Cesare Pavese Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Cesare Pavese Indice [nascondi]
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1 Citazioni di Cesare Pavese 2 Lavorare stanca
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2.1 Incipit 2.2 Citazioni

3 Il carcere
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3.1 Incipit 3.2 Citazioni

4 La bella estate
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4.1 Incipit 4.2 Citazioni

5 La spiaggia
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5.1 Incipit 5.2 Citazioni

6 Dialoghi con Leucò
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6.1 Incipit 6.2 Citazioni

7 Il compagno
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7.1 Incipit 7.2 Citazioni 7.3 Explicit

8 La casa in collina
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8.1 Incipit 8.2 Citazioni 8.3 Explicit

9 La luna e i falò
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9.1 Incipit 9.2 Citazioni 9.3 Explicit

10 Il mestiere di vivere
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10.1 Incipit 10.2 Citazioni

10.2.1 Citazioni non datate

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10.3 Explicit

11 Racconti 12 Vita attraverso le lettere 13 Incipit di Feria d'agosto 14 Citazioni su Cesare Pavese 15 Note

Cesare Pavese. (da Del mito.• • 16 Bibliografia 17 Altri progetti o 17. in La letteratura americana e altri saggi. in Poesie del disamore. 1944. del simbolo e d'altro. (dal carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi)        . (da Saggi letterari. 1951) Tu non sai le colline dove si è sparso il sangue.. da La terra e la morte.. se crudeltà si può chiamare il normale contegno di chi rispetta le donne al punto di non volerne sapere di loro.1 Opere • 18 Collegamenti esterni Cesare Pavese (1908 – 1950). Tutti quanti fuggimmo tutti quanti gettammo l'arma e il nome. da una persona che ci dia ai nervi. perché non voglio che la nostra storia somigli alle altre che ho bruciato. [.[1] Saprò diventare come vuoi. scrittore italiano. la crosta da rompere: la solitudine dell'uomo – di noi e degli altri. Einaudi. (da Paesi tuoi.] Per guarire da ogni nostalgia amorosa non c' è che sperimentare d'essere amato o voluto o bramato o quello che vuoi. Devo diventarlo. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.. Einaudi) La vita di ogni artista e di ogni uomo è come quella dei popoli un incessante sforzo per ridurre a chiarezza i suoi miti.] siamo una bellissima coppia discorde. (dal carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi) Io trovo molto bello questo maltrattarci insaziabile [. (dal carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi) Non fidarti delle donne quando ammettono il male. Citazioni di Cesare Pavese [modifica]  Crudele lo sono ancora certamente. (9 novembre 1945.. Einaudi) Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Einaudi) Perché questo è l'ostacolo.

La bella estate [modifica] Incipit [modifica] A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada. una vasta parete di colori e di frescura.[2] Lavorare stanca [modifica] Incipit [modifica] Traversare una strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo. Ci riesce sempre.[4] Siamo nati per girovagare su quelle colline. lo immaginava come la quarta parete della sua prigione. che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse. | senza donne. che vorrebbe far niente . a giorno a giorno. e la terra buttava e il mare era il mare. per diventare come matte. Lavorare stanca. Stefano era felice del mare. ma quest'uomo che gira tutto il giorno le strade. Citazioni [modifica]   L'angoscia vera è fatta di noia. Ma una donna che non sia una stupida presto tardi trova un uomo sano e lo riduce a rottame. e le mani tenercele dietro la schiena. Qualche volta ci riesce. e che la gente ci viveva. e tutto era cosí bello. Si resiste a star soli finché qualcuno soffre di non averci con sé. Una donna che non sia stupida presto o tardi incontra un rottame umano e prova a salvarlo. come su qualunque spiaggia. non è più un ragazzo e non scappa di casa. Il carcere [modifica] Incipit [modifica] Stefano sapeva che quel paese non aveva niente di strano. venendoci. mentre la vera solitudine è una cella intollerabile. dentro la quale avrebbe potuto inoltrarsi e scordare la cella. specialmente di notte. che . [3] Citazioni [modifica]    L'uomo è come una bestia.

La natura è la morte. Citazioni [modifica]  Sei sì o no persuaso che lo stato dell'uomo è la debolezza? Come puoi sollevarti se prima non precipiti? (Il diavolo sulle colline. ( Il diavolo sulle colline. – siete ragazze. Si fa all'amore per ferire. cap. Tu fiuti l'aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. cap. che in casa nascesse un bambino. si era fermata e si era messa a piangere perché dormire era una stupidaggine e rubava tempo all'allegria. È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Poi ci ricaschi. Una forza tremenda è in noi. cap. (Il diavolo sulle colline. Eppure una di loro. si reagisce sempre? Non è mica per caso che ti metti nei guai. trottando dietro gli altri. Diceva che il gusto dell'intatto e del selvaggio era il gusto di spargere il sangue. 9) Non sai che quello che ti tocca una volta si ripete? Che come si è reagito una volta. della natura esuberante. – disse Pieretto.scoppiasse un incendio. vuole cavarsi anche lui questa voglia. anche lei rideva per niente. – dicevano. la libertà. cap. – Siete sane. Tutto vive e si macera in se stesso. Ci si sente liberi e responsabili. siete giovani. – dissi. (Il diavolo sulle colline. quando tutti sapevamo di che pozzo si trattava? (Il diavolo sulle colline. Il borghese che si sposa e pretende una vergine. (Il diavolo sulle colline) Pieretto diceva che la vecchia pretesa di trovare intatta la donna era un residuo dello stesso gusto – la sciocca mania di arrivare primo. che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa. 18) Queste notti moderne.         . 7) Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno. Si può toccare l'innocenza. quella Tina che era uscita zoppa dall'ospedale e in casa non aveva da mangiare. ( Il diavolo sulle colline) – È una stupida. e una sera. cap. e magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline. – Sono vecchie come il mondo. non avete pensieri. Si è disposti a soffrire. – Una donna innamorata è sempre stupida. Si chiama ildestino. 5) Non c'è niente che sappia di morte più del sole in estate della gran luce. per spargere sangue. buttati con l'edera a nascondere un pozzo. si capisce –. 11) Perché tanti discorsi ambigui.

mi presentai a casa sua e facemmo la pace. che si vive a due quella vita in comune che ancora oggi. 3) Che cosa non sonnecchia sotto la scorza di noialtri. Bisognerebbe avere il coraggio di svegliarsi e trovare se stessi. fa come gli altri anche lei. una monella che mi disse graziosamente di chiamarla Clelia e ci lasciò soli quel tanto ch'era giusto. La vera confidenza è sapere quel che desidera un altro. Un padre va sempre aiutato.  I lavativi hanno la pelle dura. O almeno parlarne. 4)     . di passaggio a Genova. allora non si capisce più a che cosa devano servire. Poi. Se potessi odiarlo come odio me. se i soldi non devono neanche servire a stabilirsi nella città che piace alla moglie. (cap. tu arrivi dove lui voleva. ricevetti una risposta asciutta e baldanzosa dove mi spiegava che. Quando gli scrissi per rifiutare di assistere alle nozze. e quando piacciono le stesse cose una persona non dà più soggezione. Ma nessuno di noi due lo merita. (cap. Ma non capisce che non possiamo litigare? Noi ci vogliamo bene. e quando alla sera ci ricomparve innanzi per uscire con noi. Bisogna insegnargli che la vita è difficile. un bel giorno. A Doro volevo un gran bene. com'è giusto. che sono scapolo. io. Mi prendo uno svago e basta. se non fossi stato io. credo riescano a vivere certe coppie di sposi. 2) Ecco. Si parla troppo poco a questo mondo. e quando lui per sposarsi andò a stare a Genova ci feci una mezza malattia.  La spiaggia [modifica] Incipit [modifica] Da parecchio tempo eravamo intesi con l'amico Doro che sarei stato ospite suo. (cap. allora sì lo maltratterei. Citazioni [modifica]  Avevamo allora l'età che si ascolta parlare l'amico come se parlassimo noi. Doro. avrei baciato la mano. era diventata un'incantevole signora cui. (cap. Sono qui per bere un po' del mio vino e cantare una volta con chi so io. 2) Che ti credi? Che io faccia il ritorno alle origini? Quello che importa ce l'ho nel sangue e nessuno me lo toglie. Capisce? (cap. 2) Non mescolare vino e donne. Se poi. devi convincerlo che aveva torto e che l'hai fatto per il suo bene. Mi riuscì molto simpatica la moglie.

Ho paura per voi che non siete che uomini. (cap. capire la gente. tutti ammirano un po' straccamente e ci sbadigliano un sorriso. gli immortali. Issione. si nascondono in fondo alle forre.. degli unici libri che legge. ma siamo noi che facciamo la volgarità secondo che parliamo o pensiamo. può esservi tolta come un bene. Ma non per me.] La morte. (cap. Ma ti ricordi quante parole si facevano da ragazzi. Non c'è scrittore autentico. che a un tratto lo inducono a farsi eremita. i suoi selvaggi. (cap. l'assassinio rituale. specializzato in campagne e periferie americano-piemontesi.. Issione. (cap. E ne sono nati questi Dialoghi. 4) Nulla è volgare di per sé. Questi monti che un tempo correvate da padroni. ora tremano a un cenno. Ho veduto le cime dei monti. la sfera mitica e il culto dei morti. Tu sei tutto nel gesto che fai. il suo capriccio. 11) Tutti gli anni sono stupidi. È una volta passati. 4) A tutti quanti. fossero inutili bizzarrie e ha voluto cercare in essi il segreto di qualcosa che tutti ricordano. Citazioni [modifica]  La Nube. Lo sai questo? [. Essi tastano tutto da lontano con . la musa nascosta. eppure il gusto ce lo siamo cavato. Siamo tutti asserviti a una mano più forte. ch'era il vostro coraggio. Ma per loro. i tuoi gesti hanno un senso che si prolunga. 4) Bisogna capire la vita. ci scopre in questi Dialoghi un nuovo aspetto del suo temperamento. 4) Sarebbe facile. Sapevamo benissimo ch'eran solo discorsi.] Per te la morte è una cosa che accade. il quale non abbia i suoi quarti di luna. (cap. Pavese si è ricordato di quand'era a scuola e di quel che leggeva: si è ricordato dei libri che legge ogni giorno. Ho paura. i Centauri. Capirla quando si è giovani. gli spiriti della vegetazione. come il giorno e la notte. Si parlava così per dire. I figli dell'acqua e del vento. Ha smesso per un momento di credere che il suo totem e tabù. Sanno di essere mostri. (cap. che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista.. (cap. Io non posso patire.. Tu sei uno di noi. se fosse vero. 6) Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici. [. a tutti i matti che sforzano il cervello e che non sanno quand'è tempo di smettere. 9)       Dialoghi con Leucò [modifica] Incipit [modifica] Cesare Pavese. che diventano interessanti. queste creature nostre e tue generate in libertà.

Se lo sono scordato. non è questo il sorridere. Issione. se stesse e il destino.. Non esistono: sono. regnavano allora. E fatiche da compiere. Ogni loro capriccio è una legge fatale. Issione: Quassù la legge non arriva. le labbra. E quando viene il giorno chiaro e tu ti accosti leggera alla rupe. Esser cieco non è una disgrazia diversa da esser vivo. ( La nube)  La Nube: C'è una legge.. Ma ho sentito narrare di libere vite di là dai monti e dai fiumi. È morire a una forma e rinascere a un'altra. ( Il fiore) Britomarti. Che per nascere occorra morire. la tenebra. 9) Sarpedonte. 22) Ermete. la bufera. Gli dèi nuovi di Tessaglia che molto sorridono. segnàti da strani destini. non mutarle. (I ciechi) Edipo: Ma è davvero così vile il sesso della donna? Tiresia: Nient'affatto. devono trafiggere e distruggere e rifare..gli occhi. Già riempiva lo spazio e sanguinava. Le cose stesse. [. d'incontri con mostri e con dèi. Ma gli dèi possono dar fastidio. Nefele. Accadevano cose – adesso attraverso gli dèi tutto è fatto parole. Meleagro. come il serpe.. (2006.] È accaduto qualcosa – che non è bene né male. Avevano tutti una madre. Non lo sanno gli olimpici. Il desiderio schianta e brucia. Non toccarle. È accettare. E        . [. p. accettare. accostare o scostare le cose.. Non so. qualcosa che non ha nome – gli daranno poi un nome gli dèi. era l'unico dio – quando il tempo non era ancor nato.. Qui la legge è il nevaio. Sorridere è vivere come un'onda o una foglia. Che degli dèi si parla troppo. Per esprimere un fiore distruggono un uomo. O Saffo. Loro durano in un mondo che passa. lo sanno anche gli uomini. alla loro luce. [. godeva. Di uomini più forti anche di me. accettando la sorte. (Schiuma d'onda) Meleagro. Non ci sono cose vili se non per gli dèi. soltanto di una cosa non possono ridere: credi a me che ho veduto il destino. di traversate. è troppo bello per pensarci ancora. Sono immortali e non san vivere da soli. (2006. più giovani. Sono venuti troppo tardi. Non si può che augurarsela. La morte è destino. minaccia.] Saffo. come il vento. Ermete. di arcipelaghi.] Il mondo è più vecchio di loro. Ippòloco. (La Chimera) Tiresia. Ogni volta che il caos trabocca alla luce. le narici. (Le cavalle) Tànatos. cui bisogna ubbidire. p. illusione. Nessuno si uccide.

Quello che muore è la paura che t'incutono.. Lascia il resto agli dèi. Che cosa è ancora Edipo. Vuol dire che è dentro di te.. Vorrei essere l'uomo più sozzo e più vile purché quello che ho fatto l'avessi voluto. Tutti avete una rupe.. non è questo..] Sono ingiusti. Vorrei che fossero più atroci ancora.. E dunque... Ho cercato me stesso. Non conosci la strada del sangue. per la passione di qualcuno.] Visto dal lato della vita tutto è bello. [. straniero.. Non saprai mai se ciò che hai fatto l'hai voluto.. Ma gli dèi sono quelli che non sanno la rupe. nessun dio può toccarlo. Quando i mortali non ne avranno più paura. bruciarci sopra un vagabondo per salvare un raccolto. Tutto è lecito a chi non sa ancora.. Che bisogno hanno che si bruci gente viva?      .. Mi ascoltavo. piangendo. Io cercavo. la Grotta. Solamente. quante case di padroni bisogna incendiare. che cosa siamo tutti quanti. No. C'è soltanto la terra. quanti ammazzarne per le strade e per le piazze. d'un tocco leggero. ( L'inconsolabile) Secondo cacciatore.. È necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno... prima che il mondo torni giusto e noi si possa dir la nostra? [. Ma credi a chi è stato tra i morti. sarai tu stesso nella grotta.. Un destino... non più lei ma me stesso. E che vuol dire che un destino non tradisce? Orfeo. finita cantando secondo i miei modi la vita e la morte. ( La rupe) Orfeo. non capisci.. [.] Mendicante. se vuoi. ( La strada) Prometeo. resti l'antico Licaone. se fin la voglia più segreta del tuo sangue è già esistita prima ancora che nascessi e tutto quanto era già detto? [. Così è degli dèi. L'origine del mio destino è finita nell'Ade. Gli dèi non ti aggiungono né tolgono nulla. che attende sempre e si riscuote soltanto sotto il fiotto di sangue. più profondo del sangue. voi uomini. Ma resti quello che è fuggito dalle case. di là da ogni ebbrezza. Non subìto così. Questo vuol dire. Sorridono davanti al destino.. gli dèi spariranno. farsi lupo. Non c'è dei sopra il campo. [. Nessuno fu signore di sé né conobbe mai altro. che importa? Abbiamo entrambi vissuto.una morte li attendeva. t'inchiodano dove sei giunto. Non si cerca che questo. [. ( L'ospite) Padre. ti si scopre destino. [. Questa sera.] Figlio. [. era scelta. Non vale la pena. Non compiuto volendo far altro. gli dèi. Se una volta bastava un falò per far piovere. Quel che prima era voglia. la Madre.] Il mio destino non tradisce. Edipo. Non sanno ridere né piangere.] Mendicare o regnare.] E voi godetela la festa. non capisci.. (L'uomo-lupo) Litierse. cosa tua. Bacca. Per questo vi amavo. (La madre)  Edipo.] Ma ricòrdati sempre che i mostri non muoiono.

Odisseo. Chi gli risponde? chi gli parla? l'oggi aggiunge qualcosa al suo ieri? [. [.] Qualcuna di noi resisté ai nuovi dèi. anche il pasto quotidiano. smetteva di capirmi e pensava a Penelope. Cos'è stato finora il tuo errare inquieto? Odisseo. Virbio-Ippolito. Immortale è chi accetta l'istante.] Non c'è vero silenzio se non condiviso. bisognava ammazzare ogni tanto qualcuno per farli godere. sa ridere dopo. Con Penelope non doveva sorridere. Calipso. E che scorra inquieto. quello che è morto. Chi non conosce più un domani. (I fuochi)  Calipso. Ma se ti piace la parola. [.. una ripetizione. Pensaci bene. [. Quello che fai.. che gli basta guardarci.] E il   . signora. non sanno sentirsi recitare come noi. e lasciarti affondare nel tempo. ma il rinato... con lei tutto. ( Il lago) Circe. Chi non lavora come vuoi che passi il tempo? Quando non c'erano i padroni e si viveva con giustizia. e poi sazio. Ho bisogno di avere una voce e un destino. Troppe volte mi sono specchiato nel lago. lasciai che i nomi sprofondassero nel tempo. la morte non hanno altro scopo. e ti ringrazio.] Non vale la pena. Qualcuno di loro sa ridere davanti al destino. La loro vita è così breve che non possono accettare di far cose già fatte o sapute. Tu l'hai salvato.. il tuo servo. Tu sei davvero a questo punto? Odisseo. Siamo in tanti a star male. Se non fosse così. non si ferma mai più. perché nemmeno sa se esiste. Non sanno scherzare sulle cose divine. [. quello non è felice. Ormai sapevo il mio orizzonte e perché i vecchi non avevano contesto con noialtri.] Sì ma vedi. Devi rompere una volta il destino. non di essere felice... se gli dicevo una parola in questo senso. Tu non sai quanto la morte li attiri.. non valeva la pena di contendere ai nuovi il destino. non sarebbero dèi. concedimi questo. [. Chi non spera di vivere. Sono fatti così. ma s'illudono che cambi qualcosa.] Ma ho bisogno di stringere a me un sangue caldo e fraterno. Se lo sapessi avrei già smesso.. una cosa saputa. il fuggiasco che guarda la quercia e i tuoi boschi.] Solamente altro sangue può calmare il mio.] Che cos'è vita eterna se non questo accettare l'istante che viene e l'istante che va? L'ebbrezza.. il coraggioso. io lo capisco. ( L'isola) Virbio.. Io credevo immortale che non teme la morte.. Chi non si ferma adesso. l'Odisseo. ma durante bisogna che faccia sul serio o che muoia. Devi uscire di strada. Virbio. Calipso... Quello che cerco l'ho nel cuore. [. era serio e inedito – potevano prepararsi alla morte. come te. Chiedo di vivere.. Non importa. Dimmi. Morire è sì un destino per loro. È felice il ragazzo che fui.Padre. O selvaggia. Diana. Ma ai nostri tempi non ne han più bisogno.. Ma tu dimentichi qualcosa. Anche lui.. Tu sei stato felice. lo farai sempre. dilla.. Sì. [. tutto mutò e rimase uguale. Odisseo. il piacere. subito.

le parole degli uomini e le leggi dei popoli. C'è una verginità nelle cose. sappiamo il fondo di quei cuori.] Il bambino rinato divenne signore vivendo tra gli uomini. quelli che un tempo hanno regnato senza legge.. che li costringe industriarsi. la grossa empietà del suo confino tra gli uomini quando ancora era bimbo e poppava alla capra.. ma nessuno. È il sangue guasto. Distrugge l'essere caduco che resiste. Soltanto vivendo con loro e per loro si gusta il sapore del mondo. non è colpa dell'uomo. Nessun dio sa rimpiangere nulla.. non ha che questo d'immortale.. Per svegliarti più forte.. pensa all'eco. ( La vigna) Cratos. chi osa mettersi contro il destino.. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia.. e correva alla morte sapendo cos'era.] Si fa male per essere grandi. E davanti alla dea gli dèi e gli uomini si sono schiacciati. [. sono il tempo che passa. se non fossero tristi.] Tutti gli dei sono crudeli. [. e arricchiva la terra di parole e di fatti.] Bia.] Iasone. Ho imparato a Corinto. [. Leucò. è il caos. Ci fu un tempo che l'Ida non conobbe che dee. Ci voleva la fuga del dio. era il mare. Non sarebbero uomini. nemmeno noialtri. e si ritrova dentro al sole e alla bestia. [.. Quando una donna sfugge l'Uomo. Tutto accadeva senza nome e senza legge. più miserabili dei vermi o delle foglie dell'altr'anno che son morti ignorandolo. (Gli uomini) Dioniso.. la Mente immortale e inquieta. Mélita. Nomi e parole sono questo. Era il sole. Ma non ne segue che il suo cenno sia scaduto. tra loro. per essere dèi.. (Le streghe)  Teseo. Che vuol dire? Ogni cosa divina è crudele. che sa di patire e si affanna e possiede la terra. Sono invece scaduti i signori del Caos. ma gli dei sono il luogo. [. rassegnàti.] Ma che vuoi che gli diamo?     . a non essere un dio. a ricordare e prevedere.. si conosce l'iddio. [. Mélita. C'è persino... Ma tu sai cosa sono gli uomini? Miserabili cose che dovranno morire. Prima l'uomo la belva e anche il sasso era dio.. Che una dea. [. rivela a chi l'ascolta meraviglie. La loro vita deve pur morire. sono la solitudine. ( Gli argonauti) Leucotea. e poi la crescita sul monte tra le selve. [. Pensa all'orrore delle vette dei monti. Tutta la loro ricchezza è la morte. che fa paura più del rischio.. Mélita.] Si conosce la bestia. Davanti al ricordo sorridono anche loro.] L'uomo mortale. ( Il toro) Iasone. e il dolore la morte e il rimpianto.] La parola dell'uomo.. E conosco te. era i tronchi. Cara mia.ritorno innumerevole dei giorni non gli parve mai destino. E perché vostra vittima è sempre una donna? [... devi cedere al sonno. per fare del figlio di Crono il buon Giudice.

Questo vuol dire.] Moriranno e avran vinta la morte. Sappiamo tutto e non sappiamo questa semplice cosa. Ma morire è proprio questo – non più sapere che sei morta. così insegnargli che la morte anche per loro è nuova. Demetra.. Pablo là – ma non ero contento. Basta avere veduto il passato. Toccai ancora la chitarra andando a casa e qualcuno cantava.. Loro trattano il destino e l'avvenire. come fosse un passato.  Il compagno [modifica] Incipit [modifica] Mi dicevano Pablo perché suonavo la chitarra. [. Si direbbe che vedi il futuro. e poi svegliarmi. e tu lo sai. Come puoi dirlo? Dioniso. ai discorsi che avevo fatto con tutti ma a nessuno avevo detto ch'ero solo come un cane. Forse a lui . ( Il mistero)  Amadriade. ero andato con tre o quattro a una merenda in collina – mica lontano. Satiro... ma per raggiungere l'eterno che li aspetta. Citazioni [modifica]  Pensavo. Sentila.. C'è un solo modo. E carne e sangue gronderanno. Ma ti approvo. Come il grano e la vite discendono all'Ade per nascere. Ed è questo il diluvio: morire in tanti che non resti più nessuno a saperlo. Strana gente. [.Qualunque cosa ne faranno sempre sangue. si vedeva il ponte – e avevamo bevuto e scherzato sotto la luna di settembre.. si capisce.] Amadriade. non so. invece quelli non volevano che gridare più forte. Ma dirglielo noi. vedranno noi due. e non mica perché non ci fosse più Amelio – anche lui mi mancava per questo. Io suonavo – Pablo qui.. Non temeranno più la morte e non avranno più bisogno di placarla versando altro sangue. finché per via del fresco ci toccò cantare al chiuso.] Dare un senso a quel loro morire. [... rientrando la sera. Quest'è l'unica cosa che davvero ci manca. Demetra. non più per placare la morte. Mi chiedo che cosa sarebbe morire. Sarà sempre un racconto. [. [. Alle volte. La nebbia mi bagnava la mano. invece. mi è sempre piaciuto suonare con qualcuno che capisca. Deò. Dare un nome di ricordo al destino.] Insegnargli la vita beata. La notte che Amelio si ruppe la schiena sulla strada di Avigliana. Credi a me.] Insegnargli che ci possono eguagliare di là dal dolore e dalla morte. Allora le ragazze si erano messe a ballare. Vorrei provare. Satiro.. (Il diluvio) Dioniso. Vedranno qualcosa oltre il sangue. la speranza. Ero stufo di quella vita.

Lei stette a sentire. p. Ci tornavo la sera. p. – le dissi. e per me non era un luogo tra gli altri. cascine e burroni. – Le vedrò quando verrò a Torino? – diceva. un modo di vivere. ma un aspetto delle cose. [Cesare Pavese. 329)  Non gli dissi ch'ero uscito con Linda. Fu quella volta che scappai senza aspettare che chiudessimo. verso sera. Era l'ora che in carcere battono i ferri. delle città. – verrà anche lui. delle montagne.      Explicit [modifica] Parlammo ancora di Torino e della casa. ma nel freddo sentivo il profumo. Accidenti. Lei mi parlò di Carlottina e di mia madre. Torino] La casa in collina [modifica] Incipit [modifica] Già in altri tempi si diceva la collina come avremmo detto il mare o la boscaglia. 420) Cara donna. Fino a notte rividi la testa riccia e quella bocca e il camminare nella tuta. La finestra era aperta. (1961. Carletto dormiva appoggiato al conducente. Raccontai a Gina di Amelio. C'era un sole d'oro fra le pietre e le piante. La sua voce era come abbracciarla. Io pensai "Con la blusa a quadretti?". negozio e chitarra ero stufo. coltivato e selvatico. Per esempio. e lavoro a giornata. Tornammo a piedi. 337) Quando arrivai a Roma sul camion che Milo mi aveva trovato ero contento di aver fatto tanta strada e che al mondo ci fossero degli altri paesi. dalla città che si oscurava. (1961. (1961. Adesso. non vedevo differenza tra quelle colline e queste antiche dove giocai bambino e adesso vivo: sempre un terreno accidentato e serpeggiante. Nel pensarlo le diedi un'occhiata. 404) Lei mi disse che andava al cinema quel giorno. tenendomi il braccio. E sembrava un ragazzo. Guardavo in terra i mozziconi se eran sporchi di rossetto. tanti posti che non avevo mai visto. Lei mi capì e la vidi ridere con gli occhi. p. sempre strade. – Verrà a Roma. Poi ci lasciammo sulla porta del negozio. Il compagno. L'acqua correva piano piano sotto il cielo. (1961. p. Lui le capiva queste cose. Il suo fianco era il mio. Giulio Einaudi Editore.l'avrei detto che quell'estate era l'ultima e tra osterie. era ben sveglia. Arrivammo di notte. prima cosa si sentiva quel profumo. Come gli altri. Ci salivo la sera come se anch'io . vuoi che mettiamo il letto in negozio? Sono Pablo. Era già notte.

credula e divertita. p. Torino] Citazioni [modifica]  Non avevo tristezze. giustificare chi l'ha sparso.fuggissi il soprassalto notturno degli allarmi. L'esperienza del pericolo rende vigliacchi ogni giorno di più. (cap. p. 1961. vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno. (cap. non so. Rende sciocchi. che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo. i morti repubblichini. di essermene fatta una pace scontrosa. Giulio Einaudi Editore. guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. Si nasce e si muore da soli. 51) Inutile piangere. Bisogna aspettare degli anni. convinto di averla accettata. vol. povera gente che sfollava a dormire magari nei prati. 8. (cap. nemmeno un castigo?. diventi qualcuno. 1961.. (cap. Sono questi che mi hanno svegliato. 15) Ancora oggi mi chiedo perché quei tedeschi non mi aspettarono alla villa mandando qualcuno a cercarmi a Torino. I burroni. se hai fortuna. quando tanti migliori di me sono morti. non a Tono. bisogna morire. 95) Ma ho visto i morti sconosciuti. un nemico. Perché la salvezza sia toccata a me e non a Gallo. (cap. non che si dice. Poi dopo morto. 13) Conta quello che si fa. non mi soddisfa e non mi basta.         .. Se un ignoto. 75) Nelle parole c'è qualcosa d'impudico. e le strade formicolavano di gente. A volte. p. vociando e discutendo. (cap. La casa in collina. diventa morendo una cosa simile. vol. 1961. 16. 1961. II. (cap. Forse perché devo soffrire dell'altro? Perché sono il più inutile e non merito nulla. p. portandosi il materasso sulla bicicletta o sulle spalle. 1.. II. non a Cate. vol. 13. se sono quassù. indocile. vol. se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo. [Cesare Pavese. E mi chiedo se sono davvero scampato. II. sapevo che nella notte la città poteva andare tutta in fiamme e la gente morire. le ville e i sentieri si sarebbero svegliati al mattino calmi e uguali. giungeva ai nervi e nel cervello. Devo a questo se sono ancora libero. e sono al punto che essere vivo per caso. dare una voce a questo sangue. (cap. dopo aver ascoltato l'inutile radio. 9) Il coraggio di starsene soli come se gli altri non ci fossero e pensare soltanto alla cosa che fai. inferociva. II. 15) È religione anche non credere in niente. 8) Quella guerra in cui vivevo rifugiato. Non spaventarsi se la gente se ne infischia. mordeva più a fondo.

di farsi terra e paese. La luna e i falò. dovrebbero chiedersi: – E dei caduti che facciamo? Perché sono morti? – Io non saprei cosa rispondere. ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici. 23. Io non credo. dai boschi o da una casa di balconi. e soltanto per loro la guerra è finita davvero. 1961. p. Ora che ho visto cos'è la guerra.. Non so se vengo dalla collina o dalla valle. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta. tenga noialtri inchiodati a vederli. che possa finire. non è la solita viltà. nelle piante. dove son nato non lo so. almeno. I) . Torino] Citazioni [modifica]  Un paese ci vuole. (cap. Giulio Einaudi Editore. non fosse che per il gusto di andarsene via. che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. nella terra c'è qualcosa di tuo. [Cesare Pavese. non c'è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch'io possa dire «Ecco cos'ero prima di nascere». a Barbaresco o in Alba. (cap. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Qui non ci sono nato. qui e non invece a Canelli. a riempircene gli occhi. magari era la figlia dei padroni di un palazzo. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi. da Neive o perché no da Cravanzana. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza. La luna e i falò [modifica] Incipit [modifica] C'è una ragione perché sono tornato in questo paese.. Un paese vuol dire non essere soli. II. 130) Explicit [modifica] Ci sono dei giorni in questa nuda campagna che camminando ho un soprassalto: un tronco secco.Guardare certi morti è umiliante. se un giorno finisse. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono. è quasi certo. perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione. oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello. e gliene chiede ragione. Non adesso. magari non veniva neanche dalla campagna.. e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. una schiena di roccia. Non sono più faccenda altrui. Non è paura. so che tutti. Forse lo sanno unicamente i morti. un nodo d'erba. non ci si sente capitati sul posto per caso. cos'è la guerra civile. vol. sapere che nella gente. mi paiono corpi distesi.

XVII) Gli diceva che sono soltanto i cani che abbaiano e saltano addosso ai cani forestieri e che il padrone aizza un cane per interesse. per dire 'ho fatto questo' 'ho fatto quello' 'ho mangiato e bevuto'. credeva sempre nella luna. sapevo che tutto sommato soltanto le stagioni contano. ma si parla per farsi un'idea. Rimasi a guardarla un pezzo. nelle mani del governo. O forse no. Era questo che faceva paura. e allora là sopra si sentiva sussurrare. che non credevo nella luna. per capire come va questo mondo. XXIII) Magari è meglio così. che hai mangiato quand'eri ragazzo. Alzando gli occhi non si vedeva che la vite secca e tante stelline fredde in cielo. qualche sospiro più forte. e le stagioni sono quelle che ti hanno fatto le ossa. correggimi'. cambiare le cose. Non era un paese che uno potesse rassegnarsi. (cap.. XVII) L'ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa.. X) Sembrava che tutta la pianura fosse un campo di battaglia. (cap. scesi fuori intirizzito e scassato. C'era una luce rossastra. allora la conosci senza bisogno di parlarne. posare la testa e dire agli altri: "Per male che vada mi conoscete. Fu così che cominciai a capire che non si parla solamente per parlare. XXVI)           . che non se n'era mai andato veramente. XI) E quando aveva detto una cosa finiva: 'Se sbaglio. tra le nuvole basse era spuntata una fetta di luna che pareva una ferita di coltello e insanguinava la pianura. rompere le stagioni. (cap. III) I veri acciacchi dell'età sono i rimorsi. voleva ancora capire il mondo. XVIII) A un certo punto i due sigari ci cadevano ai piedi. che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa. (cap. VIII) – Che cos'è questa valle per una famiglia che viene dal mare. Mi fece davvero spavento. (cap. meglio che tutto se ne vada in un falò d'erbe secche e che la gente ricominci. dei capitalisti. (cap. (cap. dei neri. agitarsi. perché la forza è nelle mani di chi ha interesse che la gente non capisca. (cap. Per male che vada lasciatemi vivere". (cap. averla nelle ossa come il vino e la polenta. ma se i cani non fossero bestie si metterebbero d'accordo e abbaierebbero addosso al padrone. X) Nuto. per restare padrone. nella neve. Ma io. (cap. XXVI) Gli ignoranti saranno sempre ignoranti. (cap. o un cortile.

– No. L'altr'anno c'era ancora il segno. e tutti vogliono esser ricchi. Le due cose. Fece tagliare tanto sarmento nella vigna e la coprimmo fin che bastò. come il letto di un falò. – Non c'è caso che un giorno la trovino? Hanno trovato quei due. Una donna come lei non si poteva coprirla di terra e lasciarla così.] gli chiesi se Santa era sepolta lì. – non la trovano. (6 ottobre 1935) Citazioni [modifica] . che il sangue è rosso dappertutto. Faceva ancora gola a troppi. e insieme interessi miei di vita pratica che aggiungono un'esaltazione passionale alla meditazione su certune poesie. – disse. Poi ci versammo la benzina e demmo fuoco. innamorati.. non toglie importanza al fatto che le compongo con sempre maggiore indifferenza e riluttanza. Capii che Nuto aveva davvero ragione quando diceva che vivere in un buco o in un palazzo è lo stesso. messe insieme. Scosse il capo. far fortuna. Nemmeno importa molto che la gioia inventiva mi riesca qualche volta oltremodo acuta. Nuto s'era seduto sul muretto e mi guardò col suo occhio testardo. Santa no. Il mestiere di vivere [modifica] Cesare Pavese Incipit [modifica] Che qualcuna delle ultime poesie sia convincente. si spiegano con l'acquisita disinvoltura metrica.. Ci pensò Baracca. che toglie il gusto di scavare da un materiale informe... XXIX) Explicit [modifica] [. A mezzogiorno era tutta cenere. (cap.

è un patire. ma ogni mare ha un'altra riva. che fotte. (5 gennaio 1938)              . (23 novembre 1937) Ma la grande. (17 novembre 1937) Se è vero che ci si abitua al dolore. o averti messo al mondo io stesso. sempre. (26 novembre 1937) Pensiero d'amore: ti voglio tanto bene che desidero esser nato tuo fratello. (24 aprile 1936) Un uomo non rimpiange per amore chi l'abbia tradito. stupidità. (5 gennaio 1938) L'arte di vivere è l'arte di saper credere alle menzogne. – si vorrebbe morire. schiacciatamente. malattia. Quando manca questo senso – prigione. (25 dicembre 1937) Questo è definitivo: tutto potrai avere dalla vita. Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so. che combatte – non sono pazzi. ma per avvilimento di non avere meritato la fiducia. (21 novembre 1937) L'unica gioia al mondo è cominciare. viene commesso timidamente. e arriverò. che gode. Non è più un agire. (16 febbraio 1936) Il futuro verrà da un lungo dolore e da un lungo silenzio. (16 febbraio 1936) La vita senza fumo è come il fumo senza l'arrosto. (13 novembre 1937) Far poesie è come far l'amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa. E finora tutta la tua vita era fondata su questa speranza. (20 dicembre 1936) Bisogna osservare bene questo: ai nostri tempi il suicidio è un modo di sparire. abitudine. come mai con l'andar degli anni si soffre sempre di più? (21 novembre 1937) No. silenziosamente. È bello vivere perché vivere è cominciare. ad ogni istante. e poi scoprire che tutto puoi fare tranne vivere quel punto. non sono pazzi questa gente che si diverte. meno che una donna ti chiami il suo uomo. (30 novembre 1937) Proprio a te doveva accadere di concentrare tutta la vita su un punto. che viaggia. la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente. tanto è vero che vorremmo farlo anche noi.

 La difficoltà di commettere suicidio sta in questo: è un atto di ambizione che si può commettere solo quando si sia superata ogni ambizione. Cioè: soffrano pure gli altri. (5 marzo 1938) Non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi. tanto non c'è altro al mondo che sofferenza. ma l'animo con cui le facciamo. la vitalità (lifelongness) dei rapporti? Perché la vita è dolore e l'amore goduto è un anestetico. (12 giugno 1938) Tanto poco un uomo s'interessa dell'altro. e molto. (7 giugno 1938) Tutti «gli affetti più sacri» non sono che una pigra abitudine. che persino il cristianesimo raccomanda di fare il bene per amore di Dio. (19 febbraio 1938) Vendicarsi di un torto ricevuto è togliersi il conforto di gridare all'ingiustizia. Ma il male lo offende. ne viene che il male l'ha voluto lui. (23 marzo 1938) Perché – quando si è sbagliato – si dice «un'altra volta saprò come fare». lo stato dei beati liberi e certi di non peccare). È quindi un banale caso di masochismo. l'unica ragione perché si pensa sempre al proprio io è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che non chiunque altro. ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo. E questa sarebbe la morale. (26 gennaio 1938) Per disprezzare il denaro bisogna appunto averne. (13 maggio 1938) In fondo. (26 maggio 1938) La morte è il riposo. Il problema è solo come portare una coscienza pura. (16 gennaio 1938) Perché il veramente innamorato chiede la continuità. [5] (2 febbraio 1938) Quei filosofi che credono all'assoluto logico della verità. quando si dovrebbe dire «un'altra volta so già come farò»? (25 aprile 1938) Siccome Dio poteva creare una libertà che non consentisse il male (cfr. non hanno mai avuto a che discorrere a ferri corti con una donna. e chi vorrebbe svegliarsi a metà operazione? (19 gennaio 1938) Consolante pensiero: non contano le azioni che facciamo. (8 luglio 1938)             .

. ma pensieri già da noi pensati. (25 ottobre 1938) Non bastano le disgrazie a fare di un fesso una persona intelligente. (6 novembre 1938) Non si desidera possedere una donna. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi. (5 ottobre 1938) La letteratura è una difesa contro le offese della vita. L'operosità rapide le ore e lenti gli anni. per non esserne più ossessionati. Gli uomini che hanno una tempestosa vita interiore e non cercano sfogo o nei discorsi o nella scrittura. godo anzi a vederti fare e ti rubo il segreto componendoti in scaltrite costruzioni che arrestano il tuo flusso. Si desidera sperimentare la vanità di un piacere. (3 dicembre 1938) L'ozio rende lente le ore e veloci gli anni. Date una compagnia al solitario e parlerà più di chiunque. (3 ottobre 1938) L'offesa più atroce che si può fare a un uomo è negargli che soffra. Le dice: Tu non mi fai fesso: so come ti comporti. (19 settembre 1938) L'origine di tutti i peccati è il senso d'inferiorità – detto altresì ambizione. che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. (13 novembre 1938) Leggendo non cerchiamo idee nuove. sono semplicemente uomini che non hanno una tempestosa vita interiore. (16 ottobre 1938) La fantasia umana è immensamente più povera della realtà.. (10 ottobre 1938) Sciocco addolorarsi per la perdita di una compagnia: quella persona potevamo non incontrarla mai. (10 dicembre 1938)             . quindi possiamo farne a meno. ti seguo e ti prevedo. ma l'uomo che ritrova nella pratica le cose che sa. (13 ottobre 1938) Non si desidera di godere. (21 settembre 1938) L'uomo d'azione non è l'ignorante che si butta allo sbaraglio dimenticandosi. si desidera possederla noi soli. (2 novembre 1938) Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia.

fa consistere il suo valore della deviazione individuale da quel modello. occorre vivere come se questi valori non esistessero. (14 dicembre 1939) L'amore è la più a buon prezzo delle religioni. si ricordano gli attimi. (21 dicembre 1939) Le cose gratuite sono quelle che costano di più. (15 maggio 1939) La guerra imbarbarisce perché. occorre indurirsi verso ogni rimpianto e attaccamento a valori delicati. che non è più un'astratta cosa banale. una volta finita. per combatterla. cui il costruttore assiste senza sapere come andrà a finire. Ogni giovane di qualunque tempo e civiltà ha le stesse possibilità di sempre. La cosa più banale. (27 luglio 1940) Non si ricordano i giorni. (9 febbraio 1940) Se una vita libera assolutamente da ogni senso di peccato fosse realizzabile. si è persa ogni elasticità di tornare a questi valori. e. Tutta l'arte è un problema di equilibrio fra due opposti. (9 settembre 1939) Ci vuole la ricchezza d'esperienze del realismo e la profondità di sensi del simbolismo. (28 luglio 1940) Non bisogna mai dire per gioco che si è scoraggiati. Nasce da ciò. (19 aprile 1940) Il sogno è una costruzione dell'intelligenza. (17 marzo 1940) Le generazioni non invecchiano. (5 agosto 1940)              . Come? Costano lo sforzo per capire che sono gratuite. scoperta in noi diventa interessantissima. (29 gennaio 1939) Per libertario che sia un giovane. sarebbe vuota da far spavento. per farsi scusare presso la gente comune la beatitudine che avrebbero goduto in cielo. (5 marzo 1939) Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine. quale in sostanza deduce dall'esempio del mondo. E un uomo. ma un inaudito miscuglio di realtà e di nostra essenza. (21 gennaio 1940) In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla sua vita. (22 luglio 1940) Gli anacoreti si maltrattavano a quel modo. cerca sempre di modellarsi su di uno schema astratto. perché può accadere che ci pigliamo in parola. come comunicare con altri. per conservatore che sia.

un dolore fa sempre singoli assalti – lo fa per mordere piú risoluto e concentrato. non per qualche mistica ragione astrologica. (Inverno 1941-1942) Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. e quando appartiene a un altro non c'è più nulla da dirle. La vita non è ricerca di esperienze. (28 gennaio 1942) Nell'inquietudine e nello sforzo di scrivere. di innamorarsene. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta. e riposerai successivamente i settori indolenziti. Un vero dolore è fatto di molti pensieri. (14 agosto 1940) La vera genialità non è conquistare una donna già desiderata da tutti. E tu. ricordati di mostrargli un altro punto e fartici mordere – solleverai il primo. ma di se stessi. di pensieri se ne pensa uno solo alla volta. (14 ottobre 1940) Le cose si ottengono quando non si desiderano più. sappiti barcamenare tra i molti. (15 ottobre 1940) Una decisione. ma scovarne una preziosa in un essere ignoto. perché per loro l'amore è grande e quindi esigono dalla bien-aimée la stessa intensità di pensieri ch'essi hanno per lei – altrimenti si sentono traditi. un atto. (30 agosto 1942)             . prima di sposare un milionario. (4 aprile 1941) Nessuna donna fa un matrimonio d'interesse: tutte hanno l'accortezza. (8 agosto 1940) Riesce a compiere un'opera soltanto chi valga più di quest'opera. ma perché escono da un automatismo che si riprodurrà. (4 maggio 1942) Amore è desiderio di conoscenza. Lasciare che ogni singolo assalto si esaurisca. ma ciascuno dei due davanti a sé. sono infallibili presagi di ciò che faremo un'altra volta. mentre ha i denti piantati in un punto e inietta qui il suo acido. ora. (12 ottobre 1940) I grandi amanti saranno sempre infelici. che bisogna imparare. ciò che sostiene è la certezza che nella pagina resta qualcosa di non detto. (7 ottobre 1940) C'è un'arte di ricevere in faccia le sferzate del dolore. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace. (10 ottobre 1940) L'amore ha la virtù di denudare non i due amanti l'uno di fronte all'altro. (14 aprile 1941) Quando una donna si sposa appartiene a un altro.

Ecco perché l'arte si rispecchia nei riti dei primitivi o nelle passioni forti: cerca dei simboli. avere una donna che ti aspetta. (8 ottobre 1943) Raccontare le cose incredibili come fossero reali – sistema antico. dimenticati. p. si prendono. ma soltanto attraversandola. (4 maggio 1946) Le lezioni non si danno. ma con il proprio desiderio. che dormirà con te. è come il tepore di qualcosa che dovrai dire. Cioè dell'irrazionale (sangue e sesso). e ti scalda e t'accompagna e ti fa vivere. 298) Non c'è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico. (14 luglio 1944) Non è bello essere bambini: è bello da anziani pensare a quando eravamo bambini. stanchezza della sua stupidità. (22 novembre 1945) Come si può aver fiducia in una persona che non si arrischia ad affidarti tutta la sua vita. E vertendo sul primitivo gode del selvaggio. (3 febbraio 1943) Nel sogno sei autore e non sai come finirà. come il superstizioso. Viene un giorno che per chi ci ha perseguitato proviamo soltanto indifferenza. (6 settembre 1945) Non ci si libera di una cosa evitandola. (11 novembre 1943) La tua modernità sta tutta nel senso dell'irrazionale. È della passione conferire unicità alle cose. E allora non deve mai accadere di prendersela con la sorte. Il problema è piuttosto che ciò che si ottiene disgusta. 1982. raccontare le reali come fossero incredibili – moderno. (18 agosto 1946)              . poiché tutto quello che si desidera con bastante forza. giorno e notte? (28 novembre 1945) Certo. Allora perdoniamo. Chi non conosce simboli è un ignavo di Dante. (13 febbraio 1944) L'innamorato e l'odiatore si fanno dei simboli. (6 settembre 1942) Il problema non è la durezza della sorte. Ha persino il pregio di lasciarti la parte del generoso. si ottiene. (4 marzo 1946) È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla. (8 febbraio 1944) La ricchezza della vita è fatta di ricordi. (8 febbraio 1946.

Immensamente più felice è lo scemo. amore. se ne ha la forza. l'evangelico. e il perenne e ricco mistero si ritrova essere quel tu infantile che non hai fatto in tempo a possedere. Ci si uccide perché un amore. (10 agosto 1947) Non è che accadano a ciascuno cose secondo un destino. p. come tecnica. per avere il diritto di riposarsi. un fatto privato e ritmico. (25 gennaio 1948) Perché il mondo l'avvenire ora l'hai dentro come passato. È non aspettar niente che è terribile. sono ancora sempre la nostra sostanza. come esperienza. inermità. i testicoli da cui siamo nati. (16 agosto 1950) I suicidi sono omicidi timidi. ma le cose accadute ciascuno le interpreta. . Aspettare è ancora un'occupazione. disponendole secondo un senso – vale a dire. tutto il resto è miseria. (1982) Povera gente. (17 agosto 1950)          Citazioni non datate [modifica]  Non ci si uccide per amore di una donna. 310)  Explicit [modifica] 18 agosto [1950]. (16 settembre 1946) Si aspira ad avere un lavoro. il malvagio. morte. che non il genio. di cui funzioni il membro. una chiusa di conti. Masochismo invece che sadismo. (10 maggio 1950) Nulla si assomma al resto. un destino. Dev'essere una calma e stanca rinuncia. il povero. (1982. il ricco. qualunque amore. (13 febbraio 1949) Il gesto – il gesto – non dev'essere una vendetta. (16 agosto 1950) Un chiodo tira un altro. (21 luglio 1947) I problemi che agitano una generazione si estinguono per la generazione successiva non perché siano stati risolti ma perché il disinteresse generale li abolisce. ci rivela nella nostra nudità. (15 settembre 1946) C'è un solo piacere. al passato. Ricominciamo sempre. quello di essere vivi. disillusione. anormale là sotto. destino. miseria. ma quattro fanno una croce. L'ultima battuta.

insomma. Che magari non c'è neanche. ci si metteva in mutandine. Ci stavamo tutto il pomeriggio. La paura di innamorarsi non è forse già un po' d'amore?    . pag. se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi. Eppure donnette l'hanno fatto. Non una parola. è triste: vai a sapere che cosa sono e cosa sarò. sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi. quando veniva l'estate. Tutto questo fa schifo. (Terra d'esilio) C'è qualcosa nei miei ricordi d'infanzia che non tollera la tenerezza carnale di una donna – sia pure Clara. In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico. (La famiglia. 329) Una volta. abbi pietà. ho bisogno di farmi una faccia speciale adatta a una qualche particolare debolezza di detta persona.[6] Un gesto. Con qualunque persona io parli. con evidente pregiudizio di quella che potrebbe essere la mia faccia vera.[7] Racconti [modifica]  Solo ciò che è trascorso o mutato o scomparso ci rivela il suo volto reale. un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà di non aver osato. La si prendeva al ponte. 288)   Vita attraverso le lettere [modifica]  C'è qualcosa di più assurdo dell'amore? Se lo godiamo fino all'ultimo. andavamo in barca. disgustiamo. subito ce ne stanchiamo. a pensarci. e cade l'idea del suicidio. l'incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito.La cosa più segretamente temuta accade sempre. Non scriverò più. e si arrivava fino ai boschi. Ci vuole umiltà. È triste. Sembrava facile. e subito comincia lo smarrimento della distanza. E poi? Basta un po' di coraggio. Sono così anche riuscito a non saper più quale sia questa mia faccia. (Fine d'agosto. non orgoglio. pag. Scrivo: o Tu. più l'istinto della vita si dibatte. Più il dolore è determinato e preciso.

verso lo sbocco della valle. con una bocca da cavallo – quando suo padre gliene dava un fracco scappava da casa a mancava per due o tre giorni. e può darsi che attribuisca il suo nome all'altro. possibilità di una conoscenza intesa come «prima volta» e non sempre e soltanto «seconda». Torino. Feria d'agosto. Uno si chiamava Pale. mi pare. il padre era già all'agguato con la cinghia e tornava a spellarlo. perduto nella pioggia. sta aspettando da sei ore il suo amore. successivamente l'elaborazione interiore però vela di ombre e di incertezze. desideroso di vivere in maniera sana e forte. Giulio Einaudi Editore. di dubbi e di fragilità questa intuizione iniziale. perché ad un certo punto non si guadagna più che l'odio del beneficiato. (Antonio Spadaro)    . 1960] Citazioni su Cesare Pavese [modifica]  E Cesare. Ma erano tanti i ragazzi che conoscevo di qua e di là. Non va bene esagerare in beneficenza. sorpreso. si potrebbe riconoscere qui il vero problema dell'opera pavesiana: dapprima l'intuizione della realtà lascia lo scrittore ammirato. maledicendolo. [Cesare Pavese. Per vivere bisogna aver forza e capire. (Antonio Spadaro) Pavese è riuscito a condensare in una sintesi narrativa tutti gli elementi della propria personalità spirituale facendo dimenticare l'impegno dello scrittore nella naturalezza della creazione.    Incipit di Feria d'agosto [modifica] Chi fossero i miei compagni di quelle giornate. quando ricompariva. ma condizione stessa dell'esperienza del mistero del reale. sui boschi del fiume. dei ragazzi scamiciati – due – forse fratelli. di fronte a noi. ballerina. non ricordo. da Pasquale. Vivevano in una casa del paese. La vita non è forse più bella perché da un momento all'altro si può perderla? Non so più dove cacciare gli occhi per trovare un me stesso che sia un po' meno misero. come in questo suo ultimo libro [La luna e i falò]. scegliere. e lui scappava un'altra volta e sua madre lo chiamava a gran voce. (Francesco De Gregori) In fondo. Questo Pale – lungo lungo. da quella finestra scrostata che guardava sui prati. (Piero Jahier) Pavese sembra incapace di riconoscere che la condizione aurorale dell'infanzia non è solamente terra a cui far ritorno per capire la realtà e luogo in cui trovare rifugio. sicché.

4. ↑ È anche il titolo di una poesia presente nella raccolta eponima. La bella estate. ↑ Erroneamente attribuita anche a Catherine Deneuve. Cesare Pavese. 6. Nove giorni dopo si suicidò. tra l'erba". Pavese si suicidò con una dose eccessiva di barbiturici in una camera al terzo piano dell'Hotel Roma in piazza Carlo Felice. La spiaggia. 3. Giulio Einaudi Editore. ↑ L'edizione Euroclub del 1977 (identica all'Einaudi del 1952) riporta «Non parole». . Torino. Giulio Einaudi Editore. "Attorno a «Lavorare stanca» 1931-1940". Bibliografia [modifica]    Cesare Pavese. Giulio Einaudi Editore. pag. Torino. Le poesie. ↑ 1982. Torino. l' Autobiografia di Sherwood Anderson e i Fili d'erba di Walt Whitman. Cesare Pavese. a Torino. ritrovata su un tavolino accanto al suo corpo senza vita (Immagine dell'autografo). Il 27 agosto 1950. [Addio alle armi di Ernest Hemingway] Pavese voleva che lo leggessi per farmi capire la differenza tra la letteratura inglese e quella americana. Gli altri libri che mi lasciò quella sera con questa intenzione furono l' Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. 5. Il mestiere di vivere. stesi sull'erba. p. ↑ Parole d'addio riportate sul frontespizio di una copia dei Dialoghi con Leucò. febbraio 1996. si guardano in faccia | tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli | e poi morde nell'erba. 7. Einaudi. Sorride scomposta. 378. 2. 1952. L'amore è tutto. vestiti. ↑ Esiste anche la poesia "Lavorare stanca [1]". Lo indussero a compiere questo «atto di ambizione» (vedi anche la pagina di diario del 16 gennaio 1938) la delusione amorosa per la fine del rapporto sentimentale con l'attrice americana Constance Dowling – cui dedicò gli ultimi versi di Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi – e il disagio esistenziale che per tutta la vita aveva cercato di vincere. 1998. 22. il cui incipit è: "I due. (Fernanda Pivano) Tu sei padronissimo di scrivermi la solita lettera cinica arcigna desesperada e angolosa. ↑ Citato in Dino Basili. Cesare Pavese. Tascabili economici Newton. (Bianca Garufi)  Note [modifica] 1.

Giulio Einaudi Editore. 1982. Cesare Pavese. a cura di Lorenzo Mondo. 1961. Il mestiere di vivere: diario 1935-1950. Il compagno. Torino. Cesare Pavese. 1998. Giulio Einaudi Editore. Cesare Pavese. Giulio Einaudi Editore. Cesare Pavese.     Cesare Pavese. Racconti. Cesare Pavese. Torino. Giulio Einaudi Editore. Torino. Il mestiere di vivere. Torino. Torino. Einaudi. Le poesie. Euroclub. ISBN 9788806173869    Altri progetti [modifica]  Wikipedia contiene una voce riguardante Cesare Pavese Opere [modifica]              La spiaggia Lavorare stanca (1936) Il carcere Paesi tuoi (1941) La bella estate (1949) La spiaggia (1941) Feria d'agosto (1946) Dialoghi con Leucò (1947) Il compagno (1947) La casa in collina (1949) La luna e i falò (1950) Il mestiere di vivere (1952) I luoghi dell'infanzia. Torino. 1977. Il saggiatore. Cesare Pavese. Il carcere. (1949) . Cesare Pavese. Giulio Einaudi Editore. 1961. 1960. 1966. Vita attraverso le lettere. I romanzi.

wikiquote.Collegamenti esterni [modifica]    Pavese su Parco Letterario Pavese su Videopoesia [1] http://it.org/wiki/Cesare_Pavese .