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Chaos sive natura: percorso nella filosofia di Nietzsche

Dario Zucchello

Parte prima: Nietzsche e i Greci [lezioni 1-5]
Lezione n. 1: vita, filosofia e arte L1-T1 L'uomo grande

«Quanto ai lontani, ci basta conoscere le loro mete per approvarli o rigettarli in blocco. Quanto ai vicini, giudichiamo secondo i mezzi con i quali essi promuovono i loro obiettivi: spesse volte disapproviamo le loro mete, ma li amiamo a cagione degli strumenti e della guisa del loro volere. Orbene, soltanto per i loro fondatori sono i sistemi filosofici interamente veri: per tutti i filosofi posteriori sono di norma un unico grande errore, per le teste più deboli una somma di errori e di verità, in ogni caso però, in quanto massimo obiettivo, sono un errore e, in questo senso, riprovevoli. Per questa ragione molti uomini disapprovano ogni filosofo, giacché la sua meta non è la loro: sono questi i più lontani. Chi invece trova nei grandi uomini la sua gioia, gioisce altresì di siffatti sistemi, per quanto essi siano completamente erronei: pur tuttavia v'è in quelli un punto che è assolutamente inconfutabile, un tono, una coloritura personali; possiamo servircene per conquistare l'immagine del filosofo, allo stesso modo, con cui si può giudicare il terreno dai frutti di un determinato luogo. Quel modo di vivere e di considerare le cose umane è comunque esistito una volta ed è dunque possibile: il «sistema», o almeno una parte di questo sistema, è il frutto di questo terreno. Il mio racconto è la storia semplificata di codesti filosofi: in ogni sistema voglio mettere in evidenza unicamente il punto che costituisce un frammento di personalità e che appartiene a quel tanto di inconfutabile e di indiscutibile che la storia deve conservare: è un principio per riguadagnare e ricreare, mediante un confronto, quelle nature e per restituire infine una buona volta alla polifonia dell'indole greca tutta la sua risonanza: il compito è quello di mettere in luce ciò che noi sempre dobbiamo amare e venerare e ciò che non ci può essere defraudato da alcuna conoscenza ulteriore: l'uomo grande» [F. Nietzsche, La filosofia nell'età tragica dei Greci, traduzione di F. Masini, Newton Compton, Roma, 1980, pp. 31-2].

Questo testo, steso probabilmente intorno al 1873, doveva, nelle intenzioni originarie dell'autore, il giovane professore Friedrich Nietzsche [1844-1900], docente di Filologia Classica presso l'Università di Basilea, fungere da Prefazione a un'opera, La filosofia nell'età tragica dei Greci, che, a sua volta, costituiva il momento storico-critico di un progetto più vasto [comprendente altri contributi rimasti a livello frammentario e risalenti al periodo 1872-5], prospettato come Il libro del filosofo. Dopo le polemiche dell'esordio scientifico con La nascita della tragedia [1872], l'impegno nietzscheano era volto a ricercare i nessi tra filosofia, arte, scienza e civiltà. Il testo proposto è utile per cogliere alcuni aspetti del disegno dell'autore: • intanto è da sottolineare l'interesse per i filosofi presocratici che fa da sfondo alla riflessione di Nietzsche: la grandezza cui si riferisce non è quella, più scontata, delle figure maggiori del pensiero classico, ma quella più oscura, e all'epoca meno frequentata, delle origini della filosofia;

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• la grandezza diventa il metro su cui misurare l'indagine: questo significa valutare un sistema innanzitutto qualitativamente, come espressione di una personalità; • ciò comporta, ancora, recuperare nella filosofia soprattutto lo spessore plastico, la sua capacità di attivare un processo di formazione dell'uomo improntato sulla sintesi tra pensiero e vita; • di qui la centralità della ricostruzione non di un sistema ma di quel nucleo inconfutabile, alla radice di ogni impresa sistematica in filosofia, rappresentato dal frammento di personalità; • ciò implica anche riconoscere che un passato lontano nel tempo offre al mondo contemporaneo il modello della grandezza e la prova che essa è possibile: tale grandezza si è manifestata nella polifonia dell'indole greca, in altre parole nella varietà di figure stagliate, di individualità pregnanti che hanno dominato la vita culturale dal VII al V secolo a.C.. In questi passaggi sono trasparenti alcune implicazioni culturali che è fondamentale rilevare per comprendere il senso del rapporto di Nietzsche con il mondo greco: • la scelta di un approccio storiografico che lo stesso autore avrebbe poi definito monumentale: cioè la opzione e quindi la selezione della grandezza, attraverso il tentativo di estrazione della originale fisionomia culturale delle individualità, prescindendo dagli esiti sistematici e dunque dagli accostamenti e dalla prospettiva di sviluppo dei sistemi; • la sottolineatura di un atteggiamento venerante non tanto verso quella sorgiva stagione della cultura filosofica in sé, quanto piuttosto verso la possibilità di grandezza che quella esperienza culturale manifestava e di cui Nietzsche riscontrava l'assenza nella contemporaneità; • la svalutazione dell'impianto teoretico delle costruzioni metafisiche [destinate comunque alla posteriore confutazione], e la sua riduzione funzionale alla espressione della mentalità e della vita di una personalità filosofica; • soprattutto la maturazione di una idea di educazione come formazione alla grandezza e dunque come confronto con le sue esemplificazioni e attivazione di un dialogo personale a distanza con esse.
L1-T2 Il compito del filosofo

«In altri tempi il filosofo è un casuale viandante solitario in un ambiente estremamente ostile che scivola via furtivo oppure, stringendo i pugni, si apre un varco. Soltanto presso i Greci il filosofo non è casuale: quando nel sesto e nel quinto secolo appare tra i pericoli e le seduzioni enormi della mondanizzazione è come se uscisse dalla caverna di Trofonio, si fa in mezzo all'opulenza, alla felicità della scoperta, alla ricchezza e alla sensualità delle colonie greche, si ha il presentimento che egli venga, a guisa d'un nobile ammonitore, allo stesso scopo per il quale, in quel
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come avviene invece tra di noi. da Platone in poi manca ai filosofi qualcosa di sostanziale in confronto a quella repubblica di geniali da Talete a Socrate» [La filosofia nell'età tragica dei Greci cit. al dominio unificante della 4 . che implicitamente marca la propria solitudine come segno della assenza.] si contrappone la miseria del presente.secolo. che insiste nel chiedere: qual è in generale il valore della vita? Il compito che il filosofo deve adempiere all'interno di una cultura reale. Per questo i Greci giustificano il filosofo. plasmatasi secondo uno stile unitario. può giustificare la filosofia in generale. avendo costoro dinanzi a sé la vita in una rigogliosa perfezione e non smarrendosi mai presso di loro il sentimento del pensatore. Soltanto una cultura come quella greca può invece rispondere al problema di codesto compito del filosofo. non può essere spiegato sulla base delle nostre condizioni ed esperienza. come si può dire allo stesso buon diritto. una filosofia è solitaria e il filosofo un viandante laddove manchi il terreno di una cultura in cui radicarsi: ma questa. forse. che riproduce la conclusione del primo capitolo e l'inizio del secondo. e che i misteri orfici fanno intendere nei grotteschi geroglifici dei loro riti. chiarisce il senso della venerazione nietzscheana per la civiltà greca arcaica come momento in cui una cultura reale è stata in grado di offrire alla vita lo strumento della propria trasfigurazione: • il primo elemento da richiamare alla attenzione è la scelta del destino del filosofo come reagente per rilevare la presenza di una civiltà rigogliosa: si tratta. Esiste una necessità ferrea che incatena il filosofo ad una vera cultura. 38-40]. di un humus culturale in cui fare attecchire un messaggio di rinnovamento. sbalestrato in questo o in quel luogo. come dicevo. di bellezza. di grandezza vitale e l'impulso verso la verità. nacque la tragedia. ovvero. ma in che modo se questa cultura non esiste? Il filosofo è allora una imprevedibile e perciò terrificante cometa. dal canto suo. essendo essa l'unica a sapere e a dimostrare per quale ragione e in che guisa il filosofo non sia un casuale viandante qualsiasi. mentre nel migliore dei casi irradia luce come una stella di prima grandezza nel sistema solare della cultura. «Dopo tali considerazioni si accetterà senza scandalo che io parli dei filosofi preplatonici come di una collettività omogenea e pensi di dedicare soltanto a loro questo scritto. C. si manifesta come capacità di plasmare la vita di un popolo secondo uno stile unitario. di un esercizio di autocomprensione da parte di Nietzsche. pp. soltanto questa. per il semplice fatto che noi non possediamo una tale cultura. • infatti. Il brano. Il giudizio di quei filosofi sulla vita e l'esistenza in generale è di gran lunga più significativo d'un giudizio moderno. • così le personalità filosofiche al centro della ricostruzione nietzscheana si ergono nella fioritura di una civiltà contemporaneamente in grado di produrre il fenomeno tragico e il culto orfico: al rigoglio dei secoli VI e V [a. nella scissione tra il desiderio di libertà. perché soltanto accanto a loro non è una cometa.. Con Platone comincia qualcosa di affatto nuovo. nel mondo contemporaneo.

arte e vita. 5 . La filosofia non ha diritti. alla dotta apparenza: si riduce al sospiro: «eppure se». ne riscontra l'intreccio con l'intensità delle aspirazioni orfiche e con i lampi di saggezza conservati nei frammenti dei pensatori più antichi. per questo l'uomo moderno. In un'epoca siffatta essa resta piuttosto un dotto monologo del viandante solitario. accademie. o alla conoscenza: «c'era una volta». partendo dalla assoluta centralità del fenomeno tragico come invenzione più alta del genio ellenico. segnata da una perdita sostanziale della genialità degli antichi sapienti e dalla affermazione di quella metafisica su cui Nietzsche avrebbe poi avuto modo di tornare sistematicamente. • con Platone inizia una storia diversa. 42]. il filosofo è destinato a presentarsi come una cometa minacciosa. potenzialmente eversore delle forme di espressione scadute a superstizione e pregiudizio. preda occasionale del singolo. • matura in tal senso la convinzione che la vita di un popolo rifletta. • il giovane filologo. nella tensione a una sua riproposizione. anche quando essa venisse conclamata su strade e mercati dal genio stesso della verità. nessuno vive filosoficamente con quella semplice fedeltà virile che costringeva un antico. ove avesse promesso fedeltà alla Stoa. dove venga meno la simbiosi con una vita culturalmente modellata.. mode. Sintomatico anche lo schema sotteso al disegno di Nietzsche: • ai preplatonici egli attribuisce una funzione che sarebbe svanita con l'avvento dei filosofi del IV secolo. p. ancorché in modo confuso. a comportarsi da stoico ovunque si trovasse e qualunque fosse la sua attività. • tuttavia. occulto segreto da studiolo o innocuo chiacchiericcio tra accademici vegliardi e fanciulli. costumi. ma che non ha cultura e nessuna unità di stile nella sua vita. chiese. L1-T3 Filosofia e modernità «Un'età che soffre della cosiddetta educazione collettiva. non saprà venire a capo di nulla con la filosofia. con un ruolo che non può essere altro che distruttivo. • il compito del filosofo dovrebbe essere allora quello di offrire indirettamente la concezione del mondo che si esprime nelle creazioni artistiche e si materializza nella civiltà di un popolo attraverso la loro forza accentratrice. Di qui lo sforzo di riflessione per mettere a fuoco l'arcaico intrico greco tra filosofia. sempreché fosse animoso e coscienzioso. dovrebbe ripudiarla e bandirla a un dipresso con le stesse parole con cui Platone cacciava dal suo Stato i poeti tragici» [La filosofia nell'età tragica dei Greci cit. Tutto il moderno filosofare è politicamente e poliziescamente circoscritto da governi. Nessuno può osare di adempiere la norma della filosofia in sé.cultura sugli istinti di un popolo la scissione [già rilevata dai romantici] tra bellezza e verità dell'uomo moderno. l'impronta dei grandi. pusillanimità umane.

in pratica nella assenza di una cultura reale.it/lei/filosofi/nietzsche. disponibile in Id. sulla venerazione per il genio]. idonea a forgiare unitariamente le sue espressioni di vita. 1975 [ora in edizioni Adelphi]. Per quanto riguarda le informazioni attingibili in rete. a svolgere un ruolo essenzialmente critico [accentuando così il suo isolamento] ovvero a confinarsi alla erudizione da studiolo. psicologo. in una serie di fortunate conferenze pubbliche su Il futuro dei nostri istituti di cultura]: la educazione collettiva. Ferraris. Vattimo. Kaufmann. Laterza. 1997. 1985. rinviamo alle referenze curate dal Sito Italiano Web della Filosofia.. Roma-Bari. sul piano culturale. Nietzsche. Laterza.uniba. Laterza. 1986. Napoli. [http://lgxserver. Ubaldini. L'Ottocento della Storia della filosofia. contenuta nel volume 5. Moravia. Ciò rivela. a cura di M.. 1999. Nel testo possiamo infatti riscontrare: • la strutturale contrapposizione tra antichità greca e civiltà contemporanea: la solidarietà e coerenza tra filosofia e vita è nuovamente contrastata dalla scissione tra comportamenti esteriori e convinzioni interiori. Bari-Roma. lo studente può consultare l'agile Introduzione a Nietzsche di G. • la sottolineatura della strutturale fragilità della civiltà contemporanea. Un pensatore "negativo": l'avventura filosofica di Nietzsche. la conseguente constatazione della impossibilità di una azione incisiva. Ottima l'agile volumetto di M. Sansoni. Roma-Bari. La morale degli eroi. Che cosa ha detto veramente N. Campioni. della filosofia: si ripresenta così il tema del filosofo come viandante solitario. che relega la filosofia a impotente esercizio solitario. Montinari. a cura di C. intesa come sistematico e superficiale indottrinamento cui la società sottopone i suoi giovani per prepararne l'inserimento funzionale. per esempio.Viano e P. Una classica e ricca presentazione generale è quella di W.L'ultimo brano che utilizziamo introduttivamente esplicita il nesso con la contemporaneità e mostra come l'intenzione culturale non fosse esclusivamente filologica ma piuttosto critica verso il presente storico. Più complessa ma ricca e aggiornata la guida Nietzsche.html] e da Andrea 6 . Ricerche Come introduzione generale al pensiero di N. Roma. • infine. Filosofo. • la individuazione di almeno una delle ragioni di fondo di tale patologia [su cui Nietzsche aveva avuto modo di intervenire. anticristo. Guida. Una sintetica esposizione complessiva della parabola filosofica si può trovare nel saggio di S. Come sintesi è molto stimolante quella di G. in un contesto che ancora risente [come avremo modo di precisare] dell'esempio di Schopenhauer [nella insistenza. Firenze. condannato a passare senza mettere radici. l'emergere di una esigenza originale: la attenzione per il problema della cultura e dei suoi intrecci con la vita di una comunità allontanano Nietzsche dagli ideali ascetici e rinunciatari del pessimismo del filosofo.A.Rossi. • il rilievo della sua condizione di possibilità: il predominio delle esigenze di controllo della società sugli individui e dunque la negazione di ogni istanza formativa originale. tra il 1871-2. Itinerario nietzscheano. 1974.

Miller. 1991. Curry è invece la pagina (in lingua inglese) di discussione e analisi dei testi The perspectives of Nietzsche [http://www. Lo scriba del caos. a cura di J. Roma-Bari. Interpretazione di Nietzsche.it/dioniso/sitinietzsche. Bologna. Liguori Editore.edu/~millerj/nietzsche/].cwu. Bollati Boringhieri. Il Mulino. con introduzione di O.Potestà nella pagina Links su Nietzsche [http://web. A cura di B. Introduzione ai dialoghi platonici. ora disponibili in I filosofi preplatonici. A. Longo. Nietzsche e/o l'innocenza del divenire. in Plato amicus sed. 1978 [Parte Prima: Il segno di Dioniso. Laterza.edu/~wbcurry/nietzsche. In lingua inglese svolge una funzione analoga la Pirate Nietzsche Page [http://www. Sulla interpretazione nietzscheana dei presocratici in particolare F.htm]. 1984 [Capitolo Secondo: Nietzsche e il «fanciullo che giuoca» di Eraclito]. dello stesso curatore. è consigliabile la lettura dell'opera utilizzata per questa lezione [La filosofia nell'età tragica dei Greci]. a cura di P. Torino.pitt. Interessanti anche i testi delle lezioni tenute a Basilea sullo stesso argomento. Capitolo Primo: I presocratici e la paideia agonale].html].tiscali. 7 . Masini. le lezioni universitarie dedicate a Platone. 1994. nella edizione a cura di Ferruccio Masini. con richiami alle principali risorse disponibili sul filosofo. Negri. Napoli. Sullo specifico tema del rapporto con la filosofia e la cultura greca. Di Giovanni. nonché.

. le condizioni della caduta da quell'essere in un divenire nell'ingiustizia sono sempre le stesse. quell'espressione di spasimo sul volto della natura. d’un balzo il basso stadio delle cognizioni fisiche del suo tempo. restò nelle profonde ombre che come giganteschi fantasmi dimoravano sulle montagne di una siffatta concezione del mondo. Le manchevoli e disordinate osservazioni di tipo empirico che Talete aveva fatto [. indugiate in questa esistenza. Qui s'arrestò Anassimandro: vale a dire. benché unicamente allo stato di metamorfosi larvale. Nella rappresentazione di questa idea di unità mediante l’ipotesi dell’acqua [.la proposizione “tutto è uno”. la proposizione che l’acqua è l’origine e il grembo materno di tutte le cose. lui primo tra i Greci.. Con la morte dovete espiarla..]. perché lo fa in guisa immaginosa e senza favoleggiamenti. ingiustizia. della proterva caduta dall'unità originaria. la conchiglia sui monti vi mostra fino a che punto essi si sono già inariditi. da cui sporgendosi lascia spaziare lo sguardo nelle lontananze. «V'è colpa. tutto in fumo. perché la frase asserisce qualcosa sull’origine delle cose.. si dissolverà. già il fuoco sta distruggendo il vostro mondo. in queste domande a tutti gli esseri: Che valore ha la vostra esistenza? E se nulla ha valore. contraddizione. con piglio audace ha afferrato.] avrebbero consentito ben poco e tanto meno consigliato una siffatta generalizzazione. Si tratta tra l'altro di uno dei punti di maggiore interesse nella lettura specifica e soprattutto di un importante elemento di incontro con la contestuale ricerca sulle origini del fenomeno tragico..] Talete ha oltrepassato. secondo. interminabile lamento in tutti i regni dell'esistenza? Da questo mondo dell'ingiustizia. 2: la innocenza del divenire Della interpretazione nietzscheana dei preplatonici almeno un aspetto sarebbe stato destinato a pervadere il pensiero maturo del filosofo. insieme ai sempre rinnovati tentativi di esprimerlo meglio . Come può perire qualcosa che ha diritto ad essere? Da cosa nasce quell'incessante divenire e generare. terzo. infine. «Scorgendo nella molteplicità delle cose giunte a nascimento una somma di ingiustizie da espiare. che ha origine in una intuizione mistica e che incontriamo in tutte le filosofie. quel funereo. L2-T1 La intuizione delle origini «La filosofia greca sembra aver inizio con un’idea inconsistente. a quanto osservo. dolore in questo mondo? 8 . a che scopo esistete? Per vostra colpa. ciò che condusse a questa fu un articolo di fede metafisica. e per tre motivi: primo.. la costellazione delle cose è ormai siffatta che non è possibile stabilire alcun termine quanto allo sgorgare di ogni singolo essere dal grembo dell'«indeterminato». infatti. dopo un meditabondo silenzio. Ma sempre di nuovo tornerà a riedificarsi un siffatto mondo della caducità: chi riuscirebbe mai a redimervi dalla maledizione del divenire? […] Quale l'origine di questa sempre nuova fiumana del divenire?. è racchiuso il pensiero: tutto è uno [. Il tema del divenire. scemano i mari e si disseccano. È davvero necessario soffermarci su questo punto e prendere un serio atteggiamento? Sì. risulta una chiave per collocare la posizione teoretica e morale dei sapienti arcaici rispetto alla tradizione filosofica posteriore. perché in essa. a dir poco. per uscire infine. Anassimandro cerca scampo in una rocca metafisica.Lezione n. Guardate come appassisce la vostra terra. Da questo interrogativo riesce a salvarsi solo attraverso possibilità mistiche: l'eterno divenire può avere la sua origine unicamente nell'eterno essere. il nodo del più profondo problema etico.

nessuna conclusione induttiva: la generalizzazione prodotta è risultato di un atto di fede metafisica [qui nel senso di decisione che trascende ogni prospettiva empirica]. si tratta di una unità che si apre però solo allo sguardo intuitivo e sfugge al comune occhio umano: l'afferramento dell'uno-tutto è prospettato come possibilità mistica. ne avrebbe sospeso la storia. nel mondo che gli si effonde intorno non una goccia di ingiustizia sopravvive.] si avvicina. affidata in altre parole a una esperienza indicibile. I passi riprodotti si riferiscono agli autori più antichi che Nietzsche. ricondotta alla caduta dalla unità dell'apeiron: così la realtà nel suo complesso si sarebbe presentata al filosofo 9 . ma comprensibile per chi. D'altra parte il tema dell'uno si intreccia con quello della fiumana del divenire: • tutto è travolto nella caducità. grida Eraclito. un edificare e un distruggere. superando le apparenti lacerazioni nell'unità del fuoco. e persino quel fondamentale ostacolo. costruisce e distrugge. pp. senza alcuna imputazione morale.]. come Eraclito. A. viene superato con una sublime similitudine.. tutto è condannato alla insensatezza del perenne ciclo del sorgere e passare: il linguaggio impiegato è quello schopenhaueriano della volontà nella natura. A. invisibile.C. il quale avrebbe letto la lotta da cui origina lo spasimo che attraversa la natura come ingiustizia. per questi ogni contraddizione concorre ad un'unica armonia. • schopenhaueriana sembra anche la risposta attribuita ad Anassimandro [VI sec. tale intuizione afferra l'unità al fondo di tutte le cose: una identità per la quale non vale alcun procedimento di tipo scientifico. per il comune occhio umano. riscattando le contraddizioni nell'unica armonia invisibile. un dio contemplativo cui Eraclito [VI-V sec. ma soltanto per l'uomo limitato che vede per parti staccate e non globalmente. Un divenire e un trapassare. introduce per documentare la tensione che percorre la visione arcaica della realtà: da un lato la filosofia nasce da una intuizione mistica che poi ne avrebbe condizionato la storia: o meglio. è simile al dio contemplativo. 63]. degna di un dio contuitivo in grado di vincere l'apparente conflittualità delle parti nella perfetta contemplazione della totalità. in questo mondo. 51. che riscontra tra gli enti dolore e sofferenza a tutti i livelli. gioca il fuoco semprevivente. Dinanzi al suo sguardo flammeo. 45. appoggiandosi sostanzialmente alla autorità di Diogene Laerzio [e in assenza di una edizione critica che gli avrebbe evitato alcune imprecisioni]. è vero. costituito dal modo con cui il fuoco puro possa penetrare in forme tanto impure. dal momento che l'autore la rileva come costante sfondo di tutte le filosofie. con innocenza» [La filosofia nell'età tragica dei Greci cit. unicamente nel giuoco dell'artista e del fanciullo. E così come giocano il fanciullo e l'artista. non già per il dio contuitivo.Sì. sono presenti.C. con eternamente eguale innocenza.

Più avanti nella stessa opera. affrontando in modo originale il nodo del pessimismo. Il testo propone tuttavia un terzo livello di analisi. la realtà è riscattata da qualsiasi imputazione. di chiara eco schopenhaueriana: essa scaturisce. • nel suo caso. in quanto espressione della combinazione di caso e necessità. come nella attività ludica del fanciullo.C. • l'ingiustizia citata nel frammento di Anassimandro [di cui Nietzsche offre comunque una interpretazione insoddisfacente. però. • al linguaggio giudiziario impiegato dal Milesio per assimilare la conflittualità naturale al mondo delle relazioni umane si sostituisce quello del gioco infantile e creativo nell'Efesio. • nascita e morte si intrecciano insensatamente nella loro infinita ripetitività. ma. forse il più interessante in prospettiva: • esaminando il pensiero di Eraclito. anche a causa di un problema testuale] è allora da intendersi in primo luogo in senso metafisico. infatti. che attribuiva al filosofo di Clazomene la tesi di una mente ordinatrice di un originario magma seminale: L2-T2 Il divenire fenomeno artistico 10 . al di fuori di qualsiasi disegno d'ordine morale: il processo non è finalizzato a una meta. esaminando la figura di Anassagora [V sec. Nietzsche avanza una lettura analoga. a. con la spontanea creatività in cui si intrecciano gioco e regola. forza l'impostazione schopenhaueriana accentuando l'aspetto di innocenza del divenire. • la ricchezza del divenire coincide con la sua assenza di senso.come un grande processo di compensazione cosmica. la intuizione mistica muove da una istanza di ordine morale. Nietzsche non si limita a marcare la centralità dell'eterna vicissitudine. cioè come movimento dall'eterno essere all'eterno divenire: nel suo linguaggio antropomorfico il filosofo avrebbe insomma intuito che l'inarrestabile flusso delle cose ha la propria radice nel costante ritorno all'unità originaria. di frattura e ricomposizione del tutto nel grembo dell'indeterminato. dalla meditazione sulla insensatezza della ciclica vicissitudine. né comprensibile attraverso la semplificazione dello schema colpaespiazione. secondo tradizione. rifiutando la interpretazione. letta sempre anche come colpa [per la frattura dell'unità dell'indeterminato] e espiazione [la dissoluzione nell'apeiron].]. • le categorie morali proiettate sullo sfondo cosmico dal frammento di Anassimandro sono superate attraverso un ulteriore intervento antropomorfico: per il dio che sa intuire la unità nel tutto conflittuale.

il mio potere .questo io ho chiamato dionisiaco. in cui egli esplicitamente richiama il tema e il filosofo di Efeso: L2-T3 Divenire e saggezza tragica «L'assenso alla vita anche nei suoi più incogniti e duri problemi.. La risposta di Anassagora sarebbe questa: «II nus ha il privilegio dell'arbitrio. "Quel che debbo agli antichi". crea le forme e le orbite più grandiose. che coi mezzi più semplici.la «nascita della tragedia» fu la mia prima trasvalutazione di tutti i valori: mi rimetto così sul terreno dal quale cresce la mia volontà. mentre tutto il resto è determinato dall'esterno. unicamente dipendente da sé. l'ultimo discepolo del filosofo Dioniso . Ulivieri] «In questo senso ho il diritto di ritenere me stesso il primo filosofo tragico .» [Crepuscolo degli idoli (1888). p. ma sempre prendendo le mosse da quell'arbitrio irrazionale che s'annida nel profondo dell'artista» [La filosofia nell'età tragica dei Greci. diverso. Non ha alcun dovere e quindi neppure uno scopo che sarebbe costretto a perseguire. Sembra essere stata questa l'ultima soluzione o chiarificazione sospesa sulle labbra dei Greci. incrociando necessità e arbitrio.difficile la risposta.con palese eco eraclitea . oltre lo sgomento e la compassione.come fenomeno estetico. cit.. smentisce ogni tentativo di lettura morale del divenire. cioè il genio più possente della meccanica e dell'architettura. Non per liberarsi dallo sgomento e dalla compassione.. questo io ho indovinato come il ponte verso la psicologia del poeta tragico. di conseguenza. quelli dei due secoli che 11 . la origine del moto meccanico di un mondo che. traduzione di M..quel piacere che racchiude ancora in sé il piacere dell'annientamento. .. la volontà di vita. il maestro dell'eterno ritorno. . non rispecchia nessun ordine che non sia casuale e cieco. può cominciare quando gli pare.io. riconoscendolo unicamente . senza scopo. a un certo momento. se ha preso. inizio con quel movimento e si è posto un fine.«Ci si potrebbe certamente domandare ora come è accaduto così tutt'a un tratto al nus di urtare un puntino materiale preso a caso in quella moltitudine di punti e di ruotargli attorno in un vortice di danza e per quale ragione ciò non gli sia accaduto prima. dipende da sé. Torno così a toccare il punto da cui una volta sono partito . ma completerebbe Eraclito un giuoco». che è lieta di sacrificare alla propria inesauribilità i suoi tipi più alti . una istanza artistica che. Per intendere la portata di questa interpretazione è possibile utilizzare due testi tardi dell'autore.ne ho cercato invano le tracce persino nei grandi filosofi greci.cioè l'estremo opposto e l'antipode di un filosofo pessimista. questo fu soltanto . Prima di me non c'è questa trasposizione del dionisiaco in pathos filosofico: manca la saggezza tragica. Lo spirito anassagoreo è un artista. per così dire una architettura volubile. il privilegio dell'arbitrio: indeterminato. 108] Il nous [intelligenza] anassagoreo rappresenterebbe dunque: lo spirito [di cui si marca la alterità rispetto ai processi materiali] autocratico che interviene a introdurre movimento nelle eterogenee esistenze elementari.io. per essere noi stessi l'eterno piacere del divenire. non per purificarsi da un affetto pericoloso mediante un veemente scaricarsi di esso — così lo intendeva Aristotele -: ma.

nel senso già delineato nel testo giovanile.a ritroso . una piena accettazione dell'insensato fluire di creazione e distruzione. il «sì» detto all'opposizione e alla guerra. almeno nel caso della interpretazione di Eraclito. assoluto e ripetuto all'infinito di tutte le cose . È significativo che l'autore. nella cui vicinanza sento generalmente più calore e mi sento più a mio agio che in qualsiasi altro luogo.questa dottrina di Zarathustra potrebbe in fondo essere già stata insegnata anche da Eraclito. Per lo meno ne reca tracce la Stoa. con esplicita citazione di Eraclito. che ha ereditato da Eraclito quasi tutte le sue concezioni fondamentali» [Ecce homo (1888). che nella riflessione giovanile aveva trovato espressione nell'immagine [eraclitea] del gioco del bambino. 12 . A noi. La dottrina dell'«eterno ritorno». sotto tutti gli aspetti. al riconoscimento della sua radicale pervasività si collega anche il piacere della adesione alla sua fiumana. senza riscatto metafisico o religioso: anzi. con il radicale rifiuto dello stesso concetto di «essere» . è contrapposto alla concezione dell'essere immutabile di stampo eleatico-platonico: la fissità privilegiata è invece quella dello stesso divenire. Alla fine della propria stagione creativa [e a un passo dal baratro della follia] Nietzsche. traduzione di S. il tema viene incrociato con quello del tragico. il divenire. per il momento. "La nascita della tragedia". L'affermazione del fluire e dell'annientare. interessa rilevare che: • il divenire. Mi rimaneva un dubbio per Eraclito. • soprattutto. • ciò significa. può indicare una traccia di lettura che . Bortoli Cappelletto].hanno preceduto Socrate. • ma il divenire così connotato è estraneo a qualsiasi disegno teleologico e criterio di ordinamento assiologico [in quanto intreccio caotico e circolare] e dunque non imputabile da un punto di vista morale [innocente]. che eternamente ritorna.qui io devo riconoscere ciò che finora è stato pensato di più affine a me. cioè del movimento circolare. ritornando sul proprio rapporto con i Greci. poi. della saggezza tragica manifestata nella esperienza dionisiaca: essa si presenta come partecipazione alla ebbrezza del sorgere e trapassare nel tutto dell'eterno divenire. a distanza di anni. carattere decisivo in una filosofia dionisiaca.salda il tema del divenire a quello maturo dell'eterno ritorno. intraveda appunto nella propria interpretazione del filosofo di Efeso il maturare del distacco da una filosofia pessimista [Schopenhauer] e l'emergere di un originale percorso creativo.

tutte le forme ci parlano. A partire dall'esame di quel fenomeno cruciale. nell'opera d'arte della tragedia attica. Nietzsche vi prendeva le distanze da un consolidato approccio filologico. in quale senso Apollo poteva essere considerato come il dio dell'arte? Solo in quanto è il dio delle rappresentazioni di sogno. musicale e gestuale. apollineo e dionisiaco. quando culmina la «volontà» ellenica. L3-T1 Il gioco con il sogno «I Greci. Ma anche la bella illusione del mondo del sogno è il suo dominio: la verità 13 . Orbene. Nietzsche propone una riflessione di portata generale sulle matrici della civiltà greca. nella sua radice più profonda è il dio del sole e della luce. l'arte dello scultore (in senso ampio) è il giuoco con il sogno. egli giuoca ancora con il reale : se traduce questa immagine nel marmo. è madre di ogni arte figurativa e altresì. sogno ed ebbrezza Preceduta. Socrate e la tragedia] e da un esplicito saggio su La visione dionisiaca del mondo. nella tradizione successiva. infatti. non vi è nulla di indifferente e di non necessario. l'uomo raggiunge il sentimento estatico dell'esistenza. che si manifesta nel fulgore. La bella illusione del mondo del sogno. difatti. Apollo e Dioniso. nel sogno e nell'ebbrezza. nel 1870.Lezione n. 3: arte. muovendo dal fenomeno tragico come istanza culturale suprema del mondo greco e marcando la sua sostanziale estraneità all'uomo contemporaneo: • la comprensione della tragedia sarebbe stata. nel 1872 uscì. mentre il sogno è il giuoco del singolo uomo con il reale. hanno stabilito come duplice fonte della loro arte due divinità. e appaiono fusi una volta soltanto. sarebbe scaturita ogni creazione artistica. Egli è in tutto e per tutto il «risplendente». La «bellezza» è il suo elemento: a lui si accompagna la gioventù eterna. che incedono l'uno accanto all'altro quasi sempre in lotta tra loro. • l’opera tragica agli occhi dei Greci avrebbe invece assunto caratteri che la rendevano completa da qualsiasi punto di vista e tali da far sì che il popolo intero partecipasse dell’emozione e del pathos che si viveva sulla scena. La statua come blocco di marmo è qualcosa di assai reale. da due significative conferenze pubbliche sul tema [Il dramma musicale greco. Questi nomi rappresentano nel dominio dell'arte dei contrari stilistici. in ogni tempo. ma la realtà della statua in quanto figura di sogno è la persona vivente del dio. dalla cui modulabile combinazione. come vedremo. La nascita della tragedia. impedita dalla sua riduzione. di una metà importante della poesia. In due stati. Nella vita suprema di questa realtà di sogno traluce ancora tuttavia il nostro sentimento della sua illusorietà […] Così. dove ogni uomo è artista pieno. che esprimono e al tempo stesso nascondono la dottrina segreta della loro visione del mondo nei loro dei. con l'oblio delle altre componenti. con dedica a Richard Wagner. egli giuoca con il sogno. Noi godiamo in una comprensione immediata della figura. nella sua interpretazione riconducibili a due impulsi fondamentali. opera destinata per la propria eterodossia accademica a immediate reazioni negative dell'ambiente. ai soli aspetti letterari. Sin tanto che la statua rimane di fronte agli occhi dell'artista come immagine fantastica.

inquadrata nella luminosità diurna e nei contorni delle figure. colui che ispira i sogni ai mortali e con i sogni cura le loro sofferenze. in altri termini le capacità di forgiare un mondo di immagini. Complessivamente Nietzsche attribuisce all'apollineo i tratti tipici della rappresentazione schopenhaueriana. esaltandone sia la forza individuante delle figure. libero dalla pressione delle convenzioni. • è il dio della illusione. la formazione. sia la coerenza formale. dal sogno all'opera d'arte: apollinea [e quindi plastica] per eccellenza è la scultura. della figurazione. in cui l'artista continua il suo gioco plasmando il reale blocco di marmo. • ma è anche il dio del sogno. 1973. la seconda come effetto plastico della imposizione della forma. imponendogli forma e struttura. Il dio della bella illusione dev'essere al tempo stesso il dio della conoscenza vera» [La visione dionisiaca del mondo.superiore. la perfezione di questi stati in antitesi alla realtà diurna lacunosamente comprensibile lo innalzano a dio vaticinante. consapevole di illuminare e nascondere. la figurazione. • è il dio profetico [attraverso i sogni]. l'autore procede a determinare l'apollineo come elemento classico per eccellenza. L3-T2 Il gioco con l'ebbrezza 14 . Questo risulta complementare alla determinazione del dionisiaco. Adelphi. infatti. impegnato a riformulare l'ordine della quotidianità a proprio arbitrio: fondamentali sono dunque la modulazione. della bella apparenza. Apollo è divinità complessa per Nietzsche: • è il dio del principium individuationis. Colli. pp. Milano. • è il dio dell’arte plastica. • illusione e bellezza sono i tratti dominanti questa esperienza: la prima come effetto del consapevole intervento modellante. • l'appagamento della esperienza apollinea consiste appunto nella liberazione del creativo impulso alla modellazione. traduzione di G. secondo la tradizionale accezione plastica dell'arte greca: • il riferimento al sogno è proprio funzionale al rilievo della modellazione come essenza dell'apollineo: il sogno costituisce. • la sottolineatura della bellezza comporta una forte connotazione contemplativa della esperienza apollinea. unitamente alla consistenza illusoria [propria del sogno]. una delle condizioni in cui è consentito all'uomo sottrarsi agli schemi della vita quotidiana e giocare con la realtà. che esprime l'esperienza della rottura delle strutture rappresentative. ma altrettanto sicuramente a dio artistico. • si tratta di un gioco nel senso che l'uomo ne è autore. 49-50] Una volta introdotta la coppia antitetica individuata dalle due divinità.

si aggira ora in estasi e in alto. Le feste di Dioniso non solo stringono il legame tra uomo e uomo. trascorso dall'identica vita divina. ora egli lo sente in se stesso.«L'arte dionisiaca per contro si fonda sul giuoco con l'ebbrezza. alla esperienza del modellare si sostituisce l'esperienza dell'essere modellati: • la soggettività della rappresentazione è vinta dall'unità aggregante dell'elemento naturale: la situazione non è più quella illusoria del sogno. un marmo più prezioso vengono qui plasmati e sgrossati. l'estasi intesa come rapimento e disfacimento della individuazione. Spontaneamente la terra offre i suoi doni e gli animali più feroci si avvicinano pacificamente: il carro di Dioniso. nel dionisiaco. bensì nella loro coesistenza» [La visione dionisiaca del mondo. La maestria artistica dionisiaca non si rivela in un'alternanza di assennatezza e di ebbrezza. ossia l'impulso primaverile e la bevanda narcotica. • ogni forma di determinazione individuale si dissolve nella esperienza panica. Questo stato. pp. ma quella dell'ebbrezza. che portano l'ingenuo uomo naturale all'oblio di sé nell'ebbrezza. scompaiono: lo schiavo è uomo libero. e quello che altrimenti viveva solo nella sua immaginazione. Il seguace di Dioniso deve così trovarsi nell'ebbrezza e al tempo stesso stare fuori di sé come un osservatore in agguato. Il vangelo dell'«armonia universale» si aggira da un luogo a un altro in schiere sempre più numerose: cantando e danzando. si contrappone. Egli sente se stesso come dio. Che cosa sono ora per lui i ritratti e le statue? L'uomo non è più artista: è diventato opera d'arte. lo si può intendere solo simbolicamente: è qualcosa di simile a quando si sogna e al tempo stesso si avverte che il sogno è appunto un sogno. cit. se non lo si è sperimentato personalmente. il nobile e l'uomo di basse origini si riuniscono nei medesimi cori bacchici. ha disimparato a camminare e a parlare. Quest'uomo formato dall'artista Dioniso sta rispetto alla natura nello stesso rapporto in cui la statua sta rispetto all'artista apollineo. In entrambi gli stati viene spezzato il principium individuationis. Sono soprattutto due forze. 15 . Se dunque l'ebbrezza è il giuoco della natura con l'uomo. l'elemento soggettivo svanisce completamente di fronte alla violenza prorompente dell'elemento generalmente umano. non più quello di un solo uomo: un'argilla più nobile. le divisioni imposte tra gli uomini sono superate nella partecipazione alla universale radice naturale. ma riconciliano anche uomo e natura. All'estasi intesa come assorbimento contemplativo dell'impulso apollineo. Si rivela qui il potere artistico della natura. in cui si emancipa la creatività formale dell'artista. la creazione dell'artista dionisiaco è allora il giuoco con l'ebbrezza. ossia l'uomo. con il rapimento. anzi universalmente naturale. incoronato di fiori. plasmato da essa. l'uomo si manifesta come membro di una comunità superiore e più ideale. stabilite tra gli uomini dalla necessità e dall'arbitrio. è tirato da pantere e da tigri.. Come gli animali parlano e la terra dà latte e miele. Tutte le divisioni di casta. della perdita di sé come individuo cosciente e della piena partecipazione alla vita di tutta la natura. 50-2]. così anche risuona da lui qualcosa di soprannaturale. • in questo senso è l'uomo a trasformarsi in opera d'arte: egli si avverte parte del tutto. così come in sogno vide aggirarsi gli dèi. I loro effetti sono simboleggiati nella figura di Dioniso. C'è di più: egli si sente preda di un incantesimo ed è realmente diventato qualcosa di differente.

dissolvendo lo stereotipo di matrice neoclassica della nobile semplicità e calma grandezza [Winckelmann] che ne avrebbe improntato le espressioni. in cui tutto ciò che esiste è divinizzato. finché. dobbiamo apostrofarlo così: «Non andartene. il demone tace. Niente ricorda qui ascesi. Lo stesso impulso che prese figura sensibile in Apollo generò altresì tutto quel mondo olimpico. e in questo senso Apollo può essere da noi considerato come padre di quel mondo. Qui vediamo anzitutto le magnifiche figure degli dei olimpici. nel senso del primordiale che infrange le barriere imposte tra gli uomini. si accosta a questi dei olimpici e cerca poi in loro altezza morale. e le cui gesta. senza prenderlo. della affermazione della vita travolgente. ne costituiscono il fregio. anzi santità. misericordiosi sguardi d'amore. Quando quello gli cadde infine fra le mani. il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo. anzi trionfante. • in questo senso è anche dio della gioia. Ora si apre a noi per così dire la montagna incantata dell'Olimpo e ci mostra le sue radici. L3-T3 Olimpo e titani «Per comprendere ciò. ma ascolta prima che cosa dice la saggezza popolare greca di questa stessa vita che ti si allarga davanti con così inspiegabile serenità. spiritualità incorporea. • dio del divenire che travolge tutto. già volto all'indietro. seguace di Dioniso. essere niente. In che rapporto sta con questa saggezza popolare il mondo degli dei olimpici? Nello stesso rapporto in cui la visione estatica del martire torturato sta rispetto ai suoi tormenti. non essere. della perdita della individuazione. di ciò che non ha termine che lo definisca. non importa se sia buono o malvagio. dovrà tosto volger loro le spalle scontento e deluso. • dunque dio dell’oblio. spiritualità e dovere: qui parla a noi soltanto un'esistenza rigogliosa. Rigido e immobile. di esprimere simbolicamente la mistica ebbrezza. L'antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno. Dioniso si presenta in Nietzsche come: • dio dell’ebbrezza. raffigurate in luminosi e ampi bassorilievi. costretto dal re. • dio del ritorno alla natura. […] Ma questo osservatore. Il Greco conobbe e sentì i terrori e le atrocità dell'esistenza: per poter 16 . nei suoi aspetti religiosi e culturali.• l'arte dionisiaca sgorga appunto dalla capacità dell'artista di cogliersi come invasato. dobbiamo per così dire disfare pietra per pietra il geniale edificio della cultura apollinea. con un'altra religione in cuore. figlio del caso e della pena. delle feste orgiastiche. perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato. fino a scorgere le fondamenta su cui esso è basato. La individuazione dei due impulsi consentiva al giovane filologo di ricostruire globalmente la storia della civiltà greca. che stanno sul frontone di questo edificio. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è . Quale fu l'immenso bisogno da cui scaturì una così splendente società di esseri olimpici? Chi. • ma anche dio dello smisurato.morire presto"». esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: "Stirpe miserabile ed effimera. non dobbiamo farci trarre in inganno. Anche se Apollo sta tra loro come una singola divinità accanto alle altre e senza la pretesa di occupare la prima posizione.

che dall'originario ordinamento divino titanico del terrore fu sviluppato attraverso quell'impulso apollineo di bellezza. d'altro canto. creare questi dei: questo evento noi dobbiamo senz'altro immaginarlo così. Milano. 30-2]. della esperienza quotidiana: ne sarebbero ancora evidenze i risvolti oscuri della mitologia e la sapienza di Sileno. per esempio): • essa coprì con il gusto per la misura e l’equilibrio ogni accenno di eccesso o di deformità. L'enorme diffidenza verso le forze titaniche della natura. interpretando le radici dei culti ellenici. la irrisolta contraddizione. o comunque nascosta e sottratta alla vista. 1976. Adelphi. in Opere. traduzione di S. è vero. egli dové porre davanti a tutto ciò la splendida nascita sognata degli dei olimpici. allo scopo di rendere sopportabile l’esistenza. Così nel mondo greco arcaico [omerico] la tendenza apollinea risultò dominante (nell’epica. tomo I. se per un verso la religione olimpica suggerisce una piena adesione alla vita. mediante quel mondo artistico intermedio degli dei olimpici. riferibili in qualche modo allo scenario pre-ellenico. • come pure ogni spinta alla esagerata autoaffermazione. richiamando la antitesi tra Apollo e Dioniso.comunque vivere. per profondissima necessità. pp. allo stesso modo che le rose spuntano da spinosi cespugli» [La nascita della tragedia. a dispetto di preoccupazioni di ordine morale. per l'equilibrio della rappresentazione: il terrore richiedeva il superamento nella gioia. come creazione apollinea. in lenti passaggi. il destino orrendo del saggio Edipo. la maledizione della stirpe degli Atridi. • la verità di Dioniso avrebbe rivelato appunto lo sfondo tragico della vita. il dolore e l’eccesso che si celano dietro la realtà della individuazione. Fu per poter vivere che i Greci dovettero. dell’istinto per la bella illusione. In questa pagina. • alla religione olimpica. 17 . Nietzsche. che costringe Oreste al matricidio. toccò insomma il compito di trasformare le sensazioni di nausea e orrore per l’assurdità dell’esistenza umana in rappresentazioni con cui fosse possibile convivere. insomma tutta la filosofia del dio silvestre con i suoi esempi mitici. che ai Greci non era sfuggito il volto orrido dell’esistenza. può rilevare come lo splendore dell'Olimpo classico poggi in realtà su una originaria e terrificante consapevolezza: • infatti. Giametta. • essa fu risultato della creazione apollinea. l'ordinamento divino olimpico della gioia. una sua fruizione totale. volume III. • in questo senso la religione olimpica [con l’arte a essa connessa] incarnò già la reazione a uno strato di credenze pre-elleniche: il terrore titanico avrebbe preceduto la vittoria della gioia olimpica. la Moira spietatamente troneggiante su tutte le conoscenze. per la quale perirono i melanconici Etruschi — fu dai Greci ogni volta superata. l'avvoltoio del grande amico degli uomini Prometeo.

Wagner. della melodia e della armonia. cap.• il dionisiaco era allora appannaggio dei culti selvaggi del Vicino Oriente: la loro progressiva penetrazione in Grecia produsse la reazione ancora riscontrabile nell’irrigidimento apollineo dell’arte dorica. La religione dionisiaca fu una religione misterica: • al centro del suo culto si ritrovano la rievocazione della dolorosa lacerazione della unità primordiale nella molteplicità propria della individuazione • e la aspirazione degli iniziati alla sua ricostituzione. Nietzsche. Sansoni. Il doppio cervello di N. nella perdita della personale identità. Ferraris. Il flauto e il ditirambo caratterizzarono il culto del nuovo dio: in alternativa alla musica apollinea. E. 19762. in cui quella antitesi avrebbe trovato geniale soluzione. • così nel ditirambo la potenza della musica dionisiaca. Morcelliana. Potenza e valore nella filosofia di N. Socrate e la tragedia. coniugata ai movimenti della danza. L'uomo complementare. a cura di M. eseguita con la lira. in Nietzsche. Fink. cap. N. Vattimo. Nietzsche aveva preparato gli strumenti ermeneutici per rileggere il fenomeno culminante dello spirito greco. • dal compromesso scaturì il culto greco di Dioniso. cit. di R. Cataldi Madonna. e al suo ritmo. Interamente dedicato al problema della impostazione filologica nietzscheana il saggio di L. e simbolicamente collegato a quello di Apollo proprio nel centro della venerazione apollinea. Lo scriba del caos. La visione dionisiaca del mondo. disponibile in varie edizioni economiche [Adelphi. 18 . Marsilio. a Delfi. la tragedia. 1988. Ricerche È auspicabile che lo studente legga almeno il testo delle tre conferenze citate. Molto utile anche F. 1: Il tragico come compito. Filologia. Dionigi. 1974. Classico il contributo di E. Milano. Sulla filologia nietzscheana lo studente può consultare con profitto il saggio di G. Bologna. 1982.. Recuperando l'antitesi delle due divinità dalla filologia del primo Romanticismo [Schlegel] e intrecciandola alle suggestioni della dicotomia schopenhaueriana tra sfera rappresentativa della individuazione e cosa in sé. Cappelli. cit. Il dramma musicale greco. Venezia. Bompiani. ma anche U. raffinato rispetto ai precedenti asiatici. Ugolini. Brescia. nei capitoli 2 [La scissione tra essere e apparire] e 3 [Morte della tragedia e trionfo della "ratio"]. Willamowitz. e il capitolo secondo del saggio di F. Con il culto di Dioniso si diffuse potentemente in Grecia anche la musica. Firenze.. La polemica sull'arte tragica. ne riproduceva simbolicamente agonia e gioia. la musica dionisiaca introdusse la potenza emotiva della tonalità. La filosofia di N... 1: La metafisica dell'artista. [Fisiologia del "tragico"]. Regina. Per una lettura dell'interpretazione nietzscheana della tragedia è utile G. 1972. e il problema della liberazione. Edizioni Scientifiche Italiane. Il soggetto e la maschera. Rohde. Breve e stimolante il primo capitolo. U. Newton Compton]. Il razionalismo di Nietzsche. R. con una importante introduzione del curatore. Masini. Dioniso e la sua festa. 1983.

data la costruzione a terrazza. ne manifestava cioè la visione mistica. in origine. Secondo questa prospettiva possiamo chiamare il coro. In questo senso un ruolo centrale avrebbe avuto il coro tragico. secondo la tradizione che risale ad Aristotele. ma piena partecipazione e fusione con le figure dell’estasi. p. sarebbe sorta dal ditirambo [canto corale in onore del dio Dioniso appunto]. una connessione con il culto di Dioniso: allestita all’interno delle celebrazioni dionisiache ad Atene. l’intera recita. in sazia contemplazione. vede fluttuare davanti ai suoi occhi in modo quasi materialmente tangibile la figura del personaggio che deve rappresentare. La tesi nietzscheana è in sintesi che: • nella loro condizione estatica i seguaci di Dioniso si vedevano trasformati in satiri: questo sarebbe dunque stato il punto di partenza del dramma tragico. se ha vero talento. assorbiva anche coloro che poi si sarebbero chiamati spettatori: lo spettacolo era in fondo quello visionario della processione del dio.Lezione n. sublimazione di Dioniso La tragedia greca avrebbe avuto originariamente. lo spettatore del mondo di visione della scena. nel suo stadio arcaico della tragedia originaria. 58]. L4-T1 Lo spettacolo di Dioniso «Il coro è lo «spettatore ideale». se stesso come coreuta. cit. tale visione dionisiaca necessitava di una seconda esperienza visionaria: • la rappresentazione apollinea del dio da parte di un attore che affiancava il coro. come a sua volta il mondo della scena è una visione di questo coro di Satiri» [La nascita della tragedia. Il coro dei Satiri è prima di ogni altra cosa una visione della massa dionisiaca. cui tutti immediatamente partecipavano. Un pubblico di spettatori come lo conosciamo noi era sconosciuto ai Greci: nei loro teatri era possibile a chiunque. dominare dall'alto propriamente tutto quanto il mondo culturale intorno a sé e immaginare. • il coro. in quanto esso è l'unico spettatore. cui si riduceva. la visione del coro non implicava distacco e esteriorità. la eccezionale esperienza di trasformazione: la sua funzione primitiva sarebbe dunque stata quella di esprimere nelle figure semi-bestiali dei satiri il sentimento della gioiosa potenza della vita. per poter realizzare la scena originaria del dramma. della parte riservata agli spettatori. Tuttavia. un rispecchiamento di sé dell'uomo dionisiaco: fenomeno che si può rendere chiarissimo mercé il processo dell'attore che. nella sua originaria fisionomia. d'altra parte.. • a differenza di quella del poeta epico. in archi concentrici. • il coro incarnava la massa dionisiaca. 4: Apollo. 19 .

Così la tragedia si rivela una complessa esperienza visionaria: • da un lato lo spettatore assiste allo spettacolo della trasformazione del coro nella processione dei seguaci di Dioniso e alla rappresentazione della sua visione. elevarla. In questo senso lo spettatore doveva ancora partecipare della visione del coro. Pertanto il dramma è la rappresentazione apollinea sensibile di conoscenze e moti dionisiaci. cioè nella sua trasformazione egli vede fuori di sé una nuova visione. che sempre di nuovo si scarica in un mondo apollineo di immagini. non implica tuttavia la completa dissoluzione in essa. si fa luce un messaggio dionisiaco. è pur vero che esso viene riconosciuto come uomo dionisiaco messo in scena. trasformando le sensazioni di nausea e orrore per l’assurdità dell’esistenza umana in rappresentazioni con cui sia possibile convivere. così che essi non vedessero un attore in scena. 20 . Se la tragedia greca è gioco con l’ebbrezza. ma la figura visionaria che l’attore intendeva rappresentare. e come Satiro guarda a sua volta il dio. nel seguito degli adoratori di Dioniso. ma al contrario lo spezzarsi dell'individuo e il suo unificarsi con l'essere originario. come oggettivazione di uno stato dionisiaco. In questo incantesimo chi è esaltato da Dioniso vede se stesso come Satiro. • alla esperienza della perdita della propria individuazione corrisponde quindi la proiezione nelle forme del sogno. tra coro e spettatori: Il coro aveva allora il compito di commuovere gli spettatori.• con la ulteriore frattura. pp. Quelle parti corali di cui la tragedia è intrecciata sono dunque in certo modo la matrice di tutto il cosiddetto dialogo. del vero e proprio dramma. • funzione dell’apollineo nella struttura tragica non è quella di reprimere o soggiogare l’istanza dionisiaca. per cui. Questo originario fondamento della tragedia diffonde. alla fine. Secondo questa conoscenza dobbiamo intendere la tragedia greca in quanto coro dionisiaco. bensì di sublimarla. attraverso varie irradiazioni successive. se nell’attore si riconosce l’uomo dionisiaco. • dall'altro il coro si vede trasformato nel seguito satiresco e da quel punto di vista contempla il dio e le sue vicende rappresentate in scena. ma che d'altra parte. la quale è in tutto e per tutto apparenza di sogno e perciò di natura epica. 60-1]. non rappresenta la liberazione apollinea nell'illusione. come compimento apollineo del proprio stato. L4-T2 Incantesimo e simbolizzazione «L'incantesimo è il presupposto di ogni arte drammatica. ed è quindi separato dall'epos come da un immenso abisso» [Ibidem. quella visione del dramma. nella simbolizzazione apollinea. cioè dell'intero mondo scenico. Con questa nuova visione il dramma è completo.

• per altro riproduce nell’arte la mediocrità del quotidiano. la individuazione come colpa. pp. e che agiva per questi ultimi in modo così esemplare. che in precedenza aveva riflesso solo i caratteri grandi e nobili. che essi avevano portato lo spettatore sulla scena. 21 . abbandonando la profondità del mito. traduzione di G. culminante nella produzione eschilea e sofoclea. • Dioniso sarebbe rimasto comunque l’unico eroe originario. in memoria della sua dipartita oltremodo laboriosa e violenta. tomo II. tra l'altro. Con Euripide penetrò sulla scena lo spettatore. Secondo il giovane filologo. si può sintetizzare con la massima brevità nella formula. il fenomeno tragico. Adelphi. […] Con la morte del dramma musicale greco si produsse invece un enorme vuoto. in Opere. dietro la maschera dei diversi eroi della mitologia popolare olimpica.La tradizione antica attesterebbe.27-8]. in cui si riconosceva subito la derivazione dagli dei e dai semidei della tragedia più antica. sempre in scena. secondo Nietzsche. ossia l'uomo della realtà della vita quotidiana» [Socrate e la tragedia. Lo spettatore vedeva in essi un passato ideale della grecità e insieme la realtà di tutto ciò che viveva anche nella propria anima nei momenti più elevati. si fa più realistico e perciò più volgare. In essa sopravvisse la forma degenerata della tragedia. avrebbe coinciso con lo sviluppo del coro ditirambico in vero e proprio dramma. La dottrina misterica alla base della tragedia consisterebbe appunto in quanto alluso nel mito: l’unità fondamentale di tutte le cose. • così anche la sapienza dionisiaca avrebbe finito per servirsi della mitologia olimpica per esprimere la propria visione del mondo. • sulla scena balza l’uomo nella realtà di ogni giorno: lo specchio. sarebbe con Euripide rapidamente degenerato: • per un verso Euripide porta lo spettatore sulla scena. trasformando l’azione drammatica nella scena in cui si confrontano istanze banali. Prima di Euripide i personaggi erano uomini eroicamente stilizzati. • ciò avrebbe avuto. mentre tutti quegli altri scomparvero con la morte più bella. l'effetto catartico di riscattare la trivializzazione popolare delle divinità olimpiche nella profondità del pessimismo dionisiaco. il nesso tra le prime forme tragiche e i miti relativi alle sofferenze di Dioniso. la speranza della reintegrazione nell’unità: • la accettazione del culto pubblico di Dioniso nella seconda metà del VI secolo a. volume III.C. L4-T3 La fine tragica della tragedia «La tragedia greca perì in modo diverso da tutti gli antichi generi d'arte affini: finì tragicamente. […] Quello che peraltro Euripide ha in comune con Menandro e Filemone. al suo sbranamento a opera dei Titani e alla sua rinascita. intrecciando il mito dionisiaco con quello della tradizione epica. Colli. ovunque e profondamente sentito […] Questa lotta della tragedia con la morte si chiama Euripide e il posteriore genere artistico è noto come commedia attica nuova. 1973.

di quale abisso si fosse spalancato tra tragedia e pubblico ateniese. In un solo caso lo stesso Socrate ha riconosciuto il potere della sapienza istintiva. In situazioni particolari. Socrate. pretende di racchiudere in concetti l’esistenza. maschera che in realtà non rivela più né apollineo né dionisiaco. di che cosa trattasse l’azione. Esso nega la sapienza proprio là dove si trova la sua sfera più peculiare. Anche qui si manifesta in che misura Socrate appartenesse realmente a un mondo assurdo e rovesciato. Socrate e con lui il sedotto Euripide negarono quella sapienza. era una fantasmagoria socratica: poiché nessuno sapeva tradurre sufficientemente in concetti e parole la sapienza dell'antica tecnica artistica. in cui il suo intelletto si faceva dubbioso. insomma. imponendo così alla vita il primato della ragione: 22 . • così il mito decadde a mera narrazione di vicende concatenate. ma un nuovo demone. Per Nietzsche. e ciò proprio in un modo assai caratteristico. A quella «sapienza» indimostrata Euripide contrappose allora l'opera d'arte socratica. già dal momento dell'entrata in scena. Tuttavia Nietzsche riconosce che l'artista greco avrebbe operato tale stravolgimento tentando di opporsi al declino del dramma musicale: • Euripide si rese conto. infatti. Questa voce. quale credette di vedere Euripide. In lui l'istinto diventa critico. con Euripide e Socrate. L4-T4 Socratismo e istinto «La decadenza della tragedia. 36-7]. l'oggetto della coscienza. la coscienza diventa creativa» [Ibidem. pp. in quest'uomo del tutto abnorme. leva la sua voce per contrastare qua e là. dissuade sempre. la tragedia muore nel momento in cui il pensiero greco. In tutte le nature produttive l'inconscio opera appunto creativamente e affermativamente. egli trovava un saldo sostegno grazie a una voce demonica che si manifestava in modo portentoso. Una generazione posteriore riconobbe giustamente che cos'era l'involucro e che cosa il nocciolo: essa gettò via il primo e dalla crisalide uscì. • nel riflettere sulla incongruenza tra la intenzione del poeta e il suo effetto sugli spettatori. La tragedia sarebbe dunque morta suicida per mano di Euripide. raccontando chi fossero. ostacolandolo. senza dubbio ancora sotto l'involucro di numerosi accomodamenti all'opera d'arte dominante. La sapienza inconscia. le forme della quotidianità emergono chiaramente. come frutto del socratismo artistico. quando viene. il giuoco degli scacchi teatrale. la maschera diventa una mezza maschera. che cosa fosse già successo e che cosa sarebbe successo nel corso della rappresentazione. egli sarebbe pervenuto lentamente a una forma d’arte la cui regola estetica principale sarebbe stata: tutto deve essere ragionevole. mentre la coscienza si comporta criticamente e in modo dissuasivo. in modo che tutto possa essere compreso. Il socratismo disprezza l'istinto e quindi l'arte. la commedia dell'intrigo. all’inizio dello spettacolo.• anche l'abbigliamento sfarzoso impoverisce. • gli eroi finirono per esprimersi totalmente attraverso le parole.

• Socrate stesso sarebbe in tal senso un mostro: in lui l'istinto [il demone] si fa istanza critica manifestandosi nella dissuasione.• il razionalismo socratico si basa sulla convinzione che la saggezza sia sapere. • nella tragedia ciò si traduce nella degenerazione del dialogo. della dialettica. che con la potenza della ragione si dedica a costruire un imponente mondo di apparenze per affermare il suo dominio tecnico sulla vita. mentre la coscienza con la sua rassicurante solarità razionale diventa creativa. l’eroe difende il suo operato con ragioni e controragioni. Con Socrate tende a imporsi nella civiltà un nuovo tipo umano: • all’uomo tragico si sostituisce l’uomo teoretico. • di qui il disprezzo socratico per l’istinto e quindi per l’arte. che dovrebbe invece nutrirsi di ciò che non può spiegarsi e di cui non si possono convincere gli altri. Ma con Socrate si chiude anche l’epoca di Dioniso e il dionisiaco stesso è espulso definitivamente dall’orizzonte della cultura occidentale. per cui gli attori competono con parole e argomenti. 23 . diventando insomma eroe della parola.

noi lo dobbiamo infatti tutto quanto ai Romani ellenizzati. oppure di chi è ispirato dall'intenzione di rintracciare nell'antichità ciò che è tenuto in gran conto dalla nostra epoca. a un giudizio sulla civiltà contemporanea. I frammenti che abbiamo proposto appartengono a un progetto. Far avanzare la conoscenza dell'uomo! Nell'uomo. consiste cioè nel prendere le mosse dalla comprensione della follia moderna. Montinari. noi condanniamo tutta quanta la nostra posizione di fronte alla antichità. quattro saggi. «La nostra posizione di fronte all'antichità classica è in sostanza la causa profonda dell'improduttività della civiltà moderna: questo concetto moderno di civiltà. sia radicale e irrimediabile. Colli e M.Lezione n. e insieme la nostra filologia!» [Frammenti postumi 1875. oppure è il rovescio di un qualcosa di assai irrazionale. in tutto ciò. vita e cultura Il rapporto di Nietzsche con il mondo classico greco è istituito sulla base di un complesso scambio di prospettive: • da un lato il riferimento ai Greci è funzionale. Il mio desiderio è di indirizzare la scienza verso questo fine. «La posizione del filologo di fronte all'antichità è di colui che vuol scusare. Giudicare rettamente è difficile. vol. esaminare la grecità come l'esempio più bello della vita. 114. pp. senza alcun pudore: ecco lo scopo dei nostri fratelli e dei nostri compagni. tomo I. IV. traduzione di G. rimasto incompiuto. in cui Nietzsche fece uscire alla metà degli anni Settanta. Sulla utilità e il danno della storia per la vita [1874]. Un bei giorno non si penserà più ad altro che all'educazione. come abbiamo visto. in Opere. con cui si semplificano troppo le cose. • dall'altro. il più significativo dei quali è senz'altro il secondo. In seguito si dovrà distinguere. noi condanniamo d'altra parte l'intera civiltà alessandrino-romana. 99. molte cose urtanti dell'antichità si presentano sotto la luce di una profonda necessità. noi dobbiamo sceverare: imparando a conoscere la sua unica epoca produttiva. che cosa. esso è consapevolmente orientato da un punto di vista sulla civiltà contemporanea. e che cosa invece possa ancora essere corretto. su cui torneremo brevemente. Nell'antichità stessa. Il punto di partenza giusto è quello inverso. però. 121]. la considerazione scettica.91. Alcuni passaggi sono sufficienti a 24 . che noi ci comportiamo in modo del tutto assurdo. per un pamphlet [Noi filologi] della serie delle Considerazioni inattuali. Ci si deve rendere chiaramente conto. peraltro. L5-T1 Cultura classica e modernità «Rimane ancora un modo di considerare la questione: comprendere come i più grandi prodotti dello spirito abbiano uno sfondo terribile e cattivo. 5: storia. ciò che è buono e razionale risulta casuale o apparente. Bisogna peraltro tener lontana ogni forma di «provvidenza»: questo infatti è un concetto. quando difendiamo e discolpiamo l'antichità: che cosa mai siamo noi! «Mettere in luce l'irrazionalità nelle cose umane. Al tempo stesso. e nel guardare all'indietro: in tal caso.

124-5]. che deve avere la forza di discuterne la presunta. • in tal senso. correttamente. scontata esemplarità. per lasciare aperte prospettive e valorizzare le differenze. Tutto il resto non è che confusione. di un partito.già emersa nella specifica riflessione su filosofia preplatonica e tragedia . per la nostra: la pedanteria che spinge a sfocare nella indistinzione del supposto valore della antichità proprio l'elemento vitale delle sue espressioni più alte. attraverso cui tutto si trasforma in qualcosa di ironico. la improduttività della nostra cultura. da condannare. • da questa convinzione metodologica consegue lo scetticismo richiesto allo specialista della cultura antica. che considerino le cose senza essere dominati dalle fandonie correnti? Non ne vedo che uno solo. che. A partire ancora dal confronto con la storia greca. secondo Nietzsche. Ciò del resto è valido in generale: dove sono gli storici. e forse in quelli di un casato. pp. e tuttavia è proprio la domanda cardinale. La domanda: «Che cosa sarebbe accaduto. . • decisivo è il rilievo del compito che dovrebbe spettare al filologo per un fecondo dialogo con il passato: mettere in luce la irrazionalità alla base della cultura e della civiltà. Quando si cerca un disegno nella storia. che nulla concede alla pedanteria e alla pedissequa imitazione. Ciò vale anche per la storia greca: noi non possediamo ancora una vera storia greca. Nietzsche. Burckhardt. Non si ha che da guardare la propria vita. • in particolare è vigile in Nietzsche la consapevolezza . da valorizzare come nuclei da cui sprigiona il senso della civiltà. si è ammesso che il successo sia opera di una ragione. contro un certo modello di storicismo [egli cita esplicitamente Hegel] che impone una visione provvidenzialistica e ottimistica della storia [in cui cioè i fatti sono registrati come passaggi in un disegno razionale e finalistico] sottolinea: 25 . • ciò appare essenziale per la comprensione della civiltà antica e. se non si fosse presentata questa o quest'altra cosa?» viene respinta quasi concordemente. è da rovesciare il tradizionale accostamento giustificativo della filologia. induce. e altri decadenti [l'ellenismo]. all'interno della cultura antica e tra quella e la nostra. lo si deve scorgere nei fini di un uomo potente.che il mondo antico non rappresenti un blocco unitario. di riflesso.Anche nella scienza naturale si può notare questa divinizzazione della necessità» [Ibidem.delineare conclusivamente l'approccio metodologico dell'autore e il significato complessivo del confronto: • la ammirazione per la grecità è rigorosamente coniugata con un atteggiamento selettivo nei suoi confronti. dovrebbe suscitare contrasti. Ovunque regna un diffuso ottimismo nella scienza. ma racchiuda momenti produttivi. come effetto. L5-T2 Storia e ottimismo storico «Tutta la storia è stata scritta sinora dal punto di vista del successo: più precisamente.

• il rifiuto del punto di vista del successo, che conduce di fatto alla equazione hegeliana tra reale e razionale; • l'esigenza di un approccio critico-ipotetico, di una storia fatta dai se e ma, che rompa con la pretesa di comprensiva concludenza dei fatti, mettendo in risalto piuttosto il carattere di possibilità dei fatti, la loro disponibilità alla interpretazione; • il recupero del punto di vista alternativo, quello della vita, che garantisce di conservare la apertura dei fatti storici, appunto come eventi della e nella vita degli uomini, mai del tutto scontati e predeterminati; • ciò comporta dunque non ridurre il concetto di vita a semplice irrazionalità o caoticità, ma valorizzarne anche il carattere di forma che impronta i fatti e la loro interpretazione.
Il termine storicismo può riferirsi a due distinti ambiti: • la interpretazione della realtà come storia, • la riflessione sulla possibilità della scienza storica. Per quanto riguarda il primo aspetto Nietzsche rivela di avere sostanzialmente presente il modello di storicismo assoluto hegeliano, secondo cui la realtà è svolgimento necessario dello Spirito e ogni conoscenza non può che essere storica [variante di quello romantico, per cui la storia è la progressiva realizzazione di Dio], e quello positivistico, che coglie nel processo storico lo sviluppo, l'articolazione e l'affermazione della razionalità umana, dal mito alla scienza, con la conseguente prospettiva di un progresso più o meno lineare. Per quanto riguarda il secondo punto, Nietzsche ebbe modo, durante il soggiorno a Basilea, di seguire le lezioni di Jacob Burckhardt sul concetto di storia, che aprivano di fatto il dibattito, che fiorì negli ultimi decenni dell'Ottocento in Germania, sulle condizioni del sapere storico, anche dietro l'impulso della rinascita di studi kantiani e quindi di una rivalutazione del problema critico.
L5-T3 Storia e vita

«Un fenomeno storico, conosciuto in modo puro e completo e ridotto a fenomeno di conoscenza è, per colui che lo ha conosciuto, morto: egli ha infatti riconosciuto in esso l'illusione, l'ingiustizia, la cieca passione, e in genere tutto l'orizzonte terrestremente offuscato di questo fenomeno e insieme appunto la sua potenza storica. Questa potenza è ora per lui, come sapiente, divenuta impotente: ma forse non ancora per lui, come vivente. La storia, pensata come pura scienza e divenuta sovrana, sarebbe una specie di chiusura e liquidazione della vita per l'umanità. L'educazione storica è invece qualcosa che è salutare e promette futuro solo al seguito di una forte corrente vitale nuova, per esempio di una cultura in divenire, cioè solo quando viene dominata e guidata da una forza superiore e non quando è essa stessa a dominare e a guidare. La storia, in quanto sia al servizio della vita, è al servizio di una forza non storica e perciò non potrà ne dovrà diventare mai, in questa subordinazione, pura scienza, come per esempio lo è la matematica. Ma la questione fino a che grado la vita abbia bisogno in genere del servizio della storia, è una delle questioni e preoccupazioni più alte riguardo alla salute di un uomo, di un popolo, di una cultura. Perché con un certo eccesso di storia la vita si frantuma e degenera, e alla fine a sua volta, a causa di

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questa degenerazione, va perduta la storia stessa» [Sull'utilità e il danno della storia per la vita, traduzione di S. Giametta, Adelphi, Milano, 1973, pp.15-16].

Questa riflessione sul nesso storia-vita è nuovamente ispirata alla constatazione dell'impoverimento della cultura contemporanea in una piatta cultura storica: • la saturazione di storia comporta un ostile atteggiamento verso la vita, un senso di stanchezza, di esaurimento tipico dell'epigone, di chi, storicamente, arriva per ultimo, in un percorso già tracciato; • in questo senso, il danno della storia è tanto più decisivo della sua utilità: la vita, infatti, fiorisce nell'oblio del passato, in una immersione totale nel presente, mentre il sapere storico fa leva sulla persistenza del ricordo. Tuttavia la storia è giustificata al servizio di una forza non storica: • se la storia tende a mummificare i suoi fenomeni, a renderli impotenti, la vita può ravvivarli: essa può evitare lo scadimento scientista della storia; • il sapere storico deve dunque era subordinato a una prospettiva vitale, in altre parole deve essere recuperato in quanto capace di dare impulso alla vita; • questo significa riconoscere, da parte di Nietzsche, che storico e non-storico sono ugualmente importanti per la salute di un individuo e di un popolo. Secondo l'autore, gli uomini hanno bisogno di storia sotto tre profili vitali: • in quanto sono attivi e hanno aspirazioni; • in quanto preservano e venerano; • in quanto soffrono e hanno bisogno di liberazione. A queste tre esigenze corrisponderanno tre fondamentali approcci storiografici: • monumentale: esso punta a esaltare la catena che lega i grandi momenti nella lotta degli individui, per mostrare che la grandezza, una volta possibile, è ancora possibile per il futuro; • antiquario: esso punta invece a conservare per coloro che verranno dopo, nella convinzione che sia fondamentale non sentirsi arbitrari, mantenere le proprie radici e così essere giustificati nella propria esistenza; • critico: per costruire è talvolta necessario infrangere il passato, avvertirne la ingiustizia e quindi assumere una attitudine inquisitiva nei suoi confronti, per emanciparsene. Contro la minaccia della saturazione nella storia e della dispersione nel nozionismo erudito, Nietzsche può, in conclusione del suo pamphlet, ancora far valere la lezione dei Greci: educati dal motto delfico [conosci te stesso], essi
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impararono a organizzare il caos dentro di sé, concentrandosi su se stessi, sui loro bisogni veri e lasciando estinguere i bisogni apparenti.
Ricerche

Lo studente potrebbe con profitto, anche per le implicazioni multidisciplinari, affrontare la lettura della Inattuale sulla storia, circolante in varie edizioni economiche. Per un approfondimento è molto utile il saggio di S. Moravia, N., la storia e lo storicismo. Per una rilettura della 'Inattuale' sulla storia, in Id., Itinerario nietzscheano, cit.. Sulla problematica delle Inattuali si può ricorrere anche al relativo capitolo [L'urgenza dell'inattuale] in U. regina, L'uomo complementare, cit.. Illuminante per il nesso tra storia e vita il saggio di G. Vattimo, Il problema della conoscenza storica e la formazione dell'idea nietzscheana della verità, in Id., Dialogo con N.. Saggi 1961-2000, Garzanti, Milano, 2000.

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il giovane Nietzsche rintracciava un modello non tanto da imitare ma da utilizzare per valutare gli esiti della esperienza culturale e della civiltà contemporanea. Vanno in questa direzione: • il riscontro della grandezza come metro per orientare la propria indagine sulle prime espressioni della filosofia occidentale. Nel mondo greco. artistica capacità di giocare i due impulsi fondamentali della natura [apollineo e dionisiaco appunto] per incrementare la vita. La applicazione filologica allo studio del fenomeno culturale dominante . geniale.la tragedia . soprattutto. con l'intensità di un vero e proprio confronto esistenziale. alogica istintualità della sua ispirazione fu stravolta. • la constatazione del nesso tra intuizione del tutto e piacere della sua accettazione. cioè la scoperta della sua inesorabile insensatezza. però. • la tragedia appariva come sublimazione apollinea della sconsolata saggezza dionisiaca.comportò per Nietzsche un ulteriore approfondimento delle radici profonde della bella esperienza greca: • le divinità olimpiche si rivelavano risposta della vita greca agli orrori dell'esistenza palesati nei culti primordiali. Un rapporto professionale vissuto.Parte prima: conclusioni Il rapporto di Nietzsche con la cultura classica è stato in primo luogo un rapporto professionale. • la insistenza sul nesso tra pensiero e vita e la conseguente valorizzazione della personalità degli antichi autori greci. dagli anni della sua formazione giovanile nel collegio di Pforta alla stagione (un decennio) del suo insegnamento universitario a Basilea. • essa sarebbe morta tragicamente quando la essenziale. dalla entrata in scena dello spettatore Socrate con la sua carica razionalistica e dialettica. 29 . nel dramma euripideo. nelle espressioni arcaiche. Nella concreta applicazione alle origini del pensiero greco. attraverso il simbolo del gioco. gli interrogativi di senso di cui sarebbero state risposta. • la individuazione della sua innocenza. i risultati più significativi sono: • la tematizzazione del divenire come centro focale degli sforzi di comprensione dei primi filosofi. • il ridimensionamento della centralità della ricostruzione metafisica a vantaggio della possibilità di recuperare.

destinata a presumerne in blocco il valore pregiudicando ogni approccio fecondo alla antichità. la lezione dello studio classico si traduce in una più generale riflessione sulla condizione della cultura contemporanea: • marcando come ineludibile la scoperta dell'intreccio tra irrazionalità e cultura. tra la urgenza liberatoria. • denunciando la tradizionale. pedante timidezza nei confronti del passato classico. consolatoria o edificante del rapporto con il passato e la istanza della smemoratezza. fisiologico antidoto per la felicità.Infine. 30 . • focalizzando il nesso problematico tra storia e vita.

ma già in quanto pensato una consolazione. vincolante: a che potrebbe vincolarci qualcosa di sconosciuto?. non si prende troppo sul serio e si riconosce infine infondata. Il mondo vero . Pensieri sui pregiudizi morali. in altre parole.un'idea che non serve più a niente. in quanto non raggiunto. 6: un programma critico Il periodo che si apre con la pubblicazione di Umano. al pio. diventa cristiana. Primo sbadiglio della ragione. Aurora. troppo umano si consuma la rottura definitiva con il compositore tedesco] subentrano i costanti riferimenti al chiarore di una razionalità che smaschera i preconcetti ed emancipa dalla loro servitù.. • questa. nordica. al virtuoso ("al peccatore che fa penitenza"). irraggiungibile per ora. dunque. convincente. Il mondo vero.. nel nuovo contesto critico. sottotitolata Un libro per spiriti liberi [e non a caso originariamente dedicata alla memoria del divino Voltaire. ma attraverso nebbia e scetticismo. meno comprensibile . (Il vecchio sole.Parte seconda: genealogia ed errore [lezioni 6-10] Lezione n.egli vive in quel mondo. proposta come strumento della conoscenza. percepita come passione che infrange i limiti del pregiudizio. il virtuoso . Canto del gallo del positivismo).. relativamente intelligente. a sua volta. liberatorio. per il prevalere nella produzione nietzscheana di una strategia critica . l'idea divenuta sublime. pallida. il pio.culturalmente sollecitata anche dalla lettura dei moralisti francesi del Cinque-Settecento . Il mondo vero. nel 1881. indimostrabile. königsberghese).). nel 1882. 5. raggiungibile per il saggio.. (La più antica forma dell'idea. (Grigio mattino. un dovere un imperativo. un'idea confutata: eliminiamola! (Giorno 31 . anche sconosciuto. (Progresso dell'idea: diventa più sottile. più insidiosa. in fondo.nei confronti della tradizione. irraggiungibile. • ma. in occasione del centenario della morte] fecero seguito. sono la verità"). impromettibile. semplice . ha radice nella presa di distanza dalle tradizionali letture classiciste del mondo antico e nel recupero della centralità della nozione di vita. Il mondo vero. La scelta delle titolazioni è sintomatica: all'opera del 1878. • la svolta. ma promesso al saggio. 4. egli è quel mondo. Parafrasi della proposizione "Io.diventa donna. Il mondo vero . apparentemente sorprendente. quindi. L6-T1 Storia di un errore «COME IL MONDO VERO FINÌ PER DIVENTARE FAVOLA STORIA DI UN ERRORE 1. Platone. che non vincola nemmeno più un'idea divenuta inutile. E. superflua. troppo umano [1878] è normalmente caratterizzato dagli interpreti come illuministico. nello stesso tempo. è coniugata con il concetto di conoscenza: la vita è. 2. La gaia scienza: • ai miti della classicità tragica e a quelli di matrice schopenhaueriana e wagneriana [con Umano. Dunque neppure consolante. 3. essa è leggera [gaia]. • essa.irraggiungibile? comunque non raggiunto.

culmine dell'umanità. fine dell'errore più lungo. un mondo di valori accessibile al sapiente a dispetto della insensatezza nella fiumana del divenire. 6. momento dell'ombra più corta. Roma. forse?. 1980. non più fruibile e. garanti della verità della scienza. Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente! (Mezzogiorno. confutato: nel mondo e nella cultura coevi quell'idea si è dissolta in quanto è diventata superflua. il quale avrebbe creato il mondo vero. in cui. Newton Compton. quella storia ha proprio origine con Platone.chiaro. riscattata sul piano etico nell'imperativo categorico: la realtà metafisica da un lato è pensata. • il terzo momento dello schema è quello kantiano. traduzione di M. dall'altro non è conosciuta. ritorno del bon sens e della serenità. • il positivismo avrebbe invece rinunciato a quel riferimento. infatti. sarebbero state trasfigurate nel Dio di verità della tradizione cristiana. p. Ulivieri. in virtù del contributo corrosivo dello scetticismo moderno.. in questo senso. Il mondo vero lo abbiamo eliminato: quale mondo è rimasto? quello apparente. secondo la scaletta del filosofo. della fede nell'esistenza di un mondo vero. si sarebbe consolidata la scissione metafisica tra apparenza [il mondo per noi] e cosa in sé. i contributi contemporanei permettono di riconoscere la infondatezza del concetto stesso di mondo vero. l'accesso alla verità nella promessa escatologica della sua predicazione. La fine della storia è scandita in due momenti distinti: • in primo luogo. una realtà trascendente rispetto alla instabilità del piano sensibile. cioè. baccano indiavolato di tutti gli spiriti-liberi). in pratica evitando di appoggiarsi alla realtà metafisica ma mantenendo un piano derivato [i fenomeni] dell'impianto classico. ma può essere schematicamente sfruttato con profitto per illustrare un aspetto del suo programma illuministico: • la storia che viene raccontata è. vincolando comunque la considerazione dei fenomeni [tali per noi rispetto a qualcosa che è anche in sé considerabile]. prima colazione. quella della metafisica. 23]. INCIPIT ZARATHUSTRA)» [Il crepuscolo degli idoli. la storia. • alla copertura platonica avrebbe fatto seguito. 32 . ingiustificato nel contesto scientifico. Il testo che abbiamo proposto risale alla tarda produzione nietzscheana [1888]. • per riprendere il discorso da dove l'abbiamo lasciato con la riflessione filologica giovanile.. trattenendosi nell'ambito fenomenico. contrapposto o giustapposto in vari modi a quello apparente della nostra esperienza quotidiana. rossore di vergogna di Platone. quella cristiana: le sostanze e essenze della metafisica platonicoaristotelica.

Di contro la filosofia 33 . alla pienezza del giorno.• quello che. la stessa forma interrogativa di duemila anni fa: come può qualcosa nascere dal suo contrario. scandito metaforicamente in particolare sui passaggi del sole: • la progressiva emancipazione dai condizionamenti della cosa in sé rappresenta il primo mattino di una ragione nuova. direttamente dal nucleo essenziale della «cosa in sé». 1884] al grande meriggio. è travolto l'intero impianto metafisico. • così la contestazione della sua inutilità e dunque il commiato da ciò che essa ha nella tradizione incarnato in termini di senso e valore sono prospettati nel chiarore diurno. ma anche connotata come processo di liberazione. Ma lo stesso Nietzsche usa espressioni come filosofia del mattino per indicare il proprio impegno critico. appunto come pretesa di ricavare il condizionato da una presunta origine incondizionata. • infatti. Nell'arco delle varie accezioni del termine. nell'ottica nietzscheana. quasi sotto ogni aspetto. nella sua produzione. L6-T2 Destrutturazione dei valori «Chimica dei concetti e dei sentimenti. in secondo luogo. questa è quella peculiarmente nietzscheana. sulla scorta della lezione socratica. In questo senso egli ha costantemente. Si tratta di scelte che si erano ripetute nella scrittura nietzscheana. un vivere altruistico dall'egoismo. Abbiamo visto che una delle opere più significative del presunto illuminismo dell'autore è appunto Aurora. • infine la presa di coscienza della necessità di superare la forma mentale indotta da quella tradizione per fronteggiare con coraggio la problematicità di una realtà senza mondo. dunque anche il concetto stesso di mondo fenomenico. però.I problemi filosofici assumono oggi. Il crepuscolo degli idoli. una contemplazione disinteressata da una volontà bramosa. al culmine. denunciato l'assurdità della metafisica. con la confutazione dell'idea di mondo vero imposta. ad esempio il razionale dall'irrazionale. . senza le garanzie d'ordine della metafisica è associata al meriggio. Secondo Nietzsche la metafisica sorge quando il pensiero aggiunge al condizionato l'incondizionato: di fatto. mentre quella da cui abbiamo tratto la pagina è. La parabola metafisica è non solo esplicitamente documentata come storia di un errore. collegando invece la pars construens del suo tentativo [Così parlò Zarathustra. non a caso. la logica dall'illogicità. ciò che sente da ciò che è morto. un'origine magica. la verità dall'errore? La filosofia metafisica ha cercato finora di superare questa difficoltà negando che l'una cosa potesse nascere dall'altra e supponendo. non è stato ancora adeguatamente afferrato è la implicazione di tale dissoluzione: a distanza di millenni la realtà riacquista tutta la problematicità che manifestava agli occhi dei primi pensatori greci. dal platonismo. si ha metafisica quando si deduce una molteplicità da qualcosa di primo e di semplice. per le cose considerate superiori.

e rivela la sua presenza solo ad una osservazione più sottile. e che questa contrapposizione si fonda su un errore della ragione: stando ad essa non esiste. Newton Compton. troppo umano. ma anche per tracciare una direzione personale di ricerca. Roma.storica. • ovvero la problematicità: quando l'autore intende soprattutto sollevare interrogativi nei confronti di qualcosa di stabilito. In particolare. Il brano costituisce l'apertura dell'opera del 1878 e inaugura una modalità di comunicazione. Ulivieri. Insomma. come pure di tutte quelle emozioni che sperimentiamo in noi nel grande e piccolo commercio con la cultura e la società e persino nella solitudine: ma che accadrebbe. traduzione di M. ha stabilito in singoli casi (ed è da supporre che tale sarà la sua conclusione per tutti i casi) che non si tratta di opposti. l'aforisma servirà a Nietzsche per valorizzare la propria asistematica sistematicità. complessivamente. e persino spregiata? Quanti avranno voglia di seguire tali indagini? L'umanità ama fugare dalla propria mente gli interrogativi sull'origine e sugli inizi. disposti secondo un ordine logico piuttosto che secondo una strategia suggestiva. né una contemplazione affatto disinteressata. e che allo stadio attuale delle singole scienze può esserci concesso. • infine. per cui sia efficace impiegare set mirati e concentrati di difficoltà. a rigor di termini. il costante rilievo della contraddizione. troppo umano offre spunti che sarebbero poi stati sviluppati in altri passi della stessa opera e in altri testi. morali. religiosi. utilizzando forme espressive diversificate. nelle quali l'elemento di base appare quasi volatilizzato. I. estetici. ma possono essere fruiti indipendentemente da ciò che precede e segue. aforistica. se questa chimica finisse per concludere che anche in questo campo i colori più belli sono quelli che si ricavano da una materia umile. §1. • collegata ai due punti precedenti è la duttilità: essa garantisce la possibilità di passare. né un agire non egoistico. è una chimica delle idee e dei sentimenti. la modularità: gli aforismi possono essere organizzati per tema. da aforisma a aforisma. Ne sono evidenti alcuni tratti: • la compiutezza intrinseca: Nietzsche ricorre a tale tipologia stilistica per esprimere sinteticamente convinzioni determinate e perfette nella loro pregnanza [nel caso specifico il merito è rappresentato da un nuovo indirizzo di pensiero]. che ormai non si può più pensare separata dalla scienza naturale ed è il più recente di tutti i metodi filosofici. 1979]. questo primo aforisma di Umano. attraverso temi non sempre immediatamente implicati logicamente. l'uno e l'altra sono soltanto sublimazioni. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno. che dominerà buona parte della produzione edita e inedita dell'autore. Tre i temi principali: 34 . non si deve forse essere quasi disumanizzati per sentire in sé l'inclinazione contraria?» [Umano. se non nell'usuale esagerazione delle concezioni popolari o metafisiche.

risale alla radice di una nozione morale mostrandone il processo di sublimazione. possiamo notare che: • con essa l’autore intende riferirsi alla analisi che dissolve il concetto nei suoi elementi costitutivi e soprattutto. troppo umana. • essa è intesa come metodo. lo ricostruisce. • la connessione dei contrari. Nietzsche non esita a confrontarsi con gli sviluppi della epistemologia contemporanea. istintuale. per fruirne liberamente come reagente sulla tradizione metafisica. • essa. proposta come recupero della autentica e sorgiva problematicità del filosofare. per analogia. • tuttavia. bassa. della materia umile e spregiata. Riguardo alla chimica dei concetti e al correlato nesso dei contrari che essa istituisce. In Aurora.• la prospettiva storico-genealogica. in primo luogo. attraverso la rimozione dell’origine [volatizzazione]. strumento euristico [volto alla ricerca] che. appunto come progressivo oblio della origine. che. • la disumanizzazione intesa come emancipazione da un sentire condizionato dalle costruzioni ideologiche concresciute con la metafisica. • l’ipotesi [fondamentale non perdere di vista la formula che accadrebbe se?] della formazione concettuale. possiamo subito osservare che: • la filosofia storica di cui parla Nietzsche non è storicismo [e in questo senso non c'è contraddizione tra questa posizione e quella sostenuta nella Inattuale sulla storia]: non pretende di ricostruire il divenire della consapevolezza storica di un certo concetto. la individuazione della origine non comporta la conquista di una nuova verità da contrapporre alla presunta verità metafisica: l’interesse è. né di vederlo maturare all'interno di diversi ambienti culturali. come processo [sublimazione] di elevazione di ciò che è vile e. trasposizione in una dimensione di distante atemporalità. di matrice essenzialmente positivistica. genealogicamente. in ambito metafisico-morale. infatti. addirittura. universalizza: come rivela anche lo schema del Crepuscolo degli idoli. Per quanto riguarda il primo aspetto. quello di suscitare il sospetto sui valori e recuperare una prospettiva problematica. che riconduce i valori dal loro presunto radicamento metafisico alla origine non solo umana ma. in connessione con la scienza naturale e in contrapposizione alla filosofia metafisica. in realtà. Nietzsche esplicitamente 35 . ribadisce una istanza feuerbachiana [il sovrumano che è prodotto dalla alienazione dell’umano] che però Nietzsche radicalizza in direzione del troppo umano. • il filosofare storico è esplicitamente posto in continuità con i risultati dell'indagine scientifica. è solo parzialmente originale.

cit. quasi che quel diverso sentire comportasse il piacere della liberazione e soprattutto la consapevolezza della propria estraniazione rispetto alla tradizione. Dello stesso autore sono illuminanti le introduzioni. e la critica della conoscenza.. Teoria della interpretazione. in Nietzsche. i cui capitoli possono anche essere affrontati individualmente. Ferraris.. in E. La filosofia di N.. ma anche i capitoli 2 [Genealogia della metafisica] e 3 [Per la critica delle grandi parole] di R. Ferraris. e tutta la seconda parte [Metafisica e smascheramento] di G. Abano Terme. Ancora utile il capitolo L'illuminismo di N. originariamente legate alle edizioni singole dei testi nietzscheani. 36 . Dionigi.. Il soggetto e la maschera.. Francisci. Infine la disumanizzazione: • polemicamente il filosofo constata che risollevare l'interrogativo sulle origini rappresenta di fatto una operazione in tensione con la millenaria tendenza all'oblio su cui è stato costruito il quadro di credenze dell'Occidente. Tugnoli.. Etica e politica. perdita della umanità corrente nei pregiudizi e nelle determinazioni di valore. cit. N.. a La gaia scienza e Aurora. a cura di M. Ricerche Sugli aspetti complessivi dell'illuminismo nietzscheano lo studente può consultare ovviamente le presentazioni generali e le raccolte di saggi segnalate in precedenza. • in questo senso il recupero della problematicità è vissuto come trasformazione. Vattimo. è il saggio di C. Regina. Griffero. cit. sopra citato. L'uomo complementare.1979. Sullo specifico tema dell’etica e del prospettivismo si possono consultare le recenti messe a punto di M.riconoscerà che «con la piena cognizione della origine aumenta la insignificanza della origine». • ma sembra anche implicita una nota di compiacimento. cit. Fink. e T. ora in Dialogo con N.. Per approfondire: il capitolo 3 [L'uomo è troppo umano se rinunciatario] di U. Interamente dedicato al problema gnoseologico in N. dal momento che trattano singoli aspetti del problema. Il doppio cervello di N. cit.

Adelphi. vi è qualcosa di diverso dall'amore. troppo umano] o in corso di pubblicazione [Aurora]. troppo umano – interpretando la prima come fissazione e incorporamento dell’errore funzionale allo sviluppo dell’organismo. “della potenza”. Rapido. Sils-Maria. che non conoscono la solitudine e l'autodominio. Complessivamente questa è l’articolazione: • disumanizzazione della natura: Nietzsche in questo primo momento non fa che radicalizzare il movimento . Ciò che di più profondo e di librantesi al di sopra del cielo sia mai stato scritto: “della felicità ultima del solitario” . “Annulus aeternitatis”. ne risulta il recupero del caos primordiale. portandolo non solo alla individuazione [Feuerbach] della radice umana del divino.questi è colui che prima «apparteneva agli altri» e ora ha raggiunto il sommo della “autonomia”: l'ego perfetto. V. del flusso di forze intravisto dai primi pensatori greci. L7-T1 Un percorso di liberazione «Per i «lineamenti di un nuovo modo di vivere».in un breve periodo devi passare attraverso molti individui. La trasformazione incessante . Chaos sive natura: “della disumanizzazione della natura”. mefistofelico. in Opere. Montinari. traduzione di M. II. Respiro ditirambico.Lezione n. 1967. soltanto ora questo ego può provare l'amore. ma anche alla scoperta della radice umana di ogni senso e bellezza della natura. 37 . donde discriminare quelli inefficaci per la conservazione. QUARTO LIBRO. “Dell'assimilazione delle esperienze”. si accingeva a sviluppare [La gaia scienza] e che preludeva alla pienezza [il grande meriggio cui abbiamo accennato sopra] espressa nello Zarathustra. nelle fasi precedenti. Scrivere con la crudeltà del Kpàtos. PRIMO LIBRO nello stile del primo tempo della nona sinfonia. Prometeo viene incatenato sul Caucaso. emergeranno nella produzione più tarda [oltreuomo. SECONDO LIBRO. eterno ritorno. Desiderio di rivivere tutto ancora una volta e infinite volte. Conoscenza=errore che diventa organico e organizza. vol. Milano. che costituiscono una fonte cospicua di osservazioni in larga parte utilizzate nella elaborazione delle opere pubblicate. scettico. volontà di potenza].da lui stesso colto nella cultura moderna – di de-divinizzazione dell’universo operato dalla scienza. per altro. ricomposta – secondo l’indicazione dell’aforisma iniziale di Umano. 388-9]. t. per un verso. 7: smascheramento e disumanizzazione Negli appunti di Nietzsche. noi possiamo trovare traccia del disegno critico complessivo e del suo innesto propositivo nei grandi temi che. a partire da Così parlò Zarathustra. aveva già realizzato nei testi pubblicati [Umano. TERZO LIBRO. ma anche di riflessioni su progetti mai portati a compimento o abbandonati. Il frammento presenta un vero e proprio programma che l’autore. Il mezzo è la lotta incessante. pp. • conoscenza e errore: nella nuova prospettiva si rompe la loro contrapposizione. 26 agosto 1881» [Frammenti postumi 1881-2.

• liberazione. felicità. Altri hanno dal canto loro raccolto insieme tutti i tratti caratteristici del nostro mondo fenomenico . al di fuori di qualsiasi prospettiva finalistica o escatologica – filosofica o religiosa. Per contro. non condiziona. profondo di significato. anche. essi pensano. che rifiuta di concludere da quello a questa.e. che è svolto una volta per tutte. Per il fatto che da millenni abbiamo scrutato il mondo con pretese morali.davanti a ciò che essi chiamano il mondo fenomenico . e ora il mondo dell'esperienza e la cosa in sé gli appaiono così straordinariamente diversi e separati. pieno d'anima e ha acquistato colore — ma i coloristi siamo stati noi: l'intelletto umano ha fatto comparire il fenomeno e ha trasferito nelle cose le sue erronee concezioni fondamentali. invita a rinunciare al nostro intelletto. molto tardi . Di tutte queste concezioni si sbarazzerà in maniera decisiva il continuo e laborioso processo della scienza. che suole essere sempre considerata come la ragione sufficiente del mondo fenomenico. I filosofi sogliono porsi davanti alla vita e all'esperienza . da un lato.come davanti a un quadro. e che mostra in modo invariabile e fisso lo stesso processo: questo processo. passione o paura. dopo aver acutamente definito il concetto del metafisico come quello di ciò che non è condizionato e che quindi. in maniera orridamente misteriosa.ciò che per noi oggi si chiama vita ed esperienza . invece di accusare come colpevole l'intelletto.sia divenuto a poco a poco. indipendente dal comune sentire. alla nostra volontà personale: per giungere all'essenziale attraverso il diventare essenziali. oppure. solitudine: lo sforzo prodotto per sottrarsi al dominio della tradizione [significativo il riferimento alla potenza] e la consapevolezza della matrice prospettica e conservativa della conoscenza comportano. • pienezza e eterno ritorno: il compimento della liberazione e della forma di scienza eroica in grado di avanzare il sospetto sulle comuni certezze avviene con la piena accettazione della radicale e immanente caoticità dell’universo. estetiche e religiose. e che non debba perciò essere considerato come grandezza fissa. e la conseguente gioia per questa [problematica] costruzione dell’ego perfetto. terribile. hanno accusato l'essenza delle cose come causa di questo oggettivo e molto inquietante carattere del mondo. e abbiamo straviziato negli eccessi del pensiero non logico. dall’altro la maturazione del senso della propria autoappartenenza. hanno negato ogni connessione fra l'incondizionato (il mondo metafisico) e il mondo a noi noto: sicché nel fenomeno appunto non si manifesta affatto la cosa in sé e bisogna rifiutare ogni conclusione da quello a questa. e hanno predicato la liberazione dall'essere. Tardi. in base alla quale si possa formulare o anche soltanto negare un giudizio sull'autore (la ragione sufficiente). con cieca inclinazione. nell’isolamento indotto dalla rottura dei pregiudizi correnti [il tema dello spirito libero già emerso in L6-T1]. una forma di liberazione e di riconquista dell’umano ceduto alla divinità e alla natura. questo mondo è diventato a poco a poco così meravigliosamente variopinto. per trarne una conclusione sull'essere che ha prodotto il quadro: vale a dire sulla cosa in sé. il cui 38 . logici più rigorosi. L7-T2 Metafisica e mascheramento «Fenomeno e cosa in sé. che finirà col celebrare un giorno il suo più alto trionfo in una storia della genesi del pensiero.egli riflette.cioè della rappresentazione del mondo fabbricata con errori intellettuali e tramandataci in eredità . Da ambedue le parti non è stata comunque tenuta in considerazione la possibilità che quel quadro . deve essere rettamente interpretato. che sia anzi ancora in pieno divenire.

Adelphi. legati ai nostri bisogni specifici e alla nostra storia organica. durante il quale. anzi. – sul mondo. Milano. II. accentuando in questo contesto la prospettiva genealogica dell’errore: • se le categorie impiegate sono ancora schopenhaueriane [cosa in sé. 39 . attraverso sentimenti e passioni. rimanendo comunque vincolata alla fede nel quadro. .come tesoro: perché il valore della nostra umanità riposa su di esso. prospettive su cui è costruita la nostra rappresentazione della realtà. • il quadro così determinato si rivela allora alla scienza genealogica come effetto progressivo di un accumulo di errori. agiscono e reagiscono nella nostra natura. atteggiamenti. I. con un mitico sfondo stabile e oggettivo.in quanto essa non può essenzialmente infrangere il potere di antichissime abitudini della sensazione. tutto. troppo umano. secondo l’autore.risultato potrebbe forse compendiarsi in questa proposizione: ciò che noi ora chiamiamo il mondo. prima della affermazione di un vero e proprio pensiero logico. e che sono cresciuti intrecciandosi gli uni alle altre e ci vengono ora trasmessi in eredità come tesoro accumulato in tutto il passato . vol. in Opere. il portato di uno sviluppo millenario. è il risultato di una quantità di errori e di fantasie che sono sorti a poco a poco nell'evoluzione complessiva degli esseri organici. IV. cioè vuota di significato» [Umano. l’uomo ha proiettato senso – morale. t. • essa. L’aforisma affronta un risvolto dello scenario metafisico che Nietzsche avrebbe poi reso nella Storia di un errore [L6-T1]. la intenzione è chiaramente di superamento di quella impostazione.e del resto non è affatto una cosa da augurarsi. Giametta. traduzione di S. • lo schema kantiano è infatti. • Nietzsche è convinto che la scienza capace di elaborare una storia della genesi del pensiero possa in un futuro condurci a una parziale liberazione da tali pregiudizi. 1975]. Forse riconosceremo allora che la cosa in sé è degna di un'omerica risata: che essa sembrò tanto. in varie forme – di continuità causale o estraneità – secondo variabili di coerenza e rigore. fenomeno. estetico ecc. sedimentati nella evoluzione degli organismi inferiori da cui li ereditiamo. dal momento che ormai essi sono stati incorporati. il suo rapporto con la presunta cosa in sé. in altre parole ha operato la individuazione del fenomenico come luogo delle proiezioni soggettive o antropomorfe. e in realtà è vuota. al di sopra dell'intero processo. modulando poi. § 16. almeno per qualche momento. non potrà consistere in una cancellazione radicale degli istinti. . tuttavia. • la riflessione logica ha registrato la presenza di questo spessore illusorio. religioso. Da questo mondo della rappresentazione la severa scienza può in realtà liberarci solo in piccola misura. ma essa può gradatamente e progressivamente rischiarare la storia della nascita di quel mondo come rappresentazione: e sollevarci. rappresentazione]. aggiungendovi per altro i nostri.

ma ciascuna con un attributo. che viene qui detta «originaria». Se questo è schematicamente il nucleo del testo nietzscheano. che esiste quindi di per sé e rimane in fondo sempre uguale e immutabile. come un oggetto identico a se stesso. L'assunzione di un punto di vista critico. privata dalla scienza di qualsiasi funzione significante. la seguente proposizione di un eccellente logico: «La legge generale originaria del soggetto conoscente consiste nell'intima necessità di conoscere ogni oggetto in sé. insomma come una sostanza». che troveranno espressione nelle ricerche e nelle pubblicazioni successive: • il distacco [problematico] cui l'autore accenna in conclusione ha per conseguenza il recupero all'uomo della responsabilità di tutte le qualità riscontrate nella natura: vincendo l'oblio l'uomo ha la possibilità di scoprirsi creatore. interessanti sono anche le implicazioni. Originariamente a noi esseri organici in ogni cosa non interessa nient'altro che il suo rapporto con noi. vengano a poco a poco distinte diverse sostanze. la emancipazione dalla ingenua adesione a quel quadro implicherà una profonda trasformazione non solo sul piano teoretico ma anche su quello pratico. come risultato di due singole sensazioni precedenti. dei meccanismi istintuali che lo hanno prodotto. come poi. nella fede. terza sensazione. L7-T3 Smascheramento della metafisica «Problemi fondamentali della metafisica. vi starà anche. cioè con un solo rapporto con un tale organismo. illuminata da una nuova luce. le hanno prospettate e giustificate. Anche questa legge. plasmatore dell'ordine del mondo. dell'ipotesi dell'accumulo di errori ne libera nuovamente il gioco. • compito della scienza è allora. Se un giorno sarà scritta la storia della genesi del pensiero. con riferimento al piacere e al dolore. è il giudizio nella sua forma più bassa. • se il quadro forgiato dai nostri errori ha condizionato il nostro modo di rapportarci al mondo e agli altri. proprio la scoperta della origine del mondo della rappresentazione. ma più semplicemente di un distacco critico. quando le diverse eccitazioni di piacere e dolore diventano più osservabili. è divenuta: un giorno si mostrerà come a poco a poco questa tendenza si formi negli organismi inferiori: come da principio gli scempi occhi di talpa di questi organismi vedano sempre la medesima cosa e nient'altro che quella. • essenziale è comunque una indicazione: le nostre proiezioni hanno irrigidito la fluidità delle forze. in un universo disumanizzato e problematico. Una nuova.• potrà semmai farne maturare la piena consapevolezza e dunque contribuire a una limitata sporgenza da parte nostra rispetto a quel gioco illusorio: certamente non più in direzione di una ormai mitica cosa in sé. Il primo gradino del pensiero logico è il giudizio: la cui essenza consiste. Alla base di ogni fede sta il sentimento del piacevole o del doloroso con riguardo al soggetto senziente. nel proprio essere. in primo luogo. Fra i momenti in cui diveniamo coscienti di questo 40 . secondo quanto i migliori logici hanno stabilito.

Questo aforisma può valere come saggio dell'approccio genetico predicato da Nietzsche e dei suoi effetti dissolventi. stabilità scaturiscono dalla impotenza originaria degli organismi nel discernere le differenze sottili. ogni mutamento come qualcosa di isolato. quella sensazione sembra farsi valere senza motivo e scopo. • solo l'affinarsi della scienza consente di rintracciare la miopia che vizia gli schemi attraverso cui organizziamo il mondo: identità. Dal periodo degli organismi inferiori in poi. ma originariamente non pensiamo che l'organismo vuole essere conservato.nella tradizione . entrambi centrali nella tradizione: • i concetti portanti della nostra comprensione della realtà e della nostra autocomprensione [in quanto individui razionali e responsabili] sono . La credenza originaria di ogni essere organico è. nel caso dell'uomo strettamente intrecciati: infatti. cioè di incondizionato. ne esistono altri di riposo. fra gli stati del sentire. d'altra parte. la credenza in sostanze incondizionate e in cose uguali è del pari un errore originario. antico come l'epoca da cui esistono in questo moti di logicità. § 18. uguaglianza. • nel proprio esercizio l'autore mostra come all'origine di entrambi possa riscontrarsi il sedimento di una evoluzione che affonda nella cecità e ristrettezza degli organismi inferiori: meccanismi di difesa e di orientamento sono maturati selettivamente a partire dalle sensazioni discriminanti di piacere e dolore. In quanto perciò ogni metafisica si è di preferenza occupata di sostanza e di libertà del volere. noi non osserviamo alcun mutamento in essi (come ancora oggi uno fortemente assorto non nota che qualcuno gli passa accanto). 41 . per cui egli è posto in continuità con il divenire delle forme di vita della natura.però come se fossero verità fondamentali» [Umano troppo umano. di non sentire: allora il mondo e ogni cosa sono privi di interesse per noi. forse.]. Dunque: la credenza nella libertà della volontà è un errore originario di ogni essere organico. essa si isola e si considera volontaria. sin dall'inizio addirittura che tutto il resto del mondo sia uno e immoto. Il pensiero della causalità è lontanissimo da quel primo gradino di logicità: anzi ancora adesso noi pensiamo in fondo che tutti i sentimenti e le azioni siano atti di volontà libera. eterne.quelli di sostanza e di libertà.rapporto. è stato incorporato nella nostra natura. la si può definire come la scienza che tratta degli errori fondamentali dell'uomo . Per la pianta tutte le cose sono di solito ferme. ogni cosa è uguale a se stessa. alla indipendenza della prima si collega l'assenza di condizionamento implicita nella seconda. senza una emergenza privilegiata. quando osserva se stesso. di privo di connessione: essi affiorano in noi senza collegamento con un prima o un dopo. Due i temi considerati. ciò. altrettanto antico. di ogni essere organico. I. l'uomo ha ereditato la credenza che ci siano cose uguali (solo l'esperienza foggiata attraverso la più alta scienza contraddice questa proposizione). cit. si è rivelato fondamentale per la conservazione e. in questo senso. l'individuo senziente considera ogni sentimento. • in questo modo al processo di disumanizzazione della natura possiamo farne corrispondere uno di naturalizzazione dell'uomo. Noi abbiamo fame.

proiettando sull’universo di forze forma. nella formazione di categorie comprensive. e solo subordinatamente conoscono.• lo sfocamento nel discernimento e nella attenzione per le sequenze di stimoli si traducono. La convinzione che è contenuta in queste considerazioni è che il prospettivismo conservativo. Per prospettivismo Nietzsche intende la condizione per cui ogni centro di forza [quindi non solo l’uomo] costruisce tutto il resto partendo da se stesso. e. Il carattere prospettico è dunque. modello commisurati alla sua forza. per il filosofo. e sarebbe assurdo pretendere una esistenza senza spiegazione. proprio della esistenza come tale. soprattutto. dimensione. universali. sul piano logico. • questa semplificazione e standardizzazione della natura nella approssimazione degli schemi antropomorfici è propriamente il modo con cui gli organismi conservano sé stessi. nella illusione della incondizionatezza. l'errore incorporato sono inevitabili corollari della vita organica: l'errore non si può eliminare che eliminando la vita. 42 . in cui raccogliamo e classifichiamo ciò che è in realtà irripetibile come aggregazione passeggera di forza. senza senso.

non rimarrebbe conoscenza. L'irrequietezza dello scoprire e dell'indovinare è divenuta per noi affascinante ed indispensabile come l'infelice amore per chi ama: a nessun prezzo egli lo scambierebbe con uno stato d'indifferenza. impregna tutte le cose in una attività costante. più in alto e più racconsolata di quanto non lo sia stata fino al momento in cui non aveva ancora superato l'invidia per quel più rozzo benessere che accompagna la barbarie. espressa cioè senza la immediata pressione di interessi e passioni. Questa attività dell’occhio coinvolge. Nietzsche non si aspetta dalla scienza una immagine del mondo più vera ma più obiettiva. L'aforisma è molto efficace nell'esibire la nuova polarità barbarie-conoscenza e il modello di umanità corrispondente allo spirito libero. Masini. La figura dello spirito libero. nella consapevolezza [come abbiamo visto] della pluralità di ottiche prospettiche da mettere in gioco per vincere il cieco pregiudizio. noi sinceramente crediamo che tutta quanta l'umanità dovrebbe reputarsi. Perché temiamo ed odiamo un possibile ritorno alla barbarie? Perché farebbe gli uomini più infelici di quel che sono? Ah no! I barbari di ogni tempo avevano una felicità maggiore: non inganniamoci! Ma il nostro istinto della conoscenza è troppo forte perché si possa apprezzare una felicità senza conoscenza. forse anche noi siamo amanti infelici! In noi la conoscenza si è mutata nella passione che non teme nessun sacrificio. Forse che il cristianesimo ha mai provato timore di fronte a un pensiero analogo? Non sono amore e morte fratello e sorella? Sì. se l'umanità non trova per una passione la sua distruzione. o la felicità di una robusta e salda illusione: è penoso anche soltanto immaginarci un tale stato. 1978]. In questo senso. 8: la passione della conoscenza L’idea portante della fase illuministica della riflessione nietzscheana è quella secondo cui la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza. abbracciando estensioni sempre più vaste. §429. Milano. Forse potrà anche darsi che l'umanità perisca per questa passione della conoscenza — ma anche questo pensiero non ha alcun potere su di noi. e in fondo di nulla ha paura se non del suo proprio estinguersi. traduzione di F. sotto l'oppressione e il dolore di questa passione. sperimentatore nella conoscenza. non chiedere alle cose nulla più se non di conoscerle. . capace di scrollarsi di dosso tutte le catene per vivere solo per meglio conoscere: 43 . quella appunto del tentatore.Lezione n. l’errore. la troverà per una sua debolezza : che cosa si preferisce? È questo il problema principale» [Aurora. come un occhio. Tuttavia. viene caricata di un compito imperativo: conoscere in ogni tempo nel miglior modo possibile. noi odiamo la barbarie piuttosto che retroceda la conoscenza noi tutti preferiamo che l'umanità perisca! E infine. la forza e il campo visivo del quale crescono lentamente. L8-T1 Conoscenza e sacrificio «La nuova passione.anzi. la parvenza illusoria sono base della conoscenza. Adelphi. Per Nietzsche il nostro conoscere è come un punto nel sistema. crescente e dilagante. Il presupposto della conoscenza è allora la limitazione – spacciata per un criterio di misura: eliminata questa limitazione.

Allora. che alle epoche trascorse sarebbero sembrati vaneggiamento e giuoco col cielo e coll'inferno. per lo più. che sono piuttosto condizioni di conoscenza. l'umanità è dalle proprie convinzioni relegata. doveva decidersi dall'oggi al domani . L8-T2 Conoscenza e liberazione «Anime mortali. oggi non ha più bisogno di correre a precipizio e di ingollare a fatica pensieri semiverificati. infatti. semmai come nuove costruzioni prospettiche che infrangono le vecchie e arricchiscono il ventaglio delle ricognizioni disponibili. • l'interrogativo finale è emblematico dell'eroismo che Nietzsche attribuisce alla propria impresa. • questo significherà assumere le risultanze della scienza contemporanea. senza prendere. • l'istinto spinge a dissolvere progressivamente le illusioni metafisiche con cui l'umanità. in altre parole. la salvezza della povera «anima eterna» dipendeva dalle sue conoscenze durante la breve vita. sempre più sottili e interrogative. di tentare.• in questo contesto la conoscenza è proposta da Nietzsche come istinto.tutto non è poi così importante . infatti. la perdita graduale di punti di vista esclusivi e delle rassicuranti prospettive connesse. si fa schermo della caotica natura: l'esito è dunque. si tratta dunque di una scienza essenzialmente irrispettosa per le credenze consolidate e leggera nello sbarazzarsene. condizioni di conoscenza nella misura in cui sono condizioni di conservazione per gli organismi. è forse l'acquisizione più utile rinunciare alla credenza nell'immortalità dell'anima. Si delinea però tra le righe anche il senso di una scienza gaia. troppo sul serio neppure se stessa. Noi possiamo procedere ad esperimenti su noi stessi. Per quanto riguarda la conoscenza. che forza una ottusa e protettiva apatia. Sì. e se l'incertezza indotta dalla critica avvelena le consuetudini.e appunto per questo individui e stirpi possono oggi appuntare lo sguardo su compiti talmente grandiosi. ma la introduzione consapevole di ipotesi diverse. rivendica il proprio sacrificio senza esaltarne la finalizzazione contemplativa in nome di presunte verità. • in questo gioco si riducono drammaticamente i margini di sicurezza della illusione e quindi le garanzie per la felicità: gli errori incorporati sono. l'umanità può fare questo su 44 . di cui si rilevano irrequietezza e gusto per l’interrogativo: una scienza che. Oggi all'umanità è dato di aspettare. • concretamente ciò implica non un impossibile sottrarsi al prospettivismo e all'errore. di assumere la provvisorietà . non in quanto verità da contrapporre ai miti rozzi della tradizione.la «conoscenza» aveva una terrificante importanza! Noi abbiamo riconquistato il buon coraggio di errare. per lo più. come doveva fare in passato. cosciente della umanizzazione che ogni sapere comporta. è vero che l'autore può altrove marcare il piacere implicito nel sollevarsi dagli ambiti consolatori cui. per l'uomo della conoscenza.

se stessa! I più grandi sacrifici non sono stati ancora offerti alla conoscenza - sì, sarebbe stato una volta sacrilegio e rinuncia all'eterna salute, anche soltanto presentire tali pensieri, quali sono quelli che oggi precorrono il nostro agire. «II nuovo sentimento fondamentale: la nostra definitiva caducità. Una volta si cercava di pervenire al sentimento della sovranità dell'uomo, indicando la sua origine divina: questa è ora divenuta una via proibita, poiché alla sua porta c'è la scimmia accanto ad altri orribili animali, e digrigna intelligentissima i denti come per dire: non oltre in questa direzione! Così ora si tenta la direzione opposta: la strada verso cui va l'umanità deve servire a dimostrare la sua sovranità e la sua affinità con Dio. Ahimè, anche così non si arriva a niente! Alla fine di questa strada c'è l'urna funeraria dell'ultimo uomo e dell'ultimo becchino (con la scritta «nihil humani a me alienum puto»). Per quanto alto possa risultare lo sviluppo dell'umanità - che forse finirà per essere assai più in basso di quanto non fosse al principio - non c'è per essa alcun trapasso in un ordine più elevato, come non potrebbero la formica e il verme auricolare innalzarsi, al termine della loro «carriera terrestre», all'affinità con Dio e all'eternità. Il divenire si strascica dietro l'essere stato: perché mai in questa eterna commedia ci dovrebbe essere un'eccezione per un qualsiasi piccolo astro, ed ancora per una piccola specie vivente su di esso? Basta con questi sentimentalismi! «Per la nuova educazione del genere umano. Voi uomini soccorrevoli e ben disposti, cooperate ad un'unica opera, ad allontanare dal mondo intero quel concetto di castigo che lo ha soffocato! Non c'è malerba peggiore! Non soltanto lo si è posto nelle conseguenze dei nostri modi di procedere - e quanto è orribile e ripugnante alla ragione già il solo fatto d'intendere causa e effetto come causa e pena! Ma si è fatto di più, e si è defraudata della sua innocenza tutta la pura casualità dell'accadere con questa esecranda ermeneutica del concetto di castigo. Sì, si è spinta tanto lontano codesta pazzia da far sentire l'esistenza stessa come castigo: è come se il vaneggiamento di carcerieri e carnefici avesse guidato fino ad oggi l'educazione del genere umano» [Aurora, §§ 501, 49, 13, cit.].

L'ostacolo maggiore sulla strada della formazione di un individuo nuovo è per Nietzsche rappresentato dalle catene imposte dalla tradizione, attraverso idee metafisiche, morali e religiose. Il compito che questi aforismi documentano è quello della emancipazione, da un lato, e della conquista dello spazio e del tempo per nuove creazioni, dall'altro: • anche in questo caso è evidente come l'autore faccia reagire gli esiti più significativi della ricerca scientifica [biologica] contemporanea sulle credenze sclerotizzate: darwinismo e evoluzionismo in genere hanno distrutto una tradizionale accezione della eccellenza umana, modificando profondamente il quadro antropologico; • la umanità è stata rigorosamente ricondotta alla natura e alla sua storia: il ghigno della scimmia [intelligente] e l'urna funeraria ne costituiscono gli estremi insuperabili e imprescindibili, entro cui non c'è più spazio per filiazioni divine o miti immortalistici; • questa naturalizzazione dell'uomo ha in ogni caso un effetto liberatorio, dal momento che restituisce alla umanità la sua innocenza, e con essa la sua
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salute, dissolvendo la cappa soffocante espressa dalla sua pretesa destinazione superiore e dal conseguente castigo fatto incombere sull'agire umano.
Per salute Nietzsche intende una condizione che non semplicemente si possiede, ma che di continuo si conquista e si deve conquistare: il vigore per sondare tutto l’orizzonte dei valori, per mettere alla prova quanto riposto dalla tradizione e lanciarsi verso nuove prospettive problematiche. In questo senso la grande salute è inscindibilmente legata al processo di liberazione dai pregiudizi ma anche al coraggio con cui si assumono compiti estremi, rischiosi perché capaci di mettere a repentaglio il quadro rassicurante della realtà in cui l’umanità è cresciuta.

Se questi elementi sono di per sé rilevanti, le loro implicazioni, soprattutto nell'incrocio con il contestuale sforzo critico nell'ambito della conoscenza, sono ancora più importanti: • recuperare la innocenza attraverso la naturalizzazione dell'uomo, infatti, va nei testi di pari passo con la disumanizzazione della natura e dunque con la riacquisizione di tutta la ricchezza [bellezza, ordine, crudeltà, potenza ecc.] che l'intelletto umano ha per millenni donato all'universo; • in altri termini, ciò comporta la presa di coscienza delle creazioni di senso con cui l'uomo ha plasmato la natura e che ora, finalmente, nella prospettiva nietzscheana, egli può rivendicare a sé; • l'umanità non ha allora più da affannarsi verso una meta superiore, può riconquistare il proprio spazio terreno, nella consapevolezza della propria irredimibile caducità, e il proprio tempo, concentrando coscientemente la propria creatività verso compiti umani, in un orizzonte immanente liberato dal peso della trascendenza; • ritorna anche in questo contesto il piglio eroico, nella misura in cui l’impegno prospettato non nasce da garanzie ma dalla percezione della loro assenza: il coraggio di errare è allora sintomo della liberazione dalla malattia delle catene, di una salute sufficiente a coniugare provvisorietà della condizione dell’essere umano e forza di progettazione.
L8-T3 Infinite interpretazioni

«Il nostro nuovo «infinito». Fino a che punto si estenda il carattere prospettico dell'esistenza, o se essa forse non abbia un altro carattere qualsiasi, se un'esistenza senza spiegazione, senza «senso», non diventi appunto un «assurdo», se, d'altra parte, non già ogni esistenza sia essenzialmente un'esistenza che spiega: tutto questo, com'è giusto, non può essere deciso nemmeno attraverso la più diligente e la più penosamente coscienziosa analisi e autoindagine dell'intelletto; infatti, in questa analisi, l'intelletto umano non può fare a meno di vedere se stesso sotto le sue forme prospettiche e di vedere soltanto in esse. Non possiamo girare con lo sguardo il nostro angolo: è una curiosità disperata voler sapere che cosa potrebbe esserci ancora per altre specie d'intelletto e di prospettive: per esempio, se chissà quali esseri possono avvertire il tempo a ritroso, oppure alternativamente in senso progressivo e regressivo (con la qual cosa sarebbe data un'altra direzione della vita e un altro concetto di causa ed effetto). Ma io penso che oggi per lo meno siamo lontani dalla
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ridicola presunzione di decretare dal nostro angolo che solo a partire da questo angolo si possono avere prospettive. Il mondo è piuttosto divenuto per noi ancora una volta “infinito”: in quanto non possiamo sottrarci alla possibilità che esso racchiuda in sé interpretazioni infinite. Ancora una volta il grande brivido ci afferra: ma chi mai avrebbe voglia di divinizzare ancora immediatamente, alla maniera antica, questo mostruoso mondo ignoto? E di adorare forse, da questo momento, questa cosa ignota come “colui che è ignoto”? Ah, in questo ignoto sono comprese troppe non divine possibilità d'interpretazione, troppa stregoneria, scempiaggine, bizzarria d'interpretazione: quella nostra umana, anche troppo umana, interpretazione, che noi conosciamo . . .» [La gaia scienza, § 374, traduzione di F. Masini, Adelphi, Milano, 1979].

Possiamo assumere questo aforisma come emblematico dei risultati critici che la filosofia del mattino nietzscheana si proponeva: • registriamo, infatti, il passaggio dal senso ai sensi, dalla garanzia di un ordine significante alla pluralità prospettica degli ordini possibili; • soprattutto è evidente il radicamento [l’incorporamento] del sospetto verso ogni ottica privilegiata e la consapevolezza dell’inevitabile prospettivismo entro cui si costruisce la conoscenza; • infine è avanzata interrogativamente l’ipotesi dell’essenziale vincolo tra vita e interpretazione, in cui addirittura la prima sembra coincidere con l’attività discriminante che ogni punto di vista esercita su tutti gli altri [sul mondo]. Sostanzialmente chiare sono anche le conseguenze: la realtà riacquista tutta la sua problematicità: dal momento che ogni proprietà essenziale è ricondotta alla interpretazione, il mondo diventa qualcosa di ignoto; esso è tale in virtù dell’ormai consapevole gioco prospettico che restituisce all’uomo quanto questi aveva ascritto alla natura; non è più possibile sfuggire al prospettivismo, non si danno più punti di osservazione trascendentali e privilegiati: il punto di arrivo è semplicemente il tenere aperte le prospettive e guardare con distacco al loro gioco; in questo modo, però, ciò che abbiamo chiamato mondo diventa l’ordito di infinite interpretazioni.

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al "non io". L'opposto non è affatto l'altruismo. una "unità" che non regge. ricondotta a un gioco di forze organiche. Che sappiamo noi di ciò che possiamo diventare nell'interesse dell'albero? Ma nella coscienza sentiamo come se volessimo e dovessimo essere tutto. secondo l'autore. In verità non vi sono verità individuali. ciò che chiamiamo individuo è il frutto di un errore. arriviamo a fantasticare di un "io" contrapposto a tutto il resto. a costringere tutta l'esistenza in metri individuali. infatti. di una semplificazione nella quale si fa astrazione dal coacervo di forze che in noi si esprimono. esistente solo nell'immaginazione. traduzione di M. il presunto ordine della natura viene riconosciuto come effetto di una imposizione individuale: il sistema vitale è costretto entro schemi che ne interrompono il flusso. Montinari. la riduzione dell'umano all'organico e alla sua evoluzione: una storia genetica del pensiero dovrebbe. gli individui. • certamente si tratta di errore prospettico. • in realtà. Smettere di sentirsi come questo fantastico ego! Imparare gradualmente a liberarci di questo presunto individuo! Scoprire gli errori dell'ego! Capire l'egoismo in quanto errore. Ma io distinguo tra l'individuo. In questa analisi dissolvente.Lezione n. vol. mostrare come ciò che ora chiamiamo mondo sia il risultato di una quantità di errori e fantasie. riuniti insieme col pensiero e nella fantasia. con la evaporazione delle strutture ontologiche dalla parte dell'oggetto procede anche quella della soggettività. in Opere. 2. frantumandolo in unità contrapposte. secondo Nietzsche. 48 . accumulatisi durante lo sviluppo dell'umanità dagli organismi inferiori. giudizi. una. Milano. Siamo le gemme di un solo albero. e non promuove i suoi scopi abbindolandoci: bensì siamo noi. No! Al di là di "me". cioè sbagliati. che sarebbe amore per altri presunti individui. Adelphi. ma solo errori individuali: l'individuo stesso è un errore. così pretendiamo di avere ragione. 1967. che ognuno di noi è. 9: evanescenza dell’io e della natura La naturalizzazione dell'uomo comporta. pp. e il "sistema vitale" reale. 280-1]. e di "te"! SENTIRE IN MODO COSMICO!» [Frammenti postumi 1881-1882. Tutto quanto avviene dentro di noi è in sé qualcosa di diverso e che noi non sappiamo: noi soltanto mettiamo nella natura l'intenzione e l'inganno e la morale. L9-T1 Sentire cosmico «Idea fondamentale! La natura non inganna noi individui. fede. ma destinato a essere svelato con il progredire della analisi scientifica che ci riporta all'organico. mentre l'"individuo" è solo una somma di sensazioni. funzionale alla affermazione delle forze vitali. e per conseguenza "la natura" non può non apparire come colei che ci inganna. V. errori coscienti. le due cose vengono fuse in una sola. L'aforisma è emblematico del processo di dissoluzione del soggetto logicometafisico della tradizione metafisica moderna: • per un verso. abbiamo visto. un piccolo frammento del reale sistema vitale o molti frammenti.

opposto: egli deve avere una grande forza centrifuga. la "volontà" tace. spesso giocato non da una persona ma da molte. .Quelle nature che si limitano a confrontare ciò che altri individui hanno già fantasticato hanno bisogno. Un giuoco dei dadi in grande stile. che è poi anche una destrutturazione dell'io personale. perché stabiliscono lo scambio tra i produttori. i punti di vista.• la disumanizzazione della natura ha dunque questa ricaduta: lo stesso io si ritrova riassorbito nelle caotiche forze naturali. l'uno rispetto all'altro. che è poi un lasciar esprimere le forze. è la risposta al problema del prospettivismo. in un distacco che si traduce nella astensione dai giudizi morali e nella contemplazione del gioco di passioni e istinti che modulano le nostre prospettive. molti individui «La "scienza". è come sparare con molte. talché il loro risultato non è un fantasma: un istinto eccita l'altro. compatibilmente con la nostra organizzazione fisiologica. e tutte le forze egli deve metterle a disposizione di un singolo fantasma. gli istinti che nel nostro io risultano gerarchizzati. lui solo. anche questa capacità può esistere in una stessa persona. si indovina quasi necessariamente la realtà e la verità. in altre parole.vedere in ciò la natura» [Ibidem. allora è la lotta dentro di lui. che stimano il valore dei prodotti. ognuno fantastica e vuole realizzare il suo tipo di errore. che consiste dunque nel potenziamento della capacità rappresentativa. di non rinchiudersi in una prospettiva ma di assimilare e liberare molteplici prospettive: la posta in gioco non è più la contrapposizione tra egoismo e altruismo. come si pretende. tanto più avrà. L9-T2 Un individuo. da generazioni intere: allorquando un solo studioso ha realizzato appunto solo un fantasma. analisi. a sua volta. In verità sono attivi tutti i nostri istinti. molta e improvvisa nausea. eccetera . come si pretende. sono gli improduttivi. • non è però facile per l’uomo liberarsi dall'ego e dalla prospettiva da esso incarnata: Nietzsche si appella a un sentire cosmico. che altrimenti è produttiva. una grande repulsione per ciò che è uniforme. 336-7] 49 . per così dire statale. una classe importante di persone. e così via). Con tutti questi fantasmi. nel modo più imparziale. Ma anche un'altra importante capacità: provar DILETTO per tutti i fantasmi cacciati via. e questo viene annullato da un altro. l'appiglio per un altro istinto (per esempio contraddizione. è DIMINUITO il numero delle possibilità (in cui deve trovarsi la verità): un successo! È come andare a caccia. una specie di mercanti. ma ognuno di questi errori diventa immediatamente. la prospettiva di trovare una verità. come sommaria e instabile unificazione della tensione conflittuale. molte armi. e poi ancora di un altro. pp. finalmente. Quanti più individui uno ha dentro di sé. ma l'apertura all'intero intreccio di forze in campo. • tale apertura. • si tratta. innanzitutto. su di una sola selvaggina. La aspirazione al sentire cosmico sembra allora concretarsi nello sforzo di percepire il flusso di forze con la massima ricchezza prospettica possibile e quindi. delle tante immagini proposte una finisce per essere pertinente. Infine. per amore della verità in se stessa! Mentre. di freddezza: costoro parlano della "freddezza della scienza". ma in un ordinamento e adattamento particolare. per lo spettacolo della loro lotta.

• prospettiva. e quanti più affetti lasciamo parlare sopra una determinata cosa. equilibrata. in cui il contributo dell'approccio genetico illumina il processo di incorporamento degli errori. Il riconoscimento e il rafforzamento della pluralità di prospettive sono finalizzati a un diverso sentire. la liberazione dei punti vista connessi. • tutto ciò evidenzia ancora la capacità di un sentire multiforme. che poi di fatto costituiscono un intreccio non facilmente districabile: • prospettiva è. La tendenziale indifferenza che il precedente aforisma proponeva non deve indurre nella tentazione di credere alla oggettività della conoscenza. la rottura della uniformità gerarchica degli istinti nell'individuo e. infine. § 12. Il prospettivismo nietzscheano si manifesta globalmente sotto tre distinte angolature. • esso. in secondo luogo. consapevolmente. soltanto un conoscere prospettico. l'orientamento imposto dalla nostra struttura istintuale. Roma. mentre. differenti occhi sappiamo impegnare in noi per questa stessa cosa. come questi testi a loro volta contribuiscono a chiarire: • il potenziamento delle ottiche prospettiche all'interno dello stesso individuo significa recupero e attivazione della sedimentazione istintuale accumulatasi nella storia dell'umanità.«Esiste soltanto un vedere prospettico. • prospettiva è. Si delinea in questi passi un orizzonte sperimentale. a sua volta. tanto più completo sarà il nostro "concetto" di essa. tuttavia. questo. la nostra "obiettività"» [Genealogia della morale. Perretta. è anche la collocazione storico-sociale delle nostre valutazioni. per lo più. essa affonda nella storia personale inconscia e in quella recondita della specie. • a questa capacità è collegato un particolare diletto che nasce dallo spettacolo della confutazione dei fantasmi e della loro lotta reciproca. 1977]. facendo reagire gli uni contro gli altri. in primo luogo. traduzione di V. sfaccettata. il nostro punto di vista fisiologico. di cui solo in parte siamo consapevoli. con fantasmi. di assimilazione istintuale da cui scaturisce ciò che noi chiamiamo conoscenza. ovvero concentrando progressivamente diverse ottiche sull'uno per dissolverlo e passare all'altro. ha pur sempre da intrattenersi. dunque. Newton Compton. III. fissato dalla cornice sensoriale della nostra esperienza. • il gioco delle prospettive garantisce una contemplazione più articolata. dalle sue strutture percettive. viene poi utilizzato per rompere la monoliticità del soggetto e accendere la molteplicità di potenziali prospettive incapsulate nell'io. quanti più occhi. 50 .

questo sentimento di tragica grandezza. il suo spessore è fatto di successive proiezioni antropomorfiche. che non tengano più conto del vecchio quadro metafisico. pensatore. sui cui abbiamo già avuto modo di intervenire: • l'universo si rivela un prodotto della fantasia creatrice dell'umanità. come proprietà e prodotto dell'uomo. ricadere sul vero poeta. Con quale liberalità da re egli ha colmato di doni le cose per immiserirsi e sentirsi povero a sua volta! Questo è il suo più grande "altruismo". • tutta la ricchezza che gli è stata donata dall'uomo ha reso quest'ultimo misero: la ammirazione rivolta alla natura dovrebbe.. p. • egli dovrebbe avvertire quello spessore di senso riversato sul mondo come una eredità. e presenta un nodo decisivo della strategia critica dell'autore. potenza.L9-T3 L'uomo creatore «Il mio compito: farmi restituire. e non vuol sapere. E in generale questo vedere le cose ferme e determinate!» [Frammenti postumi 1881-1882. cit. E noi abbiamo ricevuto questa eredità. queste scene della natura "reali": allora non si sapeva poetare e dipingere.tutto è stato inventato dai nostri antenati. come il suo ornamento più bello e la sua più bella apologia. in realtà. questo sentimento di mare mosso . • questo dovrebbe registrarsi sia nella direzione della de-divinizzazione e deantropomorfizzazione della natura. agli appunti nietzscheani del 1881-2. come i precedenti. sia in quella della naturalizzazione dell'uomo. che ha creato ciò che ammira. come egli ammira e prega. 51 . Ciò concretamente si traduce in una ricognizione delle prospettive e dei valori ricevuti in eredità. Questa linea sublime. se non vedendo qualcosa dentro le cose. compassione. 418]. tutta la bellezza e sublimità che abbiamo conferito alle cose e alle immaginazioni. dio. L'ultimo aforisma che utilizziamo per questa lezione appartiene. ma anche nella intenzione di procedere a determinarne creativamente di nuovi. Sono poesie e dipinti dell'umanità primitiva. e non sa. sentirla propria. L'uomo come poeta.

le azioni vogliono tempo.non è ancora il mio tempo. in virtù di questa azione. Nietzsche rinvia alla caduta della estrema barriera metafisica.gridavano e ridevano in una gran confusione. "È forse perduto?" disse uno. 10: morte di Dio I testi delle ultime lezioni indicavano la consapevolezza maturata nel confronto con le risultanze della scienza contemporanea: la condizione umana è di irredimibile caducità. anche dopo essere state compiute. di fianco. chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori. A questo punto il folle uomo tacque. e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch'essi tacevano e lo guardavano stupiti. perché siano vedute e ascoltate. "Si è perduto come un bambino?" fece un altro. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. In un famoso aforisma di La gaia scienza. La scimmia di Darwin e l'urna funeraria sono i segni tangibili di tale situazione. Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino. il lume delle costellazioni vuole tempo. Cacciatone fuori e interrogato. si dice che si fosse limitato a rispondere 52 . da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte. suscitò grandi risa. in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. ad una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!". Quest'azione è ancor sempre più lontana da loro delle più lontane costellazioni: eppure son loro che l'hanno compiuta!". non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dei si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi. l'umanità ha ora lo spazio e il tempo per trasformare la vita in un esperimento. per noi. per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un'azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno. D'altro canto. sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio.Lezione n. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all'indietro. in avanti.proseguì . "Oppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?" . quello stesso giorno. Fulmine e tuono vogliono tempo. "Vengo troppo presto . quali giuochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande.gridò . senza possibilità di trapasso a un ordine più elevato. L10-T1 Gli assassini di Dio «L'uomo folle. Si racconta ancora che l'uomo folle abbia fatto irruzione. la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dei.ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per strusciar via l'intero orizzonte? Che mai facemmo. si è dissanguato sotto i nostri coltelli. gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi. corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: "Cerco Dio ! Cerco Dio!" E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio. il dissolversi della illusione di una destinazione superiore pone le premesse per nuovi coraggiosi tentativi: non dovendo più correre a precipizio verso la propria meta. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: "Dove se n'è andato Dio? .

egli è. il quale. dopo millenni. ma non si sono posti il problema delle conseguenze del venir meno di quella fede. che affollano il mercato. Valore per Nietzsche indica una modalità consapevole d’essere dell’uomo. • religioni e luoghi di culto rimangono. e si fanno beffe dell'annuncio del folle: questo significa che Dio è un valore che non ha più presa sugli uomini. il valore che concentrava in sé tutti i valori. semmai. allora. però. né esprime una opinione personale. • così l'uomo folle. non si rivela più vincolante. non vedono. che è tale in quanto coglie e enuncia quel che ordinariamente è coperto nell'oblio o nel disinteresse generale. 53 . di cui. accolto per la sua forza disciplinante e efficacia conservativa rispetto all’ambiente di forze entro cui individuo e gruppo sono chiamati a vivere e operare. Un secondo livello si sofferma sulle implicazioni delle figure introdotte: • l'uomo folle annuncia un evento che gli altri non colgono o non vogliono cogliere: egli non propone una dottrina. non a caso. può gettare la maschera e riconoscere la precocità del proprio annuncio rispetto a un evento ancora in corso.]. fossili privi di vita. cit. nel senso che vivono come se non esistesse. rappresenta la massa di coloro che non credono in Dio. • eppure per il folle sono proprio coloro che non credono in Dio ad averlo ucciso: su di loro pesa la responsabilità della divina dissoluzione. Un primo livello di lettura del testo individua gli elementi narrativi: • l'uomo folle che con il lume in mano cerca Dio richiama la figura storica di Diogene cinico. nello stesso tempo.invariabilmente in questo modo: "Che altro sono ancora queste chiese. che denuncia quanto gli altri. quasi replica del centro di scambi e incontri di una polis greca. • la folla riunita al mercato. però. quindi cessa di valere. ne documenta la parabola funzionale. cercava l'uomo. come vestigia di atteggiamenti ormai superati nei fatti. • ciò comporta la perdita totale del sistema di orientamento valoriale. i contemporanei non mostrano di rendersi conto. con il progressivo svuotamento legato al modificarsi delle condizioni vitali. se non le fosse e i sepolcri di Dio?"» [La gaia scienza. nelle azioni degli uomini. ma prende atto di qualcosa che è intervenuto tra i contemporanei. • essi. non credono in Dio. • tuttavia essi non sono consapevoli della situazione che il loro atteggiamento induce: infatti. ciecamente o ipocritamente. In questo senso è inaccettabile per il filosofo il tentativo di spacciare come eterni i valori della tradizione: essa. non a caso definito animale che valuta: esso esprime il punto di vista che norma la condotta di gruppi umani o individui. § 125. che non incide più nella loro esistenza. Dio. anche figura erasmiana.

Metafisica e cristianesimo hanno svolto una funzione di riferimento. che. facendo del proprio Dio un dio di verità. troppo distante. In tal senso la morte di Dio sarebbe. • è appunto in tale ottica imperativa che. pare appunto che un qualche sole sia tramontato. profonda fiducia si sia capovolta in dubbio: a costoro il nostro vecchio mondo dovrà sembrare ogni giorno più crepuscolare. così dissolvendo.che "Dio è morto". • la tradizione cristiana ha assimilato quell'impianto metafisico. la stessa ipoteca divina viene riconosciuta come una estrema illusione.Ma che cosa significa allora che Dio è morto? Che alla fine. essa apre un infinito nulla: lo spazio è svuotato dei suoi punti cardinali e la condizione umana appare destinata inevitabilmente alla caduta libera. che la fede nel Dio cristiano è divenuta inaccettabile . e tanto meno. essendo sepolta questa fede. perché molti già si rendano conto di quel che propriamente è accaduto con questo avvenimento . Il maggiore degli avvenimenti più recenti . anche il valore supremo è venuto meno: • la filosofia platonica e quella aristotelica hanno per prime metafisicamente giustificato perfezione e trascendenza divine. lo sguardo. con il suo valore più eminente. più sfiduciato. troppo alieno dalla capacità di comprensione del maggior numero perché possa dirsi già arrivata anche soltanto notizia di esso. l'atto estremo di una millenaria educazione alla verità. L10-T2 Una nuova serenità «Quel che significa per la nostra serenità. deve crollare. poi. la diffidenza di sguardo dei quali è abbastanza forte e sottile per questo spettacolo. in fine. Ma in sostanza si può dire. ne annulla la direzione millenaria. Con quali conseguenze? L'aforisma fornisce in proposito un ulteriore livello di lettura. che l'avvenimento stesso è fin troppo grande. perché su di essa era stato 54 . che una qualche antica. salvaguardando l'istanza di strutture eterne e oggettive. più «antico». per effetto degli stessi errori della morale e del suo autosopprimersi. si vieta la menzogna della fede in Dio. la morale stessa. ma la stessa devozione da loro innescata spinge a riconoscerne progressivamente i valori come errori insostenibili. dedicato alle prospettive: • la morte di Dio elimina l'orizzonte di senso in cui è cresciuta la cultura occidentale. Almeno a quei pochi. • tale lezione ha così imposto come imperativo alla morale occidentale lo stesso sforzo di disvelamento e dissoluzione dell'errore. secondo Nietzsche.e di tutto quello che ormai. • indirettamente essa pone all'uomo il compito problematico di conquistare per sé lo spazio lasciato vacante dal divino. più estraneo.comincia già a gettare le sue prime ombre sull'Europa. in conclusione della propria parabola. • cancellando il centro focale di ogni valore.

. In realtà. di ristoro. copiosa serie di demolizioni. • la svolta che l'evento impone è tale da non essere avvertita dai più. di presentimento. d'aurora . il nostro cuore ne straripa di riconoscenza. ogni rischio dell'uomo della conoscenza è di nuovo permesso. scatenerà infatti una vera e propria logica dell'orrore. non sono per nulla tristi e rabbuianti. noi filosofi e «spiriti liberi». palesandone sia i risvolti drammatici sia gli effetti liberatori. . di luce. forse non vi è ancora mai stato un mare così “aperto”» [Ibidem. difficile a descriversi. di rincoramento. D'altra parte. di cui probabilmente non si è ancora mai visto sulla terra l'uguale? .la morale europea . noi che siamo in attesa per così dire sulle montagne. di La gaia scienza] ripropone il nesso tra morte di Dio e quella stagione che poi Nietzsche avrebbe definito di nichilismo. Una lunga. per far da maestro e da veggente di questa mostruosa logica dell'orrore. nonostante il pericolo. di rasserenamento.. La conclusione di questo nuovo aforisma [che apre il quinto libro. muovere incontro a ogni pericolo. Perfino noi. ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora. d'attesa. anticipati negli aforismi di Aurora [L8-T2]: • per morte di Dio si intende esplicitamente un evento europeo di portata epocale.finalmente possiamo di nuovo scioglier le vele alle nostre navi. anche ammettendo che non è sereno. di felicità.costruito. per nascita divinatori d'enigmi. capovolgimenti ci sta ora dinanzi: chi già da oggi potrebbe aver sufficiente divinazione di tutto questo.che vi poggiava. la cui percezione è inizialmente destinata a pochi. le sue conseguenze per noi. distruzioni. . . Noi senza paura. finalmente l'orizzonte torna ad apparirci libero. • profeticamente Nietzsche prevede che la fine del sistema di valori occidentali imperniato sulla idea di Dio produrrà una eclisse di civiltà senza pari nella storia umana: la morte di Dio. decadimenti. e in essa aveva trovato il suo appoggio. interiormente tesi nella contraddizione tra l'oggi e il domani. l'evento porta con sé nell'immediato anche una carica positiva: • esso rappresenta la fine dell'incombere di Dio e dunque una emancipazione delle forze creative degli individui. ci sta ancora aperto dinanzi. 55 . • tuttavia proprio questa implicazione è destinata a esplodere in un futuro che l'autore vede prossimo: il venir meno del valore supremo comporterà il crollo dell'edificio . piantati fra l'oggi e il domani. il nostro mare. soprattutto senza preoccuparci e temere per noi stessi? Siamo forse ancor troppo soggetti alle più immediate conseguenze di questo avvenimento: e queste più immediate conseguenze. noi che già dovremmo scorgere le ombre che ben presto avvolgeranno l'Europa: com'è che perfino noi le guardiamo salire senza una vera partecipazione a questo ottenebramento. alla notizia che il vecchio Dio è morto. § 343]. per essere il profeta di un offuscamento e di un eclisse di sole. di meraviglia. contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare. noi primogeniti e figli prematuri del secolo imminente. e dentro di essa era cresciuto: per esempio tutta la nostra morale europea. che ne risulterebbero frastornati. in prospettiva. ma piuttosto come un nuovo genere. il mare.

56 . • si ripresenta. il tema della problematicità ma anche dello sperimentalismo dell'esistenza votata alla conoscenza. verso l'ignoto. • i coraggiosi possono ancora predisporre le proprie navi per nuovi viaggi di esplorazione. a manifestare la ricchezza di possibili prospettive prima soffocate. insomma.• senza l'ipoteca divina l'orizzonte ritorna a essere disponibile per l'iniziativa umana.

naturalizzare l’uomo e contemporaneamente constatare il declino di Dio significa ridisegnare radicalmente l’orizzonte dei valori. • riconoscere la caducità dell’uomo. ne abbiamo riscontrato la presenza di uno liberatorio: • disumanizzare la natura. • riconoscere la proiezione antropomorfica nella natura comporta. l’effetto congiunto è quello della destrutturazione dell’io. umane e terrene. prospettive. animale. mete ecumeniche. con la sua disumanizzazione o de-antropomorfizzazione. soprattutto. Questa la traccia che abbiamo seguito nel presentare il disegno di Nietzsche: adesione a una prospettiva genealogica. attribuire all’uomo la creatività tradizionalmente predicata di Dio. lo spazio e il tempo per elaborare grandi progetti. della attivazione e del potenziamento di tutti i possibili punti di vista che sono stati gerarchizzati e incapsulati nel soggetto. passioni. Dio. Nietzsche procede anche alla naturalizzazione dell’uomo. contestualmente al riconoscimento della natura come prodotto delle proiezioni antropomorfiche. dissoluzione dell’immagine consolidata del mondo naturale.Parte seconda: conclusioni I testi esaminati nell’ultimo blocco di lezioni hanno delineato il percorso critico nietzscheano che prelude al tentativo costruttivo di Così parlò Zarathustra e ai progetti sistematici [mai condotti a compimento e deliberatamente abbandonati dall’autore] documentati nei frammenti postumi del periodo 1884-1888. intesa a ricostruire la storia degli errori intorno a cui sono cresciute le credenze metafisiche [la metafisica è in tal senso designata come repertorio di tutti i grandi errori]. vuol dire sottrarre l’umanità a un disegno trascendente in cui essa rimaneva schiacciata dal peso dell’ipoteca divina e dai sensi di colpa. che lo riconduce a una problematica e originaria caoticità dinamica. la dissoluzione colpisce il valore per eccellenza della tradizione metafisica. e offrirle nuovamente la possibilità. la sua destinazione terrestre e mortale. Accanto a questo percorso critico. funzionali alla conservazione e affermazione delle nostre forze vitali. ricondotto al nodo degli istinti. aspettative sedimentati nei millenni della storia dell’umanità e della sua evoluzione dagli organismi inferiori. cioè constatata la evanescenza nell’esistenza dell’uomo contemporaneo. morali e religiose della tradizione. insieme alla sua origine bassa. ricondurre all’uomo potenzialità cui l’uomo aveva abdicato a vantaggio della natura o di Dio. infatti. che vive come se Dio non fosse. di cui viene denunciata la morte. 57 .

transizione. che si traduce nella presa di coscienza dello spessore prospettico delle relazioni conoscitive [secondo i tre modelli – fisiologico. 4. Come altri frammenti dello stesso quaderno dell’estate 1881. dall’altro la possibilità di 58 .16] Lezione n. avanzato in termini didascalici [come una teoria da insegnare]: • la sequenza dei punti scandisce il percorso di liberazione. L'assimilazione degli errori fondamentali. 3. La facilitazione. a ridosso della pubblicazione di Aurora [luglio 1881] e della stesura di La gaia scienza [1882] e della prima parte dello Zarathustra [1883]. istintuale e storico-sociale – sopra analizzati]. crescono da un lato la [relativa] obiettività e il distacco dello spirito libero.Parte terza: il grande meriggio [lezioni 11. con ciò che rimane della nostra vita . L'individuo come esperimento.. un suo ampliamento ovvero una sua connessione. L'assimilazione del sapere. l'indebolimento della vita . capaci di dissolvere l’ordine e le valutazioni tradizionali. 5. dei nostri errori. 2. Il nostro tipo di felicità in quanto maestri della più grande teoria.è il mezzo più efficace per assimilarla noi stessi. Che facciamo noi. a 6000 piedi al disopra del mare e molto più in alto di tutte le cose umane! [Frammenti postumi 1881-1882. • nel progressivo incorporamento di punti di vista più problematici. Primi d'agosto 1881 a Sils-Maria. rappresenta un passaggio decisivo della elaborazione teorica nietzscheana. un suo giocare. Importanza infinita del nostro sapere. anche di quel sapere che rinuncia. esso traccia un programma di lavoro [a quel punto già in parte sviluppato] e soprattutto una prospettiva entro cui organizzarlo. Lo smascheramento operato nei testi precedenti e le ipotesi destrutturanti ancora in gioco nelle opere in corso di realizzazione. che ne abbiamo vissuto la maggior parte senza sapere la cosa più importante? ci dedichiamo a insegnare questa teoria . con quello di poco posteriore proposto come L7-T1. trovano esplicitamente in questi programmi un nuovo centro di gravità. Il nuovo centro di gravità: l'eterno ritorno delle stesse cose. 11: eterno ritorno L11-T1 Innocenza e ritorno «II ritorno delle stesse cose ABBOZZO 1.noi. con altre prospezioni. 352] Il frammento. cit. una sua dislocazione. L'uomo innocente. p. L'assimilazione delle passioni. l'abbassamento. delle nostre abitudini e modi di vivere per tutto il futuro. (La passione della conoscenza). • la assimilazione indica appunto ciò che abbiamo altrimenti definito incorporamento di prospettive: essa comporta una correzione del punto di vista.

p. come anche per controllare in ogni attimo ogni movimento onde evitare tutto ciò . osservare un divenire. Questi frammenti rivelano la natura latamente cosmologica dell'idea di eterno ritorno. e non vogliamo ricadere nel vecchio concetto del creatore (aumento dal nulla. lo sarebbe eternamente! 2) oppure non vi sono mutamenti nuovi all'infinito.modulare più consapevolmente le proprie relazioni con il mondo esterno. Se in generale il mondo fosse capace di persistere e irrigidirsi. dunque non si potrebbe neppure pensare. 305] «Si proceda all'indietro. che abbia non solo l'intenzione ma anche i mezzi per difendersi dalla ripetizione (consistente nel ricadere in una forma antica). il numero dei prodotti e delle situazioni di forza. p. anche questo dovrebbe essere stato raggiunto. della irriducibile terrestrità dell’uomo in un mondo da cui sono assenti ordine e saggezza trascendenti. Dunque. arbitrio e libertà assoluti nel crescere e nelle qualità) [Ibidem. ma l'inizio dell'attività è assurdo. sarebbe in tal modo posto come qualche cosa di miracoloso in sé e di liberamente e autonomamente creativo e divino. etici. perdendoci in cose non pensabili. qualcosa di ondulatorio. p. L'eterno divenir nuovo presuppone: che la forza aumenti ad arbitrio. 300] «Trasformazioni e situazioni infinitamente nuove di una forza determinata sono una contraddizione. di contro a tutte le passate concezioni teistiche! [Ibidem. e se nel suo scorrere vi fosse soltanto un attimo di “essere” in senso stretto. Se non vogliamo fantasticare. Non c'è arbitrio né in piccolo né nella totalità» [Ibidem. Se il mondo avesse uno scopo. diminuzione dal nulla. non potrebbe più darsi un divenire. per quanto si pensi la forza medesima grande e avara di cambiamento. L’eterno ritorno si innesta in questo contesto: • come sanzione della immanenza. Per noi è assolutamente impensabile qualcosa di non fisso come forza. se si suppone che sia eterna. • ma anche come proposta teorica che impegna e favorisce la assunzione e assimilazione di un punto di vista in grado di trasformare l'uomo. p. bisognerebbe concludere: 1) o essa è attiva soltanto a partire da un punto temporale determinato e cesserà a sua volta di esserlo.ciò implica la mia concezione. dovrebbe essere stato raggiunto: se vi fosse per esso uno stato finale (non intenzionale). di cui sono condizioni: 59 . 319] «II "caos del cosmo" come esclusione di qualsiasi attività finalistica non è in contraddizione con il pensiero del corso circolare: quest'ultimo è appunto una necessità irrazionale senza riguardi formali. 369]. finito [Ibidem. L11-T2 Cosmologia e ritorno «Chi non crede a un processo circolare dell'universo. deve credere al dio con una volontà . così come non lo sono le proprietà della forza. bensì la circolazione di un numero determinato di mutamenti si ripete di continuo: l'attività è eterna. se fosse in equilibrio. estetici.oppure incapacità di ricadere nella stessa posizione: ciò vorrebbe dire che la quantità di forza non è qualcosa di fisso. Se fosse eternamente nuovo nel suo divenire.

• in genere ogni tentativo di presentare. Tuttavia è evidente che tra le premesse dell’ipotesi nietzscheana c’è anche l’impegno a escludere dall’orizzonte cosmologico qualsiasi ombra divina: • esplicitamente si collegano rettilinearità temporale e teismo: la negazione della circolarità implica. tesa ad allontanare.• la riduzione della realtà a quanta di forza. con il concetto della infinità della forza. per l’autore. in ultima analisi. • l'incessante divenire delle forze: in ogni istante ogni configurazione di forza implica necessariamente la successiva. rimanendo la somma globale invariata. • il ritornare delle combinazioni di forza nel loro eterno aggregarsi e disgregarsi è l’esito coerente. una concezione finalistica dell’universo e. nei modi più diversi. intesa come successione illimitata di aggregazioni di forza: il tempo. anzi. è allora palese il suo debito nei confronti del contemporaneo dibattito scientifico. 60 . • la infinità del tempo. il riferimento a una volontà divina. • l’ipotesi dell’inizio assoluto della attività dinamica è un assurdo [quale ragione avrebbe determinato il passaggio? Implicito ricorso teologico]. anche le ipoteche divine sulla scienza. necessariamente determinati nel loro ammontare complessivo: una forza infinita rappresenta per Nietzsche una contraddizione in termini. Il quadro complessivo tracciato nei frammenti può essere così sintetizzato: • una forza determinata non può combinarsi in aggregazioni infinitamente nuove. • la riduzione del mondo a una quantità di forza finita è la seconda. Se questi sono i presupposti del ragionamento di Nietzsche. • la stessa nozione di forza infinita non sarebbe altro che una laicizzazione della tradizionale impostazione teologica. i processi dinamici del mondo naturale come non eterni comporta inevitabilmente l’assunzione di un modello creazionistico. in particolare per quanto riguarda lo specifico problema della forza e delle sue trasformazioni: • la de-divinizzazione della natura è la prima conseguenza della affermazione dello spirito scientifico su quello religioso. coincide con i mutamenti stessi delle forze ed è in questo senso costituito dal divenire. dal momento che la forza implica sempre un livello definito di carica.

un grande minuto di tempo frammezzo.• d’altra parte anche l’idea di un equilibrio statico. e non una ma infinite volte. l’impianto finalistico rinvia a un modello creazionistico che Nietzsche si vieta sulla scorta delle affermazioni della scienza. rimanda anche a questo perenne ripresentarsi della forma conflittuale: ciò che ritorna è. Dunque. In realtà. in ultima analisi. • rimane dunque l’ipotesi che le aggregazioni innumerevoli ma non infinite di una quantità determinata [finita] di forza. in ogni anello dell'esistenza umana vi è sempre un'ora nella quale. deve averlo già raggiunto. si sarebbe indebolito e sarebbe perito. il divenire stesso. riconsegnati alla problematicità del caos e a una necessità che non rimanda a una normatività superiore ma semplicemente al puro estrinsecarsi della forza. nel quale tu sei un grano. E. come una clessidra. lo stesso avviene per l'attimo che ha generato questo e per quello che sarà il figlio dell'attimo attuale. • lo stesso schema argomentativo può essere fatto valere per l’ipotesi di uno scopo nel divenire: nella eternità esso sarebbe stato raggiunto. L11-T3 Esistenza e ritorno «II mondo delle forze non subisce diminuzione: altrimenti. finché tutte le condizioni dalle quali tu sei divenuto. rapporti. Heidegger. eternamente si ripresentino. fa assumere al divenire il crisma metafisico dell’essere [la eternità. è insostenibile: se tale soluzione fosse possibile nella eternità si sarebbe già realizzata. E allora troverai di nuovo ogni dolore e ogni piacere e ogni amico e nemico e ogni speranza e ogni errore e ogni filo d'erba e ogni raggio di sole. La formula eterno ritorno. nel tempo infinito. ma il divenire è una evidenza incontestabile. A essere eterno non è il divenire di un principio. di una sostanza ecc.si presenta il pensiero più possente. ha voluto vedere nella formula nietzscheana una contaminazione tra Parmenide e Eraclito: il ritorno eternizza il divenire. . non ha mai un attimo di quiete. Uomo! la tua vita intera. Per questo un grande interprete. e sempre di nuovo si svuoterà . di là dalle sue valenze indubbiamente cosmologiche. poi a molti. . Si tratta di un affresco cosmico che coincide con quello che si ricavava dalla disumanizzazione della natura. appunto]. in cui siamo. la connessione totale di tutte le cose. alla luce della premessa della infinità temporale. tensioni. in generale. in conclusione di una lunga stagione di costruzioni metafisiche. poi a tutti. splenderà sempre di nuovo. e l'orologio dell'esistenza si sarebbe fermato.. nel circuito cosmico. si verificano di nuovo. la sua forza e il suo movimento sono ugualmente grandi in ogni tempo. Questo anello. nel tempo infinito. di una costante conflittualità di valori. Così questo attimo: esso era già qui una volta e molte volte e parimenti ritornerà.per la prima volta a uno. Quale che sia lo stato che questo mondo può raggiungere. anche in questo caso. quello 61 . L’idea dell’eterno ritorno si lega alla constatazione della inconsistenza di ogni valore che serva da guida o da verità cui appoggiarsi: ne consegue la necessità di un incessante divenire di conflitti. tutte le forze distribuite esattamente come ora. il mondo delle forze non giunge mai a un equilibrio. ma il divenire di conflittualità. sarà sempre di nuovo capovolta. Il mondo delle forze non subisce stasi: altrimenti questa sarebbe stata raggiunta.

Non ti rovesceresti a terra. granello della polvere!". un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: "Questa vita. • il nesso tra ritorno e immanenza. ma. possiamo osservare che: 62 . [Ibidem. 367] «Non mirare verso beatitudini. questo suggello?» [La gaia scienza. [Ibidem. di ordine etico o religioso. p. lontane e sconosciute. la domanda per qualsiasi cosa: "Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?" graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure. è innocente. in ripetizione innumere. benedizioni. non gli si possono in altre parole attribuire scopi da raggiungere. [Ibidem. in cui questa sarebbe stata la tua risposta: "Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina?". [Ibidem.] Questo gruppo di frammenti del 1881 e l’aforisma conclusivo contribuiscono a mettere in rilievo un altro aspetto dell’eterno ritorno. e hanno insegnato a guardare verso un'altra vita indeterminata. grazie. come tu ora la vivi e l'hai vissuta. digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso. 358-9] «Sarebbe orribile. p. 356] «Imprimiamo il riflesso dell'eternità sulla nostra vita! Questo pensiero ha più contenuto di tutte le religioni che hanno disprezzato questa vita come fugace. ma vivere in modo tale che vogliamo vivere ancora una volta e vogliamo vivere cosi per l'eternità! Il nostro compito ci si accosta in ogni momento. a fissarne. quello propriamente esistenziale. ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro. Tre temi colpiscono immediatamente: • il nesso tra ritorno e innocenza. e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te.e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. come nella lettura nietzscheana dei preplatonici. e non ci sarà in essa mai niente di nuovo. farebbe subire una metamorfosi. per l'umanità. per cui ciò che sfugge alla ipoteca di un disegno teleologico è sottratto contestualmente al peso della valutazione morale: il divenire circolare è. un giorno o una notte. non imputabile. per cui l’eterno divenire circolare stringe l’umanità entro un orizzonte terrestre. p. per non desiderare più alcun'altra cosa che questa ultima eterna sanzione. l'ora del meriggio. cit. • il conseguente nesso tra ritorno e umanità liberata. e forse ti stritolerebbe. quale sei ora. Che accadrebbe se. se credessimo ancora al peccato. quanto dovresti amare te stesso e la vita. e tutte nella stessa sequenza e successione . dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte. pp. […]. le ricadute di senso nella vita umana.dell'eterno ritorno di tutte le cose: ogni volta è questa. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa. cioè. 367] «II peso più grande. trattenendola dal miraggio di lontane beatitudini. a te. Per quanto riguarda il primo. qualunque cosa faremo. Se quel pensiero ti prendesse in suo potere. § 341.

• l’anello del divenire chiude tutto ciò che è nelle sue costanti metamorfosi: e quel che è è mera forza. di trasformare l’uomo. Il secondo tema è strettamente collegato alla battaglia critica combattuta da Nietzsche: • eliminato l’orizzonte di senso metafisico. d’altra parte. il ruolo che nella tradizione era stato dell’immortalità. secondo gli esiti della fisica contemporanea. insomma le condizioni per gravare ancora sull’accadere con l’idea di peccato. nel senso che. facendolo eternamente tornare. scandito dalla economia della salvezza. alla totale presenza di sé. in cui il senso provvisorio è dato dalla parabola del tempo storico. capace. contrapponendo casualità e ripetizione. • il vero obiettivo della insistenza sul ritorno è però rappresentato dal modello escatologico cristiano. la piena accettazione del verdetto scientifico: la irredimibile caducità nell’eterna vicissitudine della forza. la riconosceva orientata secondo un fine [telos]. mentre il senso ultimo sarà svelato alla fine dei tempi. a tutto ciò che si vorrebbe eternamente veder ritornare. alla completezza. • l’anello indica dunque. per chi ha rinunciato alla vita in attesa di un’altra vita. • sarà. • esso si abbatte come una eterna sanzione che discrimina sulla base dell’amore per la vita: costituirà il suggello per colui che ha rinunciato alle beatitudini consolatorie e accetta l’esistenza fino in fondo. da parte di Nietzsche. consapevole della sua assenza di senso ma anche della possibilità di crearlo. liberando l’attimo dalla catena rettilineare del tempo. Il terzo tema è quello più complesso nello sviluppo della riflessione nietzscheana: • l’eterno ritorno si presenta da un punto di vista esistenziale come ipotesi [che accadrebbe se] che setaccia. disumanizzata e de-divinizzata la natura. quello che resta è il gioco inesauribile delle forze.• sulla scia di Schopenhauer Nietzsche associa al circolo l’insensatezza. l’eterno ritorno surroga. • nella infinitizzazione del circolo di aggregazioni dinamiche si incrociano necessità [per cui ogni conglomerato di forza sgorga da un precedente] e assenza di un fine da realizzare: mancano. per l’esitante. nell’immanenza terrestre. dona a ogni singolo atto umano un respiro eterno. • in altre parole. 63 . rovesciando il modello greco che. il peso più grande per il meschino. come sottolineato dall’autore. • questo rivela un risvolto morale del ritorno: la tensione verso l’attimo impronta l’esistenza alla pienezza.

la maschera e la liberazione] di G. Klossowski. Genova. il sintetico capitolo [Le categorie dell’”eterno ritorno”] di S. sia lo slancio di chi vuole tornare eternamente. Nietzsche e il circolo vizioso. e i primi capitoli della parte III [Zarathustra. Rispetto al dibattito recente sono fondamentali il contributo di P. D’Iorio. 1995 [consigliabile allo studente per l’impianto complessivo e la discussione dei modelli scientifici ottocenteschi] e quello di M. Ricerche Il tema della lezione è centrale in tutte le ricostruzioni del pensiero di N. in Nietzsche. Milano.. Vattimo. e K. 1981. infine. abbiamo visto. Ferraris. a un rinnovato atteggiamento positivo verso la vita. • nell’ottica della ripetizione possono valere sia il disincanto di chi è conscio di essere parte di una scena riciclata. Adelphi. dopo la sconfitta di ogni forma di superiore dannazione. • ma. Tra i classici si possono segnalare P. La linea e il circolo. Roma.. e l’eterno ritorno. Cosmologia e filosofia dell’eterno ritorno in N. con le gioie e i dolori indistricabilmente intrecciati. Laterza. 64 . l’eterno ritorno dell’identico implica una piena accettazione della vita. cit. a cura di M.. Lo Giudice nel suo Introduzione al lessico di N. L’uomo complementare. cit. Löwith. 1982. Regina. 1990. N. soprattutto. Interessante. Pantograf.. Armando. Roma-Bari. • d’altro canto essa spinge.È chiaro che l’ipotesi introdotta da Nietzsche possa avere conseguenze contrastanti: • nel contesto può contribuire ad accelerare quella dissoluzione del soggetto che sopra abbiamo analizzato: nelle aggregazioni di forza e nel loro infinito ripetersi sembra perdersi ogni identità personale. Ferraris. Ontologia. Il soggetto e la maschera. cit. Per l’inquadramento complessivo possono essere utilizzati il capitolo V [Un tempo infinito per la gioia dell’attimo] di U..

Una volta eravate scimmie.e dunque anche dell’idea di oltreuomo – è della stessa estate 1881 cui risalgono i frammenti decisivi per la messa a fuoco del concetto di ritorno di tutte le cose. 12: oltreuomo L’esperienza della morte di Dio e dell’eterno ritorno è da molti punti di vista intrecciata al mito dell’oltreuomo [o superuomo. dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure! Una volta il sacrilegio contro Dio era il sacrilegio più grande. Oh. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. • Zarathustra. moribondi ed essi stessi avvelenati. in apertura dell’opera. nel testo omonimo [§ 2]. Sono spregiatori della vita.Lezione n. E proprio ciò dev'essere l'uomo per il superuomo: una risata o una dolorosa vergogna. un richiamo esplicito alla morte di Dio. un essere ibrido fra la pianta e lo spettro. e sono morti con Dio anche quei sacrileghi. L12-T1 L’uomo del superamento «Io vi insegno il superuomo. ma Dio è morto. Voi avete fatto la strada dal verme all'uomo. Ma anche colui che è più saggio tra voi. cui segue immediatamente nel testo l’annuncio dell’oltreuomo. incontra un eremita che fugge gli uomini per amare Dio: è l’occasione per introdurre. che lo sappiano o no. affamato. seguito dall’incipit dello Zarathustra. Ma vi ordino io di diventare spettri o piante? Vedete. fratelli. abbandonando il proprio rifugio montano e scendendo agli uomini. e molto c'è ancora in voi del verme. orribile e affamata: e la crudeltà era la voluttà di quest'anima! Ma anche voi. quest'anima era essa stessa ancora macilenta. che per altro si presenta annunciando l’oltreuomo alle folle. la genesi di Così parlò Zarathustra [1883] . Commettere sacrilegio contro la terra è ora la cosa più spaventosa. • l’aforisma 341 [Il peso più grande] di La gaia scienza era originariamente il penultimo della prima edizione a stampa. secondo una diversa e più tradizionale traduzione del tedesco Übermensch]: • nelle opere edite essa costituisce il nucleo più riposto dell’insegnamento di Zarathustra. e ancora adesso l'uomo è più scimmia di qualunque scimmia. Così pensava di sfuggire ad esso e alla terra. • con riguardo alla cronologia. rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di speranze ultraterrene! Essi sono degli avvelenatori. La vostra volontà dica: sia il superuomo il senso della terra! Vi scongiuro. non è che un dissidio. e fare delle viscere dell'imperscrutabile maggior conto che del senso della terra! Un tempo l'anima guardava al corpo con disprezzo: e allora questo disprezzo era la cosa più alta: essa lo voleva macilento. io vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. orribile. Che cosa avete fatto voi per superarlo? Tutti gli esseri hanno finora creato qualcosa al di sopra di se stessi: e voi volete essere il riflusso di questo grande flusso e tornare piuttosto all'animale che superare l'uomo? Che cos'è la scimmia per l'uomo? Una risata o una dolorosa vergogna. fratelli. ditemi: che cosa rivela il vostro corpo della vostra anima? Non è la vostra anima povertà e sporcizia e un miserabile benessere? 65 .

«L'uomo è una corda. sottrae la possibilità dell’azione affermativa della vita. un pericoloso rabbrividire e fermarsi. • il superuomo è ambiguamente presentato come compimento dell’uomo. I passi proposti costituiscono l’esordio della predicazione di Zarathustra. traduzione di S. egli. Il termine risentimento [ressentiment] trova una collocazione tecnica nella tarda riflessione nietzscheana [centrale nella ricostruzione della Genealogia della morale. • il superuomo è connotato come senso della terra. Giametta. Un pericoloso andare al di là. Quel che è grande nell'uomo è che egli è un ponte e non un fine: quel che si può amare nell'uomo è che egli è un passaggio e un trapasso» [Così parlò Zarathustra. un fiume lutulento è l'uomo.In verità. La morale degli schiavi per eccellenza. 4]. C. Sin dal primo incontro con l’eremita egli appare trasformato. E bisogna essere un mare. 1985. risvegliato. del superamento. la disciplina della solitudine. da Nietzsche riplasmata secondo canoni biblici: dopo un lungo ritiro in un’area desertica in cima alle montagne. Platonicamente si potrebbe sostenere che Zarathustra abbia vinto la sua battaglia con le catene e la caverna: ora compie la propria missione per coloro che ancora dormono. il Cristianesimo. Vedete. • l’uomo. per poter accogliere un fiume lutulento senza divenire impuri. 66 . che ha il proprio senso nel superare se stesso. Rizzoli. ricolmo della propria sapienza. È dunque significativo l’orizzonte del suo primo intervento: • dell’uomo si accentua la dimensione del passaggio. un caso in cui la reattività si fa creatrice di valori che negano la vita. annodata tra l'animale e il superuomo — una corda tesa sopra un abisso. una figura di riformatore religioso persiano del secolo VII-VI a. la sua funzione di ponte. per indicare quello che genericamente potremmo definire odio verso ciò non si può essere o non si può avere: si tratta della reazione di coloro cui la debolezza. Per quanto riguarda il primo aspetto: • l’immagine scelta [corda] veicola sia l’idea della tensione sia quella dell’abisso che essa sovrasta. io vi insegno il superuomo: esso è questo mare. per donare loro quanto conquistato con il rigore. anzi. come ente che diviene oltre se stesso. maturato. liberato da ogni forma di risentimento. 1887]. è prospettato strutturalmente come passaggio. è un prodotto del risentimento. un pericoloso essere in cammino. • ma ciò che Nietzsche sembra marcare è la direzione della corda tesa. §§ 3. dunque. in cui può inabissarsi il vostro grande disprezzo. decide di ridiscendere agli uomini per farli partecipi. la mancanza di potenza. un pericoloso guardarsi indietro.

ma cancellato. egli ricadrà irrimediabilmente nella mera animalità. non in alto] dell’umano. • si chiarisce così un passo dell’aforisma 125 di La gaia scienza su L’uomo folle [L10-T1]: lo spazio di Dio non sarà conquistato da una umanità divinizzata. con l’effetto complessivo di un abbrutimento dell’uomo. sulla autoscissione nelle due polarità contrapposte. in altre parole. si torna sul nesso tra anima e corpo. il sacrilegio compiuto dal crudele e voluttuoso ascetismo. 67 . l’uomo che sa progettare oltre se stesso rappresenta anche la speranza di una nuova immanenza. Questo significa allora. è da intendere come alternativa: a meno che l’uomo sia in grado di costruire consapevolmente oltre se stesso. attraverso la quale l’umano [il corpo] è stato frustrato e schiacciato dal risentimento dell’elemento di presunta origine divina [anima]. • ma nella stessa luce è più facile comprendere le immagini utilizzate [corda. nella sua emancipazione dalla scimmia. • in questa luce si spiegano la redenzione della corporeità. non trova più in Dio il proprio orientamento. È tempo che l'uomo pianti il seme della sua più alta speranza. abisso]. che: l’insistenza sull’arco scimmia-superuomo. • l’oltreuomo costituisce allora l’orizzonte di senso di una umanità che si è affrancata dalla trascendenza. che. il suo risentimento nei confronti della terra. lo spazio dell’umanità liberata da Dio è uno spazio terrestre. L12-T2 Oltreuomo e ultimo uomo «È tempo che l'uomo si assegni la sua meta. Questo introduce al terzo passaggio tematico: • il superuomo è il senso della terra: l’uomo del superamento. di trasparenza del complesso di prospettive fisiologiche e istintuali su cui l’autore si era ampiamente intrattenuto nelle proprie riflessioni critiche. nel brano.• d’altra parte l’oltrepassamento non è evoluzione naturale: Zarathustra sottolinea la decisione [La vostra volontà dica] che introduce la nuova dimensione di senso. anche se indubbiamente evocatrice dei contemporanei modelli evoluzionistici. in relazione al secondo punto. che evidentemente veicolano l’idea della problematicità e del pericolo nel superamento [in avanti. in particolare. l’oltreuomo è proposto anche come una meta [mare] nella quale si risolveranno le impurità dell’umanità: questo sembra riferirsi alla capacità di dominio su se stesso.

la frustrazione e la rinuncia a ogni nuova creazione e. Per mettere a fuoco il concetto di oltreuomo è essenziale coglierne la connessione. al rischioso. "Abbiamo inventato la felicità" — dicono gli ultimi uomini e ammiccano.Ancora è il suo terreno a ciò ricco abbastanza. l'ultimo uomo è quello che ha la vita più lunga. con il concetto di ultimo uomo: • l’oltreuomo diventa la speranza più alta in relazione alla affermazione contemporanea dell’ultimo uomo. § 5]. all’imprevedibile. Ma Zarathustra si fece triste e disse al suo cuore: Non mi capiscono: non sono la bocca per queste orecchie» [Ibidem. verrà il tempo in cui l'uomo non scaglierà più il dardo del suo desiderio al di là dell'uomo. se ne va da sé al manicomio. esplicitata dallo stesso autore. • d’altra parte l’oltreuomo è meta. Zarathustra — così gridavano — facci diventare quest'ultimo uomo! E noi ti regaleremo il superuomo!» E tutta la folla esultò schioccando la lingua. […] E qui finì il primo discorso di Zarathustra. • in questo si rivela. positivamente. io vi mostro l'ultimo uomo! "Che cos'è l'amore? Che cos'è la creazione? Che cos'è il desiderio? Che cos'è la stella?" — così domanda l'ultimo uomo e ammicca. Si ama inoltre il vicino e ci si strofina a lui: perché si ha bisogno di calore. compimento dell’umano in quanto idea capace di convogliare l’energia [il caos dentro di sé] ancora disponibile alla creazione. Ma questo terreno diventerà un giorno povero e addomesticato. la sua natura mitica: il disgusto di fronte all’ultimo uomo è sublimato nell’idea di superamento. «Dacci quest'ultimo uomo. verrà il tempo dell'uomo più spregevole. il 68 . Chi vuole ancora governare? Chi ancora obbedire? Sia l'una che l'altra cosa è troppo fastidiosa. e nessun alto albero potrà più crescere in esso. • l’ultimo uomo rappresenta appunto la dispersione. […] Si lavora ancora. che si chiama anche «il proemio»: giacché a questo punto lo interruppe il clamore e il piacere della folla. e su essa saltellerà l'ultimo uomo. perché il lavoro intrattiene. Ahimè. e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare! Io vi dico: bisogna avere ancora il caos in sé per poter partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora il caos in voi. Non si diventa più poveri e ricchi: sia l'una che l'altra cosa è troppo fastidiosa. Hanno lasciato le contrade in cui era duro vivere: perché si ha bisogno di calore. la vittoria della rassicurazione rispetto al nuovo. Ahimè. • ma l’ultimo uomo palesa anche tratti caratteristici della società di massa che andava lentamente affermandosi: la ricerca della felicità generalizzata. forse. all’esperimento e ai rischi connessi. come la pulce di terra. che non potrà più disprezzare se stesso! Vedete. verrà il tempo in cui l'uomo non partorirà più nessuna stella! Ahimè. Nessun pastore e un solo gregge! Tutti vogliono le stesse cose. tutti sono uguali: chi sente diversamente. Ma si cura che l'intrattenimento non nuoccia. La terra sarà allora diventata piccola. che farà tutto piccolo. La sua razza è inestirpabile.

di lotta: l’obiettivo è. e fanciullo alla fine il leone.desiderio di essere gregge [amare il vicino. Non è: abbassarsi. e leone il cammello. la omologazione [tutti vogliono le stesse cose]. insomma. Che cosa è più pesante di tutto. e i pesi più gravi. Perché io possa prenderlo su di me ed essere lieto della mia fortezza. se ne va da sé al manicomio]. strofinarsi a lui in cerca di calore]. asservito. La felicità cui aspira l’ultimo uomo consiste nella eliminazione di tutto ciò che è fonte di conflitti. vuole lottare per la vittoria con il grande drago. la spersonalizzazione [tutti vogliono essere uguali: chi sente diversamente. Si cerca qui il suo ultimo signore: vuol diventargli nemico. quando è l'acqua della verità. rilievo dell’autodominio rispetto alla massificazione del sentire. • nel linguaggio allusivo di Zarathustra dobbiamo allora proiettare nel superuomo la reazione agli sviluppi coevi della modernità: esaltazione della individualità rispetto al gregge. simile al cammello. L12-T3 Liberazione e creazione «Delle tre metamorfosi Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventi cammello. a lui e al suo ultimo dio. e porgere la mano al fantasma quando vuoi farci paura? Tutte queste cose pesantissime prende su di sé lo spirito paziente. che mai odono quel che tu vuoi? O è: scendere in acqua sporca. quello di indurre sonnolenza per godere e divertirsi in santa pace. Esso vuole impossessarsi della libertà ed essere signore nel suo deserto. l’uomo che di fronte alla catastrofe della morte di Dio sceglie di imputridire nella palude della felicità. di confronti. senza respingere da sé le rane fredde e i rospi bollenti? O è: amare coloro che ci disprezzano. Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone. e vuol essere ben caricato. l’uomo che si crede astuto perché preferisce godere in modo meschino piuttosto che battersi da eroe» [Granier]. 69 . quand'essa celebra . • nell’oltreuomo può insomma realizzarsi quell’esperimento di modulazione dei punti di vista attraverso cui guardiamo al mondo e agli altri. per deridere la propria saggezza? O è: separarsi dalla propria causa. per tentare il tentatore? O è: nutrirsi delle ghiande e dell'erba della conoscenza e. Molte cose pesanti ci sono per lo spirito. così si inginocchia. o voi eroi? Così domanda lo spirito paziente.la sua vittoria? Salire su alti monti. Significativa la conclusione del brano: la folla raccolta in piazza chiede a gran voce l’ultimo uomo lasciando a Zarathustra il suo oltreuomo! L’ultimo uomo è dunque «l’uomo stremato. Che cosa è pesante? Così domanda lo spirito paziente. evocato nei testi degli anni precedenti. per lo spirito forte e paziente che alberga la venerazione: la sua fortezza chiede pesi da portare. come il cammello che corre carico nel deserto. per far male alla propria superbia? Far brillare la propria stoltezza. per amor della conoscenza. soffrire la fame nell'anima? O è: essere malato e rimandare a casa i consolateli e stringere amicizia con i sordi. così corre anch'esso nel suo deserto.

un gioco. un santo dir sì. Il «Tu devi» gli sbarra il passo. Ma lo spirito del leone dice: «Io voglio». Prendersi il diritto per nuovi valori — è questo il più terribile prendere per uno spirito paziente e pieno di venerazione. a sottolineare una continuità con il servizio critico offerto a partire da Umano. ma combatte per appropriarsi del loro dominio millenario. troppo umano. questa è per esso una rapina e l'affare di un animale di rapina. tra l’altro. il Così parlò Zarathustra si apre con il discorso proposto. con la cancellazione dell’ipoteca dei valori iscritti sulle squame del drago. In verità. scintillando come l'oro. e su ogni squama splende come l'oro il «Tu devi!» Valori millenari brillano su queste squame. dal momento che è in virtù del suo eroico sacrificio [correre nel deserto] che il leone potrà conquistare lo spazio per la propria emancipazione. • nel contesto la sua funzione è positiva. Fratelli. c'è bisogno di un santo dir sì: ora lo spirito vuole la sua volontà. In verità. allo spirito libero della produzione illuministica. […]» [Ibidem].Qual è il grande drago che lo spirito non vuol più chiamare signore e dio? «Tu devi» si chiama il grande drago. Crearsi libertà e un santo No anche di fronte al dovere: per questo. «Ogni valore fu già creato. Le tre metamorfosi si riferiscono a tre distinti atteggiamenti di fronte alla vita: • il cammello. che cosa sa fare ancora il fanciullo che neanche il leone sapeva fare? Perché deve ancora il leone predatore diventare fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio. È un animale squamato. paziente animale da soma. un primo impulso. che verte. […] Ma dite. fratelli. sull’oltreuomo. • alla coraggiosa assunzione di responsabilità del cammello corrisponde la intrepida battaglia per la libertà del leone: esso non si limita più a un confronto con i valori della tradizione e a una revisione dell’atteggiamento nei loro confronti. indicando il percorso di liberazione sotteso alla figura e la sua peculiarità rispetto. Dopo il Prologo. il perduto-per-il-mondo conquista per sé il suo mondo. simboleggiato dal leone. • lo scontro è stilizzato dall’autore come impatto tra tu devi. incarnato dal drago. lo spirito capace di sobbarcarsi ogni impresa in vista dei propri ideali: Nietzsche. Sì. e ogni valore creato sono io. e così parla il più possente di tutti i draghi: «Ogni valore delle cose risplende in me». non ci dev'essere più alcun "Io voglio"!» Così parla il drago. evoca l’amore della conoscenza e l’acqua della verità. per il gioco del creare. il leone conquista però solo il diritto per una nuova legislazione. una ruota che ruota da sola. e io voglio. perché c'è bisogno del leone nello spirito? Perché non basta la bestia da soma che rinuncia e venera? Creare nuovi valori — ciò non può fare ancora neanche il leone: ma crearsi libertà per un nuovo creare — ciò può la potenza del leone. un ricominciare. rappresenta la venerazione. c'è bisogno del leone. anche senza una citazione esplicita. per esempio. 70 . fratelli. fratelli.

creandolo.. Pasqualotto. rispetto a cui quella del leone è solo funzionale [esattamente come la prima lo era stata nei suoi confronti]: significativamente Zarathustra suggerisce il fanciullo. cit. Utili le pagine sintetiche di G. che possono intervenire a indicare una meta terrestre all’umanità contemporanea. richiama immediatamente l’interpretazione di Eraclito [vedi L2T2 e T3].. questa articolazione sembrerebbe implicare che: • allo spirito sostanzialmente negativo [la rinuncia ovvero la lotta] delle prime due figure. sopra ricordate.. il capitolo Zarathustra in Dialogo con N. • ai fini in continuo cambiamento si deve contrapporre. • possiamo amare solo ciò che ci è affine: più di tutti amiamo ciò che è frutto del nostro pensiero. a cura di G. 1990 e soprattutto l'edizione commentata di Così parlò Zarathustra. e. nel fanciullo si contrappone la positiva spontaneità: per la creatività di nuovi valori è necessario essersi emancipati anche dall’impegno critico. comprenderlo grazie alla scienza. • nella misura in cui ciò è insopportabile per l’uomo. un solo fine. ma noi possiamo afferrarlo. • forse si può anche suggerire una lettura mitica: nella figura dell’oltreuomo precipitano tutti gli elementi positivi [emancipazione dalla tradizione. Vattimo. Milano. più volte citato. cit. Proiettata sull’oltreuomo. 1985. Dedicati al concetto il capitolo sesto [Un futuro nella fedeltà] del saggio di Regina. Milano. e il quinto capitolo [L'oltreuomo e il mondo liberato] della terza parte di G. Rizzoli. il capitolo primo [L'uomo che diviene] della terza parte di F. si deve contrapporre la creazione. spontaneità] del faticoso percorso critico nietzscheano. Penzo.. Mursia. oblio. che anche nel nuovo contesto si incrocino gioco e innocenza e che esplicitamente la creazione sia associata all’oblio. Per apprezzare il concetto di creazione in Nietzsche possiamo ricorrere ai frammenti. • il superuomo ha inizio [ammettendo che il fanciullo sia comunque figura aurorale e non matura] laddove cessa l’azione dei valori millenari ma anche il frastuono delle campagne contro di essi: in questo senso esso rappresenta certamente un compito e una speranza per il futuro. • il nostro materiale è tutto quanto abbiamo incorporato: esso ci vincola. Ricerche Il tema della lezione è centrale in tutte le ricostruzioni del pensiero di N. Il soggetto e la maschera. dello stesso autore. in effetti. che ne stabiliscono la cornice di senso: • non esiste nulla che abbia valore in se stesso. che. più che una realtà. Lo scriba del caos.• tuttavia essa richiederà una figura diversa. dominio di sé. Invito al pensiero di N. L'uomo complementare. nella produzione nietzscheana. 71 . cit. • dobbiamo rendere pensabile l’intera natura a nostra misura. piena accettazione della problematicità dell’esistenza. • non è un caso. quindi creare l’oltreuomo. Masini.

e che l'uomo è qualcosa che dev'essere superato. E questo è tutto il mio poetare e affaticarmi.Lezione n. . riconducetela al corpo e alla vita: perché dia alla terra il suo senso. e quant'altro sospesi sull'uomo.che l'uomo è un ponte e non un fine: che si chiama beato per il suo meriggio e la sua sera. 72 . Ahimè. l'uomo è stato un esperimento. E come sopporterei di essere uomo se l'uomo non fosse anche poeta e scioglitore di enigmi e redentore del Caso? Redimere i trapassati e ricreare ogni "Così fu" come un "Così volli!" . Il vostro spirito e la vostra virtù servano il senso delle terra. • la realtà più sublime: l’olteruomo.la parola di Zarathustra del grande meriggio. 13: amor fati Quando. molta ignoranza ed errore sono in noi diventati corpo! Non solo la ragione di millenni. cit. Fate che essa non voli via dalle cose terrene e non sbatta con le ali contro pareti eterne! Oh. Della redenzione] «Fu anche là che raccolsi per strada la parola «superuomo». come seconde aurore purpuree. fratelli.Solo questa sarebbe per me redenzione!» [Ibidem. e sull'intera umanità ha sinora regnato l'assurdo. Sì. l’eterno sì a tutte le cose. ma anche la loro follia erompe in noi. In cento modi hanno tentato e hanno sbagliato finora sia lo spirito che la virtù. È pericoloso essere eredi. • il concetto di Dioniso: la piena accettazione della vita. sulla terra la virtù che è volata via — sì. come via verso nuove aurore: . come me. a un passo dalla follia che lo avvolgerà dal 3 gennaio 1889 alla morte [25 agosto 1900]. fratelli: e il valore di tutte le cose sia da voi stabilite in modo nuovo! Perciò dovete essere combattenti! Perciò dovete essere creatori!» [Così parlò Zarathustra. II. Nietzsche tornerà su Così parlò Zarathustra ricostruendone la genesi e il contesto di composizione. che io poeto e compongo in unità ciò che è frammento ed enigma e orrendo caso. § 2] «Io mi aggiro tra gli uomini come tra i frammenti dell'avvenire: di quell'avvenire che io vedo. I.. con la potenza della vostra virtù! Il vostro amore che dona e la vostra conoscenza servano il senso della terra! Così vi prego e vi scongiuro. un senso umano! In cento modi volò via ed errò in passato sia lo spirito che la virtù. Ancora lottiamo a passo a passo con il gigante Caso. Della virtù che dona. Ahimè. L13-T1 La redenzione «Rimanete fedeli alla terra. nel tardo Ecce homo [dicembre 1888]. il senza-senso. nel nostro corpo alberga ancora tutto questo delirio ed errore: essi sono diventati lì corpo e volontà. egli avrà modo di marcare in particolare tre elementi dell’opera: • il pensiero più abissale: l’idea dell’eterno ritorno. ci fu sempre tanta virtù che volò via! Riconducete.

implicito negli esiti delle ultime lezioni: come può la prospettiva dell’eterno ritorno convivere con la creatività. • essa allude miticamente all’oltreuomo come unità di senso. allo spirito.come poeta. al corpo. soltanto questo insegnai loro a chiamare redenzione» [Ibidem. Delle tavole vecchie e nuove. • il corpo è allora la grande ragione di cui ciò che noi chiamiamo ragione è un piccolo strumento.In verità. la spontaneità istitutrice di nuovo senso dell’oltreuomo? ovvero. celeste-terrestre ecc. A redimere il passato nell'uomo e a ricreare ogni «Così fu». . della Gaia scienza. in che modo l’idea del ritorno mantiene ancora aperto l’orizzonte del futuro rappresentato dalla speranza dell’oltreuomo? La modalità intravista da Nietzsche-Zarathustra è quella della redenzione: • essa si presenta come richiamo alla terra. A proposito del corpo e del tradizionale nesso corpo-anima Nietzsche assume una posizione piuttosto netta: • nel corpo rivive e si carne tutto il passato di ogni divenire organico: attraverso e oltre il corpo scorre un immenso fiume invisibile. • anche l’espressione io non si riferisce dunque. • essa significa dunque recupero della grande salute [l’espressione. e a redimere creando tutto ciò che fu. • l’anima non è che strumento del corpo. § 3] I tre passi dell’opera sono proposti per avvicinare un nodo fondamentale. Insegnai loro tutto il mio studio e travaglio: poetare in unità e stringere insieme ciò che è frammento nell'uomo ed enigma e orrendo caso. in ultima analisi. parola per indicare qualcosa del corpo. . spirito-materia. ricomposizione della frammentazione ma anche delle scissioni che il pensiero metafisico ha prodotto [anima-corpo. all’anima. 73 .Questo io chiamai redenzione per loro. e sopra le nuvole e il giorno e la notte stesi ancora il riso come una tenda variopinta. • essa spinge affinché la casualità dello sguardo che ha dominato il percorso dell’umanità sia sostituita dal cosciente progetto di costruzione di un senso terrestre. alla vita.]. III. • in questa prospettiva il corpo è una pluralità con un solo senso. è esplicitamente evocata dall’autore nel capitolo di Ecce homo dedicato allo Zarathustra]. • essa implica allora la consapevolezza dell’incorporamento dell’errore metafisico e lo sforzo per metterlo in luce. finché la volontà dica: «Ma così volli! Così vorrò». al soggetto ma al corpo e alla sua grande ragione: essa non dice «io» ma fa «io». contro la millenaria distrazione celeste. scioglitore di enigmi e redentore del caso insegnai loro a creare nell'avvenire. anche nuove stelle feci vedere insieme con nuove notti. di uno spirito e di una virtù terrestri.

la sua solitudine è il suo sprofondare nella realtà per riconsegnarla redenta dalla maledizione dell’ideale. di redimere solo la terra. Questa tracotanza e questa follia ho posto in luogo di quella volontà. accettandolo fino in fondo nella sua casualità e fornendogli il proprio senso [poetare in unità].Di redenzione nei testi si parla tuttavia anche in un’altra prospettiva: • non si tratta. • in questo modo redenzione equivale anche a volere e ricreare. . • se il ritorno porta con sé la insensatezza. intrecciate. cioè la sua rettilineare voracità [la direzione teleologica. che io ho restituita a tutte le cose. amici miei. Prima del levar del sole] «Avete mai detto Sì a un piacere? Allora. avete detto Sì anche a tutta la sofferenza. il cielo tracotanza». quando ho insegnato che sopra di esse e attraverso di esse non c'è nessuna «volontà eterna» che voglia. sentito come parte di un senso che l'oltreuomo dovrà avere la potenza [volontà] di determinare [stringere insieme]. la volontà può riscattare il così fu. Parlando del redentore Nietzsche marca alcuni tratti pregnanti: è l’uomo del grande amore e disprezzo. innamorate. che annullano la distanza tra passato e futuro. Tutte le cose sono concatenate. il cielo accidente. liberandola dalla servitù della finalità. come il suo tetto rotondo.se avete mai 74 . infatti. nel caos aperto dalla distruzione delle coordinate metafisiche e religiose. ma la liberazione dall’ideale è anche redenzione da quanto ne scaturisce: nichilismo. lo spirito creatore che spinge lontano da ogni trascendenza. è un benedire e non un bestemmiare. III. ma anche il tempo. quando ho insegnato: «In tutte le cose solo questo è impossibile: la razionalità!» [Ibidem. quando insegno: «Sopra tutte le cose sta il cielo caso. di rompere.è questa la più antica nobiltà del mondo. In verità. onde avere un giorno le mani libere per benedire. Ma questo è il mio benedire: stare sopra ogni cosa come il suo proprio cielo. l'economia della salvezza] per recuperarne l'innocenza. restituzione della terra alla sua meta. e bene e male stessi non sono che ombre intermedie e umide afflizioni e nuvole vagabonde. la sua campana azzurra e la sua eterna sicurezza: ed è beato chi così benedice! Giacché tutte le cose sono battezzate al fonte dell'eternità e al di là del bene e del male. L13-T2 La benedizione «Io sono diventato uno che benedice e che dice sì: e per questo lottai a lungo e fui un lottatore. il cielo innocenza. Questa libertà e serenità celeste io ho posto come azzurra campana su tutte le cose. e affrancamento della volontà. «Per accidente» . • questo comporta una trasformazione dell'atteggiamento verso il passato: esso non è più consegnato a una irreversibile lontananza ma. volontà del nulla.

per l'impasto di felicità e sofferenza riconosciuto inevitabile nella sua irrazionalità e coraggiosamente evocato come orizzonte proprio dell'oltreuomo. 1977. se avete mai detto «Tu mi piaci. gridando instancabilmente da capo. abbandonata la rettilinearità del tempo. Il filo che lega i due passi di Così parlò Zarathustra e l'aforisma di Al di là del bene e del male [1886] è quello della affermatività della figura dell'oltreuomo: • essa procede di pari passo con la destrutturazione metafisica della realtà e la sua crescente problematicità. • nell'amore per il mondo. oh. per tutta l'eternità. se il circolo è vizioso in quanto annulla ogni orientamento predeterminato. 75 . • nella consapevolezza che. amatelo in eterno e in ogni tempo: e anche alla sofferenza dite: passa. • imponendo uno sguardo nuovo sulle cose. Tutto ciò si traduce: • in una adesione totale alla casualità dell'accadere: la fedeltà alla terra è rigorosa nella piena accettazione di gioia e dolore. senza proprio volerlo. § 10] «Chi come me si è sforzato a lungo di pensare il pessimismo in tutta la sua profondità […] costui con ciò. ma in fondo a quello.e si rende necessario . Bortoli Cappelletto. si incontrano nel ritorno]. nella prospettiva del ritorno e quindi del consenso a tutti i risvolti problematici. innamorato.tutto di nuovo. ma ritorna! Giacché ogni piacere vuole eternità! [Ibidem. ma all'intero dramma e spettacolo. attimo!». intrecciato. più affermatore del mondo. . dal passato al futuro [i quali. § 56]. IV.e che lo rende necessario: poiché ha sempre nuovamente bisogno di sé .voi eterni. traduzione di S. • ma coinvolge anche la dissoluzione di ogni residua ombra divina. Newton Compton. ma vuole riaverlo così come fu e è. che non solo ha imparato ad adattarsi e a sopportare ciò che fu ed è. al quale questo spettacolo è necessario . • nella affermazione della propria vitalità.voluto l'una volta due volte. il proprio amore per la vita. Il canto del nottambulo. a dispetto delle difficoltà. e non solo a uno spettacolo. allora avete amato il mondo. di ogni volontà eterna. tutto concatenato. affrancate dalla finalità e recuperate alla accidentalità. ha forse aperto gli occhi sull'ideale opposto: l'ideale dell'uomo più arrogante.Come? E questo non sarebbe -circulus vitiosus deus?» [Al di la del bene e del male. è divino perché concede di proiettare senso. Roma. felicità. collocati al di là del bene e del male [ritorna dunque il tema della riflessione giovanile sulla innocenza del divenire]. tutto in eterno. allora avete voluto che tutto ritornasse! . soffio. più vitale. non rivolgendosi soltanto a sé.

con il più volte annunciato e ridefinito progetto di un’opera. ciò che vi spinge e vi appassiona? Volontà di rendere pensabile tutto ciò che è: così chiamo io la vostra volontà! Voi volete rendere pensabile tutto ciò che è: giacché voi dubitate. E anche tu. di ciò che è superiore. 76 . che esso sia già pensabile. come suo specchio e immagine. tale progetto fosse alla fine abbandonato dall’autore e parte del materiale predisposto riciclato nelle ultime uscite a stampa prima della follia [Crepuscolo degli idoli. appunto. 14: volontà di potenza A partire dal 1880. lì si sacrifica vita: per la potenza! Che io debba essere lotta e divenire e scopo e contraddizione degli scopi: ah. ad essa e al mio amore: così vuole la mia volontà. dalle riflessioni di Aurora dedicate al senso di potenza. chi indovina la mia volontà indovina certo anche per quali vie tortuose essa debba passare! Qualunque cosa io crei e comunque l'ami: ben presto sono costretta a diventarle nemica. saggissimi. Questa è tutta la vostra volontà. Certo. più vario: ma tutte queste cose sono una sola e un solo mistero. come potrebbe ancora voler esistere? Solo dove è vita è anche volontà: ma non volontà di vivere. destinata a diventare il perno del tentativo sistematico prodotto da Nietzsche soprattutto nella seconda metà degli anni Ottanta. disse. Deve diventare liscio e ligio allo spirito. Un’opera con la titolazione originale. L’anticristo in particolare]. e ciò che è già in esistenza. la mia volontà di potenza cammina anche con i piedi della tua volontà di verità! Non colse certo la verità colui che scoccò alla sua volta l'espressione della “volontà di esistere”: questa volontà infatti — non esiste! Giacché: ciò che non è non può volere. sei solo un sentiero e un'orma della mia volontà: in verità. Del superamento di sé]. uscirà postuma [1901 e poi. in versione ampliata. voi chiamate ciò volontà di generare o istinto dello scopo. L14-T1 Volontà di potenza come vita «“Volontà di verità” chiamate voi. bensì — così ti insegno io — volontà di potenza! Molte cose sono da chi vive apprezzate più della vita stessa. Voi volete ancora creare il mondo davanti al quale potervi inginocchiare: questa è la vostra ultima speranza ed ebbrezza. nonostante le sue successive revisioni. che segui la conoscenza. ma nell'apprezzare stesso parla: la volontà di potenza!”» [Così parlò Zarathustra. ulteriore. saggissimi. e veramente. come volontà di potenza. nei testi nietzscheani si ritrovano tracce della elaborazione della nozione di volontà di potenza. cit. Ma esso si deve adattare e piegare a voi! Così vuole la vostra volontà. con giusta diffidenza. guarda. Preferisco perire che rinunciare a quest'una cosa. II. La volontà di potenza. che avrebbe dovuto originariamente portare come sottotitolo Trasvalutazione di tutti i valori..Lezione n. io sono quella che sempre deve superare se stessa. È un fatto che. e anche quando parlate del bene e del male e dei giudizi di valore. pubblicata a cura della sorella e dell’amico Peter Gast seguendo in parte le indicazioni redazionali dell’autore ma anche con discutibili interventi. 1906]. E questo segreto mi confidò la vita stessa: “Vedi. dove si perisce e cadono le foglie.

• essa si manifesta. A queste tracce possiamo associare una importante equazione: • la vita. apprezzare. Così possiamo subito individuarne i livelli di significato: • volontà di potenza come conoscenza [la passione della conoscenza di cui parlavano i testi illuministici]. anzi ciò che esiste. come tentativo di appropriazione della realtà in termini di pensabilità. nella legislazione morale dei saggissimi si manifesta una gerarchizzazione di valori in realtà del tutto funzionale alla loro affermazione. un vaglio da parte di una forza in grado di valutare. • volontà di potenza come creazione. ma alla violenza esercitata affinché tutto sia assimilabile al pensiero. limitandosi semmai solo a determinarla. il pensiero deve potersi specchiare nelle cose e dunque esse devono essere preparate allo scopo [una radicalizzazione della filosofia trascendentale di matrice kantiana]. la passione della conoscenza non alluderebbe a un atteggiamento speculativo. volontà di esistere: l’autore esplicitamente prende le distanze dalla impostazione schopenhaueriana.Il primo testo che proponiamo è del 1883 e rappresenta una descrizione della volontà di potenza che sostanzialmente Nietzsche non avrebbe poi mai più sconfessato. cioè. • non. • così. è volontà di potenza. invece. Ma la volontà di potenza è anche matrice dei valori: • bene e male sono ricondotti a espressioni della potenza: il giudizio di valore presuppone un saggio. • volontà di potenza come morale. Infine si intravede il ruolo della volontà di potenza come creazione: 77 . Per quanto riguarda la riduzione della volontà di verità a verità di potenza: • Nietzsche reinterpreta l’istanza teoretico-contemplativa come urgenza di dominio espressa sul piano gnoseologico. • in altre parole ancora. • violenza in quanto a tale scopo tutto deve diventare liscio e ligio allo spirito. • questa sancisce positività e negatività sulla scorta della possibile espansione di potenza che le valutazioni stesse comportano.

sulla base di quelli similari.• essa si esprime. com'è logico).come un'illusione. alla vittoria su sé stessi non è che un'altra modalità di espansione della potenza. che conservava la duplicità di piani. se si prende come punto di partenza la coscienza morale del metodo. ma ciò è anche imposto. • è in virtù della volontà di potenza che i saggissimi vogliono creare un mondo davanti a cui inginocchiarsi. infatti. nutrizione. Non accettare molteplici specie di causalità. La nozione di volontà di potenza non deve tuttavia far pensare a un nuovo nucleo metafisico che si esprimerebbe nella molteplicità dei suoi fenomeni: essa. una “apparenza”. l’impulso stesso al superamento di sé. la molteplicità e il conflitto a quello fenomenico. infatti. una essenza metafisica] nelle sue articolazioni. L14-T2 La volontà di potenza nel mondo «Posto che nient'altro sia “dato” come reale. anche il cosiddetto mondo meccanicistico (o “materiale”)? Non già .Infine.come una forma primitiva del mondo degli affetti. salvo appunto quella dei nostri istinti . magari tortuosamente. la sua connotazione conflittuale ne rivela la strutturale complessità: la volontà di potenza è la pluralità di forze in conflitto reciproco: la vita è presentata come gioco e contrasto di forze.voglio dire . eliminazione. attribuendo l’unità a quello metafisico.il pensare. a sua volta. Il brano scopre soprattutto l’equazione fondamentale: la volontà di potenza o volontà di dominio è la vita stessa: ovunque è vita è anche volontà di potenza. nelle costruzioni di senso che sono proiettate in vece dei tradizionali assetti metafisici. fintantoché il tentativo 78 . un altro modo di dire vita. anzi. come una specie di vita istintiva in cui anche tutte quante le funzioni organiche con la loro autoregolazione. assimilazione. la stessa forza affermativa di dominio e possesso. è una formula per significare la vita [che non è. in cui giace ancora conchiuso in una possente unità tutto ciò che poi si ramifica e si plasma nel processo organico (e pure si assottiglia e s'infiacchisce. piuttosto. in tal senso la volontà di potenza di Nietzsche è concettualmente diversa dalla nozione di volontà di vivere di Schopenhauer. e che non si possa discendere o salire ad alcun'altra “realtà”. tutto ciò che passa per tendenza o istinto è propriamente volontà di potenza: in tutte le forme della vita si esprime. non soltanto è permesso fare questo tentativo. è soltanto un rapportarsi reciproco degli istinti -: non sarebbe allora permesso di fare il tentativo e di porre la questione se questo “dato” non basti a intendere. una “rappresentazione” (nel senso di Berkeley e di Schopenhauer). salvo il nostro mondo di bramosie e di passioni. bensì come qualcosa avente lo stesso grado di realtà dei nostri stessi affetti . ricambio sono sinteticamente congiunte l'una all'altra come una preformazione della vita? .

se noi crediamo alla causalità del volere: se ci comportiamo in questo modo . “Volontà” può agire naturalmente su “volontà” e non su “materia” (non sui “nervi”. il mondo materiale sarebbe allora una sorta di forma primitiva del mondo degli affetti. per esempio): insomma. Il mondo veduto dall'interno. Il problema del metodo è sollevato esplicitamente dall’autore che richiama il principio di economia nella formulazione di ipotesi di riduzione causale: il punto di partenza del procedimento nietzscheano è rappresentato dalla assunzione che ci sia dato come immediatamente reale solo il nostro mondo di desideri e passioni. in cui quanto si esplica e articola in questo è ancora trattenuto in una salda unità. in Opere. In definitiva la questione è se noi effettivamente riconosciamo la volontà come agente. occorre osare l'ipotesi se. siamo costretti a fare il tentativo di porre ipoteticamente la causalità del volere come causalità esclusiva. il secondo è invece costituito da una estensione analogica: se tutte le espressioni della attività umana sono riferibili a desideri e passioni. posto che si potesse ricondurre tutte le funzioni organiche a questa volontà di potenza e si trovasse in essa la soluzione del problema della generazione e della nutrizione . ci si sarebbe con ciò procurati il diritto di determinare univocamente ogni forza agente come: volontà di potenza. vol. Adelphi.e se ogni accadimento meccanico. § 36.cioè della volontà di potenza. in quanto in esso diventa operante una forza. coinvolgendo anche il mondo meccanicistico? L’ipotesi sarebbe. mi sia consentito dire): è questa una morale del metodo a cui oggi non ci si deve sottrarre .Posto infine che si riuscisse a spiegare tutta quanta la nostra vita istintiva come la plasmazione e la ramificazione di un'unica forma fondamentale del volere . Masini.consegue “dalla sua definizione”. • attesta inoltre la riduzione di tutto il reale a volontà di potenza. quella di una identità di realtà tra istinti e enti materiali. Milano.e in fondo la fede in tutto questo è appunto la nostra fede nella causalità stessa -.si tratta di un solo problema -. il primo passo della riduzione [in larga parte già compiuto nei testi in precedenza esaminati] consiste nel ricondurre all’istinto le altre forme della nostra vita: il pensare è per esempio ritradotto in termini di relazioni tra istinti. tale unificazione metodologica dovrebbe quindi prevedere un rovesciamento di prospettiva: partiti dall’organico e retrocessi all’inorganico seguendo la pista 79 . 1976].sarebbe appunto “volontà di potenza” e nient'altro che questa» [Al di là del bene e del male.sino all'assurdo. il mondo determinato e qualificato secondo il suo “carattere intelligibile” . perché non tentare una ulteriore riduzione. L’aforisma riveste una grande importanza da tre punti di vista: • esso contiene una rara indicazione metodologica riguardo all’ipotesi nietzscheana. non agisca il volere sul volere . effetto del volere. non sia appunto forza volitiva.di far bastare una soltanto di esse non si sia spinto sino al suo limite estremo (. come direbbe un matematico. VI. come è la mia tesi -. . dunque. 2. che esso costituisca per noi una evidenza. ovunque vengano riconosciuti “effetti”. • e in tal senso solleva il problema della portata metafisica dell’ipotesi. traduzione di F.

Se la morale del metodo impone di prospettare l’estrema ipotesi riduzionistica. non è ipostatizzata. • essa. è possibile rileggere tutto il processo dal basso. come progressiva ramificazione del fisico nell’organico. ma ritrovata semplicemente come interno del mondo. modulazione di una unica forma fondamentale del volere. fissata come un incondizionato da cui deriverebbe la molteplicità fenomenica. nella misura in cui presenta una ipotesi nuova servendosi di una concettualità tradizionale [realtà. • la vita istintiva sarebbe a sua volta plasmazione. • l’uso del singolare [la volontà di potenza] è in realtà autorizzato solo per il comune denominatore. come rivelerebbe anche l’uso del termine mondo. del gioco attrattivorepulsivo di costellazioni di potenza. carattere intelligibile]. il punto d'arrivo della riduzione investe la volontà di potenza come denominatore comune di ogni forza agente a tutti i livelli. cioè l’altra faccia cui rinviamo per conoscerlo. plasmazione di un’unica forma. 80 . è dunque la nozione di volontà di potenza a fungere da principio: • le relazioni meccaniche sarebbero effetto del volere. infine. • la stessa riduzione al principio operata metodologicamente sembrerebbe evocare il nesso uno-tutto. come gioco di forze. • inoltre non sembrerebbe dubbia l’intenzione di coinvolgere nella riflessione la realtà nella sua totalità. il mondo sarebbe così volontà di potenza. senza una struttura o una organizzazione predeterminata o una intelligenza plasmatrice. Ma non diventa essa una entità metafisica? La questione è complessa: • il linguaggio di Nietzsche è volutamente ambiguo. a partire comunque dal pluralismo di forze: ogni forza agente è determinata come volontà di potenza. Tuttavia è anche vero che: • ancora si intravede la natura caotica del mondo. • la conclusione è che ogni forza agente potrebbe essere interpretata come volontà di potenza.dell’istinto. • le funzioni organiche sarebbero riconducibili allo strutturarsi della volontà di potenza. soprattutto laddove l’autore parla di ramificazione. rendercelo intelligibile. apparenza.

Chiaro anche G. Accessibile e molto documentata la ricostruzione di K. Jaspers. nel modo di usare l’energia: la meta è la trasformazione della energia in vita. Trieste. 2000. Granier. Galimberti. Mursia... Feltrinelli. 1998. Nietzsche e Heidegger. di cui marcava tre caratteri essenziali: • la provvisorietà. Franco Angeli. Volontà di potenza e critica del testo. Nietzsche. Ricerche L’analisi complessiva più chiara della nozione di volontà di potenza in lingua italiana è quella di un grande specialista tedesco. Sintetico e efficace il capitolo dedicato alla volontà di potenza in J. W. insomma. Milano. Milano. ma puntuazioni di volontà che accrescono e diminuiscono costantemente la loro potenza: da un punto di vita meccanico. Si trattava. Milano. Nietzsche.Sotto il titolo di La volontà di potenza Nietzsche riconosceva esplicitamente di introdurre una nuova filosofia. contenuta nel saggio La volontà di potenza in N. la energia del divenire totale rimane costante. in Volontà di potenza e nichilismo. 81 . 1979. Feltrinelli. 1984. Nietzsche. Nel merito Nietzsche ribadiva in diversi frammenti che non c’è una volontà.. cit. da un punto di vista economico. • la preliminarità. nella prima parte del suo Nietzsche. il capitolo 4 [L’ultimo N. Edizioni Parnaso.] di Che cosa ha detto veramente N. Molto utile per un inquadramento del problema M. attualmente direttore della edizione critica dell’opera nietzscheana. Questa volontà di potenza si esprime nella interpretazione. 1996. in AA. nonché. essa sale fino a un vertice e ridiscende in un eterno circolo. Introduzione alla comprensione del suo filosofare. dello stesso autore. [capitolo I significati della volontà di potenza]. Vattimo Il soggetto e la maschera. VV. Rimane fondamentale il capitolo quinto [Interpretazione del mondo] del libro secondo di K. Milano. • la sperimentalità.. il tentativo di una nuova interpretazione di ogni accadere. Montinari. di un preparativo che doveva valere solo come preludio a una serietà per la quale erano richieste orecchie iniziate ed elette. Una guida. Müller-Lauter. cit.

esiste solo grazie alla vostra interpretazione e alla vostra cattiva «filosofia». -. e cioè che il suo corso è «necessario» e «calcolabile». oppure già una fiacca e blanda metafora . . Con lo spunto filologico iniziale l’autore ha modo nell’aforisma di giocare il riferimento alla testualità [il tema del libro della natura era stato centrale nella rivoluzione scientifica]: • la polemica è condotta contro i cattivi metodi interpretativi di coloro che ingenuamente proiettano il modello dell’egualitarismo giuridico moderno come normatività nella natura. Il tema privilegiato nel nuovo contesto è quello della interpretazione: • della nozione stessa di volontà di potenza come risultato di una interpretazione. in modo tale che quasi ogni parola e addirittura la parola «tirannia» finirebbe per sembrare inutilizzabile. «Ni dieu. si maschera ancora una volta come un secondo e più raffinato ateismo. con i quali voi venite incontro a sufficienza agli istinti democratici dell'anima moderna! «Ovunque uguaglianza di fronte alla legge. tanto meglio» [Al di là del bene e del male. proprio la imposizione di una potenza dispoticamente spregiudicata e impietosa .e voi vi affrettereste certo ad obiettare. come vecchio filologo che non può rinunciare alla malizia. ma perché le leggi vi mancano assolutamente e ogni potenza in ogni momento giunge alla sua estrema conseguenza. traduzione di S. ni maître» . con intenzione e metodo interpretativo opposto sapesse leggere nella medesima natura e in relazione ai medesimi fenomeni.anche voi lo volete: e perciò «viva la legge di natura»! non è vero? Ma.essa non è un dato di fatto.la natura non ha a questo proposito nulla di diverso e nulla di migliore di noi»: un garbato espediente mentale. con il quale l'ostilità plebea contro tutto quanto è privilegiato e sovrano. di mettere il dito su certi cattivi metodi interpretativi: ma quella «normativa della natura». L15-T1 Testo e interpretazione «Mi si conceda. § 22].un interprete che in tal modo vi mettesse davanti agli occhi l'assolutezza senza eccezioni di ogni «volontà di potenza». di cui voi fisici parlate con tanto orgoglio.Lezione n.. di appiattimento plebeo e una 82 . forza interpretante.ebbene. e tuttavia finirebbe con ciò per sostenere di questo mondo la stessa cosa che sostenete voi.. • così lo scientismo che vuole riscontrare l’universale sovranità della legge sarebbe in realtà un tentativo di omologazione. piuttosto solo un riadattamento ingenuo-umanitario e una distorsione. non è un «testo». e potrebbe arrivare qualcuno che. • della volontà di potenza come attività. 15: interpretazioni non fatti Un aspetto interessante dell’uso da parte di Nietzsche della nozione di volontà di potenza è legato al suo incrociarsi con la riflessione sul prospettivismo che abbiamo visto emergere progressivamente nella produzione critica. da Umano. troppo umano a La gaia scienza. Bortoli Cappelletto. ma non perché in esso dominano le leggi. questa è interpretazione. .troppo umana. come se. come si è detto. non testo. Ammesso poi anche che ciò sia solo un'interpretazione . .

pp. quella. come qualcosa che diviene. intesa a cancellare ogni traccia di dominazione superiore. • le si può contrapporre la prospettiva rovesciata.forma latente di ateismo. insoddisfacente. Milano. come una falsità che si sposta sempre di nuovo e che non si avvicina mai alla verità. tra l’altro. Il mondo che in qualche modo ci interessa è falso. in Opere. perché .. 101-2]. • non per questo verrebbero meno necessità e calcolabilità: ma non sulla scorta della normatività sovrana. 1975. vol. VIII. ossia nella volontà di potenza.tutte queste cose si ritrovano ovunque nei miei scritti. bensì un'invenzione e un arrotondamento di una magra somma di osservazioni. insomma. che ogni elevazione degli uomini comporti il superamento di interpretazioni più ristrette.non c'è una verità» [Frammenti postumi 1885-1887. L15-T2 Interpretazione e valore «Che il valore del mondo stia nella nostra interpretazione (e che forse in qualche luogo siano possibili interpretazioni diverse da quelle meramente umane). che ogni rafforzamento mai raggiunto. ossia non è una realtà. ci conserviamo per lo sviluppo della potenza. nelle implicazioni del suo antropomorfismo. in virtù delle quali noi nella vita. di una natura come volontà di potenza. cit. ma apparentemente accolta in pieno: non si tratta dunque di opporre la rigidità di un testo dato all’altra. • ciò comporta però anche l’impossibilità di sottrarsi alle interpretazioni: la lettura nietzscheana è. 83 . Nell’intervento nietzscheano possiamo dar rilievo ad alcuni passaggi: • rimane marcatamente ipotetico il riferimento alla nozione di volontà di potenza: almeno nei testi pubblicati questa impronta sembrerebbe costante ed è forse significativo che il progetto di svilupparne sistematicamente la dottrina sia infine stato abbandonato. • tuttavia. si tratta solo di una interpretazione. la norma in natura non è una evidenza da cogliere. la cui assolutezza sarebbe perfino irriducibile alla metafora della tirannide. Giametta. • concretamente essa è presentata come una interpretazione: l’autore sfrutta la contrapposizione per mettere a nudo la ingenuità della lettura normativa della natura. esso è «fluido». secondo Nietzsche. che finora le interpretazioni siano state tutte valutazioni prospettivistiche. traduzione di S. a sua volta risultato dell’insuperabile interpretare. ogni allargamento di potenza apra nuove prospettive e imponga di credere a nuovi orizzonti . leggere. alternativi ordinamenti testuali. 1. • la plausibile obiezione che anche l’ipotesi nietzscheana rimanga solo una interpretazione non è semplicemente accettata come inevitabile. Adelphi. non è un testo. ma di prospettare possibili. cioè. di qualcosa che noi proiettiamo sulla natura: essa si rivela. semmai della sua totale assenza e quindi della completa espansione della forza.

in genere. eccetera. • ciò caratterizza la elevazione dell’uomo: quindi la proposta di una pluralità di interpretazioni è segno di forza. La nostra «insoddisfazione». che sono così fermamente assimilati da appartenere al nostro essere profondo. • tuttavia. del nostro punto di vista 84 . Se l'origine di quelle che appaiono come nostre «conoscenze» non sia da cercare solo in modi antichi di valutare. allargamento di potenza. L'uomo non è solo un individuo. infatti. visto. Che egli sussista. «Adattamento». L15-T3 Interpretazione e bisogni «Valore di verità ed errore L'origine dei nostri giudizi di valore: dai nostri bisogni. sono funzionali alla affermazione e conservazione della volontà. l’accrescimento di potenza significa acquisizione di nuove prospettive. che il sistema di interpretazione non è cambiato.Il frammento si colloca nell’orizzonte introdotto con l’aforisma precedente: • Nietzsche riconosce. Sicché propriamente si dovrà dire che i bisogni più recenti vengono in contatto con il risultato dei bisogni più antichi? Il mondo. egli esplicitamente non esclude che si diano interpretazioni non ancora confluite nell’umano. • ne rimarca la fluidità. Nietzsche non spaccia la sua come interpretazione assoluta: se egli interpreta la vita [o. • ci saranno allora interpretazioni migliori non perché più vere. • il risultato è uno spostamento del criterio di confronto immanente all’interpretare: non c’è più verità ma si impone il superamento di interpretazioni in vista della elevazione degli uomini. in quanto risultato di punti di vista mobili. sono forse una conseguenza di questa parte di interpretazione incorporata in noi. come abbiamo visto] come volontà interpretante. semmai perché in grado di produrre un rafforzamento. sentito e interpretato in modo tale che la vita organica si conservi in questa prospettiva di interpretazione. non può sfuggire alla stessa prospettiva. Possiamo in particolare soffermarci su due nodi del testo che sono illuminanti in generale per il tema della lezione: • in primo luogo. dunque estensione delle interpretazioni. in secondo luogo. ma anche la vita organica tutta che continua in una linea determinata. la realtà. anzi. il carattere interpretativo della realtà [il mondo è una invenzione]. prova che è anche sussistito un modo di interpretare (pur continuando sempre a essere elaborato). • questo lascia aperta la possibilità che in futuro sia possibile incorporare prospettive non disponibili ai contemporanei e dunque tali da modificare la stessa lettura nietzscheana. il nostro «ideale». • salda interpretazione e valutazione: prospettiva e valore si intrecciano nello sviluppo della potenza.

forse la vita organica finirà per perirne — così come la divisione del lavoro negli organismi comporta insieme un deperimento e indebolimento delle parti e infine la morte del tutto. pluralità. La interpretazione è per Nietzsche conoscenza in mutazione perpetua. l’uomo è anche conflitto: ciò che è più vecchio. Per la fine della vita organica. • questa sedimentazione rivela il suo denominatore comune proprio nell’interpretare: esso si rielabora. le cose devono andare allo stesso modo che per la fine dell'individuo» [Ibidem. anche l’inorganico trova espressione in lui] e dunque pluralità di ottiche prospettiche e di valutazioni. Ma l’attività dell’interpretare rinvia all’esistenza di un testo. • esse si sono sedimentate confluendo e continuano a vivere nell’uomo: la vita organica tutta continua a vivere in lui. modifica ma in fondo non cambia. i cui caratteri saranno appunto: mutamento. p. concetto di riferimento cui rapportare l’ordine dell’interpretare. Questo ulteriore frammento è utile per saldare il prospettivismo della volontà di potenza del precedente a quello che avevamo visto emergere dalla critica dei valori nelle opere illuministiche: • se noi ritraduciamo la estensione. modificazione della prospettiva in un incorporamento di quanta di potenza. mondo del divenire. Il caos è il concetto limite che trascorre la riflessione nietzschena. anche della sua forma più alta. necessaria per esplorare un mondo incerto. indirettamente. un mondo reale anche se problematico.prospettivistico. contrasto. organizzazione di forze organiche [ma. • l’uomo è complessità. 85 . 240]. in virtù della pluralità di punti di vista tendenzialmente organizzati. sempre cangiante e sfuggente. confligge con ciò che è più nuovo. troviamo ribadita la continuità tra uomo e natura e la dissoluzione del soggetto-individuo nella vita organica. saldamente inglobato. • d’altra parte. Essa presuppone la polarità concettuale di testo e caos. in quanto queste sono organizzazione dell’inorganico. divenire.

che. insomma. era appannaggio prevalente della letteratura. eccetera. In realtà noi non abbiamo ormai molto bisogno di un rimedio contro il primo nichilismo: nella nostra Europa. in contrasto con la sua piccolezza e casualità nella corrente del nascere e del perire. svalutazione] dei valori. non è ora più necessario. insensata. russa in particolare (Turgenev. Un tale enorme potenziamento del valore dell'uomo. che circolava nella cultura ottocentesca dopo la introduzione da parte di Jacobi (nella sua critica sistematica all’idealismo implicito nella tradizione moderna) e l’uso in Jean Paul (in relazione proprio al tema della morte di Dio). Da questo antagonismo tra il non apprezzare ciò che conosciamo e il non potere più apprezzare ciò che vorremmo dare a intendere a noi stessi. 10 giugno 1887 1. Quali vantaggi offriva l'ipotesi della morale cristiana? 1) conferiva all'uomo un valore assoluto. all’ipotesi dell’eterno ritorno. Verso il nichilismo. Dostoevskij). opera appunto come stimolante. casuale. il carattere della perfezione — compresa quella «libertà» — il male appariva pieno di senso. la morale fu il grande rimedio contro il nichilismo teorico e pratico. Ma tra le forze promosse dalla morale c'era la veridicità: questa si rivolge infine contro la morale. d’altra parte. constatiamo ora in noi l'esistenza di bisogni. dalle riflessioni sul nesso grecità-modernità alla critica della metafisica e della morale. L16-T1 Morale e nichilismo «II nichilismo europeo Lenzer Heide. risulta un processo di dissoluzione. dalla percezione che nulla ha ormai più senso. essere in larga misura dedicato al tema del nichilismo. la morte di Dio. L’espressione nichilismo individua insomma una condizione contemporanea segnata dalla disperazione del senso. e della polemica politica (anarchismo russo). possiamo ammettere molta insensatezza e caso : la potenza raggiunta dall'uomo 86 .Lezione n. nonostante il dolore e il male. che ci appaiono come bisogni di cose non vere. che si dispera di scrollarci di dosso. 16: nichilismo Il grande progetto della volontà di potenza doveva. la considerazione interessata — e oggi la scoperta di questa lunga e inveterata menzogna. attraversa tutta la produzione nietzscheana. 3) poneva un sapere intorno ai valori assoluti per l'uomo. d'altra parte questi stessi bisogni sono quelli da cui sembra che dipenda il valore che ci fa sopportare la vita. 2. 2) serviva agli avvocati di Dio. in quanto lasciava al mondo. soprattutto nella sua elaborazione intermedia [cui si riferiscono i tre lunghi testi da noi impiegati]. di disperare del conoscere: fu un mezzo di conservazione. prodotti dalla lunga interpretazione morale. Nietzsche lo riprende dal francese Paul Bourget per designare il carattere essenziale della crisi che avrebbe investito il mondo moderno: ciò che egli definisce universale perdita di valore [trasvalutazione. del valore del male. dandogli così proprio per le cose più importanti conoscenza adeguata. di prendere partito contro la vita. dall’annuncio dell’evento decisivo. la vita non è più a tal segno incerta. impediva all'uomo di disprezzarsi in quanto uomo. ne mette a nudo la teleologia. noi sopportiamo una notevole riduzione di questo valore. Il termine nichilismo. 3.

Ma le posizioni estreme non vengono scalzate da posizioni moderate. bensì da altre. L’apertura propone direttamente una valutazione dell’ipotesi della morale cristiana: essa ha fornito valore assoluto all’uomo. 4. Pensiamo questo pensiero nella sua forma più terribile: l'esistenza. 6. Il brano rappresenta la prima parte di un lungo frammento sul nichilismo europeo che poi. sembra che l'esistenza non abbia più nessun senso. Il nichilismo appare ora non perché il dolore dell'esistenza sia maggiore di prima. suddiviso e destinato a contesti differenti. La durata. senza un finale nel nulla: «l'eterno ritorno». con un «invano». che tutto sia invano. emancipandolo dalla natura. senza fine e scopo. senza senso e scopo. quando non si può più sostenere la fede in Dio e in un ordine essenzialmente morale. • la rilevanza cruciale dell’intreccio di nichilismo. esso sarebbe già stato raggiunto» [Frammenti postumi 18851887. • la interpretazione funzionale della morale cristiana rispetto al nichilismo. È la più scientifica di tutte le ipotesi possibili. riscattandone la casualità.consente oggi di ridurre i mezzi di disciplina. 199-202]. così com'è. Che questo «invano?» sia il carattere dell'attuale nichilismo. ma inevitabilmente ritornante. è il pensiero più paralizzante. cit. Noi neghiamo i traguardi finali: se l'esistenza ne avesse uno. rimane da dimostrare. di cui l'interpretazione morale era il più forte. 87 . che siano a loro volta estreme. fu dai curatori. È questa la forma estrema del nichilismo: il nulla (la «mancanza di senso») eterno! Forma europea del buddhismo: l'energia del sapere e della forza costringe a una tale credenza. essa ha fornito senso alla esistenza. per ragioni sistematiche piuttosto discutibili. giustificandone il dolore in una prospettiva di salvezza. Un'interpretazione è tramontata. morte di Dio e eterno ritorno. in particolare quando si capisce che si viene presi in giro senza che si abbia la forza di non farsi prendere in giro. nella edizione della Volontà di potenza. della mancanza di senso e di scopo è l'affetto psicologicamente necessario. 5. senza però avvicinarsi per niente a una soluzione?». inverse. ma perché si trova diffidenza a vedere un «senso» nel male e nella stessa esistenza. ma poiché vigeva come l'interpretazione. Possiamo così subito mettere in rilievo tre aspetti: • la relazione biunivoca tra nichilismo e morale cristiana. E così la credenza dell'assoluta immoralità della natura. La diffidenza per i nostri precedenti giudizi di valore si rafforza fino a esprimersi nell'interrogativo: «non sono forse tutti i "valori" allettamenti con cui la commedia si prolunga. Ne utilizziamo i primi paragrafi perché ci consentono di fare il punto rispetto al percorso compiuto e agli altri testi nietzscheani esaminati. pp. «Dio» è un'ipotesi troppo estrema.

in fine. D’altro canto: è lo stesso imperativo della veridicità. L’analisi nietzscheana è attenta anche a marcare la funzione della morale di fronte al nichilismo: • la morale già rappresentò la risposta contro un potenziale nichilismo: la sua donazione di senso ha garantito per l’orientamento teorico e pratico. senza sbocco di sorta in una dimensione altra e in sé ricca di senso. • ma la rassicurazione morale-metafisica offerta da Dio e dai valori cristiani. palesando la pressione e frustrazione di quanto umano e terrestre da parte del trascendente. da un lato. legato a quella illusione. vana immanenza. • nella sicurezza della cornice morale cristiana. l’ipotesi dell’eterno ritorno appare come espressione 88 . per la rinuncia a qualsiasi cedimento consolatorio e la fedeltà coerente e coraggiosa alla terrestrità. dall’altro ne mette a nudo le finalità di dominio. • così. la scoperta della sua illusorietà. È all’interno di questo scenario che l’idea del ritorno si presenta dirompente: • l’ipotesi dell’eterno circolo rafforza la insensatezza che la morale aveva cercato di coprire. rivela la morale cristiana come sensata copertura della insensatezza. dal momento che dalle sue istituzioni di valore e senso dipendevano le cose più importanti per l’uomo. • l’affermazione della eterna. è paralizzante. non più adeguatamente giustificata nei suoi risvolti dolorosi.essa ha fornito l’illusione di una conoscenza adeguata. diventa insopportabile. appare vacua. • l’esistenza. riducendo i rischi per la comprensione e l’azione. essa. Il nichilismo contemporaneo è dunque prodotto del dissolvimento della morale: • le subentra infatti lo stato psicologico del disorientamento e dello smarrimento. ad aver indotto. ogni agire è percepito come vanità. ha di fatto contribuito indirettamente a incoraggiare il processo che ha condotto alla denuncia delle sue illusioni. • essa. privata di uno scopo ultimo. gli uomini sono stati in grado di ridurre gli strumenti di disciplina e di individuare infine in Dio una ipotesi troppo estrema. irredimibile.

l'ordine morale del mondo. guarda un po'. nella molteplicità dell'accadere manca un'unità che permei tutto. ci si vieta ogni sorta di via traversa per giungere a mondi dietro i mondi e a false divinità . il tormento dell'«invano».e poi si capisce che col divenire non si mira a nulla. o anche il dirigersi verso uno stato universale del nulla . sicché l'anima assetata di ammirazione e venerazione gozzoviglia nella rappresentazione generale di una suprema forma di governo e amministrazione (se si tratta dell'anima di un logico. in primo luogo. basta già l'assoluta consequenzialità e dialettica oggettiva per riconciliare con tutto quanto . dove l'individuo possa totalmente immergersi come in un elemento di supremo valore: non resta come scappatoia che condannare come illusione tutto questo mondo del divenire e inventare un mondo che sia al di là di esso. Quel senso potrebbe essere stato: l'«adempimento» di un supremo canone morale in tutto l'accadere. Date queste due constatazioni. o l'avvicinamento a uno stato universale di felicità. Con ciò non si ottiene e raggiunge niente. Ma appena l'uomo si accorge che questo mondo è stato fabbricato solo in base a bisogni psicologici. il carattere 89 . .. Il nichilismo come stato psicologico subentra. Il nichilismo come stato psicologico ha ancora una terza e ultima forma. «Il bene dell'universale esige l'abbandonarsi del singolo» . Dunque la delusione su un preteso fine del divenire è una causa del nichilismo: sia in relazione a un fine del tutto determinato. che col divenire non si deve raggiungere niente. come se ci si fosse troppo a lungo ingannati.. e che sotto ogni divenire non si ritrova per nulla una grande unità. né col concetto di «verità». L16-T2 Metafisica e nichilismo «Critica del nichilismo 1. in modo più generale. In questa posizione si ammette la realtà del divenire come unica realtà. in secondo luogo. in grado quindi di setacciare gli uomini in base alla loro capacità di sopportarne l’idea..... non si raggiunge nulla. quando si comprese che non è lecito interpretare il carattere generale dell'esistenza né col concetto di «fine». sorge l'ultima forma del nichilismo. — Che cos'è accaduto in fondo? Si raggiunse il sentimento della mancanza di valore.ma non si sopporta questo mondo che pure non si vuole negare. né col concetto di «unità». o l'accrescimento dell'amore e dell'armonia nei rapporti fra gli esseri. l'insicurezza.della energia e forza del sapere [della volontà di potenza].. Il nichilismo è allora l'acquistar coscienza del lungo spreco di forze. quando si è postulata una totalità. sia. un siffatto universale non c'è! In fondo l'uomo ha perduto la fede nel suo valore. . quando abbiamo cercato in tutto l'accadere un «senso» che in esso non c'è. una sistematizzazione e addirittura un'organizzazione in tutto l'accadere e alla sua base. ma. se attraverso di lui non opera un tutto che abbia un infinito valore egli cioè ha concepito un tale tutto per poter credere nel proprio valore.). è un modus della divinità . di tranquillizzarsi su qualcosa ancora — la vergogna di fronte a se stessi. per non dire centro. . Ciò che è comune a tutte queste rappresentazioni è che si debba raggiungere qualcosa attraverso il processo stesso . che racchiude in sé l'incredulità per un mondo metafisico — che proibisce a se stessa di credere in un mondo vero.. Il nichilismo come stato psicologico subentra di necessità.una meta è ancor sempre un senso. Una specie di unità. che riguardano l'intero «sviluppo» (l'uomo non è più collaboratore. una qualunque forma di «monismo»: e in conseguenza di questa credenza l'uomo ha un profondo sentimento della connessione e della dipendenza da un tutto a lui immensamente superiore. del divenire). sicché alla fine a chi cerca viene a mancare il coraggio. come comprensione dell'insufficienza di tutte le ipotesi finalistiche finora fatte. la mancanza dell'occasione di riposarsi in qualche modo. come mondo vero. e che in nessun modo egli ha diritto di far ciò. .

pp. Milano. non ha senso parlare di processo in quanto non esiste approssimazione a un traguardo d’ordine morale o politico. traduzione di S. • la crisi del credo metafisico in un mondo vero.dell'esistenza non è «vero»... L’interpretazione della realtà alla luce delle categorie della ragione è dunque la causa del nichilismo: • la progressiva presa d’atto che il divenire non volge a uno scopo e che quindi. Risultato: il credere nelle categorie di ragione è la causa del nichilismo . infatti. Appartiene ancora all'iperbolica ingenuità dell'uomo il porre se stesso come senso e misura delle cose. Il frammento. Insomma: le categorie «fine»... propriamente. Il nichilismo nasce dalla consapevolezza che il mondo non è più leggibile attraverso la griglia di senso di questi tre elementi: essi. vol. con ulteriore smarrimento. con cui avevamo introdotto un valore nel mondo. Ammesso che ci siamo resi conto del fatto che non è più lecito interpretare il mondo con queste tre categorie. • questo però si ripete.Vediamo se non sia possibile rifiutare loro questa credenza. non si ha assolutamente più ragione di favoleggiare un mondo vero. 2. di un anno circa posteriore al precedente. ne riprende il problema con una curvatura più esplicitamente metafisica. 2. risultati di determinate prospettive di utilità per il mantenimento e il potenziamento di forme di dominio umane. 256-259]. e solo falsamente sono proiettati nell'essenza delle cose.» [Frammenti postumi 1887-1888. considerati dal punto di vista psicologico. svalutato. ne vengono da noi nuovamente estratte .. anche di fronte allo sgretolarsi delle architetture ontologiche: l’idea di totalità. e con cui l'abbiamo poi. Una volta che abbiamo svalutato queste tre categorie. Esso si propone. «essere». sono in realtà alla origine della sua svalorizzazione. Risultato finale: tutti i valori con cui abbiamo finora cercato dapprima di rendere per noi apprezzabile il mondo. . • la crisi della fede nella unità e organizzazione del divenire. e che dopo tale riconoscimento il mondo comincia a divenire per noi privo di valore. di rilevare le condizioni che hanno prodotto il nichilismo come stato psicologico: Nietzsche individua tre categorie fondamentali: • la crisi della fiducia nella finalità del divenire.abbiamo misurato il valore del mondo in base a categorie che si riferiscono a un mondo puramente fittizio. quando essi si sono dimostrati inapplicabili — tutti questi valori sono. la prova della loro inapplicabilità al tutto non è più una ragione per svalutare il mondo. dobbiamo allora domandarci da dove provenga la nostra fede in queste tre categorie.e ora il mondo appare privo di valore . appunto perciò. «unità»... di una sistematizzazione degli enti in unità o addirittura di una loro organizzazione viene 90 .. che hanno illuso circa il suo valore. in Opere. 1979. e falso. ha come effetto la delusione e la svalutazione della stessa posizione dell’uomo come attore nel divenire. Giametta. VIII.. Adelphi.

con la sua dissoluzione l’insensatezza è totale. e lasciare dietro di sé il vuoto radicale: la metafisica è così doppiamente responsabile del nichilismo. la forma più famosa di questo è il buddhismo. D'altra parte un segno di forza non sufficiente per porsi ora nuovamente. Il nodo conclusivo è decisivo per la comprensione della interpretazione nietzscheana: • quanto ha avuto in origine la funzione di celare la vicissitudine del divenire imponendo la stabilità dell'essere o di un ordine teleologico. lo raggiunge come forza violenta di DISTRUZIONE. un perché.Una fede cioè esprime in genere la costrizione esercitata da condizioni di esistenza. in modo che i fini sinora perseguiti sono inadeguati e non trovano più credito.. Il nichilismo rappresenta uno stato intermedio patologico (patologica è l'immensa generalizzazione. che i fini sinora perseguiti («convinzioni. ha in realtà sortito anche un altro effetto. L16-T3 Ambiguità del nichilismo «1. che non aggredisce più.. acquista potenza . in un mondo di valore contrapposto a quello del divenire: in nome del mondo vero si è svilito quello del divenire. sia che la decadenza indugi ancora e non abbia ancora trovato i suoi rimedi. . B) Nichilismo come declino e regresso della potenza dello spirito: il NICHILISMO PASSIVO: come segno di debolezza: l'energia dello spirito può essere stanca. Il suo MASSIMO di forza relativa. come nichilismo attivo. Può essere un segno di forza: l'energia dello spirito può essere cresciuta tanto. infine. svalutando come mera apparenza il mondo del divenire. una sottomissione all'autorità di situazioni in cui un essere prospera. come nichilismo passivo. esaurita. la conclusione che non c'è nessun senso): sia che le energie creative non siano ancora forti abbastanza. Il suo contrario sarebbe il nichilismo stanco. che cosa significa nichilismo? — che i valori supremi si svalorizzano. in maniera creativa.meno con l’affievolirsi della fede in un dio creatore e finalizzatore ovvero in una natura divina che abbracci l’uomo come parte in connessione con il tutto. • non c’è più neppure il riparo consolatorio offerto dalla fede metafisica in un altro mondo. Esso è AMBIGUO: A) Nichilismo come segno della cresciuta potenza dello spirito: come NICHILISMO ATTIVO. cresce. • concentrando ogni valore nell'essere è stato sistematicamente svuotato di significato e denunciato come inconsistente il divenire. Il nichilismo come stato NORMALE Nichilismo: manca il fine. una fede. articoli di fede») le riescano inadeguati. ciò che rimaneva residuale era appunto il divenire. manca la risposta al «perché?». un fine. ci si è resi conto della inadeguatezza delle categorie metafisiche per interpretare il carattere generale dell'esistenza. • il mondo vero ha servito finalità di dominio. 91 .. per poi rivelare la propria natura prospettica di proiezione. • quando.

L’ultimo frammento che analizziamo non si concentra sulle cause ma sugli esiti del nichilismo. stordisce. ma la assuefazione al nulla. ecc.la sintesi dei valori e dei fini (su cui riposa ogni forte cultura) si scioglie. una semplificazione ai fini della vita» [Ibidem. pp. una «cosa in sé». tutto ciò che ristora. 12-14].ciò stesso è un nichilismo. PRESUPPOSTI DI QUESTA IPOTESI: Che non ci sia una verità. tranquillizza. la crisi della fiducia in un mondo metafisico è in particolare alla radice della sua fenomenologia ambivalente. Opposta la connotazione del nichilismo passivo: • esso si manifesta come debolezza dello spirito. in altre parole. ma solo un sintomo di forza da parte di chi pone il valore. Se la genealogia del nichilismo che abbiamo introdotto nei frammenti precedenti ne giustifica la normalità. che si palesa. rivela la consapevolezza piena della natura menzognera degli ideali perseguiti nella tradizione e il coraggio di portare alle estreme conseguenze il rifiuto della loro incidenza consolatoria. Anche in questo caso possiamo subito marcare tre elementi essenziali: • la normalità del nichilismo. distruttivo. è anzi il nichilismo estremo. quella attiva e quella passiva. 92 . dei suoi ultimi residui. sarà in primo piano. • esso. in modo che i singoli valori si fanno la guerra: disgregamento. 2. secondo l’autore. nella misura in cui prepara il terreno per la propria soppressione. incapacità di sostenere la crisi dei valori. religiosi o morali o politici o estetici. guarisce. che presenta due facce. • la ambiguità del nichilismo. • la sintomaticità del nichilismo rispetto al problema della forza. • in questo senso il nichilismo attivo è anche positivo. • il disorientamento nel suo caso non produce come reazione il commiato da quei valori e lo sforzo di superarli. per una nuova creatività [rappresentata nella prospettiva nietzscheana dall’oltreuomo]. . Da un lato abbiamo il nichilismo attivo: • si tratta di quella situazione in cui non ci si può più trattenere nell’ambito di una fede metafisica e che esprime dunque una esigenza di superamento partecipe. che non ci sia una costituzione assoluta delle cose. forme opposte di uno stesso fenomeno [la svalorizzazione di tutti i valori]. sotto diversi travestimenti. lo stordimento decadente. Esso ripone il valore delle cose proprio nel fatto che a tale valore non corrisponda né abbia corrisposto nessuna realtà. come condizione strutturale della contemporaneità.

CUEM. dallo scatenamento delle passioni. • il nichilismo attivo è prospettato come possibile segno dell'incremento di potenza dello spirito..• esso è. Cazzullo. Milano. Ricerche Il tema della lezione è cruciale in tutte le interpretazioni di N. Laterza. cit. e non mancano analisi interessanti in tutte le ricostruzioni generali in precedenza segnalate. Il nichilismo. Sono da leggere anche i primi due capitoli della raccolta di G. • in negativo. dal risentimento che cova nei confronti dei forti. dal disgregarsi delle forme. della collana I filosofi. 93 . • la fede è introdotta come sintomo delle condizioni in cui si acquista potenza. 1991. dalla debolezza nella sintesi. 1996. Vattimo. • anche la creatività rinvia alla forza di imporre nuovi fini. cit. che recupera dalla cultura francese l’espressione. in questo senso. e la prima parte del saggio di K. Dialogo con N.e quindi di proficua lettura per inquadrare la posizione del filosofo nel contesto della storia del problema . 1992. Il nichilismo.. • il richiamo ai valori avviene all'interno di un orizzonte che è quello della affermazione vitale. Essa rappresenta un tipo di sofferenza. e il nichilismo. Laterza. Due contributi dedicati al nichilismo in generale . Nietzsche. con ampia documentazione testuale. una patologia che si cerca di nascondere dietro imperativi di ordine morale: l’equilibrio istintuale dissolto è sostituito da un abito segnato dallo spirito di vendetta nei confronti delle forme di rigoglio vitale. il nichilismo passivo è caratterizzato dalla debolezza. Galimberti. La decadenza [Nietzsche. Tutta l'analisi nietzscheana ha come sfondo il riferimento alla volontà di potenza: • è infatti il tema della forza a discriminare le due forme di nichilismo. e quello di F. Roma-Bari. ma anche alla polemica con la tarda produzione wagneriana]. negativo e si accompagnerà a nuove. larvate forme di consolazione e ristoro [Nietzsche accenna a morale. religione e politica: pensiamo all’ultimo uomo. N. Roma-Bari. Una guida.sono quello di F. dal declino della potenza. Volpi. utilizza nei suoi frammenti per lo più décadence] è caratterizzata dallo sgretolamento degli istinti. Vercellone. Di particolare utilità è il ciclo di lezioni di A.

lasciando poi al percorso stesso il compito di districarne gli intrecci. «aristocratico» scoperti e formulati di nuovo)» [Frammenti postumi 1888-1889. Adelphi. 281-2]. Per la sua funzione nel contesto possiamo rilevare che: • esso conferma la lettura greca di Nietzsche che abbiamo avanzato: esplicitamente [come nel Crepuscolo degli idoli] l’autore salda il nichilismo attivo alla affermazione dionisiaca. bensì come desiderabili. In tal modo ho scoperto come un altro e più forte tipo d'uomo debba necessariamente escogitare l'innalzamento e il potenziamento dell'uomo in un'altra direzione: esseri superiori.ho cercato gli spunti di questa formazione ideale opposta nella storia (i concetti «pagano». a una volontà di «no». A tal fine occorre parimenti valutare il solo lato dell'esistenza finora affermato. al suo opposto — a un'affermazione dionisiaca del mondo così com'è. in cui la volontà di essa si esprime più chiaramente. l'istinto gregario dall'altro e quel terzo istinto. quale io l'ho finora concepita e vissuta. comprendere da dove provenga questa valutazione e quanto poco essa sia vincolante per una valutazione dionisiaca del valore dell'esistenza. . si è disvelata ai miei occhi. più fecondi. la storia segreta della filosofia. . 94 . VIII. più veri dell'esistenza. .Parte terza: conclusioni «Da che cosa riconosco il mio pari. come lati più potenti. è l'investigazione volontaria anche dei lati maledetti e scellerati dell'esistenza. • esso non è meramente distruttivo: implica una assunzione di responsabilità e un disegno di rovesciamento perseguito con coraggio. Milano. ho imparato a vedere diversamente tutti quanti hanno filosofato fino a oggi. senza che sia perciò detto che essa si fermi a un «no». l'istinto dei più in contraddizione con le eccezioni). . quanta verità osa uno spirito?» . L'errore è una viltà.vuole il circolo eterno: le stesse cose. 1986. che proponiamo come conclusione del percorso. Questo tardo testo nietzscheano. Una filosofia sperimentale come quella che io vivo. in Opere. «classico». Lo stato più alto che un filosofo possa raggiungere è la posizione dionisiaca verso l'esistenza: la mia formula per ciò è amor fati. al di là di quei valori che non possono rinnegare la loro origine dalla sfera <del> dolore. pp. senza detrarre. a una negazione. . questa ulteriormente alla lezione di Zarathustra: eterno ritorno e amor fati.La filosofia. e non solo come desiderabili in relazione ai lati finora affermati (magari come loro complementi o condizioni preliminari). • ma quella affermazione è vista come esito di un processo di smascheramento della tradizione [la storia segreta della filosofia] consapevolmente condotto. 3. Giametta. anticipa a mo' di prova anche le possibilità del nichilismo sistematico.A tal fine occorre comprendere i lati finora negati dell'esistenza non solo come necessari. bensì per se stessi. del gregge e dei più . .questo è diventato per me il vero e proprio criterio di valore. eccepire o trascegliere . la stessa logica e illogicità dei nodi. Dalla lunga esperienza che ho ricavato da un tale pellegrinare per ghiacci e per deserti. io ho tratto fuori e compreso che cosa qui propriamente dica di «sì» (l'istinto dei sofferenti da un lato. . traduzione di S. vol. al di là del bene e del male. . attraverso un tale cammino. avrebbe potuto tranquillamente aprirlo. «Quanta verità sopporta. Ogni conquista della conoscenza consegue dal coraggio. Essa vuole anzi giungere. la psicologia dei suoi grandi nomi. dalla durezza verso se stessi .

con lo smantellamento della cornice metafisica. il fatto che tali esseri superiori siano connotati con la riformulazione dei concetti di pagano. al di la del bene e del male: anche in questo caso è significativo. che ne mette alla prova la forza. 95 .• ciò comporta il recupero degli aspetti più problematici dell’esistenza. quelli negati o nascosti: in generale. consapevole. classico e aristocratico. la realtà assume un profilo altamente problematico per l’uomo. dell’istintuale si lega al rilievo del rigoglio vitale. • in questo senso. • la direzione cui punta il lavoro critico e la strategia decostruttrice dei valori della tradizione è la promozione di un tipo di umanità più alto. il rinvio alla capacità di sopportazione ribadisce la centralità euristica [per la ricerca] della nozione di volontà di potenza: il recupero del troppo umano. rispetto agli esordi nietzscheani.