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VALERIO DI PAOLA

IRREGOLARI
STORIE DAL MANICOMIO DI ROMA

INDICE

LA COLLINA
Metodi e obiettivi

6

1.

NASCITA DI UN MANICOMIO
L’ospedale psichiatrico di Roma

1.1

LA NAVE DEI FOLLI
Genesi e funzioni del manicomio nella società moderna

1.1.1 LA ROTTA DELLA PAZZIA 1.1.2 IL POSTO DEI MATTI 1.2

10 15

PUNTI DI DOMANDA SENZA FRASE
La pazzia pensata dalla scienza

1.2.1 STAGIONE MELANCONICA 1.2.2 SECOLI DI SRAGIONE 1.2.3 UN NODO ANTROPOFENOMENOLOGICO 1.3

18 20 24

IL MANICOMIO DI ROMA
Ospizi e ospedali tra il Cinquecento e l’inizio del Novecento

1.3.1 ISTITUZIONE TOTALE 1.3.2 L’OSPEDALE DEI PAZZERELLI A PIAZZA COLONNA 1.3.3 L’OSPEDALE DEI PAZZI ALLA LUNGARA 1.3.4 MEDICI, PRETI E POLIZIOTTI

27 29 34 36

2

2.

IL TEATRO DELLA FOLLIA
Storie di manicomio

2.1

LA RECITA
Luoghi e persone del Santa Maria della Pietà

2.1.1 PALCOSCENICO 2.1.2 ATTORI E COMPARSE 2.1.3 SCENOGRAFIA 2.2

45 49 53

IL PRIMO GIORNO DI MANICOMIO
Leggi e consuetudini dei padiglioni

2.2.1 NEL PARCO 2.2.2 SECONDO SCIENZA 2.2.3 SECONDO LEGGE 2.2.4 ADRIANO, INFERMIERE 2.3

59 60 64 66

DA VICINO NESSUNO È NORMALE
Lavorare e vivere in manicomio

2.3.1 LE CHIAVI 2.3.2 MALAVITA 2.3.3 VISTO DA FUORI 2.3.4 IL BISONTE 2.4

69 72 75 77

MARCO CAVALLO
Teoria e pratica per chiudere gli ospedali psichiatrici

2.4.1 L’ANNO PIÙ VELOCE 2.4.2 LA VENDETTA DELLA FOLLIA 2.4.3 SEGNI, SINTOMI E PORTE APERTE 2.5

81 83 88

I CARBONARI
Movimenti antimanicomiali nel Santa Maria della Pietà

2.5.1 TRE TIPI DI AFASIA 2.5.2 PARTIGIANI BIANCHI E PARTIGIANI ROSSI 2.5.3 MARIA , INFERMIERA 2.5.4 GLI ALBERI PARLANTI

94 97 102 106

3

3 LA FINESTRA SUL REALE 2. POESIA E ROMANZI TESTI TEATRALI.6. DISCHI E OPERE D’ARTE LEGGI E REGOLAMENTI FONTI ORALI 130 131 132 133 134 135 4 .2 LE IDENTITÀ SEPOLTE 2.6 USCIRE FUORI La fine del manicomio di Roma 2.6.6.2. FILM .6.4 EPILOGO 110 114 119 123 SOMMERSI E SALVATI Conclusione 128 BIBLIOGRAFIA MEDICINA E PSICHIATRIA SAGGISTICA GENERALE MEMORIALISTICA.1 CENTOTTANTA 2.

FABRIZIO DE ANDRÈ.Tu prova ad avere un mondo nel cuore che non riesci ad esprimerlo con le parole e la luce del giorno si divide la piazza tra un villaggio che ride e te: lo scemo che passa E neanche la notte ti lascian da solo loro sognan se stessi e tu sogni di loro. 5 . Un matto.

quattro secoli di cartelle cliniche dal manicomio di Roma. F. Masters. infermiere. C’è un Blasfemo che è salito su un pulpito. Pallotta. C’è un Matto che ha sognato tutti i sogni che gli altri non potevano fare. a morte. C’è un Giudice che era un nano e ha vendicato la sua minuzia con il potere di decidere della vita degli altri: era tutore dell’ordine e della morale. Einaudi. il dito più lungo della sua mano era l’indice. dietro le spalle ha migliaia di fogli gialli e polverosi allineati sullo scaffale. Italia 1971. 2 E-L. infermiere psichiatrico in pensione. A. Roma. Non al denaro. Premo il pulsante rosso sul registratore e il posacenere inizia a riempirsi di mozziconi. Antologia di Spoon River. tirato dentro dal manicomio. psichiatrico Santa Maria della Pietà. ma di impazzire no. forse solo una cassetta di legno all’angolo della strada. De Andrè. e ha svelato che Dio ferma con la morte quelli che spezzano le catene della propria schiavitù: il Giudice lo ha condannato al carcere. 6 . al manicomio. dicembre 2006. Adriano Pallotta. un raggio di sole che tiene lontani i matti da me. Torino 2000. C’è un Medico che voleva guarire i ciliegi. il Santa Maria della Pietà.LA COLLINA Obiettivi e metodi “La paura di impazzire…puoi aver paura di un tumore o di un incidente. sorride e accende un’altra sigaretta: siede nell’ombra ad un basso tavolo di ferro. non all’amore né al cielo . raccolta per questa tesi presso l’ex ospedale Cfr. feriti da fiori rossi ad ogni primavera: i colleghi lo hanno deriso quando ha creduto di poter usare la scienza contro il Potere. se volevano 1 Cfr. Intervista I. Non ci avevo pensato: ho appena iniziato a raccogliere materiale per questa ricerca e già mi trovo coinvolto. È un vecchio disco di Fabrizio De André che racconta una passeggiata in collina: c’è un piccolo cimitero dove i morti sono come vecchi attori che parlano dei propri costumi usati 2. Ci pensi solo quando entri qui” 1. Produttori associati. Affiora dalla mente qualche verso: un mondo di sogni chiusi nel cuore.

Gaston. Genealogia dell’alienazione. accanto ai semafori. nelle piazze notturne della Capitale deserta. giacca da cacciatore e stellette di latta. sociologia e storia. quanto quella dei mille vicoli e volti della città. Penso alla forma da dare a questo lavoro. perché follia ed emarginazione le incontro ogni giorno. Milano 1998. P. è solo la fuga fragile e instabile dal dolore incontrato 4. Irregolare è chi rotola lungo il piano inclinato della propria omeostasi. dei papi e dei governi. utilizzare filosofia della scienza. non all’amore né al cielo”. tenute presso la Facoltà di Lettere A. Irregolari sono anche quelli che si aggregano alle fila di un esercito. senza ridurlo solo all’apologia della lotta al manicomio. lezioni di Nascita e logica della Clinica . L’irregolare. che ha offerto la faccia al vento “Senza mai un pensiero. perché ci sono decine di cliniche psichiatriche private e di manicomi giudiziari funzionanti. e per questo è arrivato in collina per primo. dell’Università La Sapienza. 9. è destinato a soffrire e la follia forse. Feltrinelli. Martelli. Roma 2007. tanto quella dei codici e dei regolamenti. come il Suonatore sepolto in collina. mi viene in mente un’altra parola: “irregolari”. sotto la metropolitana. Somigliano ai personaggi della storia che voglio raccontare. la cassetta è finita. letteratura e storia dell’arte. Per comprendere e raccontare tutto questo dovrò usare un metodo irregolare ed eclettico. pag.continuare a vivere insieme nella città. Scelgo il tempo presente perché il Santa Maria della Pietà ha chiuso solo nel 1999. Sono i partigiani generosi e litigiosi che fanno le imprese grandi. il precario equilibrio che corpo e mente inseguono tra piacere e dolore 3. non al denaro. antropologia. 3 Cfr. chi non riesce ad occupare il posto assegnatogli dal Giudice. 4 7 . cappellaccio in testa. Adriano racconta gli scioperi degli infermieri contro la brutalità dell’ospedale psichiatrico mente accartoccia il pacchetto di sigarette: mi chiedo come si sopravvive alla reclusione in manicomio. medicina e psichiatria. come chiudere un manicomio. cosa accade a chi lavora per anni o a chi abita accanto ad un ospedale psichiatrico? Il registratore si blocca. anche se il manicomio è finito. irregolare è chi rompe il compromesso imposto dal Giudice.

gli assetti e le storture della società che hanno determinato quattro secoli di vita del manicomio. Anime salve. Poi riascolto la prima intervista: ora mi sarebbero utili cose rare. al Giappone in super 8 di Wim Wenders. Penso alle camicie di lino e alla vecchia Leica di Tiziano Terzani in India. Smisurata preghiera. di verità” 5. in Id. BMG. nella seconda accosterò alla storia dell’istituzione manicomiale quelle degli uomini e delle donne incontrati nei padiglioni e nelle strade del quartiere. Nella prima parte tratteggerò la lotta tra le idee. 5 F. 8 .Dieci anni fa. alle scarpe comode di Ryszard Kapuscinski per attraversare l’Africa. il Giornalismo d’inchiesta: ora posso provare ad intrecciare i lunghi caffè bevuti con gli infermieri in pensione e i racconti e i silenzi del personale del Centro Studi e Ricerche nella vecchia Direzione del manicomio. Italia 1996. con le spalle alla fucileria tedesca e l’obbiettivo sull’acqua e sulla Storia. De Andrè. per consegnare alla morte una goccia di splendore. a Robert Capa sulla spiaggia in Normandia. Non sarà comunque tutto quello che ho visto e sentito: gli irregolari mi hanno insegnato molto più di quello che riuscirò a mettere in centocinquanta pagine. eclettici e irregolari sono del resto gli autori dei grandi reportages. Curiosi. poco lontano da casa mia. la memoria di Truman Capote e un po’ della parlantina di Edward Murrow. con le lezioni ascoltate nelle aule universitarie. quelli che “Viaggiano in direzione ostinata e contraria. di umanità. La fascinazione subita ha a che fare con la più congeniale e “irregolare” tra le materie studiate. il manicomio era aperto: i ragazzini scavalcavano la rete arrugginita per dimostrare di essere coraggiosi.

NASCITA DI UN MANICOMIO L’ospedale psichiatrico di Roma 9 .1.

Einaudi. In pochi istanti la nave scivola veloce sull’acqua nera. Per altre argomentazioni prodotte in questo capitolo cfr. Il libro s’apre con lo stesso titolo nella sua versione latina. pag. Al posto dell’albero di maestra ha un pino frondoso.1 LA NAVE DEI FOLLI 6 Genesi e funzioni del manicomio nella società moderna Così la pazzia dell’uomo è il senno del cielo e. “Stultifera navis”. Foucault. avvolta dal silenzio. al timone c’è un suonatore di cornamusa. tra le foglie sta appollaiato un uomo incappucciato con orecchie di gatto. allontanandosi dalla ragione mortale. indifferente come il suo Dio.1. Sorvegliare e punire.1 LA ROTTA DELLA PAZZIA Il fiume s’allarga in un’ampia curva che nasconde l’orizzonte: il Medioevo sta finendo. sbanda e spruzza la riva. Nel cuore dell’Europa la campagna è verdissima e punteggiata da covoni di grano. Il filosofo francese parla di “mandato di controllo sociale”. M. da quest’asserzione partì lo psichiatra Franco Basaglia per tentare la chiusura dei manicomi italiani nella seconda metà del secolo scorso. hanno appeso un pollo decapitato all’albero e tentano di colpirlo con una mazza. Milano 2005. Sul ponte si canta e si banchetta: una suora e un frate si contendono una pagnotta a morsi. Bur. individuabile nella storia stessa dell’istituzione manicomiale. Torino 2005. 10 . diretta 6 M. Foucault. 1. All’improvviso la nave fende la tenue nebbia sull’acqua. Moby Dick. l’uomo giunge al pensiero celeste che per la ragione è assurdo e vaneggiante e sente di essere al di là del bene e del male.1. spezza la superficie liquida. Storia della follia nell’Età Classica . 11. un grassone dalla faccia larga grida e si sbraccia. HERMAN MELVILLE.

Di lì a poco altre tre barche approdano in una diversa terra promessa. un violento tornado d’idee che investe le coste del “vecchio mondo” e ridisegna la cultura. Mondializzare la mente. Tra le idee da aggiornare. mentre prima. malviventi e disadattati allo sbando. Bologna 1969. la collaborazione consensuale tra uomini per costruire una società ordinata.alla terra promessa dei matti. olio su tavola. 8 9 A. Parigi. vagabondi. essere spediti su una nave alla deriva e più tardi finire segregati in grandi ospedali simili a prigioni. è dunque uno dei molti impacci in cui si è incagliato 7 H. in buona compagnia di barboni. attendono che svanisca all’orizzonte per riaffacciarsi sulla riva. prendono e lasciano l’etichetta di “diverso” secondo i tempi e i luoghi. sono spesso sinonimi: costituiscono la linea di demarcazione tra chi partecipa a quello che Rousseau chiamerà “contratto sociale” 9. Discorsi e contratto sociale. tra i diversi. il genere dimorava diviso e separato. come scriveva Voltaire. Quello che accade ai folli nel Cinquecento. Il dipinto doveva probabilmente illustrare il coevo poema satirico Das Narrenshiff. Gnisci. Bosch. 1490 . sconosciuto a se stesso 8. Isernia 2006. ci sono i matti. Diversità e devianza dalla norma. in cui dei folli s’imbarcano per il mitico regno di Narragonien. A partire dal punto di svolta possiamo concepire e conoscere ciò che ci riguarda.1500. scardinando cosmologia e sapere usciti già malconci dal Medioevo. le scienze e il comune sentire di noi europei. Rousseau. mendicanti. Cfr. I devianti però non sono sempre uguali: cambiano faccia come cambiano le epoche. di Sebastian Brandt. noi che siamo messi tutti insieme sulla terra. 21. e chi ne resta fuori. vanno e tornano seguendo i corsi e i ricorsi della Storia. pag. La nave dei folli. dunque. per evitare che colino a picco. terra promessa dei matti. giusta e produttiva. La scoperta dell’America è il punto di svolta. l’economia. 11 . fuggiti nell’entroterra. Museo del Louvre. I sani. c’è la concezione di “diverso” e. il cosiddetto “nuovo mondo”. Cappelli. J-J. Hieronimus Bosch dipinge questa nave e il suo equipaggio d’insensati negli ultimi dieci anni del 1400 7. Cosmo Iannone.

a cura di Cfr. Bosetti. “Presenza ed espressione diventano i fondamenti dell’indagine antropofenomenologica. 12 13 presenza si coglie nell’incontro. lo psichiatra protagonista della dissoluzione dell’istituzione manicomiale in Italia. volontà giustificata e scientificamente confermata da una psichiatria che ha considerato l’oggetto dei suoi studi come incomprensibile 11.). M. Per Foucault quella del “capro espiatorio” è un’identità mobile: possono incarnarla matti. Un problema di psichiatria istituzionale. La ricerca nel gruppo del capro espiatorio non può essere spiegata che nella volontà dell’uomo di escludere ciò che gli fa paura (…). G. stranieri e chiunque ha caratteristiche diverse da quelle del gruppo che detiene il potere locale. Torino 2005. nichiliste e autodistruttive 10 . lebbrosi.. La F. Per Franco Basaglia. i manicomi sono “riserve psichiatriche”. che investe in pieno i folli d’Europa agli albori del Rinascimento. diversi dentro le mura della città. L’utopia della realtà. Venezia 2005. Basaglia. Cattiva Maestra. Chiamare il diverso “mostro” è una scorciatoia frequentemente imboccata in epoche passate come adesso. in Id. simili a quelle in cui sopravvivono confinati i nativi americani. Einaudi.O. è dunque un fenomeno antico. i “normali” ansiosi di disegnare un confine ben visibile che tenga i “cattivi” aldilà del muro. il pensiero essenzialista che traccia una linea retta tra i “buoni” e i “cattivi” che tanta parte ha oggi nel cosiddetto “scontro di civiltà” 12. ad assediare i sani. È difficile ancora oggi del resto accogliere l’appello di Basaglia e considerare l’espressione del folle non solo come la manifestazione meccanica di una malattia. Marsilio. quasi 10 Cfr. 11 F.l’inarrestabile allargamento della comunità umana: accade spesso del resto che all’inclusione si preferisca l’edificazione di un nuovo ghetto. Foucault. Il filosofo francese Michel Foucault descrive in proposito una società che per continuare ad esistere ha bisogno di trovare periodicamente un rituale “capro espiatorio” su cui scaricare le proprie energie anarchiche. In quel tempo sono loro. Storia della follia nell’Età Classica (cit. 44. pag. Il cogitare per inimicos. a cui Basaglia riconosce valore prioritario per avvicinare e 12 . Basaglia. ma anche come un modo diverso di guardare la realtà 13.

E/O. tanto fittamente intessuto alla trama culturale del Medioevo da essere da questa incanalato e normalizzato. in attesa della guarigione miracolosa.impossibile è poi dare retta a Ryszard Kapuscinski che consiglia di adattare l’immaginario alla situazione contingente. 16 M. Nel Quattrocento si diffonde l’uso di affidare i folli ai marinai e ai mercanti per pochi spiccioli: spinti al di fuori delle mura municipali. streghe e posseduti stravolti dal furore sono protagonisti nelle rappresentazioni artistiche: l’irrazionale. confine simbolico e tangibile tra la stabile lucidità della terraferma e il semovente caos acquatico: il folle “è prigioniero in mezzo alla più libera delle strade. R. Le navi trasportano i pazzi in luoghi a loro dedicati. 13 . epilettici e sonnambuli. protettrice di pazzi. materno e insidioso ad un tempo. navi rumorose e piene di pazzi come quella disegnata da Bosch. nei libri e sulle tele proliferano le danze macabre e le processioni d’ossessi. cioè il prigioniero del Passaggio” 16 . più spesso. In realtà in Europa le avvisaglie della burrasca giungono ben prima della scoperta dell’America: mentre nelle piazze bruciano i roghi per gli eretici. Il cinico non è adatto a questo mestiere. Mondadori. Scheletri. L’acqua è elemento ambiguo. modificando incessantemente il nostro modo di considerare gli altri secondo l’esperienza 14. incatenato all’infinito crocevia. come il villaggio di Gheel in Belgio 15 . 31. Colucci. Milano 2001. P. Storia della follia nell’Età Classica (cit. ne navigano davvero lungo le strade d’acqua del centro e del nord Europa. E di Narrenshiff. e secondo Foucault è metafora potente dell’imprevedibilità di chi è d’umore volatile. M. pag. E soprattutto per dissipare il pregiudizio di incomprensibilità che l’avvolge”. o. se non pazzo conoscere la modalità esistenziale di un malato. I pellegrini sono tradizionalmente accolti dagli abitanti. 14 15 Cfr. appare all’improvviso fuori controllo. Questa singolare esperienza di comunità terapeutica “familiare” precorre di molti secoli gli esperimenti antiistituzionali del Novecento. Chi sragiona finisce nel fiume. pag. è il Passeggero per eccellenza.). Franco Basaglia. Di Vittorio. li scaricano sulla prima spiaggia sufficientemente desolata. i folli iniziano a muoversi lungo le rotte fluviali del commercio. Kapuscinski. Roma 2000. 19. Foucault. A Gheel in Belgio è venerata dal Duecento Santa Dymphna.

Cfr. S. la nuova ricca e vincitrice borghesia commerciale pulisce la strade della città dalla polvere. Nel 1504 in una città poco lontana da Norimberga. così chi spedisce i matti sul fiume ne delega il destino ad un’entità superiore. Spinelli. datata 1503 e probabilmente apocrifa. Nell’epistola Mundus Novus indirizzata a Lorenzo Pietro De’ Medici. Baro Romano Drom. moltiplica le sanzioni contro il vagabondaggio e l’elemosina che sono usuali compagni di viaggio della pazzia: nel giro di pochi anni le comunità girovaghe diventano il bersaglio di una pioggia di provvedimenti disciplinari per tutelare l’integrità sociale 17 . la rapina ai nativi americani finanzia la Renaisance e innesca il boom economico e 17 18 19 A. è pubblicata la lettera in cui il navigatore Amerigo Vespucci afferma che quello raggiunto qualche anno prima dal collega Cristoforo Colombo è probabilmente un Mundus Novus 19 . Ma se. 34. Geschichte der Psychiatrie. E come nella Bibbia c’è chi affida il piccolo Mosè alla caritatevole corrente del Nilo. Roma 2000. arrestati dalla polizia. Dopo che le navi dei folli sono salpate. I mistici medievali poi narrano spesso lo sconvolgimento della mente come un battello in balia dei flutti: nel 1100 Bernardo di Chiaravalle parla nelle sue preghiere di “anima–navicella” che ha perso la bussola e naviga alla deriva nell’oceano dei desideri e delle passioni. T. Nella prima metà del Quattrocento nella sola città tedesca di Norimberga vivono ben settandue pazzi: trentuno sono cacciati in un colpo solo e altri ventuno. L’umanità scopre di aver scoperto l’America e un fiume d’oro e ricchezze la spinge a vele spiegate verso il Rinascimento e l’Era Moderna. Lipsia (Germania) 1912. pag. Kirchoff. la Provvidenza o il Fato o comunque un’autorità che non afferisce ai diritti e ai doveri dell’uomo. Augusta. 14 .del tutto. come sostengono anche Voltaire e Walter Mignolo. Amerigo Vespucci ipotizza che la terra raggiunta da Cristoforo Colombo non sia l’Asia ma un continente nuovo e sconosciuto. saranno esiliati nel cinquantennio successivo 18. Meltemi. già nel Medioevo del resto è superstizione diffusa l’attribuire il carattere ombroso e lunatico degli Inglesi alla troppa umidità.

Roma 1990. Sellerio. La pazzia. Bosch. Mignolo.) i matti Reinassance. 15 . disegna l’irrazionalità grottesca. Palermo 1991. 21 22 23 fanno naufragio a Shlaraffenland. Cfr. pag. Bruegel. Signorelli. terra della cuccagna. Voltaire. M. Le porte dei manicomi si aprono quando all’inizio del Cinquecento la parola “follia” perde le connotazioni che in precedenza avevano riservato ai pazzi un qualche posto nella società. un grosso colpo di spugna spiana la rotta al nascituro pensiero scientifico: la follia 1.). 20 . University of Michigan Press. i suoi occupanti sono maledetti. la baleniera 20 Cfr.V. Dante. come i pirati. Nel Narrenshiff (cit. la nave dei folli somiglia alle barche che incrociano in flotte negli incubi moderni: il Pequod ad esempio. Foucault. inquietante e incontrollabile “di un’epoca storica che sembra non possa dare spazio a null’altro che al dramma e al furore: in una parola alla follia” 21.A. pag. L’America. secondo la diffusa convinzione di “colpa morale” legata alla malattia mentale. ad esempio.V. appaga almeno la sua immane e umana sete di guardare ciò che è celato agli occhi dalla brutalità bestiale 22. The darker side of the A.. Canto XXVI. Più che al “legno” d’Ulisse. Michigan (USA) 2003. È recisa la cima che lega la nave dei folli ad altre pazze imbarcazioni: in direzioni opposte vanno la Narrenshiff e il “folle volo” dell’Ulisse dantesco che. come Dürer e Bruegel. Inferno. veleggiando follemente contro l’ordine divino. 28. cessa di essere un topos letterario dalle valenze anche positive. 31. Bosch li disegna come simboli dei vizi capitali.2 IL POSTO DEI MATTI C’è qualcosa che il mondo nuovo non riesce a cancellare: un volto urlante e deforme che spunta dagli incubi dei sani. macchiati per sempre da una colpa che non si può lavare 23. La nave dei folli è invece un vascello corsaro allo sbando diretto verso il sinistro paese della cuccagna e. Firenze 2000.1. Storia della follia nell’Età Classica (cit. Panda. Divina Commedia.demografico che porta l’Europa fuori della recessione del Medioevo è lavata via dalle piazze e dai vicoli della vecchia Europa. W.

senza tener conto che la sofferenza di un malato sopravvive. ricoprono un ruolo chiave nella società e sono trattati con rispetto e timore reverenziale. 8. Dunque. Venezia 2002. Marsilio. cercando la pietra filosofale. F. Roma 1998. pag. Giannattasio. Per secoli prima dell’Umanesimo gli aruspici indovinano le sorti spiando il volo degli uccelli e gli alchimisti dialogano con l’aldilà. 16 . Newton Compton. in E. coagulo caotico di forze distruttrici cieche. modificata ma inossidabile. Il libro malvagio. Cfr. ottimo modo per finire in un manicomio europeo nel Cinquecento e nei secoli successivi 25. è abbastanza evidente che ciò che in un posto del mondo è il dono divino di parlare con l’aldilà in un altro luogo è un buon motivo per essere internato in un ospedale psichiatrico. 25 indemoniate e vagabondi. La cartina di tornasole per verificare empiricamente l’affermazione del filosofo francese è probabilmente un po’ d’antropologia culturale. 24 P. Matti. Bulzoni. Guardare ai manicomi con le sole lenti delle scienze sociali è pericoloso. senza barlume di coscienza 24. i Tiresia e le Cassandre. senza entrare nel merito della valutazione di un medico che decide secondo scienza e coscienza di curare un individuo malato in un luogo idoneo. Moby Dick. Poi rapidamente chi vede cose che non esistono diventa semplicemente “pazzo” ed è meglio che se ne stia più al largo possibile. Meneghelli. Melville. prodotto di una svolta sociale più che scientifica. È un fatto ad esempio che la trance rituale in cui cadono i sacerdoti–medium nepalesi somiglia al “delirio a contenuto religioso” riportato su molte cartelle cliniche. Roma 2004. Di certo a leggere la nascita dei manicomi solo come il prodotto di una modificazione nella percezione comune della parola “follia” si finisce per ridurre la malattia mentale ad una semplice conseguenza dell’ambiente sociale. V. Fiorino. Il concetto di musica. i visionari.sgangherata che l’insensato Achab spinge contro il colossale capodoglio Moby Dick. alla distruzione dell’ospedale psichiatrico. tuttavia Foucault ha ragione quando afferma che il cambio di registro del Cinquecento è un evento relativo.

L’ospedale psichiatrico ha dunque dalla nascita due fronti. 46.Il manicomio nasce come un luogo di cura e d’assistenza ma. pag. secondo Foucault. l’una che cura con carità e scienza la sofferenza. Un problema di psichiatria istituzionale (cit. 17 . Sono stati costruiti luoghi di cura dove si possa isolare il malato mentale. domanda Foucault. il cambio di prospettiva del primo Cinquecento ne influenza in modo nefasto il divenire e lo trasforma in una prigione. il manicomio serve ai malati o ai sani? 26 F.). l’altra che tutela la società dai diversi e dai devianti. E allora. delegando la psichiatria a tutelarlo nell’isolamento in modo da proteggere e difendere la società dalla paura che continua a nutrire nei suoi confronti. Basaglia. Contemporaneamente a questa azione difensiva la società chiede però allo psichiatra la cura del malato 26.

ripiegate le impolverate ali d’angelo dietro la schiena. Non aspettatevi da me alcun tentativo di circoscrivere con definizioni queste regioni mal delimitate. in modo generico e indefinito. 1541. xilografia. combattuti tra il compasso nelle mani della donna angelo. che la scienza ha costruito per noi. il quadrato magico le cui cifre sommate tra loro danno sempre lo stesso risultato. poggia il viso pesante su una mano. Al suo fianco un angioletto stringe la penna ma è stanco: la donna ha smesso di dettare e lui sta per cedere al sonno. SIGMUND FREUD. a cosa dobbiamo pensare. Tutti sappiamo. Melanconia I. sospira.1 STAGIONE MELANCONICA Albrecht Dürer disegna la sua idea di melanconia nel 1514. dei confusi pensieri che attraversano l’animo dei dotti europei nel Cinquecento. È una specie di “aldilà” del mondo luminoso. 27 A. Kupferstichkabinett. Dürer. dominato da leggi inesorabili. un’eclissi balenante di malaugurio. Una donna triste guarda qualcosa che solo lei vede. oggi percorreremo uno stretto sentiero che può tuttavia dischiuderci un’ampia prospettiva. Berlino. Introduzione alla psicoanalisi 1. mossa perché il soggetto si agita parecchio. è uscita una luna nera.2 PUNTI DI DOMANDA SENZA FRASE La pazzia pensata dalla scienza Signori e Signore. 18 . La Melanconia è una fotografia.2. L’astro sullo sfondo dovrebbe essere un sole che sorge luminoso ma. dall’affilato bulino di Dürer. la riempie d’enigmi e la spedisce ai posteri come un messaggio in bottiglia da decifrare 27.1. E la sabbia nella clessidra continua a scendere.

numero di Giove. la scala a sette pioli simboleggia l’iniziazione nei riti misterici di Mitra. Luni. 19 Firenze 2001. La coscienza di Zeno. Corsetti. Louis. fin dall’antica Grecia. la cifra risultante del quadrato magico è 34. 34. Milano 2003. I. 119. 32 . subiscono l’influsso nefasto del piccolo e misterioso pianeta Saturno. è inutile. indecifrabili. la lotta contro gli incubi e l’esaltazione della follia. L’immobilità cela la tempesta. J-P. Roma 1997. “Dürer era un melancholicus e ci ha lasciato nella meditabonda figura dell’incisione un’immagine suggestiva del suo animo” 30: la donna–angelo si è persa in un labirinto mentre insegue idee vane. Oli. Wittkower. pianeta che in opposizione a Saturno determina carattere solare ed attivo. fuori posto nel tempo delle grandi scoperte geografiche che dovrebbero fugare i dubbi dell’inconscio come un luminoso sole che sorge. decidendo tra l’altro cosa è “medicina” e cosa non lo è 29. strumento del lavoro pratico. pietra. una disposizione d’animo che di lì a poco diverrà roba da cartella clinica. Nati sotto Saturno. Einaudi. lemma Melanconia in Dizionario della lingua italiana. Le Monnier. sospese tra magismo e scienza. crogiolo e bilancia sono strumenti alchemici cari a Saturno. Il “temperamento 28 B. Svevo. Newton Compton. e la sua interpretazione divide gli studiosi. pialla e compasso sono propri della Massoneria. pag. nel senso di un’immotivata tristezza talvolta accompagnata da ansia” 31 : oggi avrebbe lo spleen. Dürer e la sua creatura appartengono dunque alla folta schiera di individui che. Storia dell’esoterismo. Torino 1999. il cui influsso provoca il temperamento melanconico. R. I simboli che l’assediano sono abnormi. L’esoterismo di Dürer. Cfr.la scala a sette pioli e la pietra scura abbandonata in un angolo 28 . Gremese. quello che porta Zeno 32 Cosini sul divano dello psicanalista . diffusi nella Roma imperiale. 29 30 31 Cfr. pag. La Melanconia rimanda alle principali dottrine esoteriche. G. la Melanconia racconta anche un male del suo autore. Cfr. Nei sali d’argento di questa istantanea è cristallizzato lo scontro tra esoterismo e scienza: la quiete dopo la battaglia separerà le credenze e le superstizioni dall’esatto. Tra i rimandi. G. Roma 1992. Se Dürer disegna un secolo sedotto dall’esoterismo. nelle sue mani il compasso. il “male di vivere”. Devoto. La donna soffre probabilmente di una “alterazione patologica del tono dell’umore.

L. Firenze 1972. nel percorso tortuoso del nascituro pensiero scientifico.. Mondadori. Un frequentatore abituale dell’arena cittadina. 1. E. Scritti. pag. Ma cosa c’entrano i disturbi mentali di un artista del Cinquecento con la nascita dei manicomi? La risposta è tra gli enigmi dell’incisione. Seneca. 3.2. 20 Ospedale Niguarda. Il mondo dell’incomprensibile schizofrenico. circa venticinque secoli fa. E se per i Greci la follia è in agguato contro chi tenta d’elevarsi dalla noia del quotidiano. Nel Medioevo l’idea che chi non è un po’ pazzo non sbircia nell’oltremondano ha grande fortuna. Milano 2003. Azzone. G. Milano 2006. Melanconia e tristizia. Paideia. Corso di filosofia. il malato è capace solo d’intuizione pura. Basaglia rifiuta l’interpretazione psicopatologica dell’opera d’arte perché se l’artista è in grado di rielaborare e mettere in forma estetica un’intuizione. i Romani non sono da meno: secondo l’austero Seneca non esiste al mondo un ingegno brillante senza un pizzico di pazzia 36 . tuttavia è probabile che oggi a un melanconico come Dürer sarebbe 34 diagnosticata una sindrome depressiva acuta . ha quasi sempre un pessimo carattere. Cuem. 34 P. in Id. Platone. Cioffi. Milano 1997. si sa. Ci ha pensato la psichiatria contemporanea a sfatare il mito della geniale follia 33 . ammonisce chi cerca di afferrare con i sensi la bellezza e l’armonia: rischia di farsi rapire l’anima dalla “Divina frenesia” 35 .. Platone. Torino 1981. incline a vedere cose che non esistono. grazie a Marsilio Ficino e agli altri innumerevoli commentatori di Platone che diffondono 33 Cfr. Relazione per giornata di studi “Psiche e anima”. De tranquillitate animi. la pubblica piazza delle poleis greche. in Id. Fedro. Zanette. 36 . F. in Id.2 SECOLI DI SRAGIONE In principio c’è l’agorà. A. Vigorelli. XVII. Luppi. è ombroso e lunatico.saturnino” accompagna del resto il genio fin dal Medioevo. Basaglia. immanente al suo mondo. F. Einaudi. l’artista. A. 35 Platone. Cfr. Cfr.

come i vecchi maghi. ma quello mostruoso di Kaos. con le molte “estasi” visionarie che costellano i curricula dei santi. vi si abbandona. L’amore per la bellezza e per la conoscenza è dunque un desiderio spasmodico che tormenta chi si ostina a guardare “oltre”: per i neoplatonici. Ficino. Cfr. alquanto Cfr. Il “genio pazzo” perde il posto e la fanciulla di Dürer stringe l’inutile compasso. Lettera a Pellegrino Agli. mescolano alchimia e chimica e confondono spesso l’astronomia con l’astrologia. da Rotterdam. così la ricerca del bello provoca agitazione. vinto. ovvero quel modo limpido e consequenziale di pensare che usiamo tuttora per avvicinarci alla verità. pochi anni prima che Dürer metta mano alla sua Melanconia. cercano l’impossibile sintesi tra razionale e irrazionale. E. M. le scienze si stanno rapidamente formalizzando: la pazzia non ha più il volto ieratico di Apollo. Ma nel Cinquecento l’Europa compie un brusco balzo in avanti nell’economia e una gran voglia di razionalità investe gli intellettuali: arriva l’Umanesimo. simile al balbettio di un matto 37 38 38 . dio greco della bellezza. Nel 1509. gli uomini che nel Cinquecento elaborano il metodo scientifico. come la vista di un bel corpo suscita desiderio. Ma i cardini già scricchiolano. chi più e chi meno. follia. Torino 2005. nume tutelare di chi non riesce ad organizzare il disordine e. Elogio della Follia. 21 . nella penombra dei loro laboratori. Sono forse un po’ melanconici. sconvolgimento. E medicina e psichiatria sono di certo le figlie legittime di quel metodo. svelata e colpevole per le sue visioni: rimane lì a consumarsi in un angolo del quadro. Giordano Bruno e Galileo Galilei. Einaudi. La pazzia non è ancora una malattia nel senso moderno del termine: la medicina deve vedersela ancora con la legittima ispirazione artistica o con il rapimento sensuale dei mistici medievali.ovunque la dottrina dei furores e della divina mania 37. Erasmo da Rotterdam immagina Follia che tiene un comizio ai suoi fedeli e spiega che il comportamento dell’uomo non è che una sequela ininterrotta d’assurdità. 1457. prima di pestare i piedi al Potere e finire per abiurare o sul rogo: al loro tempo si può ancora passare per la porta aperta da Platone tra ragione e follia. Erasmo dedica la sua opera all’amico Thomas More.

Bari 2007. 42 43 vagabondi (cit. fu ritenuto a lungo degno di fede e manifesta la diffusa tradizione secondo cui la sragione è donna. Intra Moenia. Napoli 2005. La follia si agita sotto la lente. Laterza. che è uno degli ultimi a fuggire per la porta socchiusa tra ragione e follia.). Spenger. Napoli segreta . Kramer. Mondadori. V. indemoniate e vagabondi (cit.melanconico secondo la tradizione. Matti. 39 40 41 Cfr. Piedimonte. visto che lo userà qualche secolo dopo anche la protagonista de Il Maestro e Margherita per esperimenti esoterici notturni 41. È in pieno svolgimento un processo confuso che porterà ad identificare nella ragione il “bene” e a condannare per sempre la sragione e la follia in quanto rappresentanti del “male” assoluto. J. scritto nel primo Quattrocento da autorevoli teologi domenicani. Cfr. Del resto le donne che volano e hanno rapporti abituali con il demonio sono candidate ideali per un soggiorno in manicomio 42 : ne volano molte nel Malleus Maleficarum. Fiorino. Della Porta. M. quando nell’Ottocento esploderà la “moda” dell’isteria. Malleus Maleficarum. pag. A. Fiorino. È un’epoca bizzarra in cui l’umanista napoletano Giambattista Della Porta deplora la superstizione popolare e intanto scrive un trattato in cui cani parlanti enunciano teoremi di chimica 40 . dove tutti vivono in pace 39. ottimo per volare e di duraturo successo. manuale per inquisitori zeppo di suggestive visioni 43. Il famigerato “martello delle streghe”. Bulgakov.). 22 . T. che alla fine del secolo scompare senza lasciare traccia. cfr. 32. Milano 1991. Il Cfr. G. Magiae Naturalis sive de miraculis rerum naturalium. indemoniate e Maestro e Margherita . male misterioso attribuito alla “caducità” congenita delle donne. La natura sessuofobica dell’istituzione manicomiale è presente del resto fin dal suo esordio e raggiungerà il parossismo quattro secoli dopo. Moro. dopo aver nel 1516 raccontato una magica città che non c’è. Cfr. Napoli 1558. V. 1484. H. L’Utopia . Matti. ribelle alle classificazioni che la ingabbieranno nei secoli successivi: Della Porta accosta osservazioni botaniche ineccepibili alla ricetta per fare l’unguento delle streghe.

Il sonno della ragione genera mostri. Madrid. vengono edificati in tutta Europa i grandi ospedali generali e al loro interno sorgono spazi dedicati alla sragione. 23 . acquaforte. come la cartella clinica personale che consente interventi tempestivi ed efficaci. tanto che presto l’una sarà ritenuta propedeutica alle altre. Il sonno della ragione. L’esercizio della F.Tra le scienze. Tra il Cinquecento e il Seicento. L’utopia della realtà (cit. Ed è molto rischioso fare scienza senza possedere gli strumenti per distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è: Francisco Goya racconta questo pericolo disegnando una donna addormentata che stringe il volto tra le braccia per proteggersi dai suoi incubi mentre pipistrelli le artigliano i capelli. Basaglia. quella che studia il pensiero e le sue alterazioni vede la luce nel bel mezzo di un cono d’ombra. procede fin dal debutto per conto proprio. finisce per trasformarsi nel numero che identifica la sua cartella 45. afferma 46 . per lo più d’ispirazione religiosa. Goya. spesso genera mostri. in cui il percorso terapeutico degli internati si confonde con la routine della prigione comune. lezioni di Psicologia Generale. tenute presso la Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza. per la “psichiatria manicomiale” bisognerà attendere il secolo dei Lumi. civette dal becco adunco annunciano sventura e gatti strabici dai grandi occhi la spiano dal buio Goya. racconta Foucault.). La necessità di tenere i matti in uno spazio controllabile e le modalità di cura della follia finiscono per sovrapporsi. Le innovazioni introdotte nel tempo. nota Basaglia secoli dopo. Museo del Prado. Cfr. F. Sono istituzioni caritatevoli. Cfr. Losavio. La nuova scienza degli Umanisti spazza i matti dalle strade e intanto ingloba frammenti di superstizioni e credenze: in mano agli scienziati finirà per essere spesso uno strumento spuntato e pericoloso. reso sempre più simile ad un oggetto nel tentativo di dare un nome al suo male. Roma 2007. 1797. La branca della medicina che si occupa della cura dei matti negli ospedali. T. finiscono spesso per creare drammatici paradossi: il malato. dalle accademie in cui si studia ai manicomi dove è applicata 44 45 46 44 . si distacca dal corpus delle altre discipline sanitarie e diventare pericolosamente autoreferenziale.

danzano per ore in circolo seguendo un ritmo ossessivo.2. Matti. Al suo esordio la scienza medica non possiede i moderni strumenti antropofenomenologici che gli consentono di distinguere il sintomo del male dal contesto culturale che influenza il comportamento sociale del malato: solo ora. hanno difficoltà ad articolare pensieri e parole e cadono nel delirio e nel torpore.dottrina si traduce così nel mero contenimento forzato degli eccessi violenti dei folli: fino alla metà del secolo scorso sono scarsamente battute le strade alternative. finiscono alcune manifestazioni della cultura comune degenerate in ossessioni. alle prese con le tarantolate salentine. V. modi tradizionali e stereotipati di esprimere il disagio e il dolore. prima della reconquista cristiana del 1492. indemoniate e vagabondi (cit.3 UN NODO ANTROPOFENOMENOLOGICO Se le scienze moderne emergono dal calderone di un sabba in cui razionale e magico ribollono e si mescolano. antropologi e psicologi sociali. decano degli antropologi italiani. è possibile sciogliere il nodo tra malattia e rappresentazione della sofferenza attraverso l’utilizzo rituale del corpo 47. Radunate una volta l’anno in un luogo sacro. Nel sud della Puglia le donne morse dalla tarantola soffrono di forte anemia. leggendo le cartelle cliniche del manicomio con la lente dell’antropologia. Da questa lettura della storia della follia emerge un potenziale “conflitto di competenze” tra psichiatri. come le terapie a base di musica e arte che i medici musulmani già somministravano ai pazzi del Califfato di Cordoba. Nelle classificazioni nosologiche. come la possessione demoniaca. Nel Novecento lo capisce Ernesto De Martino. cadono in trance. 24 . è inevitabile che i medici dei pazzi prendano per sintomi di malattia alcuni comportamenti simbolici.). si 47 Cfr. 1. Fiorino. insieme alle patologie ascrivibili ad un danno neurologico come l’epilessia.

Colucci.). per comprenderlo. La terra del rimorso. Milano 2002. pag. Purtroppo la disposizione multidisciplinare di De Martino è assente nei manicomi. Basaglia parla a proposito di “pensiero dereistico” proprio della follia e del delirio. De Martino sceglie di lavorare in équipe con uno psicologo e uno psichiatra e comprende così che alla guarigione concorre in eguale misura l’elemento rituale. In tema di pensiero dereistico. 143. In tema di pensiero dereistico (cit. e l’etichetta di “matto” affibbiata in ospedale secondo criteri molto poco scientifici diventa marchio certificato. Di Vittorio. 25 . ma anche del sogno e del simbolismo. contraggono i muscoli come colte da una crisi epilettica. De Martino.). rinuncia a spiegare le diverse modalità d’essere dell’umano e le riduce ad una sterile sequela di classificazioni nosologiche. Il risultato di questo sradicamento è una psichiatria che si limita a classificare il folle.gettano a terra con la bava alla bocca. F. P. Basaglia. Ci sembra che il reale. in Id. almeno fino ad epoche molto recenti. Il Saggiatore. è necessario innanzi tutto avvicinarsi alla sua umanità 51. come di un personale modo di interpretare la realtà prescindendo dall’oggettività condivisa che è sistematicamente espulso dalla modernità 49. Cfr. il luogo di cura della follia si trasforma 48 49 50 51 Cfr. E miracolosamente guariscono. Basaglia. Basaglia. 113. una bella sudata che aiuta a scacciare le tossine 48. Basaglia. O. F. Franco Basaglia (cit. sia ben lontano dall’essere sempre sinonimo di realtà esterna. la fede nel rito.). e quello fisiologico. poiché per la diversa Weltanschauung individuale esiste nell’uomo un modo diverso di viverla e di patirla. pag. F. senza riflettere sui meccanismi che lo distaccano e lo escludono dal mondo: “l’alterità nasce da ciò che il sapere esclude. Scritti (cit. O. spiega Foucault. da come taglia la convivenza sociale imponendo etichette di normalità” manicomio finisce l’umanità perché termina la realtà. M. Sulla porta del Ma quando la scienza. 50 . E. come noi lo intendiamo. garanzia di emarginazione. F. così che.

Ti regalerò una rosa.). Storia della follia nell’Età Classica (cit. Italia 2007. insensati e pericolosi. Sony Bmg Ariola. Cfr. Dall’altra parte del cancello. pag. 52 . 52. Cristicchi. 26 . S. come “punti di domanda 52 53 Cfr.inevitabilmente in qualcos’altro senza frase” 53. I matti. sono allora consegnati alle carceri: diventano enigmi spaventosi. in Id. Foucault. M.

pag. buttar via robba o simili. carceri. con il tempo. perché l’ospedale deve ricevere quelli che non possono stare altrove senza gran danno al prossimo. come di essere un poco scemo o di parlare alle volte allo sproposito. Storia della follia nell’Età Classica (cit. come di dare e di gridare di continuo e senza causa. Bloch. I primi manicomi d’Europa sorgono nei vecchi lebbrosari. Cfr. conventi di clausura.3 IL MANICOMIO DI ROMA Ospizi e ospedali tra il Cinquecento e l’inizio del Novecento L’esser pazzo si intende che faccia pazzie formali. come la lebbra. ha bisogno di questi luoghi per disinnescare la pericolosa carica anarchica dei “devianti dalla norma” che. I re taumaturghi. la scrofola o il vaiolo nel Medioevo. quella che nel Medioevo i sovrani regnanti per diritto divino guarivano con il solo tocco 54 55 55 . nata da una frattura culturale apertasi tra il Quattrocento e il Cinquecento. Si trasmette così alla malattia mentale la carica simbolica del contagio che fa la pelle dell’uomo ripugnante e spaventosa. Card. Torino 2005. più che una malattia è un marchio diabolico. 51. Foucault. FRANCESCO BARBERINI. 1653 1. campi di prigionia e case di correzione sono istituzioni totali: come spugne assorbono la personalità di chi vi entra e lasciano intorno un guscio vuoto.1. potrebbe far saltare l’intero sistema 54. e non di ogni poco di perturbatione di mente. M.).3. La società moderna. Einaudi. il segno inconfutabile della “colpa”. M. abbandonati dopo la scomparsa della malattia. collegi. Regole Barberiniane. 27 . Lì i pazzi diventano facile capro espiatorio per sventure universali: il loro male.1 ISTITUZIONE TOTALE Manicomi.

poiché accade facilmente. di collera contro un’ingiustizia abnorme. In effetti.“Colpa morale” e malattia del resto sono concetti intrecciati per gli occhi cristiani e borghesi dell’Europa: sarà la sifilide. Torino 1968. Se questo è un uomo. Torino 2000. Einaudi. veri e propri best sellers del Sessantotto 57. ponendolo sotto chiave. 23. vengano tolti la sua casa. a chi ha perso tutto. Fanon. Comunità. insieme alle persone amate. Si immagini ora un uomo a cui. di perdere se stesso 56. 28 . l’uno dello psichiatra Franco Basaglia. letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto. Cfr. La sensazione avvertita. le sue abitudini. è di sdegno. 56 57 P. ridotto a sofferenza e bisogno. l’altro del suo collega Franz Fanon. F. Levi. Visitare oggi i padiglioni di un manicomio o sfogliare qualcuna delle cartelle cliniche conservate negli sterminati archivi è un’esperienza che non lascia indifferenti. i suoi abiti. Torino 2003. dunque. F. sarebbe un “cerchio magico” entro il quale praticare un esorcismo: la società vi confina il male che ha espulso da sé. Basaglia. L’istituzione negata . che non si sa bene contro chi indirizzare: forse è per questa carica emotiva così intensa che due tra i testi che riflettono sull’alienazione degli internati. dimentico di dignità e discernimento. sono stati libri chiave. malattia venerea che si contrae a causa della disinvolta vita sessuale. è l’Aids a succedergli oggi. Einaudi. a raccogliere l’eredità della lebbra nell’era moderna. acuta. tutto infine. I dannati della terra. pag. Il manicomio. quella che Foucault ha sotto gli occhi è la storia di un’istituzione totale che ha smarrito la sua funzione terapeutica e si è trasformata in una macchina che tramuta gli uomini in numeri: i giorni tutti uguali di un internato somigliano a quelli del deportato nel campo di concentramento e l’ambiente del manicomio ricorda parecchio quello narrato da Primo Levi.

Tuttavia è allo stesso modo vero che i primi ospedali psichiatrici nascono all’interno di un grande e sincero programma filantropico.). Matti. che vuole strappare i malati di mente dalle mani insicure della Provvidenza per affidarli a quelle della Scienza. 29 .A lasciarsi trasportare tuttavia.). per cui chi ne soffre può al massimo essere tenuto in un inutile deposito. insomma. più o meno così come le si vede oggi. 1. il manicomio sarebbe allora un luogo dove i ricchi confinano i poveri potenzialmente pericolosi per conservare il potere su “un mondo scisso in due. pag. Fanon. 58 59 Cfr. Su di essi regna papa Paolo al secolo Alessandro Farnese: appena cinta la tiara ha commissionato il Giudizio Universale a Michelangelo e dilapidato una fortuna per raddrizzare le vie e sistemare le mille chiese della Capitale. I dannati della terra (cit. Leggendo le cartelle cliniche ci si accorge che la stragrande maggioranza degli internati appartiene alla classe proletaria e sottoproletaria 58 . V. molto simile ad un brutto carcere. Cfr. Fiorino. Dalla visita ad un manicomio. che è stato uno dei più grandi d’Europa. F.3. è soprattutto il pensiero scientifico accademico che decide sempre più nel tempo che la malattia mentale non può essere curata. indemoniate e vagabondi (cit. incaricate dalla società di mantenere lo status quo. Se infatti è vero che nella gestione del manicomio intervengono spesso le forze di polizia. 31. in cui lo spartiacque è indicato dai commissariati di polizia” 59. si esce con più domande di quando si è entrati: quello di Roma. non fa eccezione. c’è da confondere la causa con i suoi effetti: ritenere il manicomio esclusivamente il prodotto della pressione sociale è riduttivo quanto per un medico confondere la persona malata con la sua cartella clinica.2 L’OSPEDALE DEI PAZZERELLI A PIAZZA COLONNA Nel 1534 i lanzichenecchi di Carlo V hanno smontato i bivacchi da ben III. sette anni ma il loro saccheggio ha spezzato l’economia: Roma è diventata una città di pezzenti e criminali.

30 . gli fa da spalla il cardinale Gian Pietro Carafa. amante dell’arte. Ignazio di Loyola. oggi sopravvive stretta tra le boutique di lusso e Palazzo Chigi: i giornalisti che gremiscono la piazza in attesa degli onorevoli sono soliti dargli le spalle. Storia e Letteratura. che giura eterna fedeltà e obbedienza al soglio di Pietro. Blissett. oltre le Alpi. piuttosto incline al nepotismo e molto amato dall’aristocrazia capitolina. della rieducazione e della predicazione e riservano grande attenzione a collegi. carceri e manicomi. Nel 1542 Ignazio istituisce il Tribunale dell’Inquisizione.Il papa Farnese è litigioso. è il braccio del riscatto morale: i suoi severissimi Gesuiti in poco tempo penetrano i gangli vitali del sistema dell’insegnamento. 84. Il capo del nuovo ordine. Preoccupato. il babelico cantiere della basilica che il pontefice e la sua corte dissoluta stanno finanziando con la vendita delle indulgenze. la città è lo specchio della sua corte: i nobili si uccidono a vicenda negli agguati notturni mentre il popolino si consola con il vino e con il carnevale. Q. Paolo III tenta di recuperare un po’ dell’egemonia morale perduta: nel 1540 approva la regola della Compagnia di Gesù. Einaudi. Villani. futuro Paolo IV. S. per i quali l’Inquisizione versa regolarmente la retta 61. In quello stesso anno. Tra i luoghi che il Tribunale utilizzerà sovente per sbarazzarsi degli eretici ci sarà il manicomio che deve ancora sorgere: nel Seicento ci saranno tra gli “ospiti” alcuni Quaccheri. Martin Lutero finisce di tradurre la Bibbia in tedesco e la utilizza come un piccone contro la “fabbrica di san Pietro”. Angelo Bruno e suo figlio Diego. pag. tanto temibile da diventare l’oscuro “cattivo” di un bel romanzo di “fantastoria” in cui il radicalizzarsi della nozione di “diverso” è collocato proprio in quest’epoca tormentata 60 . con loro fonda la Confraternitas Christifidelium Pauperum e inizia a raccogliere caritatevolmente nel vicino convento di Santa Caterina delle 60 61 Cfr. Roma 1996. L. In quel tempo in Piazza Colonna c’è una piccola chiesa. Nel 1548 il cappellano di Santa Caterina si chiama Ferrante Ruiz ed è amico di due collaboratori d’Ignazio di Loyola. santa Caterina dei Funari. Tremolanti e Papisti. Torino 2000.

Bari 1994. Pio IV. indemoniate e vagabondi (cit. collegi. Pochi mesi dopo Paolo III muore. Roma 1998. Dedalo. 63 Cfr. Materiale didattico esposto nel Museo Laboratorio della Mente. Matti. che semplifica i canti polifonici rendendo finalmente comprensibili i passaggi della messa ad un numero sterminato di fedeli. dove indottrina alla fede e alla carità i giovani sbandati romani. M. tiene alla moralità e apre in pompa magna la Porta Santa di San Pietro. Il papa intanto procede sistematicamente ad allargare la base popolare del consenso al papato: nomina Maestro della Cappella Vaticana Pierluigi da Palestrina. Foucault. il manicomio entra nel circuito di grandi ospedali. Roma è invasa da pellegrini bisognosi e l’Ospedale de’ pazzerelli di Ferrante lavora a pieno regime. Magi. 62 Cfr. presso l’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma.V. Tagliacozzi. studiata da Michel Foucault 63. Affabile e vivace. Il successore Giulio III esce da un conclave tutto politico: è un restauratore. Grazie a potenti protettori come Carlo Borromeo. B. A. il famigerato Carafa: la sua tendenza ad utilizzare il carcere contro chi turba l’ordine costituito è tale che.). è un astuto diplomatico. inaugurando il X Giubileo del 1550.A. raccontano le cronache.Vergini Miserabili tutti i poveri. V. carceri e case di rieducazione in cui tra il Cinquecento e il Seicento avviene il “grande internamento”.V. Con Carafa la diversità diventa legge: nel 1555 la bolla Cum nimis absurdus obbliga gli ebrei al confino nel Ghetto di Roma. Scene da un manicomio. Pallotta. A. L’Ospedale dei pazzi a Roma dai Papi al ‘900.). mentre San Filippo Neri inaugura i suoi oratori. alla sua morte i romani esasperati assaltano le carceri strapiene di detenuti. Ma il pontificato di Giulio III è breve e gli succede Paolo IV. Nel 1563 per fortuna c’è un nuovo papa. 31 . ovvero la sistematica esclusione dalla società civile dei devianti dalla norma. Storia della follia nell’Età Classica (cit.. i pellegrini e i pazzerelli che frequentano quei vicoli 62. sotto di lui il ricovero di Piazza Colonna diventa ufficialmente l’Ospedale di Santa Maria della Pietà de’ poveri pazzerelli. Fiorino.

persino per la quotidiana fornitura di medicinali. è presente tanto nella mente dei medici che stilano le diagnosi di pazzia. quelli cioè la cui mente è stata catturata. Il diavolo. incatenato. È attivissimo lo speziale del manicomio che prepara purghe e sedativi a base d’erbe. rafforzando l’isolamento di un’istituzione completamente chiusa al mondo esterno. Il 1562 è l’anno di nascita del medico dei pazzi: un sanitario. non più un religioso. quello di prepararsi i medicamenti da sé dunque.). la cura attraverso il lavoro: le donne del manicomio sono adibite alla filatura della canapa. Frequente e documentato nel Cinquecento è il ricorso all’esorcismo. 182. indemoniate e vagabondi (cit. Ammissione e dimissione dei malati invece. pag. Nell’ospedale l’ultima ratio per gli internati che si agitano troppo è la stanza della paglia: una cella d’isolamento dove il pazzo furioso. giudici. La vacatio legis su chi è dentro e chi è fuori del resto è il punto nodale nella storia del manicomio: in questa zona grigia si alternano medici. può espletare le sue funzioni fisiologiche direttamente sul pavimento. l’unica vera “terapia”. si occupa delle malattie comuni e delle epidemie sempre in agguato nei locali malsani del manicomio. sacerdoti e familiari dei malati. somministra purghe. coperto di paglia. Matti.In pochi anni gli internati passano da meno di quarantotto a più di centocinquanta: i primi statuti dell’ospedale spuntano nel 1560 e definiscono i compiti di ricovero e assistenza ai mentecatti. Il “marchio del diavolo” pullula tra gli internati del Santa Maria della Pietà ed “emerge la concezione che vede nella possessione diabolica l’origine di ogni malattia della psiche” 64. visto che le purghe e i salassi servono a contenere le crisi più violente più che a curarle. del resto. salassi e rimedi contro la follia. Negli anni Sessanta del Cinquecento è anche registrata la prima notizia d’ergoterapia. poliziotti. quanto in quelle dei pazienti: sono loro stessi spesso a riferire ai sanitari le fatture e gli influssi malefici di cui sarebbero vittime. è un costume che l’ospedale porta avanti fino ad epoca recentissima. 32 . rimangono saldamente nelle mani dei religiosi. tutti con i loro 64 V. Fiorino.

in un clima da Colonna Infame manzoniana 66. pag. Matti. a pochi passi dal manicomio. “L’attitudine che aveva visto nei poveri. Manzoni. secondo le Regole il matto è chiaramente colui che infrange le regole sociali: lo spirito caritatevole di Ruiz. in una “gestione polifonica” che rende l’Ospedale psichiatrico un luogo in cui è molto facile entrare ma dal quale è difficilissimo uscire 65. Foucault parla a proposito della borghesia cittadina che emargina la “devianza improduttiva”.particolari interessi. che si ispirava alla biblica lavanda dei piedi e alla parabola del buon samaritano. Cfr. in un carcere. indemoniate e vagabondi (cit. Nel 1653. Sorvegliare e punire (cit. M. mentre si sostituisce all’aristocrazia nel controllo del Potere 68. Milano 2002. definitivamente e ufficialmente. Storia della Colonna Infame. nei vagabondi e nei matti un’immagine di Cristo” 67 tramonta e i folli diventano coloro che si sono allontanati dalla benevolenza divina. pag. 27.). V. L’otto febbraio del 1600. indemoniate e vagabondi (cit. sotto il regno di papa Gregorio XV. frutto dello scontro tra Roma e i movimenti protestanti. A. è definitivamente smarrito. hanno scelto il peccato e per questo meritano ostilità e disgusto. 33 . Come si legge nell’incipit di questo capitolo. Foucault. che caldeggiano l’uso della frusta e delle catene. il cardinale Alessandro Barberini scrive le Regole Barberiniane. Se dunque all’origine del manicomio di Roma c’è la classica dottrina cristiana delle “opere buone”. Cfr. il Tribunale dell’Inquisizione pronuncia la condanna a morte per Giordano Bruno. l’Ospedale riduce al minimo le costose terapie del lavoro e si trasforma. Fiorino. disordine e sporcizia. Fiorino. Intanto.). 31. Matti. a trasformarlo in 65 66 67 68 V. Le Regole sono il prodotto di una svolta concettuale. Alla fine del Cinquecento Roma precipita nel caos della peste: tra presunti untori e criminali comuni nel manicomio avviene un’escalation di violenza. Bur. per evitare il collasso finanziario.). inoltre all’idea che la follia sia la conseguenza del poco lavoro e della poca preghiera non è forse estranea una certa concezione protestante della predestinazione.

è molto lontano dal centro della vita politica ed economica della Capitale. scelto personalmente dal papa per amministrare l’intero sistema sanitario dello Stato. prova a spiegare al pontefice che il nuovo sito designato per i folli.istituzione totale ci pensa la Chiesa uscita dal Concilio di Trento: pragmatica. Alla Lungara intanto gli internati sono diventati più di cinquecento: le celle si moltiplicano e rimpiccioliscono.3. Nel 1730 la Confraternitas Christifidelium Pauperum perde definitivamente il controllo della follia e l’Ospedale della Lungara entra nell’orbita del grande Ospedale generale del Santo Spirito. 1. autorità cittadine e grandi ordini religiosi e tiene molto al decoro urbano: ha appreso in Francia le lezioni di magniloquente urbanistica impartite dal Re Sole e non vuole essere da meno. sul greto del fiume s’inizia a costruire un gigantesco ospedale. invadendo gli spazi comuni per l’ora d’aria.3 L’OSPEDALE DEI PAZZI ALLA LUNGARA Benedetto XIII è eletto papa nel 1724. decide di governare la follia “da lontano”: si reca il meno possibile alla Lungara e fa costruire piccole stanze di contenzione presso l’Ospedale generale. soprattutto. è infestato dalla malaria ed è periodicamente inghiottito dalla piena del fiume e. realista e spietata. Uno stato moderno. I passanti possono deridere i furiosi che sono incatenati nelle celle al 34 . È un uomo colto e austero e vuole recidere la fitta rete d’intrallazzi che lega alti prelati. preferirebbe chiamarsi “quattordicesimo” perché ritiene che il tredici porti sfortuna. Il grande cantiere che in pochi anni sconvolge la città presto lambisce l’Ospedale de’ pazzerelli: la Confraternita che lo gestisce protesta vivacemente. la zona della Lungara sulla riva destra del Tevere. Serve a poco: nel 1725. mentre si danno gli ultimi ritocchi alla scalinata monumentale di Piazza di Spagna. Il Commendatore del Santo Spirito. dove può essere ricoverato chi sragiona un po’ ma non merita la definitiva “punizione” del manicomio.

dalle stesse sbarre filtra periodicamente l’onda di marea del Tevere e polmoniti ed epidemie falcidiano i ricoverati. nella diminuzione del cibo e in altri corporali castighi 69. Sì fatti rimedi consistono specialmente nell’angustia del sito. Tenendo gli infermi nel primo del loro ingresso sotto una durissima disciplina. scientifica e liberale. C. per chi si macchia di reati contro la vera fede c’è invece il rogo in Piazza Campo de’ Fiori. se il Santo Spirito diventa uno dei primi tra i moderni ospedali d’Europa e riflette una medicina filantropica.V. Ci sono a destra le segrete di Castel Sant’Angelo. sparsi ovunque per 69 70 A. affacciandosi sulla sponda sinistra all’altezza di Piazza dell’Oro: appare un vero e proprio “network della repressione” 70 . nella solitudine.pian terreno. Cfr. oggi vi ha sede significativamente la Casa Internazionale delle Donne. si specializza in detenzione e repressione. A sinistra sorge il grande manicomio e accanto c’è la casa di correzione femminile.A. 84. a quelle che intralciano l’asse ereditario.V. Poi. di poco più a sinistra. Oggi lungo il Tevere c’è una perenne processione d’automobili. Dunque. I misteri di Roma. finché tratti dal desiderio di una migliore condizione giunghino a pienamente ricuperare quel bene che avevano perduto. L’Ospedale dei pazzi a Roma dai Papi al ‘900 (cit.). con gli eretici e i nemici personali del papa. e il ponte dell’Angelo dove vengono decapitati i criminali comuni. il manicomio. 35 . per ordine del Commendatore. Mondadori. Dopo il ponte. all’ombra di un filare di platani spogli: il colossale argine umbertino ha imbrigliato le piene del fiume e ha spazzato via il vecchio manicomio. Augias. Si può provare ad immaginarlo.. affinché sorpresi e debilitati ancora dalla novità ed asprezza del trattamento comprendino a poco a poco la miseria del proprio stato. pag. Milano 2005. al centro c’è la cupola di San Pietro. riservata alle fanciulle dai costumi facili o. nella nudità. tanto per ricordare chi comanda alla laica comunità francese che s’è installata da quelle parti. molto spesso.

una terapia. V. con cui il medico può cercare di costruire una dialettica. La nuova moralità è del resto “l’onda lunga” del Concilio di Trento. All’indomani della proclamazione della Repubblica i principi della Rivoluzione Francese entrano nei grandi manicomi parigini. M. il 71 72 Cfr.). promuovendo entusiasti decine di internamenti 72. Cfr. sfoltendo le superstizioni a colpi d’Illuminismo. conventi: la versione papalina del “grande internamento”71. “lungi dall’essere gente colpevole e degna d’essere punita”. Philip Pinel. dove lavora un brillante “medico dei pazzi”.4 MEDICI.3. Pinel è convinto che i folli. egalité e fraternité irrompono nell’età Contemporanea. oratori. uno che possiede un briciolo di ragione in qualche parte della mente sconvolta. indemoniate e vagabondi (cit. meritino di più e inizia una sistematica opera di categorizzazione della malattia mentale. vi sono collegi. ad esempio. Foucault. Il folle non è più “insensato” ma “alienato”. 1. che ha trasformato i parroci in custodi dell’ortodossia: in collaborazione con le forze dell’ordine questi sono attivissimi nell’individuare i pazzi o presunti tali e nel toglierli di mezzo. transitare rapidamente per il Santo Spirito perché si ha una qualche malattia e finire definitivamente in manicomio. Una volta entrati nel “network” è difficile uscirne perché le diverse istituzioni sono vasi comunicanti: è facile. L’alienista sostituisce il “castiga matti” ed è convinto che la follia non sia un marchio diabolico ma la naturale conseguenza dei “dispiaceri” e dei “patemi d’animo” che affliggono soprattutto i poveri. Matti.). 36 . finire in carcere perché si bestemmia e si schiamazza in strada ubriachi. Storia della follia nell’Età Classica (cit. Bicêtre e Salpetrière.la città. PRETI E POLIZIOTTI Nella seconda metà del Settecento l’ammuffito microcosmo capitolino è scosso dalle fondamenta: liberté. Fiorino. carceri.

Per il personale del manicomio diventa importante il comportamento degli internati. Molto presto la terapia morale sfugge alle buone intenzioni del suo creatore e diventa un boomerang che rafforza il concetto di “colpa” legato alla malattia mentale. non ha fatto altro che spostarli in una nuova prigione in cui l’inferiorità morale del recluso era scientificamente sancita e la reclusione scientificamente giustificata. Marsilio.). La rivoluzione copernicana di Pinel investe soprattutto chi custodisce i malati e le condizioni materiali degli internati non cambiano di molto. La soluzione finale. ponendolo sotto la stretta dipendenza di un uomo che. nello Stato Pontificio. La mania. il loro attenersi alle regole del buon costume e del vivere civile e.“Terzo stato”. per così dire. pag. Ma come? Con l’arte di soggiogare e di domare. restituendo loro la dignità della malattia di cui soffrivano. Quando Pinel liberò i folli dalle prigioni. Basaglia. V. trattatati medico filosofico sull’alienazione mentale. spezza le catene perché i matti possono guarire. 74 75 . pag. il buon esempio e l’autorità possono e debbono recuperarlo. Pinel. Matti. Pinel dunque. 55. indemoniate e vagabondi (cit. all’ardore che i pazzi mettono nei loro sacri doveri. per le sue qualità fisiche e morali. La grande novità è la “terapia morale”: se il folle può guarire rientrando nei binari della normalità. in Id. Ciò senza che l’atteggiamento generale della società nei confronti del folle mutasse minimamente 75. Fiorino. solo momentaneamente sconvolta. L’utopia della realtà (cit. Venezia Cfr. Il medico va ora al centro della scena e deve “governare la follia” con il buon esempio e il carisma personale 74. 73 P.). F. sia in grado di esercitare su di lui un totale dominio e di spezzare la catena viziosa delle sue idee 73. 37 1987. l’alienato. 123.

l’alienista Giovanni Gualandi diventa direttore del manicomio di Roma. racconta il marchese Onofrio del Grillo. È quello che sta accadendo un po’ in tutta Europa. L’anno dopo il Codice Napoleonico è esteso a tutto l’Impero e dà alla questura il potere di trasferire un “fermato” direttamente in manicomio: tra posti di polizia e ospedale psichiatrico si apre una “corsia preferenziale” che funzionerà fino agli anni Settanta del secolo scorso. Italia 1981. un direttore il quale consideri il manicomio la propria casa e i ricoverati come una famiglia” 77. Gualandi classifica i malati in base alla manifestazione visibile del 76 77 M. che affida la direzione sanitaria dell’Ospedale ad un medico direttore. Monicelli. in Id. Archivio italiano per le malattie nervose. perchè “è di supremo interesse che in manicomio vi sia una figura che tutto vede e che a tutto provveda (…). vol. Nel 1809 all’Ospedale della Lungara appare il primo elenco degli internati.A Roma l’alienismo arriva negli zaini dei soldati di Napoleone. Con i Francesi. A. Verga. XVI. pag. Il nuovo Codice piomba su una quotidianità di corruzione e connivenze e diventa lo strumento ideale per risolvere le questioni personali di signori e signorotti: se è facile finire in guardina per ordine della “ronda”. i bari e i briganti. 1879. gatti. 360. Cines. Nel 1850. con tanto d’annotazioni psicopatologiche e distinzione tra curabili e incurabili. Il manicomio e la famiglia. Il Marchese del Grillo. 38 . “Roma è diventata ‘na città di cupole. È il figlio del celebre Domenico che nel 1819 ha inventato la moderna cartella clinica prestampata: la prima iniziativa di Giovanni è il nuovo Regolamento interno. è altrettanto facile finire in manicomio “per punizione”. L’esecuzione di Gioacchino Murat nel 1815 e il ritorno del papa a Roma non fermano la nuova psichiatria manicomiale: nel 1829 l’amministrazione dell’Ospedale della Lungara è restituita al clero ma nei fatti i medici non mollano la gestione della follia. la superstizione. dove funzionari del governo d’occupazione e nobili decaduti si spartiscono il potere con la miseria. mentre nelle piazze europee i cittadini fanno a pezzi ciò che resta dell’Ancien Régime. impegnati in un esemplare progetto di “esportazione della democrazia” con le armi. mendicanti e streghe” 76 .

loro male e li divide in “tranquilli”. Lo scontro tra Gualandi e l’autorità ecclesiastica sarà replicato nel secolo scorso da Franco Basaglia e dallo Stato italiano: come Basaglia. passa per le rovine di Porta Pia e calpesta il sacro suolo dell’Urbe. 66. Introduce anche la distinzione di censo: chi può permettersi di pagare una retta mensile è alloggiato nei nuovi locali. c’è scritto che Riccardo F. Museo Laboratorio della Mente. in data 6 novembre 1863. sacerdote. nasce la Società Freniatrica Italiana: la scelta del nome. Su uno dei pesanti registri dell’ospedale. medico personale di Pio XI. è ammesso in manicomio con diagnosi di “lipemania con errore dell’intelletto”. dispone trattamenti che comprendono esercizio fisico ed ergoterapia. che sorgono sulla vicina collina del Gianicolo. uno dei nodi che Gualandi vuole sciogliere è quello delle ammissioni. 79 . lo fa ancora in base a criteri poco scientifici. alla voce “cause” è barrata la casella “morali”.). pag. nel rigo riservato alle note nosologiche c’è scritto “idee politiche” 78. 39 Pietà. presso l’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della V. la mascotte dei bersaglieri. che clero e polizia tengono e terranno bene strette. Roma. come tali. che sottolineasse un approccio materialistico” 79. È il freniatra Carlo Livi a spiegare chiaramente nel numero introduttivo della neonata Rivista sperimentale di freniatria che le malattie prima definite genericamente “mentali” ora sono situate senza fallo nel cervello e. Nel 1873 a Roma. Fiorino. Matti. concentrandoli in aree diverse dell’ospedale. “sudici” e “agitati”.. sono solo disfunzioni più o meno gravi di un sistema 78 Cfr. da farsi possibilmente all’aperto e in base all’attività svolta dal paziente quando era fuori. La reazione del clero è furibonda: nel 1860 Gualandi è allontanato e sostituito da Benedetto Viale Prelà. meno malsani. al X Congresso Nazionale degli Scienziati. La restaurazione non regge alle cannonate del generale Cadorna: nel 1870 un cagnolino che traina un carretto carico di Bibbie protestanti. E la psichiatria italiana è travolta da un’altra nouvelle vague: l’organicismo. rivela la preferenza per “un termine che non presentasse connotazioni di carattere spiritualistico e psicologistico. Chi entra in manicomio dunque. “freniatria” piuttosto che psichiatria. indemoniate e vagabondi (cit.

La legge sugli ospedali psichiatrici vede la luce dopo un lungo travaglio. C. includendo una nuova definizione. pur senza aver commesso alcun reato.d’organi 80 . 40 l'antropologia e le scienze giuridiche e sociali .). Più che 80 Cfr. 81 117. Lombroso. è convinto che mente e corpo siano legati da lacci indisdricabili 82. Bonfigli e Bianchi: condanna al manicomio i “soggetti socialmente pericolosi” e chi è “di pubblico scandalo” e chi varca la soglia dell’ospedale perde i diritti civili ed è iscritto al casellario giudiziario. non si può curarlo. Ora il matto è la sua malattia e. I lombrosiani ai patemi e agli scrupoli degli alienisti preferiscono i segni. Basaglia. pag. Delitto. in Id. individuare le lesioni cerebrali e le alterazioni organiche. Livi. la stoltezza e la pazzia: il “marchio del diavolo” è tornato. genio. che collega l’indole e gli atti di un individuo direttamente al suo aspetto fisico. dato che la lesione del sistema nervoso è senza ritorno. Crisi istituzionale o crisi psichiatrica?. C. le deformazioni di volto e corpo che denunciano inequivocabilmente l’indole criminale. Cfr. Vol I. diventa più importante di sorvegliare il comportamento morale: la psichiatria manicomiale inizia ad avvolgersi nella spirale che. Classificare le patologie. Accanto alla freniatria il pensiero positivista produce l’antropologia criminale. Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale in relazione con F. Del resto se il malato dimostrava di smentire in qualche modo l’etichettamento era sufficiente ampliare la gamma delle classificazioni. ha continuato ad elaborare le sue interpretazioni ideologiche senza preoccuparsi di trovare una smentita o una verifica nella realtà. Torino 2000. secondo Basaglia. Bollati Boringhieri. come Verga. L’utopia della realtà (cit. follia. Reggio Emilia 1875. Il Parlamento dell’Italia unita celebra il matrimonio tra freniatria e antropologia criminale nel 1904. assistita da medici parlamentari ferventi sostenitori della freniatria e della medicina forense. Cesare Lombroso. Il nume tutelare della nuova scienza. segnerà il suo fallimento. un nuovo sintomo 81. La psichiatria innamorata di se stessa e quindi della malattia come un’entità astratta da essa partorita. 82 .

in F. 44. Basaglia. Prigioniero dei regolamenti. L’utopia della realtà (cit. La società in cui viviamo (e di cui facciamo parte) tende a difendere il cittadino da tutto ciò che può turbare il fragile equilibrio in cui si muove. G. la nuova legge regolamenta la morale pubblica di un’Italia borghese e bigotta. Ma dal momento in cui cade nella malattia mentale essa non riconosce più alcuna responsabilità nei suoi confronti.la sanità. Lo stesso cittadino per la cui tutela si batteva perde d’un tratto ai suoi occhi ogni diritto ad essere difeso. Dentro. Basaglia. prendono la strada dell’ospedale psichiatrico molto più facilmente degli omologhi maschi. prestandosi a brutali discriminazioni di classe e di genere: come infatti finiscono in manicomio i pazzi poveri. Franco Basaglia e l’impresa della sua vita . adultere o semplicemente donne per qualche motivo indesiderate dalle proprie famiglie. dato che l’uomo di 83 84 F. così prostitute. perché i ricchi possono permettersi le costose cliniche private dotate di tutti i comfort. M.). Un problema di psichiatria istituzionale (cit. Cfr. Lo psichiatra agisce nella doppia delega di uomo di scienza e di tutore dell’ordine. Il manicomio allora diventa come la faccia nascosta della Luna. il personale è prigioniero di un paradosso che svuota di senso la sua funzione medica: il potere e l’autorità che gli servono per mantenere il controllo degli internati si traducono in una “presa di distanza” dal malato che impedisce qualsiasi tentativo di cura 84. un venir meno al ruolo di pubblico ufficiale che è stato delegato a medici e infermieri dalla società. pag. Ma i due ruoli sono in contraddizione. 41 . entrando a far parte della schiera di coloro da cui la società vuole essere protetta 83. il volto da nascondere del “contratto sociale” incrinato. Giannichedda. chi lavora in manicomio è bloccato nell’impossibilità di provare a modificare lo status dei pazienti perché ogni infrazione al codice interno è anche la violazione di una legge dello Stato.).

scienza dovrebbe curare l’uomo malato, mentre il tutore dell’ordine tende a salvaguardare e difendere l’uomo sano 85.

Secondo la legge, un magistrato deve sottoscrivere la richiesta d’internamento in manicomio proposta dalla questura; tuttavia la prassi della “procedura d’urgenza” lascia ampia libertà d’agire anche ai gradi più bassi delle forze di polizia. Per uscire dal manicomio invece, dopo che il medico ha dichiarato la guarigione, serve il nulla osta della questura e qualcuno che volontariamente firmi una “presa in carico” del malato, scaricando il personale dell’ospedale da ogni responsabilità. Molti tra i “socialmente pericolosi” che affollano il manicomio, più che malati nel cervello, sono sbandati, male inseriti nella società, con una spiccata tendenza alla piccola delinquenza; raramente hanno qualcuno che firmi per loro e, spesso, rimangono dentro per sempre. Travolto da una valanga di ricoveri favoriti dalla nuova legge il già sovraffollato ospedale della Lungara rischia di esplodere: nel 1909 s’inizia a costruire il nuovo Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà sulla collina di Monte Mario, all’epoca molto lontana dai primi palazzi della città. Nel periodo fascista, quando abbondano le procedure d’internamento per i dissidenti politici, l’Ospedale assume dimensioni enormi, anche perché si allarga il ventaglio delle patologie “da manicomio”. Il Ventennio mal tollera “malattie” come l’inettitudine e l’omosessualità: ai regimi totalitari del Novecento si deve un contributo fondamentale nel ridefinire il concetto di devianza. Mentre infatti a Roma il Santa Maria della Pietà cresce a dismisura, in Germania i gerarchi nazisti prendono i manicomi a modello istituzionale per organizzare i lager: i primi a mettere piede nei campi di sterminio sono proprio i malati di mente, rastrellati negli ospedali locali 86. Con la Liberazione, l’internamento di massa resta un trend consolidato e nel 1963 il manicomio di Roma raggiunge il suo record di presenze, 2471
85 86

F. Basaglia, La maggioranza deviante, in Id. L’utopia della realtà (cit.), pag. 201. A.A.V.V., In memoriam, esposizione presso la Biblioteca A. Cencelli, ex Ospedale

psichiatrico Santa Maria della Pietà, Roma 2006. 42

ricoverati. Sulla collina di Monte Mario si trasferiscono in massa i familiari delle centinaia di persone che lavorano nel manicomio: in pochi anni alle spalle dell’Ospedale nasce un quartiere. Ben saldo sulle sue basi giuridiche, il manicomio è diventato una macchina seriale che inghiotte migliaia di persone, ogni anno e nella piena legalità: come afferma Alexis de Tocqueville, reduce da un viaggio negli Stati Uniti d’America, esistono ottimi sistemi per distruggere un uomo, restando nel pieno rispetto dei diritti umani 87.

87

A. de Tocqueville, La democrazia in America, Einaudi, Torino 2006, pag. 76. 43

2. IL TEATRO DELLA FOLLIA
Storie di manicomio

44

presso l’ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà. dove tutto è deciso.1 PALCOSCENICO Il palco del manicomio è la sorveglianza. così è più facile pulire con il disinfettante. senza spigoli. Nella sorveglianza il tempo è circolare: non lo scandiscono i fogli del calendario ma il ruotare dell’orologio marcatempo. Le finestre non hanno maniglia e le due porte successive che portano al giardino sono chiuse: serve la chiave tozza dalla testa tonda che sta appesa alla cintura dell’infermiere. Scene da un manicomio (cit. A. 45 . Santi burocrati. intonacata a calce. le porte si aprono solo una alla volta 88. Al posto delle assi incatramate su cui schioccano i tacchi degli attori ci sono piccole tessere di maiolica azzurra. come quelle delle piscine: le grandi scarpe di legno degli internati vi scivolano silenziose. SAMUEL ROMANO (SUBSONICA).1 LA RECITA Luoghi e persone del Santa Maria della Pietà Tavole anatomiche da saccheggiare. È difficile manometterlo. perché sta chiuso 88 Cfr. L’angolo tra pavimento e parete è concavo.1. ricostruzione di una sorveglianza. Che sembra un film. Pallotta. Roma. c’è n’è una in ogni padiglione e vi finiscono tutti i bracci laterali. corpo perfetto. corpo immortale: il corpo è la frontiera che si può violare. Tagliacozzi. La chiave è una.). B. con i dormitori e le celle di contenzione. senza scalfirle. È una grande stanza rettangolare. che dice agli infermieri quando è l’ora di cambiare guardia.2. Corpo a corpo 2. altre notizie sono tratte dalle interviste realizzate con il personale dell’ex manicomio di Roma per questa tesi di Laurea nel 2006-2007. sangue ed ipocriti: la vita spesso è una discarica di sogni. Museo Laboratorio della Mente.

Ci sono le fasce di contenzione per legare i furiosi al letto e le camicie di forza. il “diario di bordo” degli infermieri. con marionette animate che se ne stanno sospese 89 90 Cfr. 46 . Sembra una scena di Beckett. Einaudi. Crimini di pace.). pochi in verità. Nella sorveglianza il tempo riparte sempre da zero: ogni tanto è il giorno della terapia. appeso alla cintura accanto alle chiavi. orologi e poco altro: c’è la vacchetta. delle unghie e dei capelli. non si sono arresi al Regolamento. manomettono l’orologio e non si fanno scrupolo nel falsificare la vacchetta: Franco Basaglia punterà su di loro per distruggere i simboli dell’istituzione totale 89. ho aspettato Godot? Certamente. Dorme. che dirò di questa giornata? Che con il mio amico Estragone. in questo luogo fino al cader della notte. dondolano la testa. pensando. per chiamare aiuto. quando qualcuno sbaglia. L’aria risuona delle nostre grida. quando mi sembrerà di svegliarmi. è utilizzata dalla Direzione per decidere le sanzioni. Aspettando Godot. pag. S. Ma in tutto questo quanto ci sarà di vero? Abbiamo il tempo di invecchiare. Alcuni tra gli infermieri. Basaglia. 106-107.in un armadietto metallico. Sono però più di quelli che maneggiano gli internati. c’è il corno. più di rado c’è taglio collettivo della barba. sonnecchiano sulle panche. Scritti (cit. F. Anche per me c’è un altro che mi sta a guardare. Ma l’abitudine è una gran sordina. Le giornate si consumano in attesa di qualcosa che non accade mai. s’azzuffano per un mozzicone. in Id. Gli internati camminano avanti e indietro nella sorveglianza. lasciamolo dormire 90. Torino 2003. salvo le centinaia di sigarette scroccate che spengono sul pavimento della sorveglianza. che per Regolamento non possono detenere nulla. Atto I. Nel padiglione ci sono chiavi. Gli strumenti del potere non sono poi molti. Beckett. dove si segna ciò che succede durante il turno e che. Ho forse dormito mentre gli altri dormivano? Sto forse dormendo in questo momento? Domani. non sa niente.

L’utopia della realtà (cit. E il malato. incapaci di decifrare la realtà. L’istituzione e i parametri psichiatrici gliene hanno costruita una nuova. L. Id. Uno. Centro di documentazione. E se ad immaginare un dialogo val bene il teatro dell’assurdo. 34. in Id. docili alle regole e alla routine dell’ospedale. La sorveglianza è uno spazio di “vuoto emozionale”. a vedere i personaggi tutti insieme sul palco sembra di assistere ad una farsa pirandelliana. che ne fa di tutti i colori perché ha scoperto che la personalità è un inganno. nessuno e centomila. Pirandello. ottimo per annullare la personalità di chi ci vive. Corpo e istituzione. Conferenze brasiliane. perchè “Il manicomio ha la sua ragion d’essere nel fatto che fa diventare razionale l’irrazionale: quando uno è folle ed entra in manicomio smette di essere folle per trasformarsi in malato” 92. è un “carattere”. attraverso il tipo di rapporto oggettivante che hanno con lui stabilito e attraverso gli stereotipi culturali con cui l’hanno circondato 93. piuttosto è il triste Ciampa. Basaglia. Milano 2007. Se gli internati non si trasformano rapidamente in “buoni malati”. in cui tutti indossano una maschera e non riescono a sfuggire ad un meccanismo colossale.nell’inconcludenza. Basaglia. Il malato soffre della perdita della propria identità. gli internati fanno i “matti”. Il berretto a F. uno stereotipo. come a teatro.). 47 sonagli. che tiene a bada la “corda pazza” per salvare il decoro e non grida e non sbraita anche se ne avrebbe una gran voglia 91. 92 93 . In manicomio ognuno interpreta un ruolo che non è suo: gli infermieri fanno i secondini. Bur. F. per come ci si aspetta di vederli muoversi e biascicare qualche parola nei corridoi dell’ospedale. l’istituzione stessa rischia di crollare. Ma tra le creature di Pirandello il matto non è Vitangelo Moscarda. Milano 2005. Il Regolamento annienta la poca iniziativa 91 Cfr. con coercizione e violenza.. Pistoia 1984. Il manicomio distribuisce ruoli convenzionali e. si assicura che siano eseguiti fino in fondo al copione. pag. Feltrinelli.

Ci si congratula che il paziente che ci è stato affidato. La personalità perduta di solito non torna indietro: all’apertura del manicomio di Roma negli anni Ottanta del secolo scorso quelli che erano internati da decenni non riescono a “deistituzionalizzarsi”.personale superstite. A.). 48 . F. sono i sintomi di un male che si è sovrapposto alla patologia che ha causato l’internamento: nella “nevrosi istituzionale” affogano e scompaiono i sintomi della malattia mentale. tutte grigie: perché in manicomio non ci sono i colori 94. F. Un problema di psichiatria istituzionale (cit. quello che accade a qualsiasi uomo. attende quieto che i turisti gli gettino le noccioline.). In ospedale chiamano malatini quelli che si comportano bene. 45. diventa uno da cui non ci si aspettano più sorprese sgradevoli. L’apatia e il disinteresse. Per descriverla Basaglia cita il “restringimento” raccontato da Primo Levi. Un problema di psichiatria istituzionale (cit. Paradossalmente la maschera del “buon malato” è anche la prova dell’efficacia e dell’utilità sociale del manicomio: chi la indossa. Pallotta. Intervista I (cit. pag. con qualsiasi stato mentale. stanco di mordere le sbarre. 48. non esiste più come uomo ed andiamo rallegrandoci del suo non essere più in grado di intralciare l’organizzazione e il buon andamento dell’istituto 96. Basaglia. l’unica via di fuga possibile dalla sofferenza causata dalla malattia: in queste condizioni l’internato finisce per identificarsi nelle regole che ne scandiscono l’esistenza. pag. umiliato e mortificato e alla fine “si oggettivizza nelle leggi dell’internamento. infermiere. identificandovisi” 95 .). l’istituzione ha vinto: il matto ora è come il leone nella gabbia dello zoo che. tutte uguali. L’inquietante ma variopinta espressione dei folli finisce nelle divise. il passeggiare lento e monotono degli internati. quando è rinchiuso. perché lo si curasse riportandolo alla sua dignità umana. che aiutano nelle pulizie o 94 95 96 Cfr. Basaglia. l’uomo che ha subito l’annullamento totale della personalità. Quando non servono più le fasce e la camicia di forza.

eppure gli infermieri hanno delle suore come diretti superiori e il buonsenso delle religiose. Il loro senso dell’ordine e della disciplina è conforme ad astratti criteri di “buon costume”. Cfr.). Pallotta. una versione su gambe del Regolamento 98 . Prigioniero del paradigma organicista. è piuttosto scarso. fanno rapporto alla direzione. A Roma ci sono fin dal Cinquecento quelle del convento di Santa Caterina e la loro convenzione con l’Ospedale scade solo nel 1981. più che al desiderio di far marciare al meglio un grande ospedale: fino al 1940 le infermiere assunte sono rigorosamente nubili e chi si sposa è licenziata e. si allontana dal padiglione o porta un internato a fare una passeggiata nel parco. 2. Vivono nel manicomio e di solito non escono mai.fanno i kapò per l’istituzione. nel manicomio poi. 49 .2 ATTORI E COMPARSE Il movimento degli attori sul palco è diretto dalle inflessibili suore caposala.). infermiere. Il Godot che sulla scena tutti aspettano e che mai arriva è il medico. Le monache controllano il comportamento degli infermieri: se qualcuno infrange il Regolamento. Scene da un manicomio (cit. A. B. fino a tempi molto recenti. in cambio di qualche sigaretta o di una passeggiata in giardino: l’abbattimento delle reti metalliche che cingono i padiglioni segnerà per molti di loro il definitivo collasso psicologico 97. Pallotta. Il Santa Maria della Pietà è un ospedale pubblico. Le monache sono istituzionalizzate due volte: in convento prima. i turni degli uomini sono organizzati in modo che non incontrino mai le colleghe al cancello d’ingresso. non sanno molto di medicina o di scienze infermieristiche ma in compenso sorvegliano scrupolosamente la condotta morale dei pazienti e fanno in modo che tutti compiano il proprio dovere di buoni cristiani. A. in pratica sono la prosecuzione vivente dell’istituzione totale. a sentire i testimoni. Tagliacozzi. lo psichiatra ha fuso in una singolare 97 98 cfr. Intervista I (cit.1.

Basaglia. Il legittimo proprietario del corpo malato di solito non partecipa alla passionale relazione tra il medico e la malattia. al Santa Maria della Pietà cresce uno dei maggiori laboratori istologici d’Europa. L’istituzione ha piegato il giuramento solenne. 64. L’approccio oggettivante finisce quindi per influire sul concetto di se del malato. Presumere un corpo malato come base d’incontro tra psichiatra e paziente impone a quest’ultimo un ruolo oggettivo sul quale l’intera istituzione che lo tutela viene a fondarsi. Se c’è un’emergenza. Così. esattamente nel modo in cui è vissuto dallo psichiatra e dall’istituto 99. cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico.). una ferita o una crisi violenta. Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento. la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza. così come avveniva per il malato organico (…). specializzato nell’osservazione di campioni organici prelevati dagli internati deceduti. il corpo malato: alla ricerca del “seme della follia”. L’attenzione di quasi tutti i medici è catturata dal corpo. 50 . dell’internato lo psichiatra conosce il nome della patologia e quello che può leggere sulla cartella clinica. trincerato dietro un microscopio. gli psichiatri mettono cervelli in formalina e compilano tomi su tomi di classificazioni nosografiche. l’incontro non può avvenire sul corpo.osmosi l’uomo malato con la sua cartella clinica. lo psichiatra perfettamente istituzionalizzato entra nei padiglioni il meno possibile. di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita. Nascosto in laboratorio. pag. Corpo e istituzione (cit. pronunciato da chi sceglie il mestiere di curare gli altri. 99 F. gli infermieri trasportano il malato in pronto soccorso. il quale non può non viversi come corpo malato. mentre i medici latitano dai padiglioni. Per quanto ci si sforzi di considerare il malato mentale come qualsiasi altro tipo di malato.

J-P.C. a stringere il nodo descritto da Michel Foucault e a trasformare il luogo della cura in “uno spazio dove si è accusati. immobilizza. Giuro di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana. F. perché fatalmente l’essenza del “tecnico” esclude la dimensione umana alla sua umanità. Lo psichiatra è anche colui che applica il potere senza coglierne il fine. ne è convinto Franco Basaglia che. pag. Theoria. Jean-Paul Sartre lo chiamerebbe “tecnico del sapere pratico”. Quaderni dal carcere. Cfr. quello che “si sporca le mani”. nel rispetto della vita e della persona. il controllo sociale. 103 . Basaglia si rivolgerà a lui. direbbe 102 Gramsci. 572. Gramsci. 101 102 103 104 M. 51 .). Se lo psichiatra istituzionalizzato è la mente dell’istituzione totale. Einaudi. ogni mio atto professionale (…). Per un internato. per rifondare la professione. un appartenente alla classe medioborghese che utilizza il sapere in modo coercitivo contro le classi subalterne. giudicati e condannati” 101 .). che tutti i medici devono pronunciare nell’intraprendere la professione. Sartre. lasciando che gli infermieri agiscano quella di tutela” 104. uno specialista che possiede la scienza e la usa per disciplinare i devianti. Basaglia. Il giuramento prende il nome dal testo redatto dal grande medico greco nel 403 a. Difesa dell’intellettuale. Foucault. Lo psichiatra in manicomio. pag. L’utopia della realtà (cit. Il laboratorio della libertà.culturale e sociale. A. l’infermiere ne è il braccio. spesso loro malgrado. Cfr. non utilizzerò mai le mie conoscenze 100. su mandato della società . Roma 1992. Sono gli psichiatri. È lui che lega. Storia della follia nell’Età Classica (cit. 84. Torino 2000. l’infermiere è la manifestazione vivente della forza bruta che lo contiene. convinto che “i medici non possono più continuare a nutrire l’illusione di limitarsi alla loro funzione scientifica. in Id. è un “commesso del potere”. tenta di riconnettere la funzione scientifica e tecnica del medico 100 Dal testo moderno del Giuramento di Ippocrate. contro i quali. chiude nella cella di contenzione: lui è il secondino.

infermiere. Per distinguerlo dagli internati spesso bisogna cercare i simboli del potere: la divisa bianca. il corno e le chiavi appesi alla cintura: gli capita di pensare. vive il tempo della sorveglianza. ovviamente. Il manicomio è gestito dalla Provincia ed è preda dell’appetito degli assessori che riempiono i padiglioni d’infermieri “raccomandati” del proprio paese: per tornare a casa una volta a settimana. Il suo tempo è quello dell’orologio marcatempo.L’infermiere. per chi ce l’ha. Nel padiglione gli infermieri. Nel dopoguerra gli infermieri entrano in manicomio dopo pochi mesi di corso. Allora scruta i segni del pericolo. Lo stare in guardia negli anni uccide il buonsenso: l’infermiere spesso si lamenterà di non aver fatto qualcosa di logico e umano perché era vietato dal Regolamento 106. A. nella noia della sorveglianza. 52 . della suora e dell’impiegato amministrativo. la trasmette all’infermiere che la passa al malato. che. molti fanno turni di ventiquattro ore consecutive e se il collega per qualche motivo non si presenta. Intervista I (cit. tenere pulito il pavimento. A. la richiesta è molta e la disoccupazione anche: a chi lavora nell’ospedale psichiatrico non è richiesta la vocazione del terapeuta. le ore diventano settandue. sotto lo sguardo inflessibile delle suore. con un occhio sempre aperto sui malati e l’altro perso sulla parete bianca: rischia seriamente d’ammalarsi d’istituzione.). Scene da un manicomio (cit. Cfr. Pallotta. a differenza dello psichiatra. Tagliacozzi. se solo avesse la capacità di coalizzarsi. La paura domina il manicomio: il Regolamento la formalizza in norme. B. La scuola la fanno gli “anziani” e il buon senso.). quasi esclusivamente teorico. tutta quella gente folle potrebbe facilmente ucciderlo. la paga è decente. del foglio giallastro da firmare ogni quarto d’ora per dimostrare che non ci si è allontanati dal posto di guardia: se per gli internati nella sorveglianza non c’è nulla da fare e da vedere. devono sorvegliare i malati ma anche provvedere ad ogni urgenza: riparare una finestra rotta o una serratura e. il tremore diffuso. lo sguardo di un internato che si fissa su di lui troppo a lungo. Pallotta. Di giorno siede vicino alla porta. non c’è nulla neanche per l’infermiere. 105 106 Cfr. che punta 105 .

la fagotteria del Santa Maria della Pietà. impacchettati nella carta marrone e assicurati con un doppio giro di spago. spesso ci si arrende. corrono per un po’ paralleli a quelli dove siamo rimasti noi. sono stipati centinaia di pacchi. come in un lager. con la fibbia di metallo sul 107 Cfr. eleganti le altre. un incrocio invaso dalle macchine e dallo smog alle porte della città: s’imbocca un viale alberato in salita e improvvisamente tutto tace. poi passano sotto un cancello e muoiono nel campo di concentramento: sola andata. se interpreta in modo elastico il Regolamento. mentre filma la strada che finisce contro il cancello del manicomio di Gorizia 107. se non somministra un farmaco. se concede una passeggiata in giardino o un libro o una penna può essere citato in giudizio dalla direzione sanitaria.Ciò che lega indissolubilmente l’istituzione al personale infermieristico è la legge secondo cui l’infermiere ha la responsabilità giuridica dei pazienti affidati alla sua custodia: se si allontana. il cancello del manicomio ne segna la fine. consumate e malridotte un paio. 2. 53 . racconta Basaglia. Lo dice Sergio Zavoli. in fondo alla strada. all’improvviso si staccano dallo scambio. Italia 1968. S. catalogati. sarà convincere gli infermieri che non saranno puniti se violano il Regolamento. E. E quella strada porta sempre solo lì. Zavoli. chi entra in manicomio perde tutto: gli effetti personali si lasciano all’ingresso. Rai. registrati.3 SCENOGRAFIA L’ospedale è sempre fuori città. se non lega un furioso. Una delle cose più difficili. A Roma c’è un grande slargo. Nel deposito. Uno è stato aperto ed esposto in una vetrina del museo: ci sono scarpe da donna. I giardini di Abele. non c’è nessuno. Perché a vivere chiusi a chiave in una sorveglianza. La via del manicomio è come i binari del treno che corrono dritti nella campagna.1.

a Sumatra gli stregoni fanno inalare ai folli fumo acre.velluto nero. c’è una saponetta e una bottiglia di profumo. forniscono anche materiale ad un bel romanzo contemporaneo 109 . la forma di pazzia che colpisce i malati terminali di sifilide. il padre di Charles. la terapia di massa è lo strumento per livellare le patologie degli internati e le diverse personalità che vi si nascondono dietro. Torino 1996. Erasmo Darwin. La terapia applicata ai pazienti nei padiglioni è contenitiva. Nel 1917 Wagner von Juaregg con lo shock si guadagna un premio Nobel: lo psichiatra austriaco nota che la demenza paralitica progressiva. Roma. Non capisce perché. Lo shock è da sempre la cura per la mente: nella Grecia antica Ippocrate prescrive docce gelate ai frenetici e ad Epidauro c’è un tempietto buio in cui i matti sono terrorizzati da grida e rumori. 54 Pietà. la sua scoperta e quella del collega Donald Ross. una Bibbia. Einaudi. una borsetta minuscola rivestita di perline nere. Cromosoma Calcutta . della nausea e del vomito sui deboli di mente. Nel tempo immobile della malattia mentale che non si può guarire le routine sono battute insensate che si ripetono. filosofo nazista e teorico della “soluzione finale”. A. 109 . Per l’istituzione invece. una foto in bianco e nero di una donna in costume da bagno che sorride. in spiaggia 108 . “per la bellezza delle mani e della pelle”. Nei fagotti finivano quaderni e penne. una camicetta a righe bianche e blu. sosteneva che a levare ad un uomo gli strumenti per raccontare e raccontarsi si compie il primo passo verso il suo annientamento. con cui si poteva ferire qualcuno: Alfred Rosenberg. In pochi anni le zanzare anofele allevate in piccole gabbie di tulle ronzano nei manicomi di tutto il mondo: basta appoggiare la gabbia direttamente sulla 108 Cfr. Museo Laboratorio della Mente. un paio d’occhiali da vista dalla pesante montatura di bachelite marrone. ferri da calza e una sciarpa marrone lasciata a metà. quasi sparisce in chi si ammala di malaria. che ha capito che le zanzare trasmettono il virus all’uomo. Gosh. ma funziona. studia gli effetti delle vertigini. presso l’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Cfr. un tubetto di Glicemille. una “tregua” dalle visioni e dai deliri.

il Cardiazol. sono meno preoccupanti dei risultati ottenibili. la lingua è scorticata. il sapore del sangue in bocca. che consiste nel provocare il coma iniettando al malato una forte dose d’insulina. il matematico da Nobel che trascorre buona parte della vita entrando e uscendo dai manicomi. ma può capitare che qualcuno si morda violentemente la lingua o si agiti. Bur. tanto da spezzarsi le ossa. Dopo pochi anni l’insulina è sostituita da un farmaco che scatena convulsioni. E accade che qualcuno non si svegli più. dal nulla. La conseguenza più comune del coma è la perdita della memoria a breve termine. Quando compaiono le contrazioni epilettiche. Al Santa Maria della Pietà sono migliaia le zanzare allevate fino al 1944. quando la penicillina soppianta la piretoterapia malarica nella lotta contro la sifilide. La nausea. Questo è quanto ricorda dell’insulinoterapia un paziente dell’Ospedale psichiatrico di Trenton. negli Stati Uniti. 55 . Capita che la temperatura durante il coma salga parecchio e allora i medici spargono ghiaccio su tutto il corpo. Non 110 S. Milano 2002. che divide la stanza con John Nash. Però i pazienti ingrassano di decine di chili in pochi giorni. problemi al cuore. pur priva di solide basi scientifiche. Il dolore nebbioso nella testa…molto poco è chiaro in retrospettiva. ai reni e al fegato. Irrompere tra i primi stadi inzuppati di consapevolezza…l’odore della lana fresca…mi fanno tornare ogni giorno. È molto più controllabile dell’insulina e più facile da applicare: anche se mancano studi sugli effetti di una terapia che si protrae per anni. 274. l’addetto al coma sveglia il paziente facendogli ingurgitare una grande quantità di zucchero. Il genio dei numeri. calma temporaneamente i deliri più violenti. Anche questa terapia. viene somministrato su larghissima scala fino ad epoca recente. registrare una quindicina d’attacchi febbrili violenti e poi curare la malaria. pag. Le controindicazioni. tranne il dolore di emergere dallo shock ogni giorno 110. Nasar. giorno dopo giorno.pelle del “soggetto da malarizzare”. Nel 1933 è la volta dell’insulinoterapia.

ad inserire il paradenti e a sistemare i pazienti in modo che non si spezzino le ossa quando la scarica elettrica li solleva dal letto. 1940. perché si può controllare con precisione la durata e l’intensità della scarica. Gli infermieri imparano come applicare gli elettrodi alle tempie bagnate. Le piccole ustioni tonde ai lati degli occhi diventano un marchio. scosse da un violento attacco epilettico. scrive Ugo Cerletti: in appena due anni la sua macchina è un successo mondiale. si alzano in piedi. La macchina diventa piccola. Tutti perdono la voglia di parlare e interagire. Pulito. Ma più che altro basta la constatazione empirica che dopo lo shock i matti “stanno buoni”. dopo aver osservato attentamente gli operai del mattatoio capitolino di Testaccio. muti. aggressivo e violento. Qui si usa stordire i maiali stringendogli la testa in una grossa pinza che manda scariche elettriche: le bestie stramazzano a terra. Un’applicazione. Cerletti. La prima macchina è utilizzata proprio sugli internati del manicomio di Roma: l’ha costruita lo psichiatra Ugo Cerletti. veloce: elettroshock. Applicare gli elettrodi è semplice. come la chiamano sbrigativamente nei padiglioni. almeno per un po’. non si nega a nessuna cartella clinica. economico ed efficace: l’istituzione ha trovato lo strumento perfetto. Dopo qualche minuto. asettico. facili da tenere d’occhio. Nel 1938 appare in scena il nuovo protagonista del manicomio. 209-310. impersonale. 111 U. Rivista sperimentale di freniatria. diventano mansueti. maneggevole e sicura. venisse al più presto abbandonato per metodi meno drastici e sarò il primo a rallegrarmi quando non sarà più applicato” 111. se non vengono macellate. in Id. stabile. non umano. “Lo dissi fin dalla prima volta che presentavo l’elettroshock che mi auguravo che questo metodo. L’elettroshock. 56 .arriva mai una spiegazione scientifica soddisfacente sul perché lo shock diradi i sintomi della follia: l’ipotesi è che le convulsioni siano clinicamente antagoniste dei sintomi da delirio schizofrenico. come i numeri blu sui polsi dei deportati: c’è chi se la cava con un gran mal di testa e chi perde la memoria.

ad attaccarlo alla presa 112 A.). Ma il risveglio…è uscire da una tomba come dei fantasmi. Cfr. paziente. oggi l’elettroshock è una macchina inerte e inoffensiva. È tutto qui l’elettroshock: nulla di spettacolare. No. Cfr. a impressionarmi di più e a farmi venire l’impulso di fuggire via. niente folle oceaniche. Una valigetta bruna. È come se si fosse morti e risospinti in un mondo stupido e coglione. Museo Laboratorio della Mente. Poggiata su un carrello. che spiccavano nella semioscurità della corsia e le conferivano un aspetto sinistro. Storia di Alberto. È un po’ come la camera a gas o la sedia elettrica. Diversi cavi per la corrente si dipartivano da essa. 57 . Un infermiere la mattina presto aveva iniziato la lettura dei nomi dei predestinati che dovevano restare a digiuno. Nel mezzo del salone c’era lei. Mi guardavo intorno. Scene da un manicomio (cit. qualche manopola e la scritta Convulsor in corsivo argentato: sembra una vecchia radio a valvole. funziona ancora. Ma molte mani sbucate dal buio mi hanno subito afferrato 112. numerosi quadranti illuminati con luci verdi.E venne infine il giorno stabilito per l’elettroshock: un venerdì. 113 della Pietà. presso l’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria pag. niente forni crematori o tizzoni accesi alle palle. Gli altri ricoverati erano silenziosi e aspettavano il loro turno con grande compostezza e serenità. Aveva alcune manopole e levette. Tutto qui. semplicemente dei gesti meccanici. Sono state queste luci. B. niente pubblico. Roma. una leva che fa passare la corrente. Tagliacozzi. era grande ed era smaltata di bianco. Pallotta. Si brancola nel 113 . una pillola che si scioglie in pochi secondi. Il prescelto doveva immediatamente presentarsi alla porta della sorveglianza (…). di quelli “anni cinquanta” elettrica. 176-178. niente urla. Nella vetrina di un museo. o un frigorifero da campeggio. in Id. niente campi di sterminio. spettrale. la Macchina. nessuna gloria o infamia né per il boia né per il condannato. Magari.

non c’è ricordo. I più fortunati tra gli internati fanno l’ergoterapia. non c’è specchio. mentre la tipografia rifornisce di moduli prestampati tutti gli uffici pubblici della Capitale. L’ergoterapia che doveva servire come paterna rieducazione diventa così ulteriore strumento d’esclusione: con il lavoro degli internati il manicomio diventa completamente autosufficiente e si allontana ancora di più dal mondo esterno. per lo più gli zoccoli scuri dalla spessa suola in legno che portano gli internati. è già molto. Fanizzi. Al Santa Maria della Pietà ci sono ettari di terra da coltivare e grandi laboratori artigianali e il volume di produzione è quello di una grande azienda: la calzoleria sforna più di milleottocento scarpe all’anno. pag. 58 . del resto. 114 N. Se il lavoro è terapia. la “cura del lavoro”. è il niente 114. non c’è nemmeno il nulla.buio. Lasciateci stare. alla deriva con il suo carico di vite. maiali e mucche assicurano i pasti per gli internati e tutto il personale. 2004. non ci sono colori. 45-46. Nei campi si coltiva il grano e la canapa e c’è anche una grande vigna: nelle stalle polli. Sensibili alle foglie. Dogliani (CN). non c’è stipendio in denaro: lucidare il pavimento della corsia al posto di un infermiere vale dieci sigarette. uscire dalla sorveglianza per qualche ora al giorno.

1 NEL PARCO Buio in sala. Roma 15 dicembre 1949. macchie bianche sfocate s’allargano. la biblioteca e gli uffici del Municipio. i bambini sono sulle altalene e le coppiette si baciano sulle panchine più nascoste: il manicomio è diventato un parco. 2. compatrioti miei. Non è bene. che non ne facciate parola con nessuno. attorno al tavolo i bambini infilano scatole piccole in scatole più grandi. voi che conoscete tutti i crimini commessi nel vostro nome. nemmeno con l’anima vostra. La voce tonante dello speaker descrive la città dei matti agli spettatori della Settimana Incom: infermiere con la cuffietta inamidata sorridono. dissolvenza 115. JEAN-PAUL SARTRE. per timore di dovervi giudicare. panoramica sugli uomini sdentati. Appare un’aquila bianca: il cinegiornale del quindici dicembre 1949 apre sul manicomio di Roma. zoom sulla riproduzione della Pietà di Michelangelo che troneggia all’ingresso. Davanti alla facciata della Direzione in bianco e nero ci sono i pazienti schierati che sorridono alla cinepresa nelle divise pulite.2. gli operai si arrampicano sulle facciate cadenti che diventeranno aule universitarie e i ragazzi del centro 115 Istituto Luce. il Santa Maria della Pietà. introduzione a I dannati della terra. La pellicola traballa. Archivio Luce.2. Settimana Incom 00377. 59 . Ci sono gli ambulatori dell’Asl e quello del veterinario. Tra i padiglioni dalle finestre cieche oggi fanno jogging.2 IL PRIMO GIORNO DI MANICOMIO Leggi e consuetudini dei padiglioni Quando si vuole proteggere con le leggi il morale della Nazione non è bene che queste lo demoralizzino sistematicamente. La polvere luccica nel fumo davanti al proiettore.

gli edifici romani di pubblica utilità sono consacrati al senso pratico: le caserme del quartiere Prati. la topografia di un labirinto. Tagliacozzi.2 SECONDO SCIENZA L’aspetto dei padiglioni del Santa Maria della Pietà è lo stesso d’altri grandi edifici di Roma Capitale: i palazzi umbertini a tre o quattro piani hanno stucchi ingombranti ma sobri e frontoni classicheggianti dagli spioventi ottusi.). il più grande del manicomio: lo chiamavano anche “fossa dei serpenti” perché se ne usciva solo da morti 116. in mezzo alla strada un energumeno con le braccia abbronzate coperte di tatuaggi vende una montagna di noci.sociale fanno sottoscrizioni per non essere sgomberati. bianco e ocra. Pallotta. 60 . Ma prima. e per 116 Cfr. Il piazzale è un groviglio d’auto parcheggiate. ed è stata restaurata la grande iscrizione in alto “Manicomio della Provincia”. Scene da un manicomio (cit. Intervista I (cit. Il piccolo padiglione dei contagiosi. cfr. il Bisonte. la capitale mancata Torino. in bilico sulla sua derelitta Ape Piaggio.). un monolite grigio che naufraga nella campagna: non c’è quasi mai nessuno.2. Come lungo i viali diritti della “piccola Parigi”. il mattatoio e la dogana fluviale del Testaccio e. Basta superare la chiesetta rotonda al centro del parco e scavalcare il padiglione XXII. Pallotta. 2. spazzato da raffiche di clacson: l’autista dell’autobus impreca contro i motorini che schizzano a centinaia verso la via Trionfale. A. i malati di Tbc. a terra tra il muschio e l’erba alta si scorge appena un reticolo di mattoni. cade a pezzi in un angolo. infermiere. Era quello dei cronici. Sui mattoni erano infilati i pali che tenevano insieme la rete di filo di ferro delle sorveglianze esterne: ci si può sedere sul confine ed immaginare di essere dentro. trincerati nella vecchia lavanderia. A. Il cancello è sempre aperto: la facciata della Direzione ha ripreso colore. i grandi ospedali. ovviamente. i mercati generali lungo la via Ostiense. B. Lì il bosco s’infittisce e s’intravede il carcere minorile di Casal del Marmo.

Nel 1841 il giovane medico Ignaz Semmelweis all’ospedale di Vienna nota che quasi tutte le donne incinte visitate dagli studenti di medicina muoiono di sepsi. mentre il grande manicomio monoblocco della Lungara è oggi scomparso. sono le epidemie a falcidiare i reggimenti: qualcuno pensa allora che in un ospedale diviso in piccoli padiglioni è più facile isolare i focolai d’infezione. A Roma gli somiglia l’antico ospedale del Santo Spirito lungo il Tevere. Dove non arriva la Ragione arriva la Guerra: se i cannoni di Napoleone promuovono i chirurghi da barbieri a cattedratici. Martelli. “la malattia sistemica dovuta all’attivazione del sistema immunitario in seguito alla presenza di batteri nel sangue” 117. 118 originariamente una tesi di Laurea. Più che i mortai. Milano 2006. P. le grandi battaglie del primo Novecento palesano la necessità dell’igiene 119 .wikipedia. L-F. ma nessuno tra i medici che contano in Europa lo prende sul serio. Da questi ospedali difficilmente si esce vivi. Nascono i grandi ospedali a padiglioni. Celine.secoli. il Niguarda a Milano. a Roma l’Umberto I. che uccide i malati avvolti in lenzuola e bende sporche. Il killer è la sepsi. 119 . il modello classico d’ospedale era stato il grande nosocomio dei Cavalieri nell’isola di Malta: un immenso stanzone circondato da un ballatoio da cui i medici si affacciano sui pazienti ammucchiati in basso. World Cfr.). qualche anno dopo muore in manicomio. Ignaz guarda morire di sepsi un amico che si è tagliato mentre esamina un cadavere e scrupolosamente mette tutto nero su bianco. quelli in letti troppo vicini.org/wiki/Sepsi. dopo essersi infettato durante un’autopsia piantandosi un bisturi nel braccio. http://it. Con questo testo. Celine ottiene nel 1924 il titolo di Dottore in Medicina. molti anni prima che lavarsi le mani in ospedale diventi scontato. 61 Wide Web 2007. Il dottor Semmelweis. quelli che i medici toccano con le mani. il San 117 Lemma Sepsi in Wikipedia Free Enciclopedia. lezioni di Nascita e logica della Clinica (cit. Adelphi. Viene licenziato 118 . Cfr. ipotizza che qualcosa d’invisibile transiti per le mani dei ragazzi quando passano dal tavolo anatomico della Facoltà al corpo vivo delle gestanti e propone una misura drastica: lavarsi le mani.

). agitati. la cucina.. suicidi e così via. è circondato da mura 120 . 122 . dove macchine da orefice tagliano i cervelli dei malati deceduti in fette sottili. la lavanderia. pini e fontane rocaille nascondono le reti di filo di ferro che cingono i padiglioni. 37. L’Ospedale dei pazzi a Roma dai Papi al ‘900 (cit. tranquilli. Genealogia dell’alienazione (cit. pag. pericolosi. a destra. sono femminili. da scrutare con potenti microscopi 121. 62 Pietà.V. Roma.Camillo che si sarebbe dovuto chiamare Ospedale Littorio e il Santa Maria della Pietà. le officine e i laboratori per l’ergoterapia: i padiglioni pari. Ma una nosologia così dettagliata è forse solo una nervosa “cerniera tra il concreto e l’astratto”. Nel gabinetto si almanacca tutto ciò che si vede dell’alienazione mentale e si riempiono cartelle di classificazioni sempre più minute. Una strada larga orlata di lampioni liberty porta dal cancello alla Direzione e altri sette chilometri di spirali asfaltate collegano tra loro la chiesa. Cfr.A. Gaston. a sinistra. presso l’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della A. Museo Laboratorio della Mente. una scienza pericolosamente incagliata nella ricerca infruttuosa della causa efficiente della follia. sono per gli uomini e quelli dispari. E allora. quello dei criminali.). A. I padiglioni in manicomio sono più di una profilassi standard: la via che porta il paziente psichiatrico dal cancello al suo edificio racconta lo status quo della psichiatria dell’epoca. 120 121 Cfr.V. come tentacoli del gabinetto. Il luogo del Santa Maria maggiormente magnificato dalle cronache del tempo è il gabinetto scientifico. un escamotage per connettere l’evidenza della sofferenza con l’ineffabilità della causa 122 . solo il XVIII. Vittorio Emanuele III di Savoia inaugura il nuovo manicomio della Capitale il 31 maggio del 1914: cespugli sempreverdi. i padiglioni prendono il nome dal comportamento degli ospiti anziché dalla terapia che vi è praticata: sudici. secondo la tassonomia aggiornata quotidianamente dallo psichiatra–architetto.

Descriviamo meglio ma spieghiamo tanto poco quanto i nostri progenitori. Genealogia dell’alienazione (cit. Noi diciamo “spiegazione” ma dovremmo dire “descrizione” per designare ciò che ci distingue dai più antichi gradi di conoscenza e di scienza. 125 . Trento 2006. Bambini in manicomio. Sartori.La clinica psichiatrica poggia su due defecti intimamente collegati: in primo luogo l’aleatorietà nosologica che rende inattendibili e vaghi i confini del campo di indagine e di intervento e incerti i caratteri del suo stesso oggetto. 77. Causa ed effetto: tale dualismo non esisterà mai. Siena 2007. L’architettura del manicomio riflette una psichiatria annodata alla descrizione della follia più che alla sua spiegazione e cura. pag. Cfr. Gaston. UNI Service. Psichiatria Democratica. spiega lo psichiatra Alberto Gaston. in secondo luogo la mancanza di una concreta patologia. Abbiamo perfezionato l’immagine del divenire ma non siamo andati oltre l’immagine. E. Roma 1975. 123 124 A. Barbera. pag. spesso modifica nel corso della propria esistenza il modo di manifestarlo: così capita che un bambino con un ritardo dell’apprendimento sia trasferito dall’orfanotrofio al padiglione dei bambini mentecatti. La gaia scienza. 112. 63 Bambini dentro. F. in verità davanti a noi sta una continuità di cui noi isoliamo qualche brano 125 . ma molti decenni più avanti. Bulzoni. Nietzsche. poi traslochi adolescente tra gli agitati che mostrano varie forme di delirio e concluda il proprio cursus honorum tra i cronici tranquilli della “fossa dei serpenti” 124 . Chi ha un problema nella mente.). cioè di una scienza che possa stabilire attendibili relazioni tramite le quali collegare esplicativamente alcuni aspetti nucleari del nosos a sedibus et causis di riferimento 123. È un nodo che si scioglierà tagliandolo.

epidemie. Tutta la partita si gioca nell’aula parlamentare: la maggior parte degli Italiani all’inizio del Novecento è afflitta da carestie. T.2. Roma 1881. il doppio di cento anni prima. la gestione della devianza è la posta di una partita tra medici. Martelli. 127 Cfr. A. si occupa della nuova iniqua tassa sul macinato.2. briganti e analfabetismo e più che del destino dei matti. A. Losavio. per concessione degli autori. P. Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. È la Sinistra con simpatie monarchiche del ministro degli Interni Agostino Depretis ad iniziare il travaglio trentennale che partorirà la legge unica sui manicomi: già nella bozza del 15 marzo 1881 il manicomio è un posto dove “le persone pericolose per sé e per gli altri” stanno sotto chiave 127. Disegno di legge sui manicomi e sugli alienati. Bisogna chiudere la partita e il capo del Governo Giovanni Giolitti usa un suo classico asso nella manica: un testo di legge smilzo che accontenta tutti. Iaria. le amministrazioni locali e i potentati secolari. pieno di zone d’ombra da chiarire con un Regolamento ancora tutto da scrivere. Lineamenti storici sulle politiche dell’assistenza psichiatrica dall’unità d’Italia alla chiusura dei manicomi. La natura dell’istituzione è dunque chiara. la nuova legge sui manicomi scontenta tutti i giocatori. 64 . diverrà capo della Direzione generale della Sanità Pubblica nel ministero degli Interni. De Pretis. la legge che ne regola la vita è un tumultuoso compromesso: sul tavolo dell’Italia unita da poco giocano il Palazzo. Roma 2007. E se la delega della Sanità pubblica alle Province passa quasi inosservata. medico. magistrati e preti 126 . incerto è l’esito del braccio di ferro tra burocrati e medici per l’ultima parola sulla gestione della salute: solo nel 1887 Luigi Pagliani. Dal 1904 dunque “devono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale. Nel frattempo gli internati in Italia sono diventati diecimila.3 SECONDO LEGGE Se i padiglioni raccontano la scienza immobile. quando siano pericolose per sé e per gli altri o riescano di pubblico scandalo e 126 Cfr.

In Italia la porta è chiusa da una legge che punisce severamente chi autorizza uscite “facili”: un medico che volesse dimettere un paziente deve certificarne la “guarigione clinica” e assicurare la “non pericolosità futura”. sempre che sia disposto ad accollarsi la responsabilità penale di una persona giudicata “pericolosa per sé e per gli altri”. Cfr. Il magistrato ora è l’arbitro dell’ammissione e della dimissione dei pazienti e il concetto di cura e riabilitazione è spazzato via: il medico ha solo quindici giorni per decidere tra dimissione e ricovero definitivo. per la Società Freniatrica Italiana è un’umiliazione che consegna le chiavi dei padiglioni alle forze dell’ordine. Pallotta. Intervista I (cit. in molti transitano dall’orfanotrofio al manicomio. al riconoscimento del loro ruolo gli psichiatri dovevano recedere dall’atteggiamento rivendicativo 128 Legge n. Nel 1926 arriva anche l’obbligo d’iscrizione dei nuovi ricoverati al casellario giudiziario nazionale e la perdita del diritto di voto: l’internato è a tutti gli effetti detenuto in carcere. Disposizioni sui manicomi e gli alienati. Rimane solo la possibilità di dimissione su firma di un familiare.non siano o non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi” 128: per il Governo la nuova legge è un successo che garantisce la personalità dei malati di mente. 36. Ovvero deve guardare in una palla di vetro 129 . consegna loro uno strumento spuntato e fatalmente li spinge ancora di più sulla strada della descrizione della malattia in luogo della spiegazione: “La realtà della reclusione per motivi d’ordine pubblico era occultata e giustificata dall’ideologia asettica e astratta dell’organicismo dominante. il manicomio resta roba da pregiudicati. quando poi dopo la guerra la legge 158 del 1952 solleva parecchi reati lievi dall’iscrizione perpetua al casellario.). La legge Giolitti arriva proprio mentre in Inghilterra qualche manicomio si trasforma in clinica open door. A. 22 febbraio 1904. semplicemente non escono più. La stessa legge che finalmente chiama medici gli psichiatri. Quelli che non hanno nessuno. 65 129 . in cui si sperimentano uscite controllate in collaborazione con le famiglie dei malati. infermiere. Custodia e cura degli alienati.

INFERMIERE Aspetta il filobus quarantasette. centinaia di case in costruzione spuntano come funghi.4 ADRIANO. attraversa la campagna bagnata. 132 psichiatrico Santa Maria della Pietà. dicembre 2006. è diventato per molti una fucina di tenebrose leggende metropolitane. troppo poco fascisti: “La legge imperniata sul criterio di pubblica sicurezza – afferma – contribuisce all’aumento dei folli e alla degenerazione della razza” 131 . si arrampica sulla collina di Monte Mario. Intervento nella tornata del 9 giugno 1922. Per altri invece. la città dei matti. Bianchi. pag. La società italiana intanto è in fuga solitaria mentre la sua classe politica si attarda al buffet della colazione: quella del manicomio è una delle tante bombe innescate dal boom economico che scoppieranno alla fine degli anni Sessanta. Atti parlamentari. A. ma non 130 A.2. P. 131 Senato della Repubblica Italiana. Esce dalla città. pag. spara a zero sui criteri d’ammissione in manicomio. Lineamenti storici sulle politiche dell’assistenza Cfr. Martelli. in altre faccende affaccendato.e sostituirlo con quello della responsabilità.). raccolta per questa tesi presso l’ex ospedale psichiatrica dall’unità d’Italia alla chiusura dei manicomi (cit. 6. Pallotta. 2404. Roma 1922. vol. 66 . La piazza è deserta perché è l’alba e fa freddo: 15 gennaio 1957 132 . Intervista II. Quando poi volteggiano aquile e avvoltoi littori la situazione peggiora: nel 1922 lo psichiatra e senatore Luigi Bianchi. Intanto a Roma il Santa Maria della Pietà. Roma. è solo un posto dove lavorare. in Id. Iaria. lo stato fascista dimentica di semplificare l’ingresso in manicomio e consegna intatta al dopoguerra la legge Giolitti. mostrando tutta la loro efficacia nel controllo della società” 130. 3. firmatario della legge Giolitti. Adriano sa che al capolinea c’è il manicomio. infermiere. Cfr. L’inquietante marmaglia di “degenerati e fiacchi” liberamente a spasso per le strade dell’Impero richiede una soluzione radicale: tutti dentro. T. 2. Losavio. L. Ma.

pensa che. se sta attento. mettilo in fila con gli altri e contali prima di uscire in giardino. Ma la medicina è un’antica passione che gli fa leggere tutti i libri che riesce a trovare. la fisiologia e le grandi categorie patologiche dell’alienazione. vuole che faccia il corso da infermiere psichiatrico che sta iniziando”. fuori della porta chiusa a chiave.dicono . se ha sete metti l’acqua in un bicchiere di plastica e non lasciarlo solo con il bicchiere. Entrano attraverso due porte serrate e prima di aprire quella più interna. Il corso non prevede il vedere un matto da vicino. gli annodano dietro la schiena i lacci della cappa. Guadagna bene e il padrone si fida perché Adriano ha iniziato a tredici anni e ora ne ha ventiquattro ed è molto abile. Impara anche un lungo elenco di cose proibite e di procedure poco comprensibili. quello potrà anche sedersi vicino alla porta e non accadrà nulla. Adriano molla l’inchiostro e per un anno frequenta il Policnico universitario. Le stanzette hanno una piccola finestra a tre metri da terra bloccata da una tavola di legno.c’è mai stato. La follia gli si presenta vestita da vecchio amico: “Sono disoccupato . prima di andare a letto. per far entrare un po’ di luce c’è una manovella che pende nel corridoio. l’infermiere chiude la prima dietro le spalle di Adriano.come ti sta va bene”. dove sono i grandi manicomi criminali: gli “ospiti” sottoposti a perizia sono quasi tutti assassini. quella che lavora alla Provincia.dice . spiegate in ogni dettaglio: il paziente non può sedersi lì perché è vicino alla porta. Dopo qualche giorno di soggiorno chi è giudicato sano di mente torna a Regina 67 . impara l’anatomia. Adriano manda tutto a memoria e aspetta l’esame finale. È ancora l’alba quando Adriano sistema in testa il cappellino tozzo e bianco e segue un infermiere verso il padiglione XVIII. In magazzino gli danno pantaloni bianchi troppo larghi. Un anno prima a quell’ora Adriano sta andando in tipografia: gli piace soprattutto fare le locandine dei film. un camicione di cotone ruvido: “È come al militare .e mia sorella. Il padiglione giudiziario è un deposito usato dagli psichiatri forensi che non vogliono arrivare fino ad Aversa o a Castiglione delle Stiviere. prima del pranzo. fallo sedere sulla panca in fondo alla stanza. “Attento – gli dice quello – che qui c’è gente al quarto omicidio”.

68 . Era entrato in ospedale. grigiastro.Coeli. il gabbio della Capitale: molti fingono perché in manicomio si sta un po’ meglio e gli psichiatri leggono attentamente i rapporti quotidiani degli infermieri. Adriano torna a casa a piedi anche se da Monte Mario a Borgo Pio sono più di due ore di cammino. è uscito dal carcere. Alle due di pomeriggio il turno finisce e il sole è pallido.

3. e una lunga chiave a cilindro. gli dice di non giudicare mai una persona dalla cartella clinica. Pallotta. Tagliacozzi.). B. A. Adriano lo ascolta 133 attentamente mentre per quel primo mese fa solo il turno della mattina. domandò Alice. Guido invece. ma non le grate di ferro che fanno il sole a scacchi nelle sorveglianze. Sotto la cappa Adriano ha una frangia di stoffa: vi sono attaccati la forbice per tagliare le bende. La chiave apre le porte interne del padiglione e le finestre.2. perché i “nuovi” hanno troppo da imparare per fare la notte . Scene da un manicomio (cit.1 LE CHIAVI “Impara la diagnosi di ognuno. Adriano gli confessa che la sua passione per la medicina sta vacillando: “Potevi annà ar Colosseo. che quando cambiano sta per succedere qualche cosa”: Mario è il decano del padiglione XVIII e ricorda il Regolamento a memoria. osserva gli occhi. quella che apre la porta d’ingresso l’ha solo il portiere. A. hai mai visto ‘na siringa qui dentro?”. disse il Gatto. un altro “anziano”. “Come fai a dire che sono pazza?”. il corno d’ottone. Alice nel Paese delle meraviglie 2. guarda come ti guardano.3 DA VICINO NESSUNO E’ NORMALE Lavorare e vivere in manicomio “Io sono pazzo e anche tu sei pazza”. Pallotta. “Devi esserlo – rispose quello – altrimenti non saresti arrivata fin qui” LEWIS CARROLL. infermiere. quattro squilli per un paziente scappato. co’ li leoni – sbotta Guido – qui famo tutto tranne la medicina. Intervista II (cit.). L’infermiere portiere non può entrare nelle corsie e trascorre il turno 133 Cfr. 69 .

art. quando la suora si allontana deve essere chiuso a tre giri (…). (…) La sospensione viene comminata per gravi negligenze o irregolarità che abbiano prodotto conseguenze dannose e che abbiano origine in un proposito deliberato (…). e) la sospensione dal servizio con riduzione del salario. il personale addetto alla porta ha la chiave comune e ha la chiave speciale per la porta esterna. (…) La destituzione viene comminata per gravi atti di insubordinazione contro l’amministrazione o i superiori commessi pubblicamente (…). poi le multe e le trattenute sullo stipendio. 70 . deve verificare l’identità di chi bussa prima di aprire e non può far uscire i colleghi assegnati al padiglione neanche se sono amici. tipografia ospedale Santa Maria della Pietà. il Regolamento passa in rassegna le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le regole: si parte con l’ammonizione. b) la multa. Dopo le chiavi. d) la riduzione del salario. tale chiave deve essere fissare con una catenella e tenuta al fianco. Il gabinetto non deve mai essere lasciato solo. f) la revoca. 135 verbale o scritto. Nelle prime pagine del Regolamento del Santa Maria della Pietà le norme relative alle porte precedono le indicazioni sulle profilassi igieniche e sanitarie e la parola “chiave” ricorre più di dieci volte. per incitamento alla insubordinazione collettiva”. Roma 1935. 134 Provincia di Roma. Provincia di Roma.nell’androne. Roma 1965. per alterchi con vie di fatto nell’istituto e per qualsiasi atto di insubordinazione e per rifiuto di ottemperanza agli ordini di servizio. pag. la porta che sta alla fine della scaletta è chiusa e la chiave deve essere tenuta dallo stagnaro (…). Tipografia ospedale Santa Maria della Pietà. la porta della scaletta che va sui tetti deve essere chiusa a tre giri. infine il licenziamento e la denuncia al tribunale penale per negligenza o “Incitamento all’insubordinazione collettiva” 135. 4. 25. pag. neanche se stanno male. norme generali per il personale di “Il salariato che viene meno ai propri doveri incorre nelle seguenti sanzioni: a) il richiamo sorveglianza. tra la prima e la seconda porta. g) la destituzione. La chiave è consegnata al mattino all’infermiere incaricato che prima di lasciare il servizio si assicurerà che le porte del padiglione siano chiuse bene 134. 80. Regolamento organico per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici. c) la censura. Ospedale Santa Maria della Pietà.

sotto la formula “Prendo in consegna dal collega smontante numero tot pazienti”. 136 “Il salariato che si accusa ammalato e risulta di non poter prestare servizio per malattia può essere sottoposto ad osservazione nell’infermeria dell’istituto. Art. che ogni anno giungono in direzione. c’è l’elenco di quelli sottoposti a contenzione ed elettroshock e i medici la utilizzano per aggiornare le diagnosi. gli elettricisti e gli imbianchini. Vi sono anche le osservazioni sul comportamento disciplinare degli infermieri. Provincia di Roma. un registro lungo e stretto rivestito di pelle marrone. le pillole e le lenzuola. autografate dalla suora capo sala. (…) Il salariato colpito da infortunio che ritenga lo stesso accaduto in servizio sarà ricoverato nell’infermeria dell’istituto”. i pazienti nuovi e quelli deceduti. Il proprio nome vergato lì sotto significa la responsabilità di quelli: se qualcuno si fa male bisogna spiegare perché non si era al proprio posto ed è necessario dimostrare di aver seguito il Regolamento alla lettera. Vi è descritto lo stato di salute dei ricoverati. dove si aggiorna lo stato di servizio e si decidono promozioni e aumenti di stipendio. per un mese si fa il portiere e il mese successivo si fa il jolly. Accorrere in un'altra corsia dove un collega è sopraffatto da un paziente in crisi violenta non è una giustificazione accettata. 57. Regolamento per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici (cit. nella sorveglianza invece si sta sempre in due.Per un mese si lavora in corsia. Le righe della vacchetta scandiscono la giornata come le orazioni in un convento di clausura e avvicinano carcerieri e carcerati: in bella calligrafia c’è elencato tutto ciò che esce ed entra nel padiglione. 71 . il cibo e le bevande. Il ruolo d’ogni infermiere è scritto all’inizio del turno sulla vacchetta.). Ecco perché il documento più ufficiale del manicomio è quello che le mani abili degli “anziani” falsificano più spesso. aiutando volta per volta i colleghi in difficoltà. ammonizioni e punizioni. un dormitorio con venti letti schierati contro le pareti. Sulla vacchetta c’è anche lo stato di salute del personale: Adriano capisce allora il senso di un bizzarro passaggio del Regolamento. sui ritardi e sugli atti d’insubordinazione. che impone agli infermieri di essere curati sempre nell’infermeria del manicomio 136.

Il collega “anziano” prende due sedie e le mette una di fronte all’altra davanti all’ingresso della corsia. Pallotta. mentre chiacchierano fitto in un angolo della sorveglianza. lo stipendio di un mese. A. raccolta per questa tesi presso l’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. Roma. Adriano ci pensa un po’. Quindici anni dopo Adriano scoprirà l’infermiere che lo ha fatto al posto suo. ora ti stimo di più”. quello gli chiede di recapitare un biglietto a piazza Risorgimento. febbraio 2007. zappe e falci anche se sono “pericolosi per sé e per gli altri”. Così quando. maneggiano pialle. sono una trentina. Gli offre cinquantamila lire.Quando i pazienti escono dal padiglione per fare l’ergoterapia gli infermieri li segnano sulla vacchetta: vanno nel campo accanto al manicomio. Quelli con gli avvocati migliori imparano presto a “fare i matti”: c’è chi passa buona parte della sua vita a pensione in manicomio anche se è sano di mente. Dice di no e quello gli stringe la mano: “Bravo. Cfr. per andare in corridoio bisogna scavalcarle: “E se m’addormo – dice – per nessuna ragione devi entrare da solo”. Flamini. Intervista III. vanghe.2 MALAVITA Al padiglione dei criminali molti ci vanno apposta perché con una diagnosi d’infermità mentale si fanno meno anni di carcere. Milano 2002.. G. prima di essere abbattuto a revolverate quello fa finta”: è il primo lì dentro che sembra normale 138 137 .3. davanti al negozio di motociclette. Intervista II (cit. Dopo un mese arriva il primo turno di notte.. infermiere. Kaos. Adriano ha fatto amicizia con un malavitoso abbastanza celebre anche se tutti dicono “che . come il sicario della banda della Magliana Marcello Colafigli che per venti anni entra ed esce dai padiglioni.). cfr. 2. Id. e per tutto il giorno lavorano sotto gli occhi annoiati di due infermieri armati di un corno d’ottone. La banda della Magliana. La domenica però non possono uscire a passeggiare nel parco perché potrebbero ferirsi. 72 . Poi mostra ad Adriano l’orologio marcatempo 137 138 Cfr.

il foglio non viene tagliato. si mettono tutte le firme che si vuole e la suora non sgama nulla. Quando negli anni Sessanta arrivano le scope di plastica. dopo aver infilato una forcella di saggina che solleva appena il foglio: così. La saggina è fondamentale perché non si flette e sopravvive discreta nella tasca della cappa senza spezzarsi: nessuno sa chi ha inventato quel metodo. non vogliono novellini tra i piedi. Solo dopo un altro mese Adriano si sente chiamare: “Ragazzì. nella finestrella. la lametta inserita nella giuntura va a vuoto. sa che la buchetta è l’armadio in cui gli infermieri tengono il proprio coltello e la forchetta che i pazienti non devono mai usare. sa manomettere l’orologio. “Bravo – gli dicono – ora sei un infermiere”: sa mettere le fasce di contenzione. Ma Adriano di dormire non ha proprio voglia: più che la corsia guarda le lancette sul suo polso e nella prima mezz’ora arriva due volte in anticipo a scrivere pal. Non ha mai fatto un’iniezione. dice. Adriano si agita un po’: “’Nun te preoccupà – biascica quello – domani ci penso io”. mentre fanno il lavoretto. e lega. insegnato da sempre alla scuola segreta degli infermieri. vieni che sei pronto”. nella pratica il medico di solito firma sulla 73 . che il disco di carta dell’orologio si chiama zona. E quando tocca al collega. un grosso ago da tappezziere. ma lo vede sprofondare nella sedia e socchiudere gli occhi. “Pallotta”. La mattina gli “anziani”. È una cosa molto seria. perché se succede qualcosa la Direzione inoltra il disco al tribunale e chi si è addormentato passa un guaio. che un paziente in toppa è uno che dà di matto. Gli mostrano come aprire con lo spadino il lucchetto che serra lo sportello dell’orologio. Qualche giorno dopo Adriano si sente chiamare da un gruppetto di “anziani” attorno al letto di un paziente che si sbraccia: prende una fascia e il quadrello.sul muro del corridoio e la finestrella aperta nello sportello d’acciaio dietro cui gira il disco di carta da firmare ogni quarto d’ora: per non lasciare incustodita la corsia è sufficiente la firma di uno solo. che il rastrello è lo spazzolone per il pavimento. In teoria è il medico psichiatra primario del padiglione a disporre la contenzione di un paziente. Adriano e gli altri dovranno nascondere le vecchie nello scantinato. quando lo sportello si apre.

così la contenzione è soprattutto preventiva. C’è anche chi tra gli infermieri grida che le farà arrivare alla chiesa senza toccare terra a forza di calci. 74 .vacchetta accanto ai nomi dei contenuti quando controlla i registri. se accade qualcosa. la capo sala e la sua vice. c’è chi prova ad opporsi. Capita che una suora capo sala. Ce ne sono più di cento: ogni padiglione ne ha due. magari insultata da un paziente. si allontanano solo per mangiare nel refettorio e per la Messa e ci alcune che per tutta la vita non escono dal manicomio. hanno appena finito. lavorano sette giorni alla settimana. Nel padiglione di suor Antonietta non volano neanche le mosche: ogni mattina alle undici passa in rassegna lo sgabuzzino e verifica che gli stracci per il pavimento siano stati lavati e strizzati e che siano stesi senza che i lembi si tocchino. “Rifare!”. grida. conseguenza di uno sguardo storto o di un dondolare insistente. La suora s’inginocchia a terra per assicurarsi che i letti siano perfettamente allineati e che le coperte pendano verso terra in ugual misura. Sono le sette e nella corsia vuota si lava il pavimento e si sistemano i letti: il collega “anziano” ci mette tanto zelo che. un paio di volte la settimana. ma si sa che i biglietti delatori arrivano in Direzione per direttissima: le suore. Spesso è la suora capo sala a decidere e. contano più del direttore. ordini le fasce per punizione. Non è difficile assicurare mani e piedi alle traverse di ferro del letto e Adriano impara presto. è necessario dimostrare alla Direzione perché non si sono messe le fasce. ma di prendersi la responsabilità di decidere quando farlo si rifiuterà fino alla pensione. Gli infermieri non si scompongono: sanno che nella corsia accanto il collega pupillo d’Antonietta ha già passato l’esame e quando questa s’allontana disfano meticolosamente tutti i suoi letti. spostati nei padiglioni secondo le simpatie e le mazzette ricevute. che vivono in stanzette tra la prima e la seconda porta. ma insulti e minacce scivolano via dalle tonache: le suore dirigono l’ufficio ispettivo e orchestrano più d’ottocentocinquanta infermieri. quando alle undici Adriano vede comparire Antonietta sulla soglia. impara Adriano. irrompe tra i letti e getta coperte e cuscini in mezzo alla stanza.

i viadotti. Rofena. l’altra per il Santa Maria della Pietà. l’altro l’acchiappa e gli fa la cravatta. I genitori dei compagni di Dante lavorano tutti in manicomio: cuochi.2. una per l’ospedale San Filippo Neri. e gioca a pallone sulla terra di nessuno polverosa tra la scuola e 139 Cfr. dicembre 2006. i bambini ascoltano attenti. barista. i palazzi irti d’antenne l’uno contro l’altro arriveranno negli anni Settanta. il resto è una grande vallata verde che arriva fino al quartiere Balduina. Intervista I. idraulici. Gli infermieri che se la vedono ogni giorno con quei mostri invisibili sono dei coraggiosi. Intervista I. custodi. raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte Mario. Metelli. Roma. l’inizio della città. ma quando nel 1962 arriva a Roma da Orvieto capisce subito che Monte Mario significa manicomio 139 . stallieri. infermieri sono una piccola città inghiottita ogni giorno dalla rete di filo di ferro. raccolti attorno alla chiesa di piazza Guadalupe. Le strade intasate. contadini. con l’apertura del grande policlinico Gemelli: ora il piccolo bar di fronte al manicomio è una stazione di posta dove si fermano i Romani in gita per prendere l’ultimo caffé 140. S. stringendogli il collo tra l’avambraccio e il bicipite. uno fa il matto. aprile 2007.3. Dante gioca con Maurizio. Con la scuola media finalmente Dante può uscire dal cortile di casa: attraversa la via Trionfale. e due strade. Nel quartiere stanno appena iniziando a costruire e i prezzi degli appartamenti sono ancora abbordabili: ci sono solo un pugno di palazzi lungo la via Trionfale. 75 . giardinieri. dei guerrieri e. Cfr. portantini.3 VISTO DA FUORI Dante ha otto anni e non ha mai visto un matto. mentre sua madre spalma la marmellata sul pane e sbadiglia perché quella notte con la paziente in toppa non ha chiuso occhio. Maurizio e Dante giocano a rincorrersi. 140 Roma. che ha una corsia sola e non somiglia ancora ad un’autostrada. raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte Mario. D. elettricisti. quando a tavola i grandi parlano lugubri dei padiglioni più pesanti dove nessuno vuole andare.

convogli di vagoni di metallo scintillante che traboccano di biancheria sporca. quando in un torrido pomeriggio d’estate il casale va a fuoco: le fiamme altissime già lambiscono il San Filippo Neri e quando arriva il camion dei pompieri i bambini del quartiere sono già seduti da ore sull’aia per godersi lo spettacolo. trova qualcosa uscito dritto da uno dei suoi incubi di bambino: due file di letti contrapposti e una schiera di fantasmi che strisciano lentamente nell’ombra. pecorino e fiaschi di vino e si trasferiscono sui prati fuori le mura: in manicomio ad organizzare la festa più “rossa” dell’anno ci pensano le suore. porta Dante ad assaggiare il latte fresco: in fondo al viale alberato. circa un 76 . i romani impacchettano fave. Le terre e i campi del manicomio tra i padiglioni. è in ribasso in tutta Europa e le ortiche si stanno prendendo i campi.il manicomio. il carcere di Casal del Marmo e l’ospedale San Filippo Neri sono già in buona parte abbandonati: l’ergoterapia. Il primo maggio. alcuni siedono immobili su una panchina per ore: con quei camicioni grigi e il berretto nero calcato sulle teste pelate gli sembrano tutti vecchi. dietro la porta socchiusa del casale arancione. qualche pastore guida le pecore nel casale diroccato e annerito dal fumo e costruisce le baracche di lamiera aggrappate al fosso lungo i padiglioni che ancora sono lì: la mattina i pastori vengono sulla via Trionfale per vendere la ricotta fresca. I campi incolti diventano pascolo. meravigliosi treni che attraversano il piazzale e spariscono nel bosco. Dante entra in manicomio il primo maggio 1965. vecchissimi. La stesura della lista dei fortunati che potranno uscire dai padiglioni. Oltre la rete vede uomini senza denti che barcollano tra gli alberi. costosa e poco redditizia. I malatini della vaccheria sloggiano poco dopo. Per la festa il cancello è aperto e il bambino passeggia con i genitori sul piazzale fino al grande edificio della Direzione: vede gli uomini e le donne con il camicione grigio che siedono davanti ai piatti. Il vecchio Piccoli. festa dei lavoratori. gli infermieri che saltano freneticamente da una tavolata all’altra e lunghissimi. guardiano dell’ultima vaccheria attiva del Santa Maria della Pietà.

gli infermieri. 77 manicomio . quasi tutti sono ricoverati da più di vent’anni.quinto del totale. Aneddoti simpatici dal Cfr. C’è un medico che prima di 141 Cfr. Pallotta. dove si fa anche qualche iniezione. in Id. per far quadrare i conti a rubabandiera. ci sono trecentoventi pazienti cronici: Adriano resterà al bisonte dieci anni. le suore. malati di Tbc. Al padiglione XXII.). Con gli altri “nuovi” fa i “rimpiazzi”. fatalisti. A. i “lavoratori”. Una folla d’anziani dementi ed epilettici vive stretta tra le otto corsie e le tre sorveglianze. il più grande del manicomio. i reggimenti si mescolino e per qualche ora il primo maggio diventi una giornata normale. per pulire gli infermieri li fanno sedere sui tavoli da pranzo e ordinano: “Su i piedi!”.4 IL BISONTE Adriano ha detto che si licenzia perché non vuole fare il secondino 142 . I generali neri. Intervista II (cit.3. 142 . lontani da tutti mentre i fortunati del XX. A pranzo ogni infermiere deve assicurarsi che ognuno dei venti pazienti affidatigli mangi: molti devono essere imboccati e quando si finisce di raccogliere i cucchiai di stagno sporchi con impressa la scritta “Rubato al manicomio” è già ora di prepararsi per la cena. Ci si accampa rigidamente divisi per sesso e per padiglione: quelli del XVI. senza chiavi e reti di ferro. A frequentare il bisonte ci si ammala facilmente di “sindrome da istituzionalizzazione”: si diventa come il Regolamento. rassegnati e un po’ matti. è laboriosa e porta via molti dei giorni precedenti la ricorrenza: quando finalmente la mattina i malati escono sui prati sembra di assistere ad una manovra militare 141 . Pallotta. per concessione dell’autore. e dietro la truppa in grigio ordinata in file serrate marcia all’unisono. A. marciano impettiti davanti ad un drappello sparuto di svogliati ufficiali bianchi. L’armata Brancaleone nel manicomio. riescono da dove sono addirittura a scorgere le donne. infermiere. Roma 2007. copre i colleghi assenti per malattia: una suora un po’ anziana gli si affeziona e lo fa trasferire nel suo padiglione. 2. Ma capita anche che.

Pallotta. Ed è in momenti così che il manicomio inizia a pensare al posto degli uomini: sospese le ricerche. e io sono il direttore del manicomio”. Una notte Giovanni svanisce: lo cercano nei letti degli altri pazienti. “in manicomio so’ matti pure gli alberi”. infermiere. Cfr.). I concittadini lo salvano sul bordo della vasca da bagno. Giovanni intanto ronfa beatamente poco lontano. Intervista III (cit. due energumeni in bianco lo afferrano per le braccia: “Vieni con noi da bravo. (cit. Sorriso di circostanza e procedura inflessibile. viene morso. Qualcuno soffia nel corno e un minuto dopo tutti i pazienti del bisonte marciano svegli nei corridoi gridando “Giovanni. “Ma io sono il sindaco!”. gli infermieri si convincono che Giovanni. Giovanni!” C’è anche chi abbozza un “Giovà.). un bagnetto e poi a letto e domani ti sentirai meglio”. è sgaiattolato attraverso le sbarre della finestra e per dimostrare la loro teoria si affannano a farci passare un collega particolarmente minuto. A lavorare in manicomio s’impara e in cambio si cede un po’ d’umanità all’istituzione: se ne accorge a sue spese il sindaco di un piccolo paese vicino Roma quando. certo. Come da Regolamento. in Id. Aneddoti simpatici dal manicomio. dopo aver approvato e firmato secondo la legge il certificato medico che attesta la follia di un suo concittadino per il quale la famiglia ha richiesto l’internamento. impossibile che sia uscito dalla porta chiusa a chiave. vieni fuori che Maria ti aspetta!”. Pallotta. 78 . gli infermieri allargano il sorriso e stringono la presa: “Si. Giovanni ha novant’anni e l’arteriosclerosi galoppante: ogni giorno chiede di essere liberato perché una donna lo aspetta fuori del cancello: chi dice che tanto alla sua età non riuscirebbe a soddisfarla. obietta il poverino. dicono gli infermieri “anziani”. s’offre d’accompagnarlo al Santa Maria della Pietà con la sua automobile 144. A. A. non ha neanche un dente 143. 143 144 Cfr. il sindaco fa due passi in corridoio. Mentre lo psichiatra dell’accettazione visita il nuovo arrivato.entrare tocca tutti gli alberi del viale con la mano destra: del resto. magrolino com’è. ma il vecchietto non salta fuori. Poco male. sommerso da una montagna di lenzuola sporche nel carrello della lavanderia. Un giovane novantenne.

Ogni settimana di mattina presto Adriano riceve la lista, raduna i pazienti e li conduce al padiglione dell’elettroshock
145

. Il dottore bagna le tempie con

acqua salata, appoggia gli elettrodi e preme il bottone. “Lo potrebbe fa’ pure ‘no scopino”, pensa Adriano, ma c’è sempre il rischio che il paziente abbia un attacco cardiaco e la direzione aprirebbe sicuramente un’inchiesta: meglio allora che lo faccia il medico. Adriano mette il paziente sul letto, quello di solito si agita ma non può legarlo, si frantumerebbe le ossa quando la scarica elettrica lo attraversa. Quando il medico preme il bottone il paziente perde immediatamente conoscenza e salta; lo tengono per le mani e i piedi perché non cada giù dal letto: le convulsioni arrivano immediatamente, bisogna tenere e mollare, assecondare i movimenti a scatti, metterlo su un fianco perché non soffochi, aprirgli la bocca e afferrare la lingua prima che si strozzi. Tre ore dopo il paziente si sveglia intorpidito e torna barcollando in padiglione abbracciato ad Adriano. Sicuramente per qualche giorno avrà difficoltà a ricordare: c’è chi non sa neanche di essere in manicomio, chi dice di volare e passeggia per la sorveglianza ad un palmo da terra e chi grida perché vede il suo braccio abbandonato sul pavimento dall’altra parte della stanza. Adriano ogni volta che finisce un ciclo di quindici applicazioni si sente un po’ peggio, come se qualcuna gliela avessero fatta a lui: si sforza di capire il criterio con cui viene prescritto l’elettroshock, terapia o punizione, ma gli sfugge sempre. Al bisonte sarebbe impossibile sopravvivere per gli infermieri senza l’aiuto dei malatini: Sergio è uno di quelli che in manicomio c’è praticamente nato ed è talmente zelante e veloce nel lavoro che lo hanno soprannominato littorina, come il treno veloce
146

. Quando la mattina gli imbianchini del

manicomio entrano nello sgabuzzino dove tengono vernici e pennelli, lo trovano già pronto, con il serbatoio della calce caricato sulle spalle come uno zaino e l’erogatore della vernice stretto in pugno. Ma sono appena le sette, l’ora del caffé, e per toglierselo dai piedi lo mandano avanti. Littorina bussa furiosamente al padiglione XXII bardato come un astronauta: “Famme entrà, ho
145 146

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). Cfr. A. Pallotta, Littorina, in Id. Aneddoti simpatici dal manicomio (cit.). 79

da imbiancare tutta la sorveglianza!” Il portiere, vedendolo solo, fa segno di no e quello minaccioso brandisce l’erogatore della vernice. Infermieri e ricoverati si accalcano alle finestre, nessuno ha il coraggio di uscire ma tutti vogliono vedere Littorina furibondo che dipinge il manicomio: gli alberi davanti al bisonte rimarranno per parecchi anni bianchi splendenti. Anche bombolo è cresciuto in manicomio: stava al padiglione VIII, quello dei bambini, le infermiere se lo ricordano tutte e ora che è grande ha il privilegio di uscire da solo dal bisonte per andare a far loro visita 147. Bombolo è diventato un ragazzone alto e forte e le aiuta a pulire le finestre più alte; in cambio quelle gli portano qualche dolcetto da casa, visto che è tanto goloso. Qualcuna ogni tanto riesce anche a convincere la suora e se lo porta a casa: è un babysitter perfetto. È il primo internato a varcare il cancello, per ora è l’unico.

147

Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). 80

2.4 MARCO CAVALLO
Teoria e pratica per chiudere gli ospedali psichiatrici

Considerando l’apertura alare e la frequenza del battito delle ali rapportata al peso, è scientificamente provato che un coleottero non può volare. Vola perché non lo sa. Targa presso la Facoltà d’Ingegneria aeronautica, Cambridge

2.4.1

L’ANNO PIÙ VELOCE

Ogni anno a dicembre la prestigiosa rivista sportiva France Fotball assegna il Pallone d’oro al calciatore che ha maggiormente brillato per talento, personalità e carisma. Bobby Charlton è il capitano della nazionale del Regno Unito, educato, serio, non prende un cartellino giallo da mesi, capelli biondi rigidamente scolpiti alla tedesca e petto da statua greca: ha il premio in tasca. E invece i seriosi giornalisti francesi danno il trofeo a Gorge Best, il “quinto Beatles”, quello che il Manchester United non voleva perché troppo magro, che ubriaco fa a botte con i poliziotti nei locali della swingin’ London, che dopo aver segnato sei goal contro il Northampton esce dallo stadio e attraversa il quartiere di corsa tra i fans in delirio. Porta i capelli lunghi e somiglia un po’ a Che Guevara, è nato in un sobborgo di Belfast e, se non avesse inventato il calcio moderno come dice Pelè, forse si sarebbe arruolato nell’Ira. France Fotball non ha mai fatto nulla del genere: è il 1968 148. Il Sessantotto in manicomio inizia il 18 marzo, quando il ministro della Sanità, il socialista Luigi Mariotti, porta in Parlamento la legge numero 431

148

Cfr. G. Best, C. Roy, The Best, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2007. 81

sulle “Provvidenze per l’assistenza psichiatrica”

149

. A destra la chiamano

“legge straccio” e il principio che equipara gli ospedali psichiatrici a quelli generali suscita l’unanime levata di scudi 150. Con la nuova legge gli infermieri aumentano ad uno ogni tre posti letto, arrivano gli assistenti sociali in numero di uno ogni cento pazienti e nascono i
CIM,

i centri di igiene mentale,

ambulatori sparsi su tutto il territorio nazionale in cui psichiatri, psicologi e infermieri specializzati lavorano per prevenire il ricovero in manicomio. L’articolo quattro della legge Mariotti contempla poi la possibilità di essere ricoverati in ospedale psichiatrico per propria volontà: se il ricovero è volontario, lo è anche la dimissione e solo chi è stato internato in modo coatto, in flagranza di reato ad esempio, deve attendere l’autorizzazione del magistrato per uscire. La chiave della rivoluzione è affidata ai medici che ora possono decidere di trasformare un ricovero originariamente forzato in un soggiorno volontario. Al Santa Maria della Pietà l’infermiere Adriano si sente chiedere “Che me lo fai fa un giretto?” 151 Cautamente ora può aprire la porta del padiglione a quelli che si comportano meglio, che da mesi o da anni non danno segno di pericolosità: se decidono di non tornare non sono più evasi ma liberi cittadini che s’allontanano da un ospedale comune sotto la propria responsabilità. Senza nessun tentativo di riabilitazione per la stragrande maggioranza dei pazienti non cambia nulla: non sono in grado di uscire da soli e quindi non si può trasformarli in “volontari”. Comunque al padiglione XXII gli ospiti scendono da trecentoventi a centosessanta e con meno affollamento il manicomio è già un po’ più umano. E la legge Mariotti, pur innovativa, ha già il fiato corto.

149 150

Cfr. Legge n. 431, Provvidenze per l’assistenza psichiatrica, 18 marzo 1968. Cfr. A. Iaria, T. Losavio, P. Martelli, Lineamenti storici sulle politiche dell’assistenza Cfr. A. Pallotta, infermiere, Intervista I (cit.). 82

psichiatrica dall’unità d’Italia alla chiusura dei manicomi (cit.).
151

2.4.2

LA VENDETTA DELLA FOLLIA

I cavalli irrompono nel deserto alcalino partoriti da una nuvola, elefanti dalle gambe sottili come trampoli portano in groppa obelischi e cattedrali dalle cui bifore ammiccano donne nude, il povero sant’Antonio può opporre solo un timido crocefisso, stretto tra le dita ossute: così Salvador Dalì annuncia al mondo che la follia è tornata
152

. Più che tornata, gli fanno eco dalle

avanguardie del Novecento, non se n’è mai andata, si era solo nascosta tra le pieghe rassicuranti dell’Illuminismo.
Ridurre l’immaginazione in schiavitù fosse anche a costo di ciò che viene chiamato sommariamente felicità è sottrarsi a quel tanto di giustizia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. (…) Ognuno sa che i pazzi devono il loro internamento ad un certo numero d’azioni legalmente reprensibili e che, in mancanza di queste azioni, la loro libertà non può essere messa in causa. Che essi siano vittime della loro immaginazione sono pronto a concederlo. Ma il profondo distacco che dimostrano per la nostra critica e per i castighi diversi che vengono loro inflitti, lascia supporre che attingano un grande conforto dall’immaginazione, che apprezzino abbastanza il loro delirio per sopportare che sia valido solo per loro. E in effetti le allucinazioni, le illusioni eccetera, sono una fonte non trascurabile di godimenti 153.

L’oggettività scientifica non seduce più i filosofi, torna l’appeal del misterioso medievale, del contorto, dell’inspiegabile e mentre sette e società segrete dilagano in tutto l’Occidente e sul palco di Beckett, Jonesco e Pirandello va in scena il balbettio dei folli come metafora dell’umanità che ha perso di nuovo la bussola, la pazzia diventa programmatica per molti tra i neonati movimenti artistici. Alla soglia del Novecento già il Grido di Edvard
152

S. Dalì, La tentazione di sant’Antonio , Olio su tela, 1946, Museo Reale di Belle Arti, A. Breton, I manifesti del Surrealismo, Einaudi, Milano 2003, pag. 34. 83

Bruxelles.
153

Manifesto del Futurismo . Einaudi. prima di morire d’overdose da psicofarmaci. Galleria Nazionale. Munch. A. Signori [direttori di manicomio]. pag. Lettere del grande monarca. Edizioni Sansoni. Cigliana. Artaud. mette in discussione tutta la nostra visione 154 155 E. follia 154 . La letteratura dell’Italia unita. Il piacere. dopo infiniti ricoveri e cinquantuno elettroshock. Cfr. 156 157 158 l’Obliquo. S. Prima del furore normalizzatore fascista i Futuristi fanno il gesto inconsulto e il riso sgangherato connotati “dell’uomo nuovo” 155. mentre il dannunziano Andrea Sperelli e gli altri dandy decadenti rispolverano la melanconia per fuggire dallo spleen e dalla banalità quotidiana 156 : il tappo sul vaso di Pandora è saltato di colpo e l’atto d’accusa contro le “istituzioni totali” non si fa attendere. ma si muovono lungo traiettorie sparse. 1893.Munch aveva ammonito i contemporanei: chi cerca il senso della vita troverà delirio. Negli anni Venti la fisica quantistica. Mondadori. olio. Le stagioni della critica militante. Oslo. Brescia 2004. (…) Per ogni cento classificazioni. in Id. in G. Artaud. orrore. Marinetti. Onyx. ovvero l’apparente normalità della vita 157. Roma 2006. Milano 2005. Il teatro e il suo doppio. Lasciate che ne ridiamo. Contini. Lettera ai direttori di manicomio. 84 . le più vaghe delle quali sono ancore le sole ad essere utilizzabili. forse il massimo teorico del teatro e del suo riflesso. quanti nobili tentativi sono stati compiuti per accostare il mondo cerebrale in cui vivono i vostri prigionieri? 158 Il ritorno della follia non seduce solo gli intellettuali borderline: il “salto” nell’irrazionale si rivela uno strumento utile per superare certi impacci secolari d’origine illuminista e i modelli basati sulle scienze del caos si affacciano addirittura nei laboratori. Il grido. Lo verga Antonin Artaud. F-T. Questa giurisdizione sovrana e indiscutibile voi l’esercitate a vostra discrezione. le leggi e il costume vi concedono il diritto di valutare lo spirito umano. Milano 1997. Cfr. A. tempera e pastello su tela. G. Cfr. Milano 2002. 34. D’Annunzio. secondo la quale gli elettroni non viaggiano in orbite ordinate attorno al nucleo.

Milano 2000. Cinema e psicanalisi. Lillestol. Metz. Napoli 2002. 87. Placereani. Moro (Thomas More). Nel mistero dell’universo. My name is Orson Welles. Heisenberg. Dell’Aquila. Calvino porta per mano i lettori nelle sue città . E. Istituto Geografico De Agostini. A. il cinema. 164 Roma 1971. Garzanti. pag. L’utopia (cit. La ginestra. pag. Che cosa è il Cfr.dell’universo e include l’indeterminazione tra le qualità fondamentali della natura 159. 165 166 Castoro. Sellevag. 160 161 162 163 Cfr. Vance. L. Burroughs. Se è in questa sede difficile passare in rassegna i diversi contributi della follia alla cultura del Novecento. Novara 1996. C. forme. Milano 2000. Indeterminazione e realtà. cfr. 43. Giuliani. in M. Guida. G. I persuasori occulti. Mondadori. Milano 2006. Venezia 2002. Signorelli. W. Calvino. G. Cfr. vol. Intanto il nuovo media dominante. Il cinema? . Leopardi. Adelphi. Fraser. facendo passare per vera un’invasione di marziani fasulli 166. L’irrazionalità diviene principio organizzatore di molte relazioni umane. G. T. Le città invisibili. dilaga la sfiducia verso i “persuasori occulti” 165. I. Bazin. dell’illusione e del delirio 163. Pasto nudo. Burroughs dialoga con la propria macchina da 162 161 scrivere trasformata in scarafaggio e con gli altri della beat generation elegge il “discorso schizofrenico” a unica forma ancora possibile di comunicazione . in primis quella tra gli individui e i mezzi di comunicazione di massa: dismessa la fiducia nelle “Meravigliose sorti progressive” 164. c’è anche chi soffia sul fuoco della paranoia e riesce a scatenare grazie alla radio una vera e propria crisi d’isteria collettiva. introduce nella vita di ogni spettatore la possibilità concreta e a buon mercato dell’esperienza del sogno. media. linguaggi. I. Hawking. Marsilio. Milano 2007. novello Tommaso Moro perdute. è giocoforza impossibile enumerare tutti i 159 S. folli e invisibili 160 .). Cfr. P. 32. 85 . III. Qualche anno dopo due guerre mondiali spalancano del tutto la porta della follia sul mondo: davanti all’ecatombe restano solo i mondi d’utopia e. pag. Einaudi. Poesia e letteratura. Torino 2005. Cfr. Cfr. W.

A. Ci pensa lo psichiatra tedesco Karl Jaspers a trasformare in pratica clinica l’intuizione dello psicoanalista svizzero: continuando a “ricondurre il singolo al singolo”. Roma 2000. al suo divenire. 86 Dementia Precox. C. Bollati Boringhieri. il quale. pag. Sono idee simili a picconi. si naufraga in un oceano d’elementi particolari e non si avvista il senso che la manifestazione visibile della follia suggerisce. perché ora non basta più “Guardare per comprendere. Opere. buoni per demolire il manicomio immobile e impersonale. rileggono le pagine in cui Edmund Husserl ordina ad ogni uomo di riprendersi il proprio corpo perché è l’unica “reale realtà” che ha. dice. 168 169 .G. la psichiatria diventa uno dei temi caldi del Sessantotto e “Abbattiamo i manicomi!” diventa un gettonato slogan 167 A. Milano 1971. Gaston. pag. bisogna vivere un po’ della propria storia assieme alla storia dell’altro e allora ci si accorge che al di là dell’apparente disordine della follia esiste un mondo con un altro ordine. Gaston. 42. stanco di almanaccare classificazioni patologiche che servono a poco o nulla. cfr. Quando poi i filosofi esistenzialisti del “Maggio francese”. Psicologia della Cfr. Psicopatologia generale.).passi che la psichiatria compie verso lo smantellamento dell’ospedale psichiatrico: basti dire che si tratta di una crisi profonda del metodo d’indagine scientifica. infischiandosene delle etichette di normalità.). 34. in Id. Il Pensiero scientifico. demografiche ed economiche. K. Genealogia dell’alienazione (cit. nota che i sintomi della follia “Appaiono tutt’altro che immotivati e senza senso e che anche le cose più assurde sono simboli di pensieri comprensibili che abitano tutti i cuori umani” 167 . Jung. Genealogia dell’alienazione (cit. un ordine di coerenza 169”. Sartre e Foucault in testa. tutti i sintomi acquistano valore significante 168 . Di certo uno dei primi passi lo compie Carl Gustaf Jung. guardando invece all’intero processo della follia. contemporanea al crollo del modello della gestione della devianza basato sulla reclusione. Jaspers. non più sostenibile per ragioni etiche.

Fanon non parla di manicomi. L’utopia Cfr. che cura. L’uomo che vede. (…) Tutto ciò che noi diciamo sarà necessario spiegarlo alle masse perché capiscano: anch’esse sono abituate a pensare che un pazzo è un pazzo. Sartre. Fanon. e la risposta non lascia spazio a dubbi: il medico non può nascondere le sue responsabilità umane sotto la divisa da “tecnico del sapere pratico”. in F. quello da sempre stabilito per le cose. 173 . sarà medico di un ospedale psichiatrico e gli si dirà: ciò che si deve fare. 237. pag. conversazione con Jean-Paul Sartre. sta scritto. Husserl. Nel 1961 lo psichiatra e filosofo martinicano Franz Fanon vuole parlare di ciò che accadrà all’Africa quando i coloni europei salperanno e non sa ancora che il suo libro sarà uno dei maggiori successi editoriali del decennio: scrive che la decolonizzazione che vuole cambiare l’ordine universale. ma la sua carriera nei padiglioni. non ha alcun rapporto con il tecnico teorico. Il pensiero filosofico esistenzialista del resto non poteva che scontrarsi frontalmente con la realtà repressiva del manicomio. lo aiuta ad appuntire il suo pensiero: sarà “disordine assoluto”. Finché non avrà rinunciato a questo tipo d’istituzione sarà costretto a continuare ad applicarla. I dannati della terra (cit. 170 Cfr. Milano 1994. Nel 1972 lo psichiatra Franco Basaglia chiede a Jean-Paul Sartre che cos’è la psichiatria. cfr. 87 punire (cit. F. 171 172 della realtà (cit. la società deve imparare a comprendere la follia entro se stessa. E. non può che essere un “programma di disordine assoluto” 173 . la classe dominante ha dato loro la sua ideologia 172. Milano 2004.). Basaglia.di piazza 170 . prima in Francia poi in Africa.). Bompiani. M. J-P Sartre. Che cos’è la letteratura?. Sorvegliare e Cfr. Crimini di pace.). parafrasando uno dei titoli di maggior successo del filosofo francese 171 . non più devianza ma faccia multiforme della realtà. Net. L’essere e il nulla . Net. Meditazioni cartesiane. cfr. si deve fare. Foucault. Milano 2000. lotta. J-P Sartre. fallimento e successo anche la difficile e necessaria “decolonizzazione” dei manicomi italiani. J-P.

decide di esprimersi con la forza. così il medico che cerca nel linguaggio del malato solo le evidenze della malattia non può cogliere il senso di quella relazione altra con la realtà messa in atto da un suo prossimo. Fisica e filosofia in Werner Heisenberg. pag. non merita comunque l’aggettivo “patologico”. pag. 54. I dannati della terra (cit. la condotta del terapeuta “perturba” il campo osservato.). Gaston. almeno quanto è impossibile fotografare nitidamente sia la macchina in corsa che il panorama immobile dietro di quella 176. 2. è impossibile conoscere contemporaneamente dove si trova una particella e qual’è la sua velocità. se pure non è accettato dal sentire comune. SINTOMI E PORTE APERTE La critica antideologica del Sessantotto suggerisce alla psichiatria un nuovo punto di vista: quello che prima era solo il sintomo di una malattia. Altavilla. Genealogia dell’alienazione (cit.Questa violenza irrefrenabile che si scatena nei liberati non è un’assurda tempesta né il risorgere d’istinti selvaggi e nemmeno effetto del risentimento: è l’uomo stesso che si ricompone. Cfr. Da questo nuovo punto d’osservazione si vede il paziente ma anche il medico.).3 SEGNI. A. (…) Colui al quale non si è mai cessato di dire che non capiva altro che il linguaggio della forza. Napoli 2006. Di più. ora diventa anche il segno di un modo altro di relazionarsi con la realtà che. come ammonisce il principio d’indeterminazione. 103. Fanon. ovvero fino ad adesso “colui per mezzo del quale il sistema gestisce la salute mentale dei suoi membri” 175. 88 . Guida. cioè contribuisce ad acuire la gravità delle manifestazioni visibili del folle.4. perché si pone in rapporto conflittuale e non dialettico con esse e spesso ne diventa addirittura la causa efficiente: se il medico “inquisitore” non considera la 174 175 176 F. Di fatto da sempre gli è stato annunciato il cammino che doveva essere il suo se voleva liberarsi 174. Se. C.

Basaglia. mentre Basaglia e gli uomini del suo staff danno ottima copertura alle proprie iniziative coinvolgendo cineasti e intellettuali in vista: il rinnovamento della psichiatria diventa una delle richieste dei “Sessantottini” e dalle aule universitarie e dalle piazze il 177 178 179 180 Cfr. La soluzione finale (cit. F.). Basaglia. P. F. la prassi psichiatrica si trasforma giocoforza in un modello di violenza ed esclusione. poi ristampato da Baldini e Castoldi.).). non umano. Di Vittorio. L’istituzione negata (cit.). e poi lo assolve con l’alibi della “necessità della cura” e della “inguaribilità della malattia mentale” 179. a salvaguardia del buon andamento dell’organizzazione generale? 178 All’improvviso il re è nudo: la clinica psichiatrica da troppo tempo prescrive al medico di porsi come “soggettività pura” che riduce il malato a “corpo” privo d’oggettività e quindi “oggetto”. 121. Basaglia. L’editore Einaudi è molto sensibile ai venti che agitano gli intellettuali e proprio nel 1968 decide di mettere nero su bianco le istanze della psichiatria in subbuglio: appare in libreria L’istituzione negata. pag.necessità del malato di “difendersi da un interrogatorio ostile” 177 . soprattutto tra i giovani. Cfr. Colucci. 89 . In quegli anni molti leggono molto. F. M. in cui si racconta la messa in pratica delle nuove teorie tentata dallo psichiatra Franco Basaglia e dalla sua equipe nel manicomio di Gorizia 180. Che cos’è se non esclusione e violenza quella che spinge i membri cosiddetti sani di una famiglia a convogliare sul più debole l’aggressività accumulata? Che cos’è se non violenza la forza che spinge una società ad escludere gli elementi che non stanno al suo gioco? Che cos’è se non esclusione e violenza la base su cui poggiano le istituzioni le cui regole sono stabilite allo scopo di distruggere ciò che resta di personale nel singolo. e il buon lancio editoriale del libro assicura successo e diffusione. Cfr. Franco Basaglia (cit. Crisi istituzionale o crisi psichiatrica? (cit.

Colucci. I giardini di Abele (cit. Colucci. recupero di rapporti quotidiani umani ed economici con l’esterno. la casa editrice Cfr. S. gestione degli spazi secondo le regole di una “comunità terapeutica” 183 . Petraglia. Dalla strada per Gorizia non si torna indietro perché il libro porta in sé gli elementi che annichiliscono l’idea stessa di manicomio: “Oltre il libro – afferma il curatore del volume per conto di Einaudi – non può esserci che la routine o l’assalto agli edifici pubblici” 182. con molti ritardi in verità.).T. 143. 1975. 182 G. Giordana. abbattimento di reti e grate e sbarre. In una psichiatria così fenomenologicamente impostata il sano e il folle sono dello stesso mondo. M. Bollati. Franco Basaglia (cit. M. Rai Cinema. servono sette cose: psicofarmaci di moderna generazione che sostituiscano la contenzione e consentano di distinguere i danni della malattia da quelli fatti dall’istituzionalizzazione. Italia 2000. S. P. Franco Basaglia (cit. Lettera a Franco Basaglia. pag. nell’aula del Parlamento 181 .). Bellocchio. Zavoli. S. Italia 2003. istituzionalizzato quanto i degenti. aperture delle porte almeno per quanto possibile secondo legge. Il personale deve fare proprio un concetto filosofico.tema si trasferisce. in L. 11 Marzo cinematografica. Torino 1999. spiega Basaglia. La seconda ombra. Per cambiare Gorizia. P. può mettere da parte la ricerca della causa della follia per dedicarsi all’espressione. Agosti. S. Bollati Boringhieri. al segno attraverso cui il cosiddetto “pazzo” veicola la sua relazione con il mondo. Pensare i libri. Rulli. 90 Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta. Di Vittorio. S. Di Vittorio. La meglio gioventù . 183 184 . creazione di un “ospedale di giorno” aperto a chi ne ha bisogno e secondo la sua volontà.). l’epochè. M. rieducazione teorica e umana del personale. molti cineasti si recano nei padiglioni aperti per girare film e documentari e introducono nelle loro opere temi basagliani: cfr. Agosti. pag. ovvero la “sospensione del giudizio”: dopo aver così “messo tra parentesi” la malattia mentale può “Vedere il malato di mente come un prodotto storico e sociale della razionalità moderna” 184 . solo che l’alienato vi partecipa secondo percezioni e comportamenti originali: di conseguenza la differenza non può più generare 181 Oltre al già citato giornalista televisivo Sergio Zavoli. M. 90. Mangoni. Matti da slegare Italia.

Basaglia. La comunità terapeutica come base di un servizio psichiatrico. Feltrinelli. Torino 1981. né “intrattenimento”. Non più detenzione e contenzione quindi. 146. Milano 2006. dato che è semplicemente “funzione” di un certo modo personale di essere al mondo 185. le sue parole alla malattia mentale e prendersi cura di quella esistenza e di quella sofferenza così come si presentano e si dispongono nel loro essere nel mondo e nel mondo di quella relazione di cura” 186 . 185 186 Cfr. in Id. Nella comunità terapeutica il personale non cura ma “si prende cura”: deve ripercorrere l’intricata trama di pregiudizi intessuta alla vita dell’internato. come avviene attualmente in molte comunità di recupero per tossicodipendenti. Essi godono di completa libertà di movimento all’interno dell’ospedale 188. Franco Basaglia e l’impresa della sua vita (cit. F. 91 . Losavio. per concessione dell’autore. pag. La comunità terapeutica è un luogo tenuto insieme dalle sue stesse tensioni perchè nell’assemblea comune personale e pazienti hanno eguale diritto di parola e di voto riguardo le questioni gestionali: Basaglia sta puntando proprio su quell’aggressività fisiologica “nell’individuo che si ricompone come uomo” per disseppellire gli uomini sepolti dall’istituzionalizzazione.). La fine del manicomio: un’occasione mancata?. non ergoterapia. Psichiatria e fenomenologia . stupide e improduttive persone ritenute prive del bisogno umano di dare un senso al proprio tempo 187 . Galimberti. ovvero l’occupare in attività frustranti. Giannichedda. i suoi atti. lavoro non riconosciuto come tale e quindi non pagato. 1.“esclusione”. I partecipanti furono scelti tra quelli che nel primo periodo di assestamento si erano dimostrati i meno adattabili e quindi dotati ancora di una buona dose di aggressività su cui si sarebbe potuto puntare. Fu scelto come sede proprio il reparto definito prima come “reparto agitati”. Cfr. T. Scritti. Roma 2007. “non attribuire tutto il [suo] comportamento. M. ma neanche rieducazione e “terapia morale”. pag. 187 188 Einaudi. U.

Milano 1989. Brasil. la bomba della nuova psichiatria rischia di esplodere proprio tra le mani di chi lavora in manicomio e non sempre è pronto a maneggiarla. grande. che una società che si sviluppa lasciando indietro il proprio capitale sociale. Messo via il Regolamento. Twenty Century Fox. che ostacola la coesione tra gli individui e limita i diritti di cittadinanza e lo scambio di comunicazioni è condannata a veder aumentare dentro di sé i malati di mente. Orwell. I non bastano di certo: senza un profondo mutamento dell’atteggiamento di tutta la società nei confronti del malato di mente possono finire addirittura per riproporre su scala mutata i meccanismi dell’esclusione e della violenza. e addirittura collaborare sullo stesso piano con i folli: l’utopia che si fa realtà è un percorso minato. luccicante e tutto di carta pesta 189 190 T. 1984. T. e fatalmente serve a poco o nulla 190 : ora la porta aperta introduce gli ex ospiti direttamente in un mondo CIM che deve. cfr. G. oltre che secondo scienza. La fine del manicomio: un’occasione mancata? (cit. Medici e infermieri devono ora agire secondo coscienza. nelle sue scansioni più locali e minute 189. come afferma in un suo rapporto la World Bank. Se è vero. Usa 1985. Losavio. Cfr. decennale e ad oggi non concluso. sbarre e tante pillole. l’edificio orwelliano dove i dissidenti sono rieducati al comune sentire.Aprire la porta del manicomio significa riversare il problema della devianza sulla società che ha escogitato l’ospedale psichiatrico appositamente per escluderla dal proprio orizzonte. significa che il problema della follia deve essere affrontato a partire dal territorio. 92 . Il manicomio è un moloch colossale. Mondadori. somiglia alla torre d’acciaio di Brasil. spalleggiati da un network di cliniche private che offrono a pagamento il “servizio completo” del vecchio manicomio: fasce. senza più la responsabilità giuridica che inchioda alla quotidiana ripetizione acritica di gesti per conto dell’istituzione che “pensa per tutti”. o dovrebbe. cambiare per accoglierli. anacronistico e lontano dalla vita reale e quotidiana.). Gilliam. E tuttavia la porta del manicomio si è ormai aperta e non si può più chiudere: c’è passato al galoppo Marco Cavallo.

93 . costruito dai pazienti e dagli infermieri del manicomio di Gorizia. l’ultima domenica del marzo 1973. e se ne va in giro per la città sbalordendo i passanti.azzurra.

6. un’internata le sussurrò: “Non piangere. Il Regolamento è molto chiaro in proposito: chi agisce al di fuori delle norme è colpevole fino a quando non riesce a dimostrare la propria innocenza. I membri del personale non parlano tra loro: la ferrea catena di comando li vincola all’obbedienza al proprio superiore e non c’è spazio per l’iniziativa personale. pag. 94 . esattamente il contrario di quanto vige correntemente in un’aula di tribunale. non siano disposti a condividere con il resto del personale quanto sono in grado di decifrare della malattia e che gli infermieri. Il manoscritto di Augusta F. non ridere. Provincia di Roma.1 TRE TIPI DI AFASIA In manicomio è meglio parlare poco perché tutto quello che dici potrà essere usato contro di te. per privilegio e vizio di casta.5.2. anche quando è dettata dal buon senso ed è nell’esclusivo interesse del malato 191 . anche la cosa più umana e naturale: verrai interrogata ma non sarai creduta”. 2. non ne sappiano abbastanza per andare oltre l’applicare delle fasce di contenzione. non cantare. Per quelli tra questi che sanno leggere una cartella clinica la 191 Il personale neoassunto in manicomio al momento dell’ingresso in servizio deve “Prestare sotto pena di decadenza solenne promessa di fedeltà ai propri doveri di diligenza e di segretezza”. ogni parola viene controllata. Capita poi spesso che molti medici. qui tutto è pazzia.) Art. GIOVANNA DEL GIUDICE. E con il tempo ci si ammala di triplice afasia.5 I CARBONARI Movimenti antimanicomiali nel Santa Maria della Pietà Appena entrata. la cui formazione è spesso lacunosa. 6. Regolamento per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici (cit. Ogni mossa.

passeggiare avanti e indietro e guardare chi cammina di sottecchi. Cfr. 194 Roma. basata sull’evidenza delle prove raccolte anziché sull’applicazione dei protocolli standard. gennaio 2007. A. Centro scientifico. Intervista I (cit. raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte Mario. ovvero la trasmissione e la condivisione di tutte le informazioni utili al progresso della diagnosi e della cura 193. sono sporchi e soprattutto fanno paura. Sackett. I membri del personale poi non parlano con i pazienti perchè la paura reciproca congela il dialogo nei pochi gesti fissati dal copione: dare e ingerire la pillola.strada è comunque è in salita: quando Adriano vuole saperne di più sui suoi pazienti è costretto a comprarsi dalla suora di guardia l’accesso all’archivio sanitario. D. Milano 2002. McLuhan. Gli strumenti del comunicare. 195 . infermiere. significa che chi parla e agisce in manicomio non può essere considerato intrinsecamente “cattivo” per quello che dice e che fa 195. come se una sola parola fuori posto possa incrinare il soffitto e far crollare il padiglione. persino i farmaci sono preparati nella farmacia interna. con quelli che stanno aldiquà del cancello: il Santa Maria della Pietà basta a se stesso.). ovvero che il senso di un discorso non è il significato delle singole parole che leggiamo sul vocabolario ma dipende dall’architettura della frase e soprattutto dal media che scegliamo per pronunciarla. Il manicomio dunque contraddice un principio fondante della clinica moderna. Cfr. mendicare e concedere una sigaretta. Certelli. S. Pallotta. M. negoziante. Ma se è vero che “il mezzo è il messaggio”. “Entrare in manicomio? – chiede Silvana. È dunque 192 193 Cfr. Net. 95 Milano 2003. la sana e la folle. perchè è assolutamente vietato agli infermieri 192 . che gestisce un negozio di scarpe a pochi passi dall’ospedale – e che ci andavo a fare?”: si può vivere sessantaquattro anni a Monte Mario anche senza covare nessuna curiosità per quello che c’è oltre la rete di filo di ferro 194. e a chi resta fuori i “matti” non interessano perché fanno confusione. Intervista I. Infine non parla l’intera popolazione del manicomio. La medicina basata sulle evidenze. Bobbio. a cura di M.

96 . alcuni con la divisa bianca da infermiere. devono imparare a mediare e ad esercitare il buon senso. una cosa che per quanto la si cerchi non si trova nel Regolamento. occhi e bocca ed edifica attorno al manicomio un fortilizio che impiegherà anni a crollare e chi cerca un modo più o meno originale per curare la propria personale afasia. con la sua folla di fantasmi urlanti e “uomini neri”. Insieme a quelli tra gli “anziani” che hanno sviluppato buoni anticorpi all’istituzionalizzazione. cioè quando. quanto una vera e propria “strategia di sopravvivenza: c’è chi si tappa orecchie. altri con quella grigia del matto. Tra le conseguenze della legge Mariotti c’è l’aumento del personale infermieristico: in realtà al Santa Maria della Pietà la cifra di un infermiere ogni tre pazienti è raggiunta solo “a completamento del turno”. i tre sanitari che nella pratica si alternano sulle ventiquattro ore lavorano tutti assieme per tutto il giorno. i membri del personale sono chiamati ad esercitare la propria all’interno della comunità terapeutica. quando improvvisamente il cancello inizia ad aprirsi? Quella che si trovano a fare non è tanto una scelta più o meno umanitaria. che parla e agisce attraverso di loro. in linea puramente teorica. In sostanza gli è restituito il libero arbitrio e la loro opinione diventa improvvisamente importante. Come reagisce a tutto questo chi lavora da anni in un luogo che legittima l’agire istituzionale e anzi lo impone come l’unico possibile? E cosa accade alla gente di un quartiere che fino ad allora al massimo ha usato il manicomio come spauracchio buono per far andare i bambini a letto presto. agitandoli come marionette sul palcoscenico della follia. è il manicomio che dà forma a parole e gesti di uomini e donne. formatisi nel clima politico e culturale di quegli anni burrascosi. Dopo Gorizia è però evidente che dalla Sindrome da istituzionalizzazione si può guarire e mentre gli internati si vedono restituita la propria personalità. tra questi “nuovi” c’è chi intraprende una battaglia frontale contro la Direzione. Ma se il rapporto reale tra infermieri e pazienti e di uno dei primi per ogni nove tra i secondi. è anche vero che sono assunti in poco tempo parecchi giovani.l’istituzione totale il mezzo di quel messaggio.

Moltissime tra quelle che arrivano ogni notte sono prostitute e mendicanti che vivono in strada e il bagno lava via pidocchi e piattole: sarebbe comunque inutile presentarsi pulite e ben vestite perchè la doccia. A. Faccenda. inaccessibile ai pazienti e inflessibile. mentre un’infermiera scrive sul registro la lista dettagliata dei suoi effetti personali. In due prendono in consegna la “nuova” e la spogliano completamente. raccolta per questa tesi presso l’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. gennaio 2007. il lavoro da infermiera psichiatrica non la entusiasma e l’allarma la prospettiva di doversi fingere dura. La mattina seguente quando il medico primario del padiglione entra in corsia trova la nuova paziente già pronta nel suo grembiule a quadretti: la fantasia è la stessa della divisa grigia degli uomini. il colore è rosa pallido. poi le rasano i capelli a zero e le fanno il bagno. soprattutto di notte. proprio subito dopo il cancello e accanto alla rete di filo di ferro: lì c’è l’accettazione e le nuove pazienti arrivano continuamente.5. Come molte tra le nuove assunte. infermiera. pur senza buscare neanche un biglietto di richiamo disciplinare. quale non è nella vita d’ogni giorno. recita il Regolamento. 97 . È assegnata al padiglione I. 196 Cfr. in mezzo a due poliziotti che le tengono strette per le braccia. Il medico fa la sua visita e apre la cartella clinica della nuova ricoverata. è obbligatoria per tutte. Ce ne sono parecchi che.fatta di scioperi.2 PARTIGIANI BIANCHI E PARTIGIANI ROSSI Annamaria entra in manicomio il 20 settembre del 1975 196. ma si tratta pur sempre di un lavoro stabile e per di più ben pagato. compiono quotidianamente piccoli e grandi sabotaggi e mostrano agli internati e ai colleghi il nuovo volto possibile dei padiglioni: lentamente la storia del Santa Maria della Pietà cessa di essere la biografia di un edificio e diventa quella di uomini e donne di manicomio. aperti boicottaggi e imboscate reciproche. Roma. Intervista I. l’altra li avvolge nella carta da pacchi e assicura il fagotto con due giri di spago. 2. spesso giungono barcollando.

Annamaria ha venti anni quando inizia a lavorare e c’è una cosa che la colpisce: la divisa delle ricoverate non comprende le mutande 197 . 42. Ospedale Santa Maria della Pietà. Arrivano gravi malate di mente. La traversa è stata bagnata all’inizio del turno e la donna riesce a respirare attraverso il tessuto: se continua ad agitarsi Annamaria stringe un po’. magari vecchiette che soffrono del morbo d’Alhzeimer che si sono perse. Praticamente nessuna si spoglia da sola ed entra nella doccia: quando bestemmie. donne giovani che spesso hanno semplicemente bevuto molto: a parte qualche “vecchia conoscenza” che già conosce la procedura d’ospedalizzazione. unghiate e morsi si fanno pericolosi Annamaria prende una traversa. ma anche donne anziane. Quando la paziente diventa cianotica significa che sta per perdere i sensi e Annamaria deve allentare un po’ e magari dare un paio schiaffi sulle guance per riattivare la circolazione del sangue: è una procedura. è come una danza. questa è già stata privata da ore di tutti i suoi averi e dei capelli e possiede solo un grembiule a quadretti. Provincia di Roma. “Sono pericolose” dicono le colleghe: il perché però non lo spiegano. tutte si oppongono con forza. una striscia di cotone pesante larga quanto mezzo lenzuolo. 98 . soprattutto al bagno obbligatorio. la torce dietro la nuca e stringe. la lancia sulla bocca della paziente. norme generali per il personale di sorveglianza (cit. di lei le infermiere non sanno neanche il nome.indicando la patologia riscontrata e il padiglione di destinazione. Invece fare una cravatta a qualcuno senza strozzarlo è quasi un’arte ed è impossibile farla ad una persona troppo alta e troppo grossa: per questo di 197 Le pazienti ricevono in dotazione sommaria biancheria intima in occasione del ciclo mestruale: “La biancheria deve essere fissata con un giro di fascia di velo e alla fine del periodo tali fascette devono essere tolte e non lasciate in possesso delle ricoverate. E non spiegano neanche perché quando il medico arriva a visitare la “nuova” e decide se deve essere ricoverata o dimessa.). pag. Le suore segneranno nelle storie delle malate la date delle regole e la loro durata”. non è difficile. mentre la sua collega taglia i capelli con il rasoio elettrico. Fino a che dura la notte. senza mutande.

digrignano i denti e si contorcono fino a slogarsi i muscoli e infine. quando l’entusiasmo per la nuova legge si era tramutato in ansia per il reperimento del nuovo personale necessario ed erano stati organizzati in fretta corsi per infermieri direttamente nel manicomio. La sezione si sta impegnando già da qualche tempo perché al nuovo corso siano ammessi i giovani disoccupati del quartiere 198 Cfr. Claudio è già considerato da molti una “testa calda”. si addormentano. veloci ed efficaci. è nato a Monte Mario e da sempre frequenta la sezione del Partito Comunista. E intanto moltissimi tra i candidati al manicomio sono diventati energumeni imponenti dopo anni di confusione mentale e di dieta altrettanto confusa: Annamaria. Ad Annamaria non piace legare e così lo sveglia quasi ogni notte per segnalargli una ricoverata in crisi: quello di solito ci mette un po’ ad alzare la cornetta del telefono e risponde sempre allo stesso modo. febbraio 2007. Mentre Annamaria senza farsi notare troppo dalla suora capo sala e dalla Direzione compie i suoi piccoli sabotaggi notturni all’istituzione. ma di notte in accettazione ci sono solo infermiere e l’unico medico di guardia per tutto l’ospedale è nella sua stanzetta. 99 . E capita spesso che mentre il dottore attraversa imprecando il parco avvolto dall’oscurità. proprio a due passi dalla chiesa di piazza Guadalupe 198 . nell’edificio della Direzione. raccolta per questa tesi presso il quartiere Monte. arriveranno solo qualche anno più tardi. Roma. “Dottò – sbotta lei – se non viene qua subito lei a vederla e lo scrive sulla vacchetta io non lego nessuno”. Rossi. È il dottore che deve ordinare le fasce di contenzione. Solo gli psicofarmaci di nuova generazione. usa una traversa per non farsi ammazzare. Annamaria riceve un paio di pugni dalla nuova arrivata. spiega Annamaria. sostituiscono la contenzione manuale della crisi violenta ma. C. infermiere. Intervista I. esauste. Ha iniziato a lavorare al Santa Maria della Pietà nel 1969. Se poi non bastano cravatte e traverse c’è il letto di contenzione: le pazienti legate mani e piedi alla struttura di metallo del letto gridano per ore. con alcune della donne alte come colonne che si presentano al padiglione. Quando fa il corso da infermiere Claudio ha già trenta anni.infermieri gracili al Santa Maria se ne vedono pochissimi.

“Tu nun zappà più – si dice al bar mimando l’assessore che si rivolge al proprio concittadino – che ti faccio assumere io al manicomio!” Questa politica di raccomandazioni va avanti per anni. la testa si gonfia. I colleghi stendono il cadavere sul letto per lavarlo mentre arriva l’ambulanza dall’obitorio. fa la manovra antisoffocamento che gli hanno insegnato al corso ma quello è già morto. a caldeggiare le nuove assunzioni: i comunisti del resto sono tra i pochi che li hanno sostenuti nelle precedenti battaglie sindacali. Qualche giorno dopo è previsto uno sciopero dei portantini: pur non avendo avuto nessun addestramento e percependo uno stipendio più basso. quasi tutti nativi di piccoli paesi della campagna laziale. Dalla Direzione nel frattempo è arrivato un ordine perentorio: i “compagni” devono essere assegnati ai padiglioni più difficili.che altrimenti sarebbero costretti a cercare lavoro altrove. È dura: tutti a Monte Mario identificano l’amministrazione del personale con la destra. Rofena. i portantini spesso fanno iniezioni e medicazioni. a cento metri da quella del PCI 199 . Claudio finisce al XIV. Intervista I (cit. Claudio torna a casa e decide di mollare. rappresentata dalla sezione del Movimento Sociale. In più alla Provincia. quello degli agitati. tanto che tra il personale del manicomio il numero delle iscrizioni alla CGIL è aumentato di molto. Sono gli infermieri “anziani”. lavano e vestono i pazienti per sopperire alle carenze di personale infermieristico. durante la cena un paziente si strozza. da cui dipende il manicomio. 100 . tanto che molti tra gli infermieri “paesani” arriveranno a lavorare per tre turni consecutivi senza interruzioni. che da tempo coltivano ottimi rapporti con la sezione del PCI. la Sanità è saldamente nelle mani degli assessori democristiani. Dopo poche ore di lavoro. per poter tornare a casa due giorni interi e non dover necessariamente trovare un alloggio a Roma. E Claudio non vuole mancare. Claudio e gli altri entrano: la formazione dei neoassunti consiste in sei mesi di “stage” nei padiglioni. diventa rosso: Claudio lo rovescia a terra. D. 199 Cfr.).

alcuni pazienti sono spostati da un edificio all’altro e si attenua la rigida divisione per patologie. guadagna la loro stima: quando torna al lavoro dopo due giorni a casa per malattia Ricetto. prevista dal Regolamento. l’anziana capo sala abruzzese. La suora non vuole che passeggino per il corridoio perché sporcano: così la porta della sorveglianza resta sempre chiusa a chiave. quando la suora arriva le trova che passeggiano per tutto il padiglione. l’adesione allo sciopero è molto alta e il sindacato riesce anche ad invitare il leader del Partito Radicale Marco Pannella che passa qualche ora incatenato in un padiglione. Due 101 . Allora Annamaria prende le forbici da sotto la cappa e rompe la serratura. Sono tutte depresse croniche. un malatino che lavora in tipografia. Claudio gli era mancato. Ciononostante quasi ogni notte dalla corsia arriva odore di fumo. Nonostante tutto le applicazioni vanno avanti fino al 1977. le hanno detto di rompere la porta!” La paziente nell’angolo sorride e annuisce. gli assesta un bel pugno in faccia. dicono. si stanno iscrivendo al sindacato. Una delle mobilitazioni più grandi di quegli anni è quella contro l’elettroshock: quasi nessuno tra gli infermieri vuole proseguire la terapia. Eppure è necessaria perchè dai grembiuli delle pazienti spuntano accendini e sigarette in quantità: nessuno sa come siano entrati. Non legando i pazienti. La cosa che Annamaria eviterebbe volentieri è la perquisizione prima di dormire. quella che sente le voci. sottoposte a cicli d’elettroshock. “Sorella – spiega candidamente Annamaria – è stata quella lì. l’omertà del padiglione è impenetrabile. Inoltre suor Vincenza. Non se ne preoccupa molto perché ha stretto ottimi rapporti con i sindacalisti della CGIL e si sente al sicuro: su tremila dipendenti quasi duemilaquattrocento. “perché quelli se rubbavano tutto”.Con la legge Mariotti molti padiglioni cambiano aspetto. Claudio con il tempo si abitua al padiglione degli agitati: si rifiuta di legare i suoi pazienti e questo gli costa molti biglietti di richiamo. lo preferisce ai vecchi infermieri. Nel padiglione I dell’ala femminile arriva così una trentina di pazienti fisse che passano la loro giornata in una piccola sorveglianza attigua alla corsia nella quale vengono fatti i ricoveri.

3 MARIA. M. Roma. I membri del personale prendono accordi. cfr. Intanto chi sta fuori assiste le famiglie dei colleghi. raccolte per questa tesi presso l’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. Intervista III.5. come le divise degli infermieri. Si va avanti così fino a che la Direzione o gli infermieri cedono. L’infermiera Maria sta preparando le posate per il pranzo: sono trenta cucchiai di stagno. INFERMIERA Un grande orologio contro il muro. si scambiano le chiavi e guadagnano entrambi mezz’ora di libertà. Morena. le sedie da regista che si smontano e si lavano quando si sporcano: la scenografia è minimalista ed è sufficiente il bianco e nero. va a fare la spesa. le sigarette. infermiera. porta a chi è rimasto dentro il cibo.. perché coltelli e forchette sono vietati 200 . Lo sciopero in manicomio è sempre bianco. un armadietto chiuso a chiave con dentro le fasce e i quadrelli. Ogni volta è necessario convincere i cuochi del manicomio a lavorare gratis. altrimenti la Provincia precetta i marmittoni delle caserme vicine e “i giornali delli fasci – spiega Claudio – ponno scrivere che abbandoniamo i pazienti”. Id. 102 . Il giorno dello sciopero chi deve “attaccare” non si presenta: chi resta dentro dopo settandue ore consecutive di lavoro può scrivere sulla vacchetta che non è più in grado di prestare servizio per sopraggiunta stanchezza e lascia così decadere la responsabilità giuridica verso i pazienti.volte alla settimana il medico e la macchina vengono in manicomio da una clinica privata e gli infermieri portano i pazienti designati dal primario: “A volte je pijava la toppa – ricorda Claudio – e bisognava legarli agli alberi davanti al padiglione”. Marzo 2007. Aprile 2007. Intervista I. il giornale. 2. potrebbe cadere e battere la testa e Maria la lega alla sedia con una 200 Cfr. magari quando s’incontrano al capolinea dell’autobus che porta dal manicomio a Piazza Risorgimento. anche se il Regolamento ordinerebbe di passersele tra la prima e la seconda porta del padiglione. Una donna si dondola.

la donna continua a dondolarsi pericolosamente. che enumera 103 XIII. È la prima volta che il corso comprende oltre alla fisiologia e alla patologia anche il comportamento da tenere verso i malati di mente. In una sola settimana litiga con quasi tutte le colleghe e con le suore. Nel 1973 la Provincia organizza un corso da infermiere psichiatrico: Maria lo frequenta per un anno senza fare neanche un’assenza e si diploma con trenta. Lei è giovane e quindi le toccano i lavori più pesanti e le “anziane” sembrano non essersi accorte della legge Mariotti: l’importante. Maria è una delle poche che fanno richiesta di un tirocinio pratico durante il corso ed è assegnata al padiglione severità verso gli infermieri. Grazie al tirocinio conosce già quasi tutti i suoi nuovi pazienti che non sono i classici “matti” ma persone che hanno subito lesioni al sistema nervoso. dove riesce a farsi voler bene anche dal primario. terminato il congedo per maternità. dicono. Maria ha ventiquattro anni quando si trasferisce a Monte Mario per sposarsi. poi mette i piatti sul tavolo di formica al centro della stanza. nonostante mandi giù con pazienza gli atti di “nonnismo”. il massimo. Nel 1975. Non è necessario registrare la contenzione giornaliera sulla vacchetta: dieci tra le trenta ricoverate devono essere imboccate e le infermiere sono solo tre. così a Roma non ha paura di andare a trovare nei padiglioni le nuove amiche infermiere. è attenersi scrupolosamente al Regolamento. Nel suo paese in Abruzzo si è occupata spesso delle vedove anziane e sole e come da piccola non aveva paura di seguire le donne in nero alle veglie funebri per leggere ad alta voce le preghiere alle moribonde. inizia a lavorare al padiglione II. lo seguono anche parecchi “anziani” che devono per legge aggiornare il loro diploma da infermieri generici.traversa. traumi o a malformazioni genetiche: pensa che il clima sia differente da quello degli altri padiglioni ma presto si accorge che anche qui le infermiere fanno più che altro le secondine. Maria allora prende un’altra traversa e assicura le gambe della sedia al termosifone. il neurologico. l’unico del manicomio che ha un nome. il dottor Citterio. quello della regina filantropa Elena. poi torna a riempire di polpette i piatti di plastica dura e le fa a pezzettini. che è noto nell’ospedale per la .

Regolamento per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici (cit. un’iniezione di Fargan. il bisonte dell’ala femminile. magari facendosi aiutare da una delle pazienti più tranquille. Quando una volta al mese Maria si siede in corridoio con le forbici è diverso: ricci. non voleva picchiare lei né le altre infermiere. pag. gli asciugamani sono pochi e per asciugarle utilizzano le traverse di cotone ruvido. delle panche. “Vattene. perchè tale operazione danneggia la resistenza dei cardini”. cotonature. Si ponga attenzione ai piedi dei letti. quasi tutte vicine ai cinquantacinque anni e quindi alla pensione. ognuna sceglie liberamente il taglio che più le piace. Le colleghe. Provincia di Roma. Al padiglione II non c’è traccia del clima cameratesco dell’ala maschile: gli uomini da quelle parti si vedono solo quando più pazienti si agitano allo stesso momento e occorrono numerose braccia per domarle e somministrare la tripletta.dettagliatamente le diverse fasi della pulizia di tavoli. Il giorno del bagno mensile le pazienti in fila davanti alla doccia si somigliano tutte: le infermiere le insaponano e le passano rapidamente sotto il getto d’acqua.). voleva aggredire l’istituzione: significa che il metodo del dialogo funziona. mentre si dibatte tra due colleghe dopo aver strappato il velo alla suora. le grida un giorno Maria. dove molte tra le pazienti non sono in grado di “Per la pulizia delle porte. Le parti lavate dopo che siano bene asciugate debbono essere ripassate con uno straccio imbevuto di olio di lino. che a te non ti voglio menare!”. poi il camminare e mangiare da sole. quello più alla moda. dei tavoli. una paziente con il suo stesso nome. non venirmi vicino. È allora che Maria nota che più si affannano intorno ad una ricoverata più quella dà in escandescenze e allora prova a calmarle parlando. mentre relega in qualche generica paginetta in fondo il comportamento da tenere con i pazienti 201. Forse. Non si debbono smontare porte e finestre. 104 . 15. frangette. delle finestre. Sotto i bigodini ci sono pianiste 201 VII e infine il XXI. la ritengono una mina vagante: Maria passa da un padiglione all’altro. sedie e pavimenti. Largazil e Sereneze che assicura parecchie ore di sonno senza sogni. delle sedie si deve usare acqua tiepida e sapone con uno straccio. prima l’XI. pensa.

Tanto. alcune fanno strisce troppo larghe. chi ha dimenticato come si fa e imita le altre.). negozianti che discutono di prezzi e clienti: poi rimettono il grembiule e le scarpe “Con i lacci cortissimi e solo per l’ultimo occhiello” e tornano ad essere pazienti dell’ospedale psichiatrico 202. per quando d’estate il carretto del gelataio fa il giro del parco: la chiave l’hanno gettata via tutti. La capo sala. norme generali per il personale di sorveglianza (cit. quando qualche anno più tardi entrano in ospedale i primi volontari per lavorare con i pazienti. tra i parenti in visita c’è al massimo chi porta un vestito o qualche spicciolo per un cono. Le colleghe non sono d’accordo ma Maria insiste a voler far uscire le pazienti più tranquille. Il primo laboratorio di sartoria del manicomio è un successo: con gli orli. pag. concede l’udienza. è molto preoccupata e continua a ripetere che non ha intenzione di prendersi responsabilità: tuttavia le pazienti sedute in cerchio nella stanza delle lenzuola sporche sferruzzano attente e nessuna sembra voler infilzare la vicina. raccoglie la lana in grossi gomitoli. Una malatina unisce le strisce multicolori con l’uncinetto in una coperta che regalano a Maria: è talmente grande che oggi sul suo letto sta piegata in tre. le troveranno in piena attività. C’è chi sa cucire e chi impara alla svelta. I figli crescono velocemente e i maglioni diventano presto troppo stretti: Maria li disfa. I parenti devono richiedere un’apposita tessera e possono affacciarsi sulla porta del padiglione a chiedere notizie della loro congiunta: se la suora ritiene che la busta ricevuta sottobanco è abbastanza pesante. professoresse che ricordano gli alunni. D’accordo con il primario e con la suora appone la sua firma su un foglio e si prende la responsabilità della gita: d’estate le porta al 202 Provincia di Roma.che parlano di musica. Ospedale Santa Maria della Pietà. rammendi e ricami le sarte guadagnano qualche soldo e. racconta Maria. Sono poche quelle che ricevono visite e il parlatorio è gestito dalle suore. altre strette. c’è chi salta i punti o li fa troppo lenti: tutte finiscono quando finisce il gomitolo. 105 . prende qualche ferro da calza e porta tutto in ospedale: è il 1978. suor Evelina. 33.

Colucci.). Intervista I (cit. ma dove stavano?” Annamaria è entrata in manicomio a venti anni e ora ne ha più di cinquanta: quando arriva a casa si siede a tavola e guarda a lungo la forchetta e il coltello: “Posso toccarli?” 2. Cfr. indica distratto qualche padiglione e il bambino non può confessargli che ha paura dei malati che gli urlano contro da dietro le reti: la prima volta che è entrato in un padiglione un uomo nudo gli è corso incontro e i due infermieri che lo inseguivano hanno quasi rovesciato tutti i caffé. M. Il portiere legge il giornale nella garitta.mare oppure a casa per il compleanno dei figli e quelle vogliono truccarsi e fermarsi al bar e comprare le caramelle per i bambini. Di Vittorio.). Con Annamaria arrivano fino all’incrocio con via Trionfale e quella le si stringe al braccio: “Quante macchina.4 GLI ALBERI PARLANTI Sandro ha undici anni. Pallotta. infermiere. Sandro si affaccia appena nella sorveglianza. S. barista. e per molta gente del quartiere è ancora un castello oscuro da cui giungono solo urla e lamenti. Metelli. Intervista III (cit. già li chiamano “carbonari” 203 204 205 205 . Cfr. All’inizio degli anni Settanta. Spesso dall’ospedale telefonano e Sandro percorre i cento metri tra il bar e il manicomio con il vassoio in bilico sulle mani. Franco Basaglia (cit. molti manicomi d’Italia si stanno aprendo 204 : il Santa Maria della Pietà sembra stregato. medici e infermieri del Santa Maria della Pietà che si spintonano per guadagnare il bancone e avere il loro cappuccino 203 .5.). P. molla il vassoio e scappa via. anche se Franco Basaglia sta affrontando il processo per l’omicidio compiuto da un suo paziente in permesso. ha terminato la scuola nel 1975 e ora lavora nel bar dei genitori: ogni mattina ha davanti un piccolo mare di teste ondeggianti. Tra gli alberi più nascosti del parco però sta accadendo qualcosa: alcuni infermieri s’incontrano in segreto e discutono animatamente. immobile. Cinque lavorano al padiglione Cfr. 106 . A.

. un paziente in toppa uccide un compagno.A. Le idee. M. si fa da parte. gli occupanti rischiano il licenziamento e anni di carcere. prima che gli infermieri riescano ad intervenire. 107 . occupano un padiglione abbandonato. A. B. 208 psichiatrico Santa Maria della Pietà dal 1968 al 1981. (cit. La Direzione chiede una relazione al dottor Marà.V. Adriano è con loro e intanto è diventato un “anziano”. Un giovane psichiatra appena arrivato dall’ospedale Gemelli. i vissuti. A. dopo appena qualche mese.A. separati da un solaio e da una robusta porta chiusa a chiave. Tagliacozzi.V.V. il XXV. decidono anche che uno di loro sarà sempre libero per accompagnare i pazienti fuori del cancello e che non porterà la cappa. Quelli del XXII XXII: tra loro hanno chiesto inutilmente al primario di aprire parzialmente il padiglione e all’ennesimo rifiuto decidono di compiere un atto di forza: nel luglio del 1975 “sequestrano” quindici pazienti. che con la fine della Tbc ha ricevuto pazienti in esubero un po’ da tutti gli altri edifici ed è l’unico che ospita uomini e donne. cosicché la gente di Monte Mario non potrà distinguerlo dai matti 207 .). Quattordici Infermieri.). né la capo sala: la Direzione non sa come gestire la delicata novità e gli occupanti fanno in tempo ad allestire un refettorio comune per pazienti e personale. Dedalo. Rossi. C. Non c’è il primario responsabile. Fatalmente la sua relazione XXV rivela un atto più politico che sanitario: più della metà degli operatori del 206 207 Cfr. il dottor Gandiglio. Il primario spaventato. A. Scene da un manicomio.V. infermiere. Pallotta. non c’è la vacchetta. Cfr. le prassi antiistituzionali nell’ospedale Venezia 1977. ad abolire le divise grigie e le fasce di contenzione e ad organizzare le prime assemblee. che già nel 1974 aveva creato nel padiglione XX il primo “gruppo di discussione”.XVI. Bari 1994. L’ospedale psichiatrico di Roma dal manicomio provinciale alla chiusura. diventa il nuovo primario ma. Gli altri “carbonari” sono giovanissimi e lavorano al c’è Claudio e tutti gli altri del PCI. Marsilio. e cercano di mettere in piedi una comunità terapeutica sul modello di Gorizia 206.. i tentativi. Intervista I (cit. una rudimentale 208 assemblea comune sul modello di Gorizia . Marà. in Id. Cfr.

sono pagati mille misere Lire al giorno. abolizione delle sorveglianze. infermiere. Dopo quattro mesi di focose assemblee tutti gli infermieri appongono la loro firma sotto quattro proposte: apertura della porta principale del padiglione. spiega. Pallotta. soprattutto. un infermiere che porta il fascio littorio appuntato sulla cappa. per liberarsi della sudditanza dal potere medico”.sono impreparati all’attività di riabilitazione psichiatrica. L’utopia della realtà (cit. Claudio offre la solidarietà del sindacato e braccia capaci ma Adriano rifiuta. unificazione di uomini e donne. ha paura che la riforma del manicomio diventi “qualcosa di sinistra”. A. ma garantisce appoggio alle iniziative . Purtroppo quando i partiti politici di sinistra qualche anno dopo 209 210 Cfr. 247. Fa bene: poco dopo convince ad aiutarlo persino Salvatore. Lui. pag. allontanando chi vota altrove. E’ lo stesso Basaglia a puntare sul potenziale degli infermieri: “Nella lotta per la difesa del proprio posto di lavoro da parte del corpo infermieristico non è ancora apparsa la complicità dell’infermiere con l’internato (che appartiene alla stessa sua classe). 108 . non può fare nulla perché ha contro quasi tutti i medici dell’istituto. La fine dell’occupazione rischia di mettere “radicali” contro “moderati”.). Un giorno però lo avvicina il dottor Pariante. che ha da poco assunto la direzione di mezzo ospedale. uno di quelli parzialmente aperti dai “basagliani”. Quando Adriano prova ad avvicinare qualcuno dei medici per parlargli di ciò che ha letto nei libri di Basaglia la risposta è sempre la stessa: “Alcuni psichiatri stanno impazzendo” 209.). Intervista II (cit. F. a tutto vantaggio di chi di cambiamenti non vuole sentir parlare: poco dopo tuttavia proprio Marà organizza lo sciopero dei malati che lavorano nella lavanderia e che. attività riabilitative che accompagnino i pazienti verso la dimissione. e chiede ad Adriano se è possibile partire proprio dal degli infermieri del XVI 210 XVI. diviso a metà dalla legge Mariotti per l’eccessivo affollamento: viene dall’ospedale di Volterra. Basaglia. uno stipendio di sessantamila Lire mensili: è la prima volta che medici infermieri e ricoverati scioperano insieme. Dopo quattro giorni le lenzuola scarseggiano in tutti i padiglioni e gli scioperanti ricevono abiti e guanti adatti alle condizioni di lavoro e. come ai tempi della “terapia morale”. Sotto gli alberi.

C. A. ma quelli esitano ad attraversare la porta anche se ora è aperta. I quaderni di Lia Traverso. Ogni volta che Adriano si affaccia di sopra Enrichetta gli grida “Profanatore!”: sono quaranta anni che non vede un uomo e passa tutte le notti accanto alla finestra armata di uno straccio per scacciare gli spiriti maligni. qualcuno corre fuori e compra forchette e coltelli per tutti. Adriano prova inutilmente ad imparare dai pazienti come si pulisce la mela con il cucchiaio 211. Al XVI arriva un nuovo giovane primario. l’unità degli infermieri sarà irrimediabilmente incrinata: Adriano e Salvatore non si parleranno mai più. Torino 2006. Nei primi giorni gli infermieri vanno e vengono per le scale anche senza motivo per spingere uomini e donne ad incontrarsi. (testo inedito). Celestini. con il tempo e anche grazie agli studenti della Facoltà di Psicologia che accorrono come volontari. rappresentato presso il Teatro Vascello. dopo quaranta anni di lavoro. Trasformare il manicomio si rivela più difficile del previsto e senza le fasce e con la porta aperta il lavoro degli infermieri è massacrante ma. Roma 2006. molti pazienti migliorano e possono essere finalmente dimessi.porteranno in Parlamento la riforma della psichiatria. La pecora nera. 109 . cfr. Einaudi. Nel 1976 il padiglione XVI e poi anche il XIX diventano ufficialmente “zona ospiti” e da tutti gli altri edifici cominciano ad affluire pazienti dimessi: vivranno lì finché non saranno in grado di tornare nella città dei sani. 211 Forchetta e coltello sono tra i simboli più forti dell’apertura e la loro comparsa ricorre in numerose narrazioni sui manicomi: cfr. C’è anche Pariante: il direttore legge il documento degli infermieri e conclude dicendo che alcuni medici. la dottoressa Varraso: pazienti e infermieri abbattono le reti della sorveglianza esterna. Piraino. non hanno ancora capito con chi hanno a che fare ogni giorno. L’anziano primario del padiglione XVI rifiuta il documento e viene quasi alle mani con gli infermieri: qualche giorno dopo partecipa ad un convegno di psichiatri e prende parola contro la condotta inqualificabile di molto personale infermieristico.

GUIDO GRAFFEO. Intervista I (cit. i partiti della sinistra hanno portato in aula la legge numero 180.6. (dimesso dal Santa Maria della Pietà il 3 gennaio 1980) 2. Le idee una fabbrica di luce. chi ha l’identità devastata dalla detenzione e dai farmaci. chi sente voci. Metelli. Certelli.6 USCIRE FUORI La fine del manicomio di Roma Per noi la strada sarà una fabbrica di emozioni. La penna una fabbrica di ricchezza. ne indossa un paio ed esce senza pagare. una donna entra nel negozio di scarpe.1 CENTOTTANTA “Come un esercito di zombie vagavano sbandati per il quartiere.). negoziante. Qualche anno prima. S. chi ha trascorso mesi legato ad un letto. 110 .). Una finestra sul reale.2. C’è chi non esce da più di venti anni. Monte Mario è sotto shock: la pesante zuccheriera d’acciaio che troneggia sul bancone vola dalle mani di un’ex ricoverata sulla testa della barista. la “legge Basaglia”: bisogna battere sul tempo chi sta raccogliendo le firme per un referendum abrogativo della vecchia 212 213 S. il 13 maggio del 1978. L’amore una fabbrica di bellezza. I sogni una fabbrica di gioia. schizzando sangue ovunque 213. barista. Le cartoline una fabbrica di romanticismo. qualcun altro sfonda una vetrina a pugni e poi sviene nel bar. Le impronte digitali una fabbrica di vita. tutti ne avevamo paura” 212: all’improvviso all’inizio degli anni Ottanta molti uomini e donne del manicomio di Roma si ritrovano per strada. La piazza una fabbrica di predestinazione. Le lettere una fabbrica di musica. Intervista I (cit.

28 dicembre 1978. Basaglia. 215 216 217 ultimi anni della sua vita Basaglia denuncia spesso i rischi d’involuzione della riforma. Bologna 2005.legge Giolitti e salvare i manicomi dal caos 214. Le istituzioni della violenza. cfr. Negli 1978. Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori. A. L’utopia della realtà (cit. 218 . 833. Nel frattempo le porte dei padiglioni si sono aperte e nessuno ha insegnato alla gente di Monte Mario come si 214 Cfr. 13 maggio Cfr. istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale 216. con il ritorno di meccanismi tipicamente manicomiali in numerosi CIM locali. di Centri di diagnosi e cura con al massimo quindici posti letto. diciotto per la chiusura definitiva del Santa Maria della Pietà accoglie la follia. 23 dicembre 1994. tre giorni prima il cadavere dello statista democristiano Aldo Moro è stato rinvenuto nel bagagliaio di una Renault rossa.). 724. 218 Cfr. parcheggiata tra le sede del suo partito e quella del PCI 215 : la legge viene approvata praticamente senza dibattito. dispone la creazione di Dipartimenti di salute mentale territoriali. dodici per una legge che finanzi le case famiglia. Legge n. Misure di razionalizzazione della finanza pubblica. comunità e residenze protette. di case famiglia. Soldi e volontà mancano da subito: ci vorranno sei anni perché il Ministero della sanità disponga lo smantellamento dei manicomi. I parlamentari sono distratti. Intanto lo psichiatria che ha dato il nome alla nuova norma denuncia il rischio che “La comunità terapeutica si mantenga nei limiti di una contestazione all’interno del sistema psichiatrico e politico senza intaccarne i valori”: Cassandra purtroppo è sempre buon profeta 217. Cfr. La 180 inquadra medici ed infermieri psichiatrici negli ospedali generali e ordina la chiusura di tutti i manicomi. Legge n. Ministero della sanità. Istituzione del Servizio sanitario nazionale. Legge n. 111 . Il caso Moro . Il Mulino. 180. 7 aprile 1984. Progetto obbiettivo Tutela della salute mentale 94 – 96. elimina il ricovero coatto per pericolosità sociale e autorizza il paziente a chiederne la revoca. pag. 157. in Id. Giovagnoli. F. Quando torna la calma piovono sull’aula ben tredici disegni di legge restauratori: la Basaglia resiste e finisce nella colossale Legge 883. i DSM.

infermiera. si perdevano. Cfr. Intervista I (cit. la diaspora dei folli non si arresta 221. Il problema dell’incidente. scriveva ‘Il paziente si dimette’ e quello era fuori.). Cfr. che cosa può fare se non uccidersi o uccidere chiunque abbia per lui la faccia della violenza di cui è oggetto? 219 Alcuni primari usano la nuova legge per dimostrare che la chiusura del manicomio è una pazzia: “Capitava che uno grave chiedesse di uscire – racconta l’infermiera Maria – il dottore prendeva la cartella clinica. M. Intervista III (cit. Mentre il 219 220 221 222 F. favoriti dalle dimissioni selvagge e dall’allentamento della sorveglianza. paziente dimesso e sparito la sera prima dal padiglione XVI degli “ospiti”. si è impiccato 222. M. da una realtà che lo respinge violentemente come uomo di troppo. Morena. pronta a tornare oltre il cancello ad ogni segno di pericolo. Parecchi hanno finalmente ottenuto la pensione d’invalidità e finiscono per lasciarne buona parte ai negozianti meno onesti: c’è chi torna dal tabaccaio con una pila elettrica per la sua radiolina nuova e l’ha pagata diecimila Lire. infermiere. più che dagli attentati. dal posto di lavoro. Basaglia. 164. C. solo” 220 . in Id.Un malato che può venire dimesso e si trova rifiutato dalla famiglia. “La cosa più difficile – ricorda Maria – era convincere noi stessi che il manicomio non serviva più”: è l’alba quando l’infermiera cammina nel parco e intravede un’ombra tremolante nel buio. Rossi. I più fortunati finiscono in commissariato dopo qualche ora. C’è anche chi per boicottare l’applicazione della 180 s’introduce di notte nell’edificio della Direzione e dà fuoco ai registri ma. l’entusiasmo del personale “basagliano” è sepolto dalla valanga di fonogrammi che segnalano alla polizia allontanamenti e sparizioni.). La maggior parte dei pazienti fortunatamente si limita a vagare per il quartiere.). infermiera. Sergio.). pag. ci sono donne che tornano incinte e altri che non tornano affatto: “Prendevano un autobus. L’utopia della realtà (cit. Morena. finivano sotto un ponte o all’obitorio” spiega l’infermiere Claudio e. Cfr. Intervista II (cit. 112 . dagli amici. anche quando alcuni infermieri protestano e dipingono di rosso le porte dei padiglioni.

osserva assorto per ore le vetrine del tabaccaio ignaro delle vecchiette terrorizzate assediate dentro. infermiere. P. 113 . agricoltore. cfr. un ragazzone muscoloso che gira seminudo anche in pieno inverno. messe da parte le suggestioni hippie. lo insegue una torma d’automobilisti inferociti 224. con il suo vestitaccio nero. resta la terra da strappare ad anni d’erbacce. Ramundo.Bra. Un autista dell’autobus gli ha regalato un vecchio cappello da controllore e. Intervista III (cit. Pallotta. A. telefona ai vigili urbani e fa l’elenco delle macchine in sosta vietata. Si fa avanti l’associazione dei genitori di ragazzi affetti da handicap che abitano nella zona e la nuova cooperativa agricola include da subito alcuni lavoranti con problemi psichici. C’è chi riesuma i braccianti del Quarantacinque.). Cfr. Intervista I. la lotta contro il latifondo e Portella delle Ginestre ma. Con un po’ di ritardo. poi chiede un gettone. nel sonnolento quartiere popolare di Monte Mario arrivano anche i movimenti di piazza: il primo aprile del 1977 venti giovani con molte bandiere rosse prendono possesso del casale diroccato e delle terre abbandonate del manicomio 225 . aprime!”.). qualcun’altro s’è installato tra gli anziani avventori del bar. qualcuno inchioda e lo tamponano in dieci. Metelli. infermiere. Intervista I (cit. Roma aprile 2007.pugile. Pallotta. barista. C’è chi lavora per un po’ tra i campi e si prepara in questo modo a tornare 223 224 225 Cfr. Paolo ha trentacinque anni e con la sua barba incolta è uno dei più vecchi del gruppo: spiega ai giornalisti accorsi che i giovani di destra gli urlano spesso “Andatevene a zappà!” e loro li stanno prendendo alla lettera. L’infermiere Adriano lo vede correre a perdifiato verso il cancello: “Aprime. Franco da lontano sembra proprio un vigile vero: si mette all’incrocio sulla via Trionfale che porta al manicomio e dirige il traffico con gesti marziali. Intervista II (cit. Cfr. raccolta presso l’azienda agricola Co.Gor nel quartiere Monte Mario. Per gli ex pazienti del manicomio si presenta così l’occasione di intraprendere un percorso di recupero. S.). fa l’urlo di Tarzan in cambio di una birra e ordina cognac a ripetizione: il barista coglie la strizzatina d’occhio dell’infermiere e corregge con acqua 223. doppiando Stato e Regione in ritardo nel finanziare la 180. Franco il vigile ogni mattina percorre tutte le strade del quartiere. A.

Nel 1980 con Basaglia è arrivato a Roma anche Tommaso Losavio: va a dirigere il DSM della circoscrizione XIX che ha il manicomio proprio al centro e inizia subito a lavorare per la chiusura. quando da giovane psichiatra di guardia notturna al manicomio di Rieti spinge la porta del padiglione e questa si apre dolcemente. coalizzando amici e nemici. Pallotta. gli scettici e i nemici dichiarati: lo psichiatra sa che non sarà semplice. Intervista I (cit. senza rumore: gli infermieri hanno rinunciato ad incastrare il solito sassolino tra i cardini. “Strano er destino – ironizzano tristemente gli infermieri al bar – una vita pe’ i matti e poi te ne vai sul più bello” 227: un protagonista lascia la scena prima del tempo proprio mentre buona parte dell’opinione pubblica italiana relega in soffitta il Sessantotto. Il suo primo vero giorno di manicomio è nel 1972. 2. i “carbonari” e gli entusiasti.6. Intanto centinaia tra gli internati che non hanno la fortuna di appartenere ad uno dei padiglioni parzialmente aperti restano in attesa.). Tagliacozzi. Scene da un manicomio (cit. che a Roma molti padiglioni sono ancora chiusi. B. 114 .in città e non si tratta di nuovo d’ergoterapia: sani e meno sani percepiscono lo stesso stipendio. Il 29 agosto Basaglia muore. Il piccolo teatro nell’edificio della Direzione non è sufficiente perchè tutti vogliono sentirlo parlare. il Santa Maria della Pietà 226. archiviando il manicomio tra i molti problemi irrisolti.). A. ora si fidano di lui. infermiere. Rossi.2 LE IDENTITÀ SEPOLTE All’inizio del 1980 il Ministero della sanità incarica Franco Basaglia di supervisionare l’applicazione della legge 180 nella regione Lazio: c’è da chiudere uno dei più grandi manicomi d’Europa. Cfr. A Rieti nasce così un 226 227 Cfr. per nulla scalfiti dalla riforma. passeggiano per le sorveglianze come giocattoli caricati a molla. che metà dei medici e degli infermieri ritengono che vada bene così. C.

Roma. Cfr. psichiatra Testimonianza I. T. Roma. gli stessi che hanno consentito il successo delle prime sgangherate ma eroiche agitazioni: impegnata nella strenua difesa dei posti di lavoro.abbozzo di comunità terapeutica. È subito evidente che non si limiterà a gestire i padiglioni “ospiti”. maggio 2006. psichiatra. Intervista I (cit. A. Il dottore è furioso quando riceve la telefonata di Basaglia che lo invita a raggiungerlo: si trasferisce a Gorizia e. raccolta presso l’abitazione dell’intervistato. perché questi tentino di entrare finalmente nel DSM CGIL diventa ottiene un accordo sulla 228 Cfr.). registrata durante la visita al Museo Laboratorio della Mente. quanto da quella della città dei sani 230 . Cfr. Losavio. “Attenti a non costruire un castello dorato”. T. I parenti degli ex internati non possono venire. passati nel frattempo sotto il controllo del DSM: “Ogni volta che il vecchio direttore mancava – spiega l’infermiere Adriano – Losavio lo sostituiva per legge e approfittava per chiudere un padiglione ” 229. 229 230 231 Cfr. Losavio. ammonisce un arguto psichiatra in visita ai padiglioni “ospiti”. giunge a Roma. Dal 31 dicembre del 1980 l’ospedale psichiatrico di Roma non accetta più nuovi pazienti e chi esce volontariamente ha sei mesi per ripensarci. Luglio 2007. presso l’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. Adriano sul momento non lo prende molto sul serio ma poi vede le dimissioni volontarie calare vertiginosamente: molti non vogliono mollare quei padiglioni dove sono al sicuro dalla violenza dell’istituzione. dopo qualche anno. Si va avanti lo stesso: nel 1981 nel vicino quartiere di Primavalle apre la prima comunità terapeutica. diretta dal dottor Massimo Marà. Testimonianza II. infermiere. infermiere. cancellando gli sforzi con un tratto di penna 228. Pallotta. 115 . Intanto chi vuole smantellare il manicomio sta entrando in rotta di collisione con i sindacati.). Pallotta. prima che la Direzione assegni tutti all’insulinoterapia. Intervista III (cit. la paradossalmente una forza reazionaria e il chiusura solo nel 1994 231. A.

Giovanni Fenu. tra i molti.). Fiammetta lavora già con i consigli di fabbrica della circoscrizione V. A. uno dei soli XXII. Intanto al padiglione che era stato dei bambini. il quartiere San Lorenzo. Nel 1985 il DSM della circoscrizione XIX è. s’iscrive finalmente alla Facoltà di Psicologia di Roma 234 . pag. i tentativi. Ottobre 2006. da non leggersi con la lente deformante e relativa della terapia ma con quella oggettiva e gratificante della critica d’arte. Nel 1977 chiede una tesi diversa dal solito e il professore le propone di censire i pazienti del manicomio e individuare quelli adatti ad un esperimento di “psichiatria di settore”. né a infermieri. Quando Fiammetta entra per la prima volta in padiglione inizia a far caldo. il malatino del bisonte: i fratelli l’hanno portato in manicomio quando da bambino ha iniziato a dare di matto. undici funzionanti in tutta Italia: l’anno dopo il padiglione il bisonte. 116 . Intervista I. 233 234 psichiatrica di via Ventura. dove con gli ultimi spiccioli del piano Marshall sono stati costruiti un gruppo di mutuo aiuto e un centro sociale per gli anziani. Le idee. per la prima volta. Pesce. psicologa. il sole dietro le sbarre disegna lunghe strisce nere sugli otto letti: le donne sono coperte da lenzuoli come 232 M. Tagliacozzi. F.quartiere e cerchino nuovi amici. 212. né a suore 233. Fiammetta ha già venticinque anni quando. Cfr. dopo aver soddisfatto i genitori che la volevano laureata in Legge. Pallotta. dopo che le bombe degli Alleati sono piovute sullo scalo ferroviario di San Lorenzo. nasce grazie all’impulso del dottor Paolo Algranati la comunità terapeutica Peter Pan: il laboratorio diventa molto presto una fucina per artisti ottimi e veri come. le prassi antiistituzionali nell’ospedale psichiatrico Cfr. B. raccolta presso il centro diurno di assistenza Santa Maria della Pietà dal 1968 al 1981 (cit. l’IIX. non appartengono a psichiatri. Scene da un manicomio (cit. Roma. Tra le tante cartelle cliniche appartenenti a gente del suo quartiere trova anche quella di bombolo. i vissuti. chiude per sempre e al Santa Maria della Pietà arrivano volti nuovi che. secondo il Ministero della sanità. “non imposti dalla storia ma scelti dall’Io”: funziona e i pazienti migliorano vistosamente 232.). ovvero ad essere assistiti in piccoli ambulatori che allora sono poco più di un’ipotesi. Marà.

infermieri. Si mettono le tovaglie. Le infermiere danno le medicine per bocca. 8. Le voci. Le infermiere si arrabbiano se mentre loro passano il cibo qualcuna sta vicino al carrello. I. In realtà. All’una e mezzo si va a riposare e alle tre ci si alza e si sta di nuovo in sala aspettando che arrivi l’ora di cena. psicologi e studenti parecchie falliscono: alcune invece sopravvivono e crescono e oggi assicurano un lavoro a molti che. (…) Poi verso le sette e un quarto si scende: c’è chi sta seduta e chi cammina. in quegli anni la Facoltà di Psicologia sta muovendo i suoi primi passi e di manicomio si parla poco o nulla 235. Menage della vita nell’ospedale S. 236 235 Cfr. Quando asciugano. sedute con le braccia protese in avanti. Alle cinque e trenta si cena. Volpi. spiega il medico che l’accompagna. Così i giovani volontari come lui. 117 integrata Il Grande Carro. Arriva l’orzo con il latte in busta ghiacciata (a volte il latte c’è caldo). usano le traverse di tela dura. n. medici. psicologo.M. Dopo si pigliano le medicine per bocca e si alloggia nella sala aspettando l’ora di pranzo. Intanto arrivano le otto e trenta. Nei primi anni Ottanta tra i progetti della cooperativa Il Punto c’è un laboratorio di scrittura creativa: Ilario e parecchi altri riesumano un progetto della dottoressa Anna Berni. Alle ore dodici e trenta si pranza e all’una passano le medicine. Roma. spiega Ilario. Intervista I. 236 . che mentre studiano si recano in ospedale per fare un po’ di pratica.sudari. della Pietà. Una delle infermiere ci sveglia alle sei. Tra le molte cooperative formate da pazienti. “Sono legate”. psicologo. raccolta presso la sede della cooperativa sociale Anonimo. possono solo improvvisare. in Le Voci. Accende le luci e dice alzatevi. si prendono le tazze e i cucchiai. Maggio 2007. un giornale di padiglione scritto dai pazienti che lo vivono ogni giorno. fanno le iniezioni mentre altre fanno i bagni ed asciugano le teste con il fon. alle sei si danno le medicine e alle sei e trenta si va al letto. come valida alternativa alla detenzione in manicomio. accudiscono con perizia ai giardini del Comune di Roma o cucinano per i bambini degli asili e delle scuole elementari.

antologia di testi poetici del Laboratorio di scrittura del Santa Maria della Pietà.A. Roma 1985. a restare: insieme si leggono le cose scritte nella solitudine. antiquato ed elegante. 2007. Vorrei essere uomo tra gli uomini. s’è messo a lanciare bottiglie contro i passanti ed è stato portato in manicomio: “Come sta il re?”. le recensioni entusiaste piovono 239.V. Sensibili alle foglie. 238 editrice che raccoglie la “letteratura delle istituzioni totali”.V. Diventa necessario portare fuori tutto questo: il giornalista Tommaso Di Francesco. Id. 239 Cfr. in Id. Entrare fuori. collaboratore di Basaglia: Anna Berni gli risponde che scrivere è un ottimo modo per riportare alla luce quelle identità sepolte dall’istituzione 237 . arrossendo alla vista di tutte quelle donne “colle mutande”. anche se il lucro ricavato dal venduto è poco più che simbolico. Sensibili alle foglie. Enrico inizia a parlare. Fanizzi. 2004. dalle carceri ai manicomi: cfr. a cura di A.). Cooperativa editrice Il Manifesto. come Alberto Paolini e Nicola Fanizzi. Anna Berni e la cooperativa editrice de Il Manifesto curano la pubblicazione di Una finestra sul reale. Sulla sabbia di Civitavecchia bombolo saltella come un grillo. N. La partecipazione al laboratorio è volontaria e il grosso del lavoro d’Ilario consiste nel convincere i pazienti a venire e. casa provinciale alla chiusura (cit. soprattutto. Berni. L’ospedale psichiatrico di Roma dal manicomio Opere di ex ricoverati del Santa Maria della Pietà sono edite da Sensibili alle foglie. Dogliani (Cn). Era ferroviere quando.“Che fino hanno fatto gli internati? Per quale motivo sono stati esclusi dalla storia?” Lo chiede lo psichiatra Agostino Pirella. snocciolando il significato di sigle e abbreviazioni tracciate a gesso sui vagoni: da cinquantadue anni non parla con nessuno. A. Lasciateci stare.. Enrico. 237 Cfr. siede accanto a Fiammetta: una lunga teoria di vagoni merci sferraglia accanto alla spiaggia. Nel frattempo Fiammetta è riuscita ad organizzare i soggiorni estivi per i pazienti. un vecchio dal nobile naso aquilino. Berni. 118 . Una finestra sul reale. poi uno che sa battere a macchina mette tutto insieme e c’è chi. A. ubriaco dopo una delusione d’amore. rivela un formidabile talento 238 . domanda a Fiammetta. la prima antologia di componimenti degli internati in manicomio. mescolandoli agli anziani del centro sociale di San Lorenzo. Dogliani (Cn)..

M. anzi. Morena.2. Basaglia. 251. che non servono: “Se il malato diventa oggetto d’affettuosa cura ma il rapporto si gioca 240 S. molti continuano a lavorare attenendosi al vecchio Regolamento. Intervista III (cit. all’unica spinta vitale in una struttura concettuale e fisica che andava sfaldandosi” 240: chi inizia a lavorare in manicomio negli anni Ottanta si rende ben presto conto che il Santa Maria della Pietà potrebbe non chiudere mai. per cui non percepiscono alcun bonus nello stipendio 242 . inutile spiegare che senza fasce di contenzione il lavoro è più che raddoppiato: l’infermiere e il medico senza più la divisa del secondino devono mettere in gioco la propria umanità. il farmaco. Gli psicofarmaci moderni che hanno consentito di limitare la contenzione non bastano: oltre la rete di filo di ferro la città non ha intenzione di accogliere gli ex matti ora “guariti” e. “Se l’ospedale non attua un’azione di difesa della libertà. L’ospedale Cfr. psichiatrico di Roma dal manicomio provinciale alla chiusura (cit. seppur ampiamente annunciati. un campo neutro dove abbandonare cose inerti. 241 242 243 21. infermiera. Il progetto CEE.). il manicomio da carcere si sta trasformando in “parcheggio” perpetuo. della cui perdita il malato già soffre. Cfr. “Di che vi lamentate – dice un giovane psicologo ad Adriano. La distruzione dell’ospedale psichiatrico. Intervista III (cit.3 LA FINESTRA SUL REALE “Pareva che fossimo inattesi.). le quattro stagioni della riabilitazione.). in Id. infermiere. A.6. F. pag. 119 . Era una forma d’opposizione passiva verso qualsiasi cambiamento. pag. infermiere – ora che non si lega avete meno roba da fare”. aumenterà in lui la convinzione di essere definitivamente perduto” 243 . in Id. Benedetti.. L’utopia della realtà (cit. dandogli un limite più vasto di coscienza.). come se nulla fosse accaduto 241. Se c’è chi tra gli infermieri “anziani” partecipa entusiasta ai laboratori organizzati dai volontari e impara insieme ai pazienti ad intrecciare il giunco. Pallotta. A dispetto del sincero entusiasmo degli operatori sta accadendo quanto profetizzato dal Basaglia.

Faccenda. 244 245 246 Cfr. pag. Giannichedda.tra generosità e riconoscenza e non tra dovere e diritto. La raccolta compulsiva di oggetti di poco conto si osserva in quasi tutti i pazienti. M.).). le spiega che i “matti” non sono così “scemi” da bollire la pasta nell’acido muriatico 247. psicologa. A. così l’infermiera Annamaria la conduce da sola all’ospedale San Filippo Neri. Franco Basaglia e l’impresa della sua vita (cit. Intanto. egli sprofonderà ugualmente in una sorta d’annientamento totale” 244. Il personale scarseggia e nell’ambulatorio la macchina per fare le radiografie è fuori uso da anni. psicologa. Intervista I (cit. perché ha messo il letto accanto alla finestra e lì non può attaccare il lume per leggere. Intervista I (cit. Ancora una volta la cosa più difficile è convincere il personale del manicomio che si può fare: l’elettricista dell’ospedale rimane sbalordito quando un paziente domanda una presa elettrica in più. privati Cfr. Cfr. 22. Nei padiglioni “ospiti” è assegnata ad ognuno una stanzetta.). infermiera. in un inevitabile momento di distrazione di qualche infermiere. dopo aver posseduto per anni solo l’aria viziata delle sorveglianze. da arredare secondo il proprio gusto: persone che fino ad allora avevano indossato i pochi vestiti posseduti uno sull’altro e trasportato con se le proprie cose in buste di plastica. 247 . i tagli di bilancio all’ospedale che deve chiudere si vedono benissimo. A. Rimane sbalordita quando le consegnano il lungo chiodo arrugginito che.). anche quando Fiammetta. Una notte del 1985 una paziente che ha tentato più volte il suicidio e che è solita strapparsi i capelli a ciocche e aggredire le infermiere. la paziente si è infilata nel naso 245. Sulle prime mosse sono tutti d’accordo: i pazienti devono riappropriarsi della realtà. la dietista si rifiuta di autorizzare le pazienti a cucinare da sé perché è troppo pericoloso. infermiere. Pallotta. F. 120 per anni della proprietà privata: cfr. perde copiosamente sangue dal naso. Intervista III (cit. non avendo un posto dove custodirle. ora possono scegliere il colore delle pareti e collezionare centinaia di piccoli tesori 246 . mentre i fondi per l’applicazione della 180 sono invisibili. Pesce.

mazza e piccone”. Il progetto CEE 249 : in cambio s’ottiene la piena e reale partecipazione al mondo. Cfr. un itinerario da percorrere per sopravvivere una volta fuori. così facendo si sondano aree della coscienza non scalfite dalla sofferenza e l’energia vitale prende un sentiero sensato. “Ma quale psicanalisi. la vera psichiatria è pala. attori e musicisti si esibiscono nel parco del Santa Maria della Pietà e invitano i sani a visitare un luogo che non è più solo “gabbia di matti”.). attraverso la dignità del lavoro e la sicurezza della per la riabilitazione. il diario dell’occupazione di un immobile sfitto nel centro di Roma tentata da pazienti e 248 249 250 Cfr. T. di scrittura e teatro restituiscono ai folli la parola negata. psichiatra. più pragmatico. scelti come suggeriva Basaglia tra quelli giudicati gravi.). Discorsi e contratto sociale (cit. le quattro stagioni della riabilitazione (cit. con un lavoro e uno stipendio 250. sarti e tappezzieri professionisti. J-J. deistituzionalizzazione e riapprendimento lavorativo dei lungodegenti psichiatrici. S. Rousseau.). 252. imparano a lavorare guidati da fabbri. le mura maestre restano ben solide e per la gente di Monte Mario quegli zombie che si aggirano per il quartiere sono gli stessi matti di sempre: semplicemente il manicomio si è spostato fuori 248 .Se le pareti interne dell’ospedale psichiatrico si stanno lentamente sgretolando. inizia nel 1982 grazie ai soldi della Comunità Europea e ai locali messi a disposizione dall’opera pia Don Calabria: nei capannoni e nelle officine sessanta pazienti. in primis quella che obbliga i contraenti il “contratto sociale” ad essere parte produttiva del gruppo casa. Benedetti. falegnami. è disposto ad accettare qualcuna delle regole della società che s’è dimostrata ancora ostile alla devianza. ma quale relazione. pag. sta scritto sulla copertina di un quaderno. C’è anche chi. C’è chi tra gli operatori persegue la piena realizzazione delle teorie basagliane e rivendica la libertà di esprimere liberamente la propria follia: laboratori d’arte. E se è vero che “La lotta diretta e ristretta al sintomo equivale a schierare l’esercito per fermare il vento”. cronici e irrecuperabili. Il progetto CEE. Losavio. 121 . Testimonianza II (cit.

bevono il tè e chiacchierano con le signore sgranocchiando pasticcini. Una casa per non vivere in manicomio. storia dell’occupazione di via Baccina. del futuro possibile oggi. quei “matti” sono tornati semplicemente gente di Roma. in Id. Intanto una delle famiglie del palazzo invia alle nuove inquiline un mazzo di fiori con un biglietto di benvenuto. 218. Tommaso Losavio si traveste da ingegnere del Comune e insieme a qualche infermiere con un elmetto giallo in testa abbatte i mattoni che ostruiscono l’ingresso: Pina. Noi tutti che popoliamo queste gabbie conosciamo il gusto della libertà. qualche pentola. L’ospedale Santa Maria della Pietà dal manicomio provinciale alla chiusura (cit. Nella buca delle lettere arriva anche una cartolina con il visto della censura e il timbro postale di un carcere di massima sicurezza. Mentre gli infermieri lavorano a turno nell’appartamento. persone che hanno letto la storia sul giornale si presentano con un mobile. gli altri vicini di casa si sono già accomodati nel salotto. 122 . Il sette aprile del 1985 i ricoverati in manicomio sono ancora più di mille e diminuiscono solo grazie ai decessi. Luciana. Claudia e Luisella attendono al bar e in un paio d’ore la casa è pronta per loro. Così. gratuitamente e fuori l’orario di servizio.). La segregazione in carcere e quella in manicomio scandiscono lo stesso ritmo di distruzione del desiderio. Ai telegrammi del presidente dell’Unità Sanitaria Locale che minacciano denuncie e provvedimenti disciplinari il direttore del DSM risponde con un invito a visitare l’appartamento. pag. ottanta sono stati dimessi. ma vivono nei padiglioni “ospiti” perché non hanno un posto dove andare: proprio la sopravvivenza di quei “padiglioni a metà” sta minando la credibilità della legge 180 e l’intero impianto teorico basagliano rischia di svaporare. una poltrona: lontano dal manicomio.personale del Santa Maria della Pietà 251 . Losavio. perchè il manicomio sta affermando il suo naturale e necessario sopravvivere. quando al DSM arriva la notizia che proprio dietro il Colosseo c’è un appartamento libero di proprietà della Municipalità di Roma. Più di coloro 251 T. per vedere come si realizza la 180 a costo zero.

pag. Una casa per non vivere in manicomio. in pratica l’ospedale lo stanno chiudendo loro. l’imbianchino del padiglione XXII. e serve qualcuno che conosca i padiglioni. Un’infermiera in Direzione non è solo un rincalzo: molti pazienti da qualche mese lavorano nell’amministrazione. ma se leggerete so che apprezzerete la mia solidarietà di prigioniero 252.). Intervista III (cit.4 EPILOGO Maria s’ammala a metà del 1979: lascia il suo posto d’infermiera psichiatrica proprio mentre il Parlamento pronuncia la condanna a morte del manicomio 253 . E per gli appartamenti dalle mura in cattivo stato non c’è problema: c’è littorina.6. Qualche mese più tardi l’atto di forza delle ricoverate e del personale del manicomio è giudicato legittimo: occupazioni più o meno tumultuose d’immobili pubblici sfitti si susseguono. Vi arriverà? Non lo so. storia dell’occupazione di via Baccina Cfr.che si accontentano della libertà che gli viene concessa. che da sole gestiscono l’intera elefantiaca burocrazia del manicomio. quello che ha dipinto tutti gli alberi di bianco. Guarita.). 220. Morena. La assaporiamo con piacere da quando abbiamo iniziato a violare i muri e le sbarre invisibili che ci hanno costruito dentro. 123 (cit. 253 . 2. infermiera. quando è stata misteriosamente abolita la festa dell’Epifania. torna a lavoro il sei gennaio del 1981. insieme alle impiegate che in tanti anni di manicomio poche volte hanno visto un “matto” 252 T. Losavio. M. e trova molte cose nuove: non lavora più in padiglione per motivi di salute e collabora con le anziane colleghe dell’amministrazione. Non conosco i vostri nomi e questa cartolina è un po’ come una bottiglia lanciata in mare e dovrà superare parecchie burrasche per raggiungervi. finalmente molti vanno via dai padiglioni e prendono un posto nel reale.

È difficile: un giorno una macchina per scrivere vola in corridoio e Maria rimedia qualche punto di sutura. l’infermiera rimane l’unica “sana” in un ufficio di “matti”. Francesco vive al bisonte già da qualche anno 254. io ho il diritto di scappare”. che però funziona benissimo: c’è chi sistema da solo tutti i turni del personale. E invece il delirio svanisce. Pallotta. cibo. Fugge spessissimo: un giorno d’inverno. gli infermieri lo trovano a cinque chilometri dal manicomio. c’è chi chiama il noleggio e prenota il pulmino per il soggiorno estivo. inscalfibile: Stalin lo aspetta sulla Piazza Rossa. Maria traccia sulla carta migliaia di cifre. infermiere. 124 . voi avete il dovere di prendermi. incastra ferie. Schizofrenico per la cartella clinica. permessi e straordinari e non sbaglia mai. Intervista II. ogni infermiere che prende servizio si accerta che non abbia infilato la porta aperta in direzione Mosca. che per mantenere la famiglia all’alba. Cartelle cliniche da rintracciare.da vicino. lenzuola: giorno dopo giorno. Sorride e si complimenta con gli inseguitori: “Amici. chi bersaglia di raccomandate il Ministero per ottenere sussidi e pensioni d’invalidità. ma molte più scarpe se decide di andarci a piedi. Qualche psichiatra s’interessa al suo caso perché la scomparsa di un sintomo così forte e duraturo è più unica che rara: la vecchia cartella clinica di Francesco racconta la storia di un muratore. Quando nel 1959 Adriano diventa un infermiere del padiglione XXII. Dopo qualche anno. Quando negli anni Ottanta va ad abitare nel padiglione “ospiti”. prima di andare in 254 Cfr. stimato dal capomastro anche se milita nel PCI. con la neve che arriva alle caviglie. colossali matricolari. volumi e volumi fitti di statistiche da inviare ogni settimana alla Provincia per assicurarsi la fornitura di medicine. sempre più rade. ognuno con un differente destino. A. Francesco ha un delirio sistematico. sempre più piccole. anno dopo anno. Ogni giorno illustra agli infermieri i dettagli del suo viaggio: gli servono almeno dieci camere d’aria per arrivare a Mosca in bicicletta. È un castello di sabbia intaccato dalla marea che sale: i numeri scorrono via dal manicomio come granelli di sabbia verso il mare.

È spaventata. Un giorno per caso scopre la moglie con un altro uomo: uno schiaffo a lei. Per anni ha raccontato agli infermieri di essere una ballerina che lavora negli studi televisivi di Roma. Il quattordici giugno del 1972 una ragazza giovane e molto bella è condotta in manicomio dall’ambulanza della neuro del Policlinico Umberto I: “Anna Nicolescu – c’è scritto sulla cartella clinica – Sindrome Paranoide. È vano chiedere perchè sia finito tra gli schizofrenici. Un giorno che la porta del manicomio è aperta già da qualche mese. gentilissimo. dove le mura imbiancate a calce gli hanno regalato un delirio di cui non aveva mai sofferto prima. Francesco è già in manicomio.cantiere. Anna si è sposata in una piccola parrocchia vicino Udine con Luigi: i parenti dell’uomo 255 Cfr. a pochi passi dal manicomio.e invece è rimasta in manicomio fino alla fine”: seduta accanto. Registrata all’anagrafe di Bucarest. consegna alla fagotteria una valigia elegante. C. La donna che visse due volte. “Per il tipo di disturbo sarebbe dovuta uscire dopo pochi mesi .spiega la dottoressa Antonietta Di Cesare al giornalista della RAI che a metà degli anni Ottanta ricostruisce la vicenda . Rai. Anna sorride alla telecamera sotto una cascata di capelli bianchi. e guadagna cinquantamila Lire al giorno. Più di quaranta anni dopo i suoi due figli lo portano a fare la prima passeggiata fuori: erano bambini all’epoca dei fatti e quasi non lo conoscono. non ricorda nulla. Imbimbo. 125 . nazionalità rumena” 255 . Quando si calma. un pugno all’amante e uno spintone al Carabiniere accorso alle urla. educato. dice di aver partorito due gemelli che le sono stati portati via e che non ha mai potuto vedere: nessuno le crede. sempre pronto a prendersi un caffé con i suoi vecchi infermieri: non andrà mai a Mosca. Italia 1984. il suo vestito da sera rosso e una lunga stola di piume di struzzo. il direttore del DSM s’infuria ma poi scopre che Anna non riceve la pensione d’invalidità perchè qualcosa non va nei documenti. Francesco vivrà nella città dei sani per più di dieci anni. i medici la incontrano mentre chiede l’elemosina. pulisce le scale dei palazzi. a via Teulada.

disperatamente cercavamo di portare fuori chi era dentro e dentro chi era fuori” 256 . ricoverato da decenni. si volta verso la dottoressa e le chiede: “Quant’è che sono qui. un’occasione mancata per la città di Roma. pag. soprattutto. pensa al compito appena affidatogli. Dalla sua cartella clinica allora spuntano lettere ingiallite. pag. per concessione dell’autore. I manifesti del pittore Ennio Calabria tappezzano la città. forse è davvero una ballerina. dicono. Cfr. di un omicidio. pubblicizzano il concerto rock del cantante Ron nel parco del manicomio. uscire dentro: la chiusura del Santa Maria della Pietà. si è ritirata dalla Storia. 1. T. 256 257 F. la chiusura definitiva del manicomio. è morta da anni: Anna che sorride alla telecamera è un fantasma. Sopravvivrà di poco alla chiusura del manicomio. li riguarda. Anche Nino. Conferenze brasiliane (cit. Sono il “residuo manicomiale”. di morfina somministratale a forza. Tommaso Losavio passeggia nel parco del 257 Santa Maria della Pietà. sono diventati vecchi nelle sorveglianze: la legge 180 sulla chiusura degli ospedali psichiatrici sta per compiere sedici anni. passeggia nel parco: “La fai facile tu – dice al direttore del DSM – ma non puoi sapere quanto sia difficile per noi entrare fuori”. Primavera del 1993: cinquecento persone restano intrappolate nei padiglioni. e rimugina le parole di Franco Basaglia .la ricordano bene. quelli che. parla di un albergo. Forse Anna ha preso il posto di una connazionale deceduta per entrare clandestinamente in Italia. 126 . 14. quelli che fuori non hanno nessuno. due mesi?”. mai uscite dall’ospedale: Anna minaccia di “dire tutto”. “Probabilmente – ipotizza la dottoressa Di Cesare – per anni abbiamo ritenuto delirio la verità”. Basaglia. Ma.). lo schermo gigante per le partite di calcio. i più gravi e cronici. forse è finita in qualche “giro” troppo grande per lei e nessuno ha voluto proteggerla: intanto per lei tra realtà e fantasia non c’è più differenza perché. “Giorno dopo giorno. protetta dal suo stesso carcere. Sorride alla telecamera. Entrare fuori. entrati bambini. Roma 2007. Losavio. lo spettacolo comico di Serena Dandini: tutto per convincere quelli di fuori ad entrare e scoprire che quella storia del manicomio non è finita e.

assolto. che per anni l’ha protetto dalla follia dei sani. lascia il luogo della reclusione. scrive con una penna rossa. La storia del Santa Maria della Pietà non finisce con la sua fine: continua. agli angoli delle nostre strade. sfoglia le pagine di carta leggera. l’infermiera Maria è rimasta sola nel grande edificio della Direzione: sono bui i lunghi corridoi lastricati di marmo. “Due aprile 1999. le stanze. i cassetti. ricoverati: Zero”. le cartelle cliniche ingiallite allineate sugli scaffali. le scrivanie. Prende il registro. oggi legge e medicina lo giudicano guarito. Torna fuori. Nino attraversa il cancello: la città lo ha condannato.Gli anni passano. i timbri con scritto “Manicomio della Provincia”. le macchine per scrivere. 127 .

Cfr. quasi cieco per una neoplasia trascurata. delle latrine. Ad un viaggiatore la macchina sembra assurda. seduti sulle panchine tutto il giorno a masticare l’aria senza i denti 258 . senza parlare. L’uomo sorride a Dante. ridicola: poi incrocia lo sguardo di un 258 259 260 Cfr. Si salvano i funzionari.SOMMERSI E SALVATI Conclusione Dante era bambino: spiava i matti da dietro la rete. Garzanti. Kafka. D. tanto leggeranno la propria colpa sulla pelle. Adesso fa il tecnico di radiologia al Policlinico Gemelli: fa una lastra ad un uomo. Sulla vecchia cartella clinica c’è il timbro del Santa Maria della Pietà: cinque pagine di carta ingiallita. Cinque pagine per quaranta anni d’internamento: nello spazio per la diagnosi c’è scritto “epilessia”. è disperatamente solo: deboli. i secondini. delle docce: chi resiste all’onda s’ammala d’istituzione. scrive Primo Levi. matti e infermieri fumano sigarette pescate dallo stesso pacchetto. in Id. F. Levi. Rofena. vergate a mano in elegante corsivo. La colonia penale. per sfuggire ai sensi di colpa o per dimenticare le colpe subite 259 . La memoria. le guardie notturne. Nell’istituzione totale solo chi ha la stoffa del martire o del santo sfugge alla “zona grigia”: il contorno dei cattivi e dei buoni svanisce nella sorveglianza. 128 . inetti. è uno strumento meraviglioso ma fallace: vi affogano molti ricordi. Torino 2007. C’è una macchina nella Colonia penale che scrive la sentenza sui condannati: gli imputati non possono difendersi e non assistono al pronunciarsi del giudice.). spiega Levi. Milano 2005. Ognuno. I sommersi e i salvati. votati alla selezione. e gli ufficiali sono troppo innamorati della macchina per badare a ciò che scrive 260 . come un antico libro. Intervista I (cit. Quando il cancello si apre non c’è vera felicità per chi si sente colpevole per quanto gli è accaduto. Einaudi. Cfr. P. sono sommersi. La metamorfosi. gli spioni delle baracche.

l’archivio e il personale dell’ex manicomio. ho raccontato il manicomio per quanto potevo. con il Centro Studi e Ricerche. Abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in un altro modo. quindi può accadere. siete per sempre coinvolti” 264. sembra chiedergli come può approvare un simile procedimento. Noi. uno sguardo incrociato per caso che mi chiede come posso approvare questo procedimento. 76. Ho fatto la mia parte. I sommersi e i salvati (cit. Ho iniziato con i versi di Fabrizio De André sui matti e il Potere. La fine del manicomio: un’occasione mancata? (cit. P. in Id. Storia di un impiegato. Ma è accaduto. 129 . Losavio. Levi. 261 262 263 264 Cfr.). e la testimonianza è fondamentale.). pag. si affaccia nelle aule parlamentari. De Andrè. Italia 1973.). Intanto l’assistenza sanitaria “su misura” della 180 va in deficit di risorse umane e materiali e diventa una bella utopia. Ma c’è qualcosa. pag. Produttori Associati. Conferenze brasiliane (cit. F. nella nostra debolezza. non possiamo vincere perché è il Potere che vince sempre. Sta scritto all’ingresso del Museo della Mente che. Ora non riesco a levarmene un altro dalla mente: “Per quanto voi vi crediate assolti. Cfr. non sostenute da buone ragioni” 262. F. difende la memoria dalla corrosione: “E’ avvenuto. l’opinione pubblica s’occupa d’altro e ciclicamente la tentazione del manicomio. sugli uomini come pedine in un grande gioco di ruoli. occorre quindi affinare i nostri sensi. magari piccolo o con un altro nome. diffidare degli incantatori che dicono belle parole. Nella mia ora di libertà . Noi possiamo al massimo convincere 263. 32. T. quindi può accadere di nuovo. Basaglia. Oggi la macchina del manicomio in disuso arrugginisce: rinfoderati megafoni e striscioni. in questa minoranza che siamo.condannato. questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. mentre il welfare contemporaneo trasforma i vecchi pazienti negli utenti paganti di un servizio commerciale 261.

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Atti parlamentari. 135 . è proprietaria di un esercizio commerciale prossimo all’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà e abita nel quartiere Monte Mario di Roma dagli anni Cinquanta. Tipografia ospedale Santa Maria della Pietà. 7 aprile 1984. vol. 3. Roma 1922. 30 dicembre 1994. 93. Roma FONTI ORALI BENEDETTI SAVERIO psicologo. 724. CERTELLI SILVANA negoziante. 16 maggio 1978. Gazzetta Ufficiale n. 133. 23 dicembre 1994. Misure di razionalizzazione della finanza pubblica. Roma 1965. PROVINCIA DI ROMA Regolamento organico per gli infermieri addetti agli istituti psichiatrici. Legge n. 833.Legge n. Regione Lazio. Legge n. Attualmente lavora presso i Servizi Sociali del municipio XIX di Roma. L. Organizzazione del servizio dipartimentale di salute mentale. 22. 304. Gazzetta Ufficiale n. responsabile del progetto CEE per il riapprendimento lavorativo dei lungodegenti psichiatrici presso l’Ospedale Santa Maria della Pietà di Roma negli anni Ottanta. Gazzetta Ufficiale n. in Id. 22 aprile 1994. Senato della Repubblica Italiana. Legge Regionale n. Ministero della sanità. Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori. DE PRETIS A. 28 dicembre 1978. Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 10 agosto 1983. PROVINCIA DI ROMA 1935. Ospedale Santa Maria della Pietà. 13 maggio 1978. tipografia ospedale Santa Maria della Pietà. Roma 1881. Istituzione del Servizio sanitario nazionale. Progetto obbiettivo Tutela della salute mentale 94 – 96. norme generali per il personale di sorveglianza. Disegno di legge sui manicomi e sugli alienati. 28 dicembre 1978. Gazzetta Ufficiale n. 49. 14 luglio 1983. 360. 180. Bianchi Intervento nella tornata del 9 giugno 1922.

FANIZZI NICOLA poeta e scrittore. responsabile della biblioteca storica e scientifica A.CIANFROCCA FRANCA bibliotecaria. PESCE FIAMMETTA psicologa. MARTELLI POMPEO psichiatra. Cencelli. Attualmente lavora presso il Centro di salute mentale dell’ex manicomio. METELLI SANDRO barista. PALLOTTA ADRIANO infermiere psichiatrico. ha lavorato nel manicomio di Roma negli anni Ottanta. 136 . è docente presso il Dipartimento di Antropologia dell’Università La Sapienza di Roma. ha diretto il DSM della circoscrizione XIX di Roma. presso il Centro Studi e Ricerche dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. promuovendo il superamento e la chiusura del manicomio di Roma. si occupa delle visite guidate al Museo della Mente. LOSAVIO TOMMASO psichiatra. Attualmente è docente presso il Dipartimento di Antropologia dell’Università La Sapienza di Roma. è stato internato nell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma per numerosi anni. presso l’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. lavora dagli anni Settanta presso il bar prossimo all’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. Attualmente lavora presso l’amministrazione e l’archivio dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. PAOLINI MARCO poeta e pittore. promuovendo l’attuazione di laboratori e attività di recupero e reinserimento dei ricoverati. Attualmente in pensione. ha prestato servizio in numerosi padiglioni del manicomio di Roma dagli anni Settanta. direttore del Centro Studi e Ricerche e del Museo della Mente presso l’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma. ha prestato servizio in numerosi padiglioni dagli anni Cinquanta. FACCENDA ANNAMARIA infermiera psichiatrica. è stato internato nell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma per numerosi anni. Attualmente lavora presso il Centro diurno di via Ventura in Roma. ha prestato servizio presso il padiglione I dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma dagli anni Settanta. organizzando attività di reinserimento e soggiorni estivi per i ricoverati. seguendo la chiusura dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà negli anni Ottanta e Novanta. MORENA MARIA infermiera psichiatrica.

conventi. Gemelli e ha come pazienti alcuni ex ricoverati del Santa Maria della Pietà di Roma.RAMUNDO PAOLO agricoltore. cura la pubblicazione di scritti e testimonianze provenienti da istituzioni totali quali manicomi. ha partecipato all’occupazione delle terre incolte di proprietà del manicomio di Roma negli anni Settanta. Attualmente dirige la cooperativa agricola Co. 137 . ha prestato servizio in numerosi padiglioni del manicomio di Roma dagli anni Sessanta e ha partecipato a molte iniziative antiistituzionali. ROSSI CLAUDIO infermiere psichiatrico.Gor presso il quartiere Monte Mario in Roma. VALENTINO NICOLA responsabile della casa editrice Sensibili alle foglie. ROFENA DANTE tecnico di radiologia.Bra. residente nelle vicinanze del manicomio di Roma dagli anni Sessanta. sindacalista della CGIL. carceri. collegi. Attualmente lavora presso il Policlinico A. case di cura. VOLPI ILARIO psicologo. ha avuto modo di visitarlo più volte da bambino. Attualmente dirige la cooperativa sociale Il grande carro a Roma. ha partecipato come volontario al laboratorio di scrittura per i ricoverati dell’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma negli anni Ottanta.