ilsole24ore.

com Parola & parole di Gianfranco Ravasi 16 OTTOBRE 2012 - 8:59 I crocevia della cultura contemporanea Qui di seguito il mio intervento al Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazi one con qualche breve aggiunta. Nella cultura contemporanea sono molti i crocevia che l'evangelizzazione non può evi tare. C'è innanzitutto quello del linguaggio. Senza abbandonare la complessità del discorso religioso, è necessario saper adottare anche i nuovi canoni della comunicazione te lematica e digitale con la loro incisività ed essenzialità e col loro ricorso al rac conto televisivo per immagini. I mezzi sono divenuti ormai uno spazio in cui res piriamo e pertanto dovremmo ricalibrare il nostro linguaggio per reinserirci nel le cadenze dei tempi nuovi.  C'è, poi, l'orizzonte della secolarizzazione. Essa non riesce, però, a eliminare la doma nda religiosa e la forza dell'etica naturale. In questo ambito sta operando con su ccesso il ªCortile dei Gentiliº sollecitato da Benedetto XVI con la sua evocazione d el Dio sconosciuto ma forse cercato da molti non credenti. Anche la nuova secola rità ci può offrire un occasione per incoraggiare le persone che si impegnano in fav ore del bene comune, particolarmente quando lo fanno sulla base di una motivazio ne religiosa ben fondata. C'è un terzo ambito di evangelizzazione che è stato per secoli decisivo, ed è quello del l'arte che esige oggi di essere ritessuto secondo la nuova grammatica e stilistica delle espressioni artistiche contemporanee senza perdere il legame con la sacra lità del culto cristiano. In questo orrizonte si colloca l invito rivolto ad alcun i artisti di partecipare, con una loro opera ispirata al tema della Creazione Decreazione - Nuova Creazione, nel padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. C'è poi il crocevia delle culture giovanili con le loro esperienze socializzanti spe sso rischiose ma anche dotate di una loro fecondità: si pensi solo agli eventi e a lla pratica sportiva o al costante ricorso alla musica. C'è, infine, il mondo della scienza e della tecnica, ormai trasversale a ogni etnia e cultura, al quale vorrei dedicare una considerazione specifica. In esso la fed e non deve temere di inoltrarsi, avendo lo stesso sguardo di Cristo che contempl ava vegetali e animali e ricorreva persino alle previsioni meteorologiche (Mt 16 ,2-3; Lc 11,54-55) per annunciare il Regno, sulla scia dell'Antico Testamento che nel creato intuiva una voce trascendente, come suggerisce il Salmo 19. Oggi il n ostro sguardo può fissarsi con stupore anche sulla trama dell'evoluzione globale, da l fondo cosmico primordiale fino all'elica del DNA, dal bosone di Higgs fino al mu ltiverso. All'incompatibilità tra scienza e fede e alla prevaricazione dell'una sull'altra e vicev ersa, come è accaduto in passato e come talora accade, è necessario sostituire il re ciproco riconoscimento della dignità dei rispettivi statuti epistemologici: la sci enza si dedica alla ªscenaº, cioè al fenomeno, mentre la teologia e la filosofia si ri volgono al ªfondamentoº. Distinzione, quindi, ma non separatezza ed esclusione recip roca, essendo unico e comune l'oggetto, ossia l'essere e l'esistere. È, quindi, comprens ibile che spesso scattino sconfinamenti e tensioni, soprattutto in campo bioetic o. Indispensabile è, perciò, il dialogo senza arroganza e senza la confusione dei livel li e degli approcci specifici. Come già indicava Giovanni Paolo II nel 1988, ªciò che è assolutamente importante è che ciascuna disciplina continui ad arricchire, nutrire e provocare l'altra ad essere più pienamente ciò che deve essere e contribuire alla n ostra visione di ciò che siamo e dove stiamo andandoº. Lo confermava anche quel gran de scienziato che fu Max Planck, il padre della teoria quantistica: ªScienza e rel igione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell'altra per completarsi nell a mente di un uomo che pensa seriamente.º

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful