Questa pubblicazione è stata realizzata per iniziativa e con il finanziamento della

Regione Piemonte - Assessorato Economia Montana e Foreste

Direzione artistica e coordinamento editoriale
Paolo Mori - Compagnia delle Foreste

Progetto Grafico
Elena Palazzini e Paolo Mori

Impaginazione
Elena Palazzini

Illustrazioni
François Xavier Forster Paolo Gialli Elena Palazzini

Ideazione e stesura testi
Paolo Mori - Compagnia delle Foreste Silvia Bruschini - Compagnia delle Foreste Rita Angelini

Revisione dei testi
Revisione tecnica Regione Piemonte - Assessorato Economia Montana e Foreste Settore Politiche Forestali Valutazione della comprensibilità dell’opera Centro Ricerche Atlandite - Vercelli

Fotografie
Lorenzo Camoriano - Regione Piemonte - Assessorato Economia Montana e Foreste - Settore Politiche Forestali Marco Corgnati - Regione Piemonte - Assessorato Economia Montana e Foreste - Settore Politiche Forestali

Editore
© Compagnia delle Foreste
via A. Guadagnoli 39, I - 52100 Arezzo tel. e fax 0575/370846 e-mail info@compagniadelleforeste.it
finito di stampare nel Novembre 2000 © Tutti i diritti sono riservati

Per scelta questa pubblicazione è stampata su carta del Sistema Freelife FEDRIGONI che impiega l’80% di fibre riciclate, il 15% pura cellulosa e il 5% di cotone. La sbiancatura non prevede l’impiego di cloro.

Incontriamo il bosco negli oggetti di tutti i giorni........................................................... pag.6-7 Andare in bosco arricchisce la nostra vita........ pag.8-9 I benefici del bosco si sentono anche a grande distanza.................................................. pag.10-11

Non possiamo avere tutti i benefici del bosco senza selvicoltura.................................................. pag.12-13

Foglie diverse ci indicano specie differenti ... pag.14-15 Un esercito di ospiti nell’albero......................... pag.16-17 Il bosco: un ecosistema di alberi, ospiti e ambiente.............................................................. pag.18-19 L’ecosistema bosco reagisce alle perturbazioni.................................................. pag.20-21 Semi e polloni per formare un nuovi alberi.... pag.22-23

Il legno dei boschi scarseggia: nasce la selvicoltura agronomica............................................................. pag.24-25 Si cerca un equilibrio tra uomo e natura: nasce la selvicoltura naturalistica................................ pag.26-27 Prima di tutto la rinnovazione del bosco.......... pag.28-29 Legno migliore e boschi più stabili con le cure colturali............................................... pag.30-31 La tutela della biodiversità attraverso la selvicoltura........................................................ pag.32-33

Come, dove e quando fare selvicoltura: la pianificazione....................................................... pag.34-35 Dobbiamo scegliere: non si può chiedere tutto allo stesso bosco....................................................... pag.36-37 Ottonere energia e materie prime in sintonia con l’ambiente........................................................... pag.38-39

Larice e cembro in alta montagna....................... pag.40-41 Abeti e faggio occupano la mezza montagna.... pag.42-43 Dalla bassa montagna alla pianura: castagno e querce.................................................... pag.44-45

MiniGlossario................................................................. pag.46

Soluzioni dei giochi....................................................... pag.47

l Piemonte è una terra ricca di boschi e foreste. In alta montagna, ai confini dei ghiacciai e dei campi di neve, nella pianura, sulle sponde del grande fiume e sulle colline del Monferrato, delle Langhe e del Roero, ovunque il bosco torna ad occupare i territori che più generazioni gli avevano sotratto per utilizzarli nelle produzioni agricole.

I

P

urtroppo, ancor’oggi, nonostante il grande e diffuso interesse per l’ambiente, per molti il rapporto con il bosco è limitato da antiche diffidenze: il bosco oscuro, nelle cui ombre si aggirano animali immaginari, tanto più feroci poiché nati dalla fantasia e dallo spavento che suscita l’ignoranza. Una non conoscenza forse un po’ colpevole. Una situazione cui la Regione Piemonte vuole dare una risposta.

C I U

on questo libricino ci rivolgiamo ai giovanissimi piemontesi che domani governeranno questa regione, perchè acquistino maggiore conoscenza e confidenza con il territorio, perchè abbiano un rapporto sereno ed equilibrato con il bosco.

l bosco che vive con noi e dal quale dobbiamo dedicare cura e attenzione.

n bosco da vivere senza preconcetti, dove boscaioli, taglialegna, forestali, cercatori di funghi e semplici fruitori del tempo libero concorrono a garantire una gestione sostenibile, la sola che potrà consentire di tramandare alle future generazioni questo immenso patrimonio.

Con l’auspicio e l’intenzione che questo sia solo il primo passo

L’ASSESSORE ALL’ECONOMIA MONTANA E FORESTE

Roberto Vaglio

non molto tempo fa le tue matite così come le porte, gli armadi, H i tavoli della tua scuola e un sacco di altri oggetti in
ai mai pensato che

Quando le matite avevano radici...

legno sono stati parte di alberi con foglie, rami e radici?

G

uardati attorno ed osserva attentamente ciò che ti circonda: scoprirai che il legno è presente in moltissimi oggetti, mobili e strutture che fanno parte della vita quotidiana. ensa ad esempio che il parquet delle palestre, le mazze da baseball, le tavole degli skate-board, le stecche da biliardo, le finestre, le sedie, le reti in doghe, le panchine, gli strumenti musicali, le cornici e tanti altri oggetti della nostra vita quotidiana hanno fatto parte di un albero che probabilmente ha vissuto molti anni in un bosco.

P

Da sempre l’uomo ha utilizzato i pro dotti delle foreste per i propri bisogni; abbandonate le caverne i primi rifugi sono stati fatti con il legno, così come i primi utensili di lavoro quotidiano. La combustione del legno è stata forse la prima forma di energia sfruttata coscientemente dall’uomo. Poi nel corso dei secoli artigiani, come fale gnami, carpentieri ed ebanisti, hanno acquisito sempre maggiori conoscenze sulle qualità e sulle possibilità di uti lizzazione del legno, così come foresta li e boscaioli hanno cercato sempre di migliorare le tecniche per ottenere in maniera continua e costante questa importante materia prima.

Il passaggio da “albero di una foresta” a “matita nel tuo astuccio” non è certo veloce e banale. Molte sono le fasi di lavorazione e gli specialisti che intervengono affinché dal bosco si possa ottenere la materia prima “legno” e successivamente il prodotto finito (matite, porte, sedie...) con tutte le caratteristiche necessarie al suo impiego.

T ro va l’intruso
In ognuno dei tre gruppi di oggetti in qualche modo legati al bosco e ai suoi prodotti c’è un intruso che non ha niente a che fare con i prodotti delle fo r e s t e … t r ovalo! (Soluzione a pag.47)

Domanda
Chi vive in città che bisogno ha dei prodotti del bosco?

1. Stru menti mu si ca li: violino, chitarra, triangol o, batteria, arpa, pi a noforte.

7

I

l legno non è il solo prodotto del bosco..… gli alberi infatti sono in grado di fornire più o meno direttamente altre materie prime che puoi ritrovare in oggetti della tua quotidianità, basta pensare alla carta, al sughero (che proviene dalla corteccia di una particolare quercia), alla trementina (sostanza usata per fabbricare colle e vernici a base di resina di pino) alla gomma. Sono prodotti del bosco anche alimenti particolarmente prelibati e pregiati come alcuni funghi e i tartufi. Inoltre nocciole e castagne sono frutti di alberi forestali, così come more, lamponi e mirtilli derivano da piante del sottobosco anche se oggi, per esigenze commerciali, si ricavano questi prodotti prevalentemente da coltivazioni specializzate fuori dal bosco.

Ad ogni oggetto il proprio albero
Esistono molti tipi di legno provenienti da diverse specie di alberi ed ognuno ha caratteristiche differenti come, durezza, leggerezza, lavorabilità, resistenza all’attacco dei funghi ecc… che li rendono più o meno adatti ad essere impiegati e trasformati nei vari manufatti. Se nella tua immaginazione provi ad associare un diverso albero ad ognuno degli oggetti provenienti dal bosco, scoprirai di essere circondato da una vera e propria foresta.

Ad esempio hai mai pen sato c he i bastonc i ni dei ghiac c ioli sono di legno e che quando ne gusti uno ti servi anc he del prodotto di un a l bero?
2. Alimenti: tartufi, marron glacé, confettura di mirtilli, spremuta di ara nce, cioccolata con noc c iole, liquirizia, ciliege. 3. Arred a mento: pa vimenti, armadi, diva ni, la va ndi ni, qu adri, sc riva nie da computer.

Risposta
I boschi non sono interesse esclusivo di chi vi abita vicino. Nella vita quotidiana incontriamo continuamente oggetti, strutt u re, energia che provengono dalle fore s t e , sotto forma di legno, carta o altri materiali derivati dagli alberi, o come prodotti del sottobosco.

l bosco è un luogo adatto per fare un sacco di attività sia fisiche che intellettuali. Non tutti apprezzano gli stessi aspetti, ma ognuno può trovare attività interessanti da svolgere tra gli alberi, nelle radure o nelle aree attrezzate poste in prossimità o all’interno dei boschi e quindi trascorrere una giornata in un luogo caratterizzato da aria pulita, bellezza del paesaggio e contatto con la natura.

I

Il bosco è un luogo adatto per...
... mantenere la propria forma fisica correndo, camminando o pedalando nei sentieri e nelle strade. ...esercitare l’udito per riconoscere i linguaggi degli animali e i rumori della natura. ... accrescere lo spirito di osservazione disegnando e facendo fotografie.

... assaporare dei momenti di relax facendo pic-nic, leggendo un libro o passeggiando.

... riscoprire l’olfatto annusando i profumi del bosco.

... esercitare la vista mettendo a fuoco oggetti vicini e paesaggi lontani.

U ni sci l’attività tramite un fr
Accendere fuochi per terra Ascoltare la radio Lasciare per terra rifiuti Strappare funghi Inc idere la corteccia Passeggiare Lasciare li beri i cani Raccogliere campioni di vegetali morti Fare fotografie

Domanda
P e rché andare in bosco quando si potre b b e a n d a re in un parco cittadino?

9
Non di menticare che
la possibilità di poter godere pienamente e per lungo tempo dei benefici del bosco dipende anche dal tuo comportamento.

Quindi ricordati di:
• non accendere MAI fuochi fuori delle strutture predisposte; • non molestare animali e insetti e non danneggiare nidi o tane; • non incidere le cortecce degli alberi; • non lasciare rifiuti di nessun genere nel bosco né liberi in terra né raccolti in un sacchetto; • informarti sulla presenza di specie protette, così da evitarne accuratamente la raccolta di fiori e frutti. In ogni caso non esagerare MAI con la raccolta dei fiori che spesso, una volta reci si, mantengono per pochissimo tempo la loro bellezza; • i funghi, generalmente, non dovrebbero essere strappati con le mani ma recisi con un coltello e trasportati in recipienti forati in modo da permettere la dispersione delle spore; • evitare rumori eccessivi che potrebbero impaurire gli animali, magari in particolari momenti della loro vita (accoppiamento, presenza di piccoli ecc..), e disturbare altri escursionisti; • percorrere, per quanto possibile, i sentieri, le strade e tutte le strutture create per facilitare le escursioni. Alcuni di questi comportamenti sono regolati da leggi e norme, che prevedono delle multe per i trasgressori.

... procurarsi funghi, tartufi o frutti di bosco.

... conoscere meglio la natura utilizzando il bosco come una vera e propria aula didattica.

reccia

(Soluzione a pag.47)

Vietato Da svolgere con m odera z ione Permesso

Risposta
La qualità dell’aria, l’armonia del paesaggio, la presenza di molte specie di insetti, animali e piante in equilibrio dinamico tra loro, l’assenza di rumori e di odori dovuti allo smog, la scarsa presenza umana, sono caratteristiche che fanno dei boschi una realtà che difficilmente si può r i c re a re in un p a rco cittadino.

l bosco influenza I la nostra vita perché da esso si ricavano il legno ed altri prodotti importanti, perché luogo affascinante in cui svolgere attività ricreative ed anche perché offre altri benefici, difficilmente misurabili, che si possono godere anche a grandi distanze e per i quali basta un bosco sufficientemente esteso.

L a presenza del bosco...

. . . i n f l uen za le condi z ioni clim ati c he

La presenza di alberi e cespugli mitiga le condizioni estreme della temperatura, frena la forza del vento, limita l’evaporazione dell’acqua trattenendo l’umidità. Queste modificazioni climatiche influenzano in parte anche gli ambienti limitrofi ai boschi ed assumono maggiore importanza proporzionalmente alla grandezza dell’area boscata stessa.

. . . i n f l uen za il def l u sso delle acque piova ne
L’acqua piovana cadendo al suolo distacca particelle di terreno e poi scivolando sui versanti, le trascina a valle. Questo fenomeno può assumere dimensioni catastrofiche in relazione all’entità e all’intensità della pioggia. Il fango e l’acqua, scendendo a valle, si riversano in poco tempo nei fiumi e possono provocare alluvioni e frane. La presenza dei boschi in zone di montagna e collina, limita il distacco di particelle di terreno perché le foglie e i rami frenano la velocità di caduta della pioggia e trattengono il terreno con le radici delle piante. La presenza di foreste rende il terreno più spugnoso permettendo all’acqua di infiltrarsi anziché di scorrere in superficie e allontanarsi rapidamente verso valle.

R eb us

(Soluzione a pag.47)

Domanda
Può il bosco influenzare la vita quotidiana di chi abita in città o in un fondovalle?

Il

L’influenza di una foresta è massima nella zona in cui essa si trova, ma i vantaggi dovuti alla sua esistenza si risentono anche in zone molto lontane. Ne traggono quindi giovamento sia gli abitanti dei paesi vicini sia quelli di città lontane, magari situate più a valle rispetto al bosco in questione.

11

. . . concorre a limita re il peri colo di fra ne e va la ng he
Una funzione molto importante del bosco è quella di rendere più stabile il terreno dei versanti delle montagne con le radici delle piante, limitando il pericolo delle frane superficiali.

La presenza degli alberi riduce anche la possibilità di formazione delle valanghe e ne frena la discesa quando queste si distaccano più a monte, costituendo un’importante protezione per i centri abitati e le strade che si trovano a valle.

Indubbiamente l’esistenza di una foresta caratterizza la zona in cui essa si trova e spesso la rende attraente dal punto di vista turistico-ricreativo.

. . . va l ori z za il paesaggio

. . . mi gliora la qu a lità dell’ a ria
I boschi, sopprattutto quelli vicino alle città, svolgono un’importante funzione di filtro, costituendo un enorme e naturale depuratore d’aria; le piante infatti, non solo producono ossigeno e immagazzinano anidride carbonica (CO2) che viene prodotta in grande quantità dalle attività industriali e dai gas di scarico delle auto e dei bruciatori, ma contribuiscono anche all’abbattimento delle polveri presenti nell’aria.

Risposta
il
L’influenza di una foresta si aff i e v o l i s c e man mano che ci si allontana da essa, ma i benefici come l’aria più pulita, la protezione da frane e alluvioni si sentono a grande distanza nelle città e nei fondovalle.

e ti soffermerai a riflettere per qualche minuto, ti accorgerai che i benefici che ognuno di noi può trarre dalla presenza del bosco sono moltissimi. Alcuni si possono ottenere solo attraverso l’intervento diretto dell’uomo sul bosco (legno, frutti di bosco...); altri sono dovuti alla presenza del

S

Attenzione! Non si può chiedere troppo al bosco ...
E’ importante non pretendere dal bosco più di quello che può darci e non concentrare la nostra attenzione solo su uno dei benefici trascurando gli altri Se tagliassimo tutti i boschi di una regione per ottenere legna dovremmo rinunciare a molti altri benefici come ad esempio alla protezione del suolo, al rallentamento del flusso delle acque di pioggia, alla raccolta di alcuni funghi o di certi frutti, alla mitigazione del clima, ad un paesaggio piacevole e probabilmente anche a quella produzione di legno, che inizialmente ci interessava tanto!

...ma anche non interveni re può peggiora re la situazione ambienta le.
Infatti se si decidesse di non tagliare più nulla in un’intera regione come il Piemonte nel giro di qualche anno si verificherebbero problemi di alro tipo quali ad esempio: tanti alberi, divenuti ormai vecchi, crollerebbero, con grave pericolo per turisti ed escursionisti, i villaggi di montagna sarebbero sarebbero più esposti a valanghe e frane, il paesaggio stesso risulterebbe meno gradevole, e molte persone rimarrebbero disoccupate. Inoltre ci troveremmo a dover produrre calore ed energia elettrica con il petrolio e molti oggetti in legno con materiali più inquinanti, che richiedono più energia per essere lavorati e che sono più difficili da smaltire, come ad esempio la plastica, l’alluminio o l’acciaio. L’ambiente non sarebbe quindi protetto, ma messo in pericolo da una scelta così drastica!

T ro va l’intruso
(Soluzione a pag.47)

Domanda
Se il bosco ci off re tanti benefici perché tagliare gli alberi che lo compongono?

Tra i benefici deriva nti dal bosco, elencati di segu ito, solo uno non di p ende di retta mente d a ll’ i ntervento dell’ u om o. Qu a le ? 1. pa rquet ; 2. energia elettri ca ; 3. mazza da baseba ll ;

bosco, ma possono essere resi continui da un corretto intervento dell’uomo (protezione del suolo, del paesaggio, dei centri abitati...); altri ancora dipendono dal la sola presenza del bosco (protezione delle differenti specie animali e vegetali (biodiversità)).

13

Un ac cordo i nevitabi le

Non ci sono alternative! Per l’uomo è indispensabile trovare un modo equilibrato di interagire con il bosco, così da ottenere il maggior numero di benefici possibile senza intaccare la sua capacità di riprodurli anche per coloro che verranno dopo di noi.

Diffi c i le a fa rci ma . . .

. . . c’è chi la vora sia per il bosco che per l’ u om o

in modo da non distruggere le foreste e da ottenere tutti quei benefici che da esse possono derivarci. Tra le persone che lavorano nello stesso tempo per noi e per il bosco, ci sono i “tecnici forestali”; laureati che utilizzano nel loro lavoro tre importanti strumenti: 1. la conoscenza dell’ecosistema bosco e del suo modo di evolversi; 2. un insieme di tecniche di interazione con il bosco chiamato Selvicoltura; 3. la pianificazione forestale, che consente di stabilire come, dove e quando è più opportuno fare selvicoltura.
come ottenere benefici riducendo il più possibile il nostro impatto sul bosco, nelle prossime pagine partiamo dalla conoscenza dell’ecosistema bosco!

Per ca pi re meglio

Risposta
4. miti ga z ione del c lim a ; 5. prote z ione conti nu a dei centri abitati da va la ng he e fra ne .
Certi benefici indispensabili non possono essere ottenuti senza l’intervento dell’uomo. Ad esempio il legno, di cui sono fatti molti oggetti a te familiari, può essere ottenuto solo abbattendo alberi. Se però verrà praticata una buona selvicoltura gli alberi tagliati lasceranno il posto ad altri che li sostituiranno ed il bosco continuerà a vivere come prima.

’albero è un vegetale e come tutti i vegetali è un organismo autotrofo, cioè è in grado di produrre, a partire dai semplici elementi chimici acqua e luce solare, tutto ciò che serve ad esso per vivere, crescere e riprodursi. Gli organismi che per vivere, crescere e riprodursi si devono cibare di vegetali o di animali sono invece detti eterotrofi come l’uomo. Tutto ciò che fa parte o viene prodotto dall’organismo di qualsiasi essere vivente viene detto sostanza organica. I vegetali, dunque, e con essi gli alberi, sono alla base della sopravvivenza di un’enorme quantità di forme di vita sulla terra.

L

O
L

gni albero è composto da un apparato radicale, da un fusto legnoso e da una chioma fatta di rami, rametti e foglie.

a chioma, attraverso le foglie, utilizza la preziosa luce solare che permette all’albero di produrre sostanza organica mediante la fotosintesi. S’innesca, così, il meccanismo a catena che permette tutte le forme di vita eterotrofa.

F

usto e rami svolgono una funzione meccanica: sostengono le foglie nella posizione più adatta a catturare i raggi del sole e al loro interno, viene trasportata la linfa.

L

e radici hanno la funzione di ancorare al suolo l’albero, di procacciargli acqua e sali minerali e di custodire “in deposito” sostanze di riserva.
Perché

trova nei cloroplasti , vera e propria macchina in grado di cat turare la luce. Quindi gli alberi trasformano l’energia lumino sa (luce) in energia chimica (sostanza organica), che verrà poi immagazzinata e trasformata a sua volta per fluire in tutte le

Ecco perché le foglie sono verdi!

contengono la clorofilla, un pigmento verde, che si

Domanda
Come si capisce a che specie appartiene un albero ?

diverse forme di vita.

Gli alberi sono specie legnose che possono raggiungere e superare i 5 metri e sono caratterizzati da un fusto unico eretto e ben definito ed una chioma ben staccata da terra. Mentre gli arbusti

Che differen za c’è tra un albero ed un arbusto ?

15
zone temp erate, e qu i ndi anc he in Piem onte, gli alberi si N elle dividono in due gra ndi gruppi : latifoglie e conifere .
Gli alberi che appartengono alle latifoglie sono caratterizzati da foglie larghe e piatte, fiori colorati e complessi e semi spesso protetti da un frutto carnoso e commestibile. Perdono generalmente le foglie in autunno per ricostituirle in primavera. Le conifere che si chiamano così per la forma conica delle loro infiorescenze legnose chiamate pigne o Strobilo e strobili, infiorescenze hanno di abete rosso foglie a forma di (conifera) ago e, ad eccezione del larice, non perdono le foglie in autunno e rimangono sempre verdi.
Foglie e rametto con Foglie “infruttescenza” e frutti di farnia e fiore di ontano (latifoglia) nero (latifoglia)

Come si distinguono le specie?
Latifoglie e conifere si suddividono a loro volta in specie, cioè gruppi di alberi simili fra loro che si distinguono in base ad alcuni particolari comuni, quali: la forma e la disposizione di foglie, frutti, gemme, rami e il portamento (cioè forma dell’albero intero). In certi casi anche il tipo di corteccia può essere d’aiuto, come il fiore, che però non sempre è facile da vedere!

Rametto di acero montano con fiore e seme a disamara (latifoglia)

Risposta
Ogni specie ha pro p r i e caratteristiche. Con l’aiuto di un esperto o di un manuale di botanica è possibile distinguere una specie dall’altra semplicemente osservando e confro ntando foglie, frutti rami, corteccia e portamento.

hanno altezze inferiori e normalmente sono caratterizzati da più fusti che partono da uno stesso punto in prossimità del terreno.

olti animali trovano cibo e rifugio fra le chiome degli alberi. Si tratta d’insetti, piccoli mammiferi come lo scoiattolo o uccelli come la cinciallegra. A loro volta, gli alberi, traggono vantaggi dalla presenza degli animali che spesso sono responsabili dell’impollinazione e della disseminazione e che, come il capriolo ed il cervo, contribuiscono con i loro escrementi a rimettere più rapidamente in circolo elementi nutritivi importanti per le piante stesse.

M

Certi ospiti facilitano l’impollinazione
L’impollinazione può verificarsi in diversi modi. Quando avviene ad opera del vento si dice anemofila, se vi partecipano gli insetti (es. api) si chiama entomofila, se invece avviene tramite altri animali viene detta zoofila.

Lo strato di foglie e rametti (a cui spesso sono frammisti i resti di piccoli animali come gli insetti) che si trova in bosco, generalmente sotto gli alberi, viene chiamatol e t t i e r a. La lettiera viene “mangiata” da organismi saprofiti ( cioè che si nutrono di sostanza organica morta) come lombrichi, funghi e batteri. La lettiera, dopo essere stata “digerita” dai saprofiti, diviene fertile humus da cui le piante traggono elementi nutritivi per costituire nuove foglie, rami, fusti e riaprire così il ciclo della vita.

C’è chi si ciba di vegeta li morti

L

’humus è lo strato più superficiale del suolo, di colore scuro, ricco di elementi nutritivi. La presenza dell’humus rende il suolo più poroso ed aumenta la capacità di trattenere l’acqua e l’aria necessarie allo sviluppo degli apparati radicali.

C o l le g a mento di idee

Domanda
Un bosco non vivre bbe meglio se fosse fatto di soli vegetali?

Nella seguente frase al posto delle pa role gi u ste sono stati inseriti si nonimi , contra ri o termi ni che possono ri c h i a m a re il vero si gnifi cato gra z ie ad un collega mento di idee (es. riva -n -botte - nordsud = Costa -n - ti no- poli). Scopri la frase corretta e se non ce la fa i... (Soluzione a pag.47)

gli abitanti del bosco si instaurano relazioni di diverso tipo: T ra

17

Q

uando un organismo trae beneficio da un ospite senza né favorirlo né danneggiarlo, si parla di commensalismo. L’organismo che trae il vantaggio si chiama commensale. el parassitismo il parassita è completamente dipendente, almeno in una parte del suo ciclo vitale, dall’ospite, al quale in genere arreca danno (ad esempio le larve degli insetti che si nutrono del legno degli alberi). I parassiti talvolta possono diventare così numerosi da compromettere gravemente la sopravvivenza degli alberi. Per questo l’uomo, nel suo interesse, si preoccupa di tenerli sotto controllo.

N

A C

ltri organismi invece interagiscono e dipendono l’uno dall’altro traendo entrambi vantaggio: in questo caso si parla di simbiosi (o mutualismo). Nella simbiosi raffigurata ad interagire sono un fungo ipogeo (tartufo) e la radice di un albero.

ommensali, parassiti e simbionti sono spesso legati a particolari specie di piante e si possono trovare solo in loro presenza.

C u r i o s i t à I licheni che si vedono
Gli Insetti si orga ni z za no
L’afide è un altro parassita dell’albero, che succhiando la linfa che scorre nelle foglie produce, in eccesso, una sostanza zuccherina, detta melata, di cui si nutrono le formiche. In cambio del beneficio ottenuto le formiche proteggono gli afidi dai loro nemici naturali.

attaccati alla corteccia degli alberi o sulle rocce sono la consociazione di un’alga, che fornisce le sostanze nutriti ve tramite la fotosintesi ed un fungo che procura l’acqua e gli elementi chimici necessari alla vita. Così associati riesco no a vivere in condizioni proibitive, mentre da soli non ci sarebbero riuscit i .

Risposta
Nel ciclo della materia organismi animali e vegetali collaborano fra loro. La presenza di entrambe le categorie è indispensabile alla buona salute ed al corre t t o funzionamento di un bosco.

I ncer ti ca ni gatti si p erdono la -o re -ve m or to-no dettagli ti po di tra m onti -ri

n ecosistema è costituito dall’insieme degli organismi che vivono in una stessa area e dal sistema di relazioni che si creano fra gli individui, le popolazioni e l’ambiente fisico circostante. Il bosco è un ecosistema caratterizzato dalla presenza di numerosi alberi a cui si affiancano arbusti, erbe, animali e microorganismi. I viventi del bosco instaurano tra loro rapporti di reciproca collaborazione (simbiosi), di parassitismo o di commensalismo. Tutti gli organismi interagiscono con l’ambiente fisico, ne sono influenzati, ma a loro volta ne condizionano alcune caratteristiche.

U

L

’ecosistema bosco è caratterizzato da molte componenti. Al variare del numero e del tipo di specie arboree presenti, si possono trovare vegetali e animali diversi, relazioni tra di essi differenti e, di conseguenza, ecosistemi bosco distinti. Ad esempio in un bosco di solo faggio si trovano forme di vita e relazioni assai diverse da quelle presenti in un bosco di solo abete. Se il bosco fosse misto con faggio e abete le componenti dei due ecosistemi si mescolerebbero formandone uno ancora diverso. Lo stesso vale anche per le altre specie arboree, pure o miste, in tutte le combinazioni che la natura consente. Talvolta, addirittura, la specie arborea è la stessa, ma le caratteristiche del clima o del terreno permettono la presenza di un insieme differente di organismi. In altre parole anche in presenza di solo faggio può capitare di trovarsi di fronte ad ecosistemi diversi. Questa grande variabilità ci fa affermare che, anche in Piemonte, non esiste “il” bosco, ma esistono “i” boschi.

er render tene meglio co nto ... o sser va l’ esempio di ques ta pa gi na !

P
L

Sulle Alpi a partire dal fondovalle puoi incontrare diversi tipi di bosco che si avvicendano man mano che si sale verso la vetta. a variazione dell’altitudine, dell’esposizione e, con esse, di molti fattori climatici, quali ad esempio la temperatura e l’umidità, insieme al tipo di terreno, favoriscono alcune specie di alberi piuttosto che altre. Vediamo, ad esempio, i tipi di bosco che si possono incontrare lungo un versante esposto a nord.

I

Domanda
Allora i boschi sono fatti da alberi diversi ma sono tutti uguali?

boschi planiziali, cioè di pianura, sono costituiti da vari tipi di latifoglie come farnia, ontano nero e salici, che amano l’umidità. Si trovano bene nei fondovalle, dove sono rigogliosi perché sfruttano le falde acquifere che proprio lì riescono ad affiorare.

T es t c h i u s o (Soluzione a pag.47)
1) Chi vive più in alto ? A) L’ abete B) Il castagno

A

lle quote maggiori fino al limite della vegetazione arborea (circa 2200m s.l.m.) prendono il sopravvento le conifere come il larice ed il pino cembro. Entrambi formano boschi puri detti rispettivamente lariceti e cembrete, ma si possono trovare anche misti. Questi boschi, tipici dell’alta montagna, sono generalmente radi e luminosi.

19

partire dai 1200m s.l.m. fino ad arrivare ai 2000 si può trovare nelle parti di valle più distanti dalla pianura l’abete rosso (detto “peccio”) che forma prevalentemente boschi puri detti peccete, anche se in Piemonte non sono molte diffusi.

A

A Q S

d una quota compresa tra gli 800 e i 1800m s.l.m., molto simile a quella del faggio, si trova l’abete bianco. Questo forma sia boschi puri, chiamati appunto abetine, che boschi misti con il faggio.

uesta è l’area di vegetazione del faggio (800-1500m s.l.m.), il quale costituisce facilmente boschi puri, chiamati faggete. Non è però raro trovarlo misto con abete bianco in alto e con castagno e querce in basso.

ulle basse pendici (300-1000m s.l.m.) s’incontrano i castagneti. Queste formazioni boschive si trovano spesso vicine alle abitazioni rurali poiché sono state favorite dall’uomo che, fin dai tempi dei Romani, le ha coltivate per raccoglierne i frutti. A questa stessa quota si trovano ancora querce e, soprattutto, aceri, ciliegi e frassini che invadono i coltivi abbandonati.

Risposta
Non esistono due boschi identici. Diff e renti alberi, arbusti e animali con le interazioni che si instaurano fra loro e con l’ambiente costituiscono ecosistemi forestali diversi.

2) Chi ha bisogno di più acqu a? A) I boschi pla ni z i a li B) Le cembrete

e si osserva un bosco, anno dopo anno, sembra sempre uguale a se stesso. In realtà non è così. L’ecosistema bosco subisce continuamente perturbazioni (cioè modificazioni delle condizioni di normalità), ma generalmente è in grado di reagire trovando ogni volta un nuovo equilibrio che ce lo fa credere sempre uguale. Se crolla un albero al suo posto ne cresceranno altri. Se aumenta la popolazione di certi parassiti, normalmente aumenta anche quella dei loro predatori e così via. Sembra tutto fermo, ma in realtà tutto è in movimento, in un continuo nascere, crescere, morire e rientrare nel ciclo della vita. Anche grazie a questo, il bosco è capace di arretrare in caso di gravi calamità (incendio, valanga, tromba d’aria...), ma anche di tornare gradualmente dov’era, così come di insediarsi nelle aree abbandonate dall’uomo.

S

Se si verifica un incendio le condizioni ambientali mutano bruscamente, al punto che soltanto nuove specie adatte ad ambienti aperti e difficili (dette pioniere) possono trovare habitat idonei al loro sviluppo.

D opo un incendio il bosco ri nasce

Il terreno spoglio e impoverito dal dilavamento degli elementi nutritivi ad opera della pioggia, verrà di nuovo ricoperto dalla vegetazione pioniera e in tempi molto lunghi e con maggiori difficoltà si arriverà ad un ecosistema bosco.

A lle avversit à il bosco reagisce...
uelli descritti in queste pagine sono solo due esempi, tra i tanti, che descrivono la formazione di un nuovo bosco per adattamenti successivi alle condizioni ambientali e alle perI boschi sono sempre turbazioni a cui queste sono soggette. Anche uguali a se stessi o boschi che esistono da decenni o da secoli cambiano nel tempo? mantengono la capacità di reagire ad eventi

Q

Domanda

21

C ome si forma un nu ovo bosco

Quando un campo agricolo non viene più coltivato, s’innescano una serie di processi che porteranno all’insediamento di un nuovo bosco. Subito dopo l’abbandono, fanno la loro comparsa alte erbe e cespugli.

Qualche anno dopo erbe e cespugli vengono sostituiti da specie pioniere. Successivamente si affermano anche altre specie che vivono meglio in condizioni più simili a quelle del bosco che a quelle del campo.

Le varie specie con la loro presenza modificano l’ambiente: ad esempio le piante a chioma più ampia, proiettando a terra la loro ombra originano differenze di temperatura, umidità e luce con l’ambiente circostante creando così tanti piccoli microhabitat.

I diversi micro-habitat vengono occupati da nuove specie che si avvantaggiano delle nuove condizioni di vita createsi. Con questo meccanismo gli organismi e gli ambienti si evolvono piano piano verso un ecosistema sempre più complesso.

...con le proprie forze
straordinari, sia causati dall’ambiente fisico (fulmine, valanghe, vento, gelo...) che dai suoi stessi componenti (insetti, ungulati, uomo...).

Risposta

I boschi sono in grado di cambiare, sia a livello di singole specie che a livello di ecosistema. Possono tro v a re nuovi equilibri dopo gravi calamità e conquistare nuovi spazi nelle aree abbandonate dall’agricoltura e dalla pastorizia.

li alberi hanno la capacità di riprodursi (rinnovarsi) in diversi modi. Qui ne descriveremo due dei più frequenti anche in Piemonte. Tutte le piante, se si trovano in condizioni favorevoli, sono in grado di riprodursi gamicamente, cioè attraver so il seme. Alcune piante possiedono anche la capacit à di

G

Albero adulto e seme che cade

Albero tagliato (ceppaia) Nuovo albero che si sviluppa da s e m e e c e pe seme che germoglia paia che non possiede la capacità pollonifera

L

a rinnovazione gamica (da seme) si basa su un meccanismo di ricombinazione genetica. Cioè da un seme, frutto della fusione di un gamete

maschile e uno femminile, nasce una pianta che non è mai perfettamente identica ai genitori e presenta un proprio corredo genetico.

Le piante originate da seme costituiscono un bosco detto ad alto fusto o fustaia .

’ u omo deve agi re in modo diverso a seconda del ti po di bosco che si trova dava nti . Per ca pi re meglio come comporta rsi ha la necessità di classifi ca re ciscun ti po di bosco in base ad alcune ca ratteristi c he dis ti ntive . Tra quelle più comu nemente prese in con sidera z ione ci sono: 1 ) il modo in cui si ri nnova. 2 ) il ti po di alberi che costituiscono il bosco , cioè alla composizione speciSi chiamano fustaie i boschi costituiti
da alberi nati da seme, cedui, invece, i boschi costituti da polloni; ceduo sotto fustaia o fustaia sopra ceduo i boschi misti in cui le matricine sono tante da costituire delle piccole fustaie, ma in cui c’è la maggior parte di alberi di origine agamica (polloni). fica. Si chiamano boschi puri o monospecifici quelli costituiti da una specie sola, come ad esempio la faggeta; boschi misti o polispecifici quelli costituiti da molte specie di latifoglie, di conifere o di conifere e latifoglie.
(Soluzione a pag.47)

L

C ru c i v e r b i n o

Domanda
Come si rinnovano gli alberi nei boschi?

Ce li hanno tutti gli alberi... per sa p erlo completa il c ru c iverbi no e leggi la risposta in una delle combina z ioni ver ti ca li.

1 - Boschi ad alto fu sto 2 - Bosco di poll oni 3 - Si “ risvegli a no” dopo un taglio 4 - Sono detti i boschi misti

riprodursi agamicam e n t e, cioè attraverso gemme che si trovano alla base del fusto e che possono trasformarsi in nuovi alberi, detti polloni, quando la pianta viene tagliata o subisce gravi danni.

23

Albero adulto e seme che cade

Albero tagliato (ceppaia) e seme che germoglia

Polloni che si sviluppano dalla ceppaia e nu ovo albero da seme che cresce

L

a rinnovazione agamica (detta “da ceppaia” o “per polloni”) consiste nella capacità che hanno alcune piante di emettere piccoli fusticini (detti “polloni”) dalla base del fusto dopo che questo è stato tagliato. Si tratta di “piante figlie” con patrimonio genetico perfettamente uguale a quello del loro progenitore, emesse da gemme dormienti che si risvegliano al momento del taglio del fusto dell’albero. La proprietà descritta prende il nome di capacità pollonifera ed è tipica di

molte latifoglie quali il castagno, il faggio, le querce, i pioppi e molte altre.

I

l bosco, formato da polloni prende il nome di bosco ceduo perché si origina dal taglio (dal latino caedere = tagliare). Anche nel ceduo si hanno alcune piante da seme adulte, dette m a t r i c i n e, che hanno come compito quello di produrre semi per far nascere le nuove piante man mano che le vecchie ceppaie perdono la capacità di produrre polloni.

3) l’ età degli alberi che li compongono.
Si chiamano boschi coetanei se fatti di alberi della stessa età, boschi disetanei se composti da alberi di età differenti.

4 ) la loro “ for m a” c ioè la s truttura .
Si chiamano boschi monostratificati quelli in cui tutti gli alberi dispongono le loro chiome su un unico strato, cioè pressappoco alla stessa altezza, e boschi pluristratificati quelli dove gli alberi occupano con le loro chiome lo spazio aereo a diversa altezza dal suolo e non su un unico livello.

1 2 3 4

Risposta
Tutte le specie formano nuovi alberi attraverso i semi. In Piemonte, alcune specie, soprattutto latifoglie, sono in grado di re a g i re a traumi emettendo nuovi alberi (polloni) dalla base del fusto.

nticamente quasi tutte le terre emerse erano coperte da foreste. C’erano tantissimi boschi e ognuno pot eva ricavarne tutti i benefici che voleva in grande quantità.

A

1

G

li antichi quindi non davano al bosco il valore che gli attribuiamo oggi noi, anzi, talvolta lo vedevano come un ostacolo alle attività agricole, ritenute molto importanti ai fini della sopravvivenza.

3

C

on l’avvento della rivoluzione industriale (seconda metà del XVIII secolo) le cose cambiarono. L’uomo scoprì che il legno non era solo un materiale con cui riscaldarsi, cucinare e costruire manufatti, ma anche un’importante fonte di energia da utilizzare a livello industriale. Fu in quel periodo che si cominciò a tagliare boschi non più solo per far posto ai campi o per le immediate necessità della famiglia, ma anche per far funzionare le macchine a vapore e, successivamente, per costruire migliaia di chilometri di ferrovie.

M es s a g g i o s e g r e t o
(Soluzione a pag.47)

Domanda
C’è sempre stato bisogno di fare selvicoltura?

Le lettere appa rentemente messe a caso segu ono u na regola ben prec isa; trova la e sostitu isc i le con quelle gi u ste e ri componi la frase “segreta” .

Ai uto! ! Mb = La

25
2

F

ino a pochi secoli fa accadeva che talvolta venissero disboscate vaste aree per far posto ai campi o che, con lo stesso fine, venissero addirittura appiccati incendi ai boschi. Man mano che la popolazione aumentava il bosco veniva eliminato per far posto a nuovi campi. Tuttavia ancora nel XVI e XVII secolo c’erano molti boschi, più di quanti servissero agli uomini di quel periodo.

4

C

osì, già nella prima metà del XIX secolo, soprattutto nell’Europa centrale, ci si accorse che i boschi stavano diminuendo troppo rapidamente. Intere montagne ne rimanevano prive, la pioggia provocava alluvioni e frane, mentre il legno delle foreste stava diventando una risorsa limitata. Sorse quindi una disciplina per “amministrarla” con più giudizio. Tale attività, poiché i boschi venivano chiamati “selve”, venne denominatas e l v i c o l t u r a, ovvero coltivazione delle selve.

5
el XIX secolo non c’era molta esperienza in fatto di coltivazione dei boschi, quello che si conosceva meglio era la coltivazione dei campi. A causa di ciò le prime tecniche di coltivazione di boschi assomigliavano molto a quelle agricole, tanto che si potrebbe parlare di “selvicoltura agronomica”. Come per il grano infatti, dopo aver tagliato vaste superfici forestali, si provvedeva a riseminare o a ripiantare sempre un'unica specie arborea, quella che sembrava più redditizia.

N

Risposta
Mb tfmzldpmuvsb obtdf qfs hbsboulsf mb dpoufovlub efl cfofgldl puufovul ebm cptdp.
No. L’uomo ha cominciato a fare selvicoltura solo quando si è accorto che il bosco stava diventando una risorsa limitata da amminis t r a re con parsimonia.

Situazione iniziale

cedentemente allevati in vivaio (rinnovazione artificiale) su grandi superfici, garantisce che, aspettando qualche decina di Situazione a 20 anni da anni, nella stessa area si ricostituirà un nuovo bosco, un intervento selvicoltu- anche se un po’ semplificato dalla presenza di una rale di tipo agronomico sola specie arborea. con taglio raso e pianta- Nel frattempo però, ad ogni intervento, l’ecosistema gione di nuovi alberi pro- viene drasticamente cambiato e ciò annulla o riduce venienti da vivaio (rinno- fortemente molti dei benefici garantiti dalla presenza vazione artificiale). del bosco. Con questo tipo di selvicoltura l’uomo immette forti quantità di lavoro (eliminazione delle erbe infestanti, lavorazione del terreno, piantagione di nuovi alberi) affinché il bosco si ricostituisca nel più breve tempo possibile. Tuttavia, dopo ogni intervento, il paesaggio muta bruscamente su notevoli porzioni di territorio e sono necessari alcuni decenni affinSituazione a 40 e a ché si perdano le tracce dell’intervento.

La selvi coltura “agronomica”, tagliando e ripiantando alberi pre-

20 anni da due interventi selvicolturali di tipo agronomico con taglio raso e rinnovazione artificiale.

Situazione a 60 e a 40 anni da due interventi selvicolturali di tipo agronomico con taglio raso e rinnovazione artificiale.

Domanda
Quando si taglia un bosco si distrugge irre p a r a b i l m e nte un pezzo di natura?

Attenzione!!! Tra selvicoltura agronomica e selvicoltura naturalistica esistono così tante tecniche e approcci intermedi che non è possibile tracciare un confine netto.

27
La selvi coltura natura listi ca .
A partire dalla fine dell’ottocento, parallelamente alla “selvicoltura agronomica”, che trattava il bosco come un campo di grano o d’insalata, si è sviluppata la “selvicoltura naturalistica” che si prefigge di interagire con l’ecosistema bosco attraverso tecniche che assecondano i meccanismi naturali.

La selvicoltura naturalistica non segue schemi rigidi, ma si adatta di volta in volta alle caratteristiche del bosco, interviene su piccole superfici e fa in modo che gli alberi ritornino rapidamente e naturalmente nelle piccole aree tagliate. Inoltre questo diverso approccio dell’intervento dell’uomo in foresta non tiene conto solo della produzione legnosa, ma attribuisce grande importanza anche a tutti gli altri valori dell’ecosistema; primo fra tutti il mantenimento di un buon equilibrio ecologico che viene considerato la più importante garanzia per l’ottenimento di tutti i benefici richiesti dall’uomo. Con questo tipo di selvicoltura ci si affida soprattutto ai meccanismi di rinnovazione naturale. La perturbazione dell’equilibrio ecologico è minore, l’apporto di lavoro da parte dell’uomo è inferiore e il paesaggio rimane sostanzialmente stabile.

Situazione dopo un primo intervento di selvicoltura naturalistica

Situazione dopo un secondo intervento di selvicoltura naturalistica

Situazione dopo un terzo intervento di selvicoltura naturalistica

A 60 anni di distanza dalla situazione iniziale e dopo 4 interventi di selvicoltura naturalistica, il paesaggio è sostanzialmente lo stesso

No, se il bosco viene tagliato seguendo conoscenze e tecniche adeguate. La selvicoltura è un modo intelligente per entrare in simbiosi con la natura; con essa l’uomo ottiene molti benefici offrendone altri in cambio all’ecosistema bosco.

Risposta

a prima preoccupazione di ogni selvicoltore è far sì che il bosco possa “rinnovarsi”, cioè che possa ricrescere naturalmente là dove è stato tagliato per soddisfare i bisogni umani. Il selvicoltore per garantirsi la rinnovazione naturale del bosco sfrutta la capa-

L

Q

uando le specie del bosco si rinnovano prevalentemente attraverso i semi il selvicoltore, con tagli che puntano a creare condizioni ambientali favorevoli alla germinazione dei semi stessi, dà origine a fustaie; cioè boschi d’alto fusto originatisi da seme. Tali boschi possono essere composti sia da conifere che da latifoglie, poiché entrambe utilizzano i semi per produrre nuovi alberi.
Fustaia a 120 anni (fustaia matura) Taglio della fustaia

M

olte specie di latifoglie si rinnovano sia con i semi che attraverso polloni. In questo caso il selvicoltore può seguire più strade per rinnovare il bosco: - se si serve solo dei semi darà origine ad un bosco d’alto fusto; - se si serve soprattutto della capacità di emettere polloni darà origine ad un bosco ceduo (dal latino caedere = tagliare), così chiamato proprio perché lo stiBosco a 20 anni (spessina) Bosco a 30 anni (perticaia)

Bosco di 10 anni (novelleto)

Tempo
Ceduo di 20 anni Taglio del ceduo a 30 anni con rilascio di matricine Ceduo di 10 anni Ceduo di 20 anni Taglio del ceduo a 30 anni con rilascio di matricine

Talvolta, quando la rinnovazione è difficile e le nuove piantine di origine naturale non sembrano sufficienti, o certe specie tendono a prevalere su altre, il selvicoltore aiuta il

T es t c h i u s o

(Soluzione a pag.47)

Trova la definizione dei seguenti termi ni legati alla selvicoltura. A ) grosso pollo 1) pollone B) albero originatosi da una gemma C) rampollo di famiglia aristocratica Domanda
I boschi come fanno a riformarsi dopo che l’uomo li ha tagliati per raccogliere il legname che producono?

2) ceduo

A ) bosco rado B) bosco originato da seme C) bosco formato prevalentemente da polloni

cità di tutte le specie arboree di produrre semi e/o quella di alcune specie di latifoglie di generare nuovi alberi (detti “polloni”) a partire dal punto in cui vengono tagliate.

29

molo allo sviluppo di nuovi alberi dal ceppo deriva proprio da un trauma come il taglio; - se si serve di entrambi i meccanismi darà origine ad un ceduo sotto fustaia.

G

li interventi selvicolturali che puntano a raccogliere il legname prodotto vengono denominati tagli di utilizzazione. Questi tagli non possono essere
Bosco a 50 anni (giovane fustaia)

fatti in qualsiasi momento della vita del bosco. Sia che si tratti di un ceduo, sia che si tratti di una fustaia, tra un taglio di utilizzazione e l’altro devono trascorrere molti anni. Tale periodo è comunemente chiamato turno . Per certi cedui normalmente si devono aspettare almeno 20 anni, mentre per alcune fustaie si può arrivare a più di 120 anni tra un taglio di utilizzazione e l’altro.
Bosco a 70 anni Fustaia a 80 anni (fustaia adulta)

Bosco a 40 anni

Bosco a 60 anni

Ceduo di 10 anni

Ceduo di 20 anni

Taglio del ceduo a 30 anni con rilascio di matricine

Ceduo di 10 anni

Ceduo di 20 anni

bosco a rigenerarsi piantando artificialmente le specie che trovano più difficoltà. Tale tecnica si chiama sottopiantagione.

A ) periodo tra un taglio e quello successivo 3) turno B) orario di lavoro delle guardie forestali C) periodo di emissione del fogliame A ) bosco originato da seme 4) fustaia B) deposito di fusti per il carburante C) gruppo di tecnici più robusti, di un’area forestale

Risposta

Oggi i boschi non vengono tagliati a caso, ma secondo ben precise regole che ne consentono la “rinnovazione” dopo ogni “taglio di utilizzazione”. Chi si occupa di selvicoltura conosce i meccanismi naturali che consentono la rinnovazione del bosco e rispetta le leggi che stabiliscono lunghi intervalli di tempo tra un intervento umano e l’altro.

a selvicoltura agronomica, quella naturalistica e tutte le loro forme intermedie, si preoccupano di “aiutare” il bosco in modo che sia più resistente ai forti venti e alla neve pesante (ricca d’acqua) e che, nello stesso tempo, il maggior numero di alberi cresca con le caratteristiche che lo renderanno più prezioso pos-

L

Cosa può su c cedere se si di rada o non si di rada un bosco ?
L’obiettivo con cui vengono effettuate le “cure colturali” è mantenere costanti la protezione del suolo, la regolazione del deflusso delle acque, la bellezza del paesaggio, l’accrescimento delle piante e, contemporaneamente, concentrare la produzione di legname su pochi grandi alberi In questo esempio gli alberi si trovano molto sani e stabili piuttosto che su tanti piccoli vicini tra loro, tanto da essere in competizioalberi deboli ed instabili. ne per la luce e gli elementi nutritivi. Ciò si ottiene regolando la competizione tra le piante per la luce e per gli elementi nutritivi che si trovano nel terreno. In pratica togliendo alcuni alberi si fa in modo che quelli che restano abbiano più luce e più terreno a disposizione.
Metà del bosco è stata diradata per permettere alle piante che rimangono di sfruttare meglio le risorse a diposizione, mentre non si è intervenuti sull’altra metà.

Amministrando sapientemente la densità degli alberi si fa in modo che sviluppino fusti dritti e privi di rami per molti metri da terra.
Nella metà diradata gli alberi sviluppano maggiormente la chioma, il fusto e l’apparato radicale risultando generalmente più stabili.

M es s a g g i o s e g r e t o
(Soluzione a pag.47)

Domanda
La selvicoltura consiste quindi solo nell’abbattimento di alberi per fini commerciali e nel favorire la rinnovazione del bosco?

In questo insieme di lettere apparentemente caotico si nasconde una frase segreta. Trova la regola aiutandoti con le lettere rosse che sono sicuramente giuste.

sibile al momento in cui se ne potranno vendere alcuni. Per ottenere tali risultati l’uomo interviene sul bosco effettuando le cure colturali, che consistono essenzialmente in uno o più diradamenti effettuati per far sì che gli alberi che rimangono a costituire il bosco, man mano che crescono, abbiano uno spazio sufficiente per sviluppare adeguatamente la chioma e l’apparato radicale.
Nello stesso tempo si permette ad ogni albero di accrescere il diametro del fusto in modo da renderlo più resistente alla furia del vento e alla pesantezza della neve, che talvolta provocano gravi danni al bosco.
Tempeste di vento o di neve sono gravi calamità che possono provocare crolli di alberi capaci di azzerare in poco tempo la presenza del bosco su vaste superfici.

31

L’assenza di cure colturali può rendere pericoloso anche passeggiare in bosco, poiché gli alberi, soprattutto se si tratta di fustaie di origine artificiale (come molte abetine e pinete), possono crollare più facilmente.

La parte di bosco diradata è in grado di resistere meglio ad una tempesta di vento o di neve, di quanto non possa fare la parte lasciata alla libera competizione. Gli alberi della parte diradata generalmente presentano fusti di maggior valore forestale, perché più grandi di diametro ma ancora dritti e senza rami.

FGAISIEDHHSIENERISTAUUZD AGHABUFMFZGEFNINSRRTAV TIBARRFGDEMAUNGZHDIREO STENCADOABCINISBHGROFM DSROPCDNMHGQUIOQLPIEVI ZQLU’HNISHITTDRGARHLBEA UIVTELAUNI

Risposta
Non è così! La selvicoltura, se è necessario, interviene anche con azioni che mirano a re n d e re il bosco meccanicamente più stabile ed economicamente più pre z i o s o .

egli ultimi decenni dell’ ‘800, ma soprattutto nella seconda metà del ‘900 la società si è finalmente accorta del grande e variegato valore delle foreste. Un valore rappresentato non solo dai prodotti e dai benefici di

N

Boschi pro tetti per ottenere benefici pa rti cola ri

P

er colmare le lacune nella conoscenza dei boschi e per tutelare meglio il patrimonio di biodiversità che essi racchiudono, la società ha deciso di proteggere certe aree dal rischio di interventi non pianificati. Tali zone prendono il nome di parchi, aree protette, riserve integrali… ecc. ei parchi e nelle aree protette si applica una selvicoltura un po’ speciale, poiché invece di tener conto di tutti i benefici che possono derivare dal bosco, gli interventi mirano prevalentemente o, talvolta, esclusivamente alla stabilità ecologica e all’ottenimento di valori come la tutela della biodiversità, di particolari paesaggi, di specie e di ecosistemi rari. e riserve integrali hanno invece lo scopo di lasciare alcuni importanti lembi di bosco all’evoluzione naturale. In tali aree non si fa selvicoltura, poiché l’assenza di interazioni dirette tra uomo e foresta permetterà ai ricercatori di trarre importantissime notizie su come si evolvono naturalmente i boschi. Notizie che successivamente saranno molto utili anche a chi si occupa di selvicoltura, che potrà avvantaggiarsi delle conoscenze acquisite nelle aree a protezione integrale per imparare ad imitare il bosco attraverso interventi sempre più vicini alla natura. Queste

N

L

Molti boschi, anche se sembrano naturali, sono invece stati piantati, o comunaree sono particolarmente importanti perché in Piemonte come in Italia (e potremo dire anche in Europa) non esistono più “foreste vergini”, cioè ecosistemi dove l’uomo non è mai intervenuto a modificare l’evoluzione naturale. Infatti ogni lembo di foresta, anche il più lontano dai centri abitati, ha comunque subito, in epoche storiche non troppo lontane, l’influenza dell’uomo e del suo lavoro o di pastore o di contadino o di boscaiolo, che taglia e ripianta gli alberi.

T r o va l’intruso

Domanda
Se faremo selvicoltura in tutti i boschi, non corre remo il rischio di perd e re anche le ultime foreste originarie?

(Soluzione a pag.47)

Qu a le delle seguenti pa role non indi ca una forma di prote z ione del bosco? 1. pa rco regiona le ; 2. riserva biogeneti ca ;

33
cui godiamo direttamente, ma anche dal patrimonio di diversità biologica che in essi si perpetua.

Le aree pro tette in Piem onte

I

n Piemonte la superficie occupata dai boschi è di 743.400 ettari (7.434 km2) pari al 29,3% dell’intera superficie regionale. Il sistema di aree protette copre in totale una superficie di 193.400 ettari (1.934 km2) di cui il 23,5% fa parte di due parchi nazionali, mentre il restante 76,5% è ripartito in 55 aree di interesse regionale o provinciale. ra le suddette aree protette esiste anche una riserva naturale integrale: quella di “Madonna della neve sul Monte Lera” (TO).

T
que fortemente influenzati nel loro sviluppo, dall’uomo.

Percentuale di aree protette rispetto al totale dei boschi in Piemonte.
74%

Boschi gestiti normalmente

6% 20% Aree protette regionali e provinciali

Parchi nazionali

Risposta
Le foreste originarie, almeno in Europa, non ci sono più. La selvicoltura può però aiutarci a riavvicinare più rapidamente alle condizioni naturali molti boschi artificiali o fortemente alterati dall’uomo. Lasciare alcuni boschi all’evoluzione naturale può essere però molto utile anche a chi fa selvicoltura.

3. pa rco na z iona le ; 4. riserva oro; 5. area protetta ; 6. riserva integra le .

a pianificazione forestale ha come fine quello di ottimizzare tutti i benefici del bosco, cioè razionalizzare ogni intervento selvicolturale.
Il paesaggio è composto da un mosaico di ecosistemi diversi, il bosco è uno di questi. La sua presenza è fondamentale: le aree boscate costituiscono pause ambientali in grado di alleggerire anche il carico di infrastrutture cementizie (case, fabbriche, strade, ecc.) realizzate dall’uomo. Il bosco è un ambiente naturale che offre spazio per la ricreazione. Esigenza che si fa sempre più pressante a causa degli spazi urbani sempre più angusti ed artificiali, dove la maggior parte di noi si trova a vivere.

L

In un pi a ges tione si fa nno scel ra ndo
Uno dei principali benefici del bosco utilizzato dall’uomo è il legno, materia prima naturale e rinnovabile. Il legno, oltre ad essere fonte di energia rinnovabile, è anche fonte di reddito per i proprietari del bosco e occasione di lavoro per tutti coloro che operano nelle imprese di utilizzazione boschiva e nella “filiera legno”(cioè in tutti i settori ad esso collegati).

Conoscere il territorio per amministrarlo meglio

Q

uesto vale anche per il bosco! Per poter pianificare correttamente nel tempo e nello spazio gli interventi da fare è indispensabile conoscere in maniera approfondita il territorio sul quale si opera. Solo su questa base è possibile decidere via via quali siano i benefici del

bosco da privilegiare: purtroppo non è possibile ottenerli tutti nello stesso luogo e nello stesso momento! Per questo motivo si sceglie di perseguirli tutti in aree diverse del bosco o in boschi diversi.

C ru c i v e r b i n o

(Soluzione a pag.47)

Domanda
A chi serve la pianificazione: al bosco o all’uomo?

Pi a nifi ca ndo oltre al come , al dove e al qu a ndo si stabi lisce anche il.... Per scopri rlo completa il cruciverba e leggi la risposta nella col onna eviden z i ata . 1- Quella della pioggia è intercettata dalle foglie 2- Alla base della fotosi ntesi 3- Il bosco lo ca ratteri z za 4- Costitu isce i fu sti degli alberi 5- Così è chiamato un bosco d’ a lto fu sto 6- Si di ce di beneficio che si ottiene in modo conti nu o nel tempo

La pianificazione si concretizza attraverso i piani di gestione forestale con i quali si conosce, prima il territorio e poi si decide come, dove e quando intervenire.

35

n a no di fores ta le lte con sideche . . . . .

Nel bosco trovano modo di vivere e riprodursi una grande varietà di viventi, ognuno con proprie caratteristiche genetiche. Tale varietà rappresenta una grande ricchezza che può andare a vantaggio sia degli equilibri ecologici del bosco che dell’uomo.

Il bosco è in grado di esercitare protezione di diversa natura, sempre con benefico effetto per l’uomo. Difende il suolo dall’erosione della pioggia e protegge i centri abitati e le vie di comunicazione da frane, valanghe, alluvioni e caduta di massi. E’ in grado di mitigare il clima e i venti. Purifica, filtrandole, aria ed acqua e attutisce i rumori. Inoltre immagazzina l’anidride carbonica nel legno, produce ossigeno e riduce così gli effetti dell’inquinamento causato dall’uomo.

Quando, come, dove e perché intervenire

B

enefici diversi assumono diversa importanza a seconda del momento: lo stesso bosco può essere produttivo e ricreativo allo stesso tempo. Mentre altri boschi che hanno principal-

mente una funzione protettiva vanno amministrati di conseguenza, sacrificandone le possibilità produttive per affermare meglio la capacità di garantire il territorio e chi lo abita.

1 2 3 4 5 6

Risposta
La pianificazione corre in aiuto del selv i c o l t o re che così non interviene a caso ma a ragion veduta, sulla base di piani lungimiranti che puntano a garantire i diritti della foresta senza penalizzare, ma anzi esaltando i benefici che da essa derivano all’uomo!

ianificare è importante affinché gli interventi selvicolturali siano fatti al momento giusto, nel luogo adatto, impiegando ogni volta le tecniche più idonee. Una buona pianificazione permette di trovare un giusto equilibrio tra le esigenze dell’uomo e quelle del bosco. Assieme,

P

Per poter applicare praticamente le tecniche selvicolturali ad una fore sta bisogna organizzare e pianifi care i lavori attraverso uno stru mento detto PIANO DI GESTIONE redatto da un tecnico forestale che la legge italiana identifica nel dot tore forestale o agronomo. Il profes sionista che redige il piano di gestione si chiama ASSESTATORE.

U

Cosa è un piano di gestione? n piano di gestione è un po’ come un piano di azione che viene fatto per la coltivazione di un bosco! Questo documento con valore di legge, in pratica è un libro dove si trova una grande cartina della foresta in oggetto suddivisa in piccole porzioni territoriali omogenee per condizioni ecologiche e tipo di bosco dette particelle o settori.
Abetina Fa g g e t a Bosco misto abete e fa g g i o Bosco di pino e douglasia Ceduo di fa g g i o Ceduo di cerro Castagneto da frutto Ceduo di castagno Nudi da rimboschire Pascoli e pra t i Bosco protettivo

Domanda
Si può fare selvicoltura semplicemente seguendo le prescrizioni della legge?

Collegamento di idee
Nella seguente frase al posto delle pa role gi uste , sono stati inseriti si nonimi, contra ri o ter-

selvicoltura e pianificazione, rendono l’uomo capace di interagire con l’ecosistema bosco nel rispetto delle sue tendenze evolutive naturali e utilizzandolo come risorsa.

37

I

l Piano di Gestione viene esaminato e approvato dall’Amministrazione Forestale. In questo modo gli interventi previsti nel piano potranno essere eseguiti senza bisogno di chiedere autorizzaione. In assenza di Piano di Gestione, invece, i singoli interventi selvicolturali devono essere approvati dalla stessa Amministrazione Forestale prima di essere eseguiti.

Come fa l’assestatore a decidere quanti alberi possono essere tagliati in un anno?
l compito degli assestatori è quello di pianificare le attività selvicolturali in modo da ottenere la maggiore quantità di benefici che un bosco può dare e di far sì che questa si mantenga nel tempo. Per quanto riguarda la produzione del legno (e ricordiamoci che è solo uno dei benefici che si ottengono dai boschi!) il sistema per non sfruttare in modo sconsiderato l’ecosistema è quello di calcolare quanto tutti gli alberi di un ben preciso bosco si accrescono in un anno. Una volta saputo questo si può stabilire un “prelievo” di legname uguale o inferiore a quello prodotto annualmente dal bosco. Così facendo non si corre il rischio di esaurirne le capacità produttive. Ovviamente il tecnico forestale che redige il piano fa considerazioni simili anche per molti altri benefici del bosco: primi fra tutti la biodiversità e la stabilità ecologica.

I

C

iascuna particella ha un numero di identificazione e una scheda descrittiva allegata dove oltre alle caratteristiche ecologiche e selvicolturali del bosco, possono trovarsi anche delle indicazioni sugli interventi da effettuare. C’è inoltre una specie di calendario dove per ognuno dei 10-15 anni di validità del piano sono specificate le particelle in cui si deve intervenire e come intervenire.

I

l piano di gestione (P.G.) è uno strumento molto specifico che viene redatto dopo accurate indagini e sopralluoghi finalizzati a conoscere le caratteristiche del bosco a cui dovrà essere applicato. Il P.G. rimane in vigore per un periodo di tempo delimitato (10-15 anni) dopo di che deve essere rifatto e dovranno essere svolte nuove indagini per verificare le reali condizioni del bosco.

mi ni che possono ri c h i a m a re il vero si gnifi cato gra z ie ad un collega mento di idee (es. riva n - botte - nordsud = Costa -n ti no- poli ). Scopri la frase corretta e se non ce la fa i... (Soluzione
a pag.47)

Risposta
S e g u i re le prescrizioni di legge rappresenta il modo più elementare di fare selvicoltura. Le tecniche forestali più evolute p revedono la realizzazione di un “piano di gestione forestale” che individui la selvicoltura più adatta ad ogni parte del bosco.

Se fa imp eri a le -ne ap - tenta lo for te l o prende dispa ri a sc rive

partire dall’ultima guerra mondiale la società occidentale ha usato, in maniera sempre più massiccia, grandissime quantità di energia per scaldarsi, spostarsi, produrre materiali sintetici o fondere metalli. Questo modo di fare ha reso le nostre

A

G

Il petrolio: molti benefici ma gra vi problemi ambienta li

ran parte di queste attività sono state possibili grazie al petrolio, che ha tanti vantaggi, ma oltre ad essere una risorsa limitata, non migliora certo l’ambiente. Bruciando benzina per spostarci, gasolio per scaldarci o usando qualsiasi altro combustibile fossile produciamo grandi quantità di gas di scarico, come l’anidiride carbonica (CO2), nitrati e solfati che peggiorano notevolmente l’ambiente nostro e di molti altri esseri viventi. ali gas, infatti, vanno ad accrescere la concentrazione di quelli già presenti in atmosfera, con il grosso rischio di trasformare l’atmosfera stessa in un’enorme “serra” surriscaldata.

T

E

La selvi coltura per ridurre gli effetti dell’ i n qu i na mento

’ quindi importante usare tutti i mezzi possibili per scongiurare questo pericolo. Fare selvicoltura è sicuramente uno dei modi per ridurre gli effetti dell’inquinamento. li alberi infatti, attraverso la fotosintesi, sottraggono CO 2 all’atmosfera per trasformarla in legno e, di conseguenza, riducono la quantità di tale gas in circolazione. La selvicoltura fa sì che in bosco crescano alberi che possono essere trasformati in oggetti di ogni genere. Quanto più lunga sarà la vita di ogni oggetto in legno, tanto maggiore sarà il tempo in cui la CO2 rimarrà immagazzinata al suo interno.

G

M es s a g g i o s e g r e t o
(Soluzione a pag.47)

Domanda
Chi fa selvicoltura ci permette di o t t e n e re molti benefici dal bosco, ma così facendo non altera l’ambiente peggiorando le nostre condizioni di vita?

Ad ogni nu mero cor risponde una lettera ma . . . qu a le ? Scopri la chiave segreta e leggi la frase !

Ai uto !! 61’25-19-7 = L’ u so

abitazioni più confortevoli, ci ha permesso di andare da un capo all’altro del mondo in pochissimo tempo, ci ha offerto innumerevoli e comodi prodotti sintetici come la plastica e oggetti in metallo di ogni tipo.

39

Q

uindi, se è stata fatta una buona selvicoltura, usare oggetti in legno non danneggia l’ambiente, ma anzi lo aiuta a tornare nelle condizioni in cui ci siamo evoluti noi e le altre specie animali attualmente presenti nel pianeta.

Q

uando si brucia legno per riscaldarsi, nel fumo del camino o della stufa viene liberata nuovamente la CO 2 che era immagazzinata nel legno, ma questa non sarà nuova CO2 in atmosfera, bensì quella vecchia che era stata catturata anni prima dagli alberi.

a selvicoltura quindi, occupandosi anche di produrre alberi per costruire oggetti in legno o per generare calore e riscaldare le case, opera per salvaguardare l’ambiente. Con il lavoro del selvicoltore quindi non solo si ottengono boschi che offrono benefici in maniera continua, ma si produce anche il legno, materia prima rinnovabile che richiede poca energia per essere prodotto e che quando deve essere smaltito invece che richiedere nuova energia, la restituisce, riducendo ulteriormente la quantità di inquinanti che invece avremmo dovuto produrre se avessimo usato plastica o metallo.

L

61’25-19-7 43-46-61 6146-52-4-7 34-61 10-719-22-7 43-46-58 146-22-34-61-61-58, 43-46-61 40-46-146-4-22-7 46 43-46-61 10-46-22-16-7-61-58-7 34-58-25-22-34 61’34-137-58-46-4-22-46.

Risposta
Le alterazioni provocate dalla selvicoltura sono facilmente assorbite dall’ambiente, poiché vengono effettuate ben conoscendo i meccanismi naturali che permettono al bosco di continuare a cre s c e re. Non solo! L’ i m p i e g o del legno, sotto varie forme, consente di r i d u r re l’effetto negativo dell’inquinamento p rovocato nelle città e nelle industrie.

molti tipi di bosco. Un recente studio ne ha individuati più di 90 che si avvicendano sul territorio regionale.
Cominciamo dalle zone più alte: i lariceti e le cembrete r a p p r e s e n t a n o solitamente il limite superiore del bosco.

A

nche in Piemonte, come in altre parti d’Italia, esistono

I

lariceti occupano i settori medi e interni delle vallate alpine e sfumano verso l’alto in un tipo di vegetazione fatta prevalentemente di cespugli di rododendro immersi in un tappeto di mirtilli. Non tutti i lariceti sono uguali, ma generalmente si tratta di boschi aperti (cioè radi), ariosi e ricchi di luce. Questo permette quasi sempre la vita di un tappeto erbaceo sottostante ben sviluppato.

Localizzazionege o g r a f i c a dei lariceti , delle cembrete e dei larici-cembreti .

L

a specie arborea più rappresentativa è appunto il larice, unica conifera decidua presente in Italia; decidua in quanto in autunno lascia ingiallire e quindi cadere i suoi aghi (riuniti in fascetti di 20-40) per farli “risbucare” in primavera morbidi e verdi . Questa specie in Piemonte si trova a quote comprese tra 1000 e 2300m s.l.m., mentre con esemplari isolati si spinge ben più in alto. lbero longevo, si adatta molto bene al freddo e ai terreni poveri e difficili: si tratta di una specie pioniera, cioè che si insedia per prima in aree ancora libere dal bosco. Raggiunge 35-40 m di altezza e il suo fusto presenta una corteccia molto spessa e fessurata. Produce un legno molto apprezzato per la costruzione di mobili e strutture da esterno.

A

In queste e nelle ni dei principali tipi di bosco presenti in Piemonte.

41

pagine che seguono verranno sinteticamente descritti alcu-

Il larice talvolta si trova misto a pino cembro : altra conifera tipica d’alta quota che si riconosce perché è l’unico pino italiano che ha gli aghi riuniti in fascetti di 5. E’ molto longevo tanto che può raggiungere i mille anni di età. Esige un clima continentale, cioè con forti variazioni di temperatura durante l’anno e con scarse precipitazioni. Vive su suoli poveri e occupa generalmente esposizioni luminose, cioè versanti esposti a sud. In Piemonte, in Val Varaita, c’è il “bosco dell’Allevè”, una cembreta pura che si estende per circa 650 ettari (pari a circa 1000 campi da calcio) . E’ raro trovare cembrete così estese, tanto che quella dell’Allevè è la più grande di tutto l’arco alpino.

Il cembro comincia a dare i suoi frutti solo intorno ai 50 anni e produce pinoli. Questi, essendo pesanti, non potrebbero quindi allontanarsi dall’ombra dalla pianta madre grazie al vento. Nelle cembrete però vive la nocciolaia, un uccello che si ciba di pinoli e che ha l’abitudine di fare piccole scorte sotterrandone 3 o 4 per volta. La nocciolaia ha buona memoria, ma tuttavia qualche nascondiglio sfugge alla sua ricerca. Dai nascondigli dimenticati i semi di cembro germinano e danno origine a nuove piantine che nascono anche a molte decine di metri dalla pianta madre.

Curiosità:

Nella fascia sottostante a quella del larice e del pino cembro, ad un’altitudine compresa tra gli 800 e i 1800 m s.l.m. si può incontrare l ’ abete bianco. I boschi di abete bianco sono detti a b e t i n e.

L

Localizzazione geografica delle abetine e delle peccete

.

n altre zone del Piemonte (vedi cartina) si trova anche l’ detto peccio. I boschi di abete rosso sono detti peccete e raggiungono quote comprese fra 1000 e 2000m s.l.m.. L’abete rosso può raggiungere le stesse dimensioni di quello bianco, sopporta meglio le forti variazioni di temperatura, ma ha bisogno di più luce. Gli aghi del peccio hanno una punta acuminata, sono inseriti ad uno ad uno e presentano una sezione trasversale a forma di triangolo. Gli strobili sono rivolti verso il basso.

I abete rosso

’abete bianco è un albero di prima grandezza che in ambienti adatti può raggiungere anche i 45 m di altezza (come un palazzo di 15 piani!) e i 2,5 m di diametro. Si tratta di una specie che riesce a crescere anche con poca luce (sciafila), ama l’umidità e non vuole forti sbalzi di temperatura. Si può trovare nelle zone indicate in cartina, nei versanti esposti a nord dove ci sono suoli profondi e freschi. Gli aghi, dalla punta arrotondata, sono inseriti uno ad uno sul rametto a formare un pettine, sono disposti sullo stesso piano e presentano nella parte inferiore due linee bianche caratteristiche. Tipici della specie sono: la corteccia argentea, dapprima liscia e poi screpolata alla maturità, gli strobili, lunghi 10-15 cm, portati rivolti verso l’alto.

43
A
d una quota simile a quella dell’abete bianco (generalmente tra 800 e 1500m s.l.m.) si trova anche un’altra importante specie piemontese: il faggio.

Si tratta di una latifoglia che si mescola spesso con l’abete bianco, ma che forma anche boschi puri denominati faggete. Nelle Alpi Localizzazione geografica Marittime si delle faggete. trova a quote superiori (anche fino a 1700m s.l.m.), mentre in bassa Val Sesia scende anche fino a meno di 800m s.l.m.. Le foglie ovali e verdi brillanti cadono in autunno, dopo aver assunto una colorazione rossastra molto bella e si decompongono lentamente formando così uno spesso strato di lettiera. Specie ad accrescimento lento, presenta una corteccia grigiastra, liscia anche a maturità. In passato quando non era facile Il legno di avere il caffè, si utilizzava il frutto faggio, legdel faggio (faggiola) tostato germente rosaper ottenerne un “amaro” to, è molto, usato surrogato. per costruire utensili, sedie, infissi e mobilio di vario genere, inoltre è molto ricercato come legna da ardere.

Curiosità:

I bambini di una volta ottenevano dalla resina di abete rosso un ottimo chewing-gum aromatizzato a piacere con i mirtilli! Attenzione a non fare errori: con la resina di abete bianco il risultato è pessimo e sconsigliato.

Curiosità:

Localizzazione geografica dei castagneti.

cendendo a quote comprese tra i 200 e i 1150m s.l.m., si può incontrare il castagno. Originario dell’Asia Minore è stato coltivato e diffuso fin dall’antichità come prezioso albero da frutto a scapito della rovere. Nel nord Italia è stato esteso, ben oltre dove crescerebbe spontaneamente, soprattutto ad opera dei Romani che erano maestri nella sua coltivazione. Il castagno cresce rapidamente in gioventù e può raggiungere anche 500 anni di età, grosse dimensioni e altezze fino a 30 m. Ha una corteccia profonda e screpolata. Ha foglie grandi, lanceolate e fiori maschili evidenti in primavera, mentre i fiori femminili danno origine a ricci che in autunno racchiudono i buoni frutti: le castagne. Preferisce suoli freschi ma si adatta anche a suoli poveri dove però cresce molto meno. E’ una specie che per crescere ha bisogno di una buona illuminazione (si dice per questo eliofila). Dal legno di castagno viene estratto il tannino, sostanza usata per conciare le pelli .

S

La selvicoltura per la produzione delle castagne, dà origine a boschi radi chiamati castagneti da frutto, composti da poche grandi piante. Per produrre legno invece il bosco viene lasciato più denso. Il legno è molto apprezzato anche per la sua capacità di resistere all’attacco di funghi e insetti.

Curiosità:

45
I boschi planiziali cioè tipici delle zone di pianura sono molto ridotti in Piemonte, dato che nei secoli tali zone sono state destinate alle coltivazioni agricole, inconciliabili con la presenza della foresta.
Le querce, in particolare farnia e rovere sono le specie che ben rappresentano questo tipo di bosco. Piante longeve (possono vivere fino a 1000 anni!), imponenti e monumentali (3 m di diametro e più di 35 m di altezza). Tipica la ghianda che essendo commestibile e piuttosto nutriente un tempo veniva data in pasto agli animali. Anche l’ontano nero, specie di pianura che predilige i terreni umidi, si ritrova nei pochi lembi sopravvissuti di questo tipo di bosco insieme al frassino, anch’esso amante dell’umidità. Una specie introdotta dall’uomo, la robinia, proveniente dal Nord America si è adattata molto bene a questo tipo di bosco di cui è entrata a far parte fino a diventare invadente. Caratteristico l’intrico verde che si mostra agli occhi del visitatore della foresta planiziale dal sottobosco umido, ricco di edera ed altre rampicanti.

Localizzazione geografica dei boschi planiziali
(Individuati con un asterisco poiché le superfici occupate da tali formazioni non sono rappresentabili in cartina)

Nei periodi di carestia anche l’uomo si cibava delle ghiande di quercia.

Curiosità:

46
Ambiente fisico: insieme di tutti i fattori abiotici (es. clima, suolo, energia luminosa, presenza d’acqua ecc.) che influenzano la presenza e le condizioni di vita degli organismi di un ecosistema. Biodiversità: letteralmente significa “diversità di forme di vita”; termine che definisce quantitativamente la presenza di diverse specie di organismi in un ecosistema. In genere si tende a pensare che una maggiore biodiversità implichi anche una maggiore stabilità ecologica, ma ciò può essere vero soltanto se si confrontano situazioni geograficamente simili. Non è quindi possibile confrontare la biodiversità delle foreste boreali con quella delle giungle equatoriali. Entrambe infatti possono essere considerate ecosistemi stabili anche se la biodiversità delle prime è notevolmente inferiore a quella delle seconde. Elementi nutritivi: elementi chimici, presenti in concentrazioni più o meno elevate nel suolo e nell’atmosfera, necessari alla nutrizione degli organismi vegetali. Le piante hanno la capacità di procurarsi tali elementi attraverso l’apparato radicale e quello fogliare. La presenza o l’assenza di determinati elementi nutritivi nel suolo può avere un notevole ruolo sulla presenza o sull’assenza di certi organismi nell’ecosistema. Energia rinnovabile: si dice dell’ener-

gia ottenuta da materiali o da fenomeni di origine naturale che si rinnovano periodicamente. Tra i materiali che danno origine ad energia rinnovabile c’è il legno. Altri esempi di fenomeni sfruttati a fini energetici sono il calore del sole, la forza del vento (eolica) e quella dell’acqua (idroelettrica). Habitat : è la più piccola parte di un ambiente in cui un organismo trova le condizioni adatte per vivere e riprodursi. Interazione: reciproca influenza tra organismi, tra fenomeni oppure tra organismi e fenomeni, che si manifesta all’interno dello stesso ecosistema. Microrganismi: individui animali o vegetali di dimensioni molto piccole o addirittura microscopiche, tali comunque da poter essere visti solo con l’aiuto di un forte ingrandimento. Perturbazione: in ecologia è una modificazione dello stato di equilibrio di un ecosistema. La perturbazione può essere dovuta ad elementi esterni o interni allo stesso ecosistema e possono avere origine biotica o abiotica. Ad esempio in un ecosistema bosco si possono considerare perturbazioni un incendio, una invasione di insetti defogliatori, una gelata primaverile ecc. Popolazione: insieme di organismi di una specie che occupano lo stesso spazio nello stesso momento e interagiscono liberamente tra di loro e con l’ambiente circostante.

47

Q

uesto libro è rivolto ai ragazzi delle scuole medie e parla di alberi, di boschi e di una disciplina preziosa, ma spesso sconosciouta: la Selvicoltura. In altre parole si vuol portare il lettore a capire come le società responsabili interagiscono con l’ecosistema bosco per trarne benefici in maniera sostenibile. Non si tratta di un manuale di indirizzi di gestione, ma di un lavoro di educazione ambientale che ha richiesto il coinvolgimento di professionalità di tipo forestale, didattico e naturalistico. Prima di provvedere alla stesura dei testi e di ipotizzare le possibili soluzioni grafiche, sono stati effettuati dei test preliminari su un campione di ragazzi delle scuole medie, per valutare le loro preconoscenze. Con i risultati ottenuti si è potuto definire meglio l’indirizzo da dare all’opuscolo, evidenziando e sviluppando gli argomenti relativi all’applicazione delle leggi dell’ecologia e ai rapporti di equilibrio fra bosco e uomo. Prima della stampa, specifici test di comprensione da parte dei ragazzi destinatari hanno consentito di affinare ulteriormente l’opuscolo per quanto riguarda gli aspetti di comunicazione e didattica. In Piemonte, e forse in Italia, è la prima volta che si affronta un argomento così specialistico, come la selvicoltura, in modo didattico e interdisciplinare. Il risultato è un opuscolo che non ha termini di paragone. Con la speranza che il nostro lavoro possa risvegliare un interesse concreto per una nuova e consapevole cultura dei boschi, affidiamo questo opuscolo a coloro che educheranno le generazioni future alla presenza sostenibile dell’uomo nel pianeta terra.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful