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Comuni di Macello, Buriasco, Vigone, Piscina, Cercenasco e Scalenghe

PROGETTO FESTA DELLA LIBERAZIONE (18-19 aprile 2008)


Percorso di accompagnamento


LA GUERRA AI CIVILI
negli anni della Rsi


a cura di Valter Careglio,
Scalenghe 15 marzo 2008
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 2
Un nuovo settore di studi storiografici
Quello della guerra ai civili e un recente filone storiografico che sta dimostrando,
dati alla mano, come sempre pi, nel corso del Novecento, e soprattutto a partire dalla
Seconda guerra mondiale, i civili siano progressivamente divenuti il bersaglio principale di
tutti i conflitti bellici fino a raggiungere ormai l80-90% delle vittime totali nelle ultime
guerre.
Tali studi hanno focalizzato la propria attenzione su tre principali aspetti della
guerra ai civili: i bombardamenti aerei, le rappresaglie e le diverse forme di violenza
esercitate su donne e bambini.
Si tratta di un fenomeno che inizia con la Rivoluzione francese, la leva obbligatoria e
la nuove concezione del cittadino-soldato: con le guerre napoleoniche si diffonde infatti
lidea dellavversario come un nemico totale da annientare; e del resto anche con le
guerre napoleoniche come reazione alla guerra totale - che si delinea il concetto di
resistenza del popolo allinvasore.
Tra la fine dellOttocento e linizio del Novecento il diritto internazionale tende a
regolamentare la violenza degli stati, riconoscendo da un lato tutta una serie di regole
reciproche per i nemici riconosciuti (gli justi hostes), ma nel contempo affermando la
guerra asimmetrica che non riconosce lo status di combattente n al popolo che viene
sottomesso durante una guerra coloniale, n a colui che pratica la guerriglia (i partigiani),
contro i quali ammessa qualsiasi tattica bellica.

Il partigiano descritto dai comandi militari tedeschi come un bandito che combatte
una guerra subdola, con l'inganno, la slealt, il disonore: assale alle spalle, si nasconde
fra i civili, non accetta le regole della guerra fra stati. E un combattente irregolare non
riconosciuto dalle leggi internazionali e come tale non ha diritto al trattamento stabilito
dalle convenzioni sui prigionieri di guerra, va contrastato con una guerra totale, senza
limiti. E evidente qui l'analogia con la guerra coloniale e i metodi di repressione adottati
contro i ribelli. Il tema pi che mai attuale: sono infatti gli Stati Uniti a rispolverare la
categoria di combattente irregolare per negare i diritti di prigionieri di guerra ai
combattenti islamici rinchiusi a Guantanamo.
1


La prima guerra mondiale apre il periodo delle guerre totali che persuadono comuni
cittadini incitati dallideologia del nemico assoluto a uccidere e farsi uccidere in un
processo che Mosse ha definito di banalizzazione della morte e di brutalizzazione della
politica. E naturalmente della Grande guerra noi commemoriamo esclusivamente i caduti
in trincea, dimenticando invece tutte le sofferenze subite dai civili.
Infine, come giustamente sottolinea Paolo Pezzino (2007) permane evidente la
tendenza a considerare legittima la violenza di stato e a garantire impunit ai militari
secondo il principio che chi obbedisce agli ordini comunque irresponsabile
2
. Come ha
scritto anche Freud, gli Stati in guerra ritengono per s lecite ingiustizie e violenze che
disonorerebbero il singolo privato.
Ne consegue che, nei processi del dopoguerra per stragi contro i civili, non sono stati
pochi i giudici alleati che condivisero le giustificazioni dei comandanti tedeschi che
asserivano di aver voluto colpire la popolazione civile perch al suo interno si
nascondevano i partigiani.
E ne consegue anche che la violenza viene considerata legittima e dunque naturale
anche da chi la subisce, allo stesso modo di una catastrofe naturale: la guerra, si sente

1
Gabriella Gribaudi, Le guerre del Novecento, LAncora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2007, p.9,
2
Ibidem, p.10.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 3
spesso ripetere dai nostri anziani, come se questo fosse stato lunico modo di combattere
nel corso della storia.
Nel contempo per scrive Pezzino La stessa legittimit non invece riconosciuta ai
partigiani, se non da coloro che ne condividano le scelte politiche: essi non vestono
un'uniforme che li renda rappresentanti dell'autorit, sono combattenti volontari in nome
di proprie convinzioni e propri ideali; perci agli occhi della popolazione (con l'eccezione di
coloro che quegli ideali condividono) sono "responsabili", diversamente dai soldati regolari,
delle proprie azioni e delle conseguenze, anche se non volute, che queste portano in
termini di lutti e morte.
3



I bombardamenti
Con la seconda guerra mondiale infine, nonostante fra Otto e Novecento si fosse
tentato di limitarne luso, il bombardamento delle citt diventa un mezzo comune e
frequente di fare guerra.

Ci provoc, per tutto il periodo della guerra e non solo nel campo degli stati totalitari, un
abbassamento delle soglie morali, portando a considerare scontato o inevitabile quello che
normalmente veniva considerato un grave crimine: l'uccisione di popolazione inerme (norma
che, come abbiamo visto, non veniva considerata nel caso di popolazioni selvagge") [] Sia in
Francia sia in Italia i bombardamenti tattici provocarono la distruzione quasi completa del
territorio su cui incisero e il massacro di migliaia di civili. La distruzione di un ponte o di una
stazione ferroviaria pu comportare, per esempio, la morte di centinaia di persone. Il linguaggio
militare ha definito, come noto, tali vittime danni collaterali", effetti non voluti di attacchi
necessari. Fra gli storici aperta la discussione sulla reale efficacia di tali strategie
4


Lo storico Paul Fussel scrive che la II guerra mondiale Era cominciata con la
decisione di non bombardare i civili (ENTRAMBE LE PARTI CONCORDANO DI NON
BOMBARDARE I CIVILI, Washington Post, 3 settembre 1939) e si concluse non soltanto
con Amburgo e Dresda, ma con Hiroshima e Nagasaki. Se le armi inizialmente distribuite
alle unit inglesi per respingere linvasione tedesca dellInghilterra erano i bastoni di
gomma, le armi finali furono il carro armato Tigre, la Superfortezza, il razzo V2 e, da
ultimo, la bomba atomica. La intensificazione parola dordine della guerra se mai ve ne
fu una aveva toccato il traguardo.
5

La seconda guerra mondiale fu dunque la prima guerra totale per eccellenza e i
bombardamenti furono il principale strumento di questo coinvolgimento totale: in Italia le
vittime complessive dei bombardamenti furono 65.000 e tra esse circa 60.000 erano civili.
La logica di cancellare ogni differenza tra bersagli civili e militari si afferm molto
precocemente in entrambi gli schieramenti. Dagli obbiettivi pi strettamente legati alla
produzione bellica e ai centri di comunicazione si pass subito a colpire pi in generale le
aree industriali, fino a giungere al cosiddetto area-bombing, il bombardamento a tappeto
che assumeva come priorit strategica l'annientamento di qualsiasi forma di vita all'interno
del perimetro urbano delle citt nemiche.
6



3
Pezzino Paolo, Guerra ai civili, le stragi tra storia e memoria, in: Passato presente, Anno XXI (2003), n.58, Franco
Angeli, Milano.
4
Gribaudi Gabriella, op. cit. p.13.
5
Fussel Paul, Tempo di guerra. Psicologia, emozioni e cultura nella seconda guerra mondiale, Arnoldo Mondadori,
Milano, 1989, pp.13-14
6
De Luna Giovanni, Il corpo del nemico ucciso, Torino, Einaudi, 2006, p.126.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 4

Le stragi nazifasciste in Italia
Nel 1990 lo storico Gerhard Schreiber, contro i falsi miti di una Wehrmacht pulita
ricostruiva la condotta criminale dei soldati tedeschi nei confronti dei soldati e prigionieri di
guerra italiani, in palese violazione delle norme sul diritto internazionale. Sempre
riferendosi ai comportamenti della Wehrmacht in Italia, Friedrich Andrae, nel 1995, parlava
di guerra contro la popolazione civile. Un nuovo saggio di Schreiber del 96, ricostruiva
accuratamente luccisione di 11.000 militari italiani nella prima parte e i massacri di civili
italiani compiuti tra l8 settembre 1943 e il maggio del 1945. Dopo le prime monografie su
episodi di carattere locale, nel 1990, veniva costituito un gruppo di ricerca nazionale,
coordinato da Paolo Pezzino, finalizzato alla costruzione atlante delle stragi naziste in
Italia.
Per quanto riguarda le stragi nazifasciste, sulle cifre, anche se le ricostruzioni locali
presentano pesanti oscillazioni, si calcola che le vittime civili delloccupazione tedesca in
Italia siano circa 10.000 e tra essi gran parte erano donne e bambini. I primi dati certi su
un censimento che Paolo Pezzino sta compiendo relativamente alla Toscana confermano
che solo il 45% circa delle vittime furono uomini, mentre le restanti erano donne, anziani e
bambini.
Su questo tema autori come Michele Pezzino, Giovanni Contini, Gabriella Gribaudi e
lo storico tedesco Lutz Klinkhammer hanno dimostrato che luccisione dei civili da parte dei
nazifascisti, non ha aveva in molti casi alcuna connessione con la presenza di bande
partigiane operanti nella zona. In ogni caso la ricostruzione dei singoli episodi dimostra
che non esiste un nesso causale rigido per il quale, ad unazione partigiana segue
necessariamente unazione di rappresaglia.
Secondo lo storico Carlo Gentile che ha studiato i comportamenti criminali della
Divisione Hermann Goring negli eccidi riveste una certa importanza la forma mentis della
truppa e la ferocia di certi soldati tedeschi determinata anche dal tasso di
ideologizzazione nazionalsocialista.
Ancora oggi, soprattutto laddove non stato possibile individuare e processare i
veri responsabili dei massacri, la memoria delle popolazioni si divide, addossando ai
partigiani la responsabilit di aver scatenato pesanti rappresaglie sui civili perch la
guerriglia non era riconosciuta quale forma legittima di guerra dalla Convenzione dellAia,
ed avrebbe pertanto legittimato pesanti risposte nei confronti della popolazione civile. Su
questo tema, ampiamente dibattuto in Italia, intervenuto di recente anche Klinkhammer
in un libro dedicato alle stragi naziste in Italia, nel quale sostiene la legittimit delle azioni
partigiane, dal momento che erano gli stessi nazistifascisti a non rispettare le indicazioni
della Conferenza dellAia e non reagire alloccupazione tedesca avrebbe significato:



lasciarsi uccidere, deportare in campi di concentramento o di lavoro forzato, misure
adottate dalla forza doccupazione nazista violando le convenzioni stabilite allAia-, senza
opporre alcuna resistenza. La resistenza contro questo tipo di occupazione pu in realt
essere considerata solo dal punto di vista della legittima difesa contro unoccupazione
caratterizzata da forti tratti criminali.
7


Ci non toglie che anche sul ruolo dei partigiani debba indagare la storiografia,
riportando alla luce non solo la memoria egemonica quanto

quella vera e propria scrive Paolo Pezzino - battaglia per la memoria che sempre in atto
nei processi di definizione di identit collettive. Si tratta di ripartire dal carattere

7
Klinkhammer Lutz, Le stragi naziste in Italia, Donzelli, Roma, 2006, p.13.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 5
intrinsecamente conflittuale delle costruzioni sociali e dalla consapevolezza della pluralit
delle identit, senza sentirsi obbligati a privilegiarne alcune a scapito di altre. [] Non si
tratta di fare un "processo" alla Resistenza, n di sostituire il punto di vista dei combattenti
con quello di chi, anche perch colpito negli affetti pi cari, addebita a questi il pesante
prezzo personale che si trovato a pagare. Si tratta piuttosto di analizzare quanto la voglia
di pace di gran parte delle popolazioni italiane le portasse ad avvertire la presenza dei
partigiani come potenzialmente minacciosa - al di l del fatto che i partigiani si rendessero
autori di azioni imprudenti o sconsiderate, com' avvenuto in alcuni episodi. Se spostiamo
l'attenzione dai combattenti alle popolazioni, la questione di verificare quanto l'etica della
convinzione che alimentava la lotta partigiana potesse essere sostenuta da civili che
puntavano pi che altro alla sopravvivenza, e di sottoporre ad analisi critica il tema del
sostegno popolare alla resistenza armata.
8



Dinamiche delle stragi
Si parla spesso dellEccidio delle Fosse Ardeatine: esso il pi noto perch si
celebr il processo nellimmediato dopoguerra, ma in realt stato superato da molti altri,
sia in efferatezza che per numero di vittime.
Gli episodi pi efferati si registrano durante la prima fase delloccupazione tedesca
dopo l8 settembre 1943 (eccidi sul lago Maggiore, massacro di Boves), durante
linasprimento della lotta antipartigiana della primavera-estate del 1944, e lungo la linea
del fronte dei tedeschi in ritirata (dunque lestate del 44 sullAppennino Tosco-emiliano e
le Alpi apuane - Marzabotto-Vergato, SantAnna di Stazzema, Vinca, Vallucciole e Padule di
Fucecchio, ma anche di Civitella, Guardistallo, Niccioletta, Gubbio, Caiazzo e Limmari, per
elencare solo alcuni dei pi importanti-, la primavera del 1945 in Piemonte in questo
contesto va, ad esempio, collocato leccidio di Grugliasco).

Alcuni massacri che hanno avuto luogo in territori dichiarati dalle autorit tedesche
Bandengebiete (territori di bande), o che erano di particolare importanza militare e strategica,
risaltano per la loro estrema brutalit. Il pi delle volte le vittime erano abitanti di paesi o di
frazioni situati in zone difficilmente accessibili o scarsamente popolate.
9

Durante i venti mesi dell'occupazione ci sono state, ovunque, tre fasi: la prima corrisponde alle
settimane iniziali dalla presa del potere da parte tedesca fino all'organizzazione della burocrazia
d'occupazione; la seconda fase quella del periodo dell'occupazione a carattere amministrativo,
in cui - ad eccezione della stretta fascia del fronte - il dominio tedesco venne esercitato
attraverso l'amministrazione militare e un controllo sull'amministrazione italiana; la terza fase,
infine, fu quella dell'occupazione militare, e va dal momemo dell'avvicinarsi del fronte fino alla
ritirata tedesca. Gli eccidi si svolsero quasi sempre nella terza e ultima fase dell'occupazione,
quando la presenza di truppe tedesche fu caratterizzata da un fortissimo aumentoo e
rafforzamemo qualitativo.
10


Per Luca Baldissara la violenza nazista ha un carattere variegato, nel quale
coesistono diverse dimensioni: quella razziale (con l'obiettivo dell'eliminazione fisica di
popolazioni inferiori o pericolose ), quella coloniale per lo sfruttamento del paese
occupato e quella ideologica (contro la democrazia e contro il bolscevismo).
Paolo Pezzino parla di una razionalit strumentale nelle stragi, di una violenza in
qualche modo pianificata che caratterizza il sistema di occupazione tedesco.
Gianluca Fulvetti individua sei forme di stragi: la rappresaglia, il rastrellamento
antipartigiano, la ritirata aggressiva, i massacri di ripulitura o desertificazione, i massacri
di stampo razziale e, infine, i massacri eliminazionisti come Vinca, Sant'Anna di Stazzema,

8
Pezzino Paolo, cit.
9
Klinkhammer, op.cit. p.16.
10
Ibidem, p.20.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 6
il Padule di Fucecchio. L'esame dettagliato delle 204 stragi censite in Toscana ha portato
Fulvetti a precisare la tesi storiografica della guerra ai civili, declinando ora il termine al
plurale: non c'e pi un'unica logica del terrore nella quale si muovono le forze armate
tedesche, ma una serie di guerre ai civili.
11

Klinkhammer propone due categorie di uccisioni:
1) Gli omicidi commessi individualmente, spesso accompagnati da azioni di
saccheggio
2) Gli eccessi di violenza che erano di solito organizzati dallalto.

Le vittime delloccupazione tedesca:
- Civili e partigiani assassinati spesso nelle vicinanze dei loro paesi
- Ebrei e deportati uccisi nei campi di sterminio
- Soldati dellesercito uccisi dopo l8 settembre o deportati nei campi di internamento
- Donne stuprate da soldati (non solo dellesercito tedesco)

Chiunque voglia indagare una strage deve tenere presente sempre dellinterazione di
tre attori:
- tedeschi/fascisti
- le popolazioni civili che la subiscono
- e i partigiani che, nelle loro scelte politiche e militari, hanno dovuto tener
conto delle minacce di rappresaglia

I massacri di popolazione civile non combattente non rappresentano la norma per il
territorio occupato, almeno rispetto ad altre costanti arresto e deportazione di nemici del
Reich e uccisione di partigiani che appaiono pi ricorrenti.
La brutalit della lotta ai partigiani ed alle popolazioni civili nelle zone in cui erano
presenti formazioni combattenti non giustificata da un pericolo reale per le forze
tedesche quanto piuttosto da un intento punitivo.


Le direttive tedesche
Le stragi furono in ogni caso incoraggiate dallalto dagli ordini draconiani del
generale Kesselring che garantivano di fatto limpunit a quegli ufficiali, che in operazioni
di rastrellamento e lotta alle bande si fossero macchiati anche di crimini efferati. Di fronte
alluccisione di civili essi potevano accusarli di spionaggio (accusa particolarmente rivolta
verso donne e bambini) e favoreggiamento delle bande.
Secondo Klimkhammer poi la direttiva Merkblatt 69/1 che entr in vigore in Italia
dopo l8 settembre, ma che era stata utilizzata nella lotta contro le bande dellEst fu
quella che forn la giustificazione a tutti gli eccidi commessi nei confronti della
popolazione civile di un paese occupato. E non un caso che quest'ordine sia Stato
emanato per la prima volta sul fronte sovietico. Essa contemplava luccisione di civili,
anche di donne, ragazze e bambini:

Al numero 84 della direttiva si diceva che di norma i partigiani catturati dopo un breve
interrogatorio dovevano essere fucilati sul posto: Ogni comandante di un reparto
responsabile del fatto che banditi e civili catturati nel corso di azioni di combattimento
(anche donne), vengano fucilati o, meglio, impiccati. E al numero 85 si aggiungeva

11
Klinkhammer Lutz, op. cit., p.181.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 7
inoltre: Chiunque sostenga le bande, offrendo rifugio o alimenti, tenendo segreto il luogo
dove si nascondono o in qualsiasi altro modo, merita la morte. []
Ci non vuol dire che anche le stragi di civili, addirittura di bambini, rientravano nella
lotta contro lo spionaggio o contro i franchi tiratori, cio - secondo l'opinione della
Wehrmacht - contro i delinquenti che avevano trasgredito le leggi tedesche. Come si
detto, le leggi militari prevedevano, prima dell'esecuzione, una sentenza da parte di una
corte marziale. Per l'uccisione senza giudizio di una corte marziale fu considerata
semplicemente una dimenticanza, o un piccolo errore, nel procedimento penale e non fu
n criticata, n penalizzata da parte dei comandi militari superiori.
12


Anche larmistizio dell8 settembre, secondo non pochi storici, ebbe una sua
importanza sul piano psicologico nellinasprire latteggiamento dei soldati tedeschi nei
confronti degli italiani, considerati dei traditori. Si consideri, ad esempio, lappello di
Kesselring, emanato nei giorni immediatamente successivi alloccupazione:

Il governo italiano si reso responsabile del pi vile tradimento, concludendo alle nostre spalle
l'armistizio col nemico. Noi tedeschi continueremo a combattere fino all'ultimo contro il nemico
estemo per la salvezza dell'Europa e dell'Italia. Sono convinto che adempiremo a tutti i compiti
affidati a noi dal Fuhrer, come abbiamo fatto finora, se conserveremo il nostro antico spirito di
combattimento e ferrea calma. Le truppe italiane devono essere persuase facendo appello al
loro onore a continuare la lotta al nostro fianco, in caso di rifiuto devono essere disarmate senza
riguardo. Del resto non c'e clemenza per i traditori. Viva il Fuhrer. Kesselring.

Dalla primavera del 1944 le direttive che si susseguono, a parere di Klinkhammer,
non fanno che inasprire questo clima e istigare di fatto alle stragi:

Nella strategia del commando tedesco, le azioni dovevano pero avere un doppio
obiettivo: colpire i partigiani e allo stesso tempo far comprendere alla popolazione quali
conseguenze avrebbe avuto anche per i civili la presenza dei ribelli. La popolazione doveva
considerare causa delle rappresaglie non gli occupanti, che volevano costringere gli italiani a
collaborare, bens i partigiani, e di conseguenza negare ai ribelli simpatia e aiuto. Nei confronti
della popolazione civile la truppa doveva pertanto comportarsi nel rnodo seguente:

Nel caso di attacchi, necessario circondare immediatamente i luoghi in cui sono avvenuti; tutti
i civili che si trovano nelle vicinanze, senza distinzioni sociali o personali, devono essere
arrestati. In caso di attacchi particolarmente gravi, si pu anche prendere in considerazione di
dare immediatamente fuoco alle case da cui si sparato. [ ...] Una rapida punizione piu
importante dell'invio immediato di un rapporto. Tutti i comandi responsabili devono usare la
massima durezza nella persecuzione [...]. Inoltre, i comandi di piazza locali dovranno rendere
noto che alla minima azione contro soldati tedeschi verranno adottate le contromisure pi
drastiche. Ogni abitante del luogo dovr essere avvertito di ci; nessun criminale o
fiancheggiatore pu aspettarsi clemenza.
13


Dal mese di maggio 1944, di fronte alla crescita del movimento e dei sabotaggi
partigiani il comando tedesco eman nuove disposizioni che coinvolgevano pesantemente i
civili minacciando durissime disposizioni contro coloro che collaboravano con i ribelli e
prevedevano lutilizzo di ostaggi, nonch la sorveglianza da parte dei civili delle linee
telegrafiche, con minaccia di fucilazione in caso di sabotaggi. Dalla met di giugno 1944
ogni massacro era di fatto autorizzato.

Con ordini di cos vasta portata, che andavano anche oltre le disposizioni di Kesselring,
venivano poste le basi per un comportamento assolutamente privo di scrupoli contro tutti
coloro che venivano indicati come partigiani. L'appartenenza al movimento partigiano non

12
Klinkhammer,. p.52 e sgg.
13
Klinkhammer, p.91
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 8
era pi stabilita sulla base di elementi a carattere militare (il possesso di armi, l'indossare
un'uniforme, il vivere in accampamenti), bens su supposizioni e consapevolmente anche la
popolazione civile ne fu considerata parte. La durezza delle misure dipese in gran parte dai
comandanti locali, che avevano ampia autonomia nel realizzare i loro compiti e ai quali,
indipendentemente dai mezzi adottati, era stata esplicitamente promessa la copertura
dall'alto.[]
Da queste misure di rappresaglia dovevano essere risparmiati soltanto i fascisti. L'elenco
delle possibili misure repressive, che lasciava un ampio margine di autonoma
interpretazione alle unit impiegate nella lotta antipartigiana, veniva ampliato ulteriormente:
Inoltre, deve essere immediatamente fucilato chi d appoggio alle perfide e criminali
bande: attraverso il rifornimento di viveri, dando loro alloggio, oppure trasmettendo
informazioni militari. Veniva fucilato anche chi aveva con s o teneva nascoste armi,
perfino semplici fucili da caccia, o esplosivi e chi compiva azioni ostili di qualunque tipo
contro la Wehrmacht tedesca, fattispecie che lasciava ampio spazio all'interpretazione.
Dopo che per tre mesi gli ordini draconiani erano stati ripetuti in modo martellante, ad ogni
unit tedesca operante in Italia dovette apparire evidente che i comandi militari sin
aspettavano nei cosiddetti Bandengebiete (zone di bande) un comportamento spietato nei
confronti della popolazione civile. Pi alto era il numero di morti che si poteva comunicare
nel rapporto al Comando supremo, maggiore lencomio da parte di Kessellring.
14


Il primo luglio 1944 Kesselring emana una nuova circolare diretta a stroncare con
ogni mezzo e immediatamente il banditismo, nella quale anche contenuto un punto
da non pubblicizzare riguardante nello specifico i fascisti. La circolare interessante
perch introduce una significativa distinzione voluta da Mussolini - tra fascisti e non
fascisti in questo caso la popolazione civile riguardo alle rappresaglie tedesche e indica
espressamente quali metodi che anche i reparti della Rsi, comprese le Bn, avrebbero
dovuto seguire:

Il Feldmareschall Kesselring nel suo appello agli italiani ha dato annuncio della
lotta contro il banditismo con i mezzi pi forti e a tutti i soldati e soldati di
polizia della sua giuridisizione ha fatto le seguenti richieste:
1) Lannuncio della lotta contro il bandistismo con ogni mezzo non deve rimanere
una minaccia vuota. Ora questi mezzi debbono infatti essere impiegati.
2) Ogni atto di violenza immediatamente deve avere le contromisure adeguate.
3) Se in un distretto ci sono delle bande in maggior numero, allora in ogni
singolo caso un certa percentuale della popolazione maschile del luogo da
arrestare e in casi di violenza sono da fucilare.
4) Se si spara contro soldati tedeschi, ecc. da paesi, allora il paese da bruciare.
Gli attentatori oppure i capobanda sono da impiccare pubblicamente.
5) Per gli atti di sabotaggio a cavi o contro i pneumatici debbono essere fatti
responsabili i villaggi di vicinanza. La migliore sicurezza contro tali atti di
sabotaggio sono squadre di sicurezza composte dalla popolazione civile dei
paesi stessi.
6) Questi sotto i numeri da 1 a 5 menzionati mezzi di repressione sono da
comunicare alla popolazione. Questo sar compito dei comandanti delle SS e
della polizia.
7) Lonore del soldato tedesco richiede che ogni misura di repressione sia dura
ma giusta.
Appartenenti al Partito Fascista sono da escludere da ogni azione di rappresaglia.
Sospetti di questi ambienti sono da segnalare ai prefetti. Communicazione in merito
deve essere data tramite il supremo comandante delle SS e della polizia.


14
Klinkhammer, 94
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 9

Gli esecutori materiali
I reparti pi disponibili a recepire tali direttive erano le unit delle Waffen-SS e della
Lutwaffe (aviazione militare, queste ultime distaccate a Scalenghe e Macello).
Come noto in molte rappresaglie ai tedeschi si affiancano i fascisti della
Repubblica Sociale Italiana nelle sue diverse espressioni (GNR, Brigate Nere, corpi
speciali): il loro odio e la loro violenza hanno radici che vengono dal primo dopoguerra
quando creano nel loro immaginario un nemico assoluto rappresentato dai socialisti-
pacifisti, che, umiliano attraverso le spedizioni punitive. Per ventanni poi la violenza
squadrista viene istituzionalizzata, ma nella repubblica di Sal ripartir, almeno
ideologicamente, dal primo dopoguerra. Autori come Luigi Ganapini e Dianella Gagliani,
che hanno attentamente studiato la storia della Rsi, ci parlano di un fascismo isolato,
sempre pi inviso alla maggioranza della popolazione da quando introduce i bandi di
arruolamento.
Se la RSI come scrive la Gagliani da un lato potente perch sostenuta
dallalleato tedesco, dallaltra debole perch non amata dalla maggioranza degli italiani.
Viene cos dato ampio spazio allo squadrismo, alle bande autonome che agiscono contro i
"traditori" e gli antifascisti, in un'accelerazione di brutalit, sadismo, disumanizzazione
della vittima. A questo punto i vari livelli di violenza si intrecciano: violenza politica,
violenza comune e violenza di guerra. Ed il contesto di guerra a favorire e rendere
possibile tale accelerazione.
15


Il partito sopra tutto e sopra tutti, libero da contingenze di ordinaria amministrazione,
doveva sferrare un attacco contro la popolazione a 360 gradi, poich il nemico non era pi
soltanto il partigiano e l'oppositore, bens anche l'attendista. La guerra interna andava cio
condotta contro antifascisti e a fascisti dalla 'minoranza eroica' che si assumeva l'esplicito
compito di coprire le spalle ai tedeschi con la ripulitura totale delle retrovie.
16


Non solo, ma per mettersi in bella vista agli occhi dellalleato tedesco la RSI mette
in atto una serie di misure coercitive (prima fra tutte la leva obbligatoria che ha come
diretta conseguenza la caccia ai renitenti, le minacce contro i loro famigliari) che si
configurano immediatamente con una guerra contro i civili.

Nei mesi successivi si passa alla fucilazione dei renitenti e al permesso di uccisione
istantanea di chiunque venga trovato in possesso di un'arma (fatto, quest'ultimo,
che avrebbe incentivato la pi ampia discrezionalit e una violenza a tutto campo).
[] Si combatteva non contro un altro esercito ma contro la popolazione civile e lo
spazio coinvolto erano le case, i borghi, i paesi. Le violenze comuni - furti, rapine,
irruzione nelle abitazioni private, devastazioni, incendi, spari inconsulti, pestaggi e
cos via - erano ingenerate dalla guerra ai civili e dalla volont di dominio assoluto
sui loro corpi e i loro averi. La violenza politica e la violenza comune si trovano,
dunque, inserite in un particolare contesto di guerra e sembrano indissociabili dalla
violenza scatenata a livello centrale. Anche se il governo della Rsi avrebbe preferito
che la violenza non degenerasse in criminalit comune, la sua volont di continuare
la guerra a tutti i costi e le norme dettate a tale fine, che pi sopra abbiamo
richiamato, non potevano che incentivare forme comuni e gratuite di violenza.
Consentendo ai suoi uomini di essere al contempo poliziotti, giurati e giustizieri, la
Rsi diede impulso a una violenza totale in cui risulta difficile districare la violenza
politica da quella comune e da quella di guerra. [] Anche nella Rsi ritroviamo

15
Gribaudi Gabriella, op.cit., p.16.
16
Gagliani Dianella, Brigate Nere, Bollati Boringhieri, Torino, 1999, p.123.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 10
quanti intendevano procedere e procedettero con il metodo della selezione anzich
con quello della strage indiscriminata. Ma si rintracciano anche quanti - senza
giungere al massacro classico di notevoli dimensioni concentrato nello spazio e nel
tempo - si resero responsabili di violenze a tutto campo che ebbero le caratteristiche
di un terrorismo prolungato nel tempo e, in generale, circoscritto in uno spazio
abbastanza ristretto. (Gagliani, 2007.
17


Gli storici Giovanni De Luna e Dianella Gagliani hanno concentrato la loro attenzione
sul significato della brutalit delle violenze operate dai fascisti:

Cos l'esibizione della morte da parte dei fascisti segue percorsi che geograficamente non
hanno niente a che vedere con il fronte e con la guerra contro gli Alleati coinvolgendo
piccoli borghi e grandi citt, allargando i cerchi dell'orrore attraverso una vera e propria
imposizione a vedere a cui sono sottoposti gli abitanti. Nelle stragi, dovunque, in citt come
in provincia, si seguiva un copione preciso, scegliendo ogni volta punti cruciali per lasciare in
mostra i morti. [..]Mario Isnenghi ne ha sottolineato una sorta di perversa razionalit sempre
presente in questo tipo di orrori, come abbiamo notato a proposito delle rappresaglie naziste:
da un lato si trattava del tentativo di rescindere ogni legame tra resistenti e popolazione
civile; dall'altro di lasciare sfogare le pulsioni pi profonde dei carnefici: i cadaveri degli
uccisi devono restare evidenti, visibili agli uccisori e non solo al popolo. Servono agli uccisori
come monito e conferma della propria potenza.
18


Ogni spietatezza era dunque, ora, pubblicamente e ampiamente ammessa dal momento che di
fronte non vi erano italiani ma nemici.
Come Kesselring ai suoi reparti, cos Mussolini aveva dato al suo partito carta bianca per
uccidere, con grandi operazioni dimostrative - quale doveva essere la cosiddetta Marcia
contro la Vandea, che al commando di Graziani prevedeva il concorso di tutte le forze armate
di Sal e doveva partire dal Piemonte monarchico e reazionario per estendersi poi
all'Emilia e alle altre regioni -, ma anche con una 'ripulitura' esemplare e quotidiana delle
retrovie.
Mentre la Marcia contro la Vandea dovette attendere settimane per essere iniziata (e
comunque non con la struttura di commando prevista per le diffidenze di un corpo armato nei
confronti dell'altro, di un comandante nei confronti dell'altro, la controguerriglia squadristica,
paese per paese, si avvi da subito e in luglio e agosto il territorio fu cosparso di cadaveri
ammassati per terra lungo le vie e le piazze di citt e paesi, o appesi ad alberi e lampioni,
anche col volto imbrattato di miele o marmellata per attirare gli insetti dell'estate. Quella
morte scomposta doveva risultare ben visibile e militi fascisti montarono la guardia contro
chiunque tentasse di ricomporre o di sottrarre quei corpi che, invece, dovevano rimanere
esposti anche per giorni (in genere 24 o 48 ore), quanto per offrirli al pubblico ludibrio o
quanto per minacciare e imporre il rispetto verso di s con il terrore o quanto ancora per
alleviare, attraverso il processo di riconoscimento del nemico, l'ansia [...], il senso di assedio,
imboscata, agguato che avvolge la propria parte, difficile stabilire.
L'estate di sangue portava con chiarezza impresso anche il segno delle Brigate nere, la cui
attivit da connettersi con il passaggio del partito a una militarizzazione, spesso di tipo
squadristico, tale da consentirgli un controllo quasi capillare del territorio, naturalmente previo
consenso dei tedeschi e tenuto conto della sottrazione di pi o meno vaste porzioni da parte
del movimento partigiano.
19


Secondo molti storici, nella generale anarchia policratica che regnava allinterno
della Rsi, un ruolo decisivo nello scatenamento della violenza da attribuirsi ai comandanti
che indussero militi gi di per s fanatici e avventurieri a comportamenti efferati.


17
Gagliani Dianella, La guerra civile in Italia.1943-45. Violenza comune, violenza politica, violenza di guerra, in:Gribaudi
Gabriella (a cura di), Le guerre del Novecento, LAncora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2007, pp.195 e sgg.
18
De Luna Giovanni, op.cit., p.157.
19
Gagliani Dianella, Le brigate nere, cit. p.125.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 11
In particolare, nelle Brigate Nere e nella Decima Mas, pi che i capi assoluti come Pavolini e
Borghese, che a volte, - come nella Decima Mas -rimanevano quasi sconosciuti ai militi, erano gli
stessi capisquadra o comandanti di formazione che cercavano di darsi una credibilit ostentando una
marcata familiarit con la violenza.
20


Cercando di indagare lo stato danimo psicologico de fascisti di Sal, De Luna
suggerisce la possibilit che essi si sentissero come in terra straniera, quasi si trattasse di
rendere credibili uomini e istituzioni appartenenti a una potenza occupante e si dovesse
combattere dando per scontata un'ostilit generalizzata delle popolazioni civili. Era una
sensazione che si concretizzava in una precisa linea politica, sostenuta senza remore
anche dal ministro degli Interni della RSI Guido Buffarini Guidi il quale, in un rapporto
inviato ai prefetti delle province piemontesi scriveva, appunto, che la popolazione civile
nella sua pi ampia maggioranza favorisce i banditi e quindi tutta pu e deve pagare.
21



Segnalazione di alcuni casi nella pianura pinerolese
Luccisione di Antonio Scarafia
Gli effetti della guerra ai civili, voluta da Kesselring, non tardano a manifestarsi a
Vigone dove, dallinizio del giugno 1944, un reparto tedesco motorizzato si insediato
nelle scuole elementari. Verso la fine del mese effettua unazione di rastrellamento nella
frazione Sornasca. L vicino, alla cascina V Murel, gestita dallaffittuario Antonio
Scarafia, padre di famiglia numerosa, stanno mietendo il grano. Racconta Domenico Rosso
che Alla loro vista i giovani si spostano in un loro campo di grano vicino [] ma
inutilmente. In un attimo vengono circondati e, visto che erano giovani, viene loro
ordinato di portare le loro cassette di munizioni. Arriva intanto il padre Antonio ancora con
il vestito della domenica, con il cavallo ed il cartun per caricare i covoni. Appena arrivato
nel suo campo, il comandante della colonna tedesca lo chiama ripetutamente. Lui non
risponde: era debole di udito. Il tedesco seccato gli spara a bruciapelo alcuni colpi di
rivoltella; l'anziano agricoltore si accascia sul grano mietuto del suo campo inondandolo di
sangue. Il comandante gli si avvicina e gli sfila velocemente il portafoglio, poi ritrovato
vuoto. Nonostante la brutale uccisione del loro genitore, i giovani figli vengono obbligati
dai tedeschi a portare le loro cassette di munizioni fino alla vicina cantina trattoria di
Zucchea.

Violenza e terrore tra Cavour e Villafranca
Alle 7 di sera del 29 giugno, un camion con 5 garibaldini a bordo, incroci nei pressi
dellabitato di Cavour un camion blindato tedesco: nello scontro a fuoco morirono due
tedeschi e una donna che transitava in bici ai bordi della strada. La reazione tedesca non
si fece attendere e fu il pretesto per mitragliare il giorno successivo la Rocca, incendiare
abitazioni nel paese e nella campagna, e bombardare Crissolo mietendo vittime tra la
popolazione civile.
Lo stesso giorno altri scontri si registrarono sulla strada tra Card e Villafranca ove
morirono altri cinque tedeschi; altri due vennnero uccisi allosteria di Moretta. Subito dopo
pranzo nuovi scontri tra Garibaldini e tedeschi sulla Cavour-Pinerolo e sulla Cavour-
Saluzzo, con una decina di tedeschi uccisi.

20
De Luna Giovanni, op. cit. p.158.
21
Ibidem, p.162.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 12
Questi scontri provocarono il panico tra gli abitanti di Villafranca che prevedevano
immediate ritorsioni: uomini e giovani fuggirono dal villaggio e si nascosero nei paesi
vicini. E in effetti la reazione non si fece attendere: il parroco venne convocato presso il
Comando tedesco di Scalenghe, e l, alla presenza degli altri parroci del circondario, gli
venne comunicata lintenzione del comando tedesco di giustiziare lui, le autorit civili del
paese e di incendiare alcune case. Minaccia che per non ebbe seguito.

Uccisione di Giuseppe Mattalia
L11 agosto Spirito Novena e i suoi piombano improvvisamente su Macello a caccia
di partigiani e renitenti alla leva. Giuseppe Mattalia, diciottenne da un ventina di giorni,
tra questi e sta trebbiando il grano in una cascina allimbocco del paese. Mentre gli altri
suoi compagni riescono a nascondersi o darsi alla fuga, lui cade con la bicicletta in un
fosso e, seppur disarmato e inerme, l viene raggiunto secondo la testimonianza del
fratello Giulio dal figlio quattordicenne di Novena e brutalmente ucciso. Si tratta di un
episodio che ha particolarmente colpito la comunit macellese (Michele Fiore e altri
testimoni ricordano quando, avvolto in un lenzuolo tutto insanguinato, lo portarono a
casa seguito dal pap e dalla mamma, straziati dal dolore), per la giovane et del
ragazzo, disarmato e totalmente estraneo a qualsiasi collegamento con i partigiani.

17 agosto 1944: San Luca brucia
Per unerronea uccisione di un soldato tedesco operata dai partigiani, il 17 agosto
del 1944, venne incendiata dai tedeschi la frazione San Luca di Villafranca e impiccato
sulla piazza il trentaquattrenne Michele Rossa.
Verso le ore 19, giungeva la colonna addetta alle rappresaglie [] col pretesto che
la regione S.Luca fosse un covo di "ribelli", aveva senz'altro inizio con il saccheggio e
l'incendio del primo nucleo di case sorgenti attorno alla Chiesa, mentre altri gruppetti di
soldati (SS Germanici e italiani) si distribuivano per le adiacenze ed appiccavano l'incendio
indiscriminatamente a tutte le case delle frazioni Tova e Vigna. Un soldato entrava nella
casa, gridando: 'Cinque minuti di tempo a sgombrare e poi incendiamo'. Questi irrisori
cinque minuti si riducevano spesso al nulla, perch mentre si urlavano le tremende parole,
gi s'alzavano le fiamme dal pagliaio o dal fienile. (Testimonianza del parroco Don
Lorenzatti)
Michele, il quale si trovava a casa perch esonerato dal servizio militare, in quanto
piccolo di statura, fu preso ed obbligato a portare con s la corda che doveva servire per
impiccarlo. Accompagnato dal prevosto fu portato ai piedi di un ciliegio e l, di fronte alla
madre e alle sorelle, atrocemente ucciso. (Testimonianza di Giuseppe Rossa).

Altre rappresaglie a Villafranca: lincendio della Cascinetta
A Villafranca, esattamente un mese dopo i tragici fatti di San Luca, nelle frazioni
ovest si registrano nuovi episodi di rappresaglia: alle 9 del mattino giungono tre camions e
incendiano una casa nella frazione S.Michele, prelevando anche molti animali nella
frazione a diversi contadini e uccidendo un giovane di 28 anni; lo stesso copione,
accompagnato dal sequestro di tutti i beni delle case incendiate, si ripete con altre due
case incendiate, una nella frazione San Giovanni e laltra nella frazione Cantogno.
Paolo Groppo ipotizza che sia stata lintensa attivit partigiana della zona a
provocare la reazione dei tedeschi che in pochi giorni si imbatterono prima in un aviolancio
e poi nei partigiani di ritorno dalla fraz. Stella di Macello, arrestando e fucilando Sebastiano
Gallo. E fu proprio a questo punto che qualcuno tra i partigiani decise di rispondere
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 13
allazione dei tedeschi, sequestrando un alpenjager, della divisione Sud Tirolo, che per
riusc a fuggire dalla Cascinetta di Cantogno dove era prigioniero e rivelare ai tedeschi tre
delle cinque cascine in cui era stato detenuto che furono incendiate. La rappresaglia della
Cascinetta rimasta pi di altre nella memoria collettiva perch illustrata in un quadro
votivo, conservato presso il Santuario della Madonna del Buon Rimedio di Cantogno, che
ne illustra lo svolgimento.

Lattivit del presidio fascista di villa Ceriana a Buriasco
A fine giugno Spirito Novena venne posto al comando di un presidio di 25 uomini
della Ather Capelli, presso Villa Ceriana a Buriasco. Da l semin il terrore nella pianura
pinerolese costruendosi al tempo stesso una credibilit agli occhi dei quadri del partito.
Novena non esit ad avvalersi del suoi poteri per sequestri arbitrari anche a danno
di personaggi di spicco. La prassi di ogni fermo effettuato dal presidio di Villa Ceriana,
oltre allarresto, prevedeva il sequestro del denaro, di eventuali biciclette in possesso dei
fermati e, in caso di convalida dellarresto, il saccheggio delle case dei proprietari.
Quando poi esisteva un minimo di certezza che il soggetto da perseguitare avesse
delle collusioni con i partigiani allora laccanimento contro le sue propriet assumeva toni
addirittura plateali.
L11 agosto la Brigata Nera di Buriasco inizi una serie di spettacolari rastrellamenti
con pesanti conseguenze sulla vita dei civili. Le perquisizioni e i saccheggi delle abitazioni
civili e della cascine non si fermarono neanche nellinverno 1944-45. I brigatisti neri non
facevano distinzione alcuna e non risparmiavano neanche gli esercizi pubblici, tanto in citt
che in periferia.
Vediamo in dettaglio alcuni esempi. La guerra ai civili, messa in atto dalla banda
Novena, semin il terrore nella pianura pinerolese perch la banda appariva instancabile e
non si ferm neanche il giorno di ferragosto del 1944.
Nellestate del 1944, Mario Gherardi, chimico di origine toscana, ricopriva la carica
di direttore della Stamperia Mazzonis di Torre Pellice: unazienda per quanto costretta
come tutte le altre a produrre manufatti per i tedeschi abbastanza controllata dalle
polizie partigiane locali sia perch i suoi camion venivano utilizzati spesso per trasporti
partigiani di varia natura, sia perch il suo proprietario, Giovanni Mazzonis, aveva sempre
manifestato apertamente le sue simpatie liberali, al punto di essere anche raro esempio
per lepoca arrestato per ben due volte con laccusa di collaborare con i partigiani.
22

Accusa che deve evidentemente essere ricaduta anche su uno dei suoi pi diretti
collaboratori, appunto il direttore di Stamperia, proprietario allepoca della Cascina
Valdese, situata non lontano dal presidio di Buriasco, nella frazione Viotto di Scalenghe. Il
15 agosto del 1944, col pretesto di dare la caccia al Gherardi, una ventina di brigatisti neri
guidati dallo stesso Novena si diedero al saccheggio incondizionato di tutti beni della
cascina, non risparmiando neanche quelli della cognata, sfollata l da Torino, che nella sua
denuncia, ci aiuta rivivere momenti ed emozioni di quella concitata giornata:

Venne fatta man bassa di tutto il prodotto (patate, grano, etc. dellannata) ma poich
questa denuncia verte soltanto sulle cose di mia propriet, tralascio largomento.
Io avevo sfollato al completo i mobili del mio alloggio, ripieni di biancheria e servizi e
tappeti soprammobili e libri, etc.
Per quanto i contadini della cascina facessero presente che si trattava di roba di mia
propriet, lindividuo Novena ed accoliti li minacciarono di morte e minacciarono me
pure se avessi osato presentarmi a reclamare.

22
Cfr. Levi Fabio, Lidea del buon padre, Rosemberg & Sellier, Torino, 1984, pp.180 e sgg.
Valter Careglio - La guerra ai civili negli anni della Repubblica sociale italiana 14
Ho nominato il Fassio ex-podest di Torino perch in quellepoca apparteneva
alla brigata nera e con il Novena ha condiviso la refurtiva. E significativo lepisodio
riportatomi dai contadini in merito alla discussione o meglio al litigio per impossessarsi
dellapparecchio radio: uno lo reclamava per s e laltro pure, fatto sta che
contendendoselo riuscirono a danneggiarlo.
Allego una distinta elencante a sommi capi gli oggetti rubati, ma purtroppo
devo omettere una quantit di cose preziose, ricordi di famiglia, oggettini che
rappresentavano un patrimonio oltre che materiale, anche sentimentale insostituibile.
Devo inoltre tralasciare di segnalare tutti quegli accessori indispensabili in una cucina,
la cui lista sarebbe assai lunga, come comprensibile per chi conosca come pu essere
attrezzata una casa dove non manca tutto ci che indispensabile al suo andamento.
[]
Ho trascorso un inverno doloroso per la mancanza di calore ed ho dovuto ricorrere
alla carit dei parenti per ottenere materasso, coperte e lenzuola, dopo aver lottato
tanto per arrivare a farmi una casa con le economie del mio lavoro.
I mobili li ho recuperati spaccati perch sono stati forzati con i calci del fucile e li
tengo a disposizione per gli eventuali sopraluoghi. Ho fiducia nella Giustizia del Popolo
ed ho fiducia che nulla rimarr intentato perch, quanto possibile, venga restituito alla
legittima proprietaria.
Fede Allosio [cognata del dr.Gherardi Mario]

[Segue allegato dettagliato della merce prelevata, con indicazione dei testimoni oculari
del prelievo.]
23


Molte sono poi le testimonianze relative ad un altro grande rastrellamento condotto
nella zona tra il I e il 3 settembre 1944, nel corso del quale venne, tra laltro arrestato,
anche il partigiano Alessandro Morero. Prima ufficiale di cavalleria in Jugoslavia, poi
partigiano della Divisione Alpina val Chisone, per le sue azioni in pianura si avvaleva
nientemeno che dellappoggio logistico del Console di Spagna Emilio Sciolla, che
sfruttando l'immunit diplomatica, poteva offrirgli un rifugio sicuro presso il Castelletto.
24

Prima di essere condotto in caserma venne per accompagnato a casa sua per il
consueto saccheggio: vennero infatti prelevate tre biciclette, lenzuola, biancheria, una
borsa di cuoio e trentamila lire. Una volta condotto a Villa Ceriana, Morero fu interrogato
per tutta la notte e percosso con le cinghie dei centuroni di Fassio e Novena ed alla fine
rinchiuso nel locale carcere mandamentale dove fu interrogato nei giorni successivi da
Racca.
25

Nel corso dei rastrellamenti, allo scopo di accrescere il terrore, non mancarono
neanche atteggiamenti da miles gloriosus riscontrati anche da altri studiosi in altre
situazioni: nella Cascina Castelletto del Comune di Buriasco, mentre Sergio Simionato,
indicando il mitra ai contadini dichiarava di aver gi ucciso sette persone, i suoi compagni
vantavano una caccia grossa, con cinquanta partigiani uccisi solo in quel giorno.
26


23
Denuncia contro Spirito Novena e lex-podest Fassio, Torino, 15 maggio 1945, in: AST, Pratiche Fascicoli Corte Assise
Appello, Sezione Speciale, n.26.
24
Testimonianza raccolta da Romano Armando.
25
Deposizione Morero Alessandro, 10 novembre 1945, in: AST, Pratiche Fascicoli Corte Assise Appello, Sezione Speciale,
n.26.
26
Deposizione Parabbi Arnaldo, 21 agosto 1945, in: AST, Pratiche Fascicoli Corte Assise Appello, Sezione Speciale, n.26.