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Ciao, sono Luigi Bisogno, questa volta vorrei parlarvi di acustica degli ambienti per la registrazione e/o la riproduzione

del suono.Poich da qualche anno che mi interesso dell argomento sia dal punto di vista della didattica che della progettazione, mi sembra opportuno fare il punto della situazione nel nostro paese. La prima considerazione che troppo spesso si inizia il progetto di un ambiente acustico servendosi di informazioni frammentarie e poco scientifiche, che conducono frequentemente ad un risultato che, nel migliore dei casi, fornisce un discreto isolamento dal rumore interferente, senza soddisfare l esigenza di un ottimizzazione dell equilibrio sonoro all interno dell ambiente, anche in relazione al tipo di utilizzo che si intende fare dell ambiente stesso.Un esempio macroscopico quello dell auditorium di Roma, Parco della Musica, il cui progetto era mirato a creare tre ambienti per l esecuzione di musica acustica orchestrale, che, essendo non amplificata, richiede un tempo medio di riverberazione molto maggiore di quello ottimale per la musica elettroacustica, cio amplificata, qualunque sia il genere musicale da eseguire dal vivo. Ebbene, neanche a dirlo, come da italica consuetudine, la maggior parte degli introiti dell auditorium deriva da rappresentazioni di concerti e performances con musica amplificata, che producono una qualit di ascolto quanto meno discutibile, soprattutto nella sala di circa tremila posti, che ha una riverberazione media superiore ai due secondi. La soluzione ottimale, per evitare che gli ascoltatori oltre la decima fila della platea percepissero un suono con pi riverberazione che suono diretto (la qual cosa crea scarsa intelligibilit e notevole affaticamento di ascolto), sarebbe stata quella di creare un acustica variabile, con pannelli mobili che all occorrenza riducessero il tempo di riverberazione, cio riducessero la quantit di superfici riflettenti in legno, ed incrementassero le superfici di assorbimento con materiale poroso. Al di l di questo esempio eclatante di erronea valutazione della missione del progetto acustico, molto frequente imbattersi in ambienti di dimensioni me dio piccole (dalle sale di regia e di ripresa degli studi di registrazione a quelle per il montaggio dell audio per il cinema, la televisione, l home theatre ecc) in cui, pur essendo presenti attrezzature audio di livello (e costo) professionale, non si prestata la minima attenzione ad un trattamento acustico adeguato che renda l ascolto un esperienza gradevole e gratificante e non una fonte di affaticamento e stress, per la presenza di eccessivo assorbimento alle frequenze acute o, al contrario, per eccessive superfici riflettenti (finestre, vetrate, pannellature in legno ecc..) a breve distanza dall ascoltatore. Se consideriamo ad esempio il criterio di progettazione di una regia audio, l ideale la creazione di un ambiente acusticamente neutro, cio senza caratteristiche timbriche (frequenze predominanti) evidenti e con un tempo di decadimento alle frequenze medie di circa 300-400 millisecondi, con un incremento graduale verso le basse di circa il 30 40%. Inoltre si riscontrato che le sale considerate acusticamente tra le migliori del mondo presentano un tempo di ritardo di circa 20 millisecondi tra il suono diretto e la prima riflessione (corrispondenti a 6,8 metri di differenza di percorso), in quanto tale ritardo ottimizza sia la percezione della spazialit che dell immagine sonora.Per spazialit si intende la sensazione di suono avvolgente, che si estende oltre la sorgente sonora stereofonica e si avvicina all ascolto di musica acustica dal vivo, mentre quando il suono stereofonico manca di spazialit si percepisce come proveniente dai singoli altoparlanti e non dalla combinazione di essi in uno spazio sonoro. Nell ambito di tale spazio l immagine sonora l immagine fantasma che ciascuno strumento musicale assume e, nella situazione acustica ottimale, essa non n puntiforme, come nei casi di ambienti anecoici, n confusa(cio dai contorni indistinti) come negli ambienti troppo riverberanti (cio non trattati acusticamente). Inoltre, il livello ottimale della prima riflessione tra i 15 ed i 10 dB al di sotto del livello del suono diretto, la qual cosa nelle sale di mixaggio si ottiene con una progettazione cosiddetta Live End Dead End, sia nella configurazione originaria, sia nella versione pi recente cosiddetta RFZ (Reflection Free Zone). Mentre la configurazione LEDE tradizionale consiste nel realizzare una zona assorbente (priva di riflessioni) nella met in cui si trova la sorgente stereofonica ed una zona riflettente (di tipo diffusivo) nella met opposta, la RFZ (Reflection FreeZone) si ottiene con l inclinazione delle superfici (in legno) del soffitto e delle pareti nella zona degli altoparlanti, cos da spingere le riflessioni sulla parete alle spalle del punto di ascolto ed evitare allascoltatore le riflessioni laterali immediate (al di sotto dei 10 millisecondi dopo il suono diretto) che creano effetto pettine (cio annullamenti e sommatorie di fase del suono). In questo modo si conserva la maggior parte dell energia sonora, la qual cosa non avviene in modo altre ttanto efficace nella configurazione LEDE tradizionale.C da dire per che l utilizzo del progetto di tipo RFZ richiede l installazione di monitors a parete e dimensioni minime interne della sala di almeno 5 metri di larghezza e 7 metri di lunghezza (cio un ambiente di partenza di almeno 3,5 x 6 x 8 metri), entrambe condizioni costose e quindi rare rispetto alla media degli studi esistenti. Un altra considerazione da fare che nelle sale di mixaggio del suono in multicanale per il cinema ed il video occorre un tempo di riverberazione (RT60) pi basso rispetto a quelle per il mixaggio stereofonico e quindi molto pi frequente la progettazione di tipo LEDE (anche perch pi simile alla configurazione delle sale cinematografiche).A questo punto, per entrambe le tipologie di progetto, ci si chiede qual il metodo migliore per garantire l arrivo del primo suono riflesso nel punto di ascolto con circa 20 millisecondi di ritardo e con 15-10 dB in meno rispetto al suono diretto. Occorre quindi descrivere la funzione di un dispositivo che dai primi anni 80 ha rivoluzionato i metodi di progettazione delle sale per la registrazione e la riproduzione del suono, nonch delle sale da concerto: il Diffusore di Schroeder . A questo proposito vorrei parlarvi di un fenomeno che diventato molto importante nel trattamento degli ambienti, in quanto estremamente utile per favorire la conservazione di parte dell energia sonora (leggi riverberazione) senza ricorrere all utilizzo di grandi superfici riflettenti che creano notevoli problemi di fase nei diversi punti della sala. Mi riferisco al fenomeno della diffusione del suono, che consiste nello sparpagliamento delle onde sonore sia nello spazio che nel tempo e che viene favorita da alcuni oggetti acustici con un forma particolare, di cui il tipo pi efficace il

cosiddetto diffusore di Schroeder. Quindi quella che segue una presentazione del fenomeno, tratta parzialmente dalla traduzione italiana del manuale di acustica di Alton Everest, a cui ho aggiunto delle mie considerazioni sull argomento, auspicandomi di fare cosa gradita a quanti, interessati ad approfondire la conoscenza dei fenomeni legati alla propagazione del suono, desiderano comprendere la funzione della diffusione.I reticoli di diffrazione sono diventati importanti anche in acustica per una serie di coincidenze. Le grandi farfalle Morpho, che vivono nella giungla panamense, i cui colori sgargianti variano in modo sorprendente in relazione all incidenza della luce, in realt presentano un colore ambrato, mentre i loro colori vividi sono il risultato della scomposizione del raggio luminoso nelle sue componenti per effetto di un fenomeno di diffrazione. Infatti, vista al microscopio, la superficie delle ali costituita da un infinit di minuscoli rigonfiamenti ed avvallamenti.Edwin Hubble ha usato un reticolo di diffrazione per analizzare la luce delle stelle lontane nell osservatorio di Monte Wilson negli Stati Uniti. Con l aiuto di questo reticolo Hubble formul la sua teoria sull espansione dell universo, basata sugli spostamenti verso il rosso della luce solare osservata. Il reticolo costituito da una lastra di vetro in cui sono state incise migliaia di linee parallele per ogni centimetro. La luce solare che investe il reticolo viene scomposta nei colori che la costituiscono e lo stesso avviene anche per la luce stellare. Anche le strutture cristalline sono dei reticoli di diffrazione tridimensionali naturali, e la diffrazione dei raggi X creata da tali strutture stata studiata dal Dipartimento di Fisica dell Universit di Stanford. I raggi X , caratterizzati da una lunghezza d onda dello stesso ordine di grandezza della spaziatura fra gli atomi nel reticolo di cristallo , venivano scomposti in modo ordinato e prevedibile. L applicazione del principio dei reticoli di diffrazione all acustica un ulteriore testimonianza dell interconnessione fra i diversi campi scientifici.Manfred R. Schroeder, dell Universit di Gottingen in Germania ed i Laboratori AT&T Bell di Murray Hill in New Jersey hanno aperto nuovi orizzonti riguardo alla diffusione del suono. Dalla teoria dei numeri Schroeder ha tratto l idea che una parete con avvallamenti disposti opportunamente diffonde il suono in modo molto efficace. Quindi, applicando diversi tipi di sequenze numeriche, egli ha dedotto che si potesse ottenere qualcosa di interessante dal punto di vista acustico. Dei diversi tipi di diffusori a reticolo di diffrazione (a sequenze di massima lunghezza, a reticolo di fase a radice primitiva, a reticolo di fase a resto quadratico), i diffusori a reticolo di fase a resto quadratico sono risultati i pi efficaci sia per la larghezza di banda sonora che per la simmetria della diffusione sonora prodotta, anche se, nei casi di superfici di grandi dimensioni, in cui occorre installare un numero notevole di diffusori, preferibile utilizzare una combinazione di diffusori a resto quadratico con altri che presentano sequenze numeriche diverse, come quella a radice primitiva, cos da ridurre la presenza di lobi di frequenze prevalenti in determinate direzioni. Per chiarire il fenomeno della diffusione sonora occorre accennare al fenomeno della riverberazione sonora, che consiste nel protrarsi del suono dopo la rimozione del segnale acustico in uno spazio chiuso. Per ottenere un equilibrio su tutto lo spettro delle frequenze audio durante il decadimento del suono occorre che nello spazio chiuso ci sia una distribuzione uniforme dell energia sonora ed una direzione casuale di propagazione del suono. Ebbene, in situazioni ordinarie, (cio in un ambiente chiuso non trattato acusticamente), entrambe queste condizioni non si verificano. Dell esigenza di diffondere il suono, spezzando le riflessioni speculari provocate da superfici rigide opposte e parallele, si trova t raccia gi nell antichit presso le civilt pi evolute, che arredavano le abitazioni con statue e bassorilievi, oltre che per motivi estetici, anche per una migliore diffusione del suono e quindi per una migliore intelligibilit della musica e della parola. D altronde non un mistero che gli ambienti privi di arredamento suonino rimbombanti ed affaticanti sotto il profilo acustico. In passato la soluzione del problema delle riflessioni speculari (che generano annullamenti e sommatorie di fase alle varie frequenze a seconda della posizione della sorgente e dell ascoltatore) consisteva nell utilizzo di materiale poroso assorbente (ma solo alle frequenze acute), che, se da un lato eliminava tali riflessioni, dall altro sbilanciava l equilibrio sonoro de lla riverberazione a favore delle frequenze basse, accentuando le risonanze modali di bassa frequenza dipendenti dalle dimensioni dell ambiente. Con le scoperte di Schroeder nella seconda met degli anni 70, si verificata una piccola rivoluzione nell ottimizzazione acustica degli ambienti, in quanto, pur sussistendo in precedenza alcuni accorgimenti per ottenere una maggiore diffusione delle onde sonore (come ad es. l utilizzo di diffusori policilindrici), nessuno di essi risultava cosi efficace sotto il profilo dell omogeneit dell intervento su una larga banda di frequenze audio.Infine, con la creazione dei diffusori a reticolo di fase di tipo nidificato (in cui diffusori di dimensioni inferiori vengono inseriti in quelli di dimensioni superiori), detti Diffrattali, si ottiene la diffusione su tutto lo spettro delle frequenze udibili, cos come con i sistemi di altoparlanti a 2 o 3 vie (cio con pi altoparlanti di dimensioni diverse), si ottiene la riproduzione sonora di alta fedelt. Di seguito ci sono alcune immagini di diffusori di Schroeder di mia produzione, sia unidimesionali che bidimensionali e di alcuni studi che li utilizzano. Chi fosse interessato ad ulteriori informazioni pu contattarmi al 3396114390, all indirizzo di posta elettronica bidream@tiscali.it o visitare il sito www.bidream.it