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Lautramont dopo Maldoror. Un ironico ritorno allordine?

lunarionuovo.it /
Stefano Lanuz z a Pensieri e revisioni di pensiero, note, appunti e abboz z i critici condensati in casuali, talvolta caotici frammenti aforistici sono le Posies che, a ridosso dei Canti di Maldoror, Isidore Ducasse conte di Lautramont redige per una prefaz ione da far precedere a un libro futuro mai scritto, ma gi dedicato ad alcuni compagni di liceo e al professore di retorica Hinstin. A loro e agli amici passati, presenti e futuri stila il rammemorante Isidore, eterno outsider e meteora di passaggio nel cielo della poesia del mondo, sono dedicati, una volta per sempre, i brani prosaici che scriver nel corso degli anni. Specchio chiaro dellinfero e soliloquiante Maldoror, le Poesie vorrebbero apparire come il podio dun critico e filosofo en pote che afferma il primato della critica sulla poesia (il giudiz io sulla poesia) e si oppone ai personaggi duna societ (e duna storia) letteraria da giubilare per intero: da Hugo a Rousseau, Sand, Nerval, Gautier, Balz ac, allesecrato Musset e a molti altri; nonch a tutta unanonima schiera di velleitari sperimentalisti rivelatisi solo dei vanesi posatori (scrittori falliti, pericolosi buffoncelli, banali buontemponi, lugubri mistificatori, perfetti alienati). Stampate nel 1870 e rimaste nel dimenticatoio fino alla loro riediz ione nella rivista Litterature (aprile 1919), le Poesie (ristampate dalle ediz ioni fiorentine Barbs con il titolo di La poesia non tempesta) sembrerebbero suggerire la necessit dun raffronto con il Maldoror. Che rapporto c fra le due opere? possibile che la sfrenata, ultrametaforica immaginaz ione trasfusa nei Canti, modulati da retoriche di conio neobarocco e pervasi dun assoluto nichilismo verso lo stato di cose, sia contraddetta e come rinnegata dalle tardoilluministiche, postume Poesie, uno spoetiz z ato eserciz io di filosofia aforistica intriso di polemica antiromantica e rivolto alla realt effettuale? E potrebbero essere una conferma della possibile schiz ofrenia del giovane poeta, appena ventiquattrenne, tali perentorie formulaz ioni e dichiaraz ioni dintenti dominate da un logos antilirico opposto al simbolismo visionario del Maldoror che ora Lautramont sembrerebbe giudicare un libro forse fallito a causa delle fiere aggressioni contro la divinit e degli smodati elogi del male in esso contenuti? Ho cantato il male scrive (23 ottobre 1869), a proposito dei Canti, Isidore alleditore Verboeckhoven come hanno fatto Mickiewicz , Byron, Milton, Southey, A. de Musset, Baudelaire, ecc. Naturalmente, ho accentuato il diapason per dire qualcosa di nuovo a proposito di quella letteratura sublime che canta la disperaz ione solo per opprimere il lettore, e fargli desiderare il bene quale rimedio. Allora, insomma, si canta sempre il bene, per con un metodo pi filosofico e meno ingenuo di quello della vecchia scuola di cui Victor Hugo e qualche altro sono i soli rappresentanti ancora in vita. Aggiungendo quasi accoratamente: Quanto soprattutto desidero essere giudicato dalla critica. Invece, allepoca, la critica tace: sia sullanticonformista, disperato e blasfemo Maldoror, sia a proposito delle revisionistiche Poesie portatrici dun supposto oppure ambiguo e relativamente credibile ritorno allordine. A questo proposito scrive il poeta a Darasse (il banchiere che amministra le non sempre munifiche somme di denaro inviate a Isidore dal padre, residente a Montevideo) - , cantare la noia, i dolori, le tristez z e, le malinconie, la morte, lombra, la cupez z a ecc. volere, a ogni costo, guardare solo il puerile rovescio delle cose []. Ecco perch ho cambiato completamente metodo, per cantare esclusivamente la speranza, lattesa, LA CALMA, la felicit, IL DOVERE. []. Il mio volume non sar ultimato che fra 4 o 5 mesi. Il messaggio, datato 12 marz o 1870, anticipa di otto mesi la morte senz a onore n gloria di Lautramont: che, non avendo potuto attuare lidea di condurre a termine un libro dedicato, chiss se un po beffardamente, al mondo liliale della regola e dellordine, indurrebbe i futuri esegeti a distinguere un primo e un contraddittorio secondo tempo lautramontiani; dove lattrez z eria nera del pote maudit apparirebbe smobilitata a favore duna sorta dimpegno etico dallinattesa parvenz a moralistica. Posto ci, pu essere tuttavia improprio soffermarsi a distinguere il Lautramont tenebroso e reprobo da quello benpensante firmatosi col proprio vero nome, Isidore Ducasse. Allo stesso modo, sar futile configurare un rigido dualismo psicologico a proposito dun autore la cui costante programmatica , con tutta evidenz a, quella di sottrarsi al principio di non- contraddiz ione. Peraltro il poeta stesso a ingegnarsi di giustificare in termini dialettici il rapporto delle Poesie col madornale onirismo (un rve immense, cfr. Maurice Blanchot, Lautramont et Sade, 1949) dei Canti: allorquandospiegacomelinterprete del male Maldoror (mal/dorrore) sottintenda quale suo immediato referente il bene, cio la verit pratica cui anelano le Poesie. Sipu ritenere riepiloga Blanchot che tra Maldoror e le Poesie vi sia continuit e, nello stesso tempo, accada una variamente interpretabile rottura.

Mentre la rottura data dallinopinata lode dei buoni sentimenti, la continuit con lo spirito maldororiano emerge dallironia e dal grande sarcasmo, con effetti umoristici, inevitabilmente sotteso nelle Poesie; specie notando Isidore incensare (o far credere dincensare) un Villemain, definito, davvero iperbolicamente, trentaquattro volte pi intelligente di Eugne Sue e Frdric Souli. E insiste, il divertito Isidore: La sua prefaz ione [di Villemain] al Dizionario dellAccademia vedr la morte dei romanz i di Walter Scott, di Fenimore Cooper, di tutti i romanz i possibili e immaginabili (!). Per non dire dun oscuro professorucolo promosso al di sopra di Dumas e Balz ac, fino a un Hugo abbassato a scrittorello di versi per i bambini. Denotato cotanto scapato spaccio di biz z arrie critiche capaci di rendere interessante quanto condannano, non difficile condividere con Blanchot il sospetto che Lautramont abbia [] voluto rendere ridicolo ci che loda (cit .). Tanto che, alla fine, la conclamata conversione del poeta sembra tradursi in un eserciz io criptico- canz onatorio: finch la materia delle Poesie finisce, assai spesso e irresistibilmente,per suggerire il proprio stesso rovesciamento. Maggiore interesse, circa lopera di Lautramont, pu destare la questione, oltre che delle fonti del Maldoror (la Bibbia, Dante, Shakespeare, Milton, Byron, Goethe, Baudelaire, Poe, Borel), degli eventuali calchi o plagiriscontrabili nella seconda parte delle Poesie:da La Rochefoucauld, La Bruyre, Pascal e Vauvenargues. Soprattutto Luc de Clapiers marchese di Vauvenargues, autore tra laltro di unIntroduction la connaissance de lesprit humain (1746),il privilegiato riferimento di Lautramont: che si identifica con Vauvenargues e lo copia rovesciandolo, interessato alla critica del pensiero scettico svolta dal filosofo nato nel 1715 e morto sconosciuto a trentadue anni dopo una vita segnata dalla salute malferma, dalla povert e dalla solitudine. Senonch, a differenz a del furtivo plagiario che non riesce a scrivere ma non volendo rinunciarvi saffanna a copiare pedissequamente gli scritti altrui, Lautramont ostenta di riferirsi a svariati motti o massime di Vauvenargues e altri, ma solo al fine di variarne, oltre allordine delle parole, lo stesso significato: a dimostraz ione della non sempre recondita omologia dei contrari. Per lautore si tratta di assumere certe frasi cosiddette famose, talora divenute quasi dei dogmi intellettuali, ponendole in opposiz ione dialettica fra loro. Ne consegue uno smontaggio che, additando verosimili identificaz ioni dei contrari, segnala che ogni tesi pu recare in s unantitesi fino a produrre inattese o sorprendenti sintesi. Un modo, questo, di abolire il romantico soggettivismo per lasciare spaz io a una parola sempre adattabile, liberata e di volta in volta polivalente. Allinversione di senso che, per dimostrare la plasticit delle parole e del pensiero, il poeta effettua sul celebre stilema dantesco Lasciate ogni speranz a ecc., divenuto Vous qui entrez , laissez tout dsespoir (Lasciate ogni disperaz ione, voi che entrate), sassociano studiate varianti su frasi di Vauvenargues (es.: Non si pu essere giusti se non si umani afferma Vauvenargues; Si pu essere giusti se non si umani varia Lautramont); di Pascal (Scriver i miei pensieri senz a ordine; ma Lautramont: Scriver i miei pensieri con ordine); La Rochefoucauld (Lamore della giustiz ia non , nella maggior parte degli uomini, che il timore di patire lingiustiz ia; Lautramont: Lamore della giustiz ia non altro, nella maggior parte degli uomini, che il coraggio di patire lingiustiz ia); La Bruyre (Tutto stato detto; Lautramont: Niente detto). Nello stesso tempo, il poeta non manca di porsi in lucida dialettica con se stesso quando fa riferimento a un brano del Canto primo del Maldoror ( In tutta la mia vita ho visto gli uomini, nessuno escluso, che stringendosi nelle spalle hanno commesso innumerevoli azioni stupide, degradato i propri simili e corrotto in ogni modo le anime. Chiamano gloria il motivo delle loro azioni []. Tempeste, sorelle degli uragani; firmamento bluastro di cui non concepisco la bellezza; mare ipocrita, immagine del mio cuore; terra dal misterioso seno; abitanti dei pianeti; universo intero e Dio che lo hai magnificamente creato, io tinvoco: mostrami un uomo che sia buono! Che la tua grazia moltiplichi le mie forze naturali, affinch, vedendo un simile mostro, io possa morire di stupore: si muore per meno); che corregge nella seconda parte delle Poesie: Ho visto gli uomini stremare i moralisti, che volevano scoprirne il cuore, spargendo su loro la superiore benediz ione. Esprimevano meditaz ioni quanto mai vaste, rallegrando lautore delle nostre felicit. Rispettavano linfanz ia, la vecchiaia, ci che respira e ci che non respira, rendevano omaggio alla donna, consacravano al pudore le parti che il corpo ha ritegno a nominare. Il firmamento di cui riconosco la bellez z a, la terra immagine del mio cuore, furono da me invocati perch mindicassero un uomo che non si credesse buono. Lo spettacolo di simile mostro, se si fosse realiz z ato, non mi avrebbe fatto morire di stupore: si muore per molto di pi.