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NET NEUTRALITY

Il Garante per la privacy, in occasone del "Privacy Day", è intervenuto a


tutela degli utenti dei maggiori gestori di servizi telefonici e telematici
con una serie di provvedimenti che impongono la cancellazione di
informazioni, conservate in modo illegittimo, sui siti Internet visitati e
l’adozione di specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza dei
dati personali conservati a fini di giustizia.

«Questi provvedimenti – ha commentato Mauro Paissan, componente del Garante con


Giuseppe Chiaravalloti, Giuseppe Fortunato e il presidente Francesco Pizzetti – affermano
un principio innovativo e importante: va tutelata la riservatezza anche della navigazione in
Internet e dell’uso dei motori di ricerca. I gestori telefonici non possono dunque
conservare questi dati, nemmeno per ragioni di giustizia. Entro due mesi queste
informazioni dovranno ora scomparire. Viene in questo modo riaffermata l’estrema
delicatezza delle visite e delle ricerche in Internet».

La mancata adozione delle misure di sicurezza e l’indebita conservazione dei dati sulla
navigazione in rete sono emerse nel corso dell'attività ispettiva dei garanti: nell’ultimo
anno, i gestori (Telecom, Vodafone, H3G, Wind) non hanno rispettato le prescrizioni
impartite già nel dicembre 2005 per la protezione dei dati di traffico telefonico conservati a
fini di giustizia, senza parlare delle modalità con cui i gestori di telefonia, fissa e mobile,
adempiono alle richieste dell'autorità giudiziaria in materia di intercettazioni.

Peter Fleischer, il responsabile globale di Google, ha ammesso le difficoltà nel preservare


la riservatezza in un mondo in cui le comunicazioni sono sempre più facili da
condividere. «Meno male che ci sono i garanti», dice Stefano Rodotà, ex garante ed
esperto di diritto, volato in USA per partecipare al Privacy Day.

I gestori dovranno conservare esclusivamente i dati di traffico telematico che riguardano la


fornitura e la fatturazione del servizio di connessione, ma non quelli «esterni» alla
comunicazione (pagine web visitate o gli indirizzi Ip di destinazione) che possono
coincidere con il «contenuto» della comunicazione, consentendo di ricostruire relazioni
personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di
salute. Il Garante ha vietato la conservazione, in qualsiasi forma, di informazioni sui siti
visitati dagli utenti e imposto la cancellazione di questi dati. A Telecom è stato vietato
inoltre l’uso di sistemi informatici, non necessari né per l’instradamento della
comunicazione né per la fatturazione, che interponendosi tra l’utente e i siti consentono
un’enorme raccolta di dati.

«La vera questione è difendere il principio della neutralità della Rete: non si devono poter
distinguere e controllare i dati su Internet perché il rischio è che si creino corsie
preferenziali per i contenuti a pagamento mentre per chi naviga gratis si abbia un servizio
più lento e di qualità inferiore», sostiene Fleischer. È questo il terreno di battaglia per
Internet dei gestori telefonici, che non guadagnano più tanto dalle telefonate, ma sono
diventati editori di contenuti online.

Gli internauti sembrano essere d’accordo con Google: «Più che per la privacy», dice
Fleischer, «sono preoccupati per la qualità del servizio che ricevono e per i prezzi che
continuano a salire».
La battaglia dunque è per la "Net Neutrality". Un'altra utopia?

Network neutrality - Wikipedia

DARKNET

Esistono diversi lati oscuri della rete:


macchine o insiemi di macchine
irraggiungibili da altri computers su
Internet ("Dark Internet"); siti web il cui
contenuto non appare sui motori di
ricerca ("Deep Web"); quella parte della
fibra non utilizzata ("Dark Fiber").

Una "darknet" è invece una rete privata,


generalmente utilizzata per il file-
sharing (condivisione di chiavi,
password, numeri seriali, musica, testi,
video ecc.), a cui può accedere solo un
ristretto numero di utenti, sicura e
inaccessibile ad intrusioni e occhi
indiscreti, che utilizza un canale protetto
su un'infrastruttura di rete pubblica
(come è ad esempio Internet). Sono
delle darknet anche le reti di contatti
personali, diretti e indiretti, attraverso
cui scambiamo musicassette, VHS,
floppy disk, CD, DVD, oppure, in ambito
digitale, le mailing list, i forum e i
newsgroups, anche se queste non sono
protette e del tutto sicure.

Il termine è stato coniato negli anni Settanta per designare quei networks che erano stati
isolati da ARPANET (prima che diventasse Internet) a scopo di sicurezza. Alcune di queste
darknet erano capaci di ricevere dati da ARPANET ma avevano indirizzi che non appivano
sulle liste e non potevano colloquiare. Le darknet che invce potevano accedere
all'informazione della rete più vasta erano conosciute come "Data Motels", con riferimento
ad uno slogan pubblicitario per una trappola per scarafaggi chiamata "Roach Motel". Il
termine è poi divenuto popolare di recente a seguito della pubblicazione nel 2002
dell'articolo "The Darknet and the Future of Content Distribution"a cura di Peter Biddle,
Paul England, Marcus Peinado e Bryan Willman, quattro impiegati della
Microsoft, secondo cui l'esistenza delle darknet costituisca un grosso ostacolo alla
efficacia delle tecnologie DRM (anti-copia). Di darknet parla anche il libro di J.D. Lasica
(“DARKNET: Hollywood contro la generazione digitale”), che è anche la creatice di
OurMedia, un servizio no-profit di hosting, pubblicazione e condivisione di contenuti
multimediali che ha anticipato i vari Youtube, Google Video ed epigoni.

Lucas Gonze ha comparato le darknet alle "lightnet", networks il cui contenuto è


liberamente condivisibile e accessibile attraverso URIs standard. La differenza è che il
contenuto delle lightnet è interoperabile e interconnesso. Un esempio di lightnet è Internet
Archive, un servizio offerto dal sito Archive.org che, grazie allo spider di Alexa (gli spider
sono programmi creati da Google per scandagliare la rete e indicizzare automaticamene
nuovi siti, o aggiornare quelli già catalogati, ndr), memorizza nel tempo i cambiamenti e le
evoluzioni dei diversi siti Web (si è rivelato utile per lo studio dell'evoluzione dei siti Web,
per il recupero di pagine e siti andati persi, per la ricerca di prove una volta pubblicate e
quindi cancellate). Un altro esempio è ccMixter.org, una comunità musicale che promuove
la remix culture mettendo a disposizione samples, remix, tracce a cappella licenziate sotto
Creative Commons.

Possono essere considerate darknet in senso ampio tutti i networks di file sharing privati,
cifrati e impossibili da scansire per la gendarmeria telematica o le Majors della musica e
del cinema, costantemente preoccupati di difendere il sempre più vetusto concetto di
copyright in rete. Ad esempio Aimster, uno dei primi software P2P ad usare una "buddy
list" per restringere l'accesso, ExoSee, Shooter, Gigatribe, il recente Live FolderShare di
Windows. Tra i software darknet più popolari vi sono WASTE della Nullsoft e Freenet, una
rete peer-to-peer decentralizzata, creata per resistere alla censura, che sfrutta le risorse
(banda passante, spazio su disco) dei suoi utenti dei suoi utenti per permettere la
pubblicazione e la fruizione di qualsiasi tipo di informazione, costruita pensando ad
anonimato e sicurezza più che alla velocità di trasmissione. Il ché la rende poco indicata
per lo scambio di file di grosse dimensioni (come filmati e musiche). Nella ultima versione,
Freenet può supportare milioni di utenti, usando un'applicazione della "small world theory":
i nodi si dispongono in maniera tale da mimare la disposizione su un anello - o analoga
topologia multidimensionale - e il routing viene fatto sfruttando queste posizioni.

Un altro esempio di darknet è la prima versione di iTunes


che consentiva agli utenti di specificare l'IP di una sottorete
remota e condividere la musica con gli utenti di questa
sottorete. Le nuove versioni non consentono più questa
possibilità, anche se hacks come ourTunes consentono a
utenti presenti sul network di iTunes di scaricarsi files l'un
l'altro senza perdita di qualità. Il Pirate Party (Piratpartiet)
svedese ha invece sviluppato Relakks, la cui missione è
"offrire un servizio integrato per aiutare gli individui a
garantire la sicurezza e l'integrità delle proprie informazioni". Il servizio offre la possibilità
di accedere ad una darknet attraverso l'utilizzo del protocollo standardizzato L2TP/IPSec,
o, in alternativa, usando il protocollo PPTP (Point-to-Point Tunneling Protocol), sviluppato
da Cisco e infine dato in licenza a Microsoft, che garantisce la totale riservatezza di tutto il
traffico di rete: tutto è mascherato da un indirizzo IP virtuale, le cui comunicazioni in
entrata e in uscita sono cifrate in tempo reale con un algoritmo a 128 bit.

Alle elezioni svedesi del 2006, il Partito Pirata ha ottenuto lo 0,69% dei voti, non riuscendo
quindi a superare la soglia di sbarramento del 4% necessaria per avere rappresentanti in
Parlamento, la soglia del 2.5% per avere fondi statali per la campagna delle prossime
elezioni e la soglia dell'1% per avere fondi dallo stato per stampare le schede elettorali.
Dopo l'esperienza svedese, sono nate associazioni o veri e propri partiti in tutto il mondo
col medesimo nome del partito svedese: ci sono partiti pirata ufficialmente registrati in
Spagna, Austria e Germania, ci sono partiti pirati non registrati ma attivi negli Stati Uniti
d'America, Regno Unito, Australia, Francia, Polonia, Italia, Russia e Belgio.
Rickard Falkvinge, leader del Partito Pirata svedese,
sta pensando di far nascere il primo e più grande
Partito Pirata pan-europeo, con una piattaforma
comune a tutti i paesi coinvolti, sottolineando che gli
obiettivi del Pirate Party vanno oltre la semplice legalizzazione del file sharing, verso la
presa di coscienza da parte dei netizens (i "cittadini della rete") dei propri "diritti digitali", e
si prodiga attivamente per la difesa dei suddetti diritti civili (sempre più "diritti digitali"),
denunciando la tracotanza dei potentati economici e dei loro tentativi di fermare il
progresso delle tecnologie di condivisione dei contenuti e della conoscenza attraverso la
rete. A tal proposito, denuncia l'abuso che l'industria sta facendo delle tecnologie DRM per
la protezione dei contenuti, come ha fatto notare anche la British Library, una delle più
importanti organizzazioni culturali del mondo che si occupa di preservare a futura memoria
le testimonianze culturali del presente e del passato del Regno Unito ma non solo.

Secondo Lynne Brindley, CEO della Libreria, uno degli effetti più deleteri delle tecnologie
di protezione è il fatto che non scadano: un file audio protetto da DRM sarà limitato
nell'uso e nella copia oggi come tra 50 anni. Gli effetti delle protezioni non decadono come
invece accade con il diritto d'autore sulle opere tradizionali, e per questo esse
rappresentano delle palesi violazioni alle eccezioni previste dalle norme sul diritto d'autore.
La British Library, "in quanto editore, comprende le opportunità e le minacce rappresentate
dalla digitalizzazione per l'industria dell'editoria, ma essendo una delle più importanti
biblioteche del mondo è ugualmente attenta alla minaccia che una normativa sulla
proprietà intellettuale fortemente restrittiva o non sufficientemente chiara pone alla
creatività e all'innovazione", afferma Mr. Brindely, che parla della necessità di "trovare una
via che garantisca la remunerazione degli autori ma anche che il bene pubblico sia
preservato".

La netta presa di posizione della British Library ha portato alla recente pubblicazione dell'
"IP Manifesto", un documento sulle attuali problematiche della proprietà intellettuale
presentato alla convention del Labour, il centro-sinistra inglese. I punti chiave del
manifesto vertono sulla necessità di armonizzare i limiti dell'impiego delle DRM con le
regolamentazioni giuridiche già impiegate per i contenuti non-digitali, la necessità di
garantire, sempre e comunque, il diritto di fare copie di materiale protetto dal diritto
d'autore ai fini di conservazione delle più importanti biblioteche del mondo e la necessità
che la durata delle protezioni sia rapportata ad una prova sostanziale dei suoi benefici e
agli interessi generali dell'intera società.

WASTE - Wikipedia

Freenet - Wikipedia

Pirate Party Launches World's First Commercial Darknet 14 agosto 2006

Relakks: Darknet del PiratPartiet 15 agosto 2006

British Library launches IP manifesto 25 settembre 2006

(Pubblicato su Ecplanet 05-02-2008)

http://www.garanteprivacy.it/
Data Privacy Day 2008

ADUC ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI DEGLI UTENTI E CONSUMATORI

http://www.darknet.com

http://www.ourmedia.org/

http://ccmixter.org/

archive.org

The Freenet Project

ourTunes

Relakks - surfa anonymt och säkert

The Pirate Party

Piratpartiet Diritti digitali

British Library

IP Manifesto

INFOWAR 2.0

INTERNET GOVERNANCE

CYBERWAR

WEB ESTETICA