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Biologia e Tessuti

VIDEOLEZIONE N 1

Concetti e definizioni
Citologia: studio della cellula. Istologia umana: studio dei tessuti umani (per tessuto sintende un insieme di cellule che svolgono una funzione coordinata; si osservi che le cellule che costituiscono uno specifico tessuto possono anche essere strutturalmente e funzionalmente differenti tra loro). Anatomia umana: (dal greco anatom = "dissezione", tagliare attraverso) studio degli organi e degli apparati attraverso il metodo settorio. Embriologia umana: studio della crescita e dello sviluppo dellorganismo umano prima della nascita. Locchio umano in grado di risolvere (risoluzione: capacit di distinguere due punti come distinti) strutture fino a circa 1 mm, o meglio, locchio umano in grado di percepire due punti come distinti se la distanza tra questi superiore (o al pi uguale) a 1 mm. Da questo limite sorta la necessit di sviluppare strumenti capaci di arrivare a risolvere strutture con ordini di grandezza inferiori al mm: i microscopi. Attualmente in commercio sono disponibili unampia gamma di microscopi; durante questo corso si far un accenno alle caratteristiche e al principio di funzionamento delle seguenti tipologie: Microscopio ottico, che consente di risolvere strutture al di sotto dei mm fino ad un limite ideale di 0.25 m (cellule e tessuti sono visibili con questo tipo di strumento). Microscopio elettronico, che permette di visualizzare strutture che distano meno di 0.25 m. Microscopio a fluorescenza.

La differenza di risoluzione nelle varie tipologie di microscopi dovuta alla necessit di rispondere ad esigenze differenti. Ad esempio, se ho bisogno di analizzare le cellule e i tessuti di cui si compone il cuore, allora utilizzer il microscopio ottico; laddove, per, il mio studio consister in unindagine su strutture interne al miocardiocita (cellula del muscolo cardiaco), quali sono i cosiddette miofilamenti, dovr necessariamente impiegare un microscopio elettronico.

Cellula

Figura 1.1 In figura presente una schematizzazione di cellula eucariota ideale. La cellula eucariota deve il suo nome alla presenza di un organulo importante (non presente nella cellula procariote): il nucleo. Il nucleo , prevalentemente, di forma sferica e, generalmente, situato al centro della cellula. Accanto a questo organello sono presenti altre strutture, che analizzeremo in dettaglio pi avanti. Cosa distinguiamo di una cellula al microscopio ottico? Il nucleo ha dimensioni che variano dai 3 ai 5 m (dipende dal tipo di cellula), quindi possibile visualizzarlo con questo tipo di strumento. La cellula separata dallambiente esterno da un involucro: la membrana plasmatica (costituita da lipidi), che non solo assolve al compito di proteggere il contenuto interno della cellula, ma responsabile anche della comunicazione con tutto ci che risiede al di fuori. La membrana plasmatica ha dimensioni pari circa a 7.5 nm, quindi non risulta visibile al microscopio ottico. bene, per, tenere presente che fochettando possibile rilevare anche con il microscopio ottico i limiti di una cellula: in tal caso si visualizzer una linea molto sottile. Esiste poi un organulo, il mitocodrio, che presenta una lunghezza di 1 m e un diametro trasversale pari a 0.5 m, che idealmente visibile al microscopio ottico. 2

Nota: Perch idealmente? I microscopi ottici, oggigiorno, sono realizzati in batteria, quindi perdono le specifiche di qualit (ad esempio qualit delle lenti) di quelli prodotti in passato, che, invece, raggiungevano effettivamente una risoluzione di 0.25 m.

Figura 1.2 Le cellule che popolano il nostro organismo (Figura 1.2) presentano caratteristiche morfologiche differenti dalla schematizzazione mostrata allinizio di questo paragrafo. Ad esempio, la cellula muscolare scheletrica esibisce una forma cilindrica allungata, polinucleata e i suoi nuclei non sono situati al centro ma in periferia, addossati alla membrana plasmatica. Ladipocita (cellula che costituisce i tessuti adiposi) possiede forma arrotondata ed povera di citoplasma, sostanza presente sotto forma di corona circolare addossata alla membrana plasmatica (questa conformazione 3

dovuta alla presenza, allinterno di questa cellula, della cosiddetta goccia lipidica contenente i triacilgliceroli - trigliceridi). Le differenze morfologiche tra le cellule di cui sono composti i nostri tessuti sono strettamente correlate alle funzioni che ciascun tipo cellulare deve svolgere nel suo specifico. Ad esempio le cellule del sangue non mostrano le stesse caratteristiche, perch ovviamente ciascuna assolve a una funzione diversa.

Tecniche per lo studio delle cellule e dei tessuti

Figura 1.3 Come gi precedentemente accennato, le cellule sono visibili al microscopio ottico; quindi posso utilizzare tale strumento per: effettuare studi morfologici (riconoscere quindi da un vetrino il tipo di cellula); rilevare anomalie morfologiche (recuperare informazioni sulle variazioni strutturali indotte da una patologia). Parallelamente alle indagini morfologiche possono essere effettuati studi biochimici. In pratica, del campione prelevato: una parte pu essere riservata ad uno studio morfologico (analisi che, ovviamente, richiede che il campione resti inalterato)

la porzione restante pu essere triturata o immersa in tamponi opportuni per separare gli elementi di cui la cellula si compone; a partire da processi di questo tipo possibile, in seguito, effettuare analisi biochimiche specifiche dei componenti.

Lo studio dellorganizzazione strutturale di cellule e tessuti (analisi morfologica) mediante microscopi pu essere realizzato secondo due diverse modalit: osservazione diretta: consiste nellanalisi (di breve durata, infatti i campioni non durano nel tempo perch poi le cellule muoiono) di cellule e tessuti viventi (campione vivo); pu essere realizzata senza coloranti oppure con coloranti vitali, ovvero compatibili con la vita delle cellule; si tratta di sostanze chimiche che si legano a componenti cellulari (che mostrano affinit nei confronti del colorante utilizzato) aumentandone il contrasto. Tra i coloranti maggiormente impiegati va menzionato il Trypan Blue che consente di indagare sulla vitalit cellulare: il colorante entra nella cellula (cellula colorata di blu) se questa morta (perch in tale circostanza ci sono delle alterazioni della membrana che consentono la penetrazione del colorante), in caso contrario la cellula viva. osservazione dei campioni fissati: consiste nellanalisi di cellule e tessuti morti;

procedendo secondo questa modalit i campioni vengono fissati (uccisi) con tamponi opportuni, contenenti sostanze particolari capaci di scattare unistantanea del tessuto prelevato in quel preciso momento. I campioni prelevati, ovviamente, devono essere di dimensioni opportune. Lallestimento dei campioni biologici per la microscopia ottica un tecnica distinta in diverse fasi: 1) Prelievo: Il prelievo loperazione fisica con la quale si ottiene il campione da esaminare. Deve essere eseguito da materiale biologico vivente e il pi velocemente possibile. 2) Fissazione: per prevenirne la decomposizione, i tessuti destinati all'analisi microscopica vengono trattati tramite un processo chiamato fissazione. La fissazione resa necessaria dal fatto che, una volta asportati dall'organismo di appartenenza, i tessuti perdono rapidamente le loro propriet chimiche e fisiche, sia a causa della variazione di temperatura e di pH, sia per l'azione dei microrganismi che, una volta asportato il tessuto, immediatamente attaccano e invadono il materiale biologico. Quindi i campioni, appena prelevati, vengono trattati con composti chimici (tamponi) a pH fisiologico 7.4, i quali, appunto, fissano le molecole presenti nel tessuto prelevato nello stato chimico e nella posizione in cui si trovano in vivo (in quanto bisogna garantire lisosmoticit degli ambienti). Pi precisamente, i tamponi contengono una sostanza (paraformaldeide) che genera dei ponti tra le proteine presenti nel campione. Il volume di fissativo dipende dalle dimensioni del campione; in ogni caso

necessario che questo penetri perfettamente nellintero campione. Il tempo di immersione nel fissativo correlato, anchesso, allestensione del campione. fondamentale ricordare che deve passare poco tempo tra il prelievo e la fase di fissazione altrimenti c il rischio che ci che si osserva alla fine sar inficiato dal tempo trascorso. La fissazione pu essere: CHIMICA es: formaldeide, paraformaldeide (campioni permanenti) FISICA es: congelamento, calore

Nota: Cos una soluzione tampone? Si definisce soluzione tampone una soluzione costituita da un acido debole e dal sale dellanione dellacido o da una base debole e dal sale del catione della base. Sono sistemi che si oppongono alla variazione del pH per aggiunte di acidi e/o basi o dovuta ad effetti di diluizione.

3) Disidratazione: il campione, successivamente alla fase di fissazione, deve essere disidratato. Tale operazione realizzata utilizzando una scala ascendente di alcool (fino ad arrivare ad alcool 100). 4) Diafanizzazione (o Chiarificazione) in xilolo o solvente organico: poich il campione dovr essere, in una fase successiva, incluso in paraffina ed essendo la paraffina non solubile in alcool etilico, fondamentale immergere il campione in un bagno di xilolo. 5) Inclusione in paraffina: i campioni biologici, una volta prelevati, perdono la consistenza necessaria al loro mantenimento (peraltro la maggioranza dei tessuti biologici sono molli). Vengono, quindi, inseriti (inclusi) in materiali pi resistenti, che possano fungere da sostegno. Esistono diversi materiali adatti allo scopo; la paraffina, ad esempio, essendo un composto ceroso idrofobo, si presta bene allo scopo (proprio perch la paraffina idrofoba il campione viene, precedentemente, disidratato). 6) Taglio delle sezioni al microtomo: perch un campione possa essere osservato al microscopio ottico una volta incluso, deve essere sufficientemente sottile da permettere alla luce di attraversarlo (infatti la luce del microscopio pu attraversare solo materiale di spessore molto ridotto).

Figura 1.4
Nota: Funzionamento del microtomo per lallestimento di sezioni per il MO a partire da tessuti inclusi in paraffina o resina. La rotazione del volano sposta il portoblocchetto sul piano verticale. Ad ogni rotazione del volano il portablocchetto avanza di una distanza prestabilita in genere 1-10 micron, ed il blocchetto colpisce il filo della lama e si produce una sezione.

Per ottenere questo risultato i tessuti vengono sezionati in "fette" (sezioni) sottilissime, tramite uno strumento chiamato microtomo (Figura 1.4). Con un microtomo possibile ottenere sezioni che contengono uno strato unico di cellule, evitando cos che la sovrapposizione di pi strati cellulari possa disturbare la visione. Un altro motivo per il quale il campione deve essere ridotto in fette sottili consiste nel fatto che, in questo modo, si ha una buona penetrazione del colorante. 7) Deposizione delle sezioni sul vetrino 8) Colorazione: per poter visualizzare strutture al microscopio un altro passaggio fondamentale la colorazione; i tessuti animali, infatti, sono nella maggior parte dei casi quasi incolori e privi di contrasto (perch costituiti in gran parte di acqua e privi di pigmenti), tanto da risultare pressoch invisibili al microscopio ottico. Sono state, quindi, scoperte e realizzate fin dalla nascita dell'istologia scientifica una serie di sostanze coloranti, capaci appunto di colorare le cellule, o le diverse parti di una cellula, in modo da renderle immediatamente visibili e distinguibili. Al giorno d'oggi sono note moltissime sostanze di questo tipo, che possono essere divise in due grandi gruppi, in base ai meccanismi con cui si legano ai diversi componenti cellulari (meccanismi che dipendono dal pH): coloranti basici, che si legano alle molecole con pH inferiore a 7 (acide), come il DNA; coloranti acidi, che si legano alle molecole con pH superiore a 7 (basiche), come gran parte delle proteine citoplasmatiche. Nelle analisi istologiche vengono normalmente utilizzate coppie di coloranti basici/acidi, che colorano in modo diverso le diverse parti cellulari: un classico esempio la colorazione con ematossilina/eosina (Figura 1.5), una delle pi comuni in laboratorio: l'ematossilina, basica, colora il nucleo in blu, l'eosina, acida, colora il citoplasma in rosa.

Figura 1.5 7

Nota: Lematossilina un colorante acquoso basico che colora il nucleo delle cellule; nel nucleo presente il dna (scheletro di zucchero e fosfato con legate delle basi) che un acido; lematossilina ama questacido, per questo motivo il nucleo si tinge di blu-viola utilizzando questo colorante. Leosina colora essenzialmente il citoplasma (citosol e organelli presenti nel citosol) di una tinta che va dal rosa pallido allarancione (il colore dipende da quanta carica positiva presente nel citoplasma). Ci sono poi delle cellule che sintetizzano molto proteine; in queste cellule il citoplasma non colorato di rosa ma presenta una tinta intermedia tra quella ottenuta dalleosina e quella prodotta dallematossilina. Ci accade perch, ad esempio, nel citoplasma possono trovarsi i ribosmi, che sono costituiti da rna, ovvero da un acido, che risponde allematossilina. In tal caso sia avr una colorazione fucsia-blu.

Esistono comunque molti altri composti, in grado di colorare organelli cellulari anche molto specifici (Figura 1.6). Coloranti con affinit per componenti cellulari e tissutali diverse possono essere combinati nella stessa sezione istologica.

Figura 1.6 importante ricordare che prima della colorazione bisogna procedere con la rimozione della paraffina (bisogna sparaffinare in xilolo altrimenti il colorante non riesce a penetrare) e, successivamente, lidratazione del campione con scala crescente di alcool (in quanto i coloranti sono sostanze idrofile). 9) Montaggio con il vetrino coprioggetti

Microscopia Ottica
Il microscopio ottico uno strumento che consente di risolvere e ingrandire oggetti di piccole dimensioni per permetterne l'analisi diretta, basato sull'osservazione nell'ambito dello spettro elettromagnetico della luce in senso lato. In Figura 1.7 mostrata la struttura di un microscopio ottico (oramai non pi in uso) e ne sono indicate le componenti principali.

Figura 1.7 costituito da due sistemi di lenti inserite in un tubo (tubo portalenti). La lente a cui appoggiamo locchio detta oculare, mentre allaltra estremit del tubo, vicino alloggetto da osservare, troviamo unaltra lente, lobiettivo; in genere i microscopi hanno almeno tre obiettivi, con diverso potere di ingrandimento, sistemati sulla torretta portaobiettivi, girevole (l'eventuale parte di microscopio nella quale vanno inseriti gli obiettivi multipli, che possono essere scelti in base all'ingrandimento voluto, si chiama revolver). Oculare, tubo e obiettivi formano il sistema ottico del microscopio. In pratica come se fosse una doppia lente di ingrandimento: lobiettivo ingrandisce loggetto e loculare ingrandisce limmagine prodotta dallobiettivo. Oltre al sistema ottico, il microscopio possiede un sistema di illuminazione e una struttura di sostegno (stativo). Il sistema di illuminazione pu essere costituito anche solo da uno specchio, situato sotto loggetto da osservare. Lo specchio (orientato adeguatamente) riflette sulloggetto la 9

luce una lampada alloggiata nella base di appoggio. Il sistema di illuminazione pu comprendere anche un condensatore, che concentra la luce sulloggetto, e un diaframma, che regola la quantit di luce riflessa. Lo stativo comprende la base di appoggio, il tavolino portaoggetti e un supporto a cui collegato il tubo portalenti. Sul supporto troviamo la vite macrometrica, che pu avvicinare o allontanare il tubo portalenti al vetrino per mettere a fuoco loggetto e ottenere una immagine nitida; la vite micrometrica, infine, consente movimenti pi fini, pi piccoli per migliorare la messa a fuoco. I microscopi ottici utilizzano le lunghezze d'onda della luce visibile (400-700 nm). La luce bianca (=530 nm) prodotta dalla lampadina viene convogliata verso lo specchio e da questo, successivamente, direzionata verso il vetrino (fissato sul tavolino portaoggetti per mezzo delle molle fermavetrino) attraverso una struttura chiamata condensatore. Il campione da osservare viene attraversato, quindi, dalla luce proveniente dallo specchio (fascio luminoso che passa attraverso un foro presente nel tavolino e che illumina loggetto dal basso verso lalto) e la sua immagine viene poi ingrandita dal sistema ottico: la luce emergente viene captata dall'obiettivo che fornir un primo ingrandimento e l'immagine reale viene ingrandita ulteriormente dall'oculare.
Il meccanismo appena illustrato efficace solo se loggetto trasparente o viene ridotto a fette sottilissime (utilizzando il microtomo). Inoltre, per evidenziare meglio i particolari, il campione pu essere colorato con coloranti opportunamente scelti.

Limite di risoluzione o potere di risoluzione di un microscopio Il limite di risoluzione la distanza alla quale si riescono a vedere 2 punti vicini come distinti tra loro. Pi piccola questa distanza, pi grande il potere di risoluzione. POTERE DI RISOLUZIONE = 0,61 / nsen dove nsen lapertura numerica (lapertura numerica una caratteristica dellobiettivo utilizzato ed relativa alla distanza tra la lente frontale dellobiettivo ed il campione, quando esso a fuoco) 0,61 un fattore di correzione; langolo del semicono di luce che dal campione entra nellobiettivo; n lindice di rifrazione del mezzo interposto tra la lente frontale dellobiettivo e il campione (aria, acqua, olio); la lunghezza donda della fonte denergia utilizzata (nel caso in cui la fonte sia la luce bianca =0.53 m). Per aumentare (in senso di efficienza) il potere di risoluzione di un microscopio si possono quindi utilizzare fonti denergia con lunghezze donda minori, e/o aumentare il pi possibile langolo , e/o aumentare n. In pratica si auspica di avere un potere di risoluzione pi piccolo possibile e a tal fine si agisce sui parametri che entrano in gioco. 10

Se, ad esempio, si volesse operare sul denominatore, rendendolo pi grande possibile, dalla trigonometria noto che sen massimo quando =90 ( il semicono), quindi, in tal caso, 2=180 (ci corrisponde ad una situazione per cui il campione quasi attaccato allobiettivo). Obiettivi che realizzano la circostanza appena descritta sono noti come obiettivi a immersione. Si faccia attenzione, per, che lobiettivo non arriva mai ad essere completamente attaccato al campione, perch presente il vetrino che confina il campione stesso. Per conferire continuit tra il vetro dellobiettivo e quello del campione, quindi per evitare che la luce venga dispersa, tra di essi viene posto dellolio di cedro. Solo in tal modo, per obiettivi appartenenti a questa categoria, si pu ottenere lapertura massima, aumentando anche lindice di rifrazione del mezzo (pari a 1.45 nel caso di olio di cedro e 1 nel caso in cui il mezzo sia aria).

Figura 1.8 Lobiettivo ad immersione viene impiegato solo nel caso in cui unanalisi preliminare, con altri obiettivi, abbia confermato che il campione sia buono. Sugli obiettivi sono sempre riportati sia lapertura numerica che lingrandimento (dellobiettivo). Lingrandimento totale pari al prodotto tra lingrandimento dellobiettivo e quello delloculare, che invece fisso ed pari a 10x. Limmagine visualizzata al microscopio ottico un immagine a due dimensioni. Le strutture da cui viene prelevato il tessuto che costituisce il campione sono, per, tridimensionali. necessario dunque sapere da che organo provenga loggetto prelevato e conoscere la morfologia dellorgano stesso, in quanto effettuando il taglio non si sa con precisione che tipo di sezione sia stata prodotta (trasversale, longitudinale o obliqua). 11

Figura1.9

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VIDEOLEZIONE N 2

La cellula costituita dalla membrana plasmatica e dal citoplasma (in figura 2.1 illustrato uno schema dellorganizzazione della cellula eucariota animale).

Figura 2.1 Il citoplasma una struttura complessa che occupa tutto lo spazio intracellulare. costituita da citosol (componente liquida) e organuli (componente non liquida). Il citosol, a sua volta, composto da: acqua, tamponi opportuni, ioni inorganici disciolti, componente organica disciolta (essenzialmente proteine che svolgono diverse funzioni).

Il citosol , quindi, la soluzione acquosa tamponata in cui avvengono tutte le reazioni chimiche della cellula, contenente ioni inorganici e componenti organiche (soprattutto proteine che sono quelle che svolgono le funzioni cellulari). Gli organelli cellulari sono formazioni ben individualizzate che costituiscono lespressione morfologica di attivit essenziali della cellula. Si distinguono in: membranosi: circondati da membrana; non membranosi: non circondati da membrana. 13

Membrana cellulare: struttura e costituenti


La membrana cellulare, anche detta membrana plasmatica o plasmalemma, un sottile involucro, con spessore di 7,5 nm, quindi visibile al microscopio elettronico, che separa il contenuto della cellula dallambiente extracellulare.

Figura 2.2 Spesso ci si riferisce alla membrana cellulare come doppio strato fosfolipidico, in quanto costituita da due foglietti di molecole fosfolipidiche (Figura 2.2) disposte con le loro code idrofobe di acidi grassi verso linterno, e le loro teste idrofile, contenenti fosfato, rivolte verso lesterno del doppio strato (Figura 2.3).

Figura 2.3 Nota: I fosfolipidi sono molecole anfipatiche (o anfifiliche) poich contengono sia un gruppo
idrofilo che uno idrofobo. Questa configurazione molecolare fa s che le molecole anfipatiche, immerse in un liquido acquoso, tendano a formare spontaneamente un doppio strato, nel quale le teste idrofile sono rivolte verso l'esterno e le code idrofobe verso l'interno.

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Figura 2.4

Figura 2.5

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I fosfolipidi derivano tutti da una molecola che prende il nome di acido fosfatidico (Figura 2.4), il quale, a sua volta, pu essere ricondotto al cosiddetto triacilglicerolo, ovvero glicerolo esterificato con tre molecole di acidi grassi. In particolare, lacido fosfatidico costituito da glicerolo esterificato con due molecole di acidi grassi e un gruppo fosfato; si tratta di un acido in quanto il gruppo fosfato presente ha carica negativa. I fospolipidi, derivando la loro struttura dallacido fosfatidico, sono costituiti, quindi, da un gruppo lipide e da un gruppo fosfato, collegati tra loro per mezzo del glicerolo, e da unulteriore molecola (non presente nella. fosfatidico) che differenzia il tipo fosfolipico e che, insieme al fosfato, costituisce la testa polare. Tra le molecole che caratterizzano le varie specie fosfolipidiche vanno menzionate: etanolamina (derivante da etanolo con un H del CH3 sostitutito con ammina) fosfatidiletanolamina colina fosfatidilcolina inositolo fosfatidilinositolo serinina fosfatidilserina

Si osservi, infine, che i fosfolipidi che costituiscono il doppio strato sono ripetutamente rinnovati, infatti vengono continuamente prodotti nella cellula e trasportati fino al sito di sostituzione.

Figura 2.6 16

Immerse nella parte interna idrofoba del doppio strato sono poi presenti molecole di colesterolo (Figura 2.6). Il colesterolo , come i fosfolipidi, una molecola organica anfipatica da cui derivano, ad esempio ormoni sessuali e acidi biliari (importanti per la digestione dei grassi). costituito da un anello steroideo, da una coda idrocarburica non polare e da un gruppo OH (legato alla struttura steroidea) che costituisce la testa polare. Il colesterolo si inserisce tra i fosfolipidi in maniera tale che la porzione idrofoba interagisca con le code dei fosfolipidi e la porzione idrofila sia a contatto con lambiente acquoso. Il colesterolo svolge diversi compiti, uno dei quali strettamente legato alla fluidit della membrana. Come noto, infatti, la struttura del doppio strato abbastanza fluida, in quanto le molecole lipidiche e alcune delle molecole proteiche possono muoversi lateralmente formando differenti configurazioni mosaici. Il colesterolo, rendendo pi forti i legami idrofobi, interviene su questo fenomeno regolando la fluidit della membrana stessa. La membrana cellulare contiene anche numerose proteine sospese, dirette responsabili della comunicazione tra ambiente interno ed esterno. Le proteine della membrana plasmatica si distinguono, convenzionalmente, in due gruppi: Proteine intrinseche: proteine (anche note come proteine integrali di membrana) che attraversano i due foglietti della membrana plasmatica sporgendo da entrambi le parti; un esempio di proteine intrinseche sono i canali ionici e le proteine trasportatrici. Proteine estrinseche: proteine legate al foglietto interno o attaccate alle proteine intrinseche. a quello esterno, oppure

Figura 2.7 17

Nel foglietto esterno del doppio strato fosfolipidico molte proteine e alcuni lipidi sono glicosilati, ovvero presentano attaccati alla loro struttura residui di zuccheri. Tali sostanze prendono il nome di glicolipidi e glicoproteine (Figura 2.7). Le catene di carboidrati delle glicoproteine, insieme a quelle dei glicolipidi, costituiscono un rivestimento sulla superficie esterna della membrana di molti tipi cellulari detto glicocalice. Esso svolge, essenzialmente, una funzione di protezione, ma assolve anche ad altri compiti: ad esempio, nellepitelio intestinale, nel glicocalice si trovano degli enzimi che hanno la funzione di digerire le macromolecole in monomeri; inoltre, nel sistema cardiovascolare, il glicocalice che ricopre la membrana dei globuli rossi, consente che queste cellule, nel passaggio da un capillare ad un vaso di maggiori dimensioni, non restino attaccate le une alle altre (ci accade in quanto tale rivestimento carico negativamente).
Nota: I legami chimici tra lipidi e proteine sono di tipo non covalente.

Le membrane degli organelli cellulari mantengono, allo stesso modo, le differenze caratteristiche fra il contenuto di ciascun organulo e il citosol. Hanno la medesima struttura della membrana plasmatica; ci che differenzia le due sono le proteine presenti, in quanto questultime definiscono le funzioni specifiche del tipo di membrana.

Membrana cellulare: funzioni


La membrana plasmatica svolge diverse funzioni: Mantiene lintegrit strutturale della cellula, proteggendola dallambiente extracellulare Regola la pressione osmotica tra lambiente intra- ed extracellulare, facendo s che il volume cellulare resti costante Media il trasporto di piccole e grandi molecole in entrata e in uscita Media i fenomeni di endocitosi, esocitosi e gemmazione Riconosce molecole e particelle mediante recettori: i recettori sono proteine di membrana che hanno la capacit di legare con sostanze provenienti dallesterno (ligandi); il legame che si instaura tra i due (altamente specifico) provoca una cascata di segnali allinterno della cellula, segnali responsabili di modifiche del metabolismo della cellula stessa.
Esempio: ADRENALINA Ladrenalina un ormone e un neurotrasmettitore al tempo stesso. Quando parliamo di ormone intendiamo una molecola secreta nel sangue da una ghiandola che , nel caso specifico delladrenalina, il surrene. Il nostro organismo, in situazione di stress, produce adrenalina ( il classico ormone lotta e fuggi) che ha degli effetti incredibili come la mobilizzazione del glucosio dal fegato e dai muscoli. In pratica esiste un recettore sulla membrana plasmatica che lega ladrenalina;

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in questo modo la cellula, avvertendo il segnale, sa che deve svolgere un compito specifico. Il segnale extracellulare, per, ha bisogno di essere convertito in un segnale intracellulare. Essendo allinterno degli organi il glicogeno deposito di glucosio, il segnale permetter di liberare il glucosio dal glicogeno. Il glucosio verr, poi, coinvolto in una serie di reazioni chimiche, che, alla fine del fenomeno, porteranno alla produzione di ATP, energia necessaria per fare lavorare i muscoli. Si osservi per che al muscolo per contrarsi serve anche pi ossigeno (per tale motivo si assiste a vasodilatazione), glucosio immediato (che gli arriva, come lossigeno, dal sangue) e soprattutto lo stimolo nervoso. Infatti questultimo mediante il potenziale dazione libera il calcio dalle cisterne. Altri esempi da annoverare sono la calcitonina e il paratormone, importanti per mantenere i livelli del calcio costanti nel sangue, in quanto questa sostanza coinvolta nel meccanismo di coagulazione del sangue e, inoltre, rappresenta un messaggero allinterno della cellula. In particolare, la calcitonina viene secreta quando il livello del calcio elevato; il paratormone, al contrario, viene liberato quando non presente a sufficienza Nel nostro corpo il deposito del calcio si trova nelle ossa quindi i recettori di questi due ormoni si trovano nelle cellule del tessuto osseo.

Trasduce segnali extracellulari in eventi intracellulari sede di fenomeni bioelettrici: caratteristica di alcuni tipi cellulari (ad esempio neuroni e miocardiociti modificati) che mostrano, appunto, la capacit di produrre il potenziale dazione. A tal proposito si ricordi che linterno delle cellule sempre elettronegativo rispetto allesterno; difatti, la ddp tra ambiente intra ed extracellulare a riposo generalmente pari a -70 mV. Il potenziale dazione un inversione del potenziale di riposo che da -70 passa a 45 mV. Il fenomeno descritto un evento tutto o nullo, che pu essere propagato dalla cellula in cui ha sede e che avviene con consumo di ATP.

coinvolta nei fenomeni di adesione cellulare: le cellule aderiscono le une alle altre oppure su uno strato di tessuto connettivo specializzato. Contatti cellula-cellula e cellula-membrana basale avvengono per mezzo della membrana plasmatica; pi precisamente, esistono delle proteine (complessi giunzionali) che permettono ladesione, quindi la comunicazione.

Presenta zone specializzate: infatti, gli stessi complessi giunzionali sono zone specializzate deputate allunione cellula-cellula e cellula-membrana basale; oltre questi ci sono, in alcuni tipi di cellule, strutture note come microvilli e ciglia, specializzazioni apicali della membrana plasmatica.

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Tipologie di trasporto attraverso la membrana plasmatica


La membrana plasmatica permeabile a molecole piccole apolari e polari. In particolare permeabile allacqua, a gas disciolti e a piccole molecole idrofobiche (es. urea, glicerolo). Ma, procedendo verso molecole polari con peso molecolare maggiore (oppure che presentano perfino carica negativa o positiva), essa mostra una minore permeabilit. In pratica essa fatica a far passare sostanze come glucosio e ioni (positivi e negativi). Quanto detto potrebbe risultare in contraddizione con il fatto che la membrana permeabile a K+. Si faccia attenzione per che, questa situazione, non direttamente imputabile alla permeabilit in s della membrana, ma, si verifica a causa della presenza di canali proteici per questo ione. Con il termine trasporto cellulare (Figura 2.7) si intende il processo attraverso il quale le sostanze entrano ed escono dalla cellula. Pu essere di due tipi: Passivo: senza consumo di energia Attivo: con consumo di energia

Ciascuna di queste due categorie di trasporto si pu, poi, differenziare in diverse tipologie.

Figura 2.8 Per il trasporto passivo si distinguono: 20

Diffusione semplice (ad esempio O2 e CO2): processo fisico per il quale le sostanze passano dallinterno allesterno della cellula (o viceversa) secondo il gradiente di concentrazione (in pratica le sostanze si spostano da una regione in cui la concentrazione delle loro molecole maggiore ad una regione a concentrazione minore). un tipo di trasporto che non necessita di nessun sistema proteico.

Diffusione facilitata (ad esempio K+): processo di trasporto passivo cellulare in quanto non richiede consumo di energia. Come la diffusione semplice avviene secondo gradiente, ma attraverso una diversa modalit di passaggio. Ci dovuto al fatto che le molecole polari grosse e gli ioni passano con difficolt e molto lentamente nella zona delle catene idrocarburiche della membrana (o addirittura non riescono proprio a passare), quindi hanno bisogno di mezzi speciali che colleghino linterno della cellula con lesterno. Questi mezzi speciali sono o proteine canale o proteine carrier; pertanto, la diffusione facilitata pu essere di due tipi: Diffusione mediata da canali ionici (ad esempio quelli a perdita di potassio) Diffusione mediata da trasportatore

La differenza tra canale ionico e proteina trasportatrice consiste nel fatto che il primo non interagisce con lo ione (difatti i canali ionici sono sempre aperti o presentano delle porte voltaggio dipendenti che si aprono solo a seguito di cambiamenti di potenziale), mentre la proteina trasportatrice presenta strutture atte ad accogliere lo ione (siti di legame). Si ricordi, infine, che la diffusione facilitata definita ad uniporto in quanto consente il passaggio di un unico soluto in una sola direzione.
Nota: Il potenziale di equilibrio dello ione potassio -89 mV, per tale motivo questo tende ad uscire dalla cellula Nota: L'osmosi rappresenta un tipo particolare di diffusione facilitata in cui sono le molecole di un solvente (e non quelle del soluto) a permeare la membrana attraverso proteine-canale (dette acquaporine, in quanto il solvente, nel caso di membrane biologiche, lH2O).

Il trasporto attivo, contrariamente alle modalit descritte in precedenza, permette il passaggio di soluti contro gradiente di concentrazione. Questa tipologia di trasporto mediata da proteine di membrana e richiede lutilizzo di energia. Distinguiamo: Trasporto attivo primario: le proteine trasportatrici utilizzano ATP. Pompa sodio-potassio La pompa sodio-potassio un esempio di trasporto attivo primario, presente in tutte le cellule, che consuma pi di un terzo dellenergia cellulare in condizioni di riposo. un sistema di tipo antiporto in quanto prevede il trasporto di due ioni (sodio e potassio) alla 21

volta in direzioni opposte. In particolare, trasporta il potassio allinterno e il sodio allesterno; cos facendo lo ione sodio pi concentrato nellambiente extracellulare, al contrario, lo ione potassio maggiormente concentrato nella cellula.
Nota: si parla, invece, di simporto nel caso in cui due differenti soluti sono trasportati attraverso la membrana, contemporaneamente e nella stessa direzione.

Figura 2.9 Senza la pompa sodio-potassio lo ione potassio, seguendo il suo gradiente elettrochimico, tenderebbe ad uscire e lo ione sodio, seguendo anchesso il suo gradiente, tenderebbe ad entrare: ci innescherebbe un processo di lisi cellulare. Si ricordi, a tal proposito, che lo ione sodio porta con s un guscio fortemente idratato e tale condizione ha degli effetti notevoli sul volume cellulare. Quindi questo sistema di trasporto risulta fondamentale per il mantenimento dellequilibrio osmotico e per il controllo del volume cellulare. Il pompaggio degli ioni Na+ e K+ effettuato da una proteina di trasporto (Figura 2.9) che pu avere due configurazioni alternative. La prima ha una cavit che si apre verso linterno della cellula, cavit in cui possono adattarsi gli ioni Na+; la seconda ha una cavit aperta verso lesterno per gli ioni K+.
Nota: Quando una proteina lega una molecola va incontro a cambiamenti conformazionali, ovvero cambia la posizione dei suoi amminoacidi modificando la sua struttura in modo che, ad esempio, si chiuda verso lambiente esterno e si apra verso linterno della cellula. il cambiamento di conformazione che fornisce la spinta per la fuoriuscita (o lentrata) della molecola legata.

Funzionamento (Figura 2.10) Uno ione Na+ contenuto nella cellula si lega alla proteina di trasporto. Nello stesso istante, lidrolisi di ATP in ADP e fosfato permette di attaccare un gruppo fosfato alla proteina . Questo processo produce un cambiamento nella configurazione della proteina che provoca la liberazione dello ione Na+ allesterno della membrana. La proteina di trasporto ora 22

pronta ad accogliere lo ione K+, fatto che determina la liberazione del gruppo fosfato dalla proteina stessa; ci, a sua volta, produce il ritorno alla configurazione iniziale e il rilascio del potassio verso linterno della cellula. Questo processo, che viene ripetuto pi e pi volte, mantiene i gradienti di ioni Na+ e K+ attraverso la membrana. Ogni sequenza completa di pompaggio, utilizzando una sola molecola di ATP, trasporta tre ioni Na+ fuori dalla cellula e due ioni K+ dentro.

Figura 2.10 Trasporto attivo secondario: si parla di trasporto attivo secondario quando il trasporto di una molecola contro gradiente permesso dal gradiente di un'altra molecola (lo ione sodio), precedentemente creato da un trasporto attivo primario (quindi no ATP). Trasporto del glucosio per mezzo del sodio Il trasporto del glucosio per mezzo del sodio un esempio di trasporto attivo secondario. Si tratta di un simporto in quanto il glucosio e il sodio vengono trasportati nella stessa direzione. Lassorbimento di glucosio, ad esempio, a livello dellintestino avviene secondo questa modalit (Figura 2.11). Lepitelio intestinale un epitelio cilindrico semplice, costituito da cellule (enterociti) che presentano come specializzazioni apicali i microvilli. Tali strutture fanno aumentare la superficie della membrana in modo tale che le cellule interagiscano maggiormente con lambiente extracellulare (lume dellintestino). Il digiuno, un tratto dellileo e il tratto finale 23

del duodeno sono preposti allassorbimento delle sostanze ingerite. Ci avviene per mezzo di enzimi che hanno il compito di scindere le macromolecole nei monomeri costituenti (ad esempio zuccheri in glucosio) e che si trovano tra i microvilli.

Figura 2.11 Il glucosio pu entrare nella cellula solo grazie allintervento di una proteina trasportatrice che presenta un sito di legame specifico per questa molecola (il legame che si genera tra le due non troppo forte perch, una volta dentro la cellula, dovr essere scisso). Lenergia per questo trasporto viene fornita dal gradiente elettrochimico dello ione sodio (ione pi concentrato allesterno che allinterno). In pratica la proteina trasportatrice sfrutta il sodio in sovrannumero per permettere lentrata del glucosio, che, una volta dentro, in parte destinato ai mitocondri. Il glucosio in eccesso contenuto nella cellula esce con trasporto passivo facilitato verso il tessuto connettivo che sta alla base della cellula.
Nota: Tutti gli zuccheri e gli amminoacidi assorbiti vengono trasferiti nei vasi del tessuto connettivo sottostante lepitelio dellintestino, vasi che confluiscono nella vena porta, la quale convoglia tutto al fegato.

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VIDEOLEZIONE N 3

DNA e RNA
Il DNA (acido deossiribonucleico) un acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi di RNA e proteine, molecole indispensabili per lo sviluppo ed il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi. L'RNA (acido ribonucleico) una sostanza organica, risultante dalla polimerizzazione di ribonucleotidi. Chimicamente DNA e RNA sono molto simili. Infatti, sia il DNA che lRNA sono polimeri (ovvero grandi molecole generate dallunione di molte molecole pi piccole simili tra loro dette monomeri) costituiti da monomeri detti nucleotidi. Il nucleotide (Figura 3.1) una molecola complessa che pu essere suddivisa in tre componenti fondamentali: un pentoso (zucchero a 5 atomi di C) un gruppo fosfato, legato al carbonio 5 dello zucchero una base azotata, legata sempre allatomo di carbonio 1 del pentoso da un legame covalente (nel caso mostrato in figura la base azotata una purina, in particolare ladenina).

Figura 3.1
Nota: si osservi che limmagine non del tutto corretta perch per essere un nucleotide dovrebbero essere presenti altri due gruppi fosfato legai al fosfato in figura (quindi si tratta di un trifosfato).

Nel caso del DNA il pentoso il deossiribosio, invece per lRNA lo zucchero il ribosio (Figura 3.2). I due zuccheri differiscono per i gruppi sostituenti legati al carbonio 2: un gruppo idrossilico (OH) nel ribosio, un gruppo idrogeno (H) nel deossiribosio. 25

Nota: Gli atomi di C nei pentosi sono numerati da 1 a 5 per distinguerli dagli atomi di C e N negli anelli delle basi.

Figura 3.2 Le basi azotate sono di due classi, le purine, strutture a doppio anello formate da 9 atomi, e le pirimidine, ad anello singolo, formate da 6 atomi (Figura 3.3). Abbiamo complessivamente: due purine: adenina e guanina; tre pirimidine: timina, citosina e uracile.

Figura 3.3 Sia DNA che RNA contengono adenina, guanina e citosina, mentre la timina si trova solo nel DNA e luracile solo nellRNA. Per la formazione dei polinucleotidi di DNA e RNA, i nucleotidi vengono uniti da un legame covalente tra il gruppo fosfato di un nucleotide ed il C in 3 del pentoso dellaltro nucleotide. Questo tipo di legame fosfato 5-3 viene detto legame fosfodiesterico. I legami fosfodiesterici sono relativamente forti e, di conseguenza, la struttura ripetuta di zucchero-fosfato-zuccherofosfato, che costituisce lossatura del DNA e dellRNA molto stabile. Le due estremit della molecola che si viene a creare non sono uguali (Figura 3.4). Infatti il polinucleotide porta ad unestremit un carbonio 5 (che porta un gruppo fosfato) ed allaltra estremit un carbonio 3 (che porta un gruppo ossidrile). Tale asimmetria nota come polarit del filamento. 26

Figura 3.4

Figura 3.5

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La molecola di DNA (Figura 3.5) consiste di due catene polinucleotidiche avvolte luna intorno allaltra a formare una doppia elica destrosa (ovvero immaginando di guardare lungo il loro asse, i due filamenti si avvolgono in senso orario). Le due catene sono antiparallele (ovvero hanno polarit opposta); cio, i due filamenti sono orientati in direzioni opposte con uno dei filamenti orientato in modo 5-3, mentre laltro orientato in modo 3-5. In termini pi semplici, se consideriamo lestremit 5 come la testa e lestremit 3 come la coda, antiparallelo significa che la testa di un filamento si trova in corrispondenza della coda dellaltro. Gli scheletri di zucchero-fosfato si trovano allesterno della doppia elica, mentre le basi sono rivolte verso lasse centrale.
Nota: Le basi, allinterno del doppio filamento, sono allineate ad angolo retto con lasse dellelica.

Affinch i due filamenti interagiscano tra loro necessario che si vengano a formare dei legami tra le basi dei filamenti opposti. Tali interazioni consistono in legami ad H, legami non covalenti relativamente deboli, che coinvolgono di solito un atomo di H ed un altro atomo pi elettronegativo. Bisogna tenere presente, per, che si possono osservare solo due appaiamenti specifici: adenina con timina e guanina con citosina. Di conseguenza la sequenza di nucleotidi in un filamento stabilisce quella dellaltro; ci permette, congiuntamente alla facilit con cui si possono separare i due filamenti (cosa peraltro dovuta ai deboli legami idrogeno), alla molecola di DNA di duplicarsi, processo che ha origine quando la cellula decide di dividersi in due cellule figlie. In pratica esistono una serie di enzimi, noti come DNA-polimerasi, che hanno il compito di aprire la doppia elica e di usare ciascuno dei due filamenti come stampo per la formazione di una nuova doppia elica.
Nota: Ladenina forma 2 legami ad H con la timina, la guanina ne forma 3 con la citosina.

Figura 3.6 28

Il DNA si trova nel nucleo e nei mitocondri (nei vegetali anche nei cloroblasti) e, come detto precedentemente, una molecola estremamente stabile. Difatti, il DNA estratto molto resistente; ci non risulta vero per lRNA che, al contrario, una volta estratto, deve essere immediatamente processato altrimenti potrebbe degradarsi.
Nota: Tutto il DNA posseduto da una cellula viene definito genoma.

La molecola di RNA consiste, invece, in un filamento singolo che presenta al posto della timina luracile. Si trova per la prima parte della sua vita nel nucleo, ma, in generale, svolge la sua funzione nel citoplasma. LRNA non in grado di autoduplicarsi e viene sintetizzato sul DNA mediante un enzima detto RNA-polimerasi, utilizzando come stampo un filamento di DNA. Tale processo prende il nome di trascrizione del DNA e consiste nella trascrizione di tutte le informazioni contenute nel DNA in una molecola complementare di RNA. Gli RNA fondamentali sono: rna messaggero (mrna): porta informazioni per la sintesi delle proteine; viene prodotto nel nucleo, ma, successivamente, punto passa nel citoplasma. Rappresenta il 5% della quantit totale di rna presente in un organismo. rna ribosiomale (rrna): il pi abbondante, circa l80% dellrna totale; insieme alle proteine ribosomiali costituisce i ribosomi, macchine necessarie per la sintesi proteica, cio per convertire il messaggio contenuto nella sequenza di basi dellmrna in una sequenza di amminoacidi. rna transfer (trna): ha il compito di legare uno specifico amminoacido e di leggere il messaggio che lmrna ha portato nel citoplasma; in pratica trasforma le sequenze di nucleotidi in sequenze di amminoacidi.
Nota: Anche lmrna si pu ripiegare su se stesso a causa dei legami ad H tra le basi complementari; si faccia attenzione, per, che non si pu parlare in questo caso di doppia elica.

Trascrizione e traduzione
La molecola di DNA pu essere aperta pu essere trascritta in una molecola di mRNA. Non appena arriva lmRNA nel citoplasma i ribosomi ne sono subito attratti e, di conseguenza, vanno a posizionarsi su questa molecola per tradurla. I ribosomi, infatti, hanno il compito di tradurre lmRNA in una proteina. Quindi, il flusso dellinformazione genetica DNA-RNA- proteine (di qualsiasi tipo: strutturali, enzimatiche ecc). Se lRNA non venisse trascritto nel nucleo, non si avrebbe mRNA, e, di conseguenza, proteine. 29

Con i termini trascrizione e traduzione si intendono i processi mediante i quali, sulla base delle informazioni presenti in una sequenza di DNA (gene), attraverso un intermedio ad RNA, viene prodotta una catena di amminoacidi (proteina).

Figura 3.7 Particolari sequenze nucleotidiche di DNA, dette promotori, costituiscono il segnale di partenza per la sintesi dellRNA; altre sequenze, dette sequenze di terminazione, rappresentano il segnale di arresto della sintesi dellRNA, marcando i punti presso cui termina la trascrizione.

Ribosomi Il ribosoma un organello non membranoso formato da due subunit (una maggiore e una minore) non visibile al microscopio ottico, in quanto possiede un diametro attorno ai nm. I ribosomi sono, per, visibili allelettronico in cui appaiono come dei puntini neri nel citoplasma. Sono delle ribonucleoproteine in quanto costituiti da RNA ribosiomiale e da proteine specifiche per i ribosomi (33 per la subunit maggiore e circa 20 per quella minore). Gli RNA ribosomiali sono di 4 tipi (28s, 5.8s, 5s e 18s) e sono sintetizzati nel nucleo (in particolare in una struttura specifica dove sono presenti i geni degli RNA ribosomiali). Anche le due subunit vengono sintetizzate a livello del nucleolo.
Nota: la sigla s corrisponde allunit di sedimentazione.

I ribosomi sono abbondanti nelle cellule produttrici di proteine (come ghiandole salivari, plasmacellule, fibroblasti, pancreas esocrino e neuroni) e conferiscono al citoplasma una intensa basofilia. Spesso si trovano legati al RER, in quanto sono direttamente coinvolti nella sintesi di proteine destinate alla secrezione. La struttura completa del ribosoma (subunit maggiore + subunit minore) si ritrova solo quando il ribosoma sta traducendo lRNA messaggero; in tutti gli altri casi le due subunit si trovano staccate nel citoplasma. La subunit minore la diretta responsabile del legame con lmRNA (mediante complementariet tra basi). Le due subunit, quando si legano, sono, invece, responsabili entrambe della formazione dei siti di legame A e P (Figura 3.9). 30

Figura 3.8

Figura 3.9 Nel sito A si lega lRNA transfer che porta lamminoacido, nel sito P, invece, si lega la proteina che sta nascendo. La subunit maggiore riveste un ruolo fondamentale in quanto contiene un attivit enzimatica (peptidiltransferasi) fondamentale nella formazione del legame peptidico tra amminoacidi.

Interazione tra mRNA, tRNA e ribosomi LRNA messaggero contiene una sequenza di basi (ovvero l'informazione per la sintesi di una determinata proteina) ma tale sequenza deve essere tradotta in una sequenza di amminoacidi. Nel processo che si verifica sono fondamentali due punti: anzitutto la sequenza di basi viene letta a triplette (ogni tripletta detta codone); ad ogni codone corrisponde, poi, un anticodone dellRNA transfert, che a sua volta lega un amminoacido. Quindi il codone si trova sullmRNA, lanticodone sul tRNA. L'RNA transfer trasferisce un amminoacido specifico ad una catena polipeptidica in crescita al sito ribosomiale della sintesi proteica durante la traduzione.

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Il tRNA ha un sito di attacco per l'amminoacido ed il suo anticodone riconosce il corrispondente codone dell'mRNA attraverso l'appaiamento di basi complementari. Ogni tipo di molecola di tRNA pu legarsi ad un solo tipo di amminoacido, ma essendo presenti nel DNA tipi diversi di codoni che specificano uno stesso amminoacido, molti tipi di tRNA con anticodoni differenti possono portare lo stesso amminoacido. La molecola di RNA transfer dunque il dispositivo "adattatore" che media il riconoscimento della sequenza del codone nell'mRNA e permette la sua traduzione nell'amminoacido appropriato. In tale ottica il ribosoma rappresenta lofficina che permette il corretto appaiamento tra mRNA e i diversi tRNA e partecipa attivamente alla formazione della catena proteica. Bisogna sottolineare che anche lRNA messaggero ha una sua polarit (5-3), il messaggio, quindi, letto seguendo una specifica direzione.

Figura 3.10 Vediamo pi precisamente come si svolge la sintesi proteica. La subunit ribosomiale minore si attacca allestremit 5 della molecola di mRNA. La prima molecola di tRNA, che trasporta lamminoacido fMet (forma modifica della mietonina), amminoacido che pertanto sar il primo della catena polipeptidica in via di formazione, ma che in seguito, una volta completato il processo, viene rimosso, si inserisce nel codone di inizio dellmRNA (solitamente lAUG). La subunit maggiore, a questo punto, si incastra nella sua corretta posizione, ed il tRNA va ad occupare il sito P (peptide). Il sito A (amminoacile) vuoto. Un secondo tRNA, con il suo amminoacido attaccato, si porta nel sito A e il suo anticodone si inserisce sullmRNA. Si forma un legame peptidico tra i due amminoacidi uniti presso il ribosoma; contemporaneamente si spezza il legame tra il primo amminoacido e il suo tRNA. Il ribosoma si muove lungo lmRNA in direzione 5-3, e il secondo tRNA, con il dipeptide attaccato, si sposta dal sito A al sito P appena il primo tRNA si stacca dal ribosoma. Tale processo si ripete fino a quando il 32

ribosoma incontra uno dei tre codoni di terminazione. Infatti, non esistendo tRNA con anticodoni corrispondenti a tali codoni, nel sito A non entrer pi alcun tRNA. Quando si verifica tale condizione, il polipeptide si stacca dallultimo tRNA e il tRNA libera il sito P: la traduzione, a questo punto terminata e le due subunit ribosomiali si staccano. Si osservi che a mano a mano che il ribosoma si sposta sulla catena di mRNA, la parte iniziale della molecola di mRNA resta libera e un altro ribosoma pu formare con essa un complesso di inizio. Un gruppo di ribosomi che leggono la stessa molecola di mRNA detto polisoma.

Proteine
Le proteine sono dei polimeri lineari di aminoacidi noti anche come catene polipeptidiche, in quanto formate da una o pi subunit macromolecolari dette polipeptidi, a loro volta costituiti da subunit dette amminoacidi (molecole organiche costituite da C, H, O e N). proprio la sequenza degli amminoacidi che conferisce al polipeptide la sua configurazione tridimensionale e le sue propriet cellulari. Negli organismi viventi sono presenti 20 aminoacidi per formare le proteine. Ad eccezione della prolina, tutti gli amminoacidi presentano una struttura comune (Figura 3.). Tale struttura consiste in un atomo di carbonio centrale, detto anche carbonio , al quale sono legati un gruppo amminico (NH2), un gruppo carbossile (COOH), un atomo di H ed un gruppo variabile detto radicale.

Figura 3.9 Le differenze tra amminoacidi sono date dal gruppo R, che, variando appunto da un amminoacido allaltro, ne determina le diverse propriet biologiche. 33

Gli amminoacidi possono essere classificati come: Idrofobici (apolari) Idrofilici (polari), i quali, a loro volta, possono essere: Neutri Carichi: Carica negativa: acidi Carica positiva: basici Inoltre si differenziano in: Essenziali: quelli che una determinata specie non in grado di sintetizzare, o che non sintetizza in quantit sufficienti. Non essenziali: quelli che una determinata specie in grado di sintetizzare.
Nota: Gli amminoacidi sono sempre indicati con tre lettere.

Gli amminoacidi sono legati in un polipeptide attraverso il cosiddetto legame peptidico, ovvero un legame covalente che unisce il gruppo carbossilico di un amminoacido al gruppo amminico dellamminoacido seguente. un legame semplice che provoca la perdita di una molecola di acqua (Figura 3.).

Figura 3.10 Tutti i polipeptidi (catene formate dallunione di pi amminoacidi) hanno un gruppo amminico ad un estremit, detta N-terminale, ed un gruppo carbossilico allaltra estremit, detta C-terminale. Per quanto detto ne consegue che anche le proteine sono polarizzate. Per convenzione lestremit amminica libera della catena peptidica (estremit N) si scrive a sinistra, mente lestremit carbossilica libera (estremit C) a destra. Inoltre le sequenze di amminoacidi vengono lette sempre dallestremit N allestremit C del peptide.
Nota: Livelli di organizzazione strutturale delle proteine Struttura primaria: consiste nella sequenza degli amminoacidi che la compongono. Struttura secondaria: il risultato dellinterazione delle forze di legame debole (come i legami ad H o elettrostatici) che si formano tra i gruppi NH e CO di amminoacidi che si trovano vicini nella

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catena. data dallavvolgersi e piegarsi in pi forme di una singola catena polipeptidica e pu essere ad esempio ad -elica o a -foglietto. Struttura terziaria: la struttura tridimensionale assunta da una singola catena polipeptidica, dovuta allinstaurarsi sia di legami non covalenti come legami ionici, interazioni idrofobic he, ponti idrogeno, sia di legami covalenti come ponti disolfuro. Struttura quaternaria: il complesso di catene polipeptidiche in una proteina costituita da pi subunit, pertanto tale struttura un attributo soltanto delle proteine formate da pi di una catena polipeptidica.

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VIDEOLEZIONE N 4

Reticolo endoplasmatico
un organello membranoso cellulare che si estende nel citosol e che risulta posizionato vicino al nucleo della cellula. Il RE (Figura 4.1) costituito da una membrana che si ripiega in maniera poco regolare a delimitare degli spazi interni intercomunicanti tra loro (lume del RE). Questi spazi possono avere dimensioni e forme diverse proprio perch il ripiegamento della membrana non regolare: in alcuni punti si trovano degli spazi appiattiti, in tal caso la membrana si dispone a formare una sorta di sacculo; altrove gli spazi interni mostrano una sezione pi circolare, in quanto la membrana si dispone a formare dei tubuli.

Figura 4.1 Di conseguenza il reticolo endoplasmatico si presenta, nel suo complesso, come un labirinto reticolare di tubuli e di sacchi appiattiti che si estende per tutto il citosol. Distinguiamo due tipo di RE: RE rugoso RE liscio

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Reticolo endoplasmatico rugoso Il RE rugoso posto nelle immediate vicinanze del nucleo, in quanto la sua membrana in continuit con quella nucleare. definito rugoso a causa dellaspetto che assume per la presenza di ribosomi attaccati alla membrana che lo avvolge. Dal punto di vista strutturale si presenta come pile orientate di cisterne appiattite con uno spazio luminale di 20-30nm. Una cellula che secerne molte proteine, oltre ad avere molti ribosomi, presenta un re rugoso molto sviluppato.
Nota: Si faccia attenzione, per, che i ribosomi attaccati al re producono proteine che devono essere secrete allesterno della cellula; al contrario, i ribosomi liberi nel citosol producono proteine della cellula (che restano, quindi, allinterno della cellula stessa nella quale sono state prodotte).

Questorganello provvede, infatti, alla sintesi di proteine destinate alla secrezione (ghiandole salivari, pancreas esocrino, plasmacellule). Inoltre, esso si occupa della sintesi di proteine destinate alla membrana plasmatica (fosfolipidi, sfingolipidi e colesterolo) e alla formazione di lisosomi, oppure che costituiscono, in alcune cellule, i granuli di secrezione. Reticolo endoplasmatico liscio Il RE liscio un sistema di tubuli (diametro di 30-60nm) e vescicole legati a cisterne appiattite, quindi si presenta come continuazione del RE rugoso. In alcuni tipi cellulari molto abbondante, come, ad esempio nelle cellule adipose, ghiandole endocrine, fibre muscolari e cellule del fegato.
Nota: particolarmente presente nelle cellule del fegato perch uno dei principali protagonisti del processo di detossificazione a carico di questorgano.

Provvede alla sintesi di lipidi complessi, colesterolo, ormoni steroidei e trigliceridi. Inoltre, ha la funzione di sequestrare Ca2+, principalmente nel tessuto muscolare scheletrico ed in quello cardiaco. In tali sedi prende il nome di reticolo sarcoplasmatico ed ha il compito di accumulare calcio al suo interno.

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VIDEOLEZIONE N 5

Trasporto di proteine allinterno del RE negli eucarioti


Nei procarioti e negli eucarioti alcune proteine possono essere secrete, mentre negli eucarioti altre devono essere localizzate in diversi comparti cellulari. La distribuzione delle proteine nei comparti appropriati sotto controllo genetico, mediato da sequenze specifiche (sequenza segnale) delle proteine che le dirigono negli organelli corretti.

Figura 5.1 La sequenza segnale (che consiste in una piccola sequenza di amminoacidi idrofobi) di una proteina destinata al RE consta di 15-30 amminoacidi allN-terminale. Solamente le proteine che mostrano tale sequenza segnale potranno essere trasferite attraverso la membrana del RE. Quando la sequenza segnale (peptide segnale) di una proteina destinata al RE viene tradotta ed esposta sulla superficie del ribosoma, una particella di riconoscimento del segnale (nota anche come SRP complesso RNA-proteine) citoplasmatica si lega ad essa e blocca lulteriore traduzione dellmRNA finch il complesso polipeptide nascente-SRP-ribosoma-mRNA non raggiunge lER.
Nota: Si ricordi che lmRNA non mai sintetizzato da un solo ribosoma ma da un insieme di ribosomi (poliribosoma).

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La SRP viene riconosciuta da una proteina integrale di membrana (detta proteina di ancoraggio), fatto che promuove un forte legame del ribosoma al RE, provocando linserimento della sequenza segnale nella membrana.
Nota: Solo il complesso SRP-sequenza consente lapertura del canale per mezzo della proteina; se si legasse solo la SRP il canale non si aprirebbe!

Quando la sequenza segnale viene a trovarsi interamente allinterno delle cisterne, viene rimossa dal polipeptide per lazione di un enzima che si trova allinterno del lume del RE e che prende il nome di segnal peptidasi. A questo punto la SRP viene rilasciata, la traduzione riprende e il polipeptide nascente viene indirizzato nel lume del RE. La sintesi della proteina continua fino a quando non viene letto uno dei tre codoni di stop, fatto che provoca la terminazione del processo di traduzione e il distacco del ribosoma. Quando il polipeptide intero si trova completamente allinterno del lume, viene di solito modificato ulteriormente mediante laggiunta di specifici gruppi carboidrati formando una glicoproteina (subisce le cosiddette modifiche post-traduzionali). La proteina, quindi, quando si trova nel lume, viene glicosilata e tale processo, congiuntamente alla struttura primaria, determina il corretto ripiegamento della proteina stessa. Bisogna precisare che la glicosilazione inizia nel RE rugoso, ma continua in un altro organello.

Figura 5.2 La proteina che entrata nel lume del RE rugoso non passa direttamente allesterno delle cellula, ma viene prima trasportata verso un altro organulo detto apparato di golgi, che si trova interposto tra il RE rugoso e la membrana plasmatica.
Nota: In Figura 5.2 le frecce rosse rappresentano la via biosintetica, ovvero il cammino percorso dalle proteine sintetizzate nel RE rugoso, le frecce verdi la via endocitica e, infine, le frecce blu la via di recupero.

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Apparato di Golgi
un organulo membranoso (Figura 5.3) costituito da diverse cisterne (in numero di 5-9) appiattite chiuse a formare le cosiddette pile del Golgi.

Figura 5.3 Ciascun sacculo (cisterna) presenta una faccia concava ed una convessa (si ricordi che la faccia convessa guarda sempre verso il nucleo, mentre quella concava verso la membrana plasmatica). Alle cisterne sono sempre associate delle strutture vescicolari, presenti su entrambe le facce: ci dovuto al fatto che le vescicole sia arrivano al Golgi, sia nascono da questo organello per abbandonarlo successivamente. Ogni sacculo, inoltre, presenta delle dilatazioni terminali, in quanto in questi punti hanno origine le vescicole che partono dal Golgi.
Nota: Una vescicola uno spazio circolare chiuso delimitato da una doppia membrana, avente una composizione allincirca uguale a quella della membrana plasmatica, allinterno del quale si trova una proteina.

Le strutture vescicolari presenti sulla faccia convessa sono vescicole che derivano dal RE (vescicole di formazione) e che stanno trasportando delle proteine dallo stesso organello; quelle, invece, esibite sulla faccia concava sono vescicole che nascono nel Golgi (vescicole di secrezione) e che contengono le proteine mature che devono essere secrete. Quindi, si pu definire una faccia dentrata, anche detta faccia CIS, che corrisponde generalmente con il primo sacculo del Golgi. Sono, poi, presenti sacculi successivi, detti complessivamente Golgi

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intermedio, e, infine, c la faccia duscita, anche nota come faccia TRANS, che corrisponde allultimo sacculo. Nelle cellule in cui ben sviluppato il RE rugoso, molto evoluto anche lapparato di Golgi, proprio perch questultimo , insieme al RE, direttamente coinvolto nella secrezione di proteine. Difatti, particolarmente sviluppato in cellule come fibroblasti, cellule secernenti muco, condroblasti, ovvero tipi cellulari specializzati nella secrezione di proteoglicani, glicoproteine e proteine.
Nota: Affermare che lapparato di Golgi ben sviluppato sta a significare che nella cellula ne sono presenti pi di uno.

Tra il RE rugoso e lapparato di Golgi presente una struttura di transizione, chiamato reticolo endoplasmatico di transizione, a sua volta separato dal CIS da unulteriore zona di transizione detta ERGIC (vedi Figura 5.4).

Figura 5.4 In pratica dal reticolo endoplasmatico di transizione (che non presenta ribosomi, quindi liscio) gemmano delle vescicole che si fondono con le cisterne dellapparato di Golgi. La fusione delle vescicole avviene a livello della prima cisterna (CIS) del Golgi: qui la proteina subisce delle modifiche che sono specifiche di questo sito per mezzo degli enzimi presenti. Dalla

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prima cisterna, la proteina, poi, passa attraverso tutte le cisterne, subendo processi simili, fino ad arrivare al TRANS.

Figura 5.5 In particolare le proteine con gli oligosaccaridi provenienti dal RE, nella prima cisterna (reticolo del Golgi CIS) incontrano degli enzimi deputati al processo di fosforilazione, ovvero aggiungono fosfati a qualche monomero della catena oligosaccaridica delle proteine che diventeranno proteine lisosomiali.
Nota: Il fosfato deriva dallATP, che cedendo fosfato diventa ADP.

Nella cisterna CIS si assiste alla rimozione di mannosio, mentre nella cisterna MEDIALE, oltre alla rimozione di mannosio, avviene laggiunta di N-acetilglucosamina. Nella cisterna TRANS si verifica, ad esempio, laggiunta di galattosio, e, infine, nel reticolo del Golgi trans si assiste allaggiunta di solfati, carboidrati ecc. Riassumendo: le proteine passano obbligatoriamente attraverso tutte le cisterne, subendo delle modifiche specifiche dovute alla rimozione o aggiunta di zuccheri dagli oligosaccaridi che erano gi stati aggiunti nel RE rugoso. Si faccia attenzione, per, che una proteina pu anche passare attraverso una cisterna senza subire modificazioni. Quindi, si pu concludere che lapparato di Golgi un organello che forma e rimaneggia oligosaccaridi. I processi di modificazione post-traduzionale di una proteina prendono il nome complessivamente di glicosilazione. La glicosilazione: 42

Aiuta nel ripiegamento e nel processo di trasporto Garantisce resistenza alle proteasi (enzimi che degradano le proteine) Induce la formazione di un rivestimento protettivo Riveste un ruolo importante nelladesione cellula-cellula

Il risultato finale dei processi descritti luscita di vescicole (contenenti proteine) dallapparato di Golgi con un destino ben preciso (lisosoma, membrana plasmatica, vescicole secretorie).

Lisosomi
I lisosomi (Figura 5.6) sono organelli membranosi che presentano un diametro di circa 0,2 - 0,5 m (visibili al limite dellottico), allinterno dei quali sono presenti degli enzimi detti idrolasi acide. Si tratta di enzimi distruttivi perch hanno il compito di frammentare le macromolecole nei monomeri costituenti.

Figura 5.6 Tali enzimi agiscono in un ambiente acido (pH 5,0), motivo per il quale devono alloggiare in un compartimento chiuso. Questorganello fa in modo che tali sostanze non si disperdano nellambiente citoplasmatico, preservando, in questo modo, lintegrit cellulare; in pratica una sorta di apparato digerente della cellula. Formazione dei lisosomi Attraverso il processo di endocitosi si forma una vescicola, che prende il nome di endosoma, che pu contenere materiale estraneo, proveniente dallambiente extracellulare, incorporato dalla membrana plasmatica durante il processo. 43

Figura 5.7 In particolare, la prima vescicola che si forma a seguito dellendocitosi prende il nome di endosoma corticale o precoce. La struttura vescicolare formatasi, muovendosi verso il nucleo della cellula, matura e diventa endosoma perinucleare o tardivo. Affermare che matura sta a significare, nello specifico, che lambiente interno si acidifica, passando da un pH attorno a 6 ad un pH pari a 5-5,5. Lendosoma, contenendo materiale estraneo, potrebbe racchiudere al suo interno sostanze dannose per la cellula. Per questo motivo le vescicole contenenti enzimi lisosomiali, provenienti dal trans Golgi, si fondono con lendosoma tardivo a formare il lisosoma primario. Nel momento in cui avviene la fusione, le idrolasi acide trovano un ambiente chimico ottimale per lavorare, quindi iniziano a degradare le sostanze contenute nellendosoma. In questo modo si origina il cosiddetto lisosoma secondario. I monomeri prodotti, a seguito della degradazione delle macromolecole da parte degli enzimi, vengono successivamente utilizzati dalla cellula per soddisfare le proprie esigenze energetiche. Ci che non pu essere impiegato resta nel lisosoma che, a questo punto, diventa corpo residuo, ovvero una struttura racchiusa da membrana, che contiene sostanze che la cellula non ha potuto adoperare e che, generalmente, viene esocitata (potrebbe anche accadere che resti allinterno della cellula).

Endocitosi ed Esocitosi
L'endocitosi un processo riguardante la periferia cellulare, attraverso il quale la cellula internalizza molecole o corpuscoli presenti nello spazio extracellulare tramite la modificazione della forma della sua membrana plasmatica, che si invagina per racchiudere il materiale da introdurre

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nella cellula in una vescicola, detta vescicola endocitica. Una volta formatasi, la vescicola viene convogliata nel citoplasma tramite microtubuli.

Figura 5.8 Si distinguono tre tipi di endocitosi (Figura 5.8): Fagocitosi: un processo con un suo grado di specificit, che porta alla formazione di vescicole di diametro superiore ai 250 nm, allinterno delle quali viene intrappolato del materiale solido. Riguarda solamente cellule specializzate come, ad esempio, i fagociti (cellule del sistema immunitario innato che inglobano i microrganismi invasori ed eliminano le cellule vecchie o danneggiate). La fagocitosi, per portare materiale all'interno della cellula, richiede da parte della cellula stessa, lemissione di espansioni citoplasmatiche delimitate da membrana, chiamate pseudopodi. Quest'ultime possiedono unimpalcatura esterna formata da filamenti di actina che avvolge completamente il materiale da ingerire (batterio, nutrienti ecc...) portandolo all'interno della cellula fagocitaria. Nel caso specifico di fagocitosi la formazione vescicolare viene detta fagosoma. Il fagosoma, una volta formato, si fonde con vescicole, contenenti enzimi lisosomiali, provenienti dal trans Golgi per formare i fagolisosomi, nei quali la particella estranea viene degradata per mezzo degli enzimi presenti. In questo modo si origina il lisosoma secondario. Le sostanze che non possono essere digerite rimangono nei lisosomi secondari che, pertanto, diventano corpi residui, che possono essere espulsi per esocitosi o permanere allinterno della cellula. Una variante della fagocitosi l'autofagocitosi, una modalit con cui la cellula provvede a degradare dei suoi organuli per rinnovarli (in pratica avvolge lorganulo con membrane del suo reticolo endoplasmatico liscio). Il meccanismo del tutto analogo alla fagocitosi. Quello che si forma in seguito sar una grossa vescicola chiamata autofagosoma che sar poi espulsa per esocitosi. 45

Lautofagocitosi, a differenza della fagocitosi, comune a tutte le cellule; un esempio classico lautofagocitosi del mitocondrio. Pinocitosi: : un tipo di endocitosi comune a tutte le cellule in cui si ha la formazione di vescicole con diametro inferiore ai 150 nm. costitutiva e aspecifica, ossia la cellula introduce piccole gocce di matrice extracellulare (quindi materiale fluido) in maniera indifferenziata. Questo possibile perch il materiale in questione presente disciolto in soluzione acquosa. Questo particolare tipo di endocitosi detto pinocitosi. Nell' endocitosi la cellula ingloba le macromolecole o altre particelle, formando con la propria membrana delle vescicole nel citoplasma. Endocitosi mediata da recettori: un processo che rende pi efficiente il meccanismo di inglobamento delle molecole da ingerire. regolata e altamente specifica. In questo tipo di endocitosi la cellula riconosce la sostanza da ingerire mediante proteine di membrana (recettori). Queste proteine sono in grado di legare, esternamente, il materiale da introdurre e, internamente, particolari proteine chiamate clatrine. Viene cos organizzata una rete di clatrine che possiede gi una sua curvatura intrinseca e che contribuisce all'invaginazione del plasmalemma. Le clatrine sono organizzate e stabilizzate nella loro struttura reticolare dalle proteine "adattine". Nel momento in cui l'invaginazione deve richiudersi su se stessa interviene una terza proteina, detta dinamina che, di fatto, "scinde" il plasmalemma dalla membrana della neoformata vescicola.
Nota: Il recettore che riconosce la sostanza da inglobare non viene perso nella formazione della vescicola, ma viene recuperato evitando di sprecare lenergia che servirebbe per sintetizzarlo nuovamente.

Figura 5.9 46

Figura 5.10 L'esocitosi il processo cellulare con il quale la cellula riversa al suo esterno (ovvero nel liquido extracellulare) delle molecole accumulate all'interno di una vescicola, tramite la fusione di quest'ultima con la membrana plasmatica. Tale vescicola limitata da una membrana e originata dall'apparato di Golgi per vescicolazione. Il suo contenuto pu essere costituito da proteine, sintetizzate dai ribosomi legati al reticolo endoplasmatico rugoso (RER), all'interno del quale le proteine subiscono differenziazione per mezzo di aggiunta di gruppi glucidici e lipidici formando glicoproteine e lipoproteine che poi sono espulse tramite esocitosi, o molecole a basso peso molecolare, come i neurotrasmettitori sintetizzati nel citoplasma. L'esocitosi pu essere: costitutiva o regolata: Costitutiva (avviene in tutte le cellule continuamente): una volta formatasi la vescicola, quest'ultima viene immediatamente rilasciata dalla membrana che l'ha originata per fondersi con la membrana citoplasmatica per l'espulsione. Regolata (avviene in cellule specializzate, come le blast cells), una volta formatesi le vescicole, prima di essere rilasciate definitivamente, bisogna che arrivi un segnale di attivazione dallesterno, che pu essere un ormone o un neurotrasmettitore. 47

Mitocondri
I mitocondri sono organelli membranosi cellulari, presenti in tutte le cellule eucariote, capaci di muoversi allinterno del citoplasma. Sono strutture plastiche che presentano forma bastoncellare. diametro: 0,5-1 m lunghezza: 1-6 m

Figura 5.11 Dal punto di vista strutturale possiedono una membrana esterna ed una membrana interna che si ripiega a formare le cosiddette creste mitocondriali (Figura 5.11). Le creste servono ad aumentare la superficie di azione dellorganello. Lo spazio delimitato dalle due membrane detto spazio intermembrana, mentre il compartimento racchiuso dalla membrana mitocondriale interna noto come matrice mitocondriale. I mitocondri si trovano in tutte i tipi cellulari ma in quantit pi o meno abbondanti: ad esempio, nella fibra muscolare di lingua di gatto sono molto abbondanti, in quanto tale fibra richiede molta energia, e i mitocondri, in tal senso, costituiscono le centrali energetiche delle cellule. I mitocondri contengono anche una parte di materiale genetico che, quindi, prende il nome di DNA mitocondriale. Si tratta di DNA a doppia elica circolare molto compattato ( un DNA di tipo procariotico privo di introni), che sintetizza alcune proteine necessarie affinch i mitocondri possano adempiere ai propri compiti. Per la sintesi delle proteine, come noto, occorrono anche i ribosomi; per questo motivo i mitocondri sintetizzano ribosomi propri detti, appunto, ribosomi mitocondriali.
Nota: Si tratta di strutture simili a quelle presenti nel citosol, in quanto costituite da due subunit

(maggiore e minore), ma con la differenza che la subunit minore 12s e quella maggiore 16s.

I mitocondri sono fondamentali per la cellula in quanto al loro interno si ha la produzione di ATP. Esso svolge, per, anche altre funzioni: Partecipano con il REL alla sintesi di ormoni steroidei. Intervengono nel metabolismo dei lipidi e dei fosfolipidi.

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Sono coinvolti nella sintesi del glucosio (gluconeogenesi), a partire da precursori pi semplici come il lattato, e nel metabolismo degli aminoacidi (ciclo dellurea).
Nota: Il lattato un prodotto del metabolismo anaerobico del muscolo scheletrico, che non viene eliminato, bens viene utilizzato per produrre glucosio.

Rappresentano un magazzino di diverse sostanze: ioni Ca2+, Mg2+, Na+, K+, piccole molecole e macromolecole. Sono capaci di sintetizzare autonomamente alcune proteine poich possiedono DNA e ribosomi. Nel tessuto adiposo bruno producono energia termica anzich chimica (quale invece lATP). Il tessuto adiposo bruno costituito da cellule dette adipociti multiloculari (cellule che contengono tante gocce lipidiche a differenza delladipocita classico) e si presenta maggiormente vascolarizzato e innervato rispetto al tessuto adiposo bianco. Inoltre ricco di mitocondri. un tessuto che si trova negli animali ibernanti e nei neonati (in particolar modo nella regione del collo, in quella lombare e tra le scapole). Negli adulti non presente ma ritorna ad esserlo negli anziani. Nei mitocondri di questa tipologia di tessuti presente una proteina, detta termogenina, che sostituisce lATP-sintetasi (grosso complesso enzimatico che catalizza la reazione per la formazione di ATP) e che provoca la produzione di calore.

Come le cellule producono ATP


Ogni qual volta noi inspiriamo, introduciamo nel corpo lossigeno necessario per lossidazione del glucosio, processo che consente alla cellula di produrre ATP (principale trasportatore di energia negli organismi viventi). Ogni volta che espiriamo, espelliamo lanidride carbonica che si forma come sottoprodotto di tale processo.
Nota: LATP (Figura 5.12) un nucleotide costituito da ribosio, adenina e trifosfato (legato al ribosio), quindi pu essere un monomero dellRNA.

Figura 5.12 49

Lossidazione del glucosio si compie in due tappe principali: Glicolisi (avviene in ambiente anaerobico) Respirazione (avviene in ambiente aerobico)

Glicolisi La glicolisi un processo metabolico mediante il quale, in condizioni di anaerobiosi, la molecola di glucosio a 6 atomi di C viene scissa in due molecole di un composto a 3 atomi di C, detto acido piruvico. In questo processo vengono rimossi dal glucosio 4 atomi di H (ovvero 4 elettroni e 4 protoni). Gli elettroni e 2 protoni sono accettati da 2 molecole di NAD+ che, cos facendo si riduce a 2 molecole di NADH, mentre gli altri due protoni restano in soluzione come ioni idrogeno (H+).
Nota: LNAD+ un coenzima costituito da due nucleotidi e funge da trasportatore di elettroni.

La sequenza glicolitica richiede per il suo inizio lenergia dei legami fosfato di due molecole di ATP e prevede circa una decina di reazioni chimiche che avvengono nel citosol. In sintesi: il guadagno netto di energia di 2 molecole di ATP e 2 molecole di NADH, per ogni molecola di glucosio utilizzata. Contemporaneamente la molecola di glucosio si trasformata in 2 molecole di acido piruvico (queste due molecole contengono gran parte dellenergia che era presente nella molecola di glucosio di partenza). Respirazione In presenza di ossigeno lacido piruvico prodotto nella glicolisi viene completamente demolito, con produzione di CO2 e H2O. Tale processo, detto respirazione, avviene in tre fasi: Formazione di acetil-CoA da aminoacidi, acidi grassi, glucosio. Dal citosol, dove stato prodotto per glicolisi, lacido piruvico si ossida; il risultato di questossidazione un gruppo acetilico a 2 atomi di C. Nel corso di questa reazione si forma una molecola di NADH a partire da una di NAD+. Si osservi che lossidazione di una molecola di glucosio produce due molecole di acido piruvico, quindi, in questa tappa, si ottengono due molecole di NADH, due gruppi acetilici e due molecole di CO2 per ogni molecola di glucosio. Ogni gruppo acetilico si combina, a questo punto, con un composto noto come coenzima A (grossa molecola in parte costituita da un nucleotide) a formare lacetil-CoA. Degradazione dellacetile (acetilCoenzimaA) nel ciclo di Krebs con formazione di CO2, H+ ed elettroni. Il processo ha inizio quando il gruppo acetilico si combina con un composto a 6 atomi di C (acido ossalacetico) per produrre un composto a 6 atomi di C (acido citrico).

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Nel corso del ciclo , due dei 6 atomi di C sono ossidati ad anidride carbonica e si rigenera acido ossalacetico. A ogni giro completo, il ciclo consuma un gruppo acetilico e rigenera una molecola di acido ossalacetico, pronta a essere reimmessa nelle sequenza. Nel corso di queste reazioni parte dellenergia liberata dallossidazione degli atomi di C utilizzata per trasformare ADP in ATP (una molecola per ciclo), parte utilizzata per produrre NADH a partire da NAD+ (tre molecole per ciclo) e parte ancora viene impiegata per produrre FADH2 a partire dal FAD (una molecola per ciclo). Sono necessari due giri del ciclo per completare lossidazione di una molecola di glucosio, quindi il guadagno energetico complessivo del ciclo di Krebs, per ogni molecola di glucosio, di 2 molecole di ATP, sei molecole di NADH e due molecole di FADH. La CO2 prodotta trasportata fuori dalla cellula per semplice diffusione. Trasporto di ioni H+ ed elettroni allossigeno molecolare (O2) con formazione di H2O Gran parte dellenergia , a questo punto del processo, rimasta negli elettroni rimossi dagli atomi di C e trasferiti ai trasportatori di elettroni NAD+ e FAD. Questi elettroni si trovano ancora ad un livello energetico molto elevato. In questa fase gli elettroni che si trovano ad un alto livello di energia sono trasferiti allossigeno, scendendo gradualmente a un livello energetico pi basso. Cos facendo si libera energia che viene utilizzata dai mitocondri per sintetizzare ATP a partire da ADP: si parla di fosforilazione ossidativa, evento che avviene a livello della membrana mitocondriale interna. Misurazioni quantitative indicano che ogni volta che una coppia di elettroni passa dal NADH allossigeno si formano 3 molecole di ATP da ADP e fosfato, e che, invece, se ne formano soltanto 2 quando una coppia di elettroni viene ceduta dal FADH2 (ci accade in quanto questa molecola li trattiene a un livello di energia leggermente pi basso). Si tratta, nel complesso, di un processo di ossido-riduzione: (nel caso di glucosio) Si osservi che la resa del solo processo di glicolisi veramente bassa se paragonata al complesso glicolisi-respirazione in cui interviene ossigeno e si ha, alla fine del processo, un totale di 36 molecole di ATP.

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Figura 5.11

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VIDEOLEZIONE N 6

Nucleo
Il nucleo lorgano principale e pi voluminoso della cellula (difatti visibile al microscopio ottico). Si tratta di un organello membranoso, posseduto da tutte le cellule (fatta eccezione per i globuli rossi), che pu avere differenti forme a seconda del tipo cellulare. costituito da: Membrana nucleare Poro nucleare Matrice nucleare Nucleolo Cromatina
Nota: Con il termine nucleopasma si intende linsieme della matrice nucleare, del nucleo e della cromatina.

Figura 6.1 53

La membrana nucleare consiste di due foglietti, difatti si distinguono: Membrana nucleare interna: rivolta verso il citoplasma ed ricoperta da ribosomi, infatti si dice che una specializzazione del RE rugoso. Membrana nucleare esterna: rivolta verso il nucleoplasma e interagisce con gli elementi che esso contiene.
Nota: Ciascuna delle due membrane ha la stessa costituzione della membrana plasmatica.

Tra le due membrane sono presenti una regione detta cisterna perinucleare (spazio idrofilico) e dei siti di interruzione in cui le due si uniscono, detti pori nucleari.

Figura 6.2 I pori nucleari rappresentano degli strumenti di comunicazione tra nucleoplasma e citoplasma e il loro numero varia tantissimo. Maggiore la capacit biosintetica della cellula, maggiore sar il numero dei pori.

Diametro complessivo: 80-100 nm

Figura 6.3 54

Il poro nucleare ha una struttura molto complessa (Figura 6.3) perch ovviamente il passaggio delle sostanze deve essere regolato. composto, nella porzione rivolta verso il citoplasma, da un anello citoplasmatico costituito da 8 subunit proteiche da ciascuna delle quali si dipartono delle fibrille che guardano anchesse verso il citoplasma; nella regione che guarda verso il nucleoplasma, abbiamo lanello nucleoplasmatico costituito, come il precedente, da 8 subunit proteiche da ciascuna delle quali si dipartano dei filamenti che convergono verso una struttura anellare pi piccola, posta inferiormente: nel complesso si viene a creare una sorta di canestro. presente, poi, un anello intermedio costituito da 8 proteine transmembrana, a cui sono agganciati gli altri due anelli, e che rappresenta lelemento di ancoraggio alla membrana nucleare. Dallanello intermedio, muovendosi verso il centro del poro, sporge una struttura detta subunit trasportatrice, responsabile del diametro effettivo del poro (9-11 nm). Quindi, attraverso queste strutture, consentito il solo passaggio di piccole molecole (acqua, ioni ecc..). Il passaggio di grosse componenti, invece, avviene nella modalit di trasporto attivo mediante recettori specifici, che nel caso di transito di proteine dal citoplasma al nucleo sono detti recettori di importazione.

Figura 6.4 Questi recettori sono in grado di riconoscere la sequenza di localizzazione della proteina (pallino rosso Figura 6.4); successivamente, si legano alla molecola e, camminando lungo le fibrille, ne consentono il passaggio attraverso lapertura dellanello. Le modificazioni conformazionali del poro richiedono energia e permettono il transito sia della proteina che del recettore, il quale, una volta entrato nel nucleo, si stacca e ritorna nel citoplasma. 55

Figura 6.5 Come gi precedentemente detto, tale processo necessita di energia fornita da un complesso noto come Ran-GDP, che, come lATP, rappresenta una moneta energetica utilizzata dalla cellula. Ovviamente si verifica anche il passaggio di proteine dal nucleo al citoplasma: si tratta di un processo inverso a quello descritto in precedenza, mediato da recettori che prendono il nome di esportine (Figura 6.5). Superata la membrana nucleare, allinterno di questo organello, si trova la cosiddetta matrice nucleare, la quale svolge diverse funzioni: Mantenere forma e dimensioni del nucleo: infatti sono presenti delle strutture, le cosiddette lamine, ovvero filamenti intermedi che interagiscono con la membrana nucleare interna con il compito di mantenere stabile la sua struttura. Regolare la struttura del DNA: allinterno del nucleo sono presenti svariate proteine, distinte in istoniche e non istoniche, fondamentali nel mantenere la struttura del DNA, che, nel nucleo, non si trova sottoforma di doppia elica, bens si trova complessato a proteine.. tali proteine hanno lo scopo di compattare il DNA allinterno di qst organello Enzimatica: allinterno del nucleo sono anche presenti proteine ed enzimi importanti che regolano la duplicazione del DNA (come la DNA-polimerasi), la trascrizione del DNA (RNA-polimerasi) ecc. Regolare la dissoluzione dellinvolucro nucleare durante la divisione cellulare e la sua riorganizzazione, processo in cui sono direttamente coinvolte le lamine. Il nucleolo una porzione non membranosa visibile al microscopio ottico attraverso colorazione ematossilina/eosina 56

Il numero di nucleoli presenti internamente al nucleo varia a seconda dei tipi cellulari (varia da uno fino a 3). Il nucleolo consiste di cromatina, ovvero fibre di DNA complessato a proteine, e si presenta come una struttura densa (infatti si riesce a colorare intensamente). costituito da anse di cromatina di 5 cromosomi ed una componente importante perch in esso ha sede la trascrizione dei geni per lRNA ribosomiale. In particolare, i segmenti di DNA coinvolti nella trascrizione dell rRNA si trovano nelle coppie di cromosomi omologhi 13,14,15,21,22.

Figura 6.6 Con tecniche di microscopia elettronica allinterno del nucleo sono distinguibili tre regioni: Pars amorpha (area pallida) corrisponde alle grandi anse di DNA attivamente trascritto, contenenti geni per lRNA ribosomico. Pars fibrosa (regioni densamente colorate) corrisponde ai trascritti di RNA ribosomico che iniziano a formare i ribosomi. Pars granulosa (regione granulare) corrisponde alle subunit ribosomiche in maturazione, contenenti RNA. Si ricordi che i ribosomi sono formati da proteine e da RNA. La componente proteica viene sintetizzata nel citoplasma, mentre la componente di RNA prodotta nel nucleolo. Il processo di formazione avviene nel seguente modo: le proteine ribosomiali entrano nel nucleo e raggiungono il nucleolo dove si complessano con gli RNA ribosomiali, formando cos le due subunit, che saranno, poi, trasportate allesterno. Si osservi, inoltre, che le due subunit restano separate fino allincontro con lRNA messaggero.

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Proteine ribosomiali

Figura 6.7 Nelle cellule eucariote il materiale genetico, contenuto allinterno del nucleo nel periodo di interfase, si presenta sotto forma di cromatina come materiale finemente granulare, eucromatina, ma anche pi grossolanamente condensata in masserelle, eterocromatina. Leterocromatina al microscopio elettronico corrisponde alle regioni pi scure (nere) localizzate, in generale, alla periferia del nucleo; leucromatina, invece, corrisponde alle porzioni bianche grigiastre, situate al centro del nucleo. Leterocromatina rappresenta la cromatina condensata mentre leucromatina la cromatina non condensata. Risulta necessario, dunque, chiarire cosa si intende per condensata.

Figura 6.8 58

In Figura 6.8 sono mostrati i diversi livelli di condensazione del DNA. Nell primo livello di condensazione si assiste al passaggio della doppia elica di DNA da un diametro di 2 nm a 11 nm. In questo modo si produce una struttura nota come collana a filo di perle: in pratica la molecola di DNA si complessa con delle proteine che si sono unite a formare una struttura discoidale (ottamero istonico: otto proteine uguali a 2 a 2), pi precisamente il DNA si avvolge (per un giro e ) intorno alle proteine. Ci avviene in quanto linterazione DNA-proteina istonica favorita essendo le proteine cariche positivamente e il DNA carico negativamente (a causa dei gruppi fosfato nei legami fosfodiesterici).
Nota: Il complesso ottamero istonico-DNA prende il nome di nucleosoma. Il DNA libero tra nucleosomi adiacenti definito DNA linker.

Il successivo livello di condensazione prevede che sei nucleosomi adiacenti si sovrappongano a formare una fibra di cromatina di 30 nm; tale ripiegamento consentito dal DNA linker. Questo il livello di condensazione che si raggiunge in una cellula che non si divide e corrisponde alla cromatina che viene trascritta, ovvero alleucromatina. Possono comunque esserci livelli di condensazione maggiori. Le fibre sono capaci, infatti, di ripiegarsi ulteriormente formando una struttura ad anse di 300 nm di spessore. Inoltre, quando la cellula va incontro a divisione cellulare, si raggiungono strutture di diametro pari a 700 nm e perfino 1400 nm (cromosoma metafasico). Appare chiaro che pi alto il livello di condensazione, maggiore sar il diametro della struttura formatasi; ovviamente contemporaneamente diminuir la lunghezza della molecola di DNA.

Organizzazione genoma umano


Lorganismo pluricellulare costituito da due tipi cellulari: cellule somatiche e cellule germinali o gameti Le cellule somatiche umane contengono 46 cromosomi organizzati in 23 coppie, 22 delle quali sono formate da 2 cromosomi che contengono gli stessi geni (cromosomi omologhi) e vengono detti autosomi. I cromosomi omologhi contengono medesimi geni che traducono le stesse proteine. La ventitreesima coppia formata dai cromosomi sessuali, X e Y : XX nel genoma femminile e XY in quello maschile. Il numero cromosomico, che nella specie umana 46 (=2N, con N pari al numero di coppie), specie specifico e viene definito numero diploide. Le cellule germinali sono cellule che vengono sintetizzate nei testicoli (per il maschio) e nelle ovaie (per la femmina) e che, invece, presentano un set aploide di cromosomi (numero di cromosomi pari a N), quindi pari alla met di quelli posseduti dalle cellule somatiche. 59

Le cellule somatiche si dividono per mitosi e in base alla loro attivit mitotica si possono classificare in: Popolazione cellulare statica: cellule che, a partire dalla nascita, non mostrano segni di divisione cellulare (come i neuroni). Popolazione cellulare stabile: cellule che si divide lentamente o episodicamente per mantenere lomeostasi di un tessuto o di un organo (cellule endoteliali, fibroblasti nei tessuti connettivi, cellule muscolari lisce ecc). Popolazione cellulare in rinnovamento: cellule che vanno incontro a regolari divisioni mitotiche (cellule degli epiteli di rivestimento del tratto gastrointestinale, gli elementi figurati del sangue, cellule dellepidermide ecc). Le cellule germinali, invece, si dividono per meiosi.

Ciclo cellulare
Le cellule eucariote in divisione vanno incontro a una sequenza regolare e ripetitiva di crescita e divisione, detta ciclo cellulare. Il ciclo cellulare (Figura 6.9) si divide in un interfase, che comprende gli stati G1, S e G2, e in una fase GM, che comprende la mitosi (divisione del nucleo) e la citochinesi (divisione del citoplasma). Attraverso questo processo si originano due cellule identiche a quella di partenza.

Figura 6.9 60

Esiste poi un periodo indefinito G0, che fuori dal ciclo ed caratteristico dei tipi cellulari facenti parte della popolazione statica (neuroni), che, come gi detto, non vanno incontro a divisione cellulare. Lo stadio G1 un periodo di intensa attivit biochimica durante il quale la cellula sintetizza proteine necessarie per la successiva replicazione di DNA e cromosomi; quindi rappresenta una fase di presintesi. Durante la fase S avviene la replicazione del DNA e la sintesi di istoni. Una volta che il processo di duplicazione completamente terminato, si passa allo stadio G2, caratterizzato dagli ultimi preparativi per la divisione cellulare (come la sintesi proteica). Si ricordi che prima della fine dellinterfase i centrioli, organelli cellulari presenti in coppia coinvolti nell'assemblaggio del fuso mitotico, si replicano.

Figura 6.10 Superata linterfase, si passa agli stadi della fase GM (Figura 6.10): Profase: il nucleolo comincia a scomparire e le coppie di centrioli si separarono, favorendo cos la formazione del fuso mitotico (struttura costituita da fibre di microtubuli formati da proteine specializzate dette tubuline). I cromosomi replicati diventano in questo momento visibili. In una fase avanzata di questo stadio i centrioli raggiungono i poli opposti del nucleo e il fuso mitotico oramai ben formato. Contemporaneamente la membrana nucleare inizia a dissolversi. 61

Metafase: inizia quando la membrana nucleare si dissolta completamente. In questo stadio i cromosomi replicati, tenuti uniti dal centromero, si allineano sulle fibre del fuso su un piano detto piastra metafasica.

Anafase: la coppia di cromatidi fratelli va incontro a disgiunzione, dando origine a 2 cromosomi figli che incominciano a migrare ai poli opposti della cellula, a causa delleffetto della contrazione dei microtubuli. In una fase tardiva di questo stadio ha inizio la citochinesi (divisione cellulare).

Telofase: In questo stadio i cromosomi si allungano e diventano meno visibili. Attorno a ciascun gruppo di cromosomi inizia a ricostruirsi la membrana nucleare, i microtubuli del fuso scompaiono e si riforma il nucleolo: la cellula possiede a questo punto 2 nuclei. Contemporaneamente procede la citochinesi.

Citochinesi: ha inizio durante la fase tardiva dellanafase ed completata alla fine della telofase. Con la citochinesi si realizza la separazione dei 2 nuovi nuclei in cellule figlie distinte; nelle cellule animali ci reso possibile grazie alla formazione di una costrizione al centro della cellula madre.

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