You are on page 1of 0

Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12

1
Centro Studi di Spiritualit A.A. 2011/12 Don Francesco Braschi
Introduzione alla Spiritualit dellOriente Cristiano
Per comi nci ar e
Re celeste, Paraclito, Spirito della verit, tu che ovunque sei e tutto riempi,
tesoro dei beni e datore di vita, vieni e poni in noi la tua dimora,
purificaci da ogni macchia e salva, o Buono, le anime nostre. (Dalla liturgia bizantina)
1. Accostare unesperi enza di fede, nella fede
Dal Decreto del Concilio Vaticano II sullEcumenismo Uni tati s Redi ntegr ati o, del 21
novembre 1964 (n. 14.17 passi m)
14. Le chiese d'oriente e d'occidente hanno seguito durante non pochi secoli una propria via, unite per
dalla fraterna comunione della fede e della vita sacramentale, intervenendo per comune consenso la sede
romana, qualora fossero sorti fra loro dissensi circa la fede o la disciplina. cosa gradita per il sacro conci-
lio, tra le altre cose di grande importanza, richiamare alla mente di tutti che in oriente prosperano molte
chiese particolari o locali, tra le quali tengono il primo posto le chiese patriarcali, e non poche di queste si
gloriano d'essere state fondate dagli stessi apostoli. Perci presso gli orientali grande fu ed ancora la
preoccupazione e la cura di conservare, nella comunione della fede e della carit, quelle fraterne relazioni
che, come tra sorelle, ci devono essere tra le chiese locali.
Non si deve ugualmente passar sotto silenzio che le chiese d'oriente hanno fin dall'origine un tesoro, dal
quale la chiesa d'occidente molte cose ha prese nel campo della liturgia, della tradizione spirituale e del-
l'ordine giuridico. N si deve sottovalutare il fatto che i dogmi fondamentali della fede cristiana, quali quel-
li della Trinit e del Verbo di Dio incarnato da Maria vergine, sono stati definiti in concili ecumenici celebra-
ti in oriente. E per conservare questa fede quelle chiese molto hanno sofferto e soffrono ancora.
L'eredit tramandata dagli apostoli stata accettata in forme e modi diversi e fin dai primordi stessi della
chiesa, qua e l variamente sviluppata, anche per la diversit di mentalit e di condizioni di vita. E tutte
queste cose, oltre alle cause estranee anche per mancanza di mutua comprensione e carit, diedero ansa
alle separazioni.
Perci il santo concilio esorta tutti, ma specialmente quelli che intendono lavorare al ristabilimento della
desiderata piena comunione tra le chiese orientali e la chiesa cattolica, a tenere in debita considerazione
questa speciale condizione della nascita e della crescita delle chiese d'oriente, e la natura delle relazioni vi-
genti fra esse e la sede di Roma prima della separazione, e a formarsi un equo giudizio di tutte queste cose.
Se tutto questo sar accuratamente osservato, contribuir moltissimo al dialogo che si vuole stabilire.
2. Chi ese or i entali e Or i ente cr i sti ano
Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Or i entale lumen - 1995 (nn. 5-6):
5. Nell'indagare la verit rivelata in oriente e in occidente furono usati metodi e prospettive diversi per
giungere alla conoscenza e alla proclamazione delle cose divine. Non fa quindi meraviglia che alcuni aspetti
del mistero rivelato siano talvolta percepiti in modo pi adatto e posti in miglior luce dall'uno che non dal-
l'altro, cosicch si pu dire allora che quelle varie formule teologiche non di rado si completino, piuttosto
che opporsi [Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ecumenismo Unitatis Redintegratio, 17].
Portando nel cuore le domande, le aspirazioni e le esperienze a cui ho accennato, la mia mente si volge al
patrimonio cristiano dell'Oriente. Non intendo descriverlo n interpretarlo: mi metto in ascolto delle Chie-
se d'Oriente che so essere interpreti viventi del tesoro tradizionale da esse custodito. Nel contemplarlo
appaiono ai miei occhi elementi di grande significato per una pi piena ed integrale comprensione del-
l'esperienza cristiana e, quindi, per dare una pi completa risposta cristiana alle attese degli uomini e delle
donne di oggi. Rispetto a qualsiasi altra cultura, l'Oriente cristiano ha infatti un ruolo unico e privilegiato, in
quanto contesto originario della Chiesa nascente.
La tradizione orientale cristiana implica un modo di accogliere, di comprendere e di vivere la fede nel Si-
gnore Ges. In questo senso essa vicinissima alla tradizione cristiana d'Occidente che nasce e si nutre
della stessa fede. Eppure se ne differenzia, legittimamente e mirabilmente, in quanto il cristiano orientale
ha un proprio modo di sentire e di comprendere, e quindi anche un modo originale di vivere il suo rap-
porto con il Salvatore. Voglio qui avvicinarmi con rispetto e trepidazione all'atto di adorazione che espri-
mono queste Chiese, piuttosto che individuare questo o quel punto teologico specifico, emerso nei secoli
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
2
in contrapposizione polemica nel dibattito tra Occidentali e Orientali.
L'Oriente cristiano fin dalle origini si mostra multiforme al proprio interno, capace di assumere i tratti ca-
ratteristici di ogni singola cultura e con un sommo rispetto di ogni comunit particolare. Non possiamo
che ringraziare Dio, con profonda commozione, per la mirabile variet con cui ha consentito di comporre,
con tessere diverse, un mosaico cos ricco e composito.

6. Vi sono alcuni tratti della tradizione spirituale e teologica, comuni alle diverse Chiese d'Oriente, che ne
distinguono la sensibilit rispetto alle forme assolute della trasmissione del Vangelo nelle terre d'Occiden-
te. Cos li sintetizza il Vaticano II: E noto a tutti con quanto amore i cristiani orientali compiano le sacre a-
zioni liturgiche, soprattutto la celebrazione eucaristica, fonte della vita della Chiesa e pegno della gloria fu-
tura, con la quale i fedeli uniti col Vescovo hanno accesso a Dio Padre per mezzo del Figlio, Verbo Incarna-
to, morto e glorificato, nell'effusione dello Spirito Santo, ed entrano in comunione con la santissima Trini-
t, fatti "partecipi della natura divina" (2Pt 1,4) [Ibidem, 15].
In questi tratti si delinea la visione orientale del cristiano, il cui fine la partecipazione alla natura divina
mediante la comunione al mistero della santa Trinit. Vi si tratteggiano la monarchia del Padre e la con-
cezione della salvezza secondo l'economia, quale la presenta la teologia orientale dopo Sant'Ireneo di Lio-
ne e quale si diffonde presso i Padri cappadoci [cfr. S. Ireneo, Contro le eresie, V,36,2: SCh 153/2,461; S.
Basilio, Trattato sullo Spirito Santo, XV,36: PG 32,132; XVII,43, I.c., 148; XVIII, 47, I.c., 153].
La partecipazione alla vita trinitaria si realizza attraverso la liturgia e in modo particolare l'Eucaristia, mi-
stero di comunione con il corpo glorificato di Cristo, seme di immortalit [cfr. S. Gregorio di Nissa, Discorso
catechetico XXXVII: PG 45,97]. Nella divinizzazione e soprattutto nei sacramenti la teologia orientale attri-
buisce un ruolo tutto particolare allo Spirito Santo: per la potenza dello Spirito che dimora nell'uomo la
deificazione comincia gi sulla terra, la creatura trasfigurata e il Regno di Dio inaugurato.
L'insegnamento dei Padri cappadoci sulla divinizzazione passato nella tradizione di tutte le Chiese orien-
tali e costituisce parte del loro patrimonio comune. Ci si pu riassumere nel pensiero gi espresso da San-
t'Ireneo alla fine del II secolo: Dio si fatto figlio dell'uomo, affinch l'uomo potesse divenire figlio di Dio
[cfr. Contro le eresie, III,10,2: SCh 211/2,121; III,18,7, I.c., 365; III,19,1, I.c., 375; IV,20,4: SCh 100/2,635; IV
33,4, I.c., 811; V, Pref., SCh 153/2,15]. Questa teologia della divinizzazione resta una delle acquisizioni par-
ticolarmente care al pensiero cristiano orientale [Innestati in Cristo gli uomini diventano dei e figli di Dio,
... la polvere e innalzata ad un tale grado di gloria da essere ormai uguale in onore e deit alla natura divi-
na, Nicola Cabasilas, La vita in Cristo, I: PG 150,505].
In questo cammino di divinizzazione ci precedono coloro che la grazia e l'impegno nella via del bene ha re-
so somigliantissimi al Cristo: i martiri e i santi [cfr. S.Giovanni Damasceno, Sulle immagini, I,19: PG
94,1249]. E tra questi un posto tutto particolare occupa la Vergine Maria, dalla quale germogliato il Vir-
gulto di Jesse (cfr. Is 11,1). La sua figura non solo la Madre che ci attende ma la Purissima che - realizza-
zione di tante prefigurazioni veterotestamentarie - icona della Chiesa, simbolo e anticipo dell'umanit
trasfigurata dalla grazia, modello e sicura speranza per quanti muovono i loro passi verso la Gerusalemme
del cielo [cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987) 31-34: AAS 79 (1987), 402-
406; Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ecumenismo Unitatis Redintegratio, 15].
Pur accentuando fortemente il realismo trinitario e la sua implicazione nella vita sacramentale l'Oriente as-
socia la fede nell'unit della natura divina alla inconoscibilit della divina essenza. I Padri orientali affer-
mano sempre che impossibile sapere ci che Dio , si pu solo sapere che Egli , poich si rivelato nella
storia della salvezza come Padre, Figlio e Spirito Santo [cfr. S. Ireneo, Contro le eresie, II,28,3-6: SCh
294,274-284; S. Gregorio di Nissa, Vita di Mos: PG 44,377; S. Gregorio di Nazianzo, Sulla santa Pasqua, or.
XLV, 3s: PG 36,625-630].
Questo senso della indicibile realt divina si riflette nella celebrazione liturgica, dove il senso del mistero
colto cos fortemente da parte di tutti i fedeli dell'Oriente cristiano.
In oriente si trovano pure le ricchezze di quelle tradizioni spirituali, che sono state espresse specialmente
dal monachesimo. Ivi infatti fin dai gloriosi tempi dei santi padri fior quella spiritualit monastica, che si
estese poi all'occidente e dalla quale, come da sua fonte trasse origine la regola monastica dei latini e in
seguito ricevette ripetutamente nuovo vigore. Perci caldamente si raccomanda che i cattolici con maggior
frequenza accedano a queste ricchezze dei padri orientali, le quali trasportano tutto l'uomo alla contem-
plazione delle cose divine [Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ecumenismo Unitatis Redintegratio, 15]. .

Alle peculiarit di tipo contenutistico, se ne affianca unaltra di tipo metodologi co, gi ben e-
spressa dal Concilio Vaticano II nel gi citato decreto Unitatis redintegratio:
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
3

17. Ci che sopra stato detto circa la legittima diversit deve essere applicato anche alla diversa enunzia-
zione delle dottrine teologiche. Effettivamente nell'indagare la verit rivelata in Oriente e in Occidente fu-
rono usati metodi e cammini diversi per giungere alla conoscenza e alla confessione delle cose divine. Non
fa quindi meraviglia che alcuni aspetti del mistero rivelato siano talvolta percepiti in modo pi adatto e po-
sti in miglior luce dall'uno che non dall'altro, cosicch si pu dire che quelle varie formule teologiche non di
rado si completino, piuttosto che opporsi. Per ci che riguarda le tradizioni teologiche autentiche degli o-
rientali, bisogna riconoscere che esse sono eccellentemente radicate nella sacra Scrittura, sono coltivate
ed espresse dalla vita liturgica, sono nutrite dalla viva tradizione apostolica, dagli scritti dei Padri e dagli
scrittori ascetici orientali, e tendono a una retta impostazione della vita, anzi alla piena contemplazione
della verit cristiana.


Bibliografia consigliata
JOHANN-ADAM-MHLER-INSTITUT (ED.), Le Chiese cristiane nel Duemila (= Giornale di Teologia 259), Queriniana,
Brescia, 1998. Volume estremamente interessante, non limitato alle Chiese Ortodosse. Contiene un profilo sin-
tetico, storico, teologico, statistico, delle diverse confessioni cristiane. Oggi rimane un utile punto di riferimen-
to agile e ricco di informazioni, anche se gi appare in alcuni punti datato rispetto al rapido mutare della si-
tuazione storico-politica e religiosa.

J. LONGTON, Figli di Abramo. Profilo delle comunit ebraiche, cristiane e musulmane, Interlogos-Libreria Editrice
Vaticana, Schio-Citt del Vaticano, 1992. Contiene molte schede (a volte fin troppo sintetiche) descrittive del-
le varie entit religiose. Non solo Chiese e Comunit cristiane, ma anche sette e denominazioni ebraiche e i-
slamiche.

G. FEDALTO, Le Chiese dOriente, 3 voll., Jaca Book, Milano, 1991
2
(= Complementi alla storia della Chiesa diret-
ta da Hubert Jedin). Unopera di livello scientifico, utilissima per comprendere la storia delle Chiese Orientali.

Nuovo dizionario Patristico e di Antichit Cristiane, diretto da A. DI BERARDINO, Marietti 1820, Genova-Milano
2007-2010. Per una panoramica, sintetica ma accurata, delle diverse modalit di evangelizzazioni delle regioni
di origine delle Chiese trattate, si possono guardare le relative voci.

E. MORINI, La Chiesa ortodossa. Storia. Disciplina. Culto, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1996. Testo inte-
ressante e ricco per una conoscenza storica e di base delle Chiese Ortodosse di tradizione bizantina e slava.

ID., Lalbero dellOrtodossia. 1. Le radici e il tronco. I patriarcati apostolici. La nuova Roma e la Terza Roma, E-
dizioni Studio Domenicano, Bologna, 2006. il testo consigliato per lo studio di carattere storico della parte re-
lativa alle Chiese di tradizione bizantino-slava. Di grande chiarezza ed equilibrio.

P. SINISCALCO, Le antiche Chiese orientali. Storia e letteratura, Citt Nuova, Roma, 2005. Un testo con ampi con-
tributi: le Chiese trattate sono quelle Antico-orientali: non si parla dunque delle Chiese ortodosse di tradi-
zione bizantino-slava.

Popoli e Chiese dellOriente Cristiano, a cura di A. FERRARI, Edizioni Lavoro, Roma, 2008. Un altro manuale con
ampia trattazione del tema delle Chiese Antico-orientali.

TH. PIDLK, La spiritualit dellOriente cristiano. Manuale sistematico, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1995. Un
testo irrinunciabile per la conoscenza della Cristianit orientale. Manuale di riferimento.

ID., La preghiera secondo la tradizione dellOriente cristiano, Lipa, Roma 2002. Un vero e proprio manuale si-
stematico composto con la consueta maestria, nato dallesperienza dei corsi tenuti presso il Pontificio Istituto
Orientale di Roma. Alla sicurezza e comprensivit delle nozioni trasmesse si unisce una scrittura comprensibile
e ricca, che fa di questo testo anche un ottimo ausilio per la crescita personale.

ID., Il cammino dello Spirito, Lipa, Roma, 1995. Si tratta degli Esercizi spirituali predicati dallallora padre pi-
dlk a Giovanni Paolo II e alla Curia romana nel 1995. Pu a buon diritto considerarsi una sintesi della spirituali-
t patristica e orientale presentata ad occidentali.

V. LOSSKY, La teologia mistica della Chiesa dOriente. La visione di Dio, Il Mulino, Bologna, 1967. Un testo dive-
nuto ormai un classico: si radica nellesperienza dellemigrazione russa post-rivoluzionaria e presenta una
sintesi della storia della teologia orientale che, al suo apparire (1944) segn un importante momento nel con-
fronto e nella conoscenza con la Chiesa latina.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
4

OLIVIER CLMENT, Roma diversamente. Un ortodosso di fronte al papato, Jaca Book, Milano, 1998. Splendida
raccolta di contributi di carattere storico, dottrinale, spirituale, da parte di uno dei pi famosi teologi ortodossi
contemporanei, recentemente scomparso. Un testo che necessario conoscere.

ID., Il respiro delloriente, Qiqajon, Comunit di Bose, 2011. Una lettura da parte ortodossa delle vicende che
portarono alla separazione tra Roma e Costantinopoli

A. ASNAGHI, Le Porte Belle. Viaggio interiore nella ortodossia, CENS, Cernusco sul Naviglio, 1991. Testo di carat-
tere spirituale, alla scoperta degli aspetti meno consueti (per un occidentale) del pensiero ortodosso.

B. PETR, La Chiesa dei Padri. Breve introduzione allOrtodossia, EDB, Bologna, 1998. Testo contenuto nella mo-
le, per una prima informazione sulla tradizione bizantino-slava. Adatto a tutti.

AA. VV., Voci dal Monte Athos, Cens-Interlogos, Milano-Schio, 1994. Testi di carattere spirituale del monache-
simo contemporaneo ortodosso e atonita. Non sempre il taglio ecumenico, ma certamente il pensiero au-
tenticamente ortodosso.

F. LOVSKY, Verso lunit delle Chiese, Qiqajon. Bose, 1993. Un piccolo saggio, ma estremamente prezioso. Un
ottimo testo di base per chi non si mai occupato di ecumenismo, e una proposta sempre valida di spirituali-
t ecumenica.

Etiopia. Un cristianesimo africano, introduzione di A. RICCARDI, Leonardo International, Milano, 2011. Un testo
interessante per la conoscenza di una Chiesa antica, lunica autoctona dellAfrica Nera

F. PICHON, Viaggio fra i Cristiani dOriente, Lindau, Torino, 2008. Un racconto di viaggio che si snoda soprattut-
to nel Vicino Oriente, alla scoperta delle concrete (e difficili) condizioni dei cristiani che vivono nelle terre di Ge-
s e degli Apostoli.

ALEKSANDR MEN, Manuale pratico di preghiera, Nova Millennium Romae, Roma, 2007. Un testo di particolare
interesse perch scritto da una eccezionale figura di Sacerdote ortodosso russo contemporaneo (barbaramen-
te ucciso nel 1990) per i suoi fedeli, tale da offrire perci uno spaccato dal vivo dellautocomprensione della
spiritualit russa attuale.

Per lo studio della Divina Liturgia di San Giovanni Cristostomo, consiglio:
N. CABASILA, Commento della Divina Liturgia, Edizioni Messaggero, Padova 1984. Si tratta di uno dei commenti
classici e pi diffusi nella spiritualit bizantina. Interessante ledizione ampiamente commentata.
G. CHATZIEMMANOUIL, La Divina Liturgia (= Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 26), Libreria Editrice Vati-
cana, Roma, 2002. Unopera moderna, ma ben rappresentativa della spiritualit contemporanea di area gre-
co-atonita.

il TESTO della Divina Liturgia pu essere scaricato:
- in italiano (con trascrizione fonetica del greco e testo arbersh, unitamente a un commento di taglio popola-
re) dal sito: http://www.webmit.it/LUNGRO.htm
- in greco bizantino (testo ufficiale del Patriarcato di Costantinopoli Arcidiocesi di America) si pu trovare il
testo al link: http://www.goarch.org/chapel/liturgical_texts/liturgy_hchc-el
- il pdf del testo greco (edizione romana del 1950 per i Greco-cattolici, comprendente anche la Divina Liturgia
di S. Basilio) si trova a questo link: http://www.archive.org/details/Liturgikon

3. Vangelo, Chi ese e culture: Sguardo panorami co sulle Chi ese Ori entali










Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
5

Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
6
1. Panorama storico-geografico: non solo una storia di divisioni
1.1. I numeri e la situazione odierna delle chiese orientali
1

Gli Ortodossi
1. Il patriarcato ecumenico di Costantinopoli
Il patriarcato ecumenico di Costantinopoli tra le chiese ortodosse ha una posizione speciale, che non ha
alcuna implicazione giuridica, ma viene indicata come 'primato d'onore'. Il patriarca, sotto la dominazione
turca, era competente e responsabile per tutti gli ortodossi, ma nello stesso tempo dipendeva dal sultano.
Quindi, il ministero patriarcale era condizionato in forte misura da influenze esterne. I territori liberati dai
turchi nell'Europa sudorientale si organizzarono ecclesiasticamente in modo nuovo, cos che il territorio di
giurisdizione del patriarca ridotto all'odierna Turchia e ad alcune parti della Grecia. Dopo la secolarizza-
zione della Turchia l'ortodossia vi venne riconosciuta come religione; tuttavia, le facolt del patriarca sono
limitate all'ambito spirituale, cosa che ha condotto spesso a conflitti.
Il patriarca ecumenico ha anche giurisdizione su alcuni territori della Grecia (Creta, isole del Dodeca-
neso, Patmos, Monte Athos) e sui fedeli ortodossi nei paesi nei quali non vi alcuna chiesa autocefala.
- Arcivescovo di Costantinopoli, la Nuova Roma, e patriarca ecumenico. Sede ad Istanbul. In Turchia vi
sono ancora solo alcune migliaia di fedeli, ma in tutto 5.000.000 fedeli sono sottoposti al patriarcato
ecumenico. A questi appartengono tra gli altri l'arcivescovato d'America con 15 diocesi nell'America set-
tentrionale e meridionale (ca. 1.200.000 fedeli), la metropolia di Germania (sede a Bonn, ca. 300.000 fe-
deli), d'Austria (Vienna, 40.000 fedeli) e della Svizzera (Ginevra, 20.000 fedeli).
2. Il patriarcato di Alessandria
Il patriarcato di Alessandria si ricollega all'antica tradizione e teologia cristiane dell'Egitto. Per la gran-
de preponderanza dei copti, la chiesa ortodossa, calcedonese, di Alessandria ha perso molto in importanza
ed sempre pi passata sotto l'influsso della chiesa di Costantinopoli, di cui ha alla fine assunto la liturgia
(l'antica liturgia alessandrina quindi conservata solamente tra i copti). Sotto la dominazione islamica, la
chiesa ortodossa in Egitto stata ancor pi svantaggiata.
- Papa e patriarca di Alessandria e di tutta l'Africa. Sede ad Alessandria. 1.500.000 fedeli circa (i pi
appartengono al gruppo greco, una grossa parte di essi vive tuttavia in altri paesi africani). 14 diocesi: Egit-
to (4), Sudafrica (2), Sudan, Libia, Etiopia, Congo, Camerun, Kenya, Uganda e Zimbabwe.
3. Il patriarcato di Antiochia
Dopo che nel 431 ad Efeso venne condannata la dottrina di Nestorio, che proveniva da Antiochia, il pa-
triarcato di Antiochia, che prima aveva avuto un grande influsso sulla teologia e la liturgia di Costantino-
poli, caduto sotto l'influsso della teologia alessandrina e, quindi, rifiut in gran parte le decisioni di Cal-
cedonia. Anche qui, rispetto agli anticalcedonesi (chiamati qui giacobiti) gli ortodossi diminuirono molto.
Nell'epoca della signoria islamica la sede patriarcale stata temporaneamente occupata solo in modo no-
minale, mentre il suo vescovo risiedeva alla corte di Bisanzio. Dalla fine del secolo xix diminu l'influenza
del gruppo greco ed aument quella del gruppo siriaco.
- Patriarca dell'antica citt di Antiochia, di Siria, Arabia, Cilicia, Iberia e Mesopotamia e di tutto l'Oriente.
Sede a Damasco. 2.500.000 fedeli. 18 diocesi: Siria (6), Libano (6), Turchia (3), Iraq, America setten-
trionale e meridionale.
4. Il patriarcato di Gerusalemme
La chiesa di Gerusalemme venne elevata al rango di patriarcato per la sua importanza come citt della
morte e della risurrezione di Cristo. A causa dei numerosi pellegrini che visitavano Gerusalemme, la litur-
gia locale ha avuto un significativo influsso su tutti gli altri riti. Dopo Calcedonia nel patriarcato ci fu poca
opposizione al concilio. Sotto la dominazione islamica Gerusalemme perse la sua importanza.
- Patriarca della Santa Citt di Gerusalemme e di tutta la Palestina, la Siria, l'Arabia, la Transgiordania,
Cana di Galilea e del Santo Sion. Sede a Gerusalemme. 140.000 fedeli. Vescovo residente a Nazareth, 11
vescovi titolari. Alla giurisdizione di Gerusalemme appartiene l'arcivescovato autonomo del Monte Sinai,

1
Questa scheda stata preparata riprendendo (e spesso citando in modo letterale) due testi fondamentali, ai quali rimando
per approfondimenti: JOHANN-ADAM-MHLER-INSTITUT (ED.), Le Chiese cristiane nel Duemila (= Giornale di Teologia 259),
Queriniana, Brescia, 1998; J. LONGTON, Figli di Abramo. Profilo delle comunit ebraiche, cristiane e musulmane, Interlo-
gos-Libreria Editrice Vaticana, Schio-Citt del Vaticano, 1992. I dati numerici (che tuttavia vanno presi con molta cautela, in
quanto sovente basati su quanto dichiarato dalle singole denominazioni, di difficile verifica) sono aggiornati al 2011 secondo
quanto si pul leggere in: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Christian_denominations_by_number_of_members , ove
pure si possono reperire e controllare le fonti per ciascun dato numerico.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
7
che de facto comprende solamente il famoso monastero di S. Caterina.
5. Il patriarcato di Mosca
Dopo l'accettazione ufficiale del cristianesimo da parte del granduca di Kiev Vladimiro i metropoliti di-
pesero da Bisanzio fino al 1459; la maggior parte fu greca. La chiesa russa raggiunse la sua indipendenza
solo come conseguenza diretta del concilio di Firenze. Quando il metropolita di Kiev Isidoro (i metropoliti
portavano il titolo di Kiev, anche se dal 1354 risiedevano stabilmente in Mosca), che era un greco, volle
proclamare l'unione a Mosca, ne venne impedito. Poich il granduca russo non volle chiedere alcun me-
tropolita a Costantinopoli, che in quest'epoca aveva un patriarca uniate, nomin lui stesso un successore
per Isidoro. Nell'anno 1589 il metropolita di Mosca venne riconosciuto come patriarca dagli antichi pa-
triarcati, su pressione dello zar, con il titolo di Mosca e di tutta la Russia. Durante la dominazione turca,
gli antichi patriarcati erano finanziariamente dipendenti da Mosca e, quindi, arrivarono facilmente a que-
sto riconoscimento. A met del secolo xvii, dopo una riforma liturgica, si arriv al cosiddetto 'scisma dei
veteroritualisti' (o dei vecchi credenti) che sono riusciti a sopravvivere fino ad oggi nonostante aspre per-
secuzioni, anche se si sono scissi in gruppi molto vari. Uno dei due pi importanti rami dei vecchi credenti
non ha pi nemmeno un ministero sacramentale (senza presbiteri'). Dal 1701 al 1917 in Russia non vi fu
un patriarca, ma un governo sinodale della chiesa orientato in senso evangelico: lo aveva introdotto lo zar
Pietro il Grande. Negli anni del governo sovietico, la chiesa russa fu sottoposta a gravi persecuzioni, che si
alternavano a periodi di relativa calma. Fino agli ultimi anni, tuttavia, lo stato sovietico ha potuto esercita-
re grande influenza sulla chiesa russa.
- Patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Sede a Mosca. 125.000.000 di fedeli ( la pi numerosa di tut-
te le chiese orientali). 57 diocesi in Russia e 3 rispettivamente in Kazakistan e Moldavia, 1 rispettivamente
in Estonia, Lettonia e Lituania, 6 in Europa occidentale e 1 in Argentina.
Il patriarca di Mosca nel 1971 ha tolto la scomunica contro i vecchi credenti e ammesso ai sacramenti
quelli che conservavano il ministero ordinato, sotto precise condizioni. I vecchi credenti hanno un arcive-
scovo a Mosca e 3 vescovi. In relazione agli avvenimenti degli ultimi anni la chiesa ortodossa russa nel
1990 ha concesso alle chiese di Ucraina e Bielorussia una parziale autonomia. L'ex-esarcato della chiesa
ortodossa russa in Kiev (metropolita di Kiev e di tutta l'Ucraina; 27 diocesi) e Minsk (metropolita di Minsk
e di tutta la Bielorussia; 9 diocesi) sono ora chiese indipendenti (con certe limitazioni). in Ucraina vi sono
nel frattempo delle organizzazioni ecclesiali ortodosse, che non si riconoscono reciprocamente.
6. Il patriarcato di Serbia
La chiesa serba ha ottenuto nel 1219 l'indipendenza da Costantinopoli sotto il suo primo arcivescovo
Sava; nel 1346 ottenne l'elevazione a patriarcato. In quest'epoca lo stato serbo era una grande potenza.
Durante il dominio turco il patriarcato venne soppresso e i serbi furono divisi in varie giurisdizioni. Dopo
la fondazione della Jugoslavia (1920), si ebbe la loro riunificazione e la ricostituzione del patriarcato.
- Arcivescovo di Pec, metropolita di Belgrado e Karlovci, patriarca dei serbi. Sede a Belgrado.
11.500.000 di fedeli. 33 diocesi negli stati che sono sorti dalla rovina della ex-Jugoslavia (23) e negli
Stati Uniti (3), Canada, Ungheria, Romania, Europa centrale, Italia, Scandinavia e Australia.
7. Il patriarcato di Romania
Anche se gi presto nel territorio dell'odierna Romania vi furono cristiani, solo a partire dal secolo xiv
sorsero varie organizzazioni ecclesiastiche autonome. Queste si unificarono dopo l'unione dei territori po-
litici e vennero riconosciute come patriarcato, nel 1925, da Costantinopoli.
- Patriarca della chiesa ortodossa rumena, metropolita dei molteni e arcivescovo di Bucarest. Sede a Bu-
carest. 23.000.000 di fedeli. 21 diocesi in Romania (18), negli Stati Uniti, in Europa centrale e Francia.
8. Il patriarcato di Bulgaria
Nel regno medievale bulgaro vi era gi un'organizzazione ecclesiale; il vescovato di Ochrid (oggi in Ma-
cedonia) ha giocato un ruolo importante; vari vescovi avevano il titolo patriarcale. Con la dominazione
turca la chiesa bulgara cadde sotto la giurisdizione di Costantinopoli. Il patriarcato ecumenico riconobbe
solo dopo la seconda guerra mondiale l'autocefalia del patrtriarcato bulgaro.
- Patriarca dei bulgari. Sede a Sofia. 10.000.000 di fedeli. 13 vescovati in Bulgaria (11), negli Stati Uniti
e a Budapest (per l'Europa orientale).
9. Il cattolicato di Georgia
La Georgia stata evangelizzata gi all'inizio del secolo iv. Sebbene si trovasse al di fuori dell'impero, la
chiesa georgiana riconobbe nel secolo vi il concilio di Calcedonia. Dopo la dominazione araba, l'indipen-
denza, l'invasione mongola e il dominio persiano e turco, la Georgia si uni nel 1801 alla Russia e e anche
sotto l'aspetto ecclesiale venne sottoposta alla chiesa ortodossa russa. Nel 1917 la chiesa georgiana si di-
chiar autocefala, cosa che la chiesa ortodossa russa riconobbe solo nel 1943 e il patriarcato di Costanti-
nopoli solo nel 1990.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
8
- Arcivescovo di Mzcheta e Tbilisi, patriarca katholiks di tutta l'Iberia. Sede a Tbilisi (Georgia).
5.000.000 di fedeli. 15 vescovati in Georgia.
10. La chiesa di Cipro
Lindipendenza della chiesa cipriota venne fissata gi al concilio di Efeso nel 431. Durante la quarta
crociata la chiesa ortodossa di Cipro venne sottoposta alla gerarchia latina. Sotto i turchi ottenne nuova-
mente l'indipendenza ecclesiastica.
- Arcivescovo di Nea Justina e di tutta l'isola di Cipro. Sede a Nicosia. 700.000 fedeli. 6 vescovati.
11. La chiesa di Grecia
Originariamente appartenuti al patriarcato occidentale, i territori dell'odierna Grecia vennero sottopo-
sti al patriarcato di Costantinopoli durante la crisi iconoclasta. Poich dopo la liberazione della Grecia dai
turchi il patriarcato ecumenico si trov sotto l'influenza del sultano, la chiesa di Hellas nel 1833 si dichiar
autocefala: venne riconosciuta da Costantinopoli nel 1850. Alcuni territori appartengono ancora formal-
mente al patriarcato, ma vengono amministrati da Atene. La chiesa di Hellas l'unica chiesa ortodossa che
dopo la seconda guerra mondiale si sia potuta sviluppare in libert, senza vivere m una situazione di mino-
ranza.
- Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia. Sede ad Atene. 11.000.000 di fedeli. Su 83 vescovati 35 ap-
partengono secondo il diritto canonico al patriarcato ecumenico.
In relazione all'introduzione del 'nuovo calendario' in Grecia, nel 1923 si arriv ad uno scisma. I cosid-
detti 'veterocalendaristi' hanno una propria gerarchia e contano circa 1.000.000 di aderenti.
12. La chiesa di Polonia
La chiesa ortodossa polacca nacque nel 1924 quando alcuni territori dell'Ucraina e della Bielorussia
vennero annessi al ricostituito stato polacco. Dopo la seconda guerra mondiale e il cambiamento dei con-
fini polacchi il numero dei fedeli si drasticamente ridotto.
- Metropolita di Varsavia e di tutta la Polonia. Sede a Varsavia. 1.000.000 fedeli. 6 vescovati.
13. La chiesa della Repubblica Ceca e della Slovacchia
Nella ex Cecoslovacchia i fedeli ortodossi sono soprattutto ucraini e slovacchi; per essi nel 1922 venne
creata una chiesa autonoma.
- Metropolita di Praga, di tutte le terre ceche e della Slovacchia. 70.000 fedeli. 4 vescovati.
14. La chiesa di Finlandia
La chiesa finnica faceva parte fino al 1917 della chiesa russa. Dopo la prima guerra mondiale ne venne
riconosciuta l'autonomia da Costantinopoli.
- Arcivescovo di Carelia e di tutta la Finlandia. Sede a Kuopio. 80.000 fedeli. 4 vescovati.
15. La chiesa di Albania
Lautocefalia della chiesa ortodossa di Albania venne riconosciuta nel 1937 da Costantinopoli, la sua orga-
nizzazione venne disciolta comunque sotto il regime comunista. Nel 1992 pot insediarsi un metropolita a
Tirana; da allora sono stati eretti 3 vescovati. Circa 800.000 fedeli.
16. La chiesa ortodossa russa all'estero
Dopo la rivoluzione russa vari vescovi russi si ritrovarono a Sremski Karlovci (Jugoslavia) in esilio. Quan-
do nel 1927 il metropolita di Mosca Sergij riconobbe per la chiesa russa lo stato sovietico, i vescovi in esilio
dichiararono che la chiesa russa non era pi libera e costituirono la 'chiesa ortodossa russa all'estero'. I
suoi fedeli sono soprattutto emigrati russi in Occidente e i loro discendenti. Nel 1981 questa chiesa cano-
nizz, con molti 'neomartiri' della rivoluzione russa e dell'epoca seguente, anche l'ultimo zar russo e la sua
famiglia. Negli ultimi anni alcuni sacerdoti e comunit in Russia si sono staccati dal patriarcato di Russia e
si sono sottoposti alla chiesa estera come 'chiesa libera russa'. Nel 2007 stata ristabilita la comunione
canonica con il Patriarcato di Mosca
- Superiore delle chiese ortodosse russe all'estero, metropolita dell'America dell'est e di New York. Sede a
New York. 400.000 fedeli. 12 diocesi nel nord e nel sud America, Europa (3 in Russia) e Australia.
17. La chiesa ortodossa in America
Con la missione russa dell'Alaska e la colonizzazione operata da paesi ortodossi nel nord America vi fu un
numero sempre pi alto di cristiani ortodossi. Dapprima erano sottoposti alla chiesa russa. Nel 1970 il pa-
triarcato moscovita costitu la 'chiesa ortodossa russa in America' e la riconobbe come autocefala, ma que-
sto fino ad ora non viene accettato dal patriarcato ecumenico. Quindi, vi sono ancora vescovati di altre
chiese ortodosse in America.
- Arcivescovo di Washington, metropolita di tutta l'America e del Canada. Sede a Washington. 1.200.000
di fedeli. 11 vescovati negli Stati Uniti e nel Canada.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
9
18. La chiesa ortodossa in Giappone
Anche in Giappone l'ortodossia nata dalla missione russa. Insieme alla chiesa ortodossa in America an-
che la chiesa ortodossa in Giappone venne riconosciuta nella sua autonomia nel 1970 dal patriarca mosco-
vita, cosa che il patriarca ecumenico finora non ha riconosciuto.
- Arcivescovo di Tokio e metropolita di tutto il Giappone. Sede a Tokio. 20.000 fedeli. Un vescovato suf-
fraganeo.
19 Altre chiese con problemi relativi alla giurisdizione
a. La chiesa ortodossa di Macedonia
La chiesa in Macedonia fino al 1967 faceva parte del patriarcato serbo. In quell'anno si dichiar unilate-
ralmente autocefala richiamandosi all'etnia macedone e alla tradizione del vescovato di Ochrid; nessuna
delle chiese ortodosse riconobbe la validit di questo passo.
- Arcivescovo di Ochrid e di Macedonia. Sede a Skopje. 2.000.000 di fedeli. 5 vescovati: in Macedonia
(4) e in Australia.
b. Le chiese ortodosse ucraine
Queste chiese si costituirono soprattutto da viaggiatori ed emigranti ucraini in America e nell'Europa occi-
dentale, da una parte, e per la divisione della chiesa ortodossa russa in Ucraina, dall'altra parte. Solamente
la chiesa sanzionata nella sua autonomia da parte del patriarca moscovita riconosciuta dalla globalit
dell'ortodossia. N la 'Chiesa autocefala ortodossa ucraina' (3.800.000 fedeli) n la 'Chiesa orto-
dossa ucraina - patriarcato di Kiev' (5.500.000 fedeli) godono di un tale riconoscimento. Entrambe
si trovano in strenua opposizione alla 'Chiesa ortodossa ucraina' del patriarcato moscovita (7.200.000
fedeli), alla quale esse rimproverano di dipendere dalla chiesa russa. Sul numero dei membri non vi sono
riferimenti univoci, ma le stime risentono del clima di ostilit tra le Chiese.

A queste chiese ne vanno aggiunte altre, sia legate al vecchio calendario, sia legate a realt formatesi
dopo la fine dellURSS (ad esempio: la Chiesa autocefala Bielorussa o quella del Montenegro). Attual-
mente esistono ancora questioni giurisdizionali irrisolte, e nelle conferenze di preparazione del Sinodo
Panortodosso di cui si parla da decenni, al primo posto nel costituendo ordine del giorno vi la questio-
ne dellapprovazione di regole condivise da tutte le Chiese Ortodosse relativamente alla costituzione di
Chiese autocefale. Le ultime notizie (Ginevra, agosto 2011) danno tuttavia ancora lungo il cammino per
giungere alla effettiva convocazione del Sinodo.

I Veteroorientali
Sono le chiese che non riconoscono il concilio di Calcedonia, o per motivi storici perch si sono trovate
sin dall'inizio al di fuori dell'impero romano e non hanno seguito gli sviluppi ecclesiali dei patriarcati al-
l'interno dell'impero, o per motivi teologici, perch hanno percepito la conclusione di Calcedonia (o anche
gi quella di Efeso nel 431) come contraria alla loro tradizione dogmatica. Si distinguono in tre grandi fa-
miglie liturgiche: siriaco-orientale, siriaco-occidentale e copta (alessandrina).
1. Chiesa orientale apostolica e cattolica d'Assiria (siro-orientale; 'nestoriani')
La chiesa assira sorta molto presto nell'impero persiano (secolo ii) e ha avuto una grande importanza
teologica. La partecipazione ai concili di Efeso e Calcedonia, a causa di persecuzioni, non le fu possibile,
comunque difese in seguito la posizione di Nestorio, che era gi stata condannata ad Efeso (da qui anche la
designazione solita, anche se non corretta dal punto di vista storico, di 'nestoriani'). Per lo sviluppo della
dottrina furono di importanza particolare le scuole teologiche di Edessa e di Nisibis. La chiesa assira si ca-
ratterizz per una missione feconda in Asia, missione che raggiunse l'India e la Cina. Passata attraverso
pesanti persecuzioni da parte di mongoli, turchi e curdi, questa chiesa si sempre ripresa. La carica di ka-
tholiks stata tradizionalmente tramandata fino a poco tempo fa da zio a nipote. Dal 1933 il katholiks di
turno risiede negli Stati Uniti, dove emigrata gran parte dei suoi fedeli.
- Patriarca-katholiks. Sede a Morton Grave (USA, e un ufficio a Teheran). Circa 1.050.000 fedeli. 9 ve-
scovati: in Libano, in Irak (2), negli Stati Uniti (4), in India (3) e in Australia. Da tempo vi uno scisma:
l'antikatholiks risiede a Bagdad con 4 vescovi (2 in Iraq e uno rispettivamente in Siria e negli Stati Uniti).
2. La chiesa siro-ortodossa di Antiochia (chiesa siriaca occidentale, 'giacobiti')
Dopo le controversie sul concilio di Calcedonia il vescovo non calcedonese Giacomo Baradaios cre, nel
secolo vi, nel territorio dei patriarcato di Antiochia una gerarchia in opposizone alla chiesa melchita orto-
dossa. Questa chiesa si potuta sviluppare sotto la dominazione araba e nel medioevo pot avere grande
importanza teologica. Come la chiesa assira, anche la chiesa siro-ortodossa venne decimata aspramente
dall'occupazione mongola e turca. In Turchia i cristiani siroortodossi sono violentemente perseguitati, cos
che negli ultimi anni avvenuta una forte migrazione verso l'Europa centrale; per questo si sono create
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
10
molte comunit in Germania.
- Patriarca siro-ortodosso di Antiochia e di tutto l'oriente. Sede a Damasco. Circa 1.200.000 fedeli nei
territori della Siria, della Turchia e dell'Iraq. 19 vescovati in Siria (5), in Iraq (3), in Libano (2), a Gerusa-
lemme, in Turchia (2), negli Stati Uniti, in Australia, in Brasile, in Svezia e in Olanda.
2a. Le chiese indiane dipendenti dai siri occidentali
Le chiese orientali in India si richiamano - con buone ragioni - all'apostolo Tommaso come loro fonda-
tore (e quindi i fedeli di queste chiese sono chiamati anche 'cristiani di Tommaso'). Dalla chiesa assira
hanno ricevuto la tradizione siro-orientale. Fino alla fine del secolo xv esse, per, avevano coscienza di es-
sere in comunione continua con la chiesa latina e la chiesa universale, anche se non avevano contatti con
Roma perch il territorio era soggetto alla dominazione araba. Dopo l'arrivo dei portoghesi nel 1498 ci fu-
rono tentativi di latinizzazone sempre pi pesanti ad opera degli europei; per questo una grossa parte dei
cristiani indiani pass alla chiesa giacobita (siro-ortodossa). Oggi essi costituiscono la 'chiesa malanca-
rica siro-ortodossa giacobita', che gode di una sua autonomia sotto il patriarcato della chiesa siro-
ortodossa di Antiochia. Katbolks dell'Oriente. Sede a Muvattupuzha (Kerala, India). 2.000.000 di fe-
deli. 8 vescovati in India, 1 vescovato negli Stati Uniti.
Un altro gruppo si associ nel 1912 ad un patriarca deposto e forma oggi la 'chiesa d'Oriente ma-
lancarica ortodossa siriaca' ('chiesa ortodossa indiana'). Katholiks e patriarca dell'Oriente, me-
tropolita di Malankar, successore della cattedra apostolica di san Tommaso. Sede a Kottayam (Kerala).
1.100.000 di fedeli. 17 diocesi in India e una rispettivamente anche in Europa e negli Stati Uniti.
Altri gruppi di cristiani di Tommaso si sono uniti alla chiesa cattolica od anglicana oppure sussistono in
piccole comunit indipendenti. Alla tradizione siro-occidentale appartiene anche la chiesa maronita in
Libano, l'unica chiesa orientale che unita in toto a Roma.
3. La chiesa ortodossa apostolica armena
In Armenia il cristianesimo si diffuso a partire dal secolo iii. A causa della sua posizione geografica e
dell'appartenenza all'impero persiano l'Armenia fu spesso a lungo isolata dalla chiesa imperiale. Essa non
partecip neppure ai concili della prima chiesa, tuttavia respinse ripetutamente pi tardi (ma solamente
dal secolo vi!) le conclusioni di Calcedonia. Tra il 1198 e il 1375 vi fu un'unione con Roma. Dopo dure re-
pressioni e massacri ad opera dei curdi e dei turchi nei secoli xix e xx, l'ex repubblica sovietica d'Armenia
divenne centro spirituale degli armeni, dei quali molti vivono all'estero in Europa e in America. La chiesa
armena ha due cattolicati, ad Ecmiadzin (Armenia), che ha la preminenza, e in Cilicia (il katholiks risiede
in Libano).
- Patriarca-katholiks di tutti gli armeni. Sede ad Ecmiadzin. 8.000.000 di fedeli (di essi circa 500.000
si trovano negli Stati Uniti e 200.000 in Francia). 5 vescovati in Armenia, e uno rispettivamente in Azer-
baigian, Russia e Georgia. 9 nel resto dell'Europa. 6 nell'America settentrionale e meridionale e uno rispet-
tivamente in Iraq, in Egitto, in Libano e in Australia. Il patriarcato armeno di Gerusalemme (5.000 fedeli)
e di Costantinopoli (70.000 fedeli) con alcuni vescovati titolari sono sottoposti alla giurisdizione del catto-
licato di Ecmiadzin.
- Katholiks di Cilicia. Sede a Beirut. 1.500.000 fedeli. Vescovati in Libano (2), in Siria, in Grecia, a Ci-
pro, in Iran (2) e negli Stati Uniti (2).
4. Il Patriarcato copto-ortodosso di Alessandria
La chiesa di Alessandria si ricollega alla tradizione dell'evangelista Marco. In Egitto il concilio di Calce-
donia incontr all'inizio la pi strenua opposizione. Sotto il governo islamico il numero dei cristiani fedeli
a Calcedonia decrebbe inesorabilmente; anche i copti vennero perseguitati, cos che il numero dei cristiani
oggi raggiunge a stento il 10% della popolazione. La chiesa copta ha un monachesimo fiorente.
- Papa di Alessandria e patriarca della sede di san Marco. Sede a Il Cairo. 15.500.000 fedeli. 36 vescova-
ti in Egitto, 2 nel Sudan, uno a Gerusalemme, 2 nell'Europa orientale e uno negli Stati Uniti.
5. La chiesa ortodossa etiope
La chiesa degli etiopi, anch'essa nella tradizione del patriarcato alessandrino dal quale venne evangeliz-
zata nel secolo iv, pot svilupparsi relativamente libera, senza grosse oppressioni da parte dell'islam. Dal
secolo xiii fino alla caduta dell'imperatore Hail Selassi nel 1975 era una chiesa di stato. Comunque rima-
se sino al 1959 dipendente gerarchicamente dalla chiesa copta di Alessandria, dalla quale ottenne
lautocefalia.
- Patriarca della chiesa ortodossa etiope. Sede in Addis Abeba. 48.000.000 fedeli. Alcuni vescovati in
Etiopia, 2 in Eritrea e uno rispettivamente nel Sudan, a Gerusalemme, nel Kenya, in Europa, nei Caraibi e
negli Stati Uniti.
6. La chiesa ortodossa eritrea
Seguendo le vicende che portarono allindipendenza dellEritrea, anche la Chiesa Copta eritrea ottenne
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
11
da Papa Shenouda III (capo storico della Chiesa Copta) lautocefalia nel 1993, non senza tensioni (ancora
non sopite) con la Chiesa etiope, che non accetta questo atto. 2.500.000 fedeli ca., ma al momento que-
sta giovane chiesa vive una situazione di gravi conflitti interni conseguenti alla deposizione (2007) del
Patriarca Abuna Antonios da parte del governo civile.
Le chiese orientali unite a Roma
Le chiese unite orientali sono quelle chiese cattoliche di tradizione orientale (ortodossa e veteroorienta-
le), che sono in piena comunione ecclesiale con la chiesa latina. Professano lo stesso credo di questa e ri-
conoscono il primato del papa, ma hanno conservato ampiamente la loro propria tradizione orientale per
quanto riguarda la liturgia, la spiritualit, la costituzione ecclesiale e il diritto canonico.
Queste chiese sono nate dal tentativo di superare la separazione tra chiesa latina e chiesa orientale. Con
un occhio odiemo la storia di questi tentativi deve essere giudicata anche criticamente. Nei tentativi di u-
nione, accanto alla ricerca dell'unit ecclesiale, hanno avuto un ruolo non sottovalutabile anche interessi
di politica statale ed ecclesiastica come anche motivi nazionali. La chiesa latina - in modo corrispondente
alla sua passata autocomprensione centralistica e uniformista - non ha sempre rispettato in modo compiu-
to la particolarit liturgica e canonica di queste chiese orientali nonostante il riconoscimento di base. Non
si possono negare tendenze alla latinizzazione, che hanno portato a lungo andare a forme miste tra rito la-
tino e orientale, come i danni recati ai diritti originari delle gerarchie locali. Solo il concilio Vaticano II ha
compiuto una chiara svolta: la tutela dei riti liturgici e la loro disciplina (OE 6) vuole espressamente
rassicurare le chiese unite; ugualmente il ripristino dei diritti e privilegi dei patriarchi (OE 9).
Eccettuati i maroniti, la chiesa latina non ha potuto ripristinare con nessuna chiesa orientale la comu-
nione ecclesiale. Si arrivati solamente ad 'unioni parziali', che de facto hanno condotto ad una divisione
della chiesa orientale in un ramo unito e in uno non unito e ad uno sdoppiamento delle gerarchie (un pa-
triarca 'cattolico' accanto ad un patriarca 'ortodosso'). Dal punto di vista ecumenico le chiese unite costi-
tuiscono, quindi, uno dei problemi pi spinosi nel dialogo con le chiese orientali. Certamente la politica
d'unione di vecchio stile non va pi bene nell'epoca dell'ecumenismo, ma non sarebbe neppure giusto sva-
lutare la tradizione e la storia, spesso secolari, delle chiese unite contro la volont dei loro fedeli. Trovare
una soluzione che vada bene ad entrambe le parti non sicuramente facile.
Malgrado tutta la problematica l'esistenza delle chiese unite sicuramente, dal punto di vista ecclesio-
logico - ed anche ecumenico -, di grande importanza; infatti, mostra che la chiesa cattolica non sempli-
cemente la chiesa latina; la chiesa cattolica ben pi: una comunione di chiese che sono unite nella pro-
fessione di una sola fede, ma che possono essere distinte, e di molto, nella liturgia, nella spiritualit e nel-
l'ordinamento della vita ecclesiale. Se si prende sul serio la rivalutazione, operata dal concilio Vaticano II
(OE 7-11), della struttura patriarcale consueta nella chiesa antica, allora la chiesa latina come 'patriarcato
d'Occidente' solamente una 'parte' della chiesa cattolica. Nell'invito conciliare ad erigere nuovi patriarca-
ti dove necessario (OE 11), si offrono (presupposta l'unit nella fede) possibilit totalmente nuove per l'or-
dinamento della chiesa cattolica, possibilit che sono pure di ampio significato ecumenico, non solamente
quindi in relazione alle chiese orientali.
Le chiese unite di tradizione bizantino-slava
1. La chi esa ucr ai no-cattoli ca risale all'unione di Brest-Litovsk. Venne conclusa nel 1595/1596,
quando ampi territori dell'Ucraina e della Russia bianca si trovarono in potere polacco-lituano. Questa u-
nione ha avuto successo soprattutto nei territori che sono rimasti alla Polonia o che con la dvisione della
Polonia sono passati all'Austria (Galizia). Qui si trova, a Lviv (Lemberg), la sede del grande vescovado u-
craino. Sciolta nel 1946 sotto Stalin, questa chiesa sopravvive solamente di nascosto e all'estero, soprattut-
to negli Stati Uniti, in Canada, Brasile, Argentina e Australia. Si ricostituita dopo i cambiamenti politici
dell'Europa dell'est nell'Ucraina e nella Polonia; con circa 4.300.000 fedeli, la pi grande chiesa unita.
2. Le chi ese uni te i n Carpazi a e Ucrai na, nella Slovacchi a e i n Ungheri a sono nate dall'unione
di Uzhorod. Venne conclusa nel 1646, quando questi territori entrarono a far parte del regno di Ungheria.
Prima della seconda guerra mondiale queste chiese contavano circa 1.300.000 fedeli in tre vescovadi
(Mukacevo nella Carpazio-Ucraina, Pregov nella Slovacchia, Hajdudorog in Ungheria) e nell'esarcato apo-
stolico di Miskolc (Ungheria) come pure grandi gruppi nell'Europa sud-orientale e in America. Fuori del-
l'Ungheria queste chiese furono soppresse dopo la seconda guerra mondiale e hanno potuto sopravvivere
solamente in clandestinit e all'estero (USA, Canada). Oggi contano nella Carpazio-Ucraina circa 320.000
fedeli, nella Slovacchia circa 209.000, nella Repubblica Ceca circa 10.000, in Ungheria circa 279.000 e in
Nord America 215.000.
3. La chi esa uni ta i n Romani a nacque nel 1697-1700 a Siebenbrgen, che al tempo apparteneva al-
l'Ungheria. Soppressa nel 1948, ora si ricostituita. Conta circa 1.000.000 fedeli nella chiesa metropoli-
tana di Fagaras con 4 diocesi suffraganee e un vescovado negli Stati Uniti.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
12
4. La chi esa uni ta che si trova nel terri tori o della ex-J ugoslavi a sorta dall'unione che nel 1611
venne conclusa con i serbi residenti in Croazia. Oggi raggruppa circa 30.000 fedeli sotto la giurisdizione
dei vescovo di Krizevci (Croce). Per i circa 5.000 macedoni dal 1972 visitatore apostolico il vescovo di
Skopje-Prizren.
5. Chi ese uni te mi nor i si trovano in Bulgar i a (esarcato di Sofia) con circa 10.000 fedeli, in Greci a
(esarcato di Atene) con circa 2.300 fedeli e in Albania con circa 1.500 fedeli, tutte sorte nella secon-
da met dei secolo xix come quella in Poloni a, nata con la rifondazione della Polonia dopo la prima
guerra mondiale (prevalentemente costituita da ucraini e russi), ancora oggi costituita da un'unica parroc-
chia, che sottoposta al primate latino. Una piccola chiesa uniate formano anche i circa 100.000 i talo-
albanesi residenti nel sud Italia e in Sicilia.
6. Il patri arcato melchi ta di Anti ochi a e di tutto l'Ori ente, Alessandri a e Gerusalemme con-
ta 1.300.000 fedeli circa di rito bizantino nel lontano Oriente e anche all'estero. Il patriarca risiede a
Damasco, Rabboueh (Libano) e al Cairo. Il patriarcato sorse nel 1724 da una unione parziale con il pa-
triarcato ortodosso di Antiochia. Dal 1772 tutti i cattolici di rito bizantino residenti nel lontano Oriente
sono sottoposti a questo patriarcato.
Le chiese unite dellantico oriente
1. Il patr i ar cato caldeo di Babi loni a, sede di Bagdad, nato a met del secolo xvi come unione
parziale con la chiesa apostolica e cattolica assira d'Oriente. Dopo l'unione stabilita temporaneamente nel
passato, venne ripresa nelle unioni di Diarbekr (1681) e Mosul (1778). Il patriarcato ha 10 eparchie in Iraq,
4 in Iran e un'eparchia anche in Siria, in Libano, in Egitto, in Turchia e negli Stati Uniti con circa
400.000 fedeli in tutto.
2. La chi esa si r o-malabar i ca nel sud-ovest dell'India si sviluppata dalla missione portoghese del se-
colo xvi a partire dal locale cristianesimo di rito siriaco orientale (cristiani di Tommaso). Resistendo con-
tro i tentativi di latinizzazione una grossa parte di fedeli, tuttavia, nei secoli xvi e xvii lasci l'unione e for-
m la chiesa siro-ortodossa d'Oriente. Nel 1887 i restanti fedeli ottennero una propria giurisdizione, ma
solo nel 1896 vennero nominati vescovi autoctoni. Nel 1923 venne eretta una propria provincia ecclesiast-
ca, che conta oggi circa 3.800.000 fedeli.
3. La chi esa si ro-cattoli ca sorta come unione parziale con la chiesa siro-ortodossa di Antiochia da
tentatvi di unione dei secoli xvi e xvii. Fin dal 1783 stato istituito il patriarcato siro cattolico di Antio-
chia, con sede a Beirut. Ad esso sono sottoposti gli esarcati patriarcali del Libano, della Turchia e di Geru-
salemme, come anche 4 eparchie in Siria, 2 in Iraq e un'eparchia in Egitto e negli Stati Uniti con circa
110.000 fedeli in totale.
4. La chi esa si ro-malancari ca nel sud dell'India nata nel 1930 come unione parziale con la chiesa
siro-ortodossa d'Oriente. Dal 1932 stata istituita la chiesa metropolitana dei siro-malancari, con sede a
Trivandrum, Kerala, con due eparchie suffraganee e con circa 400.000 fedeli.
5. La chi esa ar meno-cattoli ca un'unione parziale con la chiesa armena. Mentre la prima unione del
1198 non ebbe seguito per la fine dell'impero armeno ad opera dei mamelucchi nel 1375 e anche l'unione
conclusa al concilio di Firenze (1439) non ebbe alcuna consistenza, i nuovi tentativi dei secoli xvii e xviii
portarono, nel 1742, ad un'unione duratura. Oggi il patriarcato armeno-cattolico di Cilicia, con sede a Bei-
rut dal 1928, conta 4 arcidiocesi e 5 diocesi, 2 esarcati patriarcali, 2 esarcati apostolici e 3 ordinariati. I cir-
ca 400.000 fedeli di questa chiesa vivono in Libano, in Turchia, in Iraq, in Siria, in Egitto, in Iran, in
Armenia come anche in America ed Europa.
6. La chi esa copto-cattoli ca sorse grazie all'opera dei francescani nel secolo xviii come unione parzia-
le con la chiesa copto-ortodossa. Dal 1895 vi il patriarcato cattolico-copto di Alessandria, con sede al Cai-
ro, e con circa 200.000 fedeli in 6 eparchie.
7. La chi esa eti opi co-cattoli ca, dopo il fallimento dell'unione del 1628, sorse una seconda volta nel se-
colo xix grazie all'opera dei lazzaristi come unione parziale con la chiesa etiope copta. Dal 1961 vi una
chiesa metropolita etiope cattolica, con sede in Addis Abeba, e con circa 200.000 fedeli in 5 eparchie.
8. La chi esa mar oni ta, chiamata cos dal monastero di san Marone in Siria, l'unica chiesa orientale
che sia unita totalmente con la chiesa latina. Questa chiesa sorse nel secolo viii per divisione dal patriarca-
to ortodosso di Antiochia. L'unione con la chiesa latina avvenne nel 1181. Oggi il patriarcato dei maroniti,
con sede a Bkerk (Libano), conta 10 eparchie in Cipro, Egitto, Argentina, Brasile, Australia, Canada e
Messico e l'esarcato patriarcale a Gerusalemme, con circa 3.100.000 fedeli complessivamente.
9. Per gli uni ti che vi vono i n aree di ri to latino vi sono proprie strutture ecclesiastiche - comparabili
con le comunit di emigrati di rito latino -, proprie comunit e (in relazione al numero) proprie gerarchie,
affinch gli uniti possano vivere la propria identit nella liturgia e nella vita ecclesiale.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
13
1.2. Dal grande Nilo al Fiume Giallo: lepopea delle Chiese
Antico-Orientali

At 2,5-11: Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che sotto il cielo.
Venuto quel fragore, la folla si radun e rimase sbigottita perch ciascuno li sentiva parlare la propria
lingua. Erano stupefatti e fuori di s per lo stupore dicevano: Costoro che parlano non sono forse tut-
ti Galilei? E com' che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamti
(sud dellIran) e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadcia, del Ponto e dell'Asia,
della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirne, stranieri di Roma, Ebrei
e prosliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio.



Questo brano degli Atti degli Apostoli che tutti conosciamo, relativo alla Pentecoste, ci presenta un
elenco di popoli che secondo il racconto lucano sono in qualche modo venuti a contatto con
levento dellannuncio del kerygma e ci introduce cos assai bene al tema che questa sera vogliamo ac-
cennare. Lelenco che Luca riporta, infatti, attinge probabilmente non solo ad antiche tradizioni rela-
tive allevento stesso che viene descritto, ma si presenta come una sorta di attestato relativo al pri-
mo seme di quelle che sarebbero poi state comunit cristiane fiorenti e che avrebbero potuto confer-
mare leggendo gli Atti la veridicit dellaffermazione. Questo fenomeno di autenticazione del
primo diffondersi del vangelo presso un determinato luogo o popolo si trova anche in altre occasioni
negli Atti (si pensi ad At 8,26ss, con il caso della conversione dellEtiope ad opera di Filippo), e dun-
que possiamo notare scorrendo lelenco di At 2 come fin dagli albori della Chiesa vi fosse la con-
sapevolezza che essa si diffuse ben oltre i confini dellImpero romano.
In realt sono molte le Chiese nate nel mondo considerato barbaro. Normalmente sono anche
assai poco conosciute. Non potremo certamente esaurirne la conoscenza questa sera: vorrei solo limi-
tarmi a suscitare in voi la curiosit di approfondirne ove possibile lo studio, riconoscendo nel
contempo come sia ben pi vario di quanto riteniamo il panorama offerto dallinculturazione del van-
gelo nelle regioni e nelle culture pi diverse: cf. la produzione artistica, letteraria, liturgica, musicale

1. La Chiesa siro-occidentale
Circa le origini di questa chiesa offriamo solo pochi cenni, poich essa nasce in realt allinterno
dellImpero romano, ed anzi il primo teatro dello scontro-incontro tra il cristianesimo di matrice
giudaico-gerosolimitano e i proseliti di provenienza etnicocristiana. La diffusione del Cristianesimo
ad Antiochia databile intorno al 33.-34 d.C., dopo il martirio di Stefano e la persecuzione degli Elle-
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
14
nisti ad esso seguita. Abbiamo poi sempre ad Antiochia figure importanti come Ignazio, vescovo e
martire sotto limperatore traiano (98-117), che scrive in lingua greca alle Chiese dellAsia Minore e di
Roma mentre viene condotto a Roma per morirvi nel circo.
Siria, per, se indica in senso proprio quanti abitano ad occidente dellEufrate, in senso lato con-
nota quanti parlano la lingua aramaica anche ad oriente dello stesso fiume, fino alla Mesopotamia e
alla Persia. La Siria, dunque, vive con due identit che si rispecchiano nella cultura, nel modo di vita
e nelle espressioni linguistico-letterarie: quella greca, che rimane esterna, per quanto penetrata
profondamente, e quella sua nativa, in cui si parla il siriaco e si preservano antiche tradizioni e co-
stumi. Proprio il siriaco la lingua tipica di una cultura cristiana e letteraria di grande importanza e
valore sia teologico che stilistico che si sviluppa tra il II e il XIII secolo, anche se dopo il VII seco-
lo, con la conquista araba, il siriaco scompare come lingua parlata, per restare confinato allambito
letterario e liturgico.
Nellambito del cristianesimo di espressione siriaca, grande parte ha la citt di Edessa, capitale del
regno di Osroene ma conquistata nel 115 d.C. da Traiano insieme allArmenia. La citt vede la presen-
za di una comunit cristiana che si riconosce fondata dallapostolo Addai (Taddeo?) per incarico di
Ges stesso, in risposta alla missiva inviatagli dal re Abgar.
Questa comunit edessena ha comunque ricevuto assai presto il vangelo. Secondo W. Bauer sareb-
be stata evangelizzata dai Marcioniti, che l sono attivi fino al IV secolo. Altri studiosi vedono lopera
di missionari cristiani venuti dalla Palestina come responsabile della cristianizzazione di Edessa, e di
alcuni caratteri giudeocristiani marcati della sua comunit.
Nel IV secolo viene fondata la scuola teologica di Nisibi, da cui uscir S. Efrem. Dopo la cessione di
Nisibi ai Persiani (363- Gioviano), la scuola si trasferisce a Edessa, ove dopo il 431 verr coltivata
leredit dottrinale di Nestorio.

Le controversie cristologiche:
Paolo di Samosata: un siriano (e non un greco!), che ha un alto compito nellamministrazione fi-
nanziaria sotto la regina Zenobia (267-271, sconfitta da Aureliano e condotta prigioniera a Tivoli, do-
po aver messo in crisi il dominio geopolitico romano in Oriente) oltre ad essere vescovo di Antiochia.
Per lui luomo Ges il tempio nel quale viene accolto il Logos, e dunque professa una forma di cri-
stologia modalistica, nella quale Cristo non personalit autonoma, ma la forma che Dio prende per
mostrarsi agli uomini.
Poi abbiamo Apollinare di
Laodicea (condannato ad
Alessandria nel 362), che
professa la presenza in Cristo
di corpo e anima irrazionale
umane, mentre il Logos
prende il ruolo dellanima
superiore razionale
Nel V secolo il conflitto tra
Alessandria e Antiochia si fa
pi serrato, e vive veri e
propri momenti di rottura (ad
esempio tra il Concilio di
Efeso del 431, che condanna
Nestorio, e il tomus unionis
proclamato nel 433).
Il concilio di Calcedonia
(451) vede in Siria lapertura
di una stagione nuova. Dal
sostegno precedente alle idee di Nestorio si passa allapprezzamento della posizione cirilliana in cri-
stologia, avviando una serie di scontri tra calcedonesi e anticalcedoniani. Lesito sar quello di una
moltiplicazione delle chiese ad Antiochia, dove calcedonesi e monofisiti creeranno ciascuno la propria
gerarchia e le proprie comunit.
Quanti non riconobbero le decisioni di Calcedonia presero il nome di Gi acobi ti (da Giacomo Ba-
radeo, morto nel 578 e vescovo di Edessa).
I tentativi di Eraclio imperatore (610-640) di ingraziarsi i monofisiti con il monotelismo (638) non
andarono a buon fine; nel frattempo (640) avvenne la conquista di Edessa, che segu la capitolazione
di Gerusalemme e Antiochia.
Il Regno di Palmira sotto Zenobia, dopo l'espansione del 270, prima della riconquista di Aureliano (271)
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
15
Oggi possiamo annoverare nellambito siro, in base alla loro tradizione, queste Chiese:
Chiesa siro ortodossa e Chiesa siro-cattolica: tradizione giacobita
Chiesa greco-ortodossa di Antiochia e Chiesa greco-cattolica (melchita)
Chiesa cattolica maronita.

Leggiamo ora un passo della Didascalia di Addai: un testo del V secolo, ma che contiene sicuramente
del materiale tradizione pi antico e capace di riportarci allautocoscienza originaria di questa Chie-
sa (testo in: TESTI CRISTIANI SIRIACI ANTICHI, Didascalia di Addai. Introduzione, traduzione dal siriaco
e note a cura di MONICA CASADEI [= Testi dei Padri della Chiesa 87], Qiqajon, Bose, 2007):
Dalla Didascalia di Addai (3-4, passim)
3. Successione apostolica e tradizione
1. Gli apostoli non stabilirono tutto ci per se stessi ma per coloro che sarebbero venuti dopo di lo-ro. Temevano, infatti,
che lupi si preparassero a indossare la veste degli agnelli. Per loro era sufficiente lo Spirito Paraclito che [era] in essi, il
quale, cos come aveva posto queste leggi per mano loro, secondo la legge li conduceva: coloro, infatti, che avevano ri-
cevuto da nostro Signore forza e potenza non avevano bisogno di leggi che venissero poste per loro da altri. Anche Pa-
olo, infatti, e Timoteo, mentre passavano per la regione di Siria e di Cilicia, avevano consegnato, alle chiese delle re-
gioni in cui proclamavano e annunciavano, questi stessi comandamenti e leggi degli apostoli e dei presbiteri per coloro
che erano sotto la mano degli apostoli.
2. I discepoli, poi, dopo aver stabilito questi ordinamenti e leggi non cessarono di proclamare l'an-nuncio e di fare stu-
pendi portenti, che nostro Signore compiva per mano loro. E infatti un popolo numeroso si adunava ogni giorno presso
di loro, e credeva nel Messia; e da diverse citt venivano presso di loro, udivano le loro parole e le accoglievano. Nico-
demo e Gamaliele, capi della sinagoga dei giudei, giunsero presso gli apostoli in segreto, avendo aderito nel cuore alla
loro dottrina; ma anche Giuda, Levi, Peri, Giuseppe e Giusto, figli dei sacerdoti Anania, Caifa e Alessandro, giunsero
presso gli apostoli di notte, confessando il Messia Figlio di Dio e [confessando] che temevano di manifestare tra i figli
del loro popolo i loro pensieri nei confronti dei discepoli...
Quando i loro padri sentirono tali cose dai loro figli, li attaccarono duramente, non per il fatto che avevano creduto nel
Messia ma perch [li] avevano ingannati e avevano reso manifesto il pensiero dei loro padri dinnanzi ai figli del popolo.
Quelli che credettero, per, seguirono i discepoli e non se ne andarono da presso di loro perch videro che ci che in-
segnavano alla moltitudine, essi realmente [lo] compivano dinnanzi a tutti.
3. Mentre la vessazione e la persecuzione si alzavano contro i discepoli, [quelli che credettero] gioi-vano di essere ves-
sati con loro, ricevevano nella gioia pene e prigionia, nella confessione della loro fede nel Messia, e ogni giorno della lo-
ro vita proclamavano il Messia davanti a giudei e samaritani.
4. Dopo la morte degli apostoli [costoro] furono guide e sovrintendenti nelle chiese, e ci che gli apostoli avevano tra-
smesso loro e [loro] avevano ricevuto da essi, lo insegnavano alle moltitudini ogni giorno della loro vita. Anche costoro
poi, alle loro morti, trasmisero e consegnarono ai loro discepoli dopo di loro tutto ci che avevano ricevuto dagli aposto-
li, e anche ci che scrisse Giacomo da Gerusalemme, Simone dalla citt di Roma, Giovanni da Efeso, Marco da Ales-
sandria la grande, Andrea dalla Frigia, Luca dalla Macedonia e Giuda Tommaso dall'India, affinch le lettere degli apo-
stoli fossero ricevute e proclamate nelle chiese in ogni luogo, [cos] come vengono proclamati i trionfi dei loro atti, che
scrisse Luca; perch con ci, riguardo agli apostoli e ai profeti e all'alleanza antica e alla nuova, fosse reso noto che
una sola verit stata proclamata in tutti questi [scritti] e che un unico Spirito ha parlato in tutti loro a partire da un unico
Dio, che tutti quanti hanno adorato e tutti quanti hanno annunciato, e le regioni [della terra] hanno ricevuto la loro dottri-
na.
5. Tutto quello che stato detto da nostro Signore per mezzo degli apostoli e che gli apostoli conse-gnarono ai loro di-
scepoli fu creduto e ricevuto in ogni luogo, nel segno di nostro Signore, colui che disse loro: Sono con voi fino alla fine
del mondo, dopo che le guide ebbero disputato con i giudei riguardo agli scritti dei profeti e conteso anche con gli erro-
nei pagani per l'abbondanza dei por-tenti che avevano compiuto nel nome del Messia. Tutti i popoli, infatti, anche quelli
che abitavano in altre regioni erano quieti e silenti per l'annuncio del Messia e coloro che confessavano [la fede] nella
persecuzione gridavano: La nostra persecuzione di oggi sar per noi avvocata, poich in principio fummo persecuto-
ri; e vi erano tra di loro coloro che erano stati condannati alla morte per spada e coloro a cui era stato tolto ci che
possedevano e che erano stati fiaccati. E per quanto l'assedio infuriasse contro di loro, la loro adunanza si arricchiva e
aumentava e nella gioiosit del loro cuore ricevevano la morte, qualsiasi essa fosse, e per mezzo del sacerdozio, che
gli apostoli stessi avevano ricevuto da nostro Signore, il loro annuncio fu disseminato ai quattro lati della terra rapida-
mente; ed essi, facendosi visita l'un l'altro, l'un l'altro si servivano.
4. Le chiese stabilite dagli apostoli
1. Ricevette il sacerdozio Gerusalemme e tutta la regione della Palestina, la terra di Samaria e di Filistea, la regione
degli arabi e di Fenicia, e gli abitanti di Cesarea da Giacomo, colui che fu sovrintendente e guida nella chiesa degli apo-
stoli che fu edificata in Sion.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
16
2. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: Alessandria la grande, Tebe, tutto l'Egitto interiore, tutta la regione di Pelusio e
fino al confine degli indiani da Marco, l'evangelizzatore, che fu l sovrintendente e guida nella chiesa che vi edific e in
cui esercit il ministero.
3. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: l'India e tutte le regioni sue e dei suoi dintorni fino al mare estremo da Giuda
Tommaso, colui che fu guida e sovrintendente nella chiesa che l edific e in cui esercit il ministero.
4. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: Antiochia, la Siria, la Cilicia e la Galazia fino al Ponto da Simon Cefa, che l po-
se le fondamenta della chiesa e fu sacerdote e l esercit il ministero, fino al tempo in cui sal di l a Roma, a causa di
Simon Mago, che fece errare gli abitanti di Roma con le sue magie.
5. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: la citt di Roma e l'Italia tutta e la Spagna e la Britannia e la Gallia, con il resto
delle altre regioni d'intorno, da Simon Cefa, che sal da Antiochia e fu sovrin-tendente e guida nella chiesa che edific l
e nei suoi dintorni.
6. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: Efeso e Tessalonica e l'Asia tutta e tutta la regione dei co-rinzi e dell'Acaia tutta
e dei suoi dintorni, da Giovanni l'evangelista, colui che si pos sul petto di nostro Signore, che l edific la chiesa ed e-
sercit il ministero nell' amministrazione del luogo.
7. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: Nicea e Nicomedia e tutta la regione della Bitinia e della Gezia e le localit dei
suoi dintorni da Andrea, fratello di Simon Cefa, colui che fu guida e sovrintendente nella chiesa che l edific e dove fu
sacerdote ed esercit il ministero.
8. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: Bisanzio e tutta la regione della Tracia e dei suoi dintorni fino al grande fiume,
confine che divide la terra dei barbari, dall'apostolo Luca, colui che l edific la chiesa ed esercit il suo ministero nella
giurisdizione e nell' amministrazione del luogo.
9. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: Urhoi e tutte le regioni dei suoi dintorni d'ogni lato e Nisibi e il Bet Arabaye e
tutto il nord e le localit che gli stanno d'intorno e tutta la regione confinante del Bet Nahrain, da Addai l'apostolo, uno
dei settantadue apostoli, che l fece discepoli ed edific la chiesa e vi fu sacerdote ed esercit il ministero nell'ammini-
strazione del luogo.
10. Ricevette il sacerdozio degli apostoli: tutta la Persia, [quella] degli assiri, e degli armeni e dei medi e delle regioni dei
dintorni di Babele, il Bet Huzaye e il Gilan fino ai confini delle Indie e fino al paese di Gog e Magog, e, ancora, le regioni
tutte d'ogni parte da Aggai, fabbricante di [panni di] seta, discepolo dell'apostolo Addai.
11. Il resto, poi, degli altri compagni degli apostoli giunse nelle regioni remote dei barbari e passavano di luogo in luogo
facendo discepoli e l esercitarono il loro ministero di proclamazione e l uscirono da questo mondo. E camminarono
dietro a loro i loro discepoli, fino a oggi, e non vi fu mutamento o aggiunta alla loro proclamazione.
12. Luca l'evangelista, poi, si prese cura di scrivere le glorie degli atti degli apostoli, gli ordinamenti e le leggi del loro
ministero sacerdotale e dove ciascuno di essi si rec. Grazie alla cura di Luca, dunque, tali cose, e altre molto pi nu-
merose di queste, [egli] scrisse e consegn tramite Prisco e Aquila, suoi discepoli; ed essi furono al suo fianco fino al
giorno della sua morte, come Timoteo, Aristo di Listra e Menas, primo discepolo degli apostoli, furono al fianco di Paolo,
fino a che costui sal alla citt di Roma, per opporsi al retore Tertullo, e il Cesare Nerone condusse in catene lui e Si-
mon Cefa nella citt di Roma.

2. La Chiesa siro-orientale o assira
La Chiesa assira o siro-orientale vede la sua storia svilupparsi allesterno dellImpero romano, in
un vasto territorio che tocca lArmenia a nord, lIndia a est, lArabia a sud. Il contesto socioculturale
vede dapprima la presenza dellImpero persiano e poi di quello sassanide con il mazdeismo come re-
ligione dominante, e poi, verso il 650, la conquista musulmana che impone lIslam come credo.
Sembra che le origini di questa Chiesa vadano cercate nelle comunit ebraiche presenti in Babilo-
nia fin dallesilio seguito alla distruzione del Tempio di Gerusalemme: la presenza di Parti, Medi, E-
lamiti e abitanti della Mesopotamia segnalata da Atti 2,9 il giorno di Pentecoste potrebbe essere un
indizio della prima via di diffusione del cristianesimo. La tradizione di Eusebio, che cita Origene, vuo-
le che sia stato Tommaso lapostolo evangelizzatore dellAssiria, mentre i testi siriaci pi antichi men-
zionano lopera dellapostolo Addai (Taddeo): costui nel 37 d.C. avrebbe stabilito a Seleucia-
Ctesifonte la prima sede vescovile della regione.
Un ulteriore impulso alla crescita del cristianesimo pu essere ravvisato nello stabilirsi (226) della
dinastia sassanide: nelle sue campagne militari contro lImpero romano, verso il quale vi fu sempre
una politica di ostilit, i sassanidi giunsero fino in Siria, Cappadocia e Cilicia, facendo co prigionieri
molti cittadini romani, tra i quali certamente vi erano cristiani, deportati poi in Persia.
La crescita dei cristiani provoca verso la fine del III secolo, con il re Wahram II, una persecuzione
istigata dal capo dei Magi, Kartir, che temeva per le sorti della religione nazionale, il mazdeismo. I
cristiani erano accusati di predicare il rifiuto del matrimonio e della procreazione, a causa della loro
erronea confusione con i manichei, e dunque di indebolire limpero. Questa persecuzione non fu certo
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
17
lunica: dopo un quarantennio di pace, il re Sapore II (309-379) riprese, sempre istigato dai magi e
secondo fonti agiografiche, dagli ebrei della diaspora le ostilit, ritenendo che i cristiani fossero una
sorta di quinta colonna degli imperatori romani, essi pure non alieni da misure ostili allimpero sas-
sanide. Con il re Iezdegerd I (399-420) linfluenza dei Magi venne meno, e alla Chiesa furono permes-
si rapporti pi stretti con lOccidente: i vescovi assiri poterono cos riunirsi nel 410 a Seleucia-
Ctesifonte, adottando la fede e la disciplina di Nicea e riorganizzando lassetto territoriale della loro
Chiesa, che si estendeva dallArmenia al Golfo Persico. Il re Iedzgerd non solo ratific le decisioni del
Concilio, ma le rese leggi dello stato: ci port al riconoscimento, ma anche al controllo della Chiesa
da parte dello stato, che si arrog il diritto, in tempi successivi, di influenzare lelezione del katholi-
kos, a sua volta resosi indipendente dal vescovo di Antiochia (autocefalia del 424: Dad-Isu I chiese
inoltre al Sinodo di essere sottratto alla possibilit di un giudizio che appellasse al romano pontefice).
Ci port alla progressiva costituzione della Chiesa assira come chiesa nazionale, liberandola dalla
tutela bizantina, ma pure accentuandone le tendenze separatiste. Ma per la rottura definitiva con
le altre Chiese si dovr attendere lepoca delle controversie cristologiche.
Il latrocinium di Efeso (449) e poi i concilii di Calcedonia (451) e Costantinopolitano II (553) vi-
dero la ripetuta condanna di teologi della Scuola antiochena ed edessena di orientamento filonesto-
riano; questa corrente teologica, tuttavia, trov fortuna nella Chiesa assira, oltre i confini dellImpero
romano. Tale favore fu sicuramente dovuto alla ragione politica dellostilit tra sassanidi e romani
(che erano calcedonesi o monofisiti), ma anche al desiderio di indipendenza e autonomia della Chiesa
assira. Gi durante lepiscopato di Rabbula di Edessa (412-435) i seguaci di Nestorio erano stati allon-
tanati dalla scuola di Edessa, fondata da Efrem nel secolo precedente, ma con il successore Ibas la si-
tuazione fu capovolta, e ulteriore fortuna ebbe il nestorianesimo con lopera di Narsai, a capo della
scuola nella seconda met del V secolo. Egli spost volutamente la scuola di Edessa a Nisibi (fuori
dalla giurisdizione di Costantinopoli), premunendosi contro il prevalere dellorientamento calcedone-
se nellImpero romano e preparandosi cos ad accogliere i nestoriani, espulsi nel 489 dallimperatore
Zenone. Acacio (485-496) e Mar Aba (540-552), ambedue katholikoi, consolidarono la dottrina e
lorganizzazione della Chiesa persiana, favorendone la riforma e la crescita.
Allinizio del VI secolo iniziarono le prove: quando limperatore Giustino I (518-527) esili i mono-
fisiti dallImpero, molti di costoro si rifugiarono in Persia, dove diedero inizio a centri di diffusione
antinestoriani che potevano contare su una gi valida tradizione di pensiero (tra i rappresentanti: Fi-
losseno di Mabbug [440-523], Giacomo di Sarug [450-520]). La presenza di eresie come il messalia-
nesimo, lintroduzione dellesegesi origeniana nella scuola di Nisibi, la persecuzione di Cosroe II, in-
debolirono la Chiesa assira, che rimase anche priva di un katholikos, mentre si profilava la conquista
musulmana: nella prima met del VII secolo la loro avanzata travolse non solo la presenza bizantina
in Siria e Palestina, ma anche limpero sassanide. I nestoriani, peraltro, non fecero molto per difende-
re un regime che li aveva lungamente perseguitati, ma si assoggettarono ai nuovi padroni, che pur te-
nendoli in uno stato di sottomissione morale e giuridica, non impedirono loro di professare la loro re-
ligione.

3. Le missioni nestoriane in Asia centro-orientale la Chiesa nestoriana cinese
La conquista musulmana, con la conseguente proibizione di qualunque forma di proselitismo, die-
de un forte impulso alla diffusione del messaggio cristiano fuori dai confini. Sulla scia delle rotte
commerciali, i cristiani assiri arrivarono fino a Ceylon, sulle coste indiane del Malabar e in Cina, nel
VII-VIII secolo.
Alla fine del sec. VIII risale la stele nestoriana di Xian, con uniscrizione cinese che unisce teologia
e storia della diffusione del cristianesimo in Cina: afferma che nel 635 limperatore Taizong ricevette
il vescovo Aluoben, proveniente dallOccidente; fece tradurre le Scritture da lui portate con s, si con-
vinse della fondatezza e della verit della dottrina in esse contenute, e ne ordin la diffusione, ponen-
dolo in contatto con taoismo, confucianesimo e buddismo, in un periodo di forte apertura culturale
per la Cina. Tale diffusione dur fino al secolo IX, quando un nuovo imperatore Wuzong proscris-
se tutte le religioni straniere, avviando una tremenda persecuzione che non lasci quasi pi alcuna
presenza cristiana. Tracce di cristiani rimangono tuttavia fino al XI-XII secolo a Canton, mentre alla
met del XIII secolo con linvasione di Gengis Khan sono alcuni esponenti della classe nobile
mongola a convertirsi al cristianesimo. In questepoca giungono in Cina anche missionari occidentali
francescani, che tuttavia non avranno molti successi durante la dinastia Ming; infine, nel XVI secolo
saranno i Gesuiti (Matteo Ricci: 1552-1610) a testimoniare il Cristianesimo in terra cinese.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
18
La stele di Xian fu scoperta intorno al 1623-1625, e narra delle alterne vicende delle comunit cri-
stiane tra il 635 e il 781. Vi sono tracce tradizionali di presenze cristiane gi sotto il regno dei katholi-
koi Ahai (411-415) e Shila (505-520), che tuttavia necessitano di maggiori conferme storiografiche.
Tra i secoli VII e IX la chiesa siro-orientale arriva ad avere in Cina tra i 230 e i 250 vescovi, con mi-
lioni di credenti. Le missioni siro-orientali erano per iniziate gi nellAsia centrale, nella zona di Sa-
marcanda ed Herat (detta Serindia), ove testi cristiani furono tradotti in lingua sogdiana (una lingua
iranica usata nelle comunicazioni dei mercanti) permettendo un fecondo incontro del cristianesimo
con le culture locali, da cui origina unopera di inculturazione profonda in un ambiente totalmente di-
verso da quello originario semitico o greco-latino. Abbiamo cos notizia di un patriarca (Timoteo I
780-823) che ricevette dal califfo al-Mahdi giurisdizione su tutti i cristiani del mondo musulmano e
come pare avrebbe persino nominato un metropolita per la Cina, elevata a provincia ecclesiastica
esterna e che vedeva pure la presenza di numerosi monaci.
Nellasia centro-orientale, il cristianesimo assunse caratteri propri, profondamente segnati dal
confronto con la cultura dei luoghi, e ci avvenne in particolare per quanto riguarda la Cina, dove si
potuto isolare un corpus di nove manoscritti (VII-VIII s.) risalenti ai vescovi Aluoben e Ciriaco e al
monaco Adam-Jingjing. In questi scritti che rappresentano quanto ci rimane di un patrimonio di
cui conosciamo almeno altri 35 titoli e la menzione di altri 530 libri possiamo trovare uno stile let-
terario ed un utilizzo dellimmaginario religioso propri del contesto culturale cinese. Possiamo cos
ipotizzare lesistenza in Cina (nella capitale dellimpero Tang, Changan) di una vera e propria quipe
di traduttori: essi traducevano dal siriaco al cinese per mezzo di interpreti sogdiani, che conoscevano
entrambe le lingue, ed erano assistiti da esperti religiosi: monaci buddhisti, preti taoisti, letterati
confuciani. La religione cristiana venne chiamata jingjiao, o religione della Luce, poi detta dal
luogo di provenienza Da Qin. Particolarmente significativa lattitudine gi riscontrabile nella
Stele di Xian a riformulare il messaggio evangelico in un linguaggio accessibile a destinatari di cul-
tura cinese, impiegando cio concetti e termini tipici del taoismo e del buddhismo per esprimere le
verit cristiane.
Da: La stele di Xian
il documento pi importante e famoso che testimonia la diffusione del vangelo in Cina. Si tratta di
una stele risalente alla fine dellVIII secolo, che racconta le vicende dellarrivo di religiosi persiani
della Chiesa siro-orientale nella capitale dellimpero cinese e delle vicende delle comunit cristiane
da loro fondate tra il 635 e il 781. La stele fu scoperta intorno al 1625, pochi anni dopo la morte di
Matteo Ricci, il grande missionario gesuita (1552-1610) che tanto fece per tentare una ritraduzione
del messaggio evangelico nellambiente culturale cinese. La stele opera di un monaco, Adam-
Jingjing, che si probabilmente avvalso dellaiuto di monaci buddisti, ispirandosi altres ad uno
scritto celebrativo di un loro monastero. Leggiamo la parte pi dogmatica per apprezzare la pre-
sentazione del cristianesimo con concetti, linguaggio e immagini cinesi (testo in: TESTI CRISTIANI
CINESI ANTICHI (SECOLO VIII), La via della Luce. Stele di XIan. Inno di lode e di invocazione alle tre
Maest della religione della Luce [= Testi dei Padri della Chiesa 51], Edizioni Qiqajon Monastero di
Bose, Magnano, 2001, pp. 22-31 passim).

Si dice che [vi sia un Essere] eterno nella sua verit e stabilit, senza origine e al di qua di ogni inizio; insondabile nella
sua spiritualit e immutabilit, Essere trascendente al di l di ogni fine; il quale, disponendo del misterioso cardine del
mondo, crea e trasforma [ogni cosa]; Supremo Venerabile, [egli] ispira ogni santit: ma questo non forse proprio Dio,
l'Essere trascendente della nostra Triunit, vero Signore senza origine?
Tracciando una croce, egli ha separato le quattro regioni dello spazio; suscitando lo spirito primordiale, ha dato origine
ai due soffi. Le tenebre e il vuoto furono trasformati, e il cielo e la terra furono separati; il sole e la luna iniziarono a ruo-
tare, e il giorno e la notte cominciarono ad alternarsi. Dopo aver forgiato e portato a compimento tutte le cose, cre il
primo uomo: a lui diede, differenziandolo [dagli altri esseri viventi], ogni buona qualit in armonia e il dominio sulle mi-
riadi di creature.
La natura umana originaria era pura e umile, e il suo cuore, semplice e sereno, era nella sua essenza libero da passioni
disordinate. Ma venne Satana che con la menzogna ingann la sua essenza pura: egli caus la separazione di ci che
comunemente ritenuto nobile dal [vero] bene, insinuando cos con un falso pretesto un'oscura identit tra quello e il
male. In questo modo i trecentosessantacinque principi iniziarono a susseguirsi l'uno dopo l'altro e ad aprirsi le loro vie,
intrecciando una rete di [varie] dottrine: alcuni di essi indicarono le cose materiali come le vere realt da adorare; altri
portarono all'eliminazione della distinzione tra essere e non-essere; altri [indicarono] la preghiera e i sacrifici come mez-
zo per ottenere la benedizione; altri ancora esaltarono la bont [della natura umana] per ingannare gli uomini. [Di fronte
a ci] l'uomo, con la sua conoscenza e il suo intelletto, si sforz di operare un discernimento, ma i suoi pensieri e le sue
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
19
intenzioni erano ormai stati resi completamente schiavi [dal potere di Satana], e l'uomo non pot pi nulla. Il suo tor-
mento e la sua angoscia divennero fuoco divorante; egli, sprofondato ancora di pi nell'oscurit, smarr definitivamente
il cammino, e vag a lungo incapace di ritrovare la via del ritorno.
[Allora] la nostra Triunit divise il suo Essere [divino], e il Radioso Venerabile Messia, spogliando se stesso e celando la
sua vera maest, apparve come uomo. Un angelo port la benedizione a una vergine, che diede alla luce il Santo pres-
so Da Qin. Un astro luminoso annunci il lieto evento, e dalla Persia, avendo scorto lo splendore della stella, vennero a
rendergli omaggio con doni. Portando a compimento l'antica legge esposta dai ventiquattro santi, egli insegn come
governare famiglia e nazione secondo il suo grande piano. Stabil la nuova dottrina fondata sullo Spirito puro della Triu-
nit e [perci] ineffabile: in questo modo egli form [l'uomo] alla virt attraverso la retta fede. Definendo la norma degli
otto precetti, purific l'uomo dalla corruzione e lo [ri]port alla sua vera condizione. Aprendo le porte delle tre virt co-
stanti, dischiuse la vita e abol la morte. Sospendendo [nel cielo] il sole luminoso, distrusse la dimora delle tenebre. In
questo modo tutti gli inganni del demonio furono definitivamente annientati. Postosi ai remi della Barca della misericor-
dia, ascese al Palazzo della luce, e condusse nella traversata verso la salvezza [tutti] gli esseri animati.
Avendo cos portato a termine la sua potente opera, nell'ora meridiana ascese infine alla Verit. Egli lasci i ventisette
libri della Scrittura, i quali espongono [agli uomini] la grande trasformazione [da lui operata], abbattendo cos i limiti dello
spirito [umano]. La sua dottrina prevede l'immersione nell'acqua e nello Spirito, grazie alla quale l'uomo viene mondato
dalle vanit e purificato, ritrovando cos la sua purezza e il suo candore.
La croce che [i cristiani] portano come emblema unisce nella luce i quattro orizzonti della terra, radunando insieme ci
che era disperso. Battendo il legno, diffondono un suono che incita alla bont e alla benevolenza. Nelle loro cerimonie
si volgono verso est, e avanzano rapidamente sulla via della vita e della gloria. Si lasciano crescere la barba in segno
del loro ministero pubblico, e si rasano la sommit del capo per ricordare che non hanno volont propria. Non tengono
servi n serve presso di s, e considerano sullo stesso piano gente altolocata e gente di umili origini. Non accumulano
beni n ricchezze, offrendo loro stessi un esempio di assoluta rinuncia. Completano i loro digiuni con l'isolamento e la
meditazione; rendono salda la loro disciplina attraverso la quiete e la vigilanza. Sette volte al giorno si ritrovano per la
preghiera e la lode, invocando la divina protezione sui vivi e sui morti. Una volta ogni sette giorni celebrano il culto, puri-
ficando cos il loro cuore e ritornando alla loro [originaria] purezza.
Questa Via vera e immutabile trascendente e difficile da definire con un nome: tuttavia la sua efficace azione si mani-
festa in modo cos luminoso che, sforzandoci di descriverla, la chiameremo con il nome di religione della Luce. Ma la
Via da sola senza [l'azione di] un Santo non potrebbe diffondersi, e [cos pure] un Santo senza la Via non potrebbe rag-
giungere la [vera] grandezza. Soltanto quando la Via e il Santo si congiungono come [le due parti di] un accordo, il
mondo istruito e illuminato.
Quando Taizong, imperatore dalle colte virt, inaugur il suo regno glorioso e splendido, si rivel un saggio illuminato
nel governo del suo popolo. [A quel tempo] nel regno di Da Qin vi era [un uomo di] virt superiore, chiamato Aluoben, il
quale, avendo scrutato i segni delle nuvole azzurre, prese [con s] le vere Scritture, e avendo esaminato le note musi-
cali dei venti, attravers difficolt e pericoli: nel nono anno dell'era Zhenguan egli arriv dunque a Chang'an. L'imperato-
re invi il suo ministro di stato, il duca Fang Xuanling, con la guardia imperiale nel quartiere occidentale della citt per
accogliere il visitatore e introdurlo a palazzo. [L'imperatore] fece tradurre le Scritture nella Biblioteca [imperiale] ed esa-
min attentamente quella Via [all'interno] delle porte proibite: egli giunse cos ad essere profondamente convinto della
fondatezza e della verit [di quella dottrina], e diede speciali ordini affinch essa potesse essere propagata. D'autunno,
nel settimo mese del dodicesimo anno dell'era Zhenguan, fu promulgato il seguente decreto imperiale:
La Via non ha un nome immutabile, il Santo non ha un'apparenza corporea immutabile: ogni regione della terra ha il
suo proprio insegnamento religioso, [cos che] tutti i viventi possano essere condotti misteriosamente alla salvezza. Il
Grande Virtuoso Aluoben, del regno di Da Qin, venuto da molto lontano per presentare le Scritture e le immagini [del-
la sua religione] nella nostra suprema capitale. Avendo esaminato attentamente la natura del suo insegnamento, [ab-
biamo trovato che esso] non-azione misteriosa; avendo valutato i suoi elementi essenziali, [abbiamo concluso che es-
si] riguardano le esigenze fondamentali della vita umana e del suo perfezionamento. Il suo linguaggio semplice e
scarno, e i suoi princpi permangono anche dopo che passata l'occasione per i quali erano stati stabiliti. [Questo inse-
gnamento] conduce alla salvezza [tutte] le creature, e [da essa] traggono benefici [tutti] gli uomini. Sia concessa [dun-
que] la sua diffusione nei territori dell'impero, e le autorit competenti costruiscano immediatamente un monastero di Da
Qin nel quartiere Yining della capitale, con un numero di ventun religiosi.
Da: La via del Cielo. Libro sullascolto del Messia. Primo rotolo
Testo databile tra il 618 e il 907, mostra un dialogo profondo con il buddhismo, nellutilizzo signifi-
cativo di vocabolario e concetti presi da quella tradizione sapienziale al fine di riesprimere e rende-
re comprensibile il messaggio cristiano in un contesto culturale totalmente diverso. Questo scritto
testimonia altres la collaborazione esistente tra monaci cristiani e buddhisti nella capitale cinese
(Changan) dei secoli VII-IX, che port a un mutuo scambio di aiuto e conoscenze in riferimento non
solo alla traduzione cinese di testi cristiani, bens anche nella traduzione dal sanscrito di testi bud-
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
20
dhisti. Si nota il nome di Dio: il Venerabile del Cielo, che prova compassione per gli uomini, incapaci
di compiere il bene (testo in: TESTI CRISTIANI CINESI ANTICHI, La via del Cielo. Libro sullascolto del
Messia. Primo rotolo [= Testi dei Padri della Chiesa 75], Edizioni Qiqajon Monastero di Bose, Ma-
gnano, 2005, pp. 32-40 passim).

Nessuno di coloro che hanno accolto i precetti faccia del male agli altri, [ma] si mostri sempre cordiale nei confronti di
tutti gli esseri viventi. Anche se tu sei afflitto dal male, non desiderare il male altrui. Dei molti [precetti], pochi sono es-
senziali: ognuno faccia sempre il bene a tutti gli esseri viventi. Se qualcuno desidera conoscere [questi precetti], [sappia
che] coloro che li hanno accolti li hanno messi per iscritto...
Il Venerabile del cielo ha disposto che gli esseri viventi obbediscano a lui: chi gli obbedisce non permetter che gli esse-
ri viventi vengano uccisi, nemmeno per i sacrifici. Coloro che non obbediscono a questo insegnamento uccidono gli es-
seri viventi e li sacrificano, e poi ne mangiano le carni; si affidano agli di falsi e uccidono agnelli e altri [animali]. Coloro
che, non compiendo il bene, non obbediscono a questo insegnamento e dispongono che gli [altri] uomini facciano altret-
tanto, questi si volgono indietro a compiere il male, e di conseguenza volgono le spalle anche al Venerabile del cielo.
Il Venerabile del cielo, vedendo gli esseri umani in questa situazione, prov grande compassione. [Dal momento che,]
incitati a compiere il bene, essi non gli obbedivano, il Venerabile del cielo invi il dolce Spirito su una vergine, il cui no-
me Maria. Il dolce Spirito entr nel ventre di Maria e, secondo quanto aveva ordinato il Venerabile del cielo, Maria ri-
mase subito incinta: ci avvenne perch il Venerabile del cielo aveva inviato il dolce Spirito, [mentre] accanto alla Ver-
gine non vi era un uomo responsabile della gravidanza. [Questo] provoc che tutti, vedendo che non vi era un uomo re-
sponsabile della gravidanza, dicessero tra loro: Il Venerabile del cielo davvero potente!; inoltre [ci] indusse gli uo-
mini a ritornare a volgersi verso la causa del bene con fede e purezza.
Maria, terminata la gravidanza, partor un figlio maschio, il cui nome Ges. La paternit da attribuire al dolce Spirito,
ma vi furono alcune persone ignoranti che dissero: Se cos, allora la responsabilit della gravidanza e il parto sono
da attribuire allo Spirito. Ma in questo mondo [non pu essere cos], [poich in esso] vi un santo sovrano che emana i
decreti: basta una sua delibera e si viene allontanati, e cos tutti gli uomini vi si sottomettono.
Il Venerabile del cielo fa splendere dall'alto dei cieli la sua luce in cielo e sulla terra. Al momento della nascita di Ges il
Messia nel mondo se ne vide il brillante effetto in cielo e sulla terra: una stella fu riconosciuta nel cielo; la stella era
grande come la ruota di un carro, e rischiar la dimora del Venerabile del cielo. In quel momento [il Messia] nacque nel-
la citt di Gerusalemme, nel paese di Fulin. Dopo che furono trascorsi cinque anni dalla nascita del Messia, [egli] inizi
a parlare e a predicare la legge, nonch a operare il bene verso tutti i viventi.
Passati dodici anni, [il Messia] si rec nel luogo della purificazione chiamato Giordano, per essere segnato e immerso
nel fiume da Giovanni. Giovanni, che fin da principio fu discepolo del Messia, si prostr dinanzi al santo. [Giovanni], che
viveva in una caverna, durante tutta la sua vita non mangi carne n bevve vino, ma si nutr soltanto di verdure crude e
di miele, miele della terra. In quel tempo molti andavano da Giovanni per la cerimonia dell'immersione, ritornando cos
ad aderire ai precetti. Allora Giovanni lasci che il Messia entrasse nel Giordano per il lavacro. Il Messia, dopo essere
entrato nel fiume, usc dall'acqua, e avvenne che il dolce Spirito scese dal cielo: il suo aspetto era simile a una piccola
colomba, che si pos sopra il Messia. Nell'aria [una voce] disse: Il Messia mio figlio. Tutti i viventi che sono nel mon-
do si sottomettano alle volont del Messia: ci che egli dispone che tutti compiano il bene.
Il Messia ha mostrato ai viventi la via del cielo, quale stata predisposta dal Venerabile del cielo. Egli infatti] ha dispo-
sto che tutti i viventi che sono nel mondo cessino di essere asserviti agli di [falsi]: coloro che, avendo ascoltato queste
parole, cessano di essere asserviti agli di [falsi] e cessano di fare il male, pongano la loro fede nelle azioni buone.
Il Messia, dall'et di dodici anni fino all'et di trentadue, implor che tutti gli uomini malvagi tornassero a volgersi verso
la via del bene e delle azioni buone. Il Messia aveva dodici discepoli, che in seguito patirono sofferenze. I morti veniva-
no riportati alla vita, i ciechi ottenevano la vista, coloroil cui aspetto era deforme venivano in seguito sanati, i malati ve-
nivano curati e [le loro malattie] eliminate, coloro che erano soggiogati dai demoni ne erano liberati, perfino gli zoppi ve-
nivano guariti. Tutti i malati si avvicinavano al Messia e, afferrando il [suo] abito, venivano guariti.
Ma nemmeno in quel tempo mancavano coloro che compivano il male, che non si erano volti verso la via del bene, che
non credevano all'insegnamento del Venerabile del cielo, che erano impuri e avidi di guadagno. [Cos] vi furono alcuni
uomini colti, amanti del vino e della carne, asserviti agli di [falsi], che, persistendo nelle loro calunnie e nella loro invi-
dia, desideravano che [il Messia] fosse ucciso. Molti per credevano a quell'insegnamento, cos che sarebbe stato im-
possibile uccidere il Messia. In seguito gli uomini malvagi si unirono e sobillarono gli uomini fedeli e puri, inducendo cos
anche i governanti a volere la morte del Messia. Per lui non vi fu pi modo di sfuggire al gran re. Gli uomini dalle parole
e dalle azioni malvagie calunniarono il Messia, presentando come malvagit il fatto che egli avesse compiuto il bene e
per di pi lo avesse anche insegnato agli altri.
Compiuti i trentadue anni, [il Messia] fu condotto in giudizio davanti al gran re Pilato da quegli uomini dalle azioni mal-
vagie. Di fronte a Pilato [essi] dissero: Il Messia merita la condanna a morte. Il gran re indag tutte le cause della
[sua] malvagit, portate a testimonianza contro il Messia. Davanti al gran re Pilato venne considerata l'opportunit della
condanna a morte del Messia. Il gran re, sul punto di dare disposizioni circa l'opportunit della condanna a morte di
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
21
quell'uomo, [disse]: In verit io non sento e non vedo [nulla a sua colpa]: quest'uomo non merita la morte. [Infatti] ci
era stato orchestrato da quegli uomini malvagi. Il gran re disse: Io non posso uccidere quest'uomo. Ma gli uomini
malvagi dissero: Se quest'uomo non verr messo a morte, [ne andr dei] nostri uomini e delle nostre donne. Il gran
re Pilato chiese dell'acqua e si lav le mani; [poi], di fronte agli uomini malvagi, [disse]: Io non posso davvero uccidere
quest'uomo. Ma gli uomini malvagi insistevano nel richiedere [la condanna], cos che non fu pi possibile che [il Mes-
sia] fosse risparmiato dalla morte.
Il Messia consegn se stesso ai malvagi, a beneficio di tutti i viventi. Perch gli uomini del mondo sapessero che la loro
vita come una candela che sta per estinguersi, [egli] don la sua vita e pat la morte in riscatto dei viventi di questo
mondo. Il Messia consegn se stesso e pat la morte. Gli uomini malvagi condussero il Messia in un altro luogo, nel
quartiere delle esecuzioni, il cui nome Golgota, e lo legarono al legno. Condussero [l] anche due ladroni, uno alla
sua sinistra e uno alla sua destra. Quel giorno, in cui il Messia rest legato al legno per cinque ore, era il digiuno del se-
sto giorno. Lo legarono all'alba, e fino al tramonto vi fu buio dappertutto. La terra trem e le montagne crollarono. Tutti i
sepolcri della terra si aprirono e tutti i morti riebbero la vita...

4. La Chiesa dEtiopia
La scoper ta dellEti opi a i n Occi dente
Fino a ben dopo lanno 1000 non si aveva un concetto chiaro della localizzazione dellEtiopia: vi
era piuttosto unidea confusa di quello che veniva chiamato Regno del Prete Ianni. Questa ignoran-
za dur fino al secolo XV, quando alcuni monaci etiopici furono accolti e ospitati in Vaticano. Le pri-
me testimonianze di una conoscenza dellEtiopia ci vengono da un codice custodito a Firenze che mo-
stra itinerari in Etiopia e risale probabilmente al regno di Re Dawid (1382-1401), contenente anche
una raccolta lessicale integrata dalle informazioni ricevute da un monaco nel 1503.
La prima cartina conosciuta dellEtiopia in Occidente opera di un certo Fra Mauro e si trova a
Venezia nel 1457. Nel giugno del 1459 il duca di Milano Francesco Sforza prega Simon Jacobo e il Pre-
te Ianni di mandargli libri sullEtiopia (dobbiamo ricordare che nel XV secolo i romanzi cavallereschi
menzionano abbondantemente e con tratti leggendari la figura del Prete Ianni).
Per tornare invece alle testimonianze storiche, abbiamo notizia di pellegrini abissini a Roma fin
dal pontificato di Sisto IV (1461-1484), che li ospita nella chiesa di S. Stefano. Nel settembre 1539,
poi, Paolo II compra una casa che diviene il convento di S. Stefano dei Mori e viene loro destinato,
diventando il primo centro europeo di studi etiopici.
Nel 1512, in occasione del Concilio Lateranense V, documentata a Roma la presenza di Etiopici e
Siro-caldei, la cui liturgia viene esaminata da parte di un canonico del Laterano, che tuttavia fatica as-
sai a trovare un interprete. cos che a partire dallaiuto offerto dai pellegrini abissini si inizia
uno studio della lingua che porta, nel 1513, alla prima stampa in etiopico: un Salterio con aggiunta di
inni. Giovanni Potken, che lo stampatore, ritorna poi a Colonia, sua patria e ristampa il salterio, dif-
fondendo linteresse per letiopico.

Nel frattempo, lEtiopia dilaniata dalle guerre tra musulmani e cristiani: per questo i profughi
che scappano a Roma permettono lo studio dellEtiopico. Abbiamo il ricordo di tre monaci provenien-
ti da Dabra Libanos, famoso monastero etiopico, che favoriranno la conoscenza e la stampa di libri in
etiopico, grazie anche allopera di Pietro Indiano, nato a Roma, che nel 1548 pubblica i Vangeli e le
lettere paoline. Del 1552 la prima grammatica etiopica, ad opera del Vittori, e intorno a questepoca
abbiamo anche i primi rapporti politici ufficiali: unambasciatore etiopico a Roma e unambasceria
portoghese che per sei anni rimane in Etiopia. Anche S. Ignazio di Loyola prepara missionari per
lEtiopia, ma solo nel secolo XVII alcuni gesuiti riusciranno ad entrare in quel paese, studiandone a
fondo lambiente e la storia.

Li ntroduzi one del Cr i sti anesi mo nel regno di Axum
LEtiopia, per la sua posizione geografica, ha sempre avuto rapporti commerciali con lo Yemen, il
mitico paese della regina di Saba. Nel I secolo d.C. troviamo nel nord il regno di Axum, una monar-
chia indipendente che ha tra i suoi miti di fondazione quello della discendenza della propria casa
reale dalla regina di Saba e da Salomone tramite il loro figlio, Menelik, al quale Salomone avrebbe
conferito lunzione regale e affidato larca dellalleanza e le tavole della legge.

1Re 10:1La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi. 2Venne in Gerusa-
lemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, d'oro in grande quantit e di pietre preziose. Si pre-
sent a Salomone e gli disse quanto aveva pensato. 3Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
22
non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone. 4La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la sag-
gezza di Salomone, il palazzo che egli aveva costruito, 5i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l'attivit dei
suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato. 6Al-
lora disse al re: Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza! 7Io non a-
vevo voluto credere a quanto si diceva, finch non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n'era
stata riferita neppure una met! Quanto alla saggezza e alla prosperit, superi la fama che io ne ho udita. 8Beati i tuoi
uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza! 9Sia benedetto il Signore
tuo Dio, che si compiaciuto di te s da collocarti sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per Israele il Signore ti ha
stabilito re perch tu eserciti il diritto e la giustizia. 10Essa diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantit e
pietre preziose. Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne port la regina di Saba a Salomone. 11Inoltre, la flotta di Chi-
ram, che caricava oro in Ofir, port da Ofir legname di sandalo in gran quantit e pietre preziose. 12Con il legname di
sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai pi arriv, n mai pi si vide fino
ad oggi, tanto legno di sandalo. 13Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domanda-
to, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa torn nel suo paese con i suoi servi.

Questo scarno racconto biblico viene ampliato, nella tradizione etiopica, nellopera Kebra nagast
(Gloria dei Re), una cronaca dei re dEtiopia destinata a legittimare il potere della dinastia salomoni-
ca installatasi sul trono a partire dal XIII secolo. Secondo questo racconto, la regina di Saba sarebbe
stata sovrana dellEtiopia, e avrebbe concepito un figlio da Salomone, Menelik (dallebraico ben melek
o dallarabo ibn malik figlio di re). Giunto alladolescenza, Menelik volle conoscere suo padre e part
per Gerusalemme con la benedizione della regina madre, mostrando una tale somiglianza con il pa-
dre, che il popolo di Israele stentava a distinguerli. Salomone avrebbe voluto il figlio Menelik (Meni-
lek) come successore, ma il giovane gli spieg che il suo posto era in Etiopia. Salomone allora accon-
sent a lasciarlo partire, insieme ai primogeniti di Israele, e allultimo momento, con laiuto di giovani
sacerdoti, Menelik e compagni riuscirono a rubare lArca dellAlleanza, portandola in Etiopia. Essa
sarebbe ancora l, collocata come vuole una tradizione ancora oggi molto viva nella Cattedrale di
Sion ad Axum. Sempre secondo il Kebra Nagast, gli Etiopi si sarebbero convertiti allEbraismo, prepa-
randosi cos a riconoscere il Messia e ad unirsi ai suoi discepoli. Ci sarebbe accaduto con il battesimo
delleunuco etiope.
Un altro racconto dal sapore leggendario vede lintroduzione del Vangelo in Etiopia come frutto
della conversione dellEtiope, funzionario della regina Candace, di cui parla At 8,26ss.

At 8:26Un angelo del Signore parl intanto a Filippo: Alzati, e v verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da
Gerusalemme a Gaza; essa deserta. 27Egli si alz e si mise in cammino, quand'ecco un Etiope, un eunuco, funzio-
nario di Candce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, 28se ne ri-
tornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. 29Disse allora lo Spirito a Filippo: V avanti, e rag-
giungi quel carro. 30Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: Capisci quello che stai leg-
gendo?. 31Quegli rispose: E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?. E invit Filippo a salire e a sedere accanto a
lui. 32Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora fu condotto al macello e come un a-
gnello senza voce innanzi a chi lo tosa, cos egli non apre la sua bocca. 33Nella sua umiliazione il giudizio gli stato
negato, ma la sua posterit chi potr mai descriverla? Poich stata recisa dalla terra la sua vita. 34E rivoltosi a Filip-
po l'eunuco disse: Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?. 35Filippo,
prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunzi la buona novella di Ges. 36Proseguendo
lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: Ecco qui c' acqua; che cosa mi impedisce di
essere battezzato?. 38Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezz.
39Quando furono usciti dall'acqua, lo Spirito del Signore rap Filippo e l'eunuco non lo vide pi e prosegu pieno di gioia
il suo cammino.

Ma questo racconto presenta notevoli elementi di problematicit: Candace era il titolo attribuito
ai sovrani dellEtiopia e del Sudan

Di questa leggenda cosa rimane? Certamente il fatto che, nonostante dal punto di vista etnografico
gli Etiopi appartengano al gruppo cuscitico, lEtiopia ha subito moltissime influenze semitiche, fino
ad avere una lingua imparentata con arabo, ebraico e aramaico. In Etiopia esistette poi per secoli una
comunit giudaizzante di origini misteriose, i Falasha, che si attribuiscono il nome di Beta Israel (Ca-
sa dIsraele); numerosi autori hanno poi sottolineato il significativo permanere di usi veterotestamen-
tari (circoncisione, sabato, arca dellalleanza) nel cristianesimo etiopico.

Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
23
Axum era in realt una citt fiorente di commerci e conosciuta nel medio Oriente, nella quale cera
una presenza di Ebrei e di Cristiani: mercanti Greci e Romani con le loro famiglie, che costituivano
una piccolissima minoranza.
Dal punto di vista storico, Rufino di Aquileia, Padre della Chiesa (345-410 ca.) che scrive nella
seconda met del IV secolo, a raccontarci la cristianizzazione dellEtiopia. Egli racconta che un tale
Merobio, filosofo, si dice volesse penetrare nellIndia ulteriore per esplorarne i luoghi. Costui part da
Tiro, portando con s due giovanetti che educava nelle lettere: Edesio e Frumenzio. Mentre erano sul-
la via del ritorno, la nave su cui viaggiavano fece naufragio sulle coste etiopiche. I giovani vennero
catturati dal re di Axum, che dopo alcune vicissitudini probabilmente anche grazie alla cultura di
cui i due fratelli diedero mostra - fece di Edesio il suo coppiere e a Frumenzio affid il tesoro. Alla
morte del re, la regina gli succedette, facendo da reggente al figlio bambino, e Frumenzio divenne
primo ministro per volont della sovrana. Egli inizi allora a ricercare con pi cura se tra i mercanti vi
fossero dei cristiani, e per loro ottenne la possibilit di riunirsi a pregare ed avere un luogo di culto.
Quando il principe crebbe, i due fecero per lasciare il paese. Mentre Edesio si affrett a rientrare a Ti-
ro, Frumenzio si rec ad Alessandria, ritenendo che non andasse nascosta lesistenza di una comunit
cristiana ad Axum. Incontr dunque Atanasio, vescovo di Alessandria, e gli chiese un vescovo, ma in
tutta risposta ricevette egli stesso lepiscopato e fu rimandato in Etiopia come pastore. L convert
molti pagani e fece dellEtiopia un popolo cristiano. Rufino apprese queste cose da Edesio stesso, di-
venuto poi a Tiro presbitero, e denomina il paese di cui narra le vicende India Ulterior.

Vi sono altri documenti, per, che ci aiutano a comprendere meglio la testimonianza di Rufino: nel
356, infatti, limperatore Costanzo figlio di Costantino scrive ai due sovrani di Axum Ezanas e Sa-
zanas, invitandoli a rimandare Frumenzio ad Alessandria per sottomettersi al patriarca Giorgio, da
lui posto sul trono episcopale al posto di Atanasio; ora, sulle monete doro del re Ezana compaiono
simboli cristiani, e nelle sue iscrizioni troviamo lespressione Dio del Cielo, tipicamente cristiana.
Possiamo dunque collocare la conversione di questo re nella prima met del IV secolo. Dal punto di
vista canonico, questa testimonianza ci mostra lorigine di una storia millenaria di dipendenza dalla
Chiesa alessandrina della Chiesa etiope.
Nel V secolo le testimonianze sul cristianesimo etiope si moltiplicano: Gerolamo, che mor intorno
al 420 a Betlemme, testimonia che torme di monaci si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme,
per visitarne i luoghi santi, e quindi ci narra indirettamente la diffusione del cristianesimo, in modo
tale che allinizio del VI secolo possiamo parlare di uno stato cristiano.
Nel V-VI secolo uno scritto pi tardo colloca la testimonianza di un gruppo di monaci provenienti
dalla Siria, che avrebbero operato la cristianizzazione dellEtiopia interna, morendo poi come martiri.
Certo che in questa epoca si colloca la fondazione di monasteri e la traduzione in geez della Bibbia,
comprendente anche numerosi apocrifi. La presenza di numerose parole di origine siriaca nella lin-
gua geez, relativamente ai termini di carattere religioso, ci testimonia ulteriormente limportanza dei
missionari siriani per la chiesa etiopica.
Su questi nove santi provenienti da Siria, Roma, Asia e Costantinopoli (secondo la leggenda) si
sono sviluppati molti racconti agiografici. Essi sarebbero stati dapprima in contatto con San Pacomio,
nellalto Egitto, e da l sarebbero poi arrivati ad Axum per imparare letiopico e disperdersi poi nel pa-
ese. In ogni caso, in questo periodo che si colloca la nascita del monachesimo etiopico.

I secoli VII-XII vedono una decadenza civile e religiosa dovuta anche allaccerchiamento che
lEtiopia vive, a motivo dellespansione musulmana. Axum perde i suoi possedimenti in Arabia (alla
fine del VI secolo, nel tempo della nascita di Maometto, gli axumiti erano arrivati ad attaccare la Mec-
ca) e linvasione persiana mette definitivamente fine alla presenza etiopica in Arabia. Ma il re Armah
di Axum, si tramanda, accolse e protesse i discepoli di Muhammad, perseguitati in Arabia: a ci si do-
vrebbe il fatto che il suo territorio fu risparmiato dalle conquiste musulmane dei secoli VII e VIII. Ma
il crescente potere degli stati musulmani port comunque allo sgretolamento del regno di Axum: resi-
stette un piccolo regno cristiano nella regione del Lasta, ove troviamo testimonianze artistiche insigni
quali le chiese monolitiche di Lalibel (costruite dal 1190 al 1225 circa dalla dinastia Zagwe). Questa
epoca fu assai felice per la devozione religiosa, come mostra la replica di Gerusalemme costruita a
Lalibel per venire incontro a quanti non potevano recarsi a Gerusalemme.

Nei secoli XIV-XV il cambiamento dinastico che vede i salomonidi (dal 1270 al 1974) succedere a-
gli Zagu, ormai dilaniati da violenti conflitti intestini, porta con s anche una nuova fioritura per la
Chiesa etiopica, pur se funestata da una serie di eresie trinitarie o cristologiche che hanno origine so-
prattutto negli ambienti monastici, e contro le quali si opporranno i re etiopici. In questo periodo tro-
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
24
viamo la grande figura di san Tekla Haymanot, uno dei pi grandi santi monaci etiopici. Non a caso,
perch in questo periodo abbiamo una grande diffusione del monachesimo, che attira anche molti
giovani aristocratici. Purtroppo, i secoli XIV e XV videro anche una serie di divisioni interne alla chie-
sa, dovute agli eustaziani che osservavano i due sabati. Lo scisma fu sanato nel XV secolo dal re Za-
ra Yaqob, che pure mand delegati etiopici al Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1441).

Il XVI secolo vede una impegnativa lotta di resistenza contro linvasione mussulmana, nella quale
vengono chiamati in soccorso i portoghesi. Arrivano anche i Gesuiti, e la possibilit di una riunione
con il cristianesimo cattolico sembrer a volte vicina, anche se vivr alterne vicende.
Nel 1959 la Chiesa etiopica divenuta autocefala, ovvero indipendente dalla Chiesa di Alessandria.

Tra i caratteri specifici della Chiesa Etiopica possiamo annoverare questi tratti:
- la prima Chiesa autoctona dellAfrica nera;
- una Chiesa che elabora una propria cultura religiosa cristiana, contemplando ad esempio
lutilizzo liturgico della danza e dei sistri, nonch la celebrazione festiva anche del sabato, oltre che
della domenica (cf. un possibile collegamento con la tradizione siriaca, da cui pure viene un risalto
particolare al sabato presente anche nel rito ambrosiano);
- fa un largo utilizzo degli apocrifi veterotestamentari, arrivando a diventare uno dei principali canali
di tradizione per alcuni testi: il libro di Enoch, il libro dei Giubilei, lAscensione di Isaia:
- oltre alla celebrazione festiva del sabato, possiamo ricordare altri elementi di ascendenza giudaica
presenti nella spiritualit etiopice: luso di custodire un simulacro dellarca dellalleanza nelle Chiese e
la pratica della circoncisione maschile.
Il Monachesimo molto diffuso in Etiopia, ma arriva a sviluppare caratteristiche singolari e distin-
tive relativamente ad esempio alle forme di ascesi e ai modelli agiografici.
Dagli Atti di san Takla Hymnot (1215-1313)
Uno dei santi pi importanti della tradizione etiopica, grande fondatore di monasteri tra cui quello
ancora oggi abitato da centinaia di monaci e monache di Dabra Libnos. Viene raffigurato
normalmente con un solo piede, per indicare le conseguenze della sua rigidissima ascesi.

San Takla Hymnot abbraccia l'eremitismo
Allora nostro padre san Takla Hymnot si mise a riflettere e disse: "Ahim, ahim misero! Cosa risponder il giorno in
cui il giusto Giudice verr? Mi ricordo della sua parola che dice: 'Nessuno entrer nel Regno dei cieli se non far la giu-
stizia del Padre mio che nei cieli'. Povero me, dove fuggir e dove trover rifugio davanti alla sua collera contro i vivi?
Povero me, povero me, non sono rivestito di alcuna buona opera per le nozze del cielo. Sono come il sale con cui il cibo
salato: quando perde sapore, lo si getta sulla strada e gli uomini lo calpestano. Sono come una lampada spenta, che
nessuno riesce a riaccendere e rimane nell'oscurit. Chi pu guarire il medico che non riesce a guarire se stesso? Cos
la mia anima in me: ho salato gli altri, ma io stesso sono senza sapore; ho illuminato il mondo, ma sono divenuto tene-
bra per me stesso; ho fatto il medico per gli altri, ma io stesso sono una creatura malata".
E richiamava ancora alla sua anima le parole del profeta che dicono: "Non concederai sonno ai tuoi occhi, n riposo alle
tue palpebre finch la tua anima non sia liberata come agnello dalla trappola ed uccello dalla rete del cacciatore". Si co-
stru in mezzo al deserto una cella, sufficientemente larga a destra e a sinistra da consentirgli di restare in piedi. All'in-
terno, dove avrebbe potuto sedersi, fiss otto punte taglienti di ferro per pungergli il corpo, due a due, davanti, dietro, a
destra e a sinistra. Il suo corpo era molto debole e delicato: egli era giunto in et avanzata e non poteva pi muoversi
come prima. Ecco perch desider restare in piedi.
Stava l, in piedi, senza mai uscire dalla cella, n di giorno n di notte. Non sedeva, non si girava n a destra n a sini-
stra, e non si nutriva n di erbe verdi n di acqua, tranne il sabato. Quanto al cibo monastico ordinario, non ne mangi
mai pi fino al giorno della morte. Non prestava attenzione n al sole, n alla luna, n alle stelle, estate e inverno; non
osservava le piante coltivate, i fiori o i frutti. Bench provvisto di occhi, era come cieco; bench dotato di orecchie, era
come sordo; bench la sua voce fosse soave e melodiosa, divenne come animale muto: non pronunci mai una parola
ad eccezione di quelle con cui lodava il Signore, cosa questa che faceva giorno e notte. Il mondo gli appariva come una
realt effimera e sporca. Era crocifisso con Cristo, e la sua anima era rapita nel pi alto dei cieli. Visse in tal modo per
lunghi anni, compiendo simili imprese.

San Takla Hymnot diventa storpio
Ora, dopo essere restato a lungo in piedi, uno dei femori si ruppe e cadde. I suoi discepoli lo raccolsero e, dopo averlo
avvolto in bende di stoffa, lo seppellirono in chiesa ai piedi dell'arca. Dopo questo fatto, egli rimase ritto su una sola
gamba per sette anni e, per quattro di questi anni, non bevve pi acqua. Verso il finire del suo ministero spirituale, di-
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
25
giunava in modo rigoroso come i profeti, predicava il Vangelo come gli apostoli e si consegnava alle sofferenze e ai
tormenti come i martiri, mentre conduceva vita solitaria come i monaci. Digiunava a tal punto che la pelle era come tira-
ta contro le ossa e vi si potevano contare le costole, essendo stata eliminata la carne dal corpo. Ci era dovuto alle nu-
merose prostrazioni, che gli facevano traspirare come gocce di sangue. La sua preghiera divenne quale flusso di acque
di una sorgente inesauribile. Anche quando prendeva un po' di riposo, un fiume di lacrime senza fine scorreva dai suoi
occhi giorno e notte. Ma per quanto grande fosse il combattimento, quell'uomo santo non desiderava affatto una gloria
passeggera, che anzi ripudiava, conformemente alla condanna con cui l'avevano colpita i Padri ispirati.
Dalla Effigie del padre nostro Habta Mrym
Leffigie una forma particolare di lode poetica religiosa, tipica della letteratura etiopica. Prevede
uno schema fisso, che vede ogni strofa dedicata a lodare una parte del corpo del Santo. Leggiamo
una parte dellEffigie di Habta Mrym, santo monaco morto nel 1497, poco prima della invasione
dellaltopiano etiopico operata dai musulmani guidati da Ahman Gragn, che port una tremenda
distruzione per lEtiopia cristiana.

Salve alle tue labbra, che stabil porta della temperanza,
e alla tua bocca, salve, che non gust il cibo della malvagit;
Habta Mrym, Kiros, che ripudiasti il mondo,
ti ho costituito protettore dell'anima mia,
poich, dalla mia fanciullezza, ho fatto il male.

Salve ai tuoi denti, che non risero come i fanciulli,
cos pure la tua lingua, che non si assuefece allo scherno,
Habta Mrym, la tua opera fu manifesta agli angeli:
a chi, nel tuo nome, sfam e a chi rivest l'ignudo,
concedi di riposare nel tuo seno.

Salve alla tua voce, proclamatrice dei 4 vangeli,
e al tuo respiro insieme, che non fu disgiunto nel suo eremo,
Habta Mrym, beato, adempitore dei 6 precetti,
ors, fammi comprendere: quanto il compenso della tua santit?
Poich cerco le briciole che in esso sono rimaste.

Salve alla tua gola, con il tuo collo glorioso,
che prese lo scapolare dalla mano del venerando Melchisedech;
Habta Mrym, eletto, che sei senza macchia,
proteggi, con il tuo aiuto, questa comunit,
dallinsidia nascosta e dal nemico straniero

Salve alle tue spalle, che si curvarono per portare la croce,
e al tuo dorso, salve, il cui indumento una veste di luce,
Habta Mrym, valoroso, garante di Dabra Libnos:
chi, chi che mi odia, chi?
Poich il Figlio ti am, luce del mondo.

Salve al tuo petto e al tuo seno, che amato
come il seno di Dio, il convito che fece il figlio del tuono;
Habta Mrym, cos fa' sedere sempre
coloro che hanno cura dei tuoi figli, questa comunit,
mentre cercano la tua gloria.

Salve alle tue mani, congiunte con le tue braccia,
che sono tese per compiere ogni precetto;
Habta Mrym, nardo, cedro di Dabra Libanos,
che fosti irrigato dalla tua fanciullezza da Takla Hymnot, ruscello,
il tuo profumo, per l'uomo che lo odora, soave...

Salve alla tua mente, che non pens la vita del mondo,
e alle tue viscere innocenti che non tramarono malvagit;
Habta Mrym, giorno che governa il sole,
risana, col tuo calore, la mia anima ignuda,
poich, per il freddo della colpa, grida, dicendo: Ahim!

Salve ai tuoi organi interni, che non si esauriscono dei loro beni,
e al tuo ombelico, puro, vaso dellunguento della fede;
Habta Mrym, Giovanni, eletto del Figlio di Maria,
tu vedesti ci che gli angeli del cielo non videro,
poich il Figlio ti costitu, in tutto, suo compagno.

Salve ai tuoi fianchi, che cinsero il cingolo dei puri,
e alle tue gambe che furono lontane dalle delizie del mondo;
Habta Mrym, quando il Creatore ti port in alto,
mand la folgore a chi ti aveva fatto torto,
e per questo fatto il padre tuo per...

5. Le Chiese dellIndia
I cristiani presenti in India meridionale hanno da sempre il nome di Cristiani di san Tommaso.
Tale nome indica lautocoscienza di tali comunit, poich esse si richiamano alla predicazione
dellApostolo Tommaso, che nella loro terra (Madras) sarebbe stato martirizzato e sepolto, prima del-
la sua traslazione a Edessa. Su questa lettura delle origini, tuttavia, gli studiosi occidentali non sono
daccordo, e sostengono che Tommaso mai si sarebbe recato in India.
in realt da ricordare che a livello storico possiamo considerare ampiamente documentata la
presenza di comunit ebraiche della diaspora sin dal I secolo a.C., come pure noto che per aggirare
il blocco dellImpero partico, i Romani navigarono dallEgitto (Mar Rosso) alle coste occidentali in-
diane. Di per s, quindi, non sarebbe inverosimile lipotesi di un viaggio di Tommaso fino in India.
Tuttavia, la prima testimonianza relativa a Tommaso in India si trova negli apocrifi Atti di Tom-
maso, redatti nella prima met del III secolo in siriaco, con parti di chiara impronta gnostica (Canto
della perla) e legato alla forma del romanzo ellenistico. Ma anche la Didascalia apostolorum (ca.
250) ed Efrem (nei suoi Inni) manifestano la medesima convinzione. Origene (vissuto tra la fine del II
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
26
secolo e linizio del III), dal canto suo, afferma che la terra dei Parti (che si estendeva fino alla fine del
I secolo anche al nord-ovest dellIndia) sarebbe stata il luogo di predicazione di Tommaso.
Accanto a questi dati, va segnalata la presenza di una tradizione ininterrotta nella stessa Chiesa
indiana, che si presenta essa stessa come testimonianza viva: purtuttavia, dobbiamo notare che non vi
sono stati nellantichit storici indiani che abbiano ritenuto di dover scrivere la storia della loro Chie-
sa ma questo riflette probabilmente una concezione culturale che affida ad altro (poesia, consuetu-
dini, calendario, feste) il compito della memoria storica.

Dal punto di vista storico (nel senso occidentale del termine), dal IV secolo abbiamo notizia
dellesistenza di rapporti che portano la chiesa assiro-persiana ad offrire aiuti alla chiesa indiana, ol-
tre che della firma di un vescovo rappresentante delle Chiese dellIndia al Concilio di Nicea. Ancora,
un certo Teofilo detto lIndiano avrebbe nella seconda met del IV secolo visitato le comunit cristia-
ne indiane indigene, riformandone alcuni costumi erronei ma approvando la loro dottrina. Cosma
Indicopleuste, mercante, viaggiatore e scrittore egiziano parla, intorno alla met del VI secolo, di una
chiesa esistente nellisola di Taprobane (Sri Lanka), con preti dipendenti da un vescovo ordinato in
Persia.
Viene da domandarsi se per caso non siamo qui di fronte a un fenomeno simile a quanto avvenne
in Etiopia: infatti anche in India la figura episcopale siriaca era legata alla liturgia (celebrata consue-
tudinariamente in siriaco, fino ad oggi!) mentre lamministrazione della chiesa era in mano a un arci-
diacono locale, considerato come il vero capo della chiesa. Le parrocchie erano poi condotte da as-
semblee dei fedeli, ispirate alla legge di Tommaso, espressione di uno stile ecclesiale autonomo, che
stato definito hindu quanto alla cultura, cristiana quanto alla religione e orientale quanto al culto.

Purtroppo le chiese indiane, tra loro in comunione e unite con la Chiesa assira, vengono quasi di-
strutte dallarrivo dei portoghesi (1498: Vasco de Gama approda in Malabar). In un primo momento i
rapporti con i religiosi latini al seguito dei colonizzatori non furono negativi, ma verso il XVI secolo
la situazione si deterior per il riacutizzarsi del sospetto occidentale contro ogni forma di cristianesi-
mo non latino, nonch per la pretesa di giurisdizione ecclesiastica da parte dei portoghesi sulle Chiese
indiane in comunione con il patriarcato di Seleucia. Nel 1599 il sinodo di Diamper, costellato di irre-
golarit sostanziali e formali, impose il ripudio del patriarca dei Cristiani di san Tommaso (che era in
comunione con Roma) e la latinizzazione del rito (rimasto per in lingua siriaca orientale).

6. La Chiesa armena
Nellantichit abbiamo due diversi territori denominati (nella terminologia in uso da parte
delImpero romano) Armenia maior (corrispondente allArmenia propriamente detta) e Armenia
minor, comprendente i territori posti a occidente dellEufrate.
La tradizione vuole che tali luoghi siano stati evangelizzati da Taddeo o Bartolomeo apostoli, men-
tre la documentazione storica ci parla di una provenienza della predicazione cristiana dalla Siria. In
ogni caso, possiamo riscontrare delle tracce cristiane verso la fine del II secolo (secondo la testimo-
nianza di Tertulliano).

Di grande importanza per la Chiesa armena la figura di San Gregorio lIlluminatore
(260ca.-328ca.), di origine partica ma convertito al Cristianesimo a Cesarea di Cappadocia. Costui
rientra in patria dopo la sua adesione alla fede cristiana e converte il re Tiridate III, presto seguito dal
popolo tutto (301). Verso la fine del III secolo, Gregorio viene consacrato vescovo da Leonzio di Cesa-
rea, diventando suo suffraganeo e ponendo cos le basi per la gerarchia ecclesiastica armena.
La cristianizzazione segna per lArmenia anche linstaurarsi di una forte identit nazionale, dal
momento che il regno sassanide contro cui combatte di religione mazdea, e che proprio laspetto re-
ligioso viene a costituire il collante dellautocoscienza etnico-religiosa, con un processo di cui anco-
ra oggi si pu constatare lestrema importanza.
Verso la met del V secolo Mesrop Mashtots (ca. 361-440) inventa lalfabeto armeno, che pure
concorre a formare la coscienza nazionale e permette la traduzione della Bibbia, dei Padri, della litur-
gia, secondo un processo che possiamo paragonare a quello che dopo pi di 400 anni vedr
unanaloga impresa ad opera di Cirillo e Metodio nei confronti dei popoli Slavi.
Al Concilio di Calcedonia non abbiamo notizia di una rappresentanza armena. Ma quando nel VI
secolo Giustiniano imperatore vuole ridurre lArmenia a provincia imperiale, la resistenza contro
questo disegno rende plausibile la scelta anticalcedonese da parte della Chiesa armena.
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
27
La storia dellArmenia continua poi vedendo linvasione araba e turca, che accomuna le vicende di
questa Chiesa a quelle di tutte le altre compagini ecclesiali ritrovatesi sotto il dominio dellImpero ot-
tomano. Degno di nota il fatto che nel secolo XVI assistiamo alla formazione di una Chiesa di arme-
ni cattolici, in comunione con Roma.
Tratto tristemente e tragicamente distintivo della storia della Chiesa e del popolo armeno sono le
stragi da essi subite ad opera dei Turchi. Se ne conta pi di una, e segnatamente possiamo indicare
quelle avvenute nel 1894, 1896, 1909; vi sar poi quella pi nota, a cavallo della prima guerra mon-
diale. Dal 1915 si stima che vi siano stati pi di 1.500.000-2.000.000 morti. Dal punto di vista ecu-
menico , nel 1996 abbiamo la dichiarazione comune di Giovanni Paolo II e del katholikos Karekin I
relativamente al mutuo riconoscimento della fede cristologica, cui per non ancora seguito il rista-
bilimento della piena comunione ecclesiale.

7. La Chiesa in Georgia
Quella che oggi la Georgia era una terra mitica per i Greci, che la chiamavano Iberia o Colchide e
la consideravano patria dei Titani, di Prometeo, di Medea, delle Amazzoni.
Dopo essere gi entrata a far parte (dal 65 a.C.) dellimpero romano, nel III secolo la parte orienta-
le della Georgia sotto tutela sassanide, mentre la parte occidenatale rimane sotto limpero romano.
Le radici del cristianesimo georgiano risalgono, secondo la tradizione autoctona, che si trova gi
attestata nel II secolo, agli apostoli Andrea e Simone il Cananeo. Questa origine apostolica il
fondamento dellautocefalia della Chiesa georgiana, che verr riconosciuta nel V secolo dal patriarca-
to di Antiochia. Ma una azione evangelizzatrice sistematica e non limitata a pochi sporadici tentativi,
capace di arrivare a far riconoscere il cristianesimo come religione dei Georgiani e fondamento della
loro identit nazionale, si ha solo allinizio del IV secolo, ad opera di Santa Nino (ca. 290-340) apo-
stola della Georgia. Secondo Rufino, costei sarebbe stata una schiava (o, piuttosto, una religiosa) di
origine gerosolimitana che, dopo aver guarito miracolosamente la regina, entr nelle grazie della cor-
te e inizi a far conoscere il vangelo a partire dalla famiglia reale. Questo avvenne al tempo di Costan-
tino, che, richiestone, mand poi presbiteri a sostegno di Nino.
Nellautocoscienza della Chiesa Georgiana (che si raccoglie nel racconto della Conversione della
Kartli, risalente al V secolo ma con probabili stratificazioni che ne rendono pi complessa la datazio-
ne) c poi la presenza nellantica capitale, Mcxeta, di una colonna (ricavata da un cedro del Libano)
che segnalava il luogo in cui era stata seppellita la tunica indossata da Cristo durante il Battesimo e la
Trasfigurazione, e l portata da un ebreo che laveva ricevuta al momento della Crocifissione. Lalbero
diviene colonna di luce e in esso si scolpisce una colonna attorno alla quale viene i costruita la chie-
sa pi importante della Georgia. La stessa citt di Mcxeta diviene cos una sorta di Nuova Gerusa-
lemme che conferisce identit cristiana universalmente valida al nuovo paese.
Sul piano pi propriamente storico, possiamo segnalare come la diffusione del cristianesimo sia
attestata gi nel III secolo e abbia probabilmente origine da evangelizzatori di origine siriaca o arme-
na. Un vescovo georgiano, Stratofile di Pitionte (oggi Bicvinta) fu presente al Concilio di Nicea nel
325. Il 483 la data tradizionale in cui si fa iniziare lautocefalia della chiesa di Georgia, che vede ri-
conosciuta la propria autonomia dalla sede patriarcale di Antiochia. Dal V al VIII secolo si verifica un
imponente sviluppo del monachesimo, grazie anche allarrivo di monaci siriani; monaci georgiani so-
no attestati a Gerusalemme, al monte Athos e al Sinai a partire dal VII secolo.
Intimamente collegata alla cristianizzazion la scrittura georgiana, testimoniata dopo il 430.
La letteratura georgiana inizia di fatto con laccoglimento del cristianesimo, cui conseguono la tradu-
zione dei Vangeli e delle lettere paoline, del Salterio e deo testi liturgici.
Dopo il 640 la Georgia divisa in diversi principati subisce la conquista araba. Tuttavia il dominio
musulmano non segner con una oppressione particolarmente dura la popolazione, a causa della de-
bolezza del potere centrale, dovuta alla scarsa strutturazione dellemirato ed alla lontananza della Ge-
orgia da Baghdad.
Nel 979 viene fondato un monastero georgiano sul Monte Athos, dal quale ha origine una impo-
nente opera di traduzione di testi dal greco in georgiano.
Nel susseguirsi degli anni, la Chiesa georgiana rimane ancorata alla fede di Calcedonia e non reagi-
sce alla scomunica del 1054 tra la Chiesa di Roma e quella Costantinopolitana, considerandola un
problema legato a divergenze personali tra il Papa e il Patriarca.
Dopo il 1453 (anno della caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi ottomani), la Georgia rimane
isolata e impedita nei rapporti con lOccidente ed esposta a invasioni mongole, turche, persiane che
causano una estrema frantumazione del territorio, con gravi conseguenze anche dal punto di vista so-
ciale e religioso. Nel XVIII secolo un trattato di amicizia (e forse di vassallaggio) con la Russia, che
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
28
sta rivolgendo la sua attenzione alle regioni del Caucaso, provoca una feroce rappresaglia degli Otto-
mani. Tra il 1801 e 1810 la Georgia smette di essere un regno autonomo e diventa una provincia rus-
sa. Anche la Chiesa georgiana perde lautocefalia, diventando un esarcato dipendente dal santo sino-
do russo. Questo stato di cose perdura fino al 1917, quando la Chiesa in seguito alla rivolizione di
Ottobre, rivendica la propria autocefalia e ritrova il georgiano come lingua liturgica, eleggendo un
nuovo katholikos, la cui autonomia sar riconosciuta solo nel 1943 dal Patriarcato di Mosca.


Per concludere: da: Unit e divisione dei Cristiani, di Al ibn Dwud al-rfad
Di questo autore sappiamo poco: originario della Siria settentrionale, scrive in arabo e vive nel XI
secolo, ma coglie problemi ed elabora prospettive attualissime anche nel XXI secolo, riflettendo sul
tema della divisione dei Cristiani.

1. Al ibn Dwud al-rfad, prospero in Dio e servitore dell'obbedienza a lui, disse: Quando considero il fulgore della re-
ligione cristiana, lo trovo splendente nella verit della fede in Dio egli potente e maestoso ; puro per il dovere del-
l'adorazione che spetta al Creatore dei cieli e della terra e di quanto si trova su di essa; adorno della condotta desidera-
bile nella legge della retta via imposta dal Creatore egli basta a se stesso ed misericordioso ; sparso ovunque nel
mondo intero; manifesto e diffuso tra le nazioni e i popoli disseminati nei paesi lontani e in tutte le regioni. E ogni nazio-
ne si gloria e gioisce di quanto possiede della religione cristiana, unanime nell'ammissione del vangelo veritiero, che
la base della religione, il ramo della fede e la luce della certezza.
Poi vedo alcune di queste nazioni colte da uno stato che, sorto dall'astuzia del demonio maledetto, le obbliga a deviare
e ad allontanarsi le une dalle altre, come fa la passione che contagia le menti; ma non solo: le vedo separarsi in molte
fazioni, che sarebbe troppo lungo enumerare ma che, nonostante la loro grande quantit e sebbene si siano allontanate
per le opinioni e separate per le passioni, rimandano a tre fazioni [principali] e risalgono a tre comunit, che per questi
gruppi sono come dei tronchi e rispetto ai quali essi sono dei rami. Sto parlando della fazione dei nestoriani, del gruppo
dei melkiti e della comunit dei giacobiti. Tutto ci che diverso da queste tre fazioni parte da loro e a loro ritorna; cos
per i maroniti, gli isacchiani, i pauliniani e le altre fazioni della religione cristiana.
Trovo che in ognuna di queste tre fazioni che ho menzionato vi sia gente ignorante, gente che semina discordia ed
ostinata, ogni comunit accusando d'infedelt chi l'abbia contraddetta e denunciandone il distacco dalla fede. Ma quan-
do considero a fondo tutto ci e lo esamino con la cura necessaria, non trovo tra loro alcuna differenza che renda obbli-
gatorio dissentire in merito alla prassi religiosa e al simbolo di fede; non vedo in loro una fede che neghi quella dell'altro,
n una credenza che abolisca quella dell'altro. 2. In altre parole risalgono tutti, per quanto concerne la propria fede e
lorigine della propria predicazione, al vangelo veritiero di Dio, a loro trasmesso dalle guide della retta via, dagli apostoli
devoti, cio dai discepoli di Cristo nostro Signore...
6. Quando ho colto questa diversit che li ha divisi e che quanto li ha distinti gli uni dagli altri, e l'accusa d'infedelt
che gli uni muovono contro gli altri, ho considerato a fondo tutto questo, senza passione n spirito di parte, e in nessun
caso ho trovato tra loro alcuna differenza. In altre parole, sono unanimi nel dichiarare autentiche la divinit e l'umanit di
Cristo nostro Signore; ammettono la sua unione e che in lui non c' divisione n separazione tra la divinit e l'umanit;
tutti respingono i difetti dalla sua divinit e da essa escludono i dolori, i mali, la morte e le sofferenze, pur non separan-
dola dall'umanit nel momento in cui questa ne colpita...
Su quanto divergono a parole, sono d'accordo nel significato; e su quanto si contraddicono in apparenza, sono unanimi
nella sostanza. Tutti sono guidati verso una sola fede, credono secondo una sola religione e adorano un solo Signore;
tra loro non c' divisione in questo n separazione alcuna, se non per la passione, lo spirito di parte e la supremazia.
Cerchiamo rifugio in Dio dalle tenebre della passione e dagli eccessi dello spirito di parte.
7. Quanto alla loro divergenza sul segno della croce, e sul fatto che alcuni lo fanno con due dita muovendo da destra
verso sinistra, mentre altri lo fanno con un dito solo muovendo da sinistra verso destra, questa cosa in cui non vi
una contraddizione che impone di dividersi; essa dello stesso genere di quanto abbiamo descritto circa la natura uni-
ca e le due nature. In altre parole i giacobiti fanno il segno della croce con un dito solo, da sinistra verso destra. Con
questo intendono esprimere la fede in un solo Cristo sulla croce che con la propria crocifissione li ha salvati: dal lato si-
nistro, che il peccato, [passano] al lato destro, che il perdono. I nestoriani e i melkiti lo fanno con due dita e muo-
vendo da destra verso sinistra. Con questo intendono esprimere la fede nell'esistenza della divinit e dell'umanit, in-
sieme, sulla croce, senza separazione alcuna; e il fatto che la salvezza nella manifestazione della fede dal lato destro,
che la buona direzione e il rifiuto dell'infedelt, verso il lato sinistro, che il traviamento. Questo un argomento in cui
non vi una divisione che implichi l'infedelt di una delle due parti agli occhi di quella discordante, poich il significato
nella fede uno solo...
In ogni caso non c' in questo, nel momento di formulare la fede, divisione n allontanamento dalla verit, ma tutto ci
rientra nella parola dell'altro e non ne escluso. A mio parere come della gente che si dirige verso una citt, sulla cui
Don Francesco Braschi Introduzione alla Spiritualit delle Chiese Orientali 2011-12
29
autenticit ed esistenza sono tutti d'accordo, ma dissentono sulle vie e sulle strade che conducono ad essa. Ogni grup-
po prende una strada che afferma essere la via giusta per la citt, a esclusione delle altre. Terminata la via, si riunisco-
no tutti nella citt, senza che vi sia dissenso sulla sua autenticit e sulla sua esistenza, nonostante la diversit delle
strade. Allo stesso modo il dissenso tra i fedeli della religione cristiana dovuto soltanto al modo di formulare e di e-
sprimere le cose, senza per che ne siano [intaccati] il significato e la fede, giacch la fede una sola e in essa non vi
sono assolutamente divisioni.
9. Quanto al loro disaccordo sulle preghiere, ci consiste soltanto nell'aumentare o nel diminuire quello che recitato,
nel rango delle feste, nella venerazione delle chiese, nel ritardare e nell'anticipare i momenti della preghiera, nell'au-
mentare il digiuno degli uni rispetto agli altri e in altre cose simili. Non una divisione circa la fede o la prassi religiosa,
ma sono soltanto consuetudini prescritte per un paese a esclusione di un altro o per una lingua a esclusione di un'altra.
Tutte le nazioni del mondo sono entrate nella religione cristiana e l'hanno abbracciata con gioia e anche con applicazio-
ne e cura. E Dio eccelsa la sua menzione ha ispirato in ogni popolo alcune persone e le ha assistite [rivelando lo-
ro] le consuetudini ritenute buone ai loro occhi e le preghiere possibili nei loro paesi; consuetudini e preghiere di cui
conveniva che si servissero. [Questi uomini ispirati] si sono susseguiti uno all'altro e tutti, in ci che lecito e in ci che
proibito, cominciano dal vangelo e si valgono delle consuetudini dei discepoli di Cristo, laddove non sono obbligate da
alcuna prescrizione n gravati da alcuna imposizione...
Noi vediamo tutti i fedeli della religione cristiana d'accordo sulla fede in Dio egli potente e maestoso , d'accordo sul
vangelo, il libro di Dio, sul libro di Paolo, sugli Atti e sui libri antichi, cio la Tor e i Profeti; sono unanimi sull'assiduit
nelle preghiere, sul simbolo di fede, sull'eucaristia, sul battesimo, sulle feste, sulle domeniche, sul digiuno, sul sacerdo-
zio, sulla croce, su ci che lecito e ci che proibito; sull'ammissione del giorno della resurrezione, della chiamata al-
la vita, della resurrezione dalle tombe, del paradiso e dell'inferno.
Quale differenza esisterebbe tra queste tre fazioni che abbiamo menzionato, che si opporrebbe alla dimostrazione di ta-
le unanimit? E il nome della fede [sarebbe forse] legato solo ad alcuni a esclusione di altri, quando invece [tutti] pro-
vengono da un'unica fonte, sono diretti verso un'unica meta, seguono un unico cammino, fatta eccezione solo per la
passione e lo spirito di parte che sono a discapito della verit e della fede? Questo quanto abbiamo voluto spiegare!
11. Al ibn Dwud disse: In questo libro ho perseguito ci per cui spero la ricompensa di Dio egli potente e maesto-
so , perch sia allontanata l'inimicizia tra i fedeli della religione cristiana e si riavvicinino i cuori degli uni a quelli degli
altri. Io ho fatto in modo che questo mio libro, per chi lo esamini, sia un monito contro la durezza e contro l'astio verso i
fedeli della propria religione; che procuri amore e concordia, la cui unione Dio ha reso necessaria; che metta insieme gli
uni con gli altri. Se la base della religione cristiana sono l'amore e l'umilt, chi privo di amore e umilt si allontana dalla
religione cristiana e la sua fede svanisce...
Lode a Dio che ha esaltato la sua religione in tutte le trib e in tutti i popoli; che ha illuminato la sua santa chiesa con la
gioia della fede, nei paesi lontani e nelle vaste regioni; che ha esaltato la potenza della sua croce in mezzo a tutte le
nazioni e a tutte le famiglie; che le ha messe d'accordo sull'autenticit della sua predicazione, sulla proclamazione della
sua sovranit e sull'ammissione di quanto prescritto dal suo vangelo veritiero; che le ha incitate alla reciproca intesa,
al perdono, all'amore e all'umilt.