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Sofista (dialogo) - Wikipedia

Sofista (dialogo)
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Il Sofista () un dialogo di Platone dedicato a temi ontologici e risalente al periodo dei dialoghi cosiddetti dialettici o della vecchiaia, cio l'ultima fase della produzione del filosofo. Alla ricerca di una definizione per il "sofista", figura che si riveler sfuggente e per certi aspetti sinistramente simile al "filosofo", lo Straniero di Elea si ritrover a dover affrontare il tema del non essere e compiere un parricidio ai danni di Parmenide: per definire chi il sofista, bisogna prima dire chi egli non , violando per in questo modo il principio parmenideo secondo cui non si pu affermare il non essere. Vengono cos affrontati i quesiti che erano rimasti irrisolti nel Teeteto e nel Parmenide, dialoghi dalla soluzione aporetica a cui si fa esplicito riferimento in vari passaggi della discussione:[1] dimostrando dialetticamente l'esistenza del non essere, Platone supera le aporie di questi due dialoghi, riguardanti l'essere e l'errore, definendo il non essere come modalit dell'essere, come diversit ("essere altro da"). Tutto ci che , che partecipa dell'essere, risulter anche non essere e cos anche le idee saranno identiche a se stesse, ma diverse le une dalle altre, poich l'una non sar l'altra; la realt trascendente pertanto si articoler in una molteplicit di enti, dei quali l'uno non sar l'altro.[2] L'essere dunque una molteplicit, mentre il non essere infinito (256e).
Indice 1 Trama 2 Il metodo dicotomico-diairetico 3 Le definizioni di sofista 4 Il parricidio di Parmenide 5 Note 6 Bibliografia 6.1 Edizioni italiane 6.2 Saggi e bibliografia secondaria 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni

Sofista
Titolo originale Altri titoli Sull'essere

Ritratto di Platone

Autore 1 ed. originale Genere Sottogenere Lingua originale Personaggi

Platone IV secolo a.C. dialogo filosofico greco antico Socrate, Straniero di Elea, Teeteto, Teodoro Serie Dialoghi platonici, II tetralogia Preceduto da Teeteto Seguito da Politico

Trama
Il Sofista, insieme ai dialoghi Teeteto e Politico, costituisce una trilogia, l'unica riconoscibile nel corpus platonico. Al termine del Teeteto (210d), Socrate rimanda la continuazione della discussione alla mattina successiva, dandosi appuntamento con Teodoro nello stesso posto; il rinvio al Sofista, che infatti vede gli stessi personaggi, a cui si aggiunge lo Straniero di Elea, discutere sugli argomenti concordati; a questi due
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dialoghi si aggiunge infine il Politico, in cui si continua la stessa discussione, e che vede lo Straniero discutere con il giovane Socrate di argomenti politici (257a). Ad essi funge idealmente da preambolo il Parmenide: sia nel Teeteto (183e-184a) che nel Sofista (217c) viene ricordato l'incontro avvenuto parecchi anni prima tra Socrate e l'ormai anziano filosofo eleate. Nel Sofista, Socrate come da accordo si incontra con Teodoro e i suoi allievi per continuare la discussione del giorno addietro. Teodoro ha per portato con s un ospite, uno Straniero originario di Elea che dimostra di avere tutte le doti del filosofo. Socrate acconsente a rendere partecipe l'ospite della discussione, e gli pone una richiesta: cercare di trovare una definizione per le parole "sofista", "politico" e "filosofo". Lo Straniero decide di condurre l'indagine con il metodo diairetico, aiutato dal giovane Teeteto l presente, cercando inizialmente la definizione di un oggetto pi semplice, la "pesca con la lenza", per poi spostarsi su quella pi complessa di "sofista". Insoddisfatto delle sei definizioni ipotizzate per quest'ultimo, lo Straniero passa ad analizzare tematiche inerenti all'essere e il non essere, con particolare attenzione per la dottrina di Parmenide, che viene confutata attraverso l'analisi dei generi sommi. Infine lo Straniero d un'ultima definizione di "sofista".

Il metodo dicotomico-diairetico
Per approfondire, vedi Diairesi.

La prima importante questione che viene posta all'inizio del Sofista di carattere metodologico, e concerne il metodo d'indagine da utilizzare per ricercare una definizione per il sofista. Nella fattispecie, com' noto, lo Straniero discutendo con Teeteto ricorre alla dialettica e al metodo diairetico o dicotomico. Il procedimento cos sintetizzabile: preso un tutto uno (lon), lo si divide nelle due parti/aspetti complementari che in esso sono riconoscibili, e di queste due parti si sceglier quella che interessa per la ricerca in corso, dividendola a sua volta in due. Cos facendo, ripetendo la divisione per ogni aspetto di nostro interesse fino a giungere all'oggetto d'indagine, l'intero di partenza sar alla fine diviso nelle sue varie forme (eidos). Da qui, risalendo a ritroso seguendo le varie ramificazioni ottenute, possibile ritrovare la definizione dell'oggetto studiato, unificando i vari aspetti di nostro interesse. Vi sono dunque due momenti: il primo consiste in una divisione (diairesis), mentre il secondo in un'unificazione (coinonia).[3] Bisogna per essere prudenti nello svolgimento di questo metodo, poich facile sbagliarsi e commettere errori. A questo riguardo, nel Politico lo Straniero mette in guardia il giovane Socrate dall'applicarlo troppo alla leggera, raccomandandogli invece di procedere a passi brevi, analizzando nel dettaglio i vari passaggi:
Facciamo attenzione a non separare una parte troppo piccola rispetto alla grandezza e al numero del tutto, e a non separarla dalla specie cui appartiene: ma la parte che viene separata abbia sempre insieme la specie. bellissimo separare direttamente dal resto l'oggetto della ricerca, nel caso in cui questo si svolga in modo corretto, come tu poco fa hai fatto, quando, ritenendo di avere tra le mani la distinzione, hai affrettato il discorso, vedendo che si orientava verso gli uomini; ma, amico, molto pi sicuro procedere tagliando attraverso le parti mediane, e sar pi facile imbattersi nei tratti distintivi delle cose. (Politico 262a-b; trad.: E. Pegone)

In questo modo possibile studiare meglio l'oggetto di indagine e le differenze tra le varie arti (technai), poich il metodo diairetico permette di
comprendere l'affinit e la non affinit, e sotto questo aspetto le considera tutte alla pari, e per la somiglianza non stima le une pi ridicole delle altre, e in nulla stima pi nobile colui che spiega la caccia tramite la strategia, piuttosto che con l'arte di ammazzare i pidocchi, ma al limite pi presuntuoso. (Sofista 227b; trad.: G. Giardini)
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Ora, applicare questo metodo ad una figura complessa come quella del sofista un'impresa ardua. Per facilitare il compito a Teeteto, lo Straniero decide di iniziare con un oggetto ben pi semplice: il pescatore con la lenza (218e). Punto di partenza la constatazione che la pesca con la lenza un'arte, e che le arti possono essere poietiche, cio creano qualcosa, oppure preposte ad acquistare qualcosa; nell'arte dell'acquistare, a sua volta sono distinguibili l'arte dello scambiare e quella di impadronirsi di qualcosa contro la volont di qualcuno; quest'ultima arte dell'"impadronirsi", poi, pu essere esercitata apertamente, e in questo caso si parla di "lotta", oppure celatamente, e abbiamo la "caccia"; la caccia, a questo punto, pu essere o di prede inanimate oppure vive, e nel caso di caccia a esseri viventi bisogna distinguere tra chi caccia animali terrestri e chi invece animali "remiganti", i quali, a loro volta possono essere alati o acquatici. Si cos giunti a distinguere la "caccia agli uccelli" dalla "pesca", ma la ricerca non finisce qui. Anzitutto, la pesca pu essere fatta o per mezzo di "impedimenti" (reti, nasse) o per mezzo di "colpi" (ami, tridenti), e in questo secondo caso si deve distinguere la "pesca con il tridente" (che colpisce dall'alto verso il basso) dalla "pesca con la lenza" (il filo viene tirato dal basso verso l'alto). A questo punto, lo Straniero non deve fare altro che riunire i vari aspetti sorti dalla diairesi e dare una definizione per la "pesca con la lenza" (220a-221c).

Vincenzo Gemito, studio per Il pescatore (1871)

Le definizioni di sofista
Dopo aver mostrato come si deve impiegare il metodo diairetico con l'esempio del pescatore con la lenza, lo Straniero di Elea pu ora occuparsi, insieme a Teeteto, dell'argomento della discussione, cio il sofista. Dall'analisi emergono sei definizioni: 1. 2. 3. 4. 5. 6. cacciatore di giovani ricchi e famosi (223b) commerciante di nozioni inerenti all'anima (224b) venditore al minuto di nozioni inerenti all'anima (224d) disputatore di discorsi (225e) purificatore dell'anima dai falsi concetti (227b-c) uomo capace di discutere di qualsiasi argomento (231a)

Anzitutto, il sofista mostra di essere simile al pescatore, poich entrambi sono accomunati dall'attivit di caccia; ma mentre il pescatore caccia animali acquatici, il sofista ricerca giovani ricchi e facoltosi, attirandoli con la promessa di renderli, dietro compenso, uomini sapienti e virtuosi (definizione 1).[4] Facendosi pagare per i propri insegnamenti, il sofista pu anche essere visto come un commerciante che in cambio di denaro fornisce nozioni inerenti all'anima (definizione 2) - aspetto che viene ulteriormente specificato con la definizione 3. Inoltre, quando si parla di sofistica non si pu dimenticare l'eristica, l'arte del "battagliare" con i discorsi in modo da mettere a tacere l'avversario: il sofista, nel senso dato dalla definizione 4, dunque paragonabile a un lottatore che combatte con le armi dei logoi. Infine, lo Straniero rintraccia nel sofista anche un aspetto positivo, quello cio di estirpare i concetti sbagliati dall'anima mediante la sua attivit paideutica (226d-e). La definizione 5 mettere in imbarazzo i due interlocutori, poich il sofista sembra essere accomunabile al filosofo, il quale, simile a un medico, mette in atto una purificazione dello spirito. Qui si mostra in tutta la sua chiarezza l'ambiguit che propria del sofista, il quale esercita la propria arte mimetizzandosi e fingendo di essere altro da s. Come emerge dalla definizione 6, il sofista vanta di essere in grado di insegnare qualsiasi cosa, di saper parlare di qualsiasi argomento e contraddire con i suoi discorsi qualsiasi avversario;[5] ma un uomo pu essere davvero onnisciente? Come emerge anche dagli altri dialoghi platonici dedicati alla critica della sofistica, per parlare di qualcosa necessario conoscere l'argomento di cui si parla; il sofista, invece, non possedendo conoscenze
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specifiche, non potr mai contraddire un esperto (233a). L'arte del sofista, in ultima analisi, consiste nell'ingannare i giovani con discorsi affascinanti, mostrando loro non la verit, ma una sterile imitazione della realt, fatta di vuote parole.[6] Il sofista si rivela dunque una figura perniciosa, dai tratti sfuggenti, che bisogna a tutti i costi delineare in modo netto, cos da evitare confusione. Non infatti casuale che, alla richiesta di Socrate in 217c, lo Straniero decida di partire proprio dal sofista: una volta compreso quale sia il sapere proprio del sofista, sar pi facile individuare il sapere del filosofo e del politico. Per questo motivo la prima parte del Sofista (e cos sar anche nel Politico) viene dedicata a questioni metodologiche, ricercando di definire una techne generale che si avvicini il pi possibile alla techne da studiare, cos da poter fare luce su quest'ultima.[7] Esercitando la diairesi, tuttavia, si divide ogni techne in due specie tra di loro contrarie, di ognuna delle quali si deve dire che non l'altra: per definire il sofista, in ultima analisi si deve dire che cosa egli non - ma affermare questo significa superare l'ontologia parmenidea, questione di non poco conto che impiega la gran parte delle energie dei due interlocutori. Solo alla fine di questa lunga discussione su essere e non essere, lo Straniero pu ritornare sul sofista e, attraverso una nuova diairesi, giungere a definire la sofistica come
l'imitazione dell'arte di contraddizione, parte simulatrice dell'opinione, del genere che crea apparenze che deriva dalla capacit di creare immagini, che parte umana e non divina dell'arte del creare, la parte cio che crea meraviglie nei discorsi. (Sofista 268c)

Il parricidio di Parmenide
Per poter dare una definizione di sofista, per poter dire chi egli , bisogna prima dire chi non ; tuttavia, affermare di poter dire il non essere significa violare un caposaldo dell'ontologia di Parmenide, quello secondo cui il non essere non si pu n dire n pensare (237a). Urge allora approfondire la questione, e compiere quello che lo Straniero definisce un parricidio ai danni del grande filosofo suo connazionale (241d). Non qui il caso di dilungarsi sul complesso rapporto sussistente tra Platone e Parmenide;[8] quello che importa comprendere che l'esercizio della dialettica impossibile se si nega l'esistenza del non essere. Liquidare la tesi di Parmenide sul non essere di estrema importanza per sbarrare la strada agli inganni del sofista, per poterlo definire con rigore ed evitare che si confonda con il filosofo, con colui cio che purifica l'anima dagli errori. A questo scopo, bisogna portare avanti la ricerca
non su tutte le forme, per non confonderci tra molte, ma scegliendone alcune di quelle che vengono chiamate pi grandi, considerando per prima cosa quali siano una per volta, poi, come si comportano quanto a capacit di congiungersi tra di loro, cosicch, se non potremo afferrare l'essere e il non essere in tutta chiarezza, almeno su di essi non ci troveremo privi di argomentazione, per quanto lo consente il criterio della nostra attuale ricerca. (Sofista 254c)

Parmenide nella Scuola di Atene di Raffaello Sanzio

Cos facendo, lo Straniero risale ai 5 generi sommi, i 5 predicati fondamentali da cui discendono tutte le cose: 1. essere 2. identico
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3. diverso 4. stasi 5. movimento Il primo principio l'essere; il problema sorge per quando si passano a osservare il secondo e il terzo genere, identico e diverso, e il quarto e il quinto, stasi e movimento: identico e diverso non sono la stessa cosa, come un oggetto in movimento non pu essere fermo, e viceversa. Ci impone di accettare l'esistenza del non essere come modalit dell'essere, in quanto "essere altro da": per tutti la natura del diverso, rendendo ciascuno differente dall'ente, lo fa non essere (256d-e). Tutti i generi dunque partecipano dell'essere (che molteplice) e per questo motivo sono e non sono enti.
Noi, infatti, da tempo diciamo di lasciar perdere il contrario dell'essere, che ci sia o no, se passibile di esame razionale o se del tutto irrazionale. Quello che noi abbiamo detto ora, cio che il non ente , o qualcuno ci convince che non detto bene, dandone la dimostrazione, o, finch non ne capace, deve dire anche lui quel che diciamo noi, che i generi si mescolano gli uni con gli altri e che l'essere e il diverso attraversano ogni cosa e l'uno l'altro, ma che il diverso venendo ad avere parte dell'essere, non , a causa di questa partecipazione, ci di cui partecipa, ma diverso, e poich diverso dall'ente molto chiaro che necessariamente il non ente. L'ente poi in quanto a sua volta ha parte del diverso dagli altri generi, ed essendo diverso da tutti quelli, non nessuno di essi tutti gli altri insieme eccetto se stesso, tanto che a sua volta l'ente indiscutibilmente per mille cose e in mille situazioni non , e cos anche gli altri generi, sia uno per uno che tutti insieme, in molti modi sono, in molti altri no. (Sofista 258e-259b )

Essere e non essere spiegano l'esistenza di vero e falso non come interni alle cose, ma esistenti nel mero giudizio. Il pensiero discorso, inteso come dialogo muto che l'anima intrattiene con s stessa (263e), ed sempre pensiero di qualcosa, e mai di nulla. L'essere stesso viene cos ricondotto al discorso, al pensiero, poich il falso consiste nel dire di una cosa che di una specie invece che di un'altra, nel dire cio di una cosa un essere che non le appartiene, e quindi dire che ci che non .[9]

Note
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Bari 1997, p. 167. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Bari 1997, pp. 174-5. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Bari 1997, pp. 168-9, 180. ^ Una definizione simile viene data da Socrate in Eutidemo 290b. ^ Illuminanti al riguardo sono le parole di Gorgia in Gorgia 457a. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Bari 1997, pp. 169-170. ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Bari 1997, p. 168. ^ Per approfondire la questione, si rimanda alla voce: Parmenide (dialogo). ^ F. Adorno, Introduzione a Platone, Bari 1997, pp. 176-177.

Bibliografia
Edizioni italiane
Sofista, trad. di A. Zadro, in: Platone, Opere complete, a cura di G. Giannantoni, Laterza, Bari 1982, vol. 2 Sofista, a cura di G. Reale, in: Platone, Tutti gli scritti, Bompiani, Milano 1990 Sofista, trad. di B. Bianchini, Armando, Roma 1997 Sofista, trad. di G. Giardini, in: Platone, Tutte le opere, a cura di E.V. Maltese, Roma 1997
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Sofista, a cura di F. Fronterotta, Bur, Milano 2007 Sofista, a cura di B. Centrone, Einaudi, Torino 2008

Saggi e bibliografia secondaria


F. Adorno, Introduzione a Platone, Laterza, Bari 1997 G. Carchia, La favola dell'essere: commento al Sofista, Quodlibet, Macerata 1997 L. M. De Rijk, Plato's Sophist: A Philosophical Commentary, Amsterdam, North-Holland, 1986 Etudes sur le Sophiste de Platon, publies sous la direction de Pierre Aubenque; les textes de ce volume ont t recueillis par Michel Narcy, Bibliopolis, Napoli 1991 M. Migliori, Verso il "Filosofo": dialettica e ontologia nel "Sofista" di Platone, Rivista di filosofia neo-scolastica, 91 (1999), pp. 171-204 G. Movia, Apparenze essere e verit, Commentario storico-filosofico al "Sofista" di Platone, Vita e Pensiero, Milano 1994 L. Palumbo, Il non essere e l'apparenza: sul Sofista di Platone, Loffredo, Napoli 1994 G. Sasso, L'essere e le differenze: sul "Sofista" di Platone, Il Mulino, Bologna 1991 A. Zadro, Ricerche sul linguaggio e sulla logica del sofista, Antenore, Padova 1961

Voci correlate
Dialoghi di Platone: Parmenide Teeteto Politico Filebo Sofistica Parmenide di Elea Ontologia Metafisica Essere (filosofia) Dialettica Diairesi

Collegamenti esterni
Testo del Sofista (http://www.miti3000.it/mito/biblio/platone/sofista.htm) (Miti 3000) Platone, Sofista, a cura di Beatrice Bianchini, Armando editore, 1997 (http://books.google.it/books? id=YRKpbZtMXMIC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false), anteprima books.google.it (EN) Sophist (ftp://sailor.gutenberg.org/pub/gutenberg/etext99/sopht10.txt) (Progetto Gutenberg) Il Parricidio di Parmenide (http://www.filosofico.net/parricid.html) su Filosofico.net Portale Filosofia Portale Letteratura

Categorie: Opere letterarie in greco antico Dialoghi platonici Opere letterarie del IV secolo a.C. Questa pagina stata modificata per l'ultima volta il 18 set 2013 alle 22:34. Il testo disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo; possono applicarsi condizioni ulteriori. Vedi le Condizioni d'uso per i dettagli. Wikipedia un marchio
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