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ROBERTO SIRIGU

ARCHEOLOGIA COME “SEMIOTICA DELLA REALTÀ MATERIALE”

18
2001

Estratto da QUADERNI DELLA SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA DI CAGLIARI E ORISTANO
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JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli - URL: http://www.jiia.it - e-mail: dascolia@tiscalinet.it Via Giacomo Leopardi n.56, 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy - Tel.: +39 (0)81/8280384 - +39 (0)81/8278203 – cell.: 333/2899783

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(pp. 163-217)

ARCHEOLOGIA COME “SEMIOTICA DELLA REALTÀ MATERIALE”

ROBERTO SIRIGU

PREMESSA.(!) L’archeologia moderna è una grande Chiesa che comprende numerose differenti «archeologie», le quali però sono unite tra loro dai metodi e dagli approcci che condividono.1 Questa efficace descrizione della disciplina archeologica, tratta dall’introduzione al manuale scritto dagli archeologi Colin Renfrew e Paul Bahn, intitolato: “Archaeology. Theories, Methods and Practice”, riflette chiaramente la convinzione degli Autori che l’archeologia moderna possa ormai essere considerata una disciplina che si riconosce finalmente in un “paradigma” unitario. Il termine “paradigma” è entrato ormai a far parte del linguaggio abituale utilizzato nell’ambito della riflessione filosofica sui presupposti epistemologici della conoscenza e rimanda al concetto elaborato dal filosofo della scienza Thomas Kuhn, secondo il quale: […] Il termine paradigma [...] da un lato, [...] rappresenta l’intera costellazione di credenze, valori, tecniche, e così via, condivise dai membri di una data comunità. Dall’altro, esso denota una sorta di elemento di quella costellazione, le concrete soluzioni-di-rompicapo che, usate come modelli o come esempi, possono sostituire regole esplicite come base per la soluzione dei rimanenti rompicapo della scienza normale.2 Il processo innescato dalla “rivoluzione” concettuale che Clarke ha efficacemente definito come “perdita dell’innocenza”,3 ovvero la presa di coscienza del fatto che non esistano metodologie “neutrali” o totalmente oggettive se non all’interno del quadro concettuale delimitato dagli strumenti di analisi interpretativa scelti ed utilizzati per condurre la ricerca, avrebbe quindi finalmente trovato soluzione in un soddisfacente paradigma disciplinare, certamente complesso e articolato, ma unitario. In realtà la fiducia espressa da parte di Renfrew e Bahn trova, a nostro avviso, solo parziale riscontro nella realtà dei fatti. Come hanno significativamente ribadito recentemente Daniele Manacorda e Nicola Terrenato nelle rispettive relazioni introduttive al “X Ciclo di Lezioni sulla
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Ricerca Applicata in Campo Archeologico”, dedicato al tema: “Archeologia teorica”,4 si avverte

ancora la necessità di giungere ad una sintesi organica tra “teoria” e “metodo”. Bisogna infatti riconoscere che la riflessione teorica e quella metodologica hanno finora intrapreso strade per molti versi indipendenti, così come bisogna ammettere che i risultati della ricerca sviluppata sul piano teorico e su quello metodologico trovano ancora difficoltà a tradursi nella pratica quotidiana di ricerca “sul campo”. Occorre allora sforzarsi di giungere all’elaborazione di un modello paradigmatico della disciplina archeologica che non sia il risultato della somma meccanica (simile ad una giustapposizione) di “teorie”, “metodi” e “pratica”, ma che sia il frutto di una effettiva sintesi organica tra questi tre ambiti concettuali e operativi. Per raggiungere questo obbiettivo, occorre, a nostro avviso, affrontare il problema dell’individuazione degli strumenti concettuali che rendono esplicita la specificità del “punto di vista” archeologico. Il presente lavoro intende offrire un contributo in questa direzione, affrontando il problema della definizione del “paradigma archeologico” da un punto di vista semiotico. Come ha infatti efficacemente dimostrato il linguista e semiologo Luis Prieto, la semiotica: [...] non è una teoria della conoscenza, di cui i filosofi si sono già occupati, bensì una teoria della ragion d’essere della conoscenza e, più esattamente, della ragion d’essere della conoscenza della realtà materiale. Questa semiologia si costituisce attorno al principio che la validità di una siffatta conoscenza dipende non soltanto, come viene solitamente ammesso, dalla sua verità, ma anche dalla sua pertinenza. La sua pertinenza appare persino come un criterio di validità logicamente anteriore a quello costituito dalla verità poiché la questione della verità di una conoscenza si pone soltanto per una conoscenza già considerata come pertinente. Ora, se la verità è un rapporto tra la conoscenza e l’oggetto, la pertinenza è invece un rapporto tra la conoscenza e il soggetto, per definizione storico sociale, che la costruisce e se ne serve. La semiologia che prende come punto di partenza il principio secondo cui verità e pertinenza concorrono alla validità di una conoscenza può perciò essere caratterizzata anche come lo strumento delle conoscenze della realtà materiale che tiene conto del soggetto e che le considera quindi in ciò che esse comportano di storico sociale.5

Il presente lavoro intende assumere queste considerazioni come un invito alla riflessione sui presupposti cognitivi dell’indagine archeologica, nei quali si manifesta il profondo rapporto che
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La citazione dell’e-print OA deve comprendere.7 Da questo punto di vista. Il nostro tentativo di individuazione dei fondamenti semiotici della disciplina archeologica intende adottare. In tal modo l’insieme di tali domande acquista il valore di “spazio cognitivo” delimitato dal rapporto intercorrente tra i concetti di pertinenza e di oggettività. in una eventuale bibliografia.: +39 (0)81/8280384 . Un altro aspetto che differenzia questo manuale dai manuali tradizionali è la struttura stessa del manuale. Come infatti ha dimostrato Thomas Kuhn. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.it .56. caratterizzato da una 4 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .+39 (0)81/8278203 – cell. nella sua forma più esplicita. Theories.: 333/2899783 . Questa differenza non si coglie immediatamente: infatti.e-mail: dascolia@tiscalinet. quindi.6 1. se sottoposto ad un esame superficiale.it Via Giacomo Leopardi n. appare senza dubbio innovativa.9 Questa scelta è stata compiuta allo scopo di evitare che la trattazione dei problemi affrontata nel manuale assuma il carattere di descrizione dogmatica della disciplina archeologica. Methods and Practice”. Ma vi sono anche altri motivi che spingono a prendere in esame questo manuale con attenzione.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).8 ciascun capitolo è stato chiaramente concepito e organizzato come risposta ad una specifica domanda. la proposta di archeologia cognitivo-processuale elaborata dagli archeologi inglesi Colin Renfrew e Paul Bahn e presentata. non Open Access). la scelta di Renfrew e Bahn mostra esplicitamente l’intenzione di far assumere alla propria proposta il valore di nuovo paradigma archeologico che soddisfi appieno la definizione kuhniana. per esempio. di cui si sia presa visione. e deve essere comprensiva di link all'URL. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . come sfondo concettuale. La scelta compiuta da Renfrew e Bahn di utilizzare la forma manualistica per la presentazione della loro proposta non è casuale.jiia. il manuale scientifico è il genere di pubblicazione che la scienza normale utilizza come strumento di trasmissione e codifica del proprio paradigma. La scelta dei titoli dati ai singoli capitoli. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. Il paradigma cognitivo-processuale come paradigma archeologico unitario.URL: http://www. qualora si sia consultata la versione online. coerentemente con l’impostazione teorica proposta dalla New Archaeology.Tel. è necessario. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). citare. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). intercorre tra questa disciplina e quella che Luis Prieto ha definito semiotica della realtà materiale. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). dei problemi che essa intende risolvere e delle pratiche operative di cui essa fa uso. Come precisato dagli stessi Autori nell’introduzione. nel già citato manuale: “Archaeology. il manuale sembra seguire un impianto tradizionale. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. la versione Open Access.

it .Tel. 5 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . senza che la coerenza interna dell’opera risulti minimamente alterata. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .e-mail: dascolia@tiscalinet.12 Il frame è quindi una “rappresentazione basata su una serie di terminali ai quali possono essere collegate altre strutture”. e deve essere comprensiva di link all'URL. o perché fanno derivare ciascuna idea dall’idea precedente. la versione Open Access.URL: http://www. Nelle intenzioni di Minsky la lettura del libro dal quale abbiamo tratto questo brano deve riprodurre l’attività mentale umana. qualcosa che assomiglia un po’ ad un modulo di domanda. noi li usiamo come punti di collegamento ai quali collegare altri tipi di informazione. disposizione sequenziale delle domande che l’archeologo “rivolge” alla realtà. I libri in genere richiedono un percorso sequenziale ben definito.56.: 333/2899783 .10 Questo passo descrive con efficacia l’uso che è possibile fare del manuale di Renfrew e Bahn. Come il libro scritto da Minsky. è necessario. lo studioso Marvin Minsky. scritto da uno dei massimi studiosi nel campo delle scienze cognitive e delle ricerche sull’Intelligenza Artificiale.13 una sorta di modello mentale dell’attività cerebrale. Se una sezione sembra troppo semplice o troppo difficile. consentono di “sperimentare” le modalità di funzionamento del cervello umano.jiia. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). corrispondenti ad altrettanti percorsi mentali. citare. notiamo che: […] il lettore non deve sentirsi obbligato a percorrere queste pagine nell’ordine in cui esse si presentano. o perché raccontano storie che hanno uno sviluppo temporale. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). di una città o di una civiltà osservandone un solo aspetto o seguendo un solo itinerario. ma non è tratto da questo manuale. in una eventuale bibliografia. Il testo di Minsky si propone quindi come una “macchina testuale” capace di riprodurre le modalità di funzionamento di un frame: i singoli capitoli (o paragrafi) corrispondono ai terminali del frame. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). così come non sarebbe possibile cogliere il carattere di una cattedrale. si può passare ad altro e poi tornare indietro. Proviene da un altro testo. Chiameremo questi spazi i terminali del frame.: +39 (0)81/8280384 . bisognerebbe cominciare con la prefazione e continuare ordinatamente sino alla fine. e i percorsi alternativi di lettura. anche il testo di Renfrew e Bahn consente di sperimentare molte possibili sequenze di lettura oltre quella che si sviluppa dal primo all’ultimo capitolo in successione lineare. Ma poiché è un libro diverso dagli altri. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. corrispondenti ad altrettanti approcci specifici di indagine. non Open Access). con spazi e caselle da riempire.11 La manifestazione tipica di tale attività è il frame. Il manuale può così essere letto partendo da uno qualunque dei capitoli che lo compongono. Se questo libro fosse un romanzo o un libro di testo.+39 (0)81/8278203 – cell. di cui si sia presa visione. è forse meglio gironzolarci dentro.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). che Minsky descrive come: […] una sorta di scheletro.it Via Giacomo Leopardi n. Ma nessuna storia lineare potrebbe mai descrivere una struttura vasta come la mente umana. Se esaminiamo però il manuale con più attenzione. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. quindi. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. qualora si sia consultata la versione online. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.

3) “Dove?” Ricognizione e scavo di siti e di elementi archeologici. la versione Open Access. PARTE II. 13) Archeologia in azione. presenta questa successione di capitoli: Introduzione. 6 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . 4) “Quando? Metodi di datazione e cronologia. si ha la possibilità di sperimentare i possibili percorsi operativi che caratterizzano l’attività di ricerca dell’archeologo. LA STRUTTURA DELL’ARCHEOLOGIA. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. 1) I ricercatori. nella loro successione dal primo all’ultimo capitolo. 14) “A chi appartiene il passato?” L’archeologia e il pubblico. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). La citazione dell’e-print OA deve comprendere. citare. PARTE I.: +39 (0)81/8280384 .+39 (0)81/8278203 – cell. Natura e obbiettivi dell’archeologia. 6) “Qual era l’ambiente?” L’archeologia ambientale. 5) “Com’erano organizzate le società?” L’archeologia sociale.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). ALLA SCOPERTA DELLA VARIETÀ DELL’ESPERIENZA UMANA. PARTE III. 11) “Chi erano?” “Che aspetto avevano?” L’archeologia delle persone.Tel. in una eventuale bibliografia. Come esempio. Storia dell’archeologia. quindi. in successione ancora lineare ma invertita. IL MONDO DELL’ARCHEOLOGIA. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.it . di cui si sia presa visione. qualora si sia consultata la versione online. 5) “Che cosa pensavano?” Archeologia cognitiva. nella sua struttura originaria. arte e religione.e-mail: dascolia@tiscalinet. Il manuale. 4) “Chi erano?” “Che aspetto avevano?” L’archeologia delle persone. 12) “Perché le cose sono cambiate?” La spiegazione in archeologia. ALLA SCOPERTA DELLA VARIETÀ DELL’ESPERIENZA UMANA. Proviamo ora ad invertire simmetricamente la numerazione e la disposizione dei capitoli. 7) “Che cosa mangiavano?” Sussistenza e dieta. 8) “Come costruivano e usavano gli strumenti?” La tecnologia. 1) “A chi appartiene il passato?” L’archeologia e il pubblico.56.jiia.: 333/2899783 .URL: http://www. è necessario. 2) Archeologia in azione. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. PARTE II. il secondo partirà dall’ultimo capitolo per tornare al primo. 3) “Perché le cose sono cambiate?” La spiegazione in archeologia. presentiamo due percorsi di lettura simmetrici: il primo seguirà il percorso sequenziale dei capitoli così come li troviamo disposti nel manuale. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . non Open Access). 10) “Che cosa pensavano?” Archeologia cognitiva. Utilizzando il manuale come un modello di “macchina cognitiva”. e deve essere comprensiva di link all'URL.it Via Giacomo Leopardi n. 2) “Che cosa è rimasto?” La varietà delle testimonianze archeologiche. IL MONDO DELL’ARCHEOLOGIA. 9) “Quali contatti avevano?” Il commercio e li scambi. PARTE I. arte e religione. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).

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6) “Quali contatti avevano?” Il commercio e li scambi. 7) “Come costruivano e usavano gli strumenti?” La tecnologia. 8) “Che cosa mangiavano?” Sussistenza e dieta. 9) “Qual era l’ambiente?” L’archeologia ambientale. 10) “Com’erano organizzate le società?” L’archeologia sociale. PARTE III. LA STRUTTURA DELL’ARCHEOLOGIA. 11) “Quando? Metodi di datazione e cronologia. 12) “Dove?” Ricognizione e scavo di siti e di elementi archeologici. 13) “Che cosa è rimasto?” La varietà delle testimonianze archeologiche. 14) I ricercatori. Storia dell’archeologia. Conclusione. Natura e obbiettivi dell’archeologia. Nonostante entrambe le sequenze siano costituite dall’insieme delle stesse singole prospettive di indagine, notiamo che il ribaltamento della prospettiva che caratterizza la seconda sequenza non la rende affatto meno coerente e legittima rispetto alla sequenza originale. L’esperimento può essere ripetuto creando altri possibili percorsi operativi (le singole “letture”), ad esempio aprendo a caso il manuale per 14 volte (il numero dei capitoli). L’esperimento funziona anche se sottoponiamo il manuale a letture parziali, se cioè anzichè ripetere l’esperimento prendendo in considerazione tutti i capitoli ne accorpiamo solo due, tre, quattro e così via. Ciò rende il modello cognitivo proposto da Renfrew e Bahn ancora più vicino alla realtà operativa della ricerca, mostrando una via d’uscita ai problemi contingenti (come i problemi di natura economica o la scarsità di mezzi e di tempo) che spesso condizionano pesantemente le possibilità di programmazione della ricerca. Assumendo come sfondo paradigmatico il modello indicato da Renfrew e Bahn, diventa possibile programmare i singoli interventi come parti di un progetto organico più ampio che potrà essere portato a compimento in un arco di tempo compatibile con le risorse di volta in volta disponibili.14 In questo senso il manuale assume il valore di vero e proprio modello cognitivo , coerentemente con la proposta teorica dell’archeologia cognitivo-processuale: Una delle aspirazioni dell’archeologia cognitivo-processuale è […] sviluppare modelli formali più efficaci, all’interno dei quali le percezioni umane e il lato simbolico della società avranno un ruolo significativo […]. L’archeologia cognitivo-processuale offre un sistema di riferimento appropriato per lo sviluppo di queste spiegazioni: si tratta di un
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sistema di riferimento nel quale le qualità specificamente umane dell’uomo – ovvero i simboli – svolgeranno un ruolo centrale.15 La “svolta cognitiva” suggerita dal manuale di Renfrew e Bahn ci spinge ora ad affrontare in maniera esplicita un interrogativo fondamentale: se è infatti lecito concepire “l’archeologia moderna [come] una grande Chiesa che comprende numerose differenti «archeologie»”, occorre chiarire che cosa trasformi questo insieme di singoli approcci in una disciplina unitaria. Renfrew e Bahn rispondono sostenendo che queste differenti “«archeologie» […] sono […] unite tra loro dai metodi e dagli approcci che condividono”.16 Ciò, a nostro avviso, è vero solo in parte. Dal momento che il problema della pertinenza del punto di vista archeologico come specifico approccio cognitivo non può essere ovviamente risolto con l’assunzione di uno degli specifici punti di vista che caratterizza ciascuna delle singole discipline che concorrono a formare il paradigma archeologico, nè attraverso un generico approccio interdisciplinare, cercheremo ora di rendere più chiaro in che cosa consista la specificità del punto di vista archeologico e come tale specificità si traduca in prassi analitica.

2. L’archeologia come semiotica della realtà materiale. Il punto di vista adottato dalla disciplina archeologica per giungere ad una conoscenza del passato considera la realtà materiale come fonte primaria . Questa scelta è basata sulla convinzione che la realtà materiale sia il prodotto fisico (e quindi il riflesso materiale) di una serie di processi storici che coinvolgono anche il presente. Questo presupposto rende concepibile la possibilità di raggiungere una conoscenza (intesa come comprensione) del passato anche in totale assenza di fonti scritte. Ciò non implica, ovviamente, che l’archeologia debba ignorare, qualora esistano, le informazioni che possono essere desunte dalle fonti scritte, ma più semplicemente che le fonti scritte devono essere utilizzate, all’interno dell’approccio archeologico, come fonte secondaria: in questo senso è possibile accettare come legittimo l’approccio assunto dalla disciplina archeologica senza rinunciare alla possibilità di utilizzare anche le fonti scritte per cercare
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eventuali conferme alle proprie ipotesi interpretative, superando quindi il timore che ciò sminuisca la validità di una lettura autonoma della realtà materiale. Nel rapporto cognitivo che lega l’archeologo alla realtà materiale, gli oggetti svolgono ovviamente un ruolo fondamentale; ma, se proviamo a proporre una definizione del concetto di “oggetto” il cui uso possa risultare soddisfacente in ambito archeologico, ci accorgiamo che la situazione si complica. Anche da un punto di vista strettamente scientifico si è giunti infatti a mettere seriamente in discussione la certezza dell’esistenza stessa di entità fisiche definibili come “oggetti”: Da tempo si è cominciato a sospettare che non il mondo in sé sia diviso in cose, ma che sia la mente umana a effettuare quell’operazione sul mondo delle percezioni sensibili. È stata soprattutto la psicologia della forma (Gestalt) a elaborare il concetto. Non è vero – stando a questa teoria – che noi da prima percepiamo una serie di punti giustapposti e solo in seguito li colleghiamo nella costruzione di una forma. No, la forma viene subito sintetizzata e percepita tutta intera dalla nostra psiche, in modo immediato e involontario. È stata l’evoluzione naturale a dotarci di questa formidabile facoltà, la quale indubbiamente ci aiuta a vivere.17 Questa difficoltà riguardo alla possibilità di indicare criteri cognitivi che consentano di accertare l’effettiva esistenza degli “oggetti” investe quindi ogni aspetto del nostro rapporto con il mondo fisico, anche in ambito scientifico. Per superare tale difficoltà, in fisica è stata elaborata una definizione di “oggetto fisico” che può essere considerata un’evoluzione della definizione elaborata dal logico Bertrand Russell: Ora la fisica ha trovato empiricamente possibile raccogliere i dati dei sensi in serie, considerando ciascuna serie come appartenente ad una «cosa» e avente un comportamento, riguardo alle leggi della fisica, che non avrebbero serie non appartenenti a quella cosa. Se non vogliamo ambiguità riguardo al fatto che due apparenze appartengano o non alla stessa cosa, vi deve essere un modo di raggruppare le apparenze per far sì che le cose che ne risultano obbediscano alle leggi della fisica […] Possiamo così porre la seguente definizione: «Cose» sono quelle serie di apparenze che obbediscono alle leggi della fisica. Che tali serie esistano è un fatto empirico che costituisce la verificabilità della fisica.18 Questa definizione, per molti versi soddisfacente, ha lasciato però irrisolti alcuni problemi del tipo: “come si fa a decidere che due classi di equivalenza diverse si riferiscono allo stesso oggetto, senza avere prima l’idea dell’oggetto?”19 Una efficace soluzione a questo tipo di difficoltà logiche sembra offerta dalla definizione di “oggetto” inteso come nodo di invarianti, intendendo per invariante l’espressione della materia
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sui nostri organismi e sugli organi sensoriali e sul nostro sistema nervoso centrale. la versione Open Access.jiia. e deve essere comprensiva di link all'URL. è necessario. Ora la pertinenza di cui è provvista la conoscenza della realtà materiale. Tutto lo spazio semiotico si può considerare infatti come un unico meccanismo (se non come un organismo).La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. È vero infatti che: L’universo semiotico può essere considerato come un insieme di testi e di linguaggi separati l’uno dall’altro. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.: +39 (0)81/8280384 . dobbiamo in ogni caso rinunciare al conforto di una definizione univoca ed “oggettiva”. di percezione e di giudizio: insomma una semiosi.+39 (0)81/8278203 – cell.24 Partendo da tali presupposti. di cui si sia presa visione.it . che non viene imposta dal suo oggetto. In questo caso tutto l’edificio apparirà formato da singoli mattoni. Oggetti ed eventi lasciano segni sui nostri corpi e noi intenzioniamo e diamo senso agli oggetti e agli eventi. Perché agendo fisicamente.22 Assumere tale definizione significa però anche riconoscere che: Tutti gli oggetti e gli eventi sono potenzialmente o effettualmente semiotici. È però più feconda l’impostazione opposta.20 L’efficacia di questa definizione dipende proprio dal fatto che essa abbandona una delle caratteristiche che. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). direttamente o indirettamente.Tel. mettono in moto in noi un processo di risposta e di interpretazione. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).URL: http://www. ovvero: “la «dura e corpulenta» materialità dei corpi che siamo usi vedere e la sostituisce con un insieme di enti astratti”. è chiaro che l’atto semiotico di frammentazione della realtà materiale in unità significative deve essere evidentemente regolata da un principio di pertinenza che renda ragione dei criteri di frammentazione della realtà adottati dal soggetto.it Via Giacomo Leopardi n. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. ci suggerisce la strada da seguire per giungere ad una definizione del concetto di “oggetto” che possa risultare funzionale nel nostro specifico campo di indagine: […] un oggetto infatti non è altro che un frammento della realtà materiale che il soggetto riconosce appunto come tale ossia come un frammento di questa realtà. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .21 Qualunque sia la definizione che intendiamo assumere del concetto di “oggetto”. ad una legge fisica. non Open Access). Infatti: […] ogni conoscenza della realtà materiale è sempre provvista di una sua pertinenza[…].e-mail: dascolia@tiscalinet.25 10 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . Fra noi e tutti gli oggetti e gli eventi vi è dunque una potenziale e attuale dialettica di segnità. qualora si sia consultata la versione online. citare. deriva dall’interesse storicamente e socialmente condizionato col quale il soggetto abborda tale oggetto. siamo soliti attribuire al concetto di “oggetto”. Ad avere allora un ruolo primario non sarà questo o quel mattone ma il «grande sistema» chiamato semiosfera.56. quindi.: 333/2899783 . sulla base del senso comune. La semiosfera è quello spazio semiotico al di fuori del quale non è possibile l’esistenza della semiosi. L’aver assunto consapevolezza del fatto che un certo carattere di soggettività condiziona in qualche misura ogni tipo di osservazione.23 Tutto ciò implica allora un ribaltamento del nostro percorso cognitivo. in una eventuale bibliografia.

La citazione dell’e-print OA deve comprendere.URL: http://www. oggettive. il considerare nell’oggetto solo quello che conta per i propri interessi. La frammentazione concettuale della realtà materiale è evidentemente un atto cognitivo di primaria importanza per il soggetto: è in seguito a tale atto che i “frammenti” di questa realtà. e deve essere comprensiva di link all'URL. concepita come un “tutto” ancora cognitivamente indistinto.26 Affermare che ogni conoscenza è il prodotto di un atto cognitivo generato da un interesse specifico di un soggetto nei confronti di un oggetto. 11 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . qualora si sia consultata la versione online.: 333/2899783 . non Open Access). disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).: +39 (0)81/8280384 . una specie di tara conseguente alla limitatezza dell’intelligenza che l’ha costruita: anzi. possono essere concepiti come “oggetti”. quindi. di cui si sia presa visione. la versione Open Access. ribaltando la prospettiva logica da cui deve essere affrontato il problema dell’oggettività delle nostre osservazioni sulla realtà. non esiste alcuna possibilità che le asserzioni che il soggetto formula nei riguardi della realtà sulla base delle sue osservazioni siano. Appare allora legittimo definire l’archeologia come una semiotica della realtà materiale rivolta all’analisi delle tracce fisiche lasciate in passato dall’uomo su tale realtà. e quindi positivo . 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). Da questa prima serie di considerazioni potremmo essere tentati di dedurre che.it .Tel. ossia solo ciò che fa sì che l’oggetto realizzi o meno il concetto pertinente per tali interessi. alla definizione e quindi alla conoscenza degli oggetti. significa allora affrontare il problema della conoscenza da un punto di vista semiotico. in una eventuale bibliografia. 3. La realtà materiale come testo. attraverso la frammentazione concettuale della realtà. in principio fondante. In realtà: Il fatto di essere “parziale” non costituisce per nulla. da elemento negativo. costituisce il fondamento stesso della conoscenza. percepita inizialmente come un “tutto” ancora indistinto. seguiremo un percorso cognitivo che parte dalla percezione della realtà materiale. trasformando così la soggettività. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. per giungere.56.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).e-mail: dascolia@tiscalinet. per una conoscenza. almeno in qualche misura. citare.jiia. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Per comprendere come la frammentazione cognitiva del reale effettuata in una prospettiva di analisi archeologica del reale si traduca in concreti strumenti di analisi concettuale della realtà materiale. dell’attività cognitiva. è necessario. essendo la conoscenza intrinsecamente soggettiva.+39 (0)81/8278203 – cell.it Via Giacomo Leopardi n.

inteso come lo “spazio semiotico al di fuori del quale non è possibile l’esistenza della semiosi”. inteso come realtà materiale vista nella sua totalità. è necessario. 12 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . dunque innanzitutto sulla sua differenza rispetto al contesto (differenza sintagmatica).URL: http://www. ma al concetto di testo semiotico. e deve essere comprensiva di link all'URL. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. citare. si cade nell’equivoco di considerare questo termine come sinonimo di “testo linguistico”. Prima di giungere ad una frammentazione della realtà materiale.27 Porre la realtà come testo.: 333/2899783 .Tel.28 Ora. concepita come riflesso e. Spesso. sulla sua differenza rispetto a quel che potrebbe essere al suo posto (differenza paradigmatica) e sulla ragione di queste differenze – che sono sempre ragioni. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). Troviamo un chiaro esempio di questo modo di utilizzare il termine “testo”. nella proposta avanzata dall’archeologo Ian Hodder. anche se il “testo linguistico” è parte integrante della “semiosfera”. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. quindi. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.56. Secondo tale proposta. qualora si sia consultata la versione online. rete di ipotesi principali e accessorie che costituiscono la testualità dell’oggetto.it Via Giacomo Leopardi n. è quindi il primo atto cognitivo che il soggetto compie nei confronti del mondo che lo circonda.29 La “semiosfera” è però un’entità distinta dal “testo linguistico”. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). per restare in ambito archeologico. senza la quale la stessa frammentazione della realtà non può essere concepita. al tempo stesso. la versione Open Access.+39 (0)81/8278203 – cell. Questo non significa innanzitutto ricondurre un oggetto significante (o representamen) a una legge generale di tipo ipotetico (se c’è questo allora quello) ma semmai porlo come un testo e cioè interrogarsi sul perché di quell’oggetto.it . L’atto semiotico fondamentale non consiste dunque nella produzione di segni.e-mail: dascolia@tiscalinet. di cui si sia presa visione. quando si parla di “testo”. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. è evidente che il “testo archeologico”. faremo riferimento non al concetto di “testo linguistico”. non è altro che quel «grande sistema» chiamato “semiosfera”.: +39 (0)81/8280384 . immaginarla cioè come un “tutto” dotato di “senso”. Per questo motivo. i rapporti intercorrenti tra gli oggetti sarebbero assimilabili a quelli che intercorrono tra le parole che compongono un testo: da ciò consegue il suo invito a concepire l’analisi dei dati materiali in termini di lettura del passato. in una eventuale bibliografia. ma nella comprensione di un senso.jiia. non Open Access). pur condividendo l’invito di Hodder ad imprimere al problema dell’interpretazione della realtà materiale in ambito archeologico una “svolta testuale”. Il frazionamento della realtà materiale non è però il primo atto semioticamente e cognitivamente rilevante che il soggetto compie nei confronti della realtà materiale.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). come parte integrante della realtà culturale che l’ha prodotta. il soggetto deve già possedere una qualche forma di conoscenza di tale realtà.

è necessario. ad esempio: […] il contesto è apparso via via come l’orizzonte di riferimento di un testo. Dall’altro il contesto categorizza il testo: segnala quale funzione assumono nella situazione comunicativa questo o quell’elemento testuale (in una conversazione formale. Testo e contesto : il rapporto oppositivo come strumento concettuale nel processo di frammentazione della realtà materiale.jiia. che co-occorrono con una porzione data. come secondo passaggio dell’azione semiotica esercitata dal soggetto nei confronti di tale realtà abbiamo indicato la frammentazione concettuale della realtà in “oggetti”. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). In realtà però la dinamica tra i concetti di “testo” e “contesto” è il riflesso di una più generale esigenza cognitiva: il soggetto può infatti giungere alla conoscenza di frammenti distinti di realtà solo instaurando (e quindi cogliendo) nel reale relazioni di tipo oppositivo.+39 (0)81/8278203 – cell. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. 4. soltanto determinazioni negative.31 Come si evince chiaramente da queste definizioni. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). In semiotica il termine “contesto” svolge diverse funzioni. di cui si sia presa visione. in una eventuale bibliografia. Abbiamo detto che il primo atto semioticamente rilevante che il soggetto conoscente compie nei confronti della realtà materiale è l’attribuzione del valore cognitivo di “testo semiotico”. la richiesta di un bicchier d’acqua da parte dell’oratore non fa parte pienamente della sua esposizione). soprattutto culturale. qualora si sia consultata la versione online.it . Questo principio regola anche il rapporto cognitivo tra il soggetto e gli “oggetti”: Dell’identità estensionale di ogni oggetto materiale […] il soggetto riesce a riconoscere. non è possibile un utilizzo dei concetti di “testo” e “contesto” senza che ciò implichi un continuo rimando reciproco. un colpo di tosse può significare la fine dello scambio di battute.56. Il soggetto riesce in altri termini non a riconoscere quale oggetto è in quanto individuo un oggetto col quale si trova in contatto sensoriale bensì a riconoscere soltanto che esso non è in quanto individuo uno o più altri oggetti. quindi.30 Il “contesto” svolge anche altre fondamentali funzioni: Da un lato il contesto pertinentizza il testo: segnala che cosa della situazione comunicativa è testo (in una conferenza. Nell’ambito dell’analisi testuale del “testo linguistico”. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. In realtà però ciò non è del tutto esatto.: 333/2899783 . come l’analisi dei concetti di “testo e “contesto” ci consentirà di mostrare. citare. la versione Open Access. non Open Access). e deve essere comprensiva di link all'URL.it Via Giacomo Leopardi n. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.URL: http://www. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . come il circuito della comunicazione che consente al testo di circolare. o delle porzioni di testo.Tel.e-mail: dascolia@tiscalinet.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). come l’ambiente. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). e come l’insieme dei testi. entro cui un testo nasce e opera.: +39 (0)81/8280384 . tramite il contatto sensoriale con esso.32 13 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .

per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. è chiaro però che fare genericamente riferimento a tale 14 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . superando la fase di percezione della realtà intesa come un “tutto”.URL: http://www. il problema sorge nel momento in cui dobbiamo uscire da questa condizione cognitiva iniziale per addentrarci nelle operazioni di frammentazione della realtà.Tel. alla luce di queste considerazioni. o che presentano caratteristiche analoghe. sulla base cioè dell’individuazione di quelle caratteristiche che contraddistinguono ogni singolo oggetto come realtà individuale. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).it . sembrerebbe che la realtà materiale sia un testo privo di contesto: da ciò dovremmo dedurre che il principio oppositivo non sia lo strumento logico adatto a modificare il nostro rapporto iniziale con la realtà materiale.e-mail: dascolia@tiscalinet. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). […] In termini generali. si può concludere che […] l’oggetto dell’indagine archeologica viene sempre visto sullo sfondo di tutti quelli che gli sono vicini nello spazio o nel tempo. non siamo ancora in grado di dire che cosa sia la realtà materiale. Infatti. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. giunge alla definizione dell’oggetto in termini positivi. È evidente.+39 (0)81/8278203 – cell. reale in quanto materiale. per quali ragioni il concetto di contesto abbia assunto un ruolo così importante in ambito archeologico: Nel discorso archeologico il termine contesto ha avuto una gamma di accezioni piuttosto vasta ed è stato spesso impiegato per denotare vari concetti specifici della disciplina.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). ci pone allora davanti ad un serio problema. dal momento che la realtà materiale concepita nella sua totalità non è solo un tutto ma è il tutto. citare. qualora si sia consultata la versione online. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). inteso come ciò che non c’è rispetto a ciò che c’è. L’interpretazione in termini semiotici della realtà materiale.56. quindi. Ora. […] Comunque esso [il contesto] sia inteso. è necessario.jiia. Questa impressione è però errata: il concetto di realtà intesa come “totalità dell’esistente” trova il suo contesto concettuale nel concetto di nulla. di cui si sia presa visione. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. in una eventuale bibliografia. È quindi solo in un secondo momento che il soggetto. la versione Open Access. o un gruppo di oggetti. non Open Access). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .33 È quindi logicamente legittimo concepire la realtà materiale come un “testo” che c’è a cui si oppone contestualmente ciò che non c’è. Se infatti inizialmente la realtà materiale ci appare come un “tutto” indistinto significa che noi. al di là del fatto che essa ci appare.: 333/2899783 . appunto. nel nostro primo impatto cognitivo con la realtà. concepita come un “tutto” testuale da scomporre in frammenti concettuali. e deve essere comprensiva di link all'URL. lo studio dei contesti produce sempre interpretazioni più ampie e attendibili dei resti indagati e merita quindi un posto di primo piano fra i metodi dell’archeologia. In generale. al di fuori del quale non c’è nulla. si intende per contesto la situazione o le circostanze in cui un oggetto.it Via Giacomo Leopardi n.: +39 (0)81/8280384 .34 Se è vero quindi che il “contesto” svolge la funzione di “orizzonte di riferimento” concettuale del “testo archeologico”. è stato rinvenuto.

“area urbana”. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . in perfetta sintonia con ciò che abbiamo detto sinora.it .. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. è necessario.: 333/2899783 . di cui si sia presa visione. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.Tel. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. trova la sua prima manifestazione nella definizione di quelle “porzioni di testo” che l’archeologo chiama siti. concetto non è sufficiente per risolvere tutti i problemi interpretativi che l’archeologo deve affrontare. ha consentito di acquisire consapevolezza del fatto che concetti come “sito archeologico”. In ambito archeologico il principio oppositivo trova molte ed evidenti applicazioni.35 È evidente che l’archeologo. Le pratiche di frammentazione della realtà materiale. sono stati elaborati proprio utilizzando come strumento logico fondamentale il principio oppositivo. la versione Open Access. relazionata nello spazio e nel tempo.e-mail: dascolia@tiscalinet.56. indistinta e sconosciuta a una sua rappresentazione divisa in parti.URL: http://www. non Open Access). Il dibattito intorno al tentativo di definizione del concetto di “sito archeologico” è sufficientemente noto da consentirci di evitare di riassumerlo. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. ecc. Le parti sono quelle che riteniamo essere azioni basilari materialmente riconoscibili o riconosciute.: +39 (0)81/8280384 . citare. in una eventuale bibliografia. e cioè le unità stratigrafiche. Prima vediamo il «copre/coperto» e solo in seguito realizziamo il «dopo e il prima» che ne procede. cioè le unità stratigrafiche”. La descrizione che Andrea Carandini propone dell’attività di scavo archeologico è in questo senso particolarmente eloquente: Passare dalla terra da scavare alla terra scavata significa passare da una realtà di partenza inerte. qualora si sia consultata la versione online. indistinta e sconosciuta”. 5. La frammentazione della realtà materiale. “parti” fisiche legate tra loro da un “rapporto fisico” che interpreta come riflesso materiale di “rapporti relativi nel tempo”. sul piano fisico. “villaggio”. i quali possono essere ricondotti semplificando e astraendo a rapporti relativi nel tempo entro una sequenza stratigrafica . detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). ad esempio. di cui comunemente ci si serve per “descrivere” la realtà archeologica già a 15 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . che gli appare inizialmente “inerte. Una azione o unità stratigrafica diventa interpretabile solo se inserita nel sistema di rapporti che la lega alle altre. ossia come segni di “azioni basilari materialmente riconoscibili o riconosciute. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).36 Ci limitiamo a ricordare che tale dibattito.it Via Giacomo Leopardi n.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). compie una serie di operazioni di frammentazione sul piano concettuale della realtà materiale che poi si tradurranno. e deve essere comprensiva di link all'URL. Tali relazioni si presentano in un primo momento come rapporti fisici. concepita come “testo archeologico”. “città”. individuando nella “realtà di partenza”.jiia.+39 (0)81/8278203 – cell. I concetti di base della moderna metodologia di scavo. nella frammentazione materiale prodotta dallo scavo. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). quindi.

URL: http://www. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. la versione Open Access.: +39 (0)81/8280384 . 2) lo scavo.it Via Giacomo Leopardi n. Dopo essere giunto ad una definizione del “sito archeologico”. Per questo motivo si è giunti alla definizione concettuale preventiva delle 16 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . e non ad entità fisiche dotate di valore in sé. La ricognizione sistematica di superficie cerca di adottare pratiche di indagine quanto più possibile non invasive. per fare un esempio concreto. Dobbiamo però ricordare che. limitandosi ad esempio alla raccolta dei materiali visibili in superficie o al solo rilevamento delle emergenze materiali (reperti e/o monumenti). citare. è necessario. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .+39 (0)81/8278203 – cell. l’intervento cognitivo dell’archeologo lascia delle tracce anche in questo caso: l’asportazione sistematica e ripetuta nel tempo di materiali rinvenuti in superficie altera ovviamente le percentuali dei materiali presenti sul terreno. È questa la principale ragione che giustifica la scelta della strategia di scavo “per grandi aree”. l’archeologo porta avanti la frammentazione della realtà materiale utilizzando sostanzialmente due approcci di indagine “sul campo”: 1) la ricognizione di superficie. con i “confini” che in passato possono aver delimitato delle aree specifiche di quella porzione di territorio. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. non Open Access). così come non è sufficiente indagare l’area esterna al monumento trascurandone l’interno. non possiamo ovviamente limitarci allo scavo dell’interno del monumento. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.56. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). in una eventuale bibliografia.it . Per questo motivo il “nostro” sito avrà limiti fisici che non coincidono. se non per motivi contingenti. per quanto limitato. questo livello analitico di frammentazione del reale. qualora si sia consultata la versione online. quindi. Se.: 333/2899783 . vogliamo comprendere realmente le dinamiche spaziali (e quindi culturali) che hanno caratterizzato la vita di un edificio o di monumento.37 Lo scavo è invece una pratica che modifica profondamente e irreversibilmente la forma materiale del sito. Anche i confini fisici di un “sito archeologico” sono quindi il riflesso dei “confini concettuali” all’interno dei quali il soggetto rende espliciti i propri interrogativi di indagine.Tel. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. di cui si sia presa visione.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Concetti come “limite” e “confine” sono quindi anch’essi entità concettuali prodotte ed utilizzate per soddisfare specifiche esigenze e come tali devono essere utilizzati. e deve essere comprensiva di link all'URL. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). corrispondono ad altrettante forme di “frammentazione concettuale” elaborate sulla base di un approccio soggettivo.jiia. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).e-mail: dascolia@tiscalinet.

le operazioni che vanno dall’interpretazione dei dati emersi durante le ricerche sul campo alla loro pubblicazione è invece un processo sintetico.: +39 (0)81/8280384 . relativamente omogenea e diversificata dalle altre. conseguentemente.+39 (0)81/8278203 – cell. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.56. il cui significato è paragonabile a quello della formazione della stratigrafia geologica.] l’aspetto soggettivo sta solo nel fatto che distinguendo le unità lo scavatore può non essere stato ‘sufficientemente’ analitico rispetto al fine di identificare tutte le azioni ‘significative’ di una stratificazione. Vediamo perché.: 333/2899783 . si tratta di un’entità fisica con caratteristiche proprie. in una eventuale bibliografia.it .39 Questa definizione mostra con chiarezza che le “unità stratigrafiche” sono entità concettuali definite sulla base dell’individuazione di rapporti oppositivi reciproci. in uso durante un identico momento. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Occorre però sottolineare che anche nell’individuazione di queste entità fisiche il ruolo svolto dal principio di pertinenza è fondamentale. 17 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .. la versione Open Access. Secondo Carandini esiste una importante differenza logica tra il percorso che conduce all’acquisizione dei dati durante lo scavo e il percorso interpretativo dei dati stessi. citare. entità fisiche che l’archeologo dovrà “riconoscere” durante le operazioni di scavo e.Tel. L’insieme di operazioni che dalla scelta del luogo da sottoporre ad indagine conduce fino all’identificazione delle unità stratigrafiche (ricognizioni di superficie. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. di cui si sia presa visione. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). per quanto riguarda il processo di tipo analitico: [. può essere riunito in una superunità denominata fase.URL: http://www. alla definizione delle operazioni necessarie per giungere a tale riconoscimento.41 Il processo di tipo sintetico è invece destinato a subire un progressivo “slittamento verso la soggettività interpretativa”. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. regolati dalle leggi della stratigrafia archeologica. I rapporti di antecedenza e successione che intercorrono tra le diverse unità (strati ed interfacce) messe in luce dallo scavo archeologico consentono di stabilire la sequenza degli eventi che hanno portato alla formazione della stratigrafia (sequenza stratigrafica) e quindi di determinare la storia del sito archeologico. intesa come: […] la traccia materiale di un singolo evento. non Open Access).e-mail: dascolia@tiscalinet. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . Infatti.jiia. qualora si sia consultata la versione online. scavi. è necessario.) è definito da Carandini come processo analitico . ecc. Per tale ragione le fasi interpretative (sintetiche) presenterebbero un grado di oggettività minore rispetto alle fasi di ricerca sul campo (analitiche).it Via Giacomo Leopardi n. quindi. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Un insieme di strati che sia delimitato da interfacce risultanti dalla somma totale delle superfici di strato e superfici in sé. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). e deve essere comprensiva di link all'URL.40 Da tale distinzione Carandini fa derivare il differente grado di oggettività che caratterizza i due tipi di percorso logico..38 Particolarmente importante è stata in questo senso l’elaborazione del concetto di unità stratigrafica.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).

it Via Giacomo Leopardi n. L’introduzione del concetto di “microstratigrafia” e il conseguente dibattito sulla effettiva possibilità ed utilità di utilizzo di tale concetto dimostra che le scelte effettuate all’interno del percorso analitico non sono meno soggettive di quelle che caratterizzano il percorso sintetico. quindi. Troviamo un’altra prova delle conseguenze pratiche che possono derivare dall’utilizzo di parametri più o meno analitici nell’attribuzione della caratteristica designata dall’espressione “persistenza morfologica” ai reperti di “ceramica comune” prodotti in età romana (sul quale abbiamo avuto modo di riflettere in altra sede). cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. ad esempio.42 Con questa espressione si fa riferimento al fatto che le forme vascolari inserite nella classe denominata “ceramica comune” sembrano conservare molto a lungo le proprie caratteristiche morfologiche. Ora. la versione Open Access. non Open Access). anche lasciando da parte sia le difficoltà di definizione della “ceramica comune” come classe autonoma. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). grazie anche al fatto che per le “sigillate” si dispone di una quantità di informazioni di carattere stratigrafico decisamente maggiore di quanto non accada invece nel caso delle “ceramiche comuni”. rispetto evidentemente ad altre classi in cui sembrerebbe più evidente una certa tendenza al mutamento. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .e-mail: dascolia@tiscalinet. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.it .Tel. qualora si sia consultata la versione online. citare. è evidente che. ci rendiamo subito conto che tali criteri seguono parametri di analiticità differenti: nel caso della “sigillata” sono stati adottati criteri molto più analitici di quelli abitualmente utilizzati per la classificazione tipologica delle “ceramiche comuni”. per poter determinare fino a che punto i reperti di “ceramica comune” mostrino una persistenza morfologica più accentuata rispetto ai reperti di.: +39 (0)81/8280384 .URL: http://www. è necessario. 18 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . Tutto ciò è senza dubbio vero.56. soprattutto se posto in relazione alle successive fasi di tipo sintetico. sia i problemi legati all’inquadramento cronologico dei reperti classificabili come “ceramica comune”. Se però confrontiamo i sistemi di classificazione tipologica utilizzati per l’analisi di queste due classi. Si è soliti cercare una spiegazione a tale fenomeno nel fatto che tali oggetti sono destinati ad un uso quotidiano: per questo motivo le caratteristiche morfologiche di questi manufatti sarebbe soggetta ad un condizionamento funzionale più forte di quanto non avvenga per i manufatti ascrivibili ad altre classi. in una eventuale bibliografia. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). “sigillata africana”. ma dalle osservazioni di Carandini emerge con chiarezza una sottovalutazione del grado di soggettività che caratterizza le operazioni di tipo analitico. di cui si sia presa visione. e deve essere comprensiva di link all'URL. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).: 333/2899783 . occorre che la misurazione di questa caratteristica sia stata effettuata utilizzando lo stesso tipo di parametro analitico.+39 (0)81/8278203 – cell.jiia.

Le unità fondamentale di ogni sistema di significazione sono i segni. non Open Access). né le condizioni di visibilità presentate dal terreno esaminato al momento della ricognizione. Il risultato finale di un’analisi condotta con questi criteri non può che essere l’impressione che la classe analizzata con strumenti meno analitici mostri una maggiore tendenza al conservatorismo morfologico.e-mail: dascolia@tiscalinet.it Via Giacomo Leopardi n. il cui risultato è la produzione di un segno. quindi. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.URL: http://www. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. se il soggetto concepisce la realtà materiale come un “testo”.46 Caratteristica fondamentale del segno è l’arbitrarietà. qualora si sia consultata la versione online. il segno è “il totale risultante dall’associazione di un significante a un significato”. un codice semiotico.: 333/2899783 . cioè senza la definizione di un codice interpetativo. Secondo 19 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . la versione Open Access. È un po’ come se. per intenderci.: +39 (0)81/8280384 . la comprensione del senso di questo testo non potrà avvenire senza l’ausilio di criteri di decodifica.jiia. Entrambe le dimensioni possono essere a loro volta scomposte su due piani: il piano dell’espressione e il piano del contenuto. 6. il significato la dimensione immateriale. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. sulla base dei propri interessi specifici. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). di cui si sia presa visione. Il concetto di codice semiotico. mentre l’altra sembrerà caratterizzata da una maggiore tendenza all mutamento.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). utilizzato come strumento per la percezione dell’esistente. in una eventuale bibliografia. e tutto ciò senza che venga meno in entrambi i casi il carattere di “oggettività” delle osservazioni. è chiaro. Secondo la definizione elaborata da Saussure. La prima regola di questo codice non può che essere.43 Il codice è l’insieme di regole che strutturano le associazioni tra le unità di un sistema di significazione. Partendo da tale principio. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). in questo senso. È quindi evidente che.45 Il processo della significazione consiste nell’unione tra significante e significato.Tel. citare. il soggetto conoscente “costruisce” il proprio codice di “lettura” del reale.it .44 Il significante esprime la dimensione materiale del segno. nel senso che non c’è un rapporto di necessità o motivazione che leghi un dato significante ad un determinato significato. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).56. e deve essere comprensiva di link all'URL. Ogni codice di “lettura” del reale è. è necessario. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . il principio di relazione oppositiva. presentassimo i risultati di un’indagine sul campo condotta con i metodi della ricognizione sistematica di superficie in due siti diversi o in uno stesso sito in due differenti periodi dell’anno senza precisare né il numero di osservatori impegnato nella ricerca né la distanza mantenuta tra gli osservatori nel corso delle operazioni.+39 (0)81/8278203 – cell. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.

rappresentano. di cui si sia presa visione.55 Un altro importante attributo dei segni è espresso dal concetto di valore . la versione Open Access. il piano sintagmatico è quello della catena parlata. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). e che il carattere di convenzionalità è presente.it . nel caso in cui l'articolo sia un post-print.Tel. Proprio l’arbitrarietà del segno spinge il sistema a rafforzare i vincoli entro cui un segno può essere correttamente impiegato. l’arbitrarietà è totale nel caso del segno linguistico. cioè quello su cui si articola l’uso dei segni. Esso indica la relazione esistente tra il singolo segno e tutti gli altri segni appartenenti ad uno stesso sistema. i tre principali tipi di segni) una qualche motivazione che giustifichi il loro ‘essere segno’ rispetto al proprio referente. i quali sono sempre sottoposti ai vincoli stabiliti dalle convenzioni sociali. qualora si sia consultata la versione online.+39 (0)81/8278203 – cell. Al contrario il rapporto associativo [paradigmatico] unisce dei termini in absentia in una serie mnemonica virtuale. Il rapporto sintagmatico è in praesentia. e deve essere comprensiva di link all'URL. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). quindi. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .e-mail: dascolia@tiscalinet.47 Peirce attribuisce agli indici e alle icone (che. Il paradigma è invece il piano delle associazioni:54 “[…] al di fuori del discorso (piano sintagmatico) le unità che hanno qualcosa in comune si associano nella memoria e formano così dei gruppi in cui dominano rapporti diversi”. in qualche misura.it Via Giacomo Leopardi n.52 il paradigma è invece un insieme di “campi associativi [ognuno dei quali] è una riserva di termini virtuali (giacchè solo uno di essi è attualmente nel discorso presente)”. In una frase. è necessario.: 333/2899783 . citare.URL: http://www. insieme ai simboli. mentre per quanto riguarda gli altri generi di segni può essere parziale.50 I rapporti tra i segni si sviluppano su due piani: il piano del sintagma e il piano del paradigma. esso si basa su due o più termini egualmente presenti in una serie effettiva. “il sintagma è una combinazione di segni che ha come supporto l’estensione”. in una eventuale bibliografia.56. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. tale carattere non va mai confuso con la possibilità di un uso arbitrario dei segni stessi da parte dei singoli soggetti. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Saussure.48 Eco ha dimostrato che in realtà il problema dell’arbitrarietà del segno è più complesso di quanto Saussure e Peirce non avessero supposto.: +39 (0)81/8280384 .jiia. può cioè esistere (come nel caso dei simboli) un qualche legame naturale tra il significante e il significato che concorrono a formare un dato segno. in tutti i tipi di segni. ad esempio.53 In linguistica.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).51 Detto in altri termini.49 Qualunque sia l’importanza data al carattere di arbitrarietà dei segni. nella sua codificazione. capiremo se una parola ha valore di “soggetto” o di “complemento 20 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . La citazione dell’e-print OA deve comprendere. non Open Access).

Tuttavia. Ciò si verifica nella semiotica connotativa.it Via Giacomo Leopardi n.URL: http://www. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. come già ricordato.+39 (0)81/8278203 – cell. É il caso di tutti i meta-linguaggi: un metalinguaggio è un sistema in cui il piano del contenuto è esso stesso costituito da un sistema di significazione.jiia. che si articola. qualora si sia consultata la versione online. è una semiotica che tratta di una semiotica. quello di c onnotazione fa riferimento al caso in cui il significante di un segno sia un altro segno. quello di metalinguaggio indica la possibilità che un sistema di significazione ‘parli’ di un altro sistema di significazione o anche di sé stesso (un chiaro esempio di 21 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . citare. Si dirà quindi che un sistema connotato è u n sistema il cui piano di espressione è esso stesso costituito da un sistema di significazione [. o anche. a seconda del punto di inserimento del primo sistema nel secondo.: 333/2899783 . La citazione dell’e-print OA deve comprendere. il primo sistema costituisce allora il piano di denotazione e il secondo sistema (estensivo al primo) il piano di connotazione. la versione Open Access. livello di rapporto fisico e livello di rapporto associativo. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).57 In sintesi. quella connotativa. Supporremo ora che un tale sistema E R C divenga a sua volta il semplice elemento di un secondo sistema.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).: +39 (0)81/8280384 . Così Roland Barthes spiega il significato dei concetti complementari di denotazione e connotazione: Abbiamo visto che ogni sistema di significazione comporta un piano di espressione (E) e un piano di contenuto (C). cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.] Nel secondo caso (opposto) di sganciamento. cioè il caso in cui si sovrapponga ad un segno un nuovo significato (che “assimila” il significato precedente. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). in questo modo ci troveremo di fronte a due sistemi di significazione che si innestano l’uno nell’altro e che nondimeno sono «sganciati». 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . ma il piano di contenuto o significato del secondo sistema: 2 1 E R C ERC o ancora: E R (E R C).56. che gli sarà così estensivo. oggetto” dalla sua posizione rispetto alle altre parole. In un caso il primo sistema (E R C) diviene il piano di espressione o significante del secondo sistema: 2 1 E ERC R C o anche: (E R C) R C. e che la significazione coincide con la relazione (R) dei due piani: E R C. tenendo ben presente che questa funzione nei codici semiotici appare strettamente connessa ad un’altra funzione.it . il primo sistema (E R C) diviene non già il piano d’espressione.. senza sostituirlo). per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).Tel. in una eventuale bibliografia. quindi. di cui si sia presa visione. così chiamata da Hjelmslev. come nella connotazione. possiamo dire che il concetto di denotazione si riferisce ad un segno in cui il significante non sia a sua volta costituito da un altro segno. e deve essere comprensiva di link all'URL. in particolare rispetto al verbo.. Ciò avviene perché i segni si trovano in una duplice relazione tra loro. su due livelli: quello sintagmatico e quello paradigmatico.e-mail: dascolia@tiscalinet. non Open Access). è necessario. dando così luogo a due insiemi opposti.56 Chiariamo ora il concetto di denotazione. lo «sganciamento» dei due sistemi può effettuarsi in due modi completamente diversi.

la versione Open Access. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). nel momento in cui il soggetto proietta la propria attenzione cognitiva sulla realtà materiale. “metalinguaggio” ci viene offerto dalla linguaggio su stesso). quello denotativo. sarebbe diretto. non Open Access). La citazione dell’e-print OA deve comprendere.+39 (0)81/8278203 – cell. intesa “come la capacità di ridurre l’incertezza sul mondo”. e propensione al mutamento. è necessario.URL: http://www. Il codice fissa inoltre. Le regole che concorrono a formare un codice sono quindi di natura convenzionale: per questo motivo la strutturazione di un codice avviene a livello sociale e le regole che lo caratterizzano non sono modificabili dal singolo soggetto. in una eventuale bibliografia. linguistica.: 333/2899783 . in quanto azione autoriflessiva del Nel passaggio dal livello denotativo (in cui la quantità di informazione trasmessa. intesa come una totalità concettuale o addirittura un riferimento materiale esistente o inesistente. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).Tel. quello connotativo. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). emotivo. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Questa breve descrizione delle principali proprietà che caratterizzano tutti i codici semiotici e delle modalità di funzionamento di tali codici è sufficiente per comprendere perché e come. informativo. caratterizzante il piano sintagmatico. attraverso l’impiego di dizionari concettuali. di cui si sia presa visione. citare.it Via Giacomo Leopardi n. la corrispondenza tra significanti e significati.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). propria del livello paradigmatico.56.59 Il codice stabilisce quindi le regole combinatorie dei segni tra loro. è massima)58 al livello connotativo (in cui l’informazione trasmessa segue un criterio più qualitativo che quantitativo) si manifesta un progressivo aumento di complessità semantica . codificando la corrispondenza tra la forma dei singoli segni e i loro significati. quindi. preciso. Il semiologo Ugo Volli ha descritto efficacemente questa situazione: […] esisterebbero due regimi di denominazione. Ciò non significa che i singoli soggetti non abbiano alcuna influenza sulle operazioni di strutturazione e modificazione del codice.it . Le variazioni all’interno del sistema si manifestano quindi nel corso del tempo come conseguenza del rapporto dinamico tra tendenza conservatrice. sarebbe vago.jiia. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . Uno.: +39 (0)81/8280384 . coglierebbe solo una parte del concetto o si focalizzerebbe non sull’oggetto esistente o inesistente ma sulla sua molto più elusiva definizione linguistica o concettuale. sfumato. e deve essere comprensiva di link all'URL. L’altro. oggettivo e coglierebbe l’essenza del suo oggetto. qualora si sia consultata la versione online. Significa piuttosto che si può parlare realmente di mutamenti del codice solo nel caso che sia la comunità che utilizza un dato sistema di significazione ad accettare e ad assumere come propri tali mutamenti. dà 22 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .e-mail: dascolia@tiscalinet. codifica cioè le modalità secondo cui i segni di un dato sistema possono combinarsi sia sul piano sintagmatico che su quello paradigmatico.

Dal canto loro. gli insiemi di oggetti (vestito. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. cosicchè almeno una parte del messaggio iconico si trova in un rapporto strutturale di ridondanza o di ricambio con il sistema della lingua. In genere. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.it Via Giacomo Leopardi n. qualora si sia consultata la versione online. questo problema. in effetti. la versione Open Access. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . non Open Access). Appaiono in questo senso significative le sollecitazioni proposte da archeologi quali Michael Shanks e Christopher Tilley. sembra sempre più difficile concepire un sistema di immagini o di oggetti i cui significati possano esistere fuori del linguaggio: per percepire ciò che una sostanza significa. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). il codice grafico. e il mondo dei significati non è altro che quello del linguaggio. e ciò a prescindere da quale tipo di codice venga concretamente utilizzato. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). un senso alla realtà utilizzando tutte le prerogative che il codice utilizzato gli offre come strumento descrittivo.61 di cui il soggetto si serve per descrivere e categorizzare i frammenti di realtà materiale da lui stesso identificati come tali. giungendo così a dare un senso alla realtà. In particolare valgono per il codice linguistico.: 333/2899783 . possiamo aggiungere. significare.URL: http://www.jiia. e significano ampiamente. ma mai in modo autonomo: ogni sistema semiologico ha a che fare col linguaggio. il codice fotografico. citare.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). La sostanza visiva. che ne isola i significanti (sotto forma di nomenclature) e ne nomina i significati (sotto forma di usi o di ragioni) […]. Oggetti. quindi. i fumetti. per esempio. di cui si sia presa visione. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. conferma le sue significazioni facendosi accompagnare da un messaggio linguistico (come avviene per il cinema. È per questa ragione che i rapporti tra gli elementi in cui la realtà materiale viene frammentata dal soggetto appaiono il riflesso dei rapporti che caratterizzano strutturalmente il codice utilizzato per descriverla. la pubblicità. poi. la fotografia giornalistica [e.+39 (0)81/8278203 – cell. immagini.Tel. In questo senso è possibile affermare che il significato di un “oggetto” non è altro che “la somma di tutti gli atti diretti verso l’oggetto”.e-mail: dascolia@tiscalinet. in una eventuale bibliografia. come dimostra l’esiguità di scritti che affrontino. si deve necessariamente ricorrere al lavoro di articolazione svolto dalla lingua: non c’è senso che non sia nominato. per la documentazione grafica e fotografica utilizzata dall’archeologo per descrivere la realtà materiale]. La traduzione del testo archeologico: il codice verbale. 62 Tutto ciò dovrebbe essere sufficiente a far comprendere quanto sia necessario intraprendere un approfondito e sistematico esame del problema linguistico in ambito archeologico che finora non è stato ancora affrontato. anche solo marginalmente. e deve essere comprensiva di link all'URL.56. Questi principi valgono per ogni tipo di codice semiotico elaborato dal soggetto per giungere ad una conoscenza della realtà materiale in quanto espressione dei suoi interessi cognitivi.it . e quindi cognitivo.60 7. in quanto “istituzione sociale sovraindividuale”. i quali hanno da tempo 23 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . nel caso in cui l'articolo sia un post-print. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). è necessario.: +39 (0)81/8280384 . del reale. cibo) non accedono allo statuto di sistema se non passando attraverso la mediazione della lingua. comportamenti possono.

56.64 Anche tra gli studiosi italiani l’analisi del problema linguistico non ha suscitato finora grande interesse. Lo accetta. o quanto meno eccessivo.it Via Giacomo Leopardi n. carattere di oggettività che gli archeologi troppo spesso attribuiscono al linguaggio adottato. la versione Open Access. già consunto e deformato da un prolungato uso. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.: 333/2899783 .63 Il punto di vista adottato da Shanks e Tilley può essere visto come un invito ad affrontare una seria riflessione sul valore di atto linguistico che occorre attribuire ad ogni scelta linguistica anche in ambito archeologico. in una eventuale bibliografia. oltre ad offrire molti importanti spunti di riflessione.Tel.+39 (0)81/8278203 – cell. come ogni sistema di espressioni che non sia nato dallo sforzo severamente concertato dei tecnici.e-mail: dascolia@tiscalinet. Una iniziativa significativa in questo senso è stata l’esperienza del congresso svoltosi a Lido di Camaiore del 26-29 marzo 1998.66 è parsa in certi casi una buona soluzione ricorrere alla “terminologia del passato” sperando così di poter ripristinare il rapporto denotativo che doveva originariamente legare tale linguaggio alla realtà materiale che esso descriveva. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). non Open Access). Infatti.. e deve essere comprensiva di link all'URL. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .jiia. dedicato esplicitamente al tema dei “Criteri di nomenclatura e di terminologia inerente alla definizione delle forme vascolari del Neolitico/Eneolitico e del Bronzo/Ferro”. come afferma lo storico Marc Bloch. è necessario. Dal momento che l’archeologia (come del resto la storia) non dispone. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. ] riceve la maggior parte del suo vocabolario dalla materia stessa del suo studio. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. di cui si sia presa visione. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). “come la matematica o la chimica. peraltro ambiguo. Questo approccio ci può aiutare a superare alcune difficoltà legate alla scelta di una terminologia e di una nomenclatura adeguate a descrivere la realtà materiale all’interno di una prospettiva di analisi archeologica. quindi.. citare. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).it .La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). qualora si sia consultata la versione online. consente di toccare con mano quanti e quali problemi debbano ancora essere superati per poter giungere ad un uso rigoroso dei concetti che rientrano nell’ambito dell’analisi della “nomenclatura” e della “terminologia”. In realtà però l’assunzione di forme linguistiche mutuate dal passato è una soluzione per molti versi ingannevole. sovente sin dalle origini.URL: http://www.: +39 (0)81/8280384 . la storia (come l’archeologia): [. sia per superare l’ingannevole.65 La lettura degli atti di questo convegno.67 24 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . sottolineato la necessità di affrontare il problema del linguaggio archeologico. di un sistema di simboli staccato dalle diverse lingue nazionali”. sia per giungere all’elaborazione di un linguaggio più comunicativo e ‘leggibile’ di quello impiegato in molte pubblicazioni.

+39 (0)81/8278203 – cell. in una eventuale bibliografia.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Facciamo un esempio concreto e immaginiamo di dover decidere che nome utilizzare per designare un certo oggetto prodotto in età romana.it Via Giacomo Leopardi n.69 in secondo luogo. Il linguaggio è quindi una delle manifestazioni più chiare della distanza.68 non è perciò scontato dedurre che assecondare tale tendenza sia inevitabile.it . di cui si sia presa visione.e-mail: dascolia@tiscalinet.. il termine “dolium” perché siamo certi che quel termine designava in età romana un tipo di oggetto identico a quello al quale noi stiamo cercando di assgnare un nome. Un settore di ricerca di grande interesse da questo punto di vista è quello che affronta l’analisi del linguaggio cercando di coglierne appieno la sua valenza di testimonianza culturale.: +39 (0)81/8280384 . La funzione che noi attribuiremo al termine “dolium ” sarà quindi connotativa . un altro sistema di significazione (il segno linguistico “dolium” nella sua accezione antica). il fatto che altre volte “avviene che i nomi mutino. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). La citazione dell’e-print OA deve comprendere. appunto. Immaginiamo di scegliere. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Dal fatto che “i documenti tendono ad imporci la loro nomenclatura”. è necessario.Tel. ad esempio l’oggetto che comunemente viene designato dal termine “dolium”.56. nel tempo e nello spazio. Come lo stesso Marc Bloch ci ricorda. indipendentemente da una qualsiasi variazione delle cose”. non Open Access). anche in questo caso l’elemento connotato (il segno linguistico “dolium” nella sua accezione moderna) avrà così inglobato.71 Se anche però fosse possibile utilizzare senza ambiguità termini e nomi con cui in passato venivano descritti e definiti gli oggetti. nel suo piano di espressione. quindi.: 333/2899783 .jiia. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. anche in questo caso la funzione di queste entità linguistiche sarebbe comunque non più denotativa ma connotativa. che ci separa dal passato che ha prodotto la realtà materiale su cui si orienta il nostro interesse cognitivo. qualora si sia consultata la versione online. Dovremo così ammettere che l’oggetto “da interpretarsi” (ciò che noi abbiamo deciso di chiamare dolium) si è effettivamente “accresciuto di tutto l’apporto dell’attività interpretativa”. il fatto che “altre volte. la versione Open Access. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). perché il nostro “concetto” di “dolium ” avrà assimilato il valore semantico del “concetto” antico aggiungendovi però il nuovo significato di “reperto di età romana”.70 infine.URL: http://www. Ebbene. e deve essere comprensiva di link all'URL.72 cronologica e culturale.. citare. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).] quasi mai portano con sé cambiamenti paralleli dei loro nomi”. vi sono infatti diverse buone ragioni per contrastarla: innanzi tutto il fatto che “i cambiamenti delle cose [. sono le condizioni sociali a opporsi all’istituzione o alla conservazione di un vocabolario uniforme”. tale approccio vede impegnati in uno sforzo di indagine comune 25 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .

il linguaggio viene analizzato. che utilizzano cioè come segni le immagini. accanto (e oltre) al linguaggio verbale. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). e deve essere comprensiva di link all'URL. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). verso i quali si manifesta una forte tendenza. o scientificamente valutabili in quanto esplicitamente espresse”.: 333/2899783 . qualora si sia consultata la versione online. queste proprietà delineano un concetto “ingenuo” e dogmatico” di “segno iconico” che va sostanzialmente modificato: In altri termini. di approccio cognitivo “globale” all’analisi della “semiosfera”. Si tende spesso a credere che i codici iconici. trasformando cioè “[…] un ‘oggetto’ in ‘dato’ attraverso convenzioni scientificamente condivise.56. si può assumere che i segni detti iconici sono CULTURALMENTE CODIFICATI senza necessariamente implicare che sono ARBITRARIAMENTE CORRELATI al loro contenuto e che la loro espressione sia analizzabile in modo DISCRETO. non Open Access). È questo un esempio particolarmente significativo. iii) sono ANALOGHI ALL’OGGETTO. come oggetto di conoscenza. citare.+39 (0)81/8278203 – cell. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . nella convinzione che sia possibile giungere così ad una restituzione “tridimensionale” della complessità culturale umana. accanto ai dati materiali e al codice genetico umano.it Via Giacomo Leopardi n. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.jiia.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). siano dotati di una o più di queste caratteristiche: i) hanno LE STESSE PROPRIETÀ DELL’OGGETTO.e-mail: dascolia@tiscalinet. l’archeologo fa uso di codici grafici e fotografici per mezzo dei quali tenta di restituire in forma documentaria la realtà materiale sottoposta ad indagine. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.74 Sia i codici grafici che quelli fotografici appartengono infatti a quella categoria di codici semiotici denominati codici iconici.73 Il linguaggio verbale non è però l’unico tipo di codice semiotico utilizzato in ambito archeologico per tradurre la realtà materiale: infatti. fonte peraltro di ulteriori problemi ed equivoci. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). sono ANALIZZABILI IN UNITÀ PERTINENTI codificate e soggetti a una ARTICOLAZIONE multipla. come ha dimostrato Umberto Eco. […] vi) i cosiddetti segni iconici.76 Questo discorso vale anche per i codici fotografici. ii) sono SIMILI ALL’OGGETTO.: +39 (0)81/8280384 . […] v) […] sono ARBITRARIAMENTE CODIFICATI. di cui si sia presa visione. anche per gli esiti che questo tipo di analisi sta producendo nei rispettivi ambiti di indagine da cui provengono gli studiosi impegnati in questo sforzo congiunto. è necessario. sia arbitrari che motivati. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Secondo tale prospettiva d’indagine.Tel.URL: http://www. archeologi linguisti e studiosi di genetica.75 In realtà. iv) sono MOTIVATI DALL’OGGETTO. come accade per i segni verbali.it . all’attribuzione di un carattere 26 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . la versione Open Access. in una eventuale bibliografia. quindi.

URL: http://www. che porta a sottovalutare le forti potenzialità di strumento di persuasione retorica che la fotografia è in grado di sviluppare. qualora si sia consultata la versione online. e un messaggio connotato. ciò che essa pensa in proposito. altre volte ancora si utilizzano solo i codici iconici in assenza di un adeguato commento verbale. la cui oggettività non venga letta alla fine come il segno stesso dell’oggettività. è necessario. quindi. disegni e foto. in realtà. citare. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. la cui stessa esattezza non venga piegata in direzione dello stile («verista»). Infatti: […] tutte queste «arti» imitative comportano due messaggi: un messaggio denotato. tutto ciò dovrebbe spingere ad un uso assai prudente e rigoroso dei codici iconici come strumenti di documentazione “oggettiva”. non c’è scena filmata. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). di cui si sia presa visione. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. che non si preoccupano di “farsi capire” dai propri colleghi e utilizzano in maniera anomala o inusuale singole convenzioni grafiche come esplicito tentativo di caratterizzare il proprio lavoro con un impronta personale che. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). A volte si giunge persino a considerare come “opinabili” le regole del disegno tecnico che sta alla base del disegno archeologico. la versione Open Access.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).Tel. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. rendendo in tal modo non solo poco chiara la resa grafica finale. descrizioni verbali. ma anche poco attendibile il valore informativo e scientifico del disegno stesso. 8.+39 (0)81/8278203 – cell. assumono un carattere reciprocamente ridondante. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). facendo leva sulle presunte capacità esplicative di tali codici. la dualità dei messaggi è evidente in tutte le riproduzioni che non sono fotografiche: non c’è disegno. utilizzati parallelamente.77 Ora. in una eventuale bibliografia.: +39 (0)81/8280384 . a volte. In realtà una sottovalutazione del carattere convenzionale di tali codici spinge non di rado ad un uso “personalizzato” dei codici grafici da parte dei singoli studiosi. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . La teoria delle classi e il concetto logico di CLASSE. connotativamente “oggettivo”.79 Questa riflessione dovrà finalmente concretizzarsi in una reale formalizzazione delle convenzioni grafiche e fotografiche da adottare nell’ambito della documentazione archeologica.it Via Giacomo Leopardi n.jiia. Manca inoltre una adeguata definizione dei rapporti che devono intercorrere tra i vari tipi di codice: così. e deve essere comprensiva di link all'URL. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.e-mail: dascolia@tiscalinet. in una certa misura. non può che danneggiare il lavoro stesso. che è il modo in cui la società fa leggere.it . per quanto «esatto».56.78 Da tutto ciò consegue la necessità di una seria riflessione critica sulle reali potenzialità dei vari tipi di codice utilizzati in ambito archeologico e sulle implicazioni traduttive che l’utilizzo di tali codici comporta.80 27 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . che è l’analogon stesso. non Open Access). altre volte il rapporto tra il testo e le immagini appare ambiguo o poco chiaro.: 333/2899783 .

la teoria delle classi rappresenta una delle parti più importanti della logica. dette singoletti. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. … ORDINE. che chiameremo anche per brevità INDIVIDUI. il concetto di CLASSE svolge la funzione di entità tassonomica fondamentale.Tel. citare. intesa come la disciplina che “si occupa della relazione di deducibilità . e della logica in generale. p.+39 (0)81/8278203 – cell. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Ci interessiamo talvolta.it Via Giacomo Leopardi n. a m. qualora si sia consultata la versione online. am}” l’insieme costituito dalla riunione in un tutto degli oggetti a 1. Per tale motivo faremo riferimento in particolare a quella branca della logica conosciuta come “teoria delle classi”. cioè di classi che sono formate non da individui. va detto che: 28 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .URL: http://www. quindi. Così. Più in generale. il Monte Bianco}.: 333/2899783 . …. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . delle CLASSI DEL SECONDO ORDINE. il logico che ha creato la teoria degli insiemi: «Con “insieme” intendiamo ogni riunione in un tutto M di oggetti (che vengono detti “elementi” di M) della nostra intuizione o del nostro pensiero» (Cantor [1895]. Come è noto. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Una delle definizioni più chiare e più comunemente adottate del concetto di CLASSE è quella proposta dal logico Alfred Tarski: Oltre che di oggetti individuali. …. […] le classi di individui vengono chiamate CLASSI DEL PRIMO ORDINE.chiamiamoli a1. e deve essere comprensiva di link all'URL. Vediamo quindi innanzi tutto che significato venga attribuito in logica al termine “classe” e quali siano le norme logiche che regolano l’utilizzo di questo concetto.e-mail: dascolia@tiscalinet.indichiamo con “{ a1. ma da classi del primo ordine. dati m oggetti . Un insieme siffatto viene denotato scrivendo tra parentesi graffe i nomi dei suoi elementi: {lo zio Federico. Nell’ambito di tale teoria. Il concetto di “classe” è una delle entità logiche di cui l’analisi archeologica si serve più comunemente.jiia. Cercheremo ora di comprendere come le entità concettuali di cui l’analisi archeologica si serve abitualmente possano assumere il valore di entità tassonomiche. in particolare sono insiemi anche le “riunioni in un tutto” di un solo oggetto. è necessario. am . la logica si occupa di CLASSI di oggetti. o conseguenza)”.82 Un’altra importante definizione di CLASSE o insieme è quella elaborata da George Cantor. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).it .56. Talvolta abbiamo anche a che fare con CLASSI DEL TERZO. 85). in una eventuale bibliografia.: +39 (0)81/8280384 . nel linguaggio comune come anche in matematica si usa chiamare le classi INSIEMI.83 Pur tenendo presente che le CLASSI possono essere costituite da elementi che non condividono alcuna proprietà. separati. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. Poiché ogni attività tassonomica è regolata dalle leggi della logica.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). …. QUARTO. (o inferibilità . la versione Open Access.81 dobbiamo quindi affrontare il problema dei fondamenti logici delle categorie tassonomiche elaborate e/o utilizzate in ambito archeologico per giungere a categorizzare della realtà. anche se in confronto più raramente. un insieme è costituito per esempio dalla “riunione in un tutto” dello zio Federico e del Monte Bianco. non Open Access). di cui si sia presa visione. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).

citare.+39 (0)81/8278203 – cell.84 Quindi le CLASSI. di cui si sia presa visione. risultano essere insiemi di elementi che condividono una (o più) proprietà. qualora si sia consultata la versione online. ma se non hanno alcun elemento in comune. funzione predicativa che viene chiamata a sua volta l’intensione oppure la comprensione di tale classe.85 Da ciò si deve dedurre che: […] col termine «intensione» si può designare soltanto un’insieme di caratteristiche.86 Tra le CLASSI si possono instaurare relazioni di vario tipo: Può capitare per esempio che ogni elemento della classe K sia nello stesso tempo elemento della classe L . l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).jiia. secondo l’uso più frequente che si fa di tale concetto. in tal caso segue da una legge delle classi […] che K e L sono identiche. quindi. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).it . non Open Access). cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.e-mail: dascolia@tiscalinet.87 29 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .it Via Giacomo Leopardi n. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . come si dice pure. […] [Tali] relazioni […] possono venir chiamate RELAZIONI FONDAMENTALI TRA CLASSI. allora quest’ultima è detta essere una SOTTOCLASSE PROPRIA O PARTE DELLA CLASSE L e L è detta CONTENERE K COME SOTTOCLASSE PROPRIA O COME PARTE. Si ha a che fare con una funzione predicativa relazionale o direlazione quando ciò da cui dipende che un oggetto la soddisfi o meno è il fatto che tale oggetto si trovi o meno. si sia o meno trovato o possa o meno trovarsi in una certa relazione rispetto a un altro oggetto o rispetto ad altri oggetti. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. ciascuna contiene elementi non contenuti nell’altra. […] Dicendo che K è sottoclasse di L non si intende escludere la possibilità che anche L sia sottoclasse di K.56. solo una funzione predicativa d’inerenza viene definita da un insieme di caratteristiche e cioè dall’insieme delle caratteristiche la cui presenza in un oggetto è. Ne risulta che una funzione predicativa può essere considerata l’intensione di una classe soltanto se tale funzione predicativa è una funzione predicativa d’inerenza. […] Si ha invece a che fare con una funzione predicativa d’inerenza – ovvero. vengono dette MUTUAMENTE ESCLUSIVE O DISGIUNTE. e la classe L è detta CONTENERE LA CLASSE K COME SOTTOCLASSE. la versione Open Access.URL: http://www. con una funzione predicativa attributiva – quando la condizione cui deve adempiere un oggetto per soddisfarla è la presenza in esso di certe caratteristiche ossia di certe particolarità inerenti . […] L’insieme degli oggetti che soddisfano una funzione predicativa e che formano quindi una classe viene anche chiamato l’estensione di tale funzione predicativa. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. in una eventuale bibliografia. nel qual caso l’insieme K è detto essere una SOTTOCLASSE DELLA CLASSE L o essere INCLUSO NELLA CLASSE L o ESSERE NELLA RELAZIONE D’INCLUSIONE CON LA CLASSE L . come abbiamo visto.Tel. cioè se ogni elemento della classe K è elemento della classe L ma non ogni elemento della classe L è elemento della classe K . Un modo più naturale per formare un insieme consiste nel riunire in un tutto oggetti che hanno in comune una data proprietà. Se invece non vale la relazione conversa. Se due classi contengono ciascuna almeno un elemento (cioè non sono vuote). è necessario. Ora. Solitamente si distinguono in logica due tipi di funzioni predicative basandosi sulle condizioni cui un oggetto deve sottostare per soddisfarle. In altre parole K e L potrebbero essere sottoclassi l’una dell’altra e così avere tutti gli elementi in comune.: +39 (0)81/8280384 .La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Questo concetto può essere espresso anche utilizzando la seguente definizione: “[…] una classe è l’insieme degli oggetti che soddisfano una qualsiasi funzione predicativa”. la condizione necessaria e sufficiente perché questo la soddisfi. […] si dice che due classi K e L sono SOVRAPPOSTE O SI INTERSECANO quando hanno per lo meno un elemento in comune e. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). nello stesso tempo. e deve essere comprensiva di link all'URL.: 333/2899783 . nel caso in cui l'articolo sia un post-print.

qualora si sia consultata la versione online. a classi di ordine qualsivoglia”. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). I metalli spesso vengono trovati corrosi e deformati. Un’altra operazione su due classi. in realtà. non Open Access). l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). ad eccezione della pietra. da un punto di vista cognitivo. Ancora una volta il principio che guida questa prima forma di classificazione dei reperti è il principio oppositivo: Fra i tanti materiali che l’uomo ha lavorato dal neolitico sino alla rivoluzione industriale. la ceramica è l’unico. esiste la possibilità di compiere […] certe operazioni che.Tel. Il testo archeologico come CLASSE di oggetti e la sua articolazione in SOTTOCLASSI. e deve essere comprensiva di link all'URL. di cui si sia presa visione. Ora.56.URL: http://www.it Via Giacomo Leopardi n.jiia. La ricognizione e lo scavo portano al rinvenimento di quei frammenti di realtà materiale che comunemente chiamiamo “oggetti”. in una eventuale bibliografia. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.: 333/2899783 . si può dire che la classe M risulta dalla classe K aggiungendole gli elementi della classe L. 9. consiste nel formare una nuova classe M i cui elementi sono quegli oggetti e solo quelli che appartengono sia a K sia a L . nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Vogliamo ricordare anche un’altra operazione. che differisce da quelle di addizione e di moltiplicazione per il fatto che viene usata non su due classi. agli oggetti in legno. Oltre alle relazioni tra le classi.+39 (0)81/8278203 – cell. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.89 Cercheremo ora di comprendere. ai tessuti. ma su una sola. Prese due classi qualunque.it .La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). gli oggetti metallici e vetrosi venivano rifusi in nuovi manufatti. 30 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . Di quasi tutte le civiltà del passato abbiamo infatti perduto gli oggetti che erano usati nella vita di tutti i giorni. la prima esigenza che l’archeologo cerca di soddisfare è quella di riunire questi oggetti in CLASSI o di inserirli in CLASSI già note. Quest’operazione è chiamata ADDIZIONE DI CLASSI e la classe M viene considerata la SOMMA O UNIONE DELLE CLASSI K E L […]. che si conserva intatto nel sottosuolo senza dissolversi. generano nuove classi.88 Va infine sottolineato il fatto che le osservazioni riferite alle CLASSI del primo e del secondo ordine “[…] potrebbero venir estese senza grossi mutamenti. alla luce di questa sintetica presentazione della “teoria delle classi”. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. quindi. citare. se applicate a classi date. cioè la classe di tutti gli oggetti che non appartengono alla classe K. come d’altronde oggigiorno. K e L . chiamata MOLTIPLICAZIONE DI CLASSI. tale classe M viene chiamata il PRODOTTO O INTERSEZIONE DELLE CLASSI K e L […]. in quanto sono stati distrutti (come tutti i materiali organici) dagli agenti chimici del terreno.e-mail: dascolia@tiscalinet. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . K e L. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). la versione Open Access. È l’operazione che consiste nel formare da una data classe K il cosiddetto COMPLEMENTO DELLA CLASSE K . è necessario. si può formare una nuova classe M che contiene come propri elementi quegli oggetti e solo quelli che appartengono almeno ad una delle classi K e L. alle pelli. ma nell’antichità.: +39 (0)81/8280384 . dai canestri. come tali principi possano trovare applicazione nella pratica d’analisi del “testo archeologico”. nonostante si sia portati a credere che la prima fase di studio dei manufatti consista in uno studio analitico delle caratteristiche dei singoli oggetti.

e così via.: +39 (0)81/8280384 . detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). di ingegno e di maestria tecnica di vasai e di pittori. 31 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . concepito come la CLASSE comprendente “l’insieme dei reperti archeologici”.it . citare.it Via Giacomo Leopardi n. qualora essa sia anche prodotto eccezionale. come ad esempio la cronologia: si può così ottenere la creazione di CLASSI come quelle che riuniscono da una parte i “reperti preistorici” e dall’altra i “reperti di età storica”. Nei luoghi che sono stati abitati dall’uomo. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Esso presenta una descrizione della realtà materiale concepita come insieme di manufatti eterogenei. l’uomo. verrà così sottoposto ad una prima serie di possibili articolazioni in SOTTOCLASSI. legno. costituiscono oggi per noi archivi preziosi ed insostituibili di conoscenze della vita di epoche passate. venivano buttate nelle discariche dei rifiuti. i frammenti di quelle ceramiche.). è necessario. Ciononostante. spesso irripetibile. s’impone sempre più come «fossile guida» della storia dell’uomo: grazie alle tecniche archeologiche.+39 (0)81/8278203 – cell. dal neolitico ad oggi. è lo specchio delle condizioni economiche e della ricettività commerciale degli abitanti. di cui si sia presa visione. essa rivela la presenza di insediamenti sepolti.: 333/2899783 . rotto e gettato via quotidianamente quantità incalcolabili di ceramiche. Ciascuna di queste CLASSI verrà a sua volta scomposta. ecc. ceneri dei focolari) ed a tutto ciò che non serviva più nella vita domestica.56. usato. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Parallelamente all’articolazione tassonomica che utilizza il criterio cronologico come criterio pertinente per la creazione delle singole CLASSI. pelle. che delle funzioni per svolgere le quali tali oggetti sono stati prodotti. e deve essere comprensiva di link all'URL. ne offre datazioni spesso precise. accumulatisi nel tempo assieme ai residui di cucina (ossa di animali.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).URL: http://www. come la materia prima utilizzata per fabbricare i vari manufatti (argilla. sia dal punto di vista delle materie prime impiegate per la fabbricazione delle singole categorie di oggetti. utilizzando vari criteri distintivi. in una eventuale bibliografia. ha fabbricato. Il “testo archeologico”. qualora si sia consultata la versione online. Parimenti. possiamo affermare che questa descrizione della realtà materiale mostra chiaramente un concetto di “testo archeologico” concepito appunto come “insieme di oggetti”: descrive cioè il “testo archeologico” come una CLASSE. non Open Access). osso. In questo senso.jiia. perciò. sempre sulla base di criteri cronologici. dal vasellame domestico alle giare ed alle anfore usate per trasportare il vino e l’olio e che.90 In questo brano troviamo un chiaro esempio di organizzazione del “testo archeologico” sulla base di principi generali di classificazione. una volta svuotate. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. la versione Open Access.Tel. il “testo archeologico” può essere però sottoposto ad altre articolazioni utilizzando altri criteri distintivi. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. aiuta a capire brandelli di storia che nessun documento ha mai registrato. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). la ceramica è anche opera d’arte.e-mail: dascolia@tiscalinet. La ceramica. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). in altre SOTTOCLASSI più analitiche: nascono così le CLASSI che separano i “reperti del Paleolitico” dai “reperti del Neolitico”. quindi.

ad essa complementare. osserviamo che tale CLASSE può essere suddivisa in un’altra serie di SOTTOCLASSI utilizzando questa volta il criterio cronologico: si arriva così all’identificazione di CLASSI come la “ceramica nuragica” o la “ceramica romana”. a seconda degli interessi specifici che muovono il ricercatore.Tel. come immediata conseguenza. intesa come CLASSE autonoma. Questo fenomeno si manifesta in tutti i livelli tassonomici. ad esempio. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).jiia. partendo dall’assunto logico che “una classe è l’insieme degli oggetti che soddisfano una qualsiasi funzione predicativa”. dall’analisi della prima esplicita definizione di “ceramica comune” adottata nel 1973 per la pubblicazione dei materiali degli scavi di Ostia: Il termine ‘ceramica comune’ è improprio e convenzionale in quanto indica un insieme di recipienti che non hanno caratteristiche costanti di argilla e vernice. prendiamo in considerazione la MACROCLASSE “ceramica”. la creazione di un’altra CLASSE. ad esempio. in una eventuale bibliografia. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . come possiamo dedurre.it Via Giacomo Leopardi n. e deve essere comprensiva di link all'URL. Criteri di articolazione differenti possono essere utilizzati per creare un unico sistema gerarchico. successivamente. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. quindi. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).: +39 (0)81/8280384 . ad esempio. è stata raggiunta partendo da una CLASSE concepita come SOMMA LOGICA delle singole classi ceramiche già definite nell’ambito degli studi sulle produzioni vascolari di età romana.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). creata quindi utilizzando come criterio distintivo la materia prima utilizzata per la fabbricazione dei manufatti. Se. Se. In generale la ceramica comune comprende la suppellettile domestica di uso quotidiano e corrente. prendiamo in esame la CLASSE “ceramica”. qualora si sia consultata la versione online. non Open Access).91 Tale definizione di “ceramica comune”. è necessario. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.e-mail: dascolia@tiscalinet. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. costituita dall’insieme di reperti prodotti utilizzando altri materiali diversi dall’argilla. di cui si sia presa visione. notiamo che la creazione di tale CLASSE produce.it . costituita da tutti gli oggetti che soddisfano la seguente funzione predicativa di relazione: “x è 32 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . prodotta localmente. intendendo con tale termine l’insieme degli oggetti che soddisfano tutti la funzione predicativa d’inerenza “l’oggetto x è stato fabbricato utilizzando come materia prima l’argilla”.56. È evidente che la creazione di ciascuna di queste CLASSI determina una immediata riorganizzazione logica dell’intero “testo archeologico”.URL: http://www. complementare alla prima. la versione Open Access.: 333/2899783 . costituita dall’insieme dei reperti ceramici.92 è stata creata una CLASSE.+39 (0)81/8278203 – cell. Viene quindi utilizzato per classificare tutto quel materiale che non rientra in produzioni e classi ceramiche precise. citare.

Un oggetto materiale è provvisto certo – salvo errori – dell’identità intensionale che gli viene riconosciuta dal soggetto ma. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). Infatti: Poiché riconoscere che un oggetto materiale è provvisto di certe caratteristiche non è altro che riconoscerlo come realizzazione di un certo concetto. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.94 Vediamo ora di tradurre in esempi concreti questa lucida analisi propostaci da Luis Prieto. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .: 333/2899783 . tante quante sono le caratteristiche materiali di tale oggetto. in una eventuale bibliografia.jiia. è necessario. Possiamo constatare che. è possibile creare una serie infinita di tassonomie. noteremo che la creazione della SOTTOCLASSE “ceramica tornita” creerà automaticamente la SOTTOCLASSE “ceramica non tornita” ad essa complementare. qualora si sia consultata la versione online.: +39 (0)81/8280384 .56. che abbiamo appena visto applicata. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). poiché un oggetto materiale presenta un’infinità di caratteristiche . una caratteristica che presenta un oggetto materiale è sempre suscettibile di figurare tra quelle che presenta un altro oggetto . l’insieme di oggetti che non appartengono a nessuna delle altre classi ceramiche di età romana note”. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. non Open Access).it Via Giacomo Leopardi n. quindi.e-mail: dascolia@tiscalinet.almeno nel senso che non si può mai affermare che gli sono state riconosciute tutte -. ma anche molto insidioso. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. Questo stesso criterio logico può essere impiegato anche nel passaggio da questo livello tassonomico ai livelli tassonomici successivi. se prendiamo in esame le singole caratteristiche intensionali che concorrono a definire un oggetto come individuo. Il numero di tassonomie possibili risulta ulteriormente amplificato dalla possibilità. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.ossia un oggetto provvisto di identità estensionale distinta -. donde consegue che ognuna delle infinite identità intensionali diverse di cui è provvisto un oggetto materiale può ritrovarsi in un’infinità di altri oggetti . Se prendiamo in esame la CLASSE “ceramica” ed utilizziamo come criterio pertinente per la suddivisione di questa CLASSE in SOTTOCLASSI il criterio tecnologico.URL: http://www. D’altro canto.+39 (0)81/8278203 – cell.it . la versione Open Access. È chiaro quindi che la tassonomia è uno strumento cognitivo molto potente. di cui si sia presa visione. come abbiamo visto.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). di incrociare criteri tassonomici differenti. citare. può essere simboleggiato con una funzione predicativa di relazione. e deve essere comprensiva di link all'URL.Tel. 33 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . un siffatto oggetto è provvisto di un’infinità di altre identità intensionali diverse:93 quella che un soggetto riconosce a un oggetto materiale è determinata dall’insieme delle caratteristiche che egli gli riconosce e che sono quelle che ritiene pertinenti riguardo a un suo interesse col quale abborda il frammento della realtà materiale che costituisce tale oggetto – interesse che. si può anche dire che l’identità intensionale che viene riconosciuta ad un oggetto materiale è costituita da un concetto di cui tale oggetto è riconosciuto come una realizzazione e dire quindi che si riconosce a due oggetti una stessa identità intensionale quando ambedue vengono riconosciuti come realizzazione dello stesso concetto. È certamente perché l’entità d’un oggetto materiale non risiede in nessuna identità intensionale bensì nella sua identità estensionale che uno stesso oggetto può essere provvisto di un’infinità di identità intensionali diverse e che può d’altro canto essere distinto in quanto individuo da un altro oggetto per quanto numerose e ricche siano le identità intensionali che essi possiedono in comune.

it Via Giacomo Leopardi n. come CLASSE esemplificativa. qualche altra proprietà che sia condivisa da tutti gli oggetti che compongono tale CLASSE: se tale ipotesi trovasse riscontro oggettivo. qualora si sia consultata la versione online. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Possiamo innanzi tutto affermare che ciascuno degli oggetti che compongono tale CLASSE soddisfa certamente una funzione predicativa di relazione del tipo: “l’oggetto x è stato prodotto nella fase cronologica circoscritta tra i due eventi y e z ”. è necessario. quindi.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).it .+39 (0)81/8278203 – cell. sia essa di relazione o di inerenza.56. Come abbiamo detto. siamo presto costretti ad ammettere che nessuna delle caratteristiche 34 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . In tal modo abbiamo elaborato un concetto che rappresenta tutti gli oggetti che soddisfano tale funzione predicativa: abbiamo cioè riconosciuto una certa identità intensionale a tali oggetti. È allora legittimo chiedersi se esistano. tra le proprietà intensionali che determinano l’identità individuale degli oggetti classificati come “ceramica romana”. Chiediamoci allora quale tipo di funzione predicativa debba soddisfare un oggetto per poter rientrare tra gli elementi che compongono la CLASSE denominata “ceramica romana”.e-mail: dascolia@tiscalinet. la versione Open Access. traducibile.: +39 (0)81/8280384 . oltre quella che abbiamo utilizzato come pertinente per definire la CLASSE “ceramica romana”. Se proviamo ad identificare anche solo un’altra caratteristica comune a tutti gli oggetti classificati come “ceramica romana” oltre quella che abbiamo scelto come pertinente per la definizione della CLASSE. la CLASSE comprendente l’insieme dei reperti ceramici classificati come “ceramica romana”. di cui si sia presa visione. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. Scegliamo. non Open Access). e deve essere comprensiva di link all'URL. potremmo allora estendere il valore semantico della CLASSE “ceramica romana”.jiia.Tel. nel caso specifico. citare. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. nell’enunciato: “l’oggetto x è stato prodotto all’interno dell’arco cronologico che va dalla data di fondazione della città di Roma a quella della caduta dell’Impero Romano d’Occidente”. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). inglobando in tale concetto tutte le altre eventuali identità intensionali condivise dagli oggetti inseriti in tale CLASSE. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).URL: http://www.: 333/2899783 . è evidente che ognuno degli oggetti che abbiamo classificato come “ceramica romana” possiede però anche molte altre caratteristiche che lo identificano come individuo. in logica “ una classe è l’insieme degli oggetti che soddisfano una qualsiasi funzione predicativa”. Questa funzione predicativa di relazione rappresenta il primo criterio distintivo che un oggetto deve possedere per poter essere classificato come “ceramica romana”. Ora. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . in una eventuale bibliografia.

la versione Open Access. notiamo che per la definizione di questa CLASSE (per la quale vale interamente il discorso fatto per la CLASSE “ceramica romana” riguardo ai problemi legati alla possibilità di individuare caratteristiche intensionali che accomunino tutti gli oggetti inseriti in tale CLASSE) si pone anche il problema dell’individuazione dei due fenomeni storici che possano svolgere in maniera soddisfacente il ruolo di spartiacque cronologico per la “comparsa” e la “scomparsa” di questa CLASSE: si pone cioè il problema dell’identificazione sia del limite cronologico più antico che del limite cronologico più recente.it Via Giacomo Leopardi n. ecc. e deve essere comprensiva di link all'URL.né la serialità della produzione.URL: http://www. né le modalità di commercio e circolazione dei manufatti.: +39 (0)81/8280384 . detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).it .. Possiamo inoltre constatare che nessuna delle caratteristiche rilevabili negli oggetti classificati come “ceramica romana” . 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .: 333/2899783 . che caratterizzano gli oggetti classificati come “ceramica romana” soddisfa questa condizione.Tel.+39 (0)81/8278203 – cell. ad esempio della CLASSE denominata “ceramica nuragica”. quindi. qualora si sia consultata la versione online. Possiamo quindi concludere che nel “concetto” di “ceramica romana” l’unica proprietà discriminante che un oggetto deve dimostrare di possedere per poter essere inserito in tale CLASSE è il fatto di essere stato prodotto in un arco di tempo circoscritto tra i due eventi storici «fondazione della città di Roma» e «caduta dell’Impero Romano d’Occidente».95 né la tornitura.96 35 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . è necessario.56. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. Se anziché la CLASSE denominata “ceramica romana”. Nel caso. in una eventuale bibliografia. Tra i manufatti classificati come “ceramica romana” troviamo infatti ceramiche tornite e ceramiche fatte ancora a mano.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). è chiaro che gli elementi che compongono la CLASSE denominata “ceramica nuragica” non potranno che essere caratterizzati da un elevato grado di eterogeneità e che utilizzare tale CLASSE come entità tassonomica rigorosamente definita da un punto di vista scientifico non potrà che rivelarsi problematico sul piano logico. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.e-mail: dascolia@tiscalinet. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. di cui si sia presa visione. per citare alcune delle principali caratteristiche delle produzioni ceramiche di età romana .può essere indicata come caratteristica peculiare ed esclusiva delle sole produzioni classificabili come “ceramica romana”. citare. ceramiche prodotte “in serie” (come le sigillate) ed altre ancora legate a schemi produttivi non seriali (come alcune produzioni di “ceramica comune”). temperature di cottura eterogenee. Partendo da tali presupposti. prendiamo poi in esame altre CLASSI.jiia. impasti estremamente raffinati e altri decisamente grossolani. la situazione si complica ulteriormente. non Open Access).

l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). in una eventuale bibliografia.98 36 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . Questo genere di problemi si fanno sentire con ancora più forza nell’ambito dell’elaborazione degli strumenti tassonomici di carattere scientifico adottati in ambito archeologico. 10.Tel. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Citiamo.it .URL: http://www. la versione Open Access. quindi. di cui si sia presa visione. Gli strumenti tassonomici di analisi degli oggetti. Gli archeologi manifestano nei confronti degli strumenti tassonomici essenzialmente due tipi di atteggiamento: da un lato si percepisce una tendenziale diffidenza nei confronti del grado di oggettività che questi strumenti di analisi della realtà materiale sono in grado di raggiungere. non Open Access). quella cioè di essere un’operazione fine a se stessa. citare. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. dunque arbitraria. quanto piuttosto il fatto che la presenza di alcune caratteristiche (assenza di tracce di tornitura.97 la ceramica “grezza” rinvenuta in Sardegna è stata a lungo classificata erroneamente come “nuragica”. Come è stato dimostrato da una recente analisi di alcuni materiali ascrivibili a tale categoria di manufatti. oggi appare molto meno marcata di quanto non si ritenesse un tempo). incentrata su di un modello di base che la ancora alla realtà. per mostrare concretamente a quali conseguenze può portare sul piano applicativo la sottovalutazione di questo genere di problemi di natura logica. il caso della cosiddetta “ceramica grezza” rinvenuta in siti sardi. dall’altro si manifesta l’atteggiamento opposto di forte fiducia nella possibilità che proprio l’utilizzo degli strumenti tassonomici sia l’unica strada percorribile per effettuare un’analisi oggettiva delle testimonianze materiali.it Via Giacomo Leopardi n. togliendo giustificazione all’accusa consueta per molte classificazioni. Questo secondo tipo di atteggiamento è basato sulla convinzione che: Ogni tassonomia ha una sua strategia globale. qualora si sia consultata la versione online. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.jiia.56. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Ciò che ha generato tale errore di attribuzione cronologica non è stata tanto la somiglianza tra le caratteristiche tecnologiche e morfologiche di questa categoria di manufatti rispetto a quelle che caratterizzano produzioni la cui attribuzione all’ambito nuragico appare certa (somiglianza che. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .: 333/2899783 . alla luce di analisi più rigorose. impasti grossolani.e-mail: dascolia@tiscalinet. caratteristiche morfologiche) sia stata giudicata a priori come tipica ed esclusiva di alcune produzioni di età nuragica.: +39 (0)81/8280384 . cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. e deve essere comprensiva di link all'URL. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). è necessario.+39 (0)81/8278203 – cell.

ecc. ovvero la classificazione tipologica. quindi. assimilato da Ruby a quello di funzione.: +39 (0)81/8280384 . cioè l’invenzione. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).101 Il concetto di tendenza. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Il fatto. è un compromesso instabile che si pone tra le tendenze e l’ambiente. ossia quelle tassonomie che “prend[ono] in considerazione fattori di classificazione non solo intrinseci all’oggetto (forma. prevedibile. designa la presenza negli oggetti di caratteristiche che non dipendono da scelte individuali e in questo senso prescindono da fattori contingenti. credenze ad esso collegate.jiia.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).Tel. Secondo Leroi-Gourhan l’insieme di azioni che caratterizzano l’attività umana può essere suddiviso in: [. la versione Open Access. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). ci rendiamo immediatamente conto delle differenze esistenti tra i vari sistemi di classificazione: notiamo infatti che questi sistemi non adottano lo stesso numero di livelli tassonomici. il 37 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .100 Se ci limitiamo a prendere in esame i sistemi più comunemente adottati nell’ambito dell’analisi dei reperti ceramici. secondo Leroi-Gourhan. come anche il prestito puro e semplice da un altro popolo.. in qualche misura.it .56. dall’altro non appare così scontato che ciò sia sufficiente a renderle meno arbitrarie. è necessario.. qualora si sia consultata la versione online. Una prova eloquente di questo fatto ci viene offerto dallo strumento tassonomico più usato nell’ambito dell’analisi archeologica dei reperti. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. di cui si sia presa visione. Può essere l’incontro della tendenza e di mille coincidenze dell’ambiente.). partendo dalle considerazioni generali espresse su questo argomento da André Leroi-Gourhan nel 1943 (che riproporremo seguendo l’aggiornamento terminologico proposto dall’archeologo Pascal Ruby).. “oggettiva”. Le caratteristiche funzionali sono quindi. non Open Access).+39 (0)81/8278203 – cell. rettilineo.. La tendenza ha un carattere inevitabile. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. ecc. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .URL: http://www. spinge la selce tenuta in mano ad acquisire un manico. il carico tirato da due pertiche a provvedersi di ruote [.] due ordini di fenomeni di nature distinte: fenomeni di tendenze che dipendono dalla natura stessa dell’evoluzione e fatti che sono indissolubilmente legati all’ambiente nel quale avvengono. né gli stessi criteri tassonomici. è imprevedibile e particolare. e deve essere comprensiva di link all'URL.]. ma anche culturali (uso dell’oggetto.e-mail: dascolia@tiscalinet.it Via Giacomo Leopardi n.: 333/2899783 . Si pone allora il problema di comprendere fino a che punto tali differenze possano essere ricondotte alle differenze di carattere “oggettivo” rilevate nell’analisi degli oggetti classificati. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. inestensibile. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. É unico.)”. né la stessa terminologia. citare. Proviamo ad esaminare questo problema adottando come punto di vista specifico l’analisi funzionale degli oggetti. In realtà. colore.99 La classificazione tipologica dei reperti appartiene a quell’insieme di tassonomie denominate etnoscientifiche . se da un lato è certamente condivisibile la convinzione che ogni tassonomia sia in qualche modo “ancorata alla realtà”. in una eventuale bibliografia. cioè. al contrario della tendenza.

la versione Open Access. per esempio. serie e tipi la classe “ceramica campana”. Il sistema tassonomico elaborato da Renato Peroni. anche sulla base dei dati contestuali di rinvenimento.+39 (0)81/8278203 – cell. quindi. Conseguentemente. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. è necessario. degli usi/fatti (“imprevedibili e particolari”) a cui gli oggetti sono stati sottoposti. riflesso di quel “fenomeno di determinismo evolutivo” che condiziona la produzione di manufatti.it . cerchiamo di organizzare l’articolazione tassonomica sulla base dell’identificazione delle tracce fisiche presenti sui manufatti interpretabili come segni delle funzioni/tendenze o degli usi/fatti. copre invece la vasta gamma di possibilità contingenti di impiego offerte all’uomo dall’insieme di tutte le caratteristiche presenti negli oggetti.56. prevedibili. i criteri di analisi tassonomica devono essere adeguati a queste premesse.102 Jean-Paul Morel utilizza criteri esclusivamente tassonomici per articolare in generi . qualora si sia consultata la versione online. La classificazione degli oggetti sulla base dell’identificazione delle funzioni/tendenze generali (“inevitabili.e-mail: dascolia@tiscalinet. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). Il concetto di fatto. non Open Access). rettilinee”) che regolano la produzione dei manufatti dovrebbe essere la premessa logica di una corretta interpretazione. Se è vero infatti che la struttura morfologica degli oggetti può essere analizzata come riflesso dei condizionamenti funzionali (più pertinenti probabilmente al livello di codificazione sociale delle funzioni). La citazione dell’e-print OA deve comprendere. è chiaro che nell’ambito di ciascun tipo di struttura tassonomica deve essere evidente a quale livello di interpretazione funzionale debbano essere ricondotti i vari livelli tassonomici identificati all’interno di ciascun sistema e quale sia il rapporto intercorrente tra i caratteri morfologici e l’interpretazione funzionale degli oggetti.jiia.URL: http://www. ci rendiamo conto però che tale operazione non è affatto semplice. assimilabile al concetto di uso.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). e deve essere comprensiva di link all'URL. di cui si sia presa visione. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . specie. in una eventuale bibliografia. mostrando così di adottare un criterio misto per l’identificazione dei singoli livelli. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Dal momento che le scelte di articolazione tassonomica producono differenti interpretazioni dell’articolazione funzionale degli oggetti. è però al tempo stesso vero che tale struttura viene di fatto modificata anche dalle forze condizionanti che rientrano più specificatamente nell’ambito degli usi (pertinenti al livello delle scelte individuali di utilizzo degli oggetti).: 333/2899783 .: +39 (0)81/8280384 .Tel.it Via Giacomo Leopardi n. Se. concepita come “ […] un insieme di vasi prodotti da un atelier o da un gruppo 38 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . passando dal piano teorico a quello operativo. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. utilizza esplicitamente i “caratteri morfologico-funzionali” come criteri tassonomici. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. citare.

sulla base della sola descrizione morfologica. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). quindi.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Prendiamo come esempio concreto la definizione dell’oggetto “ciotola” proposta da Peroni. per i livello designato dal termine forma.Tel.105 Notiamo che. d’ateliers. e quelle a collo distinto. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). dalla scodella soprattutto per l’assenza nel profilo di quest’ultima di concavità sensibili o flessi superiori ai 180 gradi. infine. qualora si sia consultata la versione online.. ad esempio.56. cornuta. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.104 Ora.e-mail: dascolia@tiscalinet.. Le principali classi di ciotole sono quelle carenate.+39 (0)81/8278203 – cell. che accomuna gli oggetti riuniti in questo tipo di insieme tassonomico). in una eventuale bibliografia. le carene) o superiori ai 180 gradi (ad es. di cui si sia presa visione. un criterio esclusivamente morfologico. e deve essere comprensiva di link all'URL. [. nonostante le caratteristiche utilizzate come pertinenti per definire i vari livelli tassonomici all’interno di ciascun sistema siano assolutamente oggettive. ma che nell’articolazione della parete presentano angoli talmente accentuati da rendere pressochè 39 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). alcuni tipi di “ciotole carenate” che. citare. utilizzati soprattutto per bere. cilindro-retta. per il livello designato dal termine tipo. quelle con orlo ad imbuto.] La classe potrà presentare un’omogeneità di caratteristiche tecniche più o meno grande”.URL: http://www. come “ceramica da mensa”. è necessario.it . non Open Access). cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. ma spesso anche per mangiare.: 333/2899783 . L’articolazione del profilo è definita dall’alternarsi di convessità e concavità.103 Andreina Ricci identifica invece i vari livelli tassonomici utilizzando. nonostante la descrizione delle caratteristiche morfologiche corr isponda a caratteristiche oggettivamente rilevabili sugli oggetti presi in esame.jiia. le gole e gli orli distinti).it Via Giacomo Leopardi n. l’indicazione esplicita della funzione “per bere” come caratteristica di questo tipo di oggetto non sempre si adatta a tutti gli oggetti che possono essere definiti “ciotole” sulla base delle caratteristiche morfologiche. Vi sono.: +39 (0)81/8280384 . è evidente che i criteri adottati per selezionare le caratteristiche ritenute pertinenti da ciascuno di questi sistemi presenteranno un certo carattere di arbitrarietà. ecc. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. la versione Open Access. Per lo più presentano un’ansa verticale (nell’età del bronzo media e recente spesso fornita di appendice sopraelevata – ansa ad ascia. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . per il livello designato dal termine classe criteri misti (tenendo cioè in considerazione sia i caratteri morfologici che tecnologici in base ai quali determinare la macrofunzione. rientrano perfettamente nella descrizione elaborata da Peroni.) o un manico. diffusi più che altro nell’età del bronzo. quelle a corpo sinuoso. larga e ben articolata. che descrive le ciotole come: “vasi di forma aperta. ovvero di veri e propri flessi. criteri morfologici e funzionali. rispettivamente inferiori (ad es. La ciotola si distingue dalla tazza solo per il diametro più largo (il valorelimite tra ciotola e tazza si aggira attorno ad un rapporto altezza/diametro pari a 1:2).

it Via Giacomo Leopardi n.: 333/2899783 . Anche le scelte terminologiche e di nomenclatura producono un ulteriore condizionamento sull’analisi interpretativa degli oggetti. anfore). vasi a pareti sottili).. è necessario. ceramica sud-gallica. citare. ma che tale livello non appare omologabile al livello tassonomico designato da questo termine nella tassonomia di Peroni. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Identico discorso si può fare per il sistema elaborato dalla Ricci. qualora si sia consultata la versione online. “famiglia tipologica”.: +39 (0)81/8280384 . 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .URL: http://www. 5) di più criteri insieme fra i quali anche quello cronologico (sigillata tardo-italica). “specie”. notiamo analogamente che.jiia.e-mail: dascolia@tiscalinet. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). nel caso in cui l'articolo sia un post-print. e deve essere comprensiva di link all'URL. come: “categoria”. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. Se prendiamo in considerazione il sistema di Morel.+39 (0)81/8278203 – cell. perché costringe ad indicare un criterio di pertinenza che spieghi il nostro interesse per ciascuna caratteristica evidenziata e può provocare. non per questo i criteri scelti per selezionate tali caratteristiche appaiono meno arbitrari. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). la versione Open Access. “tipo”. in una eventuale bibliografia. “genere”. 2) di particolari caratteristiche tecniche (ceramica comune. ecc. di cui si sia presa visione. 4) del materiale con cui sono fabbricati gli oggetti (metallo).La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Possiamo così notare che il termine “classe” designa uno stesso livello tassonomico all’interno delle tassonomie di Morel e della Ricci. “foggia”. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). La citazione dell’e-print OA deve comprendere.Tel. anch’essa a sua volta indicata con precisione variabile (ceramica africana. quindi.106 L’uso del termine “classe” va poi incontro anche ad altre ambiguità: Per definire una classe si usano in genere criteri diversi che tengono conto: 1) della funzione degli oggetti (lucerne.56. se le caratteristiche selezionate come pertinenti appaiono senza dubbio oggettive. “classe”. si pone anche il problema dell’uso di termini identici con valore semantico e funzione logica differenti all’interno di ciascuna tassonomia. l’effetto tautologico di rendere pertinente ogni singola caratteristica morfologica presente in un oggetto senza spiegare il perchè.107 40 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . 3) della provenienza. “serie”. La scelta di aumentare i numero di livelli tassonomici sperando così di cogliere più facilmente negli oggetti le tracce dell’articolazione funzionale non risolve la questione: estremizzare la tendenza all’articolazione tassonomica complica semmai ulteriormente le cose. come risultato estremo. non Open Access).it . impossibile bere con quel tipo di oggetto senza rovesciarsi addosso tutto o in parte il liquido in esso contenuto. Oltre al problema della proliferazione di termini differenti. ceramica di Lezoux). “forma”.

mentre soddisfare tale necessità dovrebbe essere una delle premesse su cui si basa la possibilità stessa di giungere alla definizione di un “paradigma” archeologico unitario.jiia. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.109 Ora. In tal modo la necessità di dialogo tra i diversi ambiti di ricerca viene seriamente messa in discussione.it Via Giacomo Leopardi n. in una eventuale bibliografia. “scodella”. dove l’introduzione di criteri tassonomici statistici e analitici da parte di studiosi come François Bordes e Georges Laplace a partire dagli inizi degli anni ’50 del secolo scorso non ha comunque impedito che il dibattito intorno alla scelta dei criteri tassonomici perduri tuttora con una vivacità non certo inferiore a quella registrabile nell’ambito dell’analisi dei reperti ceramici. come se “essere una ciotola” o “una scodella” fossero proprietà dell’oggetto esaminato. quanto piuttosto di forme. dovremmo constatare che tutti i sistemi. nella misura in cui segnalano caratteristiche effettivamente rilevabili sugli oggetti classificati. e deve essere comprensiva di link all'URL. tra tipi e forme. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. è chiaro. “brocca”.: 333/2899783 .it . qualora si sia consultata la versione online. la versione Open Access. mentre in realtà si assiste spesso a dibattiti in cui ci si interroga. non Open Access).+39 (0)81/8278203 – cell. citare. su che cosa sia una “ciotola” o una “scodella”. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. per il termine “tipo”: Di fronte a talune edizioni di materiali si resta colpiti dalla confusione. di cui si sia presa visione. Il fatto che una certa caratteristica sia oggettivamente 41 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . che spesso si riscontra.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). “coppa”. come vedremo meglio più avanti. quindi. Una seria e approfondita analisi dei presupposti linguistici delle scelte di nomenclatura dovrebbe essere il punto di partenza di queste discussioni. Alcune cosiddette tipologie risultano essere non tanto successioni di tipi. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).108 Questa situazione di potenziale ambiguità semantica viene solo apparentemente attenuata dall’utilizzo dei vari sistemi tassonomici solo in un certo ambito di studi. ecc. Una situazione analoga troviamo d’altronde nell’ambito specifico di analisi dei reperti litici. è necessario. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.Tel. che questo genere di problemi non ha nulla a che fare con la questione dell’oggettività dell’osservazione: se dovessimo infatti esprimere un giudizio sui vari sistemi tassonomici sinora elaborati nell’ambito della classificazione dei reperti. “tazza”.56. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). oltre che. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). Identiche considerazioni possiamo fare per i termini “categoria” e “forma”. Ai problemi generali di tipo terminologico si sommano infine i problemi legati alle scelte di nomenclatura: per avere degli esempi in proposito è sufficiente rimandare alle annose discussioni intorno a quale debba essere l’uso più appropriato di nomi come “ciotola”. nell’ambito di ciascuna delle quali si potrebbero individuare un numero a volte considerevole di tipi morfologici diversi.e-mail: dascolia@tiscalinet.: +39 (0)81/8280384 . ad esempio. “anfora”. sono oggettivi. alla luce di queste considerazioni.URL: http://www.

rispetto ad essi. citare.e-mail: dascolia@tiscalinet. quindi. che già da tempo ha mostrato la sua validità operativa nell’ambito dello studio dei reperti di età romana. portando conseguentemente ad una identificazione più chiara dei livelli funzionali e ad una maggior chiarezza concettuale dell’intero sistema. con funzioni analoghe. nel caso della ceramica. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.jiia. è quello “a tre livelli” elaborato da Andreina Ricci: questo sistema.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).: 333/2899783 . più ampi dei precedenti insiemi (cioè dei tipi). provenienti dallo stesso centro di produzione.: +39 (0)81/8280384 . rilevabile non rende però automaticamente pertinente tale caratteristica. intesa come “insieme di tipi.URL: http://www.it Via Giacomo Leopardi n. di cui si sia presa visione. né il fatto che un certo oggetto sia stato sempre designato con un certo termine rende quel termine più idoneo per svolgere o per continuare a svolgere quel compito all’interno di una tassonomia scientifica.+39 (0)81/8278203 – cell.Tel. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. almeno per quanto riguarda l’analisi dei reperti ceramici. ecc. un campo più limitato di caratteristiche comuni”. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . ottime prospettive di utilizzo anche in altri ambiti. potrebbe offrire. corrispondente alle categorie di oggetti identificati da termini come “brocche”. Seguendo tale schema. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Pur non volendo escludere in assoluto la possibilità di un inserimento di livelli funzionali intermedi. che presentano. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. è necessario. intesi come “insiemi di oggetti ‘reali’ con caratteristiche comuni che rientrano in parametri prestabiliti”.56. “da dispensa”. La “forma”. intesa come insieme di oggetti che mostrano caratteristiche tecniche omogenee. non Open Access). conseguentemente dall’accettazione di questo fatto come conquista positiva.112 identificano variazioni morfologiche interpretabili non più come 42 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .111 designa un livello funzionale più analitico rispetto alla “classe”. designa il livello funzionale più generale.. in una eventuale bibliografia. “da cucina”. la versione Open Access. “coppe”. e deve essere comprensiva di link all'URL. con espressioni come “ceramica da mensa”. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). nel caso in cui l'articolo sia un post-print.110 sembra in questo senso più utile perseguire l’obbiettivo di una semplificazione delle strutture tassonomiche: assumendo come presupposto logico l’inevitabile arbitrarietà dei livelli funzionali identificati. ci si troverebbe costretti a rendere più esplicite le ragioni che hanno condotto all’identificazione di tali livelli. I “tipi morfologici” infine. Una concreta via d’uscita da questa situazione di “babele” concettuale può derivare proprio dall’assunzione di consapevolezza della subordinazione logica del principio di oggettività rispetto al principio di pertinenza e. la “classe”. facendo riferimento a funzioni generali definibili. “bottiglie”.it . Abbandonare il comodo scudo dell’oggettività consentirebbe così di creare sistemi di classificazione basati su criteri dichiaratamente convenzionali e quindi “parziali”. a nostro avviso. Un sistema tassonomico di questo tipo. qualora si sia consultata la versione online.

: +39 (0)81/8280384 .114 2) la seconda definizione di “tipo”.URL: http://www. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Resta ora da affrontare l’analisi del concetto su cui fanno perno le classificazioni tipologiche. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. di cui si sia presa visione. investita di una certa forza socialmente normativa.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). contribuendo così a creare un linguaggio comune tra ambiti paradigmatici differenti.+39 (0)81/8278203 – cell.56. ad esempio. a due differenti concetti di “tipo”: 1) il primo. che si trasmette in vari modi e per vie diverse da individuo a individuo.jiia. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. I l concetto di tipo. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. qualora si sia consultata la versione online.Tel.it Via Giacomo Leopardi n. quindi. da gruppo a gruppo”. 11.it . nel quale ambito è stato elaborato e ha trovato finora applicazione. la versione Open Access. elaborato da Renato Peroni. essenzialmente.113 da ciò viene dedotta la conclusione che “i tipi sono delle astrazioni che teoricamente non si possono illustrare.e-mail: dascolia@tiscalinet. e deve essere comprensiva di link all'URL. si propone come esplicitamente alternativa al concetto elaborato da Peroni: secondo tale definizione infatti. in una eventuale bibliografia. riflesso di differenti funzioni ma riconducibili. il “tipo morfologico […] non coincide con l’ideal-tipo o modello mentale del ceramista […] ma rappresenta un insieme di oggetti ‘reali’ con caratteristiche comuni che rientrano in parametri prestabiliti”. agli usi specifici a cui gli oggetti inseriti all’interno di ciascun livello funzionale potevano essere stati sottoposti. citare. a nostro avviso. è necessario.: 333/2899783 . di poter essere utilizzato come strumento di analisi non solo dei reperti di età storica. intende per “tipo” “un’immagine mentale stabile. elaborata da Andreina Ricci. ovvero il concetto di tipo. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . ma anche nell’ambito dell’analisi dei reperti preistorici e protostorici (ovviamente con un appropriato adeguamento dei criteri necessari per definire i tre livelli tassonomici alle specifiche esigenze sollevate dai manufatti pertinenti a tale ambito di studi). non Open Access). detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). se non scegliendo in modo arbitrario tra le diverse possibilità aperte dalla variabilità del tipo”. Questo modello tassonomico offre anche il vantaggio. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).115 43 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . I sistemi di classificazione tipologica dei manufatti fanno riferimento.

detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). che è bene rendere esplicito. Ogni caratteristica di cui un oggetto materiale è provvisto può comunque ritrovarsi in altri oggetti materiali. Se “ i tipi sono delle astrazioni che teoricamente non si possono illustrare”.: [. da una 44 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .. questa convinzione ci sembra infondata. se quest’ultimo deve non coincidere integralmente con l’esemplare concreto. di cui si sia presa visione. Due oggetti estensionalmente distinti possono di conseguenza condividere un’unica caratteristica. non c’è bisogno di riconoscere identità intensionali distinte per rendersi conto che un oggetto materiale col quale ci si trova in contatto sensoriale è estensionalmente distinto dal proprio corpo ovvero che due oggetti coi quali ci si trova in contatto sensoriale simultaneo sono estensionalmente distinti tra loro. tranne quale? Tranne una qualsiasi? Si può d’altro canto argomentare che quel che io chiamo «identità estensionale» di un oggetto sia una caratteristica e che sia appunto perché in nessun caso due oggetti possono condividere la caratteristica che costituirebbe per ognuno di essi la rispettiva identità estensionale che due oggetti non hanno mai la stessa identità intensionale «assoluta». Prendiamo in esame la prima definizione e partiamo da una giusta osservazione formulata da Giuseppe Pucci. Ora. Ma allora. non ha senso parlare della totalità delle caratteristiche di un oggetto materiale dal momento che in nessun caso si può affermare che tale totalità sia stata stabilita.e-mail: dascolia@tiscalinet. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .it . Ammettiamo tuttavia che abbia un senso il parlare di «totalità» delle caratteristiche di un oggetto. la versione Open Access. Le figure che compaiono nelle tavole di Morel (e che rappresentano la sua tipologia) sono iconiche rispetto ai singoli individui concreti e non rispetto al modello astratto. o due. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Vediamo ora quali conseguenze logiche e quindi operative comporta l’assunzione di ciascuna delle due definizioni.] un problema viene a porsi con forza. è necessario. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). per le ragioni che Luis Prieto indica chiaramente e lucidamente in questo brano: Un’idea che sembra sottintesa nelle discussioni sull’identità degli oggetti materiali e che tende a cancellare la distinzione tra identità estensionale e identità intensionale è che l’identità estensionale di un oggetto materiale non sia altro che la sua identità intensionale «assoluta» e cioè quella definita dalla «totalità» delle sue caratteristiche. citare.]”. 116 A nostro avviso.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).56.Tel. L’idea è a mio avviso doppiamente assurda: da una parte. nasce dalla convinzione che il “modello mentale” debba coincidere con l’“identità intensionale «assoluta» di un oggetto e cioè quella definita dalla «totalità» delle sue caratteristiche”.. e deve essere comprensiva di link all'URL. [. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. non Open Access).: +39 (0)81/8280384 .jiia.URL: http://www. dall’altra..it Via Giacomo Leopardi n. in una eventuale bibliografia. in questo caso.+39 (0)81/8278203 – cell. qualora si sia consultata la versione online. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. quindi. L’impossibilità di porre in relazione precisa gli oggetti reali (intesi come singole occorrenze di un “tipo”) con il “tipo” (inteso come “modello mentale”) di cui si ritiene siano le occorrenze reali. La difficoltà dimostrata da questi sistemi a definire in maniera rigorosa dal punto di vista logico il rapporto tra il “modello mentale” (il tipo) e le singole occorrenze (i reperti) sembra sottintendere un equivoco di fondo. o tre e così via fino a tutte tranne una? E.: 333/2899783 . per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. questa osservazione critica può essere estesa in generale a tutti i sistemi di classificazione che adottano il concetto di “ideal-tipo” come concetto di base..

80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . È ovviamente possibile.Tel.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). indipendentemente da altre sue caratteristiche. che coincide con l’insieme di quelle caratteristiche morfologiche e tecnologiche che l’artigiano stesso ritiene necessario conoscere e tenere presenti per giungere alla realizzazione concreta dell’oggetto. per accertare la coincidenza o la distinzione estensionale tra un oggetto col quale si ha a che fare in un certo momento e un oggetto col quale si ha a che fare in un altro momento basterebbe tenere conto della «caratteristica» che costituirebbe la rispettiva identità estensionale: ora è evidente che non è per nulla così che si procede nei fatti […]. cioè di quelle caratteristiche (e solo di quelle) che egli reputa pertinenti. di cui si sia presa visione. e deve essere comprensiva di link all'URL. possono essere interpretate come il riflesso di scelte non casuali dal parte dell’artigiano. ossia un rapporto tra tipi e repliche:118 Nelle repliche il tipo è diverso dall’occorrenza. se non addirittura probabile.: +39 (0)81/8280384 . in una eventuale bibliografia. purchè siano state rispettate le proprietà pertinenti fissate dal tipo. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). che i nostri “tipi” non coincidano totalmente con i “modelli mentali” ai quali facevano riferimento gli artigiani per la creazione dei manufatti che noi analizziamo. la versione Open Access. Il tipo presenta solo le proprietà essenziali che l’occorrenza deve realizzare per essere giudicata una replica soddisfacente. non possiamo essere del tutto certi che ogni caratteristica che noi reputiamo significativa lo fosse anche per l’artigiano che ha creato l’oggetto o per coloro che lo hanno utilizzato. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. quindi.56. qualora si sia consultata la versione online.URL: http://www. ma dal fatto che. dall’altra.119 L’utilità del carattere statistico delle osservazioni fatte attraverso l’impiego di strumenti tassonomici di analisi sta proprio nella capacità di evidenziare negli oggetti quelle caratteristiche che. 45 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . La citazione dell’e-print OA deve comprendere.117 È quindi errato credere che l’artigiano che ha creato un manufatto avesse in mente un “modello mentale” di oggetto che possa essere considerato come la “somma di tutte le sue caratteristiche”: l’artigiano avrà semmai fatto riferimento ad un “modello mentale”. quanto meno. Quindi le occorrenze di un tipo posseggono caratteristiche individuali che sono irrilevanti ai fini del giudizio di replica. è necessario.+39 (0)81/8278203 – cell. essendo gli oggetti dotati di un numero infinito (o. indefinito) di “identità intensionali”.e-mail: dascolia@tiscalinet. non Open Access). disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).jiia. ciò però non dipende dal fatto che tali “modelli” non coincidono con le loro occorrenze concrete. parte.: 333/2899783 .it . cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.it Via Giacomo Leopardi n. l’affermazione che due oggetti non possono mai essere provvisti della stessa identità intensionale «assoluta» non sarebbe altro che un corollario del fatto che in nessun caso possono essere provvisti della stessa identità estensionale. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). essendo presenti in due o più esemplari. citare. Per questo motivo possiamo definire il rapporto tra “tipo” e “occorrenza” come una “type/token-ratio”. ossia ad un “concetto” (nel senso attribuito a questo termine da Prieto).

nel caso in cui l'articolo sia un post-print.jiia. senza che questo infici in nessun modo il valore di oggettività delle singole osservazioni. più rigorosa sul piano logico la definizione di “tipo” inteso come “ insieme di oggetti ‘reali’ con caratteristiche comuni che rientrano in parametri prestabiliti”.121 Il termine “etico” designa un punto di vista che. in una eventuale bibliografia. in quest’ottica. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. sfruttando le caratteristiche del manufatto nel modo migliore. privilegia un’attenzione esplicita per i problemi 46 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .e-mail: dascolia@tiscalinet. proprio perché rende esplicito il valore convenzionale delle entità concettuali così definite. per noi. ci impedisce di ritenere pertinente tale caratteristica dal nostro punto di vista. ciò nonostante molto spesso tali caratteristiche possono essere interpretate come il riflesso di altre conoscenze più empiriche di cui anticamente si disponeva e che consentivano comunque di attribuire ai manufatti le caratteristiche tecnico-fisiche che noi siamo in grado di rilevare scientificamente.+39 (0)81/8278203 – cell.: +39 (0)81/8280384 . Giunti a questo punto del nostro discorso è opportuno prendere posizione riguardo alla questione se siano da preferire le tassonomie di tipo emico o quelle di tipo etico. risulta. la proposta avanzata dal semiologo Giampaolo Proni di utilizzare nell’analisi semiotica degli oggetti due nuovi concetti: il concetto di utente modello o implicito. Di grande interesse appare. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. citare.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). inteso come “il sistema e il ‘modo di produzione’ dal quale risulta”. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). Molte delle caratteristiche tecnico-fisiche degli oggetti che le analisi archeometriche sono oggi in grado di mettere in risalto non potevano certo essere frutto di conoscenze scientifiche di cui solo oggi è possibile disporre.Tel. qualora si sia consultata la versione online.it Via Giacomo Leopardi n. quindi. non Open Access). Né d’altro canto il fatto che noi non siamo in grado di appurare con certezza se ogni caratteristica presente in un oggetto dipende da una scelta volontaria dell’artigiano che ha prodotto l’oggetto.120 L’utilità dell’impiego di questi concetti anche in ambito archeologico in associazione al concetto di “tipo” inteso come insieme di oggetti ‘reali’ con caratteristiche comuni che rientrano in parametri prestabiliti è evidente e apre molte interessanti prospettive di analisi dei manufatti. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). e deve essere comprensiva di link all'URL. la versione Open Access. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). di cui si sia presa visione. è necessario. e produttore modello o implicito. Per questa serie di ragioni. può produrre il risultato per il quale l’oggetto è costruito”. inteso come “l’utente ideale che.: 333/2899783 . cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.it . postulando l’impossibilità di giungere ad una conoscenza delle categorie concettuali elaborate in antico.56.URL: http://www.

in una eventuale bibliografia.it Via Giacomo Leopardi n.+39 (0)81/8278203 – cell. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). ma da oggetti materiali.it . parole o concetti.jiia. come lui stesso lo definisce. Conoscere infatti. parte da considerazioni di carattere opposto e si pone perciò come obbiettivo prioritario proprio la conoscenza dei modelli sociali di classificazione della realtà materiale adottati nelle società e nelle culture antiche. sforzandosi di penetrare il codice visuale che forniva alle molteplici raffigurazioni.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. quindi.e-mail: dascolia@tiscalinet. più in generale. e deve essere comprensiva di link all'URL.123 Secondo la prospettiva suggerita da Vernant. rendere cioè simili tra loro punti di vista culturalmente diversi. classificatori dei reperti senza preoccupazioni riguardo alla rispondenza dei criteri tassonomici adottati rispetto a quelli utilizzati al momento della creazione e/o della fruizione degli oggetti nelle società antiche. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). Scopo dell’analisi storica non può essere cioè arrivare a “pensare la realtà” come un antico greco o come un antico romano. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. Per comprenderli. Leggere una di queste immagini implica anche che si sia acquisito il modo di guardare greco. e quindi modellavano. così come lo 47 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .122 Il punto di vista “emico”. nell’ambito delle categorie e del quadro mentale che gli erano propri. un processo di “assimilazione”. è il punto di vista adottato da Binford e. dall’approccio “processualista”. gli oggetti] non sono immediatamente trasparenti. la realtà in un determinato modo. non Open Access). L’assunzione di una prospettiva semiotica di analisi del reale ci spinge però a rifiutare questa visione della conoscenza. in base al quale: […] le considerazioni sulla testimonianza archeologica sono contemporanee e non contengono nessuna informazione sul passato. è necessario. qualora si sia consultata la versione online.Tel. che appare chiaramente in sintonia col punto di vista “emico”. Il reperto archeologico non è costituito da simboli. a nostro giudizio. Ora. la versione Open Access. e ritiene quindi necessario che le categorie concettuali elaborate dagli studiosi per la classificazione della realtà materiale riflettano in qualche modo le categorie antiche. il processo cognitivo è quindi.56. di cui si sia presa visione. agli occhi dei contemporanei la loro immediata leggibilità […]”. Leggere uno di questi testi presuppone l’essersi a poco a poco formato il modo di pensare simile a quello di un Greco. il problema che i sostenitori del punto di vista “emico” devono comunque risolvere è di natura simile a quello che Jean-Pierre Vernant ha affrontato in questo brano: “I testi scritti e i documenti figurati [e. ma semmai arrivare a comprendere come e perché un antico greco o un antico romano o un uomo del neolitico “pensavano”. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). citare.: 333/2899783 . non significa assimilare. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . nel caso in cui l'articolo sia un post-print. bisogna aver assimilato […] le tecniche che permettono di decifrarli. ben rappresentato dalle posizioni teoriche di Hodder.URL: http://www.: +39 (0)81/8280384 . possiamo aggiungere.

Conoscere non significa perciò annullare la distanza che ci separa da ciò che è diverso da noi. conclusivo) del nostro percorso di analisi delle categorie concettuali impiegate in ambito archeologico come strumenti di frammentazione della realtà materiale ci riconduce al concetto di “oggetto”. ma di riuscire a comprendere il “testo archeologico” come riflesso materiale delle categorie concettuali utilizzate in antico da coloro che hanno realizzato tale testo. siamo ora in grado di indicare con maggior lucidità le ragioni per cui abbandonare l’apparentemente sicuro rifugio dell’oggettività dell’osservazione non significhi 48 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).e-mail: dascolia@tiscalinet. in una eventuale bibliografia. nell’ambito del presente lavoro. non potremmo in nessun modo evitare di accrescere il valore semantico. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . citare. qualora si sia consultata la versione online.: 333/2899783 . Al tempo stesso.jiia. In quest’ottica. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). non Open Access). le ragioni per cui l’idea di “oggetto” suggeritaci dal senso comune non può essere utilizzata come strumento concettuale adeguato ad un analisi scientifica della realtà materiale appaiono ora più chiare. se anche decidessimo (come abbiamo visto con l’esempio del termine “dolium”) di adottare una di queste categorie come strumento di analisi. Infatti. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). quindi.it Via Giacomo Leopardi n.: +39 (0)81/8280384 . e deve essere comprensiva di link all'URL. chiedersi quale dei due approcci sia più idoneo per lo studio della realtà materiale concepita come riflesso delle società antiche diventa un quesito. di tale categoria proprio attraverso la nostra scelta di assumerlo come strumento cognitivo.URL: http://www. 12. arrivando così a conferire a tale oggetto una propria identità. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. e quindi concettuale. Il “testo archeologico” come ipertesto: dalla realtà materiale agli oggetti. ma semmai esaltarla percorrendo lo spazio fisico e mentale che ci separa dall’oggetto delle nostre osservazioni. in buona sostanza.+39 (0)81/8278203 – cell. Superata la soglia concettuale rappresentata dal concetto di “tipo”.Tel. la versione Open Access. Al termine di tale percorso. Ciò significa che il nostro interesse per la comprensione delle categorie concettuali con cui in passato “concepiva” la realtà non implica quindi necessariamente l’adozione di tali categorie come nostro strumento cognitivo. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). di cui si sia presa visione. scopo dell’indagine archeologica non è quello di arrivare ad “usare” gli oggetti imitando le modalità di impiego di coloro che li hanno creati e/o utilizzati in antico. privo di senso: non esiste infatti atteggiamento più “etico” di chi ritiene di poter assumere un punto di vista autenticamente “emico”.56.it . per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. è necessario. il passo successivo (e.

ma tutti legittimi. quindi. intendendo per ipertesto: […] un documento nel quale qualsiasi parte del testo può essere legata a qualsiasi altra del documento stesso o di un altro documento [.+39 (0)81/8278203 – cell. automaticamente assumere un approccio relativistico al problema della conoscenza.Tel.124 L’ipertesto è quindi un modello testuale che offre al lettore la possibilità di seguire al suo interno una serie di percorsi di lettura differenti.56. La scelta del percorso dipenderà dalle preferenze e dalle conseguenti scelte compiute da ogni singolo lettore.: +39 (0)81/8280384 . sia ai singoli frammenti di realtà materiale che l’osservazione analitica è stata capace di individuare.. Ciò consente di unificare gli strumenti concettuali di lettura e di analisi dei singoli frammenti di realtà materiale (a prescindere dal livello tassonomico di frammentazione in cui ci troviamo ad agire) in un percorso coerente di analisi testuale in cui ogni singolo frammento di realtà materiale viene isolato (concettualmente e fisicamente) dalla nostra attenzione. l’analisi della realtà materiale concepita come un “tutto” può avvalersi con profitto degli strumenti di analisi di tipo ipertestuale. la versione Open Access. Una lettura ipertestuale del “testo archeologico” non può però fare a meno di ricondurre l’insieme di azioni eterogenee che vari tipi di agenti (antropici o naturali) esercitano verso la 49 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . In assenza della possibilità di cogliere nella realtà materiale i segni inconfondibili di una strategia testuale unitaria riferibile ad un unico “autore empirico”. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). La citazione dell’e-print OA deve comprendere.URL: http://www. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. in una eventuale bibliografia.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). qualora si sia consultata la versione online. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .: 333/2899783 . per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. assumendo così il valore di testo autonomo e trasformando contemporaneamente ciò che gli sta attorno in “contesto”. è necessario. Abbiamo visto che è possibile assimilare il concetto di testo archeologico a quello di testo semiotico . detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). ma implichi semmai l’adozione di una prospettiva di indagine che àncori saldamente i presupposti cognitivi che caratterizzano l’analisi archeologica della realtà materiale a presupposti cognitivi più generali. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. non Open Access). e deve essere comprensiva di link all'URL.it Via Giacomo Leopardi n.] In questo modo la lettura non è sequenziale.e-mail: dascolia@tiscalinet. citare.. ma può offrire percorsi personalizzati a seconda di quale aspetto ci interessa di più. di cui si sia presa visione. assumendo il concetto di “testo semiotico” come concetto-base nella descrizione della realtà materiale. ossia da ciò che ciascun lettore vuole chiedere o sapere dal testo.jiia. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).it . Tale modello offre il grande vantaggio di poter essere applicato sia alla realtà materiale concepita come un “tutto” ancora indistinto. spesso alternativi tra loro.

e deve essere comprensiva di link all'URL. in una eventuale bibliografia. coerente) azioni eterogenee che altrimenti rischierebbero di disarticolare la lettura del “testo archeologico” in una serie di rivoli interpretativi.+39 (0)81/8278203 – cell. citare. meglio. quindi.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). nel caso specifico del “testo archeologico”. Anche in questo caso il modello ipertestuale sembra il modello testuale che consente di gestire più facilmente questo genere di difficoltà. il paradigma precede sempre la lettura e l’interpretazione dei dati e ne è quindi il presupposto). detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). realtà materiale all’interno di un concetto unitario di “autore”.URL: http://www. Anche in ambito archeologico può quindi essere utilizzato con profitto il concetto di Autore Modello.: 333/2899783 . non Open Access). di linearità nella disposizione delle singole unità significanti (i manufatti o le unità stratigrafiche). dall’altro lo obbliga ad indicare preventivamente i criteri in base ai quali verrà poi scelto il percorso interpretativo di analisi (coerentemente col principio che la teoria o. inteso. quindi. qualora si sia consultata la versione online. la versione Open Access. All’interno di tale modello infatti oggetti e/o 50 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . traducendo i dati in un insieme di strategie di lettura identificabili col concetto di Lettore Modello (il “paradigma” archeologico). se da un lato offre all’archeologo la possibilità di scegliere il percorso di lettura che egli preferisce seguire in base a ciò che intende mettere in evidenza.it Via Giacomo Leopardi n.it . L’assunzione del modello ipertestuale consente inoltre di superare altre difficoltà che la particolare forma materiale del “testo archeologico” pone all’archeologo dal punto sia procedurale che interpetativo. ad esempio.56. di cui si sia presa visione. come l’“ipotesi interpretativa” che il Lettore Empirico (l’archeologo) deduce dai dati di cui può disporre in seguito alle proprie indagini riguardo all’insieme degli agenti che hanno prodotto la forma specifica di un determinato “testo”. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). I concetti di Autore e Lettore Modello (parallelamente a quelli di Autore e Lettore Empirico) possono così essere utilizzati anche in ambito archeologico con la funzione di strategie testuali che consentono di organizzare all’interno di un concetto unitario (e. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi.jiia. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.: +39 (0)81/8280384 . nel caso in cui l'articolo sia un post-print. è necessario. L’assenza. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.Tel. è un esempio lucidamente concreto di strategia di lettura unitaria del “testo archeologico”. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).125 Il tentativo compiuto da Harris di rendere ragione delle molteplici forme che la realtà materiale può assumere riconducendo tale molteplicità all’interno di un unico sistema interpretativo costituito dall’insieme delle “leggi della stratigrafia archeologica”.e-mail: dascolia@tiscalinet.

cioè un’opera che presuppone la “possibilità di essere interpretata in mille modi diversi senza che la sua irriproducibile singolarità risulti alterata”. per le loro caratteristiche o per ragioni co-testuali (cioè sulla base dei rapporti intercorrenti con altri elementi della dimensione testuale di riferimento).it Via Giacomo Leopardi n.URL: http://www. appaiono particolarmente significativi e meritevoli di un’indagine più approfondita. occorre. e deve essere comprensiva di link all'URL. assumono la funzione di link (o “puntatori”). non Open Access).: +39 (0)81/8280384 . ma. citare. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).it . estendere la gamma di potenzialità semantiche loro attribuibili all’ambito delle funzioni simboliche. Questa definizione concettuale degli oggetti ci aiuta inoltre a strutturare in maniera più coerente ed organica anche il rapporto tra le varie potenzialità funzionali che gli oggetti sono in grado di esprimere. Per interpretare il valore semantico degli oggetti bisogna allora ricordare che: Questi significati degli oggetti dipendono da regole depositate nel bagaglio di una cultura. è soggetta ai “limiti dell’interpretazione”.56. al tempo stesso. non più connotata negativamente. di cui si sia presa visione.126 ma che. da un lato essi perdono certamente la monolitica solidità delle loro proprietà “oggettive”. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. in una eventuale bibliografia.Tel. in quanto motivata e strutturalmente organizzata dal modello stesso. Se non si conosce questa cultura è difficile trovare il significato. benchè arbitraria. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). è necessario. In questo modo il “testo archeologico” assume connotati simili a quelli di un’opera aperta. ad esempio. All’interno del modello ipertestuale.: 333/2899783 . la versione Open Access.e-mail: dascolia@tiscalinet. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). quindi. anche l’interazione attiva tra l’archeologo e il “testo archeologico” risulta. qualora si sia consultata la versione online. Sono perciò detti talvolta 51 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .+39 (0)81/8278203 – cell. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . come giustamente ricorda Hodder criticando la tendenza al riduzionismo mostrata dall’archeologia processuale. essendo anch’essi concepibili e quindi analizzabili come “microtesti”. cioè di altrettante “finestre” la cui apertura può consentire varie possibilità di approfondimento dell’indagine. dall’altro.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). strutture che. Se infatti la funzione pratica degli oggetti occupa senza dubbio il livello primario della dimensione semantica all’interno della quale si muovono gli oggetti. si aprono alla lettura delle “infinite identità intensionali” che li caratterizzano: gli strumenti di analisi archeometrica. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. consentono all’archeologo di estendere la propria indagine fino all’ambito di frammentazione testuale della realtà materiale rappresentato dalla dimensione microscopica della materia.jiia.127 Adottando questo modello anche per l’analisi dei singoli oggetti. nel caso in cui l'articolo sia un post-print.

risultano così connessi tra loro da rapporti semiotici che si snodano sia su un piano sintagmatico che su un piano paradigmatico. Gli oggetti. anche all’interpretazione funzionale degli oggetti.it . partendo dall’individuazione delle “tendenze”.it Via Giacomo Leopardi n. e quindi gerarchica. la codifica funzionale delle varie tipologie di manufatti (che diventano così espressione culturale della società che li ha prodotti e/o impiegati). l’archeologia può costruire una struttura concettuale che riesca a rendere ragione sia delle specifiche manifestazioni materiali riconducibili a dinamiche sociali sia del contributo che gli individui possono portare nella messa in atto concreta di tali dinamiche.jiia. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. inseriti in concreti e specifici “testi archeologici”. dall’altro però non bisogna dimenticare che. quindi. Categorizzando la gamma di possibilità funzionali che.: 333/2899783 . per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.128 È con questa avvertenza logica che il concetto di arbitrarietà che caratterizza i segni in generale appare efficacemente applicabile. la versione Open Access.56. in cui non appare sempre chiaro il rapporto di dipendenza logica. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Come in linguistica il rapporto tra le unità del linguaggio si può sviluppare sul 52 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .e-mail: dascolia@tiscalinet. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . Da ciò consegue la difficoltà che caratterizza i tentativi di creare classificazioni tipologiche basate su criteri esclusivamente funzionali o su criteri morfologico-funzionali. attraverso i vincoli stabiliti dalle convenzioni sociali.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).: +39 (0)81/8280384 . in una eventuale bibliografia. a differenza del simbolo verbale. tenendo conto delle potenzialità di rifunzionalizzazione connotativa che le funzioni simboliche possono proiettare sugli oggetti. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. tra il criterio morfologico e quello funzionale. non Open Access). citare. a livello individuale. non può essere giustificata facendo riferimento esclusivamente a condizionamenti deterministici di natura pratica. giunge a cogliere i segni materiali dei “fatti”. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). in molti casi. Per questo motivo oggetti che possono svolgere identiche funzioni pratiche possano presentare un elevato grado di variabilità morfologica (come dimostrano molti lavori di classificazione tipologica) che. di cui si sia presa visione. e deve essere comprensiva di link all'URL. simboli : in essi il rapporto tra oggetto e significato finisce per dipendere da un abito convenzionale benchè non arbitrario. è sempre possibile un uso arbitrario degli oggetti.URL: http://www. qualora si sia consultata la versione online. è necessario. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). intendendo per “arbitrario” un uso non rispondente alle funzioni specifiche per cui un determinato oggetto è stato creato.Tel. Se da un lato occorre riconoscere che è a livello sociale che avviene. in una certa misura.+39 (0)81/8278203 – cell. che si presenta come retto da convenzione arbitraria.

può forse risultare utile riproporre in forma sintetica il percorso che abbiamo voluto seguire. definibile come l’insieme di rapporti classificatori e. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. utilizzando anche il concetto semiotico di valore. essere ancora giunta alla definizione di un paradigma unitario. spesso. che è quello della catena parlata.Tel. è possibile comprendere ed interpretare correttamente le differenti e. di cui si sia presa visione. che esprime la relazione esistente tra il singolo segno e tutti gli altri segni appartenenti ad uno stesso sistema. cioè quella fase di crisi in cui l’archeologia tradizionale (cioè la scienza normale e con essa il vecchio paradigma) è entrata in seguito alla rivoluzione processualista. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.56. più in generale. associativi che lega tra loro gli oggetti. e ciò sia nel caso che tale valore si esaurisca nelle sole funzioni pratiche (ammettendo che una tale ipotesi possa effettivamente e concretamente verificarsi). detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). contemporaneamente.it . sia ogni qual volta vengano attribuite agli oggetti valenze semantiche che vanno al di là della semplice funzione primaria.+39 (0)81/8278203 – cell.e-mail: dascolia@tiscalinet.: 333/2899783 . sul piano paradigmatico.it Via Giacomo Leopardi n. qualora si sia consultata la versione online. Giunti. definibile come “il totale risultante dall’associazione di un significante a un significato” assume così realmente il valore di frammento della realtà materiale dotato di senso.: +39 (0)81/8280384 . e deve essere comprensiva di link all'URL. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). piano sintagmatico. così il rapporto tra gli oggetti si sviluppa sul piano sintagmatico rappresentato dalla loro collocazione reale nei singoli contesti d’uso e. a nostro avviso. finalmente. quindi. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). citare. Infine. Siamo partiti dalla constatazione che l’archeologia non pare. 53 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . nel caso in cui l'articolo sia un post-print. Lo stesso modello paradigmatico proposto da Renfrew e Bahn può ora assumere il senso più compito di modello di lettura ipertestuale della realtà materiale.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). complesse dinamiche che determinano il valore semantico degli oggetti. al termine del presente lavoro. CONCLUSIONI. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .URL: http://www. Ogni oggetto. e sul piano paradigmatico. la versione Open Access. che è il piano delle associazioni . non Open Access). In questo senso è quindi lecito affermare che essa si trova ancora in quella fase che Kuhn ha definito scienza straordinaria. è necessario.jiia. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. in una eventuale bibliografia.

il modello paradigmatico che ci è parso rispondere meglio alla definizione di paradigma unitario è quello proposto dagli archeologi Colin Renfrew e Paul Bahn col nome di “archeologia cognitivo-processuale”. inteso come il problema della conoscenza considerato dal punto di vista del soggetto che esercita l’atto conoscitivo. come modello testuale unitario. ci è parso legittimo affermare che anche l’archeologia. in base al quale si potrà stabilire se le “risposte” ottenute sono vere o false rispetto alla realtà stessa. Il principio di pertinenza regola il rapporto tra conoscenza e soggetto della conoscenza.Tel.129 può ed anzi deve essere concepita come una semiotica della realtà materiale. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. è necessario.e-mail: dascolia@tiscalinet.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . Il ribaltamento della priorità logica tra i principi di pertinenza e di oggettività deve assumere quindi un ruolo fondamentale nel tentativo di giungere ad una definizione chiara e rigorosa degli strumenti concettuali da impiegare per condurre un’analisi archeologica della realtà materiale.URL: http://www. la versione Open Access. quindi. in una eventuale bibliografia. Essendo la semiotica la disciplina che ha assunto come problema specifico il problema della pertinenza della conoscenza.jiia. abbiamo cercato di mostrare quali vantaggi possano derivare da un approccio unitario all’interpretazione della realtà materiale. citare.: 333/2899783 . nella misura in cui “prende come punto di partenza il principio secondo cui verità e pertinenza concorrono alla validità di una conoscenza”. di cui si sia presa visione.: +39 (0)81/8280384 . Tra le diverse proposte paradigmatiche che si confrontano nell’ambito dell’attuale panorama teorico. in base al quale devono essere definite le “domande” che l’archeologo intende porre alla realtà materiale. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). e deve essere comprensiva di link all'URL. l’ipertesto. qualora si sia consultata la versione online. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). Partendo da tali presupposti. regolato da due principi fondamentali: 1) principio di pertinenza . nel caso in cui l'articolo sia un post-print. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. non Open Access). abbiamo cercato di giungere ad una più coerente definizione di testo archeologico utilizzando. Abbiamo quindi cercato di mostrare come tale modello possa essere utilizzato per sottoporre ad una lettura 54 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli .+39 (0)81/8278203 – cell. che renda ragione della complessità semantica di cui tale realtà è dotata. il principio di oggettività quello tra conoscenza e oggetto della conoscenza. 2) il principio di oggettività.56.it Via Giacomo Leopardi n. Tale modello concepisce l’indagine archeologica come un dialogo tra l’archeologo e la realtà materiale.it . Giudicando inadeguata la proposta di “svolta testuale” avanzata da Ian Hodder.

La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). questa volta dotato di metodo. it.e-mail: dascolia@tiscalinet. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. trad. 212. nell’ambito dell’archeologia classica. nel momento in cui l’arrivo torna ad essere un nuovo punto di partenza.Tel.ssa Andreina Ricci. con grande pazienza e cortesia. 9-10. p. in cui è sempre presente un’esplicita attenzione per le implicazioni semiotiche della ricerca archeologica. p. it. 1994. in questo modo. 3 CLARKE 1973. con grande disponibilità. in una eventuale bibliografia. La consapevolezza del rapporto intercorrente tra archeologia e semiotica si è da tempo manifestata nella produzione scientifica di studiosi quali Giuseppe Pucci (si vedano.it . pp.131 NOTE Desidero ringraziare la Redazione della Rivista. testuale tutti i livelli di frammentazione concettuale che. trad. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. 1995. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. la versione Open Access. in questo senso. di vari esponenti della scuola archeologica polacca (particolarmente significativi in tal senso: PALUBICKA/TABACZYNSKI 1986. della rivista Hephaistos).jiia. giovandosi di teorie e metodi dell’antropologia storica e della semiotica” (MAISCHBERGER 2000. quindi.it Via Giacomo Leopardi n. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).URL: http://www. o Stanislaw Tabaczynski e.130 Concludiamo citando una riflessione sul concetto e sul valore del metodo. così come i lavori di 55 (!) JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . insieme ad altri studiosi della stessa Università.56. 3. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). […] Il metodo non può costituirsi che nella ricerca: non può venire alla luce e formularsi che in seguito. citare. sia come “testi” individuali dotati di senso e struttura autonomi.+39 (0)81/8278203 – cell. per aver accettato. in particolare: PUCCI 1983. 2 KUHN 1970. È necessario ricordare che Kuhn. 76). espressa dal sociologo Edgar Morin. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). che ne portassi a termine la revisione. nella quale abbiamo trovato una sintesi efficace delle motivazioni che ci hanno guidato durante l’elaborazione e la stesura del presente lavoro: All’origine la parola metodo significa cammino. i contributi di alcuni esponenti dell’Università di Amburgo: Burkhard Fehr e Lambert Schneider in particolare (editori. 2000). 1978. 4 TERRENATO 2000b. più in generale. Va inoltre affermandosi. non Open Access). bisogna accettare di camminare senza sentiero. di tracciare il sentiero nel cammino.: 333/2899783 . 1 RENFREW/BAHN 1991. di cui si sia presa visione. per aver accolto questo mio contributo nei “Quaderni” e per aver atteso. nel suo post scriptum del 1969. ammette di aver attribuito al termine “paradigma” 34 significati diversi. possono essere concepiti sia come frammenti di una realtà più complessa (la realtà materiale concepita come un “tutto”). Il principio cognitivo secondo cui “oggetti ed eventi lasciano segni sui nostri corpi e noi intenzioniamo e diamo senso agli oggetti e agli eventi” diventa così un principio fondante per l’indagine archeologica ed è sulla base di questo presupposto cognitivo che è possibile concepire l’approccio tra l’archeologo e la realtà materiale nei termini di analisi indiziaria. un interessante settore di ricerca che utilizza la semiotica come strumento di analisi dell’arte greca e romana: significativi. qualora si sia consultata la versione online. TABACZYNSKI 1998. e deve essere comprensiva di link all'URL. “[…]su aspetti della scultura greca […] o gruppi di monumenti […]. 5 PRIETO 1989. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . 1993. di sottoporre ad un esame critico la prima stesura del presente lavoro: le sue osservazioni sono state per me determinanti nel tentativo di giungere a dare a questa mia “fatica” una struttura logica più coerente. Qui. Un ringraziamento particolare va inoltre alla Prof. p. 1996). è necessario.: +39 (0)81/8280384 .

trad. 13 MINSKY 1989. 16 RENFREW/BAHN 1991. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. 1995. 11 Ricordiamo che. in particolare: HÖLSCHER 1987. p. non esiste ancora oggi accordo unanime sulla riuscita di tale operazione.: 333/2899783 . pp. it. ai due termini deve essere attribuito un differente valore semantico.Tel. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). 21 DALLA CHIARA/TORALDO DI FRANCIA 2000. e a Saussure per quello linguistico” (CALABRESE 2001. 10 MINSKY 1989. it. pp. 20 DALLA CHIARA/TORALDO DI FRANCIA 2000. trad. Il presente lavoro intende assumere come valida questa seconda opzione: al termine “semiotica” verrà quindi attribuito il valore cognitivo originariamente assegnato da Peirce a tale concetto (per un approfondimento della “semiotica cognitiva” di Peirce. 56 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . citare. di cui si sia presa visione. Nel suo ultimo saggio (ECO 1997). 58. Anche il dibattito su quale valore semantico debba essere attribuito ai termini ‘semiotica’ e ‘semiologia’ non si è ancora del tutto spento: se da un lato infatti abbiamo il pronunciamento della carta costitutiva della International Association for Semiotic Studies-Association Internationale de Sémiotique. secondo l’opinione di autorevoli studiosi.it Via Giacomo Leopardi n. a nostro avviso. un repertorio di interessi non ancora unificato e forse non del tutto unificabile” (ECO 1975. È però necessario ricordare che. p. 172. p.56. 167. pp. 23 BONFANTINI 2000. it. si veda il fondamentale: MATURANA/VARELA 1980. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. che risale a Peirce per il suo lato filosofico. Per un’introduzione al problema della definizione del ruolo dell’osservatore in fisica. p. it. Per un approfondimento delle implicazioni cognitive dell’assunzione del carattere intrinsecamente soggettivo della conoscenza come elemento peculiare della “funzione cognitiva in generale”. 1994. 478. p. A questo interrogativo non è stata data una risposta univoca. 20. pp.jiia. come domanda preliminare al suo tentativo di “esplorare le possibilità teoriche e le funzioni sociali di uno studio unificato di ogni fenomeno di significazione e/o comunicazione”. secondo Minsky. 3. in una eventuale bibliografia.e-mail: dascolia@tiscalinet.: +39 (0)81/8280384 . 7 KUHN 1962. è necessario. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). 8). 6 Col termine “semiotica” vogliamo fare riferimento “[…] a una disciplina del tutto contemporanea. 170-171. 1995. Ancora nel 1975 Umberto Eco poneva. 15 RENFREW/BAHN 1991. a circa cento anni dalle prime proposte di definizione della semiotica in termini di disciplina autonoma (formulate in campo linguistico da Ferdinand de Saussure e in campo filosofico da Charles Sanders Peirce). 1-7.URL: http://www. la mente è “semplicemente ciò che fa il cervello” (MINSKY 1989. la versione Open Access. ma è frutto di un nostro autonomo esame critico del testo. si veda il fondamentale: WITTGESTEIN 1969. 239-240. 26 PRIETO 1989. 12 MINSKY 1989. il termine “semiotica” circoscriverà quindi un ambito semanticamente più ampio rispetto a quello a cui fa riferimento il termine “semiologia”. 9 Per una “teorizzazione della ricerca di informazione attraverso domande”. si veda: PEIRCE 1980). che si è espressa in favore dell’uso del termine ‘semiotica’ come equivalente a ‘semiologia’ (ECO 1975. 651. Utilizzato in questo senso. quali ad esempio Hjelmslev (1943) e Greimas (1970). p.it . in particolare: HINTIKKA/HINTIKKA 1983. p. pp. pp. meno legittima. 11-12. 442. 13). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . 20). l’interrogativo “se la semiotica sia una DISCIPLINA specifica col proprio oggetto e i propri metodi o un CAMPO di studi. cit. trad. 8. trad. pp. p. p. 29-42. 72. p. qualora si sia consultata la versione online. Per una riflessione sullo “statuto di certezza” che si tende ad attribuire alle convinzioni dettate dal “senso comune”. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. 8 RENFREW/BAHN 1991. p. si veda. p. intesa come “scienza della comunicazione” (MOUNIN 1970). 19 DALLA CHIARA/TORALDO DI FRANCIA 2000. ponendo particolare attenzione ai problemi legati alla categorizzazione del reale. ma esalta semmai le potenzialità e il valore della “macchina testuale” creata da Renfrew e Bahn. 13-14.+39 (0)81/8278203 – cell. 17 DALLA CHIARA/TORALDO DI FRANCIA 2000.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). p. settore cruciale della riflessione epistemologica contemporanea. Umberto Eco propone un esame articolato e stimolante delle implicazioni cognitive dell’approccio semiotico al problema della conoscenza. 171-172. 25 PRIETO 1995. p. in: DALLA CHIARA/TORALDO DI FRANCIA 2000. 24 LOTMAN 1985. 14 È opportuno precisare che l’analisi strutturale del manuale di Renfrew e Bahn che abbiamo voluto proporre non è stata esplicitamente suggerita dagli Autori. Tonio Hölscher e Richard Brilliant nell’ambito dell’analisi dell’arte romana (si vedano. 171. si veda: HEISENBERG 1958. p. 1995. né sulla sua opportunità. 13). 27 VOLLI 2000. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). non Open Access). Il fatto che la lettura da noi proposta possa andare al di là delle stesse intenzioni espresse dagli stessi Autori non solo non la rende. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. e deve essere comprensiva di link all'URL. 1995. 18 RUSSELL 1966. quindi. 22 PRIETO 1995. BRILLIANT 1984).

1991. 10. it. 136-148). p. si vedano: HJELMSLEV 1943. p. si vedano: BARKER 1977. trad. 32 PRIETO 1995. 58. trad. it. pp. p. 54 BARTHES 1964. pp. trad. 60 STAROBINSKI 1974. 35 CARANDINI 1991. Segnaliamo la presa di posizione espressa dall’archeologo danese Klavs Randsborg contro la validità di un approccio testuale all’analisi archeologica della realtà materiale. p. 54-57. si vedano: BERNARDI 1992. 1991. dipendente dal suo rapporto con gli altri pezzi di carta. it. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). 55. CARANDINI 1991. 50 SAUSSURE 1922. 87. 79. p. trad. indiscriminato o inappropriato in ambito archeologico di strumenti concettuali elaborati in altri ambiti. 37 Per un esame dei principi teorici e delle pratiche che caratterizzano la cosiddetta “archeologia del paesaggio”. 150. 1968. 38 Per un esame dei problemi legati alla scelta delle pratiche di scavo. faremo riferimento in particolare alla definizione di “codice” proposta da Umberto Eco in: ECO 1975. 64. 1991. trad. citare. 186). it. 39 CREMASCHI 2000. trad.: +39 (0)81/8280384 . 149-150. it. 40 CARANDINI 1991. 56 Per chiarire la natura di questo rapporto. 85-88. trad. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). pp. 58 VOLLI 2000. 52 BARTHES 1964. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. p. trad. p. 44 SAUSSURE 1922. pp. p. CARVER 1983. CARVER 1983. comunque ricca di stimoli di indubbio interesse. 1992. Ora. BARTHES 1964. trad. p. it. la versione Open Access. pp. è necessario. 36 Per un esame dei problemi legati alla definizione del concetto di “sito archeologico. si rimanda alla lettura di: HODDER 1986. di cui si sia presa visione. 1991. anche se questo è poco realistico quando si arriva allo stadio dell’interpretazione e dell'integrazione delle informazioni storiche” (RANDSBORG 2000. 1992. it. trad. trad. 42 Sul quale abbiamo già avuto occasione di riflettere in: SIRIGU 1999. 1981. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). pp. 61-62. 59 VOLLI 1994. trad. p. 51 SAUSSURE 1922.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). it. 55 SAUSSURE 1922. p. p. 256-284. 81. it. it. 142. 1991. 53. p. 6. 137-138. it. HARRIS 1979. 1992. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. trad. ECO 1975. HARRIS 1979. 1992. trad. 139-141.URL: http://www.56. come per esempio è il caso recente dell’archeologia ispirata alle teorie e ai metodi dell’antropologia storica. p. nonostante ciò. quindi. 13-14. Se prendiamo un foglio di carta e lo ritagliamo in pezzi. it. 62 BARTHES 1964. 1-42. p. p. pp. 34 TERRENATO 2000a. 206. in ciascuno di essi rimarrà invariato il rapporto interno esistente tra il diritto e il rovescio del foglio (cioè il rapporto tra “significante” e “significato”) (SAUSSURE 1922. che simboleggiano i singoli segni). 53. 41 CARANDINI 1991.jiia. 1961. trad. 47 SAUSSURE 1922. pp. 43 Per quanto riguarda la definizione del concetto di “codice semiotico”. p. 46 BARTHES 1964. 31 CASETTI 1994. dall’altro ci pare altrettanto scorretto mostrare un atteggiamento di chiusura pregiudiziale nei confronti di qualunque possibilità di approccio testuale all’analisi interpretativa del dato materiale. CAMBI/TERRENATO 1994. pp. trad. p. 90-92. 49 ECO 1975. 48 PEIRCE 1931-1935.Tel. La citazione dell’e-print OA deve comprendere.it Via Giacomo Leopardi n. 61 HJELMSLEV 1943. e deve essere comprensiva di link all'URL. 57 BARTHES 1964. pp. 1992. 1992. 1992. 33 Troviamo una acuta riflessione sul tema filosofico del rapporto intercorrente tra i concetti di “essere” e “nulla” in: ECO 1997. CAMBI/TERRENATO 1994. 105. 30 CASETTI 1994. it. pp. it. 1992. pp. 28 Per un esame approfondito della proposta di Hodder. 1991. trad. 85-86. 76-81. se da un lato pare anche a noi necessario mettere in guardia dall’uso metodologicamente scorretto. 29 LOTMAN 1985. qualora si sia consultata la versione online. 1980. 45 Per un approfondimento analitico del significato di tale concetto. p. p. in una eventuale bibliografia.it . nel caso in cui l'articolo sia un post-print.e-mail: dascolia@tiscalinet. pp. 52-65.+39 (0)81/8278203 – cell. 34-44. 135. otterremo degli elementi (i singoli pezzi. si vedano: BARKER 1977. CARANDINI 1991. 99. Randsborg sostiene che “l’utilizzo in archeologia di termini e concetti presi a prestito da [discipline che si basano su dati testuali]. trad. 57 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . rappresenta un serio e fondamentale problema” e che “dovrebbe essere un dogma dell’archeologia evitare l’uso di termini derivati da discipline di tipo testuale. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . 137. it. it. it. Saussure utilizza l’esempio del foglio di carta. it. BERNARDI 1992. 45. pp. non Open Access).: 333/2899783 . Ciascun elemento ottenuto in seguito a questo atto di frammentazione del foglio avrà un valore. 53 BARTHES 1964.

e-mail: dascolia@tiscalinet. p. 1985. it. in particolare: WITTGENSTEIN 1953. FREGE 1988. p.jiia. 82 TARSKI 1978. 72 Troviamo stimolanti esempi di analisi del concetto di “distanza” visto come elemento positivo e/o negativo dell’approccio conoscitivo al passato in: LÉVI-STRAUSS 1983. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). i cui membri spettano invece alla stessa realtà .. 2. p. quindi. 94 PRIETO 1995. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. 77 BARTHES 1982. i cui membri spettano ad una realtà distinta da quella a cui spettano le classi stesse e. 74 LEONARDI 1991. ALINEI 1996. 257. p. 1969. p. trad. 2000.: +39 (0)81/8280384 . 1985. 85 PRIETO 1995. p. trad. 80 Per evitare possibili equivoci terminologici. 91 OSTIA III. 138. trad. 140. trad. pp. 456. si rimanda alla lettura integrale del fondamentale articolo di Roland Barthes. citare. 66 BLOCH 1959. 7. pp. p. p. 137. p. si rimanda a: ECO 1975. 256-284. qualora si sia consultata la versione online. p. 5. it. it.: 333/2899783 . 78 Si veda in proposito la critica mossa da Giuseppe Pucci nei confronti dell’assenza di descrizioni verbali dei tipi nella tipologia della ceramica campana elaborata da Jean-Paul Morel e del conseguente uso esclusivamente e ambiguamente ostensivo dei disegni (PUCCI 1983. è necessario. pp. non Open Access). 67-68. Quine. 68 BLOCH 1959. nello stesso momento. Per un’analisi del concetto di “atto linguistico” si vedano: AUSTIN 1975 e SEARLE 1969. it. 87 TARSKI 1978. Per un approfondimento di questo genere di problemi.Tel. 73 Per un esame approfondito dei presupposti e dei risultati raggiunti in questo stimolante e complesso campo d’indagine. O. 84 MONDADORI/D’AGOSTINO 1997. 140. it. si vedano.19-20. 67. nota). 69 BLOCH 1959. 79 Sui “pericoli” impliciti in ogni atto di traduzione. 137. e deve essere comprensiva di link all'URL. 97. formalizzati nel “principio di indeterminatezza della traduzione” elaborato dal filosofo W.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). Il semiologo Luis Prieto ha mosso serie critiche a questo assunto. si precisa che nel presente lavoro si è fatto uso della forma grafica CLASSE per designare il concetto di “classe” così come viene definito in logica. SETTIS 1989. 70 BLOCH 1959. V. 86 PRIETO 1995. 1969. GINZBURG 1998. p. 68-69. 257. 88-89. 63 64 SHANKS/TILLEY 1987. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . La citazione dell’e-print OA deve comprendere. 21.alla quale appartengono tali classi” (PRIETO 1995. p.56. 139. le classi di classi di classi di oggetti materiali ecc. p. 88 TARSKI 1978. 83 MONDADORI/D’AGOSTINO 1997. 58 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . 1969. Per una “critica dell’iconismo”. 104-106. ancora attualissimo. 93 “Occorre tuttavia accennare fin d’ora che il fatto che un oggetto materiale sia provvisto di un’infinità di identità intensionali diverse non vuol per nulla dire che esso sia provvisto di ogni identità intensionale: un oggetto non può in particolare presentare identità intensionali contraddittorie . 107-108.it Via Giacomo Leopardi n. pp. p. per quanto riguarda gli oggetti puramente spaziali e dotati quindi della continuità nel tempo. 92 PRIETO 1995. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). pp. riservando la forma grafica “classe” ad un uso meno tecnico e più generale di tale concetto. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. pp. Da osservare che questo ci garantisce fra l’altro l’esistenza della realtà materiale indipendentemente da ogni sua rappresentazione mentale – e ci garantisce che quest’ultima è proprio una rappresentazione: c’è qualcosa che viene rappresentato mentalmente e che impone dei limiti quanto alla maniera in cui può essere rappresentato” (PRIETO 1995. CAVALLI-SFORZA/MENOZZI/PIAZZA 1994. si vedano: RENFREW 1987. p. it. pp. trad. 21.+39 (0)81/8278203 – cell. In particolare egli sottolinea il fatto che tra le CLASSI del 1o ordine e le CLASSI che vanno dal 2o ordine in poi esiste una fondamentale differenza “[…] che separa da una parte le classi del 1o ordine o classi di oggetti materiali. 97. 67 BLOCH 1959. trad. per un approccio più generale all’analisi del problema linguistico come tema centrale della riflessione filosofica e scientifica del ‘900. 1969. dall’altra. 88-89. 421. la versione Open Access. 90 ALIPRANDI/MILANESE 1986. BETTINI 2000. pubblicato per la prima volta nel 1961 e ora disponibile in: BARTHES 1982. it. 1969. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). p. p.URL: http://www. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. 65 COCCHI GENICK 1999. in una eventuale bibliografia. 76 ECO 1975. 75 ECO 1975. almeno. it. 64).la realtà mentale . 1969. trad. 71 BLOCH 1959. 81 BECCARIA 1994. si veda il fondamentale: QUINE 1960. 89 TARSKI 1978. 277). pp. p. di cui si sia presa visione. BAXANDALL 1985. pp. p. le classi di classi di oggetti materiali. 5-21. trad.it .

In proposito segnaliamo l’intervento presentato da Carlo Lugliè al convegno “La civiltà nuragica: nuove acquisizioni” (Senorbì [CA]. quindi. 1981. 100 BECCARIA 1994. 306. l’individuazione di “macrofunzioni” in qualche modo simili a quelle designate da espressioni del tipo: “ceramica da mensa ”. LAPLACE 1957. o “ceramica da cucina”. p. 112 RICCI 1985a. 97 Per un esame approfondito delle problematiche legate all’analisi di questa categoria di manufatti rinvenuti in “contesti” nuragici. p. tutt’al più. come la “classe” nelle tassonomie adottate nell’ambito dello studio delle ceramiche di età storica. p. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). 110 Come quello che identifica “gruppi di tipi” intesi come insiemi di “[…] due o più tipi [che] presentano un elevato grado di contiguità morfologica” (PAVOLINI 2000. 107 RICCI 1985a. 101 LEROI-GOURHAN 1993. si veda: CARANDINI 1970. non Open Access). come le sigillate. p. spesso erroneamente assiomatico e non sufficientemente attento al rigore terminologico.: 333/2899783 . 59 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . Nel presente lavoro l’espressione “classificazione tipologica” verrà utilizzata. protostorico. per le sigillate o le lucerne […]). per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. riunisca insiemi di oggetti utilizzando.). 98 PERONI 1994. p. 11. 1964. ad esempio. 107. anche in ambito preistorico e. per uno scavo o per un sito […]. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. segnaliamo un interessante filone di ricerca teso alla verifica della possibilità che. Per un esame più dettagliato della proposta terminologica elaborata da Carandini. di cui si sia presa visione. 102 PERONI 1994. 11. 111 RICCI 1985a. 1968. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). si vedano. dovrebbe essere guidato proprio da questi criteri di cautela suggeriti da Finley.URL: http://www.56. it. “classificazione tipologica” e “ordinamento tipologico”. anche sulla base di dati provenienti da analisi archeometriche. 22. 1975. 104 RICCI 1985a. 113 PERONI 1967. p. per la sua pertinenza. p. 12. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. in particolare: BORDES 1950. parla di «classificazione tipologica» quando la raccolta del materiale ha un carattere strumentale e provvisorio. nota 83. L’assenza di tale rigore è causa in particolare dell’eccessiva facilità con cui certi termini. vengono invece impiegati in altri ambiti e in riferimento ad altri concetti (come nel caso del termine schiavo. p. 1961. trad. ad esempio. infine impiega l’espressione «ordinamento tipologico» per quelle situazioni nelle quali la frammentarietà del materiale costringe a suddividere i manufatti solo in base ad alcuni elementi significativi […]” (PAVOLINI 2000. potessero esistere esempi di produzioni in qualche misura “standardizzate”. L’uso di concetti come “standardizzazione” o “produzione su scala industriale”.it . e deve essere comprensiva di link all'URL. salvo indicazioni contrarie. dal titolo: Analisi archeometriche preliminari su elementi ceramici del Bronzo recente dal Campidano Meridionale. il monito di Moses Finley ad evitare un uso delle generalizzazioni come strumenti di analisi della storia antica.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). soprattutto. qualora si sia consultata la versione online. Un esempio dell’assunzione dell’entità concettuale “ceramica nuragica” come entità tassonomica ci viene offerto dalla “tipologia della ceramica nuragica” pubblicata recentemente (CAMPUS/LEONELLI 2000). pp. BRÉZILLON 1968. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . usata per indicare sia i douloi greci che i servi romani. nati per esprimere concetti ben precisi in ambiti storici e cronologici determinati. ad alcune produzioni di età romana. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. 28. valido.+39 (0)81/8278203 – cell.: +39 (0)81/8280384 . p. elaborata da Andrea Carandini. 14-16/12/2000). pp. p. la versione Open Access.Tel. 96 Va segnalato il fatto che l’assunzione di entità concettuali pertinenti a questo livello di articolazione della classificazione della realtà materiale come entità tassonomiche nel senso scientifico del termine caratterizza soprattutto le strutture tassonomiche adottate nell’ambito dello studio di manufatti prodotti in età preistorica e protostorica. il quale “[…] definisce «tipologia» una raccolta di tipi di una determinata classe. 84106). p. col valore semantico di definizione genericamente designante ogni tipo di struttura tassonomica basata su criteri tipologici. 711. p. 31). citare. 156-157. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR).it Via Giacomo Leopardi n. Tenendo quindi a mente questo monito. 109 Per un esame dei principali sistemi tassonomici delle industrie litiche. 106 Nel sistema tassonomico elaborato da Peroni in realtà non troviamo un livello tassonomico che. 12. 99 Ricordiamo l’utile distinzione terminologica e concettuale tra “tipologia”. in una eventuale bibliografia. pp. in cui si affronta un esame critico dei problemi legati all’ipotesi di “standardizzazione” e commercio nell’ambito della produzione di ceramica “grigio ardesia” in Sardegna. 21-22. 25. risultante da una valutazione tendenzialmente complessiva della classe stessa (questo è possibile. 114 MOREL 1983. 103 MOREL 1981. 105 PERONI 1994. si veda: BACCO 1997.e-mail: dascolia@tiscalinet. 10 e s. riferiti. 95 Citiamo.jiia. 108 RICCI 1985a. ignorando pericolosamente le profonde differenze esistenti tra le figure sociali a cui questi tre termini fanno riferimento) (FINLEY 1971. come criterio funzionale pertinente. è necessario.

in particolare: ECO 1979. 34. 24. p. trad. 9. FIORANI 2000. 121 Si vedano in proposito: CAZZELLA 1999. 131 MORIN 1977. 60 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . p. ed. BONFANTINI/ZINGALE 1999. 246. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). La citazione dell’e-print OA deve comprendere. 2001. in particolare: GINZBURG 1979. 118 ECO 1975. 277. CARANDINI 1991.: 333/2899783 . SEMPRINI 1995. “Lettore Modello”. 11. ECO 1990. di cui si sia presa visione.Tel. p. 127 ECO 1990.URL: http://www. Per un esame dei problemi sollevati dall’approccio tassonomico all’analisi del reale anche nell’ambito delle scienze naturali. 120 PRONI 1999. si veda: ECO 1997. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. COCCHI GENICK 1999. nota. 52. it.56.jiia. PUCCI 1994. p. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). alle quali si rimanda per un approfondimento su questo specifico ambito della riflessione semiotica. 129 PRIETO 1989. p. 130 Per un approfondimento delle prospettive aperte dall’introduzione del cosiddetto “paradigma indiziario” in vari campi di ricerca. pp. cit. in: D’AGOSTINO/CERCHIAI 1999. si vedano. 117 PRIETO 1995. “Autore Empirico”. 126 ECO 1962. qualora si sia consultata la versione online. 1990.: +39 (0)81/8280384 . 125 Per un primo approccio all’analisi dei concetti di “Autore Modello”. p. trad.it Via Giacomo Leopardi n.it .La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). it. p. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. 89. p. ECO/SEBEOK 1983. 123 VERNANT 1984. 122 BINFORD 1983. 6-7. non Open Access). 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . p. p.e-mail: dascolia@tiscalinet. 124 D’AURIA 1996. 18. p. è necessario. 1993.+39 (0)81/8278203 – cell. L’analisi semiotica degli oggetti sta conquistando uno spazio sempre più autonomo e deciso nei suoi connotati di ricerca. Lettore “Empirico”. in una eventuale bibliografia. si veda. la versione Open Access. BIETTI SESTIERI 1999. p. 128 PRONI 1999. 119 ECO 1975. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). p. come dimostrano ricerche di grande interesse come: GREIMAS 1976. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. quindi. 18. e deve essere comprensiva di link all'URL. XVI. 245. PUCCI 1983. 19. citare. 115 116 RICCI 1985a.

BLOCH 1949: M. La produzione vascolare grezza di età tardoromana e altomedievale.Supplemento. Dizionario di linguistica e di filologia. Torino. 2000).: L’ovvio e l’ottuso. AUSTIN. 1984: La città delle immagini. in: D. quindi. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository). Firenze.+39 (0)81/8278203 – cell. alla storia e all’arte. Il nuraghe Losa di Abbasanta. Torino.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print). BARTHES . London (trad.. “Classificazione. Bologna 2000. it. 1992. ALINEI 2000: M. metrica.URL: http://www. BERNARDI 1992: M. BIBLIOGRAFIA AA.L. Introduzione alla tecnologia.: Elementi di semiologia. BAXANDALL 1985: M. London and New York. it. II. it. Yale University Press. Firenze. 1994. Decoding the Archaeological Record. Continuità dal Mesolitico all’età del Ferro nelle principali aree etnolinguitiche. qualora si sia consultata la versione online. per la finalità di un’eventuale analisi citazionale. La ceramica europea.L. BARKER 1977: P.: Come fare cose con le parole. 1949 (trad. Essais critiques III.VV. La teoria della continuità. retorica. BACCO. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. Le forme dell’intenzione. 1975 (trad. 2000. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy .it Via Giacomo Leopardi n. l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). MILANESE.: Preistoria dell’uomo. è necessario. 1966). it. 1981). Patterns of Intention. 1982 (trad. 1962. 1983 (trad. 1969).Tel.it . Tecniques of Archaeological Excavation.L. Saggi critici III. Certosa di Potignano. Origini delle lingue d’Europa. Modena 1984. BIETTI SESTIERI. it. B ARKER. ALINEI. 14-26 gennaio 1991). BARTHES . Genova. Oxford – New York. BARTHES 1982: R. BLOCH. New perspectives in Archaeology BINFORD 1983: L. Paris. BETTINI 2000: M.56. Siena. BECCARIA (a cura di). BECCARIA 1994: G. BETTINI. BECCARIA 1996: G. Apologie pour l’histoire ou métier d’historien. e deve essere comprensiva di link all'URL. I nomi del mondo. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. BINFORD. Torino. QuadCa 13/1997 .: Apologia della storia o mestiere di storico. Paris. Torino. L’obvie et l’obtus. M. ALINEI 1996: M. 1985 (trad. BINFORD 1968: L. 1990).: 333/2899783 . it. tipologia e terminologia in pratica”. in una eventuale bibliografia. COCCHI GENICK. Torino.jiia. 1996. Religione e società nella Grecia antica. non Open Access). Milano. Milano. Criteri di nomenclatura e di terminologia inerente alla definizione delle forme vascolari del Neolitico/eneolitico e del Bronzo/Ferro. 61 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . Origini delle lingue d’Europa. BECCARIA. Genova. 1986. BERNARDI (a cura di) Archeologia del paesaggio (IV Ciclo di lezioni sulla Ricerca applicata all’Archeologia. Torino. BARTHES 1964: R. BACCO 1997: G.e-mail: dascolia@tiscalinet. AUSTIN 1975: J. La nuova archeologia. How to Do Things with Words. Le orecchie di Hermes.: Tecniche dello scavo archeologico. la versione Open Access.: +39 (0)81/8280384 . In Pursuit of the Past. II. 1987). 1999. Torino. ALIPRANDI. ALINEI. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository). 1985). BAXANDALL. Eléments de sémiologie. I. di cui si sia presa visione. rist. M. ALIPRANDI/MILANESE 1986: G. 1964 (trad. BINFORD. citare. Paris. Bologna 1996. 2 voll. BIETTI SESTIERI 1999: A. 1950. it.

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URL: http://www. quindi. cioè già pubblicato sul cartaceo (quindi. di cui si sia presa visione. è necessario. 67 JIIA & ADR "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" & "Archaeological Disciplinary Repository" Direttore Responsabile: Antonella D’Ascoli . non Open Access). l’indicazione di questa testata "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology" (JIIA) e collegato archivio digitale "Archaeological Disciplinary Repository" (ADR). e deve essere comprensiva di link all'URL.e-mail: dascolia@tiscalinet.: +39 (0)81/8280384 . la versione Open Access.jiia.: 333/2899783 . citare.it . in una eventuale bibliografia. qualora si sia consultata la versione online. detto anche MyOPIA Repository (o Eprints Repository).+39 (0)81/8278203 – cell. nel caso in cui l'articolo sia un post-print. disseminata attraverso questa rivista telematica JIIA e collegato Repository (MyOPIA Repository o Eprints Repository).it Via Giacomo Leopardi n.56.La citazione deve tener conto dello status dell'articolo scientifico online (e-print: pre-print o post-print).Tel. La citazione dell’e-print OA deve comprendere. 80044 – Ottaviano (Napoli) – Italy . per la finalità di un’eventuale analisi citazionale.