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È utile nella progettazione idraulica?

■ di Giorgio Rampazzo e Nicola Milan

La videoispezione porta con sé un patrimonio d’informazioni spesso non trattate o utilizzate fino in fondo. Un impiego più razionale di questo strumento potrebbe valorizzarne in maniera diversa la sua utilità.

P

otremmo evitare la discussione rispondendo semplicemente “no” al quesito posto dal titolo, ma è più conveniente riflettere sul fatto che la tecnica della videoispezione non viene sfruttata appieno al fine della fase progettuale. Questo strumento è in genere utilizzato per localizzare e conoscere un possibile problema idraulico (ostruzione, presenza di radici, disassamenti etc.) senza rivestire poi, quasi nessun interesse nella successiva fase progettuale. La videoispezione viene prevalentemente impiegata come strumento operativo di supporto alle manutenzioni, spesso senza tener conto che le registrazioni conservate non solo sono utili come memoria dello stato di fatto delle condotte, ma portano in dote una serie di informazioni che aspettano solo di essere adeguatamente trattate. Il modulo che gli autori hanno deciso di adottare per valorizzare la videoispezione in un sistema integrato è quello della Ricerca Operativa, una sorta di protocollo matematico ideato nel Regno Unito, sostanzialmente per ragioni militari, nel corso del secondo conflitto mondiale. Un breve cenno storico, che evidenzi un possibile parallelismo con la situazione odierna, è secondo noi utile per evitare di ripetere gli errori del passato. Dopo il 1937 la Gran Bretagna si era dotata di un sistema di rilevamento di mezzi navali e aerei, basato sulla riflessione delle onde elettromagnetiche, il radar, ma disponendo di un numero limitato di unità, si rese subito conto che era indispensabile l’ottimizzazione dell’impiego di queste attrezzature. Nacque così il “Biggin Hill Experiment” che nel 1938 portò alla definizione del protocollo “operational research”. Visto il successo del procedimento, tale metodologia venne in seguito estesa anche alla lotta contro i sommergibili ed in altre applicazioni militari. Anche in Italia erano in corso alcuni esperimenti sulla realizzazione del radar: infatti fin dal 1922 Guglielmo Marconi aveva suggerito di utilizzare le onde corte come sistema di telerilevamento. Ma nel nostro Paese a tali ricerche vennero dedicati fondi estremamente limitati (per esattezza al professor Tiberio vennero assegnate 20.000 Lire, convertite e rivalutate al cambio attuale circa 13.000 Euro), ben diversamente da quanto accadeva invece nel Regno Unito. La notte del 29 marzo 1941 navi inglesi della Royal Navy, grazie all’uso del radar, affondarono al largo di Capo Matapan buona parte della flotta militare italiana.

CONDOTTA SCATOLARE
PARZIALMENTE OSTRUITA DA RADICI DI PIANTE

La marina militare in realtà un radar lo aveva ma, da ben due anni il prototipo costruito dal prof. Ugo Tiberio giaceva inutilizzato in un magazzino di Livorno. Non era stata ben compresa l’importanza di quel progetto e i soldi necessari alla realizzazione “in serie” erano stati utilizzati per costruire un incrociatore che, bizzarria del destino, fu affondato proprio in quella notte del 1941. Per molti versi la situazione attuale non è cambiata, perché spesso la mentalità italiana non è molto diversa da quella dell’anteguerra. Gli autori sono stati testimoni in numerosi casi della costruzione di opere superflue o d’interventi inutili, quand’anche non dannosi, in quanto si è preferito risparmiare sulla videoispezione o sulle ricognizioni considerandole solo un costo.

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VIDEOISPEZIONE

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Ma in parte non si può dar torto agli uffici di progettazione di enti pubblici o privati: per come spesso è adoperata la videoispezione, in modo fine a se stesso, il suo impiego appare ridondante per un utilizzo che non sia solo meramente conoscitivo. Ma la risposta sta in un’espansione di quest’ultimo termine che ne valorizzi l’impiego. Il problema nasce in primo luogo dalla quasi mancanza di operazioni interdisciplinari. Detto con altre parole, molto difficilmente un ufficio tecnico dedicherà diverse ore a visionare filmati di condotte spesso tutte simili, senza ricevere altro contribuito che non sia una noia mortale. Altresì la ditta che effettua la videoispezione consegna al committente i dvd o le videocassette talvolta solo comunicando gli eventuali problemi riscontrati. E la cosa termina lì. Ovvero i dati non vengono realmente trattati. Il modo principale per trattare le informazioni consiste nel convertirle in unità numeriche univoche. Per esempio adottando un metodo di classificazione delle condotte. Una trattazione e classificazione delle condotte da parte del gestore o del tecnico del gestore permetterebbe di indirizzare i risultati in funzione degli obiettivi che il gestore stesso si pone. Ma è un auspicio che non trova riscontro a livello reale, come abbiamo visto in quasi trent’anni di ricognizione. E’ per questo che una trattazione dei dati a monte, da parte di chi esegue materialmente la videoispezione, possibilmente in maniera contestuale alle operazioni di ispezione medesime, permetterebbe di risolvere il problema. Ma anche qui è necessario che i tecnici siano preparati direttamente presso il gestore, per poter leggere e tradurre i dati di ispezione in classi di deterioramento. Diventa fondamentale il ruolo di scuole di formazione e normativa.. Non è importante quale sia il metodo di classificazione che si decide di adottare tra i diversi già oggi disponibili, e non è argomento di trattazione del presente articolo, ma l’elemento essenziale è che sia conforme alle esigenze dell’ente per cui si sta intervenendo. Entrando maggiormente nello specifico in questo aspetto della ricerca, allo stato attuale esistono già diverse metodologie di classificazione della rete fognaria, spesso diverse da paese a paese, più o meno accurate, ma che generalmente si riferiscono a condotte nuove o quanto meno in buone condizioni (un esperimento interessante in questo senso a nostro avviso è il manuale riguardante le Linee Guida Nazionali sviluppato dall’ASPI con la collaborazione della valente dottoressa Rita Ugarelli dell’Universita’ di Bologna, riferito a uno snellimento delle prescrizioni comprese nella norma UNI EN 13508-2:2004), o che altrimenti presuppongono la pulizia delle condotte da video ispezionare, analizzate secondo numerosissime variabili, dall’indice di deformazione della sezione del tubo fino all’anno di posa della condotta e simili. Sono elementi che fanno lievitare in maniera considerevole i costi di rilievo (si tenga conto che, inoltre, lo stato di vetustà di alcuni manufatti è tale da sconsigliarne la pulizia idrodinamica). In effetti si tratta sempre di trovare il giusto compromesso perché la ricognizione della rete non raggiunga costi proibitivi, in modo da non disincentivarne

UNO DEI PRIMI ESEMPLARI DI RADAR l’impiego. Un tentativo fatto dagli autori in questo senso riguarda ricognizione della rete fognaria del padovano, per conto di Acegas-APS sotto l’egida dell’AATO Bacchiglione, dove si è reso necessaria una classificazione delle condotte senza ricorrere ad una preventiva pulizia (si tenga conto che la città di Padova vanta un’estensione di rete di circa un migliaio di chilometri) in modo di avere un’idea dello stato di fatto. La strada seguita è stata quella di classificare le condotte secondo cinque classi che tenessero più conto delle criticità strutturali del sistema, che non l’ordine di affidabilità complessiva, - dove per affidabilità s’intende l’evoluzione nel tempo di tutte le caratteristiche qualitative dell’elemento, in questo caso le condotte fognarie, ovviamente diverse dalla situazione iniziale -. Come si può dedurre dai punti sotto elencati, mentre è piuttosto semplice definire le classi poste all’estremità della scala (A ed E), per limitare il fattore interpretativo ad operatori diversi per le tre centrali si è deciso di associare alle descrizioni foto esplicative, cui possono far riferimento i tecnici impegnati nelle opere di rilievo: • classe “A” - condotta realizzata con materiali idonei ed in normale stato di conservazione (colore verde) • classe “B” - condotta con lievi difetti e minimo rischio di collasso strutturale nel breve termine ma con potenziale ulteriore peggioramento (colore azzurro • classe “C” - condotta con difetti di media entità e con rischio di collasso poco probabile nel breve termine ma con degrado strutturale in ulteriore avanzamento (colore arancione) • classe “D” - condotta con numerosi e/o gravosi difetti che ne pregiudicano il corretto funzionamento e/o rendono molto probabile un grave peggioramento strutturale o funzionale nel breve termine (colore rosso) • classe “E” - condotta in pessimo stato di conservazione con crolli diffusi e/o soggetta a elevato rischio di imminente collasso strutturale (colore viola). In fase di videoispezione viene effettuata la classificazione seguendo i suddetti criteri, restituendo all’ente una planimetria in colore dalla quale, già a colpo d’occhio, ci si rende conto dello stato generale della rete. Poiché nel caso specifico la ricognizione era finalizzata alla ricostruzione delle condotte in peggiori condizioni strutturali, si è dato maggior risalto a questo aspetto della ricerca, relegando in secondo piano l’efficienza

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altro. Elemento questo essenziale per la mappatura della rete e per la successiva modellazione idraulica. Infine, ma non meno importante, un passo rilevante riguarda la condivisione dei dati. Accade spesso infatti che le informazioni, anche una volta acquisite o trattate correttamente, non siano immediatamente disponibili a tutti i destinatari, in quanto possono rimanere confinate, per le cause più diverse, anche in un unico ufficio o settore. Questo spesso favorisce ridondanza dei dati e conseguentemente costi, creando sovrapposizioni inutili, ad esempio, tra uffici che si occupano di manutenzione e progettazione. A prescindere dai database o software impiegati è essenziale che il risultato delle ricognizioni sia condiviso tra tutti gli attori operanti nel comprensorio oggetto d’indagine, con l’installazione di postazioni fisse presso la committenza aggiornate in tempo reale o con collegamenti in internet gestiti tramite chiavi criptate. E’ sempre più importante disporre di informazioni valide in tempi rapidi. Ma pensando in modo più ampio e più a lungo termine, la formazione mirata in funzione degli incarichi e un linguaggio comune anche a livello nazionale consentirebbero la creazione e la diffusione di software di classificazione delle condotte utilizzabili da tutti. Come sempre, è la conoscenza a fare la differenza tra un brillante risultato e un disastro. ■

INSERIMENTO DI ROBOT PER CONTROLLO STATO CONDOTTA FOGNARIA

RILIEVO DEI LIVELLI D’ACQUA SU MANUFATTO COLLASSATO CHE FUNZIONA
PER SIFONAMENTO

idraulica. Nulla toglie che un tale tipo di classificazione si possa integrare con variabili numeriche che tengano conto di questo elemento (per esempio A1 sarebbe quindi una condotta perfetta sia sotto il profilo conservativo che idraulico, mentre A3, invece, descriverebbe una condotta che pur perfetta sotto il profilo strutturale non è esente da fallanze – ovvero guasto o probabilità di un evento che ne mini l’affidabilità - a livello di funzionamento idraulico). Il senso del discorso è quindi fornire al committente uno strumento conoscitivo ma soprattutto di supporto decisionale, in funzione anche della successiva modellazione o progettazione. Troppo spesso invece gli operatori propongono l’impiego di software, quasi sempre non compatibili tra di loro, in qualche caso senza avere ben chiare le idee sul risultato che si vuole ottenere, finendo talvolta per generare un certo disorientamento nel committente. Ma le finalità della campagna ricognitiva sono fondamentali: questa dev’essere la stella polare della ricerca: con carenza di dati, o addirittura con informazioni sbagliate, non esiste software che possa restituire risposte corrette. Ad esempio, nel caso che l’obiettivo sia la gestione generale della rete, la classificazione delle condotte riveste un ruolo determinante al fine di evidenziare che, sempre ad esempio, una condotta DN mm. 800 sia realmente tale e che non si comporti invece come un manufatto di dimensioni inferiori a causa della presenza di ostruzioni, crolli o

CLASSIFICAZIONE STATO CONDOTTA TRAMITE ISPEZIONE ROBOTIZZATA

GLI AUTORI
GIORGIO RAMPAZZO
direzione@rampazzobruno.com info@rampazzobruno.com Geometra, lavora per un’azienda nata nell’immediato dopoguerra che si occupa di difesa idraulica, costruzione, manutenzione di condotte e manufatti sotterranei. Da oltre vent’anni opera nel campo della ricognizione della rete secondo il modello della Ricerca Operativa.

NICOLA MILAN
info@videoispezioni.it Geometra, titolare di una delle prime aziende italiane specializzate nella videoispezione, con una lunga esperienza maturata in fase di acquisizione e trattazione dati.

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