You are on page 1of 0

Alla memoria di Luciano Bernardelli, complice fanta-

sioso di mirabolanti avventure indimenticabili.


Debbo, preventivamente, far appello allindul-
genza di chi mi legge se, per entrar nel merito
del tema che ho proposto alla sua attenzione,
muover da uno spunto un dipinto: affasci-
nante, problematico e, per parecchi riguardi,
intrigante, misterioso che, col tema in questio-
ne, non ha veruna, apparente relazione diretta,
ma invita ciononostante ad alcuni suoi svolgi-
menti, senza che chi ebbe a realizzarlo, France-
sco Zuccarelli (un maestro toscano attivo tra
Venezia e Inghilterra), neppur lo potesse imma-
ginare. Daltra parte, De Quincey scrisse una
volta che la storia e noi, qui, dovremmo dire
liconografia insaziabile, giacch la possibi-
lit di permutare e di combinare i fatti registra-
ti da essa equivale praticamente a un numero
infinito, e interpretarla rischia di essere non
meno arbitrario che pretendere di riconoscere
figure nelle venature di un marmo (o, soggiun-
geva Schopenhauer, veder gruppi di uomini e
animali nel moto volubile delle nubi); e Borges,
di contro, aveva espresso la convinzione che la
183
Lionello Puppi La solitudine di Vincenzo Scamozzi, nostro contemporaneo
soluzione di un enigma partecipa del gioco di
prestigio. La tela dipinta dallo Zuccarelli
opera proveniente dalla collezione britannica di
Mrs. Sydney Waddington, passata intorno
allavvio degli anni Sessanta del Novecento
nelle raccolte della Banca Commerciale Italiana
a Milano e, molto recentemente, approdata alla
galleria di palazzo Leoni Montanari della Banca
Intesa a Vicenza che lha, or qualche mese,
esposta con il corredo di una scheda la quale d
piena ragione ahim alla boutade di De Quin-
cey dianzi rammentata
1
.
Lopera, che replica (o ne replicata) un
quadro di egual soggetto e dello stesso autore
conservato nella raccolta Marzotto di Porto-
gruaro, fissa una veduta di Vicenza sostanzial-
mente attendibile e, della citt, ripresa da una
postazione dislocata grosso modo nei paraggi
della stazione ferroviaria attuale, spiccano le
emergenze della porta Lupia (abbattuta, come
ognun sa, nel 1890; e qui offerta in base ai
confronti che dato fare con foto scattate
prima della demolizione in maniera abbastan-
za fantasiosa), della torre di piazza, della cupo-
la del Duomo, della carena gotica della Basili-
1. Francesco Zuccarelli, Veduta
ideale di Vicenza con celebrazione
allegorica di Andrea Palladio, particolare
con Andrea Palladio, Inigo Jones e il conte
di Arundel (Vicenza, Gallerie di palazzo
Leoni Montanari, collezione Banca Intesa).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
ca, dellarco trionfale gi in Campo Marzo di
Ottavio Bruti Revese; pi distante, infine, e
abbastanza fuori del suo proprio contesto,
appare la mole della Rotonda: che, curiosamen-
te, il solo segno esplicitamente palladiano regi-
strato. In primo piano, a sinistra, a ridosso di
un corso dacqua in cui si dovrebbe riconoscere
il Retrone, appare un gruppo di personaggi sul
quale a noi conviene portare attenzione (ill. 1).
Due di costoro sono allevidenza architetti,
visto che luno, assiso, regge un volume aperto
su pagina in cui disegnata la pianta di un edi-
ficio, e laltro, stante, lascia srotolare un foglio
184
sul quale, del pari, figura un disegno architetto-
nico, e si direbbe la planimetria di un tempiet-
to tetrastilo. Il gesto largo e pacato di un brac-
cio di entrambi suggerisce sulle prime, di
acchito che i due stanno conversando: sog-
guardati da un terzo personaggio, puranco in
piedi e col volto barbuto ripreso di profilo, a
ridosso quasi dellaltro stante, e avvolto in un
gran manto rosso che gli ricade dalla spalla
destra sin a terra, lasciando scoperta la manica
a sbuffo di un corpetto elegante su una camicia
candida di cui sporge il colletto e inarcuandosi
sulla sagoma di uno spadino sin quasi alla punta
che appena emerge. Alle sue spalle, un agile
levriero sembra osservarlo ansioso, tenuto al
guinzaglio da uno schiavetto negro che gira la
schiena al gruppo, figgendo lo sguardo su invi-
sibili lontananze. Ora, se nella prima delle dra-
matis personae quella assisa (ill. 2) ricono-
scibile (ed stato unanimemente riconosciuto)
Palladio
2
in base al ritratto di Giambattista
Maganza (ill. 3) divulgato in riproduzione a
stampa nel 1741 da Francesco Muttoni, le altre
son state assunte a recitare le parti pi strava-
ganti, a eccezione, per, di quella loro inequi-
vocabilmente spettante. Giangiorgio Trissino e
Paolo Almerico, da ultimo; e perch no? sghi-
gnazzerebbe De Quincey, tra gli applausi di
Schopenhauer e di Borges. Si d il caso, tutta-
via (alfine, il gioco di prestigio ha pur esso le
sue regole, e la carta che deve comparire o
scomparire, non deve sporgere dal polsino),
che la dispettosa dovizia disponibile della docu-
mentazione iconografica di Inigo Jones (ill. 4)
dagli autoritratti schizzati sui fogli ora a Chat-
sworth (ill. 5) e al RIBA (ill. 6), allo splendido
ritratto disegnato da Anton van Dyck (ill. 7) e
ampiamente diffuso dallincisione trattane dal
van Voerst per lIconographia edita nel 1640 e
ripresa nel frontespizio dei Designs of Inigo Jones
di William Kent (1727), ci assicura, senza
lasciar margine di dubbio, che il secondo archi-
tetto convocato dallo Zuccarelli nel suo paesag-
gio berico, proprio Inigo Jones
3
. Ma il terzo
attore, collampio manto rosso e lo spadino,
accompagnato da paggio e levriero: chi mai
costui? Ed ecco il punto: anzi, lo spunto, che
abbiamo invocato poco fa, esordendo. Vincen-
zo Scamozzi? Alla fin dei conti, il volto del per-
sonaggio non poi cos irrimediabilmente dis-
simile (la barba tende a nascondere le differen-
ze fisionomiche) proprio da quello di Vincenzo,
quale risulta tramandato da un paio di ritratti
(ill. 8) che son stati esibiti nella splendida
mostra allestita in palazzo Barbaran da Porto:
quel naso, che tende allaquilino, la barbetta
aguzza, appunto; la capigliatura corta. E non
aveva proclamato, lo Scamozzi, la venust e l
ornamento esteriori, appartenenti allarchi-
tetto, in quanto specchio delle sue virt inte-
2. Francesco Zuccarelli, Veduta
ideale di Vicenza con celebrazione
allegorica di Andrea Palladio, particolare
con Andrea Palladio (Vicenza, Gallerie di
palazzo Leoni Montanari, collezione Banca
Intesa).
3. Giambattista Maganza, Ritratto
di Andrea Palladio (Vicenza, Collezione
Valmarana).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
riori, e segno della sua distinzione intellettuale
e liberale? Corporis effigies hic obvia cernitur.
Intus ipsius effigies cernitur ingenii, il motto
che aveva impresso attorno allovale col pro-
prio ritratto nel frontespizio dellIdea. Non
aveva, inoltre, confrontato lo splendore e la
cortesia della presenza, fisica e sociale, di chi
pratica la pura scienza, con quella dei gentiluo-
mini grandi e dei principi? E, dunque, eccolo
posto a dominare, ostentando sontuosit di
abiti e di preziosi ornamenti, quel dialogo, un
poco impacciato, di Palladio e di Jones, nel loro
dimesso abbigliamento borghese e con le carte
in mano di disegni progettuali, denuncianti la
fatica di un travaglio ancor invischiato in una
manualit sia pur tollerata dalla liberalit.
Disgraziatamente, per siccome i fatti storici,
e gli assetti iconografici che li impalcano e rap-
presentano, non sono arbitrari ed estrosi
capricci lineari imprigionati nel marmo o chi-
mere evocate dai movimenti imprevedibili delle
nubi , il buon Zuccarelli non poteva immagi-
nare, e neppur negli incubi di un delirio o nelle
fantasticherie di unebbrezza intemperante, lo
scenario che abbiamo ipotizzato e, men che
mai, provar attenzione e interesse pel protago-
nismo sociale rivendicato dallo Scamozzi allar-
chitetto
4
, e a s stesso in quanto architetto,
come colui il quale conosce la causa d tutte le
cose. Pi semplicemente, e banalmente, il
gentiluomo che, nel dipinto che ci sta impe-
gnando, affianca Inigo Jones (ill. 9) il suo pro-
tettore e mecenate del grand tour del 1613-14,
Thomas Howard, conte di Arundel
5
: e si pensi
al ritratto oggi disperso, ma, forse veduto e
utilizzato dallo Zuccarelli, quello eseguito, giu-
sta il Ridolfi, da Domenico Tintoretto
6
fatto-
gli da Daniel Mytens (ill. 10), che lo riprende
mentre allanno 1618 indica la galleria delle
sculture della sua residenza londinese
7
. Alla
luce di tutto ci, agevole arguire che il quadro
dello Zuccarelli rappresenta lincontro ideale di
Jones e del conte di Arundel a Vicenza (dove,
peraltro, i due soggiornarono nel settembre del
1613 e nellagosto dellanno dopo) con Palla-
dio: anzi, e meglio interpretando adesso il
linguaggio dei gesti, la consegna, da parte di
Andrea allarchitetto britannico, del proprio
messaggio classicistico, cos come la evocava
Alexander Pope nellepistola a Lord Burling-
ton, composta nel 1713
8
. E si potrebbero avan-
zare, a tal proposito, parecchie domande quan-
to mai interessanti per addentrarsi nelle trame
complesse che intessono la vocazione neopalla-
dianista in Inghilterra intorno alla met del
secolo XVIII, nella consapevolezza del ruolo
giocato oltre un secolo innanzi da Inigo Jones.
Intendo, cio, confessare che non mi sentirei
cos sicuro nel convenire, per la datazione del
dipinto dello Zuccarelli, con gli storici della
185
4. Francesco Zuccarelli, Veduta
ideale di Vicenza con celebrazione
allegorica di Andrea Palladio, particolare
con Inigo Jones (Vicenza, Gallerie di
palazzo Leoni Montanari, collezione
Banca Intesa).
5. Inigo Jones, Autoritratto (The Trustees
of Chatsworth Settlement. Da The Kings
Arcadia: Inigo Jones and the Stuart
Court, London 1973, n. 409).
6. Inigo Jones, Autoritratto (London,
RIBA. Da The Kings Arcadia, cit.,
n. 408).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
pittura i quali, su meri (e fragili) indizi stilistici,
la fissano verso il 1746, indicato dal Pallucchi-
ni per la versione della collezione Marzotto
9
.
pur vero, in effetti, che siffatta ipotesi cronolo-
gica coinciderebbe con lesecuzione del pro-
gramma del console Smith, che proprio allo
Zuccarelli e ad Antonio Visentini aveva affida-
to il compito di enfatizzare il contributo del
Jones, a loro commettendo, precisamente nel
1746, la realizzazione di undici sovraporte per
la propria residenza veneziana, rappresentanti
specularmente alla serie di tredici con architet-
ture palladiane, affidata al Canaletto altret-
tanti edifici britannici, dei quali ben cinque
spettano a quellInigo Jones, un cui ritratto,
ripreso dallincisione che van Voerst aveva trat-
to dal disegno di van Dyck, il residente inglese
aveva chiesto a Giuseppe Nogari, e si conserva
oggi a Hampton Court
10
. E, tuttavia, a me sem-
bra che il nostro quadro potrebbe ancor pi
convincentemente spiegarsi quando lo riferissi-
mo al soggiorno inglese dal 1752 del pitto-
re toscano, agganciandolo agli umori che,
allindomani della morte di Lord Burlington,
sprigionano il Complete Body of Architecture di
Isaac Ware, apparso, in otto parti, dal novem-
bre 1756 al settembre 1757
11
. Frattanto, per,
chi mi legge, a buon diritto si star chiedendo
dove intendo andar a parare e se, comunque,
non son andato divagando abbastanza e fuor di
proposito. Mi permetter di obiettare che, sin
da principio, avevo pur messo le mani avanti,
ancorch con la dirompente persuasione di
Paul Celan: Vincenzo Scamozzi , in effetti (e
labbiam provato: non era, del resto, cos diffi-
cile), assenza nella tela dello Zuccarelli, e
puranco possiam esserne sicuri nei pensieri
pi reconditi di questultimo. Ciononostante,
quellInigo Jones, dal pittore evocato in compa-
gnia del suo nobile patrono, a recitare lo spet-
tacolo immaginario ma daltissimo e pregnante
contenuto simbolico, della trasmissione a lui,
da parte di un redivivo Palladio, di una lezione
sovrana darchitettura: quellInigo Jones dico
, con il suo mecenate, incontr davvero Vin-
cenzo Scamozzi e con lui dialog, venerd 14
agosto 1614
12
, in quel di Venezia, parrebbe (ed
lipotesi pi plausibile), ma potrebbe esser
stato proprio a Vicenza (sicch, ove con un
meccanismo virtuale, volessimo far scomparire
dal nostro quadro la figura dellArundel per
sostituirla con quella di Scamozzi, ci troverem-
mo davanti, in modi di sorprendente approssi-
mazione, alla restituzione di un evento effetti-
vamente accaduto). Cosa si dissero, di che
ragionarono, Inigo e Vincenzo, in quel giorno
lontano (e probabilmente torrido) di met ago-
sto? Il secondo, ormai vacillante nella salute,
stava nellocchio del ciclone di una congiuntu-
ra di affanni: la predisposizione per la stampa
186
dei sei libri dellIdea chera riuscito a stendere
nellinterezza, e abbisognavano ancora di cor-
rezioni e giunte
13
; laffronto dei deputati del
Monte di Piet di Vicenza (ennesima insolenza
infertagli dai conterranei) che avevan rifiutato
il suo progetto per la chiesa di San Vincenzo,
preferendogli quello di oscuri lapicidi
14
; perlu-
strazioni stremanti, per conto dei magistrati
veneziani alle acque, dei corsi della Brenta, del
Piave, del Po
15
; mille altre cose. Il primo, per
sua parte, era tutto preso dallo studio meticolo-
so delle fabbriche di Palladio, dallanalisi e dalla
verifica con i Quattro Libri in mano degli
esiti cui questultimo era pervenuto nella ricer-
ca delle regole della vera architettura attraver-
so il confronto tra la bibbia vitruviana o i reper-
ti romani. Possiamo immaginarci, senza
rischiar di fantasticare, e utilizzando una testi-
monianza daltro contesto resa nota da Stefano
Mazzoni, che Inigo possa aver esordito malde-
stramente e alluso al magistero di Palladio, cos
da sollecitare linterlocutore a metter subito in
chiaro che non si degna desser chiamato alevo
del Paladia, ma [] che ha cose molto migliori
desso Paladia
16
. Laccusa, in effetti, che il
Jones rivolge allo Scamozzi, in una postilla
allesemplare in suo possesso dei Quattro Libri
(nelledizione del 1602), di ignorance and
malice verso Andrea, non pu altrimenti spie-
garsi
17
, ed inevitabile arguirne che il colloquio
pot cominciar male o che, in ogni modo, non
dovette mancar di asprezze. Se Vincenzo, della
grande considerazione dellarchitetto britanni-
co per lopera e il pensiero teorico palladiani,
dovette indispettirsi, dunque, quanto bastava a
indicarne errori e difetti, al Jones dovettero
piacere poco o punto le critiche intorno alla
restituzione della casa degli antichi, i pareri
arroganti sulla costruzione delle volte, la pro-
nuncia del nome di Giulio Romano per la
paternit progettuale di palazzo Thiene, e tante
altre cose che significano le espressioni di criti-
ca e il dissenso, che verr, via via, annotando in
una sequenza di postille acutamente commen-
tate da Howard Burns nel bellissimo saggio
pubblicato nel catalogo della mostra scamoz-
ziana
18
. Che, tra i due, possa essersi subito
instaurato un sentimento di reciproca, persona-
le antipatia, non , quindi, nientaffatto da
escludere e, tuttavia, fuor di dubbio che lin-
contro fu tuttaltro che frettoloso visto che
ancora il Burns a rilevarlo lo Scamozzi esib
ad Andrea suoi disegni: laddove dato trarne
che il colloquio dovette avvenire nella casa di
Vincenzo (quella di San Severo a Venezia, per-
tanto, inevitabilmente) e che, quei disegni, a
Inigo piacquero al punto da farne, successiva-
mente, incetta
19
. Come che sia stato, mentre
assai probabile che lo Scamozzi dimenticasse
ben presto quel foresto invaghito di Palladio,





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
marzo 1617) lIdea dellarchitettura universale
che, su indizi probanti, siam certi che lesse, se
non nellinterezza, nella gran parte
21
.
Gli studiosi di Inigo Jones hanno, in genere
e con le eccezioni di Wittkower, della Cerutti
Fusco, del Barbieri e, ora, del Burns , sottova-
lutato linfluenza esercitata sul suo metodo pro-
gettuale, sul suo pensiero teorico e sul suo pro-
porsi in quanto architetto, dalla concezione sca-
mozziana dellarchitettura e delleccellenza vir-
tuosa del ruolo intellettuale e sociale dellarchi-
tetto: e varr la pena, viceversa, approfondire,
anche perch si tratta di una risonanza che tra-
scende quel rapporto specifico, e si amplifica,
investendo un raggio vasto e stabilendo una
svolta come ben chiarisce Werner Oechslin
nel suo magistrale saggio nel catalogo della
mostra
22
per lautocoscienza moderna del
significato concettuale della disciplina architet-
tonica. Gi nel Discorso, in effetti, Vincenzo pre-
tendeva che la persona la quale si applica a
questi studii (della scienza architettonica),
sia di molte belle qualit e dellanimo e del
corpo, per farsi, poi, esplicito nel trattato dove
ne troviamo lelenco puntiglioso: grandissimo
e perspicace ingegno, natura vivace, grande
immaginativa speculari alla bella presenza, al
grato aspetto, alla cortesia di parole e di
fatti, e sorretti da salute robusta, anzi prospe-
rosa, necessaria a reggere la fatica degli studi e
dei viaggi drizzati anche a mete lontane
23
. Allor-
ch, in Palladio, la memoria delle fattezze della
persona irrilevante e insignificante di guisa
che, deliberatamente, vien dissolta come qual-
sivoglia confessione autobiografica nella
realt del dono dei frutti della fatica, della
diligenza dellamore a utilit collettiva, in
Vincenzo il travaglio (peregrinatione, fati-
ca, tempo, spesa o studio) prodigato a bene-
ficio di tutto il mondo, nel momento in cui
si manifesta nellesposizione dei precetti del-
larchitettura
24
e nellinvenzione delle forme
pi eleganti e pi belle et anco convenevoli che
sia possibile
25
, si rappresenta lo abbiamo,
prima, anticipato nel monito necessario della-
spetto del proprio corpo che, precisamente
perch corpo, suprema meraviglia in
quanto microcosmos che include la venust
et ornamento che ha nella faccia
26
. Ma si tratta
del corollario a unistanza inderogabile di pi
sostanziale principio. Posto che, garantita dalle
speculazioni mathematiche, larchitettura sia
causa effettrice di tutte laltre scientie anzi:
scientia speculativa e perecellente nelle dottri-
ne e nelle eruditioni, e tanto nobile, e singola-
re e, per universal beneficio, lei sola ordina
e comanda larti
27
, non solo al suo esercizio
corretto spetta il conoscere tutte le cose in uni-
versale e particolare
28
, ma il dominio della
Theorica e, nel frontespizio dellIdea (ill.
187
per Inigo stimo , viceversa, e al di l dellin-
sofferenza suscitata dallalterigia con cui lin-
terlocutore si manifestava, lincontro dovette
lasciar seme n superficiale, n infecondo. Del
resto, difficile non pensare che prima e,
forse, assai prima di far la conoscenza dellar-
chitetto vicentino, Jones ignorasse chi fosse, se
non altro perch lo sapeva eccome Lord
Arundel: al quale, anzi, mi par plausibile attri-
buire lidea di quella visita del 14 agosto. Sic-
ch, persino plausibile ritenere che avesse
avuto per tempo tra le mani una copia dei
Discorsi sulle antichit di Roma e prima di pro-
cacciarsi lesemplare delledizione del 1619,
che trasmetter a Webb, e si conserva oggi al
RIBA
20
una di Tutte le opere del Serlio nella
tiratura del 1600, accresciuta, rispetto alla sor-
tita del 1584, del discorso scamozziano rivendi-
cante allarchitettura la dignit suprema di
scienza speculativa: ci che lavr indotto a
procacciarsi tempestivamente (e sar il 25
7. Anton van Dyck, Ritratto di Inigo
Jones (The Trustees of Chatsworth
Settlement. Da The Kings Arcadia,
cit., n. 410).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
11), visualizzata dallallegoria della figura
muliebre che addita il cielo la quale condizio-
na lExperientia, in cui, per, quellesercizio
non deve venir mai, materialmente, coinvolto
e, nello stesso frontespizio, appare come donna
che addita la terra
29
. Una simile consapevolez-
za di dignit intellettuale, ovviamente, non
poteva che esser speculare alla certezza della
dignit sociale, cos da comportare dopo la
preventiva esclusione secca delleventualit del
coinvolgimento femminile (non essendo cosa
larchitettura convenevole a femine) lo
sforzo di eliminare dal complesso dei compiti
spettanti allarchitetto, tutte le attivit, pur per-
tinenti al costruire, le quali comportassero un
intervento della manualit. Per mantenere il
grado e la reputazione larchitetto non dee con-
correr a quelle opere dove fussero altri inferio-
ri a lui
30
: e a lui, e solo a lui, riservato il
lungo et erto cammino del salire alla virt
(sulla genesi della cui nozione si intrattiene la
mia brava allieva Lucia Collavo in un saggio di
prossima pubblicazione), che gli consentir di
pervenire in un bellissimo giardino, pieno di
soavissimi et odorati fiori et arbori fruttiferi, di
modo che allora pu pascere lanimo et anco
cibare mirabilmente i sensi del corpo
31
. Infine:
la stessa pratica delle arti mecaniche o attuali,
che sono quelle che artificiosamente usano lin-
gegno e parimenti le mani per far machine e
strumenti meravigliosi oltre al creder umano
32
la stessa ingegneria, quindi non pu tuttavia
spettare allarchitetto, giacch comporta la
riduzione al senso della geometria (la quale
tratta delle cose incorporee), come sella
havesse havuto bisogno delle arti manovali.
Semmai, egli [larchitetto, appunto] dee posse-
188
dere molto bene le arti liberali che, per una
certa comunanza channo insieme, vengono ad
essere subalternatrici alla maggior parte delle
scienze e delle belle arti, nelle quali sinclude
molte di quelle che espresse anco Vitruvio. Per-
ch si sa che la geometria la porta et il primo
adito alle belle lettere [], per larchitetto
sar ammaestrato in essa per conoscere anco gli
universali di molti ammaestramenti nella Storia
e nella Poesia, che gli saranno bisognevoli, per-
ch, sebbene proprio del pittore e dello scul-
tore il dipingere e scolpire, nientedimeno il
principal carico quello dellarchitetto per
ritrovar le inventioni e disporle con decoro
negli edifici publici e con gratia ne privati, o
per sapere bene discorrere e spiegare i peregri-
ni pensieri dellanimo suo
33
.
Con piena ragione, la Cerutti Fusco dopo
aver ipotizzato (presumibilmente) che il
Jones dovette trovar stimolante linteresse dello
Scamozzi per lintera dimensione dellarchitet-
tura europea in quanto le sue manifestazioni
risultassero approvate da un giudizio affidato a
criteri di razionalit universale e, perci, fonda-
to su princpi matematici e geometrici osser-
va che il progressivo, conseguente attestarsi del
britannico sulla inderogabilit della distinzione
concettuale tra teoria e pratica non pu pre-
scindere dalla profonda influenza della identifi-
cazione stabilita da Vincenzo tra architettura e
scienza speculativa
34
: non meno attiva e a
maggior ragione in quanto si tenga conto del
contesto su cui Inigo opera della perentoria
certezza scamozziana della dignit intellettuale
dellarchitetto. Non esiter, il Jones, dopo il
licenziamento di Ben Jonson, a disegnare, per la
messinscena del masque una sorta di dramma
allegorico Albions Triumph, allestita nellar-
monica misura del salone della Banqueting
House (dove, scamozzianamente, il diametro
della colonna non solo unit di misura del
rapporto proporzionale degli ordini, ma modu-
lo compositivo dello spazio), un proscenio su
cui campeggiano le figure di Theorica e Pra-
tica (ill. 12), direttamente desunte dal fronte-
spizio dellIdea
35
. Ma non aveva, proprio Ben
Jonson, proclamato che alla dignit liberale
appartenente alla pura attivit intellettuale, sol-
tanto il letterato e il poeta possono venir
ammessi? e che allarchitetto competono meri
compiti di ingenuit meccanica? Non aveva, il
drammaturgo, nel masque Loves Welcome to Bol-
sover, introducendo la figura satirica di un
Coronel Vitruvius, sbeffeggiato la ratio armo-
nica che, sempre scamozzianamente, per Inigo
costituiva la condizione necessaria a impalcare
lidea, come cosa mentale, nella forma visibile
del progetto? Benvenuti, miei giochetti musi-
cali, aritmetici, geometrici. E son portati nel
numero, peso e misura, come se laria fosse
8. Leandro Bassano (?), Ritratto
di Vincenzo Scamozzi (Salzbug, Salzburg
Barockmuseum).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
tutta armonia e le figure ben scandite propor-
zioni
36
. E non il caso, ora, di rievocare nei
dettagli la furibonda polemica che Inigo Jones
scatener in proposito. Giover, semmai, far
caso che, in accordo con le indagini dellAnder-
son e unopportuna conclusione di Burns, la
vivacissima tensione del britannico a metter
insieme una propria, vastissima raccolta libraria
e a postillarne puntigliosamente, attraverso un
lavoro incrociato di collazioni, i reperti,
imprescindibile dal modello, anzi, dallesempio
concretamente sperimentato, dello Scamozzi
37
.
Ma tempo di procedere verso la conclu-
sione.
Sulla concezione dellarchitettura e sul ruolo
sociale dellarchitetto secondo Scamozzi, la mia
lho detta nel testo pubblicato nel catalogo della
mostra
38
. In codesta circostanza, quantunque
repetita iuvent, sarebbe stato eccessivo replicare
le convinzioni in quella sede espresse, e che con-
sistono, sostanzialmente, nellindividuazione
posto che Vincenzo sviluppa coerentemente
quei temi entro le griglie di un sistema teorico
generale di una originale risposta a inquietudi-
ni presenti e fermentanti allinterno di un clima
generalizzato, alla luce di una formazione avve-
nuta in progress, su spunti, forse decisivi, captati
a Vicenza nellambiente dellAccademia Olimpi-
ca (dove, nel 1557, teneva lezioni quel Giuseppe
Moletti che, di l a poco, andr a occupare, pres-
so lo studio patavino, la cattedra di matematica
che, alla sua morte nel 1592, passer a Galileo) e
tra Roma e Padova (dove, tra tanto altro, avr
189
potuto leggere nella biblioteca pinelliana, ancor
del Moletti, il Discorso che assegnava alle mate-
matiche la condizione di scienza contemplati-
va)
39
e, beninteso, a Venezia. Ch, veramente,
il nodo che, nel mio testo, dianzi ricordato, ho
tralasciato dapprofondire: e sar impegno futu-
ro e stimo non vano, ove solo si pensi al dia-
logo che Scamozzi intrattenne con Jacopo Con-
tarini il quale fu il vivace interlocutore, su temi
di geometria euclidea, del grande matematico
Federico Barozzi, di Guidobaldo del Monte,
ancora del Moletti e, si faccia ben caso, del Cla-
vio
40
(con questo, magari: che se il Contarini, gi
fautore acceso e convinto di Palladio, saccosta,
professando stima convinta e dialogando, allo
Scamozzi, non potrebbe essere stato, anzich,
come generalmente si ritiene, un transito deter-
minato dalla scomparsa di Andrea, un accosta-
mento dettato dal riconoscimento di una pi
profonda congenialit culturale?).
Ma non solo quel dialogo, sintende, tra
Venezia, Roma, Padova.
In particolare, sul nome di Galileo che
converr tornare, poich potrebbe invitarci a
intravedere risvolti sfumati, a percepire il circo-
lar di voci caute e sommesse ma non inascolta-
te, a tessere e ordire la restituzione di trame
imprevedibili ma eloquenti. La rivoluzione
copernicana, e la conseguente crisi del sistema
tolemaico, comportavano lemergere della con-
sapevolezza dello smarrimento di un centro sin
l, non solo sicuro e rassicurante, ma orgoglio-
so Coprnico, Coprnico, robaste / a la fe
9. Francesco Zuccarelli, Veduta
ideale di Vicenza con celebrazione
allegorica di Andrea Palladio, particolare
con il conte di Arundel (Vicenza, Gallerie
di palazzo Leoni Montanari, collezione
Banca Intesa).
10. Daniel Mytens, Ritratto del conte
di Arundel (da The Kings Arcadia,
cit., n. 180).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
190
Francesco Patrizi la cui contestazione della
pretesa universalistica della retorica dovette, a
mio giudizio, essere stata percepita da Vincen-
zo, invitandolo a ripensare, e a superare, il ten-
tativo di risolverla nella memoria universale,
operato da quel Giulio Camillo che tanto con-
dizion lenciclopedismo del Serlio
43
e, maga-
ri, oscuramente, dal pensiero di Giordano
Bruno. Ci che significa la ricerca, nella Ver-
lust der Mitte (per assumere lespressione del
Sedlmayr), di un centro che sono puranco la
tensione, nelle scienze anatomiche, di una
nuova oggettivit, costruita sulle rovine delle
teorie galeniche ed emblematizzata dal teatro
ellittico dellAcquapendente
44
, ovvero, su piano
per noi pi specifico, il naturalismo di Jacopo
dal Ponte
45
; e lo sforzo di ritrasformare in
centro stabile la figura inquieta dellellisse
presagita da Keplero (e che impregner la cul-
tura barocca, come ha ben inteso il Panofsky), e
per far nostra unazzeccata definizione del
Pozzi, citata, recentemente, da Mario Botta
46
.
Ma riprendiamo il filo del discorso proposto
in questa sede.
Nella quale, m sembrato pi opportuno
tentar di individuare un episodio eloquente
dellobiettiva risonanza europea di aspetti
quanto mai significativi di una figura lo Sca-
mozzi la cui straordinaria e tragica grandezza
si comincia, finalmente, a misurare e soppesare,
e a comprendere. Con questo che per conclu-
dere davvero potremmo soggiungere, e bre-
vemente considerare n lo spunto futile, n
tale da renderne sterile la ripresa, che invece
auspico e, magari, mi riservo : con quanta, e
quanto glaciale solitudine, anche esistenziale,
Vincenzo Scamozzi abbia pagato il prezzo della
coerenza inflessibile dellatteggiamento chegli
rivendica e impersona, della libert dellintel-
lettuale, e che comporta, anzitutto, il rifiuto del
servizio cortegiano, conditio sine qua non del poter
essere cittadino del mondo e rappresentare, in
tal modo, luniversalit dellidea di cui larchi-
tetto portatore. Certo. Disponeva di qualche
bene di fortuna lasciatogli dal padre, e tanto
bastava a permettergli le spese convenevoli
alla sua dignit sociale, e necessarie a compiere
i molti e lunghi viaggi per studio di questa
professione. Non si preoccupa, tuttavia, di
garantirsi una abitazione di propriet, e vive in
una casa presa ad affitto: in Venezia, sicura-
mente dal 1602 ma, probabilmente, dallindo-
mani dellavvio degli anni Ottanta, quando
vince il concorso per la libreria marciana , e in
un edificio a San Severo spettante ai beni di
Almor Grimani; e converrebbe identificarla
con sicurezza e immaginarne linterna distribu-
zione. Larredamento, comunque, era sobrio in
coerenza con un profondo aborrimento di
vestire molto le mura e usare altre superfluit
humana su ms alto oficio / y diste as con su
esperanza al traste, lamenter Miguel de Una-
muno nel Cancionero (n. 1629), individuando la
genesi della disperazione rassegnata dellEt
moderna che, in Del sentimiento trgico de la
vida, riconosce emblematicamente rappresenta-
ta nellesposizione more geometrico dellEtica di
Spinoza. Il Pisano, nel momento in cui accetta,
e silenziosamente difende dallattacco degli ari-
stotelici e delle gerarchie della curia romana,
luniverso copernicano, risponde rimettendo
lordine eliocentrico a un atto di creazione divi-
na, fondato su pondere, mensura et numero,
talch il libro immenso della Natura scritto in
caratteri matematici. Ma non possiamo dimen-
ticare che il farsi di una simile conclusione non
prescinde dal dialogo da Galileo intessuto con
Keplero, il cui Misteryum Cosmographicum aveva
letto nel 1597
41
, e non poteva ignorare, dunque
sebbene, poi, il cannocchiale potr incuter-
gli linquietudine degli infiniti mondi
42
, che pre-
lude allangoscia di Pascal per una natura che
sfera spaventosa, il cui centro dappertutto e la
cui circonferenza in nessun luogo , quellindi-
viduazione, nella geometria euclidea, della chia-
ve per intendere lassetto conferito da Iddio
alluniverso, poich, giusta il Timeo platonico,
le distanze tra i pianeti corrispondono alle
dimensioni delle serie iscritte e circoscritte ai
cinque poliedri regolari. Orbene, tutto ci
neppur prescinde e lo Scamozzi, alla sua volta,
ne sar stato risentito dalle anticipazioni di
11. Vincenzo Scamozzi, LIdea
della Architettura Universale, Venezia
1615, frontespizio.





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
fuori del dovere: pochi mobili, quindi, non di
molto valore ma almeno condecenti al suo
stato e qualche quadro di pitture con i
ritratti di casa (e se verisimile intenderli
come dono dei pittori di cui vanta lamicizia,
piacerebbe conoscere autori e soggetti); ori e
argenti lavorati, anchessi perlopi regalo di
principi et altri signori per honorarlo
47
. Se, a
tal riguardo, la coerenza appare perfetta con la
raccomandazione, espressa nellIdea, a rifuggire
dalla sontuosit, nonch dalleccesso e dalla
superfluit di ornamenti accumulati solo per
pascer locchio a scapito della convenevolez-
za delle comodit, ci sembra che, nellat-
trezzare la propria residenza, Scamozzi si sia
attenuto a una riservatezza ancor pi severa, nel
momento in cui escludeva o emarginava una
funzione che, pure, nel trattato, registrava e
sottolineava
48
, quasi a enfatizzare una misura
claustrale, atta al costume ascetico che, via via,
per indizi, scopriamo appartenere, nelle sue
convinzioni e pur con strappi lancinanti di
contraddizione , allesercizio della libert
intellettuale. Lo vedremo meglio subito. Ma,
intanto, va preso atto che spazio privilegiato,
nellabitazione, era riservato allo studiolo
che, del resto, aveva indicato parte principale
della casa civile. Vi ospitava il patrimonio dei
suoi libri, cos stampati, come a penna (che,
Dio gratia, fin hora sono molti, si compiace-
va nel 1602); le scritture autentiche delle
opere sue il manoscritto dellIdea ma puranco
quello dei sei libri di prospettiva che, sin
allavvio del secolo XVII, si augurava di poter
mandare alle stampe ; i disegni, cos a foglio
intero, come daltre forme, tra cui quelli desti-
nati a illustrare il trattato (e ne veniva accumu-
lando gli intagli in rame et in legno) e il trat-
tatello (in attesa, questi ultimi, di essere incisi,
e non sar mai); carte di appunti e di sbozzi,
che, se saranno rimasti imperfetti e perci
non meritevoli di andare a torno, o in stato
tale da non poter essere forniti da persona
191
intendente, comanda che siano inremissimil-
mente abbrucciati nanzi il suo transito
49
. Ed
ecco: gli spazi riservati alla vita propriamente
domestica, dovevano essere assai limitati.
Intanto, di amici in senso stretto ne aveva
pochi: del prossimo si fidava non pi di tanto, e
aveva raccomandato che uno dee esser molto
cauto nel lasciar vedere e fidar nelle mani altrui
le sue inventioni che privilegio, allora, a
ripensarci, accordato a Inigo Jones! , e disegni
e modelli
50
. E sono, quegli amici, Cristoforo
Ferrari, uomo di legge e avvocato; lo stampato-
re Andrea Muschio, che morir troppo presto
per potersi far carico dellimpressione dellIdea;
Antonio Terzo, medico; Francesco Terzi di
Asolo, un luogo che amava e frequentava,
incontrandovi un committente imbranato
(diremmo oggi), Valerio Bardellini; Ludovico
Roncone, conoscitore profondo delle lettere
greche, che aveva introdotto il Discorso premes-
so alledizione serliana; un tal Francesco Teril-
li, che curava le sue cose quando si assentava, e
di cui aveva preso a benvolere il figlio Giando-
menico
51
. E non basta. Non fu in stato
dichiara di poter avere figli legittimi, essendo
che io son vissuto sempre huomo libero e per
senza moglie per poter molto pi e commoda-
mente attendere a studi di questa facolt,
essendo cos stato inclinato dalla Natura. E,
dunque, quella vocazione ascetica nellapplica-
zione alle pure attivit della ragione e alleser-
cizio della virt (perch luomo danimo ben
composto deve procurar di fuggire i vizi e
seguire le virt []), sebbene non ignari delle
vessazioni e molestie delle tentazioni del
nemico infernale, del mal esempio del
mondo corrotto nella fragilit della []
carne e parimenti di tutti i sensi, pur nella
coscienza che larchitetto potr conseguire [il
suo fine sovrano solo quando] sia vuoto di tutti
i vizi o almeno dei pi gravi e nocevili che lo
possano macchiare. E pratica, allora, breve-
mente, alla vigilia della partenza per il lungo
tour europeo il 16 agosto 1599 una madon-
na Cornelia [] donna ben nata, libera e di vita
molto honesta et anco di convenevole et, ma,
movendo dalle Lagune, la lascia incinta di otto
mesi, n del figliolo che frattanto viene al
mondo, e morr poco pi che infante, si pren-
de cura, disgustato con la madre la quale, nel-
lassenza sua, avrebbe profittato di suoi danari
e robbe, e si guarder dal legittimarlo, e per-
sin di sapere qual fine abbia fatto
52
. Vivr, poi,
more uxorio, con una madonna Veneranda
Tiepolo che non riscatter mai dal ruolo il
solo riconosciutole di longa e fedel servit,
sebbene gli avesse dato ben sei figli, morti in
fasce, e non solo mai riconosciuti
53
, ma neppur
condotti al fonte battesimale della parrocchia di
San Severo, e battezzati di fretta in casa, tranne
12. Inigo Jones, Proscenio per il masque
Albions Triumph (London, RIBA. Da
The Kings Arcadia, cit., n. 312).





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
192
gere a ripercuotersi sulla sua opera teorica.
Sul crinale tra la catastrofe dellottimismo
umanistico del Rinascimento seppur critico
nella consapevolezza albertiana dellinsidia di
fato e fortuna, e i presagi lancinanti della Ver-
lust der Mitte dellEt moderna, Scamozzi
intravede la sola salvezza consentita nella scom-
messa della scelta inflessibile della libert incon-
dizionata fondata sulla rivendicazione galileiana
e kepleriana, caparbia e totalizzante, di una ratio
assoluta; ove ne reclama le conseguenze sul
piano della dignit sociale dellintellettuale
architetto che la pratichi senza compromessi,
frattanto, esistenzialmente, ne versa il pedaggio
della solitudine e dellangoscia, cui risponde
orgogliosamente votando allEternit lammo-
nimento del suo pensiero, e impalcando nella
propria poetica architettonica come ha perfet-
tamente colto la Becherucci lautobiografica
confessione che, con la Rocca Pisana, subli-
me preludio tragico, annuncia, di lontano,
lspace indicible di Ronchamp
55
. Se, proba-
bilmente, solo il genio drammatico di Shake-
speare (dallUlisse di Troilo e Cressida al Prospe-
ro della Tempesta, fulmineamente visitando
lAmleto) pu aiutarci a intendere il ruolo stori-
co e artistico giocato da Vincenzo Scamozzi,
quella sua nevrotica solitudine a farcelo sentire
nostro contemporaneo.
E quanto lontano Palladio.
1. Vedasi il dpliant edito a cura di Banca
Intesa, Vicenza 2003. Sul dipinto, e la
versione identica della collezione Mar-
zotto, si vedano G. Rosa, Dipinti inediti o
poco noti di Francesco Zuccarelli, in Rivista
dArte, XIII, 1931, p. 424; M. Magnifi-
co, M. Utili, Vedute italiane del 700, in
Collezioni private italiane, Milano 1987, n.
50; A. Delneri, Francesco Zuccarelli, 1702-
1788, in Capricci veneziani del Settecento,
catalogo della mostra (Gorizia, giugno-
ottobre 1988), a cura di S. Succi, Torino
1988, pp. 159-161; R. Pallucchini, La pit-
tura nel Veneto. Il Settecento, a cura di M.
Lucco, A. Mariuz, G. Pavanello, F. Zava,
II, Milano 1995, p. 324. Della veduta,
esistono due disegni preparatori agli
Uffizi, pubblicati da R. Chiarelli, Su alcu-
ni disegni veneti degli Uffizi (Francesco Zuc-
carelli), in Arte Veneta, VII, 1953, pp.
113-114 (figg. 105-106), uno dei quali
vicinissimo alla redazione pittorica, men-
tre, in entrambi, pi congruamente, al
posto della Rotonda, appare la torre
della chiesa di San Felice. Correttamen-
te, la Delneri (Francesco Zuccarelli, cit.,
p. 160) suggerisce di riconoscere nelle-
dicola sovrapposta a porta Lupia, un
ricordo del palladiano arco delle Scalet-
te. sorprendente, viceversa, che dei tre
personaggi, solo Palladio sia stato identi-
ficato dai succitati studiosi, mentre gli
altri due si sono visti accollare le identit
pi fantasiose. Vedo, al momento di
licenziare le bozze definitive di questo
saggio, che i due dipinti dello Zuccarelli
sono stati convocati da G. Marini in uno
scritto or ora apparso e che, dal nostro
punto di vista, lascia il tempo che trova,
ma lo si registra, tuttavia, per dovere di
cronaca: Theatrum Urbis. Aspetti dellim-
magine urbana di Vicenza come rappresen-
tazione scenografica e pittura di veduta, in
S. Marinelli, C. Rigoni (a cura di), Thea-
trum Urbis. Personaggi e vedute di Vicenza,
Verona 2003, pp. 239-244.
2. Per una sintesi sulliconografia di Pal-
ladio, vedasi L. Puppi, Andrea Palladio,
nuova ed. riveduta e aggiornata, a cura di
D. Battilotti, Milano 1999, pp. 513-515.
3. Cfr. Portraits of Inigo Jones, in The
Kings Arcadia: Inigo Jones and the Stuart
Court, catalogo della mostra (London,
Banqueting House, Whitehall, 12
luglio-2 settembre 1973), a cura di J.
Harris, S. Orgel e R. Strong, London
1973, pp. 210-214.
4. Vedasi la rassegna di G. Beltramini e P.
Marini, Limmagine di Vincenzo Scamozzi,
in Vincenzo Scamozzi, 1548-1616. Archi-
tettura scienza, catalogo della mostra
(Vicenza, 7 settembre 2003-11 gennaio
2004), a cura di F. Barbieri e G. Beltra-
mini, Venezia 2003, pp. 527-535.
5. Sul personaggio resta fondamentale
M.F.S. Hervey, The Life, Correspondence
and Collections of Thomas Howard, Earl of
Arundel, Cambridge (Mass.) 1921. Per
uneccellente sintesi sul viaggio del
1613-14, vedasi G. Higgott, The Making
of Architecture: Inigo Joness Second Tour of
Italy, 1613-1614, in Inigo Jones. Complete
Architectural Drawings, a cura di J. Harris
e G. Higgott, London, 1989, pp. 52-57.
6. LArundel sarebbe stato ripreso insie-
me con la consorte e i figli: C. Ridolfi, Le
Maraviglie dellArte, Venezia 1648, II, p.
266.
7. Vedasi Arundel, Jones and Italian Style,
in The Kings Arcadia, cit. [cfr. nota 3],
p. 102, n. 180.
8. R. Tavernor, Palladio and Palladianism,
London 1991, p. 176.
9. Pallucchini, La pittura, cit. [cfr. nota
1], p. 324.
10. Sulle sovrapporte, cfr. A. Blunt, A
new Palladian programme executed by
Visentini and Zuccarelli for Console Smith,
in The Burlington Magazine, 1958,
pp. 283-284, e F. Vivian, Il console Smith
mecenate e collezionista, Vicenza 1971, pp.
197-198, e p. 193 per il ritratto del
Nogari.
11. Cfr. Tavernor, Palladio, cit. [cfr.
nota 8], pp. 177 ss.
12. A.R. Cerutti Fusco, Inigo Jones Vitru-
vius Britannicus. Jones e Palladio nella cul-
tura architettonica inglese, 1600-1740,
Rimini 1985, p. 81 e n. 21, sul dibattito
intorno al luogo del colloquio: con una
opzione, alfine, ma su seri argomenti, per
Venezia.
13. Intorno ai tempi di stesura e stampa
dellIdea, vedasi ora la sintesi puntuale di
G.M. Fara, Genesi compositiva e fortuna
editoriale dellIdea, in Vincenzo Scamoz-
zi, cit. [cfr. nota 4], pp. 457-461.
14. Vedasi I. Abbondandolo, Progetto
per la facciata della chiesa di San Vincen-
zo a Vicenza (1613 ca), in Vincenzo Sca-
mozzi, cit. [cfr. nota 4], p. 450, sche-
da 77.
15. F. Scolari, Della vita e delle opere del-
larchitetto Vincenzo Scamozzi commenta-
rio, Treviso 1837, pp. 62-64.
16. La testimonianza stata resa nota da
S. Mazzoni, Vincenzo Scamozzi e il teatro
di Sabbioneta, in S. Mazzoni, O. Guaita, Il
teatro di Sabbioneta, Firenze 1985, p. 79,
n. 89.
17. B. Alsopp, Inigo Jones on Palladio,
Newcastle-upon-Tyne 1970, I, p. 37.
18. H. Burns, Note sullinflusso di Scamoz-
zi in Inghilterra: Inigo Jones, John Webb,
Lord Burlington, in Vincenzo Scamozzi,
cit. [cfr. nota 4], pp. 129-130.
19. Cfr. The Kings Arcadia, cit. [cfr.
nota 3], p. 146.
20. Vedasi Inigo Joness Library, in Kings
la coppia di gemelli natagli alla vigilia della
morte come ha documentato Guido Beltra-
mini e, forse in unangosciosa tempesta di
rimpianti, chiamati Giandomenico
54
. Tuttavia,
era ben consapevole che, restando inderogabile
che son le opere scaturite dalla libert dellim-
pegno intellettuale a conservare la memoria
del [] nome affidandolo allEternit, scol-
pito sui marmi e bronzi di un sepolcro (e per lui
sar in Santi Giovanni e Paolo; ma sarebbe
potuto essere nel duomo o nella chiesa princi-
pale si badi della citt ove avesse incontrato
la morte), comune desiderio di tutti li huo-
mini che le fatiche e sudore habbino herede
certo dal quale resti conservato e propagato il
nome della famiglia. Con i consanguinei, di
parte paterna e materna, aveva rotto, cos che
inventer il marchingegno, destinato a falli-
mento penoso, di una complicata e, veramente,
impossibile trasmissione ereditaria.
Avevamo alluso a un prezzo pagato dallo
Scamozzi nel momento in cui rivendicava una
certezza possibile: e io credo che, nel conto, si
debba porre il peso di una nevrosi una sospen-
sione devastante tra schizofrenia e paranoia
che sarebbe interessantissimo esplorare con gli
strumenti indicati da Kris e Kurz in Die Legende
der Knstler e articolati, per un verso, da Rudolf
e Margot Wittkower e, per laltro, dal Binswan-
ger sul manierismo clinico , capace di giun-





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org
193
Arcadia, cit. [cfr. nota 3], pp. 66-67, n.
91.
21. Cerutti Fusco, Inigo Jones, cit. [cfr.
nota 12], p. 168.
22. W. Oechslin, Larchitettura come scien-
za speculativa, in Vincenzo Scamozzi, cit.
[cfr. nota 4], pp. 23-31: passim.
23. Vincenzo Scamozzi, LIdea della
Architettura Universale, Venezia 1615
[rist. anastatica: Centro Internazionale di
Studi di Architettura Andrea Palladio,
LIdea della Architettura Universale di Vin-
cenzo Scamozzi architetto veneto, Verona-
Vicenza 1997], l. I, cap. 7, pp. 21-22.
24. Ivi, l. I, cap. 6, p. 19.
25. Ivi, l. I., cap. 12, p. 41.
26. Ivi, l. I, cap. 12, p. 38
27. Ivi, l. I, cap. 2, pp. 7 ss.
28. Ivi, l. I, cap. 1, p. 6
29. Vedasi, per un commento, F. Rigon,
LIdea in figure. Iconografie di antiporta e
frontespizio nel Trattato scamozziano, in
Vincenzo Scamozzi, cit. [cfr. nota 4], pp.
489-490.
30. Scamozzi, LIdea, cit. [cfr. nota 23],
l. I, cap. 9, pp. 27-28
31. Ivi, l. I, cap. 23, p. 69
32. Ivi, Proemio.
33. Ivi, l. I, cap.13, p. 49
34. Cerutti Fusco, Inigo Jones, cit. [cfr.
nota 12], pp. 160 ss.
35. Vedansi Second Italian Journey: 1613-
1614, in Kings Arcadia, cit. [cfr. nota
3], p. 62, e Cerutti Fusco, Inigo Jones,
cit. [cfr. nota 12], p. 204.
36. Tavernor, Palladio, cit. [cfr. nota 8],
pp. 116 ss.
37. Cfr. C. Anderson, La lettura dei testi
come strategia di progettazione: Inigo
Jones, in Annali di Architettura 9,
1997, pp. 245-264: passim.
38. L. Puppi, Questa eccellente professione
delle Mathematiche e dellArchitettura.
Idea di cultura e ruoli sociali nel pensiero di
Vincenzo Scamozzi, in Vincenzo Scamoz-
zi, cit. [cfr. nota 8], pp. 11-21 (ma
anche in Vincenzo Scamozzi, Intorno alle
ville, a cura di L. Puppi, L. Collavo, Tori-
no 2003, pp. 11-26).
39. Un eccellente e prezioso anche nel-
lottica nostra profilo del Moletti offre
A. Carugo, Linsegnamento della matema-
tica allUniversit di Padova, in Storia della
cultura veneta, 4/II, Il Seicento, a cura di
G. Arnaldi e M. Pastore Stocchi, Vicen-
za 1984, pp. 170-185. Il Discorso [] nel
quale mostra che cosa sia la matematica,
quante sian le parti di quella, quali siano et
come sono insieme ordinate, trovasi ora
presso la Biblioteca Ambrosiana, Milano,
Ms. S 103sup., cc. 122-175. Per un com-
mento sullaffermazione essere la mate-
matica scienza contemplativa (cha
per fine il solo conoscere et sapere la
verit, et per soggetto la quantit inde-
terminata astratta dalla materia et dal
movimento sensibile), cfr. Carugo, Lin-
segnamento, cit., pp. 180-185. Tra i
manoscritti molettiani raccolti dal Pinel-
li, ai nostri fini sembrano di rilevante
interesse quelli dedicati allesposizione
delle Questioni meccaniche di Aristotele
(Milano, Biblioteca Ambrosiana, Ms. S
100sup., cc. 154-199), al modo di fortifi-
care citt e altri luoghi (ivi, cc. 242 ss.;
alla c. 241, annotazioni sullidentit di
Ingenero e mechanico) e alle mac-
chine e alla meccanica sul pretesto dellar-
tiglieria (ivi, cc. 294-318).
40. Nel Contarini, F. Barozzi non esita a
riconoscere alter aetatis nostrae Archi-
medes (Admirandum illud geometricum
problema, Venezia 1586, p. 29): cfr. Caru-
go, Linsegnamento, cit. [cfr. nota 39],
pp. 179 e 186 anche per la corrisponden-
za del patrizio con i matematici qui sopra
enumerati nel testo. Daltronde, al Con-
tarini, il Moletti aveva dedicato, add 15
giugno 1581, una esposizione del Facil
modo di tirar linee parallele alle vedute, di
misurar le distantie et di metter in disegno,
anchessa finita nelle raccolte pinelliane
e, ora, nella Biblioteca Ambrosiana,
Milano, Ms. A 71inf., cc. 24 ss., rilegata
con un Discorso di fortificatione proprio
del Contarini.
41. Carugo, Linsegnamento, cit. [cfr.
nota 39], pp. 193-194. Sul rapporto
Galileo-Keplero (ma, pi in generale,
sul fervore culturale padovano, negli
anni della pi assidua sua frequentazione
da parte dello Scamozzi), esce ora un
volume fondamentale di M. Bucciardini
(Galileo e Keplero. Filosofia, Cosmologia e
Teologia nellEt della Controriforma,
Torino 2003, pp. 23-48 sulla biblioteca
Pinelli), di cui terremo conto in una
prossima occasione.
42. Cfr. O. Longo, Stelle antiche e stelle
nuove nellocchiale di Galileo, in Atti e
Memorie dellAccademia Galileiana di
SS.LL.AA., CXIV, p. III (201-202), pp.
7-19: passim.
43. Vedansi L. Olivato, Dal teatro della
memoria al grande teatro dellarchitettura:
Giulio Camillo Del Minio e Sebastiano
Serlio, in Bollettino del Centro Inter-
nazionale di Studi di Architettura
Andrea Palladio, XXX, 1979, pp. 233-
252; L. Bolzoni, Il teatro della memoria.
Studi su Giulio Camillo, Padova 1984, in
part. pp. 13-20, e C. Vasoli, Francesco
Patrizi da Cherso: la morte della retorica e
il ritorno delle Meraviglie, in Schifa-
noia, 20-21, 2001, pp. 112-122 (e
tant, visto che il Patrizi abbiamo con-
vocato, rendere noto, sebbene senza
attinenza diretta al nostro ragionamen-
to ma a proposito della sua presenza
veneziana, la minuzia di un documento
che lo vede attore di un arbitrato intor-
no a questioni di locazione il 25 agosto
1573 [Venezia, Archivio di Stato, Nota-
rile, Atti notaio Giulio Figolin, b. 5620,
cc. 88v-89v: con un breve autografo in
un foglietto]).
44. Cfr. L. Premuda, La medicina e lorga-
nizzazione sanitaria, in Storia della cultura
veneta, cit. [cfr. nota 39], pp. 116-126.
Non sar ozioso rammentare che, secon-
do una tradizione mai che io sappia
smentita, nella definizione del teatro
anatomico, lAcquapendente si sarebbe
giovato di suggerimenti di Paolo Sarpi,
del quale ben conosciamo gli interessi
per le matematiche e per la meccanica
(partecip, con consigli e sperimenta-
zioni, allimpresa del trasporto dellobe-
lisco vaticano, di cui, e vedi il caso, lo
Scamozzi fu testimone ammirato nel
1579: LIdea, cit. [cfr. nota 23], l. VIII,
cap. 19, pp. 335-336) e che, non solo fu
frequentatore assiduo della casa del
Pinelli e amico di Galileo (e anche lega-
to al Clavio), ma presag una dilatazione
della cosmografia copernicana, alla luce
della concezione delluno e dellinfinito
di quel Giordano Bruno che aveva
incontrato nel ridotto realtino dei fra-
telli Andrea e Nicol Morosini, con cui
anche Scamozzi ebbe rapporti. ovvio
che la trama che si qui abbozzata,
richiede opportuni e oculati approfondi-
menti: che, magari, ci riserviamo. Per il
quadro complessivo dei contesti additati,
vedasi, frattanto, lo splendido saggio di
G. e L. Cozzi, Paolo Sarpi, in Storia della
cultura veneta, cit. [cfr. nota 39], in part.
le pp. 6-13.
45. F. Rigon, Da Palladio a Scamozzi: dal
mito alla scienza, in Per Giuseppe Mazza-
riol, a cura di M. Brusatin, W. Dorigo, G.
Morelli, Roma 1991, pp. 214-215.
46. M. Botta, Quasi un diario, Firenze
2003, p. 269.
47. W. Timofiewitsch, Das Testament
Vincenzo Scamozzis vom 2.September 1602,
in Bollettino del Centro Internazionale
di Studi di Architettura Andrea Palla-
dio, VII, 1965, pp. 325-326.
48. Scamozzi, LIdea, cit. [cfr. nota 23],
l. III, capp. 1-2, pp. 19-26
49. Timofiewitsch, Das Testament, cit.
[cfr. nota 47], p. 323.
50. Scamozzi, LIdea, cit. [cfr. nota 23],
l. I, cap. 13, p. 45
51. Timofiewitsch, Das Testament, cit.
[cfr. nota 47], pp. 326-327. Accanto al
Roncone, Valerio Bardellini, per il
quale Vincenzo progett una villa presso
Monfumo (Scamozzi, Intorno alle ville,
cit. [cfr. nota 38], pp. 64-65 e 104, n. 10),
la figura pi interessante e meritevole di
approfondimenti. Se lo Scamozzi data
quelledificio 1594, sappiamo che il suo
committente aveva perso la vita prima
del 14 giugno 1600, quando due testi-
moni giurati accertano, per conto della
figlia Camilla, lautenticit del testa-
mento olografo steso l8 novembre
1596. La villa di Monfumo non vi
esplicitamente ricordata, essendo assor-
bita nel riferimento generico a fabri-
che lasciate, con un meccanismo com-
plesso, ai nipoti ex filia Gianfrancesco e
Ascanio (Venezia, Archivio di Stato,
Notarile, Testamenti notaio Galeazzo
Secco, b. 1192, n. 569).
52. Timofiewitsch, Das Testament, cit.
[cfr. nota 47], p. 324.
53. Scolari, Della vita, cit. [cfr. nota
15], p. 65.
54. G. B[eltramini], in Vincenzo Scamoz-
zi, cit. [cfr. nota 4], p. 534, scheda A 5.
Per le altre citazioni, Timofiewitsch, Das
Testament, cit. [cfr. nota 47], pp. 520-
521. Di un figlio, nato da una relazione
precedente a quelle con Cornelia e Vene-
randa e morto di pochi mesi, ha trovato
documentazione, che render nota,
Lucia Collavo.
55. L. Becherucci, Recensione a F. Barbie-
ri, Vincenzo Scamozzi, Vicenza 1952, in
Rivista dArte, XXVIII, 1953, p. 317, e
B. Zevi, Storia dellarchitettura moderna,
Torino 1975, pp. 107-108.





15|2003 Annali di architettura
Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza www.cisapalladio.org