PER NON LASCIARE SOLO CHI “SI PRENDE CURA”

di Paola Marani, consigliera regionale PD

UNA LEGGE

lavorativo

Un progetto per l’inserimento

N

delle donne in dificoltà

S
26

REDAZIONALE

econdo le stime in Emilia-Romagna le persone che prestano la loro attività informale di cura a parenti ed amici non autosufficienti sono 289.000, in prevalenza donne (55%) impegnate ad assistere malati, disabili, anziani. Il 12,5% delle donne e l’8% degli uomini, soprattutto nella fascia d’età 45-64 anni, sono caregiver di adulti disabili. Questa è l’epoca in cui uno dei cardini del nostro sistema di welfare è rappresentato da chi si prende cura in modo volontario e gratuito di una persona non autosufficiente, aiutandola nella quotidianità dell’esistenza. Eppure, nonostante questo ruolo sussidiario fondamentale per la collettività e la stessa coesione sociale, chi svolge compiti di caregiving non riceve adeguato riconoscimento né sostegno. Chiunque abbia vissuto questa esperienza o l’abbia anche solo vista da vicino ne conosce le pesanti conseguenze: un sostanziale isolamento sociale e familiare e varie difficoltà nel conciliare le attività di cura con le relazioni, un affaticamento emotivo e fisico che peggiora le condizioni di salute, un impoverimento anche economico dato da una forzata riduzione dell’impegno lavorativo e, bene che vada, una marginalizzazione professionale. In Europa, dove milioni di cittadini si prendono cura di propri cari non autosufficienti e bisognosi di cure a lungo termine, la Commissione UE ha indicato il sostegno per l’assistenza informale come una delle priorità. Si è convenuto sulla necessità di predisporre la “Carta Europea dei diritti del caregiver” e in vari Paesi membri

sono state istituite giornate di sensibilizzazione, in alcuni casi politiche concrete. Tornando all’Emilia Romagna il Piano Socio-Sanitario prevede, tra gli obiettivi di benessere sociale, un supporto all’insieme di risorse di cura e relazionali, anche familiari, che possono garantire la dignità e libertà della persona parzialmente o totalmente non autosufficiente. Quali obiettivi specifici per le persone anziane, sono

previsti lo sviluppo della domiciliarità, la valorizzazione del lavoro di cura e supporto alle famiglie attraverso un complesso di azioni e servizi omogenei in tutto il territorio regionale: informazione, sollievo, aiuto nell’assistenza, supporto economico, ascolto, consulenze, gruppi di sostegno e auto-aiuto. In questo quadro si inserisce il progetto di legge regionale di cui sono prima firmataria, “Norme per il rico-

noscimento ed il sostegno del caregiver familiare”, che intende fare concreti passi in avanti. Prima di tutto, rendere il caregiver partecipe delle scelte effettuate dai Servizi formali che hanno in carico l’assistito, fornirgli adeguata informazione e formazione, metterlo al corrente dei servizi disponibili sul territorio favorendone l’accessibilità, fornire supporto nelle attività di assistenza e garantirgli tempo per sé e per la propria vita di relazione e lavorativa. Più nel dettaglio, ciò significa che la/il caregiver è riconosciuto componente informale della rete di assistenza. In quanto tale, partecipa alla definizione del Piano Assistenziale Individualizzato per il proprio caro, che indica gli ausili, le prestazioni ed i supporti forniti dal sistema socio-sanitario ed individua il Responsabile del caso, trait d’union fra caregiver e rete formale dei Servizi. Inoltre è puntualmente informato sulle problematiche di salute ed i bisogni assistenziali del proprio caro ed esprime in maniera libera e consapevole la disponibilità a svolgere la propria attività volontaria e gratuita. La Regione, le ASL ed i Comuni dovranno definire in modo omogeneo gli interventi assicurando, ad esempio, una formazione al lavoro di accudimento e il riconoscimento delle competenze acquisite, così come assistenza immediata in caso di emergenza personale e sostituzioni di sollievo sia emergenziali che programmate. Niente affatto secondari sono altri aspetti contenuti nel progetto di legge, dal supporto psicologico alla distribuzione di guide sui servizi presenti nel territorio, dalla

on lasciare sole le donne vittime di violenza, dando loro la possibilità di un posto di lavoro. La presidente dell’Assemblea legislativa Palma Costi ha incontrato assieme a Roberta Mori la presidente di Camst (cooperativa della ristorazione collettiva e commerciale) Antonella Pasquariello per fare il punto su questo obiettivo. Camst ha infatti rinnovato per il 2014 una convenzione con i Centri Antiviolenza della rete D.I.Re., inalizzata ad offrire percorsi di inserimento lavorativo nelle proprie strutture produttive (cucine, self service, mense aziendali) dislocate in tutta Italia, alle donne che fuggono da situazioni di violenza. Ad oggi sono dieci (4 in Emilia-Romagna) le assunzioni effettuate nell’ambito del progetto su tutto il territorio nazionale e, grazie alla nuova convenzione siglata, altre donne avranno questa opportunità. Camst è la prima grande azienda in Italia ad aver attivato un’iniziativa di questo tipo, che contribuisce a restituire dignità e autonomia anche economica alle donne in dificoltà. Nell’ambito del progetto è stato creato anche il sito Internet www.puntodonne.it, che ha due obiettivi: informare su studi, legislazione e iniziative in tema di diritti delle donne e, allo stesso tempo, offrire strumenti concreti alle donne che cercano sostegno e protezione per uscire dalla spirale di violenza quotidiana. È la Ong Cospe a curare i contenuti informativi pubblicando le ultime ricerche, dati statistici, e tutte le novità legislative di interesse delle donne in Italia. Saranno inoltre monitorati giornali e siti nazionali e internazionali e rilevati gli eventi e i fatti più gravi o capaci di innescare un dibattito. D.i.Re., a sua volta, si occupa di fornire indirizzi e riferimenti per accedere a uno dei 65 centri antiviolenza che l’associazione raggruppa e rappresenta a livello nazionale.

con CGIL sia in ambienti a prevalenza maschile sia in altri contesti di lavoro, ha permesso di raccogliere circa 800 testimonianze. Ne emerge una realtà preoccupante, dove il 79% delle lavoratrici e in generale il 54% dei lavoratori privati e pubblici subisce comportamenti indesiderati – più o meno gravi – a connotazione sessuale e discriminatoria. Nel ribadire che la violenza va affrontata culturalmente e giuridicamente, i dati raccolti stimolano ognuno a fare la propria parte: le Istituzioni nel promuovere e disciplinare azioni di contrasto alle discriminazioni e l’adozione di piani per il benessere lavorativo; le aziende a farsi carico del problema adottando misure di prevenzione, azioni positive e di controllo al loro interno. Una considerazione è opportuna sul ruolo delle Consigliere di Parità, che si fanno carico di sempre più compiti, in prevalenza a tutela delle persone e seguendo innumerevoli

27

DISCRIMINAZIONI E MOLESTIE SUL LAVORO COSA FARE?
di Roberta Mori, presidente Commissione per la Parità

promozione di forme di sostegno economico nell’ambito della nonautosufficienza agli accordi, sia con le associazioni imprenditoriali per una maggiore flessibilità oraria sul lavoro, sia con le compagnie assicurative su polizze infortuni e RCA. Infine, l’istituzione in Italia del Caregiver Day è una sensibilizzazione necessaria, perché solo da una diffusa consapevolezza del ruolo sociale svolto scaturiscono i diritti e le relative tutele.

violenza che provoca disagio, perdita di salute, calo di produttività. Negli ultimi anni sono aumentate anche in Emilia-Romagna le denunce di molestia e le Consigliere di parità regionali lo scorso 5 dicembre hanno organizzato un Seminario di approfondimento in Assemblea. Introdotto da Rosa M. Amorevole, che mi ha affidato le conclusioni, hanno partecipato tra gli altri l’avvocata Tatiana Biagioni e il rappresentante FILT-CGIL Daniele De Maria. Un questionario diffuso in collaborazione

Le molestie in ambito lavorativo sono una forma di

procedure di conciliazione, a fronte di un’indennità simbolica (e mortificante) di 16 euro lordi al mese. Penso che queste importanti figure di pubblico ufficiale che, per conto dello Stato, garantiscono tante lavoratrici nei loro diritti, vadano sostenute. Come stiamo chiedendo in sede ministeriale e di conferenze nazionali, è urgente rendere maggiormente efficace la tutela delle donne attraverso una riforma di tutti gli organismi di parità, in modo che le competenze siano meglio distribuite, semplificate e più trasparenti per la cittadinanza.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful