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Presentazione
Quando mi è stato proposto dal collega Francesco Occhibianco “Grottagliesi - XX secolo” non ho avuto esitazioni, in quanto un’opera, seppur istantanea, di raccolta dati su personaggi che negli ultimi cento anni hanno lasciato un segno più o meno tangibile, non poteva andare persa. Scorrendo le pagine di questo piccolo instant book molti avranno da ridire, altri andranno in brodo di giuggiole e i detrattori diranno:“l’abbiamo già visto”. Gli assenti viventi diventeranno di colore verde, i presenti viventi e non forse avranno, dal momento della pubblicazione, un valore aggiunto. Tutto questo aprirà un dibattito sulla validità di “Grottagliesi - XX secolo”. Ben venga! Noi volevamo proprio questo, e cioè aprire un confronto su chi c’è e chi non c’è. Quindi questa può essere considerata una pubblicazione “aperta”, ovvero suscettibile di ristampa con ulteriori aggiornamenti. Se abbiamo dimenticato qualcuno, non ce ne vogliate, siamo a disposizione per realizzare “Grottagliesi - XX secolo” seconda edizione, purché ne valga la pena. lilli d’amicis

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È nato a Grottaglie il 21 novembre del 1935. Da piccolo cantava dall’organo a canne della Chiesa Madre e dopo il servizio militare ha iniziato gli studi musicali al Conservatorio di Musica di Bari, dove si è diplomato in canto (ramo cantanti, didattico) in “Musica Corale e direzione di coro” e in “Composizione” avendo come maestri Rosa Pazienza, Armando Renzi, Roberto Gervasio, Aladino di Martino e Nino Rota. Ha frequentato corsi di aggiornamento con i celebri maestri Franco Donatoni, Katy Berberian, Domenico Guaccero, Rachele Maragliano, Mino Bordignon. Dal 1972 al 1999 è stato titolare della cattedra di Musica e Canto corale nell’Istituto Magistrale “Vittorino da Feltre” di Taranto. Dal 1974 dirige il coro dell’Istituto Magistrale “Vittorino da Feltre” con il quale si è esibito a Brest in Francia e nel 1986 su invito del Ministro della Pubblica Istruzione dirige a Roma. Nel 1978 dirige il coro al Festival della V alle D’Itria per l’opera “Nina pazza per amore” di Giovanni Paisiello e nel 1985 la “Petite Messe solennelle” di Gioacchino Rossini nel Santuario di San Francesco De Geronimo. Nel 1987 su invito dell’Unicef tiene un concerto presso l’Auditorium “Nino Rota” del Conservatorio di Bari in occasione di un Convegno Internazionale. Nel 1972 da Emanuele Esposito riceve in consegna il materiale dei canti popolari grottagliesi e li riordina apportando la trascrizione musicale. Nasce il Canzoniere Popolare Grottagliese che si esibisce al XV Convegno della Magna Grecia (1975), al Festival della V D’Itria (1977-1978), al “Settembre culturale” di Sesto Fiorentino (1977). Tra il alle 1990 e il 1992 il Canzoniere pubblica “Penzu, Ricordu, Cantu”. Nel 1996 il Canzoniere di Abatematteo partecipa alla trasmissione di Canale 5 “Paese che vai” condotto da Luana Colussi. Nel 1998 partecipa alla Prima edizione di “Musica Mundi”. Nel gennaio del 2000 viene presentata al pubblico l’antologia “Penzu, Ricordu, Cantu” alla presenza di Roberto De Simone. Il 17 settembre del 2000Abatemmateo ha partecipato al programma televisivo “Trenta ore per la vita” esibendosi a Bari in piazza Ferraresi.

Abatematteo Salvatore

È nato l’8 ottobre del 1924. È giornalista pubblicista dal 1 gennaio del 1948. Inizia a scrivere per “La Stella d’Italia” il 24 ottobre del 1946. (“La diana della guerra ed il conseguente suo rullo di compressione, attraversando le nostre belle contrade, ha ridotto l’Italia un cumulo di fumanti rovine”). È stato redattore responsabile de “La Frusta”, settimanale di critica politico-economica e sociale il cui primo numero fu edito il 30 aprile del 1949. Alapide firma un redazionale dalla prosa carnosa e muscolosa ma anche pepata: “Il piatto firmato dal conte senza palle”(“Patto quindi o piatto atlantico?”) Alapide è stato inoltre direttore responsabile di “Oggi Città”, quindicinale di attualità, cultura e sport grottagliese uscito dal 1991 al 1993 e di “Appunti cittadini” (dal 28 ottobre 1995 una serie di numeri unici). Un grande peones, Alapide è stato per lustri dirigente scolastico della scuola elementare “Edmondo De Amicis”.

Alapide Francesco Paolo

È nato a Grottaglie il 10 marzo del 1949, coniugato con tre figli. È stato militante e dirigente giovanile di Azione Cattolica. Ha conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo “Lilla” di Francavilla Fontana e la laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce discutendo una tesi su “Filosofia e scienza nella Scuola di Francoforte” con il massimo dei voti e la lode. È docente di Filosofia e Storia al Liceo Scientifico-Classico “Giuseppe Moscati” di Grottaglie ed è docente formatore nei corsi abilitanti di storia, filosofia e scienze dell’educazione. Iscritto al Psi dal 1976 al 1992, quando ha fondato “Progetto Città”, movimento politico-culturale locale che lo ha eletto nel consiglio comunale di Grottaglie nel 1993 con altri tre consiglieri e nel 1997 con altri due consiglieri. Nel manifesto programmatico di questo partito Annicchiarico punta ad uno svecchiamento del vecchio sistema partitico e punta ad “un progetto nuovo” con “energie nuove”, tramite “un’aggregazione dal basso come solo antidoto al verticismo di carriera e di famiglia”. È stato consigliere comunale di Grottaglie dal 1982 al 1993 con incarico assessorile nel periodi 1982-1985 (pubblica istruzione e cultura) e nel 1990-1991 (urbanistica e cultura), assessore alla pubblica istruzione e cultura dal 1993 al 1994 e all’urbanistica e bilancio dal 1995; nuovamente consigliere comunale dal giugno del 1997 al gennaio del 2000, per essere poi assessore all’urbanistica e vicesindaco della Giunta Vinci. Nel 1992 è stato candidato al Parlamento per il Psi e alle provinciali per il Psi nel 1990, nonché come indipendente e rappresentante di Progetto Città nelle liste del Pds nel 1995 e alle provinciali per lo Sdi del 1999.È giornalista pubblicista dal 1982 dopo aver collaborato al “Quotidiano” di Taranto dal 1972 al 1982. In campo giornalistico è stato impegnato come collaboratore, redattore e fondatore di varie testate: “Il Fullonese” (numero unico del 1968), “Proposta alternativa”(Fatti e opinioni-lettura di una comunità cristiana) dal gennaio del 1975 al luglio del 1976. Dal 1986 al 1992 (103 numeri unici) Annicchiarico ha pubblicato “Argomenti socialisti” deplorando “l’incuria, l’indifferenza e il cinismo e una politica di taverna”. Il nostro attualmente è direttore della testata giornalistica radiofonica Delta Uno Stereo.

Annicchiarico Cosimo

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Figlio di Domenico Vincenzo e di Maria Concetta Urselli è nato a Grottaglie l’8 aprile del 1912, in via Coccioli 3. Da giovanissimo si dedica alla pittura e nel 1935 si iscrive al Liceo artistico di Roma dove si diploma nel 1939 sotto la guida del prof. Agesilao Flora. Si sposa il 16 giugno del 1940 con Rina Neri. È allievo del pittore Fausto Vagnetti. Dal 1947 al 1956 svolge l’attività di scenografo a Buenos Aires nel famoso Teatro Astral della celebre attrice Emma Gramatica, per la quale disegna le scene de “La casa sin alma”. Nello stesso arco di tempo vive con successo un’esperienza con Aldo Fabrizi presso la "Casa del Teatro" e la “Scalera Fims”. Si trasferisce a Roma con la famiglia, legandosi ai pittori romani ed esprimendosi nella pittura in senso accademico e disegnativo in una serie di ritratti e paesaggi romani. I quadri dipinti in quel periodo furono acquistati da uomini politici e dalla nobiltà romana e dipinge il suo unico acquarello "Donne romanesche con l'acqua del Tevere” (1957). Ritorna a Grottaglie accanto alle nature morte, facendo entrare nei suoi temi i contadini martinesi e nelle tele paesaggio grottagliese. Tutti i suoi quadri hanno conferito fama e fortuna al pittore. Il 10 maggio del 1989 ha vinto il 1° Premio Internazionale “Giorgio Vasari-I grandi dell’arte. Da Cimabue al ‘900” e l’Istituto d’Arte Contemporanea di Milano scrive di lui: “I paesaggi di Arces hanno distanze misurabili ad occhio nudo, come visioni di finestre reali. I ritratti nascondono il carattere nello sguardo degli occhi...Le nature morte si pongono alle soglie dell’impressionismo vero e proprio. I soggetti trattati con toni naturali...hanno colori brillanti, ricchi di sfumature luministiche. La luce vibra ed è resa corporea tra pennellate e pennellate, vista da due occhi che si riducono durante la composizione a fessure. Nelle sue nature morte compare la cultura di base, quella popolare ed arguta del provinciale che non rinnega il passato ponendo delle cretaglie di alcun valore a memoria dell’artigianato locale”. Scrive di lui il suo allievo prediletto Eupremio Occhibianco: “Nell’albero di ulivo antropizzato Annibale Arces vide la natura femminile della donna; soleva dire che farsi l’autoritratto porta sfortuna, perché è come firmarsi la propria stessa morte; leggeva il destino nelle mani e commentava che nei solchi sparsi incomincia e finisce la nostra vita. Arces ha strizzato sulla tavolozza migliaia di tubetti di colore ad olio dai quali hanno preso forma i suoi fagiani, il fazzoletto rosso dei contadini, le ceste di vimini e le ceramiche”. Muore il 29 marzo del 1994.

Arces Annibale

Arces Antonio

È nato a Grottaglie il 13 agosto 1941. Si è laureato a Lecce in Lettere Moderne discutendo la tesi “Il Problema della sovranità” nell’ambito della Storia delle Dottrine Politiche. Dal 16 gennaio del 1979 fino al 31 agosto del 1986 ha svolto l’incarico di preside dell’Istituto Statale d’Arte. Ha poi diretto in qualità di preside titolare l’Istituto statale di L’Aquila negli anni 1990-1992, poi è stato preside a Galatina nel 1993 ed infine dopo la parentesi di nuovo a Grottaglie nel 1998 attualmente è dirigente presso il Provveditorato agli Studi di Taranto, presso l’Ufficio Studi e Programmazione. Ha vissuto un’esperienza pluriennale nella Congregazione Mariana dei padri Gesuiti.

“A Grottaglie e nella provincia Aurelio Arces è ben conosciuto per il commercio, per il cinema e soprattutto per i servizi delle sue autolinee. Dal niente egli, con la sua capacità e con il suo instancabile lavoro, si è fatto un nome e ha creato un’attività che ha dato movimento alla vita del paese”. (Padre Campagna, in “Tornate a Cristo”, Anno XVIII, novembre-dicembre 1963). Aurelio è nato a Grottaglie il 21 maggio del 1899 ed è stato un grande imprenditore. Molti ricordano la sua maniacale compulsione a lucidare in continuazione la carrozzeria dei suoi pulmann, in assoluto i primi che circolarono a Grottaglie. Durante la sua vita tenne particolarmente alla gestione del cinema “Vittoria” e dell’arena “ Aida” . Ha creato un impero di terre e di possedimenti. Una predilezione particolare Aurelio ha avuto per il figliastro Claudietto Maglie, figlio della signora Aida Margiotta, sua moglie. Quando Claudio morì a soli 19 anni Aurelio intitolò un grande albergo in costruzione “Motel Claudio” e alla Congregazione Mariana di Grottaglie donò venti inginocchiatoi di ferro e noce, un tavolo di ferro e fòrmica e dieci sedie di ferro. Arces è morto il 18 gennaio del 1982. Ancora ricordo la sua figura quando mio padre mi accompagnava a “Villa Claudio” (oggi trasformata in un ristorante) per incontrare il maestro Annibale, fratello di Aurelio.

Arces Aurelio

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È nato a Napoli il 9 gennaio del 1886, dopo aver frequentato il Collegio militare della "Nunziatella" si trasferì a Livorno per frequentare l'Accademia Navale. Nel 1906 conseguì il grado di Guardiamarina. Tra il 1911 e il 1912 fu promosso a Tenente di Vascello e passò al servizio aeronautico della Regia Marina dove conseguì il brevetto di pilota di aeronave. È stato uno dei primi comandanti dell'aeroscalo di Grottaglie e il 25 aprile del 1918 gli fu conferita una Medaglia di Bronzo al Valor militare con la seguente motivazione: "...Tenne con molta perizia militare e tecnica il comando di una stazione aeronautica, partecipando personalmente ed attivamente alle azioni di offesa e di difesa aerea". Tra il 6 e il 7 agosto il dirigibile al comando di Arlotta sganciava 960 Kg di bombe sull'arsenale di Cattaro. Il successo dell'impresa fu totale. Ma nella notte tra il 16 e il 17 agosto il dirigibile A.I. venne abbattutto nel cielo di Cattaro dalla contraerea nemica. L'11 settembre del 1918 il corpo senza vita del Comandante Tenente di Vascello Marcello Arlotta era stato ritrovato presso Capo Rodoni, impigliato tra i cordami del dirigibile. In seguito al T. di V. Marcello Arlotta, eroico e coraggioso pilota di aeronavi della Regia Marina, fu intitolato l'aeroporto di Grottaglie.

Arlotta Marcello

È nato a Grottaglie il 15 agosto del 1926. Nel 1994 entrò nel movimento democraticocristiano. È stato eletto sindaco nel 1960 ed è restato in carica per otto anni promuovendo lo sviluppo economico e sociale di Grottaglie. Tra i suoi interventi ricordiamo l’adozione del primo strumento urbanistico che diventerà poi piano regolatore, il recupero dei quartieri periferici della città mediante vasti interventi di sistemazione viarie e di costruzione della rete fognante; la costruzione dell’illuminazione pubblica; l’impegno diretto per la costruzione della nuova chiesa Madonna delle Grazie. La costruzione e l’entrata in funzione dell’Ospedale San Marco; la realizzazione della prima tratta della superstrada “Grottaglie-Taranto”. Un grande merito ha anche suo figlio Antonio attuale vicedirettore della testata giornalistica del Tg2.

Bagnardi Giuseppe

"Fra i capasoni spunta un baffuto" (Rocco Viola in "Quotidiano" 30 agosto 1991). È nato a Grottaglie il 18 febbraio 1946. Sposato con tre figli. È stato proclamato campione del mondo di baffi nella Rassegna Nazionale Baffi e Barbe in Germania, ad Hofen il 17 settembre 1990. Dal 1991 organizza a Grottaglie il Campionato di Barbe e Baffi. La prima edizione si è svolta nel Quartiere delle Ceramiche ed è stata presentata da Alessandro Greco (Giuseppe Mele in "Corriere del Giorno", 6 settembre 1991). Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive tra le quali "Tappeto Volante", "Uno Mattina","Paese che vai" ed "Ok il prezzo è giusto". Il taglio del suo baffo è quello alla "Umberto I". È iscritto al "Club Internazionale di Viareggio" e dal ’91 è coordinatore regionale della manifestazione. Ha ottenuto lusinghieri successi insieme all’amico grottagliese Paolo Scialpi (pluridecorato per la sua barba alla Garibaldi) e con il tarantino Antonio Bruno ha furoreggiato in lungo e in largo in Italia, in tante manifestazioni che si sono svolte a Pordenone, Fontanafredda, Maranello, Ghedi. In "La Gazzetta" Patrizia Tamarozzi (30 settembre 1986) scrive: "Sono davvero i baffi i pennacchi d’amor? Questa l’esperienza di Rocco Bentivoglio primo classificato". Ciro Petrarulo in "La Gazzetta del Mezzogiorno" (25 agosto 1987) così scrive "Operaio Italsider il grottagliese Rocco Bentivoglio si è laureato il più bel baffo d’Italia, lisciandosi i baffoni neri quasi con non curanza regale". Su "Il Corriere del Giorno" del 26 agosto 1987 viene fatto un ritratto di Bentivoglio:“C’è da dire che guardando la statura del Bentivoglio e i tratti somatici del suo viso, la somiglianza con l’ex sovrano Umberto I è davvero impressionante". Di lui ha parlato la stampa tedesca "Kleine Zeitung" e anche il "Corriere della Sera" (11 luglio 1998) con un intervento di Federica Cavadini che scrive "Rocco Bentivoglio la mattina prima di andare in fabbrica dedica almeno un quarto d’ora ai suoi baffi".

Bentivoglio Rocco

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Ha scritto don Cosimo De Siati in "Grottaglie…(1993): "Per quanti vogliono studiare le vicende, la storia, gli uomini e le pietre di Grottaglie, Ciro Cafforio è certamente il pozzo di san Patrizio, la biblioteca più completa". Ciro Cafforio è nato a Grottaglie il 20 maggio 1887 da Francesco e Anna Zito. Dopo aver compiuto i primi studi a Grottaglie, si trasferisce prima a Taranto, poi a Lecce, nel 1914, dove consegue l'abilitazione magistrale. Intraprende l'attività di insegnante elementare e per vari decenni sarà titolare della scuola elementare "Amati" di Taranto. Fino al 1930 continua a risiedere a Grottaglie, quindi si traferisce a Taranto con tutta la famiglia per dar modo ai figli di frequentare le scuole superiori. Stringe amicizia con lo storico tarantino Egidio Baffi. Assiduo frequentatore della biblioteca, degli archivi, del museo, stringe un rapporto di amicizia, che diviene anche di collaborazione, con l'allora soprintendente archeologo Ciro Drago. Se alla storia locale mostra grande propensione e interesse, la sua grande passione è, infatti, l'archeologia; passione alimentata dalle testimonianze con le quali ha avuto consuetudine nel territorio della sua Grottaglie, mista, però, alla consapevolezza dell'impossibiltà di preservare quel patrimonio. A Grottaglie Cafforio ritorna con la sua famiglia nel 1958. Nel 1961, anno del suo pensionamento, il 15 giugno, nel corso delle Celebrazioni per il Centenario dell'Unità d'Italia, viene insignito di medaglia d'oro. Si spegne a Grottaglie il 12 luglio 1963. I suoi preziosi studi sono contenuti nei volumi: “Cenni storici della ceramica di Grottaglie” (1938), "Santa Maria Mutata nell'ex feudo di San Vittore" (1954), "L'ostensorio della Collegiata di Grottaglie" (1957), "Preistoria di Rudia Tarantina" (1957), “Riggio casale disabitato nel territorio di Grottaglie” (1961), "Il Fullonese sobborgo medievale di Grottaglie" (1961). Saggi storici sono contenuti in vari articoli pubblicati tra il 1932 e il 1946, prevalentemente sulla Voce del Popolo. Egli è uno strenuo sostenitore della teoria, per anni comunemente accreditata, che sia proprio la Rudia grottagliese la patria di Quinto Ennio.

Cafforio Ciro

Figlio di Vincenzo Calò, Cosimo nacque a Grottaglie il 5 giugno 1899. Conseguito il diploma di ragioniere ereditò dal padre la conduzione della grande fabbrica ceramica fondata nel 1910. Diresse la scuola di Disegno Applicato alla ceramica di Nove (Bassano Veneto). Nel febbraio 1949 riceve l’incarico della direzione della scuola ceramica di Grottaglie. Ha scritto in particolare due opere che riguardano la storia della ceramica: “I figuli di Grottaglie”, (1937), e “La scuola d'arte G. De Fabbris di Nove”, (1942). Ha ricoperto per 48 ore, nel settembre del 1936, la carica di Commissario Prefettizio, mentre nel 1956 è stato suffragato nelle liste della Democrazia Cristiana, entrando a far parte della Giunta Municipale. Morì la notte tra il 13 e il 14 gennaio 1958. Così ne parla il “Tornate a Cristo” (n. XVIII, gennaio-febbraio): "La Congregazione Mariana dei professionisti ha perduto uno dei suoi membri migliori. Sul petto dell’estinto spiccava la medaglia della Congregazione, che è stata la sua più nobile decorazione da vivente. I Congregati con la propria bandiera lo hanno accompagnato nel funebre corteo. La Banca Popolare di cui era membro del Consiglio ha voluto onorare la sua memoria elargendo la somma di lire 10.000 alla "Sezione Carità" della Congregazione Mariana". Il Ragioniere Cosimo Calò è stato presidente del Comitato permanente Opera Degeronimiana.

Calò Cosimo

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La stampa dell’epoca definì "inattesa ed irreparabile" la perdita dell’illustre benefattore Vincenzo Calò, nato a Grottaglie il 17 novembre 1861. Calò si laureò all'Università di Napoli a soli 22 anni. Si specializzò a Roma in Igiene e per molti anni fu medico condotto e poi Ufficiale sanitario. Fra i numerosi incarichi ricoprì la carica di Consigliere Provinciale a Lecce e poi, quando anche Taranto fu elevata a provincia, quella di componente dell'Amministrazione straordinaria della nuova provincia dello Ionio. Con l'avvento del Fascismo divenne componente della Federazione Provinciale Fascista e fu responsabile, inoltre, dell'Ente autonomo Acquedotto pugliese. Nei primi anni del ‘900 Calò si è impegnato affinché i Gesuiti, ritornati a Grottaglie nel 1897, potessero prendere possesso della loro antica casa, quella appartenuta a San Francesco De Geronimo. Dal 1910 fu Presidente della Scuola d'Arte di Grottaglie; fondò nell'area della sua villa una fabbrica ceramica, "ergastèrion"(laboratorio) che per un trentennio è stato un punto di riferimento per la storia figulina di Grottaglie e potè avvalersi di alcuni tra i massimi artisti e maiolicari del tempo. La fabbrica ottenne unanimi consensi anche a livello internazionale e venne premiata in vari concorsi, ma chiuderà con lo scoppio della 2^ Guerra Mondiale. Ebbe "ad honorem" la tessera del Partito nazionale Fascista. Insignito da sua Maestà Vittorio Emanuele III dell'Onorificenza "Collare della Santissima Annunziata"; presidente del Consiglio di Amministrazione della scuola ceramica, membro dell’Acquedotto Pugliese, Calò morì il 28 agosto 1933. In "Grottaglie…" don Cosimo De Siati annota: "Nella medicina era considerato un taumaturgo, a lui ricorrevano malati anche dai paesi vicini". Ancora oggi il suo mezzobusto di bronzo collocato su un cippo di pietra sotto l’ombra dei pini è un’erma che ci guarda in continuazione nella villetta di via Matteotti. I suoi occhi "abituati a scoprire nel labirinto dell’organismo umano i germi patogeni più dissimulatori", per dirla con don Giuseppe Petraroli, sprizzano un paterno e pietoso ammiccamento. Il monumento di Calò fu inaugurato il 7 luglio del 1957 alla presenza di S.E. il Prefetto di Taranto e di tutte le autorità religiose , civili e militari. L’opera è dello scultore Sergio Sportelli. L’epigrafe "Vincenzo Calò, la mente alla scienza il cuore al popolo che qui lo volle vicino come in vita" è stata composta dall’onorevole Gaspare Pignatelli. Il 5 febbraio 1934, per Decreto Legislativo, gli è stata intitolata la Scuola d’Arte di via Ennio.

Calò Vincenzo

Sue frasi memorabili sono “Ricordatevi che si muore. Tutti dovete morire”, e “Il tempo vola, soprattutto per me”. Chi lo conosce sa che Padre Campagna è concreto, spiritoso, acuto, schietto sempre con quel ghigno tra lo scanzonato e il mordace, ma anche con un sorriso che è un invito aperto ad affrontare la vita cristiana con semplicità, senza bigotteria e carità pelose. Egli è la memoria storica di Grottaglie e sa la vita, la morte e i miracoli di più di 50 anni della città, proprio lui che è un grottagliese d’adozione. È nato a Roggiano Gravina (in provincia di Cosenza) il 7 febbraio 1916 da Luigi e Maria Carmela Caravetta. Primo di otto figli Vincenzo viene reclutato dal gesuita padre Angelo Ziccardi su segnalazione di don Peppino Miele e a soli 13 anni, nel 1929 entra nella Scuola Apostolica dei gesuiti di Vico Equense (Napoli). Il 4 ottobre del 1931 viene accolto nella Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis (Napoli) e si forma sotto la guida spirituale e pedagogica di padre Giuseppe Peluso. Dopo gli studi classici Vincenzo dal 1937 al 1939 studia Filosofia a Gallarate (Varese). Dal 1939 al 1941 studia magistero al Collegio “Argento” di Lecce e poi teologia a Posillipo negli anni della guerra, sotto i bombardamenti. È stato ordinato sacerdote il 9 luglio 1945. È giunto a Grottaglie nel 1951 accolto dal superiore padre Umberto Napoleone. Ha diretto la Congregazione Mariana maschile e femminile di Grottaglie con le sue specifiche attività: culturale, caritativa, missionaria, liturgica. Ha fondato la "Biblioteteca Popolare di San Francesco" raccogliendo volumi un po’ dappertutto ed ha educato intere generazioni. È stato anche il direttore del bollettino "Tornate a Cristo". Il 9 settembre 1995 ha festeggiato i cinquant'anni di sacerdozio. Ha scritto Eligio Miccoli in "Tornate a Cristo" (Anno XLVI, N.3, settembre-dicembre 1995) “Padre Campagna è stato protagonista nel Santuario del quale è un cultore e devoto". In “Tornate a Cristo” (Anno XXVIII, N.5, novembre-dicembre, 1973). “Col tempo anche a Grottaglie, quasi tutti si sono motorizzati. Io invece, no. No perché non ne avessi il desiderio: mi sono infatti patentato, ma per dare esempio di povertà religiosa. Ora che anche le vie di Grottaglie brulicano di macchine e di motorette, quante volte ho sentito: “Padre, quando vi motorizzate?”

Campagna Vincenzo

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Originario di Nardò, si diplomò brillantemente in composizione armonica e strumentazione per banda. Con il suo complesso bandistico effettuò una lunga tournée in Turchia e in Grecia. Nel 1920 a Grottaglie dirige la banda locale in occasione della celebrazione della Festa del Santo Patrono, nonostante le iniziali perplessità. Tra i cantanti più apprezzati che si esibivano con il maestro Cardone, la figlia Vally, soprano. La fama del maestro si diffuse nelle regioni dell'Italia meridionale. Amilcare Vernich, in un articolo giornalistico, scrisse che Cardone, con la sua orchestra, suscitava "l'interesse in tutte le piazza del Meridione". Si ritirò all'età di 85 anni, anche se non abbandonò mai completamente la musica fino alla sua morte, avvenuta il 4 settembre 1974, all'età di 93 anni. Alcune delle sue marce funebri vengono, ancora oggi, eseguite nella liturgia del Venerdì Santo come il celebre "Cristo è morto".

Cardone Giuseppe

Nato il 3 giugno 1862 da una famiglia agiata (figlio di Francesco ed Elisabetta Maranò) si laureò a Napoli nel 1886. Nel 1892 conseguì il diploma della scuola di perfezionamento nell'igiene pubblica di Roma e nel 1914 ottenne il Diploma di Ispettore medico scolastico. A Grottaglie svolse l'attività di medico condotto e fu vice presidente dell'Ordine dei medici della Provincia di Lecce. Tra l'altro, svolse l'incarico di Membro della Commissione Conservatrice dei Monumenti e fu ricevuto in udienza privata da Vittorio Emanuele III. Nel 1893 pubblicò una interessante monografia sul fenomeno del “Tarantolismo pugliese”, nel 1894 fu insignito del titolo di Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. Nel 1899 pubblicò pure un saggio storico dal titolo "Il brigantaggio in Terra d'Otranto, Ciro Annicchiarico". Fu presidente della "Dante Alighieri" e fondò il Circolo "Quinto Ennio" con sede in Piazza Regina Margherita. Carrieri collaborò, inoltre, per “La Voce del Popolo” e il “Mattino” di Napoli. Morì a Grottaglie il 2 gennaio 1926. L'anno successivo, nel corso di una memorabile cerimonia, fu scoperta una lapide collocata, in suo onore, sulla facciata del palazzo Carrieri nell'attuale Via XXV Luglio. L’opera è di Raffaele Giurgola e l’epigrafe è stata dettata da Michele Lentini. In quella occasione il discorso commemorativo fu tenuto da Don Giuseppe Petraroli. Nel 1957 su iniziativa dell’onorevole Gaspare Pignatelli (Delibera Consigliare n.124, 30 novembre 1957) gli è stata dedicata una via.

Carrieri Ignazio

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È nato a Grottaglie l'8 aprile del 1936. Nei primi anni della giovinezza, dal 1946 al 1954, studia a Lecce nel Collegio "Argento" dei Padri Gesuiti. Si laurea a Bari, in Giurisprudenza, con una tesi sul Diritto penale con il Chiarissimo Professor Renato Dell'Andro. Titolo della tesi: "Il reato di diffamazione a mezzo stampa". Nel 1955 entra tra le fila giovanili della Democrazia Cristiana. Nel 1964 viene eletto consigliere comunale prima, ed assessore all'urbanistica poi, fino al 1968. Dal 1964 al 1977 è sub-commissario prefettizio presso l'Opera Pia "Ospedale San Marco" di Grottaglie. Nel 1969 entra a far parte del Comitato Provinciale della DC; nel 1972 diventa Segretario Provinciale Amministrativo del Partito; nel 1980 è eletto Consigliere Provinciale. Nel frattempo è Presidente della Cantina Sociale Pruvas. Dal settembre del 1982 viene nominato sindaco , carica che manterrà fino al 1985, quando è eletto Consigliere Regionale fino al 1990. Alla Regione assume l'incarico di Presidente della 2^ Commissione "Affari Generali, Patrimonio, Personale". Grazie al suo interessamento ottiene a favore della città di Grottaglie tutta una serie di provvedimenti: lo stanziamento di 14 miliardi per interventi di edilizia sanitaria, la delibera istitutiva del pronto soccorso autonomo presso l'Ospedale San Marco, il provvedimento di acquisizione al patrimonio del Comune di Grottaglie dell'ex-sanatorio, ora sede di una comunità di recupero dei tossicodipendenti, la realizzazione della scheda FIO per la depurazione delle acque fognanti nei comuni di Grottaglie e Monteiasi. Dal novembre del 1991 al giugno del 1993 torna a ricoprire la carica di primo cittadino, risultando l'ultimo Sindaco della città espresso dal Partito della Democrazia Cristiana. Durante il suo mandato viene realizzato il nuovo Palasport presso il Campus Campitelli e vengono avviate delle trattative con la Curia Arcivescovile per l'acquisizione in uso venticinquennale del Castello Episcopio. Attualmente è impegnato in qualità di Dirigente Provinciale e Coordinatore di Collegio 17 per Forza Italia. Oltre alla passione politica l'Avvocato Tonino Cavallo ha seguito le vicende sportive della città, prima come Presidente della squadra di calcio Ars et Labor, conseguendo la promozione nella Serie D, poi come Presidente della squadra di basket. È anche dirigente onorario della F.I.G.C. in qualità di Presidente della Commissione vertenze economiche Lega Nazionale Dilettanti.

Cavallo Antonio

È nato a San Marzano di San Giuseppe il 28 ottobre 1905 da Antonio e Antonia Cavallo. Diplomatosi alla scuola enologica di Avellino si arruola come allievo carabiniere. Alla fine degli anni venti intraprende, a Grottaglie, la sua attività di perito agrario. Nel 1945, si rende promotore della realizzazione della prima Cantina sociale, che utilizza i locali della cantina Lazzaro presi in fitto. Più tardi, nel 1957, fonda la Pruvas. Nel 1946 fu tra i soci fondatori della Banca Popolare Jonica di Grottaglie, sorta con lo scopo di sviluppare l’economia cittadina. Sotto la sua presidenza, dal 1958 al 1981 la B.P.J. conobbe una prima fase di espansione, con l'apertura di sedi decentrate in numerosi Comuni dell'interland. Aderendo, assieme al Sen. Gaspare Pignatelli, all'iniziativa del barone Picella di Castellana Grotte, fu tra i promotori della Distilleria Vinacce di Puglia, che associava 19 cantine sociali delle province di Bari, Brindisi, Lecce, all'inizio degli anni settanta. Muore il 12 aprile 1981.

Cavallo Attilio

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Generale e medaglia d'oro al valor militare. È nato a Grottaglie il 15 aprile 1849 dal muratore Emanuele e da Chiara Maria D'Amuri, casalinga. Completati gli studi nella Scuola d'Arte, a 19 anni, intraprese la carriera militare come ufficiale dell'Esercito. Il 24 maggio 1915 al fronte, prima con il 35^ Reggimento Artiglieria da campo, poi col 47^ ottiene una promozione per merito di guerra , due medaglie al valor militare e vari encomi. Nel 1939 venne destinato in Africa settentrionale con il 204^ Reggimento Artiglieria motorizzato. Prese parte a varie azioni di guerra in Cirenaica, a seguito delle quali, nel luglio del 1940, fu decorato sul campo per un'azione da guerra. La valorosa azione gli valse prima la promozione a Colonnello, poi la medaglia d'argento (1950), successivamente commutata nella medaglia d'oro al valor militare (“Gazzetta Ufficiale”, Dicembre 1955), si svolse nei tre giorni terribili ( 9-10-11 dicembre 1940 ) di Sidi el Barrani. Questa la motivazione del conferimento della medaglia d’oro al valor militare: "Comandante di artiglieria di difficile ampio settore, con rara perizia e sereno ardimento, per tre giornate di sanguinosa lotta dirigeva, instancabilmente, il fuoco delle agguerrite sue batterie in violenta reazione contro preponderanti forze e le conduceva personalmente alla lotta ravvicinata, per meglio sostenere la resistenza ad oltranza delle Fanterie. Impegnato direttamente da schiaccianti forze corazzate sostenute da potenti artiglierie e imponenti formazioni aeree, benché ferito, rimaneva al suo posto di comando, persistendo con maggior vigore nella impari lotta, che con le batterie ormai decimate ed in parte smontate, prive di viveri e di acqua, protraeva imperterrito fino al completo esaurimento delle munizioni. Ormai sopraffatto, in un disperato ultimo tentativo, alla testa dei superstiti, si lanciava contro l'irruente avversario a colpi di bombe a mano". Ferito, fu fatto prigioniero e liberato alla fine delle ostilità belliche. Tornato in Patria fu promosso Colonnello e designato Comandante di Presidio e Direttore della Direzione di Artiglieria di Taranto. Lasciò il servizio con i gradi di Generale e nel 1950, venne nominato Presidente dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Taranto. Ha fatto parte del Consiglio Nazionale e del gruppo democristiano del Consiglio comunale di Taranto. Ha ricoperto la carica di presidente Provinciale e anche Nazionale dell' “Associazione Combattenti e Reduci”. Nel 1952 ha donato al Santuario di Grottaglie una lampada in fine cesello veneziano. Il "Tornate a Cristo" (Anno IX,n.7-8, luglio-agosto 1954) scrive: "Grottaglie ha tributato gli onori dovuti al suo concittadino, che per il grande attaccamento al dovere ha portato alto il nome della sua città natale". Il sindaco avvocato Franco Di Palma, insieme al Sottosegretario di Stato all’Industria e al Commercio Gaspare Pignatelli e al Prefetto di Taranto dott. Aurelio Gaipa, festeggia l’avvenimento. "La medaglia d’oro Cerbino" dice il "Tornate a Cristo", "nella medesima serata, accompagnato dalla sua gentile consorte, ha voluto prostrarsi ai piedi dell’urna benedetta che custodisce le ossa di San Francesco De Geronimo". Il bollettino "Tornate a Cristo" (Anno XIII, n.6, novembre-dicembre) gli dedica la copertina nella quale Cerbino è ritratto mentre tiene un discorso ufficiale presso il Monumento ai Caduti, in piazza IV novembre. È il momento dell’inaugurazione del Monumento scolpito dal prof. Sergio Sportelli su progetto dell’architetto Marcello Piacentini. Sindaco era Angelo Peluso. È presente il Ministro della Marina Mercantile on. Spataro insieme alle alte autorità militari, civili e religiose della provincia. Nei primi anni sessanta Cerbino si trasferì a Roma. Per i suoi meriti in varie attività sociali è stato insignito dell'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, con decreto del Cardinale Tisserant.

Cerbino Antonio

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Figlio di don Vito Cofano è nato a Grottaglie il 26 marzo del 1921. Appassionato di tutto ciò che riguarda il suo paese natale, Cofano incominciò sin da giovane a scrivere in vernacolo grottagliese. Nel 1987 ha pubblicato "Cientu puisii” (vol. I) e nel 1991 "Cientu puisii” (vol. II). Tra il 1990 e il 1993 ha scritto una serie di opere teatrali :"La camisedda rossa", 1990; "L'ufficiu di Statu civili", 1990; "Papa Giru" (dramma in 4 atti ), 1990;"L'ultimo giorno di scuola" , 1993. Inoltre ha scritto “Lu giurnu di carniali”, “Lu miraculu di Santu Giru”, “La malommra”, “La taranta”, “M’agghia ffa mounica”, “Lu spiziu”, “Ti viennritia”, “La morte di Pulcinella”, “La bonanima di maritima”, “Li femmini e lu diavulu”, “Le calunnie di Cleofe”. Tra le sue trasmissioni radiofoniche ( è stato fondatore della emittente radiofonica locale "Teleradio Civica" negli anni settanta) ricordiamo "Parla comu t'à fattu mammita" e "Parapournu vurtagghiesi". Vincenzo Cofano muore il 5 novembre 1996: “Sapiti picc'è fosa la giustizia? .../Ca teni nna vilanza no bollata,/pir cui no veni mai controllata/e ppèinni ti quà e dà pi la sporcizia..." (da " La giustizia" ). "Tegnu nna coupia fatta tlu pittori/ch'è tali e quali all'originali./- "Vuè dici ch'è pittatu nnu rinali/a forma esatta, cu tutti li culuri?- "Eti ritrattu di ... sientim'alla recchia:/L'à fattu cu la mazza e cu la secchia./- Agghiù capitu? No m'agghiù sbagliatu,/ sempri ti nnu cantru s'è trattatu?/Mi dispiaci ti l'artista solamenti, /c'ha spricatu lu culori, tanta pi nienti./- " È rascioni cumpà! Ma, porcu Giuda!/No era pututu fa nna femmina alla nuta?”(da “Lu ritrattu”). “Quanna la Luna è chiara e rilucenti/ s’illumina d’argientu lu Creatu/ facennu suspirar l’innamoratu/ cu mila sintimienti”( da “La Luna”). “ Bellu comu sinti/ Tu mi spavienti/ Lu sguardu Tua è doci e furminanti/ cu ll’uecchi spalancati/ fissi tutti quanti. Se’ Martiri, se’ Miedicu e Remita,/ l’esempiu illuminatu ti la vita./ T’offenno e t’ammiru/ Pi quistu ti chiedu pirdonu, Santu Giru”. Cofano ha raccontato con il modo di parlare dei grottagliesi le storie di tutti i giorni, le fisime quotidiane e i personaggi che anche oggi s’incontrano per la strada. “Addiu, mi ni vò, vi lassu a tutti/ Scusati t’lu fastidiu c’agghiu datu/ da lu giurnu, dicea Mama, ca sò natu,/ no agghiù cacciatu mai bueni frutti”.

Cofano Giuseppe Vincenzo

“Al valor di quel metallo/ così forte e onnipossente/ un vulcano la mia mente/ già comincia a diventar”. È stato il più grande imprenditore di Grottaglie. È nato il 27 marzo del 1887. Con la sua fabbrica di tomaie di pelle don Vito ha conquistato i mercati di tutta Italia dal 1920 fino al 1970, con una breve parentesi durante la seconda guerra mondiale. Unico rivenditore per il sud Italia della Superga egli ha esportato in Svizzera, Francia e Germania. Con l’innato bernoccolo degli affari don Vito Cofano soprannominato “Niccili niccili” nella sua immensa fabbrica ubicata presso la Madonna del Lume ha dato lavoro a circa cento operai. In possesso della terza elementare conseguita dal maestro don Ciro Peluso, Cofano amava leggere “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, tesorizzando la massima “il fine giustifica i mezzi” e conosceva a memoria tutti i passi della Divina Commedia. Era religiossissimo, devoto alla Madonna di Pompei. Ma era anche attirato dal guadagno, dall’affare, dal denaro. Avaro sì, ma onesto e puntuale nei pagamenti, preciso, e soprattutto memore che agli inizi era un semplice ciabattino e che mangiava a pranzo e la sera con la moglie Giuseppina Zinzanella, pane, pomodoro ed acciughe. Si racconta che comprava a quintali le scarpe ed una volta acquistò a basso costo uno stock di scarponi militari del piede sinistro e li trasformò in paia di scarpponi per entrambi i piedi. Amante dell’opera lirica andava spesso alla Scala di Milano e al Teatro San Carlo di Napoli. E proprio Napoli era la sua meta preferita e sono rimaste famose le sue “63 notti” trascorse nei vagoni di un treno invece di pagare l’albergo. Quando comprò i mobili di casa, al negozio li timbrò tutti con il proprio nome per evitare che poi venissero sostituiti durante il trasporto. In un solo giorno comprò il Teatro San Carlo di Napoli e lo vendette guadagnando il doppio. Stava per realizzare presso l’area del monumento ai caduti, in piazza IV novembre, un grande cinema avveniristico con tetto apribile e più di 1500 posti a sedere In contrasto con Aurelio Arces, riuscì a farsi dare il permesso direttamente dal Duce Benito Mussolini del quale era amico. Ma i gesuiti, al quale era attaccatissimo, gli suggerirono di rinunciare al progetto perché il cinema avrebbe “traviato” con immagini sconce “la moralità dei grottagliesi”. È stato proprietario di Lido Gandoli. Ai nipoti raccontava la storia di Guglielmo Marconi che fu cacciato dall’Italia. Si è spento all’età di 92 anni il 18 settembre del 1979.

Cofano Vito

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È nato a Grottaglie da Vito Santo e Maria Carmela Aversa il 16 febbraio 1947. Ha frequentato il ginnasio presso il Seminario Diocesano di Taranto e gli studi filosofici e teologici presso il Monastero dell’Abbazia Benedettina di Noci (Ba) ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 30 giugno 1973 presso la concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto da Mons. Guglielmo Motolese. Il 28 ottobre 1976 ha conseguito il titolo di Accademico di Licenza in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense in Roma. Ha incominciato il ministero pastorale come vicario cooperatore presso la Parrocchia San Carlo Borromeo di San Marzano di San Giuseppe dal 1973 al 1977 per poi collaborare come vicario cooperatore prima a Pulsano presso la parrocchia Santa Maria La Nova , poi a Taranto presso la Parrocchia San Pio X ed infine alla Santa Famiglia di Martina Franca e al Seminario Interdiocesano. Il 1 luglio 1985 è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia del Carmine per la zona di Campitelli (parrocchia già esistente in virtù del decreto di sua eccellenza Mons. Guglielmo Motolese del 7 ottobre 1980), mentre il 1 aprile del 1986 è stato nominato primo parroco della costruenda parrocchia di Santa Maria in Campitelli. Una parrocchia riconosciuta con Decreto del Ministro dell’Interno in data 28 giugno 1986 (N.71, Gazzetta Ufficiale dell’11 luglio 1986) ed inoltre iscritta nel registro delle personalità giuridiche del Tribunale di Taranto in data 13 agosto 1987 (N.4435 del registro d’ordine). In data 2 marzo 1999 è stato eletto presidente dell’Associazione Privata di Vescovi e Presbiteri “La vite e i tralci”, con sede in Grottaglie. In data 14 aprile 2000, alla presenza di Mons. Benigno Luigi Papa è stata inaugurata e benedetta la nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria in Campitelli.

Conserva Vincenzo

È nata a Grottaglie il 13 febbraio del 1946. Si è laureata in Lettere a pieni voti presso l’Università degli Studi di Bari nel giugno del 1969. Nel 1974 dopo aver superato diversi concorsi per l’insegnamento diviene nel 1974 titolare di materie letterarie nelle scuole secondarie di secondo grado. Ha insegnato al liceo classico “Quinto Ennio” e all’Istituto magistrale “Livio Andronico” di Taranto. Si è impegnata per il rinnovamento delle metodologie di insegnamento con un’innovativa sperimentazione interdisciplinare, i cui risultati sono stati pubblicati nella rivista mensile “Ricerche didattiche” (dicembre 1975). Nel 1987 è nominata Ispettrice scolastica ministeriale presso la Sovrintendenza Interregionale del Trentino e Friuli Venezia Giulia e successivamente presso quella dell’Emilia e Romagna e della Puglia. In qualità di Ispettrice ha partecipato agli incontri preparatori per la stesura dei programmi “Brocca”. Dinamica organizzatrice di convegni culturali ha curato l’incontro con lo scrittore Carlo Cassola nel 1975. Muore prematuramente il 30 maggio 1998.

Corallo Francesca

Corrente Leonardo Vincenzo

È uno dei ceramisti di Grottaglie che ha ottenuto il maggiore successo con la propria attività. Nato a Grottaglie il 23 luglio 1887, dopo aver frequentato la Scuola elementare si trasferì con il padre Cosimo, anch'egli ceramista, a Corfù, per impiantarvi un'industria ceramica. Per affinarsi nell'arte si iscrisse all'Istituto di Calitecnica ottenendo ottimi risultati. Dopo la morte del padre ritornò a Grottaglie dove frequentò presso la Scuola d'Arte un triennio di studi sotto la guida del Prof. Anselmo De Simone. Poi si recò a Cosenza, a Firenze, a Sesto Fiorentino, dove nella Società Ceramica di Colonnata sperimentò la creazione di prodotti ceramici di ogni genere. Nel 1914 vinse il concorso per la direzione della Manifattura Maiolica Italiana di Firenze. Il 30 gennaio 1915 si sposò a Prato con Clelia Cesari. Alla fine della guerra riprese la propria attività e nel 1925 costruì a Sesto Fiorentino la più grande fabbrica di maiolica dopo quella di Ginori. Nel 1923 fu premiato dal giurì d'onore all'Esposizione Internazionale di Parigi e l'anno seguente ebbe lo stesso riconoscimento alla Esposizione Internazionale di Bruxelles. Vittorio Emanuele III lo ricevette in udienza privata per congratularsi con lui. È morto in America.

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Nasce a Grottaglie da una modesta famiglia il 17 dicembre 1899, da Luigi Bartolomeo e Maria Mutata Corrente. Conseguita la laurea in materie economiche, ottenne la cattedra di Statistica all'Università di Roma e nel 1929 fu chiamato a dirigire l’Ufficio dell’Istituto Centrale di Statistica (ISTAT). Nel 1936 assume la carica di professore ordinario presso l’Università di Bari. Nel 1960 ricevette il premio dell'Accademia dei Lincei. È stato un valente economista ed è morto a Roma il 1 settembre 1974. Ha scritto numerosissimi testi sull’economia. Tra questi: “Il calcolo della riserva sinistri nelle assicurazioni elementari”, “Curve di frequenza nelle assicurazioni di infortuni e di responsdabilità civili”, “Considerazioni intorno alla riserva sinistri”, “Intorno alla validità di due teoremi paretiani sulla dinamica distributiva”, “Sulla misura della concentrazione dei redditi”, “Fluttuazioni monetarie ed assicurazioni di responsabilità civili, “Possibili meccanismi di riequilibrazione”. “La distribuzione dei redditi mobiliari in terra di Bari, Un'indagine sulla dinamica retributiva”, “L'aggiornamento della popolazione nei compartimenti italiani”, “Relazione tra frazionamento delle proprietà terriere ed alcuni fenomeni demografici in Italia”, “Le denunce ritardate di nascita per i nati alla fine dell'anno nei compartimenti ed in alcune province più caratteristiche in Italia”, “L'agglomerato della popolazione nei compartimenti italiani”. Il 4 dicembre del 1994, nel 20° anniversario della morte il Consiglio comunale ha commemorato la sua memoria in una seduta straordinaria. Un profilo biografico è stato tracciato dal prof. Luigi Pinto in “Kryptaliae” (Annuario del Liceo ScientificoClassico “G.Moscati”, Grottaglie).

D'Addario Raffaele

D’Addario Vincenzo Bartolomeo

È nato a Grottaglie il 14 aprile del 1896 da Raffaele e da Maria Maddalena Camassa. È stato tra i fondatori del partito popolare italiano e segretario del partito a Taranto. La sua palestra di vita è stata la Congregazione Mariana diretta dal gesuita padre Guglielmo Celebrano. Ebbe rapporti epistolari con padre Agostino Gemelli. È stato un grande politico ed ha profuso un impegno straordinario a favore di iniziative sociali. È stato sindaco di Grottaglie dal 23 febbraio del 1945 al 18 settembre del 1945 ed insieme ai gesuiti promosse i festeggiamenti in occasione dell’arrivo del corpo di San Francesco De Geronimo a Grottaglie. È morto a Taranto il 22 maggio del 1987.

Le gesta eroiche di Alfieri D'Alò sono state rese immortali da Gabriele D'Annunzio nella "Canzone dei Dardanelli" (Le Laudi, libro IV), nei versi rivolti a Grottaglie (...) "Alfieri/D'Alò, quel tuo figlio che ti fu spento/sulla duna a Bengasi, ove tu eri/mista al suo sangue, allor che cadde eletto/dalla gloria ...". Il poeta gesuita grottagliese Michele Ignazio D'Amuri in "La Canzone ti D'Alò Alfieri" scrive “Ma int'alla furia paccia t'lla battaglia/catiu feritu a mmorte/D'Alò Alfieri nuesciu, ca pi primu/chjantò lu cori sua comu 'nnu fiore/sobb'la la sponna africana:/ lu primu fiore ca la Matre Italia/ pietosa ‘ccarezzannulu ccugghju/ e amorosa strincu sobb’allu cori”. Nacque a Grottaglie il 20 marzo 1890in via Castello (oggi largo Maria Immacolata) da Michele e Maria Addolorata Carovigno. Si arruolò nella Regia Marina come cannoniere e prese parte alla campagna di Libia, sulla nave "Regina Elena". Fu tra i primi a cadere sotto i colpi delle truppe turche in occasione dello sbarco sui lidi nemici di Bengasi. Così annota il suo certificato di morte: " Alle dieci del 19 ottobre 1911 a terra della spiaggia di Bengasi, combattendo contro le truppe turche, a causa di una ferita di arma da fuoco alla regione frontale sinistra con fuoriuscita del proiettile nella regione occipitale temporale sinistra ... è morto il cannoniere della Regia Marina D'Alò Alfieri ... il cadavere fu sepolto a terra a Bengasi in apposito recinto".

D’Alò Alfieri

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È l’artefice della ristrutturazione della rete tramviaria di Milano. È nato a Grottaglie il 31 maggio 1877 in una famiglia della piccola borghesia, dall’insegnante Ciro Pasquale, e da Domenica Francesca Pirchio. Nel 1899 conseguì a Roma la laurea di ingegneria civile ed elettrotecnica. L'anno dopo fu assunto, per concorso, nell'Ispettorato generale delle Ferrovie, che dipendeva, allora, dal Ministero dei Lavori Pubblici. Bruciò le tappe della carriera e percorse uno strabiliante cursus honorum diventando Ispettore superiore e Membro del consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Ricoprì numerosi e prestigiosi incarichi come quello di Segretario della commissione parlamentare d'inchiesta sulle Ferrovie dello Stato presieduta dal Senatore Pichierri. Inoltre fu membro della Reale Commissione per le funicolari aeree e terrestre e ricoprì il ruolo di commissario straordinario per la navigazione sul Lago Maggiore. Fu anche Presidente delle conferenze internazionali per gli orari delle comunicazioni dell'Alta Italia. Nel 1926 lascia la carriera governativa per assumere l'incarico di Direttore generale dell'Azienda tramviaria municipale propostogli dal Sindaco di Milano senatore Mangiagalli. Ha dato lustro alla città di Milano e di lui si parla su “La voce del Popolo” il 25 maggio 1952. Gaetano D'Alò si spense a Sanremo il 23 settembre 1969.

D’Alò Gaetano

Soprannominato "Cicciu piccinnu" perché era alquanto basso e detto "spina ti fichitigna" da Ciro Fanigliulo è tra i maggiori rappresentanti di quella che viene definita la scuola pittorica grottagliese. Nasce a Grottaglie il 4 giugno 1889, frequenta i corsi della Scuola d'Arte di Grottaglie, nei primissimi anni della riapertura. D'Amicis, che da giovanissimo ha manifestato doti artistiche eccellenti, soprattutto nel disegno dal vero, può avvalersi della guida di straordinari maestri quali il napoletano Anselmo De Simone e il salentino Agesilao Flora, entrambi punto di riferimento per i giovani pittori grottagliesi. D'Amicis ebbe un carattere frenetico ed irruente, pittore istintivo nel 1912 frequenta a Roma la libera scuola di nudo dell'Accademia del Prof. Spinetti. Nel 1914 ottiene il diploma dall'Istituto di belle arti di Urbino, nel 1916 la cattedra di disegno al "Pitagora" di Taranto.Numerose sue opere sono gelosamente custodite in vari uffici pubblici della città, Taranto, dove egli porta il gusto pittorico di matrice grottagliese. Si fa apprezzare per le sue capacità espressive e per lo straordinario uso dei mezzi tecnici. Muore a Talsano l'11 dicembre 1965. Una pittura introspettiva e scenografica, D’Amicis usava il bianco latte dei fichi per la sua pittura. Domenico Pignatelli, ex direttore della Banca Popolare Jonica gli ha dedicato, insieme a Ciro Fanigliulo e Gennaro Lupo uno splendido calendario. Suo figlio Benedetto (31 agosto1918) ha seguito le orme del padre raccogliendo successi in tutta Italia.

D’Amicis Francesco Paolo

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Nata a Grottaglie 10 luglio 1955. Nel 1984 comincia la carriera giornalistica al "Corriere del Giorno" di Taranto come corrispondente da Grottaglie. La collaborazione dura quasi tre anni al termine dei quali consegue, nel 1986 l’iscrizione all’ordine dei giornalisti di Puglia, nell’elenco dei pubblicisti. Dal 1987 al 1990 collabora per "Videolevante" dove è corrispondente da Brindisi per il "TG Jonico". Nel frattempo fa parte di una redazione giornalistica di "Rete Puglia" (Brindisi), mentre su "Puglia TV" realizza con i bambini di alcune scuole elementari di Brindisi un tg, per l’epoca una novità assoluta. Infatti parteciperà per questa esperienza ad un convegno sui bambini e la scuola, a Sanremo, a Villa Nobel, dove fu chiamata a parlare della sua iniziativa di avanguardia per quell’epoca. Dal 1991 al 1992 a La Spezia realizza una serie di trasmissioni per "Astro tv" passando poi a ricoprire l’incarico di codirettore per la testata giornalistica "Spezia news". Dal 1993 al 1995 collabora a "Il Tempo" di Roma prima alle pagine della cronaca e poi alla pagine degli spettacoli seguendo le conferenze stampa in viale Mazzini 14. Tra gli altri ha intervistato Giancarlo Magalli, Vittorio Sgarbi, Raffaella Carrà, Gianfranco Fini, Pippo Baudo, Mara Venier, Orso Maria Guerrini, Monica Vitti, Giuliano Gemma, Gigi Proietti, l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, Luciano Rispoli, Andrea Giordana, Marco Presta ed Antonello Dose, Aureliano Pacciolla, etc. In “Addio, vecchio cinema Petraroli”(“Corriere del Giorno”, 19 luglio 1996) la D’Amicis scrive “Quando sono passata da via Diaz ho avuto una fitta al cuore nel vedere il vecchio cinema Petraroli in macerie. Nella mia Grottaglie si continua a depauperare la cultura”. In “Corriere del Giorno” (8 novembre 1995) scrive “La credibilità si sta estinguendo come i panda. La spettacolarizzazione dell’informazione giornalistica sta svilendo il senso e lo scopo di questo mestiere difficile e affascinante al tempo stesso”. Ha tenuto corrispondenze con il quotidiano di Roma "L’Opinione" di Arturo Diaconale. Dal 1996 firma la testata giornalistica di Cicco Riccio mentre ha tenuto sul “Corriere del Giorno” una rubrica settimanale dal titolo "Televisionando"e "Radioascoltando". Nel dicembre del 1997 fonda il mensile di attualità locale "Zoom" di cui è l’editore e il direttore. Senza peli sulla lingua, Lilli è schietta e profondamente attaccata alla sua professione che svolge con molta professionalità. “È tutto vero e documentabile. Non ho mai scritto niente senza verificare” (“Il Tempo”, 15 maggio 1994) In “Grottaglie Città Futura” (Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episcopio) la D’Amicis racconta la sua avventura editoriale con Zoom: “Quando iniziai l’avventura Zoom ero animata e lo sono ancora, da un amore spassionato per la mia città, la mia terra, il mio sud. Sono sempre stata lontana e questa lontananza mi ha fatto coltivare e tenere in vita l’idea che appena possibile avrei fatto qualcosa per la mia città:Grottaglie(...)Un mensile come Zoom non può limitarsi oggi né a fare informazione, né a dare servizi, ma deve anche essere un centro trainante di attività, pensieri ed opinioni”.

D’Amicis Lilli

È nato a Grottaglie il 5 ottobre del 1910. Esemplare sacerdote dal 26 maggio 1940. Ha dato inizio, a Grottaglie, alla quinta parrocchia "Maria SS del Rosario" istituita da S.E. Mons Guglielmo Motolese il 7 ottobre 1972. Mite, colto, educatore e poeta. Ha scritto in vernacolo grottagliese (con traduzione in italiano a fronte) un volume dal titolo "Osci e Jeri". In quest'opera D’Amicis ricorda i vari giochi d'infanzia, "... alla scasata...sciucavunu a scunnicoa, allu curruculu, cu 'lu ticti...a frammeddi, a nuzz'li ti pricuecu e ti pirneddi...", la montagna di "capasoni" sui terrazzi che sembrano, con le loro bocche puntate verso il cielo "vocchi ti cannuni...Ti zecca ‘na coccia quanna viti/tanta vagnuncieddi cu li lambretti”. Scrive don Cosimo De Siati in “Melodie del tempo”: “Spirito nobile e puro; accettava le facezie e le battute spiritose, purché intelligenti. Detestava le parole scurrili, quelle a doppio senso”. Don Pietro D’ Amicis muore il 29 maggio del 1990.

D’Amicis Pietro

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Straordinario liturgista realizzò il famoso “Cerimoniale” ( in tre volumi, usciti postumi). Queste le altre sue opere edite da Sarzana-Costa: "Coerimoniale parochorum", vol.2, "Consuetudines in functionibus liturgicis"; "Novum Coerimoniale pro Missa privata"; "Normae theoretico-praticae quod expositionem et benedictionem S.S.Sacramenti"; "Il Nuovissimo Baldeschi”. Inoltre ha scritto "L'alunno del Santuario guidato nelle sacre ordinazioni", (Torino - Artigianelli 1921); "Il Parroco del Villaggio provveduto", (Roma 1894); "La Madonna della Sardegna e la Musa Cattolica", (Savona 1894). Tra le sue opere anche un dramma sacro in tre atti: "Eleazzaro" Sarzana 1914. Il "Tornate a Cristo" (Anno IX, N.5, maggio 1954) ricorda una lirica composta da D’Amicis per il 2° centenario della morte di San Francesco De Geronimo: "Francesco, ascolta i fervidi/ prieghi dei tuoi devoti/seconda i nostri voti/Noi ricorriamo a te…Qual gioconda melodia/da Grottaglie al cielo ascese? O Francesco il tuo paese esulta sol per te". Nacque a Grottaglie il 28 marzo 1857 da Vincenzo e Rosa Maranò. Studiò nel Collegio, fondato a Grottaglie, da Don Antonio Pignatelli, religioso della Congregazione dei Missionari di San Vincenzo de Paoli. In questa Congregazione entrò nel 1878. Nel 1885 fu ordinato sacerdote e a Cagliari fu direttore dei giovani teologi. A Roma si occupò della stampa cristiana e litrugica e fu incaricato di dirigere la famosa rivista liturgica "Ephemerides Liturgicae" . Inoltre D’Amicis fu tra i Consultori della Congregazione dei Riti presso la Santa Sede e godette la benevolenza dei Pontefici Pio X e Benedetto XV (quest'ultimo gli conferì una medaglia d'oro di benemerenza). Morì a Roma il 12 dicembre 1921.

D’Amicis Pietro Maria

Nato a Grottaglie da Giuseppe e Maria Carmela Falsanisi il 24 luglio 1910, compì le prime classi ginnasiali presso i padri gesuiti e nel 1923 entrò nella scuola apostolica di Lecce. Nel 1925 partì per Napoli dove venne ammesso al noviziato in "Villa Melecrinis" al Vomero. Fu ordinato sacerdote il 28 luglio 1938 presso il Gesù Nuovo di Napoli dal Vescovo di Foggia Mons. Fortunato Farina. Nel 1940 venne inviato come padre ministro al Seminario pontificio teologico di Catanzaro. Da lì, ben presto, fu chiamato a Trieste come cappellano militare, per poi ritornare a Catanzaro. Nel 1943 a Taranto, fu docente di lettere all'Istituto San Luigi. Nel 1960 insegna a Lecce; quindi nel 1963 è all'Istituto Di Cagno Abbrescia di Bari fino al 1978. Intensa e feconda fu la sua attività poetica, costituita da una ventina di sillogi non solo in vernacolo grottagliese. Nel 1973 è stato accolto nell’Accademia Tiberina. Tra le raccolte più importanti ricordiamo: “Onde” (1941), “Vento” (1958), “Le cene solitarie” (1959), “Enimmi” (1972) “Padre nostro” (1973), poesie illustrate da Josef Muller, “Pi strate e tiempi antici” (1973), “Ellàs” (1975) “Quanna la sera scenni” 1975, “Pò la notti è vvinuta” 1978, “I brevi giorni”, (1972,1973,1975,1979,19847. Tra l'altro ha scritto l'inno a San Francesco De Geronimo, musicato nel 1939 dal Maestro Lopalco. Molte sue poesie trovano un posto di primo piano nelle migliori antologie italiane, di lui si è occupato il critico Vincenzo Romano, autore di un saggio dal titolo, "Poeta del Silenzio" (1977). Nel 1978 con “Soliloquio nel crepuscolo” vince per la sezione “Saggistica morale” il Premio alla Letteratura “Ignazio Ciaia”. Ignazio D'Amuri è morto a Bari il 21 gennaio 1986 all’Ospedale Di Venere. Il suo corpo riposa nella cappella dei gesuiti nel cimitero di Grottaglie. “C'è qualcosa più labile dell'onda?/o che sia più impalpabile del vento?/o più cangiante, forse, delle nubi?o ancor più evanescente delle nebbie?/Han tutte cose inconsistenza d'ombra./E l'uom con esse passa velut umbra/ (da "I brevi Giorni" , vol. V). Ha scritto Silvano Trevisani sul “Corriere del Giorno” (24 gennaio 1986): “È andato via in silenzio, così come aveva vissuto, consacrando al silenzio l’esplosiva, profonda sensibilità poetica. D’Amuri come ogni vero poeta è anche un osservatore attento ed arguto, tanto da rasentare spesso la malizia. Ha fatto suoi gli aneliti e gli interrogativi di Leopardi”.

D’Amuri Michele Ignazio

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Nato a Grottaglie il 10 novembre del 1908, da Oronzo Vito e da Anna Teresa Perrino. Arruolatosi in Aviazione con la specializzazione di motorista si segnalò per la sue spiccate capacità tanto da venire scelto per la crociera aerea voluta dal Regime per celebrare il primo decennale. L'impresa, che nelle cronache propagandistiche assunse toni di vera apoteosi, fu voluta dallo stesso Benito Mussolini e venne condotta dal Generale Italo Balbo Ministro dell'Aeronautica. La trasvolata atlantica, passata alla storia come la Crociera del Decennale fu compiuta nel luglio del 1933 da 24 idrovolanti " Savoia - Marchetti ". L'eroica impresa rese popolare il giovane Vincenzo D'Amuri che, tuttavia, solo tre anni dopo perse la vita in un tragico incidente aereo in località Novello d'Alba, sull'Appennino Ligure, il 27 maggio del 1936. Il tragico episodio fu raccontato dal “Corriere della Sera” il 4 giugno 1936. All'intrepido eroe grottagliese, decorato con medaglia d'oro, i concittadini dedicarono lo stadio comunale. Così il poeta Michele Ignazio D'Amuri, cugino dell'Atlantico, scrive in "Pò la notte è vvinuta","Tu recasti/laggiù, nel Mondo Nuovo,insieme con l'amor, cugino mio, il nome caro di Grottaglie tua".

D’Amuri Vincenzo

È nato a Grottaglie il 10 febbraio 1935, si diploma maestro d'arte, sezione scultura, presso l'Istituto Statale di Napoli nel 1954 e consegue il diploma di magistero artistico nel 1956. Dopo aver insegnato disegno e discipline plastiche in vari istituti, nel 1975 è Preside incaricato presso l'Istituto Statale d'Arte di Potenza. Superato il concorso "riservato" per preside, bandito nel 1985, è nominato Preside di ruolo presso l'Istituto Statale d'arte di Grottaglie nel 1986. È stato tra i fondatori della Mostra della ceramica di Grottaglie nei primi anni sessanta. Nel 1957 realizza il grande "Calvario" che attualmente trova sistemazione in un arcata esterna del Castello Episcopio. Nel 1961 vince il primo premio per la scultura alla Mostra dell'Arte e dell'Artigianato di Grottaglie. Anche negli anni successivi partecipa a innumerevoli manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, ottenendo riconoscimenti e successo di pubblico e di critica. Negli anni in cui è Preside presso l'Istituto d'Arte di Grottaglie sono istituite nuove sezioni e vengono promosse numerosissime iniziative e manifestazioni artistiche e culturali nazionali ed internazionali. Tra queste giova ricordare la partecipazione al "Gemellaggio con la città di Brest-Francia" promosso dal Provveditorato agli Studi di Taranto nel 1988. Dal 27 novembre al 16 dicembre 1990 è invitato dal Comune di Brest (Francia) alla Mostra di serigrafia, disegni e sculture presso il Museo della Marina, Castello di Brest, per tenere una conferenza con diapositive. Nel 1992 il libro di Mario Trufelli "Lo specchio sul comò" è stato esposto alla mostra tenutasi a New York, “ Archivi del XX Secolo - I libri d'artisti italiani del Novecento" di Ralph Jentsch (presso il Museum of Modern Art), da cui è stato realizzato un grande catalogo. Alla pagina 133 è stata pubblicata l'acquaforte del volume dedicato a M. Trufelli.

De Filippis Vincenzo

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Nasce a Grottaglie il 16 marzo 1916. Giovanissimo segue i corsi della Scuola d'Arte. È allievo tra i più cari di Ciro Fanigliulo, che gli attribuisce il nomignolo di " Porpettino", in segno di paterno e protettivo affetto. Grazie alle sue doti artistiche e al suo talento, riesce a vincere una borsa di studio per accedere all'Istituto di Belle Arti di Urbino, dove segue i corsi di incisione del prof. Luigi Servolini, avendo per compagni di studi , tra gli altri, Salvatore Fiume e Remo Brindisi. Con quest'ultimo, in particolare, conserverà un profondo rapporto di amicizia. Il diploma riesce ad ottenerlo nel 1932, quando è ancora sedicenne, ma si è gia distinto per le sue doti di grafico, nelle esercitazioni scolastiche. Ottiene l'insegnamento prima a Grottaglie, poi a Taranto. Gia a partire dagli anni trenta partecipa attivamente alla vita artistica nazionale, inserendosi in numerose collettive e manifestazioni. Nel 1946, per incarico del maestro Gennaro Lupo, affresca la cappella del Preziosissimo Sangue, nella Collegiata. Ma i due grandi affreschi vengono poi ricoperti da uno spesso strato di vernice ad olio. Questo episodio increscioso sancì una frattura tra De Giorgio e Grottaglie. In “Storia degli affreschi di una cappella” trascritta dalla moglie Maria Giovanna Petrone e pubblicata postuma in 600 esemplari in occasione dell’Omaggio a De Giorgio tributato dall’Amministrazione comunale dal 12 al 28 gennaio 1985 il pittore ricorda che “in mancanza di un imbianchino disposto ad eseguire gli ordini, pare che Milota(Arcangelo Spagnulo) si sia offerto volontario per coprire le due grandi pareti, con sadismo”. Emanuele De Giorgio si distinse anche come critico d'arte, scrittore, giornalista, scrivendo nel 1980 “Domenica in Albis” (Racconti di Puglia). Nella prefazione De Giorgio scrive che questi racconti “potrebbero anche recare il titolo Le mie memorie”. Il 7 maggio del 1972 ha ricevuto in visita a Bari l’onorevole Aldo Moro. Muore il 19 agosto del 1983. Numerose e significative le testimonianze e i giudizi critici su De Giorgio come quelli di Domenico Purificato e di Remo Brindisi. Silvano Trevisani ha curato il volume “Oltre il margine: con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico nelle esperienze figurative del Novecento”, 1996. Ha scritto di lui Gianni Iacovelli: “Fu Emanuele un intellettuale di provincia, forse, con le implicazioni negative e positive che il termine comporta, ma con l’ampiezza di visione e di intendimenti che l’intellettuale vero, autentico come animo e come operatività deve possedere”. Riportiamo un brano tratto da “Domenica in Albis” dal titolo “La Torretta dell’Orologio”: “Nel silente e suggestivo scenario della piazza l’occhio poteva abbracciare scorci disarticolati di logge ed archi; ma su tutto s’imponeva la severa struttura della cattedrale romanica, con la caratteristica cupola del Cappellone ricoperta di piastrelle in ceramica gialle e verdi, quasi a bilanciare il rapporto di pieni e di vuoti; ed anche perché sulla destra si sviluppava l’arcone del palazzo del principe, buio come una spelonca, a testimonianza del potere feudale di un passato non molto remoto. Al confronto la torretta dell’orologio sovrastante ad un loggiato cieco, sembrava un’opera di cesello, tanto era fine nelle modanature architettoniche e nelle linee rococò, unite alla balaustra in ferro battuto che correva sul corpo centrale della fabbrica(...) Una voce dominava incontrastata dall’alto della torre sulle vicende dell’uomo:era l’orologio che scandiva i rintocchi a due toni e ad intervalli regolari, per dare la misura del tempo (...) Chi aveva la ventura di trovarsi a tarda ora fuori le mura del paese, nel profondo silenzio della sera, sentiva le note argentine propagarsi per l’aria a fargli compagnia. L’orologio assumeva allora le funzioni del nume tutelare di una natura abbandonata a se stessa”.

De Giorgio Emanuele

È nato a Grottaglie l’11 marzo del 1911. Arruolatosi volontario nel Deposito CREM di Taranto in qualità di Allievo Fuochista divenne 2° Capo Meccanico con matricola 22218/V. Ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale ed in seguito al siluramento nemico avvenuto nel basso fondale del Golfo di Bomba (Cireaica) e all’affondamento del sommergibile “Iride”, l’intrepido eroe morì all’età di 29 anni, il 23 agosto del 1940 per asfissia, dopo aver affrontato il nemico con le mitragliere. Il suo corpo riposa a Tobruk (Libia) nella fossa numero 43, così come risulta dalla successiva identificazione della salma. A Vitantonio De Gregorio è intitolata il locale gruppo dell’ANMI, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, fondato nel novembre del 1997.

De Gregorio Vitantonio

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Pianista e docente è nato a Grottaglie nel 1966. Ha intrapreso fin da piccola età gli studi musicali studiando pianoforte nella sua città, da privatista con la professoressa Luisa Del Monaco, compiendo con la sua guida il lungo percorso formativo previsto per il conseguimento del diploma che ottiene, con lode all’età di venti anni, al Conservatorio “S.Cecilia” di Roma, un anno dopo aver ottenuto la maturità classica. Nel 1987 si trasferisce a Saluzzo, in provincia di Torino, sede di una scuola di perfezionamento musicale a partecipazione CEE, dove, ammesso con borsa di studio, frequenta il corso biennale di pianoforte nella classe del pianista e direttore francese J.B.Badura-Skoda, eminente esponente della “Scuola viennese”, da cui riceve lezioni sugli autori classici. Infine, ammesso con borsa di studio presso l’Accademia Nazionale “Santa Cecilia” di Roma si è perfezionato con il Maestro Sergio Perticaroli, conseguendo il Diploma con il massimo dei voti. Parallelamente allo studio svolge, a partire dal 1980 un’attività più specificamente artistica, fatta di Concorsi musicali, gradualmente sempre più impegnativi ed importanti e di concerti a livello nazionale ed internazionale. Tra i suoi numerosi premi pianistici segnaliamo il1° Concorso Nazionale “Schumann” di Macugnaga-Monte Rosa, nel 1983 in cui è proclamato vincitore assoluto. Ha vinto il 2° Concorso Nazionale “Mozzati” di Milano, nel 1985 in cui è 2° Premio assoluto, il 1° Concorso Internazionale “Porrino” di Cagliari, nel 1992 in cui risulta 3° premio, poi vincitore della selezione nazionale “Aram” di Roma nel 1987. Ha debuttato ventunenne al Teatro Musikhalle di Amburgo, uno dei più importanti in Europa. Dello Iacovo ha frequentato i teatri di mezza Europa, dalla Galleria Hlavného Slovenska Filharmonia di Bratislava, all’Ateneul Roman di Bucarest, alla Sala conferenze dell’Istituto Americano di Cultura di Heidelberg, a Gubbio, a Longiano, a Roma, a Venezia. Tra i festivals di cui è stato ospite da citare il festival “Verano musical” di Zumaya nei Paesi Baschi; la Klavierwoche di Heidelberg (Germania) e in Italia il Festival “Ravasi” di Verbania, “Sonopolis” de “La Fenice” di Venezia, Gubbio Festival. Ha preso parte a registrazioni realizzate dal vivo dal canale televisivo digitale di musica classica D+. Ha collaborato con il poeta italiano Mario Luzi e con il filosofo Emanuele Severino. Attualmente insegna al Conservatorio “Piccinni” di Monopoli. Per il “Giornale “ (edizione di Genova, 7 ottobre 1987) “il pianista si è imposto all’ascolto oltre che per le pregevoli doti musicali e il controllo di buon livello delle asperità tecniche, anche per una tenuta coscientemente controllata delle capacità di concentrazione e di dosaggio delle forze”. Per il “Die Welt” (Hamburgher Kultur, 23 marzo 1988) “Nunzio Dello Iacovo siede concentrato al pianoforte, ascolta la propria voce interiore e suona anche così. Egli è un musicista consapevole della forma”. “Il gesto del giovane pianista pugliese è affascinante quando si rannicchia sullo strumento per comunicare al pubblico il proprio trasporto emotivo; la sua interpretazione è risultata sempre convincente”(La Nuova Ferrara”, 24 febbraio 1994); In “Lubecker Lachrichten” (25 marzo 1988) si dice che Dello Iacovo “mirabilmente, con elevata misura musicale ha illuminato ogni singola composizione nella sua peculiarità”. Per il “Rhein -Neckar Zeitung” Dello Iacovo ha “un istinto musicale ed una pilotata emozione intellettuale” .

Dello Iacovo Nunzio

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È nato l’1 aprile del 1939. Nel 1986, in occasione della Edizione del Concorso internazionale Ceramica Mediterranea si distinse con l'intervento "Dove va la ceramica?" È un maestro, un vero artista di caratura internazionale. Nel 1992 scrive un saggio "Aspetti della ceramica moderna. Tradizione e storia nella produzione ceramica grottagliese" apparso in AA.VV., "Archeologia, Civiltà e Cultura". Per diversi anni membro del Comitato organizzatore della mostra della ceramica, ha promosso e collaborato fattivamente nell'allestimento di numerosi e significativi interventi artistico-culturali nel Quartiere delle Ceramiche. Da segnalare l'interessante rassegna dei Centri Italiani di antica ed affermata tradizione svoltasi nel 1992 all'interno del suggestivo Giardino Ettorre. Presidente dell'Associazione dei Ceramisti, Del Monaco per anni si è impegnato, in qualità di Componente del Consiglio Nazionale Ceramico, istituito presso il Ministero dell'Industria e dell'Artigianato in Roma, per il conseguimento del disciplinare di produzione (in base alla legge 188/90) che inserisce Grottaglie tra i centri italiani che perpetuano una storica tradizione ceramica. Promuove da anni il Convegno sulla Ceramica. Il professor Orazio Del Monaco continua ad operare nella "Bottega Del Monaco", che risale al 1640 circa ed ha partecipato a diverse esposizioni sia a carattere locale che internazionale. Opere e lavori firmati da Del Monaco sono conservati in Vaticano ed in alcune delle più importanti famiglie italiane. Nel 1980 ha realizzato un immenso pannello per il Duomo di Reggio Calabria. Recentemente ha visitato il "Laboratorio" di Del Monaco il Presidente dell'Unione Europea Romano Prodi, che nel passato ha ospitato Giulio Andreotti e la moglie del presidente della Repubblica Ciampi Nel 1992 Del Monaco ha realizzato per la "Cappella della Carità" della Chiesa Madre di Grottaglie un piccolo monumento, espressione del suo estro artistico. Il prof. del Monaco nel 1997 ha creato per la fabbrica ceramica "Pentik", a Posio, a pochi chilometri di distanza dalla capitale Helsinki, due sculture: il "Sol invictus" che unisce tutte le civiltà e le culture più lontane ed una "Renna", equivalente simbolico del cavallo. Del Monaco ha realizzato le pissidi usate per la distribuzione della comunione in occasione della visita a Taranto di sua Santità Giovanni Paolo II il 28-29 ottobre 1989 (vedi "Tornate a Cristo", Anno XLI,N.1, gennaio-aprile, 1990). Inoltre ha recentemente modellato il mezzobusto di Archita nel Liceo omonimo di Taranto. Nel catalogo "Il Carabiniere nella ceramica grottagliese" il Colonnello Raffaele Vacca, comandante provinciale dei Carabinieri di Taranto scrive: "…il prof. Orazio Del Monaco, uomo di raro sapere e di forte carattere". Del Monaco ha scritto un testo sugli aspetti della ceramica insieme al prof. Biagio Fedele, docente all’Università di Bari di “Storia delle civiltà preclassiche”. Così scrive in “Appunti per un Museo. Catalogo della mostra ceramica” (1998): “Ecco il futuro: la conseguenza di atti importanti che noi ceramisti grottagliesi, in questo momento storico, abbiamo il dovere di concretizzare. Il futuro della ceramica, quindi alle soglie del 3° millennio è il museo”. In “Museo didattico delle maioliche” Del Monaco scrive: “ Proprio la posizione geografica di Grottaglie, di fondamentale importanza nel sistema viario e le cave argillose site nelle immediate vicinanze della cittadina delle ceramiche, consentirono l’insediamento di una comunità di figuli”. In “Grottaglie Città Futura” (Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episcopio) Del Monaco dichiara: “La produzione delle ceramiche a Grottaglie si realizza in un quartiere da molti definito unico al mondo per le sue peculiarità morfologiche. Proprio perché unico al mondo il quartiere dei figuli attualmente si presenta anonimo e squallido, privo di quelle strutture e di servizi idonei a renderlo ospitale e gradevole (...)Occorre quindi creare un centro di studi permanente in grado di organizzare incontri con qualificate personalità nel settore delle produzioni per mettere costantemente in discussione quanto si produce e come si commercializza”.

Del Monaco Orazio

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È stato tra i più grandi ceramisti del secolo. Nato a Grottaglie l'8 dicembre 1910 frequentò la Scuola d'arte di Grottaglie nella quale si licenziò nel 1929. Ha svolto il servizio militare nel Comando-Divisione militare territoriale 16°Rgt Bologna. In questa occasione ha avuto una cospicua corrispondenza epistolare con padre Agostino Liguori che più volte lo elogia per il suo zelo e lo invita a continuare nella sue pratiche di pietà e di carità nei confronti dei compagni. Vincenzino ebbe modo di mostrare il valore e la perizia nel campo ceramico operando prima a Roma presso Ferruccio Palazzi e poi presso Nicola Iurlaro a Mesagne. Forte di una notevole esperienza tecnica e guidato da una geniale intuizione artistica, tornato a Grottaglie, negli anni della guerra, impiantò una sua fabbrica nella quale mise in pratica le proprie teorie, consentendole di compiere un vero e proprio salto di qualità, trovando, in questo, numerosi emuli. Vincenzo Del Monaco è stato, per un decennio, dal 1946 al 1956, consigliere comunale della Democrazia Cristiana. Si è spento il 14 settembre 1978. Nel 1957 vince la medaglia d’oro di migliore ceramista grottagliese a Francavilla Fontana. Di Del Monaco è noto un grande pannello di ceramica eseguito su disegno del pittore Arcangelo Spagnulo, che si trova sotto l’altare della cappella di San Francesco De Geronimo e che è stato inaugurato il 17 dicembre del 1958 con madrine le piccole Maria e Giulia Bonfrate. Così scrive padre Michele Ignazio D’Amuri in "Tornate a Cristo” (Anno XVIII, n.1 gannaio –febbraio 1958): "Esso quasi prezioso paliotto, abbellisce la parte inferiore dell’altare su cui il Corpo del Santo riposa. Ai due lati arretrati sfavillano altre due formelle recanti a rilievo il monogramma gesuitico e un simbolico giglio. Il pannello è intero, a pezzo unico, delle dimensioni di metri 1,27x70cm. Raffigura in bassorilievo la nascita del santo…Vincenzo Del Monaco, studioso appassionato, cultore e ricercatore di cose attinenti all’arte ceramica, nell’eseguire il lavoro si è ispirato alla tecnica del bronzo con applicazione di lustri antichi, secondo studi fatti dallo Zsigmondy, per le colorazioni metallizzate e gli effetti cromatici del metallo. Insomma è un esemplare forse unico al mondo”. È autore delle 40 mattonelle dell’edicola Mariana commissionata dalla signora Lucia Carissimo ed ubicata “fuori porta”. L’iscrizione reca la data dell’Anno Santo 1954.

Del Monaco Vincenzo

È un artista che trae dalla sua famiglia e dalla tradizione ceramica del paese natale la forza e l’amore per realizzare opere pregevoli e di potente suggestione. È nato il 30 giugno del 1951 e si è formato fin da piccolo in "Casa Peluso", avendo come maestro il prof. Angelo Peluso. Inoltre è stato allievo del prof. Antonio Linoci. I primi rudimenti dell’arte del presepe li ha appresi dal nonno "Mestu Piccinnu". Dunque ha alle spalle una lunga e provata tradizione nell’arte figulina. Dopo aver completato gli studi nell’Istituto d’Arte di Grottaglie Angelo Pio De Siati ha manifestato ampiamente la spiccata propensione artistica realizzando opere in modalità e tipologie diverse: dalla pittura, alla grafica e alla scultura. Ha insegnato a lungo discipline artistiche nell’Istituto Statale d’Arte di Mazara del Vallo (Trapani) e a San Stefano di Camastra (Messina), senza mai abbandonare l’attività e la creazione artistica. Privilegia temi e soggetti ispirati all’iconografia religiosa e alla tradizione popolare grottagliese ed ha conquistato un posto di primo piano nell’arte di modellare i presepi, partecipando a mostre e concorsi nazionali ed internazionali, raccogliendo successi dalla critica specialistica e vincendo premi e riconoscimenti. L’artista che vive ed opera a Grottaglie è presente in molti musei e collezioni private di tutto il mondo. S’ispira alla cultura napoletana del Settecento ed alcune sue opere sono presenti nei Musei Vaticani. Infatti nel dicembre del 1985 ha donato a sua Santità Giovanni Paolo II un presepe in una scarabattola che oggi è esposto nella sala della Prefettura Pontificia. Sempre al Papa ha donato un’opera dal tema "L’Immacolata, San Basilio e San Benedetto" che si conserva nelle stanze private del Pontefice. Ha curato graficamente diverse pubblicazioni e l’allestimento di varie mostre e manifestazioni artistiche, in particolare ha curato varie edizioni della Mostra del presepe di Grottaglie che ha vinto nel 1982, nel 1985 e nel 1995. Con la sua arte contribuisce al rilancio e alla valorizzazione di Grottaglie in campo nazionale. Nel maggio del 1994 ha restaurato per i gesuiti la maschera di cera che riproduce le fattezze di San Francesco De Geronimo. "Un’impresa non facile" scrive il "Tornate a Cristo" (Anno XLV, N.2, maggio-agosto 1994), "quella di ripulire il tutto dall’infestazione dei tarli".

De Siati Angelo Pio

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È nato a Grottaglie il 20 agosto 1922 da Raffaele Vincenzo e Maria Salvatora D’Amicis. Figlio di "via San Nicola", nel Centro Storico, ha frequentato, durante la fanciullezza, la scuola apostolica dei gesuiti di Grottaglie, una mirabile palestra di formazione spirituale e culturale. L'angelo della sua vocazione sacerdotale, fu, come egli stesso ammise, il venerabile Padre Agostino Liguori. È entrato in seminario il 29 ottobre del 1933 a Vico Equense (Napoli) ed è stato ordinato sacerdote il 15 agosto del 1945. Ha insegnato prima matematica e poi religione nelle scuole medie e nei licei. È stato vice parroco a San Cataldo e parroco a Carosino. Dal 1 ottobre 1967 è stato parroco della Chiesa del Carmine di Grottaglie. Ne "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 4 gennaio 1992, a firma di Ciro Petrarulo, si dice: "Da appassionati della tradizione locale, ci limitiamo nel consigliare di leggere "La pietra nella bisaccia". Complice lo stile schietto dell’autore, in un attimo vi tufferete nella realtà grottagliese di questo scorcio di secolo. E senza accorgervene, finirete poi per aver "orecchiato" anche parte della storia". Lo stesso De Siati scrive: "Non ho paura di essere smentito se, a distanza di parecchi lustri, affermo che non c’è grottagliese, contadino, operaio, artigiano, figulo o professionista che non sia passato da San Francesco". . Don Cosimo "dal fido/segreto cassetto/muto e discreto" un giorno decide di pubblicare "tanti ricordi raccolti negli anni". Sono nati così: "Sulle ali della speranza", 1990; "Melodie del Tempo" 1991; "La pietra nella bisaccia", 1991; "Dio all’Italia e l’Italia a Dio", 1991, "Grottaglie. Chi cerca trova, risposte in pillole", 1993; "Ringhiera su tre mari", 1993; "I Cicinelli, il monastero di Santa Chiara e il Carmine", 1993. Per il “Tornate a Cristo” (Anno XLIV, N.3, settembre-dicembre 1993) ha scritto “La madonna del Buon Consiglio a Grottaglie tra devozione e storia”. In “Piazzetta del mio paese” (da “Melodie del tempo”) De Siati canta i lampioni simili a “braccia nerborute che abbracciano in un caldo amplesso la piazzetta che fa da sagrato alla Chiesa Madre”, “muti testimoni di lingue ciarliere” e che con la luce fosforescente illuminano le cose circostanti. Ha collaborato per “Oggi Città” e “Appunti cittadini” . In “Appunti cittadini” (22 luglio 1995) scrive, in occasione del 50° della sua ordinazione sacerdotale: “A quanti hanno augurato ad multos annos, cento di questi giorni, ho risposto con la frase che usava dire il Papa Leone XIII a chi, del suo novantesimo genetliaco gli augurava cento di questi giorni: non poniamo limiti alla Divina Provvidenza.” È morto il 2 aprile del 1996. Il 2 giugno 1996 presso il Santuario di San Francesco De Geronimo si è tenuto un concerto spirituale in sua memoria. "Il coro polifonico Tarentum diretto dal M°Riccardo Saracino", ricorda il "Tornate a Cristo" (Anno XLVII,N.3, settembredicembre 1996) “con la partecipazione del baritono Vittorio De Siati (suo fratello) a conto dell’Associazione Nazionale Antitumori, ha eseguito musiche dell’oratorio "Passione di Cristo" e "Responsori" di Lorenzo Perosi”.

De Siati Cosimo

Il baritono della città della ceramica è nato il 16 aprile del 1941. Si è diplomato presso l’Istituto musicale “Giovanni Paisiello” di Taranto ed ha studiato canto con la prof.ssa Ida Spartera. Ha vinto vari concorsi tra i quali il “XXV Concorso Nazionale di Canto Lirico ENAL” di Perugia nel 1966. Nel 1967 ha vinto il “XXI Concorso di Canto Lirico A.Belli” presso lo “Sperimentale” di Spoleto, dove ha debuttato ne “La Traviata” di Giuseppe Verdi al “Teatro Nuovo” sotto la direzione del M° A.Paoletti. Sempre nel 1967 è stato vincitore di borsa di studio presso il “Teatro dell’Opera” di Roma ed ha seguito il corso di perfezionamento della tecnica vocale e dizione sotto la guida della prof.ssa Alba Zurlo Anzellotti e il M°Franco Capuana, per lo spartito presso l’Accademia di “Santa Cecilia” in Roma. Raffinato e sensibile interprete è stato definito un “baritono verdiano”. Ha cantato in molti teatri italiani e stranieri da Roma a Perugia da Spoleto a Chieti, da Belfast a Dublino, a Francoforte,a Nizza. Si è esibito sotto la direzione di famosi maestri quali A.Paoletti, L.Ricci, M.Rinaldi, N.Segurini, G.Ruisi, N.Annovazzi, G.Borelli. È amico del baritono Leo Nucci. Autori come R.Rossellini, Segurini, Petrassi, Corsi gli hanno dedicato le proprie composizioni in prima assoluta mondiale. Attualmente De Siati svolge attività didattica presso l’Istituto Musicale di Alta Cultura “G.Paisiello” di Taranto e dal 1996 è direttore artistico dell’Accademia “Cultores Musicae” di Manduria.

De Siati Vittorio

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È stato il più grande fotografo di Grottaglie. Nato nell'isola di Lussino (Istria) il 12 maggio del 1923. Allievo di noti artisti come Emanuele De Giorgio e Gennaro Lupo, Ciro De Vincentis ha frequentato l'Istituto d'Arte di Grottaglie ed è stato allievo di Vincenzo Del Monaco. Nel 1939 vince a 16 anni il suo primo premio in un concorso di fotografia organizzato dalla Provincia ma non può ritirare la targa "per carenza d’età", in quanto ancora minorenne. Nel 1946 vince la 1^ medaglia d’oro e una d’argento a Milano per la Foto del Club Italiano. Nel 1947 ha vinto a Milano il concorso "Fotografie prese al momento giusto" organizzato dalla rivista "Illustrazione del Popolo". Quando andò a ritirare il premio il direttore della redazione giornalistica Tullio Giordana si meravigliò per la giovanissima età di Ciro. "Il mago dell'obiettivo", così Giuseppe Ungaretti definì Ciro De Vincentis nel 1952. In questa occasione, infatti, De Vincentis ha partecipato alle "Olimpiadi della cultura e dell’arte della gioventù" in quel di Livorno Sempre nel 1952 riceve il 1° Premio "Anno Santo" e viene accolto in Campidoglio dal Ministero della Pubblica Istruzione. Inoltre si reca in udienza speciale dal pontefice Pio XII ed è ospite per tre giorni della "Domus Pacis". Nel 1953 a Roma egli partecipa con successo alla "Mostra fotografica universale dell’agricoltura"; vince il Premio d’Ischia nel 1956. Nel 1957 realizza per i gesuiti di Grottaglie la testatina giornalistica. Il 16 marzo 1958 ("Tornate a Cristo", Anno XIII, n.2, marzo-aprile 1958) in occasione del Centenario della Madonna di Lourdes Ciro proietta delle diapositive a colori sul "Paesaggio Meridionale". Con la foto del piccolo Ciro De Vincentis il nostro vince nel 1959 ("Tornate a Cristo", Anno XIV, N.2, marzo-aprile 1959) lire 100 mila in gettoni d’oro, nel concorso nazionale "Bimbi d’Italia" della Società Carlo Erba di Milano. Al concorso avevano partecipato 20.953 fotografie provenienti da tutta l’Italia. Sempre nel 1959 sono festeggiate le sue nozze dal bollettino "Tornate a Cristo" (Anno XIV, n.5, settembre, ottobre, 1959): "Vivissimi auguri al congregato Commendatore Ciro De Vincentis che il 29 agosto scorso, nella chiesetta parrocchiale della Selva di Fasano ha celebrato le sue nozze con la gentile signorina Maria Lupoli". Autore di innumerevoli servizi fotografici aventi per tema gli aspetti umani, etnici, storici ed artistici del territorio del Mezzogiorno d'Italia, ha realizzato, inoltre, l'iconografia per diverse pubblicazioni, tra queste "Civiltà Rupestre" (testo di C. Fonseca), "Cattedrali di Puglia" (testo di A.Petrucci, edizione Bestetti), "Arte popolare italiana"(testo di C.Toschi), "Martina Franca"(testo di Cesare Brandi), “Gli ori di Taranto” (testo di A. Bevilacqua), “Il museo archeologico di Taranto” (testo De Juliis-Loiacono). Fra le numerose mostre si ricordano, "Expo-Arte" a Bari nel 1981, "Foto ceramiche. Il Borgo dalla nascita ad oggi nelle terrecotte", (1988); "La provincia di Matera"; "Il barocco civile a Lecce", (1987). Ha partecipato a diverse edizioni di Expo-Arte e a quattro Biennali nazionali di fotografia tenutesi nella città di Bari. Durante il corso della sua lunga milizia artistica ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi nazionali; tra i più importanti "Medaglia d’oro alla 4^ mostra dell’Artigianato Ionico" (1954), diversi premi pubblicitari per la Società Motta-Ferrania a Milano; "Premio Salento" per la fotografia a carattere giornalistico sulla "Terra d’Otranto" (1954), "Premio Pirelli-Ferrania" per la fotografia a colori, "Premio Targa d'Oro RAI TV" (Roma 1968) al concorso sul tema "Lo spettacolo della radio e della televisione", premio alla rassegna "Radici di Taranto" Museo etnografico Majorano 1989, vittoria al "Festival dei Due Mondi" di Spoleto. De Vincentis è stato fotografo ufficiale per la Mostra Universale del Ministero dell’Agricoltura nel 1953. Ha collaborato dal 1960 con “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Muore il 27 novembre 1991. In "Sport e Città" del 10 novembre 1984 scrive Ciro Petrarulo: "Il nostro concittadino si fa onore oltre Oceano, addirittura a Melbourne, in Australia…Sono state un vero successone le sue fotopietre, cioè una sua autentica invenzione. Egli infatti ha sensibilizzato chimicamente le nostre pietre vive raccolte nel Fuddanese, a Risciu e nella Lama ti Penzieru". Così lo "Spectator" in un articolo riportato integralmente dal "Tornate a Cristo" (Anno X, n.3, Marzo 1955): "Semplice, gioviale, senz’arie di grandezze è la snella ed elegante linea dell’artista Ciro De Vincentis, brillante ed incomparabile artista e poeta della foto. Il suo petto di poesia ed arte fotografica è ricoperto di medaglie d’oro e di premi di prim’ordine in campo nazionale. Trenta soli primavere brillano sulla sua tersissima fronte e già ha vinto diciotto premi nazionali”. Ha scritto Carlo Giulio Argan “Quella di Ciro De Vincentis è una fotografia interpretativa, lucida, perfettamente sostitutiva dell’immagine reale”. “All’interno della civiltà delle immagini”, osserva Franco Sossi, “De Vincentis offre la riprova di come dovrebbe ormai essere caduta ogni riserva relativa all’esteticità della fotografia, da considerare, invece, un mezzo espressivo capace di reinventare la realtà”. Per Cesare Brandi “Le sue fotografie erano così fascinose che il difficile era sceglierle, e ancora più difficile sostituire le parole alle immagini che presentavano”. Per il prof. Mimmo Manigrasso (“Progetto Città 1992”) “La pietra è una spalla per portare il tempo: questo verso di Lorca sembra scritto per le sue foto-pietre, quelle autentiche sculture modellate dal tempo e dall’azione di agenti atmosferici”. Il 28 marzo del 1994 il Ministro per i Beni Culturali e Ambientali Alberto Ronchey ha conferito a De Vincentis un premio post -mortem per la sua opera di incentivazione culturale.

De Vincentis Ciro

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È nata a Grottaglie nel 1970. Ha conseguito la laurea in Lettere e, successivamente, in Conservazione de Beni Culturali all’università degli Studi di Lecce col massimo dei voti e lode. Si è perfezionata sui temi storici della città e del territorio nel Mezzogiorno tra medioevo ed età contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici di Lecce frequentando due corsi annuali post-laurea sul tema: “Storia del Mezzogioirno nel Medioevo e nall’età contemporanea” e “Città e territorio in Europa dal Medioevo all’età contemporanea”, i quali le hanno dato modo di approfondire tematiche inerenti il territorio e l’ambiente sotto il profilo storico, sociale ed economico. Attualmente, sta conseguendo la specializzazione in Archeologia Medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata ed ha svolto attività di scavo nei siti archeologici di “Torre di Mare” (Metaponto) e “Masseria Vicentino” (Grottaglie). Ha insegnato nei cicli di seminari di “Storia generale dell’Europa nei secoli XIX -XX” all’interno degli insegnamenti di Storia contemporanea e Storia della questione meridionale dell’Università di Lecce. Ha conseguito varie abilitazioni per la scuola media e per le scuole superiori. Ha curato alcune pubblicazioni d’arte tra cui “”Gennaro Lupo 1887-1946”, Manduria 1996, e diverse mostre pittoriche curate dagli assessori alla cultura di Grottaglie, Taranto e Martina Franca. È socia degli Amici dei Musei dal 1993. Ha ottenuto varie borse di studio e relazionato in diversi convegni privilegiando le tematiche museologiche. Fra questi vanno ricordati i più recenti studi sui temi: “Le origini della ceramica di Grottaglie e il problmema bibliografico” e “Il museo: origini e prospettive future”. Nel settembre 1999, le è stato conferito dall’Amministrazione Comunale di Grottaglie l’incarico di organizzare ed allestire il nascente Museo della Ceramica, (inaugurato il 22 dicembre della stesso anno) per il quale ha svolto e, svolge tuttora, un’opera intensa di reperimento, catalogazione e sistemazione dei materiali ceramici. È profondamente convinta che l’odierna concezione museale vada rinnovata radicalmente; per questo, il Museo della Ceramica si fonda sulla temporaneità dell’esposizione, per cui l’allestimento viene modificato periodicamente con collezioni provenienti da altri enti pubblici e privati, consentendo letture iconografiche, tipologiche e formali via via diverse.

De Vincentis Daniela

È nato a Grottaglie il 6 settembre del 1928 in via “Edmondo De Amicis” numero 5, dove il padre Francesco Paolo con la collaborazione della moglie Mary esercitava l’attività fotografica. Figlio d’arte (il padre fu premiato con una medaglia d’oro dal Ministero dell’Industria e dell’Artigianato) e fratello di Ciro, Giovanni De Vincentis ha frequentato il liceo classico “Archita” di Taranto conseguendovi la maturità per continuare gli studi universitari. Da giovanissimo ha intrapreso la carriera di fotografo. Nel 1950 ha fondato l’Associazione Turistica “Pro Loco”(detta “pro Grottaglie”), tracciando le linee principali per una politica turistica tipica a favore della “città della ceramica” uno slogan che lui stesso ha coniato. De Vincentis ha puntato alla valorizzazione e alla diffusione della ceramica, alla creazione di un Museo, alla difesa e salvaguardia del quartiere della ceramica, alla realizzazione di un “circumforanese”, una strada panoramica sulle grotte e le gravine per poter gustare dall’altro spettacoli del teatro classico mediterraneo. Nel 1955 ha vinto il concorso nazionale di mototurismo ed è stato premiato in Campidoglio dal cardinale Siri e negli anni successivi è stato ricevuto in udienza privata dai papi Pio XII e Giovanni XXIII. Il suo occhio fotografico si è orientato sull’affascinante mondo dell’architettura spontanea dei centri storici e sulla loro condizione dei costumi. Ha tenuto molte mostre personali ed ha ottenuto molti premi e di riconoscimenti a livello nazionale. In particolare si è distinto per le sue “nature morte”, composizioni con il tipico cesto di vimini, i fichi e l’uva. Ha illustrato molti libri, tra i quali “Il Chiostro di San Francesco da Paola” di padre Francesco Stea, “La città di San Francesco De Geronimo” di padre Michele Corcione, “Ceramica rustica e tradizionale in Puglia” di Nina Cuomo, “L’anima poetica di Giuseppe Battista” e “Bianca dolcezza di ricordi” di Girolamo Mariella, “Pi strate e tiempi antici” di padre Michele Ignazio D’Amuri. Ha collaborato con ilfratello Ciro per oltre 30 anni in servizi fotografici d’attualità, ritraendo tra gli altri Paolo VI, i presidenti della Repubblica Einaudi, Gronchi, Saragat, Pertini, Gino Bartali, Aldo Palazzeschi, Giuseppe Ungaretti, Carlo Bo ed Amedeo Maiuri, Podgorni. Per anni si è distinto alla Fiera del Levante con pannelli fotografici che ritraggono Grottaglie e la ceramica.

De Vincentis Nino

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È nato il 4 novembre 1927 ad Avellino, dove il padre Emanuele, di origine grottagliese era stato mandato a fondare e poi a dirigere la locale scuola d'arte per la ceramica. Si è laureato in giurisprudenza nell'Università di Bari nell'anno accademico 1951/52 con una tesi sul "Procedimento monitorio". Iscritto dal 1956 all'albo dei procuratori dell'ordine degli avvocati e procuratori di Taranto, dal 1962 all'albo degli avvocati e, dal 1977, nell'albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinnanzi alla Corte di Cassazione ed alle Giurisdizioni superiori. Dal 1979 iscritto all'albo dei revisori contabili. È stato Consigliere Comunale di Grottaglie dal 1960 al 1978 e Assessore dello stesso Comune negli anni 1972/1978. È stato consigliere provinciale di Taranto e capogruppo per il PSI negli anni dal 1964 al 1969. Vice presidente della commissione nazionale di garanzia del PSI dal 1976 al 1990. È stato commissario straordinario dell'ospedale regionale specializzato istituto chirurgico ortopedico "Testa" di Taranto negli anni 1971-1972. È stato amministratore unico della Edisalento, editrice del “Quotidiano” di Lecce, Brindisi e Taranto fin dalla sua costituzione e per vari anni. Ha svolto le funzioni di capo dell'ufficio legislativo per il Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno dal dicembre 1981 all'agosto del 1983 e di capo dell'ufficio legislativo del ministero dei trasporti dal 1983 al 1986. Dal 1985 al 1991 revisore dei conti nell'ente ferrovie dello stato. È stato il promotore della Mostra della Ceramica di Grottaglie e, per 20 anni fino al 1992, Presidente del suo Comitato Organizzatore.

Di Palma Carlo

“La sua via” scrive don Cosimo De Siati in “Grottaglie”, “è quel budello che porta dalla piazzetta della Maddalena e termina all’incrocio con via Mastropaolo. Non è un granché”. Ma Di Palma è stato uno dei protagonisti della vita nazionale e per mesi accompagnò Gabriele D’Annunzio nella campagna elettorale in Abruzzo. Nato a Grottaglie il 17 gennaio 1869, da Antonio e Carolina Calò, studiò prima nel ginnasio del Seminario arcivescovile di Taranto, poi a Napoli e quindi a Bari. Fu giornalista al “Mattino” di Napoli, amico intimo di Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. Ben voluto dalla classe borghese di Taranto e dai notabili di Grottaglie, la sua candidatura fu promossa ed appoggiata soprattutto da Vincenzo Calò il quale organizzò in suo onore, nella sua villa, un sontuoso banchetto elettorale. Erano le elezioni del 1902 e il partito al quale Di Palma aderiva si chiamava "Pro Taranto" di cui il primo Presidente fu l'Avv. Luigi Gargiulo. Di Palma che nel suo programma elettorale aveva previsto l'ampliamento dell'Arsenale Militare e il potenziamento della Marina della città bimare, riportò un insuccesso. L'episodio fu caratterizzato da atti di violenza ed intolleranza, ma invalidate le elezioni, fu ripetuta la votazione e Di palma riportò un pieno successo, entrando in Parlamento. In seguito, sconfitto nelle elezioni del 1905 (anche questa volta ci saranno annullamenti e ricorsi) verrà rieletto nel 1909 e nel 1913. Nella Guerra Mondiale del 1915-1918, Di Palma si arruolò volontario con il grado di Tenente del Genio dirigibilisti. In seno al Parlamento ricoprì autorevoli incarichi: fu membro della giunta generale di bilancio, relatore del bilancio della Marina e vice presidente del Consiglio superiore della Marina mercantile. Nel 1910 pronunciò alla Camera il discorso " Per il porto mercantile di Taranto" e nell'ottobre del 1915 riuscì a far venire nella città bimare il Ministro della Marina On.le Leonardi- Cattolia, per verificare l'ipotesi di fattibilità della costruzione di un secondo canale navigabile fra il Mar Grande e il Mar Piccolo. Morì il 13 aprile del 1916 in seguito a polmonite.Il Presidente del Consiglio dei Ministri On.le Salandra dichiarò: "Ci tenevo a rendere l'estremo tributo di amicizia a Federico Di Palma e un omaggio alla Città di Taranto". Nel capoluogo di provincia fu proclamato il lutto cittadino e le scuole vennero chiuse. Taranto, al contrario di Grottaglie, ha dedicato al parlamentare grottagliese la centralissima via che congiunge Piazza Immacolata con l'ingresso monumentale dell'Arsenale militare.

Di Palma Federico

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Di Palma Emanuele

Fondatore della Scuola d'Arte di Avellino nacque a Grottaglie il 23 dicembre 1877. Si formò alla Scuola d'Arte e nel 1903 fu chiamato dal nuovo Direttore Anselmo De Simone, dove insegnò per 20 anni. Nel 1923 impiantò la Scuola d'Arte di Avellino, dove restò come Direttore fino al 1929. Nel 1933 tornò a Grottaglie dove riprese l'insegnamento di pittura, ceramica e plastica decorativa.

“Solamente qui a Grottaglie con Emanuele ho trovato il perché del presepe come rappresentazione sacra”. Così il maestro Roberto De Simone il 29 gennaio del 2000 ha detto di Esposito che è nato a Grottaglie il 23 marzo 1942. Viticoltore di professione Esposito vanta origini in quel di Portici. Suo nonno Ciro Giuseppe Esposito gli ha trasmesso l’amore per il presepe e la passione di modellare la massa, il blocco di argilla. Suo zio Michele Esposito è stato libero docente a Palermo e a Santo Stefano di Camastra ha fondato l’Istituto Statale d’Arte. Inoltre è stato amico di Gaetano Ballardini, fondatore dell’Istituto d’Arte di Faenza. In questo clima culturale si è formato Emanuele che a 13 anni ha modellato una testina della sua vicina di casa. A 18 anni ha studiato presso la scuola Valdese di Roma insieme con Caterina Trani, Salvatore Terranova, Davide Cielo. Nel 1977 ha vinto un premio internazionale ad Indianapolis. Poi ha vinto a Trento, all’Antoniano di Bologna, ad Appiano Gentile, al Manzoni di Milano, a Castel dell’Ovo. Emanuele Esposito è protagonista del libro di Roberto De Simone: “Il presepe popolare napoletano” (Einaudi, 1998). Ha ospitato nel proprio studio tra gli altri il grande Massimo Troisi. Ha dettato allo scrittore Raffaele Nigro alcune pagine del “canto dell’Angelo” contenute nel best seller “Fuochi sul Basento”. Esposito ha vinto due edizioni della Mostra del Presepe di Grottaglie negli anni 1983 e nel 1998. Sue opere sono esposte nel Museo di Storia Naturale di Parigi.

Esposito Emanuele

Ettorre Cosimo

Nacque a Grottaglie il 2 marzo 1896, da Francesco, noto col saprannome di "Farina" e da Francesca Montanaro. Nel 1910 si iscrisse nella Regia Scuola d'Arte. Nel 1915 abbandonò la scuola per impiegarsi, come decoratore presso l'impresa di costruzioni a Reggio Calabria. Nel 1919, si impiegò nella fabbrica di Vincenzo Calò, poi fu assunto a Deruta nella Società ceramica, per alcuni mesi del 1920 si trasferì a Roma nell'azienda "La Nuova Ceramica". Nell'ottobre del 1920 a Grottaglie sostenne gli esami di licenza. In seguito fu chiamato dal prof. Visani a ricoprire il posto di capo officina nella Regia Scuola di Civita Castellana. Restò fino al 1925, anno in cui fu chiamato a Roma dove prestò servizio presso il Museo artistico industriale. Nella capitale intraprese anche attività di direttore tecnico in uno stabilimento per la produzione. Tra le sue opere letterarie ricordiamo: "Come si dipinge sulla ceramica", 1936, "La ceramica nei sistemi pratici di lavorazione", "Il Gres ceramico", "La regia Scuola d'Arte di Civita Castellana". Nel 1924 compose una commedia in un atto dal titolo "Razza nostra" elogiato dal "Messaggero" del 20 settembre 1942. Morì a Roma intorno agli anni settanta. Da don Giuseppe Petraroli sappiamo che Ettorre vinse numerosi premi sia in campo nazionale che internazionale.

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Laureato in Lettere presso l'Università di Milano nel 1927. Ordinario di Lettere Italiane e Latine nel Liceo Classico Statale " Archita" di Taranto dal 1930 al 1967 e nel Liceo Classico "Quinto Ennio" di Taranto dal 1967 al 1975. Si dedicò alla politica nella Democrazia Cristiana dal 1946 al 1964. È stato Consigliere Comunale di Grottaglie dal 1946 al 1951 e dal 1956 al 1960 Consigliere Provinciale ed Assessore dal 1951 al 1964. Inoltre ha svolto il ruolo di vice Presidente della Giunta Provinciale dal 1960 al 1964. Per anni è stato prefetto della Congregazione Mariana di Grottaglie. Il "Tornate a Cristo" (Anno XLIII, n. 2, maggio-agosto 1992) gli dedica una pagina. Così scrive Padre Salvatore Mario Trani: "Non solo Taranto e la città di Grottaglie, per l’elevata cultura e la sua forte tempra di educatore e di cristiano; ma anche Tornate a Cristo gli deve un debito di riconoscente affetto per i suoi tanti valorosi interventi e scritti negli anni passati. Dunque tra coloro che lo hanno conosciuto, la sua figura di uomo, di cristiano e prestigioso professore di liceo rimane un luminoso ricordo e un punto di riferimento. Ha vissuto gli ultimi tra anni in un silenzioso calvario nella sua dimora di via Colombo, dove il Signore lo ha chiamato al premio dei giusti sabato 29 febbraio 1992, nell’età di circa 87 anni". Nel 1954 apre l’Anno mariano tenendo una conferenza dal tema "La Vergine nella poesia italiana" quando il 10 febbraio viene inaugurata un’edicola votiva della Madonna, opera di Vincenzo Del Monaco. Nel 1959 il prof. Ettore circa l’abolizione del latino nelle scuole sostiene che "non si può abolire una lingua classica che ci conserva le nostre più belle e grandi tradizioni". A conclusione il prof. Ettorre "con alata parola ha commemorato i trionfi della Madonna di Mutata nei secoli" ("Tornate a Cristo", Anno IX,N.11, Novembre-Dicembre, 1954) Nel 1970 ha tenuto inoltre una serie di incontri culturali su "Pirandello: espressione dell’ansia umana alla ricerca del vero".In "Tornate a Cristo" (Anno II, N.1-2, gennaiofebbraio 1947) egli scrive: "La nostra piccola patria, Grottaglie, questo piccolo pungo di case posate sul monte ha generato, dalla sua remota origine sino ai nostri tempi, dal suo grembo fecondo, uomini che ne hanno diffuso il nome fin nei più lontani paesi, uomini di arte e di lettere, di armi e di toga: in questi la nostra piccola patria si guarda e di essi si compiace". In “Oggi Città” (21 marzo 1992) Rosetta Romano Carriero scrive una poesia su Ettorre “uomo di preclare virtù, limpido esempio di educatore, preparatissimo, esigente ma comprensivo o come si dice, umano”.

Ettorre Giuseppe

Nasce da una famiglia della medio borghesia tarantina il 12 luglio 1921. Terminato il servizio militare, come Ufficiale di Complemento dell'Esercito, si iscrive al PCI del quale diventa noto e stimato dirigente. È consigliere comunale a Grottaglie per diverse legislature, per essere eletto Sindaco della città, per la prima volta, nel 1969, a capo di una Giunta minoritaria di sinistra. È rieletto Sindaco nel 1970, a seguito delle elezioni amministrative del 7 giugno, per restare alla guida della città fino al 1975. Sono anni in cui vengono realizzate importanti opere pubbliche quali le scuole materne comunali, l'asilo nido comunale, le opere di urbanizzazione primaria, la costituzione del Consultorio familiare. È presente all’inaugurazione ufficiale del Centro giovanile di San Francesco De Geronimo in zona "Monticello" (sabato 24 ottobre 1970) e fa gli onori di casa al senatore Giulio Orlando. Nella circostanza egli apprezza la struttura del Centro Monticello che, a suo dire, "è un’opera veramente valida per la comunità di Grottaglie" ("Tornate a Cristo", Anno XXV, N.5-6 ottobre-dicembre, 1970). Nelle elezioni politiche del 1972 è candidato al Senato della Repubblica nel Collegio di Martina Franca e, pur ottenendo un lusinghiero consenso, non è eletto. Torna a ricoprire la carica di Sindaco nel 1977, dopo due anni di Gestione Commissariale, quando i partiti della sinistra (PCI-PSIPDUP) vincono le elezioni amministrative del 9 - 10 gennaio. Tra le realizzazioni più importanti, la localizzazione e la realizzazione del primo piano di zona per edilizia economica e popolare. Resta in carica fino al 26 gennaio del 1981, per assumere, poi, l'incarico di Presidente del Comitato di Gestione della USL di Grottaglie. Muore a Grottaglie il 16 maggio 1983.

Fago Angelo

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Figura di primo piano della scuola pittorica grottagliese. Nato a Grottaglie da Cosimo e Francesca Cavallo il 10 giugno del 1881 prese lezioni nella vicina Francavilla dal maestro Nicola Sardiello. Da piccolo, mentre lavorava ai campi, gettò nel pozzo la zappa e dichiarò al padre di voler seguire la vocazione artistica. A Torino, durante il servizio militare, frequentò l'Accademia e conobbe il maestro Lorenzo Delleani, una personalità di rilievo nel mondo dell'arte italiana. Tornato a Grottaglie, si mise in luce con la realizzazione di numerose decorazioni per chiese, cappelle, ville, case patrizie, collaborando con il maestro leccese Agesilao Flora. Il 7 maggio 1908 sposa Giovanna D’Abramo. Lo stesso anno vince una borsa di studio di lire 700 dopo aver vinto nei confronti di Vincenzo Portaluri una controversia legale. Nel 1914 venne eletto consigliere comunale per il partito socialista e durante la guerra del 1915-1918 ebbe modo di conoscere artisti del calibro di Cesare Maccari, Aristide Sartorio, Michele Cascella. Appartengono a quest'epoca alcune delle sue opere più suggestive come le scene dolomitiche e l'inquietante autoritratto in guerra sul Pasubio. Così Emanuele De Giorgio scrisse sul “Corriere del Giorno" (13 luglio 1978): "Il dramma della grande guerra era rimasto inciso nella sua memoria come una sorta di esaltazione mistica per cui tra una veduta di Grottaglie e una natura morta veniva fuori un quadro di battaglia". Nel 1922 partecipa alla III^ Mostra d’Arte a Bari e Romilda Mayer su "Il Corriere delle Puglie" scrive di lui che è un pittore "di sorprendente precisione". Nel 1923 partecipa a Roma alla Biennale romana e nel 1926 le sue opere furono esposte all'importante rassegna di Schio inaugurata dal Re Vittorio Emanuele III. Una rassegna organizzata dal mercante Ciro Ragusa ed artista ceramico esaltata da "Il gazzettino" del 2 febbraio 1926. Nel 1938 espone a Manila (Filippine), l’anno dopo è a Tirana (Albania). Uomo di forte personalità, dal temperamento austero, piuttosto incline alla ironia severa, Fanigliulo, oltre la pittura, ebbe anche un'altra passione: quella politica, che gli costerà nel 1943 la denuncia per attività antifascista. A Gallipoli decora il Salone del Palazzo Fedele, a Grottaglie affresca tra l'altro palazzo Motolese, palazzo Pignatelli, palazzo Carrieri, palazzo Volpe. Sue opere si trovano nel Santuario di San Francesco de Geronimo; in particolare Fanigliulo ha decorato la cappella nella quale riposano le spoglie del Santo. Per la Collegiata ha dipinto "I profanatori del tempio" e "Il battesimo di Gesù". In "La voce del Popolo" (22 febbraio 1942) don Giuseppe Petraroli scrisse: "La religiosa elaborazione dei quadri di Fanigliulo diventa religiosa ammirazione di chi li guarda. Genio di provincia, aveva un carattere sferzante, un’enorme passione per la caccia, per le chiassose compagnie, i buoni pranzi; molte ragazze si prestavano ad essere ritratte nude dal maestro; il suo studio era intasato di mucchi di quadri. La sua pittura è irruente, con una fisica vitalità". Per anni punto di riferimento per le giovani generazioni muore il 19 maggio 1969. Nella zona 167-bis è stata intitolata una via cittadina. Emanuele De Giorgio nel suo "Domenica in Albis" (Racconti Pugliesi, Mario Adda editore, Bari, 1980) nel capitolo intitolato "Battuta di caccia" ricorda "lo studio del maestro a pianta quadrata con volta a crociera, con unica fonte di luce una lunetta sulla porta d’ingresso, la predilezione del maestro per i soggetti di caccia, per il fatto che aveva una enorme passione, per lo svago venatorio e quando poteva concedersi una vacanza, alle prime luci dell’alba, si recava nelle campagne col fucile a tracolla e il suo fedele cane Omero…Cosa c’entrasse il cantore ellenico col cane non saprei proprio dirlo." Così scrive Giuseppe Petrera in "Primo Centenario della Santificazione di S.Francesco De Geronimo sotto il pontificato di Gregorio XVI (26 maggio 1839/26 maggio 1939) e "Guida al Santuario-in Grottaglie, (tip. Pettograsso, 1939) :"Il valente Ciro Fanigliulo pittore pregiato che con grande naturalezza e spontaneità ravviva i suoi lavori artistici, nel febbraio coll’aprile 1930 dipingeva la volta della santa camera dove nacque il concittadino Santo. Questo dipinto nel mezzo rappresenta in un chiarore abbagliante molte schiere di angeli che suonano e cantano l’inno della gloria e salendo gradatamente verso il cielo quasi scompaiono allo sguardo, quale visione celeste. (…) Nell’osservare questo affresco armonico nelle linee lo spirito si eleva in dolce contemplazione". Don Giuseppe Petraroli in "La voce del Popolo" (22 febbraio 1942) "A Ciro Fanigliulo la natura andò incontro con un paesaggio come al Goldoni con una bambola…Egli è attaccato al suo studiolo come la chiocciola alla conchiglia: là è sempre reperibile di fronte al cavalletto, con l’inseparabile pipetta…Ciò che sembra balzar dalla tela improvvisamente è frutto di intimo lavoro". Nel 1981 la Cooperativa grottagliese grazie ad Antonio Bagnardi e Francesco Coviello ha pubblicato il testo "Il dono naturale della pittura". In questo volume si registrano gli interventi critici di Guerricchio, D’Amicis, Mandrillo e Scotti.

Fanigliulo Ciro

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È nato a Grottaglie il 16 aprile del 1923 da Francesco e Giuseppa Vincenza Quaranta. Dopo aver lavorato per due anni all’Arsenale come motorista navale ha svolto il servizio militare a Taranto nel 1943 , con il numero di matricola 130674. Durante la Seconda Guerra Mondiale è stato a Zante, in Grecia (dal 1 luglio 1943 al 25 settembre del 1943) e ad Amburgo, in Germania(dal 26 settembre al 1943 all’8 maggio 1945). Ripreso il lavoro all’Arsenale lo abbandona subito dopo ed entra nella Bottega ceramica del padre che allora, nel 1948 contava appena 8 operai. Ma proprio il 1948 fu un anno terribile per la ceramica di Grottaglie, tanto che tutte le botteghe chiusero e la stessa sorte toccò a quella Fasano il 15 gennaio del 1949. Il 20 agosto del 1951 si sposa con Vincenza Cavallo. Superato il periodo di difficoltà Nicola porta una ventata di vitalità nell’azienda ed occupandosi della parte commerciale comincia ad esportare nella Puglia, in Calabria, Sicilia e Campania. Nel 1964 si reca per la prima volta a Milano dove espone alla “Fiera” con uno stand di 4x4 metri. L’anno successivo, il 1965 costituisce il trampolino di lancio per Nicola che con le sue ceramiche di uso quotidiano sbanca Milano riempiendo 9 vagoni di manufatti inviati in Olanda, Danimarca, Svizzera, Medio Oriente, Tokio, New York. Nel 1966 viene insignito da parte del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’artigianato di Roma di un Diploma d’onore con relativa medaglia d’oro. Lo stesso diploma gli viene conferito nel 1969. Il prof. Sandulli, presidente della Corte Istituzionale si reca in visita nella Bottega Fasano. Da allora non si contano i riconoscimenti avuti da Fasano che tra l’altro ha vinto premi alla Fiera del Levante a Bari, a Firenze a Brindisi, ricevendo anche il titolo di “Pioniere d’onore all’Export” il 25 maggio del 1975. Negli anni Settanta si è verificata la cosiddetta “rivoluzione” nell’attività figulina grottagliese: Fasano impianta a Grottaglie le prime apparecchiature che sostituiscono il pestaggio dell’argilla, macchine che lavorano la creta, la frantumano, la mantecano, la impastano. Inoltre fa realizzare per la propria azienda un forno della capienza di 100 metri cubi. Oggi l’attività della ceramica Fasano continua a raccogliere successi in tutto il mondo, dalla Cina al Venezuala, da Beirut, ad Atene alla Russia. Attualmente Nicola è il supervisore generale dell’azienda.

Fasano Nicola

È nato a Grottaglie nel 1943. Ha conseguito la maturità classica presso il liceo di Francavilla Fontana ed ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Bari laureandosi in Lettere Classiche con una tesi in “Topografia dell’Italia Antica sulla Carta Archeologica dell’agro orientale di Taranto”. Ha frequentato la Scuola nazionale di Archeologia presso la Sapienza di Roma. A sei mesi dalla laurea conseguita nel novembre del 1967 ha ottenuto una borsa di studio quadriennale di addestramento didattico e scientifico presso l’Istituto di Archeologia dell’Università di Bari, poi trasformata in contratto quadriennale di ricerca, conseguendo nel 1980 il ruolo di ricercatore universitario. Dal 1991 è responsabile dell’insegnamento di Topografia dell’Italia Antica presso il corso di laurea in Lettere (Scuola di Specializzazione in Archeologia). Inoltre è docente a Martina Franca nelle sale del Palazzo Ducale in “Operatore dei beni culturali”. Per incarico di varie Soprintendenze ha diretto campagne di scavo a Monte Salete (1967), Riggio (1968), Torretta di Pietragalla (1971), Masseria Vicentino (1972), Civita di Tricarico (1973), Bari Vecchia (Convento di San Francesco della Scarpa, Convento di Santa Scolastica, Castello Normanno-Svevo, Cattedrale) tra il 1975 e il 1980, Isola di san Nicola delle Tremiti (1976), Castello di Sannicandro di Bari (1980), Castiglione di Conversano (campo scuola 1981-1985). Dal 1995 dirige insieme con il dott. Arcangelo Alessio della Soprintendenza Archeologica della Puglia, le ricerche e gli scavi archeologici sistematici nel centro abitato messapico di Masseria Vicentino, in agro di Grottaglie. Tra il 1972 e il 1973 ha pubblicato le ricerche sull’insediamento messapico di Masseria Vicentino. Nel 1981 ha pubblicato insieme a C.D.Fonseca e agli architetti F.Blandino, M. Carobbi, G.Trovato la “Carta Archeologica della Provincia di Taranto”. Tra il 1979 e il 1989 ha dato alle stampe diverse monografie sugli scavi effettuati. Nel 1995 ha curato la pubblicazione postuma su “Riggio” del compianto prof. Pietro Parenzan. Le varie campagne di scavo nell’insediamento di Masseria Vicentino sono oggetto di notizie preliminari pubblicate sulla rivista “Taras”. Le ricerche a Vicentino sono oggetto di una mostra in 15 pannelli che vengono esposti saltuariamente presso il castello episcopio “Giacomo D’Atri” e sta per uscire il catalogo a stampa ad opera dell’editore Schena di Fasano.

Fornaro Arcangelo

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È nato a Grottaglie il 24 febbraio del 1933. Salesiano per quindici anni, ad un passo dall’ordinazione sacerdotale possiede due lauree, una in Lettere all’Università di Bari con la tesi di laurea “La patria di Quinto Ennio” discussa con la professoressa rumena Meluta Marin ed una in Teologia conseguita presso l’Università pontificia dell’Ateneo Salesiano di San Casciano. Ha insegnato storia dell’arte per cinquan’anni. Ha scritto una monografia su Gaspare Pignalelli (“Un uomo e il suo territorio”) e tantissime opere ancora inedite tra le quali “Storia dell’Istituto d’arte”, “Storia delle forme ceramiche”, Cosimo di Nunzio detto “Baccasciscia”, “La vera storia di Papa Giru”, “L’arte dell’argilla a Grottaglie” con introduzione di Nicola Vacca. È una memoria vivente ed una fonte inesauribile di notizie. Al tempo del sindaco Angelo Fago ha ricoperto l’incarico di assessore alla Cultura. Ha scritto anche “I tre maestri d’arte dell’Istituto d’Arte di Grottaglie” e “Antonio Caramia. Il tempo passa” (1998) Fornaro è anche un poeta. (“Come un gatto sornione/ la lama del Fullonese si stende sinuosa/ Un giorno tana di volpi e serpenti/ oggi invasa di case e di cemento”; “...La terra si sposa lu uerdolo, quasi fallo amoroso, si conficca nel terreno).

Fornaro Cosimo

È nato a Grottaglie il 1 settembre del 1939. Conseguita nel 1965 a Pisa la laurea in Lingue e Letterature Straniere ha completato la sua formazione culturale in Francia a Parigi. Qui, durante la seconda parte degli anni ‘60 ha seguito i corsi superiori di Letteratura, Linguistica applicata e Storia dell’Arte, presso la Facoltà di Lettere e Scienze Umane dell’Università “La Sorbonne”. È stato docente di ruolo di lingua francese presso le scuole di Grottaglie e Taranto sino all’agosto Duemila. Negli anni Settanta, visto il degrado in cui versavano i beni artistici e storici locali, conscio, insieme a pochi altri amici, dell’importanza del rilancio culturale e anche turistico della nostra cittadina, ha partecipato alle formazioni del Gruppo Grotte e il Centro Ricerche Storiche che si prefiggevano la tutela e la valorizzazione dei Beni culturali grottagliesi. Come Ispettore onorario ai Beni ambientali, architettonici, artistici e storici del Comune di Grottaglie sin dal 1968, è stato sempre pubblicamente critico nei confronti delle decisioni prese dalle varie Amministrazioni locali in tema di tutela e degrado ambientale. Notevoli i suoi interventi per il restauro del cappellone di san Ciro nella Chiesa Matrice; poi si è interessato al restauro delle due grandi tele del XVII secolo, il “Martirio di San Marino” e il “Sogno di San Cataldo” ricollocandoli nella sede originaria Nel 1993 si è opposto nettamente e decisamente alla realizzazione del “Piano Insediamenti produttivi” sulla via XXV Luglio che avrebbe causato un ulteriore scempio di beni archeologici e paesaggistico- ambientali, come la gravina del Fullonese con le sue chiese rupestri, e la necropoli ellenistica con oltre 25 tombe risalenti al III-II secolo a.C. Appassionato studioso di storia locale ha contribuito alla pubblicazione di “Un monumento barocco a Grottaglie” di padre Francesco Stea, 1973. Poi ha redatto, sempre con Francesco Stea, “Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi dal 1861 al 1961”. Insieme con la figlia Monica Galletto ha scritto “La vera chiesa cripta dei SS. Pietro e Paolo, nella lama del Fullonese a Grottaglie”, 1994. Tra gli hobby preferiti la fotografia, con alcune testimonianze inedite di Grottaglie di una volta.

Galletto Luigi

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Sul "Quotidiano" del 1 novembre 1945 egli scrive un "pezzo" straordinario su Grottaglie e il suo Santo, san Francesco De Geronimo. "Più che per la posizione incantevole…più che per le sue industrie che dall’arte rustica e domestica dei figulini va a quella moderna e nobilmente evoluta della ceramica…più che per il suo tempio gotico (la Chiesa Madre)…più che per il suo Castello baronale…più che per i suoi sette cappelli pastorali che si ammiravano nella Collegiata (perché non rimetterli) più che per i suoi uomini illustri che quivi ebbero nascimento…più di tutte queste glorie e meraviglie, Grottaglie, cittadina sorridente ed accogliente, è fiera e superba e orgogliosa del suo santo, Francesco De Geronimo". Pasquale Tommaso Maria Imperatrice è nato a Grottaglie il 27/8/1881. All’inizio del 1900 a Taranto svolge la sua professione di avvocato, ma subito si distingue come effervescente giornalista e tuttologo. Dal 1913 al 1920 dirige "La Libera Parola", organo del partito "Pro Taranto". Sempre nella città bimare ricopre importanti incarichi nelle pubbliche amministrazioni. Assumerà la guida del Fascio, trasformandolo in uno strumento al servizio del potere. La mutilazione riportata nella Grande Guerra gli conferisce carisma ed autorevolezza, nonché un prestigio morale. Organizzatore dell'Ufficio stampa assieme a Raffaele Morgione e Nicola De Benedectis nell'agosto del 1921, al Terzo Congresso Fascista, a Roma, Imperatrice viene nominato con grande entusiasmo all'Ufficio di Presidenza, mentre il Duce Benito Mussolini riconosce in lui la vitalità e la incisività del Fascismo ionico. Tuttavia Imperatrice si dimette dal partito il 4 giugno del 1922, pur essendo stato eletto dalla Direzione Segretario del Direttorio. "In conclusione”, scrive di lui Piero Mandrillo, in un altro saggio "In Taranto da una guerra all'altra", "l'Imperatrice è un buon ricercatore, ma è assolutamente privo (da incallito borghese autoritario) dell'ottica che permetteva agli storici liberali di cogliere, sia pure in controluce, il dinamismo delle forze sociali (...). Poi il massone, il fascista, il maneggione, il monopolizzatore della stampa cittadina, si converte, torna alla fede dei padri, cura gli atti del Congresso Eucaristico, fa un viaggio in Palestina (...) È una vera e propria regressione a sentimenti infantili, commossi, che riteniamo sinceri…È comunque una figura che si stacca da troppi mediocri giornalisti, eulogisti ad oltranza, storici da strapazzo" Imperatrice ha pubblicato numerosi saggi monografici storici, ha diretto diverse testate giornalistiche, ha collaborato con “Rassegna pugliese” del Comune di Taranto ed ha realizzato un’imponente raccolta in otto volumi (non pubblicata) sulla "Storia del Fascismo". Imperatrice muore il 16/1/1962.

Imperatrice Pasquale

È nato a Grottaglie il giorno di San Ciro, il 31 gennaio 1944. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce nel 1968, con una tesi su "L’utopia del Morelly". Insegna materie letterarie alla Scuola Media annessa all’Istituto Statale d’Arte. Ha pubblicato "A Riggio"(1987), una raccolta di novelle popolare ambientate nell’antica "Rudiae", la patria di Ennio. Inoltre ha pubblicato anche "Da una generazione all’altra"(1991) "Sogno in Santa Maria Regina" (1997). Nel 1998 ha vinto il premio "Ori di Taranto". In "Sport e Città" (sabato 8 dicembre 1984) scrive: "Come è il grottagliese verace. Qual è la sua identità? Direi che è un tipo un po’ particolare. Ama l’arte, ma dimentica i suoi artisti, vivi o defunti e lascia andare in malora il patrimonio artistico e culturale o si fa rubare, addirittura le opere d’arte. Ama la natura, ma resta indifferente, se non ne è causa alla distruzione dell’ambiente nel quale vive e che lo circonda. È conservatore ed ama la famiglia, ma se può diventa libertino…È lavoratore, e mira in alto, ma raramente è organizzatore. Non è sciovinista e non è disposto ad esporsi in prima persona. Ama il quieto vivere, è comodo, non dà fastidio, ma non sopporta che gliene diano. Generoso, altruista, è portato ad aiutare quasi sempre i forestieri. Profondamente ed intimamente onesto era rispettoso delle leggi, ora non so. Indifferente ed apatico è capace di accendersi e di fare una rivoluzione anche per un motivo banale. Religioso, soffre di simpatie e di antipatie. Tra due negozi preferisce quello gestito dal forestiero. Non è intraprendente, lascia fare, tranne poi stupirsi e mormorare di fronte al successo altrui. Vanta tradizioni storiche che si perdono lontano nel tempo, ma nulla fa per rivendicarle e rafforzarle con nuovi studi e nuove pubblicazioni…Di conseguenza dimentica facilmente chi gli ha dato lustro in passato e se ne frega di chi cerca di darglielo al presente. Per questo va perdendo la sua identità…Spende con facilità i milioni, ma non tira fuori una lira per comprare un libro: preferisce una coltellata. Non sono pochi i grottagliesi che per affermarsi, per avere la giusta fama, hanno dovuto emigrare. Lodati altrove, a Grottaglie si era disposti solo a parlarne male, a stroncarli. Non c’è possibilità di gloria per il grottagliese a Grottaglie".

Laino Giuseppe

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Nasce a Grottaglie il 15 novembre del 1880. Il bollettino " Tornate a Cristo " del marzoaprile 1968 annunziava ai suoi lettori la scomparsa della N.D. Maria La Sorte, vedova Battaglia, avvenuta a Napoli il 12 marzo. " Quanti l'hanno conosciuta serbano di lei il ricordo di una donna che ha saputo valorizzare ed impreziosire la sua lunga vita nel fedele adempimento dei suoi doveri di figlia, di sposa e di sorella. La fede e l'amore di Cristo le hanno aperto il cuore alla generosità per le opere caritative e sociali. Per ciò che ci riguarda, i lettori ricorderanno la donazione dei suoi locali del Palazzo del Principe fatta per le opere sociali del Santuario. Il P. Pasquale De Luca, per diversi anni, riuscì a valorizzare quei locali per una colonia e per un cinema per i figli del popolo! La Signora Maria La Sorte, nel suo testamento, ha voluto coronare la sua beneficenza donando i suoi beni all'Ospedale San Marco, all'Istituto delle Stimmatine e alle opere sociali di San Francesco De Geronimo. Nell'immagine-ricordo per il trigesimo della sua morte sta scritto: “Quando si vive per gli altri, più che per se, il ricordo vince la morte".

La Sorte Maria

Fu autore drammatico e fu premiato, nel 1893, dall’Unione Umberto I. Fu anche poeta, satirico. Da "Quanti Mussolini", poesia tratta dal quaderno manoscritto, i versi introduttivi: "L'atteggiarsi a grand'uomo, oggi è di moda; e qualcun voi vedrete che, per caso,posto alla testa d'un modesto ufficio,erger sa il capo ed arricciar il naso ...,a guisa di novel Napoleone, specie se nel suo ufficio sia presente/qualche estraneo che poco lo conosce,/o peggio, un timoroso dipendente”.Nacque a Grottaglie il 21 gennaio 1859, da Angelo, avvocato, e Vincenza Perrucci. Dotato di grandi capacità e di una buona cultura, fu anche insegnante. Altre erano, infatti, le sue vocazioni: la poesia, la letteratura, e soprattutto il giornalismo. Fondò i giornali il “Faro”, il “Risveglio Salentino” e “La Sfida”. Filomeno Laviosa si spense il 3 febbraio 1927.

Laviosa Filomeno

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Il 18 dicembre 1922 realizzò un ritratto fotografico per il Duce Benito Mussolini, il quale pienamente soddisfatto scrisse sotto la foto: "Al Grand'Ufficiale Laviosa che mi ha finalmente riprodotto quale sono". Eseguì i ritratti fotografici del maresciallo d’Italia il generale Armando Diaz, di Francesco Saverio Nitti, di Giovanni Giolitti, di Filippo Turati, di Samuele Cantore, di Trilussa, di Aristide Sartorio, di Sem Benelli. Trilussa lo definì “mago delle luci”È certamente stato uno dei personaggi grottagliesi di maggior successo di questo secolo. Fotografo di fama internazionale, pittore, scenografo. Figlio del giornalista e scrittore Filomeno e dell'insegnante Francesca Marseglia, nacque a Grottaglie il 9 maggio 1887. Nel 1901 iniziò il suo apprendistato nei laboratori fotografici Iozzi, Desiati, Albano, Cimpincio. Il suo talento e la sua attitudine gli permisero di diventare quasi ventenne direttore di studio nello stabilimento fotografico Broia a Taranto. Nel 1908 giunse il primo importante riconoscimento: la giuria dell'Esposizione Internazionale di Roma gli conferì il Gran Premio con medaglia d'oro per gli alti meriti nella produzione fotografica. Il suo grande amico, il tenore Beniamino Gigli, lo incoraggiò a varcare l'Oceano e nel 1923 impiantò un suo studio fotografico a New York, al n.15 della East strada. Il Commendatore Vincenzo Laviosa, che nel 1921 era stato insignito dell'onorificenza di Grand'Ufficiale della Corona d'Italia e poi del Cavalierato dell'Ordine Mauriziano. Vincenzo Laviosa trasferì il suo studio nella centralissima Quinta strada, divenendo punto di riferimento di fotografi e studiosi della fotografia. Si spense il 10 dicembre 1915.

Laviosa Vincenzo

Il 19 dicembre 1997 è stato nominato Vescovo. È un uomo di chiesa particolarmente caro ai grottagliesi. Un sacerdote che ha un carisma eccezionale. Il 22 dicembre 1997 ha prestato solenne giuramento a Roma presso il Prefetto della Congregazione dei Vescovi . Una gioia per tutta la città. Attualmente svolge le funzioni pastorali di Vescovo nella diocesi lucana di Tricarico. È nato a Grottaglie il 13 ottobre 1948 da Giuseppe e Donata Preite. Ha frequentato la scuola elementare alla "De Amicis". Gli anni della seconda, terza e quarta elementare furono determinanti per la sua vocazione. Infatti, molta influenza ebbe su di lui il maestro Giuseppe Piccinini, ordinato poi sacerdote nel 1967. Nella Parrocchia del Carmine Don Salvatore ha ricevuto tutti i sacramenti, dal Battesimo il 1 novembre 1948 alla Comunione e alla Cresima il 16 giugno 1957. Ha frequentato i tre anni della scuola media alla Pignatelli. Don Dario Palmisano e Don Ciro Tripiedi sono stati i suoi insegnanti di religione. Nel 1962 si è iscritto al Liceo Classico di Martina Franca e contemporaneamente ha iniziato il suo cammino di studi ecclesiali presso il Seminario diocesano di Taranto e presso il Seminario Teologico di Molfetta. È stato ordinato sacerdote il 13 luglio 1972. Nel corso degli anni ha svolto vari incarichi: è stato vicario parrocchiale presso la Parrocchia Sacra Famiglia di Martina Franca e rettore del Seminario diocesano. Dal 1 luglio 1984 al 1997 è stato Parroco della Madonna delle Grazie di Grottaglie.

Ligorio Salvatore

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Nacque a Meta di Sorrento (Napoli) il 5 giugno 1860 da Giosuè e Rosa di Gennaro, fu ordinato sacerdote il 26 settembre 1884 e gesuita il 18 febbraio 1889. Nel 1885 si laureò a Napoli in fisica e in matematica con il massimo dei voti. Così scrive Padre Armando Guidetti in "Le missioni popolari- I grandi gesuiti italiani" (Rusconi, Milano 1988): "A Grottaglie Padre Agostino Liguori per trentasette anni è stato apostolo indefesso in ogni opera di zelo della città. Lo chiamavano "il padre santo”; le madri chiedevano la sua benedizione". Alla sua morte "Tutta Grottaglie è profondamente commossa e tutto il popolo e la moltitudine dei poveri beneficati gli tributano tali esequie che apparvero non un funerale ma una pubblica apoteosi". Nel 1945 il Padre Giovanni Barella scrisse una monografia su Padre Agostino Liguori dal titolo "Le rivincite dell’umiltà". Il "Tornate a Cristo" ( Anno XXXVIII, N.3, settembre –dicembre 1987) gli ha dedicato un numero "speciale" riportando minuziosamente ampie testimonianze sulla sua vita. Sempre il "Tornate a Cristo" ( Anno XLI, N.1, gennaio –aprile 1990) scrive: "Il suo corpo giace ancora in un loculo della piccola cappella cimiteriale dei Gesuiti a Grottaglie… la sua figura esile, umile, ascetica ancora sembra aleggiare tra i confessionali e le navate del santuario". Così ha scritto il prof. Ettorre in "Tornate a Cristo" (Anno XV, n.2, marzo-aprile 1960): "Il ricordo di Padre Liguori è sempre vivo e presente nell’animo dei più anziani e di quella generazione che ora è nel pieno della battaglia quotidiana…Il luogo ove con zelo instancabile operò Padre Liquori è il Santuario di San Francesco: questo costituisce per i grottagliesi il sacro punto di convergenza di tutti i ceti sociali…che s’incontrano per deporre i propri crucci, le ansie, i rimorsi, inginocchiandosi alla vista di tutti o in qualche angolo appartato. Il nostro Liguori diceva che a Grottaglie la prima volta si viene per ubbidienza, si riparte con le lacrime nel cuore, vi si ritorna con gioia…Il suo aspetto era invero caratteristico e familiare a tutti. Egli procedeva sempre raccolto in se stesso, nell’atto di recitare il Rosario anche quando passava per le vie di Grottaglie: la gente sostava scoprendosi il capo con profondo rispetto, senza peraltro aspettare risposta al saluto, poiché il padre spesso non vedeva, immerso in altri pensieri. Dopo circa quattro decenni di vita così umile e virtuosa, Padre Liguori era un po’ come di casa. Tutti egli conosceva e da tutti era conosciuto. La sua cara immagine ci segue per indicarci la via della virtù che se difficile non è tuttavia impraticabile". Nel 1985 Padre Domenico Mondrone in "I Santi ci sono ancora" (Edizioni Pro Sanctitate, Roma) ha abbozzato in 18 pagine uno splendido ritratto di Padre Liguori. Ne riportiamo alcuni punti significativi: "Padre Liguori bastava vederlo anche la prima volta e subito ispirava rispetto e venerazione. Il suo aspetto non era bello e il volto era tutto solcato da rughe profonde. I suoi occhi parevano quasi sempre socchiusi e a stento tenuti aperti, ma nella conversazione si facevano vivi e ne traspariva il fascino della bontà e dell’innocenza che si portava dentro…Di statura era piuttosto basso, alquanto curvo sul lato sinistro, ma il passo era sicuro e quando occorreva anche svelto. Quando era solo il suo comportamento era assorto in se stesso e con Dio… Non era e non fu mai un parlatore; non era fatto per trattenere le folle. La sua parola era povera, semplice, talvolta impacciata sempre però piena di fede sentita".

Liguori Agostino

È nato nel 1908. A diciotto anni dal 1926 al 1930 dirige la "Signa" di Firenze, una importante fabbrica di maioliche e di statue di proprietà dei fratelli Biondi. È stato insegnante nella Scuola d’Arte dal 1949 al 1975. Scrive Cosimo Fornaro in "Tre maestri dell’Istituto d’Arte di Grottaglie" "era un vero maestro serio ed austero, forze troppo, ma amabile ed amato dagli scolari…robusto e obeso era seduto al suo posto e con le dita modellava oggettini di grande perizia…Linoci è l’ultimo di una gloriosa schiera di artisti dell’argilla come Lista e Spagnulo. L’ambiente sociale dei figuli grottagliesi è quanto mai contraddittorio. I figuli spesso si criticano a vicenda e spesso per gelosia di mestiere dimostrano acredine gli uni contro gli altri. Si spiano e si copiano non dichiarando mai i segreti dell’arte figulina. Così era e così è ancora". Muore nel 1997.

Linoci Antonio

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È nato il 27 novembre 1908, nel 1932 ha insegnato Arte applicata per la decorazione ceramica. Dopo aver svolto il militare presso il 47° Rgt. Fanteria di Lecce ha insegnato per i primi tempi a Civita Castellana. Nel 1935 prende servizio nell'Istituto d'Arte fino al 1 ottobre del 1975. In quarant'anni di servizio ha contribuito a formare intere generazioni di giovani, trasferendo loro la passione per la ceramica e le conoscenze tecnicopratiche dell'arte figulina. È il celebre autore del "Giovedì Santo" che si conserva nell’Istituto D’Arte di via Ennio. Nel 1936 ha ricevuto un diploma e una medaglia d’oro dal duce Benito Mussolini. Le sue opere si trovano sparse per tutta l’Italia.

Lista Biagio

Soprannominato "Cataruezzulu" che in vernacolo significa "rigatone", per via del fatto che era una buona forchetta. Con Ciro Fanigliulo e Francesco Paolo D'Amicis è tra i maggiori esponenti della Scuola pittorica grottagliese. Nato a Grottaglie il 30 marzo 1877 da Carlo e Maria Filomena Corrente, anch'egli è allievo di Agesilao Flora, dal quale apprende soprattutto i segreti dell'affresco. È tra i primi a frequentare la regia Scuola d'Arte di Grottaglie dove, nel 1894, ottiene il diploma. Insegna negli anni della giovinezza a Maglie, Galatinae poi a Grottaglie. A 23 anni, nel 1900, vince il concorso indetto dal Museo Artistico Industriale di Roma, per la decorazione del soffitto della Chiesa Madre. Egli propose e realizzò tre medaglioni nei quali venivano effigiati l'apoteosi di San Francesco De Geronimo, la Madonna di Mutata e al centro la SS. Eucarestia. Nel 1924 si sposa con Giuseppina Piergianni dalla quale ha due figlie Anna Maria Vittoria detta Ninì e Maria Filomena. Sempre nel 1924, per necessità s’iscrive al Fascismo. Presepista doc, tra gli altri numerosi incarichi che Gennaro Lupo ricevette, negli anni successivi, ricordiamo quelli di decorare la chiesa di Santa Chiara. La sua attività di insegnante si conclude a Penne ( Pescara ). Durante la guerra molti americani hanno acquistato le sue tele. Muore il 3 agosto 1946. In un articolo tratto dalla "Gazzetta delle Puglie" del 18 giugno 1930, in riferimento ad una mostra tenuta a Taranto insieme a Francesco D’Amicis e Ciro Fanigliulo tra l’altro si dice che "Gennaro Lupo nelle sue opere sfoggia una tecnica piena di garbo e di equilibrio e una attentissima varietà di tonalità. Delizioso in alcuni paesaggi resi con tocchi sobri, vividi, spigliati, riesce anche piacevole nella rappresentazione dei vari aspetti, delle molteplici tinte, dei vaghi riflessi delle nostre marine". Nel 1996, in occasione del 50° anniversario della morte è stata pubblicata una monografia a cura del prof. Giovangualberto Carducci e Daniela De Vincentis. In questo catalogo delle opere di Lupo scrive la figlia Ninì: "Le sue mani erano fatte per l’arte. Iniziò il suo meraviglioso lavoro di pittore copiando la natura, rubando i vividi colori al prato, al cielo, agli alberi, ai monti e alle colline…Quanti bravi pittori grottagliesi sono nati dai suoi consigli…gioviale e allegro, amava la famiglia, la natura, gli animali, soprattutto i gatti, sì i gatti:in casa ce n’era sempre uno che era coccolato con tanto amore e con tante leccornie…Amava le passeggiate con l’immancabile amico pennello…egli era un credente, un cattolico osservante, fermamente convinto nell’esistenza di Dio". Sue opere si trovano in case gentilizie, presso la Provincia di Taranto, la Camera di Commercio di Taranto, il Comune di Grottaglie e in Prefettura. All’interno della tomba del cimitero di Grottaglie che presenta all’ingresso due meravigliosi elefantini stilobati si legge un’epigrafe scritta da sua cognata Virginia Piergianni. In essa si ricorda l’ "artista del pennello" che arricchì con la sua arte straordinaria la città di Grottaglie

Lupo Gennaro

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È nato a Crispiano il 4 novembre del 1948 e risiede a Grottaglie dove esercita la professione di avvocato in diritto penale. È socio del Rotary club di Taranto e cura gli interessi di numerose S.p.a. nazionali. Avvocato patrocinante in Cassazione è stato eletto nella primavera del 1996 deputato della Repubblica nel Collegio 17 di Martina Franca per lo schieramento de “L’Ulivo” ed attualmente ricopre presso la Camera, gli incarichi di Segretario della Giunta delle elezioni e di componente della Commissione Giustizia e della Commissione contro la corruzione. È membro del Comitato per la legislazione che conta 8 deputati in tutto. È iscritto al Gruppo de “I Democratici”, del cui Comitato direttivo fa parte, ed è Capogruppo nei seguenti organismi: Commissione giustizia, Commissione speciale contro la corruzione, Comitato bicamerale per l’attuazione ed il controllo del Trattato di Schengen ed Europol. Il 16 settembre del 1999 è stato eletto Presidente della Commissione speciale per l’esame della relazione del Governo per il programma di riordino delle norme legislative e regolamentari. Il 22 dicembre del 1999 è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Giustizia nel secondo governo D’Alema. Il 27 aprile del Duemila è stato confermato, nel secondo Governo Amato, nella stessa carica di Sottosegretario di Stato alla Giustizia. L’attività legislativa lo ha visto primo firmatario delle seguenti proposte di legge: “Modifica della Costituzione per la separazione delle carriere fra Magistratura inquirente e giudicante”; “Abrogazione dell’abuso d’ufficio”; “Regolamentazione delle discoteche e dei locali pubblici assimilati”, “Finanziamento del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca”. Nel contempo è stato relatore della “Nuova disciplina e funzioni della polizia penitenziaria e finanziamento per le carceri speciali e le aule bunker”, per la “Istituzione dell’amministrazione di sostegno per i minorati fisici e psichici” e per “le nuove misure per la violenza nelle manifestazioni sportive”. Nella sua attività parlamentare sul territorio ionico si è impegnato nel seguire la riorganizzazione del Tribunale di Taranto, attraverso il potenziamento dell’organico e del parco macchine, l’istituzione di quattro nuove sedi di sezioni distaccate (Martina Franca, Grottaglie, Ginosa, Manduria), la richiesta di apertura della procura distrettuale antimafia e quella relativa all’Ufficio del registro presso il Tribunale. Inoltre si è impegnato per la riapertura dell’aeroporto civile, culminato nel finanziamento del servizio antincendio e si è battuto per l’utilizzazione dello stabilimento Alenia di Grottaglie, realizzatosi nell’intesa tra Alitalia e Atitech per l’attivazione di un centro di manutenzione dei Boeing 737.

Maggi Rocco

Nasce a Grottaglie nel 1940. Laureatosi in Economia e Commercio presso l'Università degli studi di Roma nel 1968, esercita la professione di commercialista. Ha insegnato per oltre 30 anni Materie tecniche commerciali negli istituti tecnici e professionali della provincia. Iscritto alla Democrazia Cristiana è stato eletto consigliere comunale dal 1968 ininterrottamente fino al 1993. Ha ricoperto vari incarichi pubblici in qualità di assessore. Nel 1968 viene nominato dal Prefetto di Taranto sub-commissario prefettizio dell' Ospedale San Marco, collaborando con il Sen. Gaspare Pignatelli, commissario dello stesso Ente. Dal 1984 fa parte del Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale San Marco e successivamente assume la carica di Presidente. È sindaco dall'ottobre 1988 fino al 1990. Durante tale periodo vengono realizzate opere pubbliche tra le quali giova ricordare la sistemazione fognaria in diverse zone di Grottaglie, la piantagione di numerosi alberi nelle principali vie cittadine, soprattutto sulle strade d'accesso alla città. In quegli anni viene approvata dal Ministero degli Interni la richiesta d'istituzione del Commissariato di P.S. a Grottaglie. Viene concluso l'accordo con don Pierino Gelmini (il 4 novembre 1989) per l'istituzione in Grottaglie della Comunità "Incontro" per tossicodipendenti. Nello stesso periodo vengono avviati i rapporti con la Società Alenia. Momento esaltante di tutta la gestione amministrativa fu l'incontro con il Papa Giovanni Paolo II all'aeroporto "Marcello Arlotta" di Grottaglie il 28 ottobre 1989. Nell’occasione sua santità è accompagnato da Mons. Salvatore De Giorgi, oggi cardinale. Nel 1989 Maggio ha ricevuto presso il Santuario di San Francesco De Geronimo "il papa nero" Peter Hans Kolvenbach. In questa occasione il primo cittadino rivolge a nome di tutta la cittadinanza un saluto al generale dei gesuiti: "È un avvenimento unico quanto eccezionale per Grottaglie che ci riempie di gioia e che certamente sarà ricordato per moltissimi anni da tutta la popolazione Grottaglie. La comunità dei gesuiti è per Grottaglie molto di più di una normale comunità religiosa: essa rappresenta il fulcro intorno al quale si sono avvicendati e tuttora si avvicendano le generazioni giovanili grottagliesi".

Maggio Ciro

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È nato a Grottaglie il 14 novembre del 1929. Fin da piccolo ha cominciato a lavorare presso la sartoria del padre Carmelo. Nella nostra città ha portato l’Alta Moda, quando ancora il paese pensava solo a riprendersi dalla miseria postbellica.. Quindi il suo fu un atto di grande intuito imprenditoriale in un contesto territoriale caratterrizzato prevalentemente da una civiltà contadina e rurale. Nel 1962 nasce nella centrale via Armando Diaz la “Windsor”, confezioni di abbigliamento (la famosa linea Genny). Nel 1976 cogliendo un’esigenza di mercato dà vita ad un secondo punto vendita a carattere “casual” in via Parini.Ha dato lo sviluppo al paese, aprendo un varco nel mercato della moda e sprovincializzando la città. Conosciuto a Milano, a Roma, a Firenze, gli è stata conferita una Onorificenza di “Maestro del commercio” dalla Fenacom (Federazione nazionale commercianti) nel 1999 . Malvaso è stato sempre animato dalla volontà di fare, dalla ricercatezza, dalla serietà e dalla qualità. Grande appassionato di tennis, sempre sulla breccia, Malvaso attualmente è coadiuvato nella sua attività dai figli. Un profilo biografico di Malvaso è stato tracciato in “Puglia 2000” (allegato al “Sole 24 Ore”-13 dicembre 1999).

Malvaso Cosimo

È nato a Grottaglie il 7 giugno del 1913 da una famiglia di possidenti agricoli. Peppino fin da piccolo ama andare in bicicletta. Corre perché la scuola non gli piace poi tanto e preferisce ai noiosi libri le sfrenate e vertiginose picchiate in discesa che gli danno un "senso aggressivo e guerresco di ebbrezza”. Siamo in pieno clima futurista nel quale primeggia il culto della "religione della velocità" che celebra la marinettiana "santità della ruota" e depreca "la lentezza occhialuta e sporca". Nel 1928 si mette in luce nel Campionato Regionale dell'Avanguardia che fu organizzato a Grottaglie. Il suo maestro fu Pasquale Antonazzo, un vecchio corridore che aveva corso al Giro d'Italia e al Tour di France. Maranò vinse con una "Jenes" la sua prima gara, battendo il campione Vezzosi. A quindici anni vive l'esaltante esperienza di Pistoia, dove è inserito nel vivaio dei futuri ciclisti di professione dell'Unione velocipedistica italiana. Qui conosce Bartali. Segue l'ingaggio a Sesto San Giovanni, nell'hinterland milanese dove, a partire dal 1931, con le Acciaierie e Ferrerie Lombarde Falch inizia la sua meravigliosa avventura sulla moto. Conosce Monticelli, Pagani, Ascari, Aldigretti e Tazio Nuvolari, il "Volante" per antonomasia. Maranò vanta un invidiabile palmares. Ha corso più volte con la Bianchi 500 la "Rosa d'Inverno", una corsa organizzata dal Moto Club Milano e con il Conte Boselli, titolare della fabbrica Motocarri e Motocicli Mondial è stato uno dei fautori dell'allungamento della storica Milano-Taranto. Nel 1937 prende parte alla prima edizione con una Maserati 350. Una delle sue più belle vittorie è quella nella "Coppa del Duce", che si svolse in Emilia. Al Giro di Romagna del 2 maggio 1935 si arrampica con Boscarini sulle travolgenti ed infernali "Scale del Ghisallo", nella mitica Corsa del Lario. Ha disputato gare in Olanda, ad Assen con l'Ariel Inglese di Birmingham, con la Norton e la Rudge. Lo chiamavano Eolo, il dio dei venti. Oggi, alla sua veneranda età, sfoggia una tempra davvero invidiabile e continua a dedicarsi anima e corpo alla propria azienda agricola import-export di olio e vino e allo sport.

Maranò Giuseppe

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"Quando venni alla luce, mi raccontò mia madre, ero affetto da incresciosa dermatite orticariforme. Inoltre, durante la notte non riuscivo a dormire, neppure quando mi veniva somministrato abbondante sonnifero". Semplice, schietto, preciso e particolarmente legato ai ricordi. Così è Girolamo Mariella che è nato a Grottaglie nel 1926. Ha operato nella scuola dal 1945 al 1991 sia alle elementari che nelle medie. Laureato in Pedagogia possiede due abilitazioni: quella in lingua e letteratura italiana, storia e geografia e quella in scienze umane. Ha concluso la sua carriera scolastica nel ruolo di preside. Nel 1957 ha pronunciato un discorso per il proprio maestro Pompeo Carriere insignito dal Ministero della Pubblica Istruzione con la Medaglia d’Oro. Ha pubblicato "L’anima poetica del grottagliese Giuseppe Battista" (1995) con la quale ha vinto un premio della Regione Puglia e la prima edizione del "Premio Battista" (1996) organizzato dal dott. Ciro Marseglia. È stato per alcuni anni collaboratore del "Tornate a Cristo". Queste le sue pubblicazioni: "Florilegio poetico del grottagliese Michele Ignazio D’Amuri" (1996), "Bianca dolcezza di ricordi" (1997), "Vita di San Francesco De Geronimo" e "Manzoni, maestro di vita" (2000). In "Bianca dolcezza di ricordi" scrive: "Cara Grottaglie, nobile città mia, tutta religione, tutt’arte e poesia". In "Odore dell’infanzia" ripercorre con velata nostalgia "le serate dell’infanzia", quando attorno al braciere ascoltava le "favole" della propria madre, coltivando i sogni e mangiando "fichi secchi". Ed oggi il poeta sente ancora nell’aria il profumo della presenza della mamma. Suo nonno materno, Giuseppe De Vincentis, (1873-1963) fu grande maestro torniante e nel 1925 fino al 1929 svolse la propria attività presso le ceramiche Cappelluti.Ha scritto “I cenni storici sul Santuario di Santa Maria di Cotrino a Latiano”

Mariella Girolamo

Con una folla, a stento trattenuta, Giuseppe Marinaro porgeva il suo "compiacente saluto agli eletti". È il 12 giugno del 1922 quando viene eletto nuovo Sindaco di Grottaglie. Marinaro rimarrà in carica fino al 21 ottobre del 1926. Durante il suo quadriennio promosse tutta una serie di provvedimenti tra i quali ricordiamo: l’assestamento delle strade per la Mutata e per la Stazione Ferroviaria, il concorso per la progettazione di un monumento ai caduti in guerra, l'approvazione del progetto dei restauri alla Chiesa Madre. Il 27 febbraio del 1923 il Sindacò tributò omaggio, ammirazione e riconoscenza al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sua Ecc. Benito Mussolini, mentre il 28 giugno del 1924 fu proposto e realizzato un telegramma di condoglianze per l'On.le Giacomo Matteotti. Con il Sindaco Marinaro venne approvata in data 23 gennaio 1927 la delibera per la proroga al signor Vincenzo Fusco della consegna dell’immobile in via Pignatelli, a pianterreno del Convento del Carmine, ad uso teatro, denominato Giuseppe Battista.

Marinaro Giuseppe fu Pietro

È nato a Grottaglie il 1 gennaio 1945. Entra nell'Ordine dei Minimi come aspirante nella Scuola Apostolica di Grottaglie nell'ottobre del 1957. Conclusi gli studi ginnasiali, al termine dell'anno di noviziato, emette la professioni dei voti religiosi. Dal 1965 al 1971 compie gli studi teologici presso la Pontificia Università leteranense in Roma, conseguendo la licenza in Sacra Teologia. In seguito, approfondisce gli studi in sociologia, presso l'Università La Sapienza di Roma. Diventa sacerdote il 24 ottobre 1971 in Roma. Dopo i primi anni di ministero sacerdotale con i giovani della Parrocchia di San Francesco di Paolo in Taranto, è nominato assistente provinciale a Paola, svolgendo compiti formativi con i giovani aspiranti liceali. Nel 1983 è Superiore e Parroco della Comunità di Grottaglie, dove rimane fino al 1989. Dal 1992, per tre mandati consecutivi, Padre Francesco Marinelli, è eletto dai suoi confratelli Provinciale della Provincia Monastica San Francesco di Paola dei Frati Minimi. Nel gennaio del 1998 la Sacra Congregazione dei Religiosi lo nomina Delegato Pontificio presso la Congregazione delle Suore del Volto Santo.

Marinelli Francesco

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Nacque il 27 agosto 1885, da Ciro Raffaele e Dorotea Smaltino. Dopo gli anni dell'infanzia a Napoli, dove venne educato nel convitto dei Padri Gesuiti "Pontano alla Canocchia", si trasferì fino al conseguimento della maturità classica nel 1903 a Capua. Rimase ad insegnare per dieci anni nello stesso istituto, nel 1913 decise di iscriversi alla Facoltà di Lettere Classiche all'Università di Firenze. Non ha potuto terminare gli studi per lo scoppio della guerra: nel 1915 fu nominato tenente di fanteria presso il 138° Rgt Fanteria , poi presso il 728° e il 18° Comando mitraglieri ed infine presso il 108° Battaglione di Marcia. Sul campo di battaglia si meritò anche la medaglia di bronzo al valor militare. Nel novembre del 1917 fu ferito in combattimento. Congedato il 22 maggio 1919 riprese gli studi e si laureò il 18 luglio del 1922 discutendo la tesi su :"Le poesie latine di Pietro Bembo" con il Prof. Rayna. Ottenne il massimo dei voti e la pubblicazione della tesi. Nel 1923 conseguì il diploma di magistero per la sezione letteraria presso il Regio Istituto di studi superiori, pratici e di perfezionamento di Firenze e successivamente la laurea in Lingua francese. Insegnò per un breve periodo a Prato. Nel 1924 vinse il concorso per la cattedra al Regio Liceo Ginnasio Arnaldo Da Brescia in Brescia, dove si distinse come docente e come uomo di cultura e conferenziere. Nel 1928 vinse il Concorso per il Regio Liceo ginnasio "Galileo Ferrarsi" di Torino dove insegnò latino e greco fino al 1935. A soli 39 anni diventò Preside del Liceo Ginnasio di Treviso. Nel 1939 fu nominato ispettore centrale di ruolo tecnico del Ministero dell'Educazione nazionale e in seguito ispettore capo dell'ispettorato per l'istruzione media non governativa. Insegnò nel Liceo "Torquato Tasso" di Roma. Vinse la medaglia d’oro per i suoi "Studi danteschi". Nell'autunno del 1943 lavorò alla Radio di Firenze conducendo rubriche culturali. Ripreso il posto di lavoro fu nominato commissario per il riordino dell’Enims (Ente nazionale istruzione Media Superiore) ammesso in servizio. Nell'anno della sua riabilitazione, il 1945 a Grottaglie prospettò all'allora sindaco Salvatore Perduno, la necessità di una scuola agraria Martino Marseglia morì improvvisamente a Roma, il 13 febbraio 1946, sul suo posto di lavoro. A Grottaglie venne proclamato una giornata di lutto cittadino. Una via a suo nome fu intestata dieci anni dopo la sua morte. In una lettera pubblicata da "Sport e Città"(16 febbraio 1985) la lettrice Cira Petraroli offre un’interesante scheda biografica di Marseglia. Per Mariano Alinei, capo di Divisione al Ministero delle Finanze Marseglia fu "apostolo dell’alta cultura".

Marseglia Martino

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Nato a Grottaglie il 27 gennaio 1889 dall'avvocato Giovanni e da Maria Maddalena Cantore. Nel 1907 interruppe gli studi per arruolarsi nell'Esercito. A Genova contrasse la pleurite, dopo una gara di maratona e dovette tornare al paese per curarsi. Nel 1913, quando fu bandito il concorso per la formazione di truppe coloniali si arruolò nelle truppe libiche. Partì per Bengasi nel settembre 1913. Si distinse per il valore militare: "Fu fatto segno a menzioni onorevoli -ricorda la sorella Lina in un volumetto dedicato al fratello Corrado - ebbe promozioni per meriti di guerra, fu proposto per medaglia al valore". Il 2 marzo scrisse l'ultima lettera al padre gravemente ammalato che non vedeva da due anni. Pochi giorni dopo fu fatto prigioniero dagli arabi: l'11 marzo. E prigioniero restò fino al 1917 quando perse la vita in un'operazione militare tentata dai soldati italiani per conquistare la fortezza beduina nella quale era tenuto prigioniero. Un episodio quello della prigionia e della morte di Corrado Mastropaolo, avvenuta in Libia nel 1917, che attirò l'attenzione di giornali come “La Domenica del Corriere”, “La Lettura”, “Il Mattino”. La lunga giornata di fuoco si spegne nel freddo tepore lunare della notte. In lontananza una gonfia nuvola di polvere si alza e scompare all’orizzonte, mentre un puntino nero avanza con una certa lentezza. È un cavallo che procede ora al trotto ed ora al galoppo. È solo. Privo del suo cavaliere. Corrado Mastropaolo ha emesso il suo ultimo respiro a Giarabub. L’oasi beduina della Libia consacra all’eroe grottagliese un monumento al suo coraggio e alla sua fulgida virtù. Di lui resta l’immagine (tratta da "Un eroe d’Italia. Corrado Mastropaolo. Ricordi della signorina Lina Mastropaolo, sorella dell’eroe". Grafica Cressati, Taranto, 1956) di un combattente impavido "ritto sul pronao di un povero tempietto cattolico, guardare con una certa sfida ora una vicina pagoda ora le guglie di una lontana moschea; e nella loro enfatica ammirazione lo dissero "figlio del sole". Il cavallo di Corrado è rimasto solo nella sperduta radura, senza più frontale, con il pettorale divelto dalle fucilate, con la groppiera ridotta ad un ammasso informe.

Mastropaolo Corrado

È nata il 20 dicembre del 1877. Zelantissima e ricca di valori spirituali, sorella dell’eroe, è stata per 40 anni Presidente dell’Associazione Nazionale "Famiglie Caduti e Dispersi in guerra" della sezione di Grottaglie. Ha fondato nel 1916 il Laboratorio Missionario e l’Opera "Pia Carcerati". "A riconoscimento delle sue doti elettissime di mente e di cuore", scrive il "Tornate a Cristo" (Anno XIII,n.4 del luglio-agosto 1958), "Papa Pio XII si degnò di farle pervenire nel 1953, tramite il vescovo Mons. Motolese, una medaglia d’oro". Sempre in "Tornate a Cristo" (Anno VII, n.9-10, 1953) si dice: "L’appartamento di via Di Palma 30 in Grottaglie, abitato dalla signorina Mastropaolo, è più che la dimora di un’anima gentile, infiammata d’amore per Dio e per il prossimo: quell’appartamento è per Grottaglie un complesso Ministero della Carità, gente che va, gente che viene…Alla buona donna Lina, nella sua indefessa azione di bontà, non è dato un sol attimo di riposo. Pratiche d’ogni genere vengono sottoposte alla sua intelligente opinione, vengono affidati alla sua efficace azione. Piccoli orfani continuamente la visitano, assistiti dall’Associazione Internazionale del Foster Parents e con materna pazienza....Giovani vedove a lei si rivolgono per un’assistenza morale e materiale…E a tutti fa del bene, sorridente, la signorina Mastropaolo, rimettendoci, magari, e il più delle volte, del suo. Corrispondente di vari periodici di apostolato…Già avemmo il piacere di pubblicare su questo bollettino alcuni suoi scritti. Ella scrive: "Nella vita non ho aspirato all’imponenza di una cascata, ma essere per tutti una piccola fonte, senza nome, magari nascosta fra due pietre, ma nota agli uccellini e ai viandanti che vi si dissetano e per essa lodano il buon Dio". In "Tornate a Cristo" ella scrive di suo pugno: "Quando un dolore ci opprime, quando una gioia ci allieta, ricordiamoci dei poveri…Non aspettiamo date fisse, ogni occasione è propizia per attuare la solidarietà umana. Questo giornalino modesto e discreto che entra spesso inosservato nelle famiglie sia questa volta come una diana che susciti vampe di carità". È morta a Taranto il 26 luglio 1963. È stata tumulata nella tomba di famiglia del cimitero di Grottaglie. "Dotata di un non ordinario equilibrio di mente e di cuore", scrive Padre Campagna in "Tornate a Cristo" (Anno XVIII, n.5, settembre-ottobre 1963), "comprese fin da giovinetta la nobile vocazione all’apostolato laico…donna colta ma umile, ha svolto un’efficace e molteplice attività apostolica nelle Associazioni femminili della nostra città…La sua parola elevata e dolce penetrava soavemente nell’animo di chi l’ascoltava".

Mastropaolo Raffaella

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Nato a Grottaglie il 26 aprile 1891 dall'Avv. Giovanni e Maria Maddalena Cantore, frequentò con ottimi risultati la Scuola d'Arte dove mostrò grandi doti soprattutto nel disegno. Fu prima docente di disegno a Gallipoli, poi fu chiamato nelle Ferrovie dello Stato; infine vinse una borsa di studio in Germania, della quale però non potè usufruire per lo scoppio della prima guerra mondiale. Partì per il fronte nel 137^ Fanteria, 6° Compagnia, come aspirante ufficiale. Morì valorosamente a Castrovizza il 26 marzo 1917 e fu decorato con medaglia d'argento.

Mastropaolo Ubaldo

Domenico

È nato a Grottaglie l’11 novembre del 1969 ed ha conseguito il diploma di licenza media. Ha iniziato a lavorare a 15 anni presso le botteghe economiche del paese. Ha partecipato a varie edizioni del “Mondial Tornianti” che si svolge a Faenza, vincendo nel 1993 sia il “Premio Principe esteta” sia il “Premio Principe tecnico”. Inoltre ha vinto nelle edizioni 1995, 1996,1999,2000. Nel 1995 ha partecipato alla trasmissione televisiva “Numero uno” (Rai 1) condotta da Pippo Baudo e a due puntate del programma “Uno mattina” (Rai 1). Nel giugno del 1999 ha aperto un laboratorio personale dove realizza manufatti di vario genere, ma in particolare è specializzato nel forgiare anfore e giare (capasoni) di grandi dimensioni. Nell’edizione del Duemila ha forgiato in appena 20 minuti con 6 kg di argilla il cilindro più alto e con 8 kg di argilla la ciotola più larga, ottenendo complessivamente 182 punti. Sono tante le componenti del perfetto torniante: innanzitutto l’abilità e la destrezza manuale, lo stringersi delle dita, il ritmo sinuoso dei gomiti che si alzano e si abbassano, poi la precisione e la saldezza di riflessi ed infine una lunga preparazione frutto del mestiere. Un rito, dunque, quello del torniante, che con le sue mani bagnate accarezza dolcemente sulle pareti del vaso. Il piede del vasaio spinge il volano e il tornio si mette in movimento di rotazione ad alta velocità che costituisce l’elemento essenziale per realizzare manufatti molto grandi e il ceramista lascia sfogo alla fantasia, stringe il collo del vaso, piega l’orlo, ottiene la forma voluta o immaginata.

Motolese Francesco

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Nicola nacque il 18 giugno 1886, Bernardino il 5 settembre 1887. Si diplomarono in agraria ed enologia. L'On. Nicola fu Presidente della Camera di Commercio di Taranto. Grazie all'uso di moderne tecnologie produttive, l'azienda dei fratelli Motolese-Telesio, con le tenute del Rosario, Angiulli e Carmine, si aggiudicò la medaglia d'oro e diploma di benemerenza provinciale per la celebre Battaglia del grano il 17 giungo 1928 e la medaglia d'oro e il diploma di benemerenza provinciale per la Mostra zootecnica vacche lattifere il 9 maggio 1932. I Fratelli Nicola e Bernardino Motolese -Telesio possono considerarsi due antesignani della moderna imprenditorialità agricola, distinguendosi durante il ventennio fascista per il forte impulso produttivo dato alle aziende ereditate dal padre Ciro Pasquale, che meritò loro ambiti riconoscimenti a livello nazionale. Per i loro meriti Nicola e Bernardino Motolese ricevettero rispettivamente l'onorificenza di Commendatore e Cavaliere. Nicola, tra l'altro, fu esponente di rilievo del Fascismo, designato per tre consecutive legislature, Consigliere Nazionale. I fratelli Motolese Telesio si aggiudicarono il Primo premio per le grandi aziende all'VIII Concorso Nazionale per la “Vittoria del grano”, bandito da Mussolini, per la produzione granaria. Un’ onorificenza particolarmente ambita ed importante per il regime fascista. L'azienda dei fratelli Motolese-Telesio divenne un esempio da imitare, costantemente oggetto di visite e apprezzamenti a livello nazionale. Dotata di modernissime tecnologie, non solo in campo agricolo, ma anche in quello zootecnico, l'azienda curò particolarmente il settore lattiero, dotandosi dei più moderni sistemi di mungitura meccanica, di celle frigorifere e, primo nell'Italia Meridionale, di un grande stabilimento per la pastorizzazione e per l'imbottigliamento di latte in vetro sterilizzato. Nicola si spense il 13 dicembre 1955, Bernardino il 4 febbraio 1952.

Motolese Telesio Nicola e Bernardino

È nato a Grottaglie il 29 ottobre 1927 da una famiglia di contadini Carmine Giocondo e Maria Addolorata Blasi. Entrato in Seminario ha seguito il corso ginnasiale a Taranto, il corso liceale a Molfetta e quello teologico presso la facoltà Teologica di Posillipo. Si è laureato in Filosofia a Lecce, discutendo la tesi su "L'apporto di Teylard de Chardin alla Paleontologia dei vertebrati all'uomo" conseguendo il massimo dei voti. Ordinato sacerdote ha sempre insegnato religione nelle scuole superiori della provincia e a Grottaglie presso il Liceo Scientifico Statale "Giuseppe Moscati" fino al 1993. È stato vicario nelle parrocchie Madonna del Carmine, Madonna delle Grazie, attualmente presso la Parrocchia Madonna del Rosario. Nel 1988 ha pubblicato "Cussi ticevunu li nanni nuesci"; nel 1992 "Ccussi parlavunu li nanni nuesci" (Dizionario grottagliese in tre volumi); nel 1994 "Ccussi ritevunu li nanni nuesci, cu nduvinieddi e cculacchji ti storii"; nel 1995 "Storia di Santu Ggiru, mietucu, rimitu e mmartru"; "Grottaglie che ora è: vita illustrata di San Francesco de Geronimo". Ha inoltre dato alle stampe "Lu calannariu vurtagghjesi" 1994-1995-1996-1997-1998-1999 e ha pubblicato "Cussi priavunu li nanni nuesci", 1999. Infine, ha pubblicato cinque quaderni sugli antichi mestieri: "Tessitura e tessitrici", "Li falegnami", "Li scarpari", “Li furnari”, “Li cusituri”. Riportiamo un brano tratto dall’introduzione al libro “Ccussi ticevuni li nanni nuesci”: “A tutti i cittadini, scarpi cruessi e cirvieddu finu, e a tutti i grottagliesi amanti delle cose di casa propria, affinché possano prendere più coscienza e scoprire nella propria lingua il grande tesoro e patrimonio culturale, e scoprire ancora in essa l’ultimo cordone ombelicale, da non recidere mai, che li lega al passato e alla propria storia...Il popolo grottagliese, ieri come oggi, coacervo di tanti immigrati di paesi circonvicini, venuti con la speranza di cambiare fortuna, è costituito prevalentemente da contadini, laboriosi, religiosi, buoni e per lo più analfabeti. Questi proverbi manifestano, sotto diverse angolazioni , la poliedricità di questo popolo, religioso, satirico, sociale, triste, allegro, serio, spensierato, rassegnato, fiducioso. Essi ci trasportano in quella civiltà contadina semplice, buona, schietta, immediata, ormai in via di estinzione, per una civiltà industriale in cui l’uomo è ridotto, sotto la scusa del benessere, ad un vile bullone di un mastodontico ingranaggio”.

Occhibianco Cosimo

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Sindaco di Grottaglie dal 30 luglio 1914 al 28 febbraio 1920, Gaetano Orlando ricoprì pure la carica podestarile dal 21 aprile 1927 all'8 novembre 1934. All'atto del suo insediamento alla carica di Sindaco lesse un discorso in nome del Re e del Popolo, suscitando viva approvazione da parte del numeroso pubblico presente: " Alla mia poca esperienza, alla mia giovane età, supplirà la mia volonta e la cooperazione di voi tutti ... al restauro economico e principalmente morale di Grottaglie". Il primo grave provvedimento promosso dal Sindaco Orlando, per economizzare, riguardò la soppressione del corpo delle guardie campestri.Tra i provvedimenti adottati ricordiamo la delibera n° 169 del 6 maggio 1915 con la quale veniva chesto al Governo e alla Direzione Generale delle FF.SS. di "disporre con benevola sollecitudine" una opportuna sovrastruttura che ovviasse al grave disagio sulla provinciale per San Giorgio, nei pressi del casello n° 18, provocato dalla frequente chiusura del passaggio a livello, con conseguenti lunghe code di carri e carretti trainati e tirati anche a mano. Questi erano gli anni in cui, inoltre, il Comune ottenne il servizio della fornitura al pubblico dell'acqua del fiume Sele da parte dell'Acquedotto Pugliese. In particolare, furono installate nella città dieci fontanine a getto continuo, capaci di erogare ciascuna 25 mc. di acqua potabile al giorno. Di tali fontanine fu consentito l'uso soltanto per attingere l'acqua corrente e per riempire recipienti puliti, mentre fu proibito il lavaggio dei panni ed altri oggetti, nonchè quello di frutta, ortaggi, verdure. Durante gli anni in cui fu podestà, infine, ebbero luogo a Grottaglie le Celebrazioni fasciste con la presenza alla locale stazione del Duce Benito Mussolini.

Orlando Gaetano

Artista ed incisore di grande talento, Direttore dell'Istituto d'Arte e Sindaco di Grottaglie. Nasce il 5 aprile 1917 da una notissima famiglia di ceramisti, che vanta una gloriosa tradizione soprattutto nel settore dell'arte presepiaria. Nipote di Angelo, figlio di Vitantonio, famosi presepiari che esportarono i loro prodotti in tutta l’Italia meridionale, Angelo Peluso, vive, sin da bambino, il fascino della creazione artistico-artigianale, mostrando ben presto di possedere egli stesso eccelse doti e singolare sensibilità. Dal 1929 al 1931 frequenta la Scuola d'Arte di Grottaglie, per trasferirsi, poi, all'Istituto d'Arte di Urbino dove segue i nuovi corsi di grafica tenuti dal maestro Carnevali, così come il cugino Emanuele De Giorgio. Già negli anni del corso dà dimostrazione di talentuose doti. Egli, però, come altri conterranei, decide di tornare al suo paese. Qui diviene prima docente, poi direttore della Scuola, che si trasforma, poi, in Istituto Statale d'Arte per la Ceramica. Angelo Peluso viene eletto per la prima volta consigliere comunale il 27 maggio 1956 nelle liste della Democrazia Cristiana e fu subito designato tra i componenti della giunta guidata da Gaspare Pignatelli, in qualità di assessore ai Lavori Pubblici. Quando, nel 1958, Gaspare Pignatelli, eletto senatore, si dimette da Sindaco,viene chiamato a succedergli proprio il non ancora quarantenne Angelo Peluso, che reggerà le sorti dell'Amministrazione Comunale dal 4 giugno 1958 al 18 settembre 1960. Furono anni contrassegnati dalla realizzazione e dalla programmazione (indotta, in gran parte proprio dal Sen. Pignatelli) di numerose opere pubbliche: scuola elementare S. Elia, Scuola media Pignatelli, Scuola media Don Sturzo, mattatoio comunale, ufficio postale, monumento ai caduti, torre dell'orologio, campo sportivo. Si spegne, ancora giovane, nel 1975. Così Padre Francesco Stea a Luigi Galletto in "Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi", "la mitezza e la signorilità del tratto gli valsero l’amicizia e la simpatia di non pochi". Peluso ha realizzato la fontana monumentale di pietra collocata in via Martiri d’Ungheria a pochi metri da Palazzo di città. Inoltre ha realizzato in maiolica i pannelli posti sul cornicione della Piazza mercato di via "Delle Torri" e la Madonna dell’Orologio, che sottoposta a restauro è stata sostituita da quella realizzata dal prof. Attilio Lenti. Nel 1986 il Comune ha organizzato in sua memoria una Mostra documento dal titolo "Omaggio a Peluso".

Peluso Angelo

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Peluso Ciro

Nipote del teologo Giuseppe Peluso, nacque a Grottaglie il 29 luglio 1851. Nel suo lunghissimo curriculum di insegnante, ma anche di direttore della scuola di Grottaglie, ebbe, tra l'altro, il merito di far affermare l'educazione fisica maschile e poi l'educazione manuale. A tale scopo realizzò, nel 1892, un istituto, che fu ospitato in alcuni locali del Castello Episcopio, concessogli dal Consiglio Comunale. Si segnalò sempre come insegnante modello, tanto che fu decorato dal Governo con medaglia d'oro e diploma di benemerenza di prima classe. Quando, nel 1922, fu messo a riposo, dopo 45 anni di servizio, il Consiglio Comunale decise di esprimere un voto di plauso (che fu deliberato il 6 agosto 1923). Ma egli fu anche animatore teatrale e organizzatore di feste civili. Gestì, per alcuni decenni, il teatro "Battista", ospitato in un ampio locale ricavato nel complesso conventuale del Carmine, accanto alla Scuola elementare d'allora. Si spense il 15 dicembre 1926. Così la stampa del tempo descrisse il personaggio: " Con Lui scompare una delle più fulgide glorie cittadine, educatore geniale di tre generazioni, imparziale giudice conciliatore, il patriota sincero, l'ideatore ed organizzatore di feste civili ". Così lo ricorda Don Cosimo De Siati in “Grottaglie”, 1993: “ Fu un animatore originale, pieno d’inventiva, curò le attività teatrali e promosse quasi un pioniere, i carri allegorici, in occasione del Carnevale, che avevano sempre come tema argomenti letterari o episodi patriottici”.

Peluso Giuseppe

Nato il 14 marzo 1813 da Angelo e da Maria Teresa Motolese, fece parte del capitolo grottagliese nella dignità del canonico Cantore. Fu amante della storia patria e raccolse le sue conoscenze in un volume rimasto manoscritto, citato più volte dall'Arditi, e intitolato “Cenno Storico della Città di Grottaglie”. Si dilettava pure di letteratura italiana e latina componendo in varie circostanze versi e iscrizioni di occasione. Morì alla veneranda età di 91 anni nel 1904.

Esimio pedagogo. Figlio del direttore didattico Ciro, nipote di Bartolo Longo, il fondatore della Nuova Pompei, Giuseppe Peluso nasce a Grottaglie il 10 maggio 1890. Dopo la scuola elementare e la formazione religiosa nel santuario di San Francesco De Geronimo, passò a Lecce al Collegio Argento. Entrò in noviziato a Villa Melecrinis a Napoli il 6 novembre 1905. A Firenze svolse il terzo anno di pronazione. Nel 1910 fu mandato a Jersey (Inghilterra) per gli studi filosofici. Qui fu colto da un male ad una gamba che gli restò anchilosata per il resto della vita. Nel 1918 iniziò gli studi di teologia a Villa S. Luigi a Posillipo. Venne ordinato sacerdote il 7 marzo 1920. Nel 1923 cominciò a svolgere il suo apostolato presso l’Istituto Pontano di Napoli. Il 25 agosto 1929 venne nominato Maestro dei Novizi della Casa di Melecrinis. Singolare educatore, fu per anni maestro dei novizi, professore di italiano, latino e greco. Nel 1944 fu nominato rettore della Pontificia facoltà teologica di Villa S. Luigi. Dal 1953 al 1958 fu a Reggio Calabria, poi a Vico Equense (Napoli). Morì a Napoli il 5 settembre 1974 in seguito ad un attacco cardiaco. Fu sempre ammirato per la rettitudine, e per il suo intenso amore verso Gesù. Così scrive Padre Vincenzo Campagna in "Tornate a Cristo" (Anno XXIX, N.3 luglio-ottobre 1974): "Anche noi di Grottaglie avremmo voluto essere presenti nella chiesa del Gesù Nuovo per dare l’ultimo saluto al nostro illustre concittadino, il grande apostolo degli Esercizi Spirituali…Egli ebbe una sicura guida nella persona del superiore Padre Felice Tanzarella, al quale rimase sempre grato…La sorella Marianna per decenni ha suonato e ha diretto la "schola cantorum" del Santuario. Seguiva con vivo interesse l’attività dei padri a Grottaglie, che certo non era la sua Grottaglie di una volta! Egli era convinto che ormai l’attività dei padri si dovesse svolgere al Centro di San Francesco a Monticello. Anzi (cosa strana in un grottagliese) diceva che anche il corpo del Santo si doveva trasferire a Monticello dove San Francesco sarebbe stato conosciuto e onorato di più che nel Santuario".

Peluso Giuseppe

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Nato a Grottaglie il 13 dicembre 1892 da Pasquale Vincenzo e Cira Francesca De Felice, ha trascorso la giovinezza nei campi svolgendo il mestiere di contadino. È ancora giovane allorchè, pur potendosi considerare culturalmente autodidatta, abbraccia le idee socialiste. È l'unico ad astenersi, eletto a 30 anni consigliere comunale, quando il 12 giugno 1922 viene eletto sindaco Giuseppe Marinaro. È certo tra i più grintosi e combattivi in seno all'opposizione. Dotato di grande fascino comunicativo Perduno diventa, ben presto, un personaggio carismatico nella sinistra. Istituisce la Lega Rossa insieme a Ciro Masella, Antonio Grottoli "Pappaculummi" del quale si racconta che nelle carceri di Trani raccogliesse i messaggi inviati da Antonio Gramsci. È proprio nel periodo della Liberazione Perduno conosce l'oltraggio di un arresto ingiustificato, in relazione al tumulto popolare scoppiato il 21 dicembre 1943. Salvatore Perduno fu nominato, dopo il commissariato di Guido Tamburo iniziato il 23 febbraio del 1945, sindaco del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) il 28 novembre 1945 e restò in carica fino al 27 settembre 1946. Nelle prime elezioni comunali del 1946 egli fu il più suffragato nella lista del "Blocco popolare", che raccoglieva tutte le forze laiche e di sinistra. Fu sempre presente e attivo nell'aula consiliare , finché la morte non lo colse il 15 febbraio 1964. Il prof. Cosimo Fornaro, in "Sport e Città" dell’8 giugno 1985 lo ha definito il "Cincinnato grottagliese". In particolare Fornaro scrive: "Salvatore Perduno fu una stupenda figura di uomo:serio, equilibrato, amico di tutti. Lo avresti visto in chiesa tutte le mattine alla comunione. Fu spinto ad abbracciare l’ideologia comunista solo per amore alla sua gente di campagna. Non conosceva affatto Marx e Lenin né la Rivoluzione Russa. Era analfabeta e ciò torna a vanto di questo uomo stimato dal clero ed anche dagli avversari politici. Nel PCI di Grottaglie Perduno ha creato il sindacato. Fu chiamato il pacificatore e credeva nella bontà della politica".

Perduno Salvatore

È nato il 4 settembre del 1959. Musicista, compositore, direttore d’orchestra. Ha studiato in diversi conservatori internazionali. Ha composto sinfonie per orchestra, concerti per pianoforte, musiche da camera, commenti musicali e la colonna sonora “Le boulevard de Saint Michel” del regista Anton Dumas e con l’attore protagonista Gérard Depardieu. Si occupa anche di musiche per danza classica e musica sperimentale Afrorock Zulu, con interpretazioni musicali esoteriche. È amico dei grandi musicisti Dumhisham Damlini e Msomi Welcome. Nel 1989 ha vinto il Primo Premio Internazionale a Metz (Francia) ed ha diretto a Johannesburg con l’orchestra “The Civic Theatre” con Mister Tish Hughes. Inoltre ha diretto a Cape Town, Sun City, Pretoria, Durban, Pechino, Los Angeles, Oslo, Dusseldorf. Si è esibito a Roma come organista nel Messia di Haendel nella chiesa Regina Pacis dinanzi al papa Giovanni Paolo II. Tra le sue composizioni molto suggestive e mistiche, ricordiamo “L’immenso è in noi” e “To mega therion”. Ha curato la parte musicale di varie trasmissioni televisive Rai quali “L’estate è un’avventura” di Sandro Spina, “Tandem”, con Fabrizio Frizzi. Infine ha accompagnato il baritono Avon Stuart di New York ed ha eseguito concerti con Dhimitri Elvin.

Petraroli Ciro Gerardo

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Oratore brillante, studioso per eccellenza al quale hanno attinto e continuano ad attingere scrittori e ricercatori come una fonte inesauribile di notizie storiche che riguardano la città. È nato a Grottaglie il 27 agosto 1874 dal figulo Francesco e dalla filatrice Mutata D'Abramo. Musicista e compositore, a soli 15 anni scrisse due opere teatrali: “Adala e Renato” (“I Briganti di Puglia”) e “Assalone”. Compì gli studi ginnasiali e liceali nel seminario diocesano. All'età di 23 anni si trasferì a Roma, per effettuare gli studi teologici. Il 13 marzo 1897, venne ordinato sacerdote, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, dal Cardinale Vicario Lucido Maria Parrochi. Proseguì gli studi all'Università Gregoriana e all'Università di S. Apollinare. Durante i numerosi viaggi compiuti in quasi tutta Europa ebbe contatti con personaggi di spicco nella cultura dell'epoca. Grazie alla sua enorme conoscenza geografica i grottagliesi lo chiameranno "l’uomo che conosceva sette lingue". Tornato a Grottaglie Don Giuseppe Petraroli fu eletto consigliere comunale nell'ottobre del 1902 e restò in carica fino al 1906. Nel dicembre del 1905 partecipò al concorso per la parrocchia di Grottaglie e il 4 giugno del 1906, a soli 32 anni, fu nominato arciprete della Insigne Collegiata. Uomo di cultura enciclopedica è una delle figure più significative di questo secolo. Scrive il prof. Giuseppe Laino in "Sport e Città" (9 febbraio 1985): "Su per la ripida scala di una scala ubicata nel tratto iniziale di via Umberto I guardavo il corpo senza vita di un sacerdote tra le sue mani un calice. Successivamente ho saputo che quel prete era stato per molti anni un protagonista della vita di Grottaglie…Don Giuseppe Petraroli è un grottagliese verace che giace nell’oblio ansi si ha l’impressione che quasi una congiura del silenzio sia stata ordita attorno a questo grande . Per farlo sprofondare nel dimenticatoio, come se la traccia che i grandi lasciano dietro di loro possa essere cancellata. Il Petraroli fu un uomo dell’ingegno acuto e versatile , poderoso e fecondo dalla parola calda, affascinante, che trascinava, scuoteva e convertiva. Fu studioso profondo, assiduo, instancabile, un tenace lavoratore, uno scrittore vigoroso, ma dal linguaggio semplice e chiaro." Sacerdote, predicatore e conferenziere, giornalista, studioso, saggista, rinunciò all'arcipretura il 29 novembre 1921 e in seguito a sommovimenti popolari fu arrestato l'11 aprile 1924. Egli rimase un giorno in carcere per cedere poi alla sottomissione. Superata la crisi, grazie alla collaborazione con padre Giovanni Semeria nell’ opera di carità rivolta soprattutto agli orfani, si traferì a Monterosso a Mare, successivamente a La Spezia, dove fu insegnante di Religione all'istituto nautico. Durante la seconda Guerra Mondiale fu cappellano all'Ospedale Militare di Taranto. Dal 1945 al 1950 è direttore spirituale all'Ospedale sanatoriale di Taranto. Ha ricevuto una medaglia d'oro di benemerenza insieme con un busto, opera dell’artista Ciro Rosati. Si spense il 25 gennaio 1953 in seguito a un attacco cardiaco. Vastissima la produzione letteraria. Tra i volumi editi : “In memoria di don Pietro Spagnulo”, “Discorso per la presa di possesso della Parrocchia di Grottaglie”, “Origine e vicende della cappella del Santissimo Sacramento in Grottaglie”, “Contro una proposta di trasformazione delle confraternite di Grottaglie”, “In memoria di Carmelina Calò”, “In memoria del dott. Ignazio Carrieri”, “Grottaglie e le sue ceramiche”, “In memoria del dott. Vincenzo Calò”, “Vita di san Ciro”, “In morte di Francesco Di Palma”, “Scuola d’Arte statale Vincenzo D’Alò”. Tra gli inediti citiamo: “Cenere e faville”, “Le mie memorie”,“Condizioni delle parrocchie di Grottaglie”, “Antonio Marinaro, discorsi pronunciati al Concilio di Trento, tradotti e annotati”, “La Madonna della Mutata”, “San Francesco De Geronimo, San Ciro, San Francesco Di Paola”, “La serva di Dio Rosanna Battista da Grottaglie”, “Vita ed opere degli illustri scrittori grottagliesi”, “Biografie dei ceramisti grottagliesi”, “Della patria di Quinto Ennio poeta”, “Guida all’insigne Chiesa Collegiata di Grottaglie”, “Evoluzione storica di Grottaglie sotto l’impulso del pensiero religioso”. Per il prof. Laino: “Dimenticare Petraroli è una cosa assurda, incredibile, che può accadere solo a Grottaglie. È strano che nesuno, in tanti anni abbia pensato alla pubblicazione delle opere del Petraroli che tanta luce gettano su Grottaglie, sulla sua storia, sui suoi figli migliori”. Per il prof. Rosario Quaranta (“Sport e Città”, 23 febbraio 1985): “Una biografia del Petraroli, data la complessità della persona, degli interessi, delle vicende, delle frizioni in seno al clero è impresa molto ardua e impegnativa al punto che, almeno per ora, non credo che ci sia qualcuno che voglia metterci le mani”.

Petraroli Giuseppe

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È nato a Grottaglie il 9 luglio 1938. Nell’anno 1956 ha conseguito il diploma di Maestro D’Arte e nel 1958 quello di Magistero-Sezione Ceramica presso l’Istituto D’Arte di Napoli. È stato titolare della cattedra di decorazione ceramica e progettazione presso l’Istituto Statale d’Arte per la ceramica di Grottaglie. Ha vinto il primo Premio alla Mostra d’Arte di Grottaglie nel 1961; è entrato in finale nel Concorso nazionale per "il miglior figulino dell’anno" indetto dalla "Rosier" di Milano; ha vinto il primo premio alla 25° Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte "Faenza 1967" e il primo Premio per l’impiego della pietra ollare nell’arredamento della casa bandito dalla Camera di Commercio di Sondrio nel 1967. Ha vinto la Mostra del Presepe di Grottaglie in tre edizioni: nel 1984, nel 1986 e nel 1989. Ha creato per la “Dreher” di Massafra un pannello in acciaio porcellanato di 65 metri quadrati. Ha arredato la cappella del S.Sacramento di Santa Maria del Galeso (Quartiere Paolo VI di Taranto) in acciaio e ceramica. Nel 1988 ha realizzato una "Via Crucis" alla parrocchia del Carmine su formelle di ceramica disegnate a color seppia. Ha realizzato insieme al torniante Pasquale Aversa un monumentale presepe che si trova nel giardino del Castello episcopio. Un presepe che nel dicembre del 1998 è stato in Mostra al Palazzo Ducale di Martina Franca. Le varie fasi della realizzazione sono state fotografate da Ciro Quaranta. Ha plasmato il busto di San Ciro a Piazza san Ciro e la statua del santo eremita alessandrino in zona Capone.

Petraroli Leonardo

È il decano dei giornalisti di Grottaglie. Da oltre 23 anni sulla breccia, alle prese con la cronaca cittadina, Petrarulo racconta per filo e per segno ai grottagliesi i fatti e i misfatti della vita quodidiana della città della ceramica, le sue vicissitudini, le sue vittorie e le sue sconfitte. Il leit motiv della sua ispirazione giornalistica è quello di denudare e fustigare i difetti della “grottagliesità”, ma anche di osannare i suoi meriti. Con la sua straordinaria penna caustica e mordace, e con le mille frasi interrogative che costituiscono la peculiarità del suo stile e della suo carattere, Petrarulo è alla ricerca costante del “perché” delle cose e dei fatti. Così, da giornalista di razza, la sua “curiositas” opera costantemente un laborioso lavoro di scavo che raschia il fondo del barile per scoprire la verità. È nato a Grottaglie il 26 agosto 1947. Nel 1975 conduce un programma radiofonico a Radio Grottaglie International. Dal 1976 collabora per “Tribuna Sport”, una rivista diretta da Franco Lisi e diffusa su tutto il territorio regionale. Dal 1976 al 1978 collabora per il “Corriere del Giorno”. Dal gennaio del 1978 è corrispondente de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. L’iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti è del 29 maggio del 1981.Dal 1984 al 1985 è stato direttore responsabile di “Sport e Città” un settimanale di Grottaglie stampato a Mottola ed edito dal prof.. Oronzo D’Amuri, che è stato assessore alla Cultura ed è stato uno dei promotori del “Marchio doc” per la ceramica artistica e tradizionale di Grottaglie. Tra il 1984 e il 1988 Petrarulo collabora a “Espresso Sud”, mensile di Lecce diretto da Nicola Apollonio. Dal 1990 al 1995 scrive per “Notizie Laminati Piani” poi “Ilp” e “Ore 14 notizie”, nonché collabora a “R riservato ai capi”. Ogni giorno Ciro Petrarulo è in edicola nelle pagine de “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Decisamente agli antipodi del cosiddetto giornalismo da pennivendolo Petrarulo è libero, non assoggettato a nessun potere politico. Il suo stile non agghindato e cesallato, ma efficace, senza fronzoli, trae linfa spesso attraverso una pletora di interrogativi che se a volte sembrano stucchevoli sono pure tremendamente pieni di trabocchetti.

Petrarulo Ciro

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“Non nni faci nienti/ca nni chiamunu terruni/ma sempre ti quabbasciu/sò ssuti li megghiu capacchiuni”(da “Lu taccu d’Italia”, 1989). Poeta ed attore il prof. Piergianni è nato a Grottaglie il 22 gennaio 1943 e per 35 anni ha insegnato alle scuole elementari. Suo maestro di liceo è stato don Pietro D’Amicis. Alla fine degli anni Sessanta fonda la compagnia teatrale “I Simpatici” che svolge la sua attività nell’ambito dell’Azione Cattolica. Poi fonda il “Piccolo Teatro Grottagliese” . Si susseguono via via le diverse rappresentazioni teatrali: “Scinnu patrunu ca ma fa li cunti”, “Retu la porta di zi Tunatu”, “Lu capelloni scucculatu”, “Mi rricordu nu giurnu cantavi”, “La cundannata”, “La natività ti Porzia”, “Papa Giru. Storia di un brigante” e le pièces di Molière tradotte dal prof. Piero Pierri come “Lu carucchjaru” e “Malatu a forza”. Quest’ultima commedia ha riscosso uno straordinario successo di pubblico presso la “Masseria Monti del Duca” dei fratelli Cassese alla presenza delle autorità di Grottaglie e di Crispiano. L’ultima fatica teatrale è la commedia Nel 1989 Piergianni ha raccolto in volume le sue poesie in vernacolo con il titolo “Lu Paisu mia”. Con le sue poesie il poeta è presente nell’antologia italiana “Cento e passa poeti dialettali” ( a cura di Teodoro Giuttari e Luigi Grande, Todariana editrice, Milano, 1973). “La sua ispirazione” si dice nel testo, “ruota attorno al tocco descrittivo, all’elogio campanilistico, all’apologia delle terre meridionali”. In “Lu Fuddanese” Piergianni descrive la nascita di Grottaglie “bbasciu alli Cunzaturi” e deplora lo stato di abbandono e di degrado della gravina (“Mo culla scusa t’la civiltà/ e t’lu progressu/ si ston’a rruvinunu le antichità/ ca no sacciu po pi quale / processu/ no si ponu cchiù salvà”), osservando che, in sostanza, “l’autorità si nni freca/ li proprietari sò incoscienti/ a ci mùcita e a ci spreca/ e nisciunu nni sapi nienti”. Dunque per Piergianni “ è sparita quera pace/ no ste cchiù dolcezza/ la storia nòscia/ ste int’la munnezza”. Nel Quartiere delle ceramiche “quanta minzani, quanta capasi ston’ assùcunu allu soli”(da“Basciu li camenniri”) mentre “nna rozzla/ ti soli/ nfucatu” riempie il cuore di nostalgia in quanto “si ve corca/ dopu nna sciurnata/ ti fatia”(da “Tramontu pugliese”) “Lu Paisu mia”, ha scritto Piero Mandrillo “costituisce un accettabile recupero della memoria storica, una reviviscenza delle radici antropologiche del microcosmo; ma soprattutto, in una stagione in cui il dialetto sembra diventato alibi per coprire il vuoto spirituale ed il nullismo dei versi, Piergianni esprime efficacemente immagini e sentimenti che nascono dalla sua terra e dalla sua gente, di cui egli si fa voce corale, pur restasndo poeta autenticamente personale ed originale”.

Piergianni Cosimo

È nato a Grottaglie il 5 maggio 1951 ultimo di cinque figli. Dopo aver frequentato un corso di chitarra presso la Chiesa Madre, attraverso varie esperienze fonda i gruppi “Music show”, “Musica Italiana”, “New Beat” e “Poker 73”. Nel 1989 insieme con Antonio Grippa, Ciro Stefani, Giuseppe Scialpi, Biagio Biscosi, Pasquale Angelini e le coriste Belinda Stefanelli e Anna Abatemmattei fonda il gruppo “Revival Gruppo 2000” con il quale, con uno spettacolo di musica leggera con repertorio che va dagli anni ‘60 agli anni ‘90 è presente in tutte le piazze del Mezzogiorno d’Italia, dalla Puglia alla Campania, dalla Basilicata, alla Calabria. Michele, che indossa sul palco la mitica giacca rossa ha cantato insieme ad artisti di fama nazionale tra i quali i Cugini di Campagna, Don Backi, Wess, Lighea, Fiordaliso, Edoardo Vianello, Dik Dik, Tiziana Rivale, Lena Biolcati, Los Locos e Nilla Pizzi. Dopo tanti anni di attività nel 2000 Michele ha inciso un CD dal titolo “Sarabanda Tour”, un cover di 65 minuti che ha raccolto un notevole successo di vendite.

Pierri Michele

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Parlamentare della Repubblica e sindaco di Grottaglie, amico personale ed uomo di fiducia di Don Luigi Sturzo (che gli affiderà il suo archivio personale) sottosegretario di Stato all'Industria e al Commercio, senatore. Nato a Grottaglie il 18 ottobre 1900 da Giovanni, figulo, e da Maria Teresa Mastro, Gaspare Pignatelli, dopo gli studi, prese parte alla Prima guerra mondiale. Nel 1919 è a Padova dove conosce Don Sturzo ed aderì ad un ideale democratico. Si laurea nel 1924 in Scienze economiche e commerciali discutendo la tesi "L'industria ceramica nel Mezzogiorno d'Italia". Finita la guerra, riprese l'attività politica, dando il suo contributo alla nascita della Democrazia Cristiana. Nel 1945 venne nominato commissario dell'Ente nazionale Casse rurali e liquidatore della Federazione Nazionale Banche Popolari. L'anno successivo torna nella sua terra d'origine, è commissario della Democrazia Cristiana, fonda La Banca Popolare di Grottaglie, della quale rimarrà a lungo presidente onorario. Negli anni successivi ottiene numerosi incarichi; sarà Consigliere d'amministrazione della Banca nazionale dell'Agricoltura, vice presidente del Consiglio d'Amministrazione de "Il Giornale d'Italia", Consigliere nazionale della Democrazia Cristiana, Presidente dell'istituto autonomo case popolari di Taranto, Presidente della Cantina Sociale cooperativa “Pruvas”. Fu amico di Mons. Montini, di Giorgio La Pira, Scelba, Sturzo, Gonella, Frassati, Gronchi. Nel 1948 è eletto con 31.558 preferenze alla Camera dei deputati. Tra l’altro pronuncia un discorso "Per un nuovo ponte sul canale navigabile di Taranto". Nel 1953 viene rieletto con 32.666 voti di preferenza. Nel 1955 viene chiamato da Scelba a far parte del suo governo con l'incarico di sottosegretario all'Industria. Nel 1956 viene eletto Sindaco di Grottaglie, carica che mantiene fino al marzo 1958 quando decide di candidarsi al Senato. È eletto Senatore il 25 maggio nel Collegio di Martina Franca con 56.486 voti. Resta tuttavia amministratore del suo paese in qualità di assessore ai Lavori Pubblici. Il Bollettino "Tornate a Cristo" (Anno XIII n.2 marzo –aprile 1958) dedica la copertina all’illustre visita presso la scuola d’arte ceramica del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi accompagnato dall’onorevole Pignatelli. È la sera del 9 marzo 1958 "nonostante la forte pioggia la breve visita alla sala di esposizione di arte ceramica ha lasciato un gradito ed indelebile ricordo, nell’animo dei grottagliesi". Così il "Tornate a Cristo" (Anno XIII n.3 del maggio-giugno 1958) commenta la sua elezione a Senatore : "L’on.dott. Gaspare Pignatelli ha tutti i caratteri distintivi e sinceri del buon cristiano. Fin da bambino visse all’ombra del nostro Santuario. Aspirante e poi congregato mariano ( ndr. Pignatelli ha ricevuto la medaglia di congregato mariano dalle mani di Sua Eccellenza Monsignor Motolese il 12 maggio 1957) durante gli anni dell’università fu nella FUCI e più tardi con Igino Rigetti e Piergiorgio Trassati fece parte dei "Gruppi laureati cattolici" e divenne terziario domenicano…Con instancabile attività si è prodigato per il paese e per la sua città, distinguendosi sempre per la sua solita preparazione professionale, tecnica, culturale e per il suo schietto spirito di fervente cattolico". Il 20 maggio 1958 alla presenza del Prefetto, del sindaco di Grottaglie Angelo Peluso e di diverse autorità militari e civile, viene posta la prima pietra dell’ospedale San Marco. Sempre il "Tornate a Cristo” (Anno XIII n.3, maggio-giugno 1958) scrive "Dopo la benedizione impartita dall’Amministratore Apostolico Monsignor Motolese l’on. Pignatelli al quale si deve l’iniziativa di quest’opera, dopo aver accennato al lavoro da lui svolto, ha sottolineato gli sforzi compiuti dal governo per risolvere il problema ospedaliero nell’Italia meridionale. L’ospedale "San Marco" è il primo dei cento dello stesso tipo programmati dal Governo ed avrà cento posti letto. L’opera progettata con i più moderni criteri dell’edilizia ospedaliera dall’architetto prof. Pasquale Carbonara dell’Università di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità, sorgerà nel rione Sant’Elia accanto al Poliambulatorio". Nel 1963, sarà rieletto al Senato con 42.600 voti di preferenza. "Pignatelli fu indubbiamente un politico pragmatico, dotato di una caparbia volontà, contribuì innegabilmente in modo sostanziale alla crescita della sua città che conobbe, sotto la sua guida, e sotto il suo impulso, uno sviluppo sociale, economico, urbanistico". Così scrive Silvano Trevisani in "Uomini illustri", 1990. Il Sen. Gaspare Pignatelli è morto il 3 novembre 1980. Le esequie si sono svolte nella Chiesa Madre. La sua tomba monumentale campeggia all’ingresso del cimitero di Grottaglie.

Pignatelli Gaspare

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Il suo nome è scritto tra quello di quanti, nelle nostre terre, si batterono, nel corso del secolo XIX secolo, per l'Unità d'Italia e per la lotta al brigantaggio. Nacque a Grottaglie il 27 giugno 1825 da Giuseppe e Maria Michela Calò. Dopo gli studi nel Seminario di Taranto, si trasferì a Napoli, dove si laureò in Medicina al Collegio medico-chirurgico, e dove cominciò a maturare idee libertarie ed antiborboniche. Fu con i liberali a propugnare l'intervento delle truppe delle Due Sicilie al fianco di quelle piemontesi nella Prima Guerra d'Indipendenza; ma fu tra quelli che dovettero pagare la repressione instaurata da Ferdinando II, all'indomani del fallimento della guerra federalista. Per oltre un ventennio componente del Consiglio Comunale (Decurionato), dal 1867 al 1897 fu consigliere provinciale, fu sindaco tra il 1860 e il 1861, fu deputato dal 1887 per quattro legislature, fu presidente del Consiglio provinciale nel 1894. Processato e prosciolto in Corte d'Appello nel 1864 per l'omicidio del reazionario Francesco Monaco, fautore di un’incursione banditesca in paese capitanata dal brigante Pizzichicchio. Radicale e alquanto anticlericale, Alfonso Pignatelli nel 1868 fu fautore dell'abbattimento dell'antica e monumentale Porta Sant'Angelo. Da deputato fu convinto assertore del protezionismo commerciale. Nel nome dello spirito patriottico si batteva contro le sovvenzioni alle scuole private (cioè quelle cattoliche). Nel 1891 Umberto I lo insignì dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia. Alfonso Pignatelli si spense in Grottaglie il 21 aprile 1907.

Pignatelli Alfonso

Durante il suo mandato (18 novembre 1946-1950) "di passaggio da Grottaglie" scrive il "Tornate a Cristo" (Anno 2,N.1-2, gennaio-febbraio 1947) riceve in visita il Ministro della Pubblica Istruzione Sua Eccellenza Guido Gonella. Inoltre, sempre nel 1947 ricevette la visita di Mario Scelba, Ministro dell’Interno. Il 12 dicembre 1946 la Giunta Municipale ratificò la delibera adottata d'urgenza concernente i lavori di sistemazione delle strade interne della città e presso il rione S. Elia furono costruite le prime palazzine popolari I.N.A. Due le sollecitazioni che in quegli anni sono sulla bocca dei grottagliesi: la casa e il lavoro. Tra il 1948-1949 la crisi del cantiere navale di Taranto, per la mancanza di piattaforme e di commesse nazionali ed estere ed anche per la conclusione delle operazioni belliche provocò un largo licenziamento del personale operaio. Per effetto del provvedimento ben 74 metalmeccanici grottagliesi restarono senza lavoro. Si procedette, inoltre, al completamento di Via Crispi e di Via Leonardo da Vinci, strada di accesso alla stazione ferroviaria. Questo è il contenuto della delibera n° 69 del 5 novembre 1949: "Tali strade, nella zona industriale della cittadina, perchè ivi ubicate tutte le fabbriche di ceramica e stoviglie, arterie di allacciamento allo scalo ferroviario, essendo in pessime condizioni, necessitano di rimedio ...".

Pignatelli Michele

Pinto Luigi

Nasce a Grottaglie il 7 settembre 1922. Laureato in Scienze economiche e commerciali nel 1946 presso l'Università degli studi di Bari. Nel marzo 1951, vincitore di un concorso della carriera direttiva, fu assunto presso l'Istituto Centrale di Statistica (ISTAT). Nel 1970 diventa Direttore Generale dei Servizi Tecnici. Come Direttore Generale è stato dal 1970 membro: della Conferenza degli statistici europei (della quale è stato anche vice presidente), organo della commissione economica per l'Europa delle nazioni unite, che riunisce ogni anno a Ginevra i Direttori Generali degli Istituti Nazionali di statistica di tutti i paesi europei, nonchè degli Stati Uniti d'America e del Canada; della Conferenza dei direttori generali degli istituti nazionali di statistica dei paesi CEE; del comitato direttivo dell'Istituto nazionale di economia agraria (INEA); del Consiglio Superiore di Sanità; del Comitato Nazionale della popolazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Autore di numerosi scritti; ha pubblicato con il prof. Franco Giusti, il libro di testo universitario "La statistica nella vita della nazione" ( Cacucci Editore, Bari 1987). È insignito dal 1973 della onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine "al merito della Repubblica Italiana". Dal 1993 è membro del Consiglio di Amministrazione della B.P.J. È stato discepolo del prof. Raffaele D’Addario.

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Addolorata (questo il nome di battesimo) Quaranta nasce a Grottaglie il 10 marzo 1884 da Michele e Maddalena Carrieri. La sua casa natale è in via De Laurentis, nel centro storico. Fin dalla fanciullezza, è presa da grande venerazione per il Santo Gesuita grottagliese Francesco De Geronimo. Padre Gennaro Maria Bracale S.J. conosciuto nel 1902, e padre Alfonso Liguori la sostengono nella fede. Fondamentale fu l'incontro con Don Eustachio Montemurro, futuro fondatore dell'Ordine delle Missionarie del Sacro Costato. Il 25 agosto 1909 Maria Addolorata, assunse il nome di Teresa. È la prima ad indossare l'abito nella prima cerimonia di vestizione delle Figlie del Sacro Costato, il 29 aprile 1910 a Minervino Murge. Ella diviene la superiora della prima comunità. In "Tornate a Cristo" (Anno IX, N.3, marzo 1954) viene data la notizia della costruzione della scuola materna in zona Campitelli. "Oggi col nome di suor Maria Teresa Quaranta, è qui tra noi…È tornata nella sua città natale, trasformata tutta, abbellita, progredita. È tornata…e vede il piccolo granello di senapa divenuto grande albero". Il foglio notiziario del Santuario di Grottaglie il "Tornate a Cristo" (Anno XI, n.11, novembre 1956) dedica la copertina a Madre Teresa, ritratta con il papa Pio XII. Il 9 giugno del 1956 viene dato alle stampe un opuscolo, scritto da Madre Teresa in occasione del "Decretum Laudis" accordato dalla Santa Sede. Il suo titolo è "Un granello di senapa". Nel 1956 l’Istituto delle Suore del Sacro Costato hanno sparse per l’Italia 64 Case. La sede generalizia è a Castel Gandolfo, quella provinciale è a Gravina di Puglia. Madre Teresa è ritratta con sua Santità. Divenuta Superiora Generale, si spense il 7 gennaio 1968, alle ore 7,40. Si conservano suoi scritti, testimonianze di singolare spiritualità. Alla morte sul "Tornate a Cristo" (Anno XXIII, n.1, gennaio-febbraio 1968) il padre Vincenzo Campagna scrive un articolo sulla figura della "grande gloria di Grottaglie". "La triste notizia", scrive padre Campagna, "ha profondamente addolorato non solo la sua città natale e quanti hanno conosciuto la nostra illustre concittadina, ma principalmente le suore del Sacro Costato, le quali nelle ultime ore di agonia, le sono state spiritualmente tutte vicine e moltissime anche di persona. Personalmente devo confessare di aver avuto sempre una grande venerazione per questa suora, appunto per la sua fortezza d’animo e lo spirito soprannaturale, che traspirava dai suoi pensieri e dalle sue opere.". La sera del trigesimo, il 7 febbraio 1968, fu celebrata una Santa messa di suffragio nel Santuario di San Francesco, da sua Eccellenza Mons. Motolese, arcivescovo di Taranto e dal superiore dei gesuiti Padre Salvatore Manzo.

Quaranta Teresa

Nato a Grottaglie nel 1948 ha completato la sua formazione culturale a Roma dove si è laureato in Lettere e in Filosofia, si è specializzato in Biblioteconomia ed Archivistica. È preside della Scuola Media "Dante Alighieri" di Villa Castelli. Scrittore prolifico e giornalista. È socio ordinario della Società di Storia Patria e si interessa di argomenti storico-letterari. Ha dato alle stampe: "Grottaglie. Vicende- Arte - Attività della città della ceramica", 1986; "Tolti dall'oblio”, 1986; "Grottaglie: Uomini illustri", 1989; " San Ciro a Grottaglie. Storia-culto-tradizione popolare", 1988; "Un prete brigante. Don Ciro Annicchiarico” (1775-1818), 1991; "Grottaglie nel tempo", 1995; "Il Tarantolismo pugliese di Ignazio Carrieri", 1998; "Il Carmine a Grottaglie. Testimonianza storiche, religiose e artistiche", 1998; “La ceramica di Grottaglie. Lineamenti storici” in “Appunti per un museo”, 1998; "Il viaggio di Minimo Chierico. Padre Francesco Stea dei Minimi", 1999, “La Confraternita del Purgatorio”, 2000, “Tra giacobini e reamisti a Grottaglie e nel tarantino occidentale” (1999). In “Tornate a Cristo” (Anno XLI, N.1, gennaio-aprile 1990) è definito “illustre ante tempus” e sempre il “Tornate a Cristo” (Anno XLVI, N.3 settembre-dicembre 1995) lo definisce “studioso attento della sua terra”. Nel 1999 ha vinto il Premio nazionale alla Cultura “Giuseppe Battista”. In “Appunti per un museo” scrive: “L’attività figulina grottagliese gode di larga e meritata fama. La spiegazione di tale successo risiede nella suggestione che tradizionalmente questa nobilissima ed antichissima arte esprime, nella straordinaria bravura dei ceramisti ereditata per innumerevoli generazioni, nella varietà delle tipologie ceramiche e nella particolarissima ubicazione delle numerose botteghe in un quartiere davvero unico”.

Quaranta Rosario

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Nasce a Grottaglie il 3 aprile 1910 da Domenico e Anna Rosa Adamo. Aderisce al Fascismo e realizza una serie di drammi in tre atti, che nel suo paese vengono anche rappresentati, che risentono di un sapore propagandistico. Scrive “Fuochi di bivacco”, rappresentato al Cineteatro Vittoria nel 1935, “Italia ed Etiopia”, messo in scena nel 1936, la satira “Secolo XX” rappresentato nel 1937. Collabora con “L'Ideale” e “L'Avvenire d'America”. Nel 1953 si trasferisce nel Venezuela, a Caracas, dove acquisisce la naturalizzazione. È stato amico del pittore Emanuele De Giorgio che in “Domenica in Albis” ricorda che Serio “aveva già fatto rappresentare un suo lavoro teatrale nell’unico teatro allora esistente in paese. Ammiratore ed entusiasta di Sem Benelli, era rimasto profondamente commosso dall’abdicazione di Edoardo VIII per motivi sentimentali”. Muore il 19 giugno 1959.

Serio Ciro Francesco

Nasce a Grottaglie il 20 agosto 1913 da Leonardo e Luisa Petrosino. Frequenta la Scuola d'Arte dove si diploma sotto la guida di Gennaro Lupo. "Pittore istintivo, dotato di una grande carica umana che lo rese molto popolare tra la gente, che gli affibbiò il nomignolo di "Milota", con il quale era universalmente conosciuto; pur penalizzato da una forte miopia, che lo costringeva a inforcare lenti molto spesse, aveva un senso della sontuosità e della solennità, che gli permetteva con certa facilità di stupire." Così Silvano Trevisani in "Uomini illustri". Ad appena 20 anni ottiene l'incarico dal Generale Gastaldi, di realizzare due immensi ritratti, rispettivamente di 6 e di 7 metri, di Re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini per la Scuola d'Aviazione inaugurata nel 1936. Silvano Trevisani in "Una bottega d’arte. La scuola di Grottaglie" (Circolo Nuova Italsider, 1985) scrive che Spagnulo "Fu un ottimo artigiano che predilesse la celebrazione solenne, magniloquente, aulica e sontuosa". "Un giovane artista scapigliato e pensoso" lo descrive padre Michele Ignazio D’Amuri in "Tornate a Cristo" (Anno II, n.1-2, gennaio.febbraio 1947). Nel 1939 realizzò i lavori di decorazione della Chiesa del Carmine di Grottaglie. Nel 1942, collaborò nel restauro della cripta basiliana di "Santa Maria Mater Domini" di Laterza. Nel 1949 decorò la cappella degli studenti di teologia nel Pontificio Seminario di Reggio Calabria ("L’Avvenire della Calabria", 24 maggio 1950). Sul "Giornale d’Italia" (12 novembre 1942) l’arciprete don Giuseppe Petraroli così lo descrive: "Testa vigorosa e riccioluta, sopra saldo corpo di piccola statura, occhi biricchini e lucenti che vibrano attraverso gli occhiali; per il suo carattere bonario egli può dire tutto quello che vuole senza suscitare mai risentimenti e proteste". La sua apprezzata opera gli valse, nel 1953, la croce dell'Ordine di San Silvestro da Papa Pio XII, per aver eseguito una serie di bellissimi lavori, proprio in Calabria. Nel 1954 realizza per la chiesa Madre un artistico quadro per la cappella del Battistero. Perse la vita, dopo aver dipinto numerosissime tele, in un tragico incidente stradale, mentre si recava a San Marzano di San Giuseppe per terminare l’incarico di decorazione ed affresco nella chiesa parrocchiale, il 23 settembre 1968.

Spagnulo Arcangelo

È nato a Grottaglie il 26 settembre 1964. È cresciuto calcisticamente nel Brindisi dove ha giocato quattro campionati (uno di C2 e tre di C1) collezionando 55 presenze. Il numero uno ha vissuto con lusinghieri risultati, diversi scenari professionistici debuttando nel 1987 nel Taranto, nel match contro il Bologna terminato 1-1. Con la maglia rossoblu ha disputato tre tornei di serie B ed uno di C1 (1989/90). Nell’estate del 1991 è stato ceduto al Pisa, in serie B, e nel 1992 è passato al Genoa in serie A fino al 1993. Ha giocato anche con Padova, Pescara, Perugia, Casarano. Dall’agosto del ‘98 è di nuovo al Taranto. Ha vinto il premio “La Torretta” con Rud Gullit. L’estremo difensore grottagliese ha giocato, tra gli altri anche contro Diego Armando Maradona.

Spagnulo Giampaolo

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Insieme a Arnaldo e Giò Pomodoro, Francesco Somaini, Giuseppe Uncini, Mauro Staccioli, Eliseo Mattiacci, Giuseppe Maraniello, Paolo Icaro, Hidetoshi Nagasawa il nostro Pino Spagnulo è uno dei più grandi interpreti della scultura mondiale. È nato a Grottaglie nel 1936. Dal 1953 al 1958 ha frequentato l’istituto d’Arte di Faenza. Nel 1959 è a Milano dove si iscrive all’Accademia di Brera. Esegue le sue prime sculture in pietra, in argilla e in gres. Adopera il legno qualche tempo dopo, verso il 1964. Quindi passa a realizzare grandi sculture in acciaio, alluminio e ferro trasferendo il suo studio in un ampio capannone ad Arcore, nella campagna a nord di Milano. Nel 1964 Spagnulo, come ha scritto Tommaso Trini in una monografia dedicata allo scultore (Mazzotta, 1997) “ha ormai posto le basi concettuali, oltre che formali, per competere con quella che proprio in quel torno di tempo viene definita la ‘tradizione del nuovo’. Nel 1965 espone nel “Salone Annunciata” di Milano. Nel catalogo “La forma non nella sua immobilità” (XV Premio Lissone) a cura di Luciano Caramel Spagnulo egli sostiene che la sua fede “non è in una forma più perfetta di un’altra, ma solo nella quantità di spazio che una forma riesce a mettere in movimento, quindi una forma vale l’altra(...)Vorrei fare delle forme che servissero a un musicista per usarle come strumenti musicali, a un regista per usarle come rottura di uno spazio teatrale”. Non si tratta di lacerazioni materiche, di ferite metaforiche di stampo informale, ma di fratture nettamente incise, che disegnano geometricamente anche il volume cavo. Spagnulo in tutte le sue opere ribadisce l’interesse per una monumentalità insieme minimalista e aggressiva. Ha realizzato la scultura monumentale “Black Power” (1968) che si trova a Roma. Nel 1976 concettualizza i temi dei Cartoni, dei Paesaggi, dell’Archeologia. Nel 1977 al Newport Harbor Art Museum, in California, esegue un grande lavoro sui Paesaggi. Nel 1980 soggiornando a Berlino, invitato dal DAAD crea “Antigone”, “Morta natura”, “Le armi di Achille”. Nel 1982 a Milano con un tornio di due metri di diametro realizza la grande Torre. Nel 1987 lavora nella Villa Celle di Giuliano Gori a Sontomato di Pistoia. Scrive sempre Trini: “In seguito Spagnulo realizza i Ferri spezzati e le Grandi curve. Intaglia un piano di metallo lungo la diagonale e ottiene due piani sfalsati diversi, poi ha preso dei cerchi ed ha spezzato anche loro. I ferri spezzati costituiscono la sigla più ferma e più nota del suo lavoro; un gesto molto diverso dai tagli spaziali di Fontana, che non voleva spezzare alcunché. Da dove parte lo spezzare di Spagnulo? Da peso della geometria. Lui ha cominciato a spezzare tutte le geometrie, spostando i piani, portando il disordine. I Ferri spezzati hanno inaugurato l’estetica della catastrofe. Rompono l’orizzonte costruttivo”. “Da tanto tempo lavoro sul concetto di archeologia della memoria”, ha scritto Spagnulo, “perché la memoria e l’archeologia ti costringono a pensare a ciò che è stato, a ciò che l’uomo è in rapporto a ciò che era. Così questo è il tema del mio conio. Questo secolo è stato magnifico, ma anche orribile, e accanto alle innovazioni straordinarie non va dimenticato il lato oscuro, senza pessimismi, in maniera riflessiva”. Questa la premessa alla medaglia di ferro (diametro mm.59,5 e peso 117 grammi) per “Il Secolo della Scultura Italiana”. Nel “Periplo della scultura italiana” Spagnulo svolge un ruolo di primo piano e le sue opere sono presenti in tutta Europa, da Milano a Dortumund da Monaco a New York. Ha tenuto personali oltre che a Milano nel celeberrimo “Salone Annunciata” (1965,1968, 1971, 1975, 1977) a Verona (“Galleria Ferrari”, 1969), a Torino (Galleria Martano Due, 1969), a Zurico, Bolzano, Bologna, Napoli, Firenze,Venezia, Colonia, Vienna, Perugia, Amsterdam. Dal 1987 insegna scultura all’Accademia d’Arte di Stoccarda. Vive e lavora tra Milano e Stoccarda. Le costruzioni metalliche di Spagnulo ripetono il processo dello “sculpere” modellare dello spazio e fondono natura e cultura, memoria e storia, tecnologia e tradizione. Egli ha conquistato poteri soprannaturali, “La sua scultura”, ha scritto Fabrizio D’Amico in “Periplo della scultura italiana”(Biennale Internazionale di Scultura Contemporanea, Matera) “è data dalla mano che appoggia sulla materia, senza timidezza e senza cautele. Gigantesche quantità di materia s’impennano nello spazio, squarciando il panorama quieto della città supina ai suoi mali, alzando alte nell’aria le proprie geometrie negate, i cerchi spezzati, gli slanci interrotti, le dolci curve piegate; gesti candenti carichi di una simbologia volutamente elementare, pietre pesanti lasciate cadere nella predominante nozione scultorea”. Ricchissima la bibliografia, Spagnulo è presente in tutti i libri di storia dell’arte contemporanea e Carlo Giulio Argan lo ha definito “il solo erede degno di Michelangelo”. Tra gli altri citiamo Aurelio Natali in “L’Unità” (11 novembre 1965) Marco Valsecchi “Il Giorno” (25 aprile 1968), Oreste Del Buono, “Panorama” (n.106 del 25 aprile 1968), Giorgio Brizio, “La Gazzetta del Popolo”, (Torino, 17 maggio 1969); Dorfles Gillo, “Corriere della sera”, (10 maggio 1970); Von Klaus Morgenstern (Westfalische Rundschau, Montag, 1 marzo 1971); F.Gualdoni in “La scultura italiana”, (Flash Art, n.111, gennaio 1983); O.Calabrese, L.Corraini, “L’autoritratto non ritratto nell’arte contemporanea italiana”, Ravenna, 1988; M.Bertoni, “Giuseppe Spagnulo”, catalogo mostra della Galleria Martano, 1989. “A Grottaglie Spagnulo non ha mai esposto”, ha scritto Ubaldo Fraccalvieri in “Partecipare” (n.194 giugno 1992) “ed è un’ulteriore conferma che nemo propheta in patria”.

Spagnulo Giuseppe

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È uno dei pionieri che ha fatto dell’ attività figulina, fino ad allora artigianale e gestita con metodologia di tipo familiare, un’attività di tipo industriale. È nato il 6 dicembre 1886 da Pietro e Cosima De Lorenzo. Rimasto orfano di padre dovette ben presto darsi da fare e nel 1901 a soli 15 anni, prese in fitto una bottega ancora oggi esisente di fronte all’attuale stazione Carabinieri. Successivamente si trasferì in via Santa Sofia dove il giovane fortunato imprenditore incrementò la produzione dei capasoni, limmi, vasi, vasetti e stoviglie. Nel periodo di massimo splendore la fabbrica di Luigi Spagnulo ebbe oltre una sessantina di operai e i suoi manufatti vennero esposti e premiati in numerose e qualificate mostre, da Udine a Tripoli. In occasione della visita a Grottaglie di alte autorità del governo fascista a Luigi Spagnulo fu chiesto di allestire un’esposizione di prodotti figulini. Infatti il ceramista grottagliese arredò i margini stradali dall’aeroporto fino all’inizio della città con capasoni di grossa capienza. E sembra che il duce Benito Mussolini apprezzò la pregevolezza dei “pezzi” ceramici di Spagnulo tanto che volle portare con sé a Roma molti oggetti firmati appunto da Spagnulo. Morto l’11 febbraio del 1956, la fabbrica passò nelle mani del figlio Pietro che cessò l’attività nel 1975.

Spagnulo Luigi

È il pittore del fuoco. Nato a Grottaglie nel 1930 si è diplomato presso l’Istituto d’Arte di Napoli. La sua notorietà si deve all’originale ed inconfondibile arte delle carte bruciate. Per lui il fuoco è l’arché, il principio primo dell’universo, come andava filosofeggiando Eraclito. Ha scritto di lui Emanuele De Giorgio in “Il Corriere”(dicembre 1963) : “Spagnulo è il pittore della materia rappressa come una colata lavica per creare immagini drammatiche”. Luigi Pignatelli in “Il Tempo”(Taranto, 1963) sottolinea che “Spagnulo adopera il fuoco in luogo del segno, e la violenza del fuoco crea il fascino imprevedibile che la materia svela il proprio intimo”. Attualmente insegna a Milano presso la scuola media statale “G.Rinaldi”. Hanno scritto di lui Mario Monteverdi, Michele Perfetti, Franco Solmi. Per Monteverdi “Il bisogno di cauterizzare una così profonda ferita di compiere, cioè un atto di dolorosa purificazione non come esorcismo ma nella concretezza di un preciso gesto espressivo viene a costituire il dato d’avvio della sua pittura. Come una fenice che risorge dalle sue ceneri, così la pittura di Spagnulo rinasce dal fuoco: ritrova tutto il calore dell’immaginazione, l’estro della fantasia, lo splendore dell’iride”. Per Ubaldo Pizzolla (“Presenza educativa”, Milano, agosto, 1975): “La speranza viene dal fuoco. L’opera di Osvaldo Spagnulo oltre a costruire un validissimo e originale apporto nell’arco delle ricerche artistiche contemporanee va anche considerato un documento di primo piano per gli storici di domani”. Ha partecipato ad importanti rassegne nazionali ed internazionali. Ha esposto in Argentina, in Australia, in Austria, in Belgio, in Brasile, in Canada, in Francia, in Germania, in Giappone, in Inghilterra, in U.S.A. e in Spagna. Nel catalogo dal titolo “Procedimento”, Alberto Veca scrive che Spagnulo “realizza le proprie opere agendo con un materiale comune, la carta, di diversa consistenza e cromia, utilizzata come figura di base...Il fuoco che brucia in parte, in parte trasforma non tende all’effetto distruttivo, di accelerato deterioramento della materia, quanto a quello della sua trasformazione e metamorfosi”.

Spagnulo Osvaldo

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Diplomatosi alla Scuola d’Arte ceramica di Faenza Spagnulo è stato direttore presso l’Istituto di Corato (Bari), lasciando sparse per l’Italia tante opere. Alcune sue ceramiche si trovano addirittura ad Israele ed ha avuto committenza anche da parte del re di Persia. Grande maestro del tornio, Spagnulo soprannominato "lu iadduzzo" per via della sua predilezione nei confronti del tipico galletto ruspante, ha contribuito, per usare le parole del prof. Elio Francescone in "Tornate a Cristo" (Anno, XLIII, N.2, maggio-agosto 1992) "a stendere sull’artigianato grottagliese delle ceramiche un velo di virtuosismo legato alla concezione greca del bello ideale e della classicità a cui si mantenne fondamentalmente fedele, nonostante qualche tentativo futuristico e naturalistico". Spagnulo è l’autore della lampada che pende dall’arcata della cappella di San Francesco De Geronimo. Così la descrisse padre Michele Ignazio D’Amuri: "Lampada originale, un globo, un anello specie di fascia zodiacale, recante la scritta dedicatoria, la recinge in senso orizzontale, ripartendolo in due calotte; sul margine dell’armilla, a precisi intervalli, risiedono quattro catenelle che convergono verso l’alto…il globo, laccato in delicato verde pisello, non è né opaco né cieco, ché la verde convessità della calotta superiore è trapunta di margherite d’oro…alla sommità arde perenne una fiaccola di cristallo vermiglio: il cuore di Grottaglie…Al visitatore che la guarda, quando il globo s’illumina all’interno che è tutta luccicante patina d’oro, la vaga e varia opera di traforo si evviva e si staglia, per biondissime e brillanti incandescenze, onde l’occhio è piacevolmente attratto ed incantato". Nel 1939 Spagnulo fu nominato maestro della Scuola d’Arte. Scrive il prof. Cosimo Fornaro in "Tre maestri dell’Istituto d’Arte di Grottaglie", (1 agosto- 6 settembre 1998): "Uomo curioso, estroso, caparbio e pieno di sé ma ricco di tanta umanità…bizzarro e meticoloso…fu anche costruttore di forni a fiamma diretta, a fiamma rovesciata e a muffola".

Spagnulo Vincenzo

Con delibera N° 4955 del 26 febbraio 1998 del Consiglio Comunale, viene dichiarato "Cittadino Onorario di Grottaglie". Così il “Tornate a Cristo” (Anno XXVII, N.2-3, aprilegiugno 1972): “Solo uno che vive da lustri nel remoto ed appartato Chiostro di San Francesco di Paola della nostra ridente cittadina poteva illustrare in maniera così viva e palpitante un monumento che se non era del tutto sconosciuto, per molti, dobbiamo confessarlo, resta ancora nell’oblio. Grazie a questo studio Grottaglie viene ad inserirsi non solo tra le città più interessanti della nostra regione sotto l’aspetto caratteristico ed artigianale, ma anche nel mondo culturale ed artistico”. Nel 1972 padre Francesco Stea pubblica “Il chiostro di San Francesco di Paola” ed entra nella storia di Grottaglie. Nato a Sannicandro di Bari il 1 aprile 1915 da una modesta famiglia operaia entrò giovanissimo nel Collegio dell'Ordine dei Minimi a Paola, dove emise la prima professione di totale dedizione alla vita religiosa il 26 luglio 1931. A Palermo terminò gli studi liceali, filosofici e teologici e venne ordinato sacerdote il 24 luglio 1938. Dopo una breve permanenza a Bari fece parte, tra il 1941 e il 1944, della Comunità dei Minimi di Taranto. In quegli anni, insieme ad altri religiosi, riaprì il Convento dei Paolotti di Grottaglie. Dal 1944 al 1945 risiede a Grottaglie per circa un anno. Dal 1945 al 1951 è a Milazzo, in qualità di rettore del Santuario di San Francesco di Paola. Dal 1951 al 1952 è a Bari, dal 1952 al 1958 risiede a Taranto. Dopo un altro breve soggiorno a Bari dal 1959 al 1961, viene assegnato definitivamente ai Paolotti di Grottaglie. Il 17 marzo 1963, a quarantotto anni, si laurea a Bari discutendo col prof. Giovanni Masi una tesi sulle soppressioni religiose e l'evoluzione agraria del secolo XIX in Puglia. A Grottaglie Padrea Stea ha educato intere generazioni, sia come docente nel Collegio dei Minimi, sia nella Scuola Media "Pignatelli". In questa scuola egli insegna fino al 10 settembre 1983, quando viene collocato in quiescienza per raggiunti limiti di età. Il 1 dicembre 1974 viene nominato parroco del Convento (fino al 1986). Fu superiore del Paolotti dal 1961 al 1964 Tra le sue opere più significative ricordiamo: "Un monumento barocco a Grottaglie", 1979; "Amministrazioni e Amministratori postunitari grottagliesi” (3 volumi realizzati tra il 1980 e il 1985 in collaborazione con il prof. Luigi Galletto); "Tolti dall'oblio, letterati del Seicento italiano", 1986; "Alla scuola di G.B. Vico, Gherardo degli Angioli poeta ed oratore", 1988; "Il quadrante nel chiostro" (autobiografia con lo pseudonimo di Minimo Chierico) 1989. Nel 1992 scrive un contributo riguardante la storia ecclesiastica di Grottaglie "La primogenita dell'Arcidiocesi tarantina" apparsa nell'opera "La chiesa, le chiese" a cura di Cosimo Damiano Fonseca. Sempre nel 1992 pubblica "Orazio. Odi ed epodi, Le satire, le epistole" (con traduzione e commento). Nel 1995, nonostante le precarie condizioni di salute accentuate da una progressiva artrosi deformante, scrive "Francesco da Paola. Prospettive letterarie". Sempre nel 1995 scrive “Il solco sotto traccia”. Nell'estate del 1997 riceve il "Premio Battista" per la ricerca storica. Muore il 9 dicembre del 1997.

Stea Francesco

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Nasce a Grottaglie, da una famiglia di contadini, il 22 aprile 1930. Consegue la licenza elementare e giovanissimo si iscrive al Partito Comunista Italiano. Diviene ben presto dirigente sindacale della Camera del lavoro di Grottaglie e animatore, insieme ad altri suoi compagni del sindacato, delle lotte contadine sviluppatesi a Grottaglie negli anni ‘50, ‘60, ‘70. È consigliere comunale per diverse legislature ed assume la carica di Segretario della Federbraccianti fino al 1975. Candidato nelle elezioni politiche del 1977 per la Camera dei Deputati, ma non è eletto. Diventa Sindaco di Grottaglie il 26 gennaio del 1981, in sostituzione del dimissionario Avv. Angelo Fago, per rimanere in carica fino al settembre del 1982. Nel corso di questa breve esperienza da Sindaco egli prosegue e porta a compimento il lavoro avviato dalle precedenti amministrazioni di sinistra, in particolare, attua l'accordo con la Camuzzi-Gazometri per la realizzazione della rete di distribuzione del gas cittadino. È stato anche Consigliere Provinciale e Presidente del Comitato di Gestione della USL TA6. Muore il 26 giugno 1994.

Trani Michele

Primo di otto figli il poeta e narratore gesuita Salvatore Mario Trani è nato nell’isola d’Ischia (Napoli), "l’isola verde" il 31 luglio del 1918 da Aniello e Lucia. Ha trascorso i suoi primi sedici anni nella sua isola dove nel 1932 entrò in seminario per essere sacerdote. Dopo i due anni del ginnasio chiese e fu accolto nel noviziato della Compagnia di Gesù , passando al triennio filosofico dello studentato di Gallarate (Varese), conseguendo la licenza in filosofia scolastica e teologica. Si è laureato in Filosofia con una tesi su "Il problema dell’analogia dell’ente nella metafisica di Francesco Suarez", discussa con il relatore prof. Ludovico De Simone. Ha vissuto tre anni nel convitto Pontano di Napoli (1942/1945) la preparazione al sacerdozio nella facoltà teologica di Villa San Luigi di Posillipo. Ha trascorso un anno a Firenze, dal 1950 al 1951 per completare la formazione dei Gesuiti. Negli anni successivi ha svolto diverse mansioni come educatore dei giovani, tra cui sei anni come vicerettore al Seminario Pontificio di Reggio Calabria e tre anni nell’Istituto Argento di Lecce, finché non è stato assegnato all’insegnamento di Lettere presso la Scuola media dell’Aquila, nel Collegio d’Abruzzo. Dopo sei anni è passato all’Istituto Di Cagno Abbrescia di Bari con l’incarico di preside della Scuola Media, rimanendovi per 16 anni. Dal 1983 è a Grottaglie presso la "Comunità di San Francesco De Geronimo" dove ha ripreso la pubblicazione del Bollettino del "Tornate a Cristo", dirigendolo dal 1984 fino al 1996. Nei 45 numeri della rivista sono apparsi 75 suoi componimenti poetici, la silloge "Sorella Luna", il "Poemetto Leopardesco" e "Messaggi azzurri". Il poeta è presente in circa una settantina di antologie e dizionari nazionali e tra i riconoscimenti più importanti ha avuto quello della "Conca d’Oro", "Grand Prix mediterranée étoiles d’Europe", il "Pantheon d’oro", "Europa Cultura", "Villa Alessandra", "Trofeo Parnaso", "Premio Pagina". Nel 1988 l’Europa University gli conferisce il titolo di Consigliere permanente e Docente del libero Ateneo Internazionale di Bologna. È accademico dei Micenei. Ha pubblicato dieci volumi di poesie ("Ciottoli", 1976; "Pulviscolo", 1976; "Sottovoce", 1977; "Ultrasuoni", 1978; "Ali tese", 1979; "Dimensione- U(omo)", 1979; "Racimoli", 1980; "Vento folle", 1982; "Riflessioni", 1984; "Tra le pieghe del tempo", 1992.), sette raccolte antologiche ("Preghiera- Voce della Poesia", 1988; "Accordi in versi", 1989; "Verso la Luce", 1989; "Sorella Luna", 1989; "Cielo", 1990; "È verde il prato", 1991; "Il peso della parola", 1991.) ed infine quattro romanzi per ragazzi ("I randagi", 1979; "Lo studente", 1980; "Coi ragazzi non si scherza", 1980; "Eroi senza medaglia", 1987). Nel 1994 ha pubblicato "L’Agenda". Ha scritto il prof. Vincenzo Romano in "dal Di Cagno" (Anno XXVIII, N.1, gennaio-marzo 1996): "Il Trani non si affida a novità esteriori né tenta di far colpo con chiassosi e scandalistici neosperimentalismi di vari generi …La novità e la forza del Trani sono tutte in quel suo inconfondibile piglio con cui si volge dagli affetti alle cose, dalla realtà dei sensi alla realtà dello spirito, in un tono schietto e mordente teso a fissare nella parola un moto profondo dell’essere".

Trani Mario Salvatore

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Nato a Grottaglie il 15 luglio del 1955. Nel 1979 si è laureato in filosofia con il massimo dei voti all'Università di Lecce con una tesi su " Niccolò Copernico tra pitagorismo e crisi della scolastica", pubblicata poi sul "Bollettino di Storia della filosofia" dell'Università di Lecce. Dopo una breve esperienza di insegnamento ha intrapreso la carriera di giornalista collaborando con il settimanale “Nuovo Dialogo” e divenendo professionista nel 1985. Al quotidiano locale “Corriere del Giorno” ha rivestito gli incarichi di capocronista e responsabile dei servizi culturali e caporedattore. Ha curato il volume “La Cultura a Taranto” (1992) e la “Guida di Taranto” (1995) . Inoltre ha collaborato al volume “La Provincia di Taranto” a cura di Cosimo Damiano Fonseca. Ha scritto su riviste nazionali sui problemi delle comunicazioni sociali, ma cnhe sulla storia economica del territorio. tra l'altro: "Una bottega d'arte: la scuola grottagliese", nel 1985; "Grottaglie: vicende, arte, attualità della città della ceramica", 1986; “Michele Ignazio D’Amuri, Grottagliese, poeta”, 1988; "Storie di terre di sole" (racconti), 1987; "Grottaglie: uomini illustri", 1989; “Grottaglie & Ceramica” 1994;“I sogni muoiono a Roma”, 1995 (con il quale ha ottenuto il “Premio Troccoli”); “Oltre il margine:con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico, nelle esperienze figurative del Novecento”, 1996 (con cofanetto contenente 30 cartoline che ritraggono le opere di De Giorgio). Con la silloge “Poesie” con prefazione di Giacinto Spagnoletti (edizione Amadeus) ha ottenuto il Premio Vanvitelli nel 1995 e nello stesso anno il “Saturo d’argento”, mentre il romanzo satirico “Lo onorevole” con prefazione di Vincenzo Mollica (edizione Manni) è stato finalista al “Premio Orient Express” nel 1998. “Alla promozione dello sviluppo economico e culturale del territorio” sostiene Trevisani, “ho dedicato anni di lavoro e vere e proprie battaglie giornalistiche, promuovendo, tra l’altro, la realizzazione del parco di via Marche a Taranto e l’istituzione della Pinacoteca provinciale, della quale ho realizzato il piano di fattibilità”. Trevisani è un autentico protagonista della cultura ionica. Critico d’arte ha promosso e curato tra l’altro mostre di interesse nazionale. Collabora con varie riviste d’arte, tra le quali “Risk” e “Juliet”. Nel 1983 ha collaborato alla Mostra omaggio itinerante a Virgilio Guidi realizzata dal settimanale “Nuovo Dialogo”e nel 1993 alla mostra “Carlo Belli e il Mediterraneo” al Castello aragonese, rassegna curata da Giuseppe Appella. Nel 19961997 ha curato la Mostra “Omaggio alla Magna Grecia”, promossa dai Comuni di Carosino, Crispiano e dalla provincia di Taranto. Nel 1997 su incarico della famiglia e licenza del Museo di Trento ha curato la pubblicazione dei “Diari” di Carlo Belli (edizione Altamarea). È stato il coordinatore organizzativo delle celebrazioni ufficiali del ventennale della morte di Giorgio de Chirico sul quale ha curato un saggio per il catalogo Rizzoli. Scrive anche per “Repubblica” di Bari. Ha tenuto corsi di aggiornamento per i docenti sui problemi delle comunicazioni sociali.

Trevisani Silvano

È nato a Grottaglie il 30 ottobre del 1962. Ha frequentato l’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico”. Nel 1987 ha fondato la Coop. “Quarta Espressione” con Arfini, Guzzanti e Buy con l’obiettivo di “portare il Teatro in luoghi altri”. Da qui l’uso di un ex Ospizio di Genova in “Sala Teatro”, di un’ala dell’ospedale “Santo Spirito” di Roma. A Grottaglie, come assessore alla Cultura nella Giunta Vinci, ha portato alla luce “L’Acchiatura”, “Il passo della memoria”, “La Fabbrica della Fantasia”, “La Bottega Dormiente”. L’attività di Traversa si alterna alla routine professionale con le scritture delle sedi Rai (Gastone Moschin, Arnoldo Foà, Leopoldo Mastelloni, Giustino Durano). Ha scritto con Tito Schipa junior un “originale” in 10 puntate ed acquistato dalla Rai. L’attività teatrale di “giro” si concretizza con esperienze particolari in Italia (Raf Vallone, Fiorenza Marchegiani, Edoardo Siravo, Elena Croce) e all’estero con spettacoli per le Comunità Italiane. Con “Tarantola” partecipa al Festival Internazionale di Salonicco. “L’incontro con Raffaele Nigro”, dice Traversa “è un punto di non ritorno”, un’esperienza che segna la sua attività professionale. Di particolare rilievo l’assistenza al regista polacco Kristof Zanussi. A Siena sperimenta il “Teatro Multietnico”. Oggi Traversa ha fondato il “Teatro della fede”, recuperando lo spazio di una cava abbandonata. Dopo i successi de “Il cavallo di Troia ” e “Giovanni”, di rilievo l’opera “Giovanna D’Arco”, un lavoro condotto sul testo della poetessa Maria Luisa Spaziani, musa di Eugenio Montale. Grande successo ha ottenuto con “Il Millennio. A riveder le stelle”, nell’hangar della base elicotteristica “Maristaer” . Un teatro di anime e corpi, secondo l’insegnamento di Jean Barrault. Fondamentale l’amicizia con Egidio Pani: “Traversa è l’esempio di un teatro non politicizzato per convenienza, non sociale per interesse, non culturale per etichetta. È di un teatro simile c’è veramente bisogno per dare un senso al forsennato rincorrersi di teatralità inutili”. In “Grottaglie Città Sociale” (Atti del Convegno, 29,30,31 ottobre 1999, Castello episcopio) Traversa scrive: “Vorrei vivere in una città molto diversa da come è oggi Grottaglie, in un a città dove le nuove generazioni non siano le fotocopie delle precedenti; una città che per essere tale deve avere il coraggio e la forza di fare autocritica”.

Traversa Alfredo

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Nacque a Grottaglie il 17 aprile 1871 da Enrico, farmacista, e Assunta Rolli. Studioso di solida formazione, fu insegnante e poi preside per molti anni all'Istituto Tecnico di Taranto, città nella quale risiedette fino alla morte, avvenuta il 23 marzo 1955. Uomo di profonda cultura e di spitito libertario, manifestò apertamente le prorie idee in occasione delle dimostrazioni in Piazza verificatesi in conseguenza dell'uccisione del pedagogista anarchico Francesco Ferrè, a opera del Regime spagnolo nell'ottobre del 1909. Egli infatti mobilitò gli studenti a scendere in piazza per unirsi alla pubblica protesta.La sua nomina a Preside dell'Istituto Tecnico "Pitagora" fu deliberata il 2 novembre 1916. Queste le sue pubblicazioni: “La Theodicea di S. Boezio”, Napoli 1910; “Note critiche su O.M. S. Boezio”, Taranto 1914; “Giuseppe Battista”, Pescara 1922; “L'Istituto Tecnico pareggiato di Taranto alla Mostra Didattica nazionale di Firenze”, Taranto 1925.

Ursoleo Emiddio Ciro Francesco

Noto con il soprannome “Il Biondo” per via dei suoi radi capelli del colore dell’oro Antonio è nato a Grottaglie il 14 giugno del 1918, da Pasquale e Francesca Annicchiarico. Iniziata l’attività lavorativa presso “Li Camenniri” ha fondato nel 1944, dopo aver dato vita al “Bar Nina”, al celebre “Bar Sole”, la prima pasticceria di Grottaglie con annesso un laboratorio. La specialità del “Biondo” è stata la famosa colombina, un dolce di pasta sfoglia ripiena di mandorle e canditi e ricorperta da un velo di glassa come le meringhe. Tra l’altro Antonio ha organizzato nel 1948 per la prima volta nella città della ceramica una “maratona di ballo” nei locali di via Madonna di Pompei e nel 1959 ha fondato il bar “La Torretta”, la prima tavola calda e sala da thé della città, nota in tutta la provincia di Taranto per il suo servizio efficiente e per la ricercatezza dell’arredamento. Ne “La Torretta” furono impiegate addirittura otto commesse, quattro per la mattina e quattro per la sera.

Vestita Antonio

È nato a Crispiano il 31 gennaio 1953. A 25 anni milita nel PCI e poi del PDS. Psicologo e psicoterapeuta guida la città dal 1993, quando nel turno di ballottaggio che lo ha visto di fronte al candidato Giovanni Coviello ha ottenuto 10 mila e 282 voti su 16 mila 610 votanti. Nelle amministrative del 1997 è stato riconfermato sulla poltrona di primo cittadino ottenendo 9 mila 640 voti contro i 6 mila 810 voti di Francesco D’Addario, candidato per il centro destra. Nel 1999 si è candidato alle Regionali ottendendo 2791 voti. Durante i suoi due mandati ha animato con sagacia e scaltrezza la città, vivacizzando dal punto di vista soprattutto culturale Grottaglie, istituendo il Museo della Ceramica, caldeggiando il Marchio doc che attribuisce a Grottaglie la tutela delle antiche forme figuline. Inoltre Vinci si è impegnato per il recupero e il piano di risanamento del Centro Storico affidnado la stesura del piano all’urbanista di fama mondiale Pier Luigi Cervellati Inoltre ha promosso il recupero delle gravine con l’intervento dell’architetto Pietro Laureano, consulente dell’Unesco e i progetti “Grottaglie Città Futura” e “Grottaglie Città Sociale”. In “Grottaglie Città Futura” (Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episcopio) Vinci scrive: “Grottaglie:un territorio solare, dove i segni della storia naturale (le gravine) si intrecciano a segni antichissimi (i villaggi neolitici) e recenti (il Quartiere delle ceramiche, le cave di tufo) della presenza dell’uomo; un’economia agricola forte di sapienti interventi e di produzioni specializzate; una prestigiosa tradizione ceramica che rappresenta l’anima particolare e segreta del luogo; un patrimonio architettonico e storico che appare sempre più importante ed ancora da scoprire sino in fondo; una significativa ed antica presenza religiosa, a partire dalla Comunità dei Gesuiti nata intorno al Santo di Grottaglie Francesco De Geronimo, una presenza, l’Istituto Statale d’Arte che ha contribuito a generare iniziative ed artisti anche di livello internazionale; una popolazione civile orgogliosa ed intraprendente, che già dal dopoguerra pratica l’alternanza delle forze di governo della città; una piccola e media impresa che finalmente si consorzia eraccoglie frutti importanti; un insediamento aeroportuale in fase di decollo; un tessuto di associazioni di ogni tipo in continuo e positivo fermento. Ma il lavoro non basta, ragazzi che uccidono un ragazzo (l’assassinio del povero Aldo Vestita,ndr), “povertà materiali ed immateriali, servizi a volte poco efficienti ci ricordano seccamente che Grottaglie è nel mondo e porta in sé contraddizioni generali e specifiche. Questo e molte altre cose ancora è Grottaglie. Da tutto questo insieme nascerà la futura Grottaglie”.

Vinci Giuseppe

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Singolare figura di eroe, pluridecorato, morto in guerra l'11 febbraio 1943. Nato a Grottaglie il 15 dicembre 1915, da Ciro Pasquale e da Anna Annicchiarico, si arruola in aeronautica militare, dove ha modo di far apprezzare le sue doti. La prima clamorosa azione che gli vale la medaglia d'argento al valor militare sul campo ( sarà poi lo stesso capo del governo, Benito Mussolini, a congratularsi con lui ) si svolse nei cieli del Mediterraneo occidentale il 3 aprile 1941. Per un'altra azione compiuta il 15 giugno 1942 nella battaglia aereo-navale di Pantelleria, quando "partecipava alla luminosa vittoria dell'ala d'Italia ( ... ) compiendo un volo di esplorazione e mantenendo il contatto per tre ore con notevoli forze navali nemiche comprendenti due navi portaerei", fu decorato con croce di guerra sul campo. L'ultimo atto di eroismo gli costò la vita e gli valse la medaglia d'argento al valor militare alla memoria nel cielo dello Jonio l'11 febbraio 1943.

Zingaropoli Giuseppe

Nato a Grottaglie l'11 luglio 1942. Ha conseguito l'abilitazione magistrale ed insegna presso il 1° Circolo di Grottaglie. Formatosi presso la Parrocchia del Carmine di Grottaglie sin dalla piccola età, si è iscritto, giovanissimo, alla Democrazia Cristiana. Delegato giovanile della stessa, dirigente e segretario politico della sezione di Grottaglie. Consigliere Comunale e capo-gruppo consiliare, viene eletto Sindaco il 30 luglio 1985. Rimane in carica fino al termine del mandato (12 settembre 1988). Gli impegni amministrativi attuati in quegli anni sono stati: la costruzione dei cavalcavia sulla superstrada Taranto-Brindisi; il completamento e l'attivazione del Palasport Campus Campitelli, della piscina comunale, dell'Istituto d'Arte; gli interventi per la ristrutturazione di vari edifici scolastici; l'approvazione e l'avvio dei lavori per le nuove scuole materne di Via dalla Chiesa, Zona 167, Via Bacone; l'adozione del PRG in attuazione della L.R. 56/80; il risanamento sottosuolo nel Centro Storico; gli interventi per il deflusso delle acque pluviali in Via Crispi, Via Ennio, Via de Gasperi ed altre; l'approvazione della convenzione per il Castello Episcopio; provvedimenti di varia natura a favore dei dipendenti comunali; la partecipazione alla manifestazione nazionale " 100 Comuni della piccola grande Italia", promossa nel 1987 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; l'organizzazione del primo convegno nazionale sulla devianza minorile (dicembre 1985) in Grottaglie e a Taranto, con l'alto patrocinio della Presidenza della Repubblica; il trasferimento della Mostra della Ceramica dal plesso S.Elia nel Quartiere delle ceramiche.

Zinzanella Antonio

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Anonimo

Chi non ricorda quel sabato del 6 febbraio 1999? Di certo il personaggio più ricco di Grottaglie del XX secolo è il grottagliese vincitore del Superenalotto, sempre che sia stato un grottagliese a vincere gli 86 miliardi. Una sorta di personaggio “non personaggio”. L’anonimo, sbancando le casse della Sisal, ha lanciato Grottaglie nell’etere. Di certo sappiamo che il grottagliese più illustre della storia di Grottaglie è stato San Francesco De Geronimo, il più insigne taumaturgo del Seicento. La storica vittoria di Grottaglie è stata un avvenimento che ha portato alla ribalta europea la nostra città . Il Paperon de Paperoni ha depositato il malloppo nel caveau della Banca Popolare di Modena. Riportiamo alcuni titoli della cronaca nazionale e locale. Il “Corriere della Sera” (lunedì 8 febbraio) “È un pensionato mister 86 miliardi”, scritto da Carlo Vulpio. Sempre sul “Corriere della Sera” scrive Roberto Buonavoglia. “Altri quattro o cinque jackpot così e magari si potrà stabilire per legge che sia il Superenalotto a risolvere la questione meridionale”. “La Puglia ha rifatto 6. A Grottaglie vinti 86 miliardi con una schedina da 12 mila lire” titola “Il Tempo” ( domenica 7 febbraio 1999) con Simona Biraghi. Scrive “Il grande sogno degli italiani si è avverato. Un sogno che ha unito mezzo paese”. In “La Repubblica” dell’8 febbraio 1999 parla di Grottaglie Domenico Castellaneta. Per “Il Messaggero” (domenica 7 febbraio 1999)Sandro Ianni scrive “A Grottaglie la vincita più grande di tutti i tempi. La schedina miliardaria, un sistemino è stata giocata nella tabaccheria Radicchio”. Sempre “Il Messaggero” con Sara Ippolito scrive: “Tutto il paese fa festa, davanti alla tabaccheria si è creata subito molta confusione, appena si è saputa la notizia in televisione, il negozio è stato invaso dalla gente”. Titola il “Quotidiano”di Taranto “Hanno vinto due fratelli. Via Madonna di Pompei presa d’assalto. È qui la festa?, scrive Lino Campicelli. “Speriamo che abbia vinto qualcuno che ne ha bisogno”, il coro dei grottagliesi è unanime”. Pierangelo Putzolu, direttore del “Quotidiano”, intervista il primo cittadino Giuseppe Vinci: “Sindaco che emozioni prova dopo questa notizia?. Un’emozione fortissima. Stavo vedendo il film Slidind doors (“Porte scorrevoli”) ero a cena. È un’emozione forte legata a due elementi. Il primo:intanto quella di poter fare gli auguri al vincitore, anche se non ne conosciamo l’identità. Poi spero che un piccolo aiuto e un contributo a una città come la nostra, che sta facendo grandi sforzi e grandi passi in avanti, possa arrivare”. Scrive Fabio Venere sempre su “Quotidiano”: “Mille grottagliesi hanno assediato felicemente la tabaccheria Radicchio. Tutti i presenti rivolgono lo sguardo verso Biagio D’Alò e l’entusiasmo sale alle stelle. Il buon Biagio, infatti, da bravo figlio ha ideato in settimana il mini sistema vincente. Biagio è una mago, un cervellone, tutta Italia parlerà di lui”. Titola “La Gazzetta del Mezzogiorno” (lunedì 8 febbraio 1999) “È un militare il super miliardario?”. Ciro Petrarulo scrive: “Tutti Sherlock Holmes. È scattata la caccia al supermiliardario. Le ipotesi che circolano in città sono tante. Riflettori di tutta Europa puntati su questa città”. Domenico Palmiotti de “La Gazzetta del Mezzogiorno”(lunedì 8 febbraio 1999) scrive “Il magico 6 meglio delle ceramiche. Grottaglie sulla bocca di tutti:è il miracolo di San Ciro”.

Per il “Roma” scrive Marco Collina (7 febbraio 1999) Il “Corriere del Giorno” a firma di Rocco Viola scrive “Bum! Un Bum grande 85 miliardi e 689 milioni, più spiccioli, per l’esattezza oltre seicento milioni”. Il mensile “Zoom” con Lilli D’Amicis fa un’intervista in esclusiva, anche se immaginaria, al vincitore , mentre Francesco Occhibianco scrive “l’aleatoria combinazione vincente 9, 10, 26, 30, 44, 54 è entrata nella nostra memoria. La fortuna raminga, bizzarra, capricciosa, ancipite è passata da qui, un impertinente ed irrisolvibile . Grottaglie felix, impazzita, clonata sull’inchiostro delle pagine dei giornali, inebetita in un onanismo totale, epidemico. Comunque evviva Grottaglie venerata ed idolatrata come un santuario di pagana devozione che ci ha regalato un momento di felicità”.

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Francesco Occhibianco
È nato a Grottaglie l’11 ottobre del 1972. Ha conseguito la laurea in Lettere Classiche con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Bari il 19 dicembre 1996, discutendo la tesi in Letteratura italiana dal titolo “Il Fuggilozio di Tommaso Costo” con il preside prof. Francesco Tateo. Ha inziato a scrivere per il periodico “Tornate a Cristo”, rivista del Santuario di San Francesco De Geronimo di Grottaglie, diretta dal gesuita Salvatore Mario Trani. Nel 1997 ha pubblicato il volume “La masseria Monti del Duca”. Nel novembre del 1998 ha iniziato la sua collaborazione con “Zoom”, mensile di attualità locale diretto da Lilli

D’Amicis. Dal giugno del 1999 è corrispondente del “Quotidiano” di Taranto diretto da Pierangelo Putzolu. Ha scritto per il “Roma” e collabora inoltre per i mensili “Puglia Turismo” e “Ribalta”, periodico diretto da Salvatore Catapano, per il foglio “Forza Biancazzurri”, ( a cura dell’A.C. Ars et Labor Grottaglie) e per la rivista sportiva “Taranto Alé” diretta da Michele Pennetti. Ha curato le mostre “Artisti e Poeti a Corte” (1999) e “Mezzogiorno sul mare” (2000) ed ha tenuto l’Ufficio stampa della manifestazione“Gran Galà Estate” (V edizione). Suoi interventi sono contenuti in “Grottaglie-Città Futura”(Atti del Convegno, 29, 30, 31 ottobre 1999, Castello episcopio) e “Puglia Rurale - Il territorio a Nord e ad Est di Taranto tra Peucezia, Magna Grecia e Messapia” (C.R.S.E.C. Regione Puglia, 1999).

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Grottagliesi XX secolo Edizioni Zoom di Lilli D'Amicis aut. Trib. di TA n°520/97 del 3 - XII - 97 dicembre 2000 redazione: via Puccini 26/b - Grottaglie sede legale: via Montessori, 1 - 74023 Grottaglie tel.0995 623 953 - fax 0995 624 182 www.zoomonline.it E-Mail: zoomgrot@tin.it ideazione grafica della copertina Massimo Germinario un grazie a Tiziana Cassese per la fattiva e paziente collaborazione

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