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SCRITTI CRITICI

RENATO SERRA

SCRITTI CRITICI
GIOVANNI PASCOLI
BELTRAMELLI
-

ANTONIO

CARDUCCI E CROCE

(SECONDA RISTAMPA)

LA VOCE,

SOC.

ANONIMA

EDITRICE.

ROMA

PROPRIET RISERVATA

Di questo volume sono


venticinque
su
al

itale tirate

copie

carta

distinta
lire

mumerale.

che

si

veodoDO

prezzo di

ciascuna.

Firenze

1919

Subil. Tip.

A.

V.lleccKi. Vi* Ric*K)k. 8

GIOVANNI PASCOLI

Se

ci

chiedessero,

chi

costui

?,

ognuno

di noi

pensa che non sarebbe troppo imbarazzato a rispondere. Abbiamo letto i suoi libri e conosciamo di lui tutto
quello che possibile conoscere di

un uomo

casi

della sua vita e le qualit dello spirito, le abitudini,


i

gusti, gli

affetti,

sogni, quello

che

accade giorno
gli

per giorno nella sua piccola casa e quel che

passa

ad ora ad ora per

il

capo. Pare che di pochi soggetti


e cos famigliar-

sapremmo parlare cos copiosamente mente, come di questo.

Ma

se chi ci

parole e

aveva domandato, dopo tante nostre notizie, ancora non fosse contento e volesse

una risposta netta, di quelle che definiscono un uomo e fermano una volta per tutte il suo profilo, il carattere,
la famiglia di spiriti

a cui appartiene, allora io credo

che pochi saprebbero rispondere in


sfare se stessi e chi
li

modo da

soddi-

sta a sentire.
al

Perch in quanto
e chi

PascoU,

e'

chi lo

ama

molto,

non

lo

pu

soffrire;

c' chi, partecipando dell'un

sentimento e
e

dell'altro,

resta combattuto e sospeso


lui

corrono anche intorno a

molti giudizi e formule

che rappresentano pi o

meno vivamente

queste dispo-

8
sizioni varie degli

che sciolga
zioni e

ma, se interamente il nodo


animi
;

si

guarda bene, una


tante contraddi-

di

dubbi che dividono

la

gente,

una che

ci

dia

conto chiaro del fatto suo, non si trova. Per io non intendo di fare una descrizione mi-

nuta dell'uomo e dell'opera che sarebbe un ripetere quello che tutti sanno e che di per s non importa altro
;

che poco

ma come

se a

me

avessero indirizzata quella


di

domanda, chi ?, cercher mente non alla persona di lui,

rispondere.

porr

s all'arte.

Giudicarne a primo aspetto non facile. Per esempio, a tener conto dell'apparenza e delle

PascoU uno spirito egli che ha scritto i Poemi classico e un umanista Conviviali, cosa, fu detto, tutta greca, e ha insegnato tanti anni latino e greco, ha ordinati commentati tradotti i poeti classici, ha composto per avventura i pi bei versi latini che ai nostri d si conoscano (i).
abitudini,
si

vorrebbe dire che


;

il

un umanista. Nulla cos lontano dal suo spirito come la religione delle lettere umane. La quale a noi ora non tocca cerfatto

Ha

tutto questo

ma non

care che cosa sia, e se consista pi propriamente nel


culto dell'arte della parola o nel rispetto delle tradizioni
;

se

abbia pi d' entusiasmo ingenuo, di venerale belle

zione per tutte

grandi cose che sono state dette

o di

sottilit squisita e

un abito
(i)

di eleganza e

un poco scettica se sia meglio quasi buona educazione dello


;

caro

meno

dico di pi, sebbene sarebbe argomento assai carmi quasi non pubblica, e nemio ho potuto vederla intera.

Non ne

ma

la raccolta dei

una temperanza di saggezza pacata e di innocenti mane e dulcia vitia ; o non forse un poco tutte
spirito, o

queste cose insieme e altre ancora, coltivate con alcun


senso di dolcezza epicurea.
Sia di ci

come

si

vuole

questo certo, che tutto

quel che
solo

si

dice dell'umanista

pu convenire

al Pascoli

come una

definizione, diciamo cos, negativa.

Nel

mondo

spirituale egli al polo opposto.

Guardatelo, per non cercar d'altro, quando ha che


fare con.

un
;

libro.

Per un umanista quello

il

momento

pi bello

e nessuna altra

cosa nel mondo pu rendere


suoi autori.
si

un' immagine della saporita dolcezza con che egli legge,

o per dir meglio, rilegge

Ora, del PascoH, non

pu nemmen
;

dire ch'egli

legga propriamente dei Hbri


role e di sentenze e di versi,

quel

mondo

fatto di pa-

da

citare o

non
tura

esiste

per

lui.

Innanzi a un libro,

da assaporare, tutto V interesse

della sua
;

anima

posto fuori delle parole e della let-

fsso negli oggetti, che la fantasia calda


;

come

di fanciullo gli offre pieni e sensibili


fatti

nelle cose, nei

ch'egU sente quasi parte dalla sua propria vita.


intender questo, basta dare un'occhiata a una

A
scolari

di quelle raccolte
;

che egli ha messo insieme per


s'

gli

a quella che

intitola

Sul limitare. Confron-

tatela con la antologia del Carducci, per pigliar

uno

che

ci

rappresenti la nostra tradizione letteraria nella


;

sua schiettezza
tutto quel che

e sentirete meglio che per ogni discorso


;

la differenza dei gusti e della cultura


e'

sentirete sopra

nel Pascoli di nuovo, di

singolare,

di ribelle a tutte le nostre consuetudini mentali.

IO
Nel libro del Carducci tu riconosci,
e a grandi linee
il
il

s,

anche l'uomo

suo sentire,

l'

italianit, la dirittura,

vigore disdegnoso dell'animo;

ma

lo

scopo vero del


il

libro

non

in ci

in esercitare e svolgere e affinare

gusto letterario dei suoi lettori adolescenti. Lo spirito


del Carducci
l'atto

vi

rappresentato essenzialmente
si

nel-

che rilegge degU autori assai cari e


filologo e

rende conto,

come
loro

umanista, delle qualit e dei modi delle

scritture.
il

Ma

Questa opera propria del letterato. Pascoli, anche quando fa un'antologia, vuol

fare opera di poeta.

Non

crede egli che la cosidetta arte

dello scrivere possa avere, nella sua tradizione e nelle

sue consuetudini, qualche cosa di indipendente, di cui


l'uso e
ze, nel
il

gusto

si

acquista,

come

quello delle buone crean;

quotidiano commercio degli uomini

di cui

il

sentimento porta qualit


ratura, considerata

proprie e gioie particolari.


della lette-

Tutto questo suppone una certa intelligenza

come

un'arte e

come un'esperienza
alla

che l'uomo possa fare dello spirito altrui nelle sue espres-

una certa attenzione agli effetti, agli echi, efficacia che il parlare di uno esercita su chi gli
sioni
;

sta

intorno.

Ma
stesso
;

egli

non conosce nel vasto universo altri che se non fa nulla che non sia inteso alla piena sodil

disfazione dei suoi bisogni spirituali, soli e puri. Dice

che ha latto

libro ch'egli

avrebbe voluto aver tra


;

le

mani quando era fanciullo a scuola e ha fatto solo per s. Il libro ci d il suo mondo poetico le cose ch'egli stima poetiche, il modo come le sente. la sua stessa in un poesia, soltanto, se volete, abbassata d'un tono
1'
;

II
momento
altri.

in cui a esprimerla gli bastano le parole degli


sulla sua

ben vero che

bocca nessuno pi

le

riconosce.

Nella parte antica per es.


dei Conviviali
;

si

trova meglio che met

ma

sante. Poich
sici.

si

una forma anche pi interesvede a nudo quel ch'egli sente dei classotto
;

vede quel ch'egli ama di Omero in se stessa, in ci che ha di fantastico ci che arieggia le fole che si contano
Si

cio la materia

e di favoloso, in
ai

bimbi.
:

La
come

poesia nelle cose stesse, nei fatti

che

la

parte essenziale del

poema
;

la figura d'Achille, inteso

l'eroe del dolore


si

o di Odisseo, l'eroe dell'odio.


;

Dai casi loro


mantiene

cavano

lezioni morali

del dovere, della

grandezza, dell'animo sereno, della forza tenace che


la vita
;

ma
si

sopra tutto

si

cavano simboli e
il

sensi del vivere

umano,

dell'errore, del sogno.

Nella lettura poi

trova una serie di pezzi, dove

punto, sul quale lo spirito del raccogliere vuole insistere, si rivela nei titoli
;

che son come questi


il

la

madre,

il

pianto dell'amico,

mento eroico, il il supremo conforto.

dovere dell'eroe, il mocuore d'Achille, il supremo rimpianto,

Quel

punto

fuori dei versi,

nell'argomento, nel motivo, nella cosa.

mostra al tradurre. Sono esametri o cascanti o aspri che per se stessi non hanno alcuna consistenza n di ritmo n di stile lo scrittole li ha lasciati andare senza studio e si compiaciuto di lasciarli andare cos, perch in essi fosse la cosa che

Lo

stesso intendimento

si

Omero aveva
qualche oh
!,

detto e nulla altro. Vi cade bene in mezzo

qualche

s,

come

piccoli gridi di fanciullo

12
meravigliante e sazievole....
scorso.

ma

questo

un

altro di-

Per tornare al
tare
!

libro,

troppe cose
citare

si

vorrebbero noautori,

che

il

Pascoli

non vuole

mai

non
i

vuole mostrare scrittori,


di per se
stesse,

ma

piuttosto quelle cose che

al suo

parere, riescono poetiche

pezzi in cui lo scrittore


egli

non appare

e all'occasione

provvede a non farlo apparire, togliendo perfino la firma di lui, e ponendo titoh, dichiarando, sottolineando pezzi a modo suo il motivo, il fatto, come nudo

popolari
bole,

dunque o anonimi, canti greci, brettoni, paraallegorie, leggende la Chanson de Roland, in una
;

versione che la rende anche pi popolare ingenua tra-

sognata che
Se
la
glie

il

vero non

sia,
il

meglio che V Orlando Furioso.

ne chiedessero

perch, credo direbbe che ivi

materia epica pi pura.

Ma dopo
di

tratti epici e storici viene


ironie,

una raccolta
staccate

pensieri,
;

affetti,

anche

esse

dal

loro autore
ciale

infine quadri e suoni, scelti


la

con cura spedelle

a esprimere
usate

particolarit poetica

cose,

delle stagioni, delle ore, della natura. Rispetto alle de-

scrizioni

delle
;

antologie,

queste
il

s'avrebbero a

chiamare impressioni

ma

per

Pascoli ogni oggetto


fisso,

pare che abbia un senso poetico

come una idea platonica, che pu essere rivelato solo in un modo e da una certa parola. Egli prende da un naturalista
i

toscano
col suo

ritratti dei nostri uccelli

campagnuoli,

ma

anche codesto non esce dal suo genere, poich un uccello,

nome

toscano, osservato sul vero, per lui ima

di quelle cose essenzialmente poetiche.

Ma cose

poetiche,

13
dello stesso, ordine, sono le sensazioni
;

e accanto alla
si

sterpazzolina e alla vigna abbandonata,


finito, e
il

trova V in-

canto notturno della domenica. Cos Tango

scia di fanciullo insonne,

che nel Leopardi, come Tuc-

sono per il PascoH oggetti comuni a tutti gU uomini se non che al volgo sfugge il
cellino della macchia,
;

nome
quale

di essi,

il

poeta
il

lo dice.

Questo dunque
si

mondo
pu

poetico del PascoH

il

trova, se cosi

si

dire, al di fuori della let-

teratura, e consiste tutto di cose, o esterne o interne, che


di per s sono

naturalmente poetiche
egli poeta.
si

chi a questo

mondo aggiunga alcuna o


che riesca nuova,
Sulla stessa idea

cosa o sensazione o nome,

fonda tutto quanto


(i)

il

Pascoh

sente di critica o di estetica, a cominciare dai saggi,

che sono

pi luminosi, sul Leopardi


;

n poi idea
egli vi si rap-

che solo per s valga, come astratta


presenta intero, nelle qualit

ma

del pensiero

come

in

quelle della poesia. Poich la teoria


della

una espressione sua natura poetica, non meno adeguata, o almeno

(i) A dir vero la sua estetica si suole trovar meglio in quella uguaglianza famosa che egli ha posto fra il poeta e il fanciullino. Ma in fondo la stessa cosa. Il fanciullo concepito come tipo del poeta, esso il Pascoli ed esso il fanciullo a cui intenzione fu composta l'antologia il fanciullo che non discerne l'arte o la parola degli scrittori, ma sente solo le cose poetiche e alcune gli riescon tali naturalmente, gli uccelli i fiori le lancie della lunga ombra, e altre gli riescono impoetiche. Pure vero che a pensare l' immagine di codesto fanciullo e il Pascoli che in essa materialmente si compiace, l'uomo si pu render conto molto ben vivo di certi vezzi e attucci e smancerie e puerilit che sono anche nel poeta. Ma tutto quello che importava dire su questo punto stato detto.
;
;

14
non
sentita

meno profondamente

dei versi

la stessa

natura, per dir cos, ridotta a sistema.

Qualcuno potr dubitare se il sistema possa convenire molto o poco alla poesia in genere ma e' ben
;

pochi, io credo, che dubitino di applicarlo alla poesia

del Pascoli.

se si

guarda bene in fondo


si

alla

pi gran

parte dei giudizi e delle definizioni,

trova che muo-

vono da questo punto di vista, e cercano in lui proprio una aggiunta di qualche cosa di nuovo al mondo poetico quasi come una vena pullulante da sorgenti non
;

ancora conosciute nella nostra vecchia letteratura.


Si suol segnare a grandi tratti
il

campo

della sua

poesia
tra
il

tra la vita di

campagna
il

e la vita domestica,

culto del dolore e


tre"

culto dtlla tenerezza univerle

sale,

l'amore di tutte

cose piccole umili tenui e

l'analisi di tutte le sensazioni ignorate e

dimenticate
cose,

o fuggitive....

Ma
seri

dentro questi limiti generali quante


!

quanti
pas-

particolari vivi, nuovi

E chi

pensa

ai dialoghi dei

con

le

rondini o con l'uomo che getta loro

le briciole,
le

o di cincie con re di macchia, o di rosignolo con


discieto a

ra-

nocchie, o col chi, o al vecchio castagno che parla cos

una pastorella intenta e chi invece a quel sussurro di morti nel camposanto alla pioggia, a quell'andare e venire senza rumore di dolci ombre fra vi;

venti pallidi, e

quella tovaglia presso cui siedono

morti, a quella voce che viene da una bocca piena di


terra
;

l'uno

ha in niente

la
il

semina e
girarrosto

il
;

desinare e

il

bucato, l'altro la granata e


tutt' insieme,

ma

altri cita
il

come

il

cuore pieno lo incalza,

sogno

15
della vergine e la cavallina storna, lo stornello della
bella figlia e l'aquilone e
il

torello

parla di formiche

cui brucia la casa nel ciocco, e d'un ragazzo tra' suoi

vocabolari,

del

canto dei sogni nel cuore, dell'odor

dell'erba e delle

gemme

di

pioppo, degli occhi che per-

donano

domandano

piet, di colei che si strinse invi-

sibilmente sulla panchetta, della cetra d'Achille, del

canto di Saffo, dell'ultimo viaggio d'UUsse, del canto delle Sirene e dei figli di Myrrhrine non nati.... quanto
altro ancora, se

un poco

ci

abbandoniamo

alla dolcezza

del ricordare

Notate cosa, che pare strana,


finito cos presto di

ma
il

che, se ci pensate

bene, la pi naturale del mondo. Noi non


sensazioni che egli ci
di lui, pare che

avremmo
versi

enumerale ha donato

tesoro di cose e di

ma, in quanto a

non ne sapremmo citare molti. I suoi versi non si citano non passano in proverbio. Sebbene non sia difficile mandarli alla memoria ma come facilmente e naturalmente ivi si stampano, cos si dileguano e sopra tutto difficile che vengano spontanei sulla
;

bocca
nello,

difficile citarli. Si cita, se mai,

qualche ritor-

qualche bizzaria

uno

scio

venuto in

fama

(Romagna solatia, dolce paese..,.), che veramente un bello e dolce verso ma esso d al pubblico, che ha
:

bisogno di mettere a posto


fede di nascita del poeta
;

le

sue conoscenze, quasi la

D'Annunzio
il

lo

cantava,

come
Il

tutti sanno, entrando, cavalleggero ventenne, le


;

nostre terre

e poi, ci
il

deve entrare
ci

Passatore

fatto che

PascoH non

ha dato mai uno

di

quei versi perfetti, rilevati e scolpiti e compiuti, che si

16
impongono
allo spirito

come una cosa


dovessimo

definitiva, e

che

sono la propria ricchezza dei classici.

se noi, richiesti,

offrire in

uno o pochi
potessero

versi rappresentata quasi in iscorcio la virt propria


di lui, ci rifiuteremmo
;

per quanti ce

ne

passare innanzi, sappiamo bene che

di nessuno saremmo

contenti a pieno. Anzi, dicendone o


altri,

mostrandone ad

mi par che sempre


:

si

senta

il

bisogno di soggiun-

gere a ogni tratto


ti

a questo non badar troppo,


;

non
l.

fermare su quel particolare

che
?

il

poeta non

che torna in fine anche questo discorso, se non

a quello che s'era detto prima


fuori dei versi presi a

La
;

poesia del

Pascoli

consiste in qualche cosa che fuori della letteratura,

uno a uno

essa di cose, nel

cuore stesso delle cose.

egU una volta, con questo sentimento, di possedere due poesie una brutta che concede al pubblico, una bella che non scrive, ma solo si gode in seno ? E pure egli a proposito di certi canti ben noti, scrisse quelle poesie non le ho fatte io io ho fatto (e non sempre bene) i versi . Proprie come se una cosa fosse la poesia, e un'altra
disse forse
;
;
:

Non

versi

di cui egli poi

meno

si

cura

(i).

questo punto di vista qualcuno vuol definire l'arte come impressionismo puro in quanto il poeta mette tutto T interesse della propria anima non nelle espresnon nelle parole e nei versi, ma al sioni, ma nelle intenzioni di l, in quel mondo di sentimento e di vive immagini e di cose sensibili che parole e versi valgono a suggerire.
(i)

Da

del Pascoli

17
*

Ma

questo gi non vuol dire che


di carattere proprio
;

versi del Pascoli


se ne discer-

manchino

anzi

Tuno

nerebbe in mezzo a mille, a una certa sua risL-nanza,


che qual sia non
Certo che
si

sa se m. ore dire bene,


altra.

ma

che non

si

pu mai confondere con


le

parole pi
;

comuni

in

un verso

di lui

rendono un suono nuovo


profferire le faccia vibrare

pare che la sua voce nel


e tragga dai loro

lungamente

seni riposti echi

non

conosciuti.
:

Provate a leggerne qualcuno, a caso

stolti, quelle

trombe erano terra

concava donde il vento occidentale traeva ansando strepiti di guerra

oppure
Salpava l'eternale ncora e mosse

o ancora
i

fili

di metallo a

squillano,

quando a quando immensa arpa sonora al vento

e negli orecchi ronzano, alle bocche

salgono melodie dimenticate,

Son

versi che possono contentare qual pi qual


;

meno

alcuno veramente stupendo


bile a.ui'a pascoliana.

ma

tutti
il

hanno qualche
l'

cosa di comune e di particolare,

suono,

indefini-

Pare che
sit del
2
-

il

loro effetto

maggiore nasca dalla inten;

ritmo che U fa spaziosi e vibranti

tutta la

SrRra, ^ertiti critici.

i8
loro consistenza negli accenti che spiccano
dall'altra,

una battuta
in cui

che creano fra

le

parole

come un vuoto

ognuna

si

prolunga con vasta eco sonora. Rileggete


la loro

quello che ho sottolineato, e vedrete se vero.

In termini tecnici,
titativa
;

ragione meramente quan-

come un accordo di tesi profondamente calcate e di arsi vibranti, come musica pura. Ma intendiamoci bene niusicah, si dice, non meloil

verso sentito

diosi

poich a considerare

le

sillabe

suoni in s
difficili
!

stessi,

quanti ce n' invece duii aspri spezzati


vorrei dire che la loro melodia
:

non nasce

sempli-

cemente e materialmente dai saoni nasce da ci che egU, facendoli, li ha cantati se li cantati. Ma non gi la voce intonata caldamente a piena gola sulla lira, modulata e variata nella ricchezza della melodia una voce bianca che lascia cadere il verso come cosa venuta di lontano, da un lavisi bile mondo voce piana, uguale, un poco stanca d'uomo a cui le
;
;

parole
gli

non importano, poich la sua animia assorta e basta che in queir abbandono monotono di canti:

lena duri la

muta eco

dei sogiii.
il

In quanto a fattura e stiuttura,


cosa molto semplice, le

verso del Pascoli

parole per sohto seguono

runa

l'altra

secondo

la legge dell'uso

pi comune.
c'

Non
;

e' discorso,

non
la

e'

disegno,

non
si

composizione

e la frase

fi'ase

ugaale, che

trova su tutte

le

bocche. Voi potete scriverne di seguito quanti volete,

senza che nessuno s'accoiga mai, almeno alla disposizione e alla composizione delle parole, di avere innanzi
dei versi.

Da

questo punto di vista non sono altro che

19
prosa, la pi povera delle prose
(

madre
il

il

cielo si

riversa in pianto oscuramente, sopra

camposanto.

mezzanotte, nevica.

la pieve

suonano a doppio, suo-

nano

l'entrata. Ti splende su l'umile testa la sera d'au-

tunno, Maria. U..mini nella truce ora dei lupi pensate


all'ombra del destino ignoto che ne circonda).

Insomma, son
temi
la loro

versi senza

l'ori ibile bisticcio

forma ma perdonain quella miancanza di forma


;

forma propria. In
ritmo e

quell' indefinibile contrasto


la
il

fra la intensit del

povert del suono, fra

la

profondit delle intenzioni e


stioni e di accentuazioni

languore dell'espressione,

in quella musica vaga di risonanze e di echi, di suggeil

poeta ha sentito se stesso

ha creato
Io
di lui

la qualit

ultima della sua poesia.


le

non saprei descriverla meglio che con che veramente i suoi versi, secondo
cantano come non sanno cantare che i sogni nel cuore, che cantano forte e non fanno rumore.

parole

egli disse,

Cantano

forte e

non fanno
:

umore

proprio cos.

Ora, se spazio e luogo consentissero, mi piacerebbe


fare pi curiosa ricerca
e

sorprendere nelle Myricae,

pur in quella elocuzione sostenuta e di un cos grato sapor classico, almeno in principio (i), i primi versi,
(i) In principio il Pascoli, scolaro del Carducci e ignoto ancora a se stesso, scriveva versi come questi Di ninfe albeggia in mezzo alla ramaglia or si or no, che se il desio le vinca l'occhio alcuna ne attinge e il sol le bacia.
:

Dove non

sai se riesca pi singolare,

pensando

al Pascoli

20

dove si sente, a. un certo vibrare lungo e quasi cristallino, il poeta che se li cantati e ha goduto in sentii cantare e seguitare poi via via, nella feUcit calma e sonora dei Poemetti, nella mobilit vivissima fremente
;

dei Canti, nella esasperazione degli Inni, nella

monoil

tonia delle Canzoni,

gli

atteggiamenti successivi e

pieno svolgimento della maniera.

Ma
Poemi

dovr pur dire qualche cosa dello


Conviviali. Certo
:

sciolto dei

del Foscolo

n e neanche quello del Leopardi, sebbene


lo sciolto del Parini

non

pu parere che se ne un poco la purit cos


e nel

allontani
liquida,

meno

ne rammenta
bello,

ma

poi

troppo diverso

tono

e nel

moto.

Ma insomma, quando

quando non stona, quando non offende in nulla, lo sciolto del Pascoli pure una delle belle cose che possano occorrere a chi ha questa dolce mania delle lettere. E gi quella uguaglianza del metro in molti canti seguitati, che anche fino a un certo segno uguaghanza
cio

quando non

trito,

di ispirazione e di animo, esclude


sottilit,

certi eccessi, certe

certi

abbandoni

sbite vertigini.

poi

il

poeta dalla stessa materia trae un qualche senso buono


e savio e chiaro, che risuona nei versi

come una musica


;

serena. Sono essi

un poco monotoni
;

il

loro canto

riposato e uguale

ma cos dolce
come

Crea intorno a s come un senso di pace, e pare allora


che
le

parole risuonino

in

un grande

silenzio,

che verr dopo, la reminiscenza dantesca o la fattura e il tono ma quante cose sarebbero state possibili all' ingegnosissimo scolaro di quegli anni
:
!

21
e che cantino nel silenzio

lungamente con una eco nei

cuori di infinita tacita melodia.

Diceva, e nella notte alta e serena

dormiva il vento, e vi sorgea la falce, su macchie e selve, della bianca luna


gi presso al fine, e s'effondea l'olezzo
di grandi aperti calici di
fiori....

Oppure....

insonne udivo uno stormir di un correr d'acque, un mormorio E si esalava un infinito odore
dai molli prati
e tutto voce
;

selve,

di fonti.

e tutto era silenzio

ed era tutto un canto.

troppi altri ne potrei ricordare

quali a qualcuno

pare perfino che rendano qualche immagine della sacra

armonia

virgiliana.

tornano
le

alla
le

mente

certi versi

del poeta divino, dove

cose e

parole pi semplici

cantano con dolcezza cos nuova


atque iiemes
orate serenas
)
!

{huniida solstitia

Se non che al Pascoli

troppo manca della dolcezza vera, pensata e quasi lentamente maturata che in Virgilio.
Del resto certi apprezzamenti forse sono fuori di luogo poich in fine in fine i versi del PascoH non li
:

possiamo ragionevolmente chiamare n belli n brutti, n buoni n cattivi. Essi si trovano quasi al di fuori
di tutte le leggi e di tutte le consuetudini
la loro qualit
;

e questa

propria essenziale.
:

il

Poich bisogna mettersi bene in mente questo che poeta fa i suoi versi solo per s, in un mondo dove il


valore di tutte
le

22

E
tutti
i

cose cambiato.

versi

sono

buoni per
della sua

lui

quali che siano, egli sente in essi la voce

anima pura, ingenua, intera, e se ne compiace infinitamente non perch gli riescpno belli, ma perch sono suoi. Cosi mentre dall'una parte pare che egli non ne prenda nessuna cura e come nascono cos li
;

una poesia di cose troppo pi alte e pi profonde che non la esterna forma di un verso dall'altra egli presta al loro suono un'attenzione infinita. Nel mondo ch'egli abita non e' norma ne
lasci

andare, inteso

in

convenienza, n rispetto d'altri che del poeta


solo e

egli vi

quando pr^rla non e' nell'universo altra voce che la sua. Si pu comprendere com'essa prenda per lui, in ogni accenno e moto pi lieve, un rilievo indicibile e come egli possa porre nelle sfumature pi sottili una intenzione o un significato che trascendono ogni potere del parlare comune. Nella ingenuit assoluta del suo spirito egU trae partito di tutto di quel che per
;

sarebbe virt, e di quel che meglio parrebbe vizio, di quel che compiuto e di quel che imperfetto, di
altri

ogni contrasto, di ogni atto, di ogni moto.

Quel suo verso che passa per tutti


cilit

modi, dalla

fa-

abbandonata corrente
;

al

moto

rotto saltellante

singhiozzante

che tutto canto e musica e poi tutto


;

sfumature

e sospensioni e riflessioni e interrogazioni

pieno di slanci improvvisi e di cadute subitanee, sottolineato da tutte


le

intenzioni che sono possibili e anche

da quelle che non sono, non s' intenderebbe altrimenti se non cosi come una voce che risuona in un gran si;

lenzio, di

un uomo che

si

ascolta intentissimo.

23
Cos
si

spiegano tante stranezze

per es
filo

di

quei
:

versi che

si

reggono appena, quasi sul

di

un

rasoio

che a leggerU semphcemente sono un accozzo di parole rotte e discordi ma pur e' un modo di leggerU appog;

giando

voce su certi punti, svelando certi accenti nascosti e lasciandone cadere altri, che d loro qualche
la

misura e ritmo di verso. Anche qui, troppo si vorrebbe citare; dai primi accenni quasi inavvertiti delle Myricae (lontana come di stornellatrice ) fino alla variet sottile e consapevole dei Canti
e dei

Poemetti ultimi, fino alla esasperazione degli Inni.

Ma

con

lo

stesso sentim.ento bisogna rendersi ra:

gione dell'oscillare vertigmoso dei metri che dalla melopea cantante u^^uale delle serie di endecasillabi fondati
sullo stesso sistema di accenti degli ottonari puri (Fate

cadenza (Che hanno le campane Che ronzano lontane Che squillano (Suono che uguale, vicine), dei quinari accoppiati che blando cade Come una voce, che persuade), passano
piano
!

piano

piano

!),

dei settenari a

al singulto rotto e alle

impuntature dei novenari

(Il

treno nel partir vacilla, Casina che sorridi al sole), dei decasillabi travestiti (Dunque, rondini rondini, addio
!

Per paesi tanto a noi lontani), degli endecasillabi frantumati (Ben fa,

Dunque andate, dunque


:

ci lasciate

chi fa

sol chi

non

fa, fa

male), e via via, in

un

infinito

di stonature e di contrasti.

Se non che noi possiamo notare i termini di questi contrasti, come opposti poli ma chi pu descrivere fra
:

l'uno e l'altro l'ondeggiare del suo spirito


vacilla

Esso trema e

come

l'ago di

una bussola

folle.

24
Pare che in ogni qual cosa
gli

esca dalla bocca egli


;

voglia sentir se stesso a pieno, tutto e solo

ma

pur

si

compiace

di sentirsi in quell'atto, e vi insiste, e vi fruga di sensitivit, che

con quel raffinamento


le

fascio dei raggi del sole attraverso

come un una camera buia


:

minuzie della impalpabile polvere vi

si

rivelano den-

danzano splendide come le fila dell'oro. Egli sogna e canta ma quando pi pare che al sogno s'abbandoni con tutta la ingenuit dell'anima, e gi
tro e
;

ceda alla volutt piena del canto, ecco in quel punto egli pi vigile e cauto e accorto a discernere con la
incredibile sottilit ogni variare
se stesso

del sogno, fermo su


le

a considerare una per una

modulazioni della

sua voce e a meravigliarsi e a compiacersi.... 10 penso alcuna volta la sua poesia come una nota
sola dolce lunga pura moltiplicata e rifranta
stridule inafferrabili fioriture
tilissima eco.

Ma

questo
la

si

con mille dal capriccio di una sotvede meglio nella prosa


:

dove poi manca


stiva, e
il

parte cantante, melodica,

sugge-

gioco del pensiero nudo.

un ghirigoro che
tutto,

la vertigine.
11

suo pensiero non


si

si

svolge nel discorso

come

direbbe, nei punti d'arrivo, nelle intenzioni

estreme.

passando dall'una all'altra, non si tramuta con moto lento a gradi, ma d'un colpo brusco, come caleidoscopio. Se non che di questo
di rendere

moto a

lanci a scatti a

sussulti egli consapevole perfettamente e. sullo sforzo


il

formarsi di

un moto dentro un

altro

s'

in-

nesta lo sforzo di rendere la consapevolezza.... finch

25
tutto ci
si

rompe, come
il

si

spezza un getto d'acqua e

ricade su s stesso in

una spruzzaglia minuta.


Nel

Questo

tritume della prosa del Pascoli.

punto che

egli scrive

una parola

egli tutto in

quella
;

e solo su quella insiste con tutta la forza del suo spirito

quando scrive l'altra, poi tutto nell'altra non soIj, che quando le riguarda insieme, la differenza fra i due momenti gli si impone acutissima, s
subito dopo,
;

ma

che egli gi tutto alla prova di rilevare essa la


renza...'.,

diffe-

come un

girare

rigirare

di

sopra

entro

s...

Nessuna prosa
nessuna
ticelle
si

rotta

da tante parentesi, nessuna

conosce tante restrizioni e recriminazioni e sottintesi,

trova sottolineata da tante interiezioni e par(e s


!)

o asseverative

o attenuative, distinta da

tante intenzioni e cos minute

come

quella sua

Dico della prosa in genere, e in ci che litrae dell'abito p.imo dell'arte di lui che a volerla considerare
;

sola in s, ci sarebbe altro

da

dire.

Ma
fino

quanto

all'arte,

a tutto quello che qui se n'


tratto essenziale. Abbia-

ad ora

discorso,

manca un

mo

accennato alla sua complicazione, alla variet condai chiaroscuri, perfino dalle stonature

traddittoria dei modi, al partito ch'essa trae dai contrasti,


;

tutto
l'ar-

questo sar vano finch non avremo sog.,iunto che


tificio
Il

ingenuo.

Pascoli

non

si

serve della sua arte

come

di

uno

strum.ento per giocare colle anime dei lettori. Ripetia-

molo pure,

in ogni cosa sua egli

si

abbandona

intero,

26
con tutta
egli
li'

la

pienezza del suo essere

se artifizio v'ha,

il

Egli
fittizio

primo illuso. perpetuamente inebbriato


la

e assorto nel

mondo
;

che

sua propria parola

gli

ha creato dintorno.
e in

Egli vive nei suoi propri versi con tutta l'anima

quel che
tutte

gli

par grande consuma tut'o l'ardo: e della


gli riesce

sua forza morale, e in quel che


le

pietoso piange

lacrime dei suoi occhi.


la

Questa

sua gran forza e

la

sua gran debolezza.


se io
lui

Secondo che l'uomo accetti


la

la poesia di lui per quello

che o per quello che vuole essere. Poich


poesia di
lui,

accetto

col significato ch'essa

ebbe per

quando

la fece, se

mi

trasporto,
il

come

altri direbbe, nel

suo punto

di vista, allora

valore ne diviene incommensurabile:

non valore di cosa d'arte, ma di cosa viva. Le parole non son pi moneta usuale corrente, ma suonano tutte vergini e nuove in ognuna pu essere l'anima del il pi povero dei poeta, cio il pregio di un mondo versi mi pu rappresentare una lagrima, un fremito, un moto del suo vivo cuore.
;

Questo

il

fatto dei pascoliani

nei quali opera sopra

ogni altra cosa una simpatia non ragionabile, onde vedo-

no quasi con
scere
;

gli

occhi suoi stessi e sentono con


lui,

le

sue vi-

tutto quello che viene da

a loro caro ugual-

mente, poich essi amano d'un solo amore il poeta e l'uomo e la sua vita disgraziata e la sua anima piena
di dolcezza e
i

suoi occhi pieni di pianto.

Ma
che d

se io riguardo freddo e curioso,

quell'uomo che

cosi inerme

mi

si

abbandona e
alle

si

scopre, quel poeta

la stessa

importanza

sue lagrime e ai suoi

27
versi,
bile

mi

riesce la pi strana cosa del

mondo
:

proba-

che l'uomo non mi piaccia e che con uno stesso moto io mi allontani anche dall'artista poich l'uno
e l'altro

son troppo stretti nella medesima persona. Se non che questo fa nascere non solo nel pubblico due schiere di pascoHani e di antipasco liani, tutti e due pi obbedienti a un istinto del loro sentire che a un
:

anche in una persona, e innanzi a una stessa cosa, genera gli effetti pi singolari. A un medesimo lettore una poesia del PascoH non
giudizio sull'arte

ma

mai identica
il

ma

trascolora ai suoi occhi

come

al sole

colomba. Leggo, e tutto mi riesce bello, nuovo, caro e il mio cuore si gonfia di un affetto intenso e nella pienezza del consentimento pare che il
collo della
;

petto

mi

scoppi. Giro l'occhio

un

istante dietro

una

rondine che vola, e quando torno a fermarlo sopra la pagina, trovo tutto raffreddato vuotato inaridito spento
:

il

fuoco e la cenere sparsa.

Per un momento avevo abitato ingenuamente il mondo del poeta poi, son tornato in quello degli
:

uomini.
queste due disposizioni contrarie del nostro spirito, si pu ben capire come anche la fsonomia

Ma,

fra

di lui esiti e, quasi per gioco di

opposte

luci, si

tramuti

in vista a ogni batter di ciglia


e

cavarne un ritratto pacato compiuto, presso che impossibile. Bisogna conten;

tarsi di segni, di scorci, di tocchi colti quasi a volo e

fermati un dopo l'altro,

come

si

pu, sulla carta


altro

gi

n'abbiamo accennato qualcuno, qualche ancora di accennare.

proveremo

28
*

Ma dove mi
lisi

volger
quale,

qual punto potr fermare lana-

inquieta

fra tante pagine che

mi stanno
il

aperte e fredde dinanzi, avr virt di svelarmi


del

segreto

poeta

vien voglia di uscire

da quella selva
gettare
i

trita di segni cosi

minuti e cos

infidi, di

libri

e aprir la finestra e guardare....

chio

si

riposa su questa dolce

Come beatamente terra di Romagna


!

l'oc-

Ella

ancora intorno a aria


d'

me

tutta bruna e
l'orizzonte

nuda

in

una chiara

inverno

ma

spezzato fino agli


e nella piaiuira
gli alberi e le siepi

ultimi confini dal vento aspro di


pulita
le

marzo

case paiono pi bianche,


;

pi nere

la

striscia

del

mare turchino

ride

al sole

nuovo.

nuove parla al mio cuore. Io ne cerco il senso e vago con l'occhio sul gran venguardo i colU magri e puri, le taglio aperto del piano terre lavorate che spiccano nel fulvo crudo dell'ombra, e il dolce vecchio verde delle coste piene di luce guardo i monti che s'affollano pi lontani, ondeggianti come vaIl

colore di queste cose

pori, e in
tre

fondo alte e
celestine.
Il

sole,

quasi ritagliate sul cielo,

le

punte
le

tutte

noto profilo pare che renda a linee dei monti e del piano il senso delle cose do-

mestiche e caro.
poeta,
il

Non

questo dunque

il

paese del mio

paese ove andando

l'azzurra vision di S.

accompagna Marino ?
ci

29
Ecco l'Emilia, bianca dura
e pulita fra le sue gracili
siepi, co' suoi ponticelli, sotto cui

passano

rii

del bel

nome romano,

mormora
le

l'acqua che oggi cos tra-

sparente e lucente tra

ripe calve sul fondo terroso: la

vecchia grande strada

ci invita alle ville

ben conosciute,

a Savignano dalle cui


Cimitero di
S.

selci

sonanti fino alla Torre e al


il

Mauro

cos breve

cammino....

Ma

da

ogni sasso e da ogni siepe lungo quel


le

cammino pare che

canzoni del poeta debbano volar via con frullo rapido e vario, come uccelli dal nido.
Dalle punte di S. Marino fino al

mar
alla

di

Bellaria e

alla pineta di

Ravenna, dal Rubicone


io

Marecchia, in

ogni angolo di questa terra e in ogni aspetto e in ogni

forma, dove eh'


sente
il

mi volga

e riguardi, ivi io

vedo pre-

poeta

in tutte le cose sento le sue

memorie

cantare.

Sar forse quel picchiare in cadenza di un pennato sulle corte ccie ? Laggi tra' pioppi del mio viale, che
pare forino
il

cielo cos brulli e rimondi,

un vecchiettino
;

ha poggiato
lui e

la

sua scala a un tronco grigio


;

e cos ritto

a mezz'aria batte e sfronda e rinetta

cadono intorno a

s'ammonticchiano sulla sabbia battuta del viale rami secchi, scheggie, e vermene novelle, che lasciano alle sue dita un cos buono odore di gemme.... O forse il grido lungo dei galli che ne] vasto silenzio risponde alla cantilena aspra e strascicata delle

venditrici di insalatina

passeri tra

le zolle,
;

campagnuola o la festa che sembrano ancor gocciolare


;

dei
del-

l'ultima neve

questo bianco di

tele,

che dalla terra


i

screpolata e scolorita rigettano contro

miei occhi

il

30
sole

con crudezza tagliente,

domani porteranno den;

tro le case odore d'erba nascente e di viole

il

fruscio
so-

degli aquiloni che salgono e brandiscono al vento

noro

o forse anche una fanciulla che mi viene incon-

tro lenta lenta per viale,

come abbandonata a questa


i

dolcezza

risplende la faccia bianca sotto

bruni ca-

pelli pieni di sole e

nuotano

limpidi occhi nello splen-

dore del giorno (liqrddi e limpidi occhi, che


ridon, cos..,, con gli angioli. Perch
?)

Tutto intorno a

me

sente del Pascoli

qualcuno

mi

consiglia che baster volgere quietamente gli occhi


la via facile e

intorno sulle cose, per trovare

piana della

sua anima poetica. Bene io a questo non credo. Mi pare che valga per la Romagna quel che s' detto per l'antichit classica, quel che si potrebbe dire per la Toscana il Pascoli ha passata la sua vita in quella consuetudine, e in ogni sua parola o atto ne rappresenta a ogni momento l' immagine ma, per quanto
:

dello spirito della sua poesia, egli n' lontano, a distanza


infinita (i).

Egli pure nella persona fsica e nel parlare e nei

modi, e fino nella casa e nelle abitudini, un romagnolo


(i) La poesia del Pascoli ha un'anima toscana, si dice tra Castelvecchio e Barga, sotto la Pania e lungo il Serchio, il nido dei suoi sogni e dei canti pi belli i suoi versi sono trascritti nella pura favella di quei monti. Il vero che di tutti i nostri scrittori egli il meno toscano. Pensate solo un poco a quella che la tradizione toscana ballate e sonetti e canti carnascialeschi e cicalate e lettere famigliari e vedrete s ho ragione.
: : :

31
schietto
;

pi prende dalla

Romagna

dolce

copia e

grande di ricordi e di paesi, prende


novit di scorci sintattici
sione
(i),

dall'

idioma nostro

quei movimenti dell'espres-

che son tanta parte nell'aria viva, parlata,


s di

del suo discorso,

prosa che di versi.


superficiale
:

Ma
il

tutto ci ha
si

un valore meramente

quanto vi si sentiva dentro pi schietto, pi solo, pi puro d'ogni impronta letteraria in quanto quelle voci gli sonavano sul labbro pi immediate, come eco dell'anima nuda.
Pascoli
servito del dialetto in
;

a questo

gli

sarebbe bastato ogni altro dialetto


;

come a rendere il carattere del vivo, del vero, del particolare domestico e intimo, ogni sfondo di campagna e di usanze native avrebbe potuto, in una poesia simile alla sua, ma supplir la Romagna. Il Romagnolo l'accidente
del mezzogiorno o del settentrione
cos
;

l'essenziale l'intenzione.

questa bisogna guardare. Tutti

gli

aneddoti e

gli

episodi, fra gentili e curiosi e bizzarri, che la gente

ama

raccogliere intorno alla persona del Pascoli, intorno ai

suoi gusti semplici e alle sue abitudini singolari, intorno


alla
la

sua casa,

ai suoi fiori, al

suo Gul

intorno a tutta

sua vita infine, dalle memorie

tristi della

giovinezza

fino alla ricetta del risotto

romagnolesco, che

Mari, non valgono a rivelarci

gH fa dell'anima sua se non

poco o nulla. Questi particolari, nei quali alcuno crede


(i) Io avevo raccolto un gruppo di esempi, che per brevit lascio da parte. Ma ognuno pu trovarne da se, a sua voglia. E penso gi a chi metter in tante schedine il vocabolario toscano e la sintassi romagnola del nostro poeta, e poi giurer che egli tutto l dentro..,.

32
di trovare
il

segreto della poesia, sono per se stessi vani


;

e insignificanti

essi

prendono qualit dal suo


di

spirito,

che

li

trasfigura.

Vorrei dire che l'attitudine

questo spirito in

faccia all'universo, doppia e nella duplicit identica.

Pensate a uno che parlando s'abbandoni ingenuamente al moto dei muscoli che forman la parola sul labbro

ma pensate che in quel punto stesso egli senta la parola suonare quasi nel vuoto, astratta da ogni uomo e da ogni
debba cercare con inquietudine un valore in quell'accozzo di sillabe vane, e, fin che non ha potuto trovarlo e appropriarselo, non sia contento. Cos il PascoH. Uomo che ad ogni istante si ritira dal fiume della vita, e ne contempla le mobili forme col
senso
;

ch'ei

suo occhio nuovo

questo mio, egli dice,


e

ma

perch

mio ? e perch questo, per me, per la mia vita ?


perenne.

non
la

altra cosa

e che vale

S che la sua inquietudine

Ma

perenne
:

pur

sua gioia, contemplando,


gli offre, egli
si

nell'accettare

dice di

s,

anzi

a tutto quello che la vita


:

e s

e
ma

si

esalta in ci e

inebria.

Su ogni

cosa, su ogni parola egli insiste

come

se quella

sola ci fosse nel

mondo

vi insiste tanto fin che ella


la

abbia parlato e recato al suo cuore


fin ch'ella sia fatta

buona novella,

come simbolo, da

cui possa esprimersi

un senso di vita e di felicit. mai accaduto di fissare il pensiero sopra una piccola cosa futile, il numero dei passi che si contano per giungere a una porta, o l'accender del lume col

primo fiammifero,

e di sentire

improvvisamente che a

quella piccola cosa legato qualche significato grave e

33
quasi fatale per
il

vostro destino

che, se l'avveni-

mento non secondi l'aspettare, l'animo colmo d'agitazione e solo quando ha potuto immaginando accomodare le cose in un modo che dia buon augurio, allora ritrova la quiete e il buon sapore del vivere ? Pensate
bene a questo
quiete
;

e poi pensate al Pascoli

pensate che la

pu
il

esser trovata anche nella volutt del pieno

dolore, nel naufragio del nulla.

Ecco,

poeta legge
:

l'occhio fermo su tre versi

dell'Ascreo

( Non di perenni fiumi passar l'onda che tu non preghi volto alla corrente

pura, e

le

mani
).

tuffi nella

monda

acqua lucente

Ma

la

parola antica sotto quell'occhio


;

fisso si

stacca

dal foglio

si

anima,

si

allarga, acquista
;

un valore che

investe tutta la vita degli uomini

ossia la vita del

poeta

(.... cos guarda, o saggio tu nel dolore, cupo fiume errante

passa e

le

mani

reca dal passaggio

sempre pi sante).

Oppure

egli corre colla


i

memoria

il

passato

(Rivedo
e
si fissa

luoghi dove un giorno ho pianto)

su quel pensiero, su quella parola


;

sul pianto,

sul sorriso

e tanto vi resta, fin

che la parola sembri


;

quella stessa e insieme anche un'altra

fin

che in quella

trasfigurazione semplice e senza materiale


3

mutamento

Serra, Scriiii crtici-

34
il

mistero del passato


:

gli

sembri risolto in un nuovo e

consolante senso

mi sembra ora quel pianto. Rivedo i luoghi dove ho gi sorriso.... Oh come lacrimoso quel sorriso !).
(un sorriso
!

La gente del suo paese dice per uso un proverbio, quando qualcuno si risenta con brivido improvviso,
passata la morte

ma

all'orecchio di lui

il

breve motto
soffio di

suona lungo, e passa


stero e di eternit
:

fra sillaba e sillaba

un

mi-

(Veduta vanita com 'ombra di mosc?

ma ombra
di

infinita

nuvola fosca
fa sera
:

che tutto

la morte....

com'era

?).

Dovr
tasmi,
e
i

io

riprendere tutta l'opera sua punto per puni

to? Mostrare le parvenze fuggitive, le immagini,


le

fan-

parole che la sua mente compie in piccoli miti,


si

miti che

tramutano in simboli,
le

simiboli
i

che

liportano tutte

voci della sua poesia e


;

moti della

sua anima a una intenzione sola alla vita e al destino ? Dovr illustrare tutta quella gran parte dei suoi canti
che
e
fiorita sul

margine dei

libri altrui
?

come una

tra-

sfgurazione e fantastica e simbolica

Poich questo

non

altro

sono molti ramoscelli delle Myricae, e


il

tutto, o quasi,

gruppo dei Conviviali.

Ch' io non vorrei per fosser confusi, al mio cenno

35
fugace, con quella serie pur cos ricca
di

dilettazioni

fantastiche e ingegnose, che da


si

sogliono iscrivere,
:

non molti anni in qua come appunto fu detto, en marg


da

des vieux livres

dilettazioni di umanisti attardati, di

spiriti ornati e squisiti, di poeti puri e di artisti,

Anatole France a

J.

Leconte de Lisle e
a Giosu Carducci.
Il

M. de Hrdia, da A. Chnier a anche (intendendosi con discrezione)


contenta di alluminare, in qualche

Pascoli

non

si

spazio vuoto del libro vetusto, una figurina


ritello

come

spi;

balzato

sulla

traccia

della

poesia

ritrovata

non
il

si

gode di fermarsi su un punto sbiadito a rallegrare


le
;

colore e a ricalcare

si

hnee del vecchio disegno non muove a mescolare con impeto lirico tra i fantasmi
il

suscitati dalla lenta lettura la passione e


:

calore della

sua anima nuova egli non un umanista. Egh non s' interessa al libro, non si ferma
consacrati dall'ammirazione dei secoli
frase, in
;

sui luoghi

trova in una

immaginazione qualche cosa che attira il suo sguardo, ed eccola nella sua fantasia rifiorir tutta nuova, muto e simbolo e parte viva della sua vita stessa. Ha letto il Fedone d'un trotto egli s' trovato nella piccola camera della prigione a parlare e a bere e a morire col vecchio sileno, ha riso e sogguardato collo stormo dei fanciulli ignari fra i sassi dell'Acropoli, ha espresso dalla scena tradizionale un
figura, in un'
:

una

senso di mistero, di cui

si

pasce e consola non l'anima

dell'antico Socrate o la nostra,

ma
;

solo la sua. Allo stesso

modo ha

ripreso e rifatto, per s.

Omero ed Esiodo,

Bacchilide e Platone e Apuleio

esaltando, in ci che

-36di loro accettava, solo se stesso


nel
il
;

ponendo

e sciogliendo,

dramma di Ulisse o dramma di se stesso

in quello di IMirrhyne o di Psiche,


e
il

simbolo della propria vita.

Se avessi voglia a parlar di simboli e di trasfigurazioni potrei voltarmi agli Inni e alle Canzoni ; e, infine,
a tutto quello che
gli

uscito dalle mani.

Non

e'

qual-

che punto di confessione autobiografica anche nei com-

menti danteschi ? Ma poi egli ha creato la sua vita con lo stesso animo che la poesia. Le circostanze han portato ch'egli fosse uno dei vinti, o almteno uno degli afflitti, degli oscuri, che i suoi giorni, dominati da un'ombra nel m.ondo tragica, trascorressero fra il dolore grande e le angustie piccine, in povera casa, fra povere cose. Il suo tra:

vaglio fu per lunghi anni difficile e buio


affaticarsi per

egli

dovette
il

campare, per avere

il

pane

tetto,

per farsi a poco a poco in

un angolo
;

del

mondo tumulle reliquie della

tuoso un piccolo nido, in cui raccogliere

saa vita dispersa dalla sciagura


e
il

dov

sentire
il

il

peso

pregio di ogni pagliuzza, di ogni festuca,


il

valore

che

poco prende per chi non aveva nulla, l' importanza di tante cose pur sospirate e sudate, i mobili della casa, il cibo cotto nei modi paesani sul proprio
focolare,
ferito,

un

po' di respiro e di pace.


;

schiantato

assassinato

il

Era stato battuto, padre, morta la mafamiglia;

dre in mezzo ai

figli

smarriti, distrutta la

aveva assaporato il trionfo di chi ha fatto il male, e r indifferenza mortale della gente, per cui gli orfani dolorosi non esistevano ma la vita non gli concedeva, verso tutto questo, altro compenso, altra vendetta,
:

37
altra riscossa che nutrirsi
il

proprio dolore nel cuore e

consuetudine degli uomini con quella del pianto e delle memorie. Egli accett. Esalt se stesso,

cambiare

la

non contro
appropri
il

le

cii'costanze,
le

ma

nelle
le

circostanze.

Si

dolore,

angustie,

piccole

cose che

aveva intorno,
rito, cos forte,

le briciole di

cui era condotto a far te-

soro e vi insistette con l'acmne e col fervore del suo spi-

che ne fu inebriato

vi trov dentro la

ra.gione di cantare e di vivere.


Il

povero diavolo del

Voltaii'e....
le

chantait d'un
le
:

gosier sec

Le vin mousseux,

frontignan,

grec

En

buvant de l'eau dans un vieux pot--bire il Pascoli al suo posto avrebbe cantato l'acqua, che cos pura, cos buona a chi ha sete.... Quel suo sentimento, che chiamano idillico, la poesia delle piccole cose e delle
voci
sottili, la filosofia
;

del dolore che fonte di gioia e di

fraternit

la filosofia

insomma
;

e la poesia delle

Myri-

cae e dei Poemetti, per nominarla nel suo


schietto, nasce di qui

momento pi

nasce dalla stessa facolt che ha

fatto fiorire la gioia nell'umile vaso di coccio, che sul

davanzale della sua finestra educava


luisa.

il

basilico e l'erba

Ma, quanto a filosofia, il Pascoli si vantato positivista. Che non fu soltanto una botta ad hominem, contro il suo critico idealista una nota del suo animo, degna di essere considerata con attenzione e con di:

screzione.

-38Prima di tutto, il suo positivismo ha ben poco di comune con quella pseudofilosofia che ha signoreggiato
fino

ieri

tante scuole d' ItaHa

esso sentimentale,
:

se cos posso dire, e

non razionale
conoscenza.

ignora
Il

gli

universali

il

problema

della

suo

interesse

riposto tutto nell'uomo e nella vita.

Mimnermo, o del Leopardi. In tutto l'universo solo una si trova che importi l'uomo oggi vivo, ma domani sar vecchio, sar morto. Come si pu vivere ed esser felici
Egli contempla
le

cose con l'occhio di

sapendo questo

La religione scioglieva il problema eterno, togliendo sopprimeva la morte. Ma il Pavia uno dei termini scoli sa e sente che la morte non si pu togliere via e tutto vano, tutto fumo e nebula fuggitiva e illusione di bimbi, fuor che questo solo io che vivo e mi muovo, io pur debbo morire. Questo il suo positi:

vismo

non ha poca parte


gli

nella sua poesia in quel soffio

d'ansia e d'angoscia quasi religiosa, in quella morale di

amore che ne avvicina che s'addormono le teste fraterne, quasi di bimbi insieme, aspettando la morte che chini non vista su loro la sua lampada accesa. Ma alla veduta chiara della morte s'accompagna
uguaglianza fra

uomini

e di

invincibile

l'

illusione

religione o speranza.

Il

Pascoli,

nella sua ingenuit raffinata, se ne rende conto mira-

bilmente
la

vede

la illusione

quanto

dolce, e sente in
;

quella dolcezza la prova della vanit

ama, come uomo,


ingannare
;

sua

illusione,

senza

lasciarsene

in

39
quella tristezza del disperato
di cui si inebria
il

amore trova una volutt,

suo animo.

Se non che l'illusione non nasce soltanto in faccia


alla

morte

non

solo religione,

ma

pi universal-

mente sogno, speranza, poesia che consola gh uomini ad ogni ora. Il Pascoli legge gli antichi poeti e sente
;

l'aura in s di quelle grandi fantasie, degli eroi e degli

dei che popolarono

1'

Eliade beata.

Ma

ecco egU,

uomo
come

moderno
son nate

e che sa di filologia, capisce

troppo bene che

quelle sono favole.


;

Non

solo,

ma

capisce anche

per certe abitudini della mente lunana, per

certe figure e abusi del linguaggio, che operano ora e

che sono infine


care

la

cosa pi naturale del mondo.

Il lin-

guaggio di quei primi navigatori non poteva


il

signifi-

vulcano, se non

come un

gigante, con

im occhio
non come
alla riva,

rosso di fuoco sul cucuzzolo, che scaglia sassi e rupi


sul

mare

non poteva dimostrare

le

onde

se

fanciulle candide che sorgono a

una a una
(o

corteggio dell'argentea Teti.

Nell'anima di chi sa questo


ogni altro

crede di saperlo),

favole e sogni sono morti troppo pi che nell'anima di


:

poich

il

sogno, pur escluso dalla realt


altro ordine
di realt
e
;

materiale, vive in

un

ma

la

scienza, che lo riporta in

mezzo a noi

mostra come

nato, essa sola lo uccide.


Allo stesso

modo

la reHgione

non

ben morta

se

ha vista nascere naturalmente dalle disposizioni pi comuni se non per chi ha capito che
1'
;

non per chi

l'anima, misteriosa e immortale, consiste solo del soffio,


che
si

40

vedeva vaporare dalla bocca dell'uomo e che dalle per chi labbra agghiacciate per la morte era partito si reso conto che gli Dei si rappresentano alla fantasia della smarrita umanit vagabonda, non altrimenti
i

che

mostri e

le

gigantesse, accennanti fra


della

le

nuvole

del cielo

agU occhi

piccola gente brulicante nel

ciocco

delle formiche, a cui brucianle case e che

vedono,

per gh spira,gU del legno ardente, la veglia dei contadini


intorno al focola.re,
il

come un

concilio di divinit.
e

forse

rapporto
lo

dell'essere

infinito

misericordioso

con

l'uomo che

prega non diverso da quello dei passeri

con Tessere adorabile e tremendo, che sparge per loro il grano nei solchi e poi nella sua ii'a li stermina fin sulle cime dei pioppi. Di tutto questo il PascoH conscio
;

conscio della vanit delle illusioni pi care alla conscio anche di ci che la vanit e la nullit
dolci.

fantasia e al cuore, dei miti greci e delle immaginazioni


cristiane
;

rendono quelle cose del passato pi amaramente

nei

della

Poemi Conviviali, e in genere in tutta la poesia sua nuova maniera, egli esprime quella coscienza
viaggio di Ulisse in cerca delle sue illusioni
il

che fatta insieme angoscia e volutt.


Il

viaggio stesso del poeta su questo abisso della sua ani-

ma
alte

ed anche,

se io

non

erro,

una

delle cose nobili e

nella nostra poesia.


il

Io leggo la cetra d'Achille,


il

Anticlo, Psiche,

Ciocco,

Tripode, e
si

mi pare che

il

velo delle apparenze ingannevoli


occhi, e che la terra
si

sgombri dai miei

stenda intorno a
resta di tutto

me

brulla, in

un

silenzio severo
se

non

il

tumulto del

mondo

non

un'ansia di piccole creature nude, desti-

nate alla morte


gione, e solo
si

cade del loro vano agitare ogni ratrova un senso nel raccogliersi gli uni
;

presso

gli altri

aspettando la raffica

o nel bere la dolce

ebbrezza che involava a se stesso Achille sulla pelle di


lion rosso, che

empiva di rosea luce la pupilla morente e vedo di Anticlo. Poi gU occhi mi scorrono in alto (come vedeva qualcuno sul dorso del Vesuvio al lume delle stelle) nell'aria fredda il brulichio degh astri, e
;

l'anima fatta piena del silenzio degli spazi interstellari....

Ora, questo eh' io dico pu prender

l'aria, sulla

pa;

gina scritta, dei luoghi comuni di quel solito positivismo

ma

nell'anima e nei versi del Pascoli

il

fatto

va

altri-

menti.

EgH non

sceglie questi

come

mxotivi di amplifica-

zioni fantastiche, m-a lasciate eh' io lo ripeta,

tramuta

ogni visione in un
teriore, e
alla

dramma

affannoso della sua vita in-

tanto ne esprime col verso quanto necessario


la poesia

pace del suo spirito travagliato. Anche qui, come

sempre,

non

si

pu separare

dalla vita.

La

poesia del Pascoh dunque, fino a


il

un

certo se-

gno, un'arte di vivere;

suo valore non pieno se non

come, da questo punto di vista, ella compiuta e perfetta, cos guardata da ogni parte, ella si dimostra disuguale, incerta e inquietante. A considerare i versi in s, come qualche cosa che
per colui che la esercita.
porti dentro la sua propria ragione,

un punto fermo

sul

4^
quale posarsi, un carattere perspicuo al quale ricon-

durre tutte

le altre

note,

non

si

trova

o quando sem-

bra che

si sia

trovato, ecco subito qualche cosa che vi

urta contro con sbattimento intollerabile.

Pare che
lizzare
di

il

bisogno pi sentito dal Pascoli nello

scrivere sia quello, che io chiamerei per brevit, di rea:

render sensibile dentro la parole tutte

le

sue impressioni, nella loro pienezza.

Vedete, per
della
solo
:

es., il

canto degli
lo

prima maniera

un sonetto trovo espresso con un vocabolo


uccelli.

In

scampanellare (ricordate.... il bosco.... Cui tutto

io gi
celli
)
.

scampanellare udia

Di

cicale

invisibili e d'uc-

chiaro che egU profferisce quelle sillabe con

un suo particolare sentimento, che esse gU rendono, a udire, un suono quasi vergine un poco pi tardi egli
;

insister pi
....

profondamente, sul canto dell'usignolo


la

cobbola giuliva
stelle,
.

parve un picchierellar trito di

nel ciel di sera che ne tin tin ni va

Si sente

in

questi versi qualche cosa

di

nuovo

un'eco quasi materiale di quella fioritura e punteggiatura di


trilli,

cos liquidi e balzeanti.

Ma non

ancora

il

canto nella sua realt.

Ed
;

ecco

sul labbro del poeta tornare,

arguta d' umanista,

il

pur con qualche vaghezza ritornello aristofanesco ancora


materiale, lo
teli teli,

un
viti,

passo, e sar la riproduzione


videvitt, delle

scilp,
il

Myricae

; il teli terell

rere

fere e lo
Il

hu hu dei Canti

di Castelvecchio.

lettore ci sorride,

come a

bizzarrie

ma

a torto

43
poich in codeste bizzarrie
ci
si

rappresenta l'ultima

prova della virt espressiva del poeta, in quel punto in cui egli ha insistito tanto che la forma tra le mani gli
scoppiata.

Potrei citare la pioggia,


il

il

tuono, lo spaccalegna,

terrore della fuga (Mecisteo di Gorgo), le statue greche

in

Sileno

e via via, tanti quasi pezzi di bravura in


la

cui

il

bisogno e
le

virt di realizzare

si

dimostra.
fr ugole

non

ricordate

formiche, quelle di Psiche,

e suc-

cinte, e quelle del ciocco

(Ma un'altra vita brulic nel legno


che intarmoliva....
cos

passava

la lor

cauta vita
?

nell'odoroso tarinolo del ciocco)

Non

ricordate

il

senso della primavera,


aria che scioglie

Si respira

una dolce
.

le

dure zolle

e altrove,

La

zolla gi lievita

come

il

pane
?

al solicello e screpola e si sfa

qualcuno torna a mente

Virgilio,

Vere novo gelidus canis quum montibus humor Liquitur et Zephyro putris se gleba resolvit .

Dove
meglio,
il

poi

ci

sarebbe da chiedere chi


l'antico....

ci

contenti

moderno o

Questi invero ha posto due tratti generici,

le

nevi

che

si

sciolgono, la terra che

si

rammolHsce, per circo-

44
una convenzionale primavera. Ma l'altro pare che egli con le sue stesse viscere siasi fatto terra e se prima aveva suggerito con le parole la dolcezza dell'ora e dell'aria, dopo ha realizzato tutto intero il suo oggetto, nel suono di quel primo verso che gonfia gi e leva il riccio come la crosta soffice, in quel solicello, in quello screpola, in quello sfa, che hanno quasi nella nostra
scrivere
;

bocca

il

sapore della terra rintencrita.

Se non che io provo a tornare su questo confronto

pi volte, con animo riposato. Virgilio non mi stanca mai,


(liquitur et

zephyro putris se gleba

resolviti,

io

mi

dico e

mi

ridico questo verso con

un piacere che

a ogni volta pi grande.

Non

e'

nulla di straordinario in nessun punto

non potrebbe essere pi semplice. Ma una semplicit schietta, chiara, ampia essa mi offre tutto l'essenziale e pur mi lascia Ubero di godermi la temperanza dell' immagine nel disegno del
;

verso, del fantasma nel suono, cos pura e felice,

come

pi non potrei desiderare.


Invece, se ritento
del Pascoli,

un poco pi curiosamente i versi troppe cose che mi offendono im 'antitesi


(aria dolce
si

abbastanza volgare,
se hianza di ria di strafare,

zolle dure),
;

immagini che

abbuiano

una mipoi una cert'a-

un ritmo

incerto che sfugge. Cos al-

meno a me

pare.
il

Ma
gete
la
il

anche

Pascoli qui e in mille altri luoghi (rilegl'

vecchio castagno, dove raddolcisce per


i

innesto

sua natura selvatica, o dove mostra

segreti del

45
tronco intarlato
;

ovvero pensate

ai

figli

di

Mirrine,

o a quel senso che creato, nel sogno della vergine,


del rivo di sangue che....

stupisce le intatte
:

sue vene un sangue pi vivo, pi tepido come di latte. Stupisce le placide vene quel flutto soave e straniero, quel rivolo labile, lene, d' ignota sorgente che sembra che inondi di blando mistero le pio sigillate sue membra y)
:

poeta di virt prodigiosa.


Cos
si

disegna una tendenza del suo ingegno poea realizzare sensibilmente, e talora materialimpressioni.
leggere, per vedere
si

tico, volta

mente,

le

Ma

se

mi rimetto a
ho fermato

come

il

ca-

rattere che

determini meglio in atto, ecco


la via.
il

qualche cosa che mi interrompe

Sono quei
loro

versi,

pur cos frequenti e che sentono

Pascoli a
di

un miglio lontano, eh
( ....

'io

chiamerei,
di cose

pieni

cose
)

in

mezzo a quel pieno

E di silenzio....

versi a cui

manca ogni

ricerca d'espressione e nella

gran semplicit pare che le cose stesse, buttate l senza studio e nella forma pi cruda, parhno senza mezzo. Il contrasto della nudit della frase con la pienezza dell'oggetto
spirito
li

fa vivi e vasti

comunica

al nostro

un senso
es.,

indefinibile di realt.

, per

la visione del torello

Passa....

Oh! poggi
!

solivi!

ombrose
!

stalle!

quanto fieno

quanta lupinella

- 46 molto semplici parole, fieno e lupinella, eppure qualcuno leggendo si trova l'anima ricolma di odor di prati e di campagna e di
altro che queste
sole e di mille altre cose e sensi indicibili.

Dove non c'

tipo
:

anche quel che mi pare in questo genere


cantando inzeppa
odor d fresco
e

il

verso

l'erba
e

onde

si

esala

verde

giovent.
ci si

Nel quale a volta a volta mi pare che


tuffare

possa

come a

rinfrescare le guancie sudate scottanti

nel fascio dell'erba allora falciata, e

mi pare anche che


:

non

si

trovi pi altro che

Per questa via,

un accozzo di parole vane. tutto un mondo nuovo che si apre

un mondo instancabile

e misterioso, in cui le sensazioni


si di;

pi calde, pi vive, nascono improvvisamente o

leguano, senza che se ne possa assegnar bene la ragione

un mondo

in cui dall' incontro di certe parole, dalla

malia di certi particolari appena accennati, di certe


sfumature, di certe che
si

direbbero assurdit,

si

spri-

giona virt d' incanti. Insieme con la gioia dell'effetto reaUzzato la meraviglia del prodigio.

Ed

il

convento che
;

rifiorisce nella

mente

delle

pensiero due giovani assorte e si profuma il lor D'odor di rose e di viole a ciocche, Di sentor d'inno-

cenza e di mistero

quell'odore che l'esule ritrova nella sua terra, e


il

nel berlo ribeve

lume roseo
di

della giovinezza, ritrova


di

dolcezze
....

angosciose

sogni,

amore, di mistero,

odore di mese di maggio. Buon odore di rose e di


.

cera

47
Qualcuno mormora, suggestione. E purch non si prenda il vocabolo per una spiegazione, credo che possa
in qualche

Ma

modo convenire. me piace meglio ricordare


i

monti
fonti....

tutti celesti
di cielo
:

tutto era imbevuto

erba di poggi, acqua di

(non

si

sorprende qui l'espressione, ancora formata,

ma

ad ammollirsi, in cui s'avvia a divenire un spunto, vago per s e indistinto,


in quel

momento

in cui comincia

di

musiche strane

?)

a
:

me

piace tornare insieme col

poeta dalla campagna

com' dolce questo ritorno nella sera che non imbruna,


per una di queste serate
fra tanto

odorino d'estate

Io ritrovo l'eco di quei gridi di


stie,

bimbo

alle

sue beri-

che durano cos a lungo nel dolce crepuscolo;


il

trovo
si

gran silenzio della campagna soleggiata, in cui


il

sente

villano che batte le falci, e sussulta l'aspro


;

richiamo dei galletti di primo canto


dell'ore

ritrovo

il

suono

che giunge al perduto nel mare dei grani, e tante e tante pi cose che lo spazio non mi consenta
di ricordare.

Ma non

contento

il

Pascoli

non

s'arresta.

onomatopeie raffinate, in cui dalla sillaba, valer come suono mero, scoppia, tremando
senso spii'ituale o intenzione simbolica

Ecco che dovrebbe


e cangiando,
(fnch,...
fin

che nel cielo volai

dice

il

fringuello

cantava

l'usi-

^u
gnolo Addio dio dio dio
)
;

ecco un concetto, che doil

vrebbe compire acutamente

discorso, tramutarsi al

suono in materiale imitazione (chi che ripeta, chi che richiami). Ecco accoppiamenti di parole, che dovrebber creare indicibile effetto, e riescono in fine sciocchi, come i disegni che l'umidore ombreggia sui muri hanno

forma

e significato per chi si giaccia


il

ancora tra vegha e


il

sonno. Ecco

canto che passa


,

tra la morte e
le

sogno

ecco la
zurra

vertigine molle

ecco

voci di tenebra azlo

ecco

colli,

che rimandano

sparo

urtata

via via la loro autunnale agonia


finito

ecco

sussulto in-

nereggia di Galla....

Ma

guai
;

s'

e gli inni
ria, cos

la

ceda alla voglia di spigolare fra le odi lingua che il poeta vi parla cos arbitraio

tesa oltre ogni Umite e costume

umano, che,

massime fermandosi a pezzi


darne conto adeguato.

e tratti brevi, impossibile

A
dalla

ogni modo, per pochi cenni,

si

pui'e

abbozzata
simbolico

qualche immagine di poeta morbido e manierato, che

compiacenza del vago,

dell' incerto, del

giunge fino

alle piccole soverchierie e alla

oscura vanit

della suggestione.

Quanta distanza da

colui che mostra-

va per suo pi rilevato carattere il bisogno di realizzare! Ma tutte e due le immagini convengono al Pascoli; e quale pi, quale meno, non si sa dire. Il poeta che spinge la intensit dell'espressione fino al travaglio e al tormento, ha per i luoghi comuni, per i
ripieni

generici,
alle

guarda

una indulgenza quasi rime, si trova che la trama


fila

infinita.

Se

si

della sua strofe

ordita solitamente di poche

assai comuni.

Rime

49
di oro, di nero, di sera
;

rime di serena, di lontano, di


cielo,

vicino

rime di mare, di

di infinito
le

rime di

vento, di parola, di bianco, di grave, fanno

spese alla

miglior parte dei suoi versi. Parr osservazione molto

materiale

ma

ha pure

il

suo valore.
consuete
si

E poi
da un

queste rime

facili e

lasciano cullare

frasario,

che per quanto pascoliano e singolare,


lo riguardi
i

riesce a chi

intentamente

quasi una materia

plastica che supplisce a tutti

bisogni senza differenza.

Non c'
mente

necessit di analisi minuta. Poich chi

non ha

quell'oro e quell'argento, quell'aria e quell'anima

serena, quella dolce sera, bufera.... nera,

tane, cose.... dietro

un

velo,

ombre

di

campane lonmonte e di cielo


;

quel molle, pio, bianco, quell'ebbro di gioia o di pianto,


quel muto, quel tacito oblio che nella lingua poetica
del Pascoli cadono

un poco per tutto ? Chi non ha a mente certi sfondi di paesaggio che
i

il

suo pennello lascia dietro s a ogni poco, quasi senza


accorgersene,
li

neri boschi fumiganti d'oro

(o

sfiuna

un vapor d'oro o li alberi d'oro, le foreste d'oro), il tacito lume di luna, il rosso trampnto , la notte nera certi echi che ogni suono sualberi neri
;

scita,

il

clangere d'argento,

il

silenzio profondo,

reco lunga, n so se.... ? Basta profferire certe parole, con un certo tono della voce, perch tutto all' intorno spiri aura di Pascoli. E non parlo poi dei modi stilistici, delle clausole, degli atteggiamenti di ammirazione o sospensione, del movimento insomma del periodo poetico poich troppo chiaro che la povert e la monotonia di queste forme
e
;

Serra, Scritti crUzc

50
grande in
nirsi della
stile

lui

come

in nessun altro scrittore. Impadro-

sua lingua poetica e prender l'abito del suo riesce, a chi voglia, la cosa pi facile del mondo ;

e troppo

bene ce n'accorgiamo tuttod. Come poi questo virtuoso, che pu giocolare a sua posta con le difficolt metriche e stilistiche pi paus'abbia a compiacere cos largamente del luogo
;

rose,

comune

come quest'uomo che odia

la

letteratura e

intende fino allo spasimo nella espressione del vivo, del

nuovo, del particolare suo, possa adagiarsi in quella languida povert; come possa tollerare che i moti ini-

mitabiU del suo


ficile

spirito,

il

suo pianto,

il

suo canto, didif-

ventino maniera banale e volgare, questo un po'

a spiegarsi.
la

due estremi, fermarsi all'uno o all'altro gridare che il Pascoli semplicemente un manierista, e anche, se s' invade il campo del sentimento, un Arcade, un posatore ovvero che un poeta
gente suole, fra
;

meraviglioso, e

il

pi nuovo di tutti.

Ma

se

non
le
il

si

vuol cadere in questo contrasto, biso-

gna prender
darsi che

mosse da un'altra parte. Bisogna ricorPascoli non un poeta dei soliti, che scrie desiderino

vano per un pubblico


cose nobiU e belle

sopra

tutto

di

far

lasciate ch'io mi contenti a questi


Il fine

cenni frettolosi e approssimativi.


lui

della poesia di

non

esaurito dai versi; e

versi valgono per lui in

quanto conferiscono al suo sentimento della vita; n si possono intendere se non profondati in lui stesso, nella
sua persona, nel suo animo
egli

solo. Cos, solo e assorto,

canta

il

valore del suo canto

non

quello che

51
il

comune uso dell'umano commercio ha


il

ferm-ato,

ma

tutto quello che


della solitudine.

suo spirito crea nella libera ebriet

Lo
si

scrittore che nelle carte


si

stampate

si

contraddice,
abitudini e a

oscura,
le

ripete

che soggiace a tutte

le

tutte

debolezze di un ingegno disordinato, e infantile


;

nella sua forza

colui che crea


le

con

la stessa seriet le
le

cose pi grandi e
rili
;

pi goffe,

le

pi gentiU e

pi pue-

colui che ignora nella soddisfazione dei suoi bisogni

misura e ogni legge, che insiste fino al tormento, che dilata fino alla noia, che annega i lampi pi felici e le perle pi nuove in una fiumana lenta di
spirituali ogni

una cantilena che addorme o in una dissonanza che strazia, non rappresenta egU del poeta se non una immagine imperfetta come l'ombra bizzarra e
banalit, in
;

difforme che la parete trattiene dell'uccello che passa

volando. (Dico
gli

intendendosi poeta, nel significato ch'eintenzione,

vuole

come

non come
si

realt).

Quel poeta ingenuo e puro accetta di se stesso tutte


le

forme, quali che sieno


:

e in esse

contempla

e si

complicato e diffcile per lui tutto semplice. Egli non scegUe una faccia di s stesso, come pi significativa ma in tutte si piace la sua umanit perfetta e innocente. Essa unisce la virt pi gentile dell'uomo ai moti del
esalta senza discernere

quello che agli altri riesce

bimbo.
vento

Il

suo ingegno, ricco di ogni forza fantastica e

musicale, adopera
;

come

il

ramo che cede


lo

ai capricci del

ma

in ogni operazione,

spirito

del poeta,

o per espressione o per suggestione o per ritratto o per


contrasto, riconosce s ed contento.

52
Se fosse possibile raffigm^arsi una facolt poetica separata dairanimo che la muove, si potrebbe definire il
Pascoli press 'a poco cos
:

come un uomo
una

di facolt

poetiche ammirabili,
di

le

quali obbediscono alla bizzarria


intelligenza imperfetta.
sole,
;

uno

spirito disuguale e di

Quando queste
frammentarie,
scoliana
;

facolt operano

esse
le

creano
bellezze

per la propria virt cose conformi


i

sono

particolari adorabili della poesia Pa-

tutti quei cenni e quei tratti e quei tocchi


la

che fanno somigliar


e di studio

sua opera

alle cartelle di ricerca

tutto lo

d'un pittore. Sono anche quei pezzi in cui spirito del poeta stato preso inconsapevol-

mente dall' interesse proprio della cosa a cui lavorava, penso ai e" non ha badato ad altro che a far quella
;

quadretti delle Myricac, a tutti


di
il

pezzi, diciamo cos,

mezzo tono,
desinare e
il

fatti

a cuore tranquillo e a mente serena,


il
;

bucato,

torello e

il

soldato di S. Piero

in

campo, nei poemetti o anche, per citarne uno che non ha altra bont che di cose semplici dette bene e la grazia che nasce dell'equilibrio e dalla temperanza che sapore prendono queste parole assai comuni quando
accade di poterle
stelvecchio
(i)

riferire al Pascoli

la fonte di

Ca-

(i).

'

Fanciulle io sono l'acqua della Borra dove brusivo con un lieve rombo sotto i castagni ora conven che corra chiusa nel piombo. Che bella strofa e come ben costrutta e come cara quell'agevolezza, quella bont senza sforzo, quell'armonia propria delle cose semplici e felici que. gusto leggero di reminiscenza lassica [purior in vicis aqua tendit rumpere phtmbum....) Ma rileggete tutto della prima parte, s' intende.
;
!

^53
Nominer
a parte quel poemetto, che forse
il
il

solo

pezzo di poesia piu'a che

Pascoli abbia scritto, con


: :

animo quasi d'artista schietto Gog e Magog il quale degno che solo se ne parli sub rosa. Ma quando queste facolt secondano l'animo commosso, allora si ha la vena pi originale di quella poesia,
tutta lirica e che tocca
cavallina storna
!),

il

subHme

talora (o cavallina,

sempre dolce, cara, come tante cose nel canto dei morti e dei ricordi, che non ho bisogno di citare a nessuno per altro vi gi una certa inquietudine, un tremore, mia vibrazione troppo pere quasi
;

sonale
il

si

sente che la

commozione

per trasportare

poeta in quei mondi a cui

la parola

umana

inade-

guata.

Intorno a questo, che come

il

nucleo dell'opera,

dilaga senza legge e senza confine la poesia in cui pare

che

le

facolt del poeta abbiano obbedito solo alla sua

bizzarria.

La quale

si

compiaciuta di insistere su

un

punto

solo,

su una tendenza, sulla facolt musicale o


fino a

sulla facolt simbolica, sul cantante, sul singhiozzante,

sul sottile, suir ingegnoso, sul puerile,


effetti

cavarne

che soverchiano ogni misura del comune intenquesto punto di vista potremo renderci conto

dimento.

Da

come di tutti gli atti della sua vita spirituale vedremo nelle pose di veggente e di profeta nazionale, come nell'oscuro verbo di una politica mezzo retorica e mezzo mistica, nella filosofa sociale, che uguaglia in un abbraccio lagrimoso Monsignor Bonomelli
cos dei versi,
;

e le corporazioni di maestri o dei medici condotti, in-

54
sieme col Giappone e coi vasi da
tro
i

fiori

negli sfoghi con-

critici

non meno che

nei discorsi al popolo e nei

da per tutto vedremo espressa come in un vivo ritratto la vaiiet ingenua e tmiiultuosa di quell'anima. N ci mera vigileremo pi molto se con quella voce e accento, ond'egli suol punteggiare
volumi
di critica dantesca,

programmi delle prodigiose teorie politico -sociali (forse poi non e' altro di strano che la sua sincerit nell'eie
i

vare a legge della vita nazionale quel che vero della

sua persona), con quella stessa prenda a bandire il suo sistema dantesco. Il quale potrebbe anche essere non
cos folle e futile

come

dantisti di mestiere

luto far credere.

Ma

questo argomento

hanno vouna voragine


sull'orlo.

che mi

si

apre davanti, e

mi fermo a tempo,

Credo

sia

tempo che anche

il

discorso

si

fermi. L'oc-

chio stanco di errare.

Dopo tanta

anahsi, dopo tanto

frugare, su tanti punti, senza averne trovato nessuno

fermo, che non


sente ora
volta con
fine.
il

si

tramutasse dileguando in vista,


;

si

bisogno di riposare
solo
il

di abbracciare alcuna

uno sguardo

nostro soggetto, e ivi far

La
scoli ?

fantasia

mi

quella poderosa e

una persona viva prosperosa figura dunque del Pasuscita innanzi


:

Se vi

cammina

davanti, tarchiato nella sua statura

mezzana, con quella impostatura cos spiccata del petto,

55
che
si

dondola un poco assecondando con


il

le

spalle e le

braccia corte

moto

risoluto del passo, col collo tauil

rino e la testa forte sotto

cappello largo e molle, egli

uno dei nostri agenti di campagna, un fattore del pi buon ceppo romagnolo. Ma si volta vi guarda, vi parla. E quando udite frasi rotte, una voce che pare senza accento movimenti rapidi e profondi a cui la quando vedete su parola a ogni tratto vien meno quella fronte tormentata, che mostra nei solchi fondi dello spirito, quando vedete su il travaglio e l'ansia
; ; ;

quegli occhi grigi l'ombra del pensiero e del sogno trascorrere

come l'ombra

della
il

nuvola nel

cielo,

allora

sentite che. lui. Pascoli,

poeta.

C
definire

qualche cosa in quell'uomo, che par dei nostri,

in quella spoglia corporale e massiccia, che


;

non

si

sa

qualche cosa di vivo, di mobile, di creatore,


di forza

un getto perenne
che
lo

che sfugge a ogni usato vincolo,

pone in mezzo al nostro universo invecchiato come uomo libero e nuovo. un poeta. Ogni timore, ogni inquietudine che la lettura poteva aver lasciato dietro s, subito cade in lui non e' falsit, maschera, posa, artifizio. Tali cose non esistono non possono aver luogo in quest'uomo ch'io vedo. Altri potr giudicare,
; ;

pesare, classificare

nella sua viva presenza io sento


Si

la schiettezza dell'anima.

muove

tra gli uomini di-

sarmata e innocente come quella del bambino che pur ora ha aperto i vergini occhi sulle cose.

Come bambino
dar noia forse

egli

potr errare, smarrirsi, cadere,

alla gente.

Ma

qualche cosa di profondo in quella timidezza,

-56in quella

forma che pu sembrare un poco

rustica, in

comune, in quella mancanza di certe qualit necessarie al commercio dei suoi simili vorrei dire che come un'ombra della
quella inettitudine a certe parti della vita
;

sacra salvatichezza di Virgilio.

Certo un Virgilio pi buio, ottenebrato nella sua


qualit pura, smagato dalle illusioni dei sensi e dai

mo-

vimenti superficiali

ma

pur sempre

l'ultimo figlio di Virgilio

prole divina,

quei che intende


ch'eguale offre
fiori e alle
il

linguaggi degli alati

strida di falchi, pianti di colombe,

cor candido ai rinati

tombe.
in

Credo che

sia
;

qualche vero

queste

parole

di

un

altro poeta

o almeno a

me

piace che sia.

ANTONIO BELTRAMELLI

vanno per le stampe, da circa sette anni in qua, dopo il primo volumetto dell'Antica Madre (1900), due volumi di novelle, Anna Perenna uh romanzo satirico, (1904) e i Primogeniti (1905) degli Uomini rossi, (1904), e un altro romanzo, // Cantico (1906) senza contare due libretti descrittivi (un' illustrazione del paese da Argenta a Comacchio, per r Italia Artistica e poi una specie di monografia, Ravenna la Taciturna, del 1907), e altre cose minori. Ma per parlare della sua arte queste date non conSotto
il

nome

di lui

tano niente.

Tutta l'opera di Beltramelli par nata dalla stessa ispirazione, in un sol giorno. L' impronta unica, in tutte le pagine. O stile o maniera o altro che s'abbia a
chiamare, pure una nota particolarissima, alla quale

una

scrittura sua

si

riconoscerebbe a colpo d'occhio,

fra mille.

Dire in che propriamente consista, e di che, pi


diffcile
;

e io

non

saprei rappresentare

l'

impressione

mia se non con l' impressione che mi resta alla lettura di una poesia voltata in una prosa, da un'altra lingua. pare Si sente un disagio, una scontentezza indefinita
;

6o
una musica sorda,
imperfetto
di tono,
alla
:

soffocata

dentro

uno strumento

e'

qualche cosa che fuor di posto, fuor

qualche cosa di oscuro, che vorrebbe giungere

pienezza dell'espressione, e non pu.


il

grazia e
di

dono divino. Anche


francese

se

il

Manca la traduttore uomo


a cui lavor

garbo e d'abilit grande (provate a vedere Heine


traduzione
:

nella

delle

liriche,

egU stesso ovvero Goethe, o i pezzi Urici di Shakespeare, o quale altro Hrico vogliate, antico o moderno, quel che in prosa italiana), il lavoro non mai felice
;

era luminoso, leggero,

vivace, divien gi*eve e opaco.

Quel che era fervore

lirico,

movimento
:

inesprimibile di

immagini e
poesia,

di suoni, ragione intima o musicale della

viene

meno

alla traduzione
;

o resta solo, in

come ima stonatura come un'accensione a freddo, uno sfarzo di parole e frasi ricercate, che non hanno pi
prosa,

ragion d'essere

e la noia grande di quelle pose enfa-

tiche e ispirate, a cui l'effetto

non risponde mai.


se Beltramelli

Ora molte volte mi son chiesto


scriva per avventura
versi,
le

non

cose sue prima in bellissimi

d'una lingua eh'

io

non conosco
;

e poi le volti

le

faccia voltare, in prosa italiana

qualche volta bene,

altre volte

mediocremente, pi spesso molto male.

sempre una traduzione che riesce per eccellenza inadeguata. L'anima dello scrittore traluce come in uno specchio torbido.

Bene o male,

6i
La dovizia dei vocaboli grande, copiosa, eletta ma non ha qualit espressiva propria. Pare che il traduttore li abbia sostituiti un poco materialmente a
quelli dell'originale, senza rendersi
;

troppo conto della troppo al caso,


al-

loro convenienza

talora

s'

fidato

lorecchio.

Parla

dell' arrubinarsi
:

di

un

viso

dell'^;^-

gricciarsi dei capelli


si

di

un
;

folle

popolo che

si affolla

accarna...

Certe parole suonano con rarit preziosa,


certi aggettivi,

ma non
sopra

significano nulla

come un

ferrigno

tutti, e poi rossigno,

tamigno, salcigno, certi verbi


via via, cadono
po'

come

sbisciare,

saettare, e

da

per tutto, a proposito e a sproposito.


Allo stesso
sole,
i

modo

le

composizioni di parole,

le

clau-

periodi mostrano un'architettura sapiente, che


:

non ha n efficacia n vera eleganza il traduttore non sa accomodare i suoi modi ai bisogni dell'argomento. Il moto del discorso non rappresenta se non molto all' ingrosso, talora duramente e goffamente, il movimento che s' indovina del pensiero. Le immagini hanno di rado
la

freschezza delle cose nuove, la evidenza felice di

quel che nato a

un punto con

l'oggetto. Si sente che

ha trovate dopo, a stento. di peggio il traduttore molte volte non ha saputo riconoscere la immagine sincera dell'originale, e si prova a sostituirla con un' infilata di immagini generiche che le somigliano
qualcuno
le
;

tutte

ma
fa

nessuno ce la rende.
il
:

dabben uomo ha in mente di render perLa sua intenzione ottima, ma io temo molto che debba menarlo all' inferno. Egli riprende i motivi che non gli sembrano sviluppati abbastanza, e
Pi
fetto l'originale.

62
li

commenta lungamente,
le

affastellando
:

le

frasi

sulle

frasi,

metafore

sulle

metafore

alla fine ogni cosa

diluita in
zioni,

un brodo lungo
Pujn
).
:

di luoghi

comuni, di astrala scure

di vernici generiche.
Il

(Me ne capita sott 'occhio


giovane taciturno,

una

fra cento,

scintillante,

l'aspro grido della vittoria

umana

su la

natura selvaggia

poi ha la malinconia filosofica


il

di tratto in tratto
;

interrompe

discorso per introdurre qualche sentenza

non abbandona una


riflessione

una

descrizione,

una

scena,

una per-

sona, senza aver soggiunto con quel suo tono d'oracolo

che vorrebbe esprimere la intima essenza


quasi per l'eternit l'anima e la

delle

cose,

fissarne

ragione suprema.

Non
prosa

basta ancora

filosofato, egli si
gli

quando ha bene commentato e piace di abbellimenti minuti. La sua


:

pare ancor troppo sciatta, in paragone dei

versi di cui gli giunge la lontana melodia, e ricomincia a

adornarla
lo

rende

un nome senza aggettivo, e glie qua apre una parentesi per una piccola dequi trova
;

scrizione di qualche accessorio dimenticato

aggiunge

un

po' d'oro e

un

po' di vermiglio alle tinte

arrotonda,

lustra, rassetta.

Io

non

giurerei che le cose

vadano proprio a questa


cos,

maniera:
dinanzi.

ma

son sicuro, che se andasse


vero.

ne nasce-

rebbe qualche cosa di molto simile a quanto abbiamo

valga

il

Questo un ritratto di fanciulla. Ell'era bionda, eli 'era come il sole di maggio. In lei era il sorriso delle
albe infinite,
il

balenio dei

gioielli, il

saettare della fam-

-63ma
;

ardente a un tempo e queta, impetuosa e mite

due estremi confini chiudevano l'anima sua e, nel segreto tesoro, era ogni sentimento ed aspro e squisito. Chiara a somigUanza dell'alabastro era Fiora d'Vurln, alla quale

ogni parola d'esaltazione formava sponfisso


.

tanea corona come a termine

prosa poetica, che non rappresenta,


:

ma

vorrebbe

cantare

e ci

infine, intorno

a mia impressione mal


appare,

definita e per se stessa debole,

un commento liricamente

appassionato.

Non

la bella figlia ci

ma
;

alcuna

sua qualit astratta, sorriso, balenio, ardore

illustrata

con immagini molto generiche. Alla fine una cosa semplice detta con ricercata solennit Eppure, non si pu
dire che
l'

insieme sia brutto

o almeno, non volgare.

Nella stessa novella la visione di Fiora addormentata


sorge alla fantasia di

un innamorato.
le

Non

eran forse

in quel riposo aspettante

dolcezze delle albe prime?


;

(Questa
si

la battuta,

che chiude la strofe della visione

sente la pretesa e la vanit. Poi riprende con lirica

abbondanza).

Frutto di more, soavit di biancospino,

profumi di giardini e di vigne, e candori d'alabastro, tutto sarebbe stato suo.... Ormai, la maniera si vede osserviamola in un sag;

gio pi pieno.

Le

belle figlie del


il

mare
dove

son parte prinsi

cipale di

una
le

novella,

Gioco

vedono pren-

der diletto gaio e crudele di


Il

poeta

presenta cos
del
la

un povero mostriciattolo. Andavano a gruppi le gio!

conde

figlie

mare
pesca

delle sabbie ardenti, a stuoli

numerosi che

un' opera grave

Partivano

al

levarsi della diana,

seminude coi

brevi capelli disciolti,

-64,

e,

poich l'aurora saliva nei


le reti
.

cieli

erano su

la spiaggia

a gettare

il

preludio

date

le

abitudini dello scrittore,


il

abbastanza misurato.

Ma

calore crescer a

mano a

mano. (Mi contento di sottolineare qualche particolare dove il buon traduttore si dimostra pi ingenuamente). 'L'energica vita le aveva rese agili come fiamme guizzanti, forti come tanaglie e non v'era gagliardia ch'esse temessero . Noto soltanto che quelle immagini
di

fiamme e

di tanaglie

sono nate dall'aggettivo

che,

sulla carta scritta,

ha

nascosto le fighe del mare.


le

Sotto

il

vento, sotto

grandi tempeste passavano


nella per-

indifferenti, le

chiome scompigliate, superbe


.

fetta linea della loro magnifica persona

La
che

bella

immagine

risorge

con essa un desiderio

di rappresentarne tutta la bellezza nel canto,


si

un ardore

esalta a

un

tratto e
;

prorompe con foga vasta.

Gaie e selvagge
;

dal colore del grano e delle arene

del ferro

dai candidissimi denti che ponevano, sul

vermiglio delle tumide labbra e sul tono caldo del volto,

improvvise dolcezze nel sorriso che trasfigura (!) passavano come le procellarie dal volo possente, tutta ani;

mando l'amara
del mare.

vastit della landa e la verde sohtudine


la

Nel loro cuore era


il

placida indifferenza
.

dell' infinito e, negli occhi,

saettare della luce


;

Ho

sottolineato quel che

mi suon pi volgare

come r impeto
vada

lirico iniziale,

ognun vede oppresso dalla macchina


ha come una

pesante del periodo, fatto torbido per luoghi comuni,


infine quasi a perdersi nel vuoto. S'

pausa, e poi, una bella strofe.

-65

Gole d'oro,

ocelli di

smeraldo, verdi, vivi di basfida,

gliori metallici, esse

cantavano, come in maschia


del quale erano figlie

dall'aiirora ai pallidi crepuscoli, ininterrottamente a simi-

glianza del grande

mare

cantavano

al piacere, all'offerta,

senza la vereconda ipocrisia delle

vecchie fole

Qui e' , almeno fino a un certo segno, vita, movimento, splendore il poeta ha quasi vinta la mano al traduttore. Ma non questi uomo da restar molto al di sotto si rifa subito, con uno dei suoi commenti pi mirabili, muovendo da quella nota astratta, il piacere, l'offerta , cosi malauguratamente accennatagli. L'amore era il miglior frutto della terra, esse lo sapevano e lo stimavano esaltandolo. Cos ai loro occhi
;
;

di belle, libere fiere, tutto, che


loro forza di vita,
strutto.
le

non

fosse sincrono alla


di-

appariva detestabile e doveva essere

Ogni energia superiore come un cose miserande scompaiono .

vortice nel quale

Parole non ci appulcro. Cito ancora, dove mi par di

penna del traduttore alla goffa chiusa, ima piccola descrizione. Per assumere un aspetto cadente, Zeremi si era dipinto il viso col nero fumo, senza
sentire strider la

pensare che
conde,
si

gli

occhi suoi vivi e


ribellate

le

larghe guancie rubi-

sarebbero

tale

compito

Questo poi d'un


l'erba, le stelle

uomo
il

che guarda, disteso tra


l'

Io
;

mi

vidi innanzi.,.,

immenso

giro

delle costellazioni

vidi
;

palpito lucente del gran cuore

ignoto

dell'eternit

bagUori metallici, immobili come

occh spettrali, vividi nel folgorio di vite possenti e sentii


soffrire
5

la

mia

piccola miseria e chiusi gli occhi per

Serra, Sentii critici.

66
udire

melanconiche trame dei grilli.... La terra dorme in quel breve sviluppo di suoni che
le

voci vicine,

le

hanno un

tremolo stellare

Manca
i

in italiano

una pa;

rola che renda quel che per

francesi galimatias
!

ma

la

cosa non

manca per

certo

Ora, invece di richiamare altri esempi del genere

sarebbe come voler vuotare


porre qui accanto
identico;

il

mare

mi

piace di

un

luogo, che tocca


il

un motivo quasi

ma

questa volta

poeta stato solo, o quasi, a


Cerstelle

notare quel che sentiva. Si parla della pastora di


biatta
.

Ella contava

le

tante notti serene,

stesa su l'erba, airagghiaccio, vicino alle bianche pecore

che mettevano un languore ne


a contare
s'era
le stelle

Vosciirit, s'era divertita

e ne

aveva contate a centinaia, poi


:

addormentata con qualcosa di bianco nel pensiero con una inconscia leggerezza di spirito, fra le corolle che le si curvavano sul viso, ed aveva sognato di volare . Questa la poesia nella sua piirezza. Io ricordo, da una
novella di Daudet, un'altra notte deliziosa, d'un pastore
e d'una fanciulla, all'agghiaccio, col

profumo

delle pala

sture intorno e

il

fresco delle stelle sul viso.

Ma non

invidio

qui forse son qualit di poesia pi lieve,

pi alta.

Consoliamoci ancora un poco.


tanto sentita dentro l'anima
plicit alla gioia dei nostri occhi;

un'altra notte non questa, ma offerta con sem;

una notte

di primavera.

Devila
le

si

scioglieva

capelli, alla luce lunare, per evi-

tare

mahe

del maggio.

La vedevo
le

eretta in

un qua-

drato di puro argento e vedevo

sue chiome farsi opa-

che e

il

profilo di lei

accentuato da un albore diffuso;

-67dietro
e,

pi lontano era la trama di una siepe e


fiore
si
.

l'

incro-

ciarsi di qualche rama in


Il

traduttore qui non


;

rivela se

non a queVaccenle

tuato

e forse all'uso costante di introdurre le imm-agini

rame che si incrociano, ma l'incrociarsi delle rame). Se non si rivelasse mai altrimenti Ricordo una descrizione della pineta d' inverno, a lume di luna. Un bianco mantello
(ponendo non
!

con una nota generale

di bioccoli e diamanti, di lane, di cristalli, di

gemme

aveva

disteso su tutti

rami, su ogni piccola foglia,

per interminato cammino, la galaverna. Folgoreggi la


foresta, fatta quasi pi viva in quel
stallo
(e

lumeggio di

cri-

parve un immobile mare acceso dall'apparizione del piccolo mondo morto che la legge eterna sospinge con noi verso ignote costellazioni).

Erano diademi,
ricami lievi

gale, ghirlande, arditezze di archi


steli,

sottili lanciati sul


finiti

vuoto, giardini siderali,

inde-

come

fiato, e frange, e stille e

aghi

d'adamante che avevano


stellare
(!).

al vertice

Immense corone

di

un esile tremolio gemmei rovi, candidezze


nimbi di bacche
cristal-

di innumerevoli corolle, nivei


line.

foresta sotto il bianco incantesimo della galaverna taceva avvolta comxe in un magnifico sudano .

La

Qui vedete
lo spettacolo

il

poeta e

il

traduttore
1'

l'uno ha veduto

ha ritrovato mirabill'altro ha trasportato tutto questo un poco rigidamente in astratti, ha aggiunto

con occhio puro e

mente

nelle sue parole leggere

una sua parentesi


nativa,
s'

io l'ho

segnata sulla carta


il

esor-

provato a rialzare
l'

tono

alla fine....

Ma non

riuscito a disperdere

incanto.

68
Questa qualit di espressione, che anche per pochi esempi ha potuto rappresentarsi nettissima ad ogni occhio,

non

una

particolarit,
;

tempo, formale, accidentale


togliere....

come si sarebbe detto un un difetto che si possa

Tutte

le

operazioni dell'arte di Beltramelli sono orsi

dinate ad essa. Se ci

pensa mi poco,

si

capisce che

non

potrebbe essere altrimenti.

Dal modo coni'


di

scritta sola
lui
il

una pagina
;

si

pu com-

prendere quale sia in

novellatore
;

l'osservatore

uomini e

il

descrittore di paesi

il

celebratore della

Romagna.
*

Ah,

la

Romagna

di BeltrameUi

Bisogna essere rosi

magnoli come
raviglie.
] le

noi, per

gustarne come

conviene

le

me-

un

paese, dove alle solitudini alpestri succedono

pianure, popola-te di
le
il

immense
foreste
lo

citt, e poi le

amare
paese

lande interminate, vasto e selvaggio


;

millenarie.

un

mare

circonda urlante, Uvido,

con

le

ignote voragini.
vi
;

Le cose
apocalittica

appaiono come trasfigurate da una luce

hanno bagliori fosclii e sanguigni, iridescenze portentose ad ora ad ora si rivelano nel lume roseo dell'aurora, o nel lividore spettrale di un lampo
;

che squarci
che porta
il

la

tenebra.
di

Un

esempio
vi

solo.

Una

citt,

nome

Ravenna,

appare come un'e-

norme muragha

frastagliata,

fusa nel pi solido

me-

6g
tallo di fronte al cielo vesperale,
lenti....

luminoso di rossi vio-

Le sue

alti torri

erano come antenne nere, ac-

cennanti un saluto al mare.... Io vidi la Taciturna coronarsi di imm^obili incandescenze per i fuochi del sole....

Essa anche
orizzonti,

la terribile citt

nascosta in fondo agli

Ravenna cupa, circondata perennemente da un' immensa turba di uomini che la fame sogguarda e
il

mistero assedia

Dall'aspetto di queste citt, che appaiono a tratti,


sul

Umite degh orizzonti,


le grigie

si

pu intendere

quali e quante
i

siano

lande,

le

terre deserte,

dove nascono
il

nenufari su
stelle
,

le

grandi acque rispecchianti


i

sole e le
il

le

foreste e

boschi remoti dove

mistero
e

aleggia fra gli


la

innumerevoH tronchi
singolari

le
si

montagne

marina. Su questo scenario fantastico

sonaggi non
ele

meno

anzi

muovono perstanno come quer,

graniticamente salde di fronte al mistero


lupi all'agguato
al parlare.
,

vegliano,

come

gente strana alla vista, al coai boschi, o nell'aspra

stume,

Vivono in fondo

fatica dei campi, fieramente, senza padroni, senza legge.

Non
la
;

somigliano agli uomini che noi conosciamo in nul-

hanno

riti e

religione loro

propria

loro capi,

loro consigli di anziani, le loro ordinanze speciali. Ac-

cade per
l'altro

es.

che parentadi interi scendano l'un contro

stragi

campo, come a battaglia ordinata. Lotte, sono libere. Corsari vagano per il mare su navi
in

inafferrabili. Presso certe trib, le giovinette all'aprile

vengono ignude a una gara della bellezza, innanzi all'anziano. Altrove gran festa, quando si radunano le mandre brade dalle
pastiu'e,

per

il

marchio, e

giovinetti

70
lottano con tori e
le

femmine

si

offrono a loro selvaggiadi carnevale cen-

mente.

C ima foresta in cui alla fine


si

tinaia di persone

raccolgono a un'orgia dionisiaca.


il

Assemblee
in

speciali degli anziani, o di tutto

popolo,

una piazza o in una selva, giudicano i delitti e ne fanno giustizia mettono al bando della trib le spie, fucilano i calunniatori, le streghe. Una legge impone ai
;

maledetti, ai
sul

figli

dell' incesto,

di

vagare eternamente

mare, senza toccare


li

la

terra finch

una vergine
il

non

salvi,

donando a uno

di loro liberamente

suo

amore.

V hanno fra loro esseri strani


e
il

creature tra

il

pazzo

selvaggio, che

vagano senza" posa mai


le

e senza
;

comuche

nione con l'uomo, per

selve e per le lande

altri

han perduto quasi l' uso della parola e delle facolt umane, e vivono come fauni in fondo alla foresta. una
folla di solitari
;

gente che vive in capanne perdute,


strani filosofi naturali,

che

si

nutre dei frutti della terra, o piu'


di pesca
;

cia e
il

campa come

di cac-

Rabil,

semplice filosofo dalle inesauribili amarezze ironi,

che

andava sempre a capo scoperto in omaggio a sua madre la Terra in onore al Grande Spirito il Mistero come Mara vie, il saggio della landa, che il giorno andava a visitare i malati e la notte guardava le stelle come tanti altri, cenciosi, vagabondi dai piedi nudi e dalla misteriosa sapienza, stregoni e indovini di virt non umana, figh della solitudine e del silenzio di cui rendono fra gli uomini le voci con apologhi e aforismi di oscura
che scrutava
il

pensiero delle bestie

solennit.

71
ha una parte suprema nella vita di queste trib. una specie di paganesimo mistico, di naturalismo orgiastico. Essi vivono in comunione profonda con la natura ne adorano le potenze, ne celebrano i fasti con fervore assiduo e violento. Una strana mitologia si rispecchia nei loro discorsi ; con oscure allusioni al Grande Spirito che vive nella Casa dei ad animali misteriosi, come Nigar, Tuoni (il cielo) il Corvo che conosce le origini dei mondi, e la serpe Amstrss (mi striscio) a cento altri fatti ed esseri strani. Ma sopra tutto adorano il sole, le stelle, la terra, li invocano con nomi rehgiosi, li cantano in canzoni svariate, dal ritmo oscuro, che hanno insieme dell' inno e della preghiera. Il sole invocato anima dei grani, signore dei sorrisi, signore delle stelle, grande vecchio dei cieli....; la luna corpo ferrigno, anima di bambace, sorella luna.... . Altri inni, altri canti vanno alla primavera, all'amore, alla di\dnit del mare. Cerimonie speciali festeggiano le stagioni con solennit di danze, di musiche, di orgie. Il culto ha anche una parte magica, pi segreta, per cui si vincono le male imponendo i corpi affatturati ai roghi innalzati in mezzo

La

religione

alle

dune, o facendo recitare


virtuose, o
riti.

alle

turbe versetti e forgli

mule

suonando musiche secondo

anti-

chissimi

Questa
schi.

gente porta dei nomi simbolici e pittoresi

chiamano Nuvola, Gelsomino, Alloro, Allodola, Rossa di Splendore gU uomini Ardito, Vincitore, Olmo, Meravighato, Velluto, Sicuro, Sole i bimbi Cardellino, Azzurrino.... Si apostrofano col pa; ;

Le donne

72
tronimico solenne
;

Senti Gabriele di Glafira, e tu

Zurdana
riti,

di Era, e tu.

Ombra

di Telespar

Singolari
;

in ogni altra cosa, negli atti, nei nomi, nei visi, nei

non sono meno

singolari nelle parole.

Parlare

una delle occupazioni principali della loro vita per quanto l'autore ce li soglia rappresentare in principio muti, in posa di severit assorta. Parlano dunque con un linguaggio immaginoso e fiorito, tutto di metafore, di sentenze, di enimmi. Si sentono, fra contadino e contadina, frasi come questa Svegliati.... nube del mare, viso di perla.... oppure addio, occhi di fumo
;

addio, suora di Cristo


coli della
fisso

sono celebrati
la sorella

natura

su cui
nera

L'odio,
1'

1'

amore,

gli

spetta-

occhio di costoro sempre


;

con enfasi poetica


(la

che prende

pi bizzarro rilievo dalle allusioni mitologiche, che in-

troducono

morte), la reggia dei tra-

monti (l'autunno),

la casa del

tuono e via via.


:

Questa
tra
Forl,

la

Romagna
lia

nei libri di Beltramelli

quevisto,

sta la gente che egli

conosciuto, le cose che


;

ha

Ravenna, Cervia e Bellaria

presso.

Non
e
'

il

caso di arrabbiarsi o di ridere. In fondo non

niente di male. Si potr dire, al pi, che egli ha

messo, per bizzarria, nomi romagnoli a certi sfoghi tra

animo riscaldato dalla lettura. E forse avrebbe potuto con effetto pi verisimile collocare le sue finzioni nelle praterie, dove vivevano un tempo gli eroi di Fenimore Cooper o di Gustavo Aimard e' tanta somiglianza fra quei poelirici

e romantici e fantastici del suo

tici Pelli-rosse e le

trib beltramelliane

Viso, nomi, costumi, mitologia, linguaggio, pose e

73
fioriture fantastiche
;

senza

moccassini e

il

ciuffo delle

penne in capo, ci sarebbe da scambiarli.


Se non che
il

poeta nelle sue creazioni libero.

Ha
sia.

voluto servirsi del

nome

di

Romagna

E Romagna

A
rio,

patto, s'intende, che

non s'abbia a prender

sul se-

come una testimonianza della nostra terra bellissima cara. Che testimonianza non v' ha in ci d'altro che

della infehcit dello scrittore, della sua insufficienza a

osservare e rappresentare nettamente.

La

realt

m.ente solo

gU sfugge. Delle cose resta nella sua un'ombra informe, una impressione vaga
a realizzarla
;

e astratta. Egli s'affatica


dire,

se cos posso
;

vorrebbe esprimerla in tutta la pienezza

non

ad esprimere se non lo sforzo suo vano e la pretesa e r impotenza. Egli sempre e sopra tutto un poeta tradotto in prosa, come dicevamo inadeguatamente.
riesce
Il

Urismo
di

oscuro della sua anima,

suoi ardori di

passione

eroismo e di magnificenza riescon sulla

carta figure d'uomini e di paesi; e gli uomini son fantocci e


i

paesi sono scenari di cartone. Egli l'uomo

di tutte le contraddizioni e di tutte le stonature. Scrive

delle novelle,

ma non

sa novellare. I suoi racconti


;

non

hanno n ordine n economia n svolgimento le sue favole non hanno n consistenza logica n interesse dram.matico. Sono descrizioni, o meglio pretesti a de-

74
scrizioni.

Quando
finita,

la

descrizione dei personaggi e dei


la novella finita.

luoghi

anche

se qualche
;

cosa segue, un altro quadro, un'altra descrizione

una

successione di visioni staccate,

come lampi che


gli

squarcino la notte e rivelino col breve splendore


oggetti
fissati in

una immobile posa.


i

Inoltre la descrizione poetica, cio intesa a soddisfare


i

bisogni e

desideri del poeta.

E come

questi

bisogni sono oscuri,


le

ma

generali, e in quel che rendono

qualit o

caratteri del suo lirismo immutabili, la

impronta sulle cose e sugli uomini inevitabile e monotona. Non cambia nel poeta il sentimento non cambiano
loro
;

nelle sue pagine

tipi,

motivi,

le

formule,

le

parole.

Tutto esce dalla sua mente luogo comune, a commento enfatico


Infine,
;

trasfigurato, ridotto a
e

appassionato.

un romantico non meno violento che ingenuo. Dovr io dimostrare anche una volta tutto quel
che
e' nella

sua arte di coreografa e di dismisura

Gli eroi, tipi convenzionali


della bellezza,

destino che

li

ed eterni, della bruttezza, il tragico della forza o della miseria avvolge la quaht portentosa dei loro
; ; ;

dolori, dei delitti, delle passioni

l'eccesso dei chiaro-

scuri e delle antitesi


tirate
;

l'enfasi delle descrizioni e delle

e quell'accento ispirato e quella


;

posa di vate e di
segni,
?

filosofo

quella tumultuosa signoria infine del tempelirico


gli

ramento

su tutte
scenari e

il

le cose,
i

non son questi


:

o se volete,

ferri

vecchi del romanticismo

Romantico

suo paganesimo

nella mistura biz-

zarra degli antichissimi miti

della

terra latina

(non

75
certo della

Romagna) con reminiscenze letterarie modernissime nel contrasto fra un sentimento della na;

tura squisito nativo con la goffaggine preziosa e spettacolosa dei riti e delle orgie, che dovrebbero simboleggiarlo.

lo

Romantico anche quel che meno sembra per es. sfarzo della Hngua e l'artifcio accademico dellelo;

cuzione, in cui

si

sfoga l'odio del volgo, la posa aristoil

cratica e fastosa,

bisogno di singolarit che sono in fondo di ogni natui^a romantica. I vocaboli rari e i periodi numerosi sono qui un poco come il gilet rosso e la berretta di velluto dei primi cavaUeri del romantilui la

cismo francese. Ma romantica sopra tutto in

tensione e l'acnel cieco ab-

censione poetica, nella quale, cos

come

bandono

alla foga della torbida ispirazione,

da vedere

la ragione

ultima della sua maniera..

maniera unica per tutto. Regna ugualmente nelle novelle, e nei Hbretti descrittivi, dove l' immagine della citt o del paese traluce come incerto miraggio e nei romanzi. in mezzo agli inni e alle parabole
la
;

Non

parliamo del Cantico, dove

soliti

procedi-

menti fanno dei pescatori di Comacchio una schiera di comparse da operette, tragiche, selvagge e ridicole
di

Roma una
il

specie

di

Babilonia

delle
la

maledizioni

dei profeti bibhci. Se

non che qui

maledizione ha
lettori col fla;

avuto
gello

suo effetto, e travaglia libro e

delle

descrizioni implacabilmente estetiche

in-

nanzi al quale ogni interesse, della parte autobiografica e di confessione,

vien meno.

-;6Ma
di

Gli uomini rossi sono

una rappresentazione, che


poich l'ausi

vorrebbe riuscir nuovamente satirica, dei repubblicani

Romagna.

come
le

satira valgon poco

tore

ha troppo voglia

di descrivere e troppo

lascia an-

dare a spiegare
tifica

magari a far la teoria sciendel carattere romagnolo. La sua fantasia troppo


ragioni e

accesa od enfatica per esser gaia.

La

fata ironia consola

pi volentieri la povera gente, che della sua condizione

mortale accetta tranquillamente ogni disgrazia, che non


i

vati e gli eroi, stirpe divina

e Beltramelli era forse,


i

o voleva essere, troppo in alto per riceverne


Cos egli condannato a prender tutte
le

doni.
;

cose sul serio

far del bello stile, delle antitesi, delle tragedie,

ma

non a
rica

ridere mai,

con

la fantasia

o con la parola.

Ma

nei limiti d'una rappresentazione

ed esagerata del vero. Gli che grazia non volgare. Cercando lo spirito e si l'autore ha trovato almeno la semplicit
:

un poco cauomini rossi hanno quall'arguzia, contenil

tato di accennare, di abbozzare. Certe figure


valier

come
l'

ca-

Moscardo, Bortolo Sangiovese,


;

il

gruppo

degli

anarchici

certe scene

come

il

banchetto e
;

inaugu-

pur non superando di molto il pupazzetto convenzionale o la cronaca, acquistano^ dallo stile accademicamente, ma sorazione del
al natm-alista

monumento

briamente

fiorito,

un sapore non comune


trasfigurata tanto
:

non

ingrato.

La materia non
riuscirci,

segno proprio e ogni interesse


in

ma

da perdere ogni abbastanza per


bizzarro di
poi

quel tramutamento tenue e

cose tutte famigliari, piacevole.

V ha

una scena

al

77
castello degli Elei, su nell'Alto

solitudini

dove non

si

udiva se
i

Appennino (in quelle non il muggir delle manventi

dre e

le

grida che

mandano
),

passando nel loro

viaggio vertiginoso

degna

di speciale ricordo.

la

due timidi adolescenti, su cui la paura, alitando notturna nelle vecchie sale del castello, opera quel che solitudine e amore insieme non aveano saputo.
di

prima notte

Alle linee e alle figure leggere


alito,

manca

solo

un

tocco,

un

un

nulla per uscir Ubere e vive dagli ultimi rite-

gni della maniera.

questa scena sola.

Ma dovunque

la

mano

del-

ha avuto ventura di calcar meno insistente, dovunque un'esile trama o reale o fantastica pu rivelarsi, pare che una grazia particolare l'accompagni. Ricorder la novella di Pirigiuli, il campanaro che rinnova, non senza efficacia propria e forse con pi genl'artista

tilezza

psicologica,

la

difformit e l'amore di Quasi-

modo.

E
)),

se lo spazio

mi

consentisse vorrei mostrare la

bellezza,

non importa

se

disuguale o imperfetta, del


la visione delle

Gioco

dove indimenticabile

belle

pescatrici danzanti in
al

una limpida mattina torno torno

povero gnomo attonito, nella gaiezza serena e crudele della loro giovent trionfante. Vorrei ricordare la
figura del vecchio novellatore che incanta
le

bimbi con

vecchie fole.

Ma
.

la

pi bella forse quella delle


della

Figlie di ludc

Sono

tre

belle

figlie

padre a perpetua verginit che

montagna, votate dal le consiuna e scendendo


;

per guarire alla marina di Cervia

il

d di S. Lorenzo,

il

-78mare
galeotto alla loro voglia d/amore.
il

La

rustica avdi
visi e
;

ventura non perde

suo sapore romagnolo,

costimii e paesi colti dal vero che ci pi famigliare

pur dalla sostenuta e talora squisita eleganza del narratore, acquista gentilezza e l' idillio, nella grande spiaggia piena di sole e di risa e di gioia, ha una felicit,
;

ma

che oserei dire poetica. Le stonature, e sieno pure


denti,

stri-

non bastano a spegnerla.

Infine,

meno

felice

forse,

ma
si

pi significativa di
.

tutte, ricordo la novella

Alle porte del cielo

Il

tono

del racconto per la

all'argomento.

prima volta una scappatella


cielo,

trova che conviene


i

di ragazzi,

quali

han

contavan loro le fole, e gi dai loro monti, come in fantastica avventura, sono discesi un bel giorno fino ai limiti della pianura, fino alla pineta, dove le porte del cielo si aprono veramente per le loro piccole anime curiose e mostrano
creduto a quelle porte del
di cui
:

il

mare. In questa pagina di ricordi infantili natuche ogni cosa, anche piccola e comune, risorga
e strana in vista
;

rale

come nuova, grande

con quello splendore che dopo la prima volta nessuno di noi ha saputo pi ritrovare, trasfigurata quasi, in una luce di sogno
e di nostalgia.

Ma

tutta l'opera di Beltramelli io vorrei dire che


;

nata cos

da una nostalgia Le montagne e le lande e


meravigUato
di

di
il

sogno infantile

di cui egli ci
all'occhio

grande bosco misterioso narra, dovettero alcuna volta apparire

un un

fanciullo. In quell'et in

cui tutto

nuovo

e miracoloso, in cui basta


rio,

un campo

di terra nuda, e

un

ciuffo di salici o di robinie

79
a render nella piccola anima
finito di
l'

impressione di ogni inpi

lande e di acque e di selve, egli visse certo,

fanciullo

muto

e assorto in

qualche parte
il

selva-

tica della nostra terra,


la

dove

monte

pi aspro, dove
gli

pineta pi folta. In quei luoghi, fra

uomini

d'aspetto e di parola rude, che sorgevano intorno a lui come ombre gigantesche, egh vide ci che dal cuore

Fuggiva quel mondo agli occhi del giovane, dell'uomo usato oramai nelle citt alla vita comune, ma dentro glie ne restava l'o-

non

gli

doveva cadere mai

pi.

scura visione, glie ne cresceva

il

GU
cui

tocc forse

sue pagine

desiderio.

qualche traccia ne traluce dalle


solitaria e chiusa
lo
?

una giovinezza

In

gh ardori dell'animo o dei sensi

consumavano
che
il

silenziosi e segreti, in cui l'uso e l'esperienza delle cose


reali gli

manc, e realt per desiderio gU fingeva ?

lui fu quella

violento

gH scemava voglia e potere di mescolarsi al commercio comune e forse il senso della sua solitudine in mezzo al mondo reale lo
forse
il

mondo

interiore

spingeva a esaltarsi pi fortemente nella visione interiore


;

e tutti

gh impeti

e le forze del suo


lui

sua giovinezza erano dentro


quelle fantasie
e
i

come un

sangue e della fuoco, che in


il

consumava oscuramente
gli

suo caldo

suoi bagliori.

Tutto questo

cresceva dentro una piena di


e bollente

liri-

smo tanto pi torbida


dovuto sfogarlo.

quanto pi

il

silenzio

e la solitudine valevano a far fioca la voce, che

avrebbe

Alle quali disposizioni e qualit dell'artista se s'ag-

8o
giunga che molto probabilmente egli non ritrov se stesso, con lenta e tranquilla ricerca, nella consuetudine ma forse si riconobbe, con imdi ima cultura vera
;

provviso stupore, nello specchio delle pi

vili scritture

moderne,
in quello

nelle

prose decadenti, preziose, simboliche,


s'

estetiche e peggio

possibile, s che in quei

modi

che nel
fine io

stampo gli proruppe il torrente della poesia suo animo non aveva n forma n nome, alla
ci

credo che l'arte di Antonio Beltramelli

sar

rappresentata in
sorger,

un modo molto

simile al vero.

ne

anche nella nostra mente, un' immagine un po' oscura, un abbozzo confuso, il cui profilo non netto, in cui l' impronta del viso non si riesce a distin-

guer chiaramente.

Ma
esse e

tale lo scrittore
riuscir

a cui

le

qualit e
l'eccesso

le

virt

abbondano per
il

grande,

ma
;

quasi di

confuso tumulto

lo ferm.ano

a mezza via. Nulla

dalla natura par che gli

bellezza gli resta ribelle

manchi se non la felicit. La non cede al suo desiderio se


i

non
sforzi
false.

rara e fuggitiva

pi spesso par che irrida

suoi

vani, o lo inganni grossamente,

con immagini
io

Ma non

importa. Noi vediam^o


goffaggini
e

ogni cura in rilevarli


suguaglianze,
le

ed senza riguardo
i
;

ho posto

difetti, le di-

sentiamo insieme che tutto questo procede da un'origine non volgare, da un' ispirazione pura, anche quando i pi viU mezzi la
aiutino a manifestarsi. Sien pure vecchi e
gli artifci
;

falsi e frusti

lui

sono nuovi, e nel suo ardore come

8i
se
li

ricreasse per s.
;

La sua come un
?

retorica violenta, di-

cemmo, ma ingenua

e questo lo salva.

La

poesia
;

si

sente nelle sue pagine

dio che fuggito

ma

l'aura del suo passaggio ancora


Si

non

venuta

meno.

fermer alcuna volta

Sbrra, Bcrtlti crittci.

PER

UN CATALOGO

(CARDUCCI E CROCE)

Mi
tori

sta innanzi

un

libretto che
;

ognuno

dei miei let-

deve aver gi veduto


e

stato pubblicato

da La-

terza

porta

il

titolo

Scrittori d'Italia. Catalogo

della raccolta

.
il

Io

non

saprei trovare, diceva

professore Silvestro

Bonnard, ninna lettura pi


dolce di quella di

facile,
:

pi attraente, pi

giungere altro se
lettura
;

un catalogo a che non si vuol sognon che bisogna saperla fare, codesta

ci che all'eccellente

uomo troppo bene

riusciva.
gli altri
:

Ma
esso

questo non un catalogo come tutti


destinato a illustrare

non

punto per punto una

collezione di esemplari numerati e pi o


bili,

meno

venera-

e invano vi

si

cercherebbe quell'apparato di mifino


alle

nuta erudizione e quei particolari fra pedanteschi e


famigUari,
dall' incipit

sorti

di

un'asta del

183 1 e alla commossa notizia di uno strappo o di una

macchia

sul frontespizio,

che sogliono

offrire

pascolo

modesta dell'amatore dei libri. Qui non descrizione n cronaca, ma l'annunzio e r indicazione molto sommaria dei volumi che cominalla fantasia

ceranno a uscire

fra poco.

86

Questa scarsit di notizie del resto un pregio essa dilata il campo dell' immaginativa. Inoltre ci invita, mentre s'aspetta, a riflettere pi curiosamente
;

sulle qualit e sugli

elementi della nostra stessa aspet-

tazione. Voi sapete che

non

una

figura retorica, poich


le

anche se vogliamo lasciar da parte


la

parole grosse, e
il

coscienza letteraria nazionale e tutto


la

resto,

pur certo che bene o male,

pubblicazione di quello che riuscir, Corpus degli scrittori d' Itaha, un fatto abbastanza importante da meritare d'essere conil

siderato in se stesso e nei

movimenti
;

di spirito

donde

nasce e anche in quelli ch^ suscita


natura.

sieno essi di con-

senso o di desiderio o di dubbio o di qualunque altra

*
Il

primo sentimento eh' io provo del tutto personale di una moderata allegrezza. Penso che potr avere finalmente a portata di mano (se non proprio di borsa.... ma pazienza !) una raccolta di tutti gli scrittori e di tutti i volumi che mi possono bisognare. Una raccolta seria, solida, uniforme questa una gran bella cosa per colui che ha dovuto fino ad oggi combattere con tutte le insidie del mercato librario. inutile eh' io ricordi difficolt e disavventure che ognuno conosce per esperienza. Chi non ha provato, da quel momento in cui l'amore delle parole scritte cominci ad operare pi consapevolmente nell'animo,
; ;

il

difficile

desiderio di costituirsi

una biblioteca

di clas-

-87sici ?

del resto tutte le biblioteche, che uso, sono di classici


;

un uomo

ra-

duna per proprio

ci di libri de-

stinati a essere riletti e a durare nella

memoria. Ma per gh scrittori italiani non contemporanei, quanta fatica Era come una selva rada insieme ed aspra dove tro!

vare

un

libro

non era meno malagevole che trovarlo


l'

buono. Abbiamo conosciuto


rio insoddisfatto,

irritazione

del

deside-

verso

il

volume che mancava per;

fino alla Biblioteca pubblica

e la stizza dell'edizione

perfida e corrotta, venuta con troppa furia alle


inesperte.

mani

Tutto questo sta per finire ed bene che sia cos. Oramai potr maneggiare dei libri italiani, e metterH in ordine sul mio scaffale, con quella stessa fiducia rispettosa che ora provo, poniamo, per le edizioni di
:

mi basta di vedere la copertina di quell'umile aranciato, colore un po' stinto degh studi oscuri e della
Lipsia
:

spesa mezzana, perch tutta la stima accumulata da


lunghi anni
si

risvegli nel cuore

prendo

metto

al

posto con la sicurezza di

volume e lo poterlo aver sempre


il

pronto, di qualche eccezione singolarissima in fuori,

a ogni mia necessit di leggere e di rileggere e di recitare, senza sospetto. Saran


gli
i

finite le incertezze, le diffidenze,

esami

laboriosi, le
le

lunghe ricerche di consiglio presso

manuali,

esplorazioni dei cataloghi e delle mostre

antiquarie e dei cari etti dei libri d'occasione.

Sebbene, anche in ci era qualche grazia, e ne resta qualche malinconia. Io parlo per quelli che intorno
alle pareti della

stanza hanno degli scaffali popolati da


i

una

folla di

volumi vetusta e diversa, dove

testi sco-

88
lastici e

TAriosto e

il

Guicciardini vecchio di casa

si

trovano accanto alla

serie azzurrognola,

alquanto sbia;

dita e gualcita, delle edizioni

lume arancione dei classici appoggia mezzo sciancato a certe edizioni legate duramente in verde e nero del Lloyd di Trieste 1852, e par che domini con la mole grossa e bonaria una fila di piccoli tomi dalla copertina oscura che sa di seminario
o di Venezia del '700
\

Sonzogno qualche voitaliani di Milano 1802 si

pi^

i^^

1^ un'aldina, col dorso di

pergamena

rifilata e lucente,

non disdegna, per sua


penna
;

cor-

tesia, la vicinanza di certe traditrici edizioni napole-

tane vanamente

corrette a

e tutte gonfie dei

quinterni scuciti e scomposti

volmnetti del rosso Dia-

mante
una

brillano
di'

un

po' troppo piccini fra


;

gh

elzeviri

consunti

venticinque anni fa

e nell'ultimo ordine

Danti e di Petrarca, di molte et e di molti formati, tomi scompagnati, quaderni stazzonati dall'abitudine di portarli in tasca, una edizione che conserie di

tent per
fila

un pezzo sbattuta fastidiosamente


non vai meglio

dietro la

e un'altra, che per s

ma

oggi piace,

posata di traverso al di sopra, ci rappresenta con variet pittoresca il desiderio ancora irresoluto dei testo
definitivo e gli ondeggiamenti insieme e le mutazioni

del nostro studio e del gusto.

L'occhio scorre su quelle


scere e a ricordare
si
;

file

si

ferma a riconole

dai margini stazzonati e fregiati


le

leva

un susurro

confuso. Sono

ore e

piccole av;

venture del nostro passato silenzioso e mediocre lasciamolo nella sua pace. Ninno si potrebbe giovare di esso, fuor che una nostalgia alla quale non tempo oggi.

-89Oggi pensiamo
vecchia.
alla

biblioteca nuova, e al diritto


la

che essa pu accampare per arricchire o sostituire

Non

si

tratta di

uno

di quei soHti ospiti, por-

tati dall'occasione e raccolti dalla fortuna di

e di

un animo

incerto nei suoi errori

uno sguardo siamo di fronte a

una

collezione compiuta,

valente di ragioni proprie,

che cercano ricetto meglio nella intelligenza che negli


scaffali.

mai chiesto che cosa le possa aver dato origine o meglio, quale motivo possa aver condotto a poich lui, e non altri, tale impresa Benedetto Croce
Vi
;

siete

il

soggetto sottinteso dei nostri discorsi generici

di

La prima cosa che questa collezione rappresenter lui mi pare che sar il gusto del bibliofilo, amante
:

compiute e delle belle impressioni pulite l'uomo che ha radunato, secondo che si dice, una preziosa e rara biblioteca; che ha gi dato in qualdelle belle raccolte

che

modo

il

suo
altre

nome

alla raccolta dei Classici della

filosofa e

ad

imprese assai degne, lascer in questa


abilit

la

migliore

impronta della sua

ordinatrice e

della sua finezza tipografica.

Ma un

lavoro di tanta

mole non pu nascer solo da una passione di bibliotecario. La ragione vera chiara per quelH che conoscono il Croce essa si confonde, quasi, con tutta l'opera di lui, e con quella passione profonda per il vero, per le
;

notizie esatte, per le ricerche compiute, per la prepara-

zione seria e per la cultura sincera, assolutamente o-

nesta e infinitamente

curiosa e perfettamente certa,

che egli ha in tutta

la vita

sua espresso da s e impresso

nel pubblico. Fare la storia critica di

una

letteratura,

9^
senza poggiare, come sopra terra salda, su una collezione di testi autentica e sicura, doveva essere un tor-

ed era gi un bisogno oscuramente sentito in tutto quel movimento di studi e di animi che da lui si partito. A ci ora si soddisfa s che sia possibile a tutti in un giorno non lontano parlare di quello
lui,
;

mento per

che

si

letto, e averlo letto bene.


le

Io dico

cose alla buona,

ma

se ci pensate
;

bene

vedrete che questo fatto importa alla storia

un mo-

mento capitale e quasi direi riassuntivo di quella et che comprende il rinnovamento degli studi positivi e il risorgere di una coscienza del passato nella nazione.
In fine
il

catalogo di questi scrittori rappresenta

anche l'animo letterario del Croce e del nostro mighore insegnamento universitario il loro sentimento e i
;

gusti e la scelta.

prima la biblioteca teubneriana, per rendere qualche immagine della mia aspettazione di qualche cosa di mezzano e maneggevole, e pm' compiuto e rassicurante.

Ho nominato

Ma non

bisogna far confusione.


;

Verso

la

teubneriana la mia fiducia illimitata


alla

io so

che essa appartiene

grande tradizione dell'umane;

simo, e non pretende di recarvi nulla di nuovo


cetta, e

tutto

quello che ci perviene dalla certa antichit, essa lo ac-

bada solo ad accostarsi a quell' ideale che del resto una parte della stessa antichit della mi-

Potr trovare di Eschilo o di Bacchilide una lezione pi soddisfacente altrove ma per eccezione. Del resto, e pur con la riserva di cercare caso per
gliore lezione.
;

caso testi

critici

pi squisiti, per

il

mio

diletto e per la

>-9i
mia
lettura,
io

posso prender tutto a occhi chiusi.

Se la spesa non mi trattenesse, io vorrei avere tutta


la collezione nel

mio

studio, e poco pi avrei a desi-

derare.

Della biblioteca itahana di Bari non


stesso.

si

pu

dire lo

Ne avremo

testi eccellenti, in veste assai


ci

buona,

ma

il

tutto insieme

lascia

un'ombra

di diffidenza e

di fastidio.

Se

si offrisse

l'occasione di associarsi a tutta la serie,

cos in massa, senza diritto di

esame o
il

di scelta, credo

che

nessuno di noi

si

sentirebbe

coraggio di accettare.

Non
ci

questa la biblioteca del nostro cuore, quella

che solo al colore della copertina e alla forma dei tipi


possa consolare
gli
1'

occhi e invitare all'amico riposo.


Italia? quasi

Chi ha nominato
scelta
lei

che questa fosse


il

la

degna di rappresentare durabilmente

nome

di

e la voce del suo passato....

C' qualche cosa in fondo all'animo nostro che


agita con

si

mormorio di inquietudine e di scontentezza. La quale non voglio, e forse non saprei io discorrere con precise ragioni. Ma penso confusamente a tutto quello che c', nel catalogo d'oggi, di meschino e di
effmero, limitato ai bisogni e ai gusti e alle abitudini
di

un momento molto

particolare della nostra cultiu-a,


:

anzi del nostro insegnamento

penso a questa presunil

canone dei noscrittori, quello che tradizione e storia avevano fermato negli anni e impresso nella forma della nostra mente. Questa presunzione non sar, non certo e non
zione quasi pedantesca di voler rifare
stri

pu

essere, nel

promotore

ma

io la

intravedo nei col-

9^laboratori,

ma

la

sento nei lettori e in tutto quanto

il

volgo profano.

Quel che s'aspetta dai pi non gi un dono modesto di sane e pulite edizioni, ma un rovesciamento di
valori,

qualche cosa come

la

nuova automobile
il

di Edi-

son o

il

viaggio del dottor Cook.


!

Povero dottore

Egli almeno ha sofferto

freddo

ha vissuto i lunghi mesi solo in mezzo al ghiaccio pulito ha pagato col dolore e con la fatica il suo diritto di dire delle sciocchezze. Questa gente che ho intorno tutta sporca d' inchiostro, brutta e pettegola non pu essere sano quello che promette tanto pascolo alla sua ignoranza ambiziosa. Pensate che quasi per ogni nuovo volume di questa
del cerchio polare e
:

raccolta sar possibile

un

articolo

su certi giornah,

che

nomi

di

un

lirico

del seicento o di

un

trattatista

del secondo

cinquecento ursurperanno in certe conposto del poeta giapponese o


dell'

versazioni

il

impres-

sionista egiziano, pensate a tutti quelli che per

un volume
ri-

nuovo
loro,

si

sentiranno in buona fede dispensati da ogni


1'

spetto verso tutti quelli che

hanno

letto

prima di

pensate alla novella istoria che parr cominciare


e ditemi se

da codeste ristampe,
in cui forse
l'

non

ci

dev'esser sotto
critiche,

qualche cosa di marcio.


collazionare o la

saranno

edizioni

indicazione di una stampa

nuova
le

lettui'a di

im

e in

mal nota da un manoscritto


il
;

sar

come

la freccia

avvelenata che cerca


esalter
nel

collega nee la gioia


di

mico attraverso
del

boscaglie della scienza


si

professore

trionfante

pensiero

contribuir,

come

dicono, a guastare una tradizione e

93
a creare un nuovo valore
virt delle cose e dei
;

a toglier via

la

vecchia lette-

ratura e di frasi e di motti, per restituire la dimenticata


fatti.

Le cose
si

tutto quello che c' in

me

di

meno

ingrato

rivolta dispettosamente. Nulla cos vago goffo inle cose.

concludente retorico come

Lasciate questi idoli ai meccanici e ai procaccianti,


ai quali le provincie ignorate, le lacune,

r ignoto, r inedito e le cessari come l'aria per


rere.

V inesplorato, preziose scoperte sono cos nei

respirare e

titoli

per concor-

Parliamo onestamente di questa cosa onesta, che


r ItaUa e
i

suoi

libri.

allora bisogner persuadersi

che

nostri vecchi erano gente

erano meglio, e
intendere
;

quando non avevano occhi per leggere e animo per


noi,

come
ci

e tutto quello

che noi

crediamo di sco;

molto tempo prima di noi e quel che c'era da vedere, da gustare, da notare, altri pur l'aveva veduto e gustato e notato, se anche non l'aveva detto a modo nostro. C' una sola cosa forse che
prire, altri l'aveva scoperto
il

passato non
le

ci

possa

offrir bell'e fatta

la gioia di

accostare

grandi cose belle, e di comprenderne len-

tamente la nobilt nell'animo puro. Essa nuova ogni mattino in ognuno che se la sappia creare. Se nei libri che ci si offrono potremo trovare qualche lume e qualche occasione di quella, sar abbastanza
per esser contenti.

una

gioia leggera

essa sfugge dalla

mente che

cerca di abbracciarla e lascia di s solo un'ombra, quasi

un vago odore

e principio di gentilezza

pochi fortu-

94
nati la sanno esprimere.
in ci

bisogna cercarla umilmente


pa-

che

la effettiva realt delle scritture, nelle

role a

una a una

e nelle composizioni di parole e nella


:

scelta e nelle mutazioni e nelle giacitiu'e delle parole

che

tutto quello che nei librfsi trova, sorge da questi principi.

bisogna accoglierla da quella che stata


l'

la effet-

tiva disposizione e V intenzione e

idealit dell'uomo
I-

con cui conversiamo


talia,

che se egU uno scrittore d'

sar essa nella pi gran parte dei casi la bellezza


degli universali,

non

ma

dei

particolari,

delle

parole
;

e delle rime e delle


la bellezza

immaginazioni e delle correzioni

aveva imparato a gustare e ad amare da coloro che erano venuti prima e che ha comunicato
che
egli

ai seguenti, la bellezza

insomma

l'

ideale che degli

italiani e dei classici e dei linguaioli e

degU accademici
dei romantici te-

e di tutti quelli

che vorrete,

ma non
;

deschi o dei

filosofi indiani.

Se non vi piace, cercate altrove


a restare in
Italia.

nessuno vi obbliga

Ma

se ci volete restare, bisogna se-

guitare l'usanza del paese.

volete fare della critica, dell'erudizione, della cu;

riosit

e che

Dio

vi benedica
s'

o volete darci gH scrit;

tori d' Italia e

quelh non

inventano

inutile volerne

scoprire dei nuovi, voler tirar fuori le scritture scientifiche piene di cose, voler sostituire alla tradizione no-

stra letteraria e toscana, col suo centro nel '500 e col suo

orientamento invincibile verso


tura
d'occasione,
fatta
di

la poesia,

una

letteracritici,

scrittori

dialettali,

pensatori, scienziati che

non hanno mai avuto adden-

95
teliate
s,

ed

efficacia nella storia e

poco valgono di per


il

una letteratura spostata tutta verso

'600 e '700,

verso quella parte di essi che rest nell'effetto pi

osciua e

meno

feconda, una letteratura senza piani e

senza architettura e senza forma.

Non

dico che

il

Croce voglia questo

sarebbe as-

surdo. Tutti conosciamo la chiarezza della sua intelli-

genza, tanta da superare anche quelle che sarebbero

manie e le particolari tendenze dell'uomo, che non pu gi scordarsi di essere napoletano, di esle

piccole

ser critico per professione e dedito alle cose del pensiero, e di essere stato

magari erudito e cacciatore di


questo nel Croce
si

rarit bibliografiche, di certi secoU e di certe regioni,


nella sua giovinezza
;

vede come

una sfumatura, che non offende, anzi piace, poich il compimento della sua fisionomia ma tenuta da
;

lui in

quel conto e in quel luogo che

le

spetta, e che na-

sce pi dalla simpatia che dalla ragione.

Lasciamo stare

il

Croce, e leggiamo
il

il

catalogo, sia

pur provvisorio, leggiamo

manifesto

poniamo mente

alla lista del cinquecento, per

esempio, anche in certe

particolarit quasi accidentaU, del posto che vi


il

occupa prima del Caro o l'Aretino rispetto al Castiglione o il Folengo rispetto al Berni ed ecco il pensiero dei volmui che usciranno per primi, e non a
Castelvetro
;

caso saranno curiosit tutte del seicento e settecento,

d lume a questi accidenti


coli dal

guardate poi bene


alle

ai se-

XVII

al

XIX
del

sopra tutto,

omissioni e alle

restrizioni,

come

Buonarroti e del Bartoli, o del


infiniti altri, e

Giordani e del Capponi e di

a tutte

le

g6
giunte inaspettate e antipatiche che qui non luogo di
ricordare.

La tendenza
!

alla fine

troppo chiara.
di cui

Ahim

io scorro

ancora una volta questo program-

ma, formato da tanti valentuomini

ognuno ha
re-

verso la nostra cultura meriti molti e insigni che io

non

saprei ricordare senza reverenza, e

un lungo

presso sospiro
infinito.

mi

sale
il

su dal profondo, con rimpianto


Carducci?

dov' ora

Non

avrei voluto profferir questo nome, troppo an-

noiato ormai dalla retorica volgare e degno di essere


difeso solo col silenzio.

Ed
l'altro

vero poi che se tra le righe di questo catalogo

a ogni pausa della lettura pare che incontro sorga quelglorioso

catalogo e veramente italiano che


i

il

Carducci, con tutti

suoi partiti presi superbi e con le

magnanime
s

superstizioni,

avrebbe saputo

fare,

tutto
:

ci d'altronde

pi facile a

desiderare che a dire

che sembra meglio tacere. Ma io ho ancora qualche cosa sul cuore. Sento

troppo bene che in codesto luogo oramai fatto comune, del paragone fra il Carducci e il Croce, c' ancora qualche angolo buio, un nodo che vuol essere sciolto. O-

gnuno parla di cambiamento di indirizzi, di allargamento di campo, di progresso e sviluppi nuovi della cultura n son parole soltanto, ma come in una nuova
;

aria si respirano influssi mutati.

bene che

sia cos,

e al

te,

compiacimento altrui anche io consento. Se non che quando, quasi a un intoppo della correntutta questa mutazione vaga si circoscrive e prende
limiti e figura intelligibile, al-

da un argomento preciso

97
lora

tempo
:

di

guardare

le

cose

un poco pi intentadegli
scrittori

mente.
d' Italia
si

Fermiamoci a codesto Corpus


nella

opposizione
Carducci,

che
fa
il

quasi

natui'almente

determina fra quel che ne


il il

Croce e quel che ne


dello spirito

avrebbe fatto

mutamento
si

e dell'educazione letteraria assai chiaro.


glio sapere di pi,

Ma

io

vo-

non

solo che cosa

cambiato, e

come,

ma

anche se c' stato guadagno.

Non
e
il

una domanda oziosa


il

ogni generazione ha

bisogno di far qualche volta

suo esame di coscienza

suo bilancio morale.

Dicono che l'uno si sostituito all'altro nel posto di maestro degU italiani. Guardiamo dunque in tutti e due, non tanto quello che stato insegnato da loro, quanto quello che stato ricevuto, appreso, ripreso
dagli altri
;

quello che

si

spera ancora e

si

attende

per loro benefcio.

Con

ci

non

si

vuol fare confronto delle opere o


;

degli uomini, che sarebbe stupido

l'uno era
quel

padovano
che per

e l'altro laico.

Ognuno

stato

ed

tutte le ragioni che la natura ha disposto e la storia

potr discorrere.

Ma

noi vogliamo guardare

il

Croce e

il

Carducci

nella loro realt, oggi,

come due

forze presenti e vive,

operanti attraverso

il

quotidiano tumulto con irraggiaconcessa la fantasia epicurea, di

mento da
anime

s,

mi

sia

idoli intorno rispecchiati e

variamente raffigurati dalle


si

degli imitatori.

Altri

provi a sua posta di

circoscrivere e giudicare, e magari anche di superare,

l'uno o l'altro, o tutti e due. Beato lui


7

Sbrra, Scritti critici.

-9810

non penso
si
Il

gi di superare nessuno. Ci che


;

morto

supera, ci che finito e conchiuso

non

ci

che vive.

Croce vivo, credo, nella persona e nel


;

pensiero instancabile

vivo

come

il

fiume che corre


e della
fida al

in fondo alla pianura, e

ad ogni ora del giorno


si

notte l'orecchio, pur senza intendere,

murmurc
le

vasto ed amico
noi
del corso.

l'acqua passa veloce verso regioni da


e nessuno

non conosciute

pu prevedere

fortune

Che cosa sar domani, che cosa tenter o scoprir


nel
dire

mondo
;

delle idee e in quello degli

uomini?

Non
il

so

ma

so che la sua forza


gli

sempre desta. Se
il

caso

gU far cadere sotto


colo e tranquillo

occhi queste pagine, io so che


loro posto picla

esse troveranno nella sua intelligenza


;

e forse

un

sorriso

-accompagner
le

formula, che definisca limpidamente


irrequiete.
11

mie cogitazioni

Carducci dicono che morto.


?

Ma

che cosa morto

Penso che a pi d'uno baster non dico aprire quei volumi ma riscuoter solo nella memoria l'eco di una pagina o una pa,rola o un lampo della grande coldi lui
;

lera per

mandare gloriosamente
lui,

all'

inferno, nella pre-

senza e nella pienezza di


critica.

tutta la mia cantafavola


;

Anch'

io

far

tanto, forse, domani. Oggi no

ho bisogno di seguitare, finch non abbia veduto chiaro nel mio dubbio. Parlavo poco fa di un esame di coscienza che in-

combe

alla nostra generazione.


la frase

questa brutta

scri-

vania dove son seduto,

Se m'affaccio alla finestra

suona un po' ambiziosa. vedo i quattro muri grigi

99
di

un vecchio

cortile in cui cresce l'erba e su in alto

risplende, nettamente segnato dall'orlo dei tegoli brimi,


il

quadrato del puro

cielo di

settembre.

L'aria cele-

ste,

lavata dalla pioggia notturna, brillante e chiara


;

di sole

silenzio e dolcezza.
le

Ma

generazioni dove sono?

Neanche una ron-

dine intorno. Ci sono io solo e tranquillo.


Lasciate dunque che vi parli di me. Per studiare
gli

effetti

di

quella spirituale imitazione che occupa

oggi la nostra curiosit,

non trovo nessun altro esemplare di umanit megUo alla m.ano. Con un poco di buon volere, anche la mia storia assai ordinaria pu

ser\re di specchio a molte altre.

E
stri

cercher nel passato. Se vogho esser sincero, mae=

non ne trovo.

cominciato presto a sentire parlare del Carducci ma in principio non ne e a conoscere la sua parola avevo quasi nessun beneficio. Come molti di coloro che
;

Ho

aure della vita morale nell'ultimo decennio del secolo scorso, i miei maestri primi furono
si

destavano

alle

barbari.

Mi ricordo

di

una lontanissima
io

estate, in cui

bocconi sull'erba

grigia

d'agosto, alla fine di

un po-

meriggio di esaltazione,

guardavo il cielo e pronunziavo con voce che mi pareva piena di solenni promesse queste parole E Carlo Marx. Era la fine Carducci
:

di

una

strofe saffica,

che avrebbe dovuto conchiudere,


le

come

naturale, la storia di quella stagione rivelatrice


;

per la mia mente

per fortuna

rime erano alquanto

aspre a trovare, e non credo eh' io ne facessi altro.


il

Ma

frammento

resta significativo.

100
Avevo
letto in
;

quei giorni

le

Nuove

Poesie, edi-

zione Zanichelli

e l'unica cosa che m'avesse toccato


i

era la prefazione con

discorsi di Hillebrand e di Etienne


;

dell'Accademia di Francia
di

e poi

un poco

.e\V Avanti !

VersagHa,

Danton ed

Emmanuel Kant,

Iddio,

molto in confuso. Frattanto m'ero succhiato Marx, che mi legava im po' i denti, e quanto pi Labriola, Turati, Lafargue, Engels, Spencer e Lombroso avevo Carducci lo agpotuto. Quello era il punto capitale giungevo per euritmia, perch mi pareva che un poco
;

di letteratura stesse

bene per contorno.

L'estate dopo rileggevo quel libretto, insieme con


le

Odi barbare e con qualche cosa delle Confessioni e e ne trascrivevo, ahim, battaglie, edizione Sommaruga
;

dei

pezzi sopra

un mio quadernino. La maledizione


me. Nella
scelta,
il

della retorica era sopra di

criterio

mi veniva

dalla lettura delle riviste politico -sociali

dai libri del

pensiero

di invettive e di

moderno facevo traslati, con un fremito di


;

collezione

allegrezza

nelle dita ogni qualvolta m'abbattessi a scrivere sillabe

di

qualche

protoplasma poetico
beli'

Trovavo che

il

Carducci fosse un
rattere
la

ingegno e un forte scrittore,

ma

debolissimo di pensiero e di critica, e


;

uomo
,

senza ca-

sua

evoluzione

poetica

la

terminavo

Nuove poesie di cui amavo sopra tutto le versioni da Heine. Le Odi barbare appartenevano gi alla involuzione . C'era fra le mie carte una Ode a
coi Giambi, e colle

Ferrara

<j

alla

Chiesa di Polenta

regalatemi quanletto.

do uscivano separate e che non avevo ceva molto il Chiarone.

Mi

pia-

lOI
punto di partenza, gli episodi successivi importano meno. Come arrivassi un bel giorno a stuQuesto fu
il

diar lettere per

il

tramite della

filosofia positivista e

della critica storica, uso Giornale storico, e scientifica,

uso Taine o anche. Dio mi perdoni,


entrassi

Nordau, come

un poco a malincuore nella scuola del Carducci e che cosa mi sembrasse del suo modo di leggere il Parini, e come infine certi paragoni di succhio e linfa popolare risorgente nella poesia fossero per un pezzo,
insieme con la imitazione pi grossolana e colorata
delle prose,
il

solo e quasi estrinseco


inutile ora ridire.

legame del mio

spirito
Il

con

lui,

giorno, in cui tutta questa materia vile che s'era


di

accumulata dentro
visa

me lungamente

quasi per improv;

fiamma

si

puiificasse,

doveva venire

venne.

Mi tocc anche una buona ventura, che nessuna personale efficacia e consuetudine o caso m'aiut n m' interruppe. Imparai a poco a poco che non bastava dare
esatte le citazioni e la bibliografia critica per esser letterati

da bene, e mi vergognai di parlare dei testi che non avevo letto ebbi a noia i luoghi comuni, e m'ac:

corsi che la lingua

italiana e la metrica e la storia e

tutto

il

resto, per sapere,

bisognava averlo studiato

non

nei manuali,

ma

negli scrittori.

poi lo scrupolo

di coscienza divenne

abitudine,
;

diletto

quotidiano e

forma propria della mente


cadere, accadde, in quel
avessi dovuto nominare

e tutto quello

modo

che doveva ace con quegli effetti che


ogni modo, se allora io
della

a voi non importano punto.

gh autori

mia

trasfor-

mazione

spirituale,

avrei parlato secondo la vicenda

102
degli anni e delle letture, del Boccaccio e di

Omero,

oppure di Sainte-Beuve e di Montaigne, o di Cicerone e del Petrarca non credo che avrei nominato il Carducci. Andavo, o ero andato, a udire le sue lezioni, con un entusiasmo equo che non sempre sormontava l'odio
;

della folla e del caldo

avevo provato

il

suo esame,

e offerto al giudizio suo qualche lavoro, senza

commo-

zione soverchia

avevo seguitato a leggere

e rileggere

gH

scritti,

ma

senza dare a questa consuetudine oramai


;

antica

un peso troppo grande

anzi ponendo mente

a distinguere sempre
tivo diverso.

meglio da certe abitudini e da

certe riflessioni acquistate

prima

il

mio gusto, che senil

A
vita

quegli anni, altri successero, in cui

corso della

mi allontan materialmente e profondamente dal vecchio grande animo che si spegneva e anche l'altra pi modesta e cara luce, che agli scolari meglio riflet;

intimamente vivo di quel tramonto. Severino era venuto meno. Ho voluto ricordare circostanze che possono parervi meschine, e sopra tutto oziose, ma mi sembrava necesteva qualche raggio attenuato
sario separar

ma

bene

gli

episodi di

una esperienza per-

sonale e contingente da

quella conchiusione pi larga

a cui mi sento portato. Io non voglio ritornare al Carducci per forza di abitudine o di scuola o di simpatia
sentimentale. Se far di lui
il

mio maestro

di civilt,

voglio che la scelta sia libera e consapevole delle sue


ragioni, pura,
di

non dico gi

di

movimenti umani,

ma

vanit e di indulgenze interessate, e sopra tutto

chiara, senza pieghe nascoste.

103
Dir
lo stesso del Croce,

in poi egli entrato nel

pi brevemente. Dal 1895 mio pensiero a poco a poco


;

non ho avuto sentore chiaro

di lui e del

suo lento crelo

scente dominio, fino al giorno in cui

me

son trovato
cominciava,
le re-

davanti intero. La mia esperienza di

lui

come

quella di tanti

altri,

da quella forma dell'erudito

preciso e onesto, che sorse

un giorno attraverso
;

censioni del Giornale storico

e cresceva poi senza so-

spetti a furia di giunte e di successivi ritocchi, accet-

tando la chiarezza del suo argomentare prima sopra un punto e poi sopra un altro di questioni letterarie circoscritte, e quindi fermandosi sulle sue idee come
per confronto con altre di pensatori apparentemente

pi interessanti, con una curiosit che diventava insensibilmente compiacenza dell'accordo e infine gioia
dell' intelletto.

che mi pare di essere verso di

lui in

una disposizione che non


lui e

n quella degli scolari veri

e propri e di coloro che paiono venuti al

mondo

per

giurano nel suo nome, e neanche quella di coloro

che non hanno saputo seguirlo nel corso del suo pensiero o in nulla o solo fino a

un certo punto, e se la prendono con lui oggi perch ha camminato pi oltre la disposizione del mio animo simile a quella dei pi, e non turbata in nulla dalle vicende di un commercio personale, che pu essersi svolto quasi in parte separata. Lasciamo andare ora tutto questo. Poniamo di
;

avere

due uomini davanti a noi e interroghiamo la nostra coscienza, che cosa aspetterebbe da ognuno di loro, e di che vorrebbe parlare. Una differenza mi
i
:

colpisce.

104
Il Il

Con uno si pu parlare di tutio con campo e l'apertura delle due intelligenze
;

l'altro

no.

diversa.

Carducci ha delle angustie che Croce non conosce. Io sento che a costui, se dovessi prenderlo per maestro,
e nel male con una sincerit assoluta poich la sua intelligenza non rifiuta nulla del mondo. Prima di ogni modo di

mi

potrei confessare in tutto


;

il

mio bene

adesione o di simpatia, mi pare che debba sorgere in


lui
il

desiderio di comprendere.
gli dico, io, egli

non si piglierebbe ira, ma piuttosto curiosit, e quella non malevola. Io mi potrei scoprire a lui in tutta la mia profonda diversit morale, nel mio fastidio delle idee astratte e delle correnti spirituaH, nella mia antipatia verso tutta la gente
Di quel che
seria elevata e convinta per professione,
nelle

debo-

lezze

del

mio pensiero

nelle

malinconie della mia

sensualit, in tutto quello

insomma che meno somigHa,


;

che pi repugna alla sua forte natura ma non credo che me ne vorrebbe male. Se prima fossimo stati, an-

che dopo potremmo restare amici.


Il

mio

sentire differente, sarebbe per lui meglio che


;

un urto o un insulto, un piccolo problema che posto con curiosit, sarebbe sciolto forse con un sorriso e poi anche la mia forma della mente sarebbe ammessa come una parte o modesto episodio del suo intelligi;

bile universo.

Col Carducci

il

fatto
il

Voi sapete bene che

andrebbe altrimenti. discorso vorrebbe esser cauto,


sopra terreno pericoloso
i
:

come d'uom che

si

muova

a ogni tratto gh pu scoppiare sotto

piedi. Nella con-

105
versazione di lui

anche delle insidie, dalle quali conviene guardarsi. Cave leonem ! A ogni passo si scoprono templi e statue e termini pi oltre sono le terre maledette. Fate che s'acsacri
ci

sono dei

limiti,

costino

grandi nomi della letteratura o della rivoluquarantotto, la Hngua italiana


il

zione, o sorga la specie delle sue grandi idee e architetture,


il

rinascimento o
ardere
e

il

il

principio nazionale o

popolare, e sentirete subito


;

quel terreno

rumoreggiare

bisogner fer;

mare

il

discorso, o avanzar

con misura prudentissima

tendendo l'orecchio a ogni brontolio, studiando l'effetto delle parole cautamente, nei lampi dei piccoli
occhi e nelle scosse brusche dell'antica testa raggiante.

Baster una parola un cenno un moto, che possa gettare anche di lontano qualche
e

ombra

sui

numi

indigeti

non dico poi

*Lin

sospetto di citazione non sincera,


:

di dilettantismo o di esotismo o di ignoranza storica

un' imprudenza sola, e avr al viso

le

unghie e

1'

alito

ardente del leone.

badate che non sar sufficiente eh' io tenga per me certi gusti, e eh' io rispetti ugualmente e numi e guardandomi bene dal confessar per esempio idoli,
quel che penso di Crispi o dei principi dell'Sg o della
cosi

detta

tenebra medievale

sempre dovr essere


;

in armi. Trasmutabile egli per tutte le guise

mo-

vimenti della sua intelligenza e

sussulti del

tempera-

mento

si

ribellano a ogni previsione tranquilla.


!

Oh, col Croce non c'erano mica terreni privilegiati Io gli parlavo di tutto ed ero certo di esser compreso.

Eppure,

se ci

penso bene,

la

mia soddisfazione non n'era

io6
per nulla cresciuta. Diversa era, non maggiore. Parlavo

con molta dimostrazione esteriore di rispetto, credo, e certo con ammirazione e stima profonda dentro, e gioia sopra tutto di quella
e

ascoltavo

quietamente

chiara e dritta e arguta e lieta ragione sua.

Ma
mi

parlavo da
;

uomo
oltre

a uomo, quasi sullo stesso

piano e del pari


di fare

che minore, e infinitamente,


solo per avvicinarmi.

sentivo anche diverso, e pur senza nessun bisogno

uno

sforzo, o

un passo

Non
di e

c'era in

me

entusiasmo n inquietudine. Sapevo


forse

potermi fidare a quella accoglienza netta e precisa


cos fluida

da avvolgermi tutto

sentivo

un
r^

poco di freddo. Che cosa ritraevo di

me

stesso

da quella esperienza
luce sul

Una

valutazione generica che oserei dire perfetta,

ma
se-

senza insidie di penetrazione, senza


cretiim
;

mio

nessuna parte celata

si

rivelava nell'incontro.

La

esperienza investiva una parte, non dico imper-

sonale, -ma quella che

pu
;

essere

fatta impersonale,

categorica e intelligibile

l'effetto se

ne rifletteva so-

pra
sieri

la

mente
di

assai largo, seco

conoscenze,

ma

portando novit di pennuova forma di umanit

che potesse servir di esemplare nuovo e ragione morale,

non ne portava.
Vorrei dire che
il

beneficio di lui
;

si

risolve in

una
se

forma logica

universale

non

abbastanza umano

per suscitare principi di spirituale imitazione.

qualcuno ne sorge, quello contingente e cattivo, limitato a certe abitudini del bibhofilo e del napoletano, a certi cattivi gusti del letterato, a certe aridit

io;
del critico, che sono la sola cosa forse che del Croce
si

ritrovi nei cosidetti imitatori

il

resto, per la

pi

parte, pensiero puro, e

non

si

pu imitare.
ognu-

Torno

indietro, a quell'altra intelhgenza che

no mi afferma molto pi limitata. Limitata veramente poca imprudenza bastava a farmene accorto, con un urto contro uno dei limiti, improvviso e terribile. Quindi tempesta e fuga cacciata da aspre parole. Ma il giudizio di lui, anche nell' ira, investiva la mia persona come un raggio di luce, ne fermava il
;

carattere con pochi tratti


reggiato.

scultori

mi sento

signo-

composto dentro una cornice fittizia si determiner in rapporto con cerU piani di luce o d'ombra estranei a me e un poco artima, dentro quei fciaU, il patriottismo, lo storicismo
Credo bene che
;

il

ritratto sar

che cosa potr essere pi vera, pi somighante, espressiva? La giustizia e la ingiustizia me ne piacelimiti,

ranno ugualmente. M' inchino a ci, come mi sono inchinato nella


conversazione a osservare quei termini sacri nel
della sua mente, senza dispiacere, e

campo

non soltanto per

una reverenza, che pure era legittima, verso l'uomo. Sento che piegandomi, accomodando parole e cautele, non ho fatto nulla di men degno non ho manomessa la sincerit del pensiero con nessuna ipocrisia.
;

E
cielo
;

lasciamo stare ora che


s

la

verit vera sia dal


gli

che a quella che recano innanzi

uomini

convenga accostarsi con molta tolleranza. Questa pu essere regola di buona creanza nel commercio, ma non

io8
ha luogo nell'animo nudo
:

ivi quello

che vero, vero

sempre, e sopra tutto. Se non che nel Carducci io sento diversa forse dal
vero la forma e
gli

episodi del giudizio,


;

ma

identica e

santa

la

intenzione

suoi errori stessi sono gloriosi.

L'eroe, o

Marceau o

sia Carlo Alberto,

che io rispetto

una grande nobile forte figura che l'animo di lui ha creato e la fantasia ha avuto potere di imporre anche sopra di me. Tutte le cose che egli afferma vere sono vere anche per me: se non nella
nella sua ammirazione,
lettera, certo nello spirito.

sono vinto a consentire nell'animo, nella religione, nella santit del suo pensiero. Qui non possibile fare paragone col Croce, dell' inio

telligenza,

come

se

uno ne abbia

pi, e l'altro

meno.
il

Non

una intelUgenza generica,


;

di cui si possa rendere

quantitativa ragione

questo, al quale io parlo,

Carducci. Qualche cosa di grande aUta intorno e io mi sento pieno del nume. Il dialogo divenuto orazione.

Penso forse
sie dello

ai

XX

volumi

delle

opere

o
le

alle

vaste scatole di appunti e di schede coronanti

scan-

studio oggi silenzioso, dove la fatica di questo

aspro benedettino delle lettera ha lasciato per quarant'anni la sua traccia quotidiana e minuta? o penso a
tutto l'esempio di una vita, che nei particolari della
scrittura e

del discorso

non

si

esamiva,

ma

trapas-

anime e quivi trasfigurandosi, non perdeva forma per e durava e ancora dura?
sando
in vive

Ho
che in

dimenticato in questo
lui

momento
distanza

tutto

quello
;

era contingente e limitato e personale

non
del-

ricordo pi da

me

lui,

la

immensa

log
r ingegno, n
delle
gli

svantaggi della cultura, n

le

differenze

opinioni e del

gusto

voglio che tutto ci sia

fatto vano, e solo

mi

resti presente
il

l'uomo della mia


il

razza e della mia religione,


col quale
Io

testimonio e

compagno,

mi sar

dolce vivere e morire.

mi sento

vicino a lui in tutto quel che pi

mi

importa, nel leggere un libro e nel tollerare la vita.

sentimento profondo uguagha noi ai nostri fratelli che sono stati e a quelli che saranno al padre Omero quando spande il suo dire in mezzo agli uomini
;

Un

che se ne vanno come


tri

le

foglie della

primavera

Saffo che parla alle Pleiadi scintillanti, e a tutti gli al-

che sono venuti sopra questa terra nella cara luce


sole
ci

del

a soffrire e a amare e a godere

le

cose belle

che

sono, e cos, parlando con voce tranquilla e con


i

chiari occhi riguardando

mondo, sono passati come anche noi passeremo. Perennis humae


il

compagni

nitas

Ad
onoro.

essa appartiene

il

Carducci

per

essa

io

lo

con non intronato da nessuna eco di torbidi entusiasmi o di orgie e di non virili invasamenti. Sapeva di essere un uomo, non immortale, ma chiamato alla fine sentiva nel passato e in grembo alla terra le sue radici, e il suo destino in mezzo agli uomini. Dopo di che egli ha atteso al compito che la natura gli mostrava con una fede serena e superba, con una reverenza di tutto ci che era stato o grande o buono o bello, con un amore dell'opera propria e dell'altrui.
la

EgU votava

sua vita a questa religione,

animo schietto

e libeio e

no
che, per essere senza
illusioni

di

eternit,

non par
doni che
diritto

tuttavia

meno

benefico.
i

Che cosa importa ora se a noi manchino abbondavano a lui? Nessuno ci toglier il
onorare nel suo

di

Non si tratta
avere, o di

nome la nostra parte migliore. di un maestro, che potevamo anche non


leggere.

un Hbro che potevamo anche non

abbandonare insieme con lui la ragione pi profonda del mio sentire, la comunione col passato e la conversazione con tutti i grandi e cari e umani spiriti, e il culto della loro parola cara al mio
io

Ma

mi

rifiuto di

cuore sopra tutte

vogUo sapere che c' nella mia adorazione qualche cosa di vano che l'amore delle belle parole, con tutto quel che reca di sacrifizio
le

cose. Io

nel cercarle e nel custodirle e nell' imitarle, di superstizione nel goderle,

vano

son vani
i

versi e le rime
le

libri e

canti e

le

pitture e
;

simulacri e

immagi-

nazioni tutte quante

avere la gioia di

vogho saper tutto questo per affrontare con occhi aperti il pericolo

mio dolce. Passano i giorni e scema la luce e il tempo dell'amore se n' andato e l'ombra si avvicina a noi lunga e nera. Noi facciamo dei libri. Anzi non ne facciamo

nemmeno

contentiamo di leggere e di fare qualche segno sui margini. Ma questo basta, e la compagnia
;

ci

dei nostri padri e fratelli.

ho dintorno mi stato guida ad essa e aiuto e conforto degno come il Carducci. Fra tutti i vicini io non trovo altri, a cui poter dare con sincerit questo nome di maestro.... Orabunt causas melius

Nessuno

fra quanti


alii

Ili

coelique

meatus....

descriveraDuo meglio
;

cieli

del pensiero e gli episodi della storia

nessuno pu es-

sermi
per
le

maestro migliore di letteratura e di umanit


quali io vivo.
*

Ma
mida
Il

queste sono parole grandi

la

mia gente

ti-

non

le

ama.
le

Carducci del nostro cuore quello che diceva


di quaderni pieni di cancellature,

parole che nessuno, fra quanti serbano nel loro cassetto

un segreto

innume-

rabili e varie

come gH entusiasmi dell'adolescenza, sa ricordare senza tenerezza. Dopo il dono di fare la divina poesia, il dono largito, dagh dei ai loro prediletti, di

ammirarla
.

fino alle laxrime.

Questo secondo

dono, io l'ho

Anche noi l'abbiamo


dei rats
;

la nostra forza e la nostra


ci

debolezza, com'era la sua. Esso


ci

impedisce di essere

ha perm.esso di chiudere il cassetto senza goffaggine, e di andare tranquillamente per il mondo Quanto a lui, quelle lacrime lo hanno messo disarmato nelle mani dei suoi nemici. Essi trovano che alla
sua intelligenza mancava
versali,
la

purit degli interessi uni-

non

solo di fronte alla filosofa,

ma

di fronte

a quello che era pascolo e occupazione sua propria,


di fronte ai problemi letterari.
Il

hanno ragione.

Carducci non era n uno storico n un critico propriamente, come stato dimostrato e si potrebbe

confermare con molte prove particolari bellissime. Da-

112
vanti a una poesia non sorgeva mai in lui
il

problema

disinteressato del comprendere e del definire,

teva sorgere nella mente, poniamo, di pronto e aperto a tutto, purch riuscisse a render conto
intelligibile
Il

come poun De Sanctis,

della sua impressione.


lo scolaro di

Carducci sempre
i

Firenze e di Pisa,
la

che leggeva
stanziale,

classici per

imparare da loro

lunga

le-

zione dell'arte.

La poesia per lui qualche cosa di soche ha un valore proprio un tesoro, un non
;

so che di divino. In fondo a tutti


si

trova qualche cosa di religioso,

movimenti che non si pu dii

suoi

scorrere per ragione.

Con tutto questo


giudicare
scrittori,
i

c' nel

suo

modo

di intendere e
i

testi di quella religione, cio

libri

degli

un segreto che gli altri non hanno, che il De segreto degH il Sanctis non possiede, per esempio
;

iniziati.

appropria tutto quello che incontra bello e degno, con una gioia infinita, come cosa sua, di cui amore e natura 1' hanno fatto degno.
Egli
si

Spesso non sa criticare

ma

sa leggere, sempre.

Il

punto di vista da cui egli muove verso un libro il pi giusto. Poich non quello dello storico o del descrittore di inventari o del defnitore di giudizi
lo
;

ma

quel-

proprio dell'uomo dell'arte. Io penso a quest'uomo


fu in realt
;

come

a questo professore, che ha passato


libri e

tutta la vita sua in mezzo ai


stre del

che solo dalle


gli

finele

suo studio

ha potuto vedere

uomini e

donne

e l'universo.

Ma

com'era buona e sana e forte

la

sua anima

113
Egli non posava da eroe o da vate, confessava

uma-

sua dolce passione, in cui il culto per le belle parole dette dagli altri si confondeva col bisogno di crearne altre nuove, A questa passione si votava,

namente

la

senza perdonare a fatiche o a vilt considerando e cercando e illustrando ogni cosa nella sua sincerit
;

pagina per pagina, studiando gli scrittori nella loro opera effettiva e le opere d'arte in tutti i loro accidenti e problemi veri, particolari, pro-

punto per punto

con una sicurezza di sguardo e con una liberalit di cuore, che conforta a ripensare. Per dico che tutti quelli che si sentono portati dalla natura ad amare le lettere o, se volete, i libri, e a fare della loro consuetudine
pri,

la consolazione e

il

fine della vita,

non possono avere


le

migUor maestro di

lui.

poich navigare eternamente fra

nuvole degli

non pu piacere a nessuno, io vogUo che prendiamo uno scrittore fra i nostri e che ci proviamo a legastratti

gerlo insieme col Carducci, a

paragone con quale

si

voglia altro.

sia

il

Petrarca.

Dico che ancora oggi per leggere le rime del Petrarca, per leggerle dico con diletto e con giudizio sicuro e con penetrazione sincera di quelle che sono

quaUt intime ad esse, niente pu valere la edizione commentata da Giosu Carducci e Severino Ferrari, e che di quanto il discorso sull'opera di Francesco
Petrarca, a parte la eloquenza e la mollezza
in parecchi punti al Saggio critico
lirica,

cede

sul Petrarca, di tanto


critico e

quella edizione poi vince e

il

Saggio
si

gU

altri

commenti
8

e tutto

il

resto.

Ma

questo

deve dimostrare.

Serra, Scritti critici.

RETRACTATIONES

/ due primi articoli di questo quaderno furono scritti neir inverno 1908-1909 e comparvero allora pubblicamente sulla Romagna (Forl) Ho lasciato che si ri.

stampassero oggi quasi senza mutazione

Con

che

non

si dice eh' io

ne

resti contento oggi.

Se

dovessi scrivere ancora sullo stesso argomento, scriverei

diversamente, credo

ma mi

piaciuto di non turbare

questo piccolo episodio del

mio passato.
;

Correggere era poco sincero


tile.

rifare

mi sembra

inu-

Al piti, per scrupolo


'

di sincerit,

mi prover

di rias-

sumere in poche parole V impressione che queste bozze di stampa m hanno suscitato passando sotto gli occhi
in fretta.

Quando
per
il

scrivevo del Pascoli, scrivevo


;

pi per me

che

pubblico

cercavo di veder chiaro in

me

stesso, in

qualche punto che m'era buio e ansioso.


Il Pascoli era stato

un grande amore

della

mia
;

gio-

vinezza romagnola, turbamento


di molti anni fa
; e

e delizia del

cuore

parlo

avevo anche provato pi d'una volta


iscritto

a render conto per

di

quelle

che

mi parevano

qualit e verit del suo canto

{mi par di riconoscere,

ii8
nella seconda parte,

qualche pagina ripresa da

quegli
il

appunti vecchi)
dubbio
;

Poi era sopravvenuta la stanchezza e


;
:

un

franco dispetto delle cose ultime


i

quanto
ci si
rileg-

era cambiato lui, e insieme anche

miei studi

aggiungeva all'affezione antica, alla abitudine di


gere e di ricantar certi versi, senza cancellarla.

Tutto questo era in

me come una

confusione, che avevo

bisogno di chiarire e di sciogliere.


ci

Non mi domando
il

se

sono riuscito

ma
e

ritrovo quello stato

d'animo nella
suo sog;

incertezza del
getto

mio

discorso, diffuso, che tenta

da molte parti

non

si risolve

per nessuna

anche

l'asprezza di certe parole e la insistenza di certe riprese

ha quella origine.
Oggi scriverei con meno passione.
letterario e

Non

che

il

problema

morale di quell'uomo
inquieta.

mi sembri

fatto

pi

semplice

ma non mi

Mi

piacerebbe di assomigliare in questo alla gente

che verr fra pochi anni. I quali sceglieranno da molti

volumi poche pagine,

e le

terranno care
Certo su

; e

del

rimanente

non discuteranno nemmeno.

Ma
mo

forse

mi

sbaglio.

me

oggi opera forte-

mente r impressione di questi ultimi tempi, di tante cose


brutte, vane, noiose, che egli

ha

detto e fatto ;

anche l'uo-

cambiato da quando
dei funerali di

lo

vidi la
e

folla

Carducci,

prima volta, nella mi apparve proprio

come uno sperduto figlio di Virgilio. Oggi piii debole, pi vicino agli uomini e al comune. Quando mi annunziano qualche cosa di
di accostarmi, e

non ho nessun desiderio mi bisogna anche un certo sforzo per


lui,

io

potere tornare al passato.

119
Poco ho da aggiungere di
lora, se ben ricordo,

Beltramelli.
;

Ne

scrissi al-

con molto interesse


istintiva
lui, e

quasi per far

giustizia di

una

certa

antipatia che m'aveva

sempre

fatto scansare

da

che

mi pareva meno

con-

veniente in

un

vicino.

E fui

contento di trovar ragione di

ricredermi in parte, e di sperar meglio. Credo che Beltramelli rester' sempre press' a poco cos
;

una

bella speletterato,

ranza mancata. Ogni uomo bennato, intendete

pagina di lui senza uno spavento che prenunzia la noia prossima e fatale ; /' impressione ingiusta, ma inevitabile. In quanto al suo scrivere, io feci male a non volerlo ricondurre al suo punto naturale d'origine ; che lo stile delle Novelle della Pegettar l'occhio sulla

non pu

scara.

Ma

inutile tornarci su.

Poco dovrei avere da


che

ritrattare nell'ultimo

articolo ;

fu

scritto

nel settembre, ed era stato pensato assai


;

prima, proprio quando usc quel catalogo


vuto essere stampato in
nit,

avrebbe do-

una

rivista di belle lettere e

uma

non si fatta. Questo spiega la chiusa ; perch chi aveva domandato il primo, aveva domandato anche un secondo articolo, sul Petrarca etc. ; che non fu
che poi

compiuto.

Ma nel frattempo
molto
; e

di Carducci e di Croce si parlato

se volessi tener conto di tante altre e

argomenta-

zioni e questioni sorte fra via, troppo avrei da fare. Dalla

polemica carducciana, per conto mio, ho cavato solo un


beneficio. Dicevo,

sopra, vicino al Croce, di sentire

un

poco di freddo

e,

pensando
letterati,

al Carducci, dicevo il vero.

Ma

se

penso a

tutta questa gente, che

non son veramente

n carducciani, n

ma

solamente invidiosi o


fastidiosi,

120

non
il

noia, e per
e d'affetto.

pi freddo ; sento di loro una gran Croce una riverenza, piena di gratitudine
sento

Del
cose

resto io scrivo in

un angolo

di provincia

; e

molte

non

conosco. Quanto agli uomini, essi

mi sono rapli

presentati solo da qualche pezzo di carta stampata che

giunge

fin

qui

secondo

il

fastidio di quella,

chiamo

fastidiosi.

Saranno poi bravissime persone.

NOTA BIBLIOGRAFICA
Degli
(Forl, a.
scritti

qui raccolti
I,

due primi

gi escirono nella rivista

Romagna
il

VI,

fascicoli

II,

III,

gennaio, febbraio, marzo

1909);

terzo,

per

la

prima volta, nella prima edizione di questo volume {Quaderni della


il

Voce, n. 6, 30 dicembre 1910). Sono ripubblicati secondo


edizione, che fu riveduta dall'Autore.

testo di detta

INDICE
Giovanni Pascoli
Pcig-

Antonio Beltramelli
Per un catalogo (Carducci e Croce)
Retractationes

57
83
115
=

Nota

bibliografica

...

121

SCRITTI CRITICI

RENATO SERRA

SCRITTI CRITICI
II-III

CARDUCCIANA

PASCOLIANA

LA VOCE,

sex:.

ANONIMA

ED.

- ROMA,

1920

DIRITTI RISERVATI

Stabilimenti Grafici A. Vallecchi

Firenze,

Via

S.

Zanobi, 64

CARDUCCIANA

LA COMMEMORAZIONE
DI

GIOSU CARDUCCI

Signore, Signori,

Vi abbiamo invitato a ricordare ancora una volta


il

Carducci.
Altri fra voi, in questo luogo stesso, e

non molto

tempo

passato, disse di Lui e celebr

con solennit
;

compianto degno la sua dipartita in quel modo che potrebbe far sembrare superflua la commemorazione di questa sera. Ma la Dante Alighieri ha pensato che conversare coi grandi che ci lasciarono, ravvivare anche una favilla sola della luce dei loro pensieri magnanimi e della sempre verde bellezza, non sia mai cosa vana
di lode e
;

come

in tutta Itaha
si

si

parla ancora del Carducci,

ancora

sua opera e alla sua memoria un poco di quella lezione di poesia e di grandezza che gU Itahani non hanno forse finito di imparare da lui, cos anche noi ne parleremo. Molto sempUcemente.

domanda

alla

Poich noi abbiamo ragione per dire di modo pi famighare che molti altri.

lui in

un


Il

IO

Carducci un poco dei nostri


io pensi.

di

Romagna,
i

di

Cesena.

Voi sapete a che cosa


giovani quando
di
il

Sono

ricordi lon-

tani dei nostri avi e dei nostri padri, di quelli che erano

Toscana fu

un po' ispido studioso trasportato come da un gran colpo di


modesto
e
:

vento sulla cattedra di letteratura bolognese che traevano studenti a quella universit, in cui egli insegnava ;
leggeva
il

Petrarca a tre scolari soltanto

il

primo anno,

e fin per leggere ossia per insegnare lo studio della

poesia e della civilt a tutta Itaha.

Quegli studenti, da Cesena, da Ravenna, da Faenza, da tutta la Romagna, che affluivano sempre pi numerosi, anche d'altre facolt, a udirlo e applaudirlo,

mentre ricevevano da lui lo splendore e il calore della parola mossa del genio, gh davano anche qualche cosa,
che egli riconobbe altamente. Quell'ardenza, com'egli disse, di vita nuova, e baldanza giovanile, quel brusco irrequieto istinto tutto romagnolo di hbert e di

audacia, quella concitazione pohtica, che fremeva in-

torno a

con entusiastico consenso e rispondeva cos intimamente del resto al suo carattere e alle sue tenlui

denze, lo afforz, lo conferm, lo fece, in quella se-

conda e pi gloriosa stagione


gnolo di cuore e di elezione.

della sua poesia,

roma-

La Romagna

gli

diede esempi e maestri della virt

e della fierezza cittadina, amici

come Aurelio
e

Saffi e

Gaspare Finah, e Caldesi e Sabattini


nia e Baccarini
;

Turchi e Valzalui,

gH diede

la fede e la generosit dei

suoi giovani, e fu quasi tutta una cosa con

piena

II
del suo bollore, fremente dei suoi versi, visitata dalla

sua persona, dagli echi e dai ricordi


dalle sue lettere,
di cui

delle sue parole,

qualcuna resta

ancora nelle
di

famiglie o nelle biblioteche,

commossa

un ardore
:

che non

s'

spento nella carta scolorata e ingiallita.

quasi l'et eroica del Carducci in

Romagna

di

cui a noi giunta solo un'eco, nelle parole di quelli

che eran giovani allora e che poi son diventati vecchi

o se ne sono andati. L'eco

si

mescola con

altri ricordi,

meno

lieti

ma

altrettanto calorosi, di

urti e di lotte
il

e di divisioni politiche, che parvero allontanare

Car-

ducci da una parte almeno della


in cui forse
fraterni.

Romagna
ire

e accostarlo e

a un'altra, con improvviso cozzo di


si

di crucci

esprimeva

la

stessa passione di cuori

anche questa cosa lontana che sentiamo dietro di noi confusamente, eredit di affetti, in cui i contrasti hanno la stessa potenza cementatrice del;

Ma

l'amore.

Nella nostra

memoria
;

e'

qualche cosa di pi vi-

cino e domestico

il

Carducci fra noi, in Cesena.

una visione rapida, di un'estate lontana qualcuno di noi era un piccolo scolaro allora, e tanti non c'erano, quando il Carducci passava per recarsi, ospite illustre in una villa sui nostri coUi, dal

Da prima

dolce

nome
lo

classico

{Sylvia

dulcis)

nel

sussurro

breve che

seguiva c'era dell'ammirazione e della


ci
il

soggezione, che ci separava da lui, che guardare con pi curiosit che simpatia
assorto in pensieri da noi

traeva a
viso fiero

non conosciuti

se

non quando

* 12

gloriose ci
alla

un'eco dei pensieri e delle immaginazioni


giunse col suono superbo dei versi,
e

nell'ode

Chiesa di
le

Polenta riconoscemmo con meraviglia nuova


il

linee note dei colli e

cipresso

sull'orizzonte fa-

migliare.

Se non che il Carducci a cui pensiamo in questo momento, il Carducci che molti di noi hanno quasi
davanti agli occhi, velati di affetto e di commozione, quello che tornava a qualche anno di distanza, vecchio e triste,

come una quercia percossa


la
:

dal fulmine.
e a ralle-

Tornava con

primavera, a riposarsi

grarsi nella dolcezza della nostra aria

e la luce tersa

del cielo di maggio pareva che sgombrasse a poco

nuvola fosca che gravava sull'antica fronte travagliata, pareva che imbevesse del suo tepore la

poco

la

persona stanca che siedeva immota, quasi attratta dal


soffio gelato

dell'ombra.
vita

Un

colpo improvviso aveva spezzato quella

ancora potente, troppo potente quasi, e compressa ne 11' interno travaglio l'uomo si raccolse e si rialz,
;

continu ancora

suo cammino, dal 1900 al 1907, ma tardo e impedito, diminuito in tutte le energie con sola la mente vivissima e la testa Ubera vitali
il
;

e alta,

come

il

ferito

che ha puntato in terra

il

ginoc-

chio per sollevarsi faticosamente e resta col viso alzato e gli occhi grandi aperti a cercare la luce del giorno.

In quegU anni veniva fra noi. Una carrozza passava e per gU sporte Ih s' intravedeva qualche cosa di

canuto e selvoso, un vecchio raccolto che si volgeva era il Carducci, che si rena tratti, lampeggiando
;

- 13

villa
il

deva a Lizzano. Restava qualche settimana nella


bianca fra
litaria e
gli alberi
;

che adesso
le

pi del tempo so-

chiusa

a maggio

rose

rano e squillano intorno al prato e il Carducci soleva rimanere, a farsi leggere i suoi Hbri grandi e severi, o a guardare e guardare e il parco un po' infittito pieno di usignoli che cantano nel
:

innumere voH odoalla veranda, dove

silenzio selvatico.

Lo vedevamo passare ancora, quando scendeva


l a visitare
di
i

di

nostri coUi e le chiese e

castelU ricchi

memorie, a rivedere il mare di Cesenatico. Cosi lo abbiamo negh occhi, seduto davanti al mare, o in piedi, appoggiato, guardando. Era piccolo, lo sapete, incerto e malfermo, rabbuffato sovente e quasi affondato in s stesso
volto, che gli anni e
;

ma
af-

qualche cosa di grande raggiava dalla sua presenza.


Il
il

male avevano smagrito e

finato,

acquistava una sorta di bellezza spirituale e


quella gran criniera leonina,
:

serena, sotto
lieve

divenuta

d'argento

si

alzava pi nobile sulla deboaccenti brevi, e talora


;

lezza della persona.

un sospiro negh intervalh del silenzio solo le mani, mobihssime, quasi diafane, si muovevano, tremavano e
parlava di solito
;

Non

fremevano sulle ginocchia, abbozzavano gesti d' improvvisa commozione, subito sospesa e ricadente nell'aria

vana.
:

gh occhi parlavano piccoH, ma vivissimi, terribiU ancora quando fissavano e affrontavano scintillando, intenti e assorti e profondi nelle lunghe con-

14

templazioni, che sembravano raccogliere quasi e bere l'ultima fuggente bellezza delle cose.

L'uomo che ogni bellezza aveva cos altamente amato nella natura nell'umanit nell'arte, s' indugiava
verde rotto e vivo del mare primaverile, fiorito di schiume candide e fremente di freschezza al vento largo, guardava i colli
;

a contemplare

guardava

il

armoniosi nelle linee vaghe e inteneriti dalla dolcezza del sole nuovo, i mattoni bruni e i contorni netti delle

mura e delle torri bagnate d'azzurro, un filo dell'erba o un fiore, un ramo nudo o un tronco scuro rinverdito
d'edera, guardava
riso di
il

cielo e le cose della terra,


il

il

sor-

un bimbo

volto luminoso di una donna,

con una intensit commossa come da un presentimento della fine imminente e sicura. Le impressioni, che la bocca stanca e legata dal male, non poteva o non curava pi di dire, si dipingevano immediatamente sulla faccia muta, magra e erano lampi e sorrisi quasi di ritrovata trasparente giovinezza, cenni festosi di compiacimento e di saluto al bel paese romagnolo, fremiti lievi di commozione,
;

ombre
e

di tenerezza e di malinconia trascorrenti rapide


;

silenziose

la

consolazione insieme e la

nostalgia,

della bellezza che passa.

gli

Talora una lacrima improvvisa e pura scorreva daocchi fisi era il cuore commosso ma non triste
: ;

n pauroso che la piangeva senza dolore e quella lacrima del vecchio poeta ci pare ancora che resti come

un

velo limpido e affettuoso sopra tutte

queste cose

15
nostre, che perci che gli piacquero e lo rallegrarono,
ci

son fatte pi care.

Non turbiamo con aneddoti


il

o particolari inutili,

ricordo semplice e comune.

La vecchiezza
rava

del Carducci

si

riposava e

si

risto-

sapevano un poco, piccoli e grandi, persone colte e gente del popolo tutti eran contenti che il nostro paese gli piacesse e gli potesse far bene
fra noi. Tutti lo
:

che

gli offrisse

salute e sole e bei visi grati e


le

compa-

gnia buona per

sue passeggiate
gli

eravamo

orgogliosi

che qualcuno di noi

potesse star pi vicino, amico

degno e devoto, rispecchiando ancora oggi fra noi qualche cosa di lui e dei suoi ideali e tutti rispettavano quel che c'era in lui di malinconico e astratto, tra il fiottare delle fantasie e dei pensieri magnanimi che sorgevano forse dal profondo passato e risiedevano e si smorzavano a grado a grado nella grande anima
:

come

le

onde di un mare finalmente pacato


;

alla spiag-

gia notturna

raccolto in quella aspettazione imper-

turbata della grande ora che gi dava alla sua scultoria figura

un riUevo

e quasi

Lo salutavano
rumore
:

in silenzio,

una luce non mortale. con quella semplicit


dell'ostentazione e del

romagnola, che sa fare a


e

meno
lui

che era verso di

un

po' timida nel de-

siderio di

non turbarlo,

ma

deHcata e affettuosa nel-

r incontrarlo,
non

nel seguirlo lungamente con gli occhi,

per curiosit vana,

ma

mista di tenerezza e di tenti di veder passare il Carducci

con una certa meravigHa compiacenza. Eravamo con:

tutti quanti, an-


che
i

i6

la via,

bambini che

si

fermavano per

anche

le

donne che si facevan sulla soglia a dare un'occhiata, anche i popolani che ripetevano il suo nome dopo che era passato, e che forse di lui non avrebbero saputo
con precisione poich il rispetto e la riverenza era qualche cosa che si comimicava direttamente dal suo aspetto, dalla sua persona, anche alle nature pi sempHci e rudi e dava a tutti il sentimento e
dir altro
:

la certezza di inchinarsi

a qualche cosa di grande.


il

Gli anni sono passati, e

Carducci non tornato

pi fra noi

questa la settima primavera dopo che

una fiumana nera e muta di popolo lo accompagn per le strade di Bologna al riposo della sua bella Certosa
;

tutti lo
;

accompagnammo,
e anche noi, di

tutta ItaUa, col cuore


e di

e col pianto

Romagna

Cesena

come uno

dei nostri.

Ma
caro
;

il

ricordo sempre presente fra noi,


ci
i

mentre

domandiamo

grande e che cos'era dunque, al


e* in-

di l di tutti
di

vincoli di consuetudine e di affetto e

memorie, questa grandezza del Carducci a cui


?

chiniamo, oggi come allora

Noi non possiamo in questo punto raccontare minutamente chi sia stato e che cosa abbia fatto il
Carducci.

Ognuno conosce

la

sua vita
si

essa scritta

con una schiettezza a cui non

pu n toghere n

17
aggiungere nei
il

XX

volumi

delle

sue Opere

poich
l'es-

Carducci non di quelli in cui bisogna

distinguere
;

la vita dagli scritti, lo scrittore

dall'uomo

tutto
il

senziale,

r importante,
il

l'

interessante per lui era

suo

pensiero,

mondo

delle sue idee, della


si

sua arte, della


;

poesia e degli studi a cui

era votato

in cui met-

teva

il

meglio di

s, il fiore
;

dell'ingegno e della vita,

l'affetto e la forza

e tutto questo,

insieme con

le

cose

pi care e con

ricordi della vita semplice, le spei

ranze e
e quasi

le

passioni e

corrucci, tutto

si

ritrova espresso

nudamente
la

scolpito negli scritti.

Ma
nelle

sua forma spirituale non stampata soltanto


;

pagine delle opere

essa impressa anche, in


suggello, sopra ciascuno

q\:ialche

modo, come un

di

noi

cos nella storia personale di ognuno,

per ci che

possiamo avere sentito e ritratto dalla lettura dalla conversazione o comunque dall'esempio di lui, come anche nella storia comune d' Italia. La vita e l'opera
del Carducci parte essenziale di questa storia dell'

Italia negli ultimi

cinquant'anni

storia di idee

di fatti, storia di eroismi e di debolezze,

di miserie e

di gloria e di travaglio, che noi

abbiamo scordato un

poco

usciti,

da cui tutto il presente e tutti noi siamo e che insomma ha fatto di noi quello che siamo.
storia
;

ma

Di questa
figlio

il

Carducci, per

im

rispetto,

e fattura per un altro principio e autore uno di quelli che 1' hanno fatta e guidata. Ricordiamo brevemente. Il Carducci un figlio del Risorgimento ItaUano. Nato nel 1835, fanciullo crescente
negli anni della passione eroica d'ItaUa, giovane gi saldo
a

Scritti critici

i8
e compiuto nel giorno della prima vittoria, egli raccolse

nell'animo tutta quella passione e tormento e tenacia


e fede a combattere e vincere

per

1*

Italia

ne fece la ragione e
visto

la regola

della sua vita.

Aveva
sor-

r incendio
del '49
;

italiano del '48,

Mazzini e Garibaldi

Roma

poi vide Vittorio


i

Emanuele che

rideva guidando

suoi

fieui

alle battaglie del

'59, e

rivide Garibaldi ancora, in una luce d epopea e di

leggenda, sul mare, nel 1860.


loro.

Non pot andare con


la

Nel 1849,

quindici anni, fece veramente

do-

manda
militare

di passare dalle Scuole degli Scolopii a un liceo


;

ma

la

domanda non ebbe


*6o,

seguito.

dieci

anni dopo, nel '59 e nel

era a Firenze, aveva

mam-

ma
per

moglie da mantenere, col provento magro di

certe piccole e stupende edizioni di classici che curava

costavano mesi di lavoro e gli eran pagate 100 hre codine il padre gli era morto
il

Barbra

gli

in quel torno, lasciandogU per tutta eredit dieci paoli,

ed egli s'era ridotto in una soffitta, con quelle due donne e altra gente sulle braccia e non pot andare. Ma fu dei loro ugualmente. E rest poi per tutta la vita quel che era stato, sognando e fremendo e sperando, fra il '48 e il '59 uno scolaro di Mazzini, un
; ;

volontario di Garibaldi,

un soldato

del

Re
:

d' Itaha

un combattente
di essere

della rivoluzione e dell'unit.


si

Fu, in questa parte, modesto e fedele

content

un continuatore

di quella scuola,

un soldato

di quell'esercito.

L' Italia su tutto, disse una

vecchio in tre formule

il

riassumendo da programma della sua vita.


volta,


battuto e sperato

19

Possiamo aggiungere, spiegando, che questa Italia era quella ideale Italia, per cui avevano sofferto e comrepubblicani del 1799 e i carbonari del '20 e la Giovine Italia del '31, via via fin al
i

popolo milanese delle cinque giornate, e


di Curtatone, e
i

gli

studenti

soldati di Goito,

volontari di Venelette-

zia e

legionari di

Roma

quella Italia ideale e

raria per cui

Leopardi e

s
il

aveva cantato Tentusiasmo giovanile era commossa la gran mente serena


Rossetti e
il

di
di

Manzoni
colini, e

e
il

Berchet, e

il

Giusti e

il

Nici

Gioberti e

il

Guerrazzi avevano

scritto

loro

versi

di ira e di battaglia, le loro pagine di elo;

quenza e di orgoglio V Italia, per cui Goffredo Maquella meli aveva cantato ed era morto sorridendo Italia, non espressione geografica e non realt politica
:

e sociale ancora,
ria, costituita

ma

piuttosto realt storica e letteraletteratura gloriosa,

da

secoli di lingua e

da millenni

di storia e di tradizioni civili,

Italia

che

era stata aspirazione

comune di romanit e di umanit e insieme orgogho di Hngua e di arte nei nostri poeti e poi rimpianto e vanto un po' letterario, ma principio sempre di imita morale attraverso gH anni, finch non era diventata, all'aHto dei tempi nuovi,
sveghavano, aspirazione di libert, sentimento di fierezza e di indipendenza, e poi a mano a mano principio supremo di fede, obbligo di devozione e di travagHo, realt pi vera e pi profonda
si

coscienza di anime che

nelle

anime e nei cuori che non

sulle carte geografiche

e poHtiche, realt di lavoro e di sofferenze e di rasse-

gnazione e di forza, di dolori e di glorie, di

speranze

20
e di martirio, di sangue lietamente offerto e di vita e

superbamente lanciati verso l'avvenire. Per dir tutto con ima parola sola, V Italia di Mazzini V Italia che il giovine genovese aveva raccolto dalle pagine schiette di Panni e dallo sdegno
di sogni
:

di Alfieri, e

sopra tutto dalla fantastica e irrequieta

passione di

Ugo Foscolo
;

l'aveva cercata insieme con

loro nella storia letteraria, su su fino a riabbracciarsi

ed

con Dante l'aveva animata e confermata nel paragone con la storia degli altri popoli, espriesaltarsi

mendovi

tutte le esigenze sorgenti della civilt e della


l'

nuovo della umanit tutta quanta poi ne aveva fatta, con la energia della sua anima severa, una fede pratica e pura, un dovere santo di
giustizia, e

ideale

speranza e di sacrificio ideale


e di morire per quello.

e l'aveva gettato alla

giovent d' Itaha, perch diventasse degna di vivere

Questa ItaUa dunque, questo principio letterario e pohtico e morale, che Mazzini ha insegnato e dietro di lui e accanto a lui tutti gli scrittori e gli eroi e i martiri del Risorgimento hanno inalzato in faccia al mondo era la fede che il Carducci giovinetto impa-

rava dal padre, il buon medico che era stato imprigionato nel '31, per cospiratore, e nel '38 aveva dovuto
sloggiare dalla Versiha per sospetto poUtico
;

e dalla

madre, che gh recitava i versi del Berchet e gH metteva in cuore, in un bel mattino di Pasqua, una voglia feroce di

ammazzar

tedeschi

era

la

ragione per

cui sapeva, dalla sua solitudine di

Maremma, che tanta


si

gente in tanti paesi vicini e lontani

adoperava e


soffriva
;

21

e ci gli pareva naturale


fin d'allora

era
:

il

motivo,

che

lo

confortava

studiando a

farsi

degno
libri e

dei grandi italiani e

romani con cui usava nei

con cui si provava a gareggiare nell'arte era insomma quasi una religione di poesia tutt' insieme e di studio,
di civilt e battaglia, a cui gli piacque di consacrare

r ingegno e la vita per sempre. N si cambi in quella fede anche se parvero cambiare le espressioni o piuttosto i simboH di essa. Egli appartenne sempre con l'animo a quella generazione del 1848-49 che aveva l' Itaha per ideale e Mazzini per maestro rest sempre un garibale
;

dino, per la cavalleria e l'umanit raggiante e sorri-

dente

come

la dolcezza dello

sguardo azzurro del ge;

nerale al di sopra del dolore e delle battaglie


di ogni

un ga-

ribaldino sopra tutto per la fede nell' ItaUa, al di fuori

forma poHtica; per l'obbedienza e per


;

la disci-

plina volontaria

per

il

senso di piet e di civilt,

che domin sempre in


versa

lui

ogni necessit e tendenza di-

quando volle esprimere r ideale, che era oramai nuovo e tutto suo, romano e classico e superbo, egli parl sempre con lo stesso animo dei nuovi trionfi, ma non di re e di Cesari, e non di catene attorcenti braccia umane sugli eburnei
tanto

che

pi tardi,

carri

il

tuo trionfo, popolo d'

Italia,

sulla barbarie

e sull' ingiustizia, sulle mostruosit civih e morali.

Fu modesto
come a maestri
gli

e schietto nella sua fede

inchinandosi

e maggiori davanti a tutti queUi che


le

rappresentavano questa ItaUa e


;

vite spese per

essa

si

fece scolaro in

un certo senso

e fedele di tutti.


relio Saffi, di
:

22

Mario e di AuNino Bixio e dei Cairoli, di Crispi e di Verdi li seguiva con cuore sincero, e poi li salutava quando si spegnevano, con ammirazione piena di
pianto e di profonda umilt.

degli scrittori e dei soldati, di Alberto

quando

tutti quasi se

ne furono andati,

egli re-

stando parve giganteggiare in mezzo a noi, come testimonio solo ed eroico di loro. Poich veramente egli
sorgeva in mezzo al tempo nostro come

uomo

di altra

et e di altra tempra

era la fede eroica del Risorgile

mento, con tutti


stre,

suoi partiti presi generosi e

sue

idealit pi alte e talora

anche pi ingenue
lui e
ci

delle no-

che sopravviveva in

muoveva im senso
:

paura e di rispetto. C'era fra noi e lui qualche cosa un vuoto, che di mancante, come un ponte spezzato ci vaneggiava davanti e turbandoci ci faceva sentire una sorta di dovere di accostarci, di risollevarci a
di

quella altezza morale.

Ma
scolaro.

il

Carducci non fu solo un continuatore e uno


creatore di ideali e di vita

Fu anche un

nuova

ne ir

Italia.

Rest immutato nel fondo, fedele all' ItaHa del Risorgimento, di Dante e di Mazzini e del popolo, a cui l'abbiamo sentito riattaccarsi, come a fonte di poesia quando gli e di verit, anche negli anni estremi stolti lo dicevano poeta auUco. Ma non cambiando lui, cambiavano gU uomini e i tempi 1' Italia vera, reale, dopo il '59 e il '60, andava formandosi attraverso una serie di cambiamenti, di tentativi, di compromessi, di errori anche e di vilt.

estimane certo e spiegabili nel corso della storia.


sentiva solo
il

Ma egli

mutamento, il decadimento, a cui reagiva e si rivoltava, imprecando e folgorando e sferzando nel decennio '6o-'70, con im dolore e im'ira che parvero
allontanarlo dagli altri italiani, e rinchiuderlo in unafosca,

soHtudine

coi

pensieri e

le

fantasie

che solo

eran sue.

E
bile,

poi dopo

il

'70,

quando T

Italia,

com'era possidel riordina-

fu fatta e alla grande stagione eroica seguirono

gU anni pi mediocri del raccoghmento,

mento, dell'assetto normale e dell'equiUbrio quotidiano, quella mediocrit e quel relativo silenzio operarono
anche sopra di lui con effetto di pace. Il Carducci si ritrasse dalla battaglia civile, affannoso ancora e fiero nell'atto, a guisa di leone quando

contemplando cosi pensoso le cose nostre e il passato e il presente da luogo pi alto, si diede a continuar per suo conto l'opera ideale del Risorgimento itahano prese la storia e le memorie e il paesaggio d' Italia, e ne fece la sua poesia, e con questa poesia,
si

posa

fiorente nelle
nelle

Rime Nuove e perfetta

di coscienza e d'arte

Odi Barbare, con gH scritti, con la scuola di letteratura e con la persona e l'esempio morale, fini a creare una nuova ItaUa negU animi, ima impronta letteraria e civile che il carattere della generazione
precedente alla nostra.

E
suo,
il

questa sarebbe l'altra parte,


;

come dicevamo,

della sua vita

quel ch'egli ha portato di nuovo e di

carduccianesimo insomma.
e

Non voghamo

non potremmo farne im 'analisi.

24
Tutti sappiamo che cosa
zione del Carducci
:

sia,

press 'a poco, questa le-

tutti

ne abbiamo imparato qual-

che cosa.
di
lia

due formule di quella professione fede che band una volta dopo aver detto l' ItaRicordate
le altre

su tutto
Il

aggiunse

in estetica la poesia

classica

su tutto, in pratica
la

la schiettezza e la forza

su tutto.
:

Carducci intero in queste parole. Classico

sua novit in confronto del Risorgimento che fu nelromantico, superficiale e frettoloso nel suo fervore.
fu la sua

l'arte

Ma non

una

ricerca

originalit, fin dal principio; fu,

o un'affermazione di direi quasi, un effetto


libri

di umilt e di modestia.

Ragazzo, s'era messo a leggere quei


gli

che

suoi

mettevano in mano, come cosa grande, l'Alfieri, r Iliade, r Eneide, la Gerusalemme, Dante erano i libri sacri nel Risorgimento, quelli che confortavan con la loro grandezza i giovani d' ItaUa a essere eroi ed egli si avvezz a considerarU come l'espressione di tutto ci che si potesse dare di bello e perfetto e degno sotto il cielo si avvezz a pensare che non si potesse andar mai oltre quelli, che tutto ci fosse in quei testi, e che a lui non restasse altro che leggerli e studiarli e seguirli quanto poteva. Era il suo dovere, in cui Torgogho dell' itahanit si confondeva coli 'aspirazione alla gloria. Ed egli seguit a studiare quei Hbri e a mano a mano gli altri, della letteratura italiana e latina, da
;

Alfieri

Foscolo risalendo a Dante, dal cinquecento


Virgilio;
li

a Orazio e

studi,

li

penetr,

li

imit con

25
uno scrupolo assiduo e fedele, come compiendo un obbligo sacrosanto, con ima tenacia e una passione che lo facevano uguale agli uomini del patimento e dell'azione, ai cospiratori e ai volontari.

Studiava come

avrebbe combattuto

eroicamente.
fece di questi studi letterari la

Dal 1849 in poi

si

missione e la ragione di tutta la vita. Studiava a Pisa,

a Firenze, nella soffitta fredda, nelle sale della Magliabechiana e della Laurenziana, quando gli altri della
sua et
si

indugiavano o

si

divertivano

studiava,

non potendo meglio, nel '59 e nel '60, quando gli altri andavano a combattere. Con questo animo e con questo ardore egli si lasci indietro di gran lunga il suo tempo e anche i suoi maequello che essi avevano cercato con istinto di stri amore egli lo conobbe con precisione severa ritrov e risuscit nella sua mente tutta la letteratura italiana,
;
;

nelle sue

parti pi oscure e pi trascurate, nei suoi

particolari pi lievi, col suo spirito e col suo linguag-

gio sincero; ritrov

Dante

nella sua schiettezza, e Pe;

canzoni a ballo del popolo del trecento ravviv con fantastica gioia e con una voglia quasi
trarca e
le

di

cantare e di ballare da solo, nel silenzio


i

fra

co-

dici e

banchi della Laurenziana,


la

il

'400 e

il

Rinascila

mento, in tutta

magnificenza dell'arte, in tutta

pienezza di quel senso classico e umano, fatto ragione


di scrivere e di vivere
;

torn con gU umanisti fiorentini

a Roma, alla gran luce serena di Omero e di Virgilio, adorata come una reUgione, sola degna di uomini
liberi.


stile, e

26

il

Cos a poco a poco elabor


;

tipo

nuovo del suo


:

r ideale della sua arte tipo italiano, e ideale V ideale delle Odi Barbare che la classico, romano
:

nobilt severa semplice

dell'

espressione
dell'arte

artistica

il

sentimento
civilt

della

poesia

come

religione

umana, come bellezza morale


che rinnova per
italiani
il

della vita, principio di

Carducci la forza libera dei


e la grandezza

Comuni
di

da cui Dante era uscito


eterna.

Roma massima

Tutti sanno che questa classicit e nobilt nuova


dell'arte

carducciana ha rinnovato la nostra letterail

tura dopo
lari del

'70

e in

un

certo senso anche

le

coscienze.

Gli italiani

nuovi sono stati tutti pi o


;

meno

sco-

Carducci

hanno imparato

alla

sua scuola qual-

che cosa.

non soltanto dalla cattedra e coi libri, ma con la persona e quasi con l'aspetto soltanto, maschio e severo, con tutto l'esempio di una vita
Egli insegnava

spesa nel lavoro assiduo e glorioso, con tutta la forza


di verit e di schiettezza

che

si

comunicava

dalla sua

presenza muta.

Quando

si

va a Bologna, nella casa modesta


camere da studio che

e so-

lata laggi nello spazio largo fatto dalle


tute, e si entra nelle

mura abbatfuron sue,

questa forza par che viva ancora.

Guardiamo
vorando
lui

la

stanza dov'egli stette per tanti anni,

per tante ore, ogni giorno, levandosi la mattina e lafino all'ora della lezione
:

guardiamo

le

pa-

reti coperte di hbri, tanti hbri raccolti e

comprati da

a uno a uno, con tanto sacrifcio e tanta gioia quan-


ditori,

27

d*era ragazzo, povero, e scrutava

carretti dei rivendella

contando

soldi nel

sfogliati e adoperati

da

lui,

palmo con le

mano
i

libri
le

note

segni

traccie della sua lettura, delle sue conversazioni

comtorno,

mosse

e lunghe in quel silenzio

e poi,

tomo

dove son chiuse e ordinate le carte di lui, il materiale che ha servito per i libri e lezioni, e poi tutti gH appunti e le note che rapsulla cornice degli scaffali, le buste

presentano
di pi che

il

lavoro senza tregua e senza


il

fiacchezza

quarant'anni,

lavoro quotidiano, duro,

sempHce, grande di questo operaio delle lettere, che non si permise mai una Hcenza, una trascuratezza, un ac-

comodamento

ma

volle sapere e cercar tutto, volle

soddisfare fino all'ultimo tutti gli scrupoli della sua co-

scienza d'artista e di studioso, con

ima forza
il

di vo-

lont che non

meno ammirabile
;

dell'ingegno.
benefcio morale

Questo
che
se

il

suo insegnamento e
la

ne ricava
all'

verit,

la

semphcit, l'onest,
alla vita

cos necessaria

intelHgenza
austera

come
di

comune.
uomini,

quell'esistenza

studioso,

che tanto
gli

onore e fortuna avrebbe potuto avere fra

e non ne cur, e ne ebbe solo quel che l'occasione non cercata gh portava, quella vita tutta votata alla religione
dell'arte, alla

conversazione di tutti

grandi

che sono passati prima di noi sulla terra e che vivono ancora neUe parole che noi sappiamo intendere e raccogliere dentro l'anima, consacrata e consolata

con cos
questo

umana

il

dolcezza dalla poesia,

ci

torna innanzi, fra quei


;.

Hbri e quelle carte silenziose,


Carducci, a cui
ci

come cosa santa

inchiniamo.

a8
Ma
il

bisogna pure aggiiingere che non solo in noi

maestro di classicismo e di civilt, per l'uomo severo. Noi sentiamo nella sua presenza qualche cosa di pi, come un dono, e uno splenrispetto per
italiano, e per
il

dore pi che

umano
il

sul suo volto.

Il

il

dono

della poesia, che era in lui,

cittadino e

maestro

ci

parlano con la

o signori. voce eterna

del poeta.

Che cosa

questa poesia in

piamo

e nessuno lo
il

pu

dire.

un uomo ? tutti lo sapCome quando accostalui,

vamo

Carducci vivo, e sentivamo in


e ci sorprendeva, nei suoi

con imci

provviso turbamento, ima forza profonda, che

doe

minava

movimenti bruschi

repentini.

Sentivamo qualche cosa

di pi grande e pi

forte

di noi in quell'uomo che ci stava davanti,

con quel
;

pigUo quasi leonino, cogU occhi

fssi,

acuti, fierissimi

ora crollando quella sua testa con assenso e compiaci-

mento raggiante ora fermandosi


;

e crucciandosi a

un

tratto,

pronto a prorompere e esplodere in quegli

scoppi superbi di entusiasmo e d'ira di cui sentivamo


la

vampa, ma la ragione molte volte ci sfuggiva. Era una ragione segreta, che apparteneva solo a
;

lui

quella forza brusca e mobile e irresistibile, supe:

tiore a ogni calcolo e a ogni logica, che lo faceva poeta

quella pienezza di vitalit e di passione, che traboccava nel parlare: nessuno che l'abbia udito

pu scordar quel

parlare del Carducci, affollato, compresso, rotto, quasi

spezzato dalla potenza che lo scolpiva.

29
Era, noi diciamo, la poesia. Con tutte quelle qualit
e

quei caratteri che costituiscono la


:

fisonomia del

Carducci poeta

l'

irruenza del temperamento, che lo


il
;

obbligava a dir tutto


tezza quasi eccessiva

suo sentire con una immediasuo


del-

quel non so che di inquieto e


il

animoso cosi del giovinetto, che passava per


villaggio di

Maremma

tutto arruffato e strano, traenalla catena,

dosi

un lupacchiotto

come anche
le

l'uomo, che confessava di svegUarsi tutte

mattine

con una gran vogHa di fare a pugni ; quel cipiglio, con che si accampava di fronte agli uomini e alle cose quel calore da rappresentare, come im dominatore magnifico, che dava la eloquenza alla sua parola e il suono ai suoi versi. Questo quel che si sente subito il poeta forte e gagUardo, animoso e solenne.
; :

Ma

c'era qualche cosa in lui di pi intimo

la

ma-

schia dolcezza dell'accento, che tanto


ritenere dalle

donne di Lunigiana, e anche quando laborioso, meditato, severo, classico insomma e quasi accademico, gli d un non so che di perennemente fresco e scorrevole e vivo. E c'era, ancora pi dentro, qualche cosa di sempHce e strano, ima maUnconia selvatica insieme e gentile, profondamente amara e pura e dolce, cos intima che non s' mai
finita di sfogare,
il

gh piaceva di che d al suo dire,

rimasta in

lui

come un
;

sospiro verso

paese triste di

Maremma,

verso tutto ci

che

semphce

e sano e aperto e sohtario

onde

tutti quei

suoi versi studiosi di scuola e di storia e di gloria sono


pieni di freschezza e di salubrit, di malinconia e d'amo-


re
:

30

tormento per una


vasto e largo e

non dell'amore, che


il

passione e

cosa particolare e quasi nemica,


aereo come

ma

vento delle solitudini.

Del resto, parlar cos in astratto della sua poesia,


perfettamente inutile
:

quando basta mormorare uno


il

solo dei suoi versi, perch lui, tro vivo.

poeta, ci balzi incon-

Uno

solo:

/ cipressi che a Bolgheri

alti e schietti,...

L'AMORE NELLA POESIA


DEL CARDUCCI

titolo

che A.

Grilli
;

ha dato

alla

sua conferenza

carducciana seducente ma il lettore che si fidasse a quello solo, si troverebbe poi \in pochino deluso.
Il

valente studioso, ben noto ai lettori della Roristretto


il

magna, ha

suo bel discorso nei limiti modesti del vero, senza cedere a nessun invito di aneddoti o di curiosit, e di grandi frasi vaghe. Egh ha spigolato dalle prose del Carducci quelle
si

che

potrebbero chiamare

le

teoriche sopra l'amore


e nella pratica

in genere, nella ispirazione dei poeti

del vivere, insieme con le confessioni e coi ricordi personali di lui


;

e poi ha cercato garbatamente


l,

versi

che

si

incontrano qua e

pi o

meno propriamente
;

amorosi.

si

Tutto questo raccolto e detto con grazia ma non pu negare che si riduca finalmente in poca cosa.

L'amore ha un luogo secondario nell'opera del Carducci. Quel che egli ha sentito dell'amore e delle donne.

(i)

A. Grilli, Idee

e ritmi

d'amore nelVopera carducciana.

Ancona, Puccini, 1911, pag.


j

43.

Scritti critici

si

34

pu

dire che

tuale della

non ha avuto parte nel dramma spirisua vita. Essa si svolta in mezzo ai libri
i

e ai versi, e fra

problemi dell'arte e della pohtica e

della civilt; l'amore ne rimasto fuori,

come im epi-

sodio inutile o forse meschino.

Questo non
nel Carducci
;

si

dice che sia

un
si
i

pregio, o

un

difetto

ma

era

il

suo carattere.

EgH

sempre
nelle

restato lo scolaro di Pisa, che

chiudeva solo
classici,

lunghe notti d'estate a leggere


per
i

passeggiando

occupava pi del modo di fare i versi di un certo Leopardi, o delle immaginazioni francescane rifiorenti mattamente negH incontri del mercato, che delle sigaraie quando passavano i ponti in frotta all'Avemaria. Le sue passioni e i suoi toregU si inginocchiava damenti erano tutti letterari vanti a un Hbro nuovo e piangeva e si esaltava sfogliando le pagine di quello, o sognando di scriverne qualcuna che sostenesse il paragone le sue orgie di
lungarni
si
;

giovinezza e

suoi carnasciaH
le

si

sfogavano fantasti-

camente in biblioteca sopra codice mediceo di canzoni a

carte silenziose di

un

ballo.

Come
le

si

legge in

\m luogo ben
;

noto, egli sacrific

il

vergini danzanti al sol di

maggio

al

desiderio

della gloria e alla fatica dell'arte

ma

sacrifizio gli

cost poco.

Era avvezzo da troppo tempo e quasi naturalmente a considerare una strofa ben fatta o ima nobile azione come qualche cosa di enormemente superiore a tutte le femmine dell 'imi verso e cosi avendo
;

cominciato dur sino all'ultimo, professore severo e uomo burbero e franco e forte, senza ninna affetta-

35
chiamando il cuore vii muscolo nocivo, e amando insieme con la grande arte pura soltanto gli uomini grandi ed eroici.
zione

mai

di sentimento,

C'era nel suo partito preso qualche cosa di

esagee

rato

giungeva al segno di avere


le

un poco a noia
travagli,

quasi di non capire

angoscie e

del Leopardi e tutta quella

infelicit,

poniamo, perch nasce da

disperazione d'amore.

La

sanit brusca del Carducci e la sua passione

esclusiva per Tarte, per la patria e per la civilt

du-

rava fatica ad ammettere che s'avesse a dar tanto peso


a una faccenda cos frivola
;

l'amore per lui comin-

ciava ad esistere quasi solo nel punto in cui fosse di-

ventato materia di un bel verso.

Per questo, amava e intendeva molto meglio il Petrarca, per esempio, che non il Foscolo o il Leopardi o
il

Musset

quando incontrava

in

una ricerca

di critica

una di quelle figure femminili, seminascoste dietro una poesia e non sai bene se pi ispiratrici o disturbatrici, il suo primo movimento era per cacciarla via, con quello stesso fiero cipiglio con cui affrontava le signore, che si pigiavano mal suo grado nell'aula dove faceva lezione.

Ma
Il

tutto questo porterebbe, discorrendo delle abi-

tudini e delle ragioni della sua critica, troppo lontano.


fatto che
il

Carducci anche in questo era sincero

cosi

come

nei versi, dove nessuna

donna ha mai

otte-

- 36neanche una particella della sua passione magnifica, che lo scaldava per le sue grandi idealit artistiche e umane. Egli non ha mai scritto un verso d'amore, altro che per reminiscenza o esercitazione letteraria i sonulo da
lui
:

netti e le ballate delle

Rime Nuove sono cosa


il

tutta fan-

tastica e rimata
nell' Idillio

quasi per diletto,


di nostalgia

sentimento

Uberamente campestre e altrove di effusione panteistica, le donne delle Odi Barbare sono puri pretesti artistici a movimenti oraziani e greci di solenne bellissima fantasia, il Canto dell'amore un gran sospiro e inno di natura e di storia ; se una eccezione si trova, sar nelle cose della
vecchiezza.

maremmano

La gente
poesia quasi

solita per

lungo uso a considerare amore e


si

e non sa

come ima cosa sola, accettare senza un certo

meraviglia per ci

sforzo questo lirismo

cos diverso dalle abitudini romantiche.

la delusione

di alcuni grida in accuse stupide alla poesia professorale,

come stato detto, oppure mente in rimpianti. Non sarebbe


poesia se
il

si

sfoga pi timida-

stato meglio per la

Carducci avesse avuto una vita


Hbri,

meno

rin-

chiusa fra

una giovent meno monastica


?

e abi-

tudini ed esperienze pi varie

Se invece di conoscere l'amore solo nei


conosciuto in realt, non sarebbe riuscito egli

versi di

Pier della Vigna e nelle canzoni del Petrarca, l'avesse


il

poeta

pi

umano e pi vicino a noi e pi caro ? La domanda tanto naturale quanto

oziosa.

Il

Carducci era fatto cosi, egli era della famigUa spiri-


Ma
era

37

dire di

tuale del Monti e del Parini piuttosto che di altri.

un poeta

egli

ha trovato per

Roma

di Garibaldi e del suo ideale classico e della sua sel-

vatica
lodie,

Maremma

parole eterne, fremiti e sospiri e

me-

che cantano nel nostro cuore non


tutti
i

meno

profon-

damente che
dieci amiche.

desideri del Foscolo per le sue

Questo basta a chi sappia intenderlo. Tutto il resto, e le accuse di artifcio e di pedanteria e di macchine storiche valgono solo per chi non sa V italiano e non

pu distinguere una poesia bella da una brutta. Il sentire dell'uomo non ha nessuna importanza per
la poesia,

che tutta nel canto

esso importa solo alla

conoscenza del suo temperamento, che un'altra cosa. E in questo c'era da notare qualche singolarit,

su cui

il

Grilli

non ha

insistito

abbastanza

il

muta-

mento

degli anni.

innegabile che nel Carducci giovane c'era qual-

che cosa di rigido, scolastico, chiuso.

Poteva parere una debolezza, che gli toghe va certe possibiUt dell' intelUgenza, per esempio rispetto alle letterature straniere, e mortificava in lui molta malizia e vivacit naturale, ponendo discorsi accademici in luogo di bozzetti e ritratti che gli sarebbero riusciti
tanto bene. L'abito Ubresco era esclusivo in lui
lo
:

esso

spingeva a passeggiare per

le

Cascine con

gli

amici,

chiacchierando di testi
fino al

critici e di ballate e

di sonetti,

punto di scordare quasi, che in quello stesso


si

giorno

era sposato e la moglie lo aspettava in casa

l'aneddoto, se anche

non

sia vero, lo dipinge bene.

-38Ma
servare
in ci era la sua forza, che gli permise di con-

un cuore sempre giovane


permettono
di fare al

sotto

la corteccia

selvatica, ricco di quegli odi e entusiasmi e

fanatismi,

che

soli

mondo

qualche

cosa

di buono.

Se non che col passare del tempo pareva che egli

si

maturasse

la

sua voce suonava pi maschia nel tempo

pur senza uscire dai limiti che si era imposti, diventava pi profonda e pi imianamente simpatica.
Allora impar a conoscere anche l'amore, molto

stesso che la sua intelligenza,

misuratamente. Dopo una adolescenza


di ardore studioso e di

solitaria e

una giovinezza

moderazione famigliare, la fortuna letteraria degh anni maturi gli port qualche sollecitudine e qualche avventura d'amore. Vennero dal di fuori a lui che molto non ne cercava, e che rest in questi fatti sempre assai nuovo. Gli storici letterari fra un poco di tempo descriveranno
sotto questa rubrica pochi episodi semplici, in cui si vedr
il

poeta glorioso comportarsi

come un

principiante

ed ingenuo. Non saranno altro che episodi pi o meno esterni anche allora. I suoi veri amori erano tutti bei movimenti
arrabbiarsi

come xm

orso, gi grigio,

di strofi alcaiche e cercavano attraverso

secoH bionde

duchesse e cori di vergini


i

sull'

Egeo. Gli avvenimenti,

desideri e magari

tradimenti degli amori

umani

non lasciavano
Tuttavia
tire e

traccia visibile sopra di lui.

la

sua natura gentile

si

avvezzava a sen-

ad ammirare e ad amare

la bellezza e l'eleganza

39
con una
liberalit di spirito

che era ignota al

fiero

romano
a

e repubblicano dei primi anni.


e

invecchiando

mano a mano

contemplando

le

cose degli uomini e

della vita sotto

\m

cielo pi sereno, quasi dall'alto,

in quel presentimento di partenza vicina, egU fini per


sentire

meglio della passione la potenza universale

eterna, insieme con qualche rammarico e la tristezza

intima.
Vecchio, egli ebbe quel suo primo quasi unico amore
(lasciando stare l'affetto domestico

come cosa pi

se-

greta alquanto) di cui tutti conoscono la cronaca co-

mica ma bisogna sentire in quelli scatti ed entusiasmi e movimenti impetuosi una ingenuit affatto giovanile. L'uomo che andava a battere con un ramoscello di fiori ai vetri conosciuti non era il vecchio
;

professore

tante e

un ragazzo di diciotto anni che per tante stagioni non aveva trovato il tempo di
;

era

innamorarsi e di fare tutte

le

sciocchezze che stanno

bene a quella et. Vecchio, egh scrisse la pi bella, la sola vera lirica d'amore che sia fra i suoi versi la canzone di Rude Ilo. Ed , secondo giustizia, canzone di morte e di nostalgia. Ebbe confessioni e mahnconie singolari, sopra il
:

suo silenzioso tramonto

si

vedranno

nelle

lettere,

quando sian pubbhcate,


scritti.

e qualche riflesso ne balena

anche in certe parole e accenti


Spegnendosi pareva che
dell'uomo,

profondi degli ultimi

si affinasse.

Come

la faccia

dimagrita, spoghata di tutta la

prepotente
i

vitalit

pareva quasi fatta bella sotto

capelli

40
d'argento, cos

anche

la

tristezza e miseria fisica

sua natura poetica, in queUa del male incombente, cadendo


dell'

a ima a una
stanca,
I
si

le

cure particolari

insegnamento e
gi dall'anima

degli studi e delle passioni letterarie

rivelava nella gentilezza nativa.


si

moti dell'animo

dipingevano immediatamente

sul viso.
e
i

La parola
i

raffronti e

mancava oramai per esprimerli, ricordi letterari non sapevano fiorire


gli
;

pi sulle sue labbra legate dalla paralisi tutto passava

muto. Davanti alle cose belle che subito si i suoi occhi si accendevano di un fuoco spegneva in un'ombra di malinconia le cose d'arte e la natura, im ramo d'albero, una collina, il mare aperto, un viso caro di bimbo, un raggio di luce nelsul viso
;

come un lampo

l'aria dolce

muovevano

in lui contemplazioni profonde

e rapide mutazioni d'affetto.

Tutta quella parte intima del


e del lavoro gagliardo,

sentire,

che nell'uomo
e scoperta nel

era stata quasi nascosta dalla bruschezza dell'azione

rimaneva nuda
donne,
si

vecchio.

Anche dinanzi
si

alle

sarebbe detto ch'egli


;

muoveva pi profondamente che un tempo

quando

non aveva molto ozio per ammirare, oppure le guardava con quel tale sorriso e superiorit dell'artista davanti agli oggetti dell'arte sua, e che quegli oggetti
potessero importare anche a lui vivo, e per qualche

cosa altro che per scrivere, sembrava curar meno.

Ma non ricorda il Grilli di avere mai veduto, in

quella

stagione in cui l'abbiamo conosciuto noi, l'effetto di


acque d'autunno
chio
si
?

41

un viso di donna sopra di lui improvviso e rasserenante come im raggio di sole brillando fra Tuggia delle lunghe
Sulla faccia nobile, magra, e trasparente del vec-

scorgeva a un'ora la meravigUa e la consola-

zione e quasi anche la malinconia di quella bella cosa

che contemplava. Muto, rabbuffato, selvoso, egli non parlava ma aveva un sorriso Heve che finiva in so;

spiro.

La commozione
in lui
col

la

gioia

della

bellezza
ci

si

mescolava
fuggiva.

rimpianto
Grilli,

di tutto

che

Avrei amato che


col

il

il

quale us assiduamente

Carducci come scolaro diHgentissimo, ravvivasse questa impressione di qualche aneddoto che poteva
cercare anche nella scuola.

A
volta,

pi d'uno pare ancor di vederlo, proprio nella

scuola, passare cos dalla tempesta al sereno.

Come una

mentre tornava, credo, dopo un'esplosione conappoggiando, fra banco e banco, la


gente che sedeva in silenzio
si

tro gli estranei che s'affollavano alla porta, tutto arruffato,

mano

sul

legno, e fissando ferocemente gli occhi sui visi abbassati della


;

sentiva lo

scalpicciare strascicato di lui e nella piccola aula bassa,

stivata e riscaldata,

Ma

gravava l'afa di un temporale. nell'andare lento gli veniva veduta una genti-

lissima testa di donna, piovuta in


filologia forse
si

mezzo

alla pallida

per ricordare che quell'essere strano che

chiama studentessa di lettere pu conservare qualche legame coll'umanit credo che ricordasse questo,
:

42
spesso e molto fortemente a pi d'uno.
occhi di lui neir ira sfioravano

Tutti standosi
;

a capo chino, anche quella testa era china


il

si

che

gli

collo sottile che si

scopriva nell'atto,

come imo

stelo incurvato sotto la

gran ricchezza scura dei


tro
il

capelli,

sfumanti nel buio con-

legno sporco del banco.


;

Era un attimo

la

dolcezza di quella massa bruna

ondulata di seta pareva passare come qualche cosa di carezzevole, e lo sguardo ferito facendosi curioso, l'uo-

mo

si
;

nato

abbassava fino a sbirciare di sotto s che gU occhi di tutti seguitando i

il

viso chi-

suoi, trova-

vano nell'ombra il pi delicato selvatico profilo bimba che mai abbia calato le lunghe ciglia verso
terra pacifica.

di
la

Un

raggio di luce invernale fissava la scena nella


:

memoria la testina si rialzava a poco a poco, prendendo quella fermezza che le cose veramente belle acquistano sotto V insistenza di tutti gli sguardi, come
alla

prova del fuoco


dialogo muto.

e a

mano

mano
gli

voltandosi,

grandi occhi orgogHosi avevano con

occhi scrutatori

un

Ma come un

fiore

cambia
il

colorito

raddrizzandosi e passando dall'ombra alla luce, cosi

un'ondata di rossore correva dal collo su per


viso
;

limpido

cosi la curiosit di lui in principio


si

un po' mali-

ziosa

trasfigurava in Heta meraviglia.


voi di dove venite cosi bella
?

pareva che
la

dicesse sorridendo, e tutta la bufera

era lontana. Poi

con subito turbamento quasi ricadendo dalla contemplazione nella realt,


il

dialogo finiva

cosa bella

43
tornando

femmina, nel suo riserbo che poteva essere o puro o timido o vano, e nessuno lo sa mai, e il vecchio poeta glorioso inchinandosi con una
a
essere

sorta di malinconia e avviandosi, fra


bottare, alla cattedra dove l'aspettava

un confuso
il

bor-

suo Petrarca.

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA

Giosu Carducci, Melica


altri

lirica

del

settecento

con

studi di varia letteratura.

Bologna, N. Zani-

chelli,

1909.

Ecco altra cosa che ci viene da lui. Ma innanzi al volume, che reca sulla costola bianca e Unda, Opere di G. Carducci. XIX,, s' ha per un istante V illusione che r irreparabile non sia gi compiuto, ch'egU sia sempre nella sua casetta bolognese fra i grandi scaffali,
ricolmi, intento a quella ricapitolazione dell'

immenso
inerte

lavoro, in cui la vecchiezza stanca,

ma non
in
si

oscurata mai, s'era conchiusa

come

un monumento.
aggiunge
;

E
una
il

a ogni stagione vi
:

si

aggiungeva, vi

pietra
;

ieri il Parini, il

Tasso, l'Ariosto

oggi

il

Settecento

domani, piccole pietre e fregi a compiere basamento, i materiali preziosi delle lezioni, gli ap;

punti

domani, ancora, alto e mirabile

rilievo, l'epi-

stolario.

chi e' dei nostri viventi e affaccendati


?

che sia vivo come questo morto

Se non che oggi queste cose sue

si

leggono poi con

un senso nuovo
toccher pi
;

col senso del definitivo.


arricchir.

EgU non

le

non muter, non

vien fatto

-48tra una pagina e Taltra di soffermarsi, vien voglia di


ritrarsi

un poco per

cogliere le linee dell'insieme, per


la

fermare nei suoi tratti e nei suoi caratteri

fisono-

mia che ha avuto oggi mai


In questo senso,
il

l'ultimo suggello.

libro che
si

abbiamo innanzi imil


:

porta pi forse che non

creda.
il

C
critico,

qui,

com' noto,

meglio che
il

Carducci,
ci sono le

abbia fatto intorno

Settecento

due prefazioni famose, e fatte cos rare, ai volumetti Barbra dei Poeti erotici del sec. XVIII, che del 1868 (composta nel '67), e dei Lirici del sec. XVIII (qui col titolo di lirica classica nella seconda met del sec),
che del 187 1
tastasio,
(finita

nel '70)

aggiuntovi dalla Domedi Pietro

nica Letteraria dell' '82

un medaglione

Me-

compiuto nelle linee della vita, e lo studio uscito in due volte, 1889 e 1899, su La giovent poetica di Giovanni Fantoni, che riprende e colorisce con
il

altra larghezza
lirica classica.

bozzetto dell'ultima provincia della

terminare

il

volume

si

raccolgono quella irrimealle

diabilmente
Chiarini,

tronca recensione
nell'

Opere

edite

dal

stampata pur

82 sulla Domenica Lette-

raria, e poi col titolo di Adolescenza e giovent poetica

di

Ugo Foscolo

una, in quella variet di osservazione

biografica psicologica e squisitezza di gusto e ricchezza


di dilettazione letteraria, tra le pi
;

nuove e care cose che il Carducci abbia scritto e poi ima giunta dopo quindici anni al discorso premesso alla edizione del
Giusti nel 1859, pi interessante certo nei rispetti dell'animo del C. che per la critica del Giusti ; e due


altre cose,

49

il

che dovrebber tenere per

rispetto

cro-

nologico

il

primo posto

e l'ultimo.

L'una cavata dalle

appendici della Perseveranza del 1867,


alcune
lettere

proposito di

intorno la Corte di

Roma

(dell'abate
i

An-

tonio Niccolini a mons. Gio. Bottari), e per

pi, oltre

che

il

sapor

dell* inedito, e

l'

interesse di quella

molto

ben viva

figura di abate toscano nobile e dotto, e franco

e spregiudicato, se pure

un

po' schifo, osservatore in


il

quel suo ozio non senza lettere e dignit, avr anche

merito di essere stata scritta presso a poco quando l'ode


A^li amici della Val Tiberina, qualche mese prima del

Meminisse
razzini
:

horret e dell'epodo

In morte di Odoardo Co-

Roma,
siderare.

dove, intorno quegli stessi nomi e fantasmi,


la corte

papale

la diversit dell'animo e del

tono e dei modi ha qualche interesse non ozioso a conL'altra


politici

ima ristampa

della prefazione agli scritti


:

di Alberto

Mario, nel 1901

dove

la

prima
e gior-

stagione della vita intellettuale di

lui, scrittore

naUsta, ritratta con abbondanza di citazioni di dichiarazioni di riscontri


;

e certo quella fisonomia cos

minutamente determinata negh svolgimenti e nelle sfumature di idee filosofiche e letterarie, che non hanno per la pi parte oggi se non un interesse storico e di color locale, ci riesce a petto del medagUone, cosi nervoso e
fantasticamente colorito nel II delle Confessioni
glie,

Batta-

un poco
in quel

incerta

ma

storicamente cosa ferma di

mirabil precisione, e a tratti eloquente e vivissima, co-

me

paragone tra Alberto e il Mazzini, ripreso da una lettera e finito con pochi tocchi affatto carducciani.
y

Scrini

critici

50

Questa la materia del libro e ognun vede quanto rileggere e da ammirare. Ma poi quanto ci sia da anche da pensare. Poniamo, per es., il Settecento: pare
che

C, come uomo e si come artista, abbia avuto pi d'un motivo per ripugnare ad esso fieramente
il

Poesia d'occasione e di raccolte d'abati d'arcadi d'accademici,


versoni
sciolti
<?la

canzonette
vii
,

sentimentaU,

prosa infranciosata

pi

prosa che schiavi ab-

biano mai scritto al

mondo
?

non

si

direbbe che sia


di

adunato in quel secolo tutto quanto ha potere


vergli pi gagliarda la bile
Il

muolar-

vero che

il

Carducci
a un

non

solo

ha dato nel lavoro


;

di critica

una parte

ghissima al Settecento
certo segno,

ma

anche

nell'arte, fino

muove

di

l.

Ricordatevi

come ha comin-

ciato. Classico per natura, e per abitudine e attitudine

un

po' anche, se volete, per

posa

classicista, e

un

po' accademico,

un po' pedante,

egli volle ripren-

dere la tradizione classica italiana l dove gh finiva

pi da presso, senza trascurar nulla o nessuno.

EgU

trovava innanzi a s non il Foscolo solo e il Monti e il Giordani ma e il Fantoni e il Mazza e il Cerretti
;

il

Lamberti
Autori che

il

Paradisi e

il

Savioli e

il

Vittorelli e

via via.
i

pi oggi non cercano se non per cao, al pi,


il

varne titoH da concorso o per curiosit,


poter dire di avere letto anche quelli
li
:

per

ma
letti

Carducci
per s, e

cercava come poeti, degni di esser

considerati nei loro pregi, e imitati, o studiati almeno,

nel loro

stile

li

cercava e leggeva, non con animo di

dilettante o di critico scientifico,

ma

con animo pr-


maestri e per imparare.

51

priamente di letterato, per arricchire la sua pratica dei modi dell'arte, per godere la conversazione dei

quanto all'imparare, se alcuno volesse scrollare im poco il capo e sorridere, io amerei ch'egli quanto, si domandasse invece, sul serio, due cose sole a determinare nel C. il concetto dell'ode e in genere della lirica nelle sue ragioni di ritmo e di ispirazione, pu avere operato, poco o tanto, la considerazione della canzonetta e dell'ode e insomma dei metri del Settecento; e poi, quanto i tentativi classici del Fantoni, che egH si trovava, sto per dire, in casa, gU possano avere, con la consuetudine artistica e per mezzo
poi, in
:

Che

del problema storico, mostrato di quella strada che

men
che
si

poi alle Odi Barbare.

Dopo

di che vorrei

pure
la

guardasse nella antologia

lirica

carducciana
;

parte che v' hanno Seicento e Settecento


rei altro.
;

non vor-

Che non discorso da far qui n oggi. Torniamo al nostro libro. Non segnano forse codesti

discorsi sulla melica e Urica del Settecento, cos per

data come per la fattura, un punto capitale nello sviluppo della critica carducciana ? Son gli anni del
la

1867, e seguenti
dei Medici

il

Carducci, che ha incominciato a

Firenze coi discorsi sul Giusti, sul Tassoni, su Lorenzo


;

che uscito nuovamente in campo con

due grandi studi sulle rime e sulla fortuna di Dante, non ha ancora compiuti i hneamenti della sua figura critica. Gli manca un saggio di quella maniera mezzana, pi bassa di tono e pi varia che non i discorsi sullo svolgimento della
la prefazione al Poliziano, e coi

52
letteratura

meno accademica che non le prime prefazioni, pi circoscritta e con meno di amenit e di conversazione, diciamo cosi, personale e meno
nazionale,
gli

larghezza fantastica che

studi su Dante,
:

quel
il

che

si

sta preparando sulla musica e poesia

ecco

saggio.

Credo che
e non da

se

il

C. avesse do\nito scegHere,

voluto, nella critica, essere rappresentato


altri.

avrebbe da questo

Se non che, che cosa poi propriamente il C. nella critica ? Ha una maniera sola o quante ne ha ? Come
si

sviluppato, dentro lo e

discorsi,

stampo accademico dei primi per quali vie, e con quah influssi ? Che

parte ha avuto nella sua novit di ritratti, colti sl-

Tuomo

vivo e coloriti con ricchezza di aneddoti e


il

particolari pittoreschi,

Sainte-Beuve

Nomino

co-

bene Tuom fresco di quella lettura e che ricorda e cita con compiacenza ma poi, fin dove arriva la somiglianza tra i due, donde comincia e per che si rileva il constui perch nei discorsi sul Settecento si sente
;

trasto

per tutto lettura universale ambedue hanno del usurpare motto, acuto come una tenacia profondit Renan reHgione

Han
il
,

pure tante cose comuni

erudizione e
^,

letto

definizione,

delle lettere,

nella tradizione, insieme dello spirito


;

con

la

indipendenza assoluta
che quando
il

ma
il

al fatto, e fuor

francese
!

ha informato

nostro,

come

riescon diversi
si

L'uno,
dir

per accennarne appena qualche cosa,

pu

che

non abbia stile, tanto rotto e molle nel prender forma e quaht dagli spiriti con cui ha che fare l'altro non
;

53
mostra nulla cos rilevato e vivo e gagliardo come lo stile in faccia a ogni persona e a ogni opera egli ac;

campa

diritta e fiera la persona sua, giudice

a volta

a volta reverente appassionato brusco,


dir cos, staccato e superiore al suo
ressi

ma

sempre, per

soggetto, con inte-

morali e ideali che

il

soggetto trascendono.

L'uno ha V intelHgenza infinitamente aperta e sottile, la curiosit che trova tutte le vie, la malizia che s* insinua per tutte le crepe; Taltro ha il potere e l'autorit, la franchezza della hnea e la bravura del colore
e la vigoria delle grandi composizioni serrate.
interesse spirituale
Il

suo

adempie nei termini di un uomo frugato nella carne viva o di im'arte o di una maniera, realizzata nella sua qualit egli ha bisogno non meno di giudicare che di penetrare e rappresentare e nel giudizio osserva alcuna legge, che non nasce solo dal temperamento e dall'occasione, ma gi era posta come regola ferma, vorrei dire che egU sottopone volontieri la parte del gusto, che ha finissimo,
si
; ;

non

e della intuizione e penetrazione psicologica, alla parte


della classificazione, dell'opera nel genere e dell'uomo

mezzo storico. Quando il Carducci ha inquadrato, per es.. Paradisi e Cerretti e compagnia nella tradizione letteraria monel

denese

nella discendenza del Castelvetro del Tassoni

quando ha illustrato il loro carattere e il loro costume col costume dei tempi di Francesco III, con gli aneddoti della educazione e della vita e della letteratura d' intorno quando ha
del Testi del Molza
;
;

determinato

il

posto della loro poesia in quella maniera


lirica classica e
il

54

per esser contento


si
?

pi propriamente oraziana, che domin

secolo, che cosa gli

manca

Certo con questo schema non


critica
;

esaurisce la sua

bisognerebbe guardare anche al bozzetto

della persona, che

che

solo sua non aveva egH dalla natura,


il

ha quella

felicit e quella

vivezza
tutti
?

doni per riuscire

pi bello dei nostri novellatori

stupendamente Tuomo dell'arte e V intendente squisito ma insomma, in quanto al bisogno della critica, egU non cerca pi se non di fissare il suo quadro coi giudizi dei conteme alle osservazioni che tratti rilevano
:

poranei e dei venuti dopo.

Quest'uso delle sentenze altrui, curioso e larghissimo

pur

delle note pi singolari della critica

carducciana
e

egli
si

ama

di fermare cos

anche quei punti, dove pi


sua schietta
;

vorrebbe sentir

la parola

non

si

sa

bene se vi sia pi disdegno o modestia verso certe questioni, se egU abbia voluto far passare con pi forza il
proprio pensiero nei vuoti e quasi negli squarci del discorso d'altri o se abbia curato la variet dell'effetto,

o se

il

fedele della storia abbia


diritto

amato

di sacrificare lo
alla esatfiso-

sciogHmento

del problema estetico


;

tezza della rappresentazione

determinando una

nomia letteraria cos pezzo per pezzo nella sua fortuna, nelle ombre o nei riflessi ch'ella segnava di s intorno
e di poi.

Intanto, per dirne sol una,

il

n certo del Carducci, lavorato su quel sistema. Se non che

non una

delle minori

commento al Petrarca, delle meno nobih fatiche

ora tempo di lasciare in pace e Petrarca e Sainte-


Beuve
e Carducci
:

55

altri,

roba da parlarne

larghezza e severit.
nella mente.

noi basta aver

con altra fatto cenno

del libro, e di alcuna fra tante idee che

pu suscitare

Albo Carducciano, a cura di G. Fumagalli VERAGLio. Bologna, N. Zanichelli, iqoq,

F. Sal-

Quattrocentodiciasette zincotlpie che illustrano la


vita e
le

le

opere del Carducci


le

ritratti di lui in tutte

et e in tutte
;

pose, la famigUa, gli amici,


i

lari

le

case che abit,

luoghi dove usava


fac-simiU

gh scodocumenti
edizioni,

della

vita

pohtica,

autografi,

di

medagUe, targhe, pergamene, busti con che l'hanno


onorato
;

in fine
;

luoghi

monumenti
materiale

citt che la sua

poesia cantava
bell'albo,

ecco

il

raccolto in questo

stampato molto nitidamente, adornato parte

a parte di sobrie notizie, e offerto al pubblico come un contributo alla comprensione di quella grande

anima . Su che non senza

si

potrebbe discutere

e gi molti pensano,
il

sorridere, all'accoghenza che

poeta vivo,

e dell'umore che conosciamo,


;

avrebbe saputo fare a questa o a simili raccolte pi d'uno vuol dire che l'anima, come dicono, poetica del Carducci compiuta e perfetta, senza bisogno pi di conforto altro nessuno
sua piena espressione, nelle pagine ch'egli lasciava scritte e che il feticismo e la chincaglieria con la poealla
;

sia

non hanno che

fare.

- 56Ma
anche
i

la

parte pi bassa della


;

nostra

povera

natura ha

suoi diritti

non

tutti possono avere la


;

forza e Tausterit del Carducci

il

libro

si

sfoglia

con

Del resto se nel pellegrinaggio ch'esso ci aiuta a compiere, ha molta parte la curiosit, pare che, innanzi a tale uomo e argomento, essa sia meno oziosa e l'aura di quelle cose e memorie grandi ha pur qualche cosa di religioso e ad ora ad ora sulla traccia di un ritratto sbiadito, per poche righe di quella scrittura nervosa e fremente, sorge nel nostro spirito viva e indicidibile la immagine di lui. Questo rischio
piacere.
;
;

un gran

basterebbe a giustificare

il

libro

se ce ne fosse bisogno.
l,

Scorrendo con l'occhio qua e


qualche cosa. La serie
G. C, la
difficile.

accade di notar

deW Italia
;

cantata nei versi di

meno

felice

vero che era anche la pi

Ma

certe goffaggini

non

si

spiegano

ad

es.

perch una fotografia della casa Bonaparte ad Ajaccio, col freddo di una strada di citt di provincia e
la cancellata in ferro e

l'ombra frastagliata dei palmizi

perch quel campo, cos basso e stretto, di Marengo

aveva visti e la creazione fantastica della sua poesia non ha rapporto con la materialit loro pi che con un paesaggio lunare Invece si vedono pi volentieri le due incisioni della Bicocca di S. Giacomo e un'altra contemporanea, della Battaglia di Lodi. La fotografia ha di gran meriti ; ma anche di gran pericoli; quali pi, non so. Essa ha tradito, nel modo pi indegno, la Piazza di S. Petronio e le due torri e del resto Bologna, nella
il
li
;
! ;

Ma

Carducci quei luoghi non

sua severa ridente fantastica bellezza, Bologna, di cui

57
il

Carducci ebbe l'anima tutta piena, quasi assente


libro.

da questo

Ma

che dovremo dire noi che vi manca quasi inte-

ramente anche la Romagna ? Polenta, la rocca e il teatro di Lugo, e una casa di Ravenna non bastano certo a rappresentarla ognuno poi sa che, con la Romagna, manca anche la testimonianza pi viva degli ultimi anni del poeta e quanto altro ancora Ricordo, sfigurati e quasi inutili. Monte Mario e
; ;
!

la

tomba

di Shelley

esatto
il

come

fotografia,

ma

falso

nell'aspetto e nel quadro,


gheri.

vialone dei cipressi di Bol-

quante cose, specialmente fra i ritratti dipinti o scolpiti, le targhe e le pergamene, che non dicono nulla o peggio che nulla E quella vecchia incartapecorita. Maria Bianchini, che mai pu avere di comune con la bionda Maria del florido canto ?
I

Ma non

finirei
;

pi se dovessi poi notare

le

cose belle

o interessanti ci quasi tutto. Ricordo a caso l'oratorio di S. Guido, le Terme, Miramar, le fotografie, eccellenti anche di tecnica, del Cadore e di Madesimo; gli autografi in genere, fra gli altri una minuta di lezione sul Rinascimento, che par di sentire il Carducci quando la buttava sulla carta ; e infine, quelle che pi han parlato al mio cuore, le fotografie della folla intorno alla casa, dopo la morte,
e
dei funerali
:

ritrovo

l'

impressione di quelle ore,


quel silenzio enorme

quella calca,

quello

scalpiccio,

d'una moltitudine, quel sole di febbraio pallido e abbagliante, indimenticabile....

-58

Da un

carteggio
di

medito di Giosu Carducci, con preS.

fazione
pelli,

A. Messeri. Rocca

Casciano,

Cap-

1907.

Il

saluto a questo

volume era per

la

Romagna

obbligo di reverenza.

Non

paia che essa lo adempia


cui la garrula recensione
la loro vita

troppo tardi

v'

hanno

libri,

deve seguir subito, perch


Questo vivo sempre
dalle
;

d'un giorno.
mai,

e oggi pi che

quando
lettere e
;

tanto, del nostro poeta, ci promesso dalle


carte,
ci

che debbono restituircelo intero

e nulla

pur

giunge.

Ma
;

qui

un saggio

di quel che

da lui testimonianza di vita, non ceder di grandezza n di splendore


che
ci

possiamo aspettarci di pensieri, di affetti che


alla poesia
;

saggio nobilissimo e a noi particolarmente caro, in ci

rappresenta del poeta e della nostra terra.


tristi alte nobili

Diciotto lettere, dal luglio 1897 all'aprile 1906.

Quante memorie, quante


questi anni
stera che
li
!

cose in

Dei quali e dell'amicizia soavemente auconsol, e di tutte le gentU cose e persone


ai bei colli di
il

che dalla marina di Cesenatico


e di Bertinoro e di Polenta, per

Lizzano

piano dov' Cesena


il

e Faenza, ne

accompagnarono quasi con reHgione

trascorrere, luminosa la ricordanza in queste pagine


e viva e pronta l'immagine.

Di questo
anche

si

vuol render grazia in

buona parte

al prof. Messeri, editore discretissim-o, illustratore

59

riguardi
il

copioso, intelligente e di ogni qual cosa

Carducci in Romagna, sempre bene informato. Per le sue cure il dono, che dobbiamo alla cortesia
della contessa Pasolini, riesce, se possibile, pi grato,

e pi cara la lettura. Pagine

semplici, schiette, brevi.

Ma come

riposante laura
!

si

muove
la

dei pensieri e delle

immaginazioni serene

Pare che

parola del

poeta,

nel severo. raccogUmento dell'ora ultima, suoni con la

maschia dolcezza dei pi bei giorni

SEVERINO FERRARI

Chi parla degli scolari di Carducci, incontra questo nome. Intorno sorge un bisbiglio lontano di gente

che ricorda, quasi con compiacenza e secreto di Ma per i pi il nome suona invano.

iniziati.

come
S.

una

lieve

risonanza dietro due

iniziali,
;

F., iscritte

alle

meravigliose quartine del poeta

dove tuttavia bisogno di una noticina, che chiarisca S. F., amico del Carducci....

Ponendo mente pi
nel passato
:

intenta,

si

avverte qualche cosa

suono vago di una nominanza, come una speranza nata intorno al capo di un poeta giovine. Ma dove si perduta quella speranza ? Pi da presso si levano ricordi pallidi e tristi, un murmurc di
il

pianto discreto,...
gliato, 1906.

si

distingue una parola, Colle

Gi-

ci

sovviene

il

pianto che

udimmo

allora, di

una

schiera

numerata e gentile, pianto pudico, nell'ombra, che non voleva turbare un'altra grande tristezza vicina

spegneva esso il Carducci. Il ricordo si ferma al camposanto dell'Alberino, dove pure la lapide con le parole del Carducci e pendono le corone degli amici.
;

che

presso

si

-64Vorremo staccarne qualcuna ? Vorremo accostarci a coloro, che non sono pochi, ai quali il nome qualche cosa pi che im suono o ima curiosit letteraria tenerezza di ricordi, fraternit di culto e di dolce maUnconia. Severino.... pare un simbolo, un motto che apra le porte di im piccolo mondo solo si sentono dolci
;
;

echi e spira odore di giovinezza.

Troveremo da questa parte


e della piet
il
:

le

memorie

dell'amicizia

innanzi alla quale, mettere in dubbio

anche cercarne solo le ragioni alla luce fredda del giorno, potrebbe sembrare profanazione. Anch'io consento nella piet. Ma per questo appunto provo il
culto, o

problema letterario nella sua aridit. Un galantuomo non deve chiedere compassione mai a nessuno, n per s, n per i suoi.
bisogno oggi di affrontare
il

Che cosa
rino
?

dunque che mi pu
il

attirare verso Seve-

VogUo

gettar via tutto quello che letterariamente

impuro, l'affetto per l'uomo,

bene che ho tratto

dalla sua conversazione, l'esemplare di bont e di

uma-

nit che era in


di

lui,

il

desiderio troppo naturale in


fehce.

me

trovarne nell'arte alcuno effetto

alcune pagine, che io


scio

amo
;

rileggere,

Restano versi e prosa. Lagentile


;

da parte questa, pur cos eulta e

ma non

altro che

un episodio

contributo forzato del profes-

sore alle necessit pratiche dei concorsi, e

non vale per


;

s stessa,
la scelta

ma

piuttosto per qualche parte accessoria

per

degU argomenti, che toccano spesso

la poesia

-65

popolare o, quasi per contrasto, la pura bibliografia, e

sopra tutto per un non so che di umile e represso che vi


si

sente, e per la cura austera, inconsueta, dello scrivere.

Ma

quel che cerco anche nella prosa e nei commenti

scolatici, cos

ben

fatti, e

negH studi

dotti,

non

ci

che vi comparisce in vista, l'erudito, e neanche


satore,

il

pro;

che non ivi ragione prima e fine a s stesso altro cerco, un'ombra, ima traccia, magari un contrasto o una dissonanza che mi rimandi ai versi. I quah io leggo in due volumetti di ristampa recente, Versi. Ma anche prima di possedere questi, il Mago e Severino lo conoscevo gi, in quel che pi importa
;

un volume vecchio sonetti, un manuale


botti e madrigali
;

della Antologia

m'aveva dato

dei

di metrica certe

ballatine e stram-

qualche altra cosa avevo raccolta


quardi

dalla recensione del Carducci, del 1886, e certe


tine del
presi

Mago

gH alessandrini

Nostalgia

non so

di dove, dai giornali, dall'aria.

avevo Nei volumi


li

non cerco

altro che questi


?

frammenti

ma

in questi,

poi, che cosa

Ne
il

rileggo

primo, se

imo che mi par caro sopra gli altri; anche non sbagUo, eh' io m'abbia mai conosciuto
bei metri, a cui die la freschezza

Or
il

voi,

popolo d' Italia a* suoi bei giorni, diede il Petrarca l'aurea politezza
e
il

Poliziano

nuovi modi adomi


'1

ite,

bei metri, co

mio cuor cantando

per r Italia d'amore e cortesia, mentr'io con gobbe spalle vo sfregiando ne la scuola gli error d'ortografia.
S

Scrini

crittci


Ebbene,
io

66

sento qui
;

molte cose care e somma-

mente pregevoli sopra tutto il testimonio dell'uomo, con la sua buona forma e buon giudizio letterario, con l'amore, cos ben ben distinto, del Petrarca e di
quel Poliziano che
egli

soleva leggere tanto arguta-

mente

sorrido anche alla

professore, esemplare di

modesta ironia di quel tutta una generazione. Ma la

poesia dov'

dov' quel verso o quella parola eh' io


nell'obHo
di

possa ridire per mio diletto, pura e sola, avendone piena


l'anima
?
;

tutte

le

altre

cose

del

mondo

vado innanzi discorro con l'occhio affannoso pagine ben note, forme e metri diversi, cose buone, care, ben fatte, le quartine del Mago, cos ingegnose
talora e cos saporite di letterario dispetto e di elocu-

zione squisita, e
le

le

strofe musicali e le popolaresche, e

amorose e

le

domestiche, tutto quello che m' pia;

ciuto per tante ragioni e memorie. Cose buone

ma

quale veramente bella

L'affanno incerto della mia


;

mente trova un'espressione improvvisa da un Ubro che ho lasciato poco tempo fa, un sospiro veramente
lirico rifiorendo

inaspettato e meraviglioso,
luna....).

oi

mam

ma mamma
poesia

che luna che

Anche questa

popolaresca, di

quella

che

dicono semplice,

inculta, poesia
fuori,

da

stare a paragone, chi si fermi al di


;

con

le

romanelle e coi canti dei carrettieri


parole
e

ma

quel sospiro solo ha potere di colmarmi l'anima, e

come

per incanto tutte

le

versi di quest'al-

tro libriccino che ho aperto davanti

si

disfanno,

si

scom-

pongono, perdono quella grazia fuggitiva che era nata

- 6; un poco
Tutte
dalla

mia simpatia
!

un poco,

forse,

da chi sa

che cosa. Povero Severino


le

argomentazioni contro la sua cosidetta poesia mi balzano agh occhi inevitabili.


ragioni e
le

Non

poesia

il

Mago.

una

bizzarria,
;

teressante per la storia letteraria

ma

molto innon ha vita

propria n anima.
allegoria ; e se

uno scherzo

d amici stiracchiato ad
poi freddo e

come scherzo

arguto, fiorito di allusioni

e di sorrisi e di malignit,

come poema

vuoto. C' della bravura, delle rime rare, delle strofe ben tornite, qualche nota soave; ma il tutto insieme

non supera

l'eccellenza di

una esercitazione studente-

sca, accozzata alla rinfusa, piena di contraddizioni e di

dura e un po' pedantesca nel tono. Quel che si pregia, oltre al gusto sano di chi divide gH odi e gli amori del Carducci, il lavorio dell'elocuzione innamorata dei classici e del popolo, dofalle nella fantasia,
;

viziosa, variata, ricca di intenzioni e di studio

ma

questo pu piacere come preparazione buona alla poesia, poesia non (i). Prendo pochi
versi a caso

(i)

Su molte scimie dal viso musorno,


scimie bimbette,
il

guardo

si

ferm.

Quattro ne vide sotto un verso esametro, a onde balenando a spinapesce.

Oppure

Si diceva, e
le

poppava a quando a quando mammelle alle nubi. Anche la buona


sua persona,

signora, dameggiando, sninfieggiando


l'atticciata sbracata


E
io

68

non son pi contento neanche di quelle che sembrarono a molti perle, frammenti di poesia vera. uno solo veramente, il frammento di Biancofiore e di Schicchi. Qualche cosa e' veramente bello, e ne parler ancora ma tutta la debolezza e sto per dire V impo;

tenza poetica di Severino sensibile per

cumulo

di tocchi incerti

ove

serpendo roseo va

me

in quell'acil

sangue con mite vigor), in quella vanit

fantastica.

Non

sentite qui

stessa, fredda e

una ricchezza di elocuzione che fine a s non espressiva non fa immagine ?


;

ancora

La rondinella ed il riboboletto, o manzoniano, o cane, alla natia aura perch strapparli ? e a gran diletto
ingabbiarli, ingrassarli
la piccoletta
?

nella stia
:

muor

di crepacuore

ma

quegli ingrossa, torpido

cammina,

muda, rimpenna, e quando il cavi fuore il rosignol lo trovi una gallina.


povero come questa ricchezza apparente. Le parole sono stillate a una a una, faticosamente, rigide e non si muovono, non hanno lume. Anche quelle che vorrebbero essere biricliinate, fra l'heiniano e il carducciano (ne cito una che nel principio sentita, conclusione ironica
e'

Non
;

nulla cosi

del

poema

e di tutte le fantasie dei Goliardi


via,

mettiam su pancia e pigliam mogUe. Umiliati i nervi e il malumore, cacciate in bando le mondane voglie, moriremo nel bacio del Signore)
restano fredde, oziose per fare.
;

Oh

si

sente

il

posticcio, qual fatto

tanto

-69che
si

sforza a dipingere con

e riesce al

una quasi sensuale volutt, luogo comune della poesia popolare ( van
alte

due fragranti rose


fiorisce
il

crescendo

sotto

la

manca

ti

cuor

Come sono

spezzati e staccati questi


sospiro solo
!).

due

versi,
il

che vorrebbero essere un


bozzetto di Schicchi
di
;

Pi vivo

ma

anche questo
unione,
i

combinato di Bologna

due pezzi
;

diversi, senza

sogni

e la sorella

tutto conciso, calcato,

e in un ritratto che vuol esser abbondano le zeppe ( a cui nel

petto canta un heto coro,

giovani capinere e rosignoli

con te, pura la figurina della sorella buona, ma chi sa dirmi poi quanto valore e significato sia cresciuto in quella sempUce descrizione per le poesie che abbiamo lette dopo,
e che ivi

con Schicchi, a notte piena, via). Leggera e

sembrano
i

presentite, del

PascoH
la

Molto megHo

Bordatini.

C* qualche
;

cosa nei

metri antichi che canta e risplende

semphcit dei

motivi, la modestia dell'accento, la stessa uniformit


"dei

richiami e degli echi a noi ben famigliari, conviene

tanto bene a quello spirito vago di amatore delle forme


antiche
!

l'animo nostro se ne sente heto e leggero, di-

sposto a udire tutte quelle altre voci pi

umane

schiette di affetti e di ricordi. Sorgono aspetti

amati

deUa campagna,

idiUi di ucceUini,
;

musiche

notturne,

sospiri di romanelle appassionate

e quelle piccole scene

domestiche, fra la mahnconia dolce dei vecchi e la volutt onesta della sposa, di cui non v' rosa pi cara.

Voi sapete che questa non ancora


fatta disposta

poesia.

un
ben

principio della poesia, la simpatia di un'anima

ad amare

e a

contemplare e a cantare.


Ma
cose
il

70

canto

certo e' nella verseggiatura di queste


il

quella che

Carducci chiamava gaiezza

una

fatica diventata facile, che si

anche

delle sue difficolt.

gode del suo lavoro e nella voce qualche cosa


si

di lucente e fiorente. Quell'intarsio e quella gravezza


di elocuzione ricca del

Mago

sciolta, si

mossa

una Hngua sua, non pittoresca, non luminosa, ma con un impasto proprio,, che prende dolcezza e sapore da quella stessa facilit di parole care, schiette di suono, pulite di forma, anche se non abbiano per s valore espressivo molto.
Severino
si

fatto

Con

le

man

bianche

ti

la mondiglia,
:

poi getta un guardo su ne la vetrata freddo, e mi domanda la mantiglia.

Andate a
fra la

letto,

padrona amorosa,
rosa.

bambagia sarete una

L'uomo che

giunto a verseggiare cos, brilla in

ogni sillaba in ogni accento in ogni rima di una allegrezza tutta sua.

Della quale

il

fiore nel

madrigale ben conosciuto

un suo

Forse che dorme, raggiando, la luna bel sonno candido falcato tra le mollezze del sen tuo gigliato ?
la lingua poetica

Questa

di Severino

incerta nel

suo valore, poich tutta fatta, o quasi, di aggettivi


e di ornamenti
;

ma

sono adoperati cos amorosamente


di

Non

e'

mica nulla qui

veduto o sentito con forza;


(raggiando,

71

tutto riposa nella contentezza delle parole trovate e

felicemente accoppiate, nel suono dolce delle sillabe


mollezze,
gigliato),

nell'ascensione

musi-

cale di quelle

vaghe forme sorgenti, (un suo bel sonno


(i).

candido

falcato....)

Bisogna poi dire che questa felicit, da un altro punto di vista, un difetto. Severino non un poeta
di canti
;

egli cerca delle parole, e le dice. Il

suo Hn-

guaggio rivela a ogni passo V impotenza della fantasia. Per pochi versi belli, quanti altri faticosi, incerti,
vani
:

quanti aggettivi

inutili,

quante zeppe

dove la parola, perduta quella magia della rima, dovrebbe render lume
Caratteristici sono gli sciolti,
di per s stessa
;

e resta buia, greve

Un
un po' tondo, un
nidiace, a cui la
in

gio\dn merlo,

barba

d'esperienza era per anco

fieri....

(i)

La memoria mi rappresenta

in molti luoghi

la stessa

qualit.

Deh non
branche

s'affondin quelle noderose


fra
i

gigli del bel

sen lattato

Oppure

S'alza e freme

il

molle seno,

va pensando meraviglie, che gli par d'essere un pieno


di magnifiche giunchiglie

che
e

si

muova, che

bisbiglie....

non ho bisogno di notare l'insistenza della rima florida, che si rivela in una debolezza, alla fine, della coniugazione antiquata un poeta vero non l'avrebbe tollerata.
:

72
,
.

un crai
;

getta da gotteragnola ben tronfia

Oppure, fuor degli

sciolti,

Ritorna maggio ventilando l'ali gonfie de l'aura, pinte di fioretti

o rose, o maggio, o cieli, un dolce senso date a questa gentil, date d'amore.

e altri innumerevoli.

Anche

le

cose migliori, a leggerle freddamente,


falle
;

mo-

strano di queste

quartine strascicate, versi e

rime senza significato, pezzi interi che non rendono pi suono di una noce guasta. Ricordiamoci che il
Carducci, citando dei versi di
tare qualche cosa.
S.,

era costretto a sal-

se ci pensate bene,
;

questo qualche cosa forse


il

quello che vale di pi


scrittore,
la

svela

difetto essenziale dello

sua impotenza. Certi punti e momenti

sono

felici

in lui,

ma il soffio e
gli

la signoria poetica

manca.

Una
un

poesia intera non

sgorga mai dall'anima

come

torrente.

Anche
uno

le

cose piccole, anche

versi, fatto in

due
:

tre pezzi

un madrigale di otto ognuno sta da s. Prendo

dei migliori

La bianca neve

monti chiede sol mite e breve lungamente vuol sosrnar de la luna ne i tramonti.
ride in vetta a
;

'

7Z

Sotto gli amplessi suoi rompe fervente, sale a le piante tiepido l'umore che poi s' ingemma in faccia al sole ardente.

Tal fra le nevi tue caldo il tuo cuore a i labri manda qualche rosa in fiore.

Qui
legati

ci

sono almeno tre pensieri poetici diversi,


superficialmente
;

solo

quella

gentilezza
fare

della

neve
il

che ride e sogna nel primo,


la fine poi

non ha che

con
della
il

contrasto del suo freddo con la calda linfa nel se-

condo membro, e

un luogo comune

poesia popolare, gi sfruttato dall'autore (ricordate

seno di Biancofiore).
Prendete pure
pi amabili;
vi
le
le

poesie pi belle, dove sono

luoghi
;

ottave siciliane di speranza, o nostalgia

parr di trovare in quelle una certa

unit, poich

toccano solo dell'accoghenza dei vecchi alla nuova figliuola ma viva solo la prima nella seconda un'am; ;

plificazione
lor

dell'ultimo

verso

bello

(ei

bisbiglian
;

fra

qualche parola) che non aggiunge nulla

poi e'

un trapasso improvviso, giustificato solo grammaticalmente dalla prima interrogativa, e seguono versi oziosi
(ed
il

fecondo amore,
I

dolce a sperare
la

fia

che
?).

gli

ap-

parecchi

novelli

rami de
si

pianta onore

Nella terza pare che

seguiti nel pensiero dei figH

con la madre alzata in su l'aurora e mesta, che viene da un'altra poesia (e precisamente da Senti la mamma gi per la cucina)
tutt 'un 'altra situazione,
:

ma

il

discorso

si

trascina inerte fino a quella cara

imma-


comune convenzionale

74
i

nonni, e poi ricasca nel


:

gine dei fancinlletti presso

di tutta Tultima strofe

Verso il tuo petto inclina la cervice e t' inghirlanda con le mani sante.

Unit

e'

solo nelle

poesie perfettamente

fredde

e retoriche, negli sciolti al

Mazzoni

e allo Straccali, in

Apollo e Dafne, in Pane (che non da confondere tuttavia con


del
le altre

per la fattura), nelle ultime due parti


;

Vanto degli argini di Reno, e cosi via ma quella unit meccanica di prosa versificata. Cattiva prosa, potete aggiungere che quando Severino si mette a
;

riflettere sui contrasti sociali,

o a ragionare dei destini


semplicit cara

della

poesia,

quella che

altrove era

qui diventa puerile.

Del resto cos per tutto


tine, nelle ballate, nelle

nei sonetti, nelle quar;

canzoni

ogni periodo metrico,


!

talvolta ogni frase, ogni verso sta da s


si

e dall'

uno
;

passa all'altro senza ragione altro

che

estrinseca

un pezzo ti par bello e l'altro brutto, ma del tutto insieme non sai che dire poich consistenza poetica non ne ha. Pi mi accosto alla fine di questo discorso, e meno contento mi trovo. Pare che alcuno da qualche parte mi chieda se c'era bisogno di usare tanta asprezza di giudizi sommari sopra questi poveri versi, che gi non hanno fatto male n invidiato nulla mai a nessuno, n gloria, n fortuna, n oramai un poco di sole e almeno mi dovrebbero esser sacri, come fiori secchi della gio:

vinezza.

75
Penso un poco su questo
parte dimostrino
il
;

e poi

non mi

dispiace pi

di avere fatto tanto. I limiti segnati voglio che dall'


fine e
il

una

difetto

ma

dall'altra cir-

dove Severino in casa sua e non teme insulti. La sua bont non schiettamente poetica ma essa morale, e anche letteraria.
coscrivono quasi
il

terreno proprio,

L'affezione ch'io gli porto

non resta senza ragione.

S'incontrano nella storia figure che sembrano


vere fra gli uomini e
gli

vi-

avvenimenti come la chiosa sul margine del libro. Ogni et ne possiede figure velate e abbozzate appena, incompiute e sorgenti in
:

una ombra vaga.


Se cercate di fermarne
in quale opera
i

contorni, durate fatica a

trovarU. Che cosa hanno fatto, che cosa hanno scritto,

hanno

lasciato
il

Non

si sa.

Si trova

impronta pi certa di nome, pronunziato con ri;

da uomini che oggi noi ammiriamo per grandi ma tutto ci dura solo negli epistolari, nelle opere minori, negh angoli riposti della storia letteraria. Sono nomi senza corpo la loro
;
;

spetto, con simpatia, con desiderio

consistenza rada e fuggitiva, fatta pi che d'altro di


desideri, di parole
difetti

non
:

dette, di sforzi
vestigi
si

non compiuti,

di

non colmati
o
si

perdono nel rimpianto


riflesso

e nella lode,

intravedono appena come un

negli occhi affettuosi dei circostanti.

-76Felice

curare ai

La Botie che trovava Montaigne per assivenuti dopo la forma della sua anima grande.
incontra Severino in quella stagione della
il

Cos

si

nostra storia letteraria che prende


ducci. Egli dura accanto al poeta
il

nome

dal Car-

come l'ombra
la

presso
si

corpo

che non pu stare senza questo e non


ci,

pu
Il

capire.

FeHce almeno in

che

sua forma tenue

stata investita e

quasi compiuta da quel sole.

quale, dopo averla celata, vale oggi a restituirla.


Il

Carducci
s,

ci invita

a cercare Severino, come uno


il

specchio di
Io penso

pi vicino e pi domestico.
fra '70 e TSo,

agh anni
alle

quando
a

il

Carducci
quel

affermava

la

potenza della sua poesia suU' Itaha, dalle

Rime Nuove
vere
i

Odi

Barbare. Penso

so che di raggiante che pareva partirsi da lui e

non muo-

cuori dintorno

divinum
i

vertice

odorem Spiralo

vere comae.

Egli era allora per

giovani,

che

guardavano,
;

una

idealit reahzzata, la poesia fatta persona

una

ideaUt che aveva potere di informare di s gU animi,


di insegnare a scrivere e fino a

un

certo segno anche a

vivere.

Mi
nato
di

accaduto altra volta (i) di dire qualche cosa

intorno a questo principio carducciano,


la letteratura e
;

che ha domi-

la

moralit di quasi tutta una

generazione

anche che l'esemplare pi candido essa era da guardare in Severino.


e dissi

(i) Parlando del Fanzini, giugno del 1910.

su

la

Romagna, nel maggio-

77

'

Veniva dunque a Bologna in quegli anni questo mezzo tra bolognese e romagnolo e ferrarese rivierasco della bella pianura che giace fra gK alti argini
?>,

del

Reno

.
;

Veniva dal paesetto sull'argine, dall' Alberino fiun medico, con ingegno fino e forma un gliolo di l' la buono, im tenero, gaio, po' fantastico, po' rustica era disposto ad amare con semplicit. Non aveva, credo, studi molto notabili n ambizioni grandi poteva avere
; ;

qualche venerazione per


vere,

la poesia e

per l'arte di scri-

come portava
allora
;

la nostra
istinti

educazione un poco proCarducci.


Il

vinciale

democratici, com'era della


il

giovent.

Bologna trov
i

quale,

dopo

avere scritto
in Bologna,

versi per l'anniversario dell''VIII agosto


:

preparava a scrivere il CHtumno credo che se a Severino si fosse domandato di dire dei nomi per simbolo, avrebbe scelto questi.
si

E
nel

insegnava all'Universit. Insegnava, dalla cat la poesia


la poesia d' ItaHa.

tedra, nei versi, con tutto s stesso che la pi alta cosa

mondo

Poesia che voleva essere intesa non solo nell'effusione dell'anima,


ria
;

ma

sopra tutto nell'effetto della stostudio

come
;

opera, condotta con lunga fatica e

eccellente,
stri

da quegh uomini che ne sono rimasti maeopera di arte e di tecnica, ma anche di civilt e

di

imianit,

monumento

momento

di tutto

il

vi-

ver civile della nostra razza, e insegnamento della sua


virtL
;

della itaUanit, della Hbert, del diritto che si


dell'

esprime nell'altezza aristocratica


e

ingegno,

ma

sorge

freme nella

fibra robusta del popolo,

-78Tale essendo
le

sue leggi

mondo, diciamo cos, del Carducci supreme poi erano da una parte il culto
il

della poesia effettiva, esercitato col rispetto e

con

lo

studio particolare e paziente dell'opera e della tecnica


dei grandi
;

dall'altra l'entusiasmo per la civilt latina

e per tutto quello che


bert, sincerit, verit.

emanava da

essa, popolo,

li-

Severino accett questo mondo, con queste leggi,

Le osserv con non usc mai da seriet profonda, fino all'ultimo quei termini, che per lui valevano quasi come una relie ne fece la ragione della propria vita.
;

gione.

volle restar fedele a quel

mondo
;

della

sua
a

giovent con una interezza commovente costo di non seguire il maestro.

anche

Voi sapete che hbert e con

il

Carducci rinnov, spost, almeno


;

nell'apparenza, alcuni di quei termini


la itahanit la

conciU con la
;

monarchia

ma

Severino
scri-

rest fedele alla

santa canaglia

E
veva

mentre

il

Carducci

commemorava Verdi o
con
la

alla contessa Pasolini,

maUnconia

dei

dubbi

supremi, Severino rileggeva agli scolari l'ode alla chiesa di Polenta, e si fermava a un verso
:

roseo

il

tramonto ne l'azzurro sfuma.

sospirava con tutto


:

il

suo cuore gonfio della an-

tica religione, e diceva

poeta fa di questa roba.... il poeta dio. Oltre questo segno non andava. Soltanto era triste allora^ e scrollava la sua stanca testa grigia, che aveva

Quando

il

79
eretto

un tempo con tanta gaiezza


versi.

di

giovent e spegiorni dei

ranza di

Oh i

giorni di

Bologna e
!

di Firenze

Nuovi

Goliardi e del

Mago

Intorno al maestro
delle persone, e

intendete con discrezione quein pratica

sto intorno, che la vicinanza era pi dell'animo che

non fu mai chiesuola

si

agitava, insieme col rivierasco di Reno,

un gruppo

di

giovani

come lui, ricchi franchezza. Avevano gli


zione semplice, e seria
;

di speranza e di ardire e
stessi studi, lo stesso
;

di

amore
educa-

della poesia, dell'arte, dell'eccellenza

la stessa

parati allo

ed erano anche portati o prestesso dissidio, che fu pi largamente di


le

tutta la generazione, fra

aspirazioni ideaU e la necesil

sit del vivere, fra la poesia e l'arte del pedagogo,

tenue vitto e

gli errori di ortografia.

Ma
e

tutto questo non dava gi noia, in quel primo


!

orgoglio di giovinezza

anzi, era accettato lietamente

divenne una ragione in essi spirituale e poetica, della

intimit famigliare, dei sospiri dalle piccole citt lontane, della dimestichezza e della semplicit che ren-

dono un'aria cara


quei tempi.

comune a molte

scritture loro, di

Severino
al

(i)

in questo

somighava a

tutti gli altri

Mazzoni, al Marradi, al Pascoli,


(x)

allo

Straccali, al

Ricordate le gobbe spalle, e il sermo col Marradi: sai che quel nostro vecchio amico.... titolare di le quartine del Mago e Nostalgia. Anzi queste Liceo !... ) cose sue sono per la nostra memoria come il simbolo, il fiore pi caro di quel momento comune a tutti,

(Tu non

8o
Fanzini, e via via lasciatemi mettere insieme questi

nomi per un

certo colore locale, e senza distinzione.

Pure aveva qualche cosa in proprio. Passava per

uno spensierato, per un


tipo,

bello spirito e bizzarro

era

il

molto innocente del resto, del goliardo, quella forma giovanile un po' trascurata, e con
chiolino arguto, e
il

con
l'oc-

motto saporito

sulla

sua bocca

bolognese.

In fondo era

il

pi serio di tutti.

L'ammirazione e il gusto della poesia era in lui qualche cosa di pi profondo che in tutti gli altri, qualche cosa di pi intimo e pi espressivo. Aveva forse dalla natura meno doni, meno felicit,

gH mancava il respiro largo e la sonora correntia del Marradi, gli mancava la compostezza toabilit
;

meno

scana e
il

la finezza del
si

Mazzoni.

Ma

sentiva cos

forte

suo difetto e
!

studiava cos ardentemente di vinbolognese


verso
il

cerlo

L'amore

della bella lingua toscana era ingenuo,

pieno di desiderio e di sospiro, in questo


dalla lingua

un po' balba

il

culto del bel

ita-

liano armonioso e luminoso, faceva fremere


di questo

petto
;

romagnolo dal discorso rotto e quasi stento


il

la dolcezza e la politezza antica inteneriva

cuore del
della

campagnolo semplice, come mia cosa divina. Egli esprimeva la sua commozione. L'amore
poesia era in lui quasi fatto poesia.

Con

tanti

doni
per

meno

dei suoi

compagni
;

egli finiva per

piacere,

esser pi caro di loro


e pi serio,

in ci solo che era quasi pi schietto


imiile.
belli
;

certamente pi

I suoi versi forse

non sono

ma

noi, dico io e

8i
quelli

che sentono come me,


il

li

amiamo.
di

Ci pare

di

trovare in essi

commento vivo
dell'

quelle parole

del

suo maestro

nulla v* ha di s alto e puro

gegno, come la riverenza

dopo V iningegno per s medesimo


;

dell'ingegno e dell'arte.

Tanto pi vivo

il

commento quanto pi

era fatifehce
:

coso, s che pi grata riesce, a tratti, la fatica

l'indovina voce mi chiedea s'aito, a i cristalli, tua fiorian, languide stelle, gli occhi cari.

Sentite quel

non

so che di inciso, di cincischiato, la

rancura di dire parte a parte la cosa che vorrebbe sfuggire ? Quante virgole, a segnar quasi l'intarsio di queste tesserule poetiche, ma anche quanta
e quasi

premura

vivezza, e forza

nuova

Questa

la grazia e

il
;

sapore dell'elocuzione, che

notammo
versi che

gi in Severino

questa la bont di quei


sgorgano, con pi sollevato

ad ora ad ora
:

gli

e spazioso respiro

Cosi spesso io sentii l sotto il Reno, dove nacqui, cantare i potatori,

mentre
e su
*1

il

sole,

calando, pe

'1

sereno
:

verde gettava aurei bagliori terra nel mio seno ricevendo io fremeva insieme a' fiori, provavo la letizia che dal pieno petto dilaga nel gran mugghio a i tori.
gli aliti della

Scritti critici.

82-Dovr
io ripetere quei versi

che ognurxo ha quasi a

memoria, quei versi in cui la figura di Severino pi compita e vicina a noi, e Todore di giovinezza e la simpatia dell'uomo modesto buono sempUce si fondono con la grazia e con la modestia del suo dire, tanto che non si sa quale in fine rimanga cosa pi cara ?

Mite qua gi
e m'offrono
i

il

novembre come da noi


il

l'aprile,

ragazzi

fior

de

le viole

ma ma
l
'.

un palpito trema primaverile, se lucente e biondo sorge e riscalda il sol, su, di l da i monti, alta la neve scende
se

ne

l'aria

al fuoco la salsiccia

odora e

il

vino splende.

Che cosa volete chiosare qui ? Si possono fare dei commenti all'aria che troviamo tornando nel nostro paese ? Non si pu mica dire che sia pi purgata, pi
sottile,

pi dolce di tutte
;

le altre arie

puie,

si

respira

meglio
sia

l'aria di casa nostra.

Cos non e' gi nulla negli elementi di questa poe-

che

si

sollevi

molto sopra

al
;

comune
neve

tutto puil

nto, detto bene,


viole,
il

ma

semplice

la mitezza,

fior delle
si

sole
si

biondo e lucente,

la

alta,

quel che

vede presso al fuoco. Movimento dei versi e lume dell'espressione sono tranquilli, con un sentire ma di studi pregevole e anche di qualche fehcit
sente e
;

una fehcit mezzana. Che cosa valgono, queste riflessioni, quando si sa che Severino che parla ? E noi voghamo bene a lui. Voghamo bene anche alla mezzanit, in quanto ci rende, sopra tanti sforzi e stenti.

la

83Dopo
si

misura migliore di
figliuola e

lui.

trova la sposa, quella

buona

bella

amorosa sua,
;

(Spunta il mattino, e il sole te spia fra le persiane trova in pianelline, discinta e in cuf&a bianca. Io parto per lontane Tu gli apri egli ti dice
ti
;

regioni

se hai saluti,

li

porto.

il

gran letto bianco, sorridente


le

e poi, a compiere la

nota figura di tutte


liete,

sue parti pi famigliari e pi

giungono

gli

amici, ricordati con

ima leggerezza

di tocco,

che potrebbe essere superficiale,

ma

nell'age:

volezza del discorso, riesce soltanto amabile

Non so se i dolci amici di Spezia e di Livorno di Modena e Bologna e Firenze e Milano


m'abbian cader lasciato gi via da l'aureo corno de la memoria, come un fior vizzo di mano io so che spesso a mensa a canto a lor m'assido trovan vuoto il bicchiere, ed io li guardo e rido.
: ;

Ognuno ha

sentito la gaiezza di suono e di

moto

nel

terzo e nel quarto verso....


fastidio di chiose, e

Volevamo

rileggere senza

non

ci

vien pi fatto. Pare

che

queste piccole
rate

cose abbiano bisogno d'essere assapovolta, fra

un poco per

come

frutto gustato in

una chiacchiera e compagnia d'amici. E

l'altra

cos

si

vuol notare la malinconia che diventata scherzosa,


e poi rider in

una fantasia molto amabilmente

goliar-

dica

intendete per goliardica quella innocente biz-

zarria di amici letterati, che qui fiorisce nei ricordi delle

belle

84il

novelle antiche, tra

fare

popolaresco e quel

del Pulci.
Perch' io son Liombruno e se donna Aquilina il caro amore e in esso mi consolo,
;

m' ha dato
pur tengo

par d'usatti cammina che cammina, arrivo insiem co '1 vento e in dosso ho il ferraiuolo con che, non visto, o amici, a voi sono presente e fo come la spugna che beve e non si sente.
il
;

poi viene

il

momento

della poesia.

La descrizione
si

della citt,

con

la

sua bella simmetria e aurea medioriaffaccia

crit di elocuzione, quasi cornice entro cui


il

paese amato, cos semplice e povero


il

ma

la retorica del

principio rende pi caro in fine


ciullo

cuore, cuor di fan-

che ricorda.

E se Palermo bella, e da per tutto suona che quattro strade in croce partono la citt,
e un giro d'alti

monti

le fa

real corona
;

formando
il

l'aurea conca felice d'ubert

cuor, che in picciol borgo nacque, pur l rimase,

ove non che im argine, cinque olmi e quattro case.

Ci

potremmo fermare come

al

testamento

poetico

e quasi all'epitaffio di Severino.


Ma, piace di ricordare altri versi, dove le migliori

quaHt

di lui

sono adunate come in breve spazio

e la
la

florida elocuzione

accompagna

come una carezza

sensuaHt sana e affettuosa del giovine e dalla gioia del dir bene e dal pensiero d'amore l'animo di lui si trova

quasi
del maestro
:

85alla

naturalmente sollevato

forma e all'orma

Debbo
s

dirti di gigli fatto, bel letticciuolo

pieno di profumi tiepidi e cosi bianco, quand'ella il roseo vlto, levando dal lenzuolo e su '1 guancial poggiando il rilevato fianco riflette ne i begli occhi dolci il desio d'amore, ella fra bianchi gigli nuovo purpureo fiore ?
!

Cosa ammirabile e consolante


la

Piccola
il

cosa in cui
lettore delle

imitazione carducciana (avete sentito


sulla fine)
si

Odi Barbare

confonde con

la

morbidezza
inil

dello studioso di canti popolari e toscani, e tutto

sieme questo riesce poesia


piacere della cosa felice,

e rende a noi

non

solo

ma

anche

la soddisfazione di

sentire che alla fine la probit e l'onest e la fatica

messa

nell'arte

volta o l'altra,

con animo puro possono sempre, una quando la fortuna e i limiti dell'argoriuscire alla sospirata bellezza.

mento secondino,

Ma

qui alla nostra descrizione accade


di questo

un

chiari-

mento. Ho accennato sogna aggiungere che

alla imitazione carducciana.

Bi-

citato, e di pochi altri

punto in fuori che ho che ognuno ravvisa, essa non

ha luogo nei versi

di Severino.

un'altra parte sim-

patica nel suo carattere.

AccogUendo cosi profondamente in s l'efficacia ideale del maestro, egH non toglieva poi materialmente da lui se non poco o nulla. Formava sull'esemplare della prosa di lui il suo scrivere. Ma a far versi si metteva con troppa seriet dell'animo, per non restarne puro.


Era carducciano,

86

ma
appunto per queil

dico, nel principio, ne 11' ispirazione,

nell'amore per la bella elocuzione e nello scrupolo tecnico e nella sincerit e verit
:

sto era portato a ricordare meglio che

Carducci, altri

autori

come

il

Poliziano o

il

Petrarca, di cui sentiva pi


la dolcezza (i).

genialmente e la toscanit e

anche era spinto, nella schiettezza del suo lavoro, a condurre il principio carducciano a conseguenze nuove.

Questo
al Carducci,

momento in cui pare che nasca, accanto un mondo poetico nuovo. E poich siamo
il

oramai avvezzi a guardare nella penombra, proviamoci a svolgere il viso verso questo fluttuare di forme nascenti ; la ricerca potr essere vaga ma non senza interesse.

stato detto che nella poesia di Severino


il

si

pu

vedere

mondo

del Carducci che finisce, e comincia

quello del Pascoli.


Il

Ma

bisogna poi intendersi.

vero che in quel gruppo di scolari del Carducci,

c'era qualche cosa di genericamente

comime, una

di-

(i)

Non

e*

echi in Severino altri che di costoro

qualche

cosa dal Carducci, un movimento ripreso dal

Prati, (da

una
;

poesia del Prati che il Carducci indicava, l' Incantesimo) pi nulla. Niente dai latini, da Dante, dagU altri classici.

- 87sposizione dell'animo che nasceva in parte dalle cir-

costanze del viver loro,

un poco

ristretto e

combattuto,
pi in-

in parte anche dall' insegnamento del maestro in certi

accenti e in certi versi che allora gli uscivano

timi (guardate dalla parte di nonna Lucia), e nell'odio


alle

romanticherie, e nell'amore della schiettezza po;

polare vera, e via via


sia

questo

si

trova

riflesso nella

poe-

che fu detta, guardando un poco di

fuori,

fami-

ed anche nel Mazzoni e in altri. Per Severino e' da dire pi. Sappiamo con quanto consenso e fervore nel cuore egU avesse raccolto dal suo maestro lo studio dei quatgliare,

domestica

trocentisti, e della bella poesia antica di popolo, dal

PoUziano e dal Magnifico e dal Pulci fino alle canzoni a ballo e alle pastorelle del trecento. Purezza e gaiezza toscana da una parte obbligo di schiettezza e di fre;

schezza dall'altra

questo poteva essere

il

beneficio,

secondo

il

Carducci.
si

Ma

in Severino

svegliava e rispondeva una parte

pi segreta della sua natura. Ricordiamoci quel non


so che di salvatico, di campagnuolo che era nel
aspetto. Se

suo

non che la salvatichezza vera egli la custodiva puramente nell'anima. In questo somigUava al Pascoli, scolare anch'esso del Carducci e amicissimo suo. La gente sentiva la somighanza e univa volentieri i due amici in una leggenda comune di bizzarria, di umore goHardico e un
po' rivoluzionario.

Pi bizzarro, in apparenza, pi fuori dei cammini battuti restava il Pascoli, fidato al suo meravighoso


latino
:

88

intero,

Severino era

meno

piegava un poco

agli studi della


titoli

consueta erudizione, all'apparecchio dei


;

della

dava al suo sentimento profondo poesia popolare anche questo sfogo, delle ricerche
da concorso

antiquarie di fonti e di sviluppi e di motivi, e finiva per

mettere insieme cos quei suoi studi su quel da Sassoferrato sul Pulci e via via che, insieme con la belHssima
Biblioteca della Poesia Popolare Italiana, cominciata
in Firenze, restano anche oggi fatica utile e savia.

Ma r importante non
versi che
il

era in questo

neanche nei

PascoH buttava gi

allora, pi per esercizio

che per espressione propria, cosi trascurato e spensierato

come pareva

siamo

al

tempo

del sonetto di

Ra-

dicofani.

L' importante era quella salvatichezza, quel biso-

gno

di essere schietti, naturali, veri, quell' istinto umile

ammirate e sognate, di farsi piccini, coi piccoli, con gli umiU, coi poeti popolari e con le cose povere di casa, con le fadi scam.pare lontano dalle eccellenti cose

mighari cose della campagna nativa. Questo istinto vago era in tutti e due
credo, nella loro amicizia

si

svolgeva,

con un

dialogo, in cui

ognuno

portava

all'altro,
gli

scordia con

qualche cosa, che senza essere in diideaU accettati dal maestro, anzi ri-

prendendo alcuna parte di essi e su quella insistendo, era pur nuova e doveva alcuna volta riuscire, almeno per uno di loro, a ima improvvisa rivelazione di natura
;

poetica nuova.
Gli echi di questo sviluppo nei versi di Severino

sono

stati notati

pi volte, anche con troppa curiosit.

Ma
poi

89-

da notare che in questa stagione, fra l'So e r86, press 'a poco, dei due il pi pascoliano si sarebbe detto che era Severino, in certi momenti massime sul principio. Gli che costui aveva, con vantaggio forse
;

Tuso e la sottilit del lavoro dei versi anche se aveva poco da dire, finiva per dirlo pi schietto. Invece il Pascoh, anche in Romagna , anche nell'Ultima passeggiata, ci nelle cose sue dove si sente megho l'amicizia, fin dalla iscrizione, aveva dei momenti
sull'amico,
:

di fiacchezza

un

po' fredda,

un po'

scolastica.

Severino aveva

l'efficacia della

sua fatica.
alato del PascoU,
la poesia fug-

Meno

molle,

meno
il

effuso,

meno

con quei suoi moti bruschi, a cui talora


giva e restava solo
la storia dei Nidi),

vano,

il

difetto (leggete di seguito

con quella esattezza un po' stentata, aggiungeva talora una evidenza squisita.
Vietitene meco, o eh' io
ti

rubo

uniti
:

andremo a cor fuscelli ne faremo un nido i zefiri romiti


:

la valle

lo

sapranno

sol

tanto e

le farfalle.

io

Se tu starai su l'ova carnicine, andr in busca di semi e di ruchette finche un bel giorno sotto a Tale incline
picchiar martelU, mordere pinzette

tu attonita sentendo, ammirerai piccioli becchi e \'ispi occhi rotondi.

Quante
beccandosi

cose sapete
i

piedini.
?

come

si

ottiene

Or

ella

seguiva

dite

un uovo

e trepida arrossiva

e di s stessa a s faceva covo.


Qui
schezza
e' il

90

pi.

Pascoli e qualche cosa di

La

fre-

dell' idillio e delle

sensazioni cos gentilmente

trovate nel parlare degli uccellini, fatta infinitamente

pi cara dal lavorio intelligente della


della rima.

elocuzione

Cos altrove tante volte. I versi pascoliani, cantanti


e
squillanti,

cadono in mezzo

alla

verseggiatura per
faticosa di Seve-

solito pi sostenuta lavorata e

un po'
sa
di.

rino

come cosa nuova, che non si


effetti bellissimi
:

dove

sia

piovuta

con echi ed

Come un

argenteo Hnn di campanello che pettegolo vibra lungamente....

Certa solenne chiacchierata pazza fra un continuo ridere sottile....

C
di

un zufolar

si

tremulo, che viene


i

sottil

fondo a i fossi su da rigando il querulo

rospi

e sale

corale....

La fontana del riso intorno intorno rompeva un lento strepito perenne (i).

sarebbe poi da notare anche, nei versi del Pascoli, della consuetudine di Severino. E si troverebbe, in credo, molti versi del tipo di questo ultimo dove, per dire cos alla buona, l'andamento e la cantilena pascoliana cava le sue risonanze da una elocuzione oltre il costume suo sostenuta, eletta
(i)

l'efficacia

Brgliadoro da

l'

in questo trebbio

India Sericana il lungo error sostenne.

Versi quasi parnassiani.


linconie
?

Ma

chi

ha tempo per

tali

ma-

91
Del resto
si

tratta di cose vaghe

pu

essere^ Teco,

quasi imitazione, di certi luoghi,

sonetto spezzino, pur bello

come la fine del primo pu essere somiglianza,

diciamo

cosi, di situazioni,

che parte continua e parte


nei ricordi del padre vece

varia nel linguaggio,

come

chio, e delle letture fanciullesche

dell'Ariosto,

pu

essere

anche una pura disposizione dell'animo a contemplare, come in quelle deHziose Ore notturne, in cui il distinguersi e il crescere delle musiche nella notte, dal flauto del vento tra le fronde dell'olmo, su su, fino
alla piena orchestra dei grilli e dei rosignoli e delle ra-

ganelle, rappresentato

con quella delicatezza un po'

magra e disuguale e intensa, che par tutta di Severino. Pu essere infine questo quasi mirabile impasto, in cui che cosa sia qualit schietta dell'uno e dell'altro non si pu dire pare un PascoU rifatto, ricalcato, con un
;

sentimento dei particolari squisito {suggono, invece coloriti, annusa) ; ma di dove venuta la di bevono
;

carezza di quell'ultima rima, odorosa

come bacio

so-

pra una corolla


I.a
i

nonna fila e dice. Suggon le sue parole bimbi coloriti le belle occhi-di-sole. Dice del minor figlio d'un re, smarrito a caccia, e de l'orco che annusa fiero l'umana traccia. De l'orco i bimbi tremano come al vento le rose, ma dietro i re si perdono le belle occhi-pensose.
Il

Pascoli

bene il e il sogno

non so come avrebbe saputo fonder cosi fantastico con Tumano, il tremore dei bimbi
di queste fanciulle
;

impallidiscono al para-

92
gone i
monelli.... fra
i

cartocci strepitosi
.

le fio-

renti ragazze occhi-pensosi

Ma
amica

inutile portare sottigliezza

di paragoni e di

inquisizione sopra
e discreta.

un punto, a

cui l'ombra deve restare

Contentiamoci di avere intraveduto il momento raro e bellissimo, di una poesia che nasce a un tempo in due anime di amici la loro consonanza si confonde affettuosamente e non si lascia discernere
;

pi dai curiosi.
Il

momento

breve,

fuggevole.

Quella risonanza

nuova argentea non sappiamo di dove venisse allora. Ma se passa un poco di tem.po troviamo che il Pascoli
campanello di cui parlava un altro pi grande incantatore di anime, egli l'aveva dentro, nel suo cuore. Severino non l'aveva,
la

continua e

la diffonde

il

carillon,

il

dov fermare. Parve che si vuotasse a un tratto, non solo delle musiche pascohane, ma di tutta la poesia.
si

In quegli ultimi sonetti dalla Spezia


venir

si

sente

il

meno

di lui,

come

se

inciampi e cada.
e

Tace per lungo tempo,


pi quello.
I sonetti
;

quando riprende non par

ultimi fiorentini e bolognesi sono

tutt 'altra cosa

che anche quando ben fatta, come

una prosa
neare

non ci rende tuttavia il poeta giovine che abbiamo amato. Non mi curer di sottoUstudiata,
difetti,

che sono evidenti,


:

elocuzione o nobilt di intenzione

bont particolari di nomino, per un certo

debito di gratitudine,
alcuni versi

il

sonetto su Garibaldi, di cui

mi sono
bello
:

rimasti nella mente, da molti

anni

uno

rosso, 'irto,

con piglio di leone.


Ma
ognuno
ora, ripensando e
si

93

il

guardando

tutto insieme,

accorge che

il

valore di quest'ultima parte

dell'opera di Severino

trebbero illustrare
Si sente che

non nei con un poco

pur si po di buona volont


pregi, che
:

in qualche cosa di pi alto.

gU ultimi

sonetti, col desiderio che ci


il

fanno rinascere dei versi primi, e

lungo silenzio e tutto


suo valore

questo quasi difetto e faUimento dell'antica promessa,


riescono infine a rendere alla figura di lui
il

vero, quel significato e quella forma propria che le assi-

cura una durata anche pi lunga della nostra affezione.


Il

valore di lui
;

insomma non

solo nei versi e negli

scritti

ma

in tutta insieme la sua

rehgione dolce e

santa di innamorato della poesia, e di fedele dell'uomo

che a

lui

rappresentava
lui,

la poesia,

il

Carducci.
il

le

cose

prime di

studiose e care e gentiH, e


il

sacrifizio e la

passione di tutta la vita, e

difetto stesso e lo stento

e la infelicit ultima della fatica,

valgono come note

diverse e pur sinfoniche a compiere di lui


sola schietta.

una figura
;

Non una

statua,

ma

un'urna nell'ombra

dentro abbiamo raccolte pagine e frammenti pregiati,


e

intorno abbiamo iscritto

Studium fuit alma

poesis.

N. B. Pare che resterebbe anche da parlare deU'educatore e del maestro di umanit, lettore del Petrarca del Boccaccio del Carducci e di costui anche quasi edizione minore, nella scuola e nella consuetidine. Perch anche codesta parte
;

Severino e necessaria al suo ritratto Senza dire che anche la pi vaga, fuggitiva, non raccomanvitale nell'opera di
; :

94

data quasi a niente di stabile, che si possa trovare ancora forte tra qualche anno. Ma io non posso parlarne. Mi riuscirebbe un capitolo di
confessioni.

E io non ho vogha di raccontare, n voi di udire ora. Qualche cosa tuttavia assicurata, anche di ci, negli scritti dedicati a Severino. Mi contenter dunque di accennare a chiamare quelli, in una brevissima bibhografia, che vorrei
;

ragionata, a modo mio nella quale non si registrano cio se non gii scritti di cui mi ricordo, e secondo l' impressione che ne durata nella mia memoria. Molti hanno scritto; pochi con utilit. Non conosco lo scritto di una scolara, che deve certo esser buono. Fra gli altri, Albini ha scritto elegantemente nobilmente come costume sempre suo, intorno all'amico, al compagno, al poeta un bel ritratto sepolcrale, memore del vivo. Ma composto con quel certo riserbo che portava la natura castigata dell'autore. Accanto all' iscrizione severa e squisita, si desidera anche l'epistola pi dimessa, famighare. Fanzini ha scritto con commozione di natura fraterna ma era pi giovane, d'un 'altra brigata, non aveva il benefizio della dimestichezza, non ritraeva i particolari dal vero. Le sue pagine sono belle, soavi, per la effusione del cuore ma, se ho visto bene, sono un po' troppo vaghe dicono del poeta
:

del rosigfnolo, troppo in genere, senza molta certezza di gusto*

Croce poi, secondo l' istituto suo, ha definito breve e netto. notato le cose migliori, ha corretto rapidamente certi errori o convenzioni ricevute nell'opinione comune e ha seguito poi la sua via, che menava altrove. Ma egli passando quasi di fuori, come giudice, ha tenuto conto dell'opera compiuta e di un suo valore oggettivo. Dal suo punto di vista aveva ragione e intorno ai caratteri pi rilevanti intomo alla legittimit della

Ha

ispirazion

letteraria

tica carducciana,

permesso di
pi intima
;

una scuola poedoveva dire. Ma tornare a Severino con altro animo, e per via
e alla inconsistenza di
si

ha detto quello che

con inquietudini

letterarie

e con

affezione

al-

l'uomo, che in una storia della letteratura non

hanno

luogo.


Di tanti amici
e

95

oltre a questi, avrebbero potuto confortare la memoria di lui, non occorre pi nessun nome. Vien fatto di pensare con rammarico al Mazzoni che poteva darci un ritratto certamente garbatissimo, e chi poi avrebbe saputo colorirlo meglio di fine, vivace
:

uomini valenti, che

aneddoti e di ricordi interessanti

Ma, poi si comprende che, per un alti'o verso, il Mazzoni doveva essere a ci meno disposto di tutti gli altri. inutile chiarire le ragioni che ognuno pu trovare da s. Infine e' era anche il PascoU. I^ memoria torna alle Myficae,

ai

versi meravigliosi e

quella

letterina d'invio,
cosi

ri-

stampata nella prefazione, e rimpiange la commemorazione


Pascoli;
il

cos

gentile,

schietta.

Si
il

che a\'Tebbe potuto darci

Pascoli d'allora..,.

ALFREDO FANZINI

Scritti critici.

Il

nome
si

ch'io ho scritto in capo a queste pagine

non

certo di

un ignoto

e pochi saranno, io

credo,

che non

ricordino d'averlo incontrato qualche volta

con piacere nelle pagine di un periodico. Ma n anche si pu dire che sia d'uno scrittore famoso di quelli che hanno una fisonomia propria, ben rilevata e stampata nella mente di tutti. EgU vive in una sorta di penombra, dalla quale
;

pare che non

si sia

mai curato

di uscire.

io preten-

der di recarlo in piena luce, su queste pagine destinate anch'esse a una


Soltanto, poich
scrittore che io
si

ombra

discreta.

tratta di

un romagnolo
degno

e di

uno
di
si

amo molto

e crederei
;

di ogni

fortuna, ne dir qualche cosa

non con intenzione

saggio criticamente compiuto e preciso,

ma come

parlerebbe d'un amico

quando

si

volesse presentarlo,

invitare altri a far la sua conoscenza. Del resto, dicia-

molo pur

subito, in tutta l'opera sua quel che v*


lui,

ha

pi simpatico proprio

Alfredo Fanzini.

100

*
He

Egli dunque, e prima di tutto,

un romagnolo.
famiglia era di

nato, per dir vero, a Senigallia,

ma

la

Rimini
il

e nella

campagna

di Rimini, vicino al

mare,

dev'essere ancora la vecchia casa di quella brava gente,


cui

nome

fu onorato nelle cronache della liberazione


alla vita di lui,

d* Italia.

Quanto

basta saperne quello


libri
:

che
le

si

trova ricordato bonariamente nei suoi

che
a

sue condizioni erano modeste, di una


;

un poco
poi

rustica
fu

pulizia

pass
e usc

la

adolescenza

in

collegio,

maestro di belle lettere dalla scuola del Carducci. Ora sta a Milano, dove insegna in una scuola secondaria, da molti anni che gi ha passato i quaranta.

Bologna

Ha

famiglia, e figliuoli grandicelh, coi quali tutti gli

anni se ne viene Testate alla spiaggia pi romagnola, a Bellaria e molti di Cesena e di Forl, che non cono;

scono

la

Lanterna

di Diogene, si ricordano
:

bene di

lui

e dei suoi

bambini biondi

Fanzini.... gi, quel pro;

fessore che viene a Bellaria, dicono

ah, tanto

un braun gran

v'uomo....

Tale a vederlo, tale a praticarlo nei

libri

molto megho romagnolo che professore. Non ha n mutria n supercilio ispido

brav'uomo

professore,

ma

il

meno
La

possibile di cartacce in tasca e di pedanteria

nel parlare.

scuola non ha saputo cambiarlo e

neanche

la

lOI
gran citt
nostri
;

rimasto semplice, bonario,

con

la

sua na-

tura schietta e coi suoi gusti casalinghi.


;

uno dei
l'ani-

un

po' goffo, se volete

ma col cuore

sano e

ma
si

generosa.

Tutta quella cos detta scienza, di cui la sua mente adornata, non lo fa n superbo n contento egli
;

in
la

mezzo

allo strepito di

Milano sospira

il

suo paese e

sua casa lontana.


Sospira la sua vecchia

quilla,

piena di

mamma, e la cameretta tranmemorie ma sospira anche il buon


:
:

mangiare di casa, la tovaglia puhta, scintillante di pace benigna sulla gran tavola pensare alle trattorie,
egli

soggiunge in qualche luogo, dove su

le

tovagHe
al

grinzite

muoiono

le

ultime mosche, e
si

il

cameriere

grave odore della cucina

assopisce col

mento

ispido

su

lo
!

sparato sudicio
.

pensare agli acri mangiari della


gusti di

citt

Questi sono proprio

un romagnolo

egli

H conserva
parlare del

U esprime semplicemente. Vi sa pane fresco e del buon vino sano del suo
schietti e
il

paese, della frutta saporita e delle lenzuola di bucato,

che rinfrescano cos bene


letto di casa o
siesta, alla

viaggiatore

stanco nel
all'ora della

anche in un letto di locanda,


il

quale

ciclista leva

il

suo inno.

frescura

delle lenzuola di bucato, o volutt del buio nella stanza,

con

spegne (vedendo per attraverso un tenue spiragHo della finestra l' imla
si

coscienza che lentamente

gine del gran sole

!),

o sonno senza sogni, senza visioni,


di

senza

sussulti
!

Quante poche volte mi accadde

dormire cos

102
Perfino nella letteratura egli porta questa sua semplicit
;

Io voglio

molto bene
fra cui

dice, all'Ariosto
io

ma
le

oltre

che pe' suoi sogni sereni, molto


;

l'amo per

sue verit buone

questa

In casa mia mi sa meglio una rapa ch'io cuoca, e cotta su 'n stecco m'inforco.

Le sue pagine sono piene


e lieta. Essa vi tocca
il

di questa sensualit sana

cuore di profumo paesano, cos

come

quelle prime violette che la

lui sulla

ha colto per ripa del viottolo che porta a marina, e gii ha

mamma

inviato dentro

una
;

lettera.

Milano e tutta quella civilt e modernit lo seccano alquanto l'abito nero delle cerimonie ufficiali gli stringe, i quartieri d'affitto son troppo piccoli e cari

Del

resto,

e senza scoperto

e'

troppo fimio, polvere, fracasso.

scapparsene in riva al mare, in campagna, a respirare l'aria pura e a godere un poco di pace
!

Questo in
tutte le ore
discrezione,
;

lui persistente e rifiorente desiderio di

il

quale per altro

si

vuole

intendere con

come d'onest'uomo, senza


;

pretese poetiche

o arcadiche

romagnolo anche in questo. EgH desidera


il

infinitamente

mare e

la

campagna

gli alberi e l'erba


il

fresca, le casine pulite col pergolato intorno e

frutteto,

e
il

il

gridio delle galhne sull'aia nei chiari mattini.


idillio,

Ma

suo amore sano e umano, non

dell'anima delle cose.


la bellezza, la

EgH ama

nei

non ebrezza campi non meno


la vita

fragranza che la bont e la utiUt; col

sentimento di un antico egH trova che

dell'uomo


ivi

103

sua

compiuta

della naturale operazione di ogni

facolt.

Quanto dolce sarebbe lavorare la terra e godersene frutti per l'uomo condannato alla oscura noia dei
!

libri e della citt

L' ideale suo pi di vita che di poesia. Egli guarda


nei

campi non

solo

il

verde

ma

anche

il

contadino

lo

guarda con occhio umanamente sereno, al quale i calli delle mani e l' indurimento delle giunture affaticate non sono meno visibiH che il viso fosco e la cravatta rossa, e le bocche inasprite dall'urlo dell' inno. Questo professore dalla cera bonaria rimasto sempre, e sopra ogni cosa,
i

un uomo,

in

mezzo
le

agli

uomini

loro disordini e

le lotte, i

contrasti e
lui

iniquit

della

loro condizione,

non sono per

uno spettacolo vano.


sua intelligenza lo
ironica

Se alcuna volta vi parr che

la

disponga

allo

scetticismo,

sotto

l'apparenza

voi troverete sempre la natura pratica e generosa del

romagnolo

per

il

quale problema massimo

dell'

uni-

verso l'assetto delle cose umane. Col cuore colmo di


ansia egli interroga
il

destino e spia da che parte debba

discendere fra gH uomini la giustizia e la fehcit.

Vi par egU che questa natura


terra, rustica, provinciale
?

sia

un

po' troppo terra

Ma
molto

tale
facile

il

Fanzini

e a pensarci

un

poco, poi

conchiudere che in tanta cosidetta com-

phcazione e artificiaht della nostra letteratura, la sempHcit di quest' uomo, dall'animo onesto e dal sentire

limpido e schietto, deve pur avere

il

suo pregio

il

suo profumo. Esso resta fra

le

pagine dei suoi Ubri


come
lo

104
le

bianche
:

spigonardo fra

tele

hominem pa-

gina sapit.
Egli stesso ha scritto una volta, e intendeva di s:

molto bene conservare nel lago del cuore una goccia d'acqua non inquinata, un po' di infantile freschezza di spirito, per cui si assaporano le umili ingenue cose, nel modo medesimo che uno stomaco sano fa trovare saporite le rusticane vivande .

Ma
meno
il

poi,

non fidiamoci

alla superfcie

l'uomo molto

semplice di quel che a prima vista non paia. Se suo carattere era soHdo e unito, la vita ha saputo

arricchirlo di dolore e d'ironia. Bisogna rendersi conto di questo per apprezzare


il

Fanzini come

si

merita e
;

per volergli bene. Ricordiamoci la sua condizione


parte

di

professore. In questa parola sola racchiuso per molta


della sua esistenza. E di quante altre Chi non lo conosce questo tipo cosi malinconicail
!

dramma

mente comune

tirar la carriola e a girare la

il

buono alUevo delle Muse, costretto a macina dell' insegnamento ? tipo mezzano fra i due estremi del professore
del
;

dagli occhiali d'oro e dalla fronte lucente, destinato a

volare com'aquila nei cieli della scienza accademica e


ufficiale
;

e del p ver 'uomo raggrinzito, raccartocciato


i

e rincretinito fra

registri,
i

colleghi,

compiti,
i

figUoU,

la moglie, la serva, e

genitori degli alunni e

pettego-

lezzi della cittaducola di provincia.

Ma
figura

quella

come dicevo, sta in mezzo, con la sua un poco sniorzata e sfumata e quasi stinta con schiena un po' gobba e quel soprabito forse un
costui,
;

po' frusto, intorno a cui aleggiando

le

ricordanze di


Virgilio e di

105

Dante suscitano una impressione vaga, dove il sorriso si confonde con la tristezza. Come si pu essere stati giovini, generosi e audaci, avere goduto per lunghi anni la conversazione dei magni
spiriti,

avere amato la poesia o sognato forse

la

gloria, per ritrovarsi poi infine maestri di

grammatica
?

di ortografa a

una turba

di fanciulli petulanti

Questo il destino di molti. Ai quali la scienza e i titoli per i concorsi non valgono a riempire il cuore n la lotta con gli scolari e con lo stipendio basta a disseccare la mente. Noi sentiamo a guardarli, per quanto ispidi e curvi nell' ingrato ufficio, che essi non erano nati a ci erano nati, come ogni altro uomo fra noi, a vivere e a amare e a guardare queste belle cose del mondo. Si sono rassegnati, ma non sanno adattarsi non sanno dimenticare la giovinezza e la poesia. Una ombra ne corre ad ora ad ora sulle fronti, un rimpianto ne trema nella voce. Tutto questo pu essere qualche cosa di muto quasi un'ombra appunto o una sfumatura, e non avvertito fra comica e malinconica. Ma pu anche essere un senso pi sottile e pi ricco, un tormento segreto e molteplice se non la ribelhone superba del poeta, che di;
;

strugge nel suo spirito

le

coniugazioni e
,

registri e

affonda in quel cielo che solum suo

melodioso e arguto di Severino


spalle

nella scuola gli error d'ortograva sfregiando fia ).... e pu essere anche la voce del Fanzini. Nel quale la contraddizione inconciliabile fra la natura e il destino ed dissidio dell'umanista col
;

almeno il sospiro mentre con gobbe

io6

della nativit e sensualit del carattere pedagogo con la servit quotidiana del poeta con la vita. Il dissidio si sfoga nell'opera. Aggiungiamo che non vi si discioglie cos come il dolore nel pianto o nel canto ma dentro vi resta, e freme, e mormora, come acqua
;

rotta da remolo inconsumabile.

*
*

Quest'opera

si

sa qual*

giovanile di critica, su la

con un tentativo evoluzione politica di GioSi inizi

su Carducci. Quivi i limiti e le qualit del suo ingegno gi sono evidenti. Del resto non un semplice saggio critico, una esercitazione dottrinaria nella persona del Car:

ducci

il

Fanzini
i

si

trova di fronte a tutte

le

angoscie
la

e a tutti

desideri che seguitarono


la

ad agitare

sua

arte, e

anche

vita.

EgU

era scolaro del Carducci.


quasi di una seconda

Questo stato per


natura.

lui suggello

Egli poi molto vicino a quella generazione, poca


e scelta, dei veri scolari del maestro, pieni della sua

voce e del suo nume, che in

conobbero e conchiusero tutto r ideale del loro spirito candidissimo esemplare ne restava il buon Severino. Dico che il Fanzini tiene molto di costoro se non quanto il suo temperamento nativo e gagHardo ha consentito solo agli influssi pi geniah. N intra ha
lui
;

107

stile
;

ricevuta la impronta carducciana nello

n meno, lasciando stare i versi, che pare non ne abbia scritti mai, ha accettato l'abito, dominante nel maee

stro, dell'erudizione e della ricerca storica.

Ma r ideale
umanit da
nel cielo
zioni e
i

della vita e dell'arte e della generosa


1'
;

ha ricevuto e brilla ancora fermo della sua mente. Con tutte le sue contraddilui

mancamenti
il

partiti presi.

Per

Carducci, lasciatemi accennar


;

come

posso,

amata cuore, ma come abito e gentilezza della mente, conversazione e comunione con i grandi, opera di civilt e di nobilt umana. La sua poesia anche pratica, storia, patria, aristocrazia sopra tutto umanit. Se non che i concetti che dal grossolano positivismo del suo tempo
sentita e
;

r ideale veramente vivo la poesia non soltanto come pienezza Urica del

ha troppo spesso raccattato sull' indirizzo pratico della civilt moderna, sull'utilitarismo e la democrazia, fanno nella sua mente grido e contrasto gh rappresentano r ideale suo per falso, retorico, scolastico n egli riesce a sciogUersi nettamente dall' intrico, se non in apparenza, come quando riporta la poesia al passato, accettando che sia morta nel presente e nell'avvenire oppure il suo temperamento poetico si rivolta,
egli
;

e sopra

le

incertezze del pensiero

si

afferma la prepointellettualmente

tenza eterna e Ubera de U canzoni.

Ma

il

Fanzini non mai uscito

daUa forma del maestro. EgUera ed rimasto innamorato della poesia, deUa cultura, deUa civilt secondo i nomi e i sentimenti antichi e pur convinto insieme
;


che tutto questo
sia

io8

quei nomi vani


:

falso e

che

il

tempo speso sulle pagine dei gloriosi volumi sia perduto, e scemo il loro insegnamento che il fine dell'uomo
;

oggi sia affatto utihtario e democratico, e che

il

suo

valore sincero debba avere una misura solamente


teriale.

mari-

Questo

il

suo istinto

rifiuta,

ma

la

ragione
:

conosce per vero, con alcuna amara volutt


rito
si

e lo spi-

dibatte fra

due contrari

poli,

senza trovare
per la

mai pace.
Nella

evoluzione politica

egli affrontava

prima volta questo problema morale della sua generazione, combattuta fra la insufficienza dei vecchi ideali, e il vuoto il disgusto dei nuovi e tentava di superarlo
;

fingendo,

nel

nome
le

del

Carducci,

un tipo

dell'eroe,

che mantenesse
persona

ragioni della storia civile e della


la

umana

sopra

eguaghanza moderna
l'eroe

delle

masse.

La

risoluzione era affatto superficiale


intellettuale e

man-

cava di ogni consistenza

anche fantastica.
i

dimostravano te Ihgenza del Fanzini, che pi savia


se in

Ma

questo

si

limiti dell' iu-

e chiara

che non

vedeva V ingegno. BelHssima, viva, nervosa, per quanto un po' incerta nel tocco, appariva l' immagine ritratta in pi luoghi del Carducci, e specialmente quando era nella sua scuola
vasta o speculativa
;

in altra parte si

e parlava ai giovani
il

si

sentiva l'eco della sua parola,


le

fremito acceso dell'entusiasmo. Attraverso

pagine

disuguali e nello sforzo della valutazione critica

un po'
della

confuse passava
inquietudine.

la

eloquenza della passione


Dopo questo
r insegnante
;
;

lOQ
il

Fanzini
seguit
ai

tentativo

far

e a scriver novelle. In

quanto

tormenti

del suo spirito, egli

prov pi a risolverli col pensiero ma, avendoli accettati con rassegnazione, si volse piuttosto a svilupparli e assaporarli con una sinsi

non

cerit fra dolorosa e curiosa.

Le novelle sono, con


narrazione e
di

le

loro

qualit
talora

preziose

di

rappresentazione,

un

divertisi

mento, talora uno sfogo dell'autore. Sovente


di saggi, variazioni, divagazioni
;

tratta

un po' fantastiche e un po' sentimentali ma anche quando della novella e* la favola e la form_a esteriore, non e' quasi mai lo spirito vero (i). L'interesse dell'autore non nei
personaggi, di cui gli accade di raccontarci la storia
nel suo proprio cuore.
;

La voce

di lui parla su

bocche
e e

diverse

la

sua narrazione sopra tutto

meditativo soliloquio, variato a tratti di


di figure leggere.

un lungo immagini

E
sociali

tornano in campo
;

le

preoccupazioni poHtiche e

un uomo

in due

domanda quale

sia

il

va-

(i) Molto mi duole di non aver saputo far posto se non una nota a La bicicletta di Nini , una frale prime e pi gentili cose del Fanzini. Qualcuno direbbe forse che la materia, come di novella, assai tenue e non pi che la descrizione di una corsa notturna in bicicletta, in cui la piccola anima affettuosa e coraggiosa di un giovanetto si empie mirabilmente di ombre e trascorrenti splendori lunari, e di fantasmi confusi nell'ansito e nel volo. Tutto questo vivo in una pagina di prosa felice, scritta dal Fanzini col suo animo so-

in

lito,

ma

in

un momento pi

felice del solito,

no
lore dell'

ingegno astratto e selvatico,


di

se

v^abbia un

diritto

sociale
il

sfruttarlo

praticamente.
figli
;

Altrove
se s'ab-

s'affaccia

problema

della famiglia, dei

biano da educare al culto delle vecchie e splendide illusioni, o da abbandonare senza contrasto ai tempi
nuovi. Nella lettura di un giornale, nella ricerca di un appartamento saltano agli occhi le disuguagUanze sociaU
;

da una parte
i

il

foglio socialista

che registra

senza ribellarsi
il

fasti del lusso folle crudele, dall'altra

portinaio che quasi


carico di prole
il

non riconosce

al

povero onest 'uo-

mo

diritto di insudicicure

un apparta-

mento per bene.


L'avventura di un avvocato in cerca di lavoro, sballottato fra le buone parole e la profonda indifferenza di quelli che gh
l'umanit,
il

si

offrivano

come

sostegni del-

sacerdote della vecchia rehgione e l'apola intiUt della

stolo del verbo nuovo, e salvato alla fine dalla rozza

piet di

un salumaio, rappresenta con


uomini
cose
si

laurea e della cultura, la ironia della

nostra civilt

verso

gli

delle classi

medie.
?

Dovr
nomi,
le

io allungare

questa rassegna

Cambiano

l'autore

non cambiano. E l'argomento vero delsente bene che non gi l'avventura dei

suoi personaggi,

che ne sorge a investire pi largamente la vita umana contraddizione e miseria del destino, alla quale il Fanzini par che risponda
la lezione
;

ma

con

il

sorriso della sua descrizione pacata.


;

Questo

il

del resto ad ora la suo umorismo, molto semplice piet la tristezza l'affetto lo interrompono senza veli.

Quel che pi spesso

lo assale

il

dubbio

ricor-

Ili

gli

datevi del professore e della figura che


e delle illusioni poetiche. Altro

conosciamo

intorno al valore e alla utilit della cultura, dei sogni


trattore paffuto, che regala

non vuol dire quel bel una colazione per gratitu-

dine al professore che T ha bocciato e respinto dalle


arti Hberali
;

e la scena questa volta nella sua brevit

commenti, appena sottolineati dalla inflessione delle voci, assai piacevole. O avr ragione anche quel Leuma, che ha abbandonato V insegnamento e la poesia per diventare im buon marito e un bravo consigHere comunale ? Ma la vita non ha solo di queste ironie. Ecco il maggiore, disgustato non meno dell'ingratitudine del governo che dei cibi indigesti della trattoria, che cerca una compagna alla sua vecchiezza corrucciata nella maestrina che s'era avvezza a mangiare al suo tavoHno ecco il magistrato, invecchiato fra le sentenze e la morale e il lesso di famigUa, a cui due occhi mahziosi incontrati sul tram persuadono i peccati della primavera e le sciocchezze di una giovent
e sobriet di
;

che non pi sua.... Non v' inganni la piacevolezza del narratore a rilevare gH aspetti comici e anche un po' ridicoH di queste avventure in quei personaggi e in quei casi egU ritrova s stesso e tutta la noia e la piet, e il
;

desiderio

vano

di giovinezza e di gioia che parla in

quelle anime, la voce dell'anima sua.

giovinezza che passi e non torni, o amore che

sorridesti e

non

sorridi,
ti

come quest'uomo, che sembra


il

al
!

viso cos tranquillo,

cerca dentro

suo cuore e

ti

piange

il

112

Altrove la materia del racconto anche pi lieve


ricordo di una scappata d'innamorato,

appena
il

velato nel

nome

con

l'uso della terza persona,

ritorno alla casa paterna, o la lettera in cui la


;

mamma

ha chiuso le viole e le memorie 1* incontro con la donna, che lo studente aveva conosciuto sartina per le contrade di Bologna, e l'uomo ritrova attrice elegante....
Il

vero che naturale argomento del Fanzini la

sua propria vita, naturale espressione del suo spirito,

il

soliloquio e la meditazione.

La
stenza

novella sua par che non trovi in s sola consi;

suoi personaggi sono figure e profiU segnati

con rapida bravura pi assai che creature parlanti.


Curioso per un

momento

della loro forma, egli le ab;

e se bandona presto per ritornare sopra s stesso pare che pi a lungo le accompagni nei loro movimenti, si trova poi che una illusione. Non a caso i suoi dia-

loghi sono cos stiUzzati e generici


scritti in

quasi tutti
le

tra-

forma impersonale, con


Egli

le

parole e

cadenze

dell'autore.

vero

mai osservatore schietto del ne conosce soltanto quella parte che ha potuto
non

appropriarsi e ricavare dalF interno suo.

quella parte della sua opera che vorrebbe essere

pi schiettamente narrativa la pi insipida. Penso a

molte novelle sparse, e al volune dei trionfi di donna , che doveva essere nell' intenzione sua rappresentativo delle varie e nuove figure della donna

mo-

derna

ma

fuor che in qualche bozzetto e spunto


;

descrittivo, cosa assai fredda

manca

di penetrazione


e di rilievo
;

113

e'

qualche cosa di vivo in quei perso-

naggi maschili che rappresentano l'autore, la sua timi-

anche questa parte, in s pi sentita, non fusa bene con le altre assai banali. Le cose migliori le abbiamo accennate e ricorder soltanto, che dimostrano l'ultima e pi sicura maniera,
dezza e
la

curiosit,

ma

due novelle della N. A. La casa delle vecchie la cronaca di una delle dimore del Fanzini inquilino milanese
;

il

centro del racconto, in piena luce,


;

del professore

intorno

suoi pensieri e

camera suoi bimbi


la

pi lontano, nella penombra della scala e dei


rottoH bui, passano
roscuro

piane-

come

larve silenziose queste figure

di vecchie, buie fantastiche e


di

pur vive come nel chiauna acquaforte tedesca. Quel parlottare


di rosari, quelle piccole querele
i

sommesso, quel susurro


e invidie e avventure, e

sogni e

la

morte,

si

confon-

dono con un rimpianto


fra
/

di sole e di verde, si

perdono

suoni vaganti nell'alba assonnata.


la novella dei
il

BeUissima cosa poi


pure
se
e'

mimmi

la

pi sobria e forte cosa forse che

P. abbia fatto.

Ep-

ben del suo


irritarla
la

in quel protagonista, che


la

dovrebbe

ristorare in

campagna
;

sua nevrastenia e non riesce

non a

che sfoga la sua bont e la sua te-

nerezza con

musoneria e col sarcasmo, che sta per


essa lo sfiora timida

cedere, senza volere e senza confessare, al gracile in-

canto di una figurina femminile

e poi vola senza essersi accorta al fine di

un suo amore

molto savio e pratico. Ma tutto questo segnato nei. paragrafi di una cronaca secca, impersonale e perfetta a cui n una parola oziosa n un aggettivo
;

Scritti

critici.


ridonda
;

114

si

il

dramma

freme, e non

sa come, in quei

particolari prosaici, indifferenti

come

cose vere.

si

dopo aver corso tante pagine torna sempre a un punto alla persona e al caratlasciamo andare
;

Ma

tere dell'autore, che infine fra tutte le creature dei

suoi libri la pi amabile.

La
tasie
;

grazia del suo raccontare

non nasce n

dall'age-

volezza dell' invenzione n dal rilievo lucido delle fan-

per noveUe, son piene di difetti, disuguali, in-

certe, imperfette.

Ma

la

sua voce

si

sente in tutte

in tutte trema,

come

nei pezzi d'un cristallo rotto, la

immagine

di lui.

quella

volta

che egli ha preso per argomento


casi e

del suo libro,

non
ha

in persone aliene,
stesso, allora

ma

tormenti propri incorporati puramente e semplicemente s


i

scritto quello
:

che fino ad oggi da

chiamare il suo capolavoro il Viaggio sentimentale. La prima prova fu un viaggio in bicicletta, che egli
na rr col titolo

Nella terra dei santi e dei poeti

mescol a una raccolta di novelle. Quello fu come il primo getto la prova definitiva gli venne fatta dieci anni dopo, nella maturit dell' ingegno e della coscienza,
;

e fu la

Lanterna
i

di
i

Diogene

Tutti

motivi e

movimenti

famigliari al P., os-

servati fin qui sparsamente, ci tornano


loro purezza.

innanzi nella

, dicevo,

il

viaggio sentimentale del professore


la poesia.

che fugge la scuola, dell'uomo che corre verso

quando le scuole si son chiuse; un'improvvisa nostalgia di campi e di sole

Siamo a Milano,

di lugHo,

115
e di aria assale l'uomo delle coniugazioni. I suoi qua-

rant'anni e

il

decoro professionale non


e di

gli

impediscono

di saltare sulla vecchia bicicletta

scappare

come

uno scolaro in vacanza.

Un
il

critico di mestiere qui citerebbe

Reisebilder;

e certo somiglianze se ne intravedono, e forse

anche

P. ha dovuto alla lettura del Heine

quell'incontro

di

una forma fin dal principio sciolta e libera. Ma poi.... Arrigo Heine non ha solo le gambe di vent'anni e la
;

gaiezza dello studente sul viso

egli
il

il

poeta e
di

il

suo

cuore eternamente giovine,

monello
fiori e

genio

che s'abbandona a tutte


a tutti
al
i

le

venture delle bianche strade,


delle fan-

richiami degli alberi e dei


il

ciulle per

vento

mondo, cantando, come canta un uccello tutto bellezza e amore sul suo cammino,
le

tutto felice alla sua insolenza, anche


gli

lagrime e

scherni e

corrucci.

Alfredo Fanzini non ignora

queste gioie dell'ansi

dare

bevono

l'aria

suoi polmoni e

sciolgono

muscoli nel fervore della corsa leggera. Quel che era


nel suo cuore giovine e fresco
si

risveglia, e ritrova
;

andando, con sorpresa, le gioie, antiche e pure del mattino della luce dell'ombra dell'ozio. E per la grande strada Emilia, per la strada del

mare
rivela
luglio

e della libert, assai vario e gustoso


si

il

dialogo
si

del professore che


;

spoglia e dell'uomo

nudo che

o cielo, o sole, o siepi polverose nell'ardente


tutto ci timido e fuggitivo dentro

Ma come
di lui
1


Pareva che
il

ii6

nuovo mondo sereno,

mondo

dei compiti, degli stipendi,

del quotidiano carcere

fragoroso, fosse caduto dalla


il

memoria

gi lo

invitava

dove le cose esistono per la gioia dei suoi vergini occhi. Gi la gola trema e si gonfia dell' inno sonoro, inno
di liberazione e di trionfo, che
il

poeta esalter franco


si

da tutte
labbra,
Il

le

servit del vivere. L'inno

ferma

sulle

si

spegne in un sorriso e in un sospiro.


si

poeta

ricordato dei suoi quarant'anni e della


;

marchio del tavolino e della cattedra si sono mescolati nel suo spirito limpido a quelle velleit di ebbrezza fsica e allo splendore del canto. Canto sognato, e non cantato mai. E non solo Pane che si provi di cantare le sue canzoni nel silenzio meridiano ma dalle mura delle
sua condizione
la

gobba schiena

il

citt e su per la corrente degli storici fiumi le grandi

immagini

e le

memorie
;

del

passato

si

muovono ad
mare passano

incontrarlo

mormorando
e

ma

sugli spalti ventosi della

montagna

lungo

la riva

dell'azzurro

figure di donne, dal seno gonfio dei sospiri d'amore, e

amore iddio sorge


del

agli occhi

dell'uomo mortale, legge


gioia

e ragione eterna del vivere,

unica e fuggitiva
ghir-

mondo. Solo un

sorriso risponde
il

non son queste

le

landine secche, che

povero professore costretto a


grotta delle ninfe eterne, quasi
allo sco-

sospendere presso

la
?

per dovere d'ufficio


laro ricordare altro

Immaginate un Carducci (non vogliamo

nome che
S.

del maestro) passare ti-

midamente davanti

Guido, sorridendo dei cipressi

117 e dei rusignoli e delle fiabe di

nonna Lucia, come dei un Carducci, tentativi inani di una povera fantasia a cui le memorie volanti solenni dalla mole di S. Pe;

tronio

si

accartocciassero sulle carte tutte pallide e

monche, con un sospetto di reminiscenza scolastica.... Questo accade al Fanzini, tutto questo si succede e balza e gioca nel suo spirito con una piacevolezza
onesta e alquanto lunile

poich la composizione finale


se*.

amara
11

un p ver 'uomo tu

conchiude tutte le strofe della lunga canzone, sempre interrotta e sempre ripresa talora come un sorriso, talora im sospiro o
ritornello breve e uguale
;

un singhiozzo
che ne
il

segreto, che

s'

indovina fra l'uno episuo autore.

sodio e l'altro del viaggio, e che ci richiama a quello

vero argomento,

il

Poich se bene par che

ci sia

un poco

di tutto nel

volume che ha per teatro la strada Emilia e i boschi questo luogo dell'Appennino, la marina di Bellaria

al

per lungo uso caro allo scrittore e


la

novellatore
delle

laguna di Comacchio,
il

il
;

camposanto

Myricae
sola

e
il

cimitero di Musocco

in fondo e'

una cosa
fare

Panzini.

inutile eh* io vi descriva quel suo

ben co;

nosciuto.

Son sempre, come


;

nelle

novelle,

bozzetti

figurine dal profilo evidente

ma non

sanno staccarsi

da quel lembo del taccuino dove la matita del viandante le segn rapida, ed egli prosegu pensieroso.
Ricorder, per

un saggio

solo, la vignetta,

che io

prendo in un altro luogo e che pur mi rappresenta cos gentilmente anche quelle della Lanterna: Ma


di rondinella dal suo
il

ii8

Ed
si

da una di quelle finestrelle, fra i garofani, ecco sporse una testolina di giovanetta, nera e curiosa come capo
nido
sospeso
.

ora

sentite
:

sospiro
!

Non

so come,

un nome mi

present

Nerina

e le palpebre degli occhi miei, che in verit

sono assai stanchi

ma non

rono a battere per il Continuate ancora un po'


pensiero agio di riflettersi
drete la dolce figura e
il

piangono pi, cominciafantasma di un nome d'amore .


l

il

soliloquio, lasciate al

un istante dentro s, e vemoto d'amore essere sbattuti


;

dallo specchio della ironia.

Poich tale l'umorismo vero del Fanzini


dell'animo che nella voce
teria stessa,

ed

pi nel fondo che nella forma, pi nella disposizione


;

par che nasca dalla

ma-

che poi

la

persona dello scrittore con la

sua facolt di rappresentarsi quasi sdoppiata nel contrasto delle intenzioni grandi e degli effetti molto piccini.

un luogo

in cui qualcuno ostenta, nella botil

tega di un tabaccaio,
Il

coltello aperto e fosche parole....

mio sentimento di vero profeta gh aveva preso subito il polso come una tanaglia e fatta cadere l'arma maledetta ma la mia mano non si era mossa n meno. Anche senza ricordare i geniaH studi del Lombroso, capii subito che a dirgli una parola come gU andava detta, si correva il rischio di mutare il proprio ventre
;

in cuscinetto per quello spillo.


<t

tacqui.
col

Mi sdegnai
il

mio

silenzio,

eppure tacqui. Fare


.

vero profeta cosa difficihssima

qui

si

vede bene l'ironia che in fondo, nella


confessione
;

119

si

sente anche in qualche punto, nel cu-

scinetto, per esempio, e nella citazione dei geniali studi,

una arguzia pi desiderata che ottenuta. Questo uno dei difetti dell'uomo un modo di parlare osten;

tatamente umoristico e spesso alquanto goffo, del quale

non sarebbe

difficile

dare la ricetta, fatta per lo pi

di contrasti verbali, e di inflessioni,

o solenni, o umili,

studiosamente discordate dall'argomento.

Sono in genere
f>

frasi

a doppio effetto,
:

come

questa,

che titolo a un capo della Lanterna Casetta mia (d'affitto) o anche, simile, ma con la parentesi in;
tenzionalmente pedantesca, la pi bella lima che mai
l'Agosto abbia veduto nascere (dopo quelle descritte

da

Viigilio) P

oppure, calcando sopra un contrasto as-

sai banale,

Il

Dor avrebbe invidiato quel paesaggio


!

pe' suoi fantastici disegni

(notate l'esclamazione)
delle anguille
d

L'Ariosto l'avrebbe popolato di maghi e di fate.

Era sempUcemente il paese Non mi fermo sopra queste


portanza.

(i).

abitudini, alle

quali

qualche lettore frettoloso ha voluto dare troppa im-

La bont

del Fanzini

non
s,

gi in esse

neanche nella intelligenza, acuta

ma

senza forza

(i)

Questo finale un poco pi


:

felice,

pur con la sua inle

genuit alquanto manierata

anche

lei

lavora nella carne suina con

mani!

chiesi io.

Ella lev il sipario delle palpebre che coprivano quelle languide pupille di viola, mi avvicin al volto le affusolate mani
di marchesa, e disse

Anch'

io lavoro nella

carne suina


vera di penetrare
s e ripeterne
il

120

E
di

le

anime

altrui e

gioco nudo.

renti sui vetri della lanterna, cos


esteriore,

comprenderne in tante figure appanette nella forma


;

nessuna forse dentro viva

ricordo

il

prete

purista, narratore gelido della tragedia famigliare dei


Pascoli,

accennato un poco pi profondamente


la verit del ritratto

ma

anche in esso
rica,

sopra tutto genedi qualit morali

fatta di

movimenti comuni

molto astratte. Questo un difetto che si risolve in virt poich la magrezza del testo concede Hbert varia e grande
;

alla chiosa,

che sorge in ogni

momento a

sviluppare

dai casi e dalle forme fuggitive la lezione durabile.

L'episodio notato dal novellatore diventa problema


e meditazione per
il

moraUsta.

Il

suo pensiero

balza

per raffronti subitanei e inaspettati alle cime donde

appare come piccolo gioco di ombre nere sullo una vasta e solenne tristezza ahta inscenario vano
la vita
;

torno.

bene alcuna volta (i) la solennit solo nella voce, intonata a una sempHcit di sapiente, un poco posticcia, come la barba e il mantello di certi filosofi
d'occasione, molto pi spesso la efficacia di quel parlare
profonda, ricca di

E se

mahnconica umanit.

Per un esempio solo, ecco la conclusione del gentilische leggeremo fra poco, della giovinetta sbocma pi bella la ciata. La pagina aperta della vita bella pagina sigillata. Eppure l'uomo, per quanto sia audace, non osa infrangere questi suggelli, e anche questa cosa ammirevole. A buon diritto Iside sta perennemente velata . Non vi pare di sentire il buon signor della Pahsse ?
(i)

simo

idillio,


Tutti
gli

121

scoloriscono a
il

episodi della
;

commedia

un

tratto e perdono forma

resta innanzi a noi

teatro

nudo

nudi e

soli

grandi argomenti dell'eterno dram-

l'umano travagKo, con sue vanit e con la speranza inestinguibile, e la morte e l'amore.... Aggiungete che tutto questo sentito non con la mente pacata e curiosa del moralista, ma col cuore del poeta, che tutte le cose umane riconosce per proprie e avrete intesa l'ultima nobilt del Fanzini. Poeta egli per essa, e il suo luogo naturalmente fermato, non importa se in alto o un poco pi basso, nella buona e antica e umana famigha dei poeti della nostra razza, creatori di bellezza e consolatori di uomini.
; ;

ma

Non

ci

inganni
;

la

eguaglianza del viso e la remis-

sione del tono

la poesia dentro, la qualit

intima

e la segreta feHcit di quest'uomo, di cui ci riesce cos

caro

il

semplice ritratto.
io

mio tempo a giustificare codesta poesia, che ho adoperata solo come alcun colore o quaHt psicologica ? Ognuno, che sia discreto, m' intende o se mai, basta ch'ei si metta a leggere le pagine della Lanterna, e che si veda a poco a poco
ora perdere
il
;

Dovr

sorgere innanzi la faccia serena e

il

sorriso, e
;

oda
e

la

voce del parlatore. Vorrei piuttosto citare

trovo

che
I

la scelta diffcile.

primi capitoH, con la cura del moto e del sole,


;

respirano tutta la poesia della strada


e
il

ma

la

vecchia
costrui

porcello

pure

un saporitissimo

idiUio.

La

zione della tavola (che piacere, metter da canto


e

Ubri
villa

dar

mano

agli

argomenti del falegname),

la


deiruomo
felice,
i

122

martiri dello stomaco, l'inno dei la-

voratori sono svolgimento assai arguto di pensieri che


gi conosciamo
;

preoccupazioni sociali e inquietudini

umane, desideri onesti e malinconiche contraddizioni. Queste formano il fondo del libro quella corrente, umoristica a fior d'acqua, e dentro s amara, che corre
;

uguale e piena per tutte

le

pagine

ma

negli accidenti
luci e

e negli episodi del corso,

quanto gioco di
!

di

spume
I

e di riflessi trascorrenti

vagabondi del cammino nell'anima del P. restano

specchiati,

come

tranquilla e

im 'acqua chiara la loro miseria quasi filosoficamente nuda muove il suo


in
;

desiderio e anche la sua invidia.


<t

II

ponte di ferro sospeso sopra


glorioso,

il

piccolo fiume
del

dal

nome

proiettava dalla parte


il

mare

una fredda ombra. Sotto

ponte,

in

quell'ombra,
le

l'organetto riposava. Esso era sospeso per

cinghie

ad un carrettino a quattro piccole ruote, e attaccato v'era un asinelio. L'asinelio aveva decUnate le orecchie e dormiva. La donna del vagabondo organista, sdraiata sull'erba, dormiva disteso supino l'organista dormiva
;

il

suo volto riarso era rivolto alla tenue brezza ma-

rina.

Una

bizzarra linea geometrica, cadendo gi dal

ponte e dallo spaldo,


dalla luce.

divideva nettamente
luce
il

l'ombra

Su questa

gran pittore del

mondo

infondeva ardenti tinte di croco e d'oro, preparando la tavolozza del vespero su quell'ombra sorvol un
:

brivido di frescura, che


le

propag per le erbe e per chiome dei tamarischi, onde parevano svegHarsi. Le lunghe orecchie dell'asino declinavano sempre
si


svegli

123

diede

pi e parevano due indici dell' interminabile tempo. Ma se le erbe si erano svegliate, nessuno dei tre si
:

nessun rumore
il

umano

segno

all'
.

in-

torno che

tempo

della siesta fosse per finire

poi pensa alla gioia dei bimbi


:

quando

fantocci

ballano

lui

danno

fastidio invece, perch la sua giosi

vinezza

finita.

questa

chiama sapienza
felice,
il

La

divagazione meditativa non tutta


del P. ha sempre

pensiero

qualche cosa di incerto, di goffo


;

nel suo discorrere

ma

lo

spunto com'era quieto e


altri

solenne
grini,

passano nella mente


fino

vagabondi, pelle-

straccioni invidiati,

a quella fanatica del

Cadore, incontrata nel primo viaggio.

Passano,
scalza e

per la via, altre figure. Ecco la tragica,


;

magra, piccina

di indefinibile et giovane.

Andava

trascinava con

moto serpentino

certi abiti

negletti e cadenti,

che vestita.

come persona che si pi coperta Sul capo, un sontuoso cappello alla moda
Il

carico di veli.
fissi

viso paUido e pieno di tedio,


costei
?

gU occhi

lontano....
la sente

Dove ha veduta
parlare
;

Ma
trente
;

riconosce la voce. Voce gi

udita in grida di Valchiria, in gemiti di cavalla ni-

ma

gi io vidi quella zingara vestita da re-

gina, quella piccola figura gi la

ammirai

sollevarsi,
?

contorcersi sotto

il

soffio della

passione.

Dove
i

Sul

palcoscenico.

E
il

la

donna

ripassa, pallida e rigida, fra

tamerici,

suo sguardo erra sul mare, e l'anima dello spettatore


il

erra nel solco d'amore e di volutt che

gesto di

lei

fingeva nell'aria muta.

124

Invano l'eremo, invano il Nirvana, invano sta Su tutto regna la pandemia venere al il chiostro. soffio della demoniaca ogni cosa si torce e grida l'invincibile amore. Il tuQuesto principio e fine dell'universo. multo dei pensieri finisce in un sorriso invece di filosofare dietro ogni donna che passa, quanto sarebbe pi semplice e pi igienico cercarne il piacere. Chi

possa

Altri giorni,

altre

figure

altre

fantasie

ma
un

la

passione e l'amore cantano sempre pi forte di ogni


altra cosa
rente,
tes
)
;

umana. Cantano, con

la

forza di

tor-

il

canto delle vergini ardenti (virgines arden-

marchesine zitelle, la cui dote fu sacrificata al lusso del primogenito e della sua moglie preziosa ora intristiscono nella gran villa e passeggiano conte;

gnose

colla

marchesa madre, dal volto


bruna, alta, superba,
le
il

di

cammeo
va anche

ingialUto, per le strade della colhna. Imperia

in bicicletta

vento della muta

passione rapisce nella corsa


irrigidita dall'orgogho.

sue chiome di

Menade
!

Ma come
Il

sorge bella alla veduta del

mare

era verde e livido pi che azzurro, e sotto r impulso del gran vento di levante, quel piano unito

mare

schiume bianche, che ricadevano con fragore di armi guerriere. La luna pendeva pallida su dal cielo. Verso occidente il cielo era di fiamma. V'era nell'aria la lucentezza Hvida di un temporale lontano. Su lo spaldo della ferrata, dove pi feriva il vento.
si

rompeva

in lunghe

file

di


quivi

125

di

sorgeva, nera,
i

la

figura

Imperia.

La

ricca

gonna e geva la
onde

capelli le ventilavano dietro.

sottile
;

tesse a terra

D'una mano regmacchina perch il vento non la sbatdell'altra teneva impugnato il berretto
il

la fronte e tutto

viso

un

viso

forte, quasi

maschile,

ma
ella

lumeggiato da due grandissime vertigi-

nose pupille nere di donna

era esposto
:

al vento.

non contemplava i cavalloni del mare che di fianco correvano come lancieri bianchi all'assalto, su per un grande verde piano ella non contemplava
No,
grande luna di agosto, sorta, che gi ancor di sopra era il sole (e aveva detto la luna col suo placido riso
la

beffardo:

Una

volta al mese, o fratello sole, ci tro-

viamo insieme a colorire, tu con le fiamme d'oro, io col mio argento, questo incolore branco di formiche con due gambe ), non contemplava la casetta del cantoniere, asilo di pace bens, come assorta, godeva
!

della sferzata del vento, quasi esso formasse su di lei

una carezza
via tu
!

brutale.

Oh

grande

forza,

portami

)>

Alla figura terribile

soave

il

poeta se
il

1'

mettiamo da canto la personcina vista camminare davanti sul


;

sabbione, contra

vento

giovinetta

quindicenne, di

onestissima e timorata famigha, gi conosciuta alle sem-

da ballo sulla spiaggia. a La sua grazia non era pareggiata che dalla sua timidezza. Soltanto la grazia dava indizio fisico della sua essenza muHebre. Finito il giro non ne stava gi uno, che fosse uno si rifugiava come paurosa fra il babbo e la mamma non sapeva stringere la
plici festicciole


mano
con un
lava,
al
fil

126

ballerino
di voce
:

domande rispondeva a pena ma quando sissignore, nossignore


:

alle

ballava era

un incanto, cos religiosamente ella balavvinta come un'edera al petto dell'uomo. Ogni

moto del piede e della persona era compiuto al ritmo come un atto devoto, con una intensit di piacere da commuovere chi lei riguardasse con occhio profondo.

Oh,

quale

contrasto

allora

che

la

scopersi,

in
!

quel vespero, sola con la

compagna su

la riva del

mare

Evidentemente per lei in quella stagione estiva si erano per la prima volta accese con nuovo splendore
e significazione le antichissime stelle del cielo, sbocciati
le

erano

maggio Ella dunque andava con la compagna lungo


i

fiori,

come

nel

la
esili
;

via del deserto mare.


vesti,
il

Il

vento, battendo su

le

disegnava tutto quell'elegante corpo di efebo


le
;

piede

le

nudo non curava splendevano gH occhi

pille

gi chine e
!

spume del mare ma come come dilatate erano le pucome le si era fatta raccolte
;

turgida e forte la voce e

le

parole squillanti, che

il

vento rapiva Non metter pi nulla accanto a questo bozzetto, che io ho trascritto con affezione, come gentile e cara
cosa
;

per quanto sarebbero ben degni di citazione,

e di chiosa a certi nuovi

modi

accorta, pagine

come

camposanto ove nacquero le Myricae , e le altre pi mosse nervose di Comacchio, e il solenne alto compianto su la morte dei nobiU pini . Ma tempo di chiudere il libro che ancora ricco di visioni e di tristezze, e dopo molto sorridere e fantastiquelle sul
!
:


care
si

127

ferma improvviso a un cimitero, e resta negli occhi un tram tutto nero, che corre in mezzo alla
sof&ce

neve, via portandosi un morto, un

professore

anche lui, che della vita ogni cosa ha tollerato umilmente, perj&no i discorsi commemorativi. Anche il nostro discorso pare che a questo punto potrebbe esser chiuso. Oramai anche per assaggi saltuari e frettolosi,
il

Fanzini l'abbiamo conosciuto.

che cosa altro mai

ci

eravamo proposti

di cercare, se

non questa
le

figura onesta e schietta che sorge di sopra

carte che sfogliammo

non senza

diletto

Dico che fin qui si parlato dell'opera dell'autore ancora da dire. Poich, se ci pensate bene, Alfredo
;

Fanzini, quel professore e quell'umorista e tutto in-

sieme quell'uomo, del quale un ritratto bonario

si

trova

abbozzato nel discorso di prima, solo per comodo deUa descrizione si rappresentava a noi come persona reale

non possiede esso altro che fantastica. anch'egh, come ogni altra persona e parte e quaht che si noti in codeste pagine, una creazione dello scrittore e la sua consistenza tutta di parole composte sui fogli con arte, che di quaU effetti sia studiosa e per

ma

realt

che modi, ancora da vedere.


Dice la gente alla lesta che
e
il

Fanzini scrive bene

qualcuno

lo

pone gi nel numero

di quegli scrittori

128
onesti e culti, la cui frequentazione
agli scolari, per castigo della
;

si

pu

consigliare

forma del dire. Non hanno torto poich la cultura si sente bene in lui, e l'abito dello scrivere derivato dalla buona tradizione italiana,
e

un odore

di classicit.

Prendo un periodetto a caso.


principio del viaggio
il

Io sentivo in quel

caro

fiore della

giovinezza olez-

zare ancora sul mio dispregio del mondo, come un cespo di viole a ciocche sparge la sua chioma odorosa sopra un cumulo di miserande ruine . Dovr io sotto-

Hneare quel caro


solate

fiore,

quella chioma, quelle ruine con?

Chi ha scritto queste agevolmente il suo penparole, chi ha tradotto cos siero in immagini non meno accademiche che decenti,
,

d'un buon aggettivo

come

dicono, uno scudiero dei classici.

Ma

il

costume

e le intenzioni del suo spirito si tro-

vano espresse pi saporitamente in questo quadretto della vecchia bacucca, quella che i bagnanti di Be Ilaria sentono rovistare per V aia nel dormivegha del mattino. Oh con chi fa diatriba questo grinzoso demonio in gonnella ?... Essa parla discretamente con le galline e con il maiale. Invita le galhne al pasto dell'intrisa
crusca, e
le

pingui e prepotenti garrisce perch facciano

posto ai grami galluzzi; poi, mentre tutti bezzicano,


alterna all'una o all'altra l'amorosa persuasione e
ficace
l'ef-

rimprovero
si

Qui
ritirata

sente troppo bene la intenzione studiosa e


volgare,

dall'uso

non meno
toscano,

nella
;

scelta

dei

vocaboh che
puhzia fra
il

nella

forma del discorso


il

poi quella

classico e

quella cotal gravit


degli aggettivi premessi al
tria,

129

e collocati in

nome

quella veste solenne

di cose

semplici,

simmerendono
i

assai di lontano l'odore delle letture e dei buoni studi.


Il

quale

dijffuso in

tutte le pagine, e lo esprimono

latinismi della elocuzione, pi o

meno
;

schietti (nella

mia puerizia fui qualche tempo sotto la sua disciplina , ecco un esempio dell'usanza comune ma chi ne desideri con pi rilievo, ecco le bagnanti; esse ambulavano per la spiaggia d'oro
sioni e artifici e
),

e tutte

quelle inverfi*ase,

figure classiche della

che sa-

rebbe ozioso
sciogliere
nerici, s

illustrare.
le

Classica la consuetudine di

quasi

cose

comuni

nei loro elementi ge-

da rappresentarne la forma con una certa come per il mangiar le anguille, e berci solennit
;

su

comacchiesi serbano

alle

loro

amatissime anrustiche

guille

una tomba

di questo forte e sapido vino nei loro

stomachi

oppure, senza levarsi da queste

mense,
il

ben tempera quella freschezza

della insalata
.

grasso arrostito delle succose e fumanti braciuole

(E per chi vogUa seguitare sull'argomento, ecco una


digestione ornatissima
bile, le pazienti
:

L'umile stomaco, la spregiata

glandole
al

si

erano messi all'opera quando


).

io chiusi

gU occhi
i

sonno

Classico

infine

il

co-

stimie di fiorire
sioni letterate
;

discorsi

anche umili di motti e alluscrit-

costume discreto del resto e parco,

che non disconviene alla usata modestia dello


tore.
Il

quale sa cavare

un

sorriso
;

anche da quelle che


quale

potrebbero essere

pedanterie

ma

pedanteria
:

pi urbana di questa, che vogUo citare per ultima Il pranzo fu rallegrato da squisite vivande dichiarate
g

Scritti crt'ticf.

130

con breve chiosa dalla signora suocera ? E sembra a pi d'uno che in queste qualit dello stile sommariamente indicate secondo grammatica, si possa trovare
il

segreto della sua piacevolezza

il

contrasto

nello

forma ornatamente composta disponde bene a quella forma di fuori pascrivere fra gli argomenti tenui e la

cata e rimessa che notavamo dell'uomo, ricco nella sua

movimenti nuovi. Cos, dopo aver fatta l'analisi del sapore di questa prosa, non resterebbe se non mostrarne l'origine. Non e* bisogno ora di molta finezza per nominare il Car-

anima

di

ducci.

Io voglio riportare sola

una descrizione, del paese


e la cerchia

presso Superga

Fra

me

cinerea delle

Alpi correvano

fiumi
:

come trame argentee d'un abito

dall'alpestre roccia onde, Po, tu e su cui l'aquila dolce mare, Teodorico presso torre stride
labi
alla

di fata invisibile

invisibile la fata,

ma

il

dolce piano

di

il

tutto

si

discopriva

onde

io cominciai

a ripetere

lo

Marcab dichina . E lo andava dicendo quel verso come una devota orazione. E allora anche quella gran mole, l presso delle tombe dei re. di Savoia mi si trasmut in una bella e nobile
dolce piano che da Vercelli a
fantasia
;

e confondendosi
io

che sono in Torino,

con i guerreschi monumenti vidi una ferrea spada sopra a


,

quell'Alpe per difesa di quel dolce piano....

Qui pare carducciano tutto

il

paesaggio storica-

mente animato, e quella immagine che si direbbe uscita dalle Odi Barbare a dominarlo, e l'abbandono
in principio fantasticamente lento del dire che
si

alza


infine

131

oratoria latina.
Il

si

informa della robustezza

Citare ancora sarebbe lungo e ozioso.

maestro predi G.

sente nelle pagine giovanili su l'evoluzione

C,

dove

il

piglio

animoso, e

fra storico e filosofico,

impostatura larga del quadro e la solennit delle immagini,


la

rappresentano
cos

la efficacia

dei discorsi e saggi di lui,

come

presente nella prosa narrativa e fantastica,

pi liberamente atteggiata della variet delle Confessioni e Battaglie.

Del resto, degli influssi del Carducci sulla prosa contemporanea molti parlano ma a renderne conto
;

distintamente nelle pagine diverse non so chi

si

sia

mai provato. Io dir in breve che il Fanzini mi par da collocare in quella famigha di discepoli numerata
e gentile, che ricevendo dal maestro l'ideale dell'arte

il

modello della prosa,

lo

lavor poi secondo la natura

e l'ingegno con molta variet.

Nomino

Severino, che

per

me

il

tipo pi schietto

a differenza degli altri

cialtroni,

che rapivano tumultuariamente al Carducci


stiHstiche pi appariscenti,

poche formule e clausole


e
(il

un

cotale abito di astrazioni

immaginose

e colorate

quale non sempre

nemmeno

in lui era puro),

Seve-

rino scriveva queUe pagine dei suoi studi di letteratura


e di erudizione con cura squisita nella elezione dei vo-

caboli di
scorso,

buona origine

nella elaborazione

del di-

razionalmente architettato secondo l'uso del cinquecento, e con passion letterata nell'adorare le

forme

e calcare

vestigi dei classici,

ma

anche con una

intenzione di sincerit espressiva e con

un amore

di

naturalezza sia toscana antica che popolare d'oggi, e


gere.

132

perfino paesana, che fa meraviglia e piacere a rileg-

Ma
;

quanti sono che abbiano pur letto


religioso

Amore
sincerit

dei classici e
egli, e
;

studio assoluto

di

questa lezione

compagni suoi ave-

vano appreso dal Carducci e non gi in frasi ambiziose l'avevano mandata a memoria, ma se n'erano resi ragione punto per punto nella conversazione degli scrittori e nella pratica e negH effetti dello stile. Ognuno poi seguitando secondo questo ideale a suo modo, chi s'accostava pi a una sostenutezza fra cinquecentesca e latina, chi aggiungeva quel modello di elaborazione accademica e squisita, che oggi rappresentato megUo
dall'elegantissimo Albini, chi serbata dell' abito classico solo la schiettezza consapevole nell'uso delle
si

forme,

muoveva verso la urbanit di un discorso sempUce e agevole e vario, come ha fatto l'Albertazzi.... inutile
dirne di pi ora. Io spero di tornar con pi agio sopra
questi scolari del Carducci, che sono
stra

anche della no-

famigUa romagnola. In quanto al Fanzini, egh certo di questa scuola se non che, a guardarlo da un punto di vista puramente formale, non in essa fra i migUori. La sua ma prosa, secondo la maniera Carducciana, buona
; ;

alquanto magra. Quella che pi

salda ragione nel

discorso del maestro, la sapienza di composizione e

abbondanza agevole degU svolgimenti, conseguita da lui in misura molto scarsa. GH fa difetto la facolt
periodica del dire.

Egh

parla di solito a tratti brevi,

fermandosi in tronco e riprendendosi con moti bruschi e molto disuguaU, Grammaticalmente questo si vede

133
nell'uso di periodi corti, a

membri

staccati fortemente

anche quando se ne incontri qualcuno pi diffuso, poi si trova che un artificio tipografico che ha sostituito il punto e virgola o i due punti al punto fermo.
;

Le proposizioni sono nomi relativi raro e soltanto dagU e e dai La i modi assoluti.

poco annodate

l'uso

dei pro-

malsicuro in quella prosa legata

ma. Abbondano invece


vera
filosofia
le

le elHssi,

megUo rappre:

sentata dall' indice posto su

labbra

il

silenzio

>>.

Questa la forma pi consueta della sua esposizione. Aggiungete altrettanta abbondanza di parentesi, di episodi intramessi bruscamente col solo artificio delle
hneette
;

aggiungete l'abuso dei cio, dei


la

perch, dei

punti esclamativi ed avrete

fisonomia stiHstica del

Fanzini quasi compiuta. Quel che

manca
una

soltanto

im non

so che di duro e scheggiato,

cert'aria rozza

che fa meravigha in uno scrittore cos bene educato. Si notano delle sprezzature, che vanno fino alla negUgenza, fino alla difformit.
tratti alla
(

Il

vocabolario mescola a
le

sua materia puhta

scorie pi comunali.

Questo singolare fenomeno


il

illusorio

avveniva in

me

perch in quell'ora
tezza....
&,

fresco maestrale

della conten-

bene potevano rappresentare la storia evolutiva di quella famigha , sentite la dissonanza ? e cos trovo una emotivit patologica , un motore minxiscolo che produce di pi che tutto l'impeto..., una conferma della salute domandata per il domani
della vita

via via).

incerto e

im

po' fiacco in certi modi, che

non

si

possono dir

falsi,

ma non

sono neanche buoni (effetto


centinaio,
si

134

sommano
a qualche

moltiplicato per la stranezza

...,

va sempre pi riducendo agli stretti limiti del necessario , non eccedeva oltre a un piatto e sopra tutto appoggiato a im uso dei dunque, dei certo, dei s, degli eppure, che non potrebbe esser
;

pi volgare.

poi ci sono certe bruschezze e certi


si

abbandoni

che non
lo

sa bene se sieno consapevoli, per rendere


;

vivezza della parlata

ma

talvolta pare piuttosto che

strumento del dire


si

sia

malsicuro nella sua mano, ed

egli forse lo adoperi

senza piena coscienza e signoria dei


resta

suoi effetti. Si che

un

po' sospesi, quasi tur-

bati 'davanti a questa mescolanza del culto e del

ba-

nale, in questo alternare delle cadenze classiche e di


saltelloni e scappucci plebei
;

si

penserebbe talora a un

campagnolo

letterato, che insapori di eleganza

alquanto

faticosa la sua parola naturalmente grossa.

Questa impressione dura poco. Si

ripiglia la lettura

con animo quieto e tutte le cose pare che prendano una faccia nuova. Difetti, imperfezioni, goffaggini pi non offendono, ma quasi avendo sentito che la bont dello scrittore, per essere riposta in altra parte, da
quelle

non pu

essere diminuita, se ne respira l'aura


i

con un piacere profondo. Il quale non si sa bene se sia pi delle cose cos sempUce mente sentite e chiare e vive davanti a noi con effetto di freschezza, o della passione sempre cos seria e pura nei suoi movimenti o di quella dolcezza che risuona in ogni accento e lo alza e lo trasfigura come
diffusa per tutti

seni


una musica celata profumato quasi di
;

135

il

ma

certo schietto

piacere, e

poesia.

Dico che a rendersi conto della virt di questo


scrittore bisogna considerarlo nella sua qualit di poeta;

non

cos grande forse,

ma

sincero.

Io

non guarder gi ora molto a


si

quelle abitudini
facilil

cos dette poetiche, che pur

potrebbero assai

mente notare

nella prosa di lui. Poetico


si

secondo

sen-

timento comune tutto ci che


di sopra della

un poco, al quotidiana conversazione, non per un


esalta

motivo praticamente apprezzabile,


cono, per ornamento
e
il

ma

cos per

pasdi-

sione e per sfogo del cuore, e per bellezza,


:

come

Fanzini cade spesso

sotto

questo giudizio, con tutte quelle sue esclamazioni e


contemplazioni, sopra tutto con quella sua
rale e fantastico gettati

forma

di

parlare immaginosa, con quei tocchi di colore natu-

con semplicit quasi epica in mezzo al racconto. Una conversazione fra due amici pacata e famigHare, chiusa da lui in questa vasta cornice al principio, Il lume lunare entrava nella stanza ospitale di Astese, e la luna tonda passeggiava fra le cime dei pioppi azzurri , alla fine Cos termin Leuma il suo raccontare, che la luna pi non passeggiava su le cime dei pioppi, ma era trionfal: :

mente

salita nel cielo

ogni momento,
;

il

suo dire

si

allarga in tali forme solenni

come

egli si

indugia a
susurro

parlarvi dell'ora e dell'aspetto che intorno a lui rendeva


l'alba o
il

vespero,

il

chiarore delle stelle o

il

del mare, cos par che sia soHto a trasfigurare per uso

136
ogni tenue argomento ed episodio piccolo col linguaggio

vasto e metaforico.

Notate del resto che questa solennit "non molto profonda, si contenta di modi comuni e di ornamenti
accademici. Qualche volta anche
nel caso di questa

un

po' goffi

come

luna che al confine del mare stava

preparando la sua toilette di perle e di brillanti per uscire vaga ed errante pel cielo . Documenti della intonazione poetica si possono trovar largamente anche in quel poco che sopra fu riferito e abito di esclamazioni e di commozioni e di apostrofi, e uso di contemplar con passione le cose della natura e prestar loro quasi ingenuamente e senso e voce viva.... La sua formula poi si trova facilmente ed quella stessa risoluzione, eh' io accennavo anche prima, della cosa semplice nei suoi elementi generici come se uno dica la bianchezza dei gigU e le giovani primavere invece che
:

gigh e giovinezza, cosi alla buona.

insomma

pi

una intenzione poetica che non una forma schiettamente espressa di poesia e tale che, avendomi fatto venire in mente pi d'una volta un altro scrittore romagnolo, molto am_ante non meno di contorni fanta;

stici di cielo e sole e stelle,

che di travestimenti astratti

e solennemente figurati,

bio se

non

si

tratti di

m' ha suscitato anche il dubuna qualit nativa del sentire

romagnolo. Pensavo al carattere della nostra gente, cos poco poetica per uso, ma pur cos seria e piena
nei moti dell'animo, cos avvezza a dare

una

signifi;

cazione intensa al suo parlare rotto e

monco

mi
del

pareva che

lo

scrivere

di costoro, del Fanzini e

~
Beltramelli
(e

137

pur sincera,

di altri

che ora non accade ricordare)

con quel colorito

di poesia imperfetta e

potesse trovare in quello qualche ragione.

Ma

questo

sarebbe tutt 'altro discorso


stanza un cenno.

per ora ne sia abba-

Torniamo

al Fanzini e alla
cari. Egli

sua poesia, che ha dei

doni assai pi

non sempre

ha dalla natura, per quanto non con uguale feHcit, il dono della
:

espressione classica

voglio dire di quella espressione

piena e definitiva che par che renda a tutto quello che


tocca la tempra dell'oro. Sono salde

come

l'oro certe

sue parole,

hmpide

e pure e sonanti.
si

Di chi questa voce che

diffonde pei

campi

la

voce del turpe rospo terrestre. Egli suona nel-

calma come una pura campana di cristallo . Lasciamo andare l'elocuzione, se sia in tutto netta poich non questo che ora ci tocchi. Ma chi che non sente la musica di queste parole rade e soavi ? Ognuna di quelle sillabe profferite molto pianamente pare che acquisti una intensit di vibrazione Umpida e lunga l'anima se ne sente piena e non si sa come. Poich, se si pensa, la cosa da dire non di molto momento e neanche si pu dire che sia espressa con novit, con ricchezza di eloquio o con sottiUt di sensazioni cercate dentro e svelate. Tutto qui sempHce, il paragone del cristallo il primo che venga alla mente,
l'aria
;
;

e quella figura di opposizione fra


il

il

senso del turpe e

puro disegnata con ogni sempUcit.

La
nella

virt
loro

una a una disposizione, che pare tanto lungamente


nelle parole prese a
;

non

138
pensata, e maturata alla fine nel punto pi
in quel
felice,

non

so che di puro e definitivo, onde restano


i

quasi scolpiti

contorni e aperti e grandi

gli spazi, e

poca musica basta a colmarli di incanto. Questa quella qualit che siamo soliti a chiamar quella quaht di bellezza durabile che apparclassica
;

tiene alle parole tempestive e collocate nel luogo oppor-

tuno, alle cose ridotte da lunga contemplazione alla

purezza delle loro linee essenziali


destia degli animi bennati,
felice effetto col

che nasce dalla moil

quando aggiungono

pi

moto pi He ve.

cos ragionando in grosso par che si possa distin-

guere questa pienezza delle parole semplici, dette nel

momento

essenziale e con l'accento definitivo,

l'altra sorta di effetti, realizzati

non

cosi di

da quelprimo colpo

e signorilmente,

ma

per ritocchi e approssimazioni suc-

cessive, consapevoli e

studiosamente acute

come

si

vede, in qualche modo, paragonando un verso di Lucrezio o di Virgilio (pascentem niveos herboso flumine

cycnos) a qualche luogo moderno, al sonetto di Hrdia o a una pagina fluviatile di D'Annunzio. Allora
si

sente nella distanza fra la ricchezza scoperta

nu-

merata minuta dell'uno e la bont rara quasi celata dell'altro, differenza d'animo e di qualit. Si pu aggiungere che r una qualit si trova pi facilmente nel verso, dove appunto le parole soghono quasi per necessit cadere a intervalU
e

come

goccie rare e stillate,

dove poi dalla figura del ritmo e dall'enfasi della rima prendono rilievo profondo e intensit di significazione anche pi nuova il verso resta nella memoria con
;


le

139

sue linee ferme e

le

parole salde, scolpito e lucente,

come ima medaglia di perfetto conio, mentre nella prosa tutto si muove e si annoda e si svolge, e la bellezza non suole essere nelle parole ferme e nelle clausole perfette, ma proprio nella ricchezza e agevolezza del moto
che trasporta ogni cosa, nella consapevolezza
spressione compiuta, nella
e delle giunte
e delle riflessioni.
dell'e-

forma volubile dei ritocchi

Tutte queste chiacchiere voglio che valgano solo a un fine a rendere qualche immagine della prosa del
;

Fanzini, in quel che ha di bellezza nativa o,

come

di-

cevo, di qualit poetica. In lui la ricchezza di quegli scrittori

che sembrano poveri


alla soUtudine.

ma

loro fiori odo-

rano in mezzo

Questa non
prospettiva
;

sola operazione

di contrasto

o di

per la quale in un parlare

parco e di-

messo, poche delizie sieno fatte pi grate dall'ombra


circostante.

La ragione vera
si

nell'animo del Fanzini

il

quale

sente troppo bene che dice tutto sul serio,

non per

moltiplicare la fatica allo stampatore o per illudere


gli

sciocchi,

ma

per un

movimento

serio e sincero

della passione.

Come

sincero negli abbandoni, nelle

imperfezioni, nelle goffaggini, cos sincero

nei

mo-

menti feHci e

nelle cose belle.

Allora la sua espressione cade con una armonia


naturale, che comunica alle parole nude una pienezza

dolcissima di suono. Allora sorgono quelle descrizioni,

quegU spunti

di

paesi o

di

figure,

quei movimenti

d'elegia che senza avere in s stessi ninna parte

molto

140

nuova o acutamente frugata ed espressa, restano pure nella memoria come bellezza viva. Sono motti brevi La domenica, ad ora ben tarda,
:

cessano

canti (dei lavoratori) con sollievo delle Muse,


della

ed i grilli riprendono l'impero Che cosa pu essere pi semplice


serena
?

notte serena.

e anche, nei suoi ele-

menti, pi comune di questi grilU e di questa

notte

Eppure l'anima

si

trova colma di ogni senso


note e
silenzio notturno.

di pace e di frescura piovente in quelle brevi

vaghi rumori che compongono

il

Quante potrei citare simiU non ha fatto a tempo a nascere

strofe di

una poesia che

nella sua pienezza,

ma

rimasta cosi come qualche cosa di pendulo e

leggero

neiraria, che seconda la voce riposata del dicitore.

Nel tragitto dalle Stiviere a Modena quante de-

Hziose ville occultate nel verde dell'ubertosa

campa-

gna,

come

ninfe entro
i

boschi

Che
!

lieto

mattinare

degli uccelli per

giardini silenziosi

Dovr io notare

pedantescamente l'aggettivo convenzionale (ubertose), e la comparazione non peregrina, come sono rinfrescate
e rallegrate dall'armonia delle strofe
?

Vediamo piuttosto

di citare ancora. Ecco,


si

quasi in

vede bene quella che si potrebbe chiamare maniera del Fanzini, maniera, dico, se poi non fosse operazione semplice e spontanea
progressione, tre luoghi dove
dello spirito, che tutto inteso nelle cose che dice, e par-

tecipandone con passione,

forma e talora la accetta, abbiam veduto, anche incompiuta o scheggiata ma quando gh riesca feHce, pur la sente e ne va lieto. Cominciamo dal grado pi basso.
si

cura

meno

della

141

le

Ma
e
il

la notte

susseguente dissip

nubi e

la piog-

gia,

mattino scintillava sul piccolo borgo e sui monti con grande purezza . Qui non e' nulla di sinma e' l'abito e la cadenza armoniosa, il digolare la forma di quello segno semplice, le parole schiette
; ;

spirito nella sua purit.


plicit pi

animata
;

la

Dopo troviamo questa semvoce si alza un poco parlando


del

si

scalda

e poi risiede pacata.


la

Macerata divide

valle

monte su cui sorge Potenza da quella del


Il

Chienti e noi, lasciata a

manca

la citt, in quella

valle

scendemmo per una


le

via bellissima, larga e tutta indo-

rata dal tramonto. Delizioso era l'andare veloce fra

verdi piante,
!

campi fragranti
si

di messi, lungo

il

pla-

cido fiume

Il

paesaggio

svolgeva solenne e nuovo

ruote e un senso di freschezza ci penetrava Qui mancato il tagho netto e lo slancio del verso; ma ecco anche questo.- Per dieci miglia non un'anima sotto il sole solo il profmno ebro delle

davanti

alle
.

nel cuore

ginestre

Cos nascono nelle sue pagine forme e figure

umane

non crudelmente penetrate e incise, ma segnate appena con mano leggera una sola pennellata di traspa;

rente
vivo,

acquarello

basta

a rendere

l'

impressione

del
fel-

quando cada bene


due

sul disegno

magro.

Un

tro alla studentesca,


le

sbufi di capelh castani in

su

tempie, un ovale di giovanetta ventenne, pallido e

fresco

che dava

1*

idea della giunchigha


:

di

aprile

convento deserto L'urtare delle posate contro i piatti produceva strani echi; e parevano destare ombre bianche di monaci vagolanti. Pareva
in
di

una cucina


e
il

142

anche che dai finestroni cadesse un Hvidore di notte


tuono, ripercosso dal Catria, ogni tanto
la classicit e la

rombava
;

bont del Fanzini a diQuesta chiararne il valore mancherebbe ora solo la nota dell'uso quasi ingenuo ch'egli ne suol fare. Questi fiori,
eh' io colgo, solo nelle sue pagine

hanno tutta la fragranza, poich ivi si vedono nascere, non per maniera studiata, ma per fehcit naturale, e con la stessa sempHcit con cui crescono intorno
le

erbe selvatiche

anche

v'

ha terra

brulla.
;

Non

dico ch'egU ne sia inconsapevole


si

e dalle

prime

pu osservare un progresso e uno svolgimento distinto della sua maniera. Aveva cominciato a muoversi un po' duramente dentro l'ascritture fino alle ultime

bito carducciano, in principio

e allora era curioso al-

cuna volta il contrasto fra la forma presa di fuori, abbondante e composita, e la forma sua nativa, armoniosa e snella. Cos si matur a poco a poco la consuetudine che va dalla raccolta delle Piccole Storie, alla Lanterna ed quella che si potrebbe dir centrale, di cui ho tenuto pi conto io nel mio cenno consuetudine
; ;

di

un

discorso per

inceppato, scorrente

solito meno avviluppato e meno in periodi brevi, con moto largo


felici

da principio
istintivi

erano pi fuggitivi, quasi e spontanei, e trapassavano molto melodiosai

momenti

mente.

Ma

se si confronta

il

primo viaggio in

bicicletta,

con quello

di dieci anni dopo, si trova che

come

pi

varia e mutabile la figura spirituale dell'uomo, cosi


fatto pi ricco lo stile e pi sapiente
;

il

discorso

pi rotto, pi variato e quasi direi tentato nelle sue


cadenze, per trovare
poesia.
Il
i

143

della solennit e della

momenti

Fanzini oramai conosce l'effetto del suo dire,


;

di quelle parole vaste e rade, di quegli accenti profondi


e
si

sente che ne cerca, e vi insiste.


;

La

espressione del

suo spirito riesce pi intensa


la

egli

ne avverte oramai

risonanza poetica e

prova a regolarla, a modularla. Lasciatemi citare almeno una strofe, della canzone
si
:

dei pini

tristezze dell'anima
i

ammalata

me

quei

colpi di scure contro

meravigliosi tronchi risonavano

nel cuore
antico,

tronchi cos beUi che parevano d'argento


tronfali, cos spesse, cos vive,
;

chiome cos

chio-

me
Hre

della terra, recise a colpi di scure

chiome

stese sui

miei bambini,
!

come una mano amica recise per trenta Ognuno sente l'effetto di quello scetticismo bo:

il poeta dubita della poesia sua come d'un movimento vano s che fra quel prin;

nario in sul principio, onde

cipio, e

fra la rudit precisa e


si

pratica del finale, lo

slancio lirico

versa conia forza d'una corrente irrefre;

nabile. Si versa crescendo a poco a poco

dissimulato nei
;

primi versetti della voce piana e quasi abbandonata ma par che non possa rassegnarsi e riprende con pi
brevi accenti, a ogni ripresa vibrando pi forte nelle
sillabe

pi schiette, e misurando pi sicuro il ritmo del canto oramai spiegato. Tutto questo non si pu
dire

che sia fatto ad arte,

ma

neanche inconscio

si

sente nello scrittore

un abbandono volontario

e sicuro,

gode della sorgente armonia, e la scandisce e la regola nelle pause (cos... cos....), e felicemente la slancia su per quelle aeree chiome, e la ribatte sullo stesso vocabolo ricantato con nuova intensit, e la
che
si

-- 144

varia con quegli intermezzi di suono basso cos netta-

mente e chiaramente affidati pure a un vocabolo, che prima quasi parentesi, e poi conchiurecise, sione brusca. Si sente, dico, a leggere, che quando egli e nel cuore gUe i meravigliosi tronchi ha detto n' rimasto come una eco, liberamente ha voluto esprimerla, e ha ripreso pi forte, tronclii cos belli che quando ha sospirato, chiome !..., e dentro seguiva confuso armonioso susurro, egU non ha esitato a fare di quel susiirro parole, e ogni parola ha adoperato con coscienza piena dei suoi effetti il Fanzini di un tempo non avrebbe gi saputo variare la antitesi di chiome e recise in un duplice accordo, cos efficace nella ripeta

zione e cos mutabile nella musica.

Ma

nelle ultime novelle

(e

pi nell'ultimo volume,
ragioni
;

sul '59, di cui

non vogHo

parlare, per molte

che come hbro di storia sbagliato, ma come opera d* ingegno e in ci che ritrae del suo autore cosa singolare, da non potersene sbrigare alla lesta) questo si
sente assai pi
;

il

Fanzini tanto consapevole ormai

dell'effetto delle sue parole,

che quasi

lo

cerca a ogni
frasi,

ora

scrive

spezzato e brusco, con serie di

talora di vocaboU, nettamente staccati, spaziati, perch


spicchi pi intenso
riesce a tratti
;

il

valore proprio di ciascuno. Egli

molto pi espressivo e nervoso e pittoresco ma di rado trova quella armonia di collocazione poetica, che comunicava cos dolce incanto alle parole di un tempo. Prendiamo, per esempio, tre risvegli. Uno tutto Per verso il piacevole e soave nelle piccole storie
;
<<

145

prima da un suono come di sonagliere e di ruote, un suono poi da un vagito di allegro quale di diana alpestre bimbo che pareva un richiamo alla vita, infine quando
dilucolo, la leggerezza del sonno fu attraversata
;

la luce

segn

la croce della finestra,

dal canto di
:

un

gallo

con un sentimento

d aer sereno

suoni non sgra-

devoli che lo cullarono

dere quell'onorevole
lo

come in un sogno e fecero scengi in \m secondo sonno, dal quale

svegH una voce, questa volta distinta, la quale disse &. Qui la grazia in quel tono cos famigliar:

mente discorsivo
rugiada

e bonario attraverso

il

quale

le

sen-

sazioni vaghe della


;

mattina tremano come perle di e parlando poi cosi adagio la risonanza delle
il

parole limpida.

Ma
s

altrove, pur nello stesso Ubro,


;

sentimento

pi vivo

ridotto nell'espressione ai termini essenziali,

che

la gioia della

senzazione poetica cresce nell'anidi

mo

insieme col piacere

quel linguaggio fermo e

nudo. Mi assopiva a f)ena quando batt sul selciato un rumore come di ghiacla zampa ferrata dei muli
:

cio, che, io

non so come, diceva che nel cielo c'era la luna chiara. Era un'ora dopo la mezzanotte e le guide

ci

venivano a destare per salire sul Catria . Notate ancora come sia puro l'animo dello scrittore, che avendo detto questa bella cosa senza enfasi, non si ferma a
sottohnearla,

ma

segue suo dire agevolmente.

E anche

quello che potrebbe parere

un

difetto,

la espressione

poco profonda, contenta di toccare quei punti quasi


generici del

rumor

di ghiaccio e del chiaro di luna,

anch'essa, in quanto serba la sua forma naturale, di


zo

Scritti

critici.


mente
in
lit di bellezza.

146

si

senso ingenuo e non sforzato e lieve, mosso armoniosa-

una fantasia onesta,

rivela a noi con qua-

il

suono

delle parole

in questo silen:

zio alto e severo,


chiara....

suono

di poesia
il

c'era la luna
si

Non

posso riportare tutto

mattino che
e diverse.

trova nella Lanterna, al capo

distinto

variato

con gioco
state,

di voci e di luci e sensazioni


il

il

piacere di bere

caff e di

fumar

la

pipa al fresco d'efra le betulle

mentre

le
;

casette

dormono ancora

e
la

tamerischi

e e' la vecchia bacucca, di cui si sente

voce chioccia brontolare nel dolce silenzio, con le poi, la processione dei vendigaUine e col porcello
;

tori per le

dune,

la fanciulla coi piccioncini,

paron Jusf

tutto questo sorge e passa molto prestamente, insieme


col sole che

monta

nel cielo e con l'ombra che

scema a
quella

grado a grado

e si fa

men

grata alla casetta, attraverso

un

soliloquio fra contemplativo e ironico.

Ma

semplicit nel lasciar cadere certe parole fresche, piene


di senso e di colore, senza curarne in

apparenza

l'ac-

cordo con r intonazione del discorso moraleggiante e bonario, si sente bene che non senza qualche studio.

Tutta studiata, lavorata con punta secca e

sottile,
:

questa notte d' inverno nella casa delle vecchie Mezza notte: compagnie di ubbriachi, che prediHgono
:

A fare cantare sotto la caserma questo ritornello il soldato un brutto mestier, mangiar la pagnotta,

dormire in quartier..,. . Diluculo le bifore si illumiricorda gli nano, la campanella ha un suono puro azzurri marini, la stella mattutina. la diana delle
:

vecchie, che precede la diana del tamburo. Alba

spesso


le

147

porte del tempio

si

spalancano

sotto l'ombrello
:

un prete in cotta e stola un diacono dietro una schiera di avanti scuote un campanello vecchie in gramaglie. 11 loro passo ha un ben lugubre
giallo oro esce
:

ritmo dietro quel campanello.

il

pane

ai morenti....

Ore sette

garzoni dei fornai portano nelle

gerle e

nelle ceste

il

pane caldo
:

ai

vivi.

Ore otto

vanno a scuola
caff e latte
stica
;
:

rosei volti, nutriti


gli elefanti
;

bambini di buon sonno e di


:

Pirro e

coniugazione perifra-

teorema di Pitagora, ecc., secondo le et e la^ scuola. Vicenda delle ore . Qui la nudit dello stile volontaria e nervosa lo scrittore conosce troppo bene l'effetto di quelle figure
!

si brusche di chiaroscuro e di musica, e vi insiste sente la voce appoggiare crescendo sullo sdrucciolo di illuminano, e poi con progresso ritmico su quei suoni
;

che schiariscono a
di

mano

mano

puro, marini, matstesso sentimento

tutina. Quella riga

scritta

collo

un verso
Poich

ma

di

un verso velato

M:on

un

certo pu-

dore ingenuo.
la nobilt dell'animo del

Panzini non pu
:

mutare

se

anche muti

il

modo

della sua operazione

non viene mai meno la grazia di una poesia nascosta nel cuore, che non ha tanta forza da
quella che in lui
svolgersi dias in luminis oras,
il

ma

canta attraverso

il

suo dire una fontana segreta.


Poetico in lui
il

movimento armonioso dell'animo,


profondo e vibrante che ma sillabe dei vocaboli comunali
;

il

sentire

fresco,

l'accento

colma

di musica le
lui

questa resta in

una forma intima, una intenzione


non
espressa.
rivela

148

Diciamo meglio
nella

la

intenzione sua

si

perfettamente

sua propria qualit nale al-

scente ed esitante, in quel contrasto gentile con


tre parti di

una natura meno

felice.

Tale

la

prosa del Fanzini, e tale Tarte. Bonaria e


la virt della

semplice e piana nella sua superficie, essa attraversata da una corrente profonda di poesia
;

quale appunto in ci ch'essa resta nascosta e incompiuta,

come un
di

riflesso di sole

ancora non sorto, come


sospiro

ima musica
della

campane sprofondate, come un


la

bocca chiusa. a me pare che

immagine

se

ne rappresenti assai

bene nella bellissima strofe, posta sulla bocca della marchesina cicUsta, Imperia, quando guardava alteramente la carovana degli zingari e pensava la sua giovent consumata senza amore. O corona marchionale, o corona del Rosario, che ogni sera la madre mi fa recitare o corona della virt e del pudore o corona di spine delle caste parole e dei
;

misurati gesti

fiore inutile della verginit in

queste

mie carni mature, andate


la

al diavolo. Io busser sino


gli

ad

infrangere la porta del prete e

dir
io,

Ma dammi

anche senza la tua benedizione, prete, fuggir. Fuggir pur con lo zingaro orribile e feroce, pur che egli vinca la mia paura e mi rapisca. Rapida correndo, io ho V illusione di una fuga e di un rapimento. Eppure dopo necesOh, miseria mia grande, dovere invosario il ritorno care il gelo e V inverno perch siano medicina alla mia
tua benedizione, prete
!

Se no,

febbre

j>.


In questa violenza
di sillaba in sillaba, che

140

lirica

a pena repressa, che corre

empie di fremito i versetti salienti in misura e sospira lungamente nelle pause ; in questa bont musicale della prosa, dove i singulti e le bruschezze e gli abbandoni e le cantilene tutti insieme fanno armonia, in questo ardor di passione che quasi per prorompere al canto e si rompe in aspre parole semplici, io sento
il

Fanzini. Forse la sua

anima

gentile

allo

stesso
si

modo

alcuna volta rimpiange la

poesia, a cui

sentiva nata e che ha creduto di perdere.


Il

Non
Tutte
le

credo io gi che l'abbia perduta.

lume puro

di lei risplende sulla fronte dello scrittore e la rischiara.

parti della sua vita e persona alquanto umile,

della intelligenza sana

ma

non

altissima, della lettera-

tura buona

ma non

squisita, della osservazione e rap-

presentazione nitida

ma non

potente, della arguzia


:

spontanea

poco scarsa, ne prendono quaUt che scorre Hetamente per le pagine della sua prosa onesta, e rende a loro aurea bont onde son care fra
quante
raria.
altre

ma un

ne porti pi riomorose

la stagione lette-

Che importa

se pochi le conoscano, e se

la

fama

l'eco della critica (i)

meno

secondi

La

loro

bont

vera e propria io ricordo il saggio, nella un giovine assai animoso, Emilio Cecchi. Era quello un tentativo di valutazione sistematica dell'arte del Fanzini e del suo mondo spirituale e del suo luogo nel nostro clima storico, che a me parve elevato e acuto nell' intenzione ma rispetto al Fanzini proprio e alla qualit del
(i)

Di

critica

Voce di Firenze, di

suo scrivere, non so se dicesse tutto.

150

dentro e non ha bisogno di essere gonfiata da fiato alieno io penso che Alfiredo Fanzini di quella sia contento,
e s della fortuna che gli ha consentito di ritrarre s
stesso e

che

dramma vario della sua vita e la Romagna egh ama e le cose e le gioie e i dolori del mondo,
il

con una cosi schietta

e durabile

umanit.

PASCOLIANA

APPUNTI PER UNA LETTURA


DI POESIE DEL

PASCOLI

Premetto, e spero che la loro cortesia me ne vorr legger alcune scusare, che non far una conferenza
(*)
:

cose del Pascoli, dopo avere ricordato molto

somma-

riamente, a rapidi tratti, l'aspetto complesso di questa


figura di poeta.

gliare,

figura tanto

romagnola del
fuori,

resto,

tanto fami-

che non ha bisogno di descrizione, mentre soravvezzi a immaginar


al-

prende forse quelli di

(*) Questi appunti, finora inediti, furono tenuti presenti dal se non Serra nella lettura di alcune poesie del Pascoli, fatta di Normale in una del scuola erriamo nella primavera 1910

li

$ li conserv.

Romagna. Dopo la lettura il In essi ci par

S.

li

gett via

un amico

raccolse

notevole il profilo del Poeta, ripreso

in seguito, e alcuni spunti particolari di commento a singole


poesie^ che in altri scritti del S.

non compaiono. appunti con la maggior fedelt, e soppresso soltanto poche parole staccate, poche frasi lasciate in tronco dall'autore. Abbiam posto in corsivo i titoli delle poesie che il Serra scelse per la lettura e indic nel ms., accennando

Abbiam

riprodotto

questi

talvolta

con rapidi tocchi al commento che intendeva di farne

di nostro abbiamo aggiunto, a fianco di ogni titolo, tra parentesi quadra, la precisa indicazione bibliografica delle poesie, secondo
le

pi

recenti edizioni del Pascoli.

(Nota dell'editore).

-156trimenti. Certo, fuor di

Romagna, pi d'uno

suol re-

stare meravigliato a vedere nella sua persona rappre-

sentata cosi solidamente quella sanit robusta della


nostra campagna, da cui viene
figliolo
il

suo ceppo

appunto

di

un

fattore di
lui

San Mauro.
;

Pare anche

un

fattore

a vederselo venire in-

contro cos tozzo tarchiato, un po' ruvido nel moto


della persona e nel vestito alla buona,
teristico

con quel carat-

cappello romagnolo calcato sulla testa, non

ha proprio niente del poeta manierato e squisito a pi. che un articui la civilt moderna ci ha avvezzi sta si aspetterebbe un buon compagnone, di quelli che son bravi non meno a lavorare che a mangiare
;

e bere e rider forte, gagliardamente.

Ma
sia

si

sa bene che la poesia

non

nei panni, la poe-

nell'anima.

il

Pascoli,

questo bisogna dirlo

pur sempre, anche quando si dissente da lui in qualcuna cosa in molte, anche quando certe sue attitutini e certe qualit piacciano

poco o nulla,

il

Pascoli

ha l'anima

di

un poeta

di

un poeta

vero, di quelli

che nascono poeti e che restano sempre in mezzo a tutti gli errori pure e a tutti gli smarrimenti che possan loro venire o dalla vita o dalla fortima. una di quelle anime che sono in mezzo
del
alle cose
;

mondo come un'arpa


i

eolia in

mezzo

allo spazio

aperta a tutti

venti del cielo e vibrante e risonante

con echi ncn mai pi uditi nei cuori. Questa quaHt nativa del poeta, che lo allontana da noi come essere di un'altra natura e di im altro mondo, questo dono che gli antichi ammiravano come

157
cosa sacra e infusa da qualche
mortali,
il

nume
si

nel cuore

dei

Pascoli la possiede e ne comunica


altro forse.
s'

V impres-

sione

come nessun
lo

Non
parola

sente in lui la

forza dell* ingegno che


cultura,

imponga,

la

eleganza della

splendore

delle

ornata

non

niente di tutto questo e pure qualche cosa di pi.

La sua parola come smarrito

breve, l'accento rotto e talora confuso,


il

discorso

vagabondo

se

una' frase

rivela in lui l'uomo di studi squisiti, un'altra tutta

ingenua o strana, che non se ne capisce

il

perch

non

vi

domina
gli

colla parola o collo sguardo,

non pos-

siede quella forza di penetrazione e di imperio che in-

catena

interlocutori

suoi occhi grigi vagano

come
in

nella nebbia di

un

sogno, quando pare che sia pi vi;

cino ecco pi lontano

sfugge a ogni
lo

momento
;

ha dei movimenti bruschi e inaspettati, delle commozioni improvvise sulla sua fronte tutta solcata e tormentata dal travaglio interiore passan ad ora ad ora luci chiarissime come di sole e veH di sbita malinconia. In certi momenti quest'uomo illustre, professore dotto e glorioso, davanti a noi con tutta la sua persona poderosa, con la faccia pallida e stanca sotto il bianco dei cape Ih scomposti, cos come sarebbe un bamnoi

un mondo dove
;

non

possiamo seguire

bino,

nudo

e indifeso

e gioca coi fantasmi

del

suo

pensiero e ride e piange e trema con la ingenuit di

un bambino
e

inconsapevole....

G)se puerili, strane, che fanno ridere qualche volta

possono anche far rabbia

ma

quelli

che

l'

hanno
fiorita

veduto gettarsi talora di colpo gi tra l'erba

-158a primavera e affondare


odorante
e
la

faccia in quella frescura

come ebbro, quelli che r han veduto correre a un fiore a una bestia e parlargli come a cosa viva, quelli che V han veduto
luccicante
e

godere

rabbrividire e fremere e rompere forse in pianto per

una cosa da

nulla, per
gli

chio trasognato

suo ocsuscitava senza fondamento, sanno


il

un'ombra

forse che

che questi movimenti non nascono in

lui

da studio,
'della

ma

sono

le

espressioni

vive e

da posa o immediate

sua natura.

Possiamo aggiungere che queste espressioni egli non le regola e non le governa con nessun freno, si abbandona ad esse con piena effusione di cuore, e in

ognuna

delle sue parole,

come

se nulla altro ci fosse

nel vasto universo.

La poesia nasce da lui come l'acqua dalla fonte silvestre, non che egli ne sia padrone e ne regoH il corso e il fiotto a suo grado proprio come una polla
;

d'acqua che sgorga per sua virt dalla terra e scorre


ora pi ricca ora pi scarsa, torbida o limpida, e ora

rimbalzando
giunchi e
:

sui

sassi puHti,

mormora musicalmente,
s'

ora fa gorgo e ferve schiumosa, ora


i

impigrisce fra

s'

impaluda

cos

versi dalla bocca del


stessi

Pascoli
riso e

sgorgano come per se


pianto e
gli strilli e il

mossi

come
si

il

il

muto stupore

alter-

nano fugaci e vivi sul viso candido di un bimbo. Ora io non ho bisogno di ricordare che fanciullesco sinonimo di puerile
;

la grazia

pi cara confina

con

la goffaggine e

con

le smorfiette.

Non

dico che

il

159
Pascoli faccia delle smorfie
le
;

dico solo che insieme con

qualit ha anche

difetti della

sua natura.
:

Ma
di

oramai basti di parlare in astratto

vediamo

conversare

un poco
al

col poeta, di sentir la sua voce

viva.

E
more

torniamo
del

buon tempo

antico, ai primi anni


il

del poeta,

quando

la celebrit e gli applausi e

ru-

mondo maligno non avevano ancora


timida voce del fanciullo
lo stesse
:

viziato

la limpida,

quando, povero e
sul
le

oscuro, egli cantava per s solo,

come un uccello

ramo

non che nessuno

a sentire o gh battesse

mani,

ma

cantava perch non poteva fare a meno, per la pienezza del suo cuore e per la gioia pura del canto.

FiU d'erbe. Le sue prime poesie son cos

quasi senza argo-

mento
scio
di

e senza subbietto

egli le assomigli

a un fastaccate,

ramoscelH dell'umile arbusto, molli rami del


;

tamerisco
fili

son proprio ramoscelli, foglie

d'erbe cresciuti sulle rive del sentiero, ignorati da


;

tutti

ma

il

poeta che passava H ha distinti col suo


li

occhio curioso e contemplativo, e

ha
Il

colti

con un

piccolo grido di gioia o di meraviglia o di tenerezza.

In quel grido tutta la poesia.

Pascoli vede

non fa mica, o almeno non faceva allora, un componimento poetico sull'aratore, sulle sue no. Egh dice che virt, o solo una descrizione larva ha veduto il campo d'autunno, sotto la nebbia, le foe le vacche che vanno lente, glie secche per i filari spinte lentamente sulle siepi gU uccelHni del novemgente che ara.
:

i6o

bre che guardano arguti. Niente altro che questo

ma

questo veduto con occhio cos puro e detto con una

sempHcit cos cara, e nella mancanza


zione cos felice, cos evidente che pi

di ogni affetta-

non

si

potrebbe

Arano [Myricae, Livorno,


P-

67]

p.

127]

Galline lampo
Il
[ibid.,

Giusti,

[ihid.,

p.

68]
p.

1903,

6* ediz
[ibid.,
;

Pioggia

[ibid.,

155],

senso tragico
il

Il tuono

p.

155], e

qui c' gi

simbolo.

Qualche altra volta


tenta di s
desiderio e
fiori
;

non consuscita nel cuor del poeta un sospiro di di rimpianto talora come uno di quei
la piccola visione
;

secchi

conservati

per memoria, acquista per la


"^

sua anima un significato profondo, diviene simbolo


espressivo di qualche ora della vita....

esse
P>

/ due bimbi 73] Fides


; i

Lavandare [Myricae, ediz.


[ibid., p.
;

cit.,

69]

[ibid., p. 53]

Con

p.

69],

canta

con

Carrettiere [ibid.,
gli angioli [ibid.,

P. 142].

Pi bell'esempio Finestra illuminata [ibid., p. 93] vede un chiarore di finestra il suo passa per via si ferma e si interroga e immaocchio non trascorre
:

gina

ad ora ad ora con

sbiti slanci dell'anima egli

-^ i6i
la
e

;
:

buona vedova, la fanciulla ma con pi grazia pi simpatia il bambino, oppure.... si dice e tutto
?

questo che
disposizione
il

che vale

nulla.

Sempre noi troveremo nel Pascoli questa duplice


:

meraviglia di ogni piccola cosa


la

poi

dubbio e la religiosa ansia.... dersi nel gorgo dei simboU...


I versi

poesia parr per-

del P.

non nascono ad occasioni


fiore stesso,

insigni e

singolari

sono

il

quotidiano e domestico,
semplice, casalingo,

della sua

vita, dei suoi gusti, delle sue abitudini.


il

Tutti sanno che

P.

un uomo

attaccato alle cose sue, alle sorelle, a quel suo piccolo

nido domestico con una affezione intima ed esclusiva


la

sventura

lo

aveva

disperso,

ed

egli

ha fatto

la

sua

felicit nel ricostruirlo, quel nido, bricia

a bricia, papiccola cosa


il

gliuzza a pagliuzza

ogni oggetto, ogni


lui
;

ha un valore segreto e prezioso per Ecco come nasce naturalmente


Ancora, dopo
la casa,
il

suo tesoro.

semplicemente la

poesia casalinga, che cos propria e cos nuova nel P.

suo grande amore per la

campagna. Veniva dalla campagna, c'era nato e avvezzo, ne ha bisogno come dell'aria gli studi, la dura giovinezza, combattuta dalla miseria, lo hanno seque:

strato
si

tornarvi stato

il

suo sospiro, la sua gioia.


giardino (un

E
ci

sa che quando ha un'ora, una giornata libera egli

torna, che

ama

suoi

fiori,

il

tempo era
i

un vaso
dini e
il

sul davanzale) e

coltiva, che

ama

conta-

loro parlare....
;

Campagnolo il poeta e campagnola la poesia. Amico dei fiori e delle piante e degli uccelli, amico
//

Scritti critici

di tutte le cose al

l62 mondo tutte


;

le

cose del

mondo

vivono nei suoi versi e parlano e sentono, e spirano


nei suoi
idilli

bozzetti.
:

inutile seguitare

professore di antichit, egli ha

fatto delle sue letture e dei


stesse e della scuola

commenti

e delle lezioni

un

libro di poesia severa e solen-

ne

le

I Poemi Conviviali, Ha fatto poesia anche delle ubbie, celebrit gli ha fatto- prendere.
:

delle

pose che

Cos,

si

potrebbero

fare,

senza arbitrio, tanti gruppi


f accie

dei suoi

versi

che rappresentano altr'e tante

del suo abito e del suo

animo

che tutte poi


capitale

si

raccol-

gono intorno a quel fatto che


nella vita che nell'arte di lui
la
:

non meno
padre e

l'assassinio del

lunga miseria e

le

memorie.
gli idilli,

Vediamo, per esempio,

dialoghi, animazioni.

Un

rosignolo che canta


:

il

rusignolo
si

il

poeta

di

fronte al volgo arrogante

ma non

dica che

una

poesia simbolica.

L'usignolo proprio vivo qui, col suo corpicino


rossastro e
il

collo gonfio di canti, coi particolari deli-

ziosi di quel che

mangia,

di quel

che

gli

pu

piacere....

L'usignolo

e i

suoi rivali [Canti di Castelvecchio, Bolo-

gna, ZanichelH, 1907, 4^ ediz. definitiva, p. 97].

Passeri
p.

sera

{Canti

di

Castelvecchio)

ed.

cit.,

105)

il

significato pi serio,

ma

quel che pi

163
caro la grazia con cui questi versi saltellano

come

dal piccolo becco dei passeri, fermi sul ramo, scat-

tando

il

collo

e pare che

il

poeta sia entrato per mii

racolo in quelle testoline, e guardi dall'alto con


occhietti vivi e tondi
e argute,
tre
il
;

loro

e le sue parole scoppiano, brevi

come

piccoli gridi dal

becco che scatta, men-

corpicino sul

ramo

resta fisso e immoto....

// vecchio castagno
chelli,

[Primi poemetti, Bologna Zani:

1904, 3 8- ediz. accresciuta e corretta, p. 91] le cose animate, accostate a noi, fatte amiche dell'uomo ;

un

soffio Urico
;

trasporta

il

poeta dentro la fibra stessa


posto
le

dell'albero

come

se egli avesse
il

sue

radici

nella terra nera, e sentisse

succhio della vita saHr

su per

le fibre e pei
;

rami, e espandersi nella gran chioma


se dentro s egli trovasse l'odore
i

verde al sole

come

del tronco cavo e tarlato, e

secreti di quella silenziosa

vita che vi brulica di bruchi e di farfalle e di lucertole


e di uccellini
;

e tutto questo

non
la

lo

immagina, non

lo

descrive, lo sente
fibra dell'albero e

come
i

se

carne sua fosse fatta

piedi affondati nella terra nera.

tutto questo semplicemente, senza enfasi,

come

la

cosa pi naturale del

mondo

e difatti

non

naturale

che in quel silenzio silvestre che egli rende cosi bene


al

nostro animo coi primi versi, in quella pace, in

quella contadi nella vispa

come un
:

uccello.

Essa
lei,

l'a-

nima

del poeta

gli alberi

sono tanto vicini a

son
gli

della sua famiglia, della sua vita


alberi si

che meraviglia se

mettono a parlare?

164
e
la

proprio qualche cosa di fraterno, di sacro


fine,

tenerezza della

quel pensiero per

il

pollone

nuovo....

Casalinghe
p.

17]

// desinare
[ibid.,

{Primi poemetti, ed.


iii].

cit.,

Bollono
:

p.

Campagna
canto
[ibid.,

// ritorno delle bestie [Canti di Castelvec-

chio, ed. cit., p. 91]

p.

La 115]
;
;

vite [ibid., p.

95]

Primo

//

torello

[Primi poemetti,

ediz. cit., p. 49].

Amore

[nessuna citazione].

COMMEMORAZIONE

DI

GIOVANNI PASCOLI AL TEATRO COMUNALE DI CESENA

Signore, Signori,

Nei giorni del pianto, quando alcuno molto caro

una forza del cuore ci suole portare verso i luoghi e in mezzo alle cose, in cui la traccia dell'assente pare che resti e andando per le camere vuote, rimovendo gli usati oggetti a uno a uno, sentiamo l'ombra di lui che sempre ci segue di dietro, e mai non la
ci

ha

lasciato,

possiamo trovare.
Cos oggi
il

nostro pensiero vaga e


noti, le pagine che ci

si

smarrisce in
;

mezzo
roga
i

ai versi del
libri

poeta che abbiamo perduto

inter-

ben

sembrano improv-

visamense cambiate.

Le avevamo

lette ieri per diletto, per passar

tempo

forse o per curiosit, indulgendo alle nostre simpatie e

antipatie personali

con una ammirazione che cedeva il posto ad ora ad ora ai dubbi e alle difficolt alle discussioni e anche alla critica. Quello che ieri ci piacque, oggi ci offende nessuno saprebbe ripetere in questo momento le parole e i giudizi, che eravamo soliti a rendere con una indipendenza
; ;
;

i68

con una spensieratezza, di cui il ricordo ci turba poich pare quasi qhe la morte stesse ad ascoltare quel

nostro chiacchiero.

Invano
restano
i

si

dice che, se pure


libri.

morto

il

poeta, a noi

suoi

Ci accorgiamo nello sfogliarli che

qualche cosa

manca da

oggi in poi ad
;

essi,

che noi

pu dare solo ne sentiamo la mancanza, il vuoto, come una forma inafferrabile. Noi vorremmo il poeta non la sua poesia soltanto, ma lui che la faceva, quel non so che in lui intimo e
e nessuno ci
;

vorremmo

incomunicabile che
si

il

segreto del vivo

che nei versi

esprimeva ma non si esauriva, che era il carattere della sua persona, il timbro e l'accento della sua voce, la qualit dell'anima, la luce e lo sguardo e l' indefinibile

espressione

degli

occhi,

che oggi sono velati e

immoti.

Troppe cose c'erano nell'uomo vivo che le carte scritte e fredde non ci conservano, cose vaghe e lievi
e oscure, che erano in lui e
si

come un' impressione confusa

sono ora disciolte e giacciono sotto la terra insieme con la sua persona tante cose che ci sono sfuggite,
;

che

egli

piano, e

non ha fatto a tempo a dire o ha detto troppo noi non abbiamo sentito....
i

E
di lui

l'animo torna con infinita malinconia di desidericordi


;

rio verso
;

cerca nella

memoria

la

immagine

e si

vivare la

prova di risuscitare il suo aspetto, di ravsua faccia, per contemplarla e quasi per inche
c'era
;

terrogarla l'ultima volta.


Quelli che l'hanno conosciuto, sanno

veramente nella persona qualche cosa

di singolare

che

169
in certi

momenti
il

si

rivelava con subita luce. Penso a


il

chi lo vide per la prima volta dopo che

Carducci era

morto

giorno dei suoi funerali. Quella fiumana di

popolo silenzioso che aveva accompagnato alla Certosa e un vuoto il vecchio grande poeta, si era dileguata
;

immenso pareva che si fosse fatto nella citt vetusta. Allora come quando nell'abbandono si sente il bisogno di trovare un rifugio, una protezione e una sicurezza, che supplisca almeno in parte quella che perdemmo, un movimento naturale e istintivo ci portava verso il
Pascoli.

Non

perch fosse materialmente


;

il

successore

del Carducci nella sua cattedra

quello era

un

episodio

passeggero, sul quale

si

poteva anche discutere, e che


nell'

valeva solo fino a un certo punto.

Ma
ducci,

nessuno in quel momento,

assenza del Caril

poteva trattenersi dal cercare con l'animo

Pascoli.

prendevamo

il

cammino

della sua casa che era

lontana, fuor delle mura, sul primo grado del

monte

pensando, nell'andare.
vitabile
;

Un

qualche confronto era ine-

e pure dificile, incerto.


alla figura gigantesca
il

Accanto

monumentale

ferma

del Carducci,

Pascoli ci appariva quasi nascosto in

una penombra.
una gran differenza infinite cose mancavano al Pascoli, che noi avevamo venerato e amato nel Carducci. Il gran vecchio era stato, oltre che un poeta e un letterato, una guida e un maestro per gli Italiani egli aveva dato quasi a tutta una generazione la sua impronta, un suggello spirituale austero
Certo, c'era
;
;


ed
trarsi

170

dopo poteva sotsua persona aveva

eroico, a cui nessuno dei venuti

interamente
al

l'esempio della

acquistato

Ora

un valore storico. Pascoli non si poteva


;

gi chiedere questa
e

neanche quel senso, che nel Carducci era cos vivo, della comunione e del legame con tutto il passato, con la storia e con la tradizione nazionale, di cui egli ci era apparso il testiazione e questa forza universale

monio
Il

il

continuatore.
;

con una fisonomia nuova, non somigliando a nessuno accompagnato da un coro di voci incerte e di giudizi contradditori o discordi, fra cui quale fosse pi veramente giusto non si sapeva dire. Tutto questo ci faceva avvicinare a lui con l'animo sospeso in una inquietudine, che pur era piena di fiducia
Pascoli ci sorgeva di contro tutto solo
;

oscura e di invincibile affetto.

Ed
come

ecco

si

trovava quella casa, di cui oggi

l'

immagiar-

gine stata portata in giro

da

tutti

giornali

una casina

ce n' tante, piccola e pulita,

con un breve
il

dino a ridosso del monte.

Ma

nel silenzio del viale in


piedi, e
il

cui la neve sgrigiolava fragile sotto

colon-

nato degli alberi nudi


l'Osservanza, faceva

si

allontanava solenne verso

un

altro effetto.

Quasi da una
in basso,

specola tranquilla,

si

vedeva Bologna

come

un
di

folto di case e di chiese e di torri lontane e rigide

nella fredda trasparenza invernale. L' impressione era

una gran
l

solitudine, di

ima gran lontananza l'uomo


:

che

abitava pareva che fosse ritirato, sequestrato


la

da tutta

vita

comune che brulicava

laggi, nelle

^
case e sotto
dall'
i

171

^
consumati

portici anneriti dai secoli e

interminabile travaglio degli uomini.


le

Dentro,

camere piccole
il

e pulite

niente di singoil

lare, niente di lusso, niente


il

che ricordasse
libri,

grand'uomo,

professore,

dotto ; soltanto dei

e poi mobili e
;

cose comuni, famigliari, roba di

a quella semplicit solo rumore, stringendosi quasi nella personcina minuta come se avesse avuto paura di occupar troppo posto con la sua presenza. Voi sapete chi era costei, che non voghamo gi turbare con la nostra retorica la sorella del Pascoli,
;

campagna e in mezzo una donna, che si moveva senza

quella che

gli

badava

alla casa e gli faceva

compagnia.

Niente di straordinario, dunque.

pur c'era in quella apparenza cos trita e dimessa, un non so che di singolare un fazzoletto annodato intorno alla fronte pio;

Ma

veva
ella,

sul viso pietoso

consunta e

un'ombra quasi claustrale ed assottigliata come dall' interno ardore^


;

viva solo nello spirito, e velata della sua volontaria


umilt, appariva piccola suora, senza bende e senza
soggolo, della casa quieta.

Ci era
di

come uno

spiraglio aperto sopra

il

segreto

Una

esistenza ignorata, fatta di parsimonia e di ca;

stit, di silenzio e di sacrificio

la sorella valeva a spie-

gare e a fare pi vicino


Il quale

il

fratello.

Non
sofferto,

veniva poi e parlava. parlava gi di quanto occupava

il

dolore e la

curiosit di quel giorno. Si sentiva che anch'egli

aveva

ma

il

che aveva perduto qualche cosa nel Carducci ; suo spirito vago correva un'altra traccia. Assorto

in

un presentimento improvviso,

commosso

in quello

e sospeso e tremante, parlando quasi solo per s, e senza

badare molto che altri l'ascoltasse, egli diceva dell'ora in cui anche la sua spoglia sarebbe stata portata per il cammino che non ha ritorno diceva parole rade inter;

rotte,

accompagnando con la testa stanca l'ondeggiar di una bara sulle spalle pie, su e gi per un sentiero aspro di montagna diceva dei ceri che la buona gente
;

avrebbe recato in mano nel seguitarlo, e delle fiammelle


giallastre nel pallore del giorno, e delle goccie colanti

nell'andare e rapprese sui sassi, o fermate sull'erba e


sulle siepi e sulle

macchie con un lungo odore dolcia-

stro mescolato all'acre sentore della mortella.

Diceva della musica che avrebbe voluto sentire dei fiori, che febbraio n'avea pochi e restava tristo e turbato, quasi a cercarli tra la neve sulla terra indurita, senza poterne trovare. Poi il viso buio si rischiarava d* improvviso ; qualcuno presso di lui aveva nominato la Romagna, ed egli si consolava tutto come se ci fosse accennava con la mano gli immensi cantieri di una campagna che gli appariva riquadrata e divisa dalla spada dei legionari di Roma vedeva in mezzo al campo, la mole pacifica
;
; ;
;

dei buoi, grandi, gentili, bellissimi, e parlava


;

dei versi

che avrebbe dedicato ai buoi di Romagna guardava sui colli di Cesena le nuvole bianche del fior di ciUegio
all' aprile,

e gi sentiva

il

sapore, fresco e dolce nella

calura di settembre, delle susine argentate e delle pe-

sche di velluto.

Noi possiamo ripetere

oggi, pi o

meno

fedelmente,

173
le

parole

ma

quel che non possiamo ridire n rapprelui vivo,

sentare r impressione di

quel non so che di

lontano e di assorto che era nel suo aspetto, nel suo parlare lento e rado e quella vicenda rapida di com;

mozioni, come luci e ombre sul suo viso, quella variet


di moti bruschi e spezzati, che

componeva

tutt* insieme

qualche cosa di armonioso.

Non
si

c'era niente in lui di superbo, dominatore, che


di chi ascoltava
;

imponesse all'attenzione

c'era della

semplicit, dell'abbandono, quasi della stanchezza.

Vi stava davanti, con quella sua persona robusta e prosperosa, che gli anni avevano appesantito un poco,

con

la

plice,

sua testa grigia e un po' arruffata, bonario, semfamigliare come uno dei nostri si riconosceva il
;

romagnolo un miglio lontano, solo


pello e all'andatura.

al vestire e al cap-

Tutta questa schiettezza non toglieva in chi rascoltava un senso di inquietudine.


C'era qualche cosa in lui che sfuggiva
;

una piega
so che di

amara

della bocca,

un

certo velo di stanchezza dolente

sulla faccia e sulla fronte travaghata,

un non

incerto negli occhi grigi mobili, che parevano sempre


fssi

a qualche punto infinitamente lontano.


quell'uomo sopra ogni cosa la diver;

Si sentiva in
sit, la

lontananza

un'anima rapita in im mondo


le

di-

verso dal nostro, a cui di noi e di tutte


e faccende

nostre cose
inter-

comuni non arrivava

se

non una eco

rotta

la

sua voce sorda pareva risuonare dal profondo.

La

sacra

ombra

della poesia seguiva la

sua persona.
il

Si sentiva in lui,

prima

e sopra ogni altra cosa,

poeta.

Poeta gi non
in
lui di
si

174
il

per quello che fosse

dice

Pascoli

ingegno, di dottrina, di studi rari e di bragli

vura, sebbene tutti questi doni


Egli possedeva
il

abbondavano.

dono

di quella poesia, che , in


;

una certa parte, comune a tutti gli uomini della poesia intesa come movimento ingenuo e libero dell'anima, quando cerca uno sfogo e non cerca altro che quello quando in mezzo ai suoi dolori o alle sue gioie segrete
;

o davanti a tante cose belle e care nel vasto universo,

tutta presa e rapita in quello che vede o che sente,

esprime s stessa in una parola, in un grido, in un accento solo, anche breve o roco, ma sincero e senz'altro
scopo che s stesso

Questa la poesia che noi diciamo che era nel Pascoli ed era in lui meravigliosamente, come una facolt che superava tutte le altre forze e le tendenze e gli appetiti e le voglie dell'uomo, e lo occupava tutto e
;

lo

rapiva in

s, e lo

faceva strano a tutte

le altre

parti

e cure della vita, assorto e solo e contento nel suo segre-

to piangere e gioire e contemplare e cantare.

Non
tutti
i

era una facolt di cui egli

si

servisse

era un
lui in

qualche cosa di sciolto e di puro, che operava in

mezzo agli altri uomini disarmato e innocente come un fanciullo era un incanto perenne che tramutava ai suoi occhi l'aspetto e il
momenti, che
lo

poneva

in

valore di tutte

le cose, e di

tutto quello che serve agli

altri per lavorare e per costruire e per

combattere e

per guadagnare e compiere tutte

le

cose buone e cat-

tive della vita pratica, faceva per lui soltanto occasione

175
con una commozione, che era nella sua voce un canto sempre rinnovato.
di guardare

Ci sono stati nel


felici

mondo

dei poeti pi grandi, pi


;

e pi perfetti del Pascoli

ma

di pochi

uomini

si

pu

dire che siano stati posseduti pi interamente dalla

poesia.

La
lui

poesia era la natura del Pascoli; era la prima


;

cosa in

tutto

il

resto veniva dopo.


gli

Per trovare qualcuno che


sare al sacro

somigli, bisogna pen-

nome

di Virgilio.

Noi non vogliamo falsare il vero, neanche per rendere onore a un morto che ci caro. Abbiamo nominato Virgilio, il poeta forse pi grande di Roma, uno dei pi grandi che gli uomini abbiano mai conosciuto, non per
inalzare
il

Pascoli al paragone di lui

nemmeno
danno

per

quelle somiglianze superficiali, che pur

nell'oc-

chio a molti, somiglianze di argomenti nella poesia campestre e agricola, somiglianze persino nella carriera, se
cos
si

pu

dire

per ci che

il

Pascoli avendo cominciato

come

con piccoli quadretti e idilli agresti, abbia poi lasciato, morendo, incompiuta sul suo tavolino una specie di Eneide italiana, un poema del Risorgimento,
Virgilio

gesta Italorum,

come

Virgilio lasci le sue gesta

romano-

rum. Tutto questo ha il suo valore e bisogner tenerne conto Virgilio stato un modello e un ideale per il
;

Pascoli.

Ma

noi pensiamo

ad

altro ora

rustica, alla voce tarda, alla

pensiamo alla faccia forma timida e impac:

ciata, di cui ci parlano le antiche


al sacro

biografie e che rende

poeta in mezzo alla mondizia elegantissima della

176
Roma
augustea quasi
ieri
il

goffo aspetto di

un

villano

di

Mantova pur

inurbato.
la

Ma

quell'uomo vago, che sembra fuggire

com-

pagnia degli uomini barattando con loro poche parole stentate, quel solitario, di cui non si ricorda neanche

un episodio o un'avventura
il

nel

mondo, che passava

tutto chiuso nei suoi pensieri, cos timido e candido che

popolino

gli

diceva per soprannome parthenia, la

bambina, quel lavoratore modesto che morendo voleva bruciare l'Eneide, a cui non aveva potuto dare l'ultima mano, per uno scrupolo di coscienza incontentabile, portava dentro di s il dono divino e celato del canto e tutto quello che la sua scorza aveva di ruvido e chiuso era come un velo che proteggeva ammolliva e addolciva
;

il

segreto delle sue contemplazioni.

Dopo
che

di che, noi

e' di

pensiamo al Pascoli, e a tutto quello virgiliano nella sua vita, nel suo carattere.

Anch'egli

amava

chiamarsi poeta contadino.


alle scuole e alle

An-

ch'egli passava in

mezzo

accademie e

all'ambiziosa briga del volgo letterato quasi

non cu-

rante e salvatico, timido in apparenza


soso di cose pi profonde.

in realt pen-

E
che

si

lo

guarda a tante parti singolari nella sua vita, fanno remoto e difficile alla gente comune si
;

pensa a quel tesoro di abilit e di ingegnosit, che egli

aveva dalla natura,


si

da

cavare frutto e anzi l'ha

non ha cercato quasi di lasciato lungamente nascosto;


cui
la cui
ai

pensa a quegli studi meravigliosi del fanciullo,

facilit nello scriver latino e italiano

pareva prodigio

buoni padri del collegio

ma

poi seguivano anni oscuri.

177
quasi neghittosi, allo studio di Bologna, dove quel bion-

dino dall'aspetto incolto di sognatore era forse pi noto per una certa turbolenza e irrequietezza del pensiero che

non per

l'ingegno, ch'egli
;

non curava

di

adope-

curava quasi di adoperarlo anche dopo, nella vita, e restava per un poco come scolaro fallito, cogli studi a mezzo, combattendo colla miseria strano a chi lo vedeva passare di sera, tutto chiuso in s e intabarrato, dopo giorni e giorni che non parevano impiegati in nulla tanto che il Carducci, con quel suo carattere di lavoratore severo che non ammetteva debolezze, adombr, e l'investi con un rimprovero di pigrizia vergognosa. La sferzata del maestro fece bene al Pascoli ma noi sappiamo che non era pigrizia quella astrattezza e incertezza del giovine, che si ripiegava in s stesso, cercando in s solo quelle ragioni di vivere che il mondo e gli altri non gli sapevano dare; la pigrizia dello scolaro era tutt'imo con la salvatichezza del giovine, il quale sembrava sfuggire gli uomini e le donne, e passava in mezzo a loro rustico, parendo inetto alla loro conversazione, passava nella scuola e nella vita astratto e dubitoso, non chiedendo nulla a nessuno e non curando niente, fuor che il travaglio oscuro che gli consumava l'anima e che ancora non aveva trovato la via di sforare nella scuola
e
si
;
; ;

non

garsi sicuramente.

anche dopo, quando


gli

egli

ebbe ripresa

la strada

battuta, e compiti

un posto nell' insegnamento e acquistata e mantenuta l'abitudine del lavoro discipHnato, non cambia gi il suo carattere
studi e trovato
;

la

Scritti critici.

178
la sua carriera

appare modesta, lungamente umile e senza onori fuor che quelli che altri volle per lui e pi tardi le operazioni del suo ingegno restano sempre soli;

che formano la raccolta delle Myricae, maturano lentamente in lui e giacciono a lungo inediti e conosciuti da pochi versi che nessuno allora ne faceva di pi belli, e che avrebma egli bero potuto dargli la gloria dieci anni prima aspetta di stamparli a 36 anni. E si pensa anche a quei
tarie e astratte e quasi senza scopo
:

versi,

.volumi danteschi, che


;

gli

costarono

anni e anni di

improba dura fatica e nessuno li ha voluti apprezzare e pochi li hanno letti, ma il silenzio e l'avversione del pubblico non hanno gi distolto lui, che pure era certo, qualunque altra cosa avesse scritto, del plauso generale, neanche un minuto da quella fatica. E si pensa a
quella sua felicit del verseggiare latino, cos grande e

geniale

si riscontrava, che saqualunque altro ma egli rebbe stata una fortuna presso si contentava di stillare a lunghi intervalli i carmi lenti e preziosi, per mandarli a giudicare a quel concilio di dotti nel lontano Amstelodamio n di ci a noi veniva altro che una immagine vaga, quasi di vecchioni adu-

come da pi

secoli

non

nati a saggiare e pesare con certe bilancine l'or di quei


versi,

che poi

il

Pascoli

non mandava intomo, altro che


che
la

nei fascicoletti

non

venali,

gente desiderava e

non poteva avere.


Tutto questo
Il

finisce di creare

intomo a
il

lui la

pura

solitudine del poeta.

suo abbandono,
il

la

sua rusticit,

suo fastidio di
la

tutto

nostro

mondo

commercio quotidiano,

sua


quasi insufficienza
e
altro che le parti di
sacrificata alla poesia.

179

pratica,

inettitudine

non sono

una

vita dedicata tutta e quasi

Quella

vita

lontana,

di

fratello

sorella

stretti

uno presso all'altro, senza volere dagli altri uomini nulla fuor che un poco di pace e il silenzio per sognare, e per ascoltare il lieve rovistare di un uccello nella frasca o un fiore che s'apre, in una casina netta e piccola come una cella, fuor del rumore del mondo, accostata alla citt come un nido di rondine sotto la grondaia della
casa degli uomini, quella vita oscura e quieta in contubernium con l'universo, rende un profumo di inno-

cenza quasi monacale. Ma dico monacale, senza pensare molto

alle

tonache

penso piuttosto a quei


trovati
e
descritti
:

frati

dal

minori cosi gentilemente Pascoli in persona di Paolo


si

Ucello. Ricordate di

il

vecchio dipintore che


in

struggeva

non poter tenere


si

in casa degli uccellini vivi, per la

sua povert,

vede apparire
il

creature che lo rimbrotta per


e gli dice, lasciali stare.

sogno l'amico delle desiderio poco pietoso


:

Lasciali andare per la loro strada....

A* miei frati minori il mio retaggio Lascia la dolce vita solitaria, I monti, la celluzza sur un faggio, II chiostro con la gran cupola d'aria
!

Se non che
liete

gli uccellini se

ne stanno nel loro bel


il

chiostro libero, di cui la cupola

cielo,

come

le

pi

creature del

mondo

essi

non sanno


Che
ci

i8o

cantare l'amare

beccare sia qualche altra


oltre
il

il

felicit.

Il

Pascoli sa altre cose

delle quali

non

si

pu

scor-

dare mai.
Fratello e sorella
si

stringono insieme muti,


li

come
cielo

se qualche cosa di gelido

abbia

sfiorati.
;

Noi non vediamo niente sopra

le loro teste

il

chiaro e dolce, l'erba d'aprile risplende al sole.

Ma
;

sentiamo che una nuvola passata, invisibile e nera e la sua ombra agghiaccia ancora le cose, che ne sembrano scolorire e rabbrividire rimane come una nebbia
;

eterna sulla fronte e sul viso dei dolenti.

Nuvola di dolore e di morte. inutile ricordare quello che tutti sanno, il tragico episodio di una povera famiglia romagnola, che diventato oramai una pagina nella storia immortale della poesia. Il padre di Pascoli, onesta figura di campagnolo

umanamente

ingentilito,

che faceva studiare

le lettere

ai suoi figliuoli

ed era stato dei primi nel pensiero e nella

difesa della patria, ucciso di dietro

\ma siepe, mentre tornava con le bambole per le sue bambine nel carrettino; e disfatta da quell'assassinio tutta una famiglia che era felice i bambini rimasti come una nidiata implume la madre a cui si che pigola e piange aspettando rompeva nel cuore troppo dolente una vena, prima di avere potuto farli grandi e le disgrazie una sull'altra, il vano travaglio de' fratelli maggiori per salvare per allevare i piccoli, interrotto dalla morte che pareva volerli tutti a uno a uno e l'angustia di una adolescenza
:

i8i
sacrificata
;

la miseria, gli stenti

naufragio.

Anche

quelli

una lunga bufera, un che ne sono scampati sembra


:

che siano rimasti perpetuamente vlti verso la perigliosa acqua cupa. Scampavano, voi sapete, fratello e sorella. Ma il ricordo era sempre con loro. Il pensiero della morte e del dolore era intomo a

come ima mondo.


loro,

invisibile barriera,

per dividerli dal


e godere le

Essi

non sapevano oramai pi vivere


;

dolci cose della vita, senza ricordarsi di quelli a cui la

vita era tolta

e tutti

richiami del
il

mondo

e delle sue

illusioni, tutta la

musica e

fragore della fiumana dei

animo da una tenue voce senza corpo che chiamava chiamava da un camposanto lontano. Chiamavano i morti inconsolabili nel campoviventi, era coperta nel loro

santo di

S.

Mauro, abbrividendo

alla pioggia delle lun-

ghe notti buie. Essi udivano e non sapevano pensare ad altro. Il richiamo dei morti non era solo per il Pascoli obbligo
di piet, obbligo di consolarli col pianto, di consacrare
la miglior parte di s a loro, a ricordare loro,

a parlare

di loro, a scrivere parola per parola la limga umile storia della loro passione.

Era quasi una ragione pi pro;

fonda e una legge di tutto il suo vivere e sentire era un'ombra che non si dilegu mai, e non lo lasci mai pi lieto, che trem in tutte le sue parole e trasform misteriosamente per lui tutte le cose in una parvenza
di sogno.

viver la

parve che egli avesse voluto rinunziare a vita, per sognarla soltanto cos come un'altra
;

l82
presso di lui rinunziava a ogni cosa di s e della sua

femminilit e perfino del suo ingegno


sue mani d'oro per
i

e le opere delle
i

che non pot avere, si contentava di sognarle. Ricordate quei versi, che sono nascosti in una nota di un volume del
figli

non

nati, per

figli

fratello, cos

come

lei si

celava nella sua

ombra

belli

che ci fanno pensare con commozione a tutto ci che r ingegno di quella donna poteva dare, e che stato sacrificato dalla sua carit: versi, che non si possono staccare dal fratello, e paion fatti da lui in un mo-

mento
menti

felice

nati per

uno

di quei miracolosi adatta-

dell' intuito,

che nell'anima femminile pu sup-

plir tutto,

e che la fanno risonare con

ima armonia

che n cultura n studio n intelligenza potrebbe dar


pi perfetta
:

Anch'

io nei dolci sogni di


voi....

mia vita

Sognai di

Voi sapete che questa rinunzia stata anche nel Pascoli un elemento profondo di poesia. Essa gli ha

permesso di contemplare quella vita, a cui quasi non prendeva parte, con una ingenuit tutta nuova e miracolosa. Le cose che non ha conosciuto gli sono apparse
pi belle, nella sua nostalgia.
Egli era casto e solo. Quelle sue labbra,
figlie

su cui

le

uomini non hanno lasciato l'acre gusto dei loro baci, sono rimaste monde come la bocca immacolata di un bimbo. Questa mancanza di amore, cos strana in un poeta
degli

-i83esclusivamente
lirico,

una

delle qualit prime,

che
egli

fanno la dolcezza del Pascoli.


;

Poich certo che

non ha conosciuto l'amore si ricorda di lui un timido principio, un desiderio d'amore per una fanciulla morta
presto; anche questa, pi nostalgia

che realt.

Ma

il

vero amore,

il

dolce veleno che dove s'apprende brucia

e guasta, e corre le vene

come una fiamma ed empie


le altre

l'animo di un tumulto che tutte


assente da quella poesia
;

cose confonde

non turba la purit di quegli occhi di fanciullo contemplativo. L'anima candida non ha imparato dalla compagna, di cui il cuore non
sicuro, la lezione del

dubbio e del sospetto senza rimedio. La poesia del Pascoli rimasta dunque quello che soltanto poteva essere un contemplare cantando, un cantare sognando, assorto e dolce e solo in mezzo
;

all'universo.

Noi non proveremo


in qualche parte.
sia,

di definirla.

Ognuno la
l'

conosce,

quello per cui essa veramente poe;

quasi indefinibile

la sincerit,

immediatez-

za, l'accento e la

pienezza dell'anima che s'effonde

tutta in quello che dice.


Dice, o piuttosto canta.

Ma non

spiegata e variata e consapevole dei suoi

canta gi a piena voce, con quella potenza effetti, che

conosciamo in altri poeti. Il Pascoli non un'artista, che si studi e si padroneggi un^anima che s'abbandona, una voce molle che passa dal pianto al riso, con
;

subiti trapassi, e mentre s'alza e cresce e

si

scalda,


trema d'un tratto
e si

i84

fievole
;

smorza in un murmurc
e ora

e poi riprende e poi resta in tronco, e ora tutta soavit

come una nenia lunga


stato

un

trillo d'uccello, e

ora

tutta spezzata, in rotti accenti bruschi,

Pascoli

uno

dei poeti pi naturalmente e pi riccamente

musicali del nostro

tempo

con una variet


si

di

movi-

menti ritmici quasi senza uguale. Ma egli non ha adoperato, se cos


ricchezza; s' lasciato

pu dire, la sua trasportare dalla fiumana melo-

dica, senza altro cercare o guardare.

Egli era assorto sempre, quasi nel


sogno.

mondo

del suo

di l la

sua voce

ci

giungeva, voce stanca e


infinita.

bianca e vaga come caduta da una lontananza I suoi versi, com'egli ha detto una volta,

Cantano come non sanno Cantare che i sogni nel cuore Che cantano forte e non fanno

Rumore.

Sogno e musica
esse

e silenzio
le

formano quella risonanza


e

indefinibile, che in tutte

cose del Pascoli e che fa di


;

un mondo poetico a parte non sempre mente bello, ma sempre suo, unico.

non egual-

lini,

il

mondo
il

delle piccole cose, dei fiori, degli uccel-

dei mille particolari deliziosi della

campagna

della casa;

mondo

dei ricordi infantiU, e dei sogni,


sottili, delle

e dei sensi oscuri e dei brividi

voci che

nessuno ha sentito, delle sfumature che nessuno aveva distinto il mondo anche della leggenda eroica e
;

-i85del mistero e degli oscuri simboli


;

ma in mezzo a questo

mondo
Per

sta
lui

lui,

il

poeta.
le

anche

cose pi semplici rendono un'imi

pressione meravigliosa. Sono

quadretti delle Myricae.


:

O sono gli idil casalinghi


ara, che semina, che
si

dei Poemetti

la

gente che
il

siede a mangiare,

che fa

bu-

cato, e la piada

ed

egli descrive queste cose

adagio,

consolatamente

ma

Teco di tutto
e rende
si

il

pianto di prima

trema nella sua voce


cio, e

un gran dolcezza a quella


il

pace della cucina in cui


persino
il

sente

treppichio dello stac-

bagnata e lo sfrigolio dell'olio nella teglia. E la poesia appunto la capacit di accogliere nell'animo tutte quelle minuzie delle faccende, che la gente solita di compiere quasi senza accorgersi, la purezza di quel silenzio in cui tutti i rrmiori famigliari risuonano cos caramente, la benignit di quella voce che nel nominare e nel raplieve spegnersi della farina

presentare tutte quelle semplici cose pare che


carezzi e le assapori.

le

acle

Un

desinare di contadini, che

donne preparano

ai loro

uomini, acquista la bellezza di

un

rito:

Ubbid Rosa al subito comando Tacitamente. Sul taglier pulito Lo staccio balzell rumoreggiando.

Le contadinelle se ne vanno via leste, col fazzoletto che pende dal braccio e che sobbalza nell'andare, passando di zolla in zolla e il nostro cuore pare che le accompagni, vinto da una malia. Nessuna di queste
;

cose in s avrebbe forza di toccarci o di interessarci


ma
poeta
le

i86

il

tutte insieme ci prendono

cuore,

quando

il

dolce

nomina con la sua voce. in essa una virt che trasfigura tutto. Noi potremmo cercarne l'operazione in tante

parti

dell'opera del Pascoli, infinitamente diverse fra loro,

per argomento, per tono, per linguaggio e anche per

lavoro artistico e per bellezza

ma

tutte

hanno ricevuto

da

lui

qualche cosa di nuovo, come un raggio di luce,

che talune illumina e altre abbuia, ma tutte le tramuta. Perfino l'antichit e le immaginazioni dei greci e dei

romani
sica

acquistano nella loro forma puramente classo che di pascoliano


;

un non

perfino
i

Omero,

tra-

dotto dal Pascoli, riesce nuovo

cavalli di Achille

piangono e parlano con


lina storna
:

la

voce misteriosa della caval-

O
Io

cavallina, cavallina stoma....

non

so che cosa ci sia di incantato in queste pa-

non mai stato cos dimesso. Una stalla, in un canto una cavallina in cui i cavalli mangiano irrequieta, e una donna presso la greppia, la testa vicina alla testa, piangendo e chiedendo quel che solo un mirole. Il Pascoli
;

racolo potrebbe dare

tutto questo raccontato nel

modo

pi povero, con dei versi uguali e abbandonati in una


sorta di cantilena infantile.

Ma

quella la

cendo le con un accento troppo

sommessa voce sorda di chi trema dicose grandi e sacre e quasi ha paura di rompere
;

forte

l'

incanto dei ricordi.


ci

Quella voce di fanciullo seco

mena

nel

mondo

dei

187
suoi sogni, dove niente ci meraviglia, e

come

fanciulli

anche noi guardiamo, con gli occhi fissi fino a farci male, quella vedova che piange, e la cavallina, che trasalisce e trema sentendo la donna e drizza nervosa gli
orecchi che hanno sentito e volge
gli

occhi lucenti che


si

hanno visto

e tutto

il

nostro animo par che

slanci

verso la piccola pignarola cos pronta e mobile, che

pure un giorno era stata lenta e pietosa a riportare

il
;

padre morto
e anche noi

ai suoi cari, essa

testimonio unico e

muto
ci

vorremmo

farla parlare, e quasi

non

me-

ravigliamo del nitrito con cui l'istinto della bestia pare

che risponda all'angoscia degli uomini: cos come nei


sogni
si

risponde....

Nella torre

il

silenzio era gi alto....

Ma
ansia,

il

cuore, tiirbato

da questo senso

di mistero e di

ha bisogno

di trovare qualche cosa

che

gli

dia

pace.

tutta la poesia del Pascoli, in


di

un

certo senso,

la espressione

questo turbamento e la ricerca di

questa pace.

La quale

egli

trovava, quasi naturalmente, in quello


;

stesso, che era stato a lui principio di ogni angoscia

nella contemplazione

del dolore e

della

morte, che

aveva occupato un giorno i suoi occhi di fanciullo e non era poi tramontata mai pi. Ma per una di quelle trasfigurazioni, cos facili nella sua anima, V inevitabile certezza del dolore e della morte gli rendeva un senso di consolazione. Egli sentiva tutti gli uomini fatti piccoli e umili e

i88
uguali dalla oscura minaccia,

come bambini

al

buio,

che la paura strana fa raccostare e star buoni. Ricordate i due orfani, quel susurro di vocine

ti-

mide nel gran buio, dai due

lettini,

che la

mamma

non

viene pi a rincalzare e a confortare con la luce della

lampada cauta, guardando

se
i

suoi piccoli
soli,
si

dormono

ma

la

mamma

morta, e

bimbi,

chiamano:

do noia ora se parlo ? non posso prender sonno . Io sento Rodere appena...... Sar forse un tarlo......
Fratello, ti

Parla

sguardo del poeta gli uomini non sono pi grandi n pi fortunati di quei due piccoli senza mamma,
allo

Ma

nel buio.
Egli contempla
il

travaglio dell'umanit

come un

formicolio nero di piccole

ombre

erranti su la terra
si

nuda, tutto
il

il

susurro del loro vivere vano


degli spazi,

perde per
le

cielo vuoto, nel silenzio


si

dove

stelle

invecchiano e

perdono senza fine. E le illusioni umane son come quelle delle formiche chiuse in un ciocco che brucia a cui gU uomini intorno al focolare sembrano di tra le fessure del legno, nel caos del loro mondo che finisce, un conciUo immenso
;

di dei

son come la preghiera

rivolgono dal cipresso

quando si all'uomo per ringraziare sommesdei passeri

samente

l'essere benefico e terribile. Illusione.

Solo

il

dolore vero. Solo la bont sicura.

Stiamo in pace

buoni.

Questo
Pascoli.

si

potrebbe inscrivere come motto insieme e


la poesia e a tutta la vita del

come conclusione a tutta

La
i

stessa

umanit profonda empie


lo

il

cuore in tutti

momenti, e
cose

porta a cercare e a esprimere da tutte

le

un

solo consiglio di pace e di piet.

Molti di quelli che sembrano errori o debolezze in


lui

sono nate soltanto da questo principio generoso.

stato

un momento

nella sua vita, in cui gli

piaciuto di mescolarsi pi spesso e pi da vicino fra gli

uomini, se non con la persona, almeno

col canto
ai

prendendo parte, quasi giorno per giorno,


alle feste dei suoi fratelli,

lutti e

celebrando

le

vittorie

le

audacie, consigliando, persuadendo, pregando.

la parte

ultima della sua opera, intorno a cui pi


le

sono discordi
giudizio,

impressioni.

Ma

ne 11' incertezza del


alto
alle-

non bisogna dimenticare l'animo, che era buono Se la mia voce desse qualche anima e
:

viasse qualche fatica,


fosse

scriveva
modo
oh
1

dieci anni fa

se

insomma

in qualche

utile al lavoratore in-

dustriale o commerciante,

mi

sentirei inorgoglire

Essere utile ai suoi


zione di quasi tutti
i

fratelli,

era da allora la aspira-

suoi versi.
il

Non

si

dice che tutti

raggiungessero interamente

fine.

Egli era ancora e


solitario,

sempre troppo poeta, sognatore e


la

per poter

ottenere effetti sicuri nella pratica. Egli

cantava con

sua voce avvezza

alla solitudine e gli

uomini non

lo

intendevano bene o talora, andando ognuno per i fatti suoi molto in fretta, non avevano voglia di dargli retta.
Egli se ne accorava.


Avrebbe voluto unir
del suo affetto, in cui
si

IQO

calore

tutti nel suo cuore, nel

fonde vano ipoli opposti dell'arte,


;

della politica, della religione


e spesso

la

gente non

lo

seguiva,

scambiava i suoi tentativi ingenui di conciliazione con qualche cosa di falso, con un inganno, che era lontanissimo da lui. Tutto questo troppo vicino e troppo confuso con
le

particolarit della cronaca di

ieri,

per poterne parlare.

contentiamo di riconoscere, anche nell'ultima maniera, nei tentativi mistici ed epici, la stessa sinceci

Noi

rit assoluta

commossa

e fremente che era nelle liriche


l'effetto,

pi care al nostro cuore. Qualunque sia stato


in lui
il

sentimento era sempre sincero e puro 1* animo e r intendimento della poesia. La quale in lui la ragione di tutto, anche di quella che si dovrebbe chiamare,

secondo

le

apparenze, la sua opera politica.

Ma

la

politica di

un

poeta.

nella variet dei suoi

moti ha
fra-

sempre un solo principio.


giovinezza,

la

umana commozione

terna, che lo faceva internazionalista negli anni della

quando V internazionalismo era audacia e


di persecuzione,

fede generosa di pochi, e quasi valeva nell'animo di


lui

come un desiderio

come una religione


;

di sacrifcio, e di fraternit sopra ogni cosa

nel giovine

che avendo scritto un'ode rivoluzionaria, improvvisamente la lacerava e restava muto lagrimoso assorto quasi in un timore di avere offeso, con una parola di
odio,
il

sangue di suo padre sparso dall'odio, gi preil

sente tutto

Pascoli di poi.

Ma

quella stessa umanit lo


la sorte dei suoi

portava a seguitare con ansia amorosa

fratelli lavoratori e pionieri nelle terre lontane,

ad


accostarsi a loro cos nel

191

di

Dante e nel vincolo della lingua e delle memorie comuni, come nel desiderio di una pi grande Italia, sede pacifica e materna a
tutti
i

nome

suoi

figli.

Quella stessa umanit suscitava nel suo

cuore

grandi inni per la patria risorta nella festa dei suoi


sulla terra e sui mari, in pace e in guerra.

ri-

cordi sacri, e rifatta nella alacrit nuova delle sue opere,

La guerra non
suo pensiero
la

contrastava nel suo animo alla pace

il

univa in un affetto

solo, la gloria dei

garibaldini del

mare

e dei soldatini d' Italia


;

d'oggi,

con

malinconia
di
farli

dei morti di ieri

dormire tutti
Il

aveva bisogno, come scrisse, nella gran pace della poesia .

voto sciolto nel suo ultimo discorso, epicedio ed

inno. Del quale, se anche


lenne, noi

non

fosse,

com'

bello e so-

vorremmo pur

ricordare quei soldatini che


giornale, dov'era
il

hanno

scritto a casa d'averlo letto, raccolti in tre o


il

quattro intorno a uno che aveva

stampato
gere
il

quando
il

il

vento strappava
inseguivano e

pezzo di

carta gualcita alle dita


badile o

un po'

grosse, avvezze a strinlo

fucile, lo

salvavano

svolazzante sulla terra nuda,

allo scoperto delle trincee.


;

Qualcuno scriveva questo, che poi caduto e noi pensiamo con commozione profonda a quella parola
e lode del poeta, che stata per gli occhi destinati alla

tenebra l'ultima luce di


Poeta, di tutto
il

felicit.

Non crediamo

che

il

suo lavoro estremo, avrebbe voluto

compenso e gioia altra migliore. Egli non gode pi gioia n dolore umano. Dorme in un camposanto lontano, cosi lontano che il nostro rim-

192
dura fatica a trovarlo e pare che erri nella notte con una ansia, che desiderio in noi, nella Romagna che qui convenuta, coi suoi fiori e con le sue memorie e col suo cuore migliore, col candido cuore dei bimbi che sanno l'aquilone e coli 'alto animo dell'uomo
pianto
;

venerando,

la cui amicizia
;

testimonio del padre e mo-

numento
dove
i

del figlio

in tutti desiderio e richiamo e

speranza di riaverlo alcuna volta nella terra solatia,


suoi morti

dormono insieme

coi nostri.

LA
DI

COMMEMORAZIONE PASCOLI A S. MAURO

(NOTIZIA DEL DISCORSO DI A. FANZINI)

/^

ScrtH cHtit

I giornali

quotidiani

hanno

gi fatto conoscere

il

discorso, che Alfredo Fanzini tenne

domenica 6 Aprile

in S.

Mauro, per

il

Pascoli.

noi resta soltanto di esprimere l'animo conamosso

e devoto con cui ci siamo associati a questa

commemo-

razione

la pi bella in

un

certo senso, e la pi degna

del poeta, fra quante ne siano state promosse finora.

Le commemorazioni
e

dell'anno scorso parvero,


;

daUa
noia

novit e dalla curiosit, un po' turbate

l'anima stanca

Heve del vecchio poeta doveva


fra
il

sentire qualche

di quel grosso nrniore, che rimescolava, talora senza


discrezione,

volgo, tutte le cose e le


;

memorie pi
nella mesco-

chiuse della vita e della poesia pudica


tutt' insieme

e,

lanza, le parti pi infehci e le pi caduche

andavano

con

le

migUori, confondendo e guastando la

forma del suo ricordo. Oggi un anno passato, e si fatto silenzio. Che sembra anche troppo, talora. Ma il silenzio necessario ai poeti quando tutti i rumori tacciono, allor si risentono le parole che essi hanno detto. Cos pareva di ritrovare il Pascoh domenica, a S. Mauro. Da per tutto
;

nella piccola casa del teatro, stipata dei suoi cittadini

196
intenti
;

piccola folla semplice, senza nulla di ufficiale,

senza apparato

bo

in collo,

donne con un bimcome convenute a una festa im po' triste


;

operai, ragazzi,

di famiglia.

cos fuori

nel paesello pulito, in cui

un

poco di animazione e di scalpiccio della domenica faceva sentir meglio la quiete intima delle cose che durano e dei giorni che si ripetono senza cambiare e poi nella campagna, tutta molle e nuova sotto Feterno cielo lucente di fiori bianchi e di gonfio di nuvole basse
;

foglie leggiere, quasi sospese tra

fili

dell'acqua; corsa,

tra verde e verde,


dell'aprile

da lunghi brividi
al

freschi
;

come

sospiri

ripensando

suo poeta

il

dolce poeta della

primavera che comincia, dei fiori che s'aprono come un sogno fra le lagrime, degU uccelli che provano le prime canzoni sottiU, di tutto ci che esita e trema e odora e
canta,

ma

piano,

ma

solo nei cuori.

In questo paese, fra questa gente, niente pareva pi


naturale che sentir parlare del Pascoli, dal Fanzini.

Lo
la

scrittore della Lanterna di Diogene


i

ha qualche
oratori
;

cosa di pi e di meglio che

doni

soliti degli

sua parola prende quaUt dall'animo, in quel che


di pi schiettamente originale.
;

ha

cose semplici

a tratti bruschi
sua
fine, or
il

Diceva del Pascoli senza analisi minuta ;


la differenza
il

la tristezza della

un anno,
lo

della vera poesia dalla falsa,

doloroso prezzo che


strazio della

poeta pag della sua originaUt,

vita,

lo sguardo fuggente in perpetuo dalla morte e dal san-

gue e poi i cambiamenti e l'umano dissidio e quel che non muore di lui, i versi che camminano da soli,
; ;

come

le

opere degli dei, tutta la

Romagna

vivente e

i9l
parlante nelle pagine di Myricae
(fra
;

molli schietti,

non gemmosi, non


ris
gli
I)
;

spinosi arbusti

tamarischi,

Tama-

sua casa pietosamente custodita, il bene che vogliamo, per il bene che fece. Diceva che anche i pi umiU fra i suoi ascoltatori
la
;

capivano che parlava sul


tivano. Noi

serio, e

intendevano e consendi questa


,

non avevamo bisogno


il

casione per conoscere


soltanto,

Fanzini, che

nuova oc* non da oggi


anche
Itaha.

uno

dei pochi artisti

veramente

classici

nelle disuguaglianze e vari

e originali, in

Ma

abbiamo provato un godimento raro nel ritrovare, fra movimenti nervosi staccati spezzati del suo dire i schietto, le stesse qualit Uriche che fremono e cantano attraverso la sua prosa un po' brusca, cos come tutti i tocchi e i colori del ritratto prendevan vita e anima ansiosa da quell' interesse universalmente umano, che

il

principio della sua arte.

Speriamo di legger presto, nella sua integrit, questo secondo capitolo della commemorazione del Pascoli, fatta dal Fanzini. Ferch il primo capitolo nella Lanterna, quella indimenticabile passeggiata nel cimitero

di S. Mauro, fra le vecchie

tombe che dormono

canti

eterni che risuonano, insieme con la voce del dio


nell'afa

Fan

immobile d'agosto. Ora aspettiamo

la passeg-

giata d'aprile.

LA CANZONE DEL CARROCCIO


(RASSEGNA BIBLIOGRAFICA)

Una mattina
comune
dito, esce

d*ottobre a Bologna

il

carroccio del
custo-

dal palagio dell'Arengo, dove

Re Enzo

a gloria incontro al Pontefice; intorno trage grandi in armi,

con croscio, che al biondo speranza di un assalto imperiale. Vana speranza, che V imperatore, Federico, morto papa e Bologna trionfano il carroccio torner paciprigioniero suscita la
;
;

gono popolo

fico la sera

appiedi dell'Arengo.

Una

passeggiata del carroccio, dunque, in una bella


di poesia.
;

giornata dell'ottobre 125 1, non par che sia qui grande

argomento

Ma

il

Pascoli dentro v' ha fisso


si

l'occhio di veggente

ed ecco cose mirabili

discoprono;

ogni oggetto, ogni viso, ogni figura sorge in una luce


fantastica,
oltre la
si

dispiega, quasi, in visioni, rivela di s

parvenza ef&mera del presente, il passato profondo e durabile, la specie eterna. Quanti oggetti cadono sotto l'occhio del poeta, tante visioni abbiamo,

tanti capitoli del

poema.
rossi, aggiogati al carroccio, egli
i
:

Nei bovi, bianchi e


vede, attraverso

secoli,
i

rappresentate
latini,
le
i

antiche e diverse

bovi

due razze bovi rossi, magri e


le
;

corridori che ararono

prima

nostre glebe

grandi

22
bovi bianchi, che tranarono pigramente dal settentrione cos come nel grido dei bile case erranti dei barbari
;

folchi

romagnoli Bi

!...

R....
:

egli sente
!

ancor oggi
!

l'eco dell'antichissimo grido

Bianco
al

Rosso
i

Presso

bovi sono, poggiati

pungolo,

bifolchi;

ma
si

il

poeta vede in loro qualcuno che un tempo cos


;

poggiava all'asta legionario di Roma, che al fine della sua milizia ebbe in sorte un campo, partito dalla spada dell' imperatore langobardo che giunto a ca:

vallo,

combattendo

guastando, s'ebbe pur egli la


carroccio dei bolognesi,

parte sua della terra vinta.

E cos sempre muove


;

il

ma

con esso in fantastico corteggio tutti i carrocci, dal primo umile carro del convento agli ultimi propugnacoli torre ggianti dei comuni liberi. Muove e va per l'EmiUa ed eccoci tutta innanzi la grande strada ro;

mana

dal principio alla fine, nella sua corsa e nella sua

storia. Si fa

tomba

egli

cenno dell'imperatore; subito in fondo alla sogna il si rianima, e sorge e parla e sogna
;

passato e l'avvenire,
stessi di

Roma,

l'

impero, perfino

sogni

Dante, e Dante,

l'esilio, la pineta....

Ma

poi, qui,

come

altrove, sempre, quella stessa


;

duplice disposizione dell'animo del poeta di scrutare

le

cose talora con ansia e intuito di veggente, e talora di

contemplarle con occhio nuovo, quasi puerilmente innocente. Per, se la visione del veggente, la descrizione
(la

parola sia detta nel suo sentimento puro) del

bam-

bino: o vuole essere.

Son del bambino le descrizioni trite, riprese curiosamente nome per nome, oggetto per oggetto, e con-


trapposte

23

;
;

con precisione minuziosa instancabile le enumerazioni lunghe e quasi oziose il compiacimento


di aneddoti ricuciti di sulle cronache, di allusioni, di

parolette, che nessuno intenderebbe senza


di note
;

una selva

e cosi quei piccoli artifici di comparazioni e di


;

immagini quei versi che se ne vanno, a due a due, a tre a tre, con la cadenza uguale dei frati a processione; quella magrezza in fine, quel languore, quella monotonia, che forse nell'animo del poeta hanno reso immagine ed
eco della semplicit sublime dell'epica primitiva,
e noia.

ma

che in molti lettori non ingenerano oggi se non fastidio

Qualche maligno vuol trovare la qualit di questi versi rispecchiata fedelmente nelle illustrazioni del vo-

lume

dove
il

il

segno semplice a studio e duro par che

cerchi

vigore e l'eficacia poetica dell'antica incisione,

ma non
delle

aggiunge tavolta se non la goffaggine schietta


disegnatore

stampe da muricciuolo. Con che non si toglie d'altronde che

il

sia di per s

un

artista valente e

il

poeta.
si

Ma

se s'avesse innanzi solo

un grande questo libretto, non


Pascoli

potrebbe dir tanto senza una qualche sospensione

dell'animo.

NOTA
La Commemorazione
giornale della

BIBLIOGRAFICA.
Carducci
fu tenuta nel

di Giosu

Teatro

Comu-

nale di Cesena la sera del

domenica

di

22 marzo 1914, e pubblicata in // Cittadino Cesena (an. XXVI, n. 13, 29 marzo 1914).
fu pubblicato

L'amore
di

nella poesia del Carducci


n.

prima

in

//

Cittadino

Cesena (an. XXIII, quale in La Ragione, 5 maggio 191 ).


1

1911), e poi riprodotto tale e quotidiano repubblicano di Roma (an. V, n. 124,


15,
aprile

GIOSU CARDUCCI,
mensile
pagg.
di
storia

Melica

e lirica del settecento

di Varia letteratura. Zanichelli, Bologna,


e
di
lettere

(an.
il

con altri studi 1909. In La Romagna, rivista VI, fase. 3, serie III, marzo 1909,

184-187;

firmato R. S., sotto

titolo

di

"Rassegna bibliografica").
e
S.,

Albo Carducciano, a

cura di

G.

GLIO,
serie
'

Zanichelli,

Bologna,

1909.

FUMAGALLI
In

F.
(an.

SALVERAVI,
il

La Romagna
firmato

fase.
titolo

3, di

III,

marzo

1909,
").

pagg.

189-90;

R.

sotto

Rassegna bibliografica

un carteggio inedito di Giosu Carducci, con prefazione di A. MESIn La Romagna (an. VI, Rocca S. Casciano, 1907. firmato R. S., sotto il titolo di fase. II, serie III, febbraio 1909, pag. 11 " Per la biblio. rafia di Romagna. II. Recensioni ").

Da

SERI,

Cappelli,

Severino Ferrari.
marzo-aprile

1911, pagg. 77-98;

5-6, Alfredo Fanzini. In La Romagna (an. VII, fase. maggio-giugno 1910, pagg. 177-212; firmato Renato Serra).

In

La Romagna
firmato

(an. VII,

fase.

2-3,
la

serie

IV,

Renato Serra, e

nota R. S.).
serie
III,

L^ Commemorazione
Cesena
(an.

di

nale di Cesena la sera del

20

Qiooanni Fascoli fu tenuta aprile 1912, e pubblicata


aprile

al

Teatro
//

Comu-

in

Cittadino di

XXIV,

n.

16, 21

1912).
S.

La Commemorazione
Cesena (an.

di Fascoli a

Mauro.

In

//

Cittadino

di

XXV,

n.

15,

13 aprile 1913).
del Carroccio.
1,
"

64

G. PASCOLI, La canzone
In
;

Zanichelli, Bologna,

La Romagna
R. S.,

(an.

VI,
il

fase.

serie

III,

gennaio

1908. 1909, pagg. 62").

firmato

sotto

titolo

di

Rassegna bibliografica

INDICE

CARDUCCIANA
La commemorazione
L'amore
Rassegna
di

Giosu Carducci
Carducci

^^-T-

7
31

nella poesia del


bibliografica

45
.

Severino Ferrari

61

Alfredo Fanzini

97

PASCOLIANA
Appunti per una
lettura di poesie del Pascoli

153
1

Commemorazione

di

Giovanni Pascoli

al

Teatro Comunale di Cesena

65

La commemorazione di A. Panzini)

di Pascoli a S.

Mauro

(Notizia del discorso

193

La Canzone

del Carroccio (Rassegna bibliografica)

199

NOTA BIBLIOGRAFICA

205

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