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Eric J.

Hobsbawm I ribelli
Form e primitive di rivolta sociale

Tìtolo originale Primitive Rebels. Studies in Archaic Forms of Social Movement in the 19th and 20th Centuries M anchester U niversity Press © 1 9 5 9 E. J. Hobsbawm © 1 9 6 6 e 2 0 0 2 G iu lio Einaudi editore s.p.a., Torino Traduzione di Betty Foà www.einaudi.it ISBN ! ì-06 - 16305-1

P ic c o la B ib lio te c a E in a u d i S toria e geog rafia

Indice

p . V II XI

P re fa z io n e P re fa z io n e a ll’ed iz io n e italian a

I ribelli
3

I. II. n i. iv. v. v i. v ii. ix .

Introduzione Il banditismo sociale La Mafia Il millenarismo I : Lazzaretti Il millenarismo I I : gli anarchici andalusi Il millenarismo I I I : i fasci siciliani e il co­ m u n iS m o nelle campagne Il mob cittadino Il rituale dei movimenti sociali

19 41
75 95
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138
16 1

v ili. Le sette operaie

1 02 223

A ppendice Documenti in versione originale e testimonianze dirette

249

I n d ic e a n a litico

2 ^ 7 I n d ic e d e i n o m i e d e i lu o g h i

P re fa z io n e

L ’interesse per gli argomenti trattati in questo libro fu destato in me, per la prima volta, dal professor A m ­ brogio Donini, che mi parlò dei lazzarettisti toscani e de­ gli appartenenti alle sette dell’Italia meridionale. Nel 19 5 6 il professor M ax Gluckman mi fece invitare dalla Università di Manchester a tenere tre conferenze sull’ar­ gomento ed ebbi la fortuna, in quella circostanza, di po­ terne discutere con lui e con un gruppo di antropologi, storici, economisti e studiosi di dottrine politiche nonché esperti dei movimenti millenaristici, quali il dottor Peter W orslev ed il professor Norman Cohn. Questo libro ri­ sulta d all’ampliamento di quelle conferenze con l ’aggiun­ ta di alcuni capitoli su argomenti che, nonostante le mie intenzioni, non potetti trattare nelle conferenze origina­ rie. Sono grato alla Università di Manchester e special­ mente al professor Gluckm an, senza il cui incoraggiamen­ to certamente questo libro non sarebbe stato scritto. G li studiosi alle cui idee ho attinto sono troppo nume­ rosi per citarli singolarmente; ho cercato di farlo, quan­ do era necessario, nelle note a piè di pagina, dove ho al­ tresì indicato i testi di cui mi sono più largamente valso. Desidero anche ringraziare la direzione della biblioteca del British Museum, la biblioteca d ell’Università di Cam ­ bridge, la biblioteca britannica di scienze politiche, la b i­ blioteca di Londra, la biblioteca Feltrinelli di M ilano, la biblioteca universitaria di Granada, l ’Istituto internazio­ nale di storia sociale di Amsterdam , la biblioteca G iu sti­ no Fortunato di Roma e le biblioteche comunali di Ca­ dice in Spagna e Cosenza in Italia per la loro cortesia verso uno studioso straniero.

V ili

PR E FA Z IO N E

Un argomento come questo non può venire studiato solo sui documenti. Qualche contatto personale, anche superficiale, con i popoli ed i luoghi descritti dallo stori­ co è essenziale per comprendere problemi che sono straor­ dinariamente lontani dalla vita normale di un professore universitario inglese. Ogni lettore di quello studio clas­ sico sulla rivolta sociale prim itiva, che è R ebellion in the Backlands di Euclide da Cunha, si renderà conto del contributo che a quella importante opera hanno recato le nozioni di prima mano d ell’autore sugli uomini della foresta vergine brasiliana e la sua comprensione per quel mondo. Non sono in grado di dire se in questo libro io sia riuscito a capire luoghi e persone; se non vi fossi riu­ scito non ne avrebbero però colpa le numerose persone, uomini e donne, che hanno cercato, spesso senza inten­ zione, di spiegarmeli. Sarebbe assurdo elencarli tutti, an­ che se lo potessi. Tuttavia desidero ringraziare qualcuno in modo particolare, specialmente l ’onorevole Michele Sala, sindaco e deputato di Piana degli Albanesi in Sici­ lia, il sindaco di San Giovanni in Fiore, la città dell’abate Gioacchino da Fiore, in Calabria, i signori Luigi Spadaforo, contadino, e Giovanni Lopez, calzolaio, la signora Rita Pisano, già contadina ed ora organizzatrice femmini­ le per il partito comunista nella provincia di Cosenza, in Calabria; il signor Francesco Sticozzi, agricoltore, ed il dottor Raffaele Mascolo, veterinario, di San Nicandro in Puglia e qualche informatore dell’Andalusia, che, data la situazione, ha preferito rimanere anonimo. Nessuno di loro porta la responsabilità dei punti di vista espressi in questo libro ed è forse consolante l ’idea che, fra di loro, qualcuno non se ne curerà perché non lo leggerà mai. P er concludere, desidero osservare che sono perfetta­ mente consapevole dell’insufficienza di questo saggio qua­ le opera di dottrina storica. Nessun capitolo è esauriente o completo. Il modesto lavoro di ricerca che ho condotto sulle fonti primarie e direttamente sul posto è certamen­ te incompleto e gli specialisti - come del resto io stesso noteranno sfavorevolm ente la mancanza del benché mi­ nimo tentativo di esaurire le fonti secondarie e con ben maggiore severità osserveranno i miei errori e le mie ine­

Desidero però anche osservare che scopo di que­ sto libro non è una sistemazione scientificamente esau­ riente della materif-. 19 5 4 .57.PR E FA Z IO N E IX sattezze. . B ir k b e c k College. H. lu g lio 19 5 8 . La parte essenziale di un altro capitolo è stata letta alla radio nel 19. E . Uno dei capitoli contiene materiale già pubblicato sul «Cam bridge Jo u rn al». 1 2 . v i i . J.

H o anche introdotto brevi riferimenti a fenomeni di «rivolte pri­ m itive» nell’America latina. e talora approvato. Nei sette anni e mezzo seguiti alla stesura del manoscritto inglese. J . 1966 . che da allora ho avuto modo di approfondire. . e ai colleghi ed amici che hanno discusso. grazie all’aiuto della Fondazione R o ­ ckefeller. E . H.P re fa z io n e a ll'ed iz io n e ita lia n a L ’uscita dell’edizione italiana del libro mi ha fornito l ’occasione di apportare lievi modifiche al testo e di ri­ chiamare l ’attenzione su qualcuna delle numerose pubbli­ cazioni che cominciano ora ad apparire nel campo dei no­ stri studi. che mi ha fornito i mezzi per al­ largare il campo dei miei studi. le tesi di questo libro. Colgo l ’occasione per esprimere i miei ringrazia­ menti alla Fondazione. è naturale che in determinati argo­ menti sia stato acquisito nuovo materiale di studio e si siano verificati sviluppi nuovi della situazione.

L a storia dei movimenti sociali viene di solito trattata secondo una duplice partizione. gli storici . data la trat­ tazione piuttosto disorganica che ne è stata fatta in lin­ gua inglese. Sappiamo qualcosa del­ l'antichità e del M edioevo: rivolte di schiavi.e in effetti non vengono trattati argomenti che non siano già noti agli esperti della materia . società segrete rurali. Campo principale d ’indagine è l ’Europa occiden­ tale e meridionale e specialmente l ’Italia.sarà opportuno illustrarne l ’impo­ stazione. A lla mia trattazione ho aggiunto documenti che illustrano. preferibilmente con le loro stesse parole. Tuttavia. dalla Rivolu­ zione francese in poi. poiché la struttura di questo saggio è analitica ed al tempo stesso descrittiva . Dire però che abbiamo una storia di tali fenomeni potrebbe forse indurre in errore. movimenti rivoluzionari contadini del genere millenaristico. che possono tutti definirsi come forme prim itive o arcaiche di agitazione sociale: banditismo alla Robin Hood. poiché finora se ne è trattato dif­ fusamente ma sempre come di fatti meramente episodici nel quadro della storia generale dell’umanità. eresie e set­ te a carattere sociale. incredibilmente poco conosciuti. idee e convinzioni di coloro che presero parte a tali movi­ menti. ribellioni di contadini e simili. mobs urbani prein­ dustriali e loro rivolte. Il lettore curioso potrà considerare questo libro una semplice descrizione di fenomeni sociali interessanti. sette religiose di lavoratori ed im­ piego del rituale nelle prime organizzazioni operaie rivo­ luzionarie.Capitolo primo Introduzione Questo saggio comprende studi su una serie di feno­ meni.

ma nei secoli x ix e x x e infatti gli ultimi centocinquant’anni ne hanno prodotto un numero straordinaria­ mente elevato. G li argomenti di questo libro non rientrano in nessuna delle due categorie. giacobini­ smo e socialismo utopistico . sebbene gli sto­ rici precedenti abbiano spesso cercato di farlo. Di solito si ritie­ ne che questi movimenti abbiano delle forme prim itive — associazioni artigiane. luddismo. Per ovvi m otivi gli storici hanno concentrato la propria attenzione sui movimenti operai e socialisti e sugli altri movimenti analoghi in quan­ to s ’inscrivono in uno schema socialista. tutto sommato. come i partiti di massa. determinati tipi di organizza­ zione politica.4 CAP IT OL O PR IM O d ’altronde non si sono trovati d ’accordo sulla importanza di questi fatti nel processo storico e tuttora discutono in che esatta relazione essi stiano con il corso della storia. a partire dal tardo secolo x v m . o in osse­ quio a tendenze razionaliste e moderniste. Non si potrebbe neppure considerarli soltanto come fenomeni marginali o privi di importanza. ambigua o anche .e cioè quelli dell’Europa occidentale. D ’altronde i movimenti sociali moderni . e quelli di sempre più vaste regioni del mondo. che variano da paese a paese ma che si ri­ scontrano pressoché ovunque. la natura e la dipendenza politica di tali movimenti è spesso indeterminata. Il fatto è però che tali fenomeni non si verificano nel M e­ dioevo.di norma sono stati trattati secondo uno schema stabilito da lungo tempo e. come il socialismo laico. per i motivi che vengono analizzati nel te­ sto. ragionevoli. o perché. P er quanto riguarda i tempi moderni tali agitazioni sono state trattate da tutti gli studiosi (tranne che dagli antropologi che devono occuparsi delle società precapitaliste o semicapitaliste) solo come fenomeni precorritori o come sopravvivenze anomale.e si evolvano poi verso fo r­ me moderne. A prima vista potrebbe dirsi che ap­ partengano alla prima. in epoche successive . radicalismo. e di programmi o ideologie. Cosi dai movimenti operai si sviluppano determinate forme di sindacato e di orga­ nizzazione cooperativistica. Comunque nessuno si stupirebbe di incontrare in pieno M edioevo europeo Vardarelli e as­ sociazioni quali la M afia o i movimenti millenaristici. come spero di dimostrare.

o infine perché gli storici. che sono di norma incapaci di esprimersi in maniera comprensibile e ben di rado vengo­ no capiti. Per questa ragio­ ne lo studio dei loro movimenti non si risolve soltanto in curiosità.quel che è ancora più catastrofico . Benché dunque i loro movimenti. Inoltre si tratta di individui «prepolitici». come vi è invece nato un meccanico della regione del Tyne che ha alle spalle quattro genera­ zioni di sindacalisti.. i paesi e la conqui­ sta da parte loro di una coscienza politica ha reso il nostro secolo il più rivoluzionario della storia. e spesso solo per soprannome. se non di quasi tutti. le cui conseguenze essi non possono capire. G li uomini e le donne di cui tratta questo libro differi­ scono dagli inglesi per il fatto di non essere nati nel mon­ do del capitalismo. interesse o commozione per quanti hanno a cuo­ re il destino d ell’umanità. . per l ’azione insidiosa di forze economiche che essi non comprendono né possono controllare. nep1 [Regione industriale del Nord-Est d ell’Inghilterra]. anche quando riescono ad esprimersi. che rara­ mente sono conosciuti per nome. In fat­ ti. essi non sono né privi di im­ portanza né marginali. che ancora non hanno trovato (o soltanto hanno cominciato a trovare) un preci­ so linguaggio. Uomini e donne come quelli de­ scritti in questo libro ancora oggi formano la grande mag­ gioranza di molti.spesso perché analfabeti . se non dagli amici.INTRODUZIONE 5 ostentatamente conservatrice. con la sola eccezione delle associazioni rituali di tipo carbonaro. E ssi vi entrano invece come immi­ granti della prima generazione oppure . sotto molti aspetti ed in rapporto al livello dei movimenti moderni. di rivoluzioni o di radicali riforme le­ gislative. ma riveste importanza anche pratica. fino a poco tempo fa non si sono sufficientemente sforzati di comprendere gente cosi diversa da loro. prevalentemente di alto livello culturale e di origine cit­ tadina. ovvero a seguito di brutale conquista.il capitalismo si impone loro d all’ester­ no. con il quale esprimere le proprie aspirazio­ ni. siano ciechi e procedano a tentoni. tutti i fenomeni analizzati in questo testo ap­ partengono ad un mondo di uomini che non scrivono né leggono molti libri .

A lle spalle di tutti i movimenti esaminati in questo libro sta un processo di evoluzione storica notevole. è necessa­ ria. più raramente . è l ’argomento di questo libro. Da una parte il classico fuorilegge per vendet­ ta di sangue. Il loro proble­ ma è come adattarsi alla vita ed alle lotte di quella socie­ tà e proprio tale processo di adattamento (o il suo falli­ mento). Tale fenomeno ci pone di fronte a due tipi opposti di fuorilegge. ma. Continuano a esistere i legami della parentela o la solidarietà tribale.vi penetrano di violenza. della Corsica per esempio. L e parole «prim itivo» ed «arcaico» non dovrebbero però indurci in equivoco. prigioni. che era ed è essen­ zialmente un contadino in rivolta contro padroni di terre. che .costituiscono il perno di quelle società comu­ nemente considerate prim itive. e perfino le città. esattori di tasse e forse anche funzionari pubblici). quale si esprime nei movimenti sociali di tipo ar­ caico.combinati o meno con i vincoli territoriali . essi appartengono infatti ad un mondo che da tempo ha conosciuto lo Stato (e cioè soldati e poli­ ziotti. non rappresentano più la difesa primaria dell’individuo contro l ’insicurezza del suo ambiente sociale. commercianti e simili. usurai ed altri rappresentanti di quella che Thomas More . il quale non era un brigante di tipo sociale che combatteva i ricchi per aiu­ tare i poveri ma un uomo che combatteva con e per il pro­ prio gruppo familiare (ricchi compresi) contro un altro gruppo familiare (poveri compresi). per quanto conservi­ no ancora importanza notevole. a mio parere. La distinzione tra queste due fasi dei movimenti sociali di tipo prim itivo non può essere netta né rigorosa: ma una distinzione. D all’altra parte tro­ viamo invece il classico Robin Hood. I problemi che essa solleva non vengono discussi in questo libro ma possiamo illustrarli con chiarezza ed in breve mediante esempi tratti dalla storia del banditismo di tipo sociale.6 CAPITOLO PR IM O pure quando hanno contribuito al loro avvento.come nel caso dei banditi siciliani provenienti dalla pic­ cola borghesia . Non cre­ scono nemmeno insieme alla società moderna o all’inter­ no di essa: vi vengono immessi di forza o. le differenze di classe e lo sfruttamento da par­ te di proprietari terrieri.

Cosi' tutti i membri della comunità familiare. compresi i fuorilegge.darsi alla montagna per ragioni personali in tutto simili a quelle che portarono il classico còrso al banditi­ smo. che arriva al banditismo dopo un conflitto con lo Stato o con la classe dominante . per quanto il futuro Robin Hood possa ancora . specie nel periodo tra il 18 8 0 e la fine della prima guerra mondiale. Il sistema tradizionale del banditismo per vendetta di san­ gue può (ed in effetti è probabile che possa) «prendere la mano» e provocare una molteplicità di faide straordina­ riamente sanguinarie e di fuorilegge esasperati. collettivamente. Fra i due estremi si svolge tutto un processo di evoluzione storica che non è mio intento analizzare in dettaglio. che potrà però. Trascureremo la «preistoria» dei movimenti qui esaminati. si considerano tutti. i lettori dovrebbero però esserne inform a­ . diciamo. dare uno sguardo anche al passato. tale evoluzione può sboccare alla fine in una società in cui siano prevalenti i conflitti di classe. in cui co­ minciano ad introdursi elementi di lotta di classe. secondo gli studi del dottor Cagnetta. che conten­ gono i germi di movimenti sociali come noi li intendiamo. Ambedue le situazioni. tra­ sformando alcuni gruppi in famiglie «ricche» ed altri in famiglie «povere». ha inizio il nostro studio. piuttosto prim itiva. « i poveri» contro. l ’equilibrio familiare.e che è una semplice espressione. Se non intervengono altri fattori. si consi­ derano nemici degli estranei sfruttatori che tentino di im­ porre le loro regole. occasionalmente. L ’avvento dell'economia moderna (combinato o meno con la conquista straniera) può rompere. oppure distruggendo il gruppo stesso. i ricchi abitanti delle pianure che essi saccheggiano. un contrasto con il padrone del feudo .come spesso accade in Cala­ bria . Da questo punto nelle grandi linee.INTRODUZIONE chiamava la «congiura dei ricchi». Questa fase di evoluzione è stata anche documentata ed in parte analizzata per quanto concerne le regioni montagnose del­ la Sardegna. specialmente per vendetta di sangue. come è probabi­ le che effettivamente accada. possono riscontrarsi in passato nelle regioni montagnose della Sardegna.ad esempio. Il risultato fi­ nale di questa evoluzione potrà essere il tradizionale ban­ dito sociale. di rivolta contadina.

È indicativa dei legami esistenti tra il banditismo. non un mondo nuovo e perfet­ to. una vaga velleità di porre freno ad essi. una riparazione di torti individuali. la zona dei bandoleros è anche quella dei lati­ . d ’altronde i minatori sono un gene­ re di lavoratori tipicamente arcaico). fenomeno universale e praticamente immutabile. protesta sociale endemica ed essenzialmen­ te modesta. Non è mia inten­ zione incoraggiare generalizzazioni avventate. Per quanto non possano a priori venire circoscritti al mondo dei contadini. M ovimenti del genere millenaristico.C APITOLO PR IM O ti. Le sue forme di sviluppo più avanzato. come quelli dei contadini anda­ lusi. almeno nell’Europa occidentale e meridionale del x ix e x x secolo. prima che di­ ventassero socialisti. sono rare e di per sé inefficaci. Non bisogna però mai dimenticare che le differenze possono anche essere note­ voli e che in proposito questo saggio non offre una guida adeguata. che rasentano la guerriglia nazionale. In Andalusia. Il banditismo sociale. Le sue ambizioni sono modeste: un mondo tradizionale in cui gli uomini siano trattati con giustizia. (Invero la Mafia ebbe alcune delle sue più salde radici tra i minatori di zolfo siciliani. hanno senza dubbio qualcosa in comune. Il banditismo sociale non ha organizza­ zione né ideologia e non può assolutamente adattarsi ai movimenti sociali moderni. e altre forme di rivolta più ambiziose. che non conosce mezzi migliori di autodifesa. i movimenti sociali del primo grup­ po trattato in questo libro sono in prevalenza di tipo ru­ rale. con i cargo cults della M elanesia: cosi le sette operaie dei minatori di rame della Rhodesia del Nord con quelle dei minatori di carbone del Durham. si trova in una condizione di eccezionale ten­ sione e di rottura. L i tratteremo nel­ l ’ordine delle loro crescenti rivendicazioni. è poco più di una endemica protesta contadina contro l ’oppressione e la povertà: un grido di vendetta contro i ricchi e gli oppressori. ad esempio. Da endemico il fenomeno diventa epidemico quando una società contadina. la stra­ na simbiosi tra brigantaggio e messianesimo rurale. specie se fossero portati a ricollegare le osservazioni e conclusioni di questo saggio con le prim itive agitazioni so­ ciali di cui tuttora si avvertono le tracce.

una quasi totale impossibilità di adat­ tarsi ai movimenti sociali moderni o di esserne assorbiti. Possono paragonarsi ad esso in quanto la loro organizzazione ed ideologia è di so­ lito rudimentale.INTRODUZIONE 9 fondi e d ell’anarchismo che ne deriva. prevale. quasi sem­ pre presenti in tali situazioni. diventano prevalentemente stru­ mento di esponenti del potere o di aspiranti ad esso e. La natura estremamente arcaica ed in effetti prepolitica del banditismo e della mafia rende difficile la loro classi­ ficazione negli schemi politici moderni. di conseguenza. e lo sono. quello del sistema istituzionalizzato di norme al di fuori della legge ufficiale.salvo assu­ mano qualche aspetto di resistenza collettiva all’avvento della società nuova . da varie classi e talora. come nel banditismo sociale. su ll’aspetto della rivolta in­ dividuale. in quanto sono movimenti fondamental­ mente riform isti piuttosto che rivoluzionari . Tanto il banditismo sociale quanto la Mafia sono anche estremamente sensibili alla profonda di­ sorganizzazione sociale che sovente si impossessa delle zo­ ne agricole arretrate con il sopravvenire di moderni rap­ porti economici e sociali. dovunque ne sorgano. C ’è in questi fenomeni. che qualche volta però diventa epidemico. In casi estremi esse posso­ no arrivare a rappresentare un sistema di legge e di potere praticamente parallelo o sussidiario rispetto a quello dei governanti ufficiali. Nel Brasile nordorientale i cangageiros in generale diventano la milizia ar­ mata dei profeti e dei messia. cessano di essere in ogni senso movimenti di protesta sociale. Entram bi posso­ no venire praticati. D ’altronde le varie forme di mafia hanno carattere più permanente e di maggiore potenza in quanto. non comprese e non con­ . m ) vengono pia esattamente considerati come uno sviluppo alquanto più complesso del banditismo sociale. e soprattutto perché la loro ca­ pacità di fornire una alternativa reale alla società tradizio­ nale in rovina è inadeguata.ed in quanto con esso hanno in co­ mune la natura di fenomeno endemico. rispetto al banditismo sociale. che rappresentano una cie­ ca reazione a forze sociali odiate. La Mafia e fenomeni similari (cap. Pertanto in queste zone pos­ sono dilagare la violenza e crudeltà patologica. co­ me del caso della M afia.

IO C AP IT OL O PR IM O trollabili. non tanto approfondire o rivalutare una storia già suffi­ cientemente nota nei suoi lineamenti essenziali. finché il fenomeno sia lasciato nelle mani de­ gli stessi contadini. Lo studio del mob (cap. I vari movimenti millenaristici trattati in questo saggio . del­ le agitazioni operaie e socialiste . Noi soste­ niamo che. in una teoria e in un programma che arrivino ai contadini dall’esterno. la Colombia 1948-63).differiscono dal ban­ ditismo e dalla Mafia perché hanno carattere rivoluziona­ rio e non riform ista e perché possono quindi venire più facilmente modernizzati o assorbiti nei movimenti sociali moderni. ed anche su quelli sviluppati. il processo di modernizzazione non si verifica affatto o si verifica solo con molta lentezza e in maniera incompleta. II secondo gruppo di studi tratta essenzialmente dei movimenti urbani ed industriali. il più primi- .i lazzarettisti in Toscana (cap. v ii) tratta di ciò che forse è l ’equivalente urbano del banditismo sociale. i movimenti contadi­ ni andalusi e siciliani (capp.ad esempio sulle fasi utopistiche del socialismo . Il culmine di tale violenza si trova in alcune re­ gioni sottosviluppate. quali l ’America latina (ad esempio. Naturalmente è molto meno ambizioso perché la maggior parte delle forme prin­ cipali di agitazione urbana e operaia è stata deliberatamen­ te lasciata da parte. Qui interessa vedere come questa modernizza­ zione abbia luogo e fino a quali limiti si spinga. Perciò ci occuperemo di fenomeni che più propriamente potrebbe­ ro considerarsi marginali. gli uni si orientarono verso una teoria che praticamente dimostrò ai contadini la bontà e la sufficienza della loro forma spontanea ed arcaica di agitazione sociale. gli altri invece verso una teoria che ne operò la trasformazione. iv). v e vi) . C ’è ancora. Ciò è dimostrato dal contrasto fra gli anarchici dei villag­ gi andalusi ed i socialisti e comunisti dei villaggi siciliani. si verifica invece in modo più com­ pleto e con maggior successo se il movimento millenaristico venga inserito in schemi organizzativi. quanto attrarre l ’attenzione su determinati argomenti ben poco studiati e tuttora in gran parte non conosciuti. ovviamente. molto da di­ re sugli stadi prim itivi.ma oggetto di questo saggio è.

D ove invece il fenomeno permane. Il fenomeno. Data la sua tendenza a scompari­ re nel tipo moderno di città industriale.INTRODUZIONE rivo e prepolitico tra i movimenti della miseria cittadina. perché una classe operaia orga­ nizzata opera su direttrici completamente diverse. Si può forse affermare con certezza soltanto che la sua azione fu costantemente diretta contro i ricchi. giacobine. Il mob può normalmente considerarsi un movimento riformista in quanto di rado. ha carattere di ecl -. cessò di ispirarsi a formule tradizionali («Chiesa e R e») per indirizzarsi a formule moderne. nei suoi aspetti di completo sviluppo. Le sette operaie (cap. indirizzata da formule chiaramente politiche. del significa­ to d ell’azione rivoluzionaria dei capi. si prelìsse l'edificazione di un ordine nuovo nella società. È pertanto tutt’altro che agevole risolvere la questione della sua adattabilità a con­ dizioni di vita moderne. come obiettivo distinto dalla correzione del­ le anormalità e delle ingiustizie nell’ambito del vecchio ordine tradizionale. soprattutto in un certo tipo di grande città preindustriale. la questione dovrebbe forse venire riproposta in questi termini: in quale stadio l ’azio­ ne del mob. per la sua natura urbana e collettiva. anche quando si diresse contro altri. esso era perfettamente ca­ pace di mobilitarsi al seguito di capi rivoluzionari.’ itine ed è in gran parte circoscritto alle Loie britanni­ . molto spesso la questione si risolve da sé. socialiste e simili? e fino a che punto fu capace il mob di un defini­ tivo assorbimento nei movimenti moderni ai quali si ri­ collegava? Noi siamo propensi a credere che in sostanza esso fosse (e tuttora sia) fondamentalmente poco adatta­ bile. e che non ebbe alcun saldo o duraturo vincolo di di­ pendenza politica o ideologica. forse. v ili) rappresentano più chiara­ mente una fase di transizione tra vecchi e nuovi fenom e­ ni: organizzazioni proletarie ed aspirazioni espresse at­ traverso la tradizionale ideologia religiosa. come in effetti si potrebbe ritenere. come gli stra­ nieri. e forse mai. Il mob è un fenomeno particolarmente difficile da analiz­ zare in termini chiari. inoltre. Tuttavia. aveva familiarità con il concet­ to della «conquista del potere». tranne forse quello con la propria città o i propri simboli. per quanto non completamente partecipe.

almeno nello stadio di sviluppo iniziale. perché le sette operaie abbiano tendenze riform iste. Certamente il settarismo operaio. Probabilm en­ te però non è esatto generalizzare in tal senso sulla base d ell’esperienza inglese. mentre tutti gli altri fenomeni esaminati in questo saggio appartengono al pau­ perismo operaio. pur quando ha continuato a fornire terreno fertile ai rivoluzionari individuali. ideologiche e ancor più sociologiche. perché altrove nell’Europa occidentale e meridionale la classe operaia fin da principio si affermò come un grup­ po scristianizzato. cioè in base alla storia di un paese in cui i movimenti operai rivoluzionari sono stati. Noi cercheremo soltanto di descrivere il carattere e la funzione dei primi rituali. duran­ te il secolo scorso. rappresentano essenzialmente un mo­ vimento delle classi medie e di quelle p iù elevate. che va dal giacobinismo al moderno socialismo e co­ muniSmo e dalle prime associazioni professionali operaie al moderno sindacalismo. Lo studio delle associazioni rituali rivoluzio­ narie è ancora più anomalo perché. straordinariamente deboli. sul rituale nei movimenti sociali (cap. Può . L ’ultimo studio. Anche in Inghilterra può con­ siderarsi come un fenomeno della civiltà industriale arcai­ ca. salvo dove apparteneva alla religione cattolica.12 CAPITOLO PR IM O che. facile e pron­ to ad adattarsi a movimenti operai moderni di carattere moderato. gradualmente scomparsi man mano che il movimento è diventato più «m oderno». Ne abbiamo trattato soprattutto perché il singolare processo di ritualizzazione di tanti movimenti di questo tipo nel periodo tra la fine del x v m e la metà del x ix secolo è cosi manifestamente prim itivo o arcaico. Per quanto non esistano a priori motivi perché le set­ te religiose non siano rivoluzionarie (e in effetti talora lo sono state) vi sono alcune ragioni. queste associazioni. che molto meno del protestantesimo si presta a tale singolare adattamento. nel significato comunemente accetta­ to della parola. si è adattato con una certa resistenza a m ovi­ menti rivoluzionari. che difficilmente potrebbe venire ignora­ to. ix ) è difficile da classificare affatto. L ’aspetto sindacale è assolutamente elementare. Però il ritualismo appartiene essenzialmente alla sto­ ria della principale tendenza dei movimenti sociali moder­ ni.

In generale tutti i fenomeni esa­ minati in questo libro grosso modo si verificano in epoca posteriore alla Rivoluzione francese e concernono preva­ lentemente il problema dell’adattamento delle agitazioni popolari a una moderna economia capitalistica. per non parlare del problema più ampio di cui questo è solo una parte. La tenta­ zione di rifarsi ad analogie con la precedente storia euro­ pea o con altri tipi di movimenti è stata grande ma ho cer­ cato di resistervi nella speranza di evitare argomenti non pertinenti e che potrebbero fuorviare. Anche nell’ambito territoriale prescelto. Naturalmente queste osservazioni non esauriscono la questione del come i movimenti sociali prim itivi si «adat­ tino» alle condizioni moderne di vita. È stata ad esem­ pio poco trattata la preistoria di quei movimenti che im­ propriamente (almeno nella misura in cui sono movimen­ ti di massa) possono chiamarsi «nazionali». Uno studio ampiamente comparativo e un’analisi dei movimenti so­ ciali arcaici sono assolutamente necessari ma non credo tossano ancora intraprendersi.INTRODUZIONE 13 trovare posto in quest’opera in quanto le origini delle fo r­ me moderne di organizzazione rivoluzionaria tra i poveri almeno in parte derivano da quelle associazioni. in una certa fase della sua evoluzione. In com­ plesso mi sono limitato alla preistoria dei moderni m ovi­ menti operai e contadini. . a certi tipi di movimen­ ti si è dato solo uno sguardo superficiale. che si trovano al di fuori della ristretta area geografica considerata in questo libro .e le regioni extraeuropee hanno prodotto movimenti sociali primitivi in misura e varietà ben maggiore dell’Europa sudoccidentale. può venire considerata l ’embrione primordiale di un futuro movimento nazionale. Cosi la Mafia. Non è stato fatto alcun tentativo di analizzare i movimen­ ti analoghi o equivalenti che si sono prodotti o si stanno producendo nelle restanti e ben più estese parti del mon­ do. almeno in questa sede. Tali limitazioni non possono giustificarsi. determinati tipi di protesta sociale pri­ mitiva non sono stati affatto esaminati in questo saggio. anche se al­ cuni elementi dei vari fenomeni qui esaminati possono ri­ condursi a tale categoria. Ancora non lo permette lo stato delle nostre conoscenze. Come ho già osservato.

il massimo pregio che io possa rivendicare è quello della coerenza. Lo studioso delle Mafie difficilmente ha a propria disposizione più di un solo fenomeno sufficientemente accertato su cui fon­ dare le proprie teorie. Per l’ ubicazione di questi movimenti. Questo libro quindi è un esperimento incompleto e non pretende essere niente di più. anche bre­ ve. La nostra ignoranza è enorme. ad esempio. anche per questo periodo le fonti si rifanno larga­ mente alle dicerie popolari o alla pubblica opinione. Esso si presta alle cri­ tiche di tutti coloro le cui particolari competenze vengo­ no sfruttate e che hanno ragione di dolersi non soltanto . attraverso episodi giudiziari. del fenomeno. farebbe una grande sciocchezza. spesso. per un ben definito periodo di sviluppo della M afia. anche per quanto riguarda la Sicilia. A ltre volte. oppure ad ope­ ra di giornalisti a caccia di sensazioni o di studiosi sensi­ bili a questioni fuori dell'ordinario. dei banditi sociali. forse. come nel caso del banditismo so­ ciale. Il materiale di cui dispone è estre­ mamente povero. ricavare da una congerie di fatti incerti e contradittori: conclusioni coerenti. Per i capitoli sul­ la Mafia e sul rituale. ordina­ te e razionali è impresa insormontabile. il qua­ dro di cui disponiamo è incerto almeno quanto lo era la mappa del mondo prima dell'avvento di una corretta tec­ nica cartografica. che è attirato da questo genere di argomenti come le vespe sono attira­ te dalla frutta. Qualsiasi storico che. contradditto­ rio anche quando ha l ’apparenza dell'attendibilità e non consiste in quel tipo di dicerie a sensazione. Inol­ tre l ’intero materiale disponibile è.C A P I l OLO P R I M O manchevole perfino riguardo al più documentato tra i mo­ vimenti trattati in questo libro. M olto spesso le uniche testimonianze o ricordi che abbiamo su movimenti arcaici di questo genere pro­ vengono dalla scoperta accidentale di qualche loro aspet­ to marginale. s’inducesse ad affermazioni perentorie lasciando stare le finalità. salvo. Talora. in queste condizioni. poniamo. i fenomeni sono talmente standardizzati da non ave­ re grande importanza agli effetti di uno studio. È molto più arduo controllare l ’esattezza delle interpretazioni e delle spiegazioni addotte a proposito di quei movimenti anzi­ ché a proposito. nella stessa Europa occidentale.

Nola. Si presta altresì alle censure di quanti sono convinti che uno studio monografico ap­ profondito sia preferibile a un insieme di notazioni neces­ sariamente superficiali. di dare una espressione unitaria alle proprie aspirazioni e ai propri bisogni». non è però necessario che io ne precisi e ne giustifichi il senso. ma siano approfondi­ ti come fenomeni di importanza generale e di peso consi­ derevole nella storia moderna. Forse un tentativo del genere è erroneo o prematuro. E ssi sono «in perenne fermento ma incapaci. ire b b e pedanteria definire ogni termine che si presti ad in­ terpretazioni erronee. Questa può essere la sede adatta per alcuni chiarimenti ter­ minologici su espressioni di uso frequente in questo saggio. dato che la sostanza delle mie argomentazioni non viene alterata dalla sostituzione con un termine diverso o dalla soppressione del Termine stesso. É quindi opportuno fare qualche precisazione su tali termini. L ’uso che farò di termini quale «feu­ dale» può prestarsi alle critiche dei medievalisti. Non conosco alcuno stu­ dioso inglese che finora abbia tentato di considerare l’in­ sieme di questi movimenti come una specie di stadio «preistorico» di agitazione sociale. D ’altronde qualcuno vor­ rà pure muovere il primo passo. Inoltre le mie tesi si fondano in parte sulla di­ stinzione tra movimenti sociali rivoluzionari e riformisti. Quanto Antonio Gramsci disse dei contadini d ell’Italia meridionale del 19 2 0 si adatta a molti gruppi sociali e regionali del mondo mo­ derno. i primi episodi di lotta segui­ ti all’espressione fattiva di queste aspirazioni ed i possi­ bili modi della loro evoluzione. . C 'è solo una risposta a queste obiezioni: è ormai tempo che movimenti del genere trat­ tato in questo libro non vengano più considerati sempli­ cisticamente come una serie incoerente di curiosità indi­ viduali. quasi u n ’appendice storica. co­ me massa.INTRODUZIONE dello sfruttamento ma anche della maniera maldestra con cui talora sono stati sfruttati. anche a rischio di muo­ vere un passo falso. Soggetto di questo libro è appunto questo fermento.

N essuno potrà negare le aspirazio­ ni rivoluzionarie dei m ovim enti m illenaristici che respingono la realtà del mondo al punto da rifiutare di sem inare. sapere a quale dei due gruppi esso appar­ tenga. vogliono una società in cui non vi siano né poli­ ziotti né giudici nel senso in cui essi vengono intesi attualmen­ te. da Gioacchino da Fiore (114 5-12 0 2 ). Fu po­ sta. il millena­ rista che bene fu definito da Norman Cohn l’inventore del si­ stema profetico che ebbe la massima influenza in Europa pri­ ma dell’avvento del marxismo. che è la società perfetta. I riformi­ sti cercano di migliorare e trasformare la monarchia o di ri­ formare la Camera dei Lord. laddove in quella struttura si siano infiltrati fatto­ ri degenerativi. È importante ri­ cordare come le due cose non fossero affatto equivalenti. P erno di tale distinzione è il fatto che i m ovim enti rifo rm i­ sti e rivoluzionari tenderanno per loro natura a com portarsi in m odo d iverso ed a sviluppare diversa organizzazione.o il carattere riform ista. salvo in casi estrem i e per brevi periodi di tem po.CAP IT OL O PR IM O Il concetto è assolutamente chiaro. del C om itato par­ lam entare del T u e inglese alla fine del secolo x ix . anche quando non viene com plicata dalla riluttanza (che in m ateria p olitica è generale) . i rivoluzionari. e il regno della libertà. tuttavia questo non è un buon m otivo per rinunciare alla distinzione. Egli distingueva tra il regno della giustizia o legge. D i solito però la situazione è più com plessa. seb­ bene Tuna potesse essere una fase necessariamente prelimina­ re allo sviluppo dell’altra. i rivoluzionari affermano che le strutture de­ vono venire radicalmente trasformate o sostituite. I riformisti aspirano a creare una società in cui la polizia non commetta arbitri e i giudici non siano al servizio dei pa­ droni e dei mercanti. tattica. È perciò im portante. I riformisti accettano la struttura generale di un’istituzione o di un ordinamento so­ ciale ma la considerano suscettibile di miglioramento oppure di riforma. ecc. nello studiare un m o­ vim ento sociale. ad esem pio. per non parlare di padroni e di mercanti. la cui essenza consiste nella regolamen­ tazione equa delle relazioni sociali in una società imperfetta. per quanto simpatizzino con tali idee. m ietere e perfino procreare fino a che il m ondo non abbia avuto ter­ mine . i rivoluzionari sono convinti che l'unica soluzione utile sarebbe l’abolizione di quelle istituzio­ ni. Per motivi di op­ portunità questi termini vengono riferiti a movimenti che in­ vestono l’inteto ordine sociale piuttosto che istituzioni parti­ colari in seno ad esso. La distinzione è di antica data. in effetti. N on è però affatto facile. stra­ tegia.

INTRODUZIONE

degli uomini ad accettare ben precise definizioni, le cui impli­ cazioni non sono di loro gradimento; come per .l'sempi'j av­ viene per i radicalsocialisti francesi, per nulla pccpensi a ri­ nunciare ai vantaggi elettorali di un nome che f erv,’ a celare il fatto che essi non siano né radicali né socialis' i. In pratica, ogni uomo, che non sia un dottc.r Pangloss, e ogni movimento sociale sottostanno a impulsi d' riformismo e rivoluzionarismo di forza variabile nei diversi periodi di tempo. Salvo che in periodi eccezionali di crisi profonde e di rivoluzioni, o nell’immediata vigilia di eventi del genere, an­ che i rivoluzionari più estremisti sono costretti ad avere una politica in merito alla realtà attuale del mondo in cui sono ob­ bligati a vivere. Se vogliono rendere questo mondo più tolle­ rabile per il tempo in cui si preparano alla rivoluzione, oppu­ re se vogliono prepararvisi in modo efficiente, essi devono es­ sere anche riformisti, a meno di abbandonare completamente il mondo per edificare qualche Sion comunista nel deserto o nella prateria oppure, come fanno molte società religiose, tra­ sferire ogni speranza nell’aldilà, cercando di attraversare sen­ za lamenti questa valle di lacrime, in attesa che la morte ven­ ga a liberarli. (In quest’ultimo caso non sono più né rivolu­ zionari né riformisti ma diventano conservatori). La speranza di una società veramente buona e perfetta è d’altra parte cosi potente che permea dei suoi ideali anche coloro che si sono rassegnati all’impossibilità di trasformare il mondo o la natu­ ra umana e sperano soltanto nelle riforme minori e nella eli­ minazione degli abusi. In seno al riformista più convinto c’è spesso un rivoluzionario modesto e pavido che anela ad emer­ gere ma che di solito, con il progredire dell’età, viene invece più strettamente imprigionato. N ell’assenza di ogni prospet­ tiva di rivoluzione vittoriosa, i rivoluzionari possono trasfor­ marsi in riformisti di fatto. Nella fase inebriante ed eccitante della rivoluzione in atto la grande ondata della speranza uma­ na può trascinare anche i riformisti nel campo dei rivoluzio­ nari, pur con qualche riserva mentale. Fra questi due estremi può trovar posto una grande varietà di posizioni intermedie. La complessità delle situazioni non infirma la validità della distinzione, che non può venire negata dal momento che (a ragione o a torto) ci sono uomini e movimenti che si conside­ rano rivoluzionari o riformisti e che nella loro azione si riferi­ scono ad ipotesi rivoluzionarie o riformiste. Tale distinzione è stata però indirettamente contrastata soprattutto da quanti negano la possibilità di una qualsiasi trasformazione rivolu­ zionaria della società o la ritengono inconcepibile per esseri

CAP IT OL O PR IM O

umani ragionevoli e perciò sono incapaci di comprendere l'at­ teggiamento dei movimenti rivoluzionari. (Si veda la persi­ stente tendenza, teorizzata per la prima volta dai criminologi positivisti della fine del xix secolo, a considerarli come feno­ meni psicopatologici). Non è questa la sede per discutere tali punti di vista. Al lettore di questo libro non si chiede di sim­ patizzare con i rivoluzionari, tanto meno con quelli primiti­ vi; gli si raccomanda soltanto di ammettere che essi esistano e che c’è stata almeno qualche rivoluzione che ha trasformato profondamente la società, sia pure in modo diverso da quello previsto dai rivoluzionari o in senso meno totale, completo e duraturo di quello da loro desiderato. Riconoscere però che nella società si verificano mutamenti profondi e fondamentali non significa credere anche che sia realizzabile l’utopia.

Capitolo secondo Il banditismo sociale

Banditi e grassatori interessano innanzitutto la polizia, ma dovrebbero interessare anche gli storici di questioni sociali. In un certo senso, infatti, il banditismo è una fo r­ ma piuttosto prim itiva di protesta sociale organizzata, for­ se la più prim itiva che si conosca. Certamente questo è ciò che i poveri, in molte società, scorgono nel banditi­ smo e perciò proteggono i banditi, li considerano loro campioni, li idealizzano e ne fanno dei miti: Robin Hood in Inghilterra, Janosik in Polonia e Slovacchia, Diego Corrientes in Andalusia, sono tutti, verosimilmente, per­ sonaggi reali, idealizzati. Da parte sua il bandito cerca di adeguarsi al ruolo affidatogli, anche se non è un ribelle sociale consapevole. Naturalmente Robin H ood, il proto­ tipo del ribelle sociale «che prese ai ricchi per dare ai po­ veri e non uccise mai se non per difesa o giusta vendetta», non è unico nel suo genere. Un uomo deciso, che non in­ tenda sopportare il fardello tradizionale d ell’uomo qua­ lunque in una società classista, miseria e rassegnazione, può disfarsene unendosi agli oppressori o servendoli op­ pure ribellandosi a loro. In ogni società contadina ci sono banditi dei padroni e banditi contadini, per non parlare dei banditi a servizio dello Stato, sebbene solo i banditi contadini ricevano il tributo dell’aneddotica e dei canti popolari. Sovrintendenti, poliziotti e soldati mercenari vengono spesso reclutati dallo stesso materiale umano dei banditi sociali. Inoltre - come ci dimostra l ’esperienza della Spagna meridionale tra il 18 5 0 ed il 18 7 5 - una for­ ma di banditismo può facilmente trasformarsi in un’altra - il nobile grassatore e contrabbandiere nel bandolero,

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C AP IT OL O SECONDO

protetto dal padrone o cacicco locale. La ribellione indi­ viduale è di per sé un fenomeno socialmente neutro e di conseguenza riflette le divisioni e le lotte in seno alla so­ cietà. Torneremo a trattare questo problema nel capitolo sulla Mafia. Tuttavia esiste una sorta di tipo ideale di banditismo sociale ed è questo che io mi propongo di descrivere, an­ che se nella realtà storica, astraendo dalla leggenda, pochi siano i banditi che corrispondono completamente a quel tipo. Alcuni però, come Angelo Duca ( A ngiolillo), realiz­ zano una perfetta corrispondenza con quel modello ideale. La descrizione del bandito ideale non è affatto un’a­ strazione, poiché la caratteristica più sorprendente del banditismo sociale è la sua notevole uniformità e standar­ dizzazione. Il materiale utilizzato in questo capitolo pro­ viene quasi interamente d all’Europa dal x v m al x x seco­ lo e soprattutto d all’Italia meridionale Ma ci si trova di fronte a fatti che, per quanto accaduti in epoche così di­ stanti quali la metà dei secoli x v m e x x e in luoghi così indipendenti l ’uno d all’altro quali la Sicilia e l ’Ucraina carpatica, sono talmente simili che si è portati a genera­ lizzare, in piena fiducia. Tale uniformità si riscontra tan­ to nei miti del bandito - vale a dire nella funzione che ad esso viene attribuita dal popolo - quanto nel suo compor­ tamento effettivo. Qualche esempio di tale parallelismo potrà chiarire le nostre affermazioni. Quasi mai la popolazione aiuta le au­ torità a catturare il bandito contadino, anzi lo protegge. È cosi nei villaggi siciliani nel 19 4 0 e in quelli moscoviti del x v n secolo 2. La fine tipica del bandito è per tradimen­ to: infatti quasi tutti i banditi, se fonte di eccessivo fasti­ dio, verranno presi isolatamente e distrutti, per quanto il banditismo possa rimanere endemico. O leksa D ovbus, il
1 Per questa regione mi sono valso non soltanto delle consuete fonti bibliografiche ma anche delle preziose informazioni del professor Am bro­ gio Donini, di Rom a, che ha avuto contatti con ex banditi, e di materiale giornalistico. Poiché questo è stato pubblicato in originale, ho approfon­ dito le tesi generali esposte in questo capitolo con ulteriori studi sui ban­ doleros spagnoli e la letteratura sul banditismo nell’America latina. 2 j, l . H. keep, Bandits and the L a w in M uscovy, in «Slavonic R e­ v ie w » , x x x v , 84, dicembre 19.56, pp. 201-23,

IL BAN DI TISMO SO C IA L E

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bandito carpatico del x v m secolo, fu tradito dalla sua amante; Nikola Suhaj, che pare fosse attivo all’incirca tra il 1 9 18 ed il 19 2 0 , dai suoi am ici’ ; Angelo Duca (Angioiillo) all’incirca tra il 17 6 0 ed il 17 8 4 , l ’esempio forse più puro di banditismo sociale, della cui carriera Benedetto Croce ha fatto una analisi m agistrale: subì la stessa sor­ te. Nello stesso modo, nel 19 5 0 finì Salvatore Giuliano di Montelepre, in Sicilia, il più famigerato fra i banditi mo­ derni, le cui gesta sono state di recente narrate in un libro com m ovente5. E questa fu la fine dello stesso Robin Hood. Ma la legge, per dissimulare la propria impotenza, rivendica a sé il merito della cattura o della morte del bandito: la polizia spara sul cadavere di Nikola Subaj per rivendicarne l ’uccisione, come spara sul cadavere di G iu ­ liano, se dobbiamo credere a G avin M axw ell. La prassi è talmente comune che c ’è perfino un proverbio còrso che ne parla: «ucciso dopo morto come un bandito dalla po­ liz ia » 4. A loro volta i contadini alle molte altre virtù leg­ gendarie ed eroiche del bandito aggiungono l ’invulnera­ bilità: Angiolillo si credeva possedesse un anello magico che respingeva le pallottole. Suhaj era invulnerabile per­ ché - le teorie erano discordi - agitando un ramoscello verde deviava le pallottole o perché una strega gli aveva ratto bere una pozione che gli dava il potere di resistere al­ le pallottole; per questo dovettero ucciderlo con una scu­ re. Oleksa D ovbus, il leggendario bandito-eroe carpatico del x v m secolo, potè venire ucciso soltanto con una pal­ lottola d ’argento, che era stata tenuta per un anno in una scodella di frumento marzuolo, benedetta da un prete nel­ la ricorrenza dei santi apostoli e su cui dodici preti aveva­ no celebrato dodici messe. Non ho dubbi che miti del ge­ nere facciano parte del folclore di molti altri banditi famoJ II romanzo di i. o l h r a c h t , I l bandito N ikola Shuhaj [N ikola Subuj L jU p e in iik ), ed. ted. R ijtten e Loning, B erlin 19 5 3, è non soltanto un Massico, mi dicono, della moderna Cecoslovacchia ma è anche il quadro i l gran lunga più commovente e storicamente esatto del banditismo so­ nale, che io abbia trovato. ■ A n g io lillo j capo d i banditi , in La rivoluzione napoletana del 1799* Bari 19 12 , 3 G. MAXWELL. G o d p m iect me from my frien d s, London 1956 [trad. Dagli amici m i guardi I d d io , M ilano 19 > 7J. 4 p. boukde, E iì Corse, Paris 1887, p. 207.

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CAPITOLO SECONDO

si Naturalmente nessuna di queste pratiche o credenze è derivata d all’altra. Esse sorgono in zone e in epoche diver­ se in dipendenza della notevole similarità che esiste nelle rispettive società e situazioni che dànno luogo alla nascita del banditismo sociale. Può essere utile abbozzare un quadro della vicenda ti­ pica del bandito sociale. Si diventa banditi perché si com­ mette qualcosa che pur non essendo considerata crimina­ le dalla coscienza popolare del luogo, invece lo è per lo Stato o i governanti locali. Cosi Angiolillo si dette alla macchia dopo una lite sorta per il bestiame sbandato con una guardia campestre del duca di M artina. Il più cono­ sciuto tra i banditi che battevano la zona d ell’Aspromonte in Calabria, Vincenzo Romeo di Bova (che, tra paren­ tesi, è l ’ultimo paese d ’Italia dove si parli il greco antico), divenne fuorilegge dopo il rapimento della ragazza che poi sposò, mentre Angelo M acri di Delianova ammazzò un poliziotto che aveva ucciso suo fratello 1. Vendetta di sangue (faida) e matrimonio con ratto sono comuni in questa parte della C alabria3. Infatti la maggior parte dei quaranta fuorilegge (tra i centosessanta ed oltre, fuori­ legge latitanti nella provincia di Reggio Calabria nel 19 5 5 ) che si dettero alla macchia per omicidio, sono con­ siderati, secondo l ’opinione locale, omicidi per causa d ’o­ nore. Lo Stato interviene nelle «legittim e» dispute priva­ te e, secondo la sua considerazione, l'uom o si trasforma in criminale. Lo Stato mostra interesse per un contadino a seguito di una piccola infrazione alla legge, e questi si dà alla macchia perché non può sapere quello che gli deri­ verà da un sistema che ignora e non comprende i contadi­ ni, e che i contadini a loro volta non comprendono. M a­ riani Dionigi, un bandito sardo degli anni dopo il 18 9 0 , fuggì perché stava per essere arrestato per complicità in
1 Sulle attuali credenze n ell’efficacia degli amuleti (in questo caso un brevetto reale) cfr. il n. 3 d ell’appendice: l ’interrogatorio di un brigante borbonico. 2 «Paese sera», 6 settembre 19.5,5. 3 « L a voce di C alabria», 1-2 settembre 19 55; R . Longone in « l ’U ni­ tà» del io settembre 1955 osserva che. anche dopo la sparizione delle al­ tre funzioni delle associazioni segrete locali, i giovanotti ancora «rapisco­ no la donna che amano e che poi regolarmente sposano».

IL BANDITISMO SO CIA LE

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un omicidio «giustificato». G oddi Moni Giovanni fuggi per la stessa ragione. Campesi (soprannominato Piscimpala) fu ammonito dalla polizia nel 18 9 6 , arrestato poco dopo per aver contravvenuto aH’ammonizione e condan­ nato a dieci giorni di carcere e a un anno di libertà vigila­ ta; fu anche condannato a una multa di lire 1 2 , j o per aver fatto pascolare le sue pecore nella proprietà di un certo Salis Giovanni Antonio. E gli preferì darsi alla mac­ chia, tentò di uccidere il giudice a fucilate e ammazzò il suo creditore Si dice che Giuliano abbia ucciso un poli­ ziotto che voleva arrestarlo perché vendeva a borsa nera due sacchi di grano, mentre un altro contrabbandiere che aveva denaro a sufficienza per corromperlo veniva lascia­ to libero; azione, questa, che certamente verrebbe consi­ derata «onorevole». In effetti, quanto abbiamo osserva­ lo a proposito della Sardegna è quasi certamente suscetti­ bile di più generale applicazione: La «carriera» di un bandito ha quasi sempre origine da un fatto in sé non grave che lo spinge alla latitanza: un’ac­ cusa persecutoria per abigeato, una falsa testimonianza, un errore o un intrigo giudiziario, un’assegnazione ingiusta, o comunque sentita come un'ingiustizia, al confino di poli­ zia \ È importante che all’inizio il bandito sociale venga con­ siderato onorevole o non criminale dalla popolazione per­ ché, se fosse considerato criminale per la consuetudine del luogo, non potrebbe godere di quella protezione loca­ le su cui è costretto a fare completo affidamento. V irtual­ mente quasi tutti coloro che si trovano in contrasto con gli oppressori o con lo Stato hanno titolo per essere con­ siderati vittim e, eroi o tutt’e due le cose. Il latitante, per­ ciò, viene istintivamente protetto dai contadini e dalla rorza delle convenzioni locali che si rifanno alla legge « no­ stra» (consuetudini, faida o quant’altro sia) in contrap­ posto alla «lo ro » e alla giustizia «n ostra» contrapposta a quella dei ricchi. A meno che non sia molto pericoloso,
1 v. sp an o , I I banditismo sardo e i problem i della rinascita, b ib lio teca i : «R iform a agraria», Roma s. d., pp. 22-24. 2 ID., I l banditism o sardo e la rinascita d e ll’isola , in «R in ascita» , x, :2 dicembre 19 5 3.

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C API TOLO SECONDO

egli godrà dell’appoggio della Mafia, in Sicilia, della cosid­ detta Onorata Società ' nella Calabria meridionale e della pubblica opinione dappertutto. Cosi gli sarà possibile (e per lo più succede proprio questo ) vivere nelle vicinanze del suo paese, donde verrà rifornito del necessario. R o ­ meo, ad esempio, vive normalmente a Bova con la moglie e i figli e vi ha anche costruito una casa. G iuliano fece lo stesso al suo paese, M ontelepre. Infatti l'attaccamento del bandito alla sua terra - generalmente quella dov’è na­ to e dove vive la «sua» gente - è di solito molto forte. Giuliano visse e mori nel territorio di M ontelepre, come i banditi siciliani suoi predecessori, V alvo, Lo Cicero e Di Pasquale, erano vissuti ed erano morti a Montemag­ giore e Captato a Sciacca \ La cosa peggiore che possa ca­ pitare a un bandito consiste nel venire tagliato fuori dal­ le proprie fonti di rifornimento locali, poiché egli si tro­ verà allora letteralmente costretto al saccheggio e al furto ai danni della sua gente e diventerà un criminale passibile di denuncia. Le parole di quel funzionario còrso, che la­ sciava regolarmente nella sua casa di campagna grano e v i­ no per i banditi, dipingono uno degli aspetti della situazio­ ne: «m eglio nutrirli in questo modo piuttosto che obbli­ garli a rubare ciò di cui hanno bisogno» . Il comporta mento dei briganti nella Basilicata illustra l ’altro aspetto. In questa regione il brigantaggio cessava durante l’inver­ no e qualche brigante emigrava perfino, in cerca di lavoro, perché era difficile per i fuorilegge trovare da sfamarsi. In prim avera, quando vi era di nuovo disponibilità di cibo, ricominciava la stagione del brigantaggio Questi tagliagole lucani sapevano di non poter obbligare i poveri con1 r . lo n g o n e , Leg?yenda e realtà della «mafia calabrese», in « l ’U nità», io settembre 19*55: « ... Quando qualcuno, ad esempio, in un paese, com­ mette un delitto d ’onore e si rende latitante ia 'Ndranghita iocale: anche se non si tratta di un suo membro, sente il dovere di soccorrerlo, di aiu­ tarlo a nascondersi, a fuggire; sente il dovere di sussidiare la fam iglia del ricercato ». 2 G. ALONGi, La M afia, Torino 1887, p. 109; nonostante il suo titolo questo libro è molto più utile per il briganraggio che per la mafia. 3 b o u r d e , E n Corse c it., pp. 2 18 -19 . 4 G. RACIOPPI, Storia dei moti d i Basilicata... nel i8 6 0 , B a ri 1909, P304. Testim o n ian za oculare di un rivo lu zio n a rio liberale e fu nzion ario
della zona,

ad esempio i tre uomini cat­ turati in Maremma nel 18 9 7 (a causa di tradimento. 5 2 9 . e per 1 j. 1 8 6 8 . che vivono ai margini del proprio paese. non fosse altro perché è ben più difficile rivoltarsi contro l ’apparato del potere quando si hanno responsabi­ lità fam iliari: dopo il i8 6 0 due terzi dei banditi della B a­ silicata e della Capitanata avevano meno di venticinque anni \ Naturalmente il bandito può rimanere solo . Se si uni­ sce ad altri o forma una banda (con ciò vincolandosi a un determinato numero di rapine) di rado questa banda sarà molto numerosa. individui. apolitici. . fino a sessanta uomini. come certamente avrebbero fatto se fos­ sero stati truppa di occupazione. Firen ze 1 8 9 8 . Qualche altra osservazione completerà il quadro della vita del bandito.come di solito accade quando si commette un delitto tradiziona­ le che. I briganti celeb ri. r o u t i n i . p . Il governo spagnolo do­ po il 19 5 0 . che le tenevano al proprio servizio. l o m b r o s o . giusta le consuetudini. perché la sua coesione è assicurata soltanto dal prestigio personale del capo. piTT-RiVER S. L 'u om o d elin ­ quente.IL BANDITISM O SO CIALE 25 ta d n i a nutrirli. 6 1 2 . obbligando cosi i fuorilegge a procu­ rarsi cibo con il furto e ad inimicarsi i pastori. fra i bandoleros andalusi del x ix secolo. cioè. che perciò furono indotti a denunciarli '. 2 p a n i -r o s s i . non occorre d i r l o ) S i parla anche di bande molto numerose. 1 9 5 4 .8 3 . cita to in c. Si conoscono al­ cune bande molto piccole . ma esse godevano d ell’appoggio dei maggiorenti locali (cacicchi). e ciò per ragioni in parte economiche e in parte organizzative. 18 9 6 . I . La Basilicata. consente l ’eventuale rien­ tro nella piena legalità (quali la vendetta e il ratto). p p . cui sono legati da vincoli di parentela o da necessità di sostentamento. p . pose fine a ll’attività dei guerriglieri repubbli:ani sui monti dell’Andalusia dirigendo l ’azione repressi­ va contro i simpatizzanti repubblicani e le fonti di rifor­ nimento dei paesi. Si di­ ce che la maggior parte dei centosessanta (circa) fuorileg­ ge esistenti nella Calabria meridionale siano lupi solitari di tal genere. da cui però sono al tempo stesso tenuti lontani dai nemici e dalla polizia. Di solito è giovane e scapolo o senza le­ dami. People 0/ the Sierra. 3 e. 1 8 1 .

. v. 7 3. Possiamo ritenere che una banda di trenta uomini . mentre unità più nu­ merose portano a secessioni.rappresenti all’incirca la massima unità che pos­ sa venire governata da un capo di media levatura. p. in Basilicata. c ’erano una settanti­ na di bande.5-6. 1 8 1 e specialmente 86 sgg. vol. quali i W est Country Bible Christians. quando le bande diventano po­ tenziali unità di guerriglieri. ma anche que­ ste godono nell’Italia meridionale dell’appoggio finanzia­ rio e d ’altro genere delle autorità borboniche. in Puglia circa trenta. Bari 19 42. di qualche centinaio di uomini. incaricato della repressione del ban­ ditism o. RACiOPPi. Supponiamo che la sua durata dipendesse dallo scalpore da essa suscitato. (Osserviamo che analogo fe­ nomeno si verifica anche in quelle piccole sette protestan­ ti secessioniste. Il brigantaggio politico d e l M ezzogiorno d ’Italia 18 15 18 18 .. dalla complessità della situazione internazionale (nel periodo dal 17 9 9 al 1 8 1 5 l ’aiuto borbonico e inglese alle bande poteva farle agevolmente sopravvivere per 1 C fr. Bari 1946. s. 10 vo li. In Capitanata. per esempio. pp.26 C APITOLO SECONDO questo motivo esulano forse del tutto dal nostro tema In periodi di rivoluzione. p. senza quella organizzazione e disciplina che soltanto pochi capi briganti furono capaci di mantenere. trentanove. le continue e prolisse doglianze di don Ju lian de Zugasti. 77-78.. ma dalle statistiche può venire determina­ to in quindici-sedici. L ’assetto normale delle bande di briganti-guerriglieri è un comples­ so di molte unità minori. nel suo Bandolerism o . dal grado di tensione della situazione sociale. 2 a . I. che riunivano in media trentatre membri per cappella nel de­ cennio 18 7 0 -8 0 )2. i briganti contadini non parlano il gergo {calò) dei crim inali comuni. pp. L a posizione socialmente normale del classico Robin H ood è indicata dal fatto che. «m etodisti». 299.'sotto Gioacchino M urat.. B lu nt's "Dictionary 0/ Sects and A eresies. Il numero medio dei componenti le bande della Basilicata viene indicato «da venti a trenta». LUCARELLI. M adrid 1876-80. nei primi anni dopo il Sessanta. 10 2-3.come quella che Giuseppe de Furia guidò per molti anni durante l ’epoca napoleonica e della restau­ razione . si formano anche bande più numerose. coalizzate nelle operazioni. Non sappiamo esattamente quanto durasse una banda. Introduzione . « b rya n iti» (London 1874). I l brigantaggio politico d e lle P uglie dopo il i8 6 0 . i d . Storia dei moti d i Basilicata cit. ad esempio nel M essico. 13. go­ vernatore della provincia di Cordova.

. come quella di Domenico Tiburzi ai confini del Lazio. solo con la grandio­ sità egli può ostentare il suo potere e la sua condizione. co­ 1 c . perderebbe il suo bene più prezioso. infatti l ’ex bandito poteva facilmente rientrare nella società. il prototipo dei banditi.L BANDIT ISMO SO CIALE 27 molti anni) e dalla protezione che poteva ottenere. dato che le sue attività erano con­ siderate criminali soltanto dallo Stato e dai ceti supe­ riori \ Non ha molta importanza il fatto che un bandito inizi la sua carriera per motivi parapolitici . verosi­ milmente. al mo­ dello di Robin H ood. il sergente Romano durò trenta mesi nelle Puglie dopo il i8 6 0 . cercherà cioè di essere «un uomo che prese al ricco per dare al povero e non uccise mai se non per legittima difesa o giusta vendetta». nella sua posizione e in una società di valori precapitalistici. b e r n a ld o d e QuiROS. 9-10. lo fa perché. la pubblica opinione sarà convinta del contrario. ( i a ed. 2 v o li. Janosik. e Suhaj durarono due anni. . e bastarono cinque anni a spezzare la schiena dei più tenaci briganti borbonici dell'Italia meridionale. London 18 6 5. Anche se in effetti egli prescinda da motivi di protesta so­ ciale. pp. Brigand L ife In Ita ly . un Robin Hood con qualche ambizione sareb­ be fortunato a sopravvivere per più di due o al massimo quattro anni. Se è generoso con i suoi guadagni. p. cap. potette durare per venti anni (dal 18 7 0 al 189 0 ). P eo p le of the Sierra cit. Giu'iano (con una forte protezione) durò sei anni ma. M adrid 19 33). sotto qualche aspetto. Se lo Stato glielo permetteva il bandito poteva agevolmente sopravvivere e tornare alla comune vita del contadino. oppure che si dia alla rapina soltanto perché per un fuorilegge è naturale comportarsi cosi. M exico 1959. 18 3 . v. E gli è virtual­ mente obbligato a farlo. E l Bandolerism o en Espana y en M exico .. che aveva motivi di rancore contro la polizia e il gover­ no . 2 P iTT-R ivER S. poiché c ’è da prendere di più al ricco che al povero e se prendesse al povero o commettes­ se un omicidio «illegittim o». Però una piccola banda isolata senza grandi ambizioni. Diego Corrientes t r e 1.come Giuliano. Quasi certamente egli cercherà di adeguarsi. m a f f e i . attivo nei Carpazi all'inizio del x v m secolo. cioè l ’aiuto e il favore generale.. I .

le cui idee (sotto qual­ che aspetto influenzate dal com uniSm o) vengono esposte più ampiamente in appendice. Il Robinhoodismo. riparazione dei torti. Cosi un tipico criminale quale M r B illy H ill. cortesia. Per le sue «relazioni pubbliche» tuttavia egli trovava utile divulgare il fatto che derubava soltanto gli ebrei . sono dei sentimentali. Aktem nàssìge G eschichte der Raubcrbanden an den beìden U fern des R bein es.cioè commercianti e usurai . la cui autobiografia ( 19 5 5 ) merita uno studio più approfondito dal punto di vista so­ ciologico di quanto finora sia stata oggetto. b e c k e r . I criminali provengono dai poveri e. si abbandona alla consueta autocommiserazione piagnucolosa per giu­ stificare la propria prolungata carriera di ladro e di ban­ dito con la necessità di distribuire denaro alla «sua» gen­ te.e cosi via. che sgominò quei banditi. Ciononostante egli potè benissimo. è utile ai banditi. tradizionalmente collegato con il mondo dei di­ seredati). M olti l ’assumono spontaneamente.2S C APITOLO SECONDO sicché anche un autentico delinquente professionale po­ trà arrivare a carpire il favore generale. l ’anziano membro del Comitato di salute pubblica.nell’aneddotica tutti i banditi si aggirano per la campagna con travestimenti impenetrabili . che essi ci credano o no.e gli aneddoti e le leggende che si moltiplicavano sul suo conto gli riconosce­ vano molti degli attributi eroici di un Robin H ood idea­ lizzato: generosità. su certi argomenti. egli proveniva da un basso mestiere. ubiquità fino a ll’invisi­ bilità . almeno per un certo tempo. sentirsi pro­ tettore dei poveri. . cioè a svariate famiglie di manovali irlandesi di Cam­ den Tow n. non era in alcun senso un bandito sociale (Come è dimostrato dal suo nome. Non tutti però sono costretti a recitare quella parte per forza. Schinderhannes. scaltrezza e coraggio. il più famoso anche se non il più importante fra i capi­ banda che infestarono la valle del Reno poco prima del 18 0 0 . K òln 1804. senso di humour. M i hanno poi riferito che 1 La fo n te principale è b . come fece Pasquale Tanteddu in Sardegna. N el suo caso però questi attributi erano assolutamente immeritati e le nostre simpatie vanno interamente a jeanbon St-André.

Non può quindi meravigliare il fatto che nel 18 8 4 il suo paese volle intitolare al suo nome la strada principale. distribuiva sempre ai poveri parte del bottino. (Per alcune sue attività. Si conoscono dei Robin Hood sistematici: Gaetano Vardarelli delle Puglie.riuniva un tribunale.si dice. per la sua ricerca sistematica di una giustizia integrale. confiscava il grano immagazzinato dai ricchi e lo distribuiva ai poveri. . (Non a caso «bandito» è ormai diven­ tato il termine abitualmente usato dai governi stranieri per i guerriglieri rivoluzionari). incomprensione. nel Cristo 1 Lucarelli (con ampie relazioni) e Racioppi ci danno una buona introdu7Ìonc al problema. tra gli altri. . i briganti del Sud dei primi anni dopo il i8 6 0 . Angiolillo fu una vera eccezione. costringeva i fattori. più rozza. che fu dapprima perdonato e poi tradito ed ucciso dal re nel 1 8 1 8 . Paesani Struggles in Ita ly .I L BA ND IT ISMO SO C IA L E 29 un capo bandito calabrese degli anni precedenti il 1 9 1 4 faceva offerte regolari al partito socialista. Si crede anche che abbia punito trasgressori della legge comune. a dare il pane ai lavoratori del fondo e la borghesia terriera del luogo a permettere ai poveri di spigolare nei campi. che può ancora trovarsi nel libro O ld Calabria di Norman Douglas '. E Carlo Levi. come quelli del periodo 179 9 1 8 1 5 . egli agiva come un secondo governo nell’interesse dei conta­ dini. pena il massacro. O rdinava che si ribassas­ se il prezzo del grano. maggiore di quella che poteva ottenersi con donazioni occasionali e interventi individuali. vedere in appendice). In altre parole. w . questa. p fn d lft o n . in «M o- . li riforniva gratuitamente di sale. grazie a una vasta lette­ ratura erudita ora si comprende bene la natura di queste epoche di brigantaggio e pochi studiosi oramai condivi­ dono l ’opinione della borghesia liberale. A lla loro maniera. emetteva la sentenza e adempiva a tutte le fun­ zioni di un m agistrato». Forse l ’Italia meridionale in queste due epoche offre l ’immagine più prossima a una rivoluzione di massa e a una guerra di liberazione guidata da banditi sociali. che in esse ve­ deva soltanto delinquenza di massa e barbarie se non ad­ dirittura l ’inferiorità razziale del Sud. «Q uando arrivava in un paese. si consideravano campioni del popolo contro i ceti superiori e i «forestieri». ascoltava i con­ tendenti.

di solito non gli aliena il favore popolare. Anche se la loro strada non era che un vicolo cieco. 3. riconoscen­ do cosi che. colpirono i tiratori e li uccisero. non però contro i suoi soldati. è compreso il sovrano. «Brigantaggio». Questo è stato detto per Robin H ood e per Oleksa Dovbus I l fatto che il bandito. C fr. p. che è lontano e sta dalla par­ te della giustizia. Infatti la leggenda parla spesso del so­ vrano che persegue il bandito ma non riesce a sopprimer­ lo e allora lo chiama a corte e fa pace con lui. cosi gli ordinò di venire a Vienna a fare la pace con lui. E lu i si affacciò alla finestra per guar­ dare. J « L ’imperatore aveva saputo che c ’era quest’uomo che nessun potere poteva sottomettere. s. specie se non possiede una fo r­ te coscienza della sua missione. per i quali gli «anni dei briganti» sono tra le poche pagine di storia vive e reali perché. M a le pallottole deviarono.. v. G li con­ cesse di combattere dove voleva. forestieri e altri elementi che sconvol­ gono la vita tradizionale del contadino. A modo loro i briganti. riassume queste ricerche. non dobbiamo negare che a spingerli fosse un ane­ lito alla libertà e alla giustizia. A garan­ zia gli rilasciò una lettera con il suo sigillo. secondo la tradizione. n. . appartengono a loro. Nelle società preindustriali e prepolitiche tra essi raramente. in fondo. prelati e frati fannulloni (Robin H ood e A ngiolillo). a quei gruppi che sono oggetto di particolare odio da parte dei poveri: avvocati (Robin H ood e Dick Turpin). appartengo­ no sempre. s. le collane e detn Q uarterly».C API TOLO SECONDO s: e ferm ato a E b o li ci ha ricordato quanto sia profondo il ricordo dei banditi-eroi fra i contadini del Sud.. anche Enciclopedia Italiana. 19 5 1. a differenza dei re e delle guer­ re. D i conseguenza anche le vittim e tipiche del bandito sono la quintessenza dei nemici dei poveri. I l ban­ dito \ jl'n !a $ h:ika' c it. L ’anello con brillante di G iuliano. viva bene e faccia mostra della propria ricchezza. gli spedi contro tutto l ’esercito per ucciderlo. nel co­ stume del contadino lacero con le mostrine dei Borboni o in abito più sfarzoso. seppure mai. E per tre giorni e tre notti Dovbus fu ospite d ell’imperatore alla corte im periale» ( o l b r a c h t . v i. erano i vendicatori e i campioni del popolo. M a si trattava di un tranello. Quando D ovbus si avvicinò. 102). usurai e mercanti (Angiolillo e Schinderhannes). l ’interesse del bandito è identico al suo: la giustizia. A llora l ’imperatore ordinò di cessare il fuoco e fece la pace con D ovbus.

Non sembri perciò un paradosso se le ingenti spese del bandito . della Normandia o della Danimarca del x ix secolo non c ’è posto per il banditismo sociale. ma rimangono profondamente e tenacemente tradizionali. 1 « E cco come stavano le cose: egli era un pastore debole. mentre i miserabili braccianti di paese richiamano al più quella modesta am­ mirazione che si può avere per bracconieri eccezional­ mente coraggiosi). Come dicono i predicatori e gli interpreti della Scrittura. sempre che egli non si allontani troppo dal ruolo eroico che gli è stato attribuito. umili e poveri possono fare grandi cose. dall'abbandono e dalla rassegnazio­ ne '. che è divenuta parte della tradizione popolare. Il fe­ nomeno è rurale. potenti e deboli. non urbano. quali ho cercato di tratteggiare qui. (Senza dubbio è que­ sta la ragioi per cui l ’Inghilterra. povero.cosi come la Cadillac placcata d ’oro e i denti incrostati di diamanti del ragazzo dei bassifondi divenuto campione mondiale di pugilato . a struttura precapitalista. 100). governanti e governati. un succedaneo alla impotenza della massa a sol­ levarsi dalla povertà. il prototipo del bandito sociale. che ha dato al mondo Robin Ilo o d . si è trasferita a personaggi ur­ bani quali Dick Turpin e M acHeath.I L BA ND IT ISMO SO CIA LE 31 le decorazioni con cui si ornavano i banditi antifrancesi dopo il r79 0 nell'Italia meridionale erano considerate dai contadini come simbolo di trionfo sui ricchi e sui po­ tenti e forse anche testimonianze del potere di protezione del bandito su di loro. Invero uno dei principali elementi di attrazione del bandito consisteva e consiste tuttora nel fatto che egli rappresenta il ragazzo povero che ha fatto fortuna.. I lineamenti fondamentali del banditismo. zop­ po e sciocco. p. ricorrono pressoché universal­ mente con il verificarsi di determinate condizioni. Le società contadine in cui esso si riscontra hanno ricchi e poveri.anziché allontanarlo dai suoi ammiratori. il Signore voleva dimostrare con il suo esempio che quanti fra noi sono ti­ morosi. 11 bandito N ikola Shuhaj c it. dal x v i se­ colo in poi non ha più prodotto esemplari notevoli del ge­ nere. . Inoltre perfino in società arretrate. L ’idealizzazione dei criminali. lo legano ad essi. Notare che i capi di ban­ de leggendarie di rado ne sono i membri più forti e violenti. In una società agricola come quella d ell’ Inghilterra orientale. se D io lo vuole» (olb r a c h t.

nel­ l ’Italia meridionale e nella Renania alla fine del x v m se­ colo. M ontelepre.odi più efficienti di agnazione sociale. per i quali le donne pre­ gavano con commozione Ma in quella zona le organiz­ zazioni contadine sono meno sviluppate. poiché quei fenomeni si verificarono nella storia della maggior parte delle società contadine.almeno secondo la convinzione popolare . sotto molti riguardi. Nella Sila calabrese il brigantag­ gio cessò in epoca anteriore alla prima guerra mondiale. Il banditismo è un fe­ nomeno prepolitico e la sua forza è in proporzione inver­ sa a quella della rivoluzione agraria organizzata e del so­ cialismo o com uniSm o. settem­ bre-ottobre 1950). il banlitism c so­ ciale compare solo in una fase precedente a ll’acquisizione da parte dei poveri di una coscienza politica o di m e. Notiamo il sorgere del ban­ ditismo . M i'vniicntu operaio ». ? {■ > . ■ C fr. con l ’avvento del socialismo e delle leghe contadine. ancora oggi. s. So­ pravvisse sull'Asprom onte il regno del grande Musolino e di numerosi altri eroi popolari. In società di questo tipo il banditismo è endemico. neppure durante la rivolta nazionale contadina del 18 9 3 ' e.. v i. novembre-dicembre 1954- . g a n c i . l ’epo­ ca classica del banditismo sociale. è una delle poche località della provin­ cia di Palermo in cui non vi furono forse leghe contadine. il numero speciale del « P o m e» sulla Calabria (n. quali carestie e guer­ re. 6. II m ovim ento dei Fasci nella provincia d i Palermo.32 CAPITOLO hl. nei secoli x ix o xx. nell’Italia meridionale dopo l ’ unità eccitato dall avvento della legge e dalla politica economica capita­ 1 Cfr. n. La nostra epoca è.CC M>0 con forme tradizionali di brigantaggio. o nei momenti in cui la morsa della moderna civiltà di­ namica stringe le comunità statiche per distruggerle e tra­ sformarle. durante le guerre e le trasformazioni portate dalla Rivoluzione. la popolazione dà molto meno voti che al­ trove ai partiti politici progressisti e m oki di più a grup­ pi estremisti marginali quali i monarchici o 1 separatisti siciliani. Sembra però che il fenomeno del robinhoodismo abbia tendenza ad acquistare maggiore vigore quando si verifi­ chi una rottura dell’equilibrio tradizionale: durante e do­ po periodi di eccezionali privazioni. M. il paese di Giuliano. 9-10.

C o­ me d ice nn o dei lo ro p ro tettori ( z u m a s t i . A l di là di questa sua funzione. M a egli non assolve in pieno neppure a questa funzione.nv i! ivo-Mrno pasto». I. vol. nel migliore dei casi. ma è proprio allora che egli è incapace di aiutarla. la voce «brigantaggio» in Enciclopedia Italiana. Essi possono soltanto riparare i torti e dimostrare che qualche volta si può ritorcere l ’oppressione. La società contadina lo crea e lo esige quando avverte la necessità di un campione e di un pro­ iettore. assassinii ed estorsioni. i cui abitanti diven­ tano minatori di carbone in Am erica. 94): «ci sono m olti poveri ragazzi che aveva n o l ’abitudine di andare per le strade a guadagnare una peseta con il contrabbando ma adesso non possono pili farlo e i poverecri n o n sanno da dove gli possa ■«■■v. p. Introduzio­ ne. N elle isolate montagne dei Carpazi il banditismo prosperò dopo la prima guerra mon­ diale per ragioni sociali che sono state illustrate da Olbracht con la consueta precisione e sensibilità. consiste n ell’imporre determinati limiti a ll’oppressione tradizionale nel quadro di una società tradizionale sotto 'a minaccia di illegalità. è una protesta. nei villaggi calabresi.. che ne avevano sempre avuto poco. Il banditismo sociale. Dai banditi-eroi non ci si aspetta un mondo di uguaglianza. «P er sette anni ha combattuto nella nostra terra».L BANDITIS MO SO CIA LE 33 lista In Calabria e Sardegna l’epoca più importante per il brigantaggio cominciò nei primi anni dopo il 18 9 0 . non ne hanno affatto. infatti. dicono di Dovbus i con­ tadini dei Carpazi. «e finche era in vita le cose andavano 1 C fr. con l'avvento dell’economia moderna (e la depressione agri­ cola nonché l ’emigrazione). Bandolerism o c it. ma debole e senza un contenuto rivoluzionario. La funzione pratica del bandito. per cui alcuni hanno bestiame in quanti­ tà ed altri. ma contro il fatto che qualche volta lo siano in misura eccessiva. Non riusci­ ranno però mai a capire quello che succede nei villaggi della Sardegna. Ma proprio questa situazione esprime la tragedia del banditismo sociale. nelle montagne dei Carpazi. non diretta contro il tatto che i contadini siano poveri ed oppressi. Anche i banJo lc r o s spagnoli furono in parie vittim e della libertà di commercio. fucili e debi­ ti. che si riempiono di uomini armati. ed un giro per M ontelepre ce ne convincerà. il bandito rappresenta soltanto l’incarna­ zione di un sogno di tempi migliori. .

considerato. nell’esaltata im­ maginazione delle m oltitudini. anche ne­ gli Stati Uniti di ieri. Cosi dorme Oleksa D ovbus. come i iw w . sorgerà un altro eroe. il sergente. per molti anni ancora. amico del popolo. che però ò anche un eroe. dei poveri . p. 2 o l b r a c h t . non già il Romano sarebbe caduto a Vallata ma un altro bandito. sospinta dal respiro di un seme di papavero e quando sarà emersa. per la vendetta. negativa e anarchica. p. 1 «Secondo un’altra versione.. c ’era chi cre­ deva che il bandito Tesse Jam es non fosse stato ucciso ma avesse riparato in California. in cui uomini deboli e isolati lotta­ vano . il leggendario canga^eiro eroe del Brasile nordorientale. combattente per la giustizia e vendicatore d ell’ingiustizia. ma insiste invece su ll’aberrazione mo­ rale del brigante. Si tratta di un sogno suggestivo ed è questa la ragione del formarsi dei miti che attribuiscono ai grandi banditi poteri sovrumani e quella specie di im­ m ortalità di cui godevano i grandi re giusti del passato. in cui il mito non esalta la giustizia e la modestia.34 CAP IT OL O SECONDO bene per il popolo». sgominare i padroni. che ne esalta soprattutto la giustizia e la moderazione nell’uccidere \ La vendetta. che in realtà non sono morti ma si sono addormentati e torneranno di nuovo. I l bandito N ikola Sbubaj cit. che gli rassomi­ gliava nel viso e nelle fattezze.contro il dominio di uomini forti e di associazioni. T u tt’al più egli può combatterle e cercare di distruggerle per vendicare l’ingiustizia. che è d ’altronde assai caratteristico. quasi invulnerabile ed "im m ortale” per le benedizioni del papa come asseriva il G astald i. Casi sim ili si presentano a fianco de! nobile bandito tradizionale d ell’America latina. Può darsi che queste figu­ re rappresentino una ribellione generale. davvero strana e fantastica. men­ tre la sua scure sepolta ogni anno si avvicina di più alla superficie della terra. Cosa ne sarebbe infatti del popolo se i suoi campioni fossero morti per sempre? Cosi il bandito è impotente di fronte alle forze della nuova società che non può comprendere. 98. predare le ricchezze che essi hanno rubato e distruggere col fuoco e con la spada tutto quello che non può servire al bene co­ mune: per la gioia. Brigantaggio poli­ tico delle P uglie cit. 3 Tuttavia esiste una variante del banditismo sociale.se necessario con il terrore.. 133). Così. come ammonimento per le generazioni future . terrore dei padroni. occulto solitario e ram ingo» (l u c a r e l l i .e forse per paura di esse Ecco perché il bandito è spesso distruttore e selvaggio oltre i limiti del proprio mito. sarebbe vissuto. ad esempio Lampiao (ucciso nel 1938).

C e n 'est pas seulem ent par haine irraison n ee contre tout ce qui a appartenu au seign eur. 1 « I l s ont ravage les vergers. E cosi i briganti del Sud che conquistarono le cittadine della Lucania nei pri­ mi anni dopo il i8 6 0 vi fecero rapide incursioni per spa­ lancare le prigioni. che gli avversari qualificavano banditi. In pri­ mo luogo perché incapace perfino di esprimere una orga­ nizzazione guerrigliera efficiente. I banditi certamente riuscirono a suscitare una rivolta borbonica contro i con­ quistatori del Nord. cap. bruciare gli archivi. intendo veri banditi e non partigia­ ni politici. [V o ilà ] po urq uo i ces hom ines q u i.. Ma quando un soldato spagnolo borbonico. infatti.. x x i . tale sottospecie di ban ditism o sociale non m i era nota. e ’est aussi par calcili. sul saccheggio d elle v ille di cam pagna nel gubernija di C ernigo v nel 19 0 ^ ). cercò di organizzarli in un efficiente movimento di guerriglia. F in o a che p u n to qu esto tipo fisso del « b a n d ito eroe c ru d e le » esista realm en te. selvaggi. les cu ltu res scien tifiq u es.. Borjes. è un argom ento da app ro fon d ire. pou r ren dre le partage p o ssib le et éq u ita b le . in queste situazioni era ed è as­ solutamente inefficiente come movimento sociale. P aris 19 2 3 . grande nemico della giustizia e della onestà. eroici e impotenti.. e non so lo n e lle b allate po etich e stam pate n e lle gran d i città p e r un p u b b lico di im m igran ti. b rù len t et saccagent le tout in d istin cte m e n t» (r l a b r y . Il banditismo.IL BAN DIT ISMO SO CIALE 35 che in periodi di rivoluzione non è più una faccenda pri­ vata ma diventa affare di classe. S'nria dei moti d i Basilicata c it . come ha giustamente osservato Olbracht. 76 . contro l'in te ro ord in e sociale. d ’un m eu­ blé ou d ’une serre.Y. Autour du M o u jik . essi si opposero e lo cacciarono via ’ : la stessa struttura delle non organizzati socialm ente. p. L a fon te è co stitu ita dai v e rb a li di in terro gato ri dei con tadin i. 1 U n a efficace descrizion e d e g li effetti p sicologici d e ll’in cen dio del qu artiere d eg li affari in una città spagnola è in D eath’s Other Kingdom .. s ’ils ign oren t la va leu r d u n tableau. In fat­ ti la distruzione non è mai indiscriminata. Q uan do scrissi questo v o lu m e. Quello che è utile per i poveri viene risparmiato 2. saccheggiare le case dei ricchi e distribuire al popolo quello che non ser­ viva loro: crudeli. l ’a p la n ir. coupé les arbres fru itie rs. b rise n t. 1 f '< ■1 npp [. non è un semplice sfogo nichilista ma un inutile tentativo di eli­ minare tutto ciò che ostacolerebbe la costruzione di una comunità contadina semplice e durevole: i prodotti del lusso. . savent cependant la va leu r d ’ une p lan tation d'arb res fru itiers ou d 'u n e ex p lo ita tio n perfection n ée. reclama sangue e la visio­ ne dell’ingiustizia in rovina può dare alla testa E la di­ struzione.19 3 9 ) di CAMEL WOOLSP. I l fa lla it égaliser le d o ­ m aine.

al massimo conferivano un grado nelPesercito a qualche ex bandito. a preferenza della folla enorme. L. che avrebbero potuto continuare a infestare la regione ancora per alcuni anni. a preparare il terreno per una azione efficiente che possa estendersi al di fuori dei confini del villaggio e per truppe d ’assalto del genere.47 a Portella della Ginestra. Per diventare validi campioni della loro gente. Infatti essi erano in grado di aiutare le sommosse contadine perché in questi movi­ menti di masse è la banda piuttosto piccola. E ra però più probabile che li tradissero ed uccidessero dopo averli sfruttati. quale altro nucleo sarebbe preferibile alle bande di briganti già for­ mate? Cosi nel 19 0 5 le azioni di contadini del villaggio ucraino di Bvchvostova furono in gran parte avviate dal­ la banda del cosacco Vasilij Potapenko (lo «zar» della banda) e dal contadino Petr Ceremok (il suo «m ini­ stro»).infatti essi erano prima di ogni altra cosa votati alla causa dei contadini . In secondo luogo. Giuliano fece il gioco di forze politiche che non comprendeva. I Borboni potevano promet­ tere di distribuire ai contadini i possedimenti della nobiltà terriera ma non lo facevano mai. due uomini che erano stati prima espulsi dalla co1 C iò risulta chiaramente dallo studio delia rivolta degli operai inglesi del 18 30 . isolandoli e neutralizzandoli. C -IV HAMMOND.36 CAPITOL O SECONDO bande. i ban­ diti dovevano smettere di essere banditi: ecco il parados so dei moderni Robin Hood. quando si permise di diventare il capo mi litare dei separatisti siciliani (dominati dalla Mafia). che erano di formazione spontanea. che era certamente più vicina a quella dei contadini da lui massacrati durante il comizio del i ° maggio iy. Non perché i banditi fossero in generale tradizionalisti in politica . È evidente come quelli che si servirono di lui e poi lo but­ tarono a mare avessero una concezione della Sicilia in d i­ pendente molto diversa dalla sua. di cui l ’unico resoconto edito è ancora The village Labourer di J. .ma perché la forza tradizionale cui si rifacevano veniva distrutta o perché la vecchia o la nuova oppressione si coalizzavano. per­ ché la loro ideologia non consentiva di organizzare una rivolta efficiente. furono sgominate. escludeva ope­ razioni pili ambiziose e le trentanove bande lucane.

E ran o (com e Schinderhannes) bande vaganti di crim in a li « p ro fe s sio n isti» . in « M o v im e n to o p e­ ra io » . al massimo. W eim ar 19 5 9 . che facilitavan o l ’assorbim en to di elem en ti settari.). idealizzavano più sistematicamente i banditi e credevano di poterli guadagnare alla loro causa. furono poi ster­ minate da una controrivoluzione dei kulaki Per contadi­ ni rivoluzionari la banda non poteva rappresentare una struttura organizzativa permanente ma.e poi riammessi. n.a p i-r u ta . 3 3 7 -8 5). 202-26. se ne stava verificando rapidam ente il tram onto con la form azion e di possessi in d iv id u a li (p p . N o v e contadini e sei cosacchi fu ro n o uccisi. erano in torto nel credere che egli fosse il vero ribelle \ G li anarchici bakuniniani che.I L BAN DIT IS MO SO C IA L E 37 munita del villaggio per attività criminale . Historische Studien zu S c h iller’s Schauspicl « D ie Rlìuber». l ’aristocrazia fu n z io n aria le -cle rica le » (ap p ello di B a k u ­ n in c it. In qu an to co m u nità tradizion ali di p ro scritti. 2 T u tta v ia non si d eve credere che i b an d iti im m aginati da S c h ille r rien trassero rigidam en te nel tip o social-con tadin o. sprecavano il loro tempo e quello dei contadini!.14 . d isertori e apparten en ti alla setta dei ch iliasti p ersegu ita­ ti. Come accadde in altri villaggi. so­ ciale o c iv ile . il ven d ica­ tore del po p o lo . m aggio-giu gno 19 . lu g lio 1 9 1 3 .lt. proprio a causa del loro spirito distruttivo. una forma temporanea di organizzazione ausiliaria. relig io se e di costum e. il difen so re.. rin forzate da con ta­ d in i fu ggiasch i. in cui la dottrina anarchica si associava a una «forte corrente di anarchia rurale». espressione dei contadini poveri e senza terra e del senso della comu­ nità coniro individualisti ed esclusivisti. 3 . C fr . D ocu m en ti im ­ p o rtan tissim i in p ro p o sito si trovano in g. . A utour de M oujik c it. in v. d alla « Isto ricesk ij V e s tn ik » .. L ab ry osserva esatta­ m ente che in questa lo calità. p p . sita ai confini d ella zona in cu i il m ir era po ten te e tenace. senza la quale essi sarebbero stati del tutto disorganizzati.non sappia­ mo se spontaneamente o su pressione . B a k u n in : « i l b an d ito è sem pre l ’eroe. Cosi i poeti romantici che idealizzarono la figura del bandito. P P . Ma chi è davvero convinto che. 72 sgg. Potevano riuscirci occasio­ nalmente e perlomeno in un caso un movimento contadi­ no prim itivo. pare avessero svilu p p ato d elle form e di o pposizion e alla società ortodossa. diventò una gran­ de forza rivoluzionaria regionale. k r a f t . n. come Schiller nei M asnadieri . P ro b ab ilm en te l ’an ar­ chia durata a lungo in G e rm an ia e l'esisten za di num erosi staterelli fa v o ­ riro n o lo sv ilu p p o di tali g ru p p i rurali di p ro fessio n isti. con tutta la genialità del 1 l a b r Y . anche se temporanea. La banda del M alese e il fallim ento della teo­ ria anarchica della moderna « ja c q u erie» in Italia. s. o f. il lo ttato re per la vita e per la m orte contro la civ iltà sta­ tale aristocratica. rip ro d u ce 7 d iso rdini agrari nel guber­ nia d i Cernigov del 190 5. queste bande. il n em ico irrico n cilia b ile di tu tto il regim e statale.

donde è tratta la citazione. Dal momento in cui l ’interesse fondamentale del bandito si appuntò sui con­ tadini. H. di solito in quelle scuole politiche che sono la prigione e il servizio militare. alimentano ancora il miraggio di una società giusta. nonostante il suo campo d azione compren­ desse una vasta zona della Ucraina meridionale. ma si accorda bene con il prim itivism o di notevole purezza di questo movimento interessante e a torto trascurato. Machno di tanto in tanto facesse ritorno al villaggio natio di G u ljaj Pole. I banditi che non adottano i nuovi sistemi di lotta per la causa contadina. La migliore trattazione del machnovistismo è quella di P . Sopravvivono soltanto gli ideali per cui hanno combattuto e su cui uo­ mini e donne hanno composto canzoni che. i cui campioni erano valorosi e nobili come aquile.3 CAP IT OL O SECONDO suo capo per la guerriglia. cap. dal19 2 1 in esilio. Le memorie di Machno . essa era. 633 sgg.di cui figurano passi in appendice non sembra vadano oltre il 19 18 La «corrente d ’anarchia rurale» viene recisamente negata da parte degli anarchici e supervalutata dagli storici bolscevichi. Il brigante a ll’insegna «Chiesa e R e» corrisponde al movimento del mob «C hie­ sa e R e » . pp. C h a m b e r lin . A rsinov. Si con­ verti all’anarchismo appena ventenne. v i i ).che.. agili come cervi. non costituiscono più i campioni po­ veri. Torino 1966. an­ che il più tradizionalista dei banditi non ebbe difficoltà a fare causa comune con oppositori e rivoluzionari di altra 1 II resoconto più obiettivo di questo movimento è fatto da w . Per loro non c ’è avvenire. Nella misura in cui il bandito sociale aveva una «ideo­ logia» politica. come molti di loro fanno individualmen­ te. al quale come ogni capo­ banda contadino « p rim itivo » rimaneva attaccato ( c h a m b e r l i n . . come abbiamo visto. sistematicamente ostili alle autorità costituite. E g li visse dal 1884 J 934. La r i v o ­ luzione russa cit. L a r iv o l u z i o n e ru ss a . ma diventano semplici criminali o servi dei padroni e dei mercanti.1 9 2 1 non avrebbe potuto ottenere altro che sconfitte. È significativo sia detto tra parentesi . figli della montagna e delle foreste profonde. A ppun ti sui banditi della sinistra presocialista.). intorno al ca­ mino. della città (cfr. una forma di tradizionalismo rivoluzionario. il Machnovscina d ell’Ucraina meridionale nel periodo 1 9 1 8 . chiunque avesse conquistato il potere definitivo sui territori russi? Il futuro è condizionato a ll’organizzazione politica.

Ciro Annicchiarico. che fu accettato fra i carbonari con la sua banda nel 1 8 1 6 o 1 8 1 7 era un sella­ io. fuori i pezzenti. pp. N atural­ mente acquisire una ideologia politica relativamente mo­ . anch’essi all’opposi­ zione]. non sono contadini. Lucarelli. era un intellettuale di campagna. C ’è però qualche esempio di banditi italiani presociali­ sti con ideologia chiaramente di sinistra. 82-83). viva il bel re­ gno di Napoli col suo religiosissimo sovrano. viva il vicario di Cristo Pio IX e vivano pure i nostri ardenti repubblicani fratelli [cioè garibaldini e mazziniani.ex solda­ ti. A . n. p. Per la storia del brigantaggio in «A rchivio storico delle provincie napoletane».. v e­ rosimilmente ribellatisi ai Savoia a seguito del cattivo trattamento inflitto al loro eroe. D oria. Così i banditi giacobini-carbonari del 18 1^ 1 8 1 8 . diventarono capi brigan­ ti di minor rilievo (Lucarelli. I l brigantaggio politico delle Puglie cit. x v ii. 1 9 3 1 . 12 9 . nonché di banditi idealizzati dai giacobini di cit­ tà. Carmine Donatello (Croc­ co) nel 18 6 3 bandiva il seguente proclama (A . pp.e alcuni ex soldati garibaldini. che si era dato alla macchia in periodo napoleonico per ragioni assolutamen­ te apolitiche. In tutto il Sud si nota di frequente una collaborazione fra repubblicani e borbonici contro i liberali moderati — lo stesso Garibaldi rifiuta offerte di aiuto da parte di nu­ merosi briganti (G . cioè un prete di ceppo contadino e di idee giacobine. specialmente quando appartenevano anch’essi alla schiera dei perseguitati. giacobini o car­ bonari. s.. cfr. pastori o . Lucarelli.. Per le sue convinzioni religiose di illuminismo millenaristico. I l brigantaggio politico del Mezzogiorno d ’Italia 1 8 1 5 . Si sarebbe tentati di credere che si tratti di figure per qualche verso eccezionali dal punto di vista sociale. di cui parla Lucarelli. vale a dire per una lite a proposito di una donna. 13 8 ): Fuori dunque i traditori. come Angiolillo. Gaetano Meomartino (Vardarelli). per quan­ to la stragrande maggioranza dei briganti usuali fossero contadini.IL BA ND IT ISMO SO CIALE 39 estrazione. I l brigantaggio politico delle Puglie cit. p.3 1. 390) .il che è poi la stessa cosa .1 8 . che entrò a far parte della setta dei decisi.

.anziché per un capraio analfabeta o per un con­ tadino miserabile. in difetto di dati più comple­ ti di quelli attualmente disponibili e in considerazione d e ll’atmosfera politica confusa e complessa in cui spesso operarono i briganti. non è il caso di formulare ipotesi ri­ gidamente assolute.4o CAPITOLO SECONDO derna era molto più facile per un intellettuale o un arti­ giano di paese — classi che di norma non fornirono molti banditi . Tuttavia.

e i movimenti che esamineremo in questo capitolo. non solo nel senso già chiarito. E ve­ . Dipende dalle circostanze che esse siano caratterizzate dalla nota di protesta sociale dei poveri. con scopi e programmi speci­ fici. E n ­ trambi sono fenomeni straordinariamente prim itivi. Fra il banditismo sociale. come nella Mafia america­ na. ma anche in quanto tendono a scomparire non appena si sviluppano movimenti più pro­ grediti.hanno un certo nume­ ro di caratteri particolari. essi perdono ogni carattere di movimenti sociali. sono in un certo senso disorganizzate. Laddove continuano a sussistere do­ po l ’avvento di movimenti moderni. non sono mai puri e semplici movimenti sociali. nel loro insieme. Le mafie — termine che converrà usare per una serie di manifestazioni corrispondenti . Prim o. le associazioni operaie ed i partiti di sinistra. o dal­ la pura e semplice criminalità. E ssi. come in Calabria. non esiste una linea di demarcazione netta e precisa. sono scarsamente suscetti­ bili di adattamento. o dalle ambizioni delle classi medie. Esse quindi pos­ seggono un certo grado di fluidità. di cui al capitolo precedente. le aspirazioni delle varie classi all’interno della società. come in Sicilia. Costituiscono quasi dei punti di confluenza delle ten­ denze più disparate che si agitano in seno alle società che le esprimono: la difesa della intera società contro le mi­ nacce al suo tradizionale modo di vivere.Capitolo terzo La Mafia i. Secondo. quali le leghe conta­ dine. come i movimenti na­ zionali. dei quali la Mafia siciliana è il più interessante e duraturo. dei quali costituiscono forse una specie di embrio­ ne. le ambizioni per sonali e le aspirazioni di individui attivi.

g u z m a n .. forse sul modello degli ordini massonici. M a la situazione più interessante è quella in cui una vera e pro­ pria organizzazione. Bogota 1962. tutti questi delitti sono rimasti im puniti». Cfr. anche il capitolo v. pp. a prescindere da casuali riferi­ menti a queste associazioni segrete in Calabria e nel C i­ lento. qualcosa che as­ somiglia alla Mafia nel famoso pueblo di contrabbandieri di Benam ejì e la sorda opposizione di Iznajar dove «secondo l ’abitudine inveterata di questa città.o. almeno sulla carta. Quali sono le condizioni per effetto delle quali sorgo­ no le mafie? Non è facile rispondere a questa domanda perché non sappiamo neppure quante ce ne siano o ce ne siano state. A prescindere da riferimenti casuali ad associazioni a delinquere. in z u g a s t i . una società segreta di grassatori a Baena. i rapporti degli alcaesi sulla situazione della criminalità nelle zone di loro giurisdi­ zione nella provincia di Cordova. su ll’anarchismo andaluso. non sap­ piamo quasi niente della situazione in altre zone e quel poco che sappiamo ci consente al massimo di affermare che esisteva una situazione da cui la Mafia poteva svilup­ parsi. non possiamo però dire se quella situazione abbia in effetti originato la M afia'. La mancanza di informazio­ ni non ci autorizza però a concludere per l ’inesistenza di un tale fenomeno. peraltro molto prim itiva. . g . che sia stata ampia­ mente descritta e analizzata. sembra che in passato non se ne sia affatto notata 1 C fr. 2 Cfr. circa 1870 . di una associazione tipo M afia nella Calabria meridionale. centralizza­ te e hanno vere e proprie «catene di comando» e di ini­ ziativa. Introduzione. secondo cui si tratta di una situazione da protomafia anziché da Mafia. come vedremo. f a l s bo rd a . sussiste o per lo meno è esistita in un certo stadio di sviluppo soltanto a livello locale. Sono propenso ad aderire alla tesi del Brenan. ma non se ne hanno finora notizie pubblicate con particolari '.42 C APITOLO TERZO ro che alcune mafie sono. come nella classica M afia sici­ liana. M a. e simili. I. Un altro fenomeno straor­ dinariamente simile si è sviluppato recentemente nelle piantagioni di caffè della Colombia.e . I . Cosi non vi è alcun dubbio sull’esisten­ za. una sociedad de ladrones a M ontilla. socie­ tà segrete di grassatori e loro protettori. Bandolerismo cit. vol. 1 3 1 . La M afia siciliana è l ’unica associazione di questo tipo dell’Europa moderna. La V b le n d a en Colom bia. 170. u m a n a l u n a . es.

Mosca sul « G iornale degli Econom isti» del 19 0 0 e VEncyclopaedia of Social Sciences. in «N u ovi argomenti». in.. Lo studio sulla camor­ ra in Calabria (in « A rch ivio di psichiatria». D opo la prima stesura di questo capitolo. I l Capitalismo nelle campagne 1860-1900. i v . Paris 1 9 6 1 . p. pant a le o n e . m o n t a lb a n o . p. inchieste ufficiali varie ed opere sulle condizioni economiche e sociali della Sicilia. To­ rino 1 9 6 2 2. 1 8 8 3 . La M a fia (188 7). M. sono: n. La M afia . Le travail en S itile. Torino 1890. fra cui l ’ottimo saggio di L. rappresenta un atteggiamento collettivo verso lo Stato e le sue leggi. Torino 1 9 6 2 . Primo. Le prime due opere contengono utili bibliografie. 30. ignorando del tutto l ’aspetto rurale del fenomeno. sperando che possano eventual­ mente fare luce sulla situazione delle altre zone finora ine­ splorate. la pubbli­ ca opinione è stata fuorviata in parte dalla tendenza gior­ nalistica a romanzare e in parte dal mancato riconosci­ mento che «quella che appariva ai piemontesi e ai lom­ bardi come "delinquenza” siciliana. La delinquenza in Sicilia (1885). sono uscite altre impor­ tanti opere. C ondizioni politiche e am m inistrative della Sicilia 1 8 8 7 ) . G. La parola Mafia sta a significare qui molte cose diverse. D d o lc i. c u t r e r a . Società segrete costituite prevalentemente da conta­ dini analfabeti operano nell’oscurità. 2 Le principali fonti di consultazione. Torino 1948. quali r. non più criminale di quanto lo sia il 1 g. È op­ portuno quindi riassumere ciò che sappiamo su ll’argo­ mento. g. f r a n c h e t t i . La vasta mole di letteratura scienti­ fica ed approfondita su ll’argomento. c o la j a n n i . Perciò l ’unica cosa che ci resta da fare è di concentrare la nostra attenzione su uno o due esempi di mafie note. era in realtà la legge di un’altra società. Va osservato come lo studio di tale genere di associazione sia stato coltivato soprattutto dalla scuola di criminologia dei positivisti italiani (Lom broso). Per quanto i dati di fatto siano pacifici e vi sia un buon numero di opere utili. è apparsa nel periodo tra il 1880 ed il 19 10 . se re n i.. oltre ad interviste personali in Sicilia. di una società sem ifeudale»3. Le classi medie cit­ tadine hanno sempre tenuto un atteggiamento di profon­ da indifferenza e di sovrano disprezzo per la vile umanità che giace ai loro piedi. La S ici­ lia dai Borboni ai Sabaudi ( 1 9 0 0 ) . A. La Camorra. La Mafia ed i mafiosi 1900). 293) tratta sol­ tanto di u n ’organizzazione di delinquenza urbana a Reggio Calabria. 3 e. gli articoli di G . 187.LA MAFI A 43 l'esistenza II che è meno strano di quanto possa appari­ re. Spreco. . Mafia e politica 19 4 3-19 6 2 . descrittive e analitiche ". La Mafia è meno conosciuta di quanto si possa suppor­ re. a lo n g i . novembre-dicembre 1 9 ^ 3 . p. il cui organo era l ’« A rch ivio». r o c h e f o r T . a lo n g i ..

Un mafioso. Laddove esiste una struttura di potere conso­ lidata. degli scolari verso il maestro. è quasi sinonimo di protezione. È stato esattamente osservato come nelle zo­ ne veramente feudali d ell’isola l ’omertà tendesse a signi­ ficare che era permessa soltanto la denuncia del debole o del vinto '. Il sistema presentava alcuni aspetti certamente feudali. spe1 rp\x:rnt tft Condizioni politiche cit. Nelle comunità senza leggi il potere raramente si di­ sperde nell’anarchismo delle competizioni individuali ma si concentra attorno ai centri di forza locali.44 c a p i t o l o t i :r z o similare comportamento. Forma tipica ne è il patronato e tipico titolare il maggiorente o padro­ ne con il suo gruppo di aiutanti e dipendenti e la rete di influenza che gli si stende attorno e induce la gente a por­ si sotto la sua protezione.. l ’onore tende a divenire appannaggio dei potenti. 2x9 21. in cui le relazio­ ni tra individui o piccoli gruppi sono simili a quelle tra po­ teri sovrani. se usata in questo senso) consisteva in quel codice di comportamento che tende costantemen­ te a svilupparsi nelle società in cui manca un efficiente or­ dinamento dei pubblici poteri o nelle quali le autorità sono considerate ostili. Si deve resi­ stere alla tentazione di stabilire un nesso di relazione tra un codice siffatto e il feudalesimo. pp. diciamo. nel secondo signifi­ cato della parola. totalmente o parzialmente (per esempio nelle prigioni o fra gli strati sociali più bassi). La Mafia. riferita però più ai seguaci (la «bassa M afia») che ai padroni. le virtù aristocratiche o cose del genere. In altri termini la mafia (con la m minuscola. Non rico­ nosceva altri obblighi se non quelli del codice di onore o di omertà. nelle sue private dispute non invo­ cava lo Stato o la legge ma si guadagnava rispetto e sicu­ rezza conquistandosi una reputazione di forte e coraggio­ so e regolava le proprie vertenze con la lotta. Il suo impero più completo e vincolante si aveva tra i souteneurs e i piccoli teppisti dei bassifondi di Palermo. la cui norma fondamentale vietava di dare in­ formazioni a ll’autorità pubblica. . o le due cose insieme. op­ pure insensibili alle cose che contano veramente (per esempio nelle scuole). di condizione quanto mai prossima ai «senza legge» o meglio a uno Stato alla Hobbes.

se pure solo in teoria. non potè mai funzionare effettivamente in tal senso '. p. è difficile credere che la Mafia abbia potuto essere centralizzata ge­ rarchicamente con lo stato delle comunicazioni quale era nel x ix secolo. 14 luglio iyb 3).jz.ua.. Questo però ne è un aspetto minore. Una inchiesta recente ha dimostrato che quanto sussisteva dell uni­ tà teorica. una società segreta organizzata gerarchicamente. tutta­ via. Valachi sulla cosiddetta Malia ameri­ cana. ora com­ 1 A lla domanda se la Malia sia mai stata una gerarchia eentral. Sembra probabile che ad alcuni stadi della sua storia questo tipo di Mafia fosse. Probabilmente la più chiara puntualizzazione della situa­ zione è quella offerta dal rapporto del 1 9 3 1 del procura­ tore di Palermo: «le associazioni dei piccoli centri di or­ dinario esercitavano la giurisdizione in essi e nei Comuni contermini. vedi la testimonianza di J . fosse assai lim i­ tato.LA . ed è molto probabile che in Sicilia (dove le situazioni feudali vennero ufficial­ mente abolite solo nel x ix secolo e ancora oggi i suoi sim­ boli sopravvivono nelle battaglie tra cavalieri e saraceni dipinte sulle sponde dei carretti contadini) forme di fe ­ deltà feudale ne abbiano favorito la formazione. in teoria.MAFIA 45 cialmcnte nei latifondi dell’interno. La Mafia cit. 179 . quelle dei centri più importanti erano in re­ lazione fra loro e anche nelle province finitime. c r isf. : ancora difficile rispondere con esattezza. genere. prestan­ dosi reciproco aiuto e assistenza» \ Infatti. . dato che la formazione di un patronato e la funzione dei suoi emissari può aversi an­ che senza alcuna tradizione feudale. Ciò che caratterizza­ va la Sicilia era la prevalenza generale di tale patronato e la virtuale assenza di qualsiasi altra forma di potere sta­ bile. Da tale testimonianza si vede come il controllo diretto di Vito G e ­ novese stille fam iglie che lo riconoscevano quale capo. organizzato gerarchicamente. trattandosi di un fenomeno essenzialmente rurale all’inizio. Esisteva piuttosto una rete di bande locali «cosche» — oggi pare si chiamino «fam iglie»). con un capo nominale che si rivendica­ va una certa autorità sugli altri membri. Ma per il decentramento de fac­ to di un gruppo de. 1Citato in MONTALBANO.. in pratica. La terza e più usata accezione della Mafia non si distin­ gue agevolmente dalle precedenti: consiste nel controllo della vita della comunità mediante un sistema segreto (o meglio non riconosciuto ufficialmente) di bande. in « L ’espresso». è stato spezzato (cfr.

La M a fia c it . ad esem p io M on taib an o. 70 sgg. che però sembra siano in seguito caduti in di­ suso \ Che siano o meno nati. come all’epoca della transumanza delle greggi. in « A r c h iv io d i p s ic h ia tria » . È però evidente che si trattava dei rituali di una fratellanza di sangue di antica tradizione mediterranea. dalla condizione di parassitismo e fuori legge ed è desti­ nato. Il rito culminante . di norma un comune o un latifondo.ed a tenerli separati dal gregge.46 C AP IT OL O TERZO poste di due o tre uomini. l e s t i n g i . Il loro particolare comportamento è deter­ minato d all’abituale atteggiamento di virilità jattante. I bravi nei Prom essi Sposi del M an­ zoni si vestono e si comportano in maniera molto simile ai picciotti siciliani di due secoli e mezzo dopo. reciprocamente colle­ gate in vari modi. L ’as­ sociazione della Fratellanza . L a p iù esaurien te d escrizio n e d i qu esti r i­ tu a li si ha a p ro p o sito d e g li sto p p a g lie ri d i M on reale e lo ca lità fin itim e e d ella fratellan za d i F av a ra (in p ro v in cia d i A g rig e n to ). S i ved a anche f . e cen tri v ic in io ri in v arie opere.. . 4^2 sgg. come sostiene Cutrera. le bande dei territori attraverso i quali passava il bestiame cooperavano. talora però. ora molto più numerose. p p . nei primi anni dopo il 18 7 0 . nel­ le prigioni di Milazzo e poi divulgati attraverso canti po­ polari o letteratura tipo la Vita e coraggiose im prese del bandito Pasquale B ru n o . dal vestito. D ’altro canto ogni banda. pp.consisteva nel bu­ care il pollice d ell’iniziato e con il sangue estrattone im1 a lo n 'g i. aveva ri­ tuali di iniziazione e parole d ’ordine singolarmente stan­ dardizzati. ad affermare il potere dei lupi sulle pecore . come nelle prigio­ ni) di fronte a ll’immagine di un santo . Ogni cosca sfruttava il proprio territo­ rio. 2 MONTALBANO. 18 8 4 .e forse anche sui leoni .ese­ guito di solito (salvo fosse impossibile. La Mafia cit. in una società senza legge. Le migrazioni dei mietitori e spe­ cialmente la possibilità che la vita del latifondo offriva di avvicinare avvocati in città e di frequentare i numerosi mercati di bestiame e le fiere in tutta la regione. ciascu­ na delle quali controllava un determinato territorio. dal modo di parlare e di comportarsi. favoriva­ no ulteriori contatti fra i vari gruppi locali I membri delle cosche si riconoscevano fra di loro non tanto da segni convenzionali segreti o da parole d ’ordine quanto d all’aspetto. non saprei dire. v .

espresse parallelamente un proprio sistema di legge e di potere or­ ganizzato. p . una tale direzione riflette­ va la struttura economica e politica e l ’evoluzione della Sicilia piuttosto che una vera e propria pianificazione del­ la criminalità. Si veda in e . p. È pro­ babile che la Mafia abbia sviluppato qualche genere di coordinamento quasi nazionale. vedesse in questi rituali un pro­ prio legame particolare. tuttavia non si bruciava l ’immagine di un santo ma un pezzo di carta. La Mafia cit. pur vivendo talora in _no strano rapporto di simbiosi con quei regimi. Ciò però non prova che l ’associazione fosse centralizzata poiché anche la ca­ morra . A quanto ne sappiamo.. una iniziazione a N ew Y ork z t . Come vedremo. Anche le parole d ’ordine sembrano esser state standardizzate. vedere la testimonianza resa da J.peraltro non nel senso rigoroso del termine . il mafioso diventava un compare e la parentela spirituale in Sicilia e in altre zone del M editer­ raneo. quasi come i bambini che adot­ tano a m o’ di linguaggio strettamente privato una comu­ ne formula convenzionale per storpiare le parole. Lna volta iniziato.aveva se­ de a Palermo. In sostanza questo è il rito d ’ini­ ziazione della Mafia quale era ancora usato in America nel 1 9 3 0 . che poi veniva bruciata. erano questi in effetti l ’unica legge e l ’unico potere efficienti per i cittadini delle zone sotto l ’influen­ 1 m o n t a l b a n o .organizzazione esclusivamente napoletana senza legami con la Sicilia .. re id . 4 1. la cui direzione centrale . Valachi davanti i la Sottocommissione permanente del Senato per le investigazioni («N ew York T im es». a lo n g i. 143-44. La Mafjìa cit. 2 ottobre 19 6 3 j.aveva riti di iniziazione basati su di una fratellanza di sangue di tipo similare*. M afia . 1 9 1 . . 19 17 . rappresentava una forma di parentela artificiale che comportava i più gravi e solenni obblighi di aiuto re­ ciproco tra le parti contraenti. pp. Per par::colari in proposito. per quanto standardizzato. pare che ciascun gruppo. Q uest’ultima azione può darsi fosse destinata a legare il novizio alla fratellanza mediante la cerimonia di infrange­ re un tabù: viene anche citato un rito consistente nello sparare con una pistola contro una statua di G esù Cristo '.LA M A FIA 47 trattare l ’immagine del santo. Sotto il regime borbonico o piemontese la Mafia (in rutti e tre i significati della parola).

D ’altra parte c erano determinati gruppi che avevano particolare necessità di disporre di difese pri­ vate. dai pescatori e marinai né si affermò compiutamenLe nelle città . nel timore di sviluppi rivoluzionari. In una società quale la siciliana. irrigata e a frutteti. oppure l ’avvento della alternativa al sistema stesso.salvo che presso i più bassi strati sociali. Il sistema non aveva però applicazione generale poiché non tutti i settori della società siciliana ne avvertivano in ugual maniera la necessità. specialmen­ te in periodo di rivoluzioni . con i suoi poderi fertili e spezzettati.come a Palermo nel 17 7 3 e nel 18 2 0 e ’ 2 1 . con la comparsa del potere delle bande. in cui il governo ufficiale non poteva e non voleva esercitare un potere effettivo. la Guardia Nazionale.miravano ad organizzare proprie milizie cittadine o «ronde» finché l’alleanza delle classi domi­ nanti. La Mafia c it. I contadini dei vasti latifondi dell'interno e i mina­ tori di zolfo avevano bisogno di qualcosa d'altro che le periodiche jacqueries per alleviare la propria miseria.4 8 CAP. aneli’essi incustoditi e facile richiamo di ladri nei frutteti della co­ sta . ad esempio.la protezione era questione di vitale importanza. in m o n t a l b a n o .O JLKZ O za della Mafia. battuta dai briganti e forse anche malarica. intendiamo le vere città e non i grossi agglomerati in cui i contadini siciliani vivevano. riuscì ad im­ porre. Il codice deH’omertà non fu mai applicato. u n a n o t e v o le trattarione del problema. aranci e limoni. a carattere privato e parallelo a quello ufficiale. Per i proprietari di determinati tipi di beni . era inevitabile o l'avvento di un tale si­ stema. e successivamente corpi misti di poli­ zia e mafiosi '. dominava la Conca d ’Oro. p p .UOJ.il bestiame. Infatti gli operai delle città. le zone delle miniere di zolfo ' Cfr. 19 4 . .5 7 . che negli incustoditi recinti siciliani è esposto alle facili razzie. cosi come avviene in Arizona. rappresenta­ to dai corpi armati privati e delle guardie del corpo del1America liberista. dopo il 18 4 8 . Ciò che distingue la Sicilia è l ’esten­ sione territoriale e la coesione di un tale sistema di pote­ re. più fidata sot­ to il profilo sociale. E in effetti la Mafia si sviluppò proprio in quelle tre zone. nel cuo­ re di una campagna deserta.

non ne trova trac­ cia di sorta nella sua città prima del i8 6 0 Invece il ter­ 1 g. Il periodo della sua maggiore prosperità si ha dopo il 189 0 . sotto il duplice regime di un governo centrale. come ad esempio le cosiddette scuole pubbliche o l ’aspetto coreografico della vita politica inglese. qualcosa di simile al «sistema parallelo» dovette sempre esistere. come esiste in ogni società contadina arretrata. quindi. i cui soldati. poliziotti e tribu­ nali piombavano periodicamente su di loro. Ciò non era però ancora la Mafia.80 -8 t . L'uso del termine Mafia. U si e costumi. 2 S. pp . del popolo i ìliano . Uno studioso di storia locale della Sici­ lia occidentale . Non v e dubbio che i contadini siciliani nel corso della storia ab­ biano vissuto. Sembra infatti che la Malia.. con i suoi emissari e parassiti. in senso sroprio si sia sviluppata soltanto dopo il i8 6 0 . I I I . esattori di tasse. 18 8 9 . comunque. e di un regi­ me locale di schiavi e di signori feudali. Dal Quarantotto al Sessanta in Mazzata.che fu covo di Mafia .LA M A F I A 49 del centro-sud e i latifondi aperti dell’interno. nella sua accezione moderna. e le proprie abitudini ed istitu­ zioni conservatrici. era stato circoscritto al gergo di un solo quar­ tiere di Palermo. PiTRi-:.. Può darsi invece che esse siano sorte di recente (per quanto costituite da mate­ riale antico o pseudo-antico) per scopi moderni. per quanto contenes­ se in sé la maggior parte degli elementi grezzi. In un certo senso. Conduceva­ no la loro vita isolata di analfabeti tra il patitone. Non vi è dubbio neppure che essi erano abituati (né avrebbe potuto essere altrimenti) a considerare il governo centrale non come un vero Stato ma soltanto come una specie particolare di brigante. anteriormente. compare sol­ tanto nei primi anni successivi al i8 6 0 . i 9 T3 . dai quali si sviluppò la Mafia. È erroneo credere che istituzioni d ’apparenza arcaica siano effettivamente molto antiche. sin da quando la Sicilia divenne la terra ti­ pica del latifondo. voce «M afia» n ell’ Encyclopaedia of Social Sciences. La Mafia non è una i s t ­ ruzione medioevale ma del x ix e x x secolo.P P . NICASTRO.. 287 5gg. Fuori di queste zone la Mafia era più debole e tendeva a scompari­ re nella parte orientale dell'isola. lontano e generalmente straniero.

citato da m o n t a l b a n o . subito dopo il 18 7 0 . e.. il padrone di Monreale. Ma che cosa? Per rispondere a questa domanda siamo costretti a ricapi­ tolare le nostre cognizioni sulla composizione e struttura della Mafia nel suo stadio di maggior sviluppo. È evidente che in qualche regione soprattutto. 1 c u t r e r a . pp. 9 6 .. . . p p . che por­ tò le sue squadre armate a combattere contro i Borboni a Palermo nel 18 4 8 .3 8 ) e specialmente dopo la conqui­ sta da parte della borghesia settentrionale. Tuttavia qualcosa di importanza quasi determinante dovette verificarsi nel «sistem a parallelo» dopo l ’abolizione ufficiale del feuda­ lesimo in Sicilia ( 18 12 . ma prevalentemente appartenenti alla classe media. p p . poi fu perdonato e. alcune ex feudatari di zone dell’interno. Il fenom en o del gangsterism o com e espressione tip ica della classe m edia sbalordì e turbo il F ran ch etti. 17 0 -7 2 . della «gio ­ vane M afia» contro la «vecchia M afia» (aiutata dalla po­ lizia. f r ANCHEITI. Non po­ trebbe esserci nulla di più tipicamente mafioso della car­ riera di Salvatore M iceli. La prima caratteristica. 2 1 agosto 1 8 7 7 .50 CAP IT OL O TERZO mine dal 18 6 6 viene già usato correntemente da parte di M aggiorani. 8 8 -8 9 . consiste nel fatto che tutti i capi delle Mafie locali erano (e sono tuttora) persone facoltose. avvocati e si­ mili. p p . di gran lunga la più importante. è di uso comune nelle discussioni politiche. 1 6 7 . nominato capitano d ell’esercito borbonico intorno al 18 5 0 (tratto davvero caratteristico). forse. La Mafia ed i mafiosi c i t . 1 7 0 -7 4 1 «G io rn ale di Sicilia». La Mafia ed i mafiosi c it. portò i suoi uomini in aiuto a Garibaldi nel i8 6 0 e fu ucciso mentre combatteva i piemontesi nel­ la rivolta palermitana del 18 6 6 E nel 18 7 2 la Mafia di M onreale era sviluppata a tal punto che si verificò la pri­ ma di quelle rivolte. La Mafia c it. nella provincia di Palermo . C ondizioni politiche c it. che cercava cosi di indebolire l ’associazione) e ne derivò la «setta» degli stoppaglieri!. Su questo punto esistono prove inoppugnabili Fin dalle su e origini rurali la Mafia portava in sé i germi di una rivoluzione poiché alla metà del x ix secolo la terra di proprietà della borghesia non superava in Sicilia il 1 0 % circa dell’area coltivata.la Mafia dovette affermarsi in epoca ancora precedente. 7 3 .7 4 . poi divenute endemiche. La spina dorsale della Mafia era­ 1 c u t r e r a . agricoltori capitalisti e appaltatori..

per il fatto di trovarsi in mano a una classe che potrebbe dirsi di uomini d'affari. con orizzonte limitato ai confini del comune di residenza. a quanto pare. È quindi più che natu­ rale che le fila locali della Mafia confluissero tutte là. al posto dei padroni. nell’ambito del «sistem a paral­ lelo». co­ me pare sia stata la tendenza all’inizio del secolo e proba­ bilmente di nuovo oggigiorno. cosi come nel x v m secolo tutti i distretti irlan­ desi erano collegati a Dublino. quali bestiame e grano. Il sorgere della Mafia riflette cosi. che corrispondevano ai proprietari feudali assenteisti un affitto globale per l ’intera proprietà e subaffittavano ai contadini e praticamente erano diventati l ’effettiva classe dominante. essi erano tutti. se ne serviva anche per imporsi al padrone assentei­ sta. potè anche svilup­ pare una rete di influenze quali mai avrebbe potuto ave­ re se fosse stata soltanto una faccenda da « tipi duri». La M afia. In effetti. dove percepivano le loro rendite i baroni e i principi as­ senteisti. Questi usano sistemi terroristici e intimidatori tanto nei confronti dei latifondisti quanto degli affittuari. il trasferimento del potere dalla classe feudale al ceto medio rurale. nelle zone di Mafia.. Palermo era la capitale. A llo stesso tempo la Mafia fu uno degli strumenti principali di questo trasferim ento.appartenenti alla classe media più ricca . Tuttavia è significativo il . i com­ mercianti che disponevano dei prodotti tradizionali.1A M A F I A 51 no i gabellotti . del raccolto e dello smercio del prodotto. Un equivalente esatto di questo fenomeno si riscon­ tra nella cofradia de mayordomos (confraternita di fatto­ ri ) del dipartimento di Caldas in Colombia. mafiosi. dove per tradi­ zione avevano luogo le rivoluzioni. che stipulavano i trasferimenti di proprietà. infatti se il gabellotto se ne serviva per imporre condizioni a fittavoli e mezza­ dri. e dei nuovi prodotti ad alto reddito qua­ li aranci e limoni. A Palermo risiedevano gli avvocati (che di solito erano figli o nipoti istruiti della borghesia campagnola). La maggior parte dei gabellotti aveva rapporti con Palermo. cioè le decisioni fon­ damentali per la politica siciliana. al fine di assicurarsi il controllo delle zone coltivate a caffè. una fase della nascita del capitalismo rurale. i funzionari e i tribunali da «orientare».

per dimostrare il proprio potere. ma raggiungeva ugual­ mente il proprio scopo di assicurare acquiescenza all’inter­ no e potere all’esterno . guardie private. Il normale centro di confluenza di costoro era l ’entourage del locale mag­ giorente. do­ ve forse ebbe origine la Mafia: don V ito Cascio Ferro. che ingaggiava uomini di fegato e senza scrupoli e proteggeva i fuorilegge. Giuseppe Genco Russo da M ussomeli L ’apparato di coercizione del «sistem a parallelo». banditi. come di pro­ stitute. prima del fascismo. E necessario convincersi che la migliore opportunità che si presentasse a un contadino o a un minatore per mitiga­ re l ’oppressione di cui era vittim a consisteva nel farsi una reputazione di duro o di amico di duri.cioè controllare la popolazione locale e logorare il governo straniero. Quasi certamente furono due gli elementi che determ i­ narono l ’evoluzione di una situazione del genere e la sua trasformazione in Mafia. Cosi veniva a form arsi una rete locale di interessi fra proprietari. pastori. In primo luogo.. Non è facile fornire un quadro chiaro e conciso della sua struttura. esiste una vasta riserva potenziale di uomini risoluti. In Sicilia questa grande riserva era formata pre­ valentemente da tre gruppi : i soprastanti e le forze di po­ lizia privata (quali guardiani e campieri che sorvegliava­ no frutteti ed ovili). 1 1 8 . . 3 4 . da Bisacquino. e fra i lavoratori regolari. In ogni so­ cietà miserabile e oppressa.CAPITOLO TERZO fatto che i capi nominali della O norata Società continua­ vano a provenire dalla zona latifondista delPinterno. il tentativo da parte del debole governo dei Borboni di costituire le Com1 p a n t a l b o n e . « L ’uomo cattivo». al pari della sua struttura politica e legale. secondo un’incisiva espressio­ ne del gergo della malavita francese. p p . non aveva una forma rigida né era centralizzato. è affranchi: e l ’indi­ viduo non ha altro mezzo per sottrarsi ai vincoli di un v ir­ tuale servaggio se non quello di diventare sgherro o fuo­ rilegge. quelli più forti e sicuri di sé. quale la siciliana. i banditi e i fuorilegge professiona­ li. Mafia e politica c it . 45. anche se erano soltanto motivi di prestigio che lo inducevano a farlo. bravacci e uomini di fegato. don Calogero Vizzini da Villalba.

l ’interesse preminente di ciascuna compagnia consi­ steva nell’indurre la delinquenza locale a rubare altrove dietro promessa di accordare un diritto di asilo locale op­ pure nel contrattare privatamente la restituzione della re­ furtiva. infine. Ne conseguiva che. ognuna con propria autonomia. In secondo luogo il crescente peri­ colo rappresentato dal malcontento nelle città e nelle cam­ pagne.quattro o cinque in quarantasei anni . come la maggior parte dei tenta­ tivi di affidare la tutela della sicurezza pubblica all’inizia­ tiva privata. che falli.all’attività crimi­ nale il passo era breve.era perfettamen­ te naturale che i ricchi tendessero ad assoldare uomini per la difesa dei propri interessi . delle quali la clas­ se media tendeva ad appropriarsi. In un’epoca in cui le ri­ voluzioni ricorrevano con una frequenza impressionante . picciotti o emissari e briganti era­ no quindi di una certa complessità. I banditi. Da un comportamento del genere ad una effettiva partecipazione delle Compagnie armate . Come proprietari i capi-mafia non avevano interesse di sorta all’attività cri­ minale. ed alle mene del mafioso niente giovava di più di questa combinazione fra ricchi (terrieri) e gente decisa a tutto. per quanto anche essi potessero occasionalmente servi­ re a rafforzare il potere dei padroni (il bandito Giuliano .LA M A F I A 53 pagnie armate. Il fermento era. D ’altra parte agli elementi assoldati si dovevano consentire ruberie e riser­ vare un determinato campo per l ’iniziativa individuale.le cosiddette controsqua­ dre —o adottassero altre misure per non lasciarsi sopraf­ fare dalle rivoluzioni. che sarebbe poi diven­ tata perenne. erano tenute a rispon­ dere in proprio per i furti e le rapine consumate nella pro­ pria zona. avevano però interesse a mantenere un corpo di seguaci armati per fini di coercizione. date le condizioni della Si­ cilia. rappresentavano un flagello quasi genera­ le. contro la classe media rurale per il possesso delle terre pubbliche ed ecclesiastiche. dislocate in zone diver­ se.i cui componen­ ti erano della stessa pasta dei briganti . impegnati in una lotta. specialmente dopo l ’abolizione del feudalesimo. fatti da governi deboli per tema di aggravi finanziari. particolarmente vivo fra i contadini. come al solito. Le Compagnie armate. I rapporti tra Mafia.

se veniva derubato. se era ricco. difendeva la popolazione proprio contro il banditismo. Nelle ri­ voluzioni più importanti i capi-mafia pattuivano con i li­ berali palermitani una paga giornaliera di quattro tari per uomo. . poteva essere obbligato qualche vol­ ta a contribuire al mantenimento dei picciotti. La Mafia manteneva l ’ordine pubblico con mezzi p rivati e.tramandata in opere quali L 'u ltim a battaglia della Mafia d ell’ineffabile prefetto m o r i e la i a ed. altri per accrescere il proprio prestigio con l ’unico mezzo che gli si offriva.è quella che confonde la Mafia con il banditismo. tra le più comuni. che è così tipica del­ la Mafia: monopolio locale di estorsione controllata (che spesso assurge a vera e propria istituzione. generalmente par­ lando. ma forse non esclu­ sivamente. 1 O pinione errata. il padrone locale arruolava le sue squadre . oltre ad armi e munizioni e la promessa di questa paga (per non parlare dei saccheggi di guerra) faceva mol­ tiplicare le squadre. alcuni per seguire il padrone (quanto più influente era il capo-mafia.54 CAP IT OL O TERZO fu incaricato di sparare su di un corteo di contadini il pri­ mo maggio 19 4 7 ed è noto il nome dell’influente perso­ naggio palermitano che combinò l ’affare). Il ladro individuale era escluso Nelle formazioni militari della Mafia si può riscontrare un identico miscuglio di lealtà e sottomissione dei dipen­ denti e di profitto personale dei combattenti. di S icilia del g u e r c io . . cioè con bravate e violen­ ze. al punto da perdere i propri caratteri di forza bruta) con eliminazio­ ne di ogni intruso. ma anche perché guerra significava guadagno. Quando scoppiava la guerra. Da qui quella singolare soluzione di compromesso. Tuttavia. I picciotti si uni­ vano alle squadre. poteva recuperare il suo avere decurtato di una percentuale. di membri delle cosche locali. tanto più numeroso era il suo gruppo). in mancanza di un apparato del potere statale centrale. Il coltivatore di aranci della regione palermitana era costretto ad assumere un guardiano (di frutteti).composte prevalentemente. salvo che non fosse in rapporti particolari con la Mafia. il banditismo non poteva venire eliminato.

n . con il suo carattere di cospirazione nazionale anticollaborazionista. .contadini e minatori . il terrore mitigava le tirannie tradizionali. E . In un certo senso venne espresso dai bisogni di tutte le classi rurali. facendo si che i ric­ chi avessero qualche volta la peggio e che i poveri. Il carattere nazionale. la Mafia. 1 C fr. le forni una base popolare genuina. E forse realiz­ zava anche un desiderio di rivincita.i di rivolta degli elementi giovani della M afia contro i vecchi. specialmente alle pp. Per tutti costituiva un mezzo di difesa contro gli sfruttatori stranieri . poteva anche fornire il nucleo strutturale di una orga­ nizzazione rivoluzionaria o difensiva. Si trovarono al­ la testa della prima grande rivolta contro la dominazione del capitalismo del Nord nel 18 6 6 . il «sistem a parallelo» della Mafia. i fratuzzi di Bagheria e gli stoppaglieri di Monreale). per le classi me­ die rurali un mezzo per conquistarle. (Sembra comunque che intorno al 18 7 0 ci sia stata una certa tendenza alla fu ­ sione 2 fra associazioni e gruppi semimafiosi. 18 4 8 e i8 6 0 . A i deboli . v . Le squadre combatterono con i liberali palermitani (comprendenti l ’aristocrazia sicilia­ na antiborbonica) nel 18 2 0 .e di rivendicazione autono­ mista nazionale o locale. Non possiamo affermare che fosse stato imposto ai sici­ liani da qualcuno. sia pu­ re come fuorilegge.gover­ ni borbonici o piemontesi . Per i feudatari era un sistema per salvare proprietà ed autorità. Era questo. questo potrà essere il caso di Monreale. G li avvenim enti d i Sicilia. che il sorgere ci queste associazioni intorno al 1870 vada interpretato soltanto in termir. in certi ca­ si. quali la fra­ tellanza del centro zolfifero di Favara. Finché la società siciliana con­ servò un assetto essenzialmente statico e feudale e rimase soggetta a un potere esterno. sostenuta da M ontalbano. Palermo 1894. c o l a J a n n i .offriva quanto meno qualche garanzia che le obbligazioni sareb­ bero state rispettate 1 e che il peso tradizionale d ell’op­ pressione non sarebbe stato sistematicamente aggravato. cap. 47-48• 2 Non mi convince la tesi.LA M A F I A 55 II. 1 proposito della funzione della Mafia come codice dei rapporti fra le d i­ verse categorie di minatori di zolfo. potessero combatterli. allora. e ne servi gli interessi in misura diversa.

nella migliore delle ipotesi. formazioni di parte pa­ dronale già specializzate e agguerrite. in po­ sizione di neutralità. Si trattava ovviamente di un movimento complesso. indipendenti dai picciotti.i fasci siciliani . in cui l ’odio di silenziose congiure si alternava a massacri sporadici. p. Pur se a malincuore. come abbiamo visto. i fasci o le associa­ zioni di mutua difesa. secondo cui i pic­ ciotti. lo studioso deve resistere alla tentazione di una classificazione più rigorosa dal punto di vista storico della Mafia in questo stadio del suo sviluppo. ne accreb­ be il prestigio e le assicurò la generale simpatia e l ’omer­ tà. che allora formavano le squadre. aveva legami politici con l ’estrema sinistra. Cosi non può condividersi la tesi di M ontalbano. della Mafia. . In effetti è dato supporre che la Mafia abbia realizzato i primi veri progressi sulla via della sua maggiore potenza (ed abuso) ponendosi quale movimento regionale sicilia­ no di rivolta contro le disillusioni d ell’unità italiana dopo il i8 6 0 . Primo. ma soltanto mafio­ si con la m minuscola mentre la « vera» Mafia sarebbe sta­ ta costituita dalle controsquadre. comprendente elementi di reciproco contrasto.. D el resto tali rivolte erano organiz­ zate da capi di nuovo genere . Que­ sto carattere della M afia mutò poi per tre ordini di motivi.$6 CAPITO LO TERZO e fino ad un certo punto popolare. che mutarono radicalmente l ’antica situa­ zione.i socialisti del luogo — le­ gati a nuove forme di organizzazione. dato che i radicali garibaldini costi­ tuivano il principale partito italiano di opposizione. più efficiente del parallelo e contemporaneo mo­ vimento guerrigliero dei briganti nell’Italia continentale del Sud. 19 7. non sarebbero stati veri Mafiosi con la M maiuscola. Ciò equivale ad ap­ plicare schemi validi per la M afia del x x secolo a u n ’epo­ ca cui tali schemi sono estranei '. La Mafia cit. L ’avvento di forme moderne di movimenti conta­ dini ed operai. Comin­ 1 m o n t a lb a n o .la trovò dalla parte della reazione o. Per l ’ultima volta nel 186 6 essa si ribellò con le armi contro le autorità. Essa. La grande ri­ volta contadina del 18 9 4 . misero la M afia di fronte a uno stato di cose assolutamente nuovo. il sorgere di rapporti capitalistici nella società isolana.

comprendeva un notevole contingente di pianesi. diventò la grande roccaforte dei fasci del 1 8 9 3 e da q u ell’e­ poca è sempre stata una fortezza del socialismo (e più tardi del comuni­ Smo). poi ucciso a Palermo . Sicilia. 1 9 1 0 . Evidentem ente la famiglia continuò n ell’attivita mafiosa. 1 . 2 Vedi in Cutrera la preziosa carta della distribuzione della Mafia. 1 2 2 ) . roccaforte sociali­ sta.1 iy o o Piana dei G reci. P ia­ na. non vi è dubbio però che la Mafia nel suo comples­ so fosse. I Matranga . . Nonostante questi cedimenti in singole lo­ calità.53 la tomba monumenta­ le di un M atranga. Fu anche osservato allora che il sor­ gere dei fasci aveva diminuito il dominio della Mafia sui contadini1.. scoprirono un modus vivendi con il capitalismo settentrionale. I l i . di proporzionalità inversa tra forza della Mafia e atti­ vità rivoluzionaria. 10 0 sgg. V I. 6 4 9 -5 1.presumibilmente dalla Mafia . N . 1 8 8 4 . poiché nel 19 0 9 il tenente Petrosino della polizia di N ew Y o rk . tipicamente moder­ no. Matranga. Briganti e mafiosi prendono il posto di m ovi­ menti sociali soltanto nelle comunità politicamente arre­ trate e deboli.membri degli stoppaglieri . difficil­ mente potevano venire coltivati nel N ord. Quanto meno ci sembra lo confermino le inchieste parlamentari del 18 8 4 e 19 1 0 La seconda ragione del mutamento degli origi­ nari caratteri della M afia è da ricercarsi nel fatto che la nuova classe dominante dell’economia agricola siciliana. Inchiesta agraria.). v o l. Manca­ vano motivi di concorrenza perché l ’economia siciliana non era interessata alla industria manifatturiera e taluni dei suoi prodotti più importanti. c. J a.indagava sulla vita di un membro della fam iglia {ib id . Ricordo di aver visto a Piana nel 19 . I I . lo r e n z o n i. v o l. aveva risentito notevolmente meno di altri centri l’influenza del­ la Mafia 2. M adrid 19 0 6 .. per quanto apparentemente restia ad adottare form ule di organizzazio­ ne contadina. i gabellotti ed i loro collaboratori cittadini. p. c a lo n . pp. ar­ rivata in to rn o al 1 8 8 0 . Lojacono. quali gli aranci. g. Che in precedenza ci fosse stato un do m in io della Mafia è possib ile arguire dalla storia della Mafia a New Orleans. S icilia. D am iani. per quanto al centro dell’impero della Mafia. la cui colonia siciliana. durante questo periodo.LA M A F I A 57 ciò cosi a determinarsi quel rapporto. La Mafia. Inchiesta Parlamentare . specialm ente alle pp.2 . la trasforma­ 1 E.controllavano il racket del porto ed ebbero un ruolo preponderante negli episodi di Mafia del 18 8 9 a New Orleans (r e id . rientrato di recente dagli Stati Uniti e trovato pochi anni prima ucciso per strada in circostanze che nessuno si preoccupò di indagare. ancora in fase di espan­ sione nella zona occidentale della Sicilia. Mafia cit. a giudicare dalla ricorrenza di caratteristici cognomi albanesi: Schirò.

I privilegi concessi e il prezzo pagato per la corruzione.che preludeva però al suo declino . Il che. cattolici per i cattolici. che negli anni successivi al i8 6 0 . I suoi candidati riuscivano sempre eletti. La politica creava il potere del capo loca­ le. La grande stagione del potere della Mafia .ha inizio con il trionfo del liberali­ smo nella politica italiana e si sviluppa con l ’estendersi dell’affrancamento. Per gli uomini politici del Nord. il Sud non costitui­ va un problema. era un gioco da ragazzi.5» CAPITO LO TERZO zione del Sud in una colonia agricola del Nord commer­ ciale ed industriale non ledeva quindi gli interessi degli agrari siciliani. in collegi che erano delle vere roccaforti della Mafia. D ’altro canto l ’evoluzione politica del Nord forniva loro un sistema assolutamente nuovo e di valore inestimabile per la conquista del potere: il voto. si identificava . sortivano ben più grande risulta­ to ai fini del potere locale in una regione piccola come me­ tà della Sicilia. per la Mafia. era ancora considerata parte del movimento nazionale e popolare. anche se modesti dal punto di vista del Nord. per quanto corrotto. la politica lo accresceva e lo trasform ava in un grosso affare. quasi a ll’unanimità. apparteneva al partito tradizionale di opposizione. proprio come i capi delle grandi città degli Stati Uniti arrivarono al po­ tere non solo con la corruzione e con la forza ma anche perché rappresentavano per le migliaia di elettori immi­ grati « i nostri»: irlandesi per gli irlandesi. finita l ’epoca del con­ servatorismo seguito a ll’unificazione. a dispetto dei nuovi rivali. allo stesso modo che la maggior parte dei siciliani alimentava l ’opposizione a Roma. Esso poteva assicurare una maggioranza stabile a qualsiasi governo avesse opportunamente im­ piegato lo strumento della corruzione o delle concessioni di privilegi nei confronti dei capi locali capaci di garanti­ re la vittoria elettorale. data la miseria del Sud. Non a caso l ’apparato elettorale della maggior parte delle grandi città americane. La M afia ottenne questo suo nuovo potere non soltan­ to perché era in grado di fare promesse e minacce ma per­ ché. democratici (e cioè avversari dei grandi affari­ sti) in un paese di prevalente indirizzo repubblicano.

e la Mafia.è Funzioni e basi sociali della Mafia d i f . Ora essa costituiva una grande potenza. E ra stato instaurato il vero «regno della M afia». In proposito. come afferma il Colajanni. per la mancan­ za di contatti diretti e per la naturale loro ignoranza.51). con le sue truppe e le leggi marziali. poiché durante l ’epoca fascista non fu pubblicato alcuno studio approfondito e successi­ vamente solo un numero molto esigu o2. dopo il 18 7 6 diven­ ne il partito governativo. una trasformazione che non potè produrre altrove: l'asservimento completo delle masse al g o v e rn o » 1. r e n d a . 78. I suoi membri sedevano in Parlamento a Roma e affonda­ vano le mani nella parte più ricca della greppia governati­ va: grandi banche. A lla Mafia non si poteva resistere. «produsse in Sicilia e nel Mezzogior­ no. Possiamo però 1 La Sicilia dai Borboni ai Sabaudi (ed. le nostre in­ formazioni sono ancora più scarne di quelle che abbiamo sul periodo di splendore. cioè la Mafia.e del quale mi sono avval­ so profìcuamente . 19. Quando -se ne accorsero (co­ me ad esempio durante le sollevazioni degli anni seguenti al 18 9 0 ) era troppo tardi. Cosi la svolta cruciale nelle fortune del­ la Mafia si determinò solo quando la Sinistra (o gli uomi­ ni che si fregiavano dei suoi slogan).LA M A F I A 59 con i garibaldini. scandali nazionali. In tal modo la Sinistra. ih . p. La organizzazione politica siciliana. li aveva stretti in una morsa. La Mafia cit. tipo M iceli di Monreale. H a ora inizio il suo declino. in Il movimento contadino nella società siciliana . ma essa ormai non era più un mo­ vimento popolare siciliano come all’epoca delle squadre del 18 4 8 . La tacita alleanza fra Roma. i8 6 0 e 18 6 6 . divenne così parte integrante del sistema governativo di favori speculando sul fatto che i propri seguaci. La sua influenza ora si estendeva oltre i confini vagheggiati dai capi locali di vecchio stampo. . tar­ dassero a rendersi conto che i propri voti non andavano più alla causa della rivolta. Palermo 1956 e m o n t a l ­ b a n o . 2 L o studio di gran lunga più importante .

186-87. m a x w e l l G o d protect me from my friends cit. sem­ pre più apertamente e decisamente. Così i fasci del 18 9 3 .. il sorgere delle leghe contadine e del socialismo (successivamente comuniSmo). 2 D el prim o e del terzo di questi delitti venne formalmente accusato Calogero V izzini.approfondirono la frattu ra 2. Sociologia e statistica delle elezioni italiane . pp.l .6o C A PIT O LO TERZO esporre in breve alcuni fattori determinanti nel corso più recente della storia della Mafia. L ’epoca postfascista. che vennero cosi allontanate da un organismo che. cita il rapporto del generale dei carabinieri Branca del 1946.I-. un capo mafioso.8 % del 19 6 3 nella provincia di Caltanissetta. secondo Renda (organizzatore politico e stu­ dioso di valore). la recrudescenza delle agitazioni agrarie dell’e­ poca precedente la prima guerra mondiale e degli anni agitati successivi al 1 9 1 8 . c a r a n t i . E si­ stono ancora.. si posero come pietre miliari sul cammino che separava la Mafia dalle masse.i massacri di Vil 1 alba (19 4 4 ). i minatori di zolfo. con la guerra dichiarata fra Mafia e socialismo-comunismo . tendeva a diminuire. registra voti socialisti e co­ munisti.. per i rapporti tra la M a­ fia e Giuliano). se non addirittura il capo della Mafia. ma « lo spirito e le consuetudini del­ la Mafia sopravvivono ai margini dei grandi sentimenti popolari». il tentato assassinio del capo co­ munista siciliano Girolam o L i Causi. 8 % del 19 4 6 al 2 9 . La Mafia cit. 3 I dati delle elezioni fino al 1953 per le singole province sono tratti da e . La maggior parte delle province-chiave della Mafia. D el secondo venne accusato G iu liano ( m o n t a l b a n o . La base popolare che la Mafia possedeva fra i braccianti sen­ za terra. Cfr. si trasformava in una forza terroristica diretta contro le sin istre1. segna il declino dell’influenza della Mafia come forza decisamente avversa alle sinistre \ Le sinistre hanno dato ai siciliani un’organizza1 L o s te s s o p r e fe t t o M o r i. a c c e n n a s p o r a d ic a m e n te a questo fatto. ecc. poche zone rimaste integralmente e « sp i­ ritualm ente» mafiose.2 % del 19 6 3 a Palermo e dal 2 9 . specialmente nelle campagne. l ’uccisione di vari organizzatori sindacali . a o n o r d e l v e r o . e Portella della Ginestra ( 19 4 7 ).1 % del 19 46 al 4 4 . È evidente che l ’incremento dei voti dei partiti associati di sinistra dall’ 1 1 . In primo luogo. Roma 1 9 5 4 . che rappresen­ tarono un’alternativa alla Mafia per le classi popolari.

la maggior parte dei voti residui era per l'estrema Destra (collegi elet­ torali di Palermo. in danno dei quali si erano ingrassati — e quella dei loro figli di condizione sociale più elevata. se non altro in quanto le forme più gravi del terro­ rismo politico mafioso tendono ora a destare maggior preoccupazione a Roma. Agrigento e Caltanissetta).8 % contro il 4^ . Il secondo genere di tensione lo vediamo a Palerm o già nel 18 7 5 ma nelle zo­ ne latifondiste d ell’interno si è sviluppato soltanto negli ultimi decenni '.:one di ricambio.4 % dei democristia­ ni. più moderna. si verificò in fo r­ ma tipica a Monreale già nel 18 7 2 . p . 2 1 9 . costituisce soltanto un gruppo di pressione molto potente.superiori di poco (tranne che per la ricchezza) ai conta­ dini. specialmente dopo il :9 4 5 . le ragazze che trovano marito in una società «m igliore» cioè estranea alla Mafia . sono costretti a risolverlo in qualche altro modo. Trapani. In secondo luogo vengono le scissioni interne della Mafia. su cui si fonda gran parte della sua forza.. Inoltre. che non possono risolvere il problema dell’esisten­ za con il lavoro. I giovani che diventano «lavoratori dal colletto bianco» o avvocati.\ M AFIA . 1 1 m ovim ento contadino c it . 1 r e n d a . Le rivalità sempre vive tra «vecchia» e «giovane» Mafia. ed una certa protezione csretta e indiretta contro la Mafia. ad esempio con il de­ litto. . producono quella che M ontalbano ha definito «una strana dialettica»: prima o poi i giovani ri­ soluti. M a le attività criminali lucrose si trovano sotto il percentuale complessiva dei voti socialisti e comunisti nelle quattro pro­ vince mafiose nel 1963 era del 37 . politicamente par­ lando. da quando la Mafia non e più in grado di controllare le elezioni. La tensione del primo tipo. Esse assumevano ed assumono due forme: le riva­ lità fra «quelli dentro» (di solito la vecchia generazione) e «quelli fuori» (di solito i giovani) in un paese a reddito limitato e ad alto livello di disoccupazione e la tensione tra la vecchia generazione di gabellotti ignoranti e gretti . In luogo del «sistem a parallelo» ora la Mafia. tra «vecchia» e «giovane» M a­ fia è di antica data: come abbiamo visto.spezzano la coesione familiare della Mafia. perché lavoro non ce n ’è. essa ha perduto molto del potere che deriva dal clientelismo.

pp. i camorristi. Prima o poi. È nel quadro di tali dissensi che può trovarsi la giu­ stificazione più adeguata delle cause della sopravvivenza o meno della Mafia in seno al gangsterismo americano 1 Per le vecchie lotte. sin dalla prima guerra mondiale. dopo una nuova ripartizione della preda. J . a differenza della antica fratellanza di sangue. Tuttavia è opinione diffusa che la Mafia sia stata. e i giova­ ni mafiosi. quali ad esempio le famose lotte M atranga-Provenzano a N ew Orleans intorno al 18 8 0 ed altre battaglie del genere a N ew Y o rk intorno al 19 10 . p a r e la p r o v a conclusiva che la Mafia americana ha decisamente infranto . La testimonianza che un napoletano. spesso in loro favore interviene l ’aiuto della poli­ zia. Per la purga del 1 9 3 0 (non riportata da Reid o da Kefauver) c fr .62 CAPITO LO TERZO controllo dei mafiosi della vecchia generazione. London 1 9 5 3 . afflitta da dissensi interni straordinariamente acuti. 100. Valachi. tensione aggravata da effettive divergenze programmatiche. era di­ sposta a collaborare con i gangster napoletani e perfino ebrei. sia stato formalmente ammesso in una organizzazione prevalente­ mente siciliana e che ancora svolge i propri riti nel dialetto d ell’isola. 146. verosimilmente dovuti a quel tipo di tensione familiare che abbiamo sopra descritto. vedi r e id . sociale e criminale era muta­ ta con crescente rapidità. Un esempio di tali divergenze programmatiche ci viene dall’America. quando la vecchia orga­ nizzazione venne sostituita da una versione più moderna. Una ipotesi plausibile è quella secondo cui la liquidazio­ ne della «vecchia» Mafia ad opera della «giovane» si sa­ rebbe verificata intorno al 19 3 0 . la cui fisionomia economica. che.la maggior parte degli assassinii della Mafia è il risultato di queste micidiali contese . t u r k u s & f e d e r ... per raggiungere questo stesso scopo. che spera cosi di indebolire la vecchia Mafia.vecchi e giovani si associano. si valgo­ no della polizia. M urder In c . di solito ricalcando gli stessi schemi della vecchia Mafia. Mafia cit. Colà la Mafia ri­ fiutò a ll’inizio di trattare con emigranti che non fossero siciliani e combattè notevoli battaglie contro i suoi rivali napoletani. se nessuna delle due fazioni è stata in grado di sopprimere l ’altra . quali dovevano necessariamente sorgere in un’isola. restii a far posto ai giovani e costoro organizzano perciò bande rivali.

Le campagne fasciste contro la Mafia. più che con­ tribuire al crescente suo indebolimento. II movim ento contadino c it .. certamente ne scapitarono. I piccoli mafiosi.MAI 1A 63 Più avanti esamineremo le nuove prospettive «affaristi­ che» della Mafia moderna. È chiaro .secondo il rapporto Branca del la tradizione fin dal 1 9 3 0 (deposizione di Valachi. in « N ew Y o rk T im es». 2 1 3 . p . Si è perfino ritenuto che le campagne fa ­ sciste provocarono « l ’arresto di un lungo processo che tendeva ad inserire in misura sempre più larga lo stato medio della Mafia nel sistema della grande proprietà ter­ riera in qualità di piccoli e medi proprietari borghesi» ‘ . Sopprimendo le ele­ zioni però il fascismo certamente privò la Mafia del suo principale strumento per mercanteggiare la concessione di favori da parte di Rom a. Le radici del movimento resistettero: dopo il 19 4 3 esso riemerse in pieno. lo resero eviden­ te e si risolsero puntualmente in quell’identico accordo tacito di collaborazione tra potentati locali e governo cen­ trale che si era verificato in passato. il movimento delle camicie ne­ re forni a mafiosi scontenti e a mafiosi potenziali una ma­ gnifica occasione di usare l ’apparato statale per soppian­ tare i propri rivali già affermati e in tal modo approfon­ di i motivi di discordia all’interno della Mafia. d ’altra parte. M ussolini. Tuttavia i gravi colpi infertigli e i compromessi cui fu costretto produssero effetti sociali tutt’altro che trascurabili. 2 ottobre 19 6 3 ) . In terzo luogo viene il fascismo. I grandi mafiosi potevano abbastanza facil­ mente venire a patti con Roma. L ’unica conseguenza de­ rivatane alla maggior parte dei siciliani fu che «sistem a parallelo» e governo ufficiale entrarono a far parte di un unico complotto per opprim erli. . più che di una inversio­ ne di rotta si trattò di un passo avanti sul cammino inizia­ to nel 18 7 6 . si trovò costretto a combat­ tere la Mafia dal momento che su questa si appoggiava il partito liberale antifascista (le elezioni del 19 2 4 a Paler­ mo avevano dimostrato le possibilità della Mafia liberale di opporsi al processo di affermazione politica del fasci­ smo). Non è perfettamente noto come sia rinata la Mafia do­ po il 19 4 3 . secondo la versione attendibile di Renda. 1 r k n d a .

che la Mafia aveva stretti legami con il movimen­ to separatista siciliano. considerato soprat­ tutto il fatto che in seguito il processo di indebolimento di quei due partiti fu molto più lento. ed anche in relazione ai forti legami tra la Sicilia e le forze americane di occu­ pazione. . in relazione all’enorme profitto che si può trarre dal mercato nero e dal contrabbando in grande sti­ le. ma i monar­ chici .prevalgono sui socialisti e comunisti. pertanto essa influisce soprattutto sulle lotte di fazione all’interno di quei partiti. in un periodo che certo passerà alla storia come l ’epoca d ’oro della criminalità organizzata. Nel dopoguerra però la Mafia ha scoperto due nuovi generi di attività economica lucrosa. Nel settore più pro­ priamente criminale gli orizzonti di determinati raggrup­ pamenti della Mafia si sono certamente estesi in campo internazionale.feudo della vecchia Mafia .non se ne giovarono af­ fatto e continuarono a progredire lentamente per alcuni a n n i1.64 C A P IT O LO TERZO 19 4 6 . oggi si riduca a ll’abilità di far cadere i voti preferenziali su un candidato piutto­ sto che su un altro neH’ambito della democrazia cristiana e della D estra. La maggior parte di questi voti perduti andò ai democristiani.il fatto non è irrilevante . dal mezzo milione del 19 4 7 ai 2 2 0 0 0 0 del 19 4 8 . Non c e dubbio che parte della Mafia si sia dedicata con entu­ siasmo al traffico internazionale della droga. a Part inico Mon­ reale .sono tuttora notevolmente forti in determinate zone.liberali e monarchici . che possono forse valere quale indice approssimativo dell'influenza elettorale della «vecchia M afia»: a Trapani prevalgono su democristiani e soci al comunisti. In tipiche /one di Malia. legami rinsaldati a seguito della deportazione in Italia di numerosi famigerati gangster americani. il partito liberale. È stata avanzata l ’ipotesi assai attendibile. Successivamente pare si sia affermata una tendenza verso i monarchici e i democristiani. cui andarono le simpatie alquan­ to avventate degli A lleati dopo l ’occupazione d ell’isola. Comunque il rapido declino dei voti liberali e indipendentisti. sta a significare qualcosa di più di un semplice mutamento di tendenza degli elettori. e forse anche con l ’antico partito della proprietà e dello status quo. che il peso della Mafia nelle elezioni. Non è nep­ 1 I partiti del regime prefascista . quali Corleone-Bagheria essi però sono stati su­ perati dulie sinistre e ancora di più dai democristiani (elezioni del 1958I.

.x i x . Le pro­ prietà si sono dissolte e molti baroni hanno licenziato i loro campieri.. Così la Mafia ancora una volta ha avuto la sua parte nella creazione di una classe media siciliana e indubitabilmente sopravviverà al tramonto della vecchia economia. «Si può affermare . e l ’at­ mosfera generale di benessere economico in Italia. x i . p. 12 ottobre 19 6 3. alle cui mani quindi tendeva a rimanere attaccata buona parte dei terreni e beni di altro genere. . la urbanizzazione di Palermo. senza tema di sbagliare che la quasi to­ talità della piccola proprietà contadina sia stata negozia­ ta con l ’intermediazione di elementi m afio si»2. hanno dato modo alla Mafia di assumere il controllo di nuovi set­ tori dell’attività economica. con il resoconto d ell’assassinio a Palermo di un contrabbandiere di tabacco da parte della «M afia su ordine di N apoli». Ma il ruolo di influenti personaggi locali ha permesso ai mafiosi di realizzare guadagni sul grande mercato delle vendite di terre ai contadini nell’ambito del­ le varie leggi di riforma. cap p .dice Ren­ da . 3 pantai. ’ ren d a. talvolta in combutta con ex gangster americani.che i mafiosi siano disposti a collaborare ad attività criminali organizzate altrove'. I l movim ento contadino cit. in «R in ascita» . p p .LA M A F I A 65 pure da escludere . in « I l M essaggero». 6 settembre 1 9 5 5 . x v i i . 2 18 . specialmente nello sviluppo del mercato immobiliare cittadino e di varie forme di com­ mercio e distribuzione. Ben più importante nella storia della Mafia è il siste­ ma con cui essa ha potuto resistere alla distruzione del suo principale sostegno. in «L'esp res­ so». Il rapido moder­ nizzarsi della Sicilia.O Ne. specialmente a Milano e a R o m a 3.1 2 .in pieno contrasto con l ’antico pro­ vincialismo . l ’economia latifondista. 1 L e gesta dei fuorilegge iti S icilia . 1 1 . c. Evidentemente ciò ha approfon­ dito la frattura tra la «vecchia» Mafia tradizionale e agri­ cola e i «giovani» mafiosi dediti a più moderne imprese criminali ed economiche. Inoltre è chiaro che la emigrazione in massa dalla Sicilia al Nord ha fatto sì che le attività della Mafia si estendessero al continente. r i s e . Mafia e politica cit. M em oriale sulla M afia . 34 luglio 1963.ad esempio. A lla figura tipica del mafioso campiere si è semplicemente sostituita quella del mafioso proprietario terriero e affarista.f.

In quegli anni il numero degli omicidi nella provincia di Reggio Calabria si raddoppiò. essa quasi certamente si trova a Palermo e probabilmente nel­ le mani di avvocati. Quanti altri ce ne siano di paragonabili ad essa non lo sappiamo. per il semplice motivo che argo­ menti del genere hanno attratto raramente l ’attenzione degli studiosi e sporadicamente quella dei giornalisti. noi dobbia­ mo la sua conoscenza a una serie di eventi fortuiti verifi­ catisi nel 19 5 3 -5 5 . (I giornali locali sono spesso contrari a pubblicare notizie che potrebbero pregiudicare il «buon nome» della regio­ ne. a seguito della autonomia regionale. se una direzione centrale esiste. nei più svariati personaggi i «capi della M afia».66 CAPITO LO TERZO In qual modo si sia modificata l'organizzazione della Mafia nel corso di una tale evoluzione. P o ­ trebbe ritenersi che sia diventata un organismo più cen­ tralizzato. e anche in relazione alle varie tendenze «m oderniste» assunte dalla Mafia nella condotta degli affari. E . che ha fat­ to di Palermo un centro ancora più vitale per la Sicilia di quanto non lo fosse in passato. La Mafia è il fenomeno più noto ma non è l ’unico nel suo genere. sarà prudente limitarsi alla semplice considerazione che. Sul grado di centralizzazione non vi sono che congetture personali e fin quando da fonte giornalistica si continuerà ad additare. per errore secondo alcuni. non sappiamo.l ’automobile di un ministro fu attac­ cata dai banditi. Per quanto la co­ siddetta Onorata Società ( ’Ndranghita. proprio come nelle stazioni balneari sono contrari a pubblicare troppe notizie di nubifragi). e i vari partiti si accusarono a vicenda di servirsi dei fuorilegge locali il comportamento della polizia durante l ’agosto e il set­ tembre del T055 venne illustrato con insolita ampiezza . Fibbia) sia da tem­ po nota a tutti nella Calabria meridionale e la stessa poli­ zia l ’abbia certamente notata fin dal 19 28 -29 . IV . dato che le attività della Fibbia avevano addentellati politici sul piano nazionale . contemporanea­ mente e con la stessa certezza.

nonché prepolitica. la Società abbia conservato. L ’O no­ rata Società è cosi rimasta almeno sotto uno dei suoi vari aspetti « u n ’associazione prim itiva. c e r v i g n i . dopo aver commesso di sua personale iniziativa diversi omicidi particolarmen­ te efferati. operai non specializzati. almeno. ma soprat­ tutto sui servizi giornalistici del settembre 19 55 e specialmente sugli ec­ cellenti articoli di R . s t v t ? - . in «Cronache m eridionali».6 5 3 sgg. f i u m a n o e r . in «N ord e Su d » . uomo piuttosto inviso. tal Serafino Castagna. a differenza della Mafia sicilia­ na. Cosi un dissidio interno all’asso­ ciazione. Dai Mafiosi ai Camorristi cit. l ’Onorata Società «si affermò piuttosto come associazione di mutuo soccorso fra perso­ ne che volevano difendersi d^l potere feudale. Questa. Longone su « l ’U nità» tra i quali ha particolare va­ lore Leggenda e realtà della «mafia calabrese». c e Rv i g n i . vistosi perduto.special­ 1 c. a cura di Jean M eyriat. a . A somi­ glianza della M afia. in un ambiente chiuso e arretra­ to come quello di determinati villaggi calabresi . data la loro grande avversità ad organizzazioni di quel genere. piccoli artigiani. Avendone ricevuto un rifiuto. composta da contadini. g u a r in o .5. scese a patti con la polizia. v i l l a r i . anch’essa subi una certa evoluzione storica. 11. appaiono degni di fede. Antologia della F ib b ia cit. il proprio carattere d ’organizzazione po­ polare di autodifesa e di difesa del «sistema di vita cala­ brese». del 10 settembre 19. 2 La mia tesi si fonda su g u a r in o . che.. A differenza però dai car­ bonari. ivi. Dai Mafiosi ai Cam orristi . anche G.'ifohrc. sotto tale riguardo.5 5 > PP. Sembra però che. Antologia della F ib b ia . C fr. statale o poliziesco e da private riaffermazioni di potere».. Politica e M a­ lavita. 1 0 . il quale. molto più spiccatamen­ te della Mafia. Castagna. pp. 13 . Paris i960. 76-107. Da tali con­ tingenze dipendono le nostre cognizioni sulle mafie non siciliane. 19. è l ’opinione dei comunisti. in cui fu coinvolta la polizia. sostiene che a far scattare la trappola sia stato un membro del­ la società. che erano un’associazione di borghesi con finalità di opposizione ai Borboni. Nono­ stante la sua testimonianza fu però condannato ugualmente. pastori. La C. L ’Onorata Società pare si sia sviluppata in epoca pres­ sappoco contemporanea e sullo stesso modello dei car­ bo n ari2. cfr. infatti si dice ancora che la sua struttura e il suo rituale siano di tipo massonico. richiese l ’aiuto della società per salvarsi.5. 19 5 6 . 195^.. Per un breve dibattito pubblicato dopo l ’uscita d ell’edizione inglese dei volume. i quali. pp. fece si che molti segreti venissero resi di pubblico dominio . 1 8 .LA M A F I A 67 dalla stampa nazionale.

si batte no per ottenere quella con­ siderazione.. Nella piana di G ioia Tauro. L ’opposizione politica cita casi di capi lo­ cali nei cui confronti vennero sospese le misure di poli­ zia per il periodo elettorale perché potessero usare la loro influenza nella giusta direzione. per i propri fini personali. «si fa­ ceva rispettare». Naturalmente. che poi diventò sindaco comunista del suo paese. egli era allora membro autorevole della Società. vecchio feudo di agrari (che i turisti attraversano in treno. viene descritto come un uomo che in gioventù. erano ingiustamente perseguitati dallo Stato. E . raggiungere una in­ fluenza locale. quel rispetto e caella dignità. capace di far recuperare i beni rubati o di risolvere altri proble­ mi in maniera molto più efficiente d ell’apparato estraneo dello Stato. l ’Onorata Società tendeva a trasformarsi in un sistema di estorsione organizzata e di nuclei locali di po­ tere.dal 19 49 -50 in poi. il che non deve meravigliare. sempre al pari della Mafia e per motivi analoghi. che potevano venire assoldati da parte di chiunque ambisse. un sistema parallelo di legalità. il che costituisce una evoluzione di . pare che funzionari e autorità locali ri­ corressero ampiamente agli squadristi . (Come tanti altri contadini co­ munisti. come si dice da queste parti. come ad esempio gli omicidi per vendetta di san­ gue. Sono note le associazioni di tipo mafioso che mettono la loro influenza a servizio del miglior offerente . Come abbiamo già visto. altrimenti ir­ raggiungibile da parte di nullatenenti e m iserabili» (Lon ­ gone). Naturalmente essa aveva anche la tendenza a costitui­ re. la Società riteneva doveroso aiutare non soltan­ to i propri membri ma anche tutti coloro che. come la Mafia. secondo il costume locale. egli fu «convertito» in carcere).e cioè prevalentemente al servizio degli interessi degli agrari ed affaristi del luogo e dei partiti governativi. Sembra quindi che la Società abbia potuto impadronirsi in larga misura delle leve locali tra datori di lavoro e lavoratori. dato che quell’annata registrò la punta mas­ sima delle agitazioni delle masse in Calabria per la rifor­ ma agraria.68 C APITO LO TERZO mente di montagna . recan­ dosi in Sicilia).squadre armate fornite dalla Società . Cosi Nicola d ’Agostino di Canolo.

Fra gli emigrati in Liguria o in A ustra­ lia. cfr. 2 Per un'indagine parallela dei due tradizionali fenomeni calabresi. « L a Nuova Stam­ pa» del 1 7 novembre 1956.LA M A F I A 69 genere tipicamente m afioso1.o cosi si dice . il ratto della sposa (cfr. il caso di Rocco Calabro. non è . sembra che ogni loggia locale della Società conservasse larga autonomia di azione e qualcuna tendesse addirittura a stringere alleanze con le sinistre. Tuttavia è certo che un processo di evoluzione dello stesso tipo della Mafia siciliana moderna. Non vi è stata una generale sua tra­ sformazione in forza di conservazione politica. Come abbiamo visto. La situazione viene ulteriormente complicata da riva­ lità private in seno alle logge e fra loggia e loggia. Quanto alla Società in Australia . nel processo evolutivo della Mafia domina una tendenza net­ tamente opposta al movimento sociale. nonostante le apparenti caratteristiche struttu­ rali di tipo gerarchico. nei paesi a tendenza di sini­ stra dove essa è riuscita a sopravvivere. che fu ucciso nel 1955 nel suo paese di origine pare a seguito di un dissidio con la Società verificatosi a Sydney («Paese Sera» del 7 settembre 19 55 e « I l M essaggero» del 6 k ! > ^ ). ò diventata un gruppo di pressione di destra. a quel che ne sappiamo. nella Società non si è verificato se non in misura limitata. 1) c l’Onorata Società..in nes­ sun luogo la Società. capo della Fibbia a Sinopoli ed emigrato da tre anni a Sydney. a Canolo . L ’episodio avvenne a JSordighera. Di conseguenza anche la Società è andata gradualmen­ te sparendo in molte zone con rafferm arsi di moderni mo­ vimenti di sinistra. M a .fenomeno che i sociologhi australiani potrebbero utilmente approfondire . si è colletti­ vamente trasformata in organizzazione di sinistra. dato che. indirizzata.a r 1. 11 20 To dei sinopolitani sono emigrati in A ustralia. . 657-58. in alcune zone. Tale orientamento della Società non ha però carattere necessariamente generale.è diventata un mero orpello e l ’appartenenza ad essa è quasi oggetto di ridicolo.ed è questo il punto essenziale . pp. Ciò è perfettamente naturale. la situazione della Società è ancora più oscura e talora si colora di sangue J. da ven­ dette di sangue e da altre complicazioni tipiche dell’am­ biente calabrese.che una forma alquanto sonnacchiosa di massone­ ria locale.grazie all’in­ fluenza esercitata dal d ’Agostino dopo la sua conversio­ ne . cap. men­ tre. nell’i­ 1 fiu m an o-vi li. A Gerace pare si sia praticamente dissolta. Politica e M alavita cit.cfr.

appena si verificano gravi fratture fra 1 detentori del potere e le masse . Perciò. i mafiosi si limitarono ad aggregarsi. nell'ipotesi peggiore. quando l'organizzazione contadina socialista o comunista conqui­ sta una quota sufficiente del potere locale.è difficile che i movimenti nuovi possano inserirsi negli schemi della Mafia. eccetto forse per quel che concerne l ’aspirazione all'indipendenza nazionale.70 C APITO LO TERZO potesi più benevola. Pertanto il sorgere di movimenti rivoluzionari determina l ’indebolimento della Mafia. verso il sistema criminale di estor­ sione organizzata. . La seconda ragione consiste nel fatto che gli obiettivi sociali dei movimenti di Mafia. Si accontenta della regolamentazione dei rapporti sociali esistenti e non aspi­ ra a una radicale loro trasformazione. se non a patto di una sua profonda trasformazione dall’in­ terno. al pari di quelli del bandi­ tismo. sono quasi sempre limitati. non ha più bi­ sogno di molto aiuto da parte di organizzazioni di tipo mafioso.' Numerose e profonde sono le ragioni per cui non è possibile costruire un movimento nazionale 0 sociale sulle fondamenta della Mafia tradizionale. Ma anche sotto tale riguardo quei movimenti hanno più una funzione di implicita congiura a difesa della «antica ma­ niera di vivere» contro la minaccia di leggi estranee. D ’altra parte. In effetti la mafia. Una prima ragione va ricercata nel fatto che la Mafia tende a rispecchiare la ripartizione non ufficiale del po­ tere in una società oppressa: nobili e ricchi ne sono i pa­ droni soltanto perché essi detengono il potere effettivo nella zona.ad esempio con le agi­ tazioni agrarie . appunto in quanto fenomeno organizza­ tivo antecedente all’avvento nelle masse di un minimo di coscienza politica e in dipendenza proprio dei suoi obiet­ tivi limitati e di natura difensiva. ha tendenza a caratte­ rizzarsi in senso riformista (per usare un termine anacro­ nistico) piuttosto che rivoluzionario. Nelle rivolte sicilia­ ne del x ix secolo l ’iniziativa venne dai liberali della città e non dalla Mafia. che la funzione di strumenti di effettiva indipendenza per l'affrancazione dal giogo straniero. verso il gruppo di pressione politica e.

La Camorra cit. probabilmente ancora è) un’associazione o confra­ ternita criminale di un tipo particolare non ignoto agli 1 Questa nota si fo n d a principalmente su a l o n g i . come i pirati sul libero commercio. Per tutte queste ragioni un movimento di tipo malioso ha possibilità minime di trasformarsi in un movimento sociale moderno. . perché incapace ad esprimere dei rivoluzionari professionali.. Ciò però non significa che movi­ menti essenzialmente rivoluzionari operanti in determi­ nate condizioni storiche non possano esprimere un buon numero di regole di condotta e di istituzioni che richiami­ no quelle della Mafia. la camorra fu (e. I gangster però accampano una ipoteca sulla proprietà privata. p. A ppun ti sulla camorra L ’opportunità di questa breve nota discende dal fatto che spesso mafia e camorra vengono. qualun­ que ne siano gli scopi . opera non molto pregevole ma completa d i riferim enti alla letteratura precedente. 27). nella misura in cui tuttora sus­ siste. anche se essa — come tutte le forze capaci di spezzare le leggi degli oppressori.godette di una parte dell’ammi­ razione che i poveri hanno per i briganti e fu circondata di miti e celebrata nei canti popolari come «una specie di selvaggia giustizia contro gli oppressori» (Alongi.LA M A F I A 71 L ’ultima ragione deve vedersi nel fatto che essa tende alla stabilità sociale poiché.. di cui sono parassiti. considerate sullo stesso piano. Non credo che la camorra possa considerarsi in nessun senso della paro­ la. La Ca­ morra cit. In altre parole tende inevitabilmente ad agire a mezzo di gangster. se non attraverso la conversione indivi­ duale dei singoli mafiosi. nella propria incoerenza orga­ nizzativa ed ideologica. un movimento sociale. è di solito incapace di esprimere un apparato di forza fisica che non sia allo stesso tempo uno strumento di criminalità e di privato arricchimento. come « associazioni criminali». A meno che la generalità degli studiosi sia incorsa in equivoco.

La Camorra cit. delle varie rivoluzioni e reazioni napole­ tane. Le sue cerimonie ed i suoi rituali erano propri di una organizzazione destinata ad evidenziare il distacco del m ilieu dalla massa dei citta­ dini comuni. che aveva costi­ tuito un proprio tribunale fuori della città sul Kohlen­ berg o alia Cofradia del Monopodio. Non si sa con certezza quando il fenomeno sia com­ parso al di fuori delle mura delle carceri. i quali . 18. simile forse alla feccia di Basilea. non avere sorelle o mogli dedite alla prosti­ tuzione. e non avere avuto mai rapporti di sorta colla polizia (Alongi.vedevano nel Lum penproletariat di N apoli. ma soltanto l ’interesse pro­ fessionale di una élite di criminali. gli alleati più sicuri contro il liberalismo. Essa ebbe origine. 39). I. .dopo il 1799 . a seguito.i .72 C APITO LO TERZO storici. E ssa non rappre­ sentava alcun interesse di classe o nazionale e neppure un coacervo di interessi di classe.58. non essere rei di pederastia passiva (presumibil­ mente in quanto forma di prostituzione maschile). Das deutschc Gaunerthum . Quando la camorra arrivò a controllare v ir­ tualmente ogni settore della vita dei poveri a Napoli (per quanto essa traesse forse la maggior parte dei propri pro­ fitti dai vari rackets del gioco). e in tutto ciò che ad esso apparteneva. il suo pote­ re e la sua influenza crebbero rapidamente. 48 nota. La versione pili attendibile indica un periodo tra il 17 9 0 ed il 18 3 0 . in gran parte grazie alla protezione dei Borboni. p. divenne elemento sempre più indispensabile per l ’amministrazione locale e conse1 a v f . ne è esempio l ’obbligo per aspiranti e novizi di consumare un determinato numero di delitti comuni. p .raramente però costituite in forme cosi arcaiche. quasi certamente. di cui parla Cervan­ tes in una delle sue N ovelas Ejem plares. per quanto le attività usuali della camorra si limitassero all estorsione. Il suo standard di «m oralità» (il concetto richiama i criteri di ammissione nelle normali corporazio­ ni di arti e mestieri) esigeva che gli aspiranti appartenes­ sero al mondo criminale.a l l e m a n t . Una volta fuori dal chiuso delle carceri. costoro dovevano possedere for­ za e coraggio. forse. nelle carceri che di norma e in ogni paese creano fra i pri­ gionieri le camorre ..

dal momento che comportava come risultato principale l ’eli­ minazione della criminalità indipendente e distinta dalla organizzazione camorrista. 32). a proprio libito. dopo il 18 6 0 . La sua storia recente è oscura T a camorra come tale sembra sia scomparsa e in ogi. A differenza della Mafia. per quanto sia dato presu­ mere una certa propensione da parte sua. non riusci a eliminare la camor­ ra. p. centralizzate e gerarchiche. i n ) . si siano diffu­ se in altre province meridionali. La camorra raggiunse la punta massima del proprio potere durante la rivoluzione del i8 6 0 .. a base più decentrata.e forse si sia rafforzata mediante il consueto sistema di «darsi alla politica». forse in dipendenza del miglioramen­ to delle comunicazioni. come abbiamo visto. cioè di pattuire con i vari partiti politici il prezzo del proprio appoggio (Alongi. la camorra. per quanto si dice che.LA M A F I A 73 ìuentemente accrebbe sempre più il suo potere. o associazioni similari. sotto mano. essa si differenziava dalle varie mafie. Sotto Francesco I I venne ì patti con i liberali. una organizzazione qua­ le la camorra vive completamente al di fuori del mondo legittimo e viene quindi solo in maniera occasionale a con­ tatto con la politica e i movimenti di quel mondo. La Camorra cit. verso il sistema della proprietà privata. fu per essa più facile organizzarsi su basi piuttosto salde. Per quanto però fosse riuscito a sopprimere le attività ma­ nifeste dell’associazione. quando i liberali le affi­ darono in effetti la tutela dell’ordine pubblico a Napoli. A l di fuori delle carceri il fenomeno pare sia stato cir­ coscritto alla città di Napoli. quali Caserta. sulla minaccia di denunziarne qualcuno. speculando però. Data la sua concentrazione in un’unica città. j questa espressione . Sotto Ferdinando I I funzionava praticamente come polizia se­ creta di Stato contro i liberali. In ciò. Non vi è prova alcuna che la camorra avesse un orien­ tamento politico di carattere generale al di là della cura dei propri interessi particolari. compito da essa svolto con grande efficienza e zelo. come di ogni de­ linquenza professionale. che pare sia sopravvissuta . Salerno e Bari (ibid.. Nel 18 6 2 il nuovo governo in­ traprese una serie di vigorose campagne contro di essa. p.

. solo in quan­ to a Napoli i poveri tendono a idealizzare i gangster in un modo che richiama vagamente il banditismo sociale. Qualcosa di simile alla camorra è però riapparsa nel Napoletano.«esenzioni» di vario ge­ nere.74 CAPITO LO TERZO non è più usata se non per alludere genericamente a qual­ che associazione segreta a delinquere. ma specialmente opera sui mercati della frutta e ver­ dura. In conclusione.non si sa se di tipo ca­ morrista o di altro genere . tra Nocera Inferiore. Non vi è prova alcuna che camorristi o magliari abbiano mai meritato qualsiasi forma di idealizzazione. confraternita o si­ stema di estorsione organizzata. tuttavia i suoi membri pare siano noti non come «cam orristi» ma come «m agliari». Traffica prevalentemente in tabacco. se la camorra costituisce argomento di vivo interesse per i sociologi e gli antropologi. rientra nel­ lo studio dei movimenti sociali «legittim i». che pare siano sotto il controllo di certo V itto­ rio Nappi («o stu d ente»)1. benzina . D ai M afiosi ai Camorristi cit.con specializzazione in falsi buoni di prelevamento di benzina dai depositi della Nato .sono potenti anche in altre zone. Le bande . in contrap­ posizione cioè ai movimenti di «lestofan ti». 1 g u a r in o . ad esempio nella regione di Nola e nel territorio dei senza legge del Salernitano. Angri e Scafati. che pare siano in gran parte sotto il controllo dei trafficanti organizzati.

quale descritta ed 1 T h e search fo r the M illen n iu m . non conosce le limitazioni del prim itivismo. un pro­ fondo e totale rifiuto del perverso mondo attuale e un’an­ sia ardente di un mondo diverso e migliore. che non agevola la comprensione né degli ussiti n é del c o m u n iS m o moderno. L ’essenza del millenarismo. questo. Prim o.Capitolo quarto Il millenarismo I : Lazzaretti Di tutti i movimenti sociali esaminati in questo libro. Infatti l ’unico suo carattere veramente prim itivo è ester­ no ad esso. 19 57. in tutti i movimenti rivolu­ zionari di qualsiasi tipo. Ciò non significa che tutti i movimenti rivoluzionari siano millenaristici in senso stretto e tanto meno che sia­ no prim itivi. È pre­ sente. dalla ten­ denza a interpretare fenomeni m edievali in termini di movimenti rivolu­ zionari moderni e viceversa. rivoluzionarismo. Secondo. una «ideologia» del tutto standardizzata di genere chiliastico. quasi per definizione. il millenarismo è quello meno inquinato di primitivismo. un mondo purificato di tutti i suoi difetti. in una paro­ la. il che toglie al libro del professor Norman Cohn parte del suo valore È infatti impossibile com­ prendere appieno la storia delle rivoluzioni moderne se non si è in grado di valutare le differenze fra movimenti rivoluzionari prim itivi e moderni. lo studioso quindi potrà trovare elementi «m illenaristici» nelle idealità di ciascuno di es­ si. . procedimento. la speranza di un cambiamento completo e radicale del mondo che si riper­ cuoterà nel millennio. Il tipico movimento millenaristico di vecchio modello ha in Europa tre caratteristiche principali. nonostante la comu­ nanza d ell’ideale di un mondo completamente nuovo. a mio parere. Questo studio erudito di mol­ ti movimenti m illenaristici medievali è viziato.

e la tesi del professor M 1. cosi come di sicuro le altre non lo sono. i movimenti millenaristici hanno in comune una iondamentale incertezza sul modo in cui effettivamente si realizzerà la nuova società. M ovim cntos messianicos: tentativa de classificagào sociologica . anzi certamente finirà.e in effetti. Tuttavia non ne consegue ne­ cessariamente che i movimenti millenaristici. M ilano i 9 6 0 . come vedremo. w . anche se chiaramente influenzati dalla tradizione ebraico-cristiana.idee determinate e assolu­ tamente precise sulla maniera in cui la vecchia società debba venire sostituita dalla nuova. in «Com parative Studies in Society and H istory». È difficile precisare meglio quest’ultimo punto. v i sono senza dubbio incoraggiati. 19 . Tuttavia la questione può forse venire chiarita nel modo seguente. Anteriorm ente all’avvento del moderno rivoluzionarismo laico. siano chiliastici in senso strettamente ebraico o cristiano '.in modo implicito ed esplicito . Suppl. e . per essere poi compietamente rifatto. benché non limitati a regioni d ’influenza ebraico-cristiana. Den Haag 1 9 6 2 . I I . Berlin 1 9 6 1 . L ’ultima contiene pregevoli critiche alle mie argomenta­ zioni nel presente capitolo e nel seguente. In ogni caso i classici movimenti millenaristici. M illenn ial Dreams in A ction. La vecchia classe dominante deve veni­ re scalzata dalle sue posizioni. perché ia gamma di tali movimenti va da atteggiamenti di mera passività fino all’adozione di sistemi che rasentano i me­ todi rivoluzionari moderni . m u e h l m a n n . è naturalmente millenaristica. vengono assorbiti nei movimenti rivoluzionari moderni. de q u e i h o s . Chiltasmus und Nativtsmus. Terzo. l a n t e r n a r i . M ovim enti religiosi d i lib er­ tà e d i salvezza dei p opoli oppressi. Sao Paulo 1 9 6 2 .58 . la più importante del­ le quali riguarda ciò che possiamo chiamare il « trasferi­ mento di potere». . infatti una religione la quale sostenga che il mondo cosi co m e potrebbe un gior­ no finire.C A P IT O L O QUARTO analizzata dal professor Cohn. v. finora inedita T ut­ te le opere sopra citate furono pubblicate dopo l'uscita del mio vo­ lume ir» inglese. l ’ideologia più im­ portante di questo genere è il messianesimo giudaico-cristiano. 5 . benché per lo più tratti del fenomeno nei paesi coloniali extraeuropei. Tra i contributi più importanti vi sono: «A rchives de Sociolo­ gie <ies R eligio n s» . p. Il popolo (o la classe o gruppo rivoluzionario) deve intraprendere e realizzare de­ 1 D i recente la letteratura sul millenarismo e il messianesimo si è m ol­ tiplicata. I movimenti rivoluzionari moderni hanno .

è la lezione che molti di loro hanno imparato dalla Rivoluzione fran­ cese. Di solito perde invece la seconda. per rivelazione divina. per miracolo . M a un movimento millenaristico «pu ro» opera in modo del tutto diverso. osservare i segni del destino che matura. talora molto elaborate. E in ef­ fetti su tali posizioni intermedie si trovano i movimenti millenaristici esaminati in questo libro: i lazzarettisti più vicini a uno degli estremi. ecc. ascoltare i pro­ feti che predicono l ’avvento del grande giorno e forse ri­ correre a determinate iniziative rituali per l ’ora della de­ cisione e del mutamento.cioè laica in genere . in relazione sia alla inesperienza dei suoi membri o alla limitatezza dei loro orizzonti. Il genere di imprese compiute dai rivoluzio­ nari consiste. la nazio­ nalizzazione dei mezzi di produzione e quant’altro sia.della storia e della rivoluzione: . strategiche.aspettano che av­ venga in un modo o nell'altro. A tal fine è decisivo lo sforzo organizzato dei rivoluzionari. erigere barricate. I suoi seguaci non sono artefici di rivoluzioni. Quando un movimento millenaristico si trasforma in movimento rivoluzionario moderno (o ne è assorbito).. diciamo. Fra i due estremi dei millenarista «pu ro» e del rivoluzionario politico «pu ro» trova posto ogni genere di posizioni intermedie. innalzare il tricolore. per agevolarli nel loro compito. conserva la prima delle caratteristiche che abbiamo più sopra esposto. e vengono sviluppate teorie organizzative. almeno fino a un certo punto. per annunzio dall’alto. la ridistribuzione delle terre. Naturalmente questa non è l'unica procedura possi­ bile). (Questa. nominare governi provvisori. lanciare proclami per u n ’as­ semblea costituente. Compito degli uomini pri­ ma che avvenga questo mutamento è riunirsi. proclamare la Repubblica una e indivisibile. grosso modo. prepararsi. o purificarsi. tattiche. marciare sui municipi. sostituendovi una teoria moderna . gli anarchici spagnoli teorica­ mente molto più vicini all'altro estremo. spogliandosi delle scorie del basso mondo attuale per potere entrare nel nuo­ vo mondo in splendente purezza.: A V ID E L A Z Z A R E T T I 77 terminate misure. nell'organizzare dimostrazioni di massa. Aspettano che la rivoluzione si faccia da sé. sia all’influenza delle ideologie e dei pregiudizi millenaristici.

L ’argomento verrà trattato in que­ sto capitolo e nei due seguenti. come gli anarchici millenaristici spagnoli.78 C A P I T O L O Q U A RT O nazionalista. W illiam . È fa ­ cile quindi che costoro siano degli incompresi. per dimostra­ re il proprio disprezzo per i semplici palliativi e le riforme marginali. Non è sempre facile identificare l ’essenza logico-politica dei movimenti millenaristici. la loro integrazione nei movimenti moderni rivo­ luzionari. Dato che raggiun­ gono il loro massimo sviluppo in periodi di straordinario fermento sociale e tendono ad esprimersi con il linguag­ gio di una religione apocalittica. il comportamento dei lo­ ro membri spesso contrasta con gli schemi normali. che fino a poco tempo fa era comunemente considerato non un rivoluzionario ma soltanto un eccen­ trico. comunista. essi potranno (sempre come gli scioperanti an­ dalusi al principio del x x secolo) rifiutarsi di chiedere pa­ ghe migliori e altri benefici. E ssi sono illogici ed utopistici. rifiutare di sposarsi fino a ll’avvento del mondo nuovo. mistico e visionario '. o anche riform isti. come ve­ dremo. anarchica o di altro ti­ po. Non sempre ciò è facile. a Man without a M ask. Infine innesta sulle fondamenta del suo spirito rivolu­ zionario una soprastruttura di politica rivoluzionaria mo­ derna: un programma. poiché l ’assoluta loro spontaneità e la mancanza di una efficiente strategia o tat­ tica rivoluzionaria fa sì che la logica della loro posizione rivoluzionaria venga esasperata fino a ll’assurdità o al pa­ radosso. anche se sollecitati a farlo dal­ 1 II prim o assertore della tesi moderna è stato j. London 1944. In ogni caso. b r o n o w s k i. come W il­ liam Blake. L ’in­ teresse che presentano per lo storico del x ix o x x secolo si appunta sul processo attraverso cui tale integrazione si attua ovvero sulle ragioni per cui talora l ’integrazione stessa non si verifica. una dottrina relativa al trasferi­ mento di potere e soprattutto un sistema di organizzazio­ ne. Per esprimere la propria cri­ tica radicale nei confronti del mondo attuale. ha avuto esito positivo. ma i movimenti millenaristici si differenziano dagli altri movimenti trattati in questo li­ bro per il fatto che non presentano fondamentali ostacoli strutturali alla modernizzazione. essi potran­ no. socialista. Blake.

Il loro comportamento potrà essere estatico ad un pun­ to tale che gli osservatori ne parleranno in termini di iste­ rismo di massa.se può usarsi una ta­ le espressione . prim itivi o meno. P ur senza esaltarne o diminuirne l ’importanza.comune a tutti i rivo­ luzionari. nel senso che chi non veda in essi motivo d ’in­ teresse non è in grado di farne una analisi approfondita.dei movimenti millenaristici debbano im­ porsi alla considerazione dello storico. D ’altra parte il loro programma effettivo potrà essere tanto vago da far sorgere negli osservatori il dubbio se ve ne sia uno. l ’utopismo probabilmente è un espediente so­ ciale necessario per provocare quegli sforzi sovrumani.D A V ID E L A Z Z A R E T T I 79 le autorità. questa. che si riflette nella vasta letteratura delle disillusioni rivoluzionarie. mentre chi ne valuti l ’importanza (specialmente se si trat­ ta di movimenti sociali prim itivi) spesso è incapace di esprimersi in termini comprensibili ai più. ma avrebbero mai i giacobini intrapreso la loro opera sol­ . In modo parti­ colare riesce difficile (ma è necessaria) la comprensione di un utopismo o «im possibilism o» . Per esprimere la propria convinzione che il nuovo mondo debba essere fondamentalmente diverso dal vecchio. cre­ der che in qualche modo perfino il clima potrà trasform ar­ si. in termini di reazione istintiva a condizioni di vita intollerabili.potrà essere tentato di inter­ pretare il loro comportamento in termini di assoluta irra­ zionalità o di patologia o. né risolverà o avvierà a soluzione tutti i problemi. eccettuati soltanto quelli più evoluti —che produce anche nei più moderni un senso di pena quasi fisica quando ci si convinca che l ’avvento del socialismo non eliminerà tutti i dolori e le tristezze. poiché altrimenti i loro aspetti rivoluzionari riescono di difficile compren­ sione. gli amori infelici o i lutti. nel migliore dei casi. come i contadini siciliani. A l riguardo viene a determinarsi una situazione ca­ ratteristica. Prim o. Chi non riesce a comprendere quale sia la forza che li anima . Dal punto di vista storico le trasformazioni prodotte dalle Rivoluzioni francese e russa appaiono straordinarie. senza i quali non può realizzarsi nessuna grande rivoluzio­ ne. sensazione.ma anche qualcuno che riesce a rendersene conto . essi potranno. ritenia­ mo che la logica e anche il realismo .

lui pure. Libertà.8o C A P IT O L O QUARTO tanto per trasformare la Francia dell’abate Prévost nella Francia di Balzac e i bolscevicbi per cambiare la Russia di Cechov in quella di Chruscèv? Probabilmente no. a sua volta. 4 0 . lui pure ha rinunciato alla sua parte nella commedia occasionale. tratta questo punto in maniera interessante. In fa tti m ovim enti sociali e rivoluzio­ nari costituiscono la prova che al m ondo non esiste quasi nulla che non possa venire da essi mutato. È questa consapevolezza di un mutamento radicale. ha nuova classe . alla fine di questi versi: tutto è mutato. trasformato nell’intimo: è nata una terribile bellezza. è stato cambiato.che ispira il poema di Yeats sulla insurrezione irlan­ dese del 1 9 1 6 e risuona. Questo libro di un rivoluzionario disilluso è im ­ portante per la luce che proietta sulla psicologia rivoluzionaria (e su quel­ la dello stesso autore) e per pochissime altre cose.almeno tempora­ neo . Una bellezza terribile è nata. «vivere in quell’alba era felicità. non come aspirazione ma come fatto reale . Bologna 1 9 5 7 .che cioè non esiste nessun problema sociale insolubile . g i l a s . Per es­ si era essenziale credere che « la parola definitiva dell’uma­ na prosperità e d ell’umana libertà verrà pronunziata do­ po il loro esito vittorioso» In essi ovviamente non ci sa­ rà questa convinzione. . profondamente mutato.basterebbe osservare i mutamenti che nella natura umana si verificano nell’ambito di certi movimenti sociali e in certi momenti: un altro uomo io avevo sognato un cialtrone ubriaco e vanaglorioso eppure lo evoco nel canto. come una campana. Sotto un secondo aspetto l ’utopismo può diventare un espediente sociale. anche se il risultato della rivoluzio­ ne sarà ugualmente positivo. Se ai rivoluzio­ nari occorresse una prova che «la natura umana può esse­ re m utata» . I rivoluzionari non soltanto s ’im­ 1 m . ma essere giovani era proprio il paradiso». uguaglianza e soprattut­ to fraternità diventano realtà in quelle fasi delle grandi rivoluzioni sociali descritte dai rivoluzionari che le vivo ­ no in termini normalmente riservati all’amore romantico. p.

perché non potrebbe esserlo dovunque? Per le masse estranee all’élite rivoluzionaria. «purezza». se migliaia di uomini potessero venire scossi dal letargo e d all’apatia se­ colare con un solo discorso. ma. sacrificio della felicità privata (quale 1 g i l a s . lo pongono effettivamente in pratica. ma qualsiasi osservatore dei movimenti rivoluzionari moder­ ni ben ne conosce l ’importanza in seno a. . La nuova classe cit.an­ che. sanità o qualsiasi altra cosa . G i ’as. come nei rapporti fra i sessi . come potrebbero gli uomini dubitare d ell’imminente verificarsi di eventi grandiosi e sconvolgenti? G li uomini erano stati profondamente cam­ biati e si erano visibilmente trasformati.. 169 : « F ra gli uom ini e d o m e dej mo­ vimento esiste un rapporto chiaro. In quei momenti la loro è una versione in mi­ niatura della società ideale. sottolinea l'ir p o r ranza del momento storico («a lla vigilia della battaglia decisiva per i po­ tere». il sempli­ ce fatto di diventare rivoluzionari e di riconoscere il «p o ­ tere del popolo» sembra talmente miracoloso che ogni altra cosa appare ugualmente possibile. Tra essi lavora­ vano uomini eletti. Uno studioso dei fasci siciliani ha giustamente posto in evidenza questa considerazione logica: se un grande movimento di masse potesse spuntare d ’im provviso dalla terra. che questa « è la morale di una setta». in quei particolari mo­ menti. quando « è difficile separare le parole dagli atti») però osservi. ma lavoro più duro. acutamente. perché si adegui a un ruolo di moralità esemplare: non già guadagni più alti o vita migliore. modesto e cordiale. fraternità. eccetto i santi. Vedrem o l ’importanza politica di questi apostoli rivoluzionari tra gli anarchici dei villaggi andalusi. ciascun m ovi­ mento e la pressione da essi esercitata sull’élite rivoluzio­ naria.: anche gli scettici potevano veder­ li. che nella vita avevano seguito i detta­ mi di una società giusta . p.D A V ID E L A Z Z A R E T T I 8 l pongono un livello di moralità più elevato di quello degli altri uomini.povertà. in cui la premura cameratesca è diventata passione al di fuori dei sensi» ecc. senza dubbio riferendosi al periodo della guerra partigiana. anche se ciò comporta notevoli difficoltà tecniche. in cui tutti gli uomini sono fratelli e sacrificano tutto al bene comune senza abbando­ nare la propria individualità. Se questo è possibile all'in­ terno del loro movimento. e questo era un’ulteriore prova della forza concreta del­ l ’ideale.

del genere fu il movimento di Antonio il Consigliere nelle foreste del Brasile nel 18 9 6 . Poiché nessuno dei movimenti trattati in questo libro si è mai trovato finora dalla parte del vincente. non è pro­ blema che ci riguardi quello di sapere cosa succeda quan­ do quei movimenti scoprono che la loro vittoria non vale a risolvere effettivamente tutti i problemi umani. de Queiros di SaÓ Paulo tuttavia mi informa che Da Cunha ha esagerato le tendenze suicide di quel movimento. che forni materia al capolavoro letterario di e u c l y d e s da c u n h a . E quando avranno fatto la loro ricomparsa le vecchie e usua­ li regole di condotta . La città ribelle di Canudos. cosi ansiosamente attesi. (Fra i testi1 II più noto.ad esempio. siano irrealizzabili per lunghi periodi o all’infuori della ri­ stretta cerchia di esseri straordinariamente devoti all’i­ dea. Quando fu cat­ turata. combattè letteralmente fino all’ultim o uomo. dopo il trionfo di un regime rivoluzionario .9 7 . P .gli uomini non ne trarranno la conclusione che i mutamenti. Esso esistette in forma pacifica per un lungo periodo. concluderanno invece che c ’è stata «ricaduta nell’er­ rore» o «tradim ento». o sembrano. della realtà di rapporti ideali tra esseri umani: quale argomento più convincente di que­ sto? I problemi che si pongono ai movimenti millenaristici sono. I. I l professor M . non era rimasto in vita un solo difensore. D i solito dalla sconfitta deriva un complesso di dottrine a spiegazione del mancato avvento del millennio e del perché il vecchio mondo può continuare ancora per un po’ : non erano stati interpretati nel modo giusto i segni del nuovo destino op­ pure era stato commesso qualche altro errore. G li unici movimenti millenaristici che elu­ dono questo problema sono quelli assolutamente suicidi. E ssi infatti hanno avuto la prova pratica della possibilità. ma non l ’unico. Ci ri­ guarda invece la loro sconfitta perché essa li pone di fron­ te al problema di conservare il rivoluzionarismo come for­ za permanente. mentre presentano corrispondenti difficoltà nei periodi successivi alle rivoluzioni o alle in­ surrezioni. O s Sertòes. poiché per essi la morte di tutti i loro membri rende il problema stesso meramente accademico . e sarebbe probabilmente continuato se non si fossero frapposte le difficoltà della politica locale e nazionale.82 C A P IT O L O QUARTO viene intesa dalla vecchia società) al bene pubblico. semplici nei momenti inebrianti di ascesa e di progresso. .

conservano del vecchio fuoco quanto basta per inserirsi o per trasformarsi in movimen­ ti rivoluzionari di genere non-millenaristico anche dopo lunghi periodi di apparente tranquillità. n.essi possono rifugiarsi in una vita intensa e segreta di movimento o di setta. s. come vedremo. Naturalmente ciò si verifica con grande facilità laddove i presupposti econo­ mici e sociali della rivoluzione hanno carattere endemico. 55-2. M a come? Alcuni millenaristi. 44. pro­ vocava nel secolo x ix le rituali marce dei contadini con tamburi e stendardi per l ’occupazione delle terre ". passata l ’ebbrez­ za del periodo rivoluzionario. dove. 19 4 7-4 9 . Possono ritirarsi per aspettare la prossima crisi rivo­ luzionaria (per usare u n ’espressione non-millenaristica). La rivolta calabrese del 1S4 S. in un periodo di circa sessanta o settant’anni si verificarono ondate rivolu­ zionarie millenaristiche a intervalli di circa dieci anni. . consiste l'adattabilità del millena­ 1 Cfr. pp.5 sgg.. Qualcuno r'uò anche diventare riformista o forse. che certamente porterà con sé la distruzione totale del vecchio mondo e l ’avvento del nuovo. . come nell’Italia meridionale. Riconoscere che il vecchio mondo continuerà vale riconoscere che b i­ sogna viverci. scoprire che le sue effettive aspirazioni non esigono affatto una trasformazione cosi radicale quale egli aveva immaginato. come del resto alcuni rivoluziona­ ri.-iriamente prevista non invalidi la profezia). dove ogni mutamento poli­ tico. in «A rchivio storico Jc llc Provincie Napoletane». A ltri però si comportano diversamen­ te. a. in effetti rinunciano tacitamente al loro rivoluzionari­ imo e accettano de facto lo status quo. indipendentemente dal settore di provenienza. come vedremo. Oppure .544. l a c a v a . tanto più se lo sta­ tus quo diventa più sopportabile per il popolo. incuranti dei traffici del restante mondo e solleciti soltanto per qualche rivendica­ zione essenziale delle speranze e forse del programma millenaristico: per esempio il pacifismo e il rifiuto di pre­ stare giuramento. oppu­ re in Andalusia.: W ID E L A Z Z A R E T T I moni di G eova è sorta una vasta letteratura esegetica per spiegare come la mancata fine del mondo alla data origir. precisamente. In ciò.. A l­ tri infine.ed è più rrobabile .

hanno però acquisito forme più moderne di ideo­ logia rivoluzionaria). come risulta dal confronto fra la critica che i grandi utopisti o gli scrittori rivoluzionari muovono alle società esistenti e i rimedi specifici o le ri­ forme che propongono.C A P I T O L O Q U A RT O rismo. il movimento prim itivo può trasformarsi in movimento moderno. ( I lavoratori delle città. Intendo esaminare tre diverse fasi del movimento mil­ lenaristico e il loro adattamento alla politica moderna: i Jazzarettisti della Toscana meridionale (dal 18 7 5 circa in poi). Nei secoli x ix e xx questi movimenti hanno avuto carattere prevalentemente agrario. L ’obiettivo fon­ damentale dei movimenti social-rivoluzionari rimane pe­ rò molto più fermo per quanto possano variare le condi­ zioni concrete di lotta. in epoca attuale. che possono essere molto meglio risolti da orga­ nizzazioni e movimenti adatti alle specifiche esigenze di società moderne: le organizzazioni cooperative di merca­ to rispondono meglio dei Robin Hood al compito di assi­ curare ai contadini eque remunerazioni. Dei tre movimenti che ho scelto i lazzarettisti rappresentano un esemplare da laboratorio di una eresia medievale millenaristica. parentela del resto mai da loro smentita. P er­ altro. I movimenti riform isti prim itivi si dissolvono con facilità in una società moderna. anche nei rivoluzionari mo­ derni più lontani dal millenarismo esiste u n ’aliquota di «im possibilism o» che li apparenta ai taboriti e anabatti­ sti. gli anarchici dei villaggi andalusi (dal 18 7 0 al 19 3 6 ) e i movimenti contadini della Sicilia (dal 18 9 3 in poi). L ’incontro tra millenarismo e modernità può quindi avvenire facil­ mente e. I millenaristi (come vedremo nel capitolo sui fasci siciliani) possono facilmente mutare l ’a­ bito prim itivo di cui vestono le proprie aspirazioni con l ’abito moderno della politica socialista e comunista. come abbiamo visto. quale ebbero talora in passato. per quanto non sia a priori impossibile una loro caratterizzazione urbana. che sopravvive in . una volta avvenuto. se non altro perché l ’o­ biettivo di assicurare una equa regolamentazione dei rap­ porti sociali all'interno delle strutture esistenti e la imme­ diata attuazione di condizioni di vita tollerabili o confortevoli presenta problemi di complessa specializzazione tecnica.

E ssi costitui­ scono altresì la prova della debolezza politica di movimen­ ti millenaristici trasform atisi in movimenti moderni im­ perfettamente (e cioè inefficientemente) rivoluzionari. l a n t e r n a r i . in maniera particolarmente evidente. che di recente hanno richia­ mato l ’attenzione di qualche studioso molto v a le n te1. anzi sotto un profilo di ateismo militante e di anticristianesimo. ci consento­ no. di studiare il fe­ nomeno dell’assorbimento del millenarismo in un movi­ mento rivoluzionario moderno. M ovim enti religiosi d i libertà e di salvezza dei p opoli oppressi cit. per quanto ne sia stato molto tentato. ho evitato ogni paragone con i movimenti millenaristici extraeuropei. L'interesse prevalente degli anarchici deriva dal fatto che essi ci mostrano un millenarismo completamente avulso dalle tradizionali forme religiose. I motivi per i quali ho resistito a questa tentazione sono stati brevemente esposti nell’introduzione. London 19 5 7 [trad. I l Salvatore del M onte Amiata. G li altri due sozo esempi della caratterizzazione millenaristica che as­ sumono i movimenti sociali tra i contadini endemica­ mente rivoluzionari di zone molto povere e arretrate. [Cfr. Si assume. La singolare astrazione dei movimenti millenaristici ha spesso indotto gli osservatori a negare loro carattere non soltanto rivoluzionario ma anche sociale.: A V ID E L A Z Z A R E T T I 85 _na zona arretrata dell’Italia contadina. The Trum pet Shall Sound. it. per quanto molto meno «m oderni» sotto certi aspetti (i loro membri infatti hanno abbandonato l ’i­ deologia tradizionale solo in minima parte). ad esempio da parte del Barzellotti 1 p e t e r WORSLEY. O ltre alle notizie attinte da lu i. 2 II mio interesse per questo movimento fu suscitato dal professor A m ­ brogio D onini. La tromba suonerà. il M essia del Monte A m iata2. che ha intervistato i lazzarettisti tuttora esistenti e raccol­ to alcuni loro scritti inediti. A lcuni studi m inori sui lazzarettisti sono . il partito comunista. uno studio di prim ’ordine sui cargo cults del Pacifico. I fasci siciliani. Torino 19 6 1]. e a varie altre opere. Bar­ zellotti.]. mi sono ri­ fatto alla completa monografia contemporanea di uno studioso locale. Questo è proprio il caso di Davide Lazzaretti. Resta solo da osservare che la mia esposizione è appena abbozzata e sperimentale e che.

il M essia d e ll’Am iata. Dunque gri­ date tutti con me: E vviva la Repubblica di D io » \ Non c ’è da sorprendersi se le autorità del regno d ’Italia. l a z z a r e s c h i . «Siete contenti della Repubblica? » E d il popolo. M arciando in corteo. ri­ spose a gran voce: « S ì. Questa tesi è. Iddio e la libertà l. usciti dopo che io avevo terminato il mio testo. 1 e. 1958. riceven­ done risposta: «C he cosa volete da me? Io porto la pace e la miseri­ cordia. in « A rch i­ ves de Sociologie des R eligio ns». } . Volete qu esta?» E d il popolo. D avid Lazzaretti. D avid e Lazzaretti et la s e d e apocalyptique des giurisdavidici. sen­ za neppure comprendere il significato della parola. però. L a loro bandiera recava lo slogan « L a Repubblica e il Regno di D io » oppure « L a Repubblica è il Regno di D io » .. È anche evi­ dente. Non ha senso discutere se una set­ ta sia religiosa oppure sociale. poiché comunque essa sarà sempre ed inevitabilmente ambedue le cose. ad esempio: J. sempre eguale. p. «Siete contenti di non pagare più ta sse ?» E d il popolo esultante accompagnò la sua affermazione col plauso più entusiasta. SEGUY. poiché l ’Italia era in quel­ l ’epoca una monarchia. Bergamo 19 4 5. rispo­ se un’altra volta: sì! «M a non crediate che questa sia quella Repubblica del ’49. 2 3 8 . 2 I b id . la pace e la misericordia». che i lazzarettisti si appassionavano di poli­ tica. ma pensate ch’è la Repubblica di Cristo. Evviva la Repubblica. essi cantava­ no . secondo le varie versioni.86 C A P I T O L O Q U A RT che i lazzarettisti rappresentarono un movimento pura­ mente religioso.forse riecheggiando i canti della guerra italiana di li­ berazione del 18 59 -6 0 : Andiam per la fede La patria a salvare. E lo stesso M essia così si rivolgeva al suo popolo. in ogni caso. p 248. . L« comunità che espressero eresie millenaristiche non sonc di quelle in cui possa tracciarsi una netta distinzione tra cose religiose e laiche. avventata.

per essere precisi il 6 3 % dei suoi 6 4 9 1 abitanti G li abitanti erano contadini proprietari o mezzadri. leggi forestali ecc. la maremma. iniziata nel 18 6 8 .. il Messia dell'A m iata cit. il centro principale della regione. La costruzione delle strade. scarseggiavano il bracciantato e l ’industria. 262. senza essere stato adeguatamente pre­ ceduto dall’evoluzione delle forze sociali locali. La zona era estremamente arretrata sia dal punto di vista economico che da quello culturale.VIDE L A Z Z A R E T T I 87 estinto dalla Repubblica di D io. Quando ciò si verifica all’im provviso. ambientato parte in zona monta­ gnosa.) ha sempre prodot­ to in quella società l ’effetto di un cataclisma. laicizzazione delle proprietà ecclesiastiche. di una conquista o simili. Il lazzaret^ m o era. molto arretrata. pare però che la maggior parte delle forze lazzarettiste sia ve­ duta dalle montagne. di pressoché pari arretratezza.-. di pastorizia e agricoltura . .e parte nella pianura co­ rnerà. era composto da analfabeti. fu pagata con i tributi locali e le città e i paesi della zona ne sopportarono il peso. I due terzi circa della popolazione di Arcidosso. Cini1 l a z z a r e s c h I j D avid Lazzaretti. Il Monte Am iata si trova all’estremità sudorientale delli Toscana. come risultato di una rivoluzio­ ne o di un vasto mutamento di leggi e di politiche. Sul M onte Am iata la maniera più appariscente con cui il nuovo sistema so­ ciale si sovrapponeva al vecchio erano le tasse. ai confini con l ’Umbria e il Lazio. come del resto era altrove. A Castel del Piano. consideravano i lazzaret_ i r i come un movimento sovversivo. Che gli amiatini fossero «terri­ bilmente» poveri o soltanto «m olto» poveri può essere materia di discussione. Il brusco ingresso del capitalismo moderno nella so d e­ rà contadina. ed è tuttora. p.in mi­ sura minima anche mineraria . i suoi ef­ fetti risultano quanto mai inquietanti. di solito sotto l ’aspetto di riform e liberali o giacobine (introduzione di un libero mercato delle terre. quel che invece è certo è che l ’av­ vento dell’unità italiana cominciò a immettere questa zo­ na estremamente arretrata nel circuito economico dello stato liberale italiano e a creare una notevole tensione ed irrequietezza sociale. ripartizione delle terre comuni.

Torino 1949.8 % nel 19 5 3 ). come dappertut­ to. Esiste­ vano quindi condizioni favorevoli per un movimento di agitazione sociale. 256. E. M onte Amiata e il suo profeta cit. Benché proclamasse di avere avuto una visione all’età di 1 B A R Z E L L O T T i. p. La provincia di Siena. un tale movimento fu por­ tato ad assumere una forma piuttosto prim itiva. Non c ’è da meravigliarsi che gli esattori di San­ ta Fiora si lamentassero che alcuni negozianti rifiutavano di pagare perché Lazzaretti aveva promesso loro r.hp non avrebbero più pagato tasse 2. in cui proprietà e terra vengono distri­ buite diversamente. s e r e n i . in cui rientra parte del M onte Am iata. 4 BARZELLOTTi. D avid Lazzaretti. nonostante la pratica mancanza di la­ tifondi ed industrie.. 5 I b id . Torniamo ora a Davide Lazzaretti.. M onte Amiata e il suo profeta . 79. E ra nato nel 18 3 4 e faceva il carrettiere. Cosi la legge forestale.. il Messia dell'A m iata cit. vanta la più alta percentuale di voti comunisti in tutta Italia. M ilano 19 0 9 . con la pratica abrogazione dei di­ ritti consuetudinari di libero pascolo.1 5 . 77-78- 2 l a z z a r e s c h i . 1 14 . a causa dello straordinario isolamen­ to di quell’angolo di Toscana. viaggiando su e giù per la regione. 3 Per una m igliore trattazione generale del problema.88 C A P I T O L O Q U A RT O giano. cfr. Anche qui. . di legnatico e simi­ li. 282- 283. II capitalismo nelle campagne 18 60 -1900 . il libro tratta in­ cidentalmente dei lazzarettisti alle pp. fittavoli e mezzadri godono di una maggior quota di p ro d o tto 5. E . gettò la società locale nella confusione3. Si trattava principalmente di tasse sui terreni e sui fabbricati. il 4 8 . cioè di un rigido codice di liberali­ smo economico. (La lotta per una maggiore quota di prodotto è rimasta fino a oggi il tema dominante d ell’economia agricola d ell’Italia centrale e forse è la ra­ gione principale per cui quella regione è una delle più sal­ damente comuniste. Roccalbegna e Santa Fiora l ’ammontare delle so­ pratasse provinciali e comunali era più del doppio dell’im­ porto delle tasse erariali e ad Arcidosso era tre volte tan­ t o 1. si abbatté tragicamente sui piccoli proprietari margi­ nali ed esacerbò i loro rapporti con i maggiori proprietari terrieri \ Cosi è naturale che Lazzaretti predichi un nuo­ vo ordine di cose. pp. p . pp. l ’introduzione della legge piemontese quale legge co­ mune a tutta l ’Italia.

e le sue possibili (poi dive­ nute effettive) conseguenze per il Papato. In tutte le province. era in corso una crisi industriale. avvenuta nel 1868 . aveva fatto aumentare i prezzi dei generi ali­ mentari e creato grave malcontento negli ambienti rura­ l i -. t . e. che sa­ 1 N. imposta quell’anno dal Parlamento. la tassa sul macinato. capitano. naturali oer un uomo che aveva combattuto come volontario nel­ l'esercito nazionale nel i8 6 0 . 2 s e r e n i . M azzini e Bakunin ( 18 6 6 -18 7 2 ) . so­ prattutto. la cui predi­ cazione poteva fare da contrappeso alla influenza laica li­ berale. L a data è significativa perché coincide con uno degli anni i i grande fermento popolare in Italia. intitolati anche 11 risveglio dei popoli.nel 18 4 8 . per una iisam ina generale della situazione. e si diceva anche che pro­ teggessero il Lazzaretti della prima maniera. Certamente egli godette per un lungo periodo di rempo dell’appoggio semiufficiale della Chiesa. . pp. Lazzaretti a quel rempo era papalino. Più che natu­ rale. legislatore e riformatore di leggi. Il raccolto del 18 6 7 era stato cattivo.. 10 9 9 feriti e 3788 a rresti1. i n . egli previde l ’avvento di un profeta. r o s s e u . 2 1 3 sgg. nonostante la sua predicazione aves­ se alcune intonazioni di sinistra e repubblicane.uattordici anni . acquistata nella zona la fama di sant’uomo dopo il 18 6 8 . fino alla conversione. un nuovo pastore del Sinai. commossero profondamente le coscienze cattoliche. l ’anno della Rivoluzione — se ne parlava come di un materialista. quindi. Sul finire del 18 7 0 nei Rescritti profetici. in quell’epoca incoraggiavano in ogni ca­ so le agitazioni agrarie . Torino 19 2 7 . p. cominciò a elaborare le proprie dottrine e profezie.r A V ID E L A Z Z A R E T T I 89 . I papalini. in opposizione il governo ateo. il risultato fu qualcosa co­ n e 2 5 7 morti..i disordini furono particolarmen­ te intensi nelle province ex papali e si faceva uso di slo­ gans di ispirazione cattolica . l ’imposizione di cuesta tassa suscitò disordini. Lazzaretti. per non dire un be­ stemmiatore. che in quell’anno un contadino attraversasse una crisi intellettuale e spirituale. E gli era convinto di essere un lontano discen­ dente di un re francese (la Francia in quell’epoca era il principale sostegno del Papato). II capitalismo n elle campagne cit. salvo dodici. Per di più l'incomben­ te conflitto franco-prussiano.

seguito da mille giovani. doveva essere il re ed il M essia. «discenderà dai monti. D i solito ci si aspetta che la terza età sia quel­ la della Libertà. si renderanno conto del sorprenden­ te parallelismo fra questa dottrina e quelle della tradizio­ nale eresia popolare. terza e ultima età del mondo. Dal 18 7 5 si era verificata una ca­ duta dei prezzi del grano e dei salari e pur non essendovi alcuna ragione particolare per la scelta del 18 7 8 . Nel corso di vari digiuni e viaggi sviluppò gradual­ mente la versione definitiva della propria dottrina. 23^-36. e questa sarà chiamata la milizia dello Spirito Santo» e avrebbe restaurato l ’ordine morale e civile Presto cominciò a fondare colonie comuniste sul M onte Am iata..la depressione degli anni 1 BARZELLOTTi.secon­ do Lazzaretti . 28. Da allora si lasciò sempre più alle spalle la vecchia orto­ dossia. una sul M onte Am ia­ ta e le altre in diversi paesi e luoghi adatti. Lazzaretti. Il momento cruciale arrivò nel 18 7 8 . Fino ad allora c ’era stato il Regno della Grazia (che egli identificava con il pontificato di Pio IX ). M onte Amiata e il suo profeta c it . Grandi sciagure sarebbero state il presagio della liberazione definitiva degli uomini per mano di D io 2. Un re. È inoltre opportuno ricordare che incombeva sul­ l ’Italia la crisi agricola.94 2 Ib id . pp. del­ l ’ipocrisia. . dato che fu il 18 7 9 l’anno veramente catastrofico in Italia e in di­ verse altre regioni di Europa .avrebbe avuto fine la successione dei pon­ tefici. A ll’inizio dell’an­ no morirono V ittorio Emanuele e Pio IX e di qui .. G li studiosi del pensiero medievale. Il Signore avrebbe costruito sette città sacre. sarebbe morto. 193 . p p . e delle dottrine di G ioac­ chino in particolare. dell’eresia e dell’orgoglio». cui sarebbe toccato il compito di riconciliare la Chiesa con il popolo italiano. ma lui. dove i fedeli costruirono per lui una chie­ sa e una torre. sarebbero poi venuti il Regno della Giustizia e quindi la Riform a dello Spirito Santo. Egli. tutti di sangue italiano.90 C A P I T O L O Q UA RTO rebbe sorto a liberare i popoli allora gementi «com e schia­ vi sotto il dispotico potere del mostro dell’ambizione. Ciò portò all’accusa di attività sovversive ma Lazzaretti riuscì ad evitare la condanna grazie ad alcu­ ni influenti sostenitori locali. Lazzaretti.

Solo. E ssi stavano erigendo la Repubblica di D io. pp. al punto che le chie­ se del luogo rimanevano vuote Egli annunciò che sareb­ be sceso dalla montagna nel giorno precedente la A ssun­ zione. quando ne informò il Vaticano. . Da lui accorrevano in folla uomini e donne. vi porto pace. segni e i presagi della fine del mondo. Quando nel 19 4 8 ci fu un attentato alla vita di Togliatti. fu scomunicato. in diverse zone i co­ munisti credettero che fosse arrivato il grande giorno e cominciarono subito ad assaltare i posti di polizia e a im ­ 1 BARZELLOTTI.. i tempi non erano maturi. se volete sangue. il 14 agosto. non sappiamo quanti per osservare e quanti per sostener­ lo. che ingiunsero loro di tornare indietro. stavano per avve­ rarsi. In quel giorno i lazza­ rettisti scesero al canto di inni dalla montagna ad Arcidosso e incontrarono i carabinieri. Sembrò cosi che per i lazzarettisti fosse arrivata la fine. e si proclamò M essia.'. leader comunista italiano. Naturalmente non era vero. Ma sul Monte Am iata la sua influenza era enorme.VIDE L A Z Z A R E T T I 91 rrecedenti aveva ormai convinto i contadini toscani che . Lazzaretti ritornò dalla Francia. N atural­ mente. eccomi». l ’ultimo mori nel 19 4 3 . Lazzaretti rispose: «se volete pace. im­ presa ben più importante che saccheggiare le case dei si­ gnori Pastorelli. se volete pietà. I suoi seguaci indossavano le speciali divise comprate e fatte confezionare da lui per la «Legione italiana» e la • Milizia dello Spirito Santo». C ’è però un epilogo. I suoi prin­ cipali apostoli e leviti vennero processati e condannati. come era stato dimostrato. avrete pietà. 256-57. la terza e ultima età del mondo. M onte Amiata e il suo profeta c it . salvo per i più fedeli discepoli. i carabinie­ ri aprirono il fuoco e Lazzaretti fu tra i morti. Dopo un confuso scambio di parole. Venne issata la bandiera iella Repubblica di Dio. Si riunì una folla di 3000 persone. Infatti un libro scritto in quel­ l ’anno parla dell’« ultimo dei giurisdavidici». che tirarono ancora avan­ ti. Per vari motivi la discesa dal monte fu rimandata al 18 agosto. la corte tentò invano di dimostrare che essi volevano sac­ cheggiare le case dei ricchi e scatenare una rivoluzione ter­ rena. dove aveva trovato dei protettori facoltosi.

Tra le varie zone in cui si verificarono queste rivolte c ’era Arcidosso. i quali puntano decisamente ai movimenti socialisti e comunisti. Il movi­ mento millenaristico originario aveva cosi continuato ad esistere in forma sotterranea (i movimenti contadini han­ no capacità di esistere anche a livello cosi ridotto da riu­ scire impercettibile agli osservatori cittadini). Certamente anche il profeta sa­ rebbe stato dalla stessa parte. La loro con­ dizione li spinge nello stesso tempo avanti e indietro: ver­ so una società nuova e verso il sogno di un passato puro. nonostante i contadini appartenenti al­ la setta. l ’età dell’oro o i «bei tempi passati». ma pochi anche i nullatenenti. Erano lazza­ rettisti: ce n ’erano parecchi nella zona. Il nu­ cleo centrale sembra si trovasse fra piccoli contadini. poiché erano contro la polizia e contro lo Stato. La rivolta di Arcidosso del 1 9 4 8 fu una nuova. cosicché oggi tra loro si conta­ no molti ricchi. Più tardi un esponente comunista che teneva là un comizio. come spesso accade. che sui piccoli contadini in lotta per l’esisten­ za. operai agricoli. Naturalmente. e in certo senso riveduta edizione della discesa dal Monte Amiata. L ’espe­ rienza infatti dimostra che le eresie pure di tipo medieva­ le al giorno d ’oggi hanno forse meno presa sui nullatenen­ ti. non potè resi­ stere alla tentazione di richiamarsi al profeta Lazzaretti e al massacro del 18 7 8 . Era stato assorbito da un movimento rivoluzionario più vasto e più moderno. abbiano cercato di prospera­ re nelle faccende terrene ed abbiano raggiunto una agia­ tezza superiore alla media. artigiani di paese e simili. artigiani e simili dei piccoli paesi di montagna. Dopo il comizio diversi partecipan­ ti alla riunione lo presero da parte e gli esternarono tutta la loro gioia per quello che egli aveva detto.92 C A P I T O L O Q U A RT O padronirsi del potere con altri mezzi fin quando non in­ tervenne l ’azione moderatrice dei capi. E cosi è ancora oggi. stavano dalla parte dei comunisti. Ma fino a quel momento es­ si non avevano saputo che la nobile opera di Davide Laz­ zaretti fosse apprezzata dagli stessi comunisti. Chi furono o chi sono i lazzarettisti? C om ’è naturale. pochi erano i ricchi. rispettati dai propri concittadini. mez­ zadri. spinto dalla propria mentalità storicistica. e forse la setta mil- .

4 Sono grato al signor Lucio Conte e ad altri membri della federazione provinciale di Foggia della c g i l nonché a vari membri d el partito comu­ nista di San Nicandro per le informazioni fornitem i sulla composizione sociale e le opinioni politiche degli appartenenti alla setta nel 1 9 5 7 . hanno un segui­ to speciale fra gli artigiani. 3 c a s s i n . in un’atmosfera che ricorda il rivoluzionarismo dei contadi­ ni al tempo di Lutero più che di Lenin. Opera altamente illuminante. . lo «sperone» d ’Italia. che contiene un prezioso materiale sul fermento religioso nel M onte G ar­ gano. è un operaio agricolo e mezzadro «nato da una modesta famiglia di piccoli coltivatori diretti» I famosi ebrei di San M eandro sembra appartengano ad analoghe classi sociali. Contadini del S u d . Bari 1 9 5 . come mi è stato detto da uno di essi \ Ma i lazzarettisti non hanno affinità soltanto con il so­ cialism o o con il com uniSm o. delle eresie contadine del Sud (dalle più antiche comunità valdesi o dalla Chiesa dei fratelli cristiani alle più moderne della chiesa pentecostale. la descrizione generale delle sette ameri:ane dei cotonieri nel capitolo v ili. San N icandro . ec c. il promotore era piccolo proprietario terrie­ ro e numerosi esponenti erano artigiani (calzolai. ed una mappa della distribuzione delle co­ munità pentecostali in Italia. germogliate nell’Italia meridionale. sembrano dimo­ strare questa tendenza. per quanto non possiamo esser­ ne certi finché non sarà stato seriamente iniziato lo stu­ dio. «una setta di ortolani». la cui autobiografia fu scelta da Rocco Scotellaro come tipica di tal genere di contadini. In ogni caso le va­ rie sette eretiche. Paris 19 57. av­ ventisti. I pentecostali.)5.. testimoni di G eova e Chiesa di Cristo) In ogni caso Chironna Evangelico.5 : v ^ta di Chironna Evangelico. gli organizzatori sindacali del­ la confederazione generale italiana del lavoro ( c g i l ) della provincia di Foggia ritengono che l ’organizzazione dei protestanti sia composta principalmente di piccoli conta­ dini. 2 r o c c o s c o t e l l a r o . secondo la signora Cassin. battisti. il cui richiamo si è fatto più intenso dopo la guerra.D A V ID E L A Z Z A R E T T I 93 lenaristica esprime questo dualismo. cfr. A proposito delJa natura dei pentecostali e delle altre chiese. cosi necessario. purtroppo indica soltanto la situazione sociale di cinque fra i venti e più membri maschi della comunità. San Nicandro cit. Il ferm en to religioso è appe­ na uno degli aspetti del rivoluzionarismo endemico tra i contadini del Sud. anche se tende ad acquistare un ruolo 1 Uno studio dettagliato su un notevole gruppo di contadini converti­ tisi a ll’ebraismo è quello di e l e n a c a s s in .

Cosi il protestantesimo realizzò i primi impor­ tanti progressi dopo il 19 2 2 . Tuttavia questa tendenza dei contadini eretici a le­ garsi anche ai movimenti di sinistra non deve venire rife­ rita al millenarismo religioso politico puro. Tuttavia in una situazio­ ne quale quella dell’Italia meridionale. per un eretico reli­ gioso è praticamente impossibile non allearsi con i movi­ menti laici anticlericali ed è molto difficile non simpatiz­ zare in qualche modo con i rivoluzionari. delle sezioni locali. il trionfo del fascismo e la fine della emi­ grazione in America. M i risulta che la grande maggioranza degli ebrei convertiti di San Nicandro hanno votato per il partito comunista (il co­ mune è roccaforte delle sinistre). cioè dopo la sconfìtta delle leghe contadine. che nel Foggia­ no c ’è motivo di ritenere che il settarismo sia alquanto piti forte ai margini del Tavoliere che nelle pianure di for­ te e antica tradizione socialista. per quanto ulteriori ricerche frutterebbero forse la scoper­ ta di altri esempi da collocare a fianco del Messia del M on­ te Amiata. inoltre. M i risulta.94 C A P I T O L O Q U A RT O di preminenza laddove non abbia ancora assunto un’e­ spressione politica o l ’abbia rinnegata (sempre che possa al riguardo ritenersi probante l ’esperienza del Monte Gargano). con non poco imbarazzo delle gerarchie del partito. non si può quin­ di tracciare una linea netta di separazione tra contadini socialcomunisti e contadini militanti in sette religiose. qual è il lazzarettismo. . Numerosi protestanti sono anche comunisti militanti ed esistono casi di testimoni di G eova eletti segretari delle Camere del lavoro o. ed i comunisti locali (al­ cuni dei quali sono imparentati ai protestanti) li conside­ rano «quasi tutti dei nostri». Esso si presenta come un fenomeno piuttosto ec­ cezionale almeno n ell’Europa occidentale e meridionale.

né d i illustrare le origini e il dinamismo del movimento stesso. M adrid 1929» di j. p. alludo al libro The Spanish Labyrinth di G erald B ren a n 1. 4 2 . Il presente capitolo. anche nei punti che non si fondano direttamente sull’opera di Brenan. ma non tiene sufficientemente conto del fatto che questa cittadina non era semplicemente anarchica. l ’auto­ re non si preoccupa d i spiegare le ragioni per le quali Grazalema sia sta­ ta un centro del movimento tanto più importante di altri pueblos. è una regione la cui popolazione è concentrata in agglomerati chiamati pueblos. molte delle osservazioni relative a quell’isola (ad esempio quelle che si trovano nei capp. Degno di menzione ci appare inoltre People of the Sierras cit.Capitolo quinto Il millenarismo I I : gli anarchici andalusi Il lettore inglese ha a sua disposizione un’opera che co­ stituisce una così eccellente introduzione allo studio della Spagna e dei movimenti anarchici spagnoli. È stato detto che l ’Andalusia è la Sicilia della Spagna2. L ’Andalusia è costituita pressappoco dalla piana del G uadalquivir e dalle montagne che la racchiudono come in una conca. Paris 19 10 . specialmente su Hìstoria de las agitaciónes campesinas andaluzas. 2 a n g e l m a r v a u d . Considerata in generale.r i v e r s . opera superiore ad ogni elogio da parte dello studioso dei movimenti sociali prim itivi. con una campagna spopolata. ciò toglie al* l'opera in questione parte del suo valore. dove i contadini 1 Questo capitolo si basa principalmente su ll’opera di Brenan {Cam ­ bridge i9 6 0 ) e su alcune opere della sua bibliografia. . Cosi. monografia antropologica sul pueblo di Grazalema. non è che una versione leggermente ampliata e dettagliata di una trattazione sulla quale ben pochi studiosi potranno non trovarsi d ’accordo. La question sociale en E spagne . d i a z d e l m o r a l . Esso contiene u tili osservazioni sul movimento anarchico lo­ cale. di p i t t . almeno da un punto di vista storico. ma costituiva uno dei centri principali c i tale movimento riconosciuto come tale d all’intera Spagna. il e v) valgono anche per essa. che non vi è nulla di meglio che richiamarsi ad esso.

in «International R e­ v iew of Agricultural Econom ics». mentre circa l ’8 o % della popolazione rurale non possedeva terra a ffa tto 1. come l ’Italia meridionale. e la popolazione è composta da braceros o lavoratori a giornata. A Cadice le proprietà superiori ai 250 ettari coprivano nel 1 9 3 1 il 5 8 % della superficie della provin­ cia. anche le mappe a 332-35 e inoltre L a reforma agraria en Espana. mentre nella vecchia C astiglia sono circa 60 (pp. Inutile di­ re che le grandi proprietà comprendevano in genere i ter­ reni migliori.. per quanto ciò non significhi che nel se­ colo scorso. In tre distretti amministrativi della provincia i latifondi occupavano dal 77 al 9 6 % del­ la superficie totale. Possiamo osservare incidental­ mente che l ’Andalusia. A Siviglia vaste proprietà occupava­ no il 5 0 % della superficie totale.). 95 sgg. pp. il resto era diviso tra 2 5 8 0 0 0 proprietari minori. e meno di 20 nelTAndalusia orientale. senza ter­ ra e di condizione quasi servile.96 C A P I T O L O Q UINTO vanno a vivere per lunghi periodi in ricoveri e baracche. seppure legger­ mente più attenuata. U n ’analoga situazione. e 10 4 con una media superiore ai 2000. Valencia 19 3 7 . Il quadro generale può essere schematica­ mente completato con l ’osservazione che nelle province di H uelva. .piccole isole politicamente con­ servatrici in un mare rivoluzionario . 32 con una media di quasi 5000 e 2 7 1 con una media di circa 900. la totalità di esso fosse coltivata in vaste pro­ prietà e fattorie. vi erano tra esse tre proprietà con una media di 10 000 ettari. subi nel secolo scorso. parte di esso era diviso in piccole azien­ de concesse in affitto con contratti a breve scadenza. V i sono vaste proprietà im­ produttive e trascurate dai proprietari. 1 1 4 sgg. tra esse ve ne erano 13 con una media di circa 7000 ettari. 5. cioè meno di 17 nelPAndalusia occidentale. si riscontrava a Cordova. T h e Spanish Labyrinth cit. Sol­ tanto una minima parte . 1 b re n a n . Cadice. Spain: T h e distribution of property and land settlem ent . Cordova e . che fornisce la percentuale dei proprietari terrieri per ogni centinaio di abitanti rurali dediti a ll’a­ gricoltura.Taén. Era insomma il classico paese latifondista. lasciando le mogli al paese. cfr. Siviglia. se non addirittura dal tempo dei mori. 6000 gran­ di proprietari terrieri detenevano almeno il 5690 del red­ dito tassabile. n.era costituita da piccole proprietà e da poderi affittati con contratti a lun­ ga scadenza.. 19x6.

Toledo 1 9 0 3 . 282 sgg. basterà osservare che alcune zone di questa infelice regio­ ne sono tuttora le più povere d ell’Europa occidentale1. Da uno stu­ dio della loro alimentazione mensile ai primi del nostro secolo. Grosso modo il ba­ cino del G uadalquivir e le zone montuose a sud-est di es­ so. F. Il tasso di mortalità nei pueblos delle colline del cordovese alla fine del secolo scorso.oLI ANARCH ICI A N D A L U S I 97 un processo di disindustrializzazione. furono causate da malattie polmonari e quasi il 1 0 % da malattie per iponutrizione.). politicamente meno progredita e soggetta all’influs­ 1 M : \ r v a u d . nel lustro dal 1896 al 19 0 0 . essendo incapace di competere con i suoi concorrenti settentrionali e stra­ nieri. A Baena. e quando non c ’era pativano la fa­ me. i braceros lavoravano quando c’era lavoro per loro. Esiste una vasta letteratura unanime nel dipingere con i più spaventosi colori le condizioni economiche e sociali di costoro. un po’ d ’olio. La question sociale en E Spagne cit. A l principio del nostro secolo l'analfabetism o andava dal 65 al 5 0 % della popolazione maschile nelle varie province andalu­ se. Le zone minerarie occidentali e settentrionali (Rio Tinto. . H istoria de la V illa de Baena. Cadice. un po’ di aceto e legumi secchi conditi con sa­ le ed aglio. la provincia di Jaén. v a l v e r d e Y p e r a l e s . centri di socialismo operaio deli­ mitavano da una parte la zona anarchica. 1 3 7 . non appena una certa coscienza politica cominciò a risvegliarsi in Andalusia. Non occorre procedere oltre in questa triste descrizione. quasi nessuna donna delle campagne sapeva leggere. mentre i suoi abitanti rima­ sero legati quasi esclusivamente ad u n’attività agricola estremamente povera e malsicura. pp. Divenne cosi esportatrice di prodotti agricoli e di mano d ’opera non specializzata che cominciò ad emigrare verso il nord industrializzato. andava dal 30 al 3 8 %o. risulta che essi vivevano quasi esclusivamente di pane nero (da un chilo a un chilo e mezzo al giorno). C or­ dova e Malaga erano generalmente anarchiche. Almadén ecc. p p . 4 5 6 . il 2 0 % delle morti. e cosi in una certa misura fanno tuttora. Non è da stupirsi che questa zona divenisse decisamen­ te rivoluzionaria.5 7 . cioè in particolare le province di Siviglia.. Come in Sicilia. Pozoblanco.

ove i contadini erano più sottomessi . questo quadro sarà necessariamente più impressionistico che fo­ tografico '. Anche le 1 Cosi nelle elezioni del 19 36. Si citano esempi precedenti —il famoso villaggio di Fuenteovejuna si trova nell’Andalusia si trovano tuttavia scarse tracce di movimenti rivoluzionari di ca­ rattere spiccatamente rurale prima della seconda metà del secolo scorso. a eccezione dei signori. precisamente. si riscontrò ovunque la maggioranza per il fronte popolare ad eccezione di una parte della costa occidentale e della zona montuosa nei pressi di Ronda che. Tuttavia. comprendeva alcune tradizionali e leggendarie roccaforti d ell’idea anarchica. in parte perché il risultato delle elezioni veniva alterato per l ’influsso dei proprietari terrieri e delle autorità.chiudeva il terzo lato. dei capi delle fat­ torie e di altre persone «nate per com andare». . soltanto gli artigiani e i contrabbandieri rivelano nel passo quell ’indefinibile segno del rispetto per se stessi. e ove fu presumibilmente adottata la politica d ell’a­ stensione.per lo meno. per quanto la leg­ genda e il dramma sorvolino su questo punto. per il fatto di essere economicamente meno vulnerabili e socialmen­ te meno sottomessi. L ’anarchismo rurale non aveva seguaci soltan­ to fra i braccianti senza terra. Il fatto di Fuenteovejuna (14 7 6 ) non era dopo tutto che una particolare rivolta contro l ’eccessi­ va tirannia di un singolo signore. poiché le statistiche relative alle elezioni in Spa­ gna non forniscono un quadro fedele della composizione politica di questa zona. Diaz del M oral e Brenan hanno dovuto infatti constatare come tanto i piccoli pro­ prietari quanto gli artigiani vi svolgessero un ruolo alme­ no altrettanto importante. che era stata inoltre con­ certata insieme ai cittadini di Cordova. Chiunque abbia visto un pueblo di braceros in cui. La rivoluzione sociale si inizia in Andalusia poco dopo il 18 5 0 . se non maggiore. in cui il conservatorismo era più forte . H o preso le cifre dai risultati pubblicati sul « D iario de C adiz» del 1 7 febbraio 1936. nella provincia di Cadice. form ava il confine dall’altro lato.98 C A P I T O L O QUINTO so tanto del socialismo castigliano che delle idee anarchi­ che andaluse. Granada. in parte perché gli anarchici si astennero dal partecipare alle elezioni fino al 19 3 6 (e al­ cuni di essi possono essersene astenuti anche allora). non avrà difficoltà a comprendere.

sembra abbiano avu­ to carattere urbano piuttosto che rurale e riflettono la di­ sintegrazione d ell’impero spagnolo di quel tempo e le più vaste rivolte contemporanee in Portogallo e in Catalogna piuttosto che una vera e propria agitazione rurale. x n . Verso il i8 6 0 si ha notizia di bande contadine vaganti e persino di villaggi «che si impadroniscono del potè1 A proposito del ruolo del bandito nella struttura di un moderno pue­ blo andaluso . conservando questo eccezionale carat­ tere popolare che faceva si che i preti delle parrocchie si battessero come capi guerriglieri alla testa del loro gregge nelle guerre di Francia._I ANARCH ICI A N D A L U S I 99 -volte per fame del x v n secolo. In ogni caso.cfr.:r . I contadini andalusi soffrivano la fame come tut~ i contadini nei periodi preindustriali. la cui Santa Inquisizione colpi­ va gli eretici. scagliandosi contro i ricchi e propo­ nendo radicali riforme sociali. i cui teologi spa­ gnoli. Per le correlazioni geografiche tra anarchismo nel latifondo e zone d i banditismo.. La Chiesa spagnola. E l Bandolerism o . p p . b e r n a l d o d e q u i r o s . brigante andaluso che derubava i ricchi e soccorreva i poveri Forse si esternava anche in un attaccamento fanatico alla Chiesa cattolica militante.5 1.ammirazione dell’ordine in cui si trovava suo figlio: « li centro c ’è il com uniSm o. 25 0 -. di: Diego Corrientes. anche se ricchi e potenti. M ettono tutto in comu­ ne. e ognuno prende ciò che gli serve per vivere». certamente forni un efficace sfo­ go di sentimenti che altrimenti avrebbero potuto diveni­ re rivoluzionari in un senso spiccatamente laico. e tutto lo spirito rivoluzionario che albergava in essi trovava il suo sfogo m un culto eccezionalmente fervente del banditismo so­ ciale e del contrabbando. p i t t . e la cui vita monastica in­ carnava talvolta il loro prim itivo ideale comunista. Ho udito con le mie orecchie un vecchio aragonese parlare con . sapete. vi sono scarse tracce di un movimento improntato a un vero e proprio millenarismo contadino. seppure senza dubbio un’accurata ricerca potrebbe scoprirne qualche traccia. le cui tinte risultarono iccentuate dal separatismo andaluso. spalleggiavano la rivolta di Fuenteovejuna. . cap. come il gesuita M ariana.r i v e r s . . P eople o f the Sierras cit.

v o l. La Francmasoneria Espanola. 3 z u g a s t i . Il nerbo del nuovo movimento ri­ voluzionario risiedeva nelle classiche province latifondiste. 2 3 9 -4 0 . cioè la richiesta dell’indipen­ denza da parte dei villaggi. x i. a Iznajar e Fuenteovejuna.100 C A P I T O L O QUINTO re» Il primo movimento rivoluzionario indigeno che at­ trasse in modo speciale l ’attenzione fu la rivolta di Loja e Iznajar nel 1 8 6 1 . i cui cittadini inizial­ mente erano dediti in gran numero al contrabbando». Quando i «figli di Bena­ m eji» (che ancora svolgono il loro ruolo leggendario di individualisti «che si fanno rispettare» nelle romanze gi­ tane di G arcia Lorca) aggiunsero alla rivolta individuale la rivoluzione sociale. Bandolerism o cit. L ’idea anarchica. apparve sulla scena politica.non tanto nella provincia di Cadice quanto altrove . secondo la stessa fonte.si risvegliò di nuovo 1 T h e agrarian problem in Andalusia. d ia z y p f r e z . Osuna. 279. Izna­ jar. Il periodo delle agitazioni internazio­ nali e repubblicane tra il 1868 e il 18 7 3 vide ancora altri movimenti: il cantonalism o . 2 It mio amico Victor Kiernan. specialmente in quella di Cadice e nella parte meridio­ nale di quella di Siviglia. Così come in altri paesi europei. Benaocaz... la ri­ chiesta di divisione delle terre a Pozoblanco e Benameji «questo pueblo tristemente famoso. Grazalem a. Bornos. diffusa dagli emissari della corrente bakuninista dell’internazionale. caratteristica di tutti i movi­ menti rurali spagnoli. do­ ve i banditi avevano spesso praticamente assediato i ric­ chi e nessun delitto veniva punito dallo Stato poiché nes­ suno si curava d ’in form arlo3. I . 1920. ebbe inizio una nuova era della po­ litica spagnola. in «International R eview of A gricultural Econom ics». . a par­ tire dal 18 7 0 si verificò una rapida espansione dei movi­ menti politici di massa. E 1 Arahal. Cominciarono allora a costituirsi le roccaforti d ell’idea anarchica andalusa: Medina Sidonia. Il movimento decadde verso il 18 8 0 . dalla cui profonda conoscenza degli avvenimenti spagnoli della metà del secolo scorso ho attinto abbondanti informazioni. E l Bosque. Arcos de la Frontera. molti anni prima delFavvento degli apostoli di Bakunin. p. Introduzione. mi ha detto che si accenna a questo fatto (forse senza fon­ damento) n ell’opera di n. pp. una legge d i omertà straordinariamente rigorosa. un altro dei centri propulsori della rivoluzione sociale aveva. (Ritengo tuttavia che vi siano tracce di un influsso massonico carbonaro di sinistra n ell’insur­ rezione di L o ja ) 2. Villam artln.

GLI A N A R C H I C I A N D A L U S I 10 1 dopo il 18 8 0 per nuovamente morire. tattica che prima di allora non era stata adottata sistematicamente come mezzo per fomentare rivoluzioni sociali. M edina Sidonia. Dopo un altro periodo di quiete. scioperi generali di contadini si verificarono in al­ meno sedici pueblos. la zona anarchica cadde sotto il domi­ nio di Franco quasi dai primi giorni della rivoluzione. e anche le regioni repubblicane vennero presto conquista­ te. Il 19 3 6 -37 segna dunque la fine almeno di questo pe­ riodo della storia del movimento anarchico andaluso. dalle notizie della rivolu­ zione russa penetrate fino a questa remota regione. si ritiene. Fernàn Nunez. Castro del Rio. V illam am n. Cordova. Questi scioperi rivelano notevoli caratteri mille­ naristici. Negli anni 19 0 119 0 3 . fu causato. Per la prima volta in questo periodo «bolscevico». allora come più tardi. Morón. che era. nello stesso anno 19 3 6 . Un altro risve­ glio si verificò al principio del nostro secolo. il caposaldo di notevoli forze anarchiche. . questa volta sotto le insegne dello sciopero generale. La repubblica ( 19 3 1 . Cadice.1 9 3 6 ) vide l ’ultimo di que­ sti grandi risvegli con la conquista del potere da parte di molti pueblos anarchici. Tutta­ via. È egualmente evidente come nella prima metà del secolo scorso non si verificassero movimenti di una forza e di un carattere paragonabile a quelli che avvennero in seguito. Nel 18 9 2 il movimento scop­ piò di nuovo culminando nella marcia. I primi scioperi generali di contadini si verificarono in questa epoca nella zona di Terez. principalmente nella provincia di Cadice '. È evidente come in gran parte dell’Andalusia il fer­ mento rivoluzionario delle campagne si trovasse allo stato endemico da prima del 18 7 0 e divenisse epidemico a in­ tervalli di circa dieci anni. La Linea. facilmente repres­ sa. Le ragioni di ciò non sono 1 Nella provincia di Cadice: Arcos. Jerez. Nella provincia di M alaga: Antequera. il più vasto movimento di massa di cui si abbia memoria fino a quel tempo. San Fernando. a eccezione di M alaga e della zona di confine della pro­ vincia di Cordova. Nella provincia di Si­ viglia: Carmona. di molte migliaia di contadini su Terez. N'ella provincia di Jaén : Linares. Nella provincia di Cordova: Bujalance. A lca li del V alle. Cadice ce­ dette a Cordova il proprio primato fra le province anar­ chiche.

Inoltre esso rifletteva soltanto in maniera indiretta i movimenti politici esterni. poiché tali condizioni sono in un certo senso migliorate seppure soltanto in quanto sono state eliminate le catastrofiche carestie come quelle verificatesi nel 1 8 1 2 . Quando la gente ha fame.102 C A P I T O L O Q U IN T O facili da scoprire. la carestia aveva normalmente l ’effetto di smorzare piuttosto che di stimolare i movimenti sociali quando era in atto. quale una rivoluzione o una «nuo­ va legge». nel 1 8 1 7 . Le condizioni economiche ovviamente determinarono il tempo e l ’andamento periodico dello scoppio delle rivo­ luzioni . altrimenti si muore. nel 18 3 4 -3 5 . o di qualche avvenimento relativo al movimen­ to internazionale operaio che sembrasse annunziare l ’av­ vento di un nuovo mondo .su­ scitava un’eco tra i contadini. quando i braccianti han­ no meno lavoro (tanto la marcia su Jerez del 18 9 2 che la rivolta di Casas Viejas nel 19 3 3 si verificarono ai primi di gennaio). La migliore spiegazione possibile è che l ’avvento della rivoluzione sociale fosse connesso all’instaurazione di rapporti capitalistici di ordine legale e sociale nelle cam­ pagne del meridione nella prima metà del secolo scorso. I rapporti fra i contadini e la politica (che è affare dei cittadini) sono peculiari in ogni caso. e da marzo a luglio. Tuttavia il sorgere del movimento anarchico non era soltanto un indice del crescente disagio econo­ mico. L ’unica autenti­ ca carestia (se si eccettuano alcuni episodi verificatisi in seguito alla guerra civile) fu quella del 19 0 5 . è troppo intenta a cercare del cibo per occuparsi di altre cose. qualora i tempi fossero maturi. nel 18 6 3 . Lo scoppio delle rivoluzioni non era soltanto l ’effetto delle pessime condizioni di vita. nel 186 8 e nel 18 8 2 . In ogni mo­ do. quando il raccolto del­ l'annata precedente è esaurito e i tempi sono più magri che mai.ad esempio i movimenti sociali tendevano a raggiungere la massima intensità nei mesi più difficili del­ l ’anno. I diritti feudali sulla terra furono aboliti nel 1 8 1 3 e tra . tutto ciò che si può dire è che la vaga notizia di un cataclisma politico. per quanto il suo avvicinarsi accrescesse l ’agita­ zione. cioè da gennaio a marzo.l ’internazionale o la scoperta dello sciopero generale come arma rivoluzionaria .

la battaglia per ot­ tenere liberi contratti agrari prosegui ininterrottamente. di Arcos de la Frontera e di Osuna. . 156. come rileva B ren an '. con una chiara coscienza politica sotto la guida di capi anarchici. Lo Stato non era uno Stato di stranieri come in Sicilia (dei Borboni e dei Savoia) o nell’Italia meridionale (dei Sa­ voia). in uno spe­ cifico movimento di rivoluzione agraria e sociale. È evidentemente alla propaganda de­ gli apostoli d ell’anarchia. era spagnolo. The Spanish Labyrinth c it . Una particolarità dell’Andalusia è la trasformazione. difatti.G LI A N A RCH IC I A N D A L U S I I0 3 quella data e la rivoluzione del 18 5 4 . Da allora le vendite continuarono senza interruzione.) era stata riaffermata. p. oppure alla combinazione sici­ liana di ambedue questi elementi con la Mafia. nel i8 6 0 l ’Andalusia pre­ sentava le stesse caratteristiche di fermento prim itivo e confuso che si potevano riscontrare nel meridione d ’Ita ­ lia. È appena ne­ cessario soffermarsi sulle inevitabili disastrose conseguen­ ze di questa rivoluzione economica senza precedenti sulla popolazione rurale. Chiesa. che si deve questa lineari­ tà di direttrici politiche. ma senza ottenere affatto la stessa reazione. che riunirono in un unico mo­ vimento le saparate rivolte di Iznajar e Benam eji.. la generale liberazio­ ne della proprietà civile ed ecclesiastica (Stato. La rivoluzione sociale fu una natu­ rale conseguenza di ciò. Si potrebbe osservare che alcune caratteristiche della Chiesa e dello Stato in Spagna contribuirono in ugual mi­ sura a determinare la particolare situazione andalusa. Del resto gli apostoli dell’anar­ chia si erano spinti fino all’Italia meridionale. che era es­ sa stessa un complesso amalgama di banditismo sociale. Nel 18 5 5 questa battaglia era vinta. Ribellarsi contro un sovrano legitti­ mo richiede sempre una coscienza politica molto maggio1 b ren an . terre incolte ecc. banditismo dei proprietari terrieri e autodifesa generale contro i forestieri. Questo può aver dato origine alla combinazione ita­ liana di brigantaggio sociale e rivoluzionario-borbonico e di occasionali jacqueries. mentre si davano direttive per la loro vendita sul libero mercato. estremamente netta e precoce della rivolta sociale e del fermento rivoluzionario.

Non è questo il luogo per analizzare l ’evoluzione del cat­ tolicesimo spagnolo a partire dalla fine del secolo x v m \ Tutto ciò che possiamo dire è che. : Anche su questo punto la trattazione di Brenan è. concisa chiara e acuta. la Chiesa divenne. Inoltre lo Stato spagnolo possedeva in ogni pueblo un emissario diretto. essa vigilava sui villaggi dal­ le sue caserme fortificate. come al solito. in quanto si accordò con le classi facoltose. Il fatto di essere la chiesa dello status quo. Quando i banditi sociali divennero ban­ doleros protetti dai ricchi cacicchi locali. attualmente (19. M entre lo Sta­ to costringeva i contadini a caratterizzare le proprie rivol­ te in senso antistatale. Questa fu loro fornita dagli apostoli d ell’idea anarchica. del re e del pas­ sato. nel corso della sua lot­ ta senza speranza contro le forze del liberalismo econo­ mico e politico. L ’ideologia del nuovo movimento contadino era infat­ ti anarchica. e con l'aumentare del numero dei gruppi anarchici. il suo programma econo1 Ad esempio. efficiente e onnipresente. anche la Chiesa li abbandonava. In teoria. si aggirava per le campagne in coppie armate. . i suoi componenti non erano mai «figli del pueblo». Brenan osserva giustamente che «ogni guar­ dia civile forniva nuove reclute per l'idea anarchica. non soltanto una fo r­ za conservatrice-rivoluzionaria.5Ó) pare che ve ne siano da dodici a sedici. e la chiesa di­ venne la chiesa dei ricchi. come tra i piccoli pro­ prietari di N avarra e di Aragona (che costituirono il ner­ bo del movimento carlista). o.104 C A P I T O L O Q U IN T O re di quanta ne sia necessaria per respingere uno stranie­ ro. per darle una denominazione più precisa. non vale a far perdere aH'istituzione il suo collate­ rale carattere di chiesa dei contadini. anche la guardia civile diventava più numerosa» '. comunista libertaria. Ma il fatto di essere considerata la chiesa dei ricchi l’allontana definitivamen­ te dai contadini. la guardia civil costituita nel 18 4 4 principalmente per eliminare il banditismo. il sogno dei contadini d ell’av­ vento di un mondo libero e giusto dovette trovare una nuova espressione. prima della rivolta di Casas V ieias {19 3 3 ) soltanto quat­ tro guardie civili erano di fazione nel villaggio. ma una forza conservatrice tout court . e ostile ai con­ tadini.

Infatti. cioè alla spartizione dei terreni. respingendo la religione e la Chiesa. di un sindaco nominato dal governo e di una serie di fo r­ malità ufficiali. I pove­ ri dei paesi preindustriali vedono nella società giusta non un sogno di ricchezza universale. la polizia. del progresso e d ell’istruzione. I v il­ laggi si governavano tanto economicamente che politicamente alla propria maniera prim itiva. tendeva cioè a un mondo in cui il pueblo autogovernato fosse l ’u­ nità sovrana. Nelle particolari condizioni d ell’Andalusia tale program­ ma era meno utopistico di quanto possa sembrare. avrebbe dovuto produrre nel pueblo il caos e non invece la giustizia? Tuttavia descrivere le aspi­ razioni degli anarchici come un complesso di precise esi­ genze politiche ed economiche potrebbe indurci in errore. 5 dell'appendice. per­ ché l ’eliminazione del distaccamento della guardia civile. M a tale regime dovrà essere libero e giu­ sto. Questo ideale non è tipico dell’idea anarchica. Non sarebbe stato necessariamente un mondo di prosperità e di benessere. D ifatti se il programma che esaltava le menti dei contadini sici­ liani e di altri contadini rivoluzionari avesse potuto es1 O r . in quanto rappresentanti dello sfruttamento dell uomo sull’uomo. poiché il massimo grado di benessere che i contadini andalusi potessero con­ cepire era poco più del pane quotidiano per tutti. . sembrava quindi ragionevole ritenere che autorità e Stato fossero intrusioni superflue. L ’avvento di questo mondo doveva verificarsi alla lu­ ce della scienza. gli aristocratici. ed altri agenti del potere centrale.GLI ANARCH ICI A N D A L U S I 10 5 mico mirava a mettere in comune la proprietà. tutte co­ se nelle quali i contadini anarchici credevano con fervo­ re appassionato. e negli stadi prim itivi quasi esclusivamente. Il suo program­ ma politico era repubblicano e antiautoritario. mirava al reparto. Ciò che essi volevano era un nuovo mondo morale. in prati­ ca. n. con un minimo di vera e propria organizzazione amministrativa. ma un’equa ripartizione dell'austerità. e dal quale fossero escluse tutte le forze estranee come i re. co­ me ogni altra cosa che avesse attinenza col mondo malva­ gio d ell’oppressione. gli esattori delle tasse. governativa e disciplinare.

La sua lette­ ratura era formata da giornali e da opuscoli che. esso. il risultato sarebbe stato senza dubbio simi­ le alla situazione di Castro del Rio nella provincia di C or­ dova. non attraeva praticamente alcun intellettuale e quindi non ebbe alcun teorico importante. venne elaborato e diffuso quasi esclusivamente da contadini e piccoli artigiani. Era forse fra tutti il più vicino al loro rudimentale ri­ voluzionarismo. nella migliore delle ipotesi. Inoltre il movimento anarchico spa­ gnolo. a differenza dal marxismo. Non esiste alcun serio teorico spagnolo d ell’idea anarchi­ ca. . b o r k e n a u . Il villaggio era isolato. Non ci si deve dunque stupire che esso ri­ flettesse con tanta fedeltà le aspirazioni e gli interessi del pueblo andaluso. Presto non ci sarebbe sta­ to più caffè nel magazzino del villaggio e i militanti desi­ deravano che ogni altra droga si esaurisse. abolizione del denaro. Come os­ serva Diaz del M oral. I bar del villaggio erano chiusi. Se questo programma recava l ’insegna del bakuninismo. spiegavano al popolo teorie elabo­ rate da pensatori stranieri: Bakunin. ma è un galiziano. I suoi adepti erano predicatori ignoranti e profeti da villaggio. uomini e donne al la­ voro senza proprietà e senza retribuzione prendendo ciò che era loro necessario dal magazzino del villaggio («m et­ tono tutto in comune. e forse ancora più povero di prima: ma era libero e puro e coloro che non erano fatti per la libertà venivano uccisi ’. Malatesta. T h e Spanish C ockpit} 1 9 3 7 . in misura maggiore di qualsiasi altro movimento politico dei nostri tempi. Reclus. p p . nel suo rifiuto totale e assoluto di que1 f .io 6 C A P I T O L O QUINTO sere attuato. era perché nessun altro movimento politico mo­ derno aveva espresso le spontanee aspirazioni di contadi­ ni arretrati con maggiore sensibilità e fedeltà del bakuninismo. 1 6 6 sgg. tranne una sola eccezione. che deliberatamente subordinò la propria dottri­ na a tali aspirazioni. e ognuno prende quello che gli serve») in un clima di formidabile esaltazione morale. Si trat­ tava di un movimento composto quasi esclusivamente da gente umile. nell'intervallo tra la conquista del potere e l ’occu­ pazione da parte dei soldati di Franco: espropriazione delle terre.

« Certo. quasi senza precedenti. degli anarchici per bruciare le chiese.GLI A N A R C H I C I A N D A L U S I I °7 sto malvagio mondo di oppressione.per quanto in genere non rite­ nesse che per fare ciò fossero necessari molti incendi e molte uccisioni . i matri­ moni furono rimandati fino al giorno del reparto . 4} osservano che durante lo sciopero generale di Morón nel 1 9 0 2 . Tutto ciò che l'andaluso aveva in sé di tradizio­ nale doveva essere abbandonato. La question sociale en Espagne cit. La G u ide bleu per la Spagna del 19 3 5 scrive con straordinaria fac­ ciatosta: «M alaga è una città di idee progredite. The Spanish Labyrinth c it. E l ’anarchico coscienzioso non soltanto voleva distrug­ gere il mondo malvagio . ebbe con Brenan la seguente conversazione: « C h e cosa ne pensate?» egli chiese. che si esprimeva nel­ la caratteristica passione.ma respingeva immediatamente questo mondo. p. 1 7 5 e m a r v a u d . Alcuni anni dopo. stigmatizzava in realtà ogni promiscuità sessuale.. Egli non pronunziava più la parola D io e non aveva nessun rapporto con la re­ ligione.. E io vi dico che non sarà lasciata pietra su pietra. nel m ovi­ mento entrò persino una corrente vegetariana) e per quan­ to ufficialmente sostenesse il libero amore. era contrario alle corride. . e che probabilmente ri­ flette l ’amara delusione dei contadini per il « tradimento» della causa dei poveri da parte della Chiesa. 2 Ib id .la stanno bruciando. p. Il 12 e il 13 maggio 1 9 3 1 vi furono bruciati 43 tra chiese e con­ venti». 18 9 . Invero.rispose. e come tale condannava tutto quan5 b r e n a n .. contem­ plando quella stessa città in fiamme. ma attribuiscono ciò soltanto ad un eccesso di ingenuo ottimismo. . un vecchio anarchico. non una pianta e ne p­ pure un cavolo vi crescerà più. sembra persi­ no che in tempo di sciopero o di rivoluzione praticasse un’assoluta castità: un modo di agire che fu in genere ma­ le interpretato dagli osservatori estranei \ Era una rivolu­ zionario nel senso più completo che i contadini andalusi potessero concepire. Io dissi: «Stanno bruciando Malaga». affinché non vi sia più mal­ vagità nel m ondo» '. p. si asteneva dall'alcool e anche dal tabacco (nel periodo «bolscevico». .

il gruppo dei predicatori locali. Diaz del M oral. completa­ ta da un mio breve studio di una singola rivoluzione di villaggio. capi e propagan­ disti . in pratica. la cui atti­ vità è intermittente e si esplica quando l ’occasione lo ri­ chiede. Nel movimento anarchico spagnolo questo ultimo gruppo aveva un’importanza estremamen­ te ridotta. vi erano poi i fiancheggiatori: capi nazionali. e creare quel senti­ mento di solidarietà che faceva si che il ciabattino di un villaggio andaluso tosse conscio di avere dei fratelli im­ pegnati nella stessa lotta a M adrid. di conseguenza aveva pochi capi di importanza nazionale. era scettico nei confronti della politica . Il movimento respingeva qualsiasi organizza­ zione. scritti per la maggior parte da obreros conscientes di altri villaggi e città. di un assertore del millenarismo. oratori. senza alcuna ecce­ zione. Si trattava. la cui attività era continua. come abbiamo visto. e rifiutava di prendere parte alla politica. La sintesi che segue è basata principalmente su Diaz del M oral e su poche altre fonti meno importanti. quella di Casas Viejas (Cadice) nel 19 3 3 ’ . H o anche parlato con alcuni soprav­ vissuti alla rivoluzione nel villaggio stesso. si tratta dell'imponente Wistaria de las agitadónes campesinas andaluzas di J .i cosiddetti «operai coscienti» (obreros conscientes) chiamati oggi retrospettivamente «quelli che avevano delle idee». ne alterano alquanto la storia. giornalisti e simili influenze esterne. La sua stampa consisteva in un gran numero di modesti fogli.. . e N ew Y o rk . combattere l ’Ingiustizia. nell’interpretazione di un dotto e sensibi­ le avvocato del luogo.io8 C A P I T O L O Q UINTO to avesse attinenza col passato. Il movimento anarchico di villaggio può essere diviso in tre parti: la massa della popolazione locale. Tutti i giornali e i libri nazionali e stranieri. Fortunatamente disponiamo almeno di un’eccellente storia degli aspetti millenaristici del movimento anarchi­ co nei villaggi. a Barcel1 La fonte più autorevole in materia è il « D iario de C adiz» di quel tempo. quanto di ripetere e diffondere la difesa della V erità.dato che il mo­ vimento. il cui intento non era tanto quello di tracciare una linea di azione politica . o comunque ogni organizzazione rigidamente di­ sciplinata. che inizia la sua trattazione con gli eventi del 19 20 .

Infatti. erano forse più spesso piccoli artigiani di villaggio e piccoli proprietari. e l'intero movimento si imperniava sul­ la propagazione della verità da parte di chiunque fosse ar rivato a possederla. come suo preciso dovere. Malatesta. per quanto questa circostanza non sia del tutto provata. ma la verità. accade spesso di udire frasi come questa «non faceva che leggere e discutere»). (Anche ora. I n abitante del villaggio aveva la stessa probabilità di conquistare una simile reputazione. Se particolarmente dotati. ciò che influiva sull'uom o. piuttosto che organizzatori. che braccianti senza terra. estasiati dalle meravi­ glie delle moderne conoscenze scientifiche acquisite. come potevano astenersi dal comuni­ carla agli altri? G li obreros conscicntes erano dunque. essi venivano ugualmente identificati col loro villaggio. essi acquistavano quella specie di eloquenza popo­ lare che nell'Inghilterra del x v n secolo moltiplicò gli opu­ scoli e i trattatelli. avendo ricevuto la straordi­ naria rivelazione che gli uomini non devono più essere po­ veri e superstiziosi. che erano ansiosi di comunicare agli altri. quando si chiedono agli abitanti di Casas Viejas le loro impressioni sui primi attivisti. poiché ogni lavorato­ re cosciente considerava la propaganda incessante. Secondo le lo­ ro idee. ormai quasi tutti mor­ ti o dispersi. disprezzando tutto fuorché l ’ospitalità. non erano gli altri uo­ mini. L e più attive forze ester­ ne erano costituite dai predicatori e dai propagandisti am­ bulanti i quali. educatori. Diaz del M oral ci ha dato una splendida descrizione del loro ti­ po. José Sanchez Rosa di Grazalema (na­ to nel 18 6 4 ) scrisse opuscoli e dialoghi tra il lavoratore e . Il loro più grande piacere consisteva nello seri vere lettere o articoli per i giornali anarchici. ovun­ que fosse svolta. propagandisti e agitatori. spesso pieni di paroioni e di frasi altisonanti.I ANARCH ICI A N D A L U S I 1 09 -ona e Livorno.nitori di scritti fondamentali: Kropotkin. Leggevano e si coltivavano con un entusiasmo appassionato. T u t­ tavia se uno o due uomini potevano raggiungere una rino­ manza nazionale attraverso i loro viaggi di propaganda. e Buenos Aires. si aggiravano per il paese predicando la buona novella o fon­ dando scuole locali nei grandi nomi nebulosi dei classici . V ivevano di que­ ste idee.

Uomini co­ me M. con un contenuto del tutto diver­ so) che venivano recitate —in parte anche im provvisate nelle fattorie e negli alloggiamenti dei lavoratori nei gran­ di latifondi. Era nella natura delle cose che il piccolo gruppo degli eletti fosse estremamente compatto. M aria («la liberta­ ria»). la cui parola era determi­ nante in ogni campo. il matrimonio e il funerale religioso. dall’opportunità o meno di assiste­ re alle rappresentazioni di un circo ambulante (gli attori . Le famiglie Cruz e Silva furo­ no decimate nella repressione che segui. in cui gli uomini occupati lontano dai loro villaggi passavano la settimana.0 QUINTI il capitalista. ove rapporti personali e familiari legavano il gruppo dei capi anarchici. o Ju sto H eller di Castro del R io «avevano . può essere conside­ rato tipico: la nipote di Curro Cruz. Vallejo Chinchilla di Bujalance. ma soprattutto dalle loro virtù di apo­ stoli. paragonabile a quello dei gran­ di conquistadores sui loro uom ini». non tutti poteva­ no avere la forza di rinunziare al fumo. G li obreros conscientes provvidero alla continuità della direzione del mo­ vimento. Coloro che per la prima volta avevano portato ai lo­ ro compagni la buona novella. L ’influenza di costoro sui villaggi non derivava da una posizione sociale. favorite dai frati spagnoli (per quanto. che incitò il popolo alla rivoluzione e venne ucciso dopo una sparatoria di do­ dici ore con le truppe regolari.come scrive Diaz del Moral un ascendente sulle masse. era fidanzata a Jo sé Cabanas Silva (« il pulcino»). sermoni sul modello delle anti­ che sacre rappresentazioni. A Casas Viejas il vec­ chio Curro Cruz (detto «sei d ita»). per il bat­ tesimo. forse leggendo ad alta voce dei giornali ai colleghi analfabeti. un altro Silva era segretario d ell’unione dei lavoratori. all'alcool e alle donne e di resistere alla pressione della Chiesa. Il caso di Casas Viejas. sembra avere esercitato un analoga funzione. potevano giungere a go­ dere della fiducia quasi cieca degli abitanti del villaggio. In genere il villaggio li considerava semplicemente co­ me i suoi cittadini più influenti. specialmente se la devozione puritana della loro vita fa­ ceva fede del loro valore.110 C A P I I 01. capo dei giovani militanti. novellette. In definitiva. come naturale.

In pratica risulta che ciò si verificava ad in­ tervalli di circa dieci anni. ma del loro periodo di massimo splendore).I I A N A RCH IC I A N D A L U S I III ambulanti impararono presto che occorreva essere racco­ mandati al capo del villaggio) a quella di fare una rivolu­ zione. cosicché si ricorreva all’azione soltanto cuando un particolare sollevamento dell’opinione pub­ blica del villaggio. E l espartaquismo agrario andaluz. tuttavia noi non ci occu­ piamo ora della decadenza e della fine dei movimenti anarchici di villaggio. nella mente dei contadini andalusi. il tempo era venuto. op­ pure quando una corrente esterna veniva a ravvivare la fiamma delle latenti idee rivoluzionarie. Essi ignoravano chi l ’avesse decretata. ma tutti ne parlavano Prima dei moti di Casas Viejas erano circolate voci di ogni specie. b e r x a ld o de QuiROS. venne poi a compromettere questo affida­ mento alla spontaneità totale. ma praticamente inevitabile. della quale essi stessi facevano par­ te. penetrava nel v il­ laggio. una cometa. dove e quan­ do. con una maggiore organizzazione e una più marcata politica sindacalista. Naturalmente però le rivoluzioni si facevano sol­ iamo se il villaggio stesso lo voleva. o qualche vaga notizia della rivo­ luzione russa.. (Lo sviluppo del sindacalismo anarchico. duecento pueblos erano 1 c. ma soltan­ to la propaganda. Poteva essere il primo arrivo degli apostoli bakuninisti intorno al 18 7 0 . la rendevano non solo consigliabile. accadeva in genere o quando qualche ele­ mento della situazione locale costringeva all’azione. si formò la convinzione che fosse stata creata qualche cosa che essi chiamavano la «Nuova legge». o che era in discussione una legge di riforma agraria: Al principio dell’autunno scorso [1918]. Talvolta una no­ tizia. 39- .. o la notizia che una repubblica era stata proclamata. P. Per quanto riguarda il villag­ gio tuttavia. un evento straordinario. infatti gli obreros ccnscientes non ritenevano che la pianificazione dell’agita­ zione politica facesse parte delle loro funzioni. interpretati come un segno che il tempo era venuto. Madrid 1 91 9.

a seconda della personalità dell'indivi­ duo . e una se­ rie interminabile di discorsi in lode di esso. nelle capanne e nei cortili.112 C A P I T O L O Q UINTO già p as sati al c o m u n iS m o . e dopo alcune letture. I n tali m o m e n t i l ’id ea an arch ic a e n d e m ic a a s s u m e v a c a r a t t e r e e p id e m ic o . Chiedeva poi ad un altro compagno di rileggergli l ’articolo segnato. Talvolta le loro interpretazioni erano infantili. non era forse quella pura verità che avevano sen­ tito per tutta la vita. ma alla fine tutti si trovavano d ’accordo. Venivano quindi le perorazioni che confermavano quello che si era appena letto. non dimenticheranno mai quello spettacolo straordinario. mentre gli altri ascoltavano con profonda attenzione. (Q u e s t a ultim a v o c e fu p r o b a b ilm e n t e s u ­ s citata da lla n o tiz ia che un v a s t o la t i fo n d o d e lle v i c i ­ n an ze e ra in effetti s o g g e t t o alla r i f o r m a a g raria . duran­ te il giorno e dopo il pasto serale. le te rre s t a v a n o p er e s se re d i v i ­ se. pieno di entusiasmo. Preparando il cesto della colazione. Vi era qualcosa che non riuscivano ad afferrare. ovunque i contadini si riunissero a parlare. lo sapeva a me­ moria ed era in grado di ripeterlo a chi non lo avesse anco­ ra letto. s econdo u n a le g g e re c e n t e m e n t e a p p r o v a t a ). durante la sosta per fumare. uno soltanto era l ’argomento delle conversazioni. E come avrebbe potuto essere altrimenti? Ciò che avevano appena ascoltato. Quin­ di si faceva segnare da costui l'articolo che più gli era pia­ ciuto. È vero che per il 70 o l’8o?ó di essi erano analfabeti. non mancavano di mettervi dentro qualche cosa da leggere. alcune parole che non co­ noscevano. sempre discusso con se­ rietà e fervore: la questione sociale. D ia z d e l M o r a l ha d e s critto m ir a b i l­ m e n t e tale f e n o m e n o : Coloro che vissero in quel periodo dal 19 18 al 19 19 . ma questo non costituiva un ostacolo insuperabile. lasciando penzolare redini e cavezza. L'analfabeta. ... Non vi erano limiti alla curiosità di questi uomini e alla loro sete di co­ noscenza. talvolta maliziose. comprava il suo giornale e se lo faceva leggere da un compagno. e cosi via. Esiste una sola parola per definire ciò: frenesia (p. per qualsiasi scopo. 190). Nei campi. il più istruito leggeva ad alta voce manifesti e giornali. sebbene non fossero mai stati capaci di esprimerla? Leggevano in ogni momento. Quando gli uomini si riposavano dal lavoro. Leggevano persino mentre cavalcavano le loro bestie.

i contadini si convinsero che sarebbe in qualche modo avvenuto. e le ragazze canta­ vano: Tutte le belle ragazze hanno in casa una scritta che dice in lettere d’oro: morirò per un unionista !. Ma l'unione falli. di imprecazioni. di disprezzo. l’agitazione si diffondeva. p. l ’opera del propagandista era facile. In ogni caso. Ma vennero facilmente dispersi. E l espartaquismo agrario andaltiz cit. se ne impadronirono e uccisero alcune persone.. perché i suoi ascoltatori si sentissero improvvisamente illuminati dalla nuova fede. . A lla fine. che agitavano in quel tempo i movimenti socialisti. Una vol­ ta conquistato il villaggio. Ma come si sarebbe verificato il grande mutamento? Nessuno lo sapeva. il nucleo originale di 10 o 12 adepti si era trasformato in uno di 200. propagava fanaticamente la fiamma dell’idea­ le. Bastava che leggesse un articolo di «Tierra v Libertad» o di « E 1 Productor». ritennero dunque che lo sciopero 1 «Todas las ninas bonitas I tienen en casa un letrero ! con letras de ero que dicen . nei loro casolari. Venivano soffocati di ragionamenti. io). giunse in Andalusia notizia delle discussioni internazio­ nali sullo sciopero generale. In seguito. Era impossibile resistere. mentre aravano il campo. e in pochi mesi praticamente tutta la popolazione lavoratrice.: l i a n a r c h ic i a n d a l u s i 113 In questo modo. la buona nuova si trasmetteva spon:aneamente da un individuo all’altro: In poche settimane. ognu­ no era un agitatore.. Nel 18 9 2 marciarono sulla città di J e ­ rez. a condizione che tut­ ti gli uomini si dichiarassero simultaneamente per esso.. Questo fu fatto nel 18 7 3 . erano assediati da gruppi di «convinti» sulla montagna. Cosi la fiammata si appiccò facilmente a tutti i villaggi «infiammabili». presa da ardente proselitismo. intorno al 19 0 0 . fin­ ché non acconsentivano. Por un asocìado m uero» (b e r n a ld o de q u ir o s . di ironia. per timidezza o per amore della tranquillità o per timore di perdere la pubblica con­ siderazione. Nel 18 8 2 essi costituirono l'U nione. ma il mutamento non avvenne. nelle taverne. nelle strade e nelle piazze. I pochi che se ne astenevano.

ii4 C A P I T O L O Q UINTO generale costituisse la soluzione. Le taverne erano vuote. Non è facile analizzare questi scioperi e altre iniziati­ ve analoghe che furono talvolta attuate. Dopo circa due settimane. Nessuno formulava petizioni o richieste. E ssi erano millena­ ristici nel censo indicato dalla presente trattazione. che doveva verificarsi in qualche modo. E ssi ne sapevano ab­ bastanza da rendersi conto che il comuniSmo non poteva essere instaurato in un solo villaggio. ciò che somigliava al millenarismo può talvolta essere stato soltanto un riflesso della mancan­ za di organizzazione. 358). la scoperta di questo nuovo metodo brevettato di attuazione degli idea­ li millenaristici. quanto per dimostrare che erano pron­ ti per questo rovesciamento. i tentativi da parte degli anarchici e di altri capi di usare di questi scioperi per il rafforzamento della organiz­ zazione o per il raggiungimento di scopi limitati e precisi incontrò opposizioni o scarso entusiasmo: i contadini vo ­ levano «scioperi messianici» (p. quando ormai era eviden­ te che nessuna rivoluzione sociale era scoppiata in Anda­ lusia. come osserva acutamente Diaz del M oral. per quanto fossero . per quanto talvolta le autorità riuscisse­ ro a fare esprimere ai contadini una domanda di aumento di paga e a concludere un accordo di qualche genere. Questi scioperi erano del tutto spontanei e compatti. in quanto non erano strumenti diretti di rivoluzione. dell'isolamento e della relativa de­ bolezza degli anarchici di villaggio. anche le cameriere e le bambinaie delle case signorili si astenevano dal lavoro. probabilmente riuscì a scuotere i villag­ gi dalla loro apatia). nessuno cercava di con­ durre trattative. ab­ bandonavano gli attrezzi di lavoro non tanto per rovescia­ re il capitalismo. lo sciopero cessava improvvisamente. In effetti. È certo che furo­ no rivoluzionari: loro unico obiettivo era l ’avvento di un mutamento fondamentale e totale. Ma tali sforzi erano irrilevanti. (In effetti. compatto l ’ul­ timo giorno come il primo. Villam artm o Bornos. ora che avevano dimostrato la loro pron­ tezza. D ’altra parte. Il villaggio scioperava per qualcosa di molto più importante di un aumento delle pa­ ghe. e ognuno tornava al lavoro e a ll’attesa. gli uomini e le donne di Lebrija.

apoca­ littico. se non forse per mezzo dell’esempio. del comportamento ap­ parentemente millenaristico del movimento anarchico dei villaggi spagnoli. millenaristico.disse un giovane . Nelle par­ ticolari circostanze. Essi non vedevano nel movimento rivoluzio­ nario l ’impegno ad una lunga guerra contro i suoi nemi­ ci. Casas Viejas fece questo tentativo nel 19 3 3 . anche se fosse possibile trovare una spiegazio­ ne logica. isolarono le caserme della polizia. alla po­ lizia e ai proprietari terrieri . Essi vedevano un mondo malvagio destinato a finire rapidamente. nel luglio 19 3 6 . quin­ di. Non fecero alcun tentativo di diffondere il movimento e non uccisero nessuno. I suoi abitan­ ti tagliarono le linee del telefono. la rivoluzione era perduta. se la loro idea del «grande mutamento» non aves­ se avuto quel carattere utopistico. seguito dal « gior­ no del mutamento». e furono uccisi. a cui seguirebbe l ’in­ staurazione di un nuovo ordine. Ma quando arrivarono le trup­ pe da fuori. seppero di essere stati sconfitti e il loro capo ordinò loro di darsi alla macchia. scavarono fossati attra­ verso le strade. e non era in loro potere influire sul resto del mondo. con una serie di campagne e di battaglie culminanti nel­ la conquista del potere nazionale. una volta introdottovi. avrebbe funzionato. A meno che il resto del mondo non imitasse l ’esempio di questo villaggio. asserra­ gliati in un casolare. in cui coloro che si trovavano in fondo si sarebbe­ ro trovati in cima e i beni della terra sarebbero stati equa­ mente distribuiti tra tutti. ad esempio. che avrebbe dato inizio a un mondo giusto.strappando il potere ai funzionari locali.ogni qual volta vide una possibilità di riuscita. . al riparo dal mondo esterno. che tutti i testimoni gli hanno concordemente ri­ conosciuto. piuttosto che storica. inalberarono la bandiera rossa e nera dell’anarchia e si accinsero a dividere le ter­ re. Nes­ sun villaggio rifuggi dal fare una vera e propria rivolu­ zione . «Senorito. era forse soltanto la meno dispe­ rata delle tecniche rivoluzionarie a loro disposizione. mentre egli e i suoi im­ mediati seguaci combatterono all’ultimo sangue.GLI A N A R C H I C I A N D A L U S I 115 convinti che. ciò che aveva l ’aspetto di una dimo­ strazione millenaristica. C o­ munque. come del resto certa­ mente si attendevano. essi non avrebbero agito in quel modo.

se il suo avvento si fosse verificato. E l cspartaqutsmo agrario anàaluz c it .quando verrà il gran giorno?» «Q uale gran giorno? » « Il giorno in cui tutti saremo ugua­ li. della strategia. durata circa settan­ tan n i.. eppure in pratica il movimen­ to anarchico spagnolo. l i istoria de las agilacióncs campesirias a/idaluzas c it. non 1 151-knaldo d e q u i KOS. neppu­ re i possidenti avrebbero potuto tenerle testa. anche davanti ai possidenti. Proprio perché l ’agitazione sociale mo­ derna pervenne ai contadini andalusi sotto una forma che trascurò del tutto di insegnare loro le necessità del­ l'organizzazione. Diaz d e l m o r a l . «in pubblico. sarebbe ba­ stata a rovesciare regimi ben più solidi dei traballanti go­ verni spagnoli del tempo. le loro energie rivoluzionarie furono compietamente sprecate.. Tale era infatti la forza d ell’idea millenaristica che. della tattica e della pa­ zienza. e la terra sarà distribuita tra tutti». esplodendo spontaneamente in vaste zone del re­ gno. 207.. . che non poteva non produrre una profon­ da impressione sugli osservatori. Il suo av­ versario sarebbe stato il risultato non tanto di una lotta di classe . come ha osservato Brenan. Il movimento anarchico rurale spagnolo è forse l ’esem­ pio più saliente di un moderno movimento di massa mil­ lenaristico o semimillenaristico. con tran­ quilla esultanza» '. p. con assoluta ingenuità. I vantaggi e svantaggi politici che esso implica possono perciò essere facilmen­ te studiati. Una tale agitazione.essi ne parlavano così liberamente. a intervalli di pressappoco dieci anni. I vantaggi consistevano nel fatto che esso esprimeva l ’effettivo modo di sentire delle masse conta­ dine con maggiore fedeltà e efficacia di qualsiasi altro mo­ derno movimento sociale e poteva quindi a volte ottene­ re.C A P I T O L O QUINTO operaio a un signore. una unanimità di azione manifestamen­ te spontanea. Appunto perché il mutamento sarebbe stato così radicale e apocalittico e anche su questo punto tutti i testimoni sono concordi . senza sforzo. p.poiché la lotta di classe apparteneva in defini­ tiva al vecchio mondo . . Ma gli svantaggi erano insormontabili. quanto di qualche cosa di ine­ sprimibilmente più grande e universale. 3 9 .

I I ANARCH ICI A N D A L U S I 11 7 rappresentò mai per le autorità nulla di più che un ordi­ nario problema di polizia. i soli veramente convinti. che attende il prossimo «grande momento». nella migliore delle ipotesi. non resta più che l ’amara consapevolezza della sconfitta. di fronte a una massa delusa. come osserva Pitt-Rivers.ini ben precisi. questo invito veniva da una entità che esso 'i era sempre rifiutato per principio di riconoscere. La sostituzione del sindacali­ smo anarchico. mentre quella scarsa attività illegale che ancora esiste. La sola volta che il movimento anarchico spagnolo si avvicinò a questo punto. e non era quindi preparato a valersene. in un villaggio tutto concorde. il movimento anarchico andalu­ so ha cessato di svolgere qualsiasi ruolo attivo. Il riconoscimento degli svantaggi derivanti dalla pura spontaneità e dal messiane­ simo è avvenuto per gradi. la cui importanza era in precedenza tra­ . tu nel giugno 19 3 6 . di un movimento basato sulla fondamentale convinzione che entrambe le cose fossero indesiderabili e inutili. di sua propria iniziativa e per . è necessario che ogni villaggio entri in azione simultaneamente. o. Non poteva fare nulla di più: poiché la rivolta contadina spontanea è per sua natura lo­ cale. per quanto concerneva il movimen­ to anarchico. che. quando il governo repubblicano incitò alla resistenza contro i fascisti. dopo la guerra civile. co­ me vedremo. Inoltre è nella disfatta che l’anarchismo dimostrava e dimostra la propria impotenza. all’anarchia pura aveva già segnato una tappa verso l ’organizzazione. che prevedeva vagamente un'organizza­ zione e una politica sindacale. Perché di­ venga generale. non resta altro che l ’esiguo gruppo degli obreros conscientes. Piana degli Albanesi in Sicilia costituisce. per morte o emi­ grazione dei suoi membri o per il controllo sistematico della polizia. viene svol­ ta dai comunisti. un chiaro esempio di ciò. È forse vero. ma. regionale. Ma quando la fre­ nesia millenaristica del villaggio anarchico si placa. la strategia e la tattica. E se anche questo piccolo gruppo viene disperso. ma ciò non era sufficiente a inculcare né la disci­ plina né la disposizione ad agire sotto precise direttive. Nulla è più facile che in­ staurare un'organizzazione illegale.

Se una diversa ideolo­ gia avesse penetrato le campagne andaluse intorno al 18 7 0 . dai comunisti. esempio quasi unico tra i mo­ derni movimenti sociali. sono stati probabilmente ritorniti di anni. Sulla inefìicienza dei guerriglieri in Andalusia dopo la guerra civile (e per il ritorno di questi alla tradizione dei bandoleros) cfr. . La lucha contra el «M a qu is» en L s paria. di equipaggiamento. pp. c o s s i a s . Quindi la storia del movimento anarchico. che vi provvedevano molto più elìicacementc degli anarchi­ ci. avrebbe potuto trasformare la spontanea e instabile sediziosità dei contadini in qualcosa di assai più form idabi­ le. e. come il comuniSmo talvolta è riuscito a fare. M adrid 19. e furono sconfitti per sempre. che so­ pravvissero alla guerra civile o furono ricostituiti nel 1944-46.. Ma ciò non è accaduto. non c ’è da stupirsene.C A P I T O L O QUINTO scurabile Se questo è vero. p. che. 223. i governi spagnoli prima di Franco. T. 1 P eople of the Sierras cit. a meno che non si verifichino imprevisti mutamenti storici. 73-76. preferendo che le occasionali rivolte divampassero e poi morissero isolate. per quanto sia un prodotto di queste ultime.56. in quanto più disciplinato. è probabile che venga ricordato nei li­ bri insieme agli anabattisti e a tutti gli altri profeti. Il classico movimento anarchico è dunque una forma di movimento contadino praticamente incapace di un ef­ fettivo adattamento alle moderne condizioni. poiché un movimento contadino del tipo anarchico è incapace di organizzare una resistenza alla repressione veramente effi­ ciente e al controllo sistematico che. segna un fallimento continuo e senza rimedio. e forse di uomini. per quanto armati. non si erano mai preoccupati di esercita­ re. non seppero che cosa fare delle loro armi. C iò sembra in pii rie dovuto al fat­ to che i nuclei di resistenza armata sulle sierras dietro G ibilterra.

Ciò non significa che il singolo contadino della Si­ cilia o della Lucania. perché la causa che egli serve lo spinge a diverse e più complesse attività. ma. non è facile a dirsi.caso quasi unico tra i movimenti con­ tadini dell'Europa occidentale . in Italia e venuto a inserirsi in un quadro politico molto più com­ plesso. è indubbio che gli apostoli del bakuninismo si siano dedicati a ll’evangelizzazione del Meridione .Capitolo sesto Il millenarismo I I I : i fasci siciliani e il com uniSm o nelle campagne Questo studio sui fasci siciliani e sa alcune delle loro conseguenze politiche ha lo scopo di fornire una descrizio­ ne completa del processo per il quale un movimento socia­ le di carattere prim itivo viene assorbito da un altro di ca­ rattere prettamente moderno. l ’occupazione forzata delle terre e gli scioperi generali. ad esempio. nanno in genere aderito agli organizzatissimi movimenti socialista o comunista. Significa invece che la storia politica del villaggio e del movimento a cui appartiene è diversa. I contadini siciliani (cosi come altri italiani del Meridione) non si sono infatti arre­ stati allo stadio intermedio di anarchia rurale. La ragione per la quale il movimento rivoluzionario contadino italiano .debba essersi posto fin dagli inizi sotto l ’egida del marxismo.abbia sulla politica un punto di vista personale molto diverso da quel­ lo del suo fratello andaluso. socialista o comunista . Cosi l ’essenza del millenarismo contadino. ogni qual volta sono giunti a superare lo stato di prim itivismo. come. manifestatosi in Andalusia sotto le forme rudi­ mentali di organizzazioni anarchiche di villaggio. In ogni modo.entrambi i partiti sono marxisti rivoluzionari in Italia . il voto e la ge­ stione di cooperative agricole.

Nel Regno delle Due Sicilie. per lo più appartenenti alla cosiddetta «élite rivoluzionaria». prima della metà del secolo scorso non vi era traccia di movimenti rivoluzionari attivi nelle campa­ gne. nel 1848-49 o nel 1859-60). il M eridione produceva in ab­ bondanza. un prim itivo fermento rivoluziona­ rio allo stato endemico. di conseguenza. allora come ora. come Errico M alatesta e Carlo Gallerò.120 CAPITO LO SE S T O d ’Italia con lo stesso fervore di cui avevano dato prova in Spagna. i contadini di Letino e di G allo non avrebbero risposto all'invito del nobile M alatesta a procedere all’esproprio dei terreni con questa osservazio­ ne cosi giudiziosa e contraria allo spirito spagnolo: «la nostra comunità non può difendersi da tutta l'Italia. Ogni impulso politico provenien­ te d all’esterno. che filoborbonico (come nel 17 9 9 ). come abbiamo visto. mentre i grandi nomi del movimento anarchico spagnolo provengono dal popolo e sono tutt’altro che dei teorici. ancor pri­ ma d ell’avvento di qualsiasi ideologia moderna. Nella Spagna meridionale. Forse. nel Meridione d ’Italia. come abbiamo visto. essi ottennero qualche successo soltanto presso i giovani intellettuali del Sud. quando i tempi erano maturi. Per quanto ne sappiamo. Il più celebre tentativo degli anarchici di suscitare una rivolta. più volte i contadini del Sud si sono mossi per espropriare i terreni. Pine. esisteva già. non si sono mai verificate gravi sollevazio­ ni anarchiche. si ri­ solse in un insuccesso per difetto di sincronizzazione con lo stato di malcontento dei contadini. invece. i propugnatori d ell’anarchia costruirono dal nulla. G li anar­ chici arrivarono prima che i contadini si fossero resi con- . E si che. la migliore spiegazione di tale fenomeno è la seguente. Domani i soldati saran­ no qui e saremo tutti fucilati». zona di rivoluzionari­ smo endemico. Se tale sincronizza­ zione si fosse verificata. Q ue­ sta non è una sommossa generale. produsse una vasta messe di jacqueries. Certo non è un caso che i grandi nomi del mo­ vimento anarchico italiano siano degli intellettuali. quella del 18 7 7 a Benevento. Il movimento con­ tadino andaluso nacque cosi sotto l ’influsso della loro ideologia. nelle campagne. brillanti e acuti in­ gegni che. tanto liberale (come nel 18 2 0 -2 1. per il momento.

insieme ad alcuni altri elementi. dei proprie­ tari terrieri feudali. dove le ideologie anarchiche ebbero una notevole influenza. Innanzi tutto. sotto l'a sp etto econom ico. e la «n uova» ideologia predominante era ormai il so­ cialismo rivoluzionario di Stato. per la Sicilia. a una sintesi. Comunque. Il regime feudale vi perdurò ufficialmente fino al 1 8 1 2 . Come ab­ biamo visto nel capitolo sulla Mafia. Quando infine . Vi sono altre differenze. faceva uso dei sistemi. è alq u an to d ive rso .a sentirono. per la maggior parte a cereali o a pascolo. legali o illegali. ideologie filo-borboniche o garibaldi­ ne . mafia. per quan­ to sommaria. la Sicilia è sempre stata economi­ camente e socialmente più arretrata delle altre regioni d ’I ­ talia. sotto il controllo dei baroni latifondisti e del loro seguito di intendenti e di guardiani armati. ma l’effettiva abolizione legale di esso non si compì prima del 18 3 8 . p o litico o sociale. e contemporaneamente dei più mo1 M i riferisco alla maggior parte O di’ Italia meridionali: 11 caso eli re­ gioni come la Romagna. in questa sede. di cui mi limito a prendere atto. delle dilazioni e del­ le modifiche.e quindi in un momento in cui essi non sentivano al­ cuna urgente necessità di una nuova fede.FASCI SICILIANI E IL COMUNISMO AGRARIO 12 1 :o dell’inadeguatezza delle varie ideologie precedenti banditismo. . con un profondo substra­ to m arxista. le riforme radicali introdotte dai francesi nel continente subirono. coltivati da braccianti o da vassalli affit­ tuari. l ’ondata anarchica era già in fase decrescen­ te. a q u ello d e l M erid io n e o a q u ello d e li’A n ­ d alusia. fu dunque a quest’ultimo che essi aderirono '. La Sicilia è una terra troppo vasta e multiforme perché si possa procedere. erano.0 scopo che mi propongo non è quello di cercare una spie­ gazione di tali differenze. Ai no­ stri fini sarà sufficiente prendere nota delle notevoli analo­ gie generali rispetto a ll’Andalusia. A causa dell’occu­ pazione inglese. . e continuarono ad essere anche dopo le ri­ forme ufficiali sancite dalla legge. o addirittura del 18 6 2 . la nuova borghesia rurale. dei suoi problemi agricoli e sociali. e non può essere paragon ato. che soltanto una conoscenza estremamente approfondita della storia e della sociolo­ gia della Spagna e del Regno delle Due Sicilie potrebbe permetterci di analizzare in modo esauriente. Vaste zone. specialmente n ell’interno della regione.

co i.i contadini siciliani usavano il tradizionale berretto a calza. p.odiavano i «cappelli ». i «berretti» . di fom en tare la lo tta d i classe. e a una lotta di classe a stento repressa. a . p r o c a c c i. 3 9 . che può essere com p letato su Ha scorta d i va ri rapporti e in ch ieste co n tem po ran ei. specialmente nelle zone d ell’interno. Come abbiamo osservato. p p . m i t t f r m a i f r .t. cioè che esercitassero il commercio dei cereali o che tenessero in affitto proprietà che erano in preceden­ za feudali. M ila n o 19 5 6 . a d u lte rio . o berretto frigio. ven d etta: v k . e di conseguenza un clic dai g io rn a li.. C tr. a i a n n i . Ba­ sti dire che intorno al 18 7 0 . Nei periodi in cui la 1 II capitalismo nelle campagne cit . T o rin o 18 8 5 . j . Q uesti d u e irrep ren sib ili lib era li toscani fu ro n o aspram ente accusati dagli in dign ati pro p rietari terrieri lo cali. a r i . La delinquenza in Sicilia c it. U na in dicazion e del l'im p ortan za del fenom eno nei pe­ rio d i preced en ti è data ila Ila seguen te enum erazion e dei m oven ti d eg li o m icid i processati n e ll'iso la nel 1 8 ^ 4 ( k . q u ella d i Son ni no e F ran ch e ! ti del 18 7 6 . H eid e lb erg 18 4 4 . Il pa­ drone. ecc. 12 8 -2 9 ): to tale d eg li o m icid i: 64. 27. 0. com e ad esem p io. ecc. Le elezioni del 1 S . <1 i i sf. dei paesi mediterranei . e soltanto sei famiglie appartenenti alla borghesia. le forme tradizionali assun­ te dal malcontento dei contadini furono estremamente prim itive. il suo campiere armato e il gabellotto comandava­ no: il contadino obbediva passivamente '. corrispondeva l ’as­ senza quasi totale di un ordine pubblico garantito dalla legge. Italienische Zustande .122 CAPITO LO SE S T O derni sistemi commerciali del capitalismo agricolo. p p . in una situazione in cui a un latente fermento rivoluzionario contadino. \ In terzo luogo. tra le parecchie migliaia di abitanti di Piana dei G reci. rapin a o a ltri m o ven ti econ om ici: 1 8 . * L a frequen za d e lle ven d ette di san gue è una d e lle cause p ii nei pali ilei l ’a ltissim a percen tuale di o m icid i. la indigenza di questa classe era generale. e in una certa misura ancora si trova. i contadini hanno odiato i padroni. i contadini siciliani erano oppressi dalla miseria. In secondo luo­ go. j 8-7<j.kfni (p p . 1 7 5 -881 offre un b rev e ma efficacissim o q u ad ro . e anche in relazione al tenor di vita dell’epoca. la Sicilia si trovava allora. soltanto quattro famiglie era­ no considerate appartenenti alla classe dei «galantuomi­ n i» o «boiardi». programmatico od organizzativo. igno­ ranti e sfruttati. che nessun go­ verno era mai riuscito a sottomettere a qualcosa che somi­ gliasse a u n ’amministrazione efficiente .: 1 6 . * p . i loro intendenti e la borghesia. e praticamente prive di qualsiasi contenuto ideologico. p. Lettere m eridionali. C fr .4 e l'opposizione meridionale . In ogni tem­ po. g elo sia. v ii.

T h e p e a s a n ts r e v o lt o f S i c i l y in i8 6 0 . è questo. M essin a-F iren ze 19 5 2 2 Questo studio sui fasci si fonda p rin cipalm en te s u ll’opera di co­ l a ta n n i. d i e. pp . Verga ci ha dato una mirabile descrizione di una di queste jacqueries Il x ix secolo è un continuo succedersi di queste sommosse.11. anche F. J M o t i d i S i c i l i a . n. u n’ideologia moderna e un program­ ma. occupando le terre comuni. nel 18 2 0 . ciò che ci interessa. esulano dal nostro argomento. In tempo di rivoluzione. che sembravano incarnare la vendetta e le aspirazioni dei contadini contro Io sfruttamento padrona­ le. e cioè ogni qual volta una delle grandi e cronicamente sediziose città dell'isola Palermo. C fr . A d o lfo r o s s i . ro m an o . Bari 19 5 9 3 D i tutta la letteratura su lle cause dei fasci. M ilan o 19 5 0 . sui fasci siciliani.. m a c k s m i t h . In una sua novella intitolata L ibertà . i contadini insorgevano con cieca e selvaggia violenza. G l i a v v e n im e n t i i n S i c i l i a cit. d . gli archivi comunali. e sul numero speciale di «M ovim ento operaio». L a q u e s t io n e m e r id io n a le (N a p o li s. I.I F A S C I S I C t L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 123 rivoluzione era allo stato latente. M o m e n t i d e l R i s o r ­ g im e n t o in S ic il i a . Catania o Messina . non sono tanto le cause che dettero origine ai fasci. nell’ambito di essi. r . è anche il primo che possa essere definito come un movimento orga­ nizzato. M ilano 1894. l a lo g g ia . novembre-dicembre 19 5 4 . r o m an o .. gli uffici delle im­ poste. le case e i ritrovi della nobil­ tà. si idealizzavano brigan­ ti e mafiosi. 18 9 4 . con dei capi. v o lic i it in g . Il moeimento dei fasci. eccellente. oltre ad essere il più esteso. saccheggiando i municipi. ancor prima che 1 D. specialm en te q u ello . nel 18 9 1-9 4 .dava il segnale. nel 18 4 8 . s. in effetti. nel i8 6 0 e nel 186 6 . . cito soltan to i tre a rtico li apparsi sul « G io r n a le d egli E c o n o m isti» . infatti. p . assunse l’attività rivoluzionaria dei contadini siciliani . Ci limiteremo a osservare che gli effetti abituali dell’instaurazione di rapporti di natura ca­ pitalistica risultarono accentuati dalla crisi mondiale del­ l’agricoltura degli anni intorno al 18 8 0 . (Cosi come in Italia meridionale. quanto la forma che. l ’epoca d ’oro di que­ sto brigantaggio è stato il ventennio posteriore all’unifi­ cazione ). il primo movimento contadino che si distingua da una semplice reazione spontanea dei contadini Le ragioni precise che portarono allo scoppio di u n ’al­ tra sommossa dei contadini. 2 0 4 . nel 18 3 7 . S. Dopo l ’uscita del pre­ sente volume è stata pubblicata una storia del movimento ottima ed esau­ riente: s. L ’a g it a z io n e in S ic ilia .). in S c r it t i in o n o re d i G i n o L n z z a tt o . S t o n a d e i L a s c i s i c i li a n i .

124 C APITO LO S L S T U l ’emigrazione in massa. I l nom e d e riva dal program m a. a causa d ell’at­ mosfera. A differenza dei moti del 18 2 0 . Non si trattava. i fasci rimasero sempre un movimento diretto ad ottenere particolari miglioramenti economici. « P e o p le ’ s C h a r te r » . Esso occupa infatti nella storia della Sicilia una posizione sotto alcuni aspetti analoga a quella del Cartismo. riuscisse a mitigarli. Tuttavia. di un vero e proprio movi­ mento insurrezionale. in sommosse e in scioperi agricoli di entità tale da met­ tere in allarme il governo italiano. dei ten­ tativi compiuti dai liberali o dai patrioti italiani o sicilia­ ni di rovesciare dei governi e impadronirsi del potere. del 18 4 8 . inducendolo ad adotta­ re speciali misure militari che riuscirono facilmente a sof­ focarlo. in sostanza. è questa la ragione per la quale non si verificarono altre rivolte di contadini di una certa entità fin dopo la prima guerra mondiale. Tuttavia. che erano. in effetti. considerarlo come un semplice movimento riformista sarebbe un errore paragonabile a quello di considerare il cartismo ! un movimento diretto unicamente ad ottenere delle riforme parlamentari. In effetti. per lo più capeggiate da sociali­ sti. se pure in parte. che si accinsero a costituire nelle città as­ sociazioni di sinistra. . gli anni successivi al 18 8 9 segnarono in tutta l ’Europa un rapido sviluppo dell’influenza e della propaganda socialista. destinata a divenire una caratteri­ stica peculiare dell'isola. del i8 6 0 e del 18 6 6 . per quanto. nelle in­ tenzioni di coloro che vi aderirono. p u b b lica to d a g li aderenti a tale m o vim en to nel 18 3 8 ]. Questo movimento si risolse nella fondazione e nello sviluppo di leghe di con­ tadini (i cosiddetti fasci). il periodo dei fasci segna l ’inizio dell’e­ migrazione in massa. società e organizzazioni di mutuo soccorso: queste furono i fasci. La direzione del movimento venne dalle città e dai la­ voratori delle città stesse. rivoluzionaria allo stato endemico. Come è noto. questi ultimi 1 [M o v im en to dem ocratico in glese che m irava ad estendere il potere p o litico a lle classi lavo ra trici (18 3 7 -4 8 ). tendessero a scopi molto più vasti. le teorie e la propaganda della Seconda Internazionale furono portate in Sicilia tanto dagli intellettuali di idee radicali quanto dagli artigiani.

non fosse possibile trasfor­ mare in fasci questi tipi di organizzazioni primitive . che non ne aveva la neces­ sità economica. r e n d a .. in parte a causa del si­ stema.5. ispirate dalla propaganda socialista. Le loro istanze non aveva­ no nulla a che fare col millenarismo. in vaste comunità. in seno alle quali ciascuna classe ha per antica tradizione la sua confraternita religiosa. di accaparramento delle ca­ riche municipali da parte di qualsiasi fazione della bor­ ghesia che esercitasse il controllo sul governo lo cale\ N el­ le zone più arretrate i contadini chiedevano la spartizione dei latifondi. G li scioperi che si verificarono. 619-67. aperte a tutte le categorie di sici­ liani malcontenti. e che forse le riteneva incompatibili con il proprio individualismo. Si trattava di organizzazioni di carattere economico. in genere. di G. per quanto concerne i fasci. e i con­ tadini le conobbero come tali.5 . che reclutava i mae­ stri artigiani. a l o n g i . per quanto. n. tanto per i braccianti che per i mezzadri e gli affittuari.I F A S C I S I C I L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 125 51 diffusero in tutto il paese e divennero organizzazioni adatte a tutti gli scopi. Quasi invariabilm en­ te esse esigevano la riforma del sistema municipale e l ’a­ bolizione di tasse e dazi . che tuttora vivono. nelle zone più progredite la riforma dei con­ tratti agrari. in parte per le ragioni già illu­ strate nel capitolo sui lazzarettisti. pp. . e quella dell'Im m acolata. L'organizzazione in quanto tale non era igno­ ta ai contadini siciliani. enormemente diffuso. 242 sgg. con scopi solamente funerari. Piccole associazioni contadine si erano inoltre costituite qua e là negli anni intorno al 188 0. compresi i contadini. 2 Tra la vasta letteratura che denunzia la politica municipale siciliana. Osserviamo pertanto che. per la mag­ gior parte. specialmente pp. x v . in «M ovim ento operaio».. per quanto i fasci rurali venissero in genere fondati molto più tardi di quel­ li cittadini. faceva eccezione la borghesia. specialmente: L e condizioni economiche e sociali della S icilia . s. è assolutamente da escludere un iniziale contenuto reli­ gioso o sociale. p. Le sommosse e le dimostrazioni meno organizzate. in « A rch ivio di psichiatria». piuttosto che in villaggi. e che furono co­ ronati dal successo. formata soprattutto da contadini. 1894. cfr. O rigin i e caratteristiche del m ovim ento contadino della Sicilia O ccidentale . L ’autore descrive le confraternite della propria città durante il periodo fascista: la Confraternita del Purgatorio. 229. erano diretti a quest’ultimo scopo. maggio-agosto 1 9 . verificate- 1 F.

«Che cosa intendete per socialism o?» chiese un giornalista set­ tentrionale ai contadini di Corleone. / M oti d i Sicilia cit. commoventi spe­ ranze rivoluzionarie che i contadini riponevano nei fasci venivano espresse nella tradizionale forma millenaristica. Una conta­ dina di Piana dei G reci espresse le comuni aspirazioni con sorprendente chiarezza*. Tutto ciò sembrava tanto più naturale. «M ettere tutte le proprietà in comune e mangiare tutti allo stesso m odo». uno dei capisaldi del movimento. Pure. 86. 2 12 . in modo più completo. in la lo g g ia . cfr. Non ci ' Vedi l ’utile «tabella dei m oti». 3 d ell’appendice. 7 . Per quanto concerne l ’assenza di sommosse nei centri in cui i fasci erano più forti.. non le tollererebbe2. con una nuova società comunista. come di ogni altro movimento rivoluzionario. spesso gridavano anche « V iva il re e la regina! ». si deve tenere presente che coloro che aderirono a questi movimenti avevano una mentalità di tipo prettamente medievale. risposero degli altri. Ugualmente naturale sembrava loro por­ tare crocifissi o immagini di santi in testa alle processioni. Tutti devono lavorare. 4 Ib id . . era l ’attiva partecipazione di folti gruppi di contadine Non vi è dunque da stupirsi se le grandi. Le opinioni della contadina sono riportate. 5 r o s s i . « L a rivoluzione». risposero in coro alcuni di essi. nella sede del fascio. p. pp. regno della giustizia e dell’uguaglianza. 186.126 CAPITO LO SE S T O si per lo più nei centri meno progrediti.. nel n. pp. se soltanto sapesse quali ingiustizie vengono commesse in suo nome. L'agitazione in Sicilia c it. 10 . 2 COLAJANNI. uomini e donne si prosternavano a terra e cospargevano di fiori il loro cam m ino’ . Cosi. È indubbio che ciò su cui si appuntavano le speranze dei contadini fosse la rivoluzione. G li avvenim enti in Sicilia cit. tenere crocifissi con candele accese davanti. sebbene gridassero «A bbasso le tasse». erano principal­ mente dirette contro la municipalità e le tasse Non vi è alcuna prova che i capi del movimento mirassero a una conquista immediata del potere. 69 sgg. Non vi era dunque nessun elemento particolarmente atto a incoraggiare il millenarismo tra i contadini.. p. in quanto una delle più notevoli caratteristiche dei fasci.. e trattare i capi socialisti in visita come vescovi. saldi nel­ la tradizionale convinzione che il re.. ib id .

doveva necessariamente avere una marcata impronta millenaristica per il semplice ratto di essere rivoluzionaria. . nell’Inchiesta parlamentare ufficiale si leggerà quanto segu eJ: . .ma al fascio. là organizzarci per la conquista dei nostri diritti»1. poiché vi sarà la fratellanza (i membri dei fasci si chiamavano «fratelli») e coloro che agiranno contro la fratellanza saranno puniti. né in senso lazzarettista né in senso anarchico. Non è necessario dividere le case e i terreni. e che con l ’organizzazione si poteva creare una nuova società. poiché i contadini avevano avuto una rivela­ zione.. 19 10 . E in molti paesi. già travisata dai preti alleati ai ricchi. 1Ib id . e ci hanno rischiara­ ti» ' E ra stato loro rivelato che l ’unione fa la forza. Tuttavia. Sicilia. Eravam o al buio.. ma politica moderna.I F A S C I S I C I L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 12 7 devono essere né ricchi né poveri. L'agitazione in Sicilia cit. ma ciò che fino allora non era stata che un'aspirazione segreta e senza speranza. c. Non fa dunque meraviglia che i contadini andassero ai fa ­ sci non solo per organizzarsi.. Non sarebbe dunque del tutto esatto definire questo come un movimento millenaristico. E ra. La dottrina dei fasci non era millenarismo.. p. come gli studiosi del movimento non si stancavano di ripetere. scrive il Rossi. « È questo un popolo prim itivo. 38. T u t­ to deve essere messo in comune e il reddito deve essere distribuito equamente. 633. V I . uomini che un contadino di Canicatti definiva «angeli discesi dal Cielo. Più tardi. Tutti devono essere uguali. e il contadino ne fu colpito e credette veramente che una nuova religione si fosse inaugurata. 10. p.. sembrava ora realizzabile. Non che un simile modo di sen­ tire fosse una novità. lo r e n z o n i . la vera religione di Cri­ sto..diceva una contadina di Piana dei G rec i. 1 Inchiesta parlamentare. Questo non farà nascere litigi od egoismi. che degli uomini nobili e buoni avevano recato lo­ ro. . p. reso fanatico da una nuova tede». nelle parti­ colari condizioni della Sicilia. una nuova reli­ gione. ma anche per istruirsi: «Non andiamo più in chiesa. parte I I. 1 r o s s i . v o l. abbandonò i preti. Là dobbiamo istruirci.

p. e che san Francesco era stato uno dei primi e dei più grandi so­ cialisti. i preti si scagliarono contro di esso dal confessionale. gruppi di ribelli cristiani dissidenti ven­ nero a ingrossare le file dei fasci. invece di portare i bambini a bat­ tezzare in chiesa. era chiamato «il Socialista» perché. Tuttavia. Alcuni de­ cenni addietro. che era riuscita a con­ solidarsi malgrado l ’accanita opposizione ecclesiastica. se i socialisti avessero svolto un’intensa propaganda antireligiosa. una netta rottura con la vecchia. G esù. D i­ mino. Ora. una Chiesa evangelica. L'agitazione in Sicilia cit. in segno di pro­ testa. diceva apertamente che gli aderenti al fascio non incorrevano nella scomunica. era un autentico socialista. specialmen­ te quando praticano l'usura. 2I b id . S. qua e là. per quanto sia probabile che. 89-90. disertarono la processione del Corpus D o m in i1. fra i mina­ tori di zolfo. la reli­ gione restava sostanzialmente al di fuori del movimento. e voleva esat­ tamente quelle stesse cose per cui si battono i fasci. mentre dava ai contadini i numeri per il lotto. come in A n ­ dalusia. ma i preti non lo rappresentano come dovrebbero. dichiarando che i socialisti erano scomunicati. pp. i contadini espri‘ Rossr. istintivamente. se non per il fatto che. padre Loren­ zo. un esponente della borghesia locale. diceva la con­ tadina di Piana. come già gli anarchici. La nuova religione non significò dunque. Ma i conta­ dini risposero che i preti avevano torto. ove Dimino predicava lo­ ro il socialismo cristiano \ Non è da stupirsi che alcuni uo­ mini di chiesa ritenessero che la parola di Dio predicata dagli intellettuali socialisti fosse anche la parola della re­ ligione. . il cappel­ lano della chiesa della Madonna del Balzo.. 70. li portavano al fascio. sarebbero riusciti. abolito il denaro. Inoltre. aveva fondato a G rotte.. tutti i minatori evangelici divennero socialisti.. tra l ’altro. e fon­ darono il «circolo Savonarola». prete spretato. che aveva. A Bisacquino. a scristianizzare una parte dei contadini. Vi fu ­ rono dei contadini che. Dopo la fondazione del fa­ scio. e.128 CAPITO LO S E S T O Era logico che la dottrina socialista non potesse trovarsi in conflitto con la vera fede di Cristo.

Il movimento fu sconfitto. . Può essere interessante illustrare tale fenomeno con l ’esempio di una comunità rurale particolarmente tur­ 1 g a n c i . né. a questo punto. Poiché in Spagna il ciclo dell’attesa. Il movim ento dei lu s c i c it. f. almeno per il momento. del­ la prossimità dell’evento? '. si era diffuso una specie di contagio. L ’impor­ tante era creare un nuovo mondo: L ’avvento del nuovo mondo. della preparazione e dello scoppio di nuovi moti millenaristici riprese. Ma in alcune zone della Sicilia. E la diffusione del nuovo vangelo si compì nella stessa atmosfera di fanatismo che abbiamo già osservata in A n­ dalusia. perché era voluto da Dio. : r o s s i . capaci di sopravvivere a ll’oppressione e di sfruttare anche i periodi non rivolu­ zionari. La seguente frase del Rossi potrebbe riferirsi tan­ to alla campagna cordovese che alla Sicilia: In certe regioni. p p . p 8 7 3 . la storia della Sicilia e quella d ell’Andalusia assumono direzioni diverse. Come dubitare. 6-7.. Ma. dunque. co­ me abbiamo visto.I FASCI SICILIANI E IL COMUNISMO AGRARIO I2 9 mevano le loro aspirazioni in termini religiosi.\ifiitJzione ni Sicilia c it. le dottrine non anarchiche del socialismo riuscirono a salvare qual­ che cosa dal naufragio della disfatta. E si trattava di un avvento imminente. senza miseria.. Sorsero qua e là dei movimenti contadini permanenti. piani rivoluzionari per tradurlo in atto: per quanto né essi né i fasci si trovassero obbligati all’at­ tesa millenaria. i capi del movimento avevano. non era del tutto chiaro il modo in cui questo nuovo mondo sarebbe venuto alla luce. sorgevano i fasci in tutto il palermitano: bastava un discorso di Barbato o di Verro perché le coscienze si sve­ gliassero dal letargo di secoli. le turbe erano invasate dalla credenza che fosse imminente un nuovo regno di giustizia \ Come in Andalusia. senza fame e senza freddo era un fatto sicuro. o al rifiuto di richiedere e di accettare quelle concessioni minori atte ad alleviare provvisoria­ mente le penose condizioni dei contadini. ammettendo solo a un ritmo lento e incerto le ingerenze politiche e or­ ganizzative. Quasi per in­ canto.

che ogni volta che si verificano tumulti o rivolu­ zioni. d o r s a . I I I . p. La comunità. Comunque sia. vennero a rifugiarsi in Sicilia. è stata ampiamente descritta da giornalisti e altri osser­ vatori che l ’hanno visitata. in D el riio greco in Italia. Napoli 1847. anche a m ic o e s t r a t e l l a . in Roma e l’O riente. e la singolarità delle loro concessioni di terre. Lcxic. sono quelli delle « nobili famiglie alba­ nesi». Lojacono . i continui tentativi della Chiesa per tra­ sformarli in cattolici romani. F or­ se a questa situazione contribuì anche la tenacia con la quale mantenevano compatto il loro gruppo nazionale.. infatti la popo­ lazione locale è praticamente'tutta contenuta entro un nu­ mero ridottissimo di nomi di famiglie. Schirò. I I . 3 r o s s i . e conserva la pro­ pria lingua e il rito greco cattolico (uniate ). dopo l ’abolizione del regime feu­ dale. gli Schirò e i Barbato vengono menzionati come « fam i­ glie n obili» originarie da P. Matragna.è così facile alla ri­ bellione. 2 I Matranga. p. che. v. 3 2 . « L ’indole degli abitanti . p. Piana. Piana fu fondata alla fine del xv secolo. fece si che i loro villaggi si trovassero in una situa­ zione critica. quella di Piana dei G reci (ora Piana degli A lba­ nesi) . Roma 1 7 6 3 e da v. e su vari resoconti di giornali e di fonti secondarie. L ’agitazione in Sicilia cit. a Piana. che si trova abbastanza v i­ cino a Palermo. quando alcune tribù albanesi. Stassi. S u ll’antica co­ munità cfr. inaspriva i loro rapporti con le autorità. G li albanesi stabilitisi in Italia sono sempre stati assai turbo­ lenti. la cui genealogia risale al secolo x v . 11 s. Trevelyan la definisce «la roccaforte del­ la libertà della Sicilia occidentale». Barbato. 1 9 1 1 .1 2 . scampate alla conquista turca. che è tuttora il centro più orgogliosamente albanese dell’isola. 83 («P ian a Graecorum »).1 30 CAPITO LO SE S T O bolenta. I I I .diceva a Rossi un moderato locale . Piana era considerata un focolaio di ribel­ lione già molto prima del 18 9 3 . Sicu l. Per buona sorte. E inoltre: B reve cenno storico d elle colonie gre­ co-albanesi in Sicilia. r o d o t à . 2 6 4 . in Sugli A lb a n esi . . poiché i pianesi erano 1 Questa descrizione frammentaria del movimento di Piana si basa principalmente su informazioni raccolte nel paese stesso. probabilmente perché lo sforzo costante dei signori locali per ridurre i privilegi da essi ricevuti all’atto del lo­ ro insediamento. anche prima di allora. p. è ancora com­ posta dai discendenti dei primi fondatori.. trascendono su­ bito a gravi eccessi» Assai dì frequente davvero. a Palermo o nel continente. grazie alla gen­ tilezza del sindaco onorevole Michele Sala.

e dal cieco odio di classe dei «berretti» per i «cappelli». L ’organizzazione locale era cosi perfetta che 1 r. «mezzadri e lavoratori a giornata si erano fusi in un unico strato di poveri» e. . p. Intorno al 18 9 0 .. pp. e ancora si trova. uno dei loro leader nazionali . e la loro grave situazione economica nel 18 7 8 . Torino 15107.disse al Rossi il suo informatore moderato . Per buona sorte. I M oti di Sicilia c it. a Napoli. «tranne i ricchi». dal terro­ re dei mafiosi e dei campieri.61 ) . se si eccettua quello di Palermo *. il numero degli iscritti ammontava a 2800. le spaventose condi­ zioni degli abitanti. 2 15 -16 . Il paese non aveva una forte tradizione di organizzazioni contadine. nel 18 9 0 . tutta la popolazio­ ne adulta. a giudicare dalle cifre ri­ portate dal La Loggia.. ha de­ scritto. II dom inio dei Borboni in Sicilia ( 1 83 0. la sua po­ polazione era per la maggior parte composta da braccianti senza terra e da affittuari proletarizzati in seguito ai moti dei fasci. il luogotenente gene­ rale aveva dovuto riferire al re. aveva una popolazione «bellicosa e sempre pronta a fare rivoluzioni» Per quanto concerne le cause di tali rivoluzioni. 3 r en d a . sulle alture cerealicole tenute a latifondo. cioè a più del doppio di quelli di tutti gli altri fasci della provincia. che Piana. le paghe erano ancora più basse che ai tempi descritti dal Villari . del fascio (aprile 18 9 3 ). uomini e donne. g u a r d to n e . 56. per quanto. 2 la l o g g ia . avesse una piccola associazione di circa cento membri \ La politica locale. tutti gli studiosi sono concordi. pp. Piana si trovava. uno di essi. 637-38. nelle sue Lettere m eridionali. e già molti anni addietro. in­ sieme ad altre zone. se si eccettuano i tempi di ri­ voluzione. piut­ tosto tardivo. Secondo i calcoli della polizia.I F A S C I S I C I L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 131 insorti molto prima che Garibaldi sbarcasse coi M ille a Marsala. A ll’avvento. il V illari.Barbato divenne il vero padrone del distretto». O rigine e caratteristiche cit. vi aderì in massa. il dottor Nicola Barba­ to.e forse il più abile . I I . un medico poco oltre la trentina. «E n tro quindici gior­ ni . era dominata dalle famiglie della borghesia che si contendevano il controllo della municipalità.era un pianese. I fasci spazzarono il paese come l ’onda di una mareg­ giata.

il movimento che li accolse era piuttosto realistico. eccetto gli ex padroni. O v­ viamente. Il consiglio munici­ pale e il deputato al Parlamento divennero socialisti già prima dello scoppio della prima guerra mondiale. questo per il momento significava solo che la municipalità avrebbe potuto proteggere un poco i citta­ dini contro gli abusi e l ’eccessivo potere dei «signori». presumibilmente ad opera dei proprietari terrieri. organizzazione.. Nonostante il fatto che. le aspira­ zioni dei pianesi fossero di carattere pressoché millenari­ stico. nonostan­ te l'uccisione di uno o due dei membri più influenti del fa­ scio. in se­ guito. Ciò che più conta.le donne vi partecipavano con un fervore particolare . Pia­ na si è attenuta a questo programma. dei deputati. delle idee molto chiare in proposito. erano dalla loro parte. e quando a Roma vi fosse stata una maggioranza socialista. Così come in altre località. Una le­ ga di contadini sopravvisse al fascio. il partito comunista vi otten­ ne la maggioranza assoluta dei voti. 7 4 . e a farne eleggere un buon numero. come al solito. e. . per il pre­ sente. i fasci avrebbero eletto dei consiglieri provinciali. L ’agitazione in Sicilia c it. è che i pianesi non soltanto conser­ varono la loro organizzazione. ma sempre considerevole: 600 nel 1 r o s s i . A lle prossime elezioni. e. e diede loro utili e proficue lezioni di politica non millenaristica. M a. Per quanto era in suo potere. elezioni. L ’organizzazione sopravvisse all’arresto di Barbato.132 CAPITO LO SE S T O non si verificò alcuna rivolta di una certa entità. e lo stato d ’animo nel quale aderirono al fascio fos­ se estremamente esaltato . i fasci avreb­ bero conquistato la maggioranza a Piana. il fascio pre­ sentò sollecitamente candidati per il consiglio municipale. tutte le leggi vessatorie sa­ rebbero state abolite '. la contadina da noi già citata in diverse oc­ casioni mostrò di avere. p . comunisti. poiché tutti i votanti. con un numero di membri fluttuante. come abbiamo visto. nel 19 5 3 . ma la ampliarono. senza contare i socia­ listi. a suo tempo. che minacciavano di morte i militanti. Quando Rossi chiese in che modo pensavano che si sarebbe verificato l'avvento del socialismo.

e suscitando uno scandalo politico su piano nazionale che ebbe fine soltanto nel 19 5 6 . inoltre. Naturalmente. attirava i contadini molto più di altre forme me­ no ambiziose di cooperazione agricola. specialmente p. era questa una forma cooperativistica che.o r k n zo n i . su circa 2000 famiglie. Sicilia cit. Nel 19 4 7 . . le coltivavano in comune e si dividevano i frutti ".: F A S C I S I C I L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 133 1906. dunque. Essi prendevano in affitto terre dai gabellotti. esclusi­ vamente socialisti o comunisti. 10 00 nel 19 0 7 . con la condanna dei membri superstiti della banda per questo massacro. i pianesi avevano conser­ vata intatta la lo r o triplice fedeltà: al co m u n iS m o . 2 Italy: C ollective Farms. Nel 19 5 3 essa contava 750 membri. come è naturale. avevano tralasciato di recarsi in processione a un re­ moto passo di montagna.il 18 9 0 . p. 663. È indubbio che durante il fascismo si facessero soltanto processioni simboliche. pp. con una tenacia veramente eccezionale. Dal tempo dei fasci. 400 nel 19 0 8 A partire dal 18 9 3 . ma anche come nuclei della nuova società in seno alla vec­ chia. mai una volta. 62b. agli al­ banesi e alla Chiesa greca. 617-30. i pia­ nesi insistono nell'affermare che qualcuno ha sempre cele­ brato il p r i m o m a g g i o in quel luogo. 19 18 . a tale attaccamento aveva na­ turalmente conferito nuovo vigore la conversione della terra natale di Scanderberg alla causa che i pianesi aveva­ no abbracciata già tanto tempo prima di Enver Hoxha. neppure sotto il fasci­ smo. Dal maggio 18 9 3 . Portella della Ginestra. per te­ nervi il comizio del primo maggio e ascoltare i discorsi pronunciati dalla «pietra del dottor Barbato». Piana ebbe una di queste aziende fin d all’inizio. in «International R eview of Agricultural Econom ics».. e la conservò attraverso tut­ te le vicissitudini politiche ed economiche clic seguirono . Per l ’attività politica delle sinistre. una roccia dall’alto della quale quella nobile figura aveva una volta arringato il popolo. v ili. tuttavia. considerate non soltanto come centri sussidiari del movimento contadino. la Mafia ingaggiò il bandito G iuliano perché aprisse il fuoco con­ tro tale dimostrazione: ciò che egli fece. i leader socialisti si adoperarono attivamente per l'impianto di aziende agricole collettive. uccidendo una quindicina di persone. questa zona ‘ i .

M a lo spiri­ to originario non si è indebolito al punto di divenire me­ ramente riformista. in condizioni fa­ vorevoli. . a Piana la Mafia è sempre stata assai meno po­ tente che in qualsiasi altra località della provincia. costituire la base di una forma di movimento estremamente resistente e tenace . finché il partito co­ munista non li convinse dell’inopportunita di tale inizia­ tiva. Ancora oggi. come nel 19 4 3 . Il loro esempio dimo­ stra come il millenarismo non rappresenti necessariamen­ te un fenomeno temporaneo. essi costituirono. è pubblicata in Inchiesta a Palermo di p a n il o do lci (Torino 19 56. Il loro prim itivo entusiasmo millenaristico si è trasformato in qualche cosa di più dura­ turo: una fedeltà costante e disciplinata a un moderno movimento sociale rivoluzionario.134 CAPITO LO S E S T O è stata sempre estremamente pericolosa. per se stessa. e anche se. occupazioni dirette di proprietà e simili in qualsiasi zona della Sicilia. anche se oggi la loro ideologia non potrebbe essere definita millenaristica. Questo spirito può assumere forme imprevedibili. a conquistare loro numerosi vantaggi. insieme ai rapporti che lo legano ai moderni movimenti sociali. anche se. che mostra chiaramente come si combinino le idee politiche con il tono di un predi­ catore anabattista del Cinquecento. fatta da un abitante di Piana. di per sé. 383-87). per pochi giorni. La forza della loro organizzazione è bastata. I pia­ nesi non hanno cessato di essere rivoluzionari. che vale a giustifi­ care la presenza di un’atmosfera millenaristica intorno a 1 Una magnifica esposizione. la partecipazione dei pianesi è più che sicura. mi risulta. ma possa. ogni volta che si sente parlare di dimo­ strazioni nelle campagne. Dobbiamo ora considerare la funzione da esso svolta nei movimenti rurali. e neppure. fin dall’epo­ ca dei fasci. sediziosa. una repubblica indipendente. pur essendo tuttora molto poveri. come abbiamo visto in uno dei precedenti capitoli. le loro condizioni sono ora ben lungi dalla disperata indigenza dei primi anni dopo il 18 9 0 . quando. poiché in effetti esso ebbe una funzione pratica. Abbiamo dunque illustrato le cause e la natura del mil­ lenarismo contadino. in seguito alla ca­ duta del fascismo. pp.

nel 18 9 0 : se non fosse stato per il nervosismo delle autorità. dato che uomini e donne si trovano in stretto contatto personale. qualcuno co­ stituisce o ricostituisce un’associazione di mestiere disor­ ganizzata. . N ell’am­ bito di un paese o di una città. s. come abbiamo visto per l ’Andalusia. e nello spazio di poche settimane essa è letteral­ mente inondata di nuovi membri. nei paesi progrediti le notizie vengo­ no diffuse dalla stampa. 0. A S C I S I C I L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 135 molti moti rivoluzionari. in quel giorno. Quasi sempre questa espansione assume la forma di un contagio. e in breve tempo tutta la regione ne è contagiata.molti socialisti locali spesso non avrebbero neppure saputo che l ’Interna­ zionale aveva dato ordine di fare una dimostrazione. Schiere di uomini e donne porta­ no allora le liete novelle dovunque possono. uno sciopero ottiene successo. rapida e facile. Ma nei paesi arretrati. Tutti i movimenti sociali si espandono a sbalzi. si verificassero disordini . 1952. che face­ vano presente ai funzionari locali la necessità di impedire che. e in pochi giorni centinaia di fabbriche che si tenevano in contatto con i primi scioperanti scioperano a loro volta '. poiché. meglio ancora. fino allora disorganizzate. Esso fece sì che delle masse popolari. I I . il contagio si sviluppa fa­ cilmente. in «Econom ic H istory R e­ v iew » . 1. e le comunicazioni sono facili. che altrimenti non avrebbero nulla a che fare con il millenarismo. Le difficoltà di organizzare un mo­ vimento su scala nazionale sono ironicamente sóttolinea­ te d all’esperienza siciliana riguardante l ’organizzazione della prima celebrazione del primo maggio. dalla radio e dalla televisione. scoppia uno sciopero. in tempi millenaristici tut­ ti diventano propagandisti. nella storia di ciascuno di essi si riscontrano periodi in cui la mobilitazione di masse fino allora indifferenti riesce straordinariamente. v. e spesso vertiginosamente.I 1. un propagandista arriva in un luogo. esse sono lente e irregolari. si organizzasse­ ro quasi simultaneamente su un piano nazionale.notizia che si diffuse rapidamente di bocca in bocca . «Contadini di Piana dei G re­ 1 H o illustrato alcuni aspetti di questa discontinuità in Economic Fluctuations and some Social M ovem ents. Ma un’atmosfera di forte esaltazione facilita notevolmente la diffusione delle notizie.

quella fede ardente in un nuovo mondo.sono venuti per la mietitura nelle con­ trade di Paceco e descrivono l ’entusiasmo di là e infiam­ mano i nostri contadini» . commovente sopravvivenza di un passato ormai remoto: è invece un fenomeno estremamente utile. . e certamente sarà sempre. quella generosa esaltazione che lo contraddistinguono an­ 1 s. la strategia e la tattica. Nondimeno.136 CAPITO LO SE S T O ci e di San Giuseppe Iato . di cui i moderni movimenti politici e sociali possono servirsi con profitto al fine di estendere la loro sfera di influenza. esso sia perpetuamcnce sconfitto. il millenarismo è inesorabilmen­ te condannato. in «M ovim ento operaio» cit. e di imprimere le loro dottrine nelle menti di coloro che vi aderiscono. o una predisposizione a perio­ diche insurrezioni. non è la semplice. A questo modo. un movi­ mento può mobilitare quasi simultaneamente le masse di una vasta zona. se non è so­ stenuto da un giusto ordine di idee. e da un punto di vista politico incomparabilmente più efficace. 1028 nota. come in Andalusia. di un anno. infatti. e questa è una mossa di enorme importan­ za politica. L ’entusiasmo circonda anche il più piccolo progresso organizzativo di un’atmosfera di invincibilità e di fiducia in un prossimo trionfo. o come un gruppo di capi in potenza. p. ad esempio nel lazzarettismo. nel migliore dei casi.scriveva un giornale della pro­ vincia di Trapani . che se effettuassero lo stesso movimento a intervalli. ogget­ to del più appassionato interesse per chiunque abbia a cuore i destini dell'um anità. come abbiamo veduto. e da un programma appropriato. esso può sussistere. per quanto concerne l ’organizzazione politica. come un flusso sotterraneo di credenze in una de­ terminata setta. Da solo. per esempio.. qualora venga posto al servizio di un mo­ vimento moderno. ma può divenirlo senza perde­ re quello zelo. Il millenarismo. I Fasci dei lavoratori nel Trapanese. e nulla è più contagioso del successo. come già vedemmo. COSTANZA. Si tratta di un mo­ vimento che può essere. ciò non toglie che. Poiché. il millenarismo non soltanto può dive­ nire politicamente efficace. poiché sei villaggi che si muovono simultanea­ mente esercitano un impulso molto maggiore.

Non. senza sperare che il loro spirito non vada perduto.I F A S C I S I C I L I A N I E I L C O M U N I S M O A G R A R IO 137 che nelle sue forme più prim itive e aberranti. .è pos­ sibile leggere la testimonianza di gente simile all’anonima contadina di Piana.

come il popolo americano.per la G ran Bretagna. Passiamo ora ad occuparci delle forme prim itive di movimento sociale presso coloro che apparte­ nevano al nuovo mondo cittadino dell’industria e del ca­ pitalismo moderno. il nucleo iniziale della mano d ’o­ pera industriale fu costituito. come è naturale. collocherei questa svolta cruciale intorno al 18 5 0 . li travolgesse verso un futuro contro il quale tentavano di lottare a forza di illu­ sioni e di violenza. per loro non del tutto comprensibile. fu per loro una tragedia che un nuovo mondo. Essi impararono. E . In questo campo. i mafiosi. pu­ re. dato che la pri­ ma generazione dell’attuale popolazione industriale era allora tutt’altro che avvezza a un genere di vita cosi nuo­ vo e tumultuoso.ciò che si può chiamare «le regole del gioco» della moderna società industriale. se ne troverà sempre una certa misura. è per uno strano capriccio della storia che i banditi. i moderni movimenti operai rappresentano il risultato più impressionante e più diffu­ so di questa loro educazione. come tutti gli apparte­ . da una prima generazione di immigranti provenienti da società preindustriali. Non si deve tuttavia dimen­ ticare che in tutti i paesi. E ssi erano legati a un modo di vita molto più arre­ trato. anche se in realtà non si erano mai mossi dal loro luogo di nascita. non troveremo un prim itivismo altrettanto marcato. invece che nel x iv . i lazzarettisti. Invero. i socia­ listi rurali della Sicilia e gli anarchici rurali dell’Andalusia si sono trovati a vivere nei secoli x ix e x x .Capitolo settimo Il mob cittadino Finora ci siamo occupati quasi esclusivamente di mo­ vimenti sociali i cui membri e i cui programmi erano egualmente prim itivi. alla fine .

cioè. e J. cfr. Paris 19 4 1. G esellenverbànde. .prima di cedere il pas­ so alla più moderna struttura del sindacato. B erlin. sarà opportuno parlare di alcuni movimenti che stanno tra il vecchio e il nuovo: di quelli. ST-LtON. specialmente dei lavoranti. Comunque. Per l ’assunzione di alcune funzioni sindacali da parte dei compagnonnages. costituiscono le più urili basi per questo studio.ai primi sindacati di operai specializzati del periodo industriale.I L M O B C IT T A D IN O 139 nenti a una prima generazione di immigranti. v i a l. illustrato anche da Unwin. Bruxelles 1909. La natura di tali corporazioni e il ruolo da esse svolto nella politica cittadina sono abbastanza noti da rendere inutile una dissertazione sull’argomento. . oggetto di controver­ sia . . e. prima di trattare del primitivismo tra le classi che caratterizzano la moderna società capitalistica. La Coutume C hapelière . Alcuni aspetti della sopravviven­ 1 L ’opera Industrial Organization in the Sixteenth and Seventeenth Centuries di G. ovunque vi sia una città preindustria­ le.: G.le modalità di que­ sto trapasso sono ancora. in ogni luo­ go e in ogni tempo.come i Compagnonnages france­ si o i G esellenverbànde tedeschi . cfr. in seguito. L ’articolo di s c h o e n l a n k . r a d a n t . Z ur F riihgeschichte der deutseben Gewerkschaftsbewegung 1800-1849. Inversamente. L e Compagnonnage des Chapeliers Bruxellois. assunsero. Per un arti­ gianato particolarmente tradizionale. delle grandi città preindustriali. essi guarda­ vano tanto al passato quanto all’avvenire. diede origine ad organizzazioni modellate sullo schema delle più antiche corporazioni o confraternite. qua e là. o tra un mestiere e l ’altro. d e s m a r l/ . un tipo di orga­ nizzazione che appare universalmente diffuso. Anche i legami che uniscono tali corporazioni (e organizzazioni analoghe) e i successivi movimenti urbani di operai specializzati so­ no altrettanto noti In generale. per esempio e . . Ost. I più caratteristici movimenti di tali centri sono e furono le corporazioni artigiane. la discriminazione socia­ le nell’ambito di un mestiere. ma che tut­ tavia esprimevano gli interessi specifici di gruppi partico­ lari. buona par­ te della struttura tradizionale passò . al­ l ’inizio del periodo industriale. alcune funzioni caratteri­ stiche di quest’ultimo :. alcune delle più antiche orga­ nizzazioni di lavoranti . nelle prime edizioni del Handworterbuch der Staatswissenscbajten e Le Compagnonnage di M. u n w in . rimane la migliore trattazione su ll’argomento per l ’Inghilterra. 1950. todt e H.

La chiarificazione non ci appare inoppor­ tuna. Usan­ do la classica espressione inglese. dal momento che pochi termini sono stati usati più indiscrimina­ tamente di questo. per quanto in tutti i tempi si sia fatto un gran parlare del mob e delle sue sommosse. possiamo chiamarlo semplicemente il mob. poiché una delle più appariscenti caratteristiche del fenomeno. Ugualmente conosciute sono le attività politiche dei la­ voranti e degli operai specializzati cittadini nel periodo preindustriale. e che del pari non ogni grande assembra­ mento di cittadini costituisce un mob. questo movimen­ to non era ispirato da nessuna ideologia particolare. il fatto che essi fossero. da un punto di vista politico. come tale. Qui. . ciò che a noi interessa non è tanto questa corrente centrale della politica e d ell’organizzazione dei lavoratori nelle città. e lo stesso avveniva per gli altri piccoli artigiani. può essere definito. Ci occuperemo invece di qualche co­ sa che. Chi dice calzolaio dice radicale. e. o. Il mob può essere definito come il movimento di tutte le classi proletarie cittadine al fine di ottenere. Per quanto i loro movimenti possano avere avuto un’impronta di «prim itivism o». che colpisce a prima vista gli osservatori. prim itivo nella nostra ac­ cezione del termine. È comunque assai strano che. e come quelli più propensi ad adottare nuove ideologie. se pure esprimeva in qualche modo le proprie aspirazioni. tuttavia. come un perenne vortice nella vita cittadina.in genere varianti dell’ideologia giaco­ bina. Si trattava di un m ovi­ mento prepolitico. è generalmente noto. è appunto la sua estrema m utabilità'. e ne sia stata fatta severa condan­ 1 Spero che da quanto segue risulti chiaro che non ogni sommossa cit­ tadina è una sommossa del mob. estremamente attivi e coscienti. in complesso devono essere considerati come i raggruppamenti più moderni e progrediti del pro­ letariato operaio. o meglio. riform e di natura economica o politica. mediante un'azione diretta (cioè mediante insurrezioni o ribellioni). piuttosto che come una cor­ rente. . nel senso in cui questa parola vie­ ne usata nel presente capitolo.1 40 CAPITO LO S E T T IM O za di queste tradizioni verranno esaminati nel capitolo sul rituale dei movimenti sociali. lo faceva in termini tradizionalisti e conservatori (come il mob «per la Chiesa e per il R e»).

se si desidera comprenderla appieno.dato che. alla classe operaia industriale. gli obiettivi naturali e quasi immutabili. in generale. Il fatto che il mob sia un fenomeno prepolitico non si­ gnifica necessariamente che esso sia privo di idee politi­ che esplicite o implicite. e forse in conseguenza di ciò. e tributi locali come. cedendo il passo. in fat­ to di assembramenti e disordini. Econom ic Fluctuations and some Social M ove­ ments. Soltanto al di fuori dell’Europa occidentale si possono an­ cora trovare dei normali cittadini di grandi città che ab­ biano qualche esperienza di rivolte e di mob preindu­ striali. cito in particolare quelli del dottor George Rude. ad esempio. h a i. questo movimento sia stato cosi poco studiato. I. I. sono divenute molto più guardinghe. cantavano: 1 Per il «diritto tli ribellione» ctr. vale a dire. T. che. di azione popolare che era una volta '. È vero che spesso si insorgeva «senza alcuna idea». in «Econom ic H istory R ev iew » . specialmente nelle grandi città e nelle capitali. 93 sgg. in tutti i paesi. e persino comunemente accettato. l ’apparato dell’ordine pubblico si è fatto sempre più vasto ed efficiente. i dazi. H O B S H A W M . in molti paesi si stanno ora intraprendendo seri studi su queste rivolte. . commercianti. in molti luoghi. I I . 19 52. nel corso degli ultimi centocinquant’anni. ne costituivano. essa ha già da lungo tempo cessato di essere quel metodo corrente. di conseguenza mercati. contro la di­ soccupazione e per una diminuzione del costo della vita . e alla cui profonda conoscenza dei moti del x v m secolo io devo moltissimo. p. durante la rivoluzione del 16 4 7 . che ha lavorato su materiale francese e in­ glese. in seguito alla R i­ voluzione francese e al sorgere dei movimenti socialisti le pubbliche autorità. pp. in molte parti del mondo. Il mob come fenomeno sociale ha mostrato una tendenza a scomparire. Tale forma di agitazione deve essere studiata oggi.lv v A H istory of the English P eople it: 1 S 1 . nell’epoca preindustriale prezzi da carestia e disoccupazione tendevano normalmente a coincidere ‘ e. T utta­ via. Inoltre. . di quanto lo fossero pri­ ma. dato che. I napoletani. ■ L.I L M O B C IT T A D IN O 141 na. anche nei paesi in cui l ’azione dello Stato è riguardata con maggiore diffidenza. v .

infatti. durante la rivoluzione france­ se. s c h i p a . lo era talvolta. o i vari pangs della Cina. in «A rchivio Storico delle Provincie Napoletane». l ’andamento dei prezzi dei viveri costituiva. cosi facendo. ma le forme permanenti di organizzazione della plebs diverse dalle corporazioni artigiane . ad esempio. Durante i moti anticattolici di Gordon i di­ stretti con più vasto contingente di popolazione cattolica se la cavarono quasi a buon mercato. Esso pre­ sumeva che la rivolta avrebbe impressionato le autorità. per il fat­ to che la massa dei poveri delle città. Il maggior numero 1 m. una ideologia o l ’assenza di qualsiasi teo­ ria. n .3. l ’attività e le idee del mob non si limitavano a delle pure e semplici sommosse contro il carovita. s. ma una entità permanente in quanto riconosciuta. Pure. erano sempre dirette contro i ricchi e i potenti (se pu­ re non necessariamente contro il capo ufficiale dello Stato o della città). In primo luogo il mob chiedeva di esser preso in considerazione. qualunque ne fossero l’o­ biettivo ufficiale. Nelle sue manifestazioni. un barometro infallibile dell’agitazione delle masse. I I . le confraternite religio­ se delle città europee. A Parigi. come. benché di rado fosse stabilmente organizzata come tale. ma perché sperava. assai di frequente le loro sommosse non erano altro che reazioni automatiche e inevitabili a tali mutamenti. come è noto. In gene­ re. La cosiddetta rivoluzione di Masaniello. pp. 7.debbano ancora es­ sere studiate. si ritrovavano in ge­ nere almeno due . di ottenere qualche cosa.14 2 CAPITO LO S E T T IM O Sui viveri non ci fu mai gabella non ci fu mai né dazio ne dogana 1 esprimevano un'aspirazione alla quale quasi tutte le classi indigenti delle città avrebbero fatto eco. anche in tempi nor­ mali. Comunque. . Poiché.o forse tre .altre idee. viveva ai limiti delle necessità di sussistenza. e che forse le avrebbe indotte a fare qualche concessione immediata. e che ogni aumento dei prezzi o della disoccupazione li precipi­ tava nella catastrofe. poiché il mob non era un puro e semplice as­ sembramento di persone raccolte a caso per il persegui­ mento immediato di un fine particolare. le attività del mob. il mob non insorgeva soltanto per protesta. In secon­ do luogo.

rivenditori o negozian­ ti. chiunque andasse in carroz­ za Questo andazzo ha talvolta suscitato in osservatori prevenuti . si appro­ priassero di tutto ciò di cui queste misere popolazioni. 2 Sono grato. 3 In Curiosità Storiche di n. nel 17 9 9 . 15 probabilmente artigiani. in T h e making o f the E n ­ glish w orking class (London 1963.i. O rigin i e carattere della rivolta palermitana del 1886. O xford 1962. I l i . più semplicemente. che incarnavano la quintessenza del mob. pp. ro se . in distretti ove il gruppo dei cattolici era esiguo. Thompson. 33 erano Pari. saccheg­ giavano imparzialmente le case dei realisti. La vita dei briganti. h. BRANCA!0. I. in «Transactions of the Rovai H i­ storical Society». cfr. antigiacobini ancora più accaniti. . ambasciatori o gentiluomini. v. nel 1860. di qualsiasi indi­ rizzo politico. 23 erano professionisti o preti. p. cosi numerosi nelle grandi città. 19 . Bari 19 25. 29 era­ no osti e simili. in seguito ai moti. Th e G o rdon Riots. I viennesi insorti contro l ’esecuzione del re di Fran­ cia. Rude ha poi continuato i suoi bellissimi studi con W ilkes and Liberty. sono citati alcuni versi. 1952-53. e soltanto quattro salaria­ ti'. furono strenui difensori della «Chiesa e del re».la tentazione di descriverlo come un branco di lumpenproletari e di criminali in cerca di bot­ tino \ Ed effettivamente. s. Cosi. e La R ivoluzione napoletana del 1779-. pp. specialmente «nobili e frati». v i. per alcuni rapporti consolari francesi che smentiscono apertamente tale interpretazione. nel 17 9 3 . e. m a fff. e di cui conosciamo la professione. a loro avviso. cro ce. Storia del Regno d i N a p o li . co­ me sa chiunque abbia trascorso anche solo poche ore a 5 GKORGE rudi-. o. cantavano canzoni che si scagliavano con­ tro tutte le classi dirigenti. v. analizza anche a fondo il fenomeno del «m ob per la Chiesa e per il R e». con una sola eccezione. in «A rchivio Storico Siciliano». 13 9 sgg.e quasi tutti gli osservatori.. e chiamavano giacobino e nemico del re chiunque possedesse una pro­ prietà. 62-78). ma rimane ancora da studili re la rivolta di Liverpool del 1776. le quali. 1956. 224. non hanno considerato il mob classico con eccessiva simpatia . al dottor Ernst Wangermann. 33 commercianti. F. in The Priestley riots o f 17 9 1.IL M OB CITTADINO M 3 delle case distrutte si trovava. Per il saccheggio delle case dei realisti. a pp 136-37. diressero la loro furia contro i nobili fran­ cesi emigrati '. s. r. e. Tra i 13 6 cittadini che chiesero risarcimenti. avevano «tradito il re». ci fornisce ora un resoconto completo di un’altra importan­ te sollevazione inglese di questo periodo. non c ’è dubbio che i depravati e i delinquenti. I lazzaroni napoletani. 4 C fr. per queste notizie. c ro c e (Napoli 19 19 ).

stagnini. Le rappresentazioni popolari di Vienna. ce ne dà una descrizione assai più precisa. una ban­ da di individui del genere. i lazzari erano semplicemen­ te popolo minuto o disoccupati. I lazzari napoletani avrebbero difeso la gloria del­ la loro città contro i disprezzati provinciali anche a costo di dare il loro appoggio ai giacobini.una classe che. p. aprile-giugno 19 56. • lb. e specialmente dagli abitanti di certi antichi quartieri con un marcato spirito di coesione. magnani. Chi. x x v i. o Mercato a Napoli. sotto il nome di laz­ zari o lazzaroni. Th e M otives of popular insurrection during the French R evolution .. Il terzo fattore costante era forse l ’ostilità verso i fore­ stieri.. e dove è stato più di frequente accusato di annoverare principalmente mendicanti e lumpenproletari. e di inclassificabili poveri cittadini '. P55 notn. Era un insieme di salariati. conciatori di pelli. hanno estremamente bisogno. il mob non era. . Per quanto concerne la città di Napoli. fabbri. in sostanza. che scriveva durante la rivoluzione del 17 9 9 . in «Annales Ilistoriques de la Revolution Friin^aise». dal 17 0 0 al i8 6 0 . cioè verso i non cittadini. come Fau­ bourg St-Antoine a Parigi. anche in altre città. dunque. 1 9 5 3 . che. piccoli proprietari. dove questo gruppo era forse pili co­ sciente della propria entità collettiva. I. lattonieri. rivolgendosi al comune pubblico «su ­ burbano» forniscono un magnifico specchio di quelle opi­ nioni popolari che di solito rimangono inesprcsse. Trastevere a Roma. gli apprendisti e i lavoranti dei più umili mestieri: cordai. Ne facevano parte i facchini ..144 CAPITO LO S L T T IM O Napoli o a Palermo. in «B u lletin Institute H istorical Research». Un cronista. come vedremo. Secondo Goethe. possediamo su di esso una documentazione assai esauriente.a taxation populaire de mai 1 7 7 5 . e probabilmente i portuali. 38. Tutta­ via. Una sorta di campanili­ smo istintivo sembra essere una caratteristica costante del classico mob. faceva parte del mob? Il nerbo di esso era costituito da quella classe che nel continente viene comunemente chiamata popolino (menti pettple o popolo minuto). 1 c rudi-:. riflet­ tono con estrema chiarezza questo intimo orgoglio del cit­ tadino. soleva ca­ peggiare le som m osse' . citato da Croce.

santa Rosalia. E ra bassa. G li artigiani della lana e della seta. e di coloro che vivevano di espedienti. Bari 1935* I . XXXIX. a questo proposi ro. fosse assai meno dedito all’artigianato. di cui le città preindustriali abbondavano. la­ sciando. xiv . in «N ap oli N obilissim a». s c i u p a . pp. col popolo minuto delle altre cit­ tà. e inoltre il suo La niente d i M asaniello. e persino i servitori di case ricche. ivi. Varietà intorno ai lazzari. X X X V III. e. osservavano il cul­ to della patrona della città. I lazzari si identificava­ no dunque. 140. I. M il a n o 1 9 4 3 . a Palermo. carrettiere. a Roma. Sembra che. più tardi riappare ed è definitivamente fissato nell’uso comune dalla loro contro-rivoluzione del 17 9 9 s. invece. ma certamente la più impressionante delle numerose som­ mosse di questa città :. Il e I I I . per designare i partigia­ ni di Masaniello. pp.. voli. essi infatti eleggevano ogni anno dei capolazzari ed erano fanaticamente attaccati al culto napoletano di san Gennaro. n. «selciatolo». 190^. forse per antica tradizione. in «A rchivio Storico delle Provincie Napoletane». questa non fu né la prima né l ’ultima. dei piccoli rivenditori di tutte le specie. gli orafi. I lazzari. J s i l v a g n i . si consideravano supe­ riori ai lazzari . il nome di lazzari ap­ pare per la prima volta nel 16 4 7 . in una grande città del Nord come M ilano. c r o c i. per quanto dal 16 5 0 al 17 5 0 esso sia poco usato. Per lo meno. d a l pani:. tra la popolazione ma­ 1 b. in S to ria d e l la vo ro in Ita ­ lia 17 0 0 1 8 1 5 . Cltr. Essi assursero a classe riconosciuta durante la rivoluzione del 16 4 7 . La C o rte cit. come i loro pari. i gioiellieri.I M o li CITTADINO M 5 sarti c calzolai. . si deve aggiungere lo stuo­ lo dei venditori ambulanti. La cosiddetta ri colazione d i Af«isaniello eie. gli in­ tagliatori di legno. s. conciatore di pelli. 10 2 . cuori:. facchino. il pesciven­ dolo M asaniello. barcaio­ lo. da 1. in sostanza. distinguendosene soltanto per la loro maggiore coesio­ ne... pescatore. gli argentieri. e che preferisse dedicarsi ai mestieri di macellaio. come riferiscono alcune fonti. p. che portò temporaneamente al potere uno di essi. 190.. 1 7 1 . voli. Naturalmente. J h. i vari mestieri arti­ gianali ai forestieri venuti a Roma in cerca di fo rtu n a 1. o di venditore ambulante di merci varie. iS y s p s . Non c ’è dubbio che tra di essi la percentuale di lumpenproletari fosse assai alta. in Varietà ili storia letteraria t* civile. ove. il popolo minuto indigeno.

io o . sia col fornirgli lavoro. in cui la po­ lizia e l'esercito fossero fiacchi. e non soltanto dalla feccia. anzi. oziosi. Tuttavia. e spesso in atto. ed era contrassegnato da una sua propria conformazione prepo­ litica. e che non avevano mai avuto regime repubblicano. 323. in genere delle capitali. e forse anche Vienna o Istambul. ad esempio proteggendo 1d a i. vi erano circa 27 000 operai e piccoli negozianti.. e soltanto 2500 tra «mendicanti. vi erano alcune città in cui il mob aveva un'importanza particolare. esisteva in ogni città di una certa importanza. Napoli. Pa­ lermo. vagabondi. vi collaboravano.146 C APITO LO S E T T IM O schile. carce­ rati. È compito del sovrano e della sua aristocrazia provvedere al sostentamento del popolo. In tali città il popolino viveva con i suoi governanti in uno strano rapporto. o addirittura si univano ad esso. come nei moti del 17 7 3 a Palermo. della Chiesa o dell’aristocrazia che vi risie­ devano. come le corporazioni artigiane. pp. Z7<). p a n e .. del governo. . grandi città imo da tempi remoti. 2 Ib id . G li esempi più caratteristici di questa tradizione citta­ dina sono rappresentati da città come Roma. se tale è la definizione esatta. con le loro donne» In ogni modo. A s­ sai spesso. può essere enunciato con chiarezza nel modo seguente. p . Storia del lavoro in Italia c it . Il loro modo di pen­ sare. i gruppi «rispettabili» della città. La maggior parte di tali città si trovava n ell'E u ­ ropa meridionale. dato che la combinazione di queste ca­ ratteristiche si riscontrava per lo pili in città la cui esisten­ za si protraeva ininterrottamente da epoca anteriore al­ l ’alto M edioevo. in cui confluivano in parti uguali ele­ menti di parassitismo e di ribellione. è pacifico che il mob fosse costituito dal­ le classi povere della città. ai quali presero parte «non solo persone di bassa e vile estrazione. ma anche membri dell ’artigianato» \ Un simile nucleo di ribelli in potenza. o nei moti del 17 9 0 a Bologna. erano queste le classiche metropoli preindustriali. che sempre furono governate da un prin­ cipe. che vivevano a spese della corte.

il po­ polino poteva spingersi fino ad avversare l'industrializza­ zione. delle province e delle campagne . partecipando. Per quanto povero e diseredato. delle città industriali.. Ciò è tanto più necessario. potevano con­ tare sull’appoggio effettivo ed entusiastico del popolo. che identificarsi con la città e i suoi governanti. ma effettiva. identificava a sua volta con la persona del sovrano. che spesso. i Borboni di Francia furono male consigliati a prefe­ rire alla lealtà tumultuosa. per il popolino.IL M O B CITTADINO 147 gli artigiani locali. ad esempio. come pure allo sfruttamento del resto del mon­ do attraverso il commercio. dunque. Cosi. come nel caso di Roma. sia attirando nuove fonti di lavoro e di lucro.fondamento di tutta l ’economia urbana preindustriale dei paesi Mediterranei . se era più facile domare le sommosse. Naturalmente. Se costoro adempivano a questo dovere. in genere. i vantaggi politici della residenza regale era­ no ridotti al minimo. Vienna era la corte imperiale. a quel generale sfruttamento da parte delle città. poiché i suoi componenti la consideravano al di sot­ to della loro dignità di cittadini. Nulla di più facile. se per qualsiasi ragione l ’abituale tenore di vita delle popolazioni fosse stato com­ promesso o ridotto. in quanto questi centri di corti principesche non sono. i . Roma era il Papato. come spesso è stato osservato. e preferivano non avere un’occupazione fissa. In ­ vero. se pure non necessariamente. dove. per quanto cenciosa e miserabile. con ogni probabi­ lità. la plebe identifi­ cava se stessa con lo splendore e la grandezza della città. i turisti e i pellegrini. se pure in minima parte. e. ma ne era invece il parassita. il movimento dei turisti e dei pellegrini. le più grandi città preindustriali erano in gene­ re cosi vaste in quanto centri amministrativi e residenza di una corte. Cosi. spendendo generosamente e facendo elargizioni come si conviene a un principe o a un gentiluo­ mo. era dovere del principe e della sua ari­ stocrazia distribuire soccorsi e mantenere basso il costo della vita. esso non subiva uno sfruttamento diretto da parte della corte borbonica o pa­ pale. come. dei loro parigini la tranquillità di Versailles. Comunque. essendo spesso troppo grandi perché le industrie locali forniscano lavoro sufficiente. infatti.

come nelle città moder­ ne.CAPITO LO S E T T IM O governanti e questo popolo di parassiti vivevano in una specie di simbiosi. ai nostri tempi. a parte qualche sporadica distruzione di proprietà. rispetto a quello odierno. e pre­ stassero ascolto al loro fedele popolo anche su altre que­ stioni. Non è facile. l ’ordine pubblico poteva rimanere. e non cercava altro. il popolo era assai soddisfatto d ell’eflicacia di questo mec­ canismo al fine di esprimere le proprie esigenze politiche. Poiché le rivolte non erano dirette contro il siste­ ma sociale. e finché il normale attaccamento del popolo alla città e ai governanti non fu sostituito da un altro ideale politico. immaginare un imperato­ re che conversa con i suoi arciduchi nell’equivalente vien­ nese di un cockney solo leggermente corretto. dato che ciò che chiedeva era poco più dello stretto necessario per vivere.ma non in quelli posteriori alla rivoluzione i tuguri e i mercati a ll’aperto fiancheggiavano i palazzi. continuava a fare sommosse finché quel dovere non fosse stato adempiuto. la plebe era pronta a difenderlo con ardore. o finché il mancato adempimento del loro dovere da parte dei governanti fu soltanto tem­ poraneo. e nei più antichi quartie­ ri di Parigi . La città era un’unità culturale. La per­ petua minaccia di ribellioni faceva si che i governanti con­ trollassero i prezzi. A l contrario. il sovrano compisse il suo dovere. Non si sentiva neppure la necessità di tenere queste due classi separate. dunque. esprimesse questa fondamentale comunanza di interessi di tutta la città contro gli sfruttati campagnoli o forestie­ ri. La tradizionale metropoli medievale o assolutista non ha quartieri eleganti. È assai probabile che la tacita convenzione per la quale l ’aristocrazia di Vienna. come fece­ ro gli Absburgo fino alla fine. dessero lavoro ed elargizioni. come si può tuttora osservare in al­ cuni rioni di Roma o di Palermo. straordinariamente rilassato. ciò non fece sorgere gravi problemi politici. Un mirabile quadro . Di tale meccanismo erano ben con­ scie ambedue le parti. e non un particolare linguaggio sofisticato. In caso contra­ rio. un po' di divertimento e il riflesso della gloria del principe. di Vene­ zia o di Napoli proteggeva il teatro dialettale e parlava una versione solo leggermente corretta dell'idioma popo­ lare del luogo. Purché.

Parma rimanesse un’isola massonico-radicale in una regione socialista. facevano anco­ ra delle sommosse. Sindacalismo e riform ism o nel Parmense. anche allora. nelle prime elezioni dopo la caduta del fascismo. compresi quelli per il par­ 1 b. ove il rozzo proletariato. por­ tò anche i parmensi a schierarsi colle sinistre. i parmensi ebbero la più gran­ de difficoltà ad adattarsi ai nuovi sistemi politici della fine del secolo scorso. ben­ ché nel corso d ell’ultimo decennio sia cominciato lo spo­ stamento a sinistra nelle elezioni delle grandi città cosi. quando M ilano e la Rom a­ gna votarono per le sinistre. non desistette mai dalle sue «sante» insurrezioni. Questo ritardo politico della città (non industriale) ri­ spetto alle campagne. Nelle stesse elezioni (19 4 6 ) a Roma i voti apolitici. e nel 18 9 5 . pur rimanendo sinceramente affezionato alla sua amata duchessa Di conseguenza. è significativo il fatto che nel 18 9 8 . Parma non lo fece. A questo proposito. erano meno della metà di quelli delle zone rurali.IL M O B CITTAD INO 149 di questa situazione è stato tracciato per la città di Parma. soltanto nelle campagne si organiz­ zavano scioperi. da allora. alzando barricate e tirando mattoni. malgrado i leader rifor­ misti delle loro associazioni di lavoratori. che ebbe un’impor­ tanza cruciale per lo sviluppo del socialismo italiano. quando già intorno ad essi' tutti si erano orientati verso i nuovi sistemi. Si tratta invece di un fenomeno assai diffuso nelPItalia meridionale fino ai nostri giorni. oltre che sommosse: nella città di Parma ci si limitava alle sommosse. che viveva dei sussidi concessi dalla beneficenza ducale. Comunque. RiGuzzi. come abbiamo visto nel capitolo sulla Mafia. non era e non è una caratteristica esclusiva di Parma. Il popolo non era ancora pervenuto a considerare il voto come un’arma politica seria. il loro numero sia quasi raddoppiato. vale a dire che il suo sposta­ mento a sinistra fu determinato dalla piccola borghesia. Ancora nel 18 9 0 . piuttosto che dalla classe operaia. per quanto. i voti ottenuti dalle sinistre a Palermo. Messina e Catania. Bari 19 3 1. di cui non riuscivano a comprendere la necessità. cioè alle elezioni e ai sindacati. . per quanto. i parmensi. l'ondata nazio­ nale delle insurrezioni di quell’anno.

a Napoli.come le grandi fabbriche o una solidarietà artigiana o paesana . quando votano. sud­ divise per città e villaggi. così come un cervellotico spostamento da un candidato estremista al l’altro. Le antiche circoscrizioni di artigiani e piccoli negozianti.150 CAPITO LO S E T T IM O tito monarchico. questa mancanza di interesse da parte dei proletari delle grandi città per la politica moderna . che mi ha fornito le cifre delle elezioni provinciali.. cioè al radicalismo. e ad esso ri­ masero fedeli molto più a lungo. Contadini del Sud cit. Uno dei fatti più noti della storia politica della città di Londra è il voto apolitico dell’E ast End fino agli albori del nostro secolo. rappresentato principalmente da un armatore mi­ liardario e demagogo assai influente nella città. 2 Sono grato al signor Nino Cavatassi. C fr. costituito dal liberalismo radicale. 31-32. furono notevolmente più numerosi che in qualsiasi altra provincia del Lazio. Nel 19 5 6 vi ottenne un numero di voti quasi tri­ plo di quello dei comunisti. Un basso nuni<-:\> di voti per la democrazia cristiana o per il socialcomunismo contraddisnngue quella che è stata definita la «zona grigia» eieI risveglio politico. sia risul­ tato a Napoli più forte che in qualsiasi altra grande città d ’Italia. furono al­ quanto più numerosi che in qualsiasi altra zona della Cam­ pania Nella provincia calabrese di Cosenza..che si risolve. ma può anche deri­ vare semplicemente da debolezza o da mancanza di qual­ che cosa che . . Tuttavia. pervennero molto prima a una coscienza politica. in una specie di conservatorismo . specialmente quelle situate a sud del Tam igi. segretario della federazione del p c i di Cosenza. passando al partito labu­ rista soltanto intorno al 19 2 0 . quando passò al partito laburista senza attraversare lo stadio precedente della coscienza po­ litica. s c o t e l l a r o . Nondimeno. la simbiosi del mob con coloro contro i quali periodicamente si ribellava non era necessariamen­ 1 I voti dati al partito monarchico o al partito qualunquista (neofa­ scista) sono giustamente considerati dagli studiosi del Meridione d ’Italia come indicatori d ell’assenza di i:na coscienza politica piuttosto che come voti politici. pp. le sinistre ottennero più del doppio dei voti dei monarchici­ neofascisti: ma nella città di Cosenza ottennero soltanto il 159Ó in più Non è per caso che uno dei partiti monar­ chici. nel 19 5 3 . non è soltanto il risultato delle particolari simbiosi di cui sopra.li aiuti a consolidare le loro opinioni politiche.

ad esempio. «lo ro» erano ricchi. Il mob si ribella­ va. la vita era dunque fon­ damentalmente ingiusta verso i poveri. come il «mob per la Chiesa e per il R e». esamina in forma brillante i presupposti e i miti del realismo popolare in Russia. V ale la pena di soffermarsi un istante ad analizzare que­ sto legittimismo popolare. divenuti fuorilegge in seguito a contrasti con un gran signore o con lo Stato. poiché le idee che ne costitui­ scono il sottofondo non sono una prerogativa delle gran­ di città. che sempre venivano traditi e sempre traevano la propria rivincita. l ’equivalente cittadino di quello stadio di coscienza politica rappresentato nelle campagne dal banditismo sociale. in Tsar and People (N ew Haven 19 6 1). ma talora faceva anche delle vere rivoluzioni. In primo luogo. possono essere espresse come segue '. c h e r n ia v s k y . «Sono rinchiuso in una cella perché non ho de­ naro. Come il banditismo. o piuttosto. Può essere malvagio. che è espresso nelle parole di innumerevoli ballate popolari («in tutto il mondo è sem­ pre lo stesso. ma finché la società sulla quale 1 M. anche se venivano fatte apparire come controrivoluzioni. ma sono state largamente condivise da tutte le popolazioni prepolitiche. che. il povero ha sempre torto» a Londra come a Siviglia. Il mob era povero. tale può essere il sistema di governo che rappresenta. generalmente lo fece in una forma che può essere definita come un legittimismo barricadiero. erano cioè. cosi come può apparire ad una pubblica opinione incolta. quando si ma­ nifestò come un fenomeno di carattere apertamente poli­ tico. nei paesi assolutisti. cor­ rotto o ingiusto.IL MOB CITTADINO 151 te il fattore essenziale della sua politica. Questa la sostan­ za del loro atteggiamento. Le idee ri­ voluzionarie insite nel mob erano di carattere prim itivo. in sintesi. con una chiave d ’oro non v e porta che non si apra») che idealizzavano la ribellione anarchica di briganti o ban­ diti da strada. il sovrano (o una istituzione come la Chiesa) simbolizza e rappresenta in un certo senso il po­ polo e il suo modo di vivere. a modo loro. . I movimenti contadini della Russia zarista fino agli inizi del nostro secolo erano pro­ fondamente compenetrati da queste idee.

Cosi i castigliani si strinsero intorno ai borboni per combattere lo straniero invasore.I}2 CAPITO LO S E T T IM O esercita il potere rimane stabile nelle sue tradizioni. In secondo luogo. Tuttavia. una specie di luddismo politico. non è certo molto favorevole alla massa del popolo. tranne che in circostanze particolarmente fortunate. in un senso simbolico e quasi magi­ co. pe­ stilenze. Non è un caso che lo slogan di ogni principotto tedesco fosse «Ruhe ist die erste Biìrgerpflicht» (la tranquillità è il pri­ mo dovere del cittadino). se que­ sto ordine stabilito. ma se la sfida all’ordine tradizionale assume la forma di nuove for­ ze sociali distruttrici. osservando giustamente: «O ra sono patrioti per me. il sovrano (un'istituzione per sua for­ tuna remota) rappresenta la giustizia. il popolo. qualunque ne sia la natura. ma un giorno potrebbero esserlo contro di m e». veniva a essere minacciato d all’esterno o d all’interno. senza dubbio percorrerebbero il paese in lungo . pure. ciò probabil­ mente avviene perché il monarca ignora i misfatti com­ messi in suo nome. «loro stessi» o almeno la personificazione dell’ordine sociale. assassini. esso rappresenta la norma di vita. L ’imperatore Francesco I d ’Austria guardava con sospetto al legittimismo rivolu­ zionario del suo popolo. non l ’entusiasmo. un movimento sociale vero e proprio. guerre. Se soltanto Io zar o il re di Francia sa­ pessero. in quan­ to egli rappresentava. per quanto duro e ingrato. Questa legge. Questo non è. il clero e altri sfruttatori succhiano il sangue del popolo. questo è il destino d ell’uomo. epidemie. gli si stringeva intorno. Dal punto di vista di un’istituzione pret­ tamente conservatrice. per se stesso. morti im provvise. carestia. le ingiustizie e i lutti (e a meno che. il legittimismo può dissimulare una rivolta in massa contro le ingiustizie del nuovo ordine. miseria e in­ giustizia sono sempre presenti o in agguato dietro l’ango­ lo. a meno che il sovrano avesse causato o tollerato in una mi­ sura maggiore del consueto la miseria. la disposizione ideale è l ’obbedien­ za. i funzionari. secondo il detto cinese «il mandato del cielo fosse scaduto»). P er quanto sia evi­ dente che i signorotti locali. I legittimi monarchi e le istituzioni come le Chiese possono non vedere di buon occhio un simile movimento.

egualmen­ te disastrosa. in genere. è una figura familiare nella storia delle rivoluzioni europee. che non si tratti della « vera» Chiesa. per quanto legittimo . anch’essa è minacciata dalla scoperta. I movimenti «per la Chiesa e per il R e» sono dunque autentiche proteste sociali. il che implica u n ’accettazione della gerarchia tradizionale. Esso diviene follia rivoluzionaria soltanto in periodi rivoluzionari. reali o immaginari.per un Nicola I I dopo tre anni di massacri . allo scopo di sma­ scherare le ingiustizie e di dispensare la giustizia. o che potrebbe rendere se altri non . appena le ingiustizie e le sofferenze patite dal popo­ lo sono deposte direttam ente ai loro piedi. tuttavia. come la Chiesa.poiché un monarca ingiusto è la negazione della regalità. Presu­ mendo che questo movimento avesse una teoria costitu­ zionale. resiste meglio alla scoperta della falli­ bilità. tale reputazio­ ne svanisce. come quella. quello di salvaguardare la norma tradizionale dei rapporti sociali. Nessuno si muoverà più per difendere un mo­ narca ingiusto. cosi cara alle masse. ma fieramente anticleri­ cale. Il loro scopo è. come abbiamo visto a proposito del mille­ narismo. da Hàrùn al-Rashìd a ll’imperatore Giuseppe I I . Il cristiano devoto. il legittimismo popola­ re implica invece alcuni servizi. si potrebbe spiegare ciò che lo distingue dal legit­ timismo reale dicendo che quest’ultimo implica soprattut­ to un monopolio dell’obbedienza. attribui­ ta a tutti i sovrani. nella quale non vi siano né «cap­ pelli» né «berretti» (per usare l ’espressione siciliana) esploda a tratti in massacri selvaggi. ma di una congiura degli oppressori per mantenere i poveri nel­ l ’ignoranza. però. per quanto assumano caratte­ re rivoluzionario soltanto in quella che ho definito come la loro fase luddista. U n’istituzione meno persona­ le. del re che si aggira in incognito per il paese.I L M O B CITTAD INO 153 e in largo fulminando col loro occhio d ’aquila i disonesti funzionari. Questo atteggiamento viene espresso da una serie di leggende popolari. La remota distanza alla quale si trovano i re (o i papi) salvaguarda la loro reputazione. Naturalmente. e dispensando la giustizia al loro fedele popo­ lo. per quanto il sogno secolare di una società veramente e completamente libera. che il re rende alla giustizia.

Essi non riusciva­ no a concepire che la Chiesa potesse non essere dalla par­ te d ell’Irlanda. poiché in fondo non si preoc­ cupano di ciò che il re o la Chiesa ne possano pensare.52 . o in molte altre sommosse rurali in cui i contadini. E ssi non pensavano a uno zar reale. ma allo zar idea­ le del popolo legittimista. nel 1 9 1 4 una istituzione quasi universale dell’Europa centrale. Nel 1 588. Torino 19 .state sparando su Aleksandr N ikolaevic. vedi r . I cittadini di Dublino. ba­ sato sui più recenti studi sulla Russia. I l populism o russo . le cui origini risalgono al secolarismo e al deismo del x v m se­ colo. O ve. . insorge per la giustizia sotto le insegne del re e dello zar. Il popolino. i parigini non si preoc­ cuparono di sapere se Enrico I I I approvasse il movimen­ to insurrezionale da essi suscitato in suo nome. facendosi il segno della croce. v e n t u r i .gridavano i contadini di Bezdna al generale Apraksin. . I movimenti popolari «per la Chiesa e per il R e» esprimono dunque delle critiche e pongono delle condizioni.in effetti. nel corso degli ultimi quarant’anni. dunque. A utour du M o itijk . dato che essi credo­ no in buona fede di agire secondo i desideri del proprio sovrano. l a b r y . o a qualsiasi reale sovrano. a una tra­ scurabile anomalia politica. orientale e meridionale. il re non sia un personaggio 1 Per questa interessantissima sommossa. state spargendo il sangue dello z a r » 1. i rapporti tra la Chiesa e la fratellanza repubblicana irlandese. e f . figura che non ha riscontro nel­ la realtà. . sono sempre stati piuttosto vaghi. che. siano essi della Sicilia o della re­ gione del Volga. Paris 1 9 2 3 . come a Napoli. ha ridot­ to la monarchia. Non vi è dunque da stupirsi d ell’im prov­ viso abbandono dei loro sovrani da parte dei sudditi legit­ timisti. non possono credere che le forze dello Stato si siano mosse per annientarli. nelle opere di Sean O 'C asey. e in verità.154 CAPITO LO S E T T IM O glielo impedisse. I napole­ tani e i parmensi non esitavano un istante a ribellarsi con­ tro il sovrano quando ritenevano che mancasse al suo do­ vere di fornire loro quel modesto sostentamento a cui pensavano di avere diritto. come nella terribile jacquerie della città di Napoli nel 17 9 9 . ne tengono ben poco conto. non si preoccupano di sapere se la Chiesa approvi la loro ribellione . «N on sparate su di noi.

fare una dimostrazione contro san Gennaro e trasferire temporaneamente la loro devozione a sant’A n ton io'. L ’unica soluzione che l’idea anarchica prim itiva sia in gra­ do di proporre per le città e la loro distruzione. erano queste semplici etichette po­ litiche apposte a movimenti privi di qualsiasi programma positivo.c:noscibile.9 8 ' . la legge e i ricchi che lo sfruttano e si ingeriscono nelle sue faccende. Un villaggio di contadini potrebbe sperare di svolge­ re la propria vita col semplice consenso della comunità. Ma una città non può sperare di governarsi a questo modo. se pure esiste. come lo in­ tendevano i governanti. venissero eliminati. come già vedemmo.una repubblica imper­ sonale era infatti qualcosa che sfuggiva alla loro compren­ sione . dopo la sconfitta. uno vale l ’altro. a questa condizione. ma che. I laz­ zari erano legati soltanto a un re . la mancata adesione al legittimismo. I la z z a ri c it. non sarebbe mai la semplice uguaglianza di coloro che coltivano in comune la terra. Esso vuole un re che faccia il proprio dovere.I L M O B CITTADINO cosi lontano da essere personalmente sconosciuto e . Per i lazzari era dunque logico. per la loro stessa si­ tuazione. ad eccezione dell’odio per i ricchi e di un certo ideale di uguaglianza di sapore larvatamente anarchico. co­ me deve farlo il suo santo. Buona parte della reputazione di volubilità del mob è dovuta a questo em­ pirismo. in seguito alla conquista francese.rr. Invero. il mob non era legato a nessun re. se soltanto lo Stato. In fondo. governante o sistema. non già a un re borbonico. in uno spirito di 3 cro ce. si riduce a quella specie particolare rappresentata dal voto o da uguali possibilità. pp. i poveri delle città non possono approvare. che sti­ mavano migliore del «re che se ne era andato» e causa del suo modo di fare più democratico. Oc­ corre che qualcuno provveda all'organizzazione della cit­ tà e al suo sostentamento. Neppure l ’anarchia poteva costituire una soluzione positi­ va. tuttavia. può essere accolta con entusia­ smo dai contadini anarchici.. In essa l ’uguaglianza. risulta ancora più evidente. 1 9 7 . o da qualche altra cosa del genere. proposta che.. essi non ebbero difficoltà a trasferire la loro lealtà al generale francese Championnet.

: 0. qualunque fosse Io scopo che si prefig­ geva. A ttraverso uno stu­ dio delle rappresentazioni di periferia.qualun­ que esso fosse .CAPITO LO S E T T IM O fratellanza. Qualora. D ie A U tviencr V o lksk o m ó d ie . si ha un’idea assai più precisa di ciò che si­ gnifica il governo. Nondimeno. r o m m k l . Wien 19 5 2 . Tuttavia il mob non poteva fare nulla più che ribellarsi periodicamente contro il destino umano per poi placarsi. il potere e la conquista del potere. Il mob dispone dell’arma della ribellione. Non si preoccupava gran che della bandiera sotto la quale insorgeva. In Spagna. nel 1848 era rivoluzionario. a poco a poco il mob mutò indirizzo. il menu peuple di Parigi. di quella che possono averne i contadini di remoti villaggi. insorse sempre sotto gli auspici delle sinistre. e magari procedono a una periodica ridistri­ buzione di essa. poiché. Il bas­ so popolo viennese. preferendo una tacita accettazione del governo . ai fini del nostro studio comparativo. È questa un’arma notevolmente efficace. vivendo nelle capitali. è l'opera classica su ll’argomento. dopo la metà del secolo 1 II dottor Ernst Wangermann ha tratto questa informazione dagli archivi. possiamo localiz­ zare in modo ancora più preciso questo mutamento del­ l ’atmosfera politica popolare tra il 18 3 0 e il 18 4 8 '. si potranno osservare gli stadi successivi di tale evoluzione dalla Rivoluzione francese in poi. che intorno al 17 9 0 era lealista ed antigiacobino (con la caratteristica eccezione dei calzolai che erano filofrancesi perché i francesi erano contrari alla re­ ligione ‘ ). dato che a questa massa riusciva eccezional­ mente difficile concepire l ’idea di un mondo nuovo e per­ fetto. gli eroi le cui gesta venivano cantate nei caffè-con­ certo di Siviglia e Barcellona. e battendosi per ottenere vantaggi immediati di scarsa importanza. . Nel corso degli ultimi due secoli.e dei suoi datori di lavoro. se questa affermazione non è troppo precisa e categorica. infatti. A partire dalla Rivoluzione francese. Johann Nestroy è il tipico attore-autore delle rappresentazioni popolari anteriori al 1848. ci si limiti al basso popolo delle città assolutiste o di tradizione asso­ lutista del M eridione. non vi è trac­ cia di movimenti millenaristici tra i classici mob delle grandi città.

nel 1909 2. forma d ’arte generalmente apolitica. 194. M a­ drid 19 5 2 .anti­ semita come a Vienna. T h e Spanish Labyrinth cit. ne] suo più antico repertorio. e i regi­ mi «per la Chiesa e per il R e» erano in via di decadenza. p. che parteggiava per il popolo e spesso pro1 Silverio. roccaforte del proletariato filoborbonico. per la «setti­ mana tragica» in cui imperò il mob anarchico. 2 b re n a n . Cosi. erano generali di idee liberali P er­ sino a Napoli. ostile ai canti andalusi. Il menestrello f e r n a n d o e l d e t r i a n a . 34. E l canto Flam enco. assai di frequente. da qualche anno la camorra era venu­ ta a patti con i liberali. per quanto ora.. più che come una forza di­ chiaratamente tradizionalista. Questo movimento fu ta­ citamente tollerato dal governo perché anticatalano. aveva. e Garibaldi conquistò le classi po­ vere napoletane come conquistava i cuori di tutta la gen­ te umile. 85-89. Perché avvenne questo cambiamento? In parte.che sembrava adattarsi al complesso degli elementi conservatori. d e m o f il o . senza dubbio. componendo un tango sulle gesta del generale Prim. È in questo spirito che Alejandro Lerroux. perché il mob procedeva empiricamente. « l ’imperatore del Paralelo» reclutò i suoi uo­ mini nel Barrio Chino. a giudicare dal testo delle coplas (canzoni) e dalle memorie dei cantanti. in A rte y artistas flamencos . anticlericale e anticapitalista come a Barcellona . In effetti. poiché la città aveva da lungo tempo preso l ’abitudine di sollevarsi insieme o anche prima dei suoi li­ berali. pp. malfamato quartiere di tuguri e bordelli nel centro della vecchia Barcellona. dei carlisti ara­ gonesi e navarrini che si battevano per una causa persa. nel i8 6 0 i Borboni attesero invano una seconda edizione della sommossa dei lazzaroni del 17 9 9 . I lazzari non si mossero. era anche «per Garibaldi e la R epubblica». . un’elegia dedicata a ll’eroe repub­ blicano Riego: cfr. Ciò non implica che il mob meramente prepolitico o favorevole alle Destre avesse cessato di esistere. Sevilla 1 881 . La causa di ciò era in parte nel fatto che con i movimenti rivoluzionari della nuova epoca era apparso un nuovo ge­ nere di eroe. agisse come sospinto da una demagogia di tendenze apertamente di sinistra . narra come conquistò i! pubblico di Barcellona. Nei tuguri delle città non troveremo certamente l ’ostina­ to tradizionalismo dei contadini vandeani.I L M O B CITTAD INO 157 scorso. il padre del flamenco . se la sommossa del 18 6 6 a Palermo era an­ cora «per santa Rosalia». p.

Il mob era tradizionalista soltanto per man­ canza di qualcosa di meglio. il classico mob ha subito una sensibile decadenza. quasi fin dal princi­ pio la vera forza dei moderni movimenti operai risiede non già nelle capitali non industrializzate. la cui capacità di incarnare l ’ideale del «campione del popolo» aveva del miracoloso (egli resta tuttora l ’uo­ mo che ha suscitato da solo le più vaste dimostrazioni di massa che Londra abbia mai visto) ne costituisce forse il più vivido esempio. e una perma­ nente solidarietà. e forse anche mirag­ gio. ma tale vantaggio fu annullato da una quasi totale incapacità di comprendere che l ’agitazione sociale non si esaurisce quando la sommossa ha ottenuto il suo scopo immediato. come il Mack Smith ha giustamente osservato. l ’industrializza­ zione ha sostituito al popolino la classe operaia industria­ le. egli stesso era un uomo semplice. La facilità con la quale questo insorgeva. ed era appunto questo che i nuovi movimenti. la cui essenza stessa è l ’organizzazione. Invero. nei dipartimenti del Nord e del passo di Calais. ma nelle pro­ vince. M olto prima che gli italiani del Sud avessero abbandonato il loro tradizionale rivoluzionari­ smo. forse perché. L ’epoca d'oro dei movimenti rivoluzionari del proletariato urbano è stata quella del giacobinismo e del primo radicalismo. di una società libera. egli li conquistò nonostante la loro incomprensione delle vere cause a cui prestava il suo nome. dalle idee ancora rudimentali. e sa­ peva per istinto come trattare con i poveri di mentalità prepolitica. e che la disciplina è necessaria. socialista. a Torino e a M ilano. mentre quella del vero mob era costitui­ . G a ri­ baldi. anche se in un modo vago. la disciplinata stolidità di un piccolo distret­ to minerario alla turbolenza di tre grandi città come P a­ lermo. nel G alles. Quasi tutti i movimenti socialisti o comunisti moderni preferirebbero. campione. sem­ bravano promettere. giacobino. se potesse­ ro scegliere.i 58 CAP IT OL O S E T T I M O veniva anche dal popolo. In primo luogo. nell’Inghilterra del Nord. e non soltanto ordinata. È evidente che essi non potevano assorbire compietamente il mob. Ma anche nelle sue roccaforti. rese all’inizio più agevole il compito dei rivoluzionari. con alcune eccezioni. nella Germ ania centrale. nazionalista.

D ie w irtschaflliche E n tw icklun g in der FranzJo scp h-Z eit . per quanto riguar­ da Vienna. 46-47. Pochi rimpiangeranno la sua fine. Soltanto qualora per­ corra a piedi. e l ’in­ flusso favorevole da esso esercitato in alcuni luoghi non è stato tenuto in alcun conto. rese più difficile lo spontaneo accendersi delle rivolte e delle insnrrezioni. anche quando ne hanno tratto vantaggio. sono stati molto propensi a idealizzarlo. e veda.IL MOB CITTADINO 159 ta da brevi e intermittenti sommosse. b e n e d i k t . In secondo luogo. Neppure gli anarchici. ove i Quattro Canti formano ancora il cuore della città. che lo­ gicamente sostengono la ribellione prim itiva e spontanea. e. la crescente sensibi­ lità dei governi ai disordini nelle capitali in seguito alla Rivoluzione francese. il mutamento delle condizioni economiche ha eliminato la carestia periodica combinata a un'alta percentuale di di­ soccupazione. a breve distanza dai palazzi e dagli uffici del governo. Esso ha rappresentato in comples­ so una forza che ha ritardato la conquista delle grandi cit­ tà non industriali da parte del movimento operaio. Wien-Munchen 19 58 . sostituendovi una forma di crisi economica che non produceva. Raramente i difen­ sori dello status quo hanno menato vanto per il solido tra­ dizionalismo del mob come hanno fatto per quello del movimento conservatore contadino. pp. l ’opera di Haussmann a Parigi. anche se ha effetti negativi. sentirà nel suo intimo tutto il significato del gri­ do « il popolo è insorto!» ai tempi dell’autentico m o b 1. L ’osservatore che conosca soltanto Londra. tendente a separare i ricchi dai poveri in quartieri diversi e ad allontanare entrambi dai centri commerciali e politi­ ci. e probabilmente anche l ’evoluzio­ ne compiutasi nell’urbanistica durante il secolo scorso. i mercati e i tuguri. ma chiunque abbia visto l ’orripi­ lante spettacolo del sottoproletariato napoletano sarà pro1 A proposito d ell’influenza che ebbe su ll’ urbanistica il timore delie rivoluzioni cfr. anche ove ne permanessero le cause. Infine. Parigi o B er­ lino della fine del secolo scorso troverà difficoltà a com­ prendere la vera essenza del mob. le sommosse per il pane. come reazione automatica e inevita­ bile. La trasformazione del popolino delle grandi capitali in una classe operaia moderna ha portato ad una perdita di colore locale. ad esempio le vie di Palerm o. . H.

per quanto anche que­ sto. prima di cedere il passo a movimenti più evoluti e ad altri rag­ gruppamenti del proletariato. diffìcilmente possa destare la sua simpatia. esso ha svolto un ruolo impor­ tante nell’evoluzione politica del mondo moderno. 1 (Squallido cittadina industriale inglese!. lo storico ha il dovere di cercare di comprenderne l ’essenza. il mob è pur sempre un fatto storico. poiché è tutt’altro che assurdo riconoscerlo nelle fazioni degli azzurri e dei verdi nei circhi dell 'antichi cà. E poiché. esso costituisce forse la forma di agitazione sociale là cui ininterrotta esistenza può essere fatta risalire più addietro nel tempo.i6o CAPI TOLO S E T T I M O penso a considerare con indulgenza persino Stoke-onTrent M a. forse senza ren­ dersene pienamente conto. . con tutti i suoi inconvenienti. come altri movimenti sociali prim itivi.

forse. Churches and the w orking classes in Victorian Un gland. INCm s. Thompson. estremo derivato d ell’illuminismo e del nazionalismo del x v m secolo. pro­ babilmente. . figlie di un’epoca senza precedenti. 26. Dunbain sulle leghe di lavoratori agricoli del 18 7 3 (« l3ast & Present». che abbiano espresso le proprie ideologie e aspirazioni in termini di razionali­ smo laico invece che in quelli tradizionali della religione. erano. in secondo luogo perché le stesse classi lavoratrici. da rendere difficile la valutazione della sua natura anche per coloro che sono cresciuti in un’epoca nella quale la politica è agnostica. In primo luogo. ad eccezione di alcuni 1 Uno studio ottimo e molto compie to sul protestantesimo c la classe operaia inglese nel periodo della prima industrializzazione esiste ora. T h e making of the l i n gl is h w orking class cit. Il saggio di K. da questa epoca. ma per il resto non è molto importan­ te. il so­ cialismo (come pure il comuniSmo e l ’anarchia che appar­ tengono alla stessa famiglia) è l’ultimo. perché la sua ideologia dominante. sotto due diversi punti di vista. II moderno movimento operaio deriva. inoltre la critica al presente capitolo ivi contenuta è inaccettabile. il cui fondatore era un ex cartisra. i primi movimenti poli­ tici di massa nella storia del mondo. 1963) illum ina molti altri lati del problema e tra l’alt rei porta l'attenzione sugli aspetti m illenaristici degli aderenti al­ le leghe.Capitolo ottavo Le sette operaie 1 I. qualunque siano le convinzioni individuali degli uomini politici e dei loro elettori. V i­ ceversa l’articolo di T. Questo fenomeno segna una cosi profonda evoluzione nel­ la vita e nelle opinioni del popolo. meno influenzate dalle religioni tradizionali di qualsiasi altro gruppo sociale. sue so­ stenitrici. s. La Rivoluzione americana c la Rivoluzione francese del x v m secolo costituiscono. London 1963. contiene un capitolo assai utile sul Misere ito della salvezza.

agnostici o atei. recentemente i m igliori studi. poiché i gruppi eccezionalmente religiosi. di un laicismo completo. Tuttavia non sarebbe credibile che le forme e gli atteggiamenti della religione tradizionale che. dunque. non soltanto indifferenti nei ri­ guardi della religione.rappresentano spesso delle minoran­ ze nazionali come gli irlandesi in Gran Bretagna e i polac­ chi nella Germania imperiale. . o siano. della pro­ pria nazionalità. La caratteristica forma moderna di movimento delle classi operaie è. lo sono. si tratta normalmente di cattolici romani . spesso si osserva una specie di nostalgia per le vecchie religioni. sono costituiti dalle opere di Le Bras e della Scuola cattolica francese di sociologia religiosa. hanno rivelato. posteriori al 19 4 1. fin dal principio. ha. rispetto alle altre. ma. in genere. potessero. per i quali la propria reli­ gione particolare è un emblema. che questa classe. è caratterizzata da una forte dose d ’indifferentismo religio­ so '.I 02 CAP IT OL O OTTAVO gruppi circoscritti o di élite. prati­ camente. Ciò non significa che i lavoratori fossero. avevano accompagnato la vita del po­ polo minuto. da tem­ po immemorabile. anche di carattere più spiccatamente laico. forse più pre­ cisamente. Nei primi stadi di movimenti sociali e politici. Le in­ chieste compiute sulle tendenze e sulle pratiche religiose della classe operaia dal 18 4 0 al 19 5 0 . in genere. qua­ si senza eccezione. per quanto più religio­ si dei loro compagni.nell’Europa occidentale. tra le classi operaie . essi sono stati. atei e anticlericali. dichiaratamente agnostici. per la maggior parte. portato a una netta riduzione dell'in­ fluenza delle religioni tradizionali e delle chiese. E anche costoro. generalmente. cadere nel nulla. o dalla condizione di contadino a quella di operaio. assai meno di quanto lo siano in patria i loro correligionari non appar­ tenenti alla classe operaia. o. una incapacità a comprendere nuove ideologie 1 La prima di queste grandi inchieste c il censimento religioso del l’ In­ ghilterra e del G alles nel 19 5 1. come gli intellettuali bor­ ghesi. Anche le eccezioni sono spesso più apparenti che rea­ li. Significa soltanto che il passaggio universale o individuale dal villaggio alla città. se non militante. all’im provviso. Per quanto concerne i leader e i militanti dei movimenti socialisti. come un altro.

magari con delle tracce di vecchi culti e riti. ‘ Non voglio dire che sim ili sette non esistano altrove. di nuovi santi e martiri anche miracolanti. citato ultimamente da A l­ bert Soboul. nella corri­ spondenza. è costituita dalle sette operaie dei paesi anglosassoni \ La storia delle ideologie dei movimenti operai inglesi non è certo completamente diversa da quella relativa ai paesi del continente. Tuttavia. se si eccettuano gli stadi iniziali. . i più importanti. dando luogo a manifestazioni analoghe. molte delle funzioni proprie delle religioni tra­ dizionali. questi fenomeni sono singolari. Essi sono. il culto della Dea Ragione e d ell’Essere Supremo. tuttavia mi sembra più opportuno trattare quasi esclusivamente dei fenomeni inglesi. La capacità dei movimenti secolari di suscitare nuovi culti si mantenne a lungo. perfino il posi­ tivismo di Auguste Comte aveva la sua religione dell’u­ manità. queste analogie sociologiche esulano d all’ambito della nostra trattazione. La più importante eccezione a questa regola generale. magari con degli dèi trasformati o di statura più ridotta. M arat. Il movimento socialista operaio è perfetta­ mente moderno nel suo laicismo.LE S E T T E OPERAIE che esulano dagli schemi delle vecchie. I socia­ listi spagnoli si rivolgevano l ’uno a ll’altro. il titolo di «correligionario». e sulla cui tomba gli ammalati guarivano e. tra i sancu­ lotti parigini. nell’epoca delle comunità uto­ pistiche. 2. da parte dei rivoluzionari militanti: Perrine Dugué nel Sarthe. che sali al cielo con ali tricolo­ ri. assunsero l ’aspetto di nuove religioni (come il sansimonismo) o di settarismo profetico (come quello di W ilhelm W eitling). Lepeletier e Chalier Spesso le for­ me prim itive di socialismo. La stessa borghesia illuminista aveva la propria religione massonica e la rivoluzione fran­ cese. In e f­ fetti i nuovi movimenti socialisti assolvevano. luglio-dicembre 1956. Un esempio ancora più tipico. secondo gli schemi tradizionali. piuttosto che importanti. i movimenti operai e socialisti inglesi eran dominati dalla tradizione laicistico-radicale che forni i più influenti pamphlettisti da 1 Sentim ent religieu x et cultes populaires pendant la R evolution . in «A rchives de Sociologies des R eligions». Tuttavia. in ogni modo. Come quelli del continente. è rappresentato d all’introduzione del culto. per i loro membri. n.

di 249 membri laburisti del Parlamento. vedi il mio M ethodism and the threat o f R evolution in Britain. Non si può tuttavia negare che nel complesso in G ran Bretagna sussistessero degli intimi legami tra la re­ ligione tradizionale e i movimenti operai. attraverso il libero pensiero dei ra­ dicali seguaci di Holvoake che affluivano alla «H all of Science» di Bradlaugh. owenisti ed o ’brienisti. secondo la quale l ’avvento del metodismo impedì la rivoluzione in Gran Bretagna. ma anche alcune delle al­ tre città. e. Leipzig 19 3 2 . Fin nel 19 2 9 . in genera­ le. legami assai più forti e duraturi che in molti altri paesi. e con l ’intralcio di pregiudizi politici o settari'. febbraio 19 5 7. M olto si è discusso sui precisi rapporti tra la religione tradizionale e i movimenti operai. dai gia­ cobini di Londra e da Place attraverso gli antireligiosi owenisti e i loro collaboratori. Soziaiism us und R eligion. ove il militante operaio religioso o settario è sempre stato una curiosa anomalia. dovette svolgere la sua carriera in un’organizzazio­ ne atea e marxista come la s d f . dagli «economisti del lavoro» spenceriani. A Londra. e la maggior parte del suo impulso politico. sulle cui convin­ zioni religiose uno studioso tedesco condusse un’inchie­ sta. Wearmouth. tutti i teorici del movimento. per quanto. gli ugualmente antireligio­ si giornalisti e librai.i 64 C A P I T O L O O TT AVO Tom Paine a Bradlaugh e Blatchford. La maggior parte del materiale è stato raccolto da storici metodisti n ell’intento di il­ lustrare il contributo portato dai loro gruppi al movimento operaio. V i so­ no luoghi. poiché neppure il clerica­ le partito laburista indipendente era riuscito a prendervi piede. 2 La tesi di H alévy. in «H istory T od ay». e spe­ cialmente da R . l in d e n . fondamentalmente religioso come George Lansbury. persino un rivolu­ zionario. otto soltanto si dichiararono agnostici o atei '. che ha pubblicato una serie di volum i sul- . specialmente Londra. è stata la base della maggior parte di que­ ste trattazioni. in cui l ’agitazione operaia e artigiana ha una tra­ dizione che risale a prima della rivoluzione industriale. non si è più fatta alcuna inchiesta del genere. ai marxisti ed ai fa­ biani. Prima di tratta­ 1 r. Il laicismo costituisce la trama ideo­ logica che unisce la storia dei movimenti operai. sulla base di una documentazione insufficiente. Per un esame critico. in pratica. Da al­ lora. alla federazione socialdemocrati­ ca e ai fabiani di Londra con la loro dichiarata avversione per la retorica di cappella.

Le set­ te erano state numerose e influenti. i battisti. kilham iti. i presbiteriani inglesi. durante il rivoluzio­ nario secolo x v ii. wesleyani. con una sola eccezione. mentre era. Evidentemente. erano poco più che modeste comunità della media e piccola borghesia rispettabile. l’affermazione : « I l laburismo inglese deve più a W esley che a M arx» . non aveva an­ cora convertito stabilmente un gran numero di persone. 2 W esleyani e kilham iti nel 180 5. a quasi 600 000 nel i 8 5 t . Il risveglio me­ todista prima della Rivoluzione francese. G li anni che videro la più rapida espansione l ’argomento. sarà opportuno riassume­ re ciò che conosciamo sui rapporti generali tra la religione e le classi lavoratrici inglesi nel periodo posteriore alla ri­ voluzione industriale Il periodo dell’industrializzazione per la G ran Breta­ gna (circa 17 9 0 -18 5 0 ) segnò uno dei più importanti mu­ tamenti religiosi. associazione metodista wesleyana e riformatori metodisti wesleya­ ni nel 18 5 1. Per dati approssimativi vedi quelli del censimento del 18 5 1. La mancanza di statistiche adeguate per le sette dissenzienti meno centralizzate rende difficile ottenere per queste analoghe cifre. ma nel corso del x v m avevano perso considerevolmente terreno. N el 1 8 5 1 . gli unitari e i quaccheri. esso vide. dai quali ho largamente attinto per la compilazione di que­ sto capitolo. . intaccate qua e là dalle forme del deismo e del razionalismo. nettamente superata da esse nelle città e nelle regioni industriali. i suoi membri erano allora meno di 60 000. Negli ultimi tempi. infatti. queste conversioni coincidevano con periodi di tensione economico-sociale. gli indipendenti. poiché il censimento religioso di quell’anno rivelò che la Chiesa ufficiale d ’In ­ ghilterra manteneva a mala pena la sua supremazia sopra le sette protestanti dissidenti nel complesso del paese. metodisti p ri­ m itivi. è stata più spesso fonte di confusione che d i luce.L E S E T T E O PERAIE 165 re delle sette operaie come tali. Questa straordinaria conversione in massa al settarismo prote­ stante si verificò soprattutto nel periodo tra il 18 0 5 e il 18 5 0 . Cosi i metodisti crebbero da circa 10 7 0 0 0 nel 18 0 5 . e sulle statistiche relative ai membri delle varie sette religiose. il sorgere del non­ conformismo protestante come religione di massa. senza contare i 12 5 000 metodisti calvinisti del G a lle s'. I «vecchi dissenzienti». 1 Questa sintesi si fonda principalmente sul censimento religioso del 1 8 5 1 . la situazione era radicalmente mutata.

e specialmente 18 1 3 . so­ ciale e politica. Non sappiamo in questa massa di nuovi convertiti quanti fossero lavoratori. qui. o quanto più si scende da questa linea alle infime profondità della mi­ seria. non già di conversione religiosa. qualora si accetti il fatto . gli ultimi anni.assai proba­ bile . Tuttavia. 18 2 3 -2 4 .3 4 ) . è evidente come molti lavoratori prendessero parte a questo vasto movimento religioso. infatti. l ’aumento della comu­ nità cattolica fu dovuto. e cosi via. delle guerre napoleo­ niche (r8 o 5 -r6 . che registrano il più rapido ritmo di sviluppo annuale.3 4 . cosi caratteristici nel prote­ stantesimo del x ix secolo. 18 4 9 . Ugual­ mente significativo è il fatto che tale progresso rallentasse e si arrestasse temporaneamente per tutte le sette dal 18 5 0 al 18 5 5 . Furono questi gli anni che segnarono anche il declino del carti­ smo e del radicalismo. r 8 3 i.che le attrattive del non conformismo diminuisco­ no quanto più si sale dalla zona di confine tra la borghesia e le classi lavoratrici verso l ’alta borghesia. 18 0 5-8 0 7. dato che né le statistiche con­ temporanee né gli annali delle sette stesse forniscono dati indicativi della composizione sociale del gruppo dei loro aderenti. 18 5 9 e 1904-905.1 6 ) gli anni del R e­ form Bill e della Poor Law ( 18 3 1. 18 T 5 -18 . Risulta.i66 CAP IT OL O OTTAVO metodista furono quelli dell’epoca giacobina (17 9 3 -9 5). di crescente tensione. all’immigrazione dei cat­ tolici irlandesi piuttosto che alla conversione di gruppi non cattolici. e la conversione di alcuni dei più ricchi non conformisti alla Chiesa d ’Inghilterra era un fenomeno di elevazione sociale. Praticamente tutte queste conversioni avvenivano ver­ so sette d ell’uno o dell’altro tipo. l ’unico periodo del secolo che registrò una netta diminuzione del numero dei loro membri. Certamente molti di essi furono spinti al non conformismo nel corso dei perio­ dici e semisterici «risvegli». evidente lo spiccato parallelismo tra l ’evoluzione della coscienza religiosa. nel corso dei quali si compiro­ no o si iniziarono i maggiori aumenti del numero degli ap­ partenenti alle sette: 17 9 7 -18 0 0 . Q ua­ le fu il ruolo svolto dalle sette cristiane nella vita della prim itiva classe lavoratrice industriale? G li strati del proletariato sui quali essa esercitava mag­ .

in esse il nucleo dei non conformisti era costituito da­ gli artigiani e dai piccoli industriali. s a u n d e r s . come è naturale. settari. A ltri erano agglomerati misti di indigeni e di immigrati raggruppati intorno a una o due industrie principali. nessuno sentiva la responsa­ bilità di creare una qualsiasi forma di comunità umana. me­ die o grandi che fossero. nelle quali la gente viveva di una indefinibile varietà di occupazioni. Alcuni di questi agglomera­ ti. Un terzo gruppo nel quale la disorganizzazione sociale era anche maggiore. Ma le nuove zone in­ dustriali . anche questo spesso si fondasse su una versione riveduta e corretta di un precedente settarismo protestante rivoluzionario Le città industriali. così come molti dei più antichi distretti minerari. erano painiste e oweniste. 1 Le osservazioni che seguono sulla religione delle classi operaie non si riferiscono a questi più antichi gruppi di artigiani. 1 La m igliore trattazione da me conosciuta sulla religione delle clas- . In tali città. gli albergatori. ciò che più conta. erano abitati soprattutto da una popolazione indigena che si svi­ luppava con il suo alto tasso di natalità formando centri rigidamente isolati. come Sheffield. anche se alcuni di essi erano. forse. y . erano in gran parte quelli più rozzi e di più re­ cente formazione.non avevano un tenore di vita adeguato alla nuo­ va epoca e. a modo loro. era costituito da numerosi agglomerati di emigranti in città come Londra e nelle città portuali. dei marinai. e specialmente di quelle non specializzate. non sarebbe stato possibile ri­ creare la vita preindustriale adattandola alle nuove circo­ stanze.villaggi trasformati rapidamente in città indu­ striali . 12 7. p. Scottish Democracy 18 15 -18 5 0 . che più tardi si sarebbero perduti nell’ondata dell’urbanesimo e d ell’emigrazione. So­ no questi i luoghi che videro nascere i canti popolari degli albori dell’industrializzazione. le consuetudini preindustriali e la religione. per quanto. Edinburgh 1950. eccetto. canti dei minatori.L E S E T T E OPERAIE gior presa. Per un’eccellente descrizione di una simile comunità vedi l . dei tessitori. come si faceva nei villaggi in d ustriali2. in cui uomini e don­ ne attingevano alle sole risorse spirituali di cui potessero disporre. La classe degli artigiani specializzati in una città preindustriale come Londra aveva un suo de­ terminato modo di vita e di agitazione politica (giacobino e radicale). chiusi o compatti.

Soltanto i più poveri e so­ cialmente meno organizzati si trovavano forse a un livel­ lo cosi basso che neppure la religione poteva toccarli. 89). per quanto l ’Esercito della salvezza si sforzasse di avvicinarli. « In mancanza di altro. sui miracoli e simili reca­ vano un diversivo nella loro vita. l ’entusiasmo religioso fornisce talvolta questo eccitamento» «Sono assetati di sangue». La seguente osservazione di Pope vale anche per la G ran Bretagna: «Accettano semsi operaie agli albori d ell’industrializzazione è M illhands and Preachers . Experience o f Factory L ife . dice il Pope). p. Pope. nella Carolina del N ord. che parla di Gastonìa.i68 CAP IT OL O OTTAVO In tutte queste zone la vita delle classi lavoratrici era misera. cosicché gli unici criteri della fe­ de e della salvezza erano la passione e la moralità. di l . London 186 25. La ca­ ratteristica delle sette religiose operaie è che esse furono create per gente incolta. parlando delle filande di Courtauld nell’Essex intorno al 18 4 0 os­ servò il bisogno di eccitamento che le ragazze avvertiva­ no quando non erano costrette al lavoro. del giudizio finale e del fuoco dell’inferno per i malvagi balenavano dinanzi agli occhi di coloro che cercavano un appoggio per portare il fardello delle loro sofferenze. breve e soprattutto malsicura. bestiale. concet­ ti che si trovano alla portata anche dei più ignoranti. Per quanto il mio studio riguardi le condizioni d ell’Inghilterra. 1 m a r y m e r r y w e a t h e r . T u t­ te le sette che facevano proseliti tra la nuova classe ope­ raia industriale (distinta da quella più antica o dagli arti­ giani in migliori condizioni economiche) hanno tentato di diventare magniloquenti. la religione di questi poveri montanari trasformatisi in operai ha delle analogie cosi marcate con quella dei settari del x i x secolo che citerò di tanto in tanto il Pope per meglio descriverla. ( « Il fervore delle associazioni religiose è un compenso per la mancanza di sicurezza sociale». 89*91 per l'esprimersi del risveglio religioso nei festeggiamenti della comunità: « L e riunioni religio­ se sono quasi l ’unico divertimento che abbiam o» (p. diceva un mi­ nistro della sua congregazione. Una signora. Y a le 19 42. priva di un contenuto teologico o intellettuale. M illhands and Preachers c it. 18 . la potenza suggestiva delle prediche sul fuoco d ell’inferno. tra il 1900 e il 1939. . Il loro culto era estremamente fervente. meschina.. pp. po pe . Visioni di splendore. e le religioni che queste classi si sceglievano rispecchiavano tale situazione. Si trattava dunque di una religione puramente emoti­ va. sordida. C fr.

ma per l ’individuo o per un gruppo scelto di pri­ vilegiati (da ciò deriva probabilmente la incorreggibile tendenza di queste sette esaltate a frantumarsi in una mi­ riade di conventicole indipendenti e rivali). La povertà divenne infatti un segno della grazia. Ma le condizioni economiche erano volute dal destino. M ill hands and Preachers cit. l ’austerità un segno di virtù. in confronto alla rilassatezza di costumi del reprobo. magari soltanto per mezzo di una specie di magia o di superstizione 1 che po­ tesse in qualche modo mitigare la sorte a cui erano sog­ getti. e a inserirsi nelle istituzioni della comunità che altrimenti sarebbero state quasi del tutto inesistenti'. battezzati nello Spirito Santo. battezzati n ell’acqua. influire sulla prosperità o sui sistemi della loro fabbrica o della loro miniera. seconda e t e r z a benedizione ecc. 1 3 7 ). una sua pro­ pria coesione e scala di valori. dei discorsi. 86). le congregazioni parteci­ pavano al culto assai più attivamente che altrove per mez­ zo del canto corale. santificati. per mezzo della predicazione laica (compresa quella delle donne) e degli innumerevoli comitati e uffici della Chiesa. era quindi inutile lottare contro di esse. p.. mediante le quali il pove­ ro poteva sentirsi superiore al ricco. in genere la setta trattava i problemi dei pro­ letari eludendoli o piuttosto risolvendoli non per l ’intera classe. p r i m a . ed è questa la singolarità delle sette ope­ raie inglesi. per esempio. L ’essenziale era la salvezza d ell’in­ dividuo: «nella teologia degli operai di fabbrica il mondo 1 Nella Chiesa della Santità d i Gastonia la gerarchia era la seguente: salvati.. p. una nuova gerarchia spirituale veniva cosi a sostituire quella del mondo secolare.L E S E T T E OPERAIE 169 plicemente le nozioni [teologiche] provenienti da una grande varietà di fonti e le riuniscono insieme senza cu­ rarsi della loro coerenza». ‘ « L a loro religione è intimamente connessa alle lotte e alle vicissitu­ dini quotidiane di una vita malsicura e serve a interpretare e trasforma­ re gli avvenimenti: "la sua azione muta le circostanze” » {ib id . poiché una delle principali caratteristiche della setta era che forniva a una comunità lavoratrice. . Dalla religio­ ne ci si aspettava davvero un aiuto. E ra questa una democrazia religiosa in seno alla comuni­ tà. Per queste stesse ragioni tale religione era anche democratica. D ’altronde. delle «testim onianze». di rigore morale. ( p o p e .

perdona le nostre colpe. tanto siamo colpevoli e cattivi. una versione storicamente esatta dei moti luddisti della Slesia nel 18 4 4 . Amen E ancora: Dammi retta. affinché dopo questi dolori possia­ mo partecipare alla beatitudine eterna.170 C A P I T O L O O TT A VO è un grande campo di battaglia sul quale Dio e il demonio si contendono ogni singola anima. trad. di Enrico G agliardi. 124 . Per quanto concerne la politica. Gottlieb! Non dubitare della sola cosa che rimane a noi poveri. descritta nel Brynm aw r di H ilda Jennings '. Brynm aw r . indegni di una tua sola parola. Padre celeste. Per cosa mi sarei rotto il filo della schiena al telaio per più di quarant anni? E sarei stato tran­ quillamente a vedere come quei là si rimpinzano d’ogni be­ ne di Dio e fanno d’ogni erba un fascio e fan quattrini del­ la mia fame e dei miei dolori? Perché mai? Perché avevo 1H i l d a je n n in g s .anche se talvolta il fuoco purificatore è troppo cocente non farci troppo caso. p . la tua bontà giunge tanto lontano e noi sia­ mo poveri peccatori. nei castighi . atto V . 2 [/ tessitori. Concedici pazienza. potente Iddio. e Tu hai avuto compassione di noi. o Signore. gli adepti traeva­ no in genere soltanto due elementi dalla loro religione: la sopportazione e una specie di vendetta spirituale.. Il "sangue di C risto ” e la lettura della Bibbia favoriscono la vittoria di D io» (Pope).. London 1 9 3 4 . o come presso i lookers di cui G w yn Thomas ha scritto nei suoi mirabili romanzi ambientati nel G alles del Sud. in quanto «si attendeva lo scatenarsi della collera divina». nostro Signore e Salvatore. Ambe­ due questi elementi hanno trovato una classica espressio­ ne nel dramma di Gerhart Hauptmann l tessitori . M ilano 1894]- . noi non possiamo esprimere abba­ stanza la nostra gratitudine per averci conservato in grazia tua anche questa notte. Padre celeste. Ma tu. nelle prove che tu ci mandi. ci guardi con occhio pietoso e ci difendi per amore del tuo caro Fi­ glio. Gesù Cristo. come nelle molte sette che si diffusero durante la crisi del 19 3 0 . E se talvolta ci scoraggiamo. a questo punto non vi è nulla di meglio che ci­ tare da questa notevole opera drammatica due discorsi pronunciati da un vecchio adepto: A te.

18 7 3 . quindi per l ’avvenire sarebbero stati immor­ tali. 89 sgg. U northodox L ondon. 9 1). questo mi son detto. Il nucleo delle religioni operaie era fo r­ mato da quelle che Troeltsch ha definito «sette non ag­ gressive». I . pp.. arrivavano a credere fermamente di morire al momento della conversione. Mia è la vendetta.L E S l' T T E O P E R A I E 17 1 una speranza. tanto ne son sicuro. Il solo autentico esempio 1 [/ tessitori. ha detto il Signore..] Tu hai la tua parte qui io al di là. È opportuno ricordare che questo autore è un cri­ stiano profondamente contrario a ll’« interpretazione economica della sto­ ria» . Verrà il giorno del giudizio universale.. la religione ne costituisce indirettamente la sanzione» ( p o p e . ma i giu­ dici non saremo noi. una setta evidentemente proletaria del cui estremismo mistico possediamo una de­ scrizione3. Inoltre. I W alworth Jum pers. 2 «Evidentem ente. distogliendo l ’attenzione da esse. ma le aspira­ zioni collettive della nuova classe. ma l ’intera setta è intimamente legata ai movimenti operai e sindacali. cit. p. trad. vi è in esse la ricerca di una dottrina religiosa e di una organizza­ zione che rispecchi non soltanto il destino. che li faceva rinascere alla vita eterna. nostro Dio '. In effetti la frase «oppio dei popoli» è una definizione tu tt’altro che inesatta dello spirito della maggior parte di queste se tte 1. L e sette operaie vere e proprie si distinguono da que­ ste forme religiose in quanto sono essenzialmente attive. Questa forma estrema si riscontra però difficilmente. II. C e stato promesso. m. l ’or­ ganizzazione o le attività degli aderenti. In realtà essa è in parte il pro­ dotto di quelle particolari condizioni. . Non soltanto i membri del gruppo provengono principal­ mente dai salariati. Su tanta miseria ho qualche cosa di mio [. E mi sono lasciato squartare. i cui membri erano persuasi che il vero creden­ te dovesse volgere le spalle al mondo per guardare soltan­ to alla gloria d ell’eterna salvezza. la leligione delle Chiese operaie appare indifferen­ te alle condizioni economiche dei fedeli. attraverso la teoria. atto V . * c. assicuratagli dalla con­ versione. d a v i e s . M illhands and Preachers cit.].

Wearmouth. k e n d a l l . b . e il mio articolo M ethodism and the threat of Revolution in Britain cit. la Labour Church. Il wesleyanismo. decisamente conservatore. In forma attenuata questo fenomeno è assai diffuso. radicali e cartiste '.. che ebbe come risultato la creazione della Chiesa dei dimostranti]. 2 O ltre ai documenti della setta. Tuttavia esistono pochi esempi di sette in cui l ’attività sindacale sia divenuta sistematica invece che ec­ cezionale. .172 CAP IT OL O OTTAVO che io conosca di una setta di questo tipo. sotto la pressione dell’agitazione sociale dei suoi membri. La ragione ufficiale di queste scissioni era una divergenza di opinioni su ciò che si può chiamare democrazia religiosa. molto forte nell’Inghilterra occidentale e poi nel Kent. London 1909. se ne di­ staccò poco prima). inoltre.. Nonostante il loro ascetismo (che implicava un atteggiamento ostile verso i sindacati) i predicatori delle Chiese di Dio e delle Chiese della Sacra Pentecoste di Gastonia. ri­ mase arm inianista3. t o w n s e n d -w o r k m a n -e a y r s . J [È cosi chiamato da Jacopo Arm inio un movimento di reazione con­ tro le dottrine di Calvino. durante gli scioperi del 19 2 9 pre­ sero spesso le difese degli scioperanti. come è noto. costituisce un fenomeno tardivo ed effimero. w ea rm o u th . 2 voli. e inoltre le opere di R . R. 2 vo li. H i story o f the P rim itive M ethodist Church. (Un grup­ po molto simile a questo. per quan­ to concerne la politica. ho consultato: h . Per 1 C fr. M ethodism and the W orking Class M ovement 18 00 -18 50. Ciò che più comunemente si riscontra è la parziale trasform a­ zione di una setta non aggressiva in una setta operaia. L ’esempio più conosciuto è rappresentato dai metodisti prim itivi \ I metodisti prim itivi si distaccarono dai wesleyani ver­ so la fine delle guerre napoleoniche. i cristiani della Bibbia. 1906. per quanto sia forse possibile scoprire degli altri esempi. e poiché il predicatore era nettamente distinto dal laico di organizzazione sacerdotale. cioè a ll’inizio del pe­ riodo delle conversioni in massa nell’industria. nella sua teologia. centralizzato e ge­ rarchico. N ew H istory of M ethodism . formatosi in Olanda al principio del secolo x v ii. formata da la­ voratori con una chiara coscienza di classe. semplicemente per­ ché le loro chiese si identificavano in tutto con la classe lavoratrice. i wesleyani delle classi operaie e altri troncarono ogni rap­ porto con il conservatorismo per partecipare ad attività luddiste.

con questo argomento. che si rivolgeva direttamente a ciascuno in una forma em otiva. questa setta eb­ be di gran lunga la più alta percentuale di predicatori lai­ ci. quando gli evangelisti americani di frontiera inventa­ rono il sistema del camp meeting alla fine del x v m seco­ lo. la predicazione dei prim itivi non trat­ tava deliberatamente di teologia. secondo l’o­ pinione dei cinici. non disgiunte. del tutto priva di inibizioni. pure nel suo entusiasmo. . Per quanto la politica vera e propria non avesse a che fare. non era.1 2 . i veri wesleyani non lo accettarono per diffidenza nei ri­ guardi di queste dimostrazioni di massa di estasi religio­ sa. è questo un altro motivo di dissenso e un segno quasi infallibile di tendenze istintivamente radi­ cali '. vol. Qualunque ne sia il contenuto preciso. a un certo pun­ to il nuovo gruppo si spinse quasi fino ad aderire ufficial­ mente al radicalismo . V . come i primi cristiani. a qualsiasi ricom­ pensa per la loro predicazione evangelica. B e n n e t t. Co­ sì.3 4 2 «M onthly R epository». pp. in seguito alla riforma parlamentare e alla questione controversa se i predicatori dovessero o meno rinunciare. è tuttavia probabile che l ’anticonservatorismo vi abbia avuto la sua parte.. In tutto il corso della sua esistenza. 2 1 1 . Loncion 1839.L E S E T T E OPERAIE 173 quanto avesse preso piede come una fede non intellettua­ le. accolsero questi meeting con entusiasmo. Evidentemente. M etho­ dism and the W orking Class M ovem ent 18 00-1850 cit. Abbiamo notizia di almeno una seces­ sione in quella che doveva essere la roccaforte del metodismo prim itivo. in cui enormi folle erano portate a un isterismo collet­ tivo e a conversioni in massa. il cui soprannome di «de­ clam atori» allude allo stile delle loro prediche. almeno coscientemente. da forme assai meno sante di sfogo emotivo. ma il carattere della lo­ ro religione era severo e implacabile. Inoltre essi insistevano sulla necessità della predicazione laica. che uno di essi portò in Inghilterra pochi anni dopo. 1820. senza alcuna discriminazione di classe. la religione del povero e dell’indifeso deve comportare uno spiccato contrasto tra lo splendore 1 j . p. pp. w h arm o u th . I metodisti prim itivi. The H istory of Dissenters during the lust 30 Years. 3 1 . e sul diritto delle donne a predicare. 560.

Basta infatti guar­ dare le fotografie delle sue prime cappelle nell’opera di Kendall. le masse sceglievano invariabilmente la più severa (come ad esempio. la gente di frontiera e soprattutto i pescatori che. . Manche­ ster 1869. fu designata fin dal principio come un culto quasi esclusivamente delle classi lavoratrici. da­ to che vi erano altri gruppi ugualmente poveri e indifesi. che si manifestò come tale soltanto per gradi. come i contadini dei M onti Allegheny o d ell’Inghilterra settentrionale e occi­ dentale (ove erano in prevalenza metodisti prim itivi). preindustriali siano o no proletarie. o leggere i loro discorsi. I suoi capisaldi erano situati nel 1 r.174 C A P I T O L O OTTAVO dell’anima redenta e la bruttura del reprobo tra le fiam­ me. i battisti particolari di rigorosa osservanza calvinista. La nuova setta. una combinazione che era forse espressa meglio dalla dottrina della predestinazione e della dannazione predi­ cata dal calvinismo. nel Lancashire. come ad esempio i w e­ sleyani nella Cornovaglia. sia come metodisti prim itivi a Grim sby o a Yarm outh. e spesso i pri­ m itivi non riuscirono a penetrare in regioni che erano state precedentemente conquistate da un’altra setta che vi adempiva la stessa funzione. mal le y . La topografia religiosa della G ran Bretagna è estremamente complessa. nel W est Riding e nel Lincolnshire. pp. I I . piuttosto che i calvinisti m oderati)'. che come membri di molte altre sette severe in Norvegia o in O lan­ da aderirono a questa religione apocalittica con uno zelo contro il quale neppure l ’attrattiva del comuniSmo (in Norvegia e in Islanda) poteva competere. nell’incertezza. nella miseria. 482-84. its Puritanism and Nonconform ity. Sarà forse opportuno osservare che questo non derivava dalle condizioni particolari dei proletari. per abbandonare qual­ siasi dubbio in proposito. Lancashire. Tra una setta più mite e una più se­ vera. Essa divenne quindi in un certo senso una religione regionale. Queste sterili e tragiche forme di religione attiravano egualmente altre persone che vivevano isolate nelle dif­ ficoltà. nel Dorset. La religione dei lavoratori è in genere una variante particolare di un setta­ rismo molto più diffuso: quello delle classi lavoratrici povere.

considerato separatamente dalla zona d ell’antico artigianato dei coltellinai Nella sua qualità di setta operaia essa era particolarmente sensibile alle fluttuazioni periodiche e ai mo­ vimenti della disoccupazione che in genere giustificava ogni variazione nel numero dei suoi membri soprattutto in termini econom ici'. . come nell’E ast End di Sheffield.L E S E T T E OPERAIE 175 A | : . e nella zona povera di piccole industrie decrepi­ te nel W est Midlands. specialmente a Norfolk. 1 I . . nell’est. nel G alles del Nord predomina­ va una setta quasi nazionale. Nella seconda metà del secolo il loro impeto andò scemando. seppure in un modo più accentua­ to i prim itivi si diffusero con maggiore rapidità tra il 1 8 1 5 e il 18 4 8 . per quanto facesse ro dei notevoli progressi in zone di recente industrializ­ zazione in cui mancava la struttura antiquata del lavoro specializzato. . nel periodo del maggiore fermento sociale e della rapida industrializzazione. Risulta infatti che l ’in­ cendio nei fienili compiuto nel 18 3 0 dai lavoratori del Berkshire fosse «colpa dei declamatori. contrariamente all’opinione comune. questa setta aveva perso quasi ovunque il suo dinamismo. \ | j ! I < I ? | nord.a r m o u t h . nessun genere di metodismo aveva preso piede. quella dei predicatori meto­ disti calvinisti che predicavano in gallese). specialmente a Durham. « T h e Beehive». È forse questa la ragione per cui questo movimento è più forte in alcune zone agricole e minerarie. : r . e nei villaggi della valle del Tamigi. (Sia detto per inciso che nel G alles del Sud. I prim itivi non erano soltanto una setta operaia. ove i lavoratori vi hanno pro­ babilmente trovato un contenuto rivoluzionario più mar­ cato di quello che i loro confratelli cittadini fossero nor­ malmente disposti ad accettare. w f . erano soprattutto una setta operaia di villaggio. dato che nella predicazione dei battisti o dei congrezionalisti locali si trovavano già abbastan2a elementi apocalittici. se non prima. M ethodism and the W orking Class M ovement 18 50 Ip o o . Come le altre sette. N e ll’ultimo quarto del secolo. poiché tutti di­ 1 C fr. 1 0 1 . 15 giugno 1867. p . fatto che è sta­ to ampiamente illustrato e commentato.

Minsterlev (Shropshire). Cosi. In effetti. non è peccato» In ogni zona. non sembra eccessivo considerarli principal­ mente una setta di quadri sindacali. Berks. fino al 18 5 3 ebbe sempre nelle sue file circa il dieci per cento di membri che erano effettivamente dei predicatori. Docking (N orfolk). : C fr. L X X X II. cosi inoS D i t a l i verso la religione delle classi operaie ma nei centri tra la cittadina e il villaggio. Ci si imbatte continuamente in villaggi in cui la massa della popolazione deve avere appartenuto a questa setta: W angford (Suffolk).51. Non si deve dimenticare che si tratta di una setta di attivisti. censimento religioso del 18. e settecento a Thornley. fa ciò che vuoi. ottenendo il massimo grado di partecipazione dei laici. Rockland (N orfolk). che erano soltanto dei villaggi. fìssi o viag­ gianti \ Questa tendenza all’attività individuale può contribui­ re a spiegare la caratteristica più sorprendente dei prim i­ tivi. come tutte le sette operaie. Questo spiega la ragione per la quale nel 18 5 0 il numero delle cappelle dei orim itivi fosse una volta e mezzo quello dei ministri wesleyani (ri­ spettivamente r 555 e 10 3 4 ) per quanto i loro proseliti fossero meno di un terzo di quello dei wesleyani. Brinkworth (W iltshire). nel 18 7 3 -7 4 . erano più efficienti nelle piccole congre­ gazioni. il nerbo di questa setta non risiede nelle città industriali di media grandezza e tanto meno nelle grandi città. cioè gli stretti rapporti che li legano al sindacalismo. Rural questions 53: Sutton W ick. ma ottocento a Shotley Bridge.176 CAPITOL O OTTAVO cono. Probabilmente ciò è in parte dovuto al fatto che i prim itivi. in seno alle quali era possibile attuare un sempli­ ce sistema democratico tra i fedeli. . i prim itivi contavano meno di settecento membri a Newcastle-on-Tyne. Motcombe (Dorset). Quando nel T844 Lord Londonderry espulse i suoi minatori scioperanti. e che le condizioni a esse favorevoli tendono a scomparire con lo sviluppo dei moderni schemi urbanisti­ ci e della grande industria manifatturiera. Si sarebbe dunque portati a concludere che le sette operaie costituiscono un fenomeno proprio di una fase embrionale dell’industria­ lizzazione. X X XIV o f 1834. «Parliam ent P apers». 1 Royal Commission on the Poor Law s.

Erano straordinariamente forti anche in altri distretti car­ boniferi. muratore. Soltanto in zone remote come il D orset. I capi della set­ ta erano ovviamente favorevoli ai sindacati e. Peter Lee. Fenwick. agli scioperi. La dot­ trina prim itiva. quelli del Derbyshire.furono assai meno feconde di capi sindacalisti. Questa tendenza sindacalista del­ la setta è tanto più sorprendente in quanto le altre sette .LE S E T T E OPERAIE 177 due terzi dei prim itivi metodisti del distretto di Durham rimase senza tetto. ma non più di quanto ci si potrebbe aspettare da una setta i cui membri ricorrevano con tanto entusiasmo agli uni e agli altri. come Barnett Kenyon. non lo era in misura maggiore del rimanente dei gruppi non conformisti. L o stesso si dica per le associa­ zioni di lavoratori agricoli. Burt. per quanto simpatizzante con la causa del radicalismo. pare infatti che i soli capi importanti del secolo scorso di provenienza weslevana siano stati H enry Broadhurst. Praticamente nel x ix secolo. Tom Cape del Cumberland. tre dei sei martiri di Tolpuddle era­ no predicatori laici wesleyani. Tra di essi si ri­ scontrano difficilmente tracce di idee collettivistiche po­ . si affacciano qui spontanei al­ la mente i nomi di Joseph Arch. Ben Pickard. E d ­ w in G ooch. tutti i capi dei minatori del Northumberland e di Durham ap­ partenevano alla setta: Hepburn. ma vi furono delle zone. George Edw ards. I capi di minatori dello Yorkshire come Parrot e Cow ey. John Johnson. Tovn di Cleveland. e ciò nonostante il fatto che i wesleyani fossero cinque volte più numerosi dei prim i­ tivi.ad esempio i wesleyani . della riform a. È opportuno osservare che rari erano i rapporti diretti tra il metodismo prim itivo e i movimenti operai. ad esem­ pio dei congregazionalisti e degli unitari. d ell’astinenza totale e di altri movimenti delle sinistre. in determ i­ nate circostanze. John W ilson. erano tutti metodisti prim itivi. ove l ’associazione spuntava in pratica come una diretta propaggine della setta. quali il N orfolk. essi svolse­ ro un ruolo analogo. Sam Finney. e lo era forse meno di alcuni gruppi di «vecchi dissidenti». quelli delle Midlands come Enoch Edw ards. ove pure erano assai meno numerosi. e Arthur Henderson. A lbert Stanley. W illiam C raw ford. minatore dello Y o rk ­ shire.

si tratta di un fatto indiscutibile. In terzo luogo. «cominciò ad aleggiare sulla so­ cietà e sulle chiese levigando i rigidi contorni dell’indivi­ dualismo e fondendo gli uomini tra di loro in una coscien­ te comunanza d ’in te ressi» 1. la generale rispondenza della particolare tecnica della loro evangelizzazione alla mentalità delle classi lavoratri­ ci a cui si rivolgeva. l ’astinenza totale. per quanto il loro storico metta in evidenza. la loro organizzazione. specialmente la piccola e indipendente cappella di villaggio. p. Soprattutto la natura antigerarchica della setta forni­ va un meccanismo di prim ’ordine per la scelta e l ’adde­ stramento dei capi e dei quadri.. che rese tutti coloro che le prestarono orecchio simili agli antichi profeti. gen­ te orgogliosa che si rifiutava di inchinarsi nel «Tem pio di Rim m on». a mio avvi­ so. I l W earmouth ha de­ scritto particolareggiatamente i numerosi elementi che i movimenti operai attinsero dal metodismo. in secondo luogo. a mio parere giustamente. atto a sco­ raggiare l ’organizzazione per la difesa della classe lavora­ trice. Che cosa dunque faceva di essi una setta di carattere cosi spiccatamente operaio? In primo luogo. e della forma più estremista di esso. a cau­ sa dell’assenza di ogni sanzione sociale contro i suoi tenta­ 1 k e n d a l l . Privo di istruzione. . vi erano anzi molti elementi favorevoli ad essa. È del tutto evidente che nella dottrina meto­ dista prim itiva non vi fosse nessun elemento. London 1948. non sarebbe facile dedur­ re questa circostanza da un semplice studio delle loro dot­ trine e della loro organizzazione. e per quanto egli calchi le tinte.i 78 CAPITOL O OTTAVO litiche ed economiche. la predicazione del­ l ’ebraismo del Vecchio Testamento. era in realtà una scuola di organizzazione preordinata al raggiungimento di qualsiasi obiettivo e tan­ to tra i minatori che tra i salariati agricoli si nota spesso come il sindacato abbia fatto proprie le formule della set­ t a 2. H istory of the P rim itive M ethodist Church c it. appartenente ai salariati agricoli di N orfolk si trova riprodotto nel mio libro L abour’s Turning Point. che il sorgere del mo­ vimento della temperanza. 2 Un sim ile documento. In effetti. se non fossimo a conoscenza d ell’intima relazione esistente tra i prim itivi e l ’organizzazione dei lavoratori. La cappella. I . 474.

la setta che ebbe più seguito tra i lavoratori manuali). P ar­ rott. attraverso il pro­ cesso di conversione. Samuel Jacks di D ew s­ bury. il capo di un sindacato che sia nel tempo stesso predicatore laico. La coscienza e l ’attività politica di un gran numero di capi dei movimenti operai si iniziò al momento della conver­ sione o poco dopo. Tuttavia le sette e il movimento operaio . M iilbands and Preachers cit. che il metodismo nella sua qualità di dottrina della «rinascita» dell’uomo già adulto. capo dei Staffordshire Underground Firemen. . Ancora oggi non è difficile trovare. l ’opportunità della sua tecnica non pote­ va mancare di trasformarlo in una scuola di dirigenti sin­ dacali .erano collegati anche per un'altra via. favoriva. specialmente tra i minatori. Peter Lee. 89).L E S E T T E OPERAIE 179 tivi di emergere. Reid (rappresentante del Fondo per­ manente di soccorso per i minatori del Northumberland e di Durham). Batey (segretario dei lavo­ ratori delle miniere).specialmen­ te per quanto concerne i militanti e i capi del movimento . il predicatore laico poteva distinguersi tra i suoi compagni. dei minatori del Derbyshire. 1 «Q u elli tra i lavoratori che hanno una naturale tenden2a al coman­ do trovano nella Chiesa praticamente il solo mezzo di esercitare questa lo­ ro tendenza. quella dei battisti fosse probabilmente. Bioor.. 274. George Edw ards. ciò contribuisce a spiegare la ininterrotta popolarità delle "testim onianze” nelle quali alcuni fedeli hanno la possibilità di parlare in pubblico.. poche sette importanti lo erano. dei minatori del M idland. ed anche queste erano di scarsa effi­ cienza. Kenyon. p. M ethodism and the W orking Class M ovem ent 1S50iono cit. dei minatori di Durham. Arthur Henderson si converti alla re­ ligione all’età di sedici anni: «la conversione segnò l ’ini­ zio della sua vita» Fenwick. Ma ovunque il metodismo prim itivo prese piede fra i lavoratori. e la pratica della predicazione gli con­ feriva fiducia in se stesso e spigliatezza. p. (È significati­ vo che un’altra setta della «rinascita». cioè per l ’improvvisa e prepotente emozione della rivelazione del peccato e della ricerca della grazia. 2 w e a r m o u t h . dopo quella dei metodisti prim itivi. e il numero relativamente grande di funzionari e di comitati che si trovano nelle chiese operaie» ( p o p e . Il metodismo prim itivo non era dunque fatto su misura per lavoratori con una precisa coscienza di classe.

e Fred M esser. Poiché. Le conversioni a un’età più avanza­ ta. sono tra quel­ li che fecero l ’esperienza della conversione tra i dodici e i ve n t’anni (non erano quindi. C. e non già mistico. quella di Franz Linden. membro laburista del Parlamento. se lo è. Simons. Queste osservazioni possono quindi essere errate. o non davano rilievo a un avvenimento del genere. a diciassette anni insegnava nella scuola religiosa della do­ menica. W illiam J . o. J . minatore di Durham. del Sindacato dei funzionari pubblici. il misticismo resta subordinato alle attività terrene. l ’atteggiamento ca­ ratteristico dei membri delle sette operaie è essenzialmen­ te pratico. riflettesse o forse in­ coraggiasse quel genere di attività altruistica che è propria del militante operaio. ferrovie­ re. La sola seria inchiesta svolta sulla religione dei membri laburisti del Parlamento. a sedici anni era già predicatore laico. come molti altri sindacalisti. minatori del Galles meridionale. sembra siano state meno frequenti. esitiamo ad esa­ minare troppo da vicino queste conversioni. Thomas.i8 o C A P I T O L O O TT A VO capo del sindacato bracciantile del N orfolk. Non erano infrequenti invece quelle in giovanissima età chiamate «dei fanciulli predicatori». Tutto ciò che possiamo dire è che esse segnarono un im provviso muta­ mento dell’atteggiamento del singolo nei riguardi dell'e­ sistenza in generale. non è del tutto esauriente. In mancanza di ulteriori dati biografici. allora come ora. George Dallas. che della sua vita spirituale. anch’egli membro del Parlam ento. al­ l ’età di ventun anni. A . Non è dunque sorpren­ dente che la conversione producesse. come quella di John W ilson. colui che . Brow n. si converti alla Chiesa battista poco prima dei vent’anni. iniziarono tutti la loro carriera come fanciulli predicatori. nati in seno a una setta religiosa). Aggiungo che è estremamente difficile trovare delle statistiche esau­ rienti sull’argomento. e non compren­ de un’adeguata rassegna dei vari capi sindacalisti. un bracciante che divenne più tardi capo sindacalista e membro del Parlamento. H . cioè tanto della sua attività di ogni giorno. qualora si consideri che molti membri della classe lavoratrice erano nati in una setta e quindi o non avevano bisogno di conversione. Cook e A r­ thur Horner. J . tuttavia le cifre appaiono tanto più sorprendenti.

L a p en sée syndacale frangaise. erano ambedue positivisti. Non sembra in­ fondata l ’opinione che i quadri operai fossero più propen­ si degli altri ad aderire a ideologie religiose o laiche. di­ vennero per un certo tempo una specie di religione per gli attivisti e i capi di associazioni sindacali. M a la questione de­ ve essere lasciata in sospeso. quando non era una conversione politica che assumeva una veste reli­ giosa. di carattere eminentemente arcaico. quarantadue vecchi dis­ sidenti (indipendenti. dicias­ sette presbiteriani. e il rimanente cristiani senza precisa denomi­ nazione. Tuttavia. per la maggior parte tendenti probabilmente ver­ so sette dissidenti. quaccheri). In quelli inglesi. battisti. ri­ spettivamente alla metà e alla fine del secolo scorso. nel G alles e in Scozia. Una inchiesta sui membri laburisti del Parlamento nel 1 9 2 9 non ha portato ad alcuna conclusione.I l tipografo K eufer e il decoratore Isidore Finance. cinquantuno erano metodisti di diverse specie. per quanto concerne la reli­ gione. spesso in apparenza più attraenti. Così il positivismo francese e il secolarismo anglosassone. due colonne del riform ism o. ma non ne abbiamo le prove. i membri laburisti del P ar­ lamento provenivano in genere da zone in cui la Chiesa anglicana contava un numero eccezionalmente esiguo di fedeli.2 4 . per quanto avessero scarso seguito tra le masse '. unitari. otto agno­ stici o atei. P. Dei 249 membri che dichiaravano le loro convinzioni religiose. il loro grup­ po quindi.LE S E T T E O PERAIE 181 svolge seriamente la propria attività di militante. non può riflettere esattamente la composizione religiosa del complesso della popolazione. comprese le attività lu­ crose. GOETZ-GIREY. Naturalmente. tre ebrei. È probabile che cosi fosse. 1 r . tra i quadri e la massa degli appartenenti alle sette operaie. sol­ tanto quarantasette erano anglicani. A questo punto poniamo incidentalmente la questione se vi fosse qualche differenza. in un certo senso vi si consacra rinunciando ad altre attività. . diciotto cattolici. percentuale ovvia­ mente molto al di sotto di quella nazionale. tale conversione era in genere del tipo religioso tradizionale. 19 4 8 . un certo genere di conversione è as­ sai comune nei movimenti operai. come nel N ord. tutta­ via.

Coadiuvato da Philip Wicksteed egli cercò di essere accolto nella setta Unitaria. se­ parando i puri eletti dai reprobi.1 82 C A P I T O L O O TT AVO I metodisti prim itivi erano il prodotto dello stadio ini­ ziale d ell’industrializzazione. 1954 e in iNGLis. John T revor. la Labour Church non ebbe lunga dura­ ta. ha descrit­ to l'evoluzione della propria idea e della propria Chiesa in una verbosa ma interessante autobiografia \ Riassum ia­ mo brevemente che era nato da un’ambiziosa famiglia del­ la bassa borghesia. fondata a Manchester nel 1 8 9 1 Come c ’e­ ra da aspettarsi. II fondatore di questa Chiesa. sotto la forma di un deismo estremamente mitigato. il «Labour Prophet» (1892-98). ma deluso da tutte le religioni organizzate fondò la Labour Church. Origins of the Labour Party . si tratta della Labour Church di Joh n T revor. Dopo un periodo di pie­ tismo infantile egli perse la fede verso il 18 7 5 . La teologia di questa Chiesa è diffìcile da spiega­ 1 G li unici adeguati resoconti dati alle stampe di questo strano m ovi­ mento si trovano nell'opera di H . Dopo il 188 0 alle sue perplessità di natura teologica venne ad aggiun­ gersi una coscienza sociale. in una piccola setta di battisti profon­ damente compenetrati dal terrore del fuoco delPinferno. Ma ciò che è straordinario nella Labour Church non è il fatto che venisse eliminata. Churches and the w orking classes in Victorian England cit. sui documenti delia Labour Church di Birmingham e su molto altro materiale biografico contemporaneo. L e presenti note si fondano sul giornale di questa Chiesa. dopo un periodo di incertezze. ma la ri­ trovò in seguito. . 1898. La sua funzione principale fu quella di facilitare il pas­ saggio dei lavoratori del Nord dal liberalismo radicale al partito laburista indipendente. ma che un fenomeno di questo ge­ nere possa essere apparso naturale in Inghilterra alla fine del secolo scorso. 2 M y Quest for G o d . f e l l i n g . grandi onde assicurarsi della purezza dei veri credenti. una volta adempiuta que­ sta funzione essa scomparve rimanendo soltanto in alcune città come un utile punto d ’incontro neutrale del sociali­ smo in senso lato per i differenti gruppi delle sinistre. del genere che tende a separarsi da congregazioni più. La prova della lunga durata d ell’attività delle forze creatrici di sette operaie è data dalla storia di una delle poche sette operaie create inten­ zionalmente come tali.

Tuttavia. e Trevor. né B ib ­ bia» certamente non si preoccupava di definire i dogmi. se vogliono mantenersi torti nella vita religiosa.. in quanto praticamente inesistente. non si trattava di una religione di classe. E siccome è necessario ai lavora­ tori se vogliono ottenere la loro salvezza (che comporta la salvezza di tutta la società). Quanto a Trevor la sua professione di fede è la seguente: Dio è con il movimento operaio. ove da lungo tempo si era parlato di costituire una Chiesa separata. Certamente non era una setta cristiana nel senso tradizionale. A Plym outh ci si domandava «perché [membri della L a ­ bour Church] non sono andati ad ascoltare la predicazione 1 «Labour P rophet». 64. p.. non importava molto quale fosse. comprendano che pos­ siedono una religione loro propria che può renderli indipendenti dalla particolare dottrina di qualsiasi chiesa.L E S E T T E O PERAIE 183 re. per quanto «liberale» possa essere '. 14 3 . O rigins of the Labour Party cit. né credo. ciò non fu fatto «finché molti leaders non con­ form isti della città non ebbero manifestato u n ’aperta av­ versione alla candidatura del socialista Ben T ille t » 3. le chiese che rapidamente si diffusero non condividevano in pratica né la teologia di Trevor né il suo rifiuto a formare una religione di classe. essere indipendenti da qualsia­ si partito politico. come stabilivano i principi della Labour Church Union.. Cosi ci è stato predet­ to. 2 f e l l i n g . p. p. ma di una religione che serviva a unire i membri di tutte le classi la­ voratrici per la abolizione della schiavitù commerciale . 189 2. Il grande movimento religioso del nostro tempo è il movimento per l ’emancipazione delle masse lavoratrici. 189 2. I lavoratori rispettano le chiese molto più di quanto le chie­ se rispettino i lavoratori. senza né preti. . A Bradford. In effetti. E sse accoglieva­ no soprattutto lavoratori cresciuti nell’atmosfera delle sette protestanti dissidenti. convinto che essa avrebbe dovuto «restare indipendente. Purché il movimento laburista avesse una sua propria religione. né tradizione. 4. per cui era inconcepibile che una scissione politica ed economica dal capitalismo non portasse anche a una secessione religiosa. né parroci. 3 «Labour Proph et». è anche necessario che essi.

Seth Ackroyd. inni. con le forme di culto abituali delle sette dissidenti . pp. e un loro pro­ prio servizio che sarà per essi un ritrovo familiare nel gior­ no festivo. ma affinché questa unione sia effettiva. verso il 18 9 0 si tro­ vano delle congregazioni di parecchie centinaia di persone 1 «Labour P rophet». plasmatrice di tale persona­ lità. p. nulla sembrerà più naturale che formare un’altra setta sul modello tradizionale. Vediamo cosi che le organizza­ zioni ecclesiastiche sono entrate a far parte del sistema di concorrenza capitalista. in «Lab our Pro­ . e la Labour Church. si espresse chiaramente in questi termini: I lavoratori pensano che le Chiese cristiane (cosi come la stampa ufficiale) siano state assoldate dai capitalisti. 1-3. Tuttavia queste Chiese non erano frequen­ tate soltanto dai loro membri. e la cui influenza svilupperà ciò che vi è di mi­ gliore e di più nobile nella loro personalità. 189 3.sermoni. phet». un segatore a macchina già weslevano di grande energia morale. della Labour Church di H ull. è indispensabile per il vero bene dei lavoratori '. 2 s. A quanti siano cresciuti in un’atmosfera dissidente. mentre in precedenza doveva essere sta­ to maggiore. L abour’s Case fo r a Labour Church . a c k r o y d . è necessario avere una personalità. bande di ottoni e gite di fanciulli . esortando il popolo a contentarsi dello stato che D io aveva voluto assegnare lo r o » 1. e poiché esse sono governate se­ condo gli interessi dei datori di lavoro. cosi. 189 7. per quanto simili Chiese si diffondessero rapidamente nel Nord. è necessario che i lavoratori abbiano una Chiesa loro propria. 8. Quindi una Chiesa del lavoro.esprimeva la nuova ideologia socialista in termini familiari alla loro esperienza.184 C A P I T O L O OTTAVO del Vangelo nell’una o nell’altra delle Chiese? Perché tan­ to i non conformisti che la Chiesa di Stato hanno bestem­ miato e vituperato nelle loro prediche il Falegname di N a­ zareth. Penso che il numero complessivo dei loro membri fosse di duemila intorno al 18 9 5 . L'unica sal­ vezza dei lavoratori sta nell’unione. il ministro che parli liberamente è rapidamente allontanato per far posto a un altro che farà commercio del suo mini­ stero e della sua coscienza. Questo fenomeno ebbe sempre portata ridotta.

in genere del partito laburista indipendente. ma di un partito politico laico. doveva divenire un pro­ pagandista del libero pensiero . Leeds. . per quanto la prima su­ bisse un rapido declino. Hyde e Birm ing­ ham. sul piano politico come sul piano ideologico. con circa trecento membri. Bradshaw. Non è diffìcile scoprire le ragioni dello straordinario sviluppo delle sette operaie nelle isole britanniche. 1 894. Il maggiore in­ teresse storico che le Chiese presentano è dato dal fatto che esse costituiscono una delle forme di organizzazione elaborata dai lavoratori del Nord nell’intento di scinder­ si. M olte di queste Chiese erano le propag­ gini di associazioni operaie laiche. mentre la Chiesa di Plymouth era una emanazione del sindacato dei gassisti La maggior parte di esse decadde quando l ’energia dei loro attivisti venne ad essere assorbita da un’organizzazione socialista emi­ nentemente laica. H alifax. 1 2 7 . III. Farnworth e M orlev erano in effetti governate d all’esecutivo locale del partito di cui sopra.il cui editore. sedici delle quali nel Lancashire e nel W est Riding. Verso la line del secolo le Chiese non erano più un movimento vero e proprio. Blatchford. dal par­ tito liberale. Bolton.L E S E T T E O PERAIE i 85 in piccolissime Chiese. p. e nel 18 9 2 la Chiesa di Birm ing­ ham ordinò cento libri di inni. Esso fu il coronamento o la condanna d ell’opera del pioniere 1 «Labour P rophet». Il loro erede principale fu il partito laburista indipendente.neutralizzava quella del settarismo operaio tradizionale. non si trattava più di una set­ ta operaia. poiché anche sul piano ideologico la propaganda di altre organizzazioni socialiste e del «C la ­ rion» . per quanto una piccola corrente di idee dissidenti indu­ giasse ancora nell’oratorio. Le più numerose erano Manchester e B rad­ ford. con cento-centotrenta membri le seguivano in ordi­ ne di grandezza. Nel momento di massimo sviluppo del movimento vi erano simili Chiese in ventiquattro località.

esprimere le proprie prim itive aspirazioni in un linguaggio religioso era altrettanto naturale che per gli oratori e per i giudici americani continuare ad espri­ mersi nelle frasi ritmiche della prosa del x v m secolo. poiché l ’ironia della storia vuole che il pioniere ri­ voluzionario lasci sussistere. nell’Inghilterra dello stesso pe­ riodo era non-conformista. il P ilg rim ’s Progress e il Book of M artyrs di Foxe furono i testi sui quali gli esponenti della classe operaia inglese appresero l ’abc della politica. Nulla infatti lascia su un popolo un’impronta più profonda delle grandi rivoluzioni che quel popolo ha attraversato. fenome­ no quasi universale del periodo della rivoluzione borghese e dei primi movimenti operai. che non si identificava con lo Stato né con qualsiasi altro potere. dunque. esse costituirono un fenomeno ufficialmente riconosciuto. e lo stesso fondamento socia­ le delle loro ideologie fosse stato in gran parte distrutto. d ell’ordine contro cui insor­ ge. questo. molto di più di quanto non lascino i suoi successori. La di­ chiarazione dei diritti d ell’uomo e del cittadino apparve al popolo britannico non già rivestita della toga romana e della prosa illuministica della fine del x v m secolo. L ’ideologia dei movimenti politici operai deriva da quella dei suoi predecessori rivoluzionari borghesi. se non anche l ’abc della lettura. Ma solamente nelle isole britanniche la rivoluzio­ ne borghese fu combattuta e vinta prima che l ’ideologia laica raggiungesse il proletariato o le classi medie. Per la massa. se pure non era in aperto contrasto con essi. fatto. Anche l ’anticlericalismo rivoluzionario. Ciò che nella Francia del x ix secolo era volterriano. prima di elaborare teorie proprie. quando altrove esse erano già da tempo sparite dall’uso comune. V i sarebbe stata da allora in poi in Inghilterra una specie di religione.C A P IT O L O OTTAVO sociale. ha attraversato uno stadio di giacobinismo di si­ nistra. ben­ sì sotto le spoglie dei profeti del Vecchio Testamento e nel linguaggio biblico di Banyan: la Bibbia. che ha indotto gli osservatori superficiali a trascurare le notevoli analo­ . non era dunque necessaria­ mente scismatico o antireligioso. per quanto la rivoluzione dellq sette dissidenti del secolo x v n fosse fallita. Inoltre. la maggior parte dei movimenti socialisti.

appassionato lettore di Bunvan e di M ilton. della specie che M ark R uth­ erford ha ritratto nella figura di Zachariah Coleman in The R evolution in Tanner's Lane-. il. vi erano le masse di lavora­ tori che affluivano nelle città dalle campagne. m . E chi avrebbe potuto farlo? I gruppi di artigiani. poiché nessuno aveva fatto loro conoscere l ’esi­ stenza di una forma migliore.Londra. Il loro scontento era di natura prepolitica. Sheffield. e spesso ancora più incolte dei loro predecesso­ ri vissuti prima dell’industrializzazione. N or­ wich e simili . c o l i :. Inoltre la setta non era soltanto un'espressione organizzata di dissenso. oppure conservavano tra di loro un nucleo partico­ larmente resistente d ell’appassionato e intellettualistico puritanesimo degli egualitari. non un predicatore fa­ natico né un fautore del risveglio religioso. adatta a tutti gli scopi. d . ignoranti. quindi la propaganda dei radica­ li e dei liberi pensatori delle città. forte ragionatore e repubblicano convinto. anche quando riusciva a raggiungerle. e le masse dalle quali si sviluppò un proletariato agricolo o un pro­ letariato o un quasi proletariato industriale in villaggi iso­ lati dal mondo della politica radicale. In In‘ c. ma un calvini­ sta moderato. e di operai delle città preindustriali . A Century of Cooperation . . Non vi era nulla di più na­ turale del fatto che i gruppi dei primi lavoratori industria­ li adottassero una forma cosi opportuna e di cosi facile at­ tuazione. che fondarono la cooperativa di Rochdale '. e la loro forma specifica di giacobi­ nismo agnostico dai resti dello spirito settario del x v i i se­ colo. non aveva molta presa su di loro.L E S E T T E O PERAIE 187 gie tra le manifestazioni politiche dell’anticlericalismo nell’uno e nell’altro di questi paesi. capp. ma una forma estremamente elastica di organizzazione popo­ lare.avevano lentamente plasmato le loro par­ ticolari forme di associazione artigiana dalle più antiche società di lavoratori. Ma accan­ to a questi gruppi con una lunga e continua tradizione di coscienza politica e sindacale. 1 9 4 4 .i v . masse indifese. E forse da que­ sti piccoli gruppi di militanti non privi di cultura deriva­ rono sette del genere della Rational Society degli oweni­ sti. compresa l ’agitazione sociale per obiettivi di natura pratica.

e i comunisti (come negli stabilimenti cotonieri di Gastonia nel 19 29 ) divennero i primi organizzatori. anche quando il ritmo del loro malcontento particolare era in fase con quello dei movi­ menti generali. 1896. G li operai della Francia settentrionale ri­ masero estranei alla rivoluzione del 18 4 8 . che insegnavano loro il modo di agire quando erano pronti a seguirli. ma non erano invece ab­ bastanza maturi per elaborare delle importanti organizza­ zioni operaie loro proprie. p. «Jahrbuch tur Nationalokonom ie». in mancanza di qualcosa di meglio \ Non doveva 1a. I l i . H cim arbeit in der G ew ekrindustrie von L uettich .diedero il voto ai socialisti \ Tuttavia ciò potè verificarsi soltanto nelle zone in cui l ’industria­ lizzazione si compì con tale ritardo. In genere questi gruppi venivano evangelizzati da apostoli venuti dall’esterno. i socialisti marxisti verso il 18 9 0 .e nella vallata di Vesdre il <. nel 18 8 6 . ove la industrializzazione si era com­ piuta già da tempo. che queste zone arre­ trate poterono essere conglobate in un preesistente e già attivo movimento moderno entro un periodo assai breve. scioperando e ribellandosi soltanto per questioni salariali o per ostilità verso gli immigrati belgi. * «Attraverso i miei studi di teologia giunsi presto alla convinzione clic le condizioni sociali del popolo non erano conformi ai disegni di D io.)O crc . tra di essi l'idea repubblicana riusci ad affermarsi alquanto solo a partire del 1 8 5 1 . ma poco dopo il 18 9 0 l ’8 o aò di essi . Cosi gli uomini della Prima In ­ ternazionale intorno al 18 7 0 . L ’avvento dei sindacati socia­ listi ed il successo elettorale socialista in molte zone di re­ moti e dimenticati villaggi industriali e miniere dovette avvenire con straordinaria rapidità. spesso si dovette costituire un certo tipo di movimento operaio assai prima che formazioni moderne fossero in grado di dirigere le masse lavoratrici fornendo loro un’ideologia e un programma. Le . e spesso la loro attività aveva come risultato la conversione unanime e definitiva alla nuova fede delle masse a cui pre­ dicavano la nuova dottrina. 218. s w a i n E.i8 8 C A P IT O L O OTTAVO ghilterra i minatori del Nord rimasero per la maggior par­ te lontani dal cartismo. s. si scriveva che nella zona di Liegi i lavoratori «aborrivano i sociali­ sti» . In queste condizioni la setta operaia dovette riempire il vuoto. In G ran Bretagna.

e quando ne differivano. e di fornire loro. e d w a r d s . 36 ). cosi come i minatori del G alles me­ ridionale. ciò favori. come tutti i raggruppamenti del genere. II settarismo non impediva di collaborare con i radicali laici e con i socialisti. p. . 15 0 e 3 2 4 per le relig io n i dei d im o stran ti. tanto più facilmente in quanto in teoria non era vincolata a una comunità di clas­ se. Zachariah Coleman era pronto a collaborare coi suoi con­ temporanei senza Dio.tendeva inevitabilmente a produrre gravi ingiustizie subite dai miei genitori e le terribili sofferenze da me sopportate n ell’infanzia bruciavano la mia anima come un ferro rovente. dato che le sue ideologie politiche non differivano da quelle dei movimenti operai laici e radicali. 1 d . ad abbandonare il carattere di setta riservata a una unica classe di lavoratori. né di apprendere qualcosa da essi. tendeva. quasi tutti appartenenti a sette dissidenti. A meno che non provvedesse a salvaguardare la propria purezza mediante secessioni periodiche . w i l l i a m s . come si è visto. i settari le assimi­ lavano rapidamente allo schema della democrazia radica­ le. segui­ rono il libero pensatore Zephaniah W illiam s nella som­ mossa di N e w p o rt'. bensì a una di veri credenti senza discriminazione di classe. capo del sindacato lavoratori agricoli della contea di N orfolk. la setta aveva dei limiti. ottenendo cosi il triplice inestimabile vantaggio di esprimere la protesta sociale dei lavoratori nel linguaggio familiare e possente della Bibbia.come fe­ cero in molte città alcune piccole sette operaie prive di qualsiasi influenza . Jo h n Frost. benché i dissidi di setta con­ tinuassero sempre. From Crow-Scaring to W est­ m inster [ed. Nondimeno. p p . Coloro che lottavano per la stessa causa combattevano insieme. Edw ards. Da un punto di vista sociologico. un patrimonio inesti­ mabile di nozioni e di esperienze. M olte volte giurai a me stesso che avrei fatto qualche cosa per migliorare le condizioni della mia classe» ( g .L E S E T T E O PERAIE 189 superare molti ostacoli politici. si convertì al metodismo prim itivo nei 18 6 9 e divenne un sindacalista militante contemporaneamente a ll’avvento di J o ­ seph Arch. La setta operaia fu dunque facilmente assorbita nella corrente generale delle attività delle sini­ stre. 19 3 9 . 19 5 7 ]. il ten­ tativo della Labour Church di unificare tutti i gruppi del movimento politico operaio. in seguito. di fare ciò con metodi alla portata dei lavoratori più ignoranti e meno qualifica­ ti.

(attraverso san Paolo) all’accettazione del governo esistente come moral­ mente buono. elaborò un programma organico di azio­ ne politico-sociale. raramente. rima­ sero in parte immuni da questo inconveniente. la cui portata è assai diffìcile da valutare. Le teorie radicali e socialiste da esse scatu­ rite provenivano dal patrimonio. Risentiva infine della natura frammentaria della propria dottrina. nello stesso tempo. cioè che le loro scritture obbli­ gano alla ribellione e. dei vecchi dissidenti del x v n seco­ lo (unitari. in quanto una . Da un pun­ to di vista teologico.190 C A P IT O L O OTTAVO una messe di confratelli che facevano carriera e adottava­ no le opinioni della borghesia. cristiana può certamente essere eliminata da un’esegesi o da una casistica adeguate. Soltanto le co­ munità più compatte. come ad esempio i villaggi di mi­ natori. tanto che il loro contributo pratico si riduce a poco più di qualche limitata attività organizzativa e pro­ pagandistica. come abbiamo visto. eccetto forse. La setta operaia contribuì dunque molto meno di quan­ to ci si sarebbe potuto aspettare in rapporto alla loro im ­ portanza numerica all’evoluzione del movimento laburi­ sta inglese. poiché. nelle sue forme attive. essa perse ogni importanza alla fine del secolo scorso. risentiva dello svantaggio proprio di tutte le sette cristiane. in seno alle quali l ’ascesa sociale non era possibile se non attraverso l ’azione coordinata dei lavoratori. e a un lavoro preparatorio presso alcuni gruppi di minatori e di agricoltori. Questa ambiguità della dottrina. Le sette operaie non produssero grandi teorici. razionalizzato e pervaso da ideologie giacobine. Non esisteva un socialismo cristia­ no operaio di una certa importanza. quaccheri. rimane però sempre un ostacolo alla formulazione di una solida dottrina sociale rivoluzionaria. ma in genere attuò simili programmi elaborati a ll’esterno. e in genere costoro ten­ devano a occupare i posti direttivi. per le ragioni esposte nel paragrafo precedente. con tracce di congregazionalismo) che andarono a perdersi nel complesso della tradizione ra­ zionalistica giacobina. nell’ambito della con­ gregazione come nell’ambito nazionale. ma soltanto il tipo corrente di socialismo elaborato da pensatori laici e tra­ dotto nella terminologia familiare della Bibbia. Come abbiamo visto.

Cosi le sette operaie si esaurirono. le organizzazioni marxiste e. assorbirono la maggior parte di queste funzioni. per quanto il loro spirito sia tu tt’altro che spento in zone come il G a l­ les sudoccidentale o in alcuni remoti villaggi agricoli. Questi quadri non erano necessariamente moderati. era que­ sta la loro principale funzione pratica.L E S E T T E O PERAIE 191 forma di tradizione che contribuì a consolidare la tenden­ za. abbiamo visto che un rivolu­ zionario nato come il comunista Arthur H orner si era fo r­ mato nell’atmosfera di tale setta. anche questa funzione tramonta a partire dal 18 8 0 . e si estinsero in­ sieme a questo tipo di coscienza politica delle classi lavo­ ratrici. dai primi del nostro secolo. E s ­ se si addicevano forse maggiormente alla prima fase radical-democratica del movimento operaio. i movimenti per l ’istruzione degli adulti. Essa rimase a lungo un campo di adde­ stramento per i quadri del movimento operaio. moderata e riform ista nel movimento laburista inglese. ad eccezione di uno o due gruppi specia­ lizzati. già assai forte. come giustamen­ te scrisse Seth Ackrovd di H ull. Tuttavia. .

dal punio di vista di molti partecipanti. Tutte le organizzazioni umane comprendono una par­ te di cerimonie e di riti. esso è ca­ pace di crearsi spontaneamente se non altro per la tenden­ za degli esseri umani a rivestire di riti e di formalità i re­ ciproci rapporti. Eppure. O vviam ente. sul quale si at­ taccano periodicamente delle marche. senza bisogno di particolari fo r­ m alità. divennero cerimonie di solidarietà il cui valore. quello utilitaristico di dimo­ strare agli avversari la forza della coesione delle masse la­ voratrici e di incoraggiare con questo mezzo i loro soste­ nitori. di impegnarsi a determinate attività e a un deter­ minato comportamento. i movimenti sociali moderni. sono stranamente privi di un rituale deliberatamen­ te predisposto. paragonabili. in­ vece. sta tanto neH'c>pci'i- . Ufficialmente. almeno per alcuni membri. Lo scaricatore di porto o l ’intellettuale che ottiene la tessera del suo sindacato o della sua associazione professionale (purché questo sia un atto di libera scelta) sa. come ad esempio alla solidarietà nei confronti dei suoi compagni. Le dimostrazioni. nei movimenti operai. a quelle a cui ci si impegna entrando ne­ gli ordini religiosi. costui o costei compie tale at­ to senza altra cerimonia che quella di ricevere un pezzo di cartoncino a scopo puramente utilitario. ciò che unisce i loro mem­ bri è il contenuto e non la forma. il cui scopo originario era. qualora esso non sia previ­ sto nei piani dei loro fondatori o dei loro capi.Capitolo nono Il rituale dei movimenti sociali I. Colui che entra a far par­ te di un partito comunista si impegna a un complesso di attività intense e impegnative. questo non vale a escludere il rituale dai sindacati e dai partiti politici.

per lo meno qualora esso concerna dei sistemi legali. ma se il re non compie alcune form alità necessarie. l ’ansia di creare un rituale può produrre una fio­ ritura simile a un sottobosco tropicale. bandiere. i suoi diritti e i loro doveri sono molto più discutibili. può ancor oggi compro­ mettere l ’appartenenza di un individuo a una comuni­ tà religiosa. inni corali e cosi via. è di secondaria importanza. e in realtà ha sempre avuto. I Congressi dei partiti americani ne costituiscono forse l ’esempio più si­ gnificativo. Non essere stato battez­ zato o unito in matrimonio col giusto rituale o al momen­ to designato dal rituale stesso. cosi che in alcuni partiti comunisti l ’annuale distribuzione delle tessere co­ stituisca un’occasione molto più solenne di quanto com­ porterebbe il semplice acquisto di un nuovo pezzo di car­ toncino. Sol­ tanto un fabbro può entrare a far parte d ell’associazione della sua categoria. una giustificazione razionale. per quanto sia evidente come ai loro membri non venga neppure in mente la mo­ derna distinzione tra forma e contenuto. Questo eccessivo formalismo può avere. N ei movimenti sociali europei prim itivi la forma svol­ ge un ruolo assai più importante. In organizzazioni il cui spontaneo sviluppo è me­ no inibito dal razionalismo di quanto lo siano i movimen­ ti operai. Ciò che mantiene compatti i comunisti è l ’ideologia del partito a cui aderi­ scono. non è un membro effettivo e i suoi diritti possono essergli negati. special­ mente di quelli basati sulla tradizione o sul diritto consue­ . cosi come egli può ri­ fiutare di compiere i suoi doveri. ma se non vi è entrato nella esatta forma richiesta e nel tempo e nel luogo stabilito.IL R IT U A L E DEI M O VIM EN TI SO CIALI 193 meritare la propria unità quanto in qualsiasi fine pratico che si possa cercare di ottenere. Ma il fatto che gli uomini attribuiscano un contenuto rituale alle proprie azioni. Sorge cosi una complessa strumentazione rituale: stendardi. con le speciali domande e risposte. ad esempio quella di farsi incoronare e ungere a Rheim s. I sudditi devono fedeltà al re. Tali fenomeni sono familiari agli studiosi del M edioevo. Nessuno dei due può sussistere senza l ’altro. così come ciò che mantiene uniti i membri del par­ tito democratico americano non sono le grottesche mani­ festazioni dei loro congressi quadriennali.

come nel caso delle confraternite di indi­ vidui coscientemente al di fuori della società. oppure (questo è probabilmente uno stadio posteriore degenerato) allo scopo di impressionar­ lo con le sanzioni alle quali lo esporrebbe una mancanza di 1 Das deut sche Gaunerthum cit. n . fornisce alcuni esempi interessanti seppure sgradevoli data la natura del caso. In questo formalismo dei movimenti socialisti prim i­ tivi si possono distinguere diversi elementi. per quanto a volte la condanna di alcuni cri­ minali possa essere stata invalidata a causa di irregolarità formali nel loro processo. In primo luo­ go vi è l ’importanza delle forme vincolanti di iniziazione. L ’ini­ ziazione. anche il cap. Non di me­ no. ad esempio inducendolo a infrangere tabu di va ­ lore universale. l ’iniziazione assume la forma di una cerimonia compiuta da uomini e donne capaci di operare una scelta cosciente (quindi non prima della pubertà) da qui proviene la pra­ tica del battesimo degli adulti a preferenza di quello dei bambini fra le sette rivoluzionarie del x v i secolo. . L ’argomento che gli ebrei ven­ gano circoncisi perché la circoncisione porta dei vantaggi di natura medica. in pratica razionale secondo il nostro modo di pensare. buona parte di questa cura meticolosa nell’attenersi alla lettera del rituale non è.. Si può anche argomentare che in società composte da gente incolta. non è certo quello per cui i genitori ebrei di tutti i tempi hanno fatto circoncidere i loro figli. Inoltre essa crea generalmente una partico­ lare atmosfera di solennità e di magia allo scopo d'im pri­ mere nella mente del candidato l ’importanza del passo che sta per compiere. come quel­ le dei ladri '. che anche una leggerissima deviazione dalla pro­ cedura tradizionale rigorosamente stabilita possa portare a un allontanamento sempre crescente dalla pratica tradi­ zionale o addirittura al caos e alla confusione. o nelle organizzazio­ ni gestite da persone di scarsa intelligenza. N elle associazioni volontarie come i movimenti sociali. può servire a legare intimamente il membro all’organiz­ zazione. come molti eserciti.194 C A P I T O L O NONO tudinario. secondo i termini del rituale che le è proprio. C fr. Si può sostenere che il conformarsi scrupolo­ samente alla tecnica della procedura garantisca l ’efficacia della legge.

ecc. M a nei movimenti prim itivi. credo. come i segni di ri­ conoscimento formali e segreti. come nelle cattedrali gotiche. processioni. grande o piccolo. KNOOP e G. della sua coesione e del suo potere em oti­ vo. in cui ogni singolo ele­ mento corrisponde e realmente «rappresenta» un parti­ colare. In secondo luogo. In terzo luogo. del suo programma. le figurazioni simboliche. Manchester 1947 . di un movimento. PP. le parole d ’ordine ecc. di una complessa ideologia.non è che una espressione fievole e degenerata del vero simbolismo. con l'evocare tutto ciò. vi è il cerimoniale delle riunioni pe­ riodiche. p . atti di culto in comune e simili. jo n e s . pa- . che di tanto in tanto servono a riaffermare l'u ­ nità dei membri: assemblee. l ’unione dell’operaio all’a­ gricoltore) può essere u n ’espressione sintetica del suo mo­ vimento. La vera e propria iniziazione culmi­ nava in un atto rituale come l ’imposizione delle mani. la «parola massonica» la stretta di mano dei frammassoni. Il simbolismo che tro­ viamo abitualmente nei movimenti moderni . si può trovare un intero universo di simboli e di allegorie.il distinti­ vo. una stella a cinque punte. London 1948.96-107. delle sue aspirazioni. Nelle organizzazioni prim itive esso servi­ va a unire la forma al contenuto. È vero che per gli attuali socialisti e comunisti una ban­ diera rossa. troviamo ciò che si può chiamare il rituale pratico che permette ai membri di adempiere alle loro particolari funzioni. Il simbolismo massonico è forse il tipo più conosciuto di un simile universo estraneo alle religioni 1 d .IL R IT U A L E DEI M O V IM EN TI SO CIALI 195 fedeltà. . una falce e m artel­ lo (che simboleggiano. la bandiera. Il candidato può essere messo alla prova o esami­ nato in diversi modi. The G enesis of Freem asonry. 2 L ’emblema del sindacato dei portuali (1889) viene particolareggia­ tamente descritto nel mio L abour's Turning P oin t. le inte­ stazioni delle lettere dei sindacati inglesi del secolo scor­ so rappresentano una versione alquanto mitigata di tale fenom eno2. Viene poi il simbolismo. e in genere conteneva un giuramento solenne o una dichia­ razione fatta dal candidato che lo vincolava per sua pro­ pria volontà. delle sue conquiste. l ’elemento più importante e pili suggestivo. Le elaborate insegne allegoriche.

la maggior parte di questo simbolismo rimaneva soprattutto come un elemento em otivo usato dai m ovi­ menti sociali per scopi molto meno elaborati di quelli per cui era stato originariamente creato. in secondo luogo in organizzazioni che. In altre parole. poiché queste ultime sono sempre state in ogni circostanza concrete e limitate. La catego­ ria delle società che possiamo chiamare « massoniche ». alcuni emblemi dei quali si possono ancora ammirare. . specialmente quelle derivate dalle asso­ ciazioni di artigiani specializzati indipendenti. II. in quanto movimento sociale. In quali movimenti sociali del secolo scorso possiamo aspettarci di trovare un simile prim itivism o? Innanzi tut­ to in organizzazioni che. per i nostri fini. La maggior parte di questo simbolismo aveva scarsa portata per quanto concerne le funzioni di una organizzazione. V i è molto da dire a proposito del simbolismo dei prim i sin­ dacati inglesi. Quan­ do era stato tratto da organizzazioni e da tradizioni del passato. essendo o dovendo essere segre­ te. deri­ vando da istituzioni e tradizioni più antiche. il più influente.196 C A P I T O L O NONO ufficiali. L ’organizzazione dei primi sindacati. d all’altra i sindacati e le società di mutuo soccorso. Naturalmente questa classificazione non esaurisce tutte le varie combi­ nazioni possibili. o avendo degli scopi rivoluzionari estremamente am­ biziosi. co­ stituisce un legame tra questi due gruppi. le società di mu­ tuo soccorso. da una parte gli ordini e società rivoluzionarie segrete. conservava­ no legami eccezionalmente tenaci con il prim itivismo del passato. e anche. ciascun elemento dei quali poteva assumere un significato diverso per i membri dei vari gradi d ell’organizzazione. imponevano ai loro membri un grado eccezionale di coesione. È straor­ dinario vedere quale inopportuna ingenuità entrò nel pas­ sato nella elaborazione di questi complessi simbolismi. cosi come le norme consuetudinarie e le con­ venzioni non ufficiali dei lavoratori nei loro luoghi di lagine 87-88.

il nuovo apprendista era accolto con un determinato cerimoniale. Al principio della stagione invernale ciascuno riceveva u n ’o­ ca. risulterà pili agevole 1 A rtificial and Com pulsory D rinking Usages o f the U nited K ingdom . A lla consegna di una carrozza il cocchiere del cliente riceveva un regalo. il passaggio da un banco all’al­ tro d ell’officina. Cosi. il suo matrimonio e la nascita di ogni figlio. l ’operaio ultimo arrivato nell’officina diventava «connestabile» e riceveva una mazza presenta­ tagli con grande cerimonia. ma non sempre. e ogni nuovo genere di lavo­ ro in cui si cimentava veniva ugualmente celebrato. tra i fab ­ bricanti di carrozze. E cosi via. . oppure ogni formale mutamento nella vita d ell’individuo. Tutto veniva celebrato e il nuovo socio del datore di la­ voro era obbligato ad offrire una cena agli operai. Poiché praticamente tutte queste manifestazio­ ni finivano in bevute. rivelano indubbiamente numerose tracce di prim i­ tivismo. che può essere ini­ ziazione a un mestiere (come quando l ’apprendista divie­ ne artigiano) o a una organizzazione (come quando l ’arti­ giano diviene membro della sua associazione o compagnonnage. ansiosi di mettere in guardia il pubblico con­ tro i molteplici ostacoli che si opponevano alla sobrietà del cittadino britannico. la prima visita della moglie dell’operaio a ll’officina. si usava «bagnare» i vestiti nuovi. spesso come conseguenza necessaria della pri­ ma iniziazione) o a un nuovo lavoro e residenza (come quando un artigiano arriva in una città forestiera).IL R IT U A L E DEI M O V IM EN TI SO CIALI 197 voro. Qualora si tenga presente questa diffusa pratica di ce­ lebrare con cerimonie ogni inizio. in varie edizioni sempre più compiete. la più completa enumerazione di tali cerimonie in Gran Bretagna (per quanto piuttosto po­ vera di particolari non riguardanti l ’alcoolismo) si deve a ll’opera di zelanti apostoli della temperanza come John Dunlop '. Talvolta. Consideriamo dunque l ’iniziazione. il nuovo operaio doveva solennizzare con apposite cerimo­ nie la propria ammissione. Q ue­ sto rituale degli inizi rimase quasi universale in G ran B re­ tagna nella prima metà del secolo scorso. Questi usi erano in genere comuni a tutti i mestieri.

90 s g g . v a il . Paris 19 5 1. 4 voli. ma confraternite che accoglievano varie specie di mestieri. e naturalmente culminava in una forma estremamente solenne di dichiarazione .generalmente un giuramento . Essai bibltographique sur les compagnonnages de tous les de­ voirs du Tour de France et Associations ouvrières à form e in itiatique. 1 L ’articolo a s s a i documentato compagnonnage nel Larousse du x ix e s ie d e . e più tardi una più vasta gamma di I mestieri). pare sia stata una propaggine tardiva delle due prime. Questo cerimoniale riuniva in sé il timore reverenziale. falegnami e magnani. stabilita allo scopo di sottolineare gli elementi distintivi dagli altri gruppi e di vincolare il nuovo mem­ bro con i più forti legami possibili. L es associations professionnelles ouvrières. Per d e l l e i n f o r m a z i o n i c o m p l e t e c f r .: o f f i c e d u t r a ­ . quella degli enfants de Salom on . I più elaborati rituali di questo tipo sembra siano stati quelli delle associazioni degli artigiani francesi (compagnonna­ ges) per quanto esse non facciano altro che seguire uno schema che diviene sempre più familiare allo studioso del rituale di tali società La particolarità dei compagnonna­ ges stava nel fatto che non erano soltanto associazioni di mestieri particolari. l ’elemento d ell’esame del candidato e quello della sua istruzione ai misteri del­ l ’associazione.. che non si sviluppò completamente fino al secolo scorso. c a p . t i . carpentieri. mentre più tardi accolsero altri mestieri connessi con l ’edilizia) e gli enfants du maitre Jacques (in origine selciatori. specialmente il v o l . p p . d à l ’ e s a t t a c o m p o s i z i o n e d i q u e s t i g r u p p i .e in una cerimonia che simboleggiava l ’adozione del candidato da parte del gruppo. una terza. e che abbiano per questo molto in comune con i primi stadi della massoneria. Pare che all’origine vi siano state due principali confraternite rivali fra loro: gli enfant s du pé­ re Soubise (originalmente carpentieri. per quanto vantasse origini antichissime. I (1894). r . ed era riservata prin­ cipalmente alle varie categorie di operai dell’edilizia I l rituale segreto d ell’iniziazione a tali gruppi aveva del­ 1 Per una esauriente descrizione di queste ultime cfr. per quanto sembri che originaria­ mente si siano sviluppati nel settore d ell’edilizia.19 8 C A P I T O L O NONO comprendere la cerimonia più solenne che segnava l ’ini­ ziazione di una persona in un particolare gruppo dei suoi compagni. l e c o t t é .

Indi il candidato dichiarava la propria volontà di partecipare a uno scambio rituale di domande e di rispo­ ste.e una bottiglia contenente il vino con cui doveva essere battez­ zato. probabilmente per mostrare la propria abilità nel mestie­ re. Prim a di quel­ l'ora il candidato veniva condotto tre volte nella stanza d ell’iniziazione per compiere varie form alità. era stesa di fronte all’altare.IL R IT U A L E DEI M O V IM E N T I SO CIALI 199 le cerimonie veramente straordinarie. La cerimonia vera e propria cominciava per tempo la sera e doveva concludersi a mezzanotte. tra i quali avrebbe dovuto scegliere il proprio . Veniva quindi sottoposto a tali prove dopo essere stato bendato. simbolo del sangue che il candidato era pron­ to a versare piuttosto che rivelare i segreti della confra­ ternita. di commettere un delitto per la confraternita. che come vedremo aveva un ruo­ lo importante nelle cerimonie delle riunioni periodiche. pro­ va questa che veniva simulata con tale abilità che il can­ didato bendato spesso continuava a credere per qualche minuto di avere veramente immerso il pugnale nel cor­ po di qualcuno. Veniva introdotto dal rouleur con tre colpi di mazza. su un altro la scelta dei «nom i» della società. Su ll’al­ tare era posato un pugnale la cui punta era avvolta da un nastro rosso. La stanza era addobbata con un baldacchino bianco e conteneva un altare sul quale stava un crocifisso con sei torce (risparmiamo al lettore la spiegazione del significato simbolico di tutto ciò). Per prima cosa il candidato veniva sottoposto alla «épreuve de travail». Queste prove consistevano in burle. con sopra un vassoio sul qua­ le stavano i futuri «colori» del candidato nella confrater­ nita. o di uccidere un uomo. mentre i tre funzionari gli stavano di fronte. egli pronunciava . e per tre volte ne era ricondotto fuori. Superate queste prove. La «tovaglia». in «giudizi di D io » o in pratiche umilianti e ridicole di vari generi (quel­ le dei carpentieri di Soubise erano particolarmente bruta­ li) e in prove morali come la richiesta di abbandonare la propria famiglia o la propria religione.generalmente una combinazione simbolica del luogo d ’origine con l ’al­ lusione ad alcune qualità morali o di altro genere . In questa stanza i confra­ telli erano disposti in cerchio intorno a lui.

cap. talvolta. Cosi. e l ’avrei meritato. e l ’imposizione di un nuovo nome era cosa assai semplice. pp. mantennero molto a lungo questo particolare elemento.200 C A P I T O L O NONO il giuramento di custodire sempre fedelmente i segreti della confraternita: Vorrei piuttosto. A lle H andiverksbràuche . che il mio corpo fosse bruciato e le ceneri gettate al vento. . prometto di trafiggere col mio pugnale il cuore di chiunque si renda spergiuro. una madrina e un «prete» ' e veniva battezzato con del v in o 2. k r e b s . i v . tra i tipografi. distinta dai suoi segni segreti di riconoscimento e si­ mili.2 4 . tra i falegnami le prove erano diventate null’altro che un gioco chiassoso. anche i contrassegni segre­ ti erano molto meno complicati. Tuttavia Y H obelpredigt divenne forse più lungo con l ’abbreviazione del resto del rituale. w i s s e l l . Basel 19 33. Talvolta si faceva anche la prova del fuoco spegnendo una candela accesa contro il capezzolo sinistro del candidato.poco prima d e ll’ufficiale condan­ na teologica d ell’iniziazione al compagnonnage. 2 v o l i . che mi si tagliasse la gola. per quanto conservassero in genere gli altri elementi in una forma meno elaborata e formale. avvenuta nel 365. I.risul­ ta che questo personaggio veniva chiamato cure. M olti altri s e r m o n i s o n o r i p r o d o t t i i n r . ma dai resoconti della metà del x v n secolo . L ’unico elemento che manca a questa iniziazione è quello d ell’informazione sulla natura generale della socie­ tà. Le iniziazioni degli artigiani tedeschi. 2 Associations profeisionnelles ouvrières. V i era anche. una prova del sangue: si faceva sprizzare il sangue del candidato che con esso firmava. Il giuramento veniva ripetuto tre volte. 1 1 7 . Des alten H andw erks R echi und C ciL'oh nh àt . simili discorsi vengono riportati a proposito di gran parte delle altre confraternite Questi sermoni era1 Nel x ix secolo costui era chiamato semplicemente «testim on io».5 . che lo stesso sia fatto a me se divenissi tale. Quindi il can­ didato riceveva il suo nome nella società. 3 w. . Berlin 1929-39. sceglieva tra i presenti un padrino. il batte­ simo si era ridotto alla fine del secolo scorso a poco pili dello scherzoso rituale della traversata d ell’equatore sul­ le navi. o almeno se ne toglieva una goccia simbolica e il candidato fingeva di firmare con esso.

R I T U A L E D E I M O V I M E N T I S O C I A L I 201 no un misto di retorica e di catechismo. Sarebbe cosi arrivato a uno stagno ove avreb­ be trovato una quantità di rane gracidanti «arg. ove il compagnonnage preindustriale non si era certamente sviluppato in un gruppo di organismi specializzati come nel continente. Munches re r 1829 . avrebbe poi passato tre cancelli. tra i bottai te­ deschi. . In ogni caso si do­ manda al candidato che cosa avrebbe fatto. Su que! k.erano altrettanto noiosi dei sermo­ ni protestanti dai quali è probabile abbiano attinto la lo­ ro popolarità. arg» (male. i consigli pratici all’artigiano che entrava a farne parte si erano spesso trasformati qua­ si in una burla. nella peggiore . spesso assai cor­ rotto. Per lo meno in Gran Bretagna. sul punto di la­ sciare la città. h . HEUT. G cschicbte der Bottcher-. dei mugnai. Th e fr ie n d ly S o r ìd i r f in Vngland i S n . «O d d fellow s M agazine». 146.inchester 19 6 1. e gli si danno consigli su ciò che avrebbe dovuto fare Col sorgere della massoneria. Sarebbe poi giunto a una ruota di muli­ no che girando direbbe (in modo onomatopeico. l ’influenza massonica è molto accentuata. I.quando ad esempio venivano pronunciati da un padri­ no piuttosto alticcio . male). 1 928. Cosi. g o s d e n . Malgrado questo avvertimento avreb­ be dovuto proseguire. . s.und Schafjìerbewe&ung. una delle qua­ li sarebbe volata a destra. I. E gli avrebbe dovuto seguire quella del mezzo. M . di essere stati origi­ nariamente istituiti secondo i principi m assonici. vedi i>. male. arg. incontrato tre corvi. Nella migliore delle ipotesi essi assomi­ gliavano a una fiaba dei fratelli G rim m .7?. dato che l ’antico rituale delle prove su cui si basa­ vano era stato dimenticato. un’altra a sinistra e l ’altra an­ cora dritta in avanti. doveva soffiare su tre piume. anche quando non è detto espressamen­ te. si diceva al nuovo membro che. Per le socie­ tà di mutuo soccorso. Killer. p. almeno in tedesco) «torna indietro. la ten­ denza delle associazioni artigiane a subire l ’influenza mas­ sonica fu naturalmente molto marcata.II . come nel caso degli O d dfellow s.NBfcRCER. è probabile che questo sia la trac­ cia di un incontro rituale molto più serio di un incontro con le ranocchie. altro ramo della stessa famiglia di rituali delle confraternite di artigiani. e cosi via. dei contadini con le loro mogli. almeno come parodie. torna indietro».

e la prima cosa che riusciva a ve­ dere era la punta di una spada sguainata puntata contro il suo cuore. 3 Per sim ili sinistre burle (probabilmente derivate dai prim itivi ritua­ li di prove) tra i prim i frammassoni. mentre tutta la stanza era piena di simboli sa­ cri e profani. its History. d a v i e s . cfr. . se il neofita non era gettato e fatto rotolare fra i cespugli. e dal suono di voci umane inintelligibili. Appena riusciva a distogliere lo sguardo dal suo terribile guardiano e dalla sua spada. cosa assai s tra n a . sentiva un terrore strano e misterioso pervadere i suoi sensi.. mortale silenzio che ivi regnava. appena intorpidito. e ra e r r a ­ ta. c o l e . do­ po avere oltrepassato i guardiani esterni e interni. P rinciples and Finances. W itham 18.202 C A P I T O L O NONO sti u ltim i e ra n o e v id e n te m e n te m o d e lla ti i g iu ra m e n ti e le c e rim o n ie d e lle p rim e o rg a n iz z a z io n i o p e ra ie . L e in iz ia z io ­ n i co m p iu te in In g h ilte r r a e ra n o in g e n e re m o lto m en o te rr ib ili di q u e lle fr a n c e s i. o im­ merso fin sopra la testa in una grande tinozza \ gli veniva tolta la benda dagli occhi. D. T h e G enesis of Freemasonry cit. 249-50. Tosto l ’u­ dito.58. t . a cau­ sa del solenne. V a le fo rs e la pen a di o s s e r v a r e in c id e n ta lm e n te ch e la c o n v in z io n e d e i g o v e rn i in gle si d e l p rim o O tto c e n to . 5 deH 'appen dice. n. pp. se ­ co n d o la q u a le le in iziazio n i e i g iu ra m e n ti s e g re ti d o v e v a ­ n o n e c e ssa ria m e n te e sse re di n a tu ra s o v v e r s iv a . gli veniva risvegliato con terrore dal tintinnio di grandi catene di ferro. co m e . Constitution. 2 s . quasi sempre i suoi occhi si posavano su una grande immagine della morte. né 1 Citato in Attem pts at G en eral Union ( 1 9 5 3 ) di G. O d dfello w sb ip . G l i e s tra n e i c o n tro i q u a li la c o n fr a te r n ita ritu a le sa l­ v a g u a rd a v a i su o i se g re ti n on e ra n o so lta n to i b o rg h e s i. e p e rsin o un a d e lle p iù b ru ta li ch e . a p p a rtie n e a l l ’asso cia z io n e p e r fe t­ ta m e n te le g a le e in n o cu a d e g li O d d fe llo w s . il cui ghigno sinistro avrebbe fatto gelare il caldo sangue del­ le sue vene. è b en p o ca co sa in c o n fr o n to a lle p ro v e a ffro n ta te d ai ca n d id a ti al co m p a g n o n n a g e Il candidato all’associazione. 209. H. prima di essere introdotto nella sala della loggia veniva accuratamente bendato e. ad e se m p io l ’in iziazio n e d e i c a rd a to ri di la n a '. k n o o p -j o n e s . A questo stadio dell’iniziazione. il cui significato pochi erano in grado di spie­ gare. cfr.

l ’appartenenza al quale era contrassegnata principal­ mente dal possesso dei segreti. o quelli dei tipografi ove il «padre della cappel­ la» adunava i membri intorno a sé per amministrare la giustizia sulla «pietra solenne» della tipografia. mentre altre non lo erano. e il gesso. Soltanto qualora tutte le organizzazioni di lavoratori. ad eccezione del fatto che il circolo esterno veniva lasciato aperto. ove nel secolo scorso non ne rimanevano che scarse vestigia. e le altre che non avevano questa necessità. nel quale si conservavano gli atti e altri oggetti propri della società. lo scrigno o arca. D o­ po il pagamento della quota si disegnava un altro circolo. Non vi era dunque inizialmente una di­ stinzione tra le società che dovevano necessariamente es­ sere segrete. come quelli dei carpentieri irlan­ desi ove « il padre dell’officina» presiedeva la riunione e «suonava il chiodo» tre volte (cioè batteva un utensile per produrre un suono).IL R IT U A L E DEI M O VIM EN TI SO CIALI 203 sempre i governi. l'iniziazione e il giuramento vincolavano i membri deliberatamente con­ tro questi ultimi. se si eccettua il rituale riguardante l ’elemento più importante di ogni associazione artigiana. In Francia erano in generale i membri dei compagnonnages rivali. nelle società di mu­ tuo soccorso inglesi chiunque non facesse parte del grup­ po. alcu­ ne delle quali erano secondo la legge. per significare che la «corte» era adunata. Possediamo scarse tracce dei rituali delle assemblee. una figura somiglian­ te al diagramma di un salvagente o di un pneumatico. Anche i rituali delle assemblee periodiche si sono con­ servati in modo molto più completo nel continente che in G ran Bretagna. con i quali i confratelli si tro­ vavano in permanente stato di guerra. Ma ciò è nulla in confronto al rituale dei fabbri tedeschi che dise­ gnavano un «circolo dei m em bri». in quanto membri di una classe particolare. intraprendessero attività viste di mal occhio dai datori di lavoro e dalle autorità. ma soltanto tra le attività di confraternite nelle quali i membri erano legati da un vincolo di solidarietà. generalmente conservato nello scrigno ( L a d e ) . quindi si chiudeva il cerchio esterno per significa­ re la presenza di tutti i confratelli ad ogni assemblea. Si scrivevano i nomi di tutti i presenti tra i due cerchi.

con le giacche abbotto­ nate fino al terzo bottone a sinistra. quando vi fosse un nu­ mero determinato di membri in ogni città. Il «tovagliolo» era steso dinanzi al prem ier en ville. meno che a Parigi ove le possibilità di altri divertim enti giustificavano le disposizioni per le quali era permesso adunarsi soltanto due volte al mese.e in genere anche 1 E. p. almeno nei paesi cattolici. in cui si facevano invariabil­ mente processioni di vario genere nel giorno del santo della confraternita. alle due preci­ se di ogni domenica. sant’Eligio in estate per i mani­ scalchi. sant’Eligio in inverno per i fabbri. ma senza ricercatezza. quello di destra era pieno a metà di vino e conteneva una fetta circolare tagliata dalla crosta superiore di una pagnotta (era espressamente prescritto che fosse la crosta superio­ re) chiamata pavilion. b a s n e r . nella posizione prescritta. Ham burg 19 12 . secondo l ’uso della confraternita. san­ t ’Anna per i falegnami. la «coppa della fratellanza» era vuoto. Eppure il rituale di questi fab ­ bri ferrai era meno elaborato di quello dei compagnons francesi. Si trattava in genere di cerimonie religiose. san Crispino per i calzolai . al cen­ tro. quello di sinistra. san Giuseppe per i carpentieri. in cui queste ultime non avevano nulla di meglio da fare. che pronunciavano un giuramento sacro di riu­ nirsi {faire la montée de chambre). . 10 3 nota. 2 Associations professionnelles ouvrières . san Pietro per i magnani. Sopra di esso. Tra i due bicchieri doveva stare un coltello con la punta nascosta in un pezzetto di pane.204 C A P I T O L O NONO veniva ricollocato dentro '. stava una bottiglia di vino con due bicchieri posti uno alla destra e uno alla sinistra del presidente. G eschicbte der deutscken Schm iedebew egung . il più vecchio artigiano della città. A ltre croste (questa volta tagliate in quadrato ma sem­ pre dalla crosta superiore) erano collocate in ogni angolo del tovagliolo \ Tutte le confraternite avevano cerimonie pubbliche ge­ nerali oltre a quelle delle assemblee periodiche riservate agli iniziati. G li atti rituali obbligatori di tali assemblee erano cosi nu­ merosi e complicati da suggerire che essi rappresentasse­ ro uno stadio d ell’evoluzione delle società. I compagnons dovevano vestire correttamente.

Né è oppor­ tuno dilungarsi sul simbolismo. Bolton 1865. Non è necessario descriverli dettagliatamente in questa sede. in Francia questi rituali pubblici religiosi furono osservati meno strettamente col procedere del secolo scorso. Comunque. mescolando le ceneri al vino che bevevano) ob­ bligava la società a fare uso di contrassegni non scritti. la cui descrizione occupa tre fitte pagine. la parola d ’or­ dine per i viaggiato ri1 avevano una giustificazione razio­ nale molto più evidente. è una questione che potrebbe essere studiata dagli appassionati di antichità locali. e dal prosaico al folcloristico e poetico.IL R IT U A L E DEI M O VIM EN TI SO CIALI 205 nei giorni solenni e festivi. Anche qualora non vi fosse stata nessun’altra ragione. . come al solito questo rituale di riconoscimento andava dall’utile al fantastico. i confratelli di una città dovevano avere perciò mez­ zi sicuri per riconoscere i forestieri. Nei primi tempi della confrater­ nita i confratelli erano per la maggior parte analfabeti. la proibizione di tenere documenti scritti ai fini della sicurezza (i compagnons li bruciavano ogni anno. Queste processioni e cerimo­ nie annuali ricorrenti in giorni fissi rimasero nell’uso uni­ versale in G ran Bretagna e i regolamenti delle società di mutuo soccorso dei villaggi contenevano in genere i più complicati provvedim enti in vista di esse. sulle insegne e sulla « teo­ logia» di tali organizzazioni. I rituali pratici che comprendono in genere i contrasse­ gni segreti per il riconoscimento. In che misura esse riflettessero ancora le antiche feste dei Santi. e anche se non lo erano. dalle forme più semplici a quelle assai complicate dei com­ pagnonnages. come il controllo e la parola d ’ordine. il segno e il contrassegno. Dobbiamo ricordare che tutti questi gruppi considerava­ no il fatto che gli operai si spostassero da un luogo all’al­ tro. E ssi erano oggetto di orgo­ 1 G eneral L a w s o f the Ancient O rder o f Foresters . il rischio costante che degli estranei potessero usufruire il­ legittimamente dei vantaggi della società rendeva indi­ spensabile l ’uso di un sistema di riconoscimento dei con­ fratelli legittim i: i documenti delle associazioni artigiane inglesi pullulano di provvedim enti contro coloro che re­ clamavano abusivamente l ’ospitalità dei gruppi locali.

. Per quanto il rituale dell’una e dell'altra forma fosse un fenomeno universale. mentre destavano lo stupore e l ’ilarità degli estranei. di classificare i membri in una gerarchia analoga a quella. a d esempio o. artigiano e maestro operaio. le caratteristi­ che organizzazioni con un alto contenuto di rituale erano probabilmente di modeste dimensioni. per quanto tendesse a m anifestar­ si ovunque fiorissero società artigiane con funzioni analo­ ghe a quelle dei sindacati. le associazioni artigiane trasmi­ sero o inventarono una grande varietà di sistemi che face­ vano appello all’emotività delle masse. gli ordini conviviali di carattere semi-massonico e simi­ li. V i è un solo aspetto che vale la pena di sottolineare. di apprendista. eccetto che fra gli artigiani ap­ partenenti a mestieri tradizionali e a organizzazioni che non avevano come scopo principale un’azione collettiva economica o politica. in «R evu e H istorique de la R evolu­ tion Fran?aise».ad eccezione di specialisti come i cimatori o. Nel i7 9 r in Francia. L ’atmosfera del secolo scorso non era propizia al rituale. per quanto spesso più elaborata. Anche fra i mestieri preindustriali il rituale non era un fenomeno universale. pp. 17 6 sgg. ad eccezione del­ le grandi società di mutuo soccorso rituali a carattere apo­ litico e di altre organizzazioni del genere. a meno che non 1 Cfr. i pettinatori di lana . ai quali questi mo­ vimenti poterono attingere nei casi di necessità .2o6 C A P I T O L O NONO glio e di edificazione per i membri. k a r m i n . in Inghil­ terra. I movimenti so­ ciali moderni che si trovavano al di fuori di questi am­ bienti ormai antiquati tendevano ad adottare il rituale specialmente al fine più utilitaristico di difendersi dagli attacchi dei nemici. L'influcnce du sym bolism e maqontiique sur le sym bolism e révolutionnaire . Per quanto riguarda i più vasti movimenti sociali. Per questa ragione. come le società di mutuo soccorso. le organizzazioni operaie aventi un rituale alquanto complicato erano assai più rare di quanto si possa pensare. la pratica.essi apparivano più deboli nei gruppi di carattere più marcatamente proletario. senza dubbio derivata dall’antica tradizione artigiana. 19 10 . soltanto ventisette mestieri facevano parte di compagnonnages e . I . co­ me ad esempio quello degli operai tessili.

802. e già nel 18 3 0 erano molto più rari di quanto gli os­ servatori ostili fossero disposti ad ammettere . 3 Larousse du x ix e siècle cit. per quanto nel M e­ dioevo fossero giustificate. 769. la confraternita rivoluzionaria segre­ ta costituì la forma di gran lunga più importante di orga­ 1 C fr. come i co­ struttori di carrozze2. quando una insurrezione di giovani artigiani contro il tentativo dell’assemblea costituita dei confratelli di monopolizzare i privilegi del compagnonna­ ge rese più forte il richiamo del senso comune.un piccolo gruppo che contava meno di diecimila mem­ bri . G li stessi compagnonnages furono scossi da una secessione razionalista che guadagnò terre­ no in seguito al 18 3 0 . alla fine del secolo scorso si osser­ vò che a Parigi il compagnonnage era più forte tra gli ar­ tigiani reclutati in piccole città di provincia. forse a cau­ sa d ell’urbanizzazione. Per tutto il periodo delle tre rivoluzioni francesi. Tra i sindacati inglesi i giuramenti segreti e simili caddero rapidamente in disu­ so. non varrebbe la pena di trattarne diffusamente. Una con­ fraternita aperta di artigiani venne formata dai dissidenti di tutti i devoirs e gli ispiratori di questo gruppo «elim i­ narono tutte quelle consuetudini che. il periodo che va dal 17 8 9 al 18 4 8 segnò una evoluzione delle organizzazioni rituali che riveste una no­ tevole importanza per la storia dei movimenti sociali co­ me per la storia mondiale. A lla fine del secolo. non lo sono più ai nostri gior­ ni» 3.. Se la confraternita rituale non fosse stata nulla più di questo.IL R IT U A L E DEI M O V IM EN T I SO CIALI 207 si trattasse di un rituale apolitico. p. In ­ fine l ’organizzazione rituale operaia non era più che una sopravvivenza destinata rapidamente a scomparire. Tra gli artigiani tradizionali il rituale cadde in disuso. . Je relazioni del Select Committee of Combinations of Workmen 1838 . Tuttavia. I I . circa il 4 0 % degli artigiani or­ ganizzati in compagnonnages piuttosto che in sindacati . 2 Associations professionnelles ouvrières .avevano aderito a questa organizzazione aperta. a proposito della rarità dei giuramenti. in . p.

a tra tta re il q u a le n on m i se n to su ffic ie n te m e n te p re p a ra to . L a m a sso n e ria d e l x v m seco lo ci a p p a re . i l CARR. v e n t u r i . o le c o n fr a te r n ite filo m a sso n ic h e . s p e c ia lm e n te n ei lu o g h i d ’a s ilo in te rn a z io n a li in cu i g li e m ig ra ti si riu n iv a n o ( G in e v r a . il Report of the Sedition Com m ittee 19 18 . e in un ce rto se n so c o o ­ p e ra n te . I . U n a p ro v a d i ciò è c o s titu ita d a lle is titu ­ z io n i n o n u fficia li d e l tip o d e lla c o rte d ’o n o re d in an zi alla q u a le g li e m ig ra ti p o r ta v a n o le lo ro c o n tro v e r s ie p e rs o n a ­ li. e alcu n e so n o an co ra in v ig o r e . T h e Rom antic E x iles (p. N o n è q u e s ta la sede o p p o rtu n a p e r u n co m p e n d io s to ric o d e lle c o n fr a te r n ite se g re te . m a lg ra d o i fe r o c i e in te rm in a b ili d iss id i s c o p p ia ­ ti in sen o a e sso . I lo ro e le m e n ti r itu a li n on so n o d u n q u e d i in ­ te re sse p u ra m e n te arc h e o lo g ic o . . e i m o v im e n ti r iv o lu z io n a ri. e d a lla p ra tic a di p a ssa re in fo rm a z io n i a p ro p o s ito di n o ti ag e n ti di p o liz ia ai g ru p p i r iv a li \ M o lto si è d isc u sso a p ro p o sito d e i ra p p o rti tra la m a s­ so n e ria . 2 Per un esempio della corte d ’onore vedi e . in p a rte in fo rz a d e lla co m u n e d iscen d e n za da g r u p p i m as­ so n ici d e l x v m se c o lo . È tu tta v ia e v id e n te co ­ m e tu tte te n d e sse ro a ra g g ru p p a rs i in u n ’u n ica fa m ig lia . a rg o m e n to e strem am e n te c o m p le sso e d ifficile . co m e u n c o m ­ p le s so d i g r u p p i d ifficili a d e fin ire . p. Bom bay 19451 di K a lpa­ na D utt. 1 2 7 d ell’ed. F. P a r ig i. Penguin). in p a rte a cau sa d e lla re c ip ro c a e m u la z io n e 1 e in p a rte p e rch é il m o n d o d e i c o s p ir a to ri. e sp e sso il su o c o m p lic a to ritu a le la fa c e v a so m i­ g lia re p iù a u n ’o p e ra liric a ita lia n a ch e a u n 'a sso cia z io n e riv o lu z io n a ria . per ciò che i terroristi bengalesi attinsero dai narodniki russi. n on si tra tta q u in ­ d i d i un p ro b le m a ch e u n o s to ric o co scie n z io so p o ssa a f­ fr o n ta r e co n e n tu sia sm o . L o n ­ d ra ) era un p ic c o lo m o n d o u n ito . p iu tto s to ch e co m e u n ’ un ica o rg a n iz z a z io n e con u n a d o ttrin a e un p ro g ra m m a d e te rm in a ti.208 C A P I T O L O NONO n izzazio n e d e lla so c ie tà in e v o lu z io n e d e ll’E u r o p a o c c i­ d e n ta le . per ciò che essi attinsero d all’esercito repubblicano irlandese. 5 8 7 per l'ispirazione tratta dai russi dal babouvismo. B r u x e lle s . II populism o russo. s p e c ia lm e n te d a p a rte d i co lo ro ch e p re d i­ lig o n o u n a v is io n e e s a lta ta d e lla s to ria . e Chittagong Arm oury R aiders: Rem iniscences. Calcutta 1 9 1 8 (meglio noto sotto il nome di R ow latt R eport). Torino 1 9 5 2 . n o n o sta n te a v e sse ro 1 C fr. In a ltri p a e si s im ili c o n fr a te r n ite h an n o c o n se rv a to u n ’im p o rta n z a p o litic a .

p are ch e g li illu m in a ti d i W e is h a u p t. L a m a sso n e ria in flu ì p r o ­ fo n d a m e n te s u lle riv o lu z io n i fra n c e s e e a m e rica n a . a lcu n e sta c c a n d o ­ sen e p u r m a n te n e n d o co n essa m o lti le g a m i. fo rm a tis i n e l­ l ’a tm o s fe ra m a sso n ica . i fila d e lfi (che d iv e n n e ro a lo ro v o lta la cul' G. a p a rte alcu n e v a r ia n ti n e l r itu a ­ le e n el sim b o lis m o . d an d o co si o rig in e a u n a se rie d i c o n fr a te r n ite se g re te n e l p e rio ­ d o n a p o le o n ic o e d u ra n te la R e sta u ra z io n e . a ltre v a le n ­ d o si d e lla m a sso n e ria co m e di u n a zo n a d i re c lu ta m e n to p e r i lo ro m e m b ri. R ie s c e q u in d i d iffic ile so ste n e re la te o ria d i u n a co sp ira z io n e m asso n ica d e l tip o p iù lo sco . .IL R IT U A L E DEI M O V IM E N T I SO CIALI 209 tu tti u n o ste sso sch em a o rg a n iz z a tiv o e ritu a le e u n a c o ­ m u n e c re d e n za n ei v a lo ri deH ’illu m in is m o . Q u e s te o rg a n iz z a z io n i c o n se rv a ro n o p a rtic o la ri ra p p o r ti con la m a sso n e ria . in o ltre . D ’a ltro n d e . e nel 17 9 8 . se m b ra . perreu x . l ’o rg a n iz z a z io n e m a sso n ica re n d e ­ v a fa c ile a lle lo g g e o ai g r u p p i p iù v a s ti t ra s fo rm a r s i in c e n tri p o litic i o g ru p p i d i p re s s io n e . p iù o m en o sim ili ad e ssa . Q u a lo r a n on e s is te ss e ro a ltr e o rg a n iz z a z io n i. Paris 1 9 3 1 . a ssa i sp e sso la m a sso n e ria c re a v a o r d in i riv o lu z io n a ri m a g g io rm e n te s p e c ia liz z a ti. ch e le a u to rità rite n n e r o c h e v i fo s s e u n in tim o le g a m e tra le d u e o rg a n iz z a z io n i. C o s i. fa c e v a d i m o lti d i e ssi dei r iv o lu z io n a r i. a ttra v e rs o il rito d e i te m p la ri sco zze si). in Ir la n d a . l ’o p p o siz io n e re p u b b lic a n a si r i­ fu g iò p e r la m a g g io r p a rte n e lle lo g g e c o n tro la v o lo n tà d e l G r a n d e O rie n te A l n u o v o rid e s ta rs i e d e s p a n d e rs i d e ll’ag ita z io n e riv o lu z io n a ria . la ste ssa sim p a tia d e i m as­ son i (o d i a ltri g r u p p i m o d e lla ti su l lo r o sta m p o ) p e r le id e e ch e tro v a ro n o e sp re ssio n e n e lla riv o lu z io n e a m e ric a ­ na e n e lla riv o lu z io n e fra n c e s e . c re a re o fa v o r ir e f r a ­ te rn ità riv o lu z io n a rie o s u b ire a lo r o v o lta d e lle in filtra ­ z io n i da p a rte d i q u e s te u ltim e . e a d o p e ra n d o si a c o n v e rtire le lo g g e . a b b ia n o c o n v e rtito un a p a rte d e i g r u p p i m asso n ici a lle lo ro id e e riv o lu z io n a rie (s o p r a ttu t ­ to . m o lte d e lle q u a li r iv e la v a n o un a te n d en za a re n d e rs i in d ip e n d e n ti d a l­ la m a s so n e ria . 365 sgg. C o s i n e lle p r o v in ­ ce fra n c e s i d o p o il 18 3 4 . e ra n o tan te le lo g g e a ffilia te a g li United Irishm en. ad e se m p io in se g u ito a lla sco n fitta d i un m o v im e n to r iv o lu z io n a rio . A n temps des socìétés secrètes. pp. le lo g g e m a sso n ich e te n ­ d e v a n o a d iv e n ire il r ifu g io d e i rib e lli.

né in un senso né in un altro. come quella delle Cooperative sono state domi­ nate da un’unica ideologia. tali tendenze. cfr. . Tali argomenti sono stati contestati da altri studiosi specializzati. del Buonarroti. Non si può certamente negare che molti. avessero un sottofondo di idee massoniche. i car­ bonari . Il tentativo di Napoleone di assoggettare la mas­ soneria al controllo del governo che. i T ugendbiinde. f r a n c o viCHj in «M ovim ento operaio». favori. per quanto l ’ideale di una Internazionale che riunisse tutti i vari grup­ pi di ribelli venisse presto abbandonata 3.2 10 C A P I T O L O NONO la di società segrete e di compagnonnages venuti a trovar­ si sotto il loro influsso). il babouvismo e la C a r b o n e r i a . al principio del seco­ lo scorso. la difficoltà di coordinare fra di loro i m arxisti. per quanto i blanquisti se ne mantenessero fuori. non hanno una relazione diretta. dei rivoluzionari e dei cospiratori an­ cora esistenti nel periodo dal 17 8 9 al 18 3 0 . per quan­ to riguarda l ’organizzazione. ma dominava i n o l t r e 1 H o attinto queste informazioni da G li illu m inisti d i W eishaupt e l ’idea egualitaria in alcune società segrete del Risorgim ento. H arvard 1959. come era naturale. Ciò vale soprattutto per uno dei principali cospiratori di quest’epoca. e . con il contenuto di que­ sto capitolo. A i suoi tempi. e for­ se la maggior parte. fu la causa del passaggio di numerosi massoni a ll’opposizione politica. i quali. 3La prima Internazionale (1864-73) sembrava incarnare idea­ le. luglio-agosto 1952. Filippo Buonarroti ( 17 6 1 . Questo sottofondo comune delle confraternite segrete. i bakuninisti e una quantità di altri rivoluzionari e gruppi di sinistra si rivelò insormontabile. però. tuttavia. insieme all’ambiente che le circondava. Tutte le internazionali seguenti. una mentalità massonica. gli adelfi. ad eccezione di quelle per gruppi determinati. cioè la convinzio­ ne che tutti questi movimenti dovessero essere idealmen­ te coordinati e diretti da un’ Internazionale. e i s e n s t e i n .18 3 7 ) a proposito del quale possediamo ora più esaurienti inform azioni2. può spiegare la lo­ ro costante tendenza ad alimentare vaste cospirazioni in­ ternazionali. Buonarroti. . F ilip p o M ichele Buonarroti. i mazziniani. composta general­ mente di iniziati di grado superiore a quelle delle organiz­ zazioni ordinarie. di c. o a creare un'autorità coordinatrice al di so­ pra delle singole confraternite e logge. aveva a che fare non soltanto con la massone­ ria. i proudhonisti. e conservassero. Questa pratica avrà certo contribuito notevolmente a creare la forte tradizione internazionali­ sta dei movimenti socialisti posteriori. Per la bibliografia ormai ampia.

ne p a rla v a co m e d i un « a u to r ita r is m o s u p e r s t iz io s o » . fin ch é .6 8 . 9. c o n tra s se g n i. 1 6 7 . Le idee dei Perfetti e Sublimi M aestri furono riprese dalla Carbo­ neria universale democratica che pochi anni più tardi for­ mava l ’oggetto della sua attività. Quale sia stata la loro efficienza an­ che nei periodi di più intensa attività. j. La classica c o n fr a te r n ita se g re ta era un g r u p p o di é lite g e ra rc h ic a m e n te o rd in a to con un a p e sa n te z a v o rra d i r i­ tu ale p e r l ’in iz ia z io n e e p e r a ltre circo sta n z e . a v a n z a v a p r o g re s siv a m e n te a t tr a v e r ­ so tu tta u n a g am m a d i g ra d i. le energie dei ribelli internazionali furono assorbi­ te e trasfuse in un più vasto e più ordinato internaziona­ lismo. pp. b e r n s t e i n . Secondo gli studi del dottor Dakin. Le v e re e p ro p r ie fu n z io n i p o litic h e d e lla c o n fr a te r n ita e ra n o d u p lic i. e la fr a s e ci se m b ra a p p ro p ria ta . non è facile a dirsi. Si dice che i carbonari italiani. s im b o li. Il ca n d id a to v e n iv a sce lto co n o g n i cu ra e. ma di carattere massonico più spiccato. Buonarroti. quello dei Perfetti e Sublimi M aestri la cui ge­ rarchia aveva tre gradi. appare attivamente impegnata nel movimento filellenico intorno al 18 2 5 . p a ro le d ’o rd in e . . lanciandosi in una serie di pittoresche imprese di cappa e spada. . c ia sc u n o d e i q u a li c o m p o r­ ta v a u n a m a g g io re re s p o n s a b ilità e un m a g g io r g ra d o di in iz ia z io n e . p. 1 7 8 .IL R IT U A L E DEI M O V IM EN TI SO CIALI 2 11 uno dei più noti di questi fantomatici accentramenti di co­ spiratori. In p rim o luo1 FRANC0V1CH. G li illum inisti di Weishaupt c i t . w i t t . un v o c a b o la r io ritu a le . se la fo rtu n a l ’a s s is te v a . aveva anche un G rand Firmament a P a­ rigi. Paris 1 8 4 9 . In se­ guito. i Tugendbunde te­ deschi e i decabristi russi fossero legati ad esso '. d o p o l ’a m m issio n e . Les socìétés secretes de France et d 'Ita lie. e n tr a v a (o p iu tto s to era ch ia m a to p e r c o o p ta z io n e ) n el p iù e le v a to di tu tti i circo li d ir e ttiv i d e ll’o rg a n iz z a z io n e . M a r x . il più alto dei quali era quello del Sublime E letto. ch e non n u triv a u n ’e c c e ssiv a s im p a tia p e r q u e sto g e n e re d i co se . il cui quartier generale aveva sede a G ibilterra. 5 8 4 . un’altra organizzazione del genere. p p . alcuni fra i massoni francesi. Paris 1830 . 6-7 . e aveva concluso degli accordi per riconoscere i gra­ di di alcune confraternite affiliate. g iu r a ­ m e n ti e sim ili. e soltanto rivoluzionari romantici di stampo antico come Bakunin continuarono a stringere «alleanze segre­ te» di questo genere.

compiva atti terroristici per proprio conto e si de­ dicava ad altre attività idonee a preparare la rivoluzione.212 C A P I T O L O NONO go. che era anche membro di varie organizzazioni generali formate da non iniziati. cioè dato dalla più duratura tra esse: la Fratellanza repubblicana irlandese. In secondo luogo. T h e Irish R epublic. London 1 9 2 2 . London 1 9 3 7 . m a c a r d l e . per esempio da d . d o v e v a n o n a tu ra lm e n te p re n d e re p r o v ­ v e d im e n ti ai fini d e lla lo ro sicu re z z a . ciascuno degli iniziati. c . che rimase attiva dal 18 5 0 fino ai nostri tempi . non è stato tuttavia finora possibile stabilirne l'origine precisa. e sarebbero riusciti in qualche modo a impa­ dronirsi del potere. meglio conosciuta sotto il nome di feniani. come si sperava. 64. in tempo di insurrezione mirava a suscitare agitazioni per mezzo eli piccoli gruppi di zelanti iniziati che. Le sue analogie con gli schemi con­ tinentali sono state spesso sottolineate. Quando i tempi non erano ancora ma­ turi per le insurrezioni. e nep­ pure di frequente. pp. 46. L ’a g e n te d i p o liz ia D e la 1 Non sembra chc esista un esauriente resoconto storico a proposito d e ll’ i r b . e i g ra d i in fe r io r i c o n o sc e v a n o s o lta n to l 'i ­ d e n tità d e i lo ro s u p e rio ri im m e d ia ti. cercava di influenzare queste ultime nella direzione desiderata dalla confraternita. e p e r q u e ste so cie tà . i ritu a li p ra tic i fu ro n o c re a ti a sco p o u tilita r io . la confraternita fomentava le agi­ tazioni. T u t t a v ia è e v id e n te ch e il d o v e r s i d ife n d e re d a lla le g g e v a le v a a g iu stific a re so lta n to in p a rte q u e ll’e sib iz io n ism o di tra v e stim e n ti. L e so cie tà se g re te riv o lu z io n a rie . non sempre. ch e in re altà n u o c e v a a lla se g re te zza. p o l l a r d . Per il giuramento di questa associazione cfr. n u lla è p iù n a tu ra le ch e a d o tta re a tal fin e i r itu a li d i q u e ste u ltim e . di d. C o m e ab b ia m o v e d u to . avrebbero trascinato con lo­ ro le masse. . in T h e Secret Societies of Irelan d. agiva attraverso un movimento più va­ sto che si identificava esattamente con la sua politica. ch e d isc e n d o n o dal g r u p p o d e lle c o n fr a te r n ite a rtig ia n e m a sso n ich e . La confraternita stessa. d u n q u e . g iu sta m e n te p e rs e g u i­ tate d a llo S ta to . 4 9 . p. co si com e l ’o rg a n iz z a z io n e g e ra rch ica d e lle so c ie tà se g re te p e r la q u a le i m e m b ri di un g ru p p o n on c o n o sc e v a n o q u e lli d e g li a ltri g r u p p i.per usare un’espressione cara ai fabiani qualsiasi organizzazione che le sembrasse adatta allo sco­ po. ma «pervadeva» . Il più chiaro esempio dell’attività (non rituale) di una si­ mile confraternita.

x x x i. d i cui ci è re sta ta m e m o ria '. H istoire des sociétés secretes et du parli républicain. l u c a r e l l i . e lle n is ti. . il cui a r­ re d a m e n to e ra in g e n e re tro p p o in g o m b ra n te ed e la b o ra ­ to p e r e sse re alla p o r ta ta dei p o v e r i. 3 DE LA h o d d e . in « A rc h i­ vio Storico delle Provincie Napoletane». ch e si son o in g e n e re p re o c c u p a te di sc e g lie re n o ­ m i in d ic a tiv i d e lle lo ro id e o lo g ie e d e l lo ro p ro g ra m m a . san G io v a n n i B a ttis ta . c o s titu ì u n a S o ­ cietà d e lle sta g io n i la cu i u n ità d i b ase e ra la se ttim a n a (sei u o m in i con un cap o ch ia m a to domenica)-. in n o m in a ti.. d e c isi. La pili completa descrizione dell'atm osfera della Carboneria che costi­ tuisce il più noto fenomeno del genere si trova n ell’anonimo M em oirs of the Secret Societies of the South of Italy particularly the C arbonari . John M urray. n. e q u a ttr o stag io n i u n an n o .IL R IT U A L E DEI M O V IM E N T I SO CIALI 2I3 H o d d e o s s e rv a ch e le co n fra te rn i io fra n c e s i d iv e n n e ro v e ­ ra m e n te se g re te q u an d o la ma. se m b ra ­ v a n o in v iti p e rm a n e n ti alla p o liz ia . sc a m ic ia ti. S o c ie tà d e l V e n e r a b ile . 436437. a d i f ­ fe re n z a di q u e lla d e lle o rg an izzazio n i riv o lu z io n a rie p o ­ s te rio ri. L a n o m e n c la tu ra fa n ­ ta stic a d e lle c o n fr a te r n ite e ra tutt ‘a ltro che p ra tic a .dei lo ro m e m b ri d iv e n ­ n e p ro le ta r ia . m u ra to ri p e r fe t ti. Si crede che l ’autore sia un certo Bertholdi. S o c ie ­ tà d e lle s ta g io n i.. difatti il libro è assai ricco di informazioni. le an im e d e l p u r g a to r io . c io è . la c ip o lla . fila d e lfi. L ’e n u m e ra z io n e d e lle c o n fr a te r n ite e siste n ti in P u g lia p u ò fo rs e is p ira re un a m a to re di lib r e tti di o p e re liric h e . Paris 18. q u a ttro c o lo ri. p u g n a la to li. 3 7 1 2 a . il ritu a1 A d esempio sgg. la to m b a ce n tra le . o tto le tte re .50. e le riu n io n i e b b e ro lu o g o n e lle stan ze in te rn e dei p u b . E v id e n te m e n te . pp. I lu n g h i e co m p lic a ti ritu a li dei c a rb o n a ri. . q u a ttr o s e ttim a ­ n e fo rm a v a n o un m ese co m a n d a te da Luglio. so tto la g u id a d i prim avera. perkeu x A u temps des sociétés sacre te s cit. e d e n n isti. tre m esi un a s ta g io n e . se tta dei cin q u e . il B la n q u i. 7 m oti rivoluzionari nel 1848 nelle P uglie. che gli esperti in materia per il periodo in questione dicono si fosse ac­ curatamente documentato. e non più n e gli a d d o b b a ti lo cali d e lle lo g g e . a n o ­ n im a. s. la b e lla C o s ta n tin a ecc. \ I l più se rio fr a i riv o lu z io n a ri d i p ro fe s s io n e . se tte le tte re . p. p a trio ti e u ro p e i. London 1 8 2 1. tre c o lo r i. il cu i cap o a v e v a il n o m e s o rp re n d e n te m e n te in ­ c o lo re di agente rivoluzionario .. 1947-49. dal p u n to di v ista d e l p o liz io tto . m ae stri s u p re m i. pp. p e lle g r in i b ia n c h i. m a d ifficilm e n te un a u te n tico rib e lle : c a rb o n a ri di v a r ie d e ­ n o m in a z io n i. illu m in a ti. 2 17 .

si concluse con ogni probabilità con i moti del 18 3 0 . i! Rotolati R eport. Prima di considerare le ragioni del loro eccessivo appa­ rato rituale. Fuori d ell’Europa occidentale le confraternite segrete rivoluzionarie conservarono la loro importanza. attingendo invece la propria ispirazione dalla reli­ gione indù e specialmente dal culto della dea Kali.2I4 C A P I T O L O NONO le delle confraternite aveva una funzione sociologica di­ stinta dalle necessità pratiche di un’agitazione illegale. nella quasi totalità dei gruppi rivoluziona5 C fr.ad esem­ pio il movimento terroristico bengalese. Tuttavia. compatta almeno da un punto di vista teorico. o meglio assunsero importanza in periodi cor­ rispondenti a quello tra il 17 8 9 e il 1848 nella storia dei paesi in cui si affermarono. ol­ tre a fomentare la rivoluzione. che. I l legame tra l ’attività rivoluzionaria e la castità rituale si manten­ ne solido. si batteva per la costruzio­ ne di un tempio in un luogo «lontano dalla contaminazio­ ne delle città moderne. . perva­ sa di calma ed energia» e per la fondazione di un nuovo ordine di devoti. alcuni m em bri del quale dovevano essere sanvasi . È pro­ babile che le cospirazioni del 1830-48 abbiano preservato in parte l ’originale struttura Carbonara. che sarebbero ritornati all'eremitaggio dopo compiuta la missione di liberare l ’In ­ dia . la confraternita era quin­ di anche qualcosa di simile a una setta religiosa. sarà opportuno tratteggiare in b reve il pro­ cesso di decadenza della confraternita rituale.) scrive come il terrorista Su ri yn Sen passasse la notte nuziale sotto la sorveglianza di un santo uomo. che le vide come un’unica fa­ miglia. in un’atmosfera pura ed elevata. e la maggior parte celibi.PA N A d u t t ( C biltagong A rm oury Raiders cit. e finora quasi mai calpestato dal piede dell’uomo. IV. tuttavia il sorge­ re di gruppi di particolare carattere nazionale e sociale in­ d ebolì la loro coesione. e non coabitasse mai con sua m oglie (1918-28). L ’epoca d ’o­ ro di queste confraternite. che cita l ’opuscolo Bhatvani Man dir del 1905. O l­ tre a essere un gruppo politico. il cui rituale ri­ sentiva poco o nulla della tradizione dell’Europa occiden­ tale. K A I. Alcuni degli esempi più carat­ teristici si riscontrano nell’Asia del x x secolo .

c o s tre tto ad a g ire c o n tro la le g g e . N el 18 3 4 . per quan­ to ne sappiamo. come alcuni dei più decisamente rivoluzionari. . è s ig n ific a tiv o che la S o c ie tà d e lle sta g io n i di B la n q u i. 13 d ell’appendice. di c u f . quando i n Francia l ’attività rivoluzionaria legale dovette ancora una volta cessare. La lega aveva l ’usuale struttura a piramide e una nomencla­ tura di sapore carbonaro: H ùtten (corrispondente alle vendite C a r b o n a r e ) . di w e r m u t i i e s t i e b e r . a. .I L R IT U A L E DEI M O V IM E N T I SO CIA LI 215 ri si osserva una decadenza del rituale. p. n u . m e m b ri). com e q u e llo d e lla m a g g io r p a rte d e i n a ro d n ik i ru s ­ si. (Dobbiamo tuttavia tenere presente che il nucleo degli emigranti tedeschi era costituito da lavoratori viaggianti già appartenenti alla tradizione del compagnonnage). d o p o le p rim e sco n fitte . una vasta orga­ nizzazione di massa di emigranti tedeschi. specialmente in quelli che tendevano verso i movimenti socialista e labu­ rista. p e r q u a n to fo rs e p o litic a m e n te e rr a te . ■ Particolari tratti da D ie Com ninnisi envcrschu'ijrungcn des tie unzchnten Jahrhunderts . cap i g r u p p o . Bergc (montagne). i ter­ roristi del Bengala si convertirono in gran parte al comu­ niSmo intorno al 19 3 0 . Berlin 19 5 3. Les Conspirateu. dicasteri e la Na1Per questn sommaria forma di iniziazioni cfr. 20 e n. A d e se m p io . p a re non sia s ta to n u lla p iù d i q u a n to ci s i p o ssa a s p e t­ ta re d a un g ru p p o d i riv o lu z io n a ri p ro fe s s io n is ti d a lle id ee sa ld e . è tu tta v ia d ifficile fa r e d e lle a ffe rm a ­ zio n i c a te g o ric h e su un a rg o m e n to co si o sc u ro M a il più c h ia ro e se m p io d e lla e ffe ttiv a d e cad e n za d i u n a o rg a n iz ­ zazio n e ritu a le è an che il p iù s ig n ific a tiv o . in q u a n to c o n ­ cern e le o rig in i del m a rx is m o . P-iris 1850. A sua volta la de­ cadenza del rituale automaticamente indebolì l ’attrattiva esercitata dalle confraternite. sorse a Parigi una Lega dei fuorilegge ( Bund der Geachtcten) sorta dai fram ­ menti di una Società popolare germanica. mentre sembra che i comunisti ir­ landesi derivino in gran parte da defezioni d all’esercito repubblicano irlandese verso le sinistre. Il c e rim o n ia le ille g a le d e g li u ltim i b la n ­ q u is ti. Q u e s ta d e cad e n za si m a n ife s ta so tto m o lte fo rm e . e varie bio­ grafìe di M. si ric o s titu is s e so tto u n a n o m e n c la tu ra m o lto più s o b ria (a g e n ti riv o lu z io n a ri.irx. priva. di qualsiasi particolare elemento rituale. s .

rappresentata dai «Fuorilegge». in quella lega dei Comunisti per la quale fu scritto il famoso Manifesto. che era fondamental­ mente contrario alle confraternite (egli si rifiutò sempre di entrare a far parte di una qualsiasi di esse). che erano soggetti a essere deposti. eleggeva tutti i suoi funzionari. oppure da semplici parole astratte come «virtù civica». più tardi questa no­ menclatura veniva sostituita da un’altra di tenore quasi militare. a sua volta. Abbiamo dun­ que un esempio del ciclo completo di transizione da una quasi Carboneria. al­ meno per la ammissione al Berg. per quanto alcuni osservatori ritengono che non fosse nulla più di una dichiarazione solenne. campi. sotto l ’influsso di M arx e di E n ­ gels. democratica ma centralizzata. Il rituale aveva due principali funzioni pratiche: legare intimamente il mem­ bro alla confraternita a salvaguardarne i segreti. probabilmente tratte dalle pra­ tiche dei compagnonnages e della massoneria. ma già l ’importanza del rituale stava scemando. mentre a Parigi i candidati venivano bendati. G ià . dato che non era espressa in forma religiosa. A i Imi pratici. M arx. tuttavia non era indispensabile a nessuno di questi due scopi. La nuova organizzazione. I comunisti non erano più una con­ fraternita del vecchio tipo. come tende. Dai fuorilegge derivò alla fine la Lega dei giusti che si trasformò. provvide a ciò e sentenziò espressamente l ’eliminazione dalle loro re­ gole. Una netta separazione esisteva tra i due gradi inferiori e i due superiori. a un'organizzazione a base assolutamente razionale. costituiti talvolta da domande e risposte rituali. ma poteva anche costituire un intralcio. Per quale ragione le confraternite rituali decaddero e scomparvero? La spiegazione più semplice è costituita dalla scoperta che il rituale non soltanto era superfluo. Cosi.C A P I T O L O NONO tionalhiìtte (la capanna nazionale). Vi erano certamente dei riti di iniziazione. di qualsiasi autoritarismo che fosse basato sulla su­ perstizione. V i era un giuramento. Naturalmente si faceva uso di segni di riconoscimento e di parole d ’ordine. le sezioni tedesche lasciarono cadere questa formalità. L ’inte­ ro processo si svolse tra il 18 3 4 e il 1846. si trattava di un'organizzazione prettamente moderna. fuochi (Brcnnpunkte).

gli ufficiali 1 [G iu lio rin o 196 4 ]. la pena dei nostri cuo­ ri. Ciò che teneva uniti i membri non era il giuramento. avremo noi bisogno di altro sprone che non sia la nostra stessa causa. mentre soltanto i giuramenti e i voti venivano ricor­ dati. ... scena I. trad. Apprenderle sotto forma di rituale può effettiva­ mente nuocere alla loro efficacia. fossero di carattere meramente pratico. sembra che per­ sino in numerose confraternite tradizionali il giuramento fosse divenuto poco più che una dichiarazione solenne. Se non bastano o sono motivi inefficienti il nostro volto d’uomini. Non è dunque straordi­ nario il fatto che tra i terroristi indiani dei primi del no­ stro secolo. ma la vera forza delle re­ gole di sicurezza proprie delle cospirazioni sta nella loro logicità. e che le idee religiose espresse in pubblicazioni come l ’opu­ scolo Bbawam M andir tosto svanissero in un secondo pia­ no. e. e che da esso sia stato eliminato quel rito di infrangere un Tabù che talvolta abbiamo riscontrato in esso. Cesare .IL R IT U A L E DEI M O V IM E N T I SO CIALI 217 molto tempo prima il Bruto di Shakespeare aveva detto: No: niente giuramenti. le regole per le attività segrete modellate su quelle dei russi.e per sua natura amante delle divise e delle cerimonie . I rituali pratici erano utili alla sicurezza. atto I I . per quanto ciò non si possa affermare categoricamente. i deboli li avrebbero traditi nonostante qualsiasi giuramento. Le classiche confraternite rituali erano per la maggior parte composte da coloro che De la Hodde chiama «intel­ lettuali disoccupati» e da altri membri im puissants del­ l ’alta e media borghesia \ Esse trovavano un forte appog­ gio in un altro gruppo praticamente declassato . questa spiegazione meramente utilitari­ stica della decadenza dei rituali non ci appare sufficiente. T o­ 2 ilis to ire (ics sociétés secretes et du parti républicain c it . Si può in effetti dare un’altra spiegazione del fenomeno. G li uomini forti e devoti avrebbero costituito i segreti in ogni modo. p. Non di meno. ma la causa comune.. di C esare V ic o L o d o v ic i. 1 3 . le offese di questa età. tronchiamo finché siamo in tem­ po: ritorni chi vuole al caldo del suo letto. per sollecitarci a mettere ordine? '..

2 l8 C A P I T O L O NONO d ell’esercito e i sottufficiali. Alcune eccezio­ ni a questa regola generale si allacciano alla mente di ogni studioso. spc d a l men te per quanto concerne le società del M eridione d ’Italia. trovavano i rituali simboleggiami la loro unità e la lo­ ro coesione spirituale. come vengono dettagliatamente descritti ad esempio nell’append ice V I dei M em oirs of the Secret Societies. quando la massa dei loro concittadini non lo era anco­ ra: l ’isolamento dei carbonari e dei mazziniani delle città. Persone che agivano isola­ te. non significa che essi lo abbiano fatto deliberatamente. I programmi rivoluzio­ nari di queste confraternite. (Per un paradosso. Quanto più grande era la distanza reale o im1 Questa opinione è naturalmente soggetta ad alcune restrizioni. spe­ cialmente qualora si considerino i diversi indirizzi politici perseguiti con vario successo dalle diverse logge di tanre confraternite. Non si può tuttavia dubitare della sua generale validità. erano dunque quelle di gruppi di élite autoselezionati che imponevano la rivoluzione a una massa inerte e cionondi­ meno ad essi riconoscente. riflettono ancora questa forma. imposto d all’esterno a coloro che ne avrebbero do­ vuto trarre beneficio. trascinavano all’azione. Le masse come tali non avevano quasi nessun peso nei loro calcoli Essi erano nazionali­ sti. sul loro esempio e dietro loro ini­ ziativa isolata. che sempre si sono fondati su confraternite segrete di ufficiali e soldati. nel migliore dei casi. non soltanto opportuni. La rivoluzione per cui questi uomini si battevano era in un certo senso qualcosa di arte­ fatto. se non da quello or­ ganizzativo . dagli interessi di una classe o di un gruppo particolare. in effetti i tradizionali colpi di mano militari della penisola iberica. ma indi­ spensabili. o che. costituisce l ’esempio quasi leggendario di tale fenomeno. una massa passiva come nella rivoluzione della Pasqua 1 9 1 6 a Dublino. come un vago idea­ le. dalla massa dei contadini italiani. erano in sostanza gli stessi del classico pronunciamento. Il fatto che a nostro avviso essi difen­ dano o rappresentino una classe particolare. La strategia e la tattica delle confraternite classiche. il libero pensiero era forse assai più diffuso tra i conservatori moderati o tra i liberali). Erano razionalisti almeno dal punto di vista ideologico. non derivava direttamente. neppure secondo il modo di pensare di costoro.quando ancora le masse potenzialmente ri­ voluzionarie erano rimaste fedeli alla religione tradiziona­ le. La li­ berazione d ell’umanità dalla tirannia. .

un doratore. per lo meno in una parte del movimento rivolu­ zionario. Qual è il destino del proletario sotto il gover­ no dei ricchi? Quello di un servo e di uno schiavo. g io rn alista (e. vi giun se attraverso la So cieté des n o u v elles saison s. cosi' come ci è stata riporta­ ta da De la Hodde per il 18 3 4 . monopolisti. un fa b b ri­ cante d i o g g etti in p aglia. L a Società com u nista rivo lu zio n a ria a v ev a . Tuttavia la radicale trasformazione verificatasi intorno al 18 3 0 . ered e d i q u ella d e lle saisons. un m eccanico e un o spaccapietre. che agisce nel­ l ’interesse di un piccolo gruppo di sfruttatori: aristocrati­ ci. « L e recrutement qui s ’était fait dans les mauvaises couches de la bourgeoisie va s’opérer exclusivement dans les bas-fonds de la classe populaire» La Lega dei giusti era a sua volta un ramo di composizione operaia di­ staccatosi dai «fuorilegge» (se si possono chiamare ope­ rai gli artigiani specializzati tedeschi). con l ’affermarsi di una teoria proletaria della rivoluzione. un m ercante di v in i e un m edico (pp. B ru x e lle s 18 5 0 . « A l b e r t » . Questo ramo era formato principalmente da sarti. tipografi e calzolai. un sarto.IL R IT U A L E D EI M O V IM EN T I SO CIALI 219 maginaria che separava il gruppo dal resto del popolo. un in ciso re d i ram e. L ’a ttrattiva che il b lan q u ism o esercitò in seguito su gli in te lle ttu ali. tanto più esso era propenso a creare simili convenzioni interne. uno stip e tta io . fu costituita dal declino del cospiratore borghe­ se e d all’avvento del cospiratore operaio. grandi proprietari e tutti gli al­ tri sfruttatori dei loro simili. banchieri. specialm en te sugli studen ti non d eve farci d im en ticare il fatto che esso sia stato in o rig in e un m o vim en to m o lto p iù sostan zialm en te pleb eo d e lle co n fratern ite segrete in to rn o al 1820. d i D e la H o d d e . E poco dopo si ve­ rificò un mutamento nella composizione dei membri delle società. I blanquisti co­ stituiscono un classico esempio di questo fenomeno. secondo D e la H o d d e . com e su o i p rin cip a li m ilita n ti un b arb iere. spia d e l­ la p o lizia). 1 L a naìssance d e la R é p u b liq u e en jé v r ie r 18 4 8 . l ’o p eraio che en trò a far p arte d e l govern o p ro v v i­ sorio n el fe b b ra io 18 4 8 . possiam o aggiu n gere. in dica le p ro fe ssio n i d e i qu attro agenti rivolu zion ari d e lla Società d elle stagio n i a partire dal 18 3 9 . 15 16 ) . È ne­ cessaria una rivoluzione sociale o è sufficiente una rivolu­ zione politica? Una rivoluzione sociale. Che cosa è il popolo? L ’in­ sieme dei cittadini che lavorano e che sono condannati al­ la schiavitù. . L a So cietà dissen ziente (d e lle n u o ve sta gio n i) con tava tra i suoi capi due sarti. Che cosa è il governo? Un insieme di traditori. e lu i stesso. era già assai chiara. un ex sold ato. 1 0 . La dottrina della loro iniziazione.

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C A P I T O L O NONO

A questo punto, si potrebbe pensare che un tale muta­ mento nella composizione dei membri accentuasse il ca­ rattere rituale delle organizzazioni, a causa dell’inclinazio­ ne che generalmente si riscontra nelle persone ignoranti e politicamente impreparate, verso manifestazioni violente, come i giuramenti e le cerimonie segrete. In effetti (per lo meno nelle organizzazioni blanquiste) le formule del ca­ techismo per iniziati, divennero pia rudi e vivaci, quando la (proletaria) Società delle stagioni, si sostituì alla (bor­ ghese) Società delle famiglie. Tuttavia, come già vedem­ mo, questo catechismo era un documento politico perfet­ tamente razionale. Ma tali lievi mutamenti nello stile del­ le organizzazioni segrete, non tolgono il fatto che la loro evoluzione in senso proletario segnasse la decadenza di quel rituale di cui non avvertivano più un’effettiva neces­ sità, Il rivoluzionario proletario (o l ’intellettuale che ten­ deva a identificarsi con esso) non sentivano infatti la ne­ cessità di formule romantiche. Entram bi, secondo la teo­ ria rivoluzionaria, si muovevano nella direzione e nell’am­ bito della corrente storica del proletariato. Se era un ope­ raio, non faceva che compiere in modo più efficiente ciò che egli e gli altri lavoratori, che avessero una coscienza di classe, consideravano fosse la strategia adatta alla pro­ pria situazione sociale. Per dei lavoratori con una coscien­ za di classe, sarebbe stato assai più difficile astenersi dal collaborare o dal simpatizzare con «il m ovim ento». Se invece si trattava di un intellettuale bastava che conside­ rasse la situazione dei lavoratori per sentirsi, per quanto individualmente al di fuori della loro classe, partecipe di una collettività naturale. I gruppi di élite cessarono di es­ sere unità isolate nella lotta e divennero, secondo la frase di Lenin, l ’avanguardia di un vasto esercito. Forse questa avanguardia doveva ancora essere creata, ma l ’esercito era già pronto. La storia stessa che lo aveva plasmato lo avrebbe consolidato, assicurandone il trionfo. M arx non era contrario alle confraternite segrete, soltanto a causa della sua naturale e comprensibile avversione per le azio­ ni politiche maldestre e im provvisate, e quindi anche nei riguardi di persone del tipo di Mazzini, ma perché il suo genere di movimento creava una più forte carica emotiva

IL R IT U A L E D EI M O V IM EN T I SO CIALI

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tra un più vasto numero di persone, rispetto a quelle che erano capaci di suscitare le società segrete di stampo mas­ sonico. A llo stato attuale delle nostre cognizioni non è pruden­ te spingere oltre le nostre considerazioni. M olto lavoro resta ancora da compiere dagli studiosi (che vanno distin­ ti dai curiosi), sulle società segrete rivoluzionarie degli ul­ timi centocinquant’anni in tutto il mondo, prima che ci sia consentito di spingerci oltre, in uno studio generale del fenomeno nelle sue grandi linee. Rimangono da chia­ rire i rapporti coi movimenti di liberazione nazionale, in quanto distinti da quelli per l ’emancipazione sociale, i le­ gami che le uniscono a varie tradizioni locali e gli elemen­ ti da esse attinti da tradizioni occidentali, e inoltre i loro contatti coi movimenti prim itivi da noi illustrati nei capi­ toli precedenti. Ciò che fin qui è stato detto si riferisce al­ le confraternite che furono qua e là assorbite direttamen­ te o indirettamente dai moderni movimenti operai e so­ cialisti, ma non necessariamente ad altre organizzazioni similari. Questo assorbimento avvenne con notevole facilità; molti dei loro membri, purché fossero dei veri rivoluzio­ nari, si trasferirono ai movimenti non rituali e vi svolse­ ro ruoli direttivi, come si può constatare seguendo le v i­ cende dei membri originari della Lega dei giusti e dei gruppi blanquisti di cui abbiamo notizia. Il carattere di cospirazione segreta nell’organizzazione di cui furono i pionieri, continuò ad essere utile, spogliata del suo con­ tenuto rituale, ogni qualvolta la situazione richiedesse una devozione assoluta e una pericolosa attività contro la legge. I bolscevichi di Lenin devono molto più di quanto siano mai stati disposti ad ammettere, a ll’esperienza e ai metodi di lavoro della tradizione buonarrotista e a quello dei narodniki, per quanto Pantiritualismo marxista abbia fatto del suo meglio per creare un’atmosfera di deliberata ed estrema praticità e sobrietà, anche in attività «di cap­ pa e spada », che, come indica il loro nome popolare, ten­ dono a controbilanciare con una certa dose di romantici­ smo la estrema tensione alla quale sono sottoposti coloro che vi partecipano. Le antiche confraternite decaddero,

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C A P I T O L O NONO

dato che nella politica non vi era più posto per le congiu­ re, a eccezione di alcune situazioni circoscritte che ancora davano luogo qua e là ad attività del genere al quale le confraternite erano solite dedicarsi. In effetti, il tempo ha in genere risolto il problema delle confraternite. Esse era­ no prim itive in quanto rappresentavano una forma pre­ coce e immatura di organizzazione rivoluzionaria, e dove­ vano in qualche modo ricercare un compenso alla loro mancanza di una chiara strategia, di una tattica e di veri e propri programmi politici. Ogni qualvolta i movimenti ri­ voluzionari abbiano oltrepassato questo stadio, le confra­ ternite diventano superflue, e spesso vengono sommerse, come i blanquisti dopo la Comune, in più vaste attività, parlamentari o meno, che collaborarono alla causa rivolu­ zionaria. Tuttavia, il loro prim itivismo era in gran parte fortuito; esso risultava dalla combinazione di una forma particolare di attività isolata di élite, con una quantità sto­ ricamente determinata di elementi ideologici e organizza­ tivi. A differenza di altri movimenti prim itivi, illustrati in questo libro, esse appartengono alla storia, piuttosto che alla preistoria, dei moderni movimenti sociali, per quan­ to rappresentino i primissimi albori di tale storia.

Appendice Documenti in versione originale e testimonianze dirette

1 . L ettera di P asq u ale T an te d d u , fu o rileg ge e b an d ito (Sard egna,

1954 )

2. Il b rigan te V ardareU i aiuta i po v eri (P u g lie. 18 17 ) 3. Interrogatorio di un brigante borbonico (Italia meridionale, su­ bito dopo il i860) 4. D o n ato M an d u zio sm aschera un fa lso apostolo (San N ican d ro , su ­ b ito d o p o il 1930)
y U n a contadina parla d ella società giusta (P ia n a d e i G re c i, 1893)

6.

Una comunità contadina incontaminata dalla città (Ucraina, 19 18 )

7. I co n tadin i diffidano del go vern o (U crain a, 19 17 ) 8. Il vo lere dello Z a r (U crain a, 1902, 190.5) 9. C o llo q u io con G io v a n n i L o p ez, calzolaio (C a lab ria , 19 5 5 ) 10 . Due sermoni per gli scioperanti (Carolina del Nord, 1929) i r . U n u n io n ista del L in co ln sh ire : Jo se p h C h apm an (A lfo rd , 1899) 12 . I « d e c is i» raccom andano un co n fratello (L ecce, P u g lie , 18 17 ) 13 . G iu ra m en ti segreti (G ra n B retagn a, 1830-40; N a p o li, 181.5-20; P a rig i, 1834).

Attraverso la documentazione qui raccolta non intendo il­ lustrare tutti gli argomenti sviluppati nel testo ma solo aiuta­ re il lettore - se mai nc avesse bisogno - ad immedesimarsi nei pensieri e nelle convinzioni dei «ribelli primitivi» de­ scritti in questo libro. Nella ricerca di queste «testimonian­ ze» non ho seguito alcun criterio sistematico ma mi sono li­ mitato a riprodurre quei documenti, che nel corso delle varie mie ricerche sull'argomento, mi sono apparsi più significati­ vi. Uno di questi documenti consiste nella registrazione di un'intervista effettuata mediante un colloquio di un’ora. L ’utilità di questi documenti per il lettore può consistere tanto in una mera lettura a lini di rievocazione di atmosfera e di suggestione quanto in un esame analitico soggettivo, alla luce delle argomentazioni del testo, di cui i documenti stessi rappresentano un'illustrazione da vari punti di vista. I nn. i, 6-9 e r i rispondono forse meglio alle esigenze di un esame approfondito. Il n 1 illustra le imprese alla Robin Hood, l’e­ gocentrismo e l'ardore dell'isolato campione e vendicatore dei poveri; il n. 3 la fede «Chiesa e re» e la magia. 1 1 n. 4 ci porta nell’atmosfera di fervore religioso in cui fiorirono il millenari­ smo e le sette operaie. Il n. 5 (il documento sotto vari aspetti più importante) è una chiara esposizione delle idealità dei ri­ voluzionari contadini; il n. 6 descrive la realizzazione di tali ideali I nn. 6 e 7 illustrano la profonda diffidenza dei rivolu­ zionari contadini per le «città». 11 n. 8 ci mostra la fiducia nel «re giusto» e il disegno millenaristico della «nuova legge», a lungo attesa, e del «manifesto a caratteri d’oro», che istitui­ sce la libertà; chiarisce anche la potenza distruttiva dei rivo­ luzionari primitivi. Nel n. 9 il lettore può rendersi conto del­ l’interpretazione sociale della Bibbia, dell’anticlericalismo e del senso profondo dell’uguaglianza nonché del singolare bi­ nomio amor fraterno - inesorabilità (cfr. anche i nn. 5 e n ) .

226

APPEN DICE

Il n. io ci mostra una coscienza politica estremamente imma­ tura e un'interpretazione della religione, fondamentalmente ultraterrena (fautrice della prevalente importanza della sal­ vezza dell’anima e della superiorità di Dio sui ricchi della ter­ ra) ma risolta in termini di protesta sociale. U n . n contiene spunti millenaristici (cfr. anche i nn. 5 e 9), avversione per preti e «professori aridi c sterili», accenna all'esclusione dal millennio di quanti non sono guidati dallo spirito di Dio ed allo sdegno per l'ineguaglianza sociale; il tutto peraltro prati­ camente ammorbidito in un’aria di modesto riformismo. Il n. 12 illustra aspetti pratici delle associazioni segrete nel pe­ riodo del loro maggior iulgore. Il n. 13 , ci mostra alcuni giu­ ramenti segreti e il tramonto del ritualismo.

i. Lettera di Pasquale Tanteddu, fuorilegge e bandito.
r . c a g n e t t a , Inchiesta su Orgosolo, in « N u o v i A rg o m e n ti» , settem bre-ottobre 19 5 4 , pp. 2 0 9 - 11. P asq u ale T an ted d u era nato ad O rgo so lo nel 19 2 6 . F in dal 19 4 9 fu u n fu o rileg ge . V en n e condannato in contum acia nel 19 5 3 dalla C o rte di assise di C a g lia ri per i m assacri d i V illag ra n d e e « sa v e ru la » , im putato d e ll’om icid io d i sci ca ra b in ie­ ri, ten tato o m icid io di a ltri n o ve ca ra b in ie ri, due rapin e, associazione a d elin q u ere, ecc. V en n e a sso lto, sem pre in con tu m acia, d a ll’ accusa di o m icid io in persona di N ico lò , G io v a n n i e A n to n io T ara s, riten u ti co n fid en ti d e lla p o lizia. L a taglia pagaia nel 19 5 4 per la sua cattura fu di cin q u e m ilio n i. I l do ttor C a g n etta, che ha com piu to u n ’approfo n d ita in ch iesta sociolo gica su l p osto, d escrive T an teddu com e « u n b an d ito m olto p o po lare a O rgo so lo , p oich é è opin io n e gen erale che e g li, a differenza p e r esem p io di Sa lva to re G iu lia n o , non ha m ai co m ­ m esso d elitti con tro i " p o v e r i” e n on ha m ai vo lu to d ive n tare servo dei "p a d r o n i" » .

Fonte,

Caro Cagnetta, informatomi del tuo soggiorno ad Orgosolo per denunciare alla opinione pubblica tramite la stampa la nostra tragica si­ tuazione, non essendo possibile farmi intervistare personal­ mente da te, per evitare qualche spiata o simili grattacapi, mi faccio scrivere da altri, non sapendo purtroppo neppure fir­ mare, e ti indirizzo la presente lettera, al fine di chiarire tutte le menzogne che ripetutamente vengono inserite nelle colonne di giornali, che non ho visto un giornalista, buffoni! e che cir­ colano nella bocca di tanti sfaccendati, che cianciano appro­ fittando della mia triste condizione di fuorilegge analfabeta. Anzitutto voglio che tu dia bella forma letteraria e corretta ai fatti che mi appresso di sottolineare.

DOCUM ENTI E T EST IM O N IA N Z E

227

Voglio partire dalle prime persecuzioni. La prima volta venni accusato di rissa, avevo sedici anni ed ero servo pasto­ re. Mentre eravamo nell’ovile un compagno non so per quale pretesa abusando delle forze mi trascinò alle gambe in mezzo la stanza: essendomi trovato col coltello in mano al fine di impaurirlo e lasciarmi andare, mossi la mano e, come s’è spo­ stato, la punta del coltello gli bucò la schiena. Venni arrestato, ed assolto dopo sei mesi di carcere dal Tribunale dei minoren­ ni di Cagliari. Nel 1945 fui accusato di un furto di cavalli da un altro ra­ gazzo che dopo le torture subite dai carabinieri fu costretto a fare il mio nome e di un altro compagno. Nel 1947 mentre nella Corte di Nuoro assistevo un dibat­ timento mi vidi preso aH’improvviso a spintoni da un carabi­ niere, col supposito che facevo bordello. Cercai di insistere, dicendo che ero abbastanza calmo, vistomi insistere il carabi­ niere si avventò addosso. Fui acciuffato allora da un nugolo di poliziotti che mi tradussero alle carceri. Accusato di reato di oltraggio e violenza, dopo quattro mesi di carcere, fui con­ dannato a quattordici mesi di reclusione. Espiata la pena lavoravo in casa con un branco di pecore di nostra proprietà e curavo l’inaffiatura di qualche orto col mio fratello più grande Pietro. Lui aveva fatto il partigiano, aveva capita la vera situazione dello sfruttamento e oppressione dei ricchi contro a noi, poveri. Ed il fatto di esser tali fece andare in bestia i proprietari, come le spie, del paese. E nel 1949 sia­ mo stati ricercati solo per questo io e mio fratello al confino di polizia. Abbiamo cercato di sfuggire perché sapevamo di es­ sere innocenti. Ma vistici uccel di bosco i mariscialli, spalleg­ giati dai ricchi, cercarono di imputarci ogni reato che allora succedeva. Il più fedele «beneamino» fu il maresciallo Loddo, che ad Orgosolo per due o tre anni ebbe pieni poteri di fare il santo Inquisitore, confinando tutti quelli che manife­ stavano di sottrarsi al suo giogo e minacciando il confino ai pregiudicati senza carattere e pagandoli per collaborare con loro. Fecero tante montature criminali fino a giungere alla fa­ mosa strage di «sa verula» dove perdettero la vita tutti quei poveri carabinieri che forse ignoravano i folli piani dei mariscialli Loddo, Ricciu e Serra, i capi Inquisitori del Nuorese. E come per ogni altra strage vennero accusati i fratelli Tan­ teddu. Ed anche se tutti gli altri capi di accusa attribuitimi dal Loddo in numero di una diecina mi furono liberati dai giudizii, per quest’ultima, in base ad un accusatore il più in­ fame che la storia della Sardegna ricordi, il famigerato Mereu

e il mio povero Babbo. Abborrisco la vita del latitante. che riuscì di incriminare tanti one­ sti cittadini. O pure se fossi . tecnica. per ciò che mi viene fatto dovrei uccidere ogni giorno almeno dieci poliziotti. cerca di braccarmi con tutti i mezzi. E per ogni delitto cercano di fare il mio nome. che chiedono bo­ nifica. e allora certo morirei. E non po­ tendo prendere a me se la prende con i miei parenti. degno servo dei Mariscialli assetati d’ingiustizia e disordine. Sia per «sa verula» che per Villagrande perché sono inno­ cente e non voglio scontare colpe infamemente attribuitemi. trattore e non poliziotti. ini colpito all'ergastolo per ricevere il premio del­ la «benemerita» dal sicario siciliano Mario Sceiba (come lo ha dato a Luca dopo che hanno ucciso a tradimento il loro ca­ ro amico e massacratore di lavoratori.e non lo sono . Che se non sarò proprio destinato a morire non mi prenderanno mai neanche se ne mettono diecimila.228 APPEN DICE Sebastiano. Infatti la cosidetta polizia. Pasquale Tanteddu . ma per galera preferisco cento volte la morte. mitrie e spie. La prova che non sono un assassino è data dal fatto che se lo fossi. disse di avermi riconosciuto di una foto che ave­ vo fatto in gruppo quando ero ragazzo. Salvatore Giuliano). la mia sorella. che io pos­ sa essere indotto a presentarmi. un ragazzo in­ censurato dedito alla custodia del gregge. o sia di quella ridicola marmaglia che Sceiba ha mandato nelle nostre campagne. vedendo tante ingiustizie diventassi un agnello. Forse credono che dopo avere arrestato mio fratello. e in una occasione che ero inalato di febbre perniciosa deperito al punto che nessun orgosolese riusciva a conoscermi. un uomo vecchio e paralitico. le ta­ glie. che dopo la morte della mia povera Madre rimase sola in casa.un criminale. lo sfruttamento dei lavoratori e vede­ re cosi il nostro martoriato paese in via di pace serena e di ci­ vile progresso. che non sta facendo altro che « sporchizia». Questo infame confidente. L ’unico mio desiderio è di vedere abolito il confino. Mi meraviglio come i Giu­ dici abbiano voluto dare credito a un elemento cosi sfondato. Soffro molto alla testa se mi chiudono. Ed è proprio dall'agire sporco del metodo vile e criminoso dei carabinieri che il paese vive in un conflitto muto e terro­ ristico. la disoccupazione. e spero che si possa lare giustizia nell’Appello.

perché mancò il pane. io gli brucierò tutti i loro averi. ma bensì a farla spi­ colare a’ poveri. L u c a re lli. e dico come dico. Don Gaetano impose al Massaro che avesse adempiuto il giorno appresso al resto della distribu­ zione: altrimenti al suo ritorno. e questa distribuzione che ascendeva al numero di cento. non essendosi potuto fare momentaneamente per tut­ ti. F o n te . e con stima vi saluto. n fe b b ra io 1 8 1 7 . e vi dico che se io avrò qualche ricorso. A. voi sarete responsabile. giudice del T rib u n a le di A n d ria . uno di questi operai che non avesse avuto il pane. Comandante della Fulminante a cavallo c) G aetan o V ard a relli scrive al sindaco di F o ggia: Signor Sindaco. 11 b rigan taggio p o litic o d e l M ezzogiorn o. e se loro sono sordi a questo mio ordine.DOCUM ENTI E T EST IM O N IA N ZE 229 2 . Vardarelli . Gaetano Vardarelli. b) G a etan o V a rd a re lli scrive al sindaco di A te lla : Io. vi ordino e vi comando di chia­ marvi tutti i proprietari della Comune di Atella e fargli sen­ tire che facessero spicolare tutt'i poveri. rife risce al pro cu ra­ tore generale di T ra n i. altrimenti saranno da me abbrugiati. a) D e M atteis. Tanto eseguirete. Il brigante Vardarclli aiuta i poveri. Gaetano Vardarelli. Li 30 giugno 18 17 . Io. Nel partirsene Don Gaetano Vardarelli a cavallo chiamò il Massaro e ordinò che all’istante si fosse distribuito per ogni operaio di quella Masseria un perrozzo di pane di un rotolo e mezzo. lo avrebbe massacrato egualmente che fece a due Massari di altre masserie. vi compiacerete partecipare a tutti code­ sti proprietari in mio nome che non facessero mangiare la spi­ ca delle di loro masserie agli animali neri. che voi non farete eseguire i miei ordini.

Ponte. che hanno portato via il regno a Francesco II. vol. London 1 8 6 5 . quella che veniva da Roma. g iu d ic e Di che colore erano il nastro e il sigillo. C ’era attaccato un na­ stro. dal l ’originale in inglese].230 APPEN DICE 3 - Interrogatorio di un brigante borbonico. m a f f e i . pp. Brigand L ife m Italy. g iu d ic e Di che genere di carta si trattava? b rig a n te Era una carta stampata. b rig a n te Noi combattevamo per la fede. e il sigillo era bianco e portava impresso Francesco II. si parlava di Roma... ed era firmata da un generale che aveva anche un altro titolo che non ricordo. che loro sono scomunicati e noi siamo benedetti dal Papa. perché tu e i tuoi com­ pagni non vi siete arresi? Non sapevate che l ’odio dell'intera popolazione metteva in continuo pericolo la vostra vita? Tu sai che il paese di Sturno. l’incendio di case. di cui ogni giorno si macchia il brigantaggio e di cui tu stesso ed i tuoi compagni vi siete re­ si responsabili. come il lino. con un sigillo. 1 7 3 1 7 6 [trad. gli assassinii. g iu d ic e Con questa convinzione. non fece a tempo a liberarsi dei due ruffiani che vi erano penetrati che si mise di nuovo sotto la protezione dell'esercito di Vittorio Emanuele e benedisse il suo nome e l ’unità d ’Italia. le crudeltà e tutti i misfatti empii e barbari. . g iu d ic e Ma tu certamente sai che la nostra religione con­ danna i ladrocini. I I . g iu d ic e Ma qual era il contenuto di quella carta? b rig an te Diceva che i veri briganti sono i piemontesi. b rig an te Noi combattevamo per la fede e ci aveva bene­ detto il Papa e se io non avessi perduto una carta che veniva da Roma voi vi sareste convinto che noi combattevamo per la fede. e che cosa era impresso sul sigillo? b rig a n te II nastro era bianco. come non ricordo il nome. g iu d ic e In nome di chi era scritta quella carta e che fir­ me c’erano? b rig an te La carta era un ordine di Francesco II. terrorizzato da voci tendenziose sul numero dei briganti che l’accerchiavano. g iu d ic e Cosa intendi per fede? b rig a n te La santa fede della nostra religione.

in p ro ­ v in cia d i F o gg ia . di entrare in R o m a. una raccolta di raccon ti ca va l­ leresch i m olto p o p o lari n e ll’ Ita lia m erid ion ale e ch e. rispose: «Confermerò tutto quello che ho detto al confessore. anche se. San Nicandro. P u g lie. certamente non sarei stato tradito. r . L a co m u nità fu fon data in torn o al 19 3 0 e da a llo ra la m aggior parte dei suoi m em bri è em igrata in Israele. Basta questo per convincermi che la tua religione è più empia e malvagia di quella dei diavoli. R iv elaz io n e 6 . H isloire d ’une conversion. con tali sistemi disonorevoli. che è G eru salem m e. 28-30.DOCUMENTI E TEST IM O N IA N ZE 231 g iu d ic e Non è possibile ammettere o supporre che il Pa­ pa possa benedire tali nefandezze o che Francesco II possa umiliare la propria dignità di re ordinando uccisioni. portando sul tuo petto queU’immagine insudiciata della Madonna del Carmine. b rig a n te Avete portato i bersaglieri e sto per essere fu­ cilato. estor­ sioni e incendi. perché tu. S i pensa che egli stia ch ieden do a M an duzio. Questa è la beffa più infernale che si possa fare a Dio! b rig an te I o e i miei compagni abbiamo la Vergine come nostra protettrice e se io non avessi perduto il documento con la benedizione. P a ­ ris 19 5 7 . Informato che l’ora della esecuzione era prossima. Ma è incredibile che tu. a complice dei tuoi de­ litti la Vergine benedetta. credi di combattere per lui. ose­ rei dire. sia detto per Fonte. D on ato M an duzio fu il fon datore cd il capo di una piccola com u nità di co n vcrtiti a ll’ebraism o a San N ica n d ro . g iu d ic e Non mi meraviglio che tu tenga legato sul petto con una stringa un pezzo della corona di Francesco II. nel perpetrare queste nefandezze. n o ­ v e llo C risto . che spe­ ro mi sarà concesso». 11 g io ­ vane che si è recato da M an duzio (p resu m ib ilm en te sotto l ’ influsso di letteratu ra d istrib u ita da m ission ari pro testan ti) è con vin to di essere il cavallo bian co d e ll’ A p o ca lisse ( « E io v id i e o sservai un cavallo b ian co: e co lui che gli stava in groppa aveva un arco: e sul capo gli stava una corona: e procedeva co n q u istan d o e and an do a co n q u ista­ r e » . ebbene poiché so che sto per morire. se non fosse una bestemmia. I l p arallelo con re P ip in o è tratto dai R eali d i Francia. possa sperare di recuperare la corona. 4- Donato Maniuzìo smaschera un falso apostolo. quando uccidi ed esigi taglie e de­ predi.l e n a c a s s i n . come una medaglia. se i diavoli hanno una religione. vi dico che quella carta l’avevo e che c’era scritto proprio tutto quello che vi ho detto e se avete arrestato con me anche qualcun altro dei miei compagni.2). . pp. quello che hai detto deve es­ sere falso. possa volere a testimone e. vi convincerete allora che non ho mentito.

4-5. La mattina del sabato. Il giovane scrisse la lettera. I sospetti di Donato aumenta­ rono e per mettere alla prova il giovane lo invitò a scrivere lui stesso a Roma. Arrivò il giovane. come avrebbe fatto il patriarca Abramo in una situazione del genere.. Donato pregò Dio di manifestargli con una visione la verità sullo sconosciu­ to. Quella sera già co­ minciò a manifestarsi la sua «malizia». Il gior­ no dopo il giovane dichiarò che Donato era un Dottore della legge e che essi dovevano scrivere al Rabbino di Roma di mandarlo a chiamare a Roma. Donato rifletté: la visione era chiara: biso­ gnava mandare via il giovane. Una sera.. venne da lui un giovane e gli chiese se quella era la casa di Israele. Dopo questo incidente. se fosse stato un uomo buono. in una società contadina a struttura feudale. Manduzio era sospettoso e guardingo ma il giovane continuò a parlare della Bibbia e del popolo eletto finché a Manduzio non rimase che invitarlo a cenare e a dormire. Manduzio an­ notò nel diario come in quel momento avesse capito che i fi­ gli di Israele «erano capaci di uccidere il vero profeta per se­ guire il cattivo pastore che aveva trasgredito la Legge» (iR e 19 . il piccolo gruppo di Fratelli e Sorelle si radunò nella casa di Manduzio: una lam­ pada ad olio illuminava la cerimonia. che gli negava fiducia. L ’episo­ dio illustra il fermento apocalittico. Ma l’immagine che gli si affacciò spontaneamente al­ la mente fu quella del Re Pipino.14). e. Donato allora rispose che. e quella notte egli vide un albero e su di esso una ragazza con una roncola. Dio lo avreb­ be perdonato. secondo Isaia 56. venuto ad annunziare il prossimo avvento del Regno dei cieli.232 APPEN DICE inciso.rispose senza esitare «Gesù Cristo». Il giovane replicò che il cattivo era lui. che credesse o facesse quel che voleva. Manduzio gli chiese all’improvviso «chi è il vero Figlio di Dio? » e il giovane . come d'uso. A questo punto intervennero i Fra­ telli e le Sorelle per chiedere a Donato di lasciare in pace il giovane. Dichiarò di essere «un inviato del Signore». Mandu­ zio. era la principale lettura profana di D avide Lazzaretti. che ebbe luogo venerdì sera. quando. Donato cominciò a tagliare il ramo e la visione spari. Gli mostrò un ramo secco e gli disse di ta­ gliarlo perché era marcio. gridò: «non c’è più bisogno di lam­ pade perché è arrivato il Messia». intenso ma appena incipiente. era giovedì'. accortosi del tradi­ .in ossequio al motto «colui che ha fiele nello stomaco non può vomitare zucchero» . Manduzio gli rispose che mentiva ma che. vi­ sta splendere la lampada. tutti coloro che osservano il Sabato e la legge sono figli del Signore. ed aggiunse «Io sono il Cavallo Bianco».

spe­ cialmente quando fanno gli usurai.No. Che non vi siano più né ricchi né poveri. Fonte.E non temete che. . Ma non sono che tre o quattro su qualche migliaio di soci. . Era la prima volta che succedeva un fatto simile.Gesù era un vero socialista e voleva appunto quello che chiedono i Fasci. lavorino tutti. pp. nessuno di noi andò alla processione del Corpus Domini. dei palazzi interi.In quali relazioni siete coi vostri preti? . Ne avete iscritti voi? . 5- La società giusta. dove siamo costretti a mangia­ re. E noi li abbiamo accettati per migliorarli.Vogliamo che come lavoriamo noi. per protestare contro la guerra che essi facevano al Fascio. . Ma noi abbiamo risposto che sba­ gliavano e in giugno.No. Che tutti abbiano del pa­ ne per sé e per i figli. M ilano 1 8 9 4 . ma i preti non lo rappresentano bene.Si. mentre tanti signori hanno dieci o dodici camere. perché ci deve essere la fratellanza e se qualcheduno mancasse ci sarebbe il castigo.E cosi vorreste dividere le terre e le case? . . 69 sgg. Ad o l f o r o s s i . Parla una contadina di Piana dei Greci (in provincia di Palermo). qualche capo in­ gannatore? . ma quelli che gli stavano intorno glie­ lo impedirono. che aveva preso nel letto il posto di Ber­ ta. a dormire e a far tutto. Io ho cinque bambini e una sola cameretta. L ’agitazione in Sicilia.DOCUM ENTI E T EST IM O N IA N Z E 233 mento di Elisabetta. Dobbiamo essere uguali. intervistata da un giornalista settentrionale durante la rivolta conta­ dina del 1 8 9 3 . Alla fondazione del Fascio i nostri preti erano contrari e al confessionale ci dicevano che i socialisti sono scomunicati. . basta metterle in comune e distribuire con giustizia quello che rendono. anche se si arrivasse a questo colletti­ vismo. non venga fuori qualche imbroglione.Le autorità e i signori accusano alcuni Fasci di accogliere nel loro seno anche pregiudicati per reati commessi. perché se han­ no rubato qualche po’ di grano lo hanno fatto unicamente per­ . voleva gettare nel fuoco la traditrice e le due figliolette che aveva avuto da lei.

N ap o li 19. per un totale di cento. nella vita della comunità. F o n te . Se fossero cacciati anche dal popolo. In ognuna di queste comunità c ’era qualche contadino anarchico ma la maggioranza dei membri non lo era. S to ria d e l m o v im en to m a ch n ovista 1 9 1 8 . L a m ig lio r trattazion e d i qu esto m o­ v im en to è ancora q u ella d i P . Una comunità contadina incontaminata dalla città. Infatti le città emanano un tanfo di menzo­ gna e di tradimento. n el­ l ’U crain a m erid io n ale. L u i stesso ci d escrive . I ku la k i sono i co n ta d in i in d ip e n d e n ti ricch i.1 9 2 1 . ci sono riconoscen­ ti di averli accettati come fratelli malgrado le loro colpe e fa­ ranno di tutto per non commetterne più. rocca forte di N esto r M achn o. tedesco. la cui na­ turale semplicità non sia stata ancora corrotta dal veleno poli­ tico delle città. I p o m es c ik i sono g li aristocratici e la ricca b orghesia terriera. a nord del m ar d ’A z o v . P a ris 19 2 7 . in d ip e n d e n ti sia dai b o lsce vich i che dai b ian ch i (m a a llea ti ai p rim i. duecento o trecento membri. in ru sso . A r sin o v .54. L a re v o lu tio n russe en U k ra in e. che l'h a n n o idealizzata e su b lim a ta . Ogni comunità comprendeva dieci famiglie di contadini ed operai. nella vita comune. salvo ch e per il prim o v o lu m e. p p . M ach n o (d alle cu i m em orie è tratto qu esto brano) era un anarchico d i estrazion e paesana. che possedeva n o te vo li d o ti di capo m ilita re e le cui fo rm azion i con tadin e. P u rtro p p o la storia d e l M ac h n o vstin a è stata scritta esclusivam en te da a p o lo g e ti. il comportamento di costoro era improntato a quel solidarismo anarchico di cui sono capa­ ci. Il nostro presidente ci ha detto che lo scopo dei Fasci è di dare agli uomini tutte le condizioni per non delinquere. L a com u nità ap parten eva al g ru p ­ p o di q u elle fo n d ate a G u lja j-P o le . In mezzo a noi i pochi pregiudicati sentono di appartenere'ancora alla famiglia umana. commetterebbero altri delitti. La società dovrebbe anzi ringraziarci se li ammettiamo nei Fasci.234 APPEN DICE che spinti dalla miseria. a r s i n o v . o d a d e tra tto ri. Nondi­ meno. Noi siamo per il perdono. M a rs 1 9 1 7 A v r il 1 9 1 8 . . fra il D n ep r e il D o n . con tro i secon di) eb b ero un ru o lo d e cisi­ v o n ella guerra c iv ile in U crain a. che riesce a contaminare perfino molti di coloro che si considerano anarchici. come Cristo. con n o te v o le p recision e. 6 . 297-99. le caratteristich e d e ll’anarchism o con tadin o. L e sue in teres­ santi m em orie. sono d is p o n ib ili solo in lin gu a russa. p u b b licata per la prim a v o lta n el 19 2 2 ). fran cese e italian o ( p . che l ’hanno d en ig rata. soltanto quei duri lavoratori. Sc h o d y (trad o tto con assem ­ b lee d i v illa g g io ) sono le perio d ich e riu n io n i d e lla co m u nità d e l v il­ lag g io al com pleto. N e s t o r m a c h n o . Per disposizione del Congresso regionale delle comuni agri­ cole ogni comunità riceveva un’idonea estensione di terra.

h a re v o lu tio n ru sse en U k ra in e c i t .. dicevano. specialm en te n elle regio n i di Z a p o ro z ’e e d e lla costa del m ar d ’A z o v .. p. Essi seminavano ed accudivano ai loro orti. al canto di inni di libertà e di gioia. 7- I contadini diffidano del governo. pieni di fiducia in se stessi e ben fermi nel proposito di non permettere mai agli antichi proprietari di riprendersi quella terra che i contadini avevano appena strappato dalle mani di chi non l'aveva mai lavorata. Gli abitanti dei borghi e dei villaggi circostanti non ave­ vano ancora conquistato una piena coscienza politica e non si erano ancora liberati dal servaggio dei kulaki. donde venivano tratti anche bestia­ me ed attrezzi agricoli. . che vedevano nelle comu­ nità agrarie il germe fecondo di una vita sociale nuova.. che deve trionfare sull’iniquità e diventare la fiaccola dell’umanità.. Tuttavia questa opinione era giudi­ cata con severità nelle assemblee generali di villaggio dalla maggioranza assoluta dei lavoratori.bestiame ed attrezzi .DOCUM ENTI E T EST IM O N IA N Z E 235 quanta cioè potessero coltivarne i suoi membri.che 1 comunardi avevano tolto ai pomesiiki per dividerselo tra loro. « I liberi comunardi possono sempre ricomprarlo da noi in seguito». quando la Rivoluzione avesse attinto il vertice della pro­ pria marcia trionfale. incoraggiando l’organizzazione di una società ana­ loga nell’intero paese o almeno nei villaggi e nei borghi della regione. 16 5 ). 166 -67. m a c h n o . nelle imme­ diate vicinanze della comunità. Cosi i liberi lavoratori si mettevano all’opera. ricavata dalla proprietà già ap­ partenente ai pomesciki. non im pedì ai con tadin i di accogliere con fa \ « fc le n otizie d ella R iv o ­ lu zion e. la qua­ le. L a sfiducia nei g o vern i. L a p rin cip a le form azion e riv o lu zio n a ria a G u lja j-P o le era co stitu ita da­ g li anarch ici (onde era p re v ed ib ile l ’assoluta sfiducia dei b o lsce v ich i). p o ich é v ed evan o n ella R iv o lu z io n e l ’a v a llo ed il co n so lid a ­ m ento d e ile loro con qu iste di terra d e ll’agosto 1 9 1 7 [ib id . è però in d u b ita b ile che sen tim en ti del genere di q u elli riflessi nel b ra­ . p p .. più di una volta. F o n te . Perciò erano gelosi dei comunardi e. esternarono il pro­ posito di riprendersi tutto quello . avrebbe continuato a svilupparsi e ad accrescersi. P e r qu an to G u lja j-P o le non fosse poi cosi isolata. le n otizie della R iv o lu ­ zione d ’ottob re non vi giun sero che alla fine di novem bre o a gli in izi d i dicem bre. che rispecchiavano lo spirito della Rivoluzione e quello dei lavoratori che erano morti per essa 0 che avevano combattuto lunghi anni per il grande ideale della giustizia. di cui è cenno in qu esto brano.

. Il volere dello Zar. Autour du L ’intero nostro villaggio prese parte al saccheggio della proprietà Cernigov. Sembravano scherzosi ma in realtà erano estremamente seri e sempre pieni di sofferenza e di odio..Perché siete venuti? .dicevano. «Dopo che ci siamo sbarazzati del pazzo (durak) Nikol'ka Romano. Cosi dicevano i contadini. Fonie. . l a b r y . Eravamo a tavola. Le città non hanno altro scopo che questo. ma anche lui ha dovuto andar­ sene. Avevamo appena mandato giù la prima cucchiaiata di minestra che (io ricevetti un) biglietto. .. 8. Esse favoriscono l ’esistenza del durak. I contadini fecero ritorno a casa can­ tando. rip ro d o tto in M oujik. La massa dei duri lavoratoli ucraini.iti largam ente co n d ivisi dai co n tadin i non po liticizzati. ci informava che alle tre anche noi avremmo subito il saccheggio. P aris 19 2 3 . pieni di gioia.. in R . il governo». È l’idea ed il sistema delle città che è cattivo.chiesi loro. Poltava 1902. e specialmente dei contadini dei villaggi di condizione servile. Non era ancora scoccata l ’ora fatale che si presentò il fattore ad annunziare che i contadini stavano per arrivare. . Era frequente afferrare i discorsi con cui i contadini esprimevano la propria vera opinione sui regimi prerivoluzionari e rivoluzionari. Kerenskij. 1. Chi farà adesso il pazzo a nostre spese? Il signor Le­ nin? » Erano queste le loro domande. reclutava soldati o si inseriva con qualche altra azione violenta nella dura vita di quelli che lavorano.un altro pazzo ha cercato di prenderne il posto. Ed altri dicevano: «Noi non possiamo fare a meno di qualche "pazzo” (e con la paro­ la durak intendevano sempre il governo). Fu compiuto con tale rapidità che a mez­ zogiorno era tutto finito. nel cui anim o secoli di o ppressione avevano alim e n ­ tato u n ’o stilità passiva e rassegnata verso tutte le au to rità estranee a l­ la com u nità del villa g g io . nel nuovo gover­ no socialista-rivoluzionario (del novembre 19 17 ) non videro granché di meglio di qualsiasi altro governo del genere di quelli la cui esistenza si era manifestata loro solo al momento in cui depredava i contadini con le tasse.. « Isto ricesk ij V e s tn ik » . Resoconto dei disordini agrari nel gubernija d i Pollava. ap rile 13 0 8 .. .236 A PPEN D ICE no seguente debban o essere st.

lu glio 1 9 13 . . siete venuti a saccheggiare? .DOCUM ENTI E T EST IM O N IA N ZE 237 . . specialmente giudici istruttori e sostituti procuratori. I disordini agrari nel gubernìja d i Cernigov nel 1905.dicevano i vicini. A utour du M oujik cit. . riprodotto in l a b r y . . Cernigov 1905. Noi non vogliamo farti del male.Questo è l ’ordine dello Zar. costoro.Ma che possiamo farci? . risposero insieme molte voci. l'atteggiamento dei contadini nei con­ fronti delle autorità rimase assolutamente corretto. distribuendo al po­ polo cosiddetti «decreti».Cioè. Durante la fase più violenta della rivolta ed anche dopo la fine del movimento.Non lo stiamo facendo per noi. I funzio­ nari non avevano timore a mostrarsi nelle campagne. Quanto poi ai membri della polizia. .Per avere il grano. 1 contadini sono inclini a credere tutto ciò che giovi al loro interesse. non verranno.se non darai nul­ la ai tuoi contadini.Quest'ordine dello Zar l'ha diffuso in tutti i distretti un generale.. Fonte. un emissario dello Zar.Comunque. Cosi accettavano le dice­ rie sul preteso generale.disse una voce tra la folla. Si diceva che falsi ser­ genti di polizia circolassero per i villaggi.rispose dalla folla un ragazzo che fino allora era rimasto in silenzio. . Nessuno dei miei vicini lo ha visto: ma l ’ha visto un tale o un altro tale ed è bastato questo perché tutti credessero nella reale esistenza di questi impostori e del­ la loro missione. Se invese si saprà che sei stato saccheggiato.risposero diverse voci. Infatti all’inizio dell’agitazione si era diffusa nella popola­ zione la voce che era arrivato da Pietroburgo un generale. ma in nome dello Zar. barin. Ma gli altri. . . se lo preferisci. I buoni rapporti tra contadini e magistrati sono con­ fermati con estrema evidenza dagli avvenimenti del villaggio . . chi lo sa cosa po­ trebbero farti? 2..A saccheggiare. salvo rare eccezioni. . . in «Istoriceskij V estn ik». non si fecero mai vedere nei villaggi durante i sac­ cheggi. Non potetti trattenermi dal ricordare loro come li avessi trattati per tanto tempo. verranno a prenderselo gli estranei. per chiederti di darci il tuo grano. con la missione di bandire al popolo un proclama scritto «a caratteri d ’oro».disse un altro. obbligati a spostarsi attraverso l ’intera provincia per motivi del loro uf­ ficio.

furono comandate soltan­ . L ’a­ bitazione non venne toccata. aranceti e giardini . in una parola tutto ciò che essi considera­ vano non necessario per la vita ma segno di agio e di lusso. lavora per una crosta di pane». Solo co­ si si può spiegare perché. essi distruggessero. Tutti furono allora convinti che una legge nuova permettesse a chiunque di prendersi quel che voleva dove voleva. nel distretto di Gorodnja. con furia particolare. Risparmiavano invece il bestiame ed avevano cura di non di­ struggere le scorte di grano. Il 26 e 27 ottobre alcuni con­ tadini fecero ritorno a Kussiey dal villaggio di Dobrjanka. ma la risparmiarono.e quadri e mobi­ lio delle abitazioni. le proprie azioni. L ’esi­ stenza di questa nuova legge fu enunziata con certezza e con­ fermata da due contadini di ritorno dal lavoro dai paraggi di Cernigov.. emerso dall’istruttoria giudiziaria e confermato nel processo. Vasilij Sinenko e Kiril Evtusenko. Durante il saccheggio della fattoria. tra­ sportando il bottino ricavato da un pogrom contro gli ebrei. Si udirono voci tra la folla: « Il giudice è uno dei nostri. Al trasporto dei prigionieri da Repki a Cernigov. Costoro affer­ marono che i pogrom contro nobiltà ed ebrei si erano verifi­ cati nel gubernija di Kiev e in altre province proprio in base a quella legge.. che alloggiava in una delle case di Enko... Una grandissima parte di quelli che prendevano parte alle sommosse si rifiutavano di considerare criminali. dove si verificarono con­ temporaneamente il saccheggio della fattoria di proprietà Enko e un pogrom contro gli ebrei.che per loro non presentavano utilità di sorta . nel distretto di Gorodnja. Subito dopo il pogrom di Repki la polizia arrestò e tradusse alle carceri di Cernigov settanta contadini colpevoli di avervi preso parte. L ’atteggiamento tenuto dai saccheggiatori nei confronti degli ordini delle autorità è illustrato dal caso che segue. su una distanza di trentatre verste. secondo il loro punto di vista. nel saccheggio delle proprietà. i rivoltosi si avvicinarono alla abitazione del magi­ strato inquirente del luogo. non facevano che rivendicare i diritti loro concessi. poiché.. al trasferi­ mento delle terre dalle mani dei proprietari alle proprie. Cre­ devano perfino di contribuire.. con le sommosse. Che questa fosse la loro convinzione è dimostrato con particolare evidenza da quanto accadde nel villaggio di Kussiey. anche in mi­ nima parte. rea­ lizzando cosi i diritti che erano stati loro riconosciuti. Molti contadini erano convinti di essere autorizzati ad ap­ propriarsi dei beni della nobiltà e degli ebrei da proclami im­ periali.23 8 APPEN DICE di Recki.

servitore.D OCUMENTI E T EST IM O N IA N ZE 239 to due guardie campestri disarmate. poi. a quei tempi non c’era il partito comunista. sacresta­ no. mi insegnò il mestiere di calzolaio e mi dette un salario decente. ora sono sposato con due figli. non posso neppure contarli tutti. veramente molto poveri. Poi mi presero i preti. e non con le mani pulite co­ me i preti. Giovanni Lopez. a San Giovanni. che mi prese con sé. Dovete capire. diventai sa­ crestano e fimasi con loro per anni. Diventai guardiano di capre intorno ai sei anni. sbrigafaccende. però so an­ cora un po’ di latino e posso quindi discutere coi preti. molto probabilmente immischiati nella fac­ cenda. prese­ ro un carretto e raggiunsero i compagni. ecco perché è meglio fare il ciabattino. nella bottega del Lopez. Calabria. appiccarono il fuoco alla casa del con­ tadino Fédor Redkij. Ho fatto il servizio militare. per giunta contadini del­ lo stesso villaggio. 9 - Colloquio con Giovanni Lopez. di San Giovanni in Fiore. R egistrazio n e di E . A l­ lora resterò solo con mia moglie. Quando il convoglio si fermò per la notte a metà stra­ da. il maschio è falegname ed ha una bella bottega. Sono nato nel 1908. Cosi trovai un brav’uomo. Poi ne ebbi abbastanza dei preti e li lasciai. nella mia vita ho fatto una cinquanti­ na di mestieri: guardiano di capre. Conservo ancora le loro tessere ed i loro ritratti a casa. Mi dissero: «è meglio che tu impari un mestiere». per non rimanere indietro. ma dopo sono sempre rimasto qua. Mio padre mori quando avevo sette od otto mesi e noi eravamo molto poveri. a Rojcenskij. calzolaio. Il Signore disse: «cacciate dal tempio i profittatori». Penso che avevo ragione. calzolaio. J. Mi piace quello che 1 preti dicono . per­ fino col motore elettrico. F o n ie . fecero ritorno a Repki la stessa notte. Il Signore ha detto: «mangerai il pane con il sudore della fronte». Mio padre e mia madre era­ no socialisti tutti e due. Ero figlio unico. la femmina si sposerà a Natale. che si era opposto al pogrom ed aveva informato le autorità. Naturalmente io sono comunista. In carcere riferirono l ’accaduto. H obsbaw m nel settem bre 19 5 5 a San Giovanni in Fiore. di circa 50 anni. calzolaio. dove li ho tenuti nascosti durante il fascismo. tre prigionieri dissero alle guardie che ave­ vano ancora delle faccende da sistemare a casa. e mi convinsi che i ragazzi sono gli schiavi ed i servi di tutti.

Ma se piove per me. La ragione per cui discuto con i preti è che loro dicono si pace. perché la guerra non porta mai nulla di buono. nella Carolina del Nord. bene attrez­ zato. La Bibbia va d ’accordo con il comuniSmo. e non per te. come Io siete mentre lottate e faticate per vivere. Togliatti. citati da M itlk iw d s and P reach ers c it . Guarda che non mi sto lamentan­ do. Conosci la parabola della vigna. lavoro per i carabinieri di qui e per i cantonieri. allora mi ribello. il sin­ daco è un brav’uomo. i. Si. Non ho mai chiesto aiu­ to a nessuno. venti o venticinque anni fa ci hanno dato l'elettricità e lo scorso giugno abbiamo avuto an­ che il telefono. San Giovanni. Eravamo schiavi e ora siamo liberi. La libertà è una gran cosa. operaio o calzolaio. . benestante o autorità. dico che dovrebbe piovere per tutti. ma con la spada. Due sermoni per gli scioperanti di Loray. perché cosi non sarà. Se tu mi dicessi che questa suola è di cuoio e io scoprissi invece che è di cartone.disse. «Non ho mai implorato aiuto. Tagliate loro le mani. Vogliamo la pace. Non porto loro ranco­ re. e io non so­ no d’accordo. Io sono per la pace con tutti. D allo «C h arlotte O b se rv e r» e dal « B a l t i m o r e S u n » . ma nessuno di Lorav mi ha aiutato. Io vado d'accordo con la gente.. Sono un buon calzolaio. direi che sei un bugiardo. C ’e un gran movimento e brava gente. Sotto il fascismo non avremmo potuto avere questo. Io n ie p o i ’ !'. Voi dovete essere solo dei buoni soldati per il Signore. Sarei quasi morto di fame se qualcuno non mi avesse aiutato. un capomastro. anche con quelli che erano fasci­ sti e che ora stanno rispuntando fuori. «Ma. alcuni di voi si . 1 9 2 9 . . è un bel paese. Li ho ritagliati dai giornali. Il Signore disse: «darò a lui quanto ho dato a te». l’aiuto è venuto da qualcuno di fuori». dico. Il nostro paese. Se piove. ma non con i la­ dri e gli imbroglioni. Abbiamo quattro mulini. Questa è la prova che dovrebbe esserci ugua­ glianza. Guarda tutti quei ritratti che ho al muro: Stalin. Il governo mi lascia lavorare perché sono un buon calzolaio e non perché sono comunista. Ci furono acclamazioni. 10..non dovete pen­ sare che questa lotta per ottenere qualcosa da mettervi addos­ so e da mangiare vi porterà in cielo.240 A PPEN DICE ma non quello clic fanno. perché noi comunisti vogliamo soltanto il benessere e la felicità di tutti gli uomini.

iMentre il vecchio pregava. trafitte' con le lance ed alla (ine in­ chiodato ad una croce. ma non dimenticate che c'è un posto che brucia ancora più di questo che vi attende e che conduce al­ l'interno ». salvato dalla distruzione del quartier generale degli scioperanti. Paul e Silas hanno dovuto tarlo. Io alzo la mia per primo.' Per il peccato. Egli raccontò delle sue esperienze. alzino la mano. È il pec­ cato la causa di questi disordini. . o Signore. Gesù Cristo stesso nacque a Betlemme in una vec­ chia capanna. ministro della Chiesa di Dio.. un gruppo di scio­ peranti stava a testa china e. di chi c red e di essere ricco. e ricordò di aver visto tre compagni uccisi sul colpo. Mio padre possiede l'inte­ ro mondo. i quali derubano Iddio». oggi sono tornati. tienimi lontano dall'uomo violento». rifugiatisi sulla montagna. I poveri sono vicini al Signore. E per che cosa. Tutti i ricchi che si trovano in mezzo a questa folla. Egli possiede ogni collina di questo mondo ed ogni zolla di queste colline». Il peccato del ricco. dall’uomo perverso. soltanto una diecina al­ zarono le mani. come egli si è avvicinato.ha detto il predicatore. e ora essi cantano intorno al grande tro­ no bianco. Gli scioperanti.. Fu percosso.. Questo provo­ cò grandi applausi. che conosco. «Chiamo Dio a testimoniare chi è stato violento in questo sciopero. Poi il fratello Crab­ tree si è messe. . «Liberami. 2. Tra pochi giorni anche voi andrete cantando per le strade di Lorav con un buon salario..) a predicare.Ma dobbiamo sopportare. varie e nu­ merose. J. osservò molto sottilmen­ te: «Non vorrei trovarmi nei panni di certuni della contea di Gaston. Dopo essersi riferito ai testi sacri. inginoc­ chiato su di un vecchio bancone.DOCUM ENTI E T EST IM O N IA N ZE 241 sentono bruciare. C r a b t r e e . una dozzina di essi si è associato all'«amen». II. ha invocato l'aiuto di Dio sullo sciopero. . Il predicatore ordinò che alzassero la mano quelli che era­ no stati salvati dal sangue di Cristo.

Io. m’intcressai moltissimo ad essa.. preti e mogli di preti debbano essere considerati sacri e i contadini soltanto stracci. il nostro cervello. k f x c: r u s s a i . T h e R e v o lt o f the F ie ld in L in e s (Lincoln­ shire ( ’uuntv Committee of the National Union of Agricoltura! Wor­ kers). Quando comparve ad Alford la prima unione sindacale. spese per carbone e luce a parte. il mondo unito. Si fece metodista prim itivo nel 1836 (a quattor­ dici anni). Avverto i presagi della grande unione che si verificherà quando il principe. Non essendo stipendiato. Credo che non sia lontano il momento in cui Dio manderà al­ la sua Chiesa nuovi apostoli e profeti. Il brano è tratto da un opuscolo pubblicato da Chapman nel 1899.. che faranno visita ai poveri vecchi e si informeranno come possano vivere con i tre scellini alla settimana che passa loro la parrocchia. e protesteranno energicamente contro tale crudeltà e pregheranno intensamente Dio perché uccida o converta i professori aridi e sterili.. 138 ... con Joseph Arch e William Banks di Bo­ ston abbiamo dato la nostra eloquenza. .. che signori e dame. il borghe­ se ed il contadino si uniranno e collaboreranno per il bene co­ mune. Oso affermare che ab­ biamo fatto di pili noi in Inghilterra per l'emancipazione de­ gli schiavi bianchi che tutto il clero moderno messo insieme. la nostra influenza per il progresso dell’unione. APPEN DICE Un unionista del Lincolnshire: Joseph Chapman. Cosi sarà un giorno e sarà grande come il mondo intero. Ho lavorato come predicatore per la causa di Cri­ sto.. E tutti guidati dallo spirito di Dio. Nell'anno 1872 è nata l'unione sindacale. il nostro cuore.242 11. Noi non crediamo. Pensiamo che non sia giusto che l ’ozioso segga a banchetto ed all’operoso rimangano crosta e briciole. di giorno lavoravo per vivere e di notte andavo a tenere discorsi per l'unione. pp i? 7 .. F o n ti' Sono stato tra i Primitivi del distretto di Alford per oltre trenta anni. Joseph Chapman.

S. A. cardatore di lana.D.T. I «decisi» raccomandano un confratello.D. ecc. Sugli angoli supe­ riori del foglio figurano due teschi con la scritta «Tristezza» c « M o r­ te » . . n. partendo da una nuvola.D. per sua Decisione. sugli angoli inferiori due gruppi di ossa incrociate.S. (La Decisione Salentina [loggia]. Salute) n.). 13Alcuni giuramenti segreti. dichiaro volontariamente che perse­ . in Puglia. F o n te C haracter.I. 1) Vito de Serio. L o n d o n 1S 34 . ha avuto il piacere di apparte­ nere alla Decisione Salentina Repubblicana. Registratore del Morto Le lettere L . 5 Gran Massoni L. Invitiamo. e qualche altra iniziale sono scritte col san­ gue. Datato il giorno 29 ottobre 18 17 . 1 quattro puntini sopra il nome del Gran Maestro stanno ad in­ dicare il suo potere di emettere sentenze di morte. Secondo Deciso Gaetano Caffieri. Io. legate insieme da un nastro.D. ecc. per­ ciò. estesa sulla faccia della terra. 132 . (La Decisione [loggia] di Giove tonante spera di muovere guerra ai tiranni dell’universo ecc.T .D O CU M ENTI E T EST IM O N IA N ZE 243 12.D . 5. ap­ partenente alla Decisione di Giove tonante. Fon ie M em oirs ot the Scerei Societies of the South of Italy.G.C. O b jec ts and E ffec ts o f T rades U n io n s.T. La log­ gia agiva a Lecce. 130 .U. II mortale Gaetano Callieri è un Fratello Deciso. con la scritta «T errore» e « L u tto » e due timbri: i fasci e il berretto frigio su una testa di morto fra due scuri. .D . S. colpisce una corona e una tiara. essendo egli arri­ vato alla Decisione di avere libertà o morte.. parti­ cularly the Carbonari. tutte le Società filantropiche ad offrirgli il loro forte brac­ cio e ad assisterlo nei momenti di bisogno. London 1 8 2 1.D. e un fulmine che. trovandomi alla presenza au­ gusta del potente Iddio. 1.S. La Corporazione dei cardatori di lana. Pietro Gargaro (il Gran Maestro Deciso n. 66. . pp. B. p. Firmato .A.

o ogni altra loggia della società. legno. denominata Società di mutuo soccorso fra operai delle manifatture tessili e di altre industrie. a meno che non ne sia autorizzato dalle autorità dell'associazio­ ne.. di­ rettamente o indirettamente. che cioè né speranze. M cvio trs o f the Secret So c ie tie s o f the So u th o f h e y . N. affinché il mio nome venga ese­ crato dai Buoni Cugini in ogni parte della terra. né farò in modo che si scriva. prometto e giuro sullo statuto generale dell'Or­ dine e sopra questa spada. su carta. E non permetterò mai che denaro appartenente all’associa­ zione venga diviso o preso per qualsiasi altro scopo che non sia l'uso della società o il sostegno della professione. Io acconsento e desidero. di non scrivere né disegnare né dipingere nulla che la riguardi. Cosi D i o mi aiuti. per quan­ to possa. aiutami e mantienimi fedele a questa solenne pro­ messa. sab­ bia. T onte. e se mai dovessi rivelare parte di questo solenne giura­ mento. Amen. 2. che il mio corpo venga tagliato a pezzi. in tutte le occa­ sioni giuste e legittime. Giu­ ro di aiutare i mici Buoni Cugini in caso di bisogno. senza prima averne avuta autorizzazione scritta. di mantenere scrupolosamente il segreto della Carbo­ neria. pietra o qualsiasi altro mezzo che possa farlo sapere. né ricompense. Perciò. 1S21. e possa ciò che ora sta davanti a me tra­ scinare la mia anima in un perenne abisso di disperazione.244 APPEN DICE vererò nella lotta per sostenere una fratellanza. e di non fare mai nulla contro l ’onore delle loro fa­ miglie. a dare informazioni su alcunché che riguardi questa loggia. N. né paure. . E chiamo Dio a testimone di questa mia solenne dichiarazione. e dichiaro solennemente e prometto che non mi opporrò mai ai suoi tentativi di difendere i salari. né lo scriverò. P- Io. poi bruciato e le mie ceneri sparse al vento. strumento vendicatore dello sper­ giuro. ma l ’assisterò lino al limite delle mie possibilità. se mi dovessi rivelare sper­ giuro. Signore. per ottenere una paga adeguata al no­ stro lavoro. né punizioni e neppure la stessa morte mi indurranno mai. possa la società cui appartengo giustamente disprez­ zarmi finché io viva. Il giuramento dei carbonari.

Lo giuro.Sei repubblicano? .Eccoci qui. .ora tu ci appartieni.disse Copreaux. ci rivedremo presto. Giura ubbidienza assoluta. Fonie. 10 5 2 9 4 .Se intendi diventare membro della nostra società segre­ ta. Paris 18. Il rituale del giuramento delle Stagioni in sintesi (1834). Les conspirateurs .. . p. . 20. . sappi che devi obbedire a qualsiasi ordine dei tuoi capi.D OCUM ENTI E TEST IM O N IA N ZE 245 3. cittadino. An­ diamo a bere per darti il benvenuto. in qualità di padrino. .Giuri odio alla monarchia? . A. .50.Lo sono. Arrivederci..Lo giuro. chenu . mi bendò gli occhi e mi venne letto il seguente formulario: .Ti proclamo quindi membro della Società delle stagioni. Copreaux. .