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Il Regno del lusso.

Leggi suntuarie e società: un percorso di lungo periodo nella Napoli medievale e moderna (1290-1784).
Silvana Musella Guida Facoltà di Lettere, Università degli Studi della Basilicata, sede di Matera

1. Premessa: la disciplina delle apparenze Dallo sguardo d'insieme delle leggi suntuarie napoletane è stato possibile individuare alcuni ambiti di approfondimento. Il primo riguarda la tendenza al rafforzamento della nobiltà di spada attraverso un modello comportamentale esemplare «la temperanza [era l’] ottima virtù» detta misura. Sobrietà nei colori, qualità dei materiali, ricercatezza e adeguamento continuo alla moda del tempo. I nuovi artifici della manifattura, ebbero una forte ricaduta sull’attività sartoriale e sulle regole dell’apparire. I vincoli suntuari rappresentarono un incentivo all’innnovazione delle tecniche, come accadde diffusamente anche in altri centri europei. Dalla seconda metà del Seicento si avverte una pressione protezionistica nei confronti del mercato interno, che ci lasciano interrogare circa la reale consistenza delle manifatture locali. Dall’analisi della normativa suntuaria della tarda Età moderna si percepisce altresì una forte tensione verso la regolamentazione dei costumi pubblici e il desiderio di creare una disciplina delle apparenze. Le limitazioni nel numero dei servitori e di accompagnatori, le disposizioni circa la ricchezza delle livree, quelle per il lutto e i funerali, o ancora quelle per l’arredamento e per le carrozze ne sono una chiara testimonianza. Al di là della loro reale applicazione, lo studio di lungo periodo delle prammatiche sul lusso rappresenta in definitiva una fonte indispensabile per la comprensione dei comportamenti nobiliari e una chiave di lettura imprescindibile per l’analisi dei molteplici linguaggi della moda di antico regime1. 2. Le fonti suntuarie Nel contesto della legislazione suntuaria europea il caso meridionale risulta poco studiato soprattutto per l’età moderna2. Un importante contributo fu fornito a fine Ottocento da Del Giudice che mise in evidenza l’importanza della prima normativa angioina del 12903. L’esame, lungo e articolato, portò all’attenzione le numerose emanazioni del Trecento, il valore delle leggi e la loro ricaduta, individuando alcuni elementi di sicura importanza che meritano di essere riconsiderati.

Il lavoro presenta i primi risultati di una ricerca in corso sull’economia del lusso a Napoli finanziata dall’Istituto di Studi Filosofici. 2 Numerosissimi sono ormai i contributi sull’argomento per l’Italia e per l’Europa, cfr., in breve, Disciplinare il lusso. La legislazione suntuaria in Italia e in Europa tra Medioevo ed Età moderna, a cura di Maria Giuseppina Muzzarelli e Antonella Campanini, Roma, Carocci Editore, 2003. Spunti per l’analisi delle leggi suntuarie napoletane in età moderna sono in Luigi De Rosa, Introduzione ad alcuni scritti di Carlo Antonio Broggia, in Carlo Antonio Broggia, Il Banco ed il Monte de’ Pegni. Del Lusso, a cura di Rosario Patalano, La città del Sole, Napoli 2004, pp. XXXIV-XLII. Per la Sicilia, cfr., Salvatore Tramontana, Vestirsi e travestirsi in Sicila, Sellerio, Palermo, 1993, pp. 34-38. 3 Giuseppe Del Giudice, Una legge suntuaria inedita del 1290, Memoria letta all’Accademia Pontaniana nella tornata del 16 marzo e 20 aprile 1884, Napoli 1887. -1-

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La ricognizione effettuata ha messo in evidenza l’alto numero di disposizioni emanate riguardo alle limitazioni delle spese in ogni ambito della sfera personale e pubblica, con una cronologia che copre il Medioevo e l’età moderna; fatta eccezione per il Quatttrocento e la prima metà del secolo successivo per presumibile distruzione della relativa documentazione4. Dalla prima legge conosciuta, datata 1290, all’ultima del 1784, se ne contano circa trentotto delle quali dodici coprono il Trecento, dal 1290 a 1383, e le rimanenti coprono l’arco di tempo che va dal 1559 al 1784. L’andamento del nucleo medievale segue un percorso lineare con una cadenza all’incirca decennale; mentre tra Cinque e Seicento si registra una cadenza regolare in concomitanza con l’insediamento dei differenti vicerè e una concentrazione di più promulgazioni nell’ultimo quarto del XVII secolo ovvero tra il 1684 e il 1702. La legislazione suntuaria medioevale ebbe differenti emanazioni, una proveniente dal governo reale e un’altra dalle Università del Regno – come accadde in Francia e in Germania5- che espressero le proprie personali esigenze chiedendo l’approvazione del governo centrale, come nel caso di Messina e dell’Aquila. È quindi probabile che ci si possa trovare in presenza di due differenti corpi di leggi dei quali, allo stato attuale, siamo sprovvisti di conoscenze. La mancanza di leggi del periodo rinascimentale, per quanto grave, poiché è in quell’arco di tempo che si manifestarono i maggiori cambiamenti delle classi sociali a cui vennero dirette le normative, può essere colmata dalla letteratura a carattere educativo e comportamentale, che almeno in prima istanza sembra poter fornire indicazioni e chiavi di lettura circa i cambiamenti interni alla «nobiltà in connessione con i distinti livelli della sua stratificazione»6. Riprendendo le indicazioni fornite da Giuliana Vitale dalla rilettura dei testi di Tristano Caracciolo, di Diomede Carafa, di Giovanni Pontano e del De Ferrariis (detto il Galateo), dal «quadro culturale del secondo Quattrocento emergono due progetti in frequente contrapposizione tra di loro: l’uno, quello di Tristano Caracciolo, ispirato a rigore, parsimonia, austerità di costumi; l’altro, quello di Giovanni Pontano, sostanziato di aspirazione alla “magnificentia” ed allo “splendor”, le cui connotazioni assimilavano le manifestazioni della nobiltà (ed in questo caso il referente sembra l’aristocrazia feudale) a quelle della regalità e contribuirono a costruire un prototipo che in definitiva ispirò il codice comportamentale nobiliare dei secoli successivi»7. A questi testi, sono da aggiungere altri due, molto citati ma sicuramente poco approfonditi, uno che chiude il Quattrocento e l’altro che si colloca nei primissimi anni del Seicento. Si tratta della Question de Amor e del Ritratto o modello delle grandezze, delizie e maraviglie della nobilissima città di Napoli … di Giovan Battista del Tufo, che in differente forma, forniscono la possibilità

Cfr. Rosita Levi Pisetzky, Storia del costume in Italia , Istituto editoriale italiano, 1969, vol. I, p. 468; Giuliana Vitale, Modelli culturali nobiliari nella Napoli Aragonese, Carlone Editore Salerno 2002, p. 16. 5 Cfr. Neithard Bulst, La legislazione suntuaria in Francia, in Disciplinare il lusso, p. 121-142, e Gerhard Jaritz, La legislazione suntuaria nelle aree di lingua tedesca, in Ibidem, pp. 137-144.
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Giuliana Vitale, Modelli culturali nobiliari, p. 11. Ivi, p. 11-12. -2-

cfr. Carlo I (marzo 1226 . Una legge suntuaria. Cristoforo Origina. È importante ricordare il ruolo afferente a dette cariche: Conti. portanti una loro bandiera. ai Banderesi.. 66. Ritratto o modello delle grandezze. Publication de la Sorbonne. Paris 2006. Scipione Volpicella. 1340 ca. Lovanio. 7 gennaio 1285. e Bianca di Castiglia) e Beatrice di Provenza. Cuestiòn de amor. Baroni. pp. Milite. 66. figli di Conti o Baroni e anche di ricchi borghesi che il re cingeva con cingolo militare. a cura di Olga Silvana Casale. 10 Giuseppe Del Giudice. Tutti secondo l’analisi di Del Giudice svolgevano un ruolo militare. Giovan Battista del Tufo illustratore di Napoli. e auspicava un modello comportamentale esemplare tale da dover essere governato dalla «temperanza ottima virtù » detta misura11. dalle necessità di ordine economico determinate dalla guerra in Sicilia. cfr. 11 Ibidem. che facevano del Re un padre. in alto. -39 . Ediciones Universidad de Salamanca. Del Giudice. aprile 2007. François Vigier. Question de Amor.10 Nonostante la precisazione. preceduta in ordine di tempo dallo Statuto di Messina promulgato da Carlo I d’Angiò nel 12729. 120122. 1995. i costumi del tempo e l’eventuale adempienza o meno alle normative emanate8. sono circondati dalle schiere di Conti e Baroni in abito da Cavalieri. si data al 1290 ed è suddivisa in due parti. «o chiunque altro tenesse terra della Curia o fosse obbligato verso il Re a servizio ed aiuto» e viene motivata. Idem. commento di Maria Teresa Colotti. con l’esplicita indicazione dei destinatari.1285). appare tesa all’affermazione di un’immagine cavalleresca riscontrabile con evidenza 8 Cfr. Giovan Battista Del Tufo. I precedenti medievali: «temperanza ottima virtù» La prima legge angioina emanata a Napoli. Cavaliere feudale che poteva schierare un gruppo di vassalli. detto il Leone. Banderese. La normativa fu invalidata l’anno successivo. almeno 50. l’una relativa alla mensa e la seconda relativa alla moderazione nell’abbigliamento. ai Baroni e ai Militi. re di Napoli e di Sicilia (1266 . Salerno Editrice. La normativa.di leggere attraverso lo specchio della narrazione. possessori di feudi con una rendita non inferiore a 20 once d’oro annue. Roma. probabilmente romane. Carla Perugini. Una legge suntuaria. p 2. p. Genealogia degli Angiò di Napoli. dalla “Bibbia di Niccolò d’Alife”. Questa è rivolta esplicitamente ai Conti. fratello del re Luigi IX di Francia -San Luigie figlio di Luigi VIII. l’attenzione sembra doversi maggiormente spostare sulle meno esplicite motivazioni della legge che fece appello alla tradizione di quelle più antiche. 133-138. Biblioteca Universitaria Nell’immagine si rende ben evidente l’aspetto primario della politica figurativa dei primi angioini. pp.Foggia. 3. gentiluomo d’armi e di nome. delizie e maraviglie della nobilissima città di Napoli. in premessa. Napoli 1880.

86. 137. 1986. Minieri Riccio. che la limitazione non avesse intenti protezionistici. 16 Cfr. Ci troviamo in presenza di suggerimenti tendenti ad una maggiore frugalità nell’assunzioni di carni di qualunque origine con la libertà di assumere frutta e verdura nelle quantità e nella qualità desiderata. Supplemento II. le fogge in uso al tempo e la stessa nomenclatura. Furono così vietate le pellicce per foderare gli abiti e i mantelli concedendo che fossero riservate solamente ai copricapo14. potevano raggiungere la cifra di un’oncia d’oro la canna15. è un invito alla misura. per la sottolineatura. Del Giudice. Vitale. emerge con evidenza dalla legge che limita il rinnovamento della sella se non una volta l’anno. più che un reale stimolo alla parsimonia. regolamentando esclusivamente il numero delle pietanze. p. Arte di Corte nella Napoli angioina. cit. espressione pubblica del ruolo e dell’esercizio del potere13. Viene così da chiedersi se i dettami non furono piuttosto consigli igienico-sanitario indirizzati proprio a quegli uomini che dovevano esprimere nell’aspetto la condizione di garanti della Corona. Come sottolinea il Del Giudice la maggiore esibizione del lusso si manifestava nel corredo per cavalcare. pp. Tipografia dell'Industriale. p. op. seta e lana. Saggio di codice diplomatico. di seta e tessuti d’oro e d’argento. spesso di manifattura straniera. ai prezzi e ai consumi. 626-664. Napoli. ma sempre il Del Giudice dedica numerose pagine a questi argomenti. Arredi. 17 Cfr. da numerosi documenti della Cancelleria angioina. 15-16. sempre esplicita e rimarcata nella premessa alla legge. nota 1). Pierluigi Leone de Castris. Modelli culturali nobiliari. E che le condizioni di dignità del rango fossa rispettata. numerosi sono i casi citati da Del Giudice (cfr. utensili d'uso nelle provincie meridionali dal XII al XVI secolo. Si intervenne su questi vestimenti per segnalare la nuova dignità del ruolo e l’austerità ad esso connesso.. e all’importazione delle merci straniere cfr. Solo al margine sono citati genericamente gli altri “nobili” e scarse sono le limitazioni rivolte alle donne alle quali fu esclusivamente vietata la lunghezza delle vesti e degli ornamenti a queste legate. solo al Banderese fu concesso di poterla rifare due volte. sappiamo essere generalmente sontuosa sia nell’imbandigione quanto nell’addobbo16. p. Una legge suntuaria. di dover affermare il ruolo non solo agli occhi del vasto pubblico ma anche a quello dei nemici attraverso la moderazione. Ai Baroni fu imposta una limitazione circa il numero degli abiti nuovi da potersi confezionare solo due volte l’anno al fine di limitare il consumo di tessuti di ogni specie -porpora. Riccardo Bevere. Ho trascurato di documentare il primo punto della legge. Napoli 1879. 1840. Ancora una volta la normativa sembra potersi leggere come una volontà tendente a connotare attraverso ogni sorta di manifestazione pubblica e privata. L’abbigliamento per cavalcare era indispensabile agli uomini come alle donne nelle cerimonie pubbliche e comunicava lo status di chi lo indossava e rendeva onore attraverso la magnificenza alla corte. Cantini Firenze. 14 Le pellicce più pregiate erano ricavate dall’ermellino importato. -412 13 . differentemente da come altrove espresso.anche nella “politica figurativa”12. è mia opinione. Luigi Cibrario.di prezzo maggiore ai 15 tarì la canna. 15 Non è intenzione di questo scritto documentare in dettaglio i caratteri dell’abbigliamento. ovvero quella attinente alla mensa che. C. Scene storiche del Medio Evo d'italia scritte da Luigi Cibrario. in «Archivio Storico per le Province Napoletane» 1896. La normativa. esteso alle donne ed agli uomini.. cifra di fatto considerevole sebbene sia noto che i panni di porpora. suppelletili. Del Giudice. seppur entro i limiti delle imposizioni. una specifica identità socio culturale che ritroveremo a distanza di un secolo confermata dalla nobiltà di Seggio17. pp. 138-148.

n. La seconda. 11/12. due vicende che sembrano contraddire tale pregiudizio ed indirizzarlo verso analisi d’altra natura. Anche in quest’ultima legge si avverte il desiderio di affermare. -5- . 82-105. 130-131. Roberto d’Artois era suo cugino. pro usu freni habent necessarias ambas manus. Del Giudice. giudice della città. Milites as Vallectos Sedilis Capuana per manus Notare Bartholomei de Gemma at Sudice Riccardo Caracciolo Cassano. Del Giudice. 1984.N. 126-127. p. 19 agosto 1295). la Owen Hughes rilevando tale atteggiamento commentandolo ampiamente ha individuato differenti spiegazioni alla promulgazione delle leggi e interessanti ricadute. Il contesto in cui maturavano simili propositi si inquadra in un panorama di crescente esibizione del lusso.È difficile riscontrare la reale applicazione delle leggi se il giudizio resta condizionato all’unanime verifica della mancanza d’osservanza delle stesse18. un comportamento esemplare sebbene non sia identificato con precisione il rango dei destinatari se non attraverso un breve cenno ai giovani e alle difficoltà imposte nel cavalcare dagli abiti troppo aderenti: Equis etiam distortii insident. che proibì le vesti corte e molto aderenti ai corpi. inter Vincentium Horatium Scipionem. È il caso del diploma emanato da Roberto d’Angiò. Modelli culturali nobiliari.107). attraverso l’abbigliamento. Carlo II volle confermarla non perché fosse disattesa quanto piuttosto per affermare la sua volontà su un provvedimento emanato in sua assenza dai reggenti del Regno Carlo Martello e Roberto d’Artois19. 21 Questa ipotesi sembra sostenuta dalla Vitale proprio a proposito dell’opera di Tristano Caracciolo discendente da Riccardo Caracciolo e rappresentante della nobiltà di seggio. p. e l’altra che pone in evidenza una volontà d’affermazione di un gruppo teso alla definizione della propria identità attraverso il rigore del comportamento in contrapposizione alla nobiltà feudale21.P. 18 nota 6. La prima è che due anni dopo l’emanazione della legge del 1290.S. pp. R. le barbe lunghe ed i capelli incolti minacciando pene severe a chi non volesse tornare ai costumi antichi22. nel 1298. p. 8 settembre 1271 – ivi. cfr. (cfr. 20 Alla Biblioteca Società Napoletana di Storia Patria esiste una trascrizione di tale documento. La conferma dello statuto solo a due anni di distanza potrebbe essere letta proprio in questo senso se non si sondassero. cfr.S. riguarda i patti stipulati volontariamente e per cinque anni dai militi e i dai valletti del Seggio di Capuana. pp. 8-12. con diversa attenzione. di maggiore interesse. In questi i partecipanti si impegnavano ad astenersi dalle spese superflue impiegando nell’abbigliamento solo panni che non superassero per i militi il valore di 15 tarì la canna e per i valletti quello di 10 tarì 20. cfr. Copia contractus de modo vestiendi per Nobiles Viros. p. poco osteggiata se non in brevi episodi che appaiono piuttosto come la difficoltà ad accettare nuovi modelli comportamentali e con essi le nuove fogge vestimentarie. 15-16. C. Una legge suntuaria . Ex quo Clipei et Ensis seu Lance officia militis superflua iudicantur arma ferunt 18 Più autori tendono ad interrogarsi sulla reale applicazione delle leggi suntuarie emanate in ogni luogo e in ogni tempo. et Tristanum Galluty cum … Platea Nidi. Diane Owen Hughes La moda proibita: la legislazione suntuaria nell'Italia rinascimentale. Anche qui siamo di fronte ad una differente e doppia interpretazione di tali patti l’una tendente a confermare una disattenzione alla legge del 1290 che già prescriveva tali limitazioni. 22 Del Giudice. B.. Una legge suntuaria. Vitale. in “Memoria: rivista di storia delle donne”. p. 19 Carlo Martello era il figlio primogenito di Carlo II d’Angiò (Napoli. In anno 1576. alla presenza di Riccardo Caracciolo. 103. il 15 gennaio del 1335. Una legge suntuaria. in Bca de Amico presentata.. Manoscritti XX D 40. Anno 1298 extracta à Processu S.

Al quarto. fa specifico riferimento alle perle e allo zibellino. Simili concessioni furono estese anche ai militari25. 2003. fu quella promulgata nel 1308 da Federico III re di Sicilia24. p. Storia del costume. Einaudi. Ai Baroni. p. Una legge suntuaria. sempre più vistosi e preziosi. cfr.succincta et membra in bellis detesta et papula. XIV-XVII secolo. Torino.23. furono dettate numerose regole speciali circa il valore dei tessuti da acquistare e il numero di volte l’anno per la confezione di abiti nuovi. attraverso l’abbigliamento. Annali 19. si limita la lunghezza dello strascico. in Disciplinare il lusso. p. e i «burgenses e mercatores. dal 1291. nel sesto punto. 2003. Una legge suntuaria. vestire la morte: abiti per matrimoni e funerali. quindi eletto dal Parlamento Siciliano Re di Trinacria (1295). 221-258. confezionati prima dell’emanazione della legge. sambuca. Egualmente sono limitati gli sfarzi per i paramenti del cavallo. trattandosi di merci d’importazione. qui come altrove. Al terzo capitolo si fissano le regole in merito alle doti. La legge più articolata capace con ogni buona probabilità di fornire un modello esemplare negli anni a seguire. nota 1. 261-266. ne segnalano l’uso già assai esteso se in calce si avverte i possessori di tali abbigliamenti e addobbi. eccetto che nelle guarnizioni. a cura di Marco Belfanti e Fabio Giusberti. possit portare vayros in caputio vel birreta tantum» ai quali fu consentito l’uso della pelliccia per i cappucci. e sono sconsigliati i panni di seta e i jamelloctum27. il secondo punto lascia intravedere la volontà di costruire. come quello delle frange e la dimensione dei bottoni. 167 26 La prima Legge suntuaria genovese del 1157. Federico III d'Aragona (in Sicilia. pp. Del Giudice. Einaudi. 13 dicembre 1272 . 181. Storia d’Italia. nell’assunzione delle gramaglie solo agli stretti consanguinei. 25 Del Giudice. In premessa furono emanate le disposizioni riassuntive estese a chiunque.Paternò 25 giugno 1337) fu reggente aragonese in Sicilia. delle gerarchie ben identificabili 26. vulnerantes scapulas et pectus nudatapretendunt virilibus renunciatis moribus jura muliebria usurpantes. di poterli usare ancora per un solo anno. e Maria Canella. I divieti nel limitare la seta. p. medici. ma regolamentati sono gli abiti dei giudici. alla regolamentazione dell’ordine pubblico. 129. Al secondo capitolo destinato alle donne. ai convivi nuziali e quant’altro. -623 24 . quibus videtur competere. si dettano le regole per le parate militari ed al quinto per i funerali. evitando l’esternazione eccessiva del dolore e dell’ossequio verso i defunti con caratteri pagani29. le perle e le guarnizioni d’oro. Vestire la vita. Gli intenti generali appaiono visibilmente protezionistici nel caso della regolamentazione sugli usi e le quantità delle perle e delle pellicce. Marzia Cataldi Gallo. vestire la morte: abiti per matrimoni e funerali. 28 Del Giudice. 168 29 Valeria Pinchera. storia dell’arte e norme suntuarie. Vestire la vita. nell’abbigliamento e per i mantelli28. (Barcellona. XVIII-XX secolo.risultano afferenti alla sfera comportamentale e. Torino. Quest’ultimo capitolo è di particolare interesse perché le regole emanate –limitazione negli accompagnamenti musicali e nella presenza delle donne alla cerimonia in chiesa. in La moda. nelle barbe tagliate per soli otto giorni. Esentati. per essa. limitando l’uso delle perle e dell’oro nelle guarnizioni delle vesti femminili e delle pellicce. Federico II di Sicilia anche detto Federico III di Trinacria. Una legge suntuaria. 27 Di pelo di cammello.

L’immagine che se ne ricava. da Tristano Caracciolo e dal Galateo circa l’abbigliamento affinché l’immagine da loro comunicata rispondesse al proprio rango. 2005. Tessuti semplici e di colore unico. solo dalle limitazioni imposte e dalle concessioni. L’immagine del gentiluomo nel Cinquecento. cioè una dottrina dell’austerità più teorizzata e legiferata che vissuta e praticata. era così segnalato dalla biancheria che poneva l’accento con l’evidenza del candore dei colli e dei polsini la dignità derivata dalla cura del corpo34. dalla casa ai servitori. in La moda. interamente vestito di nero.e adeguare i costumi a modelli di comportamento improntati ad un’apparente modestia32. con giuppone su calzoni corti rimborsati. I bagni a Napoli nel Medioevo. CXXIII. commenta la Vitale. cfr. è di una società opulenta con evidente sfoggio del personale benessere30. Cfr. pp. La moda come etica ed estetica Un filo rosso. giudizio che può assumersi anche per il Regno di Napoli. Viella libreria editrice. p. 19-21. 2005. e sembrano gettare le premesse per le normative di età moderna33. 4. Il modello vestimentario proposto sembra corrispondere a quello illustrato. Il Cavaliere in nero. o meglio del potere attraverso l’apparire. in “Genesis”. -730 . esteso dal pubblico al privato. 34 Numerosi sono i riferimenti al candore del bianco simbolo di pulizia interiore e esteriore. cfr. e in particolare le riflessioni di Diomede Carafa. 188. 1-48. 104-107. ma Salvatore Tramontana parla. 189-192. in «Archivio Storico per le Province Napoletane».». Vestirsi e travestirsi. Il rigore nei comportamenti igienici. vol. Il foglio acquerellato illustra di profilo un uomo già di mezza età con barba e baffi di colore lievemente tendente al rame. cfr. pp. Catalogo della Mostra a cura di Annalisa Zanni e Andrea di Lorenzo. in un “figurino” del Libro del Sarto della Fondazione Querini Stampalia di Venezia databile con ogni buona probabilità al secondo decennio del secolo XVI35. 41-60 . lascia intravedere costumi vestimentari che al lusso esibito sostituisce la qualità “dello stile” austero. Febbraio 2007. si mirava a promuovere una democrazia di gruppi in cui l’anonimato del collettivo aveva lo scopo di garantire la conservazione del sistema. Modelli culturali. Tramontana. pp. Silvana Musella Guida. qualità della manifattura. 33 Giuliana Vitale. 31 Maria Giuseppina Muzzarelli. Una società da svelare. p. 32 Ivi. 2006. V.»31. Le leggi suntuarie . I. p. sui bagni pubblici e privati a Napoli e nel Regno. In sintesi si può affermare che la normativa solo in apparenza risulta come strumento protezionistico. nei risultati tese a predisporre regole per l’immediata visibilità delle gerarchie sociali -sebbene a quest’epoca si tendese a limitare la «personalizzazione del potere e dell’apparire. Skira Milano. Le norme di fatto coinvolgono gli strati sociali maggiormente facoltosi e cercano di contenere gli sprechi segnalando il differente ruolo sociale dei cittadini. 40. Sonia Scognamiglio Cestaro. sembrano farsi strada caratteri vestimentari improntati all’essenzialità della foggia. pp. La letteratura di fine Quattrocento. di «un contrasto strisciante fra rigore ufficiale e concreta spregiudicatezza della gente. sembra legare le leggi angioine a quelle pur carenti o scomparse aragonesi. consumo e produzione di biancheria nella Napoli rinascimentale. Numerosi suggerimenti sono forniti da Diomede Carafa. dalla mensa all’abbigliamento. Genere. Giuliana Vitale. per la Sicilia. 35 Si tratta del foglio 85r del Libro del Sarto. Grazietta Butazzi in Giovan Battista Moroni.

-8- .. Tutti i colori del nero. secondo quanto prescrive il canone estetico classico e classicistico della giusta misura … [poi ne] evoca il volto marziale. Moda “alla spagnola” e “migliore forma italiana”. per il contrasto con gli altri ospiti interamente coperti d’oro. 27 e ss. il rigore dell’abbigliamento si rese tanto più evidente. 85r. se non l’adozione dei rigorosi dettami prescritti dalla saggistica tardo quattrocentesca rivolti all’educazione aristocratica? Figura «… proporzionata e armonica. ma il matrimonio a cui fa riferimento dovrebbe essere stato celebrato una quindicina di anni prima.moderati nell’ampiezza. Fondazione Querini Stampalia Venezia Cosa leggere in questo comportamento. per Benedetto di Falco. 47-60. f. da Il Libro del Sarto. N° spécial. l’austerità del nero con poche concessioni alla preziosità 36 Cfr. novembre 2005. «istituisce questa polarizzazione tra moda dell’accumulo e moda della sottrazione». tagliate a spina di pesce. e dei pendenti delle stringhe del collo. Letterati corti accademie. lo trasforma in habitus morale. Milano. essenziale nell’abbigliamento. XVI secolo. Idem. la cui fama era legata al servizio reso durante le guerre d’Italia al fianco di Carlo V. pp. p. in Giovan Battista Moroni.» 37 Il gesto del marchese di Pescara. Tutti i colori del nero. agli occhi del cronista. duca di Termoli. Amedeo Quondam. «Cahiers de la MRSHCaen». A festeggiamenti in corso comparve un ospite d’eccezione Francesco Ferrante (o Ferdinando) d’Avalos marchese di Pescara. creano un effetto di estrema ricercatezza sottolineata dal candore dei colli e dei polsini profilati di nero. suggerisce Amedeo Quondam.. Loffredo. conveniente al ruolo di invitto imperator di tante battaglie: se nella “virtuosa spada” ha lo strumento d’esercizio ordinario della propria professione …. 26. Questa immagine ben si confronta con un’altra descritta da Benedetto di Falco36 nel testo che narra del ricevimento di nozze del Conte d’Altavilla nel Palazzo Baronale di Ferrante di Capua. della fibbia della cintura. con la spada al fianco sinistro e il bastone nella mano destra. ricercato nei piccoli e preziosi dettagli d’oro. Il libro del di Falco si data al 1538.. Il nero dell’abito è solo in apparenza unito e privo di colore. vestito di nero. 2000. intorno agli anni venti del Cinquecento. a Napoli. in Naples ville palimpseste. cfr. dell’elsa della spada. pp. La letteratura a Napoli nella prima metà del Cinquecento. Toscano. Tobia R. Elegante nella postura. Napoli. Tessuti diversi (forse un raso e un taffetas o un velluto) che nella sovrapposizione delle fasce verticali. Il “bel sito” di Napoli: la fondazione cinquecentesca del mito nella Descrittione dei luoghi antichi di Napoli di Benedetto di Falco. 37 Quondam.

pag. Con ogni buona evidenza all’esuberanza dei panni d’oro e d’argento va a sostituirsi la ricercatezza di altri elementi: il colore nero. Milano 1999. Moda e costume nella vita napoletana del Rinascimento. L’esempio proposto dal Marchese di Pescara è tanto più importante in quanto la sua figura divenne mitica e costituì un esempio ripreso con consapevolezza nella letteratura successiva39.. eroico capitano imperiale.S. il giallo dei guanti di pelle. » 40. Il foglio 85 recto del Libro del Sarto è un figurino. con queste parole: «… era bello da vedere per lo fiore dell’età sua per una barba che gli spuntava di colore mezzo rossa. già mitico cavaliere di fama internazionale. Catalogo della Mostra. emergenti dagli abiti più come segni di distinzione – il bianco candido del colletto e dei polsini. 16. Tutti i colori del nero.che come esibizione di preziosità. E. L’uomo di rango e di spada scelse la sobrietà adottando panni di un solo colore. p. 43. e quando era mistiero di forza con gli occhi grandi e di fuoco. 42 Vedi la veste di Don Pedro da Toledo nel ritratto attribuito ad un pittore della cerchia di Tiziano conservato alla Bayerische Staatgemäldesammlungen di Monaco (cfr. concedendosi piccoli lussi negli accessori. Il Libo del Sarto: Gian Giacomo del Conte. si presentano come segni assunti a modello per determinare la coesione tra gruppi. ma sicuramente già al tempo in cui fu redatto. 33). pp. p. 30 e ss. p. erano beni costosi e nel contempo lussuosi per quanto meno appariscenti42. Amedeo Quondam dedica molto spazio a commentare il Libro del Cortigiano di Baldassar Castiglione. -940 41 . come un buon panno rosso. celebrato da Paolo Giovio. Allo stesso tempo propose nell’abbigliamento la semplicità nell’impiego dei materiali che si contrappose alla complessità della manifattura. Skira. volle presentare modelli esemplari e identificabili. p. con un naso aquilino. pp. 104. 27. Già dalla seconda metà del secolo XV si assiste ad una doppia interpretazione dell’apparire. Giuliana Vitale.. Cfr. una concepita come somma di capi preziosi l’altra austera e semplificata.dell’oro nei particolari che caratterizzavano il ruolo. cfr. Cito da Quondam. in Velluti e Moda tra XV e XVII secolo. Sul significato dell’abito nero adottato già da Alfonso I d’Aragona nella veste ampia tipica dell’uomo di lettere si sofferma anche la Cirillo Mastrocinque (cfr. al tempo della redazione del testo. Napoli 1968. da sempre soggetto a regolamentazioni corporative per la difficoltà tecnica che comportava. Silvio Leydi in Il Cavaliere in nero. quindi prezioso.I (Edizioni Scientifiche Italiane).. Il ritratto tracciato dal Giovio sembra corrispondere ai tratti dipinti nella tela di Cristoforo dell’Altissimo conservata a Firenze nella Galleria degli Uffizi. Quondam. Idem. Tutti i colori del nero. ovvero la sintesi grafica offerta da/a chi ragiona di abiti. Marcel Grosso in Tiziano e il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci. Modelli culturali. Un buon panno nero. nota 6. Tutti i colori del nero. 23-30. 38 39 Quondam. Adelaide Cirillo Mastrocinque. suggerita dalla letteratura “pedagogica” di fine Quattrocento38. marito della poetessa Vittoria Colonna. Napoli. Alla luce delle considerazioni su esposte è plausibile identificare il gentiluomo in nero del Libro del Sarto con Francesco Ferrante d’Avalos. Omaggio all’imperatore di Spagna e alle figure dominanti del tempo? Ci piace pensarlo e verificare quanto i costumi derivati da ragionamenti sui modelli comportamentali adottati da esponenti di rango delle classi dominanti erano operanti e per giunta costituirono nella loro esemplarità icone da diffondere. Catalogo della Mostra a cura di Roberta Orsi Ladini e Grazietta Butazi. Lo stesso testo propone per l’abbigliamento da cavallo il governatore di Milano Alfonso d’Avalos nipote di Francesco Ferrante da lui stesso addestrato alle armi41.

et sedie. Electa. et altre cente di seta et velluto di qualsivoglia sorte. filato. ordini. 1803-1808. et soprali guarnimenti et selle di cavalli. Lex sumptuaria. trabacche. Sartorial Routes Among Institution.. p. 45) 5. Prammatica I. part. et recami et frangie. p. che si facean con molto guasto in questa fideliss. Il lusso e il buon gusto della manifattura La prima legge d’età moderna. Nuova Collezione di Prammatiche del Regno di Napoli. così buono come falso. et coverte di carrette. broccatello. Tutti i colori del nero. lavori di seta: Che si possano fare sopraveste. si data al 27 luglio 1559 in pieno e consolidato viceregno spagnolo43. che quelle non s’osservano. né d’altra seta: però si permette. cfr. Agnolo Bronzino. Lorenzo Giustiniani. 15 vol. Agnolo Bronzino. che le frangie et passamani di seta se possano fare sopra gli sprovieri. o d’argento. né di seta. p. cfr. cfr. 1550 ca. tele. 30.44. Quondam. Lucrezia Panciatrichi. part. velluti alti e bassi. così vero. (da Orsi Ladini. rasi e taffetas. Lex Suntuaria.Niccoli. Prammatica I. cordoni. però che sopra quelli non si possa fare ricamo alcuno d’oro. fig. 44 Lorenzo Giustiniani.10 - . Sonia Scognamiglio Cestaro. frangie. Moda e costume. Nuova Collezione di Prammatiche. 1540 ca. La preziosità dei materiali.. et per tutto il Regno: et al presente intendemo. Tomo VII. La moda napoletana tra XVI e XIX secolo. nell’adozione di tessuti uniti. Stamperia Simoniana. 27. come falso. interdetti dalle leggi suntuarie. pag. e che nulla persona di qualsivoglia grado et condizione così mascolo. nel corso del Cinque e Seicento. 108. L’uso dei tessuti preziosi per oro e argento è segnalato in molte cronache ed inventari. Amedeo Quondam parla di “moda dell’accumulo” e “moda della sottrazione” come due differenti manifestazioni del lusso. 43 In questa si fa esplicito riferimento a precedenti prammatiche: «Perchè negli anni et mesi passati sono state fatte e pubblicate più Pragmatice. robe et saij di velluto.L’abito maschile. telette d’oro. 25. passim. ò argento tessuto.. Galleria Sabauda. fu sostituita dal lusso della manifattura. Naples Fashion between the XVI and the XIX Centuries / Percorsi sartoriali tra istituzioni. ch’alcuni Capi hanno bisogno di reformatione». in apertura le proibizioni sono così segnalate: …ogni sorte d’imbroccato. Galleria degli Uffizi 2. cente et capelli. et cocchi: Et si permette ancora. cordoni. Economy and Art. tirato. guarnimenti di camere. Eleonora di Toledo ?. Industrial Heritage and Urban . 2. che si possano portare borza. 1. Cirillo Mastrocinque. 1. et uomini. come di sopra si è detto. cordonelli. et Bandi circa lo moderare del vestire delle donne.. 25. di paramenti di casa. e in parte anche quello femminile. tra quelle da noi studiate. economia e arte. p. Torino. e qualsivoglia altra cosa d’oro et argento. Città di Napoli.. 160-161). fig. et ogn’altra cosa dove entra oro. Silvana Musella Guida. et dell’esequie et pompe funerali. Tomo VII. d’argento.. Moda a Firenze … cit. La prammatica presenta una struttura in capitoli che sarà poi ripresa nelle successive leggi. Firenze.. damaschi. e recami. 2006. si andò trasformando in un complesso e ricercato lavoro di manifattura reso innovativo dall’esercizio del mestiere del sarto. come femmina le possa portare: et medesimamente se proibiscano tutti recami. Intervento XIII International Congress 2006. cordoni. 6. pp.

cente braccialetti d’oro di martello. Giustiniani. cfr. Nuova Collezione di Prammatiche.html). The industrial heritage of the textile / clothing sector/ Il patrimonio industriale del tessileabbigliamento (cfr. Ricerche storiche genovesi”. Il protezionismo s’intende rivolto alle merci di produzione locale. evidentemente di prezzo inferiore.unige. Prammatica I e Prammatica XIII.. Inventario di abiti dati in custodia da Ippolita Nunziovai a Baldassarre Luzzo. sembra intensificarsi maggiormente nelle leggi di fine secolo (1596) e poi palesemente nel 1684 e il 7 gennaio del 1690 dove fu fatto divieto d’importazione di tessuti stranieri «graditi per la sola novità».Subito dopo. filato et lavorato. et quando la veste sarà tagliata davanti a modo d’abito. Prammatica XVI.45 La lettura ad un primo approccio suggerisce l’ipotesi di una volontà. www.ticcihcongress2006.. con cautela. perle et gioie d’ogni sorte et valore. TICCIH (The International Comitee for the Conservation of the Industrial Heritage) WORKSHOP 9. però quelle non le possano portare. XVI-XVIII). il redattore enumera le concessioni: …permettono alle donne scoffioni. 26. nelle barrette. et à gli uomini si permettono bottoni. in “Balbisei. et nel petto d’avanti al saio. p. perle. XXXIV. ma ad un più attento e approfondito esame colpisce la proibizione verso i tessuti con filati d’oro e d’argento falso. A chi furono rivolte le proibizioni e le concessioni? A “. cfr. 49-56. 109-139. . per adornare il capo e le maniche e sul corpetto degli abiti.balbisei. collari. gerarchie sociali e congiunture economico-politiche a Milano in Età moderna (secc. se non in testa. 62. et guarnitione d’oro di martello. per i bracciali. et gioie. ma all’apparenza in tutto simili a quelli il cui filato metallico è prezioso. esclusi in prima istanza.it). che dall’una parte et l’altra del taglio denanti se possano anco usare le sopradette cose. L’uso dei gioielli fu limitato alle guarnizioni: per le cinture. et ciapparie. Introduzione. probabilmente ad un mercante forse proprio per ottemperare ai dettami delle leggi suntuarie (cfr. nelle maniche et manichette. così mascolo come femmina le possa portare né vestire…“ Trasformation Productive Territories and Industrial Landascape. ancora una volta. et ne li busti delle gonnelle. p. Il legislatore sembra porre l’accento sull’ostentazione del lusso tendendo ad una regolamentazione. pp. che si caratterizzano per una certa liberalità e per una maggiore preoccupazioni di ordine morale più che gerarchico.1592-95). Prammatica I. maniche d’oro et d’argento. B 46. et dietro all’apertura della capiglia. latente a questa data. “Aguagliarsi almen col vestire alla nobiltà”: leggi suntuarie. nulla persona di qualsivoglia grado e condizione. protezionistica46. 25. puntali. Le proibizioni e le concessioni nel loro insieme costituiscono un breve manuale di comportamento in merito all’abbigliamento che a metà Cinquecento era già molto ricco di preziosità oltre che di sovrapposizioni. n. Michela Barbot.11 45 46 . rivista digitale e on line a cura del Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università degli Studi di Genova (www. La ricchezza dei tessuti emerge con evidenza in un inventario del 1593 relativo ad un certo numero di abiti dati in custodia da una donna spagnola. Nuova Collezione di Prammatiche. rientrano nell’abbigliamento maschile e femminile con la dovuta misura sui cappelli e sulle maniche. nelle cente et braccialetti.net/papers_9. 47 Un confronto di qualche interesse può essere costituito dalla prima legge suntuaria di età spagnola a Milano nel 1539 e la successiva del 1548. la limitazione del consumo di merci d’importazione poteva limitare il deficit della bilancia commerciale. vedi De Rosa. 0 (2004). pp. Archivio Filangieri Napoli. bottoni et puntali d’oro. I preziosi tessuti. per le cerniere. Questa preoccupazione. Si dettano così le regole del “buon gusto” e dell’adeguatezza ai propri ruoli47. Basta solo citarne la descrizione di qualcuno di questi per rendersi conto della qualità : « Una saya de teliglia d’oro torchina et jalla con guarnitione d’oro […] Uno gippone de teliglia d’oro verde et giallo guarnito de passamani d’oro con bottoni de seta et oro » Giustiniani. se permette.

che vorrà fare in fascette e revetti. 93. p. 1. e cositi nella sopradetta maniera. Firenze 2005. Nuova Collezione di Prammatiche. o doi revetti et non più concedendosene ancora challe dette fascie possano ponere pestagne di taffettà. con maniche volanti “alla napoletana” aperte a mostrare quelle della sottana52. L’illustrazione è di circa dieci anni più tarda rispetto all’emanazione della Prammatica di cui si discute. come di panno nel sopradetto modo ch’alle donne si concede di poterla in una o più fascette. Prammatica I. comunicate attraverso precise regole vestimentarie adeguate alla mutevolezza delle mode ma moderate nelle scelte49. 1995 [Ed. Owen Hughes. Giustiniani. si concede. Si avverte ancora a queste date la continuità con le leggi più antiche. e si faranno quattro tagli. cfr. et le fasce grandi et le fascette. p. et in quelle tanto si faranno una fascia grande. e non più. come divise in più fascette ò revetti. e le divisioni. vol. e quando la veste la volesser tagliare d’alto in bascio a modo di abito. che dette donne oltre la fascia che poneranno di bascio intorno alle vesti ne possano ponere quattro fascie d’alto in bascio delle vesti della medesima grandezza et del medesimo modo sopradetti. e si faranno tre tagli. p. d’armesino dall’una parte et l’altra. Economia e società. si concede alle donne e agli uomini: … che possano ponere sopra loro veste di seta una fascia di seta intorno la veste. 51 Giustiniani.. possano ponere otto fascie. et si concede. et che la detta fascia la possano dividere in revetti et fascette à loro volontà. 26 52 La manica aperta sembra essere un segno distintivo dell’abito confezionato a Napoli di origine spagnola. 1922]. Pagliai Polistampa. L’ostentazione del lusso fu sostituita dalla ricercatezza attraverso ogni sorta di innovazione elaborata dai sarti in merito alla confezione degli abiti50. ispirate alla misura.12 48 49 . Per quanto lungo e articolato. o revetti li possano ancho tagliare. 50 Su questo punto cfr. 111. Orsi Ladini. non possano fare più che due cositure. in Roberta Orsi Ladini. abiti. 26. quanto alla larghezza à gli uomini si concede la fascia larga solamente d’un terzo di palmo. questo capitolo merita di essere interamente riportato. Nuova Collezione di Prammatiche. p. nel proibire la sovrapposizione dei tessuti in ogni sua possibile applicazione. Certo a chi era ai vertici della piramide sociale e/o a chi aspirasse a entrare nelle fila dell’aristocrazia. e se si serà un taglio. che la possino tagliare in quattro parti al più. Cfr.Bruna Niccoli. cinque fascie: et à gli uomini si concede similmente che possano ponere le fascie di seta intorno alli loro vestiti tanto di seta. sei fascie. di larghezza di mezzo palmo à bascio. tappezzerie. 45. la donna indossa una zimarra di tessuto unito tagliato “a spina di pesce”. . fig. s’intende pur tutte unite insieme non passino la sopradetta misura di un terzo di palmo. Moda a Firenze 1540-1580: Lo stile di Eleonora di Toledo e la sua influenza.51 48 Il modello che si impone sembra in buona misura corrispondere a quello illustrato da Jost Amman nel 1577 nell’ Habitus Praecipuorum populorum in una delle pagine con la Femina Nobilis Neapolitana. coperte di cocchi. Prammatica I. orig. p. Si dettano precise regole. II. pur che tutte le fascette et revetti non eccedano la detta misura di mezzo palmo. e revetti. Milano. Max Weber. La moda proibita.

Le Prammatiche contengono altre interessanti indicazioni in merito alle lavorazioni.. ricci o tagliati a cui il pelo viene schiacciato in modo permanente per mezzo di matrici metalliche calde.13 54 . 2 1. come sacavovoccare. Macmillan/QSM. puntualizza ogni dettaglio in merito alla manifattura. Questo nuovo sistema decorativo fu regolamentato. Sviluppo grafico della giubba (1615-25 ca. 88) 54 53 Per revetto s’intende la rifinitura ad ago dei tagli effettuati sul tessuto al fine di proteggere lo sfilacciamento dei fili di trama e d’ordito. sostituiti dai tagli e dalle piccature53. Numerosi sono gli esempi di tali lavorazioni presenti in abiti conservati presso le collezioni pubbliche e nella documentazione iconografica. pp. Femina Nobilis Neapolitana. Patterns of Fashion. al capitolo quinto.) conservata presso il Bayerisches Nationalmuseum di Monaco 2. cfr. 1618. Istituzioni del lavoro. 93. La corporazione napoletana dei sarti (1583-1821). Simili lavorazioni furono consentite anche per i giubboni maschili e per le calze-braghe. Abito completo in raso. nella legge emanata nel 1560 che. e si ritenne solo in seguito di dover fornire maggiori dettagli per la manifattura su espressa richiesta della corporazione. 1577 Le decorazioni con revetti e fasce sono ridotti a pochi interventi. piccato e tagliato. È stato documentato come tra il XVII e il XVIII secolo ci fosse a Napoli una produzione di abiti confezionati probabilmente esportati proprio in Inghilterra dove i sarti acquistavano i migliori tessuti di lana. pp. Per piccatura s’intende una decorazione ottenuta attraverso la foratura del tessuto con un punteruolo. cfr. 28. Londra Victoria and Albert Museum (da Janet Arnold. Probabilmente la prima emanazione non tenne nel giusto conto le differenti innovazioni studiate dai sarti per dare agli abiti quella ricercatezza da sostituire alla preziosità dei tessuti proibiti. quello conservato a Londra fu donato dalla famiglia Cotton del Derbyshire nel 1938. Poteri . 86. cfr. che si suppone possa trattarsi di velluti.Jost Amman. Dell’abito di Monaco non si conosce la provenienza. Velluti e Moda. London 1985. Janet Arnold. Scognamiglio Cestaro. sulla quale non siamo in grado di fornire spiegazioni o stampare.148. per una ricca documentazione. 1. Patterns of Fashion. The cut and constrictions of clothes for men and women c1560-1620.

al Museo di Capodimonte a Napoli. consentivano una sobria e raffinata decorazione che proprio per i numerosi interventi richiedeva la destrezza e l’abilità di cui sappiamo essere fornite le maestranze napoletane59. (cfr. CXXIII. Giovanni e Cesare) sono conservati nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. 2005. Nicoletta D’Arbitrio. 55 Sottogonna irrigidita da cerchi che ha lo scopo di tenere allargate le gonne. capo generalmente impiegato per proteggere l’abito. nel consentire di mostrare il tessuto sottostante. concedendo l’impiego di filati preziosi nel … mantesino de rosicato d’oro e d’argento… 56. cfr. Alcuni abiti con queste caratteristiche appartenenti a differenti membri della famiglia d’Avalos (Francesco Ferrante. quale l’abito di Diego Cavaniglia ritrovato nel sepolcro a lui destinato nel Convento di San Francesco a Folloni di Montella (Avellino) (cfr. Lucia Portoghesi in Le arche dei re aragonesi. Il costume e la moda nella società italiana. 59 Cfr. Il valore simbolico del grembiule è documentato in numerosi dipinti. 290-291). Ancora rivolte alla moderata ostentazione sono le regole sulle gualdrappe 57. in «Archivio Storico per le Province Napoletane». Una società da svelare. agli uomini si concesse l’impiego della seta solo nelle guarnizioni..it/costume. velluto. di differente colore o armatura. 2006. Le caratteristiche del ricamo potrebbero anche inquadrarsi in date comprese entro la metà del Cinquecento. 53. 30. La prima prammatica di metà Cinquecento per quanta attenzione mostrò alla manifattura dei differenti capi. catalogo della Mostra a cura di Lucia Portoghesi.html). p. Purtroppo le foto disponibili e i restauri che non hanno previsto per tutti i capi il rimontaggio dei pezzi non consentono una buona lettura degli stessi (cfr. Al fine di non compromettere la qualità del lavoro gli stessi sarti intervennero. con una supplica per chiarire ogni dettaglio pubblici e vita politica. Parte Prima. 58 Un esempio della qualità e ricercatezza usata nei guarnimenti da cavallo è rappresentata dalle due selle d’Avalos. che nel corso del Cinquecento assunse. dettandone precise regole. Musella Guida-Scognamiglio Cestaro. Torino 1978. e Parte Seconda. Edisa Napoli 2001).diegocavaniglia. 2005. . Napoli De Rosa editore 1991. datato al 1535 ca. alle donne fu consentito l’uso dei tessuti in seta e per entrambi si permisero fodere di ogni sorta. L’immagine che se ne ricava sembra ancora corrispondere al modello proposto dal nostro gentiluomo esemplare Francesco Ferrante d’Avalos. La corporazione. Se così fosse. pp. bisognerà discutere più a lungo ed in altra sede per l’importanza dei reperti. p. cfr. Su questi e altri reperti di recente ritrovamento. www. Parte Prima. p. Sonia Scognamiglio Cestaro. in «Archivio Storico per le Province Napoletane».14 - . 282-284. Antea del Parmigianino. Prammatica II. CXXIII. l’importanza di questo capo è rimarcata in numerosi inventari napoletani consultati sebbene non sempre è segnalato come mantesino ma si suppone possa essere definito come sciugatoio. Einaudi . 211. per i ceti emergenti. Tiziano e il ritratto di corte da Raffaello ai Carracci. valga per tutti il Ritratto di Giovane donna. ritrovate a Vasto e recentemente restaurate. d’altra parte i tagli e le piccature nella rifinitura. dovrebbero datarsi entro il 1546 anno della sua morte. Nuova Collezione di Prammatiche. 56 Giustiniani. ne trascurò alcuni e mancò di segnalarne altri utilizzati esclusivamente come segni esteriori di qualità interiori. pp. Le arche. segno anche questo di moderazione alle eccessive esasperazioni delle mode. Sara Oliviero in. 243-284. gli apparati e gli abiti dei re aragonesi. 1502 . CXXIV. alcuni mesi dopo. San Domenico Maggiore. damasco o raso. probabilmente di Alfonso d’Avalos d'Aquino d'Aragona (Ischia. un elevato valore simbolico.Interessante è la notazione circa i verdugati o faldiglie55 per le quali si consente l’irrigidimento attraverso le cordelle solo con un intervallo pari a mezzo palmo. 289-376.31 marzo 1546) governatore di Milano. pp. Rosita Levi Pisetzky. La Prammatica del 1560 mostrò maggiore attenzione ai dettagli e ne regolò l’utilizzo. 57 Coperte usate prevalentemente per cavalcare. è il caso del grembiule. pp. anche di pelliccia58.

29. 35-36. Patterns of Fashion … cit. come Italiani. che ne son seguiti et segueno. Giovanna d’Aragona. per essere tale abuso tanto pernicioso al ben comune et universale. et in gran disservizio del Signor IDDIO et della Regia et Catolica Maestà. 37-38. «I segni d’honore». Nuova Collezione di Prammatiche. Prammatica V. . provedere. Nuova Collezione di Prammatiche. che guastano la disposizione. qualità estetiche e dei materiali. et determinare con la presente Pragmatica nel modo infrascritto. videlicet. Roma. 62 Giustiniani. alle rifiniture ad ago e con trine. 74. Rappresentazioni delle dinamiche nobiliari a Napoli in età moderna.15 60 61 . Giovanni Muto. cfr. Giustiniani. 171-190. le regole ne disegnavano la giusta forma contribuendo alla definizione della fisionomia cetuale63. l’abito con la sua evidenza rendeva visibile lo status e il ruolo di chi lo indossava e tendeva alla celebrazione delle sue qualità. perché con simil calze nillo d’essi può fare il suo esercito. I sarti difesero la propria arte imponendo ricercatezza nell’esecuzione e la giusta manifattura concorrendo alla definizione dello stile. e possono di continuo seguire.Bari. ante 1524. inutili et imbarazzose à tutti gli uomini. pp. 57-67. La supplica fu accolta e attraverso una nuova emanazione i suggerimenti divennero operativi. 1992. Anche in questo caso l’accento fu posto sul valore estetico dell’indumento e sulla mancanza di praticità determinata dalla quantità del tessuto impiegato: … sono brutte a vedere. pp. cavalieri in Italia centro-meridionale nell’età moderna. nel 1564 con una nuova legge si dettarono le regole per moderarne l’ampiezza. p. alle relative sovrapposizioni tra loro. L’espressione è nella prammatica del 1560 riassume con incisività alcuni degli aspetti che si è cercato di mettere in evidenza nel corso dell’analisi. et sopra alli Cavalieri. e a quali indumenti tali lavorazioni dovessero essere applicate60.relativo alle dimensioni delle fasce di guarnizione. sono le motivazioni sottese dalle Prammatiche suntuarie. … comodamente et honoratamente vestire …61 Con la trasformazioni delle calze-braghe dell’abito maschile in due parti e l’introduzione delle braghe o braghesse. … 62 Buona manifattura.. Nuova Collezione di Prammatiche. Museo Granet di Aix -en-Provence. praticità delle vesti. Numerosi son capi con queste caratteristiche ancora conservati. et altri inconvenienti. patrizi. in Signori. Rosso Fiorentino (da). pp. Laterza. cfr. ci ha parso sopra ciò dare regola. et alli soldati tanto Spagnoli. Giustiniani. Prammatica III. Janet Arnold. a cura di Maria Antonietta Visceglia. Prammatica II. pp. 88-92 63 Cfr.

Vicerè di Napoli dal 1532 al 1553). Il ruolo dei singoli diviene così distinguibile. Palazzo Pitti. L'Europe des Anjou. 197). 66 Cfr. la maggior parte a cavallo. Una bella immagine della donna napoletana in lettiga. f. del 1636. N. che è stimato da loro gran testimonio 66 della nobiltà. p. è quella conservata presso il Museo Stibbert di Firenze. 282. Philipe Costamagna in. Giustiniani. La livrea poteva essere solo di panno con piccole guarnizioni in velluto o altra seta e nelle fodere. Catalogo della Mostra Fontevraud 2001. Moda a Firenze. ottobre 1983. solo ai Paggi si concesse una delle maniche in seta o velluto. Parte seconda. p. como che non fosse anco nobile uno che non fosse di seggio . per il valore comunicativo e di celebrazione della casata attraverso la livrea. Se la maggiore preoccupazione in merito alla servitù a metà Cinquecento sembra essere l’abbigliamento. Annali 19. i servitori più visibili perché accompagnavano il signore. 1765-1799. I servitori partecipavano in larga 64 Cfr. Relazione di Napoli del Sen. Catalogo della Mostra. riducendosi da lì in poi ognuno al seggio suo. In un manoscritto della Società Napoletana di Storia Patria è segnalato come tipico della moda napoletana l’uso del velo a coprire la testa (cfr. G.16 65 . emarginata dalla riforma del Consiglio Collaterale voluta da Carlo V e attuata da Don Pedro da Toledo (1484-1553. La ricercatezza della manifattura è evidente soprattutto nel corpetto della veste e nei polsini delle maniche con piccole applicazioni di strisce di tessuto. S. La corporazione. B. P. Lippomano. Napoli 1938. in Storia d’Italia . Centro Di. La società dello spettacolo: il «treno» dell’apparire Il rispetto delle regole e l’evidente gerarchizzazione dei ruoli si impose nel capitolo dedicato alle livree. a cura di Roberta Orsi Ladini. II. cfr. S. Orsi Ladini. 48. si sente la necessità d’intervenire sul numero dei servitori. retta dai sediari.19. vol. p. ambasciatore a Don Giovanni d’Austria nell’anno 1575 al doge Luigi Mocenigo. 6. del 1639. Spendono il tempo nell’esercizio delle armi. Aventure des princes angevins du XIII° au XV° siècle. 68 Il fenomeno è riportato dal Fuidoro (cfr. Marcello Fantoni.iscrizione: la roine de sicile64 . del 1640 sono esclusivamente destinate alla servitù. Einaudi editore. cfr. I giornali di Napoli dal 1660 al 1680. 311). A metà Cinquecento l’antica nobiltà napoletana appare appartarsi.. 44-53. cfr. 109) e sottolineato dalla Scognamiglio (Scognamiglio Cestaro. n. . Le regole medievali rivolte prevalentemente alla nobiltà di spada fino a quel momento artefice e giudice dei propri comportamenti andavano mutando in relazione ai cambiamenti delle classi dirigenti. Al capo è destinata particolare ricercatezza attraverso il turbante con cordoni intrecciati guarniti da piccoli gioielli e coperto da un velo sottilissimo pieghettato65. pp. Pubblicato dall’Alberi in «L’Italia nel sec. fig. Un ambasciatore veneziano in visita a Napoli percepisce questa realtà descrivendola con queste parole: Vivono molto alla grande stimando vergogna l’attendere alle mercanzie e perfino alle cose domestiche in persona. p. Torino 2003. p. 67Su questo argomento cfr. Manoscritti XXII B 7. a cura di Marco Belfanti e Fabio Giusberti. Firenze 1983. Nuova Collezione di Prammatiche. in Orsi LadiniNiccoli. 270. La moda. pp. pur denotando attraverso la ricercatezza della confezione lo status della casata. XVI » vol. s’impose l’uso della livrea eliminando ogni possibile elemento di promiscuità derivato da scelte personali che potessero tendere all’emulazione dei comportamenti vestimentari dei padroni67. Le corti e i «modi» del vestire. Le Prammatiche del 1625. Società Napoletana di Storia Patria. 111. Uniformi e livree del Granducato di Toscana. Lo splendore di una regia corte. Paris (Somogy) 2001. Intorno agli anni Sessanta il fenomeno dilaga attraverso l’acquisto di schiavi da parte dei più disparati ceti sociali68. II. 737-745. Innocenzo Fuidoro. le norme investono i Paggi e gli Staffieri. a fine secolo e ancor più nella seconda metà del Seicento.

andando però separati. l’ascesa di una nuova aristocrazia senza alcuna tradizione comportamentale determinò un maggiore dispendio nei beni di consumo di lusso contribuendo all’affermarsi di giudizi sempre più pungenti da parte degli stranieri in visita alla città. Il programma e la sconfitta della nobiltà napoletana in due memoriali cinquecenteschi. XXXIV-XXXV. e due Paggi per ciascheduna. diplomatico veneziano in visita a Napoli sul finire del Cinquecento69. Al gran numero di servitori corrispose un maggior impiego di mezzi di trasporto. ed altri due sua moglie. o Staffiero. (Edizioni Scientifiche Italiane). pp. «Ville. Catalogo della Mostra a cura di R. 50-51. Laterza. it. Prammatica XIII. Nell’articolazioni delle leggi suntuarie della seconda metà del Cinquecento si avverte un cambiamento di orientamento delle regole. Cons. carrozze. dove numerosi sono i dipinti che illustrano scene di festa. così mascolo come femmina le possa portare né vestire». oltre al resto del Regno.misura all’immagine pubblica attraverso ruoli specifici e/o come accompagnatori. in particolare. Electa Napoli. Giuseppe Galasso. ma fa pur sempre rumore e corre come un lampo. 1997. nella quale come immaginerete non c’è nessuno. De Rosa. alla definizione attraverso gli abiti di un’icona ben riconoscibile ad un altro che tenta di arginare la confusione determinata dall’allargamento e dalla mobilità delle classi nobiliari. 1973. Cfr. 72 Charles De Brosses.. Casali di questa Fedelissima Città». ai Paggi e agli Staffieri si aggiungono i Sediari. E. Nuova Collezione di Prammatiche. Napoli tra il tramonto del viceregno e l’avvento di Carlo di Borbone. p. L’imperatore ha dato titoli a chi ne ha voluti e da qui è nato il proverbio: è veramente duca ma non cavaliere. 13-21. la borghesia vanitosa. Introduzione. l’alta nobiltà fastosa e la piccola avida di titoli roboanti: ha avuto di che saziarsi sotto il dominio della casa d’Austria. i soggetti a cui esse erano rivolte non sono più interni ad una ristretta cerchia. 141-149. Paris 1799. Nel 1685 la legge suntuaria nell’includere anche l’hinterland napoletano nei gruppi a cui furono rivolte le leggi.17 69 70 . cfr. Una società anomala. 72 Cfr. conti. senz’altra carrozza di scorta. 170178. o i suoi figlioli.70 Le rinnovate Prammatiche di fine Seicento tentarono di porre argini al fenomeno limitando in prima istanza l’uso di materiali preziosi e successivamente. Raffaele Ajello.71 La mobilità sociale. L’immagine e la vita pubblica del Largo di Palazzo dal 1600 al 1750. p.S. La confusione cetuale sembra spostare l’attenzione delle stesse da un modello comportamentale rivolto. militi . Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683-1759). ma quando usciranno uniti non possano portarne se non due. questo il commento di Charles De Brosses: La plebaglia è chiassosa. in Ibidem . Napoli 1996. i Volanti e i Lacchè.I. cfr. segnala espressamente ciò che alle donne popolari è concesso indossare. Con popolari si . banderesi …. Charles De Brosses. Lattuada. Bari. Che le Signore donne non possano portare più che due Gentiluomini. in prima istanza. dal 1684. 71 Giustiniani. ma ad un’indiscriminata e più vasta fascia sociale «nulla persona di qualsivoglia grado e condizione. che lascia intravedere i cambiamenti nell’articolazione dei ceti. pp. in Capolavori in festa. Lettere familiari. Lettres familières écrites d’Italie en 1739 et 1740. Lettres familières. il numero dei servitori e quello dei mezzi di trasporto: … che nessuno possa portare più di due Lacchè.. cfr. Sulla crisi del Regno di Napoli e i conflitti tra la nobiltà di spada e quella di toga sorta con la riforma del Consiglio Collaterale voluta da Carlo V a metà Cinquecento. calessi e sedie con lo sfoggio di quell’apparente magnificenza di antica data già rimarcata da Giovanni Ramusio. Viaggio in Italia. e deprecata a metà Settecento da Charles De Brosses: La moglie di un commerciante non esce mai di casa nella sua carrozza. ed.

Congedo editore. mentre quella del cocchiere è aggiornata al gusto del Settecento. è datato al 1730. gruppi che nelle città di provincia nei borghi e nei casali prossimi alla Capitale avevano guadagnato migliori condizioni di vita che li aveva condotti ad assumere comportamenti lussuosi nell’abbigliamento. giochi di memorie al tempo dei Borbone. 1994. 10-12. per festeggiare i primi avvisi de’ seguiti Sponsali. a cui si aggiunsero in età borbonica le nascite. e prudente rigore delle riferite proibizioni. Electa Napoli. in Il Costume Popolare Pugliese. 61-75. Settecento napoletano. In molti casi le norme suntuarie furono sospese. bozzetti di vita. 18-19. sono ancora di foggia cinque-seicentesca. Catalogo della Mostra a cura di Wolfgang Prohaska e Nicola Spinosa. che dovranno manifestarsi con nuove dimostrazioni in tempo della Cavalcata. Nel 1689 in occasione delle seconde nozze di Carlo II con Maria Anna di Neuburg fu emanata una Prammatica che. La messa in scena in città e in provincia nel racconto per immagini dei viaggiatori e degli illustratori. cfr. come per l’altre. e gale di qualsivoglia sorta. come le donne. Galatina. mentre in apertura ribadiva l’osservanza delle norme emanate negli anni precedenti. intendono le donne appartenenti alle classi dei piccoli imprenditori. Rohrau (Vienna). Le manifestazioni pubbliche in occasioni delle nozze e dei funerali reali e delle incoronazioni. p. resero necessarie di differenti disposizioni. i battesimi e le feste religiose. e si concede di indossare quegli abiti che contravvenivano alle regole in precedenza emanate senza farne di nuovi. del 1730 . Questi nuovi costumi. a fine Settecento.18 - . possano liberamente valersi di tutti quegli abiti. pp. per manifestare … le pubbliche allegrezze74. quello dell’ Uscita del corteo vicereale dal Palazzo Reale di Napoli di Nicola Maria Rossi. cfr.Il modello imitato è ben espresso in numerosi dipinti dell’epoca tra i quali sicuramente spicca. in rosso e oro. 73 Conservato alla Graf Harrachsche Familiesammlung. connatati da un abbigliamento cerimoniale ricco. si sospenda in qualche parte il giusto. Silvana Musella Guida. e perciò permettiamo. Modi di vestire. e i numerosi festeggiamenti per l’ingresso dei re e dei principi. È interessante notare che la gran parte delle livree. . assunsero caratteristiche specifiche per ogni piccolo centro che. degli artigiani. per fasto e esuberanza di servitori. che così gli uomini. furono identificate con il sintagma costume popolare e divennero modelli esemplari da ritrarre. 2001. ne dichiara la sospensione. Sulle ali dell’aquila imperiale 1707-1734. nel tempo che dureranno tali solennità. specie quelle dei Paggi e dei Volanti.73 Molte occasioni contribuivano a rinnovare l’ostentazione del lusso e rendevano ancor più difficile l’applicazione delle leggi.

Prammatica XV. né che le vesti di livrea de’ medesimi Lacchei possa essere con oro. Cavalcata reale fatta in questa fideliss.19 - . .Madrid. o argento. 65. […] possa concorrere con maggior numero. questa volta. 237). Si richiedono addobbi alle finestre per sedici giorni dopo l’ingresso di sua maestà perché il re fosse onorato durante la visita in Duomo e nelle passeggiate dei giorni succesivi al suo arrivo. 1 novembre 1700-. Prammatica XX. negli ornamenti sulle strade e nell’abbigliamento. Lattuada. era diventata occasione di sfoggio di toilette quanto mai inopportune per l’occasione. negli anni in cui il lungo periodo di disciplinamento volgeva al termine in favore della libertà d’abbigliamento. che de’ soli sei Lacchei. Catalogo della Mostra a cura di R. Electa Napoli. e della Croce del nostro Divin Redentore. Biblioteca Nazionale. come Carlo V fu re di Napoli e Sicilia. Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683-1759). si tentò ancora di richiamare l’attenzione alla giusta misura delle vesti in occasione della Settimana Santa.1. o dignità si sia. nuovamente si intervenne per regolamentarne. A fine secolo. . gli «eccessi di dimostrazioni di ossequio. in parte alcune. fu re di Spagna e dell'impero d'oltremare di Spagna. cfr. in occasione della cavalcata per celebrare l’Incoronazione di Carlo VI d’Austria. si spieghi per l’opposto nel pubblico il maggior lusso degli abiti. e. carattere. pp. 75 Giustiniani Nuova Collezione di Prammatiche. (da Capolavori in festa. 53-54. p. e si usino le forme più ricercate di 74 Giustiniani. ed allegrezza in gloria della Sua Cesarea Maestà. 76 Ivi. Nel luglio del 1738 per l’ingresso a Napoli di Carlo di Borbone e la Regina Maria Amalia si va oltre ogni limite nei festeggiamenti. 237-238. della famiglia degli Asburgo. … mentre la Chiesa celebra colla più rigorosa penitenza. ciò medesimo permettendosi solamente per detto giorno. e degli abbigliamenti. …75.a città di Napoli à 21 maggio 1690per le regie nozze delle cattoliche maestà di Carlo secondo re delle Spagne e della regina Maria Anna palat. Le celebrazioni per le nozze di Carlo II e Maria Anna di Neuburg (Carlo II di Spagna -Madrid. Prammatica XXIII. Si autorizzano le … Maschere. » ordinando che: … nessun Titolato. e cogli abiti più lugubri la memoria della volontaria umiliazione de’ tormenti. 59. Nuova Collezione di Prammatiche. Capolavori in festa. Napoli. e dei restanti dominii spagnoli in Italia) sono illustrate in alcune incisioni del testo di Domenico Parrino. p. ed il treno più sfarzoso e magnifico. 1c. pp. e Carnevale dal dì ottavo … e così di seguito in un vero trionfo d’ornamenti76. 1690. p.In Napoli: appresso Domenico Antonio Parrino. 1997. La visita ai sepolcri. lo “struscio”.a di Neuburgo e del Reno. Cavaliero di qualunque grado. Nel 1712. 6 novembre 1661 . dopo del quale si debbano osservare le Regie Prammatiche.

ed alla serietà delle Sagre Funzioni. e Sottana lunga sino ai piedi. La proibizione si era trasformata in una consuetudine degna d’attenzione rinnovando con altra funzione il fasto dell’abito in nero. pp. Nuova Collezione di Prammatiche. p. Nel 1832 al redattore dell’Archivio di curiosità e novità interessanti che documentava sulle mode parigine.77 La Casa Reale e la corte vietarono l’uso delle uniformi di gala per la Corte e la Truppa e introdusse la consuetudine di indossare abiti neri. pp. con ampia partecipazione collettiva. vestire la morte. alle donne […] il solito lor vestito di bajetta. se sarà nell’inverno. fu richiesto da una lettrice un figurino dell’abito nero per la Settimana Santa. Vestire la vita. o sia altra sorte di laniglia nell’Està con i veli sottili. Napoli 1832. arciduchessa d'Austria moglie di Filippo IV di Spagna) si stabilirono regole precise circa l’abbigliamento da lutto sul modello spagnolo. L’imposizione divenne una regola rispettata a lungo e ulteriore motivo di ricerca dell’eleganza in nero per la Settimana Santa. 7. Le celebrazioni funerarie. et la moglie fatto l’atto del tagliar i capelli sopra il corpo. Canella. a limitare l’uso di panni neri d’importazione e a fine Seicento si sentì la necessità di vietare l’estensione del lutto alle carrozze81. Cfr. La baietta è un panno di lana. Nuova Collezione di Prammatiche. né scapigliarse le donne per congiunte et carnali che fossero. Nuova Collezione di Prammatiche. IX. Funerali: teatralità e gramaglie I funerali furono sin dal Medioevo occasione di clamore e teatralità moderati dalle disposizioni suntuarie che tesero a limitare le eccessive manifestazioni esteriori del dolore. senza che si restituissero. 82 Cfr. p. e di saja faia. p. che in essi si fanno. Pinchera. o con fodera di lana […]. 28 81 Per un utile confronto tra Napoli e Milano durante il Viceregno austriaco. successivamente. il numero di partecipanti al corteo funebre e le gramaglie consentite ai soli consanguinei e con precise regole temporali79. cfr. Archivio di curiosità e novità interessanti opera periodica compilata sulla corrispondenza di distinti letterati nazionali e stranieri e sopra i migliori giornali d’Europa. 72. Ma anche in questo caso le ripetute occasioni di partecipazione collettiva alla vita della famiglia reale contribuirono a fare Giustiniani. Giustiniani. quei caratteri vestimentari ormai di sola matrice francese78. nel 1559 viene così regolamentato il corteo: … ch’appresso li morti non debbano scendere. ripetuti provvedimenti intervennero a regolamentare le tariffe dei beccamorti (1741) come quello dei panni neri molti dei quali d’importazione (1757). nella speranza che la foggia potesse rispondere alla particolare celebrazione con caratteri propri.vestire. Prammatica Prima.20 77 78 . 61. Nel 1696 in occasione della morte della Regina Madre (Marianna d'Asburgo. in nero. non debbia accompagnare il corpo più che fin alla porta della sala… 80 Si cominciò. che non siano di seta»82. Prammatica XXVIII. e totalmente opposte alla Santità di que’ giorni. p. A metà Cinquecento la cerimonia si svolgeva ancora con esternazioni di grande valore simbolico sulle quali le normative intervennero per limitarne gli eccessi compromettenti l’ordine pubblico. Vestire la vita. e Cappello senza fodera. avevano creato un mercato assai redditizio con costi sempre più onerosi. .272. 79 Cfr. 266. Agli uomini fu concessa la «Cappa. 261-266 80 Giustiniani. 57. vol.

Saggio di codice diplomatico. Napoli 1968 Rosita Levi Pisetzky. 71. Napoli 1880 Giuseppe Del Giudice. Una legge suntuaria inedita del 1290. 1840 Camillo Minieri Riccio. E. Supplemento II. Cons. Storia del costume in Italia.sfoggio di preziosità anche attraverso i panni neri. suppelletili. Sono gli ultimi tentativi di dare regola attraverso l’abbigliamento ai comportamenti.. in "Archivio Storico per le Province Napoletane" 1896. 1969 Charles De Brosses. pp. Torino 1978 Lo splendore di una regia corte. 1973 Levi Pisetzky. Giustiniani.S. saia di Venezia « o sia panno di Padua gratinato in Napoli. Lettres familières écrites d’Italie en 1739 et 1740. Laterza. Giovan Battista del Tufo illustratore di Napoli. it. 82-105 83 Cfr. Tipografia dell'Industriale. I giornali di Napoli dal 1660 al 1680. Nel 1754 si intervenne espressamente sulla qualità dei panni da impiegare per la confezione delle gramaglie. Centro Di. Catalogo della Mostra. vol. IX Luigi Cibrario. 1765-1799. vol. II. p.I (Edizioni Scientifiche Italiane). La qualità dei tessuti era però assai varia e di differenti provenienze: ratina d’Olanda. Il costume e la moda nella società italiana. Lettere familiari. ed. Nel 1754 si fissarono infine i tempi del lutto. Napoli. Bari. 626-664 Innocenzo Fuidoro. 1984. Bibliografia Archivio di curiosità e novità interessanti opera periodica compilata sulla corrispondenza di distinti letterati nazionali e stranieri e sopra i migliori giornali d’Europa. Scene storiche del Medio Evo d'italia scritte da …. Società Napoletana di Storia Patria. esclusivamente in lana. Nuova Collezione di Prammatiche. Napoli 1879 Scipione Volpicella. ] velo ritorto …] Velo lustro di Firenze […] Velo lustro di Francia» per i quali nel 1757 si fissano precise tariffe per la vendita pur liberalizzandone l’uso83. 11/12.. solo rattina e crespone. Napoli 1938 Adelaide Cirillo Mastrocinque. ottobre 1983. Paris 1799. Firenze 1983 Diane Owen Hughes La moda proibita: la legislazione suntuaria nell'Italia rinascimentale. Uniformi e livree del Granducato di Toscana. modalità restate in adozione per i tempi a venire. n. in “Memoria: rivista di storia delle donne”.. Napoli 1887 Riccardo Bevere. Istituto editoriale italiano. . […] Bajettone di Inghilterra …] di Napoli gratinata …] Panni d’Inghilterra …] tinti in Napoli. a cura di R. Napoli 1832. utensili d'uso nelle provincie meridionali dal XII al XVI secolo. Viaggio in Italia. Memoria letta all’Accademia Pontaniana nella tornata del 16 marzo e 20 aprile 1884. e frisati […] panni di Germania ritinti in Napoli […] Crespone […] Borattino negro di Zurigo …] Velo di Sorrento …] Velo riccio. Moda e costume nella vita napoletana del Rinascimento. alla fine del secolo la consuetudine circa l’emanazione delle leggi suntuarie volge definitivamente al termine. un anno per le vedove e sei mesi per i parenti più prossimi.21 - . Orsi Ladini. Palazzo Pitti. Arredi. p. La regolamentazione non riuscì a frenare il mercato ricchissimo di tessuti e dalle lavorazioni assai ricercate. […] la Segovia di Germania. Einaudi .

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