UNO SCRITTORE APRE LE PORTE AL «NUOVO LATINO», CONSIDERATO PIÙ UTILE DELLA MONETA UNICA

Io, tedesco, scelgo l' inglese: fa bene all' Europa
Uno spettro si aggira per l' Europa: lo spettro della lingua inglese. Si diffondono timori sull' identità, si gonfiano i risentimenti nazionali, i governi dei grandi Stati europei pensano all' adozione di misure di sicurezza, le polizie linguistiche vagliano giornali e programmi tv alla ricerca di merce (verbale) inglese di contrabbando e minacciano di infliggere multe. L' inquietudine si propaga, ma con un certo ritardo. Perché lo spettro è in azione da decenni e diventa ogni giorno più imponente. I popoli d' Europa hanno preso la loro decisione. Solo gli architetti della nuova Europa hanno difficoltà ad ammettere che una lingua franca esiste, e da parecchio tempo, nel continente. E non è certo la lingua di Voltaire o Goethe, Dante o Cervantes. Bensì quella di McDonald' s e Disney, che fu di Shakespeare, della Costituzione americana, dei Beatles. Colpisce che siano in primo luogo le grandi nazioni europee ad adombrarsi davanti al corteo trionfale della lingua angloamericana. I cittadini delle nazioni più piccole (danesi, olandesi, svedesi, ungheresi, cechi e polacchi, che mai si sono illusi di dominare), invece di brontolare tanto, imparano le lingue. E non capita spesso di sentire che questi traditori della lingua confessino i propri problemi di identità sui lettini dei loro connazionali psicanalisti perché non sanno più chi sono. Quanto a me, considero lo spettro inglese che si aggira per l' Europa una presenza assolutamente benevola e degna di plauso, poiché obbliga, o meglio invita, tutti a parlare nuovamente una lingua comune. Una lingua comune per la prima volta dopo cinque secoli. Ancora più dell' euro, è questa la premessa per l' unità dell' Europa e per la sua effettiva capacità di competere con gli Usa. L' ultima lingua sovrannazionale in Europa è stato il latino, eredità del dominio romano e tuttora lingua ufficiale della Chiesa cattolica. Sicuramente 2000 anni fa i dotti greci ed egizi, ma anche qualche capo gallico o germanico, non risparmiarono attacchi alla lingua di Roma e all' «incultura» romana. Non tanto diversamente da quanto fanno oggi gli intellettuali francesi, tedeschi o italiani quando si parla dell' egemonia inglese. Del resto è vero che tutti i grandi oppositori di Roma e della Chiesa cattolica, fino a Giordano Bruno, Copernico, Lutero e Spinoza, usavano il latino: garantiva ascolto alle loro idee su scala mondiale. Gli europei dovrebbero averlo imparato: la lingua dei dominatori è sempre stata anche la lingua dei ribelli. Vi è però un punto decisivo su cui gli anglofobi vedono più chiaro degli anglofili. L' egemonia di una lingua significa molto più di una semplice traduzione di vocaboli e concetti. Con le parole e le frasi vengono introdotti semiclandestinamente uno stile di vita, una visione del mondo, una filosofia. Gli «agenti di linguistica sicurezza» si rendono ridicoli quando cercano di sostituire vocaboli come computer o marketing con espressioni francesi, tedesche o spagnole. E frasi d' uso quotidiano come I love you! o Enjoy it! non si lasciano tradurre facilmente. E' nota la scena del tedesco o dell' italiano che alla domanda americana How are you today? si blocca in mezzo alla strada per pensare a una risposta appropriata. Gli europei hanno ottime ragioni per chiedersi come si dovranno comportare al passaggio sul continente del corteo trionfale angloamericano. La prima risposta può solo essere il semplice

I native speakers prendano atto: obbligati ad acquisire la nuova lingua franca. dove prosperano altre concezioni del mondo e altre culture degli affari. I popoli d' Europa non abbandoneranno mai le proprie lingue. Da questo punto di vista l' esempio storico del latino può essere fuorviante. E negli Stati Uniti «scopro» di essere europeo. mi sento a casa. Perché dovrebbero? Nel mondo della globalità nessuno vive con una sola anima. A lungo andare. lo sviluppo di questa risorsa potrebbe tradursi in un «vantaggio di posizione»: permette a chi la possiede di orientarsi in universi differenti. A Berlino non mi sento né berlinese né tedesco. vengo inevitabilmente colpito dal fatto che sono berlinese.Corriere della Sera (6 maggio 2001) (Traduz. La seconda risposta è: embè? Cosa c' è di tanto terribile? Il trionfo del «nuovo latino» non significa che le lingue e gli stili di vita nazionali o regionali scompariranno. al contrario: acquisiranno maggiore chiarezza dalla delimitazione e dal contrasto reciproci. Dalla disgregazione del Sacro Romano Impero si sono sviluppate le lingue nazionali e successivamente gli Stati nazionali. Non capisco perché dovrei rinunciare a una di queste identità a favore di un' altra. milioni di persone attingono da tempo a una risorsa che i linguisti definiscono multiple literacy.riconoscimento di un dato di fatto: sì. le lingue nazionali e regionali e le culture d' Europa subiranno una mutazione. Il fatto che l' inglese sia divenuto lingua numero uno al mondo comporta uno svantaggio per chi con questo idioma è cresciuto: rende debole la motivazione a impararne altri. Ora lo sviluppo procede in senso inverso: le culture degli Stati nazionali più potenti ed evoluti hanno urgenza di superare i propri confini. Peter Schneider . sono già mutate. A Monaco. Anzi. noialtri abbiamo tutto da guadagnare. A Roma o Parigi mi accorgo di essere tedesco. di Nicoletta Boero) . Tutti si cimentano con identità multiple e quasi tutti se la cavano piuttosto bene. Allo stesso modo.

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