LA STAMPA

MERCOLEDÌ 25 APRILE 2012

TuttoScienze VII

Yoga per ritrovare la vitalità e vincere la paura di cadere
CLAUDIA FERRERO
I

TERZA ETÀ

Può essere la difficoltà a fare movimenti semplici, come sedersi su una sedia bassa e rialzarsi. O l’abitudine ad addormentarsi con posture rigide, senza la capacità di riconoscere se si tiene il corpo contratto o rilassato. O ancora il dolore dei muscoli e delle articolazioni soprattutto appena svegli. O più semplicemente la mancanza di vitalità e di forza. Sono piccoli-grandi malesseri che rendono la vita degli anziani difficile. E che la pratica dello yoga può migliorare, tanto più preziosa se eseguita dopo un lungo periodo di inattività. Al di là di rendere i corpi più flessibili e reattivi, si è visto che lo yoga con la sua progressione di «asana» - le diverse posizioni - è in grado di portare importanti cambia-

menti nella vita degli anziani. Ricercatori americani hanno verificato i buoni effetti sull’equilibrio. Lo yoga rafforza le gambe, rende più sciolti e mobili i piedi, ne migliora la capacità d’appoggio. I risultati di più studi sulla pratica dello yoga, presentati durante alcune conferenze dell’«American Geriatrics Society», hanno così evidenziato come un appropriato insieme di esercizi aiuti a ridurre la paura di cadere. Una condizione che in alcune persone può progressivamente portare a forme invalidanti con una limitata attività fisica e di conseguenza una diminuzione della qualità della vita. Si è visto anche come le pratiche di respirazione tipiche dello yoga, sebbene all’inizio possano risultare piuttosto difficoltose per chi è abituato da anni a un respiro sincopato e superficiale, portino dopo poco tempo a un miglioramento nella chiarezza mentale e nella vitalità, abbassando i livelli di stress. Senza dimenticare, in ultimo, che fare lezione di gruppo è un ottimo modo per assecondare il confronto con gli altri, la socializzazione e l’autostima.

Stai perdendo 100 capelli al giorno? Ecco quando non c’è da preoccuparsi
P TRICOLOGIA
FABIO DI TODARO

I

l problema si ripropone almeno due volte all'anno: nel passaggio tra l'inverno e la primavera e a fine estate. Succede a molti, soprattutto donne, di perdere capelli in modo più copioso: anche oltre i 100 al giorno, fino a sfiorare il 40% della capigliatura nell'arco di poche settimane. Quasi all'improvviso è come se le chiome risultassero a corto di energie dopo l'inverno. Il problema risulta più evidente per chi ha i capelli lisci e sottili e per chi pratica attività sportiva e fa lo shampoo quotidianamente. Nulla di preoccupante, però: l'«effluvio» stagionale è fisiologico e di solito si risolve spontaneamente. Coincide con la cosiddetta «fase telogen», il periodo in cui il capello si trova ancora nel follicolo pilifero, ma le attività risultano cessate. L'ultima tappa del ciclo vitale, infatti, inizia in primavera e raggiunge l'apice nei mesi più caldi. «Si tratta di una caduta transitoria e le perdite tendono a essere compensate in pochi mesi - spiega Gianfranco Biolcati, responsabile dell'ambulatorio di tricologia dell'Istituto dermatologico San Gallicano di Roma -. Nulla a che vedere con l'alopecia androgenetica, le cui manifestazioni sono ampiamente diver-

na è un amminoacido abbondante nei derivati del latte, nelle uova, in alcuni cereali (miglio, frumento e avena) e nella frutta secca. Ma è un regime alimentare equilibrato a conferire resistenza alla chioma. «In questo periodo - prosegue Biolcati - si ha l'abitudine di aumentare l'apporto di vegetali. Con una dieta più ricca in vitamine e antiossidanti, quali il licopene, i flavonoidi e la vitamina C, si dà un valido aiuto al capello». L'accorgimento è utile soprattutto per chi vive in città e con la bella stagione torna a usare lo scooter e la bicicletta, sottoponendo il cuoio capelluto all'aggressione da parte degli agenti atmosferici. Deficit di minerali, ferro in primis, e alterazioni dell'apparato ormonale, ipotiroidismo e iperandrogenismo, sono poi al-

Gianfranco Biolcati Dermatologo
Un capello svela la propria struttura al microscopio elettronico
RUOLO: E’ RESPONSABILE DELL'AMBULATORIO DI TRICOLOGIA DELL'ISTITUTO DERMATOLOGICO SAN GALLICANO-IRCCS A ROMA IL SITO: HTTP://WWW.IFO.IT/ ASPONE.ASPX?990000554

se». Guai, quindi, a tormentarsi, se sotto la doccia o con un colpo di spazzola ci si ritrova con una ciocca tra le mani. Non è un caso che il ricambio avvenga a cavallo tra le stagioni. Se dopo l'inverno aumentano le possibilità di trovare una chioma rinsecchita dal freddo e dallo smog, in prossimità dell'autunno si paga lo scotto dei maltrattamenti estivi. Le scottature del cuoio capelluto sono una delle prime cause di indebolimento, dovute agli effetti dei raggi Uv che inducono uno stress ossidativo sul capello, dal follicolo pilifero al fusto, e tendono a miniaturizzarlo. Gli stessi problemi sono causati dall'accumulo di cloro e salsedine per chi è

solito rimanere in acqua per ore. Più che correre ai ripari dopo, dunque, basterebbe aver cura della chioma prima: così si evita che la caduta fisiologica metta i più in allarme. «Il paziente va tranquillizzato per evitare che inizi ad abusare di sostanze a uso terapeutico. Vanno bene lo shampoo delicato e gli integratori a base di cistina e ferro che favoriscono la cheratinizzazione, così come le lozioni cosmetiche che accelerano la ricrescita. Per fronteggiare l'effluvio stagionale non servono farmaci». Fondamentale è anche l'educazione alimentare. I capelli, dettaglio che molti trascurano, risentono delle condizioni dell'organismo. La cisti-

tri fattori che contribuiscono a rendere più copioso il ricambio di capelli all'alternarsi delle stagioni. Così come, nella donna, l'allattamento, la menopausa e l'assunzione di alcuni farmaci, tra cui la pillola anticoncezionale. Se queste condizioni si verificano in prossimità dell'estate, in una fase dell’anno in cui il corpo è più «in vista», le conseguenze psicologiche rischiano di essere più gravi. «L'intervento del dermatologo è utile a valutare quale possa essere la ragione della caduta mediante indagini di laboratorio o strumentali. Solo con questi risultati, se necessario, si può decidere la terapia più idonea con cui intervenire».

P MISTERI

Storie ai confini della scienza
ziare l'anno col solstizio d'inverno precisa Sparavigna - i due gruppi potrebbero rappresentare stagioni diverse: in quella più breve regna un “Sole giovane”, che in quella più lunga matura e invecchia». Moltiplicando otto giorni per 45 settimane, si ottiene un anno di 360 giorni, come quello adottato nell'antico Egitto. Da notare che anche i Romani avevano ereditato dagli Etruschi una settimana di otto giorni, chiamata ciclo nundinale, che regolava i giorni di mercato, le cosiddette nùndine. Secondo la ricercatrice, che è un'appassionata di simmetrie, è anche possibile che il disco Trundholm contenga un calendario a due cicli, con settimane di otto e sette giorni. Ma, soprattutto, la distribuzione di cerchi e spirali indica che «l'artefice conosceva le regole della simmetria e possedeva buone nozioni di geometria, che comprendevano la bisezione degli angoli. Se si aggiunge una conoscenza astronomica, come un riferimento polare, possiamo senz'altro pensare a un raffinato calendario».

Una settimana di otto giorni celata negli anelli concentrici
CINZIA DI CIANNI

N

el 1902, dalla torbiera di Trundholm, nell'isola danese di Sjælland, emerse un manufatto bronzeo, noto come Solvognen, ora esposto al Museo Nazionale di Copenaghen. Una figurina stilizzata di cavallo traina un disco decorato: entrambi sono posti su un carro, dotato di sei ruote a quattro raggi, lungo 60 cm. Solo una faccia del disco, larga 25, è coperta da una patina dorata, forse in omaggio alla credenza norrena secondo la quale durante il giorno il Sole era trasportato nel cielo da Est a Ovest, mostrando il suo volto luminoso alla Terra, mentre di notte ripeteva il viaggio in senso inverso.

L'oggetto, realizzato con la tecnica della fusione a cera persa e sepolto in un tumulo intorno al XV secolo a.C., è eccezionale sotto molti aspetti. Prima di tutto si credeva che nel Nord Europa i carri con ruote a raggi fossero diffusi solo dall'età del Ferro, quindi dal VI secolo a.C. Poi, la fattura del disco sembra nascondere un enigma matematico. Le due facce sono punzonate con motivi di spirali e piccoli cerchi disposti su anelli concentrici che nel 2010 furono interpretati dall'archeologo danese Klavs Randsborg come un calendario lunare: lui suppone che spirali e cerchi rappresentino i giorni, mentre l'anel-

lo che li contiene fornisce il fattore di moltiplicazione. Il tutto dà una somma di 177, che equivale ai giorni che compongono un ciclo di sei mesi sinodici. Il mese sinodico è il tempo che intercorre tra due noviluni. Ma Amelia Carolina Sparavigna, ricercatrice presso il dipartimento di Fisica al Politecnico di Torino, propone sul sito arXiv.org. un'interpretazione diversa e affascinante: gli otto cerchi concentrici del primo anello rappresenterebbero i giorni della settimana, mentre i due anelli esterni, contenenti rispettivamente 20 e 25 cerchi, indicherebbero le settimane presenti in un anno. «Se facciamo ini-

Il disco bronzeo decorato

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful