Vittorio Citti Claudia Casali Lorenzo Fort Matteo Taufer

PERCORSI DI LESSICO GRECO
Vittorio Citti Claudia Casali Lorenzo Fort Matteo Taufer
SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE - TORINO
PERCORSI DI LESSICO GREC0
Coordinamento editoriale: Lia Ferrara
Progetto editoriale e redazione: Valeria Bertero
Coordinamento tecnico: Michele Pomponio
Progetto grafico: Piergiuseppe Anselmo
Impaginazione: Puntografica srl
Copertina: Piergiuseppe Anselmo
Claudia Casali ha redatto le schede lessicali, Vittorio Citti ha organizzato il resto della teoria e proposto il metodo didattico,
Lorenzo Fort e Matteo Taufer hanno collaborato alla revisione.
Nicoletta Rongoni ed Elisabetta Grisendi hanno collaborato agli esercizi di lessico,
rispettivamente per gli esercizi 21-29 e 38, e 30-37.
© 2012 by SEI - Società Editrice Internazionale - Torino
www.seieditrice.com
Prima edizione: 2012
Ristampa
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stampatore - Torino
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Indice
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1. Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
2. I prefissi e i suffissi per la formazione
delle parole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
2.1 I prefissi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
2.2 I suffissi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
3. Le parole fondamentali del lessico greco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
ESERCIZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
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1. Questo termine non comporta nessuna connotazione negativa, ma indica soltanto un universo di testi non innovabile, fisso nell’ambito della
tradizione che abbiamo ricevuto, integrabile solo per ritrovamenti occasionali e limitati, come i reperti papiracei che ci hanno restituito note-
voli parti della letteratura greca e, in misura assai minore, anche di quella latina.
2. Il repertorio che abbiamo usato sono le Tables fréquentielles du grec classique sous la direction de J.C. Carrière, Les Belles Lettres, Paris 1985,
da cui abbiamo tratto 130 radici con le loro famiglie derivate, individuando queste mediante il Dictionnaire Étymologique de la langue grecque
di P. Chantraine. In italiano un interessante dizionario etimologico del greco è R. Romizi, Greco antico, Vocabolario greco-italiano etimologico
e ragionato, a c. di M. Negri, Bologna 2007
3
.
1 INTRODUZIONE
In generale la scuola italiana ha un’ottima tradizione
di insegnamento della morfologia greca, una discreta
per la sintassi e una piuttosto lacunosa per quanto ri-
guarda il lessico.
Lo studio del lessico greco, infatti, vuoi per mancanza
di tempo, vuoi per la mancanza di un’ampia e fonda-
ta conoscenza del lessico della lingua italiana da parte
degli studenti, è generalmente oggetto di poca consi-
derazione, nonostante le lunghe liste di vocaboli che gli
eserciziari di greco propongono per lo studio e per gli
esercizi di applicazione delle norme.
I modernisti hanno scoperto almeno da cinquant’anni
che il controllo di una lingua dipende dal controllo del
lessico, eppure un professore di greco trova normale
che i suoi allievi traducano dal greco con il vocabola-
rio alla mano e ha certo qualche ragione, ma forse non
tutte le ragioni.
La scarsa conoscenza di un codice di comunicazione
primario come il lessico crea agli studenti notevoli dif-
ficoltà di orientamento davanti a un problema a n in-
cognite come è la traduzione di un brano, in cui spesso
diversi termini assumono significati differenti in rela-
zione al contesto; d’altro canto, il vocabolario non può
non registrare queste differenze, con la conseguenza
che gli allievi hanno l’impressione che il greco sia la
lingua in cui tutte le parole possono avere tutti i signifi-
cati, e non c’è di meglio che “andare a senso”. Senonché
non è sempre facile afferrare immediatamente quel
senso che solo un certo sforzo di sintesi e una riflessio-
ne attenta possono fornire.
Per il latino gli studenti se la cavano, approfittando
della somiglianza di molti termini di quella lingua con
quelli della nostra, salvo cadere nelle trappole dei mol-
ti “falsi amici”. Ma, almeno ai primi approcci, la tradu-
zione dal latino può apparire meno ardua di quella dal
greco. Nel caso del greco, gli studenti hanno spesso una
grave difficoltà a controllare il lessico, che è apparente-
mente lontano da quello italiano, e il vocabolario può
costituire un elemento di dispersione anziché un aiuto:
per esempio, quando l’albero delle estensioni semanti-
che di certi verbi si ramifica con una certa ampiezza,
spesso ci si ferma al primo significato che si trova e poi
non sempre si è in grado di rendersi conto dell’incon-
gruenza della prima scelta con il discorso che segue e ci
si lascia andare a una resa meccanica dei termini, senza
sforzarsi di penetrare e ricostruire l’argomentazione.
Qui nascono certe traduzioni assolutamente allucina-
te e di conseguenza il “mito” che il greco si dimentichi
facilmente dopo il liceo, a differenza del latino: forse
invece il greco, che è strutturalmente una lingua come
un’altra e non può essere insegnato trascurandone il
lessico, viene insegnato in modo incompleto.
Per uno studio metodico del lessico greco non cre-
diamo che sia utile usare i campi semantici prossimi,
come si fa nelle lingue moderne: questi termini sono
contigui nella lingua parlata, dove l’uso li accosta nella
pratica, ma non per una lingua morta
1
, in cui non ven-
gono parlati e quindi non vengono di norma associati.
È preferibile far uso del metodo etimologico, com-
binando le radici più usate, selezionate mediante un
repertorio di tavole frequenziali e combinate con i
suffissi per la formazione delle parole. Un dizionario
etimologico ci ha indicato come da quelle radici se-
lezionate si formano nomi, aggettivi, verbi e avverbi
2
.
Abbiamo anche descritto separatamente i prefissi e i
suffissi che concorrono alla formazione delle parole.
Questo procedimento didattico è possibile per il fatto
che, più di ogni lingua moderna (a eccezione forse del
tedesco), il greco antico ha la capacità di allargare conti-
nuamente il proprio lessico mediante questo fenomeno
di aggregazione di elementi significanti che vengono
sommati (come l’italiano “caffelatte”) o integrati tra lo-
ro (come “pelapatate”) o alterati (come la “tagliata” o le
“tagliatelle”), ma rimangono pur sempre trasparenti nel
significato, se si ha l’accortezza di individuare il contesto
a cui questi derivati vengono riferiti.
Il greco ha un vocabolario particolarmente ricco, ma
per affrontare un brano di Isocrate o di Platone sa-
rebbe bene che chi traduce fosse messo in condizio-
ne di non cercare tutti i termini sul dizionario se non
per controllo e che potesse rendersi conto a una prima
lettura del significato approssimativo del testo che gli
viene proposto. Combinando prefissi e suffissi a for-
mare composti, non è difficile mettere a disposizione
degli allievi un greco di base di due o tremila parole,
con le quali essi potrebbero affrontare la traduzione
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2. I prefissi e i suffissi per la formazione delle parole 3
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anche perché è possibile che più prefissi si aggreghino
successivamente alla medesima radice nominale e ver-
bale, come in otv-×ofo-þoivm, “scendere insieme”,
oto-×ofo-þoììm, “gettare giù con difficoltà”, e così
via.
ovo-
In composizione questo prefisso indica “dal basso in
alto”: così ovo-þoivm, “andare su, salire”, ovo-þìc¬m,
“alzare lo sguardo”, ovo-vctm, “fare cenno levando in
su la testa” (con il valore di rifiutare qualcosa); forse per
estensione da questo verbo il prefisso ha assunto va-
lore negativo come in ovo-otoµoi, “ritirarsi”, detto di
un fiume, ovo-¿mqcm, “ritirarsi, retrocedere”; talvolta
il preverbio sottolinea lo sforzo per avviare o arresta-
re un processo: ov-cqmfom, “interrogare”, ovo-þoom,
“levare un grido”.
ovtt-
Questo prefisso si usa per formare composti nominali
o verbali: per questi ultimi ha il valore di “in cambio
di”, talvolta anche “di fronte a”: ovfi-þoivm, “andare
contro, opporsi”; o vfi-ìc ¸m, “replicare”, o vfi-þoq0c m,
“andare a propria volta in soccorso”; nei composti no-
minali ha il valore di “pari a”: ovfi-¬oiç, “pari a un
fanciullo”, ovfi-0coç, “pari a un dio”, ovfi-ootìoç, “in
condizioni simili a quelle di uno schiavo”; dal suo deri-
vato ovfioç, “opposto”, viene il denominativo ovfiom,
“affrontare”, ma anche “ricevere”.
oµqt-
Corrisponde al latino ambi-, “da una parte e dall’altra”,
“intorno”, nel senso di un movimento che procede da
una parte e dall’altra , in opposizione a ¬cqi, che espri-
me il movimento tutt’intorno a partire da una parte
sola, come in oµqi-oìoç, “bagnato dal mare dalle due
parti”, come nel caso di Corinto, oµqi-þioç,“che vive
in due ambienti” (nell’acqua e sulla terra); può anche
significare “tutt’intorno”, come in oµqi-þoììm, “getta-
re intorno”, ma anche esprimere l’idea di ciò per cui si
contende, come oµqi-µo¿oµoi, “combattere per qual-
cosa“.
ono-
Latino a-, ab-, indica “allontanamento”, “distacco”: o¬o-
þoivm, “andare via”, o¬o-þoììm, “gettare via”, o¬o-
oiomµi, “ricambiare”, spesso con l’idea di concludere
un processo, come o¬-cq¸oçoµoi, “smettere di
lavorare”, o¬-oì¸cm, “finire di soffrire”, o¬-ov0cm,
“sfiorire”, ovvero in senso privativo, come in o¬-
oqco×m, “dispiacere”, o¬-otoom, “rifiutare”.
orientandosi già a prima vista e cercando di integrare i
punti oscuri con un uso selettivo e non indiscriminato
del vocabolario.
L’esercizio alla combianzione e parimenti lo studio
degli esiti italiani di tali procedimenti è lo scopo de-
gli esercizi intercalati alle diverse radici, ai prefissi e ai
suffissi proposti qui di seguito, perché solo l’esercizio
consapevole può – a nostro avviso – far sì che ci si ap-
propri veramente del lessico di base e non si imparino
a memoria elenchi destinati a essere ben presto dimen-
ticati.
Queste indicazioni mirano non solo a migliorare le pos-
sibilità degli allievi di tradurre una delle tradizionali
“versioni” che vengono presentate per lo scritto, ma an-
che a fornire loro un’attrezzatura per comprendere più a
fondo i brani di prosa o di poesia greca che sono propo-
sti nelle antologie di “autori”.
2 I PREFISSI
E I SUFFISSI PER
LA FORMAZIONE
DELLE PAROLE
Come abbiamo detto, il greco tende a formare parole, a
partire da temi nominali o più spesso verbali, median-
te suffissi e prefissi, ognuno dei quali aggiunge al valo-
re fondamentale espresso dal tema una connotazione
particolare. Vediamo i principali.
2.1 I prefissi
I prefissi sono elementi significanti che possono essere
premessi a una radice nominale e verbale, formando
composti (prefissi veri e propri, detti preverbi se sono
premessi a una radice verbale), oppure possono costi-
tuire parole a parte che d’ordinario precedono (talvolta
seguono nella lingua poetica) il nome che essi deter-
minano (e in questo caso si chiamano preposizioni,
che si costruiscono con genitivo, dativo o accusativo).
I preverbi, com’è noto, mantengono una certa autono-
mia rispetto alle radici verbali cui sono prefissi, tanto
che aumento e raddoppiamento sono collocati tra il
preverbio e il tema verbale.
Questi prefissi modificano in vari modi i termini con
cui entrano in composizione e consentono quindi la
formazione di numerosi composti nominali e verbali,
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
4 IL LESSICO GRECO
“divorare completamente”, ×ofo-×fcivm, “ammazza-
re”. Un’idea di questo genere è espressa in ×ofo-oqìoç
“del tutto manifesto” (oqìoç, “manifesto”, oqìom, “rive-
lare”).
µsto-
Come la preposizione, che in origine significava “in-
sieme a” e ha mantenuto questo significato quando
regge il genitivo e il dativo, significa “in concorren-
za con”, ma con il dativo ha anche il valore di “den-
tro a”, con l’accusativo vale “nell’ambito di”; l’idea
di partecipazione è evidente in µcf-c¿m, appunto
“partecipare a”, quella di azione in comune in µcfo-
ooivtµoi, “prendere un pasto insieme a”, quella di
“trovarsi in mezzo a” in µcf-oi¿µiov, “che si trova
tra due eserciti”, di successione nel tempo in µcfo-
×ìoim, “piangere in seguito”, spesso con l’idea di
trasformazione in µcfo-þoivm, “trasferirsi”, µcfo-
fqc¬m, “volgersi”.
nogo-
È documentato in composizione con verbi nel sen-
so di “presso a” (¬oq-ciµi, “trovarsi presso”), “accanto
a” (¬oq-cq¿oµoi “passare accanto”, ¬oqo-×ciµoi,
“giacere accanto”), “passare oltre” (¬oq-oµiììooµoi,
“superare”), “contro” (¬oqo-þoivm, “trasgredire”, ¬oq-
o×otm, “fraintendere”).
nsgt-
Esprime l’idea di circondare completamente e anche
al di sopra (per l’antitesi con oµqi-, v. questo prever-
bio); ¬cqi- figura in numerosissimi composti, come
¬cqi-o¸m, “condurre intorno”, ¬cqi-þoivm, “andare
intorno”, ¬cqi-þoììm, “gettare intorno”, ¬cqi-þìc¬m,
“guardare intorno”, ¬cqi-cìioom, “avvolgere intorno”,
¬cqi-c¿m, “circondare”, ¬cqi-iofqµi, “mettere intor-
no”, ma ¬cqi- ha un valore più marcato in ¬cqi-¸i-
¸voµoi, “essere superiore”, e anche “essere superstite”,
e vedasi anche ¬cqi-cq¸oçoµoi, “agire oltre misura”,
“darsi da fare inutilmente”.
ngo-
In composizione, questo prefisso significa “davanti”,
con i composti nominali ¬qo-oqoµoç, “chi corre in-
nanzi”, “chi precede”; ¬qo-0tqov, “spazio davanti alla
porta” (0tqo), “atrio”; ¬qo-coqoç, detto dei magistrati
che godevano del diritto di sedere (cçm) in prima fila
a teatro (¬qo-coqio); ¬qo-ìo¸oç, “prologo”; ¬qo-0t-
µoç, “ben disposto nell’animo”, come se fosse “che ha
l’animo (0tµoç) davanti” (e ¬qo-0tµio, “buona dispo-
sizione d’animo”); ¬qo-qqiçoç, detto di un albero sra-
dicato che mostra in avanti, fuori dal terreno, le sue ra-
óto-
Implica in origine l’idea di “attraverso”, quindi quella
di distinzione, fino a “completamente”, parten-
do dall’idea di “da una parte all’altra”: oio-þoivm,
“andare attraverso, attraversare”, oi-c¿m, “tenere
separato”, e in valore intransitivo, “separarsi”;
oi-oiqcm, “separare”, oio¬cµ¬m, “inviare di qua e
di là”; per il valore di “completamente”, cf. oio-
¸i¸vmo×m, “distinguere”, ma anche “esaminare accu-
ratamente”, oio-qct¸m, “sfuggire”, e il composto no-
minale oi-oì¸qç, “molto sofferente”.
sto- / so-
Vale “verso”, con idea di movimento in entrata, mentre
cv- privilegia quella di penetrazione: cio-þoivm, “en-
trare”, cio-þoììm, “gettar dentro”, cio-¬cµ¬m, “man-
dare dentro”.
sx- / sç-
Latino ex, implica il movimento da dentro a fuori e for-
ma l’avverbio cçm, “fuori, al di fuori”; come preverbio
esprime la stessa idea: c×-þoivm, “andare fuori, usci-
re”, c×-þoììm, “gettare fuori”, c×-¸i¸voµoi, “nascere”,
detto in particolare della nascita di un bambino dal
ventre della madre, c×-oiomµi, “dare”, in particolare
del padre che colloca in matrimonio la figlia; tuttavia
può significare anche“restituire”.
sv-
Latino in, “verso”, con penetrazione: cµ-þoivm, “en-
trare dentro”, cµ-þoììm, “buttare dentro”, c¸-¸qoqm,
“inserire in un testo scritto”.
snt-
Indica “su” (a contatto), ma anche “contro”: c¬i-þoivm,
“mettere piede in”, “imbarcarsi”, ma anche “penetrare
in”, c¬i-þoììm, “gettare sopra”, “imporre”, c¬i-¸i¸vo-
µoi, “venire dopo”, “sopraggiungere”, e anche “nascere
più tardi”, c¬i-þotìctm, “tramare contro, insidiare”,
c¬i-oci×vtµi, “dimostrare”, c¬i-×oìcm, “sopranno-
minare”, c¬i-fi0qµi, “mettere sopra”, “imporre”, c¬i-
¿ciqcm, “mettere mano (¿ciq) a”, cq-oqom, “guardare
verso”, “osservare”, e il composto nominale cq-oooç,
(oooç) “entrata”, “viaggio”, da cui deriva cq-oo-iov,
“provviste per il viaggio”.
xoto-
Come preverbio ha diversi valori: “verso il basso”, con
×ofo-þoivm, “scendere”, ×ofo-þoììm, “gettare a terra”,
oppure “in risposta a”, come in ×of-oivcm, “rispondere
alle lodi”, o ancora “contro”, con idea di ostilità, ×ofo-
¸i¸vmo×m, ×ofo-¢qqiçm, “condannare”, ovvero può
esprimere il compimento di un’azione, ×ofo-qo¸civ,
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2. I prefissi e i suffissi per la formazione delle parole
2.2 I suffissi
Il greco possiede numerosi suffissi, ognuno dei quali
aggiunge al valore fondamentale espresso dal tema una
connotazione particolare. Fra l’altro, i suffissi possono
formare:
1. i nomina agentis, per indicare la persona che compie
l’azione;
2. i nomina actionis, per indicare l’azione stessa;
3. i nomina rei actae, per indicare il risultato dell’azione;
4. i nomina qualitatis, per indicare una qualità;
5. i nomina loci, per indicare il luogo;
6. i nomina instrumenti, per indicare il mezzo con cui
l’azione viene compiuta;
7. i nomina deminutiva, cioè i diminutivi;
8. i nomina patronymica, che indicano il nome del
padre;
9. i nomina gentilia, che indicano la famiglia o la patria.
I suffissi più comuni che formano nomi in -o possono
essere maschili o femminili; vediamoli.
Per i nomina agentis:
-fo-, m., nom.-fqç

(¬oicm, “fare”, “comporre”)
¬oiq-fqç, “poeta”;
-fqç

(oi×cm, “abitare”) oi×cfqç, “abitatore”;
-fciqo, f., nom. -fciqo

(omçm, “salvare”) omfci-
qo, “salvatrice”;
-fqio, f., nom. -fqio

(¬oicm, “fare”, “comporre”)
¬oiq-fqio, “poetessa”;
-cio, f., nom. -cio

(icqoç, “sacro”) icq-cio, “sa-
cerdotessa”.
Per i nomina actionis:
-oio, f., nom. -oio

(0tm, “sacrificare”) 0t-oio, “sa-
crificio”;
-cio, f., nom. -cio

(¬oio-ctm, “educare”) ¬oio-
cio, “educazione”;
-io, f., nom. -i o

(qiìc m, “amare”) qiì-i o, “amicizia”.
Per i nomina rei actae:
-o, f., nom. -o

(t. q0oq- di q0ciqm, “distruggere”)
q0oq-o, “distruzione”;
-q

(t. foµ- di fcµvm, “tagliare”) foµ-q, “taglio”.
Per i nomina qualitatis:
-otvo, f., nom. -otvq

(oi×oioç, “giusto”) oi×oio-
otvq, “giustizia”.
Per i nomina deminutiva:
-io×o, f., nom. -io×q

(¬oiç, “fanciullo”) ¬oio-
io×q, “ragazzina”.
dici (qiço); e quelli verbali ¬qo-µo¿oµoi, “combattere
in prima fila”; ¬qo-oiomµi, “pagare in anticipo”; ¬qo-
¸qoqm, “scrivere per prima cosa”; ¬qo-oio0ovoµoi,
“notare per primo”.
ngoo-
Come preverbio, dà ai composti il valore di “ver-
so”, “in direzione di”, come in ¬qoo-o¸m, “avvicina-
re”, ¬qoo-cq¿oµoi, “avvicinarsi”, oppure quello di
“inoltre a”, ¬qoo-×fooµoi, “acquistare in aggiunta”,
¬qoo-¸i¸voµoi, “unirsi a”, “sopraggiungere”; il valore
del preverbio è indebolito in ¬qoo-oc¿oµoi, “riceve-
re”, ¬qoo-oo×om, “aspettarsi”: in questi verbi non c’è
sostanziale differenza tra il verbo semplice e quello
composto.
ouv- (att. çuv-, ma già attestato in Omero)
In composti nominali e verbali indica compagnia,
unione: otµ-µo¿oç, “alleato”, otv-ctvoç, “compagno
di letto” (ctvq, “letto”), otµ-¬ovfcç, “tutti insieme”, e
i verbi otv-o¸m, “portare insieme”, otv-o¸mviçoµoi,
“gareggiare con”, otv-o×oìot0cm, “accompagnare”;
inoltre indica partecipazione (ot¸-¸i¸vmo×m, “com-
prendere un punto di vista”, “scusare”, “perdonare”, e
l’aggettivo otµ-µcfqoç, “proporzionato”, composto
con µcfqov, “misura”); inoltre indica compimento di
un processo , come otv-o¸vtµi, “sfracellare” (o¸vtµi
“spezzare”) , ot¸-×o¬fm, “distruggere” (×o¬fm, “colpi-
re”), otµ-¬ìqqom, “riempire completamente” (¬ìq-
qom, “riempire”).
unsg-
Latino super, come prefisso nella formazione di verbi e
nomi indica “al di sopra di”, come in t ¬cq-o ììoµoi “sal-
tare sopra”, t ¬cq-þo ììm, “gettare oltre”, oppure “per la
difesa di”, t ¬cq-µo¿c m, “combattere per”, o ancora “in
modo eccessivo”, t ¬cq-oì¸c m, “soffrire atrocemente”,
t ¬cq-q ooµoi, “godere in modo straordinario”, t ¬cq-q -
qovoç, “superbo”, ovvero, in senso positivo, “magnifico”.
uno-
Latino sub, in composizione implica quattro valori
fondamentali: a) “sotto”, come in t¬-ciµi, “stare sot-
to”, “essere aggiogato”, t¬-oq¸tqoç, “che contiene ar-
gento”, t¬-oo¬ioioç, “che sta sotto lo scudo”, “scudie-
re”; b) “agli ordini di”, come in t¬o-ooµvom, “domare,
sottomettere”, t¬-qqcfqç, “dipendente”; c) “un po’”,
riduttivo, come in t¬o-×ivcm, “spostare un po’”, t¬o-
ocqç ,”inferiore, subordinato”; d)“segretamente”, come
in t¬o-×ìc¬fm, “rubare di nascosto”, t¬o-oo×qtm,
“piangere di nascosto”.
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
6 IL LESSICO GRECO
-foq/-fmq, m., nom. -fmq

(tema qq-, “dire”) qq-
fmq, qq-foq-oç, “oratore”;
-fqio, f., nom. -fqiç

(otìcm, “suonare il flauto”)
otìq-fqiç, otìq-fqio-oç, “flautista”;
-fio, f., nom. -fiç

(oi×cm, “abitare”) oi×c-fiç,
oi×c-fio-oç, “abitatrice”;
-ct, m., nom. -ctç

(icqoç, “sacro”) icqctç, icqc-
mç, “sacerdote” (il femminile corrispondente si ha
aggiungendo a -ct- il suffisso f. -ja: -ct-ja > -c¡jo
> -cio, icqcio).
Per i nomina actionis:
-fi, f., nom. -fiç

(tema ¬oi0-/¬ci0-/¬i0-,
“convincere”, “credere”) ¬io-fiç, ¬io-fcmç, “fi-
ducia”;
-oi, f., nom. -oiç

(¬oicm, “fare”) ¬oiq-oiç, ¬oiq-
ocmç, “creazione”;
-ft, f., nom. -ftç

(tema co-, “mangiare”) co-q-
ftç, co-q-ft-oç, “il mangiare”;
-oi, f., nom. -m

(t. ¬oi0-/¬ci0-/¬i0-) ¬ci0-m,
¬ci0-otç, “persuasione”.
Per i nomina rei actae:
-µof, n., nom. -µo

(¬oicm, “fare”) ¬oiq-µo,
-µof-oç, “opera compiuta”, “poema”;
-oç/-cç, n., nom. -oç

(tema ¸ov-/¸cv-/¸v-,
“generare”, “nascere”) ¸cv-oç, ¸cv-otç, “stirpe”.
Per i nomina qualitatis:
-fqf, f., nom. -fqç

(iooç, “uguale”) ioo-fqç,
-fqf-oç, “uguaglianza”;
-fq ç

(þqoot ç, “lento”) þqoot-fq ç, -fq f-oç,
“lentezza”;
-oç/-cç, n., nom. -oç

(fo¿tç, “veloce”) fo¿-oç,
-otç, “velocità”.
Per i nomina loci:
-mv, m., nom. -mv

(oµ¬cìoç, “vite”) oµ¬cì-mv,
-mv-oç, “vigna”.
Per i nomina patronymica:
-o, f., nom. -ç

(Boqoç, “Borea”) Boqco-ç, -oo-oç,
“figlia di Borea”.
Per i nomina gentilia:
-ct, m., nom. -ctç

(Mc¸oqo, “Megara”) Mc¸oq-
ctç, -cmç, “Megarese”, m.;
-io, f., nom. -iç

(Mc¸oqo, “Megara”) Mc¸oq-iç,
-io-oç, “Megarese”, f.;
-fio, f., nom. -fiç

(Tc¸co, “Tegea”) Tc¸co-fiç,
-fio-oç, “donna di Tegea”.
Per i nomina patronymica:
-oo-, m., nom. -oqç

(Hqìctç, “Peleo”) Hqìcio-
oqç, “Pelide”.
Per i nomina gentilia:
-fo-, m., nom. -fqç

(Tc¸co, “Tegea”) Tc¸co-fqç,
“Tegeate, abitante di Tegea”.
Vediamo ora i suffissi più comuni per formare temi
in -o
3
.
Per i nomina agentis:
-o-, m., nom. -oç

(ociom/oom, “cantare”) ooio-oç,
“cantore”.
Per i nomina actionis:
-µo-, m., nom. -µoç

(ìo¸içoµoi, “ragionare”) ìo-
¸io-µoç, “ragionamento”.
Per i nomina rei actae:
-o-, m., nom. -oç

(t. qoq- di qcqm, “portare”)
qoq-oç, “tassa”;
-o-, n., nom. -ov

(t. cq¸- di cq¸-oçoµoi, “lavora-
re”) cq¸-ov, “opera”, “fatto”.
Per i nomina loci:
-fqqio-, n., nom. -fqqiov

(oi×oçm, “giudicare”)
oi×oo-fqqiov, “tribunale”; (cq¸-oçoµoi, “lavora-
re”) cq¸oo-fqqiov, “officina”;
-cio-, n., nom. -ciov

(Motoo, “la Musa”) Moto-
ciov, “sede delle Muse”.
Per i nomina deminutiva:
-io-, n., nom. -iov

(¬oiç, “fanciullo”) ¬oio-iov,
“fanciulletto”;
-io×o-, m., nom. -io×oç

(¬oiç) ¬oio-io×oç,
“fanciulletto”.
Altri suffissi diminutivi, derivati da -to-, sono:
-io-io-, n., nom. -ioiov

(vqooç, “isola”) vqo-
ioiov, “isoletta”;
-toq-io-, n., nom. -toqiov

(vqooç) vqo-toqiov,
“isoletta”;
-tìì-io-, n., nom. -tììiov

(ciooç, “figura”) cio-
tììiov, “quadretto”;
-oq-io-, n., nom. -oqiov

(¬oiç) ¬oio-oqiov,
“fanciullino”.
Vediamo ora i suffissi più comuni per formare sostan-
tivi atematici (terza declinazione).
Per i nomina agentis:
-fqq, m., nom. -fqq

(omçm, “salvare”) om-fqq,
om-fqq-oç, “salvatore”;
3. Non si confonda questa -o- suffi ssale con quella radicale, cf. o¸qo-ç.
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
Da o¸¸cìoç si hanno i composti otf-o¸¸cìoç, “an-
nunciatore di se stesso”; ct-o¸¸cìoç, “che porta un
buon annuncio”, da cui cto¸¸cìiov, che in origine
indicava la ricompensa concessa a chi portava buone
notizie, mentre più tardi, nel greco cristiano, passa a
significare “la buona novella” per eccellenza, cioè ap-
punto il Vangelo (forma volgarizzata dell’imprestito la-
tino evangelium). Da cto¸¸cìiov deriva poi il verbo
denominativo cto¸¸cìiçoµoi, “annunciare la buona
novella”, “predicare il Vangelo”.
o¡goç
Termine appartenente al vocabolario indoeuropeo, co-
me è accertato dal latino ager, designava in origine il
suolo su cui si cammina, non lavorato, in opposizio-
ne ad oqotqo, “campo lavorato”; successivamente ha
assunto il valore di “terreno agricolo”, come anche in
latino ager.
Nei composti, o ¸qo- normalmente figura al primo po-
sto, come in o ¸qo-vo µoç, “che abita in campagna” (cf.
vc µm, “abitare”); o ¸q-otìoç, “che dorme nei campi” (cf.
ot ìq , “dimora”); o ¸q-oi×oç, “che abita in campagna” (cf.
oi ×c m, “abitare”); ben presto poi questo termine assume
una connotazione peggiorativa e significa “volgare”,
“grossolano”; o ¸q-t¬voç, “che passa la notte nei campi”
(t ¬voç, “sonno”) e quindi “che veglia”, da cui il nomen
actionis o ¸q-t¬v-i o, “veglia”, ma anche “insonnia”.
Talvolta però è anche al secondo posto, come in qiì-
o¸qoç, “che ama la campagna”; ot-o¸qoç, “cinghiale”
(maiale, otç, selvatico).
Tra i derivati, troviamo o¸qo-fcqoç, “selvatico”, dove
il suffisso -fcqo- ha valore oppositivo e non compara-
tivo; o¸qioç, “selvatico”, detto di animali o di uomini,
ovvero di modi di sentire; da questo si formano il no-
men qualitatis o¸qiofqç, “ferocia”, e il verbo denomi-
nativo o¸qioivm, “inferocire”; inoltre, in relazione ad
o¸qoç, il nomen agentis o¸qofqç, “contadino”.
o¡m
Ha il senso di “condurre”, “portare” (cf. latino ago) in
relazione a esseri viventi, come nel composto o ¸c ìq,
“gregge”, a differenza di qc qm (latino fero), che si riferi-
sce a oggetti o a cose che si portano sollevandole (qcq-
µo è detto della prole che la madre porta in seno); con
un oggetto come ìci ov, “bottino”, significa “portar via”,
specialmente nella locuzione o ¸civ ×oi qc qciv (in
cui il primo verbo si riferisce più propriamente a uomi-
ni e bestie, il secondo a oggetti); o ¸civ ofqofio v o sem-
plicemente o ¸civ in senso militare significa “guidare”
(l’esercito); o ¸civ ¬oi ooç significa “educare”, mentre
3 LE PAROLE
FONDAMENTALI
DEL LESSICO GRECO
o¡o0oç
L’aggettivo ricorre in tutto il greco antico in tutte le
accezioni connesse all’idea fondamentale di “buono”.
In Omero serve per esprimere le qualità specifiche
dell’eroe, quindi vale “coraggioso” e “nobile”; sinonimo
di co0ìoç, si oppone a ×o×oç, ociìoç, “vile”. L’ideale
morale dell’aristocrazia, già da Omero, è espresso con
la coppia ×oìoç ×o¸o0oç. ∆A¸o0oç si usa anche in
rapporto ad attività umane, come quelle della men-
te o della volontà: qqcvcç, þotìoi o¸o0oi, o¸o0o
qqovciv, “avere intenzioni amichevoli”. Al neutro l’ag-
gettivo assume un valore molto ampio: può significare
“utile”, “vantaggioso” in espressioni come o¸o0ov c-
ofiv, “è bene”; fo o¸o0ov è “felicità”, in opposizione
a fo ×o×ov, “sventura”. Nell’attico i due termini, anche
contrapposti, vengono a indicare il bene e il male mo-
rale.
Il comparativo e il superlativo di questo aggettivo si
formano da altri temi.
∆A¸o0oç si trova raramente in composti: abbiamo
però o¸o0o-cioqç, “di bell’aspetto” (t. ¡io- di ciooç,
“aspetto”); o¸o0o-cq¸oç, “benefattore” (cf. cq¸ov,
cq¸oçoµoi); o¸o0o-ooiµovcm, in astrologia, signi-
fica “avere un buon demone”, “avere una sorte favore-
vole” (cf. ooiµmv).
o¡¡sììm
Il verbo o¸¸cììm è formato da un tema o¸¸cì-, con
il suffisso -jo-, “annunciare”; o¸¸cìoç, nomen agentis,
è colui che annuncia, “messaggero”, nei poemi epici
come nella tragedia, dove riferisce in scena ciò che è
avvenuto fuori della stessa. Nel greco dei Settanta, e
quindi in quello cristiano, o¸¸cìoç è usato per indi-
care i messaggeri del Signore, “angeli”, ed è penetrato
in latino con l’imprestito angelus. Con il suffisso -io
dei nomina actionis deriva o¸¸cìio, “il messaggio”, in
quanto atto di annunciare un evento, mentre il con-
tenuto del messaggio è espresso dal nomen rei actae
o¸¸cì-µo, “messaggio”.
Da o¸¸cììm derivano, con l’aggiunta di vari preverbi,
i composti o¬-o¸¸cììm, “riferire”; cç-o¸¸cììm, “rive-
lare”, “svelare”; c¬-o¸¸cììm, “ordinare”, “comandare”;
¬oq-o¸¸cììm, “annunciare”; ¬qo-o¸¸cììm, “annun-
ciare in anticipo”, “preannunciare”.
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
8 IL LESSICO GRECO
che nella lingua più tarda sono qo¢-mooç, “rapsodo”,
colui che connetteva (qo¬fm) insieme canti ricevuti
dalla tradizione più antica; c¬-mooç, “incantatore”, co-
lui che intona un canto su un oggetto, e questo canto è
c¬-moq; ancora si ha 0co¬i-mooç, “cantore di vatici-
ni”, “profeta” (o “profetico”, se è aggettivo); µcìi-mooç,
“cantore di µcìq” (componimenti lirici); ×i0oq-mooç,
“citaredo”, “che canta accompagnandosi con la cetra”;
fqo¸-mooç, “che esegue il canto tragico” (gli antichi
pensavano a una connessione con il capro, fqo¸oç, ma
non ne siamo certi); ×mµ-mooç, “che esegue il canto di
un ×mµoç” (riunione festiva), “poeta comico”. Da tut-
ti questi termini derivano verbi denominativi in -cm,
sostantivi in -io e aggettivi in -i×oç, come µcì-mocm,
“intono un canto”; µcì-moio, “esecuzione di un µc-
ìoç”, “poesia lirica”, ma anche “canto”, “melodia”; µcì-m-
oi×oç, “melodico” ecc. Con il suffisso -cio- dei nomina
loci si ha mociov, nome che indica un edificio dedicato
a concorsi musicali, in Atene o altrove, e che ha dato
luogo al nome di numerosi teatri moderni.
Il termine c¬-mooç è un aggettivo con un’unica ter-
minazione per il maschile e femminile: sostantivato
al femminile, q c¬mooç, sott. ofqoqq, indica la strofe
epodica, che nella lirica segue i due primi movimen-
ti del coro, la strofe e l’antistrofe, e veniva eseguita dal
coro che danzava entro uno spazio limitato, mentre al
maschile, o c¬mooç, sott. ofi¿oç, è il verso epodico,
cioè il verso più breve che segue uno più lungo in certe
composizioni della poesia giambica.
otóoµot
Questa è la forma originaria del verbo, che più tardi è
sostituito da oiocoµoi: “rispettare”, “temere”, “avere ri-
guardo per”, nei confronti di un dio, un superiore, una
istituzione sociale; in Omero le due forme coesistono.
Aiooµoi e il nome oiomç esprimono un concetto fon-
damentale per l’etica omerica, cioè l’attenzione che un
eroe deve avere per ciò che di lui pensano i suoi pari:
l’opinione degli altri, e non la sua coscienza costituisce
la misura dell’etica. Questo è ciò che è stata chiamata
la “civiltà di vergogna” (cf. E.R. Dodds, I greci e l’irra-
zionale, trad. it., Firenze 1959). Il nome oiomç dunque
esprime “pudore”, il sentimento di rispetto verso un
dio o un superiore, ma anche di fronte ai propri pari,
che trattiene dalla viltà; da questo sostantivo derivano
oiooioç, “che suscita oiomç”, “rispettabile”; il neutro
plurale sostantivato fo oiooio indica “le parti vergo-
gnose”, “i genitali” (in questo caso oioco- indica non
tanto il “rispetto” che una persona venerabile incute,
con una determinazione valutativa significa “conside-
rare”, “stimare”: c v fiµq o ¸civ. Con un oggetto espres-
so o sottinteso come þi ov, significa “trascorrere”, (cf. la-
tino agere vitam). Gli imperativi o ¸c, o ¸cfc diventano
avverbi, che si accompagnano a imperativi come i latini
corrispondenti age, agite, “suvvia!”.
Con il suffisso -o- dei nomina agentis si forma o¸oç,
“guida”, “comandante”, e da esso i termini militari
ofqof-q¸oç, “stratego” (il magistrato che ad Atene
comandava l’esercito), e poi in generale, “comandante”
(cf. ofqofoç); ìo¿-o¸oç, “comandante di un repar-
to” (ìo¿oç), “locago” ecc.; o¸mv, -mvoç, indica il luogo
dell’o¸civ, cioè “adunanza”, “assemblea” (occasione in
cui ci si riunisce per decidere), “gara”, “combattimento”
(occasione in cui ci si incontra per gareggiare), e in-
fine una particolare forma di competizione quale è il
“processo giudiziario”, dove l’accusatore e l’accusato
competono per ottenere rispettivamente la condanna
della controparte e l’assoluzione propria; o¸mviçm,
-oµoi, “competere”, “gareggiare”; o¸mvio, con il suffis-
so -io- dei nomina qualitatis, “lotta”, ma anche la lotta
che il moribondo sostiene contro la morte, “agonia”;
o¸m¸oç, formato con il raddoppiamento della radice
variata apofonicamente e il suffisso -o-, già visto, “che
conduce”. Da questo nome derivano composti in rela-
zione alle molteplici valenze che il verbo o¸m assume
in rapporto a vari oggetti e campi semantici che lo de-
terminano: ¬oio-o¸m¸oç, “pedagogo”; oqµ-o¸m¸oç,
“demagogo” ecc.; o¸m¸q indica il ritmo, ascendente
nelle serie giambiche e discendente in quelle dattili-
che, e dà luogo, con il suffisso -ct- dei nomina agentis,
ad o¸m¸ctç, “guida”, e inoltre a oi-o¸m¸q, “modo di
vivere” (in relazione al valore assoluto di o¸m, che si-
gnifica “trascorrere” il tempo, la vita ecc.), ¬oq-o¸m¸q,
“il condurre di traverso”, “il deviare” o “il far deviare”,
quindi “delitto”, ma altresì, come termine retorico, “al-
terazione del linguaggio”, “paragoge”.
oóm, ostóm
Alla forma ionica ociom corrisponde in attico oom;
così alle forme ioniche con vocalismo -o-, come ooi-
ooç, “aedo”, “cantore”, ooioq, “canto”, corrispondono
forme attiche come moq. Il verbo esprime attività po-
etica, che normalmente comportava un recitativo (per
l’epos) o un canto spiegato (per la lirica); ma il canto ha
anche funzione magica, per curare una malattia o per
altri effetti.
Con il suffisso -o- dei nomina agentis si ha allora ooi-
ooç, l’aedo che recitava i poemi, con i suoi composti
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
sinonimo ocqoiqqmv. L’avverbio oqoqv significa “in
alto” e quindi, in unione con verbi che indicano distru-
zione, “completamente”, “totalmente”.
C’è infine una serie di voci tematiche antiche, forma-
te da questo tema verbale con apofonia di grado o e
composte con il preverbio µcf(o)-, che esprimono
tutte l’idea di qualcosa che se ne sta sospeso in aria:
µcf-cmqoç, “sospeso nell’aria”; µcf-cmqio, “elevazio-
ne”, e anche “dimenticanza”; µcf-cmqcm, µcf-cmqiçm,
“sollevare”; µcfcmqo-ìo¸oç, “che parla dei corpi e dei
fenomeni celesti”; µcfcmqo-ìo¸io, “meteorologia”;
µcfcmqo-o×o¬oç, “che osserva i fenomeni celesti”.
Infine si hanno composti con un raddoppiamento as-
sorbito da contrazione e vocale lunga, oimqcm, “solle-
vare”, usato soprattutto al passivo nel senso di “essere
sospeso”, e oimqo, “altalena”.
oto¿oç
Significa “vergogna”: in Omero è usato prevalentemen-
te al plurale, per indicare “azioni vergognose”; più tardi
rimane soprattutto nell’uso poetico, sebbene in prosa
attica resti per indicare una bruttezza repellente; suo
antonimo è ×oììoç, “bellezza”.
Ne viene il denominativo, con valore causativo, oi o¿t vm,
che in senso fisico significa “sfregiare”, “guastare” (il viso, i
capelli), e in senso morale “disonorare”; al passivo si trova
usato nel senso di “vergognarsi di qualcosa”; dall’aggettivo
verbale connesso si ha o v-oi o¿tv-foç, “impudente”, con
il nomen qualitatis o v-oio¿tvf-i o, “impudenza”.
Direttamente dal tema oio¿- si formano il compara-
tivo e il superlativo oio¿imv e oio¿iofoç, mentre il
positivo oio¿qoç, “brutto”, “vergognoso”, “turpe”, indi-
ca in origine una bruttezza repellente e poi ciò che è
moralmente ripugnante.
Numerosi composti presentano il tema oi o¿qo- dell’ag-
gettivo come primo elemento: oi o¿qo-c¬q ç, “che usa
parole sconvenienti” (cf. c ¬oç); oi o¿qo-c¬c m, “pro-
nunciare parole sconvenienti”; oi o¿qo-×cqoq ç, -×cq-
oc m, “che fa, fare un guadagno (×c qooç) vergognoso”;
oi o¿qo-×c qocio, “turpe guadagno” (nomen actionis);
oi o¿qo-ìo ¸oç, -ìo¸c m, -ìo¸i o, “che parla, parlare tur-
pemente, turpiloquio”; oio¿qotq¸o ç, -i o, “colui che
commette, il commettere (rad. ¡cq¸-) azioni turpi”.
ottsm, otttoç
Queste due parole sono certamente connesse, an-
che se il vocabolario attribuisce loro valori diversi.
Da oivtµoi, “prendere”, derivano da una parte oioo,
“sorte”, cioè la porzione di eventi che risulta a ciascuno,
dall’altra il verbo oifcm, “voler prendere”, “reclamare la
quanto l’imbarazzo che si può provare se certe parti del
corpo sono visibili); ov-oioqç, “sfacciato”, “impuden-
te”; oiocoµoi, denominativo di oiomç, che ha preso il
luogo di oiooµoi e ha dato luogo ai derivati oiocofoç,
“venerabile” (aggettivo verbale in -foç) e oiooqqmv,
“rispettoso”, in relazione a qqqv, “mente”.
otgsm
Il verbo significa “prendere” e, al medio, “prendere per
sé”, “scegliere”, “preferire”; nella sua coniugazione im-
piega l’aoristo ciìov, da un tema verbale cì-, raramen-
te qqqoo.
Tra i composti con preverbi ricordiamo ov-oiqcm,
“prendere sollevando”, quindi “portar via”, con l’esten-
sione semantica “uccidere”; oq-oiqcm, “togliere”, “al-
lontanare”; oi-oiqcm, “dividere”, “distinguere”; cç-oi-
qcm, “prendere portando fuori”, “togliere”, “eccettuare”,
“escludere”; ×o0-oiqcm, “afferrare”, “abbattere”, “rove-
sciare”, “distruggere”.
Il derivato più produttivo, formato con il suffisso -oi-
dei nomina actionis, è oiqcoiç, “scelta”, che diventa
termine tecnico nella filosofia per indicare una “scuola
filosofica”, e quindi nel cristianesimo, nel senso con-
servato in italiano di “eresia”. Tra i composti, ¬qo-oi-
qcoiç indica una “scelta intenzionale”, di tipo morale,
mentre oi-oiqcoiç, in relazione al prefisso, si specia-
lizza nella sfera grammaticale per esprimere il segno
che avverte che due vocali, che dovrebbero di norma
costituire dittongo, debbono invece essere pronuncia-
te separatamente, “dieresi” (come in oioom); con l’ul-
teriore suffisso -i×oç si ha l’aggettivo oiqcfi×oç, “ca-
pace di scegliere”, ma anche “eretico”, mentre il tardo
oiqcoi-oq¿qç (cf. oq¿m), indica il capo di una setta e
quindi “eresiarca”.
otgm, ostgm
Alla forma ionica ociqm corrisponde in attico oiqm,
nel senso di “sollevare”, “tenere sospeso”, talvolta usato
anche in riferimento a un oggetto che si porta tenen-
dolo in alto (un piatto), metaforicamente nel senso di
“esaltare”, e infine termine marinaro per “issare le vele”.
Tra i composti più usati, ov-oiqm, “sollevare”; ovf-oi-
qm, “rivoltarsi”; o¬-oiqm, “portar via”, e “levare la vela”;
cio-oiqm, “portare”, “preparare”; cç-oiqm, “innalzare”;
c¬-oiqm, “levare”, “sollevare”, “esaltare”; ×of-oiqm “ab-
battere”, “abbattersi”.
Tra i derivati, si ricordi il nomen actionis oqoiç, “eleva-
zione”, usato anche come termine metrico, per indicare
la sede dove si appoggia la voce, “arsi”; dal tema ocq-
oi- derivano poi ocqoivooç, “dalla mente elevata”, e il
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10 IL LESSICO GRECO
in luogo); o ììo0cv, “da un altro luogo” (moto da luogo)
ecc.; inoltre in aggettivi come o ììo -¸ìmoooç, “che par-
la una lingua straniera” (cf. ¸ìm ooo, “lingua”); o ììo -
¸vmfoç, “sconosciuto” (cf. ¸i-¸vm -o×m, “conoscere”);
o ììo -0qooç, “che parla una lingua straniera” (0qoc m,
“parlare”); o ììo -qqmv, o ììo-qqovc mv, “che perde la
ragione” (qqq v, “mente”, qqovc m, “ragionare”).
Fra gli aggettivi derivati ricordiamo: oììoioç, “diver-
so”; inoltre oììofqioç, “altrui”, che funge da possessivo
di oììoç, come in latino alienus rispetto ad alius; oì-
ìooo¬oç, “straniero”, “appartenente a un altro popolo”.
Citiamo inoltre il verbo causativo oììooom, “rendere
oììoç”, “cambiare”, con i composti oi-oììooom, “da-
re in cambio”; cç-oììooom, “mutare compiutamente”;
×of-oììooom, “cambiare” la moneta; e il nome deri-
vato oììo¸µo, “ciò che è dato in scambio”, “prezzo”.
ovo¡xq
Indica necessità assoluta: la locuzione ovo¸×q (cofi)
equivale al latino necesse est, in opposizione a oci che
indica necessità morale, latino oportet: oci qiìciv
fotç ¸ovcoç, ovo¸×q o¬o0ovciv, oportet diligere
parentes, necesse est mori. Da esso deriva l’aggettivo
ovo¸×oioç, “inevitabile”; oi ovo¸×oioi sono “i con-
giunti”. Da ovo¸×q deriva il causativo ovo¸×oçm, “co-
stringere”, che ha dato luogo a numerosi composti, che
esprimono con varie sfumature la medesima idea di
costrizione, da un punto di vista morale o materiale.
ovqg
Indica l’uomo maschio, latino vir, in opposizione al-
la donna, ¸tvq, talvolta agli dei. Nella famiglia indica
il marito; come determinazione di età l’uomo adulto,
in opposizione al fanciullo; in formule come ovcqcç
(forma omerica, in attico ovoqcç) cofc, “siate uomi-
ni”, esprime le qualità specifiche che l’etica omerica
attribuisce all’uomo, soprattutto il valore militare; così
una formula come ovoç ovoqmv, designa il “sire dei
guerrieri”, Agamennone, in quanto capo della spedi-
zione greca a Troia; come formula allocutiva, ovoqcç
∆A0qvoioi, ovoqcç oi×oofoi ecc. richiama nella pro-
sa attica la qualità di maschi adulti per cui i cittadini
ateniesi sedevano nella assemblea popolare o nel tri-
bunale, “cittadini di Atene”, “cittadini giudici”.
Questa parola figura come primo elemento in numero-
si composti, come o voqo -þot-ìoç, “dalla volontà viri-
le” (cf. þot ìoµoi, þotìq ); o voqo-×fooi o, “massacro”;
o voqo-qo voç, “omicida”; o voqo -¬ooov, “schiavo”, det-
to in origine del prigioniero di guerra venduto schia-
vo; da esso deriva l’aggettivo o voqo¬oom oqç, “servile”,
propria parte”, “chiedere”, e l’aggettivo oifioç, “che ha
parte a”, “responsabile di”, con valenza specificamente
giuridica.
Da oi fc m derivano quindi il nomen actionis oi fqoiç, “ri-
chiesta”, e il nomen rei actae oi fqµo, “richiesta”, specializ-
zato nel senso di “postulato” in logica e in matematica.
Da oifioç derivano i composti ov-oifioç, “innocen-
te”; c¬-oifioç, “litigioso” (< “che ama le accuse”, cf.
oifio). Ad oifioç corrisponde il sostantivo femmini-
le oifio, “responsabilità”, da cui, nel vocabolario giuri-
dico, “accusa”, in quello filosofico, “causa”, in medicina,
“malattia”, e da questo il causativo oifiooµoi, “accusa-
re”; da esso deriva poi oifiofi×oç, “relativo alla causa
o all’accusa”, che diviene termine tecnico della gram-
matica: oifiofi×q (¬fmoiç) è il “caso accusativo”.
oxoum
Il verbo o×otm, “udire”, “percepire con l’orecchio”, vale
anche “sentir dire” e, dopo Omero, “avere una certa re-
putazione”, come nel nesso ×o×mç o×otm, “ho cattiva
fama” (propriamente “sento dir male [di me]”), latino
male audio.
Fra i composti, ricordiamo ¬oq-o×otm, “fingere di
non udire”; ×of-o×otm, “dare ascolto a qualcuno”,
“ubbidire”; t¬-o×otm, “ascoltare”, ma anche “dar retta
(a chi bussa alla porta, detto del portinaio, o alle parti
in causa, detto del giudice), ubbidire”.
Fra i derivati, i principali sono o×oq < *o×o¡q, “udi-
to”, ma anche “racconto”, “fama” (formato con il suffis-
so -o- dei nomina actionis); o×ot-oiç, “azione di udire”
(con il suffisso -oi- dei nomina actionis); o×oto-µo,
“ciò che si ode”, “fama”, “rumore” (col suffisso -µof- dei
nomina rei actae); o×oto-fqç, “uditore” (suffisso -fo-
dei nomina agentis). Da quest’ultimo, con il suffisso
-fqqio- dei nomina loci, deriva o×oto-fqqiov, “sala
per conferenze”, “uditorio”.
Anche dai composti si hanno derivati nominali, caratte-
rizzati dal grado allungato della vocale iniziale del tema,
come ×of-q ×ooç, “ascoltatore”, ma altresì “obbediente”;
t ¬-q ×ooç, “obbediente”, “suddito”, “sottomesso”; o v-
q ×ooç, “obbediente”, “suddito”, “sottomesso”; o v-q ×ooç
(con o - privativo) “che non ascolta”, “ignaro”.
oììoç
Questo pronome, derivato da una forma *oìjoç, latino
alius, indica “altro” tra molti. L’avverbio oììmç, “altri-
menti”, spesso si trova usato nel senso di “inutilmente”
(< “altrimenti di come si dovrebbe”).
Il tema o ììo- figura come primo elemento di composi-
zione in avverbi, come oììo0i, o ììo¿q , “altrove” (stato
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
nove arconti, quello che si occupava di attività milita-
ri); otµ¬ooioq¿oç, “simposiarca”, “capo del simposio”
(colui che per sorteggio stabiliva il numero e la quan-
tità dei brindisi); µovoq¿oç, “colui che governa da so-
lo”, “monarca”. Da questi nomina agentis si formano dei
verbi denominativi, come µov-oq¿-cm, “governare da
solo”, “regnare”, e astratti come µovoq¿io, “governo di
uno solo”, “monarchia”.
Da oq¿q, nel senso di “principio”, deriva l’aggetti-
vo oq¿oioç, “originario”, “antico”: da questo il nomen
qualitatis (con suffisso -fqf-) oq¿oiofqç, “antichità”,
e il denominativo oq¿oiçm, “usare le maniere antiche”,
che a sua volta dà luogo al nomen rei actae oq¿oioµoç,
“arcaismo”, per designare una tendenza letteraria che
tende a riprodurre, in un periodo più tardo, moduli
stilistici e forme lessicali propri dell’età arcaica. Questa
radice è estremamente produttiva anche in italiano e
nelle altre lingue moderne: si pensi, oltre alle formazio-
ni già indicate come traduzione di vocaboli greci (“mo-
narca”, “monarchia” ecc.), a tutti i derivati di oq¿oioç,
come “archeologia” ecc.
þotvm
Il presente þoivm è un suffissale formato dal tema þo-/
þo–-, con i suffissi -vo- e -jo- combinati insieme: vale
“andare”, per lo più a piedi, come nell’omerico ¬oo(o)i
þoivciv; nelle forme transitive, come il futuro þqom
e l’aoristo debole cþqoo, assume valore causativo, “far
andare”. Da esso deriva il causativo þi-þoçm, “far anda-
re” e (per il tramite dell’avverbio þo-oqv, “a piedi”) þo-
oiçm, “marciare”, “camminare”; ne viene altresì il nomen
actionis þooiç, “l’atto di camminare”, ma anche “piede”
o “piedistallo di una statua”, “base”; þoµo/þqµo, “gra-
dino”, “tribuna”, su cui si va per parlare all’assemblea;
þmµoç, “altare”; l’aggettivo verbale þofoç, “accessibile”,
con i suoi composti o-þofoç, “inaccessibile” e oµ-þo-
foç (formato con il prefisso ovo-, cf. ovo-þoivm, “sali-
re”) “su cui si può salire”.
In composizione þoivm riceve dal preverbio l’indica-
zione del moto: così ovo-þoivm, “salire” (su un pendio,
su una nave ecc.), opposto a ×ofo-þoivm, “scendere”.
Di conseguenza ovoþooiç si dirà di una “marcia in sa-
lita”, per esempio dal mare verso l’interno, e ×ofoþo-
oiç di una “discesa” (dall’interno verso il mare, ma an-
che dalla superficie della terra verso l’Ade); otµ-þoivm
riferito a persone significa “riunirsi”, “accordarsi” (con
il dativo), ma in rapporto a eventi vale “avvenire”, “ca-
pitare” e quindi fo otµþoivovfo sono “gli eventi”, “le
circostanze”; t¬cq-þoivm, “andare oltre”, in senso spa-
“da schiavo”, detto di un comportamento spregevole, e
il denominativo o voqo¬ooi çm, “ridurre in schiavitù”,
“vendere come schiavo”, con il nomen actionis connesso
o voqo¬o oioiç, “atto di ridurre in schiavitù”, e il nomen
agentis o voqo¬ooiofq ç, “mercante di schiavi”.
Come secondo termine del composto la radice si tro-
va in o¸qvmq, “prode”, “coraggioso”; ×toiovciqo, “che
rende illustri i guerrieri” (cf. ×tooç, “gloria”), appellati-
vo formulare della poesia omerica, riferito alla batta-
glia; ovovoqoç, “vile”; ctovoqoç, “valoroso”.
Derivati: o voqi ov, “piccolo uomo”, diminutivo; o voqio ç,
“statua”, immagine di uomo; o voqm v, o voqmvi fiç, “stan-
za o appartamento degli uomini”; o voqofq ç, “forza del
corpo”, che abbandona il guerriero morente; q voqc q,
ct ovoqio , “coraggio”; o voqci oç, “coraggioso”; o voqci o,
“coraggio”; e il verbo denominativo o voqo oµoi, “diventa-
re uomo”, detto del giovane che raggiunge l’età virile.
og¿q, og¿m
Sembra che nel valore originario di questa radice fos-
sero associate le due idee di “comandare” e di “incomin-
ciare”. Il verbo oq¿m, -oµoi vale “comandare” all’attivo
(con il genitivo della persona e/o della cosa) e “iniziare”
al medio, con il participio predicativo o con l’infinito.
Il participio presente oq¿mv è comunemente sostanti-
vato nel senso di “magistrato” e, in relazione ad Atene,
di un membro di quel collegio di nove magistrati che
chiamiamo, appunto, “arconti”. Il deverbale oq¿q indi-
ca sia “comando” sia “inizio”; entrato nel lessico filoso-
fico già in tempi antichi, con la scuola ionica, indicò il
“principio” da cui si facevano derivare tutte le cose esi-
stenti: così l’acqua, per Talete, o l’ “aria” per Anassimene
costituiscono l’oq¿q.
Con preverbi oq¿m dà luogo a molti composti, tra cui
cç-oq¿m, “dare inizio”, “intonare”, detto del solista che
per primo intona un canto cui si unirà un gruppo co-
rale; ×of-oq¿m, “dare inizio” a un sacrificio; otv-oq-
¿m, “comandare insieme a”, “condividere il comando
con” (con il dativo sociativo richiesto dal preverbio);
t¬-oq¿m, “cominciare”, “essere alla base”, “essere fon-
damentale” o anche semplicemente “essere”, come ci-
µi, in unione a un predicato nominale. Sono molte le
formazioni nominali derivate, sia quelle che sono for-
mate con il prefisso oq¿i-, come oq¿i-fc×fmv, “capo
dei costruttori”, sia i derivati del nomen agentis oq¿oç,
“capo”, come i¬¬-oq¿-o-ç, “comandante della cavalle-
ria”, “ipparco” (fu anche nome proprio e uno dei figli
di Pisistrato si chiamava così); ¬oìcµoq¿oç, “coman-
dante militare”, “polemarco” (in Atene titolo di uno dei
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12 IL LESSICO GRECO
vale “incontrarsi” e da questo valore si ha otµþoìq,
“incontro”, “patto”, e otµþoìov, che è il “segno di ri-
conoscimento” degli ospiti e quindi anche “simbolo”;
t¬cq-þoììm, “gettar oltre”, “sorpassare”, “superare”, da
cui t¬cq-þoìq, “il gettar oltre”, e quindi “iperbole”, sia
nel senso generico di “eccesso” sia come figura retorica
per indicare un’esagerazione enfatica sia come termine
tecnico della geometria per designare una delle sezioni
del cono.
þtoç
Significa propriamente “vita”, e, per metonimia, “mezzi
di vita”. Da questo tema deriva il verbo þiom, “vivere”,
di cui sono normalmente adoperati l’aoristo atematico
cþimv e il futuro þimooµoi.
I principali derivati da questo tema sono þimoiç, “ma-
niera di vivere”, nomen actionis; þimfoç, “vivibile”, “che
vale la pena di essere vissuto”; þimoiµoç, “vivibile”;
þio-¸qoq-io, “biografia”, in relazione a ¸qoqm, “scri-
vere”; þio-oo-fqç, “datore di vita”, in relazione alla ra-
dice oo- di oiomµi; þio-ìo¸oç, “biologo”; þiofoç, “vi-
ta”, ma soprattutto “mezzi di vita”, “risorse”.
þouìoµot
Vale “desiderare”, “volere”, sottolineando l’intenzione
del soggetto, e tende a sostituirsi nella prosa attica a
c0cìm, che invece si specializza nel senso di “essere di-
sposto ad accettare” una scelta di altri.
Tra i deverbali che ne derivano direttamente, þotìq,
“volontà”, “decisione”, “consiglio”, sia come intenzione
sia come organo pubblico deliberante: in Atene la Bulé
è il Consiglio dei Cinquecento, istituito da Clistene;
quindi þotìqoiç, formato con il suffisso -oi- dei no-
mina actionis, “desiderio”, “volontà” e anche “testamen-
to”; þotìqµo, con il suffisso -µof- dei nomina rei actae,
“intenzione”. Da þotìq viene il denominativo þot-
ìctm, “decidere”, “deliberare”, con numerosi composti,
come c¬i-þotìctm, “insidiare”; µcfo-þotìctoµoi,
“cambiar decisione”; otµ-þotìctm, “consigliare”, “dare
un consiglio”, e i relativi derivati, come þotìctµo, “de-
liberazione”; þotìctoiç, “consultazione”; þotìctfqç,
“buleuta”, “membro del consiglio dei Cinquecento”;
þotìctfi×oç, “adatto a consigliare”; þotìctfqqiov,
“sede del consiglio”: tutti questi termini sono specifici
del diritto e della prassi politica ateniese.
¡oµsm
Significa “sposarsi”, detto all’attivo (con l’accusativo)
dell’uomo (latino uxorem duco), mentre il medio (con
il dativo) ¸oµotµoi è detto della donna (latino nubo).
È verbo denominativo da ¸oµoç, che al singolare vale
ziale, può essere esteso ai valori di “trasgredire” (una
norma) e di “superare” (un limite, un confine...).
þoììm
Con valore transitivo, þoììm significa “gettare”, detto
di una freccia, di un giavellotto o di altra arma da getto;
con valore intransitivo, significa “gettarsi”, detto di un
fiume che “si getta” in mare.
Dai vari gradi della radice bisillabica þoì-/þcì-/þìq-
derivano nomi come þoìoç e þoìq, “lancio”; þcìoç,
“proiettile”; þìqµo, “tiro”, “lancio di dadi”, “colpo”, “fe-
rita” (suffisso -µof- dei nomina rei actae).
I composti di þoììm sono molto numerosi e spesso,
in relazione ai preverbi, assumono valori molto diffe-
renziati rispetto al verbo semplice, così come i nomi
che ne derivano. Si ha oµqi-þoììm, “gettare intorno”,
“circondare”, “far prigioniero”, e oµqi-þìq-o-fqo-v
(con il suffisso -fqo- dei nomina instrumenti) è la “re-
te”, mentre l’aggettivo oµqi-þoìoç, “che colpisce le
due parti”, vale spesso “ambiguo”, come il sostantivo
derivato oµqiþoìio, “incertezza” (ma nella retorica
serve per indicare una espressione intenzionalmente
ambigua); ovo-þoììm, “gettare in alto”, significa an-
che “rinviare”, “tirare in lungo” (al medio vale inoltre
“slanciarsi”) e il nomen rei actae ovoþoìq indica l’atto
di gettar qualcosa in su (come un mantello sulle spal-
le) ma anche “rinvio”; oio-þoììm, “gettare attraverso”
passa ai significati di “mettere in contrasto”, “creare di-
scordia tra”, e quindi anche “diffamare”, “calunniare”:
oioþoìq è quindi “calunnia” e oioþoìoç “calunniato-
re”: nel Nuovo Testamento la parola indica il Maligno,
il Calunniatore per eccellenza, cioè il “diavolo”; µcfo-
þoììm significa “volgere”, “trasformare”, con valore
transitivo, con quello intransitivo, “volgersi”, “trasfor-
marsi”, e µcfoþoìq è la “trasformazione”; ¬oqo-þoì-
ìm, “gettare accanto”, e quindi, metaforicamente, “con-
frontare”, produce il nome ¬oqoþoìq, “comparazione”,
che nel Nuovo Testamento viene usato per indicare un
“racconto esemplare” o, come si usa dire, “parabola”;
¬cqi-þoììm, “gettare intorno”, passa a “circondare” e
“avvolgere” e il nome ¬cqiþoìoç indica qualcosa che
circonda, come le mura di una città (nell’architettura
medievale il peribolo è il giro di cappelle che circon-
dano l’abside delle chiese); ¬qo-þoììm passa da “get-
tare innanzi” a “produrre”, “proporre”; ¬qoo-þoììm
ha una valenza transitiva di “gettare contro”, “ferire” e
una intransitiva di “gettarsi su”, “irrompere”; otµþoì-
ìm transitivo è “gettare insieme”, “accostare”, “spingere
l’uno verso l’altro”, mentre intransitivo (con il dativo)
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
¡t¡voµot
Si tratta di un presente raddoppiato da un tema apofo-
nico ¸ov-/¸cv-/¸n≥- > ¸o: in latino è presente sotto la
forma gign-o, perfetto gen-ui, “generare”. A partire dal
valore forte di “divenire”, “nascere”, ¸i¸voµoi diventa
spesso un semplice sinonimo di ciµi, “essere”.
Dal grado forte, ¸ov-, si forma ¸ovoç, “prole”, “figlio”,
che con prefissi dà luogo ad o¬o-¸ovoç, “discendente”;
c¬i-¸ovoç, “discendente” (italiano “epigono”); ¬qo-
¸ovoç, “progenitore”; ot¸-¸ovoç, “parente”, “consan-
guineo”; ¸ov-ctç, con il suffisso -ct- dei nomina agen-
tis, “genitore”.
Dal grado medio, ¸cv-, si forma ¸cvoç (latino genus),
“stirpe”, che dà luogo a moltissimi composti, come
ct-¸cvqç, “nobile”; oµo-¸cvqç, “della stessa specie”;
ot¸-¸cvqç, “appartenente allo stesso ¸cvoç”, “consan-
guineo”, con i relativi nomina qualitatis, come ct-¸cv-
cio, “nobiltà”; ot¸-¸cv-cio, “consanguineità”, “paren-
tela”; e inoltre ¸cvvo, “nascita”, “origine”, da cui viene
¸cvvoioç, “di buona stirpe”, “nobile”, “eccellente”, e con
il suffisso -fqf- dei nomina qualitatis, ¸cvvoiofqç,
“nobiltà”, “eccellenza”, e il denominativo ¸cvvom, “ge-
nerare”; infine ¸cv-c-oi-ç, “nascita”, “origine”, formato
con il suffisso -oi- dei nomina actionis.
Dal grado zero ¸v- abbiamo vco-¸v-o-ç, “neonato”.
¡t¡vmoxm
Da una radice indoeuropea gno- si ha in greco il pre-
sente raddoppiato e suffissale ¸i-¸vm-o×m (in latino
no-sco, con il medesimo suffisso, e in inglese to know).
Il greco ¸i¸vmo×m vale “comprendere” al presente, ma
“riconoscere” all’aoristo; tuttavia se regge un infinito,
può significare “decidere”.
Composto con preverbi dà luogo a: ovo-¸i¸vmo×m,
“riconoscere”, ma anche “riconoscere i caratteri”, “leg-
gere”; o¬o-¸i¸vmo×m, “rinunciare”; oio-¸i¸vmo×m,
“riconoscere”, “distinguere”; ×ofo-¸i¸vmo×m, “ren-
dersi conto”, ma anche (se ×ofo- assume il valore di
“contro”) “condannare”; µcfo-¸i¸vmo×m, “cambiare
parere”; ¬qo-¸i¸vmo×m, “decidere in anticipo”; ot¸-
¸i¸vmo×m, “conoscere insieme”, “consentire”, e anche,
con l’idea di mettersi dal punto di vista di chi ha com-
messo un errore, “perdonare”.
Dalla radice di questo verbo derivano ¸vmoiç, “ricerca”,
con il composto oio-¸vmoiç, “distinzione”, “diagnosi”;
¸vmµq, “intelligenza”, “mente”, ma anche “punto di vi-
sta”, “giudizio”, “intenzione”, oppure “sentenza prover-
biale”: ne derivano, tra l’altro, ot¸-¸vmµq, “perdono”, e
l’aggettivo ¸vmµi×oç, “sentenzioso”, “gnomico”; quindi
“matrimonio”, mentre il plurale ¸oµoi indica la “ceri-
monia nuziale”.
Da ¸oµoç deriva una serie di aggettivi e nomi, come
o-¸oµoç, “non sposato”; c¬i-¸oµoç, “che si può sposa-
re”; ¸oµcfqç (con il suffisso -fo- dei nomina agentis)
“marito”; ¸oµcfq (con il suffisso degli aggettivi verba-
li) “sposata” (detto della moglie legittima, in opposizio-
ne alla ¬oììo×q, “concubina”, uno stato matrimoniale
che la legge riconosceva in Atene, sia pur a livello in-
feriore); ¸oµqìioç, “nuziale”, da cui anche Ioµqìimv,
-mvoç, “Gamelione”, nome del settimo mese del calen-
dario ateniese, sacro a Hera Gamelia, protettrice dei
matrimoni. Da questa radice viene anche ¸oµ-þ-qoç,
“congiunto”, per lo più “cognato”, ma talvolta anche
“sposo”.
¡sgmv
Significa “anziano”, con l’idea connessa dell’onore do-
vuto all’anziano e della posizione privilegiata che esso
occupa nella società greca: pertanto oi ¸cqovfcç sono
“gli anziani”, membri del consiglio sia in Omero sia in
certe città come Sparta.
Tra i derivati, citiamo: l’aggettivo ¸cqotoioç, “che con-
cerne gli anziani, i capi”, con il sostantivo ¸cqotoio,
“il consiglio degli Anziani”, il senato: questo termine è
usato propriamente per indicare quello di Sparta e, nei
testi greci di argomento romano, per indicare il sena-
to di Roma; ¸cqotoio×oç, ¸cqotoioofqç, “membro
del senato”, “senatore”.
Dal tema ¸cqovf- derivano ¸cqovfiov, diminutivo,
“vecchietto”; ¸cqovfcioç, “che riguarda un vecchio”;
¸cqovfi×oç, “del vecchio”, da cui il neutro sostantiva-
to fo ¸cqovfi×ov, “seggio del senato”; quindi il verbo
¸cqovfiom, “divenire vecchio”, “invecchiare”, distinto
da ¸cqovfctm, “essere senatore”, “esser membro della
¸cqotoio”. Tutti questi termini esprimono la nozio-
ne di vecchiaia in connessione all’importanza sociale e
politica dell’anziano.
I nomina qualitatis corrispondenti a ¸cqmv sono anti-
chi temi in sibilante, come ¸qqoç, “vecchiaia”, con al-
lungamento della vocale radicale, e ¸cqoç, “privilegio
onorifico” (su questo accostamento non tutti i linguisti
sono d’accordo).
Dal primo derivano il verbo ¸qqoo×m, “invecchiare”,
e alcuni nomi composti, come per esempio ¸qqo-þo-
o×oç, “che nutre i vecchi” (cf. þoo×m, “nutrire”), con
il sinonimo ¸qqo-fqoqoç (cf. fqcqm, “nutrire”); dal
secondo, invece, deriva l’aggettivo ¸cqoioç, “vecchio”,
“venerabile”.
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
14 IL LESSICO GRECO
al plurale ¸qoµµofo, “scrittura”, “lettera dell’alfabeto”,
“scritto”, “opera letteraria”, “documento scritto”, deri-
vano ¸qoµµofiov, “tavoletta per scrivere”, “libretto”;
¸qoµµofciov, “tavoletta”, “contratto”, “lista”; o ¸qoµ-
µofi×oç, “il maestro di scuola”; q ¸qoµµofi×q, sott.
fc¿vq, “la grammatica”; ¸qoµµofo-oiooo×oìoç,
“maestro di scuola” (oiooo×m, “insegnare”); ¸qoµµo-
fo-qtìoç, “archivista” (qtìoç, “custode”).
¡uvq
Con questa parola si indica la donna, essere umano di
sesso femminile. In Omero spesso indica la concubina,
in opposizione alla moglie legittima, ooµoq, oìo¿oç;
in seguito indica la moglie, in opposizione a ¬oììo×q,
“concubina”, e a cfoiqo, “etera”.
Come primo termine di composizione si trova ecce-
zionalmente nella forma ¸tvoi-, come in ¸tvoi-µov-
qç, “pazzo per le donne” (cf. µoivoµoi, “esser pazzo”);
più spesso nella forma ¸tvoi×- o ¸tvoi×o-, come in
¸tvoi×o-þotì-oç, “che ha una volontà soggetta, da
donna”; ¸tvoi×o-×qofio, “governo delle donne” (cf.
×qofoç, “potere”); ¸tvoi×o-qqmv, “che ha mente di
donna” (cf. qqqv); ¸tvoi×o-qtqç, “di natura mulie-
bre” (cf. qtm, qtoiç).
Tra i composti, le forme atematiche sono antiche e rare,
come ×oììi-¸tvoiç, “dalle belle donne”, appellativo
omerico della Grecia, in opposizione alle forme tema-
tiche, come qiìo-¸tvoç, “amante delle donne”; µioo-
¸tvoç (cf. µiocm, “odiare”), “misogino”.
Tra i derivati, il nomen loci ¸tvoi×mv, “appartamen-
to delle donne”, “gineceo”, ma il termine corrente è
¸tvoi×mvifiç.
óotµmv
Indica una potenza divina indeterminata, che non si
vuole o non si può nominare, il “numinoso”, in con-
trapposizione a 0coç, che ha un nome e che può essere
oggetto di culto; talvolta indica quindi anche “il desti-
no”. Più tardi passa a significare una figura intermedia
tra uomini e dei, un semidio; infine assume una con-
notazione negativa e nel greco cristiano indica spiriti
maligni, “dèmoni”.
Tra i numerosi composti in cui la parola figura al se-
condo posto, indicando in generale il destino che gli
dei determinano per l’uomo, ricordiamo oto-ooiµmv,
“che ha un cattivo dèmone”, “sfortunato”, con il verbo
oto-ooiµov-cm, “essere sfortunato”, e il nomen qualita-
tis oto-ooiµov-io, “infelicità”; all’opposto ct-ooiµmv,
“fortunato”, “felice”, con il verbo ct-ooiµov-cm, “essere
felice”, il causativo ct-ooiµoviçm, “chiamare felice”, e
l’aggettivo verbale ¸vmfoç, “conosciuto”, “noto”, con il
suo antonimo o¸vmfoç, “sconosciuto”, che dà luogo
a sua volta all’astratto o¸vmoio, “ignoranza”; e l’altro
aggettivo ¸vmqiµoç, “noto”, “illustre”, che dà luogo al
denominativo ¸vmqiçm, “rendere noto”; infine abbia-
mo, con un o- privativo, o¸vocm, “non riconoscere”,
“ignorare”, che con il suffisso -io dei nomina qualitatis
dà luogo all’astratto o¸voio, “ignoranza”.
¡goqm
Il verbo propriamente significa “tracciare delle linee” e
quindi sia “disegnare” sia “dipingere” e “scrivere”: la dif-
fusione dei termini derivati da questa radice può dare
in qualche modo la misura di quanto la civiltà greca
fosse coinvolta nell’attività di fissare per iscritto la pro-
pria memoria.
Dal verbo semplice derivano numerosi composti, con
le corrispondenti forme nominali, che talvolta sono
più usate dei verbi stessi. Questi sono i più frequen-
ti: ovo-¸qoqm, “iscrivere”, “incidere”; ovo-¸qoqq,
“iscrizione”; o¬o-¸qoqm, “trascrivere”; oio-¸qoµµo,
“registro”, “libro”; c¸-¸qoqq, “iscrizione”; c¬i-¸qoqq,
“iscrizione”, “epigrafe”; c¬i-¸qoµµo, “iscrizione”, “epi-
gramma” (breve componimento che in origine era de-
stinato a essere inciso su pietra e poi divenne genere
letterario; si diffuse soprattutto in età alessandrina);
¬oqo-¸qoqm, “scrivere a lato”; ot¸-¸qoqq, “compo-
sizione scritta”, assume il valore specifico di “opera in
prosa”; ot¸-qqoqctç, “prosatore”, “storico”.
Numerosi sono i composti con ¸qoq- al secondo po-
sto: c ¬iofoìo-¸qo qoç, “segretario” (scrittore di let-
tere, c ¬iofoìoi ); i ofoqio-¸qo qoç , “storico”; ìo¸o-
¸qo qoç, “logografo”, “scrittore di discorsi” (con questo
nome furono chiamati sia i primi scrittori di eventi e
di notizie geografiche, come Ecateo di Mileto, sia colo-
ro che in Atene scrivevano discorsi giudiziari che i loro
clienti avrebbero pronunciato durante i processi, visto
che la legge ateniese imponeva che i cittadini accusasse-
ro e si difendessero da soli); µt0o-¸qo qoç, “mitografo”;
fqo¸m oio-¸qo qoç, “scrittore di tragedie”; o -¸qoqoç,
“non scritto”; o vfi -¸qoqov, “copia”; ¬oqo -¸qoqoç,
“segno tracciato a margine”, “paragrafo”.
Dal nomen rei actae ¸qoqq, “scrittura”, “pittura”, “dise-
gno”, derivano nomi e aggettivi, come ¸qoqi×oç, “pitto-
rico”; ¸qoqctç, “scriba”, “copista”, “pittore”; ¸qoqciov,
“stilo”, “strumento per scrivere”; quindi dal tema ¸qoµ-
con un suffisso -µo-, ¸qoµµoç, “atto di scrivere”, con
gli aggettivi ct0t¸qoµµoç, “rettilineo” (ct0tç, “retto”,
“diretto”), infine dal nomen rei actae ¸qoµµo, spesso
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
óqìoç
Questo aggettivo significa “bene in vista”, “visibile”,
quindi anche “evidente”.
Con prefissi assume valori analoghi oio-oqìoç, “tra-
sparente”; cv-oqìoç, “evidente”; oqi-oqìoç, “che si
scorge da lontano”. Il denominativo oqìom vale “ren-
dere evidente”, “indicare”; è usato spesso al passivo, “es-
sere mostrato”; da esso deriva il nomen actionis oqìm-
oiç, “dimostrazione”.
óqµoç
Aqµoç in origine significa “territorio”, “paese”, anche
in relazione all’organizzazione politica dell’Attica, che
era divisa in “demi”, quartieri urbani e cantoni rurali;
ben presto, in rapporto alla prassi politica dei partiti
democratici, in Atene e nel resto della Grecia, questa
parola significò “popolo”, anche come “partito del po-
polo” (opposto a oi oìi¸oi, il “partito oligarchico”) e
“democrazia”, “città governata dai democratici”. Si ri-
cordi che nelle ¬oìciç arcaiche il termine non indi-
ca né tutta la massa degli abitanti né i poveri, bensì il
gruppo emergente degli artigiani e dei commercianti,
che rivendicava il proprio spazio politico in opposizio-
ne all’aristocrazia tradizionale.
Tra i composti di oq µoç abbiamo o ¬o -oqµoç, “emigrato”,
in relazione al concetto geografico del termine, e o ¬o-
oqµc m, “emigrare”; e ancora c v-oqµoç, “che si trova nel
suo paese”, “indigeno”, con il denominativo c v-oqµc m,
“essere in patria”; qiìo -oqµoç, “amico del popolo”, e al-
tri; alcuni di questi assumono connotazioni specifiche
in rapporto alla democrazia ateniese, come oqµ-o¸m¸-
o ç (cf. anche o ¸m), “capo del popolo”, nome che indica
in generale un uomo politico e solo più tardi, in un lin-
guaggio a tendenza conservatrice, assumerà un valore
negativo, “demagogo”, con il denominativo oqµo¸m¸-c m
e l’astratto oqµo¸m¸i o; oq µ-oq¿-oç (cf. o q¿m), “capo di
un demo”, “demarco”, con il denominativo oqµoq¿c m e
l’astratto oqµoq¿i o, che indica la magistratura ricoperta
dal demarco; infine oqµo-×qof-i o, che indica il potere
politico esercitato dal oqµ oç, nei diversi significati che
questo termine assume nella storia greca, con i relativi
oqµo×qofc oµoi, “reggersi a democrazia”, detto di una
polis, e oqµo×qofi×o ç, “democratico”.
Aqµoç figura anche come componente in molti antro-
ponimi, come Aqµoo0cvqç, “Demostene (lett. “vigo-
re del popolo”)”. Fra i derivati ricordiamo gli aggettivi
oqµooioç, “che concerne il popolo”, “pubblico”, “dello
stato”, con l’avverbio oqµooio, “in nome dello stato”,
“a spese pubbliche”; oqµofi×oç, “popolare”, anche
nell’accezione peggiorativa di “volgare”; e oqµioç, “che
il nomen qualitatis ct-ooiµov-io, “felicità”. Così anco-
ra si hanno ×o×o-ooiµmv, “infelice”, e il verbo ×o×o-
ooiµov-içm, “ritenere infelice”.
Con un diverso rapporto tra il primo e il secondo ele-
mento del composto si trova o¸o0o-ooiµmv, “buon
genio”, come se fosse o¸o0oç ooiµmv, e ancora ocioi-
ooiµmv, “pio”, “che teme (cf. ociom, “temere”) gli dei”,
ma anche, con connotazione negativa, “superstizioso”,
così ocioi-ooiµovio, “superstizione”, e ocioi-ooiµo-
vcm, “essere superstizioso”.
Altri derivati sono ooiµo v-ioç, “che è in un rapporto
particolare con un dio”, con il neutro sostantivato ooi-
µo v-iov, “potere divino”, e anche “demone”; ooiµov-i×-
o ç e ooiµov-io×-o ç, “in rapporto speciale con gli dei”.
óstóm
Da una radice o¡ci-/o¡i-, “temere”, si è formato già in
Omero un perfetto ocoio, ocioiµcv, che aveva anche
una prima singolare ociom, da *oco¡oj-o; più tardi
questo perfetto è stato sentito come un presente e gli è
stato costruito un aoristo cocioo, come se fosse deri-
vato da un tema verbale ocio-.
Dalla radice o¡i-, con il suffisso -co- dei nomina rei
actae, si hanno il nome oc oç, “timore”, con l’astratto ne-
gativo (o - privativo e suffisso -io dei nomina qualitatis)
o -ocio, “mancanza di timore”, “sicurezza”, e l’aggettivo
ociìo ç, “vile”, con il doppione oci ìoioç e l’astratto de-
rivato ociìi o, “viltà”; una storia particolare ha ocivo ç,
“temibile”, che in un contesto agonale, come in una gara
atletica o in un processo giudiziario, assume il valore di
“straordinariamente abile” (l’avversario è temibile ap-
punto perché abile) e dà luogo, con il suffisso -fqf- dei
nomina qualitatis, a ocivo fqç, “abilità”, “capacità”, “elo-
quenza”, e al fattitivo ocivo m, “rendere terribile”.
óstxvuµt
Deriva da una radice oci×-/oi×-, “mostrare”, “indicare”,
che dà luogo altresì al latino dico, dixi, “dire”. Da que-
sta radice deriva oci çiç, che indica l’azione di mostra-
re, quindi anche “dimostrazione”, come nel composto
c ¬i -ociçiç, “dimostrazione”, ma anche “celebrazione”,
con l’aggettivo derivato c ¬ioci×fi×o ç, “epidittico” o
“dimostrativo”, nome di un genere dell’eloquenza che
celebra un personaggio o una festa (¸c voç c ¬ioci×-
fi×o v), oci ¸µo, “esempio che si mostra”, ma anche
“luogo di esposizione”, “mercato”, con i composti come
¬oqo oci¸µo, “esempio”, “modello”, “paradigma”, in rap-
porto a ¬oqooci ×vtµi, “portare a esempio”, e con il de-
rivato ¬oqooci¸µofi×o ç, “esemplare”, “paradigmatico”.
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16 IL LESSICO GRECO
ótxq
Questo termine indica la giustizia e si specifica ben pre-
sto in rapporto alle istituzioni della città, contrapponen-
dosi a quella tradizionalmente amministrata dai ¸c vq
aristocratici, 0c µiç: in questo senso l’uno e l’altro hanno
una connotazione religiosa e Ai ×q è anche una dea, che
nella religione attica ha una posizione accanto a Zeus
nel quadro delle divinità tutrici dei valori fondamentali
della convivenza civile. In questo contesto, oi ×q si con-
trappone a þi o, la violenza (latino vis); come termine
tecnico della procedura giudiziaria, oi ×q indica un pro-
cesso di interesse privato, opponendosi in questo caso a
¸qoqq , “processo di interesse pubblico”.
Tra i composti di oi×q segnaliamo o-oi×oç, “ingiusto”,
con il denominativo o-oi×cm, “commettere ingiusti-
zia”, il suo composto ovf-o-oi×cm, “ricambiare ingiu-
stizia con ingiustizia” e l’astratto o-oi×io, “ingiustizia”;
inversamente, cv-oi×oç significa “giusto”, mentre c×-
oi×oç indica colui che si trova “fuori della giustizia” e
quindi “ingiusto”, ma altresì colui che “fa venir fuori il
giusto” e quindi “vendicatore”, con i derivati c×-oi×cm
ed c×-oi×io, rispettivamente “vendicare” e “vendetta”.
Tra i derivati di oi×q ha grande importanza oi×oioç,
“giusto”, “conforme al giusto”, detto di persone e di
azioni, con i due astratti, formati rispettivamente con
i suffissi dei nomina qualitatis -otvo- e -fqf-, oi×o-
iootvq e oi×oiofqç, “giustizia”, il denominativo oi-
×oçm (< *oi×o-o-jo), “rendere giustizia”, “giudicare”,
che dà luogo a diversi composti, al nomen agentis oi-
×oofqç, “giudice” (< *oi×oo-fo-) e al nomen loci oi-
×oofqqiov (< *oi×oo-fqqio-), “luogo dove si ammi-
nistra la giustizia”, “tribunale”.
óoxsm
Questo verbo, con le varianti fonetiche oo×ctm e oo-
×om, è connesso alla radice oc¿- di oc¿oµoi, “accoglie-
re”, e ha il valore di “credere”, “pensare”; con il dativo
della persona significa “sembrare”, anche nella locuzio-
ne oo×ci µoi; in latino questa radice appare nel verbo
doceo, “far riconoscere”, “insegnare”.
Con preverbi oo×cm e connessi danno luogo a nume-
rosi composti, come ¬qoo-oo×om, “aspettarsi che”,
otv-oo×cm, “essere d’accordo” (con dativo sociativo).
I nomi derivati da questa radice sono molti, soprattut-
to in relazione al lessico politico e, più tardi, filosofico.
Aoço in origine è l’“opinione”, soprattutto quella ri-
flessa nel pensiero degli altri, quindi la “reputazione”,
la “fama”, la “gloria”: in questo senso nel lessico arcai-
co diventa sinonimo di ×ìcoç, un concetto essenziale
appartiene al popolo”, “pubblico”, con il suo composto
c¬i-oqµioç, “che si trova nel paese”.
ótóooxm
Da un tema oo-, composto con il suffisso -q-, si hanno
in Omero forme come il futuro ooqocoi, “tu saprai”,
l’aoristo cooqv, il perfetto ocooq×o, “ho appreso”, “so”.
Da questa radice deriva un presente fattitivo con rad-
doppiamento, oiooo×m, “insegnare”, che ha numerosi
composti.
Dall’antica radice ooq- deriva ooqµmv, “esperto”, con
l’antonimo o-ooqµmv, “che non sa”.
Gli altri derivati presentano il raddoppiamento del-
la radice, come oiooo×m: si tratta di oiooo×oìoç,
“maestro di scuola”; oiooo×oìio, “insegnamen-
to”; oiooo×oìi×oç, “che riguarda l’insegnamento”;
oiooo×oìciov, con il suffisso dei nomina loci, “scuo-
la”. Aioo¿q, infine, indica “la dottrina” e oioo×fqo,
formato con il suffisso dei nomina instrumenti, indica
l’“onorario del maestro”.
ótómµt
Da una radice indoeuropea oo–-/oo

-, con una variante
in -o-, breve o lungo, che si ritrova nel latino do¯-num/
da˘-re, deriva questo verbo con presente atematico e
raddoppiato, che significa “dare”, “donare”.
Con diversi preverbi dà luogo ad ovfi-oiomµi, “dare in
cambio”; o¬o-oiomµi, “attribuire”, “rendere”, e, al me-
dio, “vendere”; c×-oiomµi, “liberare”, “dare in moglie”
(nel lessico familiare, in rapporto a una ragazza che
viene “data via”), “pubblicare” (in riferimento a un’ope-
ra letteraria); c¬i-oiomµi, “dare in aggiunta”, come di
una cosa che viene “messa sopra” a cosa che viene da-
ta, e intransitivo “progredire”; µcfo-oiomµi, “dare una
parte di” (con il genitivo partitivo e il dativo di termi-
ne della persona), “comunicare”; ¬qo-oiomµi, “dare in
anticipo”, “consegnare”, ma anche “tradire”, con il no-
men agentis ¬qooofqç, “traditore”, e l’astratto derivato
¬qooooio, “tradimento”.
Fra i derivati della radice ricordiamo: il nomen actionis
oooiç, “dono”, in quanto atto del dare, ma anche “ver-
samento” di denaro o “dose” nel linguaggio medico; i
due nomina agentis omfqq e omfmq, “che dà”, “dona-
tore”; il nomen rei actae omqov, “dono” (latino donum),
con una serie di aggettivi derivati, fra cui o-omqoç e
o-omqqfoç, “senza dono”, il secondo usato spesso
per “incorruttibile” in relazione all’aggettivo verbale
omqqfoç, “che può essere comprato con doni” (talvolta
però vale semplicemente “donato”, secondo la doppia
valenza di questa classe di aggettivi verbali).
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
molti sinonimi, corrispondenti in parte a diverse for-
me di limitazione della libertà personale.
Ne derivano l’astratto nomen qualitatis ootìo-otvq,
“schiavitù”, e gli aggettivi ootìioç e ootìi×oç, “ser-
vile”, “da schiavo”: il secondo è impiegato nella prosa
attica, spesso con una curvatura ideologica che vale
“proprio di un essere inferiore come lo schiavo”; quindi
i verbi denominativi ootìctm, “essere schiavo”, e oot-
ìom, “ridurre in schiavitù”. Dal primo di questi verbi
deriva, con il suffisso -jo, il nome dell’istituzione, oot-
ìcio, “schiavitù”, e talvolta anche “insieme di schiavi”.
Nei composti ootìo- ricorre come primo termine in
alcuni composti come ootìo-¬qc¬qç, “servile”, “de-
gno di uno schiavo”, e quale secondo termine in voca-
boli come c¬fo-ootìoç, “sette volte schiavo”, “sprege-
volissimo”; ct-ootìoç, “buono nei confronti dei suoi
schiavi”; icqo-ootìoç, “schiavo di un tempio”, “schiavo
sacro”, e oµo-ootìoç, “compagno di schiavitù”.
Cf. l’antonimo cìct0cqoç.
óuvoµot
La radice di questo verbo significa “avere la capacità di”,
“essere capace di”; molto usato è l’aggettivo verbale ot-
vofoç, che normalmente presenta il valore attivo della
radice, “potente”, “capace di”, ma anche quello passivo,
“possibile”; la doppia valenza ricorre anche nel compo-
sto o-otvoµiç, “incapace” e anche “impossibile”.
Tra i derivati, ot voµiç indica “forza” in generale (distin-
ta dalla “forza fisica”, i o¿t ç, e dalla “forza attiva, dirom-
pente”, q m µq), in attico anche “forza politica”, mentre al
plurale otvo µciç equivale al latino copiae, “forza mili-
tare”, “esercito”; ne deriva l’aggettivo otvoµi×o ç, “effi-
cace”, mentre ancora a ot voµoi si rapporta il nomen
agentis otvo -ofqç, “che dispone di potere”, e, in senso
politico, “re”, “monarca”, con il denominativo otvo-
ofct m, “regnare”.
sógoµov
Questa forma di aoristo tematico si integra come for-
ma suppletiva con il presente fqc¿m, “correre”.
Con preverbi dà luogo a c¬-coqoµov, “mi slanciai”, e
¬oq-coqoµov, “corsi oltre”, “oltrepassai (di corsa)”; ma
soprattutto questa radice è feconda nelle formazioni
nominali, come il nomen rei actae (suffisso -o) oqoµq,
“corsa”, che con prefissi dà luogo a c¬i-oqoµq, “incur-
sione”, “irruzione”; ×ofo-oqoµq, “scorreria”, “attacco”;
¬qo-oqoµq, “il correre avanti”, “sortita”; l’altro nomen
rei actae oqoµoç, “corsa”, ma anche “luogo dove si cor-
re”, quindi “pista” oppure “palestra” o “strada”, forma a
sua volta numerosi composti, come i¬¬o-oqoµ-oç,
nell’etica aristocratica; nel linguaggio della filosofia,
soprattutto a partire dal IV secolo e da Platone, indi-
ca l’ “apparenza” che ci viene data dalla percezione dei
sensi, in opposizione all’oìq0cio, che ci viene scoper-
ta dalla riflessione razionale. Ne derivano molti com-
posti, come o-ooç-oç, “privo di gloria”; cv-ooç-oç,
“celebre”, “illustre”; ct-ooç-oç, “che ha buona fama”,
“illustre”; ¬oqo-ooç-oç, “contrario all’aspettativa”,
“imprevisto”; qiìo-ooç-oç, “fedele a una opinione”,
ma, più spesso, “amante della gloria”, con i relativi de-
rivati, come o-ooç-io, “mancanza di fama”, “oscurità”,
oppure “cattiva reputazione” e il relativo verbo deno-
minativo o-ooç-cm, il cui significato può determinar-
si in rapporto a un valore passivo della radice oo×-, e
quindi “essere poco stimato”, ma anche in senso attivo,
“disprezzare”.
Altri derivati sono il nomen actionis oo×qoiç, “opinio-
ne”, i nomina rei actae oo¸µo e oo×qµo, dei quali il
primo, più antico e formato direttamente dalla radice
verbale, indica “opinione”, “decisione”, mentre il secon-
do, in rapporto al presente, vale piuttosto “apparenza”
o anche “decreto”. Ancora si trova l’aggettivo oo×iµoç,
“accettabile”, “approvato”, “stimato”, con i suoi deriva-
ti oo×iµoçm e oo×iµom, “mettere alla prova”, “appro-
vare”; oo×iµooio, “esame”, soprattutto dei magistrati
dopo la loro elezione (il magistrato doveva dimostra-
re di avere i requisiti necessari per esercitare la carica,
soprattutto di essere figlio di padre e madre cittadini
e di aver sempre adempiuto ai suoi obblighi religiosi);
ct-oo×iµoç, “che ha buona fama”, “illustre”, con il de-
nominativo ctoo×iµcm, “avere buona fama”.
óoìoç
Nel senso di “inganno”, “strumento di inganno” (come
presso Omero il cavallo di Troia), corrisponde esatta-
mente al latino dolus.
Come primo termine è presente in alcuni composti,
come ooìo-µqfiç, “dalla mente (µqfiç) ingannatrice”,
“fraudolento”; ooìo-¬ìo×oç, “ingannatore”; ne deriva-
no aggettivi come ooìioç, “ingannevole”, detto di pa-
role in Omero, più tardi di persone, e ooìociç, ancora
“ingannevole”, e il denominativo ooìom, “ingannare”,
“vincere qualcuno con l’astuzia”.
óouìoç
La parola esiste in miceneo, ma non ha etimologia in-
doeuropea: i popoli che giunsero in Grecia intorno al
1900 a.C. e che vi introdussero il greco avranno de-
sunto il nome dello “schiavo” dai linguaggi dell’Asia
Minore, come il lidio o il cario. Il termine greco ha
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18 IL LESSICO GRECO
sìsu0sgoç
In opposizione a oot ìoç, “schiavo”, indica l’uomo “libero”
e, per connessione ideologica propria di una società di li-
beri, le virtù di dignità morale, eccellenza, capacità che i
liberi rivendicano come loro caratteristiche specifiche.
Con prefissi si hanno i composti ov-cìct0cqoç, “non
libero”, ma anche “sconveniente a un uomo libero”; o¬-
cìct0cqoç, “affrancato”, “liberto”, con il denominativo
o¬cìct0cqom, “manomettere” (in senso giuridico an-
tico), “liberare uno schiavo”.
Da cìct0cqoç deriva il nomen qualitatis cìct0cqio,
“libertà”, con il suo opposto ovcìct0cqio, ideologica-
mente qualificato, “maniere indegne di un uomo libe-
ro”, “rozzezza”, “villania”, e l’aggettivo cìct0cqioç, “de-
gno di un uomo libero”, con il relativo nomen qualitatis
cìct0cqiofqç, “carattere degno di un uomo libero”,
“generosità”, “liberalità”; ancora il verbo cìct0cqioçm
significa “parlare, comportarsi da uomo libero”, vale a
dire in modo moralmente apprezzabile.
sìnoµot
Con il senso di “sperare”, la radice ¡cì¬- è imparentata
con il latino velle e il tedesco wollen, “volere”. Come vox
media si colora del senso indeterminato di “prevedere”
alcunché di bene o di male: questo senso ricorre in al-
cuni dei suoi composti.
In composizione con o- privativo si ha l’aggettivo ver-
bale o-cì¬-foç, “insperato”, talvolta “inatteso”, e ovo-
cì¬foç, “insperato”.
Tra i derivati, ricordiamo: c ì¬mqq , “speranza”; c ì¬i ç,
“speranza”, ma anche “aspettativa”, “attesa”, con i suoi
composti o v-cì¬iç, “privo di speranza”; ct -cì¬iç, “spe-
ranzoso”; ot o-cì¬iç, “che ha cattive speranze”; il verbo
c ì¬i çm, “aspettarsi” (talvolta con timore), “sperare”.
sotxo
Questo è un antico perfetto derivato da *¡c-¡oi×-o:
comporta l’idea di “sembrare”, “assomigliare”, “sembra-
re opportuno”, con l’aspetto compiuto del presente.
Da coi×o derivano i presenti fattitivi cio×m, “rende-
re simile a”, “paragonare a” ed ci×oçm, “rappresenta-
re con un’immagine”, “congetturare”; da questo pro-
vengono alcuni derivati nominali, tra cui l’aggettivo
verbale ci×oofoç, “paragonabile”, da cui a sua volta
viene ci×oofi×oç, “che concerne la rappresentazio-
ne”, “icastico”.
Dalla base *¡ci×- derivano alcune importanti forma-
zioni nominali, tra le quali ci×mv, “immagine”, “rap-
presentazione”, di solito una statua o un quadro, ma
talvolta anche “immagine”, “comparazione”; con un
“ippodromo”; infine il nomen agentis oqoµctç, “corri-
dore”, e gli aggettivi oqoµoioç, “che corre”, e oqoµi×oç,
“adatto alla corsa”.
stóov
Dalla radice indoeuropea vid- (latino vid-eo, tedesco
wissen, “sapere”, Weise, “saggio”), deriva in greco una
radice apofonica ¡oio-/¡cio-/¡io-, che dà luogo a ci-
oov, aoristo suppletivo della coniugazione di oqom, al
perfetto oioo, “io so”, all’antico presente ciooµoi, “ap-
parire”, “sembrare”, e al nome ciooç, con il suffisso -co-
dei nomina rei actae, “immagine”, “forma”. Da ciooç,
“aspetto”, “forma”, “figura”, derivano ancora ciomìov,
“immagine”, per lo più irreale, “statua”, o anche “fanta-
sma”; nel Nuovo Testamento e nel greco cristiano dal
concetto di “immagine” di divinità si sviluppa il signi-
ficato svalutativo di “idolo”, con i composti ciomìo-
ìofqqç, “idolatra”, e ciomìo-ìofqio, “idolatria”, “cul-
to degli idoli”, cioè di divinità pagane; sempre da ci-
ooç, con il suffisso composito -tìì-io- dei deminutiva,
si ha ciotììiov, “piccola rappresentazione”, “poemet-
to”, che designa un tipo particolare di componimento
poetico in età ellenistica, come gli Idilli di Teocrito.
Con un altro suffisso dei nomina rei actae, -o-, si forma
ioco, “apparenza”, “forma”, e quindi “specie”, “catego-
ria”; come ciooç, ioco si specializza nel linguaggio del-
la filosofia platonica nel senso di “forma intelligibile”,
“idea”; ancora dal tema ¡io- si ha, con il suffisso -foq-
dei nomina agentis, iofmq, “colui che indaga”, con il de-
nominativo iofoqcm, “fare inchieste”, “informarsi”, e
quindi “raccontare” (il risultato della propria indagine)
e infine l’astratto iofoqio, “ricerca”, “esposizione della
ricerca” e quindi “storia”.
sìouvm
Da una radice c ìo¡- si ha il presente suffissale c ìot -
vm, che in valore transitivo significa “condurre”, “guida-
re” (un cavallo, una barca ecc.), e in valore intransitivo
“avanzare” (su un mezzo). Come termine tecnico della
metallurgia, significa “lavorare” un metallo, “forgiare”.
Con preverbi forma oi-cìot vm, “spingere attraverso”, “fe-
rire”, “trafiggere”, ¬qoo-cìot vm, “spingere innanzi”, più
spesso in valore intransitivo, “avanzare”, “cavalcare verso”.
Tra i composti, il nomen actionis cìo-oi-ç, “azione di
cacciare”, “espulsione”, ma anche “incursione militare”,
ed cìo-oio, specializzato nel senso di “azione di an-
dare a cavallo”, ma nel composto çcv-qìooio, “caccia-
ta dagli stranieri”, il valore transitivo di cìotvm si fa
nuovamente sentire; ricordiamo ancora il nomen agen-
tis cìo-fqq, “conduttore”, “auriga”.
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
traccia in greco, tra l’altro, nell’aumento in ci- di cq¸o-
çoµoi e altri verbi, compare nelle lingue sassoni come
w- iniziale.
Il derivato più importante di cq¸ov è il causativo cq-
¸oçoµoi, “lavorare” o anche “causare”, con i suoi com-
posti oi-cq¸oçoµoi, “coltivare”, ma anche “distrugge-
re” (il preverbio oio- indica “da una parte all’altra” e si
applica al verbo in riferimento rispettivo alle attività
agricole e a quelle militari); otv-cq¸oçoµoi, “lavora-
re insieme”, “collaborare” (con il dativo sociativo) ecc.;
da questo verbo si formano numerosi deverbali, come
cq¸o-oio, “opera”, ma anche “fatica” o “commercio”
(con il suffisso -oio- dei nomina actionis), cq¸oofqç
ed cq¸oofqq, “lavoratore”, “operaio” (rispettivamen-
te con i suffissi -fo- e -fqq- dei nomina agentis); cq-
¸oofqqiov, “officina”, “laboratorio”, con il suffisso
-fqqio- dei nomina loci.
Da cq¸ov sono numerosi i composti, che presentano
vari gradi apofonici della radice (alternanza -cq¸-/-
oq¸-, formazioni in -cq¸qç ecc.): o-cq¸oç e attico
oq¸oç, “inerte”, “pigro”; ct-cq¸oç, “benefattore” (ma
se la radice è assunta in senso passivo, “facile a la-
vorarsi”), ct-cq¸cfqç, “benefattore”, ct-cq¸coio,
“buona azione”, “beneficio”; cv-cq¸oç, “attivo”, “effi-
cace”; otv-cq¸oç, “che aiuta”, con otvcq¸cio, “aiu-
to”, “cooperazione”; ¬oq-cq¸oç, “che sta da parte ri-
guardo l’opera”, e quindi “secondario”, “marginale”;
oqµio-cq¸oç = oqµiotq¸oç, “che lavora per il pub-
blico” (antico nome dell’artigiano, quando all’origine
della polis esso non lavorò più per un signore, ma mi-
se la propria opera a disposizione di chiunque nel-
la comunità volesse retribuire il suo lavoro), “profes-
sionista” (in seguito questo termine fu impiegato da
Platone per esprimere la figura di un Dio che sarebbe
stato “il grande architetto dell’universo” e quindi “de-
miurgo” – si noti che ai Greci mancò il concetto di
“creazione”); ¸cmq¸oç, “lavoratore della terra”, “con-
tadino” (ma fu usato anche come proprio, donde il la-
tino tardo Georgius e l’italiano Giorgio); ct-cq¸qç,
“solido”, “ben fatto”.
s¿m
Da una radice segh- si forma il presente c¿m con lo
spirito dolce per la legge di Grassmann; l’aspirazione
ricompare in una delle due forme di futuro, cçm. In
valore transitivo significa “avere”, mentre intransitiva-
mente vale “essere”, soprattutto in unione con avverbi,
come ct, ×o×mç c¿m, “stare bene, male”; al medio, con
il genitivo di contatto, significa “essere vicino”, “stare at-
taccato a”.
vocalismo zero, l’aggettivo i×cìoç, “simile”, con il suo
doppione ci×cìoç, che ricorre in vari composti come
0co-ci×cìoç, “simile a un dio”. Infine si hanno nume-
rosi composti con temi in -o-, come c¬i-ci×qç, “con-
veniente”, “ragionevole”, con il suo antonimo, compo-
sto con o- privativo, o-ci×qç, “sconveniente”, che a sua
volta dà luogo al denominativo oci×içm e oi×içm,
“maltrattare”, “oltraggiare”, “torturare”.
Un’ultima forma nominale è costituita dal perfetto
participio neutro ci ×o ç, -o foç, “il verosimile”, “il
ragionevole”, con l’avverbio ci ×o fmç, “verosimil-
mente”.
snoç, stnstv
Da una radice ¡c¬-(cf. latino vox), c¬oç indica la pa-
rola, in quanto pronunciata, in opposizione a cq¸ov,
“l’azione”; il plurale c¬q (ionico c¬co) indica i versi
epici, gli esametri, in opposizione ai µcìq, propri della
lirica, e anche i poemi stessi in opposizione agli altri ge-
neri (lirica, tragedia ecc.). La forma verbale corrispon-
dente è l’aoristo ci¬ov, infinito ci¬civ, che funziona
come forma suppletiva della coniugazione dei verbi di
dire (ìc¸m, qqµi, o¸oqctm).
Da ci¬civ, con preverbi si formano numerosi com-
posti, come ov-ci¬civ, “alzare la voce”; o¬-ci¬civ,
“dichiarare” o “rifiutare” (a seconda del valore che si at-
tribuisce al preverbio: una dichiarazione che “parte da
me” o “allontana me”); ¬qo-ci¬civ, “predire”; ¬qoo-
ci¬civ, “rivolgere la parola a”.
Da c¬oç, invece, nell’accezione di “poesia epica”, deri-
vano con il suffisso -o- dei nomina agentis c¬o-¬oioç,
“facitore di c¬q”, “poeta epico”; il nomen actionis c¬o-
¬oiio, “composizione di carmi epici”. Il nome c¬-tìì-
io-v, risultante dall’applicazione di un doppio suffisso
diminutivo, indica un “piccolo verso” (non già un pic-
colo esametro, giacché c¬oç ha assunto il valore ge-
nerico di “verso”), ma più tardi assume il significato
di “breve componimento epico” in relazione al tipo di
poesia che si era affermata in età ellenistica e che veni-
va contrapposta ai grandi poemi dell’età arcaica, come
quelli omerici. Si ha anche l’aggettivo c¬i×o ç, “epico”,
“pertinente alla poesia epica”.
Dalla stessa radice, con grado apofonico diverso, de-
riva il termine, di uso poetico, *o¢, o¬oç, “voce”, che
ricorre solo al singolare, mancante del nominativo.
sg¡ov
Il nome cq¸ov deriva da una radice ¡cq¸-, che ricor-
re anche in altre lingue indoeuropee, come nel tedesco
Werk e nell’inglese work. Il digamma, che ha lasciato
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20 IL LESSICO GRECO
Composto con preverbi dà ovo-çom, “rivivere”; oio-
çom, “passare la vita”; c¬i-çom, “sopravvivere”.
I derivati sono per lo più dal tema çm-: çmq, “vita”, in
opposizione a þioç, che indica “la durata della vita”, “la
maniera di vivere”; çmoç, “vivente”; çmiov e çmov, “ani-
male” (in opposizione agli esseri non animati, detto an-
che delle piante e dell’uomo), ma anche “rappresenta-
zione”, “pittura”. Da questa accezione si ha çm-¸qoqoç,
“pittore”.
Si ha quindi çmoiov, “piccola immagine”, ma anche “se-
gno zodiacale” (che rappresentava un animale), e çm-
oio×oç, “zodiaco”, con gli aggettivi çmmoqç, “che asso-
miglia a un animale”, e çmï×oç, “proprio degli animali”.
q¡soµot
Questo verbo con il genitivo significa “guidare”, “essere
a capo di”, e, dopo Omero, con l’accusativo o l’accusati-
vo e l’infinito, “credere”, “pensare”.
Sono molti i composti con preverbi, tra cui oi-q¸co-
µoi, “narrare”, “raccontare”; cio-q¸coµoi, “introdur-
re”, “guidare”; ¬cqi-q¸coµoi, “condurre intorno”, “de-
scrivere”; ¬qo-q¸coµoi e tq-q¸coµoi, “guidare”.
I principali derivati sono il nomen actionis q¸qoiç,
“condotta”, “direzione”, e il nomen rei actae q¸qµo, “di-
rezione”, usati soprattutto con prefissi, come oi-q¸q-
oiç e oi-q¸qµo, “narrazione”, rispettivamente come
atto e come risultato; cç-q¸qoiç, “esposizione”, “ese-
gesi”; ¬cqi-q¸qoiç, “descrizione”, usato come titolo
di un’opera geografica, e i tre nomina agentis q¸cµmv,
“guida”, “capo” (da cui vengono l’astratto q¸cµov-io,
“direzione”, “dominio”; l’aggettivo q¸cµovi×oç, “atto al
comando”, e il denominativo q¸cµovcm, “avere auto-
rità”); q¸qfmq, “capo”, parola poetica, ed q¸cfqç, che
compare soprattutto nei composti, come ×tv-q¸cfqç,
“cacciatore”; ¬cqi-q¸cfqç, “autore di una descrizione
geografica”.
qóuç, qóoµot
L’aggettivo significa “dolce”, “piacevole”, anche in senso
affettivo, come nel vocativo m qoiofc, “carissimo” (tal-
volta in senso ironico), e il verbo vale “provare piacere”,
in relazione alla sfera dei sensi, ben distinto da ¿oiqm,
“rallegrarsi”.
Fra i derivati hanno importanza i nomina rei actae
qoovq, “piacere”, per lo più fisico, talvolta contrappo-
sto alla felicità, ctooiµovio, e il più raro qooç, anco-
ra “piacere”, da cui però ha origine l’aggettivo o-qoqç
“molesto”, “spiacevole”, con l’astratto nomen qualitatis
o-qoio, “molestia”; in composizione con il tema ¬o0-
(cf. ¬oo¿m), si hanno qot-¬o0qç, “dedito al piacere”;
Con preverbi forma numerosi composti, in cui pre-
vale alternativamente il valore transitivo o quello in-
transitivo: ov-c¿m, “sostenere”, “sopportare”; o¬-c¿m,
“astenersi”; ×of-c¿m, “tener sotto”, “trattenere”, “oc-
cupare”; µcf-c¿m, “partecipare”; ¬oq-c¿m, “offrire”,
“porgere”; ¬qoo-c¿m, “rivolgere”, “applicare” (e an-
che “applicarsi”, con o senza la determinazione fov
votv, “applicare la mente”); otv-c¿m, “tenere insie-
me”, “mettere insieme”, “connettere”, al medio “essere
unito”, “essere accanto”; t¬-c¿m, “tener sotto”, “sotto-
mettere” (si faccia attenzione a non confondere le for-
me di t¬c¿m con quelle omografe di t¬io¿vcoµoi,
“promettere”).
Da c¿m e dai suoi composti derivano molti nomi e ag-
gettivi, come il nomen actionis cçiç, “possesso” (in rela-
zione al valore transitivo), ma anche “modo di essere”,
“costituzione” (in relazione al valore intransitivo); ct-
cçio, “buono stato”, “buona salute”; l’altro nomen actio-
nis o¿c-oiç, “condizione”, “maniera di essere”, tempo-
ranea e non durevole come cçiç (questo in relazione ai
temi da cui si formano i due nomina actionis: esprime
azione durativa quello formato dal tema del presente,
azione momentanea quello che viene dal tema dell’ao-
risto), con il composto t¬o-o¿coiç, “promessa”, e il
verbo che ne deriva t¬io¿vcoµoi, “promettere”; o¿q-
µo, nomen rei actae, che significa “forma”, “aspetto”, “ge-
sto”, “atteggiamento”, da cui si forma il composto ¬qo-
o¿q-µo, “pretesto”, ma anche “apparenza” e “dignità”,
e il denominativo o¿qµofiçm/-oµoi, “dare/prendere
una forma, un’attitudine”; o-o¿c-foç, “cui non si può
resistere”, “irresistibile”, ma anche “insopportabile”, con
il suo antonimo ovo-o¿cfoç, “sopportabile”; inoltre i
derivati dal grado -o- della radice, come qvi-o¿oç, “che
regge le briglie”, “auriga”, “cocchiere”; cv-o¿oç, “sotto-
messo”; ×of-o¿oç, “che tiene”, “che mantiene”, oppure
“che è tenuto”, “che è posseduto”; µcf-o¿oç, “che par-
tecipa”; infine il nomen rei actae o¿q, “sostegno”, con
i suoi composti: ov-o¿q, “sospensione delle armi”, “ar-
mistizio”; c¬-o¿q, “sospensione”, detto in particolare
della “sospensione del giudizio” suggerita dalla antica
scuola scettica; ×of-o¿q, “possesso”, “ispirazione”, in
quanto, a partire dallo Ione platonico, il poeta è consi-
derato posseduto da una forza che lo ispira; µcf-o¿q,
“partecipazione”, e, come termine grammaticale, “par-
ticipio”.
çom, çmm
In Omero si trova un tema çm-, “vivere”: çmm, çmciç; si
ha in seguito anche un aoristo cçmoo, mentre in attico
compare un tema in -e–, contratto çm, çqç ecc.
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21
A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
ra, le ossa di coloro che erano caduti combattendo in
quell’anno ricevessero solenne sepoltura in un ossario
comune; in tale occasione un uomo politico pronun-
ciava il discorso celebrativo); infine il nomen agentis
foqctç, “seppellitore”; foqqoç, “fossa” e il denomina-
tivo che ne deriva, foqqctm, “scavare una fossa”.
0ouµo
Formato con il suffisso -µof- dei nomina rei actae, in-
dica inizialmente “meraviglia”, “oggetto di ammirazio-
ne”, ma per metonimia passa a indicare anche “stupo-
re”, “ammirazione”.
Costituisce primo elemento di composto in 0otµofo-
¬oioç e 0otµof-otq¸oç, “che fa prodigi”, “taumatur-
go”; tra i derivati, citiamo: 0otµofoç e 0otµooioç,
“ammirevole”; 0otµooiotq¸io, “l’atto di fare mira-
coli”; 0otµofociç, “ammirevole”; i verbi denominativi
0otµoivm e 0otµoçm, “ammirare”, con l’aggettivo ver-
bale 0otµoofoç, “meraviglioso”; infine il nomen agen-
tis 0otµoofqç, “ammiratore”.
0uµoç
Il termine indica “l’anima”, “il cuore”, in quanto princi-
pio di vita, contrapposto a ¢t¿q, “l’anima dei morti”;
quindi “ardore”, “coraggio”, come sede dei sentimenti e
soprattutto della collera; in Platone il 0tµo-ciocç è una
delle tre parti dell’anima, sede delle passioni nobili.
Come primo termine di composizione ricorre in 0t-
µo-þoqoç, “che divora il cuore”, epiteto omerico della
malattia; 0tµo-q0oqoç, “che distrugge il cuore”; 0tµ-
oì¸qç, “che addolora l’anima” (oì¸oç, “dolore”); tra i
numerosi composti in cui ricorre come secondo ter-
mine i più importanti sono oo×c-0tµoç, “che morde il
cuore” (oo×vm, “mordere”); c¿c-0tµoç, “padrone di sé”
(in quanto controlla il proprio 0tµoç) e µc¸o-0tµoç,
“dal grande cuore”.
Particolare importanza hanno alcuni composti di ti-
po possessivo, dove 0tµo- compare come secondo ele-
mento: o -0tµoç, “scoraggiato”, con i suoi derivati o 0t-
µc m, “essere scoraggiato”, e o 0tµi o, “scoraggiamento”;
ct -0tµoç, “lieto”, “di buon umore”, con ct 0tµc m ed
ct 0tµi o; e ¬qo -0tµoç, “disposto”, “di buona voglia”,
con ¬qo-0tµi o, “buona disposizione d’animo”, e ¬qo-
0tµ-c oµoi, “essere disposto a”. Un’altra serie importan-
te di composti è formata con il prefisso c v-: c v-0t µ-ioç,
“che sta a cuore”, con c v-0tµ-c oµoi, “riflettere”, “pensa-
re”; c v-0t µ-qµo, “idea”, “argomento” (usato nella logica
per indicare una forma particolare di argomentazione,
l’”entimema”); c v-0tµ-i o, “inquietudine”. Non meno
importanti i composti con c ¬i-: c ¬i-0tµ-c m, “deside-
qot-¬o0cio, “godimento dei piaceri”, ed qot-¬o0cm,
“godere”, “vivere mollemente”.
qì0ov
Da una radice cìct0-/cìt0-/cì0-, si forma l’aoristo
tematico della coniugazione suppletiva dei verbi che
significano “andare” e altresì il futuro cìctooµoi e il
perfetto cìqìt0o.
I composti si qualificano in rapporto ai preverbi: così
ov-qì0ov, “me ne andai in su”; o¬-qì0ov, “me ne an-
dai via”; oi-qì0ov, “attraversai” ecc.
Fra i derivati, citiamo: il nomen actionis qìtoiç, “azio-
ne di andare”, “passo”, “andatura”, da cui ×of-qìtoiç,
“discesa”; vc-qìtç, -qìtooç, “nuovo venuto”; c¬-qìtç,
“che sopraggiunge”, “straniero”, col doppione meno
usato c¬-qìtfqç; ¬qoo-qìt-foç, “nuovo venuto”,
“immigrato”, ma nel giudaismo e nel cristianesimo,
“convertito di recente”, “proselito”.
0ovotoç, 0vqoxm
Da una radice 0ovo-/0ov- in cui talvolta il primo ele-
mento tace per apofonia, producendo 0vo-, si hanno
il nome 0ovofoç, “morte”, anche personificato, e il
verbo 0vqo×m, “morire”, che normalmente in attico si
presenta nella forma 0vqo×m (da un suffisso -i-o×o-),
con un futuro 0ov-otµoi, un aoristo tematico c-0ov-
o-v e un perfetto fc-0vq-×o. In prosa esso si trova per
lo più composto con preverbi, come o¬o-0vqo×m, a
significare il compimento dell’azione. L’aggettivo ver-
bale 0vq-foç, “mortale” è largamente diffuso come for-
mazione autonoma.
Tra i derivati, ricordiamo o-0ovofoç, “immortale”, ed
ct-0ovofoç, “dalla bella morte”, con il nomen qualita-
tis 0ovooiµoç, con il suffisso -oiµo- che indica pos-
sibilità, nel duplice valore di “che causa la morte” ed
“esposto alla morte”, circa come l’italiano “mortale”.
0ontm
La radice 0oq-, “seppellire”, “interrare”, in seguito al-
la legge di Grassmann viene normalmente modificata
in foq-: nel presente di questo verbo, invece, la labiale
aspirata si assimila alla dentale risultante da -jo-, pro-
ducendo 0o¬fm, che conserva l’aspirazione iniziale.
Questo verbo ha numerosi composti, come c×-0o¬fm,
“disseppellire”, e dalla sua radice derivano foqoç, “ce-
rimonia funebre”, ma anche “tomba”, “sepolcro”; foqq,
“sepoltura”, con gli aggettivi cv-foqioç, “che riguarda
le esequie” (il neutro plurale cvfoqio designa la “ceri-
monia funebre”), ed c¬i-foqioç, “che si fa sulla sepol-
tura”, detto quindi dei giochi o dell’orazione funebre (in
Atene era costume che ogni anno, nei periodi di guer-
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
22 IL LESSICO GRECO
“guidare”); i¬¬o-¬ofoµoç, “ippopotamo” (lett. “ca-
vallo fluviale”); i¬¬io-¿oifqç, “dalla chioma equina”
e i¬¬io-¿oqµqç, “che combatte sul carro” (a cavalli);
i¬¬-oq¿oç, “comandante della cavalleria”.
Come secondo termine ricorre in qiì-i¬¬oç, “amico
del cavallo”; cq-i¬¬oç, “che monta a cavallo”; ìct×-
i¬¬oç, “dal cavallo bianco”, “che cavalca un cavallo
bianco” (ìct×oç); fc0q-i¬¬oç, “a quattro cavalli”.
Tra i derivati, ricordiamo: i¬¬ofqç, “guidatore di un
carro; i¬¬-ctç, “guidatore di un carro da guerra” e poi
“cavaliere”; i¬¬o-otvq, “arte di guidare i cavalli”; e gli
aggettivi i¬¬cioç e i¬¬ioç, “del cavallo”, frequente ap-
pellativo degli dei che amano i cavalli, come Poseidone
o Atena; i¬¬i×oç, “che ha relazione con i cavalli”.
Numerosi sono i verbi denominativi, come i¬¬ctm,
“cavalcare”, e i¬¬oçoµoi, “guidare i cavalli”, da cui de-
riva il nomen actionis i¬¬ooio, “equitazione”. Da i¬-
¬ctm si formano numerosi composti con oq-, cq-,
×o0-, ¬oq-, che indicano “andare a cavallo lungo, oltre
qualcosa”, secondo il senso determinato dai preverbi.
Numerosissimi sono i nomi derivati, come I¬¬oìtfoç,
I¬¬o×qofqç, Eov0i¬¬oç, diìi¬¬oç, I¬¬mvoç,
(“signore, ovoç, dei cavalli”).
totqµt
Da una radice indoeuropea sta¯/sta˘- deriva il greco
iofqµi (come il latino sisto, “collocare”, e sto, “stare”, il
tedesco stehen e, in inglese, stay e stand).
Il verbo presenta due serie di forme, rispettivamente
specializzate in senso transitivo, “porre”, “collocare”, e
in senso intransitivo, “stare”, “trovarsi”, come iofoµoi,
ofqooµoi, cofqv, cofq×o; infine le forme passive, di
formazione più recente, come cofo0qv e ofo0qoo-
µoi, hanno vero e proprio valore passivo, “essere po-
sto”, “essere collocato”.
Con preverbi si formano numerosi composti: ov-iofq-
µi, “porre su”, “alzare”/”levarsi”, “alzarsi”; oq-iofqµi,
“separare”, “spingere alla rivolta”/”stare lontano”, “rinun-
ciare” (con il genitivo di allontanamento richiesto da
o¬o-); oi-iofqµi, “separare”, “disgiungere”/”separarsi”;
cq-iofqµi, “porre/porsi sopra, a capo”; ×o0-iofqµi,
“costituire”, “stabilire”/”costituirsi”, “divenire”; µc0-
iofqµi, “mutare”/”cambiarsi”, “desistere”; otv-iofq-
µi, “porre/stare insieme”; tq-iofqµi, “porre sotto”,
“sottoporre”/”stare sotto”, “sottomettersi” ecc.
Tra i derivati sono importanti: i nomina agentis in
-ofofqç, come o¬o-ofofqç, “che defeziona”, “che
tradisce”, “apostata”; c¬i-ofofqç e ¬qo-ofofqç, “che
comanda”, “che sovraintende”, in relazione all’idea
espressa da c ¬i-, “sopra”, e ¬qo-, “innanzi”, con i ri-
rare”; c ¬i-0t µ-qµo, nomen rei actae, “oggetto di deside-
rio”; c ¬i-0tµ-qfq ç, nomen agentis, “colui che desidera”,
“appassionato”; c ¬i-0tµ-qfi×o ç, “passionale”.
tsgoç
Indica “sacro”, in generale ciò che appartiene agli dei o
viene da loro, ciò che manifesta una potenza sovranna-
turale, detto anche di fiumi, del mare ecc.: “sacre” sono
le città, in quanto protette dagli dei, “sacro” è il grano,
che viene da Demetra ecc.; in senso materiale, icqoç si
applica a tutto ciò che appartiene agli dei, come doni,
animali oppure oggetti sacri.
Numerosi sono i composti: icq-otq¸oç, “sacerdo-
te che compie i sacrifici” (cf. cq¸ov); icqo-ootìoç,
“schiavo del dio” (cf. ootìoç); icqo-otìoç, “ladro sa-
crilego” (otìom, “rubare”); icqo-qov-fqç, “ierofante”,
detto in particolare del sacerdote di Eleusi, incaricato
di mostrare (qoivm) gli oggetti del culto segreto agli
iniziati.
Fra i derivati, citiamo: icq-ctç, nomen agentis, “sacer-
dote”, con il femminile icqcio, “sacerdotessa”; icqciov,
“vittima” del sacrificio; icqootvq, “sacerdozio”. Da ic-
qctç, vengono il denominativo icqctm, “sacrificare
una vittima”, e l’aggettivo icqofi×oç, “sacerdotale”;
icqom, “consacrare”.
txvsoµot
Da una radice i×- derivano varie forme di verbi che
significano “giungere”, “venire”, “arrivare”: in Omero ri-
corrono tanto i×m quanto i×ovm, mentre in attico la
forma consueta è i×-vco-µoi.
Sono numerosi i derivati nominali: i×ovoç, “capace”
(detto di persone), “sufficiente” (di cose), con il denomi-
nativo i ×ovo oµoi, “essere soddisfatto di”, che nell’attivo
i ×ovo m ha valore fattitivo, “rendere soddisfacente”.
Un particolare modo di “giungere”, “rivolgersi a” è
espresso in un gruppo di parole in cui la radice si adat-
ta all’idea di “supplicare”: i ×fq q e i ×c fqç, “supplice”,
“supplicante”; i ×fq qioç, “che riguarda il supplicante”;
i ×coi o, “supplica”, con il denominativo i ×cfct m, “sup-
plicare”, e i suoi composti c ç-i×cfct m, “supplicare ar-
dentemente”, e ×o0-i×cfct m, “chiedere supplicando”.
tnnoç
Derivato da una radice indoeuropea ek
w
o-, che in lati-
no dà equus, i¬¬oç indica il “cavallo”, maschio o fem-
mina, talvolta la “cavalleria”.
Numerosi sono i composti che presentano i¬¬o-
come primo termine: i¬¬o-ooµoç e i¬¬o-×oµoç,
“palafreniere”; i¬¬o-fqoqoç, “allevatore di cavalli”
(fqcqm, “nutrire”); i¬¬-qìofqç, “cavaliere” (cìotvm,
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
23
A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
xoìsm
Da una radice kal-/kla¯- deriva il verbo ×oìcm (cui cor-
risponde in latino clamo, clamor), che significa “chia-
mare” e anche “invitare” (a pranzo ecc.), nel linguaggio
giuridico “chiamare in giudizio”, “citare”. Esiste anche
un presente raddoppiato e suffissale ×i-×ìq-o×m,
“chiamare”.
Viene variamente determinato da preverbi, come ovo-
×oìcm, “chiamare ad alta voce”, “invocare”; c¸-×oìcm,
“accusare”; c¬i-×oìcm, “invocare”, ma anche “rimpro-
verare”, “imputare”; ¬qoo-×oìcm, “far venire”, “citare
in giudizio”; ot¸-×oìcm, “convocare”.
Fra i derivati, ricordiamo: il nomen actionis ×ìq-oiç,
“chiamata”, con i composti come c¬i-×ìqoiç, “so-
prannome”, ma anche “invocazione”; il nomen rei ac-
tae ×ìq-µo, usato normalmente con prefissi, come
c¸-×ìqµo, “rimprovero”, “accusa”; l’aggettivo verbale
×ìqfoç, “invitato”, ovvero “illustre”, con i composti
o-×ìqfoç, “non invitato”, ed c×-×ìqfoç, “designato”,
“scelto”, e l’astratto c×-×ìqoio, “adunanza”, “riunione”,
“assemblea” (in Atene era il nome dell’assemblea po-
polare, supremo organo deliberativo della città), e, nel
greco cristiano, “assemblea del popolo di Dio”, “riunione
dei fedeli”, “chiesa”, con il denominativo c××ìqoioçm,
“riunisco in assemblea”, “mi riunisco in assemblea”; il
nomen agentis c××ìqoioofqç, “membro dell’assem-
blea”, e l’aggettivo c××ìqoioofi×oç, che indica ori-
ginariamente ciò che riguarda l’assemblea, e solo più
tardi “ecclesiastico”, “della chiesa”.
xoìoç
Questo aggettivo significa “bello”, in relazione all’aspetto
fisico di persone o anche di oggetti; ben presto viene este-
so al campo morale, dove fo ×oìo v indica ciò che è mo-
ralmente bello e degno di approvazione, in opposizione a
fo oi o¿qo v, ciò che è moralmente condannabile. L’ideale
dell’aristocrazia arcaica è la perfezione fisica e morale: il
nobile, quindi, è ×oìo ç ×o ¸o0o ç e l’essenza della nobil-
tà viene espressa dall’astratto ×oìo×o ¸o0i o; in seguito il
termine indica un alto ideale di perfezione spirituale.
Tra i derivati, ricordiamo: l’astratto nomen rei actae
×oììoç, “bellezza”; gli intensivi ¬o¸-×oìoç e ¬cqi-
×oììqç, “bellissimo”; il denominativo, in senso cau-
sativo, ×oììtvm, “abbellire”, usato nel greco ellenistico
nel senso di “pulire”.
Sono numerosissimi i composti che hanno come
primo elemento ×oììi-, come ×oììi -×oµoç, “dal-
la bella chioma”; ×oììi -×oq¬oç, “dai bei frutti”;
×oììi -vi×oç, “dalla gloriosa vittoria”; ×oììi -¬oiç,
spettivi nomina qualitatis e i verbi denominativi, come
o¬oofooio, “defezione”, “tradimento”, c¬iofooio,
“sorveglianza”, “direzione”, e o¬oofofcm, “separarsi”,
“defezionare”, c¬iofofcm, “sorvegliare”; quindi i no-
mina actionis come ofooiç, “stabilità”, “azione di sta-
re”, ma anche “sedizione”, “rivolta”, e i suoi composti,
come c×ofooiç, “atto di star fuori” e successivamente
“estasi” (lo stato in cui il devoto viene rapito fuori di sé),
t¬o-ofooiç, “realtà che sta sotto” (usato come termi-
ne tecnico della filosofia).
Il suffisso -oiµo-, che serve a formare aggettivi che
esprimono la qualità indicata dalla radice verbale, dà
luogo a ofooiµoç, “stabile”, mentre ofofoç, aggettivo
verbale, e ofofi×oç, aggettivo di qualità derivato da
questo, significano ambedue “stabile”, “fermo”. Il nomen
rei actae ofqµo è usato solo tardi, ma sono frequenti i
suoi composti, come oio-ofqµo, “distanza”, “interval-
lo” e ot-ofqµo, “riunione”, “composizione”, “sistema”.
xoxoç
Questo aggettivo significa “cattivo”, “di cattiva qualità”,
detto di persone e di cose; di persone indica la mal-
vagità morale, ma altresì la nascita vile, con le qualità
negative che vi sono connesse secondo un’ideologia di
tipo aristocratico, “viltà”, “incapacità”. In questo senso
×o×oç si oppone ad o¸o0oç, co0ìoç, appellativi pro-
pri di coloro che sono “ben nati”. Sostantivato, fo ×o-
×ov (anche al plurale), indica “sventura”.
Come primo termine di composti, ricorre in ×o×o-cq-
¸o ç, “malfattore”, “scellerato”; ×o×o-µq ¿ovoç, “dai piani
malvagi”, “macchinatore di inganni”; ×o×o -fc¿voç, “dalle
arti malvagie”, “malizioso”. Molti di questi composti si rap-
portano all’idea di malvagità morale, come ×o×o-q 0qç,
“di cattiva indole”; ×o×o -votç, “mal disposto”, “ostile”;
×o×-q¸o qoç, “maldicente”, “diffamatore”; oppure a quella
di sfortuna, come ×o×o-¬o0q ç, “sofferente”, con il nomen
qualitatis ×o×o-¬o 0cio, “sofferenza”; ×o×o-¬qo¸c m, “es-
sere sfortunato”; ×o×o-¬qo¸i o, “insuccesso”; ×o×o-¬qo -
¸µmv, “malefico”; in questo senso ×o×o- ha preso il posto
dell’antico prefisso oto-, che aveva lo stesso valore, e ×o-
×o-ooi µmv, “perseguitato da un cattivo demone”, “sfortu-
nato”, si trova accanto a oto-ooi µmv come antonimo di
ct ooi µmv (cf. ooi µmv).
Come secondo termine di composti, ricorre in ìtoi-
×o×oç, “che libera dai mali”; ¬o¸-×o×oç, “malvagio in
tutto”, “perfido”; o-×o×oç, “benefattore”.
Fra i derivati, ricordiamo i nomina qualitatis ×o×ofqç,
“malvagità”, “viltà”, e ×o×io, “vizio”, “debolezza”, con i
nominativi ×o×içm, “maltrattare”, al medio ×o×iço-
µoi, “mostrarsi vile”, e ×o×om, “maltrattare”.
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24 IL LESSICO GRECO
Tra i derivati, citiamo: ×ooµioç, “ben ordinato”, “sag-
gio”, “onesto”, da cui il nomen qualitatis ×ooµiofqç,
“buone maniere”, “moralità”, e ×ooµi×oç, “universa-
le”; il verbo denominativo ×ooµcm, “mettere in ordine”
(detto delle truppe), “preparare” (un pranzo), con di-
versi derivati, tra cui l’aggettivo ×ooµqfoç, “ben orna-
to”, e ×ooµqfi×oç (×ooµqfi×q fc¿vq è l’“arte di or-
nare”), e il nomen actionis ×ooµqoiç, che indica l’“atto
di adornare/-rsi”; infine il nomen agentis ×ooµqfmq,
“colui che mette in ordine”, “condottiero”.
xgotoç
Da una radice kret-/krat- deriva questo nome, che indi-
ca la forza fisica, quindi la vittoria che si consegue con
la forza e infine la sovranità; dalla forma kret- viene la
forma ionica ×qcoomv (< ×qcf-jov) corrispondente
all’attico ×qcioomv/×qciffmv, mentre da krat- si ha
il superlativo ×qofiofoç, forme suppletive dei gradi
di comparazione di o¸o0oç, “migliore”, “ottimo” (in
rapporto alla forza). La forma di positivo che si rap-
porta etimologicamente a ×qciffmv e ×qofiofoç è
×qoftç, “forte”, con il suo doppione ×qofcqoç e ×oq-
fcqoç, “forte”, e l’avverbio ×oqfo, “assai”, “fortemente”;
ne deriva il verbo denominativo ×qofcm, “dominare”,
“impadronirsi” (con il genitivo), “vincere”, e i derivati
di ×oqfcqoç, cioè il denominativo ×oqfcqcm, “essere
forte”, “perseverare”, e l’astratto nomen qualitatis ×oq-
fcqio, “fortezza”, “perseveranza”.
Direttamente da ×qofoç derivano gli aggettivi o-
×qof-qç, “che non si controlla”, “intemperante” (cf.
latino impotens); c¸-×qofqç, “padrone di sé”, “conti-
nente”, “temperante”; ot fo-×qofq ç, “indipendente”, con i
nomina qualitatis o ×qo fcio, “intemperanza”, c ¸×qo fcio,
“temperanza” ed otfo×qofcio, “autocrazia”, “autono-
mia”; l’avverbio c¸×qofcmç vale “fortemente”, “vio-
lentemente”. Molti nomi di persona sono formati in
-×qofqç, come Em×qofqç, “Socrate”, nome di un filo-
sofo greco del V secolo a.C.
xtstvm
Significa “uccidere”, direttamente o indirettamente,
quindi anche “mandare a morte”, “condannare”. Si trova
per lo più composto con preverbi, o¬o-×fcivm, ×ofo-
×fcivm ecc., che sottolineano l’esito del processo ver-
bale; non è usato al passivo, che, in attico, è sostituito da
0vqo×m (cf. questo verbo) o o¬o-0vqo×m: o¬o0vq-
o×civ t¬o fivoç, “perire a opera di qualcuno”, quindi
“essere ucciso da qualcuno”. Esiste anche un doppione
atematico ×fcivtµi/×fivvtµi, in composizione o¬o-
×fcivtµi.
“dalla bella prole”; ×oììi -¬c¬ìoç, “dal bel peplo”;
×oììi-¬ìo ×oµoç, “dalle belle trecce”; ×oììi -q-
qooç, “dalla bella corrente”; e nomi propri, come
Koììi-o ¬q, “dalla bella voce”, nome di una delle
Muse; Koììi -µo¿oç, “Callimaco”, nome di un fa-
moso poeta del III secolo a.C.
xsqoìq
Indica la “testa” di un uomo o di un animale; in modo
espressivo può indicare una persona, in locuzioni co-
me ×o×q ×cqoìq, “sciagurato”, e per metafora la par-
te alta di un muro, di un colle ecc.
Tra i composti, citiamo: ×cqoì-oì¸io, “mal di testa”;
o-×cqoìoç, “senza testa”, “acefalo”; c×ofo¸-×cqoìoç,
“dalle cento teste”; þot-×cqoìoç, “dalla testa di bue”,
impiegato nella forma Bot×cqoìoç, nome del cavallo
di Alessandro Magno.
Tra i derivati, hanno importanza soprattutto quelli for-
mati con il suffisso -oio-ç, come ×cqoì-oio-ç, “im-
portante”, da cui il nome ×cqoìoiov, “testa”, ma anche
“punto essenziale”, con il verbo denominativo ×cqo-
ìoiom, “ricapitolare”, e il composto t¬o-×cqoìoiov,
“cuscino”.
xìsntm
Da una radice ×ìo¬-/×ìc¬- (latino clepo, clepsi), indi-
ca “rubare” con inganno, “ingannare”, opposto ad oq-
¬oçm (latino rapio), “rubare con la forza”.
Diversi sono i composti in cui ×ìc¬- figura come pri-
mo termine: ×ìc¢i-qqmv, “che nasconde il suo pen-
siero”, epiteto di Hermes, ×ìc¢-toqo (cf. tomq, “ac-
qua”), “apparecchio che trattiene l’acqua”, “clessidra”.
Tra i derivati, citiamo: il nomen rei actae ×ìcµµo, “fur-
to”; il nomen agentis ×ìc¬fqç, “ladro”, con l’aggettivo
×ìc¬fi×oç, “ladresco”; il nomen qualitatis ×ìc¬foot-
vq, “arte del ladro”.
Con il vocalismo o sono attestati, tra gli altri: ×ìo¬q,
“furto”; ×ìo¬oç, “ladro”; ×ìo¬oioç, “furtivo”, “fatto di
nascosto”; ×ìo¬ioç, “astuto”, “subdolo”; c¬i×ìo¬oç,
“imbroglione”, “truffatore”.
Da ×ìo¬q o da ×ìo¬oç derivano il nomen agentis
×ìo¬ctç, “ladro”, e l’astratto ×ìo¬cio, “brigantaggio”,
“furto”.
xooµoç
Termine di etimologia oscura, esprime l’idea di “ordine”,
“buon ordine”, in senso materiale o morale, “forma”, “or-
namento”, ma anche “ordine del mondo”, “universo”.
Tra i composti, ricordiamo: o-×ooµoç, “indisciplinato”;
×ooµo-×qofmq (cf. ×qofoç), “dominatore dell’univer-
so”; ×ooµo-¬oìifqç, “cittadino del mondo”.
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25
A
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P
E
N
D
I
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E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
Fra i composti, ricordiamo: oio-ìc¸m, “scegliere”, al
medio “dialogare”, “discorrere”; otì-ìc¸m, “raccoglie-
re” mettendo insieme (per esempio legna da ardere).
L’aggettivo verbale ìc×-foç vale “scelto”, ovvero “che si
può dire”, e dà origine a diversi composti, tra cui oio-
ìc×foç, che diventa sostantivo femminile con i valo-
ri di “conversazione”, “linguaggio” e anche “dialetto”, in
relazione ai diversi dialetti greci, mentre il nome che ne
deriva, oioìc×fi×q (sott. fc¿vq), indica l’“arte della
conversazione” e quindi la “dialettica”, che individua le
connessioni del ragionamento. Il nomen actionis ìcçiç
indica la “dizione”, cioè i modi specifici di espressione
con cui si comunica nel discorso, mentre ìo¸oç assu-
me una importanza straordinaria in quanto può indi-
care semplicemente una “parola” come un “racconto” o
un “ragionamento”, un “calcolo” o il “criterio” interno
di organizzazione di una struttura discorsiva ovvero
la stessa “ragione” (ragione per cui si dice che l’uomo
è fornito di ìo¸oç, mentre fo çmo, “gli animali”, sono
oìo¸o, “privi di ragione”); nel cristianesimo, a partire
dal Vangelo di Giovanni, ìo¸oç indica l’idea che Dio
ha di sé e quindi la seconda persona della Trinità, il
Verbum, come è detto in latino.
L’importanza di questo termine è confermata dal grande
numero di composti, come: oio -ìo¸oç, “dialogo”; c ¬i -
ìo¸oç, “epilogo”, “conclusione”, opposto a ¬qo -ìo¸oç,
“prologo”, “discorso introduttivo”; ×ofo -ìo¸oç, “elenco”,
“catalogo”; qiìo -ìo¸oç, “amante dei discorsi”, “studioso
dei racconti scritti”, “letterato”, “filologo”; qiìo-ìo¸-i o,
“filologia”, “arte dello studio dei discorsi” (da un valore
iniziale che indica la passione per il ragionamento, la
parola in età alessandrina passa a designare lo studio
scientifico dei testi). Infine si hanno gli aggettivi ìo ¸ioç,
“che riguarda i discorsi”, “erudito”, “eloquente”, ìo ¸iµoç,
“celebre”, e ìo¸i×o ç, “concernente i ìo ¸oi”, “razionale”,
“logico”, e il nomen loci ìo¸-ci o-v, “proscenio”, il luogo
del teatro dove l’attore si rivolge al pubblico. Dal valore
di “calcolo” deriva il significato usuale del verbo ìo¸i ço-
µoi, “fare i conti”, “calcolare”.
ìstnm
Da una radice apofonica ìoi¬-/ìci¬-/ìi¬- (che in la-
tino dà luogo a linquo), vale all’attivo transitivo “lascia-
re”, “abbandonare”, e intransitivo “mancare”; al medio
“restare”, “restare indietro”.
Tra i composti, citiamo: o ¬o-ìci ¬m, “lasciare”;
×ofo-ìci ¬m, “lasciare indietro”, “abbandonare”;
¬oqo-ìci ¬m, “lasciare da parte”, “trascurare”, ma
“sopravvivere” al medio; t ¬o-ìci ¬m, “mancare”.
Sono numerosi i composti dal grado -o- della radice,
come oocìqo-×fovoç, “fratricida” (oocìqoç, “fra-
tello”); µqfqo-×fovoç, “matricida”; ¬ofqo-×fovoç,
“parricida”; ¬oìt-×fovoç, “uccisore di molti”; çcvo-
×fovoç, “uccisore di ospiti”, con il nomen actionis çc-
vo×fovio, “uccisione degli ospiti”, e il denominativo
çcvo×fovcm, “uccidere stranieri oppure ospiti”.
ìoµþovm
Da una radice oìoþ-/oìqþ-, in cui la spirante inizia-
le lascia traccia nella forma del raddoppiamento, vale
“prendere”, “ricevere” e anche “comprendere”.
Fra i derivati, citiamo i nomina rei actae ìoþ-q, “il
prendere”, “presa” (con il composto otì-ìoþq, che
indica il gruppo di suoni che si “prende insieme” in
un’unica emissione di voce, “sillaba”, l’aggettivo deriva-
to ct-ìoþqç, “prudente”, e il nomen qualitatis derivato
da questo, ct-ìoþcio, “prudenza”), e ìqµµo, “ciò che si
riceve”, “guadagno”, che diviene termine tecnico nella
logica, come “premessa” (l’enunciato che si prende co-
me certo per dedurne una conseguenza), e nella lessi-
cografia, in cui “lemma” indica la parola da spiegare.
Il nomen actionis ìq ¢iç indica l’“azione di prendere” o
l’“azione di ricevere” e l’aggettivo verbale ìq¬fo ç signi-
fica “prendibile” o “intelligibile” (il suo derivato c ¬i-ìq¬-
fi×o ç indica persona che è soggetta a essere colta da ac-
cessi di crisi nervose, “epilettico”). Imparentati con questo
gruppo sono anche ìo þqoç, “violento”, “impetuoso”, “vo-
race”, e il neutro plurale ìo qtqo, “spoglie”, “bottino”.
ìov0ovm
Dalla radice ìo0-/ìq0- (latino lateo), da cui anche
ìq0m, usato in Omero, significa “stare inosservato”,
“stare nascosto”, talvolta anche “non accorgersi di”, con
il participio predicativo, al medio “dimenticarsi”.
Fra i derivati, ricordiamo: ìq0q, “dimenticanza”, “oblio”,
usato anche come nome di un fiume infernale, il Lete,
la cui acqua faceva dimenticare ai defunti le prece-
denti esistenze, quando tornavano a reincarnarsi sulla
terra; ìq0oioç, “che fa dimenticare”; ìq0oq¸oç, “che
dimentica”, “che fa dimenticare”, “inerte”, e, con o- pri-
vativo, o-ìq0-qç, “che non sta nascosto”, “vero”, con il
nomen qualitatis o-ìq0-cio, “verità”, e il denominativo
o-ìq0-ctm, “dire la verità”.
ìs¡m
La radice ìo¸-/ìc¸- (latino lego), significa in origine
“raccogliere”, “scegliere”, quindi “calcolare”, “numerare” e
infine “raccontare”, “parlare”. In questo significato ìc ¸m si
trova usato come presente della coniugazione suppletiva
dei verbi di “dire”, in concorrenza con qqµi e o ¸oqct m.
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26 IL LESSICO GRECO
“matematica”, con l’aggettivo derivato µo0qµo-fi×oç,
“che concerne l’apprendere”, e, sottintendendo fc¿vq,
“matematica” e anche “astronomia” (dato che i rapporti
tra gli astri sono esprimibili attraverso numeri). Infine
il nomen agentis µo0qfqç indica “colui che apprende”,
il “discepolo”, e dà luogo al denominativo µo0qfctm,
“essere discepolo”.
µo¿oµot
Significa “combattere” e dà luogo a numerosi composti
in -µo¿oç, come: vot-µo¿oç, “che combatte in mare”;
o-µo¿oç, “invincibile”; µovo-µo¿oç, “che combatte da
solo”; otµ-µo¿oç, “alleato”, con i relativi derivati no-
minali e verbali, come µovo-µo¿io, “duello” (di uno
contro uno); otµ-µo¿io, “alleanza”; vot-µo¿io, “com-
battimento per mare”, “battaglia navale”, e il verbo vot-
µo¿cm, “combattere per mare” ecc.
Tra i derivati, citiamo: il nomen rei actae µo¿q, “bat-
taglia”; il nomen agentis µo¿-q-fqç, “combattente”; gli
aggettivi µo¿iµoç e µo¿qµmv, “bellicoso”. Un evidente
ricordo di antenati guerrieri portava nel nome il poeta
ellenistico Koììiµo¿oç, “Callimaco”.
µstgoµot
Deriva da una radice oµoq-/oµcq-/oµr≥- > oµoq- (la-
tino mor-s, mer-eo) ed esprime l’idea di “ricevere una
parte”, “partecipare”; il perfetto ciµoqfoi significa “è
stato stabilito”, “è destino”, e il participio sostantivato q
ciµoqµcvq indica appunto “destino”.
Derivano da qui: µoqoç, “destino”, ma anche “morte”,
spesso sul campo di battaglia; µoqiµoç e µoqoiµoç,
“fissato dal destino”; µoiqo, “parte”, “porzione”, ma an-
che “la porzione di avvenimenti che il destino mi at-
tribuisce”, quindi “destino” e anche “destino di morte”,
“morte” (la Moira è una divinità superiore agli stessi
dei olimpici, che in Omero stabilisce per ognuno il
suo destino); µcqoç, nomen rei actae, che indica “par-
te”, ma anche “parte di eredità”; µcqiçm, verbo fattitivo,
che esprime all’attivo l’idea di “fare le parti” e al medio
quella di “spartirsi”, “dividersi”.
µsooç
Dall’indoeuropeo medh-jo deriva µcoooç in Omero
e nei lirici, µcooç in attico e in prosa, latino medius;
indica ciò che sta in mezzo, nel tempo e nello spazio o
figurato: quindi “intermedio” o “imparziale”.
Come primo termine di composto figura in vari ter-
mini: µco-q¸t(ç), avverbio e preposizione, “in mezzo”;
µco-qµþqio, “mezzogiorno” (da qµoq, “giorno”, con
epentesi); µcoo-¸oioç, “dell’interno” (rispetto al ter-
ritorio); µco-oµqoìoç, “che sta nel centro” (detto del
Tra i derivati, ricordiamo: il nomen actionis ìci¢iç,
“omissione”, con i composti o¬o-ìci¢iç, “abbandono”,
ed c×-ìci¢iç, “abbandono”, “eclissi” (anche in senso
astronomico); cì-ìci¢iç, “mancanza”, “ellissi” (nome
della figura retorica per cui una parte del discorso vie-
ne sottintesa); ìoi¬oç, “che resta”, “che resta indietro”,
“rimanente” (latino reliquus), come nell’abbreviazione
×fì. = ×oi fo ìoi¬o (latino et cetera).
µotvoµot, µsµovo
Moivoµoi vale “essere preso da un ardore furioso, dal
delirio”. Il perfetto arcaico µcµovo significa “pensa-
re intensamente a”, quindi “avere l’intenzione”, “desi-
derare”, spesso “essere pieno d’ardore”. Questa radice
esprime i moti dello spirito e fornisce in latino memini
(concernente il concetto di memoria, di intelligenza),
che trova però corrispondenza nel greco µcµvqµoi.
Tra i derivati ricordiamo: µoivoç, -oooç, “donna fol-
le”, “menade” (con il suffisso -o- dei patronymica); l’ag-
gettivo µoivoìqç, “folle”, “furioso” (così Saffo definisce
il suo animo nell’ode ad Afrodite); µovio/-iq, “follia”,
“passione”, “mania”, “entusiasmo ispirato dalla divinità”
(con il suffisso -io dei nomina qualitatis); µovfiç, “in-
dovino”, “profeta”; µovfcioç, “oracolare”, “profetico”;
µovfciov/-qiov, “oracolo”, “sede dell’oracolo” (suffisso
-cio- dei nomina loci); µovfi×oç, “profetico”; µovfi-
×q (fc¿vq), “arte mantica, divinatoria”; µovfctoµoi,
“consultare un oracolo”, “profetizzare”; µovfctm, “fare
delle profezie”; µovfcio, “dono profetico”, “profezia”.
µov0ovm
Questo presente suffissale si forma dalla radice µo0-,
che esprime l’idea di “apprendere” (per esperienza pra-
tica), quindi “comprendere”, “sapere”.
Tra i composti, ricordiamo: o¬o-µov0ovm, “dimen-
ticare la conoscenza di” (in rapporto all’idea di allon-
tanamento espressa dal preverbio); c×-µov0ovm, “ap-
prendere a memoria” (in rapporto al valore compitivo
del preverbio); ×ofo-µov0ovm, “apprendere dettaglia-
tamente”, “comprendere” (×ofo- indica qui “punto per
punto”, con valore distributivo); ¬qo-µov0ovm, “sape-
re prima”.
Tra i derivati, citiamo: il nomen rei actae µo0oç, “ap-
prendimento”, “conoscenza”, da cui vengono numerosi
aggettivi in -µo0qç, come o-µo0qç, “ignorante”, ¬o-
ìt-µo0qç, “che sa molte cose”, “erudito”, con l’astratto
¬oìt-µo0-io, “erudizione”; quindi il nomen actionis
µo0qoiç, “apprendimento”; il nomen rei actae µo0qµo,
“oggetto dello studio”, “insegnamento”, “scienza”, già
a partire da Platone riferito allo studio dei numeri, la
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
µtµvqoxm
La radice µvo-/µvq- vale all’attivo “ricordare”, “far ri-
cordare”, al medio “avere in mente”, “ricordarsi”, “pen-
sare”. Importante è il perfetto-presente µcµvqµoi, “io
ricordo” (latino memini). Esiste poi µvooµoi/µvmµoi,
“avere in testa”, e “richiedere una donna come sposa”.
Tra i principali derivati ricordiamo: µvqµmv, -ovoç,
“che ricorda”, “memore”; con o- privativo, o-µvqµmv,
“immemore”; con il suffisso -i×oç, l’aggettivo µvq-
µovi×o ç, “che concerne la memoria”, “che ha buona me-
moria”, “mnemonico”; il denominativo µvq-µovct m,
-oµoi, “ricordarsi”, “chiamare alla memoria”; µvq-µo-
otvq, “memoria”, “pensiero”, e anche Mµqµootvq,
“Mnemosine”, la madre delle Muse, dea della memoria;
µvqµo, “monumento”, “tomba”, “ricordo”, spesso con
preverbi, per esempio t¬o-µvqµo, “ricordo”, “menzio-
ne” (con il suffisso -µof- dei nomina rei actae; il plurale
t¬oµvqµofo, “commentari” può indicare il commen-
to che illustra un testo oppure annotazioni relative ad
avvenimenti da ricordare); µvqµq, “ricordo” (in senso
psicologico), “memoria”, “facoltà della memoria”.
µtosm
Significa “odiare”, “rifiutare qualcuno o qualcosa”,
esprimendo piuttosto un atteggiamento mentale che
un sentimento. Forma numerosi composti, sia come
primo termine (µio-ov0qm¬oç, “misantropo”, “odia-
tore degli uomini”; µioo-þoqþoqoç, “odiatore dei bar-
bari”; µioo-¸tvqç, “misogino”; µioo-0coç, “nemico
degli dei”; µioo-ftqovvoç, “odiatore dei tiranni”) sia
come secondo termine (come in oçio-µiooç, “degno
[oçioç] di odio”, “odioso”).
Dalla radice del verbo derivano il nomen rei actae
µioqµo, “oggetto di odio”, e l’aggettivo verbale µi-
oqfoç, “odioso”, con i composti oçio-µioq-foç, “de-
gno di odio”; ct-µioq-foç, “odioso”; 0co-µioq-foç,
“odiato dagli dei”, e inoltre il nomen actionis µiooç,
“odio”, talvolta usato come metonimia per designare
una persona odiosa.
vouç
Antico nome radicale indoeuropeo (presente tra l’altro
nel latino navis, che passa alla declinazione dei nomi in
-i), indica la “nave”, talvolta “nave da guerra”, opposta
ai ¬ìoio, “navi da carico”, mentre in altri casi le navi
da guerra sono vqcç µo×qoi, opposte a quelle ofqo¸-
¸tìoi.
Come primo termine entra in un grandissimo numero
di composti, come vot -oq¿oç, “ammiraglio”, con il de-
nominativo vot-oq¿c m, “comandare una flotta”; vot-
santuario di Apollo a Delfi, che si riteneva fosse costru-
ito “sull’ombelico, oµqoìoç, della terra”); µcoo-vt×f-
ioç, “che sta alla metà della notte”.
Tra i derivati, citiamo: µcoofqç, “mezzo”, “giusto mez-
zo” tra gli estremi; i denominativi µcoom, “essere pro-
prio nel mezzo”, e µcoctm, “trovarsi tra due”, “essere
imparziale”.
µstgov
Derivato dal grado zero di una radice indoeuropea me¯-
(cf. µqfiç, latino mens, metior) con il suffisso -fqo- dei
nomina instrumenti, indica “misura”, “limite”, “giusta
misura”, infine “metro” in poesia.
Numerosissimi sono i composti: tra questi µcfqo-vo-
µoi, nome di magistrati “ispettori dei pesi e delle mi-
sure”; ma i più numerosi sono con -µcfqo- al secondo
termine, come gli aggettivi otµ-µcfqoç, “che può mi-
surarsi con”, “che ha una misura in comune con”, con
l’astratto nomen qualitatis otµµcfqio, “simmetria”;
o-µcfqoç, “senza misura”; ct-µcfqoç, “ben calcolato”;
¬cqi-µcfqoç, “molto grande”, che al neutro ¬cqiµc-
fqov viene sostantivato in geometria, “circonferenza”,
“perimetro”.
Tra i derivati, ricordiamo: µcfqioç, “moderato”, da cui
l’astratto µcfqiofqç, “moderazione”; il denominativo
µcfqioçm, “essere moderato”.
Il denominativo µcfqcm, “misurare”, ha numerosi
composti, come ovo-µcfqcm, “misurare in senso in-
verso”, “rimisurare”; c×-µcfqcm, “misurare comple-
tamente”, e i nomina agentis µcfqq-fqç, “misuratore”
(ma in attico è nome di una misura di capacità per i
liquidi, “metrete”) e ¸cm-µcfqqç, “geometra”.
µtxgoç
L’aggettivo µi×qoç vale “piccolo”, “senza importanza”,
“in piccola quantità”; è sinonimo di oìi¸oç e spesso i
campi semantici dei due aggettivi si ricoprono, tanto è
vero che “manca poco” si dice indifferentemente oìi-
¸ot oci e µi×qot oci.
Come formativo di composti ricorre in µi×qo-¬o-
ìifqç, “cittadino di una piccola città”; µi×qo-ìo¸oç,
“minuzioso”, “pignolo”, “meschino”, con l’astratto no-
men qualitatis µi×qo-ìo¸io, “meschinità”, e il deno-
minativo µi×qo-ìo¸cm, “esaminare minutamente”.
Con simile connotazione peggiorativa si hanno anche
µi×qo-¬qc¬qç, “meschino”, e µi×qo-qt¿oç, che ha lo
stesso significato.
Tra i derivati, ricordiamo: il nomen qualitatis µi×qo -
fqç, “piccolezza”; i denominativi oµi×qt vm e ×ofooµi-
×qi çm, “tenere in scarsa considerazione”, “disprezzare”.
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28 IL LESSICO GRECO
concetto vale soprattutto nel sistema tribale anteriore
alla costituzione della polis.
Fra i composti, ricordiamo il nomen agentis voµo-
0c fqç, che indica colui che pone (fi 0qµi) una leg-
ge, vale a dire “legislatore”; ot fo -voµoç, “chi si governa
da sé”, “autonomo” (si vedano anche i nomina actionis
ot fovoµi o, “autonomia”, ed ct -voµi o, “buon governo”).
vsoç
Deriva da un indoeuropeo newos (cui corrisponde in
latino novus); in greco l’assenza di una forma corri-
spondente al latino iuvenis ha indotto vcoç a prende-
re il valore di “giovane”, lasciando l’area semantica di
“nuovo” a ×oivoç. Nei derivati, quindi, si intrecciano i
valori di “nuovo” e di “giovane”. Il comparativo vcmfc-
qoç, “più giovane”, ha spesso una connotazione poli-
tica negativa, mentre oi vcmfcqoi spesso costituisce
termine oppositivo a oi ¬qcoþtfcqoi, designando
semplicemente “i giovani” rispetto a “gli anziani”.
Tra i derivati, il denominativo vcmfcqi çm, “introdurre
innovazioni”, in senso politico, assume spesso la conno-
tazione negativa di “fare una rivoluzione”, “introdurre in-
novazioni violente”, con i deverbali vcmfc qioµo (la “ri-
voluzione compiuta”, nomen rei actae, con suffisso -µof-),
vcmfc qioiç (l’“atto rivoluzionario”, nomen actionis, con
suffisso -oi-), “innovazione politica”, “rivoluzione”.
Come primo termine di composto, vc oç figura in vco-
¸vo ç, “pulcino”, “giovane animale”; vco -¬ìtfoç, “lavato
di fresco” (cf. ¬ìt vm, “lavare”); vco-fct¿q ç, “fabbricato
da poco” (fct ¿m, “costruire”); vco-ìoi o, “gioventù”.
Tra i derivati, si ricordino: vcoqoç, “nuovo”; vcovioç,
“giovane uomo”; vcovio×oç, “ragazzino” (con il suffis-
so -i-o×o- dei diminutivi); vcovi×oç, “che ha le quali-
tà o i difetti della giovinezza”, “vigoroso”, “impetuoso”,
“violento”; vcovictoµoi, “agire da giovane uomo”;
vcofqç, “giovinezza” (nomen qualitatis), “ardore del-
la giovinezza” (metonimia), “gruppo di giovani” (altra
metonimia); il verbo vcoçm, “essere giovani”, “essere
pieni di giovinezza”, e il nome vcooooç, “giovane uc-
cello”, “pulcino”.
vtxq
Significa “vittoria”, sia in battaglia sia nei giochi o in
tribunale; ad Atene è epiteto della dea Atena: ad Atena
Nike era dedicato un tempio sull’Acropoli.
In alcuni composti vi×q figura come primo termine:
vi×q-qoqoç (qcqm, “portare”), “che riporta vittoria”,
da cui il verbo vi×q-qoqcm, “riportare vittoria”, e il no-
men actionis vi×q-qoqio, “atto di ottenere la vittoria”.
In altri composti figura come secondo termine: oçio-
þo fqç, “navigante”, “marinaio”; vot-×qofq ç, “padrone
di navi”, con vot×qofc m, “avere il dominio sul mare”,
vot-×qo fmq, “padrone del mare”; vot-ìo ¿oç, “che of-
fre un sicuro ancoraggio” (detto di un porto, cf. ìo ¿oç,
“rifugio”); vot -µo¿oç, “adatto alla battaglia navale; vot-
µo¿c m, “combattere per mare”; vot-¬q¸o ç, “costrutto-
re di navi”; vot-¬q¸c m, “costruire navi”; vot -ofo0µoç,
“arsenale navale”; vot-o¸o ç, “naufrago”, con i connessi
voto¸c m, “naufragare”, e voto¸i o, “naufragio”; vot -
×ìqqoç, “armatore”, “proprietario di nave”, con i deriva-
ti vot×ìqqi o, “mestiere dell’armatore”, e vot×ìq qiov,
“impresa dell’armatore”. Inoltre da un radicale vq¡- >
vcm qio, neutro plurale, “cantiere navale”, “arsenale”.
Come secondo termine di composto, dà luogo ad o-
votç, “privo di navi”, e ìi¬o-vcmç, “che abbandona la
nave”, “disertore”.
Tra i derivati, citiamo: vqioç, “navale”; c¬i-vciov,
“porto”; votfqç, “marinaio”, come votfiìoç, e il verbo
votfiììoµoi, “navigare”; inoltre votfi×oç, “navale”.
vsµm
La radice nom-/nem- significa in origine “attribuire”,
“assegnare”, secondo l’uso o la norma, e si specializ-
za all’attivo nei valori di “possedere”, “abitare” e anche
“considerare”, come voµiçm; in relazione ad attività
pastorali, significa “pascolare” il gregge; al medio vale
“avere la propria parte”, quindi ancora “possedere”.
I derivati si determinano in funzione dei molteplici va-
lori della radice: così il nomen rei actae voµq è “pasco-
lo” o più generalmente “nutrimento”; voµoç è “pasco-
lo”; il nomen agentis voµctç indica il “pastore”; voµoç
è ancora “pastore”, ma in relazione al costume antico
per cui ci si spostava quando un pascolo era esaurito,
“nomade”. Noµoç è il termine più usato del gruppo e
indica la “legge”, in quanto conforme all’“uso” tradizio-
nale, ma è anche termine tecnico per indicare una spe-
cie di composizione di lirica corale, il “nomo”; voµi-
µoç, aggettivo derivato da voµoç, significa “conforme
alle leggi, al costume”, e fo voµiµo sono “le tradizioni”;
voµiçm, come si è già visto, significa “usare abitualmen-
te”, ma passa anche al valore di “ritenere”, “credere”, e
voµioµo, nomen rei actae, indica “costume”, “istituzio-
ne”, ma anche “moneta”, in quanto convenzionalmente
riconosciuta valida. Ncµcoiç, nomen actionis, indica
l’atto di attribuire, “attribuzione”, ma anche “vendetta”,
ed esisteva la dea Nemesi, che presiedeva agli atti di
giustizia e di vendetta. Si ricordi che la vendetta, nella
società arcaica, era una sorta di giustizia che uno era
tenuto a farsi da sé quando riceveva un torto; questo
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29
A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
Numerosi sono i composti; con çcvo- al primo posto
si ha: çcvo-oo¿oç, “che riceve gli ospiti”; çcv-qìooio,
“cacciata di stranieri”; çcvo-×fovoç, “assassino di
ospiti”, con il denominativo çcvo-×fovcm, “uccide-
re ospiti”; çcvo-ìo¸io, “arruolamento di mercenari”;
çcvo-ofooiç, “luogo di soggiorno di un ospite”. Con
çcvo- al secondo posto, preceduto da un avverbio o un
proverbio, abbiamo: o-çcvoç, o¬o-çcvoç, “inospitale”,
ma anche “straniero”; ¬qo-çcvoç, “prosseno” (nome
che designava il membro di una comunità incaricato
di tutelare i cittadini di un’altra presso la sua comunità:
prosseno dei locresi ad Atene era un ateniese cui i lo-
cresi che si trovavano in Atene potevano rivolgersi per
protezione), con i derivati ¬qoçcvcm, ¬qoçcvio; qi-
ìoçcvoç, “che accoglie amorevolmente gli ospiti”. Con
il suffisso -io- abbiamo 0co-çcvio, “Teossenie”, feste
in onore di Apollo.
Tra i derivati, aggettivi e sostantivi, troviamo in primo
luogo çcvioç, “ospitale”, “che concerne gli ospiti” (epi-
teto di Zeus, in quanto protettore degli ospiti); fo çc-
vio, a partire da Omero, indica i doni ospitali, spesso
consistenti in un banchetto offerto in onore dell’ospi-
te; invece çcvi×oç si riferisce piuttosto alla nozione di
“straniero” che a quella di “ospite”. Ecvio indica l’”ospi-
talità”, ma anche “relazioni amichevoli tra due città”, e
çcvmv è la “camera degli ospiti”, nonché “il luogo dove
si ospita”, anche a pagamento, “ospizio”, “albergo”; tra
i denominativi, ricordiamo: çcviçm (= çciviçm), “ac-
cogliere come ospite”, più tardi “stupire” (fo çcvi×ov
equivale al moderno concetto di “straniamento”), e
anche, come intransitivo, “parlare con un accento stra-
niero”, “essere straniero”; çcvioµoç, “accoglienza”.
oóoç
Vale “via”, “cammino”, “viaggio”, ma anche “strada” da
percorrere e, metaforicamente, “mezzo”, “modo”, “scelta”.
Tra i composti, ricordiamo: ov-oooç, “salita” (per effet-
to del prefisso ovo- che indica il movimento dal bas-
so verso l’alto), opposto a ×o0-oooç, composto con il
prefisso ×ofo-, “discesa” (da non confondere con ov-
oooç, “impraticabile”, con o privativo e v eufonico);
cio-oooç, “entrata”, opposto a cç-oooç, “uscita”, “spe-
dizione”, ma anche termine tecnico della poesia dram-
matica per indicare l’“esodo”, il canto con cui il coro
lasciava il teatro; µc0-oooç, “via per giungere a”, “me-
todo” di ricerca, “scienza”, con l’aggettivo derivato µc0-
oo-i×oç, “metodico”; ¬oq-oooç, “passaggio”, “entrata”,
detto anche dei corridoi laterali della scena da cui il co-
ro entrava nell’orchestra, e quindi anche “parodo”, can-
vi×oç, “degno (oçioç) della vittoria”; oqiofo-vi×oç,
“che riporta una eccellente vittoria”; ×oììi-vi×oç, “che
riporta una bella vittoria”; ∆Oìtµ¬io-vi×oç, Ht0io-
vi×oç, “vincitore ad Olimpia, a Delfi (a Delfi, Ht0m, si
celebravano i giochi in onore di Apollo Pizio)”; qiìo-
vi×oç, “che cerca di vincere”, “ambizioso”, da cui il no-
men qualitatis qiìo-vi×io, “emulazione”, ma anche,
in senso negativo, “ambizione”, “litigiosità”, e il verbo
qiìo-vi×cm, “amare la vittoria” ma anche “essere liti-
gioso”.
Fra i derivati di vi ×q si ha il denominativo vi×o m, “vin-
cere”, con numerosi composti, tra cui c ×-vi×o m, “vince-
re definitivamente”, e ¬qo-vi×o m, “riportare la vittoria
prima”, “vincere in anticipo”.
A sua volta vi×o m dà luogo ai composti vi×q fmq e vi-
×qfq ç, nomina agentis, “vincitore”.
Infine ricordiamo gli aggettivi come o vi ×qfoç, “invin-
cibile”, vi×qfq qioç, “che riguarda la vittoria”, e numero-
sissimi nomi propri, come Ni×o ofqofoç, ∆Avoqo vi×oç,
∆I¬¬o vi×oç, Efqofo vi×oç, dcqc vi×oç.
vooç, vouç
Questo nome, che in attico ha la forma contratta, indi-
ca l’“intelligenza”, la “mente”, in quanto capace di per-
cepire e di pensare.
Da esso vengono i derivati voqoiç, “pensiero”, in quan-
to atto (nomen actionis), e voqµo, “pensiero”, in quan-
to risultato (nomen rei actae), nonché molti composti,
come o-votç, “insensato” (da cui il nomen qualitatis
ovoio, “stoltezza”, “ignoranza”), ct-vooç, “benevolo”
(con il nomen qualitatis ctvoio, “benevolenza”), non-
ché il verbo denominativo vocm, “pensare”, “percepi-
re”, con i composti ct-vocm, “essere benevolo”, e oµo-
vocm, “essere concorde”; oµovoio è la “concordia”; così
abbiamo oio-vocm, per lo più al medio oio-vocoµoi,
“avere l’intenzione di”, con oiovoio, “pensiero”, ¬qo-
vocm, “prevedere”, con ¬qovoio, “preveggenza”, “previ-
denza”, “provvidenza”; t¬ovocm, “sospettare”, “suppor-
re”, con t¬ovoio, “supposizione”.
çsvoç
Il significato originale di questo termine è “ospite”,
legato da relazioni reciproche di accoglienza, confer-
mate da doni, relazioni che vincolano anche i discen-
denti; per questo indica parimenti chi è accolto e chi
accoglie. Di qui viene il significato di “straniero”, già
a partire da Omero. Nel vocabolario militare si rife-
risce a soldati mercenari, raramente ad alleati. Dopo
Omero ricorre come aggettivo, sia per “straniero” sia,
traslato, per “strano”.
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30 IL LESSICO GRECO
infinito, “poco ci manca che io...”, l’aggettivo assume il
valore di “poco”.
Come primo termine, esso ricorre in numerosi com-
posti: oìi¸-oq¿io, “regime in cui comanda un picco-
lo gruppo”, “oligarchia”; oìi¸-oq¿i×oç, “oligarchico”;
oìi¸o-fo×oç, “poco prolifico”; oìi¸o-¿qovioç, “che
dura poco tempo”, “di breve durata”.
Da esso derivano il nomen qualitatis oìi¸ofqç, “picco-
lo numero”, “scarsità di numero”, con l’aggettivo oìi-
¸oofoç, “che sta con pochi compagni”, e il verbo cau-
sativo oìi¸om, “diminuire”.
oììuµt
Per lo più attestato in prosa con preverbi, come o¬-oì-
ìtµi, deriva dal radicale oì-/oìc-; nelle forme attive
transitive vale “mandare in rovina”, “far perire” (latino
perdo), al medio e nel perfetto forte oìmìo “perire”,
“andare in rovina”, “morire” (latino pereo); il participio
otìoµcvoç si trova usato come aggettivo nel senso di
“maledetto”. L’ottativo serve per esprimere una maledi-
zione, come oìoiµqv, -oio,... “possa io, tu... morire”.
Tra i derivati, citiamo: oìc0qoç, “distruzione”, “mor-
te”; oìc0qioç, “rovinoso”, “mortale”; oìooç, “rovinoso”;
oìoo-qqmv, “che medita rovina”, “funesto”.
oµvuµt
Da un radicale bisillabico oµ(o)- si formano, con il gra-
do zero sul secondo elemento e un suffisso nasale, il
presente atematico oµ-vt-µi e quello tematico oµ-vt-
m; la forma completa del radicale si trova nell’aoristo
mµmoo e nel perfetto oµmµo×o. Significa “giurare”, con
l’infinito, talvolta con l’accusativo di ciò che si giura,
ma anche degli dei o degli oggetti sui quali si giura.
In composizione con preverbi si trovano: ovf-oµvt-
µi, o¬-oµvtµi, “giurare di no”, “ricusare”; cç-oµvtµi,
“negare con giuramento”; ×of-oµvtµi, “affermare con
giuramento”; otv-oµvtµi, “giurare insieme”, “congiu-
rare”; da quest’ultimo derivano otv-mµofov, “confede-
razione”, che si è formata con un giuramento comune;
otv-mµofqç, nomen agentis, “congiurato”; analoga-
mente, da oq×oç, “giuramento”, deriva oq×-mµofqç,
“congiurato”, mentre con il prefisso ovf-mµooio, il
giuramento che in un processo si oppone al giuramen-
to dell’altra parte.
og0oç
Significa “diritto”, “retto”, sia nel senso della linea che
unisce direttamente due punti sia nel senso di qualcosa
che si leva diritto dal suolo, “perpendicolare”; metafo-
ricamente significa “corretto”, “giusto”, “onesto” o anche
“ben riuscito”. Questi molteplici valori si riflettono nei
to di ingresso del coro nelle opere drammatiche; ¬cqi-
o-ooç, “circuito”, “giro”, “orbita” di astri e, come termine
retorico, “periodo”; otv-oooç, “incontro”, “riunione”, e,
come termine amministrativo o ecclesiastico, “sinodo”.
Fra i derivati, citiamo: ooioç, “che riguarda il viaggio”;
cq-ooiov, spesso al plurale fo cqooio, “le provvi-
ste” per un viaggio; cq-ooioçm, “fare provviste per un
viaggio”; ooctm, “viaggiare”.
otxoç
Da una radice ¡oi×-, latino vic-us, indica la “casa” come
edificio, ma anche il complesso dei beni e delle perso-
ne che vi si riuniscono, quindi “famiglia” e “patrimonio”.
Da oi×oç derivano gli avverbi oi×oi, “in casa”, antico
locativo (come il latino domi), oi×ooc e oi×ovoc, “ver-
so casa”, e oi×o0cv, “da casa”.
Fra i composti, ricordiamo: oi×o-ooµoç, “architetto”,
con il verbo oi×oooµcm, “costruire” una casa; oi×o-
voµoç (cf. vcµm), “amministratore della casa, del pa-
trimonio”, “economo” (anche aggettivo); µcf-oi×oç,
“forestiero residente in città”, “meteco” (molte delle at-
tività artigianali e commerciali in Atene erano eserci-
tate da stranieri, privi di diritti politici); ¬cqi-oi×oç,
“che abita intorno alla città”, “perieco” (oi ¬cqioi×oi
in Laconia sono i Perieci, antichi abitatori della regio-
ne, respinti ai margini di essa dai Dori invasori e privati
dei diritti politici, ma non di quelli civili).
Fra i derivati, ricordiamo: oi×io, “casa”, “famiglia”, con
i composti otv-oi×io, “villaggio”, ma anche “coabita-
zione”; o¬-oi×io, “colonia”; oi×cm, verbo denominati-
vo, “abitare”, ma anche “amministrare”, “governare”, con
il nomen agentis oi×cfqç, che indica la “gente di casa”,
cioè “servo”, “domestico”, “schiavo” (invece oi×qfqç,
“abitante”), con l’aggettivo oi×cioç, “di casa”, quindi
“proprio”, se riferito a cose, e “familiare”, “amico”, se
detto di persone, e l’avverbio oi×cimç, “propriamen-
te”, “in modo conveniente”, e il verbo causativo oi ×c-
io m, “rendere familiare”. Da oi ×c m si formano numerosi
composti, come c v-oi×c m, “abitare dentro”; µcf-oi×c m,
“emigrare”; otv-oi×cm, “abitare con”; il participio q oi-
×otµcvq, sott. ¸q, indica “la terra abitata”, l’”ecumene”.
Infine il causativo oi×içm significa “fondare una colo-
nia”, “colonizzare” (e oi×iofqç è il “fondatore”).
oìt¡oç
Propriamente significa “piccolo” (cf. anche µi×qoç),
detto di essere vivente o di oggetto di piccole propor-
zioni, ma spesso anche “di piccolo numero”: in senso
politico oi oìi¸oi indica “gli oligarchici” in opposizio-
ne al popolo, fo ¬ìq0oç; in frasi come oìi¸ot ocm +
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A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
Tra i derivati, ricordiamo: i diminutivi ¬oioi ov e ¬oi-
oo qiov, “fanciullino”; gli astratti ¬oioi o, “infanzia”;
¬oioio , “scherzo”, “gioco”; ¬oioo fqç, “infanzia”; ¬oi-
oci o, “educazione”, nel senso più pieno di formazione
morale e civile, quindi “formazione”, “cultura”; ¬oi çm,
“giocare”; ¬oi ¸viov, “gioco”, “scherzo”, “poesia scherzo-
sa”; ¬oioct m, “educare”; o ¬oi octfoç, “rozzo”, “inedu-
cato”; ¬oi octoiç, “educazione”; ¬oioctfq ç, “educato-
re”; ¬oi octµo, “oggetto dell’insegnamento”, di regola la
materia insegnata, ma talvolta anche l’allievo; ¬oioct-
fq qiov, “luogo dove si insegna”, quindi “scuola”.
noç
Significa “tutto”, al plurale ¬ovfcç, “tutti”, in opposi-
zione a oìoç, che esprime la totalità ma non la molte-
plicità (analogamente all’opposizione interna al latino
tra omnis e cunctus).
In composizione, figura come secondo termine del
composto in o¬oç, “tutto quanto”, con o- intensivo, e
otµ¬oç “tutto quanto”; come primo elemento di com-
posto, ricorre in moltissimi casi, dei quali i più usati
sono: ¬ov-qµoq, “tutta la giornata” (qµoq, “giorno”),
accusativo neutro avverbiale, come determinazione di
durata; gli aggettivi ¬o¸-¿oì×coç, ¬o¸-¿oì×oç, “tut-
to di bronzo” (o di rame), ¬o¸-¿qtocoç, “tutto d’oro”;
¬ov-t¬cqfofoç, “il più elevato”, “l’estremo”; ¬ov-t-
ofofoç, “il più remoto”, costituisce intensivo del su-
perlativo tofofoç, “estremo”; ¬ov-oqµioç, “pubblico”,
“di tutto il popolo” (oqµoç); ¬ov-qµcqioç, “che dura
tutto il giorno” (qµcqo), in opposizione a ¬ov-vt¿ioç,
“che dura tutta la notte” (vtç); ¬ov-ooµofmq, “che tut-
to doma” (rad. ooµ- di ooµvqµi o ooµoçm, “domare”),
appellativo del sonno; ¬ovfo-×qofmq, “onnipotente”,
appellativo che a partire dalla traduzione dei Settanta
dell’Antico Testamento è attribuito a Dio e indica an-
che il Cristo maestoso che domina nei mosaici absidali
delle chiese bizantine.
Da ¬o ç derivano aggettivi e avverbi come ¬ovfoi oç,
“di ogni tipo”; ¬ovfooo¬o ç, “di ogni sorte”; ¬o vfo0cv,
“da ogni parte”; ¬o vfo0i, “dappertutto”; ¬o vfmç, “in
ogni modo”; ¬ovfo¿q , “dappertutto”; ¬ovfo¿o 0cv,
“da ogni parte”.
noo¿m
Questo verbo si riconduce a una radice apofonica
¬ov0-/¬cv0-/¬n≥0- > ¬o0- ed esprime il concetto di
“subire”; spesso è usato, pur nella sua diatesi attiva,
come passivo di ¬oicm: ct ¬oiciv fivo, “beneficare
qualcuno”, ct ¬oo¿civ t¬o fivoç, “essere beneficato
da qualcuno”, “ricevere un beneficio da qualcuno”. Può
composti: oq0o-¸mviov significa una figura ad ango-
li (¸mvio) retti, “rettangolo”; oq0o-¸qoqio è la “retta
scrittura”, “ortografia”; oq0o-ooçoç indica chi ha una
retta opinione (ooço, cf. oo×cm), “ortodosso”.
Tra i derivati, l’aggettivo oq0ioç vale “dritto”, “eretto”,
il nomen qualitatis oq0ofqç indica la “rettitudine” mo-
rale come la “posizione eretta” o la “direzione retta”, il
verbo causativo oq0om significa “raddrizzare”, “guida-
re”, con il suo composto ×of-oq0om, “raddrizzare”, il
nomen actionis oq0moiç indica l’“azione di raddrizza-
re”, ma anche la “riuscita”, il “successo”.
*oç, onoç
La radice indoeuropea *o×
w
dà luogo in greco a o ¬-,
come nel nome *o¢ (nominativo ricostruito, perché
non attestato), o¬oç, “occhio”, “vista”, “viso”, e alle for-
me o¢oµoi, mq0qv, mµµoi, o¬m¬o, della coniugazio-
ne suppletiva dei verbi di “vedere”; in latino dà luogo
a oc-ulus.
Tra i derivati, ricordiamo: l’aggettivo verbale o¬-foç,
“visto” e “visibile”, con il composto t¬-o¬foç, “sospet-
to”, in senso attivo e passivo, cioè “che sospetta”, “dif-
fidente” o “che suscita sospetto”, e il nomen qualitatis
t¬-o¢io, “sospetto”; o¬-f-i×oç, “che concerne la vi-
sta”, “ottico”; o¬-f-i×q (fc¿vq), “ottica” (parte della fi-
sica); o¬-fctm, “vedere”, usato soprattutto con prever-
bi, come ×of-o¬fctm, “spiare”, quindi o¬-fqq, nomen
agentis che indica “spia”, “osservatore”; oµµo, nomen rei
actae che indica lo “sguardo”, ma anche l’”occhio”; o¢iç,
nomen actionis che vale “vista”, ma anche “apparenza”,
“apparizione”; infine oq0oìµoç, “occhio”, con i deriva-
ti oq0oìµio, “mal d’occhi”, “oftalmia”, e oq0oìµi×oç,
“oftalmico”, “che concerne gli occhi”.
notç
Questo nome ha origine da un radicale ¬oi- (affine a
quello che in latino ha dato origine a puer, f. puer-a, più
usato nel diminutivo puella) e indica persona, maschio
oppure femmina, che si trova in una posizione subordina-
ta o per nascita (“figlio”, rispetto al padre) o per età (“fan-
ciullo”, rispetto all’adulto) o per situazione nel sistema so-
ciale (in questo caso vale “schiavo”). In contesto amoroso,
può indicare un fanciullo o una fanciulla amata.
Fra i composti, citiamo: ¬oio-o¸m¸-oç, nomen
agentis che indica “colui che guida (cf. o¸m) i fan-
ciulli”, “pedagogo”, e dà luogo all’astratto ¬oio-
o¸m¸-io, “educazione dei fanciulli”, “pedagogia”; ¬oi-
oo-voµoç, “pedonomo” (nome del magistrato spartano
che sovraintendeva all’educazione dei ¬oiocç); ¬oioo-
fqiþqç, “maestro di ginnastica”; o-¬oiç, “senza figli”.
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32 IL LESSICO GRECO
nstgo
Propriamente significa “esperienza”, “prova”, “esperimen-
to”, detto talvolta anche del “mettere alla prova qualcu-
no”. Questo termine e i suoi derivati hanno applicazioni
specifiche nell’ambito della ricerca sperimentale, legata
da una parte alle osservazioni fisiche dei filosofi ionici,
dall’altra a quelle della scuola medica di Ippocrate.
Come secondo elemento di termini composti, questa
parola dà luogo a numerosi aggettivi e nomi, come cµ-
¬ciqoç, “sperimentato”, “esperto”; cµ-¬ciqio, “espe-
rienza”; cµ-¬ciqi×oç, “relativo all’esperienza”, “empi-
rico”, usato anche per indicare gli appartenenti a una
scuola medica. Da questo contesto, in cui si specifica
per esperienza il metodo sperimentale di tipo ippocra-
tico, derivano cµ-¬ciqooµoi, “fare esperienza di qual-
cosa”, e o-¬ciqoç, o-¬ciqmv, “senza esperienza” (ma
cf. o¬ciqoç, “illimitato”, da ¬ciqoç, “limite”).
Da ¬ciqo si ha il denominativo ¬ciqom, normalmen-
te al medio (medio di interesse), “tentare di fare qual-
cosa” (con l’infinito), “mettere qualcuno alla prova”
(con il genitivo partitivo), “aggredire” (con i derivati
¬ciqofqç, nomen agentis, “brigante”, “pirata”; ¬ciqo-
fi×oç, aggettivo derivato, “che riguarda i pirati”, “pira-
tesco”; ¬ciqofctm, “comportarsi da pirata”); mentre
sullo stesso piano di ¬ciqom di trova l’altro denomi-
nativo ¬ciqoçm, “mettere alla prova”, “tentare”, anche
in contesti cristiani.
nsµnm
La radice apofonica ¬oµ¬-/¬cµ¬-, di cui non è noto
il grado zero, significa “inviare”, “rinviare”, “condurre”,
“accompagnare”.
Fra i suoi composti citiamo: ovo-¬cµ¬m, “rimandare
in su”, e, metaforicamente, “riferirsi a”; o¬o-¬cµ¬m,
“mandare via”; c×-¬cµ¬m, “spedire”; ×ofo-¬cµ¬m,
“mandare verso il basso”; µcfo-¬cµ¬m, “inviare ver-
so”, ma al medio “mandare a cercare”.
Tra le forme nominali derivate, alcune sono caratte-
rizzate dalla vocale e, come oto-¬cµ¬foç, “difficile a
mandar via”; o¬o-¬cµ¬fi×oç, “relativo al congedo”;
¬qo-¬cµ¬fi×oç, “che si riferisce all’atto di ricondur-
re o di accompagnare”: ne deriva il nome di un com-
ponimento poetico, il ¬qo¬cµ¬fi×ov, composto per
augurare buon viaggio a chi parte; altre sono caratte-
rizzate dalla vocale o, come ¬oµ¬q, nomen actionis,
“l’atto di accompagnare”, “scorta”, ma anche in senso
rituale, “processione”, e a Roma “processione trionfa-
le”, “trionfo”, con i composti o¬o-¬oµ¬q, “congedo”;
µcfo-¬oµ¬q, “invito”, e altri; ¬oµ¬oç, “che conduce”,
significare anche “soffrire”. Talvolta nella sua genericità
comporta eufemismo: in una famosa elegia, per esem-
pio, il poeta Tirteo usa l’espressione qv fi ¬o0q, “se gli
capita qualcosa”, per non dire “se muore”.
Da questa radice derivano: con il suffisso -co-, il no-
men rei actae ¬c v-0oç, “dolore”, “lutto”, impiegato come
termine specifico del rituale funerario e per metonimia
come “sciagura”, con il denominativo che se ne forma,
¬cv0c m, “compiangere un morto”, “essere in lutto”; ¬o -
0oç, nomen rei actae formato con il suffisso -co-, che
esprime un’area molto larga di sfumature, dall’“espe-
rienza che si prova”, a “emozione”, “passione” (e in que-
sto senso è termine tecnico della psicologia antica), fino
a quello metonimico di “sciagura”, ma può anche espri-
mere una percezione gradevole e significare “piacere”;
¬o 0qµo, in quanto nomen rei actae, che indica “ciò che
si prova”, cioè “sentimento”, “sofferenza”, “malattia”, e
l’aggettivo ¬o0qfi×o ç, che vale “capace di emozioni”,
“sensibile”, ma anche può essere riferito a una situazio-
ne, “ricco di pathos”, “patetico”, o essere impiegato come
termine grammaticale per la diatesi “passiva”; o -¬o0q ç,
“che non soffre”, “insensibile”, e o ¬o 0cio, nomen ac-
tionis, “insensibilità”, ma anche “impassibilità” (l’ideale
del sapiente stoico è raggiungere un perfetto equilibrio
razionale esente da passioni, l’o ¬o 0cio); all’opposto
otµ-¬o0q ç, “affetto dagli stessi sentimenti”, “che condi-
vide i sentimenti con”, e otµ-¬o 0cio, “partecipazione
ai sentimenti e alle sofferenze altrui”, con un’intensità
ben più carica del nostro “simpatia”.
nst0m
La radice apofonica ¬oi0-/¬ci0-/¬i0- (che in latino
dà luogo a fido) significa “persuadere” all’attivo, men-
tre “essere persuaso”, “dar ascolto”, “obbedire” al medio
(con il dativo).
Tra i derivati, citiamo: o -¬ci0q ç, “disubbidiente”; ¬iofo ç,
aggettivo verbale con diatesi attiva o passiva della radice,
“degno di fiducia” o “che ha fiducia”; o -¬iofoç, “infido”,
“cui non si crede”, ma anche “diffidente”, “che non crede”;
i verbi denominativi o -¬iofc m, “non credere”, “disobbe-
dire”; ¬iofct m, “prestar fede”, “fidarsi”; il nomen actionis
¬i ofiç (latino fides), “fiducia”, che si ispira agli altri o che
altri ispirano; ¬ci0m (con il suffisso -m- dei nomina ac-
tionis), “persuasione”, “capacità di convincere”, anche per-
sonificato nel nome Peito, dea della persuasione (divinità
minore che accompagnava Afrodite e rappresentava la
capacità di persuasione nei confronti della persona ama-
ta), con gli aggettivi ot o-¬ciofoç, “difficile a persuadere”,
ed ct-¬ciofoç, “facile a persuadere”.
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33
A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
vigazione”, “facilità di navigazione”. Da ¬ìooç, infine,
deriva il nomen instrumenti ¬ìoiov, “nave”.
nìqoom
La radice ¬ìq¸-/¬ìo¸- dà origine a ¬ìqoom, “colpi-
re”, “percuotere” (latino plec-to, “punire”), spesso usato
in senso figurato, anche con l’impiego di preverbi che
ne intensificano l’effetto; così si hanno: o¬o-¬ìqoom,
“prostrare”, “abbattere”, in senso figurato “far perdere la
testa”; c×-¬ìqoom, “abbattere”, “cacciare”, “sbalordire”,
“spaventare”; ×ofo-¬ìqoom, “terrificare”, “sbigottire”.
Dalla radice del verbo derivano: il nomen rei actae “q-
¸q , “colpo”, “ferita” (latino plaga), anche in senso figurato,
“sciagura”; il nomen actionis ¬ìq çiç, “colpo”, “percossa”; il
nomen instrumenti ¬ìq ×fqov, “plettro”, linguetta di legno
o di osso per pizzicare le corde di uno strumento musi-
cale. Dalla radice composta con prefissi si hanno: ¬oqo-
¬ìq ç, “colpito sul fianco”, “paralizzato”; o ¬o -¬ìq×foç,
“percosso”, “paralizzato”, da cui viene o ¬o¬ìqçi o, “apo-
plessia”, “paralisi”; c ×-¬ìq×fi×o ç, “terrificante”; ¬oqo-
¬ìq¸i×o ç, “paralizzato”; c ×-¬ìo¸q ç, “stordito”.
noìtç
Indica “città”, “stato”, come comunità politica e religio-
sa, in opposizione ad ooft, che normalmente designa
la città alta, la rocca; nell’epos è attestato il doppione
¬foìiç.
Come primo termine di composto ricorre in: ¬oìi-
oq×cm, “assediare”, in relazione al tema cq×-, “rin-
chiudere”, con i composti come ¬oìioq×io, “assedio”;
¬oìiot¿oç, “che protegge la città” (appellativo di divi-
nità, in relazione a c¿m); ¬foìi-¬oq0oç, “devastatore
di città” (¬cq0m, “devastare”); come secondo termine
di composto in: o×qo-¬oìiç, “acropoli”, “città alta”; o-
¬oìiç, “senza città”, “escluso dalla città”; µqfqo-¬oìiç,
“città madre”, in rapporto con una colonia; in nomi geo-
grafici, come Nco-¬oìiç, da vco ¬oìiç, “città nuova”,
Mc¸oìo-¬oìiç, ∆Aµqi-¬oìiç ecc.
Fra i derivati, citiamo: ¬foìic0qov, forma epica equi-
valente a ¬oìiç (¬foìiç); ¬oìifqç, “cittadino”, cioè
“membro della polis”, “uomo libero”; ¬oìifi×oç, “che
riguarda i cittadini, l’amministrazione della città”, con
il verbo denominativo ¬oìifctoµoi, “essere cittadi-
no”, “partecipare alla vita politica”, e l’astratto, formato
con il suffisso -cio, ¬oìifcio, “partecipazione alla po-
lis”, “complesso dei cittadini”, “diritto di cittadinanza”,
“forma costituzionale”, e, in Atene, “democrazia”, la for-
ma di costituzione per eccellenza; quindi le formazioni
¬oìiçm, “costruire una città”, e ¬oìioµo, “fondazione
di una città”, ma anche “città”.
“accompagnatore”, “messaggero”, con i composti ¬qo-
¬oµ¬oç, ¬oqo¬oµ¬oç, “che conduce”, “che scorta”, e
0co-¬oµ¬oç, “inviato da un dio” (si noti che l’accen-
to cade sull’ultima se la radice verbale ha valore atti-
vo, “colui che invia”, mentre è ritratto quando ha valore
passivo, “colui che è inviato”).
Da ¬oµ¬q o da ¬oµ¬o ç derivano ¬oµ¬oi oç, “che con-
duce”, “che accompagna”; ¬o µ¬iµoç, “che guida”, termi-
ne di livello poetico; ¬oµ¬i ìoç, “pesce pilota” (un pescio-
lino che segue le navi e di cui si favoleggiava che fosse
capace di trascinarle o trattenerle) e i verbi denominativi
¬oµ¬ct m, “scortare”, “condurre”, detto specificamente
del “partecipare a una processione”, con i composti c ¬i-
¬oµ¬ct m, “trionfare”, in relazione alla processione trion-
fale romana, ¬qo-¬oµ¬ct m, “guidare una processione”;
¬oµ¬ct ç, nomen agentis, “guida”, ma anche “partecipante
a una processione”; di qui derivano altri nomi, come il
nomen actionis ¬oµ¬ci o, “processione”.
ntµnìqµt
La radice “o-/“q- (latino plenus, plerique) indica
in valore transitivo “riempire”, “saziare”, e in valore in-
transitivo “essere riempito”, “essere pieno”.
Tra i derivati, citiamo: ¬ìcmç, -o, -mv (declinazione
attica), “pieno”; ¬ìqqqç, “pieno”, “completo”, con il no-
men qualitatis che ne deriva, ¬ìqqofqç, “sazietà”, “pie-
nezza”; ¬ìqqom, verbo causativo, “riempire”, ma anche
“adempiere una funzione”, “soddisfare un pagamento”
(che dà luogo al nomen actionis ¬ìqqmoiç, “azione
di riempire”, e al nomen agentis ¬ìqqofqç, “colui che
riempie”, ma anche “che paga”, “tesoriere”); ¬ìq0m,
“esser pieno”; ¬ìq0oç, “gran numero”, “folla”, ma anche
in senso politico, “democrazia”, “governo popolare”.
nìsm
Deriva da un tema apofonico ¬ìo¡-/¬ìc¡, “navigare”,
connesso con il latino pluit, “piove”. Evidentemente il
radicale indoeuropeo significava “essere nell’acqua”,
“fluttuare”, e in greco, in relazione a una civiltà di mari-
nai, si è specificato come “navigare”.
Tra i composti, citiamo: o vo-¬ìc m, “rimontare in bar-
ca”, “risalire navigando” (o vo-, “su”); o ¬o-¬ìc m, “par-
tire su una nave”; oio-¬ìc m, “fare una traversata”;
ci o-¬ìc m, “entrare navigando”; c ×-¬ìc m, “salpare”; ¬o-
qo-¬ìc m, “costeggiare”; ¬cqi-¬ìc m, “circumnavigare”.
I nomina actionis si formano di regola dal grado o: co-
sì ¬ìooç, “navigazione”, “viaggio per mare”, con gli ag-
gettivi derivati o¬ìooç, “non navigabile”, e tutti i nomi
derivati dai composti, come ovo-¬ìooç, “atto di risa-
lire navigando” ecc., e l’astratto ct¬ìoio, “buona na-
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
34 IL LESSICO GRECO
nouç
È un antico nome-radice, formato da un tema pod-/
ped- (che in latino dà luogo a pes, ped-is e nelle lingue
sassoni, con trasformazione della consonante iniziale,
foot, Fuss). Dal valore iniziale di “piede” derivano nume-
rosi casi di traslato, come anche in italiano nell’espres-
sione “piede del tavolo”: così si parla del piede di un og-
getto e ¬otç indica anche la scotta della vela o il “piede”
come unità metrica (probabilmente perché il ritmo si
scandiva con il piede) o di lunghezza.
Come primo termine di composto si ha in: ¬oo-o q×qç,
“forte nei piedi”, epiteto omerico di Achille; ¬oo-q vcµoç
(o vcµoç, “vento”), “che ha i piedi rapidi come il vento”;
¬oo-q qqç, “che giunge fino ai piedi”, di una veste solen-
ne. Come secondo termine, si trova in aggettivi e nomi
derivati, o cììo -¬otç (o cììo, “tempesta”), “dai piedi
veloci come la tempesta”; o q¸tqo -¬otç, “dai piedi d’ar-
gento” (appellativo di una divinità marina); fo¿t -¬otç,
m ×t -¬otç, “dai piedi rapidi”; oi -¬otç, “bipede”; fqi -
¬otç, “con tre piedi”, “tripode”; ¬oìt -¬otç, “polipo”,
nome dell’animale marino dai molti piedi, cf. ¬oìt ç.
Ricorre come elemento formativo anche in: ovoqo¬o-
oov, “schiavo” (cf. ovqq); fcfqo¬ooov, “quadrupede”;
avverbi, come c׬oomv, “fuori dai piedi”, “lontano”, ed
cµ¬oomv, “tra i piedi”, formato sul precedente, e nei
derivati da questi come cµ¬ooioç, “che sta tra i piedi”,
“nel cammino”; cµ¬ooiçm, “impedire”, “ostacolare”;
cµ¬oocio, “impedimento”, con il suffisso -cio dei no-
mina actionis.
Dal tema pod- derivano poi: ¬ooio, “scotta della ve-
la” (ma il composto o¬ooio significa “mancanza di
piedi”); con il suffisso dei nomina qualitatis, ¬oomµo,
“basamento”, di una colonna o di un edificio. Invece
dal tema ped- derivano: ¬coq, “ceppi”, “catena per i
piedi”; ¬cço, “collo del piede”; ¬cçoç, “che va a piedi”,
“pedestre”; ¬coov, “suolo”, “terreno”; ¬coiov, “pianura”;
¬coiìov, “calzari”, “sandali”.
gmvvuµt
Da una radice oqm- che indica forza, questo verbo si-
gnifica “rinforzare” all’attivo ed “essere forte” al medio;
in particolare cqqmµoi, perfetto di stato, significa “es-
sere forte”, mentre il suo imperativo cqqmoo è una for-
mula augurale di saluto, “stammi bene” (equivalente in
qualche modo al latino vale), e il participio cqqmµcvoç
è usato con valore di aggettivo, “forte”.
Fra i composti, ricordiamo: il privativo o-qqmofoç,
“debole”, “malato”, con il denominativo oqqmofcm,
“ammalarsi”, “esser debole, malato”, e il nomen quali-
noìuç
La declinazione dell’aggettivo conosce fenomeni di
metaplasmo in relazione ai temi ¬oìt- e ¬oììo-/-o.
Esso dà luogo a molti composti, per lo più chiara-
mente riconoscibili; fra i più significativi, ricordiamo:
¬oìt-µqfiç, “molto accorto”, appellativo formulare
di Odisseo (la cui qualità specifica è la µqfiç, l’“in-
telligenza astuta”); ¬oìt-µq¿ovoç, “ingegnoso”, al-
tro appellativo dello stesso eroe, come ¬oìt-fqo¬oç,
“dai molti aspetti” (cf. fqc¬m, fqo¬oç), “dall’ingegno
multiforme”; ¬oìt-¬qo¸µmv (cf. ¬qooom, “fare”),
“molto attivo”, talvolta con una connotazione negativa,
“impiccione”, come l’astratto derivato ¬oìt-¬qo¸µo-
otvq, “attività molteplice”, spesso anche riguardo ai fat-
ti altrui.
Tra i derivati ricordiamo: ¬oììoofoç, “uno tra molti”;
¬oììo×iç, avverbio, “spesso”.
nogoç
Da una radice ¬oq-/¬cq- si formano da una parte il
verbo causativo ¬cqom, “attraversare”/“far attraversa-
re”, dall’altra il nomen actionis ¬oqoç, che da un valore
originario di “passaggio”, “guado”, in relazione al punto
in cui, per esempio, un corso d’acqua può essere attra-
versato, passa a quello di “cammino”, “via”, e, per me-
tonimia, a quello di “mezzo”, “risorsa”, poi, nel lessico
finanziario, “entrata”, “entrata dello stato”.
Dal grado ¬cq- si formano: l’avverbio ¬cqo, “al di
là”, usato anche come preposizione per il geniti-
vo, ¬cqo oi×qç, “al di là di ciò che è giusto”, e ¬c-
qoç, “dall’altra parte”; i nomi ¬ciqoq e ¬cqoç, “li-
mite”, “confine”, “fine”; l’aggettivo ¬cqoioç, “che sta
dall’altra parte”; o-¬ciqoç, “senza limiti”, “infinito”;
il causativo ¬cqoiom, “portare dalla parte opposta”,
“trasportare”. Da ¬oqoç si ha il composto o-¬oqoç,
“difficile, impossibile a passarsi”, ma anche “privo di
mezzi”, con il nomen qualitatis o-¬oq-io, “difficoltà
di passaggio”, “difficoltà”, “incertezza”, “imbarazzo”,
e il denominativo o-¬oqcm, “essere senza mezzi”,
“mancare di” (con il genitivo), “essere in difficoltà”,
“essere in imbarazzo”.
Altri derivati sono: ¬oqctm, “passare”, “trasportare”,
e, al medio, “attraversare”, “viaggiare”; ¬oqcio, “viag-
gio”; ¬oqctoiµoç, “che si può attraversare”, “accessi-
bile”; ¬oqctfoç, “che si può passare”; ¬oqiçm, “forni-
re”, “procurare”, al medio, “procurarsi”, “guadagnarsi”;
ct¬oqiofoç, “facile a procurarsi”; ¬oq0µoç, “luogo di
passaggio”, “stretto”, da cui il denominativo ¬oq0µctm,
“traghettare”.
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
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A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
Ne derivano: il nomen actionis ofqc¢iç, “azione di
girare”; i nomina rei actae ofqcµµo, “slogatura”, “lus-
sazione”, “torsione”; ofqoqoç, “corda” (fabbricata me-
diante torsione), ma anche, nel lessico medico, “dolore
viscerale”, “contorsione”; ofqoqq, nomen rei actae che
indica l’azione di girare, il “raggiro”, la “scaltrezza”, ma
anche, riferito alla lirica corale, “strofe”, il movimento
di danza con cui il coro si muoveva intorno, cui ri-
spondeva la ovfi-ofqoqq, “antistrofe”, “contro-rivol-
gimento”; ovo-ofqoqq, “rivolgimento”, “inversione” e,
in grammatica, “anastrofe”, che si ha quando la preposi-
zione segue il caso anziché precederlo; ×ofo-ofqoqq,
“rivolgimento”, anche come termine di una struttura
narrativa o di un’azione scenica, talvolta “catastrofe”.
oqoììm
Da una radice oqoì-, significa all’attivo “far cadere”, “ab-
battere”, “mandare in rovina”, “far cadere in errore”, “ingan-
nare”, mentre al medio-passivo ha spesso valore intransi-
tivo, “cadere”, “inciampare”, “andare in rovina”, “sbagliare”.
Fra i derivati, citiamo: oqoìµo, “passo falso”, “caduta”,
“errore”; oqoìcqoç, “che fa cadere”, “vacillante”, “peri-
coloso”; o-oqoìqç, “che non cade”, “sicuro”, “saldo”; o-
oqoìcio, “saldezza”, “sicurezza”; c¬i-oqoìqç, “insta-
bile”; ovo-oqoììm, “rialzarsi” (dopo una caduta).
tooom
Significa “ordinare”, “mettere in ordine”, spesso det-
to di truppe, “assegnare un incarico militare o civile”,
“imporre una tassa”, al medio “collocarsi”, “impegnarsi
a pagare una tassa”.
Con preverbi, dà luogo a: ovfi-fooom, “schierare con-
tro”, “opporre”; oio-fooom, “disporre secondo un or-
dine”; c¬i-fooom e ¬qoo-fooom, “ordinare”, “impor-
re”; otv-fooom, “organizzare”, “coordinare”.
Tra i derivati, citiamo: il nomen rei actae fo¸-µo, “co-
mando”, “reparto militare”, con i composti ¬qoo-
fo¸-µo, “ordine”, e otv-fo¸-µo, “reparto militare”,
ma anche “organizzazione”, “struttura organizzata”,
“sintagma”, “opera letteraria”, “libro”; il nomen actionis
foçiç, “ordine” (come attività del mettere in ordine),
“disposizione”, “fila”, con i composti oio-foçiç, “clas-
sificazione”, ¬oqo-foçiç, “allineamento”, “paratassi”,
coordinazione (di contro a t¬o-foçiç, “ipotassi”, su-
bordinazione), otv-foçiç, “ordinamento”, “disposi-
zione di truppe”, “composizione”, anche in rapporto
alle strutture del discorso e quindi “sintassi”; l’aggettivo
verbale fo×foç, “ordinato”, “prescritto”, con i composti
o-fo×-foç, “senz’ordine”, “in disordine”, e fo×-fi×oç,
“che riguarda gli ordinamenti”, “tattico”.
tatis oqqmofio, “debolezza”, “malattia”, anche in senso
traslato, “abbattimento”; ct-qmofoç, “forte”, “in buona
salute”, con il denominativo ctqmofcm, “essere vigo-
roso”; qmµq, formato direttamente dalla radice, indica
“forza” e dà luogo all’aggettivo qmµoìcoç, “forte”, “ro-
busto”.
oxsntoµot
Da una radice o×o¬-/o×c¬- (presente in latino nella
radice spec-, cf. spec-ulum), questo verbo significa “ve-
dere”, “osservare”.
Dalla radice si formano: il nomen actionis o×c¢iç,
“vista”, “osservazione”, con l’aggettivo o×c¬fi×oç,
“che esamina”, “che osserva”, da cui presero nome i
filosofi E×c¬fi×oi, “scettici”, che assumevano come
principio di ricerca il dubbio; o×cµµo, nomen rei actae
con il significato di “osservazione”; con il grado forte,
il nomen agentis o×o¬oç, “che osserva”, “sorvegliante”,
ma in valore passivo “scopo”, “mira”; o×o¬q, “vedetta”,
“atto di osservare”; o×o¬io, “luogo di osservazione”;
o×o¬cm, “osservare”, con i suoi composti c¬i-o×o¬cm,
“sorvegliare” (cf. c¬io×o¬oç, tardo latino episcopus,
italiano “vescovo”), ¬qo-o×o¬cm, “provvedere”, e
altresì o×o¬cìoç, “picco”, “promontorio” (da cui si può
osservare) e anche “scoglio”.
otgotoç
Indica “esercito”, “armata” di terra o di mare, talvolta ge-
nericamente “massa”.
Fra i composti, citiamo: ofqof-o¬coov, “accampa-
mento”, o, per metonimia, “esercito”; ofqof-q¸oç, “ge-
nerale”, o, in Attica, “stratego” (cf. o¸m), con i derivati
ofqof-q¸-io, “funzione del comandante”, e ofqof-
q¸-cm, “comandare l’esercito”.
Fra i derivati, ricordiamo: ofqofio, “esercito”, ma
anche “spedizione”, come ofqofcio, che propria-
mente, come nomen actionis, vale “servizio militare”;
ofqofctµo, nomen rei actae, “corpo di spedizione”,
“armata”; ofqofctm, “fare una spedizione”, “fare il sol-
dato”, variamente determinato da prefissi, con il relati-
vo nomen actionis ofqofctoiç, “spedizione militare”;
infine il nomen agentis ofqofimfqç, “soldato”.
otgsqm
Il verbo all’attivo transitivo vale “girare”, “volgere”, “av-
volgere”, mentre nelle forme intransitive e medie “vol-
gersi”, “girarsi”.
Fra i composti, ricordiamo: o vo-ofqc qm, “rovesciare”;
o ¬o-ofqc qm, “allontanare”, “distogliere”; ×ofo-ofqc qm,
“rivolgere”, “abbattere”, “assoggettare”, “distruggere”.
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36 IL LESSICO GRECO
io, “stato di imperfezione”, “esenzione”, Ci sono poi al-
tri aggettivi e nomi, in cui ricorrono alternativamente i
valori di base: oio-fcìq ç, “continuo” (l’idea accessoria è
data dal prefisso oio-, “attraverso”); c ×-fcìq ç, c v-fcìq ç
e c ¬i-fcìq ç, “perfetto”, “compiuto”; ×oq¬o-fcìq ç, “fe-
condo” (×oq¬o ç, “frutto”); ¬ov-fcìq ç, “assolutamente
compiuto”; oqµo-fcìq ç, “a spese dello stato”; ct -fcìq ç,
“a buon mercato”, con il nomen qualitatis ct fc ìcio,
“buon mercato”; i oo-fc ìcio, “parificazione nel pagare
i tributi” (condizione privilegiata di alcuni meteci, che
venivano parificati ai cittadini nel pagamento delle tas-
se, per i loro meriti); ìtoi-fcìq ç, “vantaggioso”; ìtoi-
fc ìcio, “vantaggio finanziario”, “convenienza”; t ¬o-fc-
ìq ç, “soggetto a una tassa”; o -fc ìco-foç, “senza fine”.
Tra i derivati ricordiamo: fcìcofoç, “compiuto”;
fcìciom, “portare a termine” (verbo causativo);
fcìci moiç, “atto di portare a termine” (nomen actio-
nis); fcìi×oç, “che riguarda la fine”; il verbo denomi-
nativo fcìcm, “portare a termine”, con i composti che
ne determinano variamente l’accezione in relazione ai
preverbi o¬o-, oio-, c×-, c¬i-, cv-, ×ofo-, ¬cqi-, otv-
, come si è visto per gli aggettivi; quindi i nomi fcìc-
oµo, “compimento” (nomen rei actae); fcìcofqq, “sa-
cerdote che inizia qualcuno a un rito”; fcìcfq, “rito di
iniziazione”; e con una diversa connotazione fcìctfq,
“compimento”, “fine”, “morte”; o-fcìctfoç, “senza fi-
ne”; fcìctfoioç, “che è alla fine”, “ultimo”; fcìctfom,
“completare”, “portare a termine” e anche “morire”.
tsµvm
Da una radice foµ-/fcµ-/fµq-, significa “tagliare”,
detto di alberi, di una vittima sacrificale che viene ab-
battuta (oq×io fcµvm, “fare un sacrificio in occasione
di un giuramento”) o di una strada che viene aperta.
Tra i derivati, ricordiamo: i nomina rei actae foµq , “ta-
glio”, “divisione”, “tronco” (con il composto o vo-foµq ,
“sezione”) e fo µoç, “frammento”, “parte tagliata”, “tomo”
detto di un rotolo di scrittura (con l’aggettivo derivato
o -foµoç, “non diviso”, “indivisibile”, sostantivato a par-
tire da Democrito per indicare una particella indivisibile
di materia, “atomo”, e il nome oqt-fo µoç, “taglialegna”);
il nomen agentis foµct ç, “colui che taglia”, “tagliatore”;
il nomen rei actae fµq µo per indicare “parte tagliata”,
“pezzo”; il nomen actionis fµq oiç, che indica l’“azione di
tagliare”, “divisione”, e, grammaticalmente, “tmesi” (pro-
cedimento secondo cui un verbo composto, già nella
poesia epica, appare diviso in preverbio e verbo sempli-
ce, pronunciati e scritti separati); fc µcvoç è una porzio-
ne di terreno separata dalla proprietà collettiva origina-
ria e riservata a un dio o a un re, “recinto sacro” e anche
“tempio” (cf. latino templum, dalla stessa radice); foµi o,
tstvm
Da una radice fov-/fcv-/fn≥- > fo-, si ha un presen-
te fcivm, “tendere”, “stendere”, “allungare”, e fovtm dal
radicale affine fo-vt- (cf. latino tenuis).
In composizione dà luogo a: oio-fcivm, “distendere”;
c¬i-fcivm, “tendere verso”, “essere proteso verso”, “de-
siderare”; ¬qo-fcivm, “protendere”.
Tra i derivati, ricordiamo: il nomen rei actae fovoç,
“tensione”, “intensità”, “tono”, “altezza di un suono”, “ar-
monia”, “accento”, con l’aggettivo privativo o-fovoç,
“esausto” e, grammaticalmente, “privo di accento”, “ato-
no”, e l’altro derivato fovi×oç, “che riguarda il tono”; il
nomen actionis fooiç, “tensione”, “estensione”, “altezza
di un suono”, con i suoi composti, come ¬qo-fooiç,
“protasi”, cioè la parte introduttiva di un poema in cui
se ne enuncia il contenuto e quindi la “protasi” di un
periodo ipotetico; gli aggettivi fofoç, “steso”, e fcfo-
voç, “steso”, “rigido”, che dà luogo al nome fcfovoç,
“tensione convulsiva di un muscolo”, “tetano”.
Connessi con fovtm, invece, sono molti aggettivi com-
posti, come: fovt-¸ìmoooç, “dalla lingua lunga”; fo-
vt-0qiç, “dai lunghi capelli”; fovt-¬c¬ìoç, “dal lungo
peplo”; fovtoi-¬fcqoç, “dalle lunghe ali”; fovt-oqt-
qoç, “dalle caviglie sottili”.
tsìoç
Significa fondamentalmente “compimento” e come tale
ha una funzione importante nella religione greca: agli dei
spetta condurre l’esistenza precaria dei mortali a compi-
mento, proteggendo i giusti e punendo i malvagi, in una
parola governando l’universo. Nel sistema religioso che si
organizza da Omero ed Esiodo fino ai tragici, il concetto di
fc ìoç in relazione alla provvidenza divina si va progres-
sivamente determinando. Ma nella lingua comune fc ìoç
assume tre specificazioni particolari: a) “scopo”, quindi
“decisione” e “potere decisionale”, pertanto anche “autorità”,
“carica politica”; b) “pagamento” di ciò che è dovuto, “tassa”,
“dogana”, e anche genericamente “spesa”; c) “contingente”
in senso militare, probabilmente perché il termine indica
un corpo in sé organizzato, quindi “compiuto”.
Come primo termine, produce i seguenti compo-
sti: fcìco-qoqoç, “che porta a termine” (epiteto di
Zeus, ma anche dell’anno che porta a compimen-
to le stagioni con i loro prodotti), con i suoi derivati,
fcìcoqoqio, “atto di portare a compimento”, nomen
actionis, e fcìcoqoqcm, “portare a compimento”; fc-
ìco-iotq¸oç, “compitore” (epiteto rituale di Zeus).
In rapporto al secondo valore, abbiamo: fcìm vqç, “esat-
tore delle imposte”, “gabelliere”; o -fcìq ç, “che non si re-
alizza”, “incompiuto” (valore a), ma anche “esente dalle
imposte”, con il nomen qualitatis che ne deriva o -fc ìc-
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A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
“allontanare”, “cambiare”; c v-fqc ¬m, “voltare verso”,
“volgersi verso”, “rispettare”, “provare vergogna”; µcfo-
fqc ¬m, “cambiare”; ¬oqo-fqc ¬m, ¬cqi-fqc ¬m, “allon-
tanare”, “alterare”; otv-fqc ¬m, “girare insieme a”.
Numerosi sono i derivati e i composti.
Con vocalismo e: fqc¬foç, “rivolto”, con il suo nega-
tivo o-fqc¬foç, “che non si volta”, “immobile”, “co-
stante”; ct-fqc¬foç, “facile a volgersi”, “mutevole”;
0cofqc¬foç, “rivolto verso gli dèi”; fqc¬fi×oç, “che
riguarda un rivolgimento”; ovofqc¬fi×oç, “capace di
volgere in su”; ¬qo-fqc¬fi×oç, “che invita” (detto di
discorso con cui un filosofo esponeva il proprio pro-
gramma); fqc¢iç, “atto di esortazione” (nomen actio-
nis); c×-fqc¢iç, “atto di distogliere”.
Con vocalismo zero: ct-fqo¬-cìoç, “che si gira facil-
mente”, “mobile”, con il nomen qualitatis ctfqo¬cìio,
“mobilità di spirito”; oto-fqo¬cìoç, “intrattabile”.
Con vocalismo o: fqo¬oç, “direzione”, “maniera”,
“comportamento”, “carattere”; ¬oìt-fqo¬oç, “dall’in-
gegno multiforme”, cf. ¬oìtç; o¬o-fqo¬oç, “che im-
pedisce”, “che fa fuggire”, in relazione ad o¬ofqc¬m,
“distogliere” (cf. anche l’aggettivo o¬ofqo¬oi×oç,
“apotropaico”, “che serve per allontanare un catti-
vo presagio”, detto di formula magica, incantesimo o
amuleto); oq¿oio-fqo¬oç, “dalle maniere antiche”;
c¬i-fqo¬oç, colui cui è affidato qualcuno o qual-
cosa, “guardiano”, “sorvegliante”; cfcqo-fqo¬oç, “di
carattere diverso”; ×o×o-fqo¬oç, “malvagio”; µcfo-
fqo¬oç, “che si gira”; µovo-fqo¬oç, “solitario”; oµo-
fqo¬oç, “somigliante”; fqo¬q, “punto del cielo dove
il sole gira”, “solstizio”, ma anche “rotta”, “il mettere in
fuga il nemico”, con i derivati e composti fqo¬om,
“mettere in fuga” (verbo causativo); ovo-fqo¬q, “atto
di allontanare, distogliere”; c¬i-fqo¬q, “atto di deci-
dere”, “arbitrato”; fqo¬oioç, “che mette in fuga il ne-
mico”, da cui fqo¬oiov, “monumento che ricorda la
vittoria”, “trofeo”, e inoltre c×-fqo¬-iov, “rovescia-
mento della palpebra”; qìio-fqo¬iov, “girasole”, pian-
ta che si volge in direzione del sole (qìioç), “elitropia”;
fqo¬iç, “chiglia” di una nave (forse perché ricurva);
¬qofqo¬ooqv, “precipitosamente”; e infine i verbi de-
rivati fqo¬cm, “far girare”; c¬i-fqo¬cm, “amministra-
re”; ¬oqo-fqo¬cm, “cercare di sviare”, “fingere di non
sapere”; ¬cqi-fqo¬cm, “volgere in giro”.
tgsqm
La radice 0qoq-/0qcq-/0r≥q- > 0qoq-, in cui il 0- ori-
ginario tende a dissimilarsi per la legge di Grassmann,
indica originariamente “condensare”, “rapprendere”, ri-
ferito al latte e al formaggio, e passa quindi all’idea di
“favorire lo sviluppo di ciò che è soggetto a crescita”,
f., “dispensiera”, e foµi oç, m., “colui che taglia”, “dispen-
siere”, “tesoriere”; foµici ov, con il suffisso dei nomina
loci, è il “tesoro”, ma anche il “ripostiglio”, mentre il de-
nominativo foµict m vale “amministrare”.
tt0qµt
Vale “porre”, “stabilire”, “depositare”, “proporre” (un
premio), “attribuire” (un nome), “rendere” (¸tvoi×o
0co0oi/0civoi fivo, “fare di una la propria sposa”),
“considerare”, “supporre”.
In composizione si modifica ulteriormente in funzione
dei proverbi: ovo-fi0qµi, “attribuire”, “appendere” (co-
me dono votivo, “dedicare”); ovfi-fi0µqi, “contrap-
porre”; o¬o-fi0qµi, “deporre”; oio-fi0qµi, “disporre
separatamente”, “ordinare”; c×-fi0qµi, “esportare”,
“mettere in vendita”; c¬i-fi0qµi, “imporre”, “aggiun-
gere”, “infliggere”; ×ofo-fi0qµi, “deporre”; µcfo-fi-
0qµi, “cambiare”, “trasportare”; ¬oqo-fi0qµi, “mette-
re innanzi”, “servire” (a tavola), “offrire”, “confrontare”;
¬cqi-fi0qµi, “porre intorno”, “circondare”, “mettere
addosso un vestito”; ¬qoo-fi0qµi, “aggiungere”, “attri-
buire”; otv-fi0qµi, “comporre”, “concludere un accor-
do”; t¬o-fi0qµi, “sottoporre”, “suggerire”.
Dalla radice del verbo, con suffissi e prefissi, derivano: 0c -
oiç, “azione di porre”, ma anche “posizione”, “asserzione”,
che con diversi suffissi dà luogo ad o vfi -0coiç, “opposi-
zione”, “antitesi”; oio -0coiç “disposizione”, “diatesi” (ver-
bale); c ×-0coiç, “esposizione”, “promulgazione”, “editto”;
¬qo -0coiç, “esposizione”, “protesi” e, in senso grammati-
cale, “preposizione”; µcfo -0coiç, “trasposizione”, “meta-
tesi”; ot v-0coiç, “sintesi”, “unione”; 0q µo, nomen rei ac-
tae impiegato soprattutto nei composti, come o vo -0qµo,
“offerta dedicatoria”, “dono votivo”; 0c fqç, “colui che po-
ne”, ricorrente nei composti, come otv-0c fqç, “scrittore”;
0q ×q, “recipiente dove si ripone qualche cosa”; þiþìio-
0q ×q, “biblioteca”; oio-0q ×q, “deposito”; t ¬o-0q ×q, “con-
siglio”, “pegno”, “ipoteca”; 0c µiç, “ordine fondamentale
dell’universo”, “legge”, “giustizia” (questo concetto morale
era onorato come divinità, la dea Temi).
tgsnm
La radice fqo¬-/fqc¬-/fr≥ ¬- > fqo¬- dà luogo a una
nutrita serie di composti, in relazione alle variazioni
apofoniche qualitative e quantitative: dal valore fonda-
mentale di “volgere” (transitivo)/“volgersi” (intransitivo),
proprio del verbo fqc ¬m, si passa a “comportarsi”, che
si manifesta, per esempio, nel nome fqo ¬oç, “carattere”,
“comportamento”. Da questo nucleo si sviluppano i si-
gnificati relativi nei composti e nei derivati. Tra i primi,
in relazione ai preverbi, abbiamo: o vo-fqc ¬m, “rivolge-
re”; o ¬o-fqc ¬m, “allontanare”, “distogliere”; c ×-fqc ¬m,
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38 IL LESSICO GRECO
qotvm
La radice qov-/qo-, che significa “mostrare”, dà luogo
al presente qoivm: le forme di questo verbo significa-
no “mostrare” nell’attivo transitivo e “apparire” nell’atti-
vo intransitivo e nel medio.
Tra i derivati e i composti, ricordiamo: qovcqoç, “che
appare”, “manifesto”; qooµo, “immagine”; o-qovqç,
“che non appare”, “non manifesto”, con il causativo
oqoviçm, “far scomparire”, “eliminare”; o¬o-qoivm,
“dimostrare”; oio-qoivm, “far vedere attraverso” e, in
valore intransitivo, “essere trasparente”, con i derivati
oioqovcio, “trasparenza”, e oioqovqç, “trasparente”;
l’aggettivo cµ-qovqç, “che si mostra dentro”, “evidente”,
in funzione del prefisso cv-; c¬i-qoivoµoi, “apparire”,
da cui l’astratto c¬iqovcio, “epifania”, “apparizione”
(della divinità, anche nell’uso cristiano); ¬qo-qoivm,
“far apparire”, “mettere davanti agli occhi”, con ¬qo-
qooiç, “pretesto”, “motivo che si fa apparire innanzi”,
ma anche talvolta “causa”; t¬cq-qqovoç (dove il pre-
fisso indica eccesso), “superbo”; qovfooio, “capacità
di rappresentarsi”, “fantasia”; qovfooµo, “apparizio-
ne”, “fantasma”; qooç (ionico) > qmç (attico), “luce”.
qsgm
La radice qoq-/qcq- (attestata anche nel latino fer-
o) forma un presente durativo qcqm, che significa
“portare” un peso (cf. o¸m, “condurre”), “trasportare”,
“sopportare”, “tollerare”, “portare qualcosa di dovuto”,
quindi “versare una tassa, un tributo”, “portar via”, “mi-
rare”, al medio, “viaggiare” (cf. latino ferri); l’imperativo
qcqc, come o¸c, è usato avverbialmente per “suvvia”.
In composizione abbiamo: o vo-qc qm, “portar su”, “ri-
condurre”, “rinviare”; oio-qc qm, “trasportare”, “distribu-
ire”, “essere differente”, con il genitivo (quest’ultimo si-
gnificato può specificarsi nel senso di “essere superiore”,
sempre con il genitivo della persona e il dativo della cosa);
c ×-qc qm, “portare via”, verbo usato per indicare il fune-
rale; c µ-qc qm, “apportare”, “attribuire a rimprovero”; otµ-
qc qm, “portare insieme”, “aiutare”, “essere utile”, soprattut-
to nella forma impersonale otµqc qci, “torna utile”, e nel
participio sostantivato fo otµqc qov, “l’utile”.
Tra i derivati, citiamo: il nomen rei actae qoqo , “peso”,
“prodotto”, usato anche come nomen actionis per indica-
re “l’azione di portare, di produrre, di muoversi”, “movi-
mento”, con molti composti, come o vo-qoqo , “rinvio”,
“rimando”, ma anche “anafora”, termine tecnico della re-
torica per indicare la ripetizione di una parola, normal-
mente all’inizio di una serie di enunciati, oio-qoqo , “dif-
ferenza”, c ×-qoqo , “funerale”, µcfo-qoqo , “trasporto”,
“trasposizione”, quindi “metafora”, otµ-qoqo , “circostan-
za”, “avvenimento”, “avvenimento sfortunato”, “disgrazia”
quindi “far crescere”, “nutrire”, “alimentare” un bambi-
no o un piccolo animale.
Il nomen rei actae 0qcµµo indica “ciò che si nutre”,
e quindi “piccolo” di uomo o di animali, “gregge”;
0qc¢iç, nomen actionis, è l’“azione di nutrire”; quin-
di si ha l’aggettivo ct-fqcqqç, “ben nutrito”; il no-
men rei actae fqoqq, “nutrimento”, e il nomen agen-
tis fqoqoç, “nutrice”; con il prefisso privativo si ha
o-fqoqoç, “mal nutrito”, ma anche “non nutriente”,
con la diatesi attiva della radice, e il nomen qualitatis
o-fqoqio, “mancanza di nutrizione”, “deperimento”,
“atrofia”, contrapposto a ct-fqoqio, “buona nutri-
zione”, “floridezza”; fqoqctç, nomen agentis, indi-
ca l’“allevatore”; fqoqiov è “dieta”, “alimentazione”;
fqoqiµoç vale “che nutre” o, in senso passivo, “ben
nutrito”, è detto anche del “bambino che viene affida-
to da allevare”; fqoqctm vale “nutrire”, “far nutrire”;
il neutro plurale fo fqoqcio è il salario che spetta a
una nutrice per l’allevamento di un bambino (talvol-
ta lo si trova per indicare il mantenimento dei vecchi
genitori, dovere dei figli per ricambiare le cure con
cui sono stati allevati, e il dovere dei cittadini di soc-
correre la patria, paragonata a una madre).
tgs¿m
Da una radice apofonica fqo¿-/fqc¿-, serve come
presente integrativo della coniugazione dei verbi di
“correre”, cf. coqoµov.
Tra i composti, ricordiamo: fqo¿oç, “ruota” (anche
la ruota della tortura); oi-fqo¿oç, “a due ruote”; ct-
fqo¿oç, “dalle belle ruote” (ma anche “veloce”, “preci-
pitoso”: ctfqo¿oç cv fo oioìc¸co0oi, “rapido nel
parlare”); fqo¿oï×oç, “trocaico”, da fqo¿oioç, “tro-
cheo”, detto così perché particolarmente scorrevole;
ne derivano i verbi fqo¿om e fqo¿oçm, “correre”,
“trottare”.
tu¡¿ovm
Da una radice fct¿-/ft¿-, vale “raggiungere”, “tocca-
re”, generalmente unito al genitivo partitivo; “trovarsi”,
“incontrarsi”, con il participio predicativo.
In composizione, forma: o¬o-ft¸¿ovm, “fallire”, “man-
care”; cv-ft¸¿ovm, “incontrare”; fra i suoi derivati, ft-
¿q, “sorte”, “caso”, “fortuna”, anche personificato nella
dea della Fortuna, la Tyche, Tt¿q.
Tra i termini composti, citiamo: ct-ft¿qç, “fortuna-
to”, con il nomen qualitatis ctft¿io, “buona sorte”, e
il denominativo ctft¿cm, “essere fortunato”; o-ft¿qç,
“sfortunato”, con oft¿io, “mala sorte”, e oft¿cm, “es-
sere sfortunato”; la formazione analoga oto-ft¿qç,
“sfortunato”, con otoft¿io e otoft¿cm.
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3. Le parole fondamentali del lessico greco
da cui vengono il denominativo qofi çm, “dire”, “dichia-
rare”, e i composti come o vfi -qooiç, “contraddizione”;
infine l’aggettivo verbale qofo ç, “rinomato”, spesso nel-
la forma negativa o -qofoç, “indicibile”, sia per “senza
nome”, sia per “ineffabile”, “straordinario”.
q0stgm
Da una radice apofonica q0oq-/q0cq-/q0r≥- > q0oq-,
questo verbo significa “distruggere”, “devastare”, ma
anche “rovinare moralmente”, “corrompere”, “sedurre”.
In composizione si trova con diversi preverbi: il più co-
mune è oio-, che esprime il compimento del processo
verbale. Tra i nomi composti dalla radice, o-q0oq-oç
significa “incorrotto”, “puro”.
Tra i derivati, ricordiamo: q0oqo, “distruzione”, “ro-
vina”, anche morale, mentre q0oqctç significa “cor-
ruttore”; q0oq-µo, “corruzione”; l’aggettivo verbale
q0oq-foç, “corruttibile”, con il composto o-q0oqfoç,
“incorruttibile”, “eterno”.
qtìoç
È un aggettivo e significa “amico”, persona che prova
e per cui si prova amicizia; in questo senso, al maschi-
le e al femminile, è spesso sostantivato; significa anche
“caro”, “diletto”, riferito a persone o a cose; in Omero
e nella poesia arcaica è usato come un possessivo, per
indicare “suo”, “proprio”, quindi anche “mio”, “tuo”.
Tra i numerosi composti, ricordiamo: qiìo-oqµoç,
“amico del popolo”, usato anche come nome proprio;
qiìo-ìo¸oç, “che ama parlare”, ma anche “che ama gli
studi”, “letterato”, con l’astratto qiìoìo¸io, “amore dei
discorsi”, ma anche “scienza delle lettere”, “filologia”, e
il denominativo qiìoìo¸cm; qiìo-µo¿oç, “che ama
la battaglia”; qiìo-µo0qç, “amante dell’apprendere”
(cf. µov0ovm); qiìo-µ-µcioqç (µcioiom, “sorridere”),
“amante del sorriso” (appellativo di Afrodite); qiìo-vi-
×cm “amare la vittoria”, “essere litigioso”; qiìo-¬ofqiç,
“amante della patria”, “patriottico” (e così qiìo-¬oìiç);
qiìo-ooqoç, “amante della ooqio” (conoscenza), “fi-
losofo”, con il denominativo qiìoooqcm e l’astratto
nomen qualitatis qiìoooqio, “filosofia”.
Tra i derivati, citiamo: qiìofqç, “amicizia”, “tenerezza”,
“amore”; qiìio, “amicizia”, “amore”; qiìfqov, nomen
instrumenti, che indica una bevanda destinata a ispi-
rare amore, “filtro”; qiìcm, “amare”; il nomen rei actae
qiìqµo, “bacio” (d’amicizia o d’amore).
qgqv
Antico nome, derivato da una radice che subisce apo-
fonia qualitativa e quantitativa (qqov-/qqcv-/qq˜
.
e
le corrispondenti forme lunghe qqmv-/qqqv-), indica
in origine il diaframma, cioè il fascio di muscoli che
(vox media con valenza generica, poi specializzatasi con
valenza negativa, mentre c ì¬i ç, “previsione”, si specia-
lizza in quella positiva di “speranza”); l’aggettivo qoqo ç,
“che porta”, “fertile”, che dà luogo ad o -qoqoç, “sterile” e
a ×oq¬o-qo qoç, “produttivo”; qo qoç, “tributo” (nomen
rei actae); qoqct ç, “portatore” (nomen agentis); qoqc m
indica, rispetto a qc qm, azione ripetuta o abituale, “por-
tare di solito”, spesso in riferimento ad abiti, armi ecc., ma
al passivo è intensivo, “essere trascinato via”, “essere sbal-
lottato”; il suo nomen rei actae, qo qqµo, indica “fardello”,
ma anche “vestito”, mentre il composto oto-qoqc m vale
“sopportare di mal animo” (latino aegre fero).
qsu¡m
Da una radice qct¸-/qt¸- (latino fug-i-o), significa
“fuggire”, “scappare”; nel linguaggio giudiziario attico,
“essere accusato”, “essere chiamato in giudizio” e anche,
nel lessico politico, “essere esiliato”.
In composizione dà luogo a termini variamente de-
terminati sulla base del preverbio; tra essi, ¬qoo-qtç,
“colui che si rifugia”, “profugo”.
Tra i derivati, ricordiamo: il nomen rei actae qt¸q , “fuga”,
“esilio”; qt¸o ç, “fuggiasco”, “esule”, talvolta “disertore”;
qt¸ooct m, “mandare in esilio”; qt çiç, con il doppione
recente qct çiç, “fuga”, “azione di fuggire”; qt çiµoç, “che
offre il modo per fuggire”, “che si deve fuggire”; qct×fo ç
e qt×fo ç, aggettivi verbali, “evitabile”, “che si può sfug-
gire”, con il composto negativo o qt×foç, che in senso
attivo significa “incapace di sfuggire”, ma in quello più
comune passivo “che non si può sfuggire”, “inevitabile”.
qqµt
Da una radice qo

-/qo-, “dire” “parlare” (latino fa-ri, fa-
tum), si forma questo presente, molto usato, con un im-
perfetto cqqv che ha anche valore di aoristo, un futuro
qqom e un aoristo più tardo cqqoo; è attestato anche
un presente suffissale tematico, qoo×m.
In composizione con preverbi, dà luogo a: ovfi-qqµi,
“contraddire”; o¬o-qqµi, “dichiarare apertamente”,
“negare”, “rifiutare”; ¬qo-qqµi, “predire”; otµ-qqµi,
“essere d’accordo”, “consentire”.
Tra i derivati, ricordiamo: qq µq (latino fama), “voce”,
“voce che corre”, “fama”, “tradizione”, da cui si formano
i verbi denominativi ct -qqµ-c m, “pronunciare parole di
buon augurio”, o anche “astenersi da parole di mal au-
gurio” e quindi “tacere”, e oto-qqµc m, “pronunciare pa-
role di mal augurio”; i nomina agentis in -qq -fqç, usati
in parole composte, come ¬qo-qq fqç, “profeta”, con il
denominativo ¬qo-qqfct m, “profetizzare”, e l’aggettivo
¬qo-qqf-i×o ç, “profetico”; inoltre i due nomina actio-
nis qo fiç, più antico, e qo oiç, “parola”, “atto di parlare”,
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40 IL LESSICO GRECO
qualcuno”, “parlare a qualcuno”, “salutare”, otµ-qm-
vcm, “suonare all’unisono”, “accordarsi”, “convenire”,
con il nomen qualitatis otµ-qmvio, “consenso”, “pat-
to”, “accordo musicale”.
¿otgm
Vale “rallegrarsi”, “esser lieto”; nell’imperativo è formu-
la corrente di saluto, “stammi bene” (cf. latino salve); il
presente participio ¿oiqmv è usato come aggettivo nel
senso di “lieto”, “gioioso”.
Tra i derivati da questa radice, ricordiamo: ¿oqo, “gio-
ia”; ¿oqµo, “oggetto di gioia”, “piacere”; ¿oqiç, “grazia
esteriore”, “bellezza”, ma anche “favore”, sia in senso
attivo, “favore che si fa a qualcuno”, sia in senso passi-
vo, “beneficio” (i Greci avevano anche personificato le
Grazie, Xoqifcç, dee della bellezza e della grazia); l’ac-
cusativo di relazione ¿oqiv diviene una preposizione
con il genitivo che esprime il fine e talvolta anche la
causa, “a motivo di”, “per”. Da ¿oqiç vengono l’agget-
tivo ¿oqiciç, “grazioso”, “gradevole”, e il denominati-
vo ¿oqiçoµoi, “far piacere a qualcuno”, “compiacere
qualcuno” (con il dativo e, talvolta, l’accusativo di rela-
zione), con il participio perfetto ×c¿oqioµcvoç, “pia-
cevole”, “gradito”; da questo il nomen rei actae ¿oqio-
µo, “favore”, largamente usato nel Nuovo Testamento
per indicare un favore che viene concesso da Dio, e i
composti ct-¿oqiofoç, “piacevole”, “riconoscente”,
ct¿oqiofcm, “essere riconoscente”, “ringraziare”, ed
ct¿oqiofio, “ringraziamento”, “rendimento di gra-
zie”, termine passato nel greco cristiano per indicare il
sacrificio eucaristico, accompagnato da un’espressione
di ringraziamento a Dio; o-¿oqiofoç, “ingrato”.
Numerosi sono gli aggettivi in -¿oqqç, come c¬i-
¿oqqç, “piacevole”.
¿stg
Indica la “mano”, in senso proprio o in senso figurato,
quindi anche “pugno” o “azione”, “forza”; con preposi-
zioni dà luogo a numerose locuzioni, come ciç ¿ciqoç
ìoþciv, “prendere in mano”, cv ¿cqoi c¿civ, “avere in
mano qualcosa”, “occuparsi di qualcosa” ecc.
Tra i composti, ricordiamo: o-¿ciq, “senza mani”,
“monco”; c×ofo¸-¿ciq, “centimano”, “dalle cento ma-
ni” (appellativo dei Giganti); otfo-¿ciq, “che agisce di
propria mano”, “suicida”, con l’astratto otfo-¿ciqio,
“suicidio”, e l’avverbio otfo-¿ciqi, “di propria mano”;
c¬i-¿ciqcm, “porre mano a”, “accingersi”; ¬qo-¿ciqoç,
“sottomano”, “a portata di mano”, “facile”.
Tra i derivati, citiamo: ¿ciqiçm, “maneggiare”, quindi
anche “dirigere”, “amministrare”; ¿ciqom, “sottomet-
tere”.
divide il torace dall’addome, poi, già in Omero, le parti
del torace intorno al cuore, “precordi”, e il cuore stesso,
come sede dei sentimenti; infine “mente”, “senno”, “in-
telletto”, “volontà”.
Molti sono i composti in -qqmv: o -qqmv, “stolto”, “in-
sensato”, con i denominativi o qqoi vm e o qqovc m, “es-
sere stolto”, e il nomen qualitatis o qqoot vq, “stoltezza”;
ct -qqmv, “propizio”, “benevolo”, con ct qqoi vm, “ral-
legrare”, ed ct qqoot vq, “allegria”; ¬qo -qqmv, “previ-
dente”; om -qqmv, “saggio”, “prudente”, con i derivati om-
qqovc m, “essere saggio”, e omqqoot vq, “saggezza”.
Fra i derivati, ricordiamo: qqoviµoç, “intelligente”,
“ragionevole”, “sensato”, e il denominativo qqovcm,
“ragionare”, che, composto con vari preverbi, dà luo-
go a ×ofo-qqovcm, “disprezzare” (con il genitivo retto
da ×ofo-, “contro”), ¬oqo-qqovcm, “delirare”, “esser
stolto”, otµ-qqovcm e oµo-qqovcm, “essere concorde
con qualcuno” (entrambi con il dativo sociativo), con i
relativi nomina rei actae, qqovqµo, “pensiero”, ×ofo-
qqovqµo, “disprezzo”; qqovfiç, “cura”, “pensiero”,
“preoccupazione”, e qqovfiçm, “pensare”, “aver cura”,
“preoccuparsi”.
qum
Nelle forme transitive vale “far crescere”, “produrre”, in
quelle intransitive “crescere”, “nascere”, al perfetto “es-
sere nato”, “essere” (per natura); la radice è presente nel-
le forme latine fio e fui.
Tra i derivati, citiamo: qt µo, termine medico per “escre-
scenza”, “tumore”; qtq , altro nomen rei actae, “crescita”,
“statura”, “figura”; qtfo ç, aggettivo verbale, “formato
dalla natura”, “naturale”, e il sostantivo fo qtfo v, “la
pianta”, da cui qtfct m, “piantare”; qt oiç, “processo
attivo del divenire”, “natura”, “carattere”, “ordine natura-
le”, anche come principio personificato, “la Natura”, con
l’aggettivo derivato, qtoi×o ç, che indica chi si occupa
di ricerche naturali, “il fisico”, detto dei filosofi presocra-
tici, interessati ai problemi naturali (fo qtoi×o ).
qmvq
Significa “voce”, propriamente di uomini ma anche di
animali, “grido”, “suono” in generale, “linguaggio”.
Fra i derivati e i composti, ricordiamo: qmvqciç,
“dotato di parola” (al neutro plurale fo qmvqcvfo,
“le vocali”); qmvqµo, “suono della voce”, “parola”; o-
qmvoç, “privo di voce”, “muto” (al neutro plurale fo
oqmvo, “le consonanti”); o-qmvio, “mancanza di vo-
ce”, “silenzio”; ct-qmv-oç, “dalla bella voce”, “armo-
nioso”; ct-qmvio, “armonia”; qmvcm, “parlare ad alta
voce”, con i composti c¬i-qmvcm, “gridare”, “parla-
re ad alta voce”, ¬qoo-qmvcm, “rivolgere la parola a
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41
A
P
P
E
N
D
I
C
E
3. Le parole fondamentali del lessico greco
¿qq µo, “ciò che si usa”, “cosa”, al plurale ¿qq µofo, “so-
stanze”, “beni”, “denaro”, con l’aggettivo ¿qqµofi×o ç, “pe-
cuniario”, e il derivato ¿qqµofi çm, “trattare affari”, al me-
dio “guadagnare”, “arricchirsi”, e ¿qqµofioµo ç, “modo di
guadagnare”, “guadagno”, “commercio”; ¿qq çm, “aver bi-
sogno”, “desiderare”; ¿qqofo ç, “utile”, “buono”, “onesto”,
impiegato anche come distintivo sociale per “persona ri-
spettabile”, con il nomen qualitatis ¿qqofo fqç, “bontà”, e
il negativo o ¿qqofoç, “inutile”; ¿qq oiµoç, “utile”.
çu¿q
Probabile deverbale di ¢t¿m, “soffiare”, vale in gene-
rale “soffio”, “respiro” e per traslato “forza vitale”, “vita”:
indica quindi l’anima dell’essere vivente, sede dei suoi
pensieri, delle emozioni e dei desideri.
L’anima del defunto è rappresentata dall’età arcaica co-
me un’entità lieve che esce dalla bocca del morente nel
momento del trapasso, spesso in forma di farfalla: si
trova quindi ¢t¿q per intendere una farfalla, in parti-
colare una falena.
Come secondo elemento del composto, si ritrova in
numerosissimi termini, tra i quali i più comuni sono:
cµ-¢t¿oç, “animato”; o-¢t¿oç, “privo di vita”, e, in
senso figurato, “vile”; ct-¢t¿oç, “coraggioso”; ioo-¢t-
¿oç, “che ha pari sentimenti”; þoqt-¢t¿oç, “abbattu-
to”, “triste”; qiìo-¢t¿oç, “(troppo) attaccato alla vita”;
µc¸oìo-¢t¿oç, “che ha grande animo”, con i derivati
µc¸oìo¢t¿cm e µc¸oìo¢t¿io, e l’antonimo µi×qo-
¢t¿oç, “che ha l’animo meschino”.
Con ¢t¿- al primo posto ricorre in: ¢t¿o-¬oµ¬o ç e
¢t¿-o¸m¸o ç, formati rispettivamente in composizione
con i radicali dei verbi ¬c µ¬m, “accompagnare”, e o ¸m,
“guidare”, come appellativi del dio Hermes, “accompa-
gnatore dei morti” all’Ade; ¢t¿-oqqo¸q ç, “agonizzante”.
Tra i derivati, ricordiamo: il denominativo ¢t¿o m, “ani-
mare”, “dare vita”, con il composto µcf-cµ-¢t¿o oµoi,
“passare da un corpo all’altro”, da cui viene il più co-
mune µcfcµ¢t ¿moiç, “trasmigrazione delle anime”,
“metempsicosi”.
Dal verbo corradicale ¢t¿m, “soffiare”, derivano i com-
posti o¬o-¢t¿m, “perdere la conoscenza”, “morire”,
c×-¢t¿m, “perdere il respiro”, “morire”, e ovo-¢t¿m,
“riprendere fiato”.
¿sm
La radice indoeuropea ghew-, connessa al latino fun-d-
o, ampliato con -d-, che in greco si presenta ¿o¡-/¿c¡-/
¿t, indica in generale la nozione di “versare”, “spande-
re” in abbondanza e acquista un particolare rilievo in
quanto designa specificamente il rito della libagione.
Tra i derivati, al grado o abbiamo: ¿oq, “libagione”, con
i composti oivo-¿oq, “vaso per versare il vino”, toqo-
¿oq, “acquedotto”, ¬qo-¿oq, “imboccatura”; ¿ooç, con-
tratto ¿otç, “congio”, “boccale” (misura di capacità per
i liquidi), e i relativi composti, come oivo-¿ooç, “cop-
piere”, ¿qtoo-¿ooç, “orefice”, ìotfqo-¿ooç, “chi versa
l’acqua per il bagno”, ¬qo-¿ooç, “brocca”.
Dal grado zero ¿t- abbiamo l’aggettivo verbale ¿tfoç,
“versato”, “accumulato”, e i termini, importanti per la
procedura dei sacrifici, ¬qo-¿tfoi, “grani bruciati
sull’altare”, e otìo-¿tfoi, “grani d’orzo abbrustolito”
che si gettavano sulla vittima.
Il nomen agentis ¿tfqq vale “lavandino”, e ¿tfqo “pi-
gnatta”, “vaso di terra”, come ¿tfqoç. L’avverbio ¿toqv
significa “confusamente”.
¿gooµot
Nella forma media comunemente usata, indica “essere
in rapporto con” (detto di persone), “praticare”, detto
di un astratto, “usare”, “impiegare”, detto di un ogget-
to, con il dativo del complemento e talvolta anche del
predicativo; in senso specialistico; all’attivo ¿qom va-
le “dare oracoli”, detto della divinità e dei suoi oraco-
li, e in questo senso esiste anche un medio ¿qooµoi,
“interrogare un oracolo”. Dalla stessa radice si forma
un presente ×i¿qqµi, “fornire”. Questo tema verbale è
collegato all’antico nome-radice ¿qq, di cui potrebbe
essere denominativo, che indica “necessità”, ed è usato,
con ellissi di cofi, per “bisogna”, “è necessario”.
Con preverbi forma: o¬o-¿qooµoi, “abusare di”, all’at-
tivo “bastare”; oio-¿qooµoi e ×ofo-¿qooµoi, “abu-
sare” (ma anche “mettere a morte”); ¬qo-¿qooµoi,
“prendere a prestito”.
Tra i derivati, ricordiamo: ¿qci oç, “bisognoso”, e ¿qci o,
“bisogno”, “penuria”, “utilità”; ¿qqoµo ç, “oracolo”, con il
denominativo composto ¿qqoµm oc m (cf. o om, “canta-
re”), “dare oracoli”, e il nomen loci ¿qqofq qiov, “oracolo”;
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42 IL LESSICO GRECO
ESERCIZI
µoi, c¬iìo¸ioµoç, ¬oqoìo¸ioµoç, otììo¸i-
oµoç, c¬iìotfqov, otvoi×ciom, otvoooç, ot-
voi×içm, otvoi×ioµoç, otvoi×oooµcm, otvo¬-
fi×oç, otvfoçiç, otvfoqoçiç, ot¸×ofofi0qµi,
¬oqctoioçoµoi, ¬oqc¿m.
9. Non solo i prefissi più comuni, ma anche al-
cuni nomi e aggettivi possono essere usa-
ti come prefissi e in combinazione con
altri prefissi; con l’aiuto del vocabolario
e tenendo presenti i suffissi di formazio-
ne dei nomi, scomponi e spiega i seguenti
derivati e composti: iooµoiqoç, ioovoµio,
ovioofqç, iooo×cìqç, fcoooqo×ovfocfiç,
fcfovofqiç, fcfqo¸mvoç, ¬cvfq×ovfocfio,
¬cvfq×ovfo×oifqicfqç, ¬cvfq×ovfo¬oiç,
qµcqoqtìoç, qµcqoo×o¬oç, qµcqoqovqç,
qµi¬c¬foç, qµiµovqç, qµiovoç, qµiovi×oç,
qµiovq¸oç, 0oqtþo¬oioç, 0qootµo¿oç, i¬¬o-
oqoµoç, i¬¬ooqoµioç, ×toµoqo¸io, o¢o¬oioç.
10. Ricostruisci il significato delle seguenti paro-
le italiane, individuandone le componenti nel
lessico greco e nei suoi suffissi: storia, meta-
morfosi, metastasi, anidro, anafora, sintag-
ma, periplo, metonimia, analgesico, idropisia,
idropinico, antonimo, paradosso, sinodo, oli-
garchia, epifania, anodo, panegirico, poligo-
no, politeista.
11. Ricostruisci il significato delle seguenti paro-
le italiane, individuandone le componenti nel
lessico greco e nei suoi suffissi: polisindeto, di-
strofia, teatro, dicastero, idrante, crisi, diacri-
tico, etimologia, antroponimo, ipocrita, glice-
mia, asfalto, anastrofe, parabola, carismatico,
poligrafo, autodidatta, poliglotta, pentagono,
antidoto.
12. Ricostruisci il significato delle seguenti paro-
le italiane, individuandone le componenti nel
lessico greco e nei suoi suffissi: metabolismo,
pseudepigrafo, asindeto, storiografo, tetra-
gono, crioterapia, ellenistico, parametro, an-
tologia, grafologo, analogo, icona, epitafio,
ecclesiastico, geografia, ornitologia, onoma-
stico, profilassi, atrofico, gerontocrazia.
13. Ricostruisci il significato delle seguenti paro-
le italiane, individuandone le componenti nel
lessico greco e nei suoi suffissi: anomalia, iso-
1. Analizza, aiutandoti con il vocabolario, le se-
guenti forme verbali e nominali: ovo¸m,
ovoio, ovo¸i¸vmo×m, ovo¸×oçm, ovoiqcm,
ovo×fooµoi, ovfcqm, ovoµiµvqo×m, ovoqfom,
ovc¿m, oviofqµi, ovoooç, ovoµio.
2. Analizza, aiutandoti con il vocabolario, le se-
guenti forme verbali e nominali: µcfoþoivm,
µcfoþoììm, µcfoþiþoçm, µcfoþiom, µcfooiomµi,
µcfoi¿µioç, µcfoìoµþovm, µcfoµcìm, µcfoµoq-
qmoiç, µcfoofooiç.
3. Partendo dal vocabolario, esamina venti com-
posti con oio- (escludendo quelli indicati per
illustrare i prefissi) e rileva le differenze che il
preverbio determina rispetto al valore del ver-
bo semplice.
4. Partendo dal vocabolario, esamina venti com-
posti con ×ofo- (escludendo quelli indicati per
illustrare i prefissi) e rileva le differenze che il
preverbio determina rispetto al valore del ver-
bo semplice.
5. Partendo dal vocabolario, esamina venti com-
posti con otv- (escludendo quelli indicati per
illustrare i prefissi) e rileva le differenze che il
preverbio determina rispetto al valore del ver-
bo semplice.
6. Partendo dal vocabolario, esamina venti com-
posti con due o più prefissi, mostrando come
ognuno di questi interferisce con il significato
del composto.
7. Con l’aiuto del vocabolario e delle schede les-
sicali, esamina i seguenti termini, chiarendo il
valore che in essi hanno prefissi, radici e suf-
fissi: otvfo¸µo, ¬cqi¬ìotç, o¬ìoµo¿io, o¬ìi-
fo¸m¸oç, ¬oiooqovio, ¬oiootq¸io, ¬oioctµo,
¬qooio0ovoµoi, ¬qoo¸mv, ¬qoµqfmq, ×ofo-
¬iofctm, ×ofo¬ciqoçm, ×ofo¬o¸ioç, ×ofo-
×oiµiçm, c¬i×ìtoiç, c¬i×qofcm, c¬i×qofcm,
c¬i×fiçm, ovmµoìio, ovtoqio, o¬oi¿oµoi, o¬o-
×o0iofqµi, ovoofooiç, ¬oqoqoqo, otvvoto-
¸cm.
8. Con l’aiuto del vocabolario e delle schede les-
sicali, esamina i seguenti termini, chiarendo il
valore che in essi hanno prefissi, radici e suffis-
si: otvvotµo¿cm, fcìi×oç, fcìcoqoqoç, fcìco-
¸ovoç, ¬cqi×o¬q, ¬cqi×o¬fcoç, ¬cqi×ofoìoµ-
þovm, ¬cqi×ofo¿cm, ¬cqi×oµiçm, c¬iìo¸iço-
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43 Esercizi
A
P
P
E
N
D
I
C
E otµ¬oqo×ofo×ìivm, otµ¬ovq¸tqiçm, otµ¬o-
qciocq¿oµoi, ovfiofqofo¬coctm.
21. Forma un vocabolo aggiungendo il suffisso
-io proprio dei nomina qualitatis (sostantivi
femminili della 1
a
declinazione) alle seguenti
radici, accompagnate tra parentesi da un’in-
dicazione di significato che si riferisce alla
sola radice, libera da eventuali prefissi: o¸-
mv- (“competere”); ×of-q¸oq- (“accusare”);
oif- (“essere causa”); ov-oq¿- (“comando”); o-
þotì- (“decisione”); ct-ooiµov-(“demone”); o-
oi×- (“giustizia”); o-ooç- (“opinione”); o-q¸-[<*
o-¡q¸-] (lavoro, azione”) ct-¡cq¸-co-(“lavoro”,
“azione”); ct-×ooµ- (“ordine”); ìoiooq- (“ol-
traggiare”); µov- (“essere pazzo”); otµ-µo¿-
(“battaglia”); çcv- (“straniero”, “ospite”); o-
foç- [<o-fo¸-o-] (“ordine”, “disposizione”);
ct-¬oq- (“risorsa”, “espediente”); o-foqoç-
[<*o-foqo¿-o-] (“turbamento”, “sconvolgi-
mento”); otç-ft¿- (“sorte”); ct-ft¿- (“sorte,
fortuna”); o-qmv- (“voce”); ct-qmv- (“voce”).
Quindi individua il significato dei termini così
formati e verifica l’esattezza della tua ipotesi
consultando il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul qua-
derno il seguente schema:
radice sostantivo altri termini
qiì qiì-io qiì-oç qiì-cm
amare amicizia amico amare
22. Forma un vocabolo aggiungendo il suffisso -fo,
nom. -fqç proprio dei nomina agentis (sostan-
tivi maschili della 1
a
declinazione) alle seguenti
radici, accompagnate tra parentesi da un’indi-
cazione di significato: o ¸-mv-io- (“combattere”,
“competere”)
1
; þotì-ct- (“decidere, delibera-
re”); ¸oµc- (“matrimonio”); ¸cvq- (“generare”);
oi×-oo-
1
(“giudicare”); otvo-o- (“avere il pote-
re”); c qoo- (“amore”); ct -cq¸c- (“beneficare”);
ct qc- (“inventare, scoprire”); çct¸-i- (“aggioga-
re”); 0co-(“contemplare”); i ×-c- (“supplicare”);
×ìc¬f- (“rubare”); ×qi(“v”)- (“giudicare”); vi×-q-
(“vittoria”); voµo-0c-(“porre leggi”, “legiferare”);
¬oìi- (“città”); ooq-io-
1
(“parlare, operare abil-
mente”); c ¬i-ofo- (“essere a capo”); ofqof-im-
(“combattere”); t þq-io-
1
(“comportarsi in modo
violento”, “oltraggiare”).
scele, sillogismo, sinecismo, ecista, metodo,
antinomia, tracheotomia, mastectomia, filo-
sofia, paralogismo, sinottico, sintassi, ippodro-
mo, paradigma, metafora, ellissi, sinonimo.
14. Ricostruisci il significato delle seguenti paro-
le italiane, individuandone le componenti nel
lessico greco e nei suoi suffissi: isterico, pe-
diatra, geriatria, pneumologia, otorinolarin-
goiatra, autodidatta, teorema, taumaturgo,
tachimetro, telescopio, chirurgo, agonistica,
afono, fonetico, polifonia, poligono, ortodos-
sia, fenomeno, pratico.
15. Alcuni termini greci, per lo più composti, han-
no assunto un valore particolare nella lingua
dei cristiani (cristianismi) e spesso sono entra-
ti nella nostra lingua adattati alla pronuncia
del volgare. Esamina i termini seguenti: dia-
volo, martire, protomartire, vescovo, Befana,
Vangelo, chiesa.
16. Molti nomi greci o di origine greca hanno valo-
re augurale; prova a interpretarli distinguendo-
ne le componenti: Policleto, Teodoro, Diodoro,
Pericle, Aristocrate, Socrate, Aristotele, Stesicoro,
Telemaco, Polignoto, Archiloco, Archidamo, Ippo-
crate, Trasibulo, Aristobulo, Demostene, Diogene,
Democrito, Isocrate, Apollodoro, Artemidoro.
17. Con l’aiuto del vocabolario, ricerca altre paro-
le del nostro greco quotidiano, per esempio
a partire dal prefisso orto- (gr. oq0oç, “drit-
to”, ma anche “giusto”, con la stessa metafora
dell’italiano), come in ortottico e ortografia.
18. L’o - privativo greco è la soluzione di una n-
sonante indoeuropea che in altre lingue del
gruppo ha avuto esiti diversi, come si vede in
o 0o vofoç, immortalis, un-sterblich (magari an-
che nell’inglese un-happy); raccogli esempi di
termini derivati da quel prefisso nel latino e
nelle lingue moderne.
19. Analizza i composti ot¸×ofoþoi vm, oto×ofo-
þo ììm, µcfc×oi omµi, ¬oqcµ¬i µ¬ìqµi, ¬oqc ×-
þooiç, ¬oqcçi ofqµi, otvcqcoqct m, otvovo-
¬ìc ×m, ot¸×ofc q¿oµoi.
20. Analizza i composti otvvotµo¿c m, otvctoqc-
ofc m, otvc¬ioiomµi, otvcoqfoçm, otvc¬i-
ìoµþovm, otvcçovoìio×m, otvcçoviofqµi,
otvcioþoivm, otvcqoofqç, otµ¬oqo¬cµ¬m,
1. Ricorda che dentale seguita da altra dentale si dissimila in -o-.
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44 IL LESSICO GRECO
ESERCIZI
2. Ma per la formazione di oi×oioç, cf. la scheda oi×q.
sola radice: o¸-m¸- (“guidare”, “comandare”);
¸ov- (“generare”); ¸qoq-(“scrivere”); oqoµ-
(“correre”); cqµqv- (“interpretare”); foq-
(“tomba, sepoltura”); icq- (“sacro”); ×ìo¬-
(rubare”); voµ- (“pascolare”); fo×- (“generare”);
foµ- (“tagliare”); fqoq- (“allevare”, “nutrire”);
qoq- (“portare”); qov- (“uccidere”).
Quindi individua il significato dei termini così
formati e verifica l’esattezza della tua ipotesi
consultando il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul qua-
derno il seguente schema:
radice sostantivo altri termini
i¬¬- i¬¬-ctç i¬¬ctm
cavallo cavaliere cavalcare
26. Forma un vocabolo aggiungendo i suffissi
–fmq/-fqq propri dei nomina agentis
(sostantivi maschili della 3
a
declinazione)
alle seguenti radici, accompagnate tra
parentesi da un’indicazione di significato,
che si riferisce alla sola radice: ¸cvc-
(“generare”); oµq- (“domare”); om- (“dare”);
i o-[<¡io-] (“osservare,indagare”); c ìo¡- (“gui-
dare”); c q¸oo- (“lavorare”); q -q-(“dire”);
omo- (“salvare”).
Quindi individua il significato dei termini così
formati e verifica l’esattezza della tua ipotesi
consultando il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul qua-
derno il seguente schema:
radice sostantivo
q¸q- q¸q-fmq
comando, opinione guida, capo
altri termini
q¸c-oµoi oi-q¸c-oµoi
condurre, ritenere, narrare
27. Forma un vocabolo aggiungendo il suffisso
-fqf, nom. -fqç, gen. -fqfoç proprio dei
nomina qualitatis (sostantivi femminili della
3
a
declinazione) alle seguenti radici, accom-
pagnate tra parentesi da un’indicazione di
significato, che si riferisce alla sola radice:
o¸q-io- (“selvatico”); þoq-t- (“pesante”);
þqo¿-t- (“corto”, “breve”); þqoo-t- (“lento”);
¸ìt×-t- (“dolce”); ocivo- (“temibile”, “abile”);
Quindi individua il significato dei termini così
formati e verifica l’esattezza della tua ipotesi
consultando il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul qua-
derno il seguente schema:
radice sostantivo altri termini
µo0-q- µo0-q-fqç µo(v)0-ovm o-µo0-qç
imparare allievo imparare ignorante
23. Forma un vocabolo aggiungendo il suffisso
-otvo, nom. -ot vq proprio dei nomina qualitatis
(sostantivi femminili della 1
a
declinazione) alle
seguenti radici, accompagnate tra parentesi da
un’indicazione di significato, che si riferisce alla
sola radice libera da eventuali prefissi positivi
o negativi: c ìcqµo- (“pietoso”); µvqµo- (“ricor-
dare”); o -¬qo¸µo- (“fare”, “essere impegnato”);
¬oìt-¬qo¸µo- (“fare”, “essere impegnato”);
fìqµo- (“sopportare”); om-qqo- (“mente”, “sen-
no”); o -qqo- (“mente”, senno”); ct -qqo- (“men-
te”, senno”).
Quindi individua il significato dei termini così
formati e verifica l’esattezza della tua ipotesi
consultando il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul
quaderno il seguente schema:
radice sostantivo altri termini
oi×oio- oi×oio- otvq o-oi×-io
giusto
2
giustizia ingiustizia
24. Con l’aiuto del vocabolario e delle schede les-
sicali, prova a individuare gli elementi radicali
che costituiscono i seguenti sostantivi com-
posti e spiegane il significato: oqµ-q¸oq-i o;
o v-ovoq-i o; o q¿oio-ìo¸-i o; µov-oq¿-i o; otµ-
þotì-i o; o -¸oµ-i o; oqµ-iotq¸-i o; oqµo-×qof-i o;
¬qo-ooo-i o; ¬ov-otq¸-i o; çm-¸qoq-i o; 0co-qov-
i o; 0co-¸ov-i o; i oo-voµ-i o; ×ooµo-¸ov-i o; vot-
µo¿-i o; µcìo¸-¿oì-i o; µi×qo-¢t¿-i o; µc¸oìo-
¢t¿-i o; ot fo-voµ-i o; ¬oqo-vo-i o; oi ×o-voµ-i o;
t ¬cq-o¢-i o; t ¬-o¢-i o; ofqof-q¸-i o; o -fov-i o;
o -fqoq-i o; otµ-qmv-i o.
25. Forma un vocabolo aggiungendo il suffisso
-ct, nom. -ctç proprio dei nomina agentis
(sostantivi maschili della 3
a
declinazione) alle
seguenti radici, accompagnate tra parentesi da
un’indicazione di significato, che si riferisce alla
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45 Esercizi
A
P
P
E
N
D
I
C
E da quelle suffissali o prefissali e studiandone
le variazioni di significato.
¸i¸vmo×m ovo¸i¸vmo×m ×ofo¸i¸vmo×m
oio¸i¸vmo×m ¸vmfoç ¸vmµq ¸vmqiµoç
ot¸¸vmµq o¸vocm
31. Data la radice greca fo×-/fc×-/f×-, costruisci
l’intero paradigma del verbo fi×fm. Classifica
le forme sulla base del grado apofonico e ri-
costruisci il grado apofonico su cui poggia la
formazione dei seguenti lemmi.
fc×v-ov fc×-oç fc×vo-m fo×-oç fo×-cmç
32. Data la radice fcµ.c/fµq/foµ , “tagliare”, rico-
struisci la formazione delle seguenti parole.
fo fcµc-voç q foµ-q q ovo-foµ-q o foµ-oç
o-foµ-oç q fµq-oiç
33. Spiega il significato italiano dei seguenti ter-
mini, partendo dal significato essenziale della
radice greca.
o foµ-ioç fo foµi-ciov foµi-ctm
34. In greco due sono i principali termini per de-
finire la parola italiana uomo:
– una dalla radice ovcq/ovq;
– una dalla radice ov0qm¬.
Spiega la differenza di significato e trova
un esempio di tale differenziazione nella
lingua latina, in quella inglese e tedesca
moderne.
Alla luce di questa riflessione, ricostruisci
l’etimologia dei seguenti lemmi italiani.
androgino androide poliandria scafandro
antropologia antropofago licantropo
misantropo filantropo pitecantropo
35. Data la radice µvo/µvq (memoria), ricostruisci
la famiglia.
................................... sost. f. 1
a
decl. (“ricordo”)
................................... sost. n. 3
a
decl. (“ricordo”)
................................... sost. n. 2
a
decl. (“monumen-
to”)
................................... sost. f. 1
a
decl. (“memoria”, no-
me proprio della madre delle
Muse)
................................... agg. 2 uscite 1
a
classe. (o priva-
tivo + radice + foç [suff. agg.
verbale])
................................... verbo coniugazione tematica
................................... verbo presente a raddoppia-
mento.
Si trovi, dalla stessa radice i.e. *mna/mn/mne/
men/mon, la famiglia latina che indica memo-
ria, ricordo, ammonimento.
cìct0cq-io- (“libero”); ×o×o- (“cattivo”);
ìc¬f-o- (“sottile, “delicato”); µcfqi-o- (“mode-
rato”); µi×qo- (“piccolo”); vco- (giovane”);
fo¿-t- (“veloce”); qiì-o- (“amico”). Quindi
individua il significato dei termini così formati e
verifica l’esattezza della tua ipotesi consultando
il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul qua-
derno il seguente schema:
radice sostantivo altri termini
ioo- ioo-fqç iooç ioo-voµ-io
uguale uguaglianza uguale uguaglian-
za di diritti
28. Forma un vocabolo aggiungendo il suffisso
-oi, nom. -oiç proprio dei nomina actionis
(sostantivi femminili della 3
a
declinazione)
alle seguenti radici, accompagnate tra pa-
rentesi da un’indicazione di significato,
che si riferisce alla sola radice libera da
eventuali prefissi: oiqc-(“scegliere”); oifq-
(“chiedere”); oio0q- (“percepire”); o×ot-
(“udire”, “ascoltare”); oìm- (“essere preso”);
þo- (“camminare”); otçq- (“aumentare”);
þim- (“vivere”); þotìq- (“volere”, “decidere”);
¸cvc- (nascere”, “generare”); ¸vm- (“com-
prendere”, “riconoscere”); oo- (“donare”);
o¿c- (“avere”, stare”); oi-q¸q- (“narrare”);
c¬i-×ìq-(“chiamare”).
Quindi individua il significato dei termini così
formati e verifica l’esattezza della tua ipotesi
consultando il dizionario.
Cerca, inoltre, altri termini corradicali.
Per ciascuna radice data, riproduci sul qua-
derno il seguente schema:
radice sostantivo
ìqþ- /ìoþ- ìq ¢iç [<*ìqþ-oiç]
prendere azione di prendere
altri termini
ìo(µ)þo vm ìq¬fo ç
prendere prendibile
29. Forma almeno quattro termini composti, ag-
giungendo i prefissi che conosci ai seguenti
verbi; quindi, con l’aiuto del vocabolario, indi-
viduane il significato: þoivm, þoììm, þotìctm,
¸i¸vmo×m, ¸qoqm, oiomµi, q¸coµoi, iofqµi,
ìoµþovm, ¬cµ¬m, ofqcqm, fooom, fi0qµi,
fqc¬m.
30. Data la radice ¸vm-, ricostruisci la formazione
dei seguenti lemmi isolando le parti radicali
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46 IL LESSICO GRECO
ESERCIZI
oto¿-: vergogna (1. vergogna; 2. turpe, brut-
to; 3. vergognarsi; 4. turpiloquio)
ox-: punta (1. essere al culmine; 2. culmine,
punta; 3. sommo; 4. città alta)
oì-m-: essere preso, distruzione (1. essere
preso; 2. cattura; 3. consumare; 4. preso con
la lancia [oi¿µq, lancia], prigioniero)
og¿-: comando, principio (1. comandare;
2. comandante, capo; 3. principio, comando;
4. originario, antico)
ogx-s-: essere sufficiente (1. sufficiente;
2. bastare; 3. autosufficiente; 4. autosuffi-
cienza)
þoì-/þoì-/þsì-/þìq-: lanciare, colpire
(1. proiettile, dardo; 2. ferita, colpo; 3. cam-
biamento; 4. segno di riconoscimento, accor-
do)
þouì-: desiderare, volere (1. desiderare;
2. volontà, decisione; 3. decidere, deliberare;
4. buleuta, membro del Consiglio dei cinque-
cento)
¡sv-/¡ov-/¡v-: generare (1. stirpe; 2. nobile;
3. genitore; 4. antenato)
óqµ-: popolo (1. popolo; 2. democrazia;
3. pubblico; 4. a spese pubbliche)
óo-/óm-: donare (1. dare; 2. dono; 3. tradire;
4. traditore)
sg¡-: lavorare (1. lavorare; 2. lavoratore;
3. luogo di lavoro, officina; 4. benefattore)
0ov-/0vq-: morire (1. morte; 2. immortale;
3. morire; 4. mortale)
tx-: arrivare, supplicare (1. adatto, capace;
2. supplice; 3. supplicare; 4. supplicare arden-
temente)
ìo0-/ìq0-: stare nascosto (1. di nascosto;
2. vero; 3. verità; 4. dire la verità)
µo0-: imparare (1. imparare; 2. apprendimen-
to; 3. ignorante; 4. allievo, scolaro)
nov0-/nsv0-/no0-: subire (1. subire, soffrire;
2. sofferenza, passione; 3. dolore, sciagura;
4. essere in lutto, compiangere un morto)
noìt-: città (1. città; 2. cittadino; 3. costitu-
zione; 4. senza città, escluso dalla città)
nog-/nsg-: passaggio, risorsa (1. attraversare;
2. passaggio, risorsa; 3. al di là; 4. difficoltà,
incertezza)
çu¿-: soffio vitale, anima (1. vita, anima;
2. animato; 3. privo di vita, inanimato; 4. ma-
gnanimo)
36. Data la radice qiì-, si costruiscano 10 parole
con prefisso costituito da tale radice, che si-
gnifichino rispettivamente:
................................... filosofo
................................... benevolo (agg.)
................................... ambizioso, amante della cele-
brità
................................... amante della ricchezza
................................... amante dei piaceri
................................... amante del parlare/loquace
................................... amante della vittoria
................................... amante delle arti
................................... amante degli ospiti, ospitale
................................... generoso, che ama donare
Una volta trovati i termini, si isoli la radice
portatrice di significato che insieme a qiì-
permette di comporre la parola richiesta.
37. Fornisci la traduzione e l’etimologia delle paro-
le sottolineate nei vv. 11-21 della Teogonia esio-
dea. In seguito, individua la radice e il suffisso
di ciascuna e, a partire dalla radice, crea l’albero
delle derivazioni e indica la famiglia verbale.
tµvctooi Aio f’ oi¸io¿ov ×oi ¬ofviov ”Hqqv
∆Aq¸ciqv, ¿qtocoioi ¬coiìoiç cµþcþotiov,
×otqqv f’ oi¸io¿oio Aioç ¸ìot×m¬iv ∆A0qvqv
doiþov f’ ∆A¬oììmvo ×oi “Aqfcµiv io¿coiqov
qoc Hoocioomvo ¸cqo¿ov, cvvooi¸oiov,
×oi Oc µiv oi ooi qv c ìi×oþìc qoqo v f’ ∆Aqqo-
oi fqv
”Hþqv fc ¿qtooofcqovov ×oìqv fc Aimvqv
Aqfm f’ ∆Io¬cfo v fc i oc Kqo vov o ¸×tìoµq fqv
∆Hm f’ ∆Hcìiov fc µc¸ov ìoµ¬qov fc Ecìqvqv
Ioi o v f’ ∆O×covo v fc µc ¸ov ×oi Nt ×fo µc -
ìoivov
oììmv f’ o0ovofmv icqov ¸cvoç oicv covfmv.
38. Date le seguenti radici, individua per ciascuna
una famiglia di parole indicando quattro pa-
role corradicali (che derivano dalla medesima
radice). Segui il suggerimento del significato
italiano, fornito, per ciascun vocabolo, tra pa-
rentesi.
o¡-/m¡-: condurre, guidare (1. gara, competi-
zione; 2. competere, gareggiare; 3. stratego;
4. carica di stratego, comando)
o¡g-: campo (1. campo; 2. selvatico; 3. fero-
cia; 4. contadino)
otgs-: prendere, afferrare (1. prendere;
2. presa; 3. preferire, scegliere; 4. scelta inten-
zionale)
V. Citti, C. Casali, L. Fort, M. Taufer, Διάλογοι © 2012 SEI - Società Editrice Internazionale
Il versionario si articola in quattro sezioni:
1. Ripasso di morfologia
2. Avvio alla traduzione
3. Lineamenti di sintassi
4. I generi della prosa
Il Ripasso di morfologia propone un breve e schematico ripasso dei principali
argomenti di morfologia, scelti fra quelli sui quali gli studenti mostrano le maggiori
difficoltà; ogni argomento è accompagnato da esercizi che possono essere utilizzati
anche come prove d’ingresso.
Avvio alla traduzione vuole sia fornire suggerimenti utili per analizzare un testo prima
di tradurlo sia dare indicazioni per consultare rapidamente il vocabolario.
Lineamenti di sintassi riprende in maniera organica e sistematica gli argomenti
di sintassi greca. Ogni argomento è corredato da esempi seguiti da traduzione ed
è seguito sia da esercizi di verifica immediata di tipologia varia (scelta multipla,
completamenti, vero/falso, frasi d’autore da tradurre) sia da versioni scelte in modo da
presentare nello specifico esempi dell’argomento trattato. L’ultima unità della sezione
propone una serie di versioni per la verifica dell’apprendimento e il recupero.
I generi della prosa propone un percorso fra i principali autori della letteratura
greca, a partire dai generi di appartenenza. I generi sono preceduti da un sintetico
inquadramento storico-letterario; i testi d’autore sono introdotti da una breve
scheda sulla vita e sullo stile dell’autore stesso. Al fondo di questa sezione sono
proposti i temi di versione assegnati agli esami di Stato.
Ogni unità è arricchita da ulteriori versioni on line, segnalate puntualmente nel testo.
Nei Percorsi di lessico greco l’approccio seguito è quello del lessico per radici,
secondo il quale si possono combinare circa centotrenta radici fondamentali con
alcuni prefissi e suffissi, in modo da riuscire a risalire al significato di migliaia
di termini senza dover ricorrere al vocabolario. La trattazione è accompagnata da
un ricco apparato didattico specifico.
A disposizione degli alunni
(su richiesta del docente)
LIBRO + MULTIMEDIA
tradizione e innovazione
On line sul sito www.seieditrice.com:
• Versioni aggiuntive per ciascuna unità con rimandi puntuali del testo
• Fascicolo Percorsi di lessico greco scaricabile
• Chioma o radici? L’importanza dell’apprendimento del lessico della
lingua greca tratto da “Aufdus”, Rivista di scienza e didattica della cultura
classica, n. 71/2010
978-88-05-88264-9
978-88-05-07081-7
Volume scaricabile in formato digitale
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