Hans Muller (1537) L'unico clavicembalo tedesco che ci è giunto dal '500, l'Hans Muller conservato al Museo degli

Strumenti Musicali di Roma, presenta alcune caratteristiche in comune con la scuola italiana. Possiamo notare l'uso delle modanature inferiori e superiori applicate su fianchi sottili, oltre ad un'accurata lavorazione riservata alle due barre d'arresto dei saltarelli. I ponticelli hanno dimensioni ed una modanatura simili a quelle degli strumenti italiani. Una rosetta è intagliata direttamente sul cipresso della tavola armonica, così come accade nei liuti coevi. Altri elementi rimandano alla scuola fiamminga, ad esempio la struttura dello strumento, che è basata su fianchi ricoperti da listrature di frassino. Il fondo è costituito da due parti ed è applicato sotto i fianchi. I cembalari tedeschi del '500 – '600 si distinguono nella progettazione dei loro clavicembali per un particolare interesse alla varietà timbrica derivata dalla combinazione di registri e di effetti. Già a cominciare dallo strumento di Hans Muller possiamo notare la disposizione di tre liste guida dei saltarelli in presenza di due sole mani di corde. Due delle tre guide sono poste in posizione avanzata, in modo che il punto di pizzico dei saltarelli produca un suono dolce, arrotondato. La terza fila di saltarelli pizzica le corde a ridosso del somiere, al fine di ottenere un suono aspro, nasale. Una variazione ulteriore del timbro è prodotta dalla possibilità di mettere a contatto una mano di corde con cunei di cuoio o ganci metallici posizionati su una lista di legno. Troviamo una simile disposizione nello strumento costruito a Stoccarda nel 1619 da Johann Mayer, i cui saltarelli montano plettri di ottone che pizzicano le corde in tre distinte profondità. Un claviciterio anonimo del 1620 ha una disposizione 2x8' 1x4', con 4 liste guida inseribili in modo indipendente su ciascuna metà dell'estensione. In uno strumento tedesco anonimo del 1630 sono presenti ben cinque file di saltarelli.

Claviciterio tedesco (1620)

Nella Germania del '700 l'arte cembalaria si esprime attraverso molteplici tipologie costruttive le cui caratteristiche comuni non sono generalmente riconducibili ad un'area geografica. Nella città di Amburgo, ad esempio, troviamo i membri delle famiglie Hass e Fleischer intenti nella produzione di due opposti generi di strumenti. Hieronymus Albrecht Hass è celebre per l'estrema complessità che caratterizza i suoi strumenti. Un accenno alla disposizione di uno dei suoi cembali è sufficiente a descriverne la concezione timbrica: il tre manuali del 1740 (collezione Puyana) ha un'estensione cinque ottave con un registro di 16', due di 8', uno di 4' e uno di '2 oltre all’effetto di liuto. Si tratta con buona probabilità dell'unico clavicembalo originale progettato con tre manuali. La cassa è resa particolarmente pesante dalla densità dei legni impiegati e dalla robusta struttura interna necessaria a sostenere la tensione delle trecento corde. L'opera di Johann Christoph Fleischer ci è pervenuta attraverso un clavicembalo del 1710 (Musikinstrumenten Museum, Berlino) ad un solo manuale con estensione Sol0-Do5, due registri di 8' (che pizzicano una sola corda in due diverse profondità) e uno di '4. Lo strumento è caratterizzato da una forma elegante e da una cassa molto leggera in conseguenza di una struttura interna essenziale ispirata alla tradizione fiamminga. La città di Berlino vede protagonisti due cembalari, Christian Friedrich Hildebrandt e Michael Mietke, i quali si assicurano un posto nella storia grazie a J.S. Bach. Un lautenwerken (variante di clavicembalo del quale non ci è pervenuto alcun esemplare) costruito da Hildebrandt è elencato tra gli strumenti in possesso di J.S. Bach al momento della sua morte. Il nome di Mietke è legato a quello del grande compositore in seguito alla commissione nel 1719 di un clavicembalo 'grande e molto costoso' per conto del principe Leopoldo di Köthen. Purtroppo non ci sono giunte informazioni su questo strumento, dunque non è possibile definire con certezza quali fossero le caratteristiche di un cembalo in grado di orientare le preferenze di J.S.Bach. Esiste tuttavia uno strumento superstite firmato da Mietke del 1710 (Hudiksvall, Halsinglands Museum) oltre a due strumenti attribuiti alla sua bottega (Berlino, Schloss Charlottenburg) attraverso i quali possiamo tentare di ricostruire un'immagine del clavicembalo commissionato dal principe Leopoldo. La cassa presenta alcune analogie con la scuola italiana, in particolare per quanto riguarda la struttura interna, che è costruita a partire da uno spesso fondo di pino al quale sono fissati i fianchi di noce con il rinforzo di squadretti compositi e catene. Negli strumenti ad un manuale, la misura del do4 (265 – 275 mm.) ed una progressione delle lunghezze pitagorica, fa pensare all'uso di corde in ottone per tutta l'estensione. La dimensione dei tasti diatonici (stichmass 468 mm.) è molto contenuta rispetto a quella presente nella gran parte degli strumenti tedeschi. La tavola è in abete rosso ed è priva di decorazioni; i ponticelli sono di ciliegio. Purtroppo i tre strumenti superstiti di Mietke non sono nelle condizioni di emettere alcun suono.