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ALGEBRA 3 TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI

ALESSANDRO DANDREA
INDICE
1. Denizioni 1
1.1. Anelli, algebre e moduli 1
1.2. Somma diretta di anelli e moduli 3
2. Semisemplicit 3
2.1. Moduli semisemplici 3
2.2. Commutante e bicommutante 6
2.3. Teorema di Densit 6
2.4. Struttura degli anelli semisemplici 8
2.5. Struttura degli anelli semplici e semisemplici 10
2.6. Algebra di Weyl 12
2.7. Il radicale di Jacobson 13
2.8. Serie di composizione e il Teorema di Jordan-Hlder 17
2.9. Moduli indecomponibili 19
2.10. Decomposizione di Fitting 19
2.11. Il teorema di Krull-Schmidt 19
1. DEFINIZIONI
1.1. Anelli, algebre e moduli.
Denizione 1.1. Un anello (unitario) un insieme A dotato di una struttura di gruppo abeliano
rispetto ad unoperazione + detta somma, il cui elemento neutro indicato con 0, e di unopera-
zione detta moltiplicazione, associativa e distributiva rispetto alla somma. La moltiplicazione
deve possedere un elemento neutro 1 ,= 0, detto unit.
Un anello commutativo se la moltiplicazione commutativa; un dominio se il prodotto di
elementi non nulli non nullo. Un dominio commutativo detto anche dominio dintegrit.
Esempi 1.2.
(1) Linsieme dei polinomi ad una indeterminata a coefcienti su un anello A a sua
volta un anello, denotato con A[x]. Tale anello commutativo se e soltanto se A
commutativo.
(2) Se V uno spazio vettoriale sul corpo K, linsieme End
K
(V ) delle applicazioni lineari di
V in s un anello rispetto alle operazioni di somma e composizione di applicazioni.
La moltiplicazione sempre non commutativa se dimV > 1, o se K non un campo.
End
K
(V ) si identica
1
, nel caso in cui V abbia dimensione nita n, con lanello delle
matrici quadrate di ordine n e a coefcienti nel corpo opposto K
op
.
Denizione 1.3. Una K-algebra un anello A dotato di una struttura di spazio vettoriale nel
quale la moltiplicazione sia K-bilineare.
Denizione 1.4. Sia A unalgebra. Il suo centro Z(A) linsieme degli elementi di A che
commutano con ogni altro elemento in A. Un sottoinsieme di unalgebra detto centrale se
contenuto nel centro.
Osservazione 1.5. Si osservi che in una K-algebra A, lomomorsmo : K A denito da
(k) = k.1 iniettivo, e la sua immagine contenuta nel centro di A.
1
una volta scelta una base di V
1
2 ALESSANDRO DANDREA
Denizione 1.6. Sia A un anello. Un A-modulo (sinistro) M un gruppo abeliano rispetto ad
unoperazione di somma + dotato di una moltiplicazione : A M M per elementi di A che
verica
a (m+m

) = a m+a m

, (a +a

) m = a m+a

m, a (a

m) = (aa

) m, 1 m = m,
per ogni scelta di a, a

A, m, m

M. Un sottoinsieme N di un A-modulo M si dice sottomodulo


se un A-modulo per le operazioni ereditate da M.
Esercizio 1.7. Mostrare che se N, N

sono sottomoduli di un A-modulo M, sono sottomoduli


anche N N

e N +N

= n +n

[ n N, n

.
Osservazione 1.8. Dalla distributivit del prodotto rispetto alle due operazioni di somma,
seguono immediatamente 0 m = 0, (1) m = m. Inoltre, un sottoinsieme N M un
sottomodulo se e solo se un sottogruppo di M chiuso rispetto al prodotto per elementi di A.
Osservazione 1.9. Si possono denire in maniera analoga moduli destri su un anello A, co-
me anche bimoduli, cio moduli sia destri che sinistri, anche relativamente ad anelli diversi.
Questo pi che altro un esercizio di stile, in quanto un A-modulo destro un modulo sini-
stro rispetto allanello opposto A
op
, mentre un (A, B)-modulo un modulo sinistro sullanello
prodotto AB
op
.
Osservazione 1.10. Ogni anello un modulo (sia destro che sinistro) su se stesso. In partico-
lare, i sottomoduli dellA-modulo sinistro A sono i suoi sottogruppi abeliani chiusi rispetto alla
moltiplicazione sinistra per elementi di A, cio tutti e soli gli ideali sinistri di A.
Osservazione 1.11. Gli Z-moduli sono tutti e soli i gruppi abeliani. In effetti, da 1 g = g segue
che n g = (1 + 1 + + 1) g uguale alla somma di n copie di g, se n > 0. Allo stesso modo,
n g = (n g), mentre abbiamo gi osservato come 0 g = 0. La struttura additiva di gruppo
abeliano individua quindi lunica struttura di Z-modulo compatibile.
Esercizio 1.12. Mostrare che quella appena descritta effettivamente una struttura di Z-
modulo su ogni gruppo abeliano.
Denizione 1.13. Siano M e N due A-moduli. Unapplicazione : M N un omomorsmo
di A-moduli o, pi brevemente, un A-omomorsmo se
(m+m

) = (m) +(m

), (am) = a(m),
per ogni scelta di a A, m, m

M. Un A-omomorsmo invertibile si dice anche A-isomorsmo,


o isomorsmo di A-moduli.
Esercizio 1.14. Mostrare che linverso di un A-isomorsmo ancora un A-isomorsmo.
Valgono anche nel contesto degli A-moduli tutti i principali teoremi di omomorsmo.
Teorema 1.15 (Primo teorema di isomorsmo). Sia : M N un omomorsmo di A-moduli.
Allora ker M e (M) N sono sotto A-moduli ed il quoziente M/ ker isomorfo allimmagine
(M).
Esercizio 1.16. Mostrare che ker un sottomodulo di M e che per ogni sottomodulo N M,
le operazioni di M ben deniscono una struttura di A-modulo sul quoziente M/N.
Esercizio 1.17. Si dimostrino il secondo ed il terzo teorema di isomorsmo per A-moduli:
Se N, N

M sono A-moduli, allora (N +N

)/N

N/(N N

).
Se N M L sono A-moduli, allora L/M (L/N)/(M/N).
Tramite il teorema di omomorsmo, possibile dare subito un teorema di struttura per gli
A-moduli ciclici, nel senso della seguente
Denizione 1.18. Un A-modulo M ciclico se esiste m
0
M tale che ogni m M possa
esprimersi nella forma m = am
0
per qualche a A.
Teorema 1.19. Ogni A-modulo ciclico isomorfo ad un quoziente di A, visto come A-modulo
sinistro, per un suo ideale sinistro.
Dimostrazione. Se lA-modulo M generato dal suo elemento m
0
, consideriamo lapplicazione
: A M denita da (a) = am
0
. E immediato mostrare che un A-omomorsmo, che
suriettivo per costruzione. Ma allora il primo teorema di isomorsmo ci garantisce che M
isomorfo a A/ ker . Il fatto che i sottomoduli di A siano i suoi ideali sinistri gi stato illustrato
nellOsservazione 1.10.
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 3
1.2. Somma diretta di anelli e moduli. Sia per anelli e algebre che per moduli possibile
denire la somma diretta semplicemente denendo le operazioni in questione componente per
componente. Ad esempio, se A e B sono due anelli, allora la loro somma diretta ha come
insieme sostegno il prodotto cartesiano e come operazioni
(a
1
, b
1
) + (a
2
, b
2
) = (a
1
+a
2
, b
1
+b
2
)
e
(a
1
, b
1
)(a
2
, b
2
) = (a
1
a
2
, b
1
b
2
)
Si noti che gli elementi del tipo (a, 0) (risp. (0, b)) formano un ideale nella somma diretta
A B isomorfo ad A (risp. B). Nel caso degli anelli resta vericata una propriet piuttosto
interessante, che andiamo a subito a discutere, previa la seguente
Denizione 1.20. Un elemento a di un anello detto idempotente se a
2
= a
Proposizione 1.21. Siano A = A
1
A
2
ed e
1
= (1, 0), e
2
= (0, 1). Allora A
j
= Ae
j
. Viceversa, se e
un elemento idempotente e centrale di un anello A, allora A

= Ae A(1 e).
Dimostrazione. La prima implicazione evidente. Viceversa, sia a A, osserviamo che
a = a1 = a(e + 1 e) = ae +a(1 e)
Dunque Ae +A(1 e) = A. Resta da mostrare che Ae A(1 e) = 0. Sia allora a = be = c(1 e),
allora ae = be
2
= be = a, Analogamente a(1 e) = a. Ora a(1 e) = be(1 e) = 0 e quindi
a = a(1e) = 0. Con ci abbiamo mostrato che A, come spazio vettoriale, somma diretta di Ae
e A(1 e). Resta allora da mostrare che questi sono ideali e a tal ne sfruttiamo la centralit
di e. Mostriamo ad esempio che Ae un ideale. Da quanto appena visto, basta mostrare che
b(1 e)ae Ae per ogni a, b A. Effettivamente b(1 e)ae = bae beae = bae be
2
a = bea bea =
0 Ae.
Lipotesi di centralit fondamentale. Come esempio si pu prendere come A = End(C
n
)
e come idempotenti (non centrali!) linsieme delle matrici elementari diagonali: quelle, cio,
che hanno unico coefciente non nulla sulla diagonale, uguale ad 1. Questi idempotenti non
decompongono A in somma diretta: vedremo in seguito che A semplice, e non ha quindi
ideali non banali.
Osservazione 1.22. Ogni anello unitario ha due elementi idempotenti e centrali, che sono
ovviamente 0 e 1. Ad essi corrisponde, tuttavia, una decomposizione banale.
Lemma 1.23. Sia M un A
1
A
2
-modulo. Allora M

= e
1
M e
2
M.
Dimostrazione. Sia M
j
= e
j
M. Se A = A
1
A
2
, la centralit di e
j
garantisce che AM
j
= Ae
j
M =
e
j
AM = e
j
M, e quindi ciascun M
j
un sottomodulo. Mostriamo che hanno intersezione nulla
e che la loro somma tutto M.
Se m = e
1
m
1
= e
2
m
2
, allora e
1
m = e
2
m = 0, in quanto e
1
e
2
= 0. Daltra parte e
1
idempotente e
quindi e
1
m = m. Segue che m = 0.
Inne, m = 1m = (e
1
+e
2
)m = e
1
m+e
2
m.
2. SEMISEMPLICIT
Durante lo studio delle rappresentazioni lineari di gruppi niti, abbiamo visto che lalgebra
gruppo CG di un gruppo nito G si pu scrivere come somma diretta di algebre di matrici.
In questo capitolo vogliamo mostrare che questo fatto non peculiare dellalgebra gruppo, ma
caratterizza i cosiddetti anelli semisemplici.
2.1. Moduli semisemplici. In questo paragrafo, R un anello con 1, non necessariamente
commutativo.
Denizione 2.1. Un R-modulo M semisemplice se ogni sottomodulo N M possiede un
sottomodulo complementare, cio un N

M tale che
M = N N

.
Esempi 2.2.
LR-modulo banale (0) semisemplice.
Ogni R-modulo irriducibile U semisemplice. In effetti, gli unici sottomoduli di U sono
in questo caso (0) e U, e sono ciascuno complementare allaltro.
Chiaramente, ogni R-modulo isomorfo ad un R-modulo semisemplice ancora semi-
semplice.
4 ALESSANDRO DANDREA
Osservazione 2.3. Sia M un R-modulo, e N M un suo sottomodulo. Allora la proiezione al
quoziente : M M/N possiede uninversa destra s : M/N M, rispetto alla composizione,
se e solo se N possiede un sottomodulo complementare in M. In tal caso, s detta sezione o
spaccamento, e si dice che lR-omomorsmo spacca.
In effetti, facile mostrare che se s : M/N M soddisfa s = id
M/N
, allora M = Ns(M/N):
preso m M, lelemento m

= s((m)) soddisfa (m) = (m

); ma allora (m m

) = 0 e quindi
n = mm

ker = N, o equivalentemente m = m

+n con m

s(M/N) e n N. Questo mostra


che M = N + s(M/N). Mostrare che tale somma diretta facile: se n N s(M/N), allora
n = s(x) per qualche x M/N. Ma allora 0 = (n) = (s(x)) = x, e quindi n = s(0) = 0.
Viceversa, se M = N N

, la proiezione sul secondo fattore


2
: M N

possiede N come
nucleo, e quindi N

M/N. Linclusione di N

in M costituisce allora un inversa destra a


2
.
Possiamo riassumere queste osservazioni affermando che un R-modulo M semisemplice
se e solo se ogni suriezione da M in un R-modulo spacca. Inoltre, ogni quoziente di un modulo
semisemplice si identica (= isomorfo) ad un suo sottomodulo.
Proposizione 2.4. I sottomoduli e i quozienti di moduli semisemplici sono a loro volta semisem-
plici.
Dimostrazione. Mostriamo innanzitutto che i sottomoduli di moduli semisemplici sono semi-
semplici.
Sia M un R-modulo semisemplice e N un suo sottomodulo; vogliamo mostrare che ogni
sottomodulo di N possiede un sottomodulo complementare. Sia allora U N un sottomodulo;
U anche un R-sottomodulo di M, ed esiste quindi un sottomodulo U

M tale che M = UU

.
Vogliamo mostrare che N

= U

N un complementare di U in N. In effetti, U N

=
U (U

N) = (U U

) N = 0; sufciente allora mostrare che N = U + N

. Linclusione
U + N

N ovvia, poich U, N

N. Sia n N; poich N M = U + U

, allora possiamo
trovare u U, u

tali che n = u + u

. Ma allora u

= n u N poich u U N. Quindi
u

N, e n U + (U

N) per ogni n N. In conclusione N = U +N

.
Poich ogni quoziente di M allora isomorfo ad un suo sottomodulo, e la seconda parte
dellenunciato segue dalla prima.
La propriet di semisemplicit non solo ereditata da sottomoduli e quozienti, ma anche
dalle somme dirette. Si pu vedere anzi che i moduli completamente irriducibili sono tutti e
soli quelli che sono somma dei propri sottomoduli irriducibili.
Iniziamo da un risultato classico. Ricordiamo che un ideale I R si dice massimale se non
vi sono ideali strettamente compresi tra I ed R.
Lemma 2.5. (Krull) Sia R un anello con unit 1. Ogni ideale sinistro proprio di R contenuto in
un ideale sinistro massimale.
Dimostrazione. Sia I R un ideale sinistro. Linsieme
T = J R[ I J, J un ideale sinistro di R
parzialmente ordinato per inclusione, ed non vuoto, dal momento che I T. Se J

[ A
una catena in T, allora J =

A
J

ancora un elemento di T. Si mostra facilmente che J


un ideale sinistro di R, e inoltre 1 / J, dal momento che 1 / J

per ogni A.
Linsieme T soddisfa allora le ipotesi del Lemma di Zorn, e contiene quindi elementi massi-
mali.
Corollario 2.6. Ogni R-modulo semisemplice M ,= (0) contiene almeno un sottomodulo irriduci-
bile.
Dimostrazione. Sia 0 ,= m M. Allora Rm M un sottomodulo ciclico di M, ed quindi
isomorfo a R/I per qualche ideale sinistro I R. I sottomoduli di Rm sono allora in corrispon-
denza biunivoca con i sottomoduli (cio gli ideali sinistri) di R che contengono I. Se J R un
ideale sinistro massimale che contiene I, allora Jm un sottomodulo massimale di Rm. Dalla
semisemplicit di Rm M segue Rm = JmN, e poich N Rm/Jm R/J, N deve essere un
R-modulo irriducibile.
Lemma 2.7. Sia M un R-modulo che somma dei suoi sottomoduli irriducibili. Allora, ogni
sottomodulo N M possiede un sottomodulo complementare che somma diretta di sottomoduli
irriducibili di M.
Dimostrazione. blabla

TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 5


Proposizione 2.8. Sia M un R-modulo sono affermazioni equivalenti:
(1) M somma diretta di (alcuni) suoi R-sottomoduli irriducibili.
(2) M somma di tutti i suoi R-sottomoduli irriducibili.
(3) M semisemplice.
Dimostrazione. (1 2).
Se M somma diretta di alcuni sottomoduli irriducibili, sar somma di tali sottomoduli, e
aggiungendo i sottomoduli irriducibili si ottiene sempre M.
(2 1).
Si consideri M
0
M massimale tra gli R-sottomoduli che sono somma diretta di R-sottomoduli
irriducibili di M (Zorn ne garantisce lesistenza!). Se M
0
,= M allora esister un sottomodulo
irriducibile U M non contenuto in M
0
. Se U non contenuto in M
0
, poich irriducibile, avr
intersezione nulla con M
0
. Consideriamo linsieme L = M
0
+ U, tale somma diretta poich
U M
0
= 0. Osservando allora che M
0
L, resta contraddetta la massimalit di M
0
.
(2 3).
Sia N M un sotto R-modulo, si consideri N
0
M massimale tra gli R-sottomoduli che
intersecano N banalmente. Dimostriamo che N
0
il complementare di N in M.
Per denizione N
0
M = 0, se N
0
+ N = M abbiamo nito, altrimenti esister un sottomodulo
di M, U irriducibile non contenuto in N + N
0
. Si pu arrivare ad un assurdo dimostrando
che N
0
+ U continua ad intersecare N
0
banalmente contro lipotesi di massimalit di N
0
. U
irriducibile e non contenuto in N + N
0
sar quindi vero che U N + N
0
= (0) e in particolare
U N = 0, questa condizione e la disgiunzione tra N e N
0
sono sufcienti a mostrare che
(U +N
0
) N = (0).
(3 2).
Per prima cosa dimostriamo che ogni modulo non nullo contiene un sottomodulo irriducibile.
Sia m
0
M, m
0
,= 0, il sottomodulo Rm
0
completamente riducibile e uguale ad R/I dove I
lideale sinistro corrispondente al nucleo dellomomorsmo : R Rm
0
.
Per il lemma di Zorn esiste un ideale sinistro massimale T contenente I. T/I sar quindi un
sottomodulo massimale di R/I. Dalla completa riducibilit di M si pu dedurre una scrittura
di R/I del tipo R/I = T/I N dove N un sottomodulo minimale.
Ogni sottomodulo minimale irriducibile, abbiamo cos trovato un sottomodulo irriducibile per
Rm
0
.
Deniamo M
0
come il sottomodulo di M massimale dato dalla somma diretta di moduli irridu-
cibili e andiamo a vericare che M
0
= M.
Se M
0
,= M potremmo scrivere M = M
0
U, ma U contiene un sottomodulo irriducibile S e
linsieme M
0
S contraddice la massimalit di M
0
.
Corollario 2.9. Se M

, A sono R-moduli semisemplici, allora M =


A
M

semisemplice.
Dimostrazione. Poich ciascun M

somma diretta di R-moduli irriducibili, allora anche M


gode della stessa propriet.
Abbiamo visto che, nel caso dellalgebra gruppo CG di un gruppo nito G, tutti i CG sono
completamente riducibili, e quindi semisemplici. In generale, per vericare che tutti i moduli
su un anello R siano semisemplici sufciente controllare che lo sia R visto come R-modulo.
Proposizione 2.10. Se R, considerato come R-modulo (sinistro), semisemplice, allora ogni
R-modulo semisemplice.
Dimostrazione. Se m
i
, i I sono generatori dellR-modulo M, possiamo costruire un omo-
morsmo suriettivo di R-moduli dato da
: R
I
M
(a
i
)
iI

iI
a
i
m
i
.
Ma allora, per il Teorema di isomorsmo, M R
I
/ker. Ma lR-modulo R
I
semisemplice
per il Corollario 2.9. Pertanto, anche M semisemplice, in quanto isomorfo ad un quoziente
di un modulo semisemplice.
Denizione 2.11. Un anello con unit R semisemplice se semisemplice come modulo
sinistro su se stesso.
6 ALESSANDRO DANDREA
2.2. Commutante e bicommutante. In questa sezione vogliamo soltanto introdurre dei con-
cetti che saranno fondamentali nel paragrafo prossimo.
Denizione 2.12. Sia M un R-modulo. Chiamiamo commutante di R lanello
R

= End
R
(M)
Osservazione 2.13.
Il termine commutante deriva dal fatto che gli elementi di R

commutano con lazione di


R su M.
M ha una naturale struttura di R

-modulo con lazione R

M M denita da (, m) =
(m).
Se M un R-modulo irriducibile, il Lemma di Schur mostra che R

un corpo.
Se R una K-algebra, allora i multipli scalari di id
M
sono contenuti in R

= End
R
(M);
pertanto anche R

una K-algebra.
Denizione 2.14. Chiamiamo bicommutante di R lanello
R

= End
R
(M)
Osservazione 2.15. Il termine bicommutante deriva dal fatto che gli elementi di R

devono
commutare con gli elementi di R

, dovendo conservare la struttura di M come R

-modulo.
Osservazione 2.16. Esiste un omomorsmo canonico R R

che precisamente quello che


manda r R nellendomorsmo f
r
: M M denito da f
r
(m) = rm. Tale omomorsmo non in
generale iniettivo, n suriettivo. Lo scopo del prossimo teorema di densit fornire condizioni
sotto le quali sia suriettivo. Per quanto riguarda liniettivit, qualcosa possiamo dire subito.
Denizione 2.17. LR-modulo M detto fedele se lomomorsmo canonico R R

= End
R
(M)
iniettivo, o equivalentemente se lunico r R tale che rM = 0 r = 0.
2.3. Teorema di Densit. Del Teorema di densit di Jacobson dar due dimostrazioni: la
prima si applica ai soli R-moduli irriducibili, ed pi esplicita. La seconda pi generale, e pur
essendo la sua dimostrazione pi rapida, spiega meno a mio parere cosa stia succedendo.
Ricordate che se M un R-modulo irriducibile, allora End
R
(M) un corpo per il Lemma di
Schur.
Teorema 2.18. Sia M un R-modulo irriducibile, K = End
R
(M). Se m
1
, . . . , m
k
M sono elementi
K-linearmente indipendenti, per ogni scelta di n
1
, . . . , n
k
M esiste a R tale che am
i
= n
i
, i =
1, . . . , k.
Dimostrazione. Per induzione su k. Se k = 1, allora Rm
1
= M per irriducibilit, e quindi per
ogni scelta di n
1
M esiste a R tale che am
1
= n
1
.
Per quanto riguarda il passo induttivo, abbiamo bisogno di un lemma preliminare. Sup-
poniamo per ipotesi induttiva che il teorema sia vero nel caso di k elementi K-linearmente
indipendenti.
Lemma 2.19. Se m
1
, . . . , m
k
, m
k+1
sono elementi K-linearmente indipendenti di M, allora esiste
a R tale che am
1
= = am
k
= 0 ma am
k+1
,= 0.
Dimostrazione. Per assurdo: supponiamo che am
1
= = am
k
= 0 implichi am
k+1
= 0. Se
n M, esiste per ipotesi induttiva a R tale che am
1
= n, am
2
= = am
k
= 0. Poniamo
(n) = am
k+1
: tale elemento ben denito per lipotesi che abbiamo fatto.
E facile dimostrare che un R-omomorsmo, ed pertanto un elemento di K; di conse-
guenza am
k+1
= n = am
k
= am
k
, o equivalentemente a(m
k+1
m
k
) = 0. Questo vero per
ogni scelta di n M, e quindi per ogni a R che soddis am
2
= = am
k
= 0.
In conclusione da am
2
= . . . am
k
= 0 segue a(m
k+1
m
k
) = 0, e quindi i k elementi m
2
, . . . , m
k
,
m
k+1
m
k
devono essere K-linearmente dipendenti. Ma allora lo sono anche m
1
, . . . , m
k
, m
k+1
,
da cui un assurdo.
Possiamo adesso concludere: se m
1
, . . . , m
k
, m
k+1
sono K-linearmente indipendenti, esiste
per ipotesi induttiva r R tale che rm
1
= n
1
, . . . , rm
k
= n
k
. Ma allora scelto s R tale che
sm
1
= = sm
k
= 0, sm
k+1
= n ,= 0, la cui esistenza assicurata dal appena dimostrato,
scegliamo t R tale che tn = n
k+1
rm
k
: un tale t esiste per la base dellinduzione. Allora
a = r +ts tale che am
i
= n
i
per ogni i = 1, . . . , k + 1.
Il Teorema di densit vale in realt per tutti i moduli semisemplici, ma il suo enunciato deve
essere lievemente riformulato.
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 7
Teorema 2.20. (Teorema di densit, Jacobson) Sia M un R-modulo semisemplice. Per ogni
f R

e m
1
, ...m
k
M esiste a R tale che f(x
i
) = ax
i
, i = 1, . . . , k.
Nel caso in cui M sia un R-modulo irriducibile, questo enunciato riconducibile a quello
del Teorema 2.18. In effetti, in tal caso R

= K, e f R

non altro che unapplicazione


K-lineare. Se f coincide con la moltiplicazione per a R, anchessa K-lineare, sugli elementi
m
1
, . . . , m
k
, allora lo stesso vero sul K-sottospazio vettoriale di M generato da tali elementi:
questo fatto pu essere controllato su una K-base del sottospazio, che composta da elementi
K-linearmente indipendenti, per i quali lenunciato del Teorema 2.18 sufciente. Anche in
questo caso, abbiamo bisogno di alcune osservazioni preliminari.
Lemma 2.21. Sia M un R-modulo semisemplice e f R

, ssato x M esiste a R tale che


f(a) = ax.
Dimostrazione. Se x ,= 0, possiamo esprimere M come Rx N. La proiezione sul primo fattore
: M Rx un R-omomorsmo; essa appartiene quindi ad R

e commuter allora con


f. Sicuramente (x) = x poich x Rx, abbiamo dunque la relazione f(x) = f(x) che ci
garantisce che f(x) Rx cio lesistenza di a R tale che f(x) = ax.
Lemma 2.22. Siano M un R-modulo semisemplice, f R

, S = End
R
(M
n
) e f
n
: M
n
M
n
denito da f
n
(x
1
, . . . , x
n
) = (f(x
1
), . . . , f(x
n
)). Allora f
n
End
S
(M
n
).
Dimostrazione. Sia
i
la proiezione di M
n
sul fattore i-esimo. Sia : M
n
M
n
, denotiamo con

ij
: M M
n
denita da
ij
=
i
[
Mj
. Si verica subito che
(x
1
, ..., x
n
) = (

1j
(x
j
), ...

nj
(x
j
))
Sia ora S, dobbiamo mostrare che f
n
= f
n
. Effettivamente
f
n
(x
1
, ...x
n
) = f
n
(

1j
(x
j
), ...

nj
(x
j
)) =
dal momento che f un omomorsmo che conserva la struttura di R

-modulo
= (

1j
f(x
j
), ...

nj
f(x
j
)) = f
n
(x
1
, ...x
n
)

Possiamo ora dimostrare il


Dimostrazione del Teorema 2.20. Se n = 1 si ricade esattamente nel caso del primo lemma.
Altrimenti, sia M
n
la somma diretta di n copie di M e si denisca lapplicazione f
n
: M
n
M
n
,
tale che f(x
1
, ..., x
n
) = (f(x
1
), ...f(x
n
)). Il secondo lemma ci grantisce che possiamo applicare il
primo con x = (m
1
, ..., m
n
) M
n
e con f
n
al posto di f. Sappiamo allora lesistenza di a M tale
che f
n
(x) = ax. Esplicitando tale relazione si riconosce la tesi.
Il seguente corollario permette di dimostrare che in alcuni casi lomomorsmo canonico
R R

anche suriettivo.
Corollario 2.23. Se M nitamente generato come R

-modulo, allora lapplicazione R R


suriettiva.
Dimostrazione. Siano m
1
, ...m
n
generatori di M come R

-modulo. Dal teorema di Jacobson,


ogni f R

agisce su m
i
come f(m
i
) = am
i
, per un opportuno a. Dunque f coincide con la
moltiplicazione per a su un sistema di R

-generatori e, poich f R

-lineare, si ha f(m) = am
per ogni m M.
Mostriamo ora con un controesempio che esistono effettivamente dei casi in cui lomomor-
smo canonico R R

non suriettivo.
Esempio 2.24. Mettiamoci nel caso in cui M uno spazio vettoriale di dimensione innita su
K e sia S linsieme degli endomorsmi di M di rango nito. S non una K-algebra in quanto
lId non ha rango nito. Consideriamo allora R = KId +S. Questa certamente un K-algebra.
Lemma 2.25. R agisce irriducibilmente su M.
8 ALESSANDRO DANDREA
Dimostrazione. Sia N un sottomodulo di M contenente almeno un elemento 0 ,= n
0
e stabile
per lazione di R. Mostriamo che N coincide con M. A tal ne, completiamo n
0
ad una base di
M. Fissiamo m M e consideriamo lendomorsmo che manda m
0
in m e annulla tutti gli altri
elementi della base precedentemente ottenuto. Trattasi dunque di un endomorsmo di rango
nito, che denotiamo con
m
. Dal momento che deve essere
m
(m
0
) N segue allora che ogni
m M appartiene anche ad N.
Lemma 2.26. Sia R

= End
R
(M). Allora R

= KId.
Dimostrazione. Ricordiamo gli elementi di R

sono precisamente quelli che commutano con gli


endomorsmi di rango nito. Siano ora T, N M di dimensione nita e : M M
la proiezione su N, ovvero lendomorsmo che ssa gli elementi di N e annulla quelli che
non vi appartengono. Dal momento che dimN < , allora ha rango nito. Dunque =
. Questa relazione, scritta per n N diventa allora (n) = ((n)) e quindi (n) N e di
conseguenza N stabile per lazione di . Questo vero per ogni sottospazio di dimensione
nita, di conseguenza, ogni vettore in M deve essere trasformato in un suo multiplo, in quanto
esso genera un sottospazio di dimensione uno. Quindi (m) = (m)m. Mostriamo ora che
(m) non dipende in realt da m. A tal ne, ssiamo comunque m
0
, m
1
M indipendenti
e completiamo linsieme m
0
, m
1
ad una base di M. Consideriamo adesso lendomorsmo
che scambia m
0
con m
1
e ssa gli altri vettori della base precedentemente ottenuta. Tale
endomorsmo ha rango nito e quindi deve commutare con . Lesplicitazione della relazione
= porta allora a (m
0
)m
0
= (m
1
)m
0
e quindi (m
1
) = (m
0
). Inne, se m
0
, m
1
non sono
linearmente indipendenti, basta considerare un terzo vettore m
2
indipendente a m
0
e m
1
. Un
procedimento analogo a quello appena descritto mostra allora che (m
0
) = (m
2
) = (m
1
). In
conclusione, un multiplo dellidentit.
Di conseguenza, R

= End
K
(M) e quindi R R

non ha alcuna speranza di essere suriettiva


in dimensione innita.
2.4. Struttura degli anelli semisemplici. In questa sezione vogliamo mostrare come lo stu-
dio degli anelli semisemplici si riconduce a quello degli anelli semplici e semisemplici. Pi
precisamente, dimostreremo che ogni anello semisemplice somma diretta nita di ideali
semplici.
Lemma 2.27. Sia R un anello semisemplice. Gli R-moduli irriducibili sono, a meno di isomor-
smo, tutti e soli gli ideali sinistri minimali di R.
Dimostrazione. I sottomoduli di R, visto come R-modulo per moltiplicazione sinistra, sono esat-
tamente gli ideali sinistri di R. Un ideale sinistro minimale quindi automaticamente un
R-modulo irriducibile.
Viceversa, sia U un R-modulo irriducibile. Ogni R-modulo irriducibile ciclico, e quindi U
isomorfo ad un quoziente R/I, dove I un ideale sinistro. Ora, R semisemplice e quindi I
possiede un ideale sinistro complementare J, tale cio che R = I J. Ma allora U

= R/I

= J, e
J, essendo irriducibile come R-modulo, deve essere minimale tra gli ideali sinistri.
Lemma 2.28. Siano I un ideale sinistro minimale dellalgebra R e U un R-modulo irriducibile.
Se I e U non sono isomor, allora IU = 0.
Dimostrazione. Dal momento che U un R-modulo, allora RU U e, di conseguenza, IU
RU U. Da R(IU) = (RI)U IU U, osserviamo che IU un sottomodulo di U; per
irriducibilit di U deve essere IU = 0, oppure IU = U.
Ricordiamo che U, essendo irriducibile, non nullo. Se accade IU = U ,= (0), allora possiamo
trovare 0 ,= u U tale che Iu ,= (0). Ma allora Iu un sottomodulo non nullo di U, e deve
coincidere, per irriducibilit, con U. Pertanto, lomomorsmo di R-moduli
u
: I U denito
da
u
(i) = iu un isomorsmo per il Lemma di Schur: I e U sono entrambi irriducibili, e
lomomorsmo
u
sicuramente non identicamente nullo, essendo suriettivo.
Lo studio di un anello semisemplice R passa attraverso la decomposizione isotipica della-
nello, visto come R-modulo sinistro. Poich tale modulo semisemplice, sar somma diretta
delle sue componenti isotipiche, che sappiamo gi essere sottomoduli e quindi, in questo caso,
ideali sinistri.
E possibile tuttavia dimostrare, con minimo ulteriore sforzo, che le componenti isotipiche di
un anello semisemplice sono in realt ideali bilateri.
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 9
Se I un ideale sinistro minimale, indichiamo con R
I
la componente I-isotipica di R, visto
come R-modulo sinistro. Ricordiamo che R somma (diretta) di tali componenti isotipiche, e
che R
I
= R
J
se I, J sono isomor come R-moduli.
Lemma 2.29. Sia R unalgebra semisemplice, I, J ideali sinistri non isomor come R-moduli.
Allora R
I
R
J
= 0.
Dimostrazione. Abbiamo gi visto nel lemma precedente che IJ = 0, se I, J sono ideali sinistri
minimali non isomor di R, poich ogni ideale sinistro minimale un R-modulo irriducibile. A
questo punto
R
I
R
J
= I

=J
=

=J
IK = (0),
poich gli ideali sinistri K, essendo isomor a J, non possono esserlo a I, e quindi IK = (0).
Lemma 2.30. Gli R
I
sono ideali bilateri di R.
Dimostrazione. Sappiamo gi che gli R
I
sono ideali sinistri di R. Ricordiamo che ogni modulo
semisemplice somma (diretta) delle proprie componenti isotipiche, e quindi in particolare
R =

I
R
I
. Ma allora facile calcolare
R
I
R = R
I

J
R
J
=

J
R
I
R
J
= R
I
R
I
R
I
,
e quindi ciascun R
I
anche un ideale destro di R.
Osservazione 2.31. Abbiamo appena mostrato che R
I
R R
I
. In realt vale luguaglianza,
poich R
I
= R
I
1 R
I
R.
Abbiamo quindi mostrato che
Proposizione 2.32. Ogni anello semisemplice R somma diretta delle sue componenti isotipiche
R
I
, che sono tutte ideali bilateri di R.
Lemma 2.33. Un anello semisemplice possiede un numero nito di componenti isotipiche. Equi-
valentemente, se R un anello semisemplice, allora esiste solo un numero nito di R-moduli
irriducibili a meno di isomorsmo.
Dimostrazione. Ciascun elemento di R somma (nita) di elementi appartenenti alle varie com-
ponenti isotipiche. Questo accade, in particolare, per lunit, e possiamo scrivere 1 =

I
u
I
dove u
I
R
I
, e u
I
,= 0 solo per un numero nito di componenti isotipiche.
Se x R
J
fosse un elemento non nullo di una componente isotipica R
J
che non compare
nella decomposizione di 1, allora si avrebbe 0 ,= x = x 1 = x

I
u
I
=

I
xu
I
, e quindi x sarebbe
contenuto nella somma di altre componenti isotipiche. Poich la decomposizione isotipica
diretta, otteniamo subito un assurdo. Questo mostra che ogni componente isotipica di R d
contributo non nullo alla decomposizione di 1, e che le componenti isotipiche sono quindi in
numero nito.
Osservazione 2.34. E importante osservare che se 1 =

I
u
I
la decomposizione isotipica di
1 R, allora ogni u
I
elemento neutro di R
I
rispetto alla struttura di anello ereditata da R.
Gli elementi u
I
sono idempotenti e centrali in R.
Lemma 2.35. Le componenti isotipiche R
I
sono anelli semplici.
Dimostrazione. Ogni ideale sinistro minimale contenuto in R
I
deve essere isomorfo a I come
R-modulo, poich R
I
una componente isotipica.
Calcoliamo ora il prodotto I I: si tratta di un sottomodulo dellR-modulo I, che irriducibile,
e quindi abbiamo le sole possibilit I I = (0) oppure I I = I. Se fosse I I = (0), allora gli
elementi di I R agirebbero banalmente sullR-modulo I, e questo sarebbe vero per ogni R-
modulo isomorfo ad I; poich R
I
somma di tali R-moduli, si dovrebbe necessariamente avere
IR
I
= (0) e, ragionando in modo simile, R
I
R
I
= (0), che abbiamo visto essere falso. Ma allora
I I = I, e quindi I J = J per ogni ideale J isomorfo, come R-modulo, a I; analogamente, se
J, J

sono ideali sinistri minimali contenuti in R


I
, si ha JJ

= J

.
Sia ora K un ideale bilatero non nullo di R
I
. K un ideale sinistro non nullo, e contiene
quindi un ideale sinistro minimale J R per il Lemma di Krull. Ma allora K deve contenere
JR
I
= J

I
J

I
JJ

I
J

= R
I
, e quindi K = R
I
.
Osservazione 2.36. Lultima affermazione mostra, in particolare, che un anello semisemplice
semplice se e solo se tutti i suoi moduli irriducibili sono isomor tra loro.
10 ALESSANDRO DANDREA
Possiamo riassumere quanto mostrato nora nel seguente
Teorema 2.37. (Struttura degli anelli semisemplici) Ogni anello semisemplice somma di-
retta nita di anelli semplici e semisemplici.
Dimostrazione. Lanello R somma diretta delle sue componenti isotipiche, ed abbiamo quindi
un isomorsmo di R con
I
R
I
, che sicuramente additivo. Sappiamo che componenti isotipi-
che distinte hanno prodotto nullo, e questo sufciente a garantire (mostratelo per esercizio)
che lisomorsmo di R-moduli R
I
R
I
in realt un isomorsmo di anelli.
Lunico dettaglio da mostrare che ciascun ideale semplice R
I
ancora un anello semisem-
plice. Si vede subito che nellazione di R su R
I
data dalla struttura di R-modulo, le componenti
isotipiche di R diverse da R
I
agiscono banalmente. Questo mostra che un sottoinsieme di R
I

un R-modulo se e solo se un R
I
-modulo.
Sappiamo gi che R
I
un R-modulo semisemplice (ogni R-modulo lo ). Poich il concetto di
R-sottomodulo e di R
I
-sottomodulo di R
I
coincidono, ogni R
I
-sottomodulo di R
I
deve possedere
un R
I
-sottomodulo complementare, ed R
I
di conseguenza un anello semisemplice.
2.5. Struttura degli anelli semplici e semisemplici. Se R un anello semisemplice, abbiamo
gi visto che ogni componente isotipica di R, visto come R-modulo sinistro, in realt un ideale
bilatero. Tali ideali decompongono R in una somma diretta di anelli, che sono necessariamente
sia semplici che semisemplici. Comprendere la struttura degli anelli semplici e semisemplici
porta quindi ad una descrizione completa della struttura degli anelli semisemplici. Iniziamo
con un esempio.
Proposizione 2.38. Se K un corpo, lanello S = End
K
(K
n
) semplice e semisemplice, e si
decompone nella somma diretta di n irriducibili come S-modulo.
Dimostrazione. Dimostreremo la semisemplicit di S facendo vedere che lS-modulo S somma
diretta di irriducibili, e la sua semplicit mostrando che sono tutti isomor tra loro.
Se e
1
, . . . , e
n
la base canonica di K
n
, indichiamo con M
i
linsieme di tutti gli endomorsmi
K-lineari di K
n
che si annullano su ogni e
j
, j ,= i. E chiaro che S = M
1
M
n
. Inoltre,
ciascun M
i
un S-sottomodulo di S, ed isomorfo allS-modulo K
n
, come si pu vericare
controllando che lapplicazione
i
: M
i
K
n
denita da
i
(T) = T(e
i
) effettivamente un
isomorsmo S-lineare.
Per terminare la dimostrazione, sufciente ora dimostrare che lS-modulo K
n
irriducibile.
Questo segue immediatamente dal fatto che per ogni v, w K
n
, con v ,= 0, esiste T End
K
(K
n
)
tale che T(v) = w. Ma allora, se (0) ,= V K
n
un S-sottomodulo, e 0 ,= v V , V deve contenere
ogni w K
n
, e quindi V = K
n
.
Osservazione 2.39.
Si noti che S = End
K
(K
n
) contiene tutte le moltiplicazioni destre per elementi di K.
Pertanto, gli elementi di S

= End
S
(K
n
) sono tutte applicazioni K-lineari a destra. Non
difcile mostrare, giocando con le matrici, che S

contiene tutte e sole le moltiplicazioni


sinistre per gli elementi di K, e quindi che K
n
un S

-modulo di dimensione n.
Le moltiplicazioni destre per elementi di K formano un sottoanello di S isomorfo a K
op
.
Pertanto S, cos come ogni suo ideale destro e sinistro, uno spazio vettoriale su K
op
.
Poich dimS = n
2
sia per la struttura destra che per quella sinistra di spazio vettoriale,
ogni catena crescente o decrescente di ideali destri o sinistri di S deve stabilizzarsi,
perch la dimensione di tali ideali non pu crescere illimitatamente. Con un linguaggio
pi nobile, lanello S noetheriano e artiniano sia a destra che a sinistra.
Se S = End
K
(K
n
), abbiamo visto che S semplice e semisemplice. Ma i moduli irri-
ducibili di un anello semplice e semisemplice sono tutti isomor tra loro. Se U un
S-modulo irriducibile, allora lisomorsmo U K
n
induce un corrispondente isomor-
smo di anelli End
S
(U) End
S
(K
n
) = K. Le dimensioni di U e K
n
, come spazi vettoriali
sui corpi End
S
(U) e End
S
(K
n
), devo ugualmente coincidere, e sono entrambi uguali ad
n.
Questo mostra che possibile ricavare sia n che K, questultimo a meno di isomor-
smo, dalla sola struttura algebrica di S. Come immediata conseguenza, End
K
(K
n
)
isomorfo a End
K
(K
n

) se e solo se n = n

e K K

.
Passiamo ora a far vedere che questi esempi esauriscono la variet degli anelli semplici e
semisemplici.
Lemma 2.40. Se R un anello semplice e semisemplice, allora tutti gli R-moduli irriducibili sono
tra loro isomor.
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 11
Dimostrazione. La decomposizione isopica di R pu contenere, per semplicit, un solo addendo
diretto, poich ogni componente isotipica un ideale bilatero di R.
Lemma 2.41. Se R un anello semplice e semisemplice, e U un R-modulo irriducibile, allora
R isomorfo, come R-modulo sinistro, a U
n
per qualche n N.
Dimostrazione. R un R-modulo semisemplice, ed quindi somma diretta di irriducibili, tutti
isomor ad U. Se : R U
I
un isomorsmo di R-moduli, (1) avr componenti non nulle
soltanto su un sottoinsieme nito I
0
I di indici. Ma allora (a) = a(1) ha supporto sullo
stesso insieme I
0
di indici. Per suriettivit di , deve essere I
0
= I, ed I quindi nito.
Proposizione 2.42. Se R un anello semplice e semisemplice, e U un R-modulo irriducibile,
allora End
R
(R) isomorfo a Mat
nn
(K), dove K = End
R
(U) un corpo.
Dimostrazione. Sappiamo gi che R U
n
come R-moduli, e K = End
R
(U) un corpo per il
Lemma di Schur. Ad ogni modo, End
R
(U
n
) isomorfo, come gi visto nel Lemma 2.22, a
Mat
nn
(End
R
(U)) e quindi a Mat
nn
(K).
Lemma 2.43. Se R un anello con unit, allora R antiisomorfo a End
R
(R). Equivalentemente,
R isomorfo a End
R
(R)
op
.
Dimostrazione. Sia : R R un omomorsmo di R-moduli. Allora (ar) = a(r) per ogni scelta
di a, r R. In particolare (r) = r(1), e quindi coincide con la moltiplicazione destra per
(1) R.
Se indichiamo con D
a
: R R la moltiplicazione destra per a, immediato vericare che D
R-lineare (a sinistra!). Inoltre D
a+b
= D
a
+D
b
e D
ab
= D
b
D
a
. La suriettivit dellantiomomorsmo
R a D
a
End
R
(R) gi stata illustrata prima. La sua iniettivit dipende dal fatto che
D
a
= 0 solo possibile se a = D
a
(1) = 0.
Teorema 2.44. Sia R un anello semplice e semisemplice, U un R-modulo irriducibile, K =
End
R
(U). Allora U uno spazio vettoriale di dimensione nita sul corpo K, e R isomorfo a
End
K
(U).
In particolare, se dim
K
U = n, allora R isomorfo allanello delle matrici n n a coefcienti nel
corpo K
op
.
Dimostrazione. Se n indica la molteplicit dellirriducibile U nellR-modulo R, allora R anti-
isomorfo a End
R
(R) End
R
(U
n
) che a sua volta isomorfo allanello delle matrici n n a
coefcienti in K. Pertanto, R isomorfo a Mat
nn
(K)
op
Mat
nn
(K
op
).
Lanello Mat
nn
(K
op
) chiaramente isomorfo a S = End
K
(K
n
): lisomorsmo dato dalla
rappresentazione matriciale degli endomorsmi del K-spazio vettoriale (sinistro) K
n
. Abbiamo
gi visto che la dimensione dellunico irriducibile K
n
di S, come spazio vettoriale su S

=
End
S
(K
n
), coincide con n. Ritraducendo questa osservazione su R, che isomorfo ad S, si
ottiene che U uno spazio vettoriale di dimensione n su R

= K.
Possiamo allora applicare il Lemma 2.23 e concludere che lomomorsmo naturale R
End
K
(U) suriettivo. La semplicit di R garantisce anche la sua iniettivit.
Possiamo ora elencare una serie di risultati che chiariscono la struttura delle algebre sem-
plici, anche in assenza di ipotesi di semisemplicit, in molti casi concreti.
Teorema 2.45 (Burnside). Siano V uno spazio di dimensione nita su un campo algebricamente
chiuso K e R una sottoalgebra di End
K
(V ). Se V R-irriducibile, allora R = End
K
(V ).
Dimostrazione. Dal lemma di Schur, R

= Kid
V
e quindi R

= End
K
(V ). Ora, da 2.23, sappiamo
che lomomorsmo canonico : R R

suriettivo. Per mostrare che anche iniettivo


osserviamo che se (f) = 0 allora f(v) = 0, v V e quindi f = 0.
Teorema 2.46 (Wedderburn). Sia M un R-modulo irriducibile e fedele. Se M ha dimensione
nita n come spazio vettoriale su R

, allora R

= Mat
nn
(R

).
Dimostrazione. Consideriamo ancora lomomorsmo canonico R R

. Questo suriettivo,
in quanto M nitamente generato e iniettivo perch M fedele. Dunque R

= R

tramite
lomomorsmo canonico. Basta allora ricordare che R

per denizione lalgebra degli R

-
endomorsmi di M, che, una volta ssata una base di M, si identica canonicamente con
Mat
nn
(R

).
12 ALESSANDRO DANDREA
Il seguente risultato, ancora dovuto a Wedderburn risponde completamente alla questione di
quale sia la struttura delle algebre semplici, almeno nel caso che a noi interessa, ossia quello
di algebre semplici di dimensione nita su un campo algebricamente chiuso e di caratteristica
0, tipicamente C.
Teorema 2.47 (Wedderburn). Sia R una C-algebra semplice e di dimensione nita. Allora R

=
End
C
(U) per qualche spazio vettoriale complesso U di dimensione nita.
Dimostrazione. Sia U un ideale sinistro minimale (ad esempio, un ideale sinistro non nullo di
dimensione minima) di R; U chiaramente un R-modulo irriducibile di dimensione nita, e
R

= End
R
(U) isomorfo a Cid
U
per il Lemma di Schur.
Allora lomomorsmo naturale R

End
C
(U) suriettivo per il Lemma 2.23, ed iniettivo
per semplicit di R.
E naturale chiedersi se ogni anello semplice sia necessariamente semisemplice.
Come vedremo in seguito questo vero per le algebre di dimensione nita, e in generale per gli
anelli artiniani, ma falso in generale.
2.6. Algebra di Weyl. Sia V = C[x] lo spazio dei polinomi in x a coefcienti complessi. Indi-
chiamo con X loperatore di moltiplicazione per x e con D loperatore di differenziazione rispetto
a x. Chiaramente, X, D End
C
(V ).
Denizione 2.48. Lalgebra di Weyl la sottoalgebra A = CX, D di End
C
(V ) generata da X e
D.
E importante osservare come gli operatori X, D non commutino tra loro, e quindi A non
sia (un quoziente di) unalgebra di polinomi in due indeterminate. In effetti, poich Xp(x) =
x p(x), Dp(x) = p

(x), valgono le relazioni:


DX(p(x)) = D(x p(x)) = p(x) +xp

(x)
XD(p(x)) = xp

(x),
da cui
[D, X] = DX XD = 1 = id
C[x]
.
Lemma 2.49. Se f un polinomio in unindeterminata, allora [D, f(X)] = f

(X). Analogamente,
[f(D), X] = f

(D).
Dimostrazione. E sufciente, per questioni di linearit, mostrare che [D, X
n
] = nX
n1
. Questo
si fa facilmente per induzione, utilizzando la regola di Lebniz: in effetti, [D, X
n+1
] = [D, XX
n
] =
[D, X]X
n
+X[D, X
n
], e utilizzando lipotesi induttiva, si ottiene X
n
+X(nX
n1
) = (n + 1)X
n
.
Per quanto riguarda la seconda affermazione, si noti che [X, D] = 1, e si ripeta la dimo-
strazione con D, X rimpiazzati da X, D. Si conclude osservando che [f(D), X] = [X, f(D)] =
f

(D).
Lemma 2.50. E possibile esprimere ogni monomio in X, D come combinazione lineare complessa
dei monomi X
i
D
j
.
Dimostrazione. Saremo pi precisi: mostreremo che ogni monomio di lunghezza n in X, D
esprimibile come combinazione lineare complessa dei monomi X
i
D
j
, i + j n. La base del-
linduzione ovvia, in quanto lunico monomio di lunghezza 0 1, che chiaramente una
combinazione lineare di X
0
D
0
= 1.
Per quanto riguarda il passo induttivo, sia m un monomio in X, D di lunghezza n + 1. Allora
m della forma Xm

oppure Dm

per qualche monomio m

di lunghezza n. Per ipotesi induttiva,


m

combinazione lineare complessa di monomi della forma X


i
D
j
, i + j n. Essendo sia la
moltiplicazione sinistra per X, che quella per D, operazioni lineari, sufciente mostrare che
moltiplicando per X o per D un monomio della forma X
i
D
j
, i+j n si ottiene una combinazione
lineare di monomi della stessa forma, e di grado limitato da n + 1.
Ma questo facile: nel primo caso si ha X(X
i
D
j
) = X
i+1
D
j
, e (i +1)+j = (i +j)+1 n+1; nel
secondo, invece, possiamo scrivere D(X
i
D
j
) = (DX
i
)D
j
= (X
i
D+[D, X
i
])D
j
= X
i
D
j+1
+iX
i1
D
j
,
ed entrambi i monomi a secondo membro hanno grado (i +j) + 1 n + 1.
Proposizione 2.51. Ogni elemento di A si pu esprimere in maniera unica nella forma a =

n
j=1
a
j
(X)D
i
, dove a
j
(x) C[x] sono polinomi.
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 13
Dimostrazione. Ogni elemento di A combinazione lineare complessa nita di monomi in X, D,
e ciascuno di questi a sua volta combinazione lineare di monomi della forma X
i
D
j
. Se
a =

i,j
c
ij
X
i
D
j
, ponendo a
j
(X) =

i
c
ij
X
i
, si ottiene a =

j
a
j
(X)X
i
.
Tale scrittura inoltre unica. Per mostrarlo, sufciente far vedere che se =

j

j
(X)D
j
=
0 in A, allora
j
= 0 per ogni j. In effetti, se lazione di su V = C[x] nulla, allora
(1) = (

n
(X)D
n
)1 =
0
(x) = 0,
(x) = (

n
(X)D
n
)x =
0
(x) x +
1
(x) =
1
(x) = 0,
.
.
.
(x
k+1
) = (k + 1)!
k+1
(x) = 0,
e quindi tutti i coefcienti della combinazione lineare sono nulli.
Proposizione 2.52. A un dominio.
Dimostrazione. E facile mostrare, per induzione, che a(X)D
i
b(X)D
j
= a(X)b(X)D
i+j
a meno
di termini con grado di D inferiore. Ma allora, nel prodotto
m

i=0
a
i
(X)D
i

j=0
b
j
(X)D
j
,
se a
m
, b
m
sono polinomi non nulli, il coefciente che moltiplica D
m+n
coincide con a
m
(X)b
m
(X),
e pertanto il prodotto non pu essere nullo.
Proposizione 2.53. A semplice.
Dimostrazione. Se I A un ideale bilatero I ,= 0, vogliamo mostrare che I = A. Scegliamo
0 ,= I, e scriviamo =

N
n=0

n
(x)D
n
. Se a A, allora sia a che a appartengono ad I, e di
conseguenza anche [a, ] I. E facile osservare come
[D, a(X)D
i
] = [D, a(X)]D
i
+a(X)[D, D
i
] = a

(X)D
i
,
e quindi [D, ] =

N
n=0

n
(X)D
n
. Commutando con D un numero opportuno di volte, si otterr
un elemento non nullo di I la cui espressione come combinazione C[X]-lineare di potenze
di D non conterr X in nessuno dei coefcienti. Pertanto, I deve contenere unespressione
polinomiale, non nulla, in D.
Poich, tuttavia, [f(D), X] = f

(D), commutando tale elemento a destra per X un numero


opportuno di volte, si otterr un multiplo non nullo di 1, che deve ancora appartenere allideale
bilatero I. Ma allora 1 I, e quindi I = A.
Proposizione 2.54. A non semisemplice.
Dimostrazione. Basta esibire un ideale sinistro di A che non possiede un ideale sinistro com-
plementare. Sia I = AD lideale sinistro generato dallelemento D. I contiene tutti e soli gli
elementi della forma =

i1
a
i
(X)D
i
, ed quindi un ideale proprio. Supponiamo che I ab-
bia un complementare J, e studiamone la struttura: poich A = I + J, allora J A/I come
A-modulo.
Dal momento che ogni elemento di A esprimibile (in modo unico) nella forma

i0
a
i
(X)D
i
,
e che tutti i termini con i > 0 appartengono a I, allora ogni elemento di A/I della forma [a
0
(X)]
per qualche polinomio a
0
.
Si noti che lA-modulo A/I generato come A-modulo da [1], e che D[1] = [D] = [0]. Dal
momento che J isomorfo a A/I come A-modulo, J deve essere generato da un elemento
x J A tale che Dx = 0. Tuttavia, A un dominio, e quindi Dx = 0 implica x = 0.
Concludiamo che J generato da 0, e quindi che J = (0), un assurdo.
2.7. Il radicale di Jacobson. Il radicale di Jacobson una delle nozioni che controlla pi da
vicino la semisemplicit di un anello. Abbiamo gi visto che un anello semisemplice sempre
artiniano; nella classe degli anelli artiniani, quelli semisemplici sono precisamente quelli a
radicale di Jacobson nullo.
Lo studio del radicale di Jacobson ci permetter anche di mostrare che, sempre nel caso
degli anelli artiniani come ad esempio le algebre di dimensione nita la semplicit ha come
conseguenza la semisemplicit; abbiamo gi visto come questa affermazione sia, in generale,
falsa, come ad esempio nel caso dellalgebra di Weyl.
14 ALESSANDRO DANDREA
Denizione 2.55. Il radicale di Jacobson J(R) di un anello R lintersezione di tutti i suoi
ideali sinistri massimali.
La capacit del radicale di Jacobson di un anello di misurare la semisemplicit dipende dal
fatto che i suoi elementi non vedono i moduli irriducibili.
Lemma 2.56. Se a J(R), allora 1 a possiede un inverso sinistro in R. Di conseguenza, 1 xa
invertibile a sinistra per ogni x R.
Dimostrazione. Supponiamo che 1 a non sia invertibile a sinistra. Allora lideale sinistro
I = R(1 a) non contiene 1, ed quindi un ideale sinistro proprio di R. Ma allora I contenuto
in qualche ideale sinistro massimale M di R, per il Lemma di Krull. Ora, M contiene sia 1 a
che a, poich a appartiene a tutti gli ideali sinistri massimali, e contiene quindi anche la loro
somma a + (1 a) = 1. Ma questo impossibile, poich M un ideale massimale, e quindi
proprio, di R.
La seconda affermazione segue dal fatto che J(R) un ideale sinistro di R, in quanto
intersezione di ideali sinistri. Pertanto, se a J(R), allora xa J(R) per ogni x R.
Proposizione 2.57. Gli elementi di J(R) sono tutti e soli quelli che agiscono banalmente (cio
annullano) ogni R-modulo irriducibile.
Dimostrazione. Innanzitutto, se lazione di a nulla su ogni R-modulo irriducibile, allora a
appartiene certamente a tutti gli ideali massimali. In effetti, abbiamo gi visto che ogni R-
modulo irriducibile U ciclico, ed pertanto isomorfo ad un quoziente R/M, dove M un
ideale sinistro massimale di R. Se a agisce banalmente su U R/M, allora deve annullare
anche [1] R/M, e quindi [0] = a[1] = [a], da cui a M.
Se a appartiene a J(R), allora 1 xa possiede un inverso sinistro per ogni x R. Sia U un
R-modulo irriducibile sul quale a non agisca banalmente. Allora esiste u U tale che au ,= 0; si
noti che u ,= 0, e quindi U = Ru per irriducibilit.
Poich au U un elemento non nullo, anche au un generatore ciclico di U come R-
modulo. Pertanto u R(au), e quindi u = x(au) per qualche x R. Ma allora (1 xa)u = 0, e
moltiplicando per linverso sinistro di 1 xa, si ottiene u = 0. Di conseguenza, U = Ru = (0), un
assurdo.
Corollario 2.58. Se R un anello semisemplice, J(R) = (0).
Dimostrazione. Se R semisemplice, allora R, visto come R-modulo sinistro, somma diretta
di R-moduli irriducibili. Se a J(R), lazione di a su ogni R-modulo irriducibile banale, e cos
deve essere anche sulle loro somme dirette; ma allora lazione di a su R visto come R-modulo
sinistro deve essere anchessa banale. Poich a.1 = a, lunica possibilit che a sia uguale a 0.
Pertanto, il radicale di Jacobson di un anello semisemplice contiene solo lo 0.
Proposizione 2.59. J(R) un ideale bilatero di R.
Dimostrazione. Sappiamo gi che J(R) un ideale sinistro di R perch intersezione di ideali
sinistri. Vericheremo che J(R) un ideale destro mostrando che se a J(R), allora ar agisce
banalmente su tutti gli R-moduli irriducibili per ogni r R. Di conseguenza, J(R)R J(R).
In effetti, sia U un R-modulo irriducibile. Sicuramente rU U per ogni r R. Ma allora, se
a J(R), avremo (ar)U = a(rU) aU = (0).
La seguente caratterizzazione degli elementi del radicale di Jacobson utile a mostrare la
simmetria destra-sinistra della denizione
Proposizione 2.60. Sono affermazioni equivalenti:
a J(R)
1 xay invertibile in R per ogni x, y R.
Dimostrazione. Se 1 xay invertibile in R per ogni x, y R, allora lo in particolare quando
y = 1. In tal caso, si ottiene linvertibilit di 1xa per ogni x R, e di conseguenza linvertibilit
sinistra di tutti tali elementi, che garantisce lappartenenza di x a J(R).
Viceversa, quando a J(R), allora anche xay J(R), poich J(R) un ideale bilatero di R; di
conseguenza 1 xay possiede un inverso sinistro b. Allora b(1 xay) = 1, e quindi b = 1 bxay.
Anche lelemento (bx)ay appartiene a J(R), e quindi b = 1 bxay possiede anchesso un inverso
sinistro, che indichiamo con c. Ma allora il prodotto c b (1 xay) uguale sia a c che a 1 xay.
In conclusione, b inverso sia destro che sinistro di 1 xay.
Corollario 2.61. Sia R un anello, a R. Sono condizioni equivalenti:
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 15
a appartiene a tutti gli ideali sinistri massimali di R.
a agisce banalmente su tutti gli R-moduli sinistri irriducibili.
1 xa invertibile a sinistra per ogni x R.
1 xay invertibile in R per ogni x, y R.
1 ay invertibile a destra per ogni x R.
a agisce banalmente su tutti gli R-moduli destri irriducibili.
a appartiene a tutti gli ideali destri massimali di R.
Dimostrazione. Lequivalenza delle prime tre affermazioni con la quarta stata gi dimostrata.
Sostituendo R con lanello opposto R
op
, si ottiene lequivalenza delle ultime tre affermazioni con
la quarta. Ciascuna delle affermazioni fornisce una caratterizzazione degli elementi di J(R).
Almeno nel caso di anelli artiniani, gli elementi di J(R) sono caratterizzabili in termini di
nilpotenza.
Proposizione 2.62. J(R) contiene tutti gli ideali idempotenti di R.
Dimostrazione. Sia I un ideale sinistro di R tale che I
n
= (0). Se U un R-modulo irriducibile,
allora IU un sottomodulo di U, poich R(IU) = (RI)U IU; per irriducibilit di U, si ha
IU = (0) oppure IU = U.
Tuttavia, se IU = U, allora I
2
U = I(IU) = IU = U, e una facile induzione mostra che I
k
U = U
per ogni k > 0. Tuttavia I
n
= (0) e quindi (0) = I
n
U = U, da cui un assurdo. Pertanto, IU = (0)
per ogni R-modulo irriducibile U, e quindi I J(R).
Osservazione 2.63. Sembrerebbe a prima vista che sostituendo allideale nilpotente I un ge-
nerico elemento nilpotente a la dimostrazione precedente funzioni ugualmente. Avremmo cos
dimostrato che J(R) contiene tutti gli elementi nilpotenti, ma questo non sempre vero . Ler-
rore quello di considerare aU un R-sottomodulo di U, cosa non sempre vera nel caso di anelli
non commutativi. In effetti, nel caso in cui R sia commutativo, J(R) contiene tutti gli elementi
nilpotenti di R.
Nel caso non commutativo abbiamo visto che linsieme degli elementi nilpotenti non costitui-
sce un ideale. Introduciamo la nozione di nilpotenza forte che generalizza lidea di nilpotenza
nel caso non commutativo.
Denizione 2.64. Un elemento a R detto fortemente nilpotente se esiste n N tale che ogni
prodotto di elementi di R in cui n fattori coincidano con a sia nullo.
Linsieme degli elementi fortemente nilpotenti costituisce effettivamente un ideale. Sotto
opportune ipotesi di nitezza su R, il radicale di Jacobson J(R) contiene tutti e soli gli elementi
fortemente nilpotenti di R.
Denizione 2.65. R detto artiniano se ogni catena decrescente di ideali si stabilizza.
Osservazione 2.66. La condizione di artinianit equivalente alla seguente: ogni famiglia non
vuota di ideali sinistri di R possiede (almeno) un elemento minimale. In effetti, se nessuno dei
suoi elementi fosse minimale, si potrebbe costruire una catena innita di inclusioni (discen-
denti) proprie, confutando lipotesi di artinianit. Viceversa, se ogni famiglia non vuota di ideali
sinistri possiede elementi minimali, allora anche una catena discendente deve possederne, e
quindi stabilizzarsi.
Teorema 2.67. Sia R un anello artiniano. Allora R semisemplice se e solo se J(R) = (0).
Dimostrazione. Sappiamo gi che un anello semisemplice ha radicale di Jacobson banale, a
prescindere dallipotesi di artinianit.
Viceversa, supponiamo che J(R) = (0). Siano M
1
, . . . , M
n
ideali sinistri massimali di R tali
che M
1
M
n
,= (0). Poich lintersezione di tutti gli ideali sinistri massimali di R uguale
a (0), allora deve esistere qualche ideale sinistro massimale M di R che interseca M
1
M
n
propriamente, e M
1
M
n
M
n+1
propriamente contenuto in M
1
M
n
. Pertanto,
possibile costruire una catena discendente di inclusioni proprie
M
1
M
1
M
2
M
1
M
2
M
3
. . .
ntantoch tali intersezione non diventano nulle. Tuttavia, per artinianit, tale catena discen-
dente deve terminare in un numero nito di passi. Pertanto, possibile trovare un numero
nito di ideali sinistri massimali di R con intersezione nulla.
Consideriamo ora lapplicazione : R R/M
1
R/M
n
che associa ad ogni elemento
di R le sue proiezioni al quoziente modulo M
1
, . . . , M
n
. chiaramente un omomorsmo di
16 ALESSANDRO DANDREA
R-moduli, e il suo nucleo coincide con lintersezione degli M
i
, ed pertanto banale. Ma allora
iniettiva, ed identica R con un sottomodulo di R/M
1
. . . R/M
n
, che semisemplice in
quanto somma diretta di irriducibili. Poich sottomodulo di semisemplice semisemplice, R
un R-modulo semisemplice, e quindi R un anello semisemplice.
Corollario 2.68. Se R un anello semplice artiniano, allora R semisemplice.
Dimostrazione. Dalla proposizione 2.59 sappiamo che J(R) un ideale bilatero di R, che non
pu essere tutto R, in quanto 1 / J(R). Ma allora, J(R) = (0), e R allora semisemplice.
Osservazione 2.69. Lipotesi di artinianit dellanello essenziale per controllare la semisem-
plicit attraverso il radicale di Jacobson. Un facile controesempio nel caso non artiniano dato
dallanello R = C[x]. I suoi ideali (sinistri) massimali sono quelli della forma M

= (x ), C,
e la loro intersezione (0).
Tuttavia, il quoziente C[x]/(x
2
) un R-modulo non semisemplice, e quindi R non un anello
semisemplice.
Una delle applicazioni fondamentali del radicale di Jacobson, specie nel caso di anelli com-
mutativi, il cosiddetto Lemma di Nakayama.
Lemma 2.70 (Nakayama). Sia M un R-modulo nitamente generato. Se J(R)M = M, allora
M = 0.
Dimostrazione. Tra gli insiemi niti di generatori di M come R-modulo, scegliamone uno di
cardinalit minima m
1
, . . . , m
k
.
Poich M = J(R)M, possiamo esprimere, ad esempio, m
1
come combinazione lineare di
m
1
, . . . , m
k
a coefcienti in J(R): m
1
= a
1
m
1
+ + a
k
m
k
, con a
i
J(R). Ma allora (1 a
1
)m
1
=
a
2
m
2
+ + a
k
m
k
, e 1 a
1
deve essere invertibile a sinistra. Moltiplicando a sinistra per il
suo inverso, riusciamo ad esprimere m
1
come R-combinazione lineare di m
2
, . . . , m
k
. Pertanto
anche m
2
, . . . , m
k
un insieme di generatori R-lineari di M, il che contraddice la minimalit
dellinsieme di generatori scelto inizialmente.
Osservazione 2.71. Lipotesi di nita generazione essenziale per la validit dellenunciato.
Per un facile controesempio, si consideri lanello R = C[[x]] delle serie formali a coefcienti
complessi. R possiede un unico ideale massimale (x), e quindi J(R) = (x). Lo spazio delle serie
di Laurent M = C[[x]][x
1
] un R-modulo, non nitamente generato, e J(R)M = M. Tuttavia,
M ,= (0).
Teorema 2.72. Sia R un anello artiniano, J(R) un ideale nilpotente.
Dimostrazione. La catena discendente di ideali J(R) J(R)
2
J(R)
3
. . . si stabilizza per
artinianit, ed esiste dunque n tale che J(R)
n
= J(R)
m
per ogni m n. Il nostro obiettivo
quello di mostrare che J(R)
n
= (0). Intanto, poniamo I = J(R)
n
. Si ha, chiaramente, J(R)I =
I
2
= I. Supponiamo per assurdo che I ,= (0). Allora I I = I ,= (0).
Consideriamo la famiglia degli ideali J R, contenuti in I, nitamente generati come R-
moduli, e tali che IJ ,= (0). Tale famiglia sicuramente non vuota: in effetti, dal momento
che I I ,= (0), deve esistere x I tale che Ix ,= (0); ma allora I Rx ,= (0), e Rx I un
R-modulo generato dal singolo elemento x. Per lipotesi di artinianit, questa famiglia deve
possedere almeno un elemento minimale. Indichiamo quindi con K un ideale contenuto in
I, R-nitamente generato, e tale che IK ,= (0). Il nostro obiettivo quello di mostrare che
J(R)K = K, e di applicare il Lemma di Nakayama per mostrare che K = (0), ed ottenere cos
un assurdo dal momento che IK ,= (0).
Lideale sinistro non nullo (0) ,= IK K soddisfa I(IK) = I
2
K = IK ,= (0), e contiene
quindi elementi x IK tali che Ix ,= (0). Ma allora Rx IK un ideale sinistro che soddisfa
I(Rx) ,= (0). Poich Rx IK K, per minimalit di K deve essere Rx = K, in quanto Rx un
ideale sinistro, contenuto in I, nitamente generato come R-modulo, e soddisfa I(Rx) ,= (0).
Ma allora tutte le inclusioni sono uguaglianze, e IK = K.
In conclusione, K = IK J(R)K K da cui J(R)K = K, e possiamo concludere per assurdo,
come spiegato prima.
Osservazione 2.73. Una dimostrazione pi chiara e pi pratica consiste nel costruire una
catena di ideali sinistri
(0)I
0
I
1
I
2
I
n1
I
n
= R,
con la propriet che I
j
/I
j1
sia un R-modulo irriducibile per ogni j = 1, . . . , n. In tal caso, J(R)
agisce banalmente su ciascun I
j
/I
j1
e quindi J(R)I
j
I
j1
. Ma allora J(R)
n
R = J(R)
n
I
n

I
0
= (0), e quindi J(R)
n
= (0). Questo mostra che ogni elemento di J(R) fortemente nilpotente.
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 17
Tuttavia, la costruzione di una tale catena di ideali sinistri (cio, di una serie di composizione
per R, visto come R-modulo) richiede di conoscere sia lartinianit che la noetherianit di R.
Ora, un fatto che ogni anello artiniano sia anche noetheriano, ma non lo abbiamo (ancora)
dimostrato: in effetti, la dimostrazione pi semplice di tale fatto utilizza la nilpotenza del
radicale di Jacobson.
Nel caso in cui noetherianit e artinianit valgono in maniera evidente, come nel caso del-
le algebre di dimensione nita, largomento dato sopra illustra in modo chiaro, tuttavia, il
fenomeno di nilpotenza del radicale di Jacobson.
Corollario 2.74. Se R un anello artiniano, gli elementi di J(R) sono tutti fortemente nilpotenti.
Dimostrazione. Un elemento a R fortemente nilpotente se e solo se Ra un ideale sinistro
nilpotente. Ad ogni modo, J(R) un ideale sinistro.
La caratterizzazione di semisemplicit data in termini di elementi fortemente nilpotenti
permette, ora, di rendere pi preciso lenunciato del Teorema di Maschke.
Proposizione 2.75. Sia G un gruppo nito e K un campo di caratteristica prima p. Allora K[G]
semisemplice se e soltanto se p non divide [G[.
Dimostrazione. se p non divide G, allora ogni rappresentazione di G completamente riducibile
(Maschke), quindi K[G] semisemplice.
Viceversa, supponiamo che p divida [G[. Lelemento x =

gG
g KG centrale, e soddisfa
hx = xh = x per ogni h G KG. Ma allora x
2
= [G[x = 0. Pertanto x nilpotente, ed
essendo centrale fortemente nilpotente. Poich 0 ,= x J(KG), lalgebra gruppo KG non
semisemplice.
2.8. Serie di composizione e il Teorema di Jordan-Hlder. Gli R-moduli che sono sia noe-
theriani che artiniani condividono molte buone propriet con gli spazi vettoriali di dimensione
nita. Lobiettivo di questo paragrafo duplice: da un lato studiamo in dettaglio tale analogia,
dallaltra otteniamo una descrizione ne della struttura dei moduli non semisemplici, sotto
ipotesi di noetherianit e artinianit, che approssima quella fornita da una decomposizione in
somma diretta di irriducibili, e dalle informazioni di molteplicit che tale decomposizione si
porta dietro.
Denizione 2.76. Sia R un anello, e M un R-modulo. Una serie di composizione di M una
famiglia nita di sottomoduli
(0) = M
0
M
1
. . . M
n
= V,
con la propriet che il quoziente M
i
/M
i1
un R-modulo irriducibile, per ogni i = 1, . . . , n.
Osservazione 2.77. Se R una K-algebra, e M un R-modulo di dimensione nita su K,
allora M possiede sicuramente almeno una serie di composizione: sufciente porre M
0
= (0)
e scegliere induttivamente M
k+1
di dimensione minima tra i sottomoduli di M che contengono
propriamente M
k
. Per la minimalit di M
k+1
, M
k
deve essere massimale in M
k+1
, e il quoziente
M
k+1
/M
k
necessariamente irriducibile. La catena nita perch uno spazio vettoriale di
dimensione nita non ammette una catena innita di inclusioni proprie tra sottospazi vettoriali.
Denizione 2.78. Un R-modulo M si dice artiniano (risp. noetheriano) se ogni catena discen-
dente (risp. ascendente) di sottomoduli di M si stabilizza; equivalentemente, se ogni famiglia
non vuota di sottomoduli di M possiede elementi minimali (risp. massimali). M si dice di tipo
nito se sia noetheriano che artiniano.
Lemma 2.79. Ogni R-modulo di tipo nito possiede una serie di composizione.
Dimostrazione. Come gi fatto nellosservazione precedente, poniamo M
0
= (0), e scegliamo
induttivamente M
k+1
minimale tra i sottomoduli di M che contengono propriamente M
k
: questo
possibile ntantoch M
k
,= M, poich in tal caso la famiglia di tali sottomoduli non vuota,
contenendo M. Linclusione M
k
M
k+1
stretta, e il quoziente M
k+1
/M
k
irriducibile, dal
momento che la minimalit di M
k+1
garantisce la massimalit di M
k
dentro M
k+1
.
Per noetherianit, la catena di inclusioni strette
(0) = M
0
M
1
M
2
. . .
non pu continuare indenitamente. Deve allora interrompersi dopo un numero nito di passi,
il che possibile, come abbiamo visto, solo se M
n
= M per qualche n.
18 ALESSANDRO DANDREA
Vedremo in seguito che gli R-moduli dotati di una serie di composizione sono tutti e soli
quelli di tipo nito.
Proposizione 2.80. Se lR-modulo M ammette una serie di composizione, ogni sottomodulo e
ogni quoziente di M ammette una serie di composizione.
Dimostrazione. Sia N M un sottomodulo, e
(0) = M
0
M
1
M
n
= M
una serie di composizione per M. Consideriamo le intersezioni N
i
= N M
i
. Chiaramente
N
0
= (0) e N
n
= N; inoltre, N
i1
N
i
per ogni i = 1, . . . , n.
Il quoziente N
j
/N
j1
= (N M
j
)/(N M
j1
) = (N M
j
)/((N M
j
) M
j1
isomorfo a ((N
M
j
) +M
j1
)/M
j1
per uno dei teoremi di isomorsmo. Inoltre ((N M
j
) +M
j1
)/M
j1
si inietta
in M
j
/M
j1
. Pertanto, N
j
/N
j1
isomorfo ad un R-sottomodulo di M
j
/M
j1
, che irriducibile;
di conseguenza, N
j
/N
j1
uguale a (0), oppure irriducibile.
Possiamo concludere che, nella catena di inclusioni
(0) = N
0
N
1
N
2
N
n
= N,
quelle strette danno quozienti irriducibili. Rimuovendo i sottomoduli coincidenti, si ottiene
allora una serie di composizione per N.
La dimostrazione per un quoziente M/N di M simile. In tal caso, consideriamo i sot-
tomoduli N
i
= N + M
i
, ed osserviamo che N
0
= N, N
n
= M, e che N
i1
N
i
per ogni
I = 1, . . . , n.
Il quoziente N
j
/N
j1
= (N + M
j
)/(N + M
j1
) = (M
j
+ (N + M
j1
))/(N + M
j1
) isomorfo a
M
j
/(M
j
(N +M
j1
). Poich M
j1
contenuto sia in M
j
che in N +M
j1
, il quoziente M
j
/M
j1
proietta su M
j
/(M
j
(N + M
j1
)), e quindi N
j
/N
j1
isomorfo ad un quoziente dellR-modulo
irriducibile M
j
/M
j1
. Pertanto N
j
/N
j1
uguale a (0), oppure irriducibile, e si conclude
come sopra, una volta osservato che la catena di inclusioni N M fornisce, dopo aver
quozientato tutto per N, una serie di composizione per M/N.
Teorema 2.81 (Jordan-Hlder). Due serie di composizione di un R-modulo M hanno la stes-
sa lunghezza, e i quozienti irriducibili delle due serie di composizione coincidono, a meno di
isomorsmo e permutazione degli indici.
Dimostrazione. Mostriamo, per induzione su h 0, che se (0) = M
0
M
1
M
h
= M
e (0) = N
0
N
1
N
k
= M sono due serie di composizione di M, allora h = k, e che i
quozienti irriducibili corrispondenti sono gli stessi, a meno di isomorsmo e di permutazione
degli indici. La base dellinduzione ovvia, in quanto h = 0 implica M = (0), e quindi anche
k = 0.
Se h > 0, distinguiamo due casi. Se M
h1
= N
k1
, allora rimuovendo M si ottengono due serie
di composizione di M
h1
, che devono avere la stessa lunghezza per ipotesi induttiva. Pertanto
h 1 = k 1 da cui h = k, e i quozienti sono gli stessi a meno di isomorsmo e permutazione
sempre per ipotesi induttiva.
Se invece M
h1
e N
k1
non coincidono, allora sono sottomoduli massimali distinti di M.
La loro somma li contiene entrambi propriamente, e deve quindi coincidere con M. Inoltre,
M
h1
/(M
h1
N
k1
) (M
h1
+N
k1
)/N
k1
= M/N
k1
irriducibile, e cos anche, in modo simile,
N
k1
/(M
h1
N
k1
) M/M
h1
. I quozienti irriducibili relativi a M
h1
N
k1
M
h1
M e a
M
h1
N
k1
N
k1
M sono quindi isomor tra loro, dopo aver scambiato i secondi.
Sia ora (0) = C
0
C
1
C
r
= M
h1
N
k1
una serie di composizione dellintersezione
M
h1
N
k1
. Allora (0) = C
0
C
1
C
r
= M
h1
N
k1
M
h1
una serie di composizione di
M
h1
, e per ipotesi induttiva r +1 = h1. Inoltre (0) = C
0
C
1
C
r
= M
h1
N
k1
N
k1
una serie di composizione di lunghezza r + 1 = h 1 di N
k1
, del quale abbiamo gi una
serie di composizione di lunghezza k 1. Sempre per ipotesi induttiva h 1 = r + 1 = k 1,
e di conseguenza h = k, e sia i quozienti M
j
/M
j1
che gli N
j
/N
j1
coincidono con i C
j
/C
j1
, e
quindi tra loro, a meno di isomorsmo e permutazione.
Corollario 2.82. Se un R-modulo M possiede una serie di composizione, allora di tipo nito.
Dimostrazione. Abbiamo gi visto come sottomoduli e quozienti di M possiedono serie di com-
posizione. Allora ogni catena nita di inclusioni strette tra sottomoduli di M pu essere im-
mersa in una serie di composizione; pertanto, la lunghezza di ogni catena nita di inclusioni
strette maggiorata dalla lunghezza di una serie di composizione di M. In conclusione, posso-
no esservi solo un numero nito (e limitato dalla lunghezza delle serie di composizione di M) di
TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI 19
inclusioni proprie in ogni catena ascendente o discendente di sottomoduli di M, e quindi M
sia noetheriano che artiniano.
2.9. Moduli indecomponibili.
Denizione 2.83. Un A-modulo V indecomponibile se per ogni espressione di V del tipo
V = V
1
V
2
con V
1
e V
2
A-sottomoduli, allora V
1
= (0) oppure V
2
= (0).
Esempi 2.84. Consideriamo il C[x]-modulo V = C
2
su cui x agisce per moltiplicazione come la
matrice

0 1
0 0

V non semisemplice, dal momento che lunico sottomodulo non banale C(1, 0). V non
irriducibile poich contiene sottomoduli non banali ma allo stesso tempo indecomponibile
poich contiene un solo sottomodulo.
Stessa cosa accade in dimensione n se x agisce come un blocco di Jordan n-dimensionale,
oppure come un coniugato di esso. Vale anche il viceversa: sia V uno spazio vettoriale con
struttura di C[x]-modulo, sappiamo che V pu essere decomposto come somma diretta dei
suoi autospazi generalizzati
V =

autovalori di x
V

Gli autospazi sono invarianti per lazione di x, dunque se V indecomponibile nella decom-
posizione di V vi pu essere un solo addendo non nullo, ovvero x agisce su V con un solo
autovalore e quindi come un singolo blocco di Jordan.
2.10. Decomposizione di Fitting. Sia V uno spazio vettoriale di dimensione nita su un
campo K, non necessariamente algebricamente chiuso. Consideriamo lendomorsmo lineare
T : V V dimostriamo che esistono e sono unici i sottospazi vettoriali V
nil
e V
inv
che godono
delle propriet
T(V
nil
) V
nil
,T(V
inv
) T
inv
,
T[
V
nil
nilpotente, T[
Vinv
invertibile
e tali che
V = V
nil
V
inv
.
Tale decomposizione di V detta decomposizione di Fitting.
Vediamo ora come costruire i sottospazi V
nil
e V
inv
; tramite T dotiamo V della struttura di K[x]-
modulo possiamo dunque esprimere V come V = K[x]/(p(x)) dove p(x) = x
n
q(x) con q(x) non di-
visibile per x. Decomponendo V come V = K[x]/(x
n
) K[x]/(q(x)) abbiamo la decomposizione di
Fitting. Osserviamo che la parte nilpotente della decomposizione pu essere ottenuta applican-
do T ripetutamente e collezionando gli elementi che vengono mandati in zero: V
nil
=

ker T
n
;
analogamente per la parte invertibile: V
inv
=

ImT
n
Osservazione 2.85. La decomposizione di Fitting pu essere fatta anche nel caso in cui V
abbia una dimensione arbitraria come A-modulo, ma sia contemporaneamente noetheriano
e artiniano (stabilit sia delle catene decrescenti che di quelle crescenti si sottomoduli). In
questo caso infatti le due catene ImT ImT
2
ImT
3
... e KerT KerT
2
KerT
3
... si
stabilizzano rispettivamente a ImT

e KerT

. E risulta ancora che V = ImT

KerT

e V
agisce invertibilmente su ImT

e nilpotentemente su KerT

.
2.11. Il teorema di Krull-Schmidt. La decomposizione di Fitting permette di dimostrare i due
seguenti lemmi, cruciali per il teorema di Krull-Schmidt.
Lemma 2.86. Sia V un A-modulo indecomponibile e di dimensione nita. Se
j

n
j=1
End
A
(V )
una famiglia nita di endomorsmi nilpotenti, allora anche

n
j=1

j
nilpotente.
Dimostrazione. Per induzione, basta provare la tesi per n = 2. Preliminarmente osserviamo che
la decomposizione di Fitting garantisce che un End
A
(V ) invertibile oppure nilpotente, non
potendo scrivere V come somma diretta non banale di sottomoduli stabili. Allora, per assurdo,
sia T
.
=
1
+
2
invertibile. Avremmo allora Id
V
= T
1

1
+T
1

2
e quindi Id
V
T
1

1
= T
1

2
.
Si noti ora che T
1

j
sono entrambi nilpotenti, in quanto devono essere o invertibili oppure
nilpotenti, e non possono essere invertibili, altrimenti lo sarebbero anche gli
j
. Abbiamo allora
ottenuto che togliendo dallidentit un nilpotente, possiamo trovare un altro nilpotente. Questo
assurdo (cfr. 2.87).
20 ALESSANDRO DANDREA
Esercizio 2.87. Dimostrare che togliendo da Id
V
un endomorsmo nilpotente, se ne ottiene
uno ancora invertibile.
Lemma 2.88. Sia V = V
1
... V
m
e siano i
j
: V
j
V e
j
: V
j
V rispettivamente limmersione
e la proiezione canoniche. Allora
j
i
j
= Id
Vj
e

j
i
j

j
= Id
V
.
Dimostrazione. Sono propriet che seguono evidentemente dalla denizione di immersione e
proiezione canoniche.
Teorema 2.89. (Krull-Schmidt) Sia A una K-algebra e V un A-modulo di dimensione nita su K.
Siano V = V
1
... V
n
= V

1
... V

m
due decomposizioni di V in somma diretta di indecomponibili.
Allora n = m e, a meno di permutazioni deglindici, V
i

= V

i
.
Dimostrazione. Andiamo per induzione sulla dimensione di V . Se essa uno, non c niente
da dimostrare. Altrimenti, con le notazioni di 2.88, consideriamo le mappe
1
i

j
i
1
End
A
(V
1
),
la cui somma d Id
V1
. Dal momento che V
1
per ipotesi indecomponibile, 2.86 garantisce
lesistenza di j tale che
1
i

j
i
1
invertibile. Dal momento che la nostra tesi deve valere
a meno di permutazioni degli indici, possiamo supporre j = 1. Poniamo =

1
i
1
: V
1
V

1
e
=
1
i

1
: V

1
V
1
. Sono entrambi A-omomorsmi, andiamo a dimostrare che sono isomorsmi.
Intanto, dal fatto che la loro composizione invertibile, segue che iniettivo e suriettivo.
Osserviamo allora che se mostrassimo che V

1
= ImKer, avremmo che Ker = 0, in quanto
Im ,= 0 (essendo iniettivo) e V

1
indecomponibile. Quindi sarebbe un isomorsmo e di
conseguenza anche , essendo la composizione fra linverso di e lisomorsmo . Dobbiamo
allora mostrare che Im Ker = 0 e che V

1
= Im +Ker. Sia allora u = (v) per v V
1
e tale
che (u) = 0. Allora ((v)) = 0 e di conseguenza v = 0 (in quanto invertibile). Ne segue che
anche u = 0, in quanto iniettiva. Per ottenere che V

1
= Im+Ker, mostriamo luguaglianza
delle dimensioni. A tal ne osserviamo che, siccome iniettiva e un isomorsmo,
allora dimIm = dimV
1
. Analogamente, dal momento che suriettiva, segue che dimKer =
dimV

1
dimV
1
. Per cui dimIm + dimKer = dimV

1
. Abbiamo cos ottenuto che V
1
e V

1
sono
isomor. Per andare per induzione sufciente mostrare che anche V
2
...V
n
e V

2
...V

m
sono
isomor. A tal ne, siano i : V
2
... V
n
V e : V V

2
... V

m
rispettivamente limmersione
e la proiezione canoniche. Andiamo a mostrare che i un isomorsmo. Certamente un
A-omomorsmo, essendo composizione di A-omomorsmi. Inoltre, V
2
... V
n
e V

2
... V

m
hanno la stessa dimensione, in quanto ottenuti da V togliendo due moduli isomor. Per cui
sufciente mostrare che i iniettivo. Sia allora v tale che (i(v)) = 0, allora v V

1
. Possiamo
allora considerare
1
i

1
(v) =
1
(v) = 0, dove lultima uguaglianza discende dal fatto che v
V
2
... V
n
e quindi non ha componenti su V
1
. Ricordando ora che
1
i

1
invertibile, segue che
v = 0.
Osservazione 2.90. La dimostrazione del teorema di Krull-Schimdt utilizza in maniera deci-
siva la nitezza della dimensione gi nella struttura, essendo per induzione sulla dimensione.
Oltre a questo, per, vi un solo altro momento in cui lipotesi della nitezza della dimensione
viene utilizzata, ossia quando si prova che V

1
= Im+Ker. Questo pu essere ottenuto anche
senza lipotesi di nitezza della dimensione. Pi precisamente, vale la seguente
Proposizione 2.91. Siano : V V

e : V

V tali che sia un isomorsmo. Se V


indecomponibile, allora e sono entrambi isomorsmi.
Dimostrazione. Certamente iniettivo e suriettivo. Poniamo ora T = ()
1
: V

.
un A-omomorsmo, in quanto composizione di A-omomorsmi, e idempotente (vericare!) e
quindi V

= ImTIm(IdT). Ne segue che uno fra Im(T) e Im(IdT) deve essere nullo. Dunque
deve essere T = 0, oppure T = Id. Osserviamo subito che nel secondo caso si avrebbe la tesi,
in quanto avremmo che ()
1
sarebbe invertibile e di conseguenza sarebbe iniettivo e
suriettivo. Dobbiamo allora soltanto mostrare che T ,= 0 e questo ovvio dal fatto che
T = ,= 0, essendo un isomorsmo.
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