L'Origine del Sistema Solare

Una visione d'insieme Scorrendo le tappe fondamentali della Storia dell'Astronomia, appare evidente come il
quadro complessivo del Sistema Solare si sia gradualmente modificato e ampliato man mano che la ricerca e la tecnologia mettevano a disposizione strumenti di indagine più adeguati. Alla fine del XVII secolo tale quadro era già sufficientemente complesso, tanto che si riconosceva, oltre alla evidente presenza del Sole e della erra con la !una, anche quella di "ercurio, Venere, "arte, #iove e Saturno$ erano inoltre noti % satelliti di #iove &i cosiddetti #alileiani' e ( di Saturno, e cominciava a prender corpo l'idea che le comete fossero a pieno titolo corpi appartenenti al Sistema Solare &)alle* + ,-./'. 0el XVIII secolo si aggiunge al gruppo 1rano con 2 suoi satelliti, mentre salgono a / quelli di Saturno. 1n ulteriore passo in avanti viene compiuto nel secolo scorso3 0ettuno, i due satelliti di "arte, 2 ulteriori satelliti di Saturno, altri 2 di 1rano ed uno di #iove. 4' inevita5ile, parlando di 0ettuno, sottolineare come la scoperta di questo pianeta rappresenti uno dei momenti storici della "eccanica 6eleste$ grazie agli studi accurati delle pertur5azioni dell'or5ita di 1rano compiuti, indipendentemente, da Adams e !e Verrier, 7.#. #alle di 8erlino il 29 settem5re ,.%- &tre mesi dopo la pu55licazione dei calcoli di !e Verrier' identific: in cielo il nuovo pianeta3 carta e penna avevano preceduto il telescopio e gli avevano indicato la strada. 4' del ,.;, la scoperta di 6erere, il primo degli asteroidi e su di essa approfondiremo il discorso in seguito. <er completare il quadro dei pianeti 5isognerà attendere il ,. fe55raio ,=9; con la scoperta di <lutone, avvenuta in modo apparentemente simile a quella di 0ettuno3 i calcoli erano stati fatti da !o>ell e la scoperta fu opera di om5augh. In quella circostanza, per:, la fortuna diede proprio un aiuto decisivo3 gli elementi or5itali calcolati teoricamente, infatti, erano a55astanza diversi da quelli reali determinati in seguito, e <lutone si trovava in quella posizione quasi per caso... 4? opportuno, sempre parlando di <lutone, segnalare fin d?ora che, oggi, non @ più cosA unanimemente condivisa la sua classificazione come pianeta, ed a tal proposito occorre aprire una piccola parentesi.

E’ vero che la necessità di definire un corpo quale BpianetaB @ puramente speculativa e
deriva più dal nostro 5isogno di classificare i corpi celesti che non da effettive e nette distinzioni presenti in natura, ma @ altrettanto vero che il codificare alcuni criteri identificativi potre55e talvolta aiutare la nostra comprensione. 1n dato innega5ile @ che non esiste alcuna definizione ufficiale di cosa possa essere considerato un pianeta, ma @ comunque possi5ile tentare di costruire una accetta5ile definizione di lavoro, e lo facciamo seguendo i suggerimenti di A. Stern &,==2'. 4? ragionevole supporre che un corpo celeste per essere considerato un pianeta de55a soddisfare questi tre criteri3 1. 0on deve essere di massa talmente elevata da riuscire ad innescare reazioni nucleari al suo interno, trasformandosi in tal modo in una stella.

invece./29 <eriodo &anni' . perch@ venga classificato come pianeta <lutone e non lo siano i maggiori asteroidi &6erere.. Dm di diametro.. mostra evidenti segni di pro5lematicità$ non si capisce. aveva egregiamente portato alla scoperta del pianeta 0ettuno.+%. che il terzo criterio necessiti di una appendice.9.2%. 0on intendo. <allade. in modo molto sintetico. il diverso metro usato nel caso di 6erere e <lutone$ se. Euesta potre55ere essere la valutazione della forma dell?or5ita e della sua sta5ilità nel tempo3 lo studio del valore dell?eccentricità e dell?inclinazione dell?or5ita di un corpo potre55ero rivelare or5ite caratterizzate nel passato da forti pertur5azioni gravitazionali o da impatti e tale esperienza potre55e ancora influenzare l?evoluzione dinamica di quel corpo. emerge. !a situazione dei componenti la famiglia del Sole ottenuta grazie alle osservazioni effettuate con i mezzi attuali. forse che la diversa etichetta che potremmo mettere su questi corpi celesti potre55e fornirci nuove verità circa la loro naturaG Fitengo. dunque il classificarlo come pianeta era la scelta più logica. facilmente comprensi5ili e.A. Fagionando con il senno di poi. si tiene conto delle recenti scoperte nella zona trans+nettuniana non si pu: non riflettere sul carattere talvolta am5iguo e fuorviante che possono assumere le nostre classificazioni se si considerano come parametri assoluti ed indiscuti5ili. <er <lutone. !a verifica operativa di questo fatto non @ comunque semplice ed @ possi5ile solamente ricorrendo all?integrazione delle or5ite su lunghi periodi per mezzo di programmi di calcolo e simulazioni computerizzate.(. .(. 4 poi.. pu: essere riassunta in questa ta5ella3 0umero Cist.=%= <ianeta "4F61FII V404F4 . .%2 . alla necessità di Brimediare a delle ingiustizieB.-... in ogni caso.. evidente. Ceve possedere una massa sufficientemente elevata da fargli assumere una forma sferica grazie all?azione della sua stessa gravità$ la transizione tra una forma irregolare ed una forma sferica assicurata dalla gravità si verifica per oggetti di 2. 6hiudiamo 5ruscamente questa parentesi e torniamo al quadro generale del Sistema Solare../ "assa &" ' &H' .9./ ..2 . come talvolta capita di leggere.. 6ertamente hanno giocato in questa direzione le contingenze storiche.. con il conseguente declassamento di questi corpi celesti al ruolo secondario di frammenti. ma. per:. comunque. condivisi5ili da tutti.. alla scoperta a cascata degli asteroidi ed alla quasi immediata ela5orazione della teoria del Bpianeta distruttoB. ottanta anni prima. penso. Faggio &F ' &H' . Ceve percorrere un?or5ita che si snoda direttamente intorno al Sole e non attorno ad un altro corpo celeste. posto agli estremi confini della zona planetaria del Sistema Solare.. n@ indire crociate per l?inclusione di 6erere nel novero dei pianeti n@ 5attermi perch@ si giunga all?ostracismo nei confronti di <lutone3 non siamo certamente di fronte. non condivideva la sua or5ita con altri corpi celesti. soprattutto. favorendo la maggiore considerazione di cui gode3 non solo si trattava di un nuovo e concreto risultato di quel lavoro di analisi delle pertur5azioni del moto che.. infatti. riconduci5ili.'.. Vesta...' .((= . Il punto cui voglio arrivare @ introdurre il criterio della sta5ilità or5itale su tempi compara5ili all?età del Sistema Solare3 questo criterio comporta che un pianeta sia destinato a mantenere la sua collocazione or5itale e non venga distur5ato in modo catastrofico dagli altri pianeti. 3.2. !a loro applicazione... anche se questa argomentazione pu: sem5rare 5anale.. soprattutto grazie al contri5uto delle sonde spaziali.. Euesti criteri sono sufficientemente chiari. le circostanze hanno operato in senso contrario. poi. media dal satelliti Sole &1. questo nuovo oggetto..

.%.-.%(-(/ .%..%%..-% 2=.-%. ......4FFA "AF 4 #IIV4 SA 1F0I 1FA0I 04 10I <!1 I04 &HHH' .2.. &H' " J (. che ha iniziato il suo viaggio verso il pianeta degli anelli il .... in una regione di spazio compresa tra circa ..... dunque./.. forse...A. ra "arte e #iove. fino a ieri. a tale proposito..22 . . Dm &HH' Si hanno concrete indicazioni &IA16 -(... quella che compone il Sistema Solare../ 9..==/.. Ma.( otto5re ..... Anche agli occhi dei non addetti ai lavori appare sempre più evidente il cam5iamento radicale cui si sta avviando la nostra visione del Sistema Solare. .. 2=.....-. 1na popolazione in continuo aumento.2 . Dm 9-9. Il quadro @ ulteriormente arricchito dalla presenza delle 6omete &corpi celesti per i quali non @ possi5ile trovare una Bcollocazione spazialeB 5en definita in quanto caratterizzati da un'ampia gamma di parametri or5itali' e dalla recente introduzione di una nuova classe di oggetti celesti.=../. 2 .. dei quali ha or5ite determinate in modo accurato..=... e questo pu: forse giustificare il crescente 5isogno di rivedere classificazioni che./ %. formata da circa il =/M degli oltre %.2% Dg F J -9/.. &finora scoperti' corpi celesti cosA chiamati per il loro aspetto Bquasi stellareB./ 9=. ./% 9. .. . indicati genericamente con il termine di Nuiper+8elt I5Oects &ma ai quali talvolta ci si riferisce con il termine di Iggetti rans+0ettuniani' la cui scoperta ha reso non più solamente ipotetica l'esistenza della Lascia di Nuiper.(' che attorno a Saturno vi siano molti altri satelliti di piccole dimensioni$ la parola definitiva spetterà. e 9.(. ma anche grazie alla crescente presa di coscienza che lo stesso spazio interplanetario @ tutt?altro che vuoto..Dm ..%./..( . Dm %../.. &HHH' <lutone @ mantenuto nell'elenco per le ragioni storiche sopra citate. .= =(.2 .. /. e non solo grazie alla scoperta dell?esistenza di numerosi corpi celesti all?estrema periferia della zona planetaria...(92 .. . Dm %. intendendo distinguere tra tutti i corpi &ed il termine BminoriB @ in tal senso molto eloquente' gli oggetti più grandi da quelli di dimensioni inferiori$ ma come non puntualizzare che vi sono almeno due satelliti &#animede e itano' più grandi di "ercurio e 5en / con diametro equatoriale maggiore di quello di <lutoneG Si veda.. !a stessa definizione di 6orpi "inori presenta alcuni aspetti pro5lematici3 solitamente con questo termine si @ sempre inteso comprendere i corpi del Sistema Solare con l?esclusione dei pianeti e del Sole... avevano egregiamente svolto il loro compito../ . .. 2%/. la ta5ella seguente3 Oggetto #A0I"4C4 I A0I "4F61FII 6A!!IS I II !10A Satellite di #IIV4 SA 1F0I J #IIV4 #IIV4 4FFA Diametro (2-2 Dm (.(2% (. si colloca la Lascia<rincipale degli Asteroidi. &HH' ..2 ...=/ K .... come si @ già avuto modo di notare../. alla missione spaziale 6assini. Dm 9%/.22=.( 1..9 =...(29 . non vi sono solamente pianeti &con i rispettivi satelliti' a danzare intorno al Sole..

utilizzer: il termine 6orpi "inori del Sistema Solare in una accezione ancora più ristretta. Dm 29. 6omete e N8I &Nuiper+8elt I5Oects' @ mantenuta unicamente con una finalità BdidatticaB in quanto offre elementi significativi per inquadrare i corpi descritti$ il rovescio della medaglia @ che... cercando anche di verificare. sotto l'azione della gravità. ma che non mostra alcun segno di attività cometaria$ oppure alla cometa <R. ritengo sia necessario presentare un 5reve quadro descrittivo della nascita e dell'evoluzione del Sistema Solare3 sarà questo il quadro di riferimento nel quale collocare i vari corpi sopra menzionati.' il duplice aspetto della teoria che deve spiegare la nascita del Sistema Solare3 da una parte vi @ un problema astrofisico &correlato alla formazione della stella Sole. ai numerosi nuclei di comete ormai BspentiB..=.==-'. infatti. caratterizzato da un?or5ita fortemente eccentrica. in realtà. infatti. 4? importante sottolineare &6oradini et al. come le conoscenze che possediamo in merito a questi corpi si adattano a quanto conosciamo della formazione dell?intero Sistema Solare..02 &scoperta annunciata il / agosto .==-' che associa un?or5ita tipicamente asteroidale alla presenza di una 5ella coda. comunque. !a stessa distinzione in Asteroidi. 4 non si tratta solamente di gestire le varie eccezioni che confermano la regolaP !e comete e gli asteroidi. Dm In questo li5ro. 4 come non sospettare che in questo insieme cosA multiforme possano trovare sta5ile collocazione anche gli oggetti trans+nettuniani e gli enigmatici 6entauriG Copo queste precisazioni e prima di iniziare una analisi dettagliata. Lorse la scelta pu: apparire drastica. le COMETE ed i UI!ER"#ELT O#$ECTS. L'origine e l'evol%&ione del Sistema Solare La teoria ormai accettata circa l'origine e l'evoluzione del Sistema Solare @ sostanzialmente &come idea di partenza' quella di Nant &. Dm 2/. tende a condensarsi. da risolvere alla luce delle teorie e dei modelli stellari' e dall'altra parte un problema planetologico &da risolvere alla luce dello studio dei meteoriti. dove possi5ile. @ altrettanto vero che i risultati cui giunge sono tutt?altro che uniformi. vale a dire escludendo tutti i satelliti3 verranno perci: analizzati gli ASTEROIDI.==. . praticamente indistingui5ili da un asteroide$ o all?oggetto .41FI<A FI I04 <!1 I04 #IIV4 04 10I J 9. nel quale trovano evidentemente posto anche molteplici corpi che presentano caratteristiche intermedie. ma la stupefacente varietà di caratteristiche rileva5ili nei satelliti portere55e l?analisi troppo lontano$ se @ vero./=-'3 una nu5e di gas e polveri che. che il meccanismo della genesi satellitare @ strettamente collegato al processo di accumulazione planetaria.<Q &scoperto il = agosto .9. anche nel caso di due pianeti sufficientemente simili tra loro quali sono #iove e Saturno. non tiene conto del fatto che @ veramente impossi5ile tracciare un confine netto tra le varie classi./((' e !aplace &.==. possiamo pensarli come i rappresentanti estremi di un insieme molto variegato di oggetti celesti. nelle loro accezioni più comuni. Igni satellite @ veramente un Bmondo a s@B e sare55e veramente arduo riuscire a dare di questi corpi una visione di sintesi.. delle superfici e degli interni dei pianeti'. 8asti pensare. dunque di tipo cometario.

Si origina cosA una protostella3 un corpo dotato di luminosità decine di volte superiore a quella solare.? !ianeta SA 1F0I 1FA0I 04 10I <!1 I04 &H' In(lina&ione 2º 2=? . invece. appare evidente il fatto che la genesi di un sistema planetario e la sua evoluzione dipendano in modo sostanziale dalle fasi evolutive della stella ad esso associato.º .. per definizione.º (..==('. possi5ili sedi del meccanismo di formazione di un sistema planetario. per:. @ il piano su cui giace l?or5ita della erra3 In(lina&ione !ianeta "4F61FII V404F4 "AF 4 #IIV4 /º ...( anni. 0on @ ancora stato identificato con certezza. Associata . .º %/? . ed in esso.º %-? . e . 0el caso dell?analisi dell'evoluzione planetaria. osservare stelle in diverse fasi della loro evoluzione ed in tal modo verificare le ipotesi formulate. il Sistema Solare @ sostanzialmente isolato. con il sopravvento della gravità &fisicamente garantito solo se la massa coinvolta supera il valore critico dato dalla massa di 7eans'. le osservazioni nel dominio millimetrico. cio@. potre55ero anche darci la prova dell?esistenza di strutture a disco attorno a queste protostelle.? 9º 2%? . che.. che cominciano a contrarsi per autogravitazione &!amzin./º .=. @ possi5ile individuare pochi relitti delle epoche passate.==%'. . . "a vi sono anche due importanti evidenze relative all?origine comune del Sole e dei pianeti3 1.? . 0ella ta5ella che segue sono riportati i valori dell?inclinazione delle or5ite planetarie rispetto al piano dell?eclittica. + Schramm e 6la*ton. essere rilevata solamente da osservazioni IF..2'.% rispetto alle dimensioni della zona planetaria.. la materia BcadeB verso il centro della nu5e in un tempo dell'ordine di .' ed @ riconosciuto il ruolo determinante delle esplosioni di supernova &6oradini et al. la cui presenza pu:.. il meccanismo che rompe il sostanziale equili5rio della nu5e e innesca il processo di collasso.. !a radiazione emessa. Eueste due difficoltà ci pongono in una situazione profondamente diversa e più complicata di quella che si incontra nell?analisi dell'evoluzione stellare. In ogni caso.=/. Stando ad un recente lavoro di "annings ed 4merson &. di massa compresa tra . Calle considerazioni fatte. anche se @ ormai unanimemente accettata l'ipotesi di !in delle Bonde di densitàB associate alla struttura a spirale della #alassia &#ratton. la maggioranza dei corpi maggiori che compongono il Sistema Solare ha or5ite che giacciono su un 'iano (om%ne e le percorre nello stesso senso.4? significativo anche porre in evidenza due difficoltà di fondo. si ha a disposizione soltanto il nostro sistema planetario.. inoltre. .. oltre che rivelarci stelle nelle fasi iniziali.. a questo proposito. 1n dato ormai condiviso da tutti @ che il processo di formazione stellare avvenga all'interno delle nu5i molecolari giganti &prevalentemente composte da )2 per decine di migliaia o anche milioni di masse solari a temperature di pochi gradi Nelvin'3 le parti più dense di queste strutture si suddividono in nu5i più ridotte. viene rapidamente assor5ita dall'involucro di polveri che ancora circonda la protostella e riemessa nella zona IF dello spettro. infatti. !o studio dell'evoluzione stellare ha la possi5ilità di guardare sia nel passato sia nel futuro3 si possono. dato che la distanza della stella più vicina @ maggiore di un fattore (K. vale a dire il fatto di avere a disposizione solamente il nostro Sistema Solare quale fonte di informazioni ed il fatto che ci @ quasi del tutto sconosciuto il suo stato iniziale. masse solari.? &H' <er la classificazione di <lutone vale quanto già detto. 2.=.

. che. Alcuni attri5uiscono proprio all'interazione tra un disco di accrescimento ed il campo magnetico di una protostella tutti i fenomeni tipicamente collegati alle + auri. Sempre tenendo 5en presenti le precauzioni già evidenziate allorch@ si operino delle schematizzazioni. .A.. le reazioni nucleari tipiche delle stelle. fenomeni che precedenti teorie non erano riusciti a spiegare in modo completo &!amzin. se si preferisce. 1. pro5a5ilmente.. dalla stella centrale e le sue parti più interne contengono poca polvere./ " 3 i ricercatori responsa5ili della scoperta suggeriscono che il disco di )! auri sia un ottimo esempio di ci: che fu il nostro Sistema Solare in formazione.alla fase di protostella. . Attualmente. cio@. dunque. se la materia in caduta @ dotata di un moto di rotazione vi @ la formazione di un disco nel quale gli attriti facilitano lo smaltimento del momento angolare in eccesso e si attiva un processo di aggregazione tra le polveri. confermato da diverse osservazioni tra cui. mila anni ed una massa di . Il gradiente termico giochere55e in questa fase un ruolo importantissimo concentrando nei corpi più prossimi alla stella i materiali con densità più elevata e relegando in quelli più lontani i materiali volatili. Si devono associare a questa fase dell?evoluzione stellare anche gli oggetti di )er*ig")aro.. caratterizzati dall?emissione di intensi getti di gas dalle regioni polari. Dm sia necessario un tempo di circa .==/' ed il diametro della struttura @ stato stimato in circa . si @ già aggregata sotto forma di pianeti.==2'. @ quello di una stella all'inizio della sua evoluzione &fase zero del diagramma )+F o.%' del disco di polvere attorno a β +<ictoris. !a più recente evidenza osservativa della presenza di un disco di polvere attorno ad una stella si @ avuta per )! auri &6lose et al. Il primo riscontro osservativo della teoria del disco di polvere attorno ad una stella quale primo passo di una possi5ile formazione planetaria @ la scoperta &nel .-EROB Inizio dell’addensamento gravitazionale3 si parte da una nu5e interstellare &composta per il /. infatti. Il disco si estende per oltre 2. !o scenario finale. . ad esempio. quattro giovani stelle della 0e5ulosa di Irione.==('.==2' .% anni & a*lor.A. il 2/M di )e e per il restante 9M di elementi più pesanti' la cui situazione di equili5rio viene pertur5ata da un fattore esterno.. 0on @ certamente azzardato a*lor &. anni luce.M di ). 1. stadio finale dell'evoluzione di pre+sequenza principale' attorno alla quale gravitano dei corpi celesti di dimensioni diverse3 tra questi planetesimali inizia un complesso processo di accrezione e collisione nel quale giocano un ruolo fondamentale le pertur5azioni gravitazionali generate dai corpi con massa maggiore.=. comunque. stella di sequenza principale distante da noi circa (.(. Il passo successivo pu: essere identificato con alcuni dei fenomeni osservati nelle stelle di tipo T"Ta%ri3 per cause ancora ignote si arresta l'accrescimento di materia sulla protostella e si sviluppa un potente Bvento stellareB &con velocità dell'ordine di alcune centinaia di DmRsec e portata di miliardi di tonnellateRsec' in grado di spazzare le polveri residue della ne5ulosa iniziale. !'origine di questo vento stellare @ pro5a5ilmente da ricercarsi nella accensione del deuterio3 si attivano. che presentano in modo molto più accentuato i violenti fenomeni eruttivi tipici delle stelle + auri. la presenza di dischi protoplanetari attorno a giovani stelle @ ormai un dato di fatto. SI! Il processo di formazione di un disco sfocere55e gradualmente nella formazione di varie masse sferiche &'lanetesimali'3 si ipotizza che per giungere a formare oggetti con dimensioni dell'ordine di . !a stella centrale dovre55e avere un?età di circa 9. e le stelle di tipo +U" Orionis. il processo di formazione del Sistema Solare pu: essere riassunto nelle seguenti fasi3 +ASE .

+ASE 2 6ontemporaneamente alla fase di condensazione in granuli inizia la caduta delle particelle verso il piano mediano della ne5ulosa con la conseguente formazione di un sottile e denso disco di polveri.=' prevede la presenza di flares ne5ulari.92 erg' immagazzinata nelle linee di campo magnetico sottoposte a distorsione. impedendo. sec' e le alte temperature associate sare55ero in grado di spiegare efficacemente sia la formazione dei condruli sia le loro ridotte dimensioni. cio@. SN per la temperatura e /. si pu: ragionevolmente ipotizzare una vicina esplosione di supernova3 con tale ipotesi si potre55e giustificare la presenza di alcuni isotopi la cui sintesi difficilmente si potre55e spiegare in altro modo. Si verificano episodi di fusioni che coinvolgono metalli e silicati e che possono spiegare la formazione di condruli$ con questo termine si indicano le inclusioni sferoidali. gRcm9 per la densità del gas &#oldreich e Qard.. +ASE 1 Collasso della materia della primordiale ne5ulosa solare &gas e polvere' in un disco rotante &dissipazione di momento angolare' e conseguente condensazione di piccole particelle &formazione dei granuli'. Euesti eventi altamente energetici avre55ero caratterizzato le zone situate al di fuori del piano mediano della ne5ulosa con rilascio praticamente istantaneo di enormi quantitativi di energia &circa . .(+.=/9' nell?ordine di centimetri per anno per i minerali più a55ondanti$ considerando la condensazione del Lerro nella regione terrestre viene suggerita la condensazione di granuli con raggio di alcuni centimetri in tempi di una decina d?anni. ci si riferisce quale istante o per il Sistema Solare. presenti nei meteoriti condritici e composti in genere di olivina &silicato di Le e "g'. il nocciolo della condensazione era costituito da ghiaccio d?acqua e ghiacci di acquaRammoniaca.( mm.+. quel frazionamento della ne5ulosa che sare55e sfociato nella nascita di un sistema stellare 5inario.. assicurato dalla presenza di materia in quantità sufficiente a garantire la massa di 7eans.. .=. !a rapidità del fenomeno &i tempi ipotizzati sono dell?ordine di . resero possi5ile il fenomeno di addensamento centrale. indicativamente.. già si @ avuto modo di dire che. tipicamente di circa . 6onsiderando la composizione attuale del Sistema Solare interno. solitamente.. riconduci5ili alla necessità di dissipare . . A proposito della causa pertur5atrice responsa5ile dell?innesco del meccanismo di autogravitazione. Il modello ritenuto più plausi5ile per la formazione di tali strutture &!ev* e AraDi. Ad ogni 5uon conto ha inizio il collasso gravitazionale.(K. Il ritmo di crescita @ quantificato &#oldreich e Qard. 0icDel e silicati di Lerro e "agnesio$ nelle regioni più esterne della ne5ulosa. stimata in circa %(-.. milioni di anni$ ed @ a tale epoca cui. analoghi alle protu5eranze normalmente osservate sul Sole. Sono queste inclusioni gli oggetti più antichi dei quali @ stato possi5ile sta5ilire una datazione &meteorite Allende'.quando afferma che la ne5ulosa primordiale non doveva essere di grande massa e neppure dotata di moto rotazionale elevato$ queste due caratteristiche.. di /. 4? in questo disco di materia formatosi nel piano centrale durante la fase di condensazione che si sviluppano le insta5ilità gravitazionali responsa5ili dei fenomeni successivi$ i valori dei parametri fisici caratteristici sono. a temperature inferiori.=/9'.. Fipetuti episodi di condensazione ed evaporazione possono spiegare le inclusioni refrattarie di 6AI &calcio-alluminio intrusion' rilevate in alcune meteoriti. Il fatto che i condruli siano cosA comuni @ una prova che in quel periodo la ne5ulosa solare era caratterizzata da rimescolamenti violenti. oltre l'onda di densità di !in. infatti. sem5ra che gli elementi condensatisi per primi siano Lerro.

A. formatisi in presenza di un grande quantitativo di ) ed )e. .(+. utto il gas presente &). dunque @ profondamente differente da quella di #iove e Saturno.. !'accrezione del nucleo del proto+#iove deve essere avvenuta in un tempo di ./(. fenomeno in grado di accrescere la densità locale della ne5ulosa planetaria incrementando notevolmente il ritmo di accrezione. !a formazione di 1rano e 0ettuno assomiglia a quella dei pianeti di tipo terrestre. delle quali circa . dal Sole. si pu: situare la snow-line. Urano completa l'accrezione in circa .considerevoli quantità di energia. la cui formazione. )e ed altri' viene rimosso dalla regione interna &vento + auri' lasciando solamente i planetesimali di una certa massa già formati. immessi in or5ite molto eccentriche dall?azione dei nuclei iniziali di 0ettuno e 1rano. SI! +ASE .. invece. Inizia in questa fase il bruciamento dell'H ed il proto+Sole inizia la fase T-Tauri e FU-Orionis che ha una durata di circa . quantificata da )o*le &.A.=. un evento in grado di condizionare pesantemente le successive fasi evolutive./ anni e #ettuno nel doppio di questo tempo$ la formazione di questi due pianeti deve certamente essere avvenuta quando ormai 5uona parte di ) ed )e erano sfuggiti dal Sistema Solare.. ha un asse di rotazione inclinato rispetto al piano dell'or5ita. Cunque #iove @ un vero e proprio pianeta e non una stella mancata3 la sua origine @ da ricercarsi in meccanismi di accrezione e non direttamente dal frazionamento della ne5ulosa originaria.. da 4dge>orth e Nuiper'. costituite da ) ed )e sono in qualche modo andate perdute. 0on @ ancora certo se il meccanismo della sno>+line sia stato attivo solamente per la formazione planetaria nella regione di #iove oppure se vi siano stati altri siti in cui meccanismi analoghi a55iano fatto da catalizzatore della fase di accrezione. 1n secondo dato certo @ che questi primi stadi della formazione dei pianeti si sono svolti sullo sfondo di una luminosità molto più elevata di quella attuale.=/=' in almeno . !aturno impiega un tempo due volte più lungo di #iove3 a differenza di #iove.. si deve essere svolto prima che il gas venisse completamente dissipato. a circa ( 1. !?analisi numerica dei processi di accrezione dei planetesimali associati alla formazione di . per:. dal Sole e che porterà alla formazione di #iove ha influenzato pesantemente &e lo vedremo in seguito' l?evoluzione successiva di tutto il Sistema Solare. la linea immaginaria in corrispondenza della quale avviene la condensazione del ghiaccio d?acqua. Lernandez e Ip &. inoltre. 0ella zona dove il ghiaccio d'acqua diventa sta5ile. !a massa originaria della ne5ulosa @ stima5ile &)o*le.anni. masse terrestri. +ASE 3 Aggregazione delle polveri in planetesimali per mezzo di collisioni a 5assa velocità. comunque.(. che tale meccanismo operante nella regione posta a circa % 1.A.. si colloca l'accrezione di iove che raccoglie anche parte dei gas espulsi dalla zona interna. chiara indicazione che si deve essere condensato da più di un corpo di grandezza considerevole. 4' riconduci5ile a questa fase anche la formazione dei nuclei di !aturno" Urano e #ettuno. avviene molto più lentamente.9. avre55ero poi costituito sia la 0u5e di Iort sia una fascia cometaria trans+nettuniana &seguendo in ci: le teorie avanzate negli anni T(. 6erto @.anni ed altrettanto tempo @ servito per la sua formazione definitiva3 l?intero processo.=/=' in circa . Ad una distanza di circa % 1..9' collocano in questa fase l?origine di planetesimali che. 4? importante ancora una volta evidenziare che la formazione rapida di #iove @ certamente stato l?evento più importante per il Sistema Solare in formazione. ! .

-. che i cosiddetti giganti gassosi sono costituiti per l?.. .%/-2 &H' 4? una possi5ile nana 5runa.. .1rano e 0ettuno porta Lernandez e Ip a concludere che3 1. L/ #( "assa pianeta &" Semiasse or5ita gioviane' 2..'. ma anche per la carenza di materiale a disposizione &si tenga conto.. 0ella ta5ella seguente sono riportate le scoperte di pianeti eKtrasolari le cui strutture e composizioni chimiche dovre55ero essere molto simili a quelle di #iove e Saturno..M da ) ed )e'..2 . si avre55e come immediata conseguenza lo scatenarsi nel sistema di forti pertur5azioni gravitazionali... che rendere55ero veramente caotica l?evoluzione or5itale rendendo possi5ile sia la collocazione di pianeti giganti in or5ite prossime alla stella centrale sia fenomeni di espulsione su or5ite iper5oliche. Vir )C ... sono caratterizzati da scarsa efficienza nel lanciare corpi nella regione di Iort. 7.2 .A.A. <eg (( ρ 6nc τ 8oo υ And /.6*g 8 !alande 2. A proposito ancora della formazione di #iove @ significativo riportare un recente studio di L. "arzari e S.. Qeidenschilling &"arzari. 2.9 . .A. inoltre.+=.... situazione difficilmente comprensi5ile ricorrendo allo scenario delle sno>+lines non solo per le temperature elevate &circa .==/' che intende spiegare l?evidenza osservativa di pianeti di massa elevata posti a piccola distanza dalla rispettiva stella. mentre sono più efficienti nell?immissione di BcometesimaliB in or5ite iper5oliche.. SN ad .( ... a questo proposito.( !?ipotesi avanzata @ che tali pianeti si siano formati nelle regioni più esterne delle ne5ulose di origine e siano poi stati dirottati in or5ite più interne da meccanismi dinamici estremamente efficienti riconduci5ili alle interazioni tra più oggetti massicci.% . 2.2 . 1n significativo numero di corpi &per una massa complessiva dell?ordine di alcune " 4F' potre55e essere stato immesso in questa fase nella regione dei pianeti interni. !e comete cosA come le osserviamo sono pertanto una caratteristica di un sistema planetario già formato. in quanto l?influenza di 1rano @ largamente ini5ita dall?azione gravitazionale di #iove e Saturno.9 . chiaro indizio che già si sono verificati due fatti significativi. 1. Euesti ultimi.%/ . Ipotizzando la formazione contemporanea di più planetesimali giganti collocati a distanze reciproche di 2+9 1. . nana rossa #2 #. 1n aspetto da non sottovalutare @ che una evoluzione dinamica di questo tipo portere55e con se quale inevita5ile conseguenza uno BsvuotamentoB del sistema planetario in formazione con .( (.. sono associati a stelle di tipo spettrale molto simile al nostro Sole ma hanno un?or5ita molto vicina alla loro stella3 0ome Stella %/ 1ma ... &H' &1.' 2.% 9. Il principale responsa5ile dell?immissione di oggetti nel ser5atoio cometario @ con molta pro5a5ilità 0ettuno..-.. ipo spettrale #.. operanti su tempi dell?ordine del milione di anni./ ... vale a dire la condensazione dei ghiacci all?interno della ne5ulosa e la presenza di corpi in grado di lanciare questi oggetti su vaste or5ite intorno alla stella centrale.

4? certamente vero che la formazione dei satelliti pu: essere considerata quasi un sottoprodotto della genesi planetaria. la situazione BdisagiataB di "ercurio e "arte3 il primo risente della vicinanza del Sole ed il suo accrescimento si sviluppa in una zona molto povera di materiale$ il secondo risente dell'azione di svuotamento esercitata da #iove nella zona della Lascia <rincipale degli asteroidi. paradossalmente una per ogni satellite. ciascuna per conto suo. sempre per un impatto violento. anni. 4' ragionevole ipotizzare. alvolta.. quasi una sorta di inevita5ile conseguenza dei meccanismi evolutivi di un pianeta... seguito percorsi evolutivi indipendenti risultando in tal modo uniche.. miliardi di anni fa. +ASE / Lormazione dei pianeti di tipo terrestre $%ercurio" &enere" Terra e %arte' in tempi di . !e collisioni hanno inoltre caratterizzato e continuano a caratterizzare l'evoluzione dei corpi della fascia asteroidale. ale azione di svuotamento era duplice3 da un lato l'acquisizione e l'inglo5amento di planetesimali qui sviluppatisi./+. tra questi. evento data5ile %. si pu: essere indotti a considerare i sistemi satellitari come dei sistemi solari in miniatura. . dall'altro lato la loro espulsione dalla suddetta zona.l?ini5izione alla formazione di pianeti dotati di massa terrestre.. sia di cause endogene. il Sistema Solare aveva completato il suo processo formativo ed iniziava per i corpi che si erano formati la lenta modificazione superficiale ad opera sia degli episodi impattivi anche estremamente violenti. proprio quali conseguenze di eventi impattivi giganti. cattura di planetesimali già formati ed episodi collisionali. un aspetto correlato alla costruzione dell?attuale atmosfera @ quello dell?identificazione dell?origine dell?acqua presente sulla superficie del nostro pianeta$ e su questo aspetto le comete avre55ero potuto giocare un ruolo decisivo &6h*5a. Il periodo di queste drastiche modificazioni atmosferiche va collocato circa 9. non sono le atmosfere originarie &almeno nei pianeti di tipo terrestre' ed @ molto pro5a5ile che drastiche variazioni della composizione atmosferica siano stati episodi frequenti nell?evoluzione planetaria.% miliardi di anni fa. ma @ altrettanto vero ed evidente che le possi5ili varianti alla formazione satellitare sono davvero molteplici.'. +ASE 0 Lormazione dei sistemi satellitari e dei sistemi di anelli attraverso meccanismi secondari di accrezione. A . in una concezione quasi frattale del nostro Sistema Solare cara anche allo stesso #alileo. Si colloca in questa fase anche la formazione della !una riconduci5ile ad un impatto con un planetesimo di dimensioni paragona5ili a quelle di "arte. in coincidenza con il momento di maggiore 5om5ardamento$ in seguito le atmosfere dei pianeti terrestri sono state sufficientemente sta5ili e non hanno più risentito di massicci fenomeni di rimozione. <er quanto riguarda la erra. anni dalla separazione iniziale della ne5ulosa./ e .==..=. ma hanno. 4pisodi analoghi hanno coinvolto anche altri pianeti3 a seguito di un impatto Venere potre55e aver invertito il senso di rotazione e. Si innescava anche quel processo di formazione+distruzione delle atmosfere planetarie$ quelle attuali. . "ercurio potre55e essere stato privato del mantello di silicati. infatti.