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Dalla genesi di un segno, ad una nuova grafologia, secondo il simbolo della vita

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Dalla genesi di un segno ad una NUOVA GRAFOLOGIA, secondo il simbolo della vita.
Dallo studio della grafia dei suicidi ad una definizione grafologica della tendenza allesistere senza la vita, nonch ad unipotesi di prevenzione, in ambito educativo.

Guido Angeloni

Consulente grafologo - Guido Angeloni

Dalla genesi di un segno, ad una nuova grafologia, secondo il simbolo della vita

Consulente grafologo - Guido Angeloni


Gi Docente del Corso di Laurea in Consulenza grafologica, afferente alla Facolt di Scienza della Formazione, presso la Libera Universit M. SS. Assunta (LUMSA) di Roma Presidente e Direttore scientifico di Filografia, Associazione di studi, promozione e ricerca grafologica

Direttore scientifico e docente del corso di Scienze grafologiche, promosso dal Consorzio STEDI, associato alla Universit Europnne Jean Monnet di Bruxelles Perito grafico iscritto dal 1992 allAlbo dei Consulenti Tecnici del Tribunale di Viterbo (civile e penale) Via Ugo La Malfa, 8 01033 Civita Castellana (VT) e-mail ag_angeloni@libero.it - presidenza@filografia.it tel./fax +39. 0761-516984, +39. 339-8473098

Questo lavoro non avrebbe potuto esistere se non avessi avuto dei maestri eccezionali, quali: Nazareno, Lamberto, Francesco, Salvatore, Iride ed Isabella. In particolare, per, colui che mi ha trasmesso le intuizioni di partenza, nonch lo stimolo ad osservare la scrittura come un contesto logico e secondo unottica parzialmente indipendente dalla semeiotica e dalla metodologia formalizzate, Fermino che, dunque, considero il mio maestro principale. In secondo luogo, debbo un ringraziamento affettuoso a tutti i miei allievi (presenti e passati) che, a partire dal 1990, con le loro domande talora spiazzanti, mi hanno obbligato ad inoltrarmi sempre di pi nel corpo della scrittura e del metodo grafologico morettiano, al di l di ci che mi appariva scontato ed incontestabile. Un ringraziamento speciale lo debbo allottima Associazione A.F.I.PRES. Marco Saura ed in particolare al Dott. G. Mazzola.

Civita Castellana, Maggio 2010 2


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Dalla genesi di un segno, ad una nuova grafologia, secondo il simbolo della vita

Sommario
Premesse .........................................................................................................6
Lambito del lavoro ...................................................................................................................................... 6 Ulteriori precisazioni ................................................................................................................................... 9

Il punto sulla grafologia tradizionale, secondo la nuova grafologia............................................................................... 9


Nuova grafologia Grafologia tradizionale: rapporti ......................... 10
Per una prima valutazione critica del metodo morettiano .......................................................................... 13
Il metodo di indagine di Moretti: dallatto della scrittura al segno grafologico ...................................................................... 13 Linsufficienza del criterio analogico adottato ed il simbolismo insito in Moretti .................................................................. 16 Dopo Moretti, Palaferri: abbandono del criterio analogico di Moretti, introduzione dei simbolismi e dellinterdisciplinariet ................................................................................................................................................................ 19

Grafologia nuova e tradizionale: un primo bilancio comparativo ........................................................ 23

Strumenti per lautonomia disciplinare. Dai simbolismi, oggettivo e soggettivo, secondo un simbolo grafico (lovale), ad analoghi simbolismi, secondo la vita ................................... 26
Nuova grafologia e lo studio della grafia ................................................. 27
Definizione del simbolismo oggettivo e del suo opposto (simbolismo soggettivo) .................................... 28
Un primo esempio concreto dellosservazione e del ragionamento oggettivo (secondo loggetto) ...................................... 31

Prima formulazione della teoria degli opposti............................................................................................ 35 La grafia come atto comunicativo ............................................................................................................... 37
Il contenuto verbale e non verbale della scrittura nellottica grafologica ................................................................................ 38

Simbolismi oggettivo e soggettivo: riepilogo e prime implicazioni ........................................................... 40 Gli elementi base della scrittura, secondo il simbolismo oggettivo ............................................................. 44
La fisionomia .............................................................................................................................................................................. 46 La geometria, la lettera e la centralit del tratto rettilineo .......................................................................................................... 51 Il movimento .............................................................................................................................................................................. 55

Simbolismo oggettivo e carattere logico della grafia .................................................................................. 59


Laddossamento letterale (discussione su base oggettiva e soggettiva) .................................................................................. 61 Le non chiusure degli ovali (discussione su base oggettiva e soggettiva) ............................................................................. 68

Gli elementi base della scrittura, secondo il simbolismo soggettivo ........................................................... 86


Una doverosa precisazione introduttiva .................................................................................................................................... 87 La formulazione e la verifica di ipotesi di ricerca, attraverso la mia esperienza professionale .............................................. 88 Gli indici e le combinazioni grafiche - grafologiche ................................................................................................................ 93 Campo, punto di vista e prima riflessione critica nel merito di Curva e di Angolosa ............................................................ 104 I segni grafologici, le combinazioni, le categorie grafologiche ed il contesto grafico .......................................................... 110

Breve valutazione di riepilogo .................................................................................................................. 120

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I simbolismi di Moretti e di Pulver ed il modello grafico ........................ 122


Prima valutazione critica dei due simbolismi (relazioni tra gli stessi e con il modello grafico di riferimento) .............................................................................................................................................................. 124
Correlazioni tra il modello grafico ed il modello naturale ................................................................................................... 132 Lazione educativa esercitata dai modelli simbolici a confronto (modello naturale e modello grafico) ............................... 138 Dal simbolismo oggettivo alla formulazione e allo studio dei modelli .................................................................................. 139

Breve sintesi del passaggio dallo stadio di non scrivente a quello di scrivente .......................................... 143 La relazione dinamica inglobante - inglobato .......................................................................................... 144 Dal futuro scrivente inglobato in un simbolo grafico allo scrivente inglobante il modello calligrafico .... 152
Linterazione del futuro scrivente con il simbolismo naturale ................................................................................................ 152 Confronto tra le produzioni grafiche del candidato scrivente ed il modello calligrafico ...................................................... 166

Valutazione finale ulteriore lettura critica dei due simbolismi ............................................................... 174

Curva Angolosa: fondamento oggettivo e soggettivo della coniugazione secondo luomo e secondo il genere ......................................................... 179
Al cuore della grafologia di Moretti: disamina critica di Curva e di Angolosa ......................................... 179
Definizione di Curva e di Angolosa, secondo la grafologia tradizionale morettiana ......................................................... 180 Prima valutazione critica del modo di procedere di Moretti .................................................................................................. 200 Lettura critica del concetto di legittima istanza dellIo, nella traduzione che ne d Torbidoni ........................................ 203 Lettura critica delle indicazioni di Curva, secondo Nazareno Palaferri ................................................................................ 205 Un bilancio: lettura critica della sindrome di Curva, secondo la grafologia tradizionale ................................................. 207 Angoli A, secondo Torbidoni e Palaferri (breve valutazione critica) ...................................................................................... 212

Dallaccogliere - aggredire allinglobare -penetrare .................................................................................. 215


Confutazione di Curva = accoglienza (discussione su base oggettiva e soggettiva) ............................................................. 216 Nessi tra il tratto primogenito e lambivalenza primaria (discussione su base oggettiva e soggettiva) ............................... 218 Nessi tra il curva e langolosa geometrici, il Curva e lAngolosa di Moretti (discussione su base soggettiva ed oggettiva) 223 Acuta, secondo Torbidoni e Palaferri: la prova che lo scopo dellovale il fagocitare ........................................................ 232

Lampiezza dellovale ed il fagocitare, oggettivamente e soggettivamente intesi ...................................... 239


Il Largo di lettere e lo Stretto di lettere secondo la grafologia tradizionale ...................................................................... Dallovale come il luogo geometrico del fagocitare ad una prima ipotesi per un modello scrittura (discussione su base oggettiva e soggettiva) .............................................................................................................................................................. I segni Alta allungata, Alta rotonda e Disuguale metodico del calibro ................................................................................. Lovale specializzato e polarizzato per genere: una prima riflessione (discussione su base oggettiva e soggettiva) ......... I segni Largo tra lettere e Largo tra parole ............................................................................................................................. I segni Intozzata II modo e Sinuosa ...................................................................................................................................... 240 250 272 278 295 300

Dalla genesi dellinglobante interiorizzato alla proposta integrativa del sistema spaziale di Pulver: conseguenze ....................................................................................................................................................... 310
Dal terzo inglobamento allinglobamento dellovale primogenito ....................................................................................... 313 Il quarto inglobamento: dallovale primogenito al Largo di lettere specializzato per genere .......................................... 322 Un riepilogo, approfondimenti ................................................................................................................................................ 338

Una valutazione di riepilogo ..................................................................................................................... 350

Un terreno su cui fondare il rapporto con le altre discipline, secondo unottica oggettiva ...................................................................................... 351
Che cosa non grafologia e la comparazione tra modelli ......................................................................... 351 Dai modelli di grafia disfunzionale al rapporto multidisciplinare nel campo delle patologie di interesse psico-sociale .............................................................................................................................................. 358
Dai moti intimi della grafia ai moti intimi disfunzionali, anche di interesse psico-sociale .................................................. 366

Un primo commiato ................................................................................... 374

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Dal segno S ad un modello grafologico relativo allesistere senza vita ..............................................................................375

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Premesse
Lambito del lavoro
Il 17 marzo 2008, sul forum dellassociazione grafologica Filografia (www.filografia.it), annunciavo la possibile scoperta di un nuovo segno grafologico, definito provvisoriamente S (come segno). Questo segno avrebbe dovuto avere il significato principale nel bisogno di sottrarsi allobbligo di essere presente nel qui ed ora, con lesigenza di tornare nel passato. Nella sua forma pi grave (S1), un tale bisogno avrebbe dovuto indicare la tendenza al suicidio (da non confondere con lobbligatorio passaggio allatto). In seguito, il segno stato sottoposto a verifica: su un campione di circa 500 grafie di suicidi o di tentati suicidi stato rinvenuto con una percentuale che sfiora il 99%. Sul campione di controllo, invece, il segno oscilla da percentuali che variano dal 3,5% al 18% a seconda delle professioni esercitate dagli scriventi. Su un campione omogeneo di circa 1500 ragazzi, invece, risultato presente nel 14% dei casi, mentre nella forma pi grave compare con una percentuale del 6%. Lo studio di cui sopra, inoltre, ha portato alla definizione di un modello grafologico relativo al fenomeno del suicidio, inteso come concreta conseguenza del bisogno di sottrarsi allobbligo di essere presente nel qui ed ora, con lesigenza di tornare nel passato pi remoto, ovvero ad uno stadio di esistenza senza la vita. Da un tale modello, poi, stato possibile elaborare una proposta di prevenzione in ambito educativo e su base grafologica. E stato scoperto, quindi, un segno che pu portare a desiderare di esserci, ma senza la vita. Evidentemente, per reazione, lo studio del segno mi ha portato ad elaborare in coerenza con il simbolismo della vita, il che stato possibile perch le basi di questo simbolismo sono studiabili graficamente. In effetti, i segni grafologici posti a base della grafologia italiana, Curva ed Angolosa, restituiscono i significati di inglobare e di penetrare, vale a dire le forze da cui origina la vita.

Oggetto

Soggetto

Fig. 1

Ho formulato questo schema grafico circa quattro anni fa. Solo nellultimissimo periodo, per, mi stato possibile vedere in modo nitido ci che, rispetto allargomento qua in discussione, deve obbligatoriamente implicare: il segno del bisogno di tornare nel passato pi remoto, ovvero ad uno stadio di esistenza senza vita, deve senza dubbio esistere. Questo dato, infatti, si dimostra con semplicit, in modo logico ed inconfutabile, cos come argomenter in altre parti del lavoro.

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Dunque, questo lavoro stato concepito in funzione di quanto sopra ma, non essendo un operatore clinico di qualsiasi tipo e non essendomi mai occupato in precedenza di suicidio, ovvio che ci che assume rilievo la genesi del segno che stato scoperto. Una genesi, peraltro, tutta grafologica e desunta in completa autonomia rispetto ad ogni teoria di alcun tipo, ovvero ricavata solo dallo studio della scrittura. Ci talmente vero, che la ricerca di cui sopra non ha studiato il suicidio, ma semplicemente un segno grafico. Dalla comprensione del segno, infine, stato possibile definire un modello e dal modello unipotesi di prevenzione, come si vedr. Di conseguenza, questo lavoro tratta soprattutto dellautonomia disciplinare, aspetto questo che dibattuto e persino contrastato anche nello stesso ambito grafologico. Lautonomia disciplinare, a propria volta, impone che ci sia una disciplina che abbia proposizioni autonome e coerenti con il proprio oggetto. Da qua ho avvertito lesigenza di introdurre i concetti di simbolismo oggettivo e di simbolismo soggettivo. Il tutto nellottica di creare una psicologia da denominare semplicemente grafologia. Quanto sopra mi ha obbligato ad addentrami in territori grafologicamente inesplorati, rimanendo sempre in coerenza con lelemento oggettivo (la scrittura) e soggettivo (losservazione grafologica). Ne emerge uno studio che dimostra che gran parte dei fenonemi di interesse umano sono osservabili graficamente. E ovvio che quanto sopra costituisce soprattutto la dimostrazione che sia possibile praticare una strada di completa autonomia, cosicch una parte significativa di questo lavoro pu essere legittimamente considerata alla stregua di una proposta, da dibattere in ambito disciplinare e non solo. Del resto, la definizione di una psicologia grafologica non qualche cosa che pu essere fatta da un giorno allaltro, n , soprattutto, pu essere fatta da un cervello solo. Per altro verso, credo che esistano elementi oggettivi (come questo lavoro dimostra) che inducono chiunque ad auspicarsi che la grafologia possa diventare effettivamente autonoma. Per parte mia mi limito ad evidenziare che, concepita in un tale modo, la grafologia gi uno strumento molto prezioso e talora insostituibile in aiuto di tutte le scienze umane ed anche nei termini della prevenzione di fenomeni di interesse psicosociale. Fatto sta che posso dire che gi nata una nuova grafologia che ha nellautonomia disciplinare, nella definizione di precisi protocolli operativi, nella elaborazione dei modelli, nella proposta educativa coerente con il simbolismo della vita (umanamente interpretato e fondato sia sulluomo sia sulla specificit di genere), nonch nella ricerca grafologica in grafologia elementi che la distinguono nettamente dalla grafologia tradizionale. Coerentemente con quanto sopra, il presente lavoro suddiviso in due parti principali, che tratteranno rispettivamente degli strumenti per lautonomia disciplinare e del segno S, nonch del modello e della proposta di prevenzione gi citati. Logicamente la prima parte molto pi corposa della seconda.

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Ulteriori precisazioni
Dovr necessariamente sfiorare concetti e temi definiti e studiati da altri, ma non citer alcun autore che non sia un grafologo (ed almeno in un caso avrei potuto legittimamente citare Jung, visto che mi occuper del simbolismo spaziale, ovvero di un concetto grafologico che si basa sulla teoria degli archetipi introdotta da questo autore). Opero in un tale modo ben consapevole del fatto che ci non sia pienamente rispondente alla metodologia scientifica, ma il lettore potr scusarmi tenendo conto delle tre considerazioni che seguono: 1) Il mio intento principale quello di gettare le basi per la piena autonomia scientifica della grafologia; 2) Ogni concetto che esporr effettivamente ricavato in sola esclusiva coerenza con loggetto indagato (la scrittura, che dovr esaminare anche nella versione di modello calligrafico), tanto pi che la mia unica competenza solamente di tipo grafologico; 3) Di conseguenza, ogni concetto di cui sopra dovrebbe essere esclusivamente grafologico (ossia con delle connotazioni specifiche che gli derivano dal solo studio della scrittura), anche quando potrebbe sembrare che sia gi stato definito da studiosi di altra disciplina. Ci non implica che non riconosca limportanza dellinterdisciplinariet. Al contrario, perseguo lintento di gettare le basi per renderla concreta e praticabile: se la grafologia non diventer autonoma, infatti, non potr intrattenere rapporti interdisciplinari con altri e viceversa. Il metodo espositivo che sar utilizzato persegue lintento di pervenire allindividuazione degli universali, ovvero di quelle verit che possono essere riferite alla pluralit dei fenomeni. Da questo punto di vista, ad esempio, il lettore vedr che effettivamente tale operazione andr a buon esito e che porter ad una conclusione (grafologica) veramente sorprendente, che dovrebbe essere incontestabile.

Di norma, ogni capitolo ed ogni paragrafo del lavoro sono preceduti da note introduttive, che si distinguono per il fatto che sono scritte con un carattere pi piccolo di quello del testo. Tali note precisano il senso di ci che illustro e dibatto nel testo e, spesso, raccordano le varie parti del lavoro.

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IL PUNTO SULLA GRAFOLOGIA TRADIZIONALE, SECONDO LA NUOVA GRAFOLOGIA

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Nuova grafologia Grafologia tradizionale: rapporti


Partendo da una valutazione critica del metodo morettiano, che definisco come grafologia tradizionale, giungo a definire unipotesi di nuova grafologia, che dovrebbe costituire un progresso della precedente. In altre parole, la grafologia tradizionale rimane integra nel suo valore, tanto pi che si dimostrata vitale, giacch ha consentito la nascita di una possibile nuova grafologia. Ne consegue che, dal punto di vista scientifico, luna e laltra si avvalorano vicendevolmente. Ne deriva anche che la distinzione tra grafologia tradizionale e nuova grafologia ha un valore solo strumentale nellambito di questo lavoro: in realt, linsieme dei due gi costituisce un corpo unico, poich il nuovo non falsifica il tradizionale, bens lo ingloba. Ci nonostante, se questultimo venisse meno, la nuova grafologia che si sta delineando non avrebbe alcun fondamento. In definitiva, quanto sopra implica che i miei studi critici dimostrano che Moretti, fondando la sua grafologia su Curva ed Angolosa, aveva visto giusto in una maniera cos straordinariamente valida che neanche lui era riuscito ad immaginare. In altre parole, si intravede la possibilit di una nuova grafologia perch Moretti ha errato per difetto, in quanto d una definizione di Curva ed Angolosa troppo limitata. Si avr modo di considerare, infatti, che la nuova definizione di Curva e di Angolosa costituisce un insieme che per un verso ingloba la vecchia definizione, per un altro, invece, pone la grafologia come una scienza che, dal suo punto di vista, studia i processi adattivi ed evolutivi imposti dalla vita e non gi, dunque, un qualsiasi sistema psichico (o la personalit, ad esempio). Ci implica che la nuova grafologia considera insufficiente una concezione secondo la quale un segno grafologico ha un significato di base, dal quale ne derivano altri per estensione, giacch questo significato s universale, ma concepito solamente in funzione dellUomo. Per la nuova grafologia, infatti, essenziale considerare anche tale significato e le sue estensioni, nella loro coniugazione per genere. A propria volta, la distinzione tra significato di base applicabile allUomo e significato coniugato per genere, pone anche problemi nuovi rispetto ai protocolli applicativi della grafologia. Ovviamente, il tutto ha legittimit di esistere poich elaborato in piena autonomia, studiando semplicemente la scrittura. Da questo punto di vista, infatti, si potr osservare che il campo di osservazione della grafologia solo in apparenza molto limitato: in realt, lo studio della scrittura riduce la vita e lesistere a simboli. Se vero che il simbolo, almeno in parte, pur sempre un fatto storicizzato, pur vero che il simbolismo pi importante di tutti consiste nellinsieme inglobare e penetrare, in quanto, essendo alla base della vita, universale ed immutabile nel suo intrinseco significato. Si vedr, infatti, che i segni Curva ed Angolosa, che sono posti a base della grafologia morettiana, nella nuova grafologia, significano rispettivamente inglobare e penetrare. Con ci, infine, si imboccata la strada della piena autonomia della grafologia: iniziamo ad essere in grado di elaborare una psicologia che dora innanzi potr chiamarsi grafologia, cos come nello studio dei fenomeni naturali la equazioni matematiche si chiamano fisica. Non a caso, insieme a colleghi (P. Appetito e M. Angeloni) e cultori, ho fondato unassociazione dal nome Filografia. La scrittura un grande mistero, che contiene in s tesori inimmaginabili. Un po come la biologia, ad esempio. E come il biologo abbiamo acquisito lo strumento per portare a frutto le nostre osservazioni: siamo in grado di scoprire nuovi segni grafologici. Come il ricercatore, infine, abbiamo la consapevolezza che nel nostro campo di studio debbano necessariamente celarsi ancora uninfinit di cose da scoprire: per restare nellambito della metafora precedente, iniziamo ad avere il microscopio adatto allo scopo.

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NOTE SU GIROLAMO MORETTI E IL SUO METODO


Girolamo Moretti (Recanati 1879 Ancona 1963), era un francescano conventuale. Era dotato di unintuizione straordinaria e di un intuito psicologico altrettanto portentoso (pur non potendo vantare specifici studi di psicologia), da sconfinare nella sfera del sensitivo. Aveva il dono, infatti, di intravedere dalla scrittura i lineamenti somatici dello scrivente, colti in azione. Da questi ultimi, infine, risaliva, per analogia, alla psicologia. Studia la grafologia per oltre cinquanta anni, ed inizia ad organizzare le sue intuizioni a partire dal 1905, fondando una grafologia assolutamente originale (le altre scuole derivano dalla tradizione, che inizia nel XVII secolo). D vita ad un metodo rigoroso e trasmissibile, che ha sottoposto a continua verifica, esaminando migliaia di scritture. Nel 1914, con lo pseudonimo di Umberto Koch, pubblica il Manuale di grafologia, che, arricchito nelle varie edizioni, diventa, con il titolo di Trattato di grafologia. Intelligenza e sentimento, lopera fondamentale, giunta nel 2007 alla prima ristampa della 14a edizione. Da questa prendono spunto numerose altre pubblicazioni: Vizio. Psicologia e grafologia dei sette vizi capitali, 1937; Trattato Fig. 2 scientifico di perizie grafiche su base grafologica, 1942; Grafologia somatica, 1945; Grafologia pedagogica,1947; Grafologia delle attitudini umane, 1948; I Santi dalla scrittura,1952 (tradotta in francese, tedesco, spagnolo, inglese, olandese); Scompensi, anomalie della psiche e grafologia, 1962; La passione predominante,1962. Tra le opere postume, si segnalano: I grandi dalla scrittura, 1966; Grafologia e pedagogia nella scuola dellobbligo, 1970.

PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL METODO DI GIROLAMO MORETTI


La grafologia morettiana studia lUomo nella sua umanit (non a caso ha a base i segni Curva ed Angolosa, vale a dire la conformazione della lettera, che lui considera espressione dellallocentrismo, il primo, e dellegocentrismo, il secondo) ed ha i seguenti capisaldi teorici fondamentali: 1) centrata sullindividuo e sulle sue potenzialit; 2) 3) lindividuo considerato unico ed irrepetibile, nonch unitario (tutto nelluomo specifico ed individuo, ossia proprio di un solo individuo); di conseguenza, ogni segno grafologico una sintesi dellintera persona, ivi compresa la parte somatica (i grafologi che gli sono succeduti, per, non sono riusciti a confermare questultimo aspetto, che rimane comunque un obiettivo di ricerca e di sperimentazione).

Il metodo grafologico morettiano, inoltre, si distingue dagli altri, anche perch: 1) Nasce dallosservazione della scrittura e non da unimpostazione psicologica (la scuola francese) o filosofica (la scuola tedesca). In altre parole, la grafologia morettiana, pu vantare una maggiore autonomia dalla psicologia; 2) Ha un metodo basato sulla misurazione decimale dei segni, sulla distinzione qualitativa degli stessi e sul principio codificato delle combinazioni.

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CENNI INTRODUTTIVI ALLA GRAFOLOGIA MORETTIANA


Il sistema grafologico morettiano si articola in 83 segni principalia che, a seconda della importanza psicologica, sono suddivisi in sostanziali, modificanti ed accidentali. Ogni segno grafologico, che concepito come sintesi di personalit, ha un significato di base, espressione della parte cognitiva ed affettiva, dal quale derivano per estensione molti altri, sebbene la maggior parte abbiano un valore pi incisivo in una delle due sfere indicate. Accanto al criterio qualitativo di tipo generale, nel concreto di unanalisi grafologica di personalit, i segni si distinguono per lintensit con cui sono presenti in una scrittura. Intensit che quantificabile in decimi, in modo tale che con 10/10 si ha il grado massimo e con 5/10, di norma, il valore medio. Rilevati analiticamente, i segni vanno posti in ordine decrescente: il pi alto in grado diviene cos il segno dominante. Un criterio generale vuole che ogni segno, ad esclusione di quelli patologici, possa avere un significato positivo o negativo a seconda del grado (ai massimi gradi il significato sempre negativo), del contesto grafico nel quale inserito e del segno dominante. I segni si combinano tra loro secondo criteri dettati dalla metodica e comprovati da lunga sperimentazione. Le combinazioni possono essere semplici (quando interessano due segni) o complesse (quando sono coinvolti tre o pi segni). Per effetto delle combinazioni, inoltre, il significato di un segno pu essere rafforzato, indebolito o annullato. Per una trattazione esauriente del metodo morettiano si pu consultare, ad esempio, L. Torbidoni, L. Zanin, La grafologia. Testo teorico pratico (vedi bibliografia).
a

I CRITERI CHE ORIENTANO NELLA SCELTA DEL SEGNO DOMINANTE Il segno dominante quello presente in pi alto grado nella scrittura. Un occhio allenato lo coglie al volo, perch, essendo il segno che impronta maggiormente la grafia, percepibile al primo sguardo. Capita che a volte i segni in alto grado siano pi di uno; in questo caso, per individuare il dominante, occorre stabilire quale abbia maggiore importanza psicologica. Questultima stata definita da Moretti con una suddivisione dei segni in sostanziali, modificanti ed accidentali. La regola contempla le seguenti possibilit (con due segni superiori alla media ed aventi lo stesso grado decimale): 1) I due segni pi alti di grado sono entrambi sostanziali: sono entrambi dominanti; 2) Uno dei due segni sostanziale e laltro modificate: dominante il segno sostanziale; 3) Uno dei due segni modificante e laltro accidentale: dominante il segno modificante. . Limportanza del segno dominante sta nel fatto che domina gli altri, in modo tale che questi ultimi diventano satelliti del primo: sono molto condizionati nei loro significati e possono solo influenzarlo con unazione di parziale modificazione.

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Per una prima valutazione critica del metodo morettiano


Il metodo grafologico di Girolamo Moretti pu essere considerato un unicum, in quanto frutto esclusivo delle intuizioni di un solo uomo, mentre, generalizzando, tutte le altre grafologie hanno un progenitore unico nella tradizione (semplificando, lecito risalire almeno sino al XVII secolo, allitaliano Camillo Baldi, la cui opera stata tradotta in francese nel 1644). Ad esempio: la grafologia tedesca una particolare, radicale ed innovativa revisione del metodo francese, che stato superbamente edificato da Crpieux-Jamin riorganizzando e vagliando criticamente lopera del suo maestro J-H Michon (1806 -1881), che a propria volta aveva appreso da un altro abate, Flandrin, ecc.. A questo punto, ci si chiede come sia possibile che un solo uomo possa aver creato dal nulla un metodo grafologico che si dimostrato sicuramente valido e vitale. Indubbiamente, Moretti aveva dalla sua una straordinaria intuizione psicologica (per alcuni era addirittura un sensitivo), ma si dimostra che stato fortunato, cos come sovente capita ai geni, per alcune circostanze decisive, che illustrer nel testo. Tra queste, la pi importante di tutte consistita nel fatto che fosse un frate francescano1 , il che lo ha portato, unico al mondo, a fondare la sua grafologia sulla lettera, invece che sullintera grafia, ed in particolare sui segni Curva ed Angolosa. In secondo luogo, pur partendo dal solo studio dellatto della scrittura, grafologicamente considerato, riuscito ad elaborare un sistema di segni grafologici che pu essere spiegato anche sulla base di un originale simbolismo (definito spaziale o relazionale), che, come si vedr, costituisce il primo motore psichico della mente umana.

Il metodo di indagine di Moretti: dallatto della scrittura al segno grafologico


Moretti ha una straordinaria capacit di tradurre ogni azione ed ogni emozione in un atto dello scrivere e viceversa. In pratica, parte dal soma (latto dello scrivere), che interpreta su base analogica (del tipo: coppie muscolari tese = soggetto teso) e da questo elabora una sindrome grafica. In ultimo, assegna a questa sindrome lo status di segno. Altre volte, invece, parte da una caratteristica psicologica, ma anche in questo caso utilizza un procedimento nel quale il ruolo fondamentale assegnato allatto dello scrivere. In pratica, Moretti studia il comportamento manifesto, sebbene, grazie alla sua genialit, riesca ad andare ben al di l dello stesso. Tutto quanto sopra si ricava leggendo le sue ragioni scientifiche , che egli espone nel suo lavoro fondamentale (Trattato di grafologia. Intelligenza - Sentimento, vedi bibliografia - nel proseguo questo testo fondamentale sar indicato semplicemente con la locuzione Trattato). Queste ragioni sono state considerate ingenue ed insufficienti dai suoi primi discepoli, tanto vero che sono praticamente cadute nelloblio: ci va sicuramente addebitato al fatto che Moretti ha ancorato le sue osservazioni ad una medicina datata. In realt, se depurate dallaspetto medico, le ragioni scientifiche di Moretti sono molto meno ingenue di quanto sulle prime si possa credere. Il suo torto consistito nel fatto che non ha considerato che latto dello scrivere (oppure una qualunque caratteristica psicologica) estraneo alla grafia, oggettivamente intesa (ossia, come loggetto disciplinare), cosicch distoglie losservazione dalla scrittura, per direzionarla altrove. In secondo luogo, Moretti non ha considerato che latto dello scrivere, bench possa essere ricavato in parte dalla scrittura (osservando le vezioni del moto) e pur se importantissimo nella nostra ottica, solo uno dei possibili comportamenti individuali. In pratica, Moretti ha trascurato lo studio della scrittura in s e per s2. Ma il limite principale di Moretti consistito nel fatto che egli scopre degli universali, ma non se ne avvede, come la fisionomia, la geometria ed il moto. Non si accorge, infine, che quando riporta su base analogica ogni caratteristica psicologica ed ogni azione ad aspetti della scrittura, opera secondo un simbolismo che, in altra parte del lavoro, definisco oggettivo. Non si avvede, nemmeno, che quando traduce tali aspetti in segni grafologici, opera secondo un simbolismo proprio del soggetto (losservazione grafologica), che definisco soggettivo. In effetti, i segni di Moretti sono scientificamente incontestabili perch, nonostante tutto, sono giustificabili sulla base della coerenza tra i due simbolismi (in pratica, losservazione ed il ragionamento grafologici sono aderenti alla natura delloggetto che d vita al segno, anche quando lo stesso risente troppo del punto di vista di Moretti, cos come si vedr discutendo di Curva e di Angolosa). Con ci, ovviamente, intendo solo asserire che la sua particolare concezione dellUomo si dimostrata valida in una maniera tale che pu essere universalmente condivisa, sia da credenti sia da non credenti.
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Il dato, per, non generalizzabile, perch molte pagine del Trattato sono assolutamente coerenti con lo studio della sola scrittura: trascuro questo aspetto, perch non decisivo e tanto pi che introdurrebbe un problema in pi, costituito dalla non omogeneit dei criteri utilizzati nellosservazione.
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Operando in un tale modo, inoltre, Moretti doveva necessariamente imbattersi nel simbolismo relazionale (o grafico, secondo alcuni), perch, come dimostrer in altre parti del lavoro, questo simbolismo pienamente rispondente alla natura intima delloggetto (la grafia). Verr il momento, dunque, in cui le ragioni scientifiche di Moretti dovranno essere necessariamente riscoperte, perch ne potrebbero derivare delle intuizioni notevoli, naturalmente avvalendosi di criteri completamente altri, rispetto a quelli utilizzati dai suoi primi discepoli. Tali criteri sono quelli che saranno esposti in tutto il presente lavoro.

Si reputa che Moretti sia lautore che pi di ogni altro fondi la sua grafologia sulla scrittura. Ci indubbiamente vero se ci si riferisce ai criteri che orientano lanalisi grafologica, in quanto questi ultimi non contemplano psicologie di riferimento (ad esempio, allinverso, vedi il principio di armonia di Crpieux-Jamain o il ruolo che hanno le caratterologie e la psicologia di Jung nella grafologia francese attuale). Nel merito, ad esempio, si pu rammentare ci che Moretti scrive a proposito dei suoi temperamenti: Ma quale, dunque, dovrebbe essere la teoria del temperamento? Dopo davere studiato lungamente sui segni grafologici che sono indici delle qualit positive e negative della psiche umana, ho veduto che essi hanno una quadruplice direzione ben distinta e quindi anche le qualit umane hanno questa quadruplice direzione. E questa direzione la seguente: cessione, resistenza, assalto, attesa. La detta quadruplice direzione importa qualunque impostazione della psiche e limpostazione innata della psiche importa quadruplice temperamento umano (Trattato, pag. 509). In realt Moretti, quando edifica il proprio sistema segnico, non osserva la scrittura, bens latto dello scrivere e/o, su un piano pi generale, il comportamento posturale dellindividuo colto

3 Nel suo Trattato, Moretti espone le ragioni scientifiche dei segni. Gli va riconosciuto lo sforzo di dare una base scientifica alle sue intuizioni, anche se nel farlo sconta limiti culturali propri e soprattutto della scienza di allora (ricorreva alla fisiologia), cosicch molte sue affermazioni sono apparse ingenue e non convincenti, tanto vero che sono state praticamente ignorate da coloro che hanno proseguito la sua opera (principalmente Torbidoni e Palaferri). I suoi successori hanno puntato, principalmente, su ragioni psicologiche o biotipologiche (Palaferri). A mio parere, i discepoli hanno compiuto lo stesso errore del maestro: hanno cercato di avvalorare la grafologia con un termine estraneo alla stessa (la psicologia, le biotipologie, le neuroscienze, ecc..). In altre parole, lerrore di Moretti consistito nel bisogno di supportarsi con la fisiologia (ai suoi tempi non esistevano le neuroscienze), che oggi certamente molto pi evoluta. Per contro per, non avrebbe potuto fare altrimenti, perch fonda le sue osservazioni sullatto dello scrivere. Il punto che latto dello scrivere non rientra nelloggetto della grafologia, ma dovrebbe essere studiato dalla medicina. Con ci non intendo affermare che la grafologia debba disinteressarsi dellatto dello scrivere (se fosse cos, sarebbero privi di fondamento sia la rieducazione della scrittura su base grafologica sia gli studi relativi a grafie di particolari soggetti affetti da specifiche patologie di tipo sanitario), ma che lo deve fare partendo dal proprio oggetto. In altre parole, si necessita di approfondire sempre di pi lo studio della scrittura, di modo che, successivamente, potr essere possibile risalire dalla grafia al complesso dei gesti che la producono, senza con ci sconfinare nella medicina, ovvero spiegando questi gesti sulla base dei dinamismi e dei simbolismi della scrittura (un discorso a parte meriterebbe la grafia dei soggetti con problematiche neurologiche, tanto pi che non dovrebbe rientrare nelloggetto della grafologia). In questo modo, la grafologia potr offrire il suo contributo alle scienze mediche, pur restando nel suo specifico. Quando si creeranno le condizioni per imboccare questa strada, ne sono sicuro, Moretti sar riscoperto. Si avr modo di verificare che le sue ragioni scientifiche sono meno ingenue di quanto ci appaiono oggi. Peraltro, di certo, deve essere proprio cos: non dobbiamo dimenticare il fatto che, partendo dallatto della scrittura, Moretti poteva intuire tutto il soma (o quasi) dello scrivente. Chiss: forse un giorno la grafologia morettiana potr dimostrare la correlazione tra gesto grafico atto della scrittura soma.

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nellazione di mettere in atto una determinata caratteristica psicologica. Da qua, per analogia, ricava il segno grafico-grafologico corrispondente. Ad esempio, a proposito della ragione scientifica3 di Mantiene il rigo, Moretti scrive: C dunque la volont che ottiene lintendimento a qualunque costo. Questa volont, naturalmente, ha al suo servizio unintelligenza che non si offusca dal fumo dei sensi, cio non fiacca nel procedere per la sua via; e deve avere tal forza da non piegarsi agli umori che circolano per il corpo, cio deve avere il corpo ubbidiente alle sue prescrizioni, usando, magari, degli ammennicoli per aiutare il corpo ad obbedire. Quello che importante osservare che nel procedere su un piano per raggiungere un limite, sia correndo o semplicemente procedendo, i suoi muscoli sono tesi sino alla fine, per cui forma nel procedere una linea retta, spingendo il corpo innanzi, tenendo i pugni stretti, lo sguardo attento, serrati i denti. Se ha la tendenza a compiere in tal modo le azioni, sia lottando nel vero senso della parola o no, (qualunque azione sempre una lotta, in quanto che si debbono vincere le resistenze che si oppongono) nel distendere la scrittura, non pu fare a meno di andare in linea retta e quindi di mantenere il rigo. Ecco perch la scrittura che mantiene il rigo indica tendenza ad una volont forte e costante (Trattato, pag. 111). Nel brano di cui sopra si pu notare come, secondo Moretti, in Mantiene il rigo ci sia piena coerenza tra latteggiamento posturale colto nel momento in cui in essere una ben determinata caratteristica psicologica, latto dello scrivere ed il gesto grafico corrispondente. A proposito di Apertura a capo, invece, Moretti si esprime nel modo che segue: Lintenerimento sessuale, arrivato ad un certo punto, produce tutto ci ch necessario, tanto nel maschio come nella femmina, per la generazione. Abbiamo, qui, un fenomeno di vaso-dilatazione attiva tanto nelluomo come nella femmina. Ora sappiamo che questa dilatazione si ripercuote per tutto il corpo. Sappiamo perci che i muscoli della faccia si contraggono, sicch le labbra si comprimono e si stirano s da formare un che di rigonfio. I muscoli, parimenti, delle braccia e delle mani si contraggono e producono un che di allontanamento luna dallaltra delle braccia e delle mani per il raccorciamento procurato dai muscoli in contrazione. E colui che ha sempre pronto, per modo di dire, lintenerimento sessuale, ha come una contrazione abituale dei muscoli del viso, delle braccia e delle mani, e delle altre parti del corpo.. Per intenerimento sessuale noi intendiamo quella facilit, non ordinaria, ad eccitarsi nelle parti sessuali anche per un nonnulla. Tutti abbiamo lintenerimento sessuale, ma labbiamo nella normalit; qui, invece, si tratta di un intenerimento sessuale che per la sua facilit a suscitarsi ha qualche cosa di anormale e che pu scendere anche nella anormalit di forma e di soggetto, quando qualcuno lo contraddice nella sua forma sincera e spontanea e lo seconda con una forma subdola, che prenda magari la veste dello spirito, per cui possa dare una risposta, di liberazione dal rimorso, alla coscienza e alla societ. I nervi vaso-dilatatori si ripercuotono per tutto il corpo e ne viene la contrazione dei muscoli della faccia, delle braccia e delle mani ecc. Coloro, dunque, che hanno tali contrazioni, debbono avere il raccorciamento dei muscoli. Il raccorciamento porta lallontanamento dei medesimi fra loro, in quanto che perdono lelasticit. Sicch, dovendo costoro formare un circolo in modo veloce, non arrivano a congiungere il punto di partenza 15
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al punto di termine della linea curva distesa a formare il circolo. La contrazione e il conseguente allontanamento dei muscoli non permettono la congiunzione dei due punti se non dietro uno sforzo. Ma noi non parliamo di sforzo, parliamo, invece, di spontaneit (Trattato, pag. 270). Al di l delle considerazioni di natura non grafologica (ad esempio, i riferimenti ai nervi vaso dilatori, il raccorciamento dei muscoli, ecc..), ci che importa sottolineare il fatto che Moretti, anche in questo caso, procede per analogia: dalla propriet psicologica che intende indagare arriva al soma, allatto della scrittura ed, infine, al segno grafico grafologico corrispondente. Opera, cio, in modo coerente, ma non in un modo oggettivo (secondo loggetto scrittura, perch la propriet psicologica ed il soma sono estranei alla grafia). Linsufficienza del criterio analogico adottato ed il simbolismo insito in Moretti Tuttavia, nel caso di Apertura a capo, nel procedimento di Moretti esiste un salto logico4: posto che coloro che non chiudono gli ovali abbiano il raccorciamento dei muscoli prodotto da un fenomeno di vaso-dilatazione, stando al suo ragionamento necessariamente ne dovrebbe derivare che tutti costoro debbano avere lintenerimento sessuale eccessivo (fig. 3). Ed invece, secondo lui, hanno lintenerimento sessuale eccessivo solo coloro che possiedono ovali con apertura in asse. A questo punto ci che importa evidenziare che, in effetti, lintenerimento sessuale eccessivo si ha solo quando gli ovali sono aperti in asse. In altre parole, nonostante il salto logico sopra denunciato, lesperienza dimostra che Moretti aveva visto giusto. Ed allora lecito chiedersi il perch. La risposta pu essere una sola: Moretti, grazie al suo grande intuito e al portentoso spirito di osservazione dei fenomeni psicologici, riesce a sopperire a tali difetti di logica. Di conseguenza, Moretti piega il ragionamento dimostrativo allevidenza del dato empirico, costituito dal fatto che in coloro che hanno un intenerimento sessuale eccessivo gli ovali sono effettivamente aperti ad ore dodici (vale a dire in asse). Dunque, che cosa manca in Moretti? Nellesempio di Aperture a capo, si nota subito che la spiegazione di Moretti insufficiente. Deve essere tale, perch altrimenti sarebbero soggetti ad intenerimento sessuale eccessivo anche coloro che hanno nella loro scrittura ovali ovunque aperti. In sostanza, lapertura ad ore dodici (ovvero in asse) ha qualche cosa che la distingue da tutti i fenomeni similari. Di conseguenza, posta vera che la relazione tra raccorciamento dei muscoli e la non chiusura degli ovali, ne che i due fenomeni non sono legati da rapporti di causa ed effetto, ma solo di correlazione (del tipo, ad esempio ed eventualmente, in coloro che non chiudono gli ovali i muscoli sono raccorciati). Gi a questo livello, per, emerge con evidenza che la grafologia deve essere necessariamente autonoma, perch a nulla importa che la medicina attuale sia ben pi evoluta di quella dei tempi di Moretti (peraltro anche quella dei giorni nostri sar sicuramente sorpassata nel prossimo futuro).

4 Rispetto a ci che voglio dimostrare, infatti, a nulla importa se quanto seguir nel testo sia riconosciuto ancora valido o meno, tanto pi che il mio intento quello di evidenziare la necessit della piena autonomia della grafologia da ogni altra scienza, ivi compresa la medicina. Pi avanti, inoltre, dibatter una teoria relativa a tutte le aperture.

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In secondo luogo, si impone linsufficienza di una dimostrazione scientifica che sia focalizzata solo sullatto della scrittura. Sin tanto che si rimane a questo stadio, infatti, non si pu fare altro che descrivere un comportamento nel qui ed ora e nulla di pi, sempre che losservatore non sia un Moretti5 . In altre parole, grafologicamente considerato, latto dello scrivere un comportamento molto ricco sul piano dei significati psicologici e non psicologici che in esso sono racchiusi, ma pur sempre un sotto insieme del complesso racchiuso nella grafia vera e propria. Noi sappiamo che Aperture a capo, come qualunque altro segno, un fenomeno esclusivamente grafologico (tanto pi che, come dimostrer, frutto di uninvenzione e non di una scoperta) e, dunque, pu essere spiegato solo con proposizioni grafologiche: ci si impone in s e non abbisogna di ulteriori argomentazioni. Ma in Moretti era assente una definizione teorica della grafia: se lavesse avuta avrebbe dovuto ammettere che la scrittura anche un atto simbolico. In effetti, lapertura in asse d i significati propri di Apertura a capo perch sono coinvolti precisi simbolismi. E questa la ragione che consente di differenziare lapertura ad ore dodici (quella propria di Apertura a capo), da tutte le altre aperture6 , che invece Moretti ha dovuto necessariamente trascurare7 . Dunque, si dimostra che nel pensiero di Moretti estraneo il concetto di simbolo . Ci nonostante nel Trattato (pag. 385) possibile leggere: Tutti i segni grafologici possono essere classificati secondo la LETTERA ALFABETICA, secondo la PAROLA e queste secondo il RIGO.
5 Sono noti gli aneddoti che testimoniano che Moretti, nonostante il limite evidenziato nel testo, fosse capace di pervenire a descrivere le caratteristiche somatiche di uno scrivente avvalendosi della sola osservazione della sua grafia. Era capace anche di operare allinverso, ovvero, sapeva intuire dallosservazione del volto la scrittura della persona interessata. Di conseguenza, penetrava psicologicamente in una maniera veramente straordinaria, ma con il limite che fissava il carattere nel qui ed ora, come in una sorta di lastra psicologica della psiche. In altre parole, gli mancava una visione prospettica della personalit sottoposta ad esame, sia rispetto alle esperienze evolutive sia rispetto ai possibili sviluppi nel tempo (da una conversazione con N. Palaferri, ma anche dalla lettura delle sue analisi grafologiche). 6

E stupefacente notare come, prima dellavvento della nuova grafologia, in ambito morettiano non esistesse una teoria che si interrogasse sul possibile significato di tali aperture (n delle aperture situate ad ore sei, ovvero allocate in posizione opposta a quella di Apertura a capo). Sarebbe possibile dimostrare che tali aperture, al contrario di quelle che sono situate ad ore dodici, non debbano produrre comportamenti esteriori manifesti. Di conseguenza non potevano essere indagate da Moretti, che invece osserva i comportamenti esteriori, dai quali deduce i moti intimi che li sottendono (lo stesso autore, per, pu procedere anche nel senso inverso: dagli atteggiamenti interiori alla deduzione del comportamento manifesto). In coerenza con mie recenti elaborazioni, le aperture non in asse dovrebbero sicuramente produrre moti molto intimi, a base di relativa sofferenza e che sfuggono alla stessa coscienza dello scrivente. In altre parole, dovrebbero essere rappresentative di traumi molto remoti, generalmente rimossi. Ne discende che, in ambito grafologico, si pone il problema di come indagare tali moti, al fine di confermare o meno ci che, sul piano logico (ovvero della coerenza con quanto gi noto), sembra essere sostenibile. Con evidenza la questione non interessa solo le aperture non in asse.

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I segni come stato detto possono riguardare lintelletto o la parte affettiva attiva. Lintelletto ha: 1) lidea, 2) il giudizio o pensiero, 3) il ragionamento. La parte affettiva attiva pu riguardare il sentimento: 1) in s o in forma introversiva, 2) riguardo agli altri in forma estroversiva, 3) in forma introversiva e estroversiva cio in riguardo a s e in riguardo agli altri, come societ. Il segno nella lettera indica nella parte intellettiva lidea, nella parte affettiva attiva indica il sentimento di s. Il segno che si riferisce alle lettere in relazione fa loro (parola) indica nella parte intellettiva il giudizio o pensiero, nella parte affettivaattiva indica relazione dellio in rapporto agli altri. Il segno che si riferisce alle parole in relazione fra loro, cio al rigo, indica nella parte intellettiva il ragionamento (sillogismo), nella parte affettivo-attiva indica la complicazione dellIo con gli altri, ci che forma la societ. Il brano di cui sopra opera un riferimento diretto ad un simbolismo diverso da quello di Pulver, in quanto considera le singole parti della grafia in modo isolato ed in relazione tra loro, mentre Pulver valuta come le masse grafiche si dispongano nello spazio (simbolismo spaziale). Dunque, da una parte, si dimostra che Moretti edifica il suo metodo esclusivamente su base analogica (ovvero in analogia allatto della scrittura, come gi si visto), mentre, dallaltra, il Trattato (nel capitolo denominato CLASSIFICAZIONE GENERALE) classifica le singole lettere, le pa-

APERTURE GENUINE

APERTURE NON GENUINE

Fig. 3
= punto in cui si verifica lapertura = asse

Solo le aperture definite genuine appartengono ad Apertura a capo. Si pu notare che queste aperture sono allocate in asse, vale a dire ad ore dodici. Nei ragionamenti di Moretti e di Palaferri dopo di lui (cfr. pi avanti nel testo) esiste un evidente salto logico: se la non chiusura dipendesse dal raccorciamento dei muscoli, come sostiene il primo, o da neurormoni eccitanti, come invece ipotizza Palaferri, il fenomeno deve essere indipendente dal punto in cui si verifica lapertura. In altre parole, con evidenza, tutte le non aperture costituiscono un fenomeno dello stesso tipo. Ad esempio, posto vero il raccorciamento dei muscoli, anche coloro che non chiudono ad ore dieci debbono avere un tale raccorciamento. Ci nonostante sappiamo che lintenerimento affettivo ed erotico sessuale appartiene alle sole aperture ad ore dodici: dunque, si dimostra che le spiegazioni di natura non grafologica non consentono di capire un fenomeno grafico, come del resto dovrebbe imporsi da s.

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role ed il rigo come simboli, il complesso dei quali definito da taluni simbolismo grafico (o simbolismo di relazione, secondo Palaferri). La contraddizione evidente, tanto vero che Ruzza fa notare che lintero capitolo non appartiene alla penna del Moretti, ma a quella di Knifer (In G. Moretti, Attitudini professionali dalla grafologia, vedi bibliografia). Ci che importa sottolineare che, eventualmente, Moretti consente ad un suo discepolo (e collaboratore) di scrivere le pagine in oggetto. In altre parole, si impone con evidenza che Moretti riconosce che il suo metodo pu essere anche spiegato alla luce del simbolismo. Dunque, semplificando, Moretti, quando edifica il suo sistema dei segni, parte da una propriet psicologica, da questa intuisce latto della scrittura ed, infine, definisce il segno grafologico corrispondente. Altre volte, invece, inverte: dallatto della scrittura, alla propriet psicologica ed infine al segno grafologico. In Moretti, infine, assente una teoria sul modo in cui si confezionano i segni grafologici, ma di questo aspetto mi occuper altrove. Dopo Moretti, Palaferri: abbandono del criterio analogico di Moretti, introduzione dei simbolismi e dellinterdisciplinariet Nel merito della questione qua aperta, tra i due principali studiosi che si sono succeduti a Moretti, Lamberto Torbidoni e Nazareno Palaferri, si distingue soprattutto questultimo. Palaferri non interessato a stabilire leffettiva paternit delle pagine del Trattato, gi citate, che si riferiscono agli aspetti simbolici: ovviamente, posto anche che siano state scritte da Knifer, Moretti doveva necessariamente condividerle. Daltra parte, lo stesso Palaferri dimostra senza ombra di dubbio che il metodo morettiano pu essere compreso anche su base simbolica, sia con riferimento al simbolismo grafico, proprio di Moretti, sia con riferimento al simbolismo introdotto da Pulver. Ed anzi, lo stesso autore evidenzia che Moretti si distingue dagli altri studiosi (tra i quali include anche lo spagnolo Vels), perch: pone laccento sulla forza simbolica ed espressiva della lettera considerata non soltanto nel suo comportamento di relazione allinterno della parola, ma soprattutto in se stessa, cio vista e isolata dallintero contesto (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, pag. 331). Ed aggiunge che per Moretti la lettera : lIo, lIdea e il Sentimento, intendendo con questo che nella lettera lIo esprime se stesso, lidea che ha di s e lidea che si fa della vita e delle cose in genere, il sentimento, cio come lIo sente se stesso e la realt che lo circonda. Le acutezze di Angolosa, ad esempio, indicano che lIo ha di s lidea di una vittima delle altrui ostilit e assalti. Di riflesso prova sentimenti di contrasto nei confronti dellambiente da cui deve per non trovarsi in svantaggio - difendersi con un preventivo atteggiamento di costante allarme e di attacco. La lettera amplificata in tutti i sensi invece descrittiva dellIo che reagisce al complesso di inferiorit col complesso di superiorit, ostentando forza e potenza (spavalderia). La lettera rigonfiata con movimenti ampollosi o rotondeggianti descrive un Io che al complesso di inferiorit ha reagito con linflazione immaginosa della propria importanza, gonfiandosi davanti al Tu come la rana della favola di fronte al bove. Il 19

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soggetto inflaziona sia lidea sia il sentimento dellIo, nello stesso tempo che rarefa i contenuti tanto dellIo che dellidea e del sentimento. Infatti, anche se potenzialmente cerano buoni fattori di intelligenza, linflazione ne vieta la profondit orientandola volentieri verso il solo suggestivo (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, pagg. 331 e 332). Lo stesso Palaferri, inoltre, con riferimento alle lettere in relazione tra di loro, dimostra gli altri aspetti simbolici che possono desumersi dallopera di Moretti. In pratica, Palaferri spiega Moretti sulla base dei presupposti simbolici che sono sottesi nella sua opera. In sostanza, riconosce che in Moretti implicita lidea di simbolo ai fini di meglio attualizzare e di spiegare il pensiero di questultimo. Questa operazione, infatti, si impone perch, come gi visto, Moretti edifica il suo metodo a prescindere dal concetto di simbolo, avvalendosi del solo principio analogico, basato sullatto dello scrivere. In effetti, la lettura critica del Trattato fa emergere che Moretti aderisce al concetto di simbolo (proposto da Knifer, posto che Ruzza abbia ragione) solo dopo aver formalizzato i suoi segni ed il proprio metodo. Di conseguenza, Palaferri si incarica di dimostrare come i segni di Moretti possano effettivamente essere spiegati dal punto di vista del simbolismo grafico. Quanto sopra, quindi, dimostra che Palaferri avverte lesigenza di superare le ragioni scientifiche di Moretti, in quanto le reputa non attuali e/o insufficienti. In questa ottica, per Palaferri si impone lurgenza di porre il metodo morettiano in rapporto interdisciplinare con gli altri metodi (ad iniziare dal simbolismo spaziale di Pulver) e con autori esteri di grafologia (principalmente, Vels), ma anche (e soprattutto) con la neuropsicologia, la neurofisiologia e la biotipologia8. Ad esempio, con riguardo al rapporto con gli altri autori, nel Dizionario grafologico morettiano (vedi bibliografia), in Apertura a capo, scrive: importante lapproccio interdisciplinare con A. Vels quando presenta la corrispondente Escritura abierta. Indica generalmente che il soggetto non elabora le proprie risposte affettive. Le manifestazioni di affetto (parole, azioni, gesti, ecc.) rispondono allo stato danimo immediato e sono indicativi del modo in cui il soggetto vive le impressioni che lo colpiscono. Nelle espansioni affettive, ad esempio (scrittura Aperta, inclinata, Arrotondata e a Ghirlanda), il soggetto manifesta in modo naturale e spontaneo la sua tenerezza. Non vi sono n calcolo n simulazione, finzione, diffidenza o freno inibitore; la persona si manifesta esattamente come nel suo intimo, esattamente come sente e vive in quel momento le cose. Mette a nudo le sue emozioni senza riserve, senza dissimularle n contraffarle per franchezza, per apertura dei sentimenti. (1991, p. 172). Rispetto alle integrazioni di natura neurofisiologica operate da Palaferri, invece, si possono apportare numerosi esempi, desunti dal Dizionario grafologico morettiano, che preferisco documentare in unapposita finestra (fig. 4b).

8 Fra i tanti contributi di Palaferri, nel merito si segnala anche: Tipologia umana. Caratterologia e grafologia. Libreria Moretti Urbino, 1990.

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Una prova diretta di come Palaferri si proponga di operare il superamento dei criteri scientifici di Moretti, lo si ha anche in Apertura a capo; nellultima edizione del Dizionario, infatti, questo autore si esprime nel seguente modo: con queste aperture viene meno Angoli B, ma, stando a Moretti, non il venir meno di Angoli B che determina Aperture a capo, bens il contrario. La ragione sta nel fatto che, di fronte a certi stimoli, il cervello adatta la periferia con neurormoni eccitanti tutti i sistemi periferici: metabolico, ormonale, nervoso, organico e muscolare. quanto fanno in un soggetto soprattutto gli stimoli eterosessuali (anche se solo immaginari o simbolici come nella scrittura). Ne segue una irritazione che - scrive Moretti - .dovendo (...) costoro formare un circolo in modo veloce, non arrivano a congiungere il punto di partenza al punto di termine della linea curva distesa a formare il circolo (Dizionario grafologico morettiano, vedi bibliografia). Anche questa spiegazione di Palaferri, tuttavia, non esente da rischi e da forti controindicazioni. Basti pensare al fatto che colui che studia il cervello ed i processi di adattamento della periferia con neurormoni eccitanti tutti i sistemi periferici: metabolico, ormonale, nervoso, organico e muscolare non sarebbe disposto a sottoscrivere che Apertura a capo debba necessariamente discendere da tali processi adattivi. In altre parole, spiegazioni di questa natura possono destare diffidenza negli altri studiosi, se non dissenso. Senza contare, inoltre, che anche la spiegazione di Palaferri non consente

Fig. 4

Foto dei frati francescani Lamberto Torbidoni (a sinistra) e Nazareno Palaferri: entrambi confratelli di Moretti. Al primo si deve lindubbio merito di aver raccolto il testimone di Moretti e di averne diffuso linsegnamento (con alta probabilit, senza di lui il destino della grafologia morettiana sarebbe stato ben diverso). Il secondo, invece, entra in grafologia con il piglio dellinnovatore e dello scienziato. Altri padri francescani che hanno dato impulso al metodo morettiano sono: Luisetto (che fu collaboratore diretto dello stesso Moretti), Zanin ( autore, insieme a Torbidoni, del famoso Grafologia testo teorico pratico, tradotto in varie lingue), Bonfigli, Ruzza ( autore di saggi e di approfondimenti di grande interesse disciplinare), Merletti e Giacometti ( stato per anni direttore dellIstituto grafologico Moretti e della Scuola superiore di studi grafologici).

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di comprendere il motivo per cui le indicazioni di Apertura a capo siano applicabili solo agli ovali aperti secondo il proprio asse (vale a dire, ad ore dodici). Sul piano critico importante evidenziare, inoltre, che le ragioni neuropsicologiche o neurofisiologiche non spiegano alcunch di veramente conclusivo. In effetti, ad esempio, posto vero che Mantiene il rigo non sembra possibile senza lattivit interagente delle fondamentali tre aree cerebrali (Lurija), questa preposizione di Palaferri non spiega perch la grafia con Mantiene il rigo debba necessariamente avere il significato che gli assegna Moretti. La differenza di sostanza: le integrazioni di natura neurofisiologica, infatti, hanno il limite che forse possono spiegare la natura di un gesto grafico, ma alla condizione che si dia per assodato il significato di questultimo. Attualmente, per, nulla possono dire sul perch lo stesso gesto debba avere il significato che gli si attribuisce. Ed inoltre, non assolutamente detto che, date le nostre conoscenze attuali, sia possibile risalire dal significato ai processi neurofisiologici che sottendono il segno grafologico implicato. E ovvio: se questo fosse possibile, infatti, la grafologia sarebbe da annoverare come uno strumento utile ai fini delle diagnosi mediche. Ed ancora: se le ragioni della grafologia fossero da ricercare nel cervello, allora la stessa potrebbe essere appresa solo da coloro che possiedono una laurea in medicina.

ALCUNI ESEMPI DI INTEGRAZIONI DI NATURA NEUROFISIOLOGICA APPORTATE DA PALAFERRI


Sotto il profilo neurofisiologico, Pendente il derivato di sola prevalente innervazione talamica, cio di una sensibilit-sentimento che si perde passivamente nelloggetto. Ci determina una costante prevalenza dei muscoli supinatori nei confronti dei pronatori; la mano e lavambraccio sono in costante condizione di estensione perch il Tu simbolico esercita sullIo unazione vettoriale di totale attrazione. Vengono cos a mancare la difesa dellIo da parte del tronco del cervello e il controllo cosciente dellaffettivit da parte della neocorteccia. LIo si abbandona totalmente al Tu per avere ci che gli sempre mancato: lintimit e la tenerezza che nellinfanzia avrebbero dovuto portare il soggetto allautonomia e allidentit dellIo. Adler per avverte che legoismo il derivato sia di carenze che di eccessivo amore. Ascendente il prodotto dellerettilit talamica che allunga costantemente il filetto di collegamento tra lettera e lettera, non verso lavanti del Tu, ma verso lalto dellIo. Sotto il profilo neurofisiologico, un eccesso di Aste concave a destra frutto di una innervazione talamica (cervello dellapertura al Tu) che prevale in modo indebito sullantagonista innervazione midollare (cervello dellIo egoista). Aste rette anchesso di sola innervazione midollare quando ai massimi gradi; invece temperato anche da innervazione talamica quando vi coesiste giusto grado di Aste concave a destra. Sotto il profilo neuropsicologico, Mantiene il rigo non sembra possibile senza lattivit interagente delle fondamentali tre aree cerebrali (Lurija): vale a dire come viene regolata la timia (che nellatto di scrivere si riflette sui muscoli estensori) da parte dellattivit fronto-cerebellare. Se tale controllo equilibrato, vengono evitate sia le euforie neocorticali (che provocano Ascendente), sia le flessioni del tono umorale (che provocano Discendente).

Fig. 4b

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Grafologia nuova e tradizionale: un primo bilancio comparativo


Dal rapido esame critico effettuato, nellottica della nuova grafologia, emergono delle conseguenze che dovrebbero interessare tutta la grafologia, non solo quella morettiana. Vengono, inoltre, anticipate le linee guida che ispirano il presente lavoro.

A conti fatti, sembra lecito sostenere che la grafologia morettiana, dopo Moretti, stata parcheggiata su un binario morto: pu ampliarsi ed aggiornarsi, come in effetti si ampliata ed aggiornata in maniera veramente considerevole, diventando anche molto pi dotta, soprattutto grazie a Palaferri, ma non pu progredire. La ragione di ci va ravvisata nel fatto che, con Palaferri (principalmente), si imboccata una strada che non pu consentire di scoprire nuovi segni grafologici, per la semplice ragione che non si sono coltivati gli studi sulla scrittura. In altre parole, sarebbe stato necessario che dallo studio dellatto dello scrivere, proprio di Moretti, si fosse scesi allo studio della scrittura vera e propria, ovviamente con lottica della grafologia. Stando cos le cose, lintento lodevole di conferire al metodo morettiano unottica interdisciplinare nato zoppo, perch, in sostanza, stato concepito come strumento per convalidare ed aggiornare ci che gi stato acquisito, per opera di Moretti, e non gi per operare un reale progresso della sua grafologia. A ben vedere, infatti, in Palaferri lintroduzione della neurofisiologia e della biotipologia, che talora apportata per spiegare la natura dei segni grafologici, non costituisce unintegrazione interdisciplinare, ma, al contrario, costituisce un ampliamento improprio della disciplina. In sostanza, poich mancata una lettura critica del metodo, questultimo sostanzialmente rimasto allo stadio in cui lo aveva lasciato il suo fondatore. Ci nonostante, con questo rilievo non intendo in alcun modo sminuire i meriti dei successori di Moretti, ed in particolar modo di Palaferri: senza il suo insostituibile contributo, infatti, il presente lavoro non sarebbe stato possibile9 . Dunque, quali sono i rapporti tra la nuova grafologia e la grafologia tradizionale? Come stato anticipato, la nuova grafologia non potrebbe esistere senza la grafologia fondata da Moretti. Ed anzi, da questo punto di vista la nuova grafologia vivifica alcune tra le pi belle intuizioni di Moretti, trasformandole in universali. Questo autore, infatti, non ha avuto il tempo di rendersi conto della portata della sua scoperta (ad esempio, nelle sue lezioni, Palaferri, pi volte ha sostenuto che Moretti avrebbe avuto
A questo autore, infatti, che mi onoro di aver avuto come mio docente, va attribuito non solo il merito di aver vivificato il simbolismo di Moretti, ma anche quello di riscoprire numerosi segni morettiani, che senza di lui sarebbero caduti nelloblio. In particolare, penso a Squadrata, che si dimostrato essenziale nellambito delle mie elaborazioni.
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bisogno di vivere due vite), l dove individua come segni base della sua grafologia Curva ed Angolosa, che come si vedr, hanno delle implicazioni veramente enormi. La straordinariet della sua intuizione, peraltro, si desume dal fatto che il primo segno, Curva, sostanzialmente considerato da tutti gli altri metodi un indice minore della grafia. Reputo che ci dipenda al fatto che Curva compare nella stragrande maggioranza delle scritture, cosicch di norma ha uno scarso potere differenziale e dunque, poca attrattiva, per una scienza che si propone di studiare il singolo individuo. Ci nonostante indubbio che le altre scuole abbiano sottovalutato il valore intrinseco di questo segno e del suo opposto, per la semplice ragione che, altrimenti, avrebbero fondato il loro metodo sulla lettera, invece che sullintera grafia (ad esempio, valutata con il criterio dellarmonia, proprio della scuola francese). Analogamente, altre straordinarie intuizioni di Moretti, come quella relativa soprattutto al Largo di lettere, costituiscono degli unicum in tutta la grafologia mondiale ed hanno delle ricadute di grandissimo rilievo, come la nuova grafologia dimostra. Tra queste intuizioni, spicca il ruolo centrale che Moretti assegna alla lettera. In effetti, con riferimento alla grafologia morettiana, la nuova grafologia ingloba la grafologia tradizionale, perch perviene ad una nuova definizione di Curva e di Angolosa, considerati rispettivamente come inglobare e penetrare, che include la precedente. Dunque, la nuova grafologia un progresso della grafologia tradizionale. Con i due termini di cui sopra, la nuova grafologia elabora la teoria degli opposti, che consente di spiegare, ovviamente secondo unottica simbolica e grafologica, praticamente tutti i fenomeni legati alla vita. Con ci, inoltre, la nuova grafologia dimostra che i continuum debbano essere necessariamente circolari, il che, a propria volta, pone il problema di studiare le relazioni che intercorrono tra un insieme per opposti, di tipo comunicativo, costituto da un inglobante e da un inglobato: il tutto sar discusso nellambito dellintero lavoro. Moretti, poi, non si avvede che, quando elenca le sue ragioni scientifiche, scopre altri universali, l ove egli considera sia la fisionomia, sia la geometria e sia il moto della grafia. Ed inoltre, non si avvede neanche che ogni azione umana ed ogni emozione possono essere trasformate in aspetto di fisionomia, moto e geometria. Non si accorto, dunque, che questi tre elementi rappresentano i costitutivi universali di ogni segno, ivi compresi quelli grafologici (i segni grafologici, infatti, si distinguono per il solo fatto che assegnano la preminenza alla geometria, che lelemento fondante della scrittura). La nuova grafologia intende valorizzare al massimo le intuizioni di Moretti e per farlo sceglie di concentrarsi esclusivamente sulla scrittura, considerandola un simbolo totovalente. In questo modo, la nuova grafologia necessariamente indotta a studiare ogni millimetro della grafia, per restituirle significato e senso grafologico. La nuova grafologia, dunque, viva, ovvero qualche cosa che destinata a mutare incessantemente, nel faticoso ed infinito cammino dellindagine scientifica.

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In altre parole, una delle differenze principali che intercorrono tra la nuova grafologia e la grafologia tradizionale consiste nel fatto che la seconda ha perso la sua vitalit: si ampliata ed aggiornata, ma non assolutamente progredita. A propria volta, quanto sopra pone il problema della ricerca grafologica in grafologia e, prima ancora, di una teoria che la renda possibile. Si vedr, che una tale teoria debba necessariamente fondarsi, per un verso, sugli opposti e sulla definizione dei modelli, per un altro, sulla comprensione dei fenomeni grafici pi intimi, vale a dire che si torna sempre allo stesso punto di partenza, costituito dallo studio di ogni porzione della scrittura. Il tutto, inoltre, pone lesigenza di individuare un terreno proprio della ricerca, che, dunque, va considerato indipendentee dalla semeiotica formalizzata. Uno studio di tale tipo, infatti, ricerca pura ed equivale a studiare la scrittura e non uno specifico metodo della grafologia. In pratica, si avverte lesigenza di distinguere tra la grafologia e le scuole di grafologia, nonch tra la teorie di queste ultime ed il metodo che le stesse professano. Dunque, la nuova grafologia nata morettiana e vuole restare morettiana, per le ragioni che si desumeranno nellambito di tutto questo lavoro, ma si propone di mettere a punto una metodologia di indagine della grafia che potrebbe risultare utile a tutta la grafologia. Di fatto, la nuova grafologia interessata a creare un terreno di confronto e di studio disciplinare che possa interessare chiunque si occupi di scrittura con unottica compatibile con quella grafologica (dunque, anche coloro che si occupano di perizia grafica su base non grafologica). In altre parole, quanto sopra implica che la nuova grafologia ritiene che allo stato non vi siano le condizioni che possano rendere effettivo un rapporto interdisciplinare tra le varie scuole di grafologia, per il semplice motivo che non esiste una disciplina grafologica condivisa ( noto, infatti, che le varie scuole non si contraddicono nel loro reciproco confronto, ma ci non implica necessariamente che si confermino vicendevolmente). In definitiva, il tutto pu essere condensato nel bisogno di definire linsieme delle operazioni e degli strumenti che possano consentire lautonomia disciplinare. Dunque, in primo luogo una disciplina, poi le varie declinazioni della stessa secondo unottica di scuola e di metodo. Altrimenti vi il rischio che ogni scuola di grafologia sia estranea alle altre e viceversa. In fondo, lAssociazione grafologica Filografia, che rappresento, nata anche ai fini di quanto sopra.

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STRUMENTI PER LAUTONOMIA DISCIPLINARE. DAI SIMBOLISMI, OGGETTIVO E SOGGETTIVO, SECONDO UN SIMBOLO GRAFICO (LOVALE), AD ANALOGHI SIMBOLISMI, SECONDO LA VITA

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Nuova grafologia e lo studio della grafia


Una possibile nuova grafologia, dunque, dovrebbe fondarsi sullo studio della scrittura. Ma come studiare la scrittura secondo lottica della grafologia? Quanto segue indica una strada che appare obbligata, tanto vero che gi si sta avvalorando con la ricerca e con la sperimentazione, cos come meglio preciser in altre parti del lavoro. Dimostrati i limiti di unosservazione basata sullatto della scrittura, propria di Moretti, si dimostrano insufficienti anche i simbolismi attualmente conosciuti. N il simbolismo grafico di Moretti, n il simbolismo spaziale di Pulver, infatti, possono garantirci un progresso, perch il primo invita ad osservare le relazioni che interessano le lettere, le parole ed il rigo, mentre il secondo si occupa della disposizione delle masse grafiche nello spazio. E ben facile argomentare, dunque, che questi due simbolismi concentrano la loro attenzione solo su aspetti condensati e formalizzati della grafia, peraltro considerati secondo criteri non grafici, ma secondo criteri, appunto, simbolici, che dovremo giustificare. Se si vuole studiare la scrittura nella sua interezza e per quello che effettivamente , dunque, occorre introdurre un altro metodo di osservazione della stessa. Allo scopo, si introduce il concetto di simbolismo oggettivo, dal quale derivano i termini correlati di osservazione oggettiva e di ragionamento oggettivo (nonch i loro opposti): si tratta di un progresso in quanto, per un verso, si formalizza e si porta a sintesi quanto pi o meno consapevolmente appartiene alla pratica dei grafologi pi sensibili e di ogni grafologia, mentre, per un altro, si dimostra che tale simbolismo ricco di notevoli implicazioni. Queste ultime, se coerentemente sviscerate, possono consentire uno sviluppo considerevole della scienza grafologica, tanto vero che sono gi state effettuate numerose scoperte, come si dimostrer. Il ragionamento secondo loggetto, inoltre, induce a considerare la grafia anche come un prodotto storicizzato dellumanit, il che ha delle ripercussioni significative sul punto di vista proprio della grafologia. Secondo il simbolismo oggettivo emerge che la scrittura un atto comunicativo, che come tale contiene in s un livello verbale e un livello non verbale. Questa circostanza porta a definire la scrittura come il frutto di una fisionomia, di una geometria (la forma) e di un moto. Latto comunicativo, inoltre, si esplica in ogni millimetro del tracciato grafico, cosicch ogni pi piccola porzione della grafia pu e deve essere definita oggettivamente, ossia, in primo luogo, per quello che dovrebbe essere secondo il codice comunicativo condiviso, in secondo luogo, per quello che effettivamente . Il tutto, poi, induce necessariamente a formulare una teoria degli opposti. Su un piano generale, questultima, come si vedr in altre parti del lavoro, pu essere anche considerata una conseguenza di meccanismi universali, programmati biologicamente in funzione della vita. La porzione di grafia esaminata secondo i criteri oggettivi, solo successivamente pu essere (eventualmente) definita anche secondo un criterio simbolico, posto che si riesca a dimostrare che una tale traduzione non costituisca un salto logico (in effetti, anticipo che il simbolismo spaziale di Pulver richiede un approfondimento assai laborioso). Lequazione simbolismo oggettivo = scrittura, inoltre, induce la seguente proposizione: il simbolismo oggettivo costituisce un terreno di studio illimitato. Di conseguenza emerge unaltra osservazione: il simbolismo spaziale ed il simbolismo grafico hanno un carattere finito, cosicch sono indubbiamente insufficienti per i nostri scopi. Inoltre, ovunque, linsieme di fisionomia, geometria e moto, va considerato congiuntamente, perch i tre costituiscono lintima essenza di ogni atto comunicativo (ad esempio, anche della comunicazione verbale), non solo della scrittura. In seguito si vedr che la fisionomia, la geometria ed il moto rappresentano tre costitutivi universali dei segni grafologici. A loro volta i tre costitutivi, opportunamente combinati tra loro, sicuramente dovrebbero consentire di ideare nuovi segni grafologici, cos come si dimostrato possibile per il segno del bisogno di sottrarsi allobbligo dellessere presente nel qui ed ora, per tornare nel passato pi remoto (che, a determinate condizioni, pu portare alla tendenza al suicidio). Altri progressi, infine, deriveranno dalla teoria degli opposti e dalla definizione di un universale di grandissimo interesse, costituito dal rapporto comunicativo che si instaura tra due oggetti posti nella relazione per opposti inglobante inglobato, che a sua volta frutto di due opposti, altrettanto universali, rappresentati dallinglobare e dal penetrare. Si argomenter, inoltre, che il simbolismo oggettivo consente di ipotizzare una figura di grafologo come un operatore diretto delleducazione.

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Definizione del simbolismo oggettivo e del suo opposto (simbolismo soggettivo)


Per limmediato, possiamo dare per assodati ed universalmente condivisi i simbolismi gi noti (spaziale, di Pulver, grafico, di Moretti), sebbene rispetto agli stessi si impongano delle integrazioni e soprattutto delle osservazioni critiche, delle quali mi occuper pi avanti. Posto vero che lo studio della grafia consente di studiare psicologicamente la personalit dellUomo10, si pu iniziare, osservando che qualunque grafologo, di qualsiasi orientamento, non dovrebbe avere difficolt ad ammettere che, almeno in linea di principio, la grafia potrebbe essere studiata secondo ogni punto di vista psicologico (ad esempio, freudiano, junghiano, cognitivista, gestaltico, transazionale, ecc..), ovvero secondo lottica dei vari indirizzi psicologici. Dovrebbe essere cos, infatti, poich a nulla importa se attualmente ci non ancora stato dimostrato: naturalmente posti veri i vari indirizzi psicologi e partendo dal presupposto che la grafia psicologicamente totovalente. In altre parole, potremmo legittimamente sostenere che ogni indirizzo psicologico un sotto insieme del complesso di tutte le scuole dello stesso tipo (poste valide tutte quante), ma, ci nonostante, anche il loro insieme non dovrebbe restituirci il complesso delle verit psicologiche che sono racchiuse in una singola grafia, per la semplice ragione che ogni uomo un mistero. Ovviamente, questa conclusione si basa sulla constatazione che ogni singola grafia unespressione diretta di chi lha redatta. Di conseguenza, se la grafologia ha un senso, in linea di principio, dovremmo ammettere che ogni scrittura racchiuda in s ogni aspetto psicologico dello scrivente, ivi compreso il suo mistero, vale a dire compresa anche la parte che attualmente ci ineffabile. Ed il fatto che, nonostante ogni possibile progresso, rester sempre qualche cosa di ineffabile, non invalida il presupposto che la grafia racchiuda effettivamente il tutto, giacch, semmai, rende concreto un postulato universalmente accettato: una scienza tale se, effettivamente, indaga un oggetto che infinito, vale a dire che non si finir mai di scoprire. Ne discende, dunque, che, nella nostra ottica, anche i simbolismi attualmente impiegati in grafologia debbano essere dei sotto insiemi di un simbolo pi universale e totovalente, vale a dire dellintera scrittura. Dunque, c un oggetto indagato ed un soggetto che indaga, secondo una precisa ottica. Ambedue, per, sono vivi, nel senso che sono sottoposti a modificazioni, perch un conto una grafia del cinquecento, un conto una grafia attuale. Tali modificazioni, inoltre, avvengono anche considerando i soli giorni nostri, perch, ad esempio, la grafia dei ragazzi attuali contiene elementi di forte novit rispetto a quella degli adolescenti degli anni ottanta del secolo scorso. Tutto ci invita a considerare che i padri della grafologia hanno edificato in un determinato periodo storico e psico-sociale: si pone il problema di chiederci se sia necessario riadattare, almeno parzialmente, ci che loro ci hanno tramandato. Si impone da s, tuttavia, che se la scrittura muta nel tempo, deve necessariamente mutare anche la semeiotica. Poich i mutamenti sono riadattamenti di un modello storico pi generale, ne deriva che anche la semiotica vada riadattata: come si vede, tutti i ragionamenti sono sempre riferiti ad una perfetta coerenza con loggetto. Dunque, per un verso, si necessita di una teoria del modello grafico, e, per un altro, si impone unestensione delloggetto della grafologia. Quanto sopra pone il problema di distinguere tra la scrittura del modello e la grafia dello scrivente. Operata questa distinzione, per, si pone la necessit di indagare i nessi che intercorrono tra le due scritture: saranno nessi comunicativi, vale a dire che la prima influenza laltra e viceversa. Ma la distinzione di cui sopra si impone come una scelta obbligata secondo lottica oggettiva, in altre parole, trova fondamento nella natura stessa delloggetto che sottoposto ad osservazione, cos come vedremo. Di conseguenza, si pongono problemi anche per losservazione grafologica, che va specificata secondo termini coerenti con quanto costituisce il campo in cui si esercita. Nel suo complesso, quanto sopra costituisce un progresso, in quanto, per un verso, consolida quanto gi proprio di ogni metodologia grafologica, per un altro, amplia in modo significativo anche loggetto di studio delle stesse metodologie.

In primo luogo, dunque, una grafia va valutata esattamente per quella che , ovvero dal punto di vista di un simbolismo che potremmo chiamare oggettivo. Si tratta di un simbolo che rappresenA mio parere questa proposizione solo parzialmente vera: la grafia, secondo lottica della nuova grafologia, dovrebbe consentire di studiare molto di pi.
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tato dalloggetto in s e per s, ossia da ci che ne costituisce la sua specifica natura. Ci, a propria volta, implica i concetti di osservazione oggettiva e di ragionamento oggettivo, cio di unosservazione e di un ragionamento condotti in coerenza con loggetto che sottoposto ad osservazione. Dunque, in questo lavoro il termine oggettivo va sempre inteso nella accezione specificata (simbolismo delloggetto, osservazione delloggetto e ragionamento in coerenza con loggetto). Inoltre, il termine ragionamento oggettivo non ha un sinonimo in ci che comunemente definito ragionamento obiettivo, perch nel nostro caso lobiettivit esclusivamente riferita in relazione al solo oggetto che sottoposto ad osservazione (comunemente, invece, il termine obiettivo pu essere riferito anche ad un elemento esterno alloggetto considerato. Ad esempio, qualora si ricerchi lobiettivit, un comportamento pu essere valutato anche in relazione a norme etiche condivise da tutti, mentre secondo la nostra ottica oggettiva va considerato solo in se stesso). Se esiste loggettivo, deve esistere anche il soggettivo11 : di conseguenza, si danno un simbolismo soggettivo, unosservazione soggettiva ed un ragionamento soggettivo, tutti termini definiti in coerenza con il soggetto. Ovviamente, poich i due termini (oggettivo e soggettivo) debbono essere posti in relazione comunicativa12, il soggetto non pu essere scelto arbitrariamente, ma deve essere effettivamente lopposto delloggetto, desunto secondo la specifica natura dello stesso. Nello studio della scrittura, quindi, il soggetto coincide con losservazione (e non con losservatore, perch non indagato lo scrivere, ma la scrittura). Dunque, losservazione dal punto di vista simbolico rappresenta lindagare (mentre loggetto lindagato): di conseguenza, il termine simbolismo soggettivo legittimo. Per altro verso, dato lo specifico della relazione comunicativa che poniamo in essere, la reciproca legittimit dei due termini a confronto si fonda sul fatto che lelemento soggettivo ricavato in opposizione a quello oggettivo, perch ovvio che la natura del secon-

11 Pi avanti si vedr che per definire oggettivamente un qualsiasi termine si necessita di riferirlo al suo opposto, secondo un criterio che preciser. Questo confronto di due termini in opposizione, infatti, consente di definire oggettivamente ognuno dei due, come del resto appare intuitivo in s. In altre parole, il confronto di un termine con il suo opposto non in contraddizione con la proposizione che vuole che ogni oggetto vada considerato in s e per s, per la semplice ragione che per considerarlo oggettivamente in un tale modo bisogna anche riferirlo al suo opposto. Se non ci fosse la notte, infatti, non si potrebbe apprezzare il giorno, e viceversa. Per altro verso, questa teoria degli opposti si dimostrer assai feconda, perch costituisce un universale. Il primo assioma che si ricava che ogni termine deve avere necessariamente il suo opposto. Ne derivano delle ricadute, in termini di ipotesi di ricerca e di comprensione oggettiva dei fenomeni osservati, di altissimo rilievo, cos come avr modo di precisare. 12 Anche il metodo di indagine proposto, che basato sulla relazione oggetto soggetto, deve costituire un insieme di termini posti in opposizione perfetta. In pratica, si vuole che un qualsiasi termine sia posto in relazione esclusiva con il suo opposto (e viceversa) e con nullaltro, di modo che i due, confrontandosi, possano reciprocamente assegnarsi identit e senso. Il confronto per opposti cos definito, quindi, consiste in una relazione comunicativa e tale relazione interessa solo ed esclusivamente i due termini che si confrontano. In un tale modo, si intende perseguire un criterio che riduca il pi possibile il rischio insito in ogni processo basato sullo schema osservatore ed osservato, poich noto che il primo tende ad influire sulla percezione e dunque sulla definizione del secondo. In pratica, ci comporta che vi debba essere coerenza assoluta tra losservato e losservatore, con il primo che deve definire la vera natura del secondo (si vedr che ci trova un fondamento nella teoria che considera la relazione inglobante inglobato). Per tale motivo, nel nostro caso losservatore non il grafologo, ma losservazione.

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do che deve definire quella del primo e non viceversa. Per altro verso, ci implica anche che il compito dellosservazione consiste solamente nella descrizione delloggetto. Gli altri due termini soggettivi, invece, ci restituiscono un metodo di lavoro (che coincide con la stessa osservazione) e di valutazione dei dati che si ricavano dallo stesso (il ragionamento) secondo unottica coerente con il soggetto. In altre parole, ci restituiscono il punto di vista dellosservazione, che nel nostro caso di tipo grafologico. In definitiva, il punto di vista che assegna (e non scopre, perch altrimenti il termine soggettivo sarebbe in contraddizione con se stesso) i significati che si celano in ogni gesto grafico: questa operazione consentita perch il ragionamento soggettivo obbligato ad essere costantemente coerente con loggetto. Poich il termine soggettivo (losservazione) concepito necessariamente in coerenza con loggetto (losservato), in quanto ne costituisce lopposto, dunque, ne deriva che lunico elemento che differenzia i due termini costituito dal solo punto di vista soggettivo. Loggetto scrittura, infatti, costituisce un insieme molto vasto, che si presta ad essere osservato secondo una pluralit di punti di vista e secondo diverse discipline. A questo punto, si tratta semplicemente di dimostrare che un sottoinsieme del complesso dei punti di vista effettivamente costituito dallosservazione di tipo grafologico. Da questo versante, per, si dimostra che il punto di vista grafologico (osservazione e ragionamento sulla scrittura considerata come un fatto esclusivamente grafologico) effettivamente un sottoinsieme del complesso delle osservazioni possibili, perch in perfetta coerenza con loggetto indagato, considerato secondo il simbolismo oggettivo. Losservazione di tipo grafologico, infatti, parte dal presupposto che la scrittura sia ad un tempo un comportamento umano ed individuale, il che corrisponde effettivamente alla natura delloggetto indagato (la grafia). La scrittura, infatti, considerata oggettivamente, senza dubbio alcuno un prodotto esclusivo dellUomo (che si definito nel corso del suo cammino), che ogni scrivente elabora in un modo unico ed irrepetibile. Di conseguenza, in ultima analisi, losservazione grafologica, secondo la nuova grafologia, studia il comportamento della scrittura, considerata oggettivamente (in totale ed esclusiva coerenza con loggetto scrittura) per comprendere sia il comportamento dellUomo e sia il comportamento dellindividuo scrivente. Ci implica che ogni elemento della scrittura va considerato prima di tutto per quello che dovrebbe essere (aspetto che restituisce il modello, ossia il cammino storicizzato dellUomo). In quanto comunicazione secondo un codice condiviso, in primo luogo, una lettera un grafema, secondariamente un carattere alfabetico ben preciso, avente una foggia standardizzata (secondo il modello). Affinch si instauri la comunicazione nellottica che consideriamo, per, necessario che la lettera venga scritta; dunque, la lettera in s sia un comportamento dellUomo (quella del modello) sia un comportamento di uno scrivente (quella della scrittura individuale).

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Di conseguenza, oggettivamente considerata, la scrittura il mezzo che condensa le interazioni che esistono tra un modello e la traduzione individuale, in termini di comportamento dello stesso. Solo in seguito la lettera pu essere considerata un simbolo di altra natura (quale un particolare, il calibro, ecc...), per il motivo che ne costituisce il presupposto indispensabile: effettivamente la lettera, la comunicazione e i comportamenti grafici, sia del modello sia dello scrivente, racchiudono in s una molteplicit quasi infinita di sottoinsiemi. Ci necessariamente obbliga ad escludere dal campo preso in considerazione soggettivamente (ossia dal punto di vista della grafologia) ogni aspetto che non sia una conseguenza diretta delloggetto qua definito. In base al principio che per definire un termine sia necessario compararlo con il suo opposto, per, si necessita di considerare la grafologia (lelemento soggettivo) in rapporto a ci che non grafologia, il che mi obbligherebbe ad interrompere il filo espositivo, perch si imporrebbe necessariamente anche la definizione del campo in cui si potrebbero esercitare i rapporti interdisciplinari e multidisciplinari. Dunque, rimando questultimo aspetto ad altra parte del lavoro. Un primo esempio concreto dellosservazione e del ragionamento oggettivo (secondo loggetto)
Riprendiamo il filo del ragionamento. Porre le questioni secondo un simbolismo oggettivo, dal punto di vista soggettivo (ossia secondo lottica della grafologia), invita ad osservare ogni elemento grafico nella sua oggettivit, ovvero nella sua vera natura di lettera e rispetto anche alla funzione che dovrebbe assolvere. Nel caso della scrittura umana, luno e laltro aspetto (carattere oggettivo ed elemento funzionale), in realt, costituiscono un solo insieme, poich non c modo di considerarne uno prescindendo dallaltro. Una qualsiasi lettera un atto comunicativo, infatti, ed ogni atto comunicativo si esplica attraverso la lettera (ma non solo). Dunque, anche dal punto di vista della grafologia impossibile non comunicare. Ma, sempre nellottica grafologica, vera anche unaltra conclusione: impossibile non scrivere. Stante quanto sopra, si impone che la grafologia debba iniziare ad indagare con pi puntualit il proprio oggetto, cos come in altri campi, supponiamo, si indaga la voce, la prosodia, il linguaggio verbale e il linguaggio non verbale, partendo dal fonema. Analogamente, si riconferma che in grafologia occorrer partire dal grafema, ovvero dalla lettera. Del resto, si impone da s che un simile studio dovr portarci necessariamente molto lontani.

In primo luogo, una lettera pu essere una a (fig. 5), oppure una b e cos via. Analogamente, una parola una parola, ovvero linsieme coerente e consequenziale di lettere. Lo stesso dicasi per un rigo e per un periodo. Quanto sopra, attualmente, direttamente o indirettamente considerato in pi segni grafologici, ma si pone lesigenza di iniziare a studiare ogni elemento della scrittura per quello che effettivamente , vale a dire un atto comunicativo. Partendo dal presupposto che ognuno obbligato a comunicare, dal punto di vista che stiamo considerando, ad esempio, una a illeggibile non solo una manifestazione del segno grafologico Oscura, proprio del sistema morettiano, ma un fallimento. Ed tale, in s e per s, a prescindere dal significato psicologico che lo stesso poi, in sede di analisi di personalit, avr nellambito dellintera scrittura. 31

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Fig. 5

(Tratta da Jean-Charles Gille Maisani Psicologia della scrittura , vedi bigliografia)

Nel suo libro, Gille, a mo di esempio esplicativo del metodo jaminiano, si chiede a quale categoria generale sia da ricondurre la a tipografica (pag. 21). Al proposito elenca varie fattispecie, perch tale a potrebbe rappresentare: un modo della scrittura tipografica, adottata per ansia di precisione e di chiarezza, un partito preso di costruirsi in maniera sistematica una scrittura per s, una preoccupazione estetica, una scrittura disegnata, una scrittura allinverso ed una scrittura artificiale. Le suddivisioni operate da Gille hanno un minimo comune multiplo, che risponde effettivamente al simbolismo oggettivo: le a aventi struttura tipografica sono difformi dal modello calligrafico. Nellautore, tuttavia, assente la domanda fondamentale (ovviamente, stante il simbolismo oggettivo): ma perch lo scrivente per distanziarsi dal modello calligrafico sceglie una a tipografica? Perch non ha scelto una qualsiasi altra lettera? E perch sceglie di differenziarsi (in modo marcato) solo nella a? Quesiti di questo tipo appartengono al ragionamento soggettivo, il quale deve considerare ogni gesto grafico come un fatto grafologico. Interrogando il simbolismo oggettivo, infatti, ci si accorge che la lettera implicata consente di compiere una sequenza di azioni grafiche (vedi figura) che sarebbe impossibile eseguire con qualsiasi altra lettera. Nello stesso tempo, il ragionamento soggettivo deve anche considerare che lo scrivente non ha voluto redigere la a prevista dal modello. Insomma, ha eseguito una a tipografica perch rifiuta il modello, ovvero al modello previsto contrappone il proprio: il che la dice lunga, dal punto di vista soggettivo. A questo punto, compete al ragionamento soggettivo restituire senso grafologico a tutto il complesso considerato, in assoluta coerenza con il dato oggettivo. Il grafologo che proceder in un tale modo perverr ad una conclusione molto interessante, sulla base della quale ho potuto ipotizzare il fenomeno che descrivo in fig. 45. Al solito, non proprio il caso di parlare di un nuovo segno: si tratta semplicemente di una combinazione (ma molto istruttiva, perch consente di comprendere alcuni dinamismi di grande interesse disciplinare, nellottica di una grafologia che interessata allo studio dei moti intimi della grafia, come preciser in altra parte).

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A titolo di ulteriore esempio, proviamo a considerare una lettera qualsiasi. In una d, ad esempio, sono coinvolti un ovale ed unasta (fig. 6), che dovrebbero essere collegati tra loro in un determinato modo e rispettando alcuni criteri proporzionali codificati. Nel caso di una d illeggibile, dunque, occorrer indagare in quale distretto si registri il fallimento nel compito esecutivo e, dunque, comunicativo. Il che, per noi, ha un senso psicologico: si individua cos una possibile strada per la scoperta di nuovi segni grafologici, oltre che per comprendere meglio quelli che gi conosciamo. Il tutto, per, a patto che si abbia una teoria sulla genesi dei segni grafologici: si vedr che tale teoria esiste gi. Ma c molto di pi: porre la questione in termini di fallimento o meno di un compito comunicativo pone con pi concretezza la grafologia nel campo delle scienze educative. Insomma, si intravede la possibilit di immaginare una figura di grafologo che, oltre ad essere un consulente, sia anche un educatore vero e proprio13 . Ma ci implica anche la necessit che la grafologia si doti di strumenti appropriati; alcuni di essi saranno indagati nel corso del lavoro che seguir, ma per limmediato debbo anticiparne uno, tra i principali. Riprendiamo lesame di una lettera rispetto al parametro della leggibilit. Nellottica del simbolismo oggettivo e posta la grafia come un atto comunicativo, se vero che una lettera non leggibile un fallimento, dovrebbe necessariamente costituire un fallimento anche il fenomeno opposto. Ed anzi, anticipo che i due fenomeni hanno pi di un punto di contatto. In altre parole, una lettera illeggibile su un piano deve essere comprensibile su un altro, mentre, una lettera leggibile al massimo grado deve essere incomprensibile se la si considera su un altro piano. Quanto sopra potrebbe sembrare oscuro, ma diventer pi chiaro quando avr modo di parlare degli opposti, che qua sono costretto ad anticipare perch li reputo indispensabili ai fini dello studio della scrittura nei termini di un simbolismo oggettivo.

13 Per la verit, nel campo della rieducazione della scrittura esistono gi rispettabilissimi contributi grafologici. Ci nonostante, pi avanti nel testo sosterr che questi contributi hanno il limite di non possedere una teoria sulla genesi dei segni grafologici. In altre parole, in linea di principio si pu sostenere che non sanno prevedere lesito grafologico della rieducazione. Ogni modificazione che si introduce nella scrittura, infatti, un fatto grafologico che produce modificazioni psicologiche. In ogni caso, quando parlo del grafologo come di un educatore mi riferisco a qualche cosa di molto pi ampio e, dunque, non solo alla rieducazione della scrittura.

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Vari modi di eseguire le d in grafie scelte a caso, appartenenti ad un unico gruppo classe (quinto anno di un liceo scientifico): si pu notare che ogni giovane fallisce nel compito esecutivo e, dunque, comunicativo. Ci si potrebbe chiedere il perch e, per venirne a capo, si pu partire disaggregando la lettera interessata, secondo un criterio di simbolismo oggettivo (e cos facendo, ci accorgiamo che non un caso che dei ragazzi eseguano questa lettera in modo maldestro - nel merito, nella fig. 23 dibatto una d, molto tipica). Dunque, una d composta da un ovale congiunto opportunamente ad unasta (il che implica anche che tra i due costitutivi debbano intercorrere precisi rapporti proporzionali), ma, secondo lottica grafologica, non si pu rimanere a questo solo stadio (ad esempio, questo stadio, infatti, appartiene al professore di lettere). Si necessita di attribuire alla conformazione anche una fisionomia ed un moto appropriati (sono facilmente intuibili), per via delle osservazioni che seguiranno nel testo. Successivamente, ci si avvale del simbolismo relazionale e poi di quello spaziale, partendo dal presupposto che questi ultimi sono dei sottoinsiemi del simbolismo oggettivo (aspetto che dimostreremo pi avanti). Avremmo cos una d modello, con i significati grafologici appropriati. A questo punto siamo in grado, volendo, di assegnare ad ogni lettera di questo esempio (ovviamente considerandola nel suo insieme di geometria, fisionomia e moto) un senso grafologico. Lanalisi potrebbe diventare pi stringente se ogni d fosse anche considerata secondo i criteri logico consequenziali (vale a dire nellambito del contesto della parola), che preciser in altro paragrafo e che appartengono anche loro al simbolismo oggettivo. Con quanto sopra non voglio indicare la strada per una proliferazione di segni grafologici che, nellottica morettiana (e di tutte le grafologie) , sarebbe non opportuna (ed in ogni caso, negli esempi di questa figura sono coinvolte combinazioni e nulla di pi), ma solo un possibile criterio per la ricerca in grafologia. Va da s, tuttavia, che ogni grafologo dovrebbe acquisire le competenze per assegnare senso psicologico ad una qualsiasi conformazione.

Fig. 6

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Prima formulazione della teoria degli opposti


In un altro capitolo si dimostrer che questa teoria discende dallinglobare e dal penetrare, che sono le forze che danno origine alla vita. Naturalmente possiamo parlare di tali origini, ovviamente secondo unottica soggettiva (ossia della grafologia), perch linglobare e il penetrare sono due concetti della nuova grafologia, posti a base della stessa. Il motivo per cui i due sono concetti grafologici deriva dal fatto che ad essi corrispondono due segni grafologici (i segni morettiani Curva ed Angolosa). In altra parte del lavoro, si dimostrer che la teoria degli opposti frutto dellinglobare e del penetrare, posti in relazione comunicativa.

Dunque, che cosa un opposto? Lopposto di un numero n n, ovvero una stessa cosa ma considerata dal punto di vista opposto. Poich ogni proposizione grafologica si basa sul simbolismo oggettivo, di conseguenza, lopposto della chiarezza non pu essere semplicemente loscurit, come potrebbe apparire a prima vista (il punto si chiarir nel proseguo della lettura). Da quanto sopra si comprende che, in primo luogo, due opposti appartengono ad uno stesso insieme. Un carnivoro ed un erbivoro sono due opposti perch appartengono allo stesso insieme, costituito dai mammiferi (sottoinsieme dellinsieme animali, il quale a sua volta...). Tuttavia un carnivoro ed un erbivoro, considerati dal punto di vista di un simbolismo oggettivo, hanno un minimo comune multiplo di significato, costituito dal fatto che mangiano per sopravvivere. Di conseguenza, in questo caso si pu osservare che due opposti possono essere definiti anche secondo un obiettivo condiviso da entrambi, vale a dire che per raggiungere un determinato obiettivo si possono seguire strategie completamente opposte. O meglio, due opposti costituiscono altrettanti modi alternativi per conseguire un medesimo obiettivo: si vedr che questo fatto trova la sua ragione ultima in un meccanismo programmato biologicamente. Nello stesso tempo, se il carnivoro e lerbivoro non mangiassero, allora la vita non potrebbe riprodursi incessantemente e ci, su un altro piano, pone la questione nei termini che ciascuno dei due, in fondo, mangia ed mangiato. Fermo quanto sopra, in grafologia due opposti si possono definire secondo la fisionomia, la geometria o il moto, concetti che preciser in seguito. Vale a dire che, a seconda dei casi, si possono porre in opposizione le fisionomie (ad esempio, fisionomia iper-tesa, contrapposta a fisionomia floscia), le geometrie (ad esempio, ovale aperto ad ore dodici, contrapposto ad ovale aperto ad ore sei), oppure il moto (ad esempio, moto frenato contrapposto a moto sfuriato). Per individuare un coppia in opposizione, si inizia definendo un termine e poi si definisce laltro, rispettando i criteri del simbolismo oggettivo. Ad esempio, iniziando dalla massima chiarezza, questultima pu essere definita con questa sindrome: fisionomia tesa, geometria precisa e pienamente conforme al modello calligrafico, movimento molto rallentato. Ne consegue che il massimo delloscurit deve avere: fisionomia tesa, geometria indefinita, ovvero assolutamente difforme dai dettami del modello calligrafico, movimento sfuriato. Dunque, le due fattispecie di cui sopra, che appartengono allo stesso insieme (costituito dalla chiarezza - oscurit), condividono la fisionomia tesa, mentre sono in opposizione su tutto il restante. 35
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Il motivo per cui condividono parte della fisionomia si deve al fatto che nel caso contrario le due fattispecie apparterrebbero a due sottoinsiemi diversi. Ed inoltre la sindrome fisionomia floscia, geometria indefinita e movimento sfuriato , sul piano grafologico, in palese contraddizione. La fisionomia floscia, infatti, non si accorda con un movimento sfuriato, ma vuole un movimento strascinato, ovvero lento e fiacco. Ai fini di maggiore chiarezza di questultimo aspetto, si potrebbe ipotizzare la seguente coppia di termini in opposizione: fisionomia floscia e stanca, geometria conforme al modello calligrafico per assenza di ogni elaborazione, movimento lento per pigrizia fisionomia floscia e stanca, geometria non conforme al modello calligrafico (per causa della pigrizia), movimento lento per pigrizia. Ed allora perch una lettera illeggibile su un piano, deve essere comprensibile su un altro, mentre, una lettera leggibile al massimo grado, deve essere incomprensibile se la si considera su un altro piano? Perch, come scritto, una lettera ed ogni gesto grafico sono un atto comunicativo. Ed un atto comunicativo contiene in s una parte verbale e una non verbale. Di conseguenza, la lettera curata al massimo della chiarezza possibile, non lascia trasparire la parte emozionale (ossia non verbale), mentre una lettera tracciata con moto sfuriato, omette la parte verbale. Il tutto pu essere spiegato con un universale, gi noto: in realt, due opposti perseguono uno stesso scopo, ma con strategie opposte. In altre parole, nel nostro esempio, lo scopo che voleva essere raggiunto loccultamento. Dunque, se ne ricava una morale, riconfermando un principio gi universalmente accettato in grafologia: di norma il giusto nel mezzo, ovvero in un opportuno punto mediano tra due principi in opposizione. Ma, ribadisco, qualora si individui un termine, sia esso una fattispecie grafica, una caratteristica psicologica, oppure anche un segno grafologico, di conseguenza deve esistere necessariamente lopposto: si tratta di un altro universale. Come si vedr, tutti gli universali di cui sopra hanno dei riflessi molto importanti, ma la questione sar ripresa in altre parti del lavoro. A questo punto, per, debbo riprendere il filo dellesposizione, approfondendo alcuni temi gi trattati in questo paragrafo e, soprattutto, definendo altri universali: mi riferisco alla fisionomia, alla geometria e al moto.

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La grafia come atto comunicativo


Si argomenta che, anche dal punto di vista del grafologo, la grafia ha un carattere verbale (costituito dalla geometria, ovvero dalla forma delle lettere) ed un carattere non verbale (costituito dalle emozioni che sono evocate dalla sua fisionomia). Il tutto gi noto in grafologia.

Dunque, dal punto di vista oggettivo, che cosa una scrittura? E un atto comunicativo, del tutto speciale. Non , quindi, assimilabile solo ad un encefalogramma, altrimenti dovremmo ammettere che tutte le azioni dellUomo siano riconducibili solo al suo cervello. Semmai vera la relazione contraria: la grafia, ovvero il complesso di ogni possibile azione ed emozione, senza dubbio alcuno unespressione dellencefalo, ma certo che le espressioni umane non possono essere biologicamente programmate in tutto e per tutto. Dunque, la comunicazione presuppone che sia implicato un cervello ma, in quanto la medesima un fatto almeno in parte intenzionale, parzialmente autonoma ed indipendente dallo stesso. Ed su questa autonomia che si fonda una delle ragioni della grafologia e la sua autonomia dalla medicina. In altre parole, allinverso, si pu sostenere che la medicina non rientra nel campo di studio proprio della grafologia, il che, del resto, ovvio in s e per s. In quanto atto comunicativo, la grafia ha una parte verbale ed una parte non verbale; la prima costituita dalle lettere e dalle parole, mentre la seconda rappresentata dalla fisionomia dellintera grafia. Ad esempio, una domanda di impiego per un posto di responsabilit (linguaggio verbale, o numerico) redatta con una scrittura disordinata (linguaggio non verbale, o analogico), di certo non depone a favore del richiedente, chiunque sia il lettore. La constatazione che alcune scritture indispongono, innervosiscono, creano fastidio, oppure colpiscono favorevolmente a prescindere dal loro contenuto verbale, infatti, appartiene allesperienza, pi o meno consapevole, di ognuno: ne sanno qualcosa gli insegnanti di lettere. La grafia, dunque, unemittente e la coscienza contemplativa di chi losserva capta i segnali che essa emana , producendo delle emozioni. In tale aspetto, quindi, si potrebbe ravvisare la ragione principale della grafologia. Le due parti verbale e non verbale della grafia, quindi, hanno una precisa funzione, in quanto consentono la comunicazione. A questo punto occorre chiedersi se la grafia personale, ossia propria di un individuo, sia veramente spontanea, cio libera da qualsiasi tipo di costrizione. E ovvio che se si ammettesse lassoluta libert dovremmo obbligatoriamente ritenere (nellottica grafologica) che il comportamento di ogni essere umano anarchico e che risponde solo ed esclusivamente ai bisogni dellIo: ci non possibile. In effetti, anche la scrittura redatta per uso personale risponde ad un obbligo: quello di essere letta dallo stesso scrivente. N, daltra parte, lecito ritenere che un qualunque soggetto possa scrivere solo per se stesso, utilizzando un codice personale: la scrittura un mezzo di comunicazione codificato ed ogni scrivente deve rapportarsi ai codici propri dello scrivere, cos come, analogamente, ogni persona non pu fare a meno di interagire, ossia di comunicare, con gli altri; ovvero, per restare nella metafora, non pu evitarsi di utilizzare moduli espressivi di comportamento riconoscibili e quindi decodificabili.

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Dunque, siamo pervenuti ad una prima conclusione: considerata dal punto di vista oggettivo, ogni parte della scrittura ha un preciso carattere funzionale. Ne discende che sia la parte verbale sia la parte non verbale possono essere valutate rispetto al fatto se favoriscano o meno la funzione che dovrebbero svolgere: la comunicazione. Ovvero, nellesempio precedente, il disordine disfunzionale, come altamente disfunzionale lesempio della figura che segue, perch compromette entrambi i canali comunicativi (verbale e non verbale), in quanto la scrittura sia illeggibile sia molto rallentata. Il contenuto verbale e non verbale della scrittura nellottica grafologica
Principalmente si argomenta che, se si considera la scrittura come un atto comunicativo, allora anche quando si operano osservazioni parziali sulla stessa si deve sempre tenere conto dellinsieme costituito da forma, movimento e fisionomia. La conclusione di cui sopra un universale, dal quale derivano anche i costitutivi dei segni grafologici. Se la scrittura un atto comunicativo, se i segni grafologici, a loro volta, costituiscono un punto di vista parziale e formalizzato sulla scrittura, allora, dal punto di vista del simbolismo oggettivo, anche i segni debbono necessariamente avere una fisionomia, una geometria ed un moto. Mi occuper di questo aspetto in un altro capitolo.

Siamo giunti, quindi, allaspetto di contenuto verbale insito nella scrittura, ma ci non vuol dire che la grafologia sia veramente interessata ad esso. Ci che importa in ambito grafologico, infatti, consiste nel modo in cui il soggetto progetta, elabora ed esegue il complesso del proprio compito comunicativo, sia nellaspetto verbale sia in quello non verbale. Nellottica grafologica, dunque, il contenuto del testo non assume interesse alcuno (sebbene si diano delle eccezioni, peraltro note nellambito della grafologia tradizionale), ma rispetto ad esso importa il grado di leggibilit ed, in merito al non verbale, assumono rilevanza lordine o il disordine delle masse grafiche, il grado di tensione o di ipotonia, larmonia o la disarmonia, il livello di vivacit oppure di monotonia, la spontaneit o lo studio del gesto, lestetica o meno dellinsieme, ecc. Anche nellottica grafologica, inoltre e a maggiore precisazione, i due aspetti verbale e non verbale costituiscono un unico, perch entrambi e congiuntamente svolgono ununica funzione, di modo tale che il punto di utile equilibrio si ha quando tra loro vi armonia. La buona grafia, dunque, quella che sa coniugare in maniera armonica sia la forma sia il movimento. Ma siccome sia la prima sia il secondo rimandano delle sensazioni, ne deriva che la buona scrittura una trasmittente di emozioni agevolative della funzione comunicativa. Ne discende unaltra conclusione: dal punto di vista del simbolismo oggettivo non possibile scindere i livelli con cui si esplica la funzione comunicativa. Vale a dire che ogni osservazione sulla grafia deve considerare come un unico sia laspetto di forma sia laspetto di movimento, nonch il tipo di emozione che linsieme dei due rimanda. Per essere pi chiari: sul piano del simbolismo oggettivo esiste un parallelismo, o meglio unequazione di identit, tra la buona scrittura e lorganizzazione di personalit armonica. Una scrittura ben organizzata, dunque, sul piano grafologico restituisce dei significati positivi che improntano ogni piano espressivo dello scrivente. Allinverso, ogni disarmonia della scrittura equivale ad una disarmonia di personalit. In sostanza, ritornando a considerare laspetto di contenuto verbale insito nella scrittura, la grafologia non esprime un giudizio di valore sulla bont del compito linguistico, ma sulla qualit dei 38
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procedimenti grafici (ovvero propri dellatto dello scrivere) che si rendono necessari per eseguirlo in modo ottimale. Per essere concreti: ad esempio, in ambito scolastico, il grafologo non si esprime in merito al profitto scolastico di un allievo, se non in termini di probabilit ed ove questo fosse necessario. Il profitto, infatti, pu dipendere da una molteplicit di variabili non tutte riconducibili al soggetto. Il grafologo, dunque, pu solo precisare in termini qualitativo, analitico e sintetico lintera organizzazione del procedimento intellettivo ed indicare le condizioni che possono consentire la piena valorizzazione delle risorse individuali. La grafologia, dunque, parte dal presupposto che esiste nella scrittura un aspetto linguistico e/o di contenuto verbale, reputandolo (ovviamente) come la condizione causale del comportamento oggetto del suo studio, ma indipendente da tale aspetto: ci che interessa lorganizzazione della scrittura. Ed per questo motivo, ossia per evidenziare lindipendenza appena citata, che attualmente in ambito grafologico si preferisce lespressione grafia a quella di scrittura.

Fig. 7
Scrittura con 10/10 del segno morettiano Oscura. La figura tratta da un lavoro della collega Zauli Sajani, basato sulla rieducazione della scrittura, tratto dal Forum di www.filografia.it. Mi stata segnalata dalla collega Paola Appetito, docente di teoria grafologica nel Corso professionalizzante promosso da Filografia, come un esempio di chi dovrebbe temere di vedere. Condivido appieno la considerazione della collega: in effetti, se ponessimo la scrittura perfettamente conforme al modello calligrafico come una grafia in cui domina lesigenza di vedere chiaro (nella semiotica morettiana, vi corrisponderebbero Chiara 10/10 ed Accurata), dobbiamo necessariamente porre per vera anche la possibilit che esista una grafia in cui si abbia bisogno di non vedere chiaro (il che non un sinonimo del volersi occultare). Da questo punto di vista, infatti, si pu notare la cura meticolosa (ossessiva, con un modo di operare che ricorda i rituali, come evince anche dallingrandimento), con cui il soggetto tende a voler nascondere le lettere (ogni lettera disegnata lentamente, tanto vero che suggerisce lidea che sia resa complicata a bella posta). A propria volta il voler nascondere le lettere pu essere determinato da due bisogni opposti: evitare che possano vederle gli altri, oppure evitare che possa vederle lo stesso soggetto. Propendo per la seconda ipotesi, perch nella scrittura riscontro una conformazione grafica, che avevo gi elaborato in precedenza. La conformazione in questione, infatti, considerata oggettivamente ed interpretata soggettivamente, dovrebbe dare il bisogno di non vedere, cos come la collega Appetito ha intuito.

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Simbolismi oggettivo e soggettivo: riepilogo e prime implicazioni


In conclusione, il simbolismo oggettivo un universale: invita ad osservare un oggetto per quello che in se stesso, in ci che lo connota a livello materiale, espressivo e dinamico (geometria, fisionomia e moto). Questi tre livelli sono inscindibili, perch appartengono ad ogni tipo di forma, emozione e moto. Ovvero, appartengono sia agli oggetti materiali sia a quelli immateriali (in quanto evocano una forma). In secondo luogo, quanto sopra obbliga a ragionare in termini oggettivi, ossia in assoluta coerenza con loggetto osservato e di conseguenza dovrebbe impedire ogni salto logico. Ci obbliga necessariamente a definire anche un simbolismo soggettivo, come lobbligatorio opposto di quello oggettivo. In pratica, al simbolismo soggettivo non consentito altro che interpretare (ragionamento soggettivo) ci che si desume dal ragionamento oggettivo (ossia il ragionamento in merito alloggetto considerato solamente in s e per s ed in rapporto a ci che avrebbe dovuto essere, secondo il modello calligrafico, del tipo di quello evidenziato in fig. 5), secondo il punto di vista grafologico (ossia restituendo al dato oggettivo il corrispondente significato grafologico). Poich la grafologia studia un oggetto materiale (la scrittura), per, la preminenza assegnata alla geometria. Ovvero ogni osservazione deve necessariamente partire dallo studio della forma, considerata in se stessa ed in relazione allinsieme cui appartiene14 , ma, ferma tale relazione, ci che definisce le propriet specifiche delloggetto osservato costituto dalla fisionomia, soprattutto, e dal moto15. Linsieme scrittura contiene al suo interno infiniti altri sottoinsiemi, tra i quali i principali sono costituiti dai simbolismi di relazione (Moretti) e dal simbolismo spaziale (Pulver) , in una misura tale che questi ultimi possono essere spiegati logicamente, ovvero in coerenza con loggetto scrittura, cos come ho gi anticipato ed approfondir ulteriormente.
Ad esempio, la scrittura pu essere considerata nellambito dellinsieme della comunicazione, di conseguenza deve avere due sottoinsiemi costituiti da una parte verbale e una non verbale. Su questa base si perviene alla conclusione che la scrittura deve avere necessariamente una forma (verbale) ed una fisionomia (non verbale), nonch un moto che va dallemittente al ricevente, ecc..
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Osservando unistantanea, notiamo che tre oggetti stesi al suolo (livello che definisce linsieme), in posizione identica ed immobili (ovvero secondo una delle infinite modalit dei possibili sottoinsiemi che racchiudono gli oggetti stesi al suolo), costituiscono rispettivamente una salma, una persona che sta prendendo placidamente il sole ed unaltra che caduta pesantemente al suolo. Questi tre soggetti, sono distinguibili solo sulla base della fisionomia. Poich la grafologia studia un prodotto dellUomo (altro insieme), ne che la salma non pu essere presa in considerazione. A questo punto, per, il terzo costitutivo che delimita ulteriormente linsieme da prendere in osservazione. Da questo punto di vista, ad esempio, si pu notare che le azioni implicate, vale a dire il livello di moto, appartengono al sottoinsieme azione agita azione subita. Dunque, le due azioni sono in opposizione, secondo i criteri gi specificati, e ci riconferma che per capire esattamente un qualsiasi fenomeno bisogna sempre compararlo al suo opposto, la qual cosa, necessariamente, comporta che tale comparazione precisi anche lesatta connotazione di ciascuno dei due termini confrontati. In fondo, tutto ci restituisce lidea del simbolismo di relazione, insito in Moretti, come si vedr meglio. Da questo esempio, si pu anche notare che due opposti hanno sempre in comune almeno un significato, stante il fatto che, appartenendo allo stesso insieme o sottoinsieme, debbono avere almeno un costitutivo in comune (quasi sempre, per ne hanno due. Nel caso in esame, ad esempio, i due soggetti condividono la geometria e lassenza di moto).
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Nello stesso tempo, il ragionamento oggettivo (secondo loggetto) obbliga a riferire costantemente ogni proposizione di qualsiasi tipo alla natura generale (ad esempio, la scrittura) e specifica (livello di sottoinsieme; ad esempio, un collegamento tra le lettere) delloggetto osservato. Ci necessariamente comporta che ogni disciplina deve avere un proprio linguaggio. Per essere pi precisi, nel campo grafologico, ci implica che ogni termine, anche di natura psicologica, deve essere sempre ricavato in coerenza con la scrittura. Quanto sopra comporta che si pu procedere in due direzioni opposte: dal gesto grafico alla psicologia, da una qualsiasi caratteristica psicologica al gesto grafico che la rappresenta16 , ma con il solo unico scopo di radicare il ragionamento soggettivo al ragionamento oggettivo (fig. 8). Tale operazione legittima, dunque, perch in ultima analisi costituisce la necessaria controprova del ragionamento soggettivo, il quale non pu produrre formulazioni di qualsiasi tipo che non siano giustificabili sulla base della scrittura. In altre parole, la grafologia deve produrre una propria psicologia (processo che gi iniziato): di conseguenza, deve giustificare ogni termine psicologico sulla base di una sindrome specifica di fisionomia, geometria e moto oggettivamente considerata (ossia riscontrabile nella grafia) e soggettivamente interpretata. Di conseguenza, la psicologia che ne deriver si dovr necessariamente chiamare grafologia. Ed ancora: ogni proposizione che non pu essere spiegata su base oggettiva (delloggetto) non dovrebbe trovare posto in unanalisi grafologica di qualsiasi tipo. Allinverso, ogni proposizione psicologica attualmente non comprensibile su base grafologica, pu costituire unutile provocazione per la grafologia, in termini di ricerca e di studio. Analogamente, ogni proposizione grafologica, poich ricavata in assoluta coerenza con il proprio oggetto, potrebbe costituire unutile provocazione per la psicologia (o per la medicina, ad esempio, ma anche per le scienze psico-sociali, come si vedr in altre parti del lavoro). In quanto sopra si ravvisano i motivi dellautonomia disciplinare della grafologia, nonch il terreno proprio della interdisciplinariet, tanto caro a Palaferri. Nella prossima finestra si intende dimostrare che: 1) Due o pi gesti che condividono uno dei costitutivi (fisionomia, geometria e moto) debbono necessariamente avere un minimo comune multiplo di significato (il punto sar ulteriormente approfondito); 2) In coerenza con il prodotto grafico osservato possibile definire oggettivamente una o pi caratteristiche psicologiche; 3) Linverso del punto precedente.

16 Si gi dimostrato che ogni azione od emozione rimanda una fisionomia, una forma ed un moto. Si fa notare, inoltre, che questo modo di operare apparteneva allo stesso Moretti, come si argomentato nelle prime pagine di questo lavoro.

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RAGIONANDO SULLE GEOMETRIE DELLO STESSO TIPO E A PROPOSITO DELLA FERMEZZA, DEL SOGGETTIVISMO E DELLA DIFFIDENZA
Si discuter del fatto che a geometria uguale deve corrispondere un minimo comune multiplo di significato. Saranno analizzati tre gesti, che peraltro hanno anche una stessa fisionomia tesa ed attillata (che si vedr propria del tratto che ho definito primogenito) e le loro relazioni. Loccasione utile anche per evidenziare come, partendo da ci che noto ed ormai conclamato, sia possibile pervenire a definire caratteristiche psicologiche specifiche, secondo criteri grafologici (ovvero, operando nel solo campo della grafologia, vale a dire nellambito del simbolismo oggettivo, e non in quello della psicologia). In questo caso, a mo di esempio, si parler della diffidenza, della fermezza e del soggettivismo. Prima di procedere, per, debbo avvertire che il moto diagonale (vettore ob) preso in considerazione in questo contributo si riferisce ad un gesto accessorio (che nella grafologia morettiana definito riccio, a cui attribuito il significato della mitomania). Si vuole dimostrare che la mitomania motivata dalla contraddizione che insita nella diffidenza propria del tratto ob *, come sar chiaro dalla lettura di ci che segue (a partire dal testo con caratteri blu). Lavvertenza di cui sopra deriva dal fatto che possibile dimostrare che i segni che appartengono al moto diagonale e che non indicano mitomania sono pi di uno (ad iniziare da Pendente, ovvero dalle parole inclinate a destra, e da Rovesciata, costituito dalle parole inclinate a sinistra, oppure dalle parole che ascendono, Ascendente, o dalle parole che discendono dal rigo, Discendente). Ci nonostante si potrebbe anche dimostrare che questi segni debbono distorcere la lettura della realt, ognuno secondo la propria specifica natura. Su un piano pi generale, si potrebbe provare che la diffidenza una caratteristica ineliminabile e positiva: ammesso che non ecceda, ovviamente. Dunque, almeno un po di diffidenza deve essere presente in pi segni grafologici.

Fig. 8

a)

b)

Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, il vettore ob la risultante di oa + oc. Dunque, in ob sono fuse insieme sia le istanze di oa sia quelle di oc. Considerando che dal punto di vista dei simbolismi, oa indica la progettualit individuale e che oc ha una natura estroversiva, ne deriva che ob deve indicare necessariamente diffidenza. In pratica, il tratto diagonale ob sta a met strada tra le istanze introversive (oa) e quelle estroversive (oc) e del resto la diffidenza pu essere spiegata come un moto che obbligato ad osservare costantemente un oggetto, per meglio

0)

c)

* Al Riccio della mitomania viene attribuita anche lindicazione di sospetto, come una conseguenza del significato principale del segno. A proposito di questo segno, nel Dizionario grafologico morettiano, Palaferri scrive: Il simbolismo spaziale scoperto dagli psicologi di Lubiana vede nel movimento orientato verso alto-destra un vettore amico. Ci significa che nello scrivere il soggetto mitomane si distacca dal rigo di base - o piano della realt percepito come nemico - per rifugiarsi nella mai eliminata fabulazione infantile vissuta e tuttora percepita come amica. Questa spiegazione del segno non pu soddisfare, stando i criteri del simbolismo oggettivo. Il moto del riccio diagonale e rettilineo e dunque, oggettivamente considerato, deve essere la risultante delle due forze indicate rispettivamente oa ed oc (un corpo situato nel punto o, se fosse sottoposto a due spinte di uguale intensit ed aventi le traiettorie indicate nella figura, sarebbe costretto a muoversi diagonalmente, come in ob). Poich si dimostra logicamente che tale risultante indica diffidenza, si ha che il presente contributo rovescia i rapporti causali: nelle condizioni date, leccesso della diffidenza che genera la fabulazione mitomane e non viceversa.

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difendere la volont (vettore oa) ed i convincimenti dellIo (moto oc), poich si nutrono dubbi sia su di s sia sullaltro. Allinverso, un soggetto che fosse convinto di essere nel giusto, avrebbe il solo moto oa. Ne , dunque, che se avvertisse lobbligo di fare riferimento allaltro, deve necessariamente diffidare di questultimo, vale a dire che deve diffidare anche di s. In ci, dunque, si vede in cosa consista la differenza tra la diffidenza ed il soggettivismo. Il secondo, infatti, parte dal presupposto che lIo abbia sempre ragione, di modo che, a prescindere dallesito effettivo di un qualsiasi confronto relazionale, ogni volta il soggetto interpreta la realt auto-confermandosi nei propri punti di vista. Dunque, in ci vi tendenza ad una interpretazione della realt che non corrisponde alla vera natura delle interazioni intrattenute. Nella grafologia morettiana, il soggettivismo espresso dal segmento oc, quando lo stesso posizionato tra una parola e laltra (Riccio del soggettivismo). La diffidenza, inoltre, si distingue anche dalla fermezza (nella grafologia morettiana indicata da Aste rette, ma, come si vedr in seguito, sarebbe meglio dire che dovrebbe essere propria di un moto avente traiettoria rettilinea e perpendicolare al rigo di base, come espresso in oa). Questultima rimane ferma, perch si puntella nella convinzione di essere nel giusto, giacch ha una traiettoria che parte dallalto, vale a dire dai comandamenti, ovvero da ci che consentito o che non consentito fare. Anche in questo caso, dunque, vi il facile sconfinamento nella lettura distorta dei fatti, poich questi sono interpretati non in s e per s, ma in relazione ad un punto di vista esterno, di tipo normativo, alla natura effettiva della dinamica relazionale. A questo punto, si pu notare come tra il soggettivismo e la fermezza ci sia un minimo comune multiplo di significato, costituito dal fatto che lIo non cambia le proprie opinioni. La differenza tra i due consiste nel fatto che il primo ritiene di avere ragione (moto oc i processi di analisi, sintesi, logica e ragionamento, infatti, si esplicano nella traiettoria orizzontale), mentre la seconda reputa di essere nel giusto (moto oa). Daltra parte non poteva essere altrimenti: i due segmenti hanno la stessa geometria e di c) conseguenza debbono necessariamente avere un significato in comune. 0) Nello stesso tempo, si impone che la diffidenza deve avere in s i significati della fermezza e del soggettivismo. Ma deve essere vera anche la relazione contraria: sia la fermezza sia il soggettivismo contengono in s un significato che appartiene al solo ob, ovvero alla diffidenza.

a)

b)

Per pervenire a questa conclusione dobbiamo tornare a considerare la diffidenza qua considerata, approfondendola. La diffidenza espressa dal moto ob (si tenga presente che la grafologia morettiana prevede pi forme di diffidenza) in contraddizione. Da una parte, infatti, reputa di avere ragione (moto oc), tanto pi che ritiene anche di essere nel giusto (moto oa), mentre, dallaltra, avendo una traiettoria diagonale, avverte lobbligo di operare costante riferimento ad un oggetto. Cio, per essere pi chiari, una persona che fosse veramente convinta di aver ragione non avrebbe bisogno di confrontare la propria opinione con quella di unaltra, per avere la conferma di ci che pensa. Se avesse bisogno di conferma, dunque, solo in apparenza convinta di s. La risultante logica di questo insieme consiste in uninterpretazione della realt che deve tenere necessariamente conto sia del dato oggettuale posto concretamente e costantemente in osservazione, sia dei due punti di vista del soggetto (sono nel giusto, ho sempre ragione io). Ma, poich tutto il processo pu essere spiegato anche tenendo presente che il moto di diffidenza deve necessariamente essere veicolato anche nei confronti dellIo, la risultante deve anche consistere in una strategia tesa a puntellarsi nei punti di vista soggettivi. La risultante, dunque, consiste in quel processo fabulatorio che la grafologia morettiana definisce mitomania (Riccio della mitomania), consistente in una distorsione fantastica. Tale distorsione deve necessariamente avere uno sfondo di verosimiglianza, perch le produzioni mitomani prendono spunto dallosservazione di dati concreti, ovvero da fatti realmente accaduti, per ribadire il soggetto nella sua convinzione sia di essere nel giusto sia di avere ragione. In altre parole, il soggetto ha bisogno di distorcere la lettura dei fatti perch ha un esagerato bisogno di confermarsi nel giusto e nella ragione. In pratica, lIo cerca di soffocare i timori di non essere nel giusto e di non essere nella ragione. Ad esempio, non un caso che nelle donne molte produzioni mitomani siano a sfondo erotico sessuale: il soggetto ha bisogno di attribuire alle altre ci che, in fondo, teme possa essere riferito a se stesso.

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Definito il moto diagonale come un moto di diffidenza che necessariamente deve portare alla mitomania (grafologicamente considerata), si intravedono sia le identit sia le differenze di significato che emergono nel confronto con la fermezza ed il soggettivismo. Come visto, sia la fermezza sia il soggettivismo danno un esito di lettura distorta della realt, come il moto di diffidenza. Daltra parte non potrebbe essere altrimenti, visto che tutte e tre hanno la stessa geometria. Ma sia la fermezza sia il soggettivismo sono sempre in obbligo di rimanere aderenti ad uno dei due termini che danno vita alla dinamica relazionale. Nel primo caso, il soggetto, infatti, rimane fermo nei principi, nel secondo, nei propri convincimenti. I primi sono ricavati sulla base di norme, che si relazionano con un principio di realt (costituito dal contatto con il rigo di base), mentre i secondi in forza di c) processi che avvengono in linea orizzontale (analisi, sintesi, logica e ragionamento) e che di 0) conseguenza debbono anche loro rapportarsi con un principio di realt. La diffidenza qua considerata, invece, indica processi che si esplicano secondo una traiettoria diagonale, dal basso in alto, e che, dunque, progressivamente si discostano dalla linea del suolo, vale a dire dal reale.

a)

b)

In conclusione, la fermezza ed il soggettivismo condividono con la diffidenza la distorsione della lettura della dinamica relazionale, ma, poich sono obbligate a rimanere aderenti al principio di realt, non possono pervenire alleccesso della mitomania, che appartiene al solo moto ob.

Gli elementi base della scrittura, secondo il simbolismo oggettivo


Ancora una volta si portano a sintesi cose note, ma con unimportante novit teorica: la pressione non pu essere considerata un elemento base della scrittura, cos come si dimostrer.

Scrivere equivale a tracciare dei simboli e ci presuppone che la mano eserciti una pressione sul porta penna e che vi sia movimento. Se i simboli alfabetici costituiscono il complesso dellinsieme che d una scrittura, e se poniamo che questultima un comportamento ed un atto comunicativo, allora in prima approssimazione e dal punto di vista grafologico, si pu ammettere che la pressione grafica e il movimento sono le forze vitali che consentono allIo di agire e di esprimersi, ossia di tracciare i simboli citati. Quanto sopra, per, non regge ad una semplice osservazione critica: le scritte che tappezzano i muri delle nostre citt (fig. 9) sono realizzate con lo spray e, dunque, senza esercitare alcuna pressione (i chiari scuri, che talora danno limpressione della differenziazione tra tratti ascendenti e discendenti, infatti, sono disegnati. Per essere pi chiari: si ricorda che, grafologicamente considerata, la pressione vuole che ci sia un attrito). Stando quanto sopra, se si accettasse il punto di vista che la pressione sia un costitutivo della scrittura, allora dovremmo pervenire alla conclusione assurda che le scritte murarie non esprimano nulla sul piano grafologico. Una simile deduzione, per, cozza contro il buon senso ed il dato empirico, tanto pi che, altrimenti, sul piano giudiziario, non sarebbe neanche possibile attribuirle ad alcun soggetto. Certamente, in assenza della pressione, il ritratto grafologico necessariamente incompleto, ma in grado, comunque, di esprimere delle osservazioni pertinenti e riferibili al solo soggetto che ha redatto le scritte in osservazione.

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Fig. 9

Scritte murarie, scelte a caso. Le scritte di questo tipo sono realizzate senza esercitare una pressione (in altre parole, in loro il chiaro scuro disegnato), giacch sono prodotte in assenza di attrito e di un atto che di per s dovrebbe incidere una superficie (i due criteri, lattrito e lincidere, infatti, sono il presupposto grafologico della pressione). E ben ovvio che tali scritte siano scrittura: il dato si impone da s. Di conseguenza sono parzialmente grafologabili. Ne discende, in modo incontestabile, che la pressione non un costitutivo della scrittura (dimostrer che indica solo laspetto teleologico). In altre parti del lavoro, argomenter che la pressione non pu essere considerata neanche la terza dimensione della scrittura.

Per altro verso, che tali scritte costituiscano delle grafie si impone come incontestabile, stante i criteri dettati dal simbolismo oggettivo: non vi dubbio alcuno che esse siano un atto comunicativo che si avvale di simboli grafici. Siamo giunti ad unaltra conclusione: dal punto di vista del simbolismo oggettivo, la pressione non un costitutivo della scrittura. Dunque, ricapitolando, gli elementi base della scrittura, intesa come atto comunicativo, sono: 1) la forma, che preferisco definire geometria; 2) il movimento; 3) linsieme delle sensazioni che sono trasmesse dalle masse grafiche e dai moti, che preferisco condensare nel termine di fisionomia.

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A questo punto, si reputa necessario introdurre brevemente la fisionomia, cosa della quale mi occupo nel prossimo paragrafo. La fisionomia
Tratter brevemente della fisionomia e della sua importanza, ma anticipo che, sorprendentemente, ci imbatteremo nuovamente in Moretti.

In ogni grafia linsieme assume sempre dei lineamenti specifici. E alla portata dellosservazione empirica di chiunque, infatti, la constatazione che ogni scrittura diversa da ogni altra. Ne che possibile ravvisare in ci un parallelismo con la variet infinita dei lineamenti umani ed per tale ragione che reputo utile definire linsieme gi descritto con il termine di fisionomia, che rende bene il concetto insito nella metafora qua apportata. Ne deriva unaltra conclusione: dal punto di vista del simbolismo oggettivo, l dove c una forma esiste una fisionomia. Ma si pu anche aggiungere che anche il moto ha in s un imprescindibile elemento fisionomico. Ed ancora: dal punto di vista del simbolismo oggettivo la fisionomia senza dubbio il costitutivo pi incisivo. In effetti, chiunque riconosce una persona prima ancora di riuscire ad osservare il colore dei suoi occhi, il disegno della sua bocca, ecc.. Analogamente, chiunque riconosce una scrittura nota al primo sguardo, senza aver il tempo di distinguere la forma delle singole lettere e le qualit peculiari del movimento grafico. La fisionomia grafica, inoltre, sicuramente lelemento che meglio condensa laspetto analogico dellintera scrittura: ad esempio, ad una fisionomia tesa corrisponde un soggetto teso sia nella postura sia nellandatura, ad una fisionomia floscia corrisponde un soggetto senza spina dorsale, con evidenti indici di ipotonia sia nellaspetto sia nelle caratteristiche di moto.

Fig. 10

Grafia di una donna di 40 anni, con evidente fisionomia adolescenziale (secondo i criteri propri che si attribuiscono a questo periodo anticipo che il modello grafico attuale perseguito dai ragazzi e dalle ragazze, che basato su Squadrata, annulla sia la fisionomia relativa allet sia quella relativa al genere, mentre in questa scrittura ben evidente una forte connotazione femminile, ribadita anche da Flessuosa).

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Il parallelismo con linfinita variet dei lineamenti umani, inoltre, suggerisce che ogni grafia dovrebbe avere una fisionomia sessuata, corrispondente al genere del soggetto scrivente. Lo stesso discorso si impone per let. In effetti, lesperienza dimostra che le grafie hanno un sesso ed unet, cosicch assumono particolari connotazioni le grafie: femminee e mascoline (le prime appartenenti a maschi, le seconde a femmine), immature (appartenenti ad adolescenti o ad adulti), infantili ed adolescenziali (se appartenenti ad adulti, fig. 10), giovanili (se in persone avanti con let), ecc... Dunque, riassumendo, dal punto di vista oggettivo la grafologia studia la grafia, intesa come un unico composto di geometria, movimento e fisionomia. In prima approssimazione si pu sostenere che la fisionomia non indipendente dai primi due, vale a dire che senza geometria e senza movimento non vi fisionomia, il che ovvio. Ci nonostante, si impone che la fisionomia una caratteristica ineliminabile di ciascuno degli altri due costitutivi. In altre parole, ad esempio, se poniamo che dove c una forma c anche una fisionomia, dobbiamo porre per vera anche la relazione inversa (in coerenza con la teoria degli opposti): una fisionomia evoca una geometria ed un moto, entrambi ricavati per analogia. Deve essere senza dubbio cos, perch si impone da s e senza bisogno di essere commentata, unaltra conclusione: sul piano del simbolismo oggettivo si constata che ogni fisionomia evoca almeno unemozione (o unazione), vale a dire un elemento immateriale. Allinverso: ogni emozione ed ogni azione evocano una fisionomia, la quale a propria volta pu essere rappresentata in aspetti di forma e di moto. Si perviene alla conclusione di cui sopra ragionando nel modo che segue: 1) ogni fisionomia produce una o pi emozioni, di modo che possiamo condensare le seconde nella prima (ad esempio, la tristezza si condensa in una fisionomia triste, la gioia si condensa nella fisionomia corrispondente); 2) di conseguenza, allinverso, quando si opera un riferimento diretto ad unemozione si definisce, su base analogica, anche la fisionomia evocata dalla stessa; 3) ogni emozione (come si vedr meglio) pu essere rappresentata anche in aspetti di moto e di forma. Un analogo discorso si impone per unazione, vale a dire per un qualsiasi comportamento, per la semplice ragione che ogni comportamento evoca unemozione. Ed a questo punto che si riscopre Moretti! Si osservi, a pag. 564 del Trattato, dopo che nelle pagine precedenti ha definito il coraggio, Moretti riferendosi a colui che non teme il pericolo, scrive: Se dovessimo impersonare la prima specie di coraggio, noi vedremo che chi lo ha, si presenta eretto, quasi impettito, con lo sguardo, pi che acceso, sprezzante e sicuro, con un incesso fermo e grave, con la parola espressa a moti secchi ed estremamente laconici. Da ci, inoltre, lautore fa corrispondere latteggiamento dei muscoli e da questultimo una geometria (nella fattispecie, le aste rettilinee) dalla quale ricava il segno grafologico corrispondente (Aste rette).

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Il passo di cui sopra (che ribadisce quanto gi discusso in precedenza) illuminante e risolutivo: si pu notare come unemozione, che di per s un elemento immateriale, pu essere tradotta in geometria e moto. Ed anzi, vi di pi: se si immagina una persona timida (ovvero, dalla quale traspare manifesta lemozione della timidezza), ci prefiguriamo una mimica, una postura ed un andamento corrispondenti. Allinverso, possiamo ammettere che un bravo pittore sappia certamente disegnare una persona o una qualsiasi forma che ci rimandano la sensazione della timidezza. Ma la scrittura non un disegno, perch un atto che avviene in automatico. Di conseguenza, se impartissimo a cento scriventi il comando di conferire alla loro grafia una fisionomia timida, si pu scommettere che la maggior parte di loro fallirebbe. Le cose, tuttavia, non migliorerebbero se chiedessimo alle stesse persone di cui sopra di redigere anche una sola lettera timida. Si troverebbe a mal partito anche il pittore dellesempio precedente. Perch? Perch la timidezza, come qualsiasi altra caratteristica fisionomica, come visto, contiene in s un elemento immateriale di difficile se non di impossibile formalizzazione nella scrittura. Si pu proseguire osservando che, quasi sempre, la fisionomia non neanche dissimulabile a meno di non essere un grande attore. Ad esempio, di norma, una persona triste ben difficilmente potr dissimulare ci che prova, perch anche se si sforzasse di apparire allopposto non riuscirebbe a camuffarsi allocchio di un attento osservatore. Nella scrittura, poi, alcune caratteristiche fisionomiche sono di impossibile imitazione e, dunque, spesso anche di dissimulazione. Ad esempio, la rozzezza non pu essere assolutamente imitata, n pu essere dissimulata, neanche se lo scrivente interessato si sforzasse di redigere in modo accurato (vedi fig. 12). Allinverso, non pu essere imitata neanche la caratteristica opposta della rozzezza, vale a dire la finezza. Del resto, che alcune caratteristiche fisionomiche siano di impossibile imitazione e di dissimulazione si impone da s, stante laspetto immateriale delle stesse. Ma se unemozione e unazione evocano una fisionomia, perch allora reputo opportuno differenziarle? Perch la grafologia, in primo luogo, si fonda sullo studio della forma, vale a dire della geometria. In altre parole, se vero che le emozioni e le azioni evocano le fisionomie corrispondenti, pur vero che queste sono studiabili dalla grafologia perch possono essere tradotte anche in aspetti di forma. In secondo luogo, ogni fisionomia evoca una pluralit di emozioni o di azioni. Una geometria avente fisionomia timida, ad esempio, evoca la timidezza, linsicurezza, la vulnerabilit, la cautela, lincertezza, lintroversione, la sensibilit, nonch le azioni analoghe, ecc Ma non vera la relazione inversa, ossia una fisionomia insicura, ad esempio, pu anche non evocare la timidezza o unazione timida.

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Fig. 11
Grafia con evidente fisionomia timida e preadoloscenziale. Si assume che questa fisionomia non sia assolutamente riproducibile ad arte, neanche in singole lettere (si notino gli ingrandimenti). Si tratta di unosservazione che ha unenorme ricaduta nel campo peritale. Il che, per, su un altro piano, implica che il grafologo debba possedere una adeguata competenza diagnostica estimativa: il che pone dei problemi di natura teoretica, nonch la delicata questione della formazione (si insiste sul ruolo delle esercitazioni. Da questo punto di vista, non esistono scorciatoie; un maestro del calibro di Lamberto Torbidoni sosteneva: analisi, analisi ed analisi).

Ed ancora: poich una persona pu essere sicura in un ambiente relazionale e prepotente in un altro, posto che la scrittura riassuma la pluralit dei comportamenti dello scrivente, ne deriva una nuova conclusione, gi peraltro indirettamente anticipata: in buona sostanza, dal punto di vista del simbolismo oggettivo, il contesto grafico coincide con linsieme delle fisionomie pi incisive che lo contraddistinguono: ne d una prova lo stesso Moretti (vedi finestra, Moretti, il contesto grafico e la fisionomia, di fig. 13). Ma se la fisionomia evoca delle emozioni e delle azioni, vale a dire delle caratteristiche immateriali, ci implica unaltra decisiva conclusione: dal punto di vista del simbolismo oggettivo la fisionomia si pu apprezzare solo su base diagnostica estimativa. Ci ha delle ripercussioni enormi, poich chiama in causa la delicata questione dellinsegnamento della grafologia, soprattutto, ma non solo, in campo peritale. Posta la centralit della fisionomia, tenendo conto di tutto quanto sinora argomentato, logicamente ne discende una ulteriore conclusione: il grafologo che sa diagnosticare la fisionomia ha le chiavi interpretative17 per esprimere, in autonomia, alcune valutazioni psicologiche relativamente ad un insieme vasto di oggetti e\o di fenomeni. Ad esempio, la voce (o meglio la prosodia), il volto, landatura, il linguaggio corporeo, il disegno, lo scarabocchio, un quadro, una scultura, ecc..
17 Avere le chiavi, ovviamente, non implica necessariamente che attualmente sappiamo analizzare psicologicamente tutti i fenomeni o gli oggetti elencati nel testo (ovviamente, un discorso a parte si impone per lo scarabocchio ed il disegno infantili, rispetto ai quali esistono gi studi grafologici). Si vuole affermare solamente che si intravedono alcune ipotesi di ricerca grafologica. Se fosse possibile, come sul piano logico sembra plausibile, ad esempio, risalire dalla scrittura allandatura dello scrivente, allora si potrebbe operare nel senso inverso. In pratica, come ho gi anticipato in unaltra nota, quasi sicuramente un giorno scopriremo che le ragioni scientifiche di Moretti, basate sullatto della scrittura (considerate in s e per s, ovvero privandole delle argomentazioni di natura medica o psicologica, che sono peraltro anche datate) sono assolutamente attuali e gravide di innumerevoli implicazioni grafologiche.

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Fig. 12

In questa scrittura di un uomo adulto (laureato) sono ben evidenti pi aspetti fisionomici relativi allaspetto sessuato, allet grafica, alla sicurezza del tracciato, ecc Gi a questo livello, il grafologo ha dei criteri orientativi di enorme rilievo che gli consentono di comprendere la natura dellambiente grafico che sta esaminando. Per altro verso, si pu notare che gran parte delle indicazioni che ci vengono fornite dalla fisionomia non trovano un riscontro nella semeiotica grafologica: il che pone pi di un problema, che in questa sede non reputo trattare (per unesigenza di incisivit argomentativa). Posta la sindrome fisionomica di cui sopra, si comprende il ruolo che assume uno dei segni dominanti della grafia, che costituto da Squadrata. Dunque, il tema di questa scrittura dato dalla sindrome Squadrata + linsieme della fisionomia, ovvero dal fatto che il primo cerca di occultare il secondo. Si noti, inoltre, che nonostante lo sforzo di accuratezza, in termini di compitezza, di studio (la grafia per non Accurata, stando ai criteri voluti dalla semeiotica) e di ammanieramento, la scrittura rozza e non estetica. Si presti attenzione anche ai tremiti che sono diffusi ovunque: la grafologia tradizionale li riferisce allo sforzo di accuratezza che inibisce completamente il moto (la grafia assai lenta) e che coarta il ritmo. Nellottica della nuova grafologia questi tremori dovrebbero essere determinati anche dal fenomeno opposto: cura grafica (con assenza di Accurata) e moto fiacco e lento (ovvero non rallentato). In effetti, in altre parti del lavoro, si dimostrer che le cose stanno veramente cos: si tratta di un fenomeno inedito, che desta molta preoccupazione.

Nei prossimi anni, la ricerca grafologica dovr incaricarsi di approfondire i punti di cui sopra, anche alla luce di precisare ci che costituisce una fisionomia immutabile e ci che invece rappresenta una fisionomia momentanea, ovvero fuggitiva, oppure una fisionomia storicizzata. Per precisare le definizioni di cui sopra, si pu operare un parallelo con il volto di un individuo, cos come ci appare in una serie di foto che lo ritraggono da quando aveva pochi mesi sino allet della vecchiaia: 1) In ogni foto esiste un elemento di natura fisionomica che resta immutabile, e tale che appartiene solo a quellindividuo; 2) Ferma la costanza della fisionomia di cui sopra, nel corso degli anni si notano pi cambiamenti, inizialmente evolutivi, poi involutivi, che mutano in modo significativo il volto; 3) In ogni periodo della vita della persona ritratta, le singole foto evidenziano un volto che pu essere atteggiato in modo vario (ad esempio, gaio, triste, spensierato, pensoso, ecc..). La questione di enorme rilievo, soprattutto nel campo delle perizie grafiche. In prima battuta sembrano imporsi alcune fisionomie di natura estetica, di impossibile dissimulazione ed imitazione: la finezza, la levigatura, la grossolanit, la rozzezza, la scheletricit e lipotonia.

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La geometria, la lettera e la centralit del tratto rettilineo


Anche in questo caso si opera un progresso, perch si portano a sintesi concetti largamente condivisi, per approdare a nuove ed importanti acquisizioni. Ne derivano tre conclusioni, entrambe desunte dal simbolismo oggettivo: 1) su un piano teorico, si impone che in grafologia sia da preferire un metodo basato sulla lettera (come quello morettiano) piuttosto che sullintera scrittura; 2) un metodo che si basi sulla lettera deve di necessit scendere a studiare le singole prassie; 3) partendo dallosservazione dei gesti pi elementari viene naturale chiedersi se, sul piano teorico, sia possibile ipotizzare un tratto minimo, generatore dellintera scrittura. In effetti, si dimostrer che veramente possibile ipotizzare la presenza di un tale tratto, che definisco primogenito. In altre parti del lavoro, poi, dimostrer che il tratto primogenito deve effettivamente e necessariamente esistere, con delle propriet sue di eccezionale valore (psicologicamente totovalenti).

Secondo il simbolismo oggettivo, si impone che lelemento comunicativo minimo la lettera (il grafema). Dunque, senza il grafema non vi scrittura e senza la scrittura non vi potrebbe essere la grafologia. Di conseguenza, sempre secondo il punto di vista del simbolismo oggettivo, per capire unintera scrittura in primo luogo (e in prima approssimazione, come si vedr) si deve comprendere la singola lettera. Analogamente il processo di comunicazione verbale inizia con la fase dei vocalizzi e, prima dellavvento del metodo globale, si insegnava a leggere e a scrivere partendo dallapprendimento delle singole lettere, con il metodo fonetico - sillabico. Certamente il compito della funzione comunicativa della scrittura si dovrebbe risolvere in unesposizione logica, coerente e funzionale di parole e frasi. Di conseguenza si potrebbe concludere che ogni singolo elemento dellatto comunicativo vada valutato tenendo presente linsieme dellintera scrittura. Ma cos facendo, diremmo una cosa giusta solo in parte. Insomma, unosservazione che in primo luogo si concentrasse sullinsieme della scrittura sarebbe interessata, pi o meno consapevolmente, ad esprimere un giudizio di valore sulla bont dellintero atto comunicativo. Di conseguenza, valuterebbe ogni dettaglio, ivi comprese le singole lettere, sulla base di quel giudizio di valore. In altre parole, il grafologo che operasse in un tale modo valuterebbe lo scrivente sulla base di un giudizio di validit sociale, ovvero non potrebbe sfuggire dalle insidie di un pregiudizio. Ci che pi conta, dal punto di vista del simbolismo oggettivo, che ogni singolo momento della scrittura in s un atto comunicativo. E questo atto comunicativo eseguito da uno scrivente. Dunque, una grafologia che ponesse al centro della propria osservazione la lettera non interessata a chiedersi quanto lo scrivente valga, ma si pone il problema di capire chi colui che scrive. Tuttavia indubbio che ogni singola lettera subisce dei condizionamenti dovuti ad esigenze di ordine comunicativo, in quanto ogni lettera dovrebbe avere una foggia determinata secondo il modello appreso sui banchi della scuola, riconoscibile da chiunque. Ed inoltre, allinterno della parola, ogni singola lettera condizionata da quella che la precede e da quella che verr dopo di essa.

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MORETTI, IL CONTESTO GRAFICO E LA FISIONOMIA


Moretti non ha una teoria del contesto grafico. Ad esempio, da questo punto di vista non sorprende che egli non definisca neanche le categorie (del tipo: rigo, calibro, aste, ecc..) che pure sarebbero state utili (tanto vero che sono state introdotte dai suoi discepoli, ad iniziare da Torbidoni e Palaferri). Si deve supporre che egli non abbia voluto introdurre criteri che potessero indebolire la centralit della lettera. Un indebolimento su questo piano, infatti, avrebbe potuto relativizzare la centralit di Curva e di Angolosa, nonch di segni altrettanto fondamentali, quali il Largo di lettere, il Largo tra lettere e il Largo tra parole. Nello stesso tempo, in Moretti fondamentale il metodo, vale a dire la quantificazione decimale dei segni, la definizione del segno dominante, le combinazioni, ecc.. Dunque, volendo azzardare una spiegazione, si pu sostenere che Moretti non definisce il contesto grafico e le categorie grafologiche per una forte esigenza di coerenza e di coesione metodologica. Del resto, volendo essere rigorosi, non proprio vero che non si sia occupato del contesto grafico. Se ne occupato, ma da un punto di vista del tutto originale: i quattro temperamenti, infatti, sono uno strumento efficace ai fini della definizione dei dinamismi fondamentali della scrittura. Non un caso che Lamberto Torbidoni insista molto sui temperamenti, che utilizza come criterio guida dellanalisi grafologica (ad esempio, si consultino le analisi di personalit che corredano il libro Grafologia testo teorico pratico, che il lettore trover citato in bibliografia). Ci nonostante, i temperamenti (che sono pi incidenti in taluni applicativi, basati sullanalisi dei tratti psicologici, e meno in altri ambiti sempre di interesse grafologico) sono insufficienti, come lo stesso Torbidoni riconosceva tranquillamente (ho avuto la fortuna di assistere ad alcune sue lezioni). Ci che interessante, costituito dal fatto che ogni grafologo, in modo inconsapevole, definisce il contesto grafico su base fisionomica e che, inoltre, interpreta le fisionomie su base analogica. In altre parole, quando pongo al centro del contesto grafico la fisionomia, opero un progresso, perch formalizzo pratiche che gi sono alla portata di tutti (o quasi). Ma c di pi. Una lettura attenta delle numerosissime analisi di Moretti dimostra che la sua abilit grafologica portentosa si basava quasi unicamente sulla penetrazione psicologica dellintera fisionomia grafica (ho gi scritto che Moretti era ben superiore al proprio metodo) e ci spiega a sufficienza come mai a volte nelle sue analisi siano citati dei segni che non trovano effettivo riscontro nelle grafie in esame (secondo alcuni per, sarebbero stati aggiunti successivamente da Luisetto). Nel merito, esempi incisivi del modo di operare di Moretti si hanno in quelle grafie che Palaferri ha inteso formalizzare nel segno Gettata via, cos come si avr modo di sincerarsi leggendo le didascalie che corredano le grafie che seguono (le scritture e le didascalie sono tratte dal Dizionario grafologico morettiano, di N. Palaferri).

Fig. 13

Moretti commenta: donna di grande attivit [] portata a darsi allazione largamente [], intensamente (Profusa) sicch ha bisogno di riprendere fiato per non esaurirsi [], portata a lanciare lazione come si pu lanciare un proiettile nel campo nemico per ottenere se non altro lo scompiglio.

Moretti commenta: la tendenza ultrapotente allammassamento delle idee e delle azioni, conseguenza della voglia di sbrigarsi per passare ad altro, viene espressa dalla scrittura che ha poca distanza tra parole (mancanza di ragionamento), che Gettata via (inconsiderazione).

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Siamo giunti, dunque, ad unaltra conclusione: dal punto di vista del simbolismo oggettivo, anche lelemento minimo della scrittura non esente da condizionamenti. In altre parole, i condizionamenti sono inevitabili, tanto vero che, in altra parte del lavoro, dimostrer che essi dal punto di vista grafologico sono programmati biologicamente. Si tratta di un processo che induce obbligatoriamente ad introitare delle conformazioni, a partire necessariamente dallovale18, ma di tutto ci scriver a tempo debito. A questo punto, si pu sostenere che se per un verso un metodo di osservazione che si basi (ovviamente non in modo esclusivo) sulla lettera , nellottica grafologica19 , senza dubbio da preferire ad un altro che valuti in via prioritaria il contesto dellintera scrittura20 , da un altro si necessita di scendere a livello dellelemento minimo della scrittura. Ovvero, necessario scendere al livello del gesto elementare che, adattandosi di volta in volta, secondo la natura dellatto comunicativo, d vita ad ogni conformazione letterale. Il tutto, dal punto di vista del simbolismo oggettivo, si giustifica in base al fatto che ogni singola lettera frutto di pi tratti elementari, definiti anche prassie. Latto comunicativo, inoltre, interessa anche i tratti di collegamento delle lettere, nonch i gesti accessori delle stesse (i ricci). Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, dunque, in ogni segmento della scrittura si deve necessariamente esprimere lintima essenza di colui che la redige, ossia lIo. Ne che, sul piano concettuale, dovrebbe essere possibile isolare lelemento minimo della grafia per scoprire la vera natura dellIo, libera dai condizionamenti adattamenti che latto comunicativo proprio dello scrivere (vale a dire del vivere, dello esprimersi e del relazionarsi) le impone. Tale elemento minimo, quindi, dovrebbe costituire il minimo comune multiplo di tutti i segni grafologici, giacch in ognuno di essi sempre presente lIo. Ma se tutti i segni grafologici nascono dal soggetto, ossia dallintima natura di questi (lIo) fisiologicamente obbligata ad adattarsi alle esigenze comunicative, ne deriva che ogni segno grafologico condensa il modo in cui il soggetto, per effetto delle esperienze evolutive, ha elaborato il proprio stile comunicativo, vale a dire la propria organizzazione di personalit. Cosicch, allinverso, poich in ogni segno si esprime anche il vissuto, se si intende isolare loriginaria e specifica natura soggettiva si impone che occorre osservare lelemento minimo della scrittura. In ultimo, si impone che ogni grafia dovrebbe avere un elemento minimo diverso da quello del complesso delle altre, giacch si assume per dato che ogni individuo diverso da un altro. Sul piano
Ancora una volta si riscopre Moretti, il quale raccomanda di prendere in considerazione, sebbene non in maniera esclusiva, le lettere o ed a ai fini di individuare segni grafologici fondamentali del suo metodo, quali: Curva, Angoli A, Angoli B e Largo di lettere.
18

Naturalmente, posto che la grafologia studi la scrittura per comprendere lo scrivente nella sua individualit. Per essere pi chiari: una grafologia che partisse dal contesto dellintera scrittura, valuterebbe lo scrivente rispetto al parametro di chi egli sia diventato per effetto delle esperienze evolutive, non rispetto a quello di chi invece avrebbe potuto essere.
19

Non c dubbio che debba essere cos: quando si parte dellosservazione dellintero, infatti, inevitabilmente si conferisce pi enfasi al compito eseguito che non allautore dello stesso.
20

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del simbolismo oggettivo, questultima affermazione trova fondamento nellovvia constatazione che ogni individuo, pur nei limiti imposti dallesigenza di adattamento propria dellatto comunicativo, esegue le singole lettere in un modo del tutto unico. Di conseguenza ben intuibile quanto sia arduo isolare ci che differenzia un elemento minimo dal complesso di tutti gli altri, cosicch si pu facilmente convenire che tale operazione impossibile. Ne discende che la grafologia (e tutte le altre scienze umane) non pu osservare direttamente loriginaria natura soggettiva (in altre parti del lavoro si scriver che il tratto progenitore non studiabile), ma solo come questa si manifesta. In altre parole, non possibile isolare la natura originaria dal vissuto, giacch questo prende avvio (logicamente) gi a partire dal momento del concepimento, vale a dire dal momento in cui generata la vita. Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, dunque, la ricerca dellelemento minimo della scrittura va intesa come unoperazione concettuale indispensabile, ma ai soli fini teorici, oggettivi, soggettivi e logici. Secondo la geometria, il gesto pi elementare dovrebbe essere il punto, che simbolicamente rappresenta lorigine e linizio (ma anche lelemento costitutivo di ogni cosa). Poich la scrittura implica un moto verso destra (come a dire che luomo concepito per espandersi), ne che possiamo assumere che lelemento minimo della scrittura un segmento di retta. Di per s il tratto in questione dovrebbe avere una direzione orizzontale (si tratta di una prima approssimazione, perch una linea orizzontale richiede il concorso dellinterazione di pi forze). Necessariamente la lunghezza di tale segmento dovrebbe essere determinata da una molteplicit di fattori che interagiscono tra loro, quali gli elementi innati legati allenergia e alla vitalit, nonch alla spinta estroversiva. In altre parole, tale tratto sia frutto dellinnato sia del vissuto, ossia delle esperienze evolutive, e dunque rappresenta lIo colto nel suo momento storico esistenziale. Ci nonostante si reputa utile definirlo come tratto primogenito, ad indicarlo come il primo impulso grafico di ogni scrivente, colto nel momento di avvio dellatto della scrittura, ma non solo. In realt, infatti, limpulso grafico si rinnova costantemente per tutto latto della scrittura, in ogni carattere alfabetico e nei collegamenti tra gli stessi, cosicch in seguito sar possibile parlare di ovale primogenito, di traiettorie e di moti intimi. Ovviamente il tratto primogenito si deve adattare alle esigenze proprie della scrittura (aspetto che precisa il carattere finalizzato del gesto a restituire lelemento funzionale ai fini comunicativi), cosicch si comprende che in ogni singolo momento dello scrivere il soggetto costretto ad interagire con il simbolismo spaziale e con il simbolismo grafico, che a loro volta, come gi visto, costituiscono dei sotto insiemi del simbolismo oggettivo. La linea, dunque, subisce processi di trasformazione in termini di espansione o di contrazione, secondo le esigenze dellatto scrittura ma anche a secondo del modo in cui lo scrivente interagisce con i precitati simbolismi. Ne che i simbolismi, evocati dallelemento funzionale insito in ogni tratto grafico (ossia nel gesto finalizzato), modellano la geometria.

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Essendo la grafia linsieme di una molteplicit di compiti, grafologicamente vale a dire di funzioni psichiche, i singoli gesti grafici non possono avere la stessa valenza di significato. Un conto, infatti, tracciare unasta, un altro effettuare un filetto di collegamento tra due lettere, cosicch la prima non pu avere lo stesso significato del secondo: sono coinvolti funzioni e simbolismi diversi, infatti. Fermo quanto sopra, tuttavia, sulla base del simbolismo oggettivo si deve necessariamente ammettere che due gesti che hanno un elemento geometrico in comune debbono necessariamente avere un minimo comune multiplo di significato (figg. 12, 13 e 14). Ad esempio, un segmento di retta pu essere di volta in volta definito: lato, bordo, confine, ecc.. , ma indubbio che lo stesso rimanga inalterato nella sua vera intima essenza. Di conseguenza, allinverso, un lato, un bordo ed un confine hanno un significato in comune, costituito dal significato che appartiene al segmento di retta. Ci ovvio e non abbisogna di ulteriori argomentazioni. Dal tratto primogenito che ha un andamento rettilineo, costretto ad adattarsi alle esigenze dello scrivere e ad interagire con i simbolismi, derivano il tracciato concavo e quello convesso e di conseguenza ogni elemento grafico, come in seguito si dimostrer (Cfr. nel paragrafo Il presupposto evolutivo e lambivalenza primaria). In prima approssimazione, dunque, si pu sostenere che tutti i segni grafologici sono una particolare combinazione di tale tratto primogenito. E ovvio che esso contiene limpronta dellIo e ci vale a dire che lIo (naturalmente) si manifesta in ogni momento della scrittura. Ogni elemento della scrittura, dunque, una particolare foggia del tratto primogenito, ossia del tratto rettilineo. Si consideri, ad esempio, lovale, inteso non come la conformazione ellittica contemplata dai matematici, ma quale elemento costitutivo della scrittura: qualora fosse perfettamente rotondo, con opportuni accorgimenti, potrebbe essere trasformato in un segmento rettilineo (allinverso, collegando tra loro gli estremi, un segmento rettilineo pu essere trasformato in un circolo perfetto). A titolo di esempio di quanto espresso in precedenza, dallultima affermazione deriva che tutte le conformazioni che hanno un andamento rettilineo debbono avere un minimo comune multiplo di significato con le forme che sono contemporaneamente rotonde e tese, e viceversa. In ultimo, se il simbolismo oggettivo perviene sino al punto di considerare il tratto che ho definito primogenito, ne che lo stesso simbolismo interessato a studiare ogni millimetro di una qualsiasi scrittura, certo del fatto che in ogni segmento si deve necessariamente rivelare la natura dello scrivente. Il movimento
Ci interessano tutti i parametri del moto: velocit, conduzione del gesto, continuit, ritmo, ecc. Ci interessa anche e soprattutto la vezione, ossia la natura introversiva o estroversiva della traiettoria. Della massima importanza, infine, un concetto che sar ripreso in altre parti del lavoro e che desunto dallo stesso Moretti: poich il movimento attivit ed intuizione, e siccome, come si vedr, ogni segno grafologico ha un suo specifico movimento, gi a questo livello si pu anticipare che ogni segno lotta a suo modo per ottenere il trionfo di s.

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Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, per scrivere la mano deve necessariamente muoversi, di modo che la geometria (i caratteri alfabetici ed i loro collegamenti) viene a delineare la traiettoria del moto, che una caratteristica intrinseca ed essenziale dello stesso, la quale a sua volta finalizzata secondo le esigenze proprie della scrittura. Di conseguenza si deve assumere che non pu darsi grafia senza movimento, eppure si danno grafie che appaiono proprio statiche, tanto la mano si muove lentamente. Stando alla meccanica dello scrivere, dunque, anche nelle grafie pi lente il movimento ineliminabile e non potrebbe essere altrimenti, perch muoversi equivale a vivere. Nelluomo, del resto, tutto in movimento, basti pensare alle funzioni fisiologiche, oppure al pensiero e alle emozioni. E daltra parte gi ci noto che ogni azione ed ogni emozione hanno un proprio livello di moto. Sul piano del simbolismo oggettivo, poich la scrittura deve procedere inesorabilmente da sinistra a destra, da un inizio rigo ad un fine rigo, ne che landare, ossia il procedere verso destra, una condizione ineliminabile della grafia. Del movimento interessano il livello della velocit lentezza, il ritmo o la monotonia, la conduzione del moto (ad esempio, fluidit, flessuosit, inceppo, dinamismo, freno, controllo, libert, impulsivit, ecc..) e la continuit o meno dello stesso. Interessa anche e soprattutto la vezione che, nellaccezione che ne do, una caratteristica ineliminabile di ogni propriet psicologica. Da questo punto di vista, le traiettorie possono essere introversive (moti che si dirigono a sinistra, oppure moti che spingono la libido nellinteriorit, come nel caso della dimensione letterale piccola) o estroversive (moti che si dirigono a destra, oppure che esteriorizzano la libido, come nel caso della dimensione letterale grande). Tra le due vezioni principali, si collocano i moti aventi vezione diagonale (della cui natura mi occuper in altre parti del lavoro) e quelli che hanno una vezione perpendicolare come, ad esempio, le aste. I gesti aventi una fisionomia tesa e geometria rettilinea, infine, hanno sempre una vezione che contemporaneamente introversiva ed estroversiva, dovunque allocati, come meglio si vedr in altre parti del lavoro (ad esempio, quando si tratter nuovamente del tratto primogenito). In linea generale, sul piano del simbolismo oggettivo, si ha che qualsiasi tipo di movimento attivit, intuizione, vivacit ed emotivit. Dato che il moto un elemento ineliminabile, ne che anche ogni segno grafologico, in quanto una parte formalizzata della grafia, deve avere un proprio specifico moto. Di conseguenza esso ha anche una sua specifica attivit ed un suo livello intuitivo, secondo i significati che gli sono propri (Cfr. Moretti, pag. 19). A titolo di esempio, Lenta pigra si adopera per non fare nulla e allo scopo intuisce (in realt si tratta di un processo del tutto istintivo) come ottenere il proprio scopo, mentre per Veloce si danno le indicazioni opposte.

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ESEMPI DI RAGIONAMENTO OGGETTIVO

a) h) g) f) e) d) b) c)

Tutti questi gesti sono una diretta derivazione dellantico tratto primogenito e di conseguenza, oggettivamente, debbono avere in comune un medesimo significato. Si perviene alla stessa considerazione osservando che i tratti in questione hanno la stessa fisionomia e la stessa geometria. I significati che la grafologia tradizionale assegna loro, dunque, derivano dal fatto che i gesti differiscono nellaspetto di moto (precisamente nella vezione dello stesso), nella funzione comunicativa della scrittura coinvolta e nei simbolismi che ciascuno di loro evoca. In particolare, la figura schematizza i seguenti segni: a) Aste rette; b) Ricci mitomania del I tipo (nellinclinazione, ovvero nella vezione del moto, in parte vi dovrebbe corrispondere anche Pendente); c) Ricci del soggettivismo;

d) combinazione di Ricci soggettivismo pi Ricci mitomania del III tipo; e) Aste rette nella zona inferiore, oppure Ricci mitomania del III tipo; f) Ricci nascondimento + Ricci mitomania del III tipo; g) Segno non ancora definito e che dovrebbe rappresentare lopposto di Ricci soggettivismo (soggettivismo rivolto contro lIo, vale a dire che il punto di vista dellaltro assunto come criterio inappellabile per censurare lIo - vedi anche quanto scrivo a proposito di Ricci spavalderia nel prossimo capitolo) ; h) Segno ancora non definito e che dovrebbe rappresentare uno dei possibili opposti di Ricci della mitomania (la distorsione della realt avviene non sulla base di quanto ci si aspetta che possa succedere, ma sulla base di quanto si crede sia gi avvenuto - In parte, nella vezione del moto, vi dovrebbe corrispondere Rovesciata). Tutto quanto sopra, inoltre, potrebbe essere notevolmente arricchito se fosse combinato con il significato proprio del tratto primogenito (che definir pi avanti) e se fosse interpretato anche alla luce della teoria degli opposti. Gli esempi di questa figura ed altri che ho presentato o che presenter, dunque, tendono a ridurre i fenomeni complessi in gesti elementari (un po come avviene nel calcolo algebrico), di modo che sia possibile ricostruire, oggettivamente, una teoria della scrittura (vale a dire del modello calligrafico, della scrittura corrente individuale e dei singoli segni grafologici). Su questa base possibile anche elaborare una teoria della ricerca grafologica in grafologia (va da s, ovvero oggettivamente, che la ricerca grafologica dovrebbe esercitarsi solo in grafologia nel merito, avr modo di scrivere nel prossimo capitolo) e della definizione delle caratteristiche psicologiche. Ad esempio, ragionando appena un po, ci si rende conto che il gesto f di questa figura anche un possibile opposto del riccio di cui in b. Considerando b, dunque, si perviene alla conclusione che f , soggettivamente considerato, deve costituire lindice grafico grafologico di colui che si occulta (perch un suo costitutivo il Riccio del nascondimento) perch deve costantemente premunirsi contro leventualit che possa provare vergogna. E mitomania, ma una mitomania alla rovescia (ossia allinverso di b), in quanto il soggetto ritiene che gli altri lo spiino costantemente (infatti, in b avviene esattamente il contrario). Dunque,dal punto di vista soggettivo, la fabulazione del tratto f consiste nel rimuginare ossessivamente sulle azioni dellIo ( ovvio, f lopposto di b e, dunque, esegue gli stessi gesti di b ma con polarit invertita), perch questultimo teme che gli altri possano coglierlo in fallo. Si sarebbe pervenuti allo stesso risultato ragionando, oggettivamente e soggettivamente, sulla vergogna e sulla differenza tra questa ed il sentimento di colpa. In pratica, lesempio dimostra che si ha una teoria (su basi oggettiva e soggettiva) sui sentimenti della colpa e della vergogna.

Fig. 14

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ESEMPI DI RAGIONAMENTO OGGETTIVO

Fig. 15

Per quanto possa sembrare strano, pure possibile dimostrare in modo inconfutabile che tutti i gesti evidenziati hanno un minimo comune multiplo di significato. Ci si deve al fatto che condividono la fisionomia tesa ed attillata e che, tranne in un caso, condividono anche la stessa geometria (costituita dal tratto rettilineo). Entrambe le caratteristiche, come si vedr in altre parti del lavoro, debbono appartenere al tratto che ho definito primogenito. Sono osservazioni come queste, trasformate in universali, basate su gesti elementari, ovvero sul simbolismo oggettivo, che conferiscono logicit, coesione e credibilit ad un intero sistema grafologico. Queste osservazioni, inoltre, si basano sullesistente (ovvero sui significati attualmente attribuiti ai segni implicati) e di conseguenza operano un progresso. Potrei facilmente dimostrare, infine, che, sulla base dei criteri sopra evidenziati e poco altro ancora (ad iniziare dalla teoria degli opposti), si possono spiegare tutti i segni grafologici, con argomenti desunti unicamente dalla grafologia.

La logica vorrebbe che illustrassi i costitutivi dal punto di vista soggettivo: lo far dopo il prossimo paragrafo, perch ho bisogno di approfondire ulteriormente il simbolismo oggettivo (anche dal punto di vista della dinamica degli ovali). Questo approfondimento, infatti, costituisce un prerequisito indispensabile per la comprensione di alcuni aspetti fondamentali dello stesso simbolismo soggettivo. 58
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Simbolismo oggettivo e carattere logico della grafia


Che la grafia costituisca un contesto logico riconosciuto da ogni grafologo. Del resto, il professionista ne ha continue conferme: il valore operativo del contesto tale che da solo sufficiente ad indirizzarlo. Capita, infatti, che sia possibile descrivere quasi allistante (a colpo docchio ma non sempre cos, naturalmente), un ritratto di personalit corretto e molto incisivo. Ci quello che di necessit deve essere capace di fare colui che nella professione deve ricorrere abitualmente al colloquio. Ci che locchio allenato coglie al volo , appunto, il contesto grafico, che in buona sostanza condensa le caratteristiche principali del soggetto ed i lineamenti generali dellorganizzazione della personalit. Lesposizione del grafologo, dunque, inizia con la descrizione di ci che appare lampante e da qua, procedendo per deduzioni, snoda tutta largomentazione successiva operando dei continui feed-back tra ci che gli appare essere logico ed i segni grafologici (riconosciuti allistante) che dovrebbero riscontrarsi nella scrittura a suffragio delle predette deduzioni. Ove questi ci siano, si produce un feed-back nel senso opposto: il segno trovato (o la combinazione di pi segni), giacch ha sempre una polivalenza di significati, arricchisce il quadro generale, fornendo lo spunto per altre deduzioni. Si procede in questo modo, per tutta la durata del colloquio. Insomma, il professionista intuisce logicamente che nella grafia in esame deve esserci un segno e lo trova, ma se non ci fosse, pronto a prendere atto che la propria ipotesi di partenza era errata (e con essa era insufficiente linterpretazione del contesto grafico) e ne formula unaltra. In quanto detto sopra sono racchiuse enormi potenzialit: la grafia consente sia la formulazione di ipotesi (oggettive e soggettive) sia la verifica delle stesse. Si tratta, dunque, di individuare un criterio che possa tradurre in un universale ci che, empiricamente, nella pratica professionale riscontrabile in una singola scrittura analizzata. E intuitivo: se ci fosse possibile, se ne avrebbero delle ricadute di enorme rilievo, che potrebbero consentire unaccelerazione degli studi sulla scrittura.

Se in una scrittura esiste il segno Lettere addossate (fig. 16), allora di necessit nella grafia debbono essere presenti altri segni grafologici che indicano preoccupazione, insicurezza ed ansia.

Fig. 16

Scrittura con addossamenti letterali (Lettere addossate vedi ellisse). Poich tali addossamenti indicano ansia, ne deve derivare che nella scrittura debbono esserci altri indici grafologici che ribadiscono un forte livello di preoccupazione, ad iniziare dalla fisionomia della grafia (che, in effetti, anche incerta). In effetti, si constata la presenza di segni che indicano forte insicurezza e diffidenza, a ribadire la logicit del contesto grafico.

Dunque, sufficiente questa sola osservazione per dimostrare che sia possibile ipotizzare e provare la logicit di un contesto grafico. Ma parlare di segni, se si vuole restare nellambito del simbolismo oggettivo, costituisce un indubbio salto logico (appartengono al simbolismo soggettivo, infatti). Si necessita di individuare un criterio oggettivo che giustifichi lipotesi di cui sopra (ci, ovviamente, anche con lo scopo di verificare la concordanza o meno tra i simbolismi oggettivo e soggettivo).

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Si pu iniziare osservando che la scrittura pu essere definita come un comportamento: un concetto che non pu essere contestato da alcuno, sia grafologo o meno. Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, in primo luogo, la scrittura un comportamento logico consequenziale21, visto che allinterno delle parole le singole lettere sono collegate tra loro sulla base di relazioni causali. Date le relazioni di cui sopra, dovrebbe essere ragionevole ipotizzare che anche i singoli fenomeni grafici di una parola siano collegati tra loro da rapporti causali22. Se cos fosse, ogni elemento grafico, anche quelli che attualmente non sono formalizzati in segni grafologici, potrebbe essere meglio compreso, in considerazione del fatto che sarebbe ad un tempo sia un effetto e sia la causa di fenomeni concretamente osservabili. Premesso che nel merito c ancora molto da capire e da scoprire, personalmente credo che debba essere sicuramente possibile indagare e precisare le relazioni causali di cui sopra, tanto pi che la pratica grafologica dimostra che le combinazioni pi incisive (talora) sono quelle che utilizzano segni presenti in singole parole. Operando in tale modo, infatti, il grafologo ha la percezione temporale e causale di fenomeni psciicologi che avvengono in una medesima interazione (simbolicamente rappresentata dalla parola). A titolo di esempio, si potrebbe ragionare su due fenomeni: linterdizione nel movimento orizzontale e la non chiusura degli ovali.

Si danno due esempi di un modo di operare logico consequenziale relativo allanalisi grafologica di unintera parola, vale a dire di una singola interazione. In c) il Calibro grande si assomma ad una fisionomia sostenuta e quasi ieratica (nel gruppo main, compare un accenno di Solenne): il soggetto prova ad ostentare importanza e distacco e non si fa accostare (per un vano tentativo di richiamare lattenzione sullIo). In d), invece, il calibro si rimpicciolisce progressivamente (d vita a Spadiforme del II tipo): se disapprovato, lo scrivente costretto a ridimensionarsi. Si ha un momento di intenso malessere, perch il rimpicciolimento del calibro si assomma allangolosit dellintera stringa. In questo caso il ridimensionamento del sentimento dellIo vissuto come una frustrazione, perch nel contempo provata una forte sensazione di contrasto. Il soggetto si percepisce aggredito ed accumula ansia ed ira (che, quando la tensione interiore diventa eccessiva, pu sfociare in forme esplosive, prevalentemente rivolte contro lIo, ma non solo).

c)

Fig. 17

d)
Tratto da Van Gogh, un uomo affamato di affetto perch in cerca di se stesso di G. Angeloni (www.filografia.it, sezione forum)

A patto che la grafia sia conforme al modello calligrafico. Un simile comportamento, infatti, vuole una fisionomia posata e riflessiva, una geometria ordinata e fluida, un moto progressivo, non veloce n lento, con una traiettoria sufficientemente rettilinea (ossia priva di numerosi saltellamenti letterali).
21

Ovviamente, dovrebbero essere influenzati anche dalle parole contigue, ma, allo stadio attuale delle sperimentazioni, ci si pu accontentare di circoscrivere le osservazioni a singole parole.
22

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Laddossamento letterale (discussione su base oggettiva e soggettiva) Il primo fenomeno d luogo alladdossamento letterale, che nella semeiotica grafologica morettiana, come gi visto, assume il nome di Lettere addossate. Questo segno, dunque, secondo il simbolismo oggettivo, ha la seguente sindrome: fisionomia interdetta , geometria con lettere contigue molto ravvicinate sino al punto che di norma possono pervenire a toccarsi, movimento orizzontale impedito. Ci che qualifica questa sindrome non la geometria, ma il movimento, il quale a sua volta determina la fisionomia (in altre parole, la fisionomia interdetta23 conferita dalle caratteristiche del moto orizzontale). Per essere pi chiari, la sindrome fisionomia non espansiva, geometria con lettere contigue molto ravvicinate, sino al punto che possono pervenire a toccarsi, movimento orizzontale frenato, non appartiene a Lettere addossate, ma a Stretto tra lettere esagerato24 . Dunque, dal punto di vista del simbolismo oggettivo, il fenomeno in osservazione linterdizione nel movimento orizzontale. Ferma linterdizione e nellottica perseguita da questo paragrafo, ci si chiede che cosa possa provocare il repentino annullamento del movimento orizzontale. Considerato oggettivamente, il termine interdizione evoca un moto subitaneo di mortificazione, vale a dire una frustrazione repentina. Parlare di mortificazione nei termini del simbolismo soggettivo, invece, implica il diretto riferimento ad aspirazioni e/o ad ambizioni che dovrebbero costituire loggetto della frustrazione. E ovvio: senza le ambizioni non possono darsi le frustrazioni. Se cos fosse, posta la scrittura come comportamento logico consequenziale, prima delladdossamento dovremmo avere un indice di ambizione e/o di aspirazione almeno relativamente elevata. Per essere pi chiari, dovremmo avere la seguente scansione sequenziale: 1) indice di ambizione (o di aspirazione), 2) interdizione del moto, con conseguente addossamento. A seguire, infine, dovrebbe emergere un terzo fenomeno, a registrare lesito deludente dellintera sequenza. Ma vi di pi: poich ogni fenomeno posto in successione causale, ne dovrebbe derivare che anche in ci che avviene prima si dovrebbe presagire ci che avverr un attimo dopo. In altre parole, lindice che nella grafia dovrebbe condensare lambizione dovrebbe essere almeno un po incerto, tanto vero che sovente capita che laddossamento sia provocato da questultimo.

23 Si tratta di un dato che va apprezzato su base diagnostica estimativa. In effetti, tale fisionomia talora appare lampante, mentre a volte meno evidente. Tutto dipende dai ritmi propri dello scrivente, vale a dire dalla spinta che, prima dellinterdizione, egli avrebbe voluto produrre nel moto verso destra. Di conseguenza, reputo che sarebbe necessario riconsiderare i criteri di calcolo del segno implicato (Lettere addossate, che attualmente calcolato in base alla percentuale di presenza nellintero scritto, a prescindere dallintensit del fenomeno di interdizione). 24 Si ha la conferma che uno stesso fenomeno, che in questo caso costituito dalle lettere contigue che possono toccarsi, pu dipendere da cause diverse. Ed anzi, dovrebbe essere possibile dimostrare che due opposti debbano avere la stessa geometria. Al proposito si ricorda che, secondo il simbolismo oggettivo, due fenomeni opposti ma con uguaglianza nella geometria (oppure in uno degli altri due costitutivi) condividono un minimo comune multiplo di significato.

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Abbiamo delle ipotesi, dunque, ricavate in maniera logica ed oggettiva (vale a dire secondo il simbolismo oggettivo): in effetti, gli esempi che documento le confermano in pieno (in realt, ho studiato a fondo questo fenomeno e posso affermare che la fondatezza delle ipotesi si dimostra sempre). Ne deriva una conferma ulteriore: stando al simbolismo soggettivo, il segno implicato, vale a dire Lettere addossate, significa effettivamente interdizione.

Fig. 18

) )
(Eventualmente cfr. la prossima finestra, che precisa ulteriormente ci che si vuole dimostrare con gli esempi proposti in questa figura) Vari esempi di addossamenti scelti a caso. In effetti, in ogni parola laddossamento sempre preceduto da incerti indici di orgoglio, oppure di relativa ambizione, cos come si sostiene nel testo. Ci che segue laddossamento, inoltre, registra lesito deludente dellinterazione. In due casi (manine), lelemento causale delladdossamento rappresentato dallincerto moto di relativa ambizione. Lipotesi del testo, dunque, merita di essere ulteriormente approfondita, con sperimentazioni.

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UN ESEMPIO DI OSSERVAZIONE OGGETTIVA (AL MICROSCOPIO) - PRIMA RIFLESSIONE CRITICA RELATIVA ALLA METODOLOGIA PERITALE
Posso ragionevolmente immaginare che alcuni esempi proposti nellultima figura potrebbero non apparire convincenti allocchio di alcuni grafologi. Ci si deve al fatto che tendono a ragionare sulla base della semeiotica. Di conseguenza, quando scrivo che prima delladdossamento si debbono registrare indici di relativa ambizione (aggiungendo, per, che dovrebbero essere anche almeno un po sofferti), in ambito morettiano, ci si aspetta la presenza di segni come Ricci mirabolante, Spavalda, Ampollosa, ecc.. Il presente lavoro, per, persegue lobiettivo di esporre un criterio utile ai fini dello studio della scrittura, cosicch parte dal presupposto, peraltro condiviso da tutti, che lo scrivente si debba rivelare in ogni millimetro della grafia. Partendo da questo punto di vista, ci si accorge che la semeiotica prende in considerazione la sola totalit della grafia (ad esempio, in ambito morettiano, Accurata, Veloce, Lenta, Disuguale metodico, Uguale, i segni del rigo, oppure i segni della chiarezza - oscurit) o aspetti particolari ben delimitati (ad esempio, le aste, le larghezze, le altezze, ecc). Dunque, si potrebbe sostenere che la grafologia tradizionale non abbia un criterio utile ai fini dello studio di ogni minimo particolare della scrittura. Tanto vero che, soprattutto nella metodologia di Moretti, si insiste molto (e giustamente) sullopportunit di riferire tutte le osservazioni alle combinazioni di pi segni grafologici, cosicch, anche per questa via, il grafologo indotto trascurare losservazione di ogni particolare della scrittura. Eppure anche quanto sopra non regge ad unosservazione critica: uno dei campi di impiego della grafologia costituito dal settore peritale. Nel merito, non ci sono dubbi: in ambito peritale losservazione deve essere necessariamente condotta su ogni millimetro della grafia, con assoluta aderenza al dato oggettivo. Ne che i grafologi potrebbero essere in contraddizione con se stessi: da una parte insistono sui segni e sulla combinazione degli stessi, dallaltra non hanno difficolt alcuna ad ammettere che sia possibile cimentarsi in un campo in cui, secondo loro, si necessita di andare al di l del segno o, addirittura, di prescindere dallo stesso. Posto vero (ma non ammesso) che sia effettivamente possibile indagare ogni millimetro grafico della scrittura prescindendo dalla nozione di segno, per, ne che nel campo peritale il grafologo non avrebbe titoli particolari da vantare: ad essere generosi, dovrebbe essere pressappoco sullo stesso piano di coloro che si occupano di perizia con altre metodologie, ma pi probabile che sarebbe situato su un livello inferiore. Il mio intento, tuttavia, quello di dimostrare esattamente la relazione contraria: la perizia grafica non pu che essere grafologica, come sosteneva lo stesso Moretti. In altre parole, mi incaricher di argomentare che il metodo grafonomico (ovvero il principale metodo peritale non grafologico) decisamente inferiore al metodo grafologicoa, tanto pi che parte da un presupposto teorico errato (quello che assegna la preminenza al movimento), come dimostrer in altre parti del lavoro, fermo il fatto per che ogni metodo ha le sue ragioni. Giungo alla conclusione di cui sopra per il fatto che si dimostra che la grafia va considerata avvalendosi di una competenza diagnostica tipica di chi addestrato ad osservare una forma in movimento (come quella che possiede il coreografo, ad esempio). In ogni singolo gesto questo tipo di diagnosi deve di necessit valutare elementi immateriali (la fisionomia ed il moto), nonch elementi materiali (la forma). In termini differenziali, non si pu prescindere dalla fisionomia, perch, nel caso contrario, non sarebbe possibile distinguere le conformazioni grafiche simili sul piano della forma e del movimento, ma appartenenti a soggetti diversi. Ad esempio, se si prescindesse dalla valutazione della fisionomia, considerando che Carla Fracci non balla sempre sulle punte, si potrebbe dimostrare che quasi ogni donna sarebbe capace di eseguire una sequenza di danza come lei, il che ovviamente un assurdo. Per altro verso, ho gi dimostrato che la grafia un atto comunicativo che, in quanto tale, poggia in ogni istante sullinsieme di fisionomia, geometria e moto. Di conseguenza, la fisionomia, la geometria ed il moto, essendo i costitutivi dellatto comunicativo, sono anche i costitutivi universali dei segni grafologici, come meglio preciser. Il grafologo morettianob, che addestrato ad individuare con precisione i segni grafologici, dunque, ha le chiavi per diagnosticare
a

Mi corre lobbligo di precisare che conosco vari professionisti non grafologi molto in gamba. In linea con ci che scrive lo stesso Moretti, per, sarebbe possibile dimostrare che a loro insaputa possiedono una forte abilit di tipo grafologico. Allinverso, il titolo di grafologo non sufficiente in s a fare un buon perito. Il dato naturalmente pu essere esteso anche a grafologi di altra scuola.

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le caratteristiche immateriali formalizzate della scrittura (aspetto di fisionomia che va valutato su base estimativa), del tipo ad esempio: lattillatura, la levigatura, la pomposit, la sostenutezza, la ieraticit, la secchezza, la flessuosit, la finezza, la grossolanit, lipotonia, lincertezza, la timidezza, la cautela, leleganza, la spontaneit, la compitezza, la sicurezza, larditezza, la pedanteria, ecc.. In seguito dimostrer che tutte queste caratteristiche (e molte altre) sono indipendenti dal segno in cui sono state formalizzate (ad esempio, lattillatura formalizzata in Levigata, ma presente anche nel Riccio soggettivismo ed in molti gesti particolarmente tesi). Ci implica che il grafologo che si vuole occupare delle perizie grafiche deve avere una conoscenza della semeiotica ed un occhio diagnostico molto pi raffinato di colui che esegue solo le analisi grafologiche di personalit. Allinverso, il grafologo peritale che non possedesse la competenza diagnostica di cui sopra, eseguirebbe delle comparazioni (scritta in verifica autografe) del tipo di quelle che sono proprie del metodo calligrafico (invece di confrontare la forma delle singole lettere, compara gli assi, i collegamenti, ecc.., ma assegnando, pi o meno consapevolmente, la preminenza allaspetto di forma). Il grafologo peritale, inoltre, deve avere unesatta padronanza del concetto di coerenza logica della grafia, per la semplice ragione che deve considerare ogni gesto grafico anche dal punto di vista dei rapporti di causa effetto, cos come dimostro negli esempi relativi agli addossamenti e alle non chiusure degli ovali (e come dimostrer nel commento della stringa che analizzo in questa finestra). Tornando agli esempi di cui allultima figura, gli indici di ambizione che si ricercano, dunque, possono essere indipendenti dalla semeiotica grafologica, sebbene poggino sulla stessa. Ad esempio, la presenza di un eventuale gesto pedante (che anchesso un indice di ambizione di tipo narcisistico) non necessariamente implica che nella scrittura ci sia anche il segno morettiano Pedante, giacch questo una sindrome che poggia sulla pedanteria, sulla calligraficit, su Uguale e su altre caratteristiche grafologiche. Tutto quanto sopra, in ultimo, restituisce senso a termini quali teoria e metodo. Vi la tendenza, infatti, a fare coincidere i due termini, quando ben evidente che il secondo dovrebbe costituire una traduzione pratica operativa del primo. Se ne ha una riprova anche in ambito morettiano, l ove si consideri che la teoria grafologia contempla la teoria degli istinti, senza che la stessa trovi un riscontro sul metodo attualmente adottato. Il mio contributo, dunque, insiste soprattutto sul versante della teoria e della ricerca pura, come argomenter in altre parti del lavoro, tanto vero che il corso professionalizzante in Scienze grafologiche, del quale, insieme alla collega Paola Appetito, sono il direttore scientifico, impartisce un insegnamento di tipo tradizionale (si basa principalmente su Torbidoni e Palaferri). Ci nonostante, tale corso professionalizzante si distingue per due caratteristiche di rilievo: 1) assegna un ruolo preminente alle esercitazioni grafologiche e alla diagnosi molto scrupolosa dei singoli segni e dei loro elementi costitutivi, 2) trasferisce una concezione non finita della scienza grafologica. In altre parole, gli approfondimenti che propongo in questo lavoro sono destinati a grafologi ben preparati nella grafologia che, per comodit espositiva, ho definito tradizionale. A titolo di esempio, quindi, si reputa utile analizzare al microscopio una stringa gi presente in fig. 15a (debbo necessariamente limitarmi a questo solo esempio, perch il presente lavoro non concepito a mo di manuale).

Fig. 19
Gli addossamenti (ellissi - si noti che appartiene a Lettere addossate anche il gruppo ag, bench le lettere non si tocchino, per evidente interdizione del moto) si inseriscono in un ambiente grafico contraddistinto, sul piano oggettivo, da una forte esigenza di estetismo, coniugato soprattutto in termini complicati, ovvero artificiosi, che fallisce (la scrittura non estetica). Per conseguenza logica, sul piano oggettivo e soggettivo, ci si deve aspettare un insieme significativo di indici propri della insicurezza e della preoccupazione grafomotoria, giacch questi ultimi dovrebbero costituire lelemento causale del fallimento nellobiettivo perseguito (lestetismo artificioso). Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, linsieme, costituito della descrizione del contesto di cui sopra e dellipotesi che ne derivata, logico e consequenziale: quanto segue si incaricher di dimostrarlo.

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Ad uso dei grafologi morettiani, una prima osservazione si pu anche avvalere della semeiotica formalizzata (punto di vista soggettivo). La stringa che segue in contraddizione (non dal punto di vista logico consequenziale): ad intensi indici di narcisismo esibizionistico (Artificiale) si associa un forte tasso di preoccupazione (ad esempio, Stretto tra lettere, Accartocciata, Staccata, gradi di Stentata, andamento del rigo che appartiene a Titubante). Dato il contesto, logicamente compaiono gli addossamenti ed lecito attendersi che la contraddizione di cui sopra possa riscontrarsi un po ovunque.

Si osservino landamento incerto del rigo e la maniera floscia, strana, artificiale, complicata, lenta e sbracata di eseguire lultimo ovale (blu).

Tutto il complesso evidenziato con il verde lievemente ampolloso. Ci che posto in risalto con il giallo artificio (appartiene ad Artificiale). Nellultima conformazione ( un punto di fine frase) non esiste il saltellamento letterale di Scattante (segno morettiano): si deve logicamente ammettere che una qualsiasi conformazione non pu essere contemporaneamente addossata e saltellante (ma decide la fisionomia, come meglio preciser in un successivo esempio di questo approfondimento).

Fig. 20
(Lellisse suggerisce un criterio per individuare approssimativamente lasse letterale - cfr. anche fig. 149). Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, la prima lettera di una parola particolarmente significativa: sul piano logico consequenziale, costituisce la premessa di tutte le altre. La fisionomia non estetica (la conformazione molto inclinata a sinistra anche perch lievemente cascante allindietro, sproporzionata ed priva di vivacit), il moto lento e la geometria curata con un intento calligrafico ed ammanierato. Tale intento vorrebbe conferire al gambo, al plateau e al riccio finale una forte concavit (verde), a mo di piega flessuosa. La mano non riesce nello scopo: la flessuosit assente (il moto lento), la lettera sproporzionata nella dimensione verticale ed il riccio iniziale, anchesso curato e sproporzionato, addossato al gambo, lievemente stentato e non suscita attrattiva. Ne risulta che tutta la conformazione ha un moto di tipo introversivo.

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Si osservi la lentezza. Tutto conferisce a questa conformazione una fisionomia pedante, sostenuta, complicata ed ammanierata. Il bisogno di creare effetto cos esasperato che non produce lobiettivo desiderato (sul piano psicologico: per indebito restringimento del campo di coscienza, ribadito dal fatto che il gambo risulta acconciato con un gesto di completamento indicato con il blu). Il movimento assai debole, la conformazione manca di esuberanza e di espansione (il moto ha una vezione introversiva), non estetica, sproporzionata in tutte le dimensioni ed stentata.

Fig. 21
Nella lettera che si addossa si ha una relativa riduzione del calibro ed una ripresa del gesto assai negativa (verde) e molto significativa (tre segni fondamentali nella metodologia morettiana, come Curva, Largo di lettere e il calibro risultano disegnati, il che la dice veramente molto lunga). Si ribadisce la fortissima strettezza del campo di coscienza: lo scrivente non riesce ad eseguire agilmente cambiamenti di direzione, per eccesso di attenzione esecutiva, come nella g di cui allultimo esempio. In questo caso, lacconcio si reso necessario per cercare di conferire allovale una fisionomia appropriata. In pratica, si avvertito il bisogno di correggere la traiettoria del gesto. Il tratto finale lento e fiacco e tende idealmente a curvarsi in basso (sul piano della semiotica morettiana, accennato un Riccio del nascondimento). A ribadire la delusione segue uno stacco. Si osservi anche lingrossamento del tratto: in un contesto di lentezza questo ingrossamento non appartiene al gesto definito claviforme (per distinguerlo da quello cuneiforme), che vorrebbe il freno progressivo di una forte spinta verso destra, ma il suo opposto (considerato nellottica della teoria degli opposti gi precisata). In altre parole, il fenomeno implica che si avverte il bisogno di calcolare esattamente il gesto (si gi visto, infatti, che la mano non riesce a ben coordinare i tratti e le traiettorie), perch subito dopo si vuole introdurre un distacco. Per riuscire nellintento, la mano accresce progressivamente lappoggiare sul foglio (e non lincidere, come proprio del moto claviforme) e, di conseguenza, la pressione si ingrossa con analoga progressione. Per gli stessi motivi, laumento di spessore non va imputato neanche al segno morettiano Intozzata II modo. In considerazione di tutto quanto sopra, ne risulta che il riccio finale almeno un po ispirato a criteri di pedanteria calligrafica. Il moto introversivo. Altro punto in cui sembra palese un aggiustamento della traiettoria (verde). Si noti come la forte esigenza di artificio costruttivo disorganizzi in termini di propriet nella scrittura e di estetismo: la contraddizione ben palese. Ancora una volta il moto introversivo.

Le z sono incomplete (e non ben proporzionate), ma, sulla base di quanto osservato in precedenza, possiamo ragionevolmente supporre che il fenomeno sia da imputare al fatto che lo scrivente ometta le stanghette superiori perch avverte inconsciamente il timore di non essere in grado di compiere correttamente la sequenza dei gesti che intende eseguire. Losservazione oggettiva, infatti, fa emergere che egli abbia bisogno (soprattutto) di calcolare il cambio di direzione alla base delle lettere (rosso), per eseguire con cura ammanierata ed ispirata alla flessuosit le basi delle stesse. Il tutto sa di evidente pedanteria ed molto significativo sul piano psicologico. Si ribadisce il moto introversivo.

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Fig. 22
(Con questo esempio si vuole ribadire che nellottica del simbolismo oggettivo non ci si pu accontentare di una conoscenza approssimata dei segni: si necessita di padroneggiare anche i singoli elementi costitutivi degli stessi. La stessa competenza indispensabile anche nel campo delle perizie grafiche). Sono evidenti le stentatezze (rosso). Ad esempio, lingrossamento della pressione allocata alla base della prima conformazione appartiene al III elemento costitutivo di Stentata, in quanto frutto di unevidente difficolt nel procedere. La seconda e la terza stentatezza appartengono ad una combinazione tra il II ed il IV elemento costitutivo dello stesso segno. Lovale (in realt costituisce un punto di fine frase e di conseguenza anche artificioso), sebbene sia pi largo che lungo, non appartiene ad Estesa ma la conseguenza del IV elemento costitutivo di Stentata, che impedisce alla mano di distendersi verticalmente, tanto vero che questa conformazione anche addossata. E anche evidente che lultima conformazione non appartiene a Scattante (saltellamento letterale, dovuto a moto impulsivo). Se vi appartenesse la scrittura sarebbe in contraddizione, ovvero non in relazione logica consequenziale. Ci invita a considerare che anche Scattante (un indice molto importante nellambito della perizia grafica) si percepisce su base diagnostica estimativa (ovvero, considerando la fisionomia): questo segno esiste solo quando locchio (che di conseguenza va opportunamente addestrato) percepisce il moto sobbalzante. Con il verde posto in risalto un esempio dello stesso tipo del fenomeno osservato precedentemente (lentezza e pigrizia del moto, ingrossamento della pressione non dovuto a forza incisiva, tendenza al segno morettiano Riccio del nascondimento). Il moto ovunque introversivo. Losservazione potrebbe proseguire ulteriormente con altri numerosi rilievi.

Bilancio
In effetti, in questo esempio, il carattere logico consequenziale appare ben lampante e non interessa il solo addossamento: gi a partire dallosservazione della prima lettera sarebbe possibile intuire i fenomeni grafici e grafologici che coinvolgono ogni singolo elemento della stringa (lettere e gesti ovunque allocati). E ovvio che si necessita di molte altre sperimentazioni, nonch di affinare sempre pi la capacit di diagnosi del prodotto grafico. Lintroduzione dei concetti di fisionomia, geometria e moto, quindi, risulta alquanto utile. Si conferma, inoltre, limportanza della teoria degli opposti, ai fini di comprendere la vera natura di ogni tratto grafico. Naturalmente, il tutto avvalendosi di quanto gi assodato e formalizzato nella semeiotica. Fermo quanto sopra, il carattere logico consequenziale della grafia (che in altra parte indagheremo dal punto di vista delle traiettorie), per un verso, costituisce la classica prova del nove, per un altro, suggerisce spunti di indagine e di riflessione ai fini di meglio comprendere quanto oggetto di osservazione. Da questo punto di vista, ad esempio, tale carattere pu costituire lo spunto per intuire anche nuovi segni grafologici (in effetti, nellesempio di questa finestra mi hanno colpito due aspetti, che intendo indagare nel prossimo futuro). Su un altro piano, si impone che ai fini delle analisi di personalit non necessario giungere ad una tale osservazione di ogni sequenza della grafia. Tuttavia anche questo vero sino ad un certo punto ed ammettendo che lanalisi grafologica di personalit consista nella descrizione dei tratti (ovvero di caratteristiche psicologiche aventi carattere di stabilit nellorganizzazione della personalit). In effetti, losservazione ha fatto emergere moti e atteggiamenti di natura introversa (ovvero che non si manifestano direttamente nel comportamento) assai significativi e che non sono intercettati dalla semiotica consolidata. La stragrande maggioranza di questi moti, tuttavia, sarebbero apprezzabili ugualmente, ma solo ricorrendo alle combinazioni (a patto che si padroneggi a fondo questa tecnica) e con una metodologia almeno parzialmente indipendente dal concetto di tratto psicologico (in ambito morettiano, questa metodologia gi esiste e consiste nellanalisi grafologica di compatibilit di coppia). E fuori discussione, infine, che sia la ricerca pura (e, dunque, anche la teoria grafologica) sia la metodologia peritale debbono necessariamente scendere al livello di analisi proposto in questi esempi, andando anche molto oltre.

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ALTRO ESEMPIO DI RAGIONAMENTO OGGETTIVO

Fig. 23

)
Il presente esempio pu costituire lo spunto per una riflessione che potrebbe essere interessante, ma che, soprattutto, proposto per meglio precisare il modo proprio di operare, secondo il simbolismo oggettivo. Potrebbe sembrare che la lettera che precede laddossamento non esprima un moto ambizioso, invalidando cos unipotesi contenuta nel testo. In realt le cose non stanno in un tale modo, neanche volendo rimanere nellambito di quanto gi conosciuto nel metodo morettiano, cos come mi appresto a dimostrare. Al solito dobbiamo ragionare secondo un simbolismo oggettivo: la d dovrebbe essere costituita da un ovale e da unasta congiunti insieme, rispettando precisi rapporti proporzionali. Lo scrivente, invece, voleva eseguire una conformazione strana, ovvero artificiale (si osservi anche il modo di eseguire la i, che veramente istruttivo in unottica di logica consequenziale). In altre parole, questa conformazione appartiene ad Artificiale che, come noto, indica il bisogno di richiamare lattenzione su di s. Dunque, secondo criteri morettiani, dimostrato che la d in osservazione indica un moto (molto maldestro, incerto, cascante allindietro e sofferto, come ovvio) di relativa ambizione. Di conseguenza, lipotesi contenuta nel testo risulta confermata, tanto pi che il gesto trascinato, fiacco e lento che segue laddossamento (manina) conferma lesito deludente dellinterazione, cos come logicamente era da attendersi. Ma parlare di artificio grafico troppo generico. In questo caso, in che cosa consiste lartificio? Consiste nel fatto che lo scrivente tende a negare che lovale e lasta debbano essere distinti, con lasta che dovrebbe obbligatoriamente svettare rispetto allovale. Lo scrivente, infatti, vorrebbe fondere in un unico movimento i due elementi costitutivi della lettera in osservazione. In altre parole, il soggetto concepisce fuse due istanze (lovale che rappresenta lIo e lasta che, invece, scendendo dallalto, rappresenta un principio di autorit normativa) che invece, pur se collegate tra loro, sono obbligatoriamente previste distinte. A questo punto, il significato che ne deriva dovrebbe essere intuitivo. Il fenomeno merita di essere ulteriormente indagato (ovviamente non per ricavarne un segno grafologico, ma solo ai fini di quella che definisco ricerca pura e della teoria grafologica).

Le non chiusure degli ovali (discussione su base oggettiva e soggettiva) Rispetto alle aperture a capo, invece, si tratta di sottoporre a verifica e di discutere criticamente unipotesi di Palaferri, il quale offre un esempio concreto di come possano anche essere intesi i rapporti logici consequenziali, secondo quello che io definisco simbolismo oggettivo. Come si gi visto, secondo questo autore, losservazione di Moretti, secondo la quale gli scriventi che non chiudono gli ovali non arrivano a congiungere il punto di partenza al punto di termine della linea curva distesa a formare il circolo, deve di necessit produrre unirritazione. Tanto vero che Palaferri aggiunge: Osservando bene, infatti, lapertura a capo non solo impedisce al gesto di andare a chiudere la lettera al vertice superiore, ma nella maggior parte dei casi provoca un angolo prima che il gesto si diriga verso la lettera successiva (vedi fig.291), a meno non esista un accentuato Dinamica (come in fig. 292) con i suoi collegamenti a spirale. Se per il grafismo lento e privo di tensione, Aperture a capo non parla pi di irritazione per viva influenzabilit del sentimento, ma di una specie di incantamento (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata, pag. 374). 68

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Di seguito riporto le figure citate nel brano di Palaferri. ESEMPI DI APERTURA A CAPO

Fig. 24

Nellordine sono rappresentate le figg. 291 e 292, tratte da Palaferri e citate nel testo (le commenter criticamente pi avanti).

In effetti, anche in questo caso molte osservazioni portano a concludere che indubbiamente nel fenomeno dellapertura a capo deve essere implicata una irritazione, tanto pi che langolo di cui parla Palaferri sembra essere abbastanza diffuso25, con alcune eccezioni (che andrebbero indagate, come ipotizzo nella didascalia della prossima fig. 26), posto che il moto sia vivo. Nel caso contrario, linterruzione dovrebbe indicare lopposto dellirritazione, vale a dire la rassegnazione (fig. 25, esempio a). Ci nonostante, secondo lottica del simbolismo oggettivo, non possiamo dirci completamente soddisfatti. Innanzitutto, che cosa unapertura a capo? In prima approssimazione si potrebbe sostenere che, secondo il simbolismo oggettivo, unapertura a capo una modalit di una fattispecie pi generale, costituita da uninterruzione di tracciato indebita. Sottoponendo a verifica critica quanto sopra, si ha: 1) un ovale dovrebbe essere chiuso26, dunque qualsiasi apertura dello stesso effettivamente indebita, 2) in realt, nellapertura il tracciato non interrotto, ma non completato. La lettera, dunque, risulta essere indebitamente aperta perch la mano, come scrive Moretti, non arriva a congiungere il punto di partenza al punto di termine della linea curva distesa a formare il circolo.

25 Il dato si riferisce ai numerosi controlli che ho potuto effettuare sinora, ma resta inteso che, anche in questo caso, non ho ancora effettuato una sperimentazione vera e propria. Lo scopo di questo paragrafo, infatti, consiste solamente nellindividuazione di un criterio di logicit, ai fini della formulazione di ipotesi da sottoporre a verifica. 26 Il punto sar ripreso in altre parti del lavoro e si argomenter che lovale dovrebbe essere s chiuso, ma in un modo opportuno. In altre parole, sulla base del simbolismo oggettivo, si dimostra che alcune chiusure degli ovali hanno una connotazione negativa, cos come preciso in fig. 30.

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Due esempi opposti di non chiusura: nel primo caso il moto lento ed il tono fiacco, mentre nel secondo il moto molto celere e vivo ed il tono teso. Le due fattispecie si apprezzano soprattutto su base estimativa, tenendo conto delle caratteristiche delle rispettive fisionomie.

a)

b)

Fig. 25

Sul piano critico, quindi, il fenomeno non andrebbe definito con il termine apertura, che in se ambiguo in quanto evoca un fenomeno positivo, ma con una locuzione pi appropriata, del tipo non chiusura. Ma secondo la teoria degli opposti deve esserci anche un fenomeno opposto, avente anchesso una connotazione negativa. In altre parole, dovrebbe essere possibile dimostrare che esistono chiusure degli ovali, prodotte con lirritazione di cui parla Palaferri (vedi fig. 26, esempio b). Dunque, dobbiamo ragionare sulle possibili cause del non congiungimento (ovvero della non chiusura). Al solito, le cause possono essere due, tra loro opposte: 1) interruzione del moto di chiusura; 2) esaurimento del moto che si verifica prima del punto in cui avrebbe dovuto registrarsi il congiungimento (vi sarebbe pure una terza causa, ma la prender in considerazione pi avanti perch appartiene ad un insieme diverso). Di conseguenza, dobbiamo analizzare ogni ovale aperto per verificare se il moto subisca uninterruzione oppure un esaurimento. Al solito, decide la fisionomia: nel primo caso, nellaspetto geometrico, locchio percepir un gesto teso, nel secondo invece, un gesto fiacco, cos come abbiamo visto

Fig. 26

In questo esempio, le aperture ad ore dodici sono corredate da un convolvolo molto piccolo (occhiello -blu). Il tono, tuttavia, spesso appare fiacco ed il moto non mai vivo. Questo esempio non invalida lipotesi di Palaferri esplicitata nel testo, ma al contrario la conferma su un altro piano, considerando la vera natura del convolvolo. Per altro verso, la presenza dei convolvoli, tenendo conto della dinamica degli ovali (cfr. fig. 36), mi suggerisce unipotesi di cui dar conto in fig. 28).

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in fig. 19. Sempre su base fisionomica, nellaspetto di moto, nel primo questultimo ci apparir interdetto mentre nel secondo lento, trascinato e/o esitante e timido. Ma proseguiamo, secondo la logica del simbolismo che stiamo utilizzando come criterio utile ai fini della comprensione dei fenomeni grafici: ancora una volta stato utilizzato il termine interdizione. Secondo i criteri del simbolismo oggettivo gi noti, il termine interdizione, dunque, pu essere considerato un universale valido sia per laddossamento letterale sia per la mancata chiusura degli ovali, nonch per altri fenomeni grafici che in questa sede tralascio (ad esempio, langolosit e la stentatezza). Di conseguenza, posta la scrittura come comportamento logico consequenziale, ne dovrebbero derivare delle conseguenze del tipo gi visto nelladdossamento letterale. Ovvero, prima della non chiusura dovrebbero esservi indici di ambizione e/o di aspirazione elevata. Dopo lapertura, invece, si dovrebbero registrare indici che testimoniano la delusione. Il tutto come prima ipotesi di lavoro, perch il fenomeno della non chiusura merita di essere ulteriormente indagato (si vedr che questa prima ipotesi, desunta in analogia al fenomeno esaminato in precedenza, dovr essere adattata alla vera natura della non chiusura): ancora una volta, dunque, abbiamo delle ipotesi da sottoporre a verifica, basate sul simbolismo oggettivo. Se queste ipotesi fossero riscontrate, se ne ricaverebbero le seguenti conferme: 1) Unapertura frutto di interdizione (oppure del fenomeno opposto, che qua, per brevit tralascio); 2) Il contesto effettivamente logico. Ed inoltre, visto il punto 1), di conseguenza tra il fenomeno delladdossamento e quello della non chiusura degli ovali deve esistere minimo comune multiplo di significato, visto che le due fattispecie grafiche condividono linterdizione27 . Ma anche quanto sopra insufficiente dal punto di vista del simbolismo oggettivo, per la semplice ragione che, volendo calcare le orme di Palaferri e di Moretti, ho tralasciato la parte pi importante: in primo luogo, un ovale non chiuso un ovale che ha un buco. Infatti, dal punto di vista che stiamo considerando, losservazione deve sempre partire dallanalisi obiettiva della geometria, giacch questa lelemento fondante della scrittura28. Un buco, dunque. Dal punto di vista oggettivo, un buco pu essere una porta di ingresso sempre aperta, oppure la breccia di un muro abbattuto.

27 In effetti, potrei dimostrare che questo minimo comune multiplo di significato esiste, per quanto possa sembrare inverosimile a coloro che conoscono sia Lettere addossate sia Apertura a capo. La trattazione di questo punto, per, non indispensabile ai fini di questo paragrafo, che, pi che risposte, vuole suggerire una strada per formulare delle ipotesi.

Partire dal movimento, invece, pu indurre ad uscire dalloggetto della grafologia, con i possibili rischi gi documentati, poich in questo caso diventa difficile non ragionare sulle cause fisiologiche (Moretti) o neurofisiologiche (Palaferri) che sottendono lo stesso.
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Ambedue le fattispecie, che ancora una volta sono in opposizione, condividono un minimo comune multiplo di significato: consentono (o subiscono) lingresso di agenti esterni. Nel nostro caso, dobbiamo tenere presente che il buco si produce per mancata chiusura, vale a dire che lo produce lo stesso scrivente. Ora, come mai dovrebbe produrre un fenomeno che gli provoca irritazione? Vi una sola logica risposta (tenendo conto del fatto che il buco costituisce una porta di ingresso): perch avido di accogliere! Laccogliere, per, evoca nel grafologo morettiano lidea di una conformazione curvilinea e chiusa, a mo di ellisse. Ci nonostante, quanto sopra costituisce un errore: oggettivamente considerato, un ovale non accoglie, ma abbraccia (si ritorner sul punto quando parler di Curva e di Angolosa) o meglio ingloba. In altre parole, linglobare un insieme che contiene al suo interno laccogliere, ma non vera la relazione inversa (si pu accogliere anche senza abbracciare)29. Laccoglienza, invece, soggettivamente considerata, vuole una conformazione curvilinea ed aperta (sul piano oggettivo, invece, si vedr che l dove c un contenitore c un contenuto), vale a dire un gesto concavo, cos come del resto condiviso da tutti i grafologi. Unapertura ad ore dodici di un ovale, dunque, geometricamente considerato, un gesto di accoglienza indebito: di conseguenza, sulla base di quanto ho gi argomentato, deve necessariamente indicare avidit (ossia un eccesso dellaccogliere, per via del fatto che lapertura in una conformazione che dovrebbe svolgere la funzione dellabbracciare. In altre parole, lavidit la risultante dellabbracciare e dellaccogliere fusi insieme e, dunque, negativa). A questo punto ci si pu chiedere: perch il soggetto che non chiude gli ovali dovrebbe essere avido? Perch dovrebbe aver percepito di essere privato di un bisogno primario: la conclusione sembra obbligata e non contestabile. Ecco, dunque, unaltra ipotesi da verificare. Ne discenderebbe che la non chiusura dovrebbe verificarsi nella zona che simbolicamente condensa il bisogno primario che, nella percezione dello scrivente, non sarebbe stato saturato nelle
29 Con questo esempio si tocca con mano quanto il lessico normalmente utilizzato nel linguaggio comune sia insufficiente, tanto vero che spesso, per rendere con esattezza ci che vogliamo asserire su base grafologica, dobbiamo spiegarci con un giro di parole. Ogni termine, infatti, ha un carattere funzionale ed operativo che induce a pensare ad una determinata azione: di conseguenza, se lo non si comprende nella sua vera natura, non si distingue con la necessaria chiarezza anche lazione evocata dallo stesso. In genere lallievo di grafologia non indotto a pensare che il lessico grafologico, pure se in apparenza sembra desunto dal linguaggio comune, in realt rigorosamente formalizzato, secondo la vera natura dei singoli segni grafologici implicati. Talora questa natura non esattamente specificata per quella che effettivamente dovrebbe essere, come nellesempio che vuole Curva = accoglienza (in realt questo segno indica inglobare, come dimostrer), ma pi spesso lo stesso docente di grafologia che induce in errore i suoi allievi. Vi la tendenza, infatti, a tradurre un termine formalizzato (che corrisponde al significato di base del segno) con un sinonimo, il che quasi sempre distorce la comprensione dei fenomeni osservati, vale a dire, nei casi peggiori, dello stesso segno grafologico. In altre parole, ritornando al testo, un allievo che non fosse invitato a soppesare la differenza che esiste tra labbracciare e laccogliere non sarebbe stimolato a comprendere la complessit del linguaggio grafologico e, dunque, dellintera disciplina. In altre parole, la presente nota invita a riflettere che anche il linguaggio grafologico deve rispondere ai criteri dei simbolismi oggettivo e soggettivo: ogni termine va sempre considerato in s e per s, in relazione al segno grafologico da cui desunto.

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prime esperienze evolutive. Tale privazione, inoltre, deve aver costituito un trauma, il quale, a propria volta, si accorda con linterdizione prima del moto di chi non riesce a chiudere gli ovali. Del resto, la non chiusura interessa la lettera, vale a dire la conformazione che sulla base degli altri simbolismi, sottoinsiemi di quello oggettivo, rappresenta lIo. In altre parole, la privazione stata vissuta con particolare sofferenza. Dunque, secondo il comportamento logico consequenziale, nel fenomeno della non chiusura ad ore dodici, la frustrazione di unambizione o di un desiderio evocherebbe un trauma, che susciterebbe un comportamento reattivo sotto forma di avidit, ovvero di esagerato bisogno di colmarsi nel bisogno primario del quale si percepita la carenza. Se lapertura ad ore dodici indica avidit, come reazione ad una frustrazione antica, allora lecito aspettarsi che la lettera che contiene lapertura sia sofferente. E ben ovvio che il tutto necessita di essere ulteriormente indagato, ma, ancora una volta, ci che conta che possiamo sottoporre a verifica sperimentale un insieme vasto di ipotesi. Di fatto se ne avrebbe una conferma di segni grafologici, il che, francamente, non affatto poco. Gi a questo livello, per, si possono apportare osservazioni critiche. Si impone una domanda: perch colui che non chiude gli ovali, non ha la consapevolezza di aver subito un trauma? Per essere pi chiari, cambiando registro (da un fenomeno grafico ad un segno): perch colui che ha Apertura a capo percepisce solo lintenerimento affettivo ed erotico sessuale e non, invece, anche il ricordo dellantica ferita che gli avrebbe causato il trauma? Per linterdizione, ovvio. E, soprattutto, perch il soggetto rimane obnubilato (altra analogia di significato con laddossamento, che, infatti, comporta obnubilamento), dal fatto che la sua coscienza invasa da fantasie e da cariche emozionali (che entrano dal buco30). Di conseguenza: tutte le non chiusure degli ovali dovrebbero significare che lo scrivente ha subito un trauma precoce e che la sua coscienza invasa da cariche emozionali e fantastiche. Su un piano pi generale, questa invasione indica influenzamento. In ambito morettiano, inoltre, si aggiunge che tale influenzamento dovrebbe significare la venuta meno della tenacia (che nella grafologia morettiana precisata da Angoli b). Il che non mi convince, e, stando alla logica di ci che questo autore scrive, non dovrebbe aver convinto pienamente neanche Palaferri31 , visto che egli parla di irritazione, vale a dire di un angolo. Ed ancora: perch lapertura ad ore dodici, che sul piano della semeiotica d vita ad Apertura a capo, indica influenzamento affettivo ed erotico sessuale?
Si tratta di una legge che si ricava ragionando sulle tappe evolutive, cos come sar precisato in altre parti del lavoro: lovale deve essere sempre pieno, infatti. Si vedr che ci obbliga il femminile psicologico a lottare contro le sensazioni del vuoto e dello svuotamento: se ne ricaveranno delle considerazioni di forte novit e di grande interesse per la disciplina grafologica, nellottica di una nuova grafologia.
30 31

Da conversazioni avute con lui, infatti, ho appreso che Palaferri considerava lApertura a capo come un angolo vero e proprio. Di conseguenza, anche la non chiusura pu essere considerata un segno di tenacia (o meglio di testardaggine). Laffermazione di Moretti, secondo cui Apertura a capo distrugge Angoli B, dunque, va considerata valida solo tenendo presente che lapertura indica influenzamento, vale a dire forte deflessione dalla normale linea di condotta del soggetto.

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La spiegazione che attualmente si d in ambito morettiano consiste nel fare constatare che il segno non indica solamente la tendenza alleccesso dellinfluenzabilit erotica, ma anche allinfluenzabilit affettiva. Tutto ci avverrebbe per causa del fatto che la non chiusura si verifica nella zona del sentimento (zona alta, secondo il simbolismo relazionale, sotto insieme del simbolismo oggettivo), cosicch linfluenzamento erotico sarebbe una conseguenza di quello affettivo (come a dire che, vista linfluenzabilit, il piano in cui maggiormente questa si deve verificare dovrebbe essere quello erotico sessuale). Ancora una volta, a mio parere, si opera un adattamento della spiegazione sul dato empiricamente dimostrato, costituito dal fatto che si effettivamente provato che Apertura a capo indica una accentuata tendenza allintenerimento erotico sessuale e allintenerimento affettivo. Se fosse vero che la tendenza ad una forte emozionabilit affettiva deve di necessit comportare anche un analogo atteggiamento soprattutto sul piano erotico sessuale, allora ci sarebbe da dubitare anche in merito alla vera natura di sentimenti nobili, quali quelli materno e paterno, per citarne solo due. In realt, stando al simbolismo oggettivo, ci si rende conto che con lapertura ad ore dodici si verifica una fusione (ovvero una contaminazione) tra la zona istintuale e quella affettiva, certamente per causa di un trauma di natura affettiva, visto che la non chiusura avviene nella zona superiore, cos come dovrebbe risultare chiaro dalla lettura della finestra relativa alla dinamica degli ovali (fig. 36). In altre parole, nel fenomeno geometricamente opposto, vale a dire in quello che interessa la non chiusura ad ore sei, si dovrebbe registrare lo stesso fenomeno visto sopra, ma per una causa opposta: il trauma dovrebbe aver interessato una privazione nella zona materiale. Nel tentativo di verificare questa ipotesi, mi sono messo alla ricerca di ovali aperti ad ore sei. Il fenomeno molto raro, e ci si accorda con lipotesi (in genere le privazioni sono di natura affettiva e non di ordine materiale), ma posso ugualmente documentare due casi. Il secondo interessa una collega che mi ha confermato di aver motivo di ritenere di aver provato la fame (per carenza nutritiva del latte materno - fig. 27b). Che cosa dovrebbero significare le altre aperture? Dovrebbero significare influenzamento (dalle lezioni di Fermino Giacometti, anno accademico 1987 1988), come gi scritto. Dovrebbero anche comportare obnubilamento per invasione di cariche emotive, come nelle aperture ad ore dodici e ad ore sei. Ma in questi casi, la non chiusura non avviene in una delle due zone in asse con la lettera, ma avviene in posizione diagonale (ad ogni buon conto, a partire dalla fig. 36, per maggiore chiarezza presento in visione La dinamica degli ovali, tratta dalla III edizione di una mia dispensa).

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Fig. 27

a)

Lettere aperte ad ore sei, appartenenti ad una stessa grafia (le lettere interessate sono tutte delle a, tranne la prima che una o). Con evidenza, queste conformazioni, che per quanto mi risulta sono molto rare, dovrebbero costituire lopposto di quelle aperte ad ore dodici, cos come argomentato nel testo.

b)

Lautrice di questa grafia mi ha confermato di aver saputo che ha subito la carenza nutritiva del latte materno. Si noti come la lettera interessata assuma una conformazione simile a quella di una a tipografica. Il che, tenendo anche conto del commento di cui a fig. 5, suggerisce unaltra ipotesi che prospetter nel prossimo paragrafo, in fig. 40.

Rammentando che i moti diagonali indicano diffidenza, allora ci accorgiamo che la non chiusura pu avvenire anche per causa del timore di tornare nei pressi del punto in cui si era avviato il moto di realizzazione dellovale32. Ovviamente questo timore si pu allocare ovunque, anche ad ore dodici (fig. 28).

Ho gi scritto che le cause della non chiusura sono tre: le prime due, esaminate in precedenza, appartengono allinsieme libert di moto - inibizione del moto, la terza allinsieme punto di arrivo amico -- punto di arrivo nemico. Ma ci sarebbe una quarta alternativa da prendere in considerazione: punto di partenza nemico punto di arrivo amico (oppure, nemico), che tralascio perch complicherebbe molto il discorso, tanto pi che si necessiterebbe di introdurre i concetti di avanti e di dietro, cosa di cui mi occuper in altre parti del lavoro).
32

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Dunque, ricapitolando: le aperture ad ore sei e ad ore dodici dovrebbero essere la conseguenza di traumi subiti, per grave carenza nellaccudimento rispetto a bisogni primari (materiali, nel primo caso, ed emotivi, nel secondo), mentre le altre aperture dovrebbero imputarsi ad eventi dolorosi di altra natura (desumili dalla dinamica degli ovali, a partire dalla fig. 36).

Fig. 28

Particolare della fig. 26. Considerando la dinamica degli ovali (fig. 36), ci si accorge che la non chiusura, pure essendo in asse, solo apparentemente situata ad ore dodici. Linsieme suggerisce lipotesi che siamo in presenza di una combinazione particolare del segno morettiano Apertura a capo, che nella fattispecie dovrebbe significare che il soggetto avverta, in maniera molto acutizzata, un forte bisogno di gratificazione affettiva, disperando nel contempo di poterla saturare. Di conseguenza si dispone in maniera avida, non chiudendo ad ore dodici, per intensa esigenza di compensazione fantastica. Del resto, il tutto ribadito dalla combinazione dei segni grafologici propri della fig. 26 (la grafia di un ragazzo), cosicch posso ribadire ulteriormente che non si avverte assolutamente la necessit di appesantire inutilmente la semeiotica. Nello stesso tempo, per, da tempo ho individuato in questa conformazione anche lipotesi (di segno) che il soggetto possa percepire la realt dellaltro molto pi gratificante della propria (eventualmente, il segno dovrebbe avere pi conformazioni - vedi anche fig. 46), ma mi riservo di indagarla ancora a lungo, prima di renderla pubblica.

Di conseguenza, nelle aperture in asse il soggetto si dispone con avidit nel tentativo di colmarsi, nelle altre aperture, invece, dovrebbe subire linfluenzamento di fantasie a sfondo di diffidenza e di preoccupazione. In quanto sopra, dunque, si ravvisano altre ipotesi grafologiche da sottoporre a verifica, ricavate in coerenza con quanto gi riconosciuto valido in ambito morettiano. In ultimo una curiosit. Mentre riflettevo con lausilio di altri sulla tematica della non chiusura, una collega, dotata di forte spirito introspettivo, mi ha fatto osservare alcuni suoi ovali (cfr. fig.29). Questi ultimi presentano la caratteristica che, in alto e quasi ad ore dodici, hanno una pressione molto evanescente, per subitaneo calo (ovvero, non per un normale affievolimento dovuto alla meccanica propria del gesto). La stessa collega mi ha aggiunto il seguente commento: A livello cosciente, mi riconosco questa sensazione di obnubilamento quando mi trovo nella condizione di dover mettere in discussione (con mia forte delusione) un particolare un po idealizzato. E allora che provo quasi una sensazione di vago mancamento. Le ho aggiunto: di conseguenza, un attimo dopo, provi una sensazione di intenso fastidio, perch hai limpressione che le idee ti possano sfuggire dalla testa, come se questultima fosse diventata improvvisamente troppo piccola. Proprio cos!, ha aggiunto lei. Chiss, forse casualmente abbiamo scoperto pi di una cosa importante. In particolare, mi riferisco alla seconda fattispecie, che avevo da tempo intuito, con alcune conferme empiriche. La 76
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prima, infatti, una particolare modalit del primo elemento costitutivo del segno morettiano Stentata: bisognava solo pensarci prima. Una cosa, tuttavia, la voglio scrivere in questa occasione: con lesempio degli ovali della collega, si (verosimilmente) dimostrato che la coscientizzazione delleventuale trauma pu avvenire solo se lovale rimane chiuso, ma, in fondo, anche questo dato dovrebbe essere riconosciuto nellambito della grafologia tradizionale. A proposito di curiosit: subito dopo aver scritto quanto sopra, osservando due aperture particolari, ho avuto modo di intuire un fenomeno particolare, del quale render conto nel prossimo paragrafo (a titolo di ipotesi - cfr. fig. 40).

Fig. 29

Nel punto indicato dalla freccia la pressione, improvvisamente, viene quasi meno del tutto. Il fenomeno non della stessa natura di quello di Apertura a capo, perch lovale sostanzialmente chiuso (infatti, non dipende dal moto, che prosegue lungo la sua traiettoria, ma dalla pressione).

Seguono numerosi esempi di non chiusura. Si vuole dimostrare che: 1) la non chiusura effettivamente una interdizione del moto, che di conseguenza produce unirritazione, come acutamente fa osservare Palaferri, oppure una rassegnazione (con i gesti non vivi e fiacchi), che spesso ribadita da piccoli angoli, che si registrano subito dopo lapertura; 2) Poich la non chiusura evoca un trauma (non avvertito dallo scrivente), la conformazione contenente lapertura dovrebbe essere almeno un po stentata e/o sofferente (il che pu risolversi anche con il solo Stretto di lettere); 3) Di conseguenza, lesito dellinterazione, costituito dal tratto che segue lapertura, dovrebbe essere coerente con i punti precedenti. E ovvio che quanto sopra proposto a titolo di esempio, con lo scopo di indicare delle ipotesi di ricerca. Ci evidentemente vale anche per il fenomeno delladdossamento, esaminato in precedenza. Seguir il contributo relativo alla dinamica degli ovali.

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UN ESEMPIO DI CHIUSURA NEGATIVA (CFR. D)


Il confronto tra il primo ed il secondo esempio dimostra che i due fenomeni appartengono allo stesso insieme dellinterruzione per irritazione, come definito da Palaferri. Le differenze consistono solo nel fatto che nel secondo esempio il moto pi celere. Dunque, nel secondo caso lirritazione trova pi libero sfogo, mentre nel primo tende ad accumularsi, ingenerando un livello indebito di tensione.

a)

b)

c)

Fig. 30

Del resto, che il fenomeno definito in a) deve provocare unirritazione, si desume anche dal confronto tra b) e c), appartenenti alla stessa scrittura. Da questo confronto si deve necessariamente dedurre che in ambedue le lettere il moto si interrompe per causa di un fenomeno motorio dello stesso tipo, nonostante la diversit di apertura dellovale (sola la prima, infatti, appartiene ad Apertura a capo). Di conseguenza, si ha la conferma di un dato (che peraltro si impone da s sulla base della logica): stante un moto almeno un po vivo, ogni interruzione di tracciato produce irritazione (dunque, lo stesso fenomeno interessa anche le improvvise interruzioni dei tratti, che nella grafologia morettiana, danno vita al primo elemento costitutivo di Stentata, che, come noto, un segno che implica accumulo di indignazione).

d)

A questo punto, confrontando a) e d), che appartengono alla stessa scrittura, si comprende che anche la chiusura operata in d) deve ingenerare irritazione. Si osservi: locchio quasi non riesce ad individuare il punto in cui lovale chiuso. In altre parole, la chiusura effettuata con molta cura, inibendo il moto esattamente sullo stesso punto in cui era iniziato il tracciamento dellovale, perch le si vuole conferire un carattere ermetico. Il moto inibito, dunque, produce irritazione.

Quando avr modo di introdurre una nuova concezione di Curva ed Angolosa, basata rispettivamente sullinglobare e sul penetrare, il lettore avr le chiavi per comprendere la vera natura di questa conformazione (si tenga presente per che anche molto tesa, attillata ed incisa, vale a dire che eseguita con una forte pressione di tipo energico, anche se questo dato risulta molto indebolito per effetto della riproduzione). Il soggetto dominato da uno spirito di possesso esagerato, esattamente come avviene in chi ha Angolosa. Si ha la conferma della validit di una teoria basata sul simbolismo oggettivo e sugli opposti: nel primo caso, il soggetto vuole fagocitare loggetto, asfissiandolo e spossandolo, per utilizzare lenergia di questultimo ai fini di realizzare il suo programma, nel quale contemplata la vita anche dello stesso oggetto, poich convinto di essere nel giusto e dunque di avere il diritto di esigere (il tutto sar chiaro quando potr parlare del femminile e del maschile psicologici)*. Con le conformazioni angolose, invece, lo scopo del soggetto quello di permanere costantemente nelloggetto. Posto lo stesso livello di tensione, di inclinazione e di pressione di cui allesempio d) (dobbiamo porlo, perch altrimenti si avrebbero fenomeni appartenenti ad insieme diversi e, dunque, non comparabili), un soggetto con Angolosa torturerebbe costantemente il proprio oggetto, con precetti normativi inappellabili e basati sul rispetto anche delle sottigliezze. In altre parole, un soggetto di questo tipo ha la tendenza ad essere tirannico ed ha il gusto sadico di mettere costantemente alla prova loggetto (dunque, torturandolo), per sincerarsi di essere effettivamente ubbidito in tutto*. Al solito, si ha uno stesso risultato, costituito da un oggetto schiacciato e reso non libero, ma per motivazioni e con strategie opposte, come volevasi dimostrare. * Ovviamente si d per scontato che lintera grafia sia coerente con la conformazione considerata.

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ESEMPI DI APERTURE NON IN ASSE

Fig. 31
Due aperture comunemente definite non in asse e che in quanto tali non appartengono al segno morettiano Apertura a capo.

Dal punto di vista del simbolismo oggettivo, dobbiamo innanzitutto chiederci in che cosa consista lasse di una lettera. Da questo punto di vista, ad esempio, stupefacente come nella grafologia tradizionale non esista una teoria relativa agli assi (ovvero che gli assegni senso psicologico), nonostante che questi ultimi siano considerati in molti segni. Di necessit dovrebbe consistere nellasse proprio della lettera, vale a dire in un segmento di retta ideale perpendicolare al rigo di base, passante per la linea mediana che definisce la lunghezza della stessa. In altre parole, lasse appropriato di una lettera coinciderebbe con il calibro della stessa (solo quando la lettera perpendicolare al rigo di base, infatti, si ha la perfetta coincidenza tra laltezza e la lunghezza*). Definito lasse ideale (coincidenza tra laltezza e la lunghezza), dobbiamo individuare un criterio che ci consenta di tracciarlo in tutte le conformazioni che si distanziano dal modello. Per semplificare, nel caso degli ovali, lasse coincide con unideale linea di simmetria della conformazione interessata, che passa per la linea, altrettanto ideale, che delimita la lunghezza. Ci necessariamente deve implicare che lasse intersechi il vertice inferiore della conformazione (manina). Questultimo costituito dal punto che tangente al rigo di base ideale. Nella grafologia morettiana, tale punto coincide con Angolo A, che considero il fulcro dinamico dellintero ovale, simbolicamente considerato (vedi la finestra relativa alla dinamica degli ovali, a partire dalla fig. 36). Quando come in questo caso, infine, non possibile individuare una chiara linea di simmetria (il che assume rilievo grafologico, ovviamente, ma debbo tralasciare questo aspetto), un compromesso accettabile pu consistere nel definire lasse secondo un ovale simmetrico, ricavato in coerenza con la conformazione che concretamente posta in osservazione (vedi verde ed anche fig. 15c, terzo esempio). In figura, tale coerenza stata ricercata, nel primo caso, assecondando la traiettoria curvilinea della parte destra, mentre, nel secondo caso, assecondando la traiettoria della parte sinistra. Ne risultano due conformazioni sostanzialmente perpendicolari al rigo di base (appena un po inclinate a destra). Questi due ovali si prestano a molte osservazioni, la prima delle quali consiste nella fisionomia sofferta, rozza e stentata. Coerentemente, il punto di arresto del moto ribadisce il tutto: osservandolo bene, infatti, si nota che stentato (rosso). Linsieme (ivi compresa lasimmetria, evidentemente) conferma quello che scritto nel testo: il soggetto non chiude lovale perch la sua coscienza invasa da fantasie a sfondo preoccupato e diffidente, che sono evocate dalla meccanica propria dellovale (vedi fig. 28). * Apro una parentesi per precisare che, dal punto di vista del simbolismo oggettivo, la distinzione tra lunghezza ed altezza di una lettera di grande importanza (si tenga presente che secondo il modello calligrafico dovrebbero essere quasi coincidenti, cos come anticipato nella didascalia della figura). Senza questa distinzione, infatti, il grafologo morettiano non potrebbe comprendere la vera natura di segni fondamentali, quali, ad esempio, Calibro grande, Calibro medio, Calibro piccolo, Allungata, Estesa e Disuguale metodico del calibro (ma sono implicati anche altri segni). A titolo di esempio, faccio notare che Palaferri non contempla i segni Alta allungata ed Alta rotonda, formalizzati da Moretti (e ripresi da Torbidoni). Palaferri, dunque, apporta una modifica di sostanza alla metodica definita da Moretti: volendo dare un senso a questa scelta, si pu riflettere sul fatto che Allungata deve essere parzialmente indipendente dal calibro (ritorner sul punto, in altra parte). Questo segno, infatti, dipende unicamente dal rapporto tra la lunghezza e la larghezza di un ovale. Poich le energie non sono infinite, se lo scrivente enfatizzasse la lunghezza, dovr di necessit ridurre lampiezza della lettera. Ma vera anche la relazione contraria: se riduce lampiezza, dovr aumentare la lunghezza. Di conseguenza, si comprende che la scrittura Pendente (le parole sono inclinate a destra) tende ad alterare la lunghezza, perch tale scrittura comporta di necessit geometrica la strettezza della lettera. Necessariamente si ha la seguente relazione: Pendente diminuisce il calibro (laltezza letterale), mentre per compensazione subentra un altro fenomeno, costitu-

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)
Fig. 32

Le prime due parole sono tratte da una grafia del cantante Luigi Tenco, che commenter nella seconda parte di questo lavoro (la scrittura tratta dalla tesi della collega Sara Cordella, che avr modo di illustrare in un modo pi opportuno, a tempo debito). Anche nel caso di Tenco le non chiusure sono stentate, a ribadire la forte preoccupazione che sottesa in un tale fenomeno. Dopo la mancata chiusura, inoltre, si registra uno stacco, a ribadire, secondo logica, la preoccupazione. Con il terzo, esempio, invece voglio evidenziare due aspetti. Il primo riguarda un modo abbastanza appropriato di chiudere lovale (sarebbe stato preferibile che la lettera fosse un po pi ampia): lo scrivente, che peraltro molto agile, concepisce lintera conformazione in rapporto amicale, accogliente e dinamico con la lettera che verr dopo (le traiettorie in entrata ed in uscita dallovale sono buone; si osservi anche la flessuosit evidenziata dalla freccia), il che conferisce una fisionomia morbida, estetica e disinvolta. Il secondo, invece, invita a riflettere sul fatto che impossibile non produrre un accartocciamento ad inizio parola (nellesempio costituito dal gesto regressivo di chiusura della lettera), perch nel caso contrario si dovrebbero introdurre fenomeni molto negativi (la frammentazione, oppure gesti apparentemente dinamici, che, ad inizio parola, assumono indubbiamente una connotazione negativa, come si potrebbe facilmente dimostrare). ito dallallungamento delle lettere. Il che spiega il motivo per cui il Disuguale metodico del calibro sia calcolato misurando le lunghezze e non le altezze, come il nome del segno invece lascerebbe intendere. Se non si ha chiara la distinzione tra laltezza e la lunghezza, dunque, non si possono comprendere alcuni dinamismi logici (ovvero, dedotti in coerenza con il simbolismo oggettivo) di forte rilievo grafologico (il tutto sar dibattuto ancora, secondo ottiche pi appropriate, al momento opportuno). Si potrebbe obiettare che lo stesso Moretti non ha avvertito lesigenza di differenziare i due concetti di cui sopra, ma unosservazione di questo tipo non terrebbe conto del modo di operare di questo autore, che talora precisa in modo molto cesellato e talora, invece, abbozza solo alcuni principi generali (ad esempio, si osservi la categoria della non omogeneit, che Moretti cita appena, perch la ritiene ridondante, oppure lassenza di un segno come Ordinata). A tale proposito, basti pensare che nel Trattato Moretti non definisce un segno fondamentale come Calibro medio (evidentemente, lo reputa superfluo). Il tutto poi per lui funziona, come in effetti funziona, grazie alla geniale intuizione delle combinazioni. Ci nonostante, questo modo di operare di Moretti, il quale, non dimentichiamolo, aveva dalla sua una portentosa intuizione di tipo sensitivo, non aiuta a comprendere i fenomeni in osservazione. In Disuguale metodico del calibro, dunque, si ha unimprecisione lessicale (visto i criteri di calcolo, introdotti dallo stesso Moretti, il segno andrebbe definito Disuguale metodico delle lunghezze letterali) che non aiuta a comprendere la vera natura di questo segno. Per comprenderla si devono chiarire concetti fondamentali, come: altezza, lunghezza (e, dunque, anche asse) ed ampiezza. Operando in un tale modo possibile portare a sintesi e a piena coerenza un insieme molto vasto di segni, quali ad esempio: Curva, Largo di lettere, Stretto di lettere, Acuta, Allungata, Solenne, Calibro grande, Calibro piccolo, Calibro medio, Dritta, Pendente, Rovesciata, Uguale, Disuguale metodico del calibro, Sinuosa, Contorta, Parallela, Titubante del I tipo, ecc In altre parole, si necessita di una teoria che porti a sintesi e a coerenza logica tutta lintera scrittura, cosa che possibile fare solo ricorrendo al simbolismo oggettivo. Questa teoria esiste gi, come probabilmente stato possibile intuire: mi riservo di dimostrarlo in altra occasione (anticipo che ho in preparazione un libro di teoria grafologica). Naturalmente, non concepisco lampliamento della teoria come una messa in discussione del metodo, il quale, avendo un carattere meramente tecnico-applicativo, si dimostrato valido (grazie soprattutto alle combinazioni), sebbene si avverta anche da questo punto di vista il bisogno di apportare correttivi, in relazione a taluni applicativi (che peraltro sono gi introdotti nella pratica grafologica, senza tuttavia essere formalizzati).

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ESEMPI DI APERTURE DEGLI OVALI

Esempi di aperture non in asse

(Le frecce indicano le aperture ad ore dodici, che danno luogo ad Apertura a capo - la grafia la n. 291 del libro di Palaferri, gi portata in visione nella fig. 24 di questo lavoro ). Con questo esempio, Palaferri d una dimostrazione della logicit del contesto, cos come la intendo io (ovvero secondo criteri logici consequenziali). Egli, infatti, sostiene che il fenomeno che d vita ad Apertura a capo provoca unirritazione, ribadita, nella maggior parte dei casi, da un angolo, cos come esemplifico nellingrandimento. Si noti, tuttavia, che Palaferri, come Moretti, non ha una teoria relativa alle aperture non in asse (vedi ellisse). Il che, per certi versi, sorprende, visto che, secondo logica, anche queste aperture (ma si dovrebbe meglio dire: non chiusure) dovrebbero produrre anchesse unirritazione. In effetti, lirritazione di cui parla Palaferri riscontrabile nei singoli ovali, che sono tutti indubbiamente sofferti e stentati. Sono sofferti e stentati anche i gesti terminali dei singoli ovali, ad indicare una difficolt nel procedere. Queste osservazioni sembrano suggerire che le aperture non in asse producano dei fenomeni di preoccupazione, abbastanza intensi, almeno stando al simbolismo oggettivo, ovvero al carattere logico consequenziale della grafia.

In questo esempio, caratterizzato da forte curvilineit, lapertura non in asse non termina con un gesto vivace, come potrebbe sembrare, se si applicassero alla lettera alcune asserzioni (autentiche frasi fatte) che alcuni utilizzano in ambito peritale*. Tutto fiacco e privo di mordente (la iniziale cascante a sinistra, mentre la o tende a cadere a destra), a ribadire la preoccupazione e la timidezza della parte terminale dellovale. In questo caso, la fantasia a base di diffidenza si associa allincantamento (stando a quanto scrive Palaferri), con le ripercussioni che si possono facilmente intuire. Si riconferma anche quanto in precedenza stato sostenuto rispetto alladdossamento, in quanto questultimo preceduto da una lettera che tradisce il desiderio di darsi un po di tono e di importanza.

Fig. 33

* La parte terminale acuminata, ma nella conformazione considerata questo aspetto non associato alla progressiva accelerazione del moto, bens al fenomeno opposto. I gesti acuminati, infatti, dipendono dallazione congiunta di due fenomeni: 1) il progressivo sollevamento della penna rispetto alla superficie del foglio, 2) lassecondamento della spinta acquisita in precedenza. Poich la mano, a lettera terminata, deve effettivamente sollevarsi del tutto, alcuni soggetti reagiscono impulsivamente, vale a dire accelerano il moto, per finire il prima possibile, mentre altri lo riducono progressivamente, per effetto dellinsicurezza (inconscia sensazione di non aver eseguito bene il compito). I due fenomeni sono in opposizione.

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Fig. 34

(Le frecce indicano le aperture ad ore dodici, che danno luogo ad Apertura a capo - la grafia la n. 292 del libro di Palaferri, gi portata in visione nella fig. 24 di questo lavoro ) Palaferri sostiene che di norma lirritazione ingenerata dalla non chiusura ribadita da un piccolo angolo, come nella fig. precedente, almeno che non sia elaborata dinamicamente, come nel presente caso. Nel merito, stando al simbolismo oggettivo, osservo che in questa scrittura gli ovali sono generalmente ben proporzionati, tranne nei casi in cui compare lapertura a capo (che sempre preceduta da una lettera almeno un po ampollosa, come nel caso evidenziato dallingrandimento). Di conseguenza, sempre restando nei limiti di questo simbolismo, si deve dedurre che ci che evocato dalla conformazione sia abbastanza doloroso, tanto vero che lovale molto sofferto e non espansivo. Ci, inoltre, cambiando registro, ribadito dalla combinazione dei segni implicati: Stretto di lettere esagerato + Apertura a capo, infatti, non d un soggetto che persegue lappagamento dei bisogni erotici sessuali (o affettivi), perch il primo segno indica intensa concentrazione in s. Di conseguenza, stando al presente caso, al soggetto non resta altra strada che cercare delle compensazioni (o sublimazioni) idealizzate, tanto vero che il gesto indicato dalla manina segue una traiettoria impropria, perch deborda nella zona alta. Anche in questo caso, dunque, i vari fenomeni implicati nellinterazione (leccessivit della strettezza letterale, lapertura ad ore dodici e lo sconfinamento nella zona alta) sono legati da rapporti logici consequenziali.

Altri esempi di aperture non in asse

Fig. 35
Anche in questi esempi, gli ovali e le aperture non in asse sono stentati e sofferti. I gesti che seguono il tratto terminale dellovale sono anche essi molto stentati (primi due casi), oppure esprimono una disorganizzazione di altro tipo, con la fissazione e la fabulazione mitomane (nella semeiotica morettiana, i tratti finali delle o di questa scrittura danno vita a Ricci mitomania). I fenomeni, quindi, appaiono essere legati tra loro da rapporti logici consequenziali.

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LA DINAMICA DELLOVALE*
Riporto integralmente questa finestra, tratta da una mia dispensa, perch la reputo essenziale ai fini della comprensione di quanto gi anticipato nella parte del lavoro che si occupata della non chiusura degli ovali. Dovendo illustrare dei segni grafologici, in particolare il Largo di lettere, il registro che utilizzato si avvale del simbolismo grafico di Moretti e del simbolismo spaziale di Pulver, ma ci non costituisce un salto logico, per quanto stato gi anticipato (i simbolismi sono un sottoinsieme del simbolismo oggettivo). Lesempio, inoltre, dimostra ci che ho gi specificato in precedenza: 1) il complesso delle operazioni che danno vita allovale derivano dallantico condizionamento dellinglobamento; 2) come nelle primissime fasi, in un ovale i due simbolismi sono fusi. Il tutto sar lungamente dibattuto in altre parti. Il tracciamento di un ovale unoperazione complessa: la mente dello scrivente sollecitata da un insieme molto vasto di provocazioni simboliche. Deve necessariamente abbracciarle tutte, ovvero deve contemporaneamente contemplarle nel loro insieme, per adattare le varie traiettorie e la diversit di moti implicati. Se sa abbracciarle tutte in modo utile, adattato (ovvero con armonia tra lIo individuale e lIo sociale, in altre parole, tra i sentimenti di s e dellaltro) ed integrato, allora dar vita ad una conformazione ellittica, abbastanza ampia al suo interno e sufficientemente proporzionata nelle due dimensioni (il tutto d luogo ad un buon grado di Largo di lettere): vi corrisponde la capacit di abbracciare, nellunit di tempo, un insieme vasto di oggetti (sia endogeni sia esogeni). E coinvolto anche il calibro (altezza delle lettere minori), come si vedr pi avanti, sebbene occorra dire che lampiezza dellovale e la sua altezza dovrebbero dipendere da epoche evolutive diverse (in effetti, esperienza comune constatare che nella fanciullezza il calibro, che inizialmente molto alto, fluttui, per poi assestarsi durante la fase iniziale delladolescenza). Di quanto sopra, se ne d una spiegazione nella schematizzazione che segue (le linee orizzontali delimitano le zone simboliche e la linea delle relazioni umane e/o della realt, scoperte da Pulver), che completa quanto gi anticipato nelle figg. 92 (vedi Angoli A) e 102 (vedi Angoli B).

Progettualit dellIo

c)

i)
(p-i) (i-a)

(b-a)

b) Realt a) Bisogni istintuali

a)

a)
(i-b)

In primo luogo, per effetto delle prime esperienze evolutive, lo scrivente, che si appresta a tracciare un ovale, ha gi introitato unidea della collocazione spaziale di i, a, b e c (tutta loperazione, infatti, avviene in automatico, vale a dire che la motricit asseconda traiettorie note e consolidate a livello inconscio). La distanza tra i) e b) dipende da come lIo ha percepito laltro. Se nelle prime esperienze evolutive lo ha percepito vicino (vale a dire, amico), allora tale distanza sar abbastanza buona (non piccola, come potrebbe sembrare - tale fenomeno verr precisato in Largo tra lettere), ma non eccessiva (vedi la precisazione relativa alle conformazioni pi larghe che lunghe, che danno vita ad Estesa, in fig. 130, secondo esempio). Al contrario, se laltro percepito lontano (vale a dire, non amico), allora la distanza tra i) e b) sar ridotta.

Fig. 36
* Sebbene non mi risulti che sia stata pubblicata (se non in una piccola esemplificazione, contenuta in un libro avente carattere divulgativo), nota ai grafologi la stretta relazione che intercorre tra il Largo di lettere (o il Curva) con le istanze del simbolismo spaziale (io vi aggiungo anche il simbolismo relazionale, insito in Moretti). Il mio contributo consiste nel fatto che ne evidenzio tutte le implicazioni, generalmente non avvertite dai pi se non proprio da tutti. Queste hanno un peso di sostanza, perch sono coerenti con quanto scriver nella finestra di fig. 136, a proposito dello Stretto di lettere, che costituisce un contributo assolutamente originale, e con quanto preciser in Accartocciata.

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La distanza tra a e c, invece, che d la dimensione della lettera, ovvero il calibro (in realt, come si vedr in Allungata, questultimo dipende anche dalla distanza i)-b)), dipende dal sentimento dellIo (se la lettera perpendicolare al rigo), in altre parole, da quanto lo scrivente si percepisce importante o meno. Quanto sopra, pu essere illustrato in un modo ancor pi dettagliato, apportando altre precisazioni, nel modo che seguir. Di norma (ma si danno varie eccezioni), un ovale inizia ad ore nove (i), vale a dire nel punto che tiene conto delle aspirazioni (progettualit) e dei bisogni istintuali (da qua, i simboli p-i). Da i), il moto deve dirigersi verso a) e poi verso b). Gi in a), dunque, si condensano pi provocazioni simboliche. Infatti, a) costituisce il punto di arrivo del moto che viene da sinistra e il punto di avvio di quello che dovr dirigersi a destra. Il primo tiene conto delle istanze dellIo (aspirazioni e bisogni istintuali, sintetizzate nel punto i), mentre il secondo delle istanze dellaltro. In altre parole, il punto a) costituisce un ponte tra i) e b). Vale a dire che in a) lo scrivente condensa lesito del confronto tra il complesso delle aspirazioni e dei bisogni dellIo (p-i), da una parte, e dellidea che ha introitato in merito al diverso da s, dallaltra. Dunque, tutto il complesso ha un perno in a) (da qua limportanza fondamentale di Angoli A). Poich in b), ovviamente, lo scrivente deve riadattare il complesso p-i (lIo non pu determinarsi solo sulla base di s, senza tenere conto degli altri), nel punto a), che rappresenta il contatto con la zona del reale e/o con la linea delle esperienze umane, il moto subisce una contrazione, dando vita ad un angolo smusso o ad un angolo acuto, a seconda dei casi (vedi Angoli A).

c)
Conformazione quasi rotonda, avente un esagerato Largo di lettere (la lettera anche gonfia, il che logico anche dal punto di vista psicologico, come si dimostrer in Ampollosa). Ci dipende dalla forte distanza tra i e b). Logicamente (quando tale distanza alta, nelle prime esperienze evolutive, lIo ha percepito laltro come troppo amico il punto sar approfondito in Largo tra lettere), in b), dunque, langolo eccessivamente smusso e stando cos le cose, sono eccessivamente smussi sia langolo in a) sia langolo in c). Al tutto vi corrispondono anche Curva esagerato (9/10, perch un 1/10 tolto da Intozzata I modo, sebbene tale segno compaia come Grossa tesa), Angoli A e B quasi inesistenti (1/10 entrambi, dovuto ad Intozzata I modo).

i)
(p-i)

b)

a)
Di conseguenza, quando uno scrivente si appresta a redigere un ovale, gi a partire dal punto i), a livello inconscio, considera a), b) e c). Quando in a) si produce un angolo smusso (il caso opposto lo esamineremo in Stretto di lettere), da i) e nella discesa verso a), il soggetto si predispone con atteggiamento di ragionevole fiducia ed un analogo atteggiamento lo avr nel moto da b) verso c). La fiducia di cui sopra, ovviamente, conferir alle varie traiettorie implicate un andamento curvilineo, come meglio si vedr pi avanti.

Fig. 37

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Ma per dirigersi verso c), la mano deve invertire la traiettoria che aveva in precedenza (che era dal basso in alto verso destra, ovvero con vezione di abduzione estensione - vedi la prossima fig.), perch deve orientarsi a sinistra (con vezione di estensione -adduzione - vedi la prossima fig.) e, nel punto in cui avviene il cambio della traiettoria (b), necessariamente si produrr un angolo (quando smusso, non considerato ai fini di Angoli B). Daltra parte, in assenza di questo angolo, lIo non subirebbe lindispensabile feedback con linterazione con il diverso da s. In altre parole, langolo in b) ci d il sentimento dellaltro. Di conseguenza, langolo in b) non dovrebbe essere eccessivamente smusso. Posto che la distanza tra i) e b) sia buona (ovvero non ridotta, n eccessiva), se il soggetto capace di un accettabile senso delle proporzioni (vale a dire di equilibrio), allora lovale che ne risulter tende ad essere ragionevolmente pi lungo che largo ( la condizione indispensabile ai fini di ottenere un buon Largo di lettere). Posto lAngolo A smusso (ovvero, langolo in a), dunque, le traiettorie che collegano i) ad a) ed a) a b) dovrebbero essere curvilinee, come, in effetti, sono di norma (possono darsi delle eccezioni, che vanno considerate attentamente, perch non sarebbero giustificate dal carattere smusso di Angoli A). Da b) il moto prosegue verso c), con traiettoria che dovrebbe essere anchessa curvilinea, vale a dire verso la zona della progettualit dellIo. Si avr un nuovo feedback : anche in c), necessariamente, si deve produrre un angolo (vedi Angoli B e la funzione espletata da questo segno), perch il movimento da c) deve ritornare nei pressi di i). A questo punto la lettera ovale completata. Lo scrivente aveva preso avvio da i), ossia dal punto di incontro tra le sue aspirazioni e i suoi bisogni istintuali, ma in a) ha dovuto introdurre un concetto di realismo, dettato dalle istanze dellaltro evocate in b), successivamente si diretto in c), dove ha registrato nella progettualit dellIo, il sentimento introitato in a) (eventualmente, vedi Angoli B) ed infine ha dovuto chiudere lellisse, per predisporsi a progredire verso lavanti, ovvero verso destra ( lo stesso destino ultimo dellUomo che rende impossibile non procedere verso questa direzione). Ora lo scrivente ha il problema di collegare lovale alla lettera successiva e, per farlo, dovr introdurre un altro cambiamento di direzione e, dunque, un altro angolo (in i - al pari di quello in b), quando smusso, non considerato dalla semeiotica): il discorso sar ripreso in Accartocciata . Il tutto va a buon fine quando si produce una conformazione avente un valido Largo di lettere (minimo 5, massimo 78/10), con un calibro non troppo alto, n piccolo (il calibro sar illustrato nel prossimo capitolo). Si tenga presente, infine, che, con un Largo di lettere avente tali valori, sono buoni anche gli Angoli A e B (perch di norma, ma si potrebbero dare delle eccezioni, questi ultimi hanno un grado non inferiore alla soglia minima accettabile, di 3/10, e non superiore alla soglia massima accettabile, di 5/10).

c)
Posta valida la distanza tra i) e b), di norma, come in questo caso, langolo in b) non dovrebbe essere eccessivamente smusso. Di conseguenza lovale tende ad essere pi lungo che largo (ma non in modo eccessivo) ed, in tale modo, si hanno le condizioni per un valido Largo di lettere (nellesempio, corrisponde a 25/41,5*10 =6/10). In questo esempio, vi sono anche 6-7/10 di Curva, 34/10 di Angoli A e 3/10 di Angoli B). Il tutto sar approfondito in Allungata.

(p-i)

a)

25mm

41,5 mm

i)

b)

Fig. 38

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Gli elementi base della scrittura, secondo il simbolismo soggettivo


Il simbolismo oggettivo obbligato a restituire senso grafologico ad ogni millimetro della scrittura, oggettivamente inteso. Ne emerge subito un dato: il simbolismo oggettivo , in primo luogo, indipendente da ogni metodo grafologico e da ogni semeiotica comunque formalizzata. Solo in un secondo momento, tale simbolismo pu essere eventualmente coniugato nei termini di scuola grafologica e di metodo della stessa. In questo senso, ad esempio, ben chiara lottica di questo lavoro, che coniuga le osservazioni generali nei termini di nuova grafologia , ossia nei termini di un progresso della scuola morettiana. Quanto sopra implica che il simbolismo soggettivo, in coerenza con quello oggettivo, dovrebbe proporsi di formulare delle proposizioni grafologiche universali, che poi, eventualmente, ogni scuola potrebbe coniugare secondo il proprio punto di vista. In altre parole, il simbolismo soggettivo potrebbe costituire la strada di un comune sentire grafologico, che potrebbe fondarsi su un corpus disciplinare universale (valido per ogni grafologia): ritorner sul punto. Allo scopo il simbolismo oggettivo obbligato ad affidarsi alla sperimentazione e alla formulazione di modelli, cos come si avr modo di considerare in altre parti del lavoro. Ed inoltre, tale simbolismo indotto a considerare come elementi propri della scrittura: la fisionomia, la geometria ed il moto, nonch linsieme dei tre. Tale insieme, inoltre, pu essere formalizzato o meno. Le particolarit grafiche e le combinazioni grafiche (da non confondersi con le combinazioni grafologiche, vere e proprie), a seconda dei casi, possono essere formalizzate, ma le stesse costituiscono sempre unoggettiva provocazione per il simbolismo soggettivo, che si propone di conferirle significato grafologico, nei termini della assoluta coerenza con il dato oggettivo, gi precisata. Un indice grafico, dunque, diventa grafico - grafologico quando il ragionamento soggettivo riesce ad assegnargli significato grafologico e lo stesso dicasi per le combinazioni: secondo i casi, si valuta se sia opportuno o meno formalizzarle. I segni grafologici, invece, sono sempre formalizzati, secondo le ottiche di scuola e di metodo. Tutto quanto sopra, con lunica eccezione costituita dai segni grafologici, almeno tendenzialmente, potrebbe essere universalmente condiviso anche da coloro che si occupano di sole perizie grafiche (laccertamento della paternit delle scritture contestate). Il simbolismo soggettivo, naturalmente, considera anche i simbolismi relazionale e spaziale, perch, come si vedr, entrambi si giustificano su base oggettiva, ma soprattutto i segni grafologici, concepiti come particolari sindromi organizzate e funzionali (secondo un metodo) dei tre costitutivi universali, le combinazioni grafologiche, le categorie grafologiche ed il contesto grafico grafologico (da distinguere dal contesto grafico, che invece appartiene al solo simbolismo soggettivo). In ultimo, appartiene al simbolismo oggettivo anche il lessico tecnico - grafico, mentre al simbolismo soggettivo appartiene il lessico grafico - grafologico , ovvero le singole proposizioni grafologiche, che, dunque, va considerato formalizzato ed assolutamente coerente con il simbolismo oggettivo33, cos come gi in precedenza documentato. Almeno nel lessico formalizzato (secondo fisionomia, geometria e moto) di tipo tecnico-grafico le varie scuole grafologiche dovrebbero tendere ad una obbligatoria omogeneit, cos come, ad esempio, in psicologia chiunque sa che cosa siano la fase orale e la fase anale, a prescindere dal tipo di orientamento di scuola del singolo psicologo. Non c nulla da fare, infatti, perch non vi modo di sfuggire al fatto che senza un lessico condiviso non vi sia alcuna disciplina. Dunque, la conclusione paradossale questa: nel nostro campo esistono solo tre indirizzi grafologici e nessuna grafologia (ovviamente esagero un po, volutamente), mentre, allinverso, in psicologia, esistono centinaia di scuole ed una sola disciplina intesa, ovviamente, in un corpus disciplinare molto esteso, che si apprende nelle universit e che conosciuto da tutti; perch, come ovvio, anche le singole scuole contribuiscono a definire la stessa psicologia).

Ovviamente ci implica anche che ogni scuola dovrebbe proporsi di dimostrare che il proprio lessico sia pienamente rispondente al simbolismo oggettivo. Ovviamente ho solo titolo nel campo morettiano: da questo punto di vista, la nuova grafologia in grado di provare che ogni termine psicologico utilizzato in tale ambito pienamente aderente al simbolismo oggettivo, con le uniche eccezioni che derivano da talune integrazioni delle stesse, operate dai discepoli di Moretti e desunte dalla psicologia o dalla medicina. Ci implica che il significato di base di ogni segno grafologico pienamente in linea con il simbolismo oggettivo. Ci del resto si impone da s, visto il modo in cui Moretti ha desunto tali significati (infatti si dimostrato che tale autore, pur partendo da un punto di vista parziale e non oggettivo, traduceva i significati in termini di fisionomia, geometria e moto, sebbene in modo non consapevole). Il riferimento al modo in cui Moretti ha edificato, semmai, evidenzia che i segni di questo autore sono molto pi ricchi di significato di quanto lo stesso avesse potuto immaginare: ne una prova la nuova definizione dei segni posti a base del suo metodo.
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Fermo quanto sopra, il fulcro di questa parte del lavoro verter su una proposta utile ai fini della formalizzazione degli indici e delle combinazioni grafici grafologici, con delle proposte concrete, nonch sui costitutivi e la genesi dei segni grafologici, che occuperanno gran parte di questo capitolo. Quanto sopra implica che do per acquisiti i concetti che sono universalmente condivisi in grafologia (ad esempio, le categorie grafologiche), ivi compresi i simbolismi di Moretti e di Pulver. Tali simbolismi, infatti, si sono avvalorati sul campo e, dunque, appaiono indiscussi, ma ci nonostante in seguito dovr sottoporli a verifica critica, in forza delle esigenze proprie del simbolismo oggettivo. In altre parole, in questa parte del lavoro utilizzo i simbolismi in quanto li reputo utili (ma non proprio essenziali, come si potrebbe anche dimostrare) e perch confido che debbano senzaltro essere rispondenti ai criteri oggettivo e soggettivo. In altre parole, il tutto risponde ad un criterio di scelta espositiva (forse sarebbe stato meglio anticipare la critica dei due simbolismi, ma ho ritenuto pi incisivo anticipare il tema dei segni grafologici). Prima di procedere, per, specie in considerazione di quello che scriver in questa parte del lavoro, ma non solo, mi corre lobbligo di invitare alla prudenza.

Una doverosa precisazione introduttiva


Debbo quanto seguir a tutti gli scriventi (che hanno diritto alla loro privacy), al metodo scientifico (perch ho lonere di precisare con nettezza che sto proponendo una teoria e delle ipotesi), al lettore (che potrebbe essere indotto a conclusioni ingenue ed errate), ai cultori della grafologia (che potrebbero a ragione non raccapezzarsi in quello che scrivo, poich in apparenza sembra estraneo a ci che hanno studiato e letto), ai miei allievi di ieri e di oggi (perch i primi potrebbero non riconoscermi pi ed i secondi, invece, potrebbero non rinvenire i nessi tra ci che insegno loro e tra ci che sto proponendo con questo lavoro, ma eventualmente avrebbero torto gli uni e gli altri), agli allievi di altri docenti e scuole (perch potrebbero pensare che voglia suggerire che stanno studiando qualche cosa che non pi valido, mentre i miei scopi consistono nel vivificare al massimo ci che attualmente stanno apprendendo e nel fare balenare in loro una prospettiva non finita della disciplina e dellapprendimento in grafologia), ai docenti di grafologia (perch potrebbero pensare ingiustamente che voglia stravolgere la didattica ed il metodo), ai grafologi di tutto il mondo e, soprattutto, ai grafologi morettiani (perch potrebbero essere indotti a ritenere che stia trascurando di ammonire alla prudenza valutativa e che stia incentivando una grafologia che si basi unicamente sui singoli segni, trascurando le combinazioni ed il contesto grafico), alle associazioni grafologiche, a patto che si ricordino del loro ruolo istituzionale, che non di natura disciplinare, ma di promozione della grafologia e dei grafologi (perch potrebbero pensare che dia unidea semplicistica della grafologia, gi combattuta nel passato recente, mentre ne do una visione assai complessa ed autonoma), ai centri di promozione disciplinare di qualsiasi orientamento ed in particolar modo allIstituto grafologico Moretti (che potrebbero ritenere che svilisca uno dei tre padri ed un metodo della grafologia, mentre il mio scopo esattamente il contrario e consiste nel fare notare che questo autore molto pi ricco di implicazioni, di quanto il pi entusiasta tra i suoi discepoli possa attualmente immaginare). In ultimo, lo devo a me stesso, perch nonostante le mie intenzioni e la natura specifica di questo lavoro (precisata pi volte e che comunque si evince dalla lettura dello stesso), posso ragionevolmente supporre che, tra i tanti che prima ho elencato, ci sar sicuramente chi mi fraintender: nel caso non potr farci nulla.

In grafologia non esiste una comunit scientifica, per questa ragione sono in una situazione delicata. Per un verso, infatti, debbo anticipare delle intuizioni (ipotesi di segni e di indici grafologici), delle procedure (simbolismo oggettivo, simbolismo soggettivo, teoria degli opposti, carattere logico consequenziale, relazione comunicativa per opposti inglobante inglobato) e degli enunciati (costitutivi universali dei segni, nuova concezione di Curva ed Angolosa, introduzione dei modelli, integrazione dei simbolismi, coniugazione per genere, ecc.., ecc..), nel tentativo di dare corpo e coerenza alle mie teorie, dallaltro, invece, sono obbligato a rendere partecipe il grande pubblico e gli allievi di grafologia alle prime armi di un insieme che va utilizzato, in primo luogo, nel rispetto della privacy degli scriventi, sempre con cautela e solo da chi abbia una consumata esperienza e competenza nella grafologia tradizionale. La ragione di ci consiste nel fatto che assolutamente errato valutare un qualsiasi segno grafologico (vecchio o nuovo che sia) in maniera isolata dal contesto grafico. Le procedure basate sui ragio87
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namenti oggettivo e soggettivo, inoltre, richiedono unabilit diagnostica finissima del prodotto grafico in osservazione ed una profonda conoscenza della semeiotica formalizzata: linsieme non si improvvisa ed attualmente potrebbe essere alla portata solo di pochi. Lo stesso discorso si impone per la teoria degli opposti, che va correttamente assimilata. Il tutto, poi, si fonda su un modo ben determinato di condurre i procedimenti logici e che non si apprende semplicemente dalla lettura di questo lavoro. Per quanto riguarda, invece, le proposte di segni e di indici grafici - grafologici, il lettore deve sapere che costituiscono soltanto delle ipotesi (coerenti e logiche) e che nessuno, neanche io (ovviamente e a maggior ragione), autorizzato a spacciarle per confermate. Ed ancora, qualche lettore potrebbe essere indotto a ritenere che sia possibile scoprire od ipotizzare segni con molta facilit: non assolutamente cos, neanche per me che pure mi spacco la testa da circa venti anni e, che grazie a questo sforzo, ho ormai acquisito un intuito specifico veramente molto elevato. Ci, ovviamente, non esclude che anche qualche lettore, leggendomi, possa formulare sue personali ipotesi, ma gli corre lobbligo, in primo luogo, di fondarle su una precisa teoria e non sulla estemporaneit dellosservazione e dellintuizione, ed in secondo luogo di sottoporle a verifica. Ovviamente, nel caso, il lettore potrebbe anche avvalersi della mia consulenza disinteressata o della mia collaborazione: ne potrebbero nascere dei rapporti fruttuosi. In ultimo, sono a precisare che non avrei alcuna esitazione a respingere un mio allievo del corso professionalizzante (insegno esercitazioni da sempre), ad esempio, che fondasse le sue argomentazioni sul procedimento logico consequenziale gi descritto e che preciser ulteriormente in questo paragrafo (ma si tratta di un ragionamento paradossale, apportato a titolo di maggiore precisazione, perch i miei allievi sanno bene come comportarsi). In definitiva, il lettore dovrebbe tenere sempre a mente che quanto scrivo soprattutto secondo unottica che intende formulare una teoria grafologica che sia indipendente dal metodo. Ci implica, dunque, che il metodo morettiano resta intatto nel suo insieme. Tale metodo quello che si apprende nei corsi di grafologia, ivi compreso quello che promosso dalla associazione che rappresento (Filografia). La formulazione e la verifica di ipotesi di ricerca, attraverso la mia esperienza professionale
Si argomentato e si argomenter ancora che la nuova grafologia si assunta lonere della ricerca grafologica in grafologia e, dallaltra parte, questo lavoro anche finalizzato a descrivere la genesi di un nuovo segno, ragione per cui debbo tratteggiare per grandi linee il mio modo di procedere. Il che, a propria volta, implica anche raccontare un cammino professionale. Iniziai ad interessarmi di grafologia nel 1973, quasi per caso (fui colpito dalla lettura di alcuni numeri della rivista Scrittura edita dallIstituto grafologico Moretti - che trovai fortunosamente nella biblioteca provinciale della citt in cui risiedevo). Da l ho iniziato ad osservare le scritture cercando di relazionarle al comportamento delle persone che conoscevo. Fatto sta che quando nell84 mi iscrissi alla Scuola superiore di studi grafologici, presso lUniversit di Urbino, avevo osservato centinaia di grafie, ma avevo assimilato anche concetti errati e fumosi, che mi hanno in parte condizionato negativamente nei primi mesi della prima annualit. Avevo, per, gi unidea della semeiotica e delle combinazioni, che mi riuscivano naturali (ovviamente, rispetto al livello che mi era consentito): dunque, ero (molto relativamente) pi competente di quanto fossi sapiente. Fatto sta che non fu una passeggiata: debbo ringraziare una docente di Esercitazioni eccezionale, Iride Conficoni. La svolta lho avuta poco prima della fine del terzo anno accademico (allora le annualit erano quattro).

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Debbo a tanti, ma in particolare ad un maestro e ad unallieva. Il primo (Fermino Giacometti) mi ha insegnato che se in una scrittura ci sono i segni a+b, allora ci deve essere sempre, come conseguenza logica, il segno c. A propria volta questo principio implica necessariamente che in grafologia il risultato di una combinazione tra a+b valido solo se trova conferma in un altro segno grafologico, c, che lo ribadisce. Dunque, il concetto di logicit del contesto lo devo a Giacometti. Come conseguenza di quanto sopra, dal 1990, ho iniziato ad esercitarmi nella scoperta del segno c, derivante da a+b: stato abbastanza facile, ma ad un certo punto mi sono accorto che i conti non quadravano del tutto. Quando si passa dalla combinazione dei segni al significato che tale combinazione dovrebbe avere, allora si scopre che non tutti i possibili significati attribuibili ad una stessa combinazione trovano la conferma in un ipotetico segno c.

In altre parole, la semeiotica non copre tutte le possibili manifestazioni di natura psicologica. Attualmente il metodo morettiano supplisce egregiamente con le combinazioni semplici (coinvolgono due segni) e complesse (sono implicati pi segni), ma a me ci non poteva soddisfare. Mi sono ben presto accorto, dunque, che ci sono ancora oceani di segni grafologici da scoprire, come del resto mi sarebbe dovuto apparire pacifico da subito33. Lallieva (universitaria), invece, esigeva che le spiegassi tutto, finanche nei dettagli. Non era sufficiente che le indicassi la presenza di un segno, perch esigeva che le facessi vedere dove era presente ed i singoli elementi costitutivi degli stessi. Non solo, ma voleva ben comprendere la natura differenziale di un singolo costitutivo (del tipo, ad esempio, la distinzione tra la tumefazione di Artritica, rispetto a quelle di Intozzata II modo e di Stentata). E stata molto impegnativa, lo confesso. Per fronteggiarla mi sono dovuto mettere a studiare la scrittura (sic!), prima ancora che la semeiotica! E nata cos la mia prima dispensa universitaria, dalla quale ho attinto anche in questo lavoro: I segni grafologici criteri di ricerca e di misurazione.

Fig. 39
Fermino Giacometti. Debbo a lui la passione per la ricerca. Gli altri due maestri, Palaferri, da una parte, Torbidoni, dallaltra, per opposti motivi, a mio parere prospettavano un orizzonte finito della grafologia. Le lezioni di Fermino, invece, mi sollecitavano nella direzione della scoperta, per le ragioni che spiego nel testo. Lo stimolo iniziale e le intuizioni di partenza che mi hanno portato al punto in cui sono arrivato, dunque, derivano dalle sue lezioni (anni accademici 1987-1988, 1988-1989).

A ci si aggiunta la pratica professionale di tipo peritale, che mi ha portato a concentrarmi nella comprensione della vera natura del prodotto grafico. Ben presto, con amarezza, mi sono dovuto rendere conto che molti consulenti (di qualsiasi scuola) operano sulla base della semplice descrizione del gesto grafico (ad esempio, pressione, collegamenti, assi, rigo, ecc..), un po come farebbe un calligrafo, perch non sono in grado di diagnosticarlo correttamente (ossia di valutarlo con criteri grafologici) e quindi neanche di descriverlo in modo valido.

Tuttavia in ambito grafologico, per quanto mi risulta, sono parecchi decenni che non si scopre un nuovo segno. In ambito morettiano (posso parlare solo per questo metodo), inoltre, diffusa la convinzione che, dopo il sensitivo Moretti, nessun altro avrebbe potuto scoprire altri segni, almeno di non individuare un protocollo, che non stato mai individuato, molto complesso e di natura multidisciplinare.
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Il tutto mi ha indotto a chiedermi che cosa distinguesse veramente un gesto da un altro, apparentemente similare. Ben presto ho compreso limportanza decisiva della fisionomia. Poi mi sono accorto che i continuum debbono essere circolari e non lineari, come lascia intendere la semeiotica tradizionale. Da qua stato facile intuire, seppur non con la chiarezza attuale, un primo abbozzo della teoria degli opposti, che il lettore gi conosce. A questo punto, mi sono chiesto se fosse possibile individuare i costitutivi universali della scrittura e, dunque, di ogni segno grafologico. Dopo qualche tempo mi sono accorto che la pressione non poteva essere un costitutivo, e che questi ultimi dovessero essere necessariamente la geometria, la fisionomia ed il moto. Per comprovare ci, mi sono cimentato nellimmaginare le sequenze che distinguono due gesti qualunque, iniziando da una carezza e da uno schiaffo. In effetti, questo modo di operare mi ha dimostrato che i tre costitutivi debbano essere gli universali di qualsiasi segno. Dunque, ho scomposto una molteplicit di azioni e di emozioni in geometria, fisionomia e moto: pochi giorni prima di iniziare questo lavoro, per, parlando con una collega, mi balzato in mente che lo stesso Moretti (che avevo letto gi nella seconda met degli anni settanta del secolo scorso) operava esattamente nellidentico modo, come ho dimostrato nelle pagine precedenti. Non ho scoperto nulla, dunque: ci che mi distingue da Moretti che formalizzo i tre costitutivi e che li rendo degli universali. Tutto questo processo durato pi di dieci anni, essendosi concluso nel 2002. La svolta avvenuta quando, ragionando in autonomia sullesito sorprendente di una ricerca di carattere psico-sociale, condotta insieme alla collega Zauli Sajani, ho scoperto le propriet davvero speciali di un segmento di retta, avente vezione orizzontale da destra a sinistra. Da qua, immediatamente, ho compreso i nuovi significati di Curva e di Angolosa. A questo punto mi stato quasi simultaneo comprendere che doveva esistere unambivalenza primaria e che il segmento di retta di cui sopra doveva necessariamente rappresentare il primo vagito grafico, ragione per cui lho definito tratto primogenito. E siamo cos giunti alla fine del 2004. Dunque, avevo quasi tutto: la conoscenza approfondita di un metodo grafologico collaudato, la padronanza diagnostica del prodotto grafico, fondata sulla competenza acquisita grazie allinsegnamento e alla pratica professionale, la teoria della logicit del contesto e del principio degli opposti, la scoperta del tratto primogenito e dei costitutivi universali dei segni, ecc., potevo cominciare ad azzardare se fosse possibile scoprire nuovi segni grafologici, colmando, dunque, quella insoddisfazione di cui ho gi scritto in precedenza. Da quel momento in poi, pur con delle discontinuit, ho affinato sempre di pi tutti gli strumenti di varia natura che mi hanno portato al punto attuale. Un ruolo fondamentale hanno avuto i colloqui grafologici: grazie al Consorzio STEDI (Centro di formazione professionale accreditato presso la Regione Lazio, di Viterbo), infatti, in pochi anni ne ho potuti effettuare quasi duemila. E tutte le volte, per me, il colloquio non stato solo un incontro ed una pratica professionale di aiuto, ma anche e soprattutto un terreno di sperimentazione grafologica, vero e proprio. Contemporaneamente, questi colloqui mi hanno portato a formulare un modello del maschile e del femminile psicologici, coerente con la nuova formulazione di Curva e di Angolosa. Una prima conseguenza consistita nella formulazione di alcuni modelli del funzionamento grafico grafologico, ricavati, per, indipendentemente dalla grafia.

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In pratica, invece di immaginare azioni, del tipo della metafora della carezza e dello schiaffo, mi sono messo a disegnare. Ho disegnato gesti grafici di varia natura, anche improbabili ed ogni volta ho cercato di restituirgli senso grafologico, in coerenza con il simbolismo oggettivo. Poi ho sempre cercato di rintracciare queste conformazioni nelle scritture (dispongo di una collezione di circa 5000 scritture acquisite con scanner, disposte in file e parzialmente organizzate in un database, e mi propongo di acquisirne altre migliaia), ottenendo sempre un successo. Ci mi ha portato a ribadirmi nella convinzione che ci che possibile geometricamente deve essere possibile anche psicologicamente (uso questo termine per farmi comprendere con precisione, perch quello giusto sarebbe grafologicamente) e viceversa. Nella fase della elaborazione di ipotesi, i significati che ho attribuito alle varie conformazioni li ho sempre ricavati, prima, e confrontati, poi, con gli unici criteri possibili, consistenti nella verifica di pi coerenze: 1) con ci che gi assodato; 2) con il carattere logico consequenziale delle stringhe, illustrato in precedenza (ne fornir altri esempi); 3) con la teoria degli opposti; 4) con specifici modelli grafici-grafologici (ne scriver pi avanti).
Altre volte, invece, parto dalla grafia, perch, come sovente si dice, la realt supera spesso la fantasia. Ricordo un episodio, che ha costituito loccasione per operare unaltra svolta: le colleghe Olga, Marzia e Marcella di Milano mi fecero osservare una conformazione veramente strana, direi unica (per la verit non affatto rarissima, ma allora non lo sapevo), in una grafia compita e lievemente estetica. Dunque, non si trattava di una disgrafia, ma di un gesto ben calcolato ed eseguito con una leziosit che sapeva ad un tempo di pedanteria e di rituale, nel senso che gli attribuisce la psicologia. Considerando che la persona interessata soffriva di un sintomo veramente particolare (non vedeva la sua faccia riflessa nello specchio), il caso mi appassion molto (non lo pubblico perch non sono sicuro di essere autorizzato a farlo). Dopo un giorno (sic!) credetti di aver scoperto la soluzione e la comunicai immediatamente alle colleghe, ma studi successivi mi convinsero che avevo errato. Secondo me, il gesto era troppo studiato e calcolato, oltre che ampolloso, per essere autentico: probabilmente la scrivente simulava un sintomo (in effetti, prima di licenziare questo lavoro ho chiesto grafie pi recenti dello stesso soggetto che, dopo una lunga psicoterapia, non soffre pi del sintomo in questione: il segno c ancora). Fatto sta che lindice grafico di cui sto parlando, quando eseguito in libert, dovrebbe significare il bisogno di essere altrove e chiss dove (dovrebbe essere un segno perch indica una specifica tendenza che si riflette su pi piani espressivi della personalit, come sarebbe facile dimostrare). Nel merito posso vantare la indispensabile coerenza oggettiva e soggettiva (che si fonda anche su quanto universalmente riconosciuto in grafologia), pi un paio di conferme empiriche. Troppo poco, indubbiamente, ma abbastanza per continuare le ricerche. Ho ragione? Credo di s, perch da l sono derivate molte altre scoperte, che ho potuto riscontrare empiricamente, ma non detto che abbia messo a fuoco il tutto. Chiss.

Siamo arrivati al punto, la parte pi difficile, ovviamente, consiste nella verifica sperimentale, cosa che talora quasi impossibile. Si pone anche il problema delle verifiche empiriche e, dunque, di una concezione del colloquio grafologico finalizzato solo allo scopo della ricerca. Il che, a sua volta, comporta evidenti risvolti etici che, tuttavia, mi sembrano sormontabili, chiedendo la collaborazione dello stesso scrivente. Questultimo, a propria volta, avrebbe un interesse oggettivo nel collaborare, perch ne ricaverebbe un beneficio in termini di maggiore comprensione di s. In questo caso, si potrebbe immaginare un protocollo basato sullintervista, il questionario e cos via, insomma si impone di mettere a fuoco (torner sul punto). Ne , dunque, che ho formulato tante ipotesi di indici grafici - grafologici e di combinazioni dello stesso tipo (come ad esempio, la combinazione grafica - grafologica della tendenza alla pedofilia), ma talora senza alcuna conferma o con pochissime conferme empiriche.

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Capita anche che dal colloquio emergano delle indicazioni utili ai fini della ricerca, ma, in questo caso, non detto che sia sempre possibile individuare una combinazione grafica- grafologica adeguata.
Un caso su tutti (ne scrivo perch ci potrebbe essere qualcuno interessato ad approfondire il discorso): una mia cara amica, mentre discorrevo con lei del segno della tendenza al suicidio, mi ha chiesto di dirle se tale segno fosse presente o meno nella sua scrittura. Le ho risposto che non era presente. Al che lei mi ha detto che, effettivamente, non aveva mai pensato al suicidio, ma ci nonostante si sentiva comunque attratta dal vuoto, con forte bisogno di buttarsi dal ciglio di un burrone, da un ponte, ecc.. Immediatamente, il mio occhio ha colto una conformazione molto strana, stentata ed assolutamente antiestetica. Nello stesso tempo, mi venuto in mente che avevo gi incontrato quel gesto (compariva una sola volta), in una grafia molto estetica ed avente accuratezza spontanea, agli inizi della mia carriera. In quel caso, la scrivente mi chiese se si vedesse dalla scrittura la tendenza a gettarsi nel vuoto, che latterriva. Le risposi che la grafologia non pu dire tutto. Due conferme, dunque, che interessavano un fenomeno molto particolare, in grafie che avevano un gesto strano, stentato e complicato, assolutamente incoerenti con il restante della scrittura: chiss forse esisteva una relazione causale tra gli stessi. Poi mi venuto in mente che anni fa anche una collega mi aveva confessato che subiva la stessa attrazione, cosicch ho esaminato la sua grafia, riscontrando lo stesso gesto. Infine, ho osservato lo stesso fenomeno in una persona che talora per lavoro deve sporgersi nel vuoto. Con i dovuti modi ho indagato, ricevendo la conferma dellipotesi. Successivamente, ho iniziato a notare che il gesto (in forma molto attutita e non stentata) pu comparire anche in persone che desiderano intensamente di gettarsi con il paracadute, e cose simili.

A parte il fatto che le conferme sono poche (dunque, debbo essere assolutamente prudente), la cosa che mi disturba che non riesco a formulare una spiegazione soggettiva ed oggettiva del fenomeno. Stando cos le cose, supponendo che uninfinit di osservazioni dimostrassero il rapporto tra la conformazione grafica interessata e il fenomeno descritto, non si avrebbe una combinazione grafica grafologica, ma solamente una combinazione grafica formalizzata. Va da s: un fenomeno che non fosse spiegabile su base oggettiva e soggettiva, pur ricavabile dalla scrittura, non pu essere considerato un fatto grafologico. In questi casi, dunque, dovremmo parlare solo nei termini di un rapporto di correlazione (del tipo, ad esempio: a questo fenomeno grafico pu essere associata questa specifica tendenza. Sarebbe errato, invece, asserire che il fenomeno grafico in oggetto significhi quella tendenza). Un esempio di questo tipo pu essere costituito dalla relazione tra Curva affondata e lulcera. Moretti, infatti, sostiene che chi ha questo segno tende allulcera: in effetti, molte osservazioni confermano lipotesi. Di conseguenza la proposizione Curva affondata = tendenza allulcera non di tipo causale (il grafologo non studia lulcera), ma unipotesi ricavata in base ad una correlazione. Porre in questo modo le cose, aiuta ad individuare terreni concreti sui quali instaurare rapporti interdisciplinari e legittima la grafologia nellautonomia e nel rigore metodologico. Vale la pena concentrare gli sforzi per verificare delle ipotesi della natura di cui sopra? La mia risposta s, senza alcun tentennamento e non mi sembra che debba dilungarmi molto. Voglio solo aggiungere che non escluso che un tale studio possa portare molto pi lontano di quanto oggi possiamo sospettare, anche in casi di interesse psico -sociale, cos come ipotizzo in altra parte del lavoro. In ogni caso, sono a lanciare un appello a tutti i lettori: chiunque pu contattarmi per propormi casi, della stessa natura di quelli che ho illustrato in questa parte del lavoro, apparentemente non comprensibili dalla scrittura. Un giorno, infine, del febbraio 2008, ho disegnato una caratteristica grafica molto particolare e dopo averla studiata mi sono detto che avrebbe dovuto significare il bisogno di tornare nel passato 92
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pi remoto che, in certe circostanze, poteva costituire la tendenza (e non ancora lobbligatorio passaggio allatto) al suicidio. Si trattava di un segno grafologico vero e proprio, che aveva la caratteristica di poter essere sperimentato. Mi sono messo a studiare questo fenomeno, dunque, ed eccomi qua: questo lavoro condensa il punto di arrivo di un percorso e di un lavoro che vengono veramente da molto lontano. In conclusione, sono riuscito a definire, in coerenza con il simbolismo oggettivo, alcuni modelli grafici, che ho interpretato soggettivamente. Ho formulato molte ipotesi: nel prossimo paragrafo ne proporr alcune, riassumendo per sommi capi il mio modo di procedere. Gli indici e le combinazioni grafiche - grafologiche
Sulla base del simbolismo oggettivo, in primo luogo, occorre considerare la scrittura come un insieme di fisionomia, geometria e moto, organizzato secondo una precisa funzione comunicativa. Il ragionamento soggettivo, dunque, interessato a restituire significato grafologico a tutti gli elementi sopra elencati, vale a dire, considerandoli in s e per s e nel loro insieme. In altre parole, ogni fisionomia ha un significato proprio, lo stesso dicasi per ogni geometria ed ogni moto. Ci che incisivo nellottica del ragionamento soggettivo, per, costituito dalle infinite sindromi dei tre costitutivi, nelle quali la preminenza assegnata alla geometria, che restituiscono un preciso significato grafologico, valido in s e per s. Il processo del ragionamento soggettivo si completa quando riferisce queste sindromi alla funzione comunicativa della grafia, il che equivale a dire che implicata anche la funzione simbolica della scrittura (che va comunque spiegata e che, di conseguenza, tratter successivamente). Poich il ragionamento soggettivo interessato a restituire senso ad ogni pi piccola porzione della grafia, quanto segue costituisce una proposta operativa (e allo scopo propongo alcune ipotesi di ricerca).

Iniziamo con delle definizioni: la grafia linsieme di infiniti particolari grafici. Dunque, un particolare grafico35 un qualsiasi segmento della scrittura, ovunque allocato. Lo scopo del simbolismo soggettivo quello di restituirgli senso grafologico e, in tal caso, la particolarit grafica diviene una particolarit grafica grafologica. Le particolarit grafiche-grafologiche, dunque, sono sempre formalizzate. Esempi di tali particolarit potrebbero essere: un gesto concavo, un gesto convesso, un angolo ed un gancio. Si pu notare, infatti, come tutti questi gesti (veri e propri particolari della grafia) restituiscano un significato grafologico: dunque, sono formalizzati in indici grafici grafologici. Il particolare pi importante costituito dal tratto primogenito, che ho definito in precedenza e che costituir loggetto di un approfondimento specifico in altro capitolo. Talora, le particolarit grafiche grafologiche sono formalizzate in segni grafologici veri e propri, come ad esempio, le aste, gli angoli, ecc.. In questo caso, mantengono sempre la caratteristica che loro propria, ossia di particolarit grafica-grafologica, in base al principio che due o pi gesti che condividano, pur parzialmente, una parit nella geometria debbono avere sempre un significato in comune. Ad esempio, il tratto rettilineo, abbastanza lungo, avente una vezione orizzontale, pu essere

35 Le definizioni che seguono hanno un carattere funzionale, ossia sono utili ai soli fini dello studio oggettivo e soggettivo della grafia, perch resta inteso che ogni momento della scrittura una sindrome di fisionomia + geometria + moto. Ci nonostante vi un costitutivo universale che pu essere considerato solo per se stesso, in quanto immateriale: la fisionomia. Anche il moto, per, immateriale, ma, nella accezione che ne do pu essere una sindrome, perch pu essere considerato nei termini di velocit-lentezza, di conduzione (fluido, stentato, flessuoso, ecc..), di fisionomia (vivace, monotono, agitato, impulsivo, ecc..) e di vezione (orizzontale, verticale, introversivo, estroversivo, ecc..).

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situato a livello del suolo, tra una parola e laltra, ed allora si chiama Riccio del soggettivismo, oppure pu prendere lascensore e salire al piano superiore, assumendo le sembianze di un taglio delle t, ed allora diventa il Riccio dellarditezza, ma tale tratto rimane sempre se stesso, ovvero mantiene i significati che gli sono propri. A nulla importa, infatti, se la grafologia tradizionale non ha enucleato i significati che accomunano i due segni, perch la nuova grafologia in grado di dimostrare che tra il Riccio del soggettivismo ed il Riccio dellarditezza esiste almeno un significato in comune (ma il dato pu essere esteso anche ad Aste rette e non solo cfr. la fig. 14). Il riferimento ai segni formalizzati, tuttavia, allinverso, pu aiutare a comprendere la natura delle particolarit grafiche. Esempi di questo tipo potrebbero essere il gesto spiraliforme definito in Dinamica, la fisionomia attillata definita in Levigata, oppure la fisionomia stecchita definita in Secca, ecc.. In altre parole, i gesti attillati e stecchiti costituiscono due esempi (che interessano la fisionomia) di particolarit grafiche grafologiche, in quanto sono formalizzati; Nella grafia i singoli gesti, ovvero le particolarit grafiche, intrattengono tra loro relazioni logiche consequenziali, ossia due o pi gesti contigui possono essere considerati come una combinazione (termine anche questo che si desume dal punto di vista soggettivo formalizzato). Dunque, una combinazione grafica la successione logica e consequenziale di due o pi gesti particolari. Tale combinazione diventa grafica-grafologica quando il punto di vista soggettivo riesce a restituirgli senso grafologico. Anche in questo caso, la semeiotica della grafologia tradizionale offre tantissimi esempi di relazioni logiche consequenziali formalizzate. Allinverso, dunque, le combinazioni grafiche-grafologiche sono formalizzabili solo quando assumono un carattere di tipicit riscontrabile in numerose grafie. Tali combinazioni, infatti, sono infinite e, dunque, nella stragrande maggioranza dei casi non si prestano ad essere formalizzate. In alcuni casi, inoltre, nel ragionamento soggettivo, vi pu essere identit tra i termini di particolarit grafica e di combinazione grafica, in ragione del fatto che, quando ci si riferisce alla geometria, talora conviene considerarla in s e per s e talora utile considerarla in combinazione con la fisionomia e/o con il moto che le appartengono. Nel primo caso, quindi, si parler di sola particolarit, mentre nel secondo di sindrome, vale a dire di combinazione. Da ci ne discende che lunica particolarit che autonoma la fisionomia (sebbene sia evocata o dalla geometria o dal moto o da entrambi), mentre la geometria ed il moto possono essere considerati come sindromi (cfr. nota n. 35); Alcune combinazioni della scrittura, invece, valutate soggettivamente, restituiscono un significato grafologico che investe molte dimensioni della sfera cognitiva, emotiva, ecc.. In questo caso, tali combinazioni diventano un segno grafico grafologico (che tratteremo nel prossimo paragrafo). Ne deriva la seguente conclusione: un gesto grafico grafologico o una combinazione grafica grafologica pu acquisire lo status di segno solo se restituisce un significato di ordine generale. Tale significato, inoltre, deriva sempre da una specifica tendenza (riprender tale aspetto).

Quanto sopra precisato, debbo necessariamente ribadire che si avverte lurgenza di un lessico comune, fondato, prima ancora che sulla conoscenza della semeiotica, che varia da scuola a scuola, sulla condivisione univoca di termini formalizzati relativamente alle caratteristiche grafiche e alle combinazioni grafiche, nonch sulla loro interpretazione soggettiva. Il tutto richiama il tema della

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competenza diagnostica estimativa, che si acquista con lesercizio e con la guida di un maestro (non si improvvisa, dunque, e richiede un lungo tirocinio formativo). Senza questo linguaggio in comune, infatti, la comunicazione in grafologia non pu avvenire. Ma c di pi: le varie analisi grafologiche e le stesse consulenze peritali (assegnazione di grafie contestate), spesso, non sono comparabili, anche quando i Consulenti coinvolti dichiarano di essere grafologi e grafologi della stessa scuola. Stando cos le cose, bisogna ammettere con franchezza che, oggettivamente considerate, spesso le analisi grafologiche e le consulenze grafiche si basano sul nulla, ovvero non hanno alcun fondamento. Linsipienza di molti, poi, invalida la stessa competenza dei pochi, con un danno grave per tutta la disciplina (e non solo, ovviamente). Ci evidente in s e non abbisogna di ulteriori argomentazioni, anche se va aggiunto che la gran parte dei consulenti di cui sopra non consapevole di non possedere unadeguata competenza diagnostica del prodotto grafico (ed anzi, taluni di loro si percepiscono arrivati) e ci, ancora una volta, chiama in causa il delicato problema della formazione in grafologia. Nel merito, a titolo di esempio, quanto segue evidenzia alcuni gesti (particolarit grafiche grafologiche o combinazioni grafiche grafologiche) gi formalizzati nella semeiotica morettiana, di impossibile imitazione (e di difficile dissimulazione).

PARTICOLARIT GRAFICHE - GRAFOLOGICHE E COMBINAZIONI GRAFICHE GRAFOLOGICHE FORMALIZZATE (da G. Angeloni - I segni grafologici, criteri di ricerca e misurazione - II edizione)
1234567890123456789012345678901212345678 1234567890123456789012345678901212345678 1234567890123456789012345678901212345678

)
= alcune manifestazioni di intenso Intozzata II modo = alcune compitezze = alcune manifestazioni di Sospesa

) )

123456789012345 123456789012345 123456789012345 123456789012345 123456789012345 123456789012345

)
Fig. 40

Intozzata II modo e Sospesa sono due combinazioni grafiche grafologiche formalizzate in segni, il primo nella grafologia morettiana, il secondo in quella francese.

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PARTICOLARIT GRAFICHE - GRAFOLOGICHE E COMBINAZIONI GRAFICHE GRAFOLOGICHE FORMALIZZATE (da G. Angeloni - I segni grafologici, criteri di ricerca e misurazione - II edizione)

Fig. 41

) )
= dilatazioni = Trascinamenti

))
= Timidi Ricci nascondimento = compitezze = Lettere cascanti

La grafica evidenzia particolari ingranditi della Fig. precedente, al fine di illustrare alcune tipiche conformazioni carenti di tono. Le lettere cascanti sono delle lettere che sembrano cadere da un lato (solitamente a sinistra), come se improvvisamente mancassero di appoggio; le dilatazioni orizzontali si distinguono dai trascinamenti, perch in questi ultimi il movimento pi allentato e assume una conformazione simile a quella di Slanciata (ma le differenze tra i due movimenti sono di enorme rilievo e di impossibile non discriminazione). In pratica, il trascinamento si distingue dalla dilatazione orizzontale perch maggiormente allentato, ossia trascinato verso destra (la mano asseconda stancamente lo stimolo ad andare acquisito in precedenza, in un modo pi prolungato ed intenso di quanto si osserva nella semplice dilatazione).

) ) ) )
(La grafia tratta da G. Moretti, La passione predominante, pag. 182).

) ) )
= trascinamenti orizzontali = Apertura a capo =Complicazioni =Dilatazioni

Fig. 42

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Trasandate e asta lievemente stentata, perch contratta e tremula Titubante del I tipo

Stentatezza C "cascante"

La grafica evidenzia lettere molto flessuose accanto ad altre che, per incertezza ritmica, diventano trasandate a causa di lievi stentatezze e Titubante del I tipo. Osservando la grafia, ci si rende conto che tutti i gruppi letterali che presentano le caratteristiche illustrate in figura (trasandatezza complessiva, c con fisionomia cascante, Titubante del I tipo e lieve stentatezza).

Fig. 43

Non tutte le lettere di questa parola sono flessuose; si oppongono le aste rettilinee (ma il taglio e la base della t sono concave e dunque flessuose), la stentatezza (cfr. la freccia verde) e la squadratura letterale (la guancia di sinistra dritta manifestazione di Curva affondata) presenti nella prima a.

Esempio del movimento giocoso tipico di Flessuosa, che nel procedere inanella il tratto, producendo i convolvoli. La z, che ha una lieve stentatezza, e la e non sono flessuose. Nel gruppo ze, inoltre, esiste Non omogenea del movimento e Titubante del I tipo (spezzate). (La grafia tratta da Raccolta di scritture per esercitazioni grafologiche - di A. Bonfigli)

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PARTICOLARIT GRAFICHE - GRAFOLOGICHE E COMBINAZIONI GRAFICHE GRAFOLOGICHE FORMALIZZATE (da G. Angeloni - I segni grafologici, criteri di ricerca e misurazione - II edizione)
L'asta tende al rettilineo (sebbene abbia una lieve concavit a destra)

Fig. 44
Contorsione degli assi (per titubanza) e contrazione ritmica

L'ovale un po' contratto (stentatezza) e si discosta dalla sfericit Pressione spostata (tratto ascendente pi marcato del discendente) L'intera parola stata scritta senza scioltezza e con una lieve non omogeneit del movimento

La grafica evidenzia una parola non flessuosa, spiegandone le ragioni. Nelle ultime due lettere compare Titubante del I tipo.

E arrivato il momento di proporre, sia a titolo di ipotesi di ricerca sia soprattutto a titolo esemplificativo, alcune dimostrazioni del mio modo di procedere. Allo scopo, riprendiamo il tema della non chiusura degli ovali, esaminandolo da un altro punto di vista. Osservando delle a particolari, aventi una forma tendenzialmente tipografica, ho avuto unintuizione, che merita di essere indagata, anche perch potrebbe essere verificabile sperimentalmente (chiunque, eventualmente, pu scrivermi). Dobbiamo ragionare soggettivamente ed oggettivamente sulla a tipografica, dunque: una particolarit grafica (in realt, si vedr che una combinazione) che, come abbiamo visto, Gille interpreta soggettivamente, facendola diventare un fatto grafologico. Se dobbiamo parlare di una a tipografica, bisogna che riferiamo le osservazioni ad un modello tipografico. Per un altro verso, poich il modello calligrafico prevede una a non tipografica, dobbiamo comparare tra loro due modelli, restando nello stesso insieme tipografico. In seguito, ci occuperemo di un gesto particolare, consistente in una combinazione graficagrafologica che pu essere considerato lopposto del Riccio della spavalderia, di una combinazione grafica-grafologica che si candida ad essere un nuovo segno, nonch di una particolarit grafica grafologica che propongo allattenzione del lettore, perch potrebbe essere verificabile sperimentalmente con relativa facilit (al solito, chiunque, eventualmente, pu scrivermi). In altre parti del lavoro il lettore, inoltre, avr modo di considerare altre ipotesi di ricerca, dello stesso tipo discusso in questo paragrafo. Abbiamo delle ipotesi di ricerca grafologica (di segni, di particolari e di combinazioni grafichegrafologiche), dunque, coerenti e logiche rispetto ad una teoria e a modelli elaborati oggettivamente e soggettivamente: in fondo proprio questo che rende viva una scienza. Da qua in poi, reputo pi incisivo affidarmi alla grafica. 98

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FORMULAZIONE, SU BASE OGGETTIVA, DI UN MODELLO RELATIVO ALLA A TIPOGRAFICA


Valutata oggettivamente e soggettivamente, la a che in grafologia definita tipografica (a), mostra una coerenza tra la natura del tratto superiore (rosso) e il ridotto spazio che compare dentro lovale. In altre parole, la lettera una messa in scena ampollosa ed artificiale ( tutta un riccio, in quanto lampiezza dellovale molto ridotta o sproporzionata rispetto allintera conformazione), per nascondere lIo. Del resto, la grafologia contempla il gesto evidenziato dal blu in Arcuata, che indica un segno di occultamento (e di noblesse). Si noti che il modello non prevede apertura di sorta.

c)

(Tratta da Gille, gi commentata in fig. 5). La lettera c) di altra natura, se confrontata con il modello a). Sempre di un occultamento artificioso si tratta, ma il tratto orizzontale superiore una particolarit grafica grafologica formalizzata nel Riccio del soggettivismo, che per, in questo caso, non indica il respingere ci che verr dopo, come in tale riccio, ma il prendere le distanze da ci che cera prima (in pratica, il tratto in questione un opposto del gesto formalizzato). Inoltre, nel discendente invece di una retta compare un gesto convesso, il che molto significativo, perch, nella situazione data, indica il respingimento di ci che a sinistra della conformazione e non di ci che a destra (ovviamente c anche chiusura a destra, ma come conseguenza di quanto avviene a sinistra). Logicamente compare un angolo alla base dellasta e lo spazio dentro lovale relativamente molto ridotto, come volevasi dimostrare. In a), invece, il gesto convesso si ha nel punto indicato con il blu e quindi

respinge ci che posto a sinistra ed accoglie ci che a destra, ma la conformazione termina con un tratto rettilineo (giallo - lo stesso fenomeno si osserva nellaltra a del modello). Di conseguenza, la conformazione in a) costituisce un insieme coerente rispetto alloccultamento, mentre la a tipografica proposta da Gille coerente con il concetto della repulsa: il che la dice lunga in merito alla natura dellinsieme dei moti intimi. A questo punto, infatti, locchio percepisce che in c) la fisionomia ad un tempo altezzosa e risentita (locchio addestrato, infatti, percepisce che la lettera si stia trattenendo dal respingere tutto ci che al di qua del gesto convesso, perch in atteggiamento di forte recriminazione con chi situato allestrema sinistra. Il risentimento poi, ribadito dal fatto che il moto si inibisce a sinistra del gesto convesso). A questo punto, il ragionamento soggettivo si deve incaricare di restituire senso grafologico al tutto. Da segnalare ancora che anche in c) si ravvisa una sola apertura (a sinistra), mentre lovale chiuso.

Anche questa conformazione, tratta dalla fig. 45, esempio c, si ispira alla a tipografica. Si ravvisano sia lartificio sia il tentativo di occultamento, ma la conformazione si distingue per forte trasandatezza, dovuta a stentatezza. Compaiono inoltre due angoli, uno a destra ed uno a sinistra. Dunque, soggettivamente, si deve parlare di ipersensibilit e di forme reattive, dovute a sofferenza. Lovale, inoltre, non chiuso n a sinistra, n a destra e dunque colmato da contenuti fantastici. A questo punto, credo che il lettore attento possa comprendere le figure che seguiranno, anche in considerazione di quanto ho sostenuto in merito alle non chiusure degli ovali.

d)

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IPOTESI DI RICERCA IN MERITO AD UNA COMBINAZIONE GRAFICAGRAFOLOGICA (Discussione su base oggettiva e soggettiva)

Fig. 46

a)

Al di l della interpretazione soggettiva, solitamente le a tipografiche sono frequenti nelle scritture di coloro che svolgono delle professioni tecniche, come nel caso di a). Nei due esempi, le lettere sono conformi al modello c) di cui alla fig. precedente. Si nota una sola apertura e lassenza di angoli acuti.

b)
In queste a, che si ispirano al modello tipografico, esistono due aperture, tendenzialmente opposte. Si notino anche la fisionomia sofferta e la doppia angolosit. Ormai noto al lettore che ritengo che le aperture ad ore dodici e ad ore sei indichino carenza nei bisogni primari (emotivi, nel primo caso, nutritivi, nel secondo - entrambe le ipotesi vanno verificate, bench a parer mio siano assai probabili). Poco prima di licenziare questo lavoro, ho avuto un colloquio grafologico con la madre del signore autore della grafia rappresentata in figura. Osservando le a evidenziate ho immediatamente intuito che lo scrivente avesse potuto avvertire lassenza del latte materno (vedi anche il prossimo esempio). Lintuizione ha avuto una puntuale ed immediata conferma, ma so bene che i colleghi (e, forse con pi titolo, i pediatri) potrebbero essere scettici. Lo sarebbero di meno, per, se considerassero che la conformazione sembra indicare ad un tempo avidit di bisogni materiali e di bisogni affettivi, nonch un rapporto di forte ambivalenza e contrasto con la figura materna (vedi la fig. precedente). Da questo punto di vista, ad esempio, lassenza di cui sopra potrebbe essere una delle possibili cause ( possibile che nellintuire sia stato fortunato), ma, stante la logica oggettiva, al ragionamento soggettivo compete comunque lonere di individuare un atto ( coinvolta solo una lettera) che sintetizzi ad un tempo ambedue le privazioni. Dunque, in questo caso, mi limito ad indicare unipotesi di ricerca (di una combinazione grafica - grafologica), che potrebbe condursi con relativa facilit insieme ad altri. In ogni caso, assenza del latte materno o meno (vedi il prossimo esempio), oggettivamente considerata la conformazione merita senza dubbio un approfondimento.

c)
Subito dopo, sempre pi incuriosito, ho chiesto in giro: risultato che due fratelli sono stati allattati con il biberon, ma solo uno dei due scrive le a in modo apparentemente tipografico (vedi b). Questo fratello, per, al contrario dellaltro, per un brevissimo periodo stato allattato al seno. Con probabilit questa circostanza che ha fatto la differenza (sul piano logico, potrebbe essere effettivamente cos, come potrei argomentare), ma forse sto interpretando in un modo sfuocato un fenomeno oggettivo: in ogni caso, si pone il problema di comprendere la vera natura della doppia apertura in una sola lettera (e che comporta due angoli anomali).

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IPOTESI DI RICERCA DI UNA COMBINAZIONE GRAFICA-GRAFOLOGICA CHE DOVREBBE AVERE LE CARATTERISTICHE DI SEGNO GRAFOLOGICO (Discussione su base logica consequenziale)

Il ragionamento oggettivo evidenzia una stringa in cui emerge una fisionomia incerta e stanca, un moto lento, una pressione non incisa (ovvero, non energica) e spostata, un tono fiacco, una geometria trasandata, lievemente tremula, un po stentata e con forte decrescenza del calibro. Lultima lettera, inoltre, ha una fisionomia che inizialmente cascante a destra, ma che anche contraddistinta da un gesto di chiusura reattivo ( relativamente accelerato), che tuttavia non convince sino in fondo, per subitanea caduta della pressione (peraltro, avendo una traiettoria diagonale, dal basso in alto, ripropone il caso f) di cui alla fig. 14 - lo scrivente teme di poter provare vergogna - il dato mi stato confermato dalla persona interessata). Linsieme potrebbe essere meglio compreso se fosse posto in termini di relazione logica consequenziale. Se si procede in un tale modo, si conviene che ci che determina la spadiformit e la caduta del rigo nelle ultime due lettere dovrebbe essere sicuramente situato a monte. In effetti, rinvengo una conformazione che, interpretata oggettivamente e soggettivamente, mi porta ad ipotizzare che lo scrivente dovrebbe considerare la realt dellaltro pi interessante della propria (il dato mi stato confermato dalla persona interessata). Si ha una chiave, dunque, per comprendere in termini causali ci che il ragionamento soggettivo suggerisce: persona che, temendo di non essere allaltezza degli altri, tende a demoralizzarsi e che, di conseguenza, pu essere presa da un moto di repentina rinuncia (per il modo in cui termina la sequenza), onde evitare il rischio di provare vergogna. Linsieme, riferito allintera stringa, costituisce un esempio di combinazione grafica - grafologica, non formalizzabile; la conformazione ipotizzata (posto che sia confermata da ulteriori verifiche), invece, dovrebbe rappresentare una combinazione grafica - grafologica formalizzata in un nuovo segno (individua una specifica tendenza avente carattere inedito e che pu essere riferita a diversi piani espressivi). Nella fig. 28, invece, pubblicata unaltra modalit specifica di questo segno (eventuale). La conformazione interessata non proprio rara e ho sempre indagato, ricevendone delle conferme.

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IPOTESI DI RICERCA DI UNA PARTICOLARIT GRAFICA-GRAFOLOGICA

Fig. 48

a)
In questa scrittura compare un gesto che, interpretato oggettivamente e soggettivamente, dovrebbe indicare la persistenza di un ricordo doloroso, che la scrivente vorrebbe ricacciare indietro, per non farlo affiorare alla coscienza (su un piano pi esteso, lo stesso gesto potrebbe significare il bisogno di prendere le distanza dal proprio passato). Nella grafia, peraltro, visto che il soggetto non riesce sempre nel suo intento, esiste anche il tentativo della rapida rimozione, che tuttavia fallisce. Il fenomeno grafico di cui sopra lho visto comparire nelle grafie di tre persone che conosco da anni (purtroppo non posso documentare le loro scritture), subito dopo un evento che aveva procurato forte sofferenza: indubbiamente troppo poco per una conferma. Debbo anche doverosamente aggiungere che la scrivente di questo esempio (che mi stato rilasciato circa quindici anni fa), pur autorizzandomi a pubblicare la sua grafia, non ha confermato la mia ipotesi. Ci precisato, per, non mi sembra che la mancata conferma costituisca effettivamente una bocciatura definitiva di ci che prospetto (ed anzi, potrebbe costituire una conferma, tanto pi che, in una grafia che mi ha rilasciato recentemente e che presento in b, non esiste pi lindice eventuale della rimozione. Potrebbe darsi, dunque, che la scrivente sia riuscita a rimuovere completamente lepisodio doloroso). Indubbiamente si tratta di un indice che va ulteriormente indagato, anche in collaborazione con altri.

b)

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FORMALIZZAZIONE DELLOPPOSTO DEL RICCIO DELLA SPAVALDERIA (Discussione su base oggettiva e logica consequenziale)

Fig. 49
Individuo nella stringa (rappresenta ata), un possibile segno grafologico, ma per ora la mia solo una supposizione (su base oggettiva e soggettiva), senza alcuna verifica empirica. Per quanto riguarda, invece, la formulazione dellinverso del Riccio della spavalderia, mi sembra che non si possano apportare obiezioni (cfr. quanto segue).

Oggettivamente si hanno questi fenomeni: un gesto concavo, con fisionomia compita, ma chiaramente ipotonico, un gesto di risalita lento e lievemente tremulo, unasta carente di energia che ha un andamento diagonale, un gesto molto ampolloso, che parte da sinistra, prima in modo lento e che, invece, poi diventa celere e molto inciso quasi repentinamente, a partire dal punto indicato dalla freccia rossa. Chiude la sequenza una conformazione trasandata e caratterizzata da un riccio regressivo, avente fisionomia decisamente sciatta (nella semeiotica, infatti, vi corrisponde Riccio della sciatteria). Il fulcro di questa combinazione grafica - grafologica dato dallasta ipotonica, avente moto diagonale. Partendo da qua, e ricordando che i moti diagonali indicano diffidenza, sul piano soggettivo, si ha uno scrivente che si avverte venire meno nella volont e nelle forze, perch ha un presentimento che gli incute forte preoccupazione, con bisogno di ricacciare la causa dellevento che potrebbe nuocergli (il gesto torna a sinistra). Successivamente, necessita di introdurre la squalifica emotiva dellintera sequenza, utilizzando la strategia propria del riccio finale (si noti, anche, che il moto di avvio di tale riccio angoloso). Il tutto diviene ancor pi interessante se ci si avvale delle deduzioni che si possono ricavare sulla base della semeiotica formalizzata. Da questo punto di vista, vediamo che inizialmente il moto che d lavvio al gesto ampolloso tremulo ed ipotonico, in coerenza con il tratto che lo precede. In questo momento, la conformazione pu essere considerata alla stregua di un Riccio della stentatezza, ovvero indica insicurezza e difficolt nel procedere verso destra. Poi, quasi improvvisamente, invece il gesto assume una fisionomia molto proterva

.... segue ...

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.... continua...
e decisa, ma contro chi? Considerando che tale gesto pu essere considerato linverso del Riccio della spavalderia, si comprende che tutta la sequenza indica che il soggetto percepisca un intenso moto di repulsa e di deprezzamento per se stesso, introitando peraltro una forte spinta reattiva carica di ira (la pressione incisa, intensa ed energica), vissuta per in maniera introversiva (ossia, allopposto del Riccio spavalderia e tanto pi che la pressione spostata, il che conferma il tutto, rendendolo ancora pi doloroso). Il simbolismo oggettivo, per, ci dice che il vero motore di questa conformazione la paura per il futuro (il moto torna a sinistra, cosicch si riconferma la coerenza logica consequenziale con la traiettoria e con la fisionomia dellasta). Tale futuro fantasticamente ( coinvolta unampollosit che interessa anche la zona superiore) e sospettosamente immaginato, come potenzialmente pericoloso per lIo (per momentanea sensazione di forte inettitudine dello stesso), tanto vero che il gesto che torna a destra non ha una traiettoria verso lavanti, ma cade in basso (vale a dire che, quando lo scrivente costretto ad operare un reale confronto con il futuro, subentra un sentimento tendenzialmente depressivo, ovvero di scoraggiamento). Il tutto avviene cos rapidamente che lo scrivente non ha modo di coscientizzare tutte le sequenze descritte, ma ne ricava il senso di forte malessere che interpreta soggettivamente (ossia in funzione della difesa dellIo, perch il calibro, nonostante tutto, rimane comunque alto): la necessit di allontanarsi dallaltro (il Riccio della spavalderia, invece, opera esattamente allopposto), perch, chiss come e chiss perch, in futuro potrebbe essere pericoloso. Si ha modo di osservare, dunque, come tutta la sequenza descritta sia in coerenza logica consequenziale e ci aiuta a comprendere la vera natura di un indice grafico-grafologico, che a questo punto potrebbe essere formalizzato come lopposto del Riccio della spavalderia. Nello stesso tempo, il confronto tra i due opposti ci ha consentito di comprendere meglio la stessa natura del segno formalizzato, precisando meglio ed ampliando quanto la semeiotica tradizionale contempla, utilizzando esclusivamente proposizioni oggettive e soggettive (in altre parole, grafologiche e non psicologiche). E da notare ancora che tutta la sequenza dellindice grafico grafologico individuato inverte anche la polarit di Ampollosa (dal bisogno di richiamare lattenzione su di s, al bisogno di raccogliersi completamente in s, ovvero di occultarsi), ma lapprofondimento di questo punto ci porterebbe troppo lontano. Ma cosa era successo prima dellindice grafico-grafologico individuato? Compariva un gesto compito e dalla fisionomia concava e cadente: in apparenza lo scrivente ha un atteggiamento disponibile ed aggraziato, ma evidentemente il tutto risponde ad un sorta di riflesso condizionato, visto che linsieme ci d una persona che rimasta attonita (ad un tempo meravigliata, smarrita ed ammutolita). A propria volta, questa considerazione ci spiega tutta la reazione prima descritta e, questultima, invece, chiarisce il motivo della meraviglia e dello smarrimento provato dal soggetto. Dal confronto, infatti, si capisce che lo scrivente ha subito un evento che mai e poi mai immaginava che potesse essere subito da lui, da, qua, dunque, latteggiamento di repulsa che costretto ad attuare nei confronti di se stesso. Dunque, la vera essenza di tutta la sequenza , interpretata soggettivamente, che il soggetto ha bisogno di rimuovere immediatamente una specifica delusione, peraltro avvertita in modo assai cocente e doloroso.

Campo, punto di vista e prima riflessione critica nel merito di Curva e di Angolosa
In questo caso, nel merito, posso limitarmi a poche osservazioni critiche, coerenti con lottica della nuova grafologia. Si argomenta che fintanto che si resta nellambito del campo delimitato dai capiscuola, la grafologia non ha uno stimolo per progredire. Da questo punto di vista, la grafologia morettiana ha un campo delimitato dalla stessa definizione dei due segni posti a base, Curva ed Angolosa. La nuova grafologia, tuttavia, ha individuato nuovi significati per questi due segni, che inglobano i precedenti. Ne che la nuova grafologia , per un verso, progredita, ma, per un altro, indotta necessariamente ad allargare il campo della grafologia. A questo punto, deve elaborare modelli indipendenti dalla psicologia, a partire dalla definizione di modelli del maschile e del femminile grafologici. La scrittura, secondo la nuova grafologia non solo un prodotto di un individuo, ma anche il prodotto di un uomo o di una donna e, per altro verso, un prodotto storicizzato dellumanit. Di conseguenza, la nuova grafologia deve anche considerare se i segni grafologici siano datati. La risposta senza dubbio affermativa, come anche si dimostra. Il tutto, peraltro, impone che la nuova grafologia si candidi come una scienza interessata agli studi psico -sociali, ovviamente in coerenza con i simbolismi oggettivo e soggettivo, cos come anche si argomenter in altre parti. In ultimo, si introduce la teoria della relazione per opposti inglobante inglobato, dalla quale derivano delle considerazioni che sembrano avere delle implicazioni di grandissimo interesse. Una per tutte: questa teoria obbliga necessariamente a formulare ipotesi di modelli relativi ai gesti intimi della grafia, dei quali parler altrove. Vengono proposte altre formalizzazioni, relative agli opposti di Squadrata e di Studiata.

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Sarebbe utile chiedersi per quale motivo, dopo i padri fondatori e prima dellavvento della nuova grafologia, non si siano scoperti nuovi segni (ovviamente potrebbero esserci delle eccezioni, che comunque non interessano il metodo morettiano). Le ragioni sono tante, ma io ne individuo due. La prima ragione consiste nel fatto che i sistemi grafologici tradizionali sono, ciascuno per proprio conto, completi. Ossia consentono di indagare effettivamente la scrittura, secondo il punto di vista della scuola implicata. In altre parole, i tre metodi della grafologia, ma anche il metodo di Marchesan, ad esempio, hanno un grado di coesione e di coerenza che li rende assolutamente funzionali, se considerati in se stessi e per proprio conto. Da questo punto di vista, il metodo morettiano, giacch formalizza le combinazioni, dotato di unelasticit veramente sorprendente, che consente di andare bel al di l dello stesso punto di vista del suo fondatore: ben al di l, si, ma solo in termini di ampliamento e non di sviluppo, ovvero non in termini di progresso. Dunque, il grafologo competente, di qualsiasi scuola, non ha una vera spinta ad approfondire la sua disciplina, ovvero ad indagare loggetto, costituito dalla scrittura. Ovviamente anche questo grafologo, di tanto in tanto, si trova disarmato: ci sono molti fenomeni di interesse psichico che ogni metodo non sa spiegare (il tema sar ripreso), ma in questi casi subentra la frase consolatoria (in passato abusata anche da me): la grafologia non pu dire tutto. Ma chi lha detto? Perch la grafologia non pu dire tutto? Chi lo ha dimostrato? Una proposizione del genere uccide una scienza: si provi ad immaginare un medico che dicesse altrettanto. Abbiamo lobbligo di dimostrare, dunque, e di conseguenza abbiamo lobbligo di indagare la scrittura, magari anche per scoprire che effettivamente la grafologia non pu dire tutto (ovviamente si d per assodato che una scienza non possa dire tutto, ci ovvio, ma credo che non debba spiegare la vera natura della mia obiezione). Oltretutto non si considera a sufficienza che i fondatori hanno edificato in epoche in cui dovevano accreditare la grafologia, affrancandola da discipline che oggi chiameremmo esoteriche (Michon) ed in un contesto in cui la stessa psicologia aveva bisogno di ispirarsi alla fisica, nel tentativo di convalidarsi scientificamente. E successo, cos, che i fondatori abbiano avuto bisogno, per un verso, di richiamarsi chi direttamente e chi in senso lato (Moretti) alla psicologia, e, per un altro, di delimitare il campo di intervento della grafologia. Nel campo delle psicopatie, ad esempio, lo stesso Moretti che scrive che la grafologia pu dire poco circa la diagnosi delle stesse (e, dunque, aggiungo io, pu dire poco anche circa le vere cause). Insomma, quando edificano, i fondatori sono stati necessariamente indotti a delimitare troppo: in questo modo, per, stato come dire che al di fuori dellambito delineato esista il nulla. Ne discende che si deve necessariamente andare al di l dei limiti imposti dai fondatori: ovviamente non ho titoli per riferirmi alle altre scuole, dunque quanto seguir interessa soprattutto il metodo morettiano. Si necessita di una piena autonomia dalla psicologia, per un verso, e, per un altro, di ampliare il campo di osservazione.

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Nella grafologia morettiana, ad esempio, il campo di osservazione ben delimitato dai segni che il caposcuola ha posto a base: Curva ed Angolosa, a cui ha attribuito i significati, rispettivamente, di altruismo e di egoismo. Si tratta di due termini non psicologici, ma di ordine morale, e che oltretutto hanno anche il limite, oggettivamente considerato, di non appartenere allinsieme della lettera considerata in s e per s. La lettera considerata in s e per s pu indicare predisposizione allaltruismo, oppure al suo opposto: legoismo. Laltruismo, infatti, oggettivamente considerato, un moto che va da una lettera allaltra. Alcuni, per sciogliere la contraddizione, sono indotti ad assegnare a Curva il significato di bont (per la verit anche questo termine appartiene allo stesso Moretti). La bont, a propria volta, coerente con la definizione di tipo morale data da Moretti ed senza dubbio riferibile alla sola lettera. Del resto, che laltruismo non possa essere riferito alla sola lettera confermato dallo stesso Moretti quando sostiene che la troppa bont di Curva eccessivo porta allegoismo per neghittosit (insomma, il soggetto troppo pigro per dare attuazione pratica alla predisposizione interiore e, dunque, non si spende in soccorso dellaltro e, di conseguenza, si comporta come se fosse un egoista). Se il riferimento alla bont risolve molti problemi, tuttavia, va osservato che un tale termine non ha un opposto nellegoismo, ma lo ha nella cattiveria. In effetti, non detto che colui che egoista (ovvero che pone se stesso prima di ogni altra cosa) sia anche cattivo (ovvero che abbia in animo di danneggiare coscientemente gli altri). Gi a questo livello, dunque, si evidenzia limportanza dellintroduzione in grafologia delle teorie correlate degli insiemi e degli opposti. . Ovviamente, la seconda generazione (soprattutto Palaferri) ha cercato di aggiornare i significati di questi due segni, coniugandoli secondo la psicologia. Curva, dunque, diventato sinonimo di allocentrismo, mentre Angolosa di egocentrismo. Indubbiamente si tratta di un progresso (gli insiemi dellallocentrismo e dellegocentrismo contengono al loro interno le indicazioni di Moretti), ma piccolo, piccolo: in realt si tratta di un ampliamento. E un ampliamento e non un progresso perch il campo rimasto lo stesso: con la nuova definizione si osserva la scrittura con il vecchio punto di vista, ma utilizzando una lente un po pi efficace. Ma ad un certo punto, i discepoli di Moretti attribuiscono a Curva anche il significato dellaccogliere e ad Angolosa quello dellaggredire: c un salto logico ed stupefacente che prima della nuova grafologia non se ne sia accorto nessuno. Il salto logico consiste nel fatto che si passa da due termini posti in opposizione (lallocentrismo e legocentrismo) ad altri due che opposti non sono! Laccoglienza, infatti, non ha il contrario nellaggredire, ma lo ha nella repulsa: ci ovvio. Ed ancora, si opera un ulteriore salto logico quando si associa allaccoglienza il femminile psicologico e allaggredire il maschile psicologico. Con evidenza, infatti, laccoglienza solo una propriet del femminile psicologico, perch la vera essenza (oggettiva) di questultimo deve essere non psicologica. E lo stesso dicasi per il rapporto tra laggredire ed il maschile psicologico, perch il maschile, considerato nella sua vera essenza (oggettiva), non un termine psicologico. Tanto vero che si costretti risalire da due termini che non sono in opposizione (laccogliere e laggredire) a due termini che, invece, sono effettivamente in opposizione (il maschile ed il femminile), a riprova del fatto che non si ha ben chiaro linsieme cui appartengono i due termini implicati. 106
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Insomma, il femminile ed il maschile sono istanze della vita e non solo della psicologia. I due principi, infatti, sono universali e non sono riferibili solo alluomo e solo alla psicologia. Ma la nuova grafologia sa individuare, dalla scrittura, la vera essenza del femminile e del maschile psicologico? Ovviamente s: sono linglobare e il penetrare, che si trovano condensati nei termini a questo punto veramente in opposizione, di Curva e di Angolosa. In questo modo, il maschile e il femminile escono da una formulazione sostanzialmente teoretica e filosofica, cui lha relegata una parte della psicologia, per divenire due termini concreti ed operativi per la comprensione degli scriventi, i quali sono s uomini, ma, secondo linsieme della vita, prima di tutto sono maschi e femmina37. Nella grafologia morettiana, ad esempio, il campo di osservazione ben delimitato dai segni che il caposcuola ha posto a base: Curva ed Angolosa, a cui ha attribuito i significati, rispettivamente, di altruismo e di egoismo. Si tratta di due termini non psicologici, ma di ordine morale, e che oltretutto hanno anche il limite, oggettivamente considerato, di non appartenere allinsieme della lettera considerata in s e per s. La lettera considerata in s e per s, infatti, pu indicare soltanto predisposizione allaltruismo, oppure al suo opposto, legoismo, ma nulla pi. Laltruismo, infatti, un moto che va da una lettera
Sono indotto obbligatoriamente a prendere in considerazione linsieme della vita, per esigenza di coerenza oggettiva con la nuova definizione di Curva e di Angolosa. Si sfiora un punto delicato (non di natura disciplinare) e che merita molto rispetto. In effetti, bisogna considerare che il simbolismo della vita interessato allindividuo solamente in funzione della sopravvivenza della specie (si tratta di una semplificazione, perch probabilmente altri potrebbero dimostrare che, in fondo, la vita persegue un unico scopo: perpetuare allinfinito se stessa). Questa deduzione pone anche un problema di natura grafologica, che intendo discutere da subito. Dal punto di vista disciplinare, mi si potrebbe obiettare che al centro della grafologia ci sia lindividuo. Rispondo che un errore, perch al centro della grafologia c solamente la scrittura e la scrittura, oggettivamente considerata, un prodotto storicizzato della storia del genere umano (vale a dire della vita). Anche la scrittura, dunque, viva e pu sopravvivere solamente grazie ai singoli scriventi che se la tramandano, da generazione in generazione. A propria volta, levoluzione degli scriventi, comporta anche analoghe evoluzioni della scrittura. Dunque, dal punto di vista disciplinare si rinvenuta lindispensabile corrispondenza oggettiva tra il simbolismo della vita ed il simbolismo della scrittura. Ci nonostante qualcuno potrebbe ancora obiettare: il grafologo analizza una singola scrittura, redatta da un unico scrivente! Sono daccordo pure io, ma dimostrer che per comprendere meglio una singola scrittura indispensabile risalire al modello grafico, il quale a sua volta un prodotto storicizzato e cos via. Il secondo problema potrebbe essere riferito al fatto che, secondo altri, parlare di vita sarebbe riduttivo, perch lo scrivente ha anche una forte tensione spirituale. A parte il rispetto che lobiezione merita, constato che siamo sempre l: la grafologia non studia gli scriventi (perch, altrimenti, dovrebbe studiare anche il cervello, i muscoli, gli arti, le ossa, il sistema sanguigno e chiss ancora cosaltro), ma studia la scrittura. Da questo punto di vista, riconosco che la scrittura contempla un riferimento alla dimensione alta, a cui, effettivamente, da millenni associata una dimensione spirituale. Porre al centro il simbolismo della vita, per, precisa anche meglio la stessa dimensione spirituale evocata dallalto, perch tale simbolismo individua un inedito (in grafologia) livello spirituale, non di natura trascendente. Questo livello spirituale un fatto umano (ovvero dellinsieme degli scriventi), ma imposto dalle istanze della vita, interpretate umanamente. Di conseguenza, la dimensione alta riferita ad un livello spirituale di tipo trascendente. E, del resto, in altra parte del lavoro, argomenter che il primo simbolismo che si struttura con stabilit proprio quello che asseconda la vita. A questo punto, si potrebbe anche sostenere che il secondo livello spirituale indotto dalla simbolismo della vita, interpretato umanamente, perch altrimenti lindividuo vedrebbe avanti a s leternit, mentre alla sua destra (nella nostra cultura) vedrebbe solamente la propria fine. Ritorner sul punto anche in altre parti, ma non vorrei essere frainteso: sono costretto a sfiorare temi enormi, dibattuti da tantissimi e da sempre, cerco di farlo con la massima discrezione che mi possibile, ma il mio scopo non quello di entrare nel merito delle questioni aperte, ma consiste solamente in una preoccupazione di natura logica disciplinare (vale a dire oggettiva). Da questo punto di vista, e solo ai fini di un criterio di rigore logico, sono indotto a pensare che la definizione del frate Moretti relativa a Curva e ad Angolosa, riportata nel testo, conteneva in s un riferimento abbastanza esplicito al trascendente, che, in unottica disciplinare, non era opportuno (tanto vero che i discepoli hanno ritenuto di modificare le indicazioni di altruismo e di egoismo con pi appropriati termini psicologici).
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allaltra (ovvero coinvolge i rapporti di relazione tra due lettere, con la prima delle due che deve essere necessariamente predisposta allaltruismo). Alcuni, per sciogliere la contraddizione, sono indotti ad assegnare a Curva il significato di bont. La bont, a propria volta, coerente con la definizione di tipo morale data da Moretti ed senza dubbio riferibile alla sola lettera. Del resto, che laltruismo non possa essere riferito alla sola lettera confermato dallo stesso Moretti quando sostiene che la troppa bont di Curva eccessivo porta allegoismo per neghittosit (insomma, il soggetto troppo pigro per dare attuazione pratica alla predisposizione interiore e, dunque, non si spende in soccorso dellaltro e, di conseguenza, si comporta come se fosse un egoista). Se il riferimento alla bont risolve molti problemi, tuttavia, va osservato che un tale termine non ha un opposto nellegoismo, ma lo ha nella cattiveria. In effetti, non detto che colui che egoista (ovvero che pone se stesso prima di ogni altra cosa) sia anche cattivo (ovvero che abbia in animo di danneggiare coscientemente gli altri). Gi a questo livello, dunque, si evidenzia limportanza dellintroduzione in grafologia delle teorie correlate degli insiemi e degli opposti. . Ma proseguiamo con lanalisi di Angolosa, secondo la nostra ottica oggettiva. Come noto, con riferimento alla sola lettera, Moretti coniuga Angolosa principalmente in Angoli A ed Angoli B (in realt, questo autore coglie innumerevoli sfumature sia di Curva sia di Angolosa). Al primo, a seconda del grado, conferisce i significati di risentimento o di permalosit (risentimento eccessivo ed ingiustificato), mentre al secondo, quello di tenacia o di testardaggine (tenacia eccessiva ed ingiustificata). Il modo in cui assegni questi significati, qua non interessa, ma importa verificare se tra i due esista una relazione logica consequenziale (informo il lettore non morettiano che, effettivamente, la semeiotica pone Angoli A ed Angoli B in relazione logica consequenziale). In effetti, senza la tenacia il risentimento sarebbe vanificato e lo stesso dicasi della permalosit senza la testardaggine (il tutto sar pi chiaro dalla lettura di ci che seguir), come a dire che Angoli B si forma per conseguenza di Angoli A. Palaferri coniuga il termine risentimento nellessere e nellesserci, come a dire che con il risentimento il soggetto sancisce contemporaneamente due istanze irrinunciabili: io ci sono (lessere) e questi sono i miei diritti (lesserci). Ad Angoli B, invece, fa corrispondere lavere. Ora, nulla da ridire sulla equazione risentimento (Moretti) = essere ed esserci (Palaferri), ma che cosa centra lavere con lultima proposizione? Nulla, perch le due non sono in relazione logica consequenziale. Se uno dicesse eccomi, qua ci sono io! (la traduzione di essere ed esserci), infatti, pu solo desiderare di permanere e non di volere. Fatto sta che per ora mi limito ad indicare la corretta sequenza di opposti, beninteso stante il simbolismo oggettivo, che costituita da (il primo termine della coppia si riferisce allAngolo A e il secondo ad Angoli B): accogliere trattenere, per le conformazioni curve, alla quale si contrappone penetrare permanere, per le conformazioni angolose. A questo punto, per, il lettore potrebbe chiedersi quale sia il nesso che lega il risentimento allaccogliere, ma dimostrer che tale nesso effettivamente esiste a patto che si ricordi che le osservazioni sono condotte su un ovale, vale a dire restando sempre coerenti con il simbolismo oggettivo: ma sar pi esaustivo in altra parte del lavoro. 108
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Fermo il simbolismo oggettivo dellovale, la conclusione paradossale costituita dal fatto che laccogliere + il trattenere o il penetrare non eccessivo + il permanere non eccessivo danno sempre un unico risultato: linglobare. Dunque, il massimo del penetrare + il massimo del permanere restituisce unicamente il primo termine, ovvero il penetrare, mentre, al contrario, il massimo dellaccogliere + il massimo del trattenere d semplicemente il massimo dellinglobare. Daccordo, convengo che, nel merito delle ultime preposizioni, il lettore possa nutrire perplessit, in quanto non addestrato al ragionamento oggettivo: sar pi analitico e meno oscuro quando sar opportuno, perch in questo momento il mio unico scopo quello di pervenire allenunciato che segue. La nuova grafologia non nutre vero interesse per le categorie del maschile e del femminile psicologici, poich ha propri modelli sia del maschile sia del femminile grafologici. Ecco il punto: la nuova grafologia morettiana perch pone a base Curva ed Angolosa, ovvero gli stessi segni posti a base della grafologia tradizionale, ma nello stesso tempo opera un notevole progresso di tipo disciplinare, perch definisce sia un nuovo campo sia un nuovo punto di vista. La nuova grafologia, infatti, si propone di studiare la scrittura secondo unottica che indaga la vita ma non solo, perch la scrittura un prodotto delluomo, e dunque anche la vita studiabile dalla grafologia un fatto umano, dunque interpretabile umanamente. Di conseguenza, la grafologia, essendo una scienza umana, ha titolo (insieme ad altre) di studiare la vita secondo un punto di vista umano. Ed inoltre, poich losservazione condotta su un specifico prodotto umano (sia dellumanit sia dellindividuo, come si vedr), la grafologia pu studiare la vita indagando questo specifico prodotto umano (sia dellumanit sia dellindividuo, come si vedr). In questa ottica, laspetto psicologico solo un sottoinsieme, per quanto importante. Ovviamente, ancora non ho dimostrato il fondamento di tutto quanto sopra, che deve necessariamente consistere nelle nuove definizioni di Curva e di Angolosa, ma ci sar tempo (me ne occuper gi dal prossimo capitolo). Da quanto sopra derivano due conseguenze. La prima insiste sul fatto che in grafologia indispensabile introdurre il concetto degli opposti (lo stesso Palaferri avvertiva questa esigenza, ma non riuscito a formulare una teoria specifica), come una procedura propria di ordine oggettivo e soggettivo, come ho illustrato nelle pagine precedenti e nella discussione critica di cui sopra, ed anche dal punto di vista della stessa semeiotica. Da questo punto di vista, ad esempio, nella grafologia morettiana si notano alcune ridondanze e veri e propri vuoti. Il motivo principale cui fare risalire questi vuoti deriva dal modo in cui Moretti ha edificato. Ad esempio, egli individua diversi opposti, ma non tutti gli opposti possibili. Dunque, qualche volta formula un opposto, altre volte no. Ne deriva una certa vaghezza metodologica. Ma vi un altro motivo: conosciuta la nostra teoria degli opposti, volendo, ad esempio, definire lopposto di Solenne non una cosa facile, dato il carattere di sindrome molto composita di questo segno. Probabilmente, Solenne, Austera ed altri dovrebbero avere pi opposti, ricavabili ponendo, ogni volta, in opposizione un singolo elemento costitutivo della sindrome del segno implicato. In ogni caso, unoperazione di questo genere, che pure a questo punto va condotta per un obbligo di coerenza metodologica, sul piano pratico non dovrebbe costituire un grande vantaggio, perch in 109
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fondo tutti i segni implicati sono delle combinazioni funzionali e specifiche di altri segni grafologici, cos come si potrebbe facilmente dimostrare. La seconda conseguenza consiste nel fatto che fintanto che si resta nel campo e nel punto di vista delineato dal caposcuola non possibile scoprire nuovi segni, tranne rare eccezioni. E ovvio: altrimenti i sistemi grafologi attuali sarebbero insufficienti rispetto agli scopi che perseguivano coloro che li hanno formulati. Allinverso, per dimostrare linsufficienza della semeiotica, occorre cambiare e campo e punto di vista. Ne che la nuova grafologia obbligata a scoprire nuovi segni, altrimenti non riuscir ad essere coerente rispetto al campo e al punto di vista individuati. I segni grafologici, le combinazioni, le categorie grafologiche ed il contesto grafico Ma cosa un segno grafologico, al di l di quello che riconosciuto da tutti? E un sottoinsieme della funzione comunicativa della scrittura, soggettivamente definito ed interpretato. Dunque, un segno, una particolare sindrome di fisionomia, geometria e moto, posta in relazione con il carattere funzionale della scrittura, il che implica anche che sia posta in relazione con i simbolismi. Tuttavia, il segno non qualche cosa di tangibile, perch, pur fondandosi su un elemento materiale (la geometria), essenzialmente un punto di vista. Ovvero unoperazione soggettiva operata da colui che lo ha formalizzato. E, a propria volta, la formalizzazione stata effettuata secondo il punto di vista dellosservatore (ovvero, nel nostro caso, da Moretti). Ne deriva, dunque, che il segno grafologico unoperazione concettuale, ma anche che, mutando il punto di vista, debbano necessariamente mutare anche le indicazioni di un qualsiasi segno. In primo luogo, le indicazioni debbono mutare perch vanno necessariamente definite secondo il significato di base, che riferibile alluomo, e secondo il significato di genere, che funzionale alle istanze del simbolismo oggettivo proprie della vita. Poich, inoltre, la nuova grafologia un progresso della grafologia tradizionale, ne deriva che i segni grafologici individuati da Moretti debbano essere molto pi ricchi di significati di quanto questo autore abbia potuto immaginare. In altre parole, la nuova grafologia in grado di ampliare le indicazioni dei segni grafologici, pur mantenendo fermi i significati che Moretti ed i suoi discepoli gli hanno attribuito. E ovvio che mi competerebbe una dimostrazione di quanto sopra, ma ci sar tempo, in altra occasione, ed in ogni caso il lettore dovrebbe aver gi avuto sentore di ci. A questo punto, per, si aggiunge unaltra considerazione. Moretti e tutti i capiscuola hanno edificato in un periodo ormai per noi troppo lontano. Si pone il problema, dunque, di considerare se anche la semeiotica sia invecchiata, nel senso, ovviamente, che oggi potrebbe aver acquisito delle nuove sfumature di significato. In effetti, deve essere necessariamente cos, perch la scrittura un prodotto storicizzato (ne parler nel prossimo capitolo). 110

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Dunque si pone il problema di individuare se esistano nuovi segni, se alcuni dei vecchi abbiano perso mordente rispetto al passato, perch potrebbero essere meno incidenti dal punto di vista psicologico e/o meno diffusi rispetto ai tempi di Moretti, nonch i fenomeni opposti. In effetti, da questo punto di vista e da dove osservo io, constato la diffusione di segni che nel passato erano rari, mentre contemporaneamente stanno quasi scomparendo segni molti tipici. Nei ragazzi, ad esempio, si notano lassenza di Flessuosa (nelle femmine) ed una massiccia presenza di Squadrata, rispetto al quale la nuova grafologia assegna il nuovo significato di un segno che rifiuta lidentificazione con i modelli maschile e femminile, poich li fonde sincreticamente (il dato stato intuito congiuntamente con la collega Zauli Sajani, ed stato dimostrato successivamente sulla base della scoperta delle propriet del tratto primogenito, che espliciter in altra parte del lavoro). Il che indica che i capiscuola hanno edificato in un contesto in cui era obbligatoria lidentificazione con i modelli relativi al genere, mentre oggi si assiste al fenomeno contrario. Oggi il valore dominante, imposto da Squadrata, sembra essere ladattamento (di solo comportamento) nel qui ed ora, secondo un unico criterio, costituito dal successo, con questultimo che coincide con lapparire. In un epoca di reality, in cui tutto recitato, persino lintimo, anche la scrittura, purtroppo, sta diventando recitata (fig. 53), ossia disegnata. Tutto quanto sopra pone la grafologia come una scienza oggettivamente interessata agli studi psico-sociali, e tali studi si giustificano sulla base del fatto che la nuova grafologia indaga i modelli grafici, cos come si argomenter nel prossimo capitolo. Dunque, si individuato un ulteriore ampliamento del campo. Si pongono problemi nuovi, costituiti dal fatto che le persone possono avere pi scritture (senza che con ci si debba necessariamente parlare di doppie personalit o di cose simili) il che la dice veramente lunga. Si tratta, dunque, di individuare lindice grafologico che ci possa consentire di intuire, dallosservazione di una sola scrittura, se il soggetto possa produrre pi scritture. La nuova grafologia dovrebbe avere da tempo scoperto questindice grafico-grafologico (conduco osservazioni specifiche da circa dieci anni), ma, attualmente, bisogna anche considerare le grafie disegnate. Si pongono, quindi, anche problemi nuovi per la stessa analisi e per lo stesso colloquio grafologico. In questi casi, infatti, bisogna partire dalla constatazione che ci che in osservazione il modo in cui lo scrivente intende comportarsi nel momento in cui si apprestato a scrivere. Certo la grafologia tradizionale, anche in questi casi, in grado di effettuare delle osservazioni molto pertinenti, ma a patto che si possieda una forte padronanza del metodo ed una grande abilit nelle combinazioni, puntando sul fatto che in queste scritture esiste sempre una forte non omogeneit. Ci nonostante, se il grafologo non si ponesse nellottica che lo scrivente si necessariamente mascherato emotivamente ( ovvio, altrimenti non potrebberecitare pi parti), rischia di mettere a fuoco solo quello che questultimo vuole che si sappia di s. A nulla importa, infatti, che lo scrivente debba necessariamente fallire nel suo scopo, fatto sta che comunque si mascherato e che

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non dovrebbe essere sicuramente possibile scoprire tutti i suoi possibili volti, tanto pi se il grafologo ragionasse nei termini consueti. In altre parole, individuo in queste scritture, specie in quelle disegnate, lopposto di Studiata (questo segno occulta le disposizioni pi profonde ed intime, che restano inaccessibili allo stesso scrivente), ma con la differenza che mentre chi ha questo segno obbligato ad esprimersi secondo un solo modulo comportamentale, chi ha lopposto, invece, pu scegliere (relativamente, ovvio) qualsiasi modulo comportamentale. Tralasciando per limmediato le scritture disegnate (quelle che rientrano nelle opposte di Studiata), che un fenomeno nuovo e che non ho ancora avuto modo di studiare (ma dovrebbe avere forti punti di contatto con quanto mi appresto a scrivere), concentriamoci su quei soggetti che hanno pi grafie37. Come se ne esce? Procurandosi pi scritture, certo, ma spesso ci non possibile. Io ho una tecnica che mi ha fatto registrare risultati efficaci (e brillanti, perch, in questi casi, paradossalmente, utilizzando la logica ed un po di intuizione, possibile scoprire molto di pi di quanto sarebbe possibile analizzando una scrittura ben strutturata): 1) mi informo sugli interessi, sulle amicizie, sugli studi, sullambiente di origine, sulla professione, sulle caratteristiche della moglie, su quelle dei figli, ecc.. ; 2) Individuo nella scrittura il motivo dominante, rispetto al camaleontismo psicologico dello scrivente; 3) Riferisco il tutto alle diverse situazioni, agli interessi e ai vari contesti relazionali, ecc.... Ribadisco che si possono avere degli esiti apparentemente incredibili, in quanto possibile descrivere fenomeni (molto concreti e di vita vissuta, peraltro) apparentemente impossibili da intercettare con la grafologia. Un punto di partenza obbligatorio, in questi casi, sempre quello di considerare che questi scriventi sono freddi, sino al punto che in talune situazioni (straordinarie per i pi) sembra che non avvertano il pericolo, e che non hanno una personalit ben strutturata. Di conseguenza, hanno bisogno di colmarsi, simulando di provare emozioni e sentimenti, nonch di essere assai zelanti, ora in un ruolo, ora in un altro. Il tutto recitato, ma, in genere, questi scriventi hanno anche forti capacit manipolative. Ovviamente, tutto ci che represso, in alcuni momenti, reclama soddisfazione, quindi si hanno sempre: scatti rabbiosi, momenti di panico per stimoli insignificanti per la maggior parte delle persone, momenti di fortissima ansia e di notevole irrequietezza. Le indicazioni di cui sopra, naturalmente, sono ricavate sulla base di un modello, definito con losservazione di numerose grafie e con il riscontro del colloquio grafologico: necessariamente, dun-

Coloro che studiano le caratterologie (in ambito morettiano si distingueva Palaferri) ci informano di pi caratteri che tendono a produrre fenomeni di diversit di grafia. Io invece mi riferisco ad alcuni modelli molto tipici, caratterizzati da una sindrome grafica e da un indice grafico- grafologico specifici (tale indice presente anche nella grafia di Erika, che presenter in visione). A maggiore chiarezza, per, debbo anche precisare che tali modelli potrebbero essere riferiti, con criteri che non appartengono alla nuova grafologia, a soggetti non emotivi. Allinverso, utilizzando gli stessi criteri, preciso che le grafie dei soggetti emotivi non sono contemplate nel modello. In ultimo, a beneficio di coloro che non conoscono le caratterologie, chiarisco anche che emotivo non ha un sinonimo in impressionabile.
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que, costituiscono dei criteri di massima che vanno sempre riferiti alla realt specifica dello scrivente. Riprendendo il filo, rispetto ai segni si impongono delle implicazioni desunte dal fatto che, ponendo Curva ed Angolosa come due opposti perfetti e che appartengono allo stesso insieme (un sottoinsieme appartenente allinsieme della vita), i continuum debbano essere circolari. Ci implica che gli opposti hanno sempre un punto di contatto, ma anche che un segno, se fosse veramente rispondente alle istanze della vita, debba tendere a penetrare il suo opposto e viceversa, per poi rinascere. Si tratta di un aspetto di, probabile, enorme rilievo. Per essere pi chiaro una grafia, poniamo, con 6/10 di Chiara non dovrebbe essere solamente Chiara per 6/10 ed Oscura per 4/10, perch le lettere che hanno Chiara non dovrebbero essere veramente completamente chiare e lo stesso dicasi per le lettere con Oscura. Posti in questi termini i due segni sono riferiti, nel grado massimo, ad un modello di Chiara e di Oscura, cosicch il Chiara che osserviamo nella grafia corrente un Chiara nato per effetto dellincontro con il suo opposto, e viceversa. In pratica, il Chiara della scrittura corrente il frutto di una penetrazione operata da Chiara del modello, nelle viscere del modello di Oscura. Dunque, Chiara 10/10 della scrittura corrente un Chiara che ingloba al suo interno Oscura 10/10 (ossia del modello). A questo proposito, anticipo, che quando tratter dellinsieme dinamico inglobante inglobato, allora si avr modo di osservare che in questo caso si hanno due livelli di comportamento, uno manifesto, costituto da Chiara 10/10, laltro, subdolo, costituito da Oscura 10/10. Si vedr, infine, che un segno che decide di rimanere inglobato persegue uno scopo che funzionale al raggiungimento della sua maggiore efficacia. Debbo necessariamente non approfondire, ma, non dovrebbe sfuggire al grafologo che, posto dimostrato quanto sopra (in realt dimostrato, ma non stato ancora sviscerato nitidamente), dovremmo essere pervenuti ad un livello similare alla dimensione che altri definiscono inconscia. Il principio di cui sopra, poi, applicabile a tutti i contesti comunicativi inglobante- inglobato. Dunque, applicabile anche allo stesso segno grafologico, rispetto ai suoi costitutivi, dato oggettivo, e rispetto ai suoi significati, elemento soggettivo. Il che, per un verso, riconferma che ogni costitutivo ha un suo autonomo ed immutabile significato, per un altro, sulla base di una deduzione logica, pone il problema di studiare i moti intimi della scrittura. In effetti, anche i singoli elementi costitutivi (con lunica eccezione della fisionomia) sono degli inglobanti di moti intimi, e, dunque di particolarit grafiche, potenzialmente grafiche grafologiche. Tutto quanto sopra si impone in s, in quanto assolutamente coerente con il campo e il punto di vista della nuova grafologia e non ci posso fare proprio nulla se, cos facendo, sembra che stia percorrendo il percorso a ritroso, rispetto a quello che hanno dovuto imboccare i padri fondatori ( noto, infatti, che hanno teso ad accorpare in grandi sindromi, costituite dai segni o dalle specie e dai generi nella grafologia francese). Il grafologo che avesse motivo di sorprendersi della scelta che la nuova grafologia ha deciso di intraprendere, tuttavia, dovrebbe considerare la portata di ci ho ripetutamente scritto: si vuole 113

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operare una distinzione tra teoria e metodo e tale distinzione, necessariamente, comporta il ricorso alla ricerca che potremmo definire pura. Sul piano soggettivo, invece, si impone di considerare linsieme di tutti i possibili significati di un segno e la tendenza specifica dello stesso. Questultima, dunque, inglobata: di conseguenza nulla potr sopprimerla, almeno che il segno interessato non si elida penetrando nel suo opposto e poi rinascendo con una nuova identit, che racchiuda in s anche le sembianze dei suoi genitori. Si tratta di un discorso complesso, che approfondir in una prossima occasione. Su una altro piano, la nuova grafologia obbligata a definire un modello scrittura che individui le istanze che sono funzionali alla vita e quelle che sono disfunzionali alla stessa. Il che comporta che, in futuro, si dovr prestare attenzione anche e soprattutto ai segni che sono indebitamente assenti nella scrittura in esame. Ovviamente anche le categorie grafologiche sono degli inglobanti e lo stesso dicasi del contesto grafico che ingloba proprio tutto, anche ci che sinora non stato scoperto. A questo punto, fermo il fatto che qualsiasi segno grafologico va considerato nellambito del contesto grafico, che un enunciato validissimo ed imprescindibile di qualsiasi metodo (ne sanno qualche cosa i miei allievi), nellottica della nuova grafologia, sorge spontanea una domanda: ma siamo sicuri che sia proprio cos? Non dovrebbe essere cos e ci dovrebbe essere palese al grafologo morettiano: non forse un caso che Moretti non definisca il contesto grafico e le categorie grafologiche?. Il metodo (quello codificato), infatti, prevede queste semplici operazioni: individuazione analitica dei segni grafologici, con i relativi gradi decimali, individuazione del segno dominante, combinazioni semplici e combinazioni complesse. Del resto non potrebbe essere cos, visto che il metodo morettiano si basa sulla lettera e non sullintera grafia, vale a dire che non si basa sul contesto grafico. Il grafologo tradizionale potrebbe obiettare che il contesto grafico la combinazione complessa pi importante di tutte e, dunque, quella che determina anche il significato di ogni singolo segno, tra i quali sono fondamentali quelli della lettera ( vero infatti, nel metodo morettiano qualunque osservazione psicologica si basa sulla lettera, a partire da Curva ed Angolosa, anche quando il grafologo non elenchi questi segni nelle combinazioni, perch sono comunque sottesi). Nulla da obiettare, ma si resta sempre su un terreno che estraneo alla ricerca, perch si insiste solo ed esclusivamente sullaspetto di metodo. La ricerca, invece, interessata a scoprire se ci possano essere segni (o persino, indici grafici grafologici), molto funzionali o molto disfunzionali (in altre parte del lavoro definir questi termini), che costringono gli altri segni a disporsi in un determinato modo e, dunque, anche secondo un intero contesto grafico. In effetti, il modello grafologico relativo al suicidio (ma anche allanoressia) sembra proprio suggerire che la deduzione di cui sopra debba essere necessariamente valida. Che cosa manca? Manca una teoria sulla scrittura che definisca tutti i modelli del funzionamento grafico funzionale e disfunzionale, partendo dai moti intimi e dalle traiettorie. Alcune cose sono state gi scoperte, ma abbiamo appena iniziato: chiss cosa potremo scrivere tra dieci anni!

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DIFFERENZE TRA SQUADRATA E STUDIATA - FORMALIZZAZIONE DELLOPPOSTO DI SQUADRATA (discussione su base oggettiva e soggettiva)*
Pochi anni fa, discutendo con la collega Zauli Sajani, predissi che sicuramente il nuovo modello grafico poteva contenere in s forti elementi ipotonici (un fenomeno che in precedenza era apparso anche nella grafia di Erika, la giovane che

Esempio di Squadrata + Studiata

Fig. 50
(La grafia tratta da G. Moretti, Analisi grafologiche, Vol. II - La grafica e la didascalia da G. Angeloni, I segni grafologici - Criteri di ricerca e di misurazione. Dispensa universitaria). Questa grafia, molto verosimilmente, apparteneva ad una donna nata nei primi anni del 900: ovviamente, Squadrata sempre esistito, ma in precedenza era assai raro.

insieme al suo compagno di allora si rese responsabile del delitto di Novi Ligure). Dunque, era da immaginare che si diffondesse una grafia Squadrata, che la grafia modello dei giovani attuali, avente fisionomia molle. Stando alla semeiotica, per, questo insieme un contro senso, perch Squadrata vuole lipertono. Quanto segue, dunque si propone di spiegare come e perch Squadrata doveva assumere le nuove sembianze, per farlo reputo necessario compararlo con Studiata (tanto pi che nella prossima finestra intendo formalizzare lopposto di questo segno). Anticipo per che per la comprensione del motivo per cui Squadrata deve significare non identificazione sia con il modello maschile sia con il modello femminile il lettore dovr pazientare sino al punto in cui illustrer il significato del tratto primogenito. Moretti definisce Squadrata con un certo fastidio, tanto vero che non lo riprende nel Trattato. Si deve a Palaferri (ha scritto gli Altri segni morettiani) se oggi si parla di Squadrata, altrimenti questo segno sarebbe caduto nelloblio (insieme a tanti altri, pure importanti, come Ampollosa, ad esempio). Ma non ha la cultura per poterlo comprendere. E soprattutto non ha un punto di osservazione che lo faciliti nella comprensione. Lui vive in unepoca in cui le donne si comportano secondo uno stereotipo che enfatizza alcuni aspetti del ruolo (ad esempio, si pensi alle donne dei telefoni bianchi) e lo stesso dicasi per il maschile (ad esempio, le grafie degli anni 30 e 40 sono zeppe di Ricci spavalderia). Di conseguenza, nella sua epoca Squadrata, che non sceglie n un ruolo n un altro, un segno minoritario. Inoltre, sulla base della storicizzazione, c da supporre che la donna con Squadrata anelasse ad essere intrepida (ad esempio, la grafia della figlia di Mussolini, che era decisamente Squadrata), con opere ardimentose (e, dunque, tali da destare lammirazione degli altri, in forza delle esigenze proprie del femminile) ma ci rispondeva allideale di Patria, misto a romanticismo (ad esempio, Edda che si batte come una leonessa per il marito Ciano). Ma qual la sindrome che La grafia di Erika Moretti suppone sia propria di Squadrata (ogni segno una sinEsempio della grafia di Erika: drome per capire la sindrome che sono evidenti le poligonature aveva in mente colui che lo ha (spezzate), unite ad un ambienformalizzato bisogna pensare al site talora molle. gnificato di base, quando il segno al massimo grado)? Moretti, senza dubbio, pensa alla poligonatura (geometria), artificiosa e tesa (fisiono... segue ... mia), con movimento frenato e controllato (moto). Dunque, per

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Moretti, Squadrata al massimo grado un particolare tipo di Studiata. In altre parole, Studiata ha la stessa sindrome di Squadrata senza Artificiale. Mentre, a propria volta, Squadrata rappresenterebbe uno modo ben specifico di esprimere artifizio (la poligonatura). Moretti, dunque, considera con fastidio Squadrata anche perch gli appare ridondante, avendo gi Studiata (lo stesso discorso si impone per Compita, che egli non considera nel Trattato se non ci fosse stato Palaferri anche Compita sarebbe caduto nelloblio).

La grafia di Amanda

La grafia ha un grado di Squadrata di almeno 6/10. Le spezzate evidenziano alcuni esempi di poligonatura dei tratti (si pu notare che ci che dovrebbe essere curvo tende ad essere rettilineo). Si precisa che con questo esempio non si vuole asserire che Amanda sia effettivamente colpevole del crimine per cui stata condannata (cfr. G. Angeloni, Dalla parte di Amanda, in www.filografia.it, sezione forum, in approfondimenti).

Fig. 51
Ecco un altro punto: ma quale la sindrome di Studiata? Fisionomia molto tesa e formale, geometria precisa, moto assai rallentato. Ma lelemento fondativo sempre la geometria. Dunque, in che cosa consiste la precisione della geometria di Studiata? In due termini: lo studio delle lettere e laccuratezza. Ora, in che cosa consiste laccuratezza? Laccuratezza consiste nellomogeneit (Omogenea). Dunque: lo studio interessa la cura di un particolare nel qui ed ora. Lomogeneit, invece, indica che sono curate con studio sia la lettera sia tutte le altre categorie grafiche nello spazio (ovvero in tutte le circostanze e negli ambienti) e nel tempo. Ma lomogeneit, come del resto la categoria dellaccuratezza, non coincide con lordine. Lomogeneit, infatti, un insieme che contiene al suo interno lordine, ma non vera la relazione contraria. In quanto si danno quadri di grafie accurate, ma non ordinate (ma dire non ordinate, per non implica dire Disordinata, perch questultimo non una propriet grafica, ma una fattispecie grafologica formalizzata, che vuole lanarchia ritmica). Ed anzi, lo stesso Accurata studio direttamente contrario allordine e a Disordinata (si noti la maiuscola), senza che i due termini siano in contraddizione. Si pensi ad un signore che lustri con eccesso di cura le proprie scarpe (studiatezza applicata ad un particolare) tutti i giorni e che le riponga tutte le volte nel medesimo allineamento e nel medesimo posto, perfettamente allineate (aspetto di omogeneit), ma nel frigorifero! Ecco il punto: non c Disordinata, perch assente il disordine ritmico (ossia assente ogni sprazzo intuitivo e di creativit), ma non esiste neanche lordine, perch la prima istanza, la pi importante e fondativa, di questultimo consiste nellaspetto distributivo (la biancheria intima con la biancheria intima, i piatti nella credenza, le scarpe con le scarpe, il cibo con il cibo, ecc..). Sono possibili cos quadri con Studiata e forte Confusa (ovvero, lo scrivente ripone gli stessi oggetti, curati con estrema precisione, sempre nellidentico modo confuso). Ridurre a sindrome Studiata (ma anche lo stesso Compita, che compitezze + omogeneit non eccessiva), implica che ci possano essere scritture prive di accuratezza, ma con qualche elemento di studiatezza. Lo stesso discorso vale per Compita. Come mai Studiata deve avere la sindrome descritta? Perch laccuratezza implica razionalit mentre Moretti, invece, vuole assegnare a Studiata leccesso della razionalit, vale a dire la razionalizzazione. Dunque, pensa ad una scrittura che cura con precisione le singole lettere, perch, secondo lui (non lo dice direttamente, per), chi ha Studiata non fa affiorare alla coscienza le emozioni (in quanto le razionalizza). La grafia deve essere tesa, perch senza

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lo sforzo verrebbe meno lopera di soffocamento delle emozioni. A questo punto, Omogenea si impone perch Moretti vuole assegnare a Studiata anche altri significati (sono noti). Adesso riprendiamo Squadrata. Dunque, Squadrata (al massimo grado e con Omogenea) Studiata + un particolare tipo di Artificiale. In altre parole, mentre Studiata affida lidentit al ruolo maschile o femminile, a seconda dei casi, Squadrata lo affida ad un ibrido, n maschile n femminile, dunque, artificiale, appunto. Ma sempre, per, con razionalizzazione. Poich, per le istanze del femminile, Squadrata deve manifestare delle emozioni, queste risulteranno, di necessit, fasulle. Se necessario, per, Squadrata sa essere freddo, proprio perch, come Studiata, soffoca le emozioni, razionalizzandole. Ora, invece, Erika e Amanda sono apparse indifferenti e non fredde! Sono giunto al punto: abbiamo un altro tipo di Squadrata, diverso da quello studiato da Moretti. E lo Squadrata di unepoca in cui il recitato portato a sistema. Oggi si mette in piazza anche il privato. Non esiste pi il pudore. Tutto, pur di comparire in una trasmissione tv. Tutto, dunque, recitazione. E allora? Allora il nuovo modello vuole molte grafie con Squadrata ipotonico, ovvero non accurato. Dunque, le emozioni non sono pi soffocate, ma sono squalificate (ovvero, subentra il menefreghismo). Allora ecco spiegato il distacco emotivo. Hai appena ucciso tua madre (Erika) e tu reciti! Perch non vivi una vita vera, ma recitata. Dunque: la grafia caratterizzata da poligonatura ed ipotono un particolare tipo di Squadrata, ovvero un opposto di questo segno. Come, Squadrata, infatti, indica adattamento di comportamento, non elaborazione dellidentit femminile o maschile, ma non per razionalizzazione ed artificio, ma per raffreddamento congiunto ad artificio, dovuto a sostanziale menefreghismo. In pratica, mentre lo Squadrata vero e proprio obbligato ad adattarsi ad una parte, linverso recita la stessa parte. Ovviamente, cos operando, la scrittura dello scrivente che attua un simile raffreddamento, dovuto alla squalifica delle emozioni, rientra di diritto in un altro insieme grafico, contraddistinto dalle grafie che sono caratterizzate da assenza di pressione (ovvero di forza incisiva). Tali scritture sono sempre disegnate. Dal punto di vista soggettivo ne emergono delle implicazioni veramente inedite, appena accennate nel testo.

* Questa finestra e la successiva mi sono state ispirate dalle colleghe piemontesi Ranalli e Benazzi. Queste colleghe, peraltro, hanno condotto una apprezzabile ricerca su molte grafie di ragazzi, inviandomi, per opportuna visione, un campione rappresentativo (altre numerose scritture, invece, mi sono state fornite dalla stessa collega Zauli). I dati che emergono da queste scritture, purtroppo, sembrano confermare la mia previsione di qualche anno fa.

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FORMALIZZAZIONE DELLE COMPITEZZE E DELLE STUDIATEZZE, NONCH DI UN OPPOSTO DI STUDIATA (Discussione su base oggettiva e soggettiva)
Prima di procedere, debbo precisare che le compitezze sono gi formalizzate nellambito della grafologia morettiana. Le studiatezze, invece, sono introdotte dalla nuova grafologia. Queste particolarit grafiche appartengono alla fisionomia e si riferiscono alla cura effettuata con intento compito oppure con intento studiato. Si richiede una dose non elevata di competenza diagnostica estimativa, perch sono facilmente distinguibili. Lallievo di grafologia morettiana, per, deve entrare nellottica che un conto la cura delle lettere ed un conto , invece, laccuratezza con la a maiuscola (Accurata, infatti, si riferisce alla cura di tutta la scrittura), cos come stato gi precisato nella finestra precedente. Le compitezze e le studiatezze possono comparire anche nelle grafie con Gettata via (ovvero, nella scrittura che, secondo la semeiotica tradizionale, costituisce lopposto di Accurata studio ovviamente anche la nuova grafologia considera Gettata via come un possibile opposto di Studiata), ed anzi sarebbe un danno se ci non avvenisse, per ragioni, ormai intuitive, legate alla teoria degli opposti e dei continuum circolari. Altra caratteristica che si associa alle compitezze e alle studiatezze in ambiente floscio costituita sempre dai tremiti: un fenomeno che, sicuramente, dovrebbe essere un derivato dalla parte emotiva. Nelle grafie con Studiata vero e proprio il fenomeno dei tremiti appena accennato (tracce di tremiti sono presenti in ogni scrittura avente questo segno, almeno per quanto mi risulta le osservazioni sono state condotte su un campione molto esteso), mentre nelle grafie disegnate sono molto diffusi. Si ha una riprova: Studiata punta a soffocare la parte emotiva (ma non pu riuscirci del tutto, da qua qualche tremito), con la razionalizzazione, mentre la grafia disegnata cerca di non farla affiorare alla coscienza (da qua, dunque, la diffusione dei tremiti). La presenza di questi tremiti, a loro volta, la dice lunga sul modo in cui le fattispecie vivono le emozioni quando la parte emotiva, nonostante gli sforzi e le strategie, prende il sopravvento. Segue grafica esplicativa.

Fig. 52

(Tratta da G. Moretti, Analisi grafologiche, Vol. III) . A questa grafia la semeiotica ufficiale non assegna Accurata, perch troppo scolastica ed priva di vera tensione ( molle). In altre parole, Accurata vuole sforzo applicativo.

= Studiatezza

Filetti preparatori, detti del Titubante, che vanno considerati come compitezze

)
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(Tratta da G. Angeloni, I segni grafologici criteri di ricerca e di misurazione, II edizione). Sono evidenziati un caso di studiatezza (la lettera goffa, perch il moto lento ed impacciato, ma indubbio che la scrivente abbia cercato di produrre un Riccio dellammanieramento) ed esempi di compitezza, qua rappresentati, oltre che dallattenzione esecutiva prestata alla redazione delle singole lettere, ben apprezzabile sul piano diagnostico estimativo, anche dai filetti preparatori (appartengono a Titubante, perch costituiscono una sorta di puntello). Sono evidenti anche i tremiti.

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... continua...

Forme flaccide. La parola lenta, priva di tono e, dunque, non accurata. Si notino anche i tremiti. E indubbio un tentativo di compitezza, che interessa tutte le lettere ed in particolare il riccio finale, che una compitezza vera e propria. Le squadrature sono appena accennate (osserva le guance degli ovali).

Indici di ipotono (dilatazioni orizzontali, lettere cascanti, nella r e nella c, lettere malformate per trasandatezza nella o. ma non solo), tremiti appena accennati. Esiste un sforzo di compitezza e un gesto compito vero e proprio (osserva la n e i ricci della stessa), ma la grafia non Compita, per carenza di accuratezza.

Tremiti, dilatazioni orizzontali (ellissi), lettere cascanti (U, P ed A), assenza di forza incisiva: la grafia disegnata. Esiste uno sforzo di studio, ma senza Studiata. Dunque, questa grafia un opposto di Studiata.

Fig. 53

Tutto lento e molle, per forte grado delle dilatazioni orizzontali dovute non a Slanciata ma a trascinamento (la mano prosegue per forza di inerzia). Si notino i tremiti ovunque diffusi. Assenza di forza incisiva (ovvero di pressione): la grafia disegnata e studiata. E tutto studiato, anche lapparente disuguaglianza del calibro (lo scrivente, evidentemente, ha un gusto estetico artificioso ed eccentrico molto accentuato). Dunque, un altro esempio di un opposto di Studiata.

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Breve valutazione di riepilogo


Se il simbolismo oggettivo, per un verso, porta a sintesi concetti gi noti, ivi compresi i simbolismi tradizionali, e se, per un altro, consente di definire i costitutivi universali di ogni forma, azione ed emozione, nonch di arguire ipotesi di ricerca basate sulla logicit del contesto, allora si impone da s che lintroduzione di un tale simbolismo costituisce un notevole progresso. Una lettura attenta e critica di alcuni passaggi logici dellesposizione precedente, tuttavia, dovrebbe anche evidenziare che mi sono avvalso di Moretti, l dove egli dimostra una straordinaria capacit di conferire ad ogni propriet psicologica fisionomia, forma e moto. Di fatto, gli elementi di forte novit che sono introdotti sono costituiti da: 1) Secondo il simbolismo oggettivo, ogni proposizione deve necessariamente partire dalla valutazione del prodotto grafico che oggetto di osservazione, considerato in s e per s nei suoi elementi di fisionomia, geometria e moto; 2) Solo in un secondo momento si pu, eventualmente, risalire allatto della scrittura cos come era proprio di Moretti, rimanendo per sempre e comunque nellambito della sola scienza grafologica (ovvero, senza sconfinare nella medicina o nella psicologia); 3) Il simbolismo oggettivo consente di tradurre le singole osservazioni in universali, molto pi di quanto sia possibile fare avvalendosi dello studio dellatto della scrittura; 4) In ultima istanza, il simbolismo che si introdotto, giacch persegue una finalit di ricerca e di studio che centrata su un oggetto (costituito da ogni millimetro della scrittura in esame) che, nel suo insieme (la grafia), concepito come logico e coerente, si fonda sul rigore dei procedimenti logici dimostrativi. In altre parole, il simbolismo oggettivo uno strumento che vieta ogni salto logico.

In particolare, si dimostrato che: 1) E indispensabile studiare la scrittura in s e per s, pena il non progresso della scienza grafologica; 2) Il simbolismo oggettivo uno strumento che consente di formulare autonome proposizioni grafologiche, in coerenza con il carattere funzionale della scrittura (che un atto comunicativo), le quali sono in grado di ridurre ogni fenomeno grafico (vale a dire ogni millimetro della grafia) in un fatto grafologico; 3) Ogni fatto grafico pu essere trasformato in un fatto grafologico solo se interpretato nellinsieme dei costitutivi propri della scrittura, grafologicamente considerata (fisionomia, geometria e moto) ed in coerenza con la funzione comunicativa della scrittura (vale a dire che ogni fatto grafico va considerato in rapporto a ci che dovrebbe effettivamente essere, in termini di fisionomia, geometria e moto); 4) La teoria degli opposti, che si vedr si giustifica sulla base di condizionamenti aventi un carattere universale, uno strumento che, associato al simbolismo oggettivo, consente di comprendere lintima natura di ogni fatto grafologico, assegnandogli un significato psicologico (vale a dire, grafologico);

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5) Linsieme di cui sopra (simbolismo oggettivo, costitutivi della scrittura e teoria degli opposti) consente anche di comprendere la vera essenza di ogni propriet psicologica, la quale, dunque, va definita secondo lintima natura del gesto grafico sottoposto ad osservazione e, meglio ancora, secondo la natura del segno grafologico che la esprime; 6) Il linguaggio grafologico, dunque, va concepito come rigorosamente formalizzato, di modo che ogni termine psicologico utilizzato deve rispondere esattamente alla natura del fenomeno grafico osservato. Di conseguenza, ci implica che quasi sempre le singole proposizioni grafologiche non abbiano dei sinonimi efficaci. Allinverso, si impone che talora il normale lessico, proprio del linguaggio comune, sia insufficiente ai fini della esatta definizione di un fatto grafico e grafologico; 7) E possibile dimostrare che i fatti grafologici che avvengono allinterno di una singola parola (e, dunque, dellintera scrittura) sono accomunati da rapporti logici consequenziali, in analogia al simbolismo oggettivo. Di conseguenza, tale carattere logico consequenziale viene a costituire un altro strumento di grande efficacia per comprendere la natura dei singoli gesti grafici, nonch dei segni grafologici. Ed inoltre, tale carattere si dimostrato utile ai fini della formulazione di ipotesi sperimentali; 8) Si individuata una strada possibile ai fini della scoperta (o meglio, dellinvenzione, come si vedr) di nuovi segni grafologici, aspetto questo che tratter anche in altra parte.

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I simbolismi di Moretti e di Pulver ed il modello grafico


In quanto comunicazione, la grafia presuppone delle relazioni che interessano sia i soggetti dellatto comunicativo (lo scrivente, da una parte, il destinatario, dallaltra a nulla importerebbe se il secondo coincidesse con il primo, come nel caso di un appunto per uso personale) sia il contesto in cui tali relazioni si intrattengono (ad esempio, un conto uno scritto personale, un altro uno scritto da inviare ad una persona di riguardo). Ne consegue che, considerata dal punto di vista oggettivo, la grafia pu essere valutata anche secondo un simbolismo relazionale (Moretti) e secondo un simbolismo legato al contesto in cui si esercita latto comunicativo (Pulver). Ne dovrebbe discendere unaltra conclusione: il simbolismo grafico (o relazionale) ed il simbolismo spaziale sono due distinti sottoinsiemi del simbolismo oggettivo riferito alla scrittura. In definitiva, dunque, questa parte del lavoro discute criticamente lultima conclusione. Del resto, Palaferri, per citare un solo autore, scrive: Oggi non si hanno dubbi che il simbolo investa ogni aspetto e settore dellumano. Tutto nella vita delluomo, compreso il linguaggio e la creativit, retto dal simbolo (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata). Effettivamente, chiunque dovrebbe concordare con il pensiero di questo autore. Di conseguenza, poich il simbolismo introdotto da Pulver e quello insito nel metodo morettiano sono universalmente condivisi, ci si potrebbe chiedere se valga la pena o meno indagarli. Rispondo con una metafora: le mele cadono, si sa. Lo sanno tutti e tutti lo hanno sempre saputo, finch un giorno un signore scopr che cadono per conseguenza della forza di gravit. A propria volta questa scoperta ne ha consentito molte altre. Dunque, fuori dalla metafora, senza dubbio utile chiederci come mai nella scrittura debbono rinvenirsi i simbolismi di cui sopra, naturalmente avvalendosi di un procedimento dimostrativo oggettivo (ovvero aderente alloggetto considerato in s e per s), ossia rimanendo nellottica propria di questo lavoro. Ne potrebbero derivare delle conseguenze utili, che potrebbero consentire di scoprire cose nuove. Si dimostra, quale elemento di novit rispetto alla grafologia tradizionale, che il simbolismo di Moretti e quello di Pulver sono due distinti sottoinsiemi di un simbolo che, grafologicamente considerato, universale, ovvero omnicomprensivo. Tale simbolismo il simbolismo oggettivo, ovvero, nel nostro caso, quello che proprio delloggetto indagato: la scrittura. La dimostrazione di cui sopra, ovviamente, possibile perch si individua il modo di mettere a confronto tra loro due modelli, di cui luno costituito dai bordi del foglio e che, secondo tutti, sarebbero evocativi degli elementi naturali che produrrebbero la provocazione simbolica (ad esempio, il cielo, la terra e la linea dellorizzonte), che definisco modello naturale, ed il modello grafico. Da questo punto di vista, si vedr che il modello grafico ideato in perfetta coerenza con il simbolismo naturale, tanto vero che contempla i margini dello scritto, che sono debitamente rispettosi dei bordi del foglio (evocativi del simbolismo naturale) ed una ripartizione tripartita delle masse grafiche. Cos concepito, il modello grafico costituito da una parte immateriale (i margini dello scritto) e una parte materiale (la scrittura), con la prima che ingloba la seconda. La questione, dunque, si risolve nello studio delle relazioni che intercorrono tra due elementi posti in relazione comunicativa, di cui uno ingloba e laltro inglobato. Si argomenta inoltre che il simbolismo di Pulver e quello di Moretti hanno ununica scaturigine, perch con riferimento allindividuo, devono trovare la loro ragione di esistere in condizionamenti biologicamente programmati (sui quali, ovviamente, incide il vissuto soggettivo sia prenatale sia post natale). Stando cos le cose, si vedr anche che necessario integrare opportunamente sia il simbolismo di Pulver sia quello di Moretti. Quanto segue, quindi, propone una teoria che, per quanto mi risulta, nel suo complesso dovrebbe essere del tutto originale. Tale teoria, inoltre, costituisce un progresso, perch porta a sintesi cose conosciute e consente di ipotizzare novit di forte interesse, come si vedr. Lesposizione sar obbligatoriamente lunga e laboriosa: si tratta di un punto delicato, che mette alla prova il modo di ragionare, che, in coerenza con il simbolismo oggettivo, vuole avvalorarsi sullassenza di ogni salto logico. Debbo portare a coerenza logica ed oggettiva, dunque, alcuni concetti che, a prima vista, possono sembrare appartenere ad insiemi diversi, cos come argomenter. In ultimo, anticipo che si perverr ad una conclusione sorprendente che dimostra quello che ho gi avuto modo di scrivere: Moretti ha visto giusto ed in una misura cos straordinaria che neanche lui ha potuto immaginare.

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Quando in grafologia si considera una lettera secondo la sua altezza, si definisce il calibro della stessa in coerenza con il fatto che effettivamente una lettera ha unaltezza che pu essere oggettivamente misurata. Analogamente, se si considera la stessa lettera come un particolare, si rimane ugualmente nellambito di un simbolismo legato direttamente alloggetto in quanto una lettera effettivamente un particolare della parola. Ma quando si sostiene che la stessa lettera rappresenta il sentimento dellIo (simbolismo che si ricava da Moretti), per, potrebbe sembrare che si effettui un salto logico. Analogamente, le lettere di una parola rappresentano sicuramente un insieme ordinato e strutturato secondo criteri logici consequenziali, ma se volessimo anche asserire che lo stesso fenomeno ci dimostra che lIo ha la propensione al contatto con laltro, allora si opererebbe un riferimento di tipo simbolico relazionale, che deve essere spiegato. Spiegandolo, si vedr che questo simbolismo non introduce salti logici, perch in coerenza con loggetto, studiato secondo la grafologia (ovvero, secondo il simbolismo soggettivo, gi definito). Allinverso, la proposizione secondo cui le parole inclinate a sinistra (nella semeiotica morettiana, Rovesciata) rappresenterebbero un costante riferimento alla figura materna (perch amata, oppure perch temuta) sembra effettivamente un salto logico. Ovviamente non lo (altrimenti le parole inclinate a sinistra non significherebbero il bisogno di riferirsi costantemente alla figura materna), ma compete lobbligo di dimostrarlo. Da questo punto di vista, anticipo che la dimostrazione che attualmente si d in grafologia insoddisfacente, perch non coerente con la logica oggettiva. In ambito grafologico, ed anche in ambito morettiano, si sostiene che la scrittura sia un comportamento simbolizzato. Tuttavia Moretti, come abbiamo visto, edifica un portentoso sistema grafologico senza tener in alcun conto il concetto di simbolo. Le due asserzioni, considerate in s e per s, sono in contraddizione: se la scrittura fosse un comportamento simbolizzato, come mai Moretti edifica un sistema grafologico senza tenere in alcun conto il concetto di simbolo? Si pu rispondere sostenendo che, anche se lo avesse voluto, Moretti non avrebbe potuto in alcun modo evitarsi di incappare nel simbolo, stante il fatto che questultimo impronta ogni azione umana e, dunque, anche la scrittura ed i segni grafologici: ed in ci, ovviamente, ci deve essere del vero, ma occorre spiegarlo. Ma innanzitutto proprio corretto asserire che la grafia sia un comportamento simbolizzato? Prima di rispondere, per, debbo fare notare che una simile proposizione pu essere riferita solo alla scrittura di uno scrivente e non al modello calligrafico, perch con evidenza questultimo non pu essere definito in alcun modo un comportamento. Considerata oggettivamente, per, la risposta non pu essere affermativa: semmai la scrittura propria di uno scrivente al pi potrebbe costituire un comportamento che interagisce con i simboli. Ci si desume anche sottoponendo a verifica critica gli stessi simbolismi. Ad esempio, i margini, considerati nel simbolismo spaziale, non costituiscono scrittura, come ovvio.

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La scrittura di uno scrivente, dunque, non un comportamento simbolizzato, ma ci non risolutivo rispetto alla questione dibattuta in questa parte del lavoro. Al proposito, infatti, si deve ricordare che in grafologia condivisa da tutti la convinzione che i simboli di Pulver siano evocati dai margini del foglio, tanto vero che, secondo Palaferri, il soggetto: Per il semplice fatto che, scrivendo, si muove nelle varie direzioni del foglio, in maniera del tutto inconscia, viene a subire delle sollecitazioni simboliche da parte dei quattro lati del foglio, che assumono valore di vettori, cio di forze che hanno una loro direzione e punto di applicazione - in questo caso la psiche dello scrivente - con potere di modificarne emotivamente lo stato e il comportamento (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata). Cercher di dimostrare che la convinzione di cui sopra, oggettivamente considerata, infondata.

Prima valutazione critica dei due simbolismi (relazioni tra gli stessi e con il modello grafico di riferimento)
Ci si chiede se ci che evoca i simbolismi sia estraneo alla scrittura, intesa come modello. La risposta, che sar ricercata in questo e nei prossimi paragrafi, potrebbe avere delle ripercussioni importanti, stante la logica secondo loggetto e propria di questo lavoro. Secondo questa logica, infatti, se lagente evocatore fosse estraneo al modello scrittura, allora luso dei simbolismi sarebbe impropria. A nulla importa che lefficacia di tali simbolismi sia ormai conclamata; non si danno alternative, delle due luna: o i simbolismi sono evocati dal modello scrittura, oppure il ragionamento secondo loggetto conterrebbe una falla. Da questo punto di vista, ci si accerta con facilit che il simbolismo insito in Moretti si avvalora secondo unottica oggettiva. Ragionando oggettivamente, inoltre, si perviene alla conclusione che il modello grafico disposto secondo una concezione ordinata e simmetrica delle masse grafiche, che contempla i margini dello scritto e una ripartizione tripartita (zone media, alta e bassa). A loro volta la simmetria, i margini e le zone sono concepite in coerenza con i quattro bordi del foglio, che, secondo Pulver, avrebbero valenza simbolica. Ne risulta che il modello scrittura ideato come se fosse inglobato in un contenitore immateriale, rappresentato dai quattro margini. Tutto quanto sopra, inoltre, consente di ipotizzare che i due simbolismi debbano avere ununica scaturigine e che debbono necessariamente interagire tra loro, secondo una dinamica comunicativa che occorre indagare. Per altro verso, ragionando oggettivamente, si dimostra che i due simbolismi debbano essere necessariamente dei sottoinsiemi del modello grafico, perch questultimo concepito secondo un criterio di ordine che non si desume necessariamente e direttamente dai primi (i simbolismi). Si definiscono, infine, i lineamenti specifici di un modello, considerato oggettivamente. Da questo punto di vista, si perviene alla conclusione che, rispetto ai termini di soggetto oggetto, posti in relazione comunicativa, un modello deve necessariamente costituire loggetto.

Ragionando oggettivamente, dobbiamo partire dalla constatazione che lo scrivente si deve rapportare con un modello grafico, convenzionalmente stabilito. Supponendo che la grafia propria di un qualsiasi scrivente sia anche il derivato dellinterazione con i simboli, ne che si impone di verificare se il mezzo che evochi tali simboli sia il modello calligrafico, oppure, invece, se sia qualcosa di altro, estraneo al modello. Da questo punto di vista, emerge immediatamente una differenza qualitativa tra i due simbolismi. Quello grafico relazionale insito in Moretti, infatti, un simbolismo che evocato da elementi che entrano in relazione tra loro.

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E facile dimostrare, dunque, che tale simbolismo di relazione trova una scaturigine diretta nel modello scrittura, per la semplice ragione che anche nella grafia le singole lettere sono legate tra loro da rapporti di relazione e lo stesso dicasi per le parole di unintera frase. Ad esempio, nellottica oggettiva, dovendo sempre dare la preminenza alla scrittura, si pu iniziare constatando che una parola un insieme coeso, in cui le singole lettere sono legate tra loro da rapporti logici consequenziali (aspetto gi trattato in un apposito paragrafo). Un simile rapporto implica che, in una qualsiasi sequenza della parola, due lettere contigue si presuppongano vicendevolmente, perch se vero che la seconda conseguenza della prima, anche vero che la prima deve la sua ragione di esistere al fatto che dopo verr la seconda. Di conseguenza, la terza lettera della stessa parola si dispone nei confronti della seconda nellidentica maniera in cui in precedenza questultima si era disposta nei confronti della prima. Analogamente la seconda ha una ragione di esistere anche per il fatto che dopo di lei verr la terza lettera. Si ha un processo, dunque, in cui i termini posti in successione logica consequenziale si assegnano senso ed identit reciprocamente. Nello stesso tempo, si constata che i rapporti di causa ed effetto si alternano, perch ci che in un dato momento una conseguenza, poi diventa causa del fenomeno successivo. Nellottica della grafologia (ragionamento soggettivo o punto di vista), ben facile arguire che la traduzione dei rapporti di relazione tra due lettere in analoghi rapporti Io Tu non costituisce affatto un salto logico. Se lo costituisse, infatti, verrebbe meno il presupposto dellosservazione soggettiva: in ogni momento della scrittura si deve rivelare lIo. Di conseguenza, la lettera che si sta scrivendo in un dato momento deve rappresentare lIo e la lettera che verr dopo, in sucPRINCIPI BASE DEL SIMBOLISMO GRAFICORELAZIONALE, INSITO NEL METODO cessione logica consequenziale, deve MORETTIANO essere necessariamente il Tu. Nello 1) La lettera rappresenta lidea ed il sentimento dellIo (ad esemstesso momento in cui redatta, per, pio, le acutezze di Angolosa, sul piano dellidea ci restituiscono la seconda lettera diventa lIo e la terun soggetto che si percepisce aggredito, sul piano del sentimento invece indicano forte predisposizione al contrasto di tipo risentiza il Tu, e cos via, per tutta la parola.
to e preventivo); 2) Le lettere in relazione tra loro rappresentano i rapporti IoTu dai quali dipendono il giudizio e lespansione affettiva (ad esempio, con Largo tra lettere sotto media, il giudizio non equo ed il sentimento non generoso); 3) Le parole in relazione tra loro rappresentano il ragionamento (lo svisceramento dei rapporti che intercorrono tra due concetti, ciascuno dei quali condensato dalla parola; ad esempio, con lo Stretto tra parole si ha la tendenza alla superficialit) e il sentimento di vicinanza o meno di tipo sociale (giunto al termine di una parola, se il Largo tra parole eccessivo, lo scrivente percepisce lambiente distante, evocato dalla parola successiva, con questultimo che rappresentato dallinsieme coeso di singoli individui (simbolicamente, le lettere). Si pu notare che questo tipo di simbolismo evocato direttamente da elementi grafici (lettere e parole), considerati grafologicamente: di conseguenza in perfetto accordo con il modo di ragionare oggettivo (in coerenza con loggetto) e con il modo di ragionare soggettivo (in coerenza con il punto di vista), che sono propri di questo lavoro.

Tutto quanto sopra, che il fondamento del simbolismo grafico relazionale insito nel metodo morettiano, secondo lottica del simbolismo oggettivo, incontestabile, fermo il fatto che la scrittura indagata con un criterio grafologico, ovviamente. Di conseguenza, il simbolismo relazionale di Moretti si impone da s, come un elemento che intrinseco nella dinamica stessa della scrittura e, dunque, anche in quella del modello grafico di riferimento. Stando alla logica oggettiva, semmai, sul piano critico si dimostra che tale simbolismo dovrebbe essere ben pi
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ricco della traduzione che ne d la grafologia tradizionale. In effetti, lanalisi oggettiva delle reciproche relazioni che intercorrono tra tutte lettere di una parola d degli esiti di grandissimo interesse, la cui effettiva vera portata, allo stato, non riesco ancora a calcolare con nitidezza, sebbene ne intraveda i lineamenti generali e le implicazioni di pi immediata evidenza (ne fornir alcuni esempi, pi avanti, sempre in questo capitolo). Debbo approfondire ancora molto, dunque, ma mi riservo di ritornare sullargomento in unaltra occasione, con uno studio specifico. Siamo giunti ad una conclusione: il simbolismo relazionale insito nel metodo morettiano implicito nel modello scrittura38. Di conseguenza, dovrebbe essere proprio di qualsiasi metodo grafologico, a prescindere dal fatto se sia stato o meno formalizzato nel metodo stesso. Quando sosteniamo, dunque, che nel metodo grafologico morettiano ravvisabile un simbolismo relazionale, lo facciamo per conseguenza del fatto che questo simbolismo effettivamente formalizzato nel libro fondamentale di questo autore (il Trattato), sebbene (molto verosimilmente e come ho gi precisato) tale formalizzazione non sia stata operata da lui (ma, eventualmente, comunque lavrebbe autorizzata). Lo facciamo, per, soprattutto per il fatto che il simbolismo relazionale assume un ruolo assai rilevante per la comprensione di un metodo che concepito partendo dal ruolo fondamentale della lettera e dei rapporti di relazione che intercorrono tra caratteri contigui. Risentono direttamente del simbolismo relazionale segni del calibro qualitativo e fondamentale di Curva, Angolosa, Largo di lettere, Largo tra lettere e Largo tra parole, per citarne solo alcuni tra quelli che sono pi immediatamente riferibili a tale simbolismo. Dunque, quando sosteniamo che il simbolismo di relazione dovrebbe essere insito in ogni metodo grafologico, il problema si sposta su un piano in cui, eventualmente, si richiederebbe di esplicitare i nessi intercorrenti tra un metodo specifico ed il simbolismo in oggetto. Con evidenza, tuttavia, questa questione interessa (eventualmente) le singole scuole, ognuna per proprio conto. Fatto sta che, in ogni caso, mi limito a constatare che una grafologia basata sulla lettera, stando un modo di argomentare in coerenza con loggetto scrittura, deve di necessit fondarsi anche su un simbolismo relazionale, a prescindere dalle stesse opinioni del fondatore di tale metodo (Moretti). Ci talmente vero, che lo stesso Palaferri scrive: Moretti non si sogna nemmeno di usare il termine simbolismo; siamo noi a vederlo implicito nel suo discorso (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata). Ben diversa la questione che interessa il simbolismo spaziale, secondo il quale sarebbero i quattro bordi del foglio ad evocare le provocazioni simboliche. In altre parole, stando a Pulver, nella scrittura influirebbero elementi estranei a se stessa. In realt, ci risponde al vero solo se il ragionamento fosse posto in astratto, ovvero a prescindere da una logica coerente con loggetto indagato.
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A ben vedere, esiste un nesso tra la teoria degli opposti, che in pratica sostiene che due termini in opposizione si conferiscono reciprocamente identit e senso, ed il simbolismo relazionale insito in Moretti, basato sul rapporto Io Tu. Secondo la teoria degli opposti, infatti, questi due termini sono in opposizione (condividono laspetto umano e differiscono nellidentit soggettiva). I ragionamenti che sviluppo in questa parte del lavoro ed altrove, quindi, sono comprensibili anche sulla base del simbolismo relazionale di Moretti. Per altro verso, si conferma che la teoria degli opposti senzaltro un universale, anche perch, in buona sostanza, pu essere spiegata anche come un atto comunicativo.

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Da questo punto di vista facile dimostrare che il modello grafico di riferimento contempla i margini (da non confondere con ci, che in precedenza, per non ingenerare confusione, ho definito bordi)39. Certamente, si potrebbe anche sostenere che i margini non sono scrittura, poich ci risponde allevidenza oggettiva, ma altrettanto sicuro che i margini sono un elemento imprescindibile del modello grafico di riferimento. Dunque, il modello grafico di riferimento contempla i margini della scrittura. Considerati dal punto di vista del simbolismo oggettivo, questi ultimi sono contemplati in coerenza con i bordi del foglio, vale a dire che il modello grafico di riferimento condensa pi aspetti: 1) introduce i margini dello scritto come un primo criterio imprescindibile della disposizione ideale ed ordinata delle masse grafiche, che, di fatto, rispetta ogni bordo del foglio, come se le masse grafiche debbano necessariamente posizionarsi in modo distanziato da ognuno di loro; 2) in coerenza con il punto precedente, il modello suggerisce che la scrittura debba disporsi lungo una linea ideale parallela ai bordi superiore ed inferiore del foglio; 3) il prodotto grafico suddiviso in tre zone, con una zona media, una zona inferiore ed una zona superiore, tra le quali previsto che debbano intercorrere precisi e codificati rapporti proporzionali. Per conseguenza, anche le singole parole sono concepite secondo un criterio di simmetria, idealmente rappresentata dal rigo di base, che rispettoso sia del bordo superiore sia del bordo inferiore del foglio; 4) Prevede che la zona media debba essere situata sopra la linea di base (secondo il simbolismo oggettivo, a nulla importa che ci ci appaia naturale, perch potrebbe apparirci tale per effetto di un condizionamento storicizzato); 5) linsieme delinea un concetto di ordine ideale. Il tutto, valutato oggettivamente, restituisce un modello scrittura che concepito in funzione di unidea che opera una distinzione tra elementi immateriali (i margini della scrittura, rispettosi dei
39 Nel mentre scrivo, tengo presente il modello italiano, ma non solo. Per la verit noto che i vari modelli nazionali presentano variet anche nella concezione dei margini della scrittura, sino al punto che, in apparenza ed in parte, possono persino negarli (vedi fig. 56). Ci nonostante il rilievo ininfluente rispetto al nostro ragionamento: perch il negare equivale a confermare, sulla base della teoria degli opposti. Inoltre, lo spazio grafico sar sempre inglobato da uno spazio immateriale, eventualmente costituito dal non foglio che circonda lo scritto, semmai sorge un problema in pi. Un modello grafico che neghi i margini, infatti, costituisce lopposto di un modello che li contempla. In entrambi i casi si esprime rispetto e considerazione nei confronti dei bordi del foglio, che sostanzialmente sono temuti (evocano linizio e la fine, infatti, ossia implicano linesorabile cammino verso il destino ultimo). Ad esempio, un modello avente andamento da sinistra a destra, con ampio margine di sinistra e lassenza del margine di destra, autorizza lipotesi di una concezione storicizzata che intende negare sia linizio (distacco dal bordo del foglio di sinistra) sia la fine (assenza del margine destro della scrittura). Di conseguenza, le masse grafiche si dovrebbero disporre in maniera tesa, organizzata, almeno un po grintosa e circospetta, a ribadire la preoccupazione che si intenderebbe negare (che tutto abbia un inizio e tutto abbia una fine). Su questa base si potrebbe supporre che il paese che contempla un modello grafico di questo tipo abbia dovuto pi volte lottare per difendere la propria identit nazionale e la propria integrit territoriale. Questa ipotesi sembra ragionevole, ma, in questo caso, il grafologo deve tenere presente che necessita dellapporto interdisciplinare di chi studia la concezione storicizzata del paese in questione (la Francia, stante quanto scrive la prestigiosa collega Boille, di scuola francese vedi pi avanti).

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SCHEMA DEL SIMBOLISMO SPAZIALE DI PULVER

Fig. 54
Una rappresentazione dello schema di simbolismo spaziale introdotto da Pulver (tratta da Palaferri, Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata), dalla quale si deduce che la provocazione simbolica proviene dai margini del foglio, ovvero da elementi estranei alla scrittura. Questo lavoro, dunque, intende confutare unopinione che attualmente condivisa da tutti, in ambito grafologico e non solo.

bordi del foglio) e le masse grafiche, le quali, peraltro, sono idealmente ordinate secondo una disposizione spaziale che concepita simmetricamente ai bordi inferiore e superiore. In questa ottica, il modello contempla sia le lettere che si direzionano verso il basso sia le lettere che si dispongono verso lalto, ma pone la zona media in posizione sopraelevata rispetto al rigo di simmetria tra la zona inferiore e la zona superiore. In un tale modo, la lettera, oggettivamente considerata, si eleva rispetto al basso e tende verso lalto. Il risultato oggettivo di tutto quanto sopra comporta che si vengono a determinare due tipi di spazio. Uno, che scrittura e che dunque uno spazio fisico - materiale, che delimitato dai margini dello scritto, un altro invece che immateriale. Lo spazio immateriale, a propria volta, da un lato, delimitato dai bordi del foglio, e, dallaltro, dai margini dello scritto. Di conseguenza, si pu oggettivamente sostenere che lo spazio immateriale inglobi le masse grafiche. Quanto sopra potrebbe essere agevolmente tradotto grafologicamente, restituendogli senso e significato psicologico, ma, in questo momento, ci che mi preme evidenziare un altro aspetto. Si dimostra con facilit che il modello grafico di riferimento concepito tenendo conto dei quattro bordi del foglio, che secondo Pulver rappresentano dei simboli, ma pur vero che lo stesso modello prevede una concezione dellUomo, che peraltro pensato come se fosse inglobato da un contenitore esterno, e dellordine (evidentemente sociale ed individuale, visto che le osservazioni sono riferite ad un modello che deve essere riprodotto da ogni singolo scrivente) che non si desumono in maniera diretta ed automatica dalla presenza degli elementi che connotano il simbolismo naturale. Questa concezione, infatti, unoperazione storicizzata e coniugata secondo le varie culture e non solo, come si vedr. Dunque, il modello pensato non solo in coerenza con i quattro margini, ma soprattutto in perfetto accordo con il significato che si attribuisce agli stessi, vale a dire in coerenza con una precisa concezione dellUomo. 128
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Oggettivamente considerato, inoltre il modello restituisce lidea di un individuo che si dispone secondo un ordine convenzionale sia rispetto alla societ (rappresentata dal modello) sia rispetto alluniverso (rappresentato dallo spazio immateriale). Da questo punto di vista si pu notare come il modello grafico, da un lato, attesti che lumanit inglobata da un inglobante simbolico, e, da un altro, si dispone come un termine di riferimento normativo (a nulla importa se attualmente la didattica meno esigente sul piano dellapprendimento del modello) per la pluralit degli scriventi, vale a dire per ogni singolo scrivente. Su un altro piano notiamo che il singolo, apprendendo a scrivere, diventa scrivente. In altre parole, lo scrivente un individuo che deve introitare lidea storicizzata che lumanit ha di se stessa, in termini di spazio, di ordine sociale ed individuale, che il modello grafico gli propone. Oggettivamente considerato, dunque, ogni scrivente deve necessariamente inglobare un modello grafico, previsto identico per tutti. Di conseguenza, pensare alla scrittura come un fatto concepito solo in funzione dei simbolismi qua discussi molto riduttivo: il modello scrittura contiene in s molto, molto di pi. In secondo luogo, losservazione del modello grafia suggerisce che non si possa parlare dei due simbolismi come se fossero luno estraneo allaltro. In realt, se poniamo la scrittura nel luogo in cui la relega il modello, ovvero incapsulata dentro uno spazio (simbolismo di Pulver), allora vediamo che i rapporti relazionali che interessano le singole lettere (simbolismo insito in Moretti) avvengono entro un campo che li ingloba.

I MARGINI NEL MODELLO ITALIANO


(Lesempio in visione si riferisce al modello grafico italiano: i vari modelli nazionali si diversificano anche rispetto alla concezione dei margini della scrittura, ma ci ininfluente rispetto al nostro ragionamento, come argomento nella nota n. 39. A titolo di esempio, nella prossima figura propongo un confronto tra il modello italiano e quello francese). Secondo un punto di vista oggettivo, il modello grafico pu essere considerato uno spazio materiale incapsulato (ovvero inglobato) in uno spazio immateriale delimitato dai bordi del foglio e dai margini della scrittura (per la verit esistono altri spazi immateriali, definiti bianchi, costituiti dalla distanza tra le parole e tra le righe, che per comodit espositiva non prendo in considerazione in questa parte del lavoro. In un altro capitolo, invece, discuter in merito alla differenza qualitativa che intercorrono tra i due tipi di spazio immateriale). Di conseguenza, lo spazio immateriale ingloba il modello scrittura. In coerenza con loggetto, le argomentazioni che seguiranno dovranno necessariamente riferirsi ad uno schema inglobante inglobato. Con evidenza, si intuisce facilmente, che anche questo schema dovrebbe essere un universale.

Fig. 55

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A questo punto, secondo la logica oggettiva, ci dobbiamo necessariamente chiedere se i due simbolismi abbiano o meno un comune punto di origine. La risposta dovrebbe essere affermativa (si consideri oggettivamente, ad esempio, la prima lettera di una parola di inizio rigo): ne dovrebbe derivare un altro universale. Nel primo caso, inoltre, dovremmo spiegarci come mai ad un certo punto i due simbolismi si diversificano. Considerando, infine, che luno ingloba (simbolismo spaziale) e che laltro inglobato (simbolismo relazionale), secondo la logica oggettiva, ne che tra i due debbono instaurarsi delle relazioni di tipo comunicativo.

I MARGINI NEI MODELLI ITALIANO E FRANCESE

Fig. 56
Tratto dal libro della collega di scuola francese Nicole Boille, il Gesto grafico gesto creativo Trattato di grafologia (vedi bibliografia). I due esempi si riferiscono, a sinistra, ad una bambina italiana di 8,9 anni e, a destra, ad un bambino francese di 8,6 anni. Nel suo bel libro, la Boille scrive: In Italia la pagina di quaderno di piccolo formato di dimensione leggermente inferiore alla pagina francese. I margini superiori ed inferiori sono simili nei due paesi mentre i margini laterali si differenziano notevolmente. Il margine sinistro di solo 15 mm in Italia contro i 27 mm, e a volte 40 mm, in Francia. Il margine di destra esiste in Italia, uguale a quello di sinistra, mentre non esiste nel quaderno francese. Lallievo italiano si abitua quindi a collocare il suo testo scritto tra due margini laterali stretti, che diventano ancora pi stretti con lo spessore del quaderno. Lallievo francese si abitua, in modo costante invece, ad un ampio margine a sinistra, mentre pu distendere il suo testo fino allestremo limite destro del foglio, dato che nessun margine lo ferma. evidente quindi che le interpretazioni che riguardano il simbolismo dei margini e la gestione dello spazio in genere devono essere valutate, nei due paesi, in modo diverso, soprattutto quando si tratta di adolescenti o di giovani in selezione professionale ed anche di adulti, specialmente se non hanno conseguito studi superiori e sono legati alle sole esperienze di studio nel proprio paese . Ne risulta probabilmente che, sul piano grafico-spaziale, il bambino italiano deve dimostrare una costante capacit di adattamento mentre il bambino francese interiorizzerebbe norme pi rigide e stabili. Se lo avesse voluto, la collega avrebbe potuto spingersi pi in l, con ipotesi esplicite relative alle due identit nazionali a confronto (a titolo di esempio, vedi la nota n. 20 di questo lavoro), che sono comunque sottese nella sua esposizione. Su un altro piano, mutando il registro (dai margini dello scritto alle concezioni storicizzate), ben chiaro che le due identit che si ricavano dai vari modelli nazionali inglobino il singolo individuo.

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In ultimo, dobbiamo portare ad uno stadio di coerenza di logica oggettiva quanto implicito nella definizione stessa di simbolismo oggettivo. In altre parole, ci compete di dimostrare che effettivamente il modello grafico realmente un simbolo in s, che contiene al suo interno infiniti simbolismi, tra i quali i principali dovrebbero essere il simbolismo spaziale ed il simbolismo grafico relazionale. Per argomentare nel merito di tutte le questioni sopra evidenziate, per, si necessita rendere comparabili i termini che eventualmente si porranno a confronto. Poich losservazione deve partire necessariamente dalla scrittura modello, tutte le osservazioni che seguiranno debbono essere riferite ad insiemi aventi le caratteristiche di modello. A propria volta, anche la definizione di modello deve essere ricavata in coerenza con loggetto. Di conseguenza: un modello un insieme che presenta la caratteristica di costituire il primo termine di obbligatorio riferimento per tutti e che in quanto tale presenta elementi che sono connotativi (ossia imprescindibili) del modello stesso (ad esempio, nella scrittura le lettere, le parole, ecc.). Fermi tali elementi, in quanto lo definiscono nella sua specifica natura, non si esclude che il modello possa essere coniugato secondo il comune sentire di specifiche comunit. In secondo luogo, un modello va sempre rapportato a due termini, di cui uno ingloba e laltro che inglobato. Poich un modello deve essere proposto ad ogni singolo individuo, volendo riferire il tutto allo schema solito soggetto-oggetto, ne deriva che il modello debba essere considerato un oggetto. Del resto, il modello che prendiamo in considerazione come termine intorno al quale ricercare la coerenza, costruito dallUomo, vale a dire dallinsieme dei singoli scriventi. Dunque, porre il modello come oggetto non costituisce una forzatura.

Fig. 57

LA GRAFIA INGLOBATA IN UN INGLOBANTE IMMATERIALE


Nella nostra concezione storicizzata i rapporti di relazione avvengono lungo una traiettoria orizzontale, da sinistra a destra (simbolismo relazionale insito in Moretti), che sono inseriti entro uno spazio immateriale che li ingloba. Questo spazio, a propria volta, esercita una provocazione simbolica (simbolismo spaziale di Pulver). Ci induce due considerazioni: 1) il singolo individuo deve costantemente avvertire se stesso e le relazioni che intrattiene centrate rispetto ad un contenitore che ingloba; 2) E lecito supporre che i due simbolismi abbiano ununica origine, in cui coincidevano. Questa origine unica dovrebbe costituire un altro universale. E facile convenire, per, che il contenitore deve essere tridimensionale. Analogamente si argomenter che anche il contenuto (il modello grafico) deve essere tridimensionale, secondo una concezione completamente innovativa, ma oggettiva (tutte le grafologie riferiscono la tridimensionalit alla pressione, dimostrer che tale convinzione errata se considerata in coerenza con loggetto). Ne derivano delle implicazioni di grande rilievo, che avr modo di illustrare in seguito.

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In ultimo, si impone di dimostrare come sia possibile che, nonostante il modello, la scrittura di ogni singolo individuo sia un unico. In altre parole, si devono indagare i dinamismi che si instaurano tra un modello ed il singolo. Si necessita di una teoria che da un modello pervenga allindividuo, che dovrebbe costituire un universale. In altre parole, ci pu essere anche spiegato con: linterazione tra un termine che ingloba ed un altro che inglobato deve restituire degli universali, pena un forte indebolimento della scienza grafologica. Dunque, dobbiamo dimostrare che sia possibile portare a coerenza oggettiva ci che costituisce il fondamento del simbolismo oggettivo, nellottica della grafologia: loggetto, rappresentato dal modello scrittura, costituisce effettivamente una provocazione simbolica che influenza inesorabilmente ogni soggetto-scrivente. Correlazioni tra il modello grafico ed il modello naturale
E lo stesso argomentare di Pulver che, secondo losservazione ed il ragionamento oggettivi, induce a definire linsieme dei vettori simbolici come un modello naturale (fermo il fatto che il modo in cui si sia formato questo modello studiato da altri, non certo dal grafologo). Un analogo discorso si impone per lo stesso modello grafico: il modo in cui storicamente si determinato, anche nelle declinazioni pi recenti, legate ad esempio alle identit nazionali, non rientra nel campo di oggetto della grafologia. La genesi di entrambi i modelli, infatti, considerata oggettivamente, riconduce le osservazioni ad un insieme vastissimo, costituito dallUmanit e al cammino della stessa. Fermo quanto sopra, lesposizione che seguir evidenzia un possibile terreno su cui sperimentare la interdisciplinariet, in pi campi, ma soprattutto in quello delle ricerche aventi valore psico-sociale (mi occuper pi concretamente di questo aspetto in un altro capitolo). Sul terreno che pi interessa questo lavoro, questo paragrafo consente di pervenire a conclusioni di grande interesse, le cui vere implicazioni saranno comprese quando si argomenter in merito alla dinamica comunicativa che si instaura tra un inglobatore ed un inglobato. Questo paragrafo, inoltre, perviene a definire un simbolismo naturale, che interessa lindividuo, ed un simbolismo grafico, evocato dal modello calligrafico, che invece interessa lo scrivente, con i due tipi di simbolismi che risultano essere coincidenti. Sar anche tratteggiata lazione educativa esercitata dal modello calligrafico, anche nella sua declinazione adolescenziale (con un breve approfondimento).

E lo stesso Pulver che ci induce ad effettuare il salto logico gi citato. Egli, infatti, si basa su ci che appare inconfutabile, poich scrive: Lespressione spazio grafico non usata per comodit o sulla base di una considerazione logica, ma nasce dalla viva esperienza vissuta. Parliamo di una grafia dritta, inclinata o rovesciata (p. 68), dunque nella nostra intuizione la scrittura emerge corporalmente dalla carta e crea uno spazio intorno a s. In questo senso essa appare spaziale, ossia viene sentita nello spazio. . Questo spazio che portiamo dentro di noi, e che forse lo spazio originario di cui la tridimensionalit esterna non che una proiezione posteriore, questo spazio interno crea una prima forma di ordine, un ordine simbolico, ossia intuitivo e non ancora intellettuale. Nella rappresentazione mitica originaria insito uno schema del mondo che solo molto pi tardi stato da noi elaborato secondo il criterio della noncontraddizione matematica (Simbolismo della scrittura, vedi bibliografia). Dunque, secondo Pulver, lo spazio sarebbe qualche cosa che portiamo dentro di noi, si tratterebbe di uno spazio interiore che crea una prima forma di ordine, un ordine simbolico, ossia intuitivo e non 132

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ancora intellettuale. Di conseguenza, lo spazio come noi attualmente lo concepiamo deriverebbe da una primitiva rappresentazione mitica, che conteneva in s uno schema del mondo che solo molto pi tardi stato da noi elaborato secondo il criterio della non-contraddizione matematica. Posto che il modo in cui attualmente concepiamo la rappresentazione spaziale corrisponderebbe ad uno spazio che portiamo dentro di noi (ed senza dubbio cos, visto che si scrive con identica inclinazione delle parole sia su un foglio di quaderno sia su un oggetto senza bordi, come potrebbe essere la sabbia di una spiaggia sterminata, sia immaginando di redigere su una superficie non solida, come potrebbe essere laria), ci implicherebbe che la relazione oggetto soggetto andrebbe considerata in modo ribaltato, rispetto a come labbiamo definita. Si impone da s, infatti: se nella scrittura il simbolismo spaziale fosse una diretta emanazione di qualcosa che proviene dallo scrivente, volendolo studiare, allora losservazione oggettiva ed il ragionamento oggettivo andrebbero riferiti a chi scrive e non alla scrittura. Ma ci, nella nostra ottica, costituisce un assurdo logico. E, tuttavia, non c nulla da fare: lo spazio lo portiamo dentro di noi, come giustamente sostiene Pulver. Da quanto scrive Pulver, inoltre, si dovrebbe essere indotti a ritenere che la rappresentazione mitica originaria sia da relegare alla notte dei tempi, agli albori della storia dellumanit. Il buon senso ci dice che deve essere esattamente cos, ma si tratta di intenderci, ed allora si vedr che, rispetto agli albori del singolo individuo, le cose stanno diversamente, ma per farlo necessario che riprenda il filo del ragionamento oggettivo che interessa noi, vale a dire quello che riferito alla scrittura, cosa che far dopo aver dato nuovamente la parola a Pulver: Come punto di partenza del nostro orientamento assumiamo il rigo, reale o ideale. Esso il limite che divide lalto dal basso, lorizzonte, il confine tra il giorno e la notte. Il cielo, il sole, il giorno, le forze spirituali, la luce, vengono spontaneamente collocati in alto. Ma al disotto del rigo c il regno opposto: notte, tenebre, abisso, profondit. impossibile sentire diversamente: la preghiera, il desiderio di fecondazione spirituale, ogni forma di aspirazione e dedizione alle forze del bene sono guidati da questo slancio della fede verso lalto (Simbolismo della scrittura, vedi bibliografia). Subito dopo lo stesso autore aggiunge: Anche se in uno stadio pi antico, quando lumanit era legata alle forze telluriche, le sue proiezioni di valori furono opposte alle nostre, ci non prova nulla quanto allorientamento attuale del linguaggio dei nostri gesti (Simbolismo della scrittura, vedi bibliografia). Eppure, il brano di cui sopra qualche cosa prova, tanto vero che lo stesso Pulver lascia intendere chiaramente di pensarla allo stesso modo: il simbolismo spaziale come noi lo intendiamo non determinato solo agli oggetti che lo connotano (alto, basso, ecc..), ma anche un fatto storicizzato e culturalmente determinato. Insomma un modello. In altre parole, se lalto ed il basso, la linea dellorizzonte, linizio e la fine sono degli universali che sono indipendenti dallindividuo, pur vero che essi svolgono una provocazione simbolica sullumanit intera e su ogni singolo individuo: ci riconosciuto anche in ambito non grafologico e, dunque, possiamo darlo per assodato. Ma il tipo di provocazione che essi svolgono (ad esempio: alto = il cielo, il sole, il giorno, le forze spirituali, la luce; basso = notte, tenebre, abisso, profondit, stando a

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Pulver) culturalmente determinato, secondo modelli che lumanit ha definito dagli inizi e lungo il suo cammino. Ed il modo in cui lumanit ha definito tali modelli una questione che dibattuta da altri, non certo dal grafologo. Ai fini della sola funzionalit espositiva, per, potremmo chiamare questo modello in modo coerente a ci che lo connota (ossia, oggettivamente). Dunque, dora in avanti mi riferir allinsieme costituito da alto, basso, linea dellorizzonte, punto di inizio e punto di fine (ai quali in seguito aggiunger lavanti e il dietro), come ad un modello naturale. Su un altro piano, a propria volta, la provocazione simbolica influenza lumanit, ma, per quanto riguarda lindividuo, inizia a svolgere la sua azione dal momento della nascita dello stesso. Riprendendo le fila del nostro ragionamento oggettivo, per, a questo punto ci accorgiamo che anche la scrittura un modello che indipendente dal singolo scrivente, come il modello naturale. In altre parole, la scrittura come modello, oggettivamente considerata, innanzitutto un prodotto storicizzato ed coniugata secondo la civilt, la cultura dominante, i valori e la nazionalit (come tale, dunque, qualche cosa che precede la nascita del singolo individuo, esattamente come il cielo e la terra dellesempio precedente, ovvero come il modello naturale). Se vero che nella stragrande maggioranza dei modelli grafici esiste sempre una ripartizione delle masse grafiche, di modo che sia sempre possibile individuare una zona alta, una zona bassa, una zona media, una linea di base, una destra ed una sinistra, tuttavia, nei vari modelli non vi accordo su dove situare linizio. Alcuni lo situano a sinistra ed altri, invece, a destra. E certo, tuttavia, che i motivi per cui la stragrande maggioranza dei modelli grafici ha una ripartizione tripartita delle masse grafiche (le tre zone grafiche) vanno certamente ricercati nei simboli che lumanit ha definito lungo il suo cammino e che sono presi a base del simbolismo spaziale di Pulver. Di conseguenza, tutti i modelli grafici abbozzati sinora condividono lidea della linea di base, i concetti di inizio e di fine, che sono condensati nellinizio e nel fine rigo, e la suddivisione in tre zone (alta, media e bassa). Si ha, dunque, una rappresentazione simbolizzata di dinamiche in cui costantemente vengono evocate le istanze dellalto, quelle del basso e quelle degli oggetti che si dispongono solo sulla linea di base a formare la zona media, cui Pulver fa corrispondere (logicamente) lIo e a cui si potrebbero fare corrispondere anche i rapporti di relazione io tu, secondo il simbolismo insito nella grafologia di Moretti. Questo tipo di modello, dunque, risultato vincente, poich quasi universale, mentre le diverse culture si dividono sul posizionamento dellinizio e della fine, nonch nella diversit di foggia e di inclinazione che assumono i singoli caratteri grafici ed altri dettagli di questo tipo. Ma vi addirittura un altro tipo di espressione grafica che, dal nostro punto di vista, improprio definire grafia, giacch unarte, e che pure scrittura deve necessariamente essere perch

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costituisce un indubbio atto comunicativo, che invece pone linizio in alto e la fine in basso. Il tutto (il carattere artistico e landamento dallalto al basso), considerato in s e per s, parrebbe dirla lunga sul piano grafologico, ma questo un terreno in cui sicuramente la grafologia deve lasciare il campo ad altri specialisti. Di certo, questo tipo di scrittura, che mette in discussione radicalmente i concetti simbolici sinora elencati, evidenzia in maniera davvero conclamata la forte influenza di tipo storico culturale. Dunque, si riconferma che il modello scrittura non solo una rappresentazione simbolizzata secondo Pulver e Moretti, ma esprime molto di pi. La grafologia deve lasciare il campo ad altri specialisti e/o deve interloquire con essi, quando pi quando meno, anche rispetto ai modelli grafici pi recenti ed anche rispetto ai modelli definiti nazionali. Ad esempio, il grafologo potrebbe desumere il comune sentire delluomo del sedicesimo secolo (scrivente, ovviamente), analizzando un gran numero di grafie dellepoca, ma il modo in cui si instaurato quel determinato modo di sentire una questione che esula dalle sue competenze (riprender il tema). Ci nonostante indubbio che il modello grafico di un qualsiasi periodo storico riflette molto di pi di quanto si potrebbe dedurre dai soli simboli individuati da Pulver e che si desumono dallopera di Moretti. E certo, infatti, che tali simboli devono comunque essere valutati anche in rapporto al periodo storico e culturale, condensato dal modello grafico. Di conseguenza, si riconferma che ambedue i simbolismi, oggettivamente considerati, debbano essere dei sottoinsiemi di un simbolo pi vasto, che costituito dallintera scrittura: il simbolismo oggettivo. Ad esempio, la scrittura del modello italiano, basata su un forte curvilineo, sulla compitezza e sulla sostanziale perpendicolarit delle parole (nella semiotica morettiana, Dritta), sul piano grafologico, autorizza lipotesi che lo stesso risponda ad esigenze storicizzate, che elaborano le istanze della Controriforma adattandole al ruolo che si intendeva assegnare alle donne nei confronti della famiglia e dei propri mariti, in unepoca caratterizzata da profondi mutamenti di ordine sociale, sindacale, ideologico e politico. In effetti, sul piano grafologico, sembra possibile individuare una grafia modello basata sul bisogno di spendersi in opere di bene (Controriforma), come nel caso italiano (il modello, infatti, invita sia ad essere buoni, per Curva, sia ad essere bravi, per Dritta e Compita), ed una grafia modello basata sul perseguimento di un successo terreno, inteso in maniera socialmente utile e morigerata (Riforma). La questione va comunque dibattuta con altri, ma ci, tuttavia, pone la grafologia come una scienza che pu vantare dei titoli nel campo delle indagini di natura psico-sociale e ribadisce che il modello grafico non pu essere considerato solo nei termini del simbolismo di Pulver e di Moretti. Di conseguenza, si vede bene che nella scrittura esiste un carattere convenzionale, proprio di un modello. Questo carattere convenzionale, quindi, espresso dal modello calligrafico che si apprende sui banchi delle prime classi elementari.

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Se ad un certo punto del suo cammino, per, lumanit assegna dei significati agli elementi che connotano il simbolismo naturale e se, in un secondo momento, costruisce un modello grafico basato sulla concezione che lei stessa ha elaborato di tale simbolismo, ci dobbiamo chiedere perch ci sia potuto avvenire. Da questo punto di vista, si vedr che ci avviene perch ogni individuo costretto a subire dei condizionamenti che gli fanno introitare sia unidea di spazio tridimensionale inglobante, sia una sorta di timore reverenziale dello stesso. Dunque, linsieme degli individui condivide lidea di spazio e il timore reverenziale nutrito nei confronti dello stesso. Nel corso del suo cammino, poi, questo insieme definisce modelli che assegnano senso ed identit allo spazio naturale. Anche la grafia, come la conosciamo noi, frutto di un cammino: da un lungo periodo in cui non vi era alcuna forma di comunicazione grafica, ai pittogrammi, alla grafia ideografica delle antiche civilt ed infine, solo, infine, alla scrittura alfabetica, poi ai modelli calligrafici che si sono succeduti nelle varie epoche ed, in ultimo, al modello attuale. Dunque, secondo lottica oggettiva e simbolizzata del grafologo, il cui unico scopo definire una genesi del modello grafico coerente con i simbolismi che sicuramente la scrittura evoca, si pu sostenere: luniverso, ovvero gli elementi che connotano il simbolismo naturale, preesisteva allindividuo; quando lindividuo fa la sua comparsa oggettivamente inglobato nello spazio; ma lo spazio tridimensionale che ingloba percepito dallindividuo come tale (ovvero come un inglobante) perch lindividuo si vede costretto ad interagire con uno spazio che, dal punto di vista dei bisogni individuali, pu essere percepito talora amico e talora nemico; a propria volta, agli inizi, linsieme degli individui preesisteva alla scrittura, ma, ad un certo punto, tale insieme, ovvero lUmanit, dopo avere concepito varie forme di comunicazione grafica sempre pi complesse, elabora la scrittura che conosciamo noi, lelaborazione di cui sopra, necessariamente, stata effettuata secondo unidea di ordinamento spaziale e sociale che la stessa Umanit ha elaborato lungo il suo cammino; ogni singolo scrivente, infine, ha dovuto inglobare (introitare) il modello grafico di cui sopra. Ma se luomo nasce dopo lo spazio che lo inglober e molto prima della scrittura e del modello di scrittura che conosciamo noi, anche lo scrivente esegue un analogo percorso. In effetti, sempre nellottica oggettiva e simbolizzata del grafologo, che questa volta ragiona dal punto di vista del rapporto tra scrivente e modello grafico, i processi che interessano il singolo individuo possono essere sintetizzati nel modo che segue: - Anche il contenitore naturale del futuro scrivente preesisteva allo stesso. - Il futuro scrivente deve necessariamente elaborare una propria idea di inglobato, per il semplice motivo che deve interagire con un inglobante che pu essere ora amico ora non amico.

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Fig. 58

Tratto dal libro della collega di scuola francese Nicole Boille, il Gesto grafico gesto creativo Trattato di grafologia (vedi bibliografia). Grafie infantili tedesche. Valutate con criteri grafologici, queste scritture sembrano assai significative sul piano di una concezione storicizzata legata alla Riforma (si tenga presente, infatti, che in queste scritture si ravvisa una fisionomia ispirata ad austerit, sebbene non si possa ancora parlare del segno grafologico morettiano Austera). Ribadisco, tuttavia, che quando il grafologo si esprime in questo modo, necessita di un sopporto interdisciplinare. Insomma, le ipotesi non sono vietate, ovviamente, purch ci si ricordi che talora, come in questo caso, ci si affaccia nella casa di altri.

- Il futuro scrivente, dai primissimi scarabocchi, inizia a produrre (dapprima spontaneamente) elaborazioni grafiche sempre pi complesse. Di conseguenza tutte le produzioni grafiche del futuro scrivente costituiscono uninterazione tra la sua primitiva idea di spazio e i significati che gli individui che gli preesistevano (vale a dire, lUmanit) hanno attribuito agli elementi che connotano il simbolismo naturale. - Giunto ad un certo stadio di maturazione, il futuro scrivente pu accostarsi finalmente al modello grafico convenzionalmente e storicamente sancito. Il processo si conclude quando lindividuo finalmente ingloba il modello grafico: da questo momento in poi, il simbolismo del modello grafico diventa la fonte che produce le provocazioni simboliche sullo scrivente. Si pu notare come i due processi costituiti, da una parte, dalla genesi dellumanit alla nascita del modello storicizzato della scrittura come la intendiamo noi, e, dallaltra, dalla genesi dellindividuo alla nascita dello scrivente, costituiscano esattamente due opposti. Oggettivamente considerati, infatti, il modello e lo scrivente hanno in comune: 1) 2) Sono inizialmente inglobati in qualche cosa che preesisteva prima di loro; In quanto, inglobati, restituiscono senso ed identit a ci che li ingloba;

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3) Intraprendono un lungo cammino, durante il quale maturano ed elaborano forme grafiche sempre pi complesse, sino al punto che giungono ad unidentica rappresentazione dello spazio che assegna ai vari agenti naturali il significato che gli attribuiamo noi; 4) Sono entrambi vivi, perch interagiscono con i modelli che loro stessi si sono rappresentati (anche il modello grafico, infatti, soggetto a cambiamento). A questo punto, i due si diversificano, per il fatto che il primo (il modello grafico) deve essere necessariamente inglobato dallindividuo: nasce una nuova interazione comunicativa che interessa il singolo scrivente posto a confronto con la scrittura, ovvero con lidea spaziale e di ordinamento che la stessa trasmette. Il tutto, necessariamente, oggettivamente considerato, porta ad una sola conclusione: si deve necessariamente distinguere tra lindividuo e lo scrivente. Il primo quando osserva il cielo, poniamo, si rapporta con il divino, mentre il secondo si limita solamente a scrivere. Di conseguenza, poich anche lo scrivente, ha introitato unidea del divino, gli consentito solamente una rappresentazione grafica simbolizzata del cielo nella zona alta della scrittura, alla quale inconsciamente associa anche il divino. Ma la rappresentazione grafica che lo scrivente ha della zona alta della grafia, a propria volta, il frutto dellinterazione tra la concezione che egli aveva nella fase di prescrivente e lintroiezione del modello calligrafico. Dunque, dal punto di vista dello scrivente, la sede evocativa di tutti i simbolismi grafici deve essere necessariamente il modello calligrafico. Ancora una volta, quindi, si hanno due simbolismi spaziali, il primo che naturale, costituito dal rapporto tra lindividuo e lo spazio che lo ingloba, laltro, invece, che grafico, che costituto dal rapporto tra lo scrivente ed il modello grafico inglobato: nuovamente due opposti. Ma poich, per un verso, lindividuo coincide con lo scrivente, e, per un altro, il modello calligrafico condensa il modo in cui la collettivit degli individui ha elaborato il simbolismo naturale, ne che una stessa persona concepisce lo spazio inglobante sempre nello stesso modo, sia, ad esempio, quando guarda il cielo e la terra, sia quando scrivente. Dunque, la concezione dello spazio inglobata sia nellindividuo sia nello scrivente. In pratica, interiorizzata come in qualche modo scrive Pulver e come il buon senso di ognuno ci suggerisce. Lazione educativa esercitata dai modelli simbolici a confronto (modello naturale e modello grafico)
Si riassumono alcuni concetti gi enunciati e se ne introducono degli altri, al fine di evidenziare che la nuova grafologia obbligata a studiare il modello calligrafico e le varie declinazioni di questultimo. Per estensione, soprattutto in altra parte del lavoro, si scriver che la nuova grafologia debba necessariamente elaborare pi modelli (del tipo, ad esempio, modello grafico generazionale, modello grafico coniugato per genere, modello della grafia funzionale, modello della grafia disfunzionale, e cos via). Da questo punto di vista, in grafologia, il modello principale il segno grafologico, il quale, essendo un sottoinsieme del modello calligrafico, , in definitiva, un prodotto che va considerato anche nella sua declinazione storicizzata, come si avr modo di leggere.

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Il modello grafico, poich appreso, considerato oggettivamente, svolge unindubbia funzione educativa, vale a dire che influisce sullo sviluppo delle singole personalit. Dato che la proposta educativa uguale per tutti, ne che a sua volta un modello tende a formare un tipo psicologico medio e ad appiattire le differenze individuali. Da questultimo punto di vista, ad esempio, il singolo si trova di fronte al dilemma se essere completamente un uomo del suo tempo, secondo il tipo convenzionale proposto dal modello o se invece elaborare un proprio modello grafico. Qualunque scelta compia, per, non potr fare a meno di subire in una qualche misura il primitivo condizionamento; in altre parole, anche in questa osservazione si ribadisce la centralit del modello grafico. Ne discende che una valutazione grafologica di un qualsiasi scrivente deve tenere conto di variabili importanti, che dipendono dalla natura dei condizionamenti subiti secondo la cultura, i valori dominanti e il comune sentire del contesto in cui , eventualmente, inserito. Poich si dimostra che il modello grafico condensi anche tutti questi aspetti, ne che i simbolismi qua dibattuti debbono essere insufficienti. Insomma, si ribadisce che il modello scrittura un simbolo in s. Il modello proposto sui banchi di scuola, successivamente e talora, coniugato secondo la professione, oppure secondo le mode ed il comune sentire. E questo il caso, ad esempio, delle varie scritture modello che coinvolgono innumerevoli adolescenti, che si diffondono perch traducono in forma grafica, ovvero grafologica, un comune atteggiamento di tipo psichico, culturale ed esistenziale. Ed anche in questo caso, lanalisi grafologica deve tenere conto del modello: ad esempio, un giovane degli anni sessanta del secolo scorso era sottoposto a provocazioni educative ben diverse da quelle che coinvolgono i ragazzi attuali. Ma tutti gli adattamenti del modello di cui sopra hanno in comune un dato: coinvolgono soggetti a cui inizialmente stato proposto un unico modello, sebbene non in maniera rigida come nel passato. Dunque, il modello un qualche cosa che vivo, poich soggetto a modificazioni che, puntualmente, registrano i cambiamenti culturali e gli atteggiamenti psichici prevalenti. Ci nonostante indubbio che tutti gli adattamenti non possono stravolgere il modello originario, n possono annullare i primitivi condizionamenti che lo stesso ha ingenerato. Il modello scrittura svolge unazione educativa, come riconosciuto da tutti, ma pure vero che il modello di simboli naturali che lUmanit ha definito lungo il suo cammino influenzi costantemente ogni singolo individuo, cosicch anche tale modello svolge una propria funzione che potremmo chiamare educativa. A nulla importa che il modo in cui il modello dei simboli evocati da agenti naturali non sia studiato dalla grafologia, ci che conta costituito da un altro punto di contatto tra i due modelli. Dal simbolismo oggettivo alla formulazione e allo studio dei modelli
Ancora una volta il metodo oggettivo che ci suggerisce un obbligatorio allargamento del campo: il punto di vista soggettivo deve risalire dalla scrittura individuale alla scrittura modello riferita alla classe degli scriventi interessata, con lunico scopo di comprendere meglio il singolo scrivente. Ci imposto dalla teoria dellinsieme per opposti inglobante inglobato, il quale una diretta conseguenza dellinglobare e del penetrare, rispettivamente, di Curva e di Angolosa, vale anche a dire del simbolismo della vita. A propria volta, infatti, linsieme per opposti inglobante inglobato unistanza della vita. Poich la grafia individuale, inoltre, pu essere considerata un inglobante dei segni grafologici, delle combinazioni grafiche-

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grafologiche, nonch di tutte le particolarit, compete al punto di vista soggettivo elaborare modelli relativi alla scrittura, anche riferiti ai moti intimi della stessa.

Dunque, che cosa emerge? Emerge che i due modelli posti a confronto sono un prodotto storicizzato dellUmanit, in quanto questultima che ha assegnato identit e senso ad entrambi. Emerge, inoltre, che quando lUmanit si riferisce ad ambedue costantemente nei termini in cui lei stessa li ha definiti, allora essi iniziano a produrre delle provocazioni di tipo educativo, che influiscono sia sullinsieme degli individui (umanit) sia su ogni elemento che costituisce tale insieme (lindividuo). A propria volta, data la loro natura, le provocazioni educative possono essere legittimamente definite anche provocazioni simboliche. Ed infine: le provocazioni simboliche possono avere luogo perch, evidentemente, lUmanit deve avere interiorizzato (preferisco inglobato) il contenuto simbolico che lei stessa ha assegnato ai modelli. In ultima analisi, quindi, linterazione comunicativa non avviene tra la classe degli individui e lelemento tangibile che rappresenta il simbolo (ad esempio, il bordo superiore nella scrittura, e il cielo nel simbolismo cosmico), ma tra ci che il singolo individuo ha inglobato in merito ai simbolismi e agli agenti che li rievocano (il modello calligrafico, in un caso, gli elementi naturali, nellaltro). Poich, dunque, un individuo ha interiorizzato dei modelli storicizzati, ne che anche lui, in qualche modo, un prodotto storicizzato e lo stesso pu dirsi per lo scrivente. Del resto, gi stato scritto che un uomo del cinquecento era ben diverso da un uomo dei nostri giorni; ma sempre uomo e sempre individuo era (e se fosse stato capace di scrivere, sempre scrivente era). Cosicch si deve necessariamente ammettere che i singoli individui ed i singoli scriventi abbiamo sempre avuto e sempre avranno una personale traduzione del modo comune di sentire, condensati dai modelli qua in comparazione. Ed a ben vedere in questa conclusione si ravvisa il fondamento soggettivo della grafologia, che considera la scrittura come un unico, ossia come un prodotto individuale ed irripetibile. Allinverso, per, come si visto la grafia anche un prodotto storicizzato, cosicch si impone che anche il punto di vista soggettivo deve necessariamente introdurre la distinzione tra un modello calligrafico e la grafia individuale. Questa distinzione, peraltro, non indebolisce in alcun modo il caposaldo dellosservazione e del ragionamento soggettivi, poich parte dalla incontestabile osservazione che la scrittura individuale anche un fatto storicizzato. In altre parole, ancora una volta si dimostra la perfetta aderenza tra il simbolismo oggettivo e il simbolismo soggettivo. A propria volta, la perfetta aderenza di cui sopra si deve necessariamente fondare sul fatto che il punto di vista soggettivo obbligato a definire propri modelli, esclusivamente osservando la pluralit delle scritture degli scriventi che appartengono ad un determinato insieme. Il punto di vista soggettivo, infine e soprattutto, autorizzato ad operare una tale osservazione per il semplice motivo che si dimostra oggettivamente che i modelli non sono estranei allo scrivente, ma sono inglobati in lui.

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In definitiva, comprendere il modello significa capire meglio lo scrivente, ma in unottica aderente sia al simbolismo oggettivo sia al simbolismo soggettivo. Tutto ci perch, poniamo, in sede di analisi di personalit, il punto vista soggettivo valuta la scrittura di ogni singolo scrivente considerandola in s e per s, ma con la consapevolezza che quello che osserva specifico solo di quella unica scrittura, in quanto il frutto di uninterazione tra un unico (lindividuo) ed un modello. In ci la grafologia si distingue da tutte le altre discipline che le sono contigue, come la psicologia, che invece partono dal generale (una teoria) per pervenire al particolare (lindividuo). Nellottica oggettiva che ci propria, loperazione di cui sopra illegittima (ovviamente, se fosse applicata in grafologia), per il semplice motivo che la teoria psicologica inglobata solamente nellosservatore psicologo e non nelloggetto osservato. In definitiva, secondo la nostra concezione oggettiva, loggetto dellosservazione di chi parte dal generale per pervenire al particolare non lindividuo, ma un giudizio sullo stesso desunto dallinterazione tra una teoria ed un unico, costituito dallo stesso individuo. In sintesi, quanto sopra ci obbliga, per un lato, a comprendere meglio linterazione tra un inglobatore (nel nostro caso, lo scrivente) ed un inglobato (nel nostro caso, il modello calligrafico), e per un altro ad elaborare modelli, coerenti con il simbolismo oggettivo (ovvero desumendoli dalla pluralit delle scritture degli individui appartenenti allinsieme cui il modello si riferisce). Poich abbiamo visto che ci che inglobato nello scrivente equivale a ci che inglobato nellindividuo, ne che la formulazione dei modelli grafici, in realt, restituisce una concezione psicosociale. Di conseguenza si individuato un terreno di confronto multidisciplinare con le scienze che si interessano degli stessi fenomeni: riprender il tema in altre parti del lavoro. Per altro verso, poich il modello grafico ingloba tutti i modelli possibili, ne che la grafologia (il punto di vista soggettivo) autorizzata ad elaborare modelli di varia natura, con il solo esclusivo obbligo della coerenza oggettiva (alloggetto). Ed ancora: se la grafia individuale anche una scrittura storicizzata e declinata, eventualmente, secondo modelli elaborati da gruppi specifici di individui, ne che anche i singoli segni grafologici, che potrebbero essere considerati sottoinsiemi della scrittura, debbono essere considerati in maniera storicizzata. Ne deriva, dunque, che anche il segno grafologico pu essere considerato un modello che, in quanto tale, ha un significato generale (ovvero, proprio del modello costituito dal segno in considerazione) ed un significato particolare (ovvero, della declinazione storicizzata del modello grafico). Si impone, inoltre, unaltra considerazione: poich i modelli pi importanti sono costituiti dai modelli legati al genere, e poich anche questi modelli sono storicizzati, si ha un altro parallelismo di tipo oggettivo, costituito dal fatto che le grafie hanno unindubbia fisionomia femminea o mascolina, anchessa analogamente storicizzata.

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Per altro verso, indubbio che ogni scrivente abbia una propria idea interiorizzata (ovvero, inglobata), che di necessit dovrebbe essere determinata geneticamente (per il simbolismo oggettivo che appartiene alla vita, gi introdotto), cosicch anche questa idea costituisce un modello. Nello stesso tempo, anche lUmanit ha declinato questo modello in vari modi e secondo unottica storicizzata, cosicch anche il singolo individuo ha dovuto necessariamente inglobare tale idea storicizzata. Poich, oltre ad essere o maschio o femmina, un individuo tale perch un unico, anche in questo caso lidea mascolina o femminile che il singolo individuo ha di s un unico, perch desunta dallinterazione tra se stesso, in quanto maschio o femmina a seconda dei casi, e lidea che il modello storicizzato ha elaborato nel merito. In ogni caso, poich il modello storicizzato deve necessariamente assecondare la vita (ritorner sul punto), il modello coniugato per genere sempre stato obbligato, e sempre dovr sentirsi obbligato, a basarsi sul fatto che deve rispettare la funzione genetica, in funzione della vita, propria dei singoli generi. Quanto sopra si impone da s, perch a nulla importa che taluni scriventi non siano rispondenti ai modelli (genetico e storicizzato) perch coinvolge aspetti di varia natura che esulano dal campo grafologico e nulla aggiungo al proposito, perch qualunque cosa sarebbe assolutamente impropria. Mi consentito solo di constatare che non contrasta con il simbolismo oggettivo (naturalmente) un modello che ponga al centro laspetto umano, nel modo che segue: ogni scrivente prima di tutto umano, poi un individuo (ossia diverso da ogni altro) e solo dopo anche maschio o femmina. Riprendendo il filo del nostro ragionamento: losservazione constata che indubbio che la scrittura di uno scrivente abbia una propria fisionomia femminea o mascolinizzata, cos come si gi avuto modo di dire. Il ragionamento soggettivo, invece, indotto a considerare che non deve essere privo di conseguenze il fatto che anche il modello grafico abbia una fisionomia sessuata (quella del modello italiano, ad esempio, femminea), ma una riflessione su questo punto mi porterebbe molto lontano. Di conseguenza, a mo di sintesi, in unaltra parte del lavoro, proporr una visione (parzialmente) storicizzata e generazionale di un segno grafologico morettiano, che, sino a poco tempo fa, era considerato secondo la metodica della grafologia tradizionale, come un segno minore (tanto vero che se non fosse stato per Palaferri sarebbe caduto nelloblio). Mi riferisco a Squadrata, che secondo Moretti sarebbe un falso Curva. A questo punto dobbiamo riprendere il filo del nostro ragionamento, iniziando con il documentare, oggettivamente (ossia dal punto di vista grafico), che il bambino d prova di avere una propria idea primitiva di spazio e che questa idea si evolve per effetto dellinterazione con lambiente, vale a dire con coloro che sono depositari del modello spaziale naturale e grafico. In seguito, il nostro ragionamento dovr diventare ancora pi stringente sul piano oggettivo e soggettivo, argomentando, dapprima sulla relazione inglobante inglobato e, poi, sul modo in cui lo scrivente ingloba il modello calligrafico.

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Breve sintesi del passaggio dallo stadio di non scrivente a quello di scrivente
Lo studio dei processi maturativi, emotivi, affettivi e cognitivi che costituiscono i prerequisiti indispensabili per lapprendimento della scrittura non compete alla grafologia. Per tale ragione mi soffermer solo su alcuni lineamenti generali, ricavati in coerenza con quanto desumibile nellambito di una logica soggettiva (ovvero di una logica propria dellosservazione grafologica, vale a dire del punto di vista dellosservazione, come in precedenza gi precisato). Prover a tracciare per grandi linee, quindi, il passaggio dallo stadio di non scrivente a quello di scrivente. Ovviamente, il termine scrivente ricavato in coerenza con loggetto: la grafologia studia la sola scrittura, sebbene sia anche da precisare che tale studio consente di ricavare alcune chiavi interpretative delle altre produzioni grafiche del bambino. In altri termini, la grafologia non studia gli scarabocchi e i disegni infantili, che sono indagati da altre discipline, ma li interpreta grafologicamente, avvalendosi dei principi che ha potuto formulare sulla base dello studio della scrittura. Naturalmente ci non esclude il processo inverso (ad esempio, losservazione di talune produzioni grafiche infantili o di qualsiasi produzione grafica diversa dalla scrittura, potrebbero consentire di comprendere meglio la grafia), ma ci non muta, neanche ampliandolo, loggetto specifico di studio della grafologia. Semplicemente, con questo paragrafo si vuole documentare che il passaggio dallo stadio di non scrivente a quello di scrivente avviene gradatamente, da unidea originaria ed abbozzata di spazio grafico a forme sempre pi complesse. Cosicch non esagerato affermare che, al termine di questo processo, il futuro scrivente abbia acquisito una rappresentazione interiore dello spazio grafico pi matura e compatibile con quella che gli proporr il modello calligrafico. Nel prossimo paragrafo, invece, riprenderemo il tutto considerandolo secondo lo schema inglobante inglobato.

Considerazioni interessanti emergono da un rapido esame delle tappe di sviluppo che consentono al futuro scrivente di potersi accostare con successo al modello scolastico. C stato un tempo in cui lindividuo non era scrivente, perch non possedeva ancora le competenze di ordine maturativo che gli consentissero di apprendere a scrivere. Ci nonostante, in questo periodo, ad un certo punto ogni individuo inizia ad avere un suo livello di attivit grafica, che testimonia che in lui vi unidea originaria (inglobata) di spazio: infatti, in genere il bambino inizia a scarabocchiare autonomamente. Poi subentra il disegno e non sono infrequenti i casi in cui si ravvisano stadi di prescrittura, che spesso si attivano per iniziativa autonoma, anche se, in questi ultimi casi, prevalentemente su base imitativa. Si ha un livello di elaborazione grafica, quindi, che, per tappe successive, consente di accostarsi allapprendimento del modello calligrafico. Si tratta di un processo evolutivo e maturativo che interessa tutti i bambini del mondo, con le uniche eccezioni che dipendono da cause neurologiche e da gravi sottostimolazioni ambientali, cosicch non azzardato ipotizzare che ognuno di loro, giunto allet scolare, sia ormai predisposto ad adattarsi al modello che gli proposto. Lo sia dal punto di vista maturativo sia dal punto di vista di ci che connota in termini prettamente grafici il modello. E noto, ad esempio, che, con lo scarabocchio, il bambino acquisisce assai presto le capacit di redigere forme ellittiche (vale a dire delle forme prossime agli ovali che, in seguito, costituiranno la morfologia delle lettere pi importanti) e di gestire in qualche modo lo spazio. Un pochino pi tardi, con il disegno, si predispone pure a considerare le varie parti di un insieme, cosicch inizia ad introitare graficamente una sorta di simbolismo di relazione. Con il disegno, inoltre, il bambino inizia anche a disporre gli oggetti tenendo conto della linea del suolo, nei termini che abbiamo visto appartenere al modello grafico, con una zona inferiore ed una superiore, costituita dal cielo

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e dal sole. In questi disegni, infine, possiamo anche intravedere un abbozzo di zona media, costituita dagli oggetti che sono posizionati sulla linea del suolo. Quando avr acquisto una visione pi matura dello spazio e dei rapporti proporzionali, inoltre, inizier a differenziare le altezze dei vari oggetti disposti sulla linea del suolo, cosicch il disegno di un gatto risulter pi piccolo di quello di una casa. Mano a mano che approfondisce sempre pi questi rapporti di relazione, non azzardato sostenere che il cielo e la terra assumano sempre pi la funzione di rappresentare due termini di quel contenitore universale individuato da Pulver. In altre parole, quando inizia lapprendimento del modello calligrafico, al bambino non sono estranei concetti elementari e basilari, sia di natura grafica sia di ordinamento e di posizionamento di singole parti, secondo rapporti di relazione (che poi, da scrivente, ritrover tra le lettere di una parola), e secondo una ripartizione tripartita. Quanto sopra implica che il bambino, prima di diventare scrivente, ha gi avuto modo di acquisire una sua idea della rappresentazione spaziale, concepita in termini coerenti con quello che ho definito simbolismo naturale. Ci si pu chiedere se i processi di cui sopra siano solo il frutto di un auto-addestramento che inizia a partire dallepoca dello scarabocchio. Non pu essere solo cos, perch se vero che normalmente ogni bambino inizia a scarabocchiare spontaneamente (fornendo la prova che in precedenza aveva potuto acquisire unidea primitiva dello spazio, evidentemente introitata per effetto di condizionamenti subiti nel prenatale), pur vero che lambiente interagisce con le produzioni grafiche del bambino. Dal punto di vista soggettivo, inoltre, le produzioni grafiche infantili costituiscono un fatto di interesse grafologico, perch indubbio che lazione educativa esercitata dallambiente dovr produrre dei condizionamenti che si rifletteranno necessariamente sulle stesse. Ma come gi scritto: lambiente preesisteva al bambino. Dunque, lecito supporre che il bambino, da una idea originaria primitiva, elabori una sua idea del simbolismo naturale per effetto delle interazioni che intrattiene con i propri genitori e con ogni figura educativa, in genere. Del resto ci appare incontestabile. Fermo quanto sopra, il problema per noi diventa quello di indagare i nessi che intercorrono tra lapprendimento del modello calligrafico e la concezione definitiva del simbolismo naturale (e, dunque, anche del simbolismo grafico) che si instaura nel bambino, quando avr modo di diventare scrivente a tutti gli effetti, ovvero quando avr acquisito le competenze per personalizzare la propria scrittura.

La relazione dinamica inglobante - inglobato


La nuova grafologia, come si vedr, dimostra che i due simboli grafici che sono alla base del sistema grafologico morettiano indicano linglobare, il primo, e il penetrare, il secondo. Partendo da quanto sopra, si perviene a definire uno schema grafico (dunque, studiabile oggettivamente ed interpretabile soggettivamente dalla disciplina grafologica) di un insieme inglobante inglobato, che va concepito come un modello. Di conseguenza, con riferimento alle interazioni con un modello, tutto quanto seguir ricavato in coerenza oggettiva con linsieme per opposti inglobante inglobato, posto in relazione comunicativa. A propria volta, questo insieme si era generato per lincontro tra un elemento che ha le propriet atte a penetrare ed un altro che invece ha le propriet atte ad inglobare. Ne derivano delle considerazioni di notevole rilievo, con delle implicazioni veramente molto interessanti e gravide di possibili nuovi importanti sviluppi per la nostra disciplina.

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Lanalisi oggettiva porter a definire uno schema dinamico che si candida ad essere luniversale primario, vale a dire linsieme che contiene al suo interno tutti i sottoinsiemi dei possibili universali, ricavati per conseguenza di due termini in opposizione e posti in un contesto comunicativo, di cui uno ingloba e laltro inglobato. Si vedr che linterscambio comunicativo si avvia sempre per conseguenza dellazione che esercita lelemento inglobato. Ovviamente ne derivano delle interazioni che contribuiscono a definire e a riempire di identit e di senso ambedue i termini in opposizione. La ragione per cui questo schema dinamico dovrebbe essere luniversale primario di cui sopra si impone da s: genera la vita, tanto vero che considerato da molte discipline (ovviamente siamo noi ad ipotizzare che lo studino, secondo il loro originale punto di vista), ivi comprese la fisica, la chimica, lastronomia, la biologia, la medicina e la psicologia. Naturalmente, lesposizione che seguir si legittima solo nei termini oggettivi definiti in tutto il lavoro. Vale a dire che il punto di vista e il ragionamento soggettivi sono unicamente interessati a studiare le relazioni che intercorrono in un determinato insieme grafico, ai fini di un approfondimento disciplinare. Che poi questo studio possa equivalere a ridurre a calcolo algebrico, ossia ad un universale, un insieme di fenomeni appartenenti ad uno stesso insieme (ossia delimitati, ma infiniti) e che questo insieme racchiuda tutti i fenomeni grafici soggettivamente intesi, qualche cosa che la nuova grafologia dimostra, ma ci nonostante si impone che non competa al ragionamento soggettivo dimostrare che lo stesso calcolo algebrico possa essere riferito ad un insieme che racchiuda la genesi di ogni forma di vita. La deduzione, dunque, che linsieme che indaghiamo, vale a dire la scrittura, intesa come il frutto di uninterazione tra un elemento che ingloba ed un altro che inglobato equivalga a ridurre a calcolo algebrico la genesi di ogni forma di vita costituisce unipotesi. Per altro verso, lipotesi di cui sopra fonda la propria legittimit soggettiva (ovvero di ipotesi) sulla base del fatto che la nuova grafologia dimostra che: 1. Curva ed Angolosa, posti a base del sistema grafologico morettiano, debbano necessariamente rappresentare rispettivamente linglobare e il penetrare; 2. E possibile ridurre a simbolo grafico, ovviamente considerandolo esclusivamente nei modi oggettivo e soggettivo, la sequenza dellinsieme del contesto comunicativo per opposti inglobante inglobato; 3. Lesito della relazione comunicativa di cui sopra in grado effettivamente di spiegare la genesi dellintera scrittura (sia del modello, sia del singolo scrivente); 4. La nuova grafologia ha iniziato ad elaborare una teoria che possa consentire di studiare ogni millimetro della grafia, vale a dire lintera scrittura e, dunque, non solo i soli segni grafologici; 5. Sulla base del punto due, possibile desumere i criteri generali (universali) che consentono di coniugare i singoli segni grafologici secondo unottica di genere; 6. E possibile individuare nella grafia due livelli spirituali, di cui uno trascendentale (ipotizzato da Pulver) e di cui un altro, invece, parallelo alla linea ideale del suolo, che asseconda le istanze della vita, interpretate umanamente; 7. Per conseguenza del punto precedente, si individuano due righi ideali, di cui uno asseconda il destino individuale (da un inizio ad una fine, vale a dire, nella nostra cultura, da destra a sinistra), e un altro che asseconda il destino della vita (da un dietro ad un avanti); 8. La scrittura, oggettivamente e soggettivamente considerata, dunque, consente di ipotizzare due tipi di passato (quello dellindividuo e quello della specie, vale a dire della vita) e due tipi di futuro (quello dellindividuo e quello della specie, vale a dire della vita), umanamente interpretati e, che, di conseguenza aspirano entrambi alleternit (secondo il destino individuale, secondo il destino della specie40 ); 9. Per conseguenza di quanto sopra, la nuova grafologia distingue tra il significato di base del segno grafologico (valido per lUomo) ed un significato che asseconda la vita, ovvero che coniugato per genere (maschile e femminile); 10. E effettivamente possibile individuare il momento in cui lindividuo, che sia uomo e sia genere, si comporta assecondando prevalentemente (ovvero non esclusivamente) il primo o il secondo aspetto. Da tutto quanto sopra si desume che la nuova grafologia considera la scrittura come un mistero che racchiuda in s tantissimi sottoinsiemi, tra i quali anche laspetto psicologico. Allinverso, laspetto psicologico non pu restituire tutta la grafia: a nulla importa, infatti, che la nuova grafologia non abbia ancora dimostrato un tale assunto, per il semplice motivo che i dieci punti di cui allelenco precedente sono inconfutabili, se considerati oggettivamente e soggettivamente. Per altro verso, ad evidenziare ulteriormente (semmai ce ne fosse bisogno) limportanza di questo universale, si invita a considerare che lo schema dinamico qua definito, pur se pensato in rapporto ad un modello grafico, costituisce il
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Secondo la logica soggettiva, ovvero una logica che studia un prodotto umano, si potrebbe sostenere che laspirazione alleternit sia proprio di ogni individuo per il condizionamento dovuto alle esigenze proprie della vita, ovvero della specie, tanto vero che ci sono persone che concepiscono questo solo livello di immortalit. Indubbiamente il tema veramente molto delicato, ma, ci nonostante, debbo riconoscere che il punto di vista soggettivo (la grafologia) constata che la scrittura contempla effettivamente laspirazione a due livelli di immortalit.

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meccanismo psichico pi importante, ovvero quello che influenza e/o che determina tutti gli altri. Nella percezione consapevole o meno del soggetto, infatti, le situazioni in cui possibile rinvenire un modello sono molto pi frequenti di quanto sulle prime si possa pensare (si pensi, ad esempio, allidentit di genere, al ruolo, ivi compreso quello genitoriale, ai modelli coniugale e familiare, alle convinzioni profonde, alle emozioni persistenti, al senso di appartenenza, alle norme etiche, al sentimento del dovere, ai pregiudizi, ai complessi di varia natura, agli schemi precostituiti, alle inclinazioni pi radicate, al rapporto tra i contenuti consci e quelli inglobati, costituiti dai contenuti inconsci, ecc..). Uno schema di questo tipo, quindi, spiega o aiuta a comprendere, direttamente o indirettamente, le azioni individuali e le azioni degli individui inseriti in un contesto strutturato, nonch le interazioni tra il contesto e lindividuo stesso. Si pongono le basi, dunque, per ripensare ad alcuni applicativi della grafologia in termini nuovi, ovvero pienamente autonomi. In particolare, penso alla grafologia della consulenza di coppia e familiare, attualmente troppo dipendente dalla psicologia relazionale. Soprattutto, nellambito oggettivo di questo lavoro, spiega le interazioni che esistono tra il singolo segno ed il contesto grafico, tra un elemento costitutivo di un segno e la sindrome dello stesso, tra le caratteristiche grafologiche che si desumono da una singola lettera e quelle che si ricavano dallintera parola. Le ragioni di quanto sopra sono intuitive (le potr solamente abbozzare nelle linee generali), con un esempio riferito ad un segno posto con il suo massimo grado decimale. Ne deriva una considerazione sorprendente e che potrebbe risultare utile in campo educativo.

In precedenza, sostanzialmente, si sostenuto che: con evidenza, i due simbolismi sono universali e, dunque, sarebbe improprio riferirli alla sola scrittura. Sono universali perch preesistono allavvento dellindividuo, tanto vero, ad esempio, che sia il cielo sia la terra hanno costituito e sempre costituiranno altrettanti simboli. Ma un simbolo tale se pu instaurare una relazione comunicativa con un soggetto che interagisce con lui. E a ben vedere questultimo che deve avergli conferito il potere che possiede. Riducendo quanto sopra nei termini oggettivi, si ha che un elemento che inglobato (linsieme degli individui) attribuisce senso e significato a ci che lo ingloba, che in questo caso costituisce il modello. Che il cielo e la terra, infatti, costituiscano un modello naturale fuori dubbio, stante la definizione di modello che abbiamo stabilito in coerenza con il modello grafico. Ma il cielo non ha in s i significati che gli attribuiamo. Ce li ha perch lUmanit, in quanto inglobata, glieli ha conferiti, secondo una concezione storicizzata. Ad esempio, se pur vero che pensando al divino si indotti a guardare il cielo, pur vero che in una civilt importante il divino era situato su un monte. Ma quale criterio ha linglobato per assegnare senso e significato a colui che lo ingloba? Lunico criterio possibile costituito dai suoi bisogni. In altre parole, linglobato definisce laltro termine rispetto a ci che funzionale a se stesso. Tornando allesempio precedente, ci dovrebbe necessariamente implicare che laspirazione spirituale propria dellumanit. Se ci che ingloba fosse sempre aderente ai bisogni dellinglobato, allora la relazione comunicativa sarebbe alquanto limitata, se non proprio nulla. Ci per il semplice motivo che linglobato non avrebbe possibilit alcuna di distinguere tra s e laltro, che lo ingloba. Per utilizzare una metafora, si avrebbe una sorta di guanto che aderisce cos perfettamente alla pelle, che non sarebbe possibile distinguere tra luno e laltra. Ma un guanto di questo tipo non esiste, perch non riuscir sempre e costantemente ad aderire a tutti i possibili moti che interessano le mani, le dita e le

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falangi. Stando alla metafora, dunque, la mano pu percepire che delimitata da un oggetto estraneo, proprio perch il guanto non potr sempre adattarsi perfettamente a lei. Ci implica che anche il guanto, vale a dire il contenitore, ha dei propri bisogni, che derivano dalla sua natura intrinseca: oltre un certo grado di elasticit non pu andare. Fatto sta che quando il guanto aderisce bene, ovvero in modo confortevole, la mano si sente piacevolmente avvolta, quando il guanto stringe un po, allora la mano si percepisce compressa, ecc.. E proprio questa variabilit che porta la mano a differenziarsi dal proprio guanto. Specularmente, la mano indotta a percepire il guanto ora avvolgente, ora soffocante. Sul piano pi generale, i due termini in opposizione possono condensarsi in amico nemico. Analogamente se la mano crescesse a dismisura di volume, allora la comunicativa si invertirebbe: a questo punto il guanto che si percepisce minacciato, cosicch anche il guanto inizierebbe a differenziare se stesso da ci che ingloba. Il discorso diviene ancor pi complicato ed interessante quando il contenitore ha proprie esigenze che lo rendono mutevole. Ad esempio, il cielo non sempre blu, ma pu variare molto e talora pu essere anche assai minaccioso. Fuori dalle metafore, ci che emerge costituito dal fatto che un insieme (ovviamente avente le caratteristiche che possono renderlo comunicativo) contenitore contenuto deve essere necessariamente dinamico, ovvero deve provocare delle emozioni e delle rappresentazioni che, partendo da colui che inglobato, inducono in questultimo lidentit ed il significato del contenitore e, di conseguenza, anche a se stesso. La ragione di ci consiste nel fatto che un insieme cos concepito in contraddizione in s, ovvero in ambivalenza: se da una parte il contenitore avvolge e protegge, dallaltra delimita, ovvero esercita una pressione su ogni millimetro cubo dellinglobato. Ma se i due avessero pressappoco la stessa dimensione, allora anche linglobante si percepirebbe minacciato in ogni suo millimetro cubo. In quanto sopra si pu osservare che il primo meccanismo che si attiva di tipo relazionale, per il fatto che linglobato valuta linglobatore sulla base dei propri bisogni (ovvero, in relazione agli stessi). Ma linsieme sarebbe ancora pi in contraddizione in se stesso se, poniamo, il contenitore svolgesse anche la funzione di nutrire linglobato. Daltra parte, questultimo vivo e, dunque, deve essere necessariamente nutrito. Ne che tutto il processo comunicativo si avvia sulla base delle esigenze di nutrimento dellinglobato. Mano a mano che si alimenta, per, linglobato tende a crescere di volume. Ad un certo punto, per leffetto dellaccrescimento di volume, il processo comunicativo inizia ad invertirsi: adesso il contenitore che inizia a percepire sulle sue pareti il contenuto. Di conseguenza, il contenitore inizia a percepire se stesso in funzione dellaccrescimento di volume dellinglobato. Da questo momento in poi, nellottica semplificata e simbolica del grafologo, si deve supporre che linglobato inizi a percepire la sensazione di uno spazio tridimensionale che lo delimita in alto, in basso, a destra, a sinistra, nel davanti e dietro. Parallelamente, linglobante si percepisce sempre pi spinto a dilatarsi in ogni sua dimensione. Si perviene ad un punto in cui linglobato si avverte costretto e laltro eccessivamente dilatato. In questo momento, ragionando nei termini dei simbolismi di Moretti e di Pulver, possiamo sostenere che gli stessi siano sincreticamente fusi. Restando sempre nellottica semplificata e simbolica che ci 147

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appartiene, si deve supporre che se linglobante fosse capace di dilatarsi allinfinito, la relazione comunicativa ora descritta giungerebbe ad un punto morto, in cui, ad un certo punto, i due aderirebbero cos perfettamente allaltro come nella metafora del guanto ideale gi citata. Il contenitore, per, ha un grado di elasticit finito, ragione per cui, raggiunto un punto limite, deve attuare delle strategie tese ad espellere il suo ospite. A propria volta, questultimo indotto ad assecondare le legittime istanze del contenitore, pena la sua stessa sopravvivenza. Da questo momento in poi, i due simbolismi iniziano a scindersi perch, mentre ancora dentro il suo contenitore tridimensionale, linglobato deve percorre il cammino che lo allontaner definitivamente dallinglobante. Il processo giunge a compimento quando effettivamente il contenitore riesce ad espellere il contenuto. Del resto, stante la dinamica comunicativa basata su esigenze poste in opposizione, lesito non poteva che essere questo. Ma come era iniziata tutta la sequenza descritta? Era iniziata con una competizione tra milioni di piccoli individui, inesorabilmente attratti da un uovo, apparentemente inerte e che, invece, evidentemente desiderava attrarli (considerando il tutto, ovviamente, nella nostra ottica simbolica e semplificata). Uno solo, vincendo sugli altri, era riuscito nellintento, conficcandosi dentro luovo, il quale a sua volta, subito dopo, non consentir ad altri di penetrarlo. Si trattava di due opposti, perch luno ha tutte le caratteristiche per inglobare e laltro quelle per penetrare. Questi due termini, peraltro, sono in perfetta opposizione anche dal punto di vista soggettivo che noi consideriamo: lopposto dellinglobare il penetrare e viceversa. Il motivo per cui due opposti appartenenti ad uno stesso insieme debbano necessariamente attrarsi studiato da altre discipline e non certo dalla grafologia. Ci nonostante dobbiamo ricavare una nostra spiegazione del fenomeno che risulti coerente con quella formulata da altri, giacch questultima appare incontestabile. Allo scopo possiamo avvalerci della teoria relazionale (ovvero desunta sulla base del simbolismo relazionale, gi discusso): ogni termine necessita del suo opposto per definire se stesso nella sua intima e vera essenza. In altre parole, la forza che ingloba tale, ossia un inglobante, solo se si lascia penetrare e, nello stesso tempo, colui che penetra non avrebbe senso alcuno se effettivamente non penetrasse, ovvero se non si facesse inglobare: mi sembra che questa spiegazione abbia le caratteristiche della coerenza ricercata. Riprendiamo il filo del ragionamento. La competizione di cui sopra era unaltra interazione comunicativa, completamente inversa a quella che abbiamo visto in precedenza. Nel caso che abbiamo gi esaminato, infatti, il processo comunicativo terminava quando linglobante espelleva linglobato, mentre nel caso che esaminiamo ora, tutto avviene perch un estraneo riesce a conficcarsi nelle viscere delloggetto che costituisce il suo bersaglio: diventando, cos, un inglobato. Ma, questa volta, simbolicamente, loggetto che si nutre del soggetto (poi, invece, lo schema si rovescia nuovamente: sar il soggetto a nutrirsi delloggetto) ma ancora una volta linglobato che assegna il vero senso e la vera identit a chi lo ingloba. Questultimo, infatti, ha bisogno dellenergia di questo piccolo essere per avviare tutti i processi che faranno s che germogli la vita.

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Ma la vita ha un suo simbolismo oggettivo, rispetto al quale assolutamente dipendente da un principio femminile e da un principio maschile, ragione per cui in ogni sua azione dovr produrre individui sia delluno e sia dellaltro genere, atti, i primi, a penetrare e, i secondi, ad inglobare. Di conseguenza, lincontro tra un principio femminile (nel nostro caso, luovo) ed un principio maschile (lo spermatozoo), produrr un ibrido, dovuto alla fusione tra i due, nellambito del quale per dovr necessariamente prevalere luno o laltro. Dunque, ne risultano individui che sono pi maschi di quanto siano femmina e viceversa. Concepiti nel modo in cui sopra, per, lindividuo pi maschio che femmina e lindividuo pi femmina che maschio non sono due opposti perfetti e, dunque, possono si riconoscersi, ovvero possono intrattenere relazioni tra loro, e con qualsiasi altro individuo della specie, ma non possono attrarsi nel modo che ci sta interessando in questo momento. In altre parole, se i due non fossero ibridi non avrebbero alcuna possibilit comunicativa nel senso in cui la stiamo intendendo nel nostro ragionamento oggettivo, perch apparterrebbero ad insiemi diversi. Di conseguenza, lunicit dellinsieme il prerequisito indispensabile, ma non sufficiente ai fini di determinare la relazione comunicativa per opposti, inglobante inglobato. Nellinsieme animale, infatti, noto che solo in determinati periodi gli individui si dispongono secondo la relazione inglobante inglobato che interessa noi. Di conseguenza, il simbolismo della vita deve aver escogitato uno stratagemma che rende possibile che i due generi si acutizzino nei loro specifici bisogni: generalmente questo avviene quando uno dei due termini si acutizza nella sua polarit di specie (quello femminile), inducendo nellaltro unanaloga acutizzazione. Ed propria questa modalit che interessa noi, perch anche in questo caso si ha modo di notare che ci che avviene a livello macro si ripete anche a livello micro (delluovo e dello spermatozoo) e viceversa. In altre parole, sul piano generale, necessario che lindividuo pi maschio che femmina, acutizzi il primo termine, e che anche lindividuo pi femmina che maschio acutizzi la sua parte femminile. Dunque, vi un preciso momento in cui si incontrano due opposti perfetti, quando un termine solo femmina e laltro solo maschio. A questo punto vi sono tutte le condizioni dellattrazione che pu portare alla relazione inglobante inglobato, funzionale alla vita. Deve essere necessariamente cos e a nulla importa che la grafologia non possa oggettivamente e soggettivamente descrivere e comprendere le ragioni per cui gli individui ad un certo punto, secondo il loro genere, si caricano di una polarit femminile ed altri di una polarit maschile, perch la nostra teoria degli opposti, per un verso, e il simbolismo della vita, per laltro, ci impongono la conclusione di cui sopra come obbligata. Ci nonostante, se vero che nelluomo (insieme che raccoglie al suo interno gli individui maschi e femmine ed anche gli scriventi) tutti i processi di polarizzazione non sono determinati solo chimicamente, pur vero che neanche lui pu sfuggire al simbolismo della vita, giacch tale, ossia uomo, in quanto nato e perch un giorno dovr morire. Dunque, anche luomo si deve coniugare in maschio e in femmina, ma egli ha la possibilit di modulare le istanze della vita secondo una concezione umana. Di conseguenza, nel caso delluomo, la grafologia ha titolo per studiare il maschile ed il femminile, secondo propri modelli grafici, interpretati soggettivamente: la nuova grafologia ha gi formulato questi modelli, ragione per cui in grado di studiare sia il maschile sia il femminile grafologici.

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Dunque riassumendo: tutto inizia da due opposti appartenenti ad uno stesso insieme, che logicamente si attraggono (ne consegue che i continuum sono circolari e non lineari come lascia intendere la grafologia tradizionale), opportunamente concepiti (perch luno ha le propriet dellinglobare e laltro del penetrare) per consentire la nascita di un individuo. Questultimo, pur essendo un ibrido, concepito secondo una coniugazione per genere (maschile e femminile), atta o a penetrare o ad inglobare, perch solo in questo modo la vita potr rigenerarsi incessantemente. Lindividuo, a propria volta, dal momento in cui pu percepire, inizia ad instaurare dei rapporti relazionali con il proprio contenitore sino ad un punto limite in cui il contenitore che interviene direttamente nella dinamica comunicativa. Di conseguenza, se ne ricava un universale valido per tutto ci che vivo, il che ha unenorme ricaduta nellambito grafologico. Dal punto di vista soggettivo, infatti, sia il modello sia la scrittura individuale sono vivi, in quanto sono soggetti a mutamenti. Sono vivi anche i segni grafologici, cos come abbiamo argomentato. Se sono vivi, allora, debbono avere necessariamente una genesi41 . Di conseguenza, se si riuscisse a dimostrare che i segni grafologici contengono in s istanze funzionali alla vita, allora se ne ricaverebbe un principio che potrebbe avere delle ricadute notevoli (che allo stato intuisco ma che non focalizzo nitidamente in tutto ci che necessariamente implica). Tenendo conto che i continuum sono circolari e poich si dimostrer che, effettivamente, la semiotica studia istanze che sono funzionali alla vita, posso anticipare che: un qualsiasi segno grafologico (posto che esprima istanze utili alla vita) quando al massimo grado tale perch il suo opposto ha preferito rimanere inglobato nello stesso, per meglio condizionarlo. In altre parole, un eventuale Chiara 10/10 ingloba al suo interno Oscura 10/1042 , perch questultimo vuole tiranneggiare sul proprio opposto. Dunque, in apparenza Chiara ad agire, ma invece il suo opposto che trionfa, perch obbliga Chiara ad essere cieco e sordo rispetto ai bisogni di cui portatore Oscura (lopposto di Chiara). Questi bisogni dunque restano oscuri sia al soggetto sia a chi interagisce con il soggetto stesso, come volevasi dimostrare. Ci nonostante si impone al buon senso (ovvero alla logica) che Oscura 10/10 non possa costituire un inglobante di Chiara 10/10: pi avanti cercheremo di giustificare il perch.
E straordinario il fatto che a questo punto si incontri nuovamente Moretti (cfr. La passione predominante, grafologia differenziale, vedi bibliografia). Questo autore, infatti, nellultimo periodo aveva formulato una teoria degli istinti, che secondo lui sarebbero tre: vitale, sessuale, e psichico, definendoli nel modo che segue: Luomo istintivamente ha la spinta imperiosa e irresistibile alla vita: ecco listinto vitale, che tende a cercare tutti i mezzi per questo scopo, come la pianta cerca il sole e il nutrimento della terra; Luomo istintivamente ha la spinta a far vivere la propria specie: ecco listinto sessuale; Luomo ha listinto a spiritualizzarsi e di spiritualizzare tutte le cose: ecco listinto psichico, che impegna listinto vitale e sessuale per dare allintelletto gli elementi della evoluzione psichica . Insomma, ancora una volta debbo ammettere che non ho scoperto nulla (semmai ho rielaborato in autonomia qualche cosa che ho letto tanti anni fa): Moretti, infatti, un oceano che non finisce mai di sorprendere. Aggiungo anche che nellambito dellIstituto grafologico Moretti risaputo che questo autore aveva in mente di scrivere Grafologia genetica. Nel merito non se ne saputo nulla, ma, considerando che Moretti non aveva alcuna cognizione di genetica, da supporre che intendesse scrivere della genesi dei segni (dalle lezioni di Fermino Giacometti).
41 42 Naturalmente mi sto riferendo a Chiara dovuto ad eccesso di accuratezza, ovvero quanto segue non riferibile alle grafie scolastiche, che ormai il lettore conosce.

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Nel prossimo futuro, la nuova grafologia cercher di mettere meglio a fuoco la conclusione di cui sopra, rispetto alle possibili implicazioni che potrebbe avere nel campo di un protocollo educativo di tipo grafologico. Prima di proseguire, debbo anche precisare che la relazione inglobante-inglobato ci obbliga a studiare le polarit dei segni e ad immaginare le possibili conseguenze delle stesse. Ad esempio, viene subito in mente che si potrebbe essere indotti a parlare di combinazioni per attrazione e per comunicazione, cos solo per immaginare due possibili scenari. Si tratterebbe di individuare degli insiemi comunicativi che investono tutti i segni grafologici e, altres, sarebbe necessario individuare il momento in cui un segno si acutizza nella sua polarit, ecc.. Una prima considerazione da fare che la grafia , effettivamente, un terreno che accomuna tutti i segni grafologici, per la semplice ragione che essi non sono altro che pezzi di grafia interpretati oggettivamente e soggettivamente. In altre parole, ci implica che tutti i segni grafologici presenti in una scrittura possono combinarsi tra di loro. La definizione, poi, di sottoinsiemi funzionali della grafia dovrebbe consentire di escogitare una tecnica relativamente pi appropriata delle combinazioni, perch ben ovvio che i singoli segni grafologici non possono combinarsi tutti insieme nellunit di tempo. Ci, a propria volta, implica individuare lo stimolo specifico che acutizza un determinato segno. In merito ai sottoinsiemi funzionali della scrittura, mi sembra che una strada fruttuosa possa consistere nel concepire i segni organizzati per parole, per righe e per periodi. Da questo punto di vista, confesso, come il lettore avr capito, che spesso (ma non sempre) mi focalizzo su determinate parole, tra quelle che mi appaiono pi significative in termini positivi ed in termini negativi, valutandone le differenze. Ma ovvio che questo tipo di indagine parzialmente indipendente dalla semiotica formalizzata e, dunque, non da raccomandare. Lo ammetto: siamo ancora agli inizi, anche se stato fatto gi molto, come si visto. La nuova grafologia, invece, ha le idee chiare rispetto alla polarit dei segni grafologici. Anche in questo caso, si pu fare riferimento a Moretti e al suo concetto di segni fautori di Curva e di Angolosa. Il punto che, cambiando la definizione di Curva e di Angolosa, necessariamente cambiano anche le polarit individuate da Moretti. Queste, infatti, si invertono (si vedr che questo fenomeno relativo allinversione un universale). Ad esempio, Stretto tra lettere ha una polarit Curva, mentre Largo tra lettere ha una polarit Angolosa. Leggendo lultimo enunciato, giustamente, il grafologo morettiano (ed anche i miei allievi) ha pi di un motivo per sorprendersi, ma egli, nel caso, non considererebbe il punto di vista della nuova grafologia. Se si vuole assegnare a Curva il femminile umano (che diverso dal femminile psicologico, almeno cos dovrebbe essere), questo va considerato come un sottoinsieme del femminile e basta, ovvero del femminile secondo la vita. Questo femminile, ovviamente, un ibrido, ma ha in s le potenzialit per comportarsi nel modo che ben condensato nella metafora delluovo e lo stesso dicasi per Angolosa, che, anche lui un ibrido, ma va assimilato alla metafora dello spermatozoo. E non ci posso fare nulla se, coniugato in questo modo il tutto perda in poesia, perch le lettrici, se si interrogano fino in fondo, sanno bene che ho ragione, mentre i lettori possono non riconoscersi nella

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metafora che li riguarda. Ed anche questultimo aspetto, in fondo, riconferma la metafora (il maschile ha uno stretto campo di coscienza, potremmo dire, utilizzando un linguaggio morettiano). Definiti come sopra, dunque, il maschile ed il femminile sono coniugati secondo il simbolismo della vita e, di conseguenza, sono termini grafologici, veri e propri modelli della nuova grafologia. A propria volta, ci obbliga la nuova grafologia ad individuare gli stimoli che acutizzano il femminile ed il maschile grafologici: anticipo che sono stati gi individuati.

Dal futuro scrivente inglobato in un simbolo grafico allo scrivente inglobante il modello calligrafico
Portiamo a sintesi ci che stato argomentato nelle pagine precedenti. Dobbiamo cercare una spiegazione grafologica, ovvero dobbiamo restare nei limiti di ci che pu essere rappresentato su base grafica, che consenta di comprendere la natura delle prime produzioni del bambino. Dobbiamo ragionare, inoltre, in termini oggettivi, ossia sempre in coerenza con loggetto che dibattuto. Tale modo di ragionare, inoltre, non potr fare a meno di avvalersi della teoria degli opposti. Le comparazioni saranno effettuate secondo il criterio oggettivo, che comporta lindividuazione di coppie appartenenti ad un medesimo insieme. Dunque, le coppie saranno: candidato scrivente - modello simbolico naturale e produzioni grafiche del candidato scrivente - modello calligrafico. La prima relazione si giustifica sulla base delle conclusioni precedenti: quando le considerazioni interessano un individuo lecito riferirle al simbolismo naturale. Si avr modo di osservare che, dallinterazione tra i due tipi di rappresentazione grafica posti nella relazione dinamica, inglobante inglobato, ne risulter una nascita: la scrittura individuale. Come in tutti i nati, dunque, nella scrittura individuale continuano a persistere le tracce dei genitori, vale a dire anche quelle del modello calligrafico. Di conseguenza, poich si dimostrato che il modello calligrafico concepito in coerenza con il simbolismo spaziale naturale, ne che ci che evoca tale simbolismo non pu essere, come sostiene Pulver, un elemento estraneo alla scrittura, perch il simbolismo connaturato nella grafia personalizzata. Dunque, si dimostra che il simbolismo oggettivo un insieme omnicomprensivo di tutti i possibili simbolismi, ivi compresi quelli di Moretti e di Pulver. Al solito, il lettore dovrebbe considerare che la nostra sar esclusivamente unanalisi di tipo grafico-simbolico: lunica che ci consentita, pena lo sconfinamento nel campo di altri.

Linterazione del futuro scrivente con il simbolismo naturale


Tutto ci che seguir elaborato in coerenza con il simbolismo oggettivo (ossia portando a simbolo grafico le varie sequenze, considerandole sole in se stesse) e con il simbolismo soggettivo. Poich si dimostrato che il simbolismo di relazione assolutamente coerente con loggetto grafico studiato dalla grafologia, per, lunica operazione legittima consentita al ragionamento soggettivo quella di rimanere nellambito di tale simbolismo di relazione (insito nella grafologia morettiana). Dunque, quanto seguir ricavato su base logica consequenziale, ovvero su base relazionale, in altre parole, sulla base del simbolismo di relazione.

Per Pulver, come abbiamo visto, interverrebbe uno spazio interiore che creerebbe una prima forma di ordine, un ordine simbolico, ossia intuitivo e non ancora intellettuale. In effetti, dal momento in cui inizia a percepire, ogni individuo subisce un condizionamento per il fatto che inserito in una sorta di sacca che lo sostenta (fig. 58), lo ingloba e che dovrebbe proteggerlo. Si tratta di un contenitore tridimensionale che, in quanto tale, ha un alto, un basso, una destra, una sinistra, un avanti e un dietro. A questo punto ci accorgiamo che anche lo spazio che circonda lindividuo tridimensionale, esattamente nello stesso modo.

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RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEL PRIMO INGLOBAMENTO

Fig. 59
Simbolicamente considerato, loggetto preesisteva al soggetto. Con evidenza costituisce un modello (valido per tutti), sebbene sia un unico. Come unico anche il soggetto, il quale, tuttavia, subisce linflusso di un modello universale. Lo spazio che ingloba il soggetto (loggetto) tridi-

Oggetto (modello)

Soggetto (futuro scrivente)

mensionale: ha un alto, un basso, una destra, una sinistra, un avanti e un dietro. Di conseguenza, il primo condizionamento che il soggetto subisce ben pi ampio di quello che ha potuto ipotizzare lo stesso Pulver, che definisce uno schema spaziale bidimensionale. Per altro verso, la presenza di due termini (oggetto - soggetto) determina dei rapporti relazionali tra i due, ovvero dei rapporti comunicativi. Ne derivano due conseguenze: 1) in questo stadio si attiva un simbolismo relazionale, del tipo soggetto oggetto; 2) Sono i bisogni del soggetto inglobato che, in definitiva, definiscono (nella percezione dello stesso) la vera natura della dinamica comunicativa e, dunque, delloggetto. A propria volta, la percezione della natura delloggetto, induce nel soggetto la percezione speculare della definizione di se stesso. Ne derivano condizionamenti, anche per il futuro, che nel loro complesso possono essere condensati nei termini di oggetto amico oggetto nemico e di soggetto protetto soggetto aggredito.

In altre parole, lo spazio non bidimensionale, come costretto ad immaginare Pulver, adattandolo alla scrittura. Si ha, dunque, che quello che contemplato nella dimensione macro (il cielo, la terra, ecc..) si ripropone nella dimensione micro. Sulla base dellinterazione con il suo contenitore, dunque, il futuro scrivente progressivamente inizia in qualche modo ad avvertire uno spazio, che solo in ultimo percepir (nel modo che gli consentito, ovviamente) tridimensionale. Sul piano dei simbolismi, come noto, il primo che d senso al contenitore e di conseguenza al contenuto, il simbolismo di relazione. Si tratta di un simbolismo di relazione che dallinglobato va allinglobante, che, nellottica soggettiva e per estensione, potremmo considerare del tipo io-tu. Ma lindividuo anche programmato per fuoriuscire dal suo contenitore, ovvero programmato per diventare individuo e per distaccarsi dalloggetto, ma questultimo che avvia lazione che induce il distacco. Infatti, il processo di fuoriuscita non potrebbe avere luogo se loggetto che inglobava non avesse iniziato a percepire il soggetto, per la semplice ragione che la relazione inglobante inglobato in contraddizione: loggetto nutre il soggetto, il quale, dunque, lievitando nel proprio volume, inizia a spingere sulle pareti di chi lo contiene. Poich, linglobante non pu dilatarsi allinfinito, ne che deve iniziare a comprimere il soggetto, sino al punto limite costituito dal fatto che dovr indurlo a fuoriuscire da se stesso. Dal momento in cui inizia a invertirsi la dinamica comunicativa, nella nostra logica oggettiva e per estensione, subentra un simbolismo di relazione tu-io. Ad un certo punto, linglobato si percepir in uno spazio tridimensionale, con un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti e dietro. In un primo momento, questo spazio avvolge poi, invece, inizia a comprimere. Dunque, il futuro scrivente indotto a nutrire una sorta di soggezione per un spazio tridimensionale ed indotto a percepire che deve essere inglobato entro questo spazio. Poich, seppur in maniera asso-

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RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEL PRIMO INGLOBAMENTO: loggetto - modello ingloba il soggetto


Oggetto (modello)

Fig. 60

Soggetto (futuro scrivente)

Nella nostra ottica simbolica e semplificata, la contraddizione per opposti giunge ad un punto in cui si deve necessariamente invertire il simbolismo di relazione precedente, per effetto del fatto che, aumentando il volume dellinglobato, linglobante tende a reclamare i propri bisogni. Nasce dunque un simbolismo di relazione del tipo oggetto soggetto. Sulla base di questo simbolismo, linglobato, che si percepisce compresso in ogni sua parte, acquisisce unidea relazionale del tipo di quella ipotizzata da Pulver, in base alla quale si avvede di essere inserito in una sacca. Nasce, dunque, nellinglobato un abbozzo di rispetto per linglobante, una sorta di idea di soggezione. In questo momento, inoltre, i simbolismi relazionale e spaziale sono fusi insieme.

Dal momento in cui linglobante prover ad espellere linglobato, questultimo percepir altri due condizionamenti: 1) la sensazione che pu essere espulso; 2) lidea di un cammino, da un punto di partenza ad un punto di arrivo, con questultimo che sar rappresentato dal momento in cui il cammino avr effettivamente fine, con la nascita dellinglobante. Nasce labbozzo, dunque, di un terzo simbolismo di relazione, tra un prima e un poi, un inizio e una fine, ecc.. Durante il cammino, tuttavia, il soggetto rimane inglobato: di conseguenza, i due simbolismi, quello relazionale e quello spaziale, si diversificano nuovamente.

RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLA FASE CHE PRECEDE IL SECONDO INGLOBAMENTO Il soggetto obbligato a dirigersi verso loggetto- modello

Fig. 61

Oggetto (modello)

Soggetto (futuro scrivente) Nella nostra visione oggettiva, simbolica e semplificata, sulla base dei condizionamenti acquisiti, il soggetto spinto a dover ricostruire lo schema precedente, ma per poterlo fare dovr inglobare loggetto modello (capezzolo). Ancora una volta, il meccanismo di avvio su base relazionale, ma con una vezione inversa a quella immediatamente precedente. Prima era stato loggetto modello ad iniziare la fase di espulsione, che aveva procurato nel soggetto la dolorosa sensazione di essere rifiutato, cosicch adesso il soggetto a procedere nella direzione del modello oggetto. Il tutto sottende che gi sorta unambivalenza che chiamo primaria: il soggetto nato per essere individuo, ossia distinto da tutti gli altri, ma se fosse veramente tale, non sopravviverebbe un solo istante. Di conseguenza, tutto il meccanismo programmato biologicamente, in base ad un simbolismo soggettivo che potremmo riferire alla vita. Ne deriva che, ad iniziare dal condizionamento primitivo e nella nostra ottica simbolizzata, qualunque soggetto non potr mai e poi mai eliminare uno dei due termini: se stesso che inglobato, se stesso che deve necessariamente inglobare, a prescindere dai segni che avr nella sua scrittura (insomma, anche Curva 10/10 dovr in qualche modo penetrare e, allinverso, anche Angolosa 10/10 dovr cercare di inglobare). Da qua la straordinariet dellintuizione di Moretti quando ha posto a base della sua grafologia Curva (per inglobare, per poi fagocitare) ed Angolosa (per penetrare, ossia per farsi inglobare), a patto che si dimostri, come si dimostrer, che effettivamente questi due segni indicano appunto, rispettivamente, inglobare e penetrare. Del resto, non potrebbe essere altrimenti: tutto iniziato con un oggetto che si conficcato in un uovo. Dunque, penetrare ed inglobare: in una parola, la vita!

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lutamente unica, ogni futuro scrivente percepisce questo condizionamento, ecco spiegato il motivo per cui linsieme degli scriventi, simbolicamente rappresentanti lumanit, indotto ad avere rispetto e considerazione per gli agenti che evocano il simbolismo naturale, cos come si argomentato in precedenza ed in altro paragrafo. In questo momento, i due simbolismi sono fusi insieme. Parallelamente inizia a subentrare la differenziazione tra i due, per via del fatto che inizia progressivamente a strutturarsi un simbolismo di relazione, ma di diverso tipo rispetto ai due visti in precedenza: questa volta una relazione tra linizio e la fine di un viaggio. Il tutto, per, avviene in un contesto in cui in ogni istante del suo cammino il soggetto dovrebbe continuare a percepirsi inglobato dal suo contenitore tridimensionale. Ed ancora, poich linglobato uscir effettivamente dalloggetto, ne che si viene a delineare anche un abbozzo di concetto di inizio fine. Quando sar indotto ad uscire, per, linglobante e linglobato hanno unidentit di interesse, perch il primo non pu dilatarsi oltre e perch il secondo non pu restare dove sta, perch troppo compresso. Ci nonostante il viaggio dellinglobato non pu essere sereno: in fondo va verso lignoto. Dunque, ragionando oggettivamente e soggettivamente, al momento della sua nascita il futuro scrivente ha gi introitato (ovviamente nel modo che gli consentito) la tridimensionalit dello spazio, la sensazione che un inglobato da un inglobante, la definizione di questultimo secondo la coppia amico nemico ed il concetto di inizio-fine. Il tutto riecheggia la rappresentazione mitica originaria che crea una prima forma di ordine, un ordine simbolico, ossia intuitivo e non ancora intellettuale, di cui parla Pulver. Oggettivamente considerata, tale rappresentazione funzionale a ci che avverr subito dopo la nascita. Appena nato, il futuro scrivente ha il bisogno vitale di inglobare loggetto, costituito dal capezzolo, che dunque assume il ruolo di modello, sebbene sia un unico; in altre parole, i condizionamenti subiti nella fase prenatale, oggettivamente e soggettivamente considerati, svolgono la funzione di programmare lindividuo a ricostruire lo schema precedente, ma invertendone i termini (ci che prima era il contenitore ora il contenuto - fig. 62). Ed anche in questo momento, dal punto di vista che stiamo considerando, si ha la coincidenza tra il simbolismo spaziale ed il simbolismo grafico, che questa volta si verifica nel primo momento in cui si verifica questo nuovo inglobamento. I due simbolismi, dunque, iniziano a differenziarsi per il semplice motivo che il futuro scrivente programmato per distaccarsi progressivamente dalloggetto, secondo uno schema, per, che ancora una volta linverso del primitivo condizionamento subito. Il processo di differenziazione, oggettivamente considerato, infatti, avviene quando il soggetto ha modo di percepire che loggetto, ovvero il capezzolo materno, ora c ora non c. Cosicch non il soggetto che si distacca dalloggetto, perch, secondo la percezione del bambino avviene esattamente il contrario (tanto vero che quando loggetto non c egli pu piangere).

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RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEL SECONDO INGLOBAMENTO Il soggetto ingloba loggetto


Soggetto (futuro scrivente) Soggetto (futuro scrivente)

Fig. 62

Sulla base del primo condizionamento, il soggetto deve ricostruire necessariamente lo schema che aveva introitato in precedenza, rovesciandone i termini (ci che inglobava inglobato e viceversa).
Oggetto (modello)

Oggetto (modello)

Si ha lincontro comunicativo con un nuovo modello (il capezzolo), che un unico, ma che previsto in maniera identica per tutti. Anche questo modello tridimensionale, cosicch anche lazione esercitata dal futuro scrivente percepita da questultimo come un inglobare un corpo avente tre dimensioni (ovviamente si tratta, come in precedenza, di abbozzi di tipo ideativo). Nello stesso tempo, poich nella fase di avvio del processo, le pareti dellinglobato aderiscono su quelle del futuro scrivente, anche questultimo ribadito nella sua fisicit tridimensionale (sempre in una maniera abbozzata, ovviamente). Di conseguenza, nel momento della prima poppata, il futuro scrivente percepisce il simbolismo di relazione ed il simbolismo spaziale come un unico insieme. Da l in poi, per, dovranno nascere delle nuove dinamiche relazionali (che porteranno alla definitiva separazione dei due simbolismi), nelle quali, tuttavia, lo schema del precedente inglobamento risulta necessariamente ribaltato. Infatti, la vera natura della dinamica comunicativa verr definita dalloggetto, che, necessariamente, dovr distaccarsi dal soggetto stesso, poich destinato a diminuire nel proprio volume. Dunque, il capezzolo ora c, ora non c ed ha un destino segnato, perch non ci sar pi. Ancora una volta, dunque, il modello destinato ad elidersi, come era successo nellinglobamento precedente, perch continuer a vivere inglobato nel soggetto, attraverso i condizionamenti che ha indotto nello stesso. Allinverso, se il capezzolo fosse sempre disponibile linsieme non sarebbe dinamico e non si avrebbe alcuna relazione comunicativa. Di conseguenza, si riconferma che lazione comunicativa si avvia per effetto dellinglobato, che questa volta costituito dal modello. Nel nostro modo di ragionare oggettivo, simbolico e semplificato, loggetto deve adempiere alla sua funzione che quella dello svuotamento, sino ad un punto limite in cui non potr pi riempirsi e rester vuoto del tutto. Di conseguenza, nella percezione del futuro scrivente, come se il capezzolo lentamente svanisse. Ancora una volta, dunque, il contenuto che riempie di senso il contenitore, il quale si percepir appagato o meno solo se potr disporre delloggetto secondo i suoi bisogni e quando lo desidera. Ne derivano altre interessanti considerazioni, che sono approfondite nel testo. Di conseguenza loggetto inglobato avvia un simbolismo di relazione, che procede in due direzioni: uno verso il soggetto inglobante, in base al quale questo percepisce linglobato come amico e come non amico, un altro che va, nella percezione del futuro scrivente, da questultimo allignoto. Ma anche il soggetto, nella fase dellinglobamento primario, mentre era espulso avr sicuramente percepito di procedere verso lignoto. Di conseguenza, il soggetto, futuro scrivente, si imbatte con un ignoto opposto al precedente, perch nel primo caso era lui che, per effetto dellespulsione, doveva abbandonare un posto noto, mentre questa volta loggetto amato che se ne va e senza apparente motivo. Non esagerato, dunque, immaginare che a questo punto si instauri in maniera abbozzata, ovviamente, unidea di fine, che produrr angoscia. Il tutto, naturalmente, ai fini di ribadire i due condizionamenti gi introitati in precedenza: il carattere individuo del futuro scrivente e il bisogno insopprimibile del modello, ovvero, simbolicamente, dellaltro. E non senza significato, per noi che abbiamo elaborato la teoria degli opposti, che i due condizionamenti si ribadiscano attraverso meccanismi che sono tra loro in opposizione: si riconferma luniversalit di questa teoria. Naturalmente, questa seconda fase di inglobamento era iniziata sulla base dellesito di quella precedente: in pratica, il futuro scrivente ricostruisce lo schema (amico o nemico) che aveva introitato per effetto dei primi condizionamenti. Nel secondo inglobamento, invece, loggetto pu ribadire o attutire il primo condizionamento. Il tutto influenzer tutte le interazioni successive, sino al punto che, come stato dimostrato dallUniversit di Lubiana, si pu anche determinare il ribaltamento delle polarit comunemente intese come amico nemico.

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Ne deriva che, nelle prime percezioni, il termine con cui il futuro scrivente valuta la presenza o meno delloggetto che egli vuole inglobare dato dalla sensazione dellappagamento. Dunque, il capezzolo inglobato a seconda se il bambino si percepisca appagato o meno. Per percepire che il capezzolo non inglobato, infatti, il futuro scrivente deve provare fame. Da questo meccanismo primitivo, per i grafologi morettiani, ne derivano delle ripercussioni veramente importanti e che coinvolgono Curva, il Largo di lettere e la loro coniugazione per genere. Si ha la riprova che i processi tendono a riprodursi in maniera invertita, aspetto questo che merita di essere molto indagato e che deve essere un derivato della teoria degli opposti gi anticipata (al proposito ricordo che due opposti tendono ad uno stesso obiettivo, ma con strategie invertite). Come in precedenza, inoltre, rimane fermo che in ogni istante il soggetto dovrebbe percepire di essere inglobato, ovvero centrato, rispetto ad un alto, un basso, una destra, una sinistra, un avanti ed un dietro, ma con un condizionamento in pi, indotto dal modello che ora egli ha inglobato, che lo porta a bramare di inglobare a propria volta un oggetto tridimensionale (il capezzolo). Nella nostra ottica oggettiva e soggettiva, questultimo condizionamento assolutamente indispensabile, perch un inedito. Nella fase precedente, il futuro scrivente, infatti, non doveva procurarsi il cibo, ora, invece, deve elaborare strategie per ottenerlo ogni qual volta che ha fame. Nello stesso tempo, assume maggiore rilievo la sensazione dellappagamento43 o del non appagamento: poich pu essere ora appagato, ora no, nel futuro scrivente si instaura sempre di pi il bisogno di inglobare. Si tratta di un condizionamento che dovr produrre i suoi effetti, sempre, anche quando il futuro scrivente acquisir la percezione di essere un individuo (ossia unico e distinto da altri) e anche a prescindere dallesito positivo (che restituisce la sensazioni di oggetto amico e di soggetto amato) o negativo (che restituisce la sensazione di oggetto nemico e di soggetto detestato44 ).
Tanto vero che altri e lesperienza ci informano che lambiente indotto a rafforzare questa sensazione di appagamento, fornendo al futuro scrivente un oggetto sussidiario, del tipo ad esempio del ciuccio. Ad un certo punto, noto, ma anche studiato da altri, che il bambino cercher di auto indursi lappagamento, succhiando spontaneamente il dito, ad esempio. In altre parole, si dimostra come la ricerca dellappagamento debba produrre sicuramente effetti dinamici, che avranno un riflesso fondamentale in tutta la vita di relazione futura. Riprender il tema quando coniugher per genere Curva.
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La sensazione di aggredito, oggettivamente considerata, un sottoinsieme di quella indicata nel testo. In qualche modo, la sensazione di aggredito una sensazione relativamente pi matura (che ovviamente pu instaurarsi anche quando il soggetto era inglobato, ma non da subito). In ogni caso, un amico ama e un nemico, invece, non ama, ossia detesta. Non , inoltre, assolutamente detto che chi detesti aggredisca. Ed anzi, sotto molti punti di vista, decisamente molto pi preferibile che il soggetto si percepisca aggredito, piuttosto che semplicemente detestato. Tutto ci, infatti, si spiega constatando che il detestare un insieme che contiene al suo interno la repulsa, oltre che laggredire (ma non lindifferenza, ad esempio). Ora, la repulsa il rifiuto totale dellaltro. In altre parole, la repulsa equivale ad espellere colui che invece avrebbe bisogno di percepirsi inglobato ( ovvio, se loggetto non avvertisse il bisogno di essere inglobato, allora lazione del soggetto non sortirebbe alcun effetto. In altre parole, lazione di repulsa, oggettivamente e soggettivamente considerata, ha senso solo se diretta contro qualcuno che vorrebbe farsi inglobare): riprenderemo il discorso quando tratter del segno s. Ci implica che, dal punto di vista del soggetto, che ha subito il condizionamento dovuto allinglobamento primario, decisamente preferibile percepirsi aggredito, piuttosto che detestato. Ci, cambiando registro, getta una luce nuova su segni morettiani di importanza primaria, come Acuta, ad esempio: il soggetto aggredisce, in quanto desidera essere in qualche modo aggredito, perch, per effetto dei condizionamenti subiti, indotto a ritenere di essere detestato e, quindi, indotto a temere di essere espulso. Il tutto ha una ricaduta veramente considerevole, che pu apprezzare solo colui che padroneggia la metodica morettiana.
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Dalla genesi di un segno, ad una nuova grafologia, secondo il simbolo della vita

Cambiando per un momento registro, ci implica che laffermazione della grafologia tradizionale morettiana, secondo la quale colui che ha Angolosa un soggetto che vuole distinguersi dagli altri, oggettivamente e soggettivamente errata (ovviamente, nellottica della nuova grafologia). Non pu essere assolutamente cos: il grafologo morettiano che la pensasse diversamente scambierebbe un comportamento, che in apparenza sembra che operi una distinzione tra il soggetto e loggetto, con la causa vera dello stesso. A propria volta, ci implica che tale grafologo non colga il senso della strategia di Angolosa, la quale, considerata oggettivamente e soggettivamente, consiste nellobbligare loggetto a relazionarsi con il soggetto (il soggetto, infatti, aggredisce per costringere il soggetto a relazionarsi con lui). In altre parole, un eventuale segno grafologico della distinzione rispetto alloggetto, non risponde alla natura oggettiva e soggettiva di tutti i processi considerati sinora. Se questo segno esistesse, bisognerebbe ammettere la possibilit che esita un soggetto che non abbia subito il primo condizionamento (nella fase in cui egli era necessariamente inglobato, specie nel momento in cui i due simbolismi erano almeno pressappoco coincidenti). La non identificazione, oggettivamente e soggettivamente considerata (ossia in ambito grafologico), infatti, assolutamente innaturale, ossia contraria al simbolismo oggettivo della vita. Preciso, inoltre, che la rappresentazione grafica del segno della non identificazione , oggettivamente unoperazione cos artificiosa da apparire innaturale (infatti, nel disegnarlo, ho avvertito una forte sensazione di fastidio). Dunque, sono riuscito effettivamente a designare il segno del non volersi identificare, ma tale segno, soggettivamente interpretato, equivale a dire che il soggetto vorrebbe contrastare il primitivo condizionamento, tanto vero che sempre assente in tutte le grafie che ho esaminato. Compare appena accennato, qua e l, in rarissimi casi e con una diffusione percentuale (nella stessa grafia) veramente scarsa e non potrebbe essere altrimenti45 . Solo una volta ho riscontrato questo segno in una misura significativa (la grafia interessata pubblicata in questo lavoro: il lettore attento non avr difficolt ad individuarla), ma deve essersi instaurato per effetto di condizionamenti che il soggetto si deve essere indotto (verosimilmente) nella fase della fanciullezza. Infatti, un condizionamento di questo tipo, non pu essere indotto dalloggetto: sarebbe un controsenso, ovvio. Riprendiamo il filo. Dal momento in cui, secondo il bambino, loggetto inizia a distaccarsi dal soggetto, subentra il simbolismo di relazione insito nella grafologia di Moretti, che ovviamente sar influenzato dal primitivo condizionamento dello stesso tipo. Volendo riferire, ai fini di maggiore chiarezza, il processo di cui sopra alla scrittura, possibile intravedere il fondamento oggettivo di tale simbolismo.

Si badi, questa volta sono pi che sicuro: il segno del non volersi identificare esiste, ma pi un esercizio che tende a conferire coerenza ad un modello scrittura, piuttosto che un qualche cosa che effettivamente si riscontri nella grafia (ma la realt supera sempre la fantasia, come si pu comprendere dalla lettura). Ci ovvio in s, a prescindere dalle considerazioni precedenti relative al condizionamento primario. Ritorner su questo tema in altra occasione, nellambito, spero, di un dibattito che coinvolga una comunit scientifica di tipo grafologico, ma il lettore ormai ha le chiavi per comprendere la portata negativa di questo segno. Posto, infatti, un segno del non volersi identificare, sulla base del simbolismo di relazione, si perviene ad una conclusione assolutamente paradossale, come il lettore attento potr effettivamente constatare.
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Nel mentre il soggetto scrive una lettera di una qualsiasi parola, infatti, indotto a percepire che quella che verr dopo, ossia quella che distanziata da s (simbolicamente rappresentata dalla lettera che sta scrivendo), deve costituire il diverso da s, vale a dire il Tu. In quanto sopra, cambiando per un momento il registro, si intravede la genesi di due segni fondamentali del metodo morettiano: Stretto tra lettere (le lettere sono molto ravvicinate le une alle altre) e Largo tra lettere sopra media (le lettere sono molto distanziate), ma debbo necessariamente rinviare lapprofondimento di una tale questione, peraltro di grandissimo rilievo. Anticipo soltanto che, oggettivamente considerato, lo Stretto tra lettere pu instaurarsi per due motivi (al solito) opposti: lambiente si rifiutato di distanziarsi dalloggetto (con Curva elevato), il soggetto non vuole prendere atto che lambiente ha dovuto necessariamente distanziarsi da lui. Allinverso, il Largo tra lettere eccessivo deve trovare la sua genesi in un ambiente che si deve essere distanziato troppo (con Angolosa), oppure in un soggetto che si rifiuta di ammettere che loggetto si sia effettivamente allontanato troppo da lui (con un contesto sostanzialmente curvilineo). Ovviamente, dato questi due schemi generali, si ha la chiave per comprendere la vera natura, secondo la genesi, dei casi misti e delle altre possibili coppie di opposti. Ci nonostante, nel primissimo condizionamento prenatale, sia il contenitore (loggetto) sia il contenuto (il soggetto) costituiscono due variabili (che non sono di interesse oggettivo e soggettivo, per quello che dir a proposito del tratto progenitore) poich si pu dare per assodato che sono degli unici, irrepetibili. Ne , dunque, che ogni bambino vive il primitivo modello in maniera del tutto unica, pur subendo dei condizionamenti che sono universali (paradossalmente, invece, questi condizionamenti sono di interesse oggettivo e soggettivo perch la nuova grafologia studia i modelli grafici o i modelli rappresentabili graficamente). Ci, per, implica che a livello prenatale siano i bisogni del soggetto che definiscono la vera natura delloggetto contenitore. Da questo punto di vista, si pu convenire che se il soggetto non avesse dei bisogni primari da soddisfare, dai quali deriva la sua stessa sopravivenza, il contenitore non potrebbe svolgere alcuna funzione simbolica. La prima percezione, dunque, se sar positiva secondo i bisogni del soggetto, dovr essere dellabbraccio che accoglie ed ingloba, oppure, nel caso contrario, sar la sensazione opposta, vale a dire quella dellespulsione: si tratta di una constatazione oggettiva dalla quale ne far discendere delle conclusioni di forte rilievo, nella parte del lavoro che discuter il segno che ho scoperto. Successivamente si instaurano altre emozioni, che genericamente possono condensarsi nei termini in opposizione di contenitore amico contenitore nemico. La definizione di un termine, per, induce necessariamente la definizione dellaltro, vale a dire dello stesso soggetto. Si ha, quindi, una nuova coppia in opposizione, speculare alla prima: soggetto protetto soggetto aggredito. Come si potuto notare il processo di condizionamento originario un processo attivo, in cui per il soggetto, sulla base dei propri bisogni, a riempire di contenuto e di senso il contenitore, che, a sua volta, pu essere definito come un modello, perch in ogni nascita svolge una stessa funzione, bench sia quellunico prima descritto. Di conseguenza, poich i processi della fase prenatale hanno dovuto ingenerare dei condizionamenti, si deve ragionevolmente supporre che il processo di inglobamento che il bambino opera a sua volta, riproduca lo schema che egli ha introitato in precedenza.

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Per essere pi chiari, cambiando ancora una volta registro, sul piano grafologico e nellambito morettiano questo si tradurr in Curva, se il contenitore stato percepito amico, oppure in Angolosa, se il contenitore stato percepito nemico. A questo punto, sulla base della teoria degli opposti, si comprende che lazione attiva delloggetto (che pu essere nuovamente considerato come un modello, poich svolge sempre la funzione di nutrire il soggetto, sebbene sia un unico) che contribuir a dare senso ed identit al soggetto. Se loggetto - modello fosse sempre disponibile, secondo le esigenze del soggetto, infatti, non ci sarebbe un interscambio comunicativo, vale a dire che non si esplicherebbe alcuna funzione simbolica. Ma poich loggetto deve fatalmente distanziarsi dal soggetto, sino al punto che svanir del tutto, ne che si debbono avere ulteriori condizionamenti. Come nel precedente inglobamento, anche in questo caso, il nuovo modello cessa la propria funzione e termina di esistere (la funzione propria, oggettivamente considerata, del secondo modello quella di svuotarsi e verr, prima o poi, un momento in cui non potr riempirsi pi46 ). Ma loggetto svanisce relativamente presto, in un periodo in cui il soggetto ha ancora bisogno di essere nutrito ed accudito, pena la sua stessa sopravvivenza. Verr un momento, dunque, in cui il bambino, che stato indotto a percepirsi distanziato, non potr pi ricostruire un processo di inglobamento nei termini gi visti, n tale operazione potr essere condotta dallo stesso oggetto. Considerando che il condizionamento fondamentale, in fondo, era consistito nel bisogno di percepirsi appagato (ricordo che tutto si avvia sulla base dei bisogni nutritivi del soggetto), lunica alternativa consentita consiste nelle operazioni che seguono: 1) Il soggetto indotto a muoversi verso loggetto, ovvero spinto ad intraprendere un moto in senso orizzontale che, questa volta, non va da un inizio ad una fine, ma da s allaltro; 2) Il soggetto indotto a crearsi un modello mentale di un inglobamento, che possa svolgere una funzione sussidiaria. Il futuro scrivente, infatti, ha bisogno di fantasticare di essere inglobato nelloggetto (e non il contrario, perch deve necessariamente invertire lo schema precedente, nel quale era lui che inglobava loggetto); 3) Anche loggetto, che in precedenza aveva subito gli stessi condizionamenti del soggetto, indotto a muoversi verso il futuro scrivente , anche lui invertendo i termini dellinglobamento precedente (questa volta, loggetto desidererebbe inglobare il soggetto); 4) In effetti, anche dopo la fine dellinglobamento del modello biberon, il bambino ha ancora bisogno dellambiente, di conseguenza questultimo pu essere considerato ancora una volta come un modello universale, sebbene sia anche un unico; 5) Si ha, dunque, una perfetta identit di vedute tra il soggetto e loggetto, i quali a questo punto sono indotti a compiere azioni in opposizione e che, dunque, si attraggono, perch assecondano il simbolismo della vita;

Si consideri che la nostra una logica simbolizzata: prima o poi il modello, fosse pure costituito dal biberon, secondo la percezione del bambino dovr necessariamente svanire.
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6) Nasce un nuovo inglobamento (il terzo), ma che ha una natura pi intellettuale che reale; 7) Nella fase di avvio, sono sempre i bisogni dellinglobato a determinare la vera natura della dinamica comunicativa, ma arriver un momento in cui linglobante dovr invertire la dinamica comunicativa (ci avverr quando il bambino inizia ad acquistare in autonomia), reclamando i propri bisogni. Ci indurr linglobato (virtuale) a sfilarsi dalloggetto inglobante; 8) Ancora una volta, per, tra linglobante che inizia il processo che porter alla fine dellinglobamento e linglobato che virtualmente si sfila esiste una oggettiva convergenza di interessi, perch effettivamente il soggetto programmato per distanziarsi dal nuovo modello; 9) Quanto sopra pu essere anche spiegato considerando che, nel mentre linglobato procede nella sua azione di allontanamento (che inizia nel momento stesso in cui si avvia linglobamento virtuale), nella nostra ottica simbolizzata, il modello si percepisce minacciato, perch si avverte svuotato di funzione. Di conseguenza la dinamica comunicativa, anche in questo caso, si inverte, perch proceder dallinglobante allinglobato; 10) Il processo di allontanamento, tuttavia, produrr necessariamente linversione dello schema inglobante inglobato, perch questa volta, e definitivamente, il soggetto avr unidea inglobata dellaltro, in termini stabili, globali (emotivi ed affettivi). 11) Nel momento in cui linglobante termina la sua funzione, il modello cessa effettivamente di esistere, come in tutte le fasi precedenti, ma continuer a vivere, come lantico genitore dal quale il tutto aveva preso avvio, che era costituito da un oggetto che inglobava. 12) Un dato rimane costante: il futuro scrivente avr bisogno di percepirsi sempre inglobato negli elementi che evocano il simbolismo naturale, ovvero anche rispetto ad un avanti ed un dietro, oltre che nelle quattro direzioni individuate da Pulver; 13) Adesso finalmente il soggetto veramente nato e pu aprirsi al mondo, predisponendosi ad inglobarlo (si inverte nuovamente lo schema precedente), ma ora gli sufficiente inglobarlo solo intellettualmente ed emotivamente, finch, si dovr nuovamente inglobare in qualche cosa, che interpretato umanamente (vale a dire sulla base dei condizionamenti precedenti) dovrebbe portare a nuova vita47 . Ma prima di proseguire voglio evidenziare che siamo giunti ad un punto cruciale del ragionamento: si dimostra che tutti i processi qua elencati sono rappresentabili graficamente. Tanto vero che lantico processo di inglobamento operato dal soggetto nei confronti delloggetto, trova una rispondenza piena nelle prime esperienze degli scarabocchi (non importa se siano curvi o angolosi) e,
47 La mia una conclusione logica e non una scelta di campo rispetto a temi che meritano ben altra considerazione di quella che gli ho potuto dedicare e che comunque non sono n di interesse oggettivo n soggettivo. Oggettivamente e soggettivamente ci consentito dire (in punta di piedi) che nella scrittura si intravedono due destini interpretati umanamente. Inoltre, sempre oggettivamente e soggettivamente, si deve constatare che il modello contempla anche una zona alta, che riferita (anche) al rapporto con il trascendente. Stando cos le cose, in altre parte del lavoro, dovr incaricarmi di esaminare se la scrittura suggerisce un nesso tra il destino dellindividuo ed il trascendente: ancora una volta, lunico scopo perseguito quello della coerenza logica.

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soprattutto, pi tardi, quando il soggetto sar diventato scrivente, nel segno grafologico morettiano Largo di lettere (vedi la finestra relativa alla dinamica degli ovali, di fig. 36), nel quale, peraltro, sono fusi insieme sia il simbolismo di Pulver sia il simbolismo di Moretti, a ribadire, anche per questa via, un fenomeno presente nelle fasi di inglobamento prenatale e post-natale. Il Largo di lettere (e lo Stretto di lettere), infatti, condensa lo schema dellinglobamento operato dal soggetto, come un condizionamento fondamentale ed imprescindibile: se ne hanno delle ripercussioni notevoli, che da sole sarebbero risolutive rispetto allargomento che sto sviscerando. Dunque, ancora una volta abbiamo una chiave per comprendere la genesi di segni fondamentali (nel metodo morettiano), quali Largo di lettere e Stretto di lettere. Con evidenza, infine, loperazione di inglobamento presuppone unellisse, che un costitutivo fondamentale della scrittura, soprattutto nellottica di una grafologia che, come quella morettiana, pone al centro (giustamente) la lettera. Riprendiamo le fila del ragionamento, argomentando in merito al modo in cui lambiente interagisce con le produzioni grafiche del futuro scrivente. Per farlo dobbiamo sempre riferisci al criterio oggettivo e soggettivo individuato, consistente nella relazione comunicativa per opposti, inglobante inglobato. Tuttavia gi sappiamo che deve essere lambiente a trasferire nel futuro scrivente la sua idea di spazio esistenziale. Nel merito, al punto nove dellelencazione precedente ho gi scritto, riferendomi allinglobamento che ho definito mentale: Nel mentre linglobato procede nella sua azione di allontanamento (che inizia nel momento stesso in cui si avvia linglobamento virtuale), per, nella nostra ottica simbolizzata, il modello si percepisce minacciato, perch si avverte svuotato di funzione. Di conseguenza la dinamica comunicativa, anche in questo caso, si inverte, perch proceder dallinglobante allinglobato. Ecco il punto: come nel primitivo inglobamento, mano a mano che il futuro scrivente inizia a crescere, la relazione comunicativa inizia ad invertirsi. A questo punto, infatti, sar loggetto inglobante ad influire sul soggetto inglobato. Se loggetto, che un modello, non si comportasse in questo modo, infatti, non assolverebbe alla sua funzione. E una funzione, per, che in contraddizione con se stessa (come sempre, infatti, il modello destinato ad esaurirsi), perch se, da una parte, obbligata ad accudire e sostentare, dallaltra, non potr espletarsi in eterno, perch il futuro scrivente destinato a viaggiare da una qua, costituito dal centro dellinglobante, ad un l, costituito, invece, da ci che fuori dellinglobante. Siamo giunti finalmente ad un punto cruciale, in cui ambedue i termini della relazione comunicativa possono trovarsi di fronte ad un bivio. Questa volta, infatti, sia il modello sia linglobato possono scegliere: il primo, pu anche decidere di non allontanare da s il soggetto, il secondo, invece, pu decidere di voler continuare a restare inglobato. Ma, qualunque cosa decidano i due protagonisti, il cammino verso destra (nella nostra cultura) del soggetto imposto geneticamente. Si tratta di un simbolismo, che pur fondandosi sulla genetica, tuttavia non asseconda la fine secondo la vita, perch questultima non ha un andamento orizzontale da sinistra a destra, ma ha un andamento trasversale e parallela alla linea simbolica del suolo. Di conseguenza, pu instaurarsi un corto circuito, tipicamente umano, in cui lindividuo

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indotto a non procedere verso lavanti (simbolicamente il futuro secondo la specie), nel mentre, suo malgrado, deve comunque procedere verso destra (simbolicamente il futuro secondo il destino individuale). E un caso paradossale, in cui luomo pu decidere di non assecondare il simbolismo secondo la vita, che lo vorrebbe individuo, mentre non pu fare nulla, neanche se lo volesse, per non assecondare il futuro secondo il destino soggettivo. Eppure alluomo sembrerebbe che tutto sia possibile: sulle prime potrebbe apparire che egli possa contrastare (che diverso dal non assecondare) entrambi i futuri, togliendosi la vita. Non potr farlo, perch la proposizione in contraddizione in se stessa (la fine della vita, infatti, consiste nel destino ultimo dellindividuo48 ), ma largomento sar ripreso al momento opportuno (quando illustrer il nuovo segno S).

In realt la questione pi complessa (anche dal punto di vista soggettivo, intendo dire): laffermazione del testo, infatti, una semplificazione. Occorre partire dalla considerazione che esistono due destini, uno che asseconda la vita, laltro che asseconda la non vita, ossia lesistere senza vita. Dunque, si tratta di due insiemi distinti, seppur interdipendenti, come mi appresto ad illustrare. Nel primo insieme, il destino indipendente dallindividuo, perch ha come unico scopo la sopravvivenza della specie. Tuttavia, questo insieme, in contraddizione in se stesso, perch se vero che il suo unico scopo quello di perpetuare in eterno la specie, anche vero che per riuscire nella sua missione non pu fare a meno della presenza di un soggetto femminile e di un soggetto maschile, i quali a loro volta, costituiscono la classe degli individui. Nel secondo simbolismo, invece, lindividuo costretto ad immaginare se stesso in rapporto ad una dimensione trascendente (cfr. pi avanti). Dunque entrambi i simbolismi si debbono rapportare al singolo, chi direttamente (il destino verso destra) e chi indirettamente (il destino verso lavanti). I due, quindi, hanno un punto di contatto, un vero minimo comune multiplo, che non costituito dal genere maschile o femminile, ma che rappresentato dal concetto di individuo. Di conseguenza, i due simbolismi possono anche essere congiuntamente considerati secondo un unico insieme. Il motivo per cui lindividuo costretto ad immaginare una dimensione trascendente dipende dalleffetto combinato tra il primissimo condizionamento subito (c un momento in cui, simbolicamente, lindividuo percepisce di esistere, mentre nellattimo precedente non percepiva nulla: di conseguenza come se lo stesso individuo avesse percepito di essere sempre esistito) e la concezione di eternit imposta dal simbolismo della vita, il tutto ovviamente interpretato umanamente. Nello stesso tempo, si ha un feedback di natura opposta: il primissimo condizionamento induce lindividuo ad interpretare umanamente anche il simbolismo della vita. Ognuno, infatti, spera in cuor suo di lasciare qualche cosa di s ai posteri. Ovviamente sono in grado di spiegare il tutto graficamente, ovvero oggettivamente e soggettivamente, sulla base di una rappresentazione cartesiana, del tipo di quella di cui a fig. 8. A tale proposito, infatti, si consideri che il simbolismo secondo il destino individuale (nella nostra cultura, sinistra destra) collocato sullascisse, mentre quello secondo la vita (avanti dietro) collocato sullordinata. In altre parole, per apportare una metafora grafologica di tipo morettiano, luomo, sia che si consideri secondo la destra sia se si consideri secondo lavanti, opera in modo mitomane. Restando sempre nella metafora, si spiega anche la diffidenza che ciascun individuo nutre sia rispetto al futuro verso destra sia rispetto al futuro verso lavanti (ricordo che i moti diagonali indicano diffidenza). Abbiamo portato a coerenza oggettiva e soggettiva alcuni concetti desunti unicamente dalla grafia, dunque, beninteso oggettivamente e soggettivamente parlando, dovremmo essere necessariamente nel giusto (prego il lettore di prestare la dovuta attenzione alle virgolette: sono in discussione temi in cui chiunque, specie se grafologo, si percepisce limitato nella comprensione). Per altro verso, fermo il rispetto che debbo agli argomenti trattati, dovrei essere in grado di dimostrare, graficamente, che il condizionamento verso quella che nella metafora grafologica definita mitomania unistanza che pu essere spiegata in un modo che sia rispettoso di tutti i punti di vista. Sul piano oggettivo e soggettivo, infatti, risponde effettivamente al vero che luomo tende ad interpretare la realt soggettivizzandola, ossia valutandola con criteri umani , cosicch i fenomeni non sono valutati per quello che sono, ma per ci che significano umanamente. In effetti, inoltre, oggettivamente, le osservazioni si sarebbero dovute condurre su un modello tridimensionale, considerando anche un vettore che spinge dal basso verso lalto (mentre i due simbolismi trattati sono situati sul livello del suolo), ma il presente non un trattato di matematica o simile. Questo vettore, ovviamente, rappresenta unistanza spirituale di tipo trascendente. Si otterrebbe lo stesso risultato, ad esempio, combinando tale vettore con il simbolismo della vita, ecc., ma, stando al ragionamento oggettivo, mi sembra che si possa sostenere che i processi dovrebbero procedere allinverso, come ho indicato nel testo. Riprender il tema, osservandolo da un altro punto di vista.
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In ogni caso, abbiamo la conferma: lambiente che tende ad assegnare senso di amico e di nemico alle varie direzioni. Ma capiamo anche che lambiente trasferisce due idee di futuro, uno verso lavanti, laltro verso destra. E a ben vedere, la traiettoria in cui si strutturano le relazioni comunicative, inizialmente, non possono situarsi a destra (verosimilmente, nella nostra ottica oggettiva e dunque grafica - relazionale), ma sono collegate nellavanti. La ragione di ci consiste nel fatto che la relazione inglobante inglobato, questa volta, solo virtuale (mentale): il bambino quando ha fame ora inizia ad essere consapevole di guardare avanti a s (e non alla propria destra, ad esempio). Si tratta di una fase in cui il futuro scrivente ha un feedback tra lidea indistinta che aveva desunto nelle fasi precedenti, secondo la coppia in opposizione amico-nemico, ed il concreto proporsi dellambiente, con questultimo che pu dunque soltanto mitigare o rafforzare la prima idea. Ma si tratta di un feedback che coinvolge due entit unite solo virtualmente, cosicch, anche nella percezione dellinglobato virtuale (il nostro futuro scrivente), comunque una vera relazione comunicativa soggetto oggetto. Ma poich questa relazione comunicativa ha una traiettoria che da un oggetto si dirige verso il soggetto, ne che questultimo tende a far coincidere lidea che ha del suo avanti con lidea che ha del suo dietro. Daltra parte, si impone da s che qualora il futuro scrivente si percepisse protetto ed appagato, allora non avrebbe nulla da temere (n nel davanti, n nel dietro). Finalmente, durante il suo cammino, inizia ad allargarsi il campo del soggetto, dovuto al il fatto che egli deve procedere verso destra. Ora inizia ad avere oggetti davanti a s, dietro di s, alla propria destra e alla propria sinistra, mentre continua a percepirsi inglobato negli elementi evocativi del simbolismo naturale. Mano a mano che acquisisce in autonomia, gli oggetti diventano sempre pi vere rappresentazioni mentali, retaggio del bisogno dellappagamento in precedenza descritto. Fatto sta che le rappresentazioni iniziano ad avere una profondit ed unampiezza, ma anche unaltezza (alto- basso), tanto pi che ad un certo punto il futuro scrivente acquisisce la posizione eretta: si tratta di un processo maturativo e di un fatto di grande rilievo (lo desumiamo dallesperienza, ma studiato da altri). Ma, nelle fasi iniziali, stando ai ragionamenti oggettivo e soggettivo, si tratta di una profondit, di unampiezza e di unaltezza che il soggetto pu immaginare sulla base dellemozione che gli suggerisce il proprio avanti , il quale a sua volta, era stato desunto dal feedback tra i condizionamenti precedenti e lazione concreta esercitata dallambiente: si instaura il condizionamento che ha la probabilit di essere definitivo (sebbene ci sia da considerare un ulteriore feedback). Il soggetto ha introitato dentro di s un sentimento dellavanti, del dietro, della destra e della sinistra, dellalto e del basso. Daltra parte, il bambino era recettivo in tal senso, perch in precedenza era gi stato opportunamente condizionato dal suo contenitore, che gli aveva insegnato ad avere soggezione dello spazio che lo inglobava. Su questo nucleo di una rappresentazione soggettiva, interviene lazione educativa delloggetto: dobbiamo rapportarla allargomento in discussione in questo capitolo, al simbolismo spaziale di Pulver.

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Ora, loggetto, che preesisteva al soggetto, a sua volta aveva subito tutti i condizionamenti propri della sua cultura e del suo tempo, cosicch, nella nostra cultura e nel nostro tempo, il bambino progressivamente tende ad attribuire alle quattro direzioni (alto, basso, sinistra e destra) i significati che gli attribuisce Pulver, ma li interpreta soggettivamente, sulla base di tutti i condizionamenti ed i feedback precedenti (lultimo dei quali, si ricorder, aveva interessato lavanti). In questottica, ad esempio, lambiente che tende a trasferire anche il concetto di trascendente, associato allalto ed il concetto degli abissi, associato al basso, ma, anche questa volta, lazione educativa pu sortire successo perch, gi dal primissimo condizionamento, il futuro scrivente aveva acquisito un condizionamento. Naturalmente il modello, che deve anchegli assecondare il simbolismo della vita, tende a trasferire la sua idea di femminile e di maschile, anchessa umanamente interpretata (ovvero, non solo in termini spirituali, ma anche in termini storicizzati e di cultura). Ed anche in questo caso si hanno nuovi feedback, che produrranno altri condizionamenti, peraltro abbondantemente studiati da varie discipline. I processi grafici che interessano la carriera di colui che diverr scrivente, quindi, risentono dellazione attiva esercitata dallambiente, che tende a trasferire su di lui il modello vigente. Ovviamente, in ogni istante il bambino interagisce con il modello propostogli, perch oppone le sue istanze (rese attive per conseguenza dellazione dinamica esercitata dalloggetto) introitate nei periodi maturativi ed evolutivi precedenti. Mano a mano che procede lungo il suo tirocinio grafico, il bambino apprende a differenziare i vari oggetti che rappresenta, in parallelo allazione di allontanamento da lui operato dalloggetto (si pu ragionevolmente supporre, quindi, che le rappresentazioni grafiche possano essere un modo in cui il futuro scrivente ricerca lappagamento. Concepite in tale modo, le rappresentazioni grafiche potrebbero costituire un nuovo oggetto sussidiario: potrebbe essere oggetto di uno studio specifico, condotto in collaborazione con le discipline che studiano le produzioni grafiche infantili). Si arriva ad un punto in cui lambiente si distanzia definitivamente dal bambino ed facile dimostrare che anche questo processo ben rappresentabile graficamente, tanto vero che quando giunge a piena maturazione ci restituisce un modello di scrittura che vuole le singoli parti ben distanziate, secondo criteri distribuitivi e proporzionali codificati. Ma con il procedere inesorabile del processo di allontanamento, lantico schema soggetto oggetto, si rovescia nuovamente: adesso il soggetto che, sulla base dei propri bisogni, progressivamente d senso e significato alloggetto: inizia ad introitarlo, emotivamente ed intellettualmente, in modo pi nitido e stabile che nel passato (verosimilmente, stante il nostro punto di vista simbolizzato). Quanto sopra si avvalora anche con il seguente brano, che dimostra che la polarit amico nemico pu essere avvertita anche in modo invertito, tratto da Palaferri (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata), che, nel merito della sperimentazione effettuata negli anni 70 dallUniversit di Lubiana (che aveva per oggetto il simbolismo spaziale di Pulver), cos si esprime: Gli stessi ricercatori hanno poi scoperto che la valenza dello stimolo simbolico (amico-nemico) non legata in modo fisso alle coordinate cartesiane, ma varia a seconda del valore (amico-nemico) che quello stimolo assume per il soggetto. Ne deriva che, ad esempio, il vettore Destra che normalmente ha valore di amico,

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per un soggetto pu assumere valore di nemico, mentre diventa amico quello di sinistra per il fatto che la regressione gli d maggiore sicurezza. Confronto tra le produzioni grafiche del candidato scrivente ed il modello calligrafico
Si porta a sintesi tutto il lavoro precedente e si dimostra ci che gi si imponeva sulla base di semplici metafore, esposte gi in precedenza: lo scrivente non interagisce con i bordi del foglio, in quanto egli si limita solamente a tradurre, in maniera soggettivizzata (nel senso di renderlo un fatto esclusivamente soggettivo), linterazione tra il modello grafico appreso sui banchi di scuola (il quale stato elaborato in una maniera rispettosa di una concezione storicizzata del simbolismo naturale) e la personale concezione spaziale che aveva acquisito nella fase in cui egli era un futuro scrivente. In questo modo, colui che diventer scrivente ha subito almeno sei condizionamenti, peraltro coerenti tra loro: linglobamento primario, la nascita, linglobamento secondario, linglobamento virtuale o mentale, linglobamento negli elementi naturali che connotano il simbolismo spaziale, ed, in ultimo, linglobamento del modello grafico. Si dimostrato che tutte queste fasi sono rappresentabili graficamente (dallinglobamento in un simbolo grafico allinglobamento di un modello calligrafico) e sono soggettivamente interpretabili sulla base del simbolismo di relazione, tenendo conto dellinsieme dinamico per opposti, inglobante inglobato. Per effetto di tutti questi condizionamenti, dunque, lo scrivente possiede dentro di s una sua personale idea spaziale, che, tuttavia, non pu che essere connotata in termini storicizzati e culturali. Ovviamente, la grafologia studia questa idea in termini oggettivi e soggettivi, ossia dalla scrittura individuale. Di conseguenza, i simbolismi, oggettivamente e soggettivamente considerati, sono scrittura e sono completamente indipendenti dagli elementi evocativi di ordine naturale. La nuova grafologia, dunque, poich studia oggettivamente e soggettivamente sia il modello grafico, sia la grafia individuale, ha le chiavi per comprendere (anche) linterazione tra lo scrivente ed il suo tempo. Anche in questo caso la nostra solo unottica simbolica: il modo in cui il bambino apprende concretamente a scrivere studiato da altri e non dal grafologo. Ci nonostante si impone una riflessione sul versante della genesi dei segni, la quale a propria volta invita a considerare lazione educativa esercitata dal modello secondo unottica oggettiva, interpretabile soggettivamente. Cos operando, emerge un campo, proprio delleducazione a scrivere, che solo ed esclusivamente grafologico.

Siamo finalmente giunti al momento in cui il soggetto ha acquisito parte degli strumenti, ovvero i prerequisiti, che lo possono fare diventare scrivente. A questo punto si deve confrontare con un modello grafico confezionato secondo i criteri storico culturali prima definitivi. Si tratta di un modello che, nellottica grafologica, il bambino deve obbligatoriamente apprendere. Si ripropone nuovamente lantico schema: un modello, costruito in coerenza con i simbolismi e con una concezione storicizzata, ed un individuo che deve adattarsi. Poich lazione di adattamento deve esercitarsi nellapprendimento, ne che, simbolicamente considerata, tutta loperazione si deve risolvere nellinglobamento. In pratica, lapprendista scrivente deve cercare di sforzarsi di inglobare loggetto scrittura, ma mano a mano che loperazione ha successo, questultimo svolge la sua funzione di condizionamento, che come abbiamo visto, di tipo educativo. Dunque, sulla base dello schema ormai conosciuto, loggetto inglobato progressivamente inizia a provocare il suo contenitore, il quale parallelamente oppone le sue resistenze. Queste ultime, infatti, derivano dal fatto che egli, nella fase prescolare, aveva gi introitato un suo personale schema del modello, vale a dire non solo dei simbolismi individuati da Pulver ed insiti in Moretti, ma anche rispetto ai simbolismi secondo la vita (avanti-dietro) e secondo il destino individuale, nonch secondo il suo genere.

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RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLINGLOBAMENTO FINALE IL CANDIDATO SCRIVENTE INGLOBA LOGGETTO MODELLO GRAFICO
Soggetto inglobante (modello grafico individuale, derivato dallesito delle esperienze evolutive, ivi comprese quelle di natura grafica)

Fig. 63

Oggetto inglobato (modello calligrafico)

Soggetto inglobante (scrittura che inizia a personalizzarsi)

Oggetto (modello calligrafico, che sar espulso dallinglobante)

Come al solito la relazione comunicativa parte dalle esigenze dellinglobato (che deve essere appreso), ma si tratta di un inglobato ingombrante, perch contrasta con la rappresentazione spaziale e grafica del candidato scrivente, nonch con le sue caratteristiche individuali. Ne che, dopo un po, il processo comunicativo si inverte (sono coinvolti anche processi maturativi, ovviamente): a questo punto sar il soggetto inglobante a contrastare linglobato.

Grafia personalizzata, nata per effetto delle fasi precedenti (contiene in s, sincreticamente fusi, sia loriginario modello grafico individuale sia il mdello calligrafico).

Quando questultimo sar espulso, nasce lo scrivente, il quale a propria volta un ibrido, vale a dire il frutto dellinterazione tra le caratteristiche soggettive e le esigenze del modello calligrafico.

Esordisce, dunque, la scrittura individuale corrente. Anche questo processo, per, quando giunge a piena maturazione, tende a riproporre il bisogno del distacco, che sar avviata dallapprendista scrivente, inglobante. Nasce, cos, un nuovo soggetto: lo scrivente. E questultimo, come tutti i nati, avr inglobato un ibrido tra il modello ed il complesso delle produzioni grafiche che aveva acquisito in precedenza (vale a dire del complesso delle acquisizioni e delle rappresentazioni spaziali e simboliche). Ne che, simbolicamente considerato, il modello grafico introitato nei primi anni di scuola continuer ad esercitare la sua influenza sullo scrivente per tutto larco della sua carriera. Come prima conseguenza di questa influenza, si ha che lazione di personalizzazione esercitata dallo scrivente non potr stravolgere il modello introitato, perch, nel momento in cui egli inglobava il modello, 167

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competeva a lui di colmare il divario esistente tra le sue produzioni grafiche e ci che questultimo proponeva a livello globale. Ne deriva tuttavia che, in qualche modo, Pulver avesse ragione: in effetti, lo scrivente la concezione spaziale lha dentro di s. Ma se lha dentro di s, allora in lui la concezione spaziale non evocata dai margini del foglio, tanto vero che, come gi stato sostenuto, potrebbe scrivere ovunque e ovunque riprodurrebbe la schema spaziale che ha dentro di s. E uno schema spaziale, in cui lo scrivente ci mette del suo, naturalmente, ma in gran parte gli stato indotto dai vari modelli che lo hanno condizionato via, via, sin da quando era inglobante in un ellisse, per finire a quando, a sua volta, ha inglobato un modello elaborato dallumanit. Ne , dunque, che lo scrivente s un individuo, ma anche maschio o femmina del proprio tempo. Ovviamente molto ci sarebbe da aggiungere rispetto allazione educativa esercitata dal modello. E un modello previsto uguale per tutti, a prescindere dalla caratteristiche individuali e dalle caratteristiche di genere (nel modello italiano, ad esempio, da supporre che le scriventi siano facilitate, al contrario dei loro colleghi maschi). Induce, dunque, molte frustrazioni, alcune opportune ed altre no, ma tralascio molti di questi aspetti, perch gi noti alla grafologia tradizionale. Mi preme un punto: siamo sicuri che il modello grafico sia completamente funzionale rispetto alla vita? In parte non lo , perch (almeno nel modello italiano) ha una fisionomia secondo un unico genere. In secondo luogo, ha una geometria accurata che asseconda un simbolismo di relazione di natura sociale, ma non la libera estrinsecazione delle tendenze individuali, che invece sarebbero da augurarsi secondo tutti gli altri simbolismi. Ad esempio, uno scrivente impulsivo ed irrequieto si trova a mal partito ad eseguire un modello che, invece, nel modello italiano, invita alla calma, alla ponderazione, ecc.. Giustamente la nuova didattica non insiste pi sul rispetto rigoroso del modello, ma, ci che si acquista da una parte, si perde dallaltra: si indeboliscono modelli che conferivano identit di appartenenza ad un ambito sociale ben determinato e non solo. Chiss, magari proprio su questo indebolimento che si sono innestati i nuovi modelli, coniugati secondo il comune sentire di tempi che invitano al consumismo, al successo nel qui ed ora, alladattamento formale, al comparire e al nichilismo. Ma questo un campo, che si interroga sulle cause, che non compete al punto di vista soggettivo, fatto sta che il grafologo ha gli strumenti per fotografare la realt psico-sociale e per interpretarla soggettivamente, cos come in precedenza ho documentato. Ma questa interdipendenza tra il comune sentire ed i nuovi modelli grafici, come precisato in precedenza, obbliga il grafologo a dotarsi di strumenti utili ai fini di screening, per meglio comprendere la specifica realt del singolo scrivente. Questa conclusione si impone perch si d per assodato che ognuno , in qualche modo, uno scrivente del suo tempo. Dunque, la grafologia ha bisogno di elaborare modelli grafici, di vario tipo, cos come ho gi ampiamente argomentato in precedenza (riprender il tema, pi avanti), da interpretare soggettiva168

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mente. In questa ottica, il modello pi importante quello relativo alla scrittura, rispetto al quale, i vari sistemi grafologi sono soltanto dei sottoinsiemi. Ma si ritorna sempre al punto di partenza: parlare di modello scrittura, in primo luogo equivale a ragionare sul modello grafico appreso sui banchi di scuola. Nel merito, intendo approfondire solo un aspetto, sviscerandolo dal punto di vista della semeiotica (nessuno ci vieta di considerare il modello anche secondo la semeiotica, stante il punto di vista soggettivo). Il modello, in s, comporta Accurata 10/10, che nella traduzione italiana, ha un esito che soggettivamente ed oggettivamente considerato corrisponde ad Accurata compita. Per conseguenza dellaccuratezza, compare anche Chiara di 10/10. Non vi alcun altro segno che il modello rappresenti con un grado cos elevato. Dunque, Accurata e Chiara sono segni che il modello non propone coniugati con il loro opposto (vale a dire che le lettere del modello sono esattamente conformi alla concezione pi rigorosa che si pu avere rispetto a questi segni, e a nulla importa evidenziare che questo dato sia superfluo, giacch nel caso contrario il modello non sarebbe tale, stante quello che mi appresto a scrivere). Ci sarebbe da considerare anche Mantiene il rigo di 10/10 ovvio, ma a ben vedere questo segno non genuino, per la semplice ragione che lapprendista scrivente si avvale di un supporto di sostegno, costituito dal foglio rigato. Evidentemente un altro modello (preesisteva al bambino e al futuro scrivente, previsto obbligatorio per tutti, storicizzato ed coniugato secondo la cultura, la nazionalit ecc.), costituito dalla didattica, reputa la rigatura del foglio come necessario a favorire il rafforzamento di alcuni processi di ordine maturativo: nulla da ridire, semplicemente perch queste considerazioni esulano dal nostro campo. Compete al nostro campo per, riflettere sui possibili esiti di natura soggettiva ed oggettiva. In realt i segni implicati non sono tre, perch oggettivamente considerati, sono tutti indotti dallaccuratezza compita. Ci implica che non in essere un insieme inglobante inglobato, perch sia Chiara sia Mantiene il rigo hanno la stessa polarit di Accurata, ovviamente. Ne discende che linsieme dei tre non dinamico, giacch se mutasse luno, verrebbero meno gli altri due. Oggettivamente considerato, per, il tutto si fonda sul rigo prestampato. Dunque, anche il rigo prestampato un altro modello. Nella versione italiana, poi, sono frutto di Accurata anche le forme curvilinee (Curva), dalla quale deriva una fisionomia femminea, e la perpendicolarit delle parole (Dritta). In ultimo, sempre Accurata che si incarica di trasferire lidea spaziale, storicizzata e coniugata secondo la cultura ed i tempi. Anche questo nuovo insieme non dinamico, per le stesse considerazioni precedenti. Quale idea, oggettivamente e soggettivamente considerata, restituiscono i nuovi modelli? Che lessere buoni e bravi (Curva + Dritta), secondo le norme socialmente condivise (Accurata), le quali a loro volta sono rispettose dellordinamento naturale (distribuzione tripartita delle masse grafiche), costituisce la retta via e la bussola che orienta, senza un tentennamento alcuno (assenza di

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indici di insicurezza, indotta anchessa dallaccuratezza), da un di qua (inizio rigo) ad un di l (fine rigo). A queste condizioni, infatti, lo stesso ordinamento sociale (sempre Accurata e tutto ci che implica), a sorreggere, guidare e sostenere lindividuo (rigo prestampato). E un bluff! Il futuro scrivente ha gi sperimentato che lambiente non sorregge, almeno nella misura in cui avrebbe voluto lui. Il modello grafico, dunque, la didattica ed il rigo prestampato, suggeriscono unidea dellambiente, dal quale si fanno derivare idee prefissate di futuro, nonch di cielo e di terra, che non hanno riscontro alcuno n nella realt dellunicit individuale, n nelle fasi delle esperienze evolutive, n nel modo in cui allapprendista scrivente si prospetta concretamente il futuro. In passato, ad esempio, durante la sua carriera di prescrivente, con alta probabilit aveva avuto gi un incontro con uno dei due nuovi modelli, quello della didattica, e nellincontro con esso possibile che abbia riprovato lantica sensazione del distacco, stante anche quello che altri sostengono, ma pure il primo giorno da apprendista scrivente deve aver senza dubbio rievocato quel primitivo viaggio, con delle sensazioni di preoccupazione. Il nuovo modello, costituito dalla didattica, poi, solo apparentemente ingloba, perch non veramente interessato a lui, ma interessato alla classe di tutti i candidati scriventi. Non neanche interessato al sottoinsieme della classe cui appartiene il nostro candidato scrivente, perch, in quanto modello, si suppone che sia proposto in un modo sempre uguale a se stesso. Dunque, sia ha una situazione del tutto inedita: il modello, questa volta, non un unico (per la verit, a suo modo, lo sarebbe, ma secondo un criterio oggettivo del modello e non secondo il criterio del candidato scrivente) e non interagisce con il singolo n con la classe dei singoli. Di conseguenza, il nuovo modello non ingloba, semmai accoglie. Laccoglienza, infatti, pur essendo un sottoinsieme dellinglobare, indipendente dalla natura specifica dellaccolto, in quanto, soggettivamente considerata, risponde unicamente alle esigenze di se stessa e non a quelle delloggetto accolto. A nulla importa, infatti, che nel comportamento umano labbraccio (una forma di accoglienza) possa essere considerato un antico retaggio del primitivo inglobamento, che ha prodotto un condizionamento istintivo (sia in chi produce labbraccio sia in chi anela lo stesso, ai fini di sentirsi protetto), fatto sta che oggettivamente considerato, anche labbraccio una categoria che risponde solo allesigenze di chi lo produce. Cosicch, nei casi pi favorevoli, lapprendista scrivente pu anche sperimentare un abbraccio, ma questultimo non indotto dalle sue esigenze49 , perch prescinde dalle stesse. Ben poca cosa, dunque, pu essere leffetto consolatorio indotto dallaltro modello inedito, costituito dal rigo prestampato: si tratta di un sostegno, peraltro simbolico, che non ha alcun riscontro con la specifica realt del singolo apprendista scrivente. Insomma, il modello didattica, svolge la funzione che le propria. Ovvero relaziona un apprendista scrivente, alla classe dei suoi simili, per relazionarli tutti insieme a s stessa, vale anche a dire allistituzione sociale, rappresentata dalla scuola, che a propria volta colei che ha fondato ed impar49 Come quando piangendo, ad esempio, induceva una sorta di riflesso condizionato nella madre, la quale, peraltro, subiva anche un condizionamento imposto dalla vita, che lha coniugata secondo un genere che deve necessariamente abbracciare, perch, in quanto femmina, deve addestrarsi nella sua vera funzione, che linglobare, insieme a cui appartiene labbracciare.

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tisce la didattica. Su un piano pi generale, tuttavia, anche la scuola appartiene ad un insieme pi vasto, vale a dire a quello delle istituzioni e, risalendo di un gradino, allinsieme storicizzato dellordinamento sociale. La didattica, quindi, si incarica di addestrare i candidati scriventi a tale ordinamento sociale. E la prima volta che, che in tutta la sua intera vita di individuo, il candidato scrivente si trova proiettato da una dimensione micro, che potrebbe essere costituita da quella che, altri, considerano lagenzia educativa primaria, ad unagenzia educativa macro, ossia omnicomprensiva di un ordinamento sociale (la scuola materna, ad esempio, oggettivamente e soggettivamente considerata, non assolve questo ruolo, perch non insegna a scrivere). Ed il modello grafico il mezzo attraverso il quale questa nuova agenzia educativa cerca di inculcare lidea di chi lha generata, vale a dire lordinamento sociale, storicamente e culturalmente determinato. Insomma, il modello grafico non solo invita il futuro scrivente a non sentirsi un unico, ma lo lega al destino di una classe di suoi simili, dettando a lui e agli altri le corrette norme di comportamento, inducendo che tali norme non solo siano giuste, ma siano anche rassicuranti e protettive. Siamo finalmente giunti al punto: considerando che il candidato scrivente deve necessariamente inglobare il modello grafico, ribellarsi a tutto quanto sopra non certamente facile. Riuscirci in modo utile, poi, unimpresa da titani che richiede una serie fortuna di circostanze: un corredo di caratteristiche individuali di primo ordine, sortite da natura, e delle esperienze evolutive che abbiamo consentito la valorizzazione di un tale corredo. Fatto sta che, ad inglobamento avvenuto, colui che a questo punto quasi diventato scrivente, entra in ambivalenza con il modello inglobato. Lo scrivente vero e proprio, infatti, nascer dallesito di questa ambivalenza (vera dinamica comunicativa per opposti, in quanto le esigenze di un unico, ovvero di chi si sta apprestando a diventare scrivente, si scontrano con le esigenze di molti), qualunque sia lesito della stessa. In ogni caso, possiamo dare per assodato che qualunque scrivente dovr subire il condizionamento di questa ambivalenza, che il nostro punto di vista oggettivo e soggettivo, ovviamente, osserva dalla sua scrittura. Tornando alla semeiotica, il prima segno che sar avvertito ingombrante , naturalmente, Accurata, a cui si correlano tutti gli altri segni visti in precedenza (Compita, Chiara, Mantiene il rigo, Dritta, e Curva). La prima operazione che lapprendista scrivente sar indotto a fare quella di considerare in maniera aggregata i segni sopra richiamati, ed allora dovr incamminarsi lungo la strada dellAccuratezza studio50 oppure potr considerarli in maniera disaggregata, ovvero in una maniera che restituisca status di autonomia ad ogni segno.
Ovviamente, loperazione della riproduzione del modello, anche nella sua versione italiana, comporta la coazione alla ricerca della precisione e, dunque, dello studio. Ci implica che, nei casi migliori (in realt forse peggio), la grafia mantiene una fisionomia apparentemente compita, mentre Studiata (come nel caso della figura che illustrata nel testo). A sua volta, questa conclusione, invita a considerare che il Compita che osserviamo nella scrittura corrente non il compita del modello (ad esempio, nella grafia dello scrivente, Compita sempre associato ad indici di preoccupazione, che invece il modello non contempla). Dunque, il Compita, grafologicamente considerato, una scelta di compromesso. Lo stesso dicasi, ma questa volta in senso negativo, per le grafie Accurata studio che si allontano dal modello, ovvero che cercano di imporre un proprio modello. Il discorso, per, rischia di diventare troppo lungo e non incisivo nellottica di questo lavoro, ragione per cui ci che esposto in questa nota e nel testo indica soltanto criteri di ordine generale, imprescindibili.
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La conclusione di cui sopra, ovviamente, coerente con quanto si d per acquisito nella grafologia tradizionale morettiana, come chi competente nella stessa sa, ma invita a considerare che ogni singola operazione, adesso, non avviene spontaneamente, ma costituisce il frutto di un autentico braccio di ferro tra il modello e le caratteristiche grafiche che sarebbero proprie di colui che sta diventando scrivente. Ne derivano delle conseguenze che la nuova grafologia intuisce e che si propone di indagare sempre di pi, nellottica della definizione del modello scrittura che deve necessariamente formulare. Ad esempio, una non accuratezza, una non chiarezza, una non tenuta del rigo, costituiscono sempre e comunque una sconfitta, almeno che lo scrivente non riesca a portare a sintesi utile il proprio modello con quello socialmente condiviso. Anche le forme intermedie non sono immuni da riflessi negativi. Ad esempio, una grafia Compita e femminea che presenti elementi di personalizzazione, indurr nelle scriventi un sentimento di colpa ambivalente, perch questa sindrome in contraddizione in se stessa (invita ad essere buoni e ad essere bravi, ma il buono e il bravo, poich appartengono ad insiemi diversi, possono trovarsi in contraddizione: talora, se si buoni non si bravi e viceversa), con riflessi negativi nella percezione soggettiva della femminilit. Ne deriva che ogni scrittura conforme al modello e che ogni scrittura difforme dal modello deve, di necessit, indurre dei complessi di colpa che si attiveranno in modo isterico (episodico, improvviso, non realistico ed esagerato). Allinverso, ogni scrittura conforme al modello o difforme dal modello subisce, sempre in modo isterico, la coazione a sgattaiolare via dal proprio modulo (la grafia conforme induce a momenti difformi e viceversa). Su un piano pi generale, la conclusione di cui sopra coerente con la teoria degli opposti, come si impone da s. Prima di portare a sintesi logica quanto sopra, si invita a considerare che un segno, tra quelli proposti dal modello, si impone su tutti (vi sarebbe anche Mantiene il rigo, ma debbo tralasciare): Chiara. Il modello non contempla Oscura, che pure costituisce unistanza della vita, come si potrebbe facilmente dimostrare (in parte gi stato dimostrato). Se il candidato scrivente, dunque, volesse introdurre Oscura 10/10 deve soffocare Chiara 51 , ma per farlo dovr applicarsi con grande lena. Pu riuscirci, per, perch, in fondo, il Chiara del modello era un effetto dellaccuratezza. Dunque, dovr inventarsi unaccuratezza artificiosa. Ci nonostante sia il vero Chiara sia il vero Oscura, costituiscono istanze della vita. Dunque, queste scritture con Oscura 10/10 hanno impedito la nascita del vero Chiara e del vero Oscura (che dovrebbe consentire lemergere dei contenuti inconsci e, dunque, nellottica comunicativa che ci pi appropriata, lemergere del linguaggio non verbale). Il risultato che lo scrivente non vedr n chiaro n oscuro: per pervenire a questo risultato, per, che potrebbe apparire inverosimile al grafologo morettiano, occorre definire i segni anche e soprattutto secondo il simbolismo della vita. Dunque, lOscura 10/10 cos congegnato, secondo una definizione pi appropriata, non altro che una grafia Studiata pi Complicata al massimo grado (specie francese). Questa situazione ben condensata dalla fig.7 (ed in parte anche dalla fig. 64), che gi stata definita come una grafia esigente di non
Attenzione: i ragionamenti sono condotti in modo coerente con il modello grafico, dunque, non contemplano i casi che interessano coloro che, per caratteristiche temperamentali (ossia innate), sono nellimpossibilit pratica di riprodurre il modello. Per estensione sono esclusi anche i contesti contraddistinti da eccesso di insicurezza. In pratica, i ragionamenti interessano solamente chi studia il modo di non rendere chiara la grafia.
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vedere chiaro, ma, adesso possiamo aggiungere, che quella grafia non consente neanche di vedere oscuro. In questo modo si spiegato il paradosso che stato introdotto a chiusura del paragrafo riguardante la relazione inglobante inglobato. Dunque, la relazione tra il futuro scrivente ed il modello, nel nostro linguaggio simbolizzato, dovrebbe essere considerata come una relazione tra chi apporta un elemento femminile (le caratteristiche specifiche dellinglobante, futuro scrivente) e chi apporta un elemento maschile (il modello). Ci sarebbe da augurarsi che il candidato scrivente possa utilmente fagocitare il suo ospite. Se ne avrebbe un vero nato, unico e libero, secondo se stesso, secondo la vita e secondo i suoi genitori (ivi compreso il modello): la grafia veramente personalizzata. Ma considerata nel modo di cui sopra, la relazione tra il candidato scrivente e il modello grafico un fatto meramente grafologico: sono ovvie le ripercussioni (beninteso, la relazione un fatto grafologico, ma lapprendimento della scrittura no. Il grafologo, semmai, potrebbe intervenire sullo scrivente e non sul candidato scrivente). Ci, a propria volta, implica che anche coloro che cercano di rieducare la scrittura con criteri grafologi, debbono obbligatoriamente considerare tale rieducazione un fatto grafologico. Un fatto grafologico, a propria volta, non si esaurisce apprendendo la tecnica educativa in una scuola di grafologia, ovvio. Insomma, non basta dire sono un grafologo e dunque posso educare la scrittura con criteri grafologici. I criteri grafologi, infatti, impongono la conoscenza della genesi dei segni, nonch la padronanza diagnostica estimativa molto sopraffina, del tipo di quella che dovrebbero avere coloro che effettuano perizie.

Fig. 64

(Tratta da G. Moretti, analisi grafologiche, Vol. III). La grafia Studiata ed Oscura (per almeno 8-9/10): si noti lintensa applicazione, strana e complicata, tesa a rendere artificiose le lettere, nello sforzo di occultarle. Il fenomeno ben palese nelle aperture ad ore dodici. Il tutto, ovviamente, deve restituire significati ben precisi e che non si desumono (nella loro interezza) dalla grafologia tradizionale.

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La nuova grafologia ha una teoria al proposito e, dunque, si propone al servizio di coloro sono interessati. Per altro verso, lassociazione che rappresento, che non a caso si chiama Filografia, reputa strategico, ai fini educativi, il campo della educazione alla scrittura secondo la vera natura dello scrivente. Emerge tuttavia un elemento di novit che, riconferma, semmai ce ne fosse bisogno, che la rieducazione della scrittura (da non intendersi come riabilitazione della stessa, che esula dal campo grafologico) un fatto prettamente grafologico: mi chiedo, ma come si fa ad insegnare ad incidere un foglio? Insomma, come si contrasta una scrittura disegnata? Da questo punto di vista, nel campo della rieducazione della scrittura, volendo apportare una metafora, qualsiasi Brad Pitt otterrebbe dei risultati immediati, posta vera lipotesi causale prospettata per questo tipo di scrittura, ovviamente. Ecco un nuovo terreno di studio per la nuova grafologia, che quasi sicuramente dovr avvalersi di apporti multidisciplinari. Su un piano generale, Filografia si pone il problema di come avviare un protocollo educativo grafologico, il che equivale a dire anche una concezione della rieducazione della scrittura opportunamente concepita secondo i fanciulli, secondo gli adolescenti e secondo gli adulti, ecc.. Ci chiama anche in causa i programmami specifici di insegnamento della grafologia, concepiti con unottica educativa. Loggetto grafologico, correttamente trasmesso, infatti, pu costituire un inglobato molto efficace ai fini di promuovere utili cambiamenti nello scrivente, come del resto riconosciuto da tutti.

Valutazione finale ulteriore lettura critica dei due simbolismi


E ovvio che mi resta ancora lonere di dimostrare il fondamento di tutta la mia elaborazione, costituito dalla nuova concezione di Curva e di Angolosa, ma questo capitolo dovrebbe aver dimostrato in modo inconfutabile che entrambi i simbolismi sono scrittura, ovvero sottoinsiemi del simbolismo oggettivo. Per altro, si visto come anche il ragionamento oggettivo sia obbligato a non dare nulla per scontato, tanto pi, che ogni volta che si ottiene una conferma di cose gi acquisite, se ne ricava una miniera di scoperte, piccole o grandi che siano, come si dimostrato nellintero lavoro sin qui svolto. Nel merito rimangono in sospeso alcune questioni non di dettaglio: cercher di sviscerarle per quello che mi consentito dalla natura di questo saggio (che non diretto ad una comunit scientifica). Vorrei per evidenziare un aspetto che reputo potenzialmente importantissimo e che direttamente ed intrinsecamente connesso alla relazione inglobante inglobato e alla teoria degli opposti, entrambi imposti dal simbolismo della vita: i fenomeni si ripetono in forme sempre nuove, ma con modalit sempre uguali, le quali si succedono secondo una scansione che contempla un dritto ed un rovescio, di modo che ad uno dei due segue sempre lopposto, e cos via. Ci dovrebbe avere una ricaduta enorme, nellambito della nuova grafologia.

Daccordo: ovvio il simbolismo deve essere sicuramente tridimensionale e la pressione non un costitutivo della scrittura, ma allora come si fa a tradurre in due dimensioni ci che invece dovrebbe essere pressappoco sferico? Simbolicamente, logico. E allora dove sarebbero lavanti e il dietro? Eh no, caro lettore lavanti e il dietro li ho indicati molte volte e un po ovunque ed ho anche spiegato il motivo logico (oggettivo e soggettivo) che induce necessariamente ad individuare lavanti e il dietro in precisi luoghi geometrici della scrittura. Ne parler ancora molto a lungo e li indicher con maggiore chiarezza. 174
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Pi chiaro di cos non posso essere, perch se li indicassi con precisione sarebbe un gioco troppo facile scoprire il segno della tendenza al suicidio. Basti sapere che questo segno indica un corto circuito, in cui lo scrivente non avverte di aver pi un futuro secondo la vita, cosicch non gli resta altro che assecondare istericamente il destino secondo lindividuo. Insomma, colui che si suicida vuole tornare ci che era e ci che comunque sar: un essere senza vita. Il lettore attento poi, potr anche avvalersi dellosservazione delle numerose grafie di suicidi, che saranno portate a corredo della terza parte di questo lavoro. Come si vede, in quanto sopra c un modello grafologico, perch ricavato in coerenza con la scrittura. Ci nonostante, lo confesso, sarebbe per me duro non pubblicare lavanti e il dietro se questi concetti producessero dei progressi nellambito della metodologia grafologica, di qualsiasi scuola. In realt, secondo lottica di cui sopra, non costituiscono un progresso per i motivi che ho gi illustrato nellesposizione precedente: il lettore attento li avr sicuramente individuati. In pratica, pur costituendo due semplificazioni, i simbolismi di Moretti e di Pulver sono pi che sufficienti. Ci nonostante, lintroduzione dei concetti di avanti e dietro ha un indubbio rilievo teoretico, soprattutto nellambito della consulenza matrimoniale, ragione per cui li dibatter a lungo in altre parti. Sul piano oggettivo, costituiscono un notevolissimo progresso rispetto alla comprensione dei moti intimi della grafia, ma ci equivale ad ampliare ulteriormente il campo della grafologia. Equivale, infatti, a formulare unipotesi di grafologia specializzata nellanalisi del profondo, con questultimo, per, che inteso in modo oggettivo e soggettivo, ovvero secondo i moti pi profondi, e dunque intimi, della scrittura. Questa grafologia (analisi dei moti intimi e dellovale primogenito, con questultimo che sar definito in altra parte) in fase di elaborazione e di studio. Certamente, quando sar giunta ad uno stadio di accettabile maturazione, sar diffusa, ma costituir un indirizzo specifico, cos come ad esempio, avviene in medicina, in psicologia, in ingegneria, ecc.. Insomma tutti sono psicologi, ma alcuni sono freudiani, altri junghiani, altri ancora cognitivisti, e cos via. Ma, prima di diventare, poniamo, junghiani, si necessita di diventare psicologi. Dunque, ancora una volta: si avverte il bisogno di distinguere tra una disciplina grafologica, che sarebbe auspicabile che fosse unica, tra un indirizzo di scuola (ad esempio, morettiano) ed un metodo di scuola. Se la grafologia si articolasse in un tale modo, sicuramente avrebbe un ampliamento del campo, che potrebbe interessare anche le singole scuole. Oppure si pu partire dal basso ed proprio questo lo scopo di Filografia. Uno scopo di tale tipo, inoltre, obbliga questa associazione ad intraprendere rapporti multidisciplinari e/ o interdisciplinari con altre scuole e metodi. Mi sembra che quanto sopra sia incontestabile: ma non si vuole scoraggiare il lettore, al contrario gli si vuole prospettare uno scenario aperto ed entusiasmante, a patto che egli ami la ricerca e che non sia mai pago di ci che crede di sapere (ci, ovviamente, vale a maggiore ragione anche per me). Pi intuitiva mi sembra laltra integrazione relativa al simbolismo morettiano: fermi Angoli A e Angoli B, che appartengono alla semeiotica, gli angoli dovrebbero essere necessariamente sei, di cui quattro possono essere intuiti da qualsiasi grafologo, ma anche in questo caso, per, i nuovi angoli non aggiungono nulla alla metodologia consolidata. 175
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FORMALIZZAZIONE DI UNA COMBINAZIONE GRAFICA GRAFOLOGICA (Studiatezza compita, di un Filiforme opposto di Intozzata I modo e di alcune indicazioni della sindrome grafica grafologica della pressione spostata).
Discussione su base oggettiva, soggettiva, logica consequenziale e della teoria degli opposti

Fig. 65

Grafia che la semiotica tradizionale morettiana considera giustamente Studiata. La nuova grafologia interessata per allo studio della fisionomia e, di conseguenza, rinviene in questa grafia un carattere compito, coniugato in termini di studio, il che, peraltro, in questo caso conferisce anche una fisionomia immatura, da brava, diligente (si osservi anche la lieve tendenza alla scansione pedante della pressione e allintensa ricerca della calligraficit) e graziosa bambina(qua e l, dove sono presenti una finta flessuosit e i gesti inanellati, allocati nel vertice superiore delle u e derivate, che la semiotica morettiana definisce Convolvoli del I tipo). Soggettivamente, ne deriva che la scrivente civetta un po lati da bimba misti a lati da madame: una messa in scena che la dice lunga. Prima di proseguire, per, ho lonere di precisare che queste osservazioni mi derivano dalla metodologia della consulenza matrimoniale e familiare. In altre parole, appartengono gi ad un indirizzo specifico della grafologia tradizionale morettiana (il mio costituisce un progresso, perch formalizza in universali cose che gi sono consolidate, seppur in una metodologia specifica). Loccasione utile per definire il concetto di elaborazione del modello, che tanta confusione crea soprattutto in ambito peritale. La stragrande maggioranza dei consulenti grafici (coloro che effettuano perizie) indotta a ritenere che la grafia Studiata non sia elaborata: si tratta di un errore concettuale, abbastanza serio, perch induce a contraddizioni e ad equivoci. La contraddizione consiste nel fatto che gli stessi consulenti non avrebbero difficolt ad ammettere che questa scrittura anche ammanierata e Pendente: con evidenza, queste due caratteristiche si distanziano dal modello e, quindi, costituiscono una elaborazione. Gli stessi consulenti, infine, sarebbero necessariamente indotti a riconoscere che la pressione spostata ( marcata nei tratti ascendenti), mentre il modello prevede esattamente il contrario. Dunque, Studiata unelaborazione del modello, ma di tipo negativo: studiato, appunto. Questo errore concettuale, inoltre, induce ad equiparare queste grafie a quelle che elaborate effettivamente non sono e che sono costituite dalle scritture gi definite scolastiche (anche in questo caso, debbo precisare che questa fattispecie gi stata formalizzata, perch si ricava dalla lettura di Palaferri).

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Si potrebbe anche ragionare, oggettivamente e soggettivamente, nel merito della pressione spostata. Dal punto di vista oggettivo il fenomeno si presenta cos: 1) discendente lieve, 2) ascendente inciso, abbastanza energico e colorato. E un fenomeno che merita interesse perch difforme dal modello. Per venirne a capo possiamo compararlo con il suo opposto. In apparenza, lopposto sembra essere costituito dalla scrittura che ha il discendente inciso e lascendente sottile (nella semiotica, Intozzata I modo). S, certo: i due fenomeni possono essere accorpati nellinsieme della pressione incisa ed energica, cosicch la pressione spostata ed Intozzata I modo sarebbero effettivamente in opposizione. In realt, per, il fenomeno della pressione spostata indipendente dalla pressione incisa ed energica, perch il tratto ascendente potrebbe anche non essere inciso ed energico, pur se pi marcato del discendente. Dunque, la pressione spostata, oggettivamente considerata, linverso della scrittura che ha i tratti discendenti e i tratti ascendenti ugualmente sottili. Questa scrittura effettivamente esiste e, soggettivamente considerata, d Filiforme (da non confondere con la specie avente lo stesso nome, di scuola francese). A propria volta Filiforme pu essere in ambiente con fisionomia tonica o in ambiente con fisionomia ipotonica. Data la natura della conformazione in osservazione in questa figura, quindi, dobbiamo porre in opposizione le seguenti coppie di combinazioni grafiche grafologiche: contesto non ipotonico, geometria con discendente lieve, appena un po inciso, ed ascendente lieve - contesto non ipotonico, geometria con discendente lieve ed ascendente un po inciso. Prima di proseguire, per, vorrei fare notare che il Filiforme che abbiamo individuato linverso di Intozzata I modo sopra media: il soggetto con questo tipo di Filiforme, infatti, preme nella dimensione immateriale, ovvero nella dimensione spirituale (in pratica, mette al riparo il sentimento, magari anche attraverso meccanismi di sublimazione: in questo modo subisce relativamente poco le frustrazioni che riserva il contatto con il foglio. Vale a dire che si opera una parziale squalifica emotiva delle dinamiche proprie della realt tangibile, che, in quanto tale, comportano necessariamente contrasto, visto che il contatto tra la punta della penna ed il foglio produce attrito. Dunque, i soggetti che hanno questo tipo di Filiforme si premuniscono contro le frustrazioni, ma guai a ferirli nella dimensione emotiva che hanno occultato! Ritorner sul punto). In pratica, la pressione ci precisa (anche) la dimensione teleologica, come ho gi anticipato in precedenza. A propria volta, il riferimento a Filiforme tonico aiuta a fare chiarezza, oggettiva, sulla vera natura dei fenomeni in osservazione. La dimensione propria in cui si dovrebbe esercitare la pressione quella che costituita dai tratti discendenti, perch quella la dimensione che dallalto si dirige in basso, ovvero la dimensione che evoca un simbolismo spirituale, ragione per cui a nulla importa ai punti di vista oggettivo e soggettivo, che altri ci dicano che effettivamente la pressione debba esercitarsi nei tratti discendenti, per la natura stessa delle coppie muscolari implicate (che, guarda caso, anche loro costituiscono due opposti). Dunque, chi preme contro il foglio investe se stesso nella dimensione tangibile, in quanto vuole incidere un solco sulla stessa, mentre laltro spinge sulla dimensione spirituale, emotiva ed affettiva. A questo punto, il ragionamento oggettivo deve chiedersi la funzione dei tratti ascendenti. Oggettivamente considerati questi tratti sono paralleli al foglio e non perpendicolari allo stesso. La grafologia tradizionale attribuisce a questi gesti un moto di pausa, tanto vero che lo stesso Palaferri scrive: Intozzata I modo non evidenzia soltanto il livello di energia vitale, ma anche il grado di facilit che ha un soggetto di passare dallo stato di tensione e di impegno di forza a quello di rilasciamento e di riposo (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, opera citata). Nulla da ridire, i tratti ascendenti dovrebbero essere dedicati al riposo, ma ci non accontenta del tutto il ragionamento oggettivo, il quale nota che il tratto ascendente un tratto della scrittura. Daccordo, una scrittura, particolare, perch non deve incidere, ma sempre un tratto della scrittura . Allora? Allora bisogna interrogare ancora il ragionamento oggettivo, il quale ci fa notare che il tratto ascendente serve per raccordare una lettera alla successiva (in realt, anche le singole lettere hanno vezioni ascendenti e vezioni discendenti, ma il discorso si complicherebbe molto e porterebbe ad esiti veramente assai interessanti, ma che esulano da questo contesto). A questo punto, compete al ragionamento soggettivo tirare le somme e, per farlo, dovr distinguere i vari insiemi (ad esempio, cognitivo,, emotivo, affettivo, pratico operativo, comportamentale, ecc.. ovviamente tutti sincreticamente fusi nello stesso fenomeno). Decidiamo, dunque, di concentrarsi sullinsieme emotivo ed affettivo, tenendo presente per, che il soggetto passa da una sequenza (una lettera) di un lavoro alla sequenza successiva (laltra lettera) e che queste lettere sono legate tra loro da relazioni logiche consequenziali. Se ne ha questo esito (salto un passaggio, perch relaziono subito alla grafia in osservazione e, di conseguenza, tengo conto del fatto che la pressione incisa ed abbastanza energica. Se la pressione fosse stata meno incisa, si avrebbero gli stessi effetti, ma attutiti nellintensit): il soggetto teme che le sue azioni possano essere disapprovate, ragione per cui si premunisce cercando di squalificarle emotivamente (la vera scrittura, infatti, costituita dai tratti discendenti). A propria volta, il

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Curva Angolosa: fondamento oggettivo e soggettivo della coniugazione secondo luomo e secondo il genere
Quando mi sentii sicuro, andai a trovare una persona a cui voglio molto bene e che sino ad allora era stata il mio punto di riferimento (ma lo ancora, ovviamente) e gli dissi che per me Curva indica inglobare ed Angolosa vuol dire penetrare: era un saluto che dovevo. Mi rispose semplicemente: ah, per, non ci avevamo pensato. Tutto qua. Mesi dopo ebbi modo di incontrare un gruppo di grafologi morettiani molto preparati e validi: dissi anche a loro la stessa cosa. Mi risposero: e allora? Ecco il punto, passare da Curva = accoglienza a Curva = inglobare una rivoluzione, ma nella stragrande maggioranza dei casi non percepita come tale: in fondo, accogliere o inglobare, che differenza fa? E la stesso vale per Angolosa: aggredire o penetrare non sono forse la stessa cosa? Eh no, che non lo sono! In quanto sopra si ha la riprova di un clamoroso fallimento della didattica in grafologia, che non presta la dovuta attenzione alle definizioni, che vengono interpretate ad orecchio e non per quello che dovrebbero essere, vale a dire concetti rigorosamente formalizzati. A propria volta, la formalizzazione si fonda su base oggettiva e soggettiva, cos come ho gi ampiamente documentato in precedenza. Anche il lettore non morettiano potrebbe non avvertire la portata della questione, semplicemente perch non conosce i significati che Moretti attribuisce a Curva: sar debitamente documentato. Mi sembra utile, per, iniziare dalle tappe fondamentali della mia scoperta, perch di scoperta si tratta: le nuove definizioni sono categorie concettuali operative e dinamiche, che hanno reso possibile la nascita della nuova grafologia, ovvero lavvio di un progresso disciplinare. E un progresso, perch, paradossalmente la scoperta riconferma la genialit di Moretti, che, dunque, in definitiva va considerato il vero scopritore. Come ho scritto, ad un certo punto iniziai a disegnare. Mi venne in mente che, per studiare la scrittura, fosse necessario individuare lelemento minimo della stessa. Geometricamente parlando, lelemento minimo dovrebbe essere il punto, ma questo luogo geometrico non soddisfa i criteri del simbolismo oggettivo. La grafia, infatti, un moto verso destra (nella nostra cultura), di conseguenza lelemento minimo avrebbe dovuto essere un piccolo segmento di retta. Del resto, mi dissi, il dermatologo pu essere eventualmente interessato alla cellula e non certamente allatomo. Fuori dalla metafora, potevo anche io accontentarmi di prendere in considerazione un segmento di retta. Per altro verso, mi fu facile intuire prontamente che con un segmento di retta si pu costruire tutta una scrittura, cos come ho documentato: di conseguenza, potevo legittimamente immaginare che lelemento minimo della grafia, oggettivamente e soggettivamente considerato, doveva essere sicuramente questo segmento. Cos definito, il segmento di cui sopra era una vera particolarit grafica, si trattava ora di interrogare il ragionamento soggettivo: quale significato poteva avere? La semeiotica formalizzata mi ha fatto scorgere nella conformazione qualche cosa che era analogo al Riccio del soggettivismo Stando alle indicazioni di Moretti e dei suoi discepoli diretti, dal punto di vista di vista soggettivo, questo segno respinge per attrarre ed attrae per respingere. Attrae, ovvero, induce laltro a muoversi verso lIo e respinge, ovvero opera una repulsa (e non unaggressione) dellaltro, e viceversa. Ma perch?

Al cuore della grafologia di Moretti: disamina critica di Curva e di Angolosa


Questo paragrafo presenta un elemento di paradosso, perch intende condurre una critica al caposaldo della grafologia di Moretti. Potremmo iniziare con il chiederci in che cosa sia consistito il contributo principale di Moretti. Ai fini del presente lavoro, spiccano tre concetti su tutti: 1) La grafologia si deve basare sulla lettera; 2) Le lettere principali sono gli ovali; 3) I segni da porre a base sono Curva ed Angolosa. Da questultimo punto di vista, giustamente, Palaferri pu fare notare: Fra tutti i grafologi soltanto Moretti ha scrutato lintima natura di Curva - Angolosa (Dizionario grafologico morettiano, op. citata). Stando a quanto sinora ho argomentato, mi sembra dimostrato che secondo il simbolismo oggettivo emerga la centralit della lettera e dellovale e dunque, sul piano soggettivo, anche di Curva e Angolosa. E allora in che cosa consiste il paradosso? Il paradosso consiste nel fatto che, nel mentre cercher di dimostrare che Moretti avesse torto, affermo con forza che la grafologia non pu che essere morettiana (ci non implica lannullamento delle singole scuole, ovviamente). Una scienza grafologica, infatti, deve necessariamente fondarsi sui tre punti di cui sopra, posti alla base della grafologia dallo stesso Moretti. Daltra parte, se tutto il mondo grafologico unanime nel riconoscere che la lettera sia lespressione dellIo, perch iniziare lo studio della grafia dallorganizzazione della scrittura? Mi si potrebbe rispondere, ad esempio: perch in questo modo, osservandolo nellambito del complesso delle sue manifestazioni (la scrittura), possiamo meglio comprendere lo stesso Io. E tutto legittimo, ma ci non di meno non si sfugge da unevidenza: tutta la scrittura

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restituisce il modello calligrafico e di conseguenza, partire dallinsieme della grafia, indica valutare il soggetto (ad esempio, in termini di convenzionalismo o meno) secondo un criterio esterno allo stesso, storicamente, culturalmente e socialmente determinato. Insomma, Moretti ha torto quando fa coincidere la grafologia con il suo metodo. In realt, la grafologia consiste nel simbolismo soggettivo, mentre il suo metodo solo una declinazione possibile dello stesso. Tutto ci in linea con quanto ho scritto pi volte: si necessita di una teoria grafologica, ben distinta dai metodi. In fondo, posta in questo modo, la teoria grafologica diventa una sorta di modello, che pu essere declinata secondo sub modelli, costituiti dalle scuole e poi dai metodi di ogni singola scuola. Per iniziare reputo opportuno illustrare i principali segni implicati, ai fini di facilitare i non morettiani nella lettura.

Definizione di Curva e di Angolosa, secondo la grafologia tradizionale morettiana


Nella mia ottica la nuova grafologia, come ormai noto, si declina secondo la metodica di Moretti e tale declinazione insiste pi sullaspetto di scuola che su quello di metodo. In questa ottica, la semeiotica tradizionale la semeiotica della nuova grafologia secondo il metodo di Moretti. La nuova grafologia, per, relativizza le indicazioni tradizionali dei segni grafologici morettiani a precisi ambiti applicativi e non alla generalit degli stessi (ad esempio, nella grafologia della consulenza di coppia non si pu prescindere dai concetti di inglobare e penetrare, solo per fare due esempi, nonch dalla specificit di genere). Naturalmente, la nuova grafologia si propone anche di integrare la semiotica e le indicazioni dei segni della grafologia tradizionale. Vi poi un altro aspetto da evidenziare: la nuova grafologia declinata secondo la scuola morettiana un progresso della grafologia tradizionale morettiana e di conseguenza non possibile comprendere la prima se non si possiede una solida base nella seconda. Tutto quanto sopra rende legittimo lutilizzo di esempi tratti dalla III edizione (in preparazione) della mia dispensa (concepita ad uso delle esercitazioni grafologiche), gi nota (I segni grafologici, criteri di ricerca e di misurazione): quanto seguir, dunque, tratto dalla stessa. Nelleconomia di questo lavoro, per, potr illustrare solo Curva ed Angoli A.

Brevi cenni sul rilievo dei segni grafologici oggetto di questo capitolo
Moretti mette a base della sua grafologia Curva ed Angolosa: si tratta di una scelta singolare, che va brevemente spiegata. Dal punto di vista della singolarit, si nota subito che Curva un segno comune alla stragrande maggioranza delle scritture e che, dunque, deve essere necessariamente poco incidente nelle analisi grafologiche (si ricorda che la grafologia interessata a studiare la specificit individuale), almeno che non sia di altissimo grado (pochissime grafie, infatti, pervengono ad un tale stadio). In effetti, le grafologie estere considerano il normale curvilineo che si riscontra nella maggioranza delle scritture come un indice grafologico di scarso rilievo. Moretti, invece, distingue: Curva, Curva ovale, Curva rotonda, Curva affondata e Curva centripeta (gli ultimi quattro segni saranno studiati nella semeiotica II). Laltro elemento di singolarit consiste nel fatto che Angolosa non un segno, ma una categoria grafologica (un insieme di segni che possono essere riferiti ad una caratteristica generale della scrittura). Angolosa, infatti, raggruppa i seguenti segni: Angoli A, Angoli B, Angoli C, Acuta, Irta, Secca e Striminzita (questultimo appartiene alla semeiotica II). Con riferimento a Curva ed Angolosa, in tutta la grafologia mondiale, solo Moretti perviene ad una tale variet di segni. La ragione di ci consiste nel particolare punto di vista del sacerdote Moretti, che studiando lumanit dellUomo, ovvero le caratteristiche umane (sul punto si rimanda alle lezioni di Teoria grafologica e di Storia della grafologia), individua nellaltruismo (Curva) e nellegoismo (Angolosa), legittimi o illegittimi, le due istanze fondamentali di tali caratteristiche.

Il concetto di curva e di angolo


In Moretti, pi che negli altri autori di grafologia, la definizione di un segno unoperazione concettuale: vale a dire che Moretti definisce un segno ed i suoi elementi costitutivi sulla base dei significati che gli vuole attribuire, in coerenza con il suo punto di vista (lumanit dellUomo) e con il metodo che intende creare. Negli elementi costitutivi di Lenta, ad esempio, come si vedr, sono implicati sia la lentezza esecutiva sia altri indici grafologici che nulla hanno a che vedere con la lentezza, per la semplice ragione che Moretti, in realt, vuole studiare la pigrizia (in tutto, anche nella mente). Questultima, infatti, si basa su una particolare forma di lentezza esecutiva, ma, quando corredata da altri indici (la sciatteria, la discendenza del rigo e la strettezza tra parole), che nulla hanno a che vedere con la lentezza grafica, si accresce di molto.

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In altre parole, talora, con i segni di Moretti, si rischia di essere un po ingannati dal loro nome e ci vale anche per Curva ed Angolosa. Questi ultimi, infatti, non costituiscono soltanto delle entit geometriche, in quanto sono sindromi: Moretti vuole che Intozzata I modo sopra media ed Intozzata II modo superiore ai 2-3/10 diminuiscano Curva a vantaggio di Angolosa. La ragione di ci consiste nel fatto che sia lambizione di comando del primo sia limpressionabilit del secondo, che attiva meccanismi inconsci di difesa, siano contrari allaltruismo (potenziale) di Curva e siano, invece, fautori dellistanza opposta. In primo luogo, dunque, Curva ed Angolosa poggiano (principalmente) sulla geometria, ovvero sulla conformazione delle lettere e delle altre parti della scrittura, ma anche su ogni tipo di intozzatura: da qua, il fatto che il Curva e gli angoli presi in cosiderazione non sono concetti geometrici, bens grafologici. Dal punto di vista della geometria, si possono avere conformazioni che hanno o meno i vertici acuti: in questo caso Curva escluso. In assenza di vertici acuti, in prima battuta Curva si calcola tenendo conto di quanto lovale si discosti dalla rotondit perfetta, che di per s darebbe il grado massimo di 10/10, avvalendosi dellesempio orientativo schematizzato in fig. 68. Si ha, cos, un grado geometrico, sul quale, eventualmente, si debbono apportare i correttivi dovuti ad Intozzata I modo e ad Intozzata II modo. In assenza sia della rotondit perfetta sia dei vertici acuti, Curva ed Angolosa coesistono e sono complementari. Il discorso sar approfondito in Angoli A ed in Angoli B e, con loccasione, si studieranno anche le conformazioni non ellittiche (ovvero, quelle che hanno i vertici appuntiti).

CURVA Definizione e grado Elementi costitutivi 1. I tratti di cui sono formate le lettere sono curvilinei. 2. Anche le lettere si collegano tra di loro con movimenti curvilinei. Il fenomeno pu verificarsi in ogni lettera ma in modo particolare nelle forme a ovale: o, a, e loro derivate. A seconda del grado, si hanno cos forme letterali rotonde o ellittiche che hanno vertici smussati. IL CALCOLO DI CURVA, SECONDO MORETTI

Fig. 67
Come sarebbe stato logico attendersi, visto il suo punto di vista, la prima figura dellopera principale di Moretti consiste in questa schematizzazione, che rappresenta il caso (fortunatamente, quasi impossibile nella pratica) di Curva 10/10, che egli ravvisa nella o. Si pu notare che in questa lettera si ha un circolo perfetto, il che d 10/10 di Curva e 0/10 di Angolosa.

Con questa fig. Moretti illustra il modo in cui le intozzature influiscono sul grado di Curva (lo diminuiscono ed accrescono quello di Angolosa). Si ha una riprova, dunque, che Curva ed Angolosa non sono semplicemente due entit geometriche, ma che invece costituiscono due concetti grafologici.

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IL CALCOLO DI CURVA, SECONDO PALAFERRI


Curva: 10/10 9/10 8/10 7/10 6/10 5/10

Angolosa:

0/10

1/10

2/10

3/10

4/10

5/10

6/10

7/10

8/10

9/10 10/10

Fig. 68

(Rielaborazione di fig. tratta da N. Palaferri, Lindagine grafologica e il metodo morettiano, pag. 80). Si evidenzia il continuum Curva - Angolosa: si pu notare che, sin tanto che Angolosa ha un grado uguale o inferiore a 5/10, complementare a Curva e che, quando supera i 5/10, ossia quando le lettere hanno i vertici delle lettere appuntiti, cade ogni concetto di curvilineit. Con il circolo perfetto, Curva di 10/10, ma appena lovale si discosta dalla rotondit assoluta subentra Angolosa; in definitiva, gli altri valori di Curva dipendono da quanto gli ovali si discostino dalla rotondit, cos come indicato in figura. Il valore limite di 5/10, al di sotto del quale Curva non esiste pi, si ha quando la lettera sta tra lo smusso e lappuntito. A questi gradi, basati sulla valutazione geometrica delle lettere, bisogna apportare i correttivi dovuti ad Intozzata I modo ed Intozzata II modo e precisati nella tabella di fig. 69.

Il grado si computa in base a quanto le forme letterali ellittiche si discostano dalla rotondit del cerchio (pi se ne discostano e pi diminuisce il grado - va presa in considerazione tutta la scrittura e si effettua la media matematica dei diversi valori). - Curva ha il grado minimo in 5/10 e in questo grado e in quelli superiori complementare ad Angolosa (ad esempio, a 7/10 di Curva corrispondono 3/10 di Angolosa). - Il punto limite si ha quando i vertici delle lettere stanno tra lappuntito e lo smussato; in questo caso, Curva ed Angolosa hanno entrambi il grado di 5/10. - Con entrambi i vertici delle lettere appuntiti viene meno il concetto di Curva e rimane solo Angolosa di grado superiore a 5/10 (ad esempio, con 7/10 di Angolosa, Curva ha valore nullo). - Quanto sopra si spiega con il fatto che Angolosa poggia soprattutto su Angoli A (angoli allocati ai vertici inferiori) e su Angoli B (angoli allocati ovunque e, dunque, anche nei vertici superiori), che si vedranno in seguito. In pratica, Curva viene meno quando entrambi questi segni superano i 5/10. In altre parole, in linea di principio, possibile riscontrare una grafia avente 6/10 di Angoli A e 5-6/10 di Curva. Curva annullato, per, anche quando uno solo dei due angoli perviene a 7/10. - Nel calcolo del grado di Curva occorre considerare non solo gli ovali, ma anche tutte le forme grafiche, ivi compresi i risvolti di collegamento tra le lettere, che incidono per in una misura relativa (al massimo per 1/10, ma, se sono angolosi, allora vanno calcolati come gli altri angoli). - Tutte le operazioni descritte sinora sono funzionali a definire il grado geometrico di Curva (ovvero, il grado desunto sulla base della valutazione del grado di rotondit della lettera). - Intozzata I modo e II modo diminuiscono il grado geometrico di Curva nel modo indicato dalla tabella che segue. Qualche consiglio pratico per il calcolo di Curva 182
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Innanzitutto si calcola il grado geometrico (ovvero, quanto la lettera si discosta dalla rotondit), avvalendosi anche dei sottostanti criteri orientativi: 1. Il grado andrebbe calcolato su tutta la scrittura, ma, se la grafia sufficientemente omogenea, di norma sufficiente procedere sulla base di una valutazione estimativa di due o tre righe dello scritto in esame (infatti, non si ricerca un valore matematico); 2. In assenza di forme letterali appuntite e quando le lettere sono ovalizzate (si vedr che il fenomeno d vita a Stretto di lettere), il grado geometrico di Curva non pu essere superiore ai 6/10 (lovale, infatti, si discosta molto dalla rotondit del circolo); 3. Non si potranno avere alti gradi neanche quando una guancia dellovale tende al rettilineo (il fenomeno d vita a Curva affondata); 4. Riducono molto il grado di Curva anche le poligonature degli ovali (che danno vita a Squadrata, del quale scriveremo in Piantata sul rigo ed apporteremo un approfondimento in semeiotica II); 5. Le stentatezze, ovvero ogni inceppo grafomotorio, sono direttamente contrarie a Curva (ossia, appartengono ad Angolosa), sino al punto che possono annullarlo del tutto; 6. Il massimo di Curva si ha con Curva rotonda (ossia quando gli ovali sono prossimi al circolo perfetto e sono curvi anche i rivolti e i collegamenti tra le lettere); 7. Il grado di Curva, calcolato sugli ovali e le lettere derivate, va confermato o leggermente modificato, tenendo conto anche dei filetti di collegamento (si ribadisce: se tali filetti sono curvilinei, incidono al massimo per 1/10, se, invece, sono angolosi, allora incidono direttamente sul grado medio di Curva, sino al punto che possono annullarlo del tutto). Successivamente si apportano i correttivi, a seconda del grado di Intozzata I modo e di Intozzata II modo, sapendo che, per effetto di questi due segni, una grafia che ha Stretto di lettere (vedi punto due) ha alta probabilit di diventare Angolosa. Segue grafica esplicativa ed illustrativa (le didascalie possono integrare il testo).

CORRETTIVI DEL GRADO "GEOMETRICO"* CON: CURVA DIMINUISCE DI: Intozzata I modo > ai 6/10 1/ 10 Intozzata II modo di 2-3/10 1/ 10 Fig. Intozzata II modo > 3/10 2/ 10 - I decimi che sono sottratti a Curva vanno ad assommarsi al grado di Angolosa. - Gli effetti dovuti ad Intozzata I modo ed Intozzata II modo si cumulano. Ad esempio, posti Intozzata I modo di 6/10 ed Intozzata II modo di 3/10, Curva diminuisce di 2/10. * Definiamo con il termine geometrico il grado di Curva che si ha in base a quanto lovale si discosta dal circolo perfetto (10/10 di Curva), cos come esemplificato nella fig. 72.

69

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ALCUNI ESEMPI DI CURVA AL MICROSCOPIO (da G. Angeloni, I segni grafologici, criteri di ricerca e misurazione, III ed.) I ESEMPIO
Strumenti a) Terremo conto del misurino (orientativo ed utile ai soli fini del calcolo geometrico) di fig. 68, di seguito riprodotto (per la parte che interessa il solo Curva).

10
1)

9
2)

8
3)

7
4)

6
5) 6)

Fig. 70

Sei misurini per il calcolo geometrico di Curva (i numeri inseriti dentro lovale si riferiscono al grado geometrico di questo segno): pi ci si discosta dalla rotondit perfetta e pi questultimo diminuisce, a vantaggio di Angolosa. Il punto limite costituito dallovale in cui un vertice sta tra lappuntito e lo smusso (n. 6), che d 5/10 di Curva e 5/10 di Angolosa.

b) Dobbiamo dare una breve definizione delle caratteristiche grafologiche di cui ai punti 2, 3, 4 e 5 dellelenco della pagina precedente.

I due ovali sono sproporzionati, perch sono troppo stretti (si vedr che il fenomeno d Stretto di lettere): curva geometrico di poco superiore ai 5/10 (sono meno rotondi del misurino n. 5, ma il grado non pu essere di 5/10, perch questo valore vuole che un vertice stia tra lappuntito e lo smusso, cosa che qua non si verifica). Con questi valori geometrici, in genere si perviene allannullamento di Curva, perch allo scopo sufficiente un solo accenno di Intozzata II modo. Il primo ovale, per, ha la guancia di sinistra rettilinea: il fenomeno appartiene a Curva affondata (vedi semeiotica II) ed direttamente contrario a Curva: nel merito, non esiste un criterio codificato, ma realisticamente il fenomeno dovrebbe incidere almeno per 1/10 o pi, a seconda dellintensit dello stesso. Dunque, le conformazioni simili al primo ovale (molto strette ed affondate), a prescindere dagli altri correttivi, appartengono al solo Angolosa (con un grado di 5-6/10).

.... segue ....

184

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.... continua....

a)

Le guance delle lettere e i filetti di collegamento sono rettilinei (come i lati di un poligono), cosicch perdono il curvilineo (in pratica, questo fenomeno si distingue dal precedente perch coinvolge anche i filetti di collegamento), pur non diventando geometricamente angolose (il fenomeno d vita a Squadrata, che Moretti definisce falso Curva). La squadratura, quando intensa, appartiene al solo Angolosa ed esclude Curva (sul piano psicologico, si ha un soggetto che ostenta le caratteristiche di Curva, quali, ad esempio, ladattamento e la disponibilit, ma senza vera convinzione. Nellintimo, infatti, non adattato ed egoista). Anche in questo caso, non si ha un criterio codificato ( sufficiente definire il grado di Squadrata, infatti), ma, a livello orientativo, pu essere lecito assegnare 6/10 di Angolosa. In ultimo, si nota che gli ovali sono pi larghi che lunghi, il che innaturale e d luogo ad un segno (Estesa) che introdurremo in Angoli A ed Angoli B.

) )

) )
b)

Varie stentatezze (che talora assumono la foggia della poligonatura, gi evidenziata in precedenza): sono direttamente contrarie a Curva, sino al punto che possono escluderlo del tutto. Ad esempio, in tutte le conformazioni evidenziate, Curva sempre assente, ed Angolosa pu pervenire anche a 7-8/10 (vedi ellissi).

Fig. 71
Calcolo del grado geometrico

c)
Scrittura sulla quale si intende calcolare il grado di Curva.

.... segue .... 185

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.... continua.... Calcolo geometrico


a) Prima valutazione estimativa della grafia, per verificarne il grado di omogeneit (si effettua scorrendo rapidamente la grafia)

Dal punto di vista considerato, la grafia non omogenea: alcuni ovali sono molto rotondi (ellisse), altri sono abbastanza stretti (poligono). Di conseguenza, dobbiamo effettuare pi misurazioni. Per altro verso, la grafia ha un grado intenso di Filiforme (intorno agli 8/10), per cui sappiamo che non dobbiamo apportare correttivi per Intozzata I modo (la valutazione di Intozzata II modo, invece, richiede un po pi di attenzione e, dunque, sar rinviata alla fine delle calcolo geometrico). b) Campionatura (si valutano soprattutto i casi estremi - si ricavano cos un minimo ed un massimo).

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8 9-10

5-6 6

5-6 6 5-6

Fig. 72

Si noti: anche le u e le n, nonch le c, possono essere trattate alla stregua di ovali; i numeri 6, 8, 10, ecc... sono quelli desunti tramite il confronto con il misurino. Nella prima stringa, il valore medio (geometrico) di Curva di circa 8/10, ma nella seconda questo segno si riduce moltissimo, pervenendo ad un grado medio di 5-6/10. Stando alla somma dei valori calcolati, in totale si avrebbe un grado medio di 6/10 (68,5:11), ma, prima di assegnare il grado definitivo (al netto delleventuale correttivo di Intozzata II modo), necessario procedere alla valutazione estimativa, che sar illustrata nel punto c).

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Il raddrizzamento dellovale riduce il grado di Curva, portandolo a 5-6.

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Qua e l compaiono degli angoli acuti veri e propri, ma, poich sono pochi, nel calcolo medio di Curva possono considerarsi annullati, perch in genere i filetti di collegamento (vedi manine) sono alquanto curvilinei.

Anche le stentatezze (sono un derivato del nervosismo, proprio di un intenso Filiforme) non sono molte (in fig. se ne d un esempio) e sono solo accennate (si confronti questa fig. con il carattere tormentato e disgrafico che si palesa nellesempio b) di fig. 71): vale lo stesso discorso di cui allesempio precedente. In altre parole, nel calcolo medio di Curva sono annullate dal curvilineo dei filetti di collegamento.

c) Valutazione estimativa globale Riepilogando, Curva pu:

1) essere assente, nelle rare conformazioni angolose, che tuttavia, nel calcolo medio, sono annullate dallincidenza dei risvolti curvilinei dei filetti di collegamento; 2) essere di 5/10, in una sola conformazione letterale o per effetto delle stentatezze e delle poligonature, ma anche questi valori possono essere considerati annullati per la stessa ragione di cui sopra; 3) pi frequentemente, oscillare dai 5-6/10 in su (sino ad un massimo di 9/10). E facile convenire che, per calcolare il grado medio, in definitiva, si tratta di stabilire lincidenza percentuale sia dei valori di 5-6/10 sia dei gradi pi alti (dai 7/10 in su). Si veda la prossima fig.

Fig. 73

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(Gli esagoni evidenziano alcuni esempi di Curva di alto grado, mentre le ellissi interessano le conformazioni che oscillano intorno ai 5-6/10). Si pu notare che i due estremi considerati sono pressoch equivalenti, ragione per cui curva geometrico oscilla intorno ai 6/10 (si consideri che non interessa il grado matematico).

Calcolo del grado


d) Assegnazione del grado definitivo (al valore di 6/10 bisogna apportare il correttivo eventualmente dovuto per Intozzata II modo).

Fig. 74

Intozzata II modo molto diffuso (si notino anche i puntini della i - il segno pressoch presente in tutte le parole), sebbene abbia unintensit scarsa (fa eccezione la d di dovr) e lo spasmo sia abbastanza allungato (ma non sempre). A conti fatti, Intozzata II modo prossimo ai 3/10 : considerando il Filiforme, questo grado, in s quasi normale, eccessivo.

Il grado definitivo di Curva, dunque, di soli 5/10 scarsi (poco pi di 6/10 geometrico 1/10 e pi per Intozzata II modo).

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II ESEMPIO
Nellesempio che segue la grafia abbastanza omogenea, ragione per cui il calcolo del grado di Curva rapido.

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Fig. 75

Si pu notare come il grado del segno oscilli tra i 5-6/10 e i 6/10 , con ununica eccezione costituita dalla o di caso, in cui Curva perviene quasi ai 7/10.

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Questo esempio non muta in modo significativo il grado che si desume dallosservazione del precedente. Semmai emerge che i filetti di collegamento e gli apici delle n possono essere angolosi, cosicch si annulla lincidenza dei risvolti curvilinei che qua e l affiorano, nonch dei valori pi alti di Curva.

Si ribadiscono la prevalenza del valore di 5-6/10 e langolosit degli apici. Subentra la stentatezza (ellissi), che toglie almeno mezzo decimo a Curva, perch abbastanza diffusa.

A conti fatti, il grado geometrico di Curva di circa 5/10. Per quanto riguarda i correttivi, invece, si impone la presenza di un forte Intozzata II modo (la grafia Filiforme), come la grafica che segue si incaricher di dimostrare.

Fig. 76

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Il puntino della e non appartiene ad Intozzata II modo (come gi stato anticipato, i puntini rilasciati dalla penna a sfera sono dovuti a condizioni meccaniche), ma una spia che lo scrivente possa essere impressionabile (tali soggetti tendono, infatti, ad esaltare i difetti insiti in una penna di non alto pregio), ovvero che possa produrre una vera intozzatura. In effetti, il restante della e (nella parte discendente) tutta unintozzatura di secondo modo (si noti laccrescimento della pressione, che inizia ad avverarsi subito dopo il puntino). La grafica evidenza altri spasmi.
Altri puntini che non appartengono ad Intozzata II modo

Altro puntino che non appartiene ad Intozzata II modo

A volte, lintozzatura molto allungata (se si osservano i tratti discendenti delle aste, si noter che, in prossimit dei vertici superiori, si ha un accrescimento della pressione. Il fenomeno d un grado di Intozzata II modo di circa 2-3/10), ma non sono assenti n le forme rettangolari (grado superiore alla media), n quelle triangolari (grado potenziale di poco superiore al valore medio), sebbene queste ultime siano abbastanza allungate (osserva, ad esempio, le e e le i), ragione per cui danno un Intozzata II modo inferiore ai 4-5/10. La subitaneit non alta e, dunque, non incidente. Linsieme (considerando anche le altre forme molto allungate non riportate in questo esempio) d un grado di Intozzata II modo di 4/10.

A conti fatti, dunque, la grafia esce dal concetto di Curva (ai 5/10 geometrici bisogna sottrarre 2/10 per Intozzata II modo), ma, in Altro, approfondimenti, sar proposto un criterio utile a differenziarla dalle conformazioni aventi una geometria veramente angolosa.

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Fig. 77

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III ESEMPIO

In questa scrittura, oltre a Filiforme, emerge lampante lalto grado geometrico di Curva. In effetti, i punti in cui Curva al di sotto dei 6/10 sono veramente pochi (vedi ellissi), mentre sono assai frequenti i casi in cui questo segno perviene agli 8 e ai 9/10. A conti fatti, il grado di Curva geometrico di circa 7-8/10.

Fig. 78

)
Nei punti evidenziati dalle ellissi, i bordi dello spasmo non sono netti e nella s la macchia deborda il tratto (vedi manina): la scrivente enfatizza i limiti insiti nella penna e nello stesso tempo inclina eccessivamente la stessa ( il fenomeno sar meglio documentato nella prossima finestra). In questi casi, sarebbe azzardato assegnare un grado importante di Intozzata II modo (per intenderci, dai 3/10 in su), sebbene sia lecito supporlo. In altre parole, Intozzata II modo andr valutato sugli spasmi genuini. Nelle conformazioni (indiscutibilmente) proprie di Intozzata II modo, non sono assenti le forme triangolate (la pi importante, perch corta, quella della e di che), ma spesso le stesse sono allungate (nellesempio, la i di mi, il taglio della t e il gesto claviforme che presente subito dopo la stessa t, che danno un grado di 2-3/10). A conti fatti, oscilla intorno ai 3-4/10 (si tratta di un grado elevato, giacch in un contesto con forte Filiforme).

Tenendo conto della tabella di fig. 69, dunque, il grado effettivo di Curva scende a 6-7/10. 192
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CONFRONTI TRA IL II ED IL III ESEMPIO


Le scritture analizzate nelle ultime due figure hanno una particolarit: appartengono alla medesima donna e risalgono allepoca in cui la scrivente aveva, rispettivamente, 13 e 44 anni. Al di l delle osservazioni psicologiche che si possono trarre dal confronto tra le due grafie (rimandiamo allultima parte, per un approfondimento), sul piano tecnico-grafologico emergono delle evidenze, che utile sottolineare: 1) Sembra dimostrato che i soggetti impressionabili tendano ad enfatizzare i difetti insiti in una penna di non alto pregio (in pratica, dovrebbero essere coinvolte quasi tutte le penne, escluse quelle relativamente costose, perch di gran marca). Si tratta di unimportante conferma di una nostra intuizione (beninteso, per quello che ci dato sapere nel momento in cui scriviamo), perch ha un indubbio rilievo in ambito peritale (ovvero, nel campo dellanalisi delle scritture contestate); 2) Limpressionabilit dovrebbe essere innata ( un dato che largamente condiviso);

3) Fermo il punto due, una migliore organizzazione della scrittura, basata soprattutto su un discreto movimento sinistra-destra, diminuisce il grado di Intozzata II modo (infatti, lo spasmo si diluisce, ossia si allunga e si assottiglia). Si ritorner sul punto, in Approfondimenti, l ove si effettuer un confronto psicologico tra le due scritture.

Fig. 79
Nonostante la diversit di penna e del pregio della stessa (quella della seconda scrittura decisamente migliore, perch rilascia meno puntini), pure rimangono inalterati (oltre al grado comunque importante di Intozzata II modo) linclinazione anomala, che rilascia tipici depositi (freccia), e i puntini (ellissi): entrambi i fenomeni sono stati illustrati in questa parte del lavoro ed in Intozzata II modo.
Tipico tratto parassita (dipende dalla penna)

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ANGOLI A Elementi costitutivi 1. Esiste un angolo ai vertici inferiori delle lettere della zona media, che pu essere smusso o acuto. La ragione per cui la scrittura rovesciata a sinistra (Rovesciata), modifica il grado di Angoli A data dal fatto che Rovesciata facilita troppo il gesto curvo. Quindi, nellattribuire Angoli A, occorre anche tener conto della variazione di pendenza nella grafia. Moretti vuole che, eseguita la misurazione di Angoli A delle singole lettere, se ne faccia la somma e quindi la media. Consigli per il calcolo del grado con angoli smussi Osservare le basi delle lettere ovali e delle derivate degli stessi (vedi per anche la prossima finestra): ALCUNI ESEMPI DI ANGOLI A (da G. Angeloni, I segni grafologici, criteri di ricerca e misurazione, III ed.)

Angoli A
Fig. 80

Esempi di Angoli A.

Rispetto alle conformazioni smusse, bene che lallievo inizi a considerare lo stretto rapporto che, quasi di norma, esiste tra lampiezza della lettera e lAngolo A (si possono avere delle eccezioni; ad esempio, si danno i casi di lettere strette con basso grado di Angoli A, oppure alti gradi di Angoli A in lettere ampie). In figura, infatti, rappresentata una conformazione tipica (d luogo a Stretto di lettere, segno che vedremo in seguito), che ha un grado di Angoli A superiore ai 4/ 10 ed inferiore ai 5/10, perch non sta tra lappuntito e lo smusso. Possiamo assegnare, dunque, 4-5/10 di Angoli A.

Tipico esempio di Angoli A 4-5/10.

Tenendo conto dei correttivi, dovuti ad Intozzata I e II modo, non sono infrequenti i casi in cui le conformazioni simili alla precedente diano un grado di Angoli Asuperiore ai 5/10. Stando alla regola, se le due conformazioni non avessero intozzature di sorta, in tutti e due i casi avremmo un grado di Angoli A prossimo ai 5/10 (non di 5/10, perch non stanno tra lappuntito e lo smusso). In entrambi i casi, per, il grado di Angoli A sale a 6-7/10, per la contemporanea presenza di Intozzata I modo quasi > ai 5/10 e per Intozzata II modo prossimo ai 3/10.

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CALCOLO DEL GRADO DI ANGOLI A Dipende dalla media dei singoli Angoli A calcolati come di seguito, tenendo conto che Rovesciata aumenta il grado di Angoli A. CON I RISVOLTI INFERIORI ACUTI: ANGOLO ALLA BASE SMUSSATO: Valore goniometrico Grado Rovesciata Angolo A ha sempre un grado non > ai 5/10 (Cfr. 60 6/10 7/10 anche Curva). 45 7/10 8/10 Quando il vertice inferiore sta tra l'appuntito e lo 30 8/10 9/10 smussato il grado convenzionalmente di 5/10. Pi il 15 9/10 10/10 risvolto inferiore arrotondato e pi il grado di Angoli < 15 (i tratti si 10/10 A si allontana dai 5/10, riducendosi. sovrappongono) CORRETTIVI Intozzata I modo (> 5/10) aumenta il grado di Angoli A di 1/10 e Intozzata II modo l'aumenta di 1/10 (se sui 3/10) o di 2/10. Gli effetti dei due segni si assommano. Gli ovali che hanno Estesa non sono considerati ai fini del calcolo di Angoli A

Fig. 81

- se il tratto ha una curvatura di 360 (cosa propria di un circolo perfetto), Angoli A di 0/ 10, gli altri gradi si ricavano in modo estimativo, tenendo conto che si hanno 5/10 quando il vertice inferiore sta tra lappuntito e lo smussato (vedi anche il misurino orientativo di fig. 91); - in genere lo Stretto di lettere (forme ovali) comporta almeno 3-4/10 di Angoli A e qualche volta anche 4-5/10. E sufficiente osservare rapidamente pochi ovali (una dozzina). Ci si fa cos una prima idea orientativa, dopodich si osserva se nelle altre conformazioni letterali (m, n, u, basi delle t, p, ecc.) vi sono degli Angoli A appuntiti e nel caso si integra il grado. Per gli angoli acuti della lettera v (che nel modello calligrafico contemplata con un angolo alla base) opportuno diminuire un po il grado di Angoli A. Definito il grado geometrico (Cfr. il capitolo di Curva) si apportano i correttivi dovuti ad Intozzata I e II modo, con i gradi previsti nella tabella di inizio capitolo. Consigli per il calcolo del grado con angoli non smussi In questo caso, le operazioni di calcolo sono molto semplici: si utilizza un apposito misurino, che sar presentato pi avanti (per utilizzarlo, va fotocopiato su un lucido). Al solito si effettuano pi misurazioni, in relazione inversamente proporzionale al grado di omogeneit degli angoli: nella maggior parte dei casi, le operazioni di calcolo interessano due o tre conformazioni Si ottiene cos una media matematica, che va opportunamente modificata tenendo conto dei valori di Intozzata I modo e di Intozzata II modo.

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ANGOLI A: UN BREVE RIFERIMENTO ALLA TEORIA

a
Rigo di base (convenzionale)

a
Asse

Rigo di base

b b

(Da P. Appetito, op. citata). LAngolo A langolo che si forma nellimpatto con il rigo di base (b), che simbolicamente rappresenta la linea della realt (nel secondo esempio la linea considerata convenzionale; stata ricavata tenendo conto del fatto che deve essere pressappoco perpendicolare allasse della lettera considerata). Per eseguire una lettera, nellesempio, lo scrivente parte dallalto (a - simbolicamente vi corrisponde la zona della progettualit dellIo), vale a dire che avvia il moto prendendo spunto dalle proprie aspirazioni. In un secondo momento obbligato ad avere un contatto con la linea della realt (b), che evocatrice delle esperienze vissute nelle fasi evolutive. Considerando che ogni provocazione simbolica che rievoca una situazione spiacevole comporta che le coppie muscolari deputate allatto della scrittura subiscono una contrazione, si possono avere le seguenti tre situazioni limite: 1) La base della lettera una porzione di un angolo giro: vi corrispondono 0/10 di Angoli. Ci indica che nelle fasi evolutive il soggetto non ha vissuto alcuna frustrazione significativa, dal che deriva un atteggiamento (anche mentale) passivo. Il soggetto completamente privo di grinta (sul piano cognitivo, vi corrisponde torpore mentale); 2) La base della lettera non una porzione di un angolo giro: vi corrispondono gradi di Angoli A che vanno calcolati in modo estimativo, tenendo conto dei criteri indicati nel testo (nel primo esempio di questa figura lAngolo A di circa 4/10). In questo caso, se lAngolo A almeno di 3/10, le frustrazioni vissute nelle esperienze evolutive sono da considerarsi positivamente: conferiscono la giusta dose di risentimento, di grinta e di attivit (presupposto fondamentale, in termini di condizione necessaria ma non sufficiente, della capacit di reagire alle situazioni avverse e/o alle difficolt). Ne deriva anche che il soggetto ha le necessarie potenzialit per adattarsi in modo utile a s e agli altri; 3) La base della lettera appuntita (secondo esempio). La mano subisce un arresto (Moretti nota che la prima reazione che si instaura in chi ha paura , appunto, larresto): vi corrisponde un grado di Angoli A superiore alla media, che va calcolato in base a criteri goniometrici. Il soggetto ha vissuto le proprie esperienze evolutive in modo traumatico e, nel rievocarle, si risente eccessivamente (permalosit, aggressivit, acredine e spirito vendicativo) e si dispone allassalto preventivo (attacca gli altri, per timore di essere costretto a subire). Lo scrivente, inoltre, non si adatta e punta a distinguersi dagli altri, con i quali evidentemente non si identificato.

Fig. 82

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ANGOLI A: ALCUNI ESEMPI AL MICROSCOPIO (da G. Angeloni, I segni grafologici, criteri di ricerca e misurazione, III ed.) I ESEMPIO

Si inizia considerando che nella scrittura non compaiono lettere con angoli acuti, con ununica eccezione costituita dallasta della h, che non pu essere considerata ( conforme a quanto previsto dal modello calligrafico). Successivamente, come in precedenza, con Curva, si procede con un rapido campionamento, prendendo in considerazione conformazioni che sono rappresentative di angoli aventi diversit di ampiezza.

In questa parola, negli ovali e derivate, il grado di Angoli A molto scarso. Le basi delle altre lettere (s e z) non mutano questo dato e lo stesso dicasi per i filetti di collegamento (zampetta della u e filetto di collegamento tra la u e la i).
1/10 1/10 2/10

Fig. 83

4/10

1-2/10

3/10

4-5/10

2-3/10 3/10 4-5/10

Anche in queste tre parole, i filetti collegamento e le lettere non considerate non mutano il grado di Angoli A.

3-4/10

1-2/10

3/10

2/10

2/10

Dunque, Angoli A oscilla tra 1/10 a 4-5/10. Considerando che molti valori sono al di sotto della soglia dei 3/10, il grado medio, geometrico, di Angoli A di circa 2-3/10.

La grafia Filiforme ed Intozzata II modo non perviene ai 2-3/10, ragione per cui il grado effettivo di Angoli A di 2-3/10 (si tratta di un valore troppo scarso - vedi approfondimento). 197
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II ESEMPIO

0/10

1/10

2/10

3/10

4/10

5/10

4/10

4-5/10

3/10

4-5/10

3/10 4/10 3/10

3-4/10

(Abbiamo evidenziato solo il grado di alcuni angoli, ma lallievo, conoscendo la regola, dovrebbe essere in grado di assegnare il valore anche degli altri, tenendo conto che non si richiede la precisione matematica - che non si pu avere ma solo una valutazione approssimata). In questo caso, compaiono diversi angoli acuti (Angoli A > 5/10 - vedi ellisse). Tenendo conto delle sole conformazioni smusse, il grado medio (geometrico ) oscilla intorno ai 3-4/10. Il grado aumenta per 0,5/10 per causa degli angoli acuti e per 2/10 per Intozzata II modo (ha un valore medio di 3-4/10).

3-4/10

3-4/10

Fig. 84

3/10

Tenendo conto dei correttivi, il grado effettivo di Angoli A di 6/10. 198


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III ESEMPIO

Visti i confronti precedenti, locchio non ha difficolt a percepire che in questo caso, contraddistinto da forte tensione e da numerosi angoli acuti, deve prevalere un Angoli A superiore ai 5/10, anche in considerazione del fatto che la scrittura colorata (vi corrispondono Intozzata I modo di 5-6/10 ed Intozzata II modo di 3/10), il che apporta un correttivo di quasi 2/10 (non 2/10 pieni, perch Intozzata I modo supera di poco il valore medio) da aggiungere al grado geometrico di questo segno. Ci avvarremo, dunque, del misurino approntato per gli angoli acuti. Dobbiamo anche considerare, per, che alcune conformazioni sono smusse (le ellissi ne evidenziano alcune). Ci nonostante, lAngolo A geometrico non scende quasi mai al di sotto dei 4/10, perch le lettere sono strette. La o ha un angolo che si colloca tra i 30 e i 45: vi corrisponde un Angolo A (geometrico) che sta i 7 e gli 8/10. Per il restante, la v pu anche essere trascurata, mentre le altre basi hanno un angolo smusso (con un grado che oscilla intorno ai 4/10).

Fig. 85

30

Dritta-Pendente 60 6/10
15 45

7/10

15 15

30

8/10
15

9/10
Lettera chiusa o quasi

15 30 15 15 15

10/10

10/10

Si pu notare che sono molto frequenti gli angoli acuti che oscillano intorno ai 30 (vi corrisponde un angolo geometrico di 8/10). Tenendo conto anche degli angoli smussi, possiamo assumere che il grado geometrico (approssimato) di Angoli A sia di 6-7/10. A tale valore bisogna assommare i correttivi.

Tenendo conto dei correttivi, il grado effettivo di Angoli A di circa 8/10.

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Prima valutazione critica del modo di procedere di Moretti


Conosciuti Curva ed Angolosa, il lettore adesso in grado di accostarsi a questo paragrafo, che in pratica vuole dimostrare che Moretti opera solo soggettivamente, ovvero non in accordo con il simbolismo oggettivo. Quanto sopra implica che i segni di Moretti debbono essere molto pi ricchi di significato di quanto gliene abbia attribuito lui stesso.

In primo luogo bisogna definire nel merito il punto di vista di Moretti. Questo autore assegna ai segni grafologici dei nomi che evocano dei luoghi geometrici, senza che ci corrisponda completamente a realt. In altre parole, quando dice curva o angolo Moretti non si riferisce agli analoghi concetti che si desumono dalla geometria, ma ad una sua idea dellangolo e del curvo, formulato a priori (cfr. fig. 86). Ci, in buona sostanza, significa che Moretti ha voluto attribuire a Curva e ad Angolosa i significati che voleva assegnargli, cosicch si fabbricato un proprio Curva e un proprio Angolosa.

UN ESEMPIO TRATTO DA MORETTI

Fig. 86

Si noti con quanta cura Moretti calcoli Curva in funzione del suo punto di vista. Scrive, infatti: Osserva la prima scrittura di fig. 5. Essa quasi perfettamente Curva, cio ha il massimo della Curva femminile la quale non pu andare sopra i 6/10. Ho indicato con la freccia seguita dalla lettera a) gli Angoli C* che si trovano nella prima riga di questa scrittura e con la freccia seguita dalla lettera i) le intozzature che sono semplici chiaroscuri, i quali non tolgono a Curva pi di 1/10. Quindi considerato che langolo C in questa scrittura non presenta se non 3/10 di grado, ne viene che questa scrittura ha intorno a 6/10 di Curva.. Osserva la seconda scrittura di fig. 5. Essa quasi totalmente curva, certo pi curva della prima scrittura. C appena qua e l un po di intozzatura, per cui a questa scrittura dobbiamo dare intorno a 7/10 di Curva tenendo conto che questa scrittura maschile e non pu superare il massimo grado di 8/10 (Trattato, pagg. 44 e 45). * Angoli C un indice complesso, che ha a base Angoli A e B smussi: in pratica, in questo caso langolo che evidenzia Moretti coincide con lAngolo A. Quando Angoli C ha un grado pari per lo meno a 6/10, che non il caso della scrittura n. 5, indica saper fare.

200

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In pratica, Moretti si costruisce dei segni su misura per calcolare laltruismo (Curva) e legoismo (Angolosa). Si tratta di un altruismo che secondo lui non pu superare dei valori ben determinati sia per luomo sia per la donna, tanto vero che: Semmai Curva avesse pi di 8/10 nelluomo e pi di 6/10 nella donna, sarebbe indice di debosciatezza e di cessione che tende a snaturare lIo (Trattato, pag. 43). In pratica, Curva non pu superare impunemente certi valori, pena la perdita dei diritti inalienabili dellIo. Ci, che del resto si impone da s, talmente vero che il suo principale collaboratore, Luisetto (fig.87), d prova di ridurre Curva ad una categoria psicologica (o meglio morale, disposta secondo il continuum generosit-non generosit, in quanto considera Stretto tra lettere, che come noto indica la non espansione del sentimento, come un segno che riduce il grado di Curva): a tale proposito, si consulti la finestra n. 88. Nulla da ridire, ovviamente, ma sono obbligato a constatare due cose: 1) In fondo, Curva ed Angolosa significano quello che indica Moretti, solo se si accetta la sua idea dellangolo e del curvo, formulato a priori; 2) Il modo in cui ha operato Moretti non conforme al simbolismo oggettivo, perch, oggettivamente parlando, un angolo un angolo e una curva una curva, ovvio. In sostanza, il modo di operare di Moretti confonde il dato oggettivo con quello soggettivo. La sua personale concezione dei due segni, infatti, non altro che un punto di vista grafologico, ovvero solo ed esclusivamente unoperazione soggettiva operata da lui. Moretti, come ho scritto, stato fortunato, dunque: perch in effetti, il suo metodo funziona, ma ci non esclude che abbia agito a prescindere dalla logica oggettiva. Gi a questo livello, per, emerge lampante un dato: Moretti deve essersi sicuramente sbagliato per difetto, perch, di fatto, ha ridotto la portata oggettiva che insita nelle due entit geometriche implicate (il curvo e langolo). Ma compie un altro errore, sempre oggettivamente parlando, ancora pi grande: confonde il curvo con lellisse. E ben chiaro, infatti, che un gesto curvo pu riscontrarsi ovunque, ma, un conto , poniamo, un filetto di collegamento curvilineo, un conto, invece, un ovale. Il ragionamento diviene relativamente pi paradossale se si considera il fatto che egli consiglia di valutare langolo soprattutto in unellisse, e precisamente in una a. Insomma, un ellisse un luogo geometrico in cui si deve valutare un gesto curvo o un gesto angoloso? A questo punto posso intuire le numerose obiezioni dei miei colleghi morettiani (perch tale sono anche io): Moretti, raccomanda di calcolare Curva in ogni parte della scrittura e lo stesso dicasi per langolo! Ed ancora: ovviamente Moretti conosceva benissimo il valore enorme dellellisse, visto che, ad esempio, definisce anche il Largo di lettere!

Fig. 87
Giovanni Luisetto.

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Dalla genesi di un segno, ad una nuova grafologia, secondo il simbolo della vita

CURVA, DALLE LEZIONI DI UN MAESTRO (LUISETTO)


Nel testo si sostiene che Curva (ed Angolosa) definito non in perfetta coerenza con il simbolismo oggettivo. Di fatto, Curva (e langolo) non un luogo geometrico, ma un concetto grafologico. In altre parole, i segni posti a base della grafologia di Moretti consistono in unoperazione soggettiva (secondo il punto di vista di Moretti). Stando le cose non sorprende che un maestro del calibro di Luisetto si spinga sino al punto di considerare Curva alla stregua di una categoria psicologica, come si dimostra leggendo il passo che segue, desunto da: Domande a padre Giovanni Luisetto sulla Teoria e pratica nelle applicazioni della grafologia morettiana (vedi bibliografia), che riporta le trascrizioni delle lezioni tenute dallo stesso Luisetto: Cominciamo subito dalle prime scritture che ho qui. Ma prima tutti quanti sentiamo cos il segno Curva secondo le norme date dal p. Moretti nel suo Trattato di Grafologia; guardiaFig. 88 mo un pochino la misurazione, appunto per individuare, per quanto possibile, il segno Curva in queste diverse scritture. Per misurare il grado di Curva bisogna guardare alla presenza degli angoli. Gli Angoli A e B, che in una scrittura si possono avverare insieme o separatamente, sono direttamente contro Curva. Di modo che se ambedue si avverano in una scrittura in un grado sopra i 5/ 10 il segno Curva non si considera pi, perch incompatibilea . I segni di raffronto, di confronto, del segno Curva sono proprio gli angoli. E quindi guardiamo subito nella prima scrittura FIG. 1; angoli ne troviamo molto pochi, c qualche piccolo accenno alla base delle o e delle a, ma piuttosto raro, anzi quel piccolo accenno di angoli apparterrebbe allAngolo C, piuttosto che allAngolo A e B. LAngolo C invece molto compatibile col segno Curva, tanto che le inalienabilit dellio che nelluomo sono per lo meno di 2/10 e nella donna 4/10, vengono principalmente significate dagli Angoli Cb . Per esempio in questa scrittura gli angoli smussati delle o fanno parte dellAngolo C e questo compatibilissimo con la scrittura Curva. Ma bisogna tener conto delle intozzature che si possono avverare nelle o, a e derivate. Se lintozzatura un chiaroscuro naturale, allora toglie a Curva 1/10 di gradoc . Ecco, qui in questa scrittura le intozzature appaiono poco accentuate, tanto lIntozzata I modo quanto lIntozzata II modo. Il segno cos omogeneo apparterrebbe piuttosto a scrittura Grossa, non accentuata evidentemente. Che grado di Curva dareste a questa scrittura? Otto? Apparentemente otto, adesso cominciamo a guardare un pochino i contrari. Se guardiamo il significato psichico del segno Curva sarebbe altruismo, bont, comprensione, ecc. Per dobbiamo notare che la scrittura tra una lettera e laltra piuttosto stretta, non secca, ma stretta: questo indubbiamente diminuisce il significato psichico del segno Curva. Dopo, ancora, c il Filiforme che appare ben poco, e anche questo diminuisce un pochino il significato psichico di Curva. Quindi io darei un grado molto inferiore di otto, io darei appena sei. Per esempio questa persona sente immediatamente la compassione, perch il segno Curva c; quando si tratta di passare al pratico, cio alla generosit, l comincia a tirare indietro. Ha paura delle difficolt, appunto per la strettezza tra lettere; manca la generosit. Per di pi c la distinzione tra le parole, quindi un po di ponderazione c, per la ponderazione qui soggetta immediatamente alla strettezza tra lettere per cui la generosit comincia subito ad essere un po scadente, quantunque il segno Curva porti anche un grado abbastanza elevato, 6/10 io direi. Dalla lettura, si pu notare come Curva sia valutato non in funzione della geometria (ovvero del costitutivo fondamentale della scrittura e dei segni grafologici), ma in funzione di una propriet psicologica: la generosit. G. Moretti. Trattato di Grafologia, X ed., Edizioni Messaggero, Padova 1972, p. 59. G. Moretti. Il corpo umano dalla scrittura, Studio grafologico Fra Girolamo, Ancona 1961, p. 40. c Op. cit., pag. 39.
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Certo, lo so bene, ma resta comunque il fatto che sia per Curva sia per Angolosa raccomanda di prestare attenzione soprattutto agli ovali: ci incontestabile, come ogni morettiano deve necessariamente ammettere. Ed in effetti lo stesso Palaferri che ci ricorda: Il fenomeno pu verificarsi in ogni lettera ma in modo particolare nelle forme a ovale: o, a, e loro derivate (d, g q). A seconda del grado si hanno cos forme letterali rotonde o ellittiche che hanno vertici smussati (op. citata). Di conseguenza, quando Moretti considera gli ovali in funzione di Curva e di Angolosa e poi li considera in s e per s, dimostra che egli edifica non in funzione della scienza, ma in funzione di un metodo. Dunque, il metodo che funziona (soprattutto grazie alla funzione esercitata dalle combinazioni), non la teoria grafologica di Moretti. Nello stesso tempo, curioso anche considerare che il Curva che definisce Moretti non ha gli stessi identici significati che gli attribuiamo noi, sulla base delle elaborazioni effettuate dai suoi discepoli (su tutti Palaferri), come ho gi dimostrato e come documenter ancora. Ed allora si chiede se ci sia legittimo, oppure no, visto che i criteri che definiscono Curva ed Angolosa sono rimasti gli stessi. Certo, i nuovi significati sono legittimi, ma semplicemente perch appaiono tali solo se si resta nella logica di Moretti, depurandola dai lati non psicologici che contraddistinguevano questultimo (alcuni sono documentati). Se, invece, si cambia logica, allora la portata dellerrore appare lampante. E quale logica bisogna apportare? Una sola, e non ci posso fare niente se non apparir poetica: ragionare a prescindere dallindividuo, perch il punto di vista soggettivo interessato a studiare solo la scrittura e non altro. Ci ovvio in s, eppure debbo registrare notevoli resistenze nei colleghi e, talora, anche in qualche ex allievo. Lettura critica del concetto di legittima istanza dellIo, nella traduzione che ne d Torbidoni
Moretti introduce il concetto di legittima istanza dellIo: interessante notare come lo stesso Torbidoni, che pure si adoperato per attualizzare il pensiero di Moretti, ne dia uninterpretazione del tutto analoga a quella del fondatore del metodo. Con facilit, si dimostra che, in Moretti e Torbidoni, la legittima istanza un concetto soprattutto etico e morale, basato, peraltro, su una precisa concezione della donna (la stessa che restituisce il modello calligrafico italiano).

Si scritto che Moretti riferisce le indicazioni di Curva e di Angolosa direttamente al comportamento concreto delle persone, ovvero senza tenere nel debito conto le istanze del simbolismo oggettivo. Sono gli stessi discepoli di Moretti che perdurano nellerrore. Scrive, ad esempio, Torbidoni: Nel considerare, invece, le indicazioni che il Curva ci offre sotto il profilo psichico e temperamentale, necessario tener presente le differenze costituzionali delluomo e della donna. Perch la donna abbia un sano equilibrio, deve rimanere ferma nella difesa delle esigenze inalienabili del suo io e vediamo come a ci sia istintivamente portata, facendo perno su alcune risorse naturali come il pudore, la delicatezza di sentimento, la compostezza e signorilit di tratto (Torbidoni, Grafologia testo teorico pratico, op. citata). Questo autore , non solo opera un diretto riferimento allindividuo, ma ci informa che la donna pu avere un sano equilibrio, solo se rimane ferma nella difesa delle esigenze inalienabili del suo io, aggiungendo che la donna portata a ci istintivamente. A propria volta, ci da cosa dipende? 203
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Dipende dalle risorse naturali come il pudore, la delicatezza di sentimento, la compostezza e signorilit di tratto.52 Dunque, in una donna, Curva di certo grado (a partire dai 7/10, mentre nelluomo Curva pu essere positivo sino ad 8/10) sarebbe negativo, perch non le consentirebbe di salvaguardare istintivamente la difesa delle esigenze inalienabili del suo io, in quanto non potrebbe pi fare perno sulle sue risorse naturali come il pudore, la delicatezza di sentimento, la compostezza e signorilit di tratto. Insomma, come non vedere che nel mentre si riconosce alla donna un istinto si delinea una precisa visione della stessa, connotata moralmente? Ed ancora, se, poniamo, nella donna esistesse effettivamente una tendenza istintiva, pu un decimo di grado di un segno annullare la stessa tendenza? Ovviamente no, perch altrimenti la tendenza non sarebbe istintiva. Voglio forse sostenere che nella donna non esista una forza istintiva? No esiste ed esiste anche nelluomo, come riconosce lo stesso Torbidoni (secondo il quale luomo la manifesta soprattutto nella parte intellettiva e professionale), ma in che cosa potrebbe consistere? Fintanto che si continua ad operare il riferimento a concetti come il pudore e la compostezza, per, ben ovvio che si utilizzano criteri morali in funzione di una concezione ben precisa della dimensione trascendente. Ma allora perch gli stessi criteri non sono utilizzati anche nei confronti delluomo? Potr sbagliarmi, ma intravedo una sola risposta possibile: non fu forse Eva ad indurre Adamo a mangiare la mela (nel caso avremmo anche trovato la convergenza con il modello grafico italiano, cos come lho descritto in precedenza)? E sia: supponiamo che Torbidoni abbia ragione (e prima di lui Moretti, ovviamente), se la donna non fosse capace di difendere i diritti inalienabili dellio sarebbe forse colpa di Curva? Ovviamente no, per la semplice ragione che Curva sa ben difendere i propri diritti inalienabili, al pari di ogni altro segno. Del resto, sino allavvento della nuova grafologia, stupefacente notare che non sia venuto in mente ad alcuno che il fondamento dei diritti inalienabili il diritto di esistere con la vita. Poi, questo diritto, pu anche essere eventualmente mutuato in termini umani, come in effetti deve essere mutuato, oppure in termini spirituali, ecc., ma da questo punto non si pu sfuggire: se un individuo non fosse capace di difendere i suoi diritti inalienabili, allora sarebbe votato allautodistruzione. Mi sembra lampante. Sopravvivere, dunque, quale diritto inalienabile, sia dellindividuo, sia della specie. Dunque, la vita! E a propria volta la vita, interpretata umanamente, induce una tensione verso il livello spirituale, cos come ho argomentato in precedenza. In pratica, Moretti, quando parla di diritto inalienabile raggiunge il fulcro di tutta la questione e lo intuisce da quel genio che era ( lunico che perviene a definire un concetto di non alienabile cos intimo, che investe tutto lessere nella sua vera essenza), ma lo interpreta secondo il suo punto di vista. Analogamente sul piano del metodo, individua come fondativi Curva ed Angolosa, ma in parte li stravolge nella loro natura geometrica (ovvero nella vera essenza fondativa
Ricordo con sentimenti di grande affetto e di gratitudine anche Lamberto Torbidoni, ovviamente. Per coerenza nei confronti del lettore, per, debbo soprattutto informare che sono pi che sicuro che avrebbe dissentito con me, magari non nel merito, ma su un punto a margine che lui, invece, considerava fondamentale. Da conversazioni avute con questo maestro, infatti, posso riferire che egli non distingueva tra la grafologia morettiana e la grafologia di Moretti. In altre parole, secondo Torbidoni la grafologia morettiana era esclusivamente la grafologia di Moretti.
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della grafologia) per assegnargli i significati che vuole lui. Cos ha ben intuito, ma ha male interpretato. Ben diversa, invece, appare la situazione se si opera nel senso oggettivo e soggettivo, partendo, per, dalloggetto. Allora si scopre che Curva significa inglobare e che Angolosa significa penetrare, e cos via, come ormai noto. Di conseguenza, Curva dovrebbe svolgere la sua vera funzione quando al massimo grado geometrico53 e non quando al massimo grado voluto da Moretti e la stessa cosa si impone per laltro termine, ovvero per Angolosa: ci incontestabile. Ma qual il massimo grado di Curva calcolato geometricamente? C un solo criterio utile allo scopo: Curva geometrico sar di 10/10 quando questo segno svolge al massimo la sua funzione, ovvero quando non un ibrido (secondo criteri morettiani, un po curva e un po angolo). Dunque, ci comporta ragionare sullinglobare in termini oggettivi e soggettivi: il risultato di un tale ragionamento ci dovr dare un circolo perfetto. E se ce lo desse, avremmo quadrato il tutto, perch ovvio che, geometricamente considerato, Curva pu essere di 10/10 solo se le conformazioni sono perfettamente rotonde. Non c dubbio alcuno, deve essere proprio cos. Ma allora, il Curva 10/10 di Moretti d il massimo di Curva geometrico? No, non lo pu dare, per il motivo che vedremo pi avanti, ma prima dobbiamo approfondire ancora un po. Lettura critica delle indicazioni di Curva, secondo Nazareno Palaferri
Con Palaferri le indicazioni dei segni Curva ed Angolosa perdono la loro connotazione etica- morale e diventano un fatto psicologico ed, in questa ottica, muta anche il concetto di legittima istanza, esaminato in precedenza. Si tratta di un indubbio progresso, ma lo stesso Palaferri non in grado di pervenire al nocciolo della questione: la istanza pi legittima di un individuo sopravvivere, ovvio. Ma anche quanto sopra, tuttavia, non rispondente ai criteri della nuova grafologia, che obbligata a riferire tutti i ragionamenti al simbolismo oggettivo. Dunque, che cosa un segno? Il ragionamento di Moretti, Torbidoni e Palaferri sottende la seguente risposta (semplificando molto): un segno esprime una tendenza psichica. Eh no, un segno non pu essere unistanza della psiche. Le istanze psichiche sono studiate dalla psicologia e non gi dalla grafologia, ovvio. Un segno non altro che la traduzione soggettiva di un elemento oggettivo, ovvero di una parte della scrittura. La traduzione soggettiva, inoltre, legittima perch si dimostrato che i segni hanno un significato (che non solo psicologico, peraltro). Di conseguenza, un segno una forza che assorbe libido, ovvero dellenergia. A propria volta lenergia, stando alla fisica, non si pu distruggere, ma si pu solo trasformare. Di conseguenza ogni segno lotta per mantenere in vita la scrittura. La scrittura, dunque, in vita sin tanto che esistono i segni grafologici ed i segni grafologici lottano per restare in vita. Ne consegue che abbiamo trovato la indispensabile convergenza tra i simbolismi oggettivo e soggettivo. A questo punto si tratta di dimostrare che Curva ed Angolosa esprimano veramente la legittima istanza alla sopravvivenza, aspetto del quale mi occuper nel prossimo paragrafo (ma gi stato trattato indirettamente, quando ho dimostrato che senza un segmento di retta, definito tratto primogenito, non vi scrittura e che la prima trasformazione di questo segmento lovale. E noto, inoltre, che sul piano soggettivo lovale restituisce lIo, nonch i due segni qua dibattuti, cos come vuole Moretti).

53 Si tratta di una prima approssimazione, utile ai fini teorici: in realt il concetto che curva geometrico 10/10 svolga al massimo la propria funzione da riferirsi unicamente alluovo, come meglio si vedr: si ipotizza che curva geometrico 10/10 sia impossibile (eventualmente, pu comparire in qualche ellisse, ma non dovrebbe essere presente in tutta la grafia).

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E interessante proporre a confronto le indicazioni di Palaferri, tratte dal Dizionario grafologico morettiano (op. citata), con quelle di Torbidoni (che in pratica sono le stesse di Moretti, rese con un linguaggio pi aggiornato), riportate nel testo. Indubbiamente, dal confronto, emerge che Palaferri sia effettivamente un innovatore, cos come altrove ho gi scritto, ma che ci nonostante non pu andare oltre i limiti prefissati dallo stesso Moretti. Lerrore (ovviamente tale solo dal punto di vista della nuova grafologia) consiste nel fatto che Palaferri, come Moretti e Torbidoni, considera i segni Curva ed Angolosa secondo un continuum lineare (cfr. fig. 68). Considerato in questo modo, il continuum valuta soltanto una faccia della luna e precisamente quella che, come si vedr, asseconda (prevalentemente) la linea simbolica sinistra destra. Questa linea, infatti, indica il comportamento sociale e/o socializzato, interpretato umanamente, mentre esiste unaltra via, posta sullavanti-dietro, che asseconda la vita (anchessa interpretata umanamente). Da questo punto di vista, ovviamente, emerge che laccogliere e laggredire, che sono riferiti rispettivamente a Curva e ad Angolosa, sono assolutamente insufficienti, tanto pi che i due termini, come gi scritto, non sono in opposizione. Ci deriva dal fatto che Palaferri, pur con relativa autonomia, agisce entro il solco tracciato da Moretti l dove scrive: Curva-Angolosa una categoria orientativa dellanalisi, perch allinterno della personalit indice di un continuum tra due opposte polarit attitudinali di relazione: Io-Tu, gregarismo-individualismo, ciclotimia-schizotimia (tendenza ad adattarsi e consacrarsi allambiente o, allopposto, contrapposizione cosciente dellIo allambiente2). Mentre Curva si inserisce nel circolo delle simbiosi umane, Angolosa oppone resistenza - ragionevole o irragionevole -fino alla rottura di relazione. In quanto opposti di un continuum, agli antipodi di Curva e di Angolosa esistono condizioni estreme che interessano la patologia: ai gradi massimi di Curva manca infatti la capacit di realizzare e sostenere le irrinunciabili istanze e difese dellIo; ai gradi massimi di Angolosa manca la capacit di realizzare il naturale rapporto di simbiosi affettiva con lambiente annullando cos listinto sociale. In ambedue i casi si hanno condizioni che scatenano istintivi e inevitabili meccanismi di compensazione di facile impronta infantile. Ne deriva che se gli eccessi di tensione ipertendono dannosamente lessere, lassenza di tensioni lo rende indifeso e abulico o, per lo meno, molle. Trattandosi di un continuum, appena Curva esce dal grado massimo di 10/10 inizia ad essere presente Angolosa. Linverso si dovrebbe dire di Angolosa ma non cos; Angolosa di grado superiore ai 5/10 - con la rottura di continuit dellangolo acuto - si allontana sempre pi dalla possibilit di adattamento, con un atteggiamento che non solo difende irrazionalmente lIo e le sue istanze ma assale preventivamente loggetto. Mentre nei giusti rapporti tra Curva e Angolosa lIo si difende (si risente dice Moretti) solo se attaccato ingiustamente, con Angolosa sopra la media il termine risentimento entra nel significato deteriore di acredine, di asprezza, di animosit, di conflittualit, di aggressivit e di ruminazione di vendetta. In termini diversi Curva e Angolosa registrano il grado di relazione tra i due istinti primari di espansione e di conservazione Come verr spiegato in seguito, se Angolosa registra il grado di 206
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tensione-resistenza dei sistemi di vigilanza e di controllo nei confronti dellambiente, a sua volta Curva indica il grado di cessione dellIo fino al rischio di assenza di ogni di tensione-resistenza; ma noto come questultima sia una funzione vitale orientata a liberare costanti nuovi livelli di energia; questi consentono alla psiche il controllo dellambiente tanto interno che esterno (una specie di omeostasi esistenziale). Le giuste tensioni di Angolosa - sostiene Moretti - attivano e dinamizzano le funzioni della personalit, nello stesso tempo che ne sviluppano e sensibilizzano la coscienza. I soli 1-2/10 di Angolosa (= Curva di 9-8/10) cambiano di poco la situazione, ammonisce ancora Moretti, perch il minimo di attivazione e di sensibilit difensiva dellIo comincia con i 7/10 di Curva - cio con 3/10 di Angolosa - e diventa sempre pi efficiente verso i 5-6/10. Con gradi progressivamente superiori alla media di Angolosa non si parla pi di sensibilit, bens di ipersensibilit e iperreativit dellIo. Nella storia della grafologia nessuno ha studiato la natura di Curva-Angolosa con la profondit quasi meticolosa - di Moretti, e se ne comprende anche il perch: nel Trattato egli ha posto come prima categoria orientativa dellanalisi questi due segni per la convinzione che alla base della personalit umana esistono due fondamentali e irrinunciabili tensioni: lindividualit e la socializzazione. Da questa armonia o disarmonia egli sembra misurare il grado dellessere uomo (Lindagine grafologica e il metodo Morettiano, op. citata) . Da quanto sopra, si comprende che anche Palaferri valuta un comportamento, sebbene in lui loggetto osservato acquisti notevolmente nella profondit (e, dunque, perde in ampiezza). In realt, la lettura critica dei due autori posti a confronto (Palaferri e Torbidoni) fa emergere che il primo tende a privilegiare i comportamenti intimi, mentre il secondo assegna maggiore enfasi ai comportamenti manifesti. Di fatto questi due autori sono complementari, tanto vero che nel corso professionalizzante, promosso dalla mia associazione (Filografia), nel biennio, ci si basa su una sintesi dei due (per iniziativa della docente di Teoria grafologica, Paola Appetito). Con riferimento al corso di cui sopra, per, nella specializzazione relativa alla Consulenza matrimoniale familiare stato necessario introdurre i concetti dellavanti-dietro, che saranno illustrati pi avanti. In altre parole, stato necessario introdurre i concetti della differenziazione per genere e della polarizzazione secondo il genere: di tutto sar dato conto in altre parti. Dal tutto, inoltre, si comprende che le definizioni dei segni della grafologia tradizionale sono coniugate secondo luomo, ovvero secondo una concezione che privilegia soprattutto la dimensione della sinistra - destra, come gi anticipato. In effetti, i limiti di entrambe le impostazioni (anche considerandole nella loro sintesi) emergono cambiando prospettiva, secondo la vita. In altre parole, i significati dei due autori andrebbero valutati secondo un insieme pi vasto, che contenga al suo interno il tradizionale: inglobare e penetrare, appunto. Un bilancio: lettura critica della sindrome di Curva, secondo la grafologia tradizionale
Unaltra caratteristica del metodo morettiano consiste nel fatto che talora gli elementi costitutivi di un segno non restituiscano le indicazioni dello stesso, se non ricorrendo alle combinazioni. Un esempio su tutti: Moretti chiama la distanza tra le parole Largo tra parole e gli assegna il significato di ragionamento. E ben ovvio che lo spazio tra parole non

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altro che un vuoto e nullaltro. Eppure il Largo tra parole (insieme al Largo di lettere e al Largo tra lettere, unitamente alla sindrome di tutti e tre) un gioiello di tutta la grafologia mondiale (i tre segni e la loro sindrome hanno delle indicazioni di straordinario rilievo ai fini dellequilibrio dellintera personalit ed veramente notevole che siano stati intuiti da un solo grafologo tra tutti, nonostante che siano alla portata dellosservazione dellocchio di chiunque): una geniale intuizione che, a mio parere, solo un Moretti poteva avere. Perch? Perch sotteso un elemento costitutivo non dichiarato nella formalizzazione del segno: il movimento orizzontale. In altre parole, il Largo tra parole significa ragionamento perch tra una parola e laltra la mano deve comunque procedere verso destra, nel mentre il cervello vaglia la parola da scrivere successivamente. Ma le cose, per, non stanno semplicemente cos: se il movimento troppo lento, infatti, Largo tra parole indica incantamento del ragionamento e mestizia (Lenta mesta), se, invece, il movimento troppo sfuriato allora il ragionamento effettuato a posteriori (in realt, sul punto la grafologia tradizionale effettua un salto logico, ma lindicazione corretta: al rigore, per, la combinazione d uniper logica in cui il ragionamento a posteriori serve per traghettare il concetto dal quale proveniva la mente, costituita dalla parola precedente, al concetto cui la stessa pervenuta su base intuitiva, rappresentato dalla parola che la mano si sta apprestando a scrivere), ecc.. Dunque, che cosa funziona? Il metodo. Funziona grazie alle combinazioni, come gi ho precisato. Ma dove lerrore (beninteso, secondo la nuova grafologia)? E nel fatto che omessa la sindrome dei tre costitutivi universali e che, soprattutto, non sia fatto cenno allelemento geometrico. Nel nostro caso, infatti, lelemento geometrico lassenza legittima della geometria, la quale a propria volta d un vuoto legittimo. Il punto : che fine ha fatto il vuoto? In quale indicazione di Largo tra parole emerge il vuoto? Ovviamente il grafologo morettiano ben preparato sa rintracciare il vuoto legittimo, perch ha compreso le indicazioni del segno in questione, ma ci non di meno resta il fatto che Moretti opera esclusivamente secondo unottica semplificata, tesa ad edificare la funzionalit di un metodo e non la logicit oggettiva e soggettiva di una teoria grafologica. Ma c di pi: anche il Largo tra parole, secondo la nuova grafologia, ha numerose indicazioni, desunte in coerenza con le le sindromi oggettiva e soggettiva di questo segno, non contemplate n da Moretti n dai suoi discepoli. Una situazione analoga si ha pure nel caso di Curva: Moretti omette la sindrome dei tre universali, cos come mi incarico di dimostrare in questo breve paragrafo. Ai fini di questo lavoro necessario definire un termine per definirne un altro: Angolosa sar esattamente lopposto di Curva. Lo scopo quello di individuare la sindrome del Curva morettiano, cosicch poi sar possibile comparare questultima con il Curva che d il massimo dellinglobare.

Quale dovrebbe essere la sindrome di Curva, secondo i tre costitutivi universali? Poich Moretti non edifica in perfetto accordo con il simbolismo oggettivo, lindividuazione della sindrome di ogni suo segno un fatto laborioso. In ogni caso, per individuare la sindrome di un qualsiasi segno bisogna considerare lo stesso quando al massimo grado. Tenendo conto delle sue indicazioni, nel caso di Curva la sindrome dovrebbe essere: 1) Fisionomia priva di mordente, stanca, non viva ed almeno un po sciatta; 2) Geometria molto rotondeggiante (il che implicherebbe una riflessione specifica sullampiezza degli ovali), con pressione n lieve, n marcata (ovvero, con pressione non colorata, viva ed incisa); 3) Moto lento e non espansivo. Non c dubbio alcuno: la sindrome di cui sopra restituisce le indicazioni negative di Curva al massimo grado (il lettore pu desumerle dalla consultazione delle citazioni tratte da Torbidoni e da Palaferri). A titolo di esempio: a) Se la fisionomia fosse un po viva diminuirebbe la pigrizia e lattivit puramente assorbente. Inoltre, la fisionomia deve essere anche almeno un po sciatta, per evidenziare i rischi della cessione per scarsa capacit di opposizione. Linsieme del punto 1) di cui allelencazione precedente, poi, restituisce un soggetto tendente al lamentoso, proprio di chi non si sente sufficientemente voluto bene, ecc.. ; 208
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b) La geometria deve essere necessariamente rotondeggiante, il che si impone da s. Se la pressione fosse incisa (Intozzata I modo sopra medio) e colorata (Intozzata I modo e/o Intozzata II modo), Curva non potrebbe essere al grado massimo, per i noti motivi. Al contrario, una pressione lieve (Filiforme), invece, aumenterebbe le esigenze di autodifesa ed introdurrebbe meccanismi di introversione (si potrebbe dimostrare che il soggetto viva sulle nuvole e vegeti sul piano del concreto delle relazioni); c) Un moto che non fosse lento contrasterebbe con la pigrizia. La scrittura, inoltre, non potrebbe essere espansiva, per lo stesso motivo. Ci, tuttavia, non implica che sia presente il segno principale della mancata espansione (lo Stretto tra lettere), ma, al contrario, talora compare una finta larghezza tra lettere, costituita dai rilasciamenti orizzontali, a sottolineare ulteriormente la cedevolezza. Rimarrebbe da dibattere la questione relativa a Curva 7/10 in una donna (secondo la nuova grafologia, ad 8/10 Curva negativo sia nelluomo sia nella donna), ma me occuper anche in altra parte. Anticipo che sorprendente che sia sfuggito a tutti una conclusione logica: Curva di 6-7/10, specie in una donna, ha bisogno di essere scarico emotivamente e di essere, peraltro, sempre colmo. Ne deriva una contraddizione molto istruttiva: ne parleremo a tempo debito. Sin tanto che Curva 7/10 in donna riesce nellimpresa (scarica emotivamente, colma su un altro piano) pu evitare le disorganizzazioni. La troppa influenzabilit emerge quando la donna fallisce in uno dei due termini: ma anche in questo caso, bisogna intendersi su che cosa si intenda per negativo. Faccio seguire alcune scritture, tratte da Moretti (Scompensi anomalie della psiche e Grafologia, vedi bibliografia), al fine di dimostrare la forte incidenza negativa della lentezza e della sciatteria. Preciso che Moretti commenta tali scritture nel paragrafo Disintegrazione per pacioneria e neghittosit (Curva).

Fig. 89
Grafia con fisionomia smorta, fiacca e timida. Secondo Moretti, la donna di questa scrittura ha unintelligenza che non ha il concetto dello sforzo che la menoma nella sfera intellettiva e in quella morale. Il che comporta: Io snaturato. Moretti attribuisce 8/10 di Lenta e 10/10 di Curva, ma, stando ai criteri stabiliti da lui stesso, questo grado esagerato (ci sono delle stentatezze e delle intozzature di II modo, che tuttavia corrispondono anche ad un illogico, incongruo e goffo tentativo di compitezza declinata in pedanteria al proposito, vedi anche il tagli delle t, indubbiamente disegnati a bella posta non sono Ricci della mitomania, anche perch si potrebbe dimostrare facilmente che questo soggetto non ha alcun bisogno di tali ricci: imbambolato): ci nonostante si pu essere concorde con lui (ovviamente). Tutto avrebbe quadrato, per, se avesse assegnato anche Sciatta (a rigore, dovrebbe averlo contemplato indirettamente nel grado di Lenta, perch noto che dato il sufficiente Largo tra parole, in assenza di Sciatta, questo segno non avrebbe potuto superare i 56/10).

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Fig. 24

Grafia con fisionomia prevalentemente smorta e fiacca (nonostante la pressione che talora Intozzata I modo - ma prevale nettamente Grossa a ribadire la lentezza). Moretti attribuisce Curva 8/10, Intozzata I modo > media e Austera. D le seguenti indicazioni: orgoglio di diritto di imposizione; Curva si sente votato al bene altrui. Austera, rafforzato da Parca, non sente ragioni. Il soggetto si percepisce perseguitato dagli altri. Anche in questo caso, il grado di Curva esagerato e lo stesso Austera compare (talora) solamente per effetto delle combinazioni, in quanto, stante ai criteri stabiliti dallo stesso Moretti, questo segno assente. E forte la sciatteria, compare la lentezza ed assente il vero Largo tra lettere, in quanto ci che sembra espansione frutto di rilassatezza. Moretti ha ragione, come al solito, ma, secondo me, per un motivo diverso da quello che lui ipotizza: il soggetto ha un esagerato riguardo nei confronti degli altri, perch talora pu temerli molto (angolosit improvvise e stentatezze, il tutto accresciuto dal forte Intozzata II modo), ragione per cui reagisce in modo scomposto e disorganizzato (a volte, anche con modi tinti di austerit, come sostiene lo stesso Moretti). Potrei argomentare quanto sopra anche sulla base della semiotica tradizionale. Ci nonostante, anche in questo caso, ravviso lipotesi di un nuovo segno (ricavato sulla base di precisi modelli, in precedenza disegnati, cos come ho gi illustrato in altra parte).

Fig. 90

Grafia lenta, con fisionomia smorta e con cenni di intenso ipotono che compaiono qua e l. Moretti attribuisce Curva 9, Largo tra parole > 10 e scrive: conduce la sua critica oltre la realt, per cui si dissocia dalla realt stessa. Accurata fissa ancor pi il soggetto fuori della realt, che compatisce gli altri nel loro modo di pensare. Stante ai criteri di calcolo, Curva 9/10 un po esagerato (le aste sono troppo rettilinee ed presente Intozzata II modo), ma indubbio nel soggetto un illogico e incongruo orgoglio intellettivo (Largo di lettere e tra parole esagerati, Accurata e momenti di Nitida), ragione per cui non si ha motivo di dissentire dalle osservazioni di Moretti. Laccuratezza e lorgoglio, tuttavia, pongono il soggetto al riparo dai rischi per la moralit (non del tutto, vi sarebbe unipotesi avversativa da considerare, ma difficile che si avveri: il soggetto femminile di questa scrittura non si fa autenticamente accostare, come potrei lungamente argomentare).

Trovo molto interessante la grafia che segue: Moretti commenta la diagnosi psichiatrica relativa alla scrivente (ricoverata in una casa di cura) che recita: fa tutto dipendere dagli altri e non ha un proprio orientamento interiore (op. citata, pag. 47). Lanalisi di Moretti sulle prime mi entusiasm (doveva essere nel 1986), perch mi mise immediatamente nelle condizioni di comprendere taluni aspetti del comportamento di una persona, la cui grafia mi era nota, che non riuscivo a dedurre dalla scrittura. Solo nellultimo periodo, per, ho potuto finalmente comprendere la vera ragione per cui il soggetto fa tutto dipendere dagli altri e non ha un proprio orientamento interiore. Ancora una volta, infatti, credo di aver scoperto un nuovo segno (o una nuova combinazione grafica-grafologica formalizzabile). 210
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UNA BREVE ANALISI DI MORETTI

Fig. 91

Moretti attribuisce Curva 9, Accurata 7, Intozzata II 3-4. Lanalisi che fa di questa scrittura molto istruttiva, ma quello che scrive si fonda anche sulla lentezza grafica, sulla fisionomia smorta e sulla tendenza alla sciatteria (la grafica che segue evidenzia i momenti di ipotono), che egli non cita. Lindicazione che il soggetto fa tutto dipendere dagli altri e non ha un proprio orientamento interiore, per, trova un fondamento su un probabile nuovo segno grafologico, che non posso diffondere in questo ambito non disciplinare, che ho intuito sulla base dello studio di alcuni modelli disegnati, nel modo che gi il lettore conosce. Ovviamente, il nuovo segno (verosimilmente scoperto) va considerato nellambito dellintero contesto grafico. A tale proposito, per, si considerino anche i numerosi Triangoli, parzialmente evidenziati dalla grafica che, pur indicando intensa permalosit e testardaggine, sono ben occultati ed assai ingentiliti. Segue lanalisi di Moretti: Il temperamento del soggetto si spinge a un altruismo che va oltre i limiti della ragione (9-10 di Curva). Al tempo stesso assai apprensivo ed incline alla preoccupazione (Intozzata 2 modo, Accurata) circa le possibili cause e le cause in atto che possono menomare la sua personalit morale e quella che argomento della estimazione (Accurata 6-7). La possibilit delle dette cause la rende apprensiva e lattuazione di esse la rende agitata, la sconvolge, la tritura s da toglierle lappetito, da renderla insonne, da ritardarle o far precipitare la mestruazione e da gettarla in una malinconia insostenibile. Il suo altruismo esagerato la scaturigine prima di tutto quello che ho detto sopra in quanto tende a farla agire senza controllo dei possibili effetti disastrosi e in quanto tende a farla sconfinare nella affettivit per la persona amata: difficile che sappia rifiutarsi dal condiscendere alle richieste della persona amata e anche a quelle che tendono a minorarla nella parte morale. La sua agitazione si accentua dopo la cessione in cui ha prevalso la sua cecit morale per lobnubilamento procurato dal suo altruismo esagerato e senza controllo. Allora il soggetto si disintegra per lesagerata apprensione e preoccupazione di essere menomato nella esumazione altrui e specialmente nella estimazione della persona amata per la quale, a causa della sua cessione inconsulta, si sente minorata. E una donna ricoverata in una casa di salute sotto lesame degli scienziati di neuropatia i quali, in una prima diagnosi, hanno dichiarato che il soggetto non ha un proprio orientamento interiore che le serva da guida al suo agire: ella fa tutto dipendere dagli altri e dalle circostanze esterne, senza mai chiamare in causa se stessa. Mi pare che il verdetto della scienza combini con la sentenza grafologica, con la sola differenza che la Grafologia scopre le cause del suo disorientamento e della sua disintegrazione.

Fig. 92
Lettere cascanti (aste, i e c), improvvise sospensioni della pressione (aste), momenti di forte rilassatezza orizzontale (falso largo tra lettere o falsa ampollosit), forte cedimento in basso (plateau delle r), tendenza a caduta a tuffo delle righe (spezzate), Ricci della flemma (ellisse): il tutto si assomma alla lentezza e alleccesso di Curva.

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Angoli A, secondo Torbidoni e Palaferri (breve valutazione critica)


A beneficio dei lettori non morettiani riporto integralmente i significati che i due autori attribuiscono ad Angoli A: come al solito si completano a vicenda, sebbene Palaferri si distingua per un notevole ampliamento della concezione del segno. Il lettore avr modo di constatare, inoltre, che ambedue descrivono un comportamento, ma non le motivazioni ultime dello stesso: tali motivazioni, infatti, non possono essere desunte in coerenza con la psicologia, ma debbono essere coerenti con il simbolismo della vita. Ci che preme evidenziare, nellottica della nuova grafologia, inoltre, costituito dal fatto che Angoli A, considerato in s e per s, esprime un sentimento di tipo reattivo (ossia che reagisce ad uno stimolo) e penetrativo (dunque, Angoli B, che per brevit non illustreremo, indica il bisogno di permanere nelloggetto) che sempre legittimo (secondo la grafologia tradizionale, invece, Angoli A ed Angoli B non sarebbero legittimi a partire dai 5/10 in su), giacch il penetrare risponde alla natura oggettiva dellangolo. Leggendo le indicazioni che seguiranno, dunque, il lettore potr verificare direttamente se le stesse sono spiegabili secondo il penetrare e il permanere: da questo punto di vista, ad esempio, latteggiamento di Angoli A sopra media tendente al sadismo, pu essere spiegato con ambedue i termini (il soggetto rinnova continuamente lazione penetrativa perch, inconsapevolmente, persegue il permanere conficcato nelloggetto). Il tutto si spiega tenendo sempre presente il concetto dellambivalenza primaria: non si pu ipertendere un termine (lautonomia dellIo) senza, inconsapevolmente, ipertendere anche laltro (il bisogno delloggetto), ovvio. Si rifletta, inoltre, anche sul fatto che, in ultima analisi, latteggiamento di Angoli A sopra media autolesionista (a nulla importa, infatti, se in genere i tipi molto grintosi la spuntano, perch comunque pagano un prezzo ben salato, in termini di sofferenza interiore e nei rapporti intimi): colui che penetra si scalfisce sempre, almeno un po. A questo punto, inoltre, si comprende che autolesionista anche colui che ingloba troppo (ovvero Curva dai 7/10 in su), perch fagocitato dalloggetto. Il tutto sar pi chiaro quando il mio scopo diverr palese, illustrando Acuta.

Angoli A, secondo Torbidoni (da Grafologia testo teorico pratico, op. citata) Il segno Angoli A indice di risentimento o permalosit, difesa del proprio io, reazione contro gli attacchi, aggressivit, facile irritabilit, scarsa disponibilit ad accettare suggerimenti e osservazioni, tendenza al sospetto. Diciamo subito che il segno Angoli A fino ai 5/10 esprime risentimento legittimo, oltre i 5/ 10 permalosit o reazione illegittima. Il modo di manifestare il risentimento e la permalosit dipende da altri segni; chi di animo delicato (segno Filiforme) fa capire la sua reazione e il suo disappunto per lo pi col rossore al viso, chi timido (segno Titubante) si dimostra impacciato, incerto se reagire o meno, chi impulsivo (segno Scattante) fa vedere i muscoli tesi e il volto congestionato rispondendo subito e vivacemente allaggressore, ecc. Cos pure, uno pu esprimere il suo risentimento contestando minutamente le proposte e le ragioni di chi lo ha offeso, avvalendosi della propria forte critica (segno Larga tra parole), mentre un altro, che tende ad imporsi (segno Intozzata I modo), ricorre al peso della sua autorit per rifarsiIn sintesi, il risentimento e la permalosit sono una cosa e il modo di manifestarli unaltra. LAngolo A un segno sostanziale della volont e quindi le implicazioni pi significative le abbiamo sul temperamento. Tuttavia anche indice di un determinato atteggiamento intellettivo perch ad esso corrisponde normalmente acutezza in tutta la grafia. Come il Curva indica apertura di mente e disponibilit ad accogliere con benevolenza proposte e tesi, Angolo A, al contrario, indica tendenza a contestare e contraddire, a non capacitarsi di quanto viene affermato dagli altri. Di questo si parler pi diffusamente in seguito trattando del segno Acuta.

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Sotto il profilo psichico e temperamentale, lAngolo A significa tendenza a difendere lio contro ogni attacco reale o presunto, a non volere osservazioni e contestazioni, a non tollerare limiti alla propria volont di fare e di affermarsi, a non fidarsi degli altri per timore di venire defraudati, a reagire prontamente e vivacemente quando si ritiene di essere menomati. Ne deriva un temperamento caratterizzato non solo da risentimento (reazione interna), ma anche dallaggressivit (reazione esterna). Quelli che hanno gli Angoli A in grado accentuato sono portati a ribellarsi quando qualcuno muove loro dei rimproveri o ostacola i loro progetti, sentono fortemente la spinta a vendicarsi e spesso lo fanno; sono in uno stato di continua irritabilit, quando provano un sentimento di avversione difficilmente riescono a trovare la calma e non si quietano finch non hanno ottenuto la rivalsa e veduta lumiliazione dellaltra parte. Gli Angoli A dai 7/10 in su, in concomitanza con altri segni, indicano tendenza al sadismo e, quando interviene una causa determinante come un forte insuccesso o quando le reazioni vengono annullate dalla potenza dellavversario e addirittura ritorte, essi portano alla disintegrazione nel pensiero e nellazione. Quelli che hanno gli Angoli A sopra i 5/10, seppur vivaci e attivi, sono tipi litigiosi, puntigliosi, difficilmente accontentabili, hanno pretese esagerate circa laffermazione della propria personalit, sono gretti di sentimento. Nelluomo le reazioni sono coperte da una forma di razionalit e quindi la ribellione e la vendetta sono organizzate in modo da colpire efficacemente e a tempo opportuno; egli cerca di giustificare il proprio risentimento con ragioni anche speciose e con argomenti che hanno tutta la parvenza della giustizia e della linearit, pu fare la vittima e suscitare negli altri sentimenti di solidariet. Nella donna il risentimento e la permalosit ordinariamente si manifestano in modo pi istintivo e con esplosioni incontrollate di pianto e di collera. Le reazioni sono espresse dal pettegolezzo e dalla detrazione. Pu servirsi del sentimento e delle arti femminee per essere compatita e rifarsi del torto che pensa di aver subito, raggiungendo in questo anche una malizia raffinata. Le indicazioni offerte da Angoli A, sotto laspetto intellettivo e quello temperamentale, portano anche delle implicazioni di ordine attitudinale. Pure di questo si parler pi diffusamente trattando del segno Acuta, di cui Angoli A sono parte costitutiva. Qui opportuno far notare soltanto che chi tende a contraddire pu riuscire in materie discussive, ma non troppo adatto a lavorare in collaborazione con altri, a vivere in ambienti in cui le tensioni siano facili e frequenti. Angoli A secondo Palaferri (da Dizionario grafologico morettiano, op. citata) Riportiamo solo le indicazioni. Fino al grado medio di 5/10 (in contesti positivi e di normale tensione). Positivo stato di vigilanza di tutti i sistemi della personalit. Tendenza a prendere serena coscienza degli stimoli della vita, con spontanei atteggiamenti adatti vi positivi per il soggetto e per lambiente. Disposizione a interpretare gli stimoli della vita in maniera obiettiva, senza 213
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deformazioni immaginose e ostili. Stato di vigilanza che attiva le funzioni della personalit (anche quelle mentali sono vigili ed efficienti, con processi liberi da interferenze di pensiero magico, di sogni ad occhi aperti o di indebita razionalizzazione). Atteggiamenti e comportamenti improntati a umanit e socievolezza. Modi amabili, conciliativi e favorevoli alla collaborazione ( il savoir-faire che Moretti attribuisce ad Angoli C). Attitudine a calarsi nella realt senza traumi per la sensibilit e il carattere, senza urti e contrasti con lambiente. Equilibrio psicofisico e morale. Nota. Tutto acquista maggior valore in presenza di buona fluidit e Disuguale metodico, perch tutto allora lievitato dallintelligenza e dallatteggiamento del tipo sintonico di Bleuler aperto e partecipe dei problemi dell ambiente. In senso negativo (in contesti di mancanza di buona trama grafica e di tensione). Mancanza di autonomia. Facili condizioni di scarsa fiducia in s e nella vita. Preoccupazione. Ansia. Timidezza. Sottomissione per mancanza di autonomia di pensiero e di azione. Oltre i 5/10 In senso positivo (in contesti di buona trama grafica, di ordine e dinamismo). Autonomia. Grinta. Decisione. Sicurezza e capacit di sostenere e imporre le proprie idee e progetti. Carattere virile, volitivo e combattivo (1angolo acuto favorisce lanimus junghiano, ma va a scapito dell anima e della sfera dei sentimenti). Decisione nel deliberare e nellagire. Spiccato senso critico nei confronti dell ambiente. In senso negativo. Egoismo. Difficolt di adattamento e mancanza di sana capacit di dipendenza. Ipertensione dei sistemi di vigilanza e di controllo, con negativi riflessi psicosomatici. Psichismo ipersensibile e permaloso, facilmente irretito da risentimenti, da pregiudizi e da acredine. Irritabilit.Iperreattivit con facili toni vendicativi e aggressivi. Tendenza all avversione e al contrasto. Denigrazione come espressione di risentimento e di vendetta. Pettegolezzo come mezzo di rivalsa (soprattutto nella donna). Visione ostile della vita che porta ad assalire ancor prima di un esame obiettivo delle situazioni. Repulsione. Nevrotica e generalizzata sensazione di contrasto e di aggressivit da parte dellambiente; il tutto pu con facilit degenerare in spirito di contraddizione, in asocialit e vittimismo. Contrazione psichica, nervosa e muscolare. Gusto di vedere umiliati e in difficolt gli avversari (sadismo). Ostinazione. Gelosia. Invidia. Asprezza. Persona facilmente sensibile allaltrui adulazione (per mania di sentirsi diverso e inconscia compensazione della mancata integrazione affettiva e sociale). Tendenza al litigio. Grettezza e chiusura psichica e mentale. Frigidit affettiva (possibile frigidit relativa anche sul piano erotico). Individualismo freddo e risentito. Schizoidia. Retrazione psichica e morfologica: retrazione laterale, frontale e di base (fronte, occhi, naso, bocca, mento), fino alla costituzione smilza in presenza di Striminzita. La maniera in cui Angoli A esprime il risentimento viene precisata dal contesto dei segni: assieme a Filiforme (scarsa energia ed eccessiva delicatezza) il risentimento si esprime prevalentemente sul piano mentale e col rossore; assieme a Titubante si esprime impacciando gli atteggiamenti; assieme a Intozzata I modo e Scattante si esprime con reazioni immediate, forti e irruenti; assieme a Stentata si esprime prima comprimendo tutto lessere, poi con esplosive reazioni colleriche. 214
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Dallaccogliere - aggredire allinglobare -penetrare


Ho gi scritto: Fermo il simbolismo oggettivo dellovale, la conclusione paradossale costituita dal fatto che laccogliere + il trattenere o il penetrare non eccessivo + il permanere non eccessivo danno sempre un unico risultato: linglobare. Dunque, il massimo del penetrare + il massimo del permanere restituisce unicamente il primo termine, ovvero il penetrare, mentre, al contrario, il massimo dellaccogliere + il massimo del trattenere d semplicemente il massimo dellinglobare. Ne devo una spiegazione. Semplicemente, quanto sopra implica che il concetto di inglobare esiste fintanto che una conformazione disposta a mo di ovale (nella sua rappresentazione simbolizzata dellellisse). Al contrario, quando lovale cos stretto da assumere le sembianze di un segmento di retta, allora non si potr pi parlare di inglobare, ma solamente di penetrare. Iniziamo con il notare che chiunque ( una semplificazione, perch, chi ha Angolosa dovrebbe essere indotto alla diffidenza), anche il non grafologo, osservando una grafia molto curvilinea percepisce la sensazione piacevole dellaccoglienza, mentre, al contrario, se osservasse una figura angolosa avrebbe la sensazione del contrasto e dellaggressivit. Di conseguenza, potrebbe darsi che losservatore percepisca il bisogno di distogliere immediatamente lo sguardo dalla scrittura, ma, nel qual caso, sarebbe lui a fuggire, perch una grafia angolosa non rimanda la sensazione della repulsa. In altre parole, la grafia angolosa intende aggredire e sarebbe in contraddizione con se stessa se respingesse losservatore. Al contrario: intende afferrarlo per affondare nelle sue carni. Quanto sopra inoppugnabile e non pu essere in alcun modo confutato sul piano logico e dunque non pu essere confutato neanche sul piano disciplinare. Ragioniamo oggettivamente sul confronto tra laccoglienza (attiva) e laggressivit. Le due caratteristiche sono complementari, ovvero non sono in opposizione. In quanto complementari hanno bisogno luna dellaltra, perch laggressivit un moto che va dallIo al Tu, mentre laccoglienza attiva ha un moto esattamente dello stesso tipo. Di conseguenza, laggressivit non potrebbe essere se stessa se non afferrasse loggetto e lo stesso dicasi per laccoglienza, che non pu fare a meno di andare incontro alloggetto, posto che lo voglia veramente accogliere. Dunque, i due termini costituiscono le due forze che animano linsieme dellincontro tra un oggetto ed un soggetto. Laccoglienza comunemente intesa, dunque, il frutto di un incontro condiviso sia dal soggetto sia dalloggetto, si suppone per il vantaggio di entrambi. Laggressivit comunemente intesa, invece, avviene quando non vi accordo tra i due, con laggressore che persegue solo il proprio tornaconto, consistente nel violare lintimit dellaltro. Questa violazione, simbolicamente, un atto di penetrazione. Dunque, linsieme di cui sopra costituito dalla coppia in opposizione incontro - scontro. Lo scontro emerge quando si verifica una prevaricazione. Ci non di meno, se il prevaricato fuggisse, allora lo scontro non potrebbe avere luogo. Di conseguenza, la coppia incontro - scontro effettivamente in opposizione, perch senza un termine laltro non pu esistere e viceversa. Quando il soggetto, per, demanda al solo oggetto lonere di un tale incontro - scontro, allora egli si dispone semplicemente ad inglobare. Di conseguenza, se intende avviare la dinamica comunicativa, alloggetto non resta altro che penetrare. Una botte, infatti, ha il solo onere di essere vuota e capiente, al fine di farsi penetrare dal mosto. E quale dovrebbe essere la volont del mosto? Il mosto non desidererebbe altro che permanere nella botte, ovvio. Eppure, ne nasce il vino! Fuori dalla metafora: si ritorna alla nostra relazione per opposti, inglobante- inglobato. Come si ricorder, questa relazione funzionale alla vita ed il processo comunicativo prende sempre avvio dallinglobato. Ci pu anche essere spiegato nel seguente modo: un inglobante ha bisogno di utilizzare lenergia del suo penetratore per dare avvio ad un programma di vita, ma per farlo dovr fagocitarlo. Linglobante, dunque, si deve necessariamente mostrare arrendendole e privo di aggressivit. Da qua, sul piano soggettivo, laggressivit propria di Curva dalto grado: si mostra indifeso, per succhiare lenergia delloggetto. Dunque, laggressivit e laccoglienza attiva sono complementari: posta vera la complementariet, allora perch, sul piano soggettivo della semeiotica, Curva ed Angolosa sono complementari sino al punto limite costituito da Curva 5/10 (al di sotto di questa soglia minima, infatti, esiste il solo Angolosa)? Perch Moretti conduce le sue osservazioni sullinsieme della bont - egoismo e non sullinsieme dellincontro - scontro. Secondo il simbolismo della vita, una volta penetrato, lelemento penetrante non potr pi svolgere la propria funzione, ma, al pi, potr desiderare di permanere (il significato che la nuova grafologia assegna allAngolo B) l dove entrato. Se non permanesse, per, non potrebbe svolgere la funzione di avviare la dinamica comunicativa: si verifica, quindi, la condizione ideale per il suo fagocitamento. Nella scrittura, dov il luogo in cui si verifica il fagocitamento di cui sopra? Nellovale, ovvio. Dunque, il grafologo morettiano dovrebbe aver intuito che non Curva il segno che prende in considerazione la relazione inglobante inglobato: chi la prende in considerazione il Largo di lettere (sar illustrato molto diffusamente, a beneficio del non morettiano).

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Ed allora perch insisto nello scrivere che Curva significa inglobare ed Angolosa significa penetrare? Potrei rispondere in vari modi, ma non necessario prolungare questa introduzione: dal punto di vista della nuova grafologia, curva ed angolosa sono luoghi geometrici, parzialmente indipendenti dai due segni codificati da Moretti che portano lo stesso nome, che misurano la predisposizione ad inglobare e a penetrare, mentre il Largo di lettere misura la predisposizione a fagocitare. Posta in questi termini, per, si vede il limite di Moretti, l dove egli ha operato in non perfetto accordo con la geometria (il punto sar meglio chiarito nel testo). Tutto quanto sopra, inoltre, impone necessariamente che lovale deve essere considerato come un ibrido: non pu essere solo ed esclusivamente curvo o angoloso. Ed ancora: poich la nuova grafologia opera le sue osservazioni secondo anche il simbolismo della vita, il vero curva ed il vero angolo si debbono necessariamente valutare nellovale. Di tutto sar data una discussione esauriente ad iniziare dal prossimo paragrafo.

Confutazione di Curva = accoglienza (discussione su base oggettiva e soggettiva)


Questo paragrafo sar assai breve, perch la confutazione di cui sopra si impone da s e facilmente.

Moretti sostiene che Curva si calcoli soprattutto nellellisse: poich unellisse la somma di un gesto concavo e di un gesto convesso, ne discende che Curva non possa significare accoglienza, ovvio. La ragione di ci consiste nella dimostrazione oggettiva e soggettiva che segue. 1) Tutta la grafologia mondiale concorde ad assegnare al gesto concavo il significato dellaccoglienza. Di conseguenza, il massimo dellaccoglienza sar costituto dal massimo del gesto concavo. A propria volta, tale massimo sar costituito da una semicirconferenza (come in a), della fig. 93);

a)
= Massimo dellaccoglienza
(repulsione massima per ci che esterno alla semicirconferenza)

2) Lopposto di un gesto concavo un gesto convesso. E ci implica che, sul piano simboli= Massimo della repulsione co, lopposto dellaccoglienza la repulsione (accoglienza massima per ci che interno (come in b), della fig. 93). Ci si impone da s, alla semicirconferenza) ma anche coerente con la grafologia tradizionale (vedi ad esempio, il segno Aste concave a sinistra di Moretti, fig.94). Di conseguenza, il massimo della repulsione possibile costituita dalla massima convessit, il che restituisce unaltra semicirconferenza;

b)

Fig. 93

Fig. 94 1) 2) 3)

Aste concave a sinistra (1): indica repulsione. Gli altri due tipi di aste sono Aste rette (le aste sono rettilinee, n. 2), che indica inflessibilit, ed Aste concave a destra (le aste hanno il concavo nella parte destra, n. 3), che indica remissivit. Si potrebbe dimostrare che Aste concave a sinistra ed Aste concave a destra, in quanto opposti, hanno un punto di contatto, ovvero un minimo comune multiplo di significato.

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3) In fig. 93, la situazione in a) pu essere indicata anche come il massimo della repulsione di ci che esterno alla semicirconferenza, mentre in b) si ha il massimo dellaccoglienza in ci che dentro la stessa; 4) Dunque, linsieme del massimo gesto concavo + del massimo gesto convesso d linglobare, come volevasi dimostrare.

a) b)

Fig. 95
(b), come si ricorder, tratto da Moretti).

I due esempi sono eseguiti ad arte e, dunque, sono comparabili: locchio percepisce che sono completamente diversi, per via della incompatibilit delle fisionomie e dei moti implicati. Nel primo caso si ha il curva geometrico 10/10 come lo intendiamo noi, mentre nel secondo si ha 10/10 di una sindrome confezionata da Moretti e che lo stesso autore ha chiamato Curva. Ci nonostante debbo supporre che il grafologo morettiano possa essere ancora perplesso: lo invito a considerare che nella pratica grafologica il primo esempio andrebbe valutato come Ampollosa e Levigata (se con Calibro medio piccolo e un po di spigliatezza grafica): segni che si oppongono a Curva. In pratica sono posti a confronto due opposti: nel secondo si ha un contenitore sempre pieno e sempre vuoto, che cerca di succhiare lenergia delloggetto, mentre nel primo il contenitore sempre pieno ed asfissia il proprio oggetto, che voluto sempre nellorbita dellIo (la stessa situazione stata descritta un po diversamente nellesempio d) di fig. 30, perch in questultimo caso si tenuto conto della combinazione di Curva attillato con Intozzata I modo sopra media e Dritta, tutti segni morettiani. Si tenga presente che un alto grado di Curva vuole, per necessit geometrica, Dritta). I due contenitori, peraltro, sono prevalentemente pieni di fantasie, perch quando si riempiono di emozioni sono fagocitati dalle stesse, come si preciser meglio in altre parti.

Quanto sopra indica che il massimo dellinglobare dato dal circolo perfetto. A tale circolo, dunque, corrisponde 10/10 di curva geometrico, ma si dimostra con facilit che questo curva geometrico non il Curva 10/10 di Moretti. Perch? Perch un circolo perfetto non assolutamente ipotonico, ma ipertonico.

Fig. 96

(Limmagine tratta da www.milanosanita.it/.../gravidanza.asp). Si osservi la pancia di una donna al nono mese di gravidanza: gonfia (Ampollosa), attillata e levigata, come il nostro curva geometrico 10/10. Sul piano oggettivo e soggettivo, in una logica simbolizzata, linsieme di cui sopra restituisce la prima trasformazione del tratto primogenito (che la collochiamo nella fase iniziale del secondo inglobamento, cos come meglio sar ulteriormente precisato), che d lovale primogenito. Ritorner sul punto.

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Per averne unidea si osservi la pancia di una donna incinta, al nono mese di gravidanza (fig. 96). In pratica, la situazione di curva geometrico 10/10 assimilabile a quella di un altro segno morettiano, Ampollosa nella zona media. Quando Ampollosa al massimo grado, ha il tratto attillato e levigato, come il tratto primogenito, cos come si vedr nel prossimo paragrafo. Per procedere oltre, si necessita della prossima discussione. Nessi tra il tratto primogenito e lambivalenza primaria (discussione su base oggettiva e soggettiva)
Si gi visto che con un segmento di retta possibile dare vita ad unintera scrittura, perch un tale segmento pu adattarsi secondo la funzione comunicativa della scrittura, dando vita ad ellissi, angoli, gesti concavi, gesti convessi, aste, filetti di collegamento, ecc.. Ho chiamato questo segmento tratto primogenito. Per altro verso, stato gi introdotto anche il concetto di ambivalenza primaria. Poich Curva ed Angolosa sono concepiti in continuum lineare, si dimostra che n Moretti n coloro che hanno continuato la sua opera si siano resi conto che ogni uomo programmato per essere un individuo che non pu fare a meno degli altri. Si tratta di due termini che sono in opposizione, vale a dire in ambivalenza, e che tuttavia sono irrinunciabili. Sul piano soggettivo, ci implica che ogni segno grafologico, ad iniziare da Curva e da Angolosa, non pu disattendere questa regola, perch se fosse possibile disattenderla, allora la scrittura soggettivamente intesa non sarebbe il prodotto di un individuo (lo scrivente). Ci implica che quando un segno sembra contraddire la regola di cui sopra, listanza che sacrificata agisce in modo subdolo. Quando questa istanza prende il sopravvento, poi, si manifester con forme eccessive ed isteriche. A questo punto abbiamo due concetti: 1) il tratto primogenito, quale tratto che pu dare vita alla intera scrittura; 2) lambivalenza primaria, quale elemento che condensa tutto lindividuo colto nel momento in cui ha subito la programmazione fondamentale, ovvero quella primaria. Si tratta di indagare se tra i due esista un nesso, oppure no.

Si dimostra con facilit che il tratto che ho chiamato primogenito effettivamente primogenito, ovviamente stante una logica simbolizzata e coerente con lelemento oggettivo e soggettivo, tanto vero che: 1) La somma di due semicirconferenze, poste in opposizione (un concavo ed un convesso) d un segmento di retta (fig. 97); 2) Il segmento di retta di cui sopra indubbiamente molto attillato e levigato;

3) Allinverso, si pu anche sostenere che il segmento di cui sopra ha in s la possibilit di trasformarsi in un concavo ed in un convesso; 4) Sul piano soggettivo, questo segmento deve significare il bisogno di attrarre per respingere e viceversa, visto che la somma di un gesto concavo (accoglienza) e di un gesto convesso (repulsione); 5) Restando sul piano soggettivo, quanto sopra trova una conferma nella semeiotica e precisamente nel Riccio del soggettivismo, proprio di Moretti (fig. 98); 6) I termini attrarre e respingere sono effettivamente in opposizione e si assegnano identit e senso reciprocamente;

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NESSI TRA IL TRATTO PRIMOGENITO, IL CONCAVO ED IL CONVESSO

Fig. 97

La somma di un convesso e di un concavo posti in opposizione, cos come in figura, d come esito un segmento di retta, avente fisionomia attillata e levigata. Si suppone e si dimostra che questo segmento effettivamente un tratto primogenito, che, in quanto tale, condensi lambivalenza primaria. Nella scrittura questo segno virtuale osservabile indirettamente, nelle sue modificazioni adattive pi dirette, ad iniziare dalle ellissi. Quando tutto va a buon fine, il tratto primogenito rintracciabile anche nei gesti concavi e convessi legittimi. Solo in due casi il modello calligrafico contempla conformazioni che sono una diretta conseguenza del tratto primogenito: le aste rettilinee ed i tagli delle t. Il che, ovviamente, non senza significato.

Le vestigia di questo antico primogenito, invece, sono rintracciabili in una molteplicit di segni, aventi natura illegittima, quali: Acuta (nelle facce dellovale), Levigata (per la fisionomia attillata e levigata), Ampollosa (per lo stesso motivo di Levigata), Secca (perch la scheletricit propria di questo segno un eccesso dellattillatura), Squadrata (perch si basa sullattillatura), Curva affondata (perch ha una guancia attillata) ed altri. Nel suo complesso, questo tratto deve essere psicologicamente totovalente ed sessualmente indifferenziato (ovvero contiene in s sia laspetto di ibrido sia laspetto relativo alla specializzazione per genere, entrambi propri di ogni scrivente): da qua la forte problematicit rappresentata da una scrittura intensamente Squadrata, come altrove stato evidenziato.

7) Oggettivamente considerata, la coppia di cui sopra deve nascere con lindividuo, partendo dal necessario presupposto che ognuno, dal momento in cui inizia a percepire (primo

Fig. 98

Grafia con intenso Ricci del soggettivismo (tratta da Moretti, Trattato, op. citata la grafia appartiene a Massimiliano DAsburgo). Moretti indica in prossimit dei ricci il grado decimale degli stessi. Questo segno, costituito da un segmento di retta che si colloca illegittimamente tra una parola e laltra, indica soggettivismo e forte smania di attirare lattenzione sullIo con atteggiamenti di finta repulsa. In pratica, si pu sostenere che attiri per respingere e viceversa. Il tratto primogenito, dunque, poich ha la stessa fisionomia attillata e rettilinea del Riccio del soggettivismo deve inglobamento), deve costantemente ribadiree se stesso in relazione ad un oggetto esterno a s, effettivamente significare il bisogno di attrarre per respingere viceversa. delquesto qualesignificato non pu fare a da meno, perch dasemplice esso ricava nutrimento ed accudimento; Del resto si impone s, sulla base della considerazione che un segmento di retta la somma di un gesto concavo e di un gesto convesso, come illustrato nellultima figura.

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8) Quanto sopra evidenzia un insieme in necessaria contraddizione, perch se lindividuo respingesse costantemente loggetto, allora non potrebbe sopravvivere, ma, al contrario, se lo tenesse sempre avvinghiato a s, non potrebbe essere individuo; 9) Dal punto di vista di cui sopra, sul piano simbolizzato, solo in un momento e per un brevissimo periodo il soggetto ha voluto fare s che loggetto aderisse completamente a s, e ci avvenuto nel momento iniziale del secondo inglobamento (il bambino inglobava il capezzolo), ma subito dopo, per iniziativa dello stesso oggetto, ha dovuto prendere atto che loggetto ora era disponibile ed ora no; 10) Ambedue i termini di cui sopra (il bambino che si avvinghiava alloggetto loggetto che poteva non essere disponibile), oggettivamente considerati, hanno svolto la funzione di ribadire nel soggetto la dipendenza dalloggetto e lautonomia dallo stesso; 11) In effetti, le fasi evolutive fondamentali (primo e secondo inglobamento) hanno sempre visto un soggetto che stato condizionato dal suo oggetto nei termini di ribadire in lui la dualit in opposizione qua discussa. Da questo punto di vista, ad esempio, nel primo inglobamento loggetto ha dovuto necessariamente indurre il bambino a fuoriuscire dallinglobamento, ma in un contesto in cui questultimo ha dovuto evidentemente provare una forte angoscia. Langoscia, a propria volta, stata necessaria per indurre il soggetto, ormai nato, a ricostruire immediatamente lo schema inglobante inglobato (secondo inglobamento). Anche nel secondo inglobamento loggetto che, svuotandosi, pone fine alla relazione inglobante inglobato, con lo scopo di indurre la spinta ad un terzo inglobamento (che questa volta avr luogo per iniziativa delloggetto stesso); 12) Solo nel terzo inglobamento (che di tipo intellettuale), sar il soggetto a sfilarsi dal suo oggetto, ma ci potr avvenire quando ormai il soggetto ha interiorizzato (ovvero inglobato) loggetto ed ogni realt oggettuale a lui contingua (secondo una rappresentazione spaziale, che indagheremo pi avanti, nella discussione in coerenza con lovale primogenito ed il Largo di lettere); 13) Per effetto di tutto quanto sopra, linsieme costituito dalla coppia attrarre e respingere il primo sottoinsieme della relazione per opposti inglobante inglobato; 14) Ad essere pi precisi, con riferimento al bambino ormai nato, la relazione per opposti inglobante inglobato coincide con la coppia attrarre respingere; 15) Ad iniziare dal secondo inglobamento, dunque, la coppia attrarre - respingere non pu essere un sottoinsieme di qualsiasi altra coppia in opposizione ed al contrario costituisce linsieme che contiene al suo interno infiniti sotto insiemi. Da qua, peraltro, si riconferma la validit della nostra teoria degli opposti (ne che anche loro sono infiniti);

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16) Di conseguenza, subito dopo il primo inglobamento e sino ad un attimo prima del secondo inglobamento, le due forze (attrarre e respingere) debbono essere fuse insieme in ununica conformazione (fig.99); 17) Il momento iniziale del secondo inglobamento consiste in un bambino che si dispone secondo un modello tendenzialmente sferico (il capezzolo), vale a dire che tale bambino ricostruisce, a parti invertite, lo schema inglobante inglobato della fase precedente; 18) Nella rappresentazione simbolizzata, il secondo inglobamento rappresentabile da unellisse; 19) Ma lellisse, oggettivamente considerato, costituito da un gesto concavo e da un gesto convesso, posti in opposizione; 20) Di conseguenza, dopo la fine del primo inglobamento e subito prima dellinizio del terzo inglobamento, sempre sul piano simbolico, doveva esistere un simbolo grafico capace di trasformarsi in un gesto concavo ed un gesto convesso (fig. 99); 21) In effetti, un tale simbolo doveva necessariamente essere un segmento di retta, visto che si dimostrato che tale segmento la somma di un gesto concavo e di un gesto convesso; 22) Poich, infine, sul piano soggettivo, un tale segmento ha in s le propriet di attrarre e di respingere, ne che il tratto in questione effettivamente un tratto primogenito, in quanto lo stesso condensa lambivalenza primaria, come volevasi dimostrare. Nello stesso tempo, la conclusione di cui sopra invita a considerare ci che, sul piano simbolico, era avvenuto prima della nascita del tratto primogenito, schematizzato nellultima figura. ESEMPLIFICAZIONE GRAFICA DELLA FASE CHE PRECEDE IL SECONDO INGLOBAMENTO Il soggetto obbligato a dirigersi verso loggetto- modello

Oggetto (modello)

Fig. 99

Soggetto (futuro scrivente) = TRATTO PRIMOGENITO

Figura nota. Simbolicamente parlando, a questo punto siamo autorizzati a rappresentare il soggetto come il nostro tratto primogenito. Questo tratto dar vita ad un ovale intorno al modello capezzolo, sulla base di come aveva percepito il suo inglobante della fase precedente (primo inglobamento). Nasce il primo ovale primogenito, che sar discusso pi avanti.

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RAPPRESENTAZIONE GRAFICA E SIMBOLIZZATA DELLA GENESI DEL TRATTO PRIMOGENITO

Tutto prende inizio da questo schema. Una moltitudine di soggetti cerca di penetrare un ovale: impresa che riuscir ad uno solo di loro. Tuttavia, subito dopo la penetrazione, lovale inglobante si sigilla ed il soggetto penetrante fagocitato.

Oggetto

Soggetto (futuro tratto primogenito) = TRATTO PROGENITORE

)
Oggetto Soggetto

Soggetto

Fig. 100

Soggetto (futuro scrivente) = TRATTO PRIMOGENITO

Nella nostra rappresentazione simbolizzata, il futuro scrivente era un punto (tratto progenitore) che poi diventer il tratto primogenito. Questultimo, che un ibrido, ha in s le propriet del concavo e del convesso per disporsi come un inglobante, cosicch gli sar possibile inglobare il capezzolo. Nella nostra cultura, infine, tutto un protendersi, secondo un ipotetico rigo di base, in senso pressappoco orizzontale (in realt landamento dovrebbe essere lievemente ascendente, come vedremo) e da sinistra a destra, secondo la linea che in altre parti definiremo del destino individuale e generazionale. Dunque, subito dopo il secondo inglobamento, il tratto primogenito indotto a disporsi secondo il fine rigo. Nella concezione umana, tuttavia, questa linea protesa verso leternit e di conseguenza si pu ipotizzare che tutto il processo si concluda con unulteriore penetrazione, che questa volta sar effettuata dal tratto primogenito, in un processo di inglobamento, che si verificher dopo il fine rigo.

Dunque, Curva = inglobare, Angolosa = penetrare, sul piano simbolico, il tratto primogenito effettivamente il primo vagito grafico da cui prender avvio tutta la scrittura, tutte le prime fasi evolutive sono rappresentabili graficamente e secondo la nostra relazione inglobante-inglobato: ne deriva che il simbolismo della vita di interesse oggettivo e soggettivo.

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Oggetto

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Nessi tra il curva e langolosa geometrici, il Curva e lAngolosa di Moretti (discussione su base soggettiva ed oggettiva)
La fisionomia del curva geometrico 10/10 ben diversa da quella voluta da Moretti per il suo 10/10 di Curva, ma dovr ancora tornare sul punto: e quando ci torner dovr ammettere (ancora una volta) che aveva ragione lui. In particolare devo argomentare sulla differenza tra il curva geometrico ed il Largo di lettere, per dimostrare che il primo indica la predisposizione ad inglobare, mentre il secondo a fagocitare (con ci intendo dire che il fagocitamento lelemento che meglio distingue il concetto della larghezza di lettere rispetto a quello condensato nel curva geometrico). Il lettore attento, per, a questo punto avr notato come il mio ragionamento sembri subire un salto logico, giacch pongo in comparazione un dato oggettivo (curva geometrico), non definito da Moretti, con uno soggettivo (il Largo di lettere), formalizzato dallo stesso autore, tanto pi che i due concetti implicati (il curvo e lampiezza) sembrano appartenere ad insiemi diversi. In effetti, i due concetti appartengono ad insiemi diversi, ma con molti punti di contatto, come pacifico e riconosciuto. In realt, nel mio ragionamento non esiste un salto logico, semmai questo salto esiste in Moretti. Da questo punto di vista, infatti, emerge che il Largo di lettere conforme al dato oggettivo (cfr. il prossimo paragrafo), il che, peraltro, rende questo segno un monumento della grafologia mondiale, non contestabile da alcuno (in altre parole, Curva un punto di vista del solo Moretti, mentre il Largo di lettere un segno che dovrebbe appartenere a tutta la grafologia mondiale, perch assolutamente coerente con il simbolismo oggettivo. Lo stesso dicasi per le altre due larghezze: Largo tra lettere e Largo tra parole). La concordanza tra il dato oggettivo e soggettivo, inoltre, ci consente di ampliare i significati di Largo di lettere, che, nellottica della nuova grafologia, non solo lorgano che, in automatico, abbraccia (ingloba) un insieme spaziale tridimensionale, ma anche colui che fagocita gli oggetti inglobati. Su un altro piano, il curva geometrico di cui si parla costituisce un altro esempio di coerenza con il dato oggettivo.

Moretti opera in perfetta coerenza con il simbolismo oggettivo solo in pochi casi, ad iniziare dalle larghezze. Nel fare ci, inoltre, egli chiama uno stesso fenomeno grafico, poniamo lovale, con svariati nomi, ad esempio: Curva, Angoli A, Angoli B, Largo di lettere, Calibro, Chiara, ecc.. Il che legittimo, ovviamente, ma evidenzia un dato: lovale quasi totovalente (in realt dovrebbe essere effettivamente cos, perch lellisse frutto del tratto primogenito, ma non siamo in grado di isolare dal tutto), dal momento che consente di apprezzare molti fenomeni. Ad un certo punto, per, prende in considerazione lintera ellisse ed in un caso la chiama Curva ed in un altro la chiama Largo di lettere, perch vuole evidenziare due distinte caratteristiche psicologiche. Per Moretti la differenza tra i due segni precisata quando, parlando di Curva, si esprime in questo modo: E un segno sostanziale riguardante la volont e non lintelletto, perch il Largo di lettere potrebbe anche essere non Curva sebbene in un grado superiore (Trattato, pag. 42). In altre parole, Moretti edifica Curva per evidenziare una predisposizione del sentimento, mentre quando vuole evidenziare una predisposizione che sia anche di natura cognitiva, pensa al Largo di lettere. Lo stesso procedimento utilizzato nel caso di Angolosa: quando Moretti vuole indicare la permalosit e legoismo pensa ad Angoli A, quando invece vuole osservare come questo angolo si dispone nellambito dellintelligenza pensa ad Acuta in combinazione con lo Stretto di lettere. Dal nostro punto di vista, per, si tratta di restituire tutti i significati fondamentali che sono insiti in un ovale, il che comporter discutere anche del Largo di lettere. Dunque, sul piano simbolizzato che ci appartiene, lovale quellorgano che ingloba oggetti, ovunque allocati nello spazio, che a propria volta ingloba ogni cosa, ai fini di avviare la vita. Per inglobare deve prima accogliere e poi si 223
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deve chiudere ermeticamente. Una volta chiuso inizia a fagocitare loggetto inglobato: ne nasce un nuovo che destinato a fuoriuscire dallovale. Una volta che il nuovo fuoriuscito, per, lovale cesser di esistere. Iniziamo con il considerare che sul piano oggettivo possibile sostenere che un ovale effettivamente un contenitore che in grado di accogliere oggetti ovunque disposti nello spazio (fig. 101). Quanto sopra invita a considerare lovale oggettivamente, ossia per quello che : un elemento fondamentale della parola, vale a dire di un processo logico consequenziale. Nella parola mamma, ad esempio, esistono due soli ovali e tre lettere m (fig. 102). Il ragionamento oggettivo e quello soggettivo debbono interrogarsi sulla diversa natura delle lettere implicate, stando il fatto che lelemento soggettivo, soprattutto nellottica morettiana, vuole assegnare maggior rango agli ovali.

Alto

Fig. 101
Sinistra
(Il verde indica lo spazio tridimensionale che ingloba ogni cosa, il rosso, invece, indica lovale che, nella traduzione soggettiva, corrisponde alla concezione spaziale inglobata nello scrivente).

Destra

Basso
La grafia un fenomeno logico consequenziale. A propria volta ci implica che le singole lettere devono essere collegate tra loro (il che soggettivamente d Attaccata): per necessit geometrica gli ovali debbono avere una via di entrata ed una via di uscita, ma questo aspetto sar meglio trattato in una prossima figura. Per limmediato, la grafica si limita ad evidenziare che in unellisse (rappresentazione del nostro ovale), sul piano delle possibilit, esistono pi vie di ingresso simboliche (sarebbero infinite, ma possiamo ritenerci ragionevolmente soddisfatti ricorrendo ai quattro punti cardinali evidenziati da Pulver). La ragione di ci consiste nel fatto che ogni oggetto, comunque disposto nello spazio, trover davanti a s sempre un gesto concavo, che soggettivamente ed oggettivamente significa accoglienza (si tratta di una propriet che pu essere anche passiva, che si registra l ove esiste una capienza; vedremo, infatti, che accoglie anche un gesto angoloso, se inserito in unellisse). Sul piano concreto, per, considerando che nel nostro modello la grafia ha un andamento da sinistra a destra, le vie funzionali sono solo due, una per le traiettorie in ingresso (a sinistra) e unaltra per le traiettorie in uscita (a destra): ma ritorneremo sul punto, precisando meglio.

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mamma
Fig. 102
(Limmagine tratta da: www.actionscript.it/.../ sfera%20ps%204.jpg). Discusso il modello calligrafico in relazione al simbolismo naturale, nella nostra ottica, che autorizzata a ragionare esclusivamente per simboli grafici, legittimo rappresentare lo spazio in modo tridimensionale e tendenzialmente sferico (tanto pi che discuter nel merito della genesi di una tale concezione spaziale, programmata biologicamente e per effetto dei primissimi inglobamenti). Si tratta di uno spazio che ingloba costantemente tutto. Le singole lettere di questa parola, dunque, sono inglobate in uno spazio tendenzialmente sferico (verde), ma i due ovali, a loro volta, inglobano uno spazio analogo (nella situazione ottimale): sul piano soggettivo, si tratta di uno spazio inglobato nello scrivente. Di conseguenza, i ragionamenti oggettivo e soggettivo debbono incaricarsi di spiegare le differenze di rango e di funzione che interessano gli ovali e le altre lettere: il tutto trattato in questo paragrafo e nella discussione relativa al Largo di lettere.

Si entra, cos, in un terreno che presenta lati oscuri e che dovranno necessariamente essere indagati, perch loggetto che in discussione entra nel cuore del vero problema sul quale dovr cimentarsi la ricerca della nuova grafologia: la scrittura come modello. Un po come fecero altri con gli elaboratori elettronici anni fa, a noi interessa un modello scrittura cui riferire in termini oggettivi e soggettivi ogni processo psicologico e non solo. Al proposito molte cose sono gi conosciute anche nellambito della grafologia tradizionale, ma non sono valorizzate nel modo che meriterebbero54 . Quanto seguir, dunque, costituisce una prima proposta ed obbliga ad introdurre il Largo di lettere. Su un altro piano, volendo restare aderenti alla semeiotica di Moretti, potremmo sostenere che lattitudine ad inglobare sia prevalentemente una disposizione emotiva, mentre la disposizione a

54 Un esempio su tutti pu essere costituito dallottimo libro di Iride Conficoni, I tratti della personalit. Considerazioni psicologiche e indici grafologici (vedi bibliografia), testo sul quale si sono formati numerosissimi grafologi morettiani, me compreso. Ogni singolo tratto sempre preceduto dalla definizione psicologica dello stesso, il che, dal punto di vista oggettivo e soggettivo, gi un limite non da poco (beninteso, sono indotto a dover condurre questa critica, che si giustifica solo nellottica della nuova grafologia, ma preciso che debbo tantissimo alla Conficoni, che ricordo con molta gratitudine e con altrettanto affetto, e al suo libro). La cosa pi sorprendente consiste nel fatto che, operando in un tale modo, lautrice costretta ad esporre teorie che gi appartengono alla storia del pensiero psicologico e/ o che vi apparterranno tra qualche anno e che, peraltro, non sono universalmente condivise dallintera psicologia. Il paradosso, poi, costituito dal fatto che i segni grafologici che lautrice elenca come fautori o contrari di un determinato tratto, quasi mai restituiscono linsieme delle teorie psicologiche introduttive dello stesso. In realt, i segni grafologici che lautrice di volta in volta indica precisano modelli grafologici dei singoli tratti. La ricerca, dunque, dovrebbe cercare di rendere espliciti i nessi che esistono tra il dato soggettivo (il tratto grafologicamente inteso) e quello oggettivo, partendo dallosservazione di questultimo. Quando questa operazione sar conclusa, non parleremo pi di tratto psicologico, ma parleremo solamente di grafologia.

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fagocitare sia prevalentemente una disposizione cognitiva. Ovviamente, per noi i termini inglobare e fagocitare, al pari di penetrare e di accogliere, sono coniugati in coerenza con il simbolismo della vita. Oggettivamente considerato, il fagocitare vuole sia un inglobante e sia un inglobato, che subir laggressivit del primo, al fine di creare il nuovo, ovvero di avviare la vita. Nella relazione uovo spermatozoo, linglobante prendeva lenergia dallelemento penetrante, vale a dire dal simbolo che oggettivamente e soggettivamente ci restituisce langolo. In altra parole, sul piano oggettivo e soggettivo, la relazione di fagocitamento non pu avvenire in assenza di un angolo. Dunque, con la sola eccezione costituita dalluovo, che non di interesse disciplinare, langolo deve essere presente nellelemento che ingloba, ovvero nellellisse. Il che del resto giustificabile anche secondo il simbolismo della vita: ogni essere umano un ibrido (un po curva e un po angolo, ossia un po femmina e un po maschio), cosicch ibrido anche il nostro ovale primogenito (e successivamente il nostro ellisse), cos come illustro in unapposita finestra. Il nostro curva geometrico, dunque, si distingue da quello di Moretti, perch in noi lellisse sempre un ibrido, ovvero sempre geometricamente curvo ed anche almeno un po geometricamente angoloso, oppure, allinverso, geometricamente angoloso ed anche almeno un po curvo. Se lellisse non avesse questa propriet, infatti, cesserebbe di esistere anche lovale (ovvero la rappresentazione tridimensionale inglobata proprio di ogni individuo), il che si d per assurdo. In altre parole, si d per assodato che non debba esistere una scrittura avente tutte le ellissi (ovvero la rappresentazione simbolizzata dellovale) prive di un minimo di concetto di ampiezza interna. Analogamente si d per assodato che non possa esistere una scrittura che abbia gli ovali sempre disposti secondo 10/10 di curva geometrico (ovvero a mo di circolo perfetto), ma questo aspetto lo riprenderemo. Ovviamente, le osservazioni sono fatte anche in coerenza con il modello calligrafico, gi discusso, che per quanto ci riguarda contempla anche gli ovali. Detto quanto sopra, per, si deve ammettere che Moretti avesse ragione due volte, sia quando consiglia di considerare Angolosa in un ellisse e sia quando scrive: Il vero Curva , psicologicamente considerato, non esiste e si potrebbe grafologicamente trascurare, in quanto che quando appare va sempre congiunto con angoli A B C - dei quali tratteremo in appresso (Trattato, pag. 49). In natura, secondo il simbolismo della vita, come stato gi fatto notare, c un solo momento in cui esiste un simbolo grafico perfettamente gonfio (ampolloso, sul piano soggettivo d Ampollosa di Moretti), attillato e levigato (cfr. anche fig. 103), ma un momento funzionale alla vita. Oggettivamente considerato, il simbolo grafico di cui sopra non assolutamente in grado di accogliere alcunch, perch pieno zeppo del suo inglobato. E questultimo che, crescendo nel volume, dilata sino al limite del possibile le pareti dellinglobante, cos come si evince anche dalla fig. 104. In questo modo, peraltro, abbiamo trovato unindispensabile corrispondenza tra due opposti: il massimo di curva geometrico e il massimo dellangolo geometrico (che annulla ogni ampiezza dellellisse) hanno un punto di contatto, costituito dal fatto che non possono accogliere, ovvero non possono inglobare.

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UN ESEMPIO DI CURVA GEOMETRICO 10/10

Fig. 103
(Limmagine tratta da www.lacittadirimini.wordpress.com/ 2009/05/04/).

Il confronto con lampollosit levigata ed attillata della pancia della donna al nono mese di gravidanza risolutivo: unellisse avente una foggia ed una fisionomia simile non potrebbe accogliere pi alcunch. In questo caso, si potrebbe anche sostenere a mo di paradosso che, linglobante fagocitato dallinglobato. Il tutto richiama il segno morettiano Ampollosa (questo segno, a patto che abbia un tratto effettivamente levigato ed attillato, indica uninsorgenza di una fortissima esuberanza interiore, che obnubila completamente la coscienza dello scrivente e che si attiva quando il soggetto ha motivo di bramare di essere al centro dellattenzione del suo ambiente). Per altro verso, stupefacente che nellambito della grafologia tradizionale non ci sia stato alcuno che abbia intuito che Ampollosa (al massimo grado geometrico) curva geometrico di 10/10. Da questo punto di vista, ad esempio, si comprende che il vero movimento di questo segno consiste nel bisogno (che crea un orgasmo interiore) di richiamare lattenzione su di s.

Al solito, individuato il minimo comune multiplo, abbiamo anche individuato il motivo per cui ciascuno dei due non pu inglobare. Sappiamo, infatti, che i due motivi debbono essere opposti, di conseguenza: 1) curva geometrico 10/10 non pu inglobare alcunch perch lellisse completamente invaso dalloggetto. In questo caso, lellisse si dispone secondo il soggetto;

CONFRONTO CURVA GEOMETRICO 10/10 - ANGOLOSA GEOMETRICO 10/10


a) Curva geometrico 10/10. Un circolo perfetto riproduce la situazione di cui alla fig. precedente: loggetto spinge su tutte le pareti dellellisse, inglobante. E ovvio che questa situazione non possa registrarsi in tutti gli ovali di una scrittura, perch altrimenti darebbe un soggetto completamente rapito dalle sue fantasie interiori (stando alla logica, dovrebbe percepirsi costantemente al centro, di modo che tutta la sua realt interiore come se coincidesse con lintero suo universo esistenziale e fisico). b) Angolosa geometrico 10/10 (lellisse in pratica non esiste pi). E impedito linglobamento per conseguenza del fatto che presente solo la lunghezza (anticipo che questa dimensione indica il sentimento dellIo, come discuter in unapposita finestra) a totale discapito della larghezza. In questo caso, non esiste pi il concetto di inglobare, ma esiste solo quello di penetrare. Tenendo conto del nostro modello calligrafico, ben ovvio che questa situazione al massimo pu interessare qualche ellisse, ma non lintera scrittura.

a)

Fig. 104

b)

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2) angolosa geometrico 10/10 non pu inglobare alcunch perch lellisse si dispone secondo il solo soggetto. Dunque, a quale punto di approdo intende pervenire la discussione? Si intende argomentare (si badi in coerenza con Moretti, ovvero declinando il simbolismo oggettivo e soggettivo solo nei termini di scuola e di metodo che si desumono direttamente da questo autore) che il nostro curva geometrico esprime lattitudine ad inglobare e che il Largo di lettere (dal punto di vista oggettivo: un giusto rapporto tra lampiezza e la lunghezza dellovale) di Moretti indica lattitudine a fagocitare. In quanto sopra si individuano pi elementi di coerenza con il metodo morettiano, ma si introducono due novit: il concetto di curva geometrico ed una concezione del Largo di lettere parzialmente inedita, come mi appresto a precisare (soprattutto nel prossimo paragrafo). Sul piano della coerenza di scuola e di metodo: il nostro curva geometrico non altro che la traduzione oggettiva dellaffermazione di Moretti gi nota, secondo cui il vero Il vero Curva non esiste. Ma, secondo Moretti, per quale motivo non esisterebbe il vero Curva? Secondo lui il vero Curva non esisterebbe perch andrebbe psicologicamente considerato, ma ci contrasta con il dato oggettivo. Del resto si comprende facilmente che se non esiste il vero Curva non deve neanche esistere il vero Angolosa, ovvio. E chiaro per che per pervenire ad una simile conclusione dobbiamo considerare che in osservazione un ovale e che, secondo il simbolismo della vita, un ovale non pu solo accogliere, ma deve inglobare e deve anche fagocitare. Dunque, il primo ed il secondo termine ci restituiscono un curva geometrico ed il terzo un angolosa geometrico. In altre parole, il primo termine della

Alto

Sinistra

Destra

a)

b )

Basso

Fig. 105

Ma comera, secondo il simbolismo della vita, il circolo di cui in a)? Doveva essere pressappoco come in b (ovviamente ferma la nostra ottica simbolizzata e che discute in coerenza con simboli grafici). Il che implica che nellellisse (ovvero in b) che la traduzione simbolica dellovale) esiste una differenza di potenziale, dovuta al fatto che la lunghezza (il sentimento dellIo) superiore alla larghezza (che potremmo definire come il sentimento dellaltro). Nella traduzione soggettiva, tuttavia, la creazione dellellisse avviene in automatico e si rinnova incessantemente, dando luogo a Curva e a Largo di lettere. Di fatto, in b) latteggiamento affettivo risente del bisogno di assimilazione, che si instaurato nel primo e, soprattutto, nel secondo inglobamento (vedi il prossimo paragrafo). Lassimilazione, per, oggettivamente considerata, una forma di fagocitamento, ma non dello stesso tipo che interessa il simbolismo della vita. In effetti, colui che assimila (ad esempio, Pendente + Stretto di lettere, che costituisce la combinazione classica) mangia loggetto per mutare unicamente se stesso, mentre il fagocitamento secondo la vita consiste nel mangiare per mutare sia loggetto e sia il soggetto in una nuova conformazione, che, appunto, chiamiamo vita.

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relazione Angolosa = penetrare, a rigore, andrebbe scritto con la minuscola, perch oggettivamente e soggettivamente considerato non corrisponde in tutto e per tutto allAngolosa di Moretti. Dunque, che cosa sono il curva e langolosa geometrico? Il curva geometrico e langolosa geometrico, nella declinazione del simbolismo oggettivo secondo la scuola morettiana, sono calcolati nellovale e, dunque, sono sempre complementari. Si apprezzano a livello estimativo tenendo conto della rotondit dellovale (ma considerando anche la fisionomia, che nei gradi massimi deve essere tesa, levigata ed attillata - per un angolosa floscio vedi fig. 106), in pratica utilizzando liberamente un criterio voluto da Palaferri, riadattandolo per i nostri scopi. Il tutto sintetizzato nella fig. n. 107. Intralcia quel psicologicamente considerato, introdotto da Moretti: un vero scoglio concettuale, una sorta di riflesso condizionato che coinvolge un po tutti coloro che si occupano di grafologia e che obiettivamente riduce la comprensione dei fenomeni osservati. E in discussione solo ed esclusivamente una capacit fisica, quale laccoglienza, che presuppone unicamente un volume ed unapertura per accogliere e nullaltro. La forma del contenitore pu essere persino bizzarra ed improbabile, figuriamoci se non possa essere anche geometricamente angolosa! In altre parole, dove c un oggetto che possiede una capienza, c laccoglienza oggetUN ESEMPIO DI ANGOLOSA GEOMETRICO FLOSCIO

Fig. 106
Particolare della grafia della soubrette Liliana Castagnola, morta suicida nel 1930, a 32 anni: si dice per lo sconforto di essere stata abbandonata dal principe Antonio De Curtis, in arte Tot (nel particolare della grafia non riprodotto compare il nostro segno S1). Lovale di questa scrittura indubbiamente ingloba molto poco: soggettivamente restituisce Acuta (combinato con un esagerato Allungata), gi introdotto nel testo. In linea di principio le vie in entrata e in uscita di un ovale dovrebbero essere infinite, ma possono essere efficacemente sintetizzate nei sei luoghi simbolici pi rappresentativi (per semplicit, in figura sono rappresentati solo i quattro individuati da Pulver: alto, basso, sinistra e destra). Conosciuto il nostro tratto primogenito, a questo punto il lettore in grado di comprendere che sulla sinistra il soggetto di questa scrittura respinge per attrarre e viceversa (dunque, di fatto, su quel lato lovale impermeabile, vedi anche fig. 130b): come se lovale sia disposto per essere penetrato solo in alto (la via di ingresso collocata in alto, infatti). In questo modo, ha modo di processare linformazione in entrata in basso, vale a dire nel luogo in cui si alloca langolo acuto. Tutta la conformazione, inoltre, va necessariamente osservata anche dal punto di vista dellinsieme di geometria, fisionomia e moto. Cos operando, il lettore ha sicuramente modo di osservare che la conformazione considerata fiacca e lenta (ovvero non ha la fisionomia ed il moto propri di Acuta), il che la dice lunga (tutto, ivi compreso il calibro allungato, pi una messa in scena che altro per, una messa in scena che per auto confermarsi finita in tragedia, come meglio preciser quando mi occuper del segno S1). Del resto se esiste un curva geometrico floscio (quello di Moretti) deve esistere anche un angolosa geometrico floscio.

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DEFINIZIONE DEL GRADO DI CURVA GEOMETRICO E DI ANGOLOSA GEOMETRICO


(Il criterio che segue costituisce un libero riadattamento di unidea introdotta da Palaferri, nel libro Lindagine grafologica e il metodo morettiano, gi citato).

curva geometrico (da 10/10 a 0/10)

angolosa geometrico (da 0/10 a 10/10)


Ovviamente il contiuum evidenziato circolare (i massimi dei due termini hanno lo stesso significato). Si d per assodato che, nella nostra cultura che contempla gli ovali, non possa esistere una scrittura che abbia 0/10 di angolosa geometrico o 0/10 di curva geometrico. Nei gradi massimi le fisionomie debbono essere tese, levigate ed attillate. Il lettore morettiano potrebbe chiedermi come considero le conformazioni che seguono.

Fig. 107
(Queste conformazioni sono tratte dal libro di Palaferri, gi citato). Come si ricorder (cfr. fig. 68) a queste conformazioni corrispondono a 0/10 di Curva e rispettivamente a 6, 7, 8, 9 e 10/10 di Angolosa. Dunque, che fine fanno nella mia concezione queste conformazioni? Restano quelle che rappresentano, ovvio. Danno Angolosa calcolato ovunque, mentre il curva e langolosa geometrici sono concetti esclusivi della nuova grafologia e si valutano solamente negli ovali. Rispetto alla natura smussa o aguzza degli angoli, ovviamente, la nuova grafologia coerente con i significati che gli attribuiscono Moretti e tutti i capiscuola della grafologia, ma indipendente da qualsiasi metodo. Con riferimento allovale, ad esempio, in ambito morettiano si considerano Angoli A e Angoli B (principalmente), con questultimo che rappresenta la sintesi di tutti gli angoli presenti nellovale (e dunque anche dello stesso Angoli A). Per la nuova grafologia, invece, gli angoli sono sei, di cui quattro sono individuati in corrispondenza dei punti cardinali introdotti nella scrittura da Pulver. Ovviamente un simile modo di procedere (come ho pi volte evidenziato) si giustifica solo ai fini della ricerca e della elaborazione di precisi modelli relativi agli ovali e allintera scrittura.

tivamente considerata: laccoglienza psicologicamente considerata, invece, unaltra cosa che non ci interessa n oggettivamente n soggettivamente (fig. 108). C poco da fare, considerato in s e per s, un elemento penetrativo potrebbe fuoriuscire dal corpo che costituisce il suo bersaglio, se riuscisse a perforarlo da una parte allaltra. Ci nonostante se tale elemento potesse si guarderebbe bene da penetrare un qualsiasi corpo, perch dobbiamo necessariamente ammettere che si ferirebbe, almeno un po. Ma il nostro elemento penetrante (sul piano oggettivo vi corrisponde il tratto della grafia, come meglio si vedr), programmato per penetrare e per permanere (che il vero scopo del penetrante posto in una relazione per opposti), perch destinato a muoversi da sinistra a destra (oggettivamente, da una lettera allaltra) e poi perch incontra il suo opposto, ovvero un ovale. Di conseguenza anche questultimo si dispone ad inglobare, tanto pi che programmato per accogliere ci che gli proviene da sinistra, per poi produrre un nuovo che proceder fuori dello stesso e a destra. Tutto quanto sopra conforme al dato oggettivo ed coerente con il simbolismo della vita. Dunque, lelemento che penetra (loggetto esterno allovale), prima accolto e poi inglobato per 230
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a)

b)
www.vinoveritas.it/2009/06/bicchieri-da-vino;

Fig. 108

(Le immagini a, b e c sono tratte rispettivamente da: www.barcelonacafe.it/cocktail-martini.php; www.pewter.it/productpage.asp?lingua=it&pid=8...bicchieri.tavolaregalo.it/P-32206-Sn-Orrefo...).

c)

I bicchieri possono essere sia geometricamente angolosi (a) sia geometricamente curvi, sia ampi sia stretti, sia ampollosi (c) sia allungati, ma sempre oggettivamente accolgono! Lo stessi dicasi per il nostro ovale, che conterr sempre una parte che accoglier, perch ha una capienza, a prescindere dalla sua forma: il tutto si impone da s.

essere mangiato dal suo inglobante (loggetto ovale). Ne deriva un ibrido che, in quanto tale ha in s una capacit penetrativa: loggetto sopravvive ma con unaltra identit (un po se stesso un po il suo inglobante). Ma il grafologo morettiano tradizionale avrebbe da obiettare che anche lovale del segno grafologico Acuta penetra loggetto (sul piano oggettivo, Acuta costituito da unampiezza ridotta e da un angolo acuto allocato nel vertice inferiore dellellisse), visto che questo segno indica attenzione alle sottigliezze. Ma non cos: langolo certamente penetra, ma solo in un secondo momento. In primo luogo lovale accoglie, poi ingloba ed in ultimo fagocita, servendosi dellangolo. Proviamo ad abbozzare un modello che possa spiegare quanto sopra (ne do unanticipazione nella figura che seguir): arrivato il momento di introdurre il Largo di lettere, ma prima intendo procedere ad illustrare Acuta, per delle ragioni che si renderanno chiare in seguito.

Fig. 109

La figura schematizza la relazione logica consequenziale che intercorre tra le due lettere, gi dibattuta, secondo un altro punto di vista.

Lelaborazione prodotta nella n veicolata da una traiettoria in uscita che entra nellovale. Linformazione proveniente da sinistra, quindi, respinta dal tratto rettilineo posto a sinistra ed accolta dal primo contenitore che incontra lungo il proprio percorso, ovvero in basso: di conseguenza processata dallangolo dellellisse, che in questo caso acuto. Ne deriva unazione di fagocitamento, che produce una traiettoria in uscita (che, trattandosi di unesemplificazione, abbiamo ipotizzato ad ore due) che ben diversa da quella in entrata: la nuova informazione per non un propriamente un ibrido, come spiegato nel testo.

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Acuta, secondo Torbidoni e Palaferri: la prova che lo scopo dellovale il fagocitare


Il lettore avr modo di notare che effettivamente Acuta, che costituito da un ovale angoloso e stretto, si avvicina al concetto di fagocitare che noi ricerchiamo in coerenza con il simbolismo della vita. Acuta, ovviamente, non ci soddisfa perch quello di questo segno un fagocitare che non restituisce un ibrido (ossia un nuovo costituito da un po dallinglobante e un po dallinglobato) vero e proprio, perch linformazione in entrata (nellovale) trasfigurata dalle esigenze dellinglobante (il perimetro dellovale, come preciseremo meglio altrove) che, come si vedr, unicamente interessato a riconfermarsi in se stesso, ovvero nel sospetto e nella diffidenza. E in questo motivo, infatti, che va ricercato il significato proprio di questo segno che costituito dallanalisi cavillosa. Da quanto sopra se ne ricava un universale, che pu avere una grande ricaduta in ambito educativo, come vedremo quando parleremo di una grafologia speciale: ogni volta che linglobante teso, il fagocitare non sortisce un effetto positivo. Lazione di fagocitamento, infatti, parziale e di conseguenza non restituisce un vero nuovo. Al solito, uno stesso risultato pu avere due cause opposte: sia curva geometrico troppo elevato sia angolosa geometrico troppo elevato falliscono nel vero fagocitamento, perch nel primo caso sono eccessive le esigenze dellinglobato (che dunque rendono teso ed attillato linglobante, ossia il tratto dello stesso, vale a dire il perimetro) mentre nel secondo sono esorbitanti le esigenze dellinglobante (che teso ed attillato perch si rifiutato di accrescersi nellampiezza). Ne deriva che il vero fagocitare si ha nella situazione mediana, il che, sul piano della semeiotica morettiana, restituisce Largo di lettere superiore al medio, ma non eccessivo, oppure di grado medio, come volevasi dimostrare, ovviamente poste ferme altre condizioni favorevoli, note alla stessa grafologia tradizionale. E stupefacente come questo segno morettiano porti a coerenza logica il tutto, senza che alcuno se se ne sia accorto prima di noi. Partendo da Acuta, infatti, si comprende il motivo che ha indotto Moretti a volere che lAngolo A si calcoli soprattutto in un ovale (ovviamente, in modo esclusivamente intuitivo, da quel genio che era): il fulcro di tutta la

IL VERO FAGOCITAMENTO IN RAPPORTO ALLAMPIEZZA DELLOVALE Curva geometrico (da 10/10 a 0/10) (Modello)

1
Angolosa geometrico (da 0/10 a 10/10)

4
Fig. 110

Lazione di fagocitamento vero e proprio, come lo intendiamo in coerenza con il simbolismo della vita, si pu avere solamente con gli ovali evidenziati dal poligono verde. Gli ovali evidenziati dal poligono blu, infatti, rendono teso linglobante per il dilatarsi dellinglobato (di conseguenza, linglobante restituisce uninformazione in uscita troppo condizionata dal suo ospite), mentre quelli evidenziati dal poligono rosso hanno un inglobante che teso per il bisogno di difesa delle esigenze proprie. Gli estremi (curva geometrico ed angolosa geometrico di 10/10) si danno fuori dal campo del possibile inglobamento (si suppone che possano comparire in qualche ovale, ma non nella generalit della grafia). Il vero fagocitamento, dunque, si pu avere soltanto con gli ovali restanti e precisamente con gli ovali n. 2 e 3, mentre per gli ovali n. 1 e n. 4 si tratta di distinguere: tutto dipende dal rilievo emotivo che produce linformazione in entrata. Quanto sopra, tuttavia, in prima approssimazione: la regola generale che ogni volta che lovale ha le caratteristiche del nostro tratto primogenito (la fisionomia attillata, oppure la geometria rettilinea allocata in qualche guancia dello stesso) non si pu avere un vero fagocitamento. Il che restituisce anche Acuta, come meglio si vedr nella discussione di questo paragrafo. Quanto sopra, tuttavia, in prima approssimazione: la regola generale che ogni volta che lovale ha le caratteristiche del nostro tratto primogenito (la fisionomia attillata, oppure la geometria rettilinea allocata in qualche guancia dello stesso) non si pu avere un vero fagocitamento. Il che restituisce anche Acuta, come meglio si vedr nella discussione di questo paragrafo. Naturalmente, si oppongono al fagocitamento anche gli ovali ipotonici, stentati e malformati in genere (cfr. anche fig. 121).

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grafologia morettiana proprio qua, ovvero in un angolo inglobato in unellisse (rappresentazione simbolizzata di un ovale), che a propria volta consente il fagocitamento. Vediamo di spiegare il tutto secondo il nostro simbolismo della vita. C solo un simbolo grafico consistente in un ovale privo di un angolo: luovo. Al contrario, ovviamente, c solo un simbolo grafico che non ha un curvo: lo spermatozoo. E dallincontro tra un ovale assoluto ed un angolo assoluto nasce sempre un ibrido, dunque, un po ovale ed un po angolo: tutto qua. Noi studiamo la scrittura, vale a dire il prodotto di un ibrido (lo scrivente), di conseguenza, soggettivamente, anche il nostro ovale deve essere un ibrido. Poich il simbolismo della vita si rinnova incessantemente in ogni cosa (simbolicamente, infatti, restituisce il nuovo, che non va considerato come sinonimo dellaltro. Volendo restare sullo stesso registro comunicativo, infatti, il primo concepito, ossia ha dei genitori ed frutto di un travaglio, mentre il secondo creato, come si potrebbe facilmente argomentare), ne che, sul piano soggettivo, dobbiamo considerare le azioni umane come atti che generano la vita. E vi un solo luogo geometrico che pu consentire un tale fagocitamento: lovale. Lovale che studiamo noi, per, non , n pu essere, un ovale assoluto, e lo stesso dicasi per langolosa oggettivamente studiabile: di conseguenza, lazione penetrante deve essere aiutata da meccanismi opportunamente selezionati dal simbolismo della vita. Tale aiuto, infatti, consiste, per un verso, dal moto che obbligatoriamente lo scrivente deve compiere verso destra e, per un altro, dal fatto che in lui esiste un inglobato molto profondo ed intimo, tendenzialmente sferico (non pu essere perfettamente sferico, perch un ibrido), frutto di quello che pi avanti definiremo lovale primogenito. Un tale inglobato, che soggettivamente ci restituisce il Largo di lettere, agisce come un riflesso condizionato ed predisposto ad inglobare uno spazio tridimensionale: il tutto sar ulteriormente precisato quando finalmente si potr scrivere del Largo di lettere. Tornado allargomento di questo paragrafo, sul piano oggettivo e soggettivo della grafologia morettiana, il lettore avr modo di verificare come Acuta, ovvero un ellisse pi un angolo acuto, eserciti effettivamente unazione di fagocitamento. Si tratta, per, di un fagocitamento disfunzionale, perch lelemento che penetra nellovale interpretato troppo soggettivamente dallinglobante: vale a dire che questultimo si predispone ad inglobare sulla base della diffidenza (si rammenti anche la discussione riguardante i moti diagonali) e, dunque, restituisce un segnale in uscita che contaminato dalla diffidenza. Oggettivamente considerato, quindi, il segnale in uscita di cui sopra non un vero nuovo, ma , tuttavia, comunque diverso da quello in entrata. Di conseguenza, il vero fagocitamento si ha quando lovale sia ampio sia smusso (soggettivamente, Largo di lettere di grado superiore al medio, ma non eccessivo): solo in questo modo, infatti, loggetto penetrante pu essere compreso nella sua vera natura tridimensionale (il tutto sar ulteriormente precisato) e potr contaminarsi del suo contenitore inglobante: nasce il vero nuovo, ovvero la plasticit. Oggettivamente, infatti, la plasticit si basa sullaccoglienza, linglobamento ed il fagocitamento perch consiste in unazione che rinnova incessantemente, rimodellando, sia un inglobante sia un inglobato. Ogni volta, dunque, se ne ha un nuovo: simbolicamente la vita. In ultimo, il lettore consideri che molte indicazioni di Acuta sono comprensibili solo se si fa riferimento allambivalenza primaria ed al tratto primogenito (Acuta, infatti, vuole le guance degli ovali rettilinee), ad esempio: latteggiamento forbito ed il sarcasmo sono funzionali a richiamare lattenzione su di s. La persistenza nellatteggiamento sarcastico e polemico, inoltre, spiegabile sulla base del permanere. Si impone da s, inoltre, che anche Acuta, in fondo, almeno un po autolesionista, nel modo in cui abbiamo gi precisato per Angoli A sopra media.

Prima di fornire le indicazioni dei nostri due autori di riferimento, a beneficio del lettore non morettiano, riporto brani ed esempi tratti dalla II edizione della mia dispensa, gi nota (la definizione del segno e i criteri di calcolo dello stesso, ovviamente, sono quelli codificati nel Dizionario grafologico morettiano, di N. Palaferri). Definizione La scrittura Acuta quando ha i seguenti costitutivi: 1) angoli appuntiti ai vertici inferiori e superiori delle lettere non superiori ai 30 (o al max 45);

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Da G. Angeloni (dispensa gi citata - II edizione)


10 45 10

Acuta
15 30

9 7-8

Angoli acuti solo ai vertici inferiori (ma con Angoli A non > ai 30) e SdL = 5/10 di Acuta

Fig. 437 - Misurino per il calcolo di Acuta.

ACUTA 7- 8/10
10

10

10

10

10

10

Fig. 438 - (Da G. Moretti, Analisi grafologiche, Vol III, pag. 606). U. Lesempio mostra anche come va utilizzato il misurino.
30 30

Fig. 439 - I risvolti superiori sono in prevalenza curvi, esiste lo Stretto di lettere e gli angoli sono mediamente di 30 o inferiori: si pu assegnare Acuta di 5-6/10.

Fig. 111

2) Stretto di lettere ( consentito al massimo Largo di lettere di 4-5/10); 3) in genere Largo tra lettere non > 4-5/10. In pratica Acuta Angoli A e B, entrambi di 7/10 o superiore, pi Stretto di lettere ( ben difficile per immaginare che con unangolosit simile possa esservi Largo di lettere). Fermo lo Stretto di lettere, quando i vertici superiori sono smussi, Acuta pu esistere ancora e nel grado di 5/ 10 solo se lAngolo A almeno di 7/10 (30). Il calcolo non richiede pi di qualche secondo: ci si avvale del misurino proposto e si effettuano rapide misurazioni su un campione ristretto di conformazioni letterali (ovali, soprattutto). Da queste si calcola una media estimativa del grado dellintera scrittura. Acuta, secondo Torbidoni (da Grafologia testo teorico pratico, op. citata) Acuta segno sostanziale dellintelletto e indica sottigliezza intellettiva, attitudine alla contraddizione e, quando in grado elevato, spirito di contraddizione. 234
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Chi ha questo segno non possiede una vera capacit di approfondimento e afferra solo qualche aspetto della verit senza comprenderla del tutto. Generalmente dimostra vivacit nel fare osservazioni, pronto a mettere in risalto quello che pensa, attirando su di s lattenzione degli altri. Per sostenere il suo punto di vista sa ricorrere ad argomentazioni sottili ma facilmente abusa di questo cadendo nella speciosit. Da principio pu sconcertare il suo contraddittore, ma poi finisce con lirritarlo, specie se questi uno dalla mente aperta e profonda, uno che cerca lessenza delle cose e non vuol perdere tempo in discussioni dimportanza marginale. In questo caso, lacuto mette in evidenza la sua inconsistenza di fondo. Non ha apertura di mente per accettare le proposte altrui e spesso le contesta anche prima di averle capite. Per lo pi ha unespressione verbale forbita, affronta le questioni distinguendo e suddistinguendo, dimostra spesso cavillosit, specialmente quando contestato. E arguto, colpisce avvedutamente i lati deboli degli altri e sa anche esporli al ridicolo perch ha il gusto di stuzzicare e colpire; sa ricorrere allironia e al sarcasmo e gode quando vede limbarazzo di quelli che intende attaccare. Sotto il profilo psichico piuttosto suscettibile e si offende facilmente davanti a tutto ci che ritiene mancanza di riguardo e di delicatezza nei suoi confronti. E un aggressivo capace di vendicarsi. Si fa prendere dallambizione; il desiderio di emergere traspare chiaramente dalle sue parole e dai suoi atteggiamenti, crede di valere pi di quanto realmente vale. E sempre preoccupato che gli altri gli portino via qualcosa del suo e allora diventa diffidente e attacca anche quando non disturbato. Pu avere gelosie irragionevoli. Nonostante la sua apparente vivacit e limpeto che mette nel discutere, un freddo che strumentalizza a proprio vantaggio i contrasti. In campo erotico tende a frigidit e, in concomitanza con altri segni, anche a pederastia attiva. Nelluomo queste manifestazioni trovano spazio attraverso le sue relazioni sociali e lo portano al desiderio di affermazione, alla mania di far carriera, al contrasto con chi non condivide i suoi progetti e non asseconda le sue aspirazioni. Nella donna si esprimono in forma ancora pi visibile e accentuata; sempre scontenta, facilmente irritabile, censura e critica sempre, nel desiderio di essere considerata superiore agli altri. Se ha una certa cultura, ne fa ostentazione, perch in tutto ricerca la vanit, la distinzione e la singolarit. Le sue vendette si esprimono attraverso dispetti continui. Sessualmente tende a frigidit ed anche a sterilit. Sotto il profilo attitudinale, quelli che hanno il segno Acuta sono adatti a compiti che richiedono abilit discussiva e sottigliezza. Possono riuscire nello studio di materie giuridiche, in statistica e particolarmente nellesercizio dellavvocatura per labilit nel colpire lavversario, attaccarsi ad amminicoli pur di tenere in piedi la propria tesi. A questo particolarmente portato luomo, mentre la donna pu trovare uno spazio a lei pi congeniale nella professione di estetista, perch il desiderio di evitare le critiche e di attirare lammirazione altrui la spinge a cercare le linee migliori e pi eleganti. Acuta, secondo Palaferri (da Dizionario grafologico morettiano, op. citata) Riportiamo solo le indicazioni.

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In senso positivo. Strettezza di campo di coscienza che consente elevati livelli di distinzione e di arguzia mentale. Analisi fortemente settorializzata e acutizzata. Vivacit di intuizioni e di logica di contrasto nel portare avanti in maniera ottimale ogni attivit di contenzioso (con buon Disuguale metodico del Calibro). Intelligenza acuta e raffinata particolarmente atta alla sottigliezza dei ragionamenti e delle discussioni; da qui anche elevate attitudini per lattivit forense nel settore penale. Arguzia, forbitezza di pensiero e di parola. Capacit di asserire e far prevalere le proprie idee nei gruppi e in mansioni di direzione. Orgoglio e distinzione nel portamento fino all eleganza.Distinzione di modi e dignit personale. Tenacia a tutta prova, anche se sempre tinta di pervicacia. Rapidit di reazione e di replica (in grafismi non lenti e con Disuguale metodico). Abilit nel cogliere e sfruttare le intime intenzioni e disposizioni altrui (con Disuguale metodico dellinclinazione, ovviamente senza Sinuosa). In senso negativo. Freddo controllo delle emozioni e dei sentimenti. Individualismo risentito e aggressivo. Carattere pervaso da sensi di contrasto e da bisogno di opporsi e contraddire in maniera preventiva e pregiudiziale; da qui spirito contestatore e tendenza al rifiuto di tesi e proposte altrui ancor prima di averle considerate. Arguzia intellettiva con una comunicativa alla costante ricerca di forbitezza di linguaggio, di estetica della forma fino al rischio del ridicolo. Intelligenza acuta e sottile nella considerazione di ci che pi profondo, ma incapace di percepire gli insiemi delle verit e delle situazioni, anche storiche. Mentalit e intelligenza tendenti al sofisma, a ragionamenti apparentemente logici ma in realt falsi e capziosi: allinizio questi possono anche destare ammirazione, ma poi stancano e creano disagio (tanto pi che chi ha Acuta tende a ringalluzzire per la propria dialettica, fino a mancare di rispetto). Gusto sadico di colpire ridicolizzando gli aspetti difettosi o lacunosi dellavversario, come per distruggerlo. Gusto della singolarit e ostentazione di cultura. Gusto di essere servito, riverito, adulato. Spirito vendicativo. Diffidenza. Gelosia. Spirito di competizione. Possibili condizioni di frigidit soprattutto nella donna. Tendenza a ipertensione e a disturbi neurovegetativi, a forme nevrotiche e maniache di persecuzione e di incomprensione da parte degli altri. Tendenza a shock affettivi, a forme depressi ve, a malinconie querule. Con Riccio della mitomania, Allungata, Impaziente e Dinamica Moretti vede possibili tendenze alle allucinazioni. Il lungo ricercare le forme raffinate di vendetta, la ruminazione mentale, linsoddisfazione, il senso dellisolamento, facilmente presenti negli alti gradi di Acuta, portano a forme disintegrate della personalit.Tendenze sadiche (in presenza di Intozzata I modo e Pendente, specie se con Parallela e Pendente). Moretti fa notare che la psicologia comportamentale di Acuta uguale sia nelluomo che nella donna, ma con maggiore freddezza in questultima. La psicologia differenziale dei sessi lo motiva nel fatto che, essendo Acuta la massima espressione dell animus, andrebbe a ledere troppo il femminile psicologico.

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UN MODELLO PER ACUTA (Discussione su base oggettiva e soggettiva)


Il modello calligrafico, in effetti, contempla una lettera conformata come in figura (rosso), ma si riferisce alla v (ne riparleremo, perch questa lettera merita attenzione), ma quando una tale forma appartiene ad un ovale disfunzionale. Soggettivamente nella metodica morettiana, d luogo ad Acuta (apparterebbe lo stesso ad Acuta anche se lovale fosse chiuso in alto, ma in genere questo segno presenta unapertura ad ore dodici). Prima di iniziare questa discussione, per, debbo riprendere un concetto gi espresso in precedenza, precisandolo secondo lunico punto di vista che veramente lo legittima Fig. 112 (adesso siamo in grado di esporlo senza salti logici): l dove esiste una semiellisse, in realt esiste un semiovale, il che implica comunque una capienza. Una volta che una capienza colmata in tutto o in parte da un oggetto come se questultimo fosse inglobato in un inglobante, che in basso ha un volume fisico ed in alto ha un volume immateriale. Sul piano soggettivo, ci ci restituisce che una conformazione avente una capienza da considerarsi sempre chiusa (o da un elemento grafico o da un elemento virtuale ed ideale, vale a dire fantastico). Il modello di Acuta, dunque, prevede una conformazione a mo di v, con due guance rettilinee e diagonali (blu). Linformazione veicolata dal filetto di collegamento (1) non accolta n respinta sulla sinistra e di conseguenza si direziona in modo immutata sino alla base della lettera (0). Il che implica che langolo acuto predisposto ad accogliere su base diffidente (il che ovvio). Di conseguenza, langolo, quando entra in contatto con linglobato, ha unindebita reazione emotiva. A propria volta, una tale reazione inverte il processo comunicativo: linglobante (rosso) definisce la natura dellinglobato secondo i propri bisogni. Linglobato, dunque, aggredito e fagocitato in 0): ne deriva uninformazione diversa da quella che era penetrata. Questultima risale lungo la destra, che a propria volta si comporta come la sinistra. Ne e che ci che fuoriesce (2) non un vero nuovo, perch lazione di fagocitamento stata parziale: risente troppo delle esigenze dellinglobato. Il tutto pu essere spiegato in un altro modo, ragionando sullalto - basso e ci implica riprendere un tema gi dibattuto in precedenza: le non chiusure. Per fare ci discutiamo su un possibile opposto della conformazione in osservazione, che costituita dalla figura che segue. La conformazione ora in condizione di accogliere linformazione sia sulla parte sinistra (perch ci che rimasto allesterno dellovale respinto) sia sulla parte destra (questa volta il convesso direzionato a destra), vale a dire contro le possibili interferenze che potrebbero contaminare linformazione inglobata, cosicch langolo in 0) non disposto secondo la diffidenza. A questo

...segue... 237

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...continua...
punto ci si potrebbe chiedere se la reazione emotiva che si registra nel punto 0) sia debole (visto che nellesempio precedente era intensa). Il lettore attento, che conosce la nostra teoria degli opposti, ormai sa che la reazione emotiva in 0) sempre e comunque intensa, ovvio. Il grafologo morettiano, per, a questo punto rischia di non seguirmi pi: ma in questo secondo esempio, non si ha forse un Angolo A gravemente sottomedia? La risposta s, naturalmente. Ma allora, se Angoli sopra media indica ipersensibilit, permalosit, tendenza allira ed intensa grinta, come mai sostengo che anche nel secondo esempio la reazione emotiva deve essere intensa? Per la semplice ragione che le reazioni emotive intense possono essere anche di natura estasiata e contemplativa, come nel secondo caso, ovvio (abbiamo supposto, per, che il tratto della u sia attillato, altrimenti non si avrebbe lopposto dibattuto). E allora, da cosa dipende la differenza? Dipende nel diverso orientamento della retta perpendicolare: nel primo caso va dal basso in alto, nel secondo dallalto in basso (il punto sar meglio precisato nel paragrafo Ulteriori considerazioni approfondimenti). Del resto, la conformazione a mo di u in osservazione, soggettivamente considerata, compartecipa di Ampollosa ( gonfia). Dunque, anche in questo caso non si ha un vero inglobamento (lovale chiuso solo virtualmente). Ne che anche il fagocitamento deve essere insufficiente: ancora una volta si ha un nuovo che non un ibrido, perch coincide con una visione trasfigurata in termini idealistici dellinformazione in entrata. Anche in questo caso, dunque, sono le esigenze dellinglobante che definiscono la natura dellinformazione in uscita. Dunque? Dunque, per un vero fagocitamento occorrono le seguenti condizioni: 1) Lovale deve avere un punto di entrata ed un punto di uscita; 2) Lovale deve essere sostanzialmente chiuso; 3) Langolo geometrico deve essere significativo ma non eccessivo; Se ne ricavano delle conseguenze di grande interesse, che possono avere una forte ricaduta nellambito di un protocollo educativo su base grafologica, come avr modo di precisare in altra parte.

Fig. 113

Particolari della grafia della nota scrittrice di libri romantici, Liala: la stringa riprodotta con rapporto di scala 1:1. Conosciuta la nostra discussione sulle non chiusure, il lettore sa che non abbiamo motivo di stupirci che Acuta (che qua molto intenso) di norma si accompagni ad ovali aperti ad ore dodici. Semmai questa grafia riconferma unaltra intuizione di Moretti, l ove scrive che in et avanzata coloro che hanno un inteso Apertura a capo (che in s significa intenerimento erotico sessuale) tendono ad occultare la non chiusura dellovale. A titolo di esempio, si noti nellingrandimento il modo complicato e studiato con cui la scrivente occulta lapertura a capo, aggiungendo dentro lovale un gancio che si prolunga a dismisura (in modo lento ed ipotonico) a formare il gambo della q.

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Lampiezza dellovale ed il fagocitare, oggettivamente e soggettivamente intesi


Lidea quella di provare ad ipotizzare un modello di scrittura che faccia perno sullovale. Da questo punto di vista sono rimasti in sospeso alcuni aspetti, che affronteremo a tempo debito, perch prima di ogni cosa dobbiamo introdurre il Largo di lettere. Questo segno assume unimportanza fondamentale (in assoluto il segno dal quale non si pu prescindere ed veramente sorprendente che in tutta la grafologia mondiale lo abbia intuito il solo Moretti), tanto vero che, partendo dallo stesso, la nuova grafologia sta elaborando molti modelli relativi alle varie funzioni cognitive, emotive ed affettive anche coniugate per genere. Al solito porremo a confronto Torbidoni, vale a dire lautore che attualizza il pensiero di Moretti, e Palaferri, linnovatore. Le due visioni, come sempre, si integrano, ma questa volta quella di Palaferri sembra avere una marcia in pi. Moretti riferisce al Largo di lettere la quantit dellintelligenza; ad esempio, quasi tutte le sua analisi iniziano con Intelligenza quantitativamente . qualitativamente .. Dal punto di vista quantitativo, poi, assegnava i valori: sotto media, media e sopra media, desumendoli dallanalogo valore di Largo di lettere. Gli altri segni maggiormente riferibili allintelligenza (ad esempio, Largo tra parole = ragionamento Disuguale metodico = originalit e/o creativit, Scattante = intuito musicale, ecc..) erano da lui utilizzati per adornare qualitativamente la quantit dellintelligenza. Giustamente Palaferri ha fatto notare che un simile modo di procedere, oltre a basarsi su una locuzione molto vaga (lintelligenza quantitativa), portava ad esiti paradossali, del tipo ad esempio: intelligenza quantitativamente superiore alla media e qualitativamente sottomediocre. A tale proposito, ricordo che anche ledizione del libro Torbidoni che acquistai allincirca nel 1980 era conforme al modo di procedere di Moretti (durante il primo anno del corso in Scienze grafologiche, ebbi modo di osservare che Torbidoni rettific il suo lavoro in occasione della traduzione del suo libro in francese). Personalmente, per, reputo che la locuzione utilizzata da Moretti sia molto meno ingenua di quello che si possa credere: tutto sta ad intendersi sul concetto di quantit dellintelligenza, ed allora si scopre che ad essere vago solamente il termine intelligenza. Non c dubbio alcuno, infatti, che un ovale ben largo e proporzionato (soggettivamente, Largo di lettere sopra media) inglobi una quantit di spazio ben superiore a quello di un ovale stretto. Dunque, Largo di lettere sopra media ha un campo ampio, mentre lo stesso segno quando sotto media ha un campo ristretto: sul piano soggettivo, vi corrispondono analoghi campi di osservazione e di considerazione, come meglio vedremo. Fatto sta che Palaferri ha introdotto il concetto di apertura del campo di coscienza (vedi pi avanti), che attualmente considerato il significato di base del Largo di lettere: questa definizione soggettiva appare conforme al dato oggettivo, sopra evidenziato. Secondo Palaferri, al Largo di lettere corrisponde: Attivit percettiva che coglie e accoglie i dati della realt in ampiezza e in profondit, trasmettendo al cervello superiore ricchezza di percezioni, di sensazioni, di immagini; ne seguono, insieme a una integrata e obiettiva visione dinsieme, apertura e ampiezza di vedute e di concezione, capacit di approfondimento e di cultura ( lintelligenza che Moretti chiama profonda e creativa) (Dizionario grafologico morettiano, op. citata). Si pu notare come ancora una volta in questo autore si esca dal campo che ci proprio: la nuova grafologia, naturalmente, si augura che qualcuno voglia dimostrarci se risponda al vero che un ovale, denominato Largo di lettere, trasmetta al cervello superiore ricchezza di percezioni, di sensazioni, di immagini, ma nel frattempo ci compete lobbligo di cavarcela da soli, argomentando in modo coerente sulla base di osservazioni desunte unicamente dal nostro campo (ovvero dalla geometria). In pratica, dobbiamo dimostrare che effettivamente il Largo di lettere indichi il campo di coscienza. Nella concezione della nuova grafologia, il Largo di lettere la condensazione simbolica di una rappresentazione spaziale tridimensionale inglobata, vale a dire interiorizzata. In altre parole, costituisce un riflesso indotto per effetto delle prime esperienze evolutive che, in quanto tale, in continuo feedback con la pluralit delle stimolazioni che provengono sia dallinterno sia dallesterno. Tutto ci pu essere spiegato, sul piano soggettivo, come lindice che condensa il grado di equilibrio rispetto alla capacit di un individuo di essere in costante e continuo adattamento o meno rispetto alla pluralit dei contenuti endogeni ed esogeni. Il Largo di lettere, dunque, una sorta di organo. Quanto sopra si spiega con il fatto che questo segno, nellottica della nuova grafologia, concepito come un inglobante, frutto di tutti i processi evolutivi che hanno interessato lindividuo sin dalla fase prenatale. In altre parole, il Largo di lettere

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osservabile dalla scrittura lultima trasformazione di un ovale primordiale (tridimensionale e tendenzialmente sferico), definito primogenito. Lovale primogenito non osservabile direttamente dalla scrittura, perch in essa la rappresentazione tridimensionale inglobata simbolicamente rappresentata in unellisse. Pu essere intuito almeno in parte, per, osservando direttamente lellisse e le traiettorie che da esso si dipartono (cfr. nel testo, il paragrafo Il quarto inglobamento: dallovale primogenito al Largo di lettere specializzato per genere): naturalmente alcune manifestazioni indirette dellovale primogenito sono gi conosciute nellambito della stessa grafologia tradizionale (ad esempio, le angolosit). Concepito in questo modo, nellottica della nuova grafologia, il Largo di lettere non ha la funzione passiva, di attivit percettiva che si limita (eventualmente) a trasmettere al cervello superiore, ma un organo attivo, ossia creativo, secondo un criterio di fagocitamento (che passa necessariamente, come condizione necessaria ma non sufficiente, per il riconoscimento cosciente, che attua linglobante, dello stimolo che di volta in volta inglobato), che costituisce la declinazione pi alta che la creativit possa assumere, fermo il simbolismo della vita. Una simile concezione, peraltro, suppone che allampiezza dellovale corrisponda sul piano soggettivo lampiezza di vedute, vale a dire lampiezza mentale. Ovviamente, stante la nostra teoria degli opposti, parlare in termini di ampiezza di campo significa anche parlare del suo opposto: si dimostrer che tale opposto la profondit di campo (il punto per sar meglio precisato a tempo debito), che soggettivamente d lo Stretto di lettere. Di conseguenza, nel prossimo paragrafo si parler anche dello Stretto di lettere, introdotto da Palaferri. In ultimo, la nuova grafologia considera il Largo di lettere anche secondo una coniugazione per genere.

Il Largo di lettere e lo Stretto di lettere secondo la grafologia tradizionale


Prima di proseguire con la discussione debbo consentire al lettore non morettiano di prendere conoscenza di questi segni. La nuova grafologia, ovviamente, concorda con tutte le considerazioni e le indicazioni che saranno illustrate nel testo, ma li ritiene insufficienti, cos come in parte ho gi anticipato e come soprattutto argomenter in seguito.

Il Largo di lettere stato gi anticipato nella fig. 36, in questo paragrafo riporto le indicazioni tratte da Torbidoni (op. citata) e da Palaferri (dal Dizionario grafologico morettiano e Lindagine grafologica e il metodo morettiano, opere citate), pi qualche suggerimento utile a farsi unidea dei criteri di calcolo del segno, desunti dalla mia dispensa, gi nota. Elementi costitutivi 1. Equilibrato rapporto tra la larghezza interna delle lettere - soprattutto delle o, a e derivate della zona media e la loro altezza esterna. Il grado del segno si trova dividendo la larghezza - o luce interna - delle lettere per la lunghezza, cos come esemplificato nella fig. che segue. Se il grado del Ldl (Largo di lettere) inferiore ai 5/10 si pu anche assegnare lo Sdl (Stretto di lettere), tenendo conto che questultimo complementare al primo. In altre parole, a 4/10 di Ldl vi corrisponde 6/10 di Sdl. Consigli per il calcolo del grado Per quanto riguarda la misurazione del segno, si tenga conto che la rotondit delle lettere determina sempre un alto grado di Largo di lettere. Questo significa che, quando la dimensione delle lettere molto piccola, per cui le lettere sembrano quasi senza luce interna, il rapporto matematico tra altezza e larghezza non dice pi il vero. In tal caso, se la lettera rotonda (cfr. fig. 116, caso e), il Largo di lettere sempre di grado superiore alla media. In tali casi, dunque, si assegna il valore di 240
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Largo di lettere su base contestuale, vale a dire tenendo conto anche dellinsieme dellambiente grafico.
Nei casi in cui non sia possibile valutare il Largo di lettere (cio quando le o, a e derivate non sono misurabili, perch malformate o deformate), basta tracciare un tratto appena ricurvo al di sopra degli assi letterali delle u, n, m e si hanno forme misurabili, come fossero lettere ad ovale (primo esempio di fig. 115). Moretti vorrebbe che si ricorresse sempre ad un tale stratagemma*, ma nella pratica vi si ricorre nei casi indicati e quando gli ovali sono pochi. Vi si ricorre anche quando vi una netta sproporzione tra le ampiezze degli ovali e quelle delle zampette delle m, n e u. Si tenga, infine, presente che gli ovali pi larghi che alti non possono essere utilizzati ai fini del calcolo del Largo di lettere (secondo esempio di fig. 115).

Il grado di Ldl si calcola: a) diviso b) x 10

Fig. 114
(Da G. Angeloni, I segni grafologici criteri di ricerca e di misurazione, II edizione). La figura evidenzia come va calcolato il Ldl. I quattro ovali sono uguali, ma presentano variet nel grado del segno. Le intozzature (secondo e terzo esempio) e gli accartocciamenti (quarto esempio) riducono il valore di Ldl. Incide anche lo spessore del tratto (confronto tra primo e secondo esempio); per questo motivo, quando gli ovali sono troppo piccoli e non sia possibile prendere in considerazione le lettere m, n e u, il grado del segno si calcola in modo contestuale.

Seguono alcuni esempi di calcolo dei segni Largo di lettere e Stretto di lettere, tratte dalla mia dispensa ci citata.

*Si tenga presente che le note che traggo dalla mia dispensa sono concepite in funzione della trasmissione del metodo morettiano, che, come ho gi avuto modo di precisare, la nuova grafologia non mette in discussione. Su un altro piano, invece, si potrebbe dimostrare che il suggerimento di Moretti errato, se fosse considerato in s e per s, perch non conforme al simbolismo oggettivo e alla funzione che assegniamo allovale: al solito, il metodo, basato sulle combinazioni, che funziona, non la teoria.

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CASI PARTICOLARI - CONSIGLI PER IL CALCOLO DEL GRADO


Tratta dal Trattato di G. Moretti). La figura mostra come vanno considerate le lettere m, n e u. Laccorgimento va adottato quando nella scrittura le o e derivate sono poche e/o non si prestano per il calcolo del Ldl (sono pi larghe che lunghe, come nel segno Estesa, vedi esempio a), oppure sono mal formate, vedi esempio b). Si presti attenzione al fatto che le lettere vanno completate con un cappelletto, per evitare che le lunghezze diventino eccessive.

a)

Le lettere cassate non vanno prese in considerazione per il calcolo del Ldl: sono pi larghe che lunghe (danno luogo ad Estesa). La ragione di ci consiste nel fatto che latteggiamento di disponibilit estroversiva evidenziato da questo segno (la lettera pi larga che lunga, perch la mano asseconda eccessivamente il vettore di destra, vale a dire laltro) innaturale e, dunque, consiste in una messa in scena. Per la stessa ragione, come si gi visto, Estesa non consente di calcolare neanche gli Angoli A e gli Angoli B.

Lovale malformato: indispensabile avvalersi del cappelletto, di cui al precedente esempio. Ne deriva un Largo di lettere di circa 3-4/10.

b)

Le due dimensioni si calcolono lungo lasse dellovale, valutando in modo estimativo il loro rapporto proporzionale (ricordando che quando la dimensione interna pari alla met della lunghezza, il Largo di lettere di 5/10).

c)
11, 7

10

3,5

Nel primo caso il Ldl 3/10 (3,5/11,7*10), nel secondo di 2/10 (2/10*10), ma lesempio stato proposto solo a scopo dimostrativo. In pratica, sufficiente calcolare ad occhio quanto la luce interna si discosti (in pi o meno) dalla met della lunghezza della lettera considerata (cfr. la prossima figura).

Fig. 115
...segue... 242
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...continua...

d)

La luce interna agli ovali circa 1/3 della lunghezza: 2-3/10

E esemplificato il modo in cui si opera nella pratica: si calcola approssimativamente il rapporto tra spazio interno e la lunghezza dellovale e ci si regola di conseguenza, rammentando quanto previsto dalla regola (il grado di 5/10 si ha quando la luce interna allovale la met della lunghezza). In questo modo, dopo un po di esercizio , il calcolo del segno non richiede pi di qualche secondo.

Un esempio di calcolo su base contestuale

e)

(Tratta da N. Palaferri, Lindagine grafologica e il metodo morettiano). Scrittura molto veloce ed assai ritmica. In questo caso, anche utilizzando una lente dingrandimento, il Calibro piccolo non consente di calcolare il grado di Ldl con il procedimento matematico descritto, giacch il rapporto tra lampiezza e laltezza della lettera non dice il vero (lo spessore del tratto troppo incidente). Si assegna cos un grado contestuale, considerando il ritmo nel suo complesso: in questo esempio su tale base il Ldl pu essere legittimamente ritenuto discreto (7/10). Daltra parte, si perviene allo stesso risultato osservando la conformazione abbastanza rotonda della maggioranza degli ovali (cfr. le ellissi). In genere, tranne qualche rara eccezione (vedi lesempio precedente), la pendenza a destra delle parole (Pendente) comporta Stretto di lettere.

Allungata

f)

Fig. 116

Stretto di lettere 8-9/10. Contesto tipico in cui, per effetto di Pendente, compare Stretto di lettere (tenendo conto degli accartocciamenti, il Ldl di 1-2/10). Nella figura, lo Sdl associato ad Angoli A 5/10 (Stretto di lettere, in una grafia sostanzialmente curvilinea, comporta Angoli A di 4/10, ma in questo caso sono presenti anche alcuni angoli acuti). La figura evidenzia la stretta relazione tra linclinazione, Angoli A, Curva e Largo di lettere. Pi aumenta la pendenza a destra (vi corrisponde Pendente) e pi la lettera si restringe nella dimensione orizzontale e, conseguentemente, aumenta anche Angoli A (e B) e diminuisce Curva. Lenergia che non utilizzata nella spinta abduttiva (moti che si dirigono verso destra e che dovrebbero essere di apertura), impiegata nella dimensione verticale, aumentando artificiosamente il calibro (laltezza delle lettere), ma soprattutto la lunghezza (si vedr che indica il sentimento dellIo). Nella grafia, infatti, compare anche Allungata, che costituito da una forte sproporzione tra la lunghezza e la larghezza.

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Indicazioni del Ldl (da Grafologia testo teorico pratico, op. citata) Torbidoni (insieme a Zanin, che ha collaborato alla stesura del libro) riporta le seguenti indicazioni:

Largo di lettere segno sostanziale dellintelligenza ed indica, in proporzione al grado, la misura della profondit intellettiva, della comprensione.
Chi ha la scrittura con questo segno in grado elevato (7-8/10) di mente aperta, affronta con successo lo studio di verit ardue e problemi complessi. Questo perch ha la capacit di non fermarsi ad uno o pochi aspetti, ma di approfondire e quindi comprendere il valore globale di ci che considera. Valuta fatti e situazioni non in base ai loro riflessi appariscenti e marginali, ma nel loro significato completo, li vede in prospettiva e non solo nelle implicazioni immediate; cos pure sa tener conto di tutto quello che ha riferimento con quanto sta considerando.

Largo di lettere in grado molto accentuato (9-10/10) corrisponde a Curva di analoga intensit o quasi, che, come abbiamo detto, significherebbe ugualmente, ma sotto laspetto intellettivo, scarso mordente, rinuncia allimpegno di approfondimento, od anche venir meno dellattenzione per ci che essenziale; per questo il soggetto con Largo di lettere va sollecitato a valorizzare le sue risorse. Largo di lettere in grado elevato, con Intozzata I modo non inferiore ai 5/10, soprattutto se presente il Mantiene il rigo e lo scrivente ha una critica forte (segno Largo tra parole), indice di orgoglio.
Sotto il profilo psichico e temperamentale le indicazioni sono sostanzialmente quelle tratte dal segno Curva. Di specifico Largo di lettere indica profondit affettivo-attiva e quindi capacit di amare con piena comprensione delle esigenze del prossimo. Chi ha questo segno in grado notevole, non pu essere spigoloso e di animo gretto. Siccome Largo di lettere il segno della quantit intellettiva che ha bisogno delle qualit per esprimersi fino allimpegno concreto, sotto il profilo attitudinale da solo non pu dire molto, ma va considerato nel contesto degli altri segni. Qui si pu affermare soltanto che la capacit di comprendere e approfondire verit e situazioni dispone alla organizzazione e alla elaborazione. Sotto il profilo somatico, Largo di lettere, nel complesso della costituzione fisica, indica distinzione spiccata delle forme corporee, cranio piuttosto rotondo od ovale, a seconda del grado maggiore o minore del segno, fronte ampia e buone proporzioni di altezza e larghezza, bozze frontali poco appariscenti, occhio profondo e pensoso, incesso che esprime compostezza e posatezza. Indicazioni del Ldl tratte da Palaferri Questo autore d una definizione del campo di coscienza, nel modo che segue (il grassetto e la sottolineatura sono nostre): Stando alla concezione morettiana che la lettera lIo, lIdea e il Sentimento, mentre Curva registra il grado di tendenza alladattamento dellIo al Tu, il Largo di lettere misura il grado di potenziale apertura dellIo al Tu, lattitudine ad accoglierne limmagine; una 244
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disposizione che pu essere benissimo paragonata allapertura di diaframma di un obiettivo da ripresa. Per s la cosa riguarda le facolt percettive della realt ma, di riflesso, coinvolge la psiche, laffettivit e la mente in genere. Non possibile infatti che i centri superiori di accoglienza e di elaborazione semantica del cervello agiscano in ampiezza e ricchezza se la porta di entrata dellattivit percettiva non dispone di adeguata apertura e accoglienza di dati. Tutto questo richiama il concetto di ampiezza di campo di coscienza. e se vero che questa riguarda lintero apparato psichico (significa infatti la quantit di rappresentazioni e di immagini che la mente in grado di tenere simultaneamente presenti in modo integrato), da tutto il discorso di Moretti emerge che lampiezza di attivit percettiva del Largo di lettere ha dei rapporti di retroazione con i centri superiori della mente. Lo si vedr meglio quando vedremo come Moretti imposta il rapporto tra le varie componenti della Triplice larghezza (Lindagine grafologica e il metodo morettiano, op. citata). Nel Dizionario grafologico morettiano (op. citata), lo stesso autore attribuisce al Largo di lettere i seguenti significati (i grassetti sono nostri): In senso positivo (con gradi medi del segno, in contesti positivi per dinamismo e Disuguale metodico). Attivit percettiva che coglie e accoglie i dati della realt in ampiezza e in profondit, trasmettendo al cervello superiore ricchezza di percezioni, di sensazioni, di immagini; ne seguono, insieme a una integrata e obiettiva visione dinsieme, apertura e ampiezza di vedute e di concezione, capacit di approfondimento e di cultura ( lintelligenza che Moretti chiama profonda e creativa). Nei centri superiori questa visione dinsieme si traduce prima in positiva risposta affettiva, poi in ricchezza di contenuti mentali. Ampiezza e profondit di campo di coscienza che stanno alla base dellintelligenza pratica e insieme teorica (con Calibro medio-piccolo, Disuguale metodico e giusto grado di Chiara). Concretezza, sensatezza e senso della misura. Sul piano del comportamento (con buona ed equilibrata Triplice larghezza e disuguaglianza metodica). Tolleranza. Rifiuto dei sistemi rigidi. Capacit di rimettersi e di rimettere in discussione idee e progetti. Permeabilit. Tendenza a facilitare gli scambi sociali. Ricchezza e variet di interessi (con Disuguale metodico). Capacit di diluire le emozioni evitando tensioni e stress. Comprensione e flessibile adattamento allambiente e alle altrui idee (per la presenza di giusto grado di Curva), ma con personalit e piena coscienza di s e delle cose (per la presenza di giusto grado di Angolosa). Attitudine alla concentrazione per attenzione spontanea non distratta da stimoli periferici non pertinenti ( leffetto del giusto grado di ampiezza di campo di coscienza). Soggetto attento ai richiami dello spirito (con Intozzata I modo non superiore ai 5/10, Fluida e Disuguale metodico). In senso negativo (nei gradi superiori ai 7/10). Visione indifferenziata e fluttuante della realt (visione come in alone). Accentuazione delle funzioni percettive a scapito di quelle intuitive. Lentezza dei processi mentali. Ipotensione volitiva che va come errando e tende a lasciare le cose a met (manca il fattore attivante di Angoli A). Tendenza ad avviarsi alle proprie cose non in modo immediato, ma 245
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tortuoso e fluttuante (mancanza di decisione). Scarsa vivacit di interessi (ipoemotivit fino allapatia). Adattamento passivo e impersonale. Intelligenza riproduttiva che lascia allo stato potenziale la grande apertura di mente. Tendenza ad adagiarsi nelle comodit (accidia, neghittosit, inazione). Indifferenza. Passivo adattamento alle stimolazioni di natura sensoriale (influenzabilit su tutti i piani, impersonalit, mollezza, sensualismo [un eccessivo Largo di lettere comporta sempre eccessivo Curva]). Scarsa evoluzione dei sistemi di vigilanza (tipo Dilatato estremo di Corman). Lo Stretto di lettere Come stato anticipato, Palaferri definisce lo Stretto di lettere (desumendolo dallo stesso Moretti, ovviamente), precisandone i significati (quelli che seguono sono tratti dal Dizionario grafologico morettiano, op. citata). In senso positivo. Intensa e prolungata concentrazione della mente nella ricerca di tipo sia scientifico, sia umanistico, senza che venga intaccata lampiezza della mente e del cuore (con buon Largo tra lettere e Sinuosa). Particolari attitudini allapprofondimento dei problemi della vita e delle scienze. Positiva prevalenza della vita introversiva e introspettiva. Presa di coscienza sempre molto distinta e settorializzata. Elevate capacit di attenzione e di concentrazione. Amore del dettaglio, ma senza dispersione e impoverimento psicomentale. Attitudini per attivit che esigono controllo e precisione. Esattezza e puntualit derivanti da particolare sviluppo della coscienza orientativa. Tendenza ad astrarre e a distinguere attentamente per categorie. Intensificazione delle emozioni. Specializzazione. Affidabilit per assenza di ogni tendenza nomada. In senso negativo (con mancanza di Fluida, di Sinuosa e di accettabile Largo tra lettere). Mancanza di sintesi della mente che si perde nel dettaglio (il fatto tocca direttamente anche laffettivit). Incapacit di rappresentarsi le cose nei loro insiemi, di coglierne lampiezza e le analogie. Propensione a razionalizzare raffreddando lessere e perdendo il contatto con la realt (rischio di isolamento). Ipercoscienza. Gusto del dettaglio che meschinizza la mente, la ipertende con riflessi su tutti i sistemi periferici. Interiorizzazione e lunga risonanza delle emozioni (laffettivit del soggetto rimane negativamente legata agli eventi e lo rende troppo dipendente dal passato). Unilateralit di pensiero e di giudizi. Riservatezza che vieta la spontanea comunicazione del pensiero e dei sentimenti (da qui oppressione dellIo e dei sentimenti). Chiusura ed egocentrismo incapaci di dimenticarsi per qualcosa di bello e di buono. Propensione a gelosie e invidia. Intestardimento (Stretto di lettere non sfugge mai a gradi elevati di Angoli B). Difficolt di adattamento, di rimettersi e rimettere in discussione idee e progetti. Impermeabilit. Tendenza a creare continui ostacoli per s e per gli altri senza motivo. Severit per mancanza di amorevolezza e di flessibilit (da qui inettitudini pedagogiche). Grettezza. Miopia mentale. Spigolosit di carattere. Rudezza (per riduzione della sensibilit) e intransigenza (per strettezza mentale) incapaci di comprensione e di empatia (Stretto di lettere direttamente contrario a Fluida e a Sinuosa). Ansia. 246
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PRIMO ESEMPIO DI CALCOLO DEL LARGO DI LETTERE

Le ellissi evidenziano una parte degli ovali che, essendo pi larghi che lunghi (appartengono ad Estesa, segno che sar studiato nella seconda annualit), non possono essere presi in considerazione ai fini del calcolo di Largo di lettere. I rettangoli, invece, evidenziano alcune lettere tra quelle che consentono il calcolo di Largo di lettere.

Ld l= 2/10

Moretti, giustamente, vuole che lo spessore dei tratti e i tratti che invadono la lettera riducano sensibilmente il Largo di lettere, come nel presente caso (il grado matematico di Ldl di 2/10). Lo spessore, infatti, aumenta la soglia della sensibilit (ne deriva che Filiforme un accrescitivo di Largo di lettere), a discapito della recettivit. I tratti indebiti (si vedr che appartengono ad Accartocciata), invece, implicano che il campo di coscienza invaso da contenuti emotivi di tipo preoccupato (Accartocciata indica diffidenza), che logicamente riducono la possibilit di accogliere e di considerare in ampiezza, propria di Largo di lettere. Altro esempio di come gli accartocciamenti riducono sensibilmente il Largo di lettere.

Ld l= 1-2/10

Gli ovali utilizzabili sono pochi e di conseguenza si debbono prendere in considerazione le u, le n e le m (le manine evidenziano tipiche dilatazioni orizzontali per trascinamento, che non possono essere prese in considerazione. Tali dilatazioni, che sono dovute a momenti di relativa caduta del tono, saranno meglio definite quando si tratter di Sciatta).

Ld l= 3-4/10 e 1-2/10

Ld l= 6/10 e 1-2/10

Fig. 117

Ld l= 3/10

Ld l= 5/10 e 4/10

A conti fatti, tenendo anche conto degli accartocciamenti e delle m e delle n, il Largo di lettere di circa 4/10, vale a dire che lo Stretto di lettere di 6/10.

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SECONDO ESEMPIO DI CALCOLO DEL LARGO DI LETTERE

Contesto tipico, in cui si alternano alti e bassi valori di Largo di lettere (con lettere estese, che non vanno prese in considerazione - le spezzate ne evidenziano alcune), soprattutto per effetto degli accartocciamenti. In questi casi, si tratta di stabilire un grado medio approssimato, tenendo conto delle variazioni, partendo da una valutazione estimativa preliminare, tesa a stabilire se prevalgono le conformazioni sopra o sotto media (le ellissi evidenziano alcuni ovali in cui il Largo di lettere sopra media, mentre i poligoni pongono in risalto il caso opposto).

3-4

6-7 2 8 7

5-6

Fig. 118

La maggior parte degli ovali sono abbastanza rotondi (valori di Largo di lettere che oscillano tra i 6-7 e gli 8/10, con questi ultimi che non sono proprio infrequenti), ma non sono rari anche i valori sotto media. Incidono negativamente anche alcune strettezze nelle n e derivate (sono prese in considerazione perch sono vistosamente non omogenee rispetto alla larghezza media degli ovali).

A conti fatti, prevale il Largo di lettere, con un grado di circa 5- 6/10.

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TERZO ESEMPIO DI CALCOLO DEL LARGO DI LETTERE


Nella pratica grafologica, prevalgono le scritture con Largo di lettere. Il grado pi frequente 6/10 (molto spesso associato a Stretto tra lettere e talora anche a Stretto tra parole): la figura che segue ne d un esempio

Grafia di una ragazza di 18 anni, caratterizzata da ovali abbastanza ampi al loro interno (nonostante gli accartocciamenti). Tenendo conto delle conformazioni con Stretto di lettere (presenti soprattutto nelle n e derivate) il grado medio di Largo di lettere di circa 6/10. Per altro verso, oltre al Largo di lettere, sono anche ben evidenti lo Stretto tra lettere e lo Stretto tra parole: si tratta di una sindrome assai frequente nelle grafie dei ragazzi, come meglio si argomenter in Altro, approfondimenti.

Fig. 119
Un contesto classico per Stretto di lettere

Gli ovali sono sproporzionati (la pendenza a destra della scrittura favorisce questo fenomeno). Pur in un contesto, in cui si hanno delle conformazioni relativamente pi ampie (vedi ellisse), lo Stretto di lettere perviene sicuramente a 7/10.

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Dallovale come il luogo geometrico del fagocitare ad una prima ipotesi per un modello scrittura (discussione su base oggettiva e soggettiva)
Verr un giorno in cui la scienza riuscir a risalire, poniamo, da un singolo gesto grafico allattivit cerebrale e viceversa? Perch no, un giorno, chiss quando, la scienza riuscir in questa impresa, ed allora probabilmente ci si dovr interrogare se varr ancora la pena di parlare di grafologia nei termini in cui se ne parla oggi. E lo stesso varr anche per la medicina, probabilmente. Ma sino ad allora non abbiamo altra alternativa che ragionare oggettivamente e soggettivamente, ipotizzando modelli coerenti e logici, ricercando, su un altro piano e per quanto possibile, anche rapporti multidisciplinari (me ne occuper pi avanti, in altro paragrafo). Al solito la coerenza ricercata anche rispetto a ci che si d per acquisito nellambito della stessa grafologia tradizionale. In questa parte, inoltre, si estende il concetto di coerenza logica consequenziale (che in buona sostanza consiste nel simbolismo di relazione insito in Moretti) a tutta una parola (e per estensione ad un rigo e allintera grafia), partendo da un dato oggettivo interpretato soggettivamente: ogni millimetro della scrittura espressione di uno scrivente che, nel mentre guida in automatico la penna lungo una serie infinita di traiettorie di un tragitto che obbligatoriamente lo deve portare da un qua, che linizio, ad un l, che la fine, prova innumerevoli emozioni. Di conseguenza, possiamo provare ad immaginare il tratto grafico come il filo conduttore di tali emozioni. Daltra parte in questo filo si annida il nostro tratto primogenito, cosicch questa considerazione ci sar di aiuto quando parleremo dellovale primogenito e delle traiettorie, come meglio si vedr. In questo ambito, lovale il luogo tridimensionale che deputato a restituire identit e senso a ci che provato nel corpo (il tratto), conferendo la consapevolezza (la presa di coscienza, ovvero la piena comprensione di ci che inglobato). A propria volta, nella nostra ottica, la presa di coscienza la condizione necessaria (ma ancora non sufficiente) per lespressione pi alta del fagocitamento: quando tutto procede in modo armonico, si ha la plasticit. Oggettivamente, infatti, la plasticit si basa sullaccoglienza, linglobamento ed il fagocitamento, perch consiste in unazione che rinnova incessantemente, rimodellando, sia un inglobante sia un inglobato. Ogni volta, dunque, se ne ha un nuovo: simbolicamente la vita. Ricapitoliamo ci che gi stato dibattuto: 1) La funzione propria di un ovale, definito secondo il simbolismo della vita, quella di accogliere per inglobare ai fini di fagocitare, per dare avvio al nuovo. In questo modo, lovale un fatto vivo, una sorta di organo tridimensionale e tendenzialmente sferico, soggettivamente considerato inglobato nello scrivente; 2) In secondo luogo, lovale lunico luogo geometrico che ingloba lo spazio (ci sarebbero anche gli occhielli, ma dobbiamo trascurarli); da questo punto di vista deve avere unampiezza interna e, daltronde, se non lavesse non sarebbe tale neanche oggettivamente (ovvero non sarebbe una o o una a); 3) Lo spazio interno allovale pu essere definito campo (soggettivamente, il campo di coscienza, come ormai noto);

UN CASO DI AMPOLLOSA

Fig. 120
Un caso di ovali con intenso curva geometrico (quasi prossimo al grado massimo), molto gonfio ma non ideale, sul piano soggettivo, ai fini del nostro Ampollosa attillato. Stando le indicazioni che si danno a questo segno, Ampollosa dovrebbe essere una fisionomia gonfia ed attillata, come la pancia di una donna al nono mese di gravidanza, mentre il moto dovrebbe essere rapido in questo esempio, secondo la nuova grafologia, il vero Ampollosa si riscontra nella seconda z ): linglobante non in condizione di accogliere quasi alcunch ( troppo pieno, in termini rapiti delle fantasie a sfondo esibizionistico: ne deriva un obnubilamento che, nella grafologia morettiana, quando coniugata nei termini propri del Largo di lettere, si definisce anche con visione indistinta, sfocata ed in alone). Si notino anche la lentezza ed il carattere sigillato degli ovali (assenza di chiari punti di ingresso e di uscita, al proposito si osservi come, sul piano soggettivo, prevalga nettamente Staccata): il tutto rafforza il carattere introversivo della conformazione (il soggetto rapito dalle proprie produzioni interiori di tipo fantastico e riporta laltro, se considerato appetibile, unicamente a se stesso e ai propri esclusivi bisogni - Angolosa dalto grado persegue lo stesso obiettivo, ma per motivazioni e strategie opposte).

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4) Dal punto di vista geometrico, un ovale sempre almeno un po curvo ed almeno un po angoloso, il che vuol dire al suo interno ci saranno sempre un luogo geometrico avente la capacit di accogliere ed una forza avente la capacit di fagocitare (almeno in parte, considerando le eccezioni negative dovute alle conformazioni geometricamente troppo curve o troppo angolose). Nei casi negativi, per, lesito che se ne ha non di vero fagocitamento (linglobato trasfigurato secondo le esigenze fantastiche che si desumono dalle vezioni alto - basso, oppure basso alto, a seconda se la conformazione , rispettivamente, molto curvilinea o molto angolosa. Ovviamente per i casi intermedi ci si regola di conseguenza); 5) Per inglobare dello spazio lovale deve avere almeno una via di ingresso; 6) Per restituire un nuovo (un ibrido, simbolicamente la vita), lovale deve avere anche una via di uscita; 7) Oggettivamente e soggettivamente linsieme dei punti 5) e 6) restituisce la scrittura Attaccata. A loro volta le vie di ingresso e di uscita sono tendenzialmente infinite (le osservazioni si riferiscono ad un oggetto tendenzialmente sferico), ma per valutarle nelle traiettorie (dovendoci accontentare della traduzione simbolizzata dellellisse) possiamo assumere come punto di riferimento i quattro vettori individuati da Pulver. 8) Di conseguenza, assumono rilievo sia le traiettorie di entrata sia le traiettorie in uscita (che si valutano nei filetti di collegamento), che vanno valutate anche rispetto alla fisionomia, alla geometria ed al moto. 9) L dove esiste una conformazione che simbolicamente restituisce un solido avente una capienza, tale conformazione va sempre considerata chiusa (ovvero alla stregua di un inglobante) o da elementi materiali (il tratto) o da elementi immateriali. In questo caso, linformazione in uscita non pu essere considerata un vero ibrido, vale a dire che lazione di fagocitamento fallisce (loggetto inglobato solo trasfigurato); 10) Gli inglobanti attillati e che hanno delle guance rettilinee, giacch non consentono laccoglienza (e neanche lopposto), riducono il vero fagocitare, sino al punto che possono annullarlo del tutto. Si vedr che gli ovali che hanno forte strettezza di campo sono disposti secondo un inglobante che intende solo assimilare, mentre, al contrario, gli ovali troppo rotondi sono quasi fagocitati dalloggetto: ancora una volta due opposti producono lo stesso risultato (ovviamente, per motivazioni opposte). Molte cose sono gi conosciute nellambito della stessa grafologia tradizionale (ad esempio, ogni categoria grafologica, come il rigo, linclinazione, la pressione, le larghezze, ecc, un modello), ma ci nonostante un modello scrittura come lo intendiamo noi non facile a definirsi, soprattutto nellambito di un lavoro che oltre un certo limite dimensionale non pu andare. Mi limiter, dunque, ad argomentare in coerenza con gli ovali e con i punti di ingresso e di uscita degli stessi, il che mi obbligher anche a riflettere sulle traiettorie, sui filetti di collegamento e, dunque, sulla funzione dellintero tracciato grafico.

Sul piano soggettivo, possiamo stabilire una distanza ed una profondit, poniamo, perch abbiamo unidea inglobata di uno spazio fisico (quello che abbiamo definito simbolismo naturale). Ed ancora, se immaginiamo una punizione divina, siamo indotti ad immaginarla come qualche cosa che, dallesterno di noi, ci trafigge in modo perpendicolare a noi stessi. Analogamente, sul piano che maggiormente ci interessa, ovvero quello soggettivo, unasta (linea del comandamento) qualche cosa che dovrebbe scendere perentoriamente dallalto in basso, in modo perpendicolare al rigo (a nulla importa che nella maggior parte delle grafie ci non corrisponda al vero, perch a noi interessa il modello), ovvero in modo simmetrico rispetto ad una destra e ad una sinistra. Dunque, oggettivamente e soggettivamente, possiamo concludere che tutte le lettere sono inglobate in uno spazio tridimensionale, perch anche lo stesso modello calligrafico, come si ricorder, inglobato in uno spazio di questo tipo. Se pensiamo alluniverso, di conseguenza, noi scriventi lo immaginiamo tutto intorno a noi ed intorno ad ogni cosa, come un inglobante universale e naturale. Ma se riflettiamo sulluniverso, per, allora tutto unaltra cosa: luniverso un fatto soggettivo, una nostra esclusiva rappresentazione intima e personalissima. Ed una rappresentazione comunque tridimensionale, perch dobbiamo immaginarci in rapporto ad un avanti, un dietro, un alto, un basso una destra ed una sinistra. Dunque, dobbiamo partire da noi per relazionarci in maniera simultanea ad ogni punto cardina251

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le dello spazio e nella scrittura esiste solo un luogo che si determina secondo questa concezione totale e globale: lovale. Ne che noi abbiamo unidea di noi stessi perch ci percepiamo secondo uno spazio: si tratta di unidea spaziale inglobata e lentamente acquisita in tutte le fasi che dal concepimento, programmandoci, ci hanno portato a diventare scriventi, che ormai ci orienta a nostra insaputa, automaticamente. MODELLO DI UN INGLOBANTE TONICO* (Possibilit di utile fagocitamento)
Lovale ha un giusto grado di curva e di angolo geometrici (vi corrisponde il misurino virtuale n. 2 di cui a fig. 110): di conseguenza, loggetto, giallo (che proveniva da sinistra e che entrato nellovale da ore nove), stato inglobato ed considerato quasi nella sua vera natura tridimensionale. La valutazione tridimensionale dellovale quasi al massimo dellarmonia: le esigenze soggettive dellinglobante (la lunghezza) sono in asse con la linea alto-basso (la conformazione: 1) perpendicolare al rigo di base, ossia ha unaltezza coincidente con la lunghezza; 2) smussa sia in basso sia in alto e, dunque, presenta una sintesi tra le due istanze) e sono proporzionate con le altre dimensioni (sinistra destra avanti dietro).

Fig. 121

Nella nostra rappresentazione simbolizzata, linglobato sar disposto secondo la stessa conformazione dellellisse (logicamente lellisse non pu abbracciare al di sopra delle proprie possibilit - tutta la parte esterna alla circonferenza dellellisse, delimitata dalla circonferenza del misurino, invece, rappresenta la parte dello spazio tridimensionale che, sul piano soggettivo, linglobante non pu prendere in considerazione, stante la sintesi armonica di cui sopra). A questo punto si instaura una dinamica comunicativa, inglobante - inglobato. Questa dinamica, come si ricorder, si avvia sempre per iniziativa dellinglobato: dunque, tutto dipende dallesigenze di questultimo. Se le esigenze dellinglobato non sono rilevanti, allora la dinamica comunicativa non produce grandi effetti: linglobante si limita ad una presa di coscienza dellinglobato (gli restituisce unidentit tridimensionale, ovvero oggettiva) e facilita lagile fuoriuscita verso destra. Al contrario, il fagocitamento si pu avere solo se linglobato produce unemozione nellinglobante, posto ovviamente che questultimo sia in grado di rendersi pienamente cosciente della natura di ci che prova. A queste condizioni, infatti, si verifica il fenomeno gi conosciuto dellinversione della dinamica comunicativa: ne nascer un nuovo, costituito da un ibrido (una sintesi utile tra linglobante e linglobato, il che restituisce la plasticit e la base dellapprendimento utile al progresso costante dellindividuo, secondo le proprie potenzialit).

MODELLO DI UN INGLOBANTE TESO E STRETTO (Impossibilit di utile fagocitamento)**


Linglobante troppo teso e valuta soggettivamente linglobato. In altre parole, le conformazioni di questo tipo invertono la normale relazione per opposti inglobante inglobato. Linformazione in entrata considerata solo secondo il ristrettissimo punto di vista dellinglobante: sono impediti la plasticit e il vero apprendimento (vedi sopra).

* Gli oggetti possono entrare entro il campo dellinglobante da ogni dove: in figura si ipotizza che linglobamento avvenga per conseguenza di una relazione logica consequenziale (in questo caso, infatti, gli oggetti provengono da sinistra e fuoriescono a destra, con vezione orizzontale). ** Gli inglobanti ipotonici non hanno possibilit di fagocitare, ovvio. In linea generale, fermi i validi valori di curva e di angolosa geometrici (fig. 110), un ovale pu fagocitare solo se sinergico, ben formato e simmetrico. Il vero fagocitamento impedito anche quando lovale aperto in modo inopportuno, oppure quando sigillato, come nellesempio d), della fig. 30 (cfr. anche fig.126).

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E unidea che procede dal di dentro di noi stessi, come se in noi ci sia un organo che pu riflettere ed osservare coscientemente su tutto. Possiamo, infatti, concentrare la nostra riflessione su oggetti distanti da noi, ma anche su oggetti che sono sulla superficie della nostra pelle, oppure sulle sensazioni che ci provengono da dentro il nostro corpo. E un organo, che nella nostra ottica possiamo anche chiamare coscienza (torner sul punto), rispetto al quale tutto periferico e che, tuttavia, se vuole riflettere su ci che esterno a se stesso, deve fare in modo di farlo entrare nel proprio campo. Cosicch, poniamo, in un istante osserviamo il cielo, ma poi osserviamo un fiore e dopo ancora assaporiamo il profumo dello stesso, ma tutti questi oggetti erano sempre presenti allesterno e allinterno di noi, perch dal momento in cui siamo andati in quel luogo il nostro corpo ed il nostro stato danimo hanno iniziato ad interagire con il tutto l presente, dove eravamo noi. Per noi che abbiamo discusso del simbolismo spaziale e che discuteremo ancora a lungo dello stesso nel prossimo paragrafo, oppure che abbiamo introdotto il simbolismo della vita, ben chiaro che anche quando siamo fermi, in realt siamo in movimento (sempre verso destra e talora verso lavanti, come si vedr). Dunque, siamo noi ad andare verso lincontro con lesterno da noi e se le cose passano perch siamo sempre noi che, spostandoci verso destra (oppure verso lavanti) ed in linea orizzontale, facciamo in modo che le stesse ci si sfilino verso la sinistra (oppure alle nostre spalle), come meglio vedremo pi avanti, nel prossimo paragrafo. La stessa cosa per i ricordi, che si spostano in linea orizzontale insieme a noi. Ma se in un qualsiasi momento volessimo ripensare ad un episodio della nostra infanzia, allora ci potrebbe essere possibile riviverlo in modo assolutamente vivido e realistico: evidentemente era registrato in qualche parte di noi. Era sempre l, ci ha accompagnato per tutto il tempo, ma ci accorgiamo di quellepisodio registrato solo quando il nostro organo inglobato lo prende in considerazione dentro il suo campo. Tutte le volte che vogliamo pensare al cielo o alla terra (intesa come sotto), li percepiamo sempre perpendicolari a noi, dallalto in basso. Si tratta di unidea spaziale, evidentemente, che asseconda il nostro baricentro e che ormai inglobata dentro di noi, cos come sono inglobate dentro di noi le idee di destra, sinistra, avanti e dietro. .Sul piano soggettivo, anche la scrittura un moto verso la destra (e simbolicamente anche verso lavanti), cosicch il tratto che va incontro allo spazio ovunque disposto sulla destra che era sempre esistito e che sfiler alla sinistra di ci che in ogni momento la mano scrive. La grafia corrente, poich nata dallinterazione con il modello calligrafico, interagisce costantemente con tutte le direzioni spaziali e lidea dellalto e del basso sono sempre perpendicolari al rigo di base, vale a dire ad ogni millimetro della scrittura. Ed anche le lettere, inoltre, dovrebbero avere un loro baricentro, costituito dal fatto che hanno un asse che dovrebbe suddividerle idealmente in due parti simmetriche, in una destra ed in una sinistra. Ed anche nella scrittura possibile individuare lalto e il basso di ogni conformazione letterale, esattamente come avviene nella percezione di noi stessi. E in discussione, dunque, una concezione che sul piano soggettivo ci restituisce la nostra idea di ovale primogenito, che giunta a maturazione alla fine del terzo inglobamento, come vedremo meglio successivamente, e le modificazioni che questa idea ha subito per effetto dei condizionamenti 253
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PROPOSTA DI FORMALIZZAZIONE DI DUE OPPOSTI (COMBINAZIONI GRAFICHE GRAFOLOGICHE) Discussione su base oggettiva e soggettiva

Fig. 122

La discussione condotta in coerenza con la nostra concezione del tratto primogenito. In questo caso notiamo che tale tratto si trasformato, in basso, in un concavo e che, in alto, invece si rifiutato di trasformarsi in un convesso. Aggiungo che la discussione andrebbe condotta anche in coerenza con il punto di inizio dellellisse, ma il ragionamento diventerebbe troppo lungo ed eccessivo rispetto agli scopi di questo lavoro (che non diretto ad un ristretto gruppo di studiosi della disciplina). Le ellissi come quella in fig. 122 sono rare (in questo lavoro, se ne ha un esempio in fig. 48) e non appartengono al segno morettiano Estesa (con questo segno le ellissi sono pi larghe che lunghe), perch il concavo ben modellato ed abbastanza ampio. Ci nonostante, la semeiotica tradizionale tende a trascurarle, per la semplice ragione che falsano il grado di Largo di lettere, perch nella zona superiore assente il convesso. In effetti, questo esempio annulla un segno fondamentale, ma ci non di meno lelemento oggettivo ci dice che il concavo ha almeno 7/10 di curva geometrico (cfr. con il misurino virtuale). Dunque, sul piano soggettivo, annullato il Largo di lettere, ma non Curva, n Angolosa, perch la conformazione non appartiene ad Estesa ( noto che questo segno annulli artificiosamente anche Angoli A e Angoli B). Volendo restituire senso soggettivo alla conformazione, si hanno le persone avide di sapere e che una volta che hanno appreso agiscono di testa loro (in positivo, il tutto pu dare una specie di sensitivit, come dovrebbe essere nel caso della fig. 48). In pratica, si propone allosservazione del lettore interessato unaltra ipotesi relativa ad una combinazione grafica-grafologica da sottoporre a sperimentazione.

Mi risulta che la seconda conformazione sia molto pi rara della prima e che, quando presente, interessi solo pochissime ellissi. Le conformazioni a confronto costituiscono due opposti, ma indubbiamente la seconda molto pi artificiosa della prima: sul piano soggettivo il significato di questultima intuitivo.

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successivi. Da questo punto di vista, nella nostra ottica soggettiva, il condizionamento pi importante consistito dalle interazioni che si sono avviate per effetto dellinglobamento del modello calligrafico. In quanto sopra, sul piano soggettivo proprio della metodica morettiana, abbiamo la corrispondenza con il simbolismo insito in Moretti, l dove nel Trattato si fa riferimento alla lettera (e, dunque, soprattutto allovale) come il luogo simbolico che restituisce lidea e il sentimento dellIo (cfr. pag. 18). Di conseguenza, la nuova grafologia si limita ad osservare che una simile idea ed un simile sentimento debbano essere necessariamente concetti spaziali tridimensionali. Se ogni azione pu essere definita come una traiettoria che si dispone lungo uno spazio tridimensionale, noi, che abbiamo gi dibattuto di fisionomia, geometria e di moto sappiamo che anche ogni emozione ed ogni pensiero deve essere concepito secondo questo spazio tridimensionale. Un qualsiasi particolare, infatti, tale solo se lo consideriamo secondo il tutto cui appartiene e secondo ogni punto di vista spaziale. In effetti, possiamo sapere che quel piccolissimo particolare un granello di sabbia perch lo valutiamo in rapporto allinsieme spiaggia e poich abbiamo dello stesso ormai unidea inglobata, che ce lo fa concepire tridimensionale. Ma se dovessimo osservare un qualsiasi particolare solo in se stesso non potremmo accontentarci di unidea gi inglobata in precedenza. Di conseguenza, poniamo, non ci sarebbe sufficiente osservarlo solo dallalto, ma dovremmo osservarlo da ogni punto di vista, per restituirgli la sua vera natura tridimensionale, inglobata in un contenitore immateriale di tipo sferico. Compreso nella natura tridimensionale, infatti, ogni particolare assume la sua vera identit che, sul piano che interessa questa discussione, equivale ad unidentit oggettiva (ovvero, propria ed esclusiva del particolare considerato). Dunque, noi percepiamo uno spazio tridimensionale anche quando osserviamo un luogo geometrico bidimensionale, come nel caso della foto di un volto di una qualsiasi persona. Ed anche se fossimo dei bravissimi pittori, se volessimo ritrarre un volto non potremmo che disporlo secondo solo due dimensioni. Analoghi discorsi si impongono per il nostro ovale: tridimensionale, ma noi lo rappresentiamo secondo due dimensioni. Di conseguenza, lellisse effettivamente una rappresentazione simbolizzata di un luogo geometrico tridimensionale, esattamente come tale la foto del volto di una qualsiasi persona. Tutti noi, in quanto scriventi, poniamo, sappiamo che esiste un fine rigo, oltre il quale non possiamo pi scrivere, ma il modo in cui ciascuno di noi percepisce un limite fissato per tutti (un modello), che soggettivamente ci restituisce la fine secondo lindividuo e secondo la generazione, come vedremo in seguito, una concezione puramente soggettiva, ovvero un unico. Ma anche le percezioni di un inizio rigo e di un fine rigo sono rappresentazioni spaziali, cos come ogni altra cosa. Si detto che lo spazio ci avvolge. E ovvio che, nella nostra rappresentazione individuale uno spazio che vivo, ossia che agisce interagendo con noi. Gli elementi esterni a noi (ad esempio, il tempo, un paesaggio) influiscono sul nostro umore, ma non assolutamente detto per che ci rendiamo conto della variazione di stato danimo.

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Analogamente, anche lo spazio che in noi interagisce con qualcosa che inglobato sempre in noi stessi: il nostro corpo pu essere teso a nostra insaputa, perch se volessimo renderci conto che scarichiamo la tensione, poniamo, sulle spalle, dovremmo rilassarci e dovremmo compiere unoperazione di introspezione.Lo stesso avviene per le sensazioni che ci provengono da dentro il corpo, come pacifico. Dunque, eravamo tesi e non lo sapevamo, ma per prenderne coscienza abbiamo dovuto svuotare il contenitore che inglobava lo spazio tridimensionale che in precedenza invadeva tutta la nostra coscienza. In effetti, soggettivamente, la coscienza che cosa ? Ovviamente non un concetto morale, ma un concetto che implica la possibilit di rendersi consapevoli, ovvero coscienti. Ma il rendersi coscienti cos, secondo unottica coerente con i nostri punti di vista oggettivo e soggettivo? E la rappresentazione tridimensionale che linglobante (la concezione spaziale interiorizzata dallo scrivente) ha del suo inglobato. Nota la relazione inglobante inglobato, si comprende che una tale rappresentazione pu esistere solamente quando il processo comunicativo, invertendosi (si ricorder che la relazione comunicativa si avvia sempre nella direzione che va dallinglobato allinglobante), si direziona dallinglobante allinglobato. Il modo in cui la dinamica comunicativa di cui sopra si inverte, ai fini di consentire allinglobante di prendere coscienza dellinglobato, sar precisato pi avanti, ma per limmediato importa dire che una vera presa di coscienza pu essere effettuata solo se il primo effettua una valutazione tridimensionale e tendenzialmente sferica del secondo. A propria volta, ci invita a riflettere sulla natura geometrica dellinglobante, il che, su un piano, oggettivamente restituisce il curva e langolosa geometrici, e, su un altro, il Largo di lettere. Eravamo tesi e non lo sapevamo, ma per prenderne coscienza abbiamo dovuto svuotare il contenitore che inglobava lo spazio tridimensionale che in precedenza invadeva tutta la nostra coscienza. In effetti, ci rendiamo conto che addensiamo la tensione sulle spalle perch abbiamo una concezione tridimensionale del nostro corpo, desunta secondo un criterio di relazione logica consequenziale, del tipo di quella gi discussa a proposito del simbolismo di Moretti. Ma c di pi: secondo altri non un caso che concentriamo la tensione proprio sulle spalle, piuttosto che sullo stomaco, ad esempio. Sono riflessioni (attualmente) non di natura disciplinare, ma che il dato soggettivo comprende benissimo, proprio perch ha acquisto la concezione tridimensionale inglobante che qua dibattuta. A questo proposito, infatti, verr il momento in cui si registrer la necessaria convergenza tra il dato oggettivo ed il dato soggettivo: si avr un ulteriore ampliamento del campo disciplinare. La nuova grafologia non ha dubbi al proposito: questo ampliamento alla nostra portata, tanto pi che molte cose sono gi conosciute nellambito della stessa grafologia tradizionale. Il tutto, oggettivamente e soggettivamente, come pu essere tradotto? Il corpo della scrittura (simbolicamente il tratto) deve necessariamente registrare tutti gli stress, le perturbazioni ed ogni cosa (concetti, pensieri, emozioni, ecc..) che si producono per conseguenza dei feedback con lo spazio esterno ed interno: tutto linsieme, ovviamente, si ripercuote su ogni millimetro della grafia.

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Di conseguenza: il tracciato grafico si comporter come una traiettoria (funzionale o meno a seconda della natura delle informazioni veicolate) che trasporta da un qua ad un l, sino a che non penetra entro un ovale. Si verifica la condizione necessaria per la piena presa di coscienza delle informazioni. Se ci avverr le stesse saranno utilmente fagocitate: ne nascer un nuovo che fuoriuscir dallovale per proseguire il suo cammino verso destra. Riprendiamo il filo. Dunque, ci sono degli oggetti che si dispongono secondo relazioni spaziali esterne a noi e altri che si dispongono secondo relazioni interne. Ricorriamo ad una metafora, chiedendoci che cosa ci succede quando siamo al volante: se la guida effettuata in scioltezza, ovvero in relax (cosa che non pu permettersi un partecipante ad un gran premio automobilistico), su un tragitto che ci familiare, guidiamo da un posto allaltro senza renderci conto della distanza, delle curve e cos via. Altri sanno ben spiegare questo processo, ma a noi non interessa discutere sulle cause ultime dello stesso, noi ragioniamo sempre in coerenza con il dato oggettivo: anche la scrittura avviene in automatico, tanto vero che perveniamo a fine rigo senza quasi accorgercene. Una volta che siamo giunti a destinazione, per, sia quando guidiamo unautomobile sia quando guidiamo una penna ci fermiamo. Che cosa avveniva dentro di noi quando guidavamo senza prestare attenzione alla strada? Non pensavamo, forse? Certo, pensavamo a ruota libera, fantasticando, seguendo il filo delle nostre produzioni ideative. Nella guida il tragitto prefissato da una partenza ad una destinazione: nella scrittura il filo delle produzioni ideative prefissato dalla natura di ci che intendiamo scrivere, ma, di norma, le singole parole le scegliamo l per l ed in modo coerente, ovvero prima di scriverle. Ma come mai a fine tragitto ci percepiamo, poniamo, stanchi? Ovviamente eravamo stanchi anche in precedenza, ma ce ne rendiamo conto solo quando smettiamo di guidare, ovvero quando si introduce un elemento di discontinuit tra un prima, che ci assorbiva completamente e che non era loperazione che eseguivamo in automatico, ed un poi. In pratica, necessario che il nostro inglobante interiorizzato non sia teso: solo a questa condizione, infatti, pu prendere coscienza della stanchezza. Dunque, per 100 Km di un percorso conosciuto e non impegnativo, poniamo, abbiamo provato emozioni ed abbiamo reagito alle stesse, affaticandoci, ma senza renderci conto di tutto ci. In realt, abbiamo anche interagito concretamente con ci che accadeva intorno a noi, perch abbiamo dovuto assecondare delle curve, operare dei sorpassi, schivare possibili ostacoli, ecc.. Abbiamo cos preso una miriade di decisioni, ma che, a ben vedere, vere decisioni non erano, perch in realt hanno costituito solamente agili adattamenti di una scelta effettuata quando eravamo partiti, nonch di traiettorie ormai familiari, costituite dal tragitto che ormai abbiamo memorizzato, in qualche parte di noi. Ben diversamente ci comportiamo, invece, quando dobbiamo guidare lungo una strada impegnativa e, soprattutto, se sconosciuta. Allora la nostra coscienza concentrata quasi esclusivamente sulla strada e sulla guida. Ci stanchiamo molto di pi di prima, ma, ancora una volta, ce ne rendiamo conto a tragitto concluso (di norma), sempre ammesso che riusciamo a rilassarci. Ana257

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Fig. 123

In a) e in b) sono rappresentati curva geometrico 10/10 e angolosa geometrico prossimo a 10/10. Nel primo caso linglobato che ha dilatato al limite del possibile linglobante, nel secondo, invece, linglobante che si allungato al massimo di se stesso (evidentemente per non inglobare). La situazione in b, dunque, restituisce un ovale che si fermato allo stadio iniziale del terzo inglobamento: il tutto sar pi chiaro quando commenteremo la figura in c, nel prossimo paragrafo.

Fig. 124

Il semiovale disposto secondo la destra rappresenta una traiettoria spaziale che serve a raccordare ci che proveniva dalla sinistra (veicolato dal filetto di collegamento - 1) a ci che dovr essere accolto lungo la destra. Coerentemente la traiettoria opera un rapido riferimento alla zona della progettualit (2) e contemporaneamente respinge ogni interferenza proveniente dalle altre direzioni simboliche (3, 4 e 5). Non avvenuta alcuna azione di fagocitamento, perch la conformazione non chiusa (lo sarebbe in modo virtuale, come meglio si preciser). Si trattato di una rapida verifica di quanto proveniva da sinistra, infatti. Il tutto, avviene in modo non consapevole, stante il fatto che la conformazione aperta. Linformazione in uscita, dunque, acquista solamente in maggiore sicurezza, se cos fosse possibile dire.

logamente, rilassandoci, pu capitare che ci accorgiamo che stiamo trasportando a mano qualche cosa di pesante, ma loggetto interessato ha sempre pesato nello stesso identico modo. Lo stesso discorso si impone quando dobbiamo prestare attenzione a ci che scriviamo, come in un compito di un esame. Anche in questo caso, inoltre, prestiamo attenzione alla guida, ovvero al come scriviamo. E ci stanchiamo pi che in precedenza. Soggettivamente ed oggettivamente, come ci spieghiamo quanto sopra? Possiamo riflettere in coerenza con il simbolismo della vita. Da questo punto di vista, gi sappiamo che al nostro curva geometrico 10/10 corrisponde un ovale gonfio in modo pressoch sferico, perch pregno del suo inglobato e che, per conseguenza di questo fatto, non pu pi accogliere e quindi non pu inglobare altro. Conosciuta la teoria degli opposti, sappiamo anche che lo stesso fenomeno dobbiamo ottenerlo con angolosa geometrico 10/10.

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Poich questo tipo di angolosa lopposto del curva geometrico, allora dobbiamo necessariamente ammettere che il mancato inglobamento dipende dallinglobante. Insomma, in un caso, con curva geometrico 10/10, linglobante teso per effetto della crescita a dismisura dellinglobato, nellaltro caso, invece, deve crescere a dismisura linglobante, ma nella dimensione opposta, vale a dire nella lunghezza (da non confondere con laltezza) del nostro ovale. In effetti, un ovale al massimo della sua lunghezza stretto, teso, attillato e levigato, come un ovale perfettamente rotondo, avente il nostro curva geometrico 10/10. Conosciuto il nostro tratto primogenito, noi sappiamo che ogni conformazione che ci appare rettilinea non accoglie (attira per respingere e viceversa, infatti). Oggettivamente, ci ci restituisce le attillature e le squadrature (vedi Squadrata, gi precedentemente introdotto), ma anche tutte le angolosit non smusse. Ma tutta una questione di misura. Prendiamo in considerazione una v (fig. 125): lunica lettera che il modello italiano contempla come veramente angolosa. Questa lettera, infatti, delimitata da due segmenti di retta, il che impedisce alla conformazione di accogliere sia a destra sia a sinistra della v.

UN MODELLO PER LA V

Fig. 125

Un caso di inglobamento virtuale (la lettera chiusa in alto da un elemento immateriale, dettato dallesigenze del basso, da qua lorientamento della freccia verde): gi sappiamo che questa conformazione se riferita ad un ovale fortemente disfunzionale, perch restituisce una rappresentazione trasfigurata e cavillosa dellinformazione in entrata). E disfunzionale anche nel caso che rappresenti una v, ma la disfunzionalit autorizzata dal modello: come a dire che lo stesso consiglia di essere un po diffidenti, di tanto in tanto. Il problema, allora, come questa conformazione processa linformazione dopo che la stessa fuoriuscita dallinglobante virtuale: se la lettera si collega alla successiva e se il filetto di collegamento che si protende verso destra concavo, come in figura, allora il soggetto, pur mantenendo interiormente le proprie riserve (il filetto conduce unemozione di diffidenza, ovviamente), si dispone con un atteggiamento che lo rende disponibile a rendersi conto delleventuale esagerazione. Tutto sta a vedere come gli ovali, le traiettorie e le lettere che seguono si dispongono, anche tenendo conto della distanza tra le stesse, come ben sa anche il grafologo tradizionale. In ultimo si tenga presente che questa lettera, pur non potendo ambire allo status di segno, va trattata con molta attenzione: ritorneremo a considerarla quando parleremo del segno S. Anticipo che nel campione dei suicidi quasi sempre compare una particolare conformazione di questa lettera, che va studiata in quanto (evidentemente) fortemente disfunzionale (non esclusiva dei suicidi, per).

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Conosciuta una nostra discussione precedente, sappiamo che questa lettera indica che il modello calligrafico, una volta ogni tanto, ci invita ad essere sospettosi e a prestare attenzione alle sottigliezze (colgo loccasione per invitare il grafologo morettiano a considerare che la vera natura di Curva centripeta si fonda su tali considerazioni), ma tutto sta a come si dispone la traiettoria in uscita da tale lettera. Ed ancora, che cosa succede se nel mentre guidiamo in automatico, improvvisamente ed in modo del tutto imprevisto, qualcuno ci attraversa la strada? Subiamo un forte impatto emotivo e subito dopo, di norma, non proviamo pi niente, ma in un battibaleno siamo in grado di calcolare la traiettoria per schivare lostacolo e per porre al riparo la nostra macchina e noi. Possiamo farlo perch abbiamo una concezione della tridimensionalit dello spazio, ovviamente. E subito dopo, per, a pericolo scampato, percepiamo che da dentro di noi progressivamente lievitano lansia, il batticuore, la tremarella, ecc.. Dunque, tutto era iniziato con un sobbalzo emotivo e con un riadattamento fisiologico (che non studiato da noi), ma se ci fossimo fatti prendere dalle emozioni non avremmo potuto fronteggiare la situazione. Di situazioni simili lumanit deve averle fronteggiate parecchie, soprattutto agli inizi del suo cammino. Dunque, dobbiamo necessariamente ammettere che ha dovuto provvedere il simbolismo della vita, selezionando quei meccanismi che sono risultati utili alla sopravvivenza della specie (che oggettivamente e soggettivamente, noi consideriamo lungo la via dellavantidietro, come vedremo pi avanti). Tornando al nostro esempio, intervenuto qualche cosa, avente una capacit (ovvero un volume) spaziale, che si ristretto, di modo che ha lasciato fuori tutto ci che era disfunzionale, per concentrarsi esclusivamente su quanto fosse necessario ai fini della nostra e dellaltrui incolumit. Senza questo meccanismo, che scatta in automatico, non avremmo potuto fronteggiare limprevisto. Passato il pericolo, non pi funzionale che il campo resti cos ristretto, ma occorre che si ampli, ma, ampliandosi, riaffiorano le emozioni che prima avevamo escluso dallo stesso. E le emozioni debbono riaffiorare nel campo perch altrimenti non sarebbe possibile coscientizzarle e smaltirle, continuerebbero ad essere in noi ma a nostra insaputa: esattamente come la tensione addensata sulle spalle, prima citata. Queste emozioni, dunque, sono state utili a metterci in salvo, ma se perdurassero sarebbero dannose: pertanto il simbolismo della vita ha programmato un meccanismo utile al loro smaltimento. Nello stesso tempo, diluite le emozioni, subentra la valutazione realistica della realt spaziale che ci ingloba e che noi inglobiamo, cosicch, dopo un po possiamo iniziare a guidare in automatico, come prima. Se osserviamo tutta la sequenza innanzi descritta dal punto di vista oggettivo, ci rendiamo conto che il soggetto sempre rimasto alla guida, nonostante la forte variabilit di emozioni. Considerando linsieme anche degli esempi precedenti, emerge pure un altro aspetto: possibile provare e reagire a ci che si prova anche senza rendersi conto di ci che si sta provando.

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Insomma, tutto sta se effettuiamo unoperazione in automatico, oppure no, cosicch potremmo supporre che se ci fosse la possibilit di compiere qualsiasi tragitto, accidentato o meno, in modo completamente in automatico, allora potremmo pensare a tutto tranne che a ci che stiamo facendo e alle emozioni che stiamo provando nel mentre guidiamo. La possibilit di guidare uno strumento in automatico e in qualsiasi tragitto, effettivamente esiste e consiste nella scrittura automatizzata, ovvero propria dello scrivente. Dunque, latto della scrittura un fatto automatico, che impegna delle energie psico-fisiche e che produce molte emozioni, perch lungo il tragitto deve fronteggiare molte curve e deve vincere pi resistenze (lattrito, la forza di gravit, i vari vettori spaziali ormai introitati nello scrivente) che potrebbero farlo uscire dalla giusta carreggiata. Anche nella scrittura colui che guida lo strumento che lascia una traccia sul foglio, ha dovuto prendere una miriade di riadattamenti dei processi decisi in piena consapevolezza prima di iniziare a scrivere o prima di imboccare un particolare impegnativo del percorso, che nel nostro esempio pu essere rappresentato dalla scrittura di una parola che ci risulta complicata. Di conseguenza, la scrittura registra quelle emozioni che la coscienza dello scrivente non sa coscientizzare sul momento, e dovr disporsi secondo uno spazio tridimensionale. Questo spazio dappertutto, essendo costituito dai bianchi: prima dellinizio e dopo la fine di un rigo, nei margini superiore ed inferiore, tra una riga ed unaltra, tra una parola ed unaltra e persino tra una lettera ed unaltra. E un luogo spaziale concepito in modo logico consequenziale secondo un concetto tridimensionale tendenzialmente sferico (ovviamente nellottica della nuova grafologia), sebbene sia simbolicamente rappresentato in modo bidimensionale. Nella scrittura, per, esiste solo un luogo geometrico che ingloba parte dello spazio, secondo una logica consequenziale (vedi fig. 36) ed un concetto tridimensionale: lovale. Siamo finalmente giunti al punto di partenza: adesso ci resta da chiederci quale sia la funzione dellovale. Iniziamo osservando che lovale un luogo geometrico che si deve opportunamente dilatare, per assecondare la sua natura che, secondo il simbolismo della vita, funzionale solo a se stessa. Il vero moto dellovale, dunque, introversivo (a prescindere dalla sua natura curva o angolosa, considerata secondo i criteri di Moretti), ovvero porta qualcosa che gli era esterno al centro di se stesso: la dilatazione (opportuna) funzionale solo ai fini di inglobare uno spazio. Quanto sopra obbliga a prestare attenzione alla fisionomia e al moto dellovale, il che equivale estendere un concetto gi espresso (quando abbiamo parlato degli ovali troppo tesi): lovale deve essere tonico e deve avere un moto agile e meglio ancora se ritmico (il che, soggettivamente, restituisce il Largo di lettere disuguale metodicamente). Tutte le rigidit, le stentatezze, le esitazioni, le lentezze, gli eccessi di accuratezza, ecc.., riducono, chi per un motivo chi per un altro il fagocitare, in quanto rendono teso linglobante (fig. 126). Lo stesso dicasi per le asimmetrie. In altre parole, secondo la nostra ottica, la grafologia tradizionale erra quando si affida al solo Largo di lettere, vale a dire alla sola ampiezza dellovale (al solito, il grafologo tradizionale pu fronteggiare egregiamente ogni evenienza, ma solo a patto di ricorrere alle combinazioni e, talora, solo se ha unabilit diagnostica estimativa non comune, come si potrebbe anche dimostrare). 261
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Fig. 126

In questo caso, sul piano soggettivo della grafologia morettiana, non disturba il grado del Largo di lettere, che tutto sommato mediamente intorno a 5/10, ma linsieme. Ci che ci preme di evidenziare, per, costituito dalla lentezza esasperata degli ovali. La fisionomia degli stessi appare statica, gravemente non ritmica. La scrittura, e dunque anche gli ovali, sono poco pi di uno sforzo di un rozzo disegno che persegue laccuratezza, fallendo per eccesso di stentatezza (il corpo della scrittura, costituito dal tratto, pieno di cicatrici). Il tutto tradisce un sottofondo molto immaturo (la grafia appartiene ad unadulta) ed intensamente preoccupato. Si noti anche il carattere quasi sigillato degli ovali, nei quali difficile individuare le traiettorie di entrata e di uscita. Linsieme, soggettivamente, restituisce una persona che cerca di non farsi influenzare dallesterno (anche per Dritta + Aste rette), fallendo pesantemente nello scopo. Lovale colmo quasi esclusivamente dei contenuti interiori del soggetto (quasi assenza di punti ingresso e di uscita), il quale ovviamente prova, peraltro anche intensamente (soggettivamente, nella metodica morettiana, anche per Intozzata II modo), in termini di ansia, preoccupazione, insicurezza, incertezza, umor nero, ecc.., senza riuscire a coscientizzare la natura dei propri stati danimo e le ragioni causali degli stessi. Una tale conclusione (che, ovviamente, anche alla portata della grafologia tradizionale) si spiega con la fisionomia complessiva e con il moto dellinglobante, pi che con il segno morettiano Largo di lettere. In conclusione, il soggetto, che molto taciturno, si attiene alle consegne (tentativo di accuratezza + Dritta + Aste rette + fisionomia apparentemente curvilinea) e desidera non essere esortato (la lentezza grafica, laspirazione allautonomia, data da Dritta, il carattere sigillato degli ovali, la stentatezza, ecc..). Stante la situazione dellinglobante, le possibilit di cambiamento (ovvero che si producano molti ibridi) veramente scarsa (la grafologia tradizionale perviene alla stessa conclusione, con ragionamenti diversi), ma non assente, ovviamente (sul punto, infatti, ha ragione la grafologia tradizionale l ove invita a considerare che la scrittura pu essere considerata ancora curvilinea). Ci nonostante da ritenere che la situazione dello scrivente venga da lontano: c stato un momento, dunque, in cui era possibile condizionare il suo inglobante, rendendolo pi vivo e plastico: ci impone una riflessione sulla natura educativa della grafologia e sul come attuarla.

Sul piano soggettivo ne derivano delle indicazioni di forte rilievo. Pi lo spazio interno allovale ampio, ovviamente, pi spazio inglobato, pi stretto, meno spazio inglobato, ma ormai sappiamo che sia lampiezza e sia la strettezza non possono essere eccessive. N, peraltro, possono essere arbitrarie, perch le dimensioni sono prefissate dalla natura del tratto progenitore (soggettivamente, le caratteristiche biotipologiche che si reputano innate) e dalle sue successive trasformazioni. Di conseguenza, ci che si acquista in larghezza si perde in lunghezza e viceversa (il tutto sar ulteriormente ridiscusso, a tempo debito): una questione di un giusto equilibrio, secondo, appunto, una concezione spaziale inglobata dentro lo scrivente, tendenzialmente sferica.

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Lideale si ha quando lovale ampio, con un unaltezza pressappoco coincidente con la lunghezza (si ritorner sul punto, nella finestra relativa a Formalizzazione della lunghezza, dellaltezza e dellampiezza), il che implica che sul piano soggettivo lo scrivente armonia con il tutto (ivi compresi lalto ed il basso, nonch ogni tipo di passato e di futuro), perfettamente e simmetricamente centrato in uno spazio tridimensionale che concepito nello stesso modo, sia nel macro sia nel micro (inglobante interiore), come tendenzialmente sferico. Lovale non si pu dilatare oltre una certa misura e, dunque, non potr inglobare tutto lo spazio che a sua volta ingloba lo stesso. Ci sar sempre qualche cosa, quindi, che resta fuori. Ovviamente quando questo qualche cosa, come nel caso del pedone dellesempio precedente, entra dentro lovale pu produrre degli effetti turbativi di notevole intensit. In altre parole, larea dellellisse (ovvero, il volume dellovale) ed il perimetro della stessa costituiscono non solo una soggettiva (ovvero del soggetto scrivente) concezione tridimensionale dello spazio, ma anche una sorta di recinto di salvaguardia. Per essere pi chiari: di norma gli ovali della scrittura dovrebbero variare in modo ritmico nellampiezza (il che produce anche effetti concomitanti nella lunghezza, come meglio si vedr), ma senza eccessivit n in un senso, n in un altro. Forti variazioni, infatti, sul piano soggettivo darebbero uno scrivente che non padroneggia sufficientemente il proprio spazio (sul piano della semeiotica si avrebbero Non omogenea di curva e Non omogenea del largo di lettere). Analogamente, il processo di inglobamento dovrebbe avvenire in agilit e scioltezza, il che, sul piano oggettivo, invita a prestare attenzione anche alla fisionomia ed al moto dellovale, come ormai noto. Per fare un passo in avanti, per, necessario riprendere una delle metafore precedenti. Abbiamo visto che lo stress e la fatica erano comunque registrati sul nostro corpo, senza che noi ce ne rendessimo conto. Dunque, lo stress e le emozioni che lo scrivente non considera a livello cosciente sono sedimentate sul corpo della grafia e, dunque, questo invita a prestare attenzione alla fisionomia, alla geometria e al moto di ogni millimetro della scrittura (al tratto), cos come abbiamo gi pi volte evidenziato. In effetti, cos concepito, ogni millimetro della grafia costituisce il corpo della scrittura. Ma come facciamo a renderci conto che somatizziamo sulle spalle? Semplicemente svuotando il nostro inglobante interiore, per consentirgli di inglobare le sensazioni che provengono dal nostro corpo. Stando su un prato, come ci comportiamo quando vogliamo osservare un fiore? In due modi: o ci avviciniamo al livello del suolo, oppure focalizziamo lo sguardo sul fiore. Soggettivamente, il tutto ci restituisce altri due concetti: laltezza del campo e la concentrazione dello stesso. Oggettivamente e soggettivamente sappiamo che laltezza del campo dipende dallaltezza della lettera, la quale d lampiezza panoramica dello stesso, mentre la concentrazione dipende dalla strettezza del campo.

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In realt, sempre soggettivamente ed oggettivamente, sappiamo che anche la riduzione del calibro indica concentrazione. Dunque, abbiamo un unico termine per due fenomeni diversi, a riprova di quanto possa essere ambiguo il lessico: si necessita di precisare meglio. Se ci riferissimo allaltezza, si pu partire constatando che colui che al quinto piano, rispetto a noi che siamo al livello del suolo, sa prevedere il futuro (vede pi lontano e, dunque, ad esempio, anche una macchina ben distante che si sta dirigendo nella nostra direzione). Ci nonostante noi possiamo osservare le formiche, mentre lui non riesce neanche ad intravedere i fiori, naturalmente. In altre parole, la quantit di oggetti che possiamo osservare dal quinto piano pressappoco identica a quelli che si osservano a livello del suolo: in un caso si effettua una valutazione di superficie, nellaltro di dettaglio (fig. 127). Ma qual la dimensione della realt osservabile che varia con laccrescersi o con il diminuire dellaltezza? Varia lampiezza della visione panoramica. In altre parole, varia il raggio che, partendo da noi, definisce in alto, in basso, a destra, a sinistra, nellavanti e nel dietro il contenitore tridimensionale, tendenzialmente sferico, che ci ingloba. Ne che un tale raggio delimita la nostra linea dellorizzonte. Tuttavia se saliamo a bordo di una navicella spaziale, possiamo osservare tutto il globo, ma di certo non vedremmo i fiumi, i monti, le case, le persone, ecc.. Dunque, in che cosa perdiamo? Perdiamo nella profondit del campo. Di conseguenza, possiamo stabilire questa relazione: pi il campo ampio, meno profondo (fig. 128).

Fig. 127

Fig. 128

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Nel caso in cui si discuta in funzione della concentrazione o meno dellaltezza, ferma una discreta ampiezza orizzontale del campo, quindi, le coppie in opposizione sono: innalzamento verticale concentrazione verticale. Potenzialmente, in tutti e due i casi possibile osservare lo stesso numero di oggetti. Varia invece la natura degli stessi: con un campo alto si perdono i dettagli, ma si acquista nellampiezza dellorizzonte, con la concentrazione verticale, invece, si perdono gli aspetti di realt pi appariscenti, perch diminuisce lorizzonte, ma la visione diventa dettagliata. In questo caso, dunque, sul piano soggettivo della grafologia morettiana, nel caso di Calibro grande pi una discreta ampiezza di campo,si avrebbe Alta rotonda (cfr. pi avanti): il soggetto esuberante, ottimista e si irradia in ogni direzione, con facili rischi di esagerazione invadente. Ma che cosa succederebbe se da una forte altezza osservassimo il suolo con un binocolo (soggettivamente si avrebbe Alta allungata, definito anche semplicemente Allungata)? Si acquista in profondit di campo (si possono osservare nitidamente i dettagli degli oggetti lontani, che si intravedono dallalto, vale a dire ci che pi apparisce), ma si riduce la visione orizzontale (ossia dellorizzonte). Anche in questo caso, luso del binocolo dallalto pu essere considerato come una concentrazione. In questo caso, per, diminuisce lampiezza orizzontale del campo. Nel caso in cui si discuta dellampiezza del campo in funzione della concentrazione o della dilatazione orizzontale (dellorizzonte), ferma laltezza del campo, le coppie in opposizione invece sono: dilatazione orizzontale (dellorizzonte) concentrazione orizzontale. Gli eccessi dei singoli termini della coppia producono lo stesso risultato (si tenga presente la metafora dellobiettivo della macchina fotografica, proposto molto efficacemente da Palaferri): in un caso, dilatando lorizzonte del primo piano visuale, si vede tutto in alone e, dunque, non possibile distinguere i singoli oggetti ed i loro contorni, nellaltro, esasperando losservazione dei piani visuali pi distanti, locchio non afferra pi nulla. In altre parole, sono sempre in discussione due termini di una sola coppia: ampiezza di campo profondit di campo . Il tutto ci suggerisce che possiamo osservare un fiore su un prato in due modi diversi: abbassandoci (soggettivamente, riducendo il calibro, ovvero concentrandoci verticalmente) oppure restringendo la visuale (soggettivamente lo Stretto di lettere), ovviamente posto che il campo non sia eccessivamente alto. Allora qual la sintesi ottimale? La sintesi ottimale costituita dai valori medi, ovvio. Sul piano soggettivo (ovvero geometrico), la sintesi ottimale di cui sopra si ha quando la lettera pressappoco perpendicolare al rigo di base ideale, con un ovale ben proporzionato (ovvero centrato secondo la concezione tridimensionale e tendenzialmente sferica, ormai nota). In questo caso, per, si assiste ad un altro fenomeno: laltezza del campo coincide pressappoco con la lunghezza dellovale. Sul piano soggettivo facile dimostrare che la superficie occupata dalla lettera in funzione anche delle caratteristiche biotipologiche sortite da natura, ragione per cui la dimensione della stessa non pu accrescersi a dismisura. Semplificando (in realt bisognerebbe prendere in considerazione anche altri parametri evidenziati da Klages, ovviamente noti a tutte la grafologie, che qua si danno

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per costanti), se la larghezza e la lunghezza si accrescono entrambe, deve necessariamente diminuire proporzionalmente lampiezza. Dunque, lampiezza che cos? E una linea dellorizzonte, come detto, ma, sul piano soggettivo, un orizzonte che abbiamo alla nostra destra, alla nostra sinistra, nel nostro davanti e nel nostro dietro. Dunque, un orizzonte ristretto riduce la spinta verso destra e verso ogni altra direzione che parallela al livello del suolo. In pratica, si riduce il campo di azione e delle relazioni umane. Ma perch laltezza e la lunghezza si sono accresciute? Ferma la strettezza conseguente dellovale, ormai sappiamo che questo fenomeno altera il rapporto con lalto - basso, per privilegiare questultimo. Cosa succederebbe se volessimo osservare unicamente un fiore nel modo pi meticoloso possibile? Potremmo abbassare notevolmente il campo riducendo nel contempo lampiezza dello stesso, il che soggettivamente ci darebbe un forte Calibro piccolo + Stretto di lettere: subentra la minuziosit (soggettivamente, Minuziosa). Ma cambiamo registro: come ci comporteremmo noi? Ci abbasseremmo quasi al livello del suolo, per meglio cogliere il fiore in tutti i suoi particolari. Dunque, quali parametri sono variati? Sono variati laltezza e lampiezza del campo. Una dimensione, per, rimasta costante: la nostra lunghezza! Fuori dalla metafora, siamo pervenuti ad una conclusione di rilievo che sinora era sfuggita alla grafologia tradizionale: il sentimento dellIo dato dalla lunghezza e non dallaltezza della lettera, ovvio (si preciser meglio in altra parte). Sul piano della semiotica morettiana, infatti, si distingue il concetto di Calibro (ovvero laltezza) in funzione della esuberanza (vale a dire dellespansione in tutte le direzioni) dal concetto di calibro in funzione del sentimento dellIo, con questultimo che coincide quasi esclusivamente con la sola lunghezza (ad esempio, nella finestra relativa ad Alta allungata, si osservi il criterio per la misurazione decimale di questo segno, come era indicato da Palaferri nelledizione dellIndagine grafologica e il metodo morettiano del 1997, come poi argomenter). Al solito, il problema consiste nel fatto che la didattica della grafologia tradizionale punta alla trasmissione di concetti che desume in modo acritico da Moretti, ovvero senza comprenderli sino in fondo, cos come si dimostra dove parleremo della differenza tra Alta allungata ed Alta rotonda. Sul piano oggettivo, per, come possiamo tradurre lultima metafora? Inclinando a destra lovale (oppure a sinistra), ovvio. Cos operando, per, per necessit geometrica, si restringe lampiezza e diminuisce laltezza. Sul piano metaforico, questa volta abbiamo un gigante, che evidentemente gigante non , il quale per osservare meglio non si fida neanche del binocolo (si ricorda che ci che diagonale indica diffidenza, che con linclinazione a destra, ovvero con Pendente, per, dissimulata55 ). Dunque, abbiamo queste relazioni: di norma (ovvero ragionando in termini di modello, vale a dire di ci che sarebbe lecito aspettarsi), se la lettera si raddrizza, diminuisce la lunghezza ed aumentano
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Il grafologo morettiano (e tutte le grafologie del mondo) riferiscono la diffidenza al solo Rovesciata (le parole sono inclinate a sinistra), ovvero allopposto di Pendente, ma ci non pu essere vero, stando la nostra teoria degli opposti. Di conseguenza: Pendente diffida di potersi fidare, mentre Rovesciata diffida della propria diffidenza (ad esempio, se Rovesciata dissimula, come in effetti dissimula, allora dissimula anche Pendente, ovvio). Se sviscerati coerentemente, questi due concetti ci restituiscono tutti i significati noti dei due segni, ampliandoli notevolmente.

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laltezza e lampiezza, se la lettera si inclina a destra o a sinistra, diminuiscono queste ultime due dimensioni e si accresce la lunghezza. Il processo di cui sopra ha una dimensione protagonista, ammesso che sia possibile sostenere ci? Quando ragioneremo nel merito dei processi di inglobamento, vedremo che la dimensione protagonista lampiezza (gi nel secondo inglobamento, lovale primogenito in formazione del bambino ha dovuto adattarsi in ampiezza per inglobare il capezzolo questultimo modello, dunque, quello che pi di ogni altro dovrebbe restituire la concezione sferica che stiamo dibattendo, ovviamente, posto che il primo inglobamento sia andato a buon fine), che sottrae dimensioni alla lunghezza. Il processo si completa quando subentrano le istanze dellalto, nel quale la protagonista laltezza (o meglio il contrasto alto - basso), con la larghezza che si amplia ancora un po e con la lunghezza che deve perdere nuovamente in funzione di diventare pressappoco coincidente con laltezza, come ornai noto (il tutto sar ripreso). Di conseguenza, la variabilit plastica delle dimensioni dellovale inglobato un meccanismo che stato gi programmato nelle fasi evolutive: se tutto andato a buon fine, allora abbiamo nella scrittura ovali tonici, ben simmetrici e modulati in tutte le dimensioni secondo un pi ed un meno, con modiche e ritmiche variazioni. A questo punto, il lettore morettiano dovrebbe aver ben compreso il punto in cui voglio arrivare, ma prima di giungere a questo approdo mi compete di rispondere allinterrogativo di cui sopra. Nella grafia dello scrivente, la dimensione protagonista dovrebbe essere senza dubbio laltezza, in funzione della diminuzione dellampiezza e dellaccrescimento della lunghezza. Vale a dire in funzione dei bisogni soggettivi, visto che si accresce il sentimento dellIo e si accoglie di meno in ampiezza: non eravamo noi che ci avvicinavamo e ci allontanavamo dal fiore? Dunque, laltezza si dovrebbe modulare di un pi e di un meno, il che implica pi fenomeni oggettivi e soggettivi: loscillazione ritmica degli assi e laccrescimento ritmico della lunghezza, nonch la variazione, altrettanto modulata, della larghezza. Proseguiamo ancora con una metafora: un signore ungherese, osservando una traccia rilasciata da una boccia che rotolava sulla sabbia, pens bene di inventare la biro. Era lingegnere Biro, infatti. Che cosa era successo, secondo la nostra ottica centrata sullovale? Biro aveva osservato due particolari: la boccia (la sfera) e la traccia rilasciata sulla sabbia e da questa osservazione ha ricavato un terzo oggetto, completamente nuovo: si trattato di un atto creativo, dunque, nel senso che ricerchiamo noi. La biro, infatti, non stata creata dal nulla, ma stata concepita. Ha richiesto, infatti, un inglobante (lovale introitato) che ha saputo contenere in s pi oggetti inglobanti (linformazione in entrata), costituiti dalla boccia, dalla traccia e dai nessi di relazione causali e temporali che intercorrevano tra la prima e la seconda. Ovviamente linglobante non si limitato a ci: perch queste osservazioni sono alla portata di chiunque e rispondono esattamente a tutto ci che sempre stato sotto locchio di qualsiasi giocatore di bocce, ma ha valutato linsieme in maniera spaziale e ritmica. Ossia ogni sequenza e linsieme stata osservato dallalto, dal basso, dalla destra, dalla sinistra, dallavanti e dal dietro, zoommando continuamente e ritmicamente in ampiezza ed in profondit, in visione di superficie ed in visione di dettaglio, ecc.. Il tutto per lo pi inconsapevolmente, ma solo in questo modo Biro riuscito ad immaginare ci che altri non hanno potuto intuire prima di lui: ha creato, insomma, nel modo in cui vogliamo noi, 267
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ossia in coerenza con il simbolismo della vita. In altre parole, ha generato (la creazione vera e propria, infatti, vuole un Creatore, luomo invece pu solo generare). Sul piano soggettivo della metodica morettiana, quali segni ci restituiscono la sequenza sopra descritta? Sono pi di uno e sono costituiti delle disuguaglianze metodiche dei seguenti segni o categorie: Largo di lettere, calibro ed inclinazione, ma, indirettamente, coinvolto anche la larghezza tra le lettere (soggettivamente, Largo tra lettere), come facilmente intuibile. Restando sempre in questo ambito, si ha finalmente una chiave per comprendere una contraddizione lessicale propria della semeiotica: il segno Disuguale metodico del calibro in realt misura la lunghezza e non laltezza (il non morettiano potrebbe non comprendere la portata di ci che in discussione: tenga presente che il calibro misura laltezza). La ragione di ci consiste nel fatto che Moretti, ovviamente su base puramente intuitiva (come spesso gli capitava), indovina il nocciolo della questione: il Disuguale metodico del calibro il segno che condensa come il sentimento dellIo (la lunghezza) si rapporta alla realt oggettuale, in termini di ritmica espansione (che funzionale allinglobare) e di contrazione (che funzionale al penetrare)56 , per restituire il vero fagocitare (latto preliminare della creativit come la intendiamo noi, concepita in coerenza con il simbolismo della vita). Ovviamente, deve variare laltezza, ossia il calibro (ora evidente, perch Moretti intuisce che il suo segno debba chiamarsi Disuguale metodicamente del calibro), ma per consentire alla lunghezza di espandersi o di contrarsi (ed ecco perch il segno in questione misura in realt la lunghezza), dal quale ne deriva che anche lampiezza subisca una sorte analoga, seconda la relazione inversa ormai nota. Ma perch si deve misurare la lunghezza e non laltezza? Perch la lunghezza costituisce la dimensione principale del nostro ovale inglobato, ossia dellinglobante di ogni realt oggettuale. Non forse questo il motivo per cui il Largo di lettere prende in considerazione unicamente il rapporto tra lampiezza e la lunghezza (cfr. anche fig. 114)? Ma come mai la lunghezza la dimensione principale? E ovvio, perch la lunghezza in funzione del sentimento dellIo. E la larghezza? E in funzione del sentimento dellaltro, altrettanto ovvio. Solo se il primo sentimento lievemente superiore al secondo si ha una differenza di potenziale utile, che consente allovale di svolgere quel ruolo di organo vivo che noi gli riconosciamo. E come spieghiamo il ruolo di questa differenza di potenziale, restando nellottica soggettiva che ci appartiene? Lo spieghiamo sulla base della nostra ambivalenza primaria (enfatizzando se stesso, inconsciamente, lIo pu temere di perdere il contatto con laltro), ovvio: il soggetto ha bisogno di colmarsi, rincorrendo loggetto che gli sfilato a sinistra e alle proprie spalle (nel dietro), come vedremo meglio in altre parti (la differenza di cui sopra, dunque, dinamizza). Il grafologo morettiano tradizionale potrebbe ancora obiettare: ma per calcolare il Disuguale metodico, Moretti vuole che si prendano in considerazione solo le lunghezze e dunque che cosa centra la larghezza? S vero: per calcolare il Disuguale metodico si prendono in considerazione solo le lunghezze, ma che cosa valuta il variare ritmico della lunghezza?
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I termini di espansione e di contrazione sono cari al mio maestro Giacometti (da conversazioni avute con lui): come a dire che anche in questo caso sono stato influenzato da lui.

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Valuta solamente loriginalit, ma non la vera creativit. Loriginalit di chi? Di uno solo dei due termini che possono generare. Ovvero, secondo il simbolismo della vita, il variare ritmico della lunghezza restituisce unicamente lunicit di ogni riproduttore. Ma ogni riproduttore, in quanto un individuo, unico in s e, dunque, il variare ritmico della sola lunghezza un evidenziare un atto indebito, che sottende solamente il bisogno (inconscio) di esternare singolarit per richiamare lattenzione su di s (dovrebbe essere ormai intuibile che, se la lettera si accresce solo nella lunghezza, lovale tende ad avere il tratto attillato e/o rettilineo, come il nostro tratto primogenito). In altre parole, il variare ritmico della lunghezza indica preoccupazione (la preoccupazione di non essere considerati, ovvero notati). Se tale variazione si associa ad analoga scansione della larghezza (secondo la relazione inversa imposta dalla geometria ed ormai nota), allora tutta la sequenza pu essere cos descritta: ritmica alternanza di stati di preoccupazione e di rassicurazione. Il soggetto non coscientizza le varie fasi, perch il tutto avviene ritmicamente, ma ne sperimenta la sensazione di incessante ricerca del bisogno di intimo appagamento (questa emozione svolge un ruolo enorme gi a partire dalle primissime fasi evolutive, come si vedr), che invita allosservazione tridimensionale delloggetto (e conseguentemente anche di se stesso) secondo lalternanza gi dibattuta. La vera creativit, infatti, pu esservi solo alla condizione che si incontrino due unici, secondo la relazione per opposti inglobante - inglobato. Il che riporta nuovamente il discorso sulla larghezza dellovale (soggettivamente il Largo di lettere) e sul fagocitare, come logico che sia. La dimostrazione? Non sarebbe necessario fornirla, perch il discorso si impone da s, ma in ogni caso:
7 5 n o m n lu o i P a e re p r n o i re t ch o t s i c h e a l il s u D s g m e iI a r l o e c d t re e lg inv o d q va i u a d n i q m o e d i u c o r e l t a i s l r 6 s 5 d / d e ie eg at c s og l u l ov ( a l i n o l a e o nu s l ) i t o a r n t a n m n o ch n t e ( o d re p i o e b s g n d 1 r 0 , d ) d m n m e p n n o ( d e s g p s , s u g n s c t s g n z a a m : 5 o , 6 d e i 6 t 4 , 5 6 , 5 6 , 4 5 , 6 e c . ) lu . u D s iu e e c I d , e, t d u t m i c i e ch t s r i v a e h g n u z ze m l l i p z r q u a c s l b i q i ( i u o h t ii m u g c u D o a e li t e q u d p p l ,o d l U a u g u o z n t o i e i c l s c o m , o e i s t b m e a f c e e n r d t m n d i A f a o r t r s e v . i e ) a r f l q e o n t u d s , i i l og s re r d s e i a u s g n l ge i a og ( o iv i ch g , nv o a ) t e a o c c a e it L re lg o b u s m a e s n b a e u s d t n c e s i c a l .t

1) E lo stesso Moretti che scrive che chi ha un mediocre Largo di lettere ed un massimo Disuguale metodico del calibro ha unintelligenza mediocre, bench assai originale (Facolt intellettive attitudini professionali dalla grafologia, vedi bibliografia, pag. 99). Con evidenza, questa affermazione comporta obbligatoriamente che il Disuguale metodico del calibro vada sempre combinato con il Largo di lettere; 2) Il variare ritmico del Largo di lettere (disuguaglianza metodica dellampiezza) condizione di per s sufficiente a determinare un alto Disuguale metodico del calibro (del I tipo)57, come ormai il lettore attento sa, mentre non sempre vera la relazione contraria.

Di conseguenza, secondo il simbolismo della vita, il vero significato del Disuguale metodico (considerato in s e per s) loriginalit, come volevasi dimostrare.

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c h o c u e t r n c e d f n b a c r k l v c n h s d e i r s n e l , ev a n d e a r s p re fi t u g r og m rs i o m o, a n t s d le o io m i m s M re b i o a d z o l n i s o re s c g e u i s o i t .n U q e v a l n a d e , v a c e o h r t p f r t n c e f t s r p e t ev , u c l h n g l e m p i t o A s l s a b i c e o i g l at iv t a r l a n c h o S e i g u o . l m i g i e t c ch i v o , p i I l s e n h c m i e t s m i n g l t e a a . D c o n u e g i u z a ,e u b s n f s a l n e n a t v e , c i a d g r l s t a e s i r a A r l e t d c s e o i g m z o a l d o i r c n d , o p o u r m a l c e o iv ( e g l n t e m t p o r e i o v r . ) S v s u e l a 3 l m e i h u m a s n i i e o f t v , a s r p e d n t l i a , i t A a r n l s t e s i c o i g l ve ro ( n d a o i A t d l a 2 , 7 g .o p r m a N fi nv i u g r s n e, , l go c l b a go l o ( la n A r t A o, l ) re u p f s n t o z z e m a l e n o e c t e s o u d e a n l e a s e g u n z g m c s a i r c a e o r n t E n a e l i n l . u v s l n t i d p p g b n i d r d i c , a o e l r i l o p v l o r p c o h d e i r s t a t e s a g e u c r o t n a e i s u z i f a u ( v b o h m e c e d r a i p a e n r c h s a e o s . t ) E s a g e o a r z i u n f o I b s d i n e o i g d z l i n e l d e l e n e v o s a z t d o e n c n , t a p t m r m t e t i i o d t i l ( e l a i ) l 1 3 0 b g F .B i n e L m d e c u s e o i s p e r s t i i c o d a t n e l o t a i b l i m e c a i a e t r g i a m l o I n a c n o d ( e l r n c z o p i n g s e r l c o a s u i n i f a t l m l g a t u e i l a c d n a s : e t i d ) r m m s d a m e l o s l u c e o r l d t g e t r c e d a s e i r d s i g n z p a r n . r C c h d e i o v b c o b e r e p s c v s c o t s n d o a s o a i l g e a r n t a o d iI n e g i a z d m l a e i s l r l v ( i f d e z i l t r e i l a r n s t s i n p g n m o o, b a i g. n t l fi n 1 5 : 8 ) a s n g ra z a o b d g a g e n i c v e ia e g r e l r ( o r h s i t , d e t o d l r p p o ,l i s t g n s fi c r e i c a fe rm re u f i n ) ev i n n e l o e i l z a d l e e z a t s l ( c a l o e m n r t a s g p a c m r n e p t n t o m s i ( . b ) e t l i B s o a g l r n a e t d o s e p v r s n i e r g a s e l r Q n o a u i t a c r o n l i e v d t s e a n o l r s , ( d t a i ) c m e i , e i z a u c t n l e i o a d l m ( i a u m a ) a u n a z g h l q e n I a l u o t e s . o, d s i u r a p c e ro s i p o z r a l a t c i l s m p n t l s i h a , t s i e e b s o l m i s r d a i n s l e ( t re ez ov t s ov t e, d l z e l s m b m p g n t c o ra g n rr p c iv u i r c e i s av p v u d : n r b u a o E b c . r e h n s u r e c v d b s i e h n u r i t e o c o d c m h r i p e c n h e t e o i z d e t i m s n f i m l i o n . ) t u n ov I : i e, rm o d m , re e s a p v r b e r e ev i e l v a e, ov ( e m t n e s p a o v l i s a ) L s a b .v b a c l a n d l c o t a i q a u t a n v e t d n p s r a t i a v e p a n s l o ( t a o i e l t n a n g o b a l s a l s ) o p p u e , r q u n d m c m ch q u u at p s l i n o e t i p d ( u o a n s td i t s i a c g t o l i v d e i o llie re , t o z ie A B b i g u s A p o d e i r A . n g ) 1 7 2 G C o g la d r u A g f o i n e u t s lt o n gi

m i s a t v b l d e l D u d a n g e i la s e d o u ,O n a n u o v a c n e g r o l f d , i o N TA R I P A AT I D S VA I L O I , N G NA I C A E L I D N E A I Z m d I e a u b e o p n v t o m r a l p s z r m a c o i r i s t a s e q a t z u l e l t o n l g i a c v m ( g u f e n i t o e d v i e n o A t la e c o i g l c h s e n s i c c o e l r b n m i o t h l v S P l o d e v .h ) r a u e n f d a n r v u i o z n p d o e m a i l r o t a l , o d m s a p l r a t z i n h i g a , n c h p o f e i c h g l z n i d o a r p n s t o e r s i v l e a z n il

Dalla genesi di un segno, ad una nuova grafologia, secondo il simbolo della vita

I segni Alta allungata, Alta rotonda e Disuguale metodico del calibro


Questo paragrafo, indubbiamente, sbilancia sul versante soggettivo: ma debbo mettere in condizione il non morettiano di comprendere i ragionamenti precedenti e debbo dibattere, su un altro versante, con lo stesso grafologo morettiano il quale, attualmente, intende solo il ragionamento soggettivo, coniugato nei termini della semiotica. Siamo debitori nei confronti di Palaferri in una misura veramente enorme. Il che forse non avvertito dalla generalit dei grafologi morettiani: senza di lui, segni come Compita, Gettata via, Ampollosa, Estesa, Squadrata, Tecnica, Precisa, Striminzita, tutte le disuguaglianze e le non omogeneit, ed innumerevoli altri sarebbero caduti nelloblio, tanto pi che alcuni di questi segni sono stati avversati da altri esponenti (aventi calibro di maestro) della stessa scuola. In un caso, per, forse ha creato confusione: quando ha (praticamente) soppresso la differenza tra Alta allungata ed Alta rotonda, che invece Torbidoni, in perfetto accordo con Moretti, mantiene ferma. Dovendo esprimere unopinione, ritengo che ci sia dipeso dal fatto che Moretti nel Trattato si dimentica del calibro (come si legge da una testimonianza di Luisetto riferita da Ruzza). Ad esempio, non cita Calibro piccolo, Calibro medio e Calibro grande, mentre si occupa solo di Minuta, Minuziosa e di Alta, che distingue in rotonda ed in allungata. Ritengo che un motivo giustificativo del modo di operare di Palaferri possa consistere nel fatto che egli avverta, molto pi di Torbidoni, che Moretti opera per opposti (ma in una misura ben al di sotto e talora diversa della concezione propria di questo lavoro), i cui estremi sono concepiti in continuum lineare (ricordo che secondo noi, invece, i continuum sono circolari). In una tale concezione, dunque, per conferire logicit alla categoria dellaccuratezza, si imponevano sia Compita e sia Gettata via, come ogni morettiano sa. Lo stesso criterio deve averlo indotto a creare un continuum per il calibro, ovviamente ben sotteso nel pensiero dello stesso Moretti, da Calibro grande a Calibro piccolo, allinterno del quale ha inserito Minuta, Minuziosa ed Allungata. Cos facendo per stato indotto ad ingenerare lequivoco che il Calibro (ovvero laltezza) misuri il sentimento dellIo, mentre ci non risponde al vero, come si desume dal criterio che lo stesso autore aveva introdotto per calcolare Allungata in unedizione del suo Lindagine grafologica ed il metodo morettiano del 1997 e in unaltra edizione dello stesso Dizionario grafologico (dar conto di tutto). Con un tale criterio, infatti, Allungata si pu avere con qualsiasi calibro, come del resto deve essere ovvio. Lesposizione partir dal Disuguale metodico del calibro, perch intende approdare a dimostrare che la lettura attenta dellopera di Palaferri e di Moretti porta a concludere che Allungata (o Alta allungata) si calcoli sulla base della lunghezza e non dellaltezza: del resto, stante i criteri gi dibattuti, la nuova grafologia ritiene che non possa essere altrimenti. Per Alta rotonda ed Alta allungata riporter integralmente ci che scrive Torbidoni, mentre per il Disuguale metodico documento le indicazioni contenute nel Dizionario grafologico morettiano di Palaferri. Il tutto sar preceduto da mia grafica esplicativa (tratta dalla dispensa gi citata).

Disuguale metodico del calibro La definizione del segno, gi dibattuta, la seguente: Le lettere della zona media presentano delle continue ed armoniche (perch non troppo vistose) variazioni dellaltezza del calibro delle lettere della zona media. Il modo in cui debbano essere calcolate le singole dimensioni specificato da N. Palaferri a pag. 210 dellIndagine grafologica e il metodo morettiano, l ove scrive: nelle e n e u minuscole vanno considerati due impulsi e due misure; nella m minuscola tre impulsi e tre misure; le lettere vanno misurate nella loro inclinazione, le lettere vanno misurate dal loro lato esterno... . Da tutto il complesso si ricava che le singole misure vanno calcolate sulla lunghezza e nel modo in cui esemplifico nella prossima figura. Per il calcolo del grado si distingue il calibro. Nelle scritture con Calibro piccolo le disuguaglianze sono molto pi significative. La tabella che segue evidenzia il rapporto tra il calibro, il numero delle disuguaglianze e il grado del Disuguale metodico. 272

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Indicazioni (tratte da N. Palaferri, Dizionario grafologico morettiano, op. citata) In senso positivo. Assenza di ogni stereotipia e formalismo mentale. Ricchezza di ritmo vitale che attiva e anima la personalit e le sue funzioni. Ricettivit. Sensibilit. Emotivit ricca e stimolatrice di tendenze e di interessi che animano lessere senza alterarne lequilibrio interiore e funzionale. Spiccato senso dell armonia, dell ordine e dell organizzazione mentale (anche pratica e conclusiva con Disuguale metodico di II tipo). Spontanea cura del metodo in tutto. Rapidit e ordine nellarrivare alle conclusioni del pensiero. Elevato potere di apprendimento per ricchezza di interessi e di intuizioni; queste ultime, accolte e organizzate dai centri superiori della mente, arrivano a produrre ricchezza e personalit di pensiero fino alla creativit. Vivacit immaginativa che anima e arricchisce il pensiero e linventiva (sul piano teorico o pratico a seconda che prevale Disuguale metodico di l o di 2 tipo). Sentimento vibrante e comunicativo (con Disuguale metodico, Accurata spontanea e Sinuosa). Simpatia. Attitudine a improvvisare soluzioni di problemi difficili (del momento o a lunga prospettiva secondo il tipo di carattere primario o secondario). Comunicativa vivace e colta ma anche concisa, soprattutto con Parca. Personalit

CALCOLO DEL DISUGUALE METODICO

22,2

24,2 20,5

22,9

22,84 22,47 18,4

24,13

15,24

Da G.. Angeloni (I segni grafologici, criteri di ricerca e di misurazione - II ed., op. citata). Fig. 76 - Esempio creato ad arte per mostrare come andrebbe calcolato il Disuguale metodico: ogni lettera, ad esclusione di quelle che non insistono nella zona media (ad esempio, la t non presa in considerazione, mentre gli ovali della d e della g s) va misurata (con un decimillimetro) lungo lasse (coincide con la lunghezza - Cfr. anche il capitolo sugli assi), tenendo conto che le m e le n hanno rispettivamente tre e due dimensioni, una per ogni zampetta.

CALIBRO GRANDE
Con con con con 7 disug. metodiche 5 " " 4 " " 3 " "

Non conta solo il numero delle disuguaglianze, ma anche la frequenza con la quale compaiono nella scrittura Il grado molto alto quando la grafia ha una fisionomia pulsante Disuguale metodico significativo in gradi superiori ai 5/10. Il grado minimo di 4/10, ma tale valore equivale pressappoco ad Uguale.

La tabella di cui sopra, evidentemente, serve ai fini di creare un criterio di minima e di massima, da riferirsi alla dimensione media della scrittura, perch con Calibro grande sono possibili (pare) ben sette disuguaglianze metodiche, mentre con Calibro piccolo sei.

25,7

Fig. 131

Grado
10/10 7-8/10 6/10 5/10

CALIBRO PICCOLO
Con con con con 6 5 4 3 disug. " " " metod. " " "

Grado
10/10 8-9/10 7/10 5-6/10

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ESEMPI RELATIVI A DISUGUALE METODICO


Da G.. Angeloni (I segni grafologici, criteri di ricerca e di misurazione - II ed., op. citata).

Fig. 132

Fig. 67 - A questa scrittura Moretti attribuisce 6/10 di Disuguale metodico del primo tipo: il principiante non in grado di cogliere tale valore a colpo docchio, tanto che potrebbe attribuire Uguale. Per potere apprezzare il sufficiente pulsare ritmico di questa grafia necessario immergersi in essa e sapere che quando il Disuguale metodico del I tipo le disuguaglianze sono poco appariscenti.

Fig. 133
Fig. 74 - Disuguale metodico 7-8/10 (II tipo) e Disuguale non metodico del calibro (ellisse) di in circa 2/10. Le lettere molto piccole (freccia) non sono manifestazioni di disordine: conferiscono una fisionomia guizzante. Lalto grado di Scattante rende questa scrittura impulsiva.

spontanea e attraente (con Accurata spontanea). Tendenza allarte in genere (pittorica con Accurata spontanea e soprattutto Elegante; musicale con Scattante; descrittiva con Calibro grande).

In senso negativo. Per s Calibro disuguale metodicamente solo indice di qualit positive, ma anchesso rientra nella legge che, per quanto positivo, un segno ai massimi gradi (9-10/10) rischia di diventare negativo. Nel nostro caso lo sarebbe per difficolt di adattamento con persone meno dotate, per spirito di ironia (con Calibro piccolo), per senso di superiorit e distinzione, per difficile accontentatura sul piano delle relazioni (con Elegante). Potrebbe diventare anche tentazione e gusto di giocare gli altri (soprattutto con Angoli C) e metterli in imbarazzo (particolarmente con Calibro piccolo). Ma di tutto ci la colpa non sarebbe del segno, ma del codice morale del soggetto.
Alta rotonda ed Alta allungata Prima di iniziare la discussione bene introdurre il concetto di Calibro come si desume dal Dizionario grafologico morettiano, di N. Palaferri e condiviso dallo stesso Moretti e da Torbidoni: Il termine Calibro usato da Moretti ha una ragione dessere; infatti il calibro lo strumento che misura con precisione lo spessore dei corpi. Nel nostro caso lo spessore quello della fascia o zona media in cui vengono tracciate le vocali e le consonanti basse (c, r, s, m, n, ecc.). Moretti misura questa fascia 274
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grafica a tre possibili livelli: dai 2 ai 3 mm, e lo chiama Calibro medio; dai 3 mm in su, e lo chiama Calibro alto; dai 2 mm in gi, e lo chiama Calibro piccolo. E una categoria orientativa dellanalisi perch definisce laspetto importante di come un soggetto in grado di espandere e concentrare dinamicamente lenergia vitale di cui dotato e, di riflesso, il proprio Io; di norma, infatti, luomo ha il potere sia di espandersi al di fuori che di concentrarsi nella propria interiorit. Dunque, il calibro misura lo spessore della fascia della zona media, vale a dire che misura laltezza di tale zona, come volevasi dimostrare. Adesso possiamo parlare dei segni qua in oggetto. Nel suo Trattato, Moretti parla solo di Alta, ritenendolo alla stregua di un sinonimo di Allungata, cos come Palaferri, mentre non tratta di Calibro grande (grafia con calibro superiore ai 3mm), Calibro medio (grafia con calibro tra i 2 e i 3mm) e Calibro piccolo (calibro inferiore ai 2mm), bench, con evidenza, questi segni non egli erano estranei. E Torbidoni che, desumendola dallo stesso Moretti, opera la distinzione tra Alta allungata ed Alta rotonda. In questo modo, per Torbidoni Alta diventa sinonimo di Calibro grande, tanto vero che egli commenta questo segno nella categoria del Calibro, insieme a Calibro medio e a Calibro piccolo. Dalla lettura di cui sopra si ricava che sia Torbidoni sia Palaferri interpretano il pensiero di Moretti e che i due non sono in contraddizione tra loro e che sono perfettamente coerenti con il nostro caposcuola.

Alta rotonda coincide con Calibro grande associato a buon Largo di lettere. Il grado di questo segno lo stesso di Calibro grande. Alta allungata (o Allungata, secondo il Trattato di Moretti e Palaferri), invece, si ha quando vi sproporzione tra le ampiezze letterali nelle loro dimensioni orizzontali e verticali.
Il grado si misura sottraendo ai mm della lunghezza quelli della larghezza orizzontale, cos come in fig. 134, ma rispetto a questa questione mi compete di dibattere almeno un po. Nelledizione del 1977 dellIndagine grafologica e il metodo morettiano, Palaferri scriveva: Il grado del segno si trova sottraendo dai mm della lunghezza quelli del Largo di lettere. Se ad esempio una lettera lunga 10mm e il Largo di lettere di 3mm, il grado di Allungata di 7/10. Hanno valore anche i gradi inferiori alla media (pag. 248). Nella stessa pagina, inoltre, lo stesso autore scriveva anche: ... Allungata lesaltazione dellIdea dellIo ...con lidea dellIo viene esaltato anche il sentimento dellIo.... Come si pu osservare, questa indicazione di Palaferri perfettamente in linea con quanto ho sostenuto in precedenza. Nel Dizionario grafologico morettiano (opera citata), Palaferri, invece, scrive:

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CALCOLO DI ALLUNGATA

Fig.134

(Da G. Angeloni, op. citata). Le inclinazioni variano e, dunque, muta la sola altezza della zona media (il calibro), ma con evidenza il valore di Allungata deve rimanere costante ( dato dalla differenza tra la lunghezza e lampiezza, cos come esemplificato in fig.ura).

Potrebbe sorgere il dubbio se si debba tenere conto della larghezza delle lettere o del Largo di lettere, ma bene stare a quanto propone Moretti in proposito: far la misura proporzionale tra laltezza e la larghezza delle o, delle a, delle u, delle s, delle r, delle e, delle h, dellev. Si badi di misurare le minuscole (Trattato, pag. 368). Egli parla di larghezza della lettera, non di Largo di lettere. Ma, nel Trattato, Moretti si esprimeva nel seguente modo: Per potersi rendere conto se una scrittura Allungata, bisogna far la misura proporzionale tra laltezza e la larghezza delle o, delle a, delle u, delle s, delle r, delle c, delle h, delle v. Si badi di misurare le minuscole. Ora si vede bene che una scrittura per aver 10/10 di Allungata, dovrebbe essere alta 10 mm. e 0 larga. Se alta 10 mm. e larga 2 avrai circa 8/10 di Alta. Se 10 mm. alta e 3 mm. larga avrai 7/10. Se 10 mm. alta e 4 larga avrai 6/10 di alta. E cos tira la proporzione per ogni altra misura. Quindi una scrittura Allungata 10/10 non si pu dare, perch non si pu tener conto di qualche lettera che riesce chiusa, ma bisogna tener conto di tutte le lettere di una scrittura nel suo complesso. Dunque, Moretti parla di rapporto proporzionale, che vuole una divisione, mentre sul piano matematico indica un criterio che opera solamente in termini di sottrazione. In altre parole, Moretti pensa al Largo di lettere, vale a dire al segno che indica il rapporto proporzionale tra lampiezza e la lunghezza, ma scrive unaltra cosa: un caso in cui si pu essere daccordo con ci che si voleva dire ma non con ci che si detto. Insomma, Palaferri aveva ragione quando scriveva che bisogna prendere in considerazione la lunghezza della lettera, perch questo quanto si desume dalla lettura critica dello stesso Moretti. Il quale, infatti, confonde le dimensioni di altezza e di lunghezza, tanto vero che lo stesso problema lo si desume dalla definizione (errata sul piano lessicale) del segno Disuguale metodico del calibro che, come stato dibattuto, misura la lunghezza e non laltezza (calibro). In effetti lo stesso Palaferri che indica il corretto modo in cui vanno calcolate le dimensioni ai fini del Disuguale metodico e ci in linea con quanto scriveva lo stesso autore nella penultima edizione del Dizionario grafologico, a proposito di Allungata:

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Il grado si misura sottraendo ai mm della lunghezza quelli della larghezza orizzontale delle lettere. Pi cresce il Calibro e pi cresce ovviamente il grado. In effetti, la nuova grafologia dimostra che, se si vuole conferire coerenza al pensiero di Moretti e al suo metodo, il modo corretto di calcolare Allungata deve consistere nello stesso criterio con cui si calcola il Disuguale metodico del calibro, ossia misurando la lunghezza e non laltezza. Ci implica che erra lo stesso Torbidoni quando fa coincidere Alta con Calibro grande. Tanto vero che, concepito in tale modo, Allungata tende a coincidere con Solenne. Ma non pu essere cos: Solenne il segno che in funzione sia del Calibro grande sia dellaltezza che coincide con la lunghezza. Quando le due dimensioni implicate (la lunghezza e laltezza) non sono pi coincidenti, infatti, Solenne diminuisce di ben 3/10 (con Pendente, ma lo stesso discorso dovrebbe imporsi anche per Rovesciata, come sembra naturale, sennonch lo stesso Solenne una sindrome che vuole anche Intozzata I modo e su questa base, ovvero considerando la combinazione di Rovesciata + Calibro grande + Intozzata I modo superiore alla media, si comprende il motivo per cui in Solenne Moretti tolleri la presenza di Rovesciata). Sono coinvolti, infatti, due concetti diversi: la spinta irradiativa, in un caso, ed il sentimento dellIo integrato con il sentimento del tu, nellaltro. Il primo definito secondo laltezza (tutti i segni del calibro e la sindrome di Solenne), laltro, invece, valuta il rapporto proporzionale tra la larghezza e la lunghezza, vale a dire il Largo di lettere (ovviamente considerato in s e per s, perch potrebbe essere alterato dalla combinazione con altri segni, ivi compreso lo stesso Solenne58 ), cos come si desume dalla lettura di quanto abbiamo gi discusso in precedenza. E ben ovvio che una vera spinta irradiativa (lesuberanza) vuole, oltre a Calibro grande, anche un buon Largo di lettere, come ormai noto. Fermo il rapporto proporzionale di cui sopra, inoltre, la semeiotica considerata secondo lottica della lunghezza (il sentimento dellIo) restituisce i segni Allungata (con lo Stretto di lettere) e la combinazione Largo di lettere + Disuguale metodico del calibro, come ormai altrettanto noto. Quanto sopra dovrebbe essere pi che sufficiente a dirimere la questione (tutta morettiana, ma, paradossalmente, non avvertita dalla comune dei grafologi morettiani); fatto sta, ovvero sia come sia, la nuova grafologia dimostra che Allungata va calcolato esattamente nel modo in cui indicava lo stesso Palaferri (che noi abbiamo esemplicato