Quando si parla di Bruce Cockburn, lo si colloca sempre in una «seconda ondata» di musica d'autore canadese, dopo la prima e storica;

quando Leonard Cohen, Neil Young e Joni Mitchell erano ormai autorità, nomi consolidati nel Gotha del folk rock. In realtà c'è un equivoco. È vero che Cockburn divenne famoso alla metà dei Seventies ma è altrettanto vero che anagraficamente appartiene alla stessa classe di Joni e Neil e che le sue prime incisioni, carte alla mano, risalgono al 1968. Un uomo di «quella» generazione, insomma; a cui il destino ha dato tempi più lenti e che proprio per quello, forse, è arrivato ai nostri giorni forte e ricco di idee. La True North ha cominciato in queste settimane la ristampa del catalogo classico di Cockburn. Sono una ventina di album in tutto che usciranno in nuova edizione, con commento critico e bonus tracks. La collana non è iniziata in ordine cronologico, con il Bruce Cockburn del 1970, ma con una serie di sei album sparsi in cui spiccano In The Falling Dark (nella foto la copertina), Further Adventures e Dancing In The Dragon's Jaws, la trilogia del 1976-79. Sono album fondamentali per diversi motivi. È con quelli, infatti, che Cockburn esce dalla piccola cerchia di estimatori iniziali e trova un nuovo e più grande pubblico. Cambia anche lo stile; dal folk puro e derivativo degli esordi a una canzone d'autore più sofisticata e complessa, aperta a influenze non solo rock, anche pop jazz. Più avanti il canadese cambierà ancora, instillerà veleno elettrico nel suo musica & parole, scoprirà colorati orizzonti world music. Ma fermiamoci a questi gloriosi anni Settanta e a un album soprattutto, il più bello ed emblematico: In The Falling Dark. Abbiamo detto «trilogia» e Nicholas Jennings, nelle note, conferma. In realtà sarebbe più corretto parlare di una quadrilogia, partendo da un disco indietro, da Joy Will Find A Way. Lì, nel 1975, Cockburn trova nuovi accenti più squillanti, meno intimistici, e prova a variare con una più ampia tavolozza sonora la sua formula. Un po' di jazz, abbiamo detto, anche se sembrano esagerati i riferimenti più volte sbandierati nei confronti di Coltrane e Wes Montgomery. Cockburn non si spinge a tanto. Gli bastano piccole decorazioni di flauto, dolci interventi di flicorno, per movimentare il folk rock disegnato dalle sue chitarre e dal contrabbasso/batteria/percussioni dei collaboratori. Il punto di riferimento sembra John Martyn, il più lucido erede del vecchio mito «modern jazz folk» accarezzato negli anni Sessanta da Tim Hardin e Jeff Buckley; solo che Martyn ha una voce scura, una radice amara in gola, mentre Cockburn canta come scrive, con pacata dolcezza, con inebriato stupore. In The Falling Dark si apre con l'elogio al Dio Creatore di Lord Of The Starfields. Qui come in altri brani (Dweller Of A Dark Stream per esempio, una delle quattro tracce bonus), Cockburn conferma la sua vena mistica, scrivendo moderni salmi di adorazione per la bellezza dell'universo e la saggezza di Dio Onnipotente. Ogni brano è un inno al Suo grande e perfetto disegno, anche quando le parole tacciono e, in Water Into Wine, in Giftbearer e in un lungo inedito senza titolo, Cockburn si trasforma in una sorta di piccolo Leo Kottke, intrecciando delicate fantasie strumentali. Agli occhi dell'estasiato menestrello, la Natura è perfetta, l'uomo corrotto. Dovrebbe seguirne i ritmi, coglierne la segreta armonia, invece se ne allontana e le reca violenza. Da queste amare constatazioni nascono canzoni come Gavin's Woodpile e Red Brother, Red Sister, dove si denunciano un caso di polluzione ambientale nell'area dell'Ontario e il genocidio dei pionieri canadesi nei confronti dei Nativi Americani di quei luoghi. «Signore dei Campi di Stelle/ Dio Creatore dell'Universo/ Ecco una canzone in tua lode./ Ali della nube in tempesta/ Inizio e fine/ Tu dai slancio al mio cuore/Come un vessillo al vento». Bruce Cockburn non perderà mai la fede ma con gli anni il tono delle sue canzoni si farà più

cupo e tagliente. «Il mistico del Nord», come qualcuno lo aveva definito, abbandonerà le solitarie meditazioni per brani sempre più polemici, crudi, di protesta. In Inner City Front, 1981, un'altra delle ristampe True North di questo lotto, riprenderà il tema della dylaniana With God On Our Side e in Justice lamenterà i crimini perpetrati nel nome delle religioni. In World Of Wonders, 1986, attaccherà con foga l'ipocrisia dell'Occidente con i versi tante volte ricordati (anche adesso, sulla soglia della Seconda Guerra del Golfo) di Call It Democracy; e in Stealing Fire, 1984, metterà a frutto un viaggio in Nicaragua per scoprire la drammatica realtà delle popolazioni centroamericane sfruttate dai governi autoritari e dalle multinazionali americane. Allora forse queste pagine giovanili, per quanto ispirate e belle, gli sembreranno deboli o almeno incompiute. Dio è lontano nei suoi Campi di Stelle mentre sulla terra va in scena la sanguinaria commedia di diseredati «che non conoscono il lusso di riflettere e decidere se farsi coinvolgere dalla politica, perché può sempre passare qualcuno che ha idee contrarie e con un machete staccarti un pezzo di corpo». (riccardo bertoncelli) Bruce Cockburn - In The Falling Dark (1976)****; Further Adventures(1978)***½; Dancing In The Dragon's Jaws (1979)***½; Inner City Front (1981)**½; The Trouble With Normal (1983)***; Live (1990)*** (True North, distr. IRD

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