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SpecialeSMARTCITY

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n°16. 16 ottobre 2013

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«Serve una rivoluzione culturale»
federicameta

«Delegificare la PA e alfabetizzare amministratori e cittadini. Il percorso verso le città intelligenti comincia da qui» . Michele Vianello dà la sua ricetta per creare nuovi spazi urbani

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are una rivoluzione culturale, e non solo tecnologica. È questa il “segreto” per rendere una città smart. Michele Vianello uno dei massimi esperti italiani di “città intelligenti” spiega al Corriere delle Comunicazioni perché l’Italia è al palo e quali strade imboccare per recuperare il ritardo. Vianello perché le nostre città faticano a diventare smart? Perché l’approccio da cui partono le strategie è sbagliato. Si pensa che sia sufficiente inserire “pezzi” di innovazione nel tessuto urbano. In Italia abbiamo centri urbani intelligenti perché dotati di lampioni innovativi, di wi-fi gratuito o ancora perché utilizzano tecniche di smaltimento rifiuti all’avanguardia. Tutte iniziative che vanno bene - per carità - ma che, se non inserite in un piano sistemico, servono a poco. Detto in poche parole: bisogna saper gestire la complessità urbana nella sua specificità territoriale, cavalcando l’innovazione. Detto così sembra facile, ma in termini pratici cosa si può fare? Ricorrere a una pianificazione strategica potrebbe essere utile? È proprio questo tipo di pianificazione che va evitata. Oggi non è più possibile pensare di progettare una città definendone le caratteristiche di qui a 20 anni perché la tecnologia viaggia a velocità rapidissima. Purtroppo gli urbanisti ancora oggi han-

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vita. In questo senso il tema dell’alfabetizzazione digitale diventa centrale. Ma bisogna sgomberare il campo da alcuni equivoci: formare i cittadini non significa insegnare loro ad accendere e spegnere il pc, ma accompagnarli a sfruttare le potenzialità della Rete e far capire che, oggi, è lì dentro che si fa cultura, lì che si fruiscono i servizi. E soprattutto è lì che si interagisce con le istituzione sui problemi urbani, che poi sono sempre gli stessi: il traffico, l’inquinamento, la governance. Amministrazioni e cittadini

Partecipazione

michele vianello è Smart communities strategist

I social network agevolano il dialogo tra istituzioni e territori La smart city è condivisa
devono essere protagonisti di una rivoluzione della conoscenza. La smart city è partecipata? Social network e altre piattaforme di condivisione - Wikipedia e Wikinomix, ad esempio - ci consentono di cambiare l’approccio: o si sfruttano

così possiamo pensare di realizzare l’Agenda digitale, di cui le smart city sono uno dei pilastri. In questo contesto qual è il ruolo dei cittadini? Il cambiamento che ho in mente riguarda pubblica amministrazione

e cittadini insieme, in una sorta di percorso comune. Se la PA cambia, ai cittadini devono essere dati gli strumenti per sfruttare questo cambiamento, per diventare consapevoli di cosa l’IT può offrire in termini di miglioramento di qualità della

queste innovazioni per cambiare le città o rischiamo semplicemente di digitalizzare l’esistente, non cogliendo le potenzialità dell’Ict per generare valore e migliorare il contetso urbano. Nelle città intelligenti devono vivere cittadini e amministratori intelligenti. Non ha mai fatto cenno alle infrastrutture. La banda larga è un driver essenziale… Ovviamente sì. Come ritengo non più procrastinabile delegificare e investire in cultura digitale, ritengo altrettanto imprescindibile spingere sulla banda larga e ultralarga. Una città non è smart se non ci sono le condizioni infrastrutturali per essere collegati al web, ovviamente. Tuttavia non è una condizione sufficiente. La città intelligente è il luogo che cambia il modo di vivere. Se la conoscenza virtualizzata è diffusa ed accessibile viene meno una delle costanti della città contemporanea. Mi riferisco alla contestualizzazione dei luoghi e del tempo. Oggi l’idea di attività lavorativa è legata ad un orario e ad un luogo. Ma se la conoscenza è disponibile in ogni luogo, viene meno l’obbligo di legare spazio e tempo. Le attività possono essere decontestualizzate generando benefici immensi per gli spazi urbani.

Il Cad

In Italia qualcosa si muove
ndici miliardi di euro da qui al 2020. Tanto stanzia l’Unione europea per rendere il Vecchio Continente più smart. E di questi miliardi una buona parte sono stati già erogati, anche premiando l’Italia, con Genova in testa. Il capoluogo ligure è infatti l’unica città europea ad aver vinto tre bandi. Il progetto Transform - un manuale per trasformare le città in smart city, creato in collaborazione con Amsterdam, Amburgo, Lione, Vienna e Copenaghen - sarà realizzato grazie ai 674mila euro che arriveranno da Bruxelles. Celsius - nell’ambito del riscaldamento e raffreddamento, coordinato da Goteborg - porterà a Genova 2,4 milioni che serviranno per realizzare una rete energetica. R2Cities - coordinato dalla spagnola Fundacion Cartif - finanzierà con quasi 2 milioni e mezzo di euro la riqualificazione energetica della “diga” di Begato. Anche Torino e Bari, le altre due candidate italiane ai bandi europei, si sono piazzate bene. Torino ha partecipato con il progetto Urban Barriera (45 milioni di euro per interventi di rigenerazione urbana) e con la Variante 200, che prevede fra l’altro la costruzione del primo tratto della linea 2 della metropolitana. Da poche settimane, invece, la città ha lanciato il progetto Almanac per la distribuzione dell’acqua e la gestione dei rifiuti. Obiettivo dell’iniziativa è realizzare una piattaforma Ict per lo sviluppo di applicazioni innovative nell’ottica Smart City. La piattaforma è basata su tecnologie innovative come quelle delle comunicazioni Machine-to-Machine (M2M) e delle Capillary Networks (reti cittadine pervasive basate su protocolli radio short range).

Il punto

Un eccesso di norme ingabbia l’innovazione Bisogna cambiare i modello organizzativi

U

Genova, Torino e Bari hanno sfruttato le risorse europee Ma al nostro Paese manca ancora una visione di sistema
- per gestione energetica, trasporti, ma anche politiche sociali - dovranno dimostrare all’Europa di puntare sullo sviluppo sostenibile con innovazioni e partner adatti. “L’innovazione è il motore della competitività dell’Europa e grazie ai nuovi programmi potranno essere diffuse in un numero sempre maggiore di aree urbane tecnologie intelligenti come i sistemi di riscaldamento e raffrescamento ad alta efficienza, gli smart meter e la gestione in tempo reale dell’energia”, spiega il commissario europeo all’Energia, Günther Oettinger, lanciando il piano 2013 per le Smart cities and communities, che quest’anno riceveranno fondi Ue per 365 milioni, oltre il quadruplo degli 81 milioni stanziati per il 2012. Ma al di là dei finanziamenti, quel che manca per ora è un disegno unitario e coerente, capace d’incanalare gli investimenti pubblici e privati in una strategia complessiva. Tre quarti degli europei vivono nelle città e rappresentano il 70% della domanda energetica dell’Unione. Le smart grid giocheranno un ruolo chiave. Con 30 milioni di contatori intelligenti già installati dall’Enel nelle case di tutti, l’Italia è all’avanguardia in questo ambito. Basterebbe partire da questo elemento di eccellenza e fare sistema, per sviluppare una gestione più trasparente del traffico dati e la comunicazione istantanea tra utenti, generatori di energia e gestori del sistema elettrico. F.Me.

no in mente spazi urbani novecenteschi, mentre la città del futuro è un “non luogo” da plasmare. E anche chi si occupa di Marketing Strategico Territoriale, in realtà, porta avanti una forma di autoreferenzialità che non è adatta alle novità e alla smart city, la quale ci spinge a guardare non solo al nostro territorio ma anche al territorio degli altri, agli altri. Apertura e sguardo verso il futuro. Ma sono le amministrazioni che dovrebbero rendere le città intelligenti. E spesso le PA italiane sono incastrate in dinamiche, appunto, novecentesche… La precondizione essenziale per fare politiche smart è delegificare l’amministrazione. Lo dico con molta franchezza: fatto salvo un tetto di risorse economiche certe, i modelli organizzativi di ogni singolo ente dovrebbero essere demandati alla responsabilità degli organismi politici o dei dirigenti, degli insegnanti, dei giudici non a tomi di norme scritte che ingabbiano il cambiamento. Ognuno di questi soggetti risponderebbe poi dei risultati economici e del livello di efficienza raggiunti. Quindi io dico: accantoniamo il Cad e battezziamo un nuovo modo di fare e di essere amministrazione. Solo

Bari punta al Sud Europa - con Tel Aviv, Atene, Patrasso, Tirana, Nicosia, Beirut, Corfù, Alessandria d’Egitto, Iasi - e progetta una piattaforma per la gestione integrata del sistema di mobilità. L’obiettivo è anche la raccolta differenziata della frazione organica e il suo trattamento in un impianto di compostaggio per la produzione di biogas; la produzione di energia da fonti rinnovabili sugli edifici pubblici in project financing (oltre 60 milioni di euro). Ma la strada per le città intelligenti è lunga e i comuni italiani hanno compiuto solo i primi passi. Da qui al 2020 le comunità che vorranno diventare smart

fondi europei

Da qui al 2020 la Ue mette sul piatto 11 miliardi per il sostegno a progetti urbani innovativi