Tra i ruoli che l’Assessorato svolge in materia forestale rientrano anche quelli relativi alla sorveglianza sullo stato

sanitario dei boschi: l’efficienza del patrimonio forestale, nei confronti delle innumerevoli funzioni che esso svolge, dipende infatti fortemente anche dal suo stato di salute. Il Settore Politiche Forestali ha per tanto deciso di organizzare un primo sistema di monitoraggio specifico delle superfici boscate che permetta il rilevamento in tempo reale delle principali avversità che le colpiscono. Il metodo si avvale delle segnalazioni del personale presente sul territorio opportunamente istruito. Per lo studio della struttura e delle metodiche di rilevamento ed archiviazione dei dati, nonché per il supporto tecnico in campo e la formazione dei rilevatori, sono stati coinvolti l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente e l’Università di Torino – DIVAPRA, Settore di Patologia Vegetale. Con la pubblicazione di questa monografia di “Quaderni della Regione Piemonte – Montagna” si intende offrire un primo resoconto sul lavoro sino ad ora svolto per la costituzione dell’archivio delle principali fitopatie presenti sul territorio forestale piemontese e presentare una prima serie di schede tematiche, nell’intento di coinvolgere, non solo gli addetti ai lavori, ma chiunque dimostri sensibilità per la vita delle nostre foreste.

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LA NECESSITA’ DI UN ARCHIVIO
Alcuni archivi sulla presenza e la diffusione delle fitopatie forestali sul territorio piemontese sono custoditi presso diverse Istituzioni: il Settore Fitosanitario Regionale, l’Università di Torino - DIVAPRA, il Corpo Forestale dello Stato, i quali hanno però lavorato da sempre con differenti finalità e diverse metodologie. Attualmente perciò, i dati disponibili risultano dispersi e scarsamente confrontabili, non uniformi né sistematicamente raccolti ed archiviati. L’evoluzione temporale, con gli inevitabili cambiamenti all’interno delle strutture e l’avvicendarsi delle persone, ha ulteriormente contribuito ad aumentare la disomogeneità rendendo difficile il recupero delle passate informazioni. Per contro, negli ultimi decenni, il ruolo delle foreste ha accresciuto la sua importanza sotto l’impulso delle spinte e delle prese di coscienza ambientali, diventando consapevole l’opinione pubblica della rilevanza e, quindi, dell'importanza di salvaguardare il patrimonio boschivo. Il Settore Politiche Forestali della Regione Piemonte ha deciso pertanto di organizzare un sistema di monitoraggio fitopatologico della superficie forestale che permetta la conoscenza in tempo reale delle avversità che la colpiscono, grazie alle segnalazioni effettuate da personale già presente sul territorio ed opportunamente istruito. Per lo studio della struttura e della metodologia di rilevamento ed archiviazione dati, nonché per il supporto tecnico in campo e la formazione dei rilevatori, sono stati coinvolti l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente e l’Università di Torino – DIVAPRA - Patologia Vegetale.

GLI OBIETTIVI
Gli obiettivi di un inventario fitopatologico destinato a durare nel tempo sono ovviamente connessi direttamente alla quantità ed alla qualità dei dati raccolti anno per anno. Solo con l’accrescersi delle informazioni sarà quindi possibile formulare precise analisi, effettuare confronti con altre banche dati, esprimere valutazioni in merito allo stato di salute delle superfici boscate. E’ pertanto in fase di attivazione una banca dati forestali regionale che sarà consultabile sul sito della Regione Piemonte http\\www.regione.piemonte.it ed accessibile anche dal sito http\\www.ipla.org. L’archivio fitopatologico diventerà pertanto uno strumento di consultazione e di monitoraggio delle fitopatie biotiche e abiotiche che incidono sui boschi del Piemonte. I rilevamenti delle fitopatie potranno inoltre essere incrociati anche con i dati raccolti durante la stesura dei Piani Forestali Territoriali, attualmente in avanzata fase di studio, attingendo ad un patrimonio di conoscenze territoriali che spaziano dalla composizione specifica alle provvigioni, caratterizzabili a livello di singolo comune.
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SCOPI ED UTILITÀ DELL’INVENTARIO FITOPATOLOGICO
dotarsi di uno strumento conoscitivo delle fitopatologie regionali: Gli archivi storici si riferiscono spesso a segnalazioni molto puntuali e, come detto, non sistematiche né sotto l’aspetto territoriale né sotto quello temporale. Le notizie sono limitate ad ambienti fortemente antropizzati e sono scarsamente commentate, tanto da non permettere di risalire alla loro effettiva rilevanza nei confronti del soprassuolo naturale. Un più sistematico rilievo e trattamento dei dati permetterà invece di conoscere l’effettiva presenza, l’incidenza dei fattori di danno e la loro localizzazione preferenziale, servendo da base per tutte le future interpretazioni ed elaborazioni finalizzate ad una migliore conoscenza dell’epidemiologia. evidenziare l’evoluzione temporale e geografica delle principali fitopatie: L’integrazione delle segnalazioni con i dati geo-referenziati, permetterà di controllare l’evolversi dei fenomeni patologici collegandoli con le informazioni relative alla loro intensità. Questa possibilità diviene molto importante per gli studi epidemiologici, così come per l’impostazione ed il controllo di programmi di contenimento. eseguire analisi statistiche e correlazioni con i tipi forestali: Questa possibilità è insita nel concetto stesso di “banca dati integrata”. L’ampliamento dell’archivio storico permetterà nel lungo periodo elaborazioni di largo respiro permettendo di verificare le incidenze e le correlazioni fra località con caratteristiche simili (altitudine, esposizione, tipo di popolamento forestale) e comprendere meglio l’insorgere dei fenomeni parassitari e la loro evoluzione. produrre cartografie tematiche: La produzione di cartografie tematiche costituirà un sistema di visualizzazione direttamente utilizzabile e rappresenterà uno strumento di informazione immediatamente comprensibile sia per gli specialisti, sia per i comuni fruitori. acquisire uno strumento di base per programmi di contenimento e lotta ai parassiti: Conoscendo la potenziale diffusione di un attacco parassitario e la sua probabile intensità, si potrà meglio valutare l’opportunità di intervenire per il contenimento del fronte di avanzamento o per mitigare la sua intensità nelle aree maggiormente critiche. La conoscenza dei fenomeni atmosferici che favoriscono l’attacco di determinati patogeni, e naturalmente le caratteristiche degli stessi, favorirà inoltre la previsione dei possibili danni e l’individuazione delle località su cui potranno verificarsi.
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L’ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA REGIONALE PER IL MONITORAGGIO FITOPATOLOGICO DELLE FORESTE
I contatti con altre istituzioni e strutture
La prima fase di lavoro ha riguardato l’acquisizione delle esperienze e delle metodologie adottate da altre Regioni e Stati limitrofi allo scopo di costituire un archivio interfacciabile anche con altre banche dati. L’acquisizione delle informazioni di base è proseguita presso il Servizio Fitosanitario regionale, l’Università di Torino - DIVAPRA, il Corpo Forestale dello Stato, ed inoltre il Servizio Fitosanitario della Regione Valle d’Aosta, il Département Santé des Forêts francese e Institute for Forest, snow and landscape - WSL di Birmensdorf (Svizzera). Alcune di queste Istituzioni, come nel caso del DIVAPRA, sono già dotate di banca dati informatizzata, ma generalmente, a livello italiano, si tratta per lo più di segnalazioni puntuali con scarso collegamento all’intera superficie forestale. L’Istituto svizzero, così come il Département Santé des Forêts, dispongono invece di strutture più organizzate e l’esame delle schede di segnalazione da loro utilizzate ha fornito utili indicazioni per l’adattamento alla realtà piemontese.

L’individuazione dei rilevatori
I collaboratori di campo, ovvero il personale addetto alle segnalazioni ed ai rilevamenti, sono stati individuati mediante un questionario preliminarmente indirizzato a circa 90 Enti ed Istituzioni operanti sul territorio, per verificare la loro disponibilità e le competenze in materia di patologia ed entomologia forestale, ad accertare l’eventuale esistenza di banche dati non ancora note. All’iniziativa hanno quindi aderito tecnici delle Comunità Montane e dei Parchi regionali, personale della Direzione Economia Montana e Foreste e del C.F.S.

Programma Erbario Fitopatologico (DIVAPRA - Settore Patologia, Università di Torino) 4

Scheda di rilevamento adottata dall'Institute for Forest, Snow and landscape - WSL di Birmensdorf, per la registrazione delle patologie sui vegetali.

ll materiale di supporto e la formazione
A supporto diagnostico dei collaboratori è stata fornita ampia documentazione in forma di tabelle e schede con descrizione dei sintomi correlati ad ogni parassita. Nella primavera, in collaborazione con il DIVAPRA, sono stati inoltre organizzati appositi corsi comprendenti giornate in aula e prove pratiche di campo. Per ulteriore supporto tecnico è stato inoltre illustrato e fornito agli operatori il TREE DOCTOR, un prodotto software che permette di pervenire, con rapidità, ad una attenta diagnosi fitopatologica. Questo programma informatico permette infatti di identificare le patologie più frequenti su 49 generi di alberi fra i più diffusi in Europa; l’operatore può selezionare direttamente a video i sintomi osservati dal vivo e mediante un percorso prestabilito può pervenire rapidamente all’agente causale del danno.

Esercitazioni pratiche di entomologia. Nella stazione sono state ritrovate vistose sete prodotte da lepidotteri del genere Hyponomeuta 5

TREE DOCTOR L'operatore seleziona a video l'organo sul quale ha individuato il sintomo. Nel caso illustrato sceglie la foglia e continua il percorso diagnostico sino a pervenire alla fitopatia osservata in natura (lamina fogliare perforata...). Infine individua l'agente patogeno (nel caso specifico Agelastica alni).

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La scheda di rilevamento
E’ stata inoltre approntata un’apposita scheda di rilevamento che unisce alla semplicità di compilazione l’esattezza dei dati contenuti. In modo particolare si è curata la corrispondenza con i Piani Forestali Territoriali e l’adattamento alle Tipologie forestali piemontesi In estrema sintesi, i contenuti della scheda di rilevamento corrispondono alle seguenti informazioni: - colore della chioma - anomalie di accrescimento su foglie, fiori, germogli e rami - presenza di lesioni che manifestano una condizione anomala della pianta - necrosi di tessuti e di organi - presenza di cancri a livello degli organi legnosi - presenza di essudati (secrezioni resinose o gommose) - presenza di fruttificazioni fungine sulle parti malate della pianta (es. oidi e ruggini) - presenza di rosure, mine, uova, esuvie, galle e larve in relazione ad infestazioni di insetti

Esempio di percorso diagnostico. Prima parte:individuazione dei sintomi. Il rilevatore identifica le alterazioni della chioma ed osserva in particolare la presenza di fenomeni di rosure e di caduta prematura delle foglie; individua le codifiche attribuite a questi due sintomi, consultando l'elenco "sintomi e danni sulle foglie" (passaggi 1a e 1b). Infine, riporta nella seconda parte della scheda di rilevamento le codifiche relative alla sintomatologia osservata e le indicazioni relative alla diffusione e alla intensità media dell'anno.

Si sono inoltre definite le soglie di segnalazione ed una serie di altre indicazioni necessarie alla successiva elaborazione dei dati:

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- la superficie di riferimento interessata dal fenomeno (minimo un ettaro per sintomi che interessano almeno il 25% dei soggetti presenti, intesi come complesso di tutte le specie; per attacchi su specie sporadiche la superficie si intende sempre superiore, segnalando comunque, se ricorrenti, danni su esemplari isolati sparsi) - la localizzazione geografica della zona di rilievo interessata (comune, località, quota, coordinate U.T.M se riferibili a fenomeni puntuali) - la cenosi (robinieto, querceto, ecc.) - l’assetto (ceduo, fustaia, bosco di neoformazione ecc.) - la specie vegetale colpita (abete rosso, abete bianco, faggeta ecc.) - la diffusione del danno inteso come percentuale di piante colpite della specie interessata - l’intensità media del danno distinta in tre classi (bassa, media, elevata) L’interpretazione delle indicazioni richieste durante la compilazione delle schede è facilitata e codificata da apposite istruzioni.

L’organizzazione informatica dei dati
Per l’archiviazione dei dati riportati sulle schede cartacee di segnalazione fitopatologica è stato realizzato un applicativo informatico denominato FITOFOR composto da un archivio schede, un archivio dei rilevatori e un archivio delle codifiche (di danni biotici, abiotici, dei sintomi, delle specie vegetali colpite, ecc.) utilizzate per l’inserimento dei dati.

Archivio schede. L'archiviazione dei dati comporta la compilazione delle due videate riportate in figura; in particolare, la prima (scheda I) comprende i dati espressi sulla prima parte della scheda cartacea, la seconda (scheda II) contiene i dati relativi ai sintomi ed all'identificazione dell'agente di danno.

I primi risultati
L’apertura ufficiale della campagna di segnalazioni è avvenuta nel periodo compreso tra maggio e settembre 2002 con la segnalazione delle prime fitopatie osservate soprattutto in tre aree piemontesi (il Verbano, l’Alta Val Tanaro, le Valli di Lanzo). Pur non essendo ancora possibile giungere ad alcuna conclusione, si può tuttavia già osservare come la maggior percentuale delle segnalazioni fitopatologiche riguardi le basse quote ed, in particolare, i popolamenti di castagno e faggio.Tutte le segnalazioni pervenute sono risultate riferibili ad agenti di tipo biotico, attribuibili per il 29% dei casi ad attacchi di insetti e, per il restante 71%, a patologie di origine fungina.
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Ontano
Disseccamento delle chiome
Osservato a quote superiori ai 1500 m., il fenomeno interessa aree estese per alcuni ettari ed è stato segnalato in Val Grana (CN) e in Val Sesia nei pressi di Alagna(VC), valli di Lanzo e valle Pellice (TO). Il sintomo si manifesta in maniera casuale su interi popolamenti. Le piante colpite presentano necrosi corticali sul fusto e sui rami. In corrispondenza di tali aree la corteccia è arrossata Disseccamenti delle chiome di ontano. e depressa e in seguito, da essa, erompono numerosissime pustole nerastre. Le foglie avvizziscono e disseccano ma rimangono attaccate ai rami conferendo una colorazione bruno rossastra agli ontaneti colpiti. Analoghe segnalazioni sono giunte anche dalla Valle d’Aosta. Si tratta di un “problema nuovo” per gli ontani; le prime osservazioni della malattia sono state fatte in Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, nonché in Svizzera tra il 2000 ed il 2001. I funghi responsabili sembrano essere Cryptodiaporthe oxystoma e Melanconis alni anche se sono ancora in corso ulteriori analisi di conferma. Tra le cause scatenanti, sembra plausibile ipotizzare una concomitanza di fattori: l’andamento climatico degli ultimi anni ed in particolare la riduzione della copertura del manto nevoso, condizione che causerebbe un forte stress idrico durante la stagione invernale.
Dettaglio della zona del ramo secca e coperta dalle fruttificazioni del fungo (pustole nerastre sul lato sinistro del ramo).
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Ciliegio
Sono pervenute frequenti segnalazioni di arrossamento e defogliazione precoce dei ciliegi in zone collinari e di pianura, su ciliegi da frutto e anche in popolamenti misti in foresta. Si tratta dei danni causati da due patogeni fogliari che, complice l’andamento meteorologico del 2002, hanno avuto una recrudescenza, rispetto agli anni precedenti.

Macchie fogliari o cilindrosporiosi (Phloeosporella padi)
SINTOMI Il fungo agente della malattia colpisce le foglie e, in minor misura, anche i rami e i frutti. La malattia si manifesta sulla pagina superiore delle foglie con la comparsa di piccole macchie di color porpora, dapprima puntiformi e poi raggiungenti il diametro di 1-3 mm, molto evidenti nel periodo estivo. Le foglie che evidenziano una più fitta presenza delle areole necrotiche finiscono per ingiallire e cadere anticipatamente.

NOTE Le infezioni avvengono all’inizio della primavera per mezzo delle spore, liberate dagli apoteci formatisi sulle foglie cadute a terra. Le estati umide favoriscono lo sviluppo di questa malattia.

Cilindrosporiosi del ciliegio.
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Impallinatura (Coryneum beijerinckii)
SINTOMI Questa malattia si manifesta sulle foglie che evidenziano lesioni necrotiche isolate, di colore rossastro, più o meno numerose. In seguito al distacco dei tessuti necrotizzati i lembi fogliari appaiono come impallinati. I danni si riscontrano anche sui frutti e sugli organi legnosi. In particolare sui rami l’infezione si evidenzia con lesioni brune, infossate, isolate o confluenti; si può assistere in seguito alla formazione di veri e propri cancri, da cui può fuoriuscire un essudato gommoso (da cui il nome di “gommosi parassitaria”). I rametti più intensamente colpiti vanno incontro al disseccamento della parte distale, al di sopra del cancro. NOTE Coryneum beijerinckii attacca le foglie, i rami e i frutti di tutto il genere Prunus.

Impallinatura delle foglie del ciliegio.
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Abete Bianco
Malattia degli scopazzi (Melampsorella caryophyllacearum)

SINTOMI L’infezione, nel punto attaccato, determina la formazione di germogli anomali, contorti, che nell’insieme danno origine ad uno scopazzo (detto anche scopa delle streghe). Gli scopazzi formatisi presentano aghi più piccoli del normale e di vita più breve in quanto cadono appena si sono formate le fruttificazioni del parassita. Questi rametti defogliati sono quindi facilmente distinguibili dai rami normali. Sugli aghi dei rami colpiti si possono notare vescicole biancastre che costituiscono la fruttificazione del parassita. Il tronco ed i rami, in corrispondenza della zona colpita, vanno incontro ad un ingrossamento che interessa la corteccia che si presenta profondamente screpolata.

NOTE Questa malattia è presente su diverse specie del genere Abies ed è molto comune sull’abete bianco (Abies alba).

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Disseccamento degli aghi (Lirula nervisequia)

SINTOMI Sulla pagina inferiore degli aghi di più di due anni, ai bordi della nervatura, sono osservabili piccole pustole piatte, allungate, brunastre, costituite dai corpi fruttiferi del parassita. I rametti colpiti presentano un arrossamento dovuto al disseccamento degli aghi.

NOTE Questa malattia è rilevabile soprattutto su piante senescenti o sofferenti ed è favorita dai climi freddo-umidi dei versanti settentrionali.

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Larice
I larici di vaste aree piemontesi, in particolare nelle province di Cuneo e Torino, presentavano sin dal mese di luglio 2002 diffusi ingiallimenti della chioma anche se non particolarmente intensi. I danni agli aghi erano causati da un attacco blando di Coleophora laricella, una piccola farfalla le cui larve scavano gallerie all’interno degli aghi e ne causano il disseccamento totale o solamente dell’apice. Questo problema è stato segnalato su una vasta area in Val Tanaro, nei pressi di Upega, all’interno del Bosco delle Navette (CN) e nelle Valli di Lanzo (TO).

Popolamento di larice in Val Grande di Lanzo con diffusi arrossamenti delle chiome

Larice colpito da Coleophora laricella nel Bosco delle Navette

Larici colpiti da Coleophora laricella e particolare con evidenti foderi prodotti dall'insetto

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Abete Rosso
Ruggine vescicolosa degli aghi (Chrysomyxa rhododendri e C. abietis)
SINTOMI In estate i getti dell’anno di abete assumono una colorazione giallastra e su di essi dapprima compaiono delle bande giallastre trasversali seguite dalla formazione di vescicole allungate su entrambe le facce dell’ago (C. abietis) o di pustole biancastre o rosate sulla pagine inferiore degli aghi, di forma cilindrica, ben visibili ad occhio nudo (C. rhododendri). Gli aghi infetti ingialliscono e cadono dando luogo a intense defogliazioni. NOTE Gli attacchi sono favoriti da estati fresche e piovose; fattore condizionante è l’alta umidità. Come per la maggior parte delle ruggini, il ciclo vitale di Chrysomyxa rhododendri prevede l’alternanza su due ospiti diversi: l’abete rosso e il rododendro (Rhododendrum ferrugineum e R. hirsutum), sul quale vengono prodotte le spore che, in primavera, vanno ad infettare gli aghi dell’abete.

A fianco: Chrysomyxa rhododendri sopra: Chrysomiza abietis
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Pino
Arrossamento degli aghi (Lophodermium seditiosum)
SINTOMI Gli aghi, soprattutto quelli di più di un anno, manifestano in primavera la comparsa di macchie irregolari, all’inizio giallo brunastre, talvolta violacee che divengono poi bruno-rosso in tutto il loro insieme e conferiscono l’aspetto arrossato alle piante colpite. Sugli aghi si differenziano le fruttificazioni del fungo, sotto forma di piccole pustole nere allungate.

NOTE Questa malattia infierisce particolarmente con clima piovoso che favorisce la disseminazione delle spore. L. seditiosum è riscontrabile su pressoché tutte le specie di pino e può causare gravi defogliazioni soprattutto sul pino silvestre (Pinus sylvestris).

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Disseccamento del Pino cembro (Phacidium infestans)

SINTOMI In primavera, solitamente sulla vegetazione bassa che durante l’inverno rimane ricoperta dalla neve, gli aghi mostrano una colorazione prima clorotica e poi biancastra. Nel periodo estivo compaiono delle maculature nerastre che tra ottobre e novembre si lacerano mettendo a nudo i corpi fruttiferi del parassita. Gli aghi morti rimangono attaccati ai rami. NOTE La presenza della copertura da parte del manto nevoso è necessaria affinché le spore possano essere in grado di infettare e colonizzare gli aghi sani in primavera. Nei vuoti che si vengono a formare attorno alla chioma coperta dalla neve infatti si instaurano condizioni di umidità elevata e di temperature superiori a 0 °C, favorevoli al parassita. Questa malattia è riscontrata anche sul pino silvestre.
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Acero
Malattia delle croste nere (Rhytisma acerinum)
SINTOMI La malattia è facilmente rilevabile a fine estate per la presenza di macchie crostose nere sulla pagina superiore delle foglie di acero – di 1-2 cm di diametro e con fessurazioni raggiate. Sulle foglie cadute a terra si differenziano le strutture che produrranno nella primavera successiva le spore (ascospore) che, trasportate dal vento, raggiungeranno la nuova vegetazione infettando le foglie a partire dalla pagina inferiore con penetrazione stomatica. NOTE Le specie più colpite risultano essere Acer campestre , A. pseudoplatanus , A. platanoides e A. rubrum. Il danno riscontrato è più che altro di natura estetica, ma nei casi più gravi si può avere la caduta anticipata delle foglie.

Malattia delle macchie bianche (Cristulariella depraedans)
SINTOMI Le foglie colpite manifestano dapprima macchie biancastre rotondeggianti di circa 1 mm di diametro, di aspetto flaccido, che in seguito si ingrandiscono (fino a 30 mm), divengono brune e si forano. Le foglie molto colpite cadono prematuramente. NOTE Le specie più colpite sono l’acero di monte e l’acero riccio, sulle quali la sintomatologia presenta lievi differenze. Gli attacchi vengono favoriti dalla umidità e dalle precipitazioni atmosferiche del periodo maggio - giugno - luglio.

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Betulla
Ticchiolatura (Marssonina betulae; Gloeosporium betulae; Discula betulina)
SINTOMI Le foglie della betulla presentano numerose macchie circolari o di forma irregolare, di colore bruno rossastro che possono raggiungere i 6 mm di diametro. Tali aree possono presentare il margine dentato. In realtà altri funghi determinano la comparsa di sintomi molto simili, come Mycosphaerella maculiformis , Gloeosporium betulae, Discula betulina, per cui si rende necessaria un’osservazione microscopica.
Discula betulina

Faggio
Antracnosi del faggio (Apiognomonia errabunda)
SINTOMI Le foglie di faggio presentano aree imbrunite, necrotiche, situate spesso lungo le nervature, di forma irregolare. Le giovani foglie, attaccate durante la fase di espansione, si accartocciano. Possono essere colpiti anche i giovani getti, che disseccano, mentre sui rametti più grossi si può assistere alla formazione di cancri. NOTE Questa malattia è spesso presente in concomitanza di attacchi dell’afide del faggio (Phyllaphis fagi).

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Salice
Ruggine (Melampsora spp.)
SINTOMI I sintomi di questa malattia sono molto evidenti per la presenza, sulla pagina inferiore delle foglie, di pustole polverulente gialloaranciate. In corrispondenza di tali strutture si possono osservare, sulla pagina superiore, delle macchie giallastre. Queste formazioni colorate altro non sono che gli organi riproduttivi di questo tipo di funghi. Le foglie molto colpite cadono prematuramente. NOTE Tutte le ruggini osservabili sulle foglie di diverse specie di salici appartengono al genere Melampsora e manifestano gli stessi sintomi. Le ruggini sono caratterizzate da un ciclo biologico estremamente complesso, che vede generalmente l’alternarsi di ospiti vegetali differenti: Melampsora caprearum, ad esempio, è presente sul salicone (Salix caprea) e sul larice (Larix decidua), sugli aghi del quale si possono riscontrare pustole arancioni.

Sorbo
Ruggine (Gymnosporangium tremelloides)
SINTOMI Nei mesi estivi le foglie del sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) presentano sulla pagina superiore delle maculature giallo rossastre, del diametro di 4-5 mm, alle quali corrispondono, sulla pagina inferiore, delle escrescenze arancioni. Tali strutture, di forma cilindrica, si presentano a gruppi e possono raggiungere 5 mm di lunghezza. Le foglie fortemente colpite cadono precocemente. NOTE Come tutte le ruggini, anche il Gymnosporangium presenta un ciclo biologico molto complesso: dalle strutture presenti sul sorbo vengono infatti liberati i conidi che andranno ad infettare piante appartenenti al genere Juniperus. Nella primavera sul fusto di queste conifere si formano delle protuberanze arancioni, mucillaginose in caso di elevata umidità, dalle quali vengono emesse le spore che infetteranno le foglie del sorbo. Il genere Gymnosporangium è presente su altre specie di sorbi.
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Quercia
Antracnosi (Apiognomonia quercina)
SINTOMI Le foglie colpite presentano macchie dapprima piccole (1-2 mm) e circolari, poi grandi e irregolari, di colore bruno-ocraceo chiaro, a contorno sinuoso e nettamente delineate da un sottile orlo bruno-rossiccio, di solito abbastanza numerose sulla stessa foglia. Sulle foglie giovani spesso le macchie confluiscono fino ad occupare notevoli porzioni del lembo. Le foglie molto colpite sono anche deformate. Col passare del tempo le macchie si disseccano e spesso si lacerano. NOTE Questa malattia provoca la caduta anticipata delle foglie, ma generalmente ciò avviene tardivamente per cui i danni sono modesti.

Mal bianco (Microsphaera alphitoides)
SINTOMI Le foglie colpite presentano su entrambe le pagine un rivestimento miceliale biancastro di aspetto polverulento. Tale rivestimento può essere a macchie o ricoprire interamente la superficie fogliare. Le foglie colpite prima di aver completato lo sviluppo si accartocciano e rimangono di ridotte dimensioni. Al di sotto delle macchie il lembo fogliare ingiallisce e appaiono delle necrosi.

NOTE Le foglie molto invase possono cadere prematuramente. Tutte le specie nostrane di quercia sono colpite, ma quelle a foglia caduca (farnia, rovere, roverella) sono nettamente più sensibili rispetto a quelle sempreverdi (leccio), che risultano poco attaccate.

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Phytophthora ramorum

Un nuovo possibile pericolo per i nostri boschi di quercia
Nell’estate 2002 il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte ha individuato in un vivaio del Verbano, per la prima volta in Italia, la presenza su rododendro dell’oomicete Phytophthora ramorum (Werres, De Cock & Man in’t Veld). Questo fungo, non riscontrato precedentemente in Italia, dal 1993 è segnalato in diversi paesi europei come agente di disseccamento di viburni e rododendri e dal 1995 negli USA (California in particolare) quale agente di una grave forma di deperimento dei Foto 1: Aspetto di cancro corticale alla base del fusto. querceti denominata SOD (Sudden Oak Death). Per altre specie vegetali, anch’esse sensibili al patogeno, l’infezione riveste limitata importanza. Nel 2002 la UE ha adottato una Decisione, recepita dal MiPAF con D.M. 28.11.’02, che impone misure di profilassi concernenti l’introduzione, il trasporto e la certificazione di piante e materiali vegetali sensibili al fungo, il monitoraggio della situazione a livello forestale nonché la vigilanza sui vivai di produzione di viburni e rododendri, con l’eventuale distruzione delle piante colpite e di quelle sensibili loro prossime. SINTOMATOLOGIA P. ramorum colpisce, essenzialmente la parte aerea di diverse specie ornamentali e forestali, prevalentemente latifoglie (di recente in America è stato isolato anche sulle conifere Pseudotsuga menziesii e Sequoia sempervirens ). Si conoscono ceppi americani e ceppi europei del patogeno, caratterizzati verosimilmente da differenti attitudini patogenetiche nei confronti delle diverse specie ospiti; sono in
22 Foto 2: Aspetto dei tessuti sottocorticali nell’area colpita dal cancro.

corso studi al riguardo. I sintomi possono essere a carico degli organi legnosi (rami, fusto, eccezionalmente radici) e/o dell’apparato fogliare. P. ramorum sulle querce autoctone del Nord America produce cancri corticali localizzati sul fusto al di sopra della superficie del suolo [foto 1], estendentisi in profondità anche al cambio e ai primi anelli di legno, demarcati marginalmente da linee nere [foto 2] e gementi un liquido viscoso di colore da nero ad ambra [foto 3]. Quando i cancri circondano l’intero fusto, la pianta muore (generalmente alcuni anni dopo l’infezione). Sulla chioma si può presentare un improvviso disseccamento (immediatamente antecedente la morte) [foto 4] oppure una graduale perdita di foglie nel corso degli anni. Sintomi simili erano già noti (anche sulle querce europee) per infezioni da P. cinnamomi e P. cambivora. In questi casi però l’origine è radicale. Sui rododendri causa maculature fogliari brune a margine diffuso e necrosi dei germogli e Foto 3: Emissione di guttule dei giovani rami che, interessando successivadi liquido dalla corteccia mente i rami maggiori ed il fusto, possono portare a morte le piante. Sui viburni invece l’infezione inizia per lo più alla base del fusto, estendendosi poi verso l’alto con conseguente appassimento della chioma e morte delle piante. Su Vaccinium produce macchie fogliari e necrosi rameali. Di recente il fungo è stato segnalato in Europa anche su Pieris, Kalmia e Camellia. Su Pieris produce macchie fogliari e necrosi rameali, mentre su Camellia e Kalmia solo sintomi fogliari. La diffusione del fungo avviene presumibilmente ad opera degli spruzzi di pioggia e del vento che ne disseminano i propaguli (sporangi e clamidospore). P. ramorum si avvantaggia di una elevata umidità ambientale, mentre il tenore di umidità del suolo pare sostanzialmente ininfluente. METODI DI LOTTA Sono in corso sperimentazioni di principi attivi da utilizzare sia in via preventiva che curativa. In attesa degli esiti della sperimentazione, ci si può avvalere comunque dei prodotti registrati per l’impiego sulle specifiche colture contro Phytophthora spp. La lotta chimica non è tuttavia ipotizzabile in ambito forestale, ove risulta invece di fondamentale importanza una attenta attività di monitoraggio per individuare tempestivamente eventuali focolai della malattia e tentarne l’eradicazione mediante l’eliminazione delle piante colpite e di quelle ad esse contigue. Cautele dovranno inoltre essere osservate nella movimentazione ed utilizzazione del legname infetto.
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CONCLUSIONI Non è attualmente ben chiaro quale pericolo questo fungo possa rappresentare, soprattutto con i ceppi americani, per i boschi europei di querce, sui quali non risulta fino ad ora segnalato. Il fatto che la UE abbia imposto nei suoi confronti l’adozione di specifiche misure di profilassi testimonia una preoccupaFoto 4: Aspetto di pianta improvvisamente disseccata. zione che parrebbe travalicare la salvaguardia delle produzioni vivaistiche di viburni e rododendri, per le quali P. ramorum si rivelerà probabilmente non più dannosa di molti altri patogeni segnalati da tempo e nei cui confronti non sono mai stati adottati provvedimenti ufficiali. Nel dubbio, appare della massima importanza mettere in atto senza indugio le misure previste dal decreto, tra le quali il monitoraggio della situazione a livello forestale. Come già accennato, i sintomi osservati sulle querce in America sembrerebbero confondibili quasi esclusivamente con quelli causati da P. cinnamomi e P. cambivora, pertanto dovrebbe risultare abbastanza agevole per gli operatori forestali incaricati dell’accertamento dello stato di salute del patrimonio boschivo individuare per tempo eventuali casi sospetti di insorgenze della malattia nei querceti, da confermare comunque in ogni caso mediante analisi di laboratorio finalizzate a differenziare P. ramorum dalle due specie congeneri. La Regione Piemonte, in applicazione del D.M. 28.11.’02, ha, quindi, intrapreso una serie di iniziative volte a: – controllare l’attività vivaistica; – informare gli operatori del settore ornamentale e forestale; – individuare gli eventuali focolai forestali.

Chiunque individui piante di quercia con sintomi sospetti di infezione da P. ramorum è pregato di segnalarlo, tramite la scheda pubblicata a fianco, a: • Regione Piemonte, Direzione Sviluppo dell’Agricoltura, Settore Fitosanitario: Dr. Giannetto Gianetti tel.011/4323729; Dr.ssa Clotilde Gullino tel. 011/4324361; e-mail: fitosanitario@regione.piemonte.it; • Regione Piemonte, Direzione Economia Montana e Foreste, Settore Politiche Forestali: Franca De Ferrari tel: 011/432.2965, e-mail: franca.deferrari@regione.piemonte.it.
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Phytophthora ramorum : scheda di segnalazione su querce.
Localizzazione
Comune _______________________________________________ Prov. _______ Località _______________________________________________

Tipologia di formazione
Bosco Impianto di arboricoltura Verde ornamentale: Alberata Parco/giardino

Specie ospite
Rovere Farnia Roverella Cerro altro

Distribuzione
Pianta singola Sporadica (poche piante sparse) Gruppi circoscritti di piante Intera formazione estensione/gruppo____________ estensione totale ____________

Sintomatologia osservata
____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ Note: _______________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ ____________________________________________________________________________ Segnalazione effettuata da : Cognome__________________________________Nome______________________________ tel.___________________________ e-mail__________________________________________ Data__________________

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IL CASTAGNO: COME CURARLO
Il cancro [Cryphonectria (= Endothia) parasitica (Murrill Barr)]
La malattia venne segnalata per la prima volta negli USA nel 1890 da dove sembra esser stata importata da Cina e Giappone. Dagli Stati Uniti raggiunse l’Europa nel 1924 in Belgio. In Italia, Biraghi ne accertò per la prima volta la presenza a Bussalla, presso Genova, nel 1938 e nell’arco di dodici anni dalla comparsa essa risultò presente sull’intera area castanicola nazionale. SINTOMI Gli aspetti più caratteristici della malattia si riscontrano tanto sui polloni quanto sul tronco, dove si possono osservare tacche depresse di colore rosso-mattone, seguite da fessurazioni del legno e sfilacciature della corteccia con margini slabbrati. In autunno, tra le fenditure dei cancri e sulla corteccia, si formano numerose pustole rosso-rugginose di 1,5-2 mm di diametro che sono le fruttificazioni del fungo parassita. Tutte le parti della pianta sono soggette a tali processi degradativi. Le piante infette sono facilmente individuabili per la presenza dei cancri e dei rami secchi, su cui permangono a lungo il fogliame ed i frutti. Le spore del fungo, essendo inglobate in una sostanza vischiosa, non vengono disperse dal vento ma dall’acqua piovana, da insetti, da acari, da uc26

Figura 1 – Le fruttificazione della malattia del cancro si presentano come piccole pustole arancioni che fuoriescono dalla corteccia.

celli, da molluschi etc. Le ascospore sono invece trasportate con facilità dal vento anche a notevoli distanze. Pure l’uomo, con le operazioni colturali e con il trasporto di legname infetto, può contribuire alla diffusione passiva della malattia. Si tratta comunque di un patogeno da ferita, per cui s’insedia attraverso lesioni presenti nei tessuti corticali. Questo genera una serie di problemi non indifferenti nella cura stessa dei castagneti: basti pensare a come, per esempio, le potature creino inevitabilmente dei potenziali punti di penetrazione, così come i punti d’innesto. I primi attacchi compaiono sulle piante innestate a livello del punto d’inserzione delle marze attraverso le ferite effettuate con l’innesto stesso.

I TIPI DI CANCRO
In natura i cancri si presentano sotto forme diverse e non solo in quella tipica dei cancri letali. Questo è dovuto al fenomeno dell’ipovirulenza che determina una minore aggressività del patogeno, tale da renderlo incapace di uccidere gli organi infettati. Si possono sommariamente individuare tre tipi di cancri:

Figura 2 – Aspetto tipico di cancro virulento con sfilacciamento della corteccia e ricacci alla base del cancro.

cancri virulenti o letali:
a) b) c) d) e) arrossamento della corteccia infetta con depressioni e fessurazioni; abbondante presenza di pustole rosso intenso e di piccole dimensioni; profonde screpolature che mettono a nudo il legno ed evidenti sfilacciature della corteccia; parti del ramo superiori al cancro disseccate; emissione di rametti epicormici alla base del cancro;

cancri intermedi:
presentano le stesse manifestazioni del cancro virulento ma con la parte superiore del ramo viva;

cancri cicatrizzanti:
a) b) c) d) vegetazione normale sopra la parte infetta; fessurazioni della corteccia superficiali che non mettono a nudo il legno sottostante mancata emissione di rametti epicormici; scarsa produzione di pustole che inoltre sono tendenzialmente di colore meno vivace rispetto a quelle della forma virulenta.
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LOTTA
Interventi selvicolturali Prima della scoperta dei ceppi ipovirulenti e del loro impiego nella lotta biologica, fu dimostrata l’efficacia, nel contenimento della malattia, della conversione della fustaia in ceduo. Il taglio ripetuto a brevi intervalli di tempo portava ad una crescente attenuazione della malattia, attribuibile ad un’acquisizione di maggiore tolleranza nei confronti del patogeno da parte dei giovani polloni. Il taglio selettivo di polloni o branche affetti da cancri virulenti ed il mantenimento in bosco dei cancri intermedi ed ipovirulenti, riduce la pressione d’inoculo nel castagneto e può favorire una più rapida evoluzione della popolazione del fungo verso forme meno aggressive. Il taglio di materiale infetto, se finalizzato alla lotta al patogeno, dovrebbe poi prevedere l’esbosco del materiale di risulta in quanto il fungo è in grado di sopravvivere e fruttificare anche su legno morto in catasta.

Lotta chimica Nel tempo, molti rimedi sono stati proposti per la cura diretta dei cancri, con metodi anche del tutto naturali, come l’applicazione di torba o argilla o di altri prodotti sulle lesioni. Oggi alcuni preparati chimici sono invece utilizzati convenientemente con funzione preventiva nelle operazioni d’innesto, nonché per la protezione di zone di legno messe in luce in seguito a tagli curativi o di ordinaria potatura. Alcuni metodi prevedono l’uso di sostanze ad azione tossica nei confronti del patogeno (ad es. prodotti a base di zolfo, acido formico e suoi sali). È evidente che l’applicazione di fitofarmaci per la lotta su larga scala risulta improponibile anche per la loro natura esclusivamente curativa e non preventiva. Il loro impiego è pertanto limitato al frutteto o al vivaio.
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Figura 3 – Il cancro intermedio è simile a quello virulento ma non uccide la pianta e la corteccia è meno lacerata.

Lotta genetica Un altro tentativo di lotta, fatto nel recente passato, si basa sull’introduzione di varietà di Castagno cinese (C. mollissima) e giapponese (C. crenata) e degli ibridi euro-giapponesi tolleranti la malattia. Però, a causa delle loro esigenze pedo-climatiche e della scarsa produttività, esse non si dimostrarono idonee a sostituire la specie nostrana. Lotta biologica Si basa sull’impiego di ceppi ipovirulenti del fungo che vengono applicati sotto forma di pomate e che sono in grado di trasmettere il carattere dell’ipovirulenza ai ceppi aggressivi del patogeno, riducendone la pericolosità. Prima della loro somministrazione occorre però verificarne in laboratorio la compatibilità vegetativa con i ceppi naturalmente presenti nel bosco in cui s’intende effettuare l’applicazione. La lotta biologica può essere finalizzata al risanamento di singole piante di particolare valore con interventi localizzati su singoli cancri o Figura 4 – Cancro ipovirulento con buona alla diffusione di ceppi ipovicicatrizzazione dei tessuti corticali. rulenti nell’ecosistema per facilitare la conversione delle popolazioni del fungo da letali a ipovirulente, facendo ricorso ad interventi su vaste aree castanicole.

Mal dell’inchiostro [Phytophthora cambivora (Petri) Buis.]
Il mal dell’inchiostro (“Maladie de l’encre” in francese) fu il primo flagello per i castagneti italiani nella seconda metà del 1800 e nei primi anni del 1900. Il fungo, presumibilmente originario del Nord America, dove però fu segnalato solo nel 1932, sembra essere pervenuto sul continente europeo attraverso le isole Azzorre. La sua comparsa data da almeno un paio di secoli, se ad essa sono imputabili i gravi danni
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subiti dai castagneti, riportati da varie documentazioni tanto in Italia quanto in Spagna, nei primi decenni del XVIII secolo; il primo reperto inequivocabile è però solo del 1859 (Fenaroli, 1945). Un’interessante testimonianza della preoccupazione, che destò fin dall’inizio la malattia nella nostra regioni, ci viene offerta da una eloquente lettera scritta nel 1868 da un certo M. Selva e pubblicata lo Figura 5 – Aspetto della chioma di un castagno colpito da stesso anno su mal dell’inchiostro (a sinistra) e dettaglio degli “L’economia rurale” imbrunimenti causati dall’infezione alla base della pianta di Torino. Nella letcolpita (dettaglio a destra). tera si legge che attorno a quegli anni la malattia cresceva in proporzione straordinaria, che nell’anno 1868 nel comune di Graglia (nel Biellese), almeno 500 Castagni erano morti e che, dal 1842 a tutto il 1867, la malattia ne aveva uccisi non
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meno di 4.000. Vengono poi fatti i nomi di altri paesi toccati dalla malattia quali quello di Muzzano, Camburzano, Mongrando, Netro e Pollone. Il mal dell’inchiostro ebbe in Italia grandi riflessi economici, tant’è che si resero necessari dei provvedimenti legislativi per il suo contenimento e la sua lotta. Alle disposizioni di carattere generale, già in vigore per la Legge n° 888 del 26 Giugno 1913 recante “Provvedimenti diretti a prevenire e a combattere le malattie delle piante”, si aggiunsero il D.M. del 28 Settembre 1919 e il D.M. del 2 Ottobre 1923 che proibivano l’esportazione di piante di castagno e terra dalle aree dichiarate infette da mal dell’inchiostro. Recentemente un’altra specie di Phytophthora (P. cinnamomi Rands.), riscontrata in Italia per la prima volta nella primavera del 1985 su un castagneto ceduo in Provincia di Latina, ha manifestato la capacità di indurre lo stesso tipo di malattia nel castagno. P. cinnamomi risulta essere potenzialmente anche più pericolosa di P. cambivora per la vasta gamma di ospiti di interesse forestale ed agrario che può attaccare. Essa si è inoltre dimostrata più virulenta su alcune cultivar di castagno. SINTOMI Il mal dell’inchiostro si manifesta dapprima con un improvviso illanguidimento della pianta, un ingiallimento fogliare in piena stagione vegetativa e il disseccamento di alcuni rametti apicali. Il raccolto diminuisce per fioritura ed allegagione ridotte e per l’arresto dello sviluppo dei frutti. La defogliazione risulta anticipata (anche di un mese) ed un numero di frutti rimangono rinsecchiti attaccati ai rami. In alcuni giovani polloni non si ha neppure il germogliamento, o si assiste al disseccamento improvviso della fronda poco dopo il risveglio vegetativo (Figura 5).I sintomi possono interessare o tutta la pianta nel suo complesso o parte di essa, in corrispondenza del punto d’infezione della malattia. Nei casi estremi, l’intera pianta deperisce e dissecca. A livello anatomico, il sintomo più caratteristico della malattia è la presenza di un’alterazione dei tessuti del cambio, della corteccia e dei primi strati di legno sottostante che si rende manifesta esternamente con depressione e imbrunimento della corteccia, solo nei giovani alberi a corteccia liscia, con l’emissione di fluidi nerastri, color inchiostro (da cui il nome popolare della malattia), ed internamente con macchie a base larga verso il basso e rastremate verso l’alto (fiammature) che si spingono fino anche all’altezza di un metro o più dal terreno (Figura 5). Tali alterazioni sono rilevabili sulle grosse radici e sulla base del tronco. La colorazione nera dei fluidi e delle macchie è dovuta all’ossidazione delle sostanze tanniche da parte degli enzimi secreti dal fungo. Le zone annerite emanano un forte odore di sostanze tanniche fermentate. Il legno delle piante ammalate assume rapidamente l’aspetto del legno stagionato. La reazione della pianta e l’evoluzione della malattia dipendono molto anche dall’andamento delle temperature invernali che, se sufficientemente basse, riescono ad arrestare lo sviluppo del parassita consentendo alla pianta di reagire. Sono suscettibili alla malattia sia piante secolari sia giovani piantine. La crescita del fungo all’interno della pianta è praticamente ininterrotta durante tutto l’anno e solo temperature molto basse riescono ad arrestarla. Il fungo si moltiplica principalmente per sporangi da cui si originano zoospore cigliate capaci di spostarsi nel terreno in presenza di veli liquidi. In natura, la formazione degli sporangi è molto abbondante nell’humus alla superficie del terreno nei punti in cui si sofferma l’acqua. Sporangi e zoospore subiscono spostamenti passivi legati al ruscellamento dell’acqua, fenomeno comune dopo le piogge, tanto più su terreno declive.
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LOTTA
Essa può essere condotta con misure a carattere preventivo, curativo o estintivo. La lotta preventiva si basa soprattutto sull’impiego di specie geneticamente resistenti alla malattia. È stato dimostrato che Castanea crenata Sieb &. Zucc., originaria del Giappone, seppure non immune, è altamente resistente. Essa reagisce energicamente con la creazione di barriere sugherose, che riescono quasi sempre a contenere e a circoscrivere l’infezione. La resistenza genetica può essere utilizzata innestando il Castagno europeo su piede giapponese o coltivando varietà pregiate giapponesi franche di piede o innestate su C. crenata da seme. La prima soluzione non ha dato in Italia risultati incoraggianti per la diversa velocità di accrescimento delle due specie; la seconda trova alcuni limiti sia nelle caratteristiche merceologiche dei frutti che nella adattabilità al nostro ambiente del Castagno esotico. La lotta curativa sfrutta la caratteristica sensibilità del parassita ai freddo e consiste essenzialmente nello scalzamento degli alberi malati per mettere allo scoperto la base del fusto, il colletto e le grosse radici presentanti infezioni, in modo che su di essi possa agire il freddo invernale. Questo metodo, noto come “metodo Gandolfo” dal nome del suo ideatore, può essere applicato a piante con infezioni iniziali e circoscritte ad aree di limitata estensione delle grosse radici e del colletto. Esso offre una certa garanzia di successo solo in zone a inverno sufficientemente rigido ed e attuabile solo per boschi di limitata estensione. La lotta curativa contro i patogeni agenti del mal dell’inchiostro può essere attuata anche con l’impiego di fungicidi quali il phosetil-Al, ma per il castagno, al contrario di quanto già fatto per alcune altre specie arboree, la tecnica di applicazione (dosi e tempi di intervento) deve essere messa a punto. La lotta estintiva tende a distruggere i primi focolai d’infezione, intervenendo appena in un castagneto si sia constatata la presenza di qualche albero ammalato. Gli individui infetti morti o morenti e quelli vicini, vengono abbattuti eseguendo il taglio raso e provvedendo, dove possibile, all’asportazione delle ceppaie e delle grosse radici (operazione spesso trascurata). L’asportazione delle ceppaie può essere sostituita con la disinfezione con anticrittogamici a base di sali di rame o, meglio, di fungicidi organici attivi contro gli oomiceti. È altresì consigliabile irrorare con fungicidi organici le radure dove si trovavano gli alberi e il terreno attorno agli alberi ancora sani presenti nella zona adiacente a quella disboscata. La lotta estintiva deve essere attuata su tutto il castagneto, se il 70-80% degli alberi è ammalato. Il reimpianto è consigliato solo dopo 8-10 anni.

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