You are on page 1of 11

Zbornik radova Vizantolo{kog instituta HßÇç, 2007 Recueil des travaux de l’Institut d’etudes byzantines XßIV, 2007

UDC: 246.3:232.931Š:75.046(450)“16”

VALENTINO PACE (Udine)

UNA SCULTURA DI MANIERA GRECA NEL MEDITERRANEO DEI FRANCHI: L’ICONA DELLA MADRE DI DIO CON IL FIGLIO NEL MONASTERO DELLA VISITAZIONE DI TREVISO *
Il Monastero della Visitazione di Treviso conserva un’icona che vi e giunta da Venezia nel XVII secolo. Non si hanno informazioni sulla sua originaria provenienza o sul suo committente. Datata, da analisi al carboonio 14, effettuate durante il restauro, a un’eta assai alta, tra il 664 e l’886, essa e stata pubblicata di recente come opera bizantina di eta macedone, venendo anche identificata con la Vergine “Ikokyra” di Costantinopoli: In questo articolo si ritiene invece che l’icona sia un tipico prodotto della cultura “franca” di area mediterranea: All’imitazione di normativi modelli bizantini si congiungono infatti espressioni formali originate in occidente e confrontabili con opere, fra le quali la pala di Santa Chiara ad Assisi, tardoduecentesca, simile per l’impostazione spaziale della figura ‘iconica’ stretta fra le colonnette. Altri confronti di dettaglio confermano la plausibilita di una data duecentesca, comunque non ateriore al 1200 circa. Il suo luogo d’origine puo essere stato un centro mediterraneo di dominio “franco” o veneziano, non potendosi tuttavia nemmeno escludere del tutto una sua esecuzione a Venezia stessa.

Per la relativa scarsita di esemplari conservati, ogni addizione al corpus della statuaria monumentale di area bizantina e di grande interesse di studio. Cio ancor piu, sull’intero spettro artistico, se l’opera in questione riceve proposte di datazione ‘alte’, fra IX e X secolo. E’ questo il caso, di recente sollevato, dalla pubblicazione di un libro e di uno studio che, sulla base di analisi scientifiche e di argomentazioni
* Lo studio di questa icona mi venne affidato sin dal 2001 dalla Soprintendenza al PSAED del Veneto, in accordo con la Superiora del Monastero della Visitazione, suor Maria Gabriella Barbieri. Con colpevole ritardo lo pubblico solo ora, dopo averne peraltro presentato nel quadro di una piu vasta relazione al convegno “Venezia, la IV Crociata e le arti”, tenutosi alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia nel 2004. Di quella presentazione il presente testo mantiene inalterata la sostanza critica, pur articolandone diversamente le conclusioni. Con molta gratitudine ricordo l’incondizionato appoggio allo studio da parte della Superiora, come pure del prof. Claudio Rorato, studioso di Treviso particolarmente attento al patrimonio artistico della sua citta, oltre che, naturalmente, della Soprintendenza del Veneto, in part. nella persona della dott.ssa Gabriella Delfini Filippi. Al prof. Rorato debbo la cortesia delle foto alle figg. 1 e 2. Le figg. 3 e 4 sono tratte dall’articolo citato di Mara Mason.

di simile divergenza fra datazione al radiocarbonio e conflittuali valutazioni storico-artistiche ricordo quello della “Madonna” fiorentina di Santa Maria Maggiore. Parergon tarvisinum. Un documento trascritto in una pubblicazione del XVIII secolo ne fornisce la sua piu antica presenza a Venezia. In part. in “Medioevo: immagini e ideologie”. di M. pp. Vite e memorie dei santi delle chiese della diocesi di Venezia.3 D’altronde. a loro volta due studi storico-artistici. La ¸¸beata vergine della cintura di Costantinopoli¹¹ nel monastero della Visitazione di Treviso. retrodatata di recente alla “seconda meta del secolo XII”. in “Opus tessellatum. Boskovits. M. “entro il terzo quarto del XIII secolo”. Carini Venturini. pp. 7–46. fra gli estremi del 664 e l’886. Ciatti e C. identicando nell’immagine la Vergine Ikokyra. Festschrift fur Peter Cornelius Claussen”. ne hanno proposto una data appena posteriore. Alexandre. Tuttavia. Cfr. Int. Il restauro dl significato: dalla Maesta di Santa Maria Maggiore alla Croce di Santa Maria Novella. p.. Mason. ibidem. pp. incrinandone sostanzialmente non tanto la validita. Ciatti. ibidem. Grandis. 2000. pp. la stessa datazione “storico-artistica” degli studiosi menzionati. trasferendosi nell’attuale sede di Treviso. di una scoperta epocale. ormai non infrequenti. a c. Alta poco meno di 140 cm e larga quasi 50. Delfini Filippi e L. alla p. Brenk. determinando di conseguenza due datazioni calibrate. Cfr. in “Miscellanea marciana”. Fiaccadori. Archaismus versus Innovation. con didascalia di riferimento a “secc. In precedenza una pubblicazione divulgativa aveva gia reso nota l’icona. II. di G.326 Valentino Pace storico-artistiche. La datazione radiometrica del supporto ligneo col 14C. Venezia 2002. M. le analisi hanno dato un’ “eta radiometrica di 1260 +/– 40 anni. relativamente certa da almeno prima del 1661. ha ritardato almeno di un buon secolo la cronologia radiometrica. Martinelli. come gia discusso a proposito di altre opere. pp.1 L’icona la si conserva con cura e amore nel monastero delle Visitandine a Treviso. G. 1 “L’Icona della “Madre di Dio” e il Crocifisso del Monastero della Visitazione di Treviso”. XVII (2002). a c. di San Giuseppe. Nativita e Giubileo. in “L’Icona della “Madre di Dio”. 2004. Ancora sulla Madonna del Carmine in Santa Maria Maggiore a Firenze.D. del 688–780 e 664–886. di piena eta “macedone”. 63–66. Modi und Grenzgange der Kunstwissenschaft. Studi e restauro”. 313–323. Majoli. A. 3 Fra i casi. N. Frosinini. di studi (Parma 2002). o allo stesso artista. ibidem. pp. riferisce storia e leggende relative all’icona e ai suoi possessori. Le monache abbandonarono nel 1913 il loro monastero veneziano. M. 2 V. Con l’esclusione dei volti e interamente coperta da una riza argentea (Figg. 289–301. 302–312. dunque in buon anticipo sul suo tradizionale riferimento all’ambito di Coppo di Marcovaldo. . di pioppo. Treviso 2000. 27 per il documento in questione. Per la precisione. Ein florentinisches Kultbild und die roten Strumpfe der Engel. da parte di Mara Mason e Gianfranco Fiaccadori. la prudenza impone di accogliere con riserva questo genere di analisi. sia per la possibilita di eventuali errori di misurazione. 17–39. 279. 47–70. X–XII”. Atti del Conv. Firenze 2002. B. A. vol. della Vergine con il Figlio. Hildesheim — Zurich — New York. “Signora del grande Palazzo” di Costantinopoli. Cfr. con una storia succinta delle fondazioni delle medesime.1–2). quanto l’utilita ai fini dell’esecuzione dell’opera. cit.” L’”Immagine antica” della Madonna col Bambino di Santa Maria Maggiore. sia pure per l’eventualita di reimpiego del legno di riuso. pur esse sottoposte ad analisi radiometriche. Venezia 1761–1763. citato da D. La Madonna “di Costantinopoli” e San Giuseppe di Castello. ha un rilevante formato monumentale. Un’icona lignea mediobizantina. pp.2 Se davvero l’icona risalisse al primo millennio si tratterebbe dunque. Per la precisione gli esiti di indagini radiometriche al carbonio 14 sono risultati indiziari di una data assai alta del legno. Milano 2005. hanno ipotizzato tale datazione per un’icona lignea ad altorilievo.

come il gia ricordato mosaico cipriota. accentuando con la loro verticalita la frontalita di posa e del volto della Theotokos.5 Oltretutto la definizione di “Hodighitria” per un’immagine che si pretende di essere della “Vergine Ikokyra” sarebbe un’intrinseca contraddizione. p. 7 Il restauro recente ha conferito alla carnagione della Madre e del Figlio un tono cromatico uniforme che a mio avviso ne svilisce l’aspetto originario. anche se impropriamente detta “antica” scrive piu correttamente la Mason. Mouriki. ipotetica. di conseguenza. non permette comunque di definirla “un’evidente Hodighitria”. Vassilaki.. art. 400–401 (scheda di A. Eastmond). e altrove. ma se ne diversifica in quanto qui le colonnine serrano il gruppo divino senza conceder Le il medesimo respiro spaziale. oltre a 40 foto di confronto che. associata alla mancanza del titolo devozionale. Representations of the Virgin in Byzantine Art”. 1991. Di “variante”. art. sorprendente e poi la diversa apertura oculare. quando ricoperta. che non rivolge lo sguardo verso di Lei e non assume la caratterizzazione dell’Emanuele. e altre ancora. cit. in “Cahiers Archeologiques”. e di esemplare utilita. pur leggermente variata. 49: D. sia pure della proposizione di una piu verosimile alternativa attributiva. della mostra (Atene 2000–2001) a c. anche se meno assertoria nella sua formulazione ed inevitabilmente.Una scultura di Maniera Greca nel mediterraneo dei franchi 327 Credo. 3) che e incrementata dall’inusuale arcatura del maphorion. La combinazione del volto della Madre. richiamate 4 In merito alla pars destruens devo premettere che essa sara limitata solo ad alcune argomentazioni. al piu potendo esserne ritenuta “variante”. da Bourges a Parma. .7 In ambedue i casi un confronto con il perfetto assetto di opere di antica data. con il volto del Figlio. a una linea esemplata dai Vangeli di Rabbula del 586 e dal mosaico della Panaghia Angheloktistos a Cipro.4 L’icona si colloca iconograficamente su una linea di consolidata antichita che. ancor piu sottolineata.12. Milano 2000. mentre le similitudini con il tondo in serpentino del Victoria and Albert Museum. dalla Georgia alla Terrasanta. cat. con l’occhio di destra piu amigdaloide dell’altro.6 Alla frontalita d’immagine la Madre di Dio associa anche una fissita di sguardo (Fig.. come notato da Mara Mason. non potendosi ragionevolmente confutarle tutte. sostanzialmente ascende. di frontalita assolutamente ieratica. della seconda meta del X secolo. da Costantinopoli a Roma. spaziano su opere dal VI al XIV secolo. allo stato delle nostre conoscenze. pp. 5 Fiaccadori. contenute come sono in due saggi che contano 33 pagine di testo e 27 pagine per le 208 note. cit. operandosi su un doppio livello: sia della confutazione degli argomenti formali addotti a sostegno dell’alta data “macedone”. che sia utile una rivisitazione storico-artistica della questione. di M. Variants of the Hodegetria on two thirteenth-century Sinai icons. p. 6 Per la sua piu recente pubblicazione: “Mother of God. pp. Incorniciata entro una sorta di nicchia lunettata poggiante su colonnine essa puo vagamente rammentare l’Hodigitria al centro dello splendido trittico d’avorio del British Museum. 153–182. o con l’avorio con la Vergine in trono di Cleveland. dalla riza argentea che addirittura ne determina un disegno ad angolo acuto. verosimilmente di iniziale VII secolo. come ne ha scritto Gianfranco Fiaccadori. per l’icona e la sua riza. Mi corre percio l’obbligo di scusarmi in anticipo con i loro autori nel caso che mi fosse sfuggito qualche riferimento probatorio da loro ritenuto piu essenziale di altri e da me indebitamente trascurato. 39. dalle icone sinaitiche a Nazareth. sulla linea di quelle altre icone discusse dalla Mouriki nel suo noto articolo.

serrate e rettilinee. “The Mother of God”.11 Sulla scia di questa osservazione. infra nel testo e alla nota 13).. n. 26). da lui ritenuto invece di tale forza da fargli scrivere di “patenti ‰…Š affinita formali”. 243 e figg. 123 (con bibl. a Bisanzio messi in opera ben piu tardi. ellenisticamente svolta nello spazio. non solo la significativa divergenza di alcuni dettagli. per il quale si e rinunciato alla normativa tipizzazione dell’Emanuele (o a sue vicine varianti). II”. a p. ha visto “una relazione tipologica fra i volti della Vergine e del Bambino delle Visitandine con quelli della Vergine Anikitos”. tav.. che il modello “bizantino” accolsero per volonta di imitazione e per apprezzamento estetico. 10. p. p. con il disegno monumentale della scultura di Treviso (…)”! Per il mosaico cipriota o le altre opere. cit. in “Mother of God”. 300. al meglio esemplati dai suoi superbi avori. 2. a p. p.328 Valentino Pace dalla Mason per le “forme piene . peraltro inaccessibile nella sua straordinaria raffinatezza esecutiva a chi intaglio l’immagine trevigiana. cit.. 236 e 247. art. l’icona nega drasticamente ogni possibilita di appartenenza all’eta macedone e alle sue ‘armoniche’ composizioni. Munchen 1962 . in primissimo luogo dovra notarsi l’assetto spaziale dell’immagine. 302. come quella della pala tardoduecentesca di s.dei volti” mi paiono in definitiva inutili. 10 A. Fiaccadori.. 123. Loverdou-Tsigarida. che. costantinopolitani.8 Anche se qui e li possano cogliersi memorie formali in opera dell’eta macedone — per esempio nell’avorio della Vergine di Londra. 11. 12 Per gli avori bizantini se ne veda l’adeguata esemplificazione e la stretta seriazione in “Mother of God”. ma anche ‘areale’ verso territori artistici “bizantinizzati”. cit. l’”insieme” dei dati figurativi proposti dall’icona trevigiana. declinati con realistica rusticita. cit. Grabar. cfr. Il volto del Figlio (Fig. Mason. p. deviano su modelli ben piu recenti. comunque. n. n.) e fig.cit. comunque. con altri utili esempi e appropriata discussione. Hager. K. Tuttavia credo che il modello sia stato piuttosto altro. seriore e ‘occidentale’ (v. The Mother of God in Sculpture. cit.. viene anche da riflettere sulla scarsa relazionabilita della postura del Bambino con i modelli “classici” dell’eta macedone o. 237–249. fig. del XIII secolo..12 Nell’icona trevigiana si assiste a un ‘indurimento’ indiziario di uno slittamento non solo cronologico. per la precisione. in part. mentre addirittura sviante e il confronto proposto da Fiaccadori con la Madre di Dio dell’abside della Santa Sofia. per esempio nel volto della Vergine “Aniketos” di San Marco. per esempio. 399 e 401. all pp. a mio avviso verso il XIII secolo. Chiara nella sua chiesa di Assisi. di marcato naturalismo. 397. Quando dunque ad esso si ponga attenzione. art. pp. qui apparendo come una sorta di ripresa da modelli tardo-antichi o protobizantini. “Sculptures byzantines du moyen age. Paris 1976. 56. cat. . tav.9 cosi le labbra. e improntato a un vigore espressivo. “The Mother of God”. chiamato in causa dalla Mason per stilemi di panneggio. a pag. qui gia osservato inizialmente: per essere cosi strettamente racchiusa fra le colonnine. “Die Anfange des italienischen Altarbildes”. 4).17 (Londra) a p. 137. scrive: “sono patenti le affinita formali di questa ampia e solida figura ‰la Madre di Dio sull’abside di Santa SofiaŠ. cat. cit. che invano si cercherebbe nel controllatissimo repertorio disegnativo del X secolo bizantino. i 57–60. art.. ma soprattutto l’ ”insieme” dell’icona trevigiana denuncia a mio avviso una situazione di stile ben diversa dal X secolo. 9 Per un’idea di tale ‘fisicita’ rappresentativa si potrebbe ricordare l’eccelso avorio berlinese con la Theotokos (cfr. 11 H. 395.10 Soprattutto decisivo e.19 (Cleveland) a p. ricordando piuttosto impaginazioni occidentali. allo 8 Mason. p.

Cfr. art. p. l’altra il pioppo nero. Tradisce d’altronde questa collocazione anche il volto del Figlio per il quale. pp. fig. poiche alla perfezione del disegno orafo dell’aureola e del suo fondo. 17 Mason. La studiosa non ne ha comunque nemmeno escluso una datazione piu tarda. in un’area mediterranea dove il suo scultore possedeva un’esperienza gia maturata su tradizioni occidentali. dare una localizzazione ‘occidentale’ a questa “icona”.16 Indiscutibilmente. in Italia. in “Byzantines Eikones. cit. B. Maguire. camaleontica abilita degli scultori veneziani di imitare modelli bizantini. 43–49. sch. nel Mediterraneo e altrove. A. An int. Heraklion 2002. 13. p. Se fu proprio questa riza ad essere prevista sin dall’origine. in termini generali d’immagine. la stessa risposta data dalla Mason presenterebbe punti di convergenza con quanto qui ipotizzato per l’altorilievo. Aggiungo. comunque. cit. cit. 67–69. Vassilaki. “Romanische Skulptur in Frankreich”. almeno per me. symposium (Athens 1998). identificherebbero due diverse specie. cincischiandola. 103–104. In merito mi auguro che uno studio di questa riza possa presto essere effettuato da una specialista quale Katia Loverdou-Tsigarida.. in “L’Icona della Madre di Dio”. corrisponde una fattura dei panneggi che replica. oltre a quanto si e gia osservato. “entro e non oltre la fine del XIII secolo” (p. 30. scrive che “i fori. A titolo orientativo di confronto. ante 1261. 15 H. Cfr. pp.14 A seconda del preciso livello cronologico si potrebbero privilegiare o escludere quelle aree di interferenza nelle quali la stessa Venezia fu presente. la versione lignea. vista la proteiforme.15 La risposta potrebbe venire anche da un adeguato studio della riza. in “L’Icona della Madre di Dio”. soprattutto per coglierne l’alternativa al mondo “bizantino” penso. con esitazione.. Ma. non corrispondono ai fori dei chiodi con cui sono state fissate le lamine presenti attualmente” (p. a c. “tipica dell’Europa orientale –balcanica e dell’Asia minore”. perche l’assenza di confronti globalmente probanti non lo permette. Rupprecht. alle pp. Bigolin. di M. pp. per esempio. si e scelta una fisionomia assai piu consonante. Zanaboni.. Analisi qualitativa per il riconoscimento della essenza legnosa”. senza rispetto o cura di rimontaggi originali. dal momento che la studiosa ne ha postulato la possibilita di una sua esecuzione in “uno dei possedimenti bizantini in mano franca”. 47) e la Mason. 16 A. naturalmente. art. la prima il platano orientale. cit. diffuso “anche in regioni dell’Asia occidentale”. effettuate su un campione prelevato all’esterno e altro all’interno.17 13 La statua cui faccio riferimento si trova al Louvre e ha una data sull’VIII decennio del XII secolo. Sporadici confronti di impostazione fisionomica li si potrebbero fare fare anche con altra statuaria monumentale fra Italia settentrionale e Provenza. che persino un’ipotesi veneziana potrebbe non essere esclusa. Ho qualche perplessita in merito. si deve anche tener presente la possibilita di trasporto del legno dal luogo dove l’albero venne abbattuto. riscontrati soprattutto in corrispondenza della figura della Madonna. .13 Difficile dunque. 14 L’area mediterranea-orientale sembrerebbe favorita dalle analisi del legno che. 22). Munchen 1975. dalla riza si ricava un’impressione ambigua. Observations on the icons of the west faüade of San Marco in Venice. 134. verificandone in primo luogo la sua non implausibile pertinenza originaria. ne ha desunto senza esitazione che “cio lascia supporre l’esistenza di una piu antica copertura metallica”. al suo omologo in una statua alverniate di seconda meta del XII secolo. Byzantine Icons”. Il restauro dell’icona. Con tutta verosimiglianza quest’opera venne eseguita per una committenza attenta al prestigio dei modelli bizantini. 303–312.Una scultura di Maniera Greca nel mediterraneo dei franchi 329 stregua diquanto avvenne per molte opere di “maniera greca”.. vista la frequenza di riassetti posteriori su opere medievali. con versioni del mondo occidentale.

20 Pur non ritenendosi di poterla datare all’eta macedone e di riferirla alla pura cultura costantinopolitana. esso infatti pote sia essere stato applicato “dopo”. mais considerant le contexte du tissu (l’Icone) Byzance reste plus probable”. perche estranea alla religiosita e alle pratiche della chiesa ortodossa. Le dessin est si extraordinaire (je ne connais aucune comparaison). u visokom reqefu. pp. 1999 alla Madre superiora.anche questa icona trasmette ancor oggi a Treviso. l’opera qui discussa mantiene una grande importanza. cit. che me ha cortesemente fornito copia. Piovan. d’oriente e d’occidente — dalla Bibbia di San Daniele ai capitelli di Nazareth. Na ikoni je.. 73–81 in part. 22–28.. suor Maria Gabriella Barbieri.330 Valentino Pace Ribadirebbe poi l’origine di questa “icona” in un ambiente franco del mediterraneo l’eventuale originarieta della funzione di reliquiario che essa pure ha avuto. Les couleurs indiquent une datation au 12eme siecle environ. al XII secolo o appena prima. Ella cosi scrive: “Il s’agit d’un tissu de soie dans la technique du samit faüonnee. di G. la convergenza di devozione per la Madre di Dio e il Suo Figlio. e riferito in una lettera. .cit.18 Per via della sua data “macedone” e “bizantina” la Mason ha coerentemente proposto di smentirne l’originaria pertinenza all’”icona”. con appropriate osservazioni sul tema della statua-reliquiario in occidente e la sua estraneita al mondo bizantino. A sua volta la datazione del tessuto. sia pure preesistere alla sua piu tardiva utilizzazione. ignorandosi tuttavia se dalle origini o da un secondo momento. La seule alternative en question comme region d’origine serait l’Espagne. Valentino Pa}e SKULPTURA U GR^KOM MANIRU NA FRANA^KOM MEDITERANU: IKONA MAJKE BO@IJE SA DETETOM U MANASTIRU POHODA MARIJINOG U TREVIZU U manastiru Pohoda Marijinog u Trevizu sa~uvana je jedna ikona prispela iz Venecije u XVII veku. Da lei inviata il 16 nov. le tissu tres fin fait penser peut-etre meme a une datation un peu plus anterieure. F. que la classification est difficile. predstavqena stoje18 “L’Icona della Madre di Dio”.19 Tuttavia il ragionamento puo essere reversibile e potrebbe servire a prova aggiuntiva della nascita di questa statua in un ambiente occidentale impregnato di valenze figurative bizantine. 20 Il parere della studiosa. tappezzata da un prezioso tessuto orientale. La presenza di reliquie e attestata infatti dalla copertura della cavita intagliata sul retro. secondo il parere specialistico di Regula Schorta. della Abegg Stiftung di Riggisberg (Berna). Passarella. C. typique pour la production byzantine du 1er millenaire et jusqu’a environ 1200. Come altri fenomeni che hanno scandito lungo il XII e il XIII secolo l’incontro delle due cristianita. art. pp. dalle icone sinaitiche a quelle toscane.. Cagnoni) 19 Mason. (con contributi diversi. prima a Venezia. espresso sulla sola base della documentazione fotografica. e irrilevante per la questione qui discussa.

Iz navedenih razloga ~ini se verovatnim da je ovo delo nastalo u nekom od frana~kih. da je ikona. kao i wen maforion. uz obiqe komparacija i analiza pisanih izvora. i ono se ovde javqa kao neka vrsta obnove kasnoanti~kih ili protovizantijskih modela. gde je normativna snaga vizantijskog modela zamewena likovima iz figuralne umetnosti Zapada. npr. ome|ena stubi}ima. {to navodi na pretpostavku da je udubqewe slu`ilo kao relikvijar. dok su nabori maforiona modelovani pod skoro o{trim uglovima. ili jo{ verovatnije iz XIII veka. za koje nema pravih paralela me|u umetni~kim delima Vizantije u H veku. ova ikona pre podse}a na neka dela sa Zapada. centara isto~nog Mediterana.Una scultura di Maniera Greca nel mediterraneo dei franchi 331 }a figura Majke Bo`ije sa Detetom u naru~ju. i ova ikona je primer susreta dva hri{}anstva. . a u unutra{wosti su fragmenti skupocene tkanine. odnosno venecijanskih. npr. za {ta nema pravih paralela u delima iz vremena Makedonske dinastije. te{ko prihvatqivo sa istorijsko-umetni~kog stanovi{ta. Okov pokriva celokupnu povr{inu ikone osim lica Majke i Deteta. Ciq ovog rada je da poka`e. i 886. Pokrov na glavi Bogorodice. isto~nog i zapadnog. Pore|ewe Fjakadorija sa mozaikom u polukaloti apside carigradske Svete Sofije je potpuno neprihvatqivo. kasnijeg datuma. Marijino ~elo je najve}im delom pokriveno. koji se ogleda u zajedni~kom obo`avawu Majke Bo`ije i wenog Sina. Ovakvo su datovawe. tako da je i analiza podudarnosti detaqa beskorisna. Rekonstrukcija istorijskih doga|aja nije bazirana ni na jednom konkretnom podatku iz izvora. {to je rezultiralo veoma ranim datovawem. Za datovawe su presudne likovne i stilske odlike ikone iz Treviza. Lice Deteta ima izra`ajnu snagu nagla{enog naturalizma. svedena pozadina. Za razliku od slonova~a i drugih dela iz makedonskog perioda koje karakteri{e harmoni~an odnos izme|u figura i pozadine. Najpre privla~i pa`wu uska. mo`da oko 1200. Izgled lica Majke i Deteta upu}uju na povezanost ovog dela sa umetni~kom sredinom koja unosi izmene u vizantijske modele pod uticajem zapadne umetnosti. izmewenih realisti~nom rusti~no{}u. Kao {to je slu~aj i kod drugih poznatih dela frana~kog Mediterana. a ne na izgled dela u celini. izme|u 664. na oltarsku sliku svete Klare iz poznog dvanaestog veka koja se ~uva u crkvi woj posve}enoj u Asiziju. Mara Mason i \anfranko Fjakadori korigovali odre|uju}i vreme nastanka dela u vreme Makedonske dinastije. Sa zadwe strane drvo je izdubqeno. tako da se ne mo`e smatrati pouzdanom. Bibliji svetog Danijela ili kapitela iz Nazareta. kao ni naru~ilac i vreme wenog nastanka. ipak. godine. jasno se razlikuju od prestoni~kih dela iz vremena Makedonske dinastije. Ikona je nedavno bila podvrgnuta laboratorijskim analizama drvene podloge (karbonijum 14). Pore|ewa Mare Mason u hronolo{kom smislu nisu prihvatqiva jer se odnose samo na detaqe. Nije poznato odakle ikona poti~e.

prima del restauro) . 1 Treviso. Icona della Vergine col Bambino (con la riza. Monastero della Visitazione.Fig.

Fig. 2 Icona della Vergine col Bambino (durante il restauro) .

del volto della Vergine (dopo il restauro) . 3 Part.Fig.

Fig. 4 Part. del volto del Bambino (dopo il restauro) .