.

. » q . a 'ò G..CAMILLO ANTONA-TRAVERSI (Bose cavóucciane. PARAVIA & C. B. I^DLJOS'.. S' .

Stab. LUIGI & ITALIANO SIMBOLI - Recanati .Prem. Cromo-Tip.

e fruttata. il quale ne disse in questi termini: « Camillo Aìitona. a distanza di molti anni e senza amarezza — avrebbe procacciato.AL CORTESE LETTORE. non poca lode Fochi. se ne accorsero. una Cattedra universitaria. o dei primi. lo in altro paese — mi dico oggi. invece. stizia alle . pubblicai un lungo secolo studio sulla « Lirica classica della seconda ». e senza più lontano ac- cenno a derivazioni » Dopo il Traversi. metà del Solo.Traversi fu il primo. Poeta. Battei di io davo alle stampe — per i tipi : dell' editore Parma — il un volumetto dal quale. Neil' anno di grazia 1889. forse. lo fece ma con industria il sottile non disgiunta da ammirazione il grandissima verso nostro servili. che furono da molti altri soltanto dopo la . nel ristretto mondo dei letterati e dei filologi. a ri- cercare le un vent' anni fa. in un opuscolo ora non più. reperibile. resero giufatiche. titolo Spigolature classiche leopardiane. pazienti. nella Rassegna Nazionale di Firenze. autore di un eccellente lavoro sulla Vera critica delle fonti a proposito di pretese imitazioni carducciane. L. nessuno continuò così largamente qtieste riprese indagini. amorose * Qualche anno dopo. mie lunghe. XVIII nei Levia Gravia e nei luvenilia a farne menzione — almeno eh' io sappia — fu Giu- seppe Checchia. ne parlarono. imitazioni carducciane specialmente da Orazio e altri latini.

cioè quando alla sua apoteosi. e lo mando la bella fra gli studiosi del grande scrittore marem- mano. che degenerò in feticismo. raccolgo alcune ducci. seguì quxisi per reazione di neo-critici ». Grazie sian rese al valoroso Professore di questo suo atto di gentile giustizia.— 4 — un movimeìito inconsulto morte del Carducci. Oggi. * * * In pari tempo. e trarranno da essi insegnamenti sempre nuovi e cònsoni ai tempi che noi tutti viviamo. ristampo un mio vecchio commento al Qa- Ira che credo riuscir possa di qualche utilità a quanti — giovani e vecchi — leggeranno quei mirabili sonetti sulla Rivo- luzione Francese. Camillo Antona-Tra versi Parigi. *. dell' le lettere scrittemi dal Car- quali fan e nuova e bella testimonianza della nobiltà « animo suo. onde fama s' accresce e accrescerà sempre piii con V andar degli anni. agosto del 1920. riunisco quelle mie ricerche in questo libro. .

per avventura. si compiacque lo stesso Carducci. E cosi doveva necessariamente avvenire: troppo diversa era la . può concedere meritamente a se stesso l'illustre uomo {sume superbiam quaesitam meritis). m' hanno V aria di estatici Eremiti della Tehaide fatti partecipare con dolce violenza a un giocondo e tempestoso convivio di legionarj romani. E mal a proposito. cred' io. clamoroso pranzo di don Rodrigo e del conte Attilio. o il generoso sdegno per la presente umiltà della patria (come neir ode AgV Italiani. tuttavia il Carducci non deriva da Giacomo Leopardi. in mezzo a quelli del Carducci.LA LIRICA Nei DELLA SECONDA METÀ <' DEL SECDLO LEVIA GRAVIA „ e nei '' lUVENILIA „ Quantunque i Levia Gravia e i luvenilia rigurgitino reminescenze leopardiane (tanto che il numero di queste supera. che si trovano sparsi pei Levia Gravia e pei luvenilia. questa misera che io ardisco negargli. d'aver saputo opportunamente e abilmente innestare a una sua poesia un verso leopardiano. o Y argomento lugubre (come nei versi In memoria di Domenico Carducci mortosi di ferro). ovvero mi ricordano Fra Cristoforo assistente al lieto. I versi del grande di Recanati. più superbe e invidiabili. e partecipante al generoso di vino e alla mondana discussione della brigata. Perchè i molti versi ed emistichj leopardiani. e altrove) sembrerebbero dover avvicinare il Carducci al Leopardi. anche quando. e può facilmente gettare. da gran signore. la somma totale delle reminescenze degli altri classici). vi stanno evidentemente come sovrapposizioni eterogenee. Ben altre compiacenze. in una nota ai Decennalia.

non ostante la diversità d'ingegno e di natura. indicano necessariamente il lungo studio e il gravide amore rivolto dall'imitatore al poeta imitato. l'amore del Carducci per il Leopardi amore che. e consistono quasi sempre laddove dagli altri in una semplice il classici Car- ducci derivò spesso concetti e pensieri importantissimi. Or. e le circostanze politiche. Come i primi Cristiani anche di nazione e di lingua diversi si chiamavano fratelli in Cristo. immerso fino agli occhi nei classici greci e latini. benché innumerabili. Né bastò a ravvicinar due nature discordanti la conformità degli studj e degli entusiasmi classici. sociali. giovinetto. il sommo ingegno che seppe riprodurre da maestro ciò che era il suo sogno principale. sono sem- pre (come vedremo nella seconda parte di questo studio) di identità di locuzioni. ricalcitrò sempre alle malinconie e alla tetra disperazione che formano il substrato e l'essenza dell' ingegno leopardiano. che le reminescenze leopardiane nel Carducci. domestiche. dovesse necessariamente ammirare. da cui il Leopardi specialmente nell' età matura altro non prese che la forma. questo lungo studio e questo grande amoì^e indicano quasi sempre una certa affinità e somiglianza tra l'ingegno dello imitatore e quello dell' imitato. adorando. : — — degli studj e degli entusiasmi classici. Di qui. cioè. . come ognun vede. Troppo fisiche tempi. specialmente quando sono in così ostinata continuità. e specialmente i canti nei quali il Recanatese riprodusse divinamente le forme e gli eterei fantasmi della poesia greco-romana. fu indiretto e riflesso. leggendo per la prima volta il Leopardi. Ma qui sorge spontanea una domanda Come si spiega la esuberante abbondanza di reminescenze leopardiane nei Levia Gravia e nei luvenilia ? Le reminescenze di un poeta. né quella educazione greco-romana. della vita dei due poeti. amò ardentemente il Leopardi soltanto per la comunione — — : — — : . cosi il Carducci. Egli amò nel Recanatese le divine forme e i fantasmi dei poeti greci e latini pur ammirando e adorando quelle. E ciò servirà a spiegare anche un altro fatto.— versi i 6 — di- natura del Leopardi da quella del Carducci. pura forma. e s' amavano tra loro solamente per Cristo . Ecco io credo che il Carducci.

Per essa. dallo studio trattò in il prima lui. - . Si sente. nella imitazione dei medesimi passi. nei quali. e con essa. Ciò potranno giudicare da se stessi i lettori. E ciò è tanto vero che. o traduzioni. vere e distinte reminescenze foscoliane. specialmente al modello principale. ninno Italia tanto abilmente i metri oraziani quanto e confrontare Fantoni. Tibullo e Ovidio. che degli . né l' ode Al Targioni e quella A Giulio. Perocché a me pare che il punto di partenza della grande opera lirica del Carducci conformità immagini. Orazio. io credo. e dal comune punto di partenza. E se il Carducci (come mostrerò più sotto) tenne sempre un po' massime nei Levia Gravia e nei luvenilia . in di aspirazioni e d' : due ingegni siasmo per i fantasmi eterei della greca poesia. In tal caso. risali il Carducci agli esemplari latini dei poeti di quel periodo. scorrendo i raffronti che troveranno appresso.— Assai poesia di . 7 dalla nelle meno discordò il Carducci dall'ingegno e Ugo Foscolo quantunque rarissime siano. dopo aver indicato i versi del Carducci derivati da Orazio. talora anche falsa. perchè il più delle volte il Carducci sa rendere da vero e grande poeta (anche nelle cose sue più giovanili) la voce di Orazio laddove i lirici del settecento ne danno spesso un' eco indistinta. opera non inutile all'avveni- re della metrica barbara in Italia studiare gli due abilissimi maneggianon bisognerebbe trascurare le Primavere elleniche^ che trovansi nel volume delle Nuove Poesie. una continua e distinta poesie del nostro. certo. Sarebbe. Dico talora. quando gli avviene d'imitar passi oraziani (come gli accade spessissimo nei Levia Gravia e nei Iuvenilia\ lo fa talora con le stesse sia parole e frasi adoperate. fioca. la profonda somiglianza dei somiglianza accresciuta dal comune entu- (come per quella del Foscolo) la lirica classica della seconda metà del secolo decimottavo. dal Cerretti.dei lirici del settecento le esempj e norme di questi tori dei metri oraziani. piuttosto. dal Fantoni e dagli altri di quel tempo. aggiungo non poche imitazioni. le quali si trovano nei luvenilia. Anche di il pensiero imitare i metri oraziani venne primamente al Carducci di quei lirici: e. stessi versi fecero d' i lirici del settecento.

: (come ai di nostri fu dato al Carducci) di quegli - spiriti di libertà e di giustizia. ora troppo ingiustamente dimenticato e il che può dirsi. Imitando. come ho il già detto. Né il Fantoni potè sempre animar la sua lirica Certo. il Carducci scrive : Ed al cantor lesbiaco Spavento de' tiranni. che noi venuti dopo due o tre . 9) : Alcaei minaces Camenae. non fece. Cito.8 in generale. per esempio. tanto più spesso ciò gli questo luogo d' avviene col Fantoni. anche più degli si altri egli del Fantoni. dissipato per indole e travolto continuamente nelle brighe creategli dalla sua scapataggine. di che è reminiscenza evidente Ferretti Preste) : questi del Fantoni {Al E l'alte torri che innalzò l'armato Braccio de gli avi (1): di quel Fantoni. Carducci usa spesso lirici medesime parole e frasi adoperate da del settecento. Spavento de' tirannù Carducci sortì da natura ingegno più profondo e vasto del Fantoni e V ingegno naturale rafforzò e temperò col lungo studio e con la molta dottrina cosa che il Fantoni. come esempio. un verso : ode Nella Piazza di San Petronio le moli Che il braccio armato cupe levò de gli avi. precursore di Giosuè le Carducci. Che se. Orazio (IV. di cui ricorda talora sin tenne del Fantoni: anco nelle Odi dell' Barbare. nelle imitazioni e derivazioni da Orazio. secondo dei quali versi copia a dirittura un verso del Fantoni il : Alceo dai lunghi affanni. sotto certi rispetti. il .

può dirsi. Nella bella ode / Voti. Se aver dee nobil meta al canto mio. . il Cerretti. a buon vero precursore di lui. alla patria. imitazione felicissima di alcuni metri d'Orazio. Parimente. né da il convulso Vincenzo Monti lo splendore e l'impeto sonante dell'immaginoso verso. locuzioni. né potè il apprendere e dal Foscolo (come potè Carducci) la fierezza fremito di nobili sdegni. con crescente splendore d' immagini e impeto di suoni. lo splendore delle locuzioni oraziane. eh' egli consacra il suo canto alla virtù. diritto. si bene da tutti i lirici seconda metà del secolo decimottavo. solamente dal Fantoni. nell'ode La Filosofia morale. dopo avere scritto: Schifo d'aduìator suono mendace. alla libertà. per lo sfolgorio delle l' condensazione e immagini. il — Ma non Facciamo alcuni raff'ronti. tolse spesso della Iiweniliaj concetti. né potè arricchirsi (come il Carducci) tacitiana e delle squisitezze stilistiche e dei felici ardimenti di Ugo la Foscolo e di Giacomo Leopardi. e anche per aver cantato talora libertà e giustizia — prima ancora della Rivoluzione Francese. Sien lunghi i giorni miei. soggiunge : Che se nel reo servizio '1 Precipitar co vulgo anch' io dovrò. il Carducci.rivoluzioni^ dall' Alfieri - respiriamo nell'aria. dopo aver detto.pongami Del fratel generoso entro V aveì La Madre. con le stesse eleganze prima ancora di Vittorio Alfieri del Venosino imitate poi dal Carducci. il Carducci. Immaturo com. A ogni modo. nei Leiria Gravia e nei immagini. e dopo aver aggiunto: Adulator di trepidi Liberti e vili sofi io non sarò.


soggiunge
:

10

Ma

se,

a

me

stesso e alle tue leg-gi

infido,

Dando

al sentier

de

la virtù le

spalle,

Prima su
Componga,

'l

fato

mio pianto immaturo
il

Versi la inadre^ e tra profumi eoi
i

membri sovra

rogo oscuro.

L'ode A Febo Apolline - che è, forse, la men bella di quante ne abbia mai scritte il Carducci, ma che può offrir materia a uno studio curioso - ribocca di reminiscenze dei lirici del settecento. Il concetto fondamentale dell'ode è una preghiera fatta dal poeta al sole affinchè tramonti presto, perchè attendono esso poeta, al cader della notte, gli amplessi della sua fanciulla. Ugualissimo è il concetto dell' ode del Mazza, La notte, in cui il poeta prega la notte a discender presto per affrettare i sospirati gaudj del talamo. Cito con ragione V ode del Mazza, perchè questi - al pari del Carducci - si dilunga molto nella preghiera, facendone quasi il concetto fondamentale della sua ode, come della sua fa il Carducci. Ma brevi e fuggitivi accenni a cotal desiderio e voto trovansi frequente-

mente nei lirici del settecento e nei poeti latini imitati da quelli. Il Parini, che pur fiori nella seconda metà del secolo, scrive nell' ode Le Nozze :
Quando
il

sole in
il

mar
si

declina,
:

Palpitare

cor

sente

Gran tumulto è nella mente. Gran desio negli occhi appar;
ai

quali

versi

ebbe,

forse,

l'occhio
il

il

luoghi di questa sua ode.

Anche

Cerretti, nell'

Carducci in varj ode Tibullo

a nozze Lucchesi

:

Già d'Esperò nel ciel brilla la luce: Qual mai d'Esperò v'ha luce più bella, Che le fanciulle a' talami conduce?;

i

quali versi, del resto, son

imitati o tradotti

da Catullo

{Carm. LXII):

11

Hespere qui caelo lucet iucundior ignis ? Qui natam possis complexu avellere matris, Et iuveni ardenti possis donare puellam Quid datur a Divis felici optatius bora ?
:

come ancora Tibullo e Ovidio (imitati frequentemente dai Lirici del settecento) già
lo

E

stesso

Catullo

-

avevano

fatto in più luoghi gli stessi accenni. Ovidio,
di
-

per

Piramo e Tisbe la storia dei quali amanti è toccata molto opportunamente dal Carducci nella stessa ode, avendo l'occhio evidentemente a Ovidio (2) - dice che il giorno, precedente il convegno notturno di quei due amanti, sembrava loro molto pigro
esempio, là dove parla
e lento a tramontare {Mei. IV)
:

et lux, tarde decedere visa,

Precipitatur aqnis, et aquis nox surgit ab isdem.

E
LXII)
:

Catullo, parlando pure di sposi novelli, dice {Carni.

Vesper Olympo Expectata diu vix tandem lumina tollit.

In

fatti,

anche

il

Carducci nella stessa Ode scrive:

E
i

corro e guardo ed Espero
in cielo affretto;

Gridando

quali versi, ricordano, nelle
altri

immagini e nella locuzione,
del

due
notte.

versi

degli

Amori

Savioli

;

il

quale,

al

contrario del Carducci,

non potendo godere durante

la

De
e

la fida d' altrui

sposa a

lui cara,

desiderando

all'amata donna, dice

ardentemente V alba, (// Furore):

per

poter

correre

E

l'alba affretto^ e
il

ai

talami

Gridando

sol precedo.

Del rimanente, nella detta ode A Febo Apolline, il Carducci imita assai spesso gli Amori del Savioli. Dice, per esempio, il Carducci
:


Ah

12

no, che sen più candido

Endimion non strinse Quando notturna venere

La
e
il

schiva dea scinse

;

Savioli,

pur

in via di

paragone

(//

Passeggiò):

Forse

fatte in Caria

Endimion string-ea Quando dal carro argenteo Diana a lui scendea.

E

altrove {Alla propria

Immagine)

:

Salmace, ardita naiade, Là nel paterno rivo, Non strinse a sen piti candido
Il

giovin freddo

e

schivo.

Scrive

il

Carducci

:

Clizia,

Oceania vergine,
te

Per

conversa in

fiore,

Ancor mutata serbati Il non mutato amore;
e

il

Savioli {All'amica abbandonata):
Clizia,

affannosa Driade,
fior

In croceo

cangiata,

Tien volta al caro Apolline La faccia abbandonata.

Il

concetto,
i

come ognun vede,
poeti;

in

ambedue
sott'

ma

il

è perfettamente uguale Carducci non si appagò di

tener

occhio solamente
:

il

Savioli in questa

remini-

contemporaneamente al libricciuolo del medesimo aprì anche le Metamorfosi d' Ovidio, da cui
mitologica
il Savioli. Ond' è che, sebbene il condue versi sia del tutto identico, cosi nella strofe del Carducci come in quella del Savioli, tuttavia, nella locuzione, il Carducci è anche più strettamente fedele
i

scenza
derivò

suoi versi
ultimi

cetto

degli

a Ovidio,

il

quale dice {Met. IV):

Vertitur ad solem, mutataque servai amorem,

si abbrac- — genua alieni (vedi. i quali abbracciati altari — questo luogo del Carducci. e non furo i superi A me Tutto di grazia avari. s'intende. per esempio. Similmente. IX): Crinalem capiti vittam nataeque sibique Detrahit.. potevano abbracciare i ginocchi. 51647): aitarla circum . in e greci. si abbracciavano i suoi ginocchi.. nel se- condo canto delV Eneide (v. 3. ciò. et divum amplexa siraulacra sedebant . Quando facevano direttamente a una persona viva. per impetrar dagl'Iddìi l'amore il e gli amplessi della sua fanciulla. 2. dei tragici. presso gli antichi e specialmente V abbracciare era un'azione concomitante sempre si le domande e le preghiere dei supplicanti. I poemi d'Omero rigurgitano di tali abbracciamenti di ginocchi. specialmente. 6. Savioli {Le Fortune): a Venere I voti miei fur cari : Pace r udii promettere Dagli abbracciati altari . Plauto. Cistell. Il Carducci scrive anche: di lacrime Io gli abbracciati altari Sparsi. 25.. et passis aram complexa capillis^ ecc. la ricordano anche molti luoghi dei poeti pur rimanendo certa. reminiscenza del Savioli latini — e. 1. e Ovidio (Mei. È presso poi i Greci. Anche i Latini hanno talora la locuzione amplecti pio. o . Vergilio.— 13 — : tradotto fedelmente dal Carducci E ancor mutata Il serbati non mutato amore. Del resto. per esem- cose più strettamente attinenti alla persona. si quando non ciavano le Rud. ben noto che. 16).

. al desio che m'agita Soverchio indugio è morte Deh. Il Carducci scrive : Oh. trovandosi nello stesso caso (La notte) : Deh. esclama ! : Pietà. ! . nella Caduta Abbracciando Degl' imi che le porte ai comandano potenti. d' angosciose notti False quieti. Il Carducci. Siede pallor lievissimo In su e il le rosee gote. divino Apolline Spingi i destrier celesti . E il Savioli.— al Dio. come pigre avanzano Per mio supplizio l' Ore! Ah. E i cari occhi cerulei Accesi in te fissarsi. Oh. 14 — il che : si voleva supplicare. Sa violi {Alla propria Immagine) : Vedrai le guance rosee D' un bel pallor velarsi. scorrerian più rapide Se le pungesse Amore Numi. Le iìierti Ore sollecita. ecc. sperar lungo e timido. Carducci : Dolce fiammeggian V umide Luci nel vano immote. oh torbidi Sogni dal pianto rotti/. abbracciar ha nei Sepolcri: V urne E Dice il interrogarle. per pietà. Il Foscolo. ecc. Onde Parini. ardendo d' amoroso desiderio. che tante immagini e locuzioni tolse lirici e dal Parini e dagli altri del settecento.

per cagion i d'amore. simili e. più volte uguali lamenti per la stessa greci. di cui tutti cagione e. ricorderò solamente. et bora lam praeterit ipsa vero : Ah. il argomento principale. che fa . che lamenta spesso. negli erotici sia ma con tutto che sì fatti lamenti — per la grande frequenza. Saffo. lam Pleiades occiderunt. e le altre frasche dello Stefano. tuttavia altri poeti italiani. (Il sempre per ismanie amorose così come il Car- ducci furore): E indarno [1 gli occhi in%'ocano fug'g'itivo sonno . Tibullo. il cui lamento consiste nella semplicissima esposizione Greci della cosa stessa dolorosa : — E io dormo sola !) . sola cubo misella ! (Tra parentesi. le affannose notti. del settecento spe- cialmente. lamenti. come ognun Per non dilungar- mi troppo per dall' gì' Italiani. E un freddo orror la torbida Quiete infetta e scioglie.15 e il Savioli. E qui potrei s' recar un migliajo lirici di raffronti di . lam nox media est. sia per la quasi uniformità delle locuzioni lirici — richiamino specialmente alla memoria si del settecento. in latini e greci. quando chi si lamenta è una femmina! Il misella. anche nel lamento. non si trovano nel testo. trovano spesso. per i conoscono la famosa odicina: che lo Stefano traduce elegantemente : lam pulchra quidem Diana. sa. Petrarca. per latini. che incontrano nei . e di sfuggita: semplici e sereni i come sono divinamente anche nel dolore.

— Tacque Cupido. niun poeta trattò il d' altri secoli — . Da Amore i Sogni e aveste. e il Savioli: Stanca le piume incomode. e i versi degli Amori del Savioli se non che. . Furon d' allor . : — Pluto rispose : — La magion letèa Spirti troppo al tuo genio avversi accoglie. Carducci ha: Non lamento perfida La mia fanciulla. come^ nel settecento.16 Tuttavia. temendo d' annojare i lettori. e io il il Carducci: Ed Il Savioli: Entro : i furtivi talami. Pur fra Se vuoi Disse la turba sconsolata e rea servi. Seguitiamo piuttosto a stessa ode con varj luoghi Scrive il Carducci : raffrontar di altri altri passi della lirici del settecento. Dice. il lirico e erotico Gherardo De Rossi quale finse di cercar con ingegnosa favola V origine delle notti degli amanti. Qual premio avrò dell' opra mia ? Dicea Cupido al re delle tartaree soglie Per me rapisti la vezzosa Dea. : e — All' arbitrio dopo brevi istanti mio dunque i ridotti Fra le tenebre voglio sogni erranti. gli avrai : scegli a tue voglie. molti altri se ne potrebbero fare tra versi carducciani Febo Apolline. i furtivi talami . angosciose Ecco il sonetto : Amore e i sogni. oltre i i raffronti già detti. Per me tu al bruno sen la stringi moglie. registrerò solamente qualche altra notabile coincidenza di ode : A locuzioni. discorrendo. Sonni funesti e dolorose notti Tornando dell' al mio proposito. condotti afflitti ! — Pluto assenti. eh' io ricordi — ex "professo questo argomento. per esenipio. . escluso Non io e il Savioli Che me la perfida Per novo amante escluda? Il Carducci scrive: Le vigili piume stancando invano. e via ecc. amanti.

E già Ovidio {Met. Scrive il Carducci : E Al e il in cor fido error pensava i gaudi commessi . con maggior somiglianza ai versi del Carducci {Am. 21): His ego commisi nostros insanus amores. il quale dice {Met. poi. 7) : 0. I.— 17 — Della quadriga eterea Agitator sovrano Sferza i focosi alipedi ecc. arcanis fidissima. Il locuzione rarissima nei classici. felix agitator equorum. 12. e altrove [Trist. cuicumque faves. 2. intanto i facili 2 . Anche il fido : error trova riscontro in Ovidio. ecc. E già Ovidio (Anu III. VII): et se committere noeti. ait. Altrove. 385): agitante Cupidine currus. Scrive il Carducci: e vuole I nostri amor congiungere. II. VII) Nox.^ e il Rezzonico (La Veglia): Alto agitò gli alipedi Della febèa quadriga. : Cerretti {AW Ancella) Se me dovea commettere Solo al notturno orrore. Fantoni l'adopera nel- r ode A Glicera : Ma uniamo Amor.

d' Apollo. Ecco. che tutto supera. ch'io ricordi. Forse. — avvide questa del che il altrimenti : l'avrebbe evitata. o sole. è quel il che congiunge amori. di amori in guanti gialli.18 e la tolse di peso da Catullo. innamorato della figlia d' Admeto. il quale. Fantoni cotal locuzione più propriamente d' Carducci. poeta maremmano non si — a cagione di della lontananza del soggetto ripetizione. che tutto piega. commetterla Nelle mie mani. terzo il Se non che. usò più opportunamente del poiché coìigiungere amori è detto . pare a me. in vece. sa. mite Iddio. Del qual passo. i primi due versi : Amor Amor se. nel suono e nella ripetizione simmetrica. Amore stesso. il X). se: Carducci nella stessa ode Giacca. anziché di ri. 3) : nam Il dulces iungit aniores... due versi di un eroico del settecento. Parlando di Gallo. tutto passo che tutto supera. che tutto piega. nel concetto. dice infatti mezzano {Ca7\ LXXVIII. e vuole I nostri Amor Amor amor cong-iungere. Vittorelli: Amor Amor Parlando guita il che vede che tutto tutto. un terzo che congiunga due amanti. de' tori indocili Dal vago pie calcato L' arco divino argenteo In abbandon sul prato. . Ed. resto. nei versi ossia soggetto gli della proposizione. ricordano : alcuni vincit luoghi di Ovidio e di Vergilio (per esempio Omnia Amor et nos cedamus Amo?n. Vuol. fu il solo dei poeti latini a usarla. Te declinato. amanti stessi che congiungano i proprj amocarducciani. ricordano.

X.19 - E il Rezzonico. Più sopra. Piede talor Più sotto. Febo. 519. divino Apolline !. troppo ancor volubili Scorrono gli anni. dopo aver detto Pietà. (Apollo. parlando di Marte innamorato. non son farmachi ed erbe Medicina d' amore ! . dice ugual- mente {La Veglia): Amor r elmetto Va della guerra Il a togliere al nume : picciol dio col tenero lo calca. dice il Carducci : ^è bastò l'arte medica Verso la cura nova. pietà del mio periglio : !. il Fantoni prese a sua volta l'epiteto di volubile da Ovidio. scrive il Carducci Ke : del voluhil anno. Del rimanente. che V usa in questo senso. Similmente. che ricorda il verso carducciano Pietà. soggiunge : Me misero! Ahi. neir ode Al Forteguerri Ah. come il : tutti sanno. era anche il Dio della medicina).Am. 1. Fantoni. ripetendo in due luoghi il medesimo distico {Met. : e il Fantoni. .49): Labitur occulte fallitque volubilis aetas Et nihil est annis velocius. seguitando a parlar d'Apollo innamorato. 8. nell' ode Ad Apollo medico.

ed orride muggito diverso Rompon le vacche tessale d' '1 La dotta voce e il verso. aditi (3) Né più muggio dagli La religion di Delo. Né bastò r arte medica Verso II la cura nova si . ? . alta. E Tibullo (II. E il Cerretti. caneret cum valle sub Rumpere nmgitu carmina docta boves Delos ubi nunc. 3): Nec Pavit et Admeti tauros formosus Apollo. Phoebe. Con muggito importuu rompere i buoi ! risalì. Ahi. ed '1 Co muggito diverso le Rompon La vacche tessale il dotta voce e verso. parlando anch' egli d' Apollo innamorato (Ti- bullo a nozze Lucchesi) : Oh. quelli gini : di Mettiamo a confronto i versi carducciani con Tibullo. Te I solitari attesero templi ermi del cielo. potuit curas sanare salubribus herbis artis : Quidquid erat medicae vicerat Amor. per mezzo del Fantoni e del Cerretti. ! O quoties ausae. Ma. orride Tu amor gemi. il Carducci in questi due luoghi. air autor primo di tali immaa Tibullo. quante volte osaro i carmi suoi.— Seguita il 20 — Carducci: Tu Co amor gemi. tua est ? Ubi Delphica Pitho Venit et e templis irrita turba domum. Onde chiedea la sua perduta pace. Dice il Carducci: i greggi a pascere Pur ti ritenne Admeto. sol di furie e lacrime nostro Iddio d' giova.

Stimo opportuno farne qui parola. . giacché ho fatto parola di questa imitazione carducciana. artes ! Del rimanente. gli fa dire {Met. il quale imitò fedel- mente la stessa elegia di Tibullo nella sua ode II sogno (A Clemente Bondi). Pe '1 lungo collo eburneo in . curata dal Carducci medesimo. di metterne a confronto di Tibullo. e anche perchè i lettori potranno trovarla facilmente nelF edizione Barbèra dei Lirici del secolo XVIII. : Come al settembre tingonsi fanciulle intrecciano Bianche mele fragranti. Come I gigli alli — Soffri. quod nuUis amor est medicabilis herbis! Nec prosunt domino. o traduzione. dal Fantoni. i versi con quelli Scrive il Carducci : E giorno fu che in trepida : Cura Tibullo ardea Varia di amori il candido Vate Neera augea. ad Albio : Serbata è pur Neera Tendi le braccia a' superi Con molta prece. un altro lunghissimo brano della quarta Elegia del libro III di Tibullo traduce letteralmente il Carducci in questa stessa ode. perchè forse l' illustre uomo fu guidato a questa imitazione. Chioma rugiade Qual de la luna in placido Sereno era il candore Era nel corpo niveo Di porpora il colore. Non trascrivo l'ode del Fantoni.* — 21 — Anche Ovidio. Gemeva egli le vigili Piume stancando in vano pura luce videsi Il cavalier romano. Ma credo necessario. e spera. rappresentando Apollo innamorato. perchè soverchiamente lunga. quae prosunt omnibus. Ma Intonsi i crin fluire Vide e stillar la mirtea assire. dicesti: amaranti. I): Hei mihi.

Hic. quum summo Phoebus prospexit ab . Anche Seneca. parlando d'Apollo innamorato della il Carducci: figlia Né fra le dita ti ambrosie E splendea la lira. iuvenis casta redimitus tempora lauru Est visus nostra ponere sede pedem.22 — E Tibullo: Nec me sopierat. O figlio dell' Egioco. Tu modo cura multa brachia tende prece. Spirabat Syrio myrtea rore coma. . menti deus utilis aegrae. nella stessa Elegia. lumina sera quies. ortu. fabula ficta iocum. scrive Più sopra. Impari tauros calamo vocavit. mette in bocca d'Apol: lo questi versi Me quondam Admeti Non est in vanum niveos pavisse iuvencos. Tandem. fig-lio Più che di Latona? E Tibullo. : Edìdit haee dulci tristia verba modo : Diversas suas agitat mens impia curas. Nec similes chordis reddere voce sonos Sed perlucenti cantus meditabar avena. Somnus sollicitas deficit ante domos. (4) Nec gaudet casta nupta Neaera domo. Sed flecti poterit mens est mutabilis illis. Tuìic ego nec cithara poteram gaudere sonora. d'Admeto. Candor erat qualem praefert latonia luna. . Hoc libi coniugium promittit Delius ipse. parlando d'Apollo perduto amori (Hipp) : in quegli positoque plectro. Ille ego Latonae filius atque lovis ! . Et color in niveo corpore purpureus Ut quum contexunt amarantis alba puellae Lilia : ut autumno candida mala rubent. Pressit languentis Intonsi crines longa cervice fluebant. ? r avena rustica Dal labbro tuo risona.

pros. questa voce. né in quello del Manuzzi né io ricordo d' averla mai veduta nei classici nostri anteriori alla seconda metà del secolo decimottavo. non si trova nel Vocabolario della Crusca. : . deludi.^ . resto. . r empie germane . Sempre nella stessa ode A Febo ^7)o//m<?. Il Passavanti. dove r inaugurato sposo ricorda V ciano : intiero verso carduc- Z/' inaugurata sposa. ha il Carducci: Del giovinetto Piramo L* inaugurata sposa usando V inaugurata nel significato di inauspicata^ come avea scritto da prima. Or. introdussero nella lingua tante altre novità. o malaugurato. in questo significato. del . dispar sepfenis fèstula cannis. — E Ovidio. neir Ode / ìHmorsi : Ove Il a' miei lai eongiungano L' inaugurata voce gufo solitario. e il Sannazaro {Are. ri) lUud erat tempus quo te pastoria pellis Texit onusque fuit dextrae silvestris oliva : Alterius. inaugurato sposo. cioè male auspicala. E il Fantoni (A Melchiorre Cesarotti) Sorgi e . Il flebile alcìon. Cerretti. Qualora occorre a essi di significar questa idea. dice in un luogo dello Specchio di t?era penitenza : « Conciossiacosaché sieno dì infausti e 7ual augurati » . 8) « Ricordami avere non poche volte riso della mal augurata cornice » Se non erro. in questo senso. fu introdotto primamente dai lirici del settecento i quali. novità Il che furono spesso bene accolte dal Foscolo e dal Carducci. l'uso di questa voce. usano sempre la locuzione male augurato. . accennando 23 — amori d' pur egli a quegli Apollo (Mei. per esempio.

Non usa un giorno d' udir che supplice io co' A te pregassi.^ E più sotto Non ei. può dir introdotto nel legittimo patrimonio almeno della lingua poetica. dei luvenilia (secondo Carducci ha questi versi: Quando nel petto e per le vene ardenti A lei si come nembo amor scendea . languendo nei molli talami. più d' una volta s' incontrano in Giovanni vibrate. si della lingua. Per esempio. eleganza di locuzioni del Carducci. Fra i casi augusti del suolo italico Invan di Marte udito Avria r invito e il generoso suon — . in questi versi semibarbari Musa che Fuggendo il fremere de' il litui bellici e regio fulgor di porpore Fra domestiche mura segui ed La virtù pura — il piacer. Oramai. Ma come gonfio trabocca l'Aufido Sceso sarebbe tra 1' aste indomite Pronto a rapir la palma ad offrir 1' alma alla sua patria in don.— 24 — il Accolse questo nuovo uso ^'inaugurato Sepolcri : Foscolo nei E inaugurate immagini dell' orco Sorgon cippi e marmorei monumenti. nell'ode luoghi Per le nozze dì Pietro : Ferrari. densità d'immagini. — . c'imbattiamo. alcuni Paradisi versi e strofe che arieggiano. quand' numeri D'Alceo cingea di fregi. ecc. e Po gonfio per le me in petto e per accese vene Delio scendea. ultimi disi meglio che imitati. Del resto. i quali. III il Nel IX sonetto del libro r ordine dell'edizione Barbèra). per colorito. son due versi della seguente {Al Conte Ancini) : Qual ne Tale a i copiati a dirittura strofe di dagli Giovanni Para- campi il dell' arida Cirene la valle ocnea. Austro.

accolse parecchie nuovo uso del verbo proteggere. con senso un po' dubbio : E voi palme e cipressi. che dai ~ come del il Carducci — tante nuove lo- cuzioni prese volte questo lirici settecento. e crescerete. Proteggerebbe un lauro i Non di ricordo. Si Poveri i lirici del settecento : applicare ad essi versi vergiliani può ben Sic vos non vobis. tempio . che Fantoni. nei Sepolcri. con quel che segue. Carducci: e d' ombre sante nostri amori. Forse. sul momento. per intonazione e colorito. In cui men verde serpeggia di La protegge e. Di vedovili lacrime inafììati. ! nelle im- magini. . poetica introdotta dai più volte. Proteggete i miei padri. Nelle Grazie {Inno I) : e un fatidico laureto. — dai lirici del settecento. . dev' esser certa- mente rarissimo. E il Foscolo.dirò. scrive {Al merito) Protegge i vati con la docil' ombra Palladio ulivo. ha il Nel sonetto precedente (secondo la stessa edizione). per esempio. nelle locuzioni forse. che le nuore Piantan di Priamo. ai versi sopra scritti.— 25 — Singolarmente nei Iiivenilia e nei Levia Gravia si trovano molti luoghi simili. altra volta. il anteriori al settecento ricoprire : se d' aver incontrato nei poeti verbo proteggere nel senso latino anche vi si trova. la vite. Ma procediamo nei nostri raffronti. Ma quanto il Foscolo abbia preso — nei concetti. Il è anch' esso una nuova locuzione V usarono : lirici del settecento. ahi presto.

Neir ode Al Targioni scrive il Carducci : di glorie La fronte Depone . e già presente Annunziò nume un odorata fremito diffuso (5). dopo aver detto {A Venere): Te sulle corde eolie Saffo invocar solea. invocò Saffo La Per florida Ciprigna il . dice : r alma vergine Ch' oggi va lieta di votivo onore. Quando a quiete i languidi togliea. dopo aver errando Del lamentoso Egeo lungo la riva. la quale bellissima immagine è tolta di peso dagli Amori del Savioli. Negli detto : sciolti Maggio e Novembre. E il Mazza. pieno r anno. il Carducci. nei versi che hanno per titolo Impero uni- versale della musica. di votivo onore L' ara ti splende. Begli occhi Amor . che. Amorosa fanciulla. nell'ode Al Duca di Sudermania il : riposa fianco Per gran vittorie stanco. e fior de' E il molto i cieli e il mare campi lacrimosa Mirando e sospirando. Diana Giuntini. stanco alle pruove e Luigi Lamberti. carica. la selva soggiunge : Essa la diva Con le dita d' ambrosia^ essa dagli occhi il Tergea della mortai giovine pianto . scrive il Car- ducci : E. parlando anch' egli di una santa e vergine (Santa Cecilia).26 Neil' ode Pe?' la B.

nella stessa poesia. tali Del rimanente. nera aggiunto a copia alle terre. la si tradotta quasi letteralmente. benché non si trovi. propriamente. TTTsp wpàv 'àt^spog ^tà ^lootù . nella bellissima ode di Saffo. immagini. Saffo il lo dà non ai passe- Anche Carducci. ispide e selvagge ai bei giorni che corrono). che sono divinamente descritte in quella ode tanto più che.' Ù7ios£u|aoa. 18): et . E mentre Solevi il udir propizia flebil canto Tergean le dita rosee Della fanciulla il pianto.21 — E tu richiesta. che comincia: è evidentemente ispirata dalle tante tenerezze di Venere . primi due versi son tradotti dal Savioli con : questa strofetta Il gentil carro idalio. Lieve traea di passeri Nera amorosa coppia. (Tra parentesi. Per non far troppo lunghe citazioni greche (certo.oXatua5. non vorrei che fosse ri). iunctis visit oloribus . con locuzioni molto somiglianti a quelle del Savioli: Ma or né Cipri l all' egre anime accorre Su' carro tratto dagli augei. anche Orazio ha più volte Dice in un luogo (III. cito una sola strofe trova : "ApiJ. xxXoì èì 'yàs 'a7t' o à'you Oxs£$ oTpou^ot Ilyxuà ^tuyvTS? nella quale i TTSpt |j. ecc. Paphon . Del resto. Ch' or le colombe addoppia. o Venere. questa immagine. Sovente a lei scendesti Posta in oblio 1' ambrosia E soggiunge : i tetti aurei celesti. per Saffo. . un qui prò quo. nelle strofe precedenti del Savioli. .

revocant preces. Parlando pure di Saffo. man il : su le molto ansar furon corde — evidentemente dal Parini quale. favellando anch' egli di Saffo. Quo blandae iuvenum te Purpureis ales oloribus. ahi con un molto Ansar del petto e scintillar degli occhi. i Onde tu. signora in tutti i i liti . iscolorava di Lesbo. e un batter forte su le corde.e altrove (IV. dei quali quattro versi. scrive (// Pericolo) Né quando al coro intento Delle fanciulle lesbie L' errante violento Per le midolle fervide . Cesare nipote. 1) : 28 — Abi. che il Parini applica alla celerà. soggiunge : Onde il gran padre liomolo E E Rezzonico. d' Dei neri occhi Della man amore. primi due son tolti di peso dal Anche il concetto generale dei quattro versi . Roma. dopo aver detto : Di Vesta ella dal tempio Traea la sacerdote. il Carducci. Amoroso velen Né quando lo interrotto Dal fuggitivo giovane Piacer cantava. Le fanciulle dove alcune immagini del 'petto e tolte il — e specialmente il batter forte della . sotto Alla percossa celerà Palpitandole il sen. Metto pegno che il batter forte della man su le corde deve la sua origine a questa percossa. Ramni e i Quiriti. il Carducci ha nella stessa poesia: un dolce Canto che ripetuto. Nel Canto di Primavera.

Nel sonetto I.^ del libro III dei luvenilia (edizione Barparlando del Parini come poeta. dall' Alfieri. Nel Achille frammento. qual immagine e locuzione è tolta di peso quale. 29 — i presso a poco. la squisitezza avverbio dopo. uguale a quello espresso dal Rezzonico nella strofetta a cui appartengono due versi tolti di peso dal Carducci. al rapitor E soggiunge : Onde i gran padri sorsero Cesari nipoti^ di E i Che superar Romolo i In pace e in guerra voti. modestamente. appartiene anch' esso alla fine del di settecento. che trovasi nella scena quarta dell' atto III : del Saul. V Alfieri.— è. il Carducci dicendo. dove alcune locuzioni dell' e. che ha per titolo che trascinava il cadavere di Troja. usato come preposizione in vece di dietro (come facevano i latini di post) richiamano una — — . e bèra). pur meta- foricamente. singolarmente. descrivendo d' Ettore intorno alle mura Carducci: e Dopo la biga. dice Fin presso al polo — A inarrivabil volo ei aquila altera stende Le reverende — risuonanti penne. eh' egli non potrà mai raggiungere scrive metaforicamente r inarrivabil volo di lui — — : Altera aquila al polo Troppo ogni emulo ardire hai la il tu precorso . egli il divin corpo d' Ettorre Tre volte orribilmente istracicasse Entro r iliaca polve . Il Rezzonico. alle difese come mura Intorno. Nel canto lirico David. scrive il Omero. dopo aver detto {La Veglia): Amore al fier sabe-llico romano Le spade consanguinee Fero cader di mano. come ognun sa.

I primi due versi son tolti il quasi di peso da una strofetta : di Agostino Paradisi. L' attese. alludendo del ad Achille : commisto Sangue di ai numi Ftia. Lei che tacita e bella . nello stesse frammento. sangue di Giove . almeno (Ad hìieneo) : 1' in parte. e il Paradisi. I g-uerrier frigi dall' iliaca torre Trascinar dopo le sanguinose rote Lo spento Ettorre. quel Lei trattandosi qui di poesia seria. Neir ode Per la nozze di Cesare Parenzo. scrive il Carducci : . e aureo laccio Premiò 1' antiche pene. Carducci scrive : parlando sempre Achille ftio. del medesimo trova in un'ode di Giovanni Paradisi (Per nozze d' un Laureando) : E lui miralo. ha questa strofe : il Carducci E ride la donzella Air amator marito. : — nella strofe del Carducci. il d' Achille. versi di Giovanni Paradisi Viva per te. è bruttino pa- Neir ode Dopo Aspromonte. E rise la donzella All' unico marito e gli altri quattro possono ricordare. nella stessa ode. (Fra parentesi soggetto. pallidi le gote. La nuzial facella all' Piacque ardito.— simile 30 — fatto d' Achille. Più innanzi. quale scrive (Uraìiia) amante . che. recchio). due tua visse. ed all' ardito Guerrier di nostra fede Serbò questa mercede. si le descrizione.

Paradisi la derivò. in fine gli anni . 11): « Hinc poetae : Aeterna tempia caeli ». Con quell'epiteto irrevocabili. ahi fuggon rapidi GÌ' irrevocabili anni. non usata prima del settecento da nessun lirico italiano (6). egli ricorda. Il primo a usarla fu Agostino Paradisi nelF ode Le vesti nuziali FA vola delle stelle Il all' romane : arduo tempio. di verso. Scrive Terenzio At quem Deum ! qui tempia caeli summa sonitu concutit. Del resto. VI. i il Parini (Nozze) : Fuggono giorni rapidi . quale dice in un sonetto: Già con veloce irremeabil volo Fuggono e col rapidi. . tra il gli altri. da un luogo di Terendi e da alcune citazioni {EunuchuSy III. a sua volta.31 Fuggono. Labuntur anni. Luigi Lamberti. arditissima locuzione. 6): : Unus erit quem tu tolles Ì7i caerula caeli Tempia. Postume. 5): zio Varrone. Del caro viver mio il Parini cominciano ambedue dando con essi V intonazione al r ode con questi versi. Postume. recando altri esempi di cotal locuzione. in altro luogo. In alcuni versi dell' inno sopra. dice il A Febo Apolline mentovati più Carducci: I templi ermi del cielo . fugaces. ne dichiara le ragioni e 1' oriIncipiam hinc gine (VII. anche Orazio incomincia col medesimo lamento la sua ode a Postumo (IL 14): tanto più che il Carducci e Eheu. E Varrone {De lingua latina. E. loro canto.

ab similitudine. In caelo templum dicitur. tolse cotal locuzione anche il Leopardi. . Natura in caelo ab auspiciis in terra ab similitudine sub terra.32 modis dicitur: ab natura. ab auspiciendo. il Nel sonetto V del libro III dei luvenilia. : medesime parole usate dal Carducci. forse. da quest' ultima citazione di Varrone dedusse il Paradisi il verso sopra scritto Ei vola delle stelle : all' arduo tempio. con immagine anche più somigliante a quella carducciana (Talia a nozze Lucchesi): . ripugnante in van cara donzella e. forse. dice Carducci : E e il argomento di riso altrui si addita Uoin che per sé del vulgo esce e s' affranca . scrive: Argomento di riso e di Son dottrina e saper. o vergine pudica che si ripetono spesso nei lirici del set- tecento. dell' amatore \ Va consigli e inviti negli amplessi. nelle Ricoì^danze. trastullo Nel sonetto III del Carducci : Libro IV dei Levia Gravia^ dice il Cedi al sacro desio. E. nell' ode Tibullo a nozze Luc- chesi cedi. quasi con le - Il Cerretti. Hecuba : O magna Commixta tempia caelitiim stellis spleudidis ». per esempio. ut in « Templum tribus . il quale. t' affretta . altrove. Rezzonico {Per V anno secolare d' il Arcadia) Preti : : E fur di riso l'Achillini e Lungo argomento da qui.

e specialmente da Catullo. e usano spesso immagini e passaggi che arieggiano molto alcuni luoghi del Carducci. di quel che si possano esattamente mostrare. Oramai. certe derivazioni e somiglianze piuttosto si sentono intimamente. — — . si accenni ai due troppo simpatici lirici di Lesbo Alceo e Saffo. e singolarmente in quella del Carducci. del rimanente. D' altra parte. alludere ad Alceo e Saffo in poesia è divenuto luogo comune. È noto a tutti quante innumerabili volte nella lirica di questo secolo. che i lirici del settecento imitarono dai latini. in compagnia di Orazio. Alceo e Saffo i primi a creare questo nuovo luogo comune^ furono i lirici del settecento.33 Sorgi dunque : a che stai ? Le ardenti braccia : T' invitano del cupido marito Al fortunato invito S' arrenda il tuo pudor . e. Or. anche per via di accurati raffronti. Ma eterni — per raffronti non tediar più a lungo dei lirici i lettori con questi qui la del settecento. parimente. massime nei Levia Gravia e nei luvenilia. consigli e inviti. dunque. modello principale e Iddio della lirica del Carducci. i primi a citare. che potrebbe esser altrimenti interminabile. A rivederci. . che son pieni zeppi di Alcei e di Saffi. modello princi- pale e Iddio della lirica classica della seconda metà del secolo decimottavo. Aggiungo una osservazione curiosa. tronco processione. a ogni pie sospinto.

Nec stygia cohibebor unda Absint inani funere neniae Luctusque turpes et querimoniae . e l'ombra de V ala che gelida gelida avauza ecc. ella dice. nell' ode Lunge. . il pianto i Da la mia tomba e il lugubri Fregi ed flebil canto. il Anche Orazio accennando — a cui ebbero l'occhio Paradisi e (II. Agii volò tra i numi. come nelle Nuove Poesie. che mi torna a memoria sul momento. ac sepulcri Mitte supervacuos honores. del resto. lo spirito . Compesce clamorem.— 34 — NOTE Del Fantoni e degli altri lirici del settecento.. sebbene con più alta ispirazione.. tro- viamo immagini e pensieri di Agostino Paradisi In morte della marchesa Hercolani. scrive il Carducci (1) ricorda molte altre volte : Tu ascendi. e — mutatis mutandis — . de lungi il rombo de la volante s' ode. scrive 20) : non ego. pur tuttavia non sarà inutile registrare fin d' ora qualche raffronto. dove. si il Carducci così nelle Odi Barbare. di morte Lunge Sopra silenzi il da 7 tuo capo. i A De chiamano i secoli 'l puro concilio numi . il Carducci — alla propria apoteosi. Neil' ode. Neil' ode A Giuseppe Garibaldi. Sebbene il mio proposito sia. quem vocas Dilecte Maecenas obibo. intitolata Mors^ dice il Carducci : Quando a le nostre case la diva severa discende. comune gorgo de 1' anime a Te rifulgiante le altezze.. . o divino i . qui. scrive : il quale. di rilevar solamente le reminiscenze che si trovano nei Levia Gravia e nei lumnilia.

quali versi. se possono per avventura ricordare alcuni luoghi di . Per mano delle veneri Ad Neil' ode In arte inanellato. quali ultimi due versi. Danzando cingere i 1' ara d' Apolline . o Lidia.35 e più sotto .. Nella terza Primavera ellenica. alcune del Cerretti immagini e locuzioni ricordano questo luogo (A Monsignor d' Este) : Molto è che morte mi sovrasta.. apriamo gM Amori di Ludovico Savioli (La Maschera): anella scendenti pe Scendea su '1 collo eburneo Parte del crine aurato. ove scendono Tjc brune trecce del crine incanto. scrive Carducci: levò la tenue Fronte pallida e bella Fra le floride anella . un' ode in cui Orazio. e tetra M' agghiaccia a 7 rombo tanto più che questo secondo verso è de le squallid' ale . o dea. se vogliamo trovarne un riscontro anche « nelle floride '1 bianco collo ». il una chiesa gotica^ scrive Carducci : vederti. altri due versi carducciani soprascritti levò la tenue : Fronte pallida e bella. Che a r i agii collo scendendo incante ecc.. e riprodotta nelle note alla bella edizione diamante dei Lirici del secolo XF/// curata da il lui medesimo. specialmente con queir epiteto incante. nei quali versi. esclama (II. Del resto.e. specialmente. del verso questa è un' aggiunta riprodotta dal Carducci nelle note e questa aggiunta segue immediatamente : una variante La che ricorda gli fronte ingenua del volto pallido. una variante trovata dal Car- ducci in un manoscritto del Gagnoli. 12): poeti greci e latini alla . Anche alla suddetta edizione. alludendo sua amante Licinnia. a 'l rombo del tuo ritorno teso l'orecchio. Invecchiai! ivi ne 1' ombra i superstiti. cordano subito questi dal Fantoni (A Maurizio Solferini) : ri- Già da r eburneo collo. Vorrei fra un candido coro di vergini.

appunto. Madre del giorno. la descrive Ovidio. nitidis virginibus. non sono lontanissimi da alcuni luoghi delle Odi Barbare questi altri versi del Manfredi (Pel Natalizio di Ferdinando): da civili aifanni Allor che afflitte templi Tutte vestite a brun vergini e spose. Cotal forse aggiravasi. che son fuori del proposito questo studio. Ludentem. dopo aver descritto la posizione dei due amanti. quid amantibus obstas ? Quantum erat ut sineres nos toto corpore lungi Aut hoc si nimium. E. .. e che. tarde decedere visa. Perchè. Nella stanza odiosa^ Del giovanetto Piramo L' inaugurata sposa e così. al Carducci il verso : Nella stanza odiosa. Le man supplici a Dio tendean ne' Vero è che il Manfredi fiori e morì nella prima metà del secolo. danzin cantando dell' ara intorno.. 'paries. sacro Dianae Celebris die. Infatti. a cui era vietato dai parenti vedersi e favellarsi . questa Congiunte in cerchio. Oltre i versi da noi riferiti nel testo : et lux. il di (2) Carducci. ecc.. sua fanciulla soggiunge della : per 1' ora dopo aver accennato all' impazienza sospirata dell' amoroso convegno.. ispirando. Ma tronchiamo questi raffronti. vel ad oscula danda pateres ! ! . ricordano anche alcuni luoghi del Fantoni strofe saffica (A Paolo Luigi Raby) : . per 1' . e. Ovidio soggiunge divisi : Invide. trovandosi da una sola parete. La casta Venere lieti invocando Donzelle e giovani. Ovidio aggiunge molti altri accenni all' impazienza di Piramo e Tisbe. specialmente. potean soltanto per mezzo di una invisibile screpolatura del muro dirsi raramente qualche dolce parola di nascosto.. 36 — nec ferre pedem dedecuìt choris nec dare brachia.Quam . Praecipitatur aquis. forse. senza dubbio. dicebant.

di Febo Apolline. dice (Met. 12): Non nisi vicinas tutus ararìt aquas. sebbene il le braccia porgendo . De' preparati lutti Già fatalmente presago . dei cavalli del sole. scrive e Anfitrite Sorridea..37 il primo dei quali versi : — e specialmente queir invide paries — diede origine al verso Nella stanza odiosa. per dar almeno qualche consiglio all' inesperto* auriga. non avendo potuto far recedere — : Interea volucres Pyroeis. di Ovidio. descrivendo il Carducci l'impazienza quando faceano indugio ad Apollo gli amplessi : Leucotee. titolo il Negli sciolti. Ricordo questo verso (Trist. Solis equi. se il Carducci : V alta marina ecc. Chiamaro Nitriti in van ne' vigili Eto e Piroo. che hanno per Carducci : Maggio e Novembre. quartusque Phlegon. I) : nec brachia longo Margine terrarum porrexerat Neil' ode yl AinpJiitrite. la locuzione è interamente si ovidiana. Ed mente. dell' ugna il indocile Stancando balzo eco. che mi torna a Nel Canto di primavera^ scrive Tal. indugia la partenza del cocchio. II) Parimente Ovidio — descrivendo quando Apollo. Eous et Aethon. hinnitibus auras Flammiferis implent. pensiero sia diverso. l' impazienza dei cavalli del sole il figliuolo Fetonte tutto tristo per dal funesto desiderio di guidare l'eterea quadriga lugubri presagi. dal divin talamo il capo E dove. . dice Te pur. pedibiisque repagula pulsant. e l'immagine non discosta molto da questa d'Ovidio Met. Intanto Amor gemeane. Ara dove la e 1' insonne Atlantico alta locuzione arare V marina è derivata da alcuni luoghi Ili. ecco qui qualche altro raffronto ovidiano.

— — — Temperius caelo (quando primamente amori.. Tanto in queAllude.. accenna anch' esso alla irregolarità del giorno (sebbene in modo inverso). Dice Ovidio (Met. II) praesagaque luctus Pectore sollecito repetens suspiria. Dique mihi Venit ecce quidquid valuere. Modo surgus Eoo modo serius incidis undis di Leucotee. non se negai ipsa roganti. Pur nella stessa ode. . nec cauti cura magistri. petto mio! . dove si fa allusione alla irregolaquanto nella strofe precedente rità con cui Apollo. agli amori di Apollo con Leucotee. pur Pur debbo Su questo compiesi alfine io stringerla Il dolce e fier disio. s' s' . il quale.. E gli achemenii talami Chiuse ridendo Amore. IX) : passo non te custodia caro Arcet ab amplexu. E noi gli amplessi affrettano Della fanciulla nostra.. avanti di ottenerne gli : innamorò intende per vederla più a lungo). sta. Carducci scrive bella : Quando la Orcamide Ti palpitò su '1 core. Non patris asperitas. ahi rigida Madrigna.. a ine la niega. nei quali versi molte immagini e locuzioni ricordano questo d' Ovidio {Met.. e usa parecchie immagini e locuzioni di cui si veggono le tracce nella strofe sopra scritta dal Carducci.. e seguita . parlando pure di quegli amori d' Apollo con Leucotee. conduce il giorno alla terra si scorge chiaramente che il Carducci ebbe sott'occhio Ovidio. In van la madre. facile». dice il Carducci : E a noi con V alma Venere Facile Amor si mostra.38 — : i quali versi pajono traduzione letterale di questi di Ovidio (Met. dederunt. Luxque Sempre iugalis adest. perduto in quegli amori. ut il iam mea fiat lanthe ! nella stessa ode. optabile tempus. qui. non furo i superi A me di grazia avari ecc. IV).

(3) Ne più muggì o dagli La religion di Delo. ritesse il Carducci. verso Or qui. alla favola. ecc. il Carducci scrive Pallido ei rise. Scrive quest' ultimo nell' ode / voti . perchè. lib. tanto per variare. Nella bellissima ode All' Aurora. meglio. la storia di Cefalo.. molto tempo dopo che Cefalo era stato rapito e rilasciato dalla non corrisposta Aurora. fu narrata distesamente da Ovidio nelle Metamorfosi.. e da questa a Cefalo. (4) Carducci. bello come un bel dio. volendo star cavoli a la fine). arco su 1' erbe e Lelapo immobil con erto arguto muso. Quest'ultimo (1. Metamorfosi. ecc. ma Cefalo attratto al tuo bacio salia per Cadde il 1' fido' aure lieve. Neil' ode. oltre che da altri dell' Aurora poeti greci e latini. Questo diversas curas corrisponde al varia d' amori Giacché parlo di Tibullo. (Si vegga Ovidio. come ognun sa. attratto dal bacio la quale storia. Lelapo ci sta proprio come i merenda. Lelapo era ancora in mente Dei . VII. mi fermo a qualche altro del raf- — i fronto tra versi del cavalier : romano e quelli del Carducci. (halamos deus intrat amaios At virgo. cioè un errore di memoria. e su cubiti ritto. o.. XI) : Excussit tandem sibi se. Scrive il Carducci . in mente Dìanae.16) : non adytis quatit Mentem sacerdotum incola Pythius. quando Cefalo fu rapito dall'Aurora. che ha per : titolo: Nel XX anniversario dell' 8 i agosto 1848. Vida nitore dei. ma il Aggiungo. : Non tu scendesti. con rifulgenti immagini. Salutò il il sole. contrario. quamvis inopino territa visii. . cubitogue levatus. mira salire il sire. Lelapo fu donato da Diana a Procri (moglie di Cefalo). o dea 1' . aditi — Questa locuzione ricorda alcuni luoghi di Vergilio e di Orazio. non una reminiscenza ovidiana. che ha qualche relazione con Ovidio. posila vim passa querela est.— 39 — Rexit Achemenias urbes pater Orchamus. qual luogo ricorda questo verso d' Ovidio (Met.

E Tibullo (II. Questi ultimi versi ricordano. E tu venivi E sorridevi a lui sotto quel tiglio Ch' or con dimesse frondi va fremendo. ecc. E Tibullo (1. indizio del tuo nume. e a mille buoi Negli Carducci : scritti Maggio e Novembre^ parlando a eterna La giovinezza avesti. 1' apparizione in mezzo a una selva odorata. vertice odorem A questi versi ebbe 1' occhio anche il Foscolo nei Sepolcri sento : bella Musa. E il Fantoni. nell' ode A Glicera : altri possegga provvegga.. descritta da Vergilio : nel I libro dell' Eneide Cui mater media sese tulit obvia silva .— 40 Che a gli agi suoi rinnovino Ben cento solchi i duri Giovenchi e Tibullo (III.. 3) : capillos Quos admirata cioè la matrigna est ipsa noverca prius. Aut ut multa mei renovarent iugera tauri. del rimanente. Febo. Fra queste piante. et avertens rosea cervice refulsit. parlando dei bellissimi capelli Apollo. 3) . eh' è tutto dire (5) di Venere a Enea. Spirar 1' . ! Giunone . Ambrosiaeque comae divinum Spiravere.. ove sei tu? Non ambrosia. il Carducci la Chioma stupor bionda d' Olimpo. ov'io siedo e sospiro Il mio tetto materno. dice il Di molti aviti iugeri Fertil terreno. d' Più scrive : sotto.4) : Solis aeterna est Phoebo Bacchoque iuventas.

scrive (Gerus..S^ 44): Essi del ciel nel luminoso tempio Han corona immortai e in del vincer loro . 13): Luci il O quante belle tempio celeste in sé raguna s' ! Fuori di questi due esempj che incontrano nell' epico nostro. non credo se ne trovi nessun altro. 18. prima del settecento. o fosco Ortensia. in un luogo. il quale. prima del settecento. trovasi cotal locuzione due volte nel poema epico del Tasso. delle principio haec. questi versi dell' Carducci si ricorda di Vergilio. questo avevi promesso al pargolo. perchè. dederas promissa parenti. Per citar un ode Per la morte del Principe Napoleone : figlio d' Non Non ricordano il questo. o divine querele di Evandro : Non Palla. . a dir vero.41 Anche altre volte il esempio. un altro {Gerus. (6) Ho detto pensatamente « da nessun lìrico ».

le intimo immagini Carducci comincia senso e : nelle prime quattro strofe. questi due versi d' Orazio ebbero anch' essi buona fortuna nel settecento. Melpomene severa. tra gli altri. coronazione di Gorilla Olimpica. Lo spera in van. ei nascendo aprille. ? questi due ultimi versi sono una traduzione bella (IV. scrive . L' ode del . se volgere Le placide pupille Non si Quando degnò Melpomene. al sonetto indirizzato che è una Carducci. e oppor- tuna di due versi d'Orazio Quem tu Melpomene semel Nascentem placido lumine videris.. 3). Levia Gravia Nel forte e nobile sonetto a N. Che giacque fulminata entro il mio core Te ragguardò con mite occhio d' amore. Su 'l nascer tuo. La d' bellissima ode / Voti prende le mosse da un'ode l' Orazio. e ne riproduce.QUINTO ORAZIO PLACCO NEI " LEVIA GRAVIA „ E f^' NEI " lUVENILIA „.. con lieve cambiamento. risposta ad altro F. P. nell' : ode Per la Che se per arte o studio Crede talun la fronte Cinger di lauro. e che comincia : Chi mi rimembra la speranza altera.. perchè tentarono e sedussero. Del resto. il Rezzonico il quale.

— ésche prega il vate, il libero Vate che preg-a e vuole ?,
e l'ode d'Orazio

(I,

31):

Quid dedicatum poseit Apollinem Vates? Quid orat...?
Seguita, qui, Orazio enumerando, col suo solito splen-

dore di locuzioni e

d'

immagini, una lunga serie di beni

materiali, rifiutandoli tutti, per concludere eh' egli

brama

solamente
turpe. Cosi

l'

integro animo, la cetra e una vecchiaja non
il

Carducci, nelle prime quattro strofe della

sua ode, seguita enumerando una lunga serie di beni materiali, rifiutandoli tutti, con imitazione evidentissima delle immagini e dello svolgimento dell' ode oraziana. La quale, del resto, diede le mosse anche a un' ode del Fantoni {A Glicera\ che comincia Sudando infaticabile, ecc. In questa ode del Carducci, / Voti, leggiamo più
:


:

sotto

Che, delle spose immemore, Ruinava alla morte,

dei quali versi

il

primo è traduzione dell'oraziano tenerae
(I,

coniugis

immemor

1).

che hanno per titolo Maggio e Novembre, la descrizione d' Apollo è tolta evidentemente da Orazio. Scrive il Carducci
Negli stupendi
sciolti,
:

allor che Licia

T' accogliea ne' suoi gioghi, e

i

patarei

Dumeti

e

quando
la

in core

Amor

prendeati di tuffar
nella pudica

bionda

Chioma

onda

castalia.

E

Orazio

(III,

4):

Qui rore puro Castaliae lavit Crines solutos, qui Lyciae tenet

Dumeta

Patareus Apollo.

:


Più sopra,
poi,
re
il

44

~
:

Carducci

Agieo
il

tuffar

la

bionda

Chioma entro

bel Xanto.

Anche Orazio

(IV, 6):

Phoebe, qui Xantho lavis amne crines
Levis Agyieu
;

dei quali ultimi

versi oraziani,
in

delmente anche dal Fan toni
Febo che
lavi
il

il primo fu tradotto feuna sua ode Ad Apollo:

biondo crin nel Xanto^

e dal Cerretti, nell'ode Al

Manfredini
i

Amabil Dio che

lucidi capegli

Lavi nel Xanto.

Del rimanente,

anche Orazio

tolse a

sua volta dai

poeti greci questa e altre simili descrizioni d' Apollo.

Nella calda e fiera ode Alla Libertà, è presa da Orazio
la bella

immagine dell'eco
:

del

monte vaticano. Scrive
1'

il

Carducci

e

'1

nome giù per
lui dal

aer cieco
eco.

Cupo rendeva a

vaticano
1'

Vertice

E

Orazio

(I,

20):
iocosa

Redderet laudes

tibi

Vaticani

Montis imago

(sapranno

meglio di me i lettori che, con la perifrasi iocosa imago, i Latini significavano semplicemente V eco).

Nel Brindisi, degno

d'

Alceo, leggiamo
tu gli animi
;

:

Evoè, Lieo
Apri, e la
il il

:

speme accendi

concetto dei quali versi è tolto evidentemente da Orazio;
quale, rivolto a Lieo, dice in un luogo:

Tu spem
altro,

reducis

mentibus

anxiis

(III,

21)

;

e,

in

un

che

Lieo

45

donare novas largiis, ad Alceo, scrive il Carducci
è spes

(IV, 11). Più sotto, alludendo
:

Ed

al

cautor lesbiaco,
;

Spavento de' tiranni
i

quali versi

potrebbero

sembrar

imitati

pur da Orazio

(IV, 9):
et Alcaei

minaces

Cameuae.

Ma

la verità

è

forse inconsapevolmente,

a sua volta, lo
(Al principe di

Carducci scrisse qui a dirittura, un verso del Fantoni il quale, derivò dalle parole sopra scritte d' Orazio
che
il
;

Cowper)
E

:

Alceo dai lunghi affanni Spavento de' tiranni.

poesia che ha per questo verso: troviamo bianca,

Nella

titolo

/ Poeti di parte

Tardi ritorna alla spera natia,

per significare
zio
(I,

:

Vivi lungamente. Nello stesso senso Ora-

2):

Serus in caelum redeas
e,

;

nel redeas^ è
il
:

compreso anche
nell'ode

il

natia del Carducci.
Caleppi, imitando

Ugualmente

Fantoni,

Al

Orazio, scrive

....

al ciel dal terreno

esigilo

Tardi ritorni.

Del rimanente,
zioni
simili, trovasi

lo

stessa concetto, espresso con locu-

anche, più volte, nei poeti nostri del

secolo decimoterzo.

che hanno per titolo Alla meC. mortosi di ferro, accennando al truce e fermo proposito del morituro, il Carducci ha questo verso
Negli
sciolti mirabili,

moria di D.

:

Nella deliberata anima forte.


risoluta di uccidersi, scrive
Deliberata
al

46


37):

Parimente, Orazio, accennando a Cleopatra, fermamente
(I,

morte ferocior,
il

qual verso ebbe forse Y occhio anche
di Bruto,

Leopardi, là
:

dove parla

pur risoluto
Fermo già

di uccidersi

di morir.

Più sopra, nella stessa poesia,
detto
:

il

Carducci, dopo aver

Qual fu a vederlo con ardor virile Ruotare in breve giro agii destriero, E disserrarlo per l'aperto campo!,

soggiunge
Lasso !, negra,
il

ma

in

groppa

gli

sedea

la

cura

qual

verso è tradotto

opportunamente da Orazio
(III,
1):

;

il

quale, in un luogo, scrive

Post equitem sedet atra Cura

;

e in

un

altro

(II,

16)

:

Scandit

aeratas

vitiosa

naves
relinquit.

Cura nec turmas equitum
Il

Fantoni, nell' ode

A
la

Giorgio Vianiy traduce

:

Sale la nave, del destrier sul dorso

Con noi

cura torbida
le

s' asside.

Nel sonetto Per leggiamo
:

nozze

d* Isidoro

Del

Lungo,

Povera e sola alla magion felice Ecco ne vengo, ove m'invidi un pio Amor che mi restava, o incantatrice.

Questi versi

rivolti dalla poesia,

personificata, a

una

novella, che, nelle prime ebbrezze matrimoniali, occupa interamente 1' animo del giovane e colto marito, escludendone momentaneamente anche V amor delle letsono una imitazione, come tutti tere e della poesia

sposa

Ma la frase invidiare ficato di togliere una cosa ad una cosa ad alcuno alcuno^ nel signi- — usata poi da tanti poeti nostri. dice che. forse. : una reminiscenza oraziana Ma le donne gentili oneste e belle Che un solingo arse in terra unico amore poiché Orazio. nella lor forma. parlando del poeta Pindaro.. E. favellando parimente d' . e. di un concetto e di un'immagine ugualissima del Parini nell' ode Alla Musa : Giovinetta crudel. (Livia Drusilla. moglie d' Augusto). alzava agli astri e invidiava all' orco giovini morti gloriosamente fra V armi (IV. principalmente. onde anche Agostino Paradisi (Urania): E rise la donzella All' unico marito. dice 14) : Unico gaudens mulier marito Prodeat. dal Foscolo — trasse sua origine da Orazio (figuris et verbis felicissime audax) . 2) i primamente la : Plorat et vires iuvenemque raptum animumque moresque in astra nigroqiie Aureos deducit Invidet Orco. in morte di Maria sita moglie^ i sono. perchè mi togli Tutto il mio D'Adda? ecc.. . una moglie onesta (III.47 sanno. Nel sonetto versi A P. . il quale. col canto.

là dove dice che abbassa V occhio a terra. sia stata imitata dal Carducci. stanco dei tanti disinganni della vita. il quale paragona similmente a impetuoso e spumante fiume il canto di Pindaro. pur in lui guarda lagrimando. è preso da Orazio. Nel singhiozzante e fremente sonetto. o della moglie. forse (dico forse^ perchè qui fu presa molto imitazione è assai dubbia) opportunamente da Orazio una bellissima immagine. e resistente alle preghiere e alle lagrime della moglie. Un' altra V emistichio : minuzia. Ab se removisse. Nel sonetto Vincenzo Monti. Ma è un puro dubbio. Il Nel sonetto Pietro l' MetastasiOy tuo nobile Calo. fermo nel proposito di voler morire per la patria. Il Carducci dice che. . il fiero proposito. Scrive il Carducci fa del canto del : T'usciva il Come dell' canto rapido in sua possa Eridàn l'onda natia. ut capitis minor. Cosi Orazio. erompe cantando divinamente . descrivendo Attilio Regolo. sebbene a malincuore e fremendo. il paragone che il poeta Monti con V impeto di un fiume. atteggiata di speranza e di dolore. e solamente per lui mostra aver caro V avvenire. egli depone. ricorda oraziano Catonis nobile letum. e abbassa V occhio a teì^ra^ quasi cercando il sepolcro ma vedendosi innanzi l'aspetto della madre. che comincia: Sì crudelmente fero è quel l' flagello. Io dubito che questa bellissima immagine dell' abbas- sare il volto a terraf in atto dì fremente irremovibilità disperata.48 JuvenlUa. et virilem Toruiis humi posuisse vultum. che. : Fertur pudicae coniugis osculum Parvosque natos. pensa di finirla.

— E Orazio: Fervet. il anche il Fantoni. è imitazione felicissima della fine di un' ode oraziana... al solito. i quali versi oraziani imitò. 49 — Monte decurrens velut amnis. quando paragona a un fiume lode di Metastasio) : canto del Metastasio (In Artino è un fiume che nel vasto letto Lucido scorre fra la ripa erbosa. è parimente roba d'Orazio: . So benissimo che e proverbiale il paragone dell' eloquenza con un fiume ma non credo sia molto frequente nei classici il paragone della poesia con un fiume). Telephi Cervicem roseam. uguaglia di pregio la sua donna. . Dice Orazio che nessuna dolcezza. E il Carducci : Cosa di cielo è la Che la rosea cervice e ai Declina : mia donna allora il vago riso baci e quei d' ambrosia irrora. traducono il fragrantia d' Orazio ma assai più bello è il detorquet che il declina (vero è che la lingua italiana non concedeva al Carducci di render bene il detoì^quet scultorio della lingua latina).. Il sonetto che comincia : Bella è la donna mia se volge i neri. etc. nessun bene terreno. Le parole e quei d' ambrosia irrora. immensusque ruit profundo Pindarus ore . Dum fragrantia detorquet ad oscula Cervicem.. Cum tu. L'epiteto di rosea dato a cer^vice. Lydia. (E qui prego la i lettori di non confondere V eloquenza con è usitato . poesia.

E tanto Orazio. credo utile ripetere che il mio assunto è di rilevar solamente le reminiscenze oraziane perciò. è tutta modellata esattamente sulla pri- ma ode d' Orazio Maecenas atavis edite regibus. dice rosea cervice refuUit. indirizzata a Ottaviano Targioni Tozzetti. secondo libro dei luvenilia. accennano.- 50 — Del resto. scrive il Car: ducci : E. Nello stesso sonetto. ma modestamente per mezzo di una superba affermazione. minacciando. è anche oraziano il verso : Sopra quel sen. anche Vergilio. Da ultimo. quanto il Carducci. Dopo aver enumerato e descritto i diversi studj umani e le : varie occupazioni dei mortali. non quanto il Carducci. parlando di Venere. invocano il favore della musa argiva. o coincidano passo. quali versi seguitano a tradurre citata: immagini espresse da Orazio nell'ode aut facili saevitia negat Quae poscente magis gaudeat eripi. fra quelli amplessi io mora !. salvo quando verso. parlando sempre della sua donna. il più rigurMa essendo anche riboccante di reminiscenze di altri classici latini e italiani. Orazio nello stesso La prima ode di questo libro. I della Eneide. Tanto Orazio. ma di un pio — voto e desiderio — alla lor qualità e professione di poeti. nel lib. dice eh' egli è consacrato unicamente alla poesia. pur chiede eh' io tenti La i dolce guerra e la vittoria speri le . : Passiamo pari quelle di d' altri classici. Dice il Carducci : . del con quelle Carducci. che rende il tecum obeam al libens d' Orazio. salterò a pie gitante di reminiscenze oraziane.

nec Polyhymnia Lesboum refugit tendere barbiton : Quod si me lyricis vatibus inseres. Tutti sanno che anche il Fantoni era toscano. nel concetto. poi. ma studioso di poesia greca. che . qual luogo A Giorgio oraziano Viani: imitò anche il Fantoni nell' ode Lo spirto tenue del latino stile la A me Parca consegnò benigna. Per esempio : Orazio. toscano di patria. cioè. meno opportunamente del Carducci) allude più volte al favore dell'eolia musa e della lesbia cetra. Al tòsco invito dell' eolia cetra. è tolto da r usa spessissimo. Del resto. il qual mutua. anche il Fantoni (certo. se a me ne' lieti Fantasmi eterei de' suoi poeti Ed oh Grecia riviva ! E Orazio: si neque tibias Euterpe cohibet. della strofe sopra scritta del Carson ducci traduzione letterale : di un altro luogo dello stesso Orazio mihì .51 se un tenue spirto 1' argiva Cainena infondami !. dice. ! Sublimi feriam sidera vertice I primi due versi. neir ode a Fille Siciliana .. Più sopra. in questo senso. a un verso carducciano di questa stessa ode : Io tòsco e memore dell' are attèe . dice il Carducci : a me di mutua fede costretto . per esempio.. il qual ver- so è similissimo. Spiritum Gratiae tenuem Camoenae dedit il .

il tenebroso aere divide. o a — . Bacco aveva anche quello di BassareOy nome forse derivato da Bassara. Dice anche il le Carducci : Qui fra candide gioie di Bacco. parlando del fuoco della folgore. Seguita naviganti : il Carducci. Infatti. dice in un luogo Candide Libe?^ ades . (Inno I). parlando di mercanti e di .. applicato all'aere solcata dal fuoco. il qual participio divisa. nelle Grazie nome di Bassareo : . di Del resto. e in un altro Candidior seniper. fra i tanti altri nomi. imita : quest' uso oraziano del verbo dividere Tonando. Invitum quatiam. che scrive: Dumque Diespiter Igni corusco nubila dividens. dove r epiteto di candido Bacco è roba d' Orazio — : dato alle gioje di Bacco. degli studj del guerriero. luogo della Lidia dove si facevano vesti talari simili a quella indossata da Bacco.— 52 — et bene mutuis Fidum pectus amoribus. Parlando. candide Bassareu. candidiorque veni. Anche il Leopardi. . poi. è imitato da Orazio. anche Tibullo dà più volte V epiteto di candido a Bacco.. non ego te. . Anche il Foscolo. per testimonianza di Tibullo : Fusa sed ad teneros lutea palla pedes. chiama Bacco col Chiamò un A invan d' oltre 1' Eufrate Bassareo giovine dio ingentilir di pampini le balze. Sapranno i lettori che. il Carducci : : dice : Neil' aer livida che da' moschetti Divisa stride .

invidia. metafora tolta parimente da Orazio: Eurus Per siculas equitavit undas. dicendo Orazio. . .: 53 Con fame dell'oro tu vedi. parlando dice in : Anche : lunge il servile Gregge profano !. altri vig-ile La prora ascendere Anche Orazio chiama vigile cura il navigante indocilis pauperiem pati. dice il Carducci: flutti D'euro che gl'ispidi cavalca. la qual immagine fu imitata : da tanti poeti nostri. : Dice Orazio Scandii aeratas vitiosa naves Cura e altrove (III. Il Leo- pardi. asside Su r e il alte prue la negra cura Fantoni. chiude il Carducci la sua ode. un luogo Invidiaque maior urbes relinquam. . il Carducci scrive l' : con semplice petto di sé. poi. e altrove: Et iam dente minus moì^deor invido. Più sotto. Con noi la cura torbida s' asside. per esempio Ahi. Sopra questo concettuzzo si svolge tutta r ode minuscola del Fantoni Ad alcuni critici. nell'ode A Giorgio Viani Sale la nave. interamente oraziana questa immagine della che accende la nave insieme col navigante. ahi. . 1): neque Decedit aerata triremi atra cura . Finalmente. È. s' . Parlando da ultimo Vinca io di sé. .

È un mosaico.la di 54 - quale esclamazione e le quali parole sono reminiscenza parecchi luoghi d'Orazio. meglio che poesia. una dotta burla. salvo Le tenue fronte su il verso : la dotta cetra. fu ripetuto a sazietà da molti lirici nostri. del resto. dove r epiteto tenue. al poeta. che — come avverte il Carducci nelle noie — è traduzione o imitazione del Basium II di Giovanni secondo. : scrive Odi profanuni viilgus et arceo . con Orazio. nei Paralipomeni. le concetto che. è preso . e però non contiene roba di Orazio. dato a fronte. fatto con brani di poeti latini tradotti (di Tibullo vi sono due lunghissimi brani) e E . poi: Et malignum spernere vulgus . nell'ode P del libro III. Leopardi. masdi sime dal Parini e dal Fantoni. può dirsi una burla. il Omero Non che il prisco Israele. da Orazio : Insignem tenui fronte Lycorida e anche l'attributo dotto. del genere dell' Inìio a Nettuno del Leopardi (i lettori ricorderanno che l'inno del Leopardi è tutto composto con versi ed emistichi presi sparsamente da varj poeti greci). e nella Epistola 19 del imitatores. lib. etc. i versi originali del Carducci son tanto pochi. è roba d'Ora- 1): Me doctarum hederae praemia onde anche poeta il : frontium . dato zio (I. che si possono quasi contar sulle dita. che. la quale. I : servum pecus. chiama dotto Omero. Altrove. medesime parole Saltiamo a pie pari la seconda ode A Neera. il dotto passiamo alla terza ode A Febo Apolline. poiché dei duecentododici versi di cui si compone.

la immagine. dice Orazio qual : ri- Manat Cosi pure rara nieas lacryma per genas. applicata a una amante. salterò a pie pari tutte le altre. restringendomi a rilevar queste. Carducci ricordasse e avesse presente. Questi versi non son propriamente parlando. Seguita il Carducci : Dolce fiammeggian V umide Luci . amantem imo et languor et silentium Argiiit. . Seguitiamo. una reminiscenza. gli altri due versi della strofe carducciana: In su Siede pallor lievissimo le rosee gote. dunque. forse. che è solamente di rilevar le reminiscenze oraziane. Ma tutto ciò non entra nel mio assunto. .55 con versi di poeti nostri. i raffronti oraziani. massime di Ludovico Savioli e di Vincenzo Monti. et latere Petit US spiritiis. Scrive il Carducci : Ed ella ornai le tacite Cure nel petto anelo Volge. o r altro d' Ovidio : Palleat omnis amans . Altrove. in vece il di ricordar Orazio seri- o Ovidio. il potrebbero ricordare verso d' Orazio : Et tinctus viola pallor amantiuin. Ella è la fanciulla innamorata. . potrebbe cordare ciò che di sé. color est hic aptus amanti. ma ricordano certamente al lettore ciò che Orazio dice degli amanti in genere: . amante. Ma è più probabile che. Sicché. parlando di se stesso innamorato di Ligurino: Inter verba cadìt lingua silentio.

. 56 AmoìH di una strofe degli Ludovi- dal quale prende molte altre immagini nel progresso dell'Inno. Quando immaturi L' egra Sulpizia i dove il verbo premere^ in questo senso.vendo questi co Savioli. imitando sempre Orazio. le all' amante Mettiamo a confronto il due strofe. nell'ode Al Ferretti : . ha il Carducci: presserò fati. nell'ode^ Maurizio Solferini: . è oraziano: Tam Similmente il te premei nox fabulaeque Manes. del poeta. tanto più che la strofe del Savioli allude direttamente. versi. i quali versi sono una reminiscenza tristitiam et di questi d' Orazio : metus Tradam protervis in mare Portare ventis. Più sotto.. Dice della sua amante Carducci: Dolce fiaTìimeggian V umide Luci nel vano immote : Siede pallor lievissimo In su le rosee gote . come quella del Carducci. E Seguita 1 cari occhi cerulei Accesi in te fissarsi. a imitazione d'Orazio. il Carducci: le «dolenti Ma immagini Si portin gli euri in mare . Fantoni. e il Savioli dice della sua: Vedrai le guance rosee D' un bel pallor velarsi. le torbide cure si spingano Nel vasto mare. E il Fantoni.

mi ha trascinato per un istante fuori dei limiti del presente studio. una d'Orazio: albo sic hiimero nitens. e tanto più che molte altre immagini di quel paragone ovidiano combinano perfettamente con ciò che dice il Carducci nella strofe precedente.. . : Candor erat qualeni praefert latonia luna Et color in vineo corpore purpureus.. ne fa un paragone con quello stesso Apolline di cui parla il Carducci. Tuttavia. per avventura. né di Orazio. Ut pura nocturno renidet Luna mari .t>< interminabil notte Ci preme. et in niveo mixtum candore suborem . nò di Ovidio. si ricordò certamente il Carducci scrivendo questi versi perchè e questi e venti altri appresso son tradotti letteralmente da Tibullo (III. E II qui mi perdonino i lettori d' aver accennato di sfuggita a Ovidio sul proposito di versi non raffrontati con Orazio. era il candore . Ili): . I quali versi reminiscenza di questi similissimi potrebbero sembrare. favellando di Narciso. tanto più che qui Ovidio. come pure — sia detto per incidenza : — gli altri due versi della strofe carducciana Era nel corpo niveo Di porpora il colore. trovarsi quei due versi nella stessa strofetta in cui si trovano quelli raffrontati con Orazio. Continua il Carducci dipingendo là bianchezza del corpo d'Apollo: Qual della luna in placido Sereno. potrebbero sembrar una reminiscenza evidente del verso di Ovidio (Med. 4) . e il formar essi con quelli una immagine sola.

questa specie di visione improvvisa. nell' ode Alle Muse. al Brindisij che è la quinta ode di imitata evidentemente da Orazio. esclama Sogno. il Carducci ha io seguenti versi : Alle decenti Cariti Ecco. dopo il invocazione.58 Veniamo. . : praesentia numina i sentit.. è reminiscenza d'Orazio. tibia Regina longum Calliope melos. Or. io Orazio. troppo retorica. age. I) resto. una quale. un' amabile follia seducemi ! ? ! Le porte schiudonsi le Muse io veggio Del in mo una anche nell' emistichio Fiacco. ecc. ? o me ti un' aura lirica s'aggira? sento. La madre degli Eneadì d' E r armonia ha questi versi: M' inganno Intorno a Fiacco. dopo stesse Calliope con improvvisamente : le parole d' aver invoOrazio. adesso. dopo aver Descende coelo et die. detto : Incontriamo subito una figura retorica. io ti sentOy troviareminiscenza oraziana nel verbo sentire usato questo senso nelle Epistole (II.). Più sotto. detto (III. Il Carducci. .. questo libro. Anche cato il Fantoni. esclama improvvisamente: Auditis ? an me ludit amabilis Insania? Audire et videor. dopa aver A noi progenie italica g-li Ridan dei dei Lazio. tre nappi vuoto.

e segnata- mente questo (III. Anche noi diciamo spesso air antica. qual verso ebbe forse 1' occhio il il Carducci scrivendo : Sacro a' sapienti è Dei nappi tre. tutti questi versi sono una riproduzione fedelissima dei seguenti d' Orazio : tribus aut novem Miscentur cyathis pocula commodis.. Del rimanente. o Libero. : Egli è un uomo . ma nove A noi ne ehieg-gon l'impari Figliuole ascree di Giove. Dalle virtù severe. Or. Qui Musas amat impares. Rixarum metiiens. Questi versi ricordano molti luoghi d' Orazio. Tres prohibet supra. egli è un uomo antico. maggior parte degl' interpetri credono che Orazio alludesse a Catone Uticense.. Anch' ei la tazza intrepido Catone al servo chiese. tangere Gratia Nudis iuncta sororibus. Poi ripensando a Cesare Il roman ferro prese. numero Seguita il Carducci: Né tu discordi. Non san le dive offendersi Del temperato bere. anche Ausonio dice Ter bibe. come il Carducci nei versi sopra scritti.) : Narratur et prisci Catonis Saepe mero caluisse virtus . Ternos ter cvathos attonitus petet Vates.59 Sacro a' sapienti è il numero Dei nappi tre. vel al toties ternos : : sic mystica lex est . Il prisci avrebbe il significato di uomo di la dove prisca virtù.

Ludit herboso pecus omne campo. quali versi. e in cor s'allegra. e per le vie si spande. che rigurgita di reminiscenze oraziane. mutatis mutandis. Del resto. quando scrive : . il tuo terren natale al A te s' adorna. ecc. : che son traduzione letterale di un passo dell' ode oraziana A Fauno: tener pieno cadit hoedus anno.. adesso. vetus ara multo Fumat odore. Disciolto il bove mormora un muggito Esulta il gregge nell' erboso piano. Il Carducci ha questi versi : E. Seguita il Carducci : E su r aratro ancor dal solco attrito canta il villano. son ispirati e informati dalla continuazione dell' ode sopra Spargit agrestes tibi mentovata d'Orazio: Sylva frondes: Gaudet invisam pepulisse fossor Ter pede terram.- 60 — Veniamo. Diana Giùntini. si spande per le vie festosa Turba imita i e s'allegra. E mira ed è mirata.. seguenti versi del Leopardi : Tutta vestita a festa La gioventù del loco Lascia le case. Festus in pratis vacat otioso Cum bove pagus. il Carducci ebbe r occhio anche ad altri classici. Per esempio. di votivo onore L' ara si ti splende. all'ode per la B. . ed tuo piede in tanto . spande per le vie festosa Turba e s' allegra. Gigli i sommette e rose. pieno r anno. . pur traducendo da Orazio.

ruit per vetitum nefas. senectuti placidae quietem. puellas. Orazio. nel suddetto carme. nella fine dell'inno per la P^n^^cos^^. madre al popol tuo mostra . a soffrir tutto audaci Le menti umane in disperata guerra. Luna. vedi. la canizie liete voglie sante. . ecc. seguita cosi: Dii. confidente ingegno. o buona^ . Infatti. E Orazio (Carni. Da questi versi trasse forse ispirazione anche il Manzoni. rivolto a Diana e ad Apollo : Eoma Scrive il si vestrum est opus. poi : Audax omnia Gens humana Seguita il perpeti. E Orazio. Apollo.— Continua il 61 — Carducci : Se nostra dirti. : Siderum regina bicornis. o buona. Carducci : Ragguarda. audi. probos mores docili iuventae. Tempra Il de' baldi giovani ecc. . : etc. a' figli ti . egli dice: Spargi la casta porpora Alle donzelle in viso. Carducci Odi le caste vergini : il lamento Della canuta etade odi. saec). Dii. . dopo aver detto Supplices audi pueros. Adorna Di E il Carducci : Ruinan. anco ti giova. etc.

Caesar. Da ultimo. 62 2) : . ode seconda in questo inultos. la cara vergine. neglectum genus et iiepotes Respicis auctor. ! . incontriamo una ventina di versi. o che vespero levi la rosea Face su 1' ampio del ciel silenzio. Tu sempre in flebili modi elegiaci Lamenti. o Giulio. Scrive il Carducci : Non sempre aquario verna. Passiamo. fugga al sol d' avanti Mal gradito agli amanti. nel carme già detto : Romulae genti date remque. ecc. il Carducci chiude V ode cosi : Né a danno irrompa qui possa d'inferno.— e Orazio (I. all'ode A Giulio. tradotti più che imitati da Orazio. prolemque. Te duce e Orazio chiude 1' nostra. Qui. ecc. Deh. e Orazio. ecc. modo : Neu sinas Medos equitare Te duce. ora. . ne assidue Nubi si addensano. pioggie si versano Malinconicamente Sovra il piano squallente Non sempre 1' arida chioma alle roveri I torbid' impeti d' Euro affaticano. Mira la patria. Oh non continue querele e gemiti Commise a' dorici metri Simonide Né ogn' or gemè. . se pur premeti desio di piangere. . Il Carducci scrive anche: Benigna assisti a' focolari aviti : Multi plicata invochi te la prole . Né dura artico ghiaccio : A industri legni impaccio : Ma tu.


Valgio
:

63


dell'

Tutto ciò è riproduzione fedelissima

ode oraziana

A
si

tanto fedele (persino nelle minuzie), che

non

può credere neppure che il Carducci la possa aver fatta a memoria^ come accade in simiglianti casi quasi è forza credere che egli, scrivendo, abbia tenuto aperto innanzi
:

a sé

il

libro delle odi oraziane. Scrive, in fatti, Orazio:

Non semper imbres
; ;

niibibus
. . .

hispidos
iners

Manant in agros nec stat glacies Menses per omnes aut aquilonibus
Querceta Gargani laborant, Et foliis viduantur orni. Tu semper urges flebilibus modis Mysten adeptum nec tibi vespero Surgente decedunt amores,
:

Nee rapiduni fugiente solem. At non ter aevo functus amabilem Ploravit omnes Antilochum senex Annos nec .... Prygiae sorores Flevere semper. Desine mollium Tandem querelarum et potius nova Cantemus Augusti trophaea, ecc.
: :

Anche

il

Fantoni,

del

resto,

imitò, o tradusse, variando

qualche particolare, Ferretti Preste:

questo passo

oraziano

nell'

ode

A

Non sempre ai sguardi del nocchier la stella D' Orlon nomboso minacciosa appare, Né d' Adria inquieto l' inegual procella Agita il mare. Non sempre, o Fresie, inerte ghiaccio il monte Copre d' Alvernia, o il ciel di Flora è fosco, Ne sempre incurva la ramosa fronte
Il folto

bosco.

Tu sempre

mesto
:

:

o te gentil circonde
ex^c.

Stuolo di ninfe

o,

E

certo,

Carducci

altri classici.

pur traducendo da Orazio, non dimenticò Per esempio, i versi
:

il

pioggie si versano Malinconicamente Sovra il piano squallente,

64
ricordano


:

i

bellissimi versi del Leopardi

Com' è quando a distesa Olimpo piove Malinconicamente e i campi lava.
E, più sotto,
i

versi

:

querele e gemiti

Commise

a' dorici

metri Simonide,

rammentano

altri versi dello stesso

Orazio

:

commissi calores
Aeoliae fidibus puellae.

Seguita

il

Carducci

:

E

anch' oggi splendidi gli sdegni vivono Ne' tardi secoli, spirano i fremiti Delle genti latine,
Nelle armonie divine
i
;

quali versi richiamano subito alla
:

memoria

questi altri

oraziani

spirai

adhuc amor,

Vivuntque commissi calores Aeoliae fidibus puellae.

Anche

il

Fantoni, del resto, imitò questi versi nell'ode Al
:

principe di Coivjìcr
Vivono

eterni quei greci

numeri

Che

alle tremanti

corde del Lazio

Sposò r arte animosa Del canto r di Venosa.

Scrive

il

Carducci

:

Qui dove i Marie, ecc.
Il

tri vii

d' urli e

domestico

domestico Marte, per significare le guerre interne della patria, è derivato felicemente dai domestica facta d' 0razio (De arte poetica, v. 287).

Passiamo, adesso,
Scrive

al

frammento del Pi'ometeo, dove

troviamo, a prima giunta, cinque versi dedotti da Orazio.
il

Carducci

:


Gli
si

65

preniea la Forza e la ferrata
:

Necessità
Dell'

scotea 1' una adamante eterno, e Con la imminente mano
la fronte sten dea del

i

legami
altra
i

1'

chiovi

.

Su

gran Titano.

Questi versi riproducono due passi
in

d'

Orazio

;

il

quale,

un luogo, dice

:

Te semper anteit saeva Necessitas Clavos trabales et cuneos manu Gestans ahena, ecc.;
e in un altro
:

Si figit

adamantinos
verticibus dira Necessitas
ecc.-

Summis
Clavos,

Del

resto,

anche
:

il

Leopardi imitò questi passi

d'

Orazio

nei seguenti versi

Preme

il

destino invitto e la fen^ata
gì'

Necessità

infermi
ecc.

Schiavi di morte,

L' epiteto ferrata,

copiato dal Carducci, rende assai
:

bene, con una sola parola, le immagini oraziane
Clavos trabales et cuneos Gestans ahena, ecc.

manu

Continua

il

Carducci

:

Orfeo mosse

Citareggiando e

le foreste aurite ;

e Orazio
insecutae

Orphea sylvae

Blandum

et auritas fidibus canoris

DiLcere quercus.

già innanzi citato commissi calores Aeoliae fidibus puellae. Dice il Carducci. pingendo Omero. Così Orazio. con pari fulgore immagine et : Hebrum Thracen. il qual passo oraziano imitò. con la stessa metafora : Phthius Achilles Dardanas turres quateret tremenda Cuspide . Orazio.66 frammento Omero. prospiciens nive candidam Più sotto. Carducci splendidamente la ionia : hi vista ardea onda famosa i E biancheggiavan lunge d' traci monti. di- stipato da una densa folla di ascoltatori. scrive : un Addensato cogli vulgo omeri attendea. metaforicamente : e crollar truce la morte Le immani torri. il Carducci ha e : r ire Commise del potente Eschilo al canto. all' Veniamo altro Il Carducci. Orazio. che ricorda un passo oraziano. : E. all'altro frammento Dante. mentre sta per cantare. anche il Cerretti neir ode A Giovanni Ansanti . dipingendo Alceo mentre canta stipato : da una densa folla di ascoltatori Densum humeris Seguita' il bibit aure vulgus. o tradusse. adesso.

finalmente. . parte non potendo mutar la rima senza sacrificare qualche bella immagine o pensiero. Veniamo. quali versi son tradotti fedelmente da questi d' Orazio Virtus . E chi vuol gridare. infamati : i sassi ermi al tirreno.— E le torri di 67 — scotea 1' Dardano Truce co asta. nella nostra lingua. . D'altra parte. quanto d' il Carducci. che ricorda V oraziano Infames scopiilos Acroceraunia. era un po' aspro. sentendo che questo singolare. mo e accuratissimo in tutte queste minuzie. d' altra forse . Scrive Carducci: Quando virtude con fuggenti piume Sprezza i la terra e chiede altro sentiero. ha il Carducci : . : . e perché quest' errore di rima trovasi anche nell' ultima edizione definitiva dello Zanichelli. Orazio. il tremenda Più sotto. impazientito. intonazione odi di Orazio all' solenne e profetica — ode AgV si il Italiani. lasciasse correre con fuggenti piume. resero con r aggettivo truce. Spernit humum negata tentat iter via fugiente penna. che — per accosta molto alle due Ad Romanos. in progresso. tenendosi più strettamente fedele al fugiente penna d' Orazio ma che. Non si può credere che piume sia errore di stampa perché anche fuggenti è in plurale perchè la bella edizione Barbèra non ha neppur un solo errore di stampa. É strano che tanto il Cerretti. . non parmi verosimile che il Carducci. . e . Qui benché fuori del proposito del presente scritto non posso non osservare (giacché T osservazione cade appunto nei versi raffrontati ad Orazio) che piume non rima con alluma. abbia lasciato trascorrere inavvertentemente cotal errore. . oculatissi- — — . Crederei piuttosto che il Caj-ducci avesse scritto da principio con fuggente piuma.

il Carducci. . riproducono. Continua il Carducci : E Sogni su '1 le paure Delle regie consorti e gli anelanti fato del signor. e sen poggia al per via romita.* e 5. il Devota morti pectore liberae. descrivendo l'educazione vi- rile del giovinetto italiano nei nostri tempi migliori : Durar nel Vegliar ferro il giovin corpo altero. là dove parla d' Alceo narrante le dure fortune delle guerre da lui guerreggiate (II ) mala : Sonantem plectro dura Dura fugae mala. alludendo alla educazione virile del : romano nei tempi migliori della Repubblica Robustus acri militia puer Vitam sub dio et trepidis agat In rebus. Il segnatamente. ecc. Carducci : Alle pie mogli dissero le dure Fortune delle pugne. razio. Questo du7^e fortune è bellissima traduzione del dura à! Orazio. della Gerusalemme i 62) : piacer ciel frali Sprezza. le notti gelide. Ciò lissima. dura navis. della forte e virile educazione del giovinetto odi.* (vedi. nel libro III delle carducciano: a morte libera devoti. è traduzione dell' orazione Scrive. riproduce fedelmente. mutatis mutandis. Seguita. Del rimanente.— gridi pure ! - 68 — i Anche il Tasso imitò versi soprascritti d' 0(st. l'ode romano 2. Anche giovinetto Orazio. nel canto V. alcune splendide e in una scena uguaimmagini del divino Orazio. poi. ecc. ). in più luoghi. questa e le due strofe precedenti dell'ode carducciana. inoltre. ciò che dice Orazio. belli.

dalla virtù dei patri. seguitando à descrivere l'impeto : quel giovinetto in mezzo alla battaglia. specialmente. ne rudis agminum Sponsus lacessat regiiis asperum Tactu leonem. degli di quella virile : educazione sul giovinetto. E comincia. come il Carducci. ». giovinetta. delle giovinette: Vile ed infame chi annebbiò il pudico Fior de' tuoi sensi nei frementi balli. erompe cantando illiim ex moeiiibus hosticis Matrona beìlantis tyi-aniii . e. Eheu. e stimolò de' falli Il g-erme antico ! Così Orazio: Motus doceri gaudet ionicos Matura virgo.69 Infatti. parlando. allorché. il Carducci: e air alma ed alla mente Galliche fole di peccar mezzane Esca porgete. quem cruenta Per medias rapit ira caedes. et incestos amores De Continua tenero meditatur ungui. et fingitur artubus lam nunc. « traduzione fedelissima del ne sponsus lacessat regius asperum tactu leonem Ma. Prospicieiis et adulta virgo. contemplazione torna il della austera e fulgida Carducci a mirare e piangere la corruzione e viltà presente. effètti il poeta latino. erompe in un Chi fia che tenti quel rovel Mone?. dalla corruzione del sesso debole. . come Orazio. Suspìret : A questi splendidi che più di versi ebbe certo l'occhio il Carducci an- sotto.

dice che. con fiera ironia. Pyrrhumque. Puri accrescendo ai sacri rami aviti Fronda novella cioè. Dopo ciò. . Federico Barbarossa). o dalla suocera. Subito dopo. che. Similmente Orazio erompe. a sciolte redini. aggiungendo nuove corna alle corna già fabbricate 1' dalla madre e dall' ava. educazione corruttrice della giovinetta. or che presumi. Hannibalemque dirum Infecit ! Da questo confronto degli eroici fatti e della virtù immortale dei padri. . Inter mariti vina. lasciar tutti per sempre questo suolo glorioso di cui siamo indegni. Similmente Orazio. con la corruzione e viltà presente. ecc. il Carducci : proceda 1' erudita e bella Vostra Lucrezia agi' itali mariti. Stirpe rubella? Sgombra di te la sacra terra. andando poi a marito. et ingentem cecidit Antiocum. dopo aver descritto Mox iuniores quaerit adulteros ecc. il Carducci scatta improvvisamente gridando: di tal vasello uscia 1' Ma non Premea antico Guerrier. feroce dell' asta intensa e della voce Te.— E Orazio: 70 — Et peccare docentes Fallax historias monet. gridando : Non his iuventus orta parentibus aequor sanguine punico. sorge improvviso al Carducci un disperato consiglio: . ai proprj mariti. Federico ! (S'intende. o in odio numi agli avi ed alla patria.partire tutti. lasciarlo tutti in una solenne e divina solitudine : di cor peregrina e di favella a' E E di vesti e di vizi.

et urbem Eques sonante verberabit ungula Quaeque carent ventis et solibus ossa Quirini (Nefas videre !) dissipabit insolens ! . seguita gridando forsennato Barbarus. E calpestin le sacre al vento date Ossa di Dante ! Tutto ciò è parimente tolto di peso da Orazio . prima di partire. il Carducci. a giurare di non tornar mai più alle sponde latine (Epod. Romani a fremendo. la spenta virtù degli avi. Da questo passo d' Orazio tolse anche : il Leopardi la solenne chiusa della seconda Canzone Guasto legnagg-io.) : i Eamiis omnis execrata civitas Nos manet oceanus circumvagiis. con supremo furor su d' oltre lirico. Meglio r è rimaner vedova e sola ! Non : Da ultimo. si conviene a sì corrotta usanza Questa d' animi eccelsi altrice e scola Se di codardi è stanza. consiglia partire tutti. Che stai ? Levati e parti.71 Tutto ciò è tolto da Orazio. il quale. : ecc. a fuggire tutti in altre terre. heu. il quale. cineres insistei Victor. nella : stessa ode sopra menzionata. dopo aver pianto. e. errando per gl'infiniti oceani. chiude: Rompa mare e d' oltre monte ! Barbarie nova Frughi n degli avi nelle tombe sante Con le spade ne' figli insanguinate.

agii vecchiezza. 30) dum Capitolium Scandet cum tacita virgine pontifex. scrive il mensa dell' amico. chiude con ugual preghiera la sua ode Al Manfredini E a me dona. gran nume. Tuttavia.... Per L' Orazio anche nelle posteriori lui alcuni pochi raf- Neil' ode anniversario della fondazione di il Roma. o Lidia. o Bromio. precor integra Cum mente nec turpem senectam Degere nec cithara carentem. che tro- vasi nelle Odi barbare. scrive Carducci : Se al Campidoglio non più il la vergine tacita sale dietro i pontefice. come d' Carducci seguitò a rammentarsi così poesie. che trovasi fra Carducci verso la fine : le Nuove Odi sole. date che integri Non senza amore. non Scendiamo a la le senza celerà placide ombre. il Neir ode In una chiesa gotica." del libro I: similissima con cui chiude Orazio V ode Latoe. . Neil' ode Alla barbare. fronti... Carducci esclama : vederti. qual preghiera ricorda una Sì. io ho rilevato solamente le reminiscenze orasi trovano nei Levia Gravia e nei luvenilia. non sarà male far tra Orazio e che mi vengono ora a memoria. Vorrei fra un candido coro di vergini Danzando cingere 1' ara di Apolline. rivolto : ad Apollo. Né senza cetra.72 NOTE (1^ ziane che il In questo studio. parlando della sua amante Lidia. dones. di quali due versi sono : una dotta traduzione un luogo d' Orazio (III. Anche il Cerretti.

et Italiae . Neir ode Alle fonti del Clitunno. E Orazio (I.vien preferibilmente a memoria un luogo dell' Epodo VI d' Orazio . dove quel bellissimo latini . in vece di dire Allora sorse e Tidide. Lndentem nitidis virginibus sacro Dianne (il Celebris die il candido coro di vergini del Carducci traduce assai bene Neil' ode nitidis virginibus d' Orazio). il Carducci scrive Del resto. e per l' immagine contenuta nel pentametro . Che r aura pia diffonde Tra r ombre e tra le fronde. parlando della sua amante (Lieinnia) Quam nec ferre pedem dedecuit ehoris. cura timenda voce conplesti nemus. parlò il Così. da Orazio (IV. Amica : Tu. crebbe. : è derivato dai e. dopo aver paragonato Cassio Severo a un cane (chiamando vie pastoribus. specialmente. ne parla più volte con delizioso fremito. nel quale il i poeta. maestro in tutti i gaudj più squisiti d' amore. dove la locuzione la forza dei cani è : propriamente greca e omerica. divisi dal mondo Sussurri degli amanti. Neil' ode All' Aurora.— E 73 (II. scrive Carducci Oh. Nam soggiunge qualis aut Molossus aut fulvus Laco. nel senso di prosperò. Ma qui e per esser appli- cata questa locuzione propriamente ai cani. alla sudei sussurri. 9) : Lenesque sub noctem sussurri Composita repetantur bora. anche Omero accenna. nec dare bracchia. E Ovidio. prema dolcezza : Vigile dai tuguri e di risponde la forza dei cani tutta la gagliardi mugghi vaUe Sìiona. 12) . etc. Orazio. cani forza amica ai pastori). scrive il Carducci : e la forte Etruria crebbe. - Omero dice : Allora sorse e parlò la forza del Tidide. in uno o due luoghi. che trovasi nei Decen: nalia. Per il le nozze di Cesare Parenzo. 15) Per quas Latinum nomen Crevere vires.

— 14: — il Più sotto." del libro Nec dirom Hannibalem. nell'ode 12. zio . qualche altro riscontro tra le Odi Barbare e Orahan già veduto i lettori nel primo capitolo di questi miei studj. questi raffronti. Tronco. che sono fuori del proposito mio. Del rimanente. del libro III : Antiochum Hannibalemque dirum ingentem cecidi t. L' Annibal diro ricorda subito Orazio. nec Siculum mare. dice Carducci : minacele gl'itali penali Annibal diro. che aggiunge quasi sempre II: r epiteto di diro ad Aìinibale. nella stessa ode. dunque. e neir ode 6**. Per esempio.

Libro IL Dove il tuo spendesi tempo migliore. ! E non può avere. se fia che l'imminente possa. « CLASSICHE DI GIOSUÈ CARDUCCI » SPIGOLATURE CLASSICHE LEOPARDIANE pubblicate da Battei di Parma. nel 1889). ahi. Ma deprecare non ha. E voi. le Deprechiate e del fato empio guerre : : imitazione questa di un luogo dei Sepolcri indarno. L'uso del verbo « : incestare » è imitato dal Leopardi (Inno ai Patriarchi) . deprecando Da' lor mariti l' imminente fato. il verbo deprecare è adoperato dal Carducci er idoneamente : infatti. Carducci.REMINISCENZE (Aggiunta alle mie L. luvenilia. Nel luogo qui sopra citato. questo senso < pregare che si alloìitani o si soltanto tra pregare e ottenere corre una bella e : differenza luvenilia. : esso significa 7ntardi >. - (Ediz. Libro I. Zanichelli). Incestan d' ampia strage il sentiero. copiato dal Leopardi (A Silvia): Ove il E di me tempo mio primo si spendea la miglior * * * parte. egli V usa nel senso di « otteneì^e che si allontani o si ritardi >.

copia del Petrarca (Canz. t' arriva Anche il Leopardi (Pel monumento di Dante): Se di costei Qualche novella ai vostri lidi arriva.— 76 — ecco di sangue Gli avari colti e di fraterno scempio Furor novello incesta. raccogliendo : il molle crine. « ricordano molto da vicino un luogo del del Leopardi : Bruto minoì^e dalle selve ignude Cui l'Orsa algida preme." Italia mia): In qualche atto più degno di mano o d' ingegno. . **» Ora eh' arton caligine i Preme laureti d' Arno. . . * * Se da noi Prego o lamento. . * * Ogni studio più degno E di mano e d' ingegno. * * * . Imitazione del Foscolo e il crin che gronda Rattien fuori dell' onda. * Non io prorompo a invadere petto. col brando Cognato Imitazione del Leopardi {Bruto minore) Cognati petti il : vincitor calpesta.

il fier desio l'amore. . Amore. scrisse : Brama raccorsi in porto Dinnanzi al fier desio Che già rugghiando intorno intorno oscura. : Si dell' d' confrontino questi versi del Carducci con fuggitivo e ^éìV alcuni Amor Aminta Il del Tasso. Infesto Orione per '1 ciel distende. secondo verso special- mente parmi copiato a dirittura. poi. non avrebbe osato. 77 dice Del resto. . Un traduttore. il core E tutto in armi. dei Stanco le Frammenti piume invan. il o Carducci: copiò la frase dal Leopardi. Chiamare pensato. di Saffo : E anche il Leopardi : io doloroso. * * * pur compiesi Il dolce e fier desio. anche nel libro terzo dei il Carducci : « luvenilia > a quale animo altero O d' ingegno o di mano * * * il pregio agogna.. del Quarini ecc. : Il Savioli Stanca le piume incommode. * Gemeva Frasi trite e ritrite egli le vigili Piume stancando ! in vano. e con alcuni Anacreonte. Premea le piume. anche se nudo. in veglia. o ninfe. « Anche Orazio ebbe a dire più volte * * * Infestus Orion » Guardate. d' quale pur favellando amore.

Vivi. : E il Leopardi {Pel monumento di Dante) onde si tristo e basso Obbrobrio laverà nostro paese. tu. ricorda questo luogo del Leopardi (Alla Primavera). con r accusativo espresso. * * * e cortesia fioriva Le tosche terre. * * * Zefiro senza mutamento spira. Quest' uso del verbo fiorire in senso transitivo - attivo. ricorda il seguente luogo del Manzoni nell' Inno a Maria : tutte le genti Mi chiameran beata. ecc. * * * Poi te beata salutar le genti. * * * d' grave Il obbrobrio nome italo mira. vivi. santa Natura. . * Odio e furore i torvi animi avvampa : verso che ricorda un luogo del Leopardi {Per della sorella Paolina): e libertade le nozze avvampa Gli obliviosi petti. è imitato da un luogo del Monti (La Feroniade). Verso imitato da Dante.— 78 Né vivi tu ? né giunseti Del vecchio Omero il verso ?. .

quale dice Alceo dai lunghi affanni Spavento dei tiranni. 49 50) : lamque dies (ni fallorj adest. . ricordano due versi di Virgilio (Aen. battea l'estremo Irrevocabil palpito d' amore. di nostra vita ultimo inganno^ T' abbandonava. quem semper acerbum. o copia. supremo inganno ! addio ! Anche questa è roba leopardiana (Ad Angelo Mai) Amore. addio. Imitazione questa del Leopardi: Com' è quando a distesa i Malinconicamente e Olimpo piove campi lava. Imitazione. * * * Ed secondo il al cantor lesbìaco Spavento de' tiranni. V. Il di questi due versi è copiato : tal quale dal Fan toni. Amor. * * * cara a Sarai me ne gli anni memoria ed onorata. del Leopardi (Consalvo): gli ultimi battea Palpiti della morte e * * * dell' amore. - Libro IV. Semper honoratum (sic Dì voluistis) habebo . Amore.79 * * * pioggie si versano Malinconicamente Sovra il piano squallente. luvenilia.

* * * E su '1 toscano pelago viaggia. il Questo latinismo di clade per strage è tolto dal Leopardi quale. i tristi e cari Moti del cor. /). * * * Su Sparga le '1 corpo mio Gliceria care chiome. I miei teneri sensi. e più ancora somigliano a un luogo di Virgilio (Aen. YvB. credo almeno. le Imitazione del Leopardi (Per nozze di Paolina) : Su '1 Spargea le nere chiome corpo esangue e nudo. e la matura Clade non torce dalle abbiette genti. osò introdurlo nella lingua italiana poetica {Per un vincitore nel pallone): . già da me ricordato. queste piante . ricorda un verso del Leopardi {Canto notturno di un pastore errante dell' Asia) : Seguirmi viaggiando a mano a mano. l. Il verbo viaggiare. la rimembranza acerba. indizio del tuo nume. * * Della clade che ancora ulta non fu. per il primo.. e presente Annunziò Per il nume un fremito diffuso la selva odorata.80 e questi altri delle Ricordanze e del Leopardi fia : compagna di tutti D'ogni mio vago immaginar. offrono qualche somiglianza con un luogo dei Sepolcri: non sento Spirar l'ambrosia. appropriato alla Luna. .

. 15): . e. non un maschio gnava dire le apparava. : che.. questi versi ricordano un luogo dei Sepolcri: .. del resto.— 81 * * * E dolce un canto gli apparava: un dolce ecc. non gli apparava. Canto che ripetuto. e 1' carme amoroso. L' italica virtute. La frase sottolineata è roba del Foscolo. in una di quelle due stupende Odi. * Del mio novello Tempo il vigile tedio atre angosciose L' ore misura. è traduzione di un luogo di Orazio l. qual verso. lam galeam Pallas et aegida Currusque et rabiem parai. onde anche il Leopardi: Poi che divelta nella tracia polve Giacque. ecc.. : : Venne e all'ombre cantò i E guidava nepoti. * * * E Il sonar alto da l'egea marina fragor de la persica mina. Qui abbiamo un bellissimo sproposito di grammatica. Immagini e locuzioni tolte da Orazio (II. 1. scrive E il le cavalle ed il furor prepara. però.. 1) : auditumque Medis Hesperiae sonitum ruinae. mina immensa. (Od. amoroso Apprendeva lamento * ai giovinetti. Qui la virile età 1' ardir prepari. Del resto. bisoSaffo era una femmina.

Si eh' eguale al subbietto . dice il E Il te a la bella schiera fortissimo amor fece consorte sì Che oprando hai mostro per nove guise. Io mi starò pago di notar Il riscontro di locuzioni e immagini. Per esempio: Di lei eh' è al gener nostro empia madrigna. italico : poeta dice sangue Né tu ti volga o guati il A le glorie che son sovra tuo passo. a^ imitazione del Leopardi. E il Leopardi : Volgiti indietro e guarda.) : e delle putrì e lente Ore il danno misura e * * * il flutto ascolta. Al Passi.82 ricordano da vicino un luogo del Leopardi {Per citore . un vin- ecc. o patria mia. che stava scolpendo Carducci : il busto dell'Alfieri. Imitazione questa di Dante in te s' aduna Quantunque in creatura è di bontate. Quella schiera infinita d'immortali. E il Leopardi : Tu madre in parto ed in voler madrigna. La canzone Ad Enrico Passi imitazione della canzone leopardiana di è tutta quanta volo al una Per di il monumento qualche Dante. in cui s' aduna Quantunque è del buon seme : a' tempi nostri. chiama matrigna la natura. Spesso il Carducci.

lunge di qua. parmi imitazione di un luogo dei Sepolcri. Schiera prode e cortese. E a r occhio ardente ed a 1' ansar del petto Si parebbe il magnanimo furore ! caro. dove il poeta. Lunge. Amor Amor Voi Chi Del Chi Chi d'Italia. alla sopra detta canzone del Leopardi. Qualunque petto amor d' Italia accende. ecc.. Alma profana * ! e lui. e di che amor ti rende. ecc. * Davanti al busto deW Alfieri. reudente Della materia a le viceìidc eterne L'immane salma. con rozzezza da mani da villano. a cui possente Spirò pietà di questa madre antica E Tutto a r opra degna carità suase. il Carducci grida: !. d'iroso Amor vampo su 1' alta impresa il core. di questa misera 1' vi sproni. che. dice: campanaio Beli' opra hai tolta. 1 sensi e le virtudi Oprate e mostre nella dolce impresa. spiriti lenti scimmiottando il Leopardi. ciò è tolto e con scolasticamente. ingegno e della man daranno eterno vanto. ecc. dell' . spirerà dirà 1' altissimo subbietto.. volgendosi agli artisti che attendevano a lavorare il monumento.— Tua virtù si levò. o cari. . lunge. avea gridato lunge. davanti al : monumento di Dante. Come cred' io che al ciglio lacrimoso.. 83 — D'amor. il onda e turbo furor vostro e dell' immenso affetto ? pingerà l'attonito sembiante? degli occhi il baleno ? ecc.

* * * un tremor gelido Per l'ossa ime gli corse. 18. Dilacerar le belve il quale. tacito.^ — 84 - * * * per lo gran deserto Dilaceravo i lupi. : Quel dilaceraro è tolto dal Leopardi . . seduto in verde . Ili. 29-30): frigidus horror Membra quatit. : insepulta membra differeiit lupi. 5) . seduto a lungo in verde zolla compiacea delle virginee stelle. . : Che.] * Ma Si Il più. dell' [Confronta anche con questo verso st. Il diff'erre corrisponde interamente * * * e a / ' al dilacerare. E' traduzione : di un verso di Virgilio. primo di questi due versi è copiato dal Leopardi zolla. a sua volta. e con questo di Virgilio (Aen. : Altra imitazione del Leopardi e Per r aere il quando esulta nembo. esultante Per li templi de 1' etra ira de' nembi. che parmi fini- sca così et tremor ossa cucurrit. Ariosto (e. lo tolse da Orazio {Epod."^ 151): Un timor freddo tutto il sangue oppresse .

specialmente. anche il concetto espresso dal distico carducciano è identico a quello espresso dal Leopardi nel luogo citato delle Ricordanze. e del mondo ignota solitudine tacea.... * Muto correa Il sole almo e infinito la luce " Per r 1j' oceano. nel L • . quando gli ameni Futuri seggi di lodate genti E di cittadi romorose.. quando una solitudine immensa esplorava il sole nel suo muto viaggio. in senso transitivo attivo. dei lirici. con r accusativo espresso. ignota Pace regnava.~ 85 — Del resto. nei primordj del genere umano. Questa descrizione della terra. il Imitazione del Leopardi e dei Greci. e regni V invernai Dodona. Questi versi son traduzione letterale di un luogo di Omero. Il Foscolo : . è assai simile a una descrizione che il Leopardi fa della stessa epoca neir Inno a' Patinar chi : Quando le rupi e le deserte valli Precipite V alpina onda feria D' inudito fragor. e gV inarati colli Solo e muto ascendea l'aprico raggio Di Febo * Quando voi nel sonante etra. libro dell' Iliade : Eran forti e combattean * * co' forti.. . - Quest' uso del verbo regnare. è un uso elegante dei poeti e. Dice L'etra donante e l'alma terra. * * * e quei che forti Leopardi : Furo e co' forti combatteano.

Verso copiato dal Petrarca (Canzone Del lungo odio civil ti Spirto gentil »): pregan fine. (emistichio. ignota Pace regnava. ^ Imitazione del Foscolo {Sepolcri): e abbracciar 1' urne E interrogarle. « Verso copiato letteralmente dal Petrarca (Canzone Spirto * * Clie ad una ad una interroga le tombe Nel deserto. Una d' armi. : Imitazione di due versi del Manzoni .— E 86 — Citerà Cipro ove perpetua Odora primavera Regnò beata. tradotto da Orazio: « regnante beati » ). di leggi e di favella. tutto quel eh' una ruina involve. e le abbraccia ad una ad una. * Alma Italia novella. *** E al lungo odio civil pregando « fine. * infuriano nel sangue I corridor fumanti. E il Leopardi : quando gli ameni Futuri seggi di lodate genti E di cittadi romorose. quest'ultimo. * * * E gentil *). Emistichio del Manzoni {coro d' Ermengarda) : E dietro a lui la furia De' corridor fumanti.

Te mise dentro Copia di un altro verso di Dante : Mi mise dentro a le secrete cose. e bella ! Sei tu rorida terra . deliberato di uccidersi. . Verso imitato da Dante (Inferno): Con la paura eh' uscia di sua vista. Il Carducci. di Di memorie. sei Ugualmente mette in il Leopardi. di lingua. di cor. * * e '1 buon sofo gentile a le secrete cose. Parafrasi. mette in bocca questi versi Pur Pur se' gioconda a rimirare. o copia. * Morte de la sua vista esce e paura. d'altare. deliberata : d' uccidersi. Verso assai Leopardi : simile a questi due versi della Silvia del Lingua mortai non dice Quel eh' io sentiva in seno. sangue. o sol. di un verso di Dante: Descriver fondo a tutto l'universo. Descrisse fondo .87 Una d'armi. a Saffo. o terra tu ! . al proprio fratello. * * Nomarla a me lingua mortai non lice. * * * Poi che il sacro verso A tutto r universo . o divo cielo. ! bello. bocca Bello il tuo manto. e : neir atto di uccidersi.

Reminiscenza del seguente verso d' Orazio (IV. Nella deliberata anima forte.88 — * * tinto e bianco * Del futuro destino. C. ricorda. ecc. * * I giorni ricusare ignavi e mesti. Ricordo questo emistichio et pallida : morte futura. * * * 3) : Levia Gravia.. Reminiscenza del seguente verso d' (i. e più benigno etere * * * spiri. Bellissima immagine.. che più sereno aer tu miri. il Questa frase. : un emistichio del Leopardi (Alla sua Donna) .. — Alla memoìHa Orazio di D. .. Quod regum tumidas contuderit niinas. [Confronta anche il verso del Leopardi di morir.. Ode a Giulio estranee Minacce ed impeto di re fiaccarono. 37) : Deliberata morte ferocior. derivata da parecchi luoghi di Virgilio e di Ovidio. anche nel suono. è tolta dal Leopardi Quando gl'infausti giorni Virile alma * * * ricusa. usata a significare : desiderio d'uccidersi..] : Fermo già .

anche la dedica al TrissinOj che il Leopardi prepose alla sua canzone Al Mai. principalmente l'occhio alla suddetta dedica leopardiana. Vedi la descri- zione delle pecorelle : E quello che fa l'una. letterale di un verso di Virgilio {Georg. o amore. * * S' inchinò il poeta. forse. E — tristi. * * Carducci. non è altro che una parae. il Carducci ebbe frasi di questi versi di Tibullo . La frase : * il prode ingegno » è tolta dal Leopardi {Ultimo canto di Saffo): e il Han la tenaria prode ingegno diva E l'altra notte e la silente riva. Con r mutar Della magion de' padri suoi. L' emistichio sottolineato è tolto da Dante.): Exilioqne demos et dulcia limina mutant. quali le Nostra fortuna richiede e 7 tempo. '1 prode ingegno e core.89 Decennalia (Ediz. — / Poeti di esilio Parte Bianca. Il primo di questi due versi è traduzione II. ed * perchè non smino. Confronta con questi versi di Tibullo. Rigando i volti arguti il Di lacrimette ed perchè non sanno. disse. fian le rime. . le dolci soglie e Congedo. e il 1' altre fanno semplici e quete. o di Properzio : Nec tantum ingenio quantum servire dolori Cogor et aetatis tempora dura quaeri. Del resto. Barbèra). 511. Parenzo Il og-g-i alla onesta Tua legge affida.

* — Ed ho omai da vicin l'ultime strida. Versi copiati dal Petrarca (Canz. * E' 1 caro tempo giovenil fuggiva. la nota prece tuas. Altro lo spirto mio non chiederla. Vergine bella che di sol vestila »).: di « Di pensier in peìisier^ monte in moìite*): Che se 1' error durasse. se non che il Carducci nega quel che la : Bibbia afferma. « Ex Traduzione del motto biblico abundantia cordis OS loquitur ». . L' anima che more angela pia.90 * * fede Non tieii la lingua all' abbondante core. * * * Quanto mutato. « In manus domine. o traduce. : Verso copiato letteralmente dalle Ricordanze del Leopardi E intanto vola Il caro tempo giovenil.. commendo spiritum * * meum > ! Come ha già da vicin 1' ultime strida. o parafrasa.. oh Dio. quantum mutatus ab * * * Che se durasse il mio vitale inganno. Verso copiato letteralmente dal Petrarca {Canzone alla « Vergine. Ricorda. da quel di pria ! Traduzione di un verso di Virgilio (Ae7i L): ilio! Heu. altr' io non chieggio. : Nelle tue man commetto.

eterno ! Sospiro mio. mio fratel. passasti * e tu lenta languisti Dall' acre ver consunta. elisi Ch' alto mistero d' ignorati Paion sovente rivelar. dal Quest' ultimo dice : Petrarca e dal Leopardi. simile a un luogo dell' Aspasia del i musicali accordi. il questi versi ricordano. Ricordano un luogo della Silvia del Leopardi Air apparir del vero : Tu misera * * * cadesti. la costa verde A Anche di Virgilio già cui la muta con l'esilio e perde. verso innanzi citato : Exilioque domos et dulcia limina mutant. . * Tu. in. cadesti! a questo luogo delle Ricordanze del Ahi tu Leopardi : passasti. e in parte traducono. o copiati.— 91 — * Come da Verso molto Leopardi : ignoti elisi aura di cetra. eterno e Mio Versi assai simili sospiro dolor. Versi imitati. i primi inganni al M' abbandonaro inerme tempo e al vero. Del giovenile error che m' abbandona.

* * * A più alto sperar n' era argomento. Vedova trista. Versi imitati dalla fine del canto leopardiano : La sera del d) di festaed alla tarda natte Un canto che s' udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco. o copiata. Versi imitati da Dante (Inferno): Firenze pria di neri si dimagra. dal Leopardi (Canto di un pastore errante) : frase: a me Dimmi. il diviu tuo riso a me che vale? La che vale è imitata. eh' ognor più dimagra E di buoni e di ben. quale Per gli silenzi della notte arcana Canto di peregrin che s' allontana. I) : Verso imitato da Dante (Inf Benché a bene sperar m' era cagione. Al pastor luna : a che vale la sua vita? di questa Italia. * Musa. .92 * Perdesi l' inno mio nel vuoto. * in su le fronti De' g-uerrieri abbronzate. : Ricorda il verso del Monti {Bastnlliana) D' abbronzato guerriero in su la guancia.

Verso imitato. che si già Cantando ed iscegliendo fior da fiore). * * * di Dante nell' In Degli occhi suoi levar mi fece dono. . da un luogo fenio. rio. o copiato.— 93 * * * Vista divenni alfr' E nom da nella bella quel eh' io sono. (Vedi. nel Purgatoil canto dove parla di Matelda. Verso tolto da un luogo di Dante.

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perché. pensino^ imitino. ispirandosi al grande esempio della Rivoluzione Francese. imparino. .COMMENTO STORICO-LETTERARIO AL di " " (A IRA GIOSUÈ CARDUCCI Ai giovanetti italiani.

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appiccano i fornaj ai lampioni. 11 Goethe aveva ragione: una nuova èra si dischiudeva per la Francia: la Repubblica nasceva in quel momento^ e già poteva dirsi incrollabile. dopo la battaglia. In una nota. . Impossibile mettere in versi quella storia.. comincia « Ora io vi dico una nuova epoca : - da questo nella storia ». il quale si trovò presente al così detto cannoneggiamento di Valmij il 20 settembre del 1792. e di quelli che. Ma. . in elegante edizione.. Giosuè Carducci è tra questi. conteneva dodici sonetti questo titolo: « Qa ira. se non a brevi fine del tratti: perciò si elesse la forma del sonetto. cosi scrive: « Oggi è vezzo. e. coi tipi del Sommaruga. il settembre del 1792 resta pur sempre il moménto più epico della storia moderna. posta in libro. entro le mura di Parigi. certi scrittori confondono una cosa con l' altra fanno. difesa.. Settembre 1792 ». che suona cosi «. Ai dodici sonetti andava innanzi un' epigrafe in lingua tedesca. 7 della umanità. non saprei se teorico. tutt' uno dei Francesi che si battono contro gli eserciti confederati d' Europa. e in questo giorno. cioè. la sera stessa. voler abbassare e rimpiccolire la rivoluzione francese: con tutto ciò. portava e. Queste parole sono di Wolfango Goethe. le ripetè ad alcuni suoi commilitoni (1). Diesma sagte ich: Von hier und heute geht cine « neue Epoche de Weltgeschichte aus. disgraziatamente. un libretto che sul frontespizio. und ihr hònnt sa« gen. Giosuè Carducci dava fuori. e voi potrete dire di esservici trovati . che » ne' secoli XII e XIV fu anche strofe (1) « « Eccone la traduzione letterale : luogo. sgozzando i prigionieri senza Nell'anno 1883. ihr seyd da bei gewesen ».

quelli che dicono: Les aristocrates on les landra. quando correva quando il {'a Ira rapine e alle fu scritto la onore del La Fayette : . Sybel. il Carducci. fra gli stranie- del 1789 è stato han riconosciuto che il grande movimento politico-sociale non solamente una ineluttabile necessità.98 Anzi scrittore tutto. Anzi. Les aristocrates à la lanterne^ non si leggevano nella edizione del 1790. l'Hamel. Il Carducci diede parigina. concul- cati dai privilegi di casta. il De ri. il Francesi: Michelet. rispondeva a coloro che avevano criticato il suo (Ja Ira. tempo che aveano trovato. ha mai cercato . Papi. In alcuni punti le risposte dell' illustre Poeta furono il Quando e altri dissero vittoriose. in una monografia. della libertà. il Cappelletti francamente e liberamente il parer loro: un anno dopo. il Tivaroni. che intonava la canaglia stragi. non conteneva gli strani versi aggiunti dopo. il Cappelletti. in cui descrive V eccidio della Principessa Lamballe.valoroso maneggiatore così della prosa come del cercava di sorvolare sulla questione. scritta col solito magico stile. la Rivoluzione francese tutti storici appartenenti alle diverse frazioni della gran parte liberale. il e salutano nella medesima V aurora Il del proVilliauil gresso. o gli rimpicciolire. nessuno d' di buon senso. Mignet. il Luigi Blanc. ai suoi dodici sonetti alle il titolo di Qa Ika. nella canzone del '90. me lo consenta V illustre e Uomo. erano alcuni versi in È vero che. prima volta. han salutato mé. tra il Buchez. abbassare. che vi furono incastrati soltanto nel 1792. Carducci pubblicò il {Ja Ira. come suol dirsi.uinet. il ma. cioè. ricorrendo verso di eh' egli - a citazioni storiche. cinico e demagogico. mettendo fuori la terza serie delle sue Confessioni e Battaglie. letterarie. lasciarono. dell' uguaglianza. il Thiers. il i Q. anche a dilettevoli digresil senza però riuscire a trasfondere in altri proprio convincimento. ma una giusta rivendicazione dei diritti popolari. e sioni . il Carlyle. in molti altri. cioè nel 1884. Martin. di quel canto. Per esempio. non convinse nessuno: si vide troppo chiaro . La difesa eh' egli volle fare del sonetto Vili.

per conseguenza. comprende in sé r origine della moderna civiltà. Lo storico coscienzioso e imparziale narra. Il Qa Ira era cantato invece 'dagli uomini del 10 agosto. ma anche rispetto gli effetti al mondo intiero. non occupiamoci delle cause terribili che li produssero. erano. . Paghi d'affermarne miracolosi. ch'egli trae dalla sua narrazione. com'è suo stretto dovere. non soltanto rispetto alla Francia. etc. e del 2. più sotto. la quale . sicché l'Inno di guerra di Róuget de V Isle non va confuso con la ribalda canzone. 3 e4 settembre. per uso della gioventù. che. il e di Jemmapes cantassero e di fanciulli. quando il dalla Francia. il bene e il male. e ne vennero sostituiti altri. i versi sopra detti furon soppressi. nel '92. ma le conclusioni. sul serio. un commento storico. significando odio alle classi privilegiate. E. nell'ultima strofe: La Fayette dit Le patriotisme : « Vienne qui voiidra répondra.conosce pochissimo. la storia della grande rivoluzione di Francia. Questo periodo memorando. * Il commento da me fatto ai dodici sonetti dell' illustre Poeta toscano. di donne Crede. Carducci che i vincitori di Valmy il ^a Ira come inno di guerra? Neanche per sogno! I soldati francesi. una eccitazione alle rapine e al sangue. Guardiamolo nel suo complesso. e non fermiamoci a notomizzarlo. » ! lui Ma. e suo La Fayette era già fuggito il nome sonava abominazione nella bocca dei Giacobini.— 99 : Par le prudeut La Fayette Tout troiible s' apaisera. più che altro. devono essere in armonia con i risultati che V odierna civiltà ha ottenuto mediante questo maraviglioso rivolgi- mento politico -sociale.diciamo francamente . che preludeva allo sgozzamento di uomini inermi. che combattevano contro gli Austriaci e i Prussiani. cantavano la Marsigliese. che incomincia col 5 maggio del 1789. per non dir niente affatto. è.

con i quali si ottenero. — — e anche a quelli altri. Non sopra: i benefici frutti recati dalla Rivoluzione sono più ' che veri. imparziale.userà autant d' historiens. perchè le Rivoluzione andiamo debitori della libertà della quale godiamo oggidì. che è diffidi cosa portare. Quando. conoscono a fondo la storia della non Rivoluzione Francese. più che altro. Forse. ignorava le brevi allusioni che il Poeta faceva agli avvenimenti del secolo passato. è stato esplorato da cima a fondo.— Noi ammiriamo la 100 — Francese. spropositi a josa. ma i mezzi. perchè ripeto pubblicazione è soltanto per la gioventù. Ma si tratta. perchè la maggior parte. e esclusi i ragazzi che fischiano i professori stampando nei giornali. venner fuori i dodici sonetti del Carducci. Se. Ripeterò qui ciò che ho detto è questa. il quale voglia raccontare l' origine e le vicende della Rivoluzione dell' 89. 3. poi.egli dice . essa è ancora cosi vicina a noi. tanto meglio! comodo anche a qualche Lanfby. un giudizio compiuto. Un illustre scrittore francese non si nascondeva le difficoltà. pochissimi. di sforzi individuali. di vero. (1) la Revolution Frangaise. adulto. non ostante il lungo spazio di circa un secolo. non saranno del questa farà tutto inutili le note - storiche apposte ai sonetti carducciani. però. « La Revolution . — Charpcntior. « qu' elle a dévoré de politiques (1)». E. 1870 - .. Per conseguenza. Eppure. senza legame e senza i quali coesione alcuna. per questa principale ragione. non furono molti quelli che li capirono. non tutti degni di ammirazione e di encomio. Questo movimento cosi ricco e maraviglioso. rimangono sparsi qua e là. cosi vivente. da nascondere tutti gli elementi del mondo moderno. digiuna affatto di studj storici. tutti ne discorrono dicendo. La sintesi della Rivoluzione non è stata ancora definitivamente fatta. Essai sur pag. che si affacciano allo storico. una buona ragione perchè si deva giustificare certi atti d' aberrazione che accompagnarono quel solenne avvenimento. sopra di essa. nell' 83. specialmente in Italia.

proprio nel momento in cui st^iva per abbandonarla. quei pentametri ed esametri. ond' egli aveva già i dato irrefragibili prove nelle poesie riunite. sembrano creati solamente per la poesia greca e per la latina. questi metri non arriveranno mai a uguagliare la bellezza della lirica greca e romana. il nostro Poeta è tornato a salutare la sua bella espressamente di lei giare alla Rivoluzione Abbandonata. valentia. la salutava cosi: Ave. senza dubbio. volentieri. La rima è figlia primogenita dell'italica poesia. Nel nostro idioma. felice bella imperatrice. forse. E Ma. primo Sebbene — — metri asclepiadei e alcaici. giovarsi e fu ardimento felice . Volle.per innegdi Francia. anzi. Del latin metro reina ti ! Un ribelle saluta Combattuta. . perchè quei posto. dove il sonetti com'ebbe fa noi siamo anni varj ammiratori critico suo a dire un sinceri di alcune tra le Odi barbare di Enotrie Romano. e lo stesso Enotrie. spesso e a te libero s' inchina.— 101 * * * Il Qa Ira ha rivelato sempre più : la valentia del Car- ducci nello scriver sonetti tengono. non tutte ci dilettano o ci commuovono.

e già meditava. e afferra L' aratro Ma il falcetto su La stiva urlando: Avanti. nel settembre del 1792. quale. Indi. lavorando nei campi e nei vigneti di BorgogMia e di Piccardia.) in cui Anchise. Ed.. in questo bellissimo sonetto. a te conte Le tue fortune e i tuoi fati saranno. VI. pensava alla sua patria minacciata dallo straniero. La narrazione del padre Anchise comincia cosi il una brava lezioncina a un suo lo : Or qui ti mostrerò Quanta sarà ne' secoli futuri . I montanti fantasimi che cercano la guerra sono . in cuor suo. pag-. vv. (1) Il Poeta.— 102 — Lieto su i colli di Borgogna splende le E Il in vai di Marna a vendemmie il sole: riposato suol piccardo attende che V inviti a nuova prole. E quante del mio sangue anime illustri Sorgeranno in Italia. 756 e segg. critico. il ci mostra il contadino francese. « prenunziando. . su questo proposito. E. una un fucile. accenna ad Enea le anime che saranno cittadini e capitani gloriosi di Roma ». Francia. avanti! Stride l'aratro in solchi aspri: la terra Fuma: 1' aria oscurata è di montanti la Fantasimi che cercano guerra (1). di brandire derate si di sudore. il pungolo vibra in su i mugghianti Quasi che 1' asta palleggiasse. di posare gli arnesi rurali. ricordandogli quel brano dell' Eneide (lib. di Annibal Caro) . e par che sangue còle: Nel rosso vespro 1' arator protende L' occhio vago a le terre inculte e sole. La Da quanti e quai nepoti gloria nostra la Dardania prole a nascer hanno.Si noti la evidenza maradue ultime terzine. 209) sciabola o d' imbracciare vigliosa delle « quei valorosi generali venuti su dal 1792 nostro Poeta dà ». Y uve iroso scende Come una scure.come dice lo stesso Carducci nelle Confessioni e Battaglie (Serie III. {Trad. mentre le Potenze Confe- madido avvicinavano alla Francia per invaderla e manometterla. il quale avea frainteso.

Anche dopo la pubblicazione della stu- penda prosa sul CJa Ira. che eserciti i della contadini francesi corressero tutti ad arruolarsi neg'li Repubblica. come crede il Carducci. ci sia concesso manifestare una nostra opinione. la quale. . fra g-li azzurri : correvano altrove a formare le falangi de' bianchi e sono già molti anni che la storia ha cancellato le leggende dell'entusiastico accor. T. è avvalorata da tutti gli storici della Rivoluzione. del rimanente. tormentati nel oro campo dagli spiriti eroici. o ben radi..— 103 — Prima di por termine a questa nota. Noi non crediamo. M. non erano. rere dei campagnoli sotto il vessillo tricolore ». il quale ebbe a dir giustamente: « I villani. continuiamo a trovarci d' accordo col sig.

e sottomise di nuovo 1' Egitto. Come a le braccia d' arridente sposa (1) Durante la famosa campagna del 1792-93 venner fuori oscuri uomini del popolo. dovere e dona Altrui la gloria (4). si diede a studiare 1' architettura e. abbracciò il mestiere delle armi. chiese e ottenne un umile posto d' Ispettore dei fabbricati a Belfort. nominato generale di divisione. tenne testa a 20. Bonaparte lo condusse con sé in Egitto e. lasciò a Kléber il comando supremo dell' esercito. Hoche i perigli Puro i suoi ventisette anni abbandona (6). quando fu assassinato al Cairo. SoN de la terra faticosa i Che armati Saigon le Che dal suolo plebeo figli ideali cime. da un Turco fanatico. trovavasi nelle guardie francesi un giovine serg-ente di circa 22 anni.000 Vandeani. Gii azzurri cavalier bianchi e la Patria vermigli esprime (1). Desaix che elegge a sé E sublime (3). disperando andar avanti nei gradi.104 II. in Vandea. con 4000 uomini. contribuì grandemente alla vittoria di Fleurus. Per campare la vita. che si era quasi interamente ribellato. semplici soldati. che 1' amore di patria seppe estrarre (esprimere. Nel 1792. Occupavasi di consolidar una tale conquista.si segnalò nell' assedio di Magonza. La sua intelligenza e la sua . . . a nome Lazzaro Hoche. E tu Kleber da gli arruffati cigli. (2) Giovan Battista Kléber nacque a Strasburgo nel 1753. e decise la vittoria di Cholet. Entrò al servizio della Casa d' Austria ma. Era nato a Versailles il 1768. salì ai più alti gradi della milizia. Innanzi tutto. si arrolò in un battaglione di volontarj. e. . Marceau che a la morte radiosa il E tu via sfolgorante in fra Lampo di giovinezza. come dice poeticamente il Carducci) dall' umile condizione nella quale erano nati. Si segnalò eziandio nelle campagne del 1795 e del 1796. quando tornò in Francia. Nel 1794. dove. poi. tornò in Francia nel 1783. (3) Allorché scoppiò la rivoluzione (1789). . Era figlio di un povero muratore. Leon ruggente ne le linee prime (2). Prima. Il 19 marzo del 1800 sconfisse a Eliopoli un esercito turco quattro volte maggiore del suo. poi. e V onda procellosa Di Murat che s' abbatte a una corona (5). In breve volger di tempo.

entrò in negoziati con le potenze alleate. e si mosse per andar a combattere in Italia il principe Eugenio Beauharnais. Questi era nato nel 1768. fu inviato all' esercito d' Italia alla vittoria di Marengo. . Quando Luigi XVI convocò il Desaix era luogotenente nel reggimento di Brettagna. ristabiliva il combattimento. il gli fecero guadag-nare rapidamente le spalline aveva appena 25 anni quando gli fu affidato comando . prevedendo la sorte di Napoleone (1814). « Guerriero intrepido » . mai la prova.scrive un suo biografo « ma al tempo stesso uomo di cuore. (4) In poche parole il Carducci scolpisce mirabilmente il carettere nobile e disinteressato del Desaix. si segnalò nei combattimenti di Wissemburgo e di Lauenburgo. e cacciò i nemici da tutta r Alsazia (1793-94). non ostante una prima sconfitta. supremo dell' esercito della Mosella. fu nominato ajutante campo del generale De Brogiie. bello delle sue vittorie. Senza il Desaix. però. disse che il De« elegge a sé il dovere e dona altrui la gloria ». seppe conciliare il dovere con r umanità il 21 luglio del '95 battè gli Emigrati n«lla penisola disfece poscia gli eserciti dei due capi Vandeani. sì fece notare nell'esercito del Reno. sul più nelle campagne del '96 e del '97 contro gii Austriaci : . (5). due imperatore. contribuì potentemente nel 18()0. le quali gii promisero di lasciarlo sul trono. Napoleone essendo chiamato. con la sua riserva. che. . Nel '98. Prese parte alla campagna di Russia. 105 di generale. Si segnalò in tutte le guerre della Rivoluzione. e si segnalò nella battaglia della Moscova. alludendo a ciò. e meritò Stofflet e Charrette Vandea ». . e fu promosso generale di divisione. Attaccò subito gli Austriaci e. Si segnalò eziandio il titolo glorioso di pacificatore delia ma. li battè sotto Wissemburgo s' impadroni di Germesheim. Ma avendo saputo che Napoleone era fuggito dall' Elba e rientrava trionfante in Parigi. che i Mussulmani stessi lo chiamarono il Sultano giusto. Spira e Worms. di Quiberon ristabilì da per tutto la tranquillità. Nel 1796. la battaglia sarebbe stata perduta. Dopo la battaglia di Lipsia. per breve e fiera malattia d' intestini. Sposò Carolina Bonaparte. accompagnò Bonaparte in Egitto si rese padrone dell' Alto Egitto. il vincitore di Marengo. mori. Su questa morte immatura corsero voci di avvelenamento: non se n'ebbe. : : che abitava vicino a Cahors. lo creò granduca di Berg e di Clèves (1803) anni dopo.— bravura In fatti. saix era figlio di un albergatore. nel settembre del 1797. e vi esercitò il potere militare con tanta moderazione. . neir Auvergne. . Pel suo coraggio fu chiamato l' Achille della Francia. re di Napoli. ma vi perdette la vita. sorella di Napoleone il quale. divenuto e. la Francia. fu inviato con un esercito nella Vandea. ciare contro purché desse un contingente di truppe per marEgli annuì. Gioacchino Murat (1771-1815) . dove comandò la cavalleria. mentre avea appena 26 anni. gii Stati Generali. il Carducci. da una nobile famiglia. Abbracciò di i principj della Rivoluzione. e difese con raro coraggio il forte di Kehl. Neil' agosto del '94. per antonomasia. . Tornato in Francia.

allorché fu ferito mortalmente nelle vicinanze di Attenkirchen. Francia. Il 24 anni. mezzodì della nell'ottobre seguente. Venne fucilato nel Castello del Pizzo il 13 ottobre 1815. e sconfisse i Vandeani taglia del Mans (12 dicembre 1793). . perde in un istante l' trono. in Corsica: di là. Battuto a Tolentino (2 maggio il 1815ì. prode Marceau. e assalì gli Austriaci. Sostenne V estremo supplizio con ammira- bile intrepidezza. Gli Austriaci si unirono ai Francesi per rendergli gli estremi onori. a raccomandazione del Kléber. tentò uno allora. poi. Nel 1794. e contribuì potentemente alla vittoria di Fleurus. Aveva già respinto parecchie volte il nemico. protesse la ritirata dell' esercito del Jourdan. sulla . fu consegnato a una Commissione militare. Arrestato dalle guardie urbane di re Ferdinando. che lo condannò a morte.106 si dichiarò in suo favore esercito e e. Nel '96. invase Si 1' alta e la media nel Italia. sbarco in Calabria allo scopo di riconquistare il regno. fece parte dell'esercito della Sambra e Mosa. rifugiò. Contava appena 27 anni. (6). nato a Chartres nel 1769. generale in capo delnella sanguinosa batl' esercito dell' Ovest. fu nominato.

specialmente. innata fierezza. Quelle poche parole della Regina. che niun potrà mai dimenticare.son parole di Louis Blanc . Il fu cominciato. . scrisse queste parole. poi. e in fronte a le^ sue schiere La forca (4). ed il E con la rócca attinge fuso attorce e china. Nei tre ultimi versi di questa quartina. ci avevano tutti quanti commossi in modo tale che noi ci sentivamo pronti ad eseguire tutto ciò che quei due sventurati (il Re e la Regina) ci avessero in quel momento ordinato » : . coi fedeli Bretoni. e ad impiccar questa ribelle Genia di Francia ci vuol corda assai (5).. E fila e fila e fila. da quelli ciie non avevano voluto prestare il preti refrattarj giuramento civico e allude eziandio alla regina Maria Antonietta. Un Confederato lorenese.. (1) Il palazzo delle - Tuileries - divenuto.non cercò di dissimulare dinanzi ai nuovi venuti la tristezza da cui era invasa 1' anima sua. presentato al Re e alla Regina. il Carducci allude a Luigi XVI. il quale si confessava e si comunicava segretamente dai cioè. il quale fu. E a' cavalier bretanni la regina (2). ricevendo alle Tuiìeries i Federati delle diverse provincie.. per ordine di Caterina dei Medici. nel famoso giorno della Federazione (14 luglio 1790). li. in quel dì memorando. fu amabile con tutti. residenza dei so- vrani di Francia mog-lie di Enrico 1564. la quale. « La regina . i pianeti. Partìa sorrisi e lacrime e segreti Tra r afosa caligin vespertina atti Sorge con né tristi nò alta lieti Una forma. o facesse ciò per .Il 24 maggio 1871. timi difensori della (2) Comune. madre di Carlo IX e di Enrico III. o per disegno segreto di risvegliare intorno a sé una cavalleresca pietà ». quello sguardo. . Brunswick appressa. 1' anno perchè da questo castello partirono ordini di stragi e di supplizj contro g'ii amici della libertà. Da le ree Taglieri di Caterina inginocchiossi a (1) i Ove Luigi preti. e. le Tuiìeries furono incendiate dagli ul- Carducci dà alle Tuiìeries V epiteto di ree. — 107 — III. che servono meglio a spiegare i versi sopra detti «. Tutte sere Al lume de la luna e de le stelle La vecchia fila. e non si stanca mai (3).

per impic. impunemente insultare una grande nazione e che. Esso ebbe per risultato la caduta della monarchia. pubblicò un manifesto altero e insultante. Il 25 luglio di questo medesimo anno. che non si può. tra le altre cose: « Che gli abitanti. Ma. i difendersi. (Cauducci. scrive che la forca precedeva le schiere di Brunswick. lo firmò. a un sovvertimeli to Tuileries fosse forzato e la famiglia reale insultata. ne si deve. fu firmato a malincuore dal duca di Brunswick. quali osassero sarebbero puniti immediatamente come il ribelli. e le loro case demolite o abbruciate: che. serie III. quando fu scelto come generalissimo degli eserciti alleati contro la Francia (1792). nella qualcuno interpretò. compilato da un certo marchese di Limon. ina inolia corda! . e secondo una vecchia leggenda. col quale intiera. (4) pag. manifesto diceva. per mezzo di splendide vittorie. Confessioni e . Il Carducci il In fatti. e approvato dai principali capi dell'emigrazione. sulle prime. 1' Assemblea Legislativa e la Francia Questo manifesto. duca di Brunswick-Lunebourg (1735-1805). come « ma si un fantasma che. Egli trovavasi al servizio della Prussia. Jiatlaf/lie.- 108 — (3) Questa vecchia. non è. che fila continuamente la notte. (5) Questo s' ingannavano i Principi confederati e i caporioni dell'emigrazione francese! Gli eserciti della Rivoluzione dimostrarono loro. minacciava Parigi. mostravasi in qualche parte del palazzo delle Tuileries quando sventura o morte incombesse ». fu uno dei più illustri capitani del suo tempo. voleva perfino stracciarlo. la Parca imma<>inazione del popolo di Parigi. il quale. Carlo Guglielmo Ferdinando. 246). totale ». non osando resistere alla volontà dell' Imperatore e del re di Prussia. care la genia ribelle di Francia - - come argutan»ente dice il Carducci ci voleva molta. abbandonando Parigi a una esecuzione militare. se castello delle i Principi ne prenderebbero una vendetta esemplare e per sempre memorabile.

scrive il Blanc con una più prodi(t..si senti cosi vicina a morire. il quale.. Longwy cadea. suscitò grande indignazione nell' Assemblea e nel popolo. Forse si lusingano di trovar da per tutto dei vili o dei traditori essi s' ingannano. aiuta! avrà la spiegazione di questo bellissimo sonetto Nella seconda metà di agosto del che segue. diceva: « Cittadini! La piazza di Longwy si è arresa. 1792. scomparire . Partite » . Quindi. piazza forte della frontiera. si era arresa con tutta la guarnigione di circa 1800 uomini. Morir Goccian per que' riarsi volti strane dispersi in su le — Eravamo A — — Lacrime.. mura: pena ogni due pezzi un uomo s' avea Lavergne disparì ne la paura: L'armi fallìan. Questa sinistra novella. le Batte con l'ala a stormo campane: (1) popolo di Francia. nel suo laconismo eloquente. in una piazza assediata.. sarebbe punito di morte. votò una leva straordinaria di 39.000 uomini. In pari tempo.. 131) . che sembrava presagirne delle piìi triste ancora. aiuta. E 1 fuggitivi da la resa oscura i S' affollai! polverosi a V Assemblea. o è stata consegnata allo straniero. tiere sguarnite ecco in giosa risoluzione di vivere Il » 26 agosto giunse a Parigi la notizia che la piccola città di Longwy. I nemici si avanzano. La fortuna pubblica annientata una carta-moneta che. di giorno in giorno. r Assemblea decretò che ogni cittadino. p. la discordia al di dentro . presi nel dipartimento della Senna e nei dipartimenti vicini e pubblicò un proclama. L' mèssi di sventura UN DOPO r altro Piovon come dal ciel. le fron- quale stato si trovava la Francia dopo la caduta della monarchia. Grande in ciel V ora del periglio passa. La patria vi chiama. parlasse di arrendersi. VII. si sarebbe detta del tutto disperata. — 109 — IV. la Francia si trovava quasi suU' orlo dell' abisso. Si gridò al tradimento. la : guerra al di fuori . investita dal duca di Brunswick e dal generale austriaco Clairfayt. invasa da tetro entusiasmo. : ! . La condizione delle cose era estremamente pericolosa dagli uomini di poca fede. che. Che più far si*potea? risponde V Assemblea seduta. e parton con la fronte bassa. « Giammai nazione alcuna . minacciava di (1) Il lettore nella narrazione — : .

i esponevano i motivi. Per un intiero anno. . Quantunque fosse gragravemente infermo. II (31 marzo 1791). o . Il De Sybel.secondo narrano alcuni storici . che ridussero all' Longwy. Luigi Francesco .no porto Nella seduta del 20 ag'osto. dice che « il comandante Lavergne era stato costretto a capitolare dalla borghesia spaventata. Anche il Michelet (t. Questo rapporto terminava con intecrogazione: « Che cosa dunque potevamo noi fare? difensori di la » impotenza seguente Parecchie voci risposero spontaneamente: Il « Morire » ! comandante di la piazza di Longwy era il tenente-colonnello Lavergne-Champleurier. nella quale questi consigliava di consegnare la piazza al nemico. fu giudicato e condannato a morte 1' 11 germile. p. La sua giovine sposa volle morire con lui. 11 Blanc (t. ann.dall' opinione quasi unanime dei suoi ufficiali ». Ili. senza aver prima esaurito tutti i mezzi di difesa. Egli . fu letto in piena Assemblea un rapdeg-li ufficiali. 115) riproduce una lettera diretta al Lavergne da un certo Allebrade. sottufficiali e soldati del terzo battaglione delle in cui si Ardenne. p. VII. egli chiese invano di esser sottoposto a un Consiglio di guerra ma i suoi nemici preferirono condurlo dinanzi al tribunale rivoluzionario. 320) crede al tradimento del colonnello Lavergne.si arrese.secondo un rapporto presentato il 14 fiorile al Consiglio dei Cinquecenio . invece.

aiuta. io ho giurato di non arrendermi che morto. udite. Francia. giacché lo potete: io. o cittadini. e gitta ultima sfida . L' Assemblea Nazionale^ nella seduta del 14 settembre. Anche in Italia. muojo libero e onorato »I Pochi minuti dopo. E propinando i vin bianchi e leggeri Ballano con gli ulani e con le scorte: Verdun. Aveva 52 anni. Ieri Verdun a l'inimico apri le porte: Le ignobili sue donne a i re stranieri Dan fiori. a cui era affidata la difesa di Verdun. Quando gli stranieri vi entrarono. Questa occupazione fu agevolata da un forte partito monarchico. predominante nella città. L' anima a i fati a 1' avvenire e a noi La raccolgon dal ciel gli antichi eroi. ordinò che le sue ceneri fosser collocate nel Pantheon.Ili V. (3) In quest' ultima terzina. vile città di confettieri. Dopo l'onta su te caschi la morte !(l) Ma Beaurepaire il vivere rifiuta Oltre r onore. del resto. Sopravvivete alla vostra vergogna. le quali offrirono loro rinfreschi molte di esse ballarono con V ufficialità. Questo tratto d' eroismo è veramente degno dell' antichità. si sente come uno squillo di epica tromba. fanno ad Artois la corte. dopo il '49. di confetture e di droghe - : ! ! . aiuta! 1792. E la tìne del canto funebre per la morte dell' eroe (1) Il 2 settembre del Verdun - le sue fabbriche di liquori. le signore ballarono con gli assassini di Ugo Bassi (2) Il comandante Beaurepaire. E la non nata ancor gente ci grida: popolo di (2). disse loro: «Signori. la città di rinomata per fu occupata dai Prussiani. fedele ai miei giuramenti. comandati dal duca di Brunswick. Udite. furono accolti con entusiasmo dalle signore realiste. si bruciò le cervella. quando vide che il Consiglio Municipale e il Comitato di difesa insistevano minacciosi presso di lui perchè consegnasse la piazza ai Prussiani.

Nel caso. dunque. (1) non parliamo della forma non ci è mai Questo sonetto un inno alle stragi del settembre.Cosi ragiona il buon popolo di Parigi. che noi non s' abbia ben capito. Cominciamo. pallido enorme. poi. Egli stesso. Marat vede ne V aria oscura torme D' uomini con pugnali erti passando. Chacun prend ou cherche une épée ». del resto. nella sede si delle arti. oggi si muore. Ma quali nemici si devono combattere? Essi non sono a Parigi: sono a Verdun. nel focolare dello scibile umano il Non del ostante questi epiteti sublimi. quelli che han chiamato lo straniero in Francia. ha nociuto alla chiarezza ». minuto ammonitore.che « avendo voluto comprendere troppo in parole. pensieri. la colpa sarà per metà nostra. E lo stesso Blanc. I disonorerà dinanzi alla storia. quelli che ci minacciano della sua vittoria. dice il Blanc. cacciando : Di minuto — Gli scalzi figli sol di rabbia armati. Esso è sceremo noi questa gente alle spalle. essi possano liberamente sgozzare le nostre mogli e i nostri figli? Uccidiamoli prima di partire: corriamo alle prigioni»! . Può darsi. nel silenzio in fiero. Il cannone romba waWiv mattina del 2 settembre.112 VI. non può approvare che si parli un simile linguaggio « nella città dei nobili ». E piove sangue donde son passati. dai primi otto versi. Su r ostel di città stendardo nero — Indietro il ! — dice al sole ed a V amore : Romba cannone. feroci. Ora. le bruit de la generale font tressaillir tout Paris. quelli di cui essa deve assicurare la vendetta e ristabilire la dominazione insolente. « les lamentations du tocsin. e per metà del Poeta. ci la(1) — — piaciuto. che noi ci s' inganni. suoi cittadini armati sgozzeranno moltissime persone inermi nelle cervello mondo . Furie di donne sfilano.sul proposito del sonetto VII . se noi moriamo. sebbene veda una certa spontaneità in questi propositi sanguinarj. lo storico giacobino. probabile. ha confessato lealmente . — In conspetto a Danton. però. « Cet appel de guerre ». però. Gruppo d' antiche statue severo Sotto i nunzi incalzantisi con Tore Sembra il popolo in tutti uno il pensiero Perchè viva la Patria. più o meno meritati. perchè. « Vi son.

E per questa razza di gente ? Carducci ha scritto un cosi bel sonetto Poveri versi sprecati ! . In quest' ultima scannati parecchi gentiluomini. Il pallido enorme Danton e il cittadino Marat. 73 a San Firmino. Questo e via discorrendo. è un segnale di strag-e. della Forza. i quali nemici son armati. Tornati alla capitale. della Conciergerie. nobile impresa. a Versailles. Il cannone ammonitore. cioè di morire affinchè viva la Patria ». 120 al Carmine. a Meaux. i quali venivano da dovevano esser condotti a Parigi. Danton fece incominciarono a partire questa circolare sotto la protezione del Ministero della Giudel quale era il capo. una strage generale in forzati. fu. eh' erasi messa d' accordo con Danton. per compiere questa hella^ questa furono e Orléans. Oh. numerosi e valenti. parecchi ufficiali generali. ! ma non può in nessun modo riferirsi agli sgozbene a coloro che. morirono anche assassinati uomini e donne del popolo. una principessa del sangue d' altra parte. in somma. 35 alla Salpetrière. fecero. vecchi mendicanti piena regola. incorporati negli eserciti della Repubblica. un ex-ministro. borsajoli. 328 alle Conciergerie. il Poeta dice che « in tutti i Parigini è uno il pensiero. 170 a Bicétre. 223 al grande Chàtelet. dell' Abbadia. il pi'oprio dovere. : : ciascuno. a nome del così detto Comitato di Sorveglianza^ scrisse una circolare destinata a si Francia nel lago sanguinoso in cui stizia. Marat. In vece gli eroi. 73 ai Bernardini. che stupenda epopea Nella seconda quartina. furono ringraziati dal Ministro della Giustizia. E subito gli eccidj Lione. Vuol sapere il Carducci . a Gisarz. onorati dalla Comune. a Reims. città.113 prigioni del Carmine. combattono contro i nemici della Francia. che tuona di minuto in minuto. per ordine espresso della Comune. zatori parigini . due vescovi. diversi magistrati. che una ingiustificata ferocia spinge alla strage. Furono trucidate 172 persone all'Abbadia. un arcivescovo. fanciulli politici. pensiero è altissimo. che « vede nelr aria oscura torme d'uomini con pugnali erti passando ». immergere tutta la dibatteva Parigi. disciplinati. i rei con gì' innocenti. 179 alla Forza. Si uccisero 250 preti.se pure non sa molto meglio di me . scannano uomini.quante persone furono barbaramente scannate dal 2 al 6 settembre? Glielo dico subito. donne. confondendo i volgari malfattori con i prigionieri vecchi. Gli assassini erano partiti apposta da Parigi. il festeggiati e abbracciati in tutte le loro sezioni. si .

alle stragi del '91 il non allude qui Carducci. nella tremenda notte di San Bartolomeo. Una hieca 8u druidica visione cala e d' gli spiriti gli Da le torri papali tormenta: Avignone. Ecco la pena e il tribunale orrendo Che d' ombra immane il secol novo impronta! Oh. certo. Il Poeta — almeno cosi credo le li come quella che invadeva sullo spirito dei Francesi del '92. vostro sangue bulica e fermenta i E cuori inebria di perdizione (3). sarebbero forse . Le loro pratiche religiose erano tutte quante riempite di superstizione e di terrore sacrificavano perfino vittime : umane. fu riunita alla Francia. visione.secondo il (3) Evocazione bellissima e dolorosa ! bile crociata contro gli Albigesi. significare che. all' Pretendevano dell' esser gì' interpreti degli Dei. bianca ragazza. o lenta De Il gli Ugonotti nobil passione. la città Avignone fu funestata da. (4) I tribunali di sangue. Che su '1 tremulo padre alta sorgendo il A espiare e salvar bevi con pronta Mano (1) sangue de' tuoi da piena tazza? (5) I Druidi erano i sacerdoti degli antichi Galli. (1) Turbine di furor torbido venta. in vece. soffia un nero turbine di furore. istituiti dal feroce Maillard all' Abbadia. gravi spinga alla strage dei nemici d' — della patria. Chi non ricorda la terrida Innocenzo III al principiare del XIII secolo? Quanto nobili vite non furono annientate dal furore religioso? Dopo più di tre secoli. Egli vuole. terribili avvenimenti. sei la Francia tu. (2) Nel novembre del 1791. con tutto il contado Venesino. e immagina che una tetra menti dei Galli antichi. e nelle altre prigioni di Parigi.114 ~ VII. (4). Credevano e alla immortalità anima metempsicosi. la Francia e 1' Europa inorridite assistettero all' eccidio degli Ugonotti. ordinata Carducci una giusta rappresaglia della crociata contro gli Albi- gesi e della notte di San Bartolomeo? . Appunto in quel tempo. Ma. dalla o di Caaa Mayoi\ attigua all' antico palagio dei Pontefici (in fondo alla quale trovasi la terribile Ghiacciaja d'infausta memoria). passion degli Albigesi. vindice delle passate torre di Tourrias. ingiustizie.

pagg. VII.115 — . (Veggasi Louis Blanc. quando egli fu chiamato dinanzi al feroce tribunale. come condizione della salvezza di suo padre. per salvare il proprio genitore dalla morte. La bella signorina di Sombreuil avea voluto seguire suo padre in prigione e. uno di essi. Questa. pag.alla nobile donzella. ai miei giovani lettori se. beve il sangue dei nobili. la libertà. a bere un bicchiere pieno di sangue. il della Storia della Rivoluzione. Perciò. 185. stava per trucidato dai così detti sgozzatori. tom. bevve un bicchiere colmo di sangue aristocratico. in poche parole. la giovinetta gli si attaccò al collo. la quale. corse a oflFrirle un bicchier d' acqua. da alcuni storici della Rivoluzione . nar.nella quale ci è mostrata la signorina di Sombreuil costretta. Frane. — . per e. rerò loro questo commovente episodio settembre. circostanza aggravante per . de la Réu. 1883. una goccia di sangue proveniente dalle mani dello sgozzatore.creduta. Vedendola quasi svenuta. esser già governatore degV Invalidi. commossero il cuore di quei manigoldi. il Carducci paragona la Francia che. mentr' ella lo avvicinava alle labbra. del resto. Non dispiacerà. Il giovine conte Sombreuil combatteva nelle file degli emigrati e questa era una il povero vecchio. se(5) Il Poeta allude alla signorina di Sombreuil condo una tradizione oggi riconosciuta falsissima. o di morire con lui. — di La mattina del 3 vecchio generale di Sombreuil. la sua bellezza. beve il salvare la vita ai proprj tìgli sangue dei suoi nemici . L'Esprit dans l'histoire. Paris. nel quale cadde. e Fouknier. 397 98. trucidati nel vestibolo dell' Abbadia. la quale. preso da subitanea commozione. Hist. . fermamente risoluta di contrastarne il possesso ai carnefici. piuttosto che veder morire 1' adorato genitore. con la vita. 1' origine della favola . le sue lagrime. Il dolore di quella fanciulla. .). capitanati dal famigerato Maillard.

Signora Qui suon^di ferro.. e. pag. ma. confessare che il suo sistema di difesa non mi persuade.almeno per chiamare questo sonetto « il colmo dell'aberrazione. T. riceve. si trovò in preda alle più terribili Il angosce. la Lamballe volle dividere con al 19 di detto essi la prigionia. su tale proposito. non è certo gradita. un muse. e illustriamo storicamente sonetto. dal Bonghi. verso le sette. co' begli occhi del color del mare. Il signor M. Il Carducci (Confessioni e Battaglie^ III. ha ragione . tra capelli aurei fluenti. ricciutella. e dicendo muse . la principessa di . i E giacque. Devo.. per il un momento. dal signor M. aveva 43 anni nel 1792. ma quanto vi ha di più me.befidea del Poeta era molto diversa dal modo tuttavia 1' impressione che se ne col quale egli volle manifestarla (1) Questo sonetto fardo e crudele. La mattina del 3.. e di furore accenti: di Lamballe. serie l' .e forse non a torto . però. Ivi stette lino al 3 settembre.116 Vili. Gemono i rivi e mormorano i venti Freschi a la savoiarda alpe natia. di delitto contro tutte le nobile e di più gentile nell' anima umana ». E un parrucchier le membra anco tepenti Con sanguinose mani allarga e spia. 228 e segg. di la critica in disparte. 8u. 2 settembre cominciarono le stragi dei prigionieri nelle diverse carceri di Parigi. e condotta alla prigione della Forza. Ma lasciamo. durante quel breve periodo di tempo. a l'Abbadia. La principessa vedova Lamballe (Maria Luigia Teresa di Sa- voja Carignano). Però. Come tenera e bianca e come fina! Un giglio il collo e tra mughetti pare Garofano la bocca piccolina. T. nella notte dal 18 mese. quando Luigi XVI e la sua famiglia furon chiusi nella torre del Tempio. Ignudo corpo in mezzo de la via. già soprintendente della Casa della Regina. dal Can- cogni e dal Cappelletti. allorché fu uccisa. Su. Dopo il 10 agosto.non intendo le mitiche figlie della Memoria. fu strappata dalle braccia della Regina.) ha tentato di difendersi dalle accuse mossegli.egli soggiunge . al Tempio! A la regina Il buon di della morte andiamo a dare! (1) parve a taluno .

perchè non è nel mio cuore ». Appena tornata in sé. le altre parti infilzati sulle punte delle picche. e se ne divisero del cadavere di lei. «Giurate.che alcuni asseriscono fosse un parrucchiere .volle levarle la cuffia con la punta di una picca. il quale le disse che si trattava della vita. (del Dirò soltanto che un individuo quale non si è il saputo mai il cuore della principessa di Lamballe. Ma 1' infelice donna non udiva. La testa. ma. i brani. furono portati. il Presidente le disse: « Giurate dunque di amare la libertà e 1' uguaglianza. per tutta Parigi. non vedeva più nulla. Un tale . che lo oltreggiarono. de- — — : ! : turparono. il quale la sosteneva durante l' interrogatorio. il cuore.far vedere la testa della Lamballe alla sua amica »! E corsero furibondi verso il Tempio. sempre sostenuta dal Truchon.- 117 Lainballe ricevette fìcarono che stava la visita di due g'uardie nazionali. o siete perduta ». il quale forse aveva in animo di salvarla. dopo le insistenze di un certo Truchon. Dopo poche domande. Sulle prime. la colpì nella fronte. Ella uscì. alle (juali ella rispose con calma e dig*nità. « Bisogna gridavano quei cannibali .son degne di epopea? No.essa rispose chia ». nella via Sant' Antonio. nefandezze . La atten-arono a colpi di sciabola il suo bel corpo fu dilaniato da quelle belve feroci. cominciò r interrogatorio. Quando la misera donna si trovò in presenza di quei giudici di nuova specie. e il sangue cominciò a colarle per il volto. la Regina e la monar« Farò il primo di questi due giuramenti » . per Dio. « il secondo non posso farlo. protestando che non aveva alcuna voglia di cambiar di prigione. tener E tali morte alla Regina ». non credo! . Ciò che fu perpetrato sul non posso ripetere : il rispetto corpo della infelice Principessa io dovuto ai miei lettori me lo vieta. si vestì alla meglio e discese. Il Presidente pronunziò la formula « Sia messa al largo la signora ». per dare « il buon dì della nome) fu veduto. ella rifiutò di discendere. come trofeo. le sussurrò all'orecchio il Truchon. le quali le sig'ni- per esser trasferita all' Abbadia. e morderlo di quando in quando. impallidì e svenne. e di odiare il Re. Essendo costui mezzo briaco. Fu questo il segnale della strage.

lungo un muro altissimo. Frane. pag. Dall' esterno. che si trovavano in . A destra. de la JRév. schiamazza. fabbricato. inondava la ca- mera Il reale al « lever du roi » Tempio era un vasto edifizio. Souvenirs de torricelle. un idolo. terrazza. sotto le Il Poeta paragona la folla. che. e Blanc. - tom. formava una specie di un leggiero pergolato ornato di fiori rampicanti. perdono De (1) la notte di San Bartolommeo Questo sonetto è una continuazione del precedente. 362. era un piccolo giardino. contro il quale addossavasi la fortezza. La Ivi su fosca torre in quel tumulto pare Sperso nel mezzodì notturno uccello '1 medio evo 1' il secolare il Braccio discese di Filippo Ivi Bello. II. verso il nord. allo sciame tempi della monarchia. . C. Hist. ingiuria della Torre del Tempio. pag. 105). Nel bel mezzo. dov' è rinchiusa la Famiglia dei cortigiani. toni. Il tramezzo di queste torricelle '92. si giungev^a all' edificio per mezzo di una porta assai grande. 18 ' IX. guarnite di merli. Il 13 ottobre del queste accuse non furono mai luminosamente pro1307. I Templari furono accusati di rinnegare la divinità di G. e di darsi in preda ad abominevoli dissoluttezze. nel la Terreur. ultimo Templare scende de Su r ultimo Capete oggi 1' appello Ecco mugge l'orribile corteo: (2). in sua vece. nei primi anni del secolo XIIL Lo circondavano alte muraglie. nei bei finestre reale. Oh! non mai Tale re di Francia al suo levare di salutanti ebbe un drappello! (1). che grida. di adorare. per cura dell'ordine dei Templari. composta di una torre quadrata. (2) L' ordine dei Templari fu distrutto da Filippo Francia. di un grosso muro sormontato da due sui lati e. il il Bello. in cui vedevasi. si elevava una groSvSa fortezza. e a Dio chiede (4). E Da batte a le finestre (3). VII. re di quale voleva appropriarsi le loro immense ricchezze.. La fiera testa in su la picca ondeggia. Ma vate. di altre quattro torri rotonde. (Vedi Georges Duval. tutti i Templari. Ed il re prono le finestre de la trista reggia Guarda il popolo. che si apriva sopra una corte spaziosa.

recante del sue Memorie il i resti muti- Tempio. con buona pace del Carducci. per indurre il giovine monarca. non son riuscito a trovare nei due ultimi versi del sonetto. Il Cléry. gliene chiese la ca- gione. in. Il Duruy. vero Si noti ancora che « « « avvenne nella notte dal 23 al 24 agosto del 1572. Ci volle del buono e del bello per estorcergli questo consenso. lo stesso Luigi XVI fu chiuso nella torre di quel grandioso palazzo.come ben osserva il sig. E qui io trovo davvero quella Nemesi storica. poi. e. M. che non voleva affatto saperne. seguito da quattro uomini d' aspetto . ad acconsentire all' eccidio dei protestanti. narra gli sforzi del duca d' Angiò. che chiede perdono a Dio «de la notte di San Bartolommeo ». nel vederlo così pallido. fu appunto Carlo IX. infatti. non mi persuade in nessun modo. 35 e segg. cameriere di Luigi lati XVI - il popolaccio. phe. Finalmente. li torturò. carcerieri del Tempio. rispose: di Coligny e tutti. inorridito. « che per simili reazioni vendica il pervertimento provocato dall'alto in basso ».). dominato da Filippo il Bello. II. stavano pranzando. In questo mentre. cattolico furioso e veramente ultra quindi. alla tortura. Ma Luigi XVI. qual era miraglio ucciderli il re. la nell'anno 1312. dove trovavasi della Lamballe. Papa Clemente V. T. andò sotto le grida e imprecazioni.il quale. sottoposti maggior parte di essi perì tra le fiamme. soppresse 1' ordine Francia. entrò un municipale. fu alzata sino alla finestra del primo piano. nel secolo XVI. mandando posta in cima a una picca. Caterina dei Medici giunse perfino al punto di accusare suo figlio di viltà. di Tavannes e di tutti gli : altri signori cattolici. sarebbe asssurdo che questo buon popolo ne facesse ». « L' ultimo Templare » cosi il Poeta chiama 1' ultimo dei Capetingi. Ivi egli pure fu torturato. Un antenato di Luigi XVI mise la mano sui Templari. Cinque secoli dopo.119 Dopo un simulacro di processo.fatto di storia. il Cléry rispose che sentivasi alquanto indisposto.fu compiuta in bonissimo accordo col popolo di Parigi. condotto al supplizio. « l' opera di sangue di quella notte . nella strage degli Ugonotti. nella sua Histoire de France (tom. Il Re. Questi. Cercherò di spiegarmi con la maggMor brevità e chiarezza possibili. Poiché volete uccidere 1' amfate però in modo di affinchè ninno ne resti per farmene dopo rimpro« gli altri protestanti. dove il Cléry e conjugi Tison. fu reggia dei Templari. che. può esser a noi tutti maestro e donno. Ella aveva già calcolato r effetto di questa parola sopra un uomo di carattere violento. E la strage : « « nei suoi discendenti giustizia suU' evede del fiacco e crudele re- poeta (3) ». un tempo. li distrusse. La testa della povera Signora. i la famiglia reale. furono arrestati. che era. corse subito all' appartamento. . del Guisa. Ecco la Nemesi storica. L'illustre Professore . pag. sa benissimo che il minor colpevole. Verso le due pomeridiane - racconta finestre nelle Cléry. coadjuvati possentemente dalla regina madre.

(4) Il Re non si affacciò mai alla finestra per godere quel soave e delizioso spettacolo Questa inesattezza storica. la Regina svenne. deputati 120 — reale si del popolo. A questa minaccia. Allora.— sinistro. giusta il detto oraziano ! r uomo disse : poetis Quidlibet audendi semper fuit aequa potestas. è consentita al Poeta. del resto. Uno i : perchè i prigionieri mostrassero alla finestra: municipali si opposero. Io vi consiglio in vece di mostrarvi al balcone. . se non volete che il popolo salga qui ». quel- « Vi vogliono nascondere la testa alla Regina della Lamballe. per assicurarsi se la Famiglia di essi insisteva fosse tuttora nella torre.

« ! più gli assassini. i più crudeli stenti. il freddo. Contemporaneamente. e però il Carducci lo paragona giustamente al vincitore di Rocroi. — In quel tempo. il proprio dovere. in quei supremi momenti. i cannibali. bensì i prodi soldati. loro gli eserciti della « Rivoluzione conseguivano dice r i primi felici successi. Ben a proposito. o nuova Sparta. interamente battute nelle me- morande giornate di Valmy e di Jemmapes. egli non aveva ancora tradito il proprio paese. la spia. il Poeta evoca i ricotdi della vecchia Francia: da Vercingetorige a Giovanna d' Arco. Al calpestìo de' barbari cavalli Ne r avel si svegliò dunque Baiardo? E su le dolci orleanesi valli La Pulcella rileva il suo stendardo? Da r Alta Sona e dal ventoso Gardo Chi vien cantando a i mal costrutti valli Sbarrati di tronchi alberi? È il gagliardo Vercingetorix co' suoi rossi Galli? (1) No: Dumouriez. fcero forte e agguerrito. a ogni modo. e d' incantesimo odj di parte cessarono come per dimenticarono le gare personali. gli sgozzatori. nel fila Ed una di colline ignote Additando Ecco Le felici Termopile Nel presente — — di dice. Il cuor riscuote genio di Condé (2): sopra la carta Militare uno sguardo acceso lancia. e nei due susseguenti. Nel settembre del '92. gli sta epiteto di traditore. che resta momento più epico della storia moderna ». gli : Girondini. costituzionali. Dinanzi a un nemico nioni. Francia (1) dir seriamente e giustamente pochi versi le il pur sempre il Poeta può Questa è vera epopea Io canto in g-lorie della Francia nel settembre del 1792. e da questa al cavai ier Bajardo ! (2) Lasciamo andare se : la parola spia 1' sia o no appropriata a Dumouriez meglio. ai quali il Carducci consacra i suoi splendidi versi.— 121 X. giacobini. che. tutti . sue sedute sotto prosperi auspicj tutti. Non sono : sonetto. cioè la Convenzioìie Nazionale. le diversità d'opialtro non si ricordarono se non d' esser Francesi. (3). come le se - Hamel - « avessero voluto che la Convenzione aprisse ». stava per riunirsi la nuova Assemblea della Francia. anche soffrendo la fame. vedono ritirarsi dinanzi a loro le falangi teutoniche.

— Que:?ta foresta si prolunga è una ramificazione delle Ardenne. che al( cuni gli avevano dato. Le riassumerò qui in poche parole. del Chéne-Popìileux. della Cha- lade e delle Isleffes. e. la foresta dell' Argonne non presenta d' accessibile al pasquelli saggio di un esercito che cinque aperture. tra Sedan e Sainte-Menehould la quale si estende in una lunghezza di tredici leghe sopra una larghezza iiiuguale. in lung-he loquenti pagine. chiamandola in quel modo. Dumouriez si determinò ad arrestare il . da riviere. diceva il vero. diceva ai suoi ufficiali: « Vedete voi questa foresta? Qui sono Termopoli della Francia ». radori le . Dumouriez trovavasi a Sedan. Tagliata da montagne. da stagni e da paludi. : : della Croix-au-Bois.122 — (3) Questi ultimi cinque versi sono una sintesi mirabile di quanto narrano. Egli non intendeva seguire il timido consiglio. con l'indice sulla carta. Era la foresta dell' Argonne e. del Grani-Fré. Colà. i maggiori storici della Rivoluzione. di ripassare la Marna. o meglio.

che avea preso posizione sulle a ture di Yalmy. In mezzo a una nebbia foltissima. fra tante mig-liaja di uomini e sul punto d'incrociare lebajonette! Non conoscevano ancora se medesimi e il nemico: si guardavano con inquietudine. E r esercito scalzo Dà co sangue a '1 cittadino la ruota il movimento (1). urla. ordina loro. Era la famosa fan(1) — tina del i : teria del cesi. sta. Oggi il destino Per r avvenire macina V evento. di non rimanere . Kellermann. Era . composte di ciabattini. In fatH. la prima volta che i soldati francesi si trovavano in una seria mischia. mentre parte e dall' altra cominciò un cannoneggiare furioso. i Prussiani assalirono la divisione comandata dal generale Kellermann. La mat20 settembre 1792. di falegnami si sarebbero sbandate al primo colpo di cannone. Era. gli alleati credevano mazioni avute dagli emigrati . Queste son davvero due quartine meravigliose.uno spettacolo suIl i blime e grandioso. accidioso e lutolento. Sotto il fuoco vinolento degli artiglieri franavanzavano con quell'ordine. bianco mugnaio. Su i colli de le Argonne alza il mattino " Sta. verso «ET esercito scalzo cittadino » dipinge - egregiamente per le infor- soldati della Francia. arcangel de la nova etate. Bramoso. levata i La spada La marsigliese in tra cannoni. i due eserciti si scoprirono Prussiani s' erano formati in colonne d' attacco. si gran Federigo. De' sanculotti V epiche colonne tra la cannonata Sorvola. Verso le uni dici. di sarti. è vero. serrate (2). Ma il Kellermann entra subito nelle trincee: dispone i suoi soldati per colonne di un battag-lone di fronte. in un campo di battaglia. Egli non ne aveva nemici ne possedevano il doppio. Da una che quaranta. Il tricolor bagnato in su '1 mulino Di Valmy chiede in vano il sole e il vento. il Kellermann fece subito mettere in batteria i propri cannoni.come disse un ufficiale russo .123 — XI. appena avranno i Prussiani a una certa distanza.che le truppe francesi. onde vanno rinomate le truppe prussiane. essendosi dissipata la nebbia. — Viva la patria — . Le profonde foreste de le Argonne (3).

Fra una cosa e l'altra. assalendoli alla bajonetta (Thiers.La giornata. del progresi rimanda alle dimento economico. al signor Cancogni. la speranza onde il Carducci incorag« già il bianco mugnaio. i Francesi. argutamente. il signor Cancogni. rese stupefatti i Prussiani. c'è di mezzo un abisso. circa I Prussiani perdettero appena duecento uomini trecento. forza morale alle truppe francesi e produssse sulla pubblica opinione di Francia 1' effetto della più compiuta vittoria. I FranIl duca di Brunswick. cesso. I. Solo il cannoneggiare continuò fino a sera. odesi.124 ad aspettarli. quasi insignificante del cosi detto : diede una : << « « « « « cioè dell'eguaglianza civile.. alla fine non si risponde decime dell' abbate. o meglio. Ma sentiamo come. Vili). i quali aveano già . arrivato sul campo di batcesi hanno vinto taglia. non vedo tutta quella roba che vede lui. toin.. gli risponde « Si risponde. critico del « Chi non vede attragiornale La lAhertà. giudicò V operazione mancata. ripetuto da un capo all' altro delle linee francesi. annunziando un' età novella. messo il suo cap(2) Veritssimo adorno della coccaida tricolore. in quillità imperturbabili ».. ebbe conseguenze gravissime cannoneggiamento di Valmy. di un «vvenire dema« gogico? » Io". una specie di riposo e di tranCampagne in Frankreich. e il suc(3) ! tomo XXX ! . gridò: Viva la Nazione! Questo grido. e fece retrocedere i suoi battaglioni alquanto scossi. con buona pace del signor Cancogni. o meglio si raccomanda a un nietodo igienico e dietetico che conferisca allo svolgimento del fosforo ». Il prode generale Kellermann. in quel sangue cittadino che « dà a queste il movimento. lib. nel delle sue Opere). si rimanda al Sant' Uffizio e al bastone austriaco. dico. Egli confonde una cosa con l'altra: il sangue delle persone scannate nelle prigioni. (Goethe. Quest'ultima terzina è una delle più belle chiuse di sonetti.come scrisse il Goethe. : . Tra il cannoneggiamento. ma ! di correr loro addosso. della libertà del pensiero. al servizio del marchese. però. sulla punta della spada. sorvola « le profonde foreste dell' Argonne ». Histoire de la Revolution Francaise. che trovavasi presente . cesi « schierate in anfiteatro. la speranza. il canto patriottico della Marsigliese. col sangue versato sui campi di battaglia in servizio delle patria. che vede il Carducci: « un avvenire demagogico nella liberazione del territorio della patria dall' invasione straniera e nel trionfo della Rivoluzione Francese. Sul proposito di questo sonetto. fu favorevole a questi ultimi. a interche io abbia mai letto valli.ammirato le truppe franpello. scriveva queste parole « verso le ruote del mulino di Valmy. la quale.

— 125 - XII. la Convenzione Nazionale si riuniva abolendo per sempre la monarchia in Francia. (1) bellissima quartina. dopo aver traversato : — . La fame Guizza il freddo e la dissenteria Livido su quel gran lago di fango tramonto. e. proclamava la Re- il re di Prussia. quella dei negoziati . i colli d' un modesto (4). prima che le truppe prussiane abbiano totalmente evacuato il territorio francese ». la il Poeta si rivolge al il vinci- tore di Valmy. le quali dovevano ren- dere attonito (2) 11 mondo. cannoni e de' canti a T armonia: li giorno de la gloria oggi e la i vermigli Vanni Ingombra A '1 danza de '1 valore apria (1). e la risposta datagli dal Consiglio esecutivo provvisorio. La miglior via da seguire. addiveniva a più pacifici sentimenti. La risposta era la seguente. lasciando dietro un esercito così pubblica. le Ardenne (3) e il Lussemburgo. De i. e. in fatti. Questi emigrati. era. riusci a farla prevalere. o de la patria incliti figli. . Riso di sole attingono la gloria E da un gruppo d' oscuri esce Volfango Goethe dicendo: A '1 mondo oggi da questo Luogo incomincia In questa la novella storia (5). verso due versi la fine d'ottobre. Le truppe francesi rientrarono in Verdun e in Longwy e il nemico. Contemporaneamente. secondo lui. degna . il ministro Lebrun annunziò alla Convenzione la proposta del re di Prussia di entrar in trattative con la Francia. i Prussiani eseguirono la ritirata. di numeroso e valente. Marciate. di paura e di scompigli re di Prussia è de 1 tornar la via gli il (2). Ricaccia emigrati a 1 vili esigli (3). ripassò il Reno a Coblenza. La sera del 30 settembre.come ben dice il Duruy dell' antico Senato di Roma « La Repubblica Francese non può intendere alcuna proposta. Nella se- duta del 26 settembre. . sollecitato dal duca Brunswick. Essi avevano non son troppo crudeli all' indirizzo degli pochi torti ma non si deve dimenti. e preludio di tante altre più importanti e più grandi. Fu il prima vittoria della rivoluzione. giorno dopo Valmy. Il gran Capitano rappresentò vivamente a Federigo Guglielmo quanto fosse dannoso penetrare nel cuor della Francia.

nella guerra ! contro la Francia. disse « In questo ai suoi compagni d' arme le seguenti memorabili parole : « « luogo. i moschetti dei soldati repubblicani Terzina di una bellezza inarrivabile! In poche parole. Durante la rivoluzionario. combatterono valorosamente e caddero da forti sul campo di battaglia. con occhio impassibile. e in questo giorno. La (5) La spiegazione di sera del 20 settembre 1792. per essa. suo signore. perseg'uitati ingiustamente aveano sinceramente abbracciata la g-uerra civile in Vandea.126 Rivoluzione avea incendiato care che la i loro castelli. comincia della una nuova epoca nella io storia fui! ». E l'illustre Poeta non ignora che. il Carducci fa una descrizione degna del pennello di Tiziano. e voi avrete il vanto di dire: alla storia pure vi In il fatti. parecchi gentiluomini soffrirono il freddo e la fame. i quali causa della libertà. la battaglia di Valmy diede il un nuovo indirizzo: del secolo XVIII. del carnefice. tutto quel che posseggono. non bisogna mai disprezzare coloro. quest' ultima terzina è la seguente. i quali danno. come ognun sa. stando seduto vicino al fuoco del bivacco. quanto (4. tanto la mannaja . Anche se una causa è cattiva. aveva accompagnato il duca di Weimar. 20 settembre 1792 fu giorno più memorando . il quale. durante il periodo sul patibolo anche quei nobili. moltissimi nobili afiTermarono eroicamente la loro fede e mirarono. distrutti i loro privilegi. Wolfango Goethe. Umanità. non esclusa la vita.

o episodj. in pararelli insulsi. È un commento storico-letterario dei dodici sonetti che Giosuè Carducci dava alla luce. con serietà di studj storici e chiarezza maravigliosa. sebbene con troppa parsimonia.UN GIUDIZIO SUL MIO " COMMENTO „ AL " CA-IRA « Il ch. Antona-Traversi non può che meridegli studj serj. Il pregio del commento. dichiarando non pure il singolo contenuto di ciascun sonetto. . con sicurtà e coscienza. non omettendo di tanto in tanto qualche osservazione letteraria ed estetica. cui volle alla stessa dedicato. e per modo come solo. Camillo Antona-Traversi ha pubblicato un importante e utilissimo opuscolo di circa 60 pagine. da quel canto civico e demagogico che intonava la canaglia parigina quando correva alle rapine e alle stragi. In tale lavoro V egregio commentatore. dichiara il contenuto di ciascun sonetto storicamente. in facile erudizione. Egli. sta nel non essersi perduto T Antona-Traversi in lunghe chiose. e per la bella il e felice idea di dichiarare quei 12 sonetti. secondo me. Ira ». e che intitolava « Qa. il prof. della Rivoluzione francese.mo prof. tare le più sincere lodi dagli onesti cultori dell' arte non ma dai cultori la e in special modo della gioventù per quale scrisse quel commento. E per questo lato. fiso r occhio allo scopo pel quale scrisse quelle va diritto. inneggiando alla Repubblica Francese. lo fece. il 1887. ma sintetizzando e restaurando quei quadri. in accademiche escla- mazioni. con sobrietà di note. nel gran fatto note.

passavano un po' trascurati per le non poche oscurità che s'incontrano in poetica. e per sodj.— Anche il 128 — colto . a dir il vero. (dal giornale « Ferruccio »). Ideo D. essi. nella voler troppo particolareggiare certi epidi veramente non molto grande epopea rivoluzionaria dell' 89. . C. senatore Carducci può andar contento di aver intelligentissimo e trovato neir Antona-Traversi un amoroso interprete dei suoi sonetti i quali. il a causa della troppo ricercata sintesi rilievo. M.

LETTERE EDITE E INEDITE DI GIOSUÈ CARDUCCI A ME DIRETTE .

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in particolare. — — loro mancati. monotonia del vivere. meglio. siffatte raccolte postume abbiano diverso valore rispondano a un diverso desiderio e a una curiosità non dichiarazioni . dissenso dei giu- che non è giusto far colpa a codesti critici delle loro d' aborrimento quando vengono alla luce le lettere con cui uno scrittore ringrazia per un dono di beccaccini. S' intende che vi siano critici pronti a parlar di trascu- rabili quisquilie quando si occupano d' un glorioso morto. non perciò meno « Sien grazie ai valentuomini che ci . o i versucoli con cui un poeta si fece una sera estemporanee beffe d' un amico o d'un nemico. non ci offrono e pei rimproveri sgradevoli che non sono personali. per le quali è stato severo — — : . talvolta o anche spesso valor letterario. Essi non intendono aggiungere alla fama ducci. .Articolo di ETTORE IANNI vanno adunando delle lettere di Giosuè Carducci quanto può essere pubblicato a questi giorni sien grazie per la cura che si danno e per la complessa fatica che durano e per il dono che discreti. di quelle lettere del Car- non verso il poeta anche qualche i raccoglitori naturalmente. senza dubbio o ben poco. ma non lievi. non può esser ingiusto sostenere che per altri o. Ma questa conclusione non basta a condannare V opera e V intenzione dei raccoglitori. nella dizj. Ma perchè ciò è giusto. coi Saggi e coi Discorsi di letteratura ? » Nulla. puramente letteraria. d' insignificante paginette minori. ma verso « che hanno esse a vecritico maestro di garbate ironie dere con le Odi barbare. Parliamo. prontissimi a ripetere V usata obbiezione: — Che aggiunge questo alla fama dello scrittore? il — È così utile.

(dal « Corriere della Sera » di Milano^ 13 dicembre 1913). sul!' opera e sulla vita d' un grande cercato quanto è più profondo quasi devota amicizia. E gran povera cosa sarebbe in verità la nostra opinione. É vero che un maligno contraddittore potrebbe credere opportuno ricordarci: « Non v'ha granMa noi gli risponderemo d' uomo per il suo cameriere » ! che occorrono. il maestro ai discepoli lontani. sol perchè ce lo vediamo dinanzi in pantofole. scrittore. piace conoscere quanti episodii sia possibile trovare fra le sue pagine minime. Ma come d' un luogo cui desiderammo giungere e che ci divenne domestico e che ra appartiene ora alla storia della nostra vita intima (1' oped' un poeta caro non è sopra tutto una nostra indimen- ticabile avventura?). e più anzi dopo la morte. Né d' altra parte. scatti di quotidiana tenuità. se le lettere in cui egli è V uomo quotidiano. l' 132 — maggiore conoscenza del- ma servire alla uomo. dovessero turbare quel sentimento e raggiungere V altezza e scuotere la solidità di quella opinione formata su molti e nobili volumi. L'ode « Alle fonti del Clitumno » non tema pericoli di questa sorta. debolezze. con bisogni.— del Carducci. come il nostro sentimento. anime di camerieri. e più è sentimento di simpatia. amiamo frugare ogni luogo e sapere ogni particolare. e non possiamo tenerci soltanto alla grande quercia tra le cui fronde suol cantare un usignuolo. o stizzito e prorompente alla involontaria ingiustizia ». anzi con sue virtù e per suoi stessi difetti. che è sempre cercato di oltre lo scrittore. errori. noi siamo così leggiadramente delicati da dimen- pure un istante che il grand' uomo ha toccato le vette della poesia. o con l' occhio un po' acceso dal convito. il che lega di là dalla morte. r interprete agli spiriti che si sentirono in lui. e al belvedere da cui si discopre più di paese e si gode più grazia di orizzonte così dell' anima d' uno scrittore . che amammo le e amiamo con le i sue virtù e co' suoi ci difetti. . per ticar ciò.

quella sua adesione politica non fosse che r estensione di un gentile scuotimento. come la nostra lettera ben dimostra. Ecco un mazzetto di lettere ancora inedite di Giosuè signifi- Carducci. denso equivoco che tuttora ingombra ci sembra. diradare il questa questione. qual- cosa di assai più meditato e profondo. essa porta una luce. . intendente di lettere e amante delle arti : che. defini- Giacché è opinione diffusa che nell' evoluzione del Carducci verso la monarchia. egli aveva interpretato nei discorsi e nei canti come schietta ema- nazione della volontà popolare sollevatasi in una grande rinnovamento. ci permettiamo lettori sulla quarta. in un uomo della quadrata onestà politica del Carducci. dirette a Camillo Antona-Traversi. A tiva.Quattro lettere inedite di Giosuè Carducci (dalla Tribuna di Roma. aspirazione di né principalmente repubblicana. degno di un romantico trovatore provenzale. fatto storico dell' di indipendenza italiana che. in altre parole. 1" gennajo del 1911). entrasse come elemento preponderante la sua simpatia cavalleresca per una regina buona e bella. Lasciando senza commento quelle che hanno richiamare Y attenzione dei nostri cato transitorio e solo importanza personale. alla sua analisi riposata e alla riprova dei successivi avvenimenti. si scomponeva nei suoi fattori veri. del tempo iniziale della vexata quaestio della cosi detta con- versione monarchica del poeta. specie assunto a tanta importanza. Fu Il invece. ma inconcepibile. nel suo di entusiasmo poeta classico e repubblicano. che non furono di natura democratica.

una aristocrazia di popolo. trovò profondamente solo. ha dato torto al suo discernimento. In questa condizione di cose. egli non senti intorno si che i il freddo e sordo traffico di coloro che sfruttavano nomi di repubblica e di democrazia per arrivare. aver loro dato modo di conoscerla.134 Nella tranquillità della impresa attuata. Siamo certi che i nostri lettori ci saranno grati di cosi fece . con perfetta stima « Ho Giosuè Carducci ». I. . E. si sentì ciurmato nei suoi ideali politici. sulle tracce delle antiche glorie delle democrazie greche e del popolo di Roma. (1) Sul proposito di un « Nninoro unico » da pubblicarsi a Na- poli in occasione del terremoto di Casamicciola. « sito di « il coraggio di dir no anche a loro. aveva invece attorno « il fango che sale ». Feci il proponon concorrere più a simili pubblicazioni. egli reputò suo dovere cercare la base storica e politica della sua operosità nella Monarchia. « Sono di loro. 14 marzo 1881. che io non approvo e non posso venir meno al mio proposito. e Voleva un popolo di forti. e né il tempo. si senti violentemente contraddetto nella sua fede artistica e letteraria. Le berto Mario. Come egli ebbe a dire. la nostra lettera traccia questo profondo dramma della sua fede. in una famosa lettera ad Alnerazione. come si migliori della sua fede e della viltà sua ge- prima e poi i disastri lo persuasero che la democrazia italiana non era affatto rinata a quella sicura grandezza ch'egli sognava. che ha messo fuor di valore la tradizione repubblicana e ha mostrato la perniciosità del confusionismo socialista. In poche righe. « Bologna. (1) <? Pregiatissimi Signori.

lo Spinga. 1 gennaio 1891. « che auguro fausto Suo Giosuè Carducci IV. La lodo della operosità animosa che Ella spende intorno alle cose della vita (poiché non e' è una repubblica fa assai sana): gli studi e le lettere. Suo Giosuè Carducci ». bene. « Ella. « Seppi con dolore delle sue disgrazie. intelligente e più nobili mi annunzia futuro. ringrazio del dono pregiato. Madesimo su sig. Ma « « « Ella. e credei e credo eh' Ella sia stata vittima dell' altrui nequità. dopo tanti « « « « « La altri fatti. mio caro Signore. « Caro Camillo. che Ella. alla sua volta. Non voglia prendersi di certe opposizioni. « Questo contrasto fra i il suo è più di « fantasia che d' altro. non può scusarsi del difetto d' abban- donarsi inconscio a impeti di ondate troppo subitanee « e diverse. Lasci dire e taccia. me la libertà « . IIL « Bologna. * Caro sig. che non fiorentini e « sono poi maligne.— 135 IL « « Bologna. e « fa utilmente. con erudizione e dottrina. 15 settembre 1897. mi perdoni. 20 aprile 82. « *. « « La le ringrazio della di e la prego buona memoria che tiene di me serbarmela anche per questo nuovo anno e felice. * Mio caro Signore. Camillo. Ella perdoni a delle osservazioni e delle metafore. con molto « amore. E.

volentieri. ma la ragione fu che la faccio gran conto per ciò piccola fazione repubblicana. aiutandosi pur dei socialisti che la odiano e disprezzano. guastava. che nel ritorno mio alla Monarchia italiana della quale non dissi mai male. « Mi scusi. che fu ed è V amore. « La saluto cordialmente. la fede e la religione della mia vita. quali che avrò da scrivere del Leopardi. la unità. e certamente ricorderò grato e giusto ciò che si deve a Lei. gran parte per dono delle di pubblicazioni sue leopardiane. « Creda bene Ella. mal accordo e senza più come rovinerebbe e guasterebbe. su '1 partire. e lo dica a quei signori francesi. e ho Lei. le tutte. d' ingegno. Suo Giosuè Carducci » . la Regina può averci avuto la parte bella ed esteriore della bontà.136 « Conosco da un pezzo. scrivo in gran fretta. menava a rovinare.

che ricevo questa mattina. « « Da una sua lettera. Camillo Antona-Traversi ROMA . 29 apr. >. 86 « Gentilissimo signor C. « Caro signore.- Camillo Antona-Traversi • Posilipo. Ebbi il foglio NapoliCasamicciola.Altre lettere inedite « Boi. T. suo Giosuè Carducci Al sig. villa Antona-Traversi NAPOLI « Boi. prof. Dev. certo per un de' soliti danni postali. A. ma Giosuè Carducci Al sig. vedo che Ella ebbe il gentil pensiero di mandarmi una copia « « Ne La « « Landa e da lei tradotta. dio speciale. ringrazio del « « La foscoliani dietro. 1 maggio 1881. ». il libro. della Vita del Boccaccio del ringrazio.. pur troppo non ebbi. e anche dei compiacque mandarmi tempo a « « « tutti Per ora mi manca il tempo e V agio a vederli bene ma prima o poi spero giovarmene per qualche stu. « che Ella si volume metastasiano. e anche ne La ringrazio.

26 aprile 1887 € Mio caro signore. Non ho mai udito un professore parlare di un suo collega con tal mancanza di misura come questa volta. Vedrò con piacere ciò che Ella vorrà scrivere su il Consalvo: circa il quale Ella potrà aver ragione su tutto. 10 credevo. dotta.— 138 — Boi. . Suo Giosuè Carducci Al signor prof. e tazione davvero puerile. « d' arte e anche di vita. professore Lignana. Il canati. Egli ha sostenuto che non il Mestica. ROMA (1) « « Ugiiaua. e. più Era la prima volta che mi auguravo non poco Pur troppo. Mi furono carissime che a me aple Rime dell' adolescenza di Ugo Foscolo paiono delle più importanti come testimonianza di studi ni contro zoppo. e speravo. dubito possa averne. ConsalTO e Riidello il ». assai meglio a non aprir bocca in 11 Lignana avrebbe fatto questione. Leopardi . Ieri.Traversi ». su '1 tempo in che il Consalvo fu scritto. della benevolenza sua e delle espansio- « * « La ringrazio lo « * « « « (1) la cui bizza non mi tange.più o meno meno originale . ma un volgare declamatare contro certi pretesi strafalcioni del Carducci. confesso. Camillo Antona.a sentir lui non avrebbe invocato - se avesse « scritto il straniera man » Consalvo a Ileper chiudergli gli . ne uscii nauseato. la data del 30-33. « La saluto cordialmente. e con argomenil ma il Pieretti mostrò nell' 80'. Ha Consalvo non fu scritto nel 1821 (come ha preso un grosso sostenuto. Non avevo dinanzi udivo parlare il Lignana dalla cattedra. una delle più amare delusioni che mi siano a me un dotto orientalista.sul Consalvo leopardiano e le sue fonti. dinanzi ai suoi discepoli e ad alcuni studiosi del Leopardi. di assistere a una lezione . quando non movesse da documenti. Quanto al merito intrinseco della conferenza del professore di sanscrito. ecco il modesto avviso mio. granchio. invece. e dal suo ingegno e dalla sua cultura. provai mai occorse. parlò del Consalvo e della lettura che il Carducci tenne ultimamente alla Palombella su GiaufrèRudel.

Ha. e ciò dopo d'aver detto che il Carducci. « Chiarissimo signor Professore. amore della verità morale che Ora. per la nessuna conoscenza che ha del tedesco e del provenzale. mi ha detto che Ella è V autore dell' articolo. Inoltre. . giudizio sempre tale da accogliere con amore e studio. ha finito gridando E questo è semplicemente grottesco (dal « ». classica - ispirarsi un po'. che. Senza pensare che un passo di Longo Sofista . pubblicate nel FolCarducci mi ringraziò.non ostante la fonte lotta disperata. accanita . Lignana per la conferenza sul Consalvo di Leopardi. dirò poco benevolo al prof. mi procaclo ciarono le seguenti due lettere del Lignana. che onorano chi le scrisse e chi le ha ricevute: « Uoma. . Folchetto » di Roma). e per gli spropositi in cui cadde traducendo V Uhland. che i greci e i latini avevano di quelle due cose non dissociabili che sono Amore e Morte.— 139 — * * * Le espansioni contro chetto. « « « « « Il prof. per eufemismo. cercato di provare che il Leopardi ha dovuto ispirarsi. contro il giudizio estetico che Carducci ha dato del Consalvo.dal Leopardi ben conosciuto . cioè. ma mi « « preme sopra estetica o tutto di studiare per sia. meriterebbe di non sedere più nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. alla fonte classicfl.ci dà la fonte genuina del Consalvo. « Io non voglio tener conto delle ingiurie. a quello moderno certo il Leopardi ha dovuto . Cortese. 26 aprile 1888. poi. si bene la mano paterna o materna. il prof. ha biasimato il Carducci di aver visto nel canto leopardiano ?m certo luccichio di romanticismo senza accorgersi che. anziché a un poeta medioevale. continua. con acre e mordente parola. e delle quali il zoppo. al concetto. se non al romanticismo medievale. che invece di rispondermi scrivendo ha preferito di venirmi a vedere questa mattina in casa. il Da ultimo. Cortese mi ha occhi. Come se ogni allievo di in terza liceale non sapesse oramai che Giacoigo Leopardi viveva con i suoi genitori.

che siamo due anticlericali convinti. al Consiglio Superiore ho avuto occasione di esaminare una sua . e in quella occasione.. . difeso le stesse idee didattiche. traduzione del Landau sul Boccaccio. e da un equivoco è me la fortunata occasione di conoscere un dotto professore e guadagnarmi un ottimo amico. « Illustre signor Professore. anzi abbia pubblicato uno scritto sull'insigne ed incomparabile poeta. Ma questo e d'altro in seguito. Il suo Giacomo Lignana *.mo suo Giacomo Lignana ». « Essendo io. e sarei molto fortunato di conoscere il figliuolo professore che studia e scrive di Leopardi. « Io la pregherei di volermi indicare il titolo della sua pubblicazione per potermela procurare e studiare senza alcun risentimento per ciò che Ella ha detto di me. Aggiun- come ho detto nella conferenza. « . il male non vien nata per nuocere. e mi ricordo ancora dei nostri colloquii quotidiani. Ad ogni modo. « Ho conosciuto a Torino e per molti anni il padre di Lei. tutto per come si dice. ora sono alcuni anni. Carducci e sono stato suo collega per tre anni al Consiglio Superiore. il e non « contro me ne pento anche di me nel Folchetto. se ben mi ricordo. Ma voglio rispondere subito a un appunto. dopo le ingiurie pubblicate Mi creda dev. « Roma^ 28 aprile 1888. Desidero sopra tutto di imparare. mio giudicio fu favorevole. e a un dipresso abbiamo sempre ga.. « e me Posso adunque essere stato vivo in qualche punto ne rincresce. se ben mi il ricordo.140 detto pure che Ella studi! con particolare diligenza il Leopardi. Ma. la caratteristica morale che fatto Carducci ha di del Leopardi non persuade certo. Io sono amico del prof. ma fu piuttosto scherzando.

tempo mia pubblicata. Ma presto vedrà l'opinione saluto cordialmente. * Caro signore. « Caro professore. che non posso ritrovare? Del rispondermi presto Le sarò molto obbligato. prof.— 141 - * * * « Bologna^ 20 marzo 1888. ». ringrazio delle pubblicazioni « La mandatemi in dono. Che dice Ella dell'assegnare che fa il Mestica al 1821 il Consalvo? Vorrebbe accertarmi se il Consalvo è nella edizione fiorentina 1831 dei Canti. « « Caro signore. ringrazio delle notizie precise e sollecite. Suo Giosuè Carducci ». 11 aprile 1889. È vero che il Torraca pubblicò essere stato inspirato del ricordo di Consalvo potere Jaufré Rudel? Dove? il Al signor professore Camillo Aiitona. sig. che si « « La « « « « « compiacque mandarmi in questi ultimi mesi. 26 marzo 1888. Suo Giosuè Carducci ». delle quali già Al eh. prof Camillo Antona-Traversi ROMA . Camillo Antona-Traversi Militare - nel Collegio ROMA « Boi. e che io vedo con molto piacere. Quanto di La al composizione del ConsalvOj io inclino a credere fosse poco dopo il 1830. conoscevo gran parte. ma più sono usabili così riunite. Se non che. Tutte quelle rimerie di Monaldo! A cui Dio perdoni. ringrazio delle pubblicazioni leopardiane. sig. troppo Leopardi. che io non posso.Traversi ROMA « Boi. La Suo Giosuè Carducci All' egr.

della buona riuscita della Commedia «. 22 marzo 1892. « Oggi. di ritorno.142 « Boi. Giosuè Carducci ». trovo la sua lettera. prof. i Avran veduto « Ella e il suoi amici che oggimai la lettura è fissata per « 27. « Caro signore. All' illustre sig. « Mi rallegro (1). sua Aff. Camillo Antona-Traversi ROMA (1) Le « Rozeno .

in quei giorni. quando : si posa. E' ancora lui. è mirabilmente bello. calda ancora V impressione di quella r Eroe nel Caff'è Morteo . di calma olimpica. acuto ed tempeste delle terre selvagge . portato sur una sedia a braccia. trent' anni or sono.sopra un foglio di carta. « leone. che s' ebbe dal Sarfatti V improvvisato scritto del Carducci. svegliava l'Europa: oggi. Fra i presenti era Attilio Sarfatti. detta « Lega della Demo- Giosuè Carducci che.UNA PAGINA INEDITA DI GIOSUÈ CARDUCCI SOPRA GIUSEPPE GARIBALDI Nell'anno di grazia 1879. ancora inedite. . Giuseppe Garibaldi andò a Roma crazia per inaugurarvi la così *. e alla grande cortesia di mio fratello Giannino. Parigi. è la serenità della tradizione civile della razza latina. scrisse le scultorie parole che tutti potranno leggere qui riprodotte. io vado debitore di poter offrire al « Risveglio Italiano » una delle più belle pagine. inaugura la Libertà. < Questo vecchio. che vibra fisso. in fuga gli stranieri delle mura è ancora lui. dell' autore dell' « Inno a Satana » sull' Eroe dei . aveva visitato una sera. quale lo fuori vedemmo premere aureliane. visita. il compianto raffinato poeta della Laguna: a lui. con Il le mani rattratte dall' artrite. che sorride acceso. è una imagine il inferiore. « Garibaldi. « tuono delocchio. 1 luglio 1907. « l' Nella voce di Garibaldi rumoreggia nell' editto consolare lampeggiano le nella fronte. - due Mondi.

però che quest' uomo ci rappresenti l' ideale più bello della nazione italiana. . mite glorioso. in lui tutta la storia del nostro risorgimento. con r antica. vittima gloriosa e sicura dell' avvepatria.quale lo 144 — nelle tregende di Aspro- vedemmo passar liberatore armato per l'Italia. . « Egli fece r unità della Patria. è della ancora lui. è ancora lui. (Dal Risveglio Italiano di Parig-i (an. lo ammiriamo con la nuova. in lui la gentilezza epica degli eroi di Virgilio lo slancio avvenvivo e vero. con 1' eterna affezione di Italiani e di uomini. luglio 1907). leonino. la fede dei cavalieri del Tasso. egli inaugura oggi la libertà ». Giosuè Carducci. VIII. lo amiamo. l' come un Dio! Gli occhi si riempiono» di lagrime davanti ideale lo ma non si vuol piangere davanti Garibaldi: guardiamo. quale lo vedemmo monte nire bello « e di Mentana. « In LUI la grandezza della storia di Livio. turiero dei paladini di Ariosto . Noi non ci vergogniamo d' inginocchiarci davanti quest' uomo.

Senza dubbio. ne fa ricadere la colpa suU' Italia. il poeta e di erudito ne fa luminosa rileggere le memorabili pagine in cui dell' idea informatrice di tutta V opera Carducci parla sua. senza dubbio. il di un Carducci. secondo il de Nolhac nei suoi lavori storici e critici.CARDUCCI E LA FRANCIA Parigi 5. Basta. vent' anni fa. che. le sue opinioni rivoluzionarie gli « contradi- sentirono di accogliere solamente una parte della zione francese». di un D' Ancona. ammiriamo sottocchio Ho — — r opera molteplice. prepararono. infatti. forse. soltanto il Carducci nei suoi poemi. mercè sforzi e lotte troppo dimenticate. e la fedeltà di lui alla cultura francese ri- mase intatta. quella del XVIII secolo filosofico. per veder fino a qual segno egli si era penetrato della letteratura e della storia della Francia. e come si com- piacque arricchirne il proprio genio. . nei suoi discorsi. la quale si « germanizzò » prima ancora della Francia. oggi.s' ispirò al più puro fonte nome dopo aver notato che un Villari. da buon repubblicano. di — — — — della latinità . gennajo 1918. di Tutta la sua vita testimonianza. Dei molti scrittori italiani. un bellissimo articolo di Pietro de conservatore del « Castello di Versagiia » Nolhac nel quale si rende piena giustizia a quegli Italiani. di a differenza del più piccolo scriba un Comparetti è pressoché ignorato nelle Università frangermanico cesi. condannava in blocco 1' an- . il « rinnovamento » onde noi. L' insigne studioso del Petrarca.

che avean guidato le sue prime ricerche sopra Dante. E. (Dall'Om di Palermo. a spese della Francia. Ma come sapeva amar fortemente tutto quello che in Francia gli pareva degno di esser amato. è vero. ecco quello che non mi vien i Poco dopo. Che Ma- chiavelli Alfieri disprezzasse e invidiasse. o meglio di la famiglia reale di Francia. nella unione intellettuale e politica dei due popoli. capisco. Moveva rimprovero ai Francesi di non più interessarsi alla letteratura antica e redegli cente d' Italia. l'ammirazione e l'imitazione Germania ! Nel 1872. intendo: un nipote San Luigi li li aveva disturbato nel suo nido. Ma non cessò per questo di sperare. più tardi. dei Fauriel e degli Ozanam. suoi sentimenti per la grande nazione sorella subirono una depressione passeggera. « ma » che noialtri. deva far del i misogallismo una distin- zione nazionale. il Carducci non esitò a combattere anche uomini come il Mazzini.tica 146 — . Che Vittorio odiasse. egli continuò a parlar della Francia con la stessa generosità e chiaroveggenza. vedeva fatti e gli uomini della « grande Rivoluzione » a traverso il mistico velo del Quinet e del Lamartine. dopo il 1859. Avrebbe voluto veder rinnovata « la tradizione Italianizzanti » d'altra volta. al tempo della « crisi Tunisina ». . di credere. sarebbe stalo oggi felice di assistere a una fratellanza d' armi pari a quella da lui sognata nella sua balda giovinezza. capisco si anche meglio. E. perchè Francesi occuparono improvvisa- mente un territorio che ci fu offerto e che noi non abbiamo fatto di capire » ! voluto. quando si scatenarono in Italia assalti furibondi contro i Francesi. e come i sapeva rimproverare della ai pedanti e ai politicanti di esal- tare. il vecchio Poeta. monarchia francese. certo. sulla fede ingenua del Michelet senza dubbio. e ad annunziare arditamente che la Francia sarebbe risorta. « Che Dante lo » — diceva — detestasse io i Francesi. Alcune campagne della stampa parigina contro l' Italia lo aveano vivamente sdegnato. 24 gennajo 1918).

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