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Sulla strada della Conoscenza La gestione psicologica nel trading operativo

di

Gianluca Salvatori

2013

Scritto, prodotto e pubblicato da Gianluca Salvatori Ogni diritto riservato La pubblicazione o divulgazione o duplicazione di tale opera senza il previo consenso dellautore verr perseguita nei termini di legge nelle sedi appropriate per violazione della norma sul Copyright

Dedicato a mio figlio Alberto grazie al quale ho potuto riscoprire la realt con gli occhi curiosi con cui la osserva un bambino privo di condizionamenti. Dedicato a me stesso in quanto ho creduto in me e nelle mie capacit ed ho saputo trovare la forza per non fermarmi di fronte alle mille avversit che si sono presentate. Dedicato a tutte le persone che ho incontrato e conosciuto che mi hanno insegnato, sostenuto e spronato ad andare avanti dimostrando apprezzamento e stima per il lavoro e le esperienze che ho condiviso con loro. Grazie

Un vincitore semplicemente un uomo che non si arreso Nelson Mandela

Quello che non mi uccide, mi fortifica Friedrich Wilhelm Nietzsche

Indice
1 Psicologia in ambito di trading Pag. 1 psicologia in ambito di trading - introduzione

2 Un lunga storia comune Pag. 18 - Levoluzione del cervello nelluomo

3 La Paura Pag. 61 - Un sentimento ancestrale che ci fa sopravvivere Pag. 71 - Defcon emotivo

4 La Percezione Pag. 83 - Nulla come appare

5 Un linguaggio molto particolare Pag. 111 - Il linguaggio utilizzato dal nostro cervello

6 Gli emisferi cerebrali Pag. 136 - Emisferi cerebrali e loro funzionalit Pag. 137 - Cooperazione Pag. 138 - Competizione Pag. 148 - Interpretazione Pag. 150 - T.M.S.

7 il denaro come simbolo Pag. 163 - Significativit, importanza e simbologia del denaro nella societ moderna Pag. 178 - Il denaro come simbolo nel trading

8 La rieducazione funzionale Pag. 184 - Come superare i limiti della nostra mente e rieducare noi stessi ad una migliore gestione del pensiero durante il trading

9 Controllare il corpo per controllare la mente Pag. 198 - Il respiro Pag. 206 - La meditazione induttiva Pag. 212 - Il ritmo binaurale Pag. 216 - Fase meditativa autoipnotica Pag. 218 - Fase di sincronizzazione degli emisferi cerebrali Pag. 221 - Induzione subliminale visiva

APPENDICE 1 Pag. 226 - Linapplicabilit dello Stato di Flusso al Trading operativo

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1 - Psicologia in ambito di Trading Quando sul finire degli anni 90, ancora ai tempi dellUniversit, iniziai ad interessarmi di trading, di mercati finanziari, di fluttuazioni azionarie e di investimenti, mi immaginavo un mondo fatto di numeri, di analisi matematica, di valutazioni aziendali, di grossi capitali spostati con un click del mouse verso le migliori allocazioni sparse per il mondo. Ero convinto e lo sono stato per tanti anni a seguire che per riuscire in questo settore fosse necessario disporre di una mente fredda, calcolatrice, asettica che con gelida velocit ti permette di uscire da un investimento non pi profittevole o sbagliato e senza batter ciglio saltare su uno nuovo con fredda imperturbabilit, senza voltarsi indietro. Ero del parere che una volta acquisite le necessarie competenze tecniche unite alle opportune propedeuticit di analisi, la strada verso il successo professionale fosse progressivamente in discesa e ci che dovevo maturare era una attenta esperienza tecnica che non trascurasse nulla avente a che fare con questo aspetto. Iniziai quindi a studiare vari manuali di analisi tecnica, i pattern principali, la teoria di Dow, il trading con le medie mobili, tutti i pattern delle candele giapponesi, le onde di Elliott, le logiche matematiche dietro ogni oscillatore, i fondamenti dellanalisi ciclica fino ad arrivare a prendere un diploma in analisi quantitativa per una corretta gestione degli asset in ambito di portafoglio presso una societ di Milano specializzata in formazione finanziaria professionale per investitori istituzionali. Nel tempo quindi, con lo studio di non so pi quanti libri acquistati negli anni, con frequentazioni di seminari e corsi, maturai quelle che in gergo vengono definite skills o abilit professionali che mi valsero un elevato punteggio per accedere ad un posto di lavoro presso un rinomato istituto bancario italiano con la qualit di gestore in ambito finanziario. Ero convinto che tutto quello che stavo facendo mi bastasse per migliorare e diventare un eccellente trader e che lesperienza tecnica sul mercato avrebbe perfezionato ci che avevo iniziato con lo studio. Avevo indubbiamente acquisito ed iniziato a padroneggiare un set di competenze tecniche che mi aiutarono tanto a metter quelle basi quasi automatiche di fredda valutazione matematica del mercato. Eppure ogni tanto qualcosa non andava.
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Ciclicamente, a distanza di settimane, mesi tra un evento e laltro, mi capitava di perdere la bussola, di essere in totale balia delle emozioni come se tutta la capacit tecnica acquisita fino a quel momento fosse stata spazzata via, come se tutta la pianificazione di ogni singolo trade che facevo fosse accantonata per qualche istante, qualche ora e la mia operativit fosse assolutamente frutto di puro istinto, impulsiva, emotiva e non prendesse assolutamente in esame tutto quello che avevo imparato negli anni. Eppure sulla carta, a mercati fermi sembrava tutto corretto, quasi scontato che la pianificazione preventiva fatta della mia operativit fosse giusta, tutto sembrava quasi ovvio al punto che proprio non mi spiegavo perch in quelle sporadiche occasioni non riuscivo a seguire il mio piano operativo. Disponevo di piattaforme allavanguardia, strumenti di analisi efficaci, conoscenza della metodologia di analisi ed operativa consolidata, eppure qualcosa ogni tanto non funzionava. Anche in momenti in cui apparentemente non cerano problemi, avevo la sensazione che mancasse qualcosa, in alcune occasioni avevo addirittura la percezione che potevo perdere il controllo in ogni momento. In sostanza a volte mi sentivo come se stessi vivendo un senso di precariet e di non controllo che mi faceva paura per i potenziali risvolti e per il fatto che queste percezioni potessero innescare quelle giornate di totale sbandamento. Decisi quindi di fermarmi e di analizzare la situazione e devo dire che allinizio non fu facile. Non facile infatti mettere in discussione ci che hai studiato, ci su cui basi la tua vita professionale ed operativa quotidianamente, alla ricerca di quella particolarit, quellaspetto che ti ha reso forte e capace, ma soprattutto molto facile partire pensando che il problema, il difetto, la difficolt che ti blocca sia l fuori, in qualche sfumatura o aspetto che probabilmente tu hai tralasciato e non hai appreso pienamente e che ti toglie quel senso di controllo totale che tu invece cerchi. Eh si, molto facile cadere in questo semplice errore in quanto ognuno di noi ha un propri o ego, un proprio IO da salvaguardare e a cui rispondere ed molto pi facile nonch comune, pensare che lerrore sia fuori di noi e non in noi. Dopo anni di studi volti a misurare, valutare, stimare le probabilit che il mercato faccia questo oppure quello, non semplice arrivare a pensare che il denaro e la sua gestione possano avere un peso
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differente dal puro valore economico e dal mero aspetto numerico, arrivare a capire che il denaro oltre ad essere una misura un simbolo che proietta nel nostro subconscio una gamma di significati che possono pesare anche molto pi del semplice valore facciale che quello stesso denaro rappresenta. Infatti, quello che mi frenava o che mi creava saltuariamente quel senso di sbandamento non dipendeva da come legger e il mercato attraverso i grafici, ma come gestire lemotivit, il peso e lo stress che quelle analisi necessariamente comportavano in alcune situazioni operative. Il denaro infatti oltre ad essere un valore ed una unit di misura, nella nostra cultura prima di tutto un simbolo ed associato al denaro in termini operativi non bisogna assolutamente tralasciare il concetto di successo. Successo inteso come riuscita delloperazione, come capacit che ti permettono di emergere al di sopra di altri che fanno il tuo stesso lavoro, come concetto di realizzazione personale che sfocia nellautostima e nella percezione di s, come capacit e convinzione di riuscire a fare sistematicamente il tuo lavoro giorno dopo giorno non mettendo minimamente in discussione il fatto assodato, per altri lavori comuni, di sapere che esiste un domani in quanto ci che sai fare oggi, hai la consapevolezza che lo saprai fare anche domani e quindi non ti trasmette quel senso di precariet fondato sullinsicurezza del domani. Mi resi conto dunque che per quante competenze tecniche potessi maturare oltre a quelle che gi possedevo, rimaneva sempre e comunque un gap tra ci che sapevo e dovevo fare e ci che realmente facevo e riuscivo a gestire. In pratica maturai poco alla volta la consapevolezza che una cosa sono le competenze e capacit tecniche di analisi e lettura del mercato ed altra cosa invece la capacit di reggere la pressione e lo stress che quellanalisi correttamente studiata e strutturata comporta in funzione di ci che loperazione in s rappresenta, sia fine a s stessa che come sequenza di tante operazioni. Si proprio cos, il trading aveva toccato con precisione chirurgica un aspetto latente in me che di tanto in tanto mi obbligava a fare i conti con il mio IO nel la sua pi assoluta complessit, tralasciando completamente tutte le conoscenze tecniche maturate e puntando diretto verso la parte pi profonda di me stesso, verso la mia emotivit
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sia pi immediata e diretta che pi latente ed indiretta, quella che spesso si mostra solo come risposta derivata e collaterale rispetto alla sua reale causa. Fu evidente quindi che un aspetto normalmente trascurato o marginalizzato in ambito di formazione professionale inerente il trading, si era invece presentato bussando con sempre maggiore insistenza alla mia porta mettendomi di fronte a considerazioni che fino a quel momento avevo semplicemente tralasciato perch le consideravo secondarie e per certi versi scontate, mentre nei periodi successivi fui costretto a ricredermi decisamente ed oggi posso serenamente dire che sono sinceramente grato di ci che il destino mi ha riservato, della porta che mi ha aperto nei confronti di questa tematica e di come le cose sono andate sviluppandosi successivamente. Se c una cosa infatti che mi caratterizza, questa proprio la curiosit di conoscere cose nuove per me stimolanti, che mettano in discussione le mie certezze, mi facciano riflettere sulle mie debolezze e mi permettano di maturare e di evolvere verso un obiettivo, un modello che io considero migliore per i miei canoni di valutazione. Questo non necessariamente deve riguardare le cose che sappiamo fare per riuscire a farle meglio ed avere maggiori capacit, ma anzi sicuramente pi stimolante tutto ci che riguarda il nostro IO per ci che noi siamo, al fine di essere pi vicini al modello di persona che sentiamo di essere o che desideriamo essere. Non c dubbio infatti in merito ad un aspetto, ovvero che se una cosa il trading te la insegna, quella cosa principalmente riguarda la conoscenza di s, del proprio IO pi profondo, la conoscenza delle proprie pulsioni, delle proprie paure, debolezze, delle proprie sicurezze. Il trading, arrivati ad un certo punto, ti impone di guardarti dentro, di fare i conti con te stesso e non pi con il mercato. E esattamente cos in quanto dopo aver imparato ed appreso anche tutto lo scibile tecnico che la letteratura in materia possa offrire, alla fine sei tu nella tua interezza e con il tuo bagaglio culturale ed emotivo a fare trading e se ci a cui hai dedicato quasi esclusiva attenzione negli anni il pensiero di riempire fino allinverosimile il tuo magazzino di competenze tecniche, ti troverai prima o poi ad avere la necessit di saper gestire quelle conoscenze, a dover sapere come fare per sostenere la tensione che loperativit derivante da quelle conoscenze
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ti offre, a dover riconoscere a te stesso se hai la forza di reggere una posizione che tecnicamente sembra scontata nei grafici, ma che la tua mente mette in discussione e cerca di fartela vedere sotto forma di proiezione diversa da come asetticamente la analizzeresti. Il nostro trading infatti oltre ogni ragionevole dubbio, figlio del nostro bagaglio culturale inteso come competenza tecnica e capitale emotivo e pensare di prescindere da una sola di queste due componenti, non far altro che farla emergere con maggior forza dirompente, mettendoci in un lampo di fronte alla nostra mancanza. Inutile anche solo pensare che la tecnica sia tutto e che una conoscenza perfetta della tecnica possa sopperire ed evitarti di avere reazioni emotive durante loperativit. A tal proposito, per meglio trasmettere questo aspetto alle persone che giornalmente mi contattano, spesso porto un esempio che ritengo significativo legato al mondo dei motori, sia perch rappresenta un fenomeno che caratterizza la terra da cui vengo che ha dato i natali ad alcuni tra i maggiori piloti di moto italiani, fra tutti Valentino Rossi, sia per deformazione familiare in quanto mio padre che cresciuto in questo mondo di motori, mi ha trasmesso tale passione sin da piccolo e quindi la sento molto vicina a me. In pratica sarebbe come pretendere che dopo anni di studi di ingegneria motoristica, studi di progettazione di motori che mi permettano di costruire una moto assolutamente molto performante, io pretendessi di essere, oltre che il suo progettista e padre, anche un eccellente pilota della stessa. Teoricamente per lanalogia appena fatta, essendo io il maggior conoscitore, dovrei essere anche quello che la sa far correre pi velocemente di tutti, ma permettetemi di dire che una cosa conoscere le dinamiche tecniche che costituiscono la moto e che mi permettano anche di fare la miglior messa a punto come assetto, e altra cosa saperla spingere al massimo, facendole fare oltre i 300 Km orari sui rettilinei e fare curve in piega quasi a sfiorare i gomiti sullasfalto a 230 Km allora. Per fare questo non occorre conoscere tutto e anche di pi riguardo alla progettazione della moto, ma occorre saperla guidare, sapersi fidare della stabilit, della frenata, della tenuta delle gomme in curva, saper frenare al limite ed accelerare quando altri ancora non si azzarderebbero a farlo. In pratica necessario saper portare il proprio limite molto pi avanti del limite comune e fare questo in modo ripetitivo, su ogni giro di pista
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con sistematicit, proprio perch quello che apparentemente viene dalla massa considerato come estremo, per noi non lo , ma anzi normale farlo perch siamo abituati a farlo cos ogni volta. Disporre quindi della miglior moto da Gran Premio anche se ne fossi il pi grande conoscitore tecnico, non significa che io sia in grado di reggere le emozioni che quella moto mi fa provare quando la guido, non significa che io non provi paura ad andare ai 300 Km allora o che riesca a fare una curva piegato quasi a toccare lasfalto a 200 Km allora. Non ci sarebbe nulla di strano se io provassi paura anche a fare solo 100 Km allora invece dei 300 Km, perch una cosa sapere come si progetta e si guida una moto e altra cosa e saperla guidare come si dovrebbe e per farlo in sicurezza, evitando di agire da incoscienti, ci vuole esperienza che si matura in modo progressivo iniziando dalle cose pi semplici, accettando i propri limiti con grande umilt ed imparando poco alla volta, passo dopo passo ad avere la padronanza necessaria per svolgere il compito che siamo chiamati a fare, ovvero guidare non progettare. Decisi quindi di fare una lista degli aspetti che a mio avviso consideravo critici, partendo dai pi palesi ed evidenti e scomponendoli a loro volta nelle loro singole parti una ad una per poi analizzarle con il maggior distacco e senso critico possibile. Per farlo dovetti iniziare dalle cose che comunemente vengono considerate ovvie, scontate ma che nel tempo si sono rivelate non avere nulla di scontato. Iniziai a leggere libri sempre nellambito del mondo del trading riguardanti gli aspetti psicologici che deve affrontare un trader nella sua operativit, ma devo dire che in Italia nessuno ha mai affrontato il problema come deve essere affrontato ed anzi spesso da quanto ho potuto leggere, si cercato di portare il discorso su argomenti che ai fini prettamente operativi e di utilit sul piano gestionale e comportamentale, risultano essere solo marginali o addirittura distorsivi. I libri che lessi, per quanto i titoli decisamente accattivanti in tal senso, apparentemente inducevano a pensare che potessero darmi la soluzione, in realt parlavano di come organizzare la propria operativit nelle varie fasi, dalla preparazione delloperazione, alloperazione stessa, alla revisione post operativa, con tutto ci che
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comporta lanalisi fatta ex-post del nostro agire sul piano prettamente contabile. In pratica ti insegnavano a fare da pianificatore e revisore dei conti della tua operativit, cosa che nulla ha a che fare con la gestione delle emozioni, ma molto pi con la ragioneria operativa. Parlavano di come i mercati sono soggetti a certi fenomeni che sicuramente interessano il trader da un punto di vista conoscitivo e comportamentale come fenomeno di massa, come il fatto riguardante le oscillazioni del mercato che portano gruppi di operatori a muoversi in modo aggregato secondo schemi paragonabili agli sciami di insetti, oppure come dopo operazioni chiuse in perdita il trader sia portato a fare quello che viene definito il trade della vendetta o come lo chiamano in USA revenge trade con cui teoricamente vorrebbe rifarsi della perdita subita, mentre nella maggior parte dei casi non fa altro che peggiorare la situazione pregressa, innescando unazione compensativa che nasce da un comportamento derivante dal fenomeno che viene definito effetto disposizione, il tutto analizzato in modo molto dettagliato ed accurato, ma con un taglio assolutamente da spettatore esterno, visto con locchio di colui che osserva ci che accade, che descrive dettagliatamente le fasi del fenomeno che accomuna la maggior parte dei traders, ma che mai spiega e dice come affrontare, come superare, come gestire quei momenti osservati che ti rendono comune agli altri operatori, descrivendoteli solamente con accuratezza certosina senza dare alcuna risposta. Parlavano in modo del tutto sommario del fenomeno dell attacco o fuga che in inglese va sotto il nome di fight or flight, ma dedicandogli al massimo mezza pagina di libro. Ho poi osservato lesistenza di seminari che pur di parlare di psicologia, affiancavano tale tematica affrontata nello sport e la riportavano, clonandola con annessi esempi prettamente sportivi, al trading, senza minimamente soffermarsi sulle concrete, evidenti e reali differenze che esistono tra i due settori che li rendono apparentemente simili, ma nei fatti totalmente diversi e non assimilabili come approccio; seminari poi decaduti nella tematica e non pi sviluppati dagli stessi propositori che hanno lasciato cadere largomento nel dimenticatoio senza darne seguito a dimostrazione che forse neanche loro credevano fermamente in ci che cercavano di proporre in quei seminari.
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Ho anche letto libri scritti da famosi e riconosciuti personaggi a livello internazionale sulle tematiche motivazionali, personaggi che io chiamo motivatori e che apparentemente dovrebbero aiutarti a trovare in te stesso quelle forze e quelle risposte psicologiche che non pensavi di avere e a tal proposito, mi sono confrontato anche con persone in cerca delle stesse risposte che cercavo io in ambito di trading e che avevano frequentato corsi organizzati per spingere loperatore a credere in s stesso, ottenendo conferma del fatto che il fine di questa tipologia di seminari e quello di portare il discorso didattico sul piano puramente motivazionale, cosa che se da un lato ha il pregio di enfatizzare le proprie capacit ed i propri talenti ed imparare a credere in questi e sapere come sfruttarli al meglio, dallaltro queste tematiche motivazionali hanno il grande difetto di lasciare completamente da parte, cercando di portare minore attenzione nel corsista, sui propri difetti e le proprie mancanze, tendendo a nasconderle o metterle in secondo piano, cosa che per quanto si voglia non le cancella e le lascia sempre l pronte a saltare fuori senza preavviso con tutto il loro impeto, e di certo lesaltazione di un pregio non annulla lesistenza e lingerenza di una potenziale mancanza, ma semplicemente fa credere al singolo operatore di poter basare la sua professione solo dedicando attenzione a ci in cui gi capace, coltivandolo, tralasciando invece ci che lo limita e che pu seriamente danneggiarlo. Tutto questo, dimenticando che ci che noi cerchiamo una via che ci educhi e ci indirizzi in ambito di trading, finalizzata al trading e scoprire di avere grandi talenti e risorse su cui far perno, non significa che questi li si possa necessariamente veicolare nel risolvere certe problematiche che hanno prettamente a che fare con il trading o con alcuni aspetti che il trading fa emergere nella nostra operativit. In sostanza, per fare un esempio concreto, il farmi riuscire a camminare sui carboni ardenti, cosa che mai e poi mai avrei pensato di poter fare, non significa che io poi non mi trovi in difficolt quando dovr affrontare certe problematiche, che probabilmente ora sapr di poter fronteggiare con maggior capacit e forza danimo di quanto pensassi, attingendo a tutte le mie doti anche pi recondite, ma questo non elimina comunque il fatto che qualcuno o qualcosa mi debba poi indirizzare nellinsegnarmi a superare quei miei limiti e quelle mie problematiche, come studiarle, dove studiarle e come poterle approcciare, pur sapendo ora di poterlo fare con maggior vigore; non significa che se scopra di essere fortemente portato alleccellenza
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matematica ed analitica o allorganizzazione ed efficienza professionale, io poi con questa riesca a superare le mie difficolt in ambito emotivo e di gestione dellemozione, anzi questo potrebbe fortemente portarmi a desistere, in quanto potrebbe emergere che il mio talento e la mia capacit peculiare di tuttaltra specie rispetto a quella di cui io invece necessito, indicandomi indirettamente che io non sono portato per quella attivit e quindi demoralizzandomi invece di motivarmi, cosa che invece potrei comunque affrontare se mi dedico a lavorare su ci che non in me innato e quindi portato a fare con facilit, ma che posso acquisire poco alla volta con dedizione ed impegno una volta capita la via da percorrere. Nessuno in sostanza, almeno nei testi in italiano e nei seminari e corsi proposti, affrontava largomento analizzando e prendendo come tema cardine dellosservazione, le emozioni che il singo lo vive durante la sua operativit, il perch il trader si trova inondato di pensieri spesso fuorvianti che innescano a loro volta emozioni altrettanto devianti che arrivano a rapire totalmente il pensiero per portarlo su un piano completamente antagonista rispetto ad una corretta e meticolosamente programmata analisi del mercato. Nessuno che mi spiegasse non solo del perch di tutto questo, da dove nascesse, del perch nascesse, ma nemmeno come imparare o come fare per gestire questa mole di percezioni e proiezioni che ti trovi a vivere e che diventano pensieri a cui non riesci a staccare la spina quando iniziano. Pensieri che hanno una reale forza dirompente che riescono letteralmente a rapire la mente ed il corpo stesso fino a provocargli anche reazioni fisiche tipiche di queste fasi. In sostanza nessuno che sapesse darmi una indicazione, un suggerimento o mettermi sulla retta via riguardante ci che accadeva a me che opero davanti ai miei monitor, ai miei pensieri, alle mie reazioni, nessuno che affrontasse il discorso trading dal punto di vista dellIO inteso come essere con le sue pulsioni, reazioni, singolarit e condizionamenti. Tutti che affrontavano largomento inerente la psicologia in ambito di trading, partendo dal momento subito successivo al verificarsi dellemozione che porta solo successivamente ad agire in un determinato modo, analizzando e descrivendo solamente lazione di risposta che il trader ha in conseguenza di quellemozione. Unazione che come detto risulta essere comune e quindi non indicativa, per
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quanto ben analizzata e descritta, in tema di come anticiparla, risolverla o correggerla. In sostanza mi stavano descrivendo le reazioni che vivevo quando facevo trading e mi dicevano che non ero il solo a comportarmi cos, ma questo non mi aiutava ed anzi mi descrivevano pur con grande dettaglio, ci che gi sapevo avendolo vissuto in prima persona senza aggiungere nulla. Decisi quindi di fermarmi di nuovo per vagliare ci che avevo in mano e metterlo a confronto con ci che mi serviva e che realmente cercavo. A quel punto feci una riflessione che oggi sembra ovvia, scontata fino ad essere stupida nella sua semplicit, ma che inizialmente non lo stata affatto, ovvero fui portato inizialmente a pensare che se dovevo studiare laspetto psicologico del trader, il materiale di studio dovevo ricercarlo nellambito del trading e del mercato finanziario, come se luomo che fa trading sia chiuso in un compartimento stagno che lo differenzia da altre professioni in quanto svolge unattivit diver sa. In realt la risposta lavevo sotto gli occhi, ma non avevo mai avuto occasione di pensare in quei termini in quanto tipico dellessere umano e quindi anche per me lo fu, di ragionare per classificazioni volte a schematizzare e dividere, dove il mest iere dellavvocato diverso dal mestiere di commercialista che diverso dallimbianchino che diverso dal falegname il quale a sua volta diverso dal trader, ognuno con le sue specifiche peculiarit. In realt LUOMO che svolge una mansione profess ionale specialistica che si definisce mestiere o professione, ma rimane pur sempre un uomo soggetto a tutte quelle casistiche comportamentali tipiche dellessere umano che prescindono dalla professione che svolge o dallattivit che svolge in quel momento. E luomo quindi che agisce applicando e cercando di mettere in pratica ci che la teoria gli ha insegnato, ci che ha studiato secondo la sua cultura, le sue percezioni, i suoi schemi professionali e morali, etici e comportamentali, i suoi condizionamenti. Questo permette al singolo di differenziarsi nel risultato rispetto ad un altro soggetto che possiede lo stesso bagaglio culturale, che parte dallo stesso livello conoscitivo, ma che interpreta la realt circostante in modo del tutto personale, figlia della sua esperienza come essere umano. In pratica, riprendendo lesempio motoristico, non pensabile illudersi che pur potendocisi permettere di acquistare o sapere come costruire anche 100 moto da Gran Premio, si possa credere di portare quella
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moto al pari di un pilota professionista solo perch si hanno i soldi per comperarla o le competenze per costruirla. E molto pi probabile che se si cerca di spingerla come sa fare un pilota, si rischi seriamente di farsi male e distruggere la moto, probabilmente senza nemmeno terminare un singolo giro di pista e per quante moto ci si possa permettere di comperare e distruggere, sono convinto che dopo poco la paura di farsi ulteriormente male prevalga sulla presunzione di riuscire ad eguagliare il professionista. Ho infatti dovuto imparare personalmente, ripercorrendo i miei passi sia professionali che umani ed accantonando lego che inconsciamente accompagna ognuno di noi, me compreso, accettando la vita ed i miei difetti con maggiore umilt, che tipico delluom o pensare di potersi permettere virtuosismi e spingersi ai limiti non propri solo perch si dispone di strumenti o mezzi di cui si sono appena apprese le logiche funzionali di base, senza conoscerne le reali potenzialit e limiti, i reali risvolti in cui possibile incorrere anche quando questi non sono palesemente evidenti, ma si manifestano indirettamente. Tutto questo per chiarire definitivamente che il fattore umano ha decisamente il suo peso nel nostro agire quotidiano sia quando facciamo cose o interagiamo con persone che non necessariamente richiedono la nostra competenza professionale, sia quando siamo strettamente chiamati a far fruttare al meglio il nostro bagaglio culturale di conoscenze. Diventa quindi fondamentale per una corretta disamina inerente questa fenomenologia, porre al centro dellattenzione lo studio delluomo e le sue interazioni riguardo la componente emotiva e le reazioni che da essa ne derivano. Per fare questo rivolsi la mia attenzione allo studio di manuali di psicologia e psichiatria che mi permettessero di capire i fondamenti della struttura mentale delluomo nella sua interazione con il mondo esterno e subito mi resi conto che questo aspetto viene maggiormente preso in considerazione dai medici psichiatri piuttosto che dagli psicologi in quanto i primi analizzano la mente non solo da un punto di vista comportamentale e fenomenologico, ma prima ancora da un punto di vista medico biologico. Le stesse neuroscienze che probabilmente rappresentano il settore pi allavanguardia circa queste tematiche, sono infatti prerogativa di medici che conoscono in modo assai approfondito la meccanica e le
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interazioni biologiche del cervello in ogni sua componente con il vivere quotidiano, dando risalto non solo a come lindividuo reagisce in determinate situazioni, ma soprattutto a come la sua mente ed il suo cervello si comportano in quelle specifiche occasioni. Infatti scientificamente dimostrato dalla biologia antropologica e dalla medicina stessa che la percezione sensoriale delluomo in serito in determinati contesti, inneschi dei cambiamenti biochimici allinterno del corpo umano che alterano a loro volta la sua capacit percettiva in modo da modificare la sua reazione, sia fisica che emotiva rispetto allambiente in cui inserito. Ques to dimostra che sul piano medico/biologico lagire umano figlio della percezione delluomo che in alcuni casi viene alterata da come il singolo interpreta quella stessa percezione in base al proprio unico e personale set di esperienze e conoscenze, innescando un circuito di azione reazione che a sua volta si pu trasformare in nuova base di azione a cui poi far seguito una nuova reazione. Tutto questo, nasce e si sviluppa allinterno del nostro cervello, una macchina biologica estremamente complessa ma al contempo assolutamente potente, in cui linterazione delle percezioni sensoriali derivanti dagli organi di interconnessione con il mondo esterno con le varie aree del cervello, permettono alluomo di percepire la realt circostante in cui inserito e creare allistante un modello da interpretare e con cui interagire, corredato di sensazioni, emozioni, ricordi e significati che gli permettano di avere una adeguata risposta comportamentale strettamente derivante dal suo personale bagaglio conoscitivo e culturale. Date queste prerogative, divenne quindi evidente che la mia attenzione doveva necessariamente essere rivolta alla struttura portante di questo processo, in quanto il nostro agire non altro che la parte finale, la risultante visibile, la parte emersa di una processo che trova le sue radici ed il suo fondamento in fenomeni che hanno luogo altrove, in parti del nostro pensiero e della nostra mente di cui tendenzialmente non conosciamo nemmeno lesistenza. Quindi per comprendere pienamente questo aspetto e riuscire a capire il perch di certi accadimenti che si originano a monte rispetto allazione che noi abbiamo, dovevo per prima cosa studiare la struttura della mente e del cervello in cui nascono tutti i nostri pensieri, al pari di un ingegnere che per ristrutturare un palazzo in decadimento, senza fermarsi alla sola tinteggiature dellesterno e limitarsi quindi a ci che
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appare al fine di rendere duratura e non temporanea la stessa ristrutturazione, deve forzatamente conoscere i fondamenti su cui si basano le costruzioni e le strutture edilizie che le sorreggono. Non sufficiente infatti fermarsi ad analizzare la sola fenomenologia di reazione ad una nostra azione per identificare le cause di quella risposta, se non si conoscono i principi che regolano, innescano, comandano e contestualizzano i pensieri che portano ad avere quella specifica risposta comportamentale. E fondamentale nellanalisi di questa dinamica ai fini di una oggettiva valutazione e considerazione del fenomeno, sapere come i pensieri si formano nella nostra mente, da cosa sono generati e quali situazioni prevalgono e risultano determinanti nella formazione di un pensiero piuttosto che un altro. E altrettanto importante nel comprendere questa dinamica al fine di poter apportare le dovute interazioni finalizzate a correggere le nostre reazioni, capire il processo evolutivo che la mente umana ha subito al fine di avere una base certa ed incontrovertibile su cui agire che sia univoca per tutti gli uomini indistintamente. E stato quindi necessario studiare come il cervello si sia evoluto nel tempo, del perch oggi sia cos, di cosa influisce nella formazione del cervello, di cosa si nutre ed alimenta, quali sono le caratteristiche che lo contraddistinguono, i suoi limiti e criticit ed i suoi punti di forza. Tutto questo stato assolutamente necessario e devo dire incredibilmente interessante e utile, in quanto se dal cervello che nascono le nostre emozioni che innescano dei pensieri a cui fanno seguito delle azioni, fondamentale conoscere la struttura della macchina di cui ognuno di noi dispone ai fini di sapere cosa potersi permettere di fare, come interpretare, leggere e gestire le informazioni che da esso ci derivano, i segnali che ci invia e quindi sapere quale percorso adottare per perfezionare o correggere dinamiche comportamentali o di pensiero che vorremmo modificare e rendere maggiormente conformi ai nostri desideri. Non vi dubbio quindi che non sono le capacit cognitive razionali che dominano la scena da cui si origina il processo formativo del pensiero, bens sono le capacit emotive che fungono da filtro primario per consentire laccesso ad una elaborazione successiva maggiormente dettagliata e completa che permetta alla prima fase del pensiero, pi basica e inizialmente grezza, di essere corredata di tutte le conoscenze e competenze prettamente logiche che la mente razionale
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riesce a fornirle. Questo un fattore di comprensione fondamentale nella disamina di questo processo in quanto deve far chiarezza, come potremmo analizzare con esaustivo dettaglio successivamente, sul fatto che la mente razionale non pu nulla contro la mente emotiva se questa per sue logiche di formazione del pensiero, di cui ognuno di noi dispone di un personalissimo corredo, decide che una determinata azione o pensiero non devono essere portati a compimento come noi razionalmente vorremmo. Ecco quindi che, come la scienza e le tematiche successive ci dimostreranno, vengono a cadere tutti quei presupposti che vedrebbero nella concezione comune, la mente razionale dominante sulla mente emotiva e quindi questultima subalterna alla volont analitica propria di una intelligenza cognitiva razionale. E comune infatti supporre che una adeguata preparazione in ambiente asettico, privo di condizionamenti emotivi, studiata sin nel minimo dettaglio e con la maggior cura ed attenzione possibile, sia un eccellente laboratorio in cui preparare la nostra azione. Purtroppo nel fare questo non si tiene minimamente conto delle peculiarit e delle priorit proprie della mente emotiva, che subentra con tutta la sua forza e presenza solo quando vengono realmente innescati certi processi di difesa ed attivati certi meccanismi di controllo che rimangono per evoluzione biologica ad esclusivo appannaggio della mente emotiva ben conscia del fatto che noi stiamo agendo in ambiente sicuro e protetto oppure in ambiente reale e non pi in laboratorio, quindi soggetto a potenziali pericoli per la nostra incolumit. Purtroppo, per quanto si voglia o si cerchi, la struttura della mente, della nostra mente, non prevede la possibilit di auto-ingannare se stessi ed il proprio subconscio, rendendo cos limitatamente utili certi comportamenti di pre-elaborazione esente da fattori e contaminazioni emotive. Nel corso di questa trattazione vi accompagner quindi attraverso questo percorso formativo che ha permesso a me di trovare tantissime risposte estremamente chiarificatrici alle innumerevoli domande che mi ero posto finalizzate al trading, analizzeremo quindi aspetti, argomenti, studi e tematiche che apparentemente e direttamente nulla hanno a che fare con il trading, ma che necessariamente dobbiamo comprendere in quanto riguardano il meccanismo biologico che caratterizza la formazione del pensiero delluomo in senso assoluto, quindi anche delluomo che opera in ambito di mercati finanziari come trader, una volta applicati ad esso.
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Diventa quindi indispensabile imparare a conoscere i fondamenti della struttura del pensiero e quindi ancor prima i fondamenti dei meccanismi del nostro cervello che sede dei nostri pensieri, se vogliamo trovare la corretta via per modificare e rieducare alcune tipologie di risposte, al fine di renderle pi consone al nostro volere ed alla nostra utilit, anche quando riguardano utilit di carattere professionale. Non vi dubbio, almeno dal mio punto di vista, che per comprendere le azioni di risposta che abbiamo o i pensieri e le emozioni che proviamo in seguito a determinati accadimenti, non sia sufficiente osservarli e descriverli per asserire di conoscerli, ma sia necessario capire dove quelle risposte si siano originate, dove abbiano trovato la loro radice e su quale base possano essere alimentate o supportate, deviate o spente e solo dopo aver compreso da dove nascono, attuare dei procedimenti che siano volti a correggere alla fonte lorigine di quella risposta, al fine che sia lintera struttura ad essere modificata definitivamente ed in modo duraturo e non sia una sola modifica di facciata, temporanea che probabilmente potrebbe ripresentarsi nuovamente necessaria in futuro, forse anche sotto sembianze o in circostanze diverse, ma che hanno origine sempre dalla stessa radice a cui abbiamo dato attenzione solo in relazione al ramo che ci infastidiva ed era diventato invadente, senza preoccuparsi assolutamente dellintero albero che in quel frangente ormai passato non interferiva con la nostra necessit e utilit del momento. Pertanto, una volta acquisto questo aspetto, affronteremo argomenti che ci permetteranno di avere la necessaria consapevolezza finalizzata alla comprensione di ci che ci accade e successivamente rivolgere la nostra attenzione a tematiche volte a sapere come leggere, osservare, interpretare, gestire e quindi rieducare il nostro pensiero finalizzandolo e rendendolo pi propedeutico ad un agire consono allobiettivo che vogliamo raggiungere. In pratica analizzeremo le modalit che nel tempo, attraverso un percorso di applicazione continua, come una sorta di allenamento mentale quotidiano, ci aiuteranno a dare delle risposte comportamentali diverse da quelle che cerchiamo di correggere, maggiormente in linea con le risposte che noi abbiamo scelto di avere, il tutto da un punto di vista prettamente operativo e pratico. Tutto questo ci permetter di far luce su un nuovo sentiero che se ben compreso e ben assimilato nella sua logica e meccanismo, ci
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permetter con il passare del tempo di creare una base di azione su cui costruire radici solide a cui affidarsi, radici che prima di tutto vertono sul lavoro di perfezionamento e miglioramento dei nostri personali fattori limitanti e penalizzanti, che con la quotidiana ripetitivit potranno trasformarsi in automatismi positivi volti a permetterci di fare trading con maggiore serenit e lucidit di pensiero e soprattutto focalizzando la nostra attenzione su ci che la nostra tecnica ci suggerisce e non pi su ci che lemotivit ci porta a credere ed interpretare riguardo la nostra percezione del mercato. Affronteremo tematiche riguardanti gli strumenti che possono creare un supporto di aiuto e quindi che possono agevolare questo processo rieducativo, strumenti riconosciuti tali sia dalla medicina che dalle neuroscienze, ma che come evidenziato, sono di sostegno e quindi propedeutici, ma non potranno mai sostituire il nostro impegno e la nostra applicazione volta ad adottare un nuovo modo di percepire il pensiero, veicolandolo nella corretta direzione che possa agevolarci nelloperativit. Pertanto posso concludere questo primo capitolo introduttivo, dicendo che dopo oltre tre anni di quotidiana e costante applicazione di queste conoscenze finalizzate ad un corretto atteggiamento mentale e di pensiero, il mio personale trading oggi ha acquisito notevoli giovamenti e mi permette di approcciare oggi molto pi di ieri questa professione in modo assolutamente pi sereno, libero da condizionamenti. Oggi, grazie a questi studi e a questa mia personale dedizione a questa tematica che nel tempo ha saputo rapire la mia curiosit fino a divenire una passione di continuo e quotidiano studio ed informazione, quel senso di precariet, di sbandamento che percepivo anni fa del tutto svanito e senza alcun dubbio mi ha permesso di maturare una sincera e serena percezione del domani in ambito di trading. Spero quindi che queste mie ricerche ed approfondimenti, per quanto complesse e non usuali come materia di riflessione e di studio finalizzate nellambito del trading ed in particolare della gestione delle emozioni nelloperativit, possano aiutare voi tanto quanto hanno saputo aiutare me, rendendomi maggiormente consapevole di come poter sfruttare le potenzialit della nostra mente, veicolandole verso risposte di pensiero e comportamentali consone al mio volere, anche al di fuori del puro ambito professionale.

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