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NUMERO 45 | INVERNO 2013 | COPIA GRATUITA | WWW.BEAUTIFULFREAKS.

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Sommario
INTERVISTE
5 Intervistadoble 5 Inner Ear 6 Red Cat Label 9 Intervista Omosumo

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11 Benjamin Petit Quartet

RECENSIONI
12 Full length 32 Ep 35 Lopinione dellincompetente 36 Chi lha visti?

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LE RECENSIONI FULL LENGTH: Massimo Volume | Collettivo Ginsberg | Deadburger Factory | Eternal Zio | Monsieur Voltaire | SignA | Portugnol Connection | Teatro Satanico | Losburla | Ku | Logout | Tango With Lions | No Clear Minds | Hyaena Reading | Impression Materials | Diego De Gregorio | Io Monade Stanca | Vietcong Pornsurfer | Badmotorfinger | Marcello Capozzi | Il Nido | Pico Rama | The 4Th Ward Afro Klezmer Orchestra | KuTso | Diraq | Nicola Battisti | Morfema | Disorchestra | Kathryne Williams | Muschio | Andrea De Luca | Carpacho! | Gibia | Federico Cimini | GTO | El Bastardo Outlaw Picker | The Snookys | Cani della Biscia | Chiara Atzeni | Sister in the Closet | Drama Emperor EP: Asgeir Trausti | Kandma | Fine Before You Came | Le Gros Balon | Tiger Tsunami | Esperia | DPG | Relazioni Pericolose | La Fortuna di Nashira

BEAUTIFUL FREAKS Sito web: www.beautifulfreaks.org E-mail: redazione@beautifulfreaks.org Twitter: http://twitter.com/bf_mag Facebook: http://www.facebook.com/beautifulfreaksmag WikiFreaks: www.beautifulfreaks.org/wikifreaks E-mail:wikifreaks@beautifulfreaks.org Direttore responsabile: Mario De Gregorio Direttore editoriale: Andrea Piazza Caporedattore: Agostino Melillo Redazione: Maruska Pesce, Marco Petrelli, Fabrizio Papitto, Piergiorgio Castaldi, Pablo Sfirri, Luca James, Bernando Mattioni, Marco Mazzinga. Hanno collaborato: Plasma, Alberto Sartore, Ciceruacchio, Rubby, Anthony Ettorre, G. Montag, Vincenzo Pugliano, Alesiton, Faber Pallotta, Marco Balzola. Un ringraziamento particolare a Marco M. Le illustrazioni sono di Aenis (www.aenisart.com). Beautiful Freaks una testata edita da Associazione Culturale Hallercaul, registrazione al Roc n 22995

editoriale

La condizione umana dei nativi digitali. Potremmo provare a sottotitolare cos la nostra copertina. Nel dipinto La condizione umana, Magritte poneva la riflessione sulla conoscenza e sulla rappresentazione del mondo reale, con questa nostra immagine il focus piuttosto sullesperienza reale e lesperienza mediata da un dispositivo digitale, sullesistenza di molteplici livelli di realt o di un livello unico, e su questo livello guardare un concerto attraverso un tablet o guardare un tablet e trovarci dentro un concerto. La mediazione nel nostro caso modifica l apertura del soggetto allazione, allesperienza. Agendo sul dispositivo si pu modificare la percezione del mondo (zoommare, inquadrare altri oggetti, ecc..) ma non possibile modificare il proprio stato nel mondo. In altri termini, se al concerto stai tutto il tempo con il tablet in mano, ascolti e registri il concerto, ma non lo vivi attivamente, accogli passivamente ci che hai davanti come fosse chiuso, ma latteggiamento pi appagante (altrimenti perch hai pagato per essere l? diventa fotografo e chiedi un pass...) quello attivo, interattivo. Meno coinvolgimento, meno spettatori ai concerti, in particolare a quelli di artisti poco conosciuti, dove l io cero un fattore irrilevante. Cambiamenti tecologici portano con s cambiamenti socio-culturali. E difatti, parallelamente alla digitalizzazione avvenuto un cambiamento del consumatore di musica, che si inserisce in un fenomeno socio-economico pi generalizzato. Rifkin parla di una era dellaccesso, un nuovo stadio del capitalismo che vede il passaggio da uneconomia fondata sulla propriet a una fondata sullaccesso ai servizi, alle relazioni, alla conoscenza. Nella musica, in effetti, non si cerca pi il prodotto, ma il servizio, laccesso. Non la possibilit di acquistare il prodotto discografico che solletica la bramosia del futuro ascoltatore, ma il mero accesso al contenuto musicale. Per questo possono imporsi e prendere piede piattaforme streaming che offrono una stragrande quantit di musica digitale, volatile, impalpabile. Non supporti, ma servizi musicali... non del tutto una novit. La radio il servizio musicale per eccellenza, ti permette di ascoltare musica che non hai acquistato, che non possiedi. E se volessimo tirare le somme, in fondo la differenza fra radio e piattaforme per lo streaming musicale tutta nella presenza della guida umana, lo speaker, che ti accompagna nellascolto. Unenorme differenza: il supporto dello speaker radiofonico ben diverso dal suggerimento automantico informatizzato ascolti consigliati per te o artisti simili. Un conduttore di Radio 3, una notte, accost Tricky a Tom Waits e la sua argomentazione a sostegno della scelta mi convinse, ma avessi letto una cosa del genere su Spotify avrei disinstallato subito il programma. I tempi cambiano e dobbiamo farci i conti per trovare lucidamente la soluzione pi adeguata affinch non si progredisca al ribasso, tenere alto il livello culturale nel campo musicale, almeno nel campo musicale. Hyppolite Taine invitava a vedere gli uomini nelle loro officine, negli uffici, nei campi, con il loro cielo, la loro terra, le case, gli abiti, le culture, i cibi... ma adesso anche davanti ai loro dispositivi per la navigazione internet. Luomo cambia e con lui la sua musica, che ha trasferito lo dobbiamo accettare ormai consistentemente online. Nel constatarlo, il nostro auspicio che la scralit di certe occasioni dascolto resti inviolata al mutare dei tempi. Laugurio di non ritrovarci un giorno ad abbassare lipad e accorgerci che l sul palco i musicisti non ci sono pi... migrati tutti per sempre nella realt virtuale del web. Agostino Melillo Moving Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 31. MP3. Uno spettro si aggira per la rete. Anchesso intangibile, volatile, germe germogliante e infinitamente replicabile di una rivoluzione giunta ormai al compimento. Anche se piuttosto giovane da non farcene accorgere dobbiamo ammetterlo. la controparte musicale di ogni alternativa digitale per la fruizione artistica dei giorni nostri ed il cambio di orizzonti di una generazione che pu saziarsene a volont, ma che molto spesso non ha forchetta e coltello per

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assaporarne le giuste quantit. Archiviato il millennium bug abbiamo capito che lanno zerozerozero non ci avrebbe spaventato e perch non provare ci siamo detti a sperimentare senza supporto? Il supporto ti aiuta ad iniziare a muovere i primi passi per farti conoscere ma pur vero che ha dei grandissimi costi. Nelleditoria lo stampa solo se necessario una pratica che qualche foresta avrebbe volentieri ricordato se non fosse che ogni anno qualcuno compie quindici anni nel mondo, come piace ripetersi Dan Brown ogni mattina davanti allo specchio. Nellindustria cinematografica, non tanto la stampa della pellicola, ma ogni nuovo supporto ancora pi performante cominciava ad essere pedissequo e non richiesto, tra vhs, hd-dvd, blu-ray, ultraviolet. Un mercato che, di reazione, faceva affermare sempre con pi tenacia lidea dello streaming, una visione a pixelloni e buffering su buffering. Il vero punto debole del supporto lincredibile lentezza nella diffusione a livello globale delle nuove uscite. In un mondo dove perfino le serie tv straniere vengono seguite in prima visione anche senza bisogno di traduzione si aprono nuovi spazi di manovre commerciali e imposizioni culturali, ridefinendo la distribuzione paese per paese. La perdita del supporto anche una sconfitta dellarte per. Il flusso digitale di dati, essendo nervo infrastrutturale di un paese (e in Italia totalmente appassito), determina anche la qualit della fruizione e in certi casi lavvento di una nuova uscita prende il sopravvento sulla fruizione della stessa, abbassando di fatto la capacit di gustarne lestetica da parte del pubblico... ma tant, contenti loro contenti tutti! E questa stata un p la rovina dei giorni nostri. La fruizione non allaltezza, la sovrabbondanza della scelta ha convogliato il gusto sui grandi classici per non perdersi nel mare magnum o sui prodotti totalmente commerciali, di fatto perdendo quella che era unottima opportunit per il settore artistico di valore. I blockbuster hanno ridefinito con tutti i loro film di recente uscita la classifica ai botteghini italiani per incasso e non c fan della boyband o regina del pop di turno che non ti dica che comunque ha anche i Velvet Underground, nel suo iPod, e che usi una punta di commozione nel dirlo se appena avvenuta la scomparsa dellartista universalmente riconosciuto. Di certo con la rivoluzione digitale ne giova la persistenza delle opere. Alla fine quel che si ha tra le mani un enorme schedario e se ne trae forza anche dalla cosidetta pirateria che sradica, seppur non totalmente, la possibilit che un Oreste Del Buono voglia ritirare dalla circolazione un suo libro che non lo convinceva pi o che un violento incendio distrugga un archivio filmico di pellicole di cellulosa (nel caso cinematografico anche il ben pi resistente poliestere non ha resistito alla forza dei tempi, con buona pace dei proiezionisti dei cinema, scomparsi anchessi in maniera indiscriminata ma soprattutto ingiustificata). Si corre il rischio di abusarne di questo schedario: nella fotografia lo scatto veniva scelto, ora si scatta a oltranza nel mare magnum, rimandando a un secondo momento la selezione delle cose migliori. Diventer certo difficile ritrovare le cassette delle prime registrazioni amatoriali di un artista, e magari non totalmente un male se metter fine anche al commercio postumo di B-sides. In realt oggi sempre pi diffusa la pratica di costruire album interi accumulando prime registrazioni amatoriali o di far uscire soltanto le signole tracce, senza lesigenza di concepirle allinterno di un album. Mi capitato di parlare con un paio di artisti americani circa una nota piattaforma di streaming e vendita online di album. Questi artisti ogni due mesi o poco meno mi presentavano un nuovo singolo da recensire e io ero seccato, dato che qui a Beautiful Freaks recensiamo solo album full-length o EP, niente singoli o raccolte. La loro risposta stata che lidea quella di creare una sorta di album compilation, come si conf a una generazione cresciuta sin da piccola con gli mp3. Il loro album veniva portato a compimento solo quando loro se lo sentivano, rispettando i tempi delle loro ispirazioni, senza dover buttare gi forzatamente quelle tre quattro canzoni giusto per arrivare a dodici ed al, album finito, si pu chiudere la registrazione. E questo uno spettro che si aggira per lAmerica... Andrea Piazza

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intervistaDOBLE
Solleticati dal nostro stesso editoriale abbiamo deciso di coinvolgere due etichette, la greca Inner Ear e la fiorentina Red Cat Records, in una disamina sullo stato attuale della rivoluzione digitale e sullabbandono del supporto. Soltanto perdita o opportunit? Le numerose etichette indipendenti hanno la possibilit di competere alla pari in questo nuovo campo da gioco con le major? solo una questione di forma o le regole sono cambiate? Vediamo cosa ne pensano.

1. INNER EAR
Etichetta greca, nata nel 2007 a Patrasso come one-man label, diventata in questi anni un piccolo gruppo leader del settore indie in Grecia. Nel suo roster annovera piccole realt come artisti ellenici pi affermati specializzandosi in alt-rock e modern folk con testi in inglese mentre, attraverso la sottoetichetta Exostis, si focalizza su produzioni di vario genere con testi in greco. Dopo vari riconoscimenti in patria la Inner Ear ha cominciato a guardare oltre i confini per farsi conoscere attraverso internet ed esportare i propri artisti attraverso i social e i portali di ascolto in streaming e vendita album. Risponde alle nostre domande Maria Paroussi.

Inner Ear nasce nel 2007 a Patrasso, Grecia. Siamo nel pieno dellesplosione su scala internazionale dei social media, delle piattaforme per lo streaming, e della crisi dei negozi di dischi. Dopo liniziale percezione apocalittica del medium digitale, considerato come la distruzione del mercato del disco fisico e di unintera cultura ad esso legata, si assiste oggi una maggiore apertura. In base alla vostra esperienza, come pu unetichetta discografica beneficiare del medium digitale e della Rete? Prevedete o auspicate evoluzioni future? INNER EAR: Il medium digitale e la rete hanno contribuito a diminuire le distanze e aiutato la musica ad arrivare in ogni casa e a diffondersi in giro per il mondo. Ogni giorno carichiamo la nostra musica su Bandcamp in modo che possa essere ascoltata in streaming ovunque e senza dubbio questi social media hanno dato un potenziale senza limiti alla promozione di un artista e la sua musica; un ascoltatore giapponese pu ora scoprire un gruppo greco, italiano e cos via. Fino a qualche anno fa tutto ci avrebbe preso molto tempo, con dispendio di denaro e avrebbe richiesto una particolare strate-

gia per rendere disponibile una release allestero. Naturalmente questa evoluzione ha portato i suoi naturali svantaggi come il fatto che ora c troppa musica disponibile rispetto a quanto ascolter un fruitore medio. Chi quindi lascoltatore, ci chiediamo. Le persone sono ogni giorno pi occupate a fare altro e sfortunatamente la musica gioca un ruolo secondario nella loro vita... La promozione sul web si avvale spesso dello streaming gratuito. Lascoltatore in questo modo ha la possibilit di valutare il disco in mp3 prima di acquistarlo. Perch comprare un disco fisico avendo la possibilit di ascoltare il disco gratuitamente in digitale? La possibilit di migliorare la qualit dellascolto acquistando il supporto fisico un fattore determinante nella scelta? INNER EAR: Le persone che continuano a comprare dischi sono attaccate al formato fisico in una maniera molto stretta. Molti di loro sono collezionisti e prestano molta attenzione al packaging, alle informazioni che possono trovarci (ringraziamenti e testi per esempio) e, ovviamente, alla qualit audio. Non ascoltano semplicemente un album sul computer mentre fanno altre cose,

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bens trattano un album come dovrebbe essere e cio come un lavoro artistico multiforme che include musica, parole, testi e lartwork ad esso ispirato. Lascoltatore pi consapevole o il comportamento dacquisto legato per lo pi a fattori impulsivi, ovvero ci sono pi cacciatori di perle musicali o prede del marketing? INNER EAR: Complice il momento economico non riscontriamo un grande spazio per lacquisto di album su impulso. Gli ascoltatori ora sono totalmente consapevoli di quello che gli piace e di ci che vogliono acquistare. Internet ha aiutato molto in questo senso cos chiunque pu ascoltare in streaming qualsiasi cosa ed essere sicuro che ci che sta per acquistare lo soddisfer sul serio... Si assiste alla rinascita del vinile e anche Inner Ear ha una buona proposta di opere musicali in questo formato. A cosa dovuta la riscoperta, maggiore qualit, un oggetto pi invitante, uno status symbol? Come possibile far sviluppare nei nativi digitali la passione per il vinile? INNER EAR: I vinili sono sempre stati un feticcio per la musica. Ci piace vedere la loro rinascita come un atto di resistenza dei fruitori contro la rivoluzione digitale. La loro qualit audio sicuramente migliore dei cd (per non parlare degli mp3) e sono strettamente collegati a un rituale particolare che manifesta un modo di usufruire della musica come forma darte e non come oggetto di consumo come in un fast food. cos difficile immaginare un futuro interesse comune tra i cosidetti nativi digitali e i collezionisti di vinili che rappresentano i due estremi del mondo della musica ma non detto, non si sa mai cosa succeder. Dal nostro canto, cos come molte nostre uscite sono solo in vinile, proviamo ad approcciare i nativi digitali includendo sia dei codici di download nei nostri vinili sia nei cosidetti cd a portafoglio (ndt. cd wallet), cos tutti son felici. Il web diminuisce le distanze e agevola le contaminazioni internazionali. Secondo la vostra esperienza, ci sono delle differenze nel gusto musicale degli ascoltatori greci e di quelli di altri Paesi o la globalizzazione dei consumi giunta alle estreme conseguenze? Riescono ancora a caratterizzarsi gli artisti mantenendo un rapporto con la loro terra dorigine? INNER EAR: Naturalmente ogni paese ha nella propria cultura musicale, con peculiarit locali. Per esempio c un repertorio popolare mainstream che i greci ascoltano e non attrarr mai molto un ascoltatore internazionale, non solo a causa dei testi in greco ma soprattutto perch un modo di fare musica che non incontra il gusto estero. La buona notizia che in Grecia ci sono nuovi artisti che cercano di combinare con successo le loro radici greche con le influenze di musica internazionale e molti di loro suonano scrivendo i testi in inglese... La lingua poteva essere una barriera al tempo ma ora non lo pi, molti giovani greci parlano un inglese perfetto. Lidentit locale di un artista naturalmente collegata alla propria arte ma troviamo molto bello quando la musica travalica i confini e raggiunge ascoltatori in giro per il mondo. Come etichetta stiamo muovendo i nostri primi timidi passi nel calderone musicale internazionale e troviamo frustrante quando le recensioni della stampa internazionale si focalizzano troppo sulle origini dellartista (menzionando puntualmente la crisi finanziaria greca e il nostro debito nazionale) che sulla musica stessa. ingiusto nei confronti di un artista che mette tutto il suo sforzo e la sua energia nella realizzazione del suo album.

2. RED CAT
Lo sparring partner della Inner Ear la Red Cat Label. Al telefono rosso delletichetta fiorentina risponde Alice Cortella , la discografica pi giovane dItalia. Alice nella stanza dei bottoni della Red Cat Label, ufficio stampa ed etichetta fiorentina da lei fondata che si occupa di promozione di gruppi per lo pi rock e metal. Letichetta cerca di portare avanti un percorso comune instaurando un rapporto continuativo, prediligendo una comunione dintenti per seguire i gruppi passo passo in ogni ambito della loro carriera. Unetichetta nativa digitale che ha trovato il coraggio di farsi strada in un momento economico-sociale non parti-

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colarmente favroevole. Nellintervista la giovane produttrice esprime le sue valutazioni sul rapporto fra web e indie.

Com nata la scelta di impegnarti in questo settore, in questo momento storico? ALICE: Innanzitutto un caro saluto a tutti i lettori di Beautiful Freaks! Lintraprendere un lavoro nel mondo della musica non stata una vera e propria scelta, quanto una necessit. La musica da sempre una mia grande passione, coltivata esclusivamente in veste da ascoltatrice (non ho mai suonato n cantato). Ci troviamo sicuramente in un momento storico molto difficile, che il pi delle volte costringe i giovani, e non solo, a rinunciare ai propri sogni in favore di unoccupazione qualsiasi, spesso a tempo determinato e senza assicurazioni per il futuro. La mia scelta stata di guardare oltre questa situazione, cercando di far crescere unattivit lavorativa che rappresentasse al contempo anche ci che avrei voluto fare nel mio futuro. Gli ostacoli nel gestire unetichetta continuano ad essere molti, sia a livello economico che burocratico, ma ad oggi posso affermare che le soddisfazioni sono state e sono tantissime e ripagano ogni sacrificio. Ormai la proposta musicale indie un mare in piena, come ti orienti nella scelta dei gruppi per la tua etichetta? ALICE: I parametri con cui scelgo una band sono semplici, ma per me fondamentali. Mi ritengo abbastanza esigente e cerco band che abbiano non solo qualcosa da dire, ma che riescano a comunicarlo allascoltatore. Loriginalit a mio parere una peculiarit di pochi eletti, ma riuscire a caratterizzare il proprio sound, rendendolo riconoscibile nella massa, sicuramente fondamentale. Infine presto molta attenzione alla produzione artistica e alla qualit tecnica, che devono essere ad alti livelli per valorizzare al massimo le potenzialit di un gruppo. Era il nemico della cultura e dei diritti degli artisti, ora il web sta diventando il principale veicolo di promozione e in alcuni paesi la principale piattaforma di vendita degli album dei gruppi. Ma un terreno impervio, fatto di nuovi compromessi, nuove eventualit, eterne migrazioni. Come si orientano un produttore e

Foto di Lorenzo Desiati

anche un ascoltatore in questa macchina infernale? ALICE: Cercando di mantenere una propria etica e fissando delle proprie regole, anche in questo nuovo mercato. Sono ad esempio a favore dello streaming, ma solo su siti controllati. Sono invece assolutamente contraria al download gratuito, considerato da molti un ottimo veicolo promozionale. Dal mio punto di vista invece sminuisce di molto limmagine della band e dellalbum e di conseguenza lopinione che pu farsi il pubblico quella di un disco che ha poco valore, senza contare che i risultati di promozione e di diffusione sono minimi, specialmente per i gruppi emergenti. In un momento in cui il supporto fisico ha perso mercato, in cui in Italia il musicista ancora visto come un dopolavorista, in cui la tendenza regalare la musica, credo che si debba invece lottare per cercare di dare la giusta importanza e credito alla figura dellartista, cercando di far capire quanti sacrifici, quanto tempo ed anche quanto denaro siano stati investiti in ogni disco pubblicato. La promozione sul web si avvale spesso dello streaming gratuito. Lascoltatore in questo modo ha la possibilit di valutare il disco in

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mp3 prima di acquistarlo. Perch comprare un disco fisico avendo la possibilit di ascoltare il disco gratuitamente in digitale? La possibilit di migliorare la qualit dellascolto o di godere del relativo artwork acquistando il supporto fisico un fattore determinante nella scelta? ALICE: Sicuramente il piacere di avere un supporto fisico, il disco vero, completo di tutto. In secondo luogo per poter ascoltare i brani quando e come si vuole. Il Web ha parzialmente sostituito il luogo tradizionale dellacquisto e scoperta degli album musicali: il negozio di dischi. Venendo meno il contributo di una persona fisica esperta (come potrebbe essere il venditore di un negozio di dischi) e considerando la decadenza dellautorit delle riviste di settore, come si guida allacquisto di un album musicale un ascoltatore sulle piazze telematiche? ALICE: Purtroppo in Italia il problema di cosa acquistare on line ancora secondario: il primo sicuramente rimane quello di far comprendere che ci che si trova sul web non devessere per forza gratuito, ma va acquistato. Quando ci si recava in un negozio di dischi ovviamente questo problema non sussisteva, perch si comprava qualcosa di concreto, che si pu vedere, toccare e non solo ascoltare: un vinile o un compact disc. Lidea di acquistare qualcosa che con un solo click pu scomparire e che non puoi tenere fra le tue mani ancora molto lontana. Inoltre, il pi delle volte sul Web tutte le proposte appaiono come messe sullo stesso piano e, se da un lato una band emergente pu ritagliarsi un proprio spazio, dallaltro ci avviene tra milioni di altri artisti, il che rischia di vanificare ogni forma di promozione low cost. Per riuscire a differenziarsi assolutamente fondamentale per unetichetta pubblicare solo dischi di qualit: in questo senso la label dovrebbe proprio assumere il ruolo che un tempo era del negoziante, diventando quindi una sorta di marchio da seguire e di cui potersi fidare . Il web diminuisce le distanze e agevola le contaminazioni internazionali. Secondo la tua esperienza, ci sono delle differenze nel gusto musicale degli ascoltatori italiani e di quelli di altri Paesi o la globalizzazione dei consumi giunta alle estreme conseguenze? Riescono ancora a caratterizzarsi gli artisti mantenendo un rapporto con la loro terra dorigine? ALICE: Direi assolutamente di s. Molti paesi europei, e non solo, sono tuttoggi legati alla propria tradizione musicale, sia nellascolto (e nelle vendite) sia nelle nuove proposte musicali. Basti pensare al Metal nel Nord Europa, al Pop britannico, allHard Rock americano...

Interviste di Agostino Melillo e Andrea Piazza, traduzioni di Marco Petrelli e Andrea Piazza.

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OMOSUMO
Sul precedente numero di BF avevamo sottoposto alla vostra attenzione Ci proveremo a non farci male, strepitoso Ep, vessillo della scuola elettronica siciliana, sound fra i pi interessanti negli ultimi anni. Ad oggi gli Omosumo hanno gi alle spalle collaborazioni illustri ed esibizioni al cardiopalma dai live a sostegno de LArsenale alla partecipazione all Ypsigrock pochi mesi dalluscita del Ep hanno fatto piazza pulita. Tre musicisti con altrettanti progetti sulle spalle, tre performer eccezionali: la voce quella di Angelo Sicurella (maestro indiscusso delle drum machine), con lui a dar vita agli Omosumo Antonio Di Martino (meglio conosciuto come Dimartino) e la chitarra psicopatica di Roberto Cammarata (basta dire solo Waines). Stavolta cerchiamo di capirne qualcosa in pi dal loro punto di vista
Ci proveremo a non farci male a mio avviso uno dei lavori pi belli usciti questanno raccontateci di questo groove pazzesco di questo disco pazzesco OMOSUMO: Beh adesso non esageriamo Ci proveremo a non farci male nato nel corso dellultimo anno, diciamo che rappresenta levoluzione della band da quando si stabilizzata in questa formazione in trio drum machine - chitarra - basso. Ad un certo punto abbiamo sentito lesigenza di mettere nero su bianco questa fase e quei brani ci sono sembrati rappresentativi della cosa. Un Ep molto fortunato visti i feedback che ha raccolto dalluscita, ve lo aspettavate? Non proprio, abbiamo scelto una strada poco battuta in Italia, e avevamo messo in conto che il nostro lavoro potesse sembrare interessante ed essere apprezzato, o anche che risultasse invece superflo e inutile. Siamo contenti del fatto che abbia raccolto molti apprezzamenti, ma consideriamo questo Ep una base di partenza e nullaltro. Tre diverse radici musicali come si uniscono per dare vita ad un progetto cos insolito? In maniera molto naturale, ci si chiude a lavorare e sperimentare insieme, senza porsi paletti o regole, finch il risultato non ci sembra convincente. Gli Omosumo non sono solo una band, ma dietro ci sono tre persone legate da rapporti personali solidi, e dalla condivisione di molteplici interessi. Non ci siamo mai dati dei riferimenti precisi in scrittura, e questo ci d una sensazione di grande libert, e a volte anche di grande smarrimento, ma bello e stimolante costruire le proprie piccole certezze da zero. Il termine Omosumo ha un non so che di orientale da cosa deriva? Ci suonava bene. Il nome nato da un ragionamento partito dalla parola sumo, quindi in effetti qualcosa di orientale c, ma non chiederci di ricostruire come siamo arrivati a Omosumo perch non saremmo pi in grado di farlo. Un sound internazionale frutto dei vostri ascolti personali o costruito proprio per risultare tale? Il sound di Ci proveremo a non farci male il frutto della collaborazione con Mario J McNulty, un giovane producer newyorkese che ha lavorato con gente pazzesca (Nine Inch Nails, David Bowie, Lou Reed, Raveonettes), questo di certo ha rappresentato un valore aggiunto, dato che Mario riuscito a trovare un bel mix tra le varie anime che compongono il nostro suono. I riferimenti in termini che sentivamo a noi pi vicini per questo Ep sono sicuramente internazionali, quindi se ci fai questa domanda ci siamo andati quanto meno vicini, meno male.

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Un Ep un apripista per un album quanto si dovr ancora aspettare? Qualche mese, ci stiamo lavorando ma non abbiamo fretta. E abbiamo voglia di andare oltre lEp quindi ci stiamo prendendo il nostro tempo per maturare e mettere a fuoco le sensazioni che ci attraversano in questo momento. Qualche cambiamento in vista dal punto di vista musicale? Certo, siamo pronti a mettere in discussione e ribaltare tutto ci di cui abbiamo parlato fino ad ora, lunico obiettivo che teniamo a mente che quello che venga fuori ci rappresenti pienamente. Per essere poi pronti a rimetterci in gioco al passaggio successivo. Non ci piace la stasi, preferiamo prenderci dei rischi. In rete dove vi trovate? Non ci cerchiamo spesso, ma se qualcuno volesse trovarci baster cercare il nostro nome su motori di ricerca, Facebook, Spotify ecc. e di certo trover. Non penso ci siano molte altre band in giro con tutte queste o nel nome. E live? Probabilmente entro fine anno faremo qualche capatina live, ma penso che il grosso verr dopo luscita del nuovo disco. Fino ad allora preferiamo stare concentrati sul lavoro alle cose nuove. Eccovi tre righe di totale anarchia: dite e fate ci che volete Tutto quello che abbiamo detto fino ad ora assolutamente falso! Adesso vi tocca metter play nel lettore e spaccarvi i timpani con il groove che abbiamo cercato di raccontarvi attenti a non farvi male! Maruska Pesce

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BENJAMIN PETIT quartet


@ Parigi 9.10.2013
Progetto Acousticollision di Benjamin Petits Quintet: Un jazz per tutti. Le strade di Parigi sono immerse nella pioggia. Le insegne rosse della Rue des Lombards, strada famosa per i suoi club di Jazz, si riflettono sul marciapiede grigio creando aloni intensi nella notte. Il Sunset-Sunside un locale su due piani. Ha due piccole sale da concerto. Nel sottosuolo lambiente richiama latmosfera di una stazione di metropolitana parigina, mentre al piano terra troviamo un piccolo ambiente, in stile newyorkese, capace di ospitare non pi di 40-50 persone. Pur arrivando con un certo anticipo, trovo la sala quasi piena. Mi siedo accanto ad uno dei tanti habitus americani, che solitamente frequentano i vari locali Jazz di Parigi in cerca del richiamo della loro home sweet home. Il pub blico costituito in buona parte da persone di mezzet, allapparenza molto austere, sofisticate, difficili da impressionare. Mentre attendo, le luci si fanno sempre pi soffuse, rosse ed arancioni. Manca solo del fumo e mi sembra di stare in un jazz club newyorkese degli anni 50. E mentre tutti attendiamo i musicisti, gli occhi fissi sul piccolo palco la prima che cosa che percepiamo non sono immagini, bens suoni. Nessuna parola, solo un coro di voci baritone, immerse nellombra, che dal retro del locale entrano e ci prendono di spalle, inaspettatamente. Una cantilena profonda, che riporta alla mente i cori degli schiavi neri negli States. Cos, senza fermarsi, Benjamin Petit al Sax, Jerry Leonide al piano, Zacharie Abraham al contrabasso, Yoann Schmidt alla batteria e il trombettista Nicolas Girard salgono sul palco sfiorando i propri strumenti, aprendo il primo dei classici tre set con 5 degrs Sud. Essendo un ambiente piccolo, lacustica perfetta, frontale, forte e nitida, la voce del sax, che di tanto in tanto dialoga con la tromba, arriva dritta al cuore. Il pubblico parigino, glaciale e composto, si scioglie rapidamente, seguendo il ritmo di Mach Buffet . E come definirlo? jazz? groove? Resto incantata dalla capacita del quintet nel fondere i generi con genuina semplicit, nel far sentire a fior di pelle la nozione di convivenza e poliedricit di ogni suo membro . Acousticollision ora mi ap pare chiaro: una potente commistione di generi fusi in un sound diretto, fresco, naturale. Ascoltandoli mi subito venuto in mente quel di cui parlava Winston Marsalis nel suo libro come il jazz pu cambiarti la vita: ogni strumento riempie il vuoto dellaltro, ogni musicista si libera e si definisce non nel tecnicismo o nella solitudine del proprio strumento, bens nella totalit del gruppo. E jazz perch non solo improvvisazione e tecnica jazz perch una vera e propria conversazione, perch c una impressionante gestione delle intensit. C unanima in esso. E finalmente posso dirlo: con loro riscopro il vero Jazz, quello diretto a tutti, senza neppure un velo di arroganza, senza arie di sofisticatezza, di pavoneggiate elitarie. Un vero e proprio riorno alle roots della nozione del Jazz. Melodie semplici (e badate bene dico semplici ma sul punto di vista tecnico non ho mai visto musicisti cos capaci) in grado di trasportare via gli spettatori con facilit.. Per chiudere il primo set invitano Balthazar, un rapper francese. Su un jazz a due tempi scopro una fusione meravigliosa tra Jazz e Hip Hop Franco-americano. Il pubblico di cinquantenni, composto e con espressioni da bulldog ora oscilla la testa e tiene il ritmo. Difficile sentire il distacco tra palco e pubblico. Nel secondo set laria sembra collegare tutte le anime, rilassate ed in catarsi che vanno perdendosi nella voce intensa ed evocativa del cantante senegalese Woz Kaly accompagnato inizialmente dal piano di Jerry Leonide e dal sax di Petit. Scopriamo nel secondo set altre incredibili voci, tra cui quella di Pascal Lafa, che nonostante qualche iniziale ritorno nel microfono ha continuato a dialogare con noi, tenendo stabile lunificante empatia nella sala. Benjamin Petit sale sulle sedie, in mezzo al pubblico, continuando a suonare. A chiudere assistiamo a una improvvisazione folle e rapsodica del violinista Christophe Raymond. Terzo set: mi sento ricaricata, entusiasta, felice di scoprire che ci sono ancora pochi ma eccelsi musicisti che preservano il vero spirito del Jazz. Aenis

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Massimo Volume ASPETTANDO I BARBARI La Tempesta Dischi, 2013 Alcuni dischi portano con s un carisma e una magia che difficilmente sono replicabili: era il caso di Cattive Abitudini, uscito pi o meno tre anni fa, portava con s il peso di una storica reunion e le pretese di tante aspettative costruite in dieci anni di assenza. E bene, quello fu un disco memorabile, il disco perfetto, il capolavoro assoluto, ma soprattutto difficile da rimpiazzare nella mente di chi lo aveva apprezzato (fan e non dei Massimo Volume). Inizia a girare in rete il nuovo singolo ed subito panico, Aspettando i barbari il capolavoro dopo il capolavoro, come il bis di unopera prima e i commenti si possono sprecare. Nelle note che passano frenetiche c il groove storico della band, la rabbia, la passione, il dolore. Ci sono i cantautori che scrivono particolarmente bene, ci sono musicisti eccellenti che compongono capolavori musicali, ci sono band che lasciano impronte indelebili nel corso degli anni (e qui di anni ne sono passati) e poi ci sono i Massimo Volume e Mim, Emidio Clementi, che anche stavolta riesce a superare se stesso: parla, scrive, racconta, legge soffre, si esaspera, urla e canta, si canta! E quei barbari che ognuno di noi aspetta sono le difficolt della quotidianit, le persone cattive, gli errori commesse, gli amori sbagliati. A met strada tra il sound forte e rude dellultimo disco e lecletticit e la sporcizia dei primi lavori, questo disco senza dubbio il DISCO, va ascoltato, divorato, sudato, ci si deve sprofondare dentro, lasciarsi colpire ripetutamente in testa da quella impaziente batteria e si deve rimanere a bocca aperta perch finisce apparentemente troppo in fretta. Il suono sembra rimanere intrappolato in una gabbia di vetro, continuano a sbattere con forza sulle pareti ma rimangono chiusi in quello spazio circoscritto, quasi senza aria. Le chitarre battono e ribattono sentieri costanti, suoni ripetuti allinfinito che sembrano scavare solchi profondi, sembrano campionature on loop, invece nulla di diverso dal grezzo e cupo sound di Mim e soci, pochi strumenti, sovrapposti e ridondanti e il suono di quelle consonanti pesanti, rimarcano quei semplicissimi concetti ripetuti allunisono, rendendo questo disco la colonna sonora perfetta per gli incubi di chiunque lo ascolti. [9/10] MARUSKA PESCE Collettivo Ginsberg ASA NISI MASA Autoprodotto, 2013 Ho visto il Collettivo Ginsberg distrutto dalla pazzia. Affamati, nudi, isterici, questi cinque romagnoli esagitati hanno registrato undici tracce che sono undici poemi postmoderni allinsegna di confusione (controllata) e parole (incontrollate). Noise e aggressivi a tratti, pi morbidi e sognanti qui e l, limpressione generale comunque quella di trovarsi davanti a un enorme esperimento, una specie di live art performance nella quale oggetti di ogni tipo vengono lanciati in una stanza e ridotti a pezzi da questi cinque tipi coperti di catrame (fango?) sotto gli occhi del pubblico impressionato. Vietato vietare, come dicono alcune magliette da centro sociale. Nessun limite espressivo in unorgia elettrica decadente; come diceva lomonimo poeta da cui il collettivo ha preso il nome, ho provato a volare senza stampelle, esattamente la filosofia compositiva di questo disco, erratico e imprevedibile. Penso ai grandissimissimi Mars Volta (Io non ho mani), evocati da questi affreschi di chitarra finto sgangherati da carillon con le lamelle spezzate, sostenuti da arpeggi a ottantotto tasti scollati il giusto da dare al tutto unimperitura impressione di precariet, di casualit, di azzardo. Personalmente, apprezzo sempre moltissimo questo tipo di ibridi spokenword/avantgarde, che riportano un po la poesia alla sua dimensione originaria di parola declamata sulla musica (lo diceva Ezra Pound, non me lo sono inventato), aggiungendo un po alluna e un po allaltra in un moltiplicarsi di capacit espressiva raggiungibile solo violentando gli schemi preesistenti. Pap morte, cover ampiamente rimaneggiata di unomonima poesia-canzone del gi citato Ginsberg, un esempio notevole in questo senso. E allora gloria a quei pochi matti sparsi per la penisola che ancora provano a deframmentare il reale per creare papiers colls che colpiscano con la loro obliquit, mostrando prospettive allucinate e stimolanti, spingendo in l i confini e confondendo le definizioni. Santi! Santi! Santi! Santi! Santi! Santi! Santi! (ecc ecc ecc). [7.5/10] MARCO PETRELLI

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Deadburger Factory LA FISICA DELLE NUVOLE Snowdonia, 2013 Il trittico di dischi dal poetico titolo La Fisica Delle Nuvole unopera inclassificabile composta da tre unit, distinte formalmente, seppur concettualmente partorite dalla stessa madre. Lunit estetica frutto del prezioso lavoro di Paolo Bacilieri, fumettista di culto oltre che poeta della china che, offrendo un sorprendente lavoro di artwork, rende ancor pi pregevole il lavoro dei Deadbuger e della loro singolare factory in progress. Svariate le collaborazioni che hanno contribuito alla nascita di questanomalia discografica, frutto (tra laltro) del sacrificio di Snowdonia e Godfellas! Il primo album Puro Nylon 100%, tra elettronica, voci recitanti e musica da camera frutto del lavoro dei Deadburger al loro completo, impreziosito dagli splendidi testi di Tony Vivona. Esecuzioni classiche cesellate da musica elettronica in modo tale da rendere il lavoro un raffinato esperimento emozionale di rara efficacia. Poesia e piccole orchestrazioni senza tempo ne raccontano il senso. Duchamp e Satie riprendono vita agilmente tra le articolate otto tracce del disco. Non mancano stimolanti suggestioni post-rock, jazz o pi genericamente rock, perfettamente distillate in unopera di raffinata musica postcontemporanea. Il secondo album lo split Vittorio Nistri/Vittorio Casini Microoonde e Vibroplettri. Le prime 4 tracce sono ottenute con un unico mezzo, un comune forno a microonde De Longhi reso strumento, con lausilio di vocoder, distorsori, campionamenti e manipolazioni varie. Il risultato un sorprendente esperimento sonico di cultura industriale, inteso nel senso pi classico del termine (Throbbing Gristle docet). Nistri una sorta di Chu Ishikawa (ricordate le meravigliose colonne sonore dei vari Tetsuo di Tsukamoto?) in chiave domestica. Lo dimostrano leccellente cyberpunk di Strategia Del Topo o il suggestivo abisso contemplato in Micronauta. Le ultime 4 tracce sono realizzate con una chitarra suonata quasi unicamente da aggeggi vibranti (dildos, stimolatori clitoridei e... lecca lecca) e garantiscono per certo un ascolto... eccitante. Minimali orchestrazioni noise, da cui emergono fantasmi di deviato blues e science fiction in bianco e nero. Una sorta di improbabile ibridazione tra Glenn Branca e Mike Oldfield. Il terzo album La Fisica delle Nuvole, che d il nome allintera opera, per alcuni versi il lavoro pi articolato e, anche per questo, il pi rappresentativo. Frutto di una orchestra acustico-psichedelica di 8 elementi, oltre vari ospiti (tra cui anche il talentuoso Paolo Benvegn). Le singole tracce sono insomma realizzate da un lavoro di improvvisazione di un collettivo di musicisti che si armonizza con un universo creativo in divenire. Nonostante ci si tratta del disco pi, apparentemente convenzionale, e pi facilmente fruibile vista la forma canzone delle singole tracce. I Deadburger appaiono qui una band pi riconoscibile che viaggia nel proprio universo con estrema agilit, senza mai cadere nel banale o nello scontato. La ricchezza di suoni e suggestioni permeata da un patina rassicurante grazie a calibrate improvvisazioni, tappeto sonoro di straordinari testi. Lode a uniniziativa astratta come La Fisica delle Nuvole che corre solo il rischio di eccedere nellautocompiacimento rischiando per questo di non evadere, in futuro, dai propri parametri ideali di sperimentazione. Ma questa probabilmente solo una paranoia di chi esige che larte della ricerca debba sempre andare oltre a ci che stato gi sperimentato. Ma questo probabilmente le menti fluttuanti, e colte, dei Deadburger lo sanno gi! [7/10] ANTHONY ETTORRE Eternal Zio ETERNAL ZIO Boring Machines, 2012 Ulteriore gemma emersa dello scrigno Boring Machines questa eterea opera degli Eternal Zio. Quartetto milanese che ci propone attraverso 6 tracce il loro universo musicale fatto di ambientazioni e scenari musicali in continua trasformazione. Gli strumenti acustici utilizzati sono ghironda (affascinante strumento medievale), violino, mandola, organo, percussione, voci e chitarra. Disco acustico quindi reso con spirito rigorosamente analogico. Improvvisazione inequivocabilmente senza tempo, che ci trasporta attraverso una sorta di trance estatica in un cosmo di mistica psichedelia. Le connotazioni folk, seppur distillate con cura, avvolgono i sensi di chi ascolta favorendone il religioso disorientamento. Lo spazio-tempo diventa pretesto per incastrare le sei tracce senza nome. Il minimalismo armonico espresso nel disco fluttua tra i neuroni di chi ascolta per rimandare a sensazioni di ancestrale bellezza. Quella priva di misure, lontana da parametri estetici. Abbandono e trance sopraggiungono prima di affondare tra le braccia della terra ed essere travolti dai suoni da essa dettati. Le danze tribali giungono nella sesta traccia, l dove un misterioso sciamano celebra il culto degli Zii Eterni, senza i quali Iunderground italiano avvertirebbe un senso di non trascurabile irrequietezza. [8.5/10] ANTHONY ETTORRE

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Monsieur Voltaire 33 Noja Records/ White Bridge Records, 2013 Marcello Rossi si spoglia dei fronzoli cantautorati degli anni delle grandi band per diventare Monsieur Voltaire, strampalato ed eclettico compositore, che si trova ad avere a che fare con pi stili e diverse ispirazioni musicali. Si districa tra omaggi particolari ai propri idoli e chicche derivanti dallestro del musicista. Questo un album assai particolare, omogeneo nellascolto, eppure cos variegato e ricco di cose. Suoni semplici, ma ben collocabili in base allo stile e c di tutto: del sano rock, la pi stramba psichedelica e alcune atmosfere pi quiet del cantautorato doltremanica, il tutto sporcato qua e l da accenni al punk degli anni settanta. Non facilmente comprensibile come ascolto, perch sprovvisto di una certa educazione, di un filo logico, eppure cos prezioso, curato nei minimi dettagli, nella sua diversit. E un disco che non pu appartenere ad un genere ben preciso, ma che pu annoverarne diversi, che non niente ma allo stesso tempo tutto. E elettronica ed acustica, punk ed pop, psichedelica ed puro cantautorato. Questo strano bagaglio dipende dalle esperienze musicali del passato e dallapproccio propriamente inglese che Rossi ha sempre avuto, da quel tocco internazionale che lo contraddistingue e che lo rende diverso dai tanti. Certo sarebbe bello poterlo apprezzare in un particolare segmento e vedere un po come se la cava spogliando completamente la sua musica di quella mondanit, di tutti quegli stili, ma magari solo questione di tempo. Per ora non rimane che apprezzare la sua camaleontica natura di narratore dellensemble. [7/10] MARUSKA PESCE

SignA WALTZES FOR LILLIPUTIANS Magmatiq Records, 2013 Waltzes For Liliputians il primo album dei SignA, duo milanese composto da Stefano Schiavocampo e Massimiliano Galli. Attivi dal 2008 con singoli ed ep, presentano un lavoro completo e maturo, per certi versi sorprendente. Registrato in due sole settimane tra le colline toscane, incuriosisce per labilit degli autori nel mescolare impulsi e inserti elettronici minimal con toni e atmosfere folk. Operazione non originale (da Badly Drawn Boy a Four Tet passando per i Caribou, con tuttaltro spessore compositivo) ma di certo declinata con attenzione e personalit. Allascolto, Waltzes d limpressione di semplicit e immediatezza senza divenire banale, forse per luso sicuro, ma non soverchiante, di synth e batterie elettroniche in sottofondo, con le chitarre acustiche in primo piano, inquiete e struggenti, forse per la voce leggermente acuta, dal timbro country di Stefano Schiavocampo. Il risultato una miscela straniante, non sempre convincente, di composizioni a met strada tra la ballata acustica risolutamente folk come in Old Man, cover di un brano di Neil Young, o Morrowards con incursioni nel canterbury come in The Night Will Go By As We Sing o in Bright Ideas, e pezzi dove la componente elettronica prende il sopravvento, come nelle conclusive Waltzes For Liliputians e Where The Crickets Dig. La formula, a volte esile nelle melodie, riesce alla perfezione in Everything We Did Before We Got probabilmente il brano pi riuscito del lavoro. Un album da ascoltare, se non innovativo, di certo accurato e suggestivo. [6.5/10] VINCENZO PUGLIANO

Portugnol Connection PATCHANKA INNA PORTUGNOL CONNECTION STYLA Autoprodotto, 2011 Variopinta banda randagia a bordo dun caravan targato Milano, va basculando tra i mille tiranti della ragnatela multietnica. una tarantella di equilibri di frontiera, di un sud mondiale, di un folklore fisarmonico tuttassieme, a braccetto delle italiche articolazioni. Il gruppo respira un ossigeno creolo, poich organismo che si nutre del biologico offerto dalla continua contaminazione, del gusto meticcio per le radici in un liberale interrail e attinge alle diversit come vene aurifere dispirazione. Coesistono idiomi e sonorit, cuciti assieme i Modena City Ramblers, i Negrita e qualche isola balcanica da una Mano Negra di sottocultura; questo drappo latino allapparenza tanto disomogeneo ma poi cos zingaresco da essere uno stile solo, sulla stessa bancarella etnica in tre continenti diversi e tutti si mescolano, nel movimento della sagra-mondo. [6.5/10] PABLO

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Teatro Satanico XX Nedac Editions, 2013 XX pi di un album come spegnere delle candele sopra un torta di compleanno: XX in numero romano venti come i venti anni di attivit dei Teatro Satanico, gruppo storico italiano che negli anni si ritagliato la propria nicchia di ascoltatori. Dalle cassette a internet a pensarci fa veramente effetto, era il 1993 per il trio veneto capitanato dallo scrittore Devis Granziera. Per chiarirci subito le idee: il Teatro Satanico , senza ombra di dubbio, uno dei progetti industrial pi importanti della storia italiana e le sue uscite sono vere e proprie opere di culto. In questo mini-album pi un omaggio ai fan che un nuovo percorso sperimentale contro una societ insulsa, contro lipocrisia strisciante, contro il mondo intero con le sue storture e deviazioni. Veniamo accolti dal canto in francese Oh Mon Dieu, oh Mon Diable... di Mondo Cane ( Yves Klein), che su distese di morbidi synth chiede protezione dalla massa e meritato oblio, come un preghiera potrebbe fare facilmente da colonna sonora ad un finale di MondoMovie. La seconda traccia Teatro Della Memoria (la prima cosa che ho pensato: Lindo!) ricorda un salmodiare di ferrettiana memoria e interpretazione, quasi un manifesto dei teatro satanico un manifesto al contrario per, non di intenti ma contro una societ insulsa, contro lipocrisia strisciante, contro il mondo intero con le sue storture e deviazioni contro memoria e schemi mentali precostituiti. Decisamente poco ortodossi! Si regge con il synth e un sound inquietante. Si sarebbe potuta chiamare anche Satanismo e Barbarie. Satana non mi salver, e nemmeno il loro Dio. Se ci sar un aldil, sar come laldiqua lamara e triste costatazione de La Farmacia dellAngelo. Nella seconda parte The owl con sound oscuro, funeree ritmiche elettroniche per lunico pezzo in inglese; chiude tutto il lavoro Occidente suoni soffocanti e voce distorta invitano a diffidare di tutto quello che appunto loccidente rappresenta con la sua idea dominatrice ormai perduta da quasi un secolo e di quello che offre con la sua mentalit preconfezionata. Possiamo solo augurare buon ventennale e auspicare che non sia ultimo. [7/10] G. MONTAG

Losburla I MASOCHISTI Libellula, 2013 Iniziamo dal documento didentit; dietro il progetto Losburla c lastigiano (ma trapiantato a Torino) Roberto Sburlati, qualcuno lo avr gi sentito come bassista dei Madam, band che accompagna Marco Notari dal 2003. Nel suo primo lavoro da solista racconta prendendola di petto (e con qualche parolaccia di troppo) una realt e un disagio visti attraverso uno specchio che riflette prima di tutto se stessi. Conservando unironia dissacrante (potrei provare a fare lattore porno bench potrei avere dei problemi con tutta quella gente intorno) si toccano con mano temi e problemi importanti quanto attuali; la crisi economica, i compromessi per arrivare al successo, la democrazia malata dei social network, la vigliaccheria che ci spinge a fuggire, lindifferenza con cui ci facciamo del male, la piet trasmessa per sms, larrivismo cieco, il narcisismo come risposta allinsicurezza, lipocrisia divenuta bandiera. Nella finale Masochisti? tutto questo viene riassunto ed esasperato; su una base musicale inquinata come il nostro quotidiano da brandelli di notizie rigettate dai media, una spoken song indigesta che la cronaca drammatica di una follia lucida e autolesionista, un pugno nello stomaco autoinflitto (i masochisti siamo noi ci dice chiaramente il cantautore) forse per lincapacit di far s che la responsabilit scavalchi le nostre paure, perch bisogna essere responsabili anche per poter essere felici. Gli arrangiamenti sono morbidi nonostante alcuni brani dallimpatto pi ruvido (Amaro, Il mio processo di beatificazione), con soluzioni musicali fresche e frizzanti soprattutto nei primi pezzi, come il meraviglioso inserto darchi che conclude il brano dapertura Limbucato o il piglio facile e orecchiabile del singolo Dilettanti (San Salvario salva). La seconda parte del disco ha un accento pi cantautoriale dove la prima veste pi indie; se il cut-up di Lettratura ricorda da vicino lermetismo del De Gregori pi analogico e introverso, con Rossetto siamo a met strada tra Zampaglioni e Gazz, e si rischia di stagnare in sonorit pi grigie e malinconiche. Ma nel complesso lo riteniamo davvero un buon esordio, che riusciremo ad inquadrare meglio di fronte ad una necessaria seconda prova. Memorabile limmagine di copertina in cui il nostro si tuffa come mamma lha fatto dentro le acque del Po in piena citt. Quando si dice mettersi a nudo. [7.5/10] FABRIZIO PAPITTO

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Ku FEATHERS Inner Ear Records, 2013 Artefice del progetto KU il compositore greco Dimitris Papadatos. Lartista, sulla scena musicale ormai da un decennio, propone con Feathers il suo primo lavoro da solista, assemblando con una spiccata sensibilit dark spunti elettronici e richiami di antiche liturgie sacre, atmosfere ambient, minimali e crepuscolari, con organi e synth ora elettro pop ora decisamente cinematografici. Ma la vera cifra stilistica dellalbum data dalla voce ispirata e dolente di Dimitri capace di condurre lascoltatore verso luoghi tribali e mistici come in Devotion In A Nutshell, o di creare atmosfere confidenziali, da crooner ironico e disilluso come in Jerusalem, uno dei pezzi migliori dellalbum, dallatmosfera malinconica, per cos dire berlinese. Feathers appare in bilico tra intimo raccoglimento e movimento in crescendo, quasi rabbioso come dimostrano le inaspettate riprese di brani come In Certain Amounts In Sun e la magnifica Millions, che si dischiude accelerando improvvisamente con energia e notevole impatto emotivo. Se lispirazione di questo lavoro pu forse trovarsi in alcune suggestioni industriali e decadenti degli Einstrzende Neubauten meno rumorosi, nei fraseggi di organo di Vangelis, o nella voce spigolosa di Peter Murphy, il risultato originale e convincente. Non si tratta certo di un disco dalla ricezione semplice, gli echi e le influenze stilistiche molteplici, cos come il tono e le atmosfere notturne possono sconcertare e inibire un fruitore distratto, ma ascolto dopo ascolto se ne coglie la ricchezza compositiva, luso sapiente degli effetti elettronici, la forza delle linee ritmiche (ascoltate The New Grey Whistle Test). Non resta che metterlo nel lettore e riascoltarlo subito dopo! [7.5/10] VINCENZO PUGLIANO

LogOut LITTLE THINGS BURIED IN CONCRETE


Inner Ear Records, 2013 Ok, lavoro facile, questa recensione. Sento puzza di capolavoro (cit.). Per curiosit, provate a sentirvi il disco precedente dellateniese LogOut (Paper Plane Flight Recorder) per poi passare al disco di cui state leggendo la recensione, registrato con lottima label greca Inner Ear. La produzione cucita su misura per tutte le necessit di ogni singolo pezzo rende tutte e dieci le tracce un vero e proprio piacere per le orecchie. Si spazia dal dream-pop alla Morrissey (forse un po modaiolo nella sua veste 80s con tastierine a 8 bit e rullanti campionati) di For You, probabile hit da festival scandinavo, alle atmosfere alla Hail to the Thief di Censored Title, una canzone semplice ma che conquisterebbe milioni di fans degli artisti pi inflazionati di met anni zero. Linfluenza di Lou Reed vivida nel sangue di LogOut, mentre nelle sue corde vocali sembra risuonare un Paul Banks ellenicizzato. Il moniker cos in linea con i tempi moderni (chiss come se la rideranno del nostro futuro e delle nostre risoluzioni da social network nel 2050) nasce dallesigenza di staccarsi da tutti i login di cui abbiamo necessit nella nostra vita quotidiana per incamminarsi al di fuori di tutto questo, mossi dalla volont di vedere, di sentire. Un tema cos ricorrente, cos semplice, cos necessario. E da questo moniker, appunto, emerge il totale disinteresse per una comunicazione affidabile, proprio perch possiamo limitarci a percepire, ad emozionarci, senza sapere nulla di chi ci sta di fronte. A rose is a rose is a rose. Tutto parte dallessenziale, chitarra e voce. Ma i mondi che vanno edificandosi sopra queste fondamenta sono tutti da scoprire. Prendete coraggio e lasciatevi emozionare. [8/10] BERNARDO MATTIONI

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Tango With Lions A LONG WALK Inner Ear Records, 2013 C un gran bel lavoro dietro questo album. A long walk, un full length che esce tre anni dopo il discreto successo di Verba Time e della malinconica In a Bar (quasi tre milioni di visualizzazioni su YouTube). Capire la provenienza geografica dei Tango With Lions ascoltando questo album pressoch impossibile. LInghilterra nella lingua e nello stile musicale, ma la Grecia il Paese che d loro i natali, e greca anche la produzione. Come nelle localit balneari elleniche, la cultura inglese assorbita e riproposta in maniera piuttosto fedele, in un menu che contiene pi hamburger e ketchup che souvlaki e salsa tzatziki. Senza entrare nel merito delle questioni che soggiacciono a tale fenomeno competenza di studi antropologici culturali pi che di una recensione musicale quello che registriamo una proposta musicale anglofila dei Tango With Lions curata e brillante, di personalit, senza troppa sudditanza reverenziale nei confronti delle ineguagliabili patrie del rock. Un album notturno, con grande vena narrativa e cura per gli arrangiamenti. I testi raccontano di storie damore e separazione, stanche mattine solitarie, viaggi in auto fra buie strade di montagna. Il mare poco presente, si affaccia soltanto nella traccia finale dellalbum: si preferiscono immagini che suggeriscono movimento, come lo scorrere di un fiume o le carezze rapide della brezza marina. La voce calda e delicata di Kat Papachristou guida con decisione il percorso, con sensualit, il trombone enfatizza i momenti pi pregnanti. un passo ulteriore per questa band, che si affaccia senza timore alla scena rock europea senza provincialismi. Pu essere una buona scoperta anche per il pubblico italiano. [7/10] ALBERTO SARTORE

No Clear Mind METS Inner Ear Records, 2013 Arrivano dalla Grecia questi No Clear Mind, e Mets presentato come un prodotto diretto dellomonimo quartiere ateniese. Le atmosfere sono dilatate fino allonirico, intessute e impreziosite a vari livelli da delicati accenni melodici in un muro del suono tanto solido quanto etereo. Ricordano lo psych-folk degli anni settanta, con qualche sotterranea nota di cupezza floydiana (evidentissima anche nelle dinamiche dei pezzi, che si dilatano e si contraggono continuamente, come respirassero). Dicono di aver voluto creare delle storie autobiografiche incentrate sulla rappresentazione di diversi stati danimo attraverso il tempo, e la forte presenza di stilemi postrock e shoegaze non fanno che sottolineare il coinvolgimento emotivo richiesto per lascolto. Una specie di lucida allucinazione attraverso dieci pezzi delicati e conturbanti, pervasi di malinconia e imbevuti di nostalgia per qualunque-cosa-vi-venga-voglia-davernostalgia. Dieci (quasi) strumentali finemente arrangiati e orchestrati, i cui titoli sono chiavi di lettura per capire dov che i No Clear Mind ci stanno portando e cos che vogliono mostrarci. E poi ormai autunno, e io sono sensibile a questi affreschi ad acquerello, mi affaccio alla finestra e faccio finta di essere il protagonista di un film un po tristone in uno di quei momenti introspettivi sottolineati dalle curve emotive della colonna sonora (s, lo faccio. E lo fate anche voi, non vergognatevene). Eschers waterfall carried us away, una vera e propria partitura liquida, limpida e fredda che sa di cappotti e tramonti violacei nel mediterraneo, Morning Rain in June, altro pezzo agrodolce che un po ti coccola e un po timmusonisce. Nascosta qui e l, una certa impronta ellenica per lo pi silente sulla quale sinnestano le sconfinate architetture soniche dei cinque. Chiudono le universit, chiude la tv, ma la musica resiste, e vola alta. Bravi. [7.5/10] MARCO PETRELLI

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Hyaena Reading EUROPA SubTerra, 2013 Gli Hyeana Reading, formazione italofrancese, si presentano come un gruppo poco incline al compromesso gestionale quanto a quello artistico, e concludono la loro introduzione portando come vessillo il fatto di non avere brani tutelati dalla SIAE. Scelta giusta o sbagliata che sia, non sta a me giudicare, fa subito capire di che pasta sono fatti i nostri. E se ad un primo ascolto non resto particolarmente colpito dal cd, mentre faccio passare un po di tempo prima della seconda volta [mi lascio sempre il tempo di assorbire un lavoro prima di giudicarlo ndr], mi rendo conto che non sono riuscito a metabolizzare i concetti espressi. Apro il libretto ed inizio a leggere bene i testi dei brani, alcuni in italiano, altri in francese. E ci trovo dentro una profondit e una crudezza degna del miglior Lindo Ferretti. Adesso posso risentire il cd. E adesso me lo godo. E proprio pensando ai CSI e ai CCCP mi focalizzo sulla voce, lasciandomi trasportare dai riff di chitarra come in In netta ripresa, ipnotizzare dal synth di Vendetta, scivolare nella nostalgia con la drum machine di Atto damore. La linea rossa che unisce tutti i pezzi il parlato, che si alterna tra bassi e alti come se non ci fosse un ordine preciso, bens come se Francesco Petetta decidesse la ritmica degli strumenti. Non ritengo particolarmente importanti le sonorit in un lavoro tipo questo, dove se dovessimo metterci a cercare un genere in cui catalogare Europa sarebbe limitante nei confronti della complessit e completezza dellopera. Il progetto tuttavia si ispira alla musica dei Bachi di Pietra ed parecchio influenzato sia dai Massimo Volume che dagli Ulan Bator. Un lavoro difficilmente catalogabile, posto ai margini dei vari generi, fatto di suoni violenti e momenti di riflessione intima, capace di creare atmosfere e di distruggerle immediatamente. Io unopportunit gliela darei. [8/10] LUCAJAMES

Impression Materials IT SHOULDNT BE A MATTER Autoprodotto, 2013 Realizzare un disco multiforme ma omogeneo, alternando brani pop ad atmosfere puramente blues, il tutto condito da arpeggi alla Tommy Emmanuel e da riff pescati direttamente dal Delta del Mississippi. Insaporire il tutto con un impercettibile velo di country. Forse proprio queste ambiziose aspirazioni hanno spinto Stefano Elli, vero e proprio one man band del progetto Impression Materials, a dar vita a It Shouldnt Be A Matter, disco desordio completamente autoprodotto e registrato direttamente in casa del giovane artista. La domanda che sorge spontanea : il gioco riuscito? Stefano Elli ha fatto un piccolo miracolo, imbrigliando in sole nove tracce tutte quelle anime, tirando fuori un meraviglioso bastardo dai mille volti ma da una personalit nuova e unica? La risposta purtroppo no. Brano dopo brano, si ha la sensazione di ascoltare un disco a compartimenti stagni, rigidamente diviso, dove una met sembra respingere laltra. Il disco sembra mancare di sfumature, o bianco pop o nero blues (fatta forse eccezione per The Lamb e Narceine). Se uniamo a questa rigida distinzione una certa monotematicit nelle linee vocali (soprattutto nella parte pop), il tutto perde di potenziale e fascino. Tuttavia sarebbe ingiusto non apprezzare e citare gli aspetti positivi di It Shouldnt Be A Matter, che si notano e fanno ben sperare per il futuro: nei brani blues Stefano Elli mostra maggiormente la sua personalit, la voce si fa pi fluida, riff e fingerpicking sono pi sentiti e genuini (basta ascoltare Refusing Alone e Staring At The Kitchen per capire di cosa sto parlando). In effetti lintero aspetto chitarristico del disco pi che positivo, il giovane musicista bravo a citare e ad interpretare quando imbraccia la sei corde. Insomma, passione e qualit non mancano, ci che manca a questo disco lArmonia, una sorta di bussola che guidi chi ascolta ma soprattutto chi compone. Confidiamo che Stefano Elli si interroghi riguardo questa lacuna nei suoi prossimi lavori e che si risponda proprio come suggerisce il titolo dellalbum: non dovrebbe essere un problema. [6/10] MARCO BALZOLA

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Diego De Gregorio RESTAURANTE Lapidarie Incisioni, 2013 Un disco acustico che suona distorto. De Gregorio un cantautore romano che pesca le proprie ispirazioni un po ovunque tra le molte facce del songwriting del nostro paese, da Ivan Graziani (Taglia la testa al gallo, cover pi che riuscita) alla taranta, senza tralasciare un approccio obliquo che ha a che fare pi con lestetica anarchica del Seattle sound che con le rifinitezze nostrane. in effetti il sound di questo lavoro ad essere interessante, ellittico e sperimentale, con un occhio sempre alla forma-canzone, qui omaggiata e l tradita e sfigurata in rantoli caciaroni (Restaurante, Del Male). Ci sono dentro i Radiohead, i Quintorigo, Tom Waits, Dylan, i Soundgarden, il gi citato Ivan Graziani, i Neutral Milk Hotel, e volendo potete trovarci graffi un po da tutte le parti, perch la cosa buona di questo Restaurante che, pur utilizzando il modulo classico dellacustico-percussivo, ne spinge canoni e possibilit al limite di rottura, tentando dinfilare quanta pi roba possibile nel plurinflazionato universo cantautoriale odierno. Il disco vuole raccontare il percorso di un uomo che si restaura, riparando la propria integrit per ergersi contro un fuori che pare premere nel tentativo di farsi strada e intossicare, e le dinamiche musicali sembrano essere uno specchio di questo processo, azzardando e violando nel tentativo di assestarsi su corde che, saldamente attaccate allesperienza passata, si lanciano a occhi chiusi verso il nuovo. Niente male davvero. [7/10] MARCO PETRELLI

Io Monade Stanca THREE ANGLES Goat Man/Canalese Noise/Only Fucking Noise/New Sonic Records/A Tant Rever Du Roi/Whosbrain/Human Feather, 2013 Tre coetanei laureati in patafisica alle prese con avantnoise sfacciatamente non orecchiabile (e che vi aspettavate?). Unestetica a met tra esoterismo e fantascienza portata in giro con 200 concerti per lEuropa, e buon pro gli faccia. I giochi di ritmo sono interessanti, cos come qualche momento in cui le intessiture chitarristiche sembrano tenere lascoltatore in sospeso, portandolo delicatamente in alto, oltre la palude overdrive che il nocciolo del pezzo, per cullarlo o farlo ricrollare gi senza avvertimento. Per contro, non sono riuscito a capire una singola parola del cantante, cavernoso e inarticolato; non so se sia una scelta fonica cosciente o semplicemente unequalizzazione criminale. Difficile riuscire a scrivere due righe coerenti su questo disco, spesso le strutture vengono a mancare, non si capisce attorno a cosa savvitino i pezzi o dove siano diretti. Un po un peccato, perch quando le nubi si diradano le aspettative silluminano e aspettano il momento di trovare un appiglio dove assestarsi (che non arriva). Per, se dobbiamo prendere seriamente tutto questo parlare di patafisica (la scienza delle soluzioni immaginarie) da parte dei tre, di certo tutti questi elementi apparentemente sconnessi andrebbero a formare un esperimento sulle eccezioni, sul particolare, sullascensione del vuoto verso una periferia (Jarry). Io di questa roba non ne so molto (anche perch in fondo c poco da sapere, essendo un gioco filosofico e logicolinguistico sullassurdo e lironico), per alle medie ho recitato nellUbu Roi. Non mi ricordo granch, solo che alla gente non piaceva che dei bambini dicessero Merdre. Sto divagando? che non so proprio che idea farmi, sono spiazzato, disorientato, confuso, sedottoeabbandonato. Boh. [5/10] MARCO PETRELLI

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20 BF
Vietcong Pornsurfers WE SPREAD DISEASE Dangerous Rock Records, 2013 Avete presente quando siete colpiti da un colpo di fulmine? Ecco, quello che mi successo ascoltando questo We spread diseases. Devo fare un grosso mea culpa, perch non sapevo dellesistenza di questo quartetto svedese che giunto gi al secondo full-lenght, oltre ad un ep di esordio. E con rammarico ho anche appreso che il loro tour italiano terminato prima dellestate. Quindi passo direttamente, e con un po di mestizia, alla recensione di quello che ritengo uno dei migliori album del 2013. Capiamoci, i nostri non apportano nulla di nuovo nel panorama musicale, ma ci non equivale a dare un segno negativo allalbum. Infatti un disco trascinante e completo come questo raramente capita, con sonorit tipicamente punk ma tendenti allhard-rock ed influenze e sfumature tipicamente glam. Volete un esempio a mo di paragone? La voce di Tom K., il suo carisma e il timbro graffiante ricordano moltissimo Pelle Almqvist dei connazionali The Hives. A dir la verit, per, i Vietcong Pornsurfers abbandonano il filone pi commerciale per andare alla ricerca di suoni pi rudi, pi grezzi e pi diretti. Prova ne la costante presenza di un basso potente e prepotente, strumento un po accantonato nella musica contemporanea. Ci sono pezzi alla Misfits o Hardcore Superstars, come Dead track, e tracce pi tipicamente hard-rock, come Make you hate, dove le chitarre ricordano i Motorhead, fino a canzoni con richiami espliciti a Billy Idol, come in Marcel. Tutto lalbum, composto da 12 tracce, ha un ben preciso motivo di fondo: fare musica divertente, immediata, che ti faccia venire voglia di muoverti senza sosta. Ritengo azzeccata anche lidea di non comporre brani troppo lunghi (il massimo 3 minuti e 30), perch permette al disco di scivolare via velocemente, senza lasciarci annoiare, grazie anche ad un ottimo mixaggio. In definitiva, mi trovo di fronte ad un lavoro composto da un buon sound che si ispira ai grandi gruppi senza per imitarli, sfornando cos un album veramente degno di nota. Il quartetto svedese sicuramente solo agli inizi di quello che potrebbe essere un grande futuro. [9/10] LUCAJAMES

Badmotorfinger ITS NOT THE END logic(il)logic Records / Andromeda Dischi, 2013 Its not the end lalbum desordio dei BadMotorFinger. Un lavoro che i membri della band amano definire ispirato al sound live. Il progetto nasce da unidea di cover band dei fratelli Federico Heavyrico e Alessandro Alex Mengoli che nel 2006. In seguito ad uscite, produzioni parallele e rientri clamorosi, nel 2011 la lineup trova una forma definita e stabile: i sopracitati fratelli Mengoli alle chitarre, Stefano il reverendo Altobelli alla voce, Massimiliano Tommy Tommesani al basso e Stefano Steve Deguglielmo alla batteria. Nonostante il nome richiami lalbum del 1991 dei Soundgarden, i BadMotorFinger sono una di quelle band che gi al primo ascolto mostra senza indugi la propria vocazione. La strada che vogliono percorrere una ed inequivocabile: lheavy metal e lhard rock. Its not the end un album dalla trama ben definita, con poche eccezioni, che testimonia una grande conoscenza del genere ed un discreto modus nella stesura dei pezzi. Abbiamo apprezzato pezzi introspettivi come Brand new day o la cover di chiusura dei Motorhead Rockn roll. Allo stesso tempo tuttavia la prima impressione che ci da lascolto ma soprattutto lartwork (che non si distingue per lottima fattura) che la cultura degli anni 80 sia ancora viva. Non cos, almeno per il sottoscritto. Quello che ci si presenta un concetto pi che un lavoro musicale; una riproposizione molto ampia che spazia da assoli potenti e dinamici come quelli di Slash a riff rugginosi e trascinati come solo possono ricordare i metallica post-Burton. Insomma, un lavoro egregio dal punto di vista del suono e della tecnica ma ci che personalmente manca (come a tantissime band che suonano altri generi) lespressione di una propria identit. [5/10] FABRIZIO PALLOTTA

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BF 21
Marcello Capozzi SCIOPERO Seahorse Recordings, 2013 C molta musicalit ma anche parecchia filosofia in questo lavoro, entrambi gli aspetti pi rilevanti della musica di Capozzi si fondono in questo primo disco ufficiale. Nato un po di tempo dopo un primo esperimento, un Ep di quattro tracce che sono successivamente confluite nellalbum in questione. Molta teatralit spicca dal sipario musicale, lautore canticchia come stesse recitando disavventure e brutture della vita. Siamo di fronte ad un tipo di cantautorato molto intellettuale, al di fuori dagli stereotipi affidati negli ultimi tempi a questa categoria di musicisti. Il titolo dellalbum non stato scelto a caso: il disco permeato di polemica sociale, protesta, disappunto, il tutto travestito da un certo velo di poesia. I suoni sono cauti, precisi e ripetitivi, sempre gli stessi per ogni pezzo, lasciano poco spazio a cambi di registro o stilistici, ognuno con la propria storia da raccontare e adattissimo a farlo. Ma tutto essenzialmente equilibrato, si regge in piedi tenendo i pezzi saldamente incastrati: la poesia fa da spalla alla musica e questultima si concede pochi e particolari momenti da protagonista. A tratti risulta molto debole nei contenuti, quasi un po troppo scontato nelle espressioni e banale nel suono, forse perch le aspettative per quanto riguarda lautore sono parecchie. Nulla fuori posto, tutto suona perfettamente, come un prodotto impachettato per benino per far concentrare lattenzione di chi lo ascolta direttamente al contenuto. E sicuramente un bel lavoro, solo pecca un pochetto demozione, ma un teatrante sa benissimo come riparare a tutto ci. Restiamo a guardare con curiosit. [6.5/10] MARUSKA PESCE Il Nido I PIEDI DELLA FOLLIA Gaiden Records, 2013 Per capire meglio questo album bisogna partire dallultima traccia. Kazoo e ukulele, dove tra ringraziamenti vari si spiega che il cd stato scritto in 24 ore e registrato in 33. Un instant cd di gioie e dolori testimone che, al netto di grandi ispirazioni, il rischio di tirare la cinghia da qualche parte reale, in questi casi. Sono stato quindi a lungo indeciso se classificare I piedi della follia come EP o LP considerati i vari siparietti teatrali di matrice umoristica tra una traccia e laltra. Ci sono vari esempi di gruppi italiani che la buttano sullironia, spesso sottovalutandosi per troppo tempo come abbiamo visto in passato, ma questo cd soprattutto per chi ha la risata troppo facile; evidentemente Il Nido non si sente allaltezza delle proprie capacit tecniche. Umorismo locale e trasversale dalla spontaneit romana alle baleraggini emiliane contrapposte alle loro composizioni, di ben pi alta caratura, che svariano dal funk al synth rock passando per la mazurka fino allhip hop ma senza un perch, un qualcosa che le tenga unite. Il Nido si svaluta da se ed un peccato, dopo vari ascolti si erge quindi a summa finale lultima canzone dellalbum: Arrivederci e tante care cose. [5/10] PLASMA Pico Rama IL SECCHIO E IL MARE Ice Records, 2013 Pier Enrico ma davvero ti piace questo disco? Perch a questo punto non so pi ci che vero. Questa produzione abbina meravigliosamente ad unestetica iconica un contenuto molto figurativo ma poco concreto. I tarocchi di Marsiglia e le antiche civilt appaiono vanagloria dialettica su fogli a quadretti, filosofia prestata alla matematica; perch se la musica ancora possiede pulizia intellettuale non si pu parlare di conoscenza e malessere evolutivo con Dargen DAmico, e lo sai. In un pezzo, intendo, chiaro. Sono i suoi compagni di classifica, fulgida SPA del soldo a sospingere le tue pur intelligenti citazioni verso un esoterismo pop inqualificabile; vera divinit di un epoca in disperata questua di cavalli di Troia, per la breccia, per la gioia. Al termine delle 10 tracce di cui composto Il secchio e il mare riesco solo a vagabondare in un labirinto di interviste doppie, domande da due emisferi non ricomponibili. No, mi sbaglio, possono coesistere rasta e la moderna, puttana MTV, ed il figlio di Enrico Ruggeri pu aver i capelli. La critica non al successo ma al compromesso con lego. Forse sei cos, e allora si aprano le porte di Babilonia a re Pico. [4/10] PABLO

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22 BF
The 4th Ward Afro-Klezmer Orchestra ABDUL THE RABBI Autoprodotto, 2012 Ecco, questo il risultato della mescolanza delle culture: unorchestra di Israeliti che suona musica tradizionale della propria cultura in chiave Funk o Afro-beat. Fa ridere? Beh, gli ebrei sono sempre bravi a far ridere, vero Woody Allen? Anche la cover art in copertina, una surreale striscia a fumetti, sembra voler unire facezie e politica. Ma non lasciatevi deviare dallapparente spensieratezza dipinta in faccia a questo bel disco. Il risultato seriamente interessante. Forse uno degli esempi mondiali pi celebri degli ultimi anni ad aver percorso la tratta Tel-Aviv-New York Avishai Cohen. Loperazione dei 4WAKO (che abbreviazione!) simile, ma orchestrale, e passa anche per lAfrica. Lalbum contiene tre riarrangiamenti di brani provenienti dalla tradizione musicale ebraica: Yemenite Janz, Yesh Li Gan e Die Silver Wedding Die. Questultima un omaggio al celeberrimo inno pulp Misirlou, e ne ricalca anche le sonorit mex, con tremolo, annessi e connessi. In Toco Hills Kiddush Club le sonorit pi classiche e la batteria sembrano quasi voler avvicinare il progetto al jazz rock anni 80. Fantastica Doina Blues, un blues per lappunto, ma con il clarinetto a far la parte del leone. Insomma, questo secondo album un viaggio davvero lungo, con picchi di vera e propria eccellenza. Se dovessimo sintetizzare con meno parole possibile la descrizione delle sonorit dellalbum, per permettere allascoltatore di avvicinarsi allidea generale, probabilmente la fusion il genere che sembra emergere maggiormente rispetto agli altri. Le frequenti incursioni negli altri due generi che caratterizzano il nome, tuttavia, sono una parte fondamentale di questo bel lavoro. Bisogna anche sottolineare che il prodotto non sicuramente mainstream, ma anche che se non siete dei jazzofili incalliti non avrete difficolt di sorta a mettervi a sedere ed ascoltare questo album (tra laltro ascoltabile in streaming e scaricabile integralmente su bandcamp). Via, su, partite. Est o ovest? [7/10] BERNARDO MATTIONI

KuTso DECANDENDO (SU UN MATERASSO SPORCO) Audioglobe/22mc, 2013 Continuano a rifilarmi dischi di gente fulminata. Eppure cerco di dare limpressione di una persona seria. Oppure il caos epistemologico contemporaneo produce follia a palate. In fondo, pazienza Comunque questi KuTso sembrano avere avuto una risposta notevole di pubblico e critica. Hanno aperto per mezzo mondo, hanno vinto il Martelive, il premio della tecnica al MEI e sono stati band della settimana su MTV New Generation (questultima, a pensarci bene, non una nota positiva). Fanno ridere assai, su questo non c dubbio (Celerini ma che cosa fate nelle strade?/Quelli da pestare sono al Quirinale, in Via dal mondo, che raccoglie linsoddisfazione dellantipolitica odierna filtrandola attraverso un narratore delirante). C anche una cover punkeggiante di De Andr che quasi quasi meglio delloriginale, uptempo e distorta. A quel che vedo, questi quattro scheggiati amano presentarsi sul palco con i travestimenti pi assurdi (polli, maiali, parrucche di ogni tipo), e se le foto live sono oneste, il pubblico impazzisce e gi crowd surfing a tutta, tra risate e costole incrinate. Il gusto per il gioco evidente, come pure una certe sindrome di Peter Pan (Eviter la terza et) che per alquanto auto-caustica, cazzeggion-nichilista, un grido da generazione X diventata generazione X-Box. (Necessiti di endorfine/Comperi le patatine/Pensi troppo mattina e sera/Ma spegni tutto, fatti una sega. Altro da aggiungere?). Solido altrock sostenuto da una filosofia da campetto di periferia, mi hanno fatto sorridere, e anche riflettere su questa generazione di falliti autocommiserevoli senza bussola di cui faccio parte, che alla fine lo prende sempre in culo ma senza risparmiarsi unultima, acidissima battuta. Decidete voi per me perch/Me so rottercazzo. [6.5/10] MARCO PETRELLI

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BF 23
Diraq FAKE MACHINE Autoprodotto, 2013 Il suono puro e crudo del frastuono, del fragore del caos che irrompe nel silenzio pi assoluto, una luce improvvisa e colorata che spezza loscurit di una stanza vuota. Il sound dei Diraq fatto di questo, di caos puro, di confusione e disordine, di rumore assordante. Forse sono proprio queste caratteristiche che li fanno peccare di poca originalit, ma nonostante ci la band sa come catalizzare su di s lattenzione. Dal puro stoner martellante e sconclusionato ad accenni di vero e proprio punk, quattro strumenti stridono, battono, esagerano per dare vita ad un sound prepotentemente sporco e assillante. Nei testi c denuncia, impegno, posizioni ben precise, ma anche tanta psichedelica alcuni chiarissimi e assolutamente precipitosi di arrivare al succo del discorso, altri vaneggianti, schizofrenici, a tratti incomprensibili (e proprio questi ultimi sono quelli che ho apprezzato maggiormente). Stacchi improvvisi: picchi di suoni aggrovigliati staccano allimprovviso su silenzi assoluti, alcune fini che sembrano solo pause nei pezzi, alcuni stacchi appaiono come epiloghi. Tutto suona molto confuso, fatto a casaccio, piuttosto che suonato con cognizione di causa, perch si sa che anche il caos possiede unidentit, un ordine da seguire, altrimenti solo rumore. Interessante il progetto in s, difficile lascolto, non per il genere, ma per come eseguito. Il disco composto di dieci tracce, alcune catturano molto lascolto, altre lasciano indifferenti, un paio sono addirittura quasi fastidiose da portare fino alla fine. Apprezzabile, ma non unico. [5/10] MARUSKA PESCE Nicola Battisti NICOLA BATTISTI Cabezon Records, 2013 C la freschezza delle passeggiate di primavera e la gioia degli occhi di una mamma che guarda il suo bambino, in ogni singola nota di questo disco. Un manuale dellottimismo e dei buoni propositi, ma non quelli che si fanno e poi si perdono nel vuoto, bens quelli reali e concreti. Nicola Battisti un aitante cantautore della bella poesia, del bel canto, della narrativa leggera e spassionata, non impegnativa, che alleggerisce lanimo di chi lascolta, di quella che in poche note sistema la giornata! Una voce calda e rilassante accompagna, la musica al centro di ogni cosa, di ogni discorso, dai ritmi caldi del sud agli scorci del pop giovane e gioviale, dalle atmosfere delle canzonette italiane degli anni Sessanta alle schitarrate in stile rock and roll (molto timido). Battisti vive per molti altri viaggiando per il mondo e sar proprio questa propensione al viaggio che lo porta ad immagazzinare tutte le esperienze musicali fatte qua e la e a riportarle in questo lavoro, composto da 12 tracce semplicemente deliziose. A tratti di un ingenuit disarmante, i testi posseggono un fascino molto particolare, pochi giri di parole, piuttosto tutto sembra scritto a mo di racconto. La forza sta proprio in questo, nella semplicit assoluta: pochi strumenti, tante parole, ma nessuna esagerata forzatura, un equilibrio perfetto. Non ci si trova alla presenza di un disco di chiss quale spessore o originalit, ma la qualit indiscutibile. [6.5/10] MARUSKA PESCE Morfema TUTTO BENE SULLA TERRA? Milkhouse Soundfactory, 2013 Tutto bene sulla terra? Ottima domanda se a farla fosse unentit estranea al nostro pianeta, invece sono i Morfema a porgere il quesito, ma va bene lo stesso. Certo la risposta in questo momento non potrebbe che essere negativa... va molto male sulla terra. Ma siamo ottimisti. Primo lavoro per questa band, con molto Rock, Noise-Pop, Post-Rock... Tutto ben mixato in un equilibrio gradevole. Si parte subito con Prop e Hassan nei quali chitarra e voce sono malinconici in un crescendo post-rock notevole. Mentre Malib rimane molto mielosamente pop, cercher un po di sonno per aver visione ancora di te. Hermione ricorda molto gli anni novanta, riporta al grunge degli Alice in the chains, presente unottima esplosione sonora con potente ritmica. Nel penultimo brano Montmartre voliamo con la fantasia a Parigi in uno dei pezzi pi energici ed intensi di tutto lalbum. 12.13 il brano che chiude lalbum e nel quale troviamo ancora una volta una percezione malinconica del mondo non mi accorgo del rumore che conosco, diventa buio davanti a me, guardo avanti e non vedo niente. Il cantante Stefano Gamba, i chitarristi Virgilio Santonicola e Roberto Cucchi, il bassista Maurizio Nembrini e il batterista Matteo Zorzi, hanno decisamente fatto un buon lavoro. Tutto si muove in chiave post-rock, pregevole sia i testi che la musicalit, lavoro soddisfacente ma non del tutto convincente. [6/10] G. MONTAG

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24 BF
Disorchestra UMANO/DISUMANO Seahorse Recordings, 2013 Umano/Disumano, due categorie con cui misurare gli eventi del mondo. Losservatore Giulio Marino, autore di testo e musica, lui che possiede le lenti. Nei testi condensa i suoi giudizi, dilettandosi nel riportare in versi timori e rabbia per lo stato attuale delle cose (In un giorno/un giorno dautunno che sa di sconfitta/ eutanasia delle identit/ ecco il presente eccolo), senza portare folgorazioni nei nostri sistemi morali o scompiglio nelle coscienze. Il cantato, come i testi, non ha impennate particolarmente rilevanti. Strofe spesso intonate la Godano a cui seguono ritornelli elementari. Tutto intorno c un grande impegno nella ricerca di soluzioni musicali non banali, per illuminare come lampi lincedere pesante, poco aggraziato, di gran parte dei brani. Molte trovate acute, una grande variet nelle scelte, ma anche molte cadute. Il lavoro dei musicisti preciso, ma limpalcatura che regge limpianto musicale dellalbum non sempre stabile. La ricerca di originalit stride con la mancanza di smalto. Emblematiche Furata e La camerata elettrica, con passeggiate fra differenti sentieri musicali molto ispirate, arrangiamenti importanti, ma che nel complesso creano disomogeneit, passaggi a volte goffi, una collusione/collisione fra le parti, che dando per scontato che sia voluta data la bravura dei musicisti non genera un valore espressivo ma mero stridore. Anche per brani meno eccentrici la distanza fra i momenti migliori (Che fine ha fatto John Cazale) e i peggiori (Cabaret Rivolto) enorme. Il potenziale non stato sfruttato, Umano/disumano un album di alti/bassi, attese/disattese. Il nostro giudizio sufficiente/insufficiente. [5/10] ALBERTO SARTORE Kathryn Williams CROWN ELECTRIC One Little Indian, 2013 Kathryn Williams, cantautrice inglese con un buon numero di dischi e discreto successo in patria, ha una voce che a un primo ascolto ricorda Norah Jones, per delicatezza e pulizia dellintonazione. I suoi brani sono dominati dalla chitarra acustica e dalla voce, con alcune eccezioni, come The Known o Darkness Light, in cui invece il piano ad emergere; in questultima lacuto del ritornello fa pensare immediatamente a Bjork, siamo per in tuttaltro contesto musicale. I brani rimandano ad atmosfere fluttuanti con testi che richiamano piccole esperienze di vita vissuta (Monday Morning) o sensazioni molto personali (Morning Twilight). Spesso la musica accompagna in maniera perfetta queste sensazioni. Una particolare citazione meritano gli altri strumenti presenti nel lavoro, che contribuiscono a creare questo sound, in particolar modo il violoncello e la batteria, molto soft, suonata con le spazzole. Lalbum molto coerente, forse troppo. Segue la sua linea, senza troppi sbalzi o cambiamenti: certamente un motivo ricercato e senza dubbio la musica scorre con leggerezza, ma non si distinguono bene le varie parti del lavoro: tutto molto simile. Se cercate della musica che faccia da sottofondo ai vostri momenti pi intimi, siano essi pensieri o azioni, Kathryn Williams fa sicuramente al vostro caso. quel soft che non passa mai di moda. [6/10] PIERGIORGIO CASTALDI Muschio ANTENAUTS Red Sound Records, 2013 Dei Muschio molto difficile trovare informazioni. Con una pagina Facebook dove snocciolare le loro date dei concerti e un presskit essenziale lasciano il fardello della comunicazione al loro primo album, uscito per la Red Sound Records nel settembre 2013. Granitico come loro si tratta, per i tre di Verbania, di un album totalmente strumentale di matrice stoner con delle sonorit spese molto bene. Seppure dai primi ascolti mi davano sempre limpressione di una deriva shoegaze imminente, i richiami vanno per lo pi verso alcune produzioni degli Isis e dei Lento con qualche affinit maggiore verso questultimi. Non me la sono mai sentita di ascoltare questo album da solo, ho sempre avuto bisogno di creare un percorso sonoro di album simili dopo lascolto di questo cd dei Muschio. Segno forse che non un album in grado di reggere la pressione da solo ma un esordio sicuramente positivo. [ 7/10 ] PLASMA

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BF 25
Andrea De Luca VIA DIRETTISSIMA 2 e 1/3 Liquido Records, 2013 Vi mai capitato di tirare su la coperta fino a coprirvi gli occhi e pensare per un attimo di essere tornati bambini? Ecco, Via Direttissima, strada dellinfanzia nella Bologna dov cresciuto Andrea De Luca, questo viaggio indietro nel tempo, album a tema del ragazzo che era e dellItalia che fu. Dal momento magico in cui impariamo a librarci sulla bicicletta alla due cavalli sullAutostrada del Sole si viaggia attraverso gli anni 70 e 80 ripassati per tappe fondamentali in compagnia delle persone e degli oggetti pi cari. Il boomerang regalato dal nonno e il subbuteo, il guantone da baseball e la gamba di legno della nonna, il letto a castello e il comodino azzurro, il giradischi e i fumetti, il chiodo e i libri di Jack London. E sullo sfondo Pel e Dino Zoff, Al che batte Foreman, Senna e i 200 di Mennea, John Lennon e poi John Travolta, lausterity poi le stragi di Stato, la storia che passa sotto casa di I Clash in Piazza Maggiore (era il 1980). Dietro tutto, quasi costante, una presenza femminile idealizzata, vagheggiata. Il tono ora evocativo ora pi ironico, e nel complesso la dimensione intima prevale su quella corale, rispecchiate al meglio rispettivamente dalla vibrante La vita tra le dita e dal ritratto generazionale di Yoko Ono che centra, il brano ritmicamente pi coinvolgente. Detti i pregi va per segnalato anche il grosso limite dellalbum, che non , quasi mai, quello di chiudersi nel perimetro ristretto di una realt che non esiste pi, ma , quasi sempre, linsufficienza dei mezzi espressivi. De Luca non si affacciato oggi sulla scena musicale: stato il front man dei Radio City, storica formazione bolognese che ha prodotto due bei dischi negli anni 80; ha collaborato con Federico Poggipollini e Massimo Bubola; in prima linea nel progetto Mama Grande che ha portato lalbum Settembre e il sole (2010). Allora com possibile lingenuit tanto di arrangiamenti quasi sempre deboli quanto di una prova vocale a tratti insufficiente? A conti fatti il punto di forza costituito dai testi, che qui e l brillano di ottimi guizzi anche se non sempre riescono a fuggire un sapore retorico. Non tutti reggono una prova solistica, ed possibile che De Luca funzioni meglio allinterno di progetti collettivi, ma questo non toglie dignit ad una prova che riesce comunque a raccontarsi con sincerit. [6/10] FABRIZIO PAPITTO

Carpacho! NON PIU TEMPO DI ILLUDERSI Autoprodotto, 2013 Un best of dopo appena due album e due EP - tutti in free download sul loro sito internet potr sembrare forse un po prematuro. Una raccolta senza velleit, niente bonus track n featuring, outtakes o alternative version messe l a ingolosire (e dire che cera almeno da ripescare la brillante cover di Nord Sud Ovest Est dalla recente compilation di tributo agli 883 Con due deca o lancor pi nascosta rilettura degli Artemoltobuffa di Lacrime a biro contenuta nello split Cocomeri? di ormai dieci anni or sono). Ma consideratelo piuttosto un riassemblaggio di pezzi spostati e ridisposti; si vuole solo ripassare la propria firma per renderla visibile quanto merita. Perch i Carpacho! sono bravi, e questa comoda raccolta ne riassume tutte le qualit. Le loro canzoni sono esempi riuscitissimi di pop agrodolce, bittersweet symphonies (per dirla con chi pensava non fosse pi tempo di illudersi gi quindici anni fa) dai testi mai banali e sibillini quanto basta a dirne lintelligenza, dandysmo ballabile e nostalgie in stile Baustelle (che amano molto) con quel tocco di brit-pop in pi a renderli un po sbarazzini. La scaletta non segue lordine cronologico ma sceglie di comporsi in un ritmo personale. Due i pezzi dallesordio Funeral Buffet, cinque da La fuga dei cervelli, lalbum meglio accolto dalla critica (anche troppo, dicono loro), altrettanti dallottimo quanto trascurato La futura classe dirigente, e uno dei tre che compongono lultimo EP Loracolo e il fardello. Alla fine c (quasi) tutto; la riflessione critica di Il reale mi d lasma, la canzone manifesto Regole per un cervello difettoso, il conforto di Niente che non va, la politica Assassino seriale sensibile, il corrosivo attacco ai clich di Tappo di champagne, i conti con se stesso nellintima Canzone 7 (Winter), la denuncia di La classe diligente (gli eroi dei nostri tempi stanno male, si grida riuscendo quasi a commuovere), il delirio irresistibile di C.A.R.P.A.C.H.O. Chi scrive avrebbe fatto qualche sostituzione con i titoli che abbiamo tralasciato di citare, ma i pezzi funzionano tutti, passano messaggi importanti, ci si diverte, la qualit media alta. Per Marco Catani e compagni, che gi stanno lavorando al prossimo passo, non resta che continuare su questa strada, confidare in loro stessi e avere fiducia nel proprio progetto; se cos sar, presto molte altre voci si uniranno alla loro. [7.5/10] FABRIZIO PAPITTO

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Giobia INTRODUCING NIGHT SOUND Sulatron Records, 2013


Terzo lavoro per il quartetto, Stefano Bazu Basurto (voce, chitarra, sitar, bouzouki), Paolo Detrji Basurto (basso), Stefano Betta (percussioni) e Saffo Fontana (organo, synth, violino, voce) di base a Milano che, dopo tre anni di attesa dal precedente Hard Stories, aggiunge una perla alla sua collezione con un lavoro di ottima fattura, compatto ed estremamente gradevole. Ad un primo ascolto Introducing Night Sound rivela tutto lamore dei suoi autori per la psichedelia anni 60 ed il brano dapertura che porta lo stesso titolo infatti unonirica e travolgente cavalcata tra synth, strumenti orientali e linee ritmiche impetuose. Ma solo linizio. Se lispirazione sixties si mantiene intatta e il sound si fa caldo e lussureggiante con lipnotica Cant Kill e con la lisergica Karmabomb, emergono altre devozioni e altre passioni, dal brit pop allo shoegaze, dal post rock al garage. Le chitarre si fanno pi dure e distorte, la voce tagliente elimina qualsiasi indulgenza verso memorie di epoche passate e i suoni diventano pi sporchi e graffianti. Certo siamo sempre in territori psichedelici, ma pezzi come lavvincente e oscura Orange Camel o la cover di un brano del 71 di Santana No One to Depend On mostrano come i Giobia interpretino in chiave moderna tutta la tradizione dagli Electric Prunes, altra cover con Are You Lovin Me (But Enjoy It Less) ai Porcupine Tree, da Syd Barrett ai Flaming Lips. Il viaggio psichedelico nel tempo finisce con Silently Shadows, con il suo imprevedibile violino e il malinconico organetto, vagamente yiddish, con la voce distorta e in secondo piano di Stefano. Forse dopo i furori garage e i colori lisergici c il deserto e un sole cocente dopo la notte. [7.5/10] VINCENZO PUGLIANO Federico Cimini LIMPORTANZA DI CHIAMARSI MICHELE MKrecords, 2013 Federico Cimini sinserisce nel filone tipicamente italiano di cantautorato plurifolk di protesta e denuncia fortemente politicizzate. Ska, ritmi pseudo balcanici, canzoni popolari e una robusta iniezione di schitarrate rock sulla scia di Bandabard, Mannarino et compagnia bella. Stupisce, in uno cos giovane (classe 1988), una certa rodata conoscenza delle dinamiche folk dellurla-e-zompa, con coinvolgenti cavalcate di rullante e acustiche frenetiche. Il disco un concept album su un tal Michele, terrone ed espatriato, le sue esperienze, la sua visione del mondo, i suoi sfoghi contro le brutture della societ e gli sfregi della politica. coinvolgente, non c che dire, e anche impeccabile nellesecuzione e nella costruzione dei pezzi, che sono tutti perfetti esempi di combat folk nostrano, con voce roca dordinanza (Rino maniera) e aperture in levare come se piovesse. Messo in chiaro che a noialtri nati sul finire degli anni ottanta ci girano le palle di brutto e che avremmo una gran voglia di fare un culo cos a chi cha costretto in questa condizione di perenne frustrazione esistenziale, curioso che i canali della protesta passino (quasi) sempre attraverso questo nuovo tipo di cantautorato dal sapore vagamente esotico. Strano? Non saprei, di certo qualcuno deve pure incazzarsi, e questa musica solo apparentemente scanzonata il medium perfetto per arrivare al cuore del mortificato pubblico giovanile doggigiorno. Quadretti di contemporanea speranza e mediocrit ben scritti e bene eseguiti, per portare avanti il songwriting italiano, oltre le incombenti e ingombranti eredit di quei pochi grandi nomi che ci vengono continuamente portati ad esempio, ormai addestrati e addomesticati dalle dinamiche bugiarde dellintellighenzia educatamente contro. Forse da queste parti che andrebbe cercata la voce dei tempi. Chiss. [6/10] MARCO PETRELLI

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GTO LITTLE ITALY Music Force, 2013 Non tutti lo sanno, ma i GTO sono una delle realt pi prolifiche, longeve e vitali della scena Folknroll italiana. Il loro ritorno, tre anni dopo lultimo Mondil, la continuazione di un modo di cantar storie che ha caratterizzato lintera produzione del quintetto umbro, e celebra ventanni di attivit conditi da centinaia di date in tutto il continente. Musica per sudare, musica da Festa Popolare, come ricorda la canzone tributo alle radici dei GTO, ma anche invettiva contro unItalietta sempre pi grottesca, che non sa dove sbattere la testa. In tal senso, linvestitura di canzone di protesta viene consegnata alla paradigmatica Little Italy, title track decisamente adeguata per le figuracce che il Belpaese continua a riscuotere. Granelli di Sabbia, invece, il confronto con un mondo diverso, con la musicalit da ballad ed atmosfere messicane infarcite di bigsby e tremolo, con qualche rimando alla canzone italiana anni 60. Se analizziamo pi a fondo questo album, che indurrebbe a sentirsi di fronte allennesima folkata, scopriamo delle scelte di produzione che regalano un respiro molto pi ampio, con picchi di eccellenza in termini di sonorit. Oltre alle sopra citate, in Barabba, che la prima traccia dellalbum, i fiati si intersecano con le tastiere, quando magari ci si aspetterebbe una molto pi consona fisarmonica. Divertente. Ben riuscito lesperimento folk-pop Cielodivento, che ci porta in giro per un intero anno, con le eterne incertezze di fronte a ci che sar di noi. Decisamente fruttuosa, dunque, la collaborazione con Leonardo Fresco Beccafichi in cabina di regia, collaboratore stabile di Lorenzo Cherubini. Quello che va concludendosi, invece, sembra essere un anno decisamente fortunato per la scena umbra, che va ad aggiungere un altro importante tassello alla propria sostanziosa offerta, nel campo della musica indipendente. Un ritorno gradito, quello dei GTO. [7/10] BERNARDO MATTIONI

El Bastardo Outlaw Picker WOOD AND STEEL Autoprodotto, 2013 Quantificare la distanza che c fra la Val di Susa e i campi di cotone statunitensi dei primi del 900 non facile, perch oltre che fisico il divario culturale, sociale, temporale. Ma basta ascoltare El Bastardo per capire che il vecchio detto le distanze non contano veritiero pi che mai. Wood and Steel un disco grezzo, sincero e privo di fronzoli, scanzonato e intenso. Registrato in presa diretta con tanto di uccellini in sottofondo e piede che batte il tempo, il disco ricorda quei 78 giri che dalla fine dellOttocento al 1945 suonavano nei grammofoni e nelle case della gente. Wood and Steel conta di alcune canzoni originali e, come vuole la tradizione di genere, di varie cover interpretate a dovere; si va da Out On The Western Plan a Hit the road jack a The Eintertainer, spaziando tra chitarre acustiche, dobro, ukulele, bottleneck e kazoo. La bellezza e lintelligenza presente nelle nove tracce che compongono lalbum sta proprio nella volont di ricreare una certa atmosfera pi che di incidere semplicemente delle canzoni, tanto che in un contesto del genere anche punti deboli come la scarsa qualit della registrazione diventano invece elementi di forza che contribuiscono a formare un disco caldo, vivo. E non sono solo il calore del legno e la forza dellacciaio ad animare Wood and Steel ma anche le capacit tecniche de El Bastardo, che si muove comodamente fra fingerpicking e slide, citando con la voce e soprattutto con la sei corde Johnny Cash, Rory Gallagher, Jimmy Rodgers e tanti altri con naturalezza e gigioneria, sempre in bilico tra il serio e lo scanzonato. El Bastardo vuole portarci nella sua epoca, nel suo mondo preferito e lo fa con la semplicit e con la passione di chi ama e crede in quello che fa. E noi non possiamo far altro che lasciarci coinvolgere e sentirci un po pi bastardi e fuorilegge insieme a lui. [7/10] MARCO BALZOLA

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The Snookys AUTOMATIC STOMP Night Fighter Records, 2013 Onesto? Quando mi arriva in mano il cd dei The Snookys e leggo che sono prodotti dallamericana Night Fighter Records, casa discografica che da anni lancia sul mercato uninfinit di punk rock band, dando spazio a molti gruppi emergenti, mi sono sentito di avere un album degno di nota. Purtroppo non stato cos. Per carit, intendiamoci, non che sia un lavoro pessimo, ma non sento nulla di nuovo al primo ascolto. Rimetto il cd per cambiare idea, ma, niente, resto della stessa opinione. Questi ragazzi lombardi tecnicamente sono bravissimi, nulla da eccepire, ma gi autodefinirsi come gruppo garage punk alquanto sviante, visto che vuol dire tutto e nulla. Girano molto tra sonorit anni 80/90, alcune molto rockabilly, come I wont go so far e The foosball song, o attraverso un richiamo esplicito alle sonorit Chuckberryiane con Pass by me, o persino con una (molto ben fatta a dire il vero) cover di Get ready di William Snokey Robinson, pezzo migliore del disco. Il disco va via molto veloce, con 11 pezzi che, attraverso suoni lo-fi, voci ovattate e una registrazione comunque molto buona, purtroppo sembrano tutti molto simili, anche nei riff introduttivi. Ribadisco, non un lavoro malvagio, ma, viste le potenzialit del quartetto lombardo, penso si sarebbe potuto tirare fuori qualcosa di pi rilevante nel panorama musicale, invece cos si rischia di far cadere nel dimenticatoio una serie di pezzi che, magari, in una performance live, potrebbero essere veramente apprezzabili rispetto ad un ascolto digitale. [ 5.5/10 ] LUCAJAMES Cani della Biscia FAI COME FARESTI Autoprodotto, 2013 I Cani della biscia sono piacentini, e si sente in ogni nota di questo loro lavoro.Una bella festa di paese negli anni 50, fra mazurke e canzoni sfrenate, testi spesso goliardici (la voce del cantante mi ricorda lamato Elio). Molto belle in realt sono anche le ballate, speciamente Malinconia, anche se proprio non pu essere definita cos perch alliniziale violino segue una batteria molto rullante, che un inno alla vita e alle cose positive. Adunata damor sembra invece una canzone di Celentano degli anni doro, con un ritornello molto molto orecchiabile e che rimane in testa un bel po. Mal dAfrica invece velocissima, e ha un sapore davvero mediorientale; Buon Natale una ricetta tradizionale in canzone di quello che si mangia nel periodo natalizio. Lunica cosa che mi ha lasciato spiazzato stato il riff iniziale di 28 Marzo, che davvero uguale a Youre gorgeous dei Babybird, ma un peccato veniale. Il disco davvero piacevole anche se ovviamente non perfetto ma si lascia ascoltare molto volentieri. [6.5/10] PIERGIORGIO CASTALDI Chiara Atzeni SOTTOTRACCIA Autoprodotto, 2013 Prima di inserire il cd nel lettore diamo unocchiata veloce ai titoli, cos, per orientarci sulla carta prima di iniziare il viaggio, per il piacere di sbirciare prima di entrare. Allora: Universo dentro, Tra il vuoto e il mare, Amore di cristallo, Dissonanze, Frammenti, Tutto passa. State pensando la stessa cosa? Avete un terribile presentimento? Poi il disco scompare dentro la fessura, e tutte le paure che avevamo negli occhi ripassano per le orecchie. Ebbene s: pensieri che hanno ancora il sapore dei banchi di scuola, quando vagheggiavamo di parole che ci piaceva guardare da lontano senza afferrare, come nuvole dalle forme pi bizzarre. Penalizzati da una maturit espressiva lontanissima da raggiungere, si parla di s e della propria vita senza riuscire concretamente a rappresentarsi, costruendo un autoritratto tanto generico da poter essere in definitiva quello di tutti (e di nessuno). Quando poi si abbraccia, pi per costume del pensiero che per esigenza espressiva, la riflessione critica, non ci si allontana di un passo dai pi infaticabili luoghi comuni. C anche, a mo di contorno, il pezzo contro, Il vostro Dio: retorica in libert. Le cose non migliorano quando si prova ad abbracciare linglese come nella conclusiva Flashback. E, su tutto, il tritume melodico di arrangiamenti che rendono impossibile distinguere un pezzo dallaltro. No, non ce labbiamo con la giovane esordiente Chiara Atzeni, naturalmente, e non possiamo (e non vogliamo) giudicare la sincerit o la genuinit delle sue emozioni. Ma della sua musica s, e per il momento siamo decisamente sottotono, anzi, lasciamoci suggerire, sottotraccia. [4/10] FABRIZIO PAPITTO

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Sister In The Closet INTROSPEZIONE EVASIVA Autoproduzione, 2013 Introspezione Evasiva composto da otto brani di caratura punk. Passiamo dallo stile dei NOFX e Millecolin al post-grunge degli Staind e Nickelback, senza lasciarci mancare venature metal e post-hardcore. In generale la sezione ritmica ben arrangiata e non affatto male. Mi piace lidea coraggiosa di utilizzare litaliano sopratutto per un genere il punk che predilige linglese. Nota dolente sono i testi molto adolescenziali e a tratti banali, ricchi di quel disagio giovanile sbandierato ai quattro venti, ormai da troppo tempo e da troppe band. Non trovo loriginalit della band esordiente. Rimango perplesso e convito che si poteva fare meglio. Il tutto si apre con Padre, bel pezzo di apertura che sintetizza quello che troveremo nellalbum. C tutto quello che rappresentano Sister in the closet: forza e compattezza, distorsioni e ritornelli martellanti. Ancora come la prima volta la traccia scelta per il videoclip, lo trovate su youtube. Uno dei brani pi interessanti Odissea, imprevedibile e di grande forza stilistica, pecca sempre nel testo. Unaltra crepa nel muro un pezzo strumentale che rallenta tutto lalbum, atmosfera riflessiva. Acido lattico e Fantasma continuano sulla strada intrapresa coi primi pezzi e si fanno ascoltare con facilit. Il miglior pezzo del disco senza dubbio Il Bersaglio, testo nostalgico e intriso di rancore e rabbia, sonorit di genere alternative/post-rock melodico. Il brano si chiude con unesplosione di suoni di stampo noise. Si percepisce in questo album la voglia di emergere e la grande volont che il gruppo ha speso in questo lavoro apprezzabile, ma la strada ancora lunga, manca di esperienza e di maggiore profondit. Ma pur sempre un disco di esordio, ci sar il tempo per rivalutarli e sinceramente non vedo lora perch il potenziale c e si sente! [6/10] G. MONTAG Drama Emperor PATERNOSTER IN BETRIEB Seahorse Recordings, 2013 I marchigiani Drama Emperor ci avevano anticipato qualcosa della loro esistenza grazie alla mitica Anomolo Records che ci mise gratuitamente a disposizione il loro primo EP. Al biglietto da visita segue, dopo tre anni, il loro primo album dallimpegnativo titolo Paternoster in betrieb (che dovrebbe significare qualcosa come Cristo in action). Il risultato sono 27 minuti di convincente synth-pop indipendente dalle pi svariate connotazioni. Da quella pi rigorosamente post-punk di tracce come Other Side, che apre lintero disco, a espressioni pi tradizionalmente industrial (atmosfere alla Pankow per intenderci) come Teknicolor. In Sing Sing Sing affiora splendidamente una disperata metrica italiana che ricorda certo elettro-punk marginale per adolescenti irrequieti dei bei tempi andati. Incalzante EBM in versione Young Gods nella teutonica successiva Aber. Il suono si fa pi freddo ma anche pi avvolgente visto lincrementare di bpm. Ma arriva Phrase Loop che ci proietta verso una psichedelia pop di stampo marziale, saccheggiando attitudini estetiche appartenenti dalla fine di un millenio che ci ha preceduto. Dead Of Technology esprime la loro devozione smodata per la new wave da dancefloor anni 80. Segue lelektroklash di Riversami che precede lottima Second Floor, meditazione minimalista di stampo no wave che chiude lintera opera lasciandoci nelloscurit delle emozioni pi remote. Un lavoro suggestivo, nella sua interezza convincente ma che rischia di apparire anacronistico e privo di propulsione per unevoluzione futura. Attendiamo fiduciosi il seguito! [6/10] ANTHONY ETTORRE

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EP
sgeir Trausti THE TOE RAG ACOUSTIC SESSIONS Ep One Little Indian, 2013 Immaginate un minuscolo locale con le tendine alle finestre, piccoli quadri con le cornici di legno appesi alle pareti bianche e un tappeto su cui dieci quindici persone silenziose e sorridenti ascoltano accovacciate lesibizione alla chitarra acustica di ragazzo con un cappello di lana e una voce suadente e vibrante, leggera e quasi sommessa. Il tutto mentre fuori la penombra e il vento dellestremo nord avvolgono ogni cosa. Ed proprio cos che il giovane sgeir Trausti si esibito nella natia Islanda in occasione di Eldhs: The Little House of Music. Le stesse atmosfere introspettive ed intime sono presenti in questo breve Ep completamente acustico (chitarra e voce) registrato presso il Toe Rag Studios di Londra nel febbraio di questanno. Folk acustico e melodico, dove la chitarra suonata con maestria ed energia trascina, soprattutto in Summer Guest, in luoghi solitari da attraversare con la nostalgia e la meraviglia nel cuore. Pi malinconica e tenue liniziale Going Home, in cui la voce di sgeir ricorda in maniera sorprendente quella di Jeff Buckley e il tono appare forse troppo confidenziale e chiuso. Gli orizzonti si dischiudono verso ispirazioni pi folk con On That day e il falsetto freme di emozione e intensit proprio la carica emotiva (ed evocativa) espressa dalla voce e dagli arpeggi a colpire in questo breve lavoro, espressione della fertilit musicale dellIslanda, della forza suggestiva dei suoi spazi infiniti e selvaggi. Dunque unanticipazione acustica molto interessante del prossimo disco di sgeir Trausti, da ascoltare con attenzione. [7/10] VINCENZO PUGLIANO Kandma DEMUR Ep Martin Records, 2013 Demur, EP desordio dei pavesi Kandma, rilasciato sotto licenza Creative Commons, un interessante lavoro sperimentale con una notevole cura dei dettagli (disponibile solo in formato digitale). Mi sento di consigliarlo unicamente agli appassionati del genere, in quanto, nonostante la breve durata lEP segue la vena sperimentale di Nick Drave, aggiunge lennesima sensazione/emozione che ti provoca ascoltare gli Explosions in The Sky. LEP di apre con Lambda, decisamente il pezzo migliore di tutto lalbum, gradevole inzio soft-ambient e ottimo mix di voce con energiche esplosioni post-rock nel finale. Pushing cambia stile sia per laggiunta ulteriore di elettronica, a mio avviso molto azzeccato, e voce tristemente maliconica. Ursa pi calma e pi pop. Chiude la cover Three Hours, di Nick Drave, artista che sicuramente ha influenzato notevolmente la band e questo Ep in particolare. Buon EP, rimane allascolto molto intimo e personale. [6/10] G. MONTAG Fine Before You Came COME FARE A NON TORNARE Ep La Tempesta Dischi, 2013 Un time-lapse di nuvole, pregne di bagnate aspettative, agglomerate sulla citt ed invocate in ululati dalla triste, vuota quintessenza delle strade, dove il vento disgrega le mondezze sulle uniche macchine in giro, i taxi (non gialli). Sulla scena monta Come fare a non tornare, detto anche il pi post- di tutto: post-rock, post-grunge, post-punk, post-burrasca. Pre-regia cupa, procedente da tristezze decennali di Joy Divisioniana memoria per i Fine Before You Came: piagnucolano accordi in arpeggio, finch questa pioggerella acidula tremi dalleffetto; sublima una bruma rumorosa di ottave, in dialogo con la gregoriana solfa di Jacopo Letti cantante.EP della maturit, e pi della maturit fa scalpore la disillusione affilata come tela di Hopper, testi che sono cori che sono canti bianchi di una sadness impermeabile allottimismo, alle prospettive. Ci non stupido, se guardo il marcescente spettacolo ecco, eccoci, gusci duova bevuti dal pugile a colazione; non so cosa voglia dire emo esattamente, tuttavia c un vento autolesionistico che spinge lontano, verso nulla o verso tutto quello che c da realizzare. Post-pettive. [6/10] PABLO

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Le Gros Ballon HEY! Ep Casamedusa, 2013 Ecco un graditissimo ritorno. Dopo il riuscitissimo Orange, il visionario duo milanese torna con Hey, un Ep tanto bello quanto coerente con il precedente lavoro. Missione compiuta, ancora una volta. Questo lavoro chiaramente afferente al topos di Orange, nonostante non abbia la possibilit fisica di sviluppare un discorso pi ampio ed elaborato, come avveniva nel full length di cui sopra. Inoltre, sebbene la continuit tra i due lavori esista e sia vibrante in tutta la propria forza, la title track in apertura sembra quasi strizzare locchio agli Animal Collective, ben consapevoli del fatto che ci troviamo su lunghezze e forme donda diverse, meno sintetiche. Quattro tracce abbastanza brevi (solo in un caso si superano i tre minuti), dove troviamo spazio per i grandi riverberi, ma anche per la cacofonia improvvisativa (come in Sir Alfred Joseph Hitchcock). Ricordiamo che ai Le Gros Ballon piace lesplorazione, la creazione artistica, soprattutto in campo cinematografico. La composizione per il cinema ci che caratterizza la loro musica. Non a caso il duo si cimentato direttamente nella produzione di colonne sonore (in particolare per il documentario Ciao Italia). I due sanno sfuggire alle classificazioni di genere, fregandosene anche altamente delle stesse. Sarebbe inutile citare tutto ci che questo Ep potrebbe ricordare. Fate una cosa: ascoltatevelo e lasciate che ricordi qualcosa anche a voi. [7/10] BERNARDO MATTIONI Tiger Tsunami RE: ANTARCTICA Ep Autoprodotto, 2013 Il titolo di questo lavoro del producer britannico Christian Parker alias Tiger Tsunami, Re: Antarctica, non deve ingannare: niente fredde elucubrazioni intorno a impulsi e alterazioni elettroniche, n oniriche e minimali distese sonore, ma calde ondate ritmiche, circolari e ricolme di groove. Parker gioca con le voci e le linee di bassi e di percussioni, con i loop di chitarre lavorate sapientemente, creando una musica pulsante e avvolgente, caratterizzata da una componente melodica di ispirazione soul, che non tralascia al tempo stesso una spiccata base dubstep e chillwave. Le atmosfere risultano ardenti senza bruciare, solcate da venature e distorsioni, da ritmi ed echi ora etnici ora pi industriali. Tiger Tsunami sfrutta le influenze pi disparate, dal glitch allambient house, per produrre un lavoro che coinvolge lascoltatore in un viaggio fluttuante su sonorit palpitanti ed inquiete, mai banali. Nellep trovano spazio anche i remix dei tre brani che lo compongono. Curati da Nuages, Koloto e Fxxxyblnt arricchiscono lascolto di sfumature, anche consistenti come nel caso di Waves (Koloto remix), privilegiando la parte vocale in Antarctica (Nuages remix), o quella percussiva in Blossom (Fxxxyblnt remix). Nel complesso una produzione molto interessante che conferma la tendenza ad la sovrapposizione e il rimodellamento continui di stili e generi nella scena elettronica attuale. [7.5/10] VINCENZO PUGLIANO

Esperia MOS Ep Autoprodotto, 2013 Nuovo Ep per gli Esperia, che va ad aggiungersi ai precedenti lavori Buster e Lodore di vita. Il loro nome deriva da una farfalla molto atipica, caratterizzata da un particolare volo a scatti. Ed proprio uno stile rabbioso e nervoso, ma anche dilatato in alcuni frangenti, che caratterizza lalbum. Tuttavia, non possiamo certamente parlare di un prodotto atipico, dato che la band stessa ad indicare le proprie fonti di ispirazione nei grandissimi del rock. Questa passione emerge distintamente nella musica degli Esperia, con riff di chitarra ammiccanti ed atmosfere da alt-rock anni 90. Tutto molto quadrato, eppure nellinsieme, capita che il cantato non riesca ad emergere come dovrebbe, vuoi per le scelte dei testi, vuoi per gli incastri di armonie ed accenti (a proprio agio nellaccattivantissimo ritornello di Niente si fermer, come nelle note pi alte e graffiate, nulla da rimarcare). Un prodotto sanguigno, vero e sicuramente genuino, quello dei quattro esperti musicisti (la band si forma nel 1995) la cui musica li ha portati a fare esperienza nel panorama indie e mainstream italiano con alcuni partecipazioni degne di nota (e.g.,il leggendario Roxy Bar di Red Ronnie). LEp composto di tre brani pi una suggestiva versione acustica della prima traccia, il singolone Niente si fermer. Si poteva fare meglio, ma la base c. [5/10] BERNARDO MATTIONI

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DPG AND PUNK WAS WITH GOD Ep Autoprodotto, 2013 I fiorentini DPG (acronimo di Drunk Punk Girl) arrivano al loro secondo EP, che gi dal titolo si presenta come una continuazione del precedente In the beginning there was punk. Questa associazione musical-religiosa gi di per se mi mette di buon umore, cos mi preparo mentalmente allascolto e appena attacca lo stereo mi sembra subito di sentire i Liars e il loro cantato urlato. Anche se c qualcosa di diverso, qualcosa che mi attira. Ed infatti questo metodo di espressione alquanto usuale che i nostri provano e, devo dire, riescono a trasmettere, ovvero una fusione tra post-punk ed elementi techno, grazie al sapiente lavoro del dj e di chitarra e basso, ai quali si accompagna un live painter. Le prime due canzoni No place to land e The epic battle between Jakyll and Hide hanno un ritmo tutto personale, anche grazie al synth aggressivo che in certi momenti ricorda molto il sound dei The Rapture. Per poi lalbum non si evolve, restando fedele a questo stile techno-rock-punk, che s, prende e in certi momenti ipnotizza, ma che non ha un carattere ben preciso, per cui, le tre restanti canzoni dellEp hanno buone prospettive ma sostanzialmente non si differenziano molto tra di loro. pur vero che nellambiente underground i DPG si stanno affermando sempre pi, anche grazie alla loro presenza scenica e al tipo di sonorit che attrae parecchio, quindi non mi sento assolutamente di bocciarli, anzi, spero che facciano quel salto di maturit che li possa portare su palcoscenici molto pi ampi. [ 6.5/10 ] LUCAJAMES Relazioni Pericolose RELAZIONI PERICOLOSE Ep Autoprodotto, 2013 Narrano, Les Liaisons Dangereuses, di una coppia di libertini fetenti e spietati che organizzano trame velenose ai danni della casta societ francese del diciottesimo secolo. In queste relazioni non c nulla di degradante, a dire il vero, piuttosto lincontro-scontro carnale tra differenti approcci musicali che impattano ed esplodono creando cinque pezzi incazzosi e veloci, sostenuti da drumming implacabile, chitarre grasse e un lavoro vagamente ansiogeno di synth. Limpressione generale quella del collage, con un lavoro vocale limato e bluesy (che non disdegna incursioni rap e spoken word) assestato su un tappeto musicale a volte minimale, spesso solidissimo e granitico. Melodie straniate e non di rado votate a una passeggera cupezza che si scioglie regolarmente in passaggi pi easy che ricordano lelettrorock di gente come Subsonica, Nine Inch Nails e compagnia bella. Mi sono piaciute, in particolare, Libico, pezzo aggressivo e arabeggiante la QOTSA, e la traccia di chiusura, Deserto, con la partecipazione del talentuosissimo rapper Rancore. Densi e aggressivi, passano il primo turno. Ora aspettiamo un long-playing, per. [7/10] MARCO PETRELLI La fortuna di Nashira UN PAESE PER VECCHI La fattoria maldestra, 2012 Certo laggressivit non manca nellep desordio di questo giovanissimo gruppo di Pisa; ma, sinceramente, sembra che non si sappia chi aggredire o, peggio, che questa rabbia sia assunta come un clich senza essere affatto ragionata. ad esempio il caso del brano Frida, dove lomaggio alla tormentata figura femminile (con ogni probabilit la famosa pittrice messicana) si risolve in un suono acido e noise assai poco giustificato. Ma anche lasciando da parte la gratuit di certe soluzioni musicali, pesa soprattutto in una prospettiva testuale la pochezza della riflessione (Claustrofobia) lingenuit della scrittura (le mie parole di rabbia sputate su di un foglio come emozioni vanno a formare un testo contro di te si canta in Spezza il pane per Giuda), la scarsa messa a fuoco di alcuni episodi come nella prevedibile Hiroshima; emblematico in questultima un verso come le cicale continuano a starnire il loro frastuono, dove oltre a una retorica poco efficace colpisce soprattutto starnire che verbo inesistente nella nostra lingua; forse si voleva dire stormire anzich frinire, ma resterebbe oltretutto da spiegare come regga un complemento oggetto! Imbarazzante infine la conclusiva Dicono che: si vorrebbe essere dissacranti con ironia, si riesce soltanto ad essere volgari. No, non un paese per vecchi altrimenti non saremmo qui a recensirli ma un po desperienza senzaltro ci vuole. Nashira una stella del Capricorno ed il suo significato arabo sta per la portatrice di buone notizie: speriamo di riceverle presto. [4/10] FABRIZIO PAPITTO

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lopinione dellincompetente
PANSY DIVISION, deflowered.
44 interminabili minuti di monotonia. Terribile davvero. Pezzi infarciti di vocalizzi : pa pa pa e ha ha ha al posto di testo dal senso compiuto. Se uno volesse pensare male, si potrebbe ritenere che le prese di posizione a favore del movimento gay da parte di certi pseudo artisti con poco talento non siano altro che una captatio benevolentiae nei confronti di un vasto (nonch spesso ricco) pubblico. Il tutto a compensazione di una scarsa capacit artistico-professionale di base. Chi sono? 4 ragazzi di S.Francisco che hanno formato questo gruppo negli anni 90 e che hanno come caratteristica quella di scrivere canzoni dal testo con contenuti che trattano dei temi dellomosessualit. Proprio i testi, dal contenuto spesso ironico o, meglio, autoironico, sono forse lunica cosa meritevole di apprezzamento. La capacit di sapersi prendere in giro , probabilmente, il modo pi valido per vincere la diffidenza che il mondo etero spesso manifesta nei confronti dei gay; sicuramente ne favorisce lavvicinamento. Chi ironizza sui propri comportamenti, infatti, non viene in genere percepito come un soggetto pericoloso. A fronte di questo presunto valore sociologico per, il disco, ed il gruppo in generale, non mi pare che abbia un corrispondente valore musicale. 12 pezzi in tutto ed io al decimo dormivo. Ma forse non ero in giornata. Fatemi sapere. Felice vita a tutti! RUBBY

Boh! Sar incompetente ma a me questo album proprio non m piaciuto! Voce monotona, lagnosa, canzoncine stile marcetta. Cantilenanti, noiose. Non ce n una che mabbia colpito in positivo o che mi sia rimasta in testa per un riff originale. Eppure questo gruppo risulterebbe essere tra i pi grandi esponenti del Queercore, movimento musicale (ma non solo) a sostegno dei diritti delle persone omosessuali. Per carit, ogni sforzo fatto per laffermazione della dignit e dei diritti degli esseri umani tutti degno di lode, ma questo gruppo (venuto alla ribalta dopo aver fatto da spalla in un tour ai pi famosi Green Day) non ritengo possa essere apprezzato anche per qualcosaltro (tipo per la musica che fanno).

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CHI LHA VISTI?


Ovvero: Breve scheda di identit di gruppi inutili scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora pi inutile.
a cura di Mazzinga M.

Sleeper
GENERE: Britpop. NAZIONALIT: inglese. FORMAZIONE: Louise Wener (chitarra e voce); Jon Stewart (chitarra); Andy Maclure (batteria); Kenadiid Diid Osman (basso); Dan Rubber Gloves Kaufmann (bassista dal 1997). DISCOGRAFIA: Alice (1993, Ep); Smart (1995, Lp); The It Girl (1996, Lp); Pleased to Meet You (1997, Lp); Greatest Hits (2007, Compilation postuma). SEGNI PARTICOLARI: di cantante (carina) ce n uno e tutti gli altri non se li fila nessuno. DATA E LUOGO DELLA SCOMPARSA: marzo 1998, dopo un ultimo concerto alla Brixton Academy. MOTIVO PER CUI SARANNO (FORSE) RICORDATI: la partecipazione alla colonna sonora di Trainspotting con una cover identica alloriginale di Atomic dei Blondie e avere aperto i concerti dei Blur durante il Parklife Tour. MOTIVO PER CUI DOVREBBERO ESSERE DIMENTICATI E MAI PI RIESUMATI: perch il Britpop ha fatto il suo tempo e il tempo ha fatto sua Louise Werner. E degli altri sleeperbloke a noi non ce ne frega niente

Denim
GENERE: Indie Glam-Pop Rock. NAZIONALIT: inglese. FORMAZIONE: Lawrence Hayward (chitarra e voce) oltre a una serie infinita e indefinita di musicisti usa e getta. DISCOGRAFIA: Back in Denim (1992, Lp); Denim on Ice (1996, Lp); Novelty Rock (1997, Compilation di B-sides). SEGNI PARTICOLARI: occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio. DATA E LUOGO DELLA SCOMPARSA: 31/08/1997, davanti alla tv nel salotto di casa Hayward durante un ultimora estiva del TG della BBC. MOTIVO PER CUI SARANNO (FORSE) RICORDATI: il brano Summer Smash. La EMI ci puntava forte. Radio 1 laveva gi programmato come singolo della settimana. Tutto era pronto per luned 1 settembre. La notte del 31 agosto Lady Diana si schianta contro un muro e muore. La EMI manda al macero tutte le copie del disco. I DJ di Radio 1 si grattano e Camilla Parker Bowles diventa la piu grande fan dei Denim. MOTIVO PER CUI DOVREBBERO ESSERE DIMENTICATI E MAI PI RIESUMATI: Lunga vita alla Regina! Perch anche se God save(s) the Queen, per i sudditi di Sua Maest meglio comunque non correre rischi. You never know