Memoria e storia pubblica: Resistenza in Italia e in Francia

di Patrizia Dogliani

1. Premessa In un breve intervento all’inizio degli anni novanta, prendendo spunto dalla pubblicazione dell’ormai fondamentale lavoro di Claudio Pavone, Una guerra civile (Torino 1991), Paul Ginsborg introduceva un interessante confronto tra l’Italia e la Francia sul periodo 1943-481. Il principale tema di discussione era altro rispetto a quello qui affrontato, ma alcune domande finali sollevate da Ginsborg appaiono egualmente utili, anche perché sul piano comparato non sono state riprese in maniera compiuta neppure in occasione del sessantesimo anniversario italiano della Liberazione. Ginsborg si soffermava essenzialmente sull’ultima fase della guerra, e poi sui primi anni chiave della ricostruzione politica e sociale dei due Paesi. Per condurre una comparazione fra i due Paesi, era una scelta cronologica obbligata. Sino al 1943, infatti, i destini di Italia e Francia erano stati diversi, come diverse saranno su alcuni temi le memorie: la lunga occupazione del Terzo Reich in Francia dal giugno 1940 avrebbe costituito un nucleo di memorie ben più complesso del corrispettivo italiano (una occupazione tedesca essenzialmente militare, feroce ma poco stanziale, e in alcune zone del Sud neppure esistente). Si tratta di memorie che negli ultimi anni hanno affrontato il tema della coesistenza tra popolazione civile francese e occupante tedesco toccando questioni delicate quali il rapporto tra donne francesi e uomini tedeschi, la nascita di figli da questo incontro, e la interazione sul piano culturale ed artistico tra uomini e imprese
1 P. Ginsborg, Resistenza e riforma in Italia e in Francia, 1943-48, in «Ventesimo secolo», 5-6, 1992, pp. 297-319.

74

Filo rosso

Dogliani, Memoria e storia pubblica

75

dello spettacolo e dell’editoria francesi e tedesche. Ben più estese furono in Francia la persecuzione e la deportazione degli ebrei, come conseguenza di un diverso, autoctono e profondo antisemitismo (da cui prese origine ed ispirazione il regime di Vichy), ma anche della presenza di una comunità ebraica (non solo francese ma di tutta la diaspora europea) molto più ampia e stratificata che in Italia. Altri inoltre furono le modalità di trattamento, i tempi e i destini della deportazione e della reclusione in Germania di francesi, sia come prigionieri militari che come lavoratori civili per l’industria tedesca. Altra differenza con il caso italiano fu la precocità della Resistenza armata in Francia, peraltro composta in maniera eterogenea da molte componenti nazionali di immigrati e di rifugiati (dando anche in questo caso avvio ad una serie di querelles e affaires creati dalla difficile convivenza tra quest’ultimi e la Resistenza francese). Occupazione tedesca e azione di Resistenza si mescolano quindi indistintamente nella memoria francese in un periodo assai più lungo, dall’estate 1940 a quella di quattro anni dopo, mentre in Italia la Resistenza costituisce un importante, ma breve stagione di venti mesi, tra il settembre 1943 e l’aprile 1945. A partire essenzialmente dal 1944 è però possibile condurre un confronto serio, soprattutto per quanto riguarda gli esiti democratici della lotta di liberazione nei due Paesi. Ginsborg rende merito all’Italia di avere con «l’opera istituzionale dell’Assemblea costituente, combinata con una cultura antifascista profondamente radicata nel Centro e nel Nord», gettato le basi per un periodo senza interruzioni di democrazia e di stabilità politica del Paese. Al contrario, la blanda riforma istituzionale che traghettò la Francia dalla Terza alla Quarta Repubblica ipotecò la democrazia francese mettendola alla prova con la guerra d’Algeria, portandola sull’orlo di una guerra civile risolta solamente da un difficile e complesso passaggio al regime repubblicano presidenziale della Quinta Repubblica. Tuttavia, lo storico inglese sostiene che il processo resistenziale italiano abbia fallito rispetto a quello francese non nei termini di democrazia formale, bensì nei suoi contenuti e soprattutto dal punto di vista delle molteplici forme di cittadinanza (civile, politica e sociale): «la mia tesi è che per quanto riguarda la cittadinanza, nel periodo 1944-46, i francesi abbiano fatto più strada, e più in fretta degli italiani»2. E qui inserisce tre aspetti di diversità tra i due
2

Paesi, sul tema della democrazia, utili anche per quanto riguarda la nostra analisi sulla memoria pubblica della guerra e della lotta antifascista. Il primo elemento di diversità costituisce una specie di premessa: la scrittura di un progetto politico e di riforme indispensabili per «l’instaurazione di un’effettiva democrazia economica e sociale» e per la modernizzazione del Paese fatta dalle forze politiche della Resistenza francese, raggruppate nel Conseil national de la Résistance, con la cosiddetta «carta del Cnr» del marzo 1944. Al contrario il Cln italiano raggiunse un’unità di azione ma non produsse nessuna dichiarazione né tantomeno un programma autonomo d’intenti. In Italia ogni decisione di riforma fu rinviata semplicemente alla fine della guerra e alla Costituente, quando invece, come sostiene anche Ginsborg, il primo governo Bonomi nel giugno 1944 aveva possibilità di intervenire con pieni poteri legislativi e, aggiungiamo noi, in un clima internazionale ancora favorevole (con l’amministrazione americana Roosevelt) ad un’azione autonoma italiana. Tutte le importanti riforme francesi furono realizzate fra l’agosto del 1944 e il settembre 1946, allorché «il governo De Gaulle aveva poteri molto ampi, e le Assemblee costituenti francesi godevano di poteri legislativi, al contrario di quella italiana, la cui maggiore funzione fu quella di preparare la Costituzione»3. Il progetto di riforma francese comportò una profonda trasformazione e modernizzazione dell’amministrazione pubblica, con un ricambio delle élites dirigenziali in settori chiave dell’amministrazione centrale dello Stato; cosa che in Italia non accadde4. Quando si parla di epurazione nei due Paesi, occorre trattare del ricambio avvenuto nelle amministrazioni pubbliche non solo con l’individuazione ad personam di responsabilità politiche e penali, e dello sradicamento ideologico del fascismo, ma anche nel complesso di una trasformazione di mentalità dell’intero quadro dirigenziale, e della sua modernizzazione, cioè della sua messa a regime con tempi e bisogni nuovi di ricostruzione. Ginsborg ricordava a giusto titolo un’osservazione molto pertinente dello storico François Bédarida, a conclusione di un lavoro comparato sulle élites in Francia e in Italia: se nella Resistenza
Ivi, p. 317. Su questo tema si vedano le riflessioni condotte, mai poi non più riprese, dagli interventi in Le élites in Francia e in Italia negli anni quaranta, numero monografico di «Italia contemporanea», 153, 1983.
3 4

Ivi, p. 303.

G. sembrano comunque confermate le differenze della Francia rispetto all’Italia circa le volontà e i tempi di attuazione delle riforme. Resistenza e riforma cit. Wieviorka. in Italia lo studio delle componenti dell’esercito del Sud. a differenza di quella francese forgiata immediatamente da De Ivi. che avevano sempre avuto una base tradizionale nella Francia mediterranea. ma la capacità tecnica e la competenza»5. 312-3. e l’entrata nella guerra fredda. con la conclusione del sistema partitocratico che sorreggeva tale memoria di compromesso. Memoria e storia pubblica 77 esisteva un’é l i t e «nel senso originale del termine. Per la Francia. poi contestata ma mai demolita. Histoire et politique. del coraggio. mentre la presenza degli Alleati nel Mezzogiorno. Segnaliamo anche uno dei pochi validi lavori comparati sul periodo: F. alla creazione di una memoria nazionale di compromesso. Terzo fattore di diversità rilevato da Ginsborg è la geografia: in Italia la Resistenza fu combattuta nelle regioni più industrializzate del paese. contaminando il secondo e il terzo regime con le caratteristiche politiche.76 Filo rosso Dogliani. ha rivelato la costituzione di un altro tipo di memoria patriottica. come quello compiuto da Marc Lazar. Noiriel. come città capitale dello Stato nazionale. 250. ma che poi naufraga decenni dopo. l’abolizione del 25 aprile come festa nazionale. all’inizio degli anni novanta. è evidente l’urgenza non solo di condurre riforme. Maisons rouges. Azéma. Oppure lo studio più attento della geografia delle sinistre. tutto si muove più a rilento. Baruch. del 21 ottobre 1945. Prefazione di J. Una memoria che non diviene mai realmente una memoria nazionale forte ed indiscutibile. e soprattutto il carattere conservatore del Regno del Sud. nel 1995. 1945-1983. Paris 2001. I comunisti. e soprattutto per l’enfasi messa dal gruppo dirigente francese sulle istituzioni statali come sedi di insediamento del nuovo potere anziché. forse afascista. e l’appartenenza ad esso di uomini prevalentemente di provenienza centrale e meridionale. pp. cioè una élite in senso etico [. allora si affermarono anche in lontane aree rurali del Centro7. del valore morale» (quella studiata da Pavone che non a caso sottotitola il suo libro «saggio storico sulla moralità nella Resistenza»). ma soprattutto in ordine sparso tra le diverse memorie delle forze politiche e militari che avevano operato nel Paese portando. Se oggi abbiamo la convinzione che non vi sia stata una rottura netta tra la Quarta Repubblica e le precedenti. ma certamente costituente una più generale memoria nazionale. J. non ha condotto un ruolo trainante e omogeneizzante per una memoria nazionale. ideologiche ed istituzionali dei precedenti.P. facevano sì che le zone più arretrate del paese risentissero molto meno del cambiamento. Roma 1998. come nella Costituente. Il compito di costruire una memoria della seconda guerra mondiale è stato quindi delegato alle aree locali. Gli studi successivi di Gérald Noiriel e di Jean-Olivier Baruch6 sull’amministrazione centrale francese hanno mostrato che i passaggi tra la Terza Repubblica e Vichy e tra Vichy e la Quarta Repubblica sono stati molto complessi. ma senza stravolgerlo. Paris 1999. Lazar. e la loro influenza ebbe necessariamente riflessi sulle prime elezioni nazionali. Lo studio di M. Servir l’Etat français. dei «volontari per la libertà». Destinées des députés et sénateurs français 1940-1945. Les orphelins de la république. ha rivelato una complessità di passaggi politici nei primi anni del dopoguerra. ma anche di insediare una memoria unica. Paris 1992 era già presente a Ginsborg. L’administration en France de 1940 à 1944. invece. le divisioni organizzative tra le associazioni partigiane.] della bravura. al contrario. Paris 1996. O.-O. 7 8 . è ora chiaro che il notabilato locale ha costituito l’ossatura non solo delle scelte politiche elettorali ma anche della successiva articolazione delle memorie sul territorio8.. i Maquis erano forti proprio al Centro e al Sud. comunali come regionali. per l’Assemblea costituente. insospettabile sino a poco tempo fa. p. diremmo «monolitica» e pertanto incontestabile della Resistenza all’occupazione tedesca del 1940-44. D’Almeida. L’assunto generaGinsborg. come invece ha mostrato di fare Parigi sin dalla sua liberazione nell’agosto 1944. Les origines républicaines de Vichy. come avviene in Italia. Ricerche successive hanno modificato il panorama evocato da Ginsborg e lo hanno maggiormente problematizzato. In Italia. In Francia.. Possiamo inoltre aggiungere che a lungo Roma. in Italia come in Francia. La seconda diversità risiede dunque nei tempi: da parte dei francesi. al momento della ricostruzione «la pietra di paragone non è più il valore personale o morale. 5 6 Gaulle. che supera indenne le difficoltà del 1947-48.. È sufficiente quindi che in Italia vengano meno i partiti garanti di questa memoria che un capo di governo estraneo a tale tradizione come Silvio Berlusconi proponga. Ad esempio. en France et en Italie: l’exemple des socialistes. sulla creazione di un nuovo sistema partitico.

la presenza e l’impatto sulla vita politica italiana del dopoguerra. ma anche della mia maggiore conoscenza personale. il confronto tra più interpretazioni. L’Italia rimane però trascurata. passando per il 1968. il rilancio di una narrazione tra il 1953 e il 1960. per l’Italia. tra il 1944 e il 1947. proprio delle associazioni partigiane. il fascismo. Per avviare nuove ricerche e riflessioni credo che sia opportuno ricorrere ad approcci comparati. movimenti e fenomeni sociali. perché più dettagliata nei singoli passaggi ed anche più consolidata dalla storiografia. 1943-44. modifica profondamente l’insediamento della memoria pubblica. la cronologia francese. la versione francese di P. la sensazione diffusa nel Sud d’Italia di essere stati liberati (o. nel 1948-53. alcuni anni fa. ma per quanto riguarda i soggetti collettivi operanti nel dopoguerra. per alcuni. 2. e sui dopoguerra. della monumentalistica. . in base ai tre maggiori temi ritenuti di interesse internazionale: il Risorgimento. quasi assente. la crisi di un’interpretazione egemonica o monolitica. e quindi la difficoltà da parte di storici stranieri non «italianisti» d’accesso alla nostra storiografia (non tradotta) e ancor di più alle fonti. degli studi sul caso francese11. november 2000. apparentemente marginale rispetto alle grandi storie sulla seconda guerra mondiale e sulle sue conseguenze. volontà e sacrifici. al momento del B u i l d i n g della nazione unitaria. Le due cronologie nazionali percorrono binari pressoché paralleli sino agli anni ottanta. La storia contemporanea italiana continua ad essere analizzata. deportati. 10 Cfr. con uno spiccato interesse. quella nostra religione civile. l’Italia risulta sovente assente. L’insediamento di una memoria nazionale L’insediamento di una memoria nazionale. Inoltre. 113-32. presenta molte analogie fra Italia e Francia. segnalo l’articolo di S. Lagrou. Facciamo un esempio per tutti. come si avverte al Centro-nord. e in ultima istanza la formazione della democrazia e della nuova cittadinanza partecipativa repubblicana. più generale. rotto solo negli anni ottanta. 12 F. Si tratta di una ricerca esemplare perché. apparsa l’anno precedente presso Cambridge University Press con il titolo The Legacy of Nazi Persecution. essenzialmente patriottica e «rossa» tra il 1961 e il 1978. oltre a studiare la 9 Tra le migliori riflessioni su quest’ultimo tema. La guerra della memoria. Bruxelles-Paris 2003. in «Modern Italy». The ‘civic religion’ of the Resistence in post-war Italy. diversità di memorie resistenziali nelle regioni francofone e fiamminghe osserva anche i portatori di tali memorie. dall’analisi comparata di grandi eventi. Inoltre. naturalmente. In entram11 Sul caso francese mi sono dilungata in un altro contributo in corso di pubblicazione negli atti di un convegno internazionale sulla memoria della seconda guerra mondiale tenutosi a Trento nel dicembre 2004: La Seconda guerra mondiale in Francia: complessità e ambiguità delle memorie. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi. il tema della memoria pubblica. Gundle. v’è la mancata conoscenza linguistica dell’italiano. e sulla memoria nazionale. dei rituali civili. Essa è quasi sempre esclusa dagli studi comparati sulla prima e seconda guerra mondiale. Alcune parti di questo intervento sono qui riprese. proprio sul piano comparato. della massa di internati militari e dei deportati nei campi di concentramento ritornati in patria nel dopoguerra. Patriotic Memory and National Recovery in Western Europe. Memoria e storia pubblica 79 le di Ginsborg rimane quindi valido. Poco è stato fatto sino ad ora per ricostruire l’organizzazione. Tento qui di seguito di abbozzare un primo confronto tra le due politiche della memorie costruitesi nei due Paesi. Bari-Roma 2005. di essere stati occupati) dagli angloamericani. Mentre oggi tramonta quest’ultimo tema. ma significativo per quanto andiamo qui scrivendo: il libro di Pieter Lagrou sulla memoria patriottica in alcune ricostruzioni nazionali10. e non di essersi liberati dai nazifascismi con lotte. Nella mia descrizione ho privilegiato. ha fatto essenzialmente seguito un silenzio storiografico. ad un silenzio dello Stato italiano nell’immediato dopoguerra. delle rappresentazioni e del dibattito dal 1945 ad oggi. ne emerge un quarto. 5. consapevole della maggiore diffusione. confrontandola. Tra le più serie ragioni di questa assenza. circa l’«anomalia» del Partito comunista e delle sue radici gramsciane. individua prima degli anni ottanta quattro fasi distinte: le origini. quindi non solo l’oggetto. politici e delle mentalità collettive dell’Europa contemporanea. pp. con una scansione individuata sia da studi precedenti sia dal recente lavoro di Filippo Focardi12. Focardi. 1945-1965. per far risaltare sia le similitudini che le profonde differenze e per meglio mettere a fuoco le «vie nazionali».78 Filo rosso Dogliani. studi oggi ancor più necessari per comprendere i fenomeni e percorsi della integrazione europea tra Otto e Novecento. all’estero. internati militari e civili. ma anche nella rinascita repubblicana9. l’Italia del secondo dopoguerra. Credo però che sia possibile reintrodurre l’Italia in tale comparazione non per l’esperienza di guerra. L’autore esclude dal confronto l’Italia ritenendo l’esperienza della doppia guerra (fascista e poi antifascista) troppo anomala per essere inclusa a pieno titolo tra quelle di Paesi occupati. Mémoires patriotiques et l’occupation nazie. ma anche i soggetti collettivi che contribuiscono a crearla: essenzialmente le associazioni di ex combattenti.

-O. I. Rioux. giovane (nato nel 1909) e brillante normalista. Intelligence avec l’ennemi. ma non riesce a costruire «un partito della Resistenza» che fosse espressione di quello che era stato il Mln (Movimento di Liberazione Nazionale). Si veda anche Une poignée de misérables. fu giustiziato il 6 febbraio14. e l’anno dopo anch’esso. Baruch. quindi di alto tradimento nei confronti dello Stato francese sulla base dell’art. donne rapate nelle piazze e sulla soglia di casa) e soprattutto dell’epurazione di «collaborazionisti». il Pci e il Pcf. Chicago 2002). Due elementi risaltano dalla sua puntuale ricerca: il fatto che Brasillach fosse stato giudicato colpevole in base alla sua azione di «intelligence avec l’ennemi». Le procès Brasillach. quasi tutti tra il giugno 1944 e l’inizio del 194513. A. divenuto portaparola della destra fascista negli anni di Fronte popolare e poi dal 1937 redattore del giornale antisemita «Je suis partout». Alcuni intellettuali ed artisti compromessi con l’occupante tedesco e con Vichy. 19441 9 5 2. uomini e donne. Paris 1980. vengono condannati.80 Filo rosso Dogliani. Paris 2003. Paris 2001 (ed. la Francia avrebbe atteso il 1964 per ratificare i principi sanciti a Londra nel 1945 sulla natura di crimini «contro l’umanità» e proceduto solo negli anni ottanta e novanta ad allestire processi esemplari contro cittadini tedeschi 14 P. Memoria e storia pubblica 81 bi i Paesi inizia con il giugno 1944. Come le forze politiche. anche le memorie iniziano a dividersi: da un lato comincia a tratteggiarsi una memorialistica comunista. in particolare nella propaganda nazista e antisemita.-P. Kaplan. La France de la Quatrième République. a cura di J. Questo blocco disomogeneo ma ancora idealmente unito riceve alle elezioni del 1946 più del 75% delle preferenze. corrispondente alla liberazione di Roma e allo sbarco in Normandia due giorni più tardi e si protrae sino al 1947. 75 dell’allora vigente codice penale. nel clima di guerra fredda. analogamente in Francia tra le due anime principali della Resistenza e portatrici di memoria: la gaullista e le sinistre. La storica statunitense Alice Kaplan ha recentemente ricostruito tale processo. .000 istruttorie conclusesi nel dicembre 1948) siano stati condannati a morte. Inoltre. grazie anche ad una campagna condotta esplicitamente dalle organizzazioni di Resistenza. costituite dai comunisti del Pcf (che da solo nell’immediato dopoguerra ottiene il sostegno di più di un quarto dell’elettorato) e dai socialisti della Sfio (Sezione francese dell’Internazionale operaia). essenzialmente legata alle azioni militari all’estero e all’interno del Paese. Rioux già nel 1980 osserva13 Cfr. proprio perché i primi processi d’epurazione non si interessarono alla questione della Shoah. direzione politica del movimento resistenziale. Ma è stato calcolato che solo il 4% dei sottoposti a processo per collaborazionismo (circa 160. dai governi espressi dalle forze resistenziali all’indomani della guerra. periferica e nelle colonie furono un fallimento. Brasillach fu condannato a morte in un processo durato poche ore il 19 gennaio 1945 e. giornale che si mostrò critico persino nei riguardi di una politica considerata troppo moderata del regime di Vichy nei confronti degli ebrei e dei democratici. che avevano intrattenuto rapporti sia affettivi che di affari con l’occupante tedesco (uomini trascinati ed insultati nelle strade. In Italia questa svolta coincide essenzialmente con la frattura tra partiti di sinistra e partiti centristi aventi come baricentro la Dc. La collaborazione del singolo con il nemico veniva immediatamente trattata come crimine mentre ancora la giustizia francese mostrava ambiguità e perplessità nei confronti della natura del servizio svolto da molti per lo Stato di Vichy. polemica rinviata in Italia agli anni novanta. l’antisemitismo propagandato con convinzione ed entusiasmo da Brasillach non venne mai menzionato come capo d’accusa. superando una serie di difficoltà relative al reperimento delle fonti processuali. L’épuration des intellectuels. si dissolve. che la rifiutò decisamente. va che le epurazioni collettive in settori economici e dell’amministrazione centrale. p. Tale strumentalizzazione è una delle conseguenze della intensa se pur breve fase di punizione pubblica di individui. nonostante che molti intellettuali resistenti avessero firmato un appello lanciato da François Mauriac per sostenere la concessione della grazia da parte di De Gaulle. 56. Bruxelles 1985. J. Si esprimono però ancora alcune voci non schierate di protagonisti della lotta clandestina.000 fucilati». e dall’altro quella gaullista. inglese The Collaborator. del «partito dei 75. Assouline. Nasce nel contempo anche una «storiografia della epurazione» che cerca di accreditare il giudizio che la Resistenza in quanto tale sia stata solo un bagno di sangue e una resa dei conti tra francesi posti ideologicamente su opposti fronti. Il processo più famoso fu quello che si svolse nei confronti di Robert Brasillach. vol. mentre solo il mondo della stampa e della cultura fu effettivamente colpito con alcuni casi esemplari. all’uscita dei due principali partiti comunisti occidentali. L’épuration de la société française après la Seconde guerre mondiale.

l’amnistia fu contestata duramente. Già nell’aprile 1946 infatti era stata emanata una prima amnistia generale per reati minori (mercato nero. poiché interessavano oramai l’1% dei condannati. Analoga tesi. settembre-dicembre 2000. l’amnistia concessa a soldati tedeschi dalle autorità militari italiane: amnistiare i tedeschi significava evitare di «guardare in casa». difeso dallo stesso avvocato di Brasillach (Isorni). nella quale nei due anni successivi vennero inclusi tutti coloro che avevano meno di 21 anni d’età al momento degli atti (quindi molti giovani arruolati nelle organizzazioni di Vichy che non si erano macchiati di particolari atti di sangue). Il corso generale delle epurazioni e delle condanne non fu però dissimile da quello italiano. In Francia l’amnistia fu concessa in più tappe. tra coloro che rifiutarono di firmare (con convinzione Pablo Picasso e André Gide) individuiamo anche alcuni che avrebbero nei decenni successivi animato discussioni in proposito. ma alla memoria dei più. 393-9. L’amnistia Togliatti. con quello che si ebbe a Riom tra il febbraio e l’aprile 1942. come con la Jugoslavia17. Al contrario. La memoria della guerra e il mito del “bravo italiano”. mentre in Francia il suo iter legislativo si chiuse in agosto. e per ragioni innanzitutto di principio. condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine e Walter Reder. evitando così di aprire pericolosi contenziosi con nazioni con le quali stavano insorgendo frizioni politiche. Interessante inoltre la ricostruzione fatta da Kaplan dei nomi di intellettuali che firmarono ma soprattutto che non firmarono l’appello alla clemenza proposto da François Mauriac: insieme a letterati ed accademici antifascisti e resistenti (Jean Paulhan. In realtà. Questa convinzione è durata a lungo. anche nel titolo italiano. Sempre sull’amnistia si veda anche il recente lavoro di M. ma senza esecuzione immediata (Pétain sarebbe morto di vecchiaia in cattività nel 1951). I conti con il fascismo. In seguito le corti di giustizia per tali crimini furono sciolte all’inizio del 1951. è consuetudine nella Francia moderna attuare l’estirpazione delle radici di passati regimi attraverso processi esemplari. Simone de Beauvoir. sino a far emergere negli ultimi anni opinioni antitetiche: che l’epurazione sia stata sostituita da una «resa dei conti». Domenico.82 Filo rosso Dogliani. il tribunale per coloro che erano stati considerati responsabili della sconfitta del 1940: Blum e Daladier. da un bagno di sangue indiscriminato ed illegale (tesi rinforzata recentemente dalle ricostruzioni storiche romanzate di Giampaolo Pansa). Vichy allestì. A differenza dell’Italia. e soprattutto la giustizia fu resa vana molto presto dall’amnistia nei confronti degli italiani concessa dell’allora ministro della Giustizia Palmiro Togliatti il 22 giugno 194615. Jean-Jacques Bernard). tra questi Jean-Paul Sartre. Origine e affermazione di un autoritratto collettivo. tedesca del 1996) che aggiorna ma dissente dalle critiche espresse. Studi recenti mostrano che anche in Italia si svolse una prima epurazione. meno tempestiva e quindi meno efficace soprattutto negli apparati dello Stato. Bologna 1997 (ed. Maurice Papon). 22 giugno 1946. Albert Camus. Processo ai f a s c i s t i. però. Franzinelli.P. in un confronto con la Francia. soprattutto nella sua ultima fase tra il 1951 e il 1952 da circoli di resistenti. F. seguita dai decreti di grazia firmati dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi tra il febbraio e il maggio 1951 nei confronti di militari tedeschi resisi colpevoli di crimini di guerra contro soldati e civili italiani16. ma si concluse come in Italia nel 1953: l’estensione dell’amnistia ai condannati in contumacia fu concessa in novembre. A sua volta la Quarta Repubblica portò sotto processo il maresciallo Pétain nel 1945. in «Italia contemporanea». per quello di Marzabotto. compreso quello italiano che aveva operato in area balcanica e nell’Egeo. Gustave Cohen. Paul To uvier. pp. Memoria e storia pubblica 83 e francesi macchiatisi di tali crimini (Klaus Barbie. . Colpo di spugna sui crimini fascisti. Marcel Ayné. Focardi. propaganda). Questi atti insediarono nella memoria democratica la convinzione di una debolezza nell’esercizio della giustizia da parte della Repubblica italiana. questa volta storiografica. Estrema17 Cfr. L’epurazione in Italia 19451 9 4 8. 16 Nel 1951 rimanevano in carcere in Italia solo Herbert Kappler. tra i firmatari troviamo alcuni che a quel tempo temevano di essere loro stessi sottoposti a processo per azioni minori di compromissione con il nemico (Arthur Honegger. americana del 1991). essa fu solamente meno esemplare di quella francese (senza nomi di spicco). è emersa circa 15 Si vedano H. in una fase di campagna elettorale. di esplorare la vastità di crimini di guerra perpetrati anche da altri eserciti durante la seconda guerra mondiale. ideologiche e sui territori. dal libro di R. durante la quale le destre avevano messo esplicitamente in programma il completamento degli atti di amnistia. e come lui condannato a morte. oppure dalla cancellazione delle responsabilità individuali grazie ad un compromesso tra le parti trovato da Togliatti per giungere ad una «concordia nazionale». Woller. Milano 2006. appare blanda. Jean Cocteau). con il risultato che a seguito di una grande campagna nazionale per l’amnistia nel 1948 furono liberati circa il 70% dei condannati e di quanti erano in attesa di giudizio. Milano 1996 (ed.

Se i primi lavori (tra testimonianza ed anticipazione di studi e di riflessioni) di ebrei francesi sopravvissuti alla Shoah escono nell’immediato dopoguerra per conto di un nascente Centre de documentation juive. i lavori sulla deportazione e lo sterminio. con una postfazione di J. che con le Lettres aux directeurs de la résistance. ad aprire la strada a ricerche più puntuali non solo sul sistema concentrazionario e di stermi20 P. difendere il ricordo e soprattutto i principi morali. nel marzo 1952) e come risposta a distanza ad un altro intellettuale. di revisionismo storico e persino di negazionismo. Milano 2001. breve tempo dopo la condanna.84 Filo rosso Dogliani. Baruch e J. studioso dell’antichità: Pierre Vidal-Naquet20. Memoria e storia pubblica 85 mente problematica per l’elaborazione della memoria collettiva fu l’inclusione tra le categorie di amnistiati anche degli alsaziani e dei loreni che erano stati arruolati nelle file dell’esercito e di reparti speciali del Terzo Reich. «Un Eichmann de papier» et autres essais sur le révisionisme. 18 affaires. a quel tempo molto influenzato dal Pcf) e la nascita di una saggistica storica e letteraria a forti valenze morali oltre che politiche e centrata sull’analisi dei diversi aspetti della Francia nella seconda guerra mondiale. del 1953 (tradotto nel 1962 da Il Saggiatore). Race and Reich (1956). 19 Il testo è stato riedito recentemente.-O. così come sono state tracciate da un recente lavoro di Valerie Igounet 21: l’immediato dopoguerra. ideali della Resistenza. Gacon. tra i più impegnati. e in Usa di Joseph Tanenbaum. Les assassins de la mémoire. L’atto pubblico di Jean Cassou. in sostanza non furono sottoposti a processo per tradimento ma furono considerati collaboratori contro la loro volontà (e da allora chiamati i malgré-nous). Histoire du négationnisme en France. ma pubblicato solamente nel 1961 per le grandi difficoltà incontrate dal giovane storico sia nell’accademia che nel mondo ebraico statunitense e israeliano. Tra guerre e pace. in reazione all’amnistia a collaborazionisti concessa dal primo ministro Antoine Pinay (primo capo di governo non emerso dall’esperienza resistenziale e che quindi segna la fine di un’epoca. A loro fu riconosciuta. poi la terza e pubblica fase tra il 1878 e il 1986. De la Commune à la guerre d’Algérie. L’amnistie. Paris 1987. controbattere. ricercatore ebreo d’origine austriaca naturalizzato statunitense. . apparse presso la stessa casa editrice nel 1949. un «martire» per la destra e una «icona» per i revisionisti francesi. Come senza seguito per anni. Essa inizia a circolare in Francia come in altri Paesi europei e negli Stati Uniti (grazie al precoce Institut for Historical Review). quale il lavoro di Georges Wellers. con il suo imponente lavoro tracciato tra il 1948 e il 1955. casi e scandali. un profondo e duraturo scontro tra lo Stato francese e la comunità locale di Oradour. Cassou. almeno in un ventennio di indifferenza sul tema. politici. Le bréviare de la haine: le IIIe Reich et le j u i f s. aveva chiesto. gli anni sessanta e settanta con l’articolarsi delle tesi negazioniste. 21 V. un accademico d’origine ebraica. Paris 2000. essi rimangono senza continuità. Mentre Brasillach veniva considerato. l’attenuante della responsabilità collettiva e non individuale alla «collaborazione». Dogliani. Igounet. Vidal-Naquet. e poi l’ultima ed ancora vivace. tra i quali Jean Cassou (18971986). nel quale venne compiuto il più grande massacro di civili in Francia. tra i primi. Questo comportò. una letteratura capace di indignarsi. per poi contrassegnare almeno quattro fasi di diffusione e propaganda. sono il libro di Léon Poliakov. Paris 2001. si preannunciava con analoga rapidità una letteratura negazionista «semiclandestina». il 10 giugno 1944 (642 trucidati) ad opera di reparti tedeschi dove prestavano servizio molti malgrén o us18. come vedremo in seguito. erano estremamente scarsi. Memorie e rappresentazioni dei conflitti e dell’Olocausto nell’Occidente contemporaneo. una sorta di «pace sociale» tra resistenti e vichynisti19. Un’ultima strenua opposizione all’amnistia fu condotta da alcuni noti intellettuali. che nel 1953 pubblicò La mémoire courte nelle Editions de Minuit. De Drancy à Auschwitz (apparso a Parigi nel 1946). Occorre però aggiungere per introdurre il secondo periodo preso in esame (quello del 1947-58) che parallelamente al profilarsi in maniera semiclandestina di una teoria negazionista in Francia. in Francia e altrove. che nel 1949 era uscito dal Pcf contestando l’allineamento filosovietico preso dal partito nei confronti del titoismo. anticipa due nuovi aspetti del dibattito pubblico: il distaccarsi di molti intellettuali dalla linea egemonica del Pcf (nel 1946 proprio Cassou era stato eletto presidente del Comitato nazionale degli scrittori nato dalla Resistenza. Jean Paulhan. La mémoire courte. The Final Solution. La ritroveremo soprattutto negli anni ottanta ad esaminare i numerosi Per il complesso iter si legga S. Paris 2002. del 1951 (tradotto in Italia da Einaudi nel 1955) e i lavori apparsi in Gran Bretagna di Gerard Reitlinger. Sul tema degli affaires si faccia riferimento anche a P. con la legge del 15 settembre 1948. Sarà poi soprattutto Raul Hilberg.

gli scrittori del «noi» per i quali la Resistenza. . Un altro confronto può essere condotto per questo periodo sulla letteratura. hanno vissuto e scritto costantemente sotto lo sguardo [. 1994 (da me consultato nell’ed. Come in Italia tra il 1945 e il 1947. L’altra memoria. dovrebbe far dimenticare i motivi e le aspirazioni di tale sacrificio e rendere tutto indistinto e in ultima istanza patriottico. a cura di G. che però oltralpe ha radici precedenti. fu arricchito e riedito in inglese nel 1985 e tradotto in italiano da Einaudi dieci anni dopo. Experiences of a Holocaust Researcher. e non dalle vittime. Esemplare è l’autobiografia scritta da Hilberg. Poco studiata sino ai giorni più recenti. Ciononostante Hilberg fu criticato per essersi attenuto essenzialmente alla documentazione tedesca. «coincide innanzitutto con la scoperta del gruppo» sia come comunità di eguali. Pedullà. quindi a quella prodotta dai carnefici. con il suo costante confronto con il nemico occupante. Torino 1999. Soprattutto per questo terzo gruppo.. dove naturalmente spiccano le regioni Liguria. Altro noto esempio sono le lettere di Albert Camus. ma anche sulla memoria collettiva22. tale critica aprì una pluriennale discussione sulla complessa natura delle fonti utilizzabili per la ricostruzione del genocidio degli ebrei23. come il gruppo bolognese attorno a Renata Viganò (l’autrice de L’Agnese va a morire) sperimentano una «letteratura resistenziale» in circoli letterari localizzati in alcune realtà urbane (Bologna come Roma o Firenze) e di breve durata. L’Italia rimane per lungo tempo alla periferia di questo dibattito di ricostruzione storica e memorialistica. Veneto. Ci pare di capire che la letteratura italiana appaia ancora più esistenziale e generazionale di quella francese. e poi Beppe Fenoglio) compiono i primi passi partendo dalla loro esperienza giovanile o altri. scrive Pedullà. Di grande interesse e auspice di futuri approfondimenti anche storiografici è il tentativo di classificazione dei narratori partigiani fatto da Pedullà: gli scrittori dell’«io». soprattutto se giovane. francese: La politique de la mémoire. nella quale egli descrive le difficoltà incontrate nell’approccio alle fonti. 24 Cfr. Hilberg. Piemonte. Memoria e storia pubblica 87 nio nazista. quelli che interpretano la Resistenza come educazione civile e fase di passaggio individuale. sul valore e la fedeltà dell’esercito italiano nell’ambito dell’asse italo-tedesco e che inizia a costruire una memoria alternativa su Salò24. Hilberg era stato allievo a New York di Franz Neumann ed aveva raccolto dal maestro il grande insegnamento sulla struttura burocratica e disarticolata del mostruoso B e h e m o t h: lo Stato nazista.. rispetto a quelle consultate solo pochi anni prima dai suoi predecessori Poliakov e Reitlinger che si basarono essenzialmente sui verbali dei processi a Norimberga. Torino 2005. Comunanza con i defunti non vuol dire affatto ideologia della bella morte: tutt’altro […] Consapevoli di ciò. come ha recentemente osservato Gabriele Pedullà offrendoci una bella antologia di brani divisi per aree di esperienza e di scrittura. occorre anche notare negli stessi anni in Francia la diffusione di una letteratura resistenziale. Germinaro.. Ciò che circola è essenzialmente una memoria interna «antagonista e rancorosa del neofascismo» che riflette sul tradimento della monarchia. scritto nel 1941 da Vercors. Toscana e città come la Milano di Vittorini e la Roma di Moravia25. per la quale l’offerta di una vita. L’estrema destra. 19 e soprattutto F. p. come il noto racconto Le silence de la mer. ma suggerisce implicitamente elementi di differenziazione per quanto andremo scrivendo sul caso francese. 23 Id. scritte per la «Revue libre» e i «Cahiers de la Liberté» tra il 1943 e l’inizio del 1944 e ripubblicate dall’editore Gallimard alla Liberazione. per la loro massa ed anche per la loro complessità. la letteratura italiana ha spiccate identità regionali. Salò e la Resistenza. nei romanzi e nei documenti letterari che circolavano clandestini sotto l’occupazione. pseudonimo di Jean Bruller (classe 1902). come delle correnti revisioniste. come d’altronde aveva fatto Ve rcors. 22 ed Europa nell’immediato dopoguerra. consultate negli archivi federali statunitensi. che come progetto collettivo di rifondazione della società. Infine gli scrittori del loro: «quanti. Focardi. Lettres à un ami allemand. Occorre invece notare che in Italia la narrativa resistenziale apparve solo dopo l’aprile 1945 in una breve stagione nella quale giovani scrittori che avevano fatto la Resistenza (Italo Calvino primo tra tutti. La guerra della memoria cit.] dei compagni morti». negli anni del dopoguerra. quest’ultima con pretese di riscatto nazional-patriottico ed anche di respiro europeo. nelle quali non solo si analizza il complesso rapporto con l’occupante. The Politics of Memory. i partigiani scrittori si sono posti molto presto il problema di evitare che il ricordo di coloro che non ce l’hanno fatta si tramutasse in un’astratta celebra25 Si vedano i Racconti della Resistenza. ma anche i rapporti storici tra Francia e Germania e si ipotizza quali essi sarebbero stati tra i due Paesi e tra Francia Il libro di R.. Emilia Romagna. La distruzione degli ebrei d’Europa. Paris 1996). Pedullà fornisce alcuni spunti non solo per una revisione di una recente «memoria condivisa».86 Filo rosso Dogliani.

Bologna 1995. veicolata dalla stampa comunista che vede in alcune pagine della autobiografia del segretario Maurice Thorez. Paris 1987. Questo primo periodo è inoltre caratterizzato in Italia da una prima ondata di monumenti alla Resistenza: statue. Memoria e storia pubblica 89 In Francia la letteratura è prima clandestina. Antifascismo. e poi post-resistenziale e si esprime in un arco temporale molto più vasto. Apparentemente analoga è la situazione francese. Guérin. nella sua produzione letteraria a partire dal romanzo La peste (1945)27. 21-38. nei quattro anni di lunga occupazione del Paese. e corrisponde all’uscita dalla direzione politica del Paese dei due principali fondatori della memoria pubblica: il Pcf prima. Camus et la politique. dell’arte e dello spettacolo. Bologna e il suo territorio. lo Stato interviene direttamente nel discorso resistenziale. Piraccini. senza però interferire nella promozione locale. a cura di C. dove teatri. Monumenti alla libertà. G. 261-75. in Storia d’Italia nel secolo ventesimo. e poi De Gaulle e i suoi più stretti collaboratori. forse ci rendiamo conto della giustezza anche politica di questa scelta di fronte alla tendenza di un certo revisionismo di destra di equiparare i caduti di Salò ai partigiani in nome di un’etica (e di un’estetica) della bella morte26. repubblicana e socialista che concili giustizia e libertà nella Francia del dopoguerra. ossifiée et surcodée» del Pcf. bibliografia e periodici. Francia 1947-58 Un secondo periodo. che in occasione del primo decennale della sua liberazione. due figure quasi antitetiche ma ambedue d’ispirazione antifascista animarono la discussione tra gli intellettuali e gli scrittori: il cattolico Mauriac sulle pagine de «Le Figaro» e il laico e pacifista Albert Camus. considerato il sito più importante della Resistenza nazionale perché fu il principale luogo di esecuzione della condanna a morte di resistenti dell’area parigina) di memoriali e di musei della Resistenza. nelle giornate dell’agosto 1944. . associazioni. ad universalizzare. saggio introduttivo a La premiata Resistenza. Concorsi d’arte nel dopoguerra in Emilia-Romagna. p. Jacques 28 Si vedano: L. 3. Fils du peuple (apparsa quasi simultaneamente nel 1950 nelle Éditions sociales a Parigi e nelle Edizioni di cultura sociale di Roma) l’interpretazione di un partito che da solo ha sostenuto ampia parte della Resistenza interna offrendo il maggior numero di martiri. II. Saggi 87. Solo oggi. sia nelle celebrazioni che nelle pubblicazioni. nel 1947. musei e monumenti. Strumenti e fonti. Serpe e A. P. come la capitale. Resistenza e pace nei monumenti italiani dal 1945 al 1985. Dogliani. Monumenti alla Resistenza. nell’intervento sia centrale che periferico negli anni sessanta (corrispondente al ritorno al potere di De Gaulle) e poi negli anni ottanta e novanta con la realizzazione e in alcuni casi l’ampliamento (a Mont-Mouchet in Auvergne e soprattutto a Mont Valérien. Raimondi). Quest’ultimo settore era in grande fermento a Parigi. a cura di J. All’indomani della guerra. con l’intervento delle regioni e soprattutto grazie ad un nuovo discorso che limita il numero di nuovi monumenti e progetta invece parchi della pace e luoghi ricreativi dedicati alla 26 27 Resistenza28. Da una parte quella che è stata chiamata da François Bédarida la «mémoire bunker. Solo in occasione del centenario dell’Unità d’Italia. persino la produzione cinematografica rimasero operanti. nel 1961. pp. dove sono i cippi e i monumenti comunali della grande guerra ad accogliere le prime cerimonie e le prime lapidi di ricordo dei caduti della Resistenza. Istituti. Camus tende a generalizzare. e in essi i nomi dei caduti. I monumenti e le lapidi come fonti. Galmozzi. Sempre in Francia inoltre i due schieramenti profascista e vichysta e quello antifascista e gaullista integrarono al loro interno molti intellettuali e operatori nel mondo della comunicazione giornalistica e letteraria. luoghi di ritrovo. cippi. vol. Ivi. Vengono così a crearsi memorie separate. redattore capo di «Combat» divenuto al momento della Liberazione uno dei quotidiani parigini più influenti. segnala con lapidi i luoghi dei combattimenti. che riprende con impeto in occasione del trentennale dalla Liberazione. aperti ad un pubblico francese come germanico. è tutto francese. Dogliani. pp. Sibilia (introduzione di E. rispetto all’Italia. tenendosi a distanza dalle memorie ingessate comunista e gaullista.88 Filo rosso zione del pro patria mori. finanziamenti per la ricerca. Roma 2006. Dall’altra la memoria gaullista (il colonnello Passy. pur se sottoposti a controllo e partecipazione anche finanziaria tedesca. Alcune grandi città si assumono in proprio l’iniziativa memoriale. Si nota però una svolta. nel 1954. Sulle pagine del suo giornale Camus sostiene alla fine del 1944 che «la memoria delle vittime esclude il perdono [come] la giustizia proibisce ogni debolezza» e propugna una rivoluzione prima di tutto morale. pubblicazioni degli Archivi di Stato. Parigi. a cura di O. lapidi voluti e realizzati in maniera autonoma dalle comunità locali e soprattutto dalle associazioni partigiane. tra il 1947-58. Pavone. l’esperienza resistenziale. XXI. Milano 1986.

Michel. oltre al completamento dell’iter delle amnistie. per tutto quel decennio gaullista. 995-6. M. 401-38. Strutture ed eventi dell’Italia unita. su proposta del comunista allora sottosegretario alla presidenza Giovanni Amendola. Roma-Bari 1997. Vi è una netta differenza con il nostro 25 aprile. Altrettanto timidamente la Quarta Repubblica tenta una sua celebrazione moderata e poco militante della Resistenza. In ambedue i Paesi. La legge del 20 marzo 1953 che 29 trasforma l’8 maggio in giornata festiva nazionale «costituisce il versante ricordo di una politica di perdono elaborata tra il 1952 e il 1954» sfociata nella legge del 24 luglio 1953 sull’amnistia dei collaboratori. A differenza di quella francese. riti ed ideologie diverse. 1995 e la voce 8 mai 1945. pp. e attorno a memorie che ancora recano divisioni. a cura di M. di coesistenza. 31 A. inizia timidamente a fare i primi passi una prima ricostruzione storiografica guidata a Henri Michel. con l’auspicio che potesse «per ampiezza e tradizioni ricord[a r e] il 14 luglio francese»29. La Resistenza. A riprova. È interessante notare. pp. dei diritti umani30. Bologna 2003. Memoria e storia pubblica 91 Soustelle) sintetizzata dalle Mémoires de guerre (1954) del generale stesso che rende la Resistenza un fatto militare guidato da coloro che avevano seguito il suo appello londinese del 18 giugno 1940 per una France libre. l’8 maggio ritorna ad essere giornata festiva con forte enfasi sui valori di pace. un combat entre Histoire et Mémoire. che culmina con l’anno 1953: l’anno dell’amnistia definitiva ma anche della legge che indice l’8 maggio festa nazionale. al contrario. Le feste nazionali. andato al potere il socialista Mitterrand nel 1981. nella quale. Ballone. segretario della Commissione di storia dell’occupazione e della Liberazione creata il 20 ottobre 1944. conflitti. però. Paris 2006. pp. comunque. grazie al governo De Gasperi. nuovamente la festa della Resistenza ritorna a disperdersi attorno a decine di luoghi e di date che ricordano in provincia fatti d’arme. si orienta sulla concordia nazionale. In mezzo a loro una memorialistica «indipendente» poco appariscente e rappresentativa. come nel caso italiano di Roberto Battaglia (che pubblica da Einaudi nel 1953 il primo lavoro di ricostruzione storica dei mesi della Resistenza). cancella l’8 maggio dal calendario delle festività in nome della costruzione di un avvenire europeo attorno all’asse franco-tedesco. Una terza e duplice lettura interviene negli anni settanta: il presidente Valéry Giscard d’Estaing. il 25 aprile si poneva come festa fondante il nuovo Stato. in I luoghi della memoria. che pone termine ad una guerra durata trent’anni (1914-44) contro l’esercito tedesco. è destinato a divenire «la figura dominante» della storiografia della Resistenza almeno sino all’inizio degli anni settanta. come «festa della nazione democratica ricondotta non all’anniversario della cessazione della guerra – il 2 maggio – ma al ricordo dell’insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione nazionale». sempre nell’ambito del nostro confronto. e pertanto festa democratica ed antifascista – ancor prima della istituzione della festa del 2 giugno. L’8 maggio francese ricevette invece diverse interpretazioni ed ebbe un percorso assai complesso. in «Historiens et Géographes». nel 1975. Isnenghi. In effetti tale data fu fastosamente celebrata dal 1960. De Gaulle aveva chiamato i francesi a resistere all’occupazione. a differenza di quanto è avvenuto nei volumi italiani curati da Mario Isnenghi31. Notiamo anche un’altra coincidenza per l’anno 1953 tra Francia ed Italia: in ambedue i Paesi questo anno. che sebbene richiesta a più riprese dalle associazioni di combattenti e di deportati in Francia non sia mai stata instaurata una giornata specifica dedicata alla Resistenza. segna il momento più critico e «basso» nella memoria pubblica della Resistenza. nel 1940. pp. . con procedimenti e processi a carico di ex partigiani. mentre. il discorso celebrativo perde fiato. In un primo momento sembrò emergere la data del 18 giugno. La festa italiana si impone sin dal 1946. al Mémorial de la France combattente sul monte Valérien. tra il 1948 e il 1953 la Resistenza italiana viene addirittura messa in stato di accusa e criminalizzata. deportazioni ed eccidi. 30 Si vedano di S. Per questo De Gaulle nel 1945 continuò a privilegiare la vittoria più completa e meno contraddittoria come festa nazionale: quella dell’11 novembre (1918) rispetto a quella dell’8 maggio (1945). La Quarta Repubblica potenzia invece una lettura «democratico cristiana» e trasforma il concetto di capitolazione in quello di armistizio. Come prima del 1958. in Dictionnaire historique de la Résistance. Ridolfi. Barcellini: La commémoration du 8 mai 1945. militante socialista e resistente del Var. è stato notato che la Resistenza non ha trovato ospitalità come «luogo» reale o immaginario nei volumi su Les lieux de mémoire dedicati alla Francia da Pierre Nora tra il 1984 e il 1993. 200 sgg. Immediatamente De Gaulle diede della capitolazione tedesca in tale data una lettura di vittoria dell’esercito francese. ma eclissò come l’homme du 18 juin con il 1968. 348. inter pares tra quelli alleati.90 Filo rosso Dogliani.

92 Filo rosso Dogliani. Sempre in quegli anni i gaullisti procedono ad una operazione di grande valore simbolico: la ricerca di un nome che rappresenti tutti gli eroi caduti per la Liberazione. riprendendo ed ampliando la retorica resistenziale inaugurata e praticata durante la guerra da Brossolette. la lotta di Resistenza. Paris 2005.. nel 1996. come Michel. Al contrario della prima guerra mondiale. 29. poi divenuto compagnon e fedele collaboratore di De Gaulle. in Jean Moulin. in Autour des morts. Alcuni sostengono (tra questi ancora L. La Résistance française en quête d’un héros éponyme (1942-1996). sostenuta da Henri Michel alla Sorbona nel 1962 in presenza di molti autorevoli protagonisti della Resistenza: Les courants de pensée de la Résistance. allo stesso Malraux l’onore di essere sepolto a suo 33 L. l’uomo e il mediatore politico. pp. ad esempio. Andrè Malraux dedica il più importante dei suoi discorsi tenuti come ministro della Cultura. il primo discorso epico (pronunciato il 18 giugno 1943) sul sacrificio per la patria e per la liberazione del Paese. onorati ed esposti i corpi dei personaggi più illustri: il Panthéon. da Londra. pp. sempre più chiusa negli ambienti interni al partito e ai militanti. in La France démocratique (combats. precocemente antifascista negli anni del Fronte popolare. ma anche in questo ambiente fortemente influenzate dalle tesi gaulliste che vedono la Resistenza francese essenzialmente diretta e subordinata alla direzione di Londra. l’uomo della organizzazione e della lotta clandestine.-M. Douzou. come è stata successivamente definita. Rouen 2001. ma non riportati in nota. A Moulin. l’intero esercito dei martiri della Resistenza. symboles). Sul piano storiografico. Al confronto. to. Douzou)34 che l’orazione per Moulin abbia valso anni dopo. tra i quali Pierre Brossolette. Thelamon. ministro ma anche tra i più noti scrittori francesi del tempo. Mélanges offerts à Maurice Agulhon par Ch. Sohn. nella prima these d’état sull’argomento. Essai d ’ h i s t o r i o g r a p h i e . Memoria e storia pubblica 93 viene gestito dai partiti centristi. Simili visioni si esprimono. La figura di Jean Moulin emerge come la più adatta a rappresentare nel luogo più sacro della religione civile della nazione. Les morts de la Résistance. Id. volontario nella guerra civile spagnola. La traslazione di Jean Moulin assume quindi molteplici significati grazie anche alla sapiente regia di Malraux. Il 19 dicembre 1964 il suo corpo viene traslato al Panthéon. J. ha bisogno di un altrettanto conosciuto e riconosciuto personaggio che li rappresenti. e contrastata dalla sola memoria comunista. Mémoire et identité. il resistente di formazione umanistica e normaliana che aveva costruito. Pigenet. 4. 409-17. De Gaulle e la memoria della Resistenza Il ritorno di De Gaulle al potere impone in Francia un terzo periodo: 1958-69. nel marzo 1944: «si potrebbe dire che il resistente Brossolette ha identificato con il suo sangue l’oratore Brossolette»33. In un primo momento quattro resistenti erano stati evidenziati da una attenta selezione. a cura di O. La guerra della memoria cit. M. e da storici accorsi in loro aiu32 Sul periodo 1948-53 considerato di «crisi della ‘‘narrazione egemonica’’ antifascista» ancora Focardi. Paris 1998. per la quale il sacrificio di centinaia di migliaia di caduti veniva sintetizzato negli onori portati al corpo di soldat inconnu. la Resistenza diviene tema di ricerche universitarie. 19-32. La memoria pubblica torna ad essere egemonizzata dai gaullisti. Lalouette. del ricordo da coltivare essenzialmente negli animi e nel silenzio delle coscienze ed anche di un appello più generale alla «pacificazione» tra italiani32. infine il torturato e il trucidato dopo la cattura da parte dei nazisti. A. il Pcf mantiene salde la sua memoria «alternativa» e.. l’uomo delle istituzioni della Terza Repubblica che non si piegano al collaborazionismo (era stato giovane e brillante prefetto). 34 Id. Escono in questi anni le memorie di Jacques Duclos e soprattutto l’opera collettiva Le Parti communiste français dans la Résistance (Paris 1967). La Résistance française: une histoire périlleuse. una sua militante datcha storiografica comunista. in nome di valori morali e genericamente patriottici. per poi cadere anch’egli pochi mesi dopo. in Italia essenzialmente dalla Democrazia cristiana che cerca di neutralizzare il potenziale «sovversivo» della memoria resistenziale delle sinistre. . riassunta poi dal primo «Que sais-je» (collana di ampia diffusione) sulla «France libre» del 1963 e dal volume Jean Moulin l’unificateur sempre di Michel del 1964. mentalités. per la quale sono stati tutti identificati e selezionati i combattenti. Dumoulin e F. grazie all’onore che tributa loro la nazione e alla luce sotto la quale il ricordo e la riconoscenza dei francesi li pone. p. Tale héros éponyme viene identificato dai gaullisti. seguito idealmente da un popolo di ombre che ottiene con lui la resurrezione. Charle. non il capo bensì il primus inter pares: l’uomo di De Gaulle. dove vengono conservati. Moulin viene però meglio identificato come l’uomo sintesi della Resistenza. Il libro contiene anche un’ampia bibliografia finale alla quale si rinvia per i riferimenti storiografici qui fatti..

torturati. qualcuno che costituisse una sintesi dei resistenti. 1964 e nel 1965. ripropone nella data simbolica del 18 giugno una élite di eroi della Resistenza: 1. 178. Allo stesso tempo De Gaulle. Mazzantini. Scalfaro e Ciampi). a cura di L. l’atto eroico compiuto come sacrificio per il proprio Paese) li aveva colti nella clandestinità. Bédarida. che attribuiva un titolo rilasciato dalla Grande Chancellerie de l’Or35 dre de la Libération. Bruxelles-Paris 2003. la cultura eroica e mitologica della «bella morte» non viene coltivata dai resistenti. A cercar la bella morte. Dal 1958. almeno sino agli ultimi presidenti della Repubblica legati alla stagione resistenziale (Pertini. Schwarz. XXXVI. con le molte ambiguità che sarebbero emerse nel corso dei suoi due settennati (1981-95). Firenze 1999 e soprattutto G. nelle parole di François Bédarida: simbolo della simbiosi tra resistenza esterna e resistenza interna. ed era stato conferito loro. Inoltre. l’Armée nationale. vivificando una tradizione nazionale che va ben oltre l’istituzione repubblicana. con la sua tradizione militare e i suoi simboli eterni. Occorre inoltre osservare che. con la sua panthéonisation nel 1964 questo capo tardivamente scoperto dei resistenti viene eretto ad eroe eponimo definitivo come rappresentante del generale De Gaulle. ex prigionieri di guerra. Cfr. vol. 305-33. 36 37 F. Jean Moulin. i pochi lavori italiani. dai «ragazzi di Salò»36. relegata essenzialmente ai combattenti delle formazioni partigiane: erano i combattenti all’interno del Paese e all’estero. L’attribuzione del titolo di Cvr (Combattant volontaire de la Résistance) venne fatta in maniera generosa almeno sino al ritorno di De Gaulle che la sospende e nel contempo attua un coinvolgimento dei Cvr nelle grandi manifestazioni in occasione degli anniversari per i quarantesimi nel 1960. viventi o caduti. dove. deportati. i saggi in Le memorie della Repubblica. C. nel 1961. pp. Dal Vittoriano alle Ardeatine: la commemorazione patriottica alle origini della Repubblica. Venezia 1995. «nell’ordine della morte. come nella letteratura. Torino 2002. molto più ampia di quella italiana. critique et responsabilité. Nessun capo della Resistenza italiana ebbe il profilo e la formazione politico-militare di De Gaulle e nessuno tentò di riabilitare l’esercito italiano come forza di riscatto nazionale. e da altri tragici fatti di resistenza ai tedeschi nell’Egeo del settembre 1943. che avevano lottato per la liberazione della Francia nel periodo che intercorre non a caso tra il 18 giugno 1940. sino ai più recenti tempi. rifacendosi anche al culto cristiano di Giovanna d’Arco e al suo sacrificio per liberare la Francia dagli invasori. bensì in maniera sotterranea. De Gaulle si mette alla ricerca di un eroe che li rappresentasse pubblicamente tutti. in Annali della Fondazione Luigi Einaudi. mostrano le difficoltà se non Cfr. Histoire. Si trattava di un vero e proprio ordine cavalleresco. in formazioni politiche e militari. e che potesse avere il carisma per guidare quelle anime ad uscire dall’ombra nella quale la belle morte (il kalos thanatos dell’Iliade. e al loro impegno nella ricostruzione di una memoria patriottica partendo da Cefalonia. data del suo appello londinese a tous les Français. nato con la grande guerra. dal novembre 1940 sino al gennaio 1946. ai riti resistenziali francesi contribuisce in maniera decisiva l’esercito. e preferito da De Gaulle sin dal suo ritorno al potere. La politica memoriale del generale De Gaulle incrementa questo innesto tra valori patriottici e valori militari. Paggi. Tutto nella cerimonia è fatto per sottolineare la subordinazione dei combattenti clandestini alla France combattante35. ma anche deportati per motivi politici e razziali. I resistenti si riuniscono in Associations e Amicales. Essi erano stati scelti nel corso della guerra. in prigioni e in luoghi solitari di fucilazione e tortura. caduti in combattimento. e l’8 maggio 1945. Ad esso erano iscritti. senza distinzione alcuna» più di trecento compagnons fucilati. p. Memoria e storia pubblica 95 turno al Panthéon proprio da quel presidente della Repubblica che più aspirava a competere e a superare De Gaulle nel suo rapporto con la storia: François Mitterrand. essenzialmente organizzate a livello dipartimentale. Non ritroviamo nessuna operazione simile per quanto riguarda l’Italia. essenzialmente articoli ed anticipazioni di corposi saggi ancora da venire37. L’operazione mostra immediatamente una contraddizione di fondo: il termine «resistente» in Francia ha compreso una molteplice varietà di soggetti. il titolo di compagnons de l’Ordre de la Libération. tra l’altro in un momento di estrema debolezza dell’esercito stesso dopo la sconfitta in Indocina e le operazioni di polizia in Algeria. riconosciuti negli anni immediatamente successivi alla guerra dal segretariato di Stato agli Anciens combattants. che a sua volta nel celebrare Malraux tentava di ricelebrare Moulin e la Resistenza alla quale aveva in una seconda fase della guerra anch’egli partecipato. tra le quali solo 6 donne. al Grand Cordon de la Légion d’Honneur. a differenza del caso italiano. .94 Filo rosso Dogliani.038 persone tra civili e militari.

agosto 2003. Bologna 2001. la situazione era alquanto complessa e certamente non adatta a creare una memoria ufficiale e condivisa tra le forze antifasciste: se dopo anni le diverse associazioni partigiane si trovarono nuovamente insieme per tale giornata. E sottolinea che in occasione dell’avvio di tale rito. di combattenti e di reduci. sia per i vivi che per i morti. . Barcellini. Memoria e storia pubblica 97 l’impossibilità storica di individuare un luogo-culto ufficiale e nazionale per la Resistenza italiana e i suoi caduti: né il Vittoriano-Altare della Patria (assimilabile simbolicamente all’Arco di trionfo a Parigi) né il Panteon romano e ancor meno nuovi luoghi come le Fosse Ardeatine riescono a conciliare animi e organizzazioni già divise al momento della liberazione di Roma e mai conciliate da una operazione ufficiale dello Stato italiano. 41 Anche in questo caso mancano studi puntuali sull’associazionismo partigiano al di là di alcune storie ufficiali prodotte dalle associazioni stesse. Milano 1985. La morte e la patria: l’Italia e i difficili lutti della Seconda guerra mondiale. Il tema del riconoscimento ufficiale di questi ultimi da parte dello Stato italiano è stato nuovamente aperto all’inizio del nuovo secolo dal governo Berlusconi. pp. bensì dal discusso presidente del Consiglio di allora. 89-106. Pombeni. pp. Il riconoscimento dello status di combattente per la patria vale quindi. a cura di N. Gallerano. 38 39 tra il 1943 e il 1947. Roma e il Sud 1943-1945. a cura di G. il citato S. vennero create dalla costola dell’Anpi. pp. corrispondente al primo decennale dalla Liberazione. invece l’Italia visse. all’inizio del 1948 la Federazione italiana volontari per la libertà. fu lo stesso Parri. Dogliani. ma anche per metterlo al riparo dagli scontri politici. rimasta a direzione comunista e socialista. La memoria della guerra e della resistenza nella vita europea del dopoguerra. Occorre inoltre sottolineare un importante fattore di differenziazione tra l’Italia e la Francia. A questo proposito si leggano i diversi lavori di un dirigente di tale ministero. Passant. un’«anarchia funeraria» B. L’Altare della Patria. G. provvide alla loro traslazione in cimiteri civili e soprattutto militari. Mancano a tutt’oggi serie ricerche sul reducismo. e questo ci riporta al periodo precedente. in La grande cesura. tanto da far perdere la specificità resistenziale della cerimonia. le mazziniane ed alcune autonome41. souviens-toi! Les lieux du souvenir de la Seconde Guerre mondiale en France. Bruno Tobia ricorda che solo a partire dal 1955 l’Altare della Patria viene scelto da capi dello Stato per celebrare. a fondare la Fiap (Federazione italiana associazioni partigiane) che raccoglieva a sua volta le formazioni di Giustizia e Libertà. dopo un ultimo tentativo di ricomporre le fila di un movimento nazionale. esse si confusero tra rappresentanze d’arma. compagni di lotta. Vennero però esclusi nel maggio 1947 dai contributi alla traslazione i combattenti di Salò non considerati «caduti o deceduti in seguito a ferite o malattie contratte per causa di servizio nella guerra 1940-45». 113. in «Quaderni storici». Si vedano le mie osservazioni ed una prima ricostruzione in P. Neppi Modona e P. e curò le loro tombe. La memoria della guerra nell’associazionismo post-resistenziale. 42 C. e all’inizio del 1949. In Italia. in Francia. sottoposta tra l’altro ad atti provocatori di giovani neofascisti del Movimento sociale e presieduta non da un presidente della Repubblica. Appunti sul problema dei reduci. Mario Scelba38. Non solo il titolo di resistente vuole racchiudere in Francia più soggetti ed esperienze collettive: esso è anche riconosciuto e «protetto» ufficialmente da un sottosegretariato divenuto poi ministero agli Anciens combattants che lo attribuisce e che indirizza i cerimoniali. Miccoli. 527-56. Solo tra il 1947 e il 1948 il Commissariato generale onoranze ai caduti e la presidenza del Consiglio iniziarono ad occuparsene con aiuti anche finanziari. come ha descritto Guri Schwarz. Paris 1995. La disarticolazione dell’associazionismo ha 40 Si veda G. Tobia. Wieviorka. singole comunità si attivarono (in particolare nelle regioni dove la lotta partigiana e i bombardamenti alleati furono intensi). Schwarz. La creazione di un ministero analogo a quello francese degli Anciens combattants in Italia naufragò rapidamente dopo la conclusione del governo Parri. con la deposizione di una corona. che si evince da quanto abbiamo sino a qui descritto. nonostante che oramai vent’anni fa Claudio Pavone ne rilevasse l’importanza42. senza però mai giungere ad un disegno di realizzazione complessivo che introducesse queste morti in una nuova e non contraddittoria fase di culto della patria40. inserendo la memoria della seconda guerra mondiale in modo meno controverso e nascosto di quanto abbia fatto l’Italia in quella ancor più forte e patriottica della grande guerra39. accudisce cimiteri e luoghi di memoria e di culto laico. Pavone. in L’altro dopoguerra. dove familiari. pur tra i tanti divieti per esumazioni e spostamenti di salme. Il ricordato sottosegretariato recuperò immediatamente i corpi dei resistenti morti. che raccoglieva i partigiani delle formazioni autonome e cattoliche. la ricorrenza del 25 aprile. bloccando di fatto la realizzazione di un associazionismo partigiano riconosciuto e protetto a livello pubblico non solo per quanto riguardava gli aspetti previdenziali. Bologna 1998. p. 551-87. e in particolare il libro scritto con A.96 Filo rosso Dogliani. al triste ma dovuto recupero dei loro morti. 112.

che solo con molta fatica e tempo sono pervenute a storici in grado di esaminarle e di ricostruire il contesto storico più vasto dell’esperienza. affettivi. a circolazione ristretta tra reduci. Non sono ancora stati affrontati direttamente i perché dell’abbandono dei reduci da parte dei partiti resistenziali e della loro mancanza di sensibilità e d’attenzione ad un potenziale movimento civile ed elettorale che invece in Francia.. resistente. una funzione sociale. 83-108. étrangère e quindi ad articolarsi. È stato inoltre sottolineato che la Resistenza in quegli anni è tutta improntata su una visione virile della storia nazionale: la popolazione civile e in particolare la componente femminile combattente. grazie ad una costruzione dinamica legata a un sistema di valori condivisi. 44 Si veda P. costituì l’elemento di forza e di sostegno per successive carriere politiche. ma come tali possono essere facilmente decostruiti e possono altrettanto facilmente entrare in crisi e travolgere l’intero impianto interpretativo del passato: grazie alla ricerca storica. assai diversa dalla grande guerra: chi libera chi? chi si libera e chi è liberato? In Francia questa domanda scardina un altro impianto interpretativo sempre gaullista: quello dei francesi che si liberano dai loro occupanti (i tedeschi) e aiutano gli altri Alleati a liberare l’Europa. la funzione di trasmissione e d’applicazione nel presente. Cajani e B. e politiche. getta a trasformazioni nelle forme di ri-memorizzazione e di rappresentazione): i miti del XX secolo sono miti veicolati dalla memoria collettiva. In Francia l’operazione Jean Moulin tese a costruire un mito collettivo che si basava essenzialmente sulla figura del combattente eroico. L. Il tema e la sua complessità vengono affrontati per la prima volta in un convegno tenutosi a Torino nel novembre 1987 i cui risultati appaiono in Istituto storico della Resistenza in Piemonte. ampiamente oggi utilizzata da studiosi impegnati in una seria ricostruzione storica. coadiuvante la lotta in armi è pressoché assente dalle forme rappresentative come dalle celebrazioni e dai «luoghi» d’onore. 2005. Il termine Résistance comincia ad aggettivarsi. Rimemorizzare significa. internati. richiamato nel presente e divenuto presente: il risultato è un corpus di rappresentazioni e di immagini più o meno strutturate: memoria nazionale. 32. Gli anni settanta: le memorie monolitiche si sgretolano Con il 1968 si attua una decostruzione delle due memorie monolitiche e portanti della Resistenza: l’apparizione . cioè nella storia a noi più prossima (quella che ci raggiunge con l’esperienza vissuta direttamente o dalla generazione a noi più vicina. 5. senza tenere conto dell’esistenza di un collaborazionismo. attraverso di essi tutto un sistema simbolico entra in azione. In tal modo il passato è attualizzato. Sempre Bédarida ha sostenuto che il termine memoria viene caricato di equivoci semantici. nel quale domina una rappresentazione operaista e altrettanto virile della lotta di classe. Una storia di tutti. deportati italiani nella seconda guerra mondiale. Mitterrand e l’Histoire. è il caso degli internati militari43. sempre secondo Bédarida riscoprire e vivificare il passato per salvaguardarlo. soprattutto con l’organizzazione degli internati e dei prigionieri di guerra voluto dai primi governi gaullisti. diviene juive. pp. I miti contemporanei sono costruiti per esigenze storiche. tedesca del 2002). È il caso del mito resistenziale dopo il 1968. 2004 (ed. all’insorgere di nuove domande. operaia. dei nostri padri e nonni. in Italia G. come d’altronde nel passato. all’emergere di memorie contraddittorie e sino a quel momento nascoste. poche resistenti vengono inserite nel corteo ideale dei caduti per la patria. essi assumono. psicologici. Hammermann con Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945. Prigionieri. Memoria e storia pubblica 99 inoltre prodotto memorie separate ed emarginate. tra queste quella di François Mitterrand44. derivanti ed inserite in più tradizioni. Schrieber e più recentemente G. Come ha sottolineato François Bédarida. lo storico francese che più si è occupato del rapporto storia e memoria nel temps présent. resistente ecc. è la «storia immediata» e quindi ancora sog43 Non entriamo in merito a questa memorialistica. politici. Milano 1989. di un fascismo e filonazismo autoctoni e aderenti ad un progetto d’Europa che porta l’impronta del «nuovo ordine europeo» hitleriano. L’operazione mitizzazione negli anni sessanta sembra comunque funzionare.98 Filo rosso Dogliani. Abbiamo scritto che solo sei donne entrano nel compagnonnage ufficiale della Resistenza e vengono quindi insignite di croci al merito. Rochat tra i primi. in «Storica». in Germania G. La sua ambivalenza proviene da due sue distinte funzioni: la funzione di restituzione e di preservazione del passato. Dogliani. nel nostro caso la costruzione di un consenso popolare al momento della fondazione della Quinta Repubblica e nel superamento dei profondi scontri interni al Paese dovuti alla crisi coloniale e soprattutto algerina. né molti più tributi conferisce alle donne il Partito comunista. Mantelli. Lo stesso il concetto di Liberazione in una guerra totale.

. L’armée de Vichy. la resistenza armata. Inoltre. proletaria. pp. come Sartre o Althusser) e si rivolgono piuttosto ai movimenti a loro contemporanei di liberazione dei popoli dal neocolonialismo e alla lotta per i diritti civili. janvier 1994. L’historisation de la Résistance. Paris 2004. Cnr).000 fucilati» e combattenti del Maquis. che sfocia nella pubblicazione di cinque volumi di testimonianze. quindi poco critica e libera di esprimere nuo45 R. non si rifà in termini antiretorici ad un’«altra resistenza». essenzialmente inglesi e statunitensi. tradita dai partiti e dalle istituzioni dell’immediato dopoguerra. Nel corso di un decennio emergono nuove testimonianze. intitolato La France de Vichy. La France de Vichy. Sino agli anni settanta era senso comune che la clandestinità durante la guerra non avesse favorito la produzione e la conservazione di documentazione scritta e che le fonti fossero essenzialmente da ritrovare nei testimoni dell’epoca. a differenza dell’Italia. Il Comité d’Histoire. viene soprattutto privilegiata la storia orale con nuovi metodi di intervista e di rilevazione. emanata nel 1979. condotte da parte di coloro che oggi guidano la ricerca francese in questo campo: JeanMarie Guillon per il dipartimento del Var (tesi discussa nel 1989). allora segretario generale del Pcf. Bédarida. si poneva nuove domande che si interrogavano sul contesto sociale e geografico nel quale era nata la militanza. tali testimoni erano poi veicolati se non individuati dalle due memorie nazionali dominanti. Le corps des officiers français 1940-1944. entrano nel cono di luce attori resistenziali sino ad allora trascurati. 19-35. ha permesso ai ricercatori.100 Filo rosso Dogliani. non resistente ma lavoratore «volontario» in Germania durante la guerra. Una nuova generazione di storici. politici e persino emotivi che avevano legato i primi studiosi ai protagonisti della Resistenza. nel 1973. della sua nuova sinistra e del movimento studentesco ed operaio nati nelle lotte del 1968-69 (e il confronto andrebbe ancora fatto con attenzione). in collaborazione con altri. In Francia semplicemente il maggio e il dopo maggio trascurano il passato resistenziale (d’altronde molto lontano da alcuni suoi maîtres-à-penser. Vi è anche da aggiungere che proprio alla fine di quel decennio. editi da Laffont. come ha sottolineato Bédarida46. 46 F. era però rimasto essenzialmente un organismo patrocinato e controllato dal gabinetto del primo ministro. Azema. Occorre però dire che se la ricerca è facilitata dagli archivi. le strategie di potere all’interno della rete resistenziale durante e dopo la Liberazione. di Olivier Wieviorka (nel 1992 sulla Francia settentrionale) e di Laurent Douzou (nel 1993 sul lionese e il Sud). Princeton 1966). la ricerca si libera da legami istituzionali. (ed. in «Esprit». costituiva «una opera indubbiamente sapiente. in quanto avevano rilasciato in racconti e documentazione dopo il 1944-45.O. di rivolta sociale. orig. la ricerca storica universitaria si rivolge all’analisi di specifiche realtà dipartimentali e integra per la prima volta studiosi non francesi. non considerati. L’impianto patriottico-militare gaullista viene a sua volta messo in discussione dai movimenti studenteschi. in particolare del secondo e fondamentale studio di Robert Paxton sul periodo: il primo. che. si scontra con la memoria comunista del partito dei «75. il secondo. intellettuali e libertari del maggio francese. ancora di più essa viene sollecitata da un nuovo approccio e da una nuova mentalità. generazionali. l’accesso ad una massa di documenti sino a quel momento inaccessibili. gli aspetti civili e non solo militari della lotta. In questo contesto spicca il lavoro compiuto da Henri Noguères.P. ma ancora in linea con la memoria gloriosa del mondo resistente». Alla fine degli anni settanta viene discussa la tesi di dottorato di Pierre Laborie. libera da quei legami di compagnonnage. Paxton. tra la fine del 1951 e il 1980 aveva invece operato un Comité d’Histoire de la Deuxième Guerre Mondiale che aveva promosso ricerche. viene tradotto in francese45. esce in Usa nel 1972 e immediatamente dopo. È stato anche sottolineato che la legge francese sul riordino e l’apertura degli archivi. Sempre negli anni settanta si avverte l’impatto in Francia delle ricerche straniere. J. Memoria e storia pubblica 101 della biografia di Georges Marchais. Tra il 1945 e il 1951 il Comitato di liberazione nazionale aveva costituito la Commission d’histoire de l’occupation et de la libération de la France. seguita nel decennio successivo dalla preparazione e discussione di altre tesi sulla base di ricerche locali attente alla varietà di fonti e di questioni nazionali. convegni. male inventariati. apparsi tra il 1967 e il 1981: Histoire de la Résistance en France de 1940 à 1945. con il 1980. Paris 1973. era concentrato sul destino del corpo di ufficiali francesi dopo la disfatta del giugno 1940. 1940-1944. soprattutto ai più giovani universitari. del 1966. rapporti internazionali ed aveva costituito uno spazio operativo per almeno due generazioni di storici in quanto era sostenuto ed amministrato dal Cnrs (l’analogo del nostro Comitato di ricerca nazionale.

non è solo politica ed ideale ma è anche determinante per i contenuti. Gli anni di maggiore attività e presenza dell’Istituto nazionale e della sua rete locale (53 istituti nel 1988) sia nel campo della ricerca e produzione storiografica che nella promozione didattica e di formazione civica vanno dal 1972 al 1983. L’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia e gli Istituti associati. della democrazia e dell’Italia contemporanea che diviene effettiva all’inizio degli anni ottanta. Le differenze con la realtà francese appaiono evidenti: se il percorso fatto dagli italiani ha garantito all’istituzione maggiore autonomia d’operato e d’interpretazione. Se alcuni istituti locali. che inizia di fatto negli anni cinquanta e si intensifica negli anni sessanta con l’entrata dell’Istituto. a nuove fonti storiografiche e ad una nuova didattica (nel 1985 è creato a Bologna il Laboratorio per la didattica della storia). L’Istituto nazionale nasce nel 1949 in maniera autonoma come volontà di serbare il ricordo. al collaborazionismo e all’antisemitismo. testi di divulgazione alta della storia resistenziale che si mettano al passo con una diversa percezione della sua memoria collettiva. La mole del lavoro di documentazione e delle pubblicazioni lasciateci dagli istituti è enorme. i postdottorati e nell’abilitazione all’insegnamento superiore della storia contemporanea. Al pari degli Archivi di Stato. costruire una memoria e conservare la documentazione dei movimenti di Resistenza.. a Milano. Solo nel 1967 però. in Storia d’Italia nel secolo ventesimo. e anche le speranze resistenziali eluse dalla Repubblica). l’ha anche tenuta lontana da un mondo universitario della ricerca (nonostante molti universitari siano passati o si siano formati negli istituti) che avrebbe consentito maggiori finanziamenti e soprattutto avrebbe garantito la presenza. Torino 2004. Peli. come al contrario è avvenuto in Francia grazie al Cnrs. La complessa fase di transizione. Restando alla Francia. gioni inseriscono negli anni settanta esplicitamente il riferimento alla Resistenza nei loro statuti). Dal 1984 sembra aprirsi a nuove tematiche relative al Novecento. laboratorio di ricerca storica allargato dalla guerra alla storia del fascismo e del secondo dopoguerra. bisogna attendere sino al 2004 l’uscita del libro di Santo Peli48. pp. persino a potenziare i suoi servizi con la nascita anche di un museo della Resistenza). 114-61. Non escono per anni. nella rete europea del Comité d’Histoire de la Deuxième Guerre Mondiale. sotto la presidenza dello storico torinese Guido Quazza (che con un libro-saggio apparso nel 1974 riaffermerà la centralità della Resistenza nella storia d’Italia. . Storia e critica. su proposta di Ferruccio Parri. ma sembra sempre più assente con gli anni novanta una direzione scientifica e soprattutto un lavoro di sintesi necessario per affrontare una nuova fase politica e civile della memoria storica. riescono a superare intatti gli anni novanta (e qualcuno. notiamo che negli anni settanta emerge una memoria ebraica della Resistenza rimasta rinchiusa sino a quel momento nell’ambito ristretto della sua 48 S. in corrispondenza con il centenario dell’Unità d’Italia. l’Istituto viene riconosciuto di natura pubblica e sostenuto finanziariamente e con distacchi d’insegnanti per una didattica della storia della Resistenza. Strumenti e fonti cit. come espressione federativa dei primi istituti locali.102 Filo rosso Dogliani. Memoria e storia pubblica 103 ve ricerche e soprattutto interpretazioni. quelli di Torino e di Genova creati nel 1947 e di altri istituti in costruzione. Solo nel 1980 il Comité è stato liberato dal patronage politico e consegnato interamente al Cnrs per divenire l’Institut d’Histoire du temps présent. dopo l’ormai classico e costantemente riedito Battaglia. l’Istituto nazionale non passa indenne il ciclone distruttivo della memoria della Resistenza degli anni novanta. grazie al sostegno culturale e finanziario di amministrazioni pubbliche locali ancora fedeli per tradizione politiche allo spirito resistenziale (alcune re47 G. e soprattutto per la sua divulgazione tra un vasto pubblico composto da studenti. insegnanti. di idee e di metodologie aggiornate grazie al reclutamento di ricercatori a tempo pieno in fasi formative come i dottorati. recentemente descritta da Gaetano Grassi47. Diversa è la storia dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia. cittadini. quindi nella «capitale della Resistenza» e non nella capitale ufficiale del Paese. La riscrittura generale della storia della Resistenza è condotta in solitaria (anche se con un legame ideale ed intellettuale con gli istituti) da Claudio Pavone in Una guerra civile. i metodi e i linguaggi della ricerca. La Resistenza in Italia. al riparo da repentini scarti politici ed anche da spinose questioni morali oltre che storiografiche relative alla guerra. a tali istituti viene riconosciuto il diritto di deposito dei documenti atti a «preparare il terreno al lavoro degli storici». non ancora finita. come l’Istituto di Torino. Grassi. senza più la garanzia politica e il supporto culturale di una lunga generazione di politici e di uomini della cultura d’ideali antifascisti.

A. italiani. Il primo tema di dibattito è relativo alle co-responsabilità del regime di Vichy. e una Francia passiva. in definitiva sull’esprimersi di una xenofobia nella Resistenza. come Sartre. Sartre impiegava il «noi» della collettività intera che usciva dall’incubo di quattro anni d’occupazione e concludeva: «Non parlo qui di quella élite alla quale appartennero i veri Resistenti. L’immagine di un’Italia antifascista e di un fascismo parentesi. principalmente alla Moi (Main-d’Oeuvre Immigrè. in particolare a Stéphane Courtois e a Denis Peschanski49. anzi direi entusiasta l’ebraismo italiano del secondo dopoguerra50. Les immigrés de la MOI dans la Résistance. quali coloro di fede trotskista ed anarcosindacalista. Ed altri. accompagnata da altri sentimenti quali l’antisemitismo e nel caso dei membri del Pcf anche di avversione nei confronti di quei gruppi di sinistra. Emergono altri protagonisti. D. Schwarz. perché sia la gaullista che la comunista convergevano però nell’escludere altre ricostruzioni. e dunque delle istituzioni francesi. Esse però non avevano mai sostenuto la tesi di una Francia compattamente combattente. e soprattutto riaffiorano le caratteristiche dei rapporti. Da parte loro i militanti del Pcf avevano sempre combattuto la tesi che il loro partito fosse entrato nella Resistenza solo dopo l’attacco nazista all’Unione sovietica nel giugno 1941 e che avesse condotto la lotta di liberazione non per fini popolari e patriottici ma in funzione di una strategia internazionale funzionale all’Urss. e nel caso della Moi con la rete resistenziale del Pcf. in definitiva il difficile tema dell’antisemitismo francese. Tali dibattiti scolorano il mito resistenziale. in maniera distaccata se non spesso fortemente polemica con la precedente storiografia comunista ufficiale. certamente non gaullisti. d’origine non solo confessionale ma anche nazionale (polacchi ebrei e non ebrei.104 Filo rosso Dogliani. sia francese che apolidenaturalizzato-rifugiato in Francia in quegli anni. Appunti per una storia degli ebrei in Italia dopo le persecuzioni (1945-1956). un silenzio alla Vercors. la celebrazione del momento eroico della rivolta. 786. 2000. Non è però il solo ambito nel quale risultano pienamente. Le Sang de l’étranger. Diversa ci pare la situazione italiana anche nei confronti della memoria. 49 La République du silence. Memoria e storia pubblica 105 comunità. dalla ondate di alyià. A tal proposito occorre fare riferimento a una nuova generazione di storici che ha lavorato sul Pcf durante la guerra. sin dalla prima ora. per lungo tempo proprio la Resistenza. e il mito nazionale elaborato attorno ad essa hanno rivestito un ruolo fondamentale nel confermare gli ebrei nel loro attaccamento all’Italia. Si tratta di questioni che tendono a smontare le due memorie sino a quel momento ufficiali e solo apparentemente in contrasto tra loro. Il secondo tema verte sul trattamento riservato dalle forze di liberazione francesi ai resistenti non francesi. avevano appoggiato. questa versione. intrattenuti con le organizzazioni della resistenza nazionale. e dal ritorno in Palestina/Israele tra il 1933 e il 1948). oppure tra l’azione di resistenza antifascista e l’azione sionista. come ha sottolineato G. Gli ebrei italiani e la memoria della persecuzione fascista (1945-1955). ad ogni ora del giorno e della notte. ma di tutti i Francesi che. Peschanski. maghrebini). hanno detto n o». per la prima volta dalla fine della guerra. Schwarz. dalla diaspora. p. Manodopera Immigrata). in «Passato e presen- . Rayski. In un Paese di minore insediamento ebraico in età contemporanea (essenzialmente attraversato dalla fuga dalla persecuzione fascista. quest’ultimo ancora oggi impegnato nello studio dei campi di concentrazione e di prigionia in Francia tra Terza Repubblica. 3. attesista. che all’indomani della liberazione di Parigi. però comunque dotata di uno stato di spirito resistente. in Studi Storici». Si veda anche: Id. non sempre facili né privi di traumi. Paris 1989. intesi a sottolineare che il fondamento etico della nuova Repubblica era l’antifascismo e che tale indirizzo politico ideologico era l’unico possibile inveramento dei valori risorgimentali. spagnoli. il 9 settembre 1944 pubblicava ne «Les Lettres françaises» un articolo dal titolo S. patriottica e contraria all’occupazione del territorio. per quattro anni. De Gaulle aveva sempre fatto la distinzione tra una minoranza. Vichy e Quarta Repubblica. 50 G. estranei o addirittura avversi alla Terza Internazionale e impegnati in Francia nella lotta al nazifascismo. al contrario. motivazioni e specificità non solo patriottiche e «franco-francesi» all’origine della militanza antifascista e resistenziale. Courtois. molti appartenuti alle organizzazioni resistenziali a sezione nazionale. rendono la stagione resistenziale più umana e pertanto controversa e sottolineano almeno due temi difficili e cruciali nel dibattito che si svilupperà nei due decenni che seguiranno. nella deportazione degli ebrei presenti in Francia e nella «soluzione finale» proposta ed attuata dal Terzo Reich. e del collaborazionismo dei francesi. non poteva che trovare concorde. Ci si interroga per la prima volta sul rapporto tra l’essere resistente e l’essere ebreo. dall’affaire Dreyfus di fine Ottocento alla Shoah degli anni quaranta.. altre comunità. una élite eroica.

E. e poi a Milano). Rinviamo anche al testo classico di A.106 Filo rosso Dogliani. Bazin. ma piuttosto per descrivere l’esperienza del rito di passaggio generazionale al fine di dare un esempio alle nuove generazioni dimentiche della Resistenza. A. Lindeperg. 17-73). Pochi i film non conformisti. I prodotti più rappresentativi. Il ritorno alla vita: vicende e diritti degli ebrei in Italia dopo la Seconda guerra mondiale. se anche in Italia. La Francia resistenziale. Attraverso le vicende di un giovane contadino ignorante e disorientato che diviene. pur in condizioni materiali ed economiche e sotto controllo alleato più difficili) è Au cœur de l’orage (1944-48) che JeanPaul Le Chanois ha dedicato al Maquis del Vercors. Paris 1975. La spinta resistenziale data dal Comité de libération du cinéma français si spegne già nel 1946: l’ultimo film rappresentativo di questa breve stagione (che ha il suo parallelo con il neorealismo italiano e con la ripresa romana della produzione cinematografica. mentre il decennio gaullista si chiude nel 1969 con un film di un certo successo: L’armée des ombres di Jean-Paul Melville (lo stesso che aveva adattato per il grande schermo nel 1947-49 il racconto Le silence de la mer) che cerca di conciliare nelle vicende di questo film le due memorie inconciliabili: quella della resistenza interna al Paese con quella militare di France libre. epopea della lotta clandestina da parte dei ferrovieri francesi. 47. de François Truffaut. la rappresentazione filmica della guerra e della Resistenza riprende fiato e corrisponde alla memoria forgiata dal Generale e dai suoi compagni.Vv. Memoria e storia pubblica 107 In breve. Poi ancora un silenzio. Milano 1987. La Deuxième guerre mondiale dans le cinéma français (1944-1969). gli eroi malgré te». Paris 1997. 1999. negli stessi anni. La produzione cinematografica segue di pari passo lo sviluppo della memoria celebrativa e della storiografia resistenziale: un’ampia ed interessante produzione cooperativa avviata da France Libre sia in campo dell’attualità cinematografica (i cinegiornali France Libre Actualités escono nelle sale cinematografiche di Parigi e delle aree liberate dal 5 settembre 1944) che in quella di lungometraggio documentario e di fiction. sono essenzialmente le trasposizione cinematografica di racconti e di ambienti resistenziali come le Langhe de Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio e il Veneto dei Piccoli maestri di Meneghello52. Sorlin (pp. De Luna e il confronto Italia-Francia condotto da P. . eux. Poco significativi quelli degli anni del dopo ’68 sino ad alcuni innovativi come La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani nel 1982. secondo un modello parigino. Diversa appare la situazione in Francia dopo il 1968. Aa. Solo dieci anni dopo. città aperta di Rossellini a Achtung! Banditi di Carlo Lizzani nel 1951. Roma 1996. Tornando alla Francia. antifascista e di soggetto resistenziale. 52 Cfr. 109-30 e Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea. Le cinéma de l’occupation et de la résistance. il fascismo e la seconda guerra mondiale per il grande e piccolo schermo (La nascita di una dittatura ad esempio prodotto da Sergio Zavoli nel 1972). Cerea. un collaboratore e un delatore per Vichy e i tedeschi. Vittorini. Les écrans de l’ombre. la comunità ebraica ricostruisce la storia della deportazione e dello sterminio degli ebrei italiani e residenti in Italia dal 1943 e poi anche le responsabilità del fascismo italiano dalle leggi razziali del 1938. a cura di M. cioè l’uomo semplice che si trova a combattere per la nazione perché trascinato dalla storia e dal suo dovere. grandi successi del 1946. Gallerano. Farassino. sino almeno alle soglie del 2000. ideato da René Clement nel 1944 e uscito nelle sale cinematografiche nel febbraio 1946. Moravia. montato con materiali girati al momento e subito dopo la liberazione della capitale nell’agosto 1944. passa una profonda rilettura della Francia occupata e degli scontri sociali che la attraversano (Lucien. Le due cinematografie italiane e francese vanno in un primo momento in parallelo. spezzato solo dalla documentaristica sulla Resistenza. sono La libération de Paris. non apre mai un contenzioso né dispute riguardo a responsabilità morali e penali con lo Stato repubblicano italiano. Firenze 1998. Forcella. in anni in cui si ritorna senza spirito critico. E inoltre di G. come in Francia. e soprattutto La bataille du rail. N. in particolare gli interventi di F. G. nel contesto sopra ricordato interviene anche la cinematografia. senza una prospettiva politica né un ideale. Crainz. pp. Carlo Levi. La Resistenza italiana nei programmi della Rai. con il ritorno di De Gaulle al potere. Il primo film anticonformista che rompe schemi consolidati in Francia è Nom et prénom: Lacombe Lucien di Louis Malle nel 1974. Sarfatti.. 51 S. préf. Cinema storia resistenza 1944-1985. Segue poi un lungo silenzio sino agli anni sessanta quando si afferma una interazione tra letteratura e cinema con la trasposizione cinematografica dei racconti ferraresi di Bassani e dei romanzi di Cassola. Il primo ciclo di film prodotti in Italia dallo spirito resistenziale va da Roma. creando propri centri di documentazione e di ricerca (il primo a Venezia nel 1955. recentemente studiata da Sylvie Lindeperg51.

ha risposto negli anni settanta un contro mito. Memoria e storia pubblica 109 giovane fascista proletario rancoroso contro la borghesia acculturata. come per meglio permettere alla storia di concentrarsi in maniera inedita in un istante folgorante. che vive in un ripiegamento di paura e di mediocrità e che si allinea alla Resistenza solo tardivamente e una volta che la vittoria alleata appare sicura. inizia negli anni ottanta come biografo e saggista privilegiando alcuni intellettuali. egoista e debole. coinvolti con la collaborazione e poi con decisione si dedica al tema della memoria dell’occupazione e della collaborazione con 53 6. non direttamente protagonisti bensì figli di testimoni di un epoca. ebbi la curiosa sensazione di essere nato nel 1940 e di essere morto nel 194555. con il governo di Pétain. Meglio di molti saggi storiografici. seguito dalla sceneggiatura di Lacombe Lucien e da molti altri romanzi tra i quali spicca la vicenda della giovanissima deportata Dora Bruder (Paris 1997). in maggioranza rivolta contro l’occupante e contro Vichy. Bédarida inserisce la proibizione da parte della direzione della televisione pubblica francese di inserire per anni nel loro palinsesto il film documentario di Marcel Ophuls. quello di una Francia avvilita. Fu così che gli annunciai la mia intenzione di intraprendere non degli studi di legge come previsto. 154-5. ha sottolineato come al mito di una Francia ribelle e in piedi. di una narrativa dedicata al periodo di Vichy che ha come suoi principali rappresentanti due autori nati dopo la fine della guerra: Patrick Modiano (classe 1945) e Pierre Assouline (classe 1953). Paradigms of Memory. ossia scrittori del dopoguerra. Negli anni settanta si annuncia anche un altro fenomeno. in Italia: la letteratura. tenuta sino a quel momento nascosta dalla memoria ufficiale ed egemone nei discorsi politici e storiografici. Modiano. che hanno segnato il destino di molti giovani che avrebbero poi militato a sinistra. Nessun libro.W. Guyot-Bender e B. Assouline cerca di spiegarlo in una pagina autobiografica: dopo molte letture romanzate e storiche incontra l’Histoire de Vichy di Robert Aron e la densità e l’intensità degli anni d’Occupazione mi colpirono più di ogni altra cosa: soprattutto l’idea secondo la quale questo era uno dei rari periodi che permettevano a ciascuno di trasformare la propria vita in destino. e Assouline quella della delazione e della ricerca delle ragioni postume di tale atto compiuto da francesi nei confronti dei loro vicini ebrei in La cliente. tradotto anche in italiano da Guanda). La cliente (Paris 1998. nella difesa oramai difficile del primo mito. antisemita e xenofoba. Vanderwolk. di guerra e di collaborazionismo. francese o cosmopolita. The occupation and other Hi/stories in the Novels of Patrick Modiano. e alla sua controversa memoria. Una Francia poco eroica e segnata dagli eventi e da molteplici scelte individuali di fronte e di collaborazione. Le fleuve Combelle. A questo proposito si veda nuovamente Dogliani. produzione svizzero-tedesca. Tra guerre e pace cit. inizia con Gallimard a scrivere di deportazione. Lungo questo discorso. come Georges Simenon. da Georges Marchais allo stesso presidente socialista François Mitterrand. Pierre Assoline. resistenziale o ebrea). Paris 1997. spezza il silenzio 54 Sull’opera di Modiano cfr. 55 P. con l’occupante tedesco. ma degli studi di storia. tanto da metterle al centro del loro lavoro artistico.108 Filo rosso Dogliani. quello letterario. appunto. con la France libre di De Gaulle. come quello di Paxton. pp. Sempre Bédarida. processi e sindromi Nulla di tutto quanto appena descritto per la Francia ritroviamo. . che ha dominato gli anni cinquanta e sessanta. Nessuno scrittore di «seconda generazione» si cimenta né sperimenta come Modiano o Assouline un nuovo genere letterario. Non troviamo in Italia figure analoghe. pronto nel 1971 e sottotitolato Cronaca di una città francese sotto l’occupazione tedesca53. Affaires. il recente Hôtel Lutetia (Paris 2005). Assouline. nel 1968 con La Place de l’étoile. sostituendosi. Modiano rende l’atmosfera della Parigi delle grandi retate del 1942-43 in Dora Bruder54. agli storici della loro generazione. Da allora. Le chagrin et la pitié. figlio di un franco-marocchino che aveva combattuto in Italia nel contingente di liberazione francese. oscuro e enigmatico. il pubblico. Sembrava che non fosse successo molto nel secolo prima e dopo. racconti e romanzi quali Le fleuve Combelle (sull’intellettuale collaborazionista Lucien Combelle. 1997). interviste e film. nel saggio del 1994. con origini ebraiche paterne. spesso con grande efficacia e maggiore successo. New York 1998. il mercato editoriale non sembrano interessati alla Resistenza e neppure al complesso capitolo della «guerra civile» e di Salò (almeno editorialmente sino ai fortunati libri di Pansa). che si siano così intensamente dedicati alla ricostruzione del periodo dell’occupazione e della Resistenza. Ho letto il libro dalla prima all’ultima riga prima di commentarne i passaggi più ambigui con mio padre. ma passa soprattutto il discorso di una Francia «profonda» collaborazionista. a cura di M.

193-222. e una donna partigiana ex deportata a Ravensbrück. . produce opere scientifiche di buon livello che tentano approfondimenti locali. edizioni J. e che era morto sotto tortura nel luglio 1943. Uno tra i più bei libri sulla liberazione dei campi di sterminio e soprattutto sul difficile ritorno ed integrazione in patria (tra i primi a parlare interamente dell’esperienza italiana. che vengono a coincidere singolarmente con i due settennati presidenziali di Mitterrand e con la sinistra al governo.110 Filo rosso Dogliani. p p.P. Contemporaneamente. L’esile filo della memoria. a generazioni che fascismo e guerra non hanno vissu56 Si veda sulla loro storia rispettivamente per il primo di P. Citiamo solo tre autori di rilievo.. e ne costituiscono in una qualche maniera un genere letterario basato per l’appunto essenzialmente sulla memoria. Nuto Revelli avvia un genere tutto particolare di raccolta orale ed epistolare nel 1971 con L’ultimo fronte della campagna in Russia. la gaullista appunto e la comunista. arricchitasi di giovani storici distaccati da quelle che Pierre Nora. diversamente dal suo primo Il sergente nella neve (Torino 1953). da sola o in coabitazione. con i libri di Luigi Ganapini e di Dianella Gagliani. se escludiamo i diversi accenni fatti da Primo Levi) è a mio parere quello scritto nei suoi ultimi anni di vita da Beccaria Rolfi. Lidia Beccarla Rolfi (classe 1925). 1945: un drammatico ritorno alla libertà (Torino 1996)57. il principale studioso della memoria francese del Novecento. insistendo. quadri d’insieme e in definitiva di dare riposte storiografiche distaccate in un contesto che registra miti infranti. In Francia. tutti pubblicati da Einaudi. o almeno il rapporto intercorso tra la Francia e la storia di Vichy. L’inizio di ricostruzione storica e memorialistica sulla Repubblica sociale italiana da parte delle due parti un tempo in lotta tra loro. voluto da ex appartenenti alla Rsi stessa con lo scopo di «conservare e trasmettere la storia della Rsi e di attivare onoranze per i caduti e i dispersi delle Forze armate e per le vittime civili»56. aveva chiamato «le due ali marcianti uscite dalla Resistenza». sono attraversati da una complessità di eventi. nel 1993. che li conduce alla Resistenza. l’antisemitismo e il destino degli ebrei francesi o accolti in Francia negli anni della guerra. Nuto Revelli (classe 1919) e Mario Rigoni Stern (classe 1921). due reduci dalla tragica campagna di Russia della quale avevano già scritto negli anni cinquanta e sessanta. sulla scelta prima di tutto morale. come d’altronde Revelli. escono le prime opere mature sulla storia della Rsi e dei suoi apparati civili e militari. e l’Istituto storico della Rsi costituito nel 1986 nella provincia di Arezzo. il collaborazionismo con il nazismo. lo abbiamo già accennato. uno sconosciuto dalla storia perché viene accusato da parte del pubbli57 Su questo come su altri testi di «letteratura del ritorno» rinvio al capitolo Memoria e rappresentazione della Shoah in Europa. polemiche. Lattès e Gallimard). 163-8 e 169-72. letteratura e un discorso nuovo diretto. a partire da Jean Moulin. Poggio e per il secondo di M. Solo alla fine degli anni novanta. gli anni ottanta e la prima metà dei novanta. di «affari». Tre sono i temi portanti e al centro del dibattito pubblico: Vichy. in un tentativo di prendere atto e di superare il passato. Rigoni Stern con Le stagioni di Giacomo (Torino 1995) e soprattutto con L’ultima partita a carte (Torino 2002) riesce a coniugare memorie personali. il primo presidente del Cnr.-C. Tra guerra e pace cit. Qui ritroviamo invece un altro duplice fenomeno che si rivela negli anni ottanta. pp. tra il 1989 e il 1993. grazie a due istituti contrapposti per tradizione e convinzioni ideali: la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia (fondata dall’ex partigiano delle formazioni Garibaldi Micheletti) nata nel 1981. rese di conti e soprattutto memorie che chiedono voce e legittimità dopo anni di silenzio. to. di processi a persone e a memorie dimenticate. dopo le prove della guerra fascista. Di Giovanni sempre nel secondo volume a cura di Pavone. Memoria e storia pubblica 111 su Salò. Consiglio nazionale della Resistenza. Nessun mito rimane integro. nel tentativo di ricostruire la vita di colui che era stato il delegato della France combattante sul suolo metropolitano dal 1942. in Dogliani. ma sono forse i suoi ultimi libri d’inchiesta e di ricostruzione del passato resistenziale che meglio testimoniano l’elaborazione letteraria e memoriale: Il disperso di Marburg (Torino 1994) e Il prete giusto (Torino 1998). la ricerca storica. l’inconnu du Panthéon. Sono piuttosto gli scrittori di «prima generazione» che riprendono il filo della memoria sulle vicende della seconda guerra mondiale e della Resistenza. che in qualche maniera colma il vuoto sul tema lasciato dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione di Milano (pur con esso collaborando) e si occupa della raccolta documentaria e dei primi studi e convegni su Salò. come lo definiva Daniel Cordier nel dedicargli almeno dieci anni di studio (e quattro volumi ad esso consacrati.. Storia d’Italia nel secolo ventesimo c i t . Il Moulin finalmente riconosciuto dalla storiografia diviene improvvisamente. grazie anche alla realizzazione di Annali.

non solo nolenti ma anche condividendo in tutto o in parte il progetto nazista. Faurisson. alleati e sostenitori. I negazionisti di destra trovano a partire dal 1986-87 insperati. e dopo lunghe trattative estradato appunto nel 1987 in Francia per essere processato. sino a quel momento. nella stessa Italia) in una generale indifferenza e dimenticanza dell’Olocausto che coinvolse non solo i Paesi occidentali riemersi dalla guerra (in Europa nelle Americhe) ma anche Israele59. e la stessa popolazione francese avevano concessa all’occupante tedesco. negli Stati Uniti. i coniugi francesi ebrei Serge e Beate Klarsfeld. Réflections sur l’affaire Jean Moulin. la questione principale rimaneva una: il livello di collaborazione che l’amministrazione francese (e quindi i funzionari di Vichy. arrestate e torturate più di quattordicimila e deportati almeno 7. Va l érie Igounet sottolinea che il termine negationisme sembra apparire in Francia solo nel 1967. pp. Memoria e storia pubblica 113 cista Thierry Walton (nel libro Le grand recrutement. Tutto ciò in un clima nel quale il «negazionismo» prendeva piede in Francia. Il nucleo duro rimaneva e rimane ancora. il membro più rappresentativo della seconda generazione e tra i fondatori di una «ufficiale scuola negazionista» che mette le sue radici a Lione.112 Filo rosso Dogliani. l’antisemitismo in Francia e in ultima istanza la Shoah. Villeurbanne 1999. Terras. antisioniste ed anticomuniste. Abbiamo già ricordato che il rifiuto di accettare che il Terzo Reich e i suoi alleati militari ed ideologici europei avessero proceduto ad una operazione sistematica di genocidio degli ebrei risale in molti Paesi alla fine della guerra (in Francia. tra questi lo storico antichista Pierre Vidal-Naquet che in quegli anni si interessava già alla memoria francese in particolare relativa all’Olocausto58. La . Nel 1987 esce sugli schermi un altro film di Louis Malle: Au revoir les enfants (e riceve il «Leone d’oro» al festival di Venezia). Esse cominciano a trovare ascolto alla fine di quel decennio non solo nell’estrema destra filonazista ed eversiva. Egli era stato identificato in Bolivia nel 1983 dai due «cacciatori di criminali nazisti» più conosciuti in Francia. in parte sfociata come lo stesso 58 Cfr. dove erano stati nascosti da una comunità cattolica. a cura di C. Fu chiamato il «boia di Lione» perché fu calcolato che sotto il suo comando erano state uccise più di quattromila persone (tra le quali anche Jean Moulin). in due parti. in particolare per quanto riguardava l’individuazione. nel dibattito pubblico. e sviluppa e diffonde le sue tesi all’inizio degli anni settanta. la cattura e la deportazione degli ebrei. l’ufficiale SS (classe 1913) che tra il novembre 1942 e l’agosto 1944. ma anche in una nuova generazione (la quarta nel nostro computo) proveniente dall’estrema sinistra post-sessantottina. In sua difesa si schierano in molti. Gli anni 1985-87 sono di svolta. capitale du négationnisme. con posizioni antisemite. Grasset editore). in Gran Bretagna. Les dossiers de Golias.. sostenendo la tesi di una collaborazione d’interessi tra popolazioni locali e occupanti nazisti nell’eliminazione delle comunità ebraiche. Al di là dei tanti dibattiti e delle tante provocazioni. sulla base di presunte carte provenienti da Mosca. compie. Israele viene assimilata allo Stato nazista e la sua azione nei confronti dei palestinesi (in Israele come nei campi profughi del Libano e del Medio Oriente) ad un’opera di genocidio. di essere un doppiogiochista. Vidal-Naquet. il suo lungo film documentario Shoah sul genocidio degli ebrei in tutta Europa che scuote l’opinione pubblica francese ed anche mette in crisi i rapporti diplomatici della Francia con Paesi quali la Polonia ancora comunista. 133-66. Paris 1993. ma anche quelli operanti direttamente sotto comando tedesco prima e dopo il novembre 1942). come altri. Faurisson nel Front national di Le Pen. Nel 1985. cioè per crimini che mai cadono in prescrizione. non lontano da Lione. Les faussaires de l’Histoire. P. si occupava di repressione della Resistenza e della «questione ebraica». 59 Si veda ancora Dogliani. un «agente di Mosca» sin dagli anni trenta quando ricopriva la funzione di prefetto della Terza Repubblica. esso rievoca in termini di finzione un episodio effettivamente avvenuto: la deportazione di 41 bambini ebrei d’età oscillante tra i 3 e i 13 anni (e di cinque adulti) da un luogo. In uno slittamento del discorso che era passato attraverso il terzomondismo e il sostegno legittimo ai movimenti di liberazione dei popoli nei quali si erano inserite le rivendicazioni della nascita di uno Stato palestinese. Klaus Barbie. Lyon. Le trait empoisonné. ma sempre più apertamente cattolica e interessata dal fenomeno Solidarnos ´c ´. in piena epoca Mitterrand. a capo della sezione IV nella città di Lione e nella regione circostante. sono quelli gli anni in cui fa pratica Robert Faurisson. classe 1929. Claude Lanzmann fa uscire sui grandi schermi francesi. Tra guerra e pace cit. Questo episodio insieme ad altri due resero possibile portare a giudizio per «crimini contro l’umanità». una visita ad Auschwitz alla ricerca di prove che gli consentano di asserire che le camere a gas non sono mai esistite.581 ebrei verso i campi di sterminio.

Altri luoghi divengono a loro volta luoghi contesi e contraddittori di memorie e restituiti ad una memoria nazionale con molto travaglio e dopo una serie di processi legali e di processi alla storia. per comparire davanti al tribunale di Bordeaux nel gennaio 1953. e produsse effetti di lunga durata. con una semplice ma efficace tesi che partiva dal negare all’Olocausto la natura di eccezionalità per inserirlo nella schiera dei tanti crimini contro l’umanità e dei tanti genocidi. terzomondista. torture. Ebbe soprattutto risvolti inaspettati perché Barbie subì un processo che poteva divenire per l’opinione pubblica francese un espediente per scagionare il collaborazionismo francese facendo ricadere ancora una volta tutte le responsabilità dell’Olocausto su esecutori nazisti come Barbie (in piccola scala un professionista della «soluzione finale» come era stato il suo superiore Adolf Eichmann. Oradour: la politique de la justice. Paris 1994 e J. trovando come elemento comune una memoria europea di conciliazione dopo la seconda guerra mondiale. e della Francia non solo vichynista ma anche retta da sistemi repubblicani democratici. Nel 1988 viene costituita l’associazione che dà vita alla MaisonMémorial d’Izieu. prima la collettività ebraica.) prodotto ancora da Marcel Ophuls. Pertanto. l’imputazione e condanna di Barbie erano stati aiutati anche da un film documentario (di 267 min. poi le istituzioni della Quinta Repubblica. Paris 1994. Solo dopo aver perso parte del suo impatto emotivo. in Indocina e soprattutto in Algeria? Analogo discorso poteva essere rivolto agli Stati Uniti per quanto avevano fatto in Vietnam e ad Israele per quanto stava facendo nei confronti dei palestinesi. soldati d’origine alsaziana che vestivano la divisa tedesca. Oradour arrêt sur mémoire. principalmente Israele e gli Stati Uniti. coadiuvato da un collega africano e da un collega d’origine algerina. quale diritto aveva un sistema giudiziario nazionale di isolare un solo caso senza sottoporne altri ad altrettanto giudizio? In breve. Dopo il 1954 si aprì un drammatico contenzioso tra il villaggio e lo Stato francese sia sulla mancata estradizione dalla Germania. Essi nella difesa tesero a controaccusare la Francia ed altri Paesi. Il processo divenne teatro invece di una duplice condanna dei francesi e della Francia: dei molti francesi che durante l’occupazione avevano collaborato o semplicemente erano rimasti impassibili di fronte alla tragedia dei loro vicini di casa ebrei. è il caso del menzionato villaggio di Oradour-sur-Glane (ricordato già negli anni cinquanta dalla stampa italiana come la «Marzabotto francese»). Gli anni ottanta avevano definitivamente infranto il mito della Francia resistente imponendo un senso di colpa collettiva per la collaborazione voluta o subita da persone e da istituzioni nella Francia 1940-44 e soprattutto per la Shoah. Fouché. Si creano centri e luoghi di memoria. Non si negava quindi la Shoah.-J. uscito sugli schermi nel 1988: Hôtel Terminus. monumenti. oltre che per la scomparsa di diversi sopravvissuti alla strage. Memoria e storia pubblica 115 ricerca. dove si erano svolti o si dovevano svolgere processi contro criminali nazisti.114 Filo rosso Dogliani. . Saint-Paul 2004. La difesa di Barbie era stata infatti assunta dall’avvocato Jacques Vergès. che in parte persi- stono ancora oggi60. sia a causa della successiva amnistia concessa nel 1954 a 13 su 20 condannati come esecutori della strage in quanto malgré-nous. 60 In quegli anni uscivano il libro di H. processato a Gerusalemme nel 1961). giustificata da una legge approvata dallo Stato francese. che erano avvenuti prima ed anche dopo il 1945. Vita e tempi di Klaus Barbie. Nella casa collegio in località Izieu erano stati nascosti i bambini poi catturati e deportati da Barbie. Farmer. 61 Si vedano in proposito la ricostruzione fatta dall’americana S. poi ancora le due insieme cominciarono ad attivarsi. grazie alla ripresa dei rapporti locali con la Germania riunificata e con amministratori dell’Alsazia e Lorena. sosteneva la difesa. anche il rapporto tra Stato francese e Oradour riprese negli anni novanta e si consolidò con l’inaugurazione di un Centro della memoria nel 1999. La popolazione locale e soprattutto i familiari dei caduti rifiutarono di conseguenza la presenza ufficiale dello Stato nelle cerimonie di commemorazione e nella costruzione di un ossario-luogo di rimembranza. Paris 1989 e successivamente con il giornalista E. essa era considerata un caso storico tra i tanti di razzismo e di genocidio dell’epoca contemporanea. La Syndrome de Vichy. come altrove ho più lungamente descritto (e sul quale sono stati versati fiumi d’inchiostro in articoli di cronaca. degli ufficiali comandanti i reparti che eseguirono il massacro. Il processo. Conan. Vichy un passé qui ne passe pas. come poteva la Francia condannare Barbie quando non aveva ancora preso in esame quanto essa aveva fatto (in uccisioni. Nei riguardi del ricordo della deportazione. Il processo si concluse con una condanna di Barbie all’ergastolo. nell’ambito soprattutto della filiera delle città martiri61. saggi e libri). Rousso. durò otto settimane e fu un evento per l’opinione pubblica francese e per gli storici. d’origine franco-indocinese. imprigionamenti) nelle sue colonie.

ai campi di sterminio tedeschi e polacchi.116 Filo rosso Dogliani. aprile-giugno 2004. la memoria della Resistenza in Italia appare essere. e in particolare La Resistenza italiana nei musei. Vengono riconosciuti. . Antifascismo tricolore e antifascismo di classe. Molto diversa invece la situazione italiana che non ha saputo esprimere un Museo nazionale della Resistenza. Paris 1996. circa 67. Rajsfus. alla rete dei musei dell’Emilia-Romagna che conserva musei e memoriali significativi a livello nazionale. Memoria e storia pubblica 117 Molti centri di documentazione ed esposizioni-musei dedicati della Resistenza nati negli anni sessanta (a Grenoble. Besançon. La Resistenza nei musei: l’esperienza dell’Emilia-Romagna. nell’area di Parigi) ampliano le sezioni storico-museali e didattiche dedicate al tema dell’antisemitismo e della Shoah in Francia. in «militante». passarono più di settanta convogli di deportati diretti ad est. stando sempre a quanto esaminato e reso in sequenza cronologica da Focardi. S. È stato appurato che dal campo di Drancy. nei cui locali era stato annesso il Centre de documentation juive contemporaine. come abbiamo visto con Barbie. pp. e secondo la sua versione da molti condivisa. deliberatamente nascosto nei locali del segretariato di Stato agli ex combattenti. 65 Su questo aspetto cfr. Lione. un «mito di fondazione» dello Stato repubblicano. L. era impegnato nel rintracciare nel mondo ex nazisti che si erano macchiati di crimini in Francia. Grenoble. Per concludere il confronto. pp. 135-48. 1998. La crisi dell’antifascismo. pp. studiati e riadattati a visita alcuni luoghi che avevano visto la presenza di campi di concentramento e di smistamento: Struthof in Alsazia (analizzato recentemente da Robert Steegmann) 62. a Roma come a Milano. da quello oramai «modello» di Torino. piuttosto che la Resistenza in quanto tale come in Francia65. inoltre si trovano nelle diverse città che si consideravano «capitali» della Resistenza: Parigi. Luzzatto. La nuée Bleue. Klarsfeld aveva iniziato negli anni settanta (il primo suo lavoro di censimento pubblicato è del 1978) il delicato e complesso lavoro di identificazione dei deportati dalla Francia e da tempo. nella banlieue nord e operaia di Parigi. in «Problemi del socialismo». Un camp de concentration très ordinaire.000 deportate dalla Francia. a ridosso delle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia. Lione. inaugurato il 30 ottobre 1956. 95-195 e. dopo che Serge Klarsfeld aveva ricostruito in quattro volumi (apparsi tra il 1983 e il 2001) gli eventi e soprattutto i nomi delle vittime della Shoah in Francia.000 adulti di cittadinanza francese (la metà di recente naturalizzazione) e ben 7. e in altro ancora. 7. Centre de documentation juive contemporaine. Silingardi. «di classe». distribuiti sul territorio nazionale e corrispondono al raggiungimento di un compromesso tra storia pubblica nazionale e memorie che si erano moltiplicate e contese nel tempo. «rosso».. in «Passato e presente». e di questi 17. ma in realtà è all’antifascismo che essi si appellano e non all’esperienza resistenziale in quanto tale. come il Museo nazionale del deportato a Carpi. in particolare la R. 48 sgg. e C. Strasbourg 2005. in maggioranza residenti nella regione parigina. dalla sinistra non storica. Il luogo viene riconosciuto ufficialmente luogo di memoria solo alla metà degli anni ottanta. nel 1991 aveva rinvenuto intatto. 2.. Torino 2004. Drancy e il Vélodrome d’Hiver nell’area parigina. in nome di un «antifascismo esistenziale» che supera e contesta i rapporti formali della democrazia nata nel 1945. ampiamente condivisa dagli anni sessanta. da un lato. Steegmann. Oggi essi sono una settantina. 62 63 deportazione. allorché sembra divenire. Alessandrini Perona. Drancy. Questo schedario è oggi visibile all’interno del Mémorial du martyr juif inconnu. Tolosa ecc. Struthof. e lo Stato centrale dall’altro. La guerra della memoria cit. M. perché considerata una occasione o una rivoluzione «mancate». «tricolore». 67-71.000 loro figli63. La Resistenza viene sì messa in discussione dai «figli del ’68». Focardi. Casa Cervi a Gattatico di Reggio Emilia divenuta museo nel 1975 oppure l’area commemorativa e museale e della scuola della Pace di Marbotto-Monte Sole sviluppatasi tra gli anni sessanta e novanta64. rispetto alla Francia. sia stata veicolata in Francia a partire essenzialmente dagli anni ottanta attraverso la realizzazione di musei. 1986. Musée. Appare evidente che la memoria della Resistenza e dei tanti episodi legati all’occupazione tedesca. in «IBC». tra comunità locali e comunità religiose e gruppi di reduci. 45. 64 Si vedano i lavori di E. rinnovato ed ampliato più volte e divenuto nel gennaio 2005 Mémorial de la Shoah. di diversa importanza e grandezza. per un’analisi complessiva. pp. È infatti l’antifascismo in Italia che si aggettiva. Ganapini. inaugurato nel 1973.000 persone delle 75. lo schedario di censimento degli ebrei francesi. Nell’ottobre 1992 viene ad esempio inaugurato il Centre d’Histoire de la Résistance et de la déportation di Lione nei locali restaurati della Scuola di medicina militare dove la Gestapo aveva posto il suo quartiere generale nel 1943-44. 1941-1944. ma che ha invece visto moltiplicarsi senza coordinamento memoriale diversi musei locali.

. in Italia. come l’esercito in rotta. confessionali. la memoria pubblica della seconda guerra mondiale in Francia esce rafforzata alla fine del secolo. quando il 4 novembre 1996 rendeva omaggio ai caduti «di tutte le parti belligeranti». ideologiche e territoriali. e spesso più estreme di quelle italiane nel tasso di antisemitismo e xenofobia espressi. la «Resistenza silenziosa delle gente» e la «Resistenza dolorosa dei prigionieri nei campi di concentramento. lasciando soprattutto all’ultimo presidente della Repubblica del secolo scorso. legando assieme in maniera sempre più stretta Risorgimento-Resistenza-Repubblica italiana-Unione europea66. Memoria e storia pubblica 119 In definitiva la memoria resistenziale si basa. grazie soprattutto ai gaullisti ma poi anche alla sinistra socialista. eletto nel 1999. 66 Focardi. 105. rappresenta un momento cruciale di lotta per la democrazia e la libertà che accomuna l’Italia e gli italiani agli altri popoli d’Europa. su un grande equivoco: pensa di essere solida e inossidabile perché si basa sull’antifascismo interno e non su un mito nazionale che in Francia. p. da Pietro Scoppola e Maurizio Viroli. . dal presidente ampiamente riconosciute con medaglie al valore in occasione delle cerimonie per il 25 aprile al Quirinale. In concomitanza con l’avvicinarsi di passaggi fondamentali del processo di unificazione europea […] il presidente ha accentuato i suoi riferimenti all’Europa. Inoltre non entra in compromesso con la «memoria dei vinti»: le memorie della nuova destra francese sono altre. Apparentemente debole perché messa alla prova dalle grandi querelles degli anni ottanta. La guerra della memoria cit. di chi si rifiutò di collaborare» (seguendo le parole di Ciampi stesso). il difficile compito di operare all’inverso rispetto a quanto era stato condotto sino a quel momento. o da un presidente della Repubblica di solida tradizione antifascista come Oscar Luigi Scalfaro. e pertanto mai integrabili in un processo di pacificazione come quello tentato ad esempio dall’allora presidente della Camera Luciano Violante nel marzo 1998 nell’incontro con Gianfranco Fini a Trieste.118 Filo rosso Dogliani. se vogliamo forzare il confronto. un «sistema francese» di nazionalizzazione della Resistenza trasformandola in un «patriottismo costituzionale» e in esso vengono inseriti soggetti rimasti ai margini della memoria costruita dai partiti antifascisti. Sembra un orizzonte più ampio di quello adottato dagli anni settanta-ottanta dai presidenti francesi in vista di un asse essenzialmente franco-tedesco alla guida dell’Europa. perché oramai fortemente «condivisa» nelle sue diversità di esperienze etniche. Potremmo ripartire da queste ultime riflessioni per approfondire il caso italiano in un contesto comparato sempre più europeo. Resistenza al plurale quindi che integra come prima non aveva fatto la memoria essenzialmente partigiana. In questa ampia operazione sembrano confluire diverse generazioni e soprattutto scuole di pensiero laico e cattolico che riflettono sulla patria. si consolida su valori europei ed universali. razziali. e le diverse resistenze civili delle comunità locali. Viene adottato. ma anche primo «resistente» a Cefalonia. e quindi anche di Salò. In tal senso l’operazione Ciampi trascende l’ambito nazionale. Con la crisi dell’antifascismo entra pertanto in crisi a livello nazionale anche la memoria pubblica della Resistenza. Carlo Azeglio Ciampi.