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24/10/13

Mitologia greca e latina, Giganti, Giocasta

MITOLOGIA CLASSICA

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Mitologia greca e latina : lettera G

Giganti, Giocasta.

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GIGANTI: figli di Gea, fecondata dal sangue di Urano che era stato evirato da Crono, spesso confusi o identificati coi Titani. Esseri di straordinaria statura, di forza sovrumana e d'aspetto terrificante. Hanno folta capigliatura, barba irsuta e le loro gambe sono corpi di serpenti. Quando Zeus offese Gea imprigionando i Titani nel Tartaro, ella convinse i suoi figli, i Giganti, a muovere guerra agli dèi, la celebre Gigantomachia . Guidati da Eurimedonte, Alcioneo e Porfirione, i migliori campioni, i Giganti diedero l'assalto al Cielo. All'improvviso, essi agguantarono massi e tizzoni ardenti e li scagliarono verso l'alto, dalle vette delle loro montagne, cosicché gli olimpi si trovarono a mal partito. Era, con aria cupa, profetizzò che i Giganti non sarebbero mai stati uccisi da un dio, ma soltanto da un mortale che vestiva pelle di leone, e che anche costui non sarebbe riuscito nell'intento se non avesse trovato, prima dei Giganti stessi, una certa erba che rendeva invulnerabili e cresceva in un luogo segreto sulla terra. Zeus non si lasciò cogliere di sorpresa, subito si consigliò con Atena e la mandò a informare Eracle (il mortale vestito di pelle di leone cui Era voleva chiaramente alludere) di come stavano le cose; poi, proibì a Eos, a Selene e ad Elio di brillare per qualche tempo. Alla debole luce delle stelle, vagò in una regione indicatagli da Atena, trovò l'erba magica e la portò in cielo. Gli olimpi poterono allora affrontare in battaglia i Giganti. Eracle scoccò la sua prima freccia contro Alcioneo, il capo dei nemici. Egli cadde al suolo e subito si rialzò, redivivo, poiché era immortale nella sua terra natale di Flegra. Eracle si caricò Alcioneo sulle spalle e lo portò oltre il confine della Tracia, eliminandolo poi a colpi di clava. Porfirione si precipitò su Era e cercò di strangolarla; ma ferito al fegato da una freccia di Eros, la sua furia omicida si trasformò in brama di lussuria e lacerò la veste di Era. Zeus, vedendo che il gigante stava per oltraggiare sua moglie, divenne pazzo di gelosia e abbattè Porfirione con una folgore. Porfirione si rialzò subito, ma Eracle lo ferì mortalmente con una freccia avvelenata. Frattanto, Efialte aveva impegnato Ares in battaglia e l'aveva costretto a piegare le ginocchia; ma Apollo scoccò una freccia nell'occhio sinistro del malvagio e chiamò Eracle, che subito gli scoccò un'altra freccia nell'occhio destro. E così morì Efialte. Mimante fu seppellito da Efesto sotto una calotta di metallo incandescente e ancora giace sotto il vulcano Vesuvio. Atena scorticò Pallante e si servì della sua pelle come d'una corazza durante il resto del combattimento. Demetra e la dea Estia, amanti della pace, non presero parte alla battaglia. Le Moire, invece, scagliavano pestelli di rame cogliendo spesso nel segno. Scoraggiati, i Giganti superstiti si rifugiarono sulla terra e gli olimpi li inseguirono. Atena scagliò un gran masso contro Encelado che, colpito in pieno, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia. Poseidone tagliò via un pezzo dell'isola di Cos con il suo tridente e lo scagliò verso Polibote: e quel pezzo di carne divenne l'isoletta di Nisiro, presso la quale egli giace sepolto. Gli altri Giganti tentarono di organizzare l'ultima resistenza a Bato, presso Trapezunte in Arcadia, dove il suolo ancora brucia e ossa di Giganti vengono spesso alla luce tra le zolle smosse dagli aratri. Ermete, preso in prestito l'elmo di Ade che dava l'invisibilità, abbattè Ippolito, e Artemide trapassò Grazione con una freccia. Dioniso colpì con il suo tirso Eurito, ed Efesto uccise Clizio colpendolo con una mazza di ferro arroventata; mentre i proiettili infuocati delle Moire bruciavano le teste di Agrio e di Toante. Ares con una lancia e Zeus con la sua folgore si sbarazzarono degli altri, benché toccasse a Eracle di dare il colpo di grazia a ogni Gigante caduto. Il luogo di questa lotta è situato generalmente nella penisola di Pallene, in Tracia; ma altri dicono che la battaglia si svolse nei campi Flegrei, presso Cuma, in Italia.

GIOCASTA: figlia del tebano Meneceo e sorella di Ipponome e di Creonte, indicata nell'epopea col nome di Epicaste o Epicasta e poi nei tragici con quello di Giocasta. Sposò Laio da cui ebbe Edipo; poi, secondo la nota leggenda, senza riconoscere il figlio e senza che questi la riconoscesse, sposò Edipo, al quale diede due figli, Eteocle e Polinice, e due figlie, Antigone e Ismene. Allorché seppe del proprio incesto, s'impiccò per la vergogna e per il dolore, mentre
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html#giganti 2/2 .CSS. Dopo la morte di Giocasta. e non con Giocasta. Nelle più antiche versioni.net/giganti.24/10/13 Port alini: dal met eo ai t elefoni Mitologia greca e latina.dossier. Edipo avrebbe avuto i suoi quattro figli. Giganti. Giocasta Edipo si accecò con uno spillone tolto dalle vesti di Giocasta. WEB DESIGN CURATO DA FLASH GALLERY mitologia. XHTML . OPERA REALIZZATA IN ESCLUSIVA PER © DOSSIER.RIPRODUZIONE VIETATA. Edipo avrebbe sposato Eurigania. proprio con Eurigania.NET .