si sarebbe sollevato e avrebbe sterminato gli Arboricoli. Passò qualche minuto prima che ci accorgessimo di Kyla. Gli Arboricoli emisero all'unisono un lungo gemito. cercò velocemente scampo sugli alberi.. Poi Regis riuscì a liberare una mano e fece un curioso gesto con le dita. «Un taglio netto». lo ammonii. le togliemmo la camicia e Kendricks si avvicinò per esaminare la ferita. ma io non lo udii. il dottor Jay Allison si guardò intorno: non era nell'ufficio del dottor Forth. La sdraiammo a terra nel punto in cui era caduta. e sarebbe stata tutta colpa mia. diventando pallida come un cencio. evidentemente non si era accorto di come Regis si fosse difeso con assoluta efficienza. ancora stordito da un colpo alla testa. Fu come una grossa vampata verde lunga un metro. «potresti aver rovinato tutto!» «Se non lo avessi fatto lo avrebbero ucciso». Rafe fece un cenno verso il branco in ritirata e sbottò con astio: «Perché non vai con i tuoi amici?» Con una mossa che credevo di aver dimenticato. «Una sola parola e fai anche tu la stessa fine». strinsi la mano attorno alle nocche di Rafe e premetti con forza: le dita gli si intorpidirono e io afferrai lo storditore e lo buttai nel burrone. o forse era una palla di fuoco. chie- .

. Jay Allison recuperò in parte il senso della realtà rendendosi conto che davanti a lui era sdraiato qualcuno. così il dottor Allison disinfettò la ferita e la coprì con una striscia di plastica graffata che avrebbe dovuto fermare ulteriori emorragie. Aveva bisogno di una sutura. «Come è successo?» chiese ad alta voce. non sapevo. questo è il mio lavoro». Jason!» Poi si avvicinò in fretta.» «Dottor Allison».. per l'amor di Dio.. la corresse lui secco.. si trovò di fronte un viso familiare. lei è il dottor Allison? Buon Dio. ma chiunque avesse avuto qualcosa da obiettare.... lasciate respirare il paziente. al chiuso. ma quella che Kendricks gli aveva porto era solo una cassetta di pronto soccorso e per giunta poco fornita. . Fece cenno a tutti quegli sconosciuti di allontanarsi e disse nel suo pessimo darkovano: «Fatevi da parte. vide che sanguinava e piegò le dita per accertarsi che nessun tendine fosse stato leso. Non conosceva abbastanza bene la lingua per usare parole più forti. e anche giovane. dove nessuno poteva sentirli e disse con voce scossa: «Jay. con la bocca spalancata. «Jay! Dottor Allison. perché la sorpresa precedente non lasciava posto per quelle di poco conto) che lei sapesse il suo nome. Aveva appena finito la medicazione che la ragazza si mosse e disse con voce esitante: «Jason.dendosi se per caso quello non fosse uno dei suoi incubi peggiori e quando li riaprì. «Cosa succede? Oh. Jay.. fa allontanare questa gente. non lo avrei mai creduto.. pensò risentito. e risvegliarsi su uno spuntone di roccia in mezzo al nulla. Buck Kendricks era bianco come un cencio. un poco sorpreso (solo un poco.. Kendricks parlò in fretta alla ragazza in uno dei dialetti darkovani che Allison non conosceva e poi prese in disparte Jay. così si rivolse a Kendricks in terrestre: «Buck. La ferita era solo una lacerazione superficiale e qualunque fosse stato lo strumento affilato che l'aveva inflitta era stato deviato da una costola senza penetrare nel tessuto polmonare.. Gli faceva male una mano. Cristo. Dov'è la mia valigetta con gli strumenti chirurgici?» Si chinò ad esaminare la ferita e solo in quel momento si rese conto che il suo paziente era una donna. poteva fare una prova di persona: addormentarsi in un comodo ufficio. non mi svenga proprio adesso!» Jay si rendeva conto che non aveva fatto proprio una bella figura.. mezzo nudo e che sanguinava abbondantemente.» L'addestramento medico crea reazioni che sono quasi riflessi condizionati.

Mi permettete di dare un'occhiata?» Con un gesto automatico. si sarebbe messo ad urlare come un pazzo. e il suo aspetto era vagamente familiare. letteralmente!» «Ovviamente no. Le mani di un medico sono uno strumento delicato. lei non è più lo stesso uomo. ma Kendricks continuava ad essere l'unica cosa familiare in quell'universo che gli faceva girare la testa. e spero proprio che la vostra non sia ferita gravemente. signore.. lo mise a terra e in quella luce tremolante fissò Jay. un discreto colpetto di tosse.. L'uomo delle Forze Spaziali bisbigliò con voce. Passò un po' di tempo. «C'è qualcuno là dentro?» «Non ancora. «Starà. dottor Allison.» Kendricks quasi lo spinse all'interno. Jason. vi chiedo scusa. fissandolo con occhi seri.. dottor Allison. ma anche con sorprendente cortesia: «Ho detto loro che non dovevano disturbarvi per qualche momento.«Abbassi la voce.. dottor Allison?» «Voi sapete chi sono?» «Il dottor Forth non me l'ha detto. Ero sicuro che ci fosse qualcosa d'altro». non ne avevo la più pallida idea. Jay Allison ritrasse la mano. vero. poi udì un rumore all'esterno. Si rivolse a Jay con familiarità. «Gli dirò io qualcosa. se la vedono. con un palo ancora da fissare.. poi. Jay. o parli darkovano!» Jay sbatté di nuovo le palpebre.» Prese un radiante dalla tasca.. «Non ricordate neppure il mio nome.. perché se non ci fosse riuscito. imprecando poi in modo colorito. nove anni?» «Quell'idiota di Forth!» esplose Allison. possedeva quella bellezza maschile perfetta e squisita che si trovava a volte tra i darkovani. ma noi Hastur siamo telepatici. disse il darkovano. e un uomo entrò nella tenda.» Guardò la tenda. che la ferita alla mano è peggiore di quanto credessimo. roca: «Giuro davanti a Dio.. Alto e slanciato. lasciò che lo sconosciuto la prendesse ed esaminasse le dita. Era senza dubbio un aristocratico darkovano.. l'unico epiteto che la sua mente riservata conoscesse. anche se Jay non aveva alcun ricordo cosciente di averlo visto in precedenza.» . conscio di quanto fosse maleducato quel comportamento. se la sente di restare qua dentro?» Jay si limitò ad annuire perché non aveva più la forza di parlare. e ci conosciamo da quanto? Otto.. stava cercando con tutto se stesso di mantenere i nervi saldi. Fin dal principio sapevo che eravate posseduto da un dio o da un demone. Qualcuno gridò: «Jason!» in tono imperioso e Kendricks disse con voce scossa: «Jay. «Non mi sembra una ferita preoccupate.

.. in un gesto di compassione.» Si interruppe a metà della frase. Ho avuto l'addestramento psi e sono in grado di riconoscere quando metà dell'anima di un uomo è stata spodestata dall'altra metà.. «Immagino che potrei imparare la vostra terminologia. il suo tono fu amaro.. non vi assomiglia per nien- . una strana umiltà lo pervase: quel gruppo di uomini avevano bisogno del loro capo ed era ovvio che lui. «Probabilmente lo spavento di aver visto. siete cambiato». «Va bene. passandomi una mano sulla fronte.. Forse potrei restituirvi la vostra personalità. Sotto lo sguardo grave di Regis. La cosa importante è questo lavoro: io non sono in grado di farlo..... le mie peggiori paure si erano avverate. «Non uscite ancora. un po' di sangue non avrebbe certo potuto spaventare me.» Regis mi trattenne. Kyla era a terra..» cominciò Jay scaldandosi e poi si interruppe. ma Jay la scrollò via e quando riuscì di nuovo a parlare. ribatté il giovane Hastur passando sopra alla scortesia del tono.... rispose Regis.. è possibile che la vista di una ferita lo abbia fatto emergere con tanta violenza?» «Non potrei dirlo. sbottò Allison. freddo e sulla difensiva.. «Voi. «Cosa è successo?» domandai e poi aggiunsi con apprensione improvvisa: «Dov'è Kyla? Era ferita. se pensassi che ne vale la pena. «Aspettate. dottor Allison?» Lo fissai sentendomi pervadere dall'orrore. proseguì Regis a bassa voce. ma io balzai in piedi per accertarmene. «Non credo che il dottor Allison. Si coprì gli occhi con una mano. Jason sì. «tipico di un darkovano!» «È solo un modo conveniente di spiegare le cose. avanti. Ma. Ricordate cosa è successo.. Fissai Regis e gli chiesi: «Non sarò mica svenuto per un graffietto come questo?» osservando con indifferenza la mia mano.. fate pure!» Fissai Regis. buon Dio. nient'altro».» Ma sembrava che Regis ne sapesse di più di quanto volesse dire. Voi siete un parapsichico: se siete in grado di riportarmi a quello che ero prima.«Superstizioni senza senso». Jay Allison.» «Se credete che permetterei a qualche svitato darkovano di pasticciare con la mia mente.» «Kyla sta bene». e Jay Allison è un chirurgo. non era il capo di cui avevano bisogno. Regis si chinò e gli mise una mano sulla spalla.. avvolta nelle copertele stava bevendo qualcosa di caldo appoggiandosi a un gomito? Nell'aria c'era un buon odore di cibo. e io proseguii: «L'ultima cosa che ricordo è di aver visto Kyla che sanguinava quando le abbiamo tolto la camicia.

«Grazie». prima che il sole scaldasse la neve e ci trovassimo a dovere fare i conti con le slavine e la fanghiglia mista a neve. Se fossimo riusciti a proseguire di buon passo tanto da arrivare vicini al Dammerung per quella sera. Ordinai di lasciare tutto. Voi lo siete?» «Maledizione. era la reazione e in più mi rendevo conto che non potevamo restare in quel posto. scostando le coperte che qualcuno le aveva avvolto intorno alle gambe. e questo ci ostacolava nella scalata.» mi interruppi di colpo. ma non si risparmiava... se al ritorno avessimo avuto una scorta di Arboricoli. non ne avremmo avuto alcun bisogno. semidio o principe. Mi sentivo debole e scosso. Al di là del Dammerung conoscevo le tribù ed ero in grado di parlare la loro lingua. occhiali da sole. le poche coperte che ci erano rimaste. Il cammino peggiorò. . Il resto non ci serviva e li convinsi a lasciare tutto lì. corde. dissi. E poi. fosse molto preoccupato per Kyla. Si alzò stringendo le labbra. tranne le cose leggere e esaminai tutti gli zaini: razioni per la notte che avremmo trascorso sul passo. Mi accostai a lei e le domandai: «Come va la tua ferita? Credi di farcela a muoverti?» «Ma certo che posso continuare! Non sono una ragazzetta. certo che lo sono. lo eravamo anche noi. «Regis. Pochi minuti dopo togliemmo il campo.. mi rassicurò.. sono una libera amazzone!» esclamò in tono deciso. Lo dissi agli altri e Kendricks gettò un'occhiata dubbiosa a Kyla. Uscii e presi del cibo dalla pentola e mi sedetti accanto a Kyla e Kendricks per mangiare. e non diremo una parola».. in un modo o nell'altro. era troppo vulnerabile agli attacchi. e sentii la sua mano posarsi sulla mia spalla in un gesto di conforto..te. hanno visto tutti quello che è successo?» «Solo io e Kendricks. Kyla era pallida e si muoveva con gesti rigidi. ma con il taglio che mi stava irrigidendo la mano nemmeno io me la cavavo troppo bene. Kendricks soffriva terribilmente per l'altitudine e cercai di aiutarlo in tutti i modi. il giorno dopo avremmo potuto attraversarlo senza problemi. ma si avviò a passi lunghi e sicuri verso il fuoco chiedendo dell'altra zuppa. «Sarà in grado di proseguire?» «Può forse restare qui?» ribattei. Regis mi piaceva. ti dico. Poi quasi tutti erano stati feriti. Maledizione. in primo luogo il sole stava calando e il vento della sera era gelato. E nelle condizioni in cui ci trovavamo. Voglio accertarmi che stia bene. La banda di Arboricole ci aveva derubato di tutto quello che era stata in grado di portare via e non aveva nessun senso smontare e portarsi dietro la tenda: sarebbero ritornate a prendersela.

ma non mi venne troppo bene. «È meglio che tu venga qui vicino a noi. Diedi un'ultima occhiata intorno prima di strisciare accanto a Kendricks e vidi che la ragazza si era sistemata un po' lontana dagli altri. ragazza. condividendo le coperte e il calore dei nostri corpi.Ci trovammo di fronte ad un passaggio costituito da una roccia liscia. decisi di cedere e mandai avanti il veterano Lerrys.ne sono certo . Stirai la bocca in quello che volevo fosse un sorriso. che ci costrinse ad appiattirci come insetti contro la parete. con vomito e crampi. Quella notte mi rimase impressa nella memoria come una delle più miserevoli della mia vita. Quella notte bivaccammo in un crepaccio molto al di sopra della linea degli alberi. L'altitudine non mi dava fastidio. che era molto più in gamba di tanti scalatori professionisti. Fui sul punto di dire qualcosa. «Credevo che avessi detto che questo era un sentiero!» borbottò. Ero molto preoccupato per tutti loro. Ci sdraiammo gli uni vicino agli altri è tutti . nella forma peggiore. Kyla soffriva sicuramente molto per la ferita al fianco e Kendricks aveva continui attacchi di mal di altitudine. Era per me un punto di orgoglio fare il capo cordata e non mi risparmiai. ma gli altri non se la cavavano con così poco.» Avanzavamo lentamente sulla neve. raggruppandoci gli uni contro gli altri su una piccola sporgenza. ma quando terminammo la scalata della parete e ci arrampicammo sulla sporgenza da cui ripartiva il sentiero. Ne strappammo alcuni e li usammo per farne un riparo contro il vento. afferrati alle rocce per resistere alle folate di vento gelido misto a neve.pensavamo con amaro rimpianto alla nostra confortevole tenda e all'attrezzatura che avevamo lasciato al campo. Gli uomini avevano un violento mal di testa. Non devi preoccuparti . «Per un Arboricolo questa è una passeggiata. e a usare ogni fessura come appigli per le mani e i piedi. violenta tempesta ci costrinse a fermarci per venti minuti. ma non c'era nulla che potessi fare: l'unica cura per il mal di montagna era l'ossigeno o un'altitudine inferiore. ma Kendricks mi precedette. E nessun altro si avventura mai da queste parti. sentivo solo un leggero ronzio alle orecchie. Ci sdraiammo sotto quel rudimentale riparo di arbusti. un paio di volte fummo costretti ad attraversare piccoli nevai e a un certo punto una breve. e nessuna delle due cose era a portata di mano. dove il vento aveva quasi del tutto spazzato via laneve e dove solo i cespugli più caparbi e resistenti restavano aggrappati alla roccia.

trovandosi costretta a dividere le coperte con due estranei e capii che se Kyla avesse rifiutato di sdraiarsi accanto a noi.. ma se non può avere figli. disse Kyla infervorandosi. Stavamo stretti gli uni contro gli altri.. Io dovetti fare un enorme . e Kyla appoggiò la testa sulla mia spalla. Kyla mi rivolse un fuggevole sorriso e io mi resi conto che stava rendendomi partecipe di una grave infrazione da parte del grosso montanaro a quella che i darkovani consideravano l'etichetta dei rifugi di montagna.» Tacque e sospirò. gli spiegai. Allora non può più essere scacciata. «Non capisco: quelle creature che ci hanno attaccato. alla ricerca di un po' di calore. Ma l'esistenza degli Arboricoli ha un equilibrio così preciso che non c'è posto per le donne in sovrannumero nel Nido.. Infatti slacciò la giacca pesante e si infilò sotto le coperte tra noi due. disse in tono freddo ma non sgarbato. avrebbe attirato molta più attenzione sul suo sesso che non comportandosi come aveva invece fatto fino ad allora comportandosi come un uomo. Kendricks non replicò e si limitò ad emettere un altro grugnito indefinito. erano tutte femmine?» «Tra il Popolo del Cielo». Così.» Kendricks tossì e si mosse. spesso trattiamo molto peggio le donne che non servono. La sentii tremare e le sussurrai: «Ti fa male la ferita? Hai freddo?» «Un po'.» Kendricks emise un grugnito di disgusto. Anche per me è passato molto tempo dall'ultima volta che sono stata a queste altitudini. «ma nella foresta possono vivere e sono in grado di trovare cibo. e mi resi conto che ero ben cosciente della sua vicinanza e che le ero grato. «come dappertutto. possono costringerla a fare da serva alle altre mogli del suo maschio. La sentii stringersi ancor di più a me.di scherzi poco gradevoli».. Noi che ci definiamo umani. quando una ragazza del Piccolo Popolo diventa adulta. che non riesco a togliermi dalla mente quelle femmine. nonostante le termocoperte. Ma la verità è. nascono più femmine che maschi. se non altro per formalità. nelle città. non muoiono né fanno la fame. le altre donne la cacciano dalla città a calci e pugni e lei è costretta a vagare nella foresta fino a quando qualche maschio non la va a cercare e la riporta indietro come la sua donna. «Tu pensi che sia crudele». Un'altra donna avrebbe protestato.. Lo spazio era decisamente esiguo e freddo.. come se soffrisse per la ferita. Molte di loro preferiscono la vita della foresta alla vita nei Nidi e rifiutano e lottano contro i maschi che le avvicinano. mezza addormentata. Ma rispose ugualmente con voce fredda e secca: «Non sono affatto preoccupata».

Chissà perché la ragazza era diventata il perno di tutti i miei pensieri. «Cosa succede?» . lei con il capo inghirlandato dai fiori rossi della prescelta e le stesse donne che l'avevano cacciata le si sarebbero affollate attorno per darle il bentornato. nella strada sugli alberi. per allontanare da me la consapevolezza fin troppo acuta della testa della donna sulla mia spalla. donna. Jay Allison». era in piedi il dottor Forth. nel timore che potesse in qualche modo risvegliare la sua personalità nel mio cervello. inseguendo la forma distante di una ragazza cacciata quel giorno dal Nido tra calci e invettive. Mi chiesi come mai Forth mi avesse definito indisciplinato: non potevo rischiare la mia posizione di capo della spedizione facendo degli approcci indesiderati alla nostra guida. «Svegliati!» sussurrò Kyla.. La donna in fuga si guardò alle spalle con gli occhi di Kyla. poi la sua forma mutò e in mezzo a noi. del suo lento respiro che mi scaldava il collo. L'avrei trovata da qualche parte in mezzo alle foglie. anche se noi non ci riusciamo». mentre la strada arborea si incrinava e cedeva sotto di noi e tutti precipitavamo lungo la cascata. con l'emblema del caduceo sul camice spianato come un bastone rosso. Nel dormiveglia mi smarrii in un sogno in cui correvo come se volassi lungo le strade arboree.sforzo su me stesso per non toccare Kyla. Solo con un terribile sforzo di autocontrollo mi trattenni dal posare la mano sul suo seno caldo e morbido sotto il leggero maglione. cercando di afferrare gli ultimi rimasugli del sogno che svaniva. Non faceva parte del QG terrestre. Ma scacciai subito quel pensiero. amazzone o qualsiasi altra cosa fosse. Aprii gli occhi nell'oscurità affollata. sempre più giù. ritrovarsi schiacciato tra una libera amazzone darkovana e una mezza dozzina di sconosciuti. e insieme saremmo ritornati alla città. non faceva parte di nessun mondo che Jay Allison poteva aver conosciuto: lei apparteneva interamente a Jason. Ma dovevo pensare a qualcosa. gli altri vogliono dormire. sempre più giù.. a qualsiasi cosa. Assonnato. al mio mondo. dandomi una gomitata nel fianco. mi chiesi che effetto avrebbe avuto su Jay quella situazione: lui che odiava i darkovani ed evitava qualunque contatto con agli altri esseri umani. Dopo un po' sentii Kendricks russare e avvertii il respiro lento e regolare di Kyla. con l'uniforme del Servizio Spaziale ci minacciava con un fulminatore e di colpo anche Regis Hastur indossava un'uniforme del Servizio Spaziale e diceva: «Jay Allison. costringendomi a ricordare chi era e alla fine dissi: «È meglio che la smettiamo di parlare. Kendricks.

vale a dire nel limbo. Hjalmar guardò pensoso i picchi innevati. Dopo questa avventura in corsa contro il tempo e contro la necessità. Jason? Facciamo un patto? Lo scaleremo insieme il prossimo anno?» Stavo per ricambiare quel sorriso amichevole. intirizziti. farai parte di quella spedizione. e a missione ultimata il dottor Forth e le sue tecniche ipnotiche mi avrebbero riportato in quello che veniva considerato il mio posto. La neve era dura. quello che scendeva dal passo Dammerung era ben segnato e visibile e si snodava giù per il pendio. Forse un attacco di mal di montagna?» Accorgendomi di averle passato un braccio intorno alle spalle. Prima dell'alba uscimmo stancamente dal nostro precario bivacco. borbottai e mi scostai in fretta. ma in quel punto il sentiero non era difficile. risposi. ma pronti a metterci in marcia.«Stavi gemendo.» Regis gli rivolse un sorriso amichevole.. mi resi conto all'improvviso. non sarei più esistito da nessuna parte. io ero un surrogato.. Serrai le labbra e la mia bocca divenne una sottile fessura piena di ostilità a cui non ero abituato: «Ne riparleremo al nostro ritorno. non avrei mai più scalato montagne.. Quando ci lasciammo alle spalle la neve e la bruma si alzò. Rivolgendosi a me. permettendoci di camminare agevolmente in fila indiana. «Un giorno. Quando raggiungemmo il passo stava sorgendo il sole e ci fermammo per qualche istante. Dopo un po' ripresi sonno e dormii un sonno inquieto. io non sarei più esistito. se ritorneremo. e ti do la mia parola di Hastur.. Regis disse con calore: «Che ne dite. A differenza del sentiero lungo la parte esterna della catena montuosa. Tra noi c'è chi ha bisogno di scendere ad altitudini inferiori». stretti gli uni agli altri in quella piccola strettoia tra le vette incombenti. Adesso è meglio rimetterci in marcia.» Gli occhi del gigante brillarono di gioia. vedemmo sotto di noi quello che pareva un enorme tappeto verde con lampi . «Come vorrei poterli scalare. Quando quella missione fosse finita. un frammento di Jay Allison. credo che anche i principianti avessero perso il desiderio per le scalate avventurose e sono sicuro che tutti eravamo più che felici che l'attraversamento del Dammerung si svolgesse senza incidenti e senza clamori. quando un demone cupo e amaro si risvegliò dentro di me. per niente riposati e indolenziti. Dopo tutti i guai sui pendii più bassi. la luce fioca.

gli raccontai qualcosa della vita degli Arboricoli. «Le cime degli alberi della Foresta Settentrionale. sono nelle strade della Città Arborea. Kyla. «Lo sapevo che avevo dimenticato qualcosa!» esclamai. altrimenti diventerebbe completamente cieco!» Kendricks mi sussurrò: «Siamo seguiti? Ci attaccheranno?» «Non credo. «È molto buio. dimenticando la stanchezza. qua sotto».. I tre fratelli si offrirono volontari con molto entusiasmo e Rafe se ne uscì con un suggerimento osceno. mi fermai di colpo dandomi una manata sulla fronte. fin troppo. ansiosi di raggiungere la città prima del cadere della notte. e i colori che vedete. intersecandosi tra loro. e nessuno lo pretendeva: gli aristocratici darkovani non portavano le loro donne in viaggi come quello e le loro donne non erano come Kyla. e mentre percorrevamo il terreno muschioso e ricoperto di aghi di pino. «Io sono una donna senza uomo e non è permesso alle donne sole di entrare nel Nido. Kyla corrugò la fronte in un gesto ostinato. Indicai i colori ai miei compagni.» «Cosa c'entra Kyla?» Fu la ragazza stessa a spiegarlo.di colori luminosi. dire cosa volevo e fare il nome dei miei genitori adottivi. correvano le strade della città. I suoni che senti sono solo gli abitanti della città intenti alle loro occupazioni giornaliere. intervenne Regis curioso. Ma mentre ci inoltravamo in un territorio più familiare. il frammento di un suono. disse Lerrys. «Sono stato lontano troppo tempo.» Non ebbe bisogno di aggiungere altro.. e infatti di tanto in tanto udivo dei fruscii. con quel suo tono uniforme di voce. là in alto. commentò Rafe.» Un'ora di cammino ci portò fino al limitare della foresta. Tenevamo un passo sostenuto. «Non deve fare altro che appartenere a uno di noi. «Chiunque fosse costretto a vivere qui dovrebbe vivere sulla cima degli alberi. Ormai non avevo più paura: se avessimo incontrato qualcuno. La foresta era silenziosa. una voce. A quanto sembrava. quasi minacciosa nel suo silenzio. sui fitti rami che a tratti escludevano del tutto la luce del sole. Da qualche parte sopra le nostre teste.. l'eco di un canto. avrei parlato la loro lingua e avrei potuto farmi riconoscere.. un po' della mia fiducia si era comunicata anche agli altri. ecco il perché.» «Devono essere delle ben strane occupazioni».» «Allora non è un problema». stringendo le labbra in quella che avrebbe potuto essere una smorfia di .

ma illuminato dall'incredibile fosforescenza dei funghi che crescevano sui tronchi. dissi costringendomi a mantenere calma la voce. gli dissi ancora e feci il nome dei miei genitori adottivi. scese dal tronco e passò da una gabbia all'altra. «Jason? Sì.!» «Kyla». «è sotto la mia protezione. lei è l'unica che può riportarvi indietro. Tutto attorno a noi si innalzavano i Cento Alberi.. tanto tempo fa». in un gesto di benvenuto. «e siamo venuti a implorare un'udienza presso l'Anziano. nutrendo gli insetti con pezzetti di fungo fosforescente che prendeva da un cesto che aveva al braccio. completamente nudo a parte uno stretto perizoma attorno ai fianchi e un cappello. disse con una voce gentile e cinguettante. la tenue luce verde scomparve. vedo. ho sentito parlare di te. Lui allora venne verso di me. ma questi altri?» E fece un gesto nervoso indicando i miei compagni.. «Kyla è la nostra guida ed è indispensabile». Per questa notte cerco riparo presso i miei genitori. «Tu sei a casa. «Dunque il capo tiene per sé tutto il meglio.. pilastri tanto grandi che quattro uomini che si tenessero per mano non avrebbero potuto circondarne il tronco con le braccia. «Sono miei amici». «Ma io appartengo al Nido». dissi in tono secco.. Eppure il bosco non era buio. «Se mi succede qualcosa. È chiaro?» Mentre proseguivamo lungo il sentiero..» Rafe storse la bocca in un sorriso nient'affatto divertente. il corpo magro pronto a fuggire o a scappare per dare l'allarme. Gli alberi si slanciavano verso l'alto per un centinaio di metri prima di distendere i rami intrecciati sopra i quali non si vedeva altro che oscurità.rabbia o di imbarazzo. Verrà presentata come la mia donna. «Se credi che abbia bisogno della tua protezione. se vorranno riceverci. Lo chiamai nella sua lingua e lui lasciò cadere il cesto con un'esclamazione di stupore. e trattata come tale. formando bizzarri motivi ornamentali e in gabbie di fibra trasparente ronzavano sommessi insetti luminosi grandi come una mano. perché Rafe fece lentamente un passo indietro.» Sul mio viso dovette disegnarsi un'espressione feroce.. lo rassicurai. un Arboricolo. «Siamo proprio sotto la Città Arborea». Mentre guardavo. sussurrai e indicai verso l'alto. quindi sono personalmente responsabile della sua salvezza. afferrandomi gli avambracci con le lunghe dita calde.» L'Arboricolo alzò la testa ed emise un basso richiamo: agile come un fu- .

ribattei in tono fermo. ma con fer- . Io non trovavo niente che non andasse in quella casa. così nessuno vi fermerà».retto. gli occhi rossi erano appannati e opachi. Rafe e Kendricks dimostrarono un considerevole disprezzo quando mi videro salutare con affetto i miei genitori adottivi. ma a prova di intemperie e molto confortevole dal mio punto di vista. Guidati da lui. e gentilmente. solo io e Rafe capivamo. Mi sentivo sfinito. un bimbo scese dal tronco e prese il cesto. rimasero per un attimo in stupefatto silenzio e poi lanciarono un'esclamazione sorpresa. Adempiuti gli obblighi dell'ospitalità. non avevo mai visto Carrho. e naturalmente Kyla doveva accompagnarmi. «I nostri ospiti si offenderebbero». insetti e uova di uccelli. lo gustai. In quanto a me. un po' umido. per fortuna. Arboricoli curiosi si riversarono nella strada. Mi diedero il benvenuto nella loro casa e disposero affinché i miei compagni venissero alloggiati in una casa vuota poco lontano. Quando nominai Regis Hastur. le dita prensili dei piedi e delle mani erano chiaramente affette da qualche malanno reumatico. solo Kyla mangiò con appetito e Regis Hastur con interessata curiosità. «Non potremmo accamparci a terra. ma mi sembrava piacevolmente familiare. il tetto era costituito da corteccia intrecciata. e io li presentai ad uno ad uno. La prima cosa da fare era inviare un messaggio all'Anziano. Kendricks si avventurò cauto sul pavimento dondolante e morbido della piazza. Poi ci venne servito un pasto a base di miele di germogli. che cedeva leggermente ad ogni passo e imprecò senza risparmiarsi in una lingua che. i miei genitori adottivi mi chiesero il nome dei componenti del mio gruppo. Erano invecchiati e mi dispiacque constatarlo. certo. salimmo in fila la stretta scala scavata all'interno del tronco ed emergemmo in una piazza ariosa. Ce l'avevamo fatta. la loro pelliccia si era ingrigita. insistettero perché restassi con loro. ma felice. per chiedergli che ci concedesse un'udienza e quel compito venne assolto da uno dei miei fratelli adottivi. L'adulto disse: «Io mi chiamo Carrho. ritrovando in esso la familiarità del cibo a cui mi ero abituato da bambino. invece?» chiese Kendricks guardando in tralice e con un certo disgusto il modesto rifugio. il pavimento ricoperto da muschio coltivato. ombreggiata dalle foglie più alte e immersa in un delicato crepuscolo verde... Forse sarebbe meglio se vi guidassi io dai tuoi genitori adottivi. il posto era abbandonato. cinguettando sorpresi e dandoci il loro benvenuto. ma degli altri. Mi sentii sollevato.

. insistettero che la loro casa era indegna di ospitare il figlio di un Hastur. «Ma forse avete ragione.» «E allora.» «Chiamatemi Jason». Vorrei che poteste. non sarebbe stata confortevole e pulita. Per un attimo vidi quella stanza con i suoi occhi: per lui. ma dovrete anche essere il Jason che lui conosce. spaventare il dottor Allison. si preparò ad accompagnarlo.» «Ma è stata proprio lei a far rinascere Jay Allison la prima volta». per paura di risvegliarmi trasformato in quel Jay Allison che odiavo. «Meglio dormire finché puoi. dottor Allison. lo corressi irritato. o soltanto con Kyla.... Ora che eravamo soli. «Non mi piace dividermi da voi. alle sue spalle e ai riccioli neri. Regis non poteva rifiutare senza apparire scortese e.?» «Vorrei non dovervi lasciare. rise. «Kyla potrebbe essermi d'aiuto. «È proprio questo il punto». sorprendentemente. Jason?» Scossi il capo. «Non riesci a dormire. che avrebbe ricevuto un'ospitalità degna di lui nel Nido Reale dell'Anziano. mi sentivo perduto. un Hastur fosse geloso di Kyla? Geloso di me? Non mi era mai venuto in mente che potesse provare qualcosa per la ragazza. ma sporca e anti- . quando si tratterà di spiegare all'Anziano lo scopo della nostra missione. restare con gli uomini che vi conoscono solo come Jason. ma prima di andarsene mi prese in disparte. abituato alle piastrelle asettiche dei corridoi e degli ambienti del QG terrestre. Cercai di prenderla alla leggera. «Dovrete essere il dottor Allison. domani.» Ma io sentivo che tra tutte. forse Kyla riuscirà a. quella era proprio la notte in cui non osavo chiudere gli occhi.» «Non è di questo che mi preoccupo. quando il messaggero tornò.» «Sarete perfettamente al sicuro. era possibile che lui. se dovesse ripresentarsi..» C'era qualcosa di strano nella sua espressione e mi chiesi cosa potesse significare.mezza. ribatté Regis con espressione tesa.» CAPITOLO 6 IL PATTO Le braci del fuoco morente conferivano strane sfumature di colore al viso di Kyla.. E poi. ribatté senza cambiare tono. invece di restare solo....

«Jason! Jason. «Kyla. nel mondo dei terrestri?» Risi.. «Ho..» Prima che quell'ingenuo e primitivo terrore la sopraffacesse.. Visibile a chi? Lei tese una mano. Guardai Kyla.?» Avevo perso il controllo di me stesso: avevo la sensazione di essere in piedi..gienica come la tana di una bestia. che costruiscono uomini che non sono veri. tesi la mano bendata.. sarò una persona diversa. Di colpo capii che dovevo dirle tutta la verità. in un gesto implorante.. una volta ho visto qualcun altro. no. non potevo sopportare di perdere lei.. seduta a gambe incrociate nella luce fioca dei pochi tizzoni ardenti rimasti nel braciere: si era tolta gli informi indumenti che portava in viaggio e indossava solo una specie di camiciola aderente.. ma non c'era allegria nella mia risata.. «Quello che non ricordo non posso rimpiangerlo. commentò in un angolo del mio cervello che se quella ferita non fosse stata suturata a dovere. Quando sarà finita.. Jason». semplice come l'abitino di un bimbo. non di ossa e carne. scienza... quando neppure io lo capivo fino in fondo? Stringendomi le dita tra le sue.» Lei mi fissò ad occhi spalancati. le presi le dita e le feci scorrere sulle mie. Kyla. con il tetto che stava per cadermi addosso. il fantasma sono io!» «Povero fantasma». che il mio fantasma avrebbe vagato inquieto per l'eternità se l'avessi dimenticata. neppure io esisterò più.. ma stranamente sensuale. disse Kyla riflettendo ad alta voce. Ma l'uomo che conosci come Jason. L'immagine di Kyla si sfocava. piccolo e spaventato in un'enorme stanza riecheggiante che era la mente di Jay Allison.. dall'altra parte del fuoco. «Ti sembra metallo. andava e veniva.. sentito parlare dei terrestri e della loro.» Ma mentivo: sapevo che anche se avrei sicuramente dimenticato tutto il resto... Probabilmente non ricorderò neppure te.. lei disse piano: «Una volta. senza rimpianti perché non avrei ricordato. dolce e infinitamente desiderabile . sussurrò lei. non la volevo. che non mi apparteneva. non sarò io. questo? No. Scossi il capo con violenza. sarebbe rimasta una cicatrice visibile.» Come potevo spiegare a Kyla cos'era una personalità secondaria. l'uomo che conosci con il mio nome non esiste. Sotto l'indumento si intravedeva la fasciatura della ferita e un ricordo spurio. «Sei uno strano uomo. uomini di metallo. guardarmi dai tuoi occhi: un fantasma». io sono stato creato specificamente per questa missione. La sua pietà mi ferì. «Per i terrestri. «Che genere di uomo sei.

«Siediti. Tu non parli la lingua del Piccolo Popolo. che non erano neppure umani.. vero?» «Solo qualche parola. sapevo che dall'incontro del giorno seguente dipendevano cose vitali.. Fu sul punto di chiedere: «Dove è andato il giovane Hastur?» ma poi un pensiero improvviso . oh... Jay guardò la ragazza: non voleva rivelarle che non era affatto sicuro di quello che doveva fare o dire e che ricordava ben poco di quello che Jason era stato in procinto di fare pochi istanti prima. dov'era? Perplesso.. bambina. che solo Jason avrebbe potuto ottenere da quell'incontro. Come se quelli. cercando di raccogliere i propri pensieri e di concentrarli su quello che doveva fare e dire per convincere il Piccolo Popolo del loro dovere verso il resto del pianeta. dimmi!» Ma le sue parole mi arrivavano attraverso il vuoto.. non c'è niente di cui avere paura. Perché?» Si era ritirata in un angolo della minuscola stanza.. e Jay si chiese senza molto interesse cosa diavolo fosse stato sul punto di fare quel dannato del suo alter ego.». E un'ondata di disperazione si impadronì di lui. sto cercando di capire.e logico . Con Jason non si poteva mai sapere.» «Sto. lontana. come se la guardassi dalla parte sbagliata di un cannocchiale... Sentii le sue dita stringermi una spalla e tesi una mano per scostarle. niente di più. quando si rese conto che non parlava neppure più là lingua degli Arboricoli.. «non allontanarti da me in questo modo! Parlami. la Febbre degli Arboricoli.gli disse che un ospite di quell'importanza doveva essere alloggiato con l'Anziano. sì. distaccata e ripugnante come un insetto osservato al microscopio. che questa era completamente scomparsa dalla sua memoria. «Tu.. La ragazza lo toccò di nuovo. desiderò di essere con gli altri..» annaspò disperatamente alla ricerca del nome della ragazza.. Jay sollevò il capo... E quel darkovano affascinante è arrogante. nell'evi- . che per qualche oscura ragione i terrestri lo avevano cacciato in quell'inferno di dannazione e tortura. possedessero un senso del dovere! Con un impeto di emozione a lui del tutto estranea. mi implorò. Jay Allison scostò con violenza la mano della ragazza e imprecò furente. sorridendo malinconico. «Jason». «Kyla. sempre non molto lontana da lui. Kendricks: adesso capiva con esattezza la ragione per cui Forth lo aveva fatto seguire dal grosso e affidabile uomo delle Forze Spaziali..e poi.

... disse alla ragazza. Eppure. Era Jason la parte di lui che ricordava la lingua del Piccolo Popolo.» Il dottor Forth aveva detto che Jason avrebbe ricordato con gratitu- . «Lasciami... «potrei restare me stesso se riuscissi a ricordare il resto. Dio solo sapeva cosa poteva averle fatto passare quell'irresponsabile del suo alter ego: Forth aveva ammesso che la personalità di quel pallone gonfiato di "Jason" era un miscuglio di tutte le qualità peggiori che Jay aveva lottato tutta la vita per sopprimere. «Sono solo un povero diavolo di dottore che si è cacciato in un pasticcio tremendo. non scivolare via così! Pensa! Cerca di mantenere il controllo di te stesso!» Jason lasciò cadere la testa tra le mani. le sue capacità. perché lui si sentiva un estraneo... «Lasciami pensare». il dottore si trattenne dal scostarle ancora la mano. vuoi?» «Forse».. Di nuovo si coprì il viso con le mani. cercando di trovare un senso a quello che la ragazza aveva detto. quella era la cosa importante che doveva ricordare: Jason non era un estraneo ostile.dente tentativo di vincere il suo terrore. Non sembrava molto intelligente. Se solo ci fosse stato un modo di ricatturare i ricordi di Jason. Jason era la parte perduta della sua personalità e in quel momento era la parte più maledettamente necessaria. quella sera doveva essere entrato in quella casa e aver parlato. in preda ad una paura reale..» Con sorpresa e orrore sentì la sua bocca parlare una lingua sconosciuta: «Lasciami solo... non era uno sconosciuto che si era intrufolato nel suo corpo.» Stava pensando che non c'era nessuna ragione di dare sfogo alla sua amarezza e al suo risentimento prendendosela con quella povera ragazza.. doveva ricordarne quanto bastava per parlare alla donna che era stata una tenera madre adottiva per il suo figlio alieno. Di certo in quella luce fioca non poteva essersi accorta fino in fondo dei sottili cambiamenti di espressione del suo viso ed era chiaro che pensava di parlare con Jason. «Non ho intenzione di trasformarmi in un pipistrello e volare via». disperato.. quando tu ti trasformi in qualcun altro sotto i miei occhi. frugò nella memoria alla ricerca di qualche frammento della lingua degli Arboricoli: l'aveva parlata da bambino. «Pensa a domani.. quando. le disse con voce stanca.. «Non è facile.. Jason.» Jay Allison si chiese cosa avrebbero pensato i suoi genitori adottivi trovando un estraneo..» Jay si accorse che stava tremando. «Jason.. Cosa gli dirai? Pensa ai tuoi genitori. senza perdere la personalità di Jay. Cercò di costringere le labbra a pronunciare quelle parole estranee. pensò Jay. Con uno sforzo di volontà.

. Lo avevano amato. e mi passò le braccia attorno al collo. dolce. avevano accolto quel bimbo alieno nella loro città... Solo di mio padre.. Una rabbia violenta nei confronti di Jay Allison mi invase: non mi concedeva neppure quel misero frammento di vita che mi ero costruito da solo. no». molto vicina. abbandonato e in esilio. che lui considerava poco più che bestie vagabonde.. «. sussurrò lei. attento e implorante. Quello era l'unico modo. oh. Nemmeno lui apparteneva a quella terra.. Regis aveva avuto ragione. «Un fantasma potrebbe fare questo?» le chiesi. aveva cercato di far atterrare l'aereo per salvare entrambi... «Cosa succede?» «Mi hai spaventata». Mentre la distendevo sul muschio morbido e profumato che ricopriva la stanza. Ma suo padre non lo aveva abbandonato. nei loro cuori.e io amavo loro». rimpicciolire e scomparire. aveva spaventato a morte Kyla! La ragazza era inginocchiata vicino a me. rispose con voce scossa e tremante e all'improvviso capii cosa doveva essere successo. e io mi resi conto che c'era un unico modo di combattere lo spettro di Jay Allison: rispedirlo all'inferno a cui apparteneva. Eppure gli Arboricoli. mi sentii dire ad alta voce e subito mi resi conto che Kyla mi aveva afferrato per un braccio e mi fissava con uno sguardo implorante. non con disgusto. lontano dagli esseri umani che erano i suoi simili. maledizione! Oltre a tutto il resto. era levato verso di me e con un gesto improvviso tesi le braccia..dine il Piccolo Popolo. ma insisteva a spuntare strisciando malevolo dalla mia mente. Mio padre mi ha lasciato solo: ha fatto precipitare l'aereo e non l'ho più rivisto e lo odio per avermi abbandonato... Lui era l'uomo che odiava tutto tranne il mondo gelido e austero in cui aveva trasformato la sua vita. per schiarirmi le idee. Quanto doveva odiarmi! Ma non poteva odiarmi neppure la metà di quanto io odiavo lui. la strinsi a me e la baciai con passione. E lui. «O questo?» «No. . Il viso di Kyla. perché aveva voluto sorvolare gli Hellers per avventurarsi in una terra che non era degli uomini. Non era colpa di nessuno. Jay frugò nella propria memoria ma non trovò altro che l'ormai nota frustrazione: anni passati in una terra aliena. Scossi il capo. nelle loro case. confuso.. sentii il fantasma oscuro dell'altra metà di me stesso assottigliarsi.

«che vogliate trattarlo con la gentilezza con cui avete trattato me tanto tempo fa. o Anziano». poco più vecchio di me. Come tutti gli Arboricoli. «Sei il benvenuto qui. «noi veniamo come supplicanti.L'Anziano non era affatto anziano. «O Anziano». Era giovane.» «Ma questo spiega forse la ragione per cui sei tornato?» Il rimprovero nella sua voce era motivato. il corpo. dunque perché dopo tanti anni ritorni con degli uomini armati? La riprovazione nei suoi occhi era un inizio tutt'altro che promettente. non conoscendo i termini tecnici e sapendo che comunque non avrei trovato l'equivalente nella lingua del Piccolo Popolo. Ti avevamo rimandato dalla tua gente perché sentivamo che saresti stato più felice tra loro. Mi tese la mano e io vi chinai sopra la testa mormorando: «Faccio atto di sottomissione. annaspando alla ricerca delle parole. Era qualcosa che. aveva un aspetto ben poco umano. «gli uomini che sono con me non sono armati. Quando accennai all'offerta del Legato terrestre di riconoscere gli Arboricoli come popolo sovrano e indipendente. mi rispose con la sua voce gentile e cinguettante. una dignità che non aveva bisogno di riconoscimento perché quel riconoscimento non le era mai mancato.. era semplicemente un titolo onorifico. ma mi interruppi e mi corressi. risposi umilmente. l'Impero Terrestre aveva perso nel suo espandersi da un pianeta all'altro: la consapevolezza di sapere qual era il proprio posto. ma aveva un portamento e una dignità e quella stessa strana e indefinibile qualità che avevo riscontrato in Regis Hastur. ricoperto da una folta pelliccia. lui aggrottò la fronte e mi rimproverò: .» stavo per dire tanto umani. Parlava a voce molto bassa (il Piccolo Popolo ha un udito molto fine) e dovetti tendere le orecchie per sentirlo e ricordarmi di parlare sottovoce anch'io. figlio mio e siedi». «O Anziano». Una banda di coloro-che-non-possono-entrare-nelle-città ci ha attaccati e noi ci siamo difesi. ma temo che tu abbia abusato della nostra fiducia in te. Non ti abbiamo mai mostrato altro che gentilezza. Il mio popolo si appella al tuo popolo nella speranza che vogliate essere. «Alzati. dissi allora. Lui mi ascoltò. probabilmente. ponendo qualche domanda molto appropriata di tanto in tanto. «Cosa chiedete?» Glielo spiegai. Ho viaggiato in compagnia di altri uomini solo perché temevo di attraversare da solo i passi. non aveva mento e le orecchie erano prive di lobi..» L'espressione del suo viso non mutò.

«Non sono i terrestri alieni e stranieri che ti supplicano. Gli Dei mandano questi affanni agli uomini per mettere alla prova il loro coraggio. ribatté Regis avvampando di rabbia. per scoprire se hanno la volontà di superarli!» Sulla fronte dell'Anziano si disegnò una profonda ruga verticale e l'Arboricolo disse con pungente disprezzo: «È dunque questa la stirpe di re che ora viene chiamata Hastur?» «Uomo.» Non avevo nulla da ribattere a quell'affermazione e l'Anziano proseguì. rispose Regis con voce più alta e l'Anziano trasalì. Dagli alieni della Terra abbiamo imparato una cosa. che invece voi non avete ancora imparato. vale a dire le vie della malattia.. Non tornare. dispiaciuto. Ma noi abbiamo imparato dai terrestri a non attribuire alle lune del cielo la colpa della nostra ignoranza delle vie degli Dei. né i venti né gli Dei. io non sono troppo arrogante e orgoglioso da rifiutarmi di implorare per il mio popolo». «Darò ai tuoi uomini un salvacondotto fino al fiume. Tese le mani. essi muoiono». È forse colpa nostra se i venti cambiano o le lune si congiungono nel cielo? Quando per gli uomini è giunto il tempo di morire.. «Mai in tutta la storia di Darkover un Hastur si è trovato in piedi din- . dio. certo. «Questi sono strani tempi per un Hastur». ma tu hai detto: "È forse colpa nostra se le lune si congiungono nel cielo?" No. in un gesto di congedo. rispose Regis sottovoce. o della mancanza di tale riconoscimento. non potete dire che siamo noi a diffondere la malattia: noi non ci avventuriamo mai al di là delle montagne. o Padre»..» Regis Hastur si alzò di colpo e si portò davanti a lui.«Noi del Popolo del Cielo non abbiamo alcun rapporto con i terrestri e non sappiamo che farcene del loro riconoscimento.» «Strane parole queste. Regis allora moderò il tono. o Hastur.. Jason. ma continuò appassionatamente: «Voi date la colpa alle lune del cielo: io dico che le lune non hanno colpa. «Vuoi ascoltarmi. affermò l'Anziano. Padre?» usò quel titolo onorifico senza esitazione e l'Anziano rispose a disagio: «Il figlio di Hastur non avrà mai bisogno di parlare come supplice al Popolo del Cielo!» «Ma ciò nonostante. Io sono giovane e non è decoroso che sia io ad insegnartelo. Ma in tutta onestà non potete biasimare noi. gentilmente ma con indifferenza: «Non ci piace pensare che la febbre che per noi è solo una insignificante malattia dei bambini possa causare la morte di tanti della vostra specie. della povertà e della miseria. tu ascoltami come un supplice. per un Hastur».

per gli uomini del nostro mondo! Anziano. E all'improvviso. costringendo le parole a uscire dalla bocca riluttante «.. senza quasi sapere quello che facevo finché non mi ritrovai in ginocchio. I terrestri hanno qualcosa da insegnare persino agli Hastur e sono in grado di trovare un rimedio alla febbre degli Arboricoli.. «tu hai preso un uomo morente e un bimbo morente da un aereo in fiamme quando persino quelli della loro stessa razza avrebbero potuto spogliarli di tutto ciò che avevano e lasciarli là morire...» parlavo con difficoltà. dissi.. il cibo è inadatto. dissi in tono incalzante. Non puoi chiedermi di credere che sei indifferente alla morte di un milione di appartenenti alla mia gente. La mia gente muore quando si allontana dalle montagne. lo hai adottato e trattato come un figlio. risorse all'improvviso. «nel mondo in cui vivo ora sono chiamato un uomo saggio. «Padre mio».nanzi a voi ad implorare. Posso mandare a soffrire e morire coloro che mi chiamano Padre?» E allora un ricordo. Non c'è bisogno che tu mi creda.» «... Anziano: io sono stato un figlio nella tua casa e forse sono stato mandato per insegnarvi a combattere il destino. la luce li tortura e li acceca. Non posso credere che voi siate indifferenti alla morte».» Si voltò a guardarmi. mi inginocchiai davanti a lui e sollevai lo sguardo sul volto severo. Tu hai salvato il bimbo. l'aria per loro è troppo ricca. per gli uomini di un altro mondo!» «.. essi sono la mia gente. Io ero un ragazzo e non mi rendevo conto del sacrificio che facevano. ma li vedevo soffrire a mano a mano che scendevamo dalle montagne e giurai. . più di una dozzina degli amici dei miei genitori adottivi si offrirono di accompagnarmi. tu hai permesso a una dozzina di uomini del tuo popolo di rischiare la loro vita per riportarlo dalla sua gente. io potrei restarmene al sicuro nel castello degli Hastur dove neppure la morte potrebbe toccarmi finché non mi fossi stancato di vivere! Ma ho preferito imparare nuove vite da uomini nuovi... non indifferente.. per farmi capire che adesso toccava a me proseguire e io dissi: «Io non sono uno straniero di un altro mondo. remoto e tranquillo di quell'essere non umano. giurai. ma ascoltami: io conosco la tua gente. ben consapevoli di rischiare la vita.che dal momento che altri avevano sofferto così tanto per me. rimasto sepolto per tutta la mia vita. Padre».. quando il destino di uno solo di loro ha saputo suscitare la tua compassione!» Ci fu un momento di silenzio e poi l'Anziano disse: «No. ma impotente. Ricordo che quando vi lasciai. «Ascoltami. e quando raggiunse l'età in cui avrebbe potuto soffrire restando con voi.

Irresponsabile. E perdona i miei dubbi e le mie esitazioni.» Le parole mi erano uscite di getto. «Alzati. potrò fare in modo che la mia gente. come una piena inarrestabile e non erano tutte farina del mio sacco: qualcosa. Padre. in tono serio: «Avete fatto una cosa meravigliosa. ma una nuova sensazione di esultanza stava nascendo in me. Quando saremo tra i terrestri. Maledizione. senza alcuno scopo. poi. Rimasi inginocchiato ai piedi dell'Anziano. Ma non è stato neppure questo. E per la prima volta cominciai a rendermi conto di quale forza..» Con un gesto imbarazzato. Jason! E anche se milioni di vite saranno salvate.» Per parecchi minuti dopo aver lasciata la sala delle udienze né io né Regis pronunciammo parola. ci voltammo l'uno verso l'altro. figlio mio». è stato qualcosa d'altro. di quale dedizione avesse agito in Jay Allison distaccandolo da me.. aveva detto Forth.. che è e sarà per sempre il mio popolo. Io non ti chiedo di mandare nessuno. sarà difficile perdonarli per quello che vi hanno fatto!» . i terrestri mi chiamano medico. quasi all'unisono. «Risponderò per il mio popolo.avrei passato la mia vita a curare le sofferenze degli altri. di quale senso di colpa. Regis mi passò un braccio attorno alle spalle e sbottò in fretta: «Penso che il Dipartimento Medico terrestre abbia fatto un inferno della vostra vita. Padre: ti chiedo solo di dire ai tuoi figli ciò che io ho detto a te. ribattei convinto. ma voi vi siete appellato a lui come uno della sua gente.. Jason. di più. Che diritto avevo di disprezzare il mio alter ego? Alla fine sentii la mano dell'Anziano sfiorarmi la testa. Fu Regis il primo a parlare. saggio guaritore. mi aveva fatto ricordare che Jay Allison aveva il potere di fare quelle promesse. sopraffatto. da quella serietà inattesa. privo di equilibrio interiore.. Ero ancora pervaso da quel nuovo stato d'animo. dentro di me. disse. centinaia di loro si offriranno di tornare con me. Non credevo che avrebbe acconsentito».. «È stato il vostro discorso a convincerlo». abbia aria che può respirare e cibo adatto a loro e difesa contro la luce. vergognoso della cosa che ero diventato: Jay Allison valeva dieci volte me. allora il tuo figlio alieno ne risponderà con la sua stessa vita. E tu sarai testimone di ciò che il tuo figlio adottivo qui giura: che se uno solo dei tuoi figli morirà. ce l'avevo fatta! Che Jay Allison provasse a fare altrettanto! Regis aveva ancora quell'espressione grave. se vorrà venire con noi e aiutarci. «Avrebbe rifiutato. Se conosco il tuo popolo.

Quando iniziammo la lunga discesa verso le pendici delle montagne. E a mano a mano che noi ci rinfrancavamo. E quando finalmente raggiungemmo la radura in cui avevamo lasciato gli animali da soma. Guidati da cento Arboricoli che ci proteggevano dagli attacchi e che erano in grado di scegliere i sentieri più agevoli. però.» Quella sua richiesta mi sorprese e mascherai il senso di colpa per non averci pensato da solo con l'ironia: «Pensavo che non te ne importasse un accidente dei "miei amici". si trasformò in una specie di passeggiata.CAPITOLO 7 RITORNO AL QG Il giorno seguente. intervenne tranquillo: «Non c'è bisogno che voi due andiate avanti. Da Carthon potremo anche mandare un messaggio in modo che al Quartier Generale terrestre facciano i preparativi necessari per accoglierli. questi poveri disgraziati non ce la faranno mai ad arrivare a Carthon. . così penoso e difficile all'andata. Fu Rafe Scott ad avvicinarsi a me e a dirmi disperato: «Jason. da soli viaggeremo molto più in fretta. «Ci sono delle limitazioni di distanza e di spazio per questi messaggi».. che non erano abituati a camminare al suolo e che soffrivano per l'altitudine più bassa. cominciarono a indebolirsi. il viaggio di ritorno attraverso le montagne. proseguì l'Hastur. un numero sempre maggiore di loro dava segni di cedimento e fummo costretti a rallentare di molto l'andatura. e a Carthon potremo organizzare un trasporto. neppure Kendricks poté più fingere di restare insensibile di fronte alle sofferenze di quegli «animali non umani». l'Anziano ci mandò a chiamare e ci disse che cento uomini si erano offerti volontari per tornare con noi ed erano disposti a donare il proprio sangue e sottoporsi agli esperimenti per le ricerche del vaccino contro la Febbre degli Arboricoli. Lerrys e io conosciamo il territorio: lascia che andiamo avanti. gli Arboricoli. «Stanno passando le pene dell'inferno solo per il senso del dovere.» Avevo dimenticato che Regis era un telepate addestrato.. magari potremo ottenere un aereo pressurizzato per portarli a destinazione. che aveva sentito Rafe proporrai il suo piano. Rafe.» «Credo di averli giudicati male». Io posso mandare un messaggio molto più in fretta. quindi devono essere molto diversi da come li avevo immaginati. ammise Rafe controvoglia.» Regis. nel pomeriggio.

.«ma Darkover possiede una rete regolare di "informatori" che possono inoltrare i messaggi. una bolla scoppiata. Kyla. Ma dopo aver fatto tutto quello che potevo e dopo che il silenzio fu sceso sul campo... Il profumo di rose e di zafferano della legna che bruciava diede corpo ai miei sogni. non a Carthon. sarei stato solo un fantasma vagabondo che turbava i sogni inquieti di Jay Allison. rimasi seduto davanti al fuoco. ma dopo un po' tornò da me e mi disse che il messaggio era arrivato a destinazione. non avrebbe molta fortuna se si presentasse semplicemente all'ingresso del QG dicendo di avere un messaggio telepatico da riferire. e uno di questi è una ragazza che vive proprio al confine con la Zona Terrestre. dedicammo la nostra attenzione a tutta una serie di problemi pratici che andavano risolti: il luogo e il momento esatto per attraversare il guado.. Quella sera. Era la prima volta che pronunciavo il mio nome dove anche gli altri potevano sentirmi. «Temo proprio di no». E mentre lui avrebbe seguito la fredda routine delle sue rigide giornate. una nuvola svanita. si inginocchiò e mi disse in tono pressante: . a fissare le fiamme. avrei cessato completamente di esistere in qualunque luogo. L'indomani avremmo attraversato il fiume e poche ore più tardi saremmo arrivati al Quartier Generale terrestre.. «da quello che ho sentito dei terrestri. Per le due ore seguenti mi parve più affaccendato del solito. dispensare il poco aiuto che era in nostro potere ai malati. La strinsi a me e mormorai: «Oh. e allora nulla: io sarei svanito. «Ditele di presentarsi al dottor Forth e di riferirgli il messaggio da parte del dottor Jay Allison.. vero?» L'immagine che quella descrizione mi portò alla mente mi fece sorridere. io non sarei stato che un vento ormai passato. Kyla. ma che avrebbero ancora dovuto superare l'ultimo ostacolo rappresentato dal guado del fiume. dopo esserci accampati. Kyla era scivolata al mio fianco accanto al fuoco: alzai lo sguardo e di colpo capii che non avrei potuto sopportarlo. ammisi. Se mi direte come può fare per aver accesso al QG terrestre... come quella notte nella Città Arborea. ma si limitò ad annuire senza fare commenti. E allora. non mi ricorderò neppure di te!» Lei respinse le mie mani. che erano riusciti a sopportare di allontanarsi dalle loro foreste. Ancora una volta.» arrossì leggermente e spiegò.» Regis mi rivolse un'occhiata curiosa. sprofondato in una dolorosa apatia. E qualche tempo dopo mi riferì la risposta: un aereo ci avrebbe attesi. E allora. ma in un piccolo villaggio nelle vicinanze del guado del Kadarin dove avevamo lasciato i camion. cercare di rassicurare i terrorizzati Arboricoli.

Kyla». «Jason. ho promesso all'Anziano che mi sarei preso cura del mio popolo nel mondo dei terrestri. mi implorò di non abbandonarla. «Darkover è un mondo vasto. stringendola con forza a me. gli altri sono in grado di proseguire da soli.. maledicendo Forth. io non sono mai esistito». muovendomi alla luce del bivacco. Kyla scoppiò in lacrime. «Kyla.» Non potei guardarla. risposi triste. Era uno sguardo di addio. grande quanto basta per nasconderci. Perché vuoi tornare? Scompari ora e non tornare mai più! Noi due possiamo. non lo avrebbero fatto. sarebbero stati troppo preoccupati di riportare sani e salvi gli Arboricoli al QG per sprecare molto tempo alla ricerca di un fuggiasco. Quello era il mio mondo. Alla fine fuggì singhiozzando e io mi distesi accanto al fuoco. esclamai disperato e impotente..«Jason. Jason. il telepate avrebbe capito subito che mentivo) che li precedevo a Carthon con Kyla e quando si fossero resi conto che ero fuggito. fino in fondo.. no. è meglio che tu mi dimentichi. sentii le braccia di Kyla circondarmi il collo e il suo corpo stringersi al mio. Poco prima dell'alba. anche se lei non se ne rendeva conto. la mia follia.» «Ma tu non sarai là per prenderti cura di loro!» «Scriverò una lettera per ricordarmene». lo sapevo. Non gli piacerà. Di fronte al mio inspiegabile rifiuto. Kyla. Dopo un istante lei si scostò e la sua voce priva di tono era ancora più dolce e sommessa del solito: «Sarà meglio che ce ne andiamo prima che si sveglino gli altri. un mondo in cui non sarei stato solo. ma farà quello che deve. Avrei potuto dire a Kendricks (non a Regis. sopraffatta dalla timidezza e concluse in un sussurro. gemette. Ho.. «e anche se . arrossendo. appassionata e ricca di tante altre virtù. Non credo che sprecheranno molto tempo per cercarci. ma soprattutto maledicendo Jay Allison e odiando il mio alter ego di un odio ardente e rabbioso. «Non posso convincerti e non posso cambiarti». ma era un viso di donna coraggiosa. Non poteva finire così..» Si accorse che non mi muovevo. scosso da singhiozzi irrefrenabili.» si interruppe all'improvviso. ascoltami: siamo vicini a Carthon. Lei chiuse gli occhi e io fissai a lungo il suo viso: non era bello. terminai cupo. «Jay Allison ha un fortissimo senso del dovere: si prenderà cura di loro al posto mio.. Lui è un uomo migliore di me.» No. Kyla. mi pregò. Nascondendo il viso tra le mani dissi: «No.

non una donna davanti alle case. vennero spazzati via dalla dolcezza delle sue labbra calde e arrendevoli contro le mie. E capii allora cosa dovevano provare gli uomini che amavano nell'ombra incombente della morte. ti avrò. perché sarei vissuto come il gelido fantasma di me stesso per giorni lunghi e freddi e notti ancor più lunghe e fredde. e nel mio limbo sarei stato grato. Non più. non un bimbo che giocava nella piazza polverosa. attraversando il piccolo villaggio dove ci attendeva il velivolo.. notammo che il quartiere più povero era deserto. l'avrei amata. l'odio e l'amarezza nei confronti di chi aveva giocato con la mia vita. nella pallida luce dell'alba. Non gli invidiavo la sua vita. Per me era ancora peggio. due giovani donne e una mez- . Ma fino all'ultima scintilla morente di ricordo. perché quello che vidi non potrò mai dimenticarlo. le labbra calde di una donna tra le mie braccia. Dopo un momento mi fece cenno e io mi avvicinai per guardare all'interno. E nella luce del fuoco morente. disperato. Dentro giacevano un vecchio.potessi non lo farei.. violento perché tutti e due cercavamo di concentrare in pochi istanti una vita che non avremmo mai potuto avere. Quando. una debole traccia che lentamente si estingue nella memoria di un uomo.» La strinsi a me con violenza e in quegli istanti la mia paura del domani. a coloro che mi avevano chiamato dal nulla in cui dimoravo per farmi conoscere tutto questo: l'impeto della lotta e l'amore dei compagni. selvaggio.. la presi e l'amai. i venti tersi delle montagne sul mio viso. gioito e amato più di quanto Jay Allison avrebbe mai potuto nel corso di tutta la sua fredda e monotona esistenza. disse Regis cupo e si staccò da noi per accostarsi all'uscio di un'abitazione silenziosa. sapendo che avrei dimenticato ogni cosa. finché posso. Fu un amore disperato. la mia amarezza era scomparsa. guardai il volto bagnato di lacrime di Kyla.. se ai fantasmi era concesso di provare gratitudine. Il pomeriggio seguente. Qualunque cosa fosse stata di me l'indomani. Ma finché posso. Sarei stato spazzato via per sempre. un'ultima avventura. Avrei preferito non averlo fatto. finché sei ancora tu. quella notte ero soltanto suo. Nelle poche settimane di vita che mi erano state concesse avevo sofferto. «È cominciata». non un uomo in strada. sarei diventato un fantasma.

e non. Jason». lontano da quella casa.» Era una strana specie di elogio. ma tu no. mi disse. come un bambino. molto piccolo. Guardai fuori dalla finestra. ma chissà perché lo trovai confortante. Regis si allontanò dalla porta e si appoggiò alla parete coprendosi il volto con le mani: era visibilmente scosso. Gli altri erano in una condizione indescrivibile e la cosa peggiore era che uno di loro si muoveva ancora. scesi stancamente e indossai gli abiti di Jay Allison. pensa che potresti avere salvato un intero mondo da un destino funesto. «O Dei.. Regis sollevò lo sguardo fissandomi con un'intensità che mi parve insostenibile. dopo averli sistemati nel miglior modo possibile e rassicurati come potevo. Ed è meglio che tu ti allontani in fretta: io sono immune. «Credimi». Il vecchio. ancora adesso non riesco a pensare ai bambini senza sentirmi male. era ancora stretto tra le braccia della donna quando costei era crollata a terra ed era riuscito a liberarsi a stento. senza che si potesse fare nulla. avevo comprato un libro su quelle montagne. cercai di dimenticare tutto. né visto o udito un aereo. morente. dirle di nuovo addio. si appoggiò pesantemente alla mia spalla. maledizione!» Fui costretto a trascinarlo di peso. debolmente. rotta dal pianto.. mentre attraversavamo a cavallo il villaggio. per il disgusto. una delle donne e uno dei bambini erano stati composti in un sudario con il volto coperto da rami freschi. se mai hai avuto dubbi su quello che stai facendo. pensa a quello che hai visto. «Meglio aspettare di essere sicuri che i terrestri riescano nel loro intento. pensa che sei riuscito a fare qualcosa che neppure un Hastur era in grado di fare!» Sentii la gola che mi si chiudeva per qualcosa che non era solo imbarazzo. L'altra donna era rannicchiata accanto al focolare. quei bambini.. «avrei dato senza esitazione la vita per riuscire a fare quello che hai fatto tu. con l'abito di ruvida stoffa imbrattato di vomito.. I bambini. Uno.za dozzina di bambini tra i quattro e i quindici anni. secondo l'usanza darkovana. «quei bambini. o che hai fatto. impegnandomi solo a rassicurare i terrorizzati Arboricoli che non avevano mai visto una città.. Forth aveva fatto un ottimo lavoro con la preparazione degli alloggi per il Piccolo Popolo e. verso le montagne lontane. ma per poco. e Jay l'aveva conservato come se fosse un frammento enigmati- .. ma per il dolore. disse con voce quasi incomprensibile. Non riusciva a trattenere le lacrime e quando lo presi per un braccio per portarlo via. come pensai in un primo tempo. E dopo. Evitai Kyla: non volevo parlarle ancora. Quand'ero un ragazzo sperduto in un mondo alieno.

Nulla si era perduto. «Non ricorda proprio nulla?» «Solo qualche frammento. Forth mi rivolse un caloroso saluto. ma Jay non si turbò: da anni ormai sapeva di non piacere alla gran parte dei suoi colleghi e dei suoi sottoposti e aveva da tempo smesso di preoccuparsene.. «Dunque immagino che l'esperimento sia stato un successo?» «Un successo completo. nalla mia mente si presentarono strani lampi di coscienza. perché in un certo senso sarei rimasto vivo. come un incubo. Avevo appena cominciato a vivere. «Gli Arboricoli hanno accettato?» «Hanno accettato». Perché dovevo smarrirmi in lui? Qualcosa che si era perduto al di là delle montagne. Forth seguì la direzione del suo sguardo e disse in tono comprensivo: «Non si preoccupi per la sua mano. «Si sieda e mi racconti tutto». mi incitò. Quando mi accorsi che non stavo facendo altro che rispondere ad un comando post-ipnotico. era troppo tardi e potei solo pensare che quell'esperienza era peggiore della morte. sul dorso della mano. che anzi ero di nuovo sotto ipnosi.» La voce di Forth era stranamente brusca e seccata. Io avrei preferito non parlare e invece.. meritavo qualcosa di meglio che non scomparire proprio quando avevo appena scoperto la vita. gli feci un rapporto completo.» Jay Allison posò lo sguardo.. C'è qualcosa che si è perduto al di là delle montagne. sistemandosi il camice e distendendo la bocca in quello che per lui era un gelido sorriso.co di un'altra personalità.. l'ho esaminata . Meritava forse di vivere l'uomo che vivere non sapeva? Jay Allison. e io l'avevo respinta. Stavo cominciando ad odiare quell'eccesso di senso del dovere che mi aveva riportato lì. Mentre parlavo. Jay Allison si raddrizzò sulla sedia. flettendo cautamente le dita e toccando la ferita quasi del tutto rimarginata... Una frase di quel libro riafforò prepotentemente nella memoria: C'è qualcosa nascosto. vai a cercarlo. Ora. di nessuna montagna. ero assalito dal rimorso: Kyla mi aveva offerto la vita.. quando ormai era troppo tardi. quell'uomo freddo che non aveva mai guardato al di là. Potevo rimpiangere quello che non avrei ricordato? Entrai nell'ufficio di Forth come se stessi per affrontare il Giudice Supremo. confermò Forth sorpreso.. come costretto da un forza irresistibile. tranne me stesso.

signore. rispose secco Forth. «Che buffo: mi piaceva la sua personalità alternativa. Jay Allison e Randall Forth osservavano insieme l'ultimo aereo che si allontanava.» «Ne ero certo». è meglio che controlli i volontari e riguardi gli appunti. «Mi sembra che sia stato un rischio molto grave».» «Non capisco cosa intenda. ho registrato tutta la storia su nastro. disse. proprio come mi aveva chiesto. Senza parlare di quello che ha fatto nella Città Arborea. «Ne ero certo anch'io».» Le cime innevate delle montagne attirarono il suo sguardo. ma Jay la scrollò via con un .» Si fermò.» Jay storse la bocca in un sorriso privo di allegria. un rompicapo forse. «Non si è mai soffermato a pensare cosa avrebbe significato per me perdere l'uso della mano?» «Mi è sembrato un rischio giustificabile. Jay. mormorò Forth. trattenendolo: una specie di indovinello. «Ridicolo». CAPITOLO 8 KYLA Quattro mesi più tardi. Cosa era successo? Perché quel lieve strappo gli procurava un dolore più profondo e più acuto? Forth lo stava guardando e Jay chiese irritato: «Cosa c'è?» «La sua freddezza è davvero incredibile.con molta cura. e si girò per uscire. disse. «No.» Mise una mano sulla spalla del collega. non credo proprio che mi importi di saperlo. commentò Jay imbronciato. «Andiamo. Jay». Forth guardò l'uomo alto che osservava le montagne e si chiese cosa c'era dietro quei gesti misurati e quell'umore malinconico. anche se l'avesse perso». riportando gli ultimi volontari a Carthon e alle loro montagne. «Jay. «Ha fatto abbastanza. «Ha lavorato duramente. commentò Jay severo. se devo cominciare a lavorare sul serio. sentendo uno strano indolenzimento ai muscoli e aggrottò la fronte. tanto che il Legato Thurmond mi ha fatto sapere che lei riceverà un encomio ufficiale e una promozione. gli attraversò la mente. disse. e uscì dall'ufficio. «Sarei dovuto tornare a Carthon con loro». ne recupererà totalmente l'uso». Vuole sentire quello che ha fatto il suo alter ego?» Jay esitò un istante e poi si levò in piedi. Forse non le piacerà avere un vuoto nella memoria.

. e. ha fatto parte del Progetto Jason. se non nei casi indispensabili. e fino all'ultimo minuto si aspettava che andasse anche lei. dormendo pochissimo e rimuginando silenzioso. ma. con il cuore che gli martellava in petto. ma anche con un certo distacco. quell'aristocratico darkovano troppo avvenente. «Se mi ha fatto venire qui per farmi una predica perché mi rifiuto di fare un altro viaggio negli Hellers. lo sa. è sacrificabile. pensò Forth. aveva precipitosamente fatto dietro-front ed era scappato correndo come un pazzo per i corridoi e le sale pur di evitare di trovarsi faccia a faccia con lui. «Abbiamo fatto un gioco pericoloso». a offuscare quei ricordi.» «No.. «Jay Allison era riuscito a costruirsi una vita sua e noi abbiamo disturbato quell'equilibrio. «Come psichiatra vale più di lei. Regis Hastur ha mandato un messaggio dicendo che desidera vederla. Si era preoccupato degli Arboricoli con sollecitudine quasi paterna. In preda a pensieri ossessivi. ma si era sempre rifiutato di vederli di persona. Forth. no».» Jay non rispose. la mano ferita.. ma non ho mai avuto la fortuna di conoscerne uno di persona». ma facile a lasciarsi andare a scoppi d'ira selvaggia.gesto impaziente. «sta per ricevere visite. «Kendricks li ha accompagnati. rispose Jay cupo. evitare tutte le persone che lo avevano conosciuto come Jason era diventata per il dottor Allison un'idiosincrasia. Jay aveva lavorato instancabilmente e senza risparmiarsi. maledizione! quale perdita!» «E allora perché non è tornato in aereo con loro a Carthon?» gli chiese.» «Me lo ricordo». Abbiamo forse distrutto quest'uomo? Certo. trafelato e spaventato come fosse stato inseguito da una muta di cani..» «Ho sentito parlare dei poteri psi degli Hastur. che l'aveva rimandato nell'ombra per far risorgere Jason. aveva salito di gran carriera quattro piani di scale e'si era rifugiato nelle sue stanze. lo interruppe Forth in tono conciliante. mi ha ritrasformato in Jason in un batter d'occhio. Era forse l'unico ricordo chiaro che aveva: l'incubo sulla cresta della montagna. mentre a lei ci sono volute una mezza dozzina di sedute ipnotiche.. In caso non si ricordasse di lui. Durante tutto il lungo e faticoso processo per isolare l'anticorpo. «Mi racconti: che .. il corpo quasi nudo della donna darkovana. non aveva tralasciato nulla perché si sentissero a proprio agio. Una volta. rispose Forth. incontrando Rafe Scott al pianterreno del QG. aveva evitato Kendricks che era stato l'unico testimone del suo sdoppiamento di personalità.

Dopo un minuto si diresse al divano e si sedette rigido e con la schiena eretta. «Be'.» Immobile. tirò verso di sé il microfono e disse: «Gli dica che siamo onorati. un movimento troppo controllato per essere una vera scrollata di spalle. io non l'ho fatto per Darkover. temo invece che sarà costretto a vederlo. Jay intrecciò le dita e con un gesto per lui insolito. «Non preoccupatevi. perché non si lascia un po' andare. ma prima che potesse dire qualcosa la porta dell'ufficio si aprì senza fare rumore e Regis Hastur entrò nella stanza. ed è per questa ragione che sono venuto io da voi invece di invitarvi al Castello. Jay colpì violentemente il tavolo con un pugno e quando riabbassò la mano.. Perché non gli parla lei?» «Ho avuto la netta sensazione che volesse parlare con lei personalmente. è una visita informale. cercando di controllare l'esasperazione: «Forse per lei sarebbe così. io scoppierei d'orgoglio se uno degli Hastur insistesse per congratularsi con me di persona!» Un fremito contorse le labbra di Jay. Non abbiamo più avuto un solo decesso per febbre degli arboricoli da quando avete distribuito il siero.. lei ha fatto una cosa stupenda! Maledizione. Forth si alzò educatamente e Jay balzò in piedi come una marionetta strattonata dai fili di un burattinaio. eccetera. ma per me non lo è». Dottor Forth..cosa ha fatto?» Jay mosse le spalle esasperato. senza dire una parola. Jay osservò l'anziano collega soccombere totalmente al fascino deliberato del giovane. e certo non una richiesta ragionevole come questa. Nessuno su Darkover rifiuta la richiesta di un Hastur. per una volta! Ma come. Il giovane principe darkovano gli rivolse un sorriso affabile. Nessuno dei due parlò fino a quando Forth trasalì al suono di un cicalino. l'ho fatto perché era il mio lavoro e preferirei dimenticarmi di tutta la faccenda. Jay. fece scorrere il pollice sulla cicatrice ancora visibile sulle nocche.. Il suo viso segnato e grassoccio si illuminò di un sorriso compiaciuto e Forth rispose: «I doni che avete mandato a vostro . non ci tengo molto a vederlo.. «Perché non lo chiede a lui? Senta.. che parlò con voce tremante. sia normale. eccetera.» Forth si sedette accanto alla scrivania. un sottile rivolo di sangue gli macchiava le nocche. Forth. è un piacere rivedervi: spero che la nostra gratitudine potrà presto assumere una forma più tangibile. Forth si accorse che il silenzio era diverso e fu sul punto di parlare per spezzarlo. sa quali sono le frasi di rito in queste occasioni e lo mandi su».

Poi si voltò verso la finestra e rivolse un sorriso incerto all'uomo che era rimasto in piedi dopo quel gesto di convenzionale educazione. «Fareste meglio a bere acqua finché non vi sarà passato l'indolenzimento ai muscoli della gola». «Pensate forse che qualcuno di noi possa mai dimenticare quello che hanno fatto?». Mentre lo portavo alle labbra. senza pensarci.. ci furono dei rumori e un'esplosione lancinante nel suo cervello. Nella stanza sembrò alzarsi un vento scuro e sferzante. e andai a riempirgli un bicchiere di plastica. «La ricordo eccome». nel momento in cui ho visto Jay Allison. Posai il bicchiere di whisky. intervenni. Tutte le notti insonni. io sono Jay Allison». che non aveva mai toccato un altro essere umano. «Dottor Allison. che lo costringeva in un ruolo e in una forma falsa. La sua voce rimase sospesa nella stanza. ripeté con voce roca. la mano mi tremò. scosso e tremante. replicò Regis. se non con i guanti da chirurgo. Glielo porsi. per guarirlo.. che era un semidio su quel mondo e che l'aveva umiliato.nome agli arboricoli sono stati molto apprezzati. Si udì gridare. nobile Hastur». Il mondo si ridusse ad una nuvola di rabbia rossa. Di colpo. esplosero in un'amarezza intrattenibile verso quel giovanotto troppo affascinante.. le meditazioni cupe. dissi. e versai qualche goccia.. lui. Regis scostò la mano con la quale si stava massaggiando la gola e disse con voce rauca: «Credo che farebbe bene anche a me.. se non mi avesse colto di sorpresa». gettandosi sul darkovano. risuonandogli come un rombo nelle orecchie. rispose Jay controvoglia. L'avrei fermato prima. «Bevete». l'odio represso per Darkover e i ricordi che aveva cercato di seppellire. si ricorda di me?» «Mi ricordo di lei». poi mi cedettero le . ripudiato per l'odiato Jason.. Regis deglutì un sorso. dottore». La violenza di quel colpo inaspettato fece roteare Regis su se stesso e nell'istante che seguì Jay. gli incubi. riuscii a dire con voce tremante. mi interruppi sgomento a metà gesto. e fece un passo avanti. «È meglio che beva questo». ho capito che era sull'orlo della pazzia. Forth si sedette.. per Jay. avvertì Forth. afferrò alla gola Regis con una stretta d'acciaio. «Ma avete visto. a fatica e disse: «È stata colpa mia.. Regis divenne il simbolo di un mondo che lo detestava. Mi resi conto che stavo rigirando tra le mani un bicchiere di plastica.

disse Regis. e nessun fantasma che si aggirava nel mio cervello.. proseguì il darkovano. l'oggetto inamovibile. Ma io non potevo. come due estranei che si conoscessero in quel momento. E inoltre tu ne sai parecchio sullo sdoppiamento mentale. «Il vostro lavoro con il Piccolo Popolo è terminato. senza che lui la notasse. con certezza assoluta.. che avevano ospitato il Piccolo Popolo. Sono venuto qui per farti una richiesta: te la sentiresti di essere uno di quei terrestri? Saresti un soggetto ideale. ma noi Hastur abbiamo dato la nostra parola di insegnare ad alcuni terrestri qualcosa della nostra scienza...» Ero in grado di ricordare tutta la mia vita.. disse Regis con voce sommessa. ma l'angolazione era cambiata: provavo ancora il vecchio amore. gli voltai le spalle e mi recai negli alloggi... ora deserti. dissi a Regis. pochi secondi prima stringevo tra le mani la sua gola. nella mia mente si era risvegliato un altro fantasma e ricordavo una donna che era apparsa brevemente a Jay Allison. Fissai sconcertato il giovane Hastur. ma al tempo stesso sapevo. concluse con un sorriso irònico. ma non sono neppure Jason. poteva anche non assumersi la responsabilità del gesto del suo alter ego.. che aveva abbandonato l'alpinismo per diventare specialista in parassitologia darkovana. Jay. «Cosa diavolo è questa faccenda? Io non sono Jay.. la meccanica delle matrici». «Dottor Allison. Quel lavoro sarebbe stato qualcosa che avrebbe potuto soddisfare entrambe le mie personalità: la forza irresistibile. deliberatamente.tu conosci Darkover e credo che potremmo lavorare insieme. o completi. Non il Jay che aveva rifiutato il mondo e non il Jason che dal mondo era stato rifiutato. O potremmo scegliere la strada più difficile. «Potremmo scegliere la soluzione più facile».ginocchia e fui costretto a sedermi. una volta». «e organizzare le cose in modo da non rivederci mai più. Ma allora chi ero? «Io vi ho già visto. la vecchia nostalgia per il Piccolo Popolo... «quando vi siete inginocchiato dinanzi all'Anziano del Piccolo Popolo.» Tese la mano e dopo un attimo compresi e ci stringemmo la mano. Poi. sconvolto dall'odio e dalla gelosia verso se stesso. Con i miei nuovi ricordi doppi.. o Jàson.. «Lo farò». che aveva lavorato .. e dal quel darkovano superstizioso e ignorante che sono. qual era la mia identità: io ero il dottor Jason Allison Junior. ho pensato che eravate un uomo che per una volta era riuscito a trovare l'equilibrio tra il suo demone e il suo dio».Jason.» Guardai fuori dalla finestra le montagne lontane.

Mia.. ammisi sottovoce. Correndo.. Kyla e io l'avremmo esplorata insieme.con gli Arboricoli. Forse per la prima volta. Aprii la porta. «ma sono io. Affannata. Per tutta la vita avevo percorso uno strano e oscuro cammino verso un orizzonte sconosciuto e ora che l'avevo raggiunto mi rendevo conto che segnava solo il confine di una terra ignota. All'ultimo istante si ritrasse dal mio abbraccio e sussurrò: «Sei Jason. cercando di ritrovare dentro di me un filo che unisse i ricordi di ieri con i sogni di domani.» «Non so chi sono»... ma c'è qualcosa di diverso. Vuoi aiutarmi a scoprire finalmente chi sono?» La strinsi al petto. FINE . di più. tollerata perché era in grado di parlare la loro lingua. ispezionai in fretta le stanze e gridai: «Kyla!» e lei arrivò.