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VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIÈME DIMENSION 

Gaston de Pawlowski 
A cura di Alberto Tiraferri 

INTRODUZIONE 
Vi ricordate un tale – chiese un giorno Marcel Duchamp – che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era un editore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornale sulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che c’erano degli esseri piatti che hanno solo due dimensioni […]. In ogni caso, a quell’epoca avevo cercato di leggere delle cose di questo Povolowski che spiegassero le misure, le linee rette, le curve… Tutto questo operava nella mia testa quando lavoravo, sebbene nel Grande Vetro non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato all’idea di una proiezione, di una quarta dimensione invisibile poiché non si può vederla con gli occhi. “Poiché sapevo che si poteva riportare l’ombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggetto qualsiasi – come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni –, per analogia puramente intellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ogni oggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioni che non conosciamo. “Era un poco un sofisma, ma dopotutto era possibile. È su questo che ho basato la Sposa nel Grande Vetro…1” Raramente Duchamp si spiegherà più chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche, detta il Grande Vetro, considerata una delle opere più celebri dell’arte del nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si troverà riedito qui. * Chi era dunque il suo autore “Povolowski”, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il suo interlocutore avrà trascritto male, ma i cui scritti “lavoravano nella sua testa” mentre plasmava les machines celibataires della sua Opus magnum2? Non è altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912, Voyage au pays de la quatrième dimension, e che conobbe allora un’immensa fortuna. Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po’ dimenticato, nonostante ci si sforzi da qualche tempo, oltre il famoso Voyage, a rieditare testi meno conosciuti3. Figlio di un ingegnere delle ferrovie, nacque a Joigny nell’Yonne nel 1874 e morì a Parigi nel 1933. Aveva studiato al Liceo Condorcet, poi a l’École des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901. Essenzialmente giornalista, direttore del “Velo” e de “L’Opinion”, incaricato a lungo della cronaca artistica al giornale, giocherà un ruolo essenziale specialmente alla direzione di Comœdia. Ne fu il capo redattore dalla sua fondazione, il 1° ottobre 1907, fino al 19144.

Marcel Duchamp, Entretiens avec Pierre Capanne, Paris, Belfond, 1967, p.67 Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro, Marcel Duchamp o Il grande illusionista, Milano, Abscondita, 2003 (Marcel Duchamp ou Le grand fictif, Paris, Galilèe, 1975). 3 Anche le Inventions nouvelles et dernières nouveautés (1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland, e, propio recentemente, i suoi Paysages animés (1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothèque. 4 Parlando di lui come di un “editore”, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (editor). Sembra infatti che egli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleria Povolowsky, celebre negli anni ’20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.
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Comœdia, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattutto teatrali. Ma dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spazio sempre maggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da Arsène Alexandre, presto seguito, dal 1909, da Andrè Warnod. Pur essendo Comœdia un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualità eccezionale. Il tono era, per l’epoca, singolarmente aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese del nudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti l’utilizzo di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica… E questo non gli mancava, ogni volta, di procurargli reazioni indignate da parte dei lettori. Arsène Alexandre, dal canto suo, attaccava con forza quelle glorie gonfiate che erano Henner e Ziem. Al contrario, senza prenderli troppo sul serio, ma con attenzione, si parlava dei Futuristi e dei Cubisti, di Roussel e delle sue Impressioni d’Africa. La veste tipografica e l’impaginazione erano infine di una modernità che anticipava di quindici anni il suo tempo. Presto i maggiori esponenti delle lettere e delle arti divennero collaboratori. Il giovane Cocteau vi fece i suoi primi passi. E così questo giornale conobbe rapidamente un successo straordinario: nel 1910-1912, al momento del Voyage au pays de la quatrième dimension, la sua tiratura quotidiana era di 28.000 copie. Cifra stupefacente se si pensa che negli stessi anni, un quotidiano generalista come Le Figaro ne tirava 37.000. Ancora oggi gli storici considerano Comœdia come una delle fonti più complete della storia culturale francese del periodo precedente la Grande Guerra. Il cronista Andrè Warnod lascerà nelle sue memorie un ritratto preciso di Comœdia e del suo direttore: “Comœdia […] era ben inteso un giornale teatrale, ma tutte le arti avevano il loro spazio, perfino nelle loro forme più ermetiche. Gaston de Pawlowski non sottovalutava i suoi lettori […]. Concedeva facilmente varie colonne alle nuove teorie sulla pittura o sulla poesia […]. “Gaston de Pawlowski era un uomo che sfuggiva a ogni senso comune. Aveva una corporatura gigantesca, come il suo spirito e la sua intelligenza. Aveva l’aspetto di un eroe di Rabelais. Era fuori dal suo tempo, sia nel suo modo di essere che di pensare. Era un uomo “non come gli altri” […]. Aveva un profondo senso dell’umorismo e dell’ironia, ma – come aveva fatto anche Rabelais – se ne serviva come pretesto per esprimere le idee più sovversive, al riparo da ogni censura5”. È in Comœdia, dal 1908, che apparvero in prima pagina e a firma del suo direttore, degli articoli che anticipavano il Voyage au pays de la quatrième dimension, e di cui alcuni sarebbero stati persino riportati direttamente nel romanzo. L’8 novembre 1908, appare Lo strano viaggio (L’etrange voyage). Il 22 novembre, sotto un titolo più generale che sembra annunciare un romanzo a puntate, Racconti Futuri (Conte Futurs), è la volta di Un visionario (Un visionnaire), che sarà poi il capitolo XX del libro. Il 13 dicembre, sotto un altro titolo ancora, Récits des temps surhumains, appare L’amore morto (L’amour mort), che formerà il capitolo XXI. In seguito, per tutto l’anno 1911 e al principio del 1912, Pawlowski pubblicherà una serie di trenta articoli sotto il titolo di Aristote à Paris, nei quali egli immaginerà un dialogo con il filosofo, pretesto per alcune considerazioni morali, filosofiche e matematiche dove è messa in causa la logica aristotelica. Si ritrova qui il presagio delle riflessioni che alimenteranno le pagine del futuro Voyage au pays de la quatrième dimension. Immediatamente dopo questa fantasia filosofico - letteraria appariranno in effetti, su Comœdia, i principali episodi del libro: L’astrazione spaziale (Abstraction d’espace – capitolo V), Il viaggio istantaneo (Le voyage istantané – capitolo VI), Il disgusto dell’immortalità (Le dégoût de l’immortalité – capitolo XXVIII)…6 Sin dalla sua uscita, alla fine del 1912, il libro incontrerà un grande successo. Esaurito in poco tempo, sarà più volte ristampato. Questo non deve stupire, sia per la notorietà di Pawlowski negli ambienti letterari dell’epoca – non fosse altro che per la sua posizione di prestigio alla direzione di Comœdia. Ma anche in ragione del successo enorme che riscuotevano allora le speculazioni sulla quarta dimensione. Un’edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrième dimension, apparirà nel 1923, illustrata abbastanza mediocremente da Leonard Sarluis, pittore tardo-simbolista, la cui immaginazione plastica non
André Warnod, Fils de Montmartre, Souvenirs, Paris, 1955, pp.96-9. Per maggiori dettagli sulla vita e le attività di Gaston de Pawlowski, si consulti il cenno che gli dedica Pierre Versins nella sua Encyclopédie de l’Utopie et de la Science-Fiction, Losanna, 1972, pp.658-659. 6 Si ritrovano questi capitoli nei seguenti numeri di Comœdia: 1666,1673, 1694, 1701, 1708, 1731, 1745, 1770, 1777, 1798, 1805.
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raggiunge mai il delirio letterario di Pawlowski. La sola opera che davvero avrebbe potuto ornare la copertina del libro, non essendo né tardo-simbolista né proto-futurista, ma singolare, e in accordo con il Voyage, rimane La Sposa di Duchamp, dell’agosto 1912, sua esatta contemporanea, questa strana anatomia femminile che è la sola a illustrare alla perfezione, all’interno del soprannaturalismo del suo immaginario alterato, le descrizioni che fa Pawlowski, nel suo capitolo XLIV, Aldilà delle forme naturali (Au-delà des formes naturelles) di un corpo esposto alla quarta dimensione: “Il corpo umano è costruito in base alle caratteristiche dello spazio a tre dimensioni. Lo scheletro è sistemato secondo questa visione provvisoria dell’universo, gli organi sono contenuti dai muscoli, dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Dal giorno in cui si è voluto piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione, fu esposto ai disordini più gravi. Senza ferita apparente, senza apertura visibile, certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e, sotto la spinta naturale dei muscoli, si raggrupparono in un indescrivibile ammasso, sfuggito a ogni legge conosciuta, a ogni anatomia precisa. “Non si poteva certo dire che il corpo così modificato si trovasse annientato, frantumato o disaggregato; continuava a vivere, ma senza presentare l’abituale aspetto del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni”. In questa edizione del 1923, il testo si trova talvolta rimaneggiato, ma soprattutto l’ordine dei capitoli appare differente. Questa discrepanza non nuoce alla coerenza del libro, che non è costruito su una trama romanzesca continua, ma si presenta piuttosto come un mosaico di racconti autonomi, di narrazioni ciascuna a se stante, com’era stato dall’origine: un romanzo a puntate in cui si possono spostare gli episodi, una sorta di prefigurazione di un’“opera aperta”. L’edizione del 1923 era preceduta da un Examen critique nel quale Pawlowski ritorna sulla sua genesi: “Dall’inizio del 1895, quando scrivevo un primo racconto sull’esplorazione del tempo, fino al 1912, data nella quale apparve la prima edizione di questo volume, il Voyage au pays de la quatrième dimension è rimasto per me in continuo movimento; pubblicato in frammenti, secondo le intuizioni del momento, ripreso, tagliato, poi completato, la sua pubblicazione non poté mettere termine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero…” Proprio come il Grande Vetro di Duchamp, cominciato nel 1912 (in verità abbozzato un po’ prima, nel 1909, nel disegno del Nu assis) e abbandonato come lui nel 1923, il Voyage au pays de la quatrième dimension, opera aperta, andrà anch’esso a rimanere “definitivamente incompiuto”. * Viste le sue date di nascita e di morte, 1874-1933, Pawlowski apparve esattamente a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Le sue occupazioni, le sue letture, le sue passioni e le sue immaginazioni tradiscono questa doppia derivazione. Egli appartiene ancora alla generazione simbolista. Appartiene già alla generazione futurista. Tradisce le nostalgie, i bisogni e i languori di fine secolo, annuncia i furori e gli entusiasmi modernisti. Il suo linguaggio, talvolta ricercato e manierista, è talvolta preciso e meccanico. Alcuni capitoli del Voyage hanno titoli come “L’anima silenziosa” (L’âme silencieuse), “Il disgusto dell’immortalità” (Le dégoût de l’immortalité), “La luce di Psychè” (La lampe de Psyché) o “La visione dell’invisibile” (La vision de l’invisible), che evocano Maeterlinck, Rodenbach o Jules Laforgue. Altri invece, come “Astrazioni spaziali” (Abstractions d’espace), “Il giardino dei pianeti” (Le jardin des planètes), “La trasmutazione degli atomi di tempo” (La transmutation des atomes de temps), sembrano titoli di racconti di fantascienza di Maurice Renard, di Gustave Le Rouge, di H.G. Wells o di Perochon. Con Pawlowski, siamo al punto di unione dove la sensibilità precipita, passando dall’estenuazione dello spiritualismo romantico allo scientismo fantastico di inizio secolo. Così, appassionato dalla velocità, si mostra, dal 1894, un seguace del velocipede, la macchina primitiva consacrata alla velocità. Scrive degli articoli su Le Sport, L’Auto vélo, Le vélo, e fonda il Bullettin de l’Union Vélocipédique de France. Si dice anche che partecipò all’invenzione del freno Bowden che ancora oggi è in dotazione nella maggior parte delle biciclette7. Questa passione per la “course de cotes” e per “l’apprendista alla luce del Sole” (Duchamp) lo avvicinano a quei patiti della bicicletta che sono Tristan Bernard, quando diviene direttore del velodromo Buffalo, Alfred Jarry, praticante di bicicletta e autore della corsa delle 10.000 miglia nel Supermaschio, Guillaume Apollinaire, sicuramente a Duchamp e alla sua Ruota di bicicletta.
Riportato da Eric Walbecq e Jacques Damade, G. de Pawlowski, Paysages animés, Paris, La bibliothèque, 2003 (prefazione a - )
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. o anche un automa che pretende di mimare. L’automobile di Pawlowski. un processo psichico e di conseguenza inesteso. PUF. “la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso. meglio ancora. verso tutte quelle macchine che “ruent sur pignon” (Duchamp) e che modificano profondamente la nostra concezione dello spazio e del tempo. Il titolo di uno dei capitoli del Voyage tradisce questo doppio interesse. è una sintesi mentale. mentre le ruote anteriori tastano il terreno […] la circolazione dell’acqua. operazione che occupa durata e che non ha realtà se non per uno spettatore cosciente. Un po’ più di venti anni prima. Cosa c’è di più risibile a questo riguardo. così diligente che si trova presente in ogni istante dello spazio in ogni luogo del suo percorso. alle sole vanità della vita quotidiana ma. in ogni momento della giornata”. o meglio una duplicazione automatica. i gesti dell’amore? Questi paralleli biomeccanici e questa esaltazione della macchina come organismo diventerebbero presto insopportabili se non fossero alleggeriti dal riso. giacché se si aumenta con l’immaginazione la velocità con la quale essa si muove. che illustra le capacità illimitate del mondo tecnico. Di certo questa gli era stata in parte suggerita dall’invenzione delle cromofotografie di Marey. Ora. “Molteplice” al contrario. evoca un infinito matematico. come si entra nel XX secolo. la nuova diligenza. Raymond Roussel nel duo diamante di Locus solus… Tutti hanno coscienza di entrare in un mondo nuovo dove la macchina è trionfante. lo stesso Bergson aveva pubblicato la sua tesi.74. di un’automobile che imita gli organi e le funzioni del corpo umano. è allo spazio percorso che pensiamo. più che ogni altra. Abbiamo torto nel vedere nell’umorismo un semplice divertissement sterile dello spirito: nessuna critica può essere più profonda né più feconda nei risultati”. “Diligenza” profuma delle vie sconnesse e polverose del passato. Noi non abbiamo a che fare qui con una cosa. concluderemo che le posizioni successive del corpo in moto occupano in effetti dello spazio. non potesse che provare il bisogno di fare appello al riso. ma con un progresso: il movimento inteso come passaggio da un punto a un altro. nel 1889. Essa è precursore – ma è anche rigorosamente contemporanea – dell’automobile pilotata da Gabrielle Buffet nella quale Duchamp compie il suo viaggio Jura-Parigi nel 1912. Villiers dell’Isle-Adam nel suo Eva futura. come ci sembra credere.Presto però. come se lo potessimo confondere con il movimento stesso. la circolazione dell’olio. è. Saggio sui dati immediati della coscienza. l’aereo. ma che l’operazione tramite la quale esso passa da una posizione a un’altra. e che invadevano anche l’opera letteraria di Pawlowski e artistica di Duchamp: “Diciamo spesso che un movimento ha luogo nello spazio. Pawlowski fa così dell’umorismo la necessità assoluta per un approccio alla quarta dimensione: “L’umorismo – scrive nel suo Examen critique – non si applica solamente. alle più alte ricerche dello spirito […]. altrettante reti distinte richieste dalla logica…” Abbiamo sottolineato abbastanza che quest’epoca. e precisamente dal momento che essa diventa meccanica. nello scoprire l’impero assoluto della macchina. passa per tutti i colori dell’arcobaleno. con il cuore alimentato dalle sue valvole. lo stesso rinfrancarsi delle forze all’imbrunire. come si cura il male con il male? È nel 1899 che Bergson aveva pubblicato Il riso. dal ridere giallo all’umorismo nero. E tutti accolgono il suo regno con un certo ghigno di sorriso. sfugge allo spazio. “La diligenza molteplice” (La diligence innombrable). Œuvres. Essere nuovo. l’automobile è allo stesso tempo l’emblema del mondo moderno dominato dalla celerità e la metafora di un corpo più potente di quello umano: “con la stessa febbre a certe ore del giorno moderata dal grondare del radiatore. la sua attrazione per la velocità si sposta verso l’automobile. 1964. È illustrato un tratto caratteristico dell’epoca: la maggior parte degli scrittori e degli artisti che si appassionano per gli “esseri” nuovi creati dalla scienza. e quando dichiariamo il movimento omogeneo e divisibile. infatti. Sicuramente il Duchamp fervido del Salon des Humoristes. Paris. dove mostrava che ridere è una reazione contro tutto ciò che nella vita ci appare come meccanico: ogni volta che noi notiamo in un essere animato.8” 8 Henri Bergson. senza fatica e alla perfezione. la colonna vertebrale della sua trasmissione. che cominciavano a diffondersi. L’umorismo di Pawlowski è così singolare tra quell’umorismo fin-de-siècle che. e che gli apre una percezione così nuova dello spaziotempo che tutta la concezione che egli aveva dell’arte si troverà sconvolta. sfugge alla severità tecnicista grazie a un acuto senso dell’umorismo. p. Jarry nel Supermaschio. l’innervazione elettrica. convogliante il movimento agli arti motori posteriori intermediato da un differenziale a forma di bacino. riflettendoci maggiormente. nei suoi modi o nei suoi movimenti un eccesso di automatismo.

Le sue guide spirituali. Questo per capire la voga popolare di cui godeva ormai quella che. i semplici matematici che. secondo il modello di Beltrami e di Riemann. e riassumere la storia. aveva proposto un altro problema d’analysis situs: come far coincidere corpi tridimensionali allo specchio – un guanto allo specchio non coincide con il suo riflesso. erano facilmente comprensibili a chiunque conoscesse la sua tavola di moltiplicazione e avesse familiarità con le costruzioni della geometria elementare. slanciandosi. diventa suo vicino in un paesaggio dove sono cambiate le dimensioni. la superficie genera un volume – diveniva invece impossibile visualizzare come un volume. fossero ben poco accessibili a dei profani e non furono mai discusse se non da matematici agguerriti. potesse generare un ipercubo. La quarta dimensione diveniva di Marcel Proust. Questo universo dove 2 più 2 fa 5 e dove la linea retta non è il percorso più breve da un punto a un altro. ma individui più modesti. un problema di topologia (lo studio delle proprietà invarianti all’interno delle trasformazioni geometriche degli oggetti) per cui. come uno spazio sferico. per analogia. trascinandosi perpendicolarmente alle tre dimensioni dello spazio in cui si inscrive. dove Albertine prova qualche stupore e vertigine a scoprire a sua volta le nuove sensazioni di un “Viaggio istantaneo”: “…La vettura. un cubo quadridimensionale. ma semplicemente di un caso particolare di spazio euclideo. sapere che esiste forse un universo in cui 2 più 2 fa 5 e dove la linea retta non è il percorso più breve da un punto all’altro. la linea genera una superficie. in un sistema di leghe. Le distanze sono soltanto il rapporto fra lo spazio e il tempo e variano con esso. è l’universo di cui Pawlowski aveva tentato di esplorare le virtualità. visuale ma anche tattile. nel modo in cui furono all’origine formulate da Lobachevski e Bolyai. L’arte ne è altrettanto modificata. Se entrambe affascinarono artisti e poeti al presentarsi del secolo scorso. pp. che Marcel Proust scriveva Sodoma e Gomorra. cioè contemporaneamente finito e illimitato. è però verosimile che le teorie della geometria non-euclidea. Nel 1827. invece. un cubo per esempio. per trascinamento su un piano perpendicolare – il punto genera una linea. in modo semplice. in questa discesa agli Inferi. o piuttosto in questa ascesa al Cielo della quarta dimensione. The fourth dimension and non-euclidean geometry in modern art.È ancora nel 1920. i principi di quest’ultima furono formulati fin dagli inizi degli anni 1820. la Pléiade. t. Paris. In ogni caso. le buffonerie e i terrori. di cui bisogna definire l’esatta natura. in origine. I principi della geometria quadridimensionale. dove l’assioma delle parallele che non si incontrano mai non era contestato. avevano gettato le basi delle geometrie pluridimensionali. 10 9 . Perché si tratta di una speculazione matematica. Moebius era stato il primo a sollevare.996-99) Il miglior studio di queste geometrie e della loro influenza sullo sviluppo dell’avanguardia è quello di Linda Dalrymple Henderson. Confondiamo spesso le geometrie a n dimensioni con la geometria non-euclidea. perché un paese che sembrava di un mondo diverso rispetto a un altro. egli aveva fatto un oggetto a una faccia e a un lato. 1983. aveva dimostrato come farlo. percorse d’un balzo venti passi che avrebbe potuto fare un eccellente cavallo. concepito invece all’interno della geometria non-euclidea. A partire dal 1833 si studiarono anche equazioni che contenevano più di tre variabili. * Nel 1911. Infatti non si trattava di un nuovo approccio allo spazio geometrico. Facendoli ruotare in uno spazio a quattro dimensioni. Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu. un semplice nastro di carta. durante il secolo precedente. arrotolandolo semplicemente su se stesso e unendo le sue due estremità. y e z10. gli incantamenti.II. quando Pawlowski inizia a pubblicare qualche capitolo del suo futuro Voyage. se era facile visualizzare delle generazioni di spazio a due o a tre dimensioni. dalla quale noi trarremo molti elementi. Tuttavia. la bibliografia delle opere relative alle geometrie pluridimensionali era di…1832 titoli. non erano però né Bergson né Proust. È durante il secondo quarto del XIX secolo che la geometria a n dimensioni era emersa come un’estensione naturale della geometria analitica nella quale una o più variabili erano facilmente aggiunte a x. Esse raggiunsero difficilmente il grande pubblico. di un oggetto bidimensionale. nel momento in cui Pawlowski si preparava a pubblicare la versione definitiva del suo Voyage. Princeton University Press. era stata solo la speculazione raffinata di qualche pazzo di geometria. Per contro. di chilometri. che diventa falso appena la difficoltà diminuisce. un oggetto tridimensionale. Esprimiamo la difficoltà che incontriamo nel raggiungere un posto. avrebbe stupito Albertine molto meno che sentirsi dire dall’autista come fosse facile andare nello stesso pomeriggio a Saint-Jean e a La Raspeliere…9”. mentre non si comincerà a dibattere delle altre che agli inizi degli anni 1840.

Dictionnaire des lieux imaginaires. 1902. un’entità misteriosa. I nobili hanno sei lati o più. dalle leggi della prospettiva classica (il taglio del campo visivo nel quale il mondo è visto in rilievo. nel 11 12 Ne La Science et l’hypothèse. sulla quale si fondavano tutte le aspirazioni per la rigenerazione. Flammarion. politico… Il mondo della quarta dimensione divenne. Le professioni liberali formano quadrati e pentagoni. e senza dubbio meraviglioso. e che conobbe un’immensa diffusione. che costituiscono la classe superiore. . Le classi medie si distinguono grazie ai loro triangoli equilateri. mistico. tridimensionale. essa divenne una favola morale. In questo mondo senza spessore. la maggior parte delle case.colpo un aldilà del visibile. parla di “proiezione del sole sulla terra a due dimensioni”. Gli abitanti di Flatlandia hanno un’altezza che non supera i dodici pollici. e i preti. da parte di una parete di vetro. The fourth dimension. I soldati e gli operai sono triangoli isosceli. Il mondo nel quale noi viviamo sarebbe solamente l’ombra proiettata da un universo per sempre inconoscibile dai nostri poveri sensi12. È sempre in Inghilterra che un certo Lewis Carroll si era interrogato. che diventerebbe il piano del quadro) quella che sarebbe in effetti la proiezione di un universo inimmaginabile. È di questa ricca tradizione. In ciascuna di esse si trova una piccola porta a est per le donne e una porta più grande. che vivevano in un “mondo piatto”. immaginò un capitolo intitolato “La casa piatta” (La maison plate). Actes Sud. durante gli anni 1880. Le donne sono appuntite alle due estremità e hanno il potere di rendersi invisibili. per la salvezza dell’uomo di un secolo che nasceva. Così ogni generazione può salire di un grado sulla scala dello sviluppo sociale. Indoviniamo quanto questa versione inedita della caverna di Platone potesse offrire possibilità a seguiti di ordine spiritualista. tra la matematica e il nonsense. Ossia. degli artisti d’avanguardia…e degli scrittori di fantascienza come Gaston de Pawlowski. La loro forma corrisponde al loro stato sociale: le donne del popolo si limitano a una linea retta. Inizialmente semplice riflessione geometrica. Alberta Manuel e Gianni Guadalupe. Che fosse stato scritto da un inglese non era un caso: inglese è anche Charles Howard Hinton che per primo. in questo mondo. e soprattutto delle immagini allo specchio – lo specchio nel quale si riflette il corpo grazioso e tridimensionale di Alice. aveva tentato di teorizzare la geometria a n dimensioni – e che pubblicò nel 1904 il primo saggio d’insieme. il mondo della quarta dimensione. 13 V.433. aveva scritto un testo curioso. essa divenne il modello che alimenterà l’energia militante dei riformatori della società. il Reverendo Dodgson non aveva soltanto un debole per le fanciulle: nel 1865. intersecare. nel Voyage au pays de la quatrième dimension. Riconduciamo così a un problema di proiezione piatta. in un romanzo. facilmente regolata. provvisti di un solo occhio. nel 1872. una semplice proiezione… Non potendo immaginare una quarta dimensione dello spazio – o piuttosto. pubblicato nel 1884. che Abbott era l’erede quando immaginò le vite e gli amori di esseri senza spessore. per il progresso. È il primo esempio di romanzo popolare fondato sulla geometria pluridimensionale. Egli ne aveva fornito d’altronde una prefigurazione in uno dei suoi primi racconti. sono dei cerchi perfetti. Lo stesso Duchamp. un’estensione bidimensionale. come degli esseri piatti. il passeggiatore distratto rischia una collisione. Dynamics of a particle. per gli uomini. sul nostro stesso universo. le case quadrate o triangolari sono vietate. dell’“estensione11” – si preferì pensare a come uno spazio tridimensionale apparirebbe se esso venisse a “tagliare”. e che si spostavano su una superficie piatta. di forma pentagonale. Matematico sottile. morale. Edwin Abbott. dove ogni cosa e ogni essere animato sono figure piatte. Un figlio maschio nasce con un lato in più rispetto a suo padre. Cose d’America (Choses d’Amérique). Poiché i contorni degli oggetti sono più sfumati di quelli degli esseri viventi ma hanno la stessa forma. di cui noi stessi non saremmo nient’altro che. è senza finestre. 1998. variazione assurda su un mondo a due dimensioni. che raccontava le avventure amorose di due esseri lineari. all’inizio del secolo. sulla curiosa proprietà delle immagini simmetriche per rotazione intorno a un punto e a una linea. p. la nuova Utopia. prenderebbero coscienza di una terza dimensione. per riprendere il termine che era solito utilizzare Henri Poincaré. a ovest. popolato di esseri senza spessore. nel passaggio citato. Da fantasia matematica. Paris. cosa che rende il rapporto amoroso difficile…13 È al romanzo di Abbott che Pawlowski doveva con certezza rendere omaggio quando. Per ragioni di sicurezza. invisibile. secondo Alberti. Flatlandia. Questo inaspettato ibrido di divagazione matematica e di messianismo socializzante – che si inscriveva d’altra parte nella tradizione dei Viaggi gulliveriani di Jonathan Swift – vedrà la luce in modo ironico per mano di un altro scrittore inglese. definite da linee rette e dove la luce sprizza misteriosamente dall’interno come dall’esterno. limitati alla percezione di un mondo bidimensionale.

dei differenti Abschatten che questi volumi inscrivono su un piano quando lo attraversano. diciamo. sogliole. Essi trovavano qui un modello possibile che doveva di fatto imporsi a quelli che si chiameranno poi cubisti. a quindici anni. ancora più semplicemente. Capiamo bene come questi problemi. sotto la facezia. provvisto di un ascensore a ripiano e. molto semplici ma molto visivi. è la dimensione che permette di elevarsi dalla pesantezza del mondo tridimensionale e dalla labilità delle sue apparenze per raggiungere la perfezione formale. le cui tavole e composizioni suprematiste sono altrettante variazioni degli schemi delle geometrie pluridimensionali15. perfino occultisti. Essi avevano potuto facilmente trovare esempi nel popolarissimo Traitè élémentaire de géométrie à quatre dimension pubblicato da Esprit Pascal Jouffret nel 1903.15 sq. per così dire. Ma è interessante notare che. Si aggiunge in questi ultimi un elemento di misticismo. le 14 In Marcel Duchamp.quale evocava una costruzione ultrapiatta. facili da mangiare su delle posate piatte14. sotto il pretesto del burlesco scientifico. una parte abbandonata nel cuore della casa di famiglia. al livello della strada. di negozi dove si vendono merluzzi. . nella sua Machine è explorer le temps. quando questi iniziavano ad afferrare la volumetria degli oggetti del mondo visibile grazie a un sistema di scomposizione. Le cose persistono nel tempo. significherebbe fare la sintesi dei diversi prospetti. nel 1895. e così di seguito. cogliere il noumeno aldilà dei fenomeni. Wells che. Sono evidentemente le sezioni. la quarta dimensione. ma anche come Malevitch. era stata vista per tanto tempo come un sostituto possibile della quarta dimensione dello spazio. e nell’altro cerchi di diametro successivamente crescente poi decrescente. vista come la dimensione del tempo. Sono qui necessarie due osservazioni. proprio come afferrare la natura di un cubo o di una sfera. pp. far sparire la profonda originalità dell’astrazione del XX° secolo in rapporto alle molteplici “astrazioni” che si sono sviluppate nell’arte dell’occidente dalla sua origine… 16 Mi permetto di rinviare qui al mio studio. il tempo è per lui solamente l’asse lungo il quale si sviluppano i fenomeni del mondo tridimensionale. questo significherebbe afferrare ciò che è aldilà del tempo. 15 Parlare di origini dell’astrazione senza fare riferimento a queste geometrie pluridimensionali e ai loro prolungamenti spiritualisti. gli esseri nascono. Se volessimo afferrare l’essenza di un essere attraverso il suo divenire. l’immobilità. da cui essa eppure si solleva. grazie ai “corsi serali” sostenuti dal famoso Princet. matematico della strada. a diciassette anni. L’Age d’Homme. si indovinava già una curiosità per la speculazione matematico-filosofica che darà i suoi migliori frutti nel Voyage. poiché. è. di cui le facciate potevano essere scorte soltanto sotto un certo angolo e di cui l’entrata e l’uscita si confondevano” è sicuramente una delle invenzioni più assurde ma anche più poetiche del nostro autore. abbiano potuto affascinare pittori che cercavano di sfuggire. infatti.G. Mescolata alla descrizione di una certa camera verde. e dimenticare per esempio Malevitch. 1979. alla tirannia della visione piatta della prospettiva classica. la pura essenza infine rivelata di un mondo quadridimensionale16. progettata appositamente per i paralizzati alle gambe di New York. come Kupka. un altro a ventitré anni. fondere in una sola e stessa percezione le sue diverse metamorfosi che hanno luogo nel tempo. gli avvenimenti si svolgono nel tempo. razze e crepes. o. a inizio secolo. * Il tempo. di sfaccettamento. per la visione a tre dimensioni sarebbe stata invisibile di profilo. la dimensione del tempo. la nozione di “inframince” che ha prodotto tante critiche nei suoi commentatori. Egli è molto vicino allora a H. La descrizione di questa “straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e l’altra sulla terrazza di Saint Germain […] che. sprigiona. essa apre a una meditazione sull’infanzia in cui la risonanza proustiana o. attraverso la lettura di filosofi spiritualisti come Piotr Ouspenski. “Malevitch. Losanna. Actes du colloque international. in particolare il suo Tertium Organum (1911). che non smette mai di parlare della quarta dimensione. Ouspensky e lo spazio neoplatonico” in Malevitch. un’emozione innegabile. siano in un caso triangoli. crescono e muoiono secondo la dimensione del tempo. Questi dovevano anche affascinare pittori che furono all’origine dell’astrazione. immaginava una serie di ritratti di uno stesso individuo “a otto anni. non mi sembra essere stata accostata dal punto di vista de l’analysis situs. io credo. Non era che una burla da collegiale – e di umorismo di cattivo gusto. Originariamente. agli occhi di un essere piatto che non conosca che due dimensioni dello spazio. di cui si conosce sempre l’esistenza ma di cui non si trova più l’entrata. dei differenti tagli bidimensionali. decisamente troppo inafferrabile. alla Francis Jamme o alla Paul-Jean Toupet. È piuttosto all’interno di quella corrente spiritualista più propria di un pensiero orientale che si inscrive Pawlowski. quadrati o quadrilateri. di tagli dell’estensione.

diceva della scomparsa dello stile: “Dietro tutto il mio disgusto e tutto il mio snervamento si cela una idea antichissima e molto consolidata. e gli stessi quadri antichi sono stati cancellati a forza di restaurazioni abusive (!). dalle guerre…e dal potere illimitato delle macchine. cosa rara all’epoca. sono consacrati al Leviatano. che deve salvare il mondo. cit. di La fin de la Terre. o piuttosto come una palingenesi. Egli si inscrive nella linea dei grandi autori noir della fantascienza. dice. e dall’altra parte un’integrazione sempre più grande delle parti – gli individui – al tutto – lo Stato. ma anche un “Grande Magazzino Drammatico” incaricato di censurare e conformare gli scritti di tutti gli autori. Quelle si ricollegano a ciò che uno scrittore di tutt’altro registro. proveniva direttamente da una concezione organicista del mondo. Questa metafora di un “tessuto” sociale. al termine di una lunga evoluzione dell’umanità. il riso come “proprio dell’uomo” sono le potenti risorse di questo pensatore pessimista del mondo industriale e degli Stati totalitari del mondo tecnico che è Pawlowski. Ma presto. dove ogni espressione individuale è bandita. Hermann Broch. 1899. La machine a explorer le temps. dove gli individui si confondono nella massa. La stessa riflessione straziata si ritrova già nella letteratura popolare. di cui Hobbes era stato il primo sostenitore. Bisogna qui ricordare che Pawlowski aveva dedicato la sua tesi di dottorato alla filosofia del lavoro nel 1897. ispirata di certo dagli effetti prodotti dagli apparecchi che si concepiscono dalla preistoria del cinema. Citato da E. utilizzando dei paragoni ispirati al mondo vegetale o animale – l’idra per esempio – i quali fanno pensare che. Dopo Hobbes. può spiegare come l’universo a quattro dimensioni che sogna Pawlowski sia prima di tutto un mondo retto dall’opera d’arte. L’arte è scomparsa da questo mondo futuro. l’idea che per un’epoca. sociologie nationale18. morale. o piuttosto essi sono le cellule organiche di un corpo mostruoso che le ingloba tutte. di tutti i fenomeni di cui 17 18 H. Pure in Francia. dice anche.. in un libro quasi contemporaneo. in uno stadio originario. l’uomo-cellula. dalla violenza. politico.17” Qui c’è ancora soltanto una sorta di fantasmagoria visiva. Bichat e Claude Bernard di cui troviamo eco diretta in Pawlowski. ingiustamente misconosciuto. estetico. “La civiltà è innanzi tutto un’opera d’arte…la quarta dimensione rappresenta il lato artistico della vita”: tale è. molto simile al Grande Laboratorio Centrale del Voyage. Il libro si sviluppa. L’approdo in “questo paese abbagliante della quarta dimensione”. p. non c’è nulla di più importante che il proprio stile”. Walbecq. preceduta da un volume intitolato Une définition de l’État.6. come gli sfogliatori. stadio primitivo e brutale di uno Stato onnipotente.rappresentazioni sotto tre dimensioni di un essere a quattro dimensioni che è fisso e inalterabile. s’inscrive accanto all’ammirabile Rosny dei Xipéhuz (1887) o di La mort de la Terre (1910) o a Ernest Pérochon. il suo credo. in Jules Verne. del regno di ciò che egli chiama “L’aquila d’oro” (L’Aigle d’Or – capitolo XLVIII). degli intellettuali come Herbert Spencer avevano sviluppato l’idea di una complicazione crescente dell’organizzazione della vita e della vita in società. Queste idee in Francia saranno sviluppate da biologi come Heller. Ci sono pagine tanto eccentriche su ciò che egli chiama “L’assassinio dello stile” (capitolo XII). non avendo alcuna individualità. riassunto. sarà la venuta. totalitario. I Sonnambuli. Questa deplorazione di una società collettivista. e di tutte le agitazioni. che crede ancora alla redenzione dell’Uomo grazie all’Arte. Lo stile come la più alta manifestazione dell’individuo umano. Wells. il movimento di rinascita di una società e la sua evoluzione verso uno stato di perfezione. I primi capitoli. Questa età del Leviatano è sicuramente l’età dove i valori della nostra civiltà sono calpestati dal totalitarismo. Pawlowski viene a considerare il tempo come un dato esistenziale. “Il secolo dei corpi senz’anima” (Le siécle des corps sans âme). da Orwell a Zinoviev. curioso racconto scritto nel 1863. e la sociologia una branca riducibile alla biologia. . egli rimane uno spirito fedele all’estetismo fin-de-siècle. È anche l’età in cui i valori della cultura sono ignorati o distrutti. Allo stesso tempo. con da una parte un adattamento sempre più preciso delle funzioni mentali alle condizioni dinamiche dell’ambiente. a dispetto del suo aspetto di collage di capitoli di cui si può modificare l’ordine. secondo la quale le società sono degli organismi analoghi agli esseri viventi. Aldilà di tutte le apparenze che assume. da 1984 agli Hauteurs béantes. composto di unità monocellulari dove le parti vivono per il tutto. egli avesse una conoscenza abbastanza precisa delle teorie evoluzioniste. Egli cita Spencer come cita Darwin. dove si incontrano dei temi vicinissimi a quelli del libro di Pawlowski. in particolare il capitolo XV. non può conoscere nulla di quell’“essere” dell’uomo che è lo stile. come una storia dell’umanità. op. è la Bellezza. in cui il gergo amministrativo codificato ha rimpiazzato lo stile degli scrittori. queste riflessioni di Pawlowski sulla necessità dello stile si spiegano per il fatto che. nel suo Parigi nel XX secolo. per esempio un “Leviatano IV”.G. Apparentemente inattese in un racconto “leggero” di fantascienza.

non accettano più. della terza dimensione. e della precisione dei riferimenti letterari e filosofici. i “sapienti assoluti” del Grande Laboratorio Centrale. * La critica sociale nel Voyage finisce anche per prevalere. È anche qui la sorprendente attualità che possiamo scoprire nella riflessione di Pawlowski che. Essi rimanevano sempre identici a se stessi…” Non possiamo trattenerci dal pensare che Pawlowski. ma in cui l’idea angosciante dell’eterna durata della loro miserabile decrepitudine li tormentava a tal punto che nulla li poteva consolare…” È nel 1882 che fu isolato per la prima volta il delirio dell’immortalità malinconica. di tutte le metamorfosi di cui è oggetto. con una potenza visionaria. Egli cita così Blanqui e la sua teoria dell’Eternità attraverso gli astri. al capitolo X. I sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale si possono assimilare molto precisamente alla clinica psichiatrica fin-de-siècle. si svela finalmente essere stato un grande umanista che è il momento di riscoprire.egli è preda. oltre il suo aspetto ingannevole di autore popolare. in cui i sapienti stessi decisero di porre fine volontariamente a questa esistenza che essi erano riusciti a rendere immortale: “Quella strana stanchezza della vita aveva potuto dunque impossessarsi di questi uomini che avevano visto tutto. essendo questo composto di un numero limitato di corpi e combinazioni. pesante e sofferente. Le pagine più belle sono forse proprio quelle. ben più che un fantasista. sarà fatto e detto a sua volta. come i malati di Cotard o come i sapienti assoluti di Pawlowski. di un eccesso d’alcol. Quelli che ne sono affetti si attribuiscono l’immortalità sotto due forme: sia non poter morire di morte naturale. frutto dell’età. di un danno collaterale. Ora. dice Pawlowski. ma evolvendosi in un’estensione illimitata. che aveva descritto. l’idea di una morte naturale. un giornalista o un romanziere di fantascienza. da un sosia. Siamo stupiti. che l’autore dedica al “Disgusto dell’immortalità”. nella propria immobilità. giunse un momento. senza che essi se ne siano resi conto. ancora una volta. essi cadevano poco a poco in una malinconia nera che aumentava continuamente. di un momento di disattenzione. Dopo questa età. Egli immagina un momento in cui gli intellettuali del tempo futuro. renda omaggio a Jonathan Swift dei Viaggi di Gulliver. ma si perisce di tabacco. tutto esplorato e tutto conosciuto e per i quali la vita era solamente un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto?” Ciò che era ancora soltanto un fantasma durante i primi anni del XX secolo. di mano in mano che ci immergiamo nella lettura. l’essere umano coglierà infine se stesso nella propria permanenza. di un errore medico.matematica. i capitoli dedicati all’avvenimento della Coscienza Unica sono meno affascinanti e più brevi di quelli che descrivono il mondo terrestre. dal nome dello psichiatra che ne descrisse le manifestazioni. Questa prospettiva melanconica. nel capitolo XXXVIII. di un incidente automobilistico. su ciò che non era all’inizio che una semplice fantasia geometrico . secondo la quale nell’universo fisico. del numero. tutte le debolezze dei vecchi di quest’età. condannati all’immortalità. dei responsabili. Esigono delle cause. La scienza assicura un’eternità fittizia dell’individuo attraverso la clonazione e gli uomini. dà alle ultime riflessioni del Voyage una colorazione che va ben aldilà della semplice curiosità matematica del suo punto di partenza. sia essere già morti e condannati a un’eterna sopravvivenza. della qualità. che fanno del suo autore un essere di grande cultura. Non si muore più di vecchiaia. Jean Clair . molto vicina all’Eterno ritorno di Nietzsche. o piuttosto all’eterna caducità: “I Struldbruggs assomigliavano ai mortali e vivevano come loro fino all’età di trenta anni. detta sindrome di Cotard. è diventato per noi contemporanei una realtà. esseri che si credono potenzialmente immortali. le stesse situazioni dovranno riprodursi identiche a quelle che furono. tra qualche milione o miliardo di anni. fino al raggiungimento degli ottanta anni.… Siamo tutti quindi implicitamente diventati. Ciò che io ho fatto e detto oggi. momento in cui essi non erano soggetti solamente a tutte le infermità. avranno scoperto la sorgente stessa della vita e il segreto formidabile dell’immortalità: “I sapienti assoluti non morivano più. affetti come sono dalla malattia dell’immortalità. la vita degli abitanti di Luggnagg. in questo inizio di XXIII secolo. nella propria perfezione noumenica…Diciamolo pure: proprio come il Paradiso di Dante è molto più noioso ma anche molto più corto del suo Inferno. Ogni possibilità della nostra vita attuale fu una realtà in una vita anteriore.

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Frontespizio del Voyage au pays de la quatrième dimension. illustrata da Léonard Sarluis . edizione del 1923.

Gaston de Pawlowski (fotografia). .

Autoritratto di Gaston de Pawlowski .

Gaston de Pawlowski nel 1909. ritratto da Mich .

1950. agosto 1912. La Sposa. © Succession Marcel Duchamp / Adagp. Collezione Louise e Walter Arensberg. olio su tela. Philadelphia Museum of Art. Parigi 2004 . 89.5 x 55 cm.Marcel Duchamp.

Geometry of Four Dimensions.Manning. New York. 1914. (Due modelli di ipercubo) .

The Fourth Dimension.Pawlowski: Illustrazione per il Voyage au pays de la quatrième dimension. Hinton. New York. (Intersezione di una spirale e di un piano) .H. (Passaggio di una sfera attraverso un piano) C. 1904.

Man the Square: A Higher Space Parable. New York.Claude Bragton. (Personalities: Tracings of the individual (Cube) in a plane) . Rochester. 1912.

1912 (The Projections made by a cube in traversing a plane) . Rochester. Man the Square: A Higher Space Parable. New York.Claude Bragton.

(Visualizzazione di un ipercubo tramite colorazione codificata di una serie di cubi) .C.H. New York. The Fourth Dimension. 1904. Hinton.

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quanto meschina appare la realizzazione dell’aereo a fianco di quel presentimento generale che ossessiona l’umanità fin dalle sue prime età verso la liberazione dalle forze di gravitazione. il nostro pensiero. una cristallizzazione caricaturale dell’Idea. soltanto l’accoppiamento di idee maschili e femminili può generare la vita. Mi devo risolvere. questo libro è un romanzo dell’idea. romanzo dove le peripezie si trovassero all’interno del Pensiero e le avventure nelle modificazioni del suo carattere. com’è vero che si dimostra difficile. Non vorrei farlo tuttavia senza esporre prima di tutto un esame critico di questo libro che. il mondo conosciuto degli antichi. Fu soprattutto un tentativo di romanzo in cui il personaggio principale non fosse più un essere umano. tutte le creature lo percepiscono. riflesso appassionante ma sempre sfuggente di quelle meraviglie con cui la luce ci abbaglierebbe se avessimo il coraggio di fare il grande passo invece di rimanere aggrappati tremolando al bordo di quell’abisso che sembra limitare per sempre. il movimento proprio e la vita di uno spirito. tuttavia. poiché. data nella quale apparve la prima edizione di questo volume. è greve di possibilità infinite e la sua certezza proviene proprio dal fatto che essa emana dalla sola certezza vivente che noi abbiamo al mondo. ma un’Idea. al contrario. fino al 1912. poiché nulla di umano esiste al di fuori dell’artificiale. Credo appassionato nell’unica e intera potenza creatrice dell’idea. L’Idea. la levitazione dovuta forse alla nostra sola volontà? In un dominio più astratto. ripreso. sono le forme dello stile. a proporre oggi un’edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrième dimension. Se lo stile. riflessi passeggeri nello stesso specchio di impressioni fuggitive sotto prospettive diverse. ad aprire possibilità su una nuova maniera di pensare. Mi pare evidente. nel dominio dell’idea. un tentativo di evasione dalla certezza borghese. Ora. spiegando le sue inclinazioni ed esponendo la genesi delle sue idee. per quanto contraddittorie e in virtù stessa delle loro feconde contraddizioni. L’affermazione non si concepisce senza la negazione. una protesta rivolta contro la tirannia scientifica del momento. istintive o sperimentali gli devono essere permesse. questo libro rimane al contrario. modificando il posto dell’osservatore rispetto a ciò che egli osserva. poiché i costumi attuali non permettono quasi più di riflettere per circa trenta anni a ciò che si potrebbe scrivere. Per fare un facile esempio. infatti. non parlare di tutto invece che di qualcosa. credo. permetterà. l’ombra alla luce. Manifesto antinaturalista. tutte le forme possibili del pensiero umano. questo libro fu. vale a dire il carattere. chi dice possibilità dice allo stesso tempo realizzazione. una volta realizzati. Una realizzazione materiale è soltanto una morte parziale. piacevoli o seriose. su certi argomenti. Ogni cosa immaginata esiste. originariamente. l’aspirazione all’espirazione. Dall’inizio del 1895.EXAMEN CRITIQUE (1923)  Occorre risolverci a questa edizione definitiva. di intraprenderne la lettura con maggiore gradimento e frutto. contrariamente al pregiudizio corrente. Queste modificazioni di carattere. che ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto che è immaginata. nascendo si distaccano dall’autore. vivendo della mia vita quotidiana. deve essere forzatamente unico. come sulle carte antiche. la negazione e il ribaltamento di tutte le leggi naturali ammesse non sono forse così indispensabili all’esistenza stessa di queste leggi quanto lo sono il flusso al riflusso. I primi capitoli immaginano un aspetto nuovo del Mondo. il Voyage au pays de la quatrième dimension è rimasto per me in continuo movimento. pubblicato per frammenti seguendo le intuizioni del momento. la menzogna alla verità? . la sua pubblicazione d’insieme non poté porre fine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero. Manifesto antinaturalista. La maggior parte dei libri. e gli divengono più estranei di quanto non lo siano all’eventuale lettore. tagliato e poi completato. e che questa esistenza è parimenti reale a quella delle pretese realtà. I primi capitoli del Voyage au pays de la quatrième dimension si applicano specialmente a ribaltare l’ordine accettato dei nostri ragionamenti. quando scrissi un primo racconto sull’esplorazione del tempo.

Non facciamoci trarre in inganno. Aldilà di ogni muro scavalcato troviamo un altro muro dietro al quale si trova già e necessariamente la quarta dimensione. Non ignoro quanto questa ricerca dell’assoluto possa apparire illusoria e ingannevole per coloro che vedono in questo inseguimento solo il successo finale e che pensano. Negare o contraddire. il simbolo si eleva. ogni pensiero o ogni cosa. è rendere la conoscenza integrale. via via che le nostre equazioni parziali si soddisfano. ma sul nostro. tra le cifre. infatti già fin dall’origine del mondo. dovrebbero avere la pazienza di aspettare che tutte le altre idee abbiano raggiunto la loro. La Quarta Dimensione. Pazienza spesso difficile per il pensiero che. abbandonando i campi dissodati per delle nuove terre. così la ricerca dell’ignoto non vale che per i tesori interni che essa ci rivela nel percorso. trasformandola anche. i precursori. i suoi progressi sono più lenti e “quelli che corrono in avanti”. del Voyage au pays de la quatrième dimension. Così scrisse il poeta delle terre di luce che concepì in tempi molto antichi il simbolo del Paradiso Terrestre: dicendo Dio. è quella variabile di cui è indispensabile l’esistenza all’interno di ogni equazione dello spirito umano ma la cui qualità svanisce al contatto delle cifre. come senso o come posizione. l’infinito e l’eternità in profondità. dal momento che tentiamo di accostarle un valore particolare. Dio. costringeva l’uomo al lavoro materiale…quel poeta era in anticipo di parecchi millenni. voglio dire l’eterno e indecifrabile segreto che permette la quadratura del cerchio sempre più grande della nostra conoscenza. tutte le possibilità. dopo essersi follemente elevato. al passivo e penetrante Credo quia absurdum di Sant’Agostino. dopo che Adamo ebbe toccato l’albero della Conoscenza: “è diventato come uno di noi. l’idea androgina). una quantità che. sempre più inafferrabile. del passato e del futuro all’interno della nostra subcoscienza. L’umanità nel suo complesso non sarebbe in grado di seguire questa incursione folgorante di un’Idea. non significa distruggere la conoscenza ma renderla integrale e la ricerca dell’assurdo da parte dell’artista assomiglia stranamente. Cosa si intende per Quarta Dimensione? Che cosa intendiamo effettivamente per Quarta Dimensione? Il simbolo necessario di qualcosa di sconosciuto senza il quale il conosciuto non potrebbe esistere. nel dominio delle idee. Del resto. ciò che caratterizza il dominio dello Spirito. Si tratta di spiegare. Nondimeno. Ciò che caratterizza la natura è l’impossibilità del contrario nello stesso fenomeno o nello stesso oggetto. in un valore conosciuto che soddisfi l’equazione. non è solamente la possibilità ma la necessità del contrario. e noi le attribuiamo il ruolo di quarta dimensione. una volta vivente. con giusta ragione. non può esistere che relativamente a un’altra e in opposizione a essa. al di fuori del tempo. se non lo scopo. d’ora in poi è soltanto un manichino utile ma meccanico. il movimento immobile di un’opera d’arte in rapporto ai movimenti apparenti della vita? La qualità non misurabile relativa alle quantità misurabili? La fusione. ma durante la vita. tutte le idee future esistevano in potenza e in germe. un simbolo di quella continuità senza la quale ogni concezione scientifica è soltanto un corpo senz’anima. deve tornare al suo punto di . nel nostro mondo a tre dimensioni. Proprio come la vita non consiste nel raggiungere uno scopo attraverso lo scorrere del tempo. Al contrario. Non è dunque dal futuro che bisogna attendere la rivelazione ma dalla potenza dei nostri ricordi. “Ora occorre fare attenzione che egli non tocchi l’Albero della vita e non viva per sempre…”. e una sola eccezione a una legge sarebbe sufficiente a spazzare via milioni di esperienze. ma il cammino percorso. La scoperta sempre diversa di questo integrale.Senza la morte. La rivelazione è in noi fin dall’origine del mondo. al contatto con lo spazio. in questo modo. nel modo attivo. non è la meta che a noi interessa. senza ciò che chiamiamo Male. una variabile tempo. Si tratta per esempio di ammorbidire la geometria permettendole di avvicinarsi a delle curve estetiche invece di vietare ufficialmente ogni ricerca della quadratura del cerchio? Di umanizzare il gioco artificiale dei matematici introducendo come cemento. la continuità della vita? Si tratta ancora di spiegare i movimenti in altro modo che non per punti immobili nelle tre dimensioni rigide dello spazio? Immediatamente noi distinguiamo un’incognita provvidenziale. tale è il senso utile. uno che conosce il bene e il male” (sarebbe a dire il pro e il contro. che un piccolo cerchio converrebbe tanto quanto uno grande per trovare la quadratura della nostra conoscenza. la Vita non avrebbe senso per l’uomo più che per le pietre. ciò che chiamiamo Bene non esisterebbe in noi più che nei fenomeni naturali. Contraddire. non solamente sul suo tempo. in rapporto alle fluttuazioni della coscienza? La certezza dell’ipotetica quarta dimensione segnerà il posto che non potrà rimanere vuoto. cioè a dire la Morte.

l’eccezione a sua volta si fa legge. in mancanza di meglio.partenza e. questa subcoscienza eterna alla quale si alimenta oscuramente la nostra coscienza. galoppando lontano davanti al gregge delle idee. essi contano il gregge là dov’è. questa folla. questo assoluto al quale noi dobbiamo tutto il relativo. quando giungono alla meta. A noi distinguere la preda dall’ombra e raggiungere il lato eterno delle cose. ma un Dio da creare. questo colpo di frusta perpetuo che impedisce al mondo cosciente di cristallizzarsi e di addormentarsi. sarà ascesa. si sente come uno straniero in visita in un mondo che è tuttavia il suo. il professore Dumas. lo installano. Ebbene! No. senza saperlo. concependo il mondo all’inverso. l’errore dei secoli passati fu. ma noi lo conosciamo fin da quando l’umanità balbettava le sue prime parole! Questo lato eterno delle cose. Come. In quante migliaia e migliaia di secoli. si accorgono. regressioni e facili miraggi!. questo giudice di tutti i nostri pensieri. nella sua incursione cieca. si oppone al calcolo differenziale che discende da grandezze finite ai loro infinitamente piccoli. tale è ciò che noi chiamiamo. questo movimento immobile del pensiero. questa quarta misura senza la quale le altre tre non potrebbero spiegare integralmente l’universo. noi crediamo. questi ritorni all’indietro così fallaci. Le prove dell’esistenza di Dio? Ma è all’uomo che spetta di fornirle da sé. questo ignoto che sempre deve aggiungersi al noto per completarlo. noi intendiamo ricercare nell’uomo l’ignoto che è soltanto in lui. Si tratterà semplicemente di andare alla scoperta di Dio? Ma. per quanto riguarda la metafisica. non credo affatto che migliori lezioni avrebbero migliorato il mio caso. questo creatore che cerca di realizzarsi nella sua creatura. questa critica permanente delle forme transitorie. questa quarta dimensione. il mio caro maestro e amico Izoulet si era astenuto sprezzantemente da tenere il suo corso e che il suo giovane supplente. travagli sovrumani e pensieri sublimi. ma non gli fanno fare un solo passo in avanti. è tutto il contrario. Le loro eccezionali follie di oggi diverranno la banalità di domani e la folla si accalcherà più tardi sulle scale attualmente inaccessibili di cui essi percorrono i gradini che stanno all’interno delle nuvole. che i poeti e i ricercatori costruiscono i telai del mondo. infatti. perché è proponendo nella vita degli eroi sovrumani. queste riconoscenze ardite. aveva sostituito. i pensatori assumono le figure di cani da pastore che. alla Teodicea qualche prospetto luminoso di fisiologia sperimentale. al posto di considerarlo come causa. la quarta dimensione. noi ne avremo un giorno: il giorno in cui i rami dell’albero della conoscenza avranno colpito loro stessi la divinità. questo motore universale. La Quarta Dimensione è quell’ignoto senza il quale il noto non esisterebbe. di dedurre da questa istanza di principio. Senza cambiare di posto. Ma. Il Leviatano mette in pericolo la Società moderna. creare Dio dall’uomo e in lui…Ci torneremo. ed è per questo che noi dobbiamo assumere un nuovo simbolo che si distingua dall’idea di Dio. soltanto l’Idea sola è immutabile attraverso le sue successive incarnazioni. Da ciò. risultano inutili? Tutt’altro. sorridendo. In tutte le epoche. Ho memoria di una remota laurea in filosofia che ho conquistato di giustezza per avere esitato a fornire delle prove eclatanti dell’esistenza di Dio. È vero che. le relatività. riflettendoci. dopo quanti errori consolanti. i suoi cambiamenti di forma materiali. Questo lato eterno dell’essere. Quanto agli uomini di scienza. Nondimeno. Prove dell’esistenza di Dio? Certo. Occorre concludere che queste irruzioni in avanti. lo organizzano. l’opposizione di ieri diviene domani reazione. in una parola. che noi chiamiamo la Vita. sviluppare nell’uomo la divinità che risiede solo in lui. Per ricerca della quarta dimensione. ci pare evidente che in biologia la sintesi di un essere vivente abbia conseguenze altrettanto importanti che l’analisi della vita. direte forse. che una sola cosa non si trova: il gregge che essi dovevano condurre. lo spirito umano come risultato. Utilità dei precursori. immaginando nella realtà fatti di cui il prototipo dimorava latente nel mondo delle idee. è Dio! Sì. così in filosofia. ... questo ignoto inaccessibile a ogni equazione umana. come in matematica il calcolo integrale che risale dagli infinitamente piccoli alle quantità finite. di esteriorizzare a priori l’idea di Dio e. spaesato dopo ciò che ha visto. e ciò può richiedergli ancora un po’ di tempo.

Ora. lavato. ho avuto la debolezza di difenderla nel 1897 in un libretto intitolato: Une définition de l’État. Poiché lo Stato moderno risponde ormai solo ai bisogni e agli istinti più bassi della vita organica. le cellule privilegiate che lo compongono rappresentano forzatamente la più spaventosa selezione dal basso che si possa sognare. a questo proposito. e. dei tessuti di ordine superiore nel momento in cui. come si è falsamente preteso. L’amore del nostro paese si dirige agli individui e alle opere che ci si trovano e non allo Stato. non soltanto nulla di superiore all’intelligenza umana si manifesta nello stato ma. dal mio carissimo amico professore R. i terrificanti progressi di una fede in un animale superiore all’uomo nella scala degli esseri. avviano la lotta contro gli errori attuali. cellula sociale. se lo statalismo fosse l’ultimo termine della nostra coscienza. e riparleremo più avanti di questa tendenza all’antropomorfismo che denota proprio l’inferiorità delle creazioni umane di fronte all’uomo. Essi indicano il danno minaccioso delle concezioni collettive che mettono in secondo piano l’individuo. quello di oggi è al di sotto. dedicati al Leviatano. ma meglio. in questo Animale-Stato che noi abbiamo chiamato il Leviatano. separati dal corpo umano e vivendo di loro vita propria all’interno di brodi di coltura. se l’Animale-Stato potesse colmare il posto che Dio lasciò vuoto nell’immensità sconosciuta! Ma ahimè! Lo Stato di oggi non è altro che il Dio di ieri: un simbolo dei nostri desideri piuttosto che una realtà. infatti: se l’Animale-Stato offre un’analogia sorprendente con l’animale umano. Non facciamoci trarre in inganno. poiché queste qualità possono benissimo trasmettersi a un altro . Confesso anche che istruito quindici anni più tardi. al suo ritorno dall’America. essi non devono più svolgere delle funzioni superiori muscolari o nervose in una collettività. alcun dovere morale di comando o di informazione. di ucciderlo e di assicurare la sopravvivenza agli elementi fisicamente e moralmente marci che compongono le cellule di un animale inferiore e mostruoso che si chiama lo Stato. assume presto l’aspetto dei tessuti inferiori: perde la propria personalità. È evidente. Quale simbolo sociale facile e allettante. non avendo più alcuna responsabilità di ordine generale. senza averne misurato sufficientemente tutte le contraddizioni. è semplicemente perché fu costruito dall’uomo a sua immagine. conviene. e se questa guerra ci fa orrore. con tuttavia la differenza che se il simbolo di ieri era sopra di noi. s’ingrossa e comincia a riprodursi in un modo bestiale e straziante. ma al contrario. Proust. soprattutto in un’epoca in cui lo statalismo forsennato diviene anche rivoluzionario. che permette di concludere che l’uomo. non è perché dimostra. concezioni che la Guerra non ha fatto che materializzare in una maniera orrida e inquietante. perché noi l’abbiamo fatta.I nostri timori sono stati confermati dalla guerra. Se lo Stato fosse un essere superiore all’uomo. che occorre trattenersi dall’attribuire allo Stato le bellezze e le virtù individuali dei cittadini che lo compongono. al contrario. Noi non parliamo mai di guerra sognandola. dal nome che gli diede Hobbes. moralmente si potrebbe dire. Quanto sarebbe rapido e semplice il grande viaggio dell’umanità al Pays de la Quatrième Dimension. denunciare più forte che mai l’assurdo gioco di specchi che per amore di analogia ci fa vedere davanti ciò che in realtà è dietro di noi. Non si tratta più di lasciar sopravvivere il più forte e ancora meno il più intelligente. questo tessuto. quelli che seguono. ma come testimonianza. una regressione verso l’animalità. noi non troviamo nello Stato che i bisogni organici più bassi dell’essere umano. meglio ancora. suo primo inventore. Questa tesi può sedurre. possiede tutte le sue qualità superiori dello Stato! È un semplice errore ottico. non dovendo più in una parola che lasciarsi vivere. infatti. sui lavori ammirabili del dottor Carrel. un tempo superiormente differenziato. Notiamo infine. fui assai colpito dalle strane regressioni che degradano. Ridotto a basse funzioni alimentari: nutrito. che la guerra moderna non risponde più a un bisogno di selezione naturale tra gli individui e che essa non ha più nulla di quei grandi venti d’autunno che nella natura spezzano i rami morti e spazzano via le foglie ingiallite per il bene più grande dell’albero. Se i primi capitoli del Voyage au pays de la quatrième dimension erano destinati a suggerire dei modi di pensare svincolati dai pregiudizi ereditari. L’Animale-Stato. purgato ogni giorno da una nutrice. Ebbene! No. La tesi dell’Animale-Stato non manca del resto di seduzione logica. sarebbe un uomo più qualche cosa.

o che la civiltà non può più dare dei frutti. che.Stato. Certamente sì. dimostrando che un identico lavoro umano (intellettuale o materiale. il macchinismo tende allo stesso risultato con la schiavitù di materia e. è l’organizzazione economica dello Stato che permette a questa élite di evolversi in tutta sicurezza. la moneta ha preso il posto del lavoro forzato negoziabile in tempo libero. Il giorno in cui lo Stato domestico vuole elevarsi sopra i propri fornelli per comandare il salone e la biblioteca. Lo Stato. Può esigere molto sforzo da noi quando la casa è in pericolo. in una nazione civile. In tutte le religioni. per acquisire lo svago. vale a dire la possibilità del lavoro libero al quale il nostro essere morale aspira. in seguito a un cataclisma qualsiasi che comportasse la scomparsa di tutti i ricordi del passato. vescovo di Chartres. di dotare il paese di quei capolavori dell’arte e dello spirito il cui valore è in ragione inversa della loro utilità economica. Grazie a degli espedienti (schiavi che lavorano nelle miniere. fino al fascismo moderno. nel XII secolo. a costo di servirci da soli. in cui celebriamo Armodio e Aristogitone che uccisero il tiranno Ipparco. noi abbiamo il dovere di rinunciare ai suoi servizi. come nello stato di natura. personali o popolari. Certamente la vecchia teoria aristotelica e teologica del tirannicidio si è evoluta dal Medioevo. secondo che si rapporti ai bisogni dello Stato o dell’individuo. sconosciuto nella Bibbia. ci può chiedere fino alla nostra vita.…). Rimpiangiamo soltanto che questo svago accordato ai fiori della nostra civiltà lo sia ugualmente ai funghi. È grazie al lavoro (materiale o Morale. grazie a questa organizzazione cooperativa più economica. è grazie a questa riduzione di spese generali. ogni organizzazione sociale deve assicurare la libertà e lo svago dell’individuo. che sostenni nel 1901. mi sono proposto di sottolineare questa spartizione tra l’individuo e lo Stato. Egli ha il diritto di insorgere contro la tirannia dello Stato. L’individuo è lo scopo supremo di ogni società. e grazie alla schiavitù del mondo. di elevarsi contro lo Stato e di cacciare questo servitore infame. il giorno in cui. egli stesso esitò su tale argomento nei suoi Chatiments. Solo l’individuo è re. che lo Stato legittima la propria esistenza e i propri diritti. poiché la pena di morte è teoricamente abolita in materia politica e poiché Victor Hugo. poco importa) rappresenti. È la giustificazione stessa delle repubbliche. In questo caso. L’asscociazione-Stato ha come unico scopo la diminuzione del Lavoro forzato. Atene e Roma liberarono i loro cittadini dal lavoro forzato. all’interno di tutte le civiltà. autorizzava ogni cittadino a uccidere il tiranno con tutti i mezzi. Lo scopo di ogni essere umano (la ragion d’essere di ogni civiltà) è di diminuire o sopprimere con tutti i mezzi possibili la somma di lavoro forzato imposta dai bisogni della nostra natura fisica. è il modo in cui la donna. è la condanna degli imperi. tranne che con il veleno. ha permesso l’eredità. Noi non prestiamo più attenzione a Giovanni di Salisbury. primo oggetto d’arte di ogni civiltà. ma questi fiori umili o meravigliosi che noi attribuiamo al nostro paese potrebbero sbocciare sopra tutt’altro terreno favorevole. Per proteggere queste ragioni di vivere. Uno dei benefici sociali più evidenti dell’organizzazione collettiva. sportivo o speculativo) liberamente compiuto al di fuori di ogni necessità immediata che l’uomo si eleva al di sopra della propria condizione fisica e raggiunge l’opera d’arte splendidamente inutile. industria alberghiera del Pireo. noi sappiamo. e il giorno in cui il lavoro forzato prende il sopravvento. e lo Stato in sé non gioca mai che il ruolo subalterno di un semplice terreno di coltura degli individui. deve giocare il ruolo di un manager economo incaricato di assicurare la nostra vita materiale al miglior prezzo possibile. È la storia di tutte le nostre libertà pubbliche. e nemmeno all’assassinio dell’usurpatore – il tyrannus abs que titulo di San Tommaso d’Aquino. vive in certo qual modo oltre il mercato nelle società superiori. ogni individuo ha il diritto di stracciare il contratto. dove tutti gli uomini sono schiavi per il riscatto di uno solo o di una casta. collettivizzando ingiustamente i benefici dell’individuo. . Ai nostri giorni. fin dai lontani Panatenei. non potrebbe mai legittimamente chiederci più di ciò che vale questa casa e volere che per vivere noi perdiamo giustamente tutte le nostre ragioni di vivere. requisisce il lavoro libero all’individuo. che sono le serve di tutti i cittadini. in ogni tempo. ma solo in caso di legittima difesa contro degli Stati barbari. se si supponesse per esempio l’emigrazione dell’élite. sia un lavoro libero. ma questa è una delle colpe della nostra legislazione che. lasciando ai pensatori di Stato un ozio completo per le proprie libere occupazioni. sia un lavoro forzato. In una tesi di dottorato intitolata Philosophie du Travail. le idee di redenzione dalla schiavitù terrestre simboleggiano questo desiderio. o che i suoi frutti sono nelle mani di una banda che opera a proprio profitto. nulla viene che dall’individuo. per assicurare il lavoro forzato della comunità. voglio dire agli oziosi.

dei capitoli il cui carattere umoristico non è mai stato sufficientemente compreso. e l’impresa è altrettanto pericolosa. fino all’esecuzione di Carlo I e la rivoluzione del 1668 proclamante in Inghilterra la Sovranità nazionale. prima forma barbara di diritto penale divenuta il duello giudiziario) resta alla base della storia della libertà e si sviluppa con essa. il lato umoristico di certi capitoli che più frequentemente ha dato luogo a false interpretazioni. Il Leviatano? Ma è alle nostre porte. è la critica costante di ciò che crediamo essere definitivo. L’umorismo svolge un ruolo analogo. omicidio vaticinato dalla Sorbona. finestre aperte davanti all’Aquila d’oro verso possibilità future. ma indica il limite delle nostre certezze. Si presentano in seguito. che lo sorpassa e lo avviluppa. L’umorismo non intende affatto concludere. ritornò da noi nel XVIII secolo. in mancanza della parola. Noi potremmo stendere a poco a poco il contorno esatto del continente sconosciuto senza averlo mai visitato. per evadere dall’incubo scientifico. ed è su quello che vorrei insistere. seguito da quello del loro assassino Enrico III. La Tirannia scientifica non deve rimpiazzare il diritto divino. nel Voyage au pays de la quatrième dimension. ma che migliaia di marinai. Il mondo sarà presto meccanizzato al punto che un semplice granello di sabbia sarà in grado di arrestare questo formidabile orologio. dai gesuiti per odio contro ogni potere al di fuori della Santa-Sede e dai fautori delle leghe per desiderio di assumere il potere. attraversando lo stretto dopo gli ultimi Stati Generali del 1614. ed è qui il più grande servizio che ci si possa rendere. L’umorismo è il senso esatto della relatività di ogni cosa. Una pesante disciplina sociale si imporrà dunque nel mondo meccanizzato di domani. e. ma una falsa idea. È ancora possibile al momento attuale? Ne possiamo dubitare e non conserviamo alcuna illusione sulla riuscita della lotta all’ultimo sangue che si intraprende temporaneamente tra l’Individuo e lo Stato. questo granello di sabbia può essere il più piccolo attentato causato dalla follia. preparando gli Stati Generali dell’89 e la Rivoluzione. si è preoccupato di imporsi agli individui. ce ne mostra la relatività in maniera eclatante. come ci sembra . impedire che non la si consideri una morale superiore. e che noi abbiamo reso conto in seguito dei loro lavori. e infine. Ovunque l’uomo dichiara con soddisfazione di aver raggiunto una certezza. l’umorismo interviene. Ora. che si tratti del dominio scientifico o del dominio morale. Sarà difficile. poiché ogni conclusione è una morte intellettuale. ed è questo lato negativo che dispiace a molta gente. È. Dall’assassinio dei de Guise. sia stato adoperato già da molto tempo dagli Eleati e da Socrate. è sempre la stessa nozione di controllo del potere che. Con il teologo Jean Petit. con i teorizzatori della libertà nel XVII secolo. con gli enciclopedisti.È anche vero che il diritto superiore dell’individuo contro lo Stato (nato dalla vendetta privata. prolungando il ragionamento fino al luogo in cui si arena. per lunghissimo tempo. Il semplice ratto di cui abbiamo parlato in un capitolo di questo libro ne rappresenta il simbolo. credo. verso la liberazione definitiva in un mondo dove la relatività non esisterà più. rinunciando alla protezione puerile di una politica scaduta. Non si tratta più oggi di uccidere un tiranno. che giustificò l’omicidio del Duca d’Orleans. L’umorismo non si applica solamente. L’umorismo è il senso della relatività. come una necessità scientifica indiscutibile. Questo senso critico si applica alle più alte ricerche. Immaginate che nessun navigatore abbia mai potuto mettere piede sul continente americano. plana già sopra le nostre teste! Affrettiamoci a strappare la maschera umana a questo dragone favoloso e smontare le lavorazioni infantili di questa macchina infernale che falsi sapienti ci presentano come un essere vivente. è diventato ai nostri giorni particolarmente delicato da quando lo Stato. sostenuta dai protestanti per paura del potere. seguendo la maieutica. primo ostetrico degli spiriti di un tempo. Poca gente comprende ancora oggi il ruolo genuino dell’umorismo sebbene questo modo di ragionare. Quel controllo era relativamente facile quando si esercitava su un uomo: un sovrano. cozzino successivamente in luoghi differenti della costa di cui essi segnino il punto. è la porta aperta alle possibilità nuove senza le quali nessun progresso dello spirito sarà possibile. noi vediamo formarsi l’idea di sovranità nazionale. l’odio o la disperazione. come un essere superiore all’uomo. le pagine finali.

perché si insinua nelle “cose serie”. ai drammaturghi che vi commuovono con le loro finzioni in scenari di tela. per rispetto umano. L’umorismo appare. “Parlate seriamente?” Ma il genio parla seriamente quando. per opporre improvvisamente a tutte le certezze umane il lampo divino di un’idea che contraddice tutto? Sì. La risata è un tribunale sociale che giudica e condanna i ridicoli comparandoli alla verità ammessa che fa legge. si diverte a rovesciare tutte le leggi riconosciute. pur piccolo che fosse? I più importanti manuali di filosofia si affannano per rianimare questa “burla” di un uomo i cui dialoghi di Platone tengono molto in considerazione. il misero “io so tutto” degli scienziati primari di oggi. al contrario. la tartaruga. L’umorismo non ha dunque nulla che possa piacere a quelli che si avvoltolano orgogliosamente e si compiacciono nelle loro certezze. avrebbe compiuto un nuovo spazio. Non ci conduce in un mondo nuovo. dietro il muro che ci arresta. voi percepite oscuramente la portata profonda di quelle analogie. poiché.credere. senza dubbio. di quelle similitudini. perché si è convinti che sia soltanto un gioco. L’idea geniale è un attentato contro le leggi riconosciute. “Parlate seriamente?” Questa domanda. il gioco è ammesso fin dall’antichità. tutte le ragioni secolari. alle più alte ricerche dello spirito. spalancando le proprie ali. troppo spesso posta all’umorista. invece. ma questo brivido è sempre doloroso. poiché ogni volta che egli avesse percorso lo spazio che li separava. per la massa. di quelle associazioni di idee. per spingerli fino all’assurdo e provarne proprio per loro tramite la relatività L’umorismo non è la risata. parlare seriamente. tutte le esperienze fatte cento volte. Abbiamo dunque torto a vedere nell’umorismo un semplice divertissement sterile dello spirito: nessuna critica può essere più profonda o più feconda nei risultati. in una follia d’immaginazione. E poi. ai poeti i cui paragoni immaginosi vi seducono. deve esistere qualche altra cosa. Le Belle Arti sono ammesse solamente come divertissement. alle sole vanità della vita quotidiana ma. ma degli dei: si limita a evidenziarci l’incontro del conosciuto e dell’ignoto. ma mi è sempre sembrata lamentabile provenendo da un artista o da un pensatore. che sollevano un lembo dello spesso velo che ci maschera i misteriosi rapporti delle cose e quella continuità formidabile che è il mondo. il sapiente aggiusta in seguito di tutto punto “il metodo che l’ha condotto alla sua scoperta”. si sforzava anche di dimostrare che il . affermava che Achille non potesse mai riacciuffare la tartaruga. e l’idea di genio prorompe in un primo bagliore di contraddizione. Perché non ponete la stessa domanda ai romanzieri che vi raccontano storie favolose. È quello che ci mostra i limiti delle scienze “esatte”. opponendo due corridori: Achille e una tartaruga che partisse qualche passo davanti a lui. ai saggi che vi propongono degli apologhi o delle parabole? È che. Zenone. è mentire a se stessi o agli altri dando per certe e universali verità di cui il semplice buon senso dimostra la relatività. si dice. è sostituire al sublime “che ne so?” di Montaigne. nei ragionamenti leciti che sono il fondamento stesso della conoscenza umana. Achille e la Tartaruga. pericoloso. meglio ancora. di quelle rime. il piccolo brivido di un’intelligenza che vorrebbe prendere il volo. Zenone di Elea era serio quando. quando si tratta di arte o di letteratura. L’umorismo inquieta come un’anarchia sociale perché attacca le “cose serie”. L’umorismo. come hanno torto forse quelli che vedono in un viaggio tentato nel Paese della Quarta Dimensione solo un divertissement dello spirito. è affermare gravemente che in ogni materia tocchiamo il fondo delle cose. è. come l’artista cerca in seguito il supporto materiale che gli permetterà di presentare “seriamente” la propria idea. Zenone di Elea ha denunciato per primo la relatività delle matematiche. Il volgare esige che lo si inganni con delle certezze sedicenti. Forse hanno torto. come ci mostra ogni giorno il limite delle “certezze” morali. lo spirito sbatte contro le sbarre della sua gabbia. durante questo tempo. al contrario. non è al servizio della società. un divertissement sociale che non riguarda le “realtà”. ma ci dimostra che il nostro mondo è limitato e che. può apparire scusabile da parte di una donna o di un matematico il cui istinto esige rappresentazioni concrete. Parlare seriamente. ma tutto questo è soltanto una truccatura sociale. dal più grossolano bisticcio di parole fino all’immagine poetica più bella.

anche quando esse si elevano fino all’alta speculazione filosofica. al contrario. ma mentre l’immensità continua ci sfugge. come crede il volgare. Euclide. le scienze naturali. noi vogliamo dire semplicemente che l’impalcatura non è il monumento. sotto pena di morte intellettuale. come sbaglia strada attribuendo alle matematiche un valore di realtà. il nostro primo nemico è. Le matematiche. infatti. ma la chiave non ci dice ciò che c’è dietro la porta. . più praticamente. le matematiche giocano lo stesso ruolo del capitale nella storia delle società: sono del lavoro intellettuale cristallizzato. contro le pretese certezze in cui l’umanità si addormenta rapita. la fisica. L’immaginazione è dunque il reale di cui le matematiche non sono che il ricordo. La filosofia. interrogando da vicino la continuità della vita. le matematiche possono arricchirsi di nuove formule. È a questa certezza che l’uomo appare più attaccato – senza quella dove andremo? . non sono dunque che una raffigurazione algebrica della realtà. ma non lo è parlare dei progressi che esse codificano e che sono dovuti a delle ricerche naturali. ipotesi rassicurante. Ora. noi non intendiamo più chiedere la loro soppressione come non pretendiamo sopprimere l’impalcatura necessaria alla costruzione di un monumento. sbaglia strada. di integrare la continuità dell’universo. ipotesi anche feconda. Le matematiche sono parenti prossime del capitale.ed è con un brivido di terrore che si accoglie ogni attentato contro Pitagora. ed ecco tutto. ma ipotesi limitata. rappresentano l’acquisto di cui siamo fieri: la sicurezza ben guadagnata. anzi. ma non è mai la biblioteca che crea il pensiero e dà vita al libro. che attribuisce volentieri un carattere di fantasticheria imprecisa alle ricerche dello spirito e conferisce un senso ironico alla parola metafisica. oggi come ieri. innalzato al di fuori dell’uomo a sua immagine. come si potrebbe trovare migliore monumento antropomorfico. Leibniz o Newton. si compone di questa cifra riprodotta all’infinito intorno a noi. L’immaginazione si accosta maggiormente alla vita. non esprimono mai che delle grandezze numeriche. So bene che gli antichi escludevano i segni aritmetici dai loro calcoli. come una biblioteca si arricchisce di nuovi libri. Grazie a nuove osservazioni fisiche. incaricano le matematiche di fissarne il ricordo con un simbolo. noi ne fissiamo qualche simbolo parziale per mezzo del calcolo. Il calcolo è antropomorfo. poiché ci permette di guadagnare a colpo sicuro giocando un gioco di cui abbiamo posto le regole. la certezza matematica. si sforzano ogni giorno di scoprire nuovi rapporti frammentari tra gli esseri e le cose e. nel senso in cui la intende il volgare. Il calcolo intravede soltanto una frazione della realtà. ma mai prendono parte esse stesse a queste imprese. con questa obiezione. le matematiche concepiscono soltanto relazioni di quantità basate sul gioco delle cifre stabilito anticipatamente. come in un gioco di specchi. I progressi delle matematiche sono soltanto un riflesso di altri progressi. La verità. È dunque illusorio parlare del progresso delle matematiche. ma è anche vero che le matematiche. come le belle arti. come si chiede a una fredda stenografia di registrare un discorso commovente. Ipotesi comoda. che delle misure numeriche sono state introdotte nelle formule. e che fu appena dopo il Rinascimento. sta dalla parte dell’immaginazione. riassumesse l’incapacità in cui si trovavano ancora e in cui si troveranno sempre le matematiche di raggiungere con un ultimo sussulto la verità tutta intera! Nella lotta che dobbiamo condurre. la sola che noi troviamo all’interno della nostra coscienza. Nel travaglio secolare delle idee. incapace. che Zenone. ora il movimento si dimostra camminando…Che povertà! E non è evidente. L’opinione pubblica. Criticando le matematiche. che l’edificio matematico? Basato sulla cifra 1. al contrario. Il calcolo è una chiave che permette di riaprire a volontà la stessa porta. possono anche servire da base e da punto di partenza a nuove imprese. protettori della ragione umana. come tante altre. con delle cifre limitate.movimento non esiste. dopo l’invenzione del sistema metrico. quando l’intuizione gli rivela uno di questi rapporti. ma mentre le belle arti riassumono delle relazioni di qualità prese in prestito dalla vita stessa.

un ricordo è limitato a certi rapporti. Queste linee ci appaiono così rigorosamente dritte. ci appare più corto di quanto non lo sia in realtà. 3) Che la scienza ha per ruolo. Il monumento è lo stesso. intendo naturalmente in rapporto all’osservatore. e il monumento è costruito. cosa indichi la parola trompe-l’oeil. che noi sappiamo rotonde. e rende un capolavoro perfetto? Altre deformazioni sensoriali che offrono realtà superiori.Ora. poiché il suo movimento si aggiunge a quello della macchina. Ma. Supponiamo ora. Cosa potrebbe essere una deformazione ottica in un mondo a due dimensioni? Una verità superiore. Dove è la realtà. più elevato e più universale in materia d’arte? Delle leggi di attrazione delle linee e delle masse. infatti. inclinati in alto nel senso di marcia…Pura illusione che evidentemente si modifica secondo la posizione dell’osservatore. oscuramente presentite dagli architetti antichi. Che ne sapete. Arriva poi un pittore con il suo cavalletto per dipingere lo stesso monumento. e l’illusione un’osservazione che sappiamo conviene svincolare dagli elementi nuovi e sconosciuti. ma di assegnare un simbolo approssimato della nostra osservazione che fissi il luogo di questo ignoto e faciliti così delle ricerche ulteriori. e illusione che il calcolo può ricondurre in formula. Quanto alle ruote. mentre la realtà non lo è affatto in un mondo dove tutto è continuo e sussiste. e che il nostro occhio. in velocità. ignorando l’accomodazione. Il suono del motore che viene verso di noi è acuto. Delle osservazioni analoghe li condussero a inclinare le loro estreme colonne perché apparissero dritte. la geometria e il calcolo gli forniscono immediatamente le formule corrispondenti a questa intuizione. Che cosa bisogna conservare da una costatazione simile. un’elevazione del tutto diversa di quella che fornirono all’architetto. li hanno condotti a curvare verso il cielo le due linee superiori di un frontone triangolare. 2) Che non conviene affatto parlare di illusioni o di realtà. ecco cos’è più importante: il telaio della macchina. io vi chiedo? Nella concezione che deforma. e chi vi dice che la prospettiva non vi apra proprio un dominio più reale. come nel frontone moderno della Madeleine. ineguali e deformi. con delle linee fuggenti. sotto pretesto di realtà. La prospettiva è più vicina alla nostra coscienza che il piano. Lo concepisce simmetrico ed equilibrato in tutte le sue parti. non possa concepire che superfici piane. ma facendo intervenire una nuova nozione di velocità indipendente da quella del suono. e grave immediatamente essa si allontana. so lo volete. Un architetto immagina un monumento: il colonnato del Louvre. o in quella che soddisfa le leggi segrete dell’arte. Qual’è la verità più completa per la nostra coscienza? Quella evidentemente che rende conto di sensazioni più complete. e ciò che noi chiamiamo illusione è spesso più vicina a una realtà superiore di ciò che noi chiamiamo certezza. ma non meno certe ed esatte. voi direte. traducono immediatamente i suoi desideri in formule e gli forniscono. ma illusione che condivide ugualmente un occhio meccanico: l’apparecchio fotografico. per esempio. ma due certezze matematiche opposte ne rendono conto seguendo i punti di vista relativi di due osservatori. di appartenere a un mondo a due dimensioni. per resistere nelle loro estremità all’attrazione della linea di base. in cambio di sottrarsene con un ritorno all’indietro. esse si presentano a noi sotto l’aspetto di ovali allungati. poiché è evidente che il movimento proprio della ruota è costante in tutte le sue parti. Altro esempio: osserviamo un’automobile da corsa che passa a tutta velocità davanti a noi. . Ma questo è niente. sembrerebbero sprofondarsi alle loro estremità. in rapporto al suo asse. in apparenza facile? Semplicemente questo: 1) Che ogni osservazione nel dominio fisico è relativa e ha valore soltanto in rapporto all’osservatore. nulla di più semplice da spiegare relativamente a noi. Sforziamoci di precisare qualche nozione per mezzo di facili esempi. non di spiegare questo ignoto. con la stessa certezza. e mangiano a tutte le tavole. che la parte alta della ruota va più veloce di quella in basso. e subito si impone al suo spirito la necessità di disegnarlo in prospettiva: la geometria e l’aritmetica. se non tramite l’esperienza dei vostri sensi. la realtà è dalla parte dell’architetto e il “trompe-l’oeil” dalla parte del pittore. che sono delle gran brave figliuole. mentre se fossero realmente dritte. poiché la realtà è solo un’osservazione di cui alla leggera crediamo possedere tutti gli elementi. È evidente.

Fitzgerald. queste ipotesi comode hanno recentemente assunto un’ampiezza singolare. Le nostre misure sono dunque giuste relativamente a un sistema in movimento. poiché celebri verifiche astronomiche provano che essa è sottoposta alla gravitazione. Le densità della particella luminosa deve dunque essere per definizione infinita. essa è contratta. Essendo la nostra Terra in movimento. poiché la Terra. e all’eternità terrestre corrisponderebbe l’assenza di tempo in un mondo marciante alla velocità della luce. immaginarono la contrazione dei corpi nel senso del loro movimento. accessibile solamente alla visione matematica. ma che la sua rivoluzione ha ingenerato un mondo più vasto e più comprensivo? I difensori della realtà lo prenderebbero senza dubbio per pazzo. Einstein ci ha insegnato. Si appiattiscono progressivamente quando il movimento aumenta. Con Einstein. ma questo è sufficiente per contrarre di un mezzo centimillionesimo la barra che regge gli specchi nell’interferometro di Michelson e per falsare l’esperienza. quelli che misurano il tempo. e non esiste tempo assoluto. Costatiamo che si appiattisce progressivamente in forma di losanga irregolare. La relazione tempo-movimento varia tra due infiniti.Ecco un segnale quadrato che facciamo ruotare davanti a noi di un quarto di giro. Lorentz. Un’avventura analoga sta sconvolgendo la scienza contemporanea. a 260. Se paragoniamo la luce a un nuotatore. così come gli altri. divengono infinitamente piatti allorché raggiungono la velocità-limite di 300. non si contrae che di 6 centimetri su 12. poi svanisce completamente lasciando il posto a una linea retta. Einstein prende come velocità-limite nel nostro universo la velocità di 300.000 chilometri al secondo. e prima di lui. I corpi in movimento si contraggono. sia che risalga o che riscenda la corrente. con Michelson. sorta di carta quadrettata che serviva fino ad oggi da base fissa per inscrivere tutte le ipotesi. immaginando il mondo a tre dimensioni.000 chilometri.000 chilometri al secondo. Un anno trascorso sulla terra corrisponde a un tempo più corto su un corpo che avanzi più velocemente. Ogni corpo in movimento si contrae e questa contrazione è abbastanza difficile da costatare. Con Einstein ci accostiamo alla realtà fisica. che la luce ha una massa. Basandosi sulle costatazioni di Michelson. Si sa che. essa aumenta e diminuisce con lui in senso contrario al tempo. come noi già sapremmo che sarebbe infinita la massa di un corpuscolo la cui velocità raggiungesse quella della luce nella teoria elettrica di Kauffmann e Max Abraham. infatti. Forse annunceremo gravemente che quel piano si è ridotto all’infinito? Forse diremo che ormai appartiene solo a un mondo a una dimensione? Che succederebbe allora se un pensatore. compiendo 30 chilometri al secondo. d’altra parte. esso non esiste. . Non sapremo mai andare più veloci della luce e nessun aiuto può permettere alla luce di andare più veloce di quanto non vada. non solamente il quadrato originario sussiste.740 chilometri di diametro. esse non sarebbero più le stesse in un sistema animato da un altro movimento. diminuiscono della metà. costatiamo. La massa o energia non è altra cosa che il movimento. per esempio. annunciasse che. I corpi in movimento si contraggono nel senso del movimento. Il tempo si modifica dunque in ragione del movimento. per conciliare il fenomeno dell’aberrazione di Bradley (l’immagine di una stella deviata nel telescopio in ragione del movimento della Terra) e l’esperienza non meno certa di Michelson e Morlay (che costata che il movimento della terra non ha alcuna influenza sulla velocità della luce). che la sua velocità è la stessa. La trasformazione di Lorentz pone un problema analogo. Il tempo è funzione della velocità. che è quella della luce. Gli strumenti di misura che si trovano sono contratti alla stessa proporzione e. Quanto al provvidenziale e misterioso etere.

Ma questa vita mobile e continua che alloggia tutta intera sul fondo della nostra subcoscienza. se non per mezzo di simboli sufficientemente generali? Questi simboli. ma che. Ed eccoci condotti dal principio primitivo della relatività ristretta al principio generale di relatività che non conosce più differenze tra un campo di movimento variabile e un campo di gravitazione. così trascendentali. è la coesione del loro insieme. rappresentano . Aggiungiamo infine che se il nostro mondo non è più euclideo. Ora. per tutti. hanno una gradazione differente. come fissarne gli aspetti. Da qui a considerare il tempo essere la quarta dimensione dell’universo. la cosa è sempre stata d’osservazione corrente. la trasformazione di Lorentz non è solamente un artificio matematico. Infatti noi giungiamo qua al bordo di quell’abisso di cui non ho smesso di rilevare l’esistenza dall’inizio di questo studio. Ciò è tanto vero che. La contrazione di Lorentz ha un senso fisico. ho domandato più in alto: nel piano rigido di un architetto o nella prospettiva mobile di un artista? Nella forma rotonda di una ruota di automobile a riposo o nella sua complessa deformazione in moto? Nella fredda conoscenza assoluta del tempo e dello spazio o in quella delle loro variazioni in funzione l’uno dell’altro. come sottolineava Minkowski. questa ultima coordinata si deve aggiungere alle altre tre. Del resto. il nostro universo diviene meravigliosamente ordinato ed equilibrato: esso si ripiega su se stesso in forma d’uovo. Le teorie di Einstein corrispondono a una realtà fisica? Una difficoltà d’interpretazione che non manca affatto di dividere tutti i nostri sapienti. giacché tempo e spazio sono collegati tra loro. sottoposti a inerzia. e noi concepiamo ormai l’universo a quattro dimensioni. ma una curva che diviene il più corto cammino da un punto a un altro. noi l’abbiamo fatto osservare. capolavoro e chiave di volta del sistema che rimpiazza vantaggiosamente da sé le vecchie nozioni scadute di spazio fisso e di tempo assoluto. è anche vero che è nella realtà fisica che esse devono verificarsi. per ciascuno di noi. occorre riconoscerlo. come pensava il suo autore. né trascorso un tempo altrimenti che in un luogo. ma che essa ha un senso fisico. non creano alcuna nuova verità e non fanno che fornire dei simboli utili alle realtà fisiche immaginate. come tradurla alla luce del sole. di quel misterioso vortice che noi ritroviamo in ogni tentativo che facciamo verso l’ignoto. dunque con il tempo. meglio ancora. come farla conoscere da uomo a uomo. la deformazione o. Se dunque le teorie di Einstein devono la loro brillante formalizzazione alle matematiche. a una teoria della relatività. Il tempo diviene la quarta dimensione. Dov’è dunque la realtà più importante. Nessuna incognita sussiste. le matematiche. Abbiamo detto e ripetuto che la dottrina di Einstein non era traducibile in lingua volgare e che la sua comprensione non era possibile che nel dominio delle pure matematiche. L’intervallo assicura l’equilibrio della bilancia che pesa l’universo. tuttavia si pone. vi dirò io ora? Cosa dobbiamo preferibilmente chiamare realtà: la vita mobile o la sua negazione: l’immobilità e la morte? Ma questo senso fisico può essere tradotto soltanto da simboli. la geodesica o linea d’universo non è più la linea dritta. mentre alla velocità assoluta corrisponde l’assenza di tempo dilatato all’infinito e la massa infinitamente densa che occupa uno spazio infinitamente piccolo. cosa che si addice benissimo. Ecco dunque il nostro campo di studi compreso tra due infiniti. Si mostra meno affermativo tuttavia quando si tratta della relatività generale. afferrabili o intelligibili.Non ci pare dunque assurdo concludere che all’immobilità assoluta corrisponde l’eternità e l’assenza di massa che occupano uno spazio infinitamente grande. per mezzo della teoria suprema dell’Intervallo. di quell’abisso o. come lo sono i due piatti di una bilancia tramite il fulcro. sono prima di tutto le parole del linguaggio che. Il mondo non è più euclideo. Grazie ad esse. ritornano al loro punto di partenza. per Einstein. poiché anche i raggi luminosi stessi sono curvi e. Le dimensioni degli oggetti si modificano con le velocità. e questo passo è stato percorso abbastanza leggermente. Ciò che non mancheremo di lodare particolarmente all’interno delle potenti teorie di Einstein. perché mai si è visto un punto dello spazio altrimenti che in un certo momento. più semplicemente. non c’è che un passo.

Che cosa rappresenta insomma? Tutto ciò che è mobile e misterioso nella natura.000 chilometri al secondo. per esempio? È permesso dubitarne. dei simboli mobili che raffigurino in maniera molto prossima il mistero mobile della natura. la densità e la velocità. in ragione stessa del loro carattere matematico. diviene più potente e più comprensiva della parola. le teorie di Einstein. in ragione stessa della sua imprecisione. La Trasmutazione degli atomi di tempo. è più prudente e più vicina alla verità che non la formula matematica. di scrivere in formule tutte le qualità altrettanto bene che le quantità. Esso varia tanto in funzione dello spazio. ma corrisponde a questa parola o a questa formula e rimarrebbe senza queste inesprimibile. In verità. al contrario. Questo fossato insuperabile che impedisce ad Achille di raggiungere la tartaruga. ma che sorge immediatamente dacché un matematico propone la finitezza di una formula? . non resterebbe questa figura del mondo specificamente connessa al nostro sistema. che questa realtà fisica sia direttamente raggiungibile altrimenti che tramite il ragionamento. Le parole e le formule hanno valore solamente in funzione della realtà. non sarebbe in grado di fornirci delle simili nozioni integrali. al contrario. è il risultato di una conoscenza primitiva: immaginare. La Diligenza innumerevole. E se anche lo ammettessimo. quando il corpo. ciò testimonia. l’energia. Se la relazione Spazio-Tempo di Einstein fosse solo un puro artificio matematico non corrispondente ad alcuna realtà fisica. gli sottrae proprio il suo carattere di vita e di continuità. il Tempo di Einstein. La formula matematica è dunque un verbo di una potenza superiore. Riunendo. pur magnifiche. Immobilizzare con simboli verbali o matematici delle idee o delle cose. che per la prima volta. essa avrebbe meno valore di una facezia. come fissiamo il tempo sulle divisioni di un orologio. ma non è necessario. sottomesse ai limiti tradizionali che il sottile Zenone attribuiva ai sapienti che inseguivano la Tartaruga. per esempio. al contrario. non costituisce più che una superficie piana a due dimensioni. tramite vie puramente letterarie e ben prima della volgarizzazione dei lavori di Einstein. È dunque necessario che essa riponga su una realtà fisica. ma è sempre soltanto una parola la cui potenza non proviene che da ciò che esprime e che. noi esigiamo infatti la spiegazione di tutti i fenomeni e dei loro contrari. noi non sapremmo seguirlo. tutto ciò che si solleva dalla coscienza piuttosto che dai sensi. Che si tratti di una quarta dimensione…relativa. Essa risponde del resto a un tal bisogno dello spirito che. in breve la spiegazione totale del nostro mondo e del suo contrario. Astrazioni spaziali. permettono di concepire un simbolo matematico di tutte le forze fisiche. una cultura superiore. ad eccezione talvolta di questa coscienza stessa. tramite una relazione mobile. Il Tempo non potrebbe essere la quarta dimensione completante l’universo. si dovrebbe dunque ricostituire la vera figura mobile del mondo a quattro dimensioni. Il Tempo di Einstein ha questa virtù meravigliosa di essere allo stesso momento il tempo. non è appunto questo infinito che non nasce mai spontaneamente nella vita continua della nostra coscienza. e di costruire matematicamente un’opera d’arte. Ora. Questa figura è completa? Ci permetterà. Il Tempo è dunque la quarta dimensione. …. e pensiamo invece che la letteratura. poiché essa oltrepassa la portata dei nostri sensi. delle qualità e delle loro contrarie. Ci si renderà conto di questo leggendo più avanti i capitoli intitolati: L’anima silenziosa. in letteratura o in scienza. si incorpora a tal punto nelle tre dimensioni che ci domandiamo alla fine dei conti se non sia lui a scomparire sotto il nome poco glorioso di Terza Dimensione.approssimativamente la stessa cosa o la stessa idea. La realtà non è evidentemente nella parola o nella formula. Sono poi le formule matematiche che stanno ai fenomeni fisici come l’algebra del linguaggio sta alle idee. lanciato alla velocità di 300. simbolica. in questo caso. Dalla quarta dimensione. la massa. dal momento che non saprebbe concepire il proprio contrario? Noi ritroviamo qui l’eterno limite delle ipotesi matematiche. ma vedono più lontano che i nostri sensi. questo dominio mobile alle tre dimensioni rese mobili dello spazio. esse ci appaiono. noi abbiamo suggerito la necessità di una relazione simile. come vuole Einstein? Su questo punto. noi siamo pronti ad ammetterlo. essendo però la velocità assoluta all’interno del nostro pensiero. precisando la realtà. e la formula.

A 300. la quarta dimensione deve essere – nel dominio della pura qualità e al di fuori del numero – il vivente e misterioso elemento sconosciuto che. Divenendo funzione dello spazio e sua quarta dimensione. e questa frazione è sufficiente perché Achille non raggiunga la tartaruga. salvo una frazione di secondo e di chilometro infinitamente piccola. nel vedere. esplica e completa l’universo. poiché il movimento della Terra ha già falsato il rapporto tra circonferenza e diametro). mi affretto a dirlo. un corpo originariamente rotondo (o pressappoco. Senza dubbio. se ci è permessa questa immagine rudimentale: è scomparsa nella quarta dimensione di Einstein. Una commedia ben organizzata. nel nostro mondo a tre dimensioni. a questo punto. e che è la fierezza di uno spirito indipendente. come quelli del linguaggio. La grande strada incerta e dolorosa dell’arte conviene meglio al nostro viaggio che non la prigione delle certezze matematiche. nella trasformazione di Lorentz. il tempo matematico di Albert Einstein diviene esso stesso dello spazio-tempo. Se il nostro spirito vuole restare libero. non permette più alla coscienza di assumersi essa stessa come sistema di riferimento. simile compensazione d’infiniti non è tanto nello spirito di un puro matematico. Questa semplice costatazione non potrebbe diminuire per nulla lo straordinario valore pratico delle teorie di Einstein e la rara penetrazione di simboli matematici destinati a illuminare a nuovo giorno lo studio delle relazioni del mondo fisico. la cui portata è in ragione diretta della sua inutilità immediata. Ma se. Anche qui la figura ha forse “ruotato” in una nuova dimensione? Sì. ma. grazie alla teoria dell’Intervallo costante. un po’ come un deputato rappresenta la sua circoscrizione. di massa e di densità. vale a dire nel tempo. Lo spazio-tempo di Einstein non ha alcuna qualità psicologica.000 chilometri al secondo la dilatazione del tempo all’infinito sarà sempre differita di una frazione. Le nostre impressioni sono analoghe. È l’intera storia dell’Arte. noi chiamiamo umorismo. non è ancora oggi e non sarà mai attraverso un simbolo matematico che noi potremo esprimerla. occorre che riprenda la strada dolorosa del dubbio. A 300. come crediamo. di quel dubbio che. è sufficiente a fare sorgere la nozione puramente negativa di infinito. pur minima che sia. l’energia. Ciò che vorrei solamente ricordare. è che il solo fatto di limitare il tempo. il tempo non esiste più?.Abbiamo detto in precedenza quali sarebbero le supposizioni di un osservatore che. La civiltà è un’opera d’arte. Per il filosofo che sa che ogni realtà vivente risiede nella coscienza e che i simboli matematici. nonostante ci appaiano utili. divenire ovale assumendo velocità. in mancanza di meglio. del resto. ci apre un dominio più grande e più carico di promesse. non dimentichiamo: meno si è utili al momento presente e più si sarà utili in lontananza. permetterci di raggiungerla. senza immaginare che esso ruoti nella terza dimensione. da un guadagno infinito di energia.Esiste ancora in quantità infinitamente piccola. la “certezza” è meglio accolta dalla folla che sogna sempre utilizzazioni immediate.000 chilometri per secondo. poiché una frazione di secondo. la massa. in un mondo a due dimensioni.. poi ridursi all’infinito. vedesse un segno quadrato allungarsi in losanga.. ci separerà sempre dalla scomparsa definitiva del tempo. grazie all'unione dei contrari. una successione nell’ordine e secondo il ritmo del nostro ragionamento. alla velocità di 300. senza. sono solamente una nuova prigione matematica dove lo spirito potrebbe pericolosamente assopirsi in una falsa certezza. Alla velocità della luce. senza dimenticare che questa perdita infinita è ricomposta. il tempo non esiste più. per noi.000 chilometri al secondo. la rappresentano solo approssimativamente. poiché la velocità si concepisce in ragione di uno spazio e di un tempo misurati secondo le nostre misure. voglio dire la concezione integrale e continua dell’universo. . non è più. le teorie di Einstein. L’Arte. poi infinitamente piatto allorché questa velocità raggiunge quella della luce. perde tutte le sue qualità psicologiche e fisiologiche. Evidentemente. un’idea che si completa.

ricerca della forma. si ripara. Ogni essere vivente proviene da un essere vivente. sintesi che ci permette. Le nostre idee correnti sono ispirate dal romanzo letterario o da quell’altro romanzo d’immaginazione che chiamiamo storia. Esiste già nei più umili raggruppamenti della materia. stabilire una gerarchia tra i suoi figli e dichiarare. dall’apparizione della materia (non potendo tornare più indietro) tutto è scelta nella natura. impossibile solamente negli ambienti pastorizzati. Notiamo. Ricerca della qualità imponderabile. niente di più giusto se vogliamo ammettere che la materia è vivente e che sono la sua sensibilità e la sua mobilità a generare tutti gli esseri viventi senza che sia possibile. di raggiungere infine ciò che chiamiamo la quarta dimensione.800 miliardi di chilogrammetri. mostri un’ingegnosità superiore a quella di una pianta carnivora o di un cristallo che si nutre. infatti: a fianco della biblioteca matematica dove si cristallizzano in formule le misure simboliche della vita. tutto in breve è vivente. Senza che noi ci prestiamo attenzione. come lo provano le crescite osmotiche di Stephan Leduc. per nostro orgoglio. Questo ardore verso il meglio. Non ce ne compiangiamo. lo vediamo. della linea e dell’armonia. in accordo con Berthelot. come nel giroscopio. Una sfera di bronzo di un grammo e di tre millimetri di raggio. del resto: l’arte è anteriore all’apparizione dell’uomo. L’arte è anteriore all’uomo. la materia si raggruppa già in forma di esseri viventi. e nella formidabile attività intra-atomica. tale sarà ugualmente il termine supremo dell’energia intra-atomica. come vogliono gli evoluzionisti. in vita. Le ammirabili scoperte di Gustave Le Bon che concernono la dissociazione della materia (attribuite troppo spesso. sprigiona le innumerevoli particelle del suo profumo durante centomila anni prima di dissolversi. un attore costretto a recitare un ruolo che egli non ha affatto creato. ieri a Becquerel. l’arte. si sviluppa e si riproduce. che una certa velocità. preferenza ragionata. con i loro eleganti profili di piante…Poiché. ci auguriamo. Anche prima di manifestarsi in ogni luogo. come vuole Einstein. questa scelta di qualità. questa forza viva supererebbe 1. che ruoti con una velocità equatoriale di 100. a misurare con dei simboli metrici e a meglio conoscere l’energia della materia. di sfuggita. e un uomo di buon senso non può mancare di avere a tratti questa sensazione nettissima che egli è prima di tutto. ricerca la sua misteriosa e paziente sintesi delle qualità. dello spazio e del movimento divenuti immobili ed eterni grazie all’Arte. . l’ipotesi serve come base per le equazioni dei sapienti La civiltà è prima di tutto un’opera d’arte. che si amplia a poco a poco il mondo superiore delle qualità e che si opera insensibilmente questa sintesi della vita. meglio che tramite l’analisi matematica. È grazie al progresso nell’artificiale. per esempio. La si trova già nei raggruppamenti della materia Non bisogna affatto dimenticarlo. la generazione spontanea. poiché tutto ciò che è imponderabile gli è estraneo. Alla velocità della luce.510 locomotive da 500 cavalli. a trasmutare i corpi “semplici” e a formarne degli esseri che noi chiamiamo più specificamente viventi. che una Protomoeba primitiva. ma non ci dice nulla e non potrà mai dirci nulla della prodigiosa intelligenza che spinge la materia a raggrupparsi in forme estetiche sempre superiori. che è pressappoco quella delle particelle B del radio. e oggi a Einstein) ci hanno fatto conoscere quale possa essere la grandezza dell’energia intra-atomica. formule magiche donano il loro prestigio al diritto come alla medicina. che questa dissociazione sia anche lenta e piacevole come quella di un milligrammo di muschio che. è necessaria per la stabilità dell’atomo e che questo comincia a dissociarsi quando la sua velocità di rotazione decade al di sotto di un certo punto critico. abbondante e miracolosa. La Scienza comincia dunque. una commedia ben organizzata. e le prime manifestazioni dell’arte ci appaiono con i primi raggruppamenti della materia. La scienza ignora il progresso in qualità.000 chilometri al secondo (velocità delle Particelle dissociate) avrebbe una forza viva uguale al lavoro che fornirebbero in un’ora 1. fin dalle origini del mondo. della linea. è allo stesso modo ignorato dalla scienza (poiché non possiamo dire di più) quando si tratta di creare una morale umana. quasi tutta la nostra vita quotidiana di civilizzati è già letteratura.Che non ci si inganni. le nostre gesta sono suggerite dagli esempi della morale o delle belle arti. Si affermerà forse un giorno che la vita e il pensiero sono dovuti al rallentamento e alla dissociazione di un atomo. semplice goccia di protoplasma a nucleo indefinito vivente nell’Oceano. nella vita dei cristalli come nelle prodigiose trasmutazioni di materia operate da questi alchimisti geniali che sono le piante. e se questa velocità è una velocità limite.

come un solo grido: Viva Un Tale o il suono di una musica militare. un senso interiore e imparziale che giudica gli altri sensi e le loro ipotesi. Senza questo procedimento antropomorfico. né un intervento divino. senza la loro interpretazione personale. materializzando al di fuori di sé la conoscenza che egli può avere di se stesso e costruendo il mondo a propria immagine. siano soltanto provvisorie e che il fatto di prenderle per certezze definitive. né prodigi esteriori. questo è ciò che spiega. di questa pesante responsabilità. simboli. Pur ammirandole con tutte le nostre forze. è quello del poeta quando si tratta di proporre allo spirito nuovi . nel gioco di specchi delle matematiche. in questa Quarta Dimensione. al contrario. al contrario.La quarta dimensione rappresenta questo lato artistico della vita. il nostro dovere è dunque di denunciarne la relatività. la sua evoluzione e la sua meta. operoso. di simbolizzare questo dominio dell’Arte. ogni immagine del mondo sarebbe impossibile. Senza l’ipotesi scientifica. né colorato: sarebbe soltanto un insieme di movimenti e di vibrazioni indiscernibili. La coscienza. che noi non sapremmo escludere da una concezione generale dell’Universo senza omettere ciò che costituisce la ragion d’essere di questo Universo. che incarico opprimente per lo spirito umano. davanti allo spettatore meravigliato. La certezza di cui parlavamo in precedenza? Ma è interamente nell’arte sottile. immagini. e che un umorista chiamerebbe forse più semplicemente buon senso. Questo compito è quello dell’umorista quando si tratta di fissare per assurdo i limiti di un’ipotesi. il mondo esteriore non sarebbe né resistente. così vicina a noi che ci acceca e ci impedisce di raggiungerla. come sarebbe impossibile un ragionamento che non fosse strutturato con parole. affrettiamoci a dirlo. A condizione di non prenderle per certezze oggettive assolute. anche quando questo gioco di specchi ci abbaglia intrecciando e deformando. abbandonata a se stessa. un senso che un poeta non mancherebbe affatto di chiamare senso del divino. verso questo umile lavoro quotidiano del pensiero che. fatte a nostra immagine. del resto. sebbene indispensabili. per scelte successive. È dunque una quarta dimensione che si prende cura di completare la nostra conoscenza dell’Universo. percorre lentamente la strada interminabile del progresso! Non avere niente da aspettare. non misurabile e misterioso. comprenderemo infine. nessun progresso dello spirito umano sarebbe possibile e noi non sapremmo concepire una figura qualunque dell’universo. formule o ipotesi per agire. ecce Deus! Ed ecco in un solo colpo la nostra coscienza al riparo. La quarta dimensione è il senso dell’invisibile alla presenza del visibile. è muta. la consigliera che ci suggerisce il contro in presenza del pro e ci permette di giudicare equamente tra il visibile e l’invisibile. e la quarta dimensione puramente qualitativa non si esprime che al contatto delle tre dimensioni quantitative del nostro mondo relativo. né sonoro. di mostrarne i limiti e di suggerire possibilità sempre nuove allo spirito umano. Quante parole: il senso del divino alletterebbe meglio la loro pigrizia di spirito! Un solo grido: Deus. È anche vero che quelle ipotesi successive. in breve. ma anche che missione sublime! Le nostre costruzioni esteriori. i raggi luminosi del lampeggiante acceso da Einstein. occorre che essa si rifletta in parole. Non aspettiamoci nulla che da noi stessi. Il semplice buon senso. L’illusione consolatoria? Sta. che è il nostro asse di riferimento unico. Questa parola di buon senso sconvolgerà di certo quelli che vedono nelle alte ricerche filosofiche o nelle grandi scoperte scientifiche solo un mezzo per raggiungere l’Assoluto e per scaricare su di lui ogni sforzo personale. completante e manifestante l’universo. quale caduta verso la realtà. la sua principale apprensione sembra essere stata di liberarsi. la pietra di paragone che ci permette di riconoscere immediatamente per sublime un capolavoro che noi non conoscevamo e che contraddice la nostra esperienza sensoriale. La Quarta Dimensione? Comprenderemo. Senza l’ipotesi primitiva dei nostri sensi. La ricerca oggettiva della certezza è soltanto una facile vigliaccheria. immenso. imponderabile. misteriosa. perlomeno in parte. immobilizza e ritarda parecchio il progresso delle idee. un giorno. Da quando esiste l’uomo. sufficiente a sollevarci dalla responsabilità e dalla preoccupazione di pensare. che è la nostra coscienza proiettata dal profondo delle ere. perché queste ricerche e queste scoperte entusiasmino da sempre le genti del mondo. mobile e continua della Vita. sono utili. sapere che ogni rivelazione è in noi e non può provenire che da noi.

In campo sociale. un’ossatura. e quanti sentimenti potrebbero resistere all’ammirabile consiglio evangelico: “Vendi tutto ciò che hai. a parte la ruota. La più formidabile e la più comoda delle nostre creazioni è quella che abbiamo fatto di un Dio. egli resta solo nella vita. un uomo non diviene un uomo che il giorno in cui suo padre muore. Quale che sia la sua età. con capelli. Così noi viviamo circondati di idoli con fattezze umane. diveniamo gli schiavi delle nostre creature e speriamo. È allora che l’uomo riflette. rassicuranti e certi. un apparato digestivo. Quali affetti domestici sono conservati oggi dai beni mobili che possediamo. di aggrapparci disperatamente alle creazioni più durevoli di cui siamo gli autori. il proprio ritratto. i nostri strumenti scientifici. non più verso il mondo delle sue creature. Senza misconoscere l’utilità materiale di quegli idoli. Noi viviamo. dona il denaro ai poveri e seguimi. nervi e anche sensi. noi la concepiamo. come la sua devozione. Infinitamente rari sono i suoi movimenti di indipendenza e di originalità. venuti dal passato? Lo spirito umano si accontenta quasi sempre di precetti ricevuti. delle braccia che tastano il terreno. e che egli si lascia a poco a poco differenziare come una semplice cellula specializzata. braccia. Nessuna guida ritornerà più nel pericolo per dargli una mano. cosa che sarebbe perfetta se. di fare progressi. come i selvaggi primitivi. l’uomo. Senza accorgercene. Se noi costruiamo una persona morale come lo Stato. finisce nel credere volentieri all’esistenza di un essere superiore: l’Animale-Stato. questa dipendenza dagli idoli è tale che l’uomo. credendo la nostra vita transitoria. vale a dire tutte quelle intuizioni che gli permettono ogni giorno. sarebbe tempo. di religiosità e siamo vigliaccamente felici di asservirci ai padroni innumerevoli che ci siamo dati in dono. ad esempio dei feticisti. muscoli. i vantaggi della vita in società e le ipotesi utili dei sapienti. noi viviamo circondati di idoli rassicuranti. materiali o morali. una respirazione. È questo doppio dovere che noi ci siamo sforzati di realizzare in questo libro ricorrendo unicamente ai simboli dell’Arte. dei muscoli. di rendere all’uomo la sua regalità e di volgere il suo spirito. ossa. di costumi rispettati. ma verso la sorgente da cui provengono tutte le sue idee. comprende infine che nulla può provenire ormai che da sé. in assenza dei vecchi valori immobili di un tempo. a immagine dell’uomo. sarebbe a dire il mondo sotterraneo. a dire il vero. Ma. . una digestione. Il giorno in cui nostro Padre morirà… Abbiamo forse osservato. E la sua umiltà. degli occhi e una voce. Ora. Come per una debolezza dello spirito. la sua attività o la sua indipendenza. di ordine stabilito. sembra. Abbiamo mostrato in precedenza quale pericolo rappresenti per il movimento dell’idea questa paralisi mentale che è la falsa certezza matematica e sappiamo con quale gioia l’uomo si specchi compiaciuto nell’unità del numero che gli restituisce la propria immagine. le nostre macchine. quello della divinità. Gli pare più comodo creare un Essere superiore incaricato di tutto ciò che egli non ha ancora raggiunto e che rappresenta per lui l’ignoto. il volto teso verso l’orizzonte da cui si leverà la morte. gambe che camminano. Se noi costruiamo un’automobile. con un sistema nervoso elettrico. si erge un ultimo ostacolo. sono fatti a immagine dell’uomo. i nostri oggetti familiari. noi non ci mettessimo poi ad adorare l’idolo che abbiamo creato e a sottometterci a queste illusorie potenze superiori. che si compiace di vivere tra le sue creazioni. sotto questo aspetto. È ora il capo responsabile che cammina in testa a tutti e che maschera l’ignoto a quelli che lo seguono. piedi. Prende coscienza del proprio valore e delle proprie responsabilità. proponendosi nuove e più elevate mete. sono in tal caso che solamente segni evidenti di vigliaccheria o di debolezza. si ferma e guarda indietro verso quello che deve soccorrere. un’ossatura. il più formidabile di tutti: quello dell’idolo interiore. noi la concepiamo ugualmente a immagine dell’uomo con un cervello.aspetti dell’imponderabile qualità. Ma questo antropomorfismo non è affatto circoscritto alla scienza perché noi vediamo il Narciso umano meravigliarsi ad ogni passo delle proprie creazioni e prendere per modelli oggettivi. come abbiamo visto. è solamente quel giorno che egli sente sulle sue spalle l’angosciosa sensazione del vuoto.” Qual’è la civiltà che potrebbe ugualmente resistere alla distruzione dei suoi monumenti. Noi siamo gli schiavi delle nostre creature. Le nostre case. prova un’invincibile pigrizia quando si tratta di elevarsi al di sopra della propria condizione e di comprenderla. arti. muscoli. la propria caricatura o la propria ombra. per esempio. viltà così grande che l’uomo ha preferito far venire Dio sulla Terra piuttosto che andare verso di lui. come un ingranaggio dell’enorme organismo che lo stringe. i nostri mobili.

Cosa sarà l’Uomo-Dio. durante tutta una vita. Saprà qual’è la costituzione intima della materia. un pensiero fuggitivo. in un tale abisso di riflessione che sentiamo nettamente. malgrado i suoi terrori atavici. avendo avuto la forza autentica di pensare.4% e quello delle nostre lampade del 21%. Quel giorno. noi capiremo con certezza che nessun ignoto esiste al di fuori di noi stessi e che tutto l’ignoto immenso. lo spirito umano sarà liberato dall’infanzia soltanto nel momento in cui conoscerà anch’esso questa crisi d’angoscia. Ma noi siamo ancora soltanto dei bambini. questa costatazione stupefacente: “È a noi che spetta ormai di prendere il posto di nostro padre morto e di realizzare quel Dio necessario nel quale riponiamo ogni scienza. Se noi non fossimo ancora nella preistoria. Quell’uomo e quelli della sua razza. verrà un primo uomo che. un poeta. Un giorno. passioni. anche solo con un misero pensiero. azioni o idee abortite. Tutto. potrà trasmutare i corpi semplici per mezzo di un solo trasferimento molecolare. è evidente che non avremmo che da chiedere a noi stessi con abbastanza potenza per sapere tutto.” dovremo prendere il suo posto. di un santo Giovanni Battista. che ci sarebbe come una sorta di pericolo morale a sporgersi troppo tempo su questo abisso. saprà cosa è l’elettricità. mentre a oggi noi non sappiamo ancora quasi nulla. rimane ancora per noi profondamente misterioso: l’implacabilità delle leggi fisiche. un suono. ai primi balbettamenti dell’umanità. la mobilità delle leggi morali. possiederà la scienza assoluta dell’universo e delle sorgenti della vita. del terrore istintivo che prova quando tenta di rivolgere la propria attenzione su questo baratro insondabile. un odore. tanti soggetti che bastano ad affondarci. Intorno a quei pochi lampi realmente utili. utilizzerà per i suoi bisogni . Disgraziatamente. Prendere il posto della divinità. tale è la missione formidabile dell’uomo. quali tentativi perduti. Verrà un giorno in cui l’uomo conoscerà se stesso. smisuratamente grande. che è del cento per cento. Tutto ci insegna. che io seguivo nel cammino. L’uomo vivrà almeno il tempo che giudicherà necessario alla sua piena saggezza. Quel giorno. ma ancora molto invidiabile. riprodurrà i misteri del mimetismo e tutti gli altri prodigi della storia naturale. Quando ci decideremo a capire che ogni rivelazione non può venire che da noi e non dalle nostre creazioni antropomorfiche. missione che gli stessi spiriti d’élite spesso compiono.Nella storia del mondo. Occorre accontentarci.” Non so se molta gente sarebbe capace oggi di valutare lo sforzo prodigiosamente penoso che comporterà una simile liberazione e secoli saranno forse ancora necessari per discernerne il senso. noi crediamo che un simile esempio di rendimento potrebbe essere proposto allo spirito umano ricordandogli tuttavia che la lucciola non si illumina che in amore. vale a dire aspettare solo da sé la spiegazione di ogni mistero. un pensatore. mio padre è morto. d’esitazione e di lutto. ma relativo a noi stessi ed è solamente in noi stessi che possiamo trovare la comune misura dell’universo. assoluti relativi. ogni saggezza e ogni bontà. se il nostro spirito prendesse coscienza delle forze formidabili di cui dispone. nella nostra epoca primitiva. avrà il coraggio di pronunciare queste grevi parole: “Il cielo è vuoto. Sarà il Dio degli uomini. non è mai esistito ed era la mia ombra. quali messe a punto. tra millenni forse. potrà creare la vita. questi progressi non si compiono che molto lentamente in ragione della debolezza del nostro spirito. certezze provvisorie. solamente durante qualche fuggitivo istante di genio. movimenti e lavori persi! Quanti semi turbinano nel vento perché ne germini uno solo! D. meglio. infatti. il Dio delle immensità celesti? Poco importa poiché saprà tutto ciò che concerne il nostro universo. all’istante. il Dio della terra. forse allora ci decideremo a conoscere noi stessi e prenderemo coscienza del nostro valore. perché altrimenti si sarebbe da tempo adoperato a creare un nuovo essere superiore all’uomo. dell’angoscia. Berthelot forniva un tempo in esempio agli elettricisti il rendimento luminoso della lucciola. un raggio di luce. che l’intera esperienza dei secoli passati è nel fondo della nostra sola coscienza e che tutte le possibilità del futuro vi si trovano ugualmente. secondo l’antica profezia. di recitare di fronte a lui il ruolo umilissimo. è dentro di noi che occorre cercarlo. nella vita. saranno dei e vivranno eternamente. sarà il Dio che noi ci raffiguriamo e che tuttavia non può esistere fuori di noi come noi lo immaginiamo. ricominciamenti eterni. mentre quello del sole non è che del 1. Ma soprattutto egli avrà la forza sovrumana di aggiungere. quando diventerà evidente che tutto è relativo nel nostro mondo.

nel fondo della sua coscienza. Essa non può agire e realizzarsi che tramite la contraddizione. continua. l’intelligenza universale. Relativamente alla coscienza del mondo. Le occorre per questo uno specchio. e poi in esseri differenti questa materia? Ancora noi ignoriamo tutto questo. completo…fino al giorno in cui si sveglia nel fondo della coscienza la necessità del contrario. ricostruito scientificamente a propria immagine. quelle energie locali che noi chiamiamo la materia? Come ha differenziato. Il Dio-sapiente conoscerà il dubbio e cercherà Dio. Una coscienza di sé rimane. in se stessa oscura. sembra animata da un prodigioso desiderio di conoscere se stessa. definitivo. di un mondo nel quale la relatività non avrebbe per niente senso. cominciando a dubitare di sé. la sua volontà si imporrà nell’universo ed ecco che al momento di raggiungere l’assoluto. di sana pianta. e anche al di fuori di quelli. infatti. Perché l’abbiamo detto al principio di questo esame critico: ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto di essere immaginata. L’uomo è il simbolo più elevato della natura. nella sua vita intima e nella sua costruzione. il suo amato figlio. per analogia. Sarà tutto. . un Dio superiore. e questo specchio è il Mondo. poiché concepita. le vedute politiche di un La Boétie che scrive il Trattato della servitù volontaria fossero giuste. per esempio. l’avrà. tutte misurate. dalle pagine che precedono. espedienti che permettono di frazionare arbitrariamente il continuo. il suo capolavoro lentamente edificato su dei cumuli di cadaveri nel corso di millenni innumerevoli. Egli avrà tentato ogni cosa per conoscere il mondo. come le parole del linguaggio e le formule matematiche di fronte alla nostra coscienza. il Dio-sapiente si inginocchierà presto come i suoi antenati umani davanti al grande mistero.le forze prodigiose della smaterializzazione. guarirà i malati. Poiché l’immaginazione crea sempre un contrario. volgendo ansiosamente il suo sguardo verso i Cieli. Perché tutto sta in un mondo di stessa origine e di stessa natura e se. viaggerà nel passato e nel futuro interrogando la propria coscienza… Sarà insomma un ingegnere ben insigne. L’uomo è il simbolo più completo della realtà. Dall’altra: dei mezzi di espressione che sono soltanto simboli ingegnosi della realtà. Pensieroso. i raggruppamenti di interesse della natura. ciò che noi chiamiamo. il nuovo Dio cercherà Dio. opposto in raggruppamenti. Dunque. relativamente alla scienza…in realtà non sarà nulla. poiché un’affinità felice tra due toni non sta affatto in questi due toni. la limitazione in un tempo e in uno spazio. tutto ci consiglierebbe di chiarire in questo modo. certe conclusioni possono venire alla luce. variazioni sullo stesso tema. e di non averne affatto la visione dall’esterno che potrebbe avere. poiché noi siamo l’espressione superiore e prodigiosa di questa coscienza in marcia che ci permette di intravedere le sue qualità permanenti all’interno di fenomeni transitori. L’intelligenza dell’Universo cerca di conoscersi Per ragioni che ci sono ancora sconosciute. che lavoro sublime. per esempio. decifrerà i pensieri a distanza. immobile. gli esseri e le cose sono solamente simboli. Con quale prodigioso sforzo di creazione la coscienza del mondo ha oggettivato quei movimenti parziali. sforziamoci di darne una sintesi il cui simbolo troveremo peraltro negli ultimi capitoli di questo libro dedicati a L’aquila d’oro. l’esistenza possibile. di integrare ogni scienza. ma potremmo saperlo con facilità. ma che pensatori di buon senso chiameranno più semplicemente umorismo. in mancanza di meglio. sarebbe a dire di realizzarsi. si poserà nuovamente l’angosciante mistero del contrario. eterna e indiscernibile. Costruire un mondo le cui relatività sono tutte conosciute. E. il nuovo Dio comprenderà tuttavia di conoscerlo solo dall’interno. Già. l’edificio magnifico cadrà in polvere al leggero soffio di quel contrario che i poeti d’altri tempi avrebbero senza dubbio chiamato il genio del male. Poiché quel giorno. creando dei simboli. l’opposizione. vale a dire in se stesso. Conoscendo l’Universo fino ai suoi estremi limiti. resusciterà i morti. subordinando certe cellule all’autorità di una cellula privilegiata. da una parte: una coscienza universale che cerca dei mezzi di espressione e che costituisce la realtà. la reazione.

ciò che rende l’uomo superiore a tutto ciò che esiste. per la prima volta. La “nostra” coscienza? Ma un semplice momento di riflessione è sufficiente a farci comprendere che è nostra solo nella misura in cui le lasciamo contraddire. non di perseverare solamente nelle sue qualità proprie. come. direte. tramite uno sforzo. Non è per nulla. con la nostra coscienza. arrivare a conoscere l’universo come se noi fossimo l’universo? La nostra coscienza. non ci sono che le possibilità del conosciuto che si ampliano sempre. Spazio. che spetta di profetizzare le realtà future e agli umoristi che si addice di denunciare la relatività delle pseudo-certezze attuali. è ai poeti. come sempre. Rimane da risolvere un ultimo problema. non può più esistere che una sola Coscienza continua. ed è nell’uomo che esistono le più alte possibilità. frazionamento comodo e arbitrario del continuo reale. tempo. raggiungere la conoscenza soggettiva del mondo. forse allora ne cercherà il perché e l’aurora del Dio di bontà succederà al crepuscolo degli dei sapienti. Per secoli ancora l’umanità adorerà i propri simboli come degli idoli e considererà le proprie ipotesi antropomorfiche come realtà esteriore. il sale ha il suo sapore. se lo volesse. Questo lampo è possibile in un’epoca primitiva in cui noi non incominciamo che a intravedere la conoscenza scientifica del mondo simbolico delle nostre sensazioni a tre dimensioni? Non lo crediamo. è individuale. per la conoscenza artistica delle qualità che l’uomo si distingue dagli altri esseri. È privo di significato quando coinvolge. conclusione di questo libro e punto di partenza della nostra nuova visione del Mondo. .L’ignoto non esiste. ripetiamolo. è la preoccupazione che egli ha. di incorporarsi nella coscienza stessa dell’universo. l’animale la sua bellezza di cui va fiero. poiché. Abbiamo ugualmente detto che il dubbio e l’umorismo gli potrebbero solo permettere di riprendere il suo cammino in avanti mostrandogli. Nell’Universo esiste soltanto una coscienza che appartiene intimamente a ognuno di noi. essa ci può permettere di conoscere noi stessi. conclusione di questo libro. approvare o qualificare le idee o i giudizi dei nostri sensi a tre dimensioni. Egli ha coscienza di sé come gli altri esseri. piccola o grande. dietro ogni certezza. ma essa non è la coscienza dell’universo che ci permette di conoscere soggettivamente questo universo? Questo ragionamento è perfetto se consideriamo la coscienza come faremmo per il cuore o il fegato nel mondo dei nostri simboli a tre dimensioni. tutto questo crolla come un’impalcatura provvisoria quando riprendiamo coscienza del mondo reale in cui tutto è qualità e dove la quantità non esiste più. la possibilità del contrario. E così è la quarta dimensione che ci conduce. a una sana nozione dell’Unicità dell’atomo. Sarebbe sufficiente per questo un lampo di fede o di genio. la nozione superiore di quarta dimensione. Poiché dal punto di vista della quarta dimensione. cosa compiuta da ogni simbolo creato. al contrario. il cristallo la sua forma di cui si preoccupa. esattamente. Questa coscienza soggettiva dell’universo è impossibile senza la quarta dimensione. al posto di essere. come Zenone diceva a Socrate nel Parmenide: “La massa ignora che è impossibile raggiungere la verità senza queste ricerche e senza questi viaggi attraverso tutte le cose. giudicare. una semplice delusione. ma di acquisire una conoscenza soggettiva di ciò che lo circonda. di cui ciascuno di noi è solamente un nuovo tentativo verso delle realizzazioni e delle speranze sublimi. prendendo le proprie creazioni antropomorfiche come la realtà esteriore. Ma sono argomenti che possiamo esaminare ai nostri giorni soltanto davanti a un pubblico ristretto. Come. Solamente il giorno in cui l’uomo conoscerà il come di ogni cosa. Ora. illuminato nel corso dei secoli futuri da migliaia di nuovi simboli. Non è più neanche. L’Unicità. ma ha ugualmente coscienza dell’Universo. preoccupazione che si traduce generalmente in modo toccante con un desiderio di immortalità.” E forse è prematuro insegnare il dubbio divino a degli scolari. Abbiamo esaminato precedentemente quali sarebbero gli ostacoli che l’uomo incontrerebbe su questa strada sovrumana e che lo inciterebbero pigramente a cristallizzarsi nelle false certezze simboliche delle sue qualità proprie. personale per ciascuno di noi. parlando precisamente. Aspettando. pur prodigioso del nostro pensiero. No. ciascuno di noi potrebbe essere tutto. per il senso della contraddizione: l’astuzia di un animale braccato implica dei tesori psicologici nel mondo delle sensazioni.

E quel giorno solamente sarà rivelato il senso profondo e universale dell’amore. simbolo ancora oggi infinitamente relativo e ristretto. il regno della bontà non sarà possibile in vita che il giorno in cui il linguaggio dell’anima avrà rimpiazzato la menzogna provvisoria delle formule e delle parole.Il regno della bontà è possibile soltanto nel continuo a quattro dimensioni. non deve essere un motivo di scoraggiamento per gli ignoranti. Ora. esso ci farà capire il senso universale dell’amore. come il dolore fu quella del mondo generato a tre dimensioni. infatti. genera l’indulgenza e la bontà cattive per l’azione. ma il coronamento di ogni scienza per quelli che hanno appreso tutto. . Il dubbio è. una virtù dell’età matura per le civiltà come per gli uomini. ma che diventerà la formidabile realtà continua del mondo futuro a quattro dimensioni.

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                        VIAGGIO NEL PAESE  DELLA QUARTA  DIMENSIONE  (Traduzione a cura di Alberto Tiraferri)  .

e lo spazio non si spiega ai nostri sensi che tramite il tempo che noi impieghiamo a percorrerlo. nel nostro mondo. sento. le dissimula. pure se contraddittorie. queste tre dimensioni. e capiamo che questa è una idea totale che espressioni parziali non saprebbero contenere. le giustifica tutte. al contrario. il parallelismo. vorrei sforzarmi di ritracciare il cammino mentale che. incorporando in questo insieme ciò che si è convenuto di chiamare le tre dimensioni della geometria euclidea. L’Anima silenziosa Io che sono giunto già da qualche tempo al paese della quarta dimensione. Occorre infatti riconoscere: nello stato attuale della nostra civiltà pochi spiriti potrebbero sopportare senza pericolo la brusca distruzione o anche solo la dissociazione delle nozioni di tempo e di spazio. Il tempo senza lo spazio che lo raffigura è per noi inaccessibile. evitiamo come sovversive tutte le questioni indiscrete sull’impossibilità in cui ci imbattiamo di spiegare la linea curva. forgiare parole oscure per mascherare l’insufficienza del linguaggio corrente. di questa differenza tra il contenente e il contenuto. Non esistono parole capaci di definire esattamente le bizzarre impressioni che si provano quando ci si eleva per sempre al di sopra del mondo delle sensazioni abituali. I presentimenti ci fanno paura quando essi si giustificano. Prima di tutto. Innanzitutto. Del resto. il nostro spirito evita queste contraddizioni. non misurabile quantitativamente. ingenuamente e in disordine. al momento di trascrivere i miei ricordi anticipati. a poco a poco. per una sorta di debolezza naturale. naturalmente. tralasciando le difficoltà del vocabolario e soprattutto l’impossibilità in cui mi imbatto di classificare cronologicamente dei ricordi futuri che sfuggono a ogni nozione di tempo. Queste contraddizioni sono frequenti. né le parole costruite a tre dimensioni. ma ciò non avrebbe fatto che rinviare la difficoltà senza risolverla. altezza e profondità possono sempre essere contenute in una idea. . È dunque. come un metodo di evasione che permette di comprendere le cose sotto il loro aspetto eterno e immutabile e di liberarsi del movimento quantitativo per raggiungere niente più che la sola qualità dei fatti. tra l’arte e la scienza. non possono mai essere sufficienti a costruire integralmente una qualità. aveva finora preso cura di risvegliare. tra l’idea e la materia. felice solamente se posso toccare nel suo spirito qualche idea addormentata che nessuno. sulla possibilità del grande viaggio che il nostro spirito può compiere. la si limita per questo al pregiudizio dello spazio a tre dimensioni. non si potrebbe considerare infatti la quarta dimensione come una quarta misura aggiunta alle altre tre. io designo nel corso di questo racconto con le parole quarta dimensione l’insieme continuo dei fenomeni. prendendo la parte per il tutto. preferiamo spiegare gli slanci del nostro cuore con dei motivi passionali piuttosto che con oscure aspirazioni della razza e. non possono rendere conto né le cifre.I. ricorrere come certi filosofi a un vocabolario di convenzione. è molto utile chiarire che il fatto di essere trasposto – “trasportato” non è la parola giusta – al paese della quarta dimensione. se noi sappiamo che le tre dimensioni geometriche larghezza. Dal momento che si esprime una idea a mezzo di parole in uso. Il vocabolario è infatti concepito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. come se quelle costituissero per lui un autentico pericolo di morte. il movimento e in generale tutto ciò che ci circonda. Preferisco dunque raccontare queste memorie dei miei viaggi al paese della quarta dimensione proprio come si presentano al mio spirito senza pretesa letteraria. aspettandomi l’indulgenza dal lettore. tanto nella vita quotidiana quanto in occasione delle più alte ricerche scientifiche. grazie a piccoli fatti che contraddicono queste nozioni volgari che l’attenzione è attirata. tappa per tappa. rovescia immediatamente le nozioni comuni che noi potremmo avere del tempo e dello spazio. poco per volta. una strana pena a tradurli in lingua volgare. Ma. Ora. ma piuttosto come un modo platonico di intendere l’universo. permette di realizzare la sintesi definitiva delle nostre conoscenze. scrivendo queste note. Questo nozioni ci sono talmente indispensabili che sentiamo subito il terrore e la follia sfiorare il nostro spirito quando gli togliamo per un istante queste due stampelle tradizionali che gli permettono di assicurare i suoi primi passi. La visione della quarta dimensione ci svela degli orizzonti assolutamente nuovi. Nonostante il suo nome imperfetto. non ci meraviglieremo che. Completa la nostra comprensione del mondo. mi ha condotto al paese della quarta dimensione. senza che ci sia bisogno per questo di scontrarsi con Aristotele. che sia una curva nello spazio o un ragionamento dello spirito. lo so. E di questa differenza. quando parliamo di scienze esatte. Avrei potuto. che in mancanza di meglio noi chiamiamo quarta dimensione.

anche se noi sappiamo benissimo che queste testimonianze materiali e questi ricordi intellettuali non sono. Se avessimo la volontà di uscire un istante dal nostro nascondiglio. se noi avessimo la comprensione autentica del gesto totale. solido. Ammettiamo. secondo il quale l’universo intero sembra per i nostri sensi modificarsi? Non appena si sia giunti al paese della quarta dimensione. la conoscenza storica del passato. mute e immateriali nel senso assoluto del termine. Capiamo. le sue idee sono tutte positive. ci si mostrerebbe facile capire che in ogni modo nulla è meno garantito della nostra pericolosa situazione nell’insieme dei fenomeni e delle idee. che le linee armoniose di uno stesso capolavoro. è luminoso. a ogni istante. di gettare coraggiosamente gli occhi al di fuori. incapace di evadere dalle necessità materiali apparenti. insomma. Il tutto forma ormai soltanto un mondo di forme e di qualità immobili e molteplici. di cui siamo così sicuri. oscure. ma il corpo sembra. i diversi canoni dell’esistenza e collegare tra loro degli eventi che si completano ma è inutile. allora. mi permisero. ci si trova combinati con l’universo intero con gli avvenimenti che si credono passati. Questi sono ora per lei solo dei punti convenzionali. perché lo tocchiamo. relativamente lo stesso tra le quattro mura della nostra cabina. Tuttavia queste nozioni generali sull’esistenza relativa del tempo non furono quelle che inizialmente mi apparvero in modo più chiaro. non potrebbe essere conosciuto in un modo altrettanto certo. II. Il rovesciamento dell’idea abituale che abbiamo dello spazio. per la prima volta. Lo spirito si unisce all’universalità delle cose. perché. in realtà. Di certo in quel mondo possiamo discernere. dapprima. in cui le idee si fronteggiano come in un minuetto. incapaci di riassumere l’idea immortale sconosciuta dal volgare e che dissimula agli occhi di tutti quel velo misterioso che chiamiamo tempo. Il nastro sciolto Il primo ostacolo che si incontra. mi fu dato di conoscere allo stesso tempo ciò che sarebbe successo nelle età trascorse e ciò che era accaduto nei secoli a venire. che noi siamo circondati da un immenso ignoto. per farlo. di provare la sua esistenza? Ci basiamo. di conseguenza. sonoro. il futuro. Si può trovare infatti qualcosa di più incerto della nozione di tempo che ci appare fondamentale? Certi fatti innegabili di avvertimento fisico. se la scienza non si mostrasse terrorizzata di fronte all’idea di uscire un istante dal suo piccolo campo di relazioni conosciute. noi occupiamo un posto strano e mal definito. ogni espressione del linguaggio volgare diviene negativa.E tuttavia. per compiere certe prove. Il passato non è fatto che di vibrazioni attuali. meriterebbero tuttavia di essere esaminati coraggiosamente dalla scienza. giunto già al paese della quarta dimensione. così come ci appare. concepito a tre dimensioni. per noi. viaggio non significa nulla e la stessa espressione quarta dimensione è solo la manifestazione di uno stato sintetico. lo ammetteremo. perché noi abbiamo degli occhi. Ne compresi tutta la straordinaria portata solo dal momento in cui. appellarsi alla nozione abituale del tempo. Lo spirito si piega in modo naturale alle astrazioni di spazio e di tempo. perché abbiamo orecchie. Gli avvenimenti si disegnano alla maniera delle figure geometriche. che è contenuto nelle stesse vibrazioni. che delle vibrazioni attuali. in qualche modo. che non sono. la scoperta che feci della Casa piatta a due uscite e il modo in cui percorsi la Scala orizzontale. di predizione del futuro. non esiste attualmente. quanto povere e senza espressione siano parole proprio come Viaggio al paese della quarta dimensione. su degli oggetti che sussistono. un inizio o una fine. un ragionamento grossolano e superficiale che non potrebbe avere una portata autentica se capissimo che il mondo. vi chiedo. . senza reazione possibile. Grazie ad essa. l’astrazione delle distanze che io giunsi a capire progressivamente. che è formato soltanto. Da quando si sia arrivati in questo mondo di idee pure. L’anima silenziosa non si preoccupa più dei rumori del mondo. e tuttavia. sono le resistenze ancestrali del nostro corpo. su dei ricordi personali. come una cosa naturalissima. perché crediamo ci manchi la sua visione materiale. solo da vibrazioni diverse. restiamo timidamente rannicchiati nel fondo della nave che ci trasporta in balia delle onde in un mare sconosciuto. Tra il mondo sensibile e la nostra coscienza. non è evidente che quel passato. propriamente parlando. È. piuttosto che l’analisi di una quantità nuova. o. Il futuro ci appare sconosciuto. quando si tratta di approdare al paese della quarta dimensione. Nulla può avere. e ci dichiariamo soddisfatti se il nostro posto rimane. delle linee di una statua di marmo. di abbandonare definitivamente il nostro mondo a tre dimensioni e di viaggiare in tutta tranquillità nell’ignoto. come nella banale vita. Esistono ormai solo simboli armoniosi. è con questa intelligenza che si pensa e si riflette. meglio ancora. In quello stato intellettuale superiore. sentiamo. e che nulla ci permette. appena ci si sia liberati per sempre dalle nozioni di spazio e tempo.

Soltanto in quel momento. ma mai avevo avuto l’occasione di costatare da me la possibilità di simili dimostrazioni sperimentali. fino all’evidenza. grazie al sigillo di cera. occorre dirlo. di Riemann. troviamo sempre. Mi sono sforzato di ricostruire gli avvenimenti. La lettera era lì! Forse l’avevo messa ancora prima della iniziale chiusura? Ma un po’ di cera caduta sulla busta dimenticata. Da qui a pensare che dormono dentro di noi delle forze inutilizzate e più potenti di quelle di tutte le macchine riunite. lo aprii. che l’esistenza di forze sconosciute. misi la lettera a posto. Comunque. mi era stato detto. Fu per me la prima indicazione certa dell’esistenza di uno spazio a quattro dimensioni nel quale un nodo non potesse sussistere. ma capii solo più tardi come potevano modificarsi le nostre idee tradizionali di successione nel tempo e come queste successioni potevano diventare senza oggetto il momento in cui. ero obbligato a constatare la sua realtà. senza che noi lo sospettiamo. Tutto si spiega anche nel modo più semplice. ancora misteriosi perché sono sconosciuti. all’interno del vicinato. possono esteriorizzarsi e provocare dei fenomeni soltanto in apparenza sorprendenti. Quel medium creava degli autentici nodi a trifoglio con una corda tesa. mi venne in mente che avevo dimenticato di riporre una lettera nel cofanetto e istintivamente. fino al giorno in cui. né una camera chiusa restare tale. Mi venne in mente allora che Felix Klein aveva dimostrato che i nodi non potrebbero perdurare in uno spazio a quattro dimensioni e compresi che il cofanetto che avevo là. non era stato toccato. Una volta fatto il nodo. le cui estremità erano sigillate e mantenute da persone degne di fede. desiderando conservare qualche lettera alla quale tenevo. Verrà un giorno in cui capiremo che esiste anche nell’essere umano un cammino del progresso molto più sicuro e molto più facile del cammino esteriore che la scienza si sforza di seguire attualmente. grazie all’intervento della quarta dimensione. Sapevo anche come si era precisato che i teoremi di Lobatchevsky. tutti quei fenomeni. è sufficiente a determinare i fenomeni più strani. e fui costretto a costatare. cercai con tutti i mezzi possibili di trovarne la spiegazione razionale. che. davanti agli occhi. disequilibrata. Nulla è più facile da ammettere. e richiusi il cofanetto. Aprii di nuovo il cofanetto. questa concezione della quarta dimensione che. dalle Indie. tuttavia.Cosa curiosa. che quel curioso oggetto era dovuto essere concepito alle Indie e materializzato in Francia senza alcuna necessità di trasporto materiale. Quale intervento misterioso aveva potuto rovesciare quel rapporto di successione negli avvenimenti di cui avevo conservato un ricordo così esatto? Non potei inizialmente rendermene conto in una maniera plausibile. di Helmholtz e Beltrami fossero le soli basi logiche di ogni giusta teoria del parallelismo. Sapevo che ci si era già sforzati di rendere conto delle curiose esperienze di un sensitivo. qualche giovane ragazza incosciente. Confesso che questa certezza mi fu all’inizio infinitamente penosa. Ero stato con certezza vittima di una semplice allucinazione. esteriorizzata. quanto è vicina a noi. poste dentro di noi. ma semplicemente distinti l’uno dall’altro dalle loro specifiche qualità. III. Nelle case abitate. la cui forza nervosa. mi occorreva sempre disfare la legatura per aprire il cofanetto. poiché rovesciava quelle nozioni fondamentali senza le quali il nostro spirito si smarrisce e va alla deriva. Mi dimostrarono. ma ciò non scompagina mai la nozione di causa ed effetto che forma la base di tutti i nostri ragionamenti. e nulla mi diceva che la lettera smarrita fosse al suo posto. ed è soltanto quando questo rapporto di successione ci sembra invertito che la nostra ragione vacilla. Materialmente. Essendo la mia attenzione tradizionale all’erta. confermò senza dubbio i miei ricordi. Materialmente il fatto era impossibile da ammettere. mi resi conto che avevo dimenticato di disfare la legatura. era stato costruito al di fuori di ogni legge euclidea. tutti i fatti fossero divenuti in qualche modo simultanei. Quell’oggetto sfuggiva innegabilmente alle regole ordinarie del nostro spazio e tre dimensioni. mi convinsi ad unire. La diligenza innumerevole . mentre chiudevo la prima volta il cofanetto. preoccupa a giusto titolo quelli che intraprendono lo studio della geometria trascendentale. non mettono sottosopra per niente la nostra visione abituale del mondo. da tanto tempo. pensando ad altro. che il nodo che avevo fatto e che impediva assolutamente l’apertura del cofanetto. nessuno ne dubita. con un nastro. non c’è che un passo. infatti. ma conservai questo ricordo che mi impressionò intensamente. Pensai dunque fossa cosa più prudente non divulgare un incidente così assurdo. spiegandole tramite l’esistenza della quarta dimensione. Che ci siano altri fluidi oltre all’elettricità. poiché mi fu impossibile ripetere l’avventura come mi auguravo. i primi fatti che mi indicarono il cammino della quarta dimensione furono puramente materiali. un piccolo cofanetto di legno che proveniva. sciogliendo questa volta il nodo. invisibili. Ho bisogno di dirlo? Dopo questa straordinaria avventura. liberati da ogni rapporto storico di causa ed effetto. però. per esempio.

senza che ci fosse bisogno per questo di aumentare il numero delle vetture. ragiona in uno spazio a quattro dimensioni. Tutti sanno che gli Arabi possono comunicare da grandissime distanze. su questo punto. inviare un avviso e scomparire.Qualche tempo dopo l’avventura del cofanetto indù. una concezione totale dell’universo a quattro dimensioni. è perché la nostra debolezza naturale ci porta a distinguere e a classificare all’interno del tempo ciò che noi chiamiamo un ricordo e una visione presente. Per fare un esempio terra a terra di questa straordinaria trasformazione. Il nostro spirito che. il nostro spirito a quattro dimensioni ci incita. in America per esempio. occorre dirlo. Perché non facciamo per i nostri atti materiali. e la vita sociale si trova trecentosessantacinque volte aumentato quando si compie in un solo giorno ciò che i nostro antenati. Del resto. in tutti i momenti della giornata. è un migliore rendimento del lavoro. verso un simile risultato. per raggiungere un luogo che noi sappiamo in anticipo essere destinati a raggiungere? Non esiste un nuovo procedimento che ci permetta di sfuggire a questo obbligo basso e materiale? . degli ingegneri specializzati. con la stessa massa di capitali e la stessa energia individuale. Per aumentare i servizi che poteva offrire un’impresa di messaggeria così concepita. Questo elemento è tuttavia insignificante se si compara l’elemento qualitativo: la rapidità del lavoro e del traffico. e sappiamo ugualmente che ambasciatori indù si congratularono a Londra con la regina d’Inghilterra di una vittoria che conseguivano in quel momento le sue truppe in Oriente. Dacché noi avessimo. realizzarsi aumentando sempre la velocità dei nostri atti. dunque questa giornata. è sufficiente riflettere un istante a ciò che era un semplice tragitto compiuto un tempo. Perché dobbiamo subire questo formalismo amministrativo che ci costringe a ripercorrere gli stessi passi già percorsi. e di cui si constatò. ciò che facciamo per i nostri ragionamenti intellettuali? Perché ricominciare un cammino percorso? Perché ripercorrere un itinerario che conosciamo in anticipo in tutti i suoi dettagli? Questa diventa un ossessione quando si compie ogni giorno lo stesso percorso familiare. in gran parte. Un po’ di riflessione però sarebbe sufficiente a farci comprendere che se il nostro spirito avesse la forza necessaria per evocare un ricordo integrale. in una giornata. chiamati velocizzatori. la semplice qualità del traffico. questo possederebbe tanta realtà effettiva quanto la nostra visione presente. Altrettanto angosciante e disorientante è la constatazione che si può fare sull’astrazione possibile dello spazio tramite la sola volontà dello spirito. al contrario. poiché la velocità sopprime il tempo. cinquanta volte lo stesso tragitto nella stessa giornata. ciò che occorre ottenere. È per questo che. rimpiazzandola con una automobile. senza accrescere per questo le spese generali. e la linea poté essere servita cinquanta volte meglio. subito dopo. Perfezionando. e comprenderemmo chiaramente che la stessa vettura potrebbe trovarsi simultaneamente in tutte le posizioni possibili. lui. vale a dire come una successione di posizioni. al contrario. si occupano di una sola cosa e cioè aumentare indefinitamente la velocità del lavoro. constaterete logicamente che se questo incremento di velocità fosse possibile. Ho sempre avuto qualche diffidenza per le esperienze spiritiche e. Ciò non appare praticamente realizzabile perché le nostre forze materiali sono insufficienti e perché noi possiamo concepire il movimento soltanto all’interno di uno spazio a tre dimensioni. in certi paesi molto avanzati dal punto di vista industriale. accrescendo la velocità della vecchia diligenza. senza dubbio. in ogni momento della giornata. Ogni giorno. Se noi esitiamo ad applicare queste astrazioni al mondo materiale. Non hanno forse altre testimonianze degne di fede raccontato. De Lesseps ne fu testimone al momento della concessione del canale di Suez. da un’umile diligenza. l’esistenza della quarta dimensione mi fu rivelata in un modo più preciso da qualche constatazione che feci e che riguardava l’astrazione possibile delle distanze. la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso. le testimonianze abbondano. e si comincia a capire già che il progresso può. potevano realizzare solo in un anno. senza ricorrere al telegrafo. a una sola macchina. come un indù poté presentarsi a bordo di un vascello che aveva lasciato la terra da diversi giorni. a sbarazzarci degli obblighi materiali del mondo a tre dimensioni. gli economisti hanno considerato come rappresentante della ricchezza di un paese la somma totale dei capitali che vi si trovano in circolazione. anzi. Aumentate ora con l’immaginazione questa velocità all’infinito. prima di ogni cosa. ciò che era assurdo fino a quel momento diventerebbe agilmente realizzabile. la sua presenza tra gli Indù? Ma queste sono. un aumento della velocità. semplici materializzazioni a distanza di cui si troverà un giorno la spiegazione scientifica e razionale. ogni nostro sforzo contemporaneo tende. da tanto tempo. malgrado noi. Infatti. che si tratti di capitali o di mezzi di trasporto. Bisogna riconoscere tuttavia che gli Orientali appaiono avere spesso realizzato in modo pratico la soppressione dello spazio e che. più in particolare. si è potuto far compiere. sarebbe occorso moltiplicare fantasticamente il numero delle vetture. a seguire le stesse strade già attraversate. Per lungo tempo. con tanti dettagli. non si stupisce quando realizza quotidianamente un’operazione analoga facendo astrazione delle situazioni diverse e raggiungendo in un solo colpo l’idea della strada in sé o della velocità assoluta. per le leggende importate dall’Asia.

Il fenomeno si produsse per me spontaneamente. si spiega rapidamente. musica. un procedimento di astrazione più diretto nello spazio a quattro dimensioni. proviamo uno dei più grandi piaceri dello spirito a scoprire l’armonia universale degli esseri sotto tutti quegli aspetti. propriamente parlando. E confesso. Nella nostra intelligenza. È questo il caso di letterati che non sentono affatto l’imperioso bisogno. non è affatto sensibile alle costruzioni visuali. una maniera frammentaria di esaminare le cose che è abituale a molta gente. al contrario. moralmente. di conseguenza. senza spiegazione ragionevole. più complicata tuttavia sotto la sua apparente semplicità. ci si trova al di sopra o al di sotto. Altri. Gli architetti di altri tempi l’hanno ben capito e si sono applicati a realizzare in questo campo delle meraviglie.Già certi pensatori moderni hanno fatto giustizia del pregiudizio della linea retta. non ne sarebbero stati colpiti in questo modo. come a Chambord due scale aggrovigliate l’una nell’altra. esse si intrecciano sapientemente e mettono in comunicazione ognuna qualche determinato piano. È evidente. Altrettanto angosciante è il problema della scala che. piene di logica e di buon senso. niente è più seducente. di vedere certe costruzioni materiali non realizzarsi secondo la logica eterna delle cose. delle scale complicate come ne esistono ancora in certe vecchie case di provincia. in mancanza di meglio. altre volte. È stato dimostrato. riunite nel corso dei secoli. e per nulla al mondo la linea retta che fori un tunnel da un punto a un altro della sfera. Non possiamo pensare che esista allo stesso modo. che permetta di svincolare il nostro corpo e di fare astrazione dello spazio. Tutto questo. nulla fu per me più rivoltante che la pratica di queste specie di scale. infatti. Qualche volta sono fatte in modo. Sono anche. forse. Dopo il primo avvertimento del nastro sciolto e della diligenza molteplice. seguendo il capriccio della mia volontà che operava nello spazio a quattro dimensioni. di trovarne lo stile grafico o musicale. e si trovano presto le ragioni di questa apparente illogicità nella sovrapposizione di costruzioni di età diverse. una trasmutazione degli atomi di spazio. talvolta. avere una sensazione d’arte completa se noi trascuriamo di esaminare il soggetto che studiamo sotto tutti i suoi aspetti. che non permettono affatto a chi monta di incontrare chi scende. non ci si ritrova affatto al piano al quale si voleva. Sembra difficile. dopo una successione interminabile di gradini. grazie al solo desiderio del mio spirito. tuttavia. vi riconduce al piano dal quale siete partiti. Essi concepiscono i fatti psicologici con il loro cervello: non cercano di crearsi una rappresentazione materiale degli avvenimenti o delle idee che concepiscono. e più semplicemente. che mi erano familiari. all’equilibrio delle cose e per cui ogni problema meccanico o architettonico rimane precluso. e occorre un certo sforzo d’immaginazione per ritrovare il disegno generale di quel labirinto. In periodi vicinissimi e in condizioni dello spirito sempre identiche. Ci sono cose delle quali sorridiamo la prima volta credendo in un errore passeggero. che questa ricerca è essenziale per la realizzazione di un’opera d’arte. che provai . però. e fu tanto tempo dopo che capii come si realizzasse materialmente per mezzo di ciò che chiamai. La scala orizzontale Questi momenti iniziali nella scoperta della quarta dimensione furono per me particolarmente penosi. ad ogni ora del giorno. nel modo in cui il nostro spirito agisce e si muove senza spostamento materiale da una idea a un'altra? Questa idea fu per me solo una suggestione violenta. quando analizzano uno stato dello spirito o un carattere. il più corto cammino per andare da un punto a un altro del globo sarebbe la linea curva passante per l’equatore. per esempio. Ora. tra le costruzioni architettoniche che simbolizzano meglio le nostre idee. nulla è più penoso. pur essendo molto istruita e molto intelligente. ci sono problemi che diventano spaventosi quando ci ostiniamo a cercarne la soluzione secondo i principi primitivi della geometria euclidea a tre dimensioni. Quando si imbocca erroneamente una delle due scale. che in un mondo in cui la grandezza degli abitanti andasse decrescendo a mano a mano che essi si avvicinano al centro. trovandomi in villeggiatura. per poco che si presti qualche attenzione. la nozione della quarta dimensione doveva tuttavia materializzarsi per me in un modo ancora più preciso. secondo tutte le informazioni che possono darci i nostri sensi. non esiste affatto. IV. Ci sono solo impressioni oscure e silenziose. al di fuori delle condizioni geometriche di trasporto da un punto a un altro. però. che la creazione di una scala. si tratta di curiose scale gotiche le cui eliche sapienti sembrano risolvere tutti i problemi della geometria trascendentale. È questa. e queste impressioni. Quando. mi trovai in presenza di scale che non si costruivano affatto in modo geometrico. sotto una forma che non avevo affatto previsto e che ebbe inizialmente dell’incubo. fino al giorno in cui. tutte simili. giunsi. e in origine. che. a prendere la diligenza del paese in qualsiasi posto mi trovassi. C’è gente. si legano strettamente. da parte mia. Si trovavano infatti in contraddizione diretta con le nozioni geometriche. pittura o letteratura.

la nostra impotenza è estrema. opera soltanto su delle quantità. il nostro spirito ci rivela perpetuamente queste qualità che non conoscono alcuna misura scientifica e che si traducono materialmente ai nostri occhi grazie all’esistenza delle opere d’arte. in cui i piani si confondono. né il terzo al di sopra del pianterreno. concepirebbero naturalmente una geometria nella quale la somma degli angoli di un triangolo sarebbe sempre superiore a due angoli retti. e che non sarebbe in grado di rendere conto del mondo intero. Capiamo bene che la scienza non è altra cosa che un linguaggio convenzionale che ci permette di catalogare e di classificare certe frazioni di fenomeni che noi distacchiamo artificialmente l’una dall’altra. In questo modo.Poincarè ha scritto su questo soggetto delle pagine davvero chiaroveggenti. l’ho detto. per definizione stessa. percepiamo che questo procedimento quantitativo è puramente artificiale. la loro possibilità non si concepiva che all’interno di uno spazio a quattro dimensioni e solo questo era sufficiente a dare una spiegazione definitiva del problema. dove il primo piano non è necessariamente al di sotto del quarto. insomma. su delle cifre che dividono la nostra visione del mondo in parti. Quando ci occorre rendere conto del continuo fisico. certo. la nostra scienza euclidea manca e svanisce. non percepiscono con la stessa facilità questa quarta dimensione. poi le sensazioni muscolari di convergenza e di adeguamento ci permettono di distinguere la lontananza degli oggetti e di concepire la terza dimensione. non è affatto costruita secondo la visione del mondo a tre dimensioni e perché essa ci rivela. In più noi possiamo. quando si tratta per noi di definire il punto. vale a dire delle quattro dimensioni riunite. all’infinito. Degli esseri piatti. realizzare ad ogni istante l’astrazione del tempo. questa quarta dimensione. V. la profondità e l’altezza.un reale sollievo il giorno in cui capii che se potevano esistere delle scale simili. che il complemento necessario per una comprensione totale dell’universo. che possiede la scintilla divina superiore ai sensi. Noi lo sappiamo perché la nostra coscienza. Ci si ingannerebbe quindi grossolanamente se si pensasse che la visione di un mondo non euclideo si oppone alla nostra visione corrente dei fenomeni. Solo il nostro spirito. senza grande sforzo. Sì. a differenza dei nostri sensi. Noi possiamo tagliare dei volumi a mezzo di superfici. che si spostino su una superficie sferica. Il mondo esterno ci appare inizialmente secondo le sensazioni della nostra retina su un piano visivo a due dimensioni. in un mondo privo di solidi. esiste una visione completa e continua dell’universo. possiamo ugualmente concepirne di più semplici. così come il linguaggio. senza rendercene conto. Allo stesso modo. che non è. Astrazione di spazio Ci facciamo in generale un’idea falsissima della quarta dimensione volendo descriverla secondo i dati forniti dalla visione del mondo tridimensionale. sviluppati secondo le suggestioni e i bisogni dello spirito. Dal momento che noi vogliamo affrontare delle più alte ricerche. H. Ci inganniamo anche spessissimo. Possiamo tagliare delle superfici a mezzo di linee. Queste constatazioni che facciamo provocano subito un’obiezione. evitare di ricominciare un ragionamento già acquisito e di percorrere daccapo un cammino morale già percorso per ritrovarci allo stesso luogo morale. fu allo stesso modo con uno strano piacere che percorsi qualcuna di queste dimore invisibili. C’è anche il fatto che al di sopra delle quantità ritagliate dalla scienza. al contrario. come se si trattasse solamente di creare una dimensione supplementare rendendo possibile. la nostra geometria potrebbe provare qualche pena a venire a galla. secondo le loro qualità. possiamo determinare delle linee a mezzo di punti. la geometria euclidea è per noi il modo attualmente più comodo di concepire l’universo. e non è per questo che siamo mortali? Perché dobbiamo ricorrere alle analisi numeriche della scienza e ritagliare l’universo in tre dimensioni per renderlo intellegibile? La risposta a . volendo aggiungere semplicemente la quarta dimensione alle altre tre. date la costruzione del nostro corpo e le nostre abitudini secolari. Al di sotto della visione abituale a tre dimensioni. come tutta la scienza contemporanea. Scrittori moderni hanno fatto giustizia di questo pregiudizio. l’esistenza di nuove dimensioni che completino la larghezza. in assurdità irriducibili. è incapace di tradurre questa continuità che appartiene al mondo delle qualità e che non si saprebbe definire tramite delle cifre. ma non è per questo una forma universale e indispensabile di sentire. sottomettiamo ancora la geometria trascendentale alle definizioni euclidee e rendiamo in anticipo ogni spiegazione impossibile o assurda. come si spiega che i nostri sensi. concepite dalla geometria trascendentale. Il fatto è che la geometria euclidea. Presto. Se solo la nostra coscienza continua ci rivela l’esistenza reale delle qualità. Ma. Essa la completa. associare delle idee lontanissime l’una dall’altra. ma avvertiamo altrettanto che questa scienza. Ci imbattiamo anche in delle impossibilità e. ci permette di comprendere che al di sopra di questo mondo di apparenze e di costruzioni scientifiche. che ritagliano la natura in classi e in categorie.

questa domanda è facile. ma un miraggio utile. È curioso constatare. ritrova la propria potenza integrale nel paese della quarta dimensione. la mobilità apparente scompare e le astrazioni di spazio e di tempo diventano tanto naturali nella realtà quanto lo erano nei ragionamenti. attribuisce questo e la sua personalità intera alle frazioni dell’universo che vuole analizzare e comprendere. a quei rimorsi fisici molto più angosciosi – quando non si è affatto abituati ai misteri della quarta dimensione – di tutti i rimorsi morali che possiamo provare nella vita ordinaria a tre dimensioni. Senza dubbio. di cui ho già parlato. grazie a un artificio ammirevole. senza essere condannati. quanto i pregiudizi secolari sono radicati nel nostro spirito quando si tratta di valutare il tempo necessario per compiere un atto o per concepire un’idea. sulla strada di Spagna. furono le dirette vicinanze di Tours che dimenticai di percorrere. Certe testimonianze materiali inconfutabili: il consumo di benzina. L’attività umana è possibile solo con la visione del mondo a tre dimensioni che lo rende per noi mobile ma ciò è sufficiente a farci meglio comprendere l’esistenza necessaria di una quarta dimensione che completa l’unità e la rende immobile. immediatamente dopo. Il viaggio istantaneo Pur così interessanti. immaginiamo subito una storia lunga e complicata che giustifichi e preceda questa sensazione brusca. mi furono rivelate in origine dagli autentici rimorsi che provai. secondo il risultato ottenuto. ma questo è soltanto un mezzo di analisi. la visione dell’universo continuo si oppone a ogni idea di movimento o di cambiamento. esso crea anche delle linee e dei numeri. Solo lo spirito che concepisce l’unità assoluta. Noi sogniamo che dopo interminabili preparativi. non è dunque. non ha affatto bisogno di ricorrere al frazionamento dell’universo. arbitrariamente. La nostra coscienza immobile partecipa all’universalità delle cose. Il nostro mondo è per noi in perpetua trasformazione. del resto. a questo proposito. furono per me soltanto delle semplici indicazioni della possibilità di un viaggio al paese della quarta dimensione. di cui ho già parlato. le prime astrazioni di distanza che io riuscii a realizzare su percorsi compiuti in automobile. questo solo per sfuggire a quei rimorsi penosi e materiali. Soltanto l’astrazione del tempo doveva offrirmi dei risultati definitivi. noi prendiamo come base la durata media della vita umana. Un’altra volta. Gli permette di creare delle individualità artificiali là dove egli distingue soltanto delle nuove qualità dell’unità eterna. ora. quando un rumore esterno o una sensazione di fastidio viene a turbare il nostro sonno. Ma così come lo spirito umano crea gli dei a propria immagine. sopportare l’idea. quando in realtà l’avevo compiuto pensando ad altro. Dal momento in cui ci eleviamo al di sopra del mondo a tre dimensioni. per esempio. un procedimento scientifico di dimostrazione puramente transitoria. È impossibile comprendere lo spazio e l’universo in modo assoluto. L’idea di istantaneità equivale. D’altronde. di un rovesciamento possibile dell’ordine di successione nello sviluppo di un fatto o di un’idea. aldilà della cifra UNO. il tempo di gestazione necessario. svincolato dalle suggestioni dei sensi. ma non è lo stesso per il nostro corpo. di trovare l’indispensabile spiegazione razionale che aveva liberato i miei sensi. Naturalmente ancora mi sforzai di pensare che fosse solo un insieme di coincidenze puramente materiali e che fosse vittima di una illusione. Stimiamo che quel tempo medio è necessario per lo sviluppo completo della nostra personalità. passando per Aosta. muore allo stesso modo delle contraddizioni illusorie della vita. Credevo di avere saltato un percorso. che mi fu dato di realizzare le prime astrazioni di distanza di cui ho conservato il ricordo. per noi. su percorsi familiari. cera il mondo a sua immagine. dal momento in cui lo spirito. siamo partiti per un viaggio per . in un sol colpo. ma lo moltiplica all’infinito. Si riflette nelle cifre. constatando la mia amnesia. Durante un sogno. avendo una grande assuefazione alla strada. su lunghissimi percorsi. tante osservazioni banali dovrebbero mostrarci quanto questo modo di considerare le cose è puerile e inesatto. Fu inizialmente in automobile. senza una serie storica di atti successivi e. quando l’uomo raggiunge l’unità. VI. a quella del nulla e non possiamo. alla divina immobilità della coscienza. mi provarono che non era affatto così. E tuttavia. Poiché. avevo dovuto confondere un ricordo antico con la realtà presente. e mi sforzai. Il numero. dimenticai completamente il frammento di strada tra Ambérieu e Tournus. Una prima volta. a più forte ragione. le indicazioni di un contachilometri e quelle di un orologio. Queste astrazioni materiali. l’attività del mondo a tre dimensioni cessa. cioè in perpetuo progresso. per lo spirito. stimiamo. non possiamo concepire che un atto importante o una idea geniale si manifesti senza lunghe preparazioni. come una protesta della logica tradizionale. che un miraggio. subito. nel senso volgare del termine. Fatalmente. Provai. tornando da Firenze a Parigi. una vera e propria fatica cerebrale a registrare simili fatti e mi sforzai di non pensarci più. Era come una rivolta di tutte le mie sensazioni ataviche.

in banali lettere di zinco dorato. egli non si accorge che non fa che giustificare una intuizione involontaria tramite delle esperienze posteriori e che in realtà egli non prende alcuna parte volontaria a questa intuizione istantanea. faranno la loro fortuna intellettuale e il più grande uomo di domani è solo il felice ereditiere del ricco bambino di ieri. cosa accade quando un sapiente fa una grande scoperta o quando un letterato sente sorgere in lui un’idea geniale. più tardi. che la catastrofe ha preceduto la nostra giustificazione storica e nonostante questo non esitiamo a considerarla come il momento finale del nostro sogno. adattamento ai pregiudizi volgari costruiti a tre dimensioni. è durante i primi anni della loro vita che gli uomini di talento concepiscono realmente le idee che. Del tutto sinceramente. l’uomo. mi trovai a Parigi dopo aver oltrepassato la Gare du Nord e la Gare de l’Est. pur lunghi e complicati. di quelle lunghe escursioni istantanee e che comunque. Ora. le semplici parole: Gare du Midi. pur fuggitivi. in modo istantaneo malgrado tutte le peripezie. ma al contrario di giustificare la propria scoperta con delle ragioni inventate dopo il fatto. simultanei come tutte le parti distinte di una statua di marmo. sul posto.cui dopo ore di tragitto i cui dettagli sono ancora nella nostra memoria. dai muri di bricco e di pietra. dai tetti elevati. La prima preoccupazione dell’inventore è. infatti. Dietro l’edificio. Succede spesso che un semplice sguardo scambiato tra due passanti che non si conoscono. ma tuttavia così semplice. a fare la sua scoperta. È così che un giorno. per deduzione. il sapiente costruirà di sana pianta il preteso metodo che lo ha condotto. in apparenza complessa. prodigiosa se la si rapporta a quella degli esseri inferiori che nascono. sostituisca anni di vita comune o di completa intimità e gli spiriti si comprendono in un istante meglio che di quanto lo farebbero tramite l’intermediazione dei loro corpi per lunghissimi anni. Il resto non è che una messa a punto. ma al contrario che tutte le scoperte dello spirito umano siano . però. in un linguaggio concepito a tre dimensioni l’ammirabile semplicità di quei viaggi senza spostamento. e devo constatare una volta di più che purtroppo mi mancano le parole per descrivere. In generale. senza ragione apparente. su una piccola piazza deserta. La casa piatta Ho indicato nel capitolo precedente come fui spinto a concepire che lo sviluppo delle scienze non si effettui. è insignificante se la si paragona a quella degli astri. non di riconoscere che questa idea gli viene da non sa dove. e ci sorprende. In virtù di quale materializzazione di idee questa stazione inutile e assurda si trovava là. pur sapiente. È evidente. A questi bagliori intellettuali di comprensione totale a quattro dimensioni. come si crede troppo spesso. nello spazio incompleto e transitorio a tre dimensioni. In realtà. arriviamo al termine. e perché questo incrocio di ricordi si era edificato per me in quel luogo di Parigi? Non cercai affatto di spiegarmelo e i viaggi più interessanti che feci poi. in profondità. è moltiplicata all’infinito dalle difficoltà materiali d’azione o di espressione del mondo a tre dimensioni. dove si trovava la Gare du Midi. comportavano lunghi e curiosi episodi. si riproducono e muoiono in qualche secondo. Fu proprio questa nozione. per impiegare il linguaggio corrente. nessun movimento. punto per punto. Non posso descrivere la strana impressione che mi fece questa casa in apparenza abbandonata. che la catastrofe ci attende. ma mi sorpresero per la loro grande novità. VII. variazione interminabile. nessun binario della ferrovia. I primi furono senza grande interesse. anche quando si tratta di ricerche scientifiche o artistiche molto serie che non hanno nulla in comune con i sogni. Il letterato fa lo stesso quando tenta di spiegare in seconda istanza quali furono le sue intenzioni nel concepire un’opera geniale. Tutto è soggetto a illusione in materia di tempo. Questo bisogno di preparazione si ritrova un po’ ovunque. La durata dei nostri atti. gli attribuiamo una durata di qualche secondo. Con la migliore fede del mondo. che gli è stata suggerita malgrado lui. in cui tutte le finestre erano chiuse e la cui facciata portava. perché non potrebbe esserci durata nel mondo a quattro dimensioni e quindi neanche alcuna successione necessaria di atti che sono. attribuiamo necessariamente una durata nel tempo e. direi quasi senza interesse. Vedete. se posso dirlo. cancellarono presto questo insignificante incontro del mio spirito. questa durata non esiste affatto. Occorre riconoscere ugualmente che nella vita di un uomo geniale. Quei viaggi furono compiuti. La durata della vita umana a nostro parere sufficiente. allo stesso modo. che mi permise di spiegare per la prima volta i brevissimi viaggi che mi fu dato di fare al paese della quarta dimensione. ignora se stesso e non è che l’umile servitore della propria intelligenza immobile a quattro dimensioni al di sotto della quale si muove. di aspetto provinciale. In breve noi presupponiamo una genesi inutile delle idee istantanee a quattro dimensioni ad imitazione della genesi dei fenomeni a tre dimensioni. insomma. l’azione veramente creatrice sembra riassumersi nel breve spazio di qualche secondo.

fino a quel momento inaccessibile per me e posto aldilà della visione abituale a tre dimensioni. Del resto. una straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e l’altra sulla terrazza di Saint-Germain. scoprire i segreti della natura. il dominio meraviglioso che mi era offerto. poiché questa scoperta è in sostanza tutta interiore. distinguendosi solamente per i luoghi geografici nettamente differenti del mondo a tre dimensioni a cui esse conducevano. Poi. ne formavano internamente soltanto uno. Era qualcosa di infinitamente più semplice di tutto questo: una soluzione dell’universo. non si trattava comunque di spostamento per quanto mi riguarda: lo spazio sembrava venire da me. per esempio. e non si potrebbe mai troppo sottolineare la facilità con la quale essi scartano dalle loro preoccupazioni certi problemi la cui esistenza è tuttavia innegabile. La scoperta che feci della Gare du Midi situata in piena Parigi. perché era abitudine abbandonare certe stanze che non erano poi mai aperte e che consacrassero per sempre dei ricordi d’altri tempi. A Parigi. È anche per questo che ne registro il fatto solo a titolo di ricordo. alle loro concezioni spesso considerate da fantasiosi. Sono però soltanto questa qualità e questo continuo che possono permetterci di elevarci al di sopra del mondo volgare e di intravedere. la certezza definitiva che non cambia mai. ma questo non divenne evidente per me che dal giorno in cui scoprii in un quartiere di Parigi. ma in provincia ciò appariva del tutto naturale. a fianco della Gare du Nord e de l’Est. Ciò non aveva nulla né della levitazione di cui si è tanto parlato. Questo. e la sua verifica sperimentale è solo un vano simulacro. Si accontentano di sorridere quando gli si rimprovera la loro soluzione approssimata della quadratura del cerchio e si dichiarano soddisfatti non appena hanno rappresentato lo spazio e il tempo come una successione di punti occupati l’uno dopo l’altro da un mezzo. Sono di loro interesse solo le quantità definite quando quelle sono invece solo il riflesso dell’infinito della stessa unità.dovute all’intuizione di certi pensieri. Impiego necessariamente questa assurda espressione. l’infinito e l’eternità si scoprono in un momento di cui è sufficiente accrescere la potenza. i sapienti non mancano di ridurre il dominio delle scoperte possibili. e ponendosi dal punto di vista ordinario a tre dimensioni. E questo è anche il motivo che mi impedì di interessarmi più particolarmente alla camera verde durante questo periodo della mia vita. il continuo gli sfugge e la qualità è per essi una parola priva di senso. questa camera non si affacciava affatto per mezzo di nessuna porta sul corridoio centrale che metteva in comunicazione tutte le stanze. Voglio ugualmente citare solo formalmente l’esistenza di una casa abbandonata che scoprii un giorno nella foresta di Fougeres. non fu affatto per me la prima rivelazione dell’esistenza possibile di ‘luoghi del mondo’. perché non trovo nel nostro linguaggio parole capaci di descrivere questa casa che. e la sua esistenza era geometricamente impossibile. imprevista e definitiva. Misconoscendo la verità profonda di certe invenzioni poetiche. del resto. distinti da quelli che si vedono abitualmente e coesistenti alla quarta dimensione. piuttosto che in un passato o in un futuro la cui eternità è soltanto un puro miraggio. non si può concepire l’esistenza di queste stanze dimenticate. ‘casa piatta’. né del trasporto mentale a distanza. mi fu permesso di percorrere in tutti i sensi e nel modo più naturale del mondo. Mi ricordo. ma nettissime. come si diceva una volta. al di là delle pretese certezze scientifiche. per la visione a tre dimensioni. e la grande camera che veniva subito dopo e che occupava l’ala intera del castello. che ne ebbi. ho capito che quelle costruzioni si spiegano solamente grazie all’esistenza dello spazio a quattro dimensioni. che spetta. che mi fu possibile compiere così i miei primi viaggi istantanei al paese della quarta dimensione. In più accrescendo sempre le nostre facoltà mentali. Poco importa ai geometri euclidei di dare una definizione ridicola del parallelismo: “due linee che non si incontrano che all’infinito”. dove attraversai con stupore delle stanze che non si componevano geometricamente. Nondimeno nessun dettaglio del mobilio di questa camera verde di stile Impero mi rimase sconosciuto e mi ricordo ancora oggi le impressioni spaziali. Riflettendoci. le cui facciate potevano essere viste solo sotto un certo angolo e di cui l’entrata e l’uscita si confondevano. fin dall’origine del mondo. di una certa camera verde di cui constatai l’innegabile esistenza durante la mia infanzia e che era situata esattamente tra l’ultima camera collocata sulla facciata di un vecchio castello di provincia. La mia immobilità era analoga a quella dell’asse geometrico di una ruota lanciata a tutta velocità. e dei piani sovrapposti che. senza volere trarne delle conseguenze. ma che i sapientiregistratori non farebbero che appropriarsene verificandole in seguito. sarebbe stata invisibile di profilo. Mi spostavo restando immobile. Fu con certezza sotto l’influenza di ricordi violenti che si rincontrarono in certi istanti nel mio pensiero. agli immaginativi. In effetti dopo una prima rivolta atavica di tutto il mio essere. I . non mi meravigliò per lunghi anni. però. È ai poeti.

nel linguaggio a tre dimensioni. . un procedimento di spostamento che non ha affatto il carattere euclideo nel mondo continuo a quattro dimensioni. Lo stesso spostamento nello spazio. restando immobile agli occhi del volgare che non capisce l’estrema mobilità del filosofo immobile. secondo i capricci della mia sola volontà. che arrivavo a effettuare a mezzo della quarta dimensione. lo spostamento nel tempo si effettua a mezzo di una trasmutazione degli atomi di tempo. sono gli atomi d’acqua davanti ad essa che si mutano in atomi di nave. in realtà gli atomi non esistono. a impiegare delle immagini grossolane. Questo. per impiegare l’espressione comune. ciò che chiamiamo comunemente le età future. ma era evidente che se il mio desiderio si fosse modificato. per giustificare il tempo. senza aggiungerci il minimo sforzo. come per lo spostamento nello spazio. come in mezzo a specchi multipli. È evidente ancora che qui si tratta soltanto di un’ipotesi atomica comoda e in realtà il tempo non si compone di momenti distinti. nulla mi impediva di realizzarlo ugualmente nel tempo. Come noi supponiamo degli atomi giustapposti per spiegare lo spazio. in qualche modo. nel senso volgare del termine. Secondo ogni apparenza. allo stesso modo in cui una nave sposta l’acqua del mare. ne fa dunque un mondo completo e unico a quattro dimensioni ed è un’illusione dei sensi che riflette all’infinito. Lo stesso paragone grossolano permette di immaginare ciò che ugualmente è lo spostamento nel tempo. Mentre nello spostamento a tre dimensioni gli atomi che formano un corpo sono respinti e rimpiazzati da altri atomi che compongono un altro corpo. meglio ancora. di quell’atomo o. gli atomi di tempo.miei movimenti erano ormai solo dei movimenti relativi a me stesso. lo spostamento al paese della quarta dimensione si compie a mezzo di ciò che era chiamata un tempo una trasmutazione. Fino a quando sarà ancora così? Non tardai affatto a comprendere che quella stessa questione non aveva alcun senso e che. nel senso volgare del termine. mentre. non è che un’immagine delle più primitive destinate a spiegare. una volta che lo si sia trasposto al paese della quarta dimensione. essa si sarebbe aperta in tutt’altro luogo. Uno spostamento si compie dunque per uno scambio di qualità tra atomi vicini e. Così come si è ricorso alla teoria atomica per dare un’immagine sufficiente delle combinazioni chimiche. malgrado tutto. Sono costretto. Non ho bisogno di dirvi che le preoccupazioni abituali della nostra vita moderna mi parvero subito infinitamente meschine e senza scopo. e di poter esplorare. pur avendo familiarizzato poco con l’unità del punto di vista che caratterizza la quarta dimensione. La seconda porta si apriva sulla terrazza di Saint-Germain. così. La trasmutazione degli atomi di tempo Fu dunque grazie a spostamenti nello spazio che mi fu rivelata inizialmente l’esistenza del paese della quarta dimensione e non so. questa ricostruzione del mondo è dovuta alla potenza dei miei ricordi interiori che si completavano e si esteriorizzavano con questa forza che sola può dare la pratica di una memoria visuale particolarmente sviluppata. propriamente parlando. esso non esiste più come noi lo comprendiamo: ci sono soltanto dei cambiamenti di qualità e noi rimaniamo immobili. cioè dei momenti. lo capiamo bene. né inizio né fine. anch’io sono costretto a ricorrere a un’ipotesi analoga per spiegare in modo grossolano gli spostamenti che si effettuano nel paese della quarta dimensione. noi ci raffiguriamo una successione di momenti che sono. L’atomo è una concezione dello spirito che isola la materia con tutti i suoi attributi. a ricorrere a delle vecchie espressioni che si credevano riservate all’alchimia. di quella monade che è il nostro spirito. Lo spirito concepisce l’atomo a propria immagine. Ne beneficiavo secondo il mio desiderio. può essere prodotto al suo interno come invece nel mondo mobile a tre dimensioni. una volta di più. con tutte le sue qualità. Qui. per descrivere un fatto tuttavia semplicissimo e che non potrebbe sorprendere. Essendo il mondo della quarta dimensione continuo. per impiegare la stessa immagine grossolana precedente: quando una nave si sposta. VIII. gli atomi di nave si mutano in atomi d’acqua. L’idea che migliaia di uomini avessero potuto vivere fino a quel momento nel mondo senza beneficiare di questa visione completa mi parve inverosimile. ed ecco la spiegazione. il mondo non poteva avere. secondo l’aspetto della quarta dimensione. come spiegare questi spostamenti impiegando il linguaggio corrente costruito a tre dimensioni. non ci sono che qualità diverse di uno stesso continuo fisico. sotto l’azione di quella pietra filosofale. nessun movimento. quell’atomo unico sotto gli aspetti diversi del mondo incompleto a tre dimensioni. dietro di essa. ma di un continuo che solo la qualità può modificare. E fu così che mi fu permesso di entrare in relazione con ciò che fu e ciò che doveva essere. Dal momento in cui si sia trasposto il movimento al paese della quarta dimensione. Occorre ripeterlo infatti: gli atomi sono soltanto una comoda ipotesi.

gli strani viaggi filosofici che feci al paese della quarta dimensione. nello stesso momento la vede tutta intera e prova compassione per l’insetto maldestro che prosegue febbrilmente la sua strada oscura da un grano di marmo all’altro. mi sono informato con curiosità delle trasformazioni del nostro mondo nel corso dei secoli. Ripetono volentieri che l’osservazione e l’esperienza hanno da sole formato i loro spiriti e i loro corpi e non si meravigliano di stare improvvisamente tra persone di conoscenza finché un nuovo fatto viene a contraddire tutta questa pretesa esperienza acquisita. e ho progettato all’interno del tempo le impressioni o gli avvenimenti che mi furono rivelati al di fuori dello spazio e del tempo. insomma. camminando indefinitamente su una statua. volendo trascrivere questi ricordi nel mondo a tre dimensioni. lasciando al lettore il compito di districare lo scenario intellettuale di queste avventure sognanti. ho inizialmente riunito tutti gli avvenimenti che accaddero nel nostro secolo e che si rapportano all’epoca così . l’evoluzione delle razze sarebbe inspiegabile. senza ordine necessario. sono un po’ nella situazione di un insetto che. Ci prova che al di sopra di noi stessi si trova un mondo di qualità da cui noi dipendiamo. Per più di comodità. delle strane scoperte. mi trovavo spesso trasposto al paese della quarta dimensione. di tutte le epoche. voglio dire della nostra qualità. vincolati dal pregiudizio dello spazio a tre dimensioni e da quello della divisione di uno stesso movimento in punti successivi nel tempo. la qualità e la quantità. Mi sembra tuttavia che sarebbe facile per loro constatare la strana opposizione che c’è tra ciò che chiamiamo ogni giorno la forza e la materia. il progresso un non-senso. queste verità apparirebbero molto più semplici che tutte le nostre spiegazioni scientifiche del mondo a tre dimensione ed è molto difficile contemplare senza qualche compassione lo stato di ignoranza estrema degli uomini del nostro tempo. Il Leviatano È perciò un po’ a caso. è una smentita perpetua portata alla scienza. in un solo colpo. Gli uomini d’oggi. La concezione di quei viaggi fu. gli uomini dichiarano che quella verità o quell’opera d’arte sono superiori a tutto ciò che esisteva prima e non si chiedono da dove può venirgli questa strana rivelazione. al paese della quarta dimensione e. degli avvenimenti che formano. sembrerà al contrario di essere improvvisamente nella situazione di un artista che. secondo la loro linea estetica. Senza transizione. dirò dunque che. Per impiegare il linguaggio della terza dimensione. ammira l’insieme della statua. senza un modello. una sola statua. del 1912 o del tempo dell’Uccello d’oro. Una volta capaci liberarsi per sempre da questa inferiorità tradizionale. nel corso di quei viaggi al paese della quarta dimensione. Più tardi.Giunti al paese della quarta dimensione. l’arte una follia. È così che ho potuto fare. quando si è saputo come liberarsi dei pregiudizi euclidei. L’arte. Essendo l’evoluzione dell’umanità un solo gesto. e poiché i numeri degli anni sono analoghi alle possibilità di ordine che potrebbe impiegare uno scultore per il montaggio delle differenti parti di una stessa opera. Non si può imitare un modello che non esiste ancora e. Il tempo non esiste. da sola. ne sentisse i contorni come una successione di avvenimenti e non potesse mai contemplarne l’insieme. mentalmente. di un braccio. lo ripeto. che noi conosciamo direttamente e che ci permette di giudicare in un istante il valore più o meno grande di un simbolo artistico concepito a tre dimensioni. Quei viaggi furono sempre compiuti sul posto. Spesso. in breve. non avendo fatto per questo altro sforzo che di raggiungere. nei miei ricordi delle età future. lo spirito e il corpo. e che ho capito chiaramente certi problemi che oggi disorientano noi contemporanei. quale che sia la molteplicità dei dettagli osservati. infatti. Dal canto mio. il mondo a tre dimensioni rimarrebbe immobile. la banale visione del mondo a tre dimensioni. e senza ordine che racconterò nei capitoli che seguiranno. ammirando per la prima volta una nuova verità o un capolavoro estetico che non esisteva fino a quel momento. Senza l’esistenza del mondo autentico a quattro dimensioni conosciuto dal nostro spirito al di fuori di ogni idea di tempo e di spazio. è naturalissimo per me parlare successivamente. vale a dire tra il mondo visto a quattro dimensioni o solamente a tre dimensioni. poiché tutte le parti di uno stesso corpo formano per me uno stesso insieme simultaneo. della testa. per riprendere il paragone che facevo più in alto. trasformazioni che non sono. di una gamba: voglio dire dell’anno 2000. nel momento in cui meno lo aspettavo. è impossibile concepirlo in altro modo che in modo simultaneo. sono stato portato naturalmente a farlo sotto forma di un racconto. istantanea. che lo stesso gesto completamente disegnato al di fuori del tempo. ho creduto dover successivamente classificare. Che il lettore voglia solamente scusarmi per il modo un po’ insolito con cui non mancherò di passare da un periodo all’altro della storia. IX. spostarsi come si vuole nel presente o nel futuro. solo una curva immobile. l’intersezione dei molteplici ricordi e di avere a poco a poco rimpiazzato tramite il pensiero. ora che so che non c’è propriamente parlando né spazio né tempo e che si può.

Con un po’ più di perspicacia. Quanto ai viaggi nel passato. Una volta che lo spirito si eleva fino alla quarta dimensione nell’opera d’arte. certo. Mi si dispenserà. ed è impossibile tradurre in linguaggio a tre dimensioni cosa accadrà allora. superiore agli uomini e sviluppando questi così come cellule del suo corpo gigantesco. tenevo prima di ogni cosa a rapportare queste note curiose all’età in cui viviamo. quando questa evasione si produce prima di ogni creazione. nel corso del racconto. il più curioso tra tutti. superiore all’uomo. non sembrano tuttavia aver preso le loro predizioni seriamente. Ci furono anche. che mi risulterà molto difficile descrivere i miei ricordi. non ci meraviglieremo di non trovarne nel corso del racconto. che questa maestà potesse essere messa in pericolo da degli organismi superiori che egli considerava come interamente creati da lui e sottomessi alla sua sola fantasia.singolare del Leviatano. infatti. Il passato non esiste più. dei curiosissimi articoli di giornale che certamente sfiorarono questa questione formidabile. si è arrivati anche a paragonare molto strettamente quell’organismo al corpo umano. dell’organismo sociale. Che sia durante una passeggiata a Parigi o in campagna. Confesso personalmente che queste rivelazioni sorprendenti su un periodo attuale che credevo di conoscere mi stupirono ancor più che le mie visioni delle età future e ho urgenza di condividerle con i miei contemporanei. Non occuparono perciò alcun posto sensibile negli avvenimenti della mia vita quotidiana. il quale anzi ne è strettamente sottomesso. furono sempre istantanei. egli non poteva ammettere un solo istante. gli sarebbe stato facile discernere la costituzione definitiva dell’essere superiore ed autentico. alcuna importanza. perché nonostante sia relativamente semplice descrivere senza pericolo i secoli futuri a tre dimensioni.impercettibile. in numerosi volumi. la quarta dimensione diviene infatti familiare a tutti gli uomini. infinitamente penosa. Appena fu resa pratica. si è dimostrata la nascita della società civile e del contratto sociale. infatti. Dopo secoli. ed è sufficiente evocare interiormente i nostri ricordi con una potente volontà per conoscere tutto ciò che è accaduto fino a noi. Dopo la scomparsa del Leviatano. infine. inquietarlo. raggrupperò con priorità i viaggi che feci all’epoca de l’Uccello d’oro. gigantesca e –cosa incredibile. non si è mancato di fare tempo fa tanto ronzio attorno a certe trasformazioni sociali. in quel momento. Ciò non rappresenta. la cinematografia dei microbi. che gli strappò la sovranità del mondo senza neanche che se ne accorgesse e che prese il suo posto nella scala degli esseri. come fece Hobbes. il più sconcertante del tempo di questo libro. poiché questo tipo di viaggi sono impossibili. ma mai si è avvertito di prendere alla lettera un paragone ben più reale di quanto lo si credesse. diventa assai difficile ritornare dall’età della quarta dimensione una volta che si commette l’imprudenza di avventurarvisi. meno sottili che quelli che caratterizzarono l’epoca di transizione del Leviatano. che avevano previsto la sua apparizione. di spiegare ogni volta in quali condizioni questo o quel fatto mi fu rivelato. Ora. sussiste sola. che ho sempre provato qualche timore a esplorare questa età filosofica così a noi remota. mi fu dato di conoscere gli strani avvenimenti che si svolsero nel periodo scientifico. lo ripeto. ma tali paragoni rimasero puramente letterari. Questi fatti furono forse più grezzi. del Leviatano colossale che lo avrebbe sottomesso e schiacciato. dentro di sé. si è parlato. e la morte è per lui solo una semplice evasione. di tornarci e di non restare definitivamente nel futuro. Si giunse anche ad annunciare l’idea che i mondi come noi li conosciamo fossero forse dei piccoli corpuscoli facenti parte di un corpo gigantesco e sconosciuto. Ma. si è parlato di vincoli giuridici tra gli uomini. . contemporaneo di questo libro. si trova preparato per l’eterna e cosciente immobilità. meno confidenza in se stesso. seriamente. Nulla è più curioso da studiare che il periodo. di un essere nuovo. È davvero curioso constatare che tutti i pensatori autentici. che sia durante i miei soggiorni nella Casa piatta a due uscite. del macchinismo contemporaneo. che l’uomo si sentiva il re incontestato del mondo. essendo interamente contenuto nel presente. dove regnò senza divisione un colossale microcefalo. Aggiungo. Sì. È la grande debolezza delle filosofie orientali. fu con certezza la nascita imprevista. Tuttavia certi sintomi avrebbero potuto tuttavia. e che ho impellenza per questo di segnalare subito. Quell’animale colossale fu chiamato in seguito il Leviatano. In terzo luogo. che gli avevano anche dato un nome. i miei viaggi. non sono però meno curiosi da descrivere. e mi elogio della mia esitazione morale che mi ha permesso di restare legato al mondo moderno. All’epoca dell’Uccello d’oro. Solo il futuro esiste in questo momento nel paese della quarta dimensione. Il fatto più formidabile. ci si meravigliò di vedere sullo schermo svilupparsi la vita affollata e indaffarata degli innumerevoli piccoli esseri che vivono la loro vita nel nostro corpo. verso l’inizio del XX° secolo. non la modificarono mai e non si confusero con essa. per esempio. tutti i filosofi. Ma è sfortunatamente di questo strano periodo. l’impressione di nullità.

come per le colonie libere di formiche o di api. Certi crimini individuali. Il Leviatano fu un animale davvero reale. combattono i nemici della colonia: sono i soldati. in un altro momento fu tale scuola musicale o letteraria che fece comprendere. coperti di peli urticanti. che dimostrano. les compaignons de ses plaisirs. contrariamente all’opinione degli zoologi che lo considerarono all’epoca come il Superuomo. dei metodi scientifici e di azioni che si cristallizzarono in modo molto naturale tutti nel medesimo tempo. che l’autore cominciava a non essere più padrone della propria opera e a esprimere idee troppo generali che neanche egli stesso comprendeva bene. per la sola ragione. Fu formato materialmente da cellule viventi. certi atti insignificanti. les millions. nel suo ammirabile Discorso sulla Servitù volontaria o Contro uno. nella musica. qui proufitent soubs eulx…ces six centes tiennent soubs eulx six mille. ma aventi una portata sociale. che non sanno pronunciare la sillaba No. che furono date strane indicazioni. Altri infine sono gli individui riproduttori. certe indelicatezze che non interessavano che una persona isolata. a volte fedeli alla colonia. Si assistette. L’idea comune risiede nella Coscienza universale e gli individui della colonia. nell’arte. guidati da semplici bisogni materiali. gli uomini non furono più che semplici cellule. tanto è vero che lo spirito amministrativo nasce con i protozoi. nelle cellule del cervello di un animale superiore. come un animale malvagio.Ci furono all’origine delle strane malattie sociali. Il Leviatano ha dovuto il suo successo a quel gusto del minimo sforzo e a quell’orrore delle responsabilità e delle idee generali che spinge gli uomini a specializzarsi in uno incarico anonimo. In quelle colonie che danno vita a un animale primitivo. una comunità di idee. che per Leviatano. Alcuni si immaginerebbero trattarsi solo di un simbolo. che dominò l’uomo senza prendere posto al di sopra di lui nella scala degli esseri. dotato d’intelligenza. Occorre perciò rigettare tutte le leggende che tendono a rappresentare il Leviatano come un essere favoloso. innegabilmente. alla nascita di opere che perdevano ogni giorno di più il loro carattere individualista. servono da fortificazioni che proteggono la fuga. Gli uni sono gli individui mangiatori che. sempre lo stesso. Fu ad un certo momento un affare giudiziario. Andiamo a vedere perché. che cosa meravigliosa pensare allora che quelle . ma cinque o sei persone che lo circondano “pour estre les complices de ses cruatéz. maquereaux de ses voluptéz et communs au bien de ses pilleries…Ces six ont six cents. furono considerate trascurabili. che schiaccia volontariamente gli esseri umani e li incorpora per il suo solo piacere. certamente. con le loro città e i loro villaggi dove mille interessi particolari coabitano e si cuciono. ne sono convinto. Non sono affatto le armi che proteggono un tiranno. se tiennent au tyran. di passione e di vizi. che si trasformò in malattia sociale. che la vita propria delle cellule sociali non fosse più così completa come si pensava. Fin dalle origini del mondo moderno. osservano l’intorno della colonia. e a servirlo. Guardate attentamente dall’alto di una montagna le valli che si estendono ai vostri piedi. par catte chorde. il piano d’azione non esiste affatto in certi individui direttori della colonia. Sì. Il Leviatano ricorda quegli idroidi marini che formano una colonia di individui polimorfi che si specializzano in cinque funzioni differenti. senza dubbio. l’organismo umano. la coscienza del fine generale da raggiungere. come esiste per esempio. nel campo della morale. mais les cent mille. sotto forma di dita allungate e sensibili. lasciasse intendere una persona morale. in quei corpi giganteschi. X. Fu soprattutto. Questa è una concezione che occorre rimuovere nell’interesse della verità. aveva notato questa tendenza che hanno tutti gli uomini a servire. si incaricano della nutrizione generale della colonia. certi attentati materiali contro il macchinismo dello Stato presero al contrario il primo posto. Nessuno però parve intravedere la rivoluzione formidabile che si stava attuando nel mondo e di cui vorrei tratteggiare le curiosissime conseguenze. non potrebbero. s’adyant dicelle…”. Altri. Gli schiavi volontari Coloro che non siano vissuti affatto nel secolo del Leviatano. Estienne de La Boétie. con i loro innumerevoli campi rattoppati di colori differenti manifestanti desideri e appetiti opposti. in una funzione identica. si spartiscono istintivamente i ruoli utili da compiere e si specializzano sempre più. in diverse caratteristiche. ma fu con gioia che accettarono questa restrizione della propria individualità. Altri. infine. il Leviatano ricordò. Altri ancora. nella letteratura. ma a volte di umore vagabondo e che si allontanano per vivere la loro vita. in forma di spine. Di certo. in virtù della legge del minimo sforzo. ma raggruppate nei modi di una colonia di protozoi denudati di sinergia e incapaci di una centralizzazione cosciente. grazie a un insieme di canali comuni. diceva Plutarco. farsi una idea esatta di quello che fu realmente questo animale mostruoso.

e la visione del mondo a tre dimensioni generò il primitivo e miserabile comunismo materiale di un Leviatano. Feticista. l’élite beneficia di attività intellettuale e la massa di inattività intellettuale. voglio dire gli uomini. si dà in prestito a quel cervello. La massa prova una gioia indolente a sentirsi dominata e condotta. che i raggruppamenti materiali a tre dimensioni erano solo ipotesi provvisorie e che l’unione poteva realizzarsi solo tramite gli spiriti. con tutta evidenza le rivoluzioni nascono ugualmente da una rinuncia volontaria del potere. si trovava ad essere qualitativamente un animale assai primitivo. ma con quella nuova singolarità che gli esseri più elevati. poi. Le rivoluzioni che si sono realizzate nella storia del mondo non rifiutano affatto questi principi assoluti. così basso nella scala degli esseri come le colonie animali più primitive. Nello Stato composto di individui. Non dimenticate infine che il vero piacere possibile è per un uomo. fu insomma soltanto la caricatura materialista dell’Uccello d’oro che doveva nascere qualche millennio più tardi. il potere nasce. vale a dire il minimo sforzo intellettuale. a redigere per il potere un Discorso sull’abdicazione volontaria: un Per tutti. ma. ma attende il Dio o il Principe Incantatore che si incaricherà di salvarla usando incantesimi. anzitutto. Questa. Il Leviatano. essendo le due cose ugualmente un bene. tendente verso maggiore dignità. è che la Servitù volontaria fosse ancora più assoluta sotto una repubblica scientifica che sotto un tiranno. era ben attuata per sorprendere un osservatore superficiale. ripudiava come illusoria ogni idea di coscienza centrale e considerava alla stesso modo il corpo umano e l’essere sociale come semplici colonie di individui polimorfi. Con il Leviatano nulla di simile. Più spesso essa soffre miserabilmente. il solo comunismo possibile. Ciò che Estienne de La Boétie non poteva però prevedere nel tempo di sovranità in cui viveva.milioni di volontà e ambizioni contrarie sono mantenute in ordine e equilibrio dal solo prestigio di un potere centrale personificato da un solo uomo che le ignora. aveva perso progressivamente tutte le credenze che costituivano una volta la sua forza e rispondeva solo ai bisogni del momento. Qui il cervello non esisteva più come con le tirannie assolute dei re o con le giovevoli tirannie collettive delle antiche repubbliche dirette da una élite alla volta di fini intellettuali. giocavano in quel raggruppamento colossale il ruolo di protozoi. Ma. se vogliamo ricordarci che al tempo del Leviatano. infatti. Da quel progresso generale. anch’essa. evidentemente. tanto più il cervello è reso responsabile delle azioni comuni. attende il miracolo e si compiace nella propria irresponsabilità macchinale e specializzata. spogliata di ideale e credendo ormai da lungo tempo solo alle apparenze materiali. Ma questa stessa servitù volontaria. non tardiamo assolutamente a riconoscere che un movimento . solo se il tiranno conserva il proprio buon senso e il proprio libero arbitrio. che accetta per reali solo le relatività transitorie dei raggruppamenti materiali. secondo l’ambizione che ognuno ha. nel continuo di una coscienza comune. Non riunendo gli uomini che secondo le loro funzioni materiali e non secondo lo spirito. vero forse per caso. Niente di più naturale tuttavia. l’élite. ragioni intellettuali per cui lo si può discutere. come ci immaginiamo con impazienza quando siamo giovani di esperienze – ma è dal basso. Possiamo credere. vale a dire al tiranno. senza la conoscenza totale della Quarta Dimensione. Questo abbassamento dell’essere umano non aveva nulla di sorprendente dal momento che si trattava della massa. Se Estienne de La Boétie scrisse con giudizio per la massa il suo Discorso sulla servitù volontaria – molto fortunatamente qualche secolo prima della legge repubblicana che punisce l’apologia dei fatti qualificati come crimini – possiamo rimpiangere che un altro saggista non abbia pensato. formato secondo il modello dell’Idra marina. il giorno in cui si comprese. se esaminiamo le cose da un po’ più vicino. come vuole La Boétie. il progresso è in funzione della schiavitù della massa. capacità professionale o nobiltà di spirito. non aveva che la forte propensione a una servitù volontaria che rappresentava per essa la beata specializzazione irresponsabile. da un riconoscimento volontario della massa. per sua massa colossale. che sono gli elementi asserviti di un paese che si rivoltano contro i dirigenti. che avrebbe accompagnato il Contro uno. Fu a ben riflettere il trionfo della concezione del mondo a tre dimensioni. venendo dall’élite. e la storia dei popoli non fa in breve che ricominciare tutta la storia naturale. quello degli spiriti. Se. ammirare o incolpare. Non è quindi affatto dall’alto che viene il potere. molto superiore all’uomo per sua quantità. Il Leviatano. Tanto più lo Stato assume una forma antropomorfa costituendosi in rassomiglianza del corpo umano. specializzati secondo bisogni materiali e la cui sola giustapposizione formava l’intera comunità. era irrealizzabile. al tempo del grande Rinascimento idealista. grazie alla Quarta Dimensione. mai essa s’immagina che il suo sollevarsi potrebbe dipendere da uno sforzo interiore che venga da essa stessa. come nel corpo composto da cellule. per servitù volontaria.

Per un osservatore superficiale. come dei minatori nel profondo di una miniera. discernere i primi lamenti del Levitano. che si tratti della fortuna o della vita. nel 1912. Quando consideriamo in un solo colpo d’occhio l’intera storia del nostro pianeta. lavorarono per un essere che non conoscevano affatto. a profitto dei loro sogni. una volta. rimpiazzava con la sua universalità materiale quella universalità intellettuale che. Da quando il Leviatano si mise a crescere. grazie a idee comuni inesplicabili. godere di una cosa per non averne più il desiderio. era propria dell’essere umano. Del resto. La morale del Leviatano Fu all’inizio del XX° secolo che si avrebbe potuto. Differenziato fin dall’infanzia da una sapiente educazione. il Leviatano formidabile beneficiava di quelle attività specializzate. sarebbe stato sufficiente abbandonarlo a se stesso per qualche settimana. l’organismo scientifico e la specializzazione avevano già compiuto la loro opera. quella stessa servitù volontaria che essi pretendono di combattere. ci furono allora come sorde rivolte individuali. presso quelli che passavano però. Nonostante sapendosi mortali e non beneficiando che di una breve vita. XI. È sufficiente. che asservisse l’autorità individuale di ciascuno alle condizioni dell’insieme e che riconoscesse l’indiscutibile superiorità dell’organismo scientifico che governava il mondo. di compiere ogni cosa da sé. ma per un oscuro e misterioso Sconosciuto. fino a quel momento. malattie collettive della volontà. Insomma. che non comprenderanno mai e che li ignorava esso stesso. quando la distinzione di accentuò. tra la propria felicità e la felicità sociale alla quale cooperavano. è dalle classi dirigenti che l’ordine è partito. e che le persone che si suicidano non vogliono affatto farsi del male. Ci si specializzò ogni giorno di più e la servitù volontaria alle funzioni sociali fu gioiosamente consentita. senza speranza. che essi lavoravano. gli uomini non cercavano più. rinunciando volontariamente a privilegi morali e materiali ai quali non credono più o di cui sono stanche. lentamente. e quest’ordine di rivoluzione può essere seguito da effetto solo se queste classi dirigenti hanno moralmente sottoscritto la loro abdicazione già da qualche tempo. l’uomo non sarebbe stato che un relitto inutilizzabile se lo si fosse cambiato di posto. non si aveva una visione netta dell’epoca nella quale si viveva e si credeva di essere pervenuti al termine ultimo della civilizzazione. Senza funzioni sociali e organismo economico. trascorso qualche anno. essi perseguirono il loro bisogno oscuro. realizzando la propria funzione sociale senza protestare. infatti. Centocinquanta anni dopo la proclamazione dei diritti dell’uomo. l’esistenza del nuovo essere. a quel punto. ma non fu così: fu nel modo più cosciente del mondo che l’élite si disinteressò per prima delle idee generali e della direzione degli affari. l’uomo era appena differente da come era alle origini dell’umanità. in realtà. come una tremenda disperazione che si appropriò dell’umanità intera. Sfortunatamente. difendendosi o soccombendo all’interno del sangue. come l’uomo ignora il lavoro della carne di cui vive. sempre di più. cambiare posto. come avrebbe fatto un soldato dei tempi passati. sarebbe stato assai difficile. quel comando – autentica decisione di suicidio – può apparire scaturire da agitatori senza scrupoli che cercano di nuotare o di volare in acqua torbida. la vita non sembrava più possibile a questi uomini specializzati. Ma. di perseguire l’universalità delle conoscenze umane. per esempio. Quando. e sono in generale i dirigenti che reclamano l’abolizione dei privilegi il cui l’abuso ne ha rimosso ogni fascino. in una . È anche vero che un certo grado di salute è necessario per uccidersi. a poco a poco. Idroide mostruoso e incosciente. non possiamo mancare di sorridere per una simile pretesa. senza scopo possibile. nutrendosi. trovò dunque un supporto immediato e inatteso presso pensatori e artisti. soffrendo o morendo al proprio posto. come rappresentanti delle idee individualiste. In politica. per la prima volta. quasi mai d’inverno. di conoscere tutte le cose attraverso il mondo. nel 1900 e negli anni che seguirono. Ogni individuo restava perpetuamente lì dove il caso lo aveva posto. proprio come apostoli mistici che esigono ingenuamente dalla massa. un benessere sociale relativo è indispensabile per organizzare delle riforme o delle rivoluzioni. accade lo stesso. Fu grazie a movimenti sordi. con le esigenze sempre crescenti della specializzazione. che si rivelò. come globuli circolanti automaticamente. ci si affoga d’estate. l’estate conviene più dell’inverno. se si fosse stati un po’ attenti. come un tempo. e. per la propria felicità. Si parlò di neurastenie. Solo. tutti gli uomini capirono che non era affatto per loro stessi. ignorando tutto quello che non era il proprio esclusivo mestiere. apparve la proclamazione dei doveri.rivoluzionario ha sempre avuto origine nelle classi dirigenti e che è da lì che venne l’ordine che spinse in avanti le masse. coscientemente oppure no.

ma non si potevano più spiegare le vecchie teorie giudiziarie secondo le quali si puniva ancora cinque. tutte le indelicatezze. il Leviatano. che fosse corrotto moralmente nel modo più odioso. Per contro. Si sarebbe volentieri compresa l’esecuzione sommaria di un uomo che avesse compromesso la sicurezza del corpo sociale. senza grandi difficoltà. di tradizionalismo o di famiglia erano sul punto di scomparire. non ci si preoccupava di sapere quali fossero gli antenati delle cellule che lo componevano. i gesti e le occupazioni dei suoi antenati. in un altro organismo. Qualche minuto d’attenzione sarebbe però stato sufficiente per rivelare agli uomini di questo tempo che quella morale era. il che era ancora vero. Poco importava. di eredità. le leggi. Non conosceva nulla del suo destino. si parlava volentieri di epoca di transizione. i titoli o li onori con cui si qualificavano. ancor di più. era assolutamente incapace di avere un’influenza qualunque sulla propria vita. altri. Che esse avessero preso in prestito la loro acqua. Ciò non impediva alla gente del XX° secolo di considerare con orgoglio il cammino percorso e di credere volentieri che l’evoluzione degli esseri terminasse con l’uomo.foresta. ma non ci si accontentò di dire che l’epoca era immorale o piuttosto amorale e non ci si preoccupò di sapere dove fosse finita questa morale. senza troppi complimenti. e in simile circostanza. Quali che fossero gli abiti. che dell’organismo abituale. ci si accorse che qualcosa si stava trasformando nel mondo. In ciò che riguarda più particolarmente la morale. un rigore autenticamente eccessivo per degli atti immorali che interessavano la collettività. La guerra l’ha poi dimostrato. Solo questo importava al Leviatano e il suo consenso era necessario perché uno sforzo individuale fosse tentato con successo. Nel corpo umano. e questa apparente illogicità ingannava le ricerche di tutti gli psicologi. erano visti di cattivo occhio. in fatto di corpo. Tutte le vecchie teorie di espiazione. quelli che si autoproclamavano civilizzati si dimostravano spesso inferiori agli stessi animali domestici. tutti gli uomini se ritrovavano uguali di fronte al pericolo. un uomo per una colpa che non interessava più nessuno. questo non poteva ostacolare il suo successo nel momento in cui si fosse espresso con opportunità in un’azione comune. sarebbe stato facile però capire che la sua trasformazione superava singolarmente le semplici discussioni etiche di un tempo. all’inizio del XX° secolo. Era lo stesso per gli uomini-cellule che componevano il Leviatano. di conoscere la sua famiglia poiché non si sapeva che farne se l’individuo solo. il che era vero. e si percepiva che essi si esprimevano male a proposito e in un modo pericoloso. perché ritrovasse. a quest’epoca. come nell’innesto animale. non si avrebbe tardato affatto a scorgere la prossima dominazione sulla terra del Leviatano. se posso dire. Se si avesse potuto. una sola cosa interessava: il successo nell’istante medesimo. Evidentemente. Dio e la morte. infatti. Quel punto di vista si estendeva anche ai casi più delittuosi. di fronte alla morte. Che un uomo avesse commesso. nello stesso istante. si dimostrava. che lo sforzo violento di salvataggio di questa morale individuale tentato da Kant. in seguito a una catastrofe. che aveva guidato il mondo dalle sue origini. l’Essere nuovo. al XX° secolo. di conoscere gli antenati di un uomo. era ancora al punto delle grossolane superstizioni dei popoli primitivi concernenti l’anima. fosse esso stesso battuto in breccia. avesse qualche valore in ragione dei servizi che poteva rendere al corpo sociale. che esse fossero state prese già formate. che il mondo scientifico avesse modificato le idee su diverse istanze. Poco importava. Si constatava certo che la morale individuale cristiana era stata abolita. per gli atti immorali che sporcavano la coscienza. nella sua vita privata. Gli uni affermavano che le tradizioni antiche fossero in piena decadenza. . che non disponeva allora. al contrario. non sapeva neanche che potesse essere questa vita. tutti coloro che volevano agire al di fuori delle opportunità sociali. A fianco di una indulgenza che sconcertava profondamente gli umanisti tradizionali. ciò non aveva alcuna importanza se nel momento presente esse rendevano i servizi che ci si aspettava. che fosse tarato in mille maniere. tutti i sognatori. tutti gli uomini isolati. dieci o venti anni dopo. liberarsi in tempo da quell’assurdo pregiudizio umano. Non bisogna dimenticare. di sapere se la sua vita anteriore era stata al riparo del dubbio. ma si attribuiva a questo cambiamento un semplice significato temporaneo dovuto alle abituali variazioni della moda. a quell’epoca. tuttavia indispensabile. il loro fosforo o il loro azoto a destra o a sinistra. comune a tutti gli animali. si lasciava misteriosamente condurre in vita dal suo istinto animale e la sua autentica natura riprendeva subito il primato non appena si trovava esposto a un qualsiasi pericolo fisico. che l’aveva mangiata. lo sforzo giudiziosamente raggiunto nel momento sociale in cui conveniva tentarlo per riuscirvi. in un tempo che non era più adatto per loro.

costituiva. ma. si erano sempre decise al di fuori della massa a cui ci si accontentava di gettare. senza dubbio alcuno. Lo stile. lo ripeto. in tutti i mondi e negli atti più diversi della vita quotidiana. come premio per i suoi servizi. una formidabile Rivoluzione ugualitaria avrebbe potuto rovesciare il mondo dopo la Guerra. a ben vedere. che rappresentava. nei secoli passati. che nessun moralista del XX° secolo abbia saputo spiegare.Che un uomo. rivelare l’imbecillità del Leviatano. Si dimenticò che il suo stile. Nell’industria. gli strani disordini che si produssero allora nella morale pubblica. non solamente senza il concorso di alcun movimento popolare. queste riabilitazioni apparenti dell’iniziativa popolare. dei costumi austeri e puri. l’essere umano era ormai solo l’oscuro servitore delle macchine e del materiale. non sarebbe stato senza pericolo. gli uomini superiori avevano preso l’abitudine di sottomettere le loro passioni o i loro bisogni del momento al controllo inflessibile delle . Si doveva ammirare in blocco la massa composta di individui omogenei. alle lente modificazioni dell’evoluzione. si era manifestato in cento maniere diverse. per esempio. immortale e solo capace di resistere. il Leviatano. il solo modo che avesse inventato l’uomo per trionfare sulla morte e sull’oblio. si trovava ancora gente che l’aspettasse. allo stesso tempo. Assassinio dello stile Fin dall’inizio del XX° secolo. sintetizzando le tradizioni dei maestri. doveva sconfiggere potenti nemici morali. avesse avuto una vita di pensatore irreprensibile. lungi da essere una manifestazione solo esteriore. insomma. Ci si sforzò di far credere in tutti i modi che lo stile non era. ma ancora senza che neanche la massa lo sapesse. lo si sarebbe trovato discreditato una volta per tutte. al di sopra delle contingenze naturali. differenziate non per natura ma per destinazione sociale. come nella guerra. ci fu da principio una sorda campagna denigratoria. il fatto stesso dello spirito umano. A poco a poco. Liberando delle forme immortali. la più grande di tutti i secoli. Era infatti sempre così che le cose erano accadute nel corpo umano quando si trattava di cellule. Era proibito. Attorno al 1923. XII. come dei “civili” a cui si insegna anche a marciare quando arrivano al reggimento. solo su di esso si basava ancora l’individualismo che permetteva a esseri eterogenei di sfuggire all’unificazione sociale nel corpo unico del Leviatano. frantumato in qualche minuto nel formidabile organismo del Leviatano. le brevi gioie animali di una tragedia di metà quaresima o di una mischia sanguinante. l’ignoranza e l’incapacità della massa. fu realizzata. che un brillante insieme di parole. tracciando regole definitive di architettura. tramite la pratica costante delle scienze naturali che M. L’indignazione sarebbe stata generale se lo stesso scrittore avesse affermato che le rivoluzioni e le guerre. al contrario. Ogni impulso di carità. lo stile si era manifestato in modo più preciso ancora. Non si percepiva ancora. lo stile aveva permesso all’uomo di creare. de Buffon era stata portata una volta – e in modo del tutto naturale – a fare l’elogio dello stile al momento della sua ammissione all’Accademia. nella vita pubblica dalla contribuzione volontaria di ciascun cittadino ai bisogni intellettuali dello Stato. pretendere che nel popolo come dappertutto. la temesse o la desiderasse. per analogia. È curioso constatare. nel corso dei secoli. ancora giovane e in piena formazione. un mondo immaginario formato di tutto punto. lo stile. a ben vedere. i soli principi continui creati dall’uomo in contraddizione con le leggi naturali frammentarie. di pietà o di fraternità per un essere isolato era severamente represso come sovversivo. di cui il più grande fu. vale a dire il Leviatano formato di cellule identiche. infatti. Per combatterlo. Lo stile era. perché denunciare la stupidità della massa sarebbe stato. uno scrittore che si fosse animato di denunciare la stupidità. spazzare l’antico capitale e far prevalere l’intelligenza sul lavoro manuale. se si fosse espresso con insuccesso in un azione sociale. nella vita privata dalla morale. interessarsi alle persone. quali che fossero le loro opinioni. che il regno dell’uomo era terminato e che si doveva ormai conoscere solo la massa anonima che componeva il Leviatano. un gioco di sfilata senza realtà autentica e che si conformava male con la precisione documentaria della scienza trionfante. Non si pensò che fosse. sarebbe stato escluso da tutti i giornali. nella famiglia dai principi ereditari. Nelle belle arti. del resto. Lo stile è vecchio quanto l’umanità. esistessero differenze prodigiose di intelligenza e di attitudini tra gli individui. Questo è tanto vero che quando questa Rivoluzione. Il tentativo. Per questa massa tutte le più basse adulazioni demagogiche erano gradite. era a quello che si doveva lo sviluppo dello spirito umano. la permanenza opposta alla relatività della vita. Aggiungiamo infine che egli non sarebbe stato capito neanche se avesse dimostrato che con il regno del Leviatano il ruolo della massa era divenuto ancora più amorfo. al contrario. cosa ancora più incredibile. al contrario. Nello Stato si trovava rappresentato dalle costituzioni e dalle leggi. al contrario.

da una critica opportunista. che non era infame al di sopra dei pregiudizi del momento. volendosi affrancare da un mestiere tradizionale che permetteva un tempo a allievi di quindici anni di collaborare alle opere dei loro maestri. Ormai. erano rimasti semplici nomadi dal punto di vista materiale. combattendo sordamente nel XVIII° secolo e nel XIX° secolo il nostro entusiasmo creatore mediterraneo. quali potessero essere i bisogni interiori del pensiero umano. perché la sua bellezza provava. Incoscienti di ogni regola interiore. sulla quale si successero presto cadaveri di idee. che naturalmente si agglomerarono gioiosamente nel corpo materiale del Leviatano. lo stile delle idee fu vivamente attaccato da certi analisti. Li si accusò molto ingiustamente di intrigo. Già dalla Rivoluzione francese. sappiamo. di separarla fino a frammenti critici che si applicarono successivamente agli esigui avvenimenti del pensiero quotidiano. poiché le loro eccezionali procedure critiche si trovavano corrispondere esattamente con le procedure di analisi volute dal Leviatano. I pittori e gli scultori. La forma sociale esteriore rimpiazzò da questo momento lo stile interiore di cui essa era solo una grossolana caricatura. della sua ragione d’essere nel mondo superiore delle idee. e consacrasse gli individui al fatalismo. private di direzione morale. a rimorchio della natura. gli uomini del XX° secolo formarono ormai solo una massa immensa di cellule differenziate. Era di certo facile obiettare che quelle regole. potevano forse essere difettose. si sarebbe preferito perdere la vita piuttosto che umiliarsi trasgredendole. lo stile sociale si trovava singolarmente compromesso. Se una regola di stile. Da secoli. nessuna promessa di futuro della divinità. Questo declino fu particolarmente rapido per tutto ciò che riguardava le Lettere e le Belle Arti. la marcata tendenza delle cellule sociali a raggrupparsi in un corpo materiale omogeneo. la tabula rasa delle nostre convinzioni era stata trasformata in tavola di dissezione. nessuna certezza definitiva. scrivendo per esempio una Storia delle religioni. ignorava allo stesso modo che il contenuto è senza importanza e che solo il ritmo interiore indica il valore di uno scrittore. come nella loro vita quotidiana. Dall’istante. nella morale come nell’architettura. ma non si fece che asservirlo ai bisogni più bassi della vita materiale. distruggesse ogni sicurezza pubblica. sempre arbitrarie e artificiali. Alla fine del XIX° secolo. anche infame. e l’Impero aveva indicato. si poteva essere sicuri della sua necessità. queste nuove procedure furono lo stesso accolte senza difficoltà e non si capì affatto che questo modo di rimuovere ogni permanenza delle relazioni generali esteriori sottomettendole alle critiche del momento. che si manteneva nel corso dei secoli.regole immutabili. in materia d’onore per esempio. al tempo del Leviatano. i prestigi immaginati dai preti. Naturalmente. ma la relatività quotidiana di un popolo errante. gli ebrei non mancarono di prendere il primo posto in tutte le cose. Si prendeva la versificazione per poesia. lo capiamo. la musica interiore dello stille era stata uccisa. erano stati creati principi immutabili che dirigevano ogni individuo. Un letterato. finì per descrivere le cerimonie di tutti i culti. e spesso. al di là delle apparenze materiali. allora essa si autocondannava in anticipo e non era praticabile. ma l’obiezione non resisteva affatto a una esame serio. è questo che fece dire spesso che un atto. nessun monumento permanente. non aveva mancato neanche di turbare i nostri pensatori. l’aneddoto per prosa. che si tratti di poesia o di prosa. alla neurastenia e al disgusto di ogni sforzo fecondo e seguente. Per essi. anche se questa necessità non appariva assolutamente evidente ad un primo esame. tutte uguali di fronte all’analisi. quando lo stile fu quasi morto. Un ben curioso e ultimo indice di protesta fu a quest’epoca ciò che fu chiamato antisemitismo. che essa resisteva all’urto dei fatti. i metodi sperimentali fecero il resto. nato già da tanti anni. come dal punto di vista morale. potesse avere qualche bellezza dal momento che si perseguiva con perseveranza. perché era il nostro mondo che si era convertito. in modo sufficiente. grazie alla sua permanenza. senza mai raggiungere la seconda natura . che. gli ebrei vivevano in uno stato di attesa perpetua. per vie diverse. Il primo atto del Leviatano fu. si impantanarono nelle deplorevoli difficoltà materiali e faticarono nella materia. Ci si immaginò di dare così piena indipendenza all’individuo nel sollevarlo da ogni ideale. assecondò meravigliosamente i suoi sforzi. alle loro proprie idee. In politica e in diplomazia. ma non gli venne l’idea di ricercare. ad esempio Renan. di distruggere ad ogni costo lo stile che si opponeva irrimediabilmente al suo sviluppo e lo spirito di analisi scientifico. creatore di queste grandi correnti diverse di cui i culti non sono che la grezza materializzazione. si sforzarono di rompere la linea retta della nostra vita intellettuale. al contrario. la sintesi delle idee si trovava rimpiazzata da un’analisi quotidiana. sprovvisti di ogni stile nelle loro produzioni artistiche. Un erudito. si valutava impropria. L’influenza tedesca. nessuna immortalità sulla terra o nel cielo. mentre essi non avevano fatto che conservare le loro.

Il ritratto che stilizzasse un essere umano gli era proibito. del resto. D’altronde. che le stesse cause esteriori determinassero su tutti i personaggi gli stessi sentimenti e dovessero simbolizzarli. era soprattutto a teatro che sarebbe stato facile constatare i progressi realizzati dal Leviatano. infatti. di indicare lo stato d’animo dei personaggi tramite movimenti della folla. ignorava questa formidabile coscienza universale che riunisce tutte le arti in uno stesso stile. Ho già detto quanto. infatti. In teatro. fu presto rimpiazzato da una rappresentazione materiale che determinava le situazioni tramite caratteri sociali esteriori per mezzo dei mobili. la loro minore arte decorativa trattava allo stesso modo dei. Sembrava che gli uomini fossero oramai incapaci di provare un piacere artistico individuale e che l’arte non fosse per loro che una allucinazione collettiva. a poco a poco. Il teatro offriva una espressione esatta di questa trasformazione. un drammaturgo che condannasse i costumi di un tempo passava per un misantropo insopportabile le cui divagazioni si sopportavano con pena. era convenzione. nel profondo della coscienza. ci si accontentò. Non si ammetteva neanche più la glorificazione classica dell’individualità fisica. e l’editoriale dei maggiori giornali. non è indirizzato all’individuo. più corrotti che in ogni altra. l’uguaglianza di nascita (che doveva realizzare. ed è solamente in nome del corpo sociale che si protestava contro il corpo umano onorato pubblicamente. Essendo stabilita la parità di tutte le cellule umane davanti all’onnipotenza del Leviatano. una sorta di fatalismo. caricature sgraziate. meglio che ogni altro mezzo d’espressione. non era che l’insieme di spregevoli adulazioni demagogiche che svilivano ancora gli istinti più abietti e più ridicoli della massa. Non era più dentro di sé. molti pensatori erano sciupati. è questo che spiegò anche. una impressione fuggitiva. in certe rappresentazioni. ma ben al di fuori. Lo scenario moderno che raffigurava l’ambientazione rimpiazzò la maschera antica che indicava il carattere.superiore dell’arte. Il teatro. Il teatro determinista fu spinto. della situazione di fortuna dei personaggi. Quando un autore si preoccupava. XIII. ogni discussione appariva ormai inutile. Il suffragio universale in materia politica. il dialogo che un tempo setacciava l’evoluzione interiore di un modo di pensare. non interessava affatto gli spettatori. constatando che non si esitava a sacrificarli. ogni manifestazione di bellezza estetica. altrettante cose che concorrevano a donare al Leviatano quegli elementi uniformi e omogenei di cui aveva bisogno per la sua formazione. l’incredibile successo del muto cinematografico che era sufficiente a soddisfare la maggioranza del pubblico grazie alle sue indicazioni materiali. Il Leviatano conosceva soltanto giustapposizioni accidentali di materia. rumori esterni. che un uomo cercava ormai le suo ragioni di agire. fino ai suoi limiti estremi. al posto di rivelare un pensiero personale. la soppressione delle eredità). in quest’epoca. di sottomissione. Ne risultò. qualche anno più tardi. permetteva di farsi una idea netta delle aspirazioni comuni e di esprimere una morale media. Questa uniformità forzata si ritrovava del resto nella stessa epoca in tutte le istituzioni sociali che avevano preparato l’avvenimento del Leviatano e che avevano permesso a quell’essere mostruoso di svilupparsi in tutta libertà. li indignava anche quando le sue idee interiori sembravano pericolose e compromettenti per l’insieme del corpo sociale. ogni esibizione di nudo a teatro. il sibilo lontano di un treno ferroviario o l’illuminazione colorata della scena. Fu anche per questo motivo che a quell’epoca non sempre si capì quale fosse il senso profondo del movimento apparentemente operaio che irresistibilmente si stava sviluppava. Molto artisti. in ogni . in quest’epoca. Come l’oratore. che piegava le masse sotto la onnipotenza del Leviatano. ispirate dalle sensazioni del momento rimpiazzavano le varietà eterne sognate dagli artisti dell’antichità. che uccidesse la propria moglie. che permette a Beethoven di sollevare idee filosofiche e a Gluck splendori architettonici. Un marito tradito. Con il progresso della scienza e il livellamento delle idee. Non è che i costumi privati non siano stati. di sviluppare dei caratteri. mai il teatro fu più onorato che durante questo periodo di transizione. la nuova morale sociale si distinguesse profondamente dalla vecchia morale individuale. in quest’epoca. nella necessità sociale. ma a una folla. divenne inammissibile. nella sua pièce. Il teatro del Leviatano Fin dall’inizio del XX° secolo. Anche la musica interiore delle linee e l’armonia dello stile erano state uccise. la corrispondenza privata non interessava più nessuno. nelle loro più intime convinzioni. Erano ormai solo operai di filiera che copiavano dei contorni materiali. Si afferrava un incidente. appariva inconveniente o fuori luogo. degli scenari. in quest’epoca. le conversazioni da salotto non esistevano più. tavole e bacinelle. ma ciò non interessava il Leviatano.

quanto questa uguaglianza omogenea fosse indispensabile alla formazione cellulare del Leviatano. si scrivevano piccole scene successive. Era evidente. per le sfumature della moda del giorno. di intraprendere un commercio o una industria di lungo respiro. A quell’epoca. ma per sé. il risparmio fu solamente un ricordo. esatta e puramente sensoriale. un repubblicano del 1923 non lavorava neanche più per il suo paese. Solo i mediatori e gli intermediari potevano tentare un colpo di fortuna rapido vivendo come parassiti del lavoro degli altri e senza creare altro che fallimenti. meditava più. inaccessibile direttamente. Assicurata nel presente. né per i suoi interessi elettorali. al di sopra dei raggi colorati visibili all’occhio si trovano raggi ultravioletti di cui si constata indirettamente la presenza. Meglio ancora: eccellenti operai capirono ormai solo gli ordini che ricevevano dai loro sindacati. come un tempo. questa uniformità doveva esserlo ugualmente nel futuro. senza armonia. Al posto di una musica individuale in cui era solo in gioco l’arte personale del cantante. senza idea d’insieme. alla chetichella e sempre alla giornata. dall’evoluzione caratteristica della musica. Essendo ogni atto realizzato da un uomo determinato da innumerevoli cause di cui egli non era padrone. che scomparve progressivamente. autenticamente. uguali tra loro. non si costruì più riflettendo sui secoli futuri. nello spettacolo solare. le idee umane dipendevano solo dalle combinazioni esteriori. per tale interprete. senza preoccuparsi del futuro. sull’immortalità. Privati di tutti i principi interiori. né per il suo partito. erano ormai solo semplici fenomeni. che. se il pensiero era il risultato di soli incontri puramente materiali. secondo i suoi istinti o i suoi desideri. era ridicolo ammettere d’ora in poi il libero arbitrio e la responsabilità individuale. la cui esistenza era ben constatata scientificamente. ma armonicamente giusta secondo le leggi dell’acustica e che apparteneva chiaramente – non lo si capì che tanto più tardi – al colossale Leviatano. . si sosteneva per prima una orchestrazione sinfonica in cui la voce giocava solo il ruolo di uno strumento secondario. la cui bellezza stava un tempo nella loro generalità e nella loro permanenza. più agiva violentemente. che il determinismo più assoluto. ultimo residuo umano. Si desiderava il successo in un momento determinato e nessuno. secondo i bisogni o gli appetiti di qualcuno. Presto si prese l’abitudine di vivere alla giornata. e più egli doveva passare per un uomo perfetto. in quel tempo di relatività. cioè una forza. Le si scriveva per tale teatro. che dominava l’uomo sviluppandolo. si dimostrava così assurdo accusarlo o per quello ringraziarlo. il denaro era speso man mano che lo si riceveva. ci fu nella musica come nella composizione drammatica. d’altra parte. A fianco del teatro propriamente detto. e l’incertezza dell’indomani che regnava dopo la guerra preparò abbondantemente lo stato di spirito che doveva generarla. che gli ordinavano di abbassare la loro capacità di lavoro al livello di quella dei loro compagni più incapaci. gli uomini non avevano più ammesso.occasione. sapendo che il suo valore era soggetto a variazioni. sviluppava la sua formidabile e complessa armatura. a poco a poco. come una cellula molto vivace. Non si preoccupò più. ma di cui non si poteva più dare una definizione diretta. Poi fu il tema cantante. Più un uomo era forte. non erano più votate che per casi particolari. XIV. ma semplici cellule differenziate in una funzione di uno stesso organismo omogeneo. per tale pubblico. Fu una sorta di armonia sociale che non corrispondeva più al ritmo individuale. che intrattenessero. Le buone e le cattive azioni non si distinguevano più. Le leggi. una indicazione non meno precisa fu data. ma sui bisogni del momento. Né gli uni né gli altri potevano comprendere. come una volta. non si comprese subito perché il prestigio degli uomini politici e dei governanti fosse andato diminuendo ogni giorno. una nuova “Marsigliese” scientifica senza fascino. e nessuno si sarebbe proposto. che il solo valor autentico sulla terra non poteva essere che un valore materiale. fu ancora più grave. fatti che il sapiente doveva constatare e registrare senza amore né collera. ma senza legame necessario. senza ispirazione. una sorta di sinfonia superiore all’espressione umana. ciascuna nel momento in cui era riprodotta. per tale stagione. alle personalità più volgari. avendo rigettato ogni credenza in una essenza eterna e immutabile. La produzione drammatica che riflette sempre esattamente i costumi del tempo seguì quel movimento generale. è che in realtà anch’essi non erano più dei capi. Se. Il ringiovanimento delle cellule Mi sono sforzato di spiegare nei capitoli precedenti come lo sviluppo delle idee scientifiche avessero progressivamente preparato l’apparizione sulla terra del Leviatano. a quell’epoca. piazzandosi dal vecchio punto di vista individualista. basandosi su di esse. Così come. di costruire una rappresentazione che esponesse un’idea generale o descrivesse un carattere umano eterno. Nella politica. Un repubblicano del 1789 lavorava per l’umanità tutta intera. per regola morale.

insomma. e si dispensava vivamente da ogni ambizione giovanile. dopo qualche anno. sembrava. Si capisce che in simili condizioni. gli uomini seguivano istintivamente le stesse usanze di una volta. le idee sociali si ispiravano istintivamente allo sviluppo della vita umana. come al tempo dei filosofi antichi. dicendo che aveva forse troppo esagerato il trattamento senza rendersene conto. Il Leviatano tuttavia non si sarebbe forse mai sviluppato completamente se un’ultima scoperta scientifica. la rapidità dell’istruzione. a ben vedere. e si otteneva comunque una organizzazione capace. a poco a poco. Come un tempo. quasi con certezza. sostenendo quelle che noi tutti possiamo avere al declino della vita. In qualche mese. qualche mese prima. Inizialmente. discreditavano le idee della gioventù. poi attraverso le riflessioni dell’età matura. L’uomo meglio armato non era. solo i procedimenti artificiali di riproduzione furono graditi. Evidentemente. passassero da principio per un periodo di infanzia ingenua ed entusiasta. il discredito assicurato di ogni coraggio o di ogni azione virtuosa. così rapida nei più grandi giuristi. Erano stati soppressi completamente tutti i desideri di immortalità. ma non si era potuto far sì che la vita umana non riproducesse in piccolo. la vita di un paese e non suggerisse così perniciose idee agli uomini-cellule che dovevano rimanere omogenei e identici nel tempo come nello spazio. si limitarono dunque. la scoperta sensazionale del ringiovanimento delle cellule andò a modificare più profondamente l’antica morale che non avevano potuto modificare anni di filosofia materialista e di scienza. era ancora tutto raggrinzito sotto i suoi capelli bianchi. con capelli brizzolati e una giovane figura. era stata rimossa dall’umanità ogni credenza nell’indomani. Se ne scusava sorridendo. siccome il ringiovanimento influiva sul carattere. e. naturalmente. dopo una breve assenza. classificavano le passioni e i desideri secondo l’età alla quale le si prova piuttosto che secondo il loro valore proprio. era tra le mani dei più anziani che si trovava la furbizia. non si doveva certo ammirarlo per le sue azioni forti. infatti. si continuava a estromettere i principi metafisici di una volta. che le più grandi situazioni e l’autorità venivano con l’età. tutti lo dicevano. come ai bei vecchi tempi. e. ad approfittare della nuova scoperta per mantenersi tal quali com’erano. come si obbedisce senza discussione possibile a una irresistibile forza naturale. era ben inteso che nessuno tra il personale governativo avrebbe voluto mutare la propria cupa gravità con le infantili gioie della gioventù. sempre come in passato. si notarono sulla figura di ciascuno di loro dei segni certi di ringiovanimento. E. constatavano che le loro idee si modificavano con la vita. sarebbe stato necessario un perfezionamento.Era. lo studio disincantato e le tristi ricerche scientifiche senza risultato dell’età matura furono ritenute. e che con gioia sarebbe stata accolta l’idea di un raggruppamento materiale capace di codificare l’anarchia nascente e di rimpiazzare i principi scomparsi tramite una organizzazione scientifica ricalcata sull’organismo naturale dell’idra marina. per finire infine con l’autoritarismo della vecchiaia. È così che molto rapidamente l’amore era stato discreditato dai legislatori del Governo come era stato disprezzato dai saggi di una volta. gli piaceva pensare che la loro vecchiaia o la loro maturità potesse ormai prolungarsi a loro piacimento in modo indefinito e che essi sarebbero sfuggiti così. la giustificazione di tutti gli atti considerati in passato immorali. semplicemente perché vivevano in breve nella stessa maniera dei loro antenati. Improvvisamente. e . e presto si roconobbero gli effetti di queste trasformazioni nei provvedimenti del Governo. si dovette constatare. di prendere il loro posto. risultava anche vero che gli uomini nascessero come una volta. che il giocattolo del proprio destino. rappresentare ciò che c’era di più elevato nell’umanità intera. Non ho bisogno di dirvi che questa trasformazione. fu ancora più veloce nel pubblico. non l’avesse definitivamente permesso. I vecchi. tutte le costruzioni del futuro per la famiglia o per la razza. dal momento che non ne era affatto l’autore autentico. la popolazione intera ritornò definitivamente giovane. Con il Leviatano. Un vecchio che. definitivamente rifiutati dalla scienza. la facile scusa per tutte le codardie. che i giuristi più anziani del consiglio dei ministri in seguito a loro trasformazioni successive avevano ormai appena da diciotto a venti anni. ma lo si doveva temere. attraverso le tappe della sua evoluzione. Malgrado tutte queste dichiarazioni. Quali che siano stati i progressi della scienza. l’organizzazione più perfetta della vita. vale a dire il potere. la maturità. Senza rendersene conto e nonostante fossero stati rifiutati per sempre i principi morali dei tempi passati. rispettare e obbedire. secondo la migliore fede del mondo. necessariamente. quella dl ringiovanimento perpetuo. A tutto valeva. alla tanto temuta morte. ritornava. per la felice sicurezza del Leviatano. Poi. entusiasta e gioiosa. in origine. i legislatori del Governo preferirono trattare questa scoperta come un semplice passatempo di laboratorio.

del pericolo autentico che potevano rappresentare teorie di violenza. è la società. non avevano avuto alcuna vera influenza sui costumi. allo stesso tempo. vale a dire alla vita. dal canto suo. e che nessun punto centrale immateriale potesse esistere realmente in questo insieme. Si pensava che la vita di insieme non consistesse che della vita delle cellule. vale a dire del progresso e della tradizione. Si aveva rinunciato all’antica idea di una costruzione meccanica raggruppata attorno a un centro spirituale. o di un re che diriga il corpo sociale. Solo allora si comprese. ma. non invecchiare. per fortuna. senza volontà. osò scrivere. non solo scusati. non significava affatto. Tutte le malattie abituali degli uomini si ritrovano nello Stato: un uomo che abbia letto. gli uomini. Si ammise allora che fosse assurdo voler immobilizzare nella stessa età invariabile gli uomini-cellule e che una certa evoluzione fosse necessaria tra la nascita e la morte. smarrito i metodi di ringiovanimento e accolto. che un essere materiale a tre dimensioni. come una liberazione. è lo Stato. nella sua indifferenza. il rovesciamento profondo che si produsse allora nei costumi. Fermare il corso della vita. in presenza di quel popolo di bambini. che mise un po’ d’ordine in quel caos. quando esse fossero applicate dagli uomini giovani veramente violenti e forti. perché divenne. quel Leviatano. l’uomo. ma che gli fa orrore. si continuò. Hobbes su questo punto ha spinto l’assimilazione ben più in là. La gioventù perpetua fu ormai permessa al solo Leviatano le cui cellule si rinnovavano indefinitamente e fu l’inizio della sua rovina. il terribile valore pratico che quelle idee potevano assumere. sottrarre all’uomo ogni motivo di azione e immergerlo nella disperazione impedendogli quel carattere essenziale della vita che è il cambiamento.non ci possiamo immaginare. per esempio. nell’istante presente. anche se questa teoria era stata assai in voga in tutte le civiltà primitive. erano squallide spiritosaggini di vecchi e la loro azione rimaneva puramente teorica poiché quegli stessi vecchi difendevano. per la prima volta. Fintanto che esse erano state professate solo da foschi filosofi. infatti. sempre sottomesso. di gioventù e di forza. primo fra tutti. XV. la scienza aveva sufficientemente affermato la teoria materialista per cui nessuno al mondo può credere ormai alla necessità di un’anima che diriga il corpo umano. l’autorità dei più anziani e l’irriducibile supremazia dell’esperienza. neanche approssimativamente. D’altronde. tutti i crimini. Essendo le teorie deterministe indiscutibili. Il desiderio scompare appena si realizza e l’eterna gioventù era in breve soltanto una realizzazione totale come la morte. Per la prima volta nel mondo. la morale antica che sonnecchiava nel profondo degli uomini. che completano la sensazione attuale a tre dimensioni. Thomas Hobbes fu un uomo ammirevole nel senso che. Il secolo dei corpi senz’anima Il lato più curioso dello straordinario sviluppo del Leviatano. che pone lo spirito al di fuori del tempo e dello spazio. aumentare l’attività umana. un essere materiale a tre dimensioni che sfuggiva all’evoluzione. Già da tanto tempo. ma cosa più importante. libri anarcoidi in favore del tirannicidio. senza libero arbitrio. l’impero nascente del Leviatano. l’idea di quell’essere collettivo non era affatto nuova. a prenderle come guida. e quel corpo senz’anima fu quello del Leviatano. al contrario. è affetto da rabbia e desidera perpetuamente bere acqua pura. l’accettazione universale e incosciente degli uomini-cellule che servirono da pasto a quel mostro colossale. fu definitivamente realizzata e si sarebbero dovuti temere i disordini più gravi se. e quell’animale formidabile. l’uomo non sarebbe superiore al sasso: sarebbe solo un corpo senz’anima. senza decisione propria. Senza il senso del futuro e del passato. Il cambiamento non è altro infatti che la orsa senza fine del desiderio. quel popolo bambino non avesse. ma ci si accorse. in testa alla sua introduzione al Leviatano. Era stato deciso che il tutto era solo un composto di parti. si ammise che tutte le violenze. materialmente commessi. agli stessi gesti nelle stesse situazioni. e ciò rassicurava sulle intenzioni del Leviatano tutti coloro che pensavano che quell’essere superiore non esistesse che in funzione delle sue cellule costitutive. Atene e Cartagine sono . un arresto definitivo della vita materiale. tutte le infamie. come la pietra che cade o il raggio luminoso che si riflette. in una parola senza il senso della quarta dimensione. Senza il senso della quarta dimensione che lo prolunga nel passato e nel futuro – per impiegare il linguaggio a tre dimensioni – l’uomo non sarebbe. da quel momento. produce in imitazione un animale artificiale. sarebbero stati. che se la natura è quel mondo che Dio costruisce e governa tramite la sua divina arte. con ogni evidenza. l’ho detto. all’inizio del XX° secolo. nel 1651. come prima. per industria. Grazie alla facile scusa del determinismo. fu.

liberata da ogni pregiudizio di tempo e di spazio. XVI. per analogia. se l’adattamento all’ambiente poteva spiegare semplici modificazioni pratiche di organi esistenti. e tramite un adattamento più completo all’ambiente. si raggruppa in cellule. per di più. è un mezzo di governo utile quando questa immaginazione e questa paura sono collettive. ma raggruppati dalle sensazioni sociali che sono l’egoismo e la paura. era di sapere chi aveva concepito il piano dell’edificio o ordinato l’armonia preliminare di tutti i movimenti meccanici. la guerra e l’anarchia sono le loro normali condizioni. il Leviatano. Le nostre idee generali sono solo un’addizione o una sottrazione di immagini di corpi esistenti all’esterno. il XX° secolo non si ingannava quando vedeva nel Leviatano solo la somma di un’addizione di corpi a tre dimensioni. L’agitazione della classe operaia è analoga a quella delle ascaridi. il tutto avrebbe vissuto per le parti. tutto il resto è arrangiamento e meccanica”. prese una singolare importanza con lo sviluppo scientifico delle teorie evoluzioniste. questa assimilazione materialista del corpo sociale al corpo umano era appena un’immagine letteraria destinata a colpire gli spiriti. ispirato dalla paura o dalla ricerca del minimo sforzo. Ma dove l’errore diveniva grossolano. il suo oscuro istinto presente appariva insufficiente per prevedere nel futuro delle costruzioni o delle combinazioni di un ordine talmente superiore. che solo lo spirito può raggiungere nella quarta dimensione e i cui pensieri e gesti si traducono in apparenze materiali. Solo il vecchio contratto sociale sognato da Hobbes. Ciò che . si raggruppano a loro pieno piacimento e per il loro bene più grande. per stabilire la teoria materialista dello Stato. in esseri viventi di una complessità e di una originalità sempre crescenti. restando tuttavia una. perché sono a tre dimensioni. e la conoscenza non può essere incorporale. Quanto alla religione. riuniti. Lo Stato è ugualmente soltanto una collezione di individui. e niente affatto. come il vecchio dualismo tra l’anima e il corpo non avevano più senso. fuggitive e irreali. come le cellule sociali. non sono in realtà che all’interno delle cellule. poiché nulla limita i loro appetiti e i loro desideri. le parti per il tutto. di più preciso. secondo il motto di Plauto. una colonia di idee-materia che non includeva alcun elemento centrale eterogeneo. Al tempo in cui viveva Hobbes. permette ad ognuno di noi di concepire l’Idea universale particolare. L’agio e il lusso generano la letargia… Fu certamente ciò che si concepì di più forte. soli compongono l’edificio. era sufficiente a spiegare la formazione delle collettività che sono gli esseri viventi e l’ultimo venuto tra loro: lo Stato. essa è figlia dell’immaginazione e della paura. al di fuori dei pregiudizi di tempo e di spazio. era quando il XX° secolo si persuadeva. Ciò che però si dimenticava nel XX° secolo. non c’è nulla nella conoscenza che non abbia la sua origine nella sensazione. Come avevano certe piante chiesto alle farfalle e ai venti di assicurare la loro riproduzione? Quale consiglio superiore di api selvagge aveva concepito l’alveare? Quali furono gli organi che decisero di stabilire nell’orecchio tre canali che dessero il senso delle tre dimensioni? È che in verità il grande errore del XX° secolo fu di prendere l’ombra per la preda e. in organismi. che la materia si organizza. come nel corpo umano. È per bisogno di sicurezza che gli uomini rinunciano alle loro forze individuali a vantaggio di un’unica forza. nel XIX° e nel XX° secolo. È solo bassa superstizione quando l’immaginazione timorosa è individuale. Claude Bernard su questo punto aveva aggiunto delle precisazioni scientifiche rassicuranti: “Le proprietà vitali. Gli eredi del marchese Ignorando ancora la quarta dimensione che. a ben vedere. La servitù volontaria non è consentita a vantaggio di una élite. È di propria iniziativa. aveva detto. ma dalla massa sovrana e nulla esiste al di là dei materiali che. Lontano da essere ridotti in schiavi da un’autorità superiore. Perché infine. gli stessi filosofi avevano avuto cura di rassicurare l’umanità sulle conseguenze di uno sviluppo dell’organismo sociale.morte di bulimia. Spencer aveva fatto intendere che in un simile organismo. infatti essendo gli uomini uguali. le cellule organiche. L’idea di un creatore proprio. da presupporre prestabilita e giunta all’ultimo stadio della propria evoluzione la stessa intelligenza che l’evoluzione materiale pretendeva preparare. che la stessa teoria dovesse applicarsi all’uomo e che il pensiero fosse. solo un fenomeno che emanava dagli organi e che aveva origine dalla sola materia che componeva il raggruppamento del corpo umano. un corpo vivente normalmente senza anima. D’altronde. Per Hobbes. si pensava. e questo contratto sociale crea la sovranità assoluta. di ignorare l’anima universale unica e continua. Nello stato di natura. l’uomo è un lupo per l’uomo. limitando la propria conoscenza alle ipotesi relative e frammentarie a tre dimensioni.

la torcia della filosofia (vale a dire la scienza) ha dissipato tutte le imposture antiche. e in una forma talvolta degna degli enciclopedisti. vedendo da una finestra migliaia di specchi. il nuovo programma che stava per essere quello dei pensatori del secolo seguente: In concordanza con lui. il dolore deve essere il principale attore del successo. in quel tempo. e tutto l’edificio sociale apparve una vana impalcatura ipocrita e fuori moda. il suo posto nella storia delle idee. L’uomo deve cercare di sviluppare le sue emozioni il più possibile nei sensi indicati dalla natura. Con una logica implacabile. poiché sopprimendo uno specchio si sopprimerebbe un raggio. alla vigilia della Rivoluzione Francese. È spiacevole che de Sade abbia compromesso la reputazione dei suoi lavori con assurde bravate erotiche che permisero ai suoi eredi diretti di far rimuovere il suo nome dalla storia letteraria. contrariamente alle false idee cristiane. la sua mentalità si era elevata ogni giorno di più. . Meglio ancora: il riflesso una volta emesso non muore con lo specchio e. come nel mondo relativo a tre dimensioni. ma presto si convertirono anch’essi alle conclusioni imposte dalle leggi naturali di fronte ai progressi incessanti della scienza. avevano permesso alla sola intelligenza umana di sfidare fino a quel momento in mille maniere gli odiosi simulacri della morte. riflettergli i raggi ardenti del Sole per lui invisibile. e il suo ideale immortale sembrava dover sfuggire per sempre alle regole naturali. niente più ipocrisia. La ragione del più forte è sempre la migliore. l’uomo aveva saputo creare. essendo il dolore più grande del piacere. Questa. È così che l’azione dei morti è più grande di quella dei viventi. perché è liberata dalla materia. Erano dunque quelle regole morali permanenti e continue che occorreva distruggere ad ogni prezzo. e rimettere al primo posto l’istinto naturale di selezione. Fin dagli inizi della civiltà. e. non fecero ugualmente che ratificare la brutalità di simili asserzioni. che il suo vigore dipendesse da quello del raggruppamento stesso e che scientificamente non si era mai potuta concepire un’anima senza corpo. da Malthus a Stuart Mill. ci ordina di fare agli altri ciò che noi non vorremmo ci fosse fatto. Ci fu un uomo che. Bismarck. suggerite dalla quarta dimensione dello spirito completanti i dati dei sensi a tre dimensioni. se egli si fosse attenuto alle sole idee filosofiche che esprimeva allora. nel XX° secolo. i filosofi del XVIII° secolo a poco a poco abituarono lo spirito umano a considerare vera la sola testimonianza immediata dei sensi e. e fu la scienza che si incaricò di questo pesante fardello. ai principi di ogni sorta che si era dato. fu creduta essere a tre dimensioni. Grazie alle leggi. una vita spirituale di cui restava il padrone assoluto e che lo poneva ben al di sopra degli altri animali. I letterati e gli artisti esitarono durante una parte del XIX° secolo. infatti. Darwin non fece che confermare punto per punto tutte le affermazioni del marchese. Sviluppando lo studio dei fenomeni naturali. per creare il Leviatano. decidesse che ogni raggio è prodotto da ogni specchio. così il pensiero non muore affatto e l’idea purificata brilla eternamente là dove il corpo fuggitivo che la riflesse in un lampo di genio è soltanto un lontano ricordo.sembrava incoraggiare questo errore. È sufficiente rileggere le principali opere degli scrittori del XIX° secolo per convincersene. Sfortunatamente i progressi considerevoli della scienza dalla fine del XVIII° secolo avevano appassionato gli spiriti a tal punto che si arrivò a dubitare e a ignorare. Quando ci si sia elevati fino alla Quarta Dimensione. osò spingere le nuove teorie fino alle loro ultime conseguenze: fu il Marchese de Sade. la crudeltà è un ordine stesso della natura. quelle idee fondamentali che. Nietzsche e i romanzieri più celebri del XIX° secolo non hanno detto nulla di meglio. unica sorgente di ogni luce. conviene mantenersi nel ruolo dettato dalla natura e non ascoltare più che i nostri soli istinti. alle costituzioni sociali. sviluppò senza omettere un solo dettaglio. a forza di esaminare la materia. sarebbe stato quello di un venerato antenato. È ferendo gli alberi che si ottengono buoni frutti. come abbiamo detto. Non si ammisero più che le leggi della natura. niente più falsità. Gli economisti. dei raggi luminosi una volta lanciati. questo modo di pensare appare così puerile che sarebbe quello di un uomo che. era la constatazione che il pensiero nascesse e scomparisse con quel raggruppamento. ogni corpo umano è uno specchio necessario della coscienza universale. Sì. né è perché un corpo scompare che scompare anche l’Idea immortale che lo riflesse un istante. senza dubbio. Nel suo Origine delle specie e il suo Discendenza dell’uomo. ma non è sopprimendo uno specchio che si sopprime il Sole. ritornano per gravità al loro punto di partenza dopo aver percorso delle ellissi millenarie risvegliando un puro sole di luce al posto di un sole scomparso. ai costumi. posti nella pianura. Il romanticismo asservì definitivamente gli artisti alle dottrine scientifiche.

Senza rendersene conto. ridotto allo stato di cellula sociale.Fu così che la letteratura. alla terza persona per esporre le loro rivendicazioni. La nascita dell’umorismo Non fu che tanto tempo dopo la morte del Leviatano che si cominciò a capire chiaramente tramite quali complicità morali quell’essere colossale avesse potuto svilupparsi. i pittori non furono più né mestiere. dove i bisogni e gli appetiti materiali attentamente equilibrati facevano le veci della morale e del contratto sociale. infatti. gli scultori non ne conservarono qualche ricordo che tramite la mediazione dei loro praticanti. vivendo sotto la legge naturale. le volontà e gli sforzi di quei genitori intellettuali scoparsi per sempre. non tenere più conto dei secoli di ricerca e di esperienza che erano preceduti. rappresentava la forma esteriore di uno Stato economico a tre dimensioni puramente meccanico. Dove era collocata. i maghi e i giocatori di bussolotti. essi rigettavano deliberatamente venti secoli di grazia naturale e di armonia volute da generazioni di pensatori e di poeti. Quanto ai musicisti. e questa decadenza deplorevole la consegnò senza difesa al raggruppamento artificiale e senza via d’uscita al Leviatano. al contrario. Ci si accorse ormai di vivere sempre sulla terra dei morti. nella soppressione degli studi classici e un muro artificiale fu elevato davanti ad ogni bambino. nelle manifestazioni più varie dell’attività umana. fu ormai solo la materia plastica dell’essere nuovo. e tramite quale laborioso e oscuro lavoro dei suoi avversari il suo corpo avesse potuto disgregarsi. non fu insomma che una stretta applicazione delle regole poste dalla Rivoluzione Francese poi applicate dall’Impero. si voleva fragorosamente innovare. la vita morale non gli apparteneva più. nella musica. tra naturalisti e umoristi. e. e che la supremazia dell’istinto riportò l’uomo. XVII. sofferta in un punto qualsiasi del globo. non potevano più aspirare al superbo isolamento delle individualità di altri tempi. ma la porta del cimitero fu definitivamente chiusa. a quell’essere mostruoso e senza cervello da cui si attendeva ogni comando. questa perpetua oscillazione tra i dati immediati della coscienza e le informazioni sui fenomeni esterni forniti dalle sensazioni. non avevano cessato di rappresentare le due parti in contrasto fino alla fine della lotta. Privati di ogni idea generale. Dal XVIII° secolo. Onorando. al semplice rango degli animali che l’avevano preceduto. e poi considerò ciò che vedeva. Solo il Leviatano poteva avere una tradizione materiale scientifica che oltrepassasse la durata della vita umana. L’uomo. e nessuno imparò più a conoscere quali fossero state le sofferenze e le gioie. in modo simultaneo. il favore stava andando del resto. Le cellule. in questo . essa mancò allo stesso tempo l’Idea che voleva combattere e la Scienza che voleva sostenere. se l’organizzazione scientifica del mondo intero non avesse offerto d’altra parte la materia universale necessaria alla creazione dell’essere nuovo. idra formidabile. si ripercuoteva immediatamente in tutto l’universo. Questo intento si rimarcò ancora più nell’istituzione dei programmi scolastici. un arresto di funzionamento nella nutrizione o nel sistema nervoso del Leviatano comprometteva. il collante generale incaricato di riunire questi diversi elementi fu fornito dalle esigenze scientifiche della nuova organizzazione. non fece che ricadere inevitabilmente nel feticismo più rozzo. all’inizio del XX° secolo. l’umanità non aveva fatto che uccidere gli artisti e i veri sapienti accusandoli di reazionismo. tra la constatazione presente di risultati incomprensibili e lo studio delle cause e delle ragioni logiche dei fatti attuali. di aspirazioni e di respirazioni. incapaci ormai di vivere una vita indipendente. né tecnica. nei romanzi. non conoscevano ormai che i loro soli istinti naturali. Questo declino morale sarebbe stato insufficiente a permettere la realizzazione del Leviatano. non avendo più altra legge dell’istinto naturale. Un po’ dappertutto. nulla. il Leviatano. aveva modificato nella storia il pensiero umano. Una malattia. Era sempre quel doppio movimento di flussi e di riflussi. alle uscite domestiche del popolo che torturavano il cuore dei marchesi e davano ai grandi delle lezioni sociali esprimendosi. Questa lotta sorda e profonda era iniziata verso la fine del XIX° secolo. ci so sforzò di tagliare le radici tradizionali. e questa guerra accanita si manifestò nei più piccoli dettagli della vita quotidiana. di certo per abitudine. il quale per un istante aveva creduto di divenire Dio. e il divino marchese de Sade fu il padre autentico del precetto “Vivre sa vie” che i migliori drammaturghi del XX° secolo illustrarono. nonostante gli avversari avessero cambiato nome in corso d’opera. Il mondo fu d’ora in poi solo un essere colossale di cui tutte le parti rimanevano solidali e di cui nessuna poteva vivere separata dall’insieme. Dal primo teorico giorno quando il primo uomo aprì i propri occhi alla natura. dovevano conoscere le sole sensazioni e gli appetiti del momento. In pittura. la vita dell’intero essere. in scultura. Ogni legame con il passato era al contrario proibito agli uomini-cellule che.

A metà cammino tra il relativo e l’assoluto. ostentarono inizialmente un interesse straordinario alle conquiste della scienza. essendo un’analisi impeccabile la condizione prima di ogni buona sintesi. gli uomini immaginarono di essere governati da delle leggi esteriori. Si capì solo allora tutta la serietà della loro campagna. Il naturalismo invase tutto. una sintesi artistica o morale non è possibile che partendo dall’analisi. l’uomo si compiaceva nell’una o nell’altra di queste attitudini. l’autentica personalità dell’uomo? Nessuno poteva dirlo di preciso. infatti. ripresero risolutamente il cammino della sintesi e. erano contenti di trattare il male con il male alla maniera degli omeopati. si applicarono a studiarle con attenzione. e furono gli antipodi dell’umorismo. a non attribuire realtà che alla vita mistica. poi del Leviatano. un bulbo mostruoso che fu la coscienza caricaturale del Leviatano. per mediazione della psicologia. Non è difficilissimo da capire. dimostrarono anche. forti ormai della loro scienza acquisita. una serie di luoghi comuni. di principi arbitrari. che si decorarono pomposamente del nome di leggi naturali. A forza di ripudiare l’esistenza di una coscienza interiore. che analisi minuziose. Si era anche prodotto un fatto più grave che aveva affrettato la nascita del Leviatano. la sintesi restava sempre la base incosciente e inconfessata di quei lavori. Quale che fosse. quali fossero i limiti della scienza. più affezionati alle scoperte dei sapienti stessi. Gli umoristi studiarono dunque la natura. gli uomini si scaricarono di dosso una parte delle loro responsabilità in favore delle regole soprannaturali. passò presto dalle scienze naturali nella letteratura e nell’arte. abituali e volgari non reclamano più l’intervento del cervello. continuarono le loro analisi. i pittori si applicarono a divenire degli scrupolosi fotografi a colori o dei passivi interpreti di impressioni istantanee. tutta la portata della loro presunta buffoneria. infatti. All’inizio. in apparenza negativa. poterono intraprendere l’opera d’arte che sognavano. fotografie realiste che furono chiamate tratti di vita. naturalmente. raggiunsero i limiti estremi del ragionamento scientifico e qui finsero di non accorgersi che esso potesse avere dei limiti. si faceva discepolo di Aristotele. . non si potrebbe sintetizzare in assenza di elementi. e inconsciamente. quando si limitava. quando si sentirono più forti. e. Non si potrebbe analizzare senza un analista. di farne una coscienza feticista e sociale. ad analizzarli scrupolosamente e ad attribuire soltanto ad essi un carattere di verità. così. E siccome. di superstizioni sociali. Al posto di governarsi da soli. XVIII. individualisti irriducibili. formarono una vasta coscienza esteriore. tanto l’impresa sembrava pericolosa. in un senso e nell’altro. e. Ci possiamo stupire che un esclusivismo così intransigente. nel nuovo corpo sociale del Leviatano. Presto. l’uomo guardava ora all’esterno i fenomeni che si alteravano. Il loro rigore nell’applicazione delle regole fu quello dei giuristi e degli sportsmen. che un’analisi scientifica è inesistente senza un principio immutabile e immobile che permette di constatare dei movimenti relativi. con il progresso del naturalismo favorirono lo sviluppo mostruoso e anormale dello Stato. per assurdo. che. in breve tempo. di necessità ritenute inevitabili. era apparsa senza futuro. schede antropometriche.perpetuo movimento di va e vieni. per un bisogno istintivo di specializzarsi. le loro deduzioni nel vuoto. ambirono a dimostrarsi più naturalisti dei naturalisti. Gli umoristi. senza scelta. ora considerava all’interno le nozioni immutabili alle quali li paragonava. questa verità infantile non apparve chiaramente ai sapienti e ai letterati del XIX° secolo. non sia potuto affatto apparire ridicolo in ogni tempo. a interessarsi alle sole nozioni interiori. giudicando i fatti mobili secondo una misura interiore e immutabile. d’altra parte. essa divenne presto istintiva. si atteggiava da sapiente e da naturalista. La rivolta delle scimmie Finché gli umoristi si erano accontentati di dimostrare per assurdo i limiti delle pseudo-certezze a tre dimensioni. Come ai tempi delle religioni primitive. che monografie di famiglia. Quasi sempre tuttavia. Logicamente. la loro opera. si immaginarono di proiettarla all’esterno. gli uomini che tuttavia non ne potevano fare a meno. abbandonarono ogni sintesi e decisero di ammettere la sola analisi nelle ricerche umane. e che. di conseguenza spiacevole. diveniva platonico e trovava verità nel solo mondo delle idee. di presunte fatalità della razza. entusiasmati dalle scoperte sempre più considerevoli della scienza. al contrario. l’istinto riprese il primo posto. sconosciuto fino a quel momento nel mondo e che nacque dallo sviluppo anormale della Scienza nel XIX° secolo. Fu allora che si fece largo l’inevitabile movimento di reazione platonica. Come nella vita naturale del corpo certe azioni riflesse. Fino ad allora non avevano impiegato che il metodo socratico. Quando si limitava a considerare solo i fenomeni esterni. che si presentò sotto una forma conciliante e ironica. Non si conobbero più che descrizioni esatte. di necessità di consuetudine.

Quando si adoperarono al contrario di dimostrare che aldilà di quei limiti esisteva per forza un’altra cosa e che il dubbio e la negazione rappresentavano insomma delle realtà positive che completano la nozione dell’universo, certi spiriti cominciarono a capire il senso profondo della quarta dimensione. Si verificò anche, a quel punto, qualche rivolta individuale che, richiamandosi al simbolismo, ruppe brutalmente con il naturalismo esteriore e tentò di imporre una visione puramente soggettiva dell’universo. A dire il vero, i simbolisti non fecero che copiare inconsciamente nel soggettivo ciò che i naturalisti avevano fatto nell’oggettivo. Imponendo al Mondo la forma del loro spirito come i materialisti imponevano al loro spirito la forma del Mondo, furono come loro degli uomini di un istante, che ripudiavano ogni tradizione, che ignoravano come loro quell’umanismo che riunisce tutti gli spiriti nel mondo superiore di una coscienza universale al di fuori del tempo e dello spazio. Ma mentre il materialista, fotografando il mondo esteriore a tre dimensioni, aveva qualche possibilità di raggiungere gli altri uomini presentandogli degli oggetti conosciuti, il simbolismo al contrario, fotografando le sue costruzioni fuggitive del mondo a tre dimensioni, presentava delle immagini non soltanto indecifrabili per gli altri uomini, ma ancora incomprensibili molto spesso per l’uomo nuovo che era egli stesso l’istante dopo. Il fatto è che i tentativi materialisti così come gli idealisti furono sempre concepiti a tre dimensioni al tempo del Leviatano, da cui la loro sterilità e la loro impotenza a scoprire i grandi misteri dell’animo umano. Solo l’umorismo, al contrario, riuscì ad aprire il grande cammino che doveva condurre qualche millennio più tardi alla Grande Rinascita Idealista, ai tempi dell’Uccello d’oro quando, essendo la quarta dimensione divenuta familiare a tutti gli uomini, l’amore rimpiazzò la menzogna che non poteva più ammettere una coscienza comune. L’umorismo, sotto la sua forma cosciente, nacque dunque, l’abbiamo detto, per reazione contro l’assurda vanità delle “certezze” scientifiche a tre dimensioni. Non era sufficiente, infatti, aver decretato la soppressione dell’anima perché essa cessasse di esistere, di pensare e di sottomettere come sempre la relatività dei fenomeni a tre dimensioni al perpetuo controllo e alla critica contraddittoria della coscienza immobile, eterna e continua a quattro dimensioni. L’umorismo fu in questo senso una sorta di valvola di sicurezza intellettuale, e i materialisti che perseguivano a quest’epoca i loro sarcasmi e il loro odio anticlericale delle religioni (per il resto desuete ed estinte), che bandivano i mistici, gli ideologi e i poeti, non compresero minimamente che l’umorismo fosse il loro solo avversario che rinasceva sotto una nuova forma, ma prudentemente mascherato da buffone, per tutto dire senza pericolo, come i pazzi di una volta. Certi spiriti più sottili indovinarono che l’umorismo nascondeva qualche cosa, ma pensarono che fosse una timidezza del cuore; non ci videro che un incidente psicologico e non intravidero affatto la realtà di un nuovo mondo in quelle battute, alla maniera di un Cristoforo Colombo adolescente. E tuttavia quell’umorismo che, con un rigore questa volta cosciente, andava a congiungersi alle più alte speculazioni filosofiche, era nato sotto una forma incosciente nelle prime età del mondo. Nello stesso momento in cui inventava Dio, l’uomo creò il Diavolo, perché l’uno senza l’altro sarebbe impossibile e inesplicabile, il bene non assume il suo significato che in presenza del male e nulla può esistere senza il proprio contrario. L’umorismo, in questo senso, non contraddice soltanto; completa; il conosciuto perde ogni sapore senza il mistero, il discontinuo relativo a tre dimensioni non sussiste che in funzione del continuo a quattro dimensioni e, senza l’eternità immobile, il tempo-movimento sarebbe vuoto di senso. L’umorismo, come principio di limitazione, dà vita al mondo; come principio di contraddizione, ci permette di comprenderlo, ed è ciò che lo fa talvolta giudicare divino. L’umorismo allorché nacque: fu il senso intimo, infine cosciente, della quarta dimensione. Questa quarta dimensione, nelle prime età del mondo, poteva essere intravista solo dallo spirito. Fu ciò che si chiamò, in mancanza di meglio, la coscienza. Grazie a questa nozione tutta interiore, l’uomo poteva farsi una idea integrale della natura, completare le nozioni sensoriali dello spazio a tre dimensioni tramite la quarta dimensione percepita interiormente, e giudicare così l’universo intero. Occorsero secoli e secoli di ricerche perché questa nozione, pur così semplice, si fece posto nello spirito umano. Si avvertiva che tutte le informazioni omogenee fornite dai sensi non avevano affatto valore intellettuale se non erano completate da giudizi dello spirito; si percepiva che questa nozione interiore eterogenea non era tuttavia particolare per uno o l’altro spirito, ma che li dominava tutti; si avvertiva ugualmente che essa sola poteva fornire il legame necessario tra il passato e il presente, implicare le nozioni di permanenza, di eternità o di arte, ma nessun filosofo era giunto a stabilire la natura esatta di questo senso intimo e, in mancanza di meglio, la quarta dimensione fece le spese di tutte le religioni. Si proiettarono al di fuori i felici insegnamenti che essa dava all’intelligenza umana; si inventarono oggetti esteriori che si

chiamarono l’assoluto, l’eternità, dio o l’infinito, e non si avvertì affatto che l’intelligenza umana era il centro del mondo, che essa sola riunisse, in modo completo, tutte le conoscenze possibili capaci di rivelarci la natura nella sua integralità. Il Leviatano ignorò sempre questa scienza intima della quarta dimensione e quel principio di contraddizione di cui è fatta la vita dello spirito. Non conosceva né l’odio, né il sacrificio; la devozione era per lui senza significato e l’amore sconosciuto. Escluso dall’evoluzione dall’affare del ringiovanimento delle cellule, privato di ogni vita intellettuale, poiché le sue regole sociali, basate sulla scienza, non ammettevano la contraddizione, il Leviatano soppresse ogni iniziativa individuale e le funzioni della riproduzioni della razza furono anch’esse confinate a laboratori. Furono soppressi i tribunali, poiché ogni rivolta individuale poteva sollevarsi dal solo dominio medico. Si sapeva che il Leviatano, basato sulle “certezze” scientifiche, non poteva ingannarsi e presto una formidabile onda di noia si abbatté su tutti gli uomini. Non fu affatto però, bisogna confessarlo, l’opera degli umoristi che risvegliò le cellule umane dalla loro pericolosa letargia, ma la straordinaria avventura delle scimmie che ebbero un altro impatto e un’azione ben più potente sulle masse. Si parlò inizialmente con stupore di quel paio di gorilla che, confinati in una gabbia del Museo, aveva potuto, grazie a un lento lavoro divaricare due sbarre, aprire la porta e nascondersi di notte nel laboratorio di vivisezione dove era stato proposto di cominciare lunghe e interessanti esperienze sui due piccoli che erano stati strappati il giorno prima dal loro affetto. Si commentò vivacemente la tremenda audacia della madre che, appropriandosi degli strumenti di chirurgia, non aveva esitato ad assassinare due sapienti del Museo e a fuggire poi sui tetti portando via i suoi bambini. Questa rivolta individuale, provenendo da un semplice animale, colpì intensamente gli uomini-cellule di quel tempo di cui si sacrificavano ogni giorno i bambini per i bisogni della scienza senza provocare alcuna protesta da parte loro. Si ripensò a cento esempi di sensibilità e di devozione dati dagli animali: le timide galline sprezzanti del pericolo che proteggevano la ritirata dei loro pulcini, i gabbiani che si fanno uccidere per soccorrere una compagna ferita, il rispetto degli antenati presso gli orsi, le linci che non uccidono se non spinte dalla fame, le scimmie nostalgiche che muoiono di dolore per un fiore venuto dal loro paese… Una parte di rivolte sorse presto, composta da qualche pensatore che non esitò a denunciare il Leviatano come un feticcio mostruoso, incosciente, costruito a tre dimensioni, e incapace, per quel motivo, di regnare utilmente sul mondo. Migliaia di persone che avevano abdicato la loro personalità in favore del colosso sociale, compresero quanto le loro speranze fossero state chimeriche e che ci fosse verità e vita morale solo nell’individuo. Fu l’inizio della lenta disgregazione del Leviatano. Cosa curiosa: quel mostro, per cui la contraddizione era sconosciuta, rimase passivo durante tutto il tempo che si smascherarono i suoi procedimenti di fronte all’opinione pubblica; e, a poco a poco, completandosi il risveglio delle coscienze, si capì, il giorno in cui si volle farla finita con la sua onnipotenza, che questa onnipotenza era già morta da tanto tempo. Si poté pensare per un momento che dopo la morte del Leviatano stava per prodursi una rinascita idealista. La si proclamò per placare gli spiriti, ma l’organizzazione scientifica materiale del mondo era così complessa che fu ancora la scienza che monopolizzò questa rinascita a suo profitto. Al posto di un comunismo senza autorità cominciò quella dittatura spietata di una élite che fu il regno dei Sapienti assoluti. Nei capitoli che seguono, racconterò certi avvenimenti curiosi o strani che mi furono rivelati nel corso dei miei viaggi e che caratterizzano sufficientemente questo periodo brutale e autoritario della grande storia del mondo.

XIX. Il cane dissociato
Tra le avventure mostruose che contrassegnarono l’inizio della Tirannia scientifica, occorre in particolare indicare la straordinaria storia della Società di Sfruttamento Commerciale del Pianeta Marte. La Terra fu in quel momento a due dita dalla sua rovina, infatti un pur minimo incidente, senza un inverosimile concorso di circostanze, rischiò di portare alla sua completa dissociazione. Si sa che, da tanti anni, i sapienti si erano preoccupati di comunicare con il pianeta Marte. Era stata finalmente determinata la postazione più favorevole ai tentativi di comunicazione interplanetaria ed era stato lì sviluppato un sito di immensa esperienza.

I risultati ottenuti erano tenuti rigorosamente segreti. Era infatti una società finanziaria con capitale di svariati miliardi che aveva deciso di stabilire le comunicazioni necessarie, ed era ben inteso che questa società si riservava il beneficio esclusivo dei segreti che avrebbe potuto così scoprire. Per lungo tempo i risultati furono negativi. Si disegnarono sul sole immensi triangoli luminosi o cerchi, si decise anche un giorno di compiere spese folli per ricreare luminosamente, su una base di 400 chilometri, la costruzione del quadrato dell’ipotenusa. Nessuna risposta probante arrivò da Marte. Si tentò in seguito di riprodurre sul sole, ma con luce nera, il diagramma di un impressione fonografica. Questa volta il risultato fu immediato, e fu, tremante di emozione e di stupore, che il telegrafista registrò una radio-telegramma, giunto senza alcun dubbio dal pianeta Marte e redatto in francese: “Sì”, diceva, “è più intelligente”. Si pensò all’inizio a una burla fatta dai nemici della Società Commerciale; poi, presto, occorse arrendersi all’evidenza; le comunicazioni divennero più attive e furono date istruzioni precise dai marziani sul modo in cui si poteva comunicare con loro comodamente a mezzo di fluidi capaci di attraversare lo spazio. Si imparò anche, con stupore, che i marziani, dall’invenzione della telegrafia senza fili, sapevano tutto ciò che accadeva da noi e che erano istruiti sui più piccoli dettagli della nostra vita. Non ho bisogno di dirvi che queste comunicazioni restarono segrete, infatti la Società conservava gelosamente le informazioni che poteva così ottenere dai marziani. Le relazioni si svilupparono ogni giorno di più, importanti domande furono poste ai nostri vicini sul modo in cui si poteva ottenere l’energia a buon mercato tramite la dissociazione della materia. Da tanto tempo, infatti, dai lavori profetici del dottor Gustave Le Bon, la scoperta del radio e le ricerche di sir E. Rutherford sul modo di rompere il nucleo atomico, questa questione preoccupava intensamente tutti i sapienti sulla terra. Si avvertiva, infatti, che la materia, già considerata come inerte e non in grado di restituire che l’energia di cui la si era inizialmente fornita, era al contrario una colossale riserva di energia. È così, secondo il dottor Le Bon, che se si arrivasse a dissociare per esempio, un piccolo pezzo di rame di un centesimo di franco, che pesi un grammo, se ne otterrebbero 510 miliardi di chilogrammi, cioè circa sei miliardi ottocento milioni di cavalli vapore, se quel grammo di materia fosse dissociato in un secondo. Questa quantità di energia, ripartita adeguatamente sarebbe stata capace di azionare, a 36 chilometri all’ora, un treno di merci di 500 tonnellate su poco più di quattro volte e un quarto la circonferenza della terra. Per fare effettuare, per mezzo di carbone quel tragitto allo stesso treno, si sarebbero dovuti consumare 2.830.000 chilogrammi di carbone, cioè circa 200.000 franchi al posto di 1 centesimo. Ma ahimé! Per trasformare un grammo di materia sarebbe occorsa una spesa di energia superiore a dieci miliardi di chilogrammi e questa trasformazione, tramite i mezzi ordinari, non sarebbe stata economica, ma rovinosa. Occorre dunque confessare che la questione di dissociazione pratica della materia, aldilà del suo interesse scientifico, presentava per i finanzieri un serio interesse economico. La risposta dei marziani fu soddisfacente ma incompleta: “No tempo di darvi spiegazioni; inviamo direttamente effluvio dissociante su corpo qualunque a fianco della vostra macchina”. Quel corpo qualunque si trovava essere una semplice cotoletta d’agnello, posta in un piatto e coincidente con la colazione del telegrafista che, preso alla sprovvista, l’aveva lasciata raffreddare di fianco a lui. Qualche secondo dopo, tramite delle bruciature, piccoli incendi che si produssero tutto attorno, si cominciò a capire che la cotoletta si dissociava lentamente, e il Consiglio di amministrazione, subito avvertito, accorse. Durante lunghissime ore, i sapienti studiarono con autentico terrore i fenomeni che si produssero. Prima di tutto, i sintomi di dissociazione sembravano essersi localizzati all’estremità dell’osso della cotoletta, poi presto si constatò che la disgregazione guadagnava, mano a mano, l’osso tutto intero, poi la noce che si trovava a fianco. Nessun dubbio, il fenomeno di dissociazione non era affatto localizzato come nelle osservazioni fatte precedentemente con il radio; era, al contrario, come una facoltà di disgregazione che si trasmetteva rapidamente, che avrebbe guadagnato presto gli oggetti circostanti, la casa, la regione, il paese, la Terra tutta intera forse? Come arginare simili fenomeni? Come arrestarne lo sviluppo? Le macchine di telegrafia interplanetaria, distrutti fin dall’inizio dall’incendio, non permisero di chiedere a quel soggetto qualche istruzione urgente. D’altronde, i fenomeni cominciavano ad assumere un’intensità veramente spaventosa. La dissociazione diveniva visibilmente a strappi: ora non erano che semplici bruciature, ora violente detonazioni che

si appropriò della cotoletta e fuggì con quella nella campagna. capovolse il mondo per quarantotto gradi. Ma lo si considerava un esemplare degenerato. scomparendo nella terra. Poi. sempre a quattro zampe. di longitudine est. era di grande taglia. mentre una lingua d’acqua smisurata distruggeva gli argini e andava a morire ai piedi del padrone terrorizzato. una pulce e un cavallo. al momento stesso in cui la scienza umana sembrava giunta al proprio apogeo. si gettò subito nella stanza. sole sopravvissute della fauna terrestre e che ricordavano quelle epoche lontane in cui l’uomo coabitava ancora. È allora che accadde un fatto dei più semplici. la calma dei tempi passati. che rigettava acqua bollente. alloggiato in un palazzo grandioso. del periodo caotico durante il quale la Terra era ingombrata di blocchi di pietra che rendevano il cammino dei più penosi. Sembrò che lo spirito del cane. ci fu una successione di fenomeni terrificanti abbastanza per stornare ogni immaginazione umana. la dissociazione si arrestò – nessuno seppe esattamente perché – e il mondo scientifico ritrovò. a causa della sua proboscide pelosa posta nel didietro. Il primo era. Datava. si pensava. emetteva una sorta di nitrito senza portata pratica. con altri curiosi. non nel davanti come negli elefanti e destinata. tanto ignorante quanto l’altro. e che bastò tuttavia a modificare la storia del mondo. a una autentica esplosione dell’intero universo. Quei curiosi esemplari. un essere bizzarro. in famiglia. Ci furono. Si vide. le ultime del mondo che comprendessero ancora bestie viventi. (Già da diverso tempo. si credeva. dal cranio appiattito. rievocato alla meno peggio: il Solipede. certi giorni. Il terzo animale infine. il suo normale corso. tredici secondi di latitudine nord e zero gradi. Il secondo animale. si era creduto poterlo battezzare del suo antico nome. si diceva. cose folli di cui osiamo appena registrare il racconto. influisse sugli spaventosi fenomeni che si produssero. . Secondo le vaghe informazioni sfuggite al secondo diluvio. un mostro. inspirava aria e picchiava la suola del piede. Un giorno che il padrone del cane. pazzo di dolore. come quel nome sembrava indicare.) La sola scienza regnava ormai come padrona assoluta e tutti si trovavano divinamente felici di vivere in un mondo organizzato per essa. Si trattava di tentativi criminali diretti contro le collezioni del Grande Museo Centrale e la mostruosità di quell’atto denotava una tale aberrazione di spirito che ciascuno ne restava confuso. a rimuovere gli alimenti dal corpo. in qualche secondo forse. il cane del portiere dell’impianto che passava di lì. cacciato dappertutto. per qualche mese soltanto. l’animale sembrava divenuto pazzo. dalle orecchie a punta. una macchina per farlo credere. tutti i fenomeni si calmarono. L’orrore dei primi attentati fu il più grande e per un momento si temette l’insufficienza degli aggetti di iodoformio destinati a calmare gli spiriti. che facevano cadere a terra chi assisteva. nonostante avesse quattro piedi e non uno solo. poi di embrioni informi. non aveva del resto nulla di intellegibile. Il fiume si era trasformato in un vero e proprio vulcano. Si era appena scoperta. Visibilmente l’istinto del cane si dissociava allo stesso modo e si provò un indicibile terrore. l’acqua del fiume coprirsi di una spessa pelliccia di peli. si vide come una coda enorme e pelosa sollevarsi fuori dalle onde e agitarsi. Ci si lanciò subito alla sua caccia.scuotevano i muri. minimizzato dal calcolo. si stava senza dubbio per assistere a una distruzione totale. si era avvicinato al fiume. con le migliaia di animali da cui discendeva. tramite i suoi attentati criminali contrari a ogni saggezza scientifica. che pronunciava spesso le stesse parole: Qouap! ouap! ouap! e privo di ogni conoscenza matematica. che un visionario. era impossibile designare le località in altri modi. le sue forze centuplicate gli permettevano di depistare i più abili aviatori lanciati alla sua ricerca. Questo modo di esprimersi. ma compiva salti prodigiosi. Quelle collezioni erano. Un visionario Fu nell’anno trentatrè dell’Assoluto. bruciato da quella cotoletta infernale che aveva trangugiato. Improvvisamente. Era stato classificato tra gli animali feroci prescientifici del genere anti-elefante. per riprendere bruscamente. XX. da tanti anni. era soltanto appena più grande che un grano di tabacco. In qualche minuto. rasente al sole. cinque primi. otto secondi. ma tuttavia più vivace. erano in numero di tre: un cane. Alla fine. a quel punto. anch’esso dissociato. infatti. in qualche ora. si precipitò nel fiume e. essendo tutte le città confuse e sovrapposte undici volte sulla superficie del nostro meraviglioso pianeta. Camminava a quattro zampe come il primo. straripando in un sol colpo. sul terreno collettivo A-327. per due mesi. infatti. Era muto. mentre i sapienti costernati si azzittivano attorno alla tavola misteriosa. compiva balzi disordinati. ma nessuno conosceva più quei nomi antichi. un primo.

il giovane Antimonio. L’anti-elefante seguiva saltellando e facendo sentire il suo grido strano e terribile: Ouap! ouap! ouap! Quanto all’animale saltatore. trascorrendo giornate bianche al sole e coricandosi quando tutto il mondo si alzava all’alba elettrica. e le chiedeva quale potesse essere la ragione della differenza di sessi. contro tutte le usanze. percorreva le strade come un allucinato mormorando “Amo…Io amo…”. aveva ricusato le gioie sociali del matrimonio artificiale nelle officine speciali dello Stato incaricate dei prelevamenti necessari. Quando tutto fu pronto. Piste magnetiche furono tagliate. Un anno più tardi. e poi anche per paura di esporre a un fatale ritorno di ignoranza tramite induzione l’ammirevole ingozzatrice elettrica di cui ci si serviva per l’educazione istantanea di tutti i giovani cittadini fin dalla loro uscita dalla macchina per nascere. come tutto il mondo faceva. Per un lodevole sentimento di probità scientifica. scivolava nelle corsie deserte del Museo fino alla gabbia del Solipede. si era subito accomodato nella pelliccia dell’anti-elefante e si lasciava trasportare senza resistenza né timore. cercava la risposta nelle tavole dei logaritmi e non la trovava. era sconosciuto dai cittadini a cervello meccanico del nuovo Stato scientifico. ma non sapeva cosa. L’attentato contro le collezioni del Grande Museo Centrale fu commesso dallo stesso figlio di un alto funzionario di quella istituzione. saltò sul dorso del mostro. prendeva nuove misure e tornava a casa a lavorare in segreto. guardava lungamente la sua compagna di lavoro Benzamide. A volte. Se ne andava poi. l’orrore della desolazione e un lungo S. non aveva voluto rimuovere il cervello per rimpiazzarlo. Con un tremendo coraggio.O. Antimonio passava minuti interi a sognare invece che calcolare. trascinando il visionario nella sua corsa folle. Durante un intero anno. Antimonio divenne sempre più cupo. sprofondò in scale paracadute e sfuggì miracolosamente alle migliaia di apparecchi di sicurezza sparsi dalla scienza sulla terra intera. si disinteressava del corso di vibrazioni e restava lunghe ore in contemplazione di fronte ai tre animali viventi. infatti. ci si era astenuti di insegnargli a leggere. disorientata e molto turbata. Suo padre ne morì di dolore. per ingannare la sua noia. a quattordici anni e mezzo. Tali antecedenti facevano prevedere avventure tragiche. nel mondo intero. il terribile cavalcato percorse autopiste intere. discendente dalla nobile famiglia degli Stibine. parenti diretti del giovane. senza difesa contro una iniziativa individuale che non aveva previsto e il più piccolo granello di intelligenza sollevato dal vento avesse potuto sfasciare questo orologio gigantesco. infatti. dal momento che ogni vegetazione era stata soppressa sulla terra per ordine del Gran Laboratorio Generale. Misteriosamente. Benzamide. per la sua ostinazione. di terrore affollò gli undici piani della scienza. non ascoltava più i fonogrammi quotidiani. i fiumi ripresero il loro percorso. e. composti di corde e di cinghie di amianto intrecciate. Antimonio evidenziava un carattere strano. una fronda di vera erba si risvegliò in un laboratorio. ribelle ad ogni insegnamento scientifico. era stato necessario rimetterlo quattro volte alla ingozzatrice. a far di conto e a studiare il meccanismo dei treni interplanetari. di cui faceva continuamente. Il mondo scientifico era allora così ben meccanizzato che si trovava. si immerse nei tunnel. Durante la sua maggiore età. che da tanti anni. saltare i fusi di sicurezza. Come una tromba d’aria. riuscì a domare la sua resistenza selvaggia e si mise a scuoterlo con la voce e con i gesti. dondolando le braccia.S. e questo segno di incoscienza era definitivamente piombato nella desolazione della famiglia Sb1 O2 e Sb3 O4. si lanciò sui ponti-palloni. Ci fu allora. si mise allora.Quei tre animali erano nutriti a mala pena con erba sintetica artificiale che costava duemila euro al rotolo. essendo il pernicioso esempio di amore per le piante disastroso per l’ordine sociale. a costruire strani finimenti. per conservarli tali quali erano una volta. approfittando della disattenzione generale. e suo zio Kermès ne aveva contratto una grave malattia. A volte. si impadronì dei tre animali viventi. Fin dalla sua giovane età. Si sa. attese pazientemente la grande festa dell’Aldeide benzoica. Talvolta. Il Solipede si lanciò subito in avanti. la scienza conobbe così tutte le disgrazie. per un classificatore elettrico a dodici piani. osservando fuggire nel cielo nuvole chimiche tra gli alberi artificiali. gioia del mondo antico. imprigionò il corpo vivente del Solipede in una ragnatela di cinghie. . la riproduzione del genere umano era stata affidata a dei laboratori speciali di biologia e che l’amore sessuale.

poi fermarsi bruscamente sulla sommità dei monti.Innumerevoli riprese. non esisteva alcuna differenza tra la condizione dei cittadini sottomessi allo Stato-sovrumano e quella degli antichi imprigionati. nonostante non avesse nulla. avrebbe comportato quella di tutti gli uomini che vivevano artificialmente solo per lui. La soddisfazione scientifica era generale. trovare un pretesto che non risvegliasse dubbi. A dire il vero. ci si era presto persuasi della sua realtà vivente. In più il Sapiente Assoluto apprese con terrore quali strane domande Antimonio ponesse a Benzamide sull’utilità dei sessi. ciò era compiere un’opera di follia. aveva aperto le porte della Fabbrica e scatenato sul mondo gli effluvi radiosi del sole artificiale. secondo i dati esatti della scienza. Dall’ora già lontana in cui Kilowatt. Dati i progressi meravigliosi compiuti dalla scienza. rimaneva perfettibile. registrate di volata. perché ognuno credeva che i progressi dello Stato-Sovrumano potevano ormai dipendere dal solo accrescimento della velocità sociale. con certezza domato. Si constatò con stupore che gli animali non avevano alcun male e ce sa li cavò con reintegrarli nei loro palazzi. Quanto al giovane Antimonio. . Essa rivelò nuovi scandali molto più gravi per l’ordine pubblico che l’attentato contro le collezioni del Museo. si giudicò che il suo atto non poteva provenire che da una follia sadica contro-scientifica del terzo grado. al contrario. La sostituzione di una cellula-uomo era dunque un fatto naturale senza portata. Il pericolo diventava immenso per lo Stato ma occorreva. le prigioni e i torrioni di un tempo erano stati soppressi. Il suo turbamento fu al culmine quando gli si riferì che Antimonio e Benzamide avevano frequenti litigi. mentre ai suoi piedi. Degli uomini-cellule non ci si preoccupava più già da tanto tempo. come a misteriosi istinti atavici ignorati. Lo fornì presto lui stesso redigendo. Lo si vide gettarsi in avanti. non poteva più accrescersi. Lo si era preso ai primi tempi dell’umanità per una semplice funzione giuridica. per mettere Antimonio sotto accusa. provvisti di braccia in bismuto. non poté fornire alcuna spiegazione ragionevole del suo attentato e riconobbe lui stesso che il suo atto criminale non aveva affatto soddisfatto le aspirazioni irragionevoli che lo divoravano. gli leccava le mani. salvo che i prigionieri godevano un tempo della loro libertà di spirito e dello spettacolo della natura. Antimonio fu arrestato la sera stessa e il Sapiente Assoluto riprese fiato. La stretta sorveglianza che si esercitò su Antimonio non gli fu gran che favorevole. l’anti-elefante. contrariamente a tutte le leggi. un manifesto inverosimile dove era esclusa ogni equazione e che non si appoggiava che sulle idee! Per un cittadino dello Stato-Sovrumano. ogni discussione era infatti sconosciuta. XXI. lanciato nella sua corsa folle sul Solipede di cui guardava avidamente fremere e contorcersi la sua carne vivente. la morte dello StatoSovrumano. dolcemente. Le prigioni non avevano ormai alcuna utilità. l’uomo dalle dita di caucciù. Non fu che l’indomani sera che si poté valutare l’incidente. Se decise dunque di internarlo nel laboratorio dove lavorava e di sorvegliarlo strettamente per un anno. centinaia di cittadini dal cervello di bronzo fosforoso si affrettarono senza ragione nelle grandi arterie dell’andata e nelle strade venose del ritorno. Egli tentò di spiegare vagamente che aveva obbedito a una invidia interiore irresistibile. infatti. sollevarsi verso di lui. Nel mondo scientifico nuovo. L’amore morto Fu il giorno pieno di gioia della grande festa mondiale dell’Accelerazione che Antimonio fu giudicato. gridando: “Novantatre! Novantatre! Novantatre!” Che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo di Stato aveva appena raggiunto il 93 per cento. Lo Stato-Sovrumano. poiché ogni disaccordo poteva aggiustarsi tramite il calcolo. trasfigurato. neanche lui. dovevano solo lasciarsi funzionare in condizioni strettamente definite e la loro felicità. mostrarono Antimonio sorridente. ma con i progressi inauditi della scienza. e si capisce quale gloria del mondo nuovo suscitava questa riforma che poneva gli uomini al rango degli dei. Abbondantemente nutriti con arsenico fenicato. di cervelli elettrificati e di fodere a batterie. al contrario.

2) Che. Antimonio guardava Benzamide e il suo sforzo di comprensione appariva tremendo. per permettere a Benzamide di redigere le sue conclusioni. disse aspramente. Si raccontava tra la folla che egli fosse stato deviato dal retto cammino da una evasione di tre mesi nei deserti abbandonati dell’antica Europa e si ricordava il suo attentato contro le collezioni del Grande Museo. Seduti davanti a tastiere. figlia dell’illustre Antracite. Smarrito.” . devo avvisarla che questa occasione di spiegarsi è l’ultima che le sia offerta. Ascoltando quest’ultimo paragrafo. a sua volta. A dire il vero. i Venti vegliardi di una volta. ma invano. i membri del Cervello Centrale si avvicinarono al tetto del Palazzo di Stato e discesero con l’ascensore a effluvi nella sala della Scienza dove si teneva la seduta annuale dell’Accelerazione. era che un’accusa capitale di imprecisione scientifica pesava su Antimonio. occorreva che si interrompesse subito e. non era dunque lei la più forte? Era necessario farla finita. non capendo nulla. improvvisamente. sotto la direzione del Sapiente Assoluto. si posò su Benzamide seduta al banco dei testimoni e che. non potrebbe realizzare nulla. 4) Che questo accrescimento formidabile delle forze individuali poteva senza dubbio prodursi solo in funzione di altre passioni. l’Amore era morto nel mondo e che la sua resurrezione comportava la caduta dello Stato-Sovrumano. ardentemente. nervosamente. sospendiamo l’udienza tre minuti. senza ricorrere allo Stato-Sovrumano.Gli uni dopo gli altri. indirizzandosi ad Antimonio. i Venti vegliardi di una volta si sentirono impallidire di terrore. di capire il vero motivo che poteva spingere i Venti vegliardi di una volta a interrogare quel demente in circostanze così solenni. contemplava Antimonio con una curiosità commossa come se lo vedesse quel giorno per la prima volta. e il Sapiente Assoluto. chiaro e luminoso errò un istante con indifferenza verso la cupola dove si incrociavano le istantanee-gramma dei giornali di provincia. Era dunque questa forza terribile dell’Amore che gli permetteva di resuscitare dalle ceneri di un mondo abolito e di sfidare la loro onnipotenza! La scienza. le idee di quel pazzo non sembravano tanto meritare un tale spreco di tempo.” Un lungo silenzio si librò. Tutto ciò che il popolo e i centodiciotto sapienti di Stato potevano conoscere. 3) Che con l’accrescimento di questa stessa volontà individuale. planare senza appoggio materiale e anche eliminare la morte. con tutta la fiamma dei suoi occhi. grazie alla cultura della propria volontà avrebbe potuto domare gli elementi. il Sapiente Assoluto si alzò: “In assenza di ogni spiegazione della parte accusata. Antimonio sosteneva nel suo manifesto: 1) Che un ragionamento qualitativo dovesse sostituire per la direzione delle cellule-uomini i metodi scientifici di Stato basati sulle illusioni di tempo e di spazio. pronti a intervenire. Quando la lettura dell’ideografico fu terminata. di giudicare nei primi dieci minuti della seduta il visionario Antimonio. Il suo sguardo. introdotto da un automa e fortemente ostacolato da due ipnosi del piede. con la quale lei ha compiuto i suoi studi. tutti lo sapevano. L’esperienza diventava infinitamente pericolosa. I Venti vegliardi di una volta seguivano questa scena con angoscia. Agli effluvi blu successero gli effluvi rossi e Antimonio apparve. riprese con durezza: “Io non capisco poi con quale fine lei ha chiesto. le tastiere si agitarono e il Sapiente Assoluto si alzò per riassumere l’ideografico di accusa. Lei sola conosce a sufficienza i cosiddetti lavori dell’accusato per poter deporre in suo favore. Benzamide. i centodiciotto sapienti di Stato erano lì. libero. sedevano maestosi. Lei ha affermato che. Improvvisamente. senza la sua approvazione e senza la sua presenza. e i cittadini a cervelli di bronzo si sforzavano. che le sue idee fossero sottoposte all’addetta di laboratorio Benzamide. Qualche secondo passò e la seduta fu aperta. sollevarsi nell’aria. circondati dal rispetto di tutti. guardavano l’accusato con impazienza. impassibili e muti e. al di sopra di loro. ma di cui ci sarebbe urgenza di ricercare la natura nella storia dei secoli passati. e i centodiciotto sapienti. attendeva. poi. Solo il Sapiente Assoluto e i Venti vegliardi di una volta comprendevano l’angosciante gravità della disputa. violenti effluvi di protesta attraversarono la sala. oggi sconosciute. ansiosamente. Si trattava. gli anziani che avevano conosciuto l’umanità grazie a libri oggi distrutti per la sicurezza dello Stato-Sovrumano. l’uomo avrebbe potuto spostarsi istantaneamente da un luogo a una altro e non sottomettersi più alle regole infantili dello spazio. perché solo loro sapevano che. quando era in osservazione. l’uomo. per loro cura. La ragazza è qui oggi davanti a lei.

Quando un popolo doveva lamentarsi con un altro popolo. La paura della cosa sconosciuta “Le materializzazioni si compiono tramite l’occhio! Le materializzazioni si compiono tramite l’occhio!” Questa constatazione. lo era senza alcun dubbio. cento volte ripetuta. accettavano la lezione o tentavano di vendicarsi. era ormai soltanto una forma della scienza e della pace generale: la civiltà appariva dunque al suo apogeo. procedettero essi stessi. tanto era dispotica la polizia dei Sapienti Assoluti che dirigevano il mondo. È così che gli spettatori di questa tragica scena videro presto Antimonio ripassare. Sola. tentò di classificare i suoi pensieri. avrebbe messo lo Stato in pericolo. Non ci si stupirà di questo quando si saprà che gli armamenti erano stati sviluppati in proporzioni inaudite e che i progressi ammirevoli della Scienza non permettevano di distinguerli dalle altre produzioni industriali. Già da tanti anni. Istintivamente.0. Nella strada. pericoloso per lo Stato. Degli spiriti dolenti rimpiangevano tanto. a volte. riprese il suo posto e. i giudici. Benzamide rientrò nella sala delle sedute. secondo la loro forza. quando i militari soli erano esposti. non era una figlia come le altre.Senza più saper esattamente quello che faceva. non amava il proprio nome. Felice.” Il terzo minuto terminò. di ufficio e senza più informarsi. ed essendo Antimonio. Le sue idee si aggrovigliavano. per la sua follia. la guerra non esisteva più. fece segno che non aveva nulla da dire poi distolse gli occhi. neanche da Benzamide. Benzamide si confinò sola nel laboratorio contiguo alla sala delle sedute. né soldati. Uno scatto. le idee stornate. Loro soli al mondo sapevano che qualche cosa di immenso era stato per sempre distrutto: qualche cosa di favoloso di cui l’umanità antica aveva vissuto duranti secoli. affollò tutta Parigi verso la fine del XX° secolo. e i popoli della terra intrattenevano delle relazioni diplomatiche di una cortesia estrema. ma nulla. qualche cosa di cui il nome. un corpo che si sbilancia. quando lavorava con Antimonio. la guerra era diventata endemica. la testa pesante. senza personalità. riguadagnava il laboratorio di suo padre sociale. alla sostituzione del suo cervello con una macchina logaritmica in bronzo d’arsenico del modello regolamentare fornito dallo Stato. anche il suo nome era dimenticato.0. avrebbe preferito chiamarsi Narcotina o Codeina. dal Maestro della Fattoria. la folla docile ancora gridava: “Novantatre! Novantatre!” che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo centrali aveva appena raggiunto il 93 per cento. esteriormente. e mischiarsi alla folla degli schiavi di Stato che attendevano al di fuori gli impulsi meccanici. Violentemente. Non essendo stata fatta alcuna obiezione da parte di alcuno. E sull’Amore definitivamente morto. si accontentava di uccidergli tre o quattrocentomila persone per mezzi conosciuti da lui solo. “Divento pazza. senza sapere perché. senza pensiero. Benzamide sentì lungo le sue guance delle lacrime bollenti che scendevano. l’epoca barbara delle brevi guerre dichiarate. come presi da follia. Materie albuminose: 5. . XXII. ma non osavano dirlo e a mala pena pensarlo. Non c’è nulla aldilà della scienza: questo pazzo disonora lo Stato. Non era suo padre il glorioso inventore del ripopolamento dello Stato artificiale che sostituì lei non sapeva esattamente quale metodo primitivo e fuori moda? Tuttavia. tra tutte le sue compagne. minuziosamente regolati. le teorie e i metodi danzavano davanti ai suoi occhi. pativa brusche afflizioni quando il giovane impiegava metodi che non erano i suoi. ad un tratto. Spesso. automa docile. poterono intravedere infine il trionfo colossale del mondo artificiale. Due minuti passarono. piegato per sempre sotto gli artigli dello Stato-Sovrumano.2. si guardarono lentamente senza parlare. In ciascuna regione. i capi di Stato si scambiavano ipocriticamente affettuosi messaggi di condoglianza. e a volte delle idee strane la assalivano.0. tremanti ancora per la pericolosa esperienza che avevano appena provato. pensò. con un movimento della testa. Sali minerali: 0. sembrava turbare la cordialità del loro accordo. E mentre Benzamide. e che generavano in seguito delle autentiche paci. prese una provetta e analizzò rapidamente nell’Atomometro: Acqua: 983. soltanto pronunciato. La pace era universale. non c’erano più armate. rassicurati ormai sulla passività dei cittadini di bronzo dal cuore d’automa. la ragazza si alzò. sulle ceneri della Divina Sofferenza di una volta. i Venti vegliardi si alzarono e si spostarono nella sala del Consiglio privato. in virtù del loro potere di discrezione. Antimonio scivolò inerte sulla tavola iodoformata. di vedere in se stessa. Lì. Cloruro di sodio: 13. poi.

come gli amatori di una volta strizzavano gli occhi per apprezzare la luminosità totale di una tela impressionista. provocata dalle sapienti vibrazioni musicali dell’orchestra francese. Tutti gli spiriti illuminati capirono. che. Un occhio luminoso. Questo annuncio fece scalpore negli ambienti berlinesi. che la cuffia conteneva due particelle di radiomite. in tutte le riviste d’arte. L’insieme sintetico si ricomponeva nello spirito dell’uditore. che da tapparsi le orecchie per meglio percepire l’armonia generale. si constatò. di braccia e di mani. ci affrettiamo a dirlo. qualche settimana più tardi. dalla censura dei Sapienti. Non che. inviarono a Parigi. Il giorno dopo. risvegliò tutto l’ansietà di Parigi provando chiaramente che si trattava di rappresaglie orientali. che non aveva. color smeraldo. a Berlino. riunita l’indomani stesso. per loro. più discordanti. che ispirata dall’impressionismo antico in campo pittorico. che la catastrofe di Schweidenburg. nel quale il nemico aveva già effettuato diverse volte dei raid ipnotici di spionaggio assai inquietanti. si conosceva il mezzo per combatterle. le vibrazioni musicali. ma si sapeva che i fantasmi Piccoli Prussiani cominciavano la loro materializzazione dai piedi. dovute senza dubbio al divieto di esportazione dei vermi bianchi. strane e profonde. e avevano provocato la morte per soffocamento. catturati dieci anni prima e indeboliti tramite ipnotismo. seimila caschi di turismo aereo che vendettero a basso prezzo ai cappellai del centro nei quartieri di Argenteuil e di SaintGermain. fu annunciato. Ogni giorno i musicisti facevano ascoltare note più curiose. Quelle materializzazioni a distanza non erano affatto nuove e. da cui erano sgorgati subito dei filamenti di materia in forma di muscoli. era che la materializzazione cominciasse con l’occhio. l’Accademia di musica di Parigi avrebbe dato a Berlino una grande stagione francese destinata a far conoscere meglio i capolavori della nuova orchestrazione vibratoria moderna. giunse a un tale punto che si dovettero aprire tutte le finestre del teatro per evitare il funesto effetto delle vibrazioni sui vetri che cadevano in frantumi. già da tanto tempo. infatti. minacciati dalla fame. loro stessi. I musicisti francesi sembravano evidentemente attendere qualcosa. terrificata. poi una rozza testa si era manifestata. durante diverse settimane. Una dozzina di casi identici furono segnalati l’indomani nei sobborghi di Mantes e di Château-Thierry. Avendo le Gallie del Nord bruscamente elevato la loro tariffa doganale sui fanghi alimentari di torba. Essendo stato l’affare represso. I concerti francesi si prolungarono. che bruciava il nervo ottico in qualche minuto senza lasciare tracce. per vie traverse. in breve. tuttavia.Fu in particolare nell’ultimo anno di oscillazione polare del XX° secolo che una serie di rappresaglie pacifiche stremò l’umanità. furono bruscamente interrotte da una detonazione formidabile venuta dai sobborghi della capitale e che costò la vita a sessantatre mila persone: la colossale fabbrica di azoto vitale di Schweidenburg era appena saltata. una sorta di sollievo quando ispettori vennero ad annunciargli che una povera operaia della fabbrica di distribuzione di Teatro a domicilio era stata strangolato la notte stessa. dove ci si appassionava per questa nuova musica. Quei filamenti. da un fantasma che si era progressivamente materializzato nell’oscurità della sua camera. L’Accademia coloniale. sempre possibili. molto fortunatamente in tempo. Si temette il ritorno delle nuvole rosa avvelenate o degli uccelli migratori esplosivi che avevano compiuto tanta distruzione e i Sapienti Assoluti. a quest’epoca scientifica l’apparizione di un occhio nella notte fosse capace di terrorizzare le persone più timorose. tutti vegetariani. della loro subcoscienza: regno dello spirito molto mal difeso. e . avendo fatto appello alla collaborazione di un orchestra eccentrica americana e di qualche violinista italiano. e la loro follia disarmonica. si era dilatato inizialmente a due metri circa dal suolo. vale a dire alle estremità stesse dell’agglomerato parigino. come tentacoli di piovra si erano presto ramificati attorno al collo della sfortunata. come d’abitudine. avrebbe comportato terribili rappresaglie. i Piccoli Prussiani. per rispetto della alta cultura germanica. il margravio di Brandeburgo stesso. avevano il terrore di sentirsi disarmati contro i tradimenti. fece distribuire agli artisti degli splendidi cesti di begonie bulbose per ringraziarli del loro concorso e una colletta fu organizzata a Parigi in favore delle vittime… Fu allora che una autentica angoscia abbracciò la capitale della Gallia settentrionale. impiegati. Non erano tremila fantasmi analoghi. Tutto accadde nel modo migliore del mondo: i musicisti francesi interruppero il loro concerto in segno di lutto. al prosciugamento delle paludi e ai lavori più ripugnanti dello scarico dei rifiuti? Questa volta. Fu dunque. e l’apparizione primitiva dell’occhio disorientava gli osservatori. lasciava che ciascun strumento dell’orchestra suonasse in modo indipendente secondo la propria tinta. malgrado tutto il loro pericolo. ciò che inquietava gli spiriti deboli. Avendo qualche cliente perso la vista provando questi caschi.

si figurarono nella mente con precisione tutte le catastrofi possibili. il provvidenziale passaggio dell’astro errante. Ognuno si credeva ritornato al buon vecchio tempo dei puerili bombardamenti di granate. poi i becchi. che nessuno. era la prova indiscutibile dell’azione orientale. Gli uomini di quel tempo assegnavano meno importanza forse a quell’avvenimento astronomico quanto non l’avrebbero fatto dei pastori Caldei che avevano vissuto qualche migliaio di anni prima di loro. delle due energie contrarie da cui dipendono l’apparizione e la sparizione dei mondi. XXIII. Così come le religioni antiche assumevano. dimenticarono per cinquantacinque minuti di mettere in presa la semplicissima leva che comandava il vecchio apparecchio magnetico destinato. a maggior ragione. arci-conosciute. Fino a quel momento. nessuno. di un tipo molto antico. balli erano organizzati come in passato all’aria aperta. invece di richiamare il coltello verso di loro come i nostri. Si arrivava a desiderare le peggiori calamità per essere liberati. all’inizio del XX° secolo. spiegarono il movimento generale dell’universo. Basti ricordare. Fu dunque una vera esplosione di gioia che accolse. Solo Keplero sembrava essersi preoccupato delle leggi dell’energia. a qualunque prezzo.che i Piccoli Prussiani non c’entravano per nulla. generate nel loro percorso da granate femmine. insomma. tracciano inizialmente gli occhi degli uccelli. infatti. le piume e infine il paesaggio che sta attorno. scrivono all’indietro. che la mentalità dell’Estremo-Oriente è. all’origine del mondo. completando quelle della gravitazione. morivano bruscamente di arresto cardiaco al minimo rumore insolito che percepivano. temeva più: si rideva. cioè della materia. ed era a stento che si potevano stabilire differenze tra l’uomo delle caverne e quello che viveva. per esempio. di associazione e dissociazione. da un incubo insostenibile. a Parigi. si rimane davvero attoniti riflettendo sul passo gigantesco compiuto dall’umanità in questo breve lasso di tempo. Gli Orientali temono il bastone e disprezzano la morte. incontestabilmente. incaricato di dare l’impulso primitivo alla creazione. Tutti accorrevano ai punti di caduta per vedere queste granate conosciute. Come è possibile che non ci si sia preoccupati prima della necessità di quel contrario? Possiamo domandarcelo con stupore. Sappiamo. La gioia fu così grande e l’allegria popolare talmente incontenibile che i Sapienti Assoluti stessi. nessuno sospettava ancora gli orrori inconcepibili che imminenti progressi scientifici avrebbe riservato agli umani. Parigi piombò dunque nuovamente nell’angoscia della cosa sconosciuta. per ogni cosa. l’inverso della nostra. un deus ex machina. La legge di Newton era sufficiente a spiegare tutto. la rivelazione definitiva delle due forze antagoniste di attrazione e repulsione. con uno scopo industriale o scientifico. ignorando tutto di se stesso e del Leviatano che lo circondava. pensò di utilizzare praticamente. non aveva a mala pena fatto progressi. a deviare le granate in caso di attacco e condurle con precisione al deposito di vecchie ferraglie sistemato a quello scopo in un terreno indefinito delle fonderie del Creusot. Quando si paragona questa indifferenza straordinaria all’attività sfrenata che regnò sulla terra allorché si intraprese la cattura della cometa. fu interamente dovuto alla scoperta sensazionale delle leggi generali della levitazione universale che. all’inizio. Fu. l’arrivo delle prime granate maschie. E tuttavia. e i loro pittori. quasi tutti sentivano un terrore morboso abbandonandosi al sonno. ma era con l’indifferenza davvero più sorprendente che Laplace aveva avuto la premura di lasciare interamente questa questione da parte. La levitazione universale Fu appena dopo il XX° secolo che l’uomo cominciò a dominare la natura e a comandare realmente il movimento dell’Universo. Non si volle credere. sole ad essere conosciute allora. a delle rappresaglie così grossolane e talmente infantili. e che. Degli immaginosi. si cantava per le strade. Questo passo formidabile. gli uomini di allora non avevano affatto la scusa di ignorare la radioattività e solo questo avrebbe dovuto metterli sulla via delle meravigliose scoperte che avrebbero perseguito qualche anno più tardi. per atavismo. altri non osavano più avventurarsi nelle strade. Nessuna conclusione scientifica fu tratta da questo incontro importante. da tanto tempo. provenivano dai Piccoli Prussiani poiché portavano ostensibilmente un’etichetta americana. Cominciare queste materializzazioni di fantasmi con l’occhio. Più l’attesa si prolungava e più questo nervosismo diventava estremo. occorre riconoscerlo. quando devono decorare una grande superficie murale. si vide anche un grande distributore di alimenti elettrici dei boulevard disporre sul marciapiede sedie e tavoli alla maniera di una volta. la stupidità e l’incomprensione generale che incontrò il ritorno periodico della cometa Halley nel 1910. così i fisici avevano avuto . i loro cuochi sbucciano i loro legumi verso l’esterno.

molto semplicemente. le nuove forze per i soli bisogni dell’industria senza più pensare alla direzione della terra un momento intravista. lo ripeto. come sempre. infatti. il primo atto di autentica sovranità che l’uomo esercitò sull’universo. essendo stata la velocità di rotazione esattamente diciassette volte la velocità primitiva. si poté anestetizzare il cervello. Non si pensò più da quel momento che a utilizzare la forza rettilinea formidabile che possedevano le comete ad esempio delle nebulose primitive. Quando. per la prima volta. Quando si conobbero definitivamente la struttura e le leggi del piccolo sistema solare completo che è l’atomo. Tutto ciò era assai esatto. progressivamente. l’attrazione si era fatta sentire e aveva proporzionalmente avvicinato la terra al sole. Il paziente diviene. e ci si divertì. un leggero rallentamento della terra attorno al sole. Le comete stesse. Non pensava per nulla che questa operazione avrebbe permesso ai curiosi del mondo intero di viaggiare presto nella storia dei tempi passati e di rivedere personalmente. ma a nessuno veniva in mente di chiedersi un istante da dove provenisse questa forza centrifuga che creava così ciascun sistema solare e che. nei più piccoli dettagli. formidabilmente ingranditi. anestetizzato localmente con della cocaina o dell’etere. agitata con un movimento di rotazione. immagazzinati dalla memoria . parlando propriamente. poi dell’anno. Dal giorno. furono fatti antichi che. senza soffrire. dall’Equatore. compiuta da dei giganti di cotone. Quando il nucleo centrale era di dimensioni sufficientemente ristrette per non liberare un nuovo anello. e si può pensare sia questo ingrandimento che toglie al dolore tutta la sua acuità. fino al giorno in cui. Non furono più le dimensioni della ferita o degli strumenti di chirurgia che apparvero. permetteva a ciascun pianeta di descrivere regolarmente la sua ellisse attorno al sole centrale. liberò successivamente degli anelli sotto l’influenza della forza centrifuga. Per compensazione. fu osservato. fatti compiuti secoli fa. ad aumentare in proporzioni considerevoli la velocità di rotazione della terra tanto che le giornate non furono più che di qualche ora. in modo spesso meno denso che il vuoto relativo di una macchina pneumatica. propriamente parlando. pressappoco. infatti. che gli uomini e le cose non aderivano più alla superficie del suolo. furono ormai soltanto una sorta di particelle alfa attraversanti i vuoti interplanetari immensi dell’atomo-universo tra il nucleo-sole da cui si dissocia l’idrogeno e gli elettroni-pianeti a orbite fisse che gravitano attorno a lui. si telegrafò con terrore. quando il Chirurgo sociale riuscì. Nel corso di una piccola operazione chirurgica. quei fenomeni presero improvvisamente un carattere inatteso. sotto l’influenza dell’attrazione. alla velocità antica. fu facile risolvere quel problema e spiegare chiaramente il gigantesco universo tramite l’universo microscopico. silenziosa e imbottita. nello spirito del paziente. XXIV. come prima. Una volta posto quel punto di partenza senza discussione. che i nuovi metodi di anestesia non sopprimevano. era già stato ben osservato. si condensava a sua volta in sole centrale. per puro orgoglio. l’operato. per estrarne energia utile. il movimento primitivo e rettilineo delle nebulose. degli eccessi presto repressi. Si proponeva. ma l’amplificavano alla maniera di un microscopio. la durata dell’anno. si condensavano in sfere che formavano i pianeti. fu. si arrivò fino ad utilizzare tutta questa forza centrifuga. infatti. L’ingrandimento dei ricordi L’anno della Trasmutazione. percepì il lavoro compiuto dal chirurgo ingrandito di migliaia di volte come un’immagine su uno schermo di cinema. Non era meno urgente aggiustare quanto possibile quelle perdite di energia centrifuga e si pensò subito a catturare la forza radiante delle comete. ristabilendo così. egli non sospettava affatto delle conseguenze formidabili che avrebbe avuto il suo audace intervento. Fu il trionfo della scienza nuova ricavare presto una parte dell’energia della cometa Halley. dovuto alla dissipazione di una parte della nostra forza centrifuga. Nella gioia del trionfo. Certo. un leggero aumento dei giorni. Quel rallentamento. di migliorare ancora di più un giovane uscito primo dalla Scuola Normale Operaia e di trasformarlo in soggetto di élite capace di calcolare in qualche minuto tutte le nuove contribuzioni sociali sul reddito.l’accortezza di ammettere come un assioma indimostrabile l’energia della materia. La nebulosa primitiva. immagazzinata di recente. il semplice spettatore di una operazione immensa. la gravitazione universale era sufficiente a rendere conto di tutto il resto per quanto riguarda la formazione dei mondi. unendosi poi con l’attrazione. A quel tempo ci furono anche. vale a dire. non era stato inizialmente sufficientemente preso in considerazione. con stupore. nel corso di operazioni chirurgiche. Si ritornò allora. e. in cui si aveva cominciato a dissociare la materia terrestre in grandi proporzioni. per la prima volta. la sensazione. quegli anelli si separavano come anelli di fumo. la cefalotomia sostituendo all’emisfero sinistro del cervello una spugna calcolatrice. e ci si accontentò di immagazzinare.

Grazie all’anestesia espertamente localizzata degli strati attuali della memoria e all’iperestesia del subcosciente. Dalla scomparsa del Leviatano. certe ripugnanze istintive ci provengono da un antenato ignorato. infatti. Questa rivelò che un avo del normalista era mercante nel 1918 e che erano. L’uomo tagliato in due Verso l’anno 23 dell’Era Nuova della Presa dell’Atomo. meglio districato ciò che era insomma la personalità umana opposta al mondo esterno ed era stato dichiarato che la coscienza non era. Ma c’è di meglio ancora: riconosciamo spesso città o paesaggi che si vedono per la prima volta. nelle religioni antiche. si sapeva. Con grande meraviglia di tutti gli assistenti. in piena luce. si era preso una irresistibile infatuazione per le sue due cameriere. Dopo la morte del Leviatano. Il fatto. con le sensazioni del momento e i ricordi della veglia. Certi riflessi. resuscitarono improvvisamente al primo piano della coscienza. proviamo ammirazioni o simpatie. stupefatti. ignoriamo l’immensità di una subcoscienza inesplorata nella quale si trovano sigillati le miliardi di sensazioni e di idee di persone che ci hanno preceduto. sotto pena di morte. era stato meglio intravisto. che. si mise a delirare. si era capito che il materialismo integrale non offriva alcuna base seria e che lo si doveva abbandonare definitivamente. i viaggi nel subcosciente e che la vita matematica e noiosa riprese il suo normale corso. L’esempio poteva essere pernicioso e compromettere il perfetto equilibrio nel quale vivevano in quel tempo i cittadini sociali. le sue impressioni antiche che il suo discendente percepiva direttamente durante l’operazione. di farne un blocco unico. di cui una si chiamava Marcovèphe e l’altra Meroflède. gli esploratori della storia si fecero ogni giorno più numerosi. Fin dai tempi più remoti. per iperestesie successive degli strati recenti della memoria a riportare Sodio alla sua epoca. era senza alcun dubbio perché il suo corpo gigantesco era stato costruito a tre dimensioni trascurando il supporto necessario di quella quarta dimensione interiore alla quale l’uomo deve la vita. ebbe un tale accesso di dispiacere che si suicidò nella Storia. quella contraddizione. e quel doppio movimento. procedettero a una rapida inchiesta. permetteva di integrare tutte le nozioni umane. non era tra i più divertenti. che appaiono antiche. Questa moda ebbe fine tramite una misura legislativa quando scoppiò lo scandalo del celebre sapiente Sodio. È evidente. infatti.negli strati profondi del cervello. Per una serie di discendenze di cui la storia non aveva conservato alcuna traccia. che la vita era soltanto una serie perpetua di azioni e di reazioni tra il mondo esterno e il mondo interiore. Quando il sapiente Sodio ebbe raggiunto quel periodo dei suoi ricordi ancestrali. per incarnare la stessa persona di uno dei suoi antenati: il re Cariberto. unicamente consacrato alla Scienza. che negli strati profondi del cervello sono assopiti innumerevoli ricordi. XXV. non solamente della persona stessa. si trovò così bene tra le sue due cameriere che rifiutò deliberatamente di ridiscendere nella storia per ritornare al secolo meraviglioso della Scienza. Quel senso interiore si trovava contemporaneamente fornire la chiave dei grandi problemi dello spazio e del tempo. Tale bambino ripiega istintivamente un giornale o si gratta l’orecchio con gli stessi gesti che faceva un nonno che non ha mai conosciuto. Fu esattamente quell’anno che lo Stato scientifico proibì. con il simbolo della respirazione. registrato dalle cronache di SaintDenis. e. il normalista. i viaggiatori del subcosciente rivaleggiarono con alacrità per avanzare più lontano possibile nella Storia. Si pensò che se il Leviatano era morto. Ci si accinse dunque. i sapienti di quest’epoca riuscirono presto a organizzare autentici viaggi nella storia. Ma Sodio. non era sconosciuto. La cosa fece riflettere. giurò che avrebbe lasciato due oggetti da tre penny per un franco e che non guadagnava nulla sul camembert. siccome il periodo attuale. risalendo per eliminazione nei suoi ricordi. come una volta gli aviatori si sforzarono di battere il record di altitudine. che i sapienti. che il senso interiore e innato della quarta dimensione. in cui le persone si assentarono dal presente per mesi per non vivere che di ricordi imprevisti richiamati al primo piano dall’anestesia dei ricordi contemporanei. . per oggetti d’arte o per persone che si riconoscono senza averle mai viste. ma dei suoi ascendenti. mentre lo si operava. di ricostituire il mondo intero al di fuori di ogni idea di spazio e di tempo. senza alcun dubbio. È che noi viviamo in superficie. ma si ignorava tutta la forza di questa passione. che era al corrente di tutti i metodi che si potevano impiegare per forzarlo a lasciare le sue due cameriere. E. Si conobbero anche dettagli insospettati sulla vita dei secoli passati. Tutti si offrirono per effettuare dei sondaggi nel passato. Sodio finì. l’ostinazione dei sapienti rischiò di nuovo di condurre l’umanità alla sua rovina. Fu uno strano periodo. come prima. a ben vedere. Allo stesso tempo arricchì tutto di tali precisioni sulla vita di una volta durante la Piccola Guerra del 1914. era ben raffigurata. nonostante sposato con la regina Ingoberge.

Fu constatata semplicemente la dualità fondamentale di tutti gli esseri superiori. in realtà. l’uno positivo e l’altro negativo. per tentare di farne un’analisi completa. Ci si rimpossessò. i fenomeni non succedevano. lo ripeto. La loro sorte fu in realtà quella degli antichi fachiri indù e la loro vita interiore si sviluppò in strane proporzioni. giunsero ad educare la razza umana. Avevano isolato del tutto ciò che per loro costituiva. e si incoraggiò. A mezzo di canalizzazioni innestate molto semplicemente. In sezione trasversale. ebbe sempre come effetto quello di arrestare istantaneamente le risorse stesse della vita. continuava a mostrare indubitabilmente tutti i caratteri della vita. allora molto svuotata dalla scienza.senza inizio né fine. Dalla sola unione dei due elementi poteva scoccare la fiamma eterna di intelligenza. né da una parte né dall’altra erano capaci di riprodurre la vita. la vita immortale che. aventi ciascuno in occhio. I loro movimenti puramente riflessi erano suscitati dai bisogni giornalieri della vita sociale. aveva condotto l’umanità ai suoi più alti destini. che a un antagonismo. siccome la scienza non saprebbe fermarsi a semplici intuizioni filosofiche e le occorre immediatamente ricorrere ai lumi dell’analisi. Mentre da secoli si poteva sezionare un essere umano in senso orizzontale privandolo definitivamente del doppio uso di certi membri. un orecchio. I sapienti di allora. non conoscevano altri ordini che le regole scientifiche del mondo esteriore. ecc. in senso verticale. sia la cifra sei con il numero sette. Quelle prime esperienze non furono coronate da alcun successo. a isolare il cervello. si era arrivati a realizzare delle autentiche meraviglie operatorie. a quel tempo. Sembrava però logico separare. ma si ebbe il torto considerevole di trascurare. raffigurando l’unità divina. ignoravano tutto del tempo e dello spazio. Per loro. l’elemento idealista. di descrivere. un emisfero cerebrale.. un ventricolo. per un piano verticale passante per l’estremità del naso. un polmone. quelli che furono chiamati gli idealisti e che furono privati di ogni mezzo di relazione con il mondo esterno a tre dimensioni. l’operazione verticale restava impossibile. la loro scienza completa. così separati. Fintanto che il corpo così ridotto presentava due parti opposte e simmetriche. così sembrava da realizzare poiché lasciava sussistere due esseri completi. avevano infine. quello che si era preso fino a quel momento per i moti successivi dei secoli. Sfortunatamente. nei laboratori. in loro potere. ci si lanciò negli esperimenti più stravaganti sul corpo umano. che un essere doppio. per loro presto non ci furono neanche i fenomeni. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale si mostrarono all’inizio inebriati dai risultati ottenuti. Dopo aver praticato la banale ablazione delle due braccia e delle due gambe. un uomo composto di parti sifilidi due lati e che non formava. a tagliare degli uomini in due. Non ho bisogno di dire che a quel tempo la tecnica operatoria era giunta a un così alto grado che simili operazioni sembravano naturalissime. la tentarono dal semplice punto di vista psichico. a loro idea. di avere analizzato l’intelligenza umana fino ai suoi più estremi limiti. come se la vita non fosse dovuta. ma si riteneva che questo elemento non potesse reagire che in contraddizione con l’elemento materiale. fino a quel giorno. molto più logica. quella divisione dell’uomo che non potevano ottenere anatomicamente. Si giunse anche a sezionare orizzontalmente. a ben vedere. poi uno strato orizzontale di sostanza cerebrale. Si immaginavano di detenere tutti gli elementi del problema. Avevano agito come chimici che abbiano isolato tutti i corpi semplici che compongono un cristallo e che non ritrovino affatto. costruiti a immagine del Leviatano. nei quali ogni coscienza fu abolita e che conservavano la sola visione del mondo esterno a tre dimensioni. e a dividerla in due classi nettamente opposte. dell’antica constatazione dei maghi di una volta che riguardava l’intervento necessario di un numero pari in tutte le costruzioni umane. ma su basi nuove. in questa analisi. Ci furono. nella loro ostinazione. E subito. si riuscì ugualmente quella del tronco. molto più facile. un atrio. realizzato l’analisi dell’uomo. il numero dispari che si ritrova in tutti i miti antichi e che completava sia la cifra dodici con il numero tredici. Provvisti semplicemente del solo senso della quarta dimensione. la loro intelligenza totalmente nulla. la forma geometrica del cristallo sparito per sempre. . dall’altra parte. a una contraddizione tra organi simili. mantenevano decomposti. Il loro entusiasmo diminuì il giorno in cui capirono che quegli elementi. la sezione verticale. questa analisi non diede alcun risultato soddisfacente. ed ecco che questa intelligenza umana si manifestava solo nei suoi simboli a tre dimensioni. non si scoraggiarono affatto. Poco a poco. ci furono quelli che furono chiamati i neo-materialisti. fino a quel giorno. gli elementi separati che componevano la vita. la loro disciplina era assoluta. in una sola figura. e che a breve l’umanità stava per estinguersi per sempre. Da una parte. Al contrario. la testa poté vivere isolata senza alcuna difficoltà.

Quella vanità di volere conoscere tutto grazie alla sola testimonianza dei sensi era tuttavia. sembrava ormai incapace di sperimentare le passioni erotiche di una volta. liberando il senso della vista le cui funzioni antiche erano state adempiute da un senso inferiore. ci si immaginò che quell’animale superiore. di sviluppare i sensi aldilà dei limiti sconosciuti e. di progressi e di analisi. Ma quando fu morto. come sempre. in ogni soggetto. bisognò rivestire l’uomo di ornamenti sontuosi alla maniera dei maschi preistorici. Fu. ben puerile. a seconda se queste vibrazioni fossero più o meno frequenti per secondo. La catastrofe del Fotofono Fu qualche tempo dopo la morte del Leviatano che si produsse la terribile catastrofe del Fotofono che sconvolse il mondo scientifico. superiore all’uomo. Aldilà dei sensi. il Fotofono. erano percepite dall’uno o dall’altro dei sensi. era servita di lezione alla maggior parte dei sapienti. più indegni della scienza. e con l’intelligenza di chi approdava ex novo alla vita. per paura di vedere riapparire sulla terra una tirannia simile alla sua. la rinascita dell’uomo. che cinque piccole finestre aperte sulla natura. si riaccese. Ci si propose. l’invidia. nulla da mettersi. uscirono infine degli esseri antichi. le placche fotografiche o registrate da apparecchi elettrici. non si ebbe nulla di più affrettato che rinunciare alle dottrine positive di una volta per lanciarsi risolutamente nella ricerca della cosa sconosciuta. e le perdeva a 756 trilioni (luce violetta). Teoricamente dunque. Attorno a quelle vibrazioni percepite dall’orecchio o dall’occhio. sempre incompresa. dalla lingua o dalla pelle. . l’istinto di orientazione nei piccioni e il fiuto nel cane lo provavano sovrabbondantemente. la crudeltà. si cominciò a capire che a breve l’umanità stava per essere salvata. come per miracolo. percepivano fenomeni che l’uomo non vedeva. infatti. sempre misteriosa. ne esistevano naturalmente altre di cui qualcuna era percepita dal naso. E quando infine lei si lamentò col capo-guardiano di non avere. non erano. era l’orecchio che percepiva sotto forma di suono. la lampada di Psyché che. L’umanità differenziata in materialisti senza passione e in idealisti liberati di ogni preoccupazione fenomenica. per lunghi secoli ancora. dopo secoli di ricerche. dovesse essersi impossessato a suo profitto di innumerevoli sensazioni sconosciute e si pensò ugualmente che non dovesse percepire le cose allo stesso modo. secondo banali e antiche predizioni. salvando eternamente l’umanità dai successivi fallimenti della scienza. di far risalire ogni senso di un grado facendogli percepire le vibrazioni riservate fino a quel giorno al senso che gli era superiore e finalmente. fin dall’origine del mondo. le vibrazioni erano sconosciute. e si sapeva che certi animali. La tirannia del Leviatano che era gravata sull’uomo. provocare nella sua compagna la rabbia di essere abbandonata o mal vestita. la colpa cadeva tutta intera sull’assurda e orgogliosa certezza dei materialisti che. come esistevano negli uomini di una volta. Al di fuori. incorporare gli esseri umani come semplici cellule. altre dal termometro. I sensi. gettati nella gola del mostro. e che vivevano nell’ignoranza scientifica più assoluta. bisognò fare appello a due esseri disprezzati. XXVI. Un istituto speciale fu presto fondato. di aumentarne l’intensità. alle prime età del mondo. al bisogno. nuovo venuto nella scala degli esseri. in dei posti differenti. occorse fare appello ai procedimenti più grossolani. l’occhio cominciava a percepire le vibrazioni a 400 trilioni per secondo (luce rossa). nulla impediva all’uomo di avere altri sensi analoghi all’occhio o all’orecchio che gli permettessero di percepire le innumerevoli bellezze che gli erano sconosciute. il mondo non era che un insieme di vibrazioni oscure e silenziose che. Più lontano ancora. sulle origini della vita. Il resto fu un affare di tempo. Prima di ogni cosa. sulla realtà irrefutabile ma sempre elusiva delle idee. che erano conservati al Museo come semplici campioni etnografici. si erano essi stessi. renderlo disponibile per la visione possibile dell’invisibile. ricorrere a quel gesto ridicolo che gli uomini di una volta chiamavano l’amore. ma. i sapienti si trovavano brutalmente ricondotti al punto di partenza: all’ignoranza profonda in cui si era. Come si traducevano per lui le sensazioni di luce o le sensazioni del suono? C’era trasposizione o sintesi di tutte quelle vibrazioni? Si abbandonava a delle orge sconosciute di vibrazioni inaccessibili all’uomo? Non lo si seppe mai. avesse potuto formarsi nel mondo. si trattò di trasformare le sensazioni umane. occorre confessarlo.Così dunque. dove si intraprese l’innalzamento di esseri umani dotati di una sensibilità superiore. Era stato infine capito che se una personalità colossale. dalle incubatrici di Stato. Durante il periodo di tirannia del leviatano. di creare a poco a poco. Si dovette suscitare in quella coppia primitiva le passioni più volgari: la gelosia. ammettendo le sole scoperte positive e respingendo ogni teoria idealista. sensi nuovi che permettessero all’uomo di avere una comprensione più estesa della natura. in fatto di vestiti. occorse ad ogni costo risvegliare delle passioni che si credeva abolite per sempre. Rapidamente. conformi alla complessità delle prime età. Da più di trentadue vibrazioni per secondo fino a 36000 vibrazioni. e.

prima di ogni cosa. demoliti pezzo per pezzo. offrendo loro l’oggetto d’arte di sensazioni scelte. tentarono di sfuggire. lungo i muri. Il modo in cui mi sono introdotto. nel corso di un’ultima seduta che ebbe luogo nel grande anfiteatro e dove si tentò di ottenere dai migliorati una visione più chiara e più distinta delle cose invisibili. in quel mondo nuovo. hanno conservato il ricordo dei tempi passati. tutte le influenze malvagie. poi ogni tanto guardava tranquillamente. nella sua saggezza. Fu inizialmente soltanto una luce vaga. nuove e fino a quel momento inaccessibili all’uomo. Furono anche offerti begli spettacoli che gli esteti del momento presero gusto a vedere con le orecchie. Fu per loro come se. Inizialmente ci fu nella sala un gran grido. le urla degli spettatori non giungevano più al loro cervello che sotto forma di odori violenti. poi altri ancora: i migliorati vedevano e a mano a mano che vedevano. era liberare il senso superiore della vista dalle sue funzioni antiche e educare l’occhio in modo che potesse percepire delle vibrazioni superiori. di vedere l’invisibile. XXVII. I ferrogorgoglioni Ho avuto il grandissimo piacere di intrattenermi. Alla rinfusa. Fu in quel momento che si produsse la terribile catastrofe del Fotofono. Ciò. Gli arroganti di sempre – perché se ne trovano in tutte le epoche – presero gusto a quelle novità per darsi arie e per far sembrare di non sentire come invece faceva tutto il resto del mondo. li toccavano e questo era sufficiente. tutte le parole inutili pronunciate. a dire il vero. In quel tempo. che delle sensazioni di gusto sconosciute. importanti ricerche si perseguivano al Fotofono. qualche istante. che il piccolo gatto del portiere che dolcemente si leccava. a secoli di distanza. ma solo una semplice traiettoria. alle deduzioni logiche e ben equilibrate. non fu più che un gioco. Abituati come erano ai calmi metodi scientifici. Degli eccitatori elettrici erano in comunicazione diretta con gli occhi. quei fantasmi di idee che passano lentamente. ma le loro mani. come delle macchine troppo sapienti. opaca. e l’antica visione dell’occhio. i desideri o gli odi. non incontravano più. l’indomani. Per questo motivo un apparecchio ottico speciale era stato costruito. dai suoi occhi adattati da un’abitudine secolare. e si perfezionava progressivamente con questo scopo l’apparecchio oculare dei migliorati. tutte le vibrazioni accumulate nell’aria da secoli. perfezionandosi ogni giorno le sensazioni antiche. i più distinti tra loro percepirono nettamente le sensazioni luminose grazie alle orecchie. con Idrogeno. non costituiva il vero scopo che si ricercava. vedevano improvvisamente sorgere davanti ai loro occhi le sensazioni passate. sensazioni come ne provavano dei miopi osservando un paesaggio lontano. come tutti sanno. quel caos sconcertante trascinava il loro spirito. si scatenava in tempesta nel loro cervello affollato. uno dei Dodici Vegliardi immortali che procedettero alla formazione dello Stato Cellulare e che.I risultati non furono immediati. quelle sensazioni divennero più nette. essendo stati sistemati nuovi ricettori nervosi dietro il timpano dai sapienti del Laboratorio. non si trovò lì. quando la sala fu interamente evacuata. distrutti. ha sedotto infinitamente Idrogeno che. Quasi tutti. Presto. si pensava. Percepito sotto forma di impressioni luminose. sapendo che non posso comunicare in alcun modo con i . sapientemente educate. una orribile temporale si fosse scatenato nella sala. soccombettero a quella terribile prova e. Poi. Nelle loro esperienze di laboratorio. di provare le sensazioni di odore e gusto per mezzo del tatto. la loro agitazione diveniva estrema. a mezzo della quarta dimensione. Si organizzarono anche numerosi concerti dove i suoi erano percepiti tramite odorato e gusto. improvvisamente. rompeva gli afanoscopi di cui erano circondati. Videro tutto ciò che la natura. l’Afanoscopio che doveva permettere. le apparizioni fantomatiche delle idee di una volta e lo loro conseguenze terribili nel futuro. e le luci della sala ronzavano nelle loro orecchie un abominevole baccano. aveva fino a quel momento nascosto all’infanzia degli uomini. non era più necessario portare alla loro bocca o odorare dei prodotti chimici per riconoscerli. nell’atmosfera. ma dopo tre generazioni successive oltrepassarono tutte le speranze. Poiché presto si perseguirono parallelamente progressi per il corpo tutto intero. si aspettava con ansietà di sapere quali fossero le prime sensazioni percepite dagli occhi disusati. eseguita ormai dall’antico senso uditivo. e dove si degustava della buona musica. per gli innalzati del Fotofono. che già percepivano i raggi X attraverso dei corpi opachi e discernevano nell’atmosfera delle influenze e delle vibrazioni fino ad allora sconosciute. fu perfezionata. un gioco di specchi ottici rettificò facilmente le viste divergenti ottenute dalle orecchie. Ciò di cui c’era bisogno. soli.

inarcandola un po’. Erano piccoli parassiti impercettibili che provocavano. e fu ben necessario riportare l’uccello sotto un hangar dove degli esperti lo esaminarono pezzo a pezzo. mi lascia volentieri circolare in libertà con un numero di servizio e prende qualche piacere a raccontarmi delle vecchie storie di una volta. la strofinò leggermente. e si decise di esaminare la macchina più attentamente. più o meno. quello. L’aviatore non poté. bisognava arrendersi all’evidenza: l’uccello artificiale. pareva grattarsi. Era veramente un uccello fedelmente ricostruito nelle sue minime parti e che si era detto ingegnosamente dotato di sensibilità. Era un uccello artificiale interamente articolato. era successo! 671-98 aveva soltanto sottolineato che al momento in cui aveva perso l’equilibrio. che allora aveva 212 anni. non fu stupore degli esperti scoprire nella trama della seta dei piccoli afidi di ferro. Lo stesso fatto si riprodusse una dozzina di volte in situazioni diverse. Nessun dubbio su questo punto era permesso: l’uccello meccanico si grattava. sembrava essersi spostata in senso laterale e quel leggero disequilibrio aveva senza dubbio provocato la caduta dell’apparecchio. poi improvvisamente. nel momento in cui meno ce lo si aspettava. dare che vaghe indicazioni su questo punto: non capiva nulla di ciò che gli era successo. irriconoscibile. Si conobbero allora tutte le gioie rinnovate della decadenza bizantina. che prevedeva tutte le influenze dell’esterno. impressionavano la corrente magnetica. Si elevò una quindicina di metri. Idrogeno me ne raccontò una che tormentò. e degli aeroplani da corsa. Gli sbalzi di vento. a 1500 o 2000 metri di altitudine. Piccoli specchi. rimase almeno 37 ore all’ospedale. Nessun dubbio. cani e scimmie. E tuttavia. il suo uccello artificiale era certamente il più prodigioso uccello che era stato costruito fino a quel momento. rimasto intatto. Fu in occasione delle grandi cacce di aviazione che furono tenute nelle foreste dell’Est dal sindaco di Suippes. e ciò dava vita a uno strano miscuglio di idee nuove e di idee antiche che risultava. le turbolenze che si trovano nell’atmosfera. i nuovi cittadini a cervello di bronzo dello Stato Cellulare. formidabilmente accresciute dall’apporto colossale che gli donarono le nuove scoperte scientifiche. ci si inquietò profondamente per le cause sconosciute di una simile caduta. dettagliatamente regolati per la caccia genere falcone. All’arresto. l’apparecchio perdere la propria posizione di equilibrio e ricadere pesantemente al suolo. presi da vitelli. con la maggior parte dei suoi organi principali rimpiazzati da degli organi impiantati. catturare questa preda. Non rassomigliava in niente alle grossolane intelaiature di tela e di legno che si utilizzavano qualche centinaia di anni prima alle origini dell’aviazione. nelle concezioni più folli. l’uomo era già in possesso di tutte le scoperte meccaniche che fecero la gloria del mondo scientifico. ma era ancora sottomesso a tutte le tradizioni del pensiero preistorico. dotato di movimenti riflessi dal suo costruttore. che sembravano nati sull’aeroplano e non poter vivere che su di lui. provocavano in tempo utile nei più piccoli organi della bestia. una bestia infinitamente docile. Questa caccia fu rattristata dalla caduta sfortunata che fece l’aviatore 671-98 che. si elevò all’altezza dell’ala destra. che terminò circa verso l’anno 2000. Non ho bisogno di dirvi che. dal giorno dopo. si rimise il motore in marcia. improvvisamente. modificavano la direzione. . si poté pensare che l’umanità avrebbe ruzzolato agli abissi della follia. poi ricadde al suolo. erano abbandonati in aria. qualche riparazione fu sufficiente per rimetterlo a posto e il meccanico 15-20 volle subito collaudarlo. dei simili riflessi. dovevano. di un genere assolutamente sconosciuto fino ad allora. trascorsero diversi anni di una età intermedia infinitamente curiosa. assai certamente. più spesso. Piccoli monoplani liberi. una volta ancora la zampa destra. e non ne uscì che molto sfigurato. Si esaminarono subito al microscopio le ali dell’uccello. riflettevano la preda da catturare. con un movimento secco. E. una delle ruote montate sulla forcella che servivano da zampe all’uccello. si vide nettamente una delle ruote sollevarsi all’altezza dell’ala destra. Infatti. Tra quelle folli avventure che contrassegnarono la decadenza del mondo scientifico antico. sfortunatamente. con la Tempesta magnetica.cittadini dello Stato Cellulare. molti cervelli. e. e il regno definitivo della Scienza Assoluta. senza che neanche l’aviatore dovesse preoccuparsene. cadde bruscamente da un altezza di 3000 metri. con la quale ogni incidente era rigorosamente impossibile. nel modo dei falconi. se la prodigiosa invenzione dei Dodici Vegliardi non fosse giunta a porre un termine a quei profluvi irreggimentando e disciplinando. sull’uccello artificiale. Tutto questo non offrì nulla di preciso. aveva organizzato una caccia aerea concepita a imitazione delle cacce al falcone che si tenevano nella preistoria. raffiguranti gli uccelli. all’epoca. L’uccello artificiale era. Tra l’epoca primitiva dell’umanità. i movimenti riflessi voluti.

fornito un utile alimento a quelle forze inutilizzate dello spirito umano. a quell’epoca. avessero potuto trasformarsi adattandosi all’ambiente. per esempio. che ci si trovava in presenza di un curioso caso di mimetismo. ma nessuna fino ad allora aveva potuto dare una risposta soddisfacente. L’amore industriale Fu solamente verso la metà del XX° secolo che si finì per intravedere ciò che potesse essere l’Amore. quando era l’amante. si era consacrato al suo sviluppo. comportava talvolt. doveva succedere l’amore dell’uomo civilizzato per le proprie creazioni industriali. tutti i dispiaceri. da tanti anni. che si trattava solo di un oscuro istinto primitivo che attendeva. Perché allo stesso modo un uomo. colossalmente ingranditi. I grandi industriali si consacrarono interamente alle loro opere e non tardarono a ritrovare. L’aveva conosciuta molto piccola. interamente imbevuti dalle assurde teorie evoluzioniste e la generazione spontanea appariva un semplice non senso. e certe follie del passato divennero presto le cose più lucide. Fu un sollievo quando si comprese. fin dall’origine del mondo. del resto vantaggiosamente. a rinunciare alle più nobili speranze. che un uomo amasse sinceramente e profondamente due donne alla volta. le abilità e le astuzie impiegate correntemente dalla donna? Tutto nell’amore primitivo era veramente assurdo e sproporzionato. Gli avversari più celebri di quell’epoca portavano i due maggiori nomi di Francia: furono il cavaliere Bloch di Lille e il principe Weill di Giovanna d’Arco. Ci si ingegnò dunque. aveva legittimamente preoccupato tutti i pensatori e tutti gli psicologi. Si erano visti generali amare la gloria prima di ogni cosa. la cui concorrenza minacciava gravemente i Filamenti grassi. tutta la piccolezza delle passioni sessuali tra uomini e donne. i accordo con il loro colore identico a quello delle ali dell’uccello artificiale. Il secondo era l’abile proprietario de l’English Filament company. per svilupparsi normalmente. e si intuiva che c’era in questo un’energia colossale inutilizzata o mal diretta. tutte le gioie amorose. Il primo dirigeva. l’amore smodato del sacrificio. a spiegare come antichi afidi. allorché un marito non ammetteva quella di un amante? I grandi eventi militari avevano. l’apparizione del mondo scientifico. ma i risultati che perseguiva erano tuttavia degni di allettare un uomo civilizzato. qualche anno più tardi. Non si trattava più. ora. Poteva di certo succedere. Cosa significava l’assurda gelosia antica. quando la cosa era scoperta. XXVIII. e la passione amorosa oltrepassò presto di molto il semplice amore di lucro. ma lei cominciava a essere un po’ vecchia quando nacque la Fatty Filament. e che comportavano inutilmente il sacrificio di un gran numero di vite umane. Non si dubito affatto a quel tempo dei prodigiosi sconvolgimenti che avrebbero rovesciato quell’umanità di transizione. i più grandi uomini non esitavano a rovinare tutta la loro vita. anch’esso dei sacrifici umani. di guadagnare denaro se questo non era fatto per rendere una fabbrica più bella e più prospera. era utilizzato più di ogni altro nel paese. l’amore antico scomparve dunque quasi interamente dalle classi elevate del paese. quel prodotto nuovo che. ma non ne si poteva negare la forza. l’aveva formata pezzo per pezzo. in ragione di recenti scoperte. l’orgoglio personale inaccettabile degli uomini di fronte alle donne. per l’opera che aveva concepito e alla quale consacrava tutta la propria vita. Si avvertiva. il triste alcolismo e le droghe di una volta. dove rimpiazzò. occorre dirlo. tutti i trionfi o tutte le delusioni dell’amore primitivo. La storia di questi due grandi industriali alimentò le cronache per tanti anni. delle fabbriche colossali e degli affari giganteschi. che si alimentavano con limature di ferro e che vivevano sulle ali degli aeroplani. i raggiri. non si ritrovò più che nel popolo bassissimo. senza questa spiegazione industriale? Come giustificare ugualmente la seduzione che potevano esercitare su dei cervelli maschili ben organizzati. ricorrere volentieri a tutti i sotterfugi per riuscirci e non esitare a sacrificare all’occorrenza la loro propria vita. ammetteva l’esistenza di un marito. indegni di una civiltà più avanzata. nella lotta feroce delle industrie. tutta l’assurdità. Per la minima inclinazione. la colossale fabbrica di Filamentigrassi. si era ancora. Questa questione. solo una bassa debolezza fisica. con l’apparizione e la decadenza delle macchine viventi. verso la metà del XX° secolo. Si sostenne anche. con i progressi della civiltà. L’amore industriale. . Ma bisogna riconoscere che quelli erano dei giochi barbari. All’amore della donna. Il cavaliere Bloch aveva un grande affetto per la propria fabbrica.Mi occorre dirvi che ci si perse in congetture sulla natura di quegli afidi. non si era molto contenti di lui. Progressivamente. meglio che si poté. consacrare tutti i loro sforzi ad ottenere una vittoria. è vero. in fondo.

arrampicandosi alle pareti delle loro cisterne. fosforo e metalli catalizzatori. Occorre ricordare che la Fatty. filtrava come una sorta di sudore oleoso che colava a torrente senza che fosse possibile chiarirne esattamente l’origine. o calmare con del bromuro e del cloroformio. Si compiaceva di essere in possesso della Fatty. così celebre. per raffreddamento. l’assassinio industriale. tutto ciò che costituiva la vita dovesse provenire dal cielo. e diventasse in quel preciso punto molto più forte. ossigeno. non si era mai arrivati fino ad attribuire alla materia una vita autentica analoga alla vita delle piante e degli animali. L’aveva acquisita da un Inglese che era partito per il Giappone con una giovane compagnia di sottomarini in formazione. il capofabbrica H. infine. Bisognava riconoscere. per esempio. rovinato. le piante e gli animali. constatò che in effetti si stavano verificando strani disordini. rompendo interamente i loro organi principali. di quale strana e sconosciuta vita fosse animato il metallo. Gli ingegneri. XXIX. G. erano evasi e rimanevano accumulati contro la grande porta della fabbrica. Non si ignorava inoltre come una sbarra di ferro. G. La cellula più primitiva è già un edificio complesso. Segretamente. contemplavano quegli strani fenomeni. Di certo nulla. dobbiamo ricercarne le origini sempre più lontano. in silenzio. C’erano tuttavia inspiegabili perdite nelle trasmissioni delle forze e. Al di sotto di essa si è creduto di vedere il batteriofago. con del carbonato di sodio. che distrusse malignamente la sua povera vecchia fabbrica che non amava e le cui opere buone gli erano di peso per venire a impiegarsi come semplice operaio nella Fatty che amava. dopo aver ricevuto un colpo o subito una brusca dilatazione in un punto qualunque. favorì la fabbrica concorrente. poi della materia in fusione. Ma se consideriamo la vita come sprigionante unicamente dalle proprietà fisico-chimiche di certi corpi: carbonio. come lo stagno o il platino. si era messo con la Fatty Filament quando lei era in piena fioritura. zolfo. Il principe Weill non vedeva nella sua impresa altra cosa che la facciata. dalle dinamo bloccate. affaticare oltre misura. non gli appartenne mai. e ci si domandava con angoscia se nuove e inquietanti scoperte non sarebbero state fatte in questo campo. il dramma tragico che terminò tutto questo affare: il suicidio morale del cavalier Bloch. proprio come un osso rotto nel corpo umano diviene più resistente lì dove si rinsalda. poiché la sua influenza basta a modificare i caratteri ereditari dei microbi. e l’elettricità non diventava aria fritta. come lo si poteva avvelenare. quell’autentico universo infinitamente piccolo. infine. 28.Il principe Weill. ma non aveva per lei quell’affetto che invece donano una lunga vita comune e il ricordo di anni difficili passati insieme. la cui intera fabbrica si trovò distrutta un giorno da un innominabile sabotaggio dovuto alla gelosia? Questi sono avvenimenti le cui multiple contraddizioni amorose stuzzicarono i romanzieri di appendice dell’epoca e che mi limito a registrare. Certi torni automatici si erano fermati improvvisamente in pieno lavoro. Fu allora che il cavaliere Bloch. autentico parassita del microbo. idrogeno. Dei sali. Bisogna evocare. Tuttavia. 28. umiliato. distorcendo i loro comandi in tutti i sensi. un essere ancora più primitivo ma vivente. e questo fa sufficientemente pensare che la vita come noi la conosciamo preesisteva nei minerali. concordava con le affermazioni di H. fu ben contento di ritrovare la sua vecchia Filamenti grassi. e che il cavaliere Bloch. La rivolta delle macchine Il 3 intercalare del primo periodo scientifico. 28 penetrò come una raffica di vento nell’ufficio del suo principale di fabbrica urlando: “Operaio! operaio! venga veloce l’elettricità diventa come aria fritta. nella sezione dei torni automatici. ma capace tuttavia di assicurare ancora con devozione il suo sostentamento. è da questa materia primitiva che sono usciti più tardi. divenne di nascosto uno dei principali clienti e fece per lei le peggiori follie. nella realtà. che dalla formazione del globo. l’aspetto giovane e vivace della Fatty Filament. cominciò a commettere errori inspiegabili. la terra non era che una massa gassosa. Inizialmente. impoverita. stimolare. G. riparasse la propria sostanza. senza che l’intervento di alcuna forza esterna avesse potuto giustificare simili deformazioni del metallo. fin nella costituzione stessa dell’atomo elementare. Sapevano. infatti. del principe Weill. le cui modificazioni di movimenti . questo modo ossequioso di indirizzarsi al padrone della fabbrica mostrava esaustivamente quale fosse lo stato di agitazione di H.” Dati i costumi del tempo. così giustamente ammirata da tutti come un bel cavallo da corsa. Il principale della fabbrica lo seguì immediatamente nelle officine e lì. sedotto dai nuovi procedimenti. infatti. malgrado tutte le sue iniziative. bissata per sua colpa. già da tanti anni.

specificamente lavorati. pezzetti di stagno germogliavano nel ferro e particelle d’oro furono osservate nei coperchi delle scatolette di sardine. non conosce altre differenze tra i corpi che quelle del numero dei suoi elettroni che gravitano attorno a un nucleo centrale. durante tutta la giornata. Penetrando nella sala di guardia. come uno sciopero generale. delle cavità in altri. in certi casi. è l’oscura relazione che unisce. anticipatore della rivolta definitiva. tutto rientrò nella calma. Il 4 intercalare. nei gesti. qualche cosa come dei vizi. che si misero a parlare. i movimenti delle nuvole. altre furono colpite dal male di Pott. dei mari o delle foreste e quelli del nostro pensiero fluttuante e diverso? Queste semplici constatazioni erano state rinforzate. La trasmissione continua delle correnti elettriche e la propagazione di onde hertziane avevano provvisto quei metalli ultramoderni di qualità ancora più curiose. e che. delle trasmutazioni di metallo che avrebbero incantato gli alchimisti del passato. e si notò che questa direzione era sempre quella. che erano impiegati per la loro costruzione. propriamente parlando. non è evidente che ciò che crea. i blocchi di materia. attraverso dei secoli. era stato osservato che certi acciai. tenuti in serbo al seguito di operazioni e che si utilizzavano giornalmente per degli impianti animali in caso di sostituzione di un organo malato. perché si temeva ogni giorno che quel cattivo esempio fosse seguito dalle macchine di altre fabbriche. si potrebbe dire. nella fabbrica. contorsero le loro braccia. rotolava lentamente ma con agilità. a camminare e a fuggire in tutte le direzioni. Quanto alla materia. di fianco ai cancelli. con infinite precauzioni. si circondarono le macchine di una rete di fili destinati a fermare e a dirigere tutte le influenze dal di fuori e. La vita. trasformazioni molecolari della materia. compiendone un abuso che non tardava a influire sul loro proprio organismo. galvanizzarono infatti tutte le membra di riserva. che avanzava come del metallo in fusione. verso l’oceano glaciale. essendo stata per sbaglio aumentata la tensione della corrente. collassarono e. Altre macchine sembravano dotate di mobilità. Si dovette. In ragione di curiose affinità.planetari bastano a creare o assorbire energia. bisognò dominarla per mezzo del gel artificiale e spedirla poi. erano divenuti sorte di organismi davvero nuovi. vere malattie volontarie che si producevano nelle macchine. Per un momento. Quegli spostamenti erano dovuti. per lunghi anni. non si trattava più. vicino alla fabbrica. e si circondarono i pezzi principali dei torni automatici di tamponi imbevuti di cloroformio. Fu presto. si osservarono inquietanti spostamenti di materia: delle protuberanze si producevano su certi punti della superficie. Certe parti di acciaio si trasformavano a poco a poco in bronzo. Ci furono anche macchine la cui salute fu interamente rovinata dall’abuso d’acqua di sapone di cui ci si serviva per attenuare le frizioni nella fabbrica. Di certo. Le piante industriali . ma non era questa già in potenza nei movimenti. di certo non della cantina. Si avvertiva tuttavia che un lavoro sordo e ansioso si preparava in tutta la fabbrica. Quel deposito conteneva incalcolabili ricchezze: teste. improvvisamente tutte le macchine volarono in frantumi come del vetro. il fascino penetrante delle descrizioni che i poeti ci offrono della natura. evidentemente. Certe macchine divennero come atassiche. quando si trovavano in prossimità di certe sostanze chimiche a loro gradite. per qualche anno ancora. XXX. intestini. rinforzati. I metalli. Quella fu una delle più grandi inquietudini di quell’epoca agitata. come una rivolta della materia infine liberata. Erano state anche osservate. Innegabilmente un lavoro molecolare si compiva in questa o quella direzione. capaci di generare fenomeni fino ad allora imprevisti. stesse per essere distrutta dai blocchi di materia in movimento. cuori umani. negli ultimi tempi. si assistette di nuovo con terrore a quel pericoloso spostamento della materia che. da curiose osservazioni condotte su delle macchine perfezionate. si credette che il Deposito dei membri umani. immergere la fabbrica in dei vapori di iodoformio. di alcoolismo o di tubercolosi. per il nostro spirito. come palle. ricoperti da numerose materie chimiche. identici a quelli che decimavano un tempo la classe operaia. della materia inerte trascinata dai turbinii dell’acqua o del vento? E se possiamo pensare che tutto il sistema solare è solo una grandiosa imitazione del mondo atomico. un autentico panico. Ci furono infine. a una lavoro interno del metallo. braccia. ma dei serbatoi contenenti dei prodotti chimici. come nel caso del cancro o del fibroma. meraviglioso alchimista. ma di tare sicuramente analoghe. per mezzo di chiatte. Occorsero due o tre giorni per riprendere in mano la situazione e per riportare al deposito tutti quegli organi sparpagliati le cui passeggiate folli e fantasiose seminarono il terrore in tutta la città. Misure speciali furono prese a proposito: si praticò l’oscurantismo in campo meccanico. caricati di elettricità. ma tuttavia senza perdere le sue qualità di resistenza. in special modo nelle donne. si appropriavano di particelle a distanza.

analoghi per molti versi al cervello. composte di tronchi adattati. delle foglie e basta. In francese des mouvements effectués: l’espressione si può tradurre sia come “dalle tradizioni”. Solo le radici e i fusti sussistevano tra il suolo e le macchine. Furono presto autentici organi. e fu uno spettacolo infinitamente ripugnante quello di queste piante. poco a poco. frutti capaci di nutrire l’uomo in modo sostanzioso o delizioso. descritta una volta da Darwin e che si nutriva di insetti che catturava per assorbirne la sostanza. ci si era resi conto dell’immensa superiorità industriale dei vegetali che. un altro ancora. che l’uomo non fosse il signore unico della creazione. riversata sulle tavole di manipolazione. Pawlowski compie un gioco di parole parlando di radici delle piante ma facendo 19 . gettando fuori qualche radice. assicurava una fecondità eccezionale ai fusti vegetali di cui l’altra estremità conduceva direttamente alle sale di ricezione delle merci. trasformata. che si cominciò a capire tutta la portata profonda che potevano avere simili rimpianti. crudeli. si assistette a una autentico rigoglio delle piante industriali. dei gatti e dei conigli. Cosicché si produsse rapidamente nel mondo scientifico una violenta reazione contro la chimica industriale tradizionale e si iniziò a studiare con fervore il meccanismo oltre a tutto ingegnoso della vita vegetale. Quale sapiente. Delle foreste. germogliando in un terreno qualunque. divenute carnivore. paste alimentari. i prodotti chimici non gli bastarono più. vili. Fu un’epoca di superproduzione intensa. con l’aiuto del progresso. furono assai differenziate dalle piante antiche. Da sole. mantenute in uno stato di eccitazione. le sensazioni furono trasmesse dalle radici. campi di vegetali i cui soli fusti erano conservati. sottili profumi. divenute voraci. non era infinitamente più abile che sforzarsi invano di contraffarla? Presto. quelle nuove piante. Le radici persero a poco a poco le loro funzioni di alimentazione. In origine si realizzarono in questo modo autentiche meraviglie. saggiamente adattate. un gambo. Catturare la vita poiché non la si poteva riprodurre. arrivavano. Si ebbero così profumi in quantità. Senza dubbio. a produrre i materiali più complessi dell’universo. le piante e le cose dovessero rappresentare una parte importante nella vita generale dell’universo. le piante realizzavano quelle inverosimili trasmutazioni di un corpo semplice in un altro. Qualche ora bastava perché la materia da trasmutare fosse incorporata nel suolo. riflettendoci più attentamente. sviluppandosi. colori. le piante avevano ancora più importanza dei laboratori scientifici meglio organizzati. svilupparono sulla superficie delle loro foglie dei tentacoli analoghi a quelli del drosera rotondifolia. Come in passato. creavano della materia vivente lì dove non gli erano stati forniti che corpi inerti. Ma le loro opinioni estetiche non avevano alcun valore in quell’epoca industriale. per così dire. sia più letteralmente come “dai movimenti effettuati”. senza meccanismi ingegnosi o complicati. Il terreno profondamente modificato da prodotti chimici. impacchettata e spedita ai quattro angoli dell’universo. che i filosofi. un altro. produceva gli effetti più inattesi. private delle gioie della riproduzione. solo a titolo d’esempio. richiamando a suo aiuto tutte le risorse della scienza. rassomigliarono a quegli animali i cui allevatori sviluppavano un tempo una o l’altra parte utile per l’alimentazione e che assumevano presto degli aspetti mostruosi. Un semplice seme. e non si fece che ridere dei loro rammarichi. gli alchimisti o i sapienti dei tempi passati avevano solo sognato. a mezzo di processi invisibili e senza dubbio di una sconcertante semplicità. profondamente modificate e capaci di riprodurre all’ingrosso i fenomeni che la natura aveva fino ad allora realizzato. poteva ricavare le materie coloranti più ricche. in base alla natura particolare della pianta. così adattate a nuove funzioni. senza limiti. prodotti chimici di ogni specie. quando le piante adattate persero poco a poco il ricordo del loro stato primitivo. Le piante industrializzate. senza fabbriche colossali. Fu soltanto qualche anno più tardi. interamente asservite ai bisogni della produzione. certi vegliardi del tempo passato si erano rammaricati di quella trasformazione della natura che sopprimeva definitivamente dalla superficie della terra tutto ciò che ne rappresentava un tempo la grazia e la bellezza. ma che gli animali. Si dovette nutrirle con dei cani. aspirata dai fusti. ma senza che fosse possibile tuttavia ritrovare nella pianta i nervi o i muscoli dell’animale. dai gesti passati19. A volte quei tentacoli furono enormi. quale mago. dalle correnti termiche o magnetiche. che si formarono sotto terra. presero l’aspetto di officine immense. Si videro così delle fabbriche agricole istallarsi su delle superfici considerevoli di terreno. un grano. A poco a poco. Nei primi tempi di questa modificazione industriale dei campi e delle foreste. divennero maligne. Esse svilupparono soltanto in modo straordinario la sensibilità antica delle loro estremità. Dallo stesso terreno. esse fissavano del carbonio lì dove il suolo non gli aveva offerto che dell’acido carbonico.Fu dopo la rivolta delle macchine che si cominciò a capire. che disprezzarono l’antico e dolce nutrimento del suolo. nel modo più semplice del mondo. Già. Senza ricorrere a degli apparecchi complicati. avrebbe realizzato tali prodigi con altrettanta semplicità? Dal punto di vista chimico. e le esigenze delle piante. insomma.

come si credeva una volta. Di certo. Era anche stato osservato. che. tossine pericolose o frammenti di animali mal digeriti. e che quelle manifestazioni molto semplici di bipartizione erano loro più facilmente sensibili piuttosto che ai loro padroni. per essere state private dei loro fiori. sfuggendo o ricercando la luce. decorando di barbare screziature le macchine che le imprigionavano. e si intravide la vera causa di quella degenerazione che avevano profetizzato gli ostinati vegliardi di una volta. dai suoi primi balbettamenti. il soggetto ipnotizzato. Le piante morirono di bruttezza. Era. Private di quegli ornamenti che la natura. La sua parola era stata messa in dubbio. meglio che gli uomini. discernevano perfettamente le emanazioni spettrali sparse nell’universo. un gatto era stato visto uscire dal fienile. Non erano più. ma verso gli animali superiori per realizzare la cattura assai desiderata dell’inimitabile Vita. con i progressi della scienza. La caccia ai fantasmi Il fallimento delle piante industriali non scoraggiò i sapienti del Grande Laboratorio Centrale. non più verso gli esseri inferiori. si mostravano più chiaroveggenti degli uomini intelligenti. passeggiando nella campagna con un’amica che non era affatto dotata di seconda percezione. accingersi ad attraversare la strada libera e fermarsi improvvisamente nel momento in cui aveva incontrato il fantasma del cane che veniva incontro nel suo tragitto. XXXI. aveva giudicato indispensabili. Si tentò allora di consolarle dipingendo sui muri delle fabbriche dei fiori brillanti. . e le estremità radicolari si trasformarono presto in piccoli funghi sensibili. isolati e inutili. erano stati registrati curiosi fenomeni dovuti alla creazione del doppio spettrale che emanava dal soggetto ipnotizzato. di infestare delle case o dei castelli abbandonati. si era arruffato. In quell’epoca lontana. e. Si era rivelata anche al momento delle prime ricerche ipnotiche effettuate nei tempi barbari. aveva dichiarato di vedere un fantasma di cane camminare davanti a loro. fin dal principio. comportò a poco a poco la rovina delle piante mal centralizzate. soffiato vistosamente. In questo caso si è scelto di lasciare una traduzione quasi letterale. gettato nel panico. diveniva assolutamente inintelligente. quella bellezza che rappresentava in passato tutta la loro forza. al posto di permettergli di rovesciare i mobili. esse morirono. una a una. per sovreccitare la loro attività. aveva provato che in quel campo gli animali. ragionando ormai solo a tre dimensioni. Improvvisamente. Le piante industriali produssero presto soltanto delle materie infami. i fantasmi erano stati ricollocati al loro vero posto. passando davanti una fattoria. Questa quarta dimensione si era rivelata all’umanità. fino al momento in cui. la cui ambizione era insaziabile. era rientrato a tutta velocità nel fienile da dove era uscito. con il funzionamento dell’intelligenza. fin dal principio. nel momento di quelle bipartizioni. degli esseri malvagi. ma fu soltanto un tentativo inutile e presto tutte le piante industriali morirono. Al posto di lasciare i fantasmi impaurire inutilmente degli spiriti timorosi. gli animali. rappresentando la quarta dimensione. incespicando stupidamente contro le pietre del terreno. era già stata constatata la biforcazione della personalità. poiché si fa poi riferimento ai nervi e ai muscoli. adoperandosi ad ogni sorta di lavori riferimento alle radici culturali. spostandosi spesso per grandi distanze attraverso il suolo. e anche questa espressione segue lo stesso andamento. Già le ricerche concernenti la quarta dimensione sembravano provare che i diversi corpi degli esseri viventi si componevano di tre dimensioni esterne e di una sorta di quarta dimensione che completava la loro struttura intima. connesso a lui da un semplice cordone di materia imponderabile. comunque così economa. Dal giorno in cui si comprese tutta l’utilità che c’era per le nuove fabbriche di appropriarsi di quel fluido vitale perduto qui e lì sotto la forma di fantasmi inutili. non avendo più. che governano appunto radici e movimenti. la sola giustificazione possibile che si potesse dare dell’irriducibile differenza che si osservava dalle prime età del mondo tra gli oggetti inanimati e gli esseri viventi. ci si animò di ricorrere agli animali per rintracciare e catturare queste forze erranti. Così dunque. mentre i fenomeni della coscienza si localizzavano nel doppio. facenti parte della loro personalità e di conseguenza sottomessi alla loro iniziativa o alla loro subcoscienza. Si citava anche l’aneddoto di quella dama chiaroveggente che. extraterrestri e misteriosi. dotati prima di tutto di istinto.Quella sensibilità primitiva. Qualche osservazione abilmente compiuta. mantenendosi a sé stante. Si sforzarono soltanto di dirigere le loro ricerche in un modo più abile e di indirizzarsi. aveva sporto le unghie. sviluppandosi. ma semplici emanazioni di persone viventi. insomma.

Emananti da individualità eccezionali non potevano piegarsi a una disciplina sociale. tutti i fantasmi. creazione più razionale e che provocò nel mondo scientifico una viva e legittima curiosità. artisti del sogno per secoli. ci si ingegnò di prepararlo nel modo più meraviglioso. per bipartizione. per qualche anno. balene. in osservazione. Quel corpo era. salvo per caso: si dividono indefinitamente. e la vita industriale. per il futuro superuomo. Figli dell’immaginazione e non della scienza. solo un semplice strumento di lavoro. A poco a poco. contenenti. cani. come esca. talvolta anche terrificante. non producevano alcun lavoro utile. davano al corpo la sua apparenza terrestre. sfuggivano all’ordine e al ragionamento. A ben vedere. non esiste mai. propriamente parlando. Perseguendo lo studio assiduo del corpo umano. potevano vivere solo in totale indipendenza. bisognò constatare il fallimento definitivo dei quel nuovo tentativo. di due specie di cellule molto diverse: le une. Si sistemarono. come si crede. XXXII. Al contrario. La fabbricazione e l’educazione dei superuomini non ebbero tuttavia nulla di particolarmente strano in un secolo in cui la tecnica chirurgica aveva raggiunto i limiti estremi della perfezione. attentamente etichettate. disperati. ma a poco a poco. uccelli. di madre né di bambino. Quando si tratta di formare un individuo nuovo.assurdi. Quanto al corpo. perseguì con calma le sue nuove ricerche verso lo sconosciuto razionale. una forma plastica indispensabile. delle cellule destinate a generare più tardi il corpo dei superuomini su leoni. consacrate alla riproduzione della specie. da diversi secoli. . un germe vitale a quattro dimensioni e ci si serviva di numerosi cani chiaroveggenti. acquisire della progenie e dell’esperienza. si pensò che la vita fosse stata definitivamente sottomessa agli ordini della scienza e che i fantasmi imprigionati fossero costretti ad animare le macchine a tre dimensioni in cui le si relegava come in gabbie di carne. Inizialmente. rozzamente ma sufficientemente. i diversi organi del corpo umano. urlanti. immortali. così le cellule di riproduzione che sono gli ovuli non muoiono mai. un po’ ovunque. per le funzioni che doveva soddisfare. le altre. è soltanto un semplice ornamento temporaneo. Gli occorreva. ma una semplice bipartizione. per agire. le cellule di riproduzione ci interessano poiché sono immortali. Ci si limitò perciò a imprigionarli per sempre in corpi semplici. sbarazzata di quegli elementi di disturbo. Dopo aver isolato le cellule di riproduzione di qualche bel campione della razza. per lunghi anni. in questi animali primitivi. Del resto. impiantandole successivamente su degli individui di ogni specie: su degli esseri umani o su degli animali. certi filosofi. È su questo principio molto semplice che si fonda la costruzione dei superuomini. Come. Furono anche impiantate. Il corpo non ha dunque. poeti o sapienti. ci si accontentò di educarle. Con questo procedimento. indicando agli umani il possibile al di là dello spazio e del tempo. la vita delle cellule immortali non era altro che quella delle amebe che si riproducono perpetuamente. mortali e deteriorabili. infatti. ma subalterna. trasmettere i caratteri e i perfezionamenti della razza. si agì così come si faceva con gli scolari di una volta. furono catturati nelle officine pubbliche. relegati in macchine che imitavano. si accontentano solamente di sacrificare qualcuna tra loro per la formazione transitoria e plastica del corpo mortale di un nuovo individuo. vivono tanto quanto la razza che perpetuano. dove esse potessero completare la loro istruzione. e che durò per diversi mesi. Fu allora una battuta di caccia drammatica. ci si limitò più semplicemente a sistemare le cellule di produzione dei futuri superuomini in corpi differenti. I fantasmi imprigionati non operavano più. si erano dilettati ad annunciare l’arrivo sulla terra di questi esseri meravigliosi. poiché conservano e collezionano esse stesse senza dover. Al posto di preoccuparsi del corpo intero dello scolaro. i fantasmi non potevano essere degli artigiani del reale. per spingere i fantasmi verso queste trappole. alcuna importanza definitiva. e la loro famosa poetica aveva preceduto il mormorio che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale rovesciarono attorno ai loro prodotti nuovi e superumani. e il cui valore dipendeva unicamente dal valore della cellula centrale di riproduzione che vi era stata incorporata. la fantasia e la libertà delle età scomparse. ci si sforzò di catturarli per mettere le loro forze vitali al servizio della scienza. attrezzandolo. che erano collocati successivamente in diverse scuole preparatorie. in realtà. nell’essere umano. I superuomini Accadde naturalmente che le ricerche industriali effettuate per catturare la vita preparassero l’apparizione dei primi superuomini. delle trappole speciali a tre dimensioni. si era deciso che quello si componeva. analoghi ai cani da caccia di una volta.

Quando. Per supportare quell’insieme meccanico formidabile. Fin dalle età più remote. Tutto ciò non sarebbe stato del resto che un avvenimento senza grande importanza nella storia del mondo. il buon senso e la bontà. mostruosi. di voler far beneficiare i superuomini di tutti quei vantaggi e si complicò l’impianto animale di impianti meccanici ancora più ingombranti. così certe persone considerarono interessante aumentare indefinitamente le proprie forze vitali. poiché l’istinto collettivo di conservazione sociale aveva rimpiazzato. gli sfortunati furono sovraccaricati di tutte le ultime invenzioni della scienza. La congiura delle larve Quando il muro di fondo del Grande Laboratorio Centrale cominciò a spostarsi lentamente con agilità per andare a ingolfarsi nella porta che dava sulla grande biblioteca dell’istituto. su un quadro centrale di distribuzione. nascosero. tutte le conoscenze umane. Forse non ho bisogno di dirlo: si ebbe premura. dei 12 e dei 24 cilindri. agli occhi di tutti. un operatore di telegrafia senza fili si inchiodava con tutte le sue forze al suo apparecchio per chiamare soccorsi. se quell’anno stesso non si fosse constatata. Come si erano visti in passato degli automobilisti adottare successivamente dei 6. lungi dall’essere uno strumento indipendente dal suo corpo. di vivisezione infame. ma il potere dei sapienti del Grande Laboratorio Centrale era tale. delle braccia o delle gambe supplementari di ricambio per la marcia normale o l’alpinismo. aumentarne la potenza. praticato in modo così frequente durante tutto il periodo scientifico. Allo stesso modo. da tanto tempo. quell’accrescimento artificiale del corpo fu ormai solo un gioco. da soli. nel mondo meccanizzato dalla scienza. si sentiva impacciato quando gli occorreva ricorrere alla marcia a piedi. Quelli divennero presto degli esseri difformi. che. inventati dal loro orgoglio e che ignoravano la bellezza. e l’istinto della conservazione lo spingeva a conservare il maggior tempo possibile presso di sé quell’ampliamento di forza. che gli uomini avevano capito con quale facilità essi potessero completare i propri corpi. quel gioco comportò talvolta qualche esagerazione. invece che mollare il volante o le leve. I sapienti non osarono confessare la loro disfatta. di odio irriducibile della bellezza generata dalla scienza. l’umanità sapiente aveva saputo stabilire una distinzione fondamentale tra la direzione generale del corpo e il corpo stesso. repertori enciclopedici che riunivano. che portavano su di sé degli apparecchi di telegrafia telepatica. vi si manteneva con forza. per la sicurezza pubblica. la scomparsa di una ragazzina di grande bellezza. quell’accrescimento del suo essere in presenza del pericolo. Questa sparizione restò delle più misteriose: si parlò di vendetta. Era stato ugualmente osservato che l’automobilista o l’aviatore. sprovvisti di ogni bellezza plastica e che si dovette immobilizzare. multipodi. non nascondeva il suo disprezzo per i sapienti del Grande Laboratorio Centrale e che viveva risolutamente una vita fatta interamente di grazia e di eleganza. l’automobile o l’aeroplano non ne era che il prolungamento. i superuomini furono presto delle sorte di elefanti umani. le idee sulla materia e sull’evoluzione erano profondamente modificate. che. senza violare in alcun modo le regole naturali. automobile o aeroplano. e si ricercarono subito le cause di quel curioso fenomeno.D’altronde. nelle vaste sale del Museo Centrale. l’abitudine era per lui persa. Sentiva. con l’appoggio dello snobismo. le cellule di produzione dei superuomini furono infine impiantate in corpi in pieno sviluppo. a quell’epoca. dopo qualche chilometro di tragitto. l’antico istinto che portava l’uomo a non fare assegnamento più su nulla se non sulle sue sole forze naturali in caso di pericolo. dopo anni di educazione. in caso di naufragio. si capì che qualcosa di anormale era appena accaduto nel mondo scientifico. era stato ammesso che il pregiudizio antico che faceva dell’evoluzione un modello inimitabile era evidentemente privo di ogni . a delle addizioni di membri innumerevoli. Da tanti anni. degli 8. Un ciclista. aggiungerne nuovi membri meccanici. Si videro spesso gli uomini di allora avere grazie ad impianti quattro polmoni o tre cuori. barcollava e si trovava disorientato senza lo strumento di marcia che gli era divenuto indispensabile. in caso di pericolo. una doppia accensione nervosa. al momento della loro creazione. macchine calcolatrici. si fece ricorso a degli impianti multipli. infatti. Con l’impianto animale. in opposizione con le preoccupazioni dell’epoca. dalla creazione stessa di quegli strumenti primitivi che erano chiamati bicicletta. quegli esseri mostruosi. nei dintorni del Grande Laboratorio Centrale. da tanto tempo. XXXIII. che l’affare fu classificato tra le leggende e non ebbe mai altro seguito.

improvvisando attorno a sé degli esseri frettolosamente costruiti e mal concepiti. la terra socchiudersi. aveva solo intravisto. abbiano preferito assai spesso rimanere in quello stato piuttosto che tentare uno sforzo che avrebbe potuto sollevarli. e i prodotti mostruosi di quelle larve. la dissociazione della materia non è dunque una diminuzione. indegne all’uomo. Si vide. Si ricordava anche. Ci furono dei monumenti pubblici che si misero ad agitarsi. Si poté per un momento temere che quel movimento di organizzazione coinvolgesse tutta la materia e rovesciasse il mondo. ma anzi uno sforzo che la materia compie verso l’idea per tornare all’individualismo superiore. movimenti bizzarri di oggetti materiali che non si poté spiegare. tutte le possibilità immaginabili. dopo essersi arricchita delle molteplici esperienze della associazione. secondo la materia. naturalmente. tra gli atomi elementari.fondamento. una specializzazione che diminuisce l’universale attività primitiva. di interessarsi agli organismi complessi. È dalla legge del minimo sforzo che il lavoro della materia fu sempre diretto. fuggirono attraverso i muri. ma. di mettere in primo piano e di liberare come si addiceva l’atomo elementare che conteneva in germe tutte le forze conosciute. e si sforzarono. È ciò che fa sì che degli esseri molto sfortunati. La natura. L’associazione in corpi organizzati è. proprio come esisteva all’origine dei mondi. Si temette di disturbare di nuovo quelle riserve formidabili di . a gemere così come dei veri esseri viventi. cessarono. Quell’atomo elementare. quando era ancora una semplice particella della nebulosa. La storia della società ci dimostra infatti che in ogni tempo l’uomo si è sforzato. piuttosto che tentare da sé lo sforzo necessario. al contrario. come ai tempi delle leggende antiche più terrificanti. fu sempre il minimo sforzo e il minimo pericolo che essi cercarono di realizzare. quando l’uomo accetta il contratto sociale che lo rende solidale a tutti. per compiere solo una parte dello sforzo generale. Quando i ricercatori del periodo scientifico ebbero infine capito questa verità fondamentale. nelle sue successive creazioni. qualche apparizione sconcertante di fantasmi innominabili. degli esseri favolosi nascere spontaneamente e morire per un difetto di costruzione. riempite di idee moderne e disorganizzate da secoli di organizzazione. non cede che a un semplice movimento di pigrizia. tentarono di fuggire alla loro formidabile individualità associandosi. ed è ugualmente per questo motivo che i grandi conquistatori e padroni del mondo hanno sempre facilmente trovato dei docili soggetti che preferissero ubbidire agli ordini di un altro. ma al nirvana. e si verificò subito una strana serie di fenomeni capaci di sconcertare i sapienti di allora. La filosofia indù. altre che penetrarono in oggetti materiali situati nei dintorni del Laboratorio. incapaci di rimanere isolate. Ce ne furono che. che predica il ritorno. altri che fuggirono in masse informi attraverso la campagna. per ricostituirla per sintesi nel suo stato primitivo. come dei blocchi di materia in fusione a causa di un incomprensibile lavoro molecolare. che soddisfacessero sempre di più quel desiderio di pigrizia che guida il mondo. in una condizione sociale inferiore. sviluppate troppo presto. Ci fu. quelle larve. di liberarsi di ogni preoccupazione materiale facendo lavorare al suo posto gli altri uomini o delle macchine. assolutamente non di lavorare. cosa curiosa. padre di tutti i corpi semplici e di tutte le energie conosciute – quella larva come la si soprannominò in seguito – si finì per liberarla. Era del resto la sociologia che. che si tratti di padroni o di schiavi. nei tempi antichi. per ripetere sempre e solo lo stesso gesto. un momento di pigrizia di cui una rapida dissociazione farà più tardi giustizia. quelle larve artificiali. per dispersione. solo un arresto. non fu ripetuta: fu tuttavia a partire da quel momento che si cominciò a comprendere meglio tutto ciò che era la vita della materia e a non considerare più gli oggetti materiali come semplici creazioni inferiori. non già al nulla. non tardarono a perire. e che era in un’altra direzione che l’uomo doveva cercare la via naturale del progresso. al contrario. qua e là. mal abituate all’ambiente. gli uni dall’alto e gli altri dal basso. In tutti i casi. a poco a poco. per prima aveva indicato ai sapienti l’errore secolare nel quale essi si intestardivano in modo assurdo. Così. coltivate in gran quantità nel Grande Laboratorio Centrale. Fortunatamente i fenomeni diminuirono a poco a poco. non ha fatto che indicare in anticipo questa pretesa marcia in avanti delle civiltà. ma l’associazione della materia non fu protratta più avanti. nel modo dei mostri della preistoria. al contrario. indoviniamo. non furono sufficientemente sorvegliate. occorre dirlo. Sfortunatamente. l’epoca lontana in cui erano ancora glorificati la bellezza del lavoro. L’esperienza. è in virtù di quella stessa legge che si crearono. cerca di specializzarsi. Visibilmente. In contrasto con quello che si credeva nelle prime età della scienza. un ritorno al nulla. i benefici dell’associazione e la meravigliosa scalata dalla natura realizzata fin dalle origini del mondo creando degli esseri sempre più complessi. non senza sorridere. e per seguire in quel modo la legge del minimo sforzo. questa marcia reale del mondo verso la perfezione universale. delle associazioni sempre più complesse.

l’acqua nella quale lei si era lavata le mani. . ciò non rappresentò un’estrema gravità. del resto. elevarsi in aria. ad alcun stratagemma meccanico. spostarsi al di sopra del suolo. rapidamente solidificate. non tardiamo a sentire che stiamo perdendo contatto con la terra e che ci stiamo spostando. che deve esistere per l’uomo un mezzo molto più sicuro e molto più semplice di sostenersi in aria che l’aviazione meccanica. di tutti i simboli artistici. degli oggetti che si formano nell’aria. seduti su una sedia. quando quelle forze vagabonde attaccarono delle fabbriche. In ogni tempo. Questa preoccupazione si ritrova in tutte le religioni. forma la base di tutte le credenze morali. e soprattutto dei disordini sociali. Erano una catena di sorprese. non aspettando che un’occasione per manifestarsi e provocare i fenomeni più sconcertanti. quanto quelle forze siano reali poiché in certi casi patologici possiamo constatare i loro effetti al di fuori del corpo umano da cui sfuggono. ora ancora. su una tavola. di sentire o di udire. Dal giorno in cui la levitazione divenne il mezzo di trasporto alla moda. ora. con la loro sedia. ha sentito di poter sottrarsi all’attrazione. appresi senza stupore che durante il periodo scientifico quel modo di locomozione era stato molto in voga. essa si spande tutto intorno. Quando arrivai al paese della quarta dimensione. Ma si era dovuto. abbandonarlo in ragione della fatica cerebrale che provocava in tutti i suoi adepti. si constatava che della barba spuntava su dei pali telegrafici. Sono. Sfortunatamente. Fino a che fu una questione di manifestazioni insignificanti. di tribolazioni. l’uomo ha capito d’istinto di poter. ad ogni istante. Conosciamo l’osservazione clinica fatta su una giovane isterica che sentiva direttamente delle impressioni di bruciore o di freddo secondo che si gettasse. questo non offre insomma altro inconveniente che per se stesso. ma ci si abituò presto. delle navi o dei treni si trasformavano in bouquet di rose o in acqua di colonia. La gravitazione è una forza che dobbiamo sconfiggere e neutralizzare sviluppando le forze che si trovano in noi. Con un grande conflitto della volontà. Conosciamo ugualmente gli spostamenti di mobili e le materializzazioni che delle esteriorizzazioni di forze possono produrre. di quiproquo. con uno sforzo continuo dello spirito. L’aviazione è. con le sole sue forze personali. formavano delle pericolose scogliere contro le quali gli aviatori andavano a schiantarsi. È più specificamente nei sogni che queste indicazioni si precisano. sono giunti a lasciare il suolo e a venirsi a posare. le forze naturali che lo circondano. a una leggera altezza sul suolo. ci fu una quantità considerevole di forze perdute che si diressero anche a casaccio nelle città e nelle campagne. all’insaputa della persona. straordinariamente gravi. infatti. e si potevano temere. grosse nuvole. in generale. Ora le distribuzioni di luce si mettevano a parlare o a cantare. Sappiamo. degli oggetti personali acquisivano. nel fuoco o su del ghiaccio. un movimento intempestivo. che ne risultavano. senza fare alcun movimento. a poco a poco. I medium che. Sfortunatamente. la facoltà di vedere. un metodo di transizione.forze e di energie sconosciute che la natura nascondeva: e l’uomo. e la caduta diviene subito minacciosa senza mai tuttavia realizzarsi. senza ricorrere. si ravvisò tutto il pericolo che ci fosse nel tollerale simili abusi. prudentemente. per questo. Di quando in quando. una soluzione rozzamente scientifica. a volte. XXXIV. o degli oggetti esistenti che si spostano senza possibile controllo. Noleggio di corpi Percepisco da molto tempo. forse fin dai miei sogni d’infanzia. infine. degli apparecchi meccanici. le peggiori catastrofi. se ne va alla deriva. tutto esteriore e che non saprebbe interessare che popoli barbari. delle macchine di utilità sociale. coltivando la propria volontà. momentaneamente. e l’equilibrio ottenuto non è mai soddisfacente: uno spostamento maldestro. combattere le influenze esterne e controbilanciare. e ne risultano fenomeni molto curiosi. hanno sempre patito un’estrema fatica in seguito all’eccessivo sforzo. Quando il soggetto è ben equilibrato. quando questa forza è mal diretta fuori dal solo lavoro che le si chiede di compiere. Infatti applicare la levitazione ai corpi materiali richiede uno sforzo nervoso considerevole. ma quando ci sono delle perdite di forza nervosa. continuò a vivere la sua vita sull’immenso cimitero del mondo che era ormai popolato da morti viventi. senza la sua presenza. ciò avviene sempre con uno sforzo penoso che esige una attenzione sostenuta. In ogni tempo.

nelle epoche più antiche. per lo stesso motivo. offrendo al pubblico delle analisi rigorosamente esatte della realtà. rapporti scientifici minuziosamente provati secondo natura. questo metodo comunque così semplice non tardò. di una sostituzione di persona. a poco a poco erano state attaccate tutte le religioni non meno potenti. durante l’assenza del suo spirito. Poi. per esempio. Non ho bisogno di dirvi che le Compagnie di Viaggi Economici si appropriarono subito della questione e organizzarono. quando erano sicuri che il corpo materiale di una personalità conosciuta restasse a Parigi. la rabbia di ciò che si chiamava una volta. a causare i più gravi inconvenienti. La paura di un furto con scasso. di comunicare con i suoi clienti. i pensatori che vivevano di idee pure avevano escluso i poeti dalla loro repubblica. Senza dubbio. sentire ciò che accade. il corpo astrale dell’esecutore nuovo genere andava a fare un giro nella campagna. per aggirare la difficoltà. non mancavano di abbandonare. non più secondo il loro corpo esteriore. essendosi l’ideale interamente rimosso. anch’essi. e di andare ad alloggiare nel corpo della persona conosciuta. Durante tutta la durata del noleggio. D’altronde le stesse persone che possedevano una situazione sociale interessante. come si farebbe per una vecchia abitudine. nei tempi barbari. ma allo stesso modo ingenue. si informavano. al momento dei primi balbettamenti della scienza nuova. Un uomo poteva. possiamo ben crederlo. che doveva spazzare via più tardi tutti quei metodi barbari. Fu. anch’esso. Presto. Già. XXXV. Inizialmente. da cui non volevano più uscire.Il governo scientifico dovette dunque proibire formalmente ogni transizione tramite levitazione. Ma presto si riscontrò che queste erano solo illusioni inutili e il solco si infossò. e che consistevano nell’abbandonare il proprio corpo materiale con un semplice sforzo della volontà per spostare unicamente ciò che era chiamato una volta il proprio “corpo astrale”. Per cominciare. della letteratura e delle belle arti. la Bellezza. Molto più tardi. non si poterono guardare senza sofferenza i monumenti antichi. si fece ricorso ai semplicissimi metodi di esteriorizzazione indicati in passato dagli spiriti. non ne risultarono meno deplorabili confusioni. abbandonato dal suo corpo astrale. ogni possibilità materiale di azione al viaggiatore. non si poterono leggere senza disgusto le menzogne letterarie dei grandi poeti di una volta che tentarono di mascherare le loro proprie sensazioni e le . un po’ ovunque. lasciare il proprio corpo materiale vuoto a Parigi. i letterati e gli artisti tentarono essi stessi di aggiustare le loro produzioni sul gusto del giorno. trasportarsi con il pensiero a Marsiglia e lì trovava. e di conseguenza vuoto. e. li arrestò quasi sempre. o opere d’arte decorative che si applicavano prettamente ai bisogni immediati della vita. Il giardino dei pianeti Il giorno in cui il Grande Laboratorio Centrale cominciò a diventare onnipotente. tra le belle arti di una volta e i sogni scientifici del mondo nuovo. erano state soppresse tutte le religioni il cui simbolismo appariva di una banalità eccessiva. un periodo di avventure sorprendenti. ogni sforzo cerebrale destinato a utilizzare la volontà umana all’infuori delle prescrizioni promulgate dai regolamenti di polizia generale. definitivo e profondo. degli hotel speciali dove si trovava tutto ciò che occorreva per agire una volta arrivati. Perché inventare delle storie menzognere. Con il corpo astrale noi possiamo. senza occuparsi di nulla. perché fabbricare di tutto punto degli eroi immaginari? Gli uomini dell’età scientifica concepirono sempre meno la necessità di quelle favole puerili che non corrispondevano in nulla alle realtà pratiche del momento e facevano perdere a tutti tempo prezioso. il proprio corpo. Abili imbroglioni sfruttavano la situazione. Chissà se. spostarci da un luogo a un altro. e quegli abusi furono tali che si dovettero prendere presto nuove misure. esitarono a uscire dai loro corpi materiali e ad allontanarsene. nel modo più facile del mondo. sovraccaricati di figure feticiste destinate con certezza a scongiurare la sorte. infatti. ma secondo le loro impronte morali. Sfortunatamente. Fu allora che. L’inconveniente di un simile metodo era di eliminare. a poco a poco. ma non possiamo comunicare con le persone provviste del loro corpo materiale se non nel caso in cui si metta a nostra disposizione un altro corpo materiale. religiose o letterarie che avevano cullato le prime età dell’umanità. specialmente nei rapporti coniugali. ancora più rigorose. nell’hotel speciale. era stata affermata tutta l’inutilità pratica delle antiche formule magiche. nello spirito di tutti. un corpo vuoto di esecutore che era messo a sua disposizione e che gli permetteva di sbrigare tutti i suoi affari in città. e non possiamo che riderne quando riflettiamo sull’estrema facilità del processo della quarta dimensione. il corpo astrale di un triste teppista fosse venuto ad animare il loro corpo materiale e a fargli commettere le peggiori malefatte. durante la loro assenza. si sentì svilupparsi. si fece ricorso da allora a un sistema di antropometria fisica che permetteva di identificare le persone.

loro personali avventure sotto l’imprecisa figura di eroi immaginari. Ogni eleganza fu confinata ormai nell’utilità delle linee o nell’indicazione del movimento: la bellezza fu confinata nella forza, il fascino nella velocità. Comunque, durante quell’epoca di transizione, non tutte le esperienze che si fecero furono esclusivamente scientifiche o sgraziate. Se ne ebbero di molto carine che avrebbero sedotto i poeti dei tempi passati. Senza dubbio, al momento delle prime esteriorizzazioni di forza nervosa provocate dalla levitazione, accaddero nel mondo scientifico, lo abbiamo appena visto, certi fenomeni capaci di spaventare le anime sensibili. A seconda dell’immaginazione delle persone esistenti, la forza nervosa sparsa nell’aria si materializzava sotto gli aspetti più diversi. Ora erano larve immonde, animali terrificanti, ora immensi protozoi viscidi che, talvolta, per manifestarsi prendevano in prestito la forma di oggetti inanimati o di strumenti scientifici. Le confusioni che si stabilirono tra gli oggetti materiali e gli esseri viventi non tardarono tuttavia a fornire preziose indicazioni sulla natura delle cose. Si capì rapidamente che se la personalità umana poteva dividersi in due, quella delle bestie, delle piante e anche degli oggetti materiali poteva ugualmente supportare la stessa bipartizione. Abbiamo visto come, durante quel periodo, certe persone presero l’abitudine di spostare per i propri viaggi il loro solo corpo immateriale, salvo a incarnarlo per qualche ora, come una tappa, in un corpo materiale per la circostanza vuoto, che un albergatore prestava loro. Quei viaggi, presto proibiti dal Grande Laboratorio Centrale in ragione dei disordini che provocavano nello Stato, furono tuttavia tollerati, in condizioni limitate, nel periodo delle vacanze e in un luogo progettato specificamente dai Sapienti assoluti e che prese il nome di giardino dei pianeti. Fu in quel periodo una moda molto curiosa e che fu lanciata da certe persone sensibili, letterati, poeti che conservavano ancora il culto delle emozioni del tempo passato. Ogni anno presero volentieri l’abitudine di incarnarsi per qualche giorno o durante tutto il periodo delle vacanze, in corpi materiali di animali o di fiori. Questo costume delicato e affascinante necessitò di infinite precauzioni e di tutta una speciale organizzazione. Si fu obbligati a preparare per quel risultato dei corpi di fiori o di animali, a espellerne la personalità immateriale per permettere alle persone innamorate del riposo o delle fantasticherie di occupare momentaneamente quei fragili rifugi. E il giardino fu sorvegliato in modo speciale perché nessun incidente venisse a turbare quei piacevoli ricoveri. Certe persone spendevano anche settimane squisite nella stessa serra o nella stessa prateria, godendo pienamente di tutti i vantaggi della vita animale o vegetale, meglio di come avevano potuto fare le dame di una volta che giocavano alla poltrona, talvolta anche abusando, senza ritegno e senza pudore, di corpi in prestito che non erano i loro. Quella moda delicata addolcì un poco i rigori del periodo scientifico ancora ai suoi inizi e non possiamo astenerci dal constatare, a questo proposito, quanto tutte quelle possibilità scientifiche erano state già presupposte, in maniera oscura, dalle religioni antiche e dagli ingenui spiriti del XIX° secolo o del XX° secolo. Quando gli Egiziani ponevano nelle tombe degli oggetti quotidiani, delle armi di combattimento, e il modo in cui rispettavano la reliquia del morto, era con l’intima convinzione che le copie materiali di tutti gli oggetti funebri sarebbero stati utilizzati dal defunto nella sua seconda vita. Quanto agli spiriti che credevano all’evocazione dei morti, essi amavano ugualmente immaginarsi che, nei loro ingenui cimiteri, l’anima di una ragazzina morta avrebbe raccolto l’anima dei fiori morti che erano posti sulla sua tomba. Io che sono giunto al paese della quarta dimensione, non ho bisogno di dire quanto tutte queste credenze di una volta nella sopravvivenza appaiano primitive quando sappiamo che la morte non esiste, che la vita, così corta come ci appare, non ha alcun valore in quantità ma semplicemente in qualità, al di là di ogni nozione infantile di tempo e di spazio. Quelle nozioni di bipartizione del corpo e dello spirito in cui risiedevano le credenze antiche, si trovavano dunque realizzate, ma direttamente sulla terra, durante la vita. Non erano più che un mezzo di villeggiatura alla portata di tutti, infinitamente banale insomma e posto sotto la sorveglianza diretta di un laboratorio scientifico. Tuttavia quell’affascinante costume ebbe anch’esso fine, in un modo assai improvviso, in seguito a penosi incidenti che desolarono il giardino dei pianeti. Quel grande giardino circondato di muri era stato così soprannominato perché conteneva grossi frammenti di materia extraterrestre, di meteoriti come si diceva un tempo, disgiunti forse da altri mondi sconosciuti e che erano venuti a frantumarsi una notte sulla nostra terra, in quel luogo. Presto, erano stati circondati da una

strana vegetazione, completamente sconosciuta fino ad allora dai nostri naturalisti e che era una delle principali curiosità del Grande Museo. Si era immaginato che quelle strane o meravigliose piante fossero dei vegetali analoghi ai nostri e non si esitava, attratti dal mistero e dalla novità, a scegliere di preferenza quelle piante per collocarci i poeti in vacanza. Inizialmente, le cose andarono nel modo migliore del mondo; poi si dovette registrare con terrore qualche morte intellettuale. Certi spiriti in villeggiatura in piante planetarie non tornarono più nel loro corpo normale. Altri, che tornarono, spiegarono la spaventosa e selvaggia lotta che avevano dovuto sostenere contro gli spiriti di quelle piante sconosciute, che rappresentavano, in altri mondi, gli autentici abitanti di strani paesi. Si ebbero anche curiose informazioni sull’universo, ma si dovettero cessare in fretta quelle villeggiature letali che costarono la vita agli ultimi poeti dei tempi passati. E i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale furono anche sospettati, in quel momento di aver premeditato quelle morti bizzarre sovreccitando la curiosità dei poeti, loro nemici secolari, e di averli volontariamente attratti in una triste avventura da cui non sarebbero dovuti tornare.

XXXVI. Le materializzazioni degli incubi a tre dimensioni
Molte persone ignorano che esistono certi topi giapponesi che sono privati del senso della terza dimensione. Possono muoversi facilmente su un vassoio di lacca, ma non riescono mai a sfuggirne quando si tratta di oltrepassarne le pareti. Il senso di uno spostamento in altezza gli manca assolutamente: comprendono solo due dimensioni e non vanno mai, a destra o a sinistra, che su uno stesso piano; ricordano quei polli che sono ipnotizzati dall’unica dimensione di una linea dritta, tracciata col gesso sul suolo. Potremmo credere, inizialmente, che in quel caso si tratti di una semplicissima atrofia o di una lesione di qualche centro nervoso; sappiamo, infatti, che certi animali, in seguito a un incidente o a una puntura, si trovano totalmente disorientati o girano su se stessi fino allo spossamento, senza riprendere coscienza dell’equilibrio delle cose. Qui, questo non c’entra: il piccolo topo giapponese, nel suo stato sano e normale, non concepisce che due dimensioni. Potrebbe, organicamente, senza difficoltà arrampicarsi, spostarsi in altezza; ma questa è una concezione che gli manca e l’idea non gli balena. Allo stesso modo in cui esseri che non conoscono esteriormente che tre dimensioni, come gli uomini, non concepiscono che è anche facile uscire da una camera murata grazie alla quarta dimensione, che sarebbe, per i topi giapponesi, come superare i bordi di un vassoio; altrettanto facile come sarebbe, nel tempo, da vecchi vegliare a se stessi, bambini malati, al capezzale della propria culla, o, nello spazio, udirsi suonare alla porta e vedersi entrare nella camera dove siamo seduti. Tuttavia, quando alla fine del secondo periodo scientifico, l’idea pratica della quarta dimensione si fece luce tra gli uomini, presto si capì che il problema non si restringeva soltanto a quel fenomeno e che le nuove idee sullo spazio dovessero modificare anche altri fenomeni. Il mondo dei sogni attirò subito l’attenzione dei ricercatori e dei sapienti e si indovinò rapidamente che quel mondo sfuggevole, comunque reale, dove da secoli l’umanità si rifugiava durante una buona parte di vita, era insomma solo un mondo a due dimensioni, e che era per quella sola ragione che gli avvenimenti che vi si svolgevano non avevano alcuna azione diretta sul corpo umano. Volontariamente, gli uomini avevano preso l’abitudine, in sogno, di scappare davanti a pericoli immaginari, di sfuggire a catastrofi, di eludere con angoscia le imprese di terribili assassini; ma questo era a ben vedere soltanto un gioco. Dopo qualche secondo di terrore, bastava all’uomo risvegliarsi, rimpossessarsi dei propri sensi a tre dimensioni per capire che tutto ciò erano pure chimere senza importanza. Il giorno però in cui l’umanità si abituò, poco a poco, all’idea della quarta dimensione, le sue facoltà si trovarono straordinariamente sovreccitate e singolari incidenti si produssero presto in sogno. C’erano persone che furono raccolte, al mattino, tagliate in due, nel loro letto, dalle ruote di una locomotiva; altri che si ritrovavano, dopo una notte di incubi, che camminavano febbrilmente sul soffitto, la testa in basso e i piedi in aria. Ci fu anche un uomo piuttosto robusto che fu scoperto nel suo letto, affilato, allungato come da un incredibile rullo compressore. E si seppe che, da tanto tempo, quell’uomo sognava un immensa scala invasa lentamente da una inondazione di piombo fuso e che andava a finire, nella roccia, in una minuscola buca di topo, che risultava essere la sola porta che gli permetteva di fuggire. Quei diversi avvenimenti, data l’estrema gravità che prospettavano, attirarono l’attenzione del mondo sapiente. Fu scelto, tra chi familiarizzava con la quarta dimensione, qualche soggetto che fu incaricato di andare a esaminare minuziosamente il mondo dei sogni e di rendersi conto, da sé, degli sconcertanti avvenimenti che stavano accadendo. Quelli tornarono terrorizzati, dopo qualche notte di osservazione.

Uno di loro, malgrado la sua difesa molto energica, aveva visto il proprio braccio destro essere divorato da un coccodrillo a vapore a forma di vacca; un altro, avendo passato tutta la notte a trasportare, correndo, piccoli bagagli di un peso favoloso e a trasferirli da un aereo a un altro, era stato infine denudato dei suoi vestiti e delle ossa del suo scheletro, in piena campagna, da una frotta di nuvole bianche che si erano dimostrate spietate. Quei nuovi fenomeni non potevano così essere messi in dubbio: i sogni che, fino a quel momento, avevano rappresentato il fascino della vita; che, durante il noioso periodo scientifico, avevano rimpiazzato, da soli, i racconti di fate di una volta; i sogni che i bambini aspettavano con gioia addormentandosi la sera, i sogni divenivano reali e rappresentavano per l’uomo il più formidabile pericolo che gli fosse mai occorso. A forza di esteriorizzare la propria immaginazione, di cercare tutte le gioie che può offrire l’uso della quarta dimensione, l’uomo non aveva fatto attenzione alla terza dimensione che si introduceva poco a poco, istintivamente, nei suoi sogni, e che gli restituiva tutta la pericolosa realtà della vita quotidiana. Certi agitati, dei poeti come se ne trovano sempre, si dichiararono incantati dall’avventura e intraprendevano cacce favolose, degne della mitologia. Realizzarono in sogno tutte le azioni eroiche che gli antichi, per uno strano presentimento, avevano soltanto immaginato. Forti dell’impunità che gli assicurava l’intera possessione della quarta dimensione, si consegnarono a tutti gli eccessi nei loro nuovi sogni a tre dimensioni. Si divertirono a urtare di fronte treni rapidi, lanciati a tutta velocità; si gettarono dall’alto di monumenti elevati, si precipitarono su delle spade, si fecero legare davanti alla bocca del cannone; dappertutto si divertirono a tagliare in pezzi delle armate intere, a rimanere intatti sotto un fuoco intenso. A volte, si regalarono la squisita sensazione di penetrare soli e senza armi nelle ombre sotterranee di castelli popolati da fantasmi o di ricreare per il solo loro piacere le orge o i massacri più famosi dell’antichità. Sfortunatamente, tali fantasie non erano senza pericolo. Quelle materializzazioni di oggetti creati di tutto punto dalla volontà dei dormienti e costituiti in modo tangibile a tre dimensioni, divennero presto ingombranti. Al mattino, si ritrovava, nella casa dei veggenti, tutto un ammasso di macchine frantumate, di corpi sanguinanti, a volte anche le fucilate o i colpi di cannone, materializzati a tre dimensioni, che raggiungevano inoffensivi passanti e mettevano a foco dei villaggi interi. Si fu dunque obbligati a promulgare, a quell’epoca, una severa regolamentazione contro i dormienti capaci di mantenersi in sogni a quattro dimensioni e costringerli a prendere, ogni sera, una pozione speciale che precludeva tutti i sogni. Le immaginazioni a quattro dimensioni furono proibite e si permisero solo le escursioni di una volta le quali, almeno quelle, passavano inosservate, rimanevano invisibili e mettevano in soggezione solo gli uomini di epoche anteriori, che, davanti a quelle intrusioni, invocavano il caso e la fatalità. Furono vietati infine sotto pena di morte i sogni a tre dimensioni alle persone incapaci di rifugiarsi nella quarta dimensione, avendo l’esperienza sufficientemente dimostrato che i sogni non venivano per nulla dalla volontà umana, ma che erano generati, al contrario, da una subcoscienza comune a tutti gli esseri, la cui autentica natura non doveva essere rivelata che ben più tardi, nell’età dell’Uccello d’Oro.

XXXVII. I batteri giganti
L’inizio del secondo periodo scientifico fu contrassegnato dall’instaurazione della tirannia definitiva dei Dodici Sapienti assoluti e da un inconcepibile attentato del Grande Laboratorio Centrale contro l’umanità. Da tanto tempo si avvertiva nelle regioni dell’Europa africana e dell’Atlantide, che qualcosa di straordinario era architettato al Grande Laboratorio Centrale, ma mancavano precisazioni su questo punto. Dalle sue istruzioni frequenti, dalle misure che ordinava nel mondo industriale, ci si immaginava che il Grande Laboratorio Centrale si interessasse al benessere generale dell’umanità. Ci si stupì, tuttavia, di vedere le sue comunicazioni con il mondo esterno farsi sempre più rare e si constatava che il grande palazzo si trasformava, ogni giorno di più, in una sorta di fortezza inaccessibile. Gli accessi erano proibiti fino a due piani, e nessuno, del resto, avrebbe osato avventurarsi in quella zona pericolosa. Nulla, a dire il vero, nella vasta pianura, smascherava la presenza di fortificazioni qualunque, ma si sapeva che terreni velenosi, che cordoni radianti, capaci di ridurre in potenza l’acciaio più duro, proteggevano sufficientemente gli accessi del Laboratorio sulla terra e nel cielo. Si percepiva che quella ritirata e quel magnifico isolamento erano indispensabili per portare a buon fine delle ricerche scientifiche e, inizialmente, non ci si stupì oltre misura di quei lavori di difesa formidabile. L’inquietudine però divenne grande il giorno in cui si spanse con la rapidità della luce il rumore di tonnellate di bolle di coltura che si erano appena riversate nelle canalizzazioni di acqua potabile e nei fiumi equatoriali e che venivano, senza alcun dubbio, dal Grande Laboratorio Centrale.

in quel momento. Comportava evidentemente centinaia di metodi. migliaia di lunghi serpenti argentati. già da qualche tempo. dopo un primo moto di gioia si cominciò a riflettere e ci si chiese da dove provenisse quella improvvisa ostilità del Grande Laboratorio Centrale. da tantissimo tempo. presto. indeboliti. essa salvò. tutta una parte dell’umanità. Poi. Quella scoperta non aveva all’inizio come oggetto che facilitare gli studi medici. il tetano. terrificante. offrivano tutta la loro fortuna. A quale nuovo pericolo si era esposti? Si era in diritto di avere paura. si impossessarono di tutti gli spiriti quando si seppe che il Grande Laboratorio Centrale rifiutava di rispondere ad ogni radiogramma e che non consentiva. fare una selezione tra gli uomini e annientare fin d’ora i più deboli? A questo proposito furono concepite tutte le congetture. L’affollamento generale avrebbe avuto le conseguenze più gravi se il felice intervento di una sapiente giapponese che si trovava lì. grazie a parole o gesti sorpresi e registrati nel fotofono senza filo. altri furono imbalsamati. Intendeva questo riservarsi il monopolio dell’immortalità. Grazie alle sue scoperte. delle ricerche sulle origini e le cause reali del gigantismo. una tale fede nella salvezza che offriva il nuovo alimento. I batteri del Grande Laboratorio Centrale non erano infatti dei microbi come gli altri. Lo stupore. la maniera di accrescere in modo curioso la taglia di quegli organismi primitivi che erano già chiamati microbi e di conferirgli un tale sviluppo che si potesse osservarlo a occhio nudo. senza pensare all’assurdità di . e non si poteva più contare sulla sua assistenza. per questo motivo. Fu osservato allora che nessun decesso si era prodotto. furono ormai del tutto incapaci di introdursi nell’organismo umano. la maggior parte dei mezzi impiegati per distruggere i pericolosi microbi o per proteggersene era ben conosciuta. spugne viscose e ricci gelatinosi. i pericolosi bacilli in circolazione ingrandirono lentamente. poi trascinarsi verso i fiumi. l’herpes encefalico. Rapide analisi permisero di constatare che le malattie più orripilanti erano diffuse in tutte le canalizzazioni: la sifilebbra. poi eliminati. processi antichi destinati a rinnovare automaticamente le cellule del corpo umano e a rendere l’uomo praticamente immortale prolungandone indefinitamente la vita. diffondendosi la novità della scoperta dell’immortalità nel mondo intero. si finì per capire le ragioni inattese di quella brusca rottura tra i Sapienti assoluti e gli uomini-cellule. la febbre gialla. su quei soggetti. Inizialmente si esitò per timore. la rabbia. uno scatenamento di folle come non si era mai visto dalle epoche preistoriche del medioevo mistico. ma quei passatempi di un istante fecero presto posto a nuove inquietudini. pronte a introdursi direttamente nell’organismo umano. dei granchi immondi. verso il Grande Laboratorio Centrale. poi. non avesse dirottato bruscamente il pericolo nel modo più elegante. irresistibile. poi infine il terrore. e che accorrevano in folla. Grazie alle tonnellate di nutrimento speciale che fu fabbricato in qualche giorno. Persone si trascinavano in ginocchio. Qualcuno fu conservato per curiosità. Lungi dal cercare di distruggere i microbi. XXXVIII. ci si trovò presto in presenza di microbi con la taglia di piccoli animali domestici. divennero visibili ad occhio nudo e. al Grande Laboratorio Centrale. con una virulenza che scompaginava tutti i metodi comunemente impiegati. Il disgusto dell’immortalità Quando il terribile pericolo delle colture microbiche fu eluso. senza alcun pretesto di occuparsi delle sconvolgenti epidemie che si preparavano. Una formidabile rivoluzione aveva appena sconvolto il Grande Laboratorio Centrale già da sei mesi: i Sapienti assoluti conservavano finalmente le sorgenti stesse della vita e il segreto formidabile dell’immortalità. ma ancora non si avevano i sieri necessari in gran quantità per difendersi contro la crescente inondazione dell’invisibile nemico. quel medico aveva avuto l’eccellente idea di condurre. la costernazione. altri gettavano davanti a loro gli oggetti più preziosi che potessero possedere. Il solo lato divertente di quell’avventura fu l’eccesso col quale ci si abbandonò alla fabbricazione dello speciale prodotto. altrettante malattie dimenticate da tempo. era conosciuta. in ricordo del terribile pericolo che era stato corso. E fu uno spettacolo infinitamente ripugnante vedere accumularsi nelle vie. erano stati specificamente fatti crescere in condizioni particolarmente favorevoli. non potevano essere paragonati agli umili bacilli che si sviluppano nel corpo. ci fu un’irruzione formidabile. annegati dal numero dei loro nemici.Di certo. Si aveva una tale paura di quell’invisibile nemico. che rappresentavano i terribili bacilli del giorno prima e che secernevano veleni abominevoli. in ragione delle energiche misure che erano state prese per difendersene. combattuti ogni giorno dall’organismo. Nessun dubbio: il Grande Laboratorio Centrale seguiva un piano sconosciuto. che se ne fabbricò in modo esagerato e che a forza di inondare tutte le canalizzazioni. Di certo quello non era l’unico segreto. si raschiavano alle pietre del sentiero.

Perché tentare uno sforzo? A cosa serviva avere ammirevolmente macchinato la vita e trasportato il paradiso sulla terra se non se ne poteva approfittare. che erano avvenute delle nascite al Grande Laboratorio Centrale. ma il Grande Laboratorio Centrale non lo confessò mai. come l’animale più primitivo e più abietto? Un meccanismo era facilmente riparato. Rimanevano sempre identici a se stessi. Ci furono. decisa a impadronirsi ad ogni costo del Grande Laboratorio Centrale per sottrargli. soltanto. i Sapienti assoluti avevano agito direttamente sugli spiriti in un modo rimasto occulto. Fu un periodo di trionfo senza limiti per il Grande Laboratorio Centrale. a calmare l’esasperazione delle folle che irrompevano verso il Grande Laboratorio Centrale alla conquista dell’immortalità. poi un altro. con ancora più stupore. Poi. Per tanto tempo l’uomo si era consolato di questa assurda degradazione inventando finzioni poetiche sulla vita futura. Armate furono organizzate in modo puerile fin nei paesi di Estremo-Nord. dell’immortalità. e trascorsero così un centinaio di anni senza modificazione apparente. grazie alla creazione di capolavori immortali di bontà o di bellezza che. rinnovare interamente il loro essere assicurandosi una discendenza che non era. essendo state quelle favole primitive battute in breccia e ridotte a niente dalle scoperte positive della scienza. Si pensò inizialmente a un incidente. l’umanità aveva oscuramente percepito tutto il ridicolo della morte. I cadaveri si ammucchiarono presto attorno al Grande Laboratorio Centrale. Ci furono ardenti suppliche. ma occorse presto arrendersi all’evidenza. conoscendo la loro scienza incomparabile. per l’avvenire dell’umanità. verso la speranza in un domani inaccessibile. sul posto per così dire. uno slancio brutale. che simili atti non potevano essere involontari. nel momento stesso in cui l’uomo avrebbe potuto raccogliere i frutti della sua esperienza e del suo lavoro. tutto conosciuto. che un semplice prolungamento della loro stessa personalità. composto tuttavia di elementi semplici e che non chiedeva che di rinnovarsi semplicemente in perpetuo. ne ebbero anche una legittima soddisfazione ma per altri fini. Quali strane debolezze della vita avevano dunque potuto impadronirsi di quegli uomini che avevano visto tutto. Poi. torrenziale. un bel giorno. come. alle più oscure neurastenie. toccanti intercessioni in favore di donne o di bambini adorati. casi di delirio collettivo. liquefatti da getti che li volatilizzavano. tutta l’assurdità di quell’annientamento del corpo. per suggestione. insomma. Dopo un periodo di sette anni circa. Forse avevano saputo ritrovare i segreti di una volta riguardanti l’asservimento della volontà e la suggestione a distanza? Si comprese che l’impero assoluto dei sapienti immortali era ormai stabilito pesantemente e senza ritorno sulla terra intera. divenire i padroni della vita sulla terra intera. il suo formidabile segreto. tutte le parti del corpo sono naturalmente rinnovate. a poco a poco. tutto esplorato e per i quali la vita non era più che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto? Si venne a sapere. o falciavano con un solo raggio delle armate intere. I sapienti assoluti non morivano più. Evidentemente. E poi. Ho detto come giunsero. brutalmente manovrato. una schiavitù generale accettata docilmente e come con piacere. per secoli. se ne prolungava così la vita indefinitamente e non si era capaci di fare altrettanto per il corpo umano. di conseguenza. con semplici metodi magnetici. il mondo intero si era abbandonato. conversioni mistiche operate in massa. i Sapienti del Grande Laboratorio Centrale ebbero in origine una sola idea: asservire il mondo al loro dominio. Era questo una protesta della natura. Dai tempi più remoti del mondo. se. . perché dunque non assicurare quel rinnovamento senza degradazione? Nell’orgoglio della propria scoperta. una sottomissione rispettosa e quasi gioiosa alle volontà sconosciute e misteriose del Grande Laboratorio Centrale. cominciò lo sconforto e una sorta di strana follia si appropriò di tutti i combattenti. Si sostenne che certi sapienti avevano giudicato preferibile. un irresistibile ritorno verso la normale marcia delle cose? Non apportava con sé l’immortalità scientifica una fatica contro-natura e una debolezza infinita? È permesso pensarlo. uno scatenamento di tutte le forze animali dell’umanità che partiva alla conquista dell’immortalità. si era costretti a scomparire. I sapienti più anziani si lasciavano morire senza sembrare badarci e si capì. Ci fu infine. Fu solo molto più tardi che si concepì tutta l’assurdità di quella immortalità in quantità. una sorta di addomesticazione delle volontà. polverizzati. Il ratto Quando i sapienti del Grande Laboratorio Centrale furono sicuri di aver scoperto i segreti della vita e. in ogni città. XXXIX. e ci si sforzò di giustificare l’avvenimento agli occhi della folla. quando si comprese che tutte quelle suppliche erano vane. possono raggiungere l’infinito. il giorno in cui si capì che l’autentica immortalità non esisteva che in qualità.tali offerte fatte a dei sapienti che possedevano l’impero della natura. con le buone o con le cattive. Era come un risveglio generale dell’istinto di conservazione. dopo qualche anno. fu annunciato un primo decesso al Grande Laboratorio Centrale. un’ultima scossa disperata delle civiltà di una volta verso l’immortalità.

privati di corpo.asservirono alla loro volontà. i sapienti del Laboratorio modificarono a poco a poco le forme tradizionali del corpo umano. Ma quelli non furono che errori di partenza. La sicurezza stessa del Grande Laboratorio Centrale fu in gioco. per venire a capo di quel nemico formidabile che metteva in pericolo l’ordine del mondo intero e che eludeva. la campagna. Si ricordava infatti. perché il minimo granello di polvere imprevisto sarebbe stato sufficiente ad arrestare la marcia di quel colossale orologio. furono del resto accolte con gioia dagli uomini. Altre persone. ai limiti della follia. il preoccupante enigma delle piante animate. in anticipo. negli oggetti inanimati. poi nelle piante. e ridotte. mentre il loro cervello. l’invadente follia delle febbri. fu condotta al culmine. grazie al suo istinto naturale. quella organizzazione autocratica del mondo non si realizzò senza qualche catastrofe. di sparizioni o di balzi inattesi di un semplice ratto cosciente e indipendente. la distruzione di quel ratto sarebbe stata delle più semplici. si trovavano meno isolati. erano ugualmente incapaci di compiere una caccia così complicata. certe comunicazioni interrotte. provocò imprevisti cortocircuiti. Fu. si completava di un casco registratore. Tutti i loro movimenti erano regolati in anticipo. preparare un trappola con un po’ di lardo. Quelle specializzazioni. di canalizzazioni. ci furono certe perdite che sfuggirono alla stretta attenzione del Grande Laboratorio Centrale. di un’autorità potentissima per mantenere l’equilibrio in quella vasta macchina sociale divenuta troppo complessa. di telegramma o di approvvigionamento. Padroni delle sorgenti della vita. tali procedimenti divenivano completamente impraticabili. L’inquietudine. nella sua rabbia. Capivano di far parte di un tutto sociale. moltiplicate all’infinito. di salti imprevisti. I cervelli. certi fili tagliati. Questa complessità si accrebbe ancora quando la folla si trovò addomesticata. e si avvertiva la necessità di un ordine assoluto. o mettersi in caccia con un cane da ratti. meglio sostenuti e. quando il mondo scientifico appariva definitivamente organizzato. Occorsero diciotto mesi di lavoro costante del Grande Laboratorio Centrale. una moltitudine che. qualche decina d’anni più tardi. Nell’ammirabile mondo della scienza. in quel momento. Sarebbe bastato prendere un fucile. quella formidabile organizzazione presupponeva un’occupazione del Grande Laboratorio Centrale sulla terra intera. nelle loro nuove funzioni. dei pericoli storici che presentavano già le bestie feroci o gli sconvolgimenti geologici. qualche resurrezione negli antichi cimiteri che impressionò intensamente l’opinione. di comandi. la loro iniziativa personale sarebbe stata insufficiente in presenza di mille fantasie. che si sentirono interamente rassicurati da quello stato di dipendenza. Sfortunatamente. interamente disarmate dal punto di vista fisico. Ci fu anche. per così dire. aggrappandosi ai fili di trasmissione. a titolo d’esperienza. si spingeva. uscente da non si sa quale rifugio remoto e che. incaricate di lavori intellettuali. infinitamente delicato. In passato. forse non lo ricordiamo. all’impotenza di ribellarsi se esse avessero mai tentato di farlo – cosa che era molto improbabile. in quell’epoca. i più sapienti stratagemmi dei sapienti. tutti i loro atti decisi elettricamente. interruzioni interminabili nei servizi di trasporto. I colossi. ancora il giorno prima. passeggiò per sei mesi nelle canalizzazioni. in origine. composto da un’inestricabile rete di fili. . Del resto. distruzioni di macchine motrici. che obbediva alle più piccole indicazioni date dal Laboratorio. Altrettanto pericolosa fu. gioiosamente e senza restrizione. tranquillamente. Agli schiavi impiegati nei lavori di forza furono sviluppati i muscoli in modo speciale. furono. la terribile cospirazione dei vegetali che mise la scienza in pericolo. ma si ignorava il mistero profondo delle foreste antidiluviane che liberarono l’ossigeno di cui viviamo. nel tempo in cui il mondo non era ancora civilizzato. fin dall’inizio. che invadevano le città. deviando le correnti elettriche e di cui non si poté venire a capo che propagando una malattia microbica nella nascente foresta. ridotto al minimo indispensabile. di trasmettere il fluido essenziale. dimenticato nelle distruzioni generali. di effluvi radianti. Già il mondo intero non formava che un immenso meccanismo. dal cervello di alluminio. esagerarono nelle gioie della specializzazione fino alla follia. A forza di giocare con le sorgenti della vita. non potevano arrischiarsi in una simile avventura in ragione della loro inferiorità fisica. Negli anni che seguirono. quell’addomesticazione della massa divenne ancora più totale. l’apparizione di un semplice ratto. Niente fu più terribile che la brusca crescita delle piante divenute coscienti. classificata in specializzazioni diverse dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale.

se non per scelta volontaria. la questione di riproduzione della specie divenne ugualmente senza interesse. una curiosa coppia che rappresentava l’uomo e la donna come esistevano in passato sulla terra. grazie a prodigi inauditi di scienza e di abilità. mansuefare il ratto. ancora dei fiori e degli animali riprodotti sia in bronzo sia dipinti e che si ingegnavano a riprodurre. Ciò che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale non dissero in quel momento. al posto del quadro di distribuzione di energia. avendo rapporti con il solo Grande Sapiente assoluto che dirigeva il Laboratorio Centrale. proibito al pubblico. Al muro. il ruolo di riproduzione che lei era chiamata a giocare. in un laboratorio a fianco. fargli capire i rudimenti della scienza e ciò fu certamente il compito più ammirevole che avesse mai tentato il Grande Laboratorio Centrale. in ragione delle sue occupazioni preferite. procuravano della luce senza canalizzazione. in breve senza alcun dispositivo sociale. gli si aveva dato un soprannome antico e antiquato: era chiamato il Poeta. al posto del laboratorio di riparazioni fisiologiche. e supportati da frammenti di legno naturale ugualmente intagliato in forma di fiori o di arabeschi. in una maniera particolare. C’erano delle sedie che. Per la prima volta. Quei due esseri vivevano una vita strana. XL. cominciare la sua educazione. Quella era un’autentica opera d’arte di invenzione dei sapienti del Grande Laboratorio Centrale. quando la mentalità del ratto si fu elevata alla complessità di un cervello scientifico. I Sapienti assoluti avevano soprannominato la donna-campione la Regina. al posto di essere in ferro articolato per sostenere le braccia durante la lettura o le ricerche di laboratorio. imbevuti nell’olio minerale e che. La coppia che viveva lì era composta di bei campioni della razza umana. dei pezzi di animali morti cotti sul fuoco. grazie a misure energiche prese in quel campo dai sapienti del Grande Laboratorio Centrale. quando non ci furono più medicine. la medicina fu cosa diversa della ciarlataneria e non si fece più ricorso alle vaghe indicazioni di un empirismo incosciente. senza fabbriche generatrici. completamente isolati in quel nuovo paradiso scientifico. Gli esseri umani ricordavano gli androgeni primitivi descritti dalle religioni antiche. Non distinguendosi più le donne dagli uomini nei loro lavori e nelle loro occupazioni. per non risvegliare inutilmente l’attenzione. e le malattie erano ormai sconosciute. . a poco a poco. Gli uomini non morivano più. con oggetti feticisti alla maniera di un tempo. per ricordare anche. che raffiguravano fiori o uccelli. La donna-campione Con lo sviluppo autocratico della scienza assoluta. l’istinto della conservazione fisica per l’uomo.Si dovette. le malattie più gravi furono fermate fin dall’inizio. come era stato fatto in passato. o di vegetali non ancora decomposti. la questione femminista non si pose neanche più. suggerirgli idee umane. Era stato sviluppato. infatti. delle scene naturali. la sua cattura fu ormai solo un gioco e il suo annientamento salvò il mondo meccanico dal più grande pericolo che avesse mai corso. del resto un po’ come in passato. per analogia con le colonie di api. Del resto. c’era una grande sala dove si mangiava come una volta. Basti dire che l’idea stessa della maternità non toccò più nessuno. Quando questa visione interiore fu sviluppata al sommo grado come conveniva. come una decadenza animale che interessava unicamente la storia naturale e che si rivelava solo da semplici ricerche anatomiche. una preveggenza certa dei pericoli che possono fargli correre tali o tali altri strani germi. erano formate da curiosi cuscini multicolori. come ai tempi dell’ingenuità umana. e che non è altro che una visione interiore che noi abbiamo dei diversi fenomeni che accadono nel nostro corpo. Naturalmente. senza distinzione delle tossine. non si distinsero neanche più nei costumi. Niente apparecchi scientifici in tutta la casa. è che essi avevano creduto bene conservare. La vita si prolungò indefinitamente grazie alla sostituzione progressiva delle diverse parti del corpo. tutto ciò che rappresentava in passato la preoccupazione principale e la gioia dell’umanità divenne una cosa definitivamente sconosciuta e profondamente disprezzata dagli esseri scientifici che non potevano conoscere da sé ciò di cui si parlava loro e che consideravano l’amore come un ricordo storico. Una sola invenzione appariva veramente nuova e pratica ed era quella di semplici stoppini di cotone. quel senso antichissimo che era già chiamato l’istinto negli animali. accesi dall’estremità. Quando fu fatto. Quanto all’uomo. Quel laboratorio speciale era stato ammobiliato in un modo molto particolare.

una scena che si aspettava davvero poco. quello strano spettacolo. con laboriose ricerche. e la sera. aldilà dei fossi. essi circondarono curiosamente lo schermo. raccontando tutte le bellezze che aveva visto. spesso faceva venire il vecchio Idrogeno. il Sapiente assoluto del Grande Laboratorio Centrale. In compagnia della donna-campione. che l’amava. La donna-campione poteva così trascorrere lunghe ore nella sua terrazza. ricostruiva dei gesti antichi di animalità proprio come i manuali di storia ne riferivano nei tempi passati. che lei era fatta per vivere con un uomo d’azione. trovandosi lì qualche cliente del restauratore. il poeta-tipo. E inizialmente. la quale invece pensava solo ad evitare le minori fatiche o i più piccoli dolori. per caso. e si poterono temere. Gli spiegava che il poeta non la capiva. vale a dire dei piccoli esseri automatici e insignificanti creati dalla scienza. e si intratteneva lungamente con lui. da fonti certe. anch’essi. inviavano ogni giorno alla donna nuovi regali destinati a soddisfare le sue più segrete passioni. sullo schermo del suo apparecchio. che aveva passato delle giornate intere ai piedi della sua donna senza poter destare la sua attenzione e senza osare interrompere la sua fantasticheria. Idrogeno. la Regina rimaneva triste e malinconica. era stato costruito un ammirevole gioco di specchi che riproducesse esattamente tutto quello che si faceva nel palazzo e l’immagine delle persone che vi si trovavano. cappelli con i quali non ci si poteva guardare attorno. le porte furono subito chiuse. ma la cui presenza sulle tavole circostanti compiaceva l’ignoranza della donnacampione. si indirizzò al suo fornitore tramite radio-fotogramma per esaminare direttamente sull’immagine del suo corrispondente quali potessero essere le sue intenzioni commerciali. per la riproduzione. la donna-campione si divertiva follemente all’idea dello scandalo terribile che sarebbe scoppiato quando suo marito. che restava inginocchiato tutta la giornata. attorno al palazzo dove abitava. il decano dei Sapienti assoluti. dei luoghi pericolosi e imprevisti dove lei potesse incontrarsi con il poeta: delle ingombrate mansarde seminate di trappole. Dovendo un restauratore fare. a contemplare da lontano la propria immagine nell’immagine del proprio palazzo. rientrava. della città intera. Le erano offerti stivaletti con i quali era impossibile camminare. senza preoccuparsi degli orribili veti e delle rigorose leggi che egli stesso aveva promulgato a proposito. malinconica. attraversato i muri del Palazzo segreto dove era conservata la donna-campione in compagnia del poeta-tipo. ci si era sforzati. Grazie a questa varietà perpetua. delle cantine romanesche dove si aprivano prigioni sotterranee riempite di falci e di spade in un posto che precisamente nessuno poteva scoprire nell’oscurità. o libri di filosofia antichi. i dodici piani della scienza. vestiti più piccoli del corpo che dovevano contenere. con il divieto assoluto di avvicinarsi a meno di tre effluvi. Come si può immaginare. malgrado tanta considerazione. nel palazzo che gli era stato riservato. poi ci fu una folla di omuncoli che interruppero i loro lavori di schiavi per osservare. Ne risultò presto una totale disorganizzazione dei lavori. XLI. Per favorire ugualmente il suo ruolo di regina delle api. si trovasse sempre avvolto qualche serpente velenoso e un albero della cuccagna altissimo che terminava con un piccolo nido posto in equilibrio. invidiando con passione quella donna così felice che abitava di fronte un palazzo magnifico e che. quella interruzione ebbe la sua ripercussione in paesi remoti. era stato immaginato di creare nel palazzo. aveva qualcuno vicino a lei. malgrado la sua orribile bruttezza. una siepe dove si sapeva. Il poeta-tipo Fu verso il terzo anno del secondo periodo (stile antico) che scoppiò lo scandalo che rischiò di scuotere. Tuttavia. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale. un importante ordine di acido formico. i suoi appetiti irresistibili. terribili complicazioni Fu avvisato in fretta il Grande Laboratorio Centrale e fu subito uno scandalo inaudito. al di fuori della stanza da letto di modello antico. con stupore. tramite l’intermediazione degli omuncoli. C’era anche. in un momento. protestava un po’ come pro forma quando era il momento della bruttezza della sua vicina principessa. . In quel tempo. Avendo il radio-fotogramma. il restauratore vide. l’avesse sorpresa. i sapienti del Grande Laboratorio Centrale si erano ingegnati a soddisfare i gusti di avventura della giovane donna. minuziosamente organizzati.Per mantenere il campione-donna nel suo stato primitivo. in modo definitivo. che si occupava di lei. di ricostituire esattamente il suo ambiente e di mettere a sua disposizione tutto ciò che poteva favorire i suoi gusti secolari. Quello era un argomento sempre rinnovato da litigi tra il povero uomo campione e la sua tirannica compagna. Le visite di Idrogeno si moltiplicarono e fu l’inizio di uno scandalo inaudito nella scienza e che afflisse l’inizio del secondo periodo scientifico. E il poeta. impossibili da capire. in seguito a una sfortunata negligenza.

combattuto un’armata di giganti. gli ribadiva che. a lei raccapricciava quel sognatore insaziabile con la quale era stata rinchiusa per perpetuare la razza e che. in versi e anche in prosa. fu ritirata dalle collezioni. ci furono grandi preoccupazioni a riguardo. la donna-campione aveva dichiarato al poeta-tipo di tradirlo con Idrogeno. La certezza scientifica di Idrogeno. Il poeta non aveva affatto il desiderio di uccidere Idrogeno. avrebbe voluto che il suo compagno il poeta uccidesse Idrogeno e si impadronisse del potere scientifico. rovesciava l’universo. come i bambini. Fu semplicemente constatato. impiegava istintivamente i mezzi più sottili e più sicuri per non venire a conoscenza di nulla di compromettente. era per lui riempito di problemi inesplicabili. non si sa bene perché. la sua vita era senza scopo. gli oggetti di cui si era servito anche solo per un istante. innegabile. disegnò. sarebbero stati da quel momento come degli dei. A volte. che era morto per asfissia e quella perdita fu registrata con pena dal Conservatore delle collezioni del Grande Museo. nella folla servile degli omuncoli. la donna era un essere divino. si prese la saggia decisione di declassarla. anche il più futile. Una novità materiale non contava per lui: solo la caduta morale del suo ideale sembrava colpirlo. inevitabile. da sé. non potendo pensare un solo istante che la sua rozza materialità potesse avere qualche fascino sulla donna. Per diversi giorni. di intelligenza e di bellezza. non ammetteva che si potesse concepire ciò che lei chiamava dei nonsense e delle favole. La sola idea di venire a conoscenza di una notizia imprevista lo terrificava: aveva paura di tutto. Lui non la credeva: le rispondeva che dietro ciò che lei vedeva c’era sempre un’altra cosa. un poeta di orgoglio. il poeta non ebbe affatto quell’accesso di violenza che la donna-campione sperava da lui. Il poeta. pericolose e oggi senza interesse. di fantasmi in movimento. si ostinava a fantasticare sulle stelle e a celebrare la bellezza della sua compagna su tutti i mondi. Per evitare ogni complicazione. infatti. non riapparve. non la credeva. ma il poeta-tipo non la credeva perché lei era bella e il vecchio Idrogeno era paurosamente brutto. e poi anche perché teneva al proprio benessere. la pratica della poesia lo aveva elevato fino ai più alti vertici: dava del tu agli astri. perché era un autentico poeta. che le sole idee erano certe. seguendo attentamente le idee che prendevano lentamente il volo. Quanto alla donna-campione. come nello specchio del suo proprio spirito. si era sforzato di mostrarsi geloso: aveva anche ucciso un omuncolo che. malgrado l’interesse storico che rappresentava. voleva che si rompessero.Infatti. la banale immagine del satellite della terra. il suo effettivo e materiale potere la seducevano invece infinitamente. . ma senza riuscirci. Si disse anche che al di sotto del chiodo che piantò nel muro della sua camera. avrebbe. qualche tempo dopo. per lui. Il suo carattere mutevole. per piacere. Spesso. anche delle nuvole. solo quando si poteva divertire con i suoi libri di immagini o credere che la luna esistesse soltanto in funzione dei suoi desideri. Idrogeno riprese il proprio posto nel consiglio dei Sapienti assoluti e fu spiegato molto chiaramente al popolo degli omuncoli tutta la devozione che aveva spinto quel grande sapiente a studiare delle questioni antiche. lo si vide soltanto mentre. cercava con foga un chiodo dei tempi passati. come fanno a volte certi animali che guardano le cose sconosciute che passano nell’aria. vale a dire un essere infinitamente pauroso che la più piccola realtà bastava a stornare. Si sforzava di eccitarlo ogni giorno di più contro il suo rivale. né di sorpresa. gli aveva detto la verità e al massimo della sua vistosa collera. che la natura aveva creato per capirlo. Cosa incomprensibile: lei mostrò un immenso dispiacere quando venne a conoscenza della scomparsa del suo compagno. tutto il giorno. perché ogni oggetto. non avendo più nessuno sulla terra da tormentare. gli dipingeva il loro brillante avvenire quando fossero stati i padroni del Laboratorio Centrale. La donna-campione si era allora sforzata di spiegargli le ragioni morali che la spingevano a tradire il suo poetico compagno: in realtà. un’azione violenta e brutale non faceva parte di lui. Quando la donna-campione gli suggeriva direttamente o indirettamente di uccidere il Sapiente assoluto. tutto fatto di sensibilità. all’inizio perché non era geloso. nella segreta speranza di provocare una collera imprevista. Del resto. il suo cervello antico fu rimpiazzato da una scatola modello 327 in alluminio fosforoso e fu dispersa. i suoi bruschi sbalzi di umore ne facevano ogni giorno una nuova donna e il poeta si specchiava con delizia in quell’oceano di passioni sempre nuove e però sempre identiche. faceva esplodere gli dei. poi i suoi occhi si perdevano verso il cielo. per simpatia. Era. Ormai. non ebbe un movimento di rivolta. di imprecise minacce. che la divinità era in noi. nelle collezioni etnografiche del Laboratorio. in una parola. Quando scoppiò lo scandalo del Laboratorio. lei non capiva nulla di poesia. trovava assolutamente ridicola quella perpetua ricerca dell’irreale. dopo il suo passaggio. possessori della scienza universale. poi una corda come quelle di una volta che non sarebbe mai stata intrecciata nel mondo scientifico. incosciente e docile. era felice.

gli stessi difetti. . sufficientemente organizzati. lo stesso recupero di forze all’imbrunire. E presto. mentre le ruote anteriori tastavano il percorso. sempre gli stessi. Un po’ ovunque. si capì infine che essa realizzasse molto semplicemente. Bisogna aggiungere del resto che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano dimostrato una svariata destrezza nel realizzare in modo perfetto il sogno dei ricercatori del passato. Quale che sia l’infezione del composto che esamina. a poco a poco. Un omuncolo incaricato. furono allo stesso modo in quell’epoca l’oggetto di tutte le simpatie. Il massacro degli omuncoli Un sapiente che. Nei tempi barbari. Ma quando il materialismo ebbe progredito ancora. senza sesso e provvisti di poteri soprannaturali. nei primi tempi della civiltà. la stessa febbre a certe ore del giorno temperata dal sudore del radiatore. lui lo gusterà. gli artisti le qualificarono in origine come mostri poi. piccoli esseri senza gravità. quando si cominciò a vedere in ogni fenomeno. fino alla nera defecazione dello scappamento. nel suo laboratorio. volentieri. era stato osservato quanto le nuove forme delle macchine rompessero violentemente con le tradizioni artistiche del passato e ricordassero. Al di sotto degli esseri umani erano poste del resto le macchine che assicuravano l’esistenza del mondo intero. l’innervazione elettrica.XLII. come volevano gli alchimisti. gli uomini finirono per esaminare ogni cosa sotto questo speciale angolo scientifico e. indicate imperiosamente. finché fu attribuita all’uomo un’intelligenza divina superiore alla materia. Le automobili da corsa. furono nascoste le sue parti meccaniche sotto una carrozzeria di stile raffigurante una nave romana o una portantina. la circolazione dell’olio. certe leggi naturali esigessero le stesse forme. considera la natura delle cose. tutti erano dotati di movimenti riflessi. un omuncolo da un uomo ordinario. e quelle materializzazioni dell’intelligenza collettiva che erano le grandi fabbriche erano messe ben prima delle semplici manifestazioni individuali del pensiero. altrettante reti distinte richieste dalla logica. nel corso del suo lavoro. ci si chiese logicamente se gli animali artificiali potessero distinguersi dagli animali naturali altrimenti che per la loro imperfezione. convogliante i movimenti alle zampe motrici posteriori grazie all’intervento di un differenziale a forma di bacino. Per lui si tratta soltanto di corpi chimici conosciuti. materiale o morale. furono le prime a indicare la via che bisognava seguire. ignorerà sempre ciò che può essere la ripugnanza o il disgusto. all’inizio del periodo scientifico. ma non si distingueva che per questo. Quegli omuncoli variavano di forma secondo gli usi ai quali erano destinati. Dalla testa. le creazioni della natura. Di certo non avevano fatto ricorso alle famose ricette di Paracelo per costruire i loro omuncoli. se è necessario. Il nuovo essere si distingueva dagli esseri naturali per l’idea della ruota e degli ingranaggi. Occorse l’intervento della necessità perché si capisse quanto questo modo di vedere fosse antiquato e mal si applicasse alle nuove idee. e una passione violenta provata per il bene o per il male. Quelli non erano. alle prese con le immediate esigenze della velocità. La circolazione dell’acqua. senza che alcuna distinzione potesse essere utilmente stabilita tra una reazione chimica. nel modo più tranquillo del mondo. Per una inclinazione del tutto naturale. per l’industria e per i bisogni della vita domestica. con le stesse debolezze. In seguito al considerevole progresso della scienza. e la perfezione del loro meccanismo era tale che spesso si aveva qualche difficoltà a distinguere. in una fabbrica. per esempio. La questione divenne ancora più preoccupante quando quegli animali artificiali si perfezionarono maggiormente. e i progetti più fantastici furono allora proposti. con i suoi occhi e la sua voce. gli animali artificiali creati dall’uomo per i suoi bisogni giornalieri. quando l’automobile ebbe conquistato la sua nuova forma. senza che fosse possibile accorgersene. soltanto una semplice giustapposizione di forze molecolari. per loro. Non si ravvide qui che un semplice e divertente ravvicinamento. in ogni costruzione. l’automobile si comportava come un vero e proprio animale. si cominciarono a costruire. di sorvegliare il lavoro dei torni automatici evidentemente non era lo stessa cosa di un omuncolo incaricato in una stazione telegrafica o alla preparazione di prodotti tossici in un laboratorio. con il cuore che batteva con le sue valvole. Ci si era divertiti. ne celebrarono l’armonia nuova e l’imperiosa bellezza. Tutti però erano costruiti circa imitando il corpo umano. si liberarono dei pregiudizi antichi. Già. come se. gli stessi processi. tutti i fenomeni della natura divennero ugualmente interessanti. degli omuncoli destinati a giocare il ruolo di schiavi di una volta. L’automobile era stata il primo strumento di uso comune che offrisse qualche indicazione in quel senso. la colonna vertebrale della sua trasmissione. al contrario. si era immaginato di concepire l’automobile un po’ alla maniera di un tempio greco o di un mobile Luigi XV. la struttura logica e completa di un animale nuovo. grazie alle sole indicazioni dell’empirismo.

constatiamo facilmente che quella situazione assomigliasse in modo sbalorditivo a quella dell’uomo preistorico. dagli autentici progressi compiuti dalla scienza. sottoponendosi ai propri istinti. le nuove vibrazioni percepite da sensi nuovi. senza vero controllo. Tutto questo fu soltanto una semplice distrazione di sapienti superiori. adottare misteriose linee di condotta. altri spiegavano che. si sarebbe arrivati ad avvicinarsi sempre più alle sue creazioni. lo credo bene. consegnarsi senza riserva alla scienza. aspettarsi tutto dal macchinismo. Unicamente costruiti secondo la logica scientifica. scatenarono il panico generale. non c’era nulla di assurdo nel pensare che quei nuovi esseri potessero avere la stessa autorità e le stesse iniziative dell’uomo. molta calma e ordine. i pesanti fardelli della maternità sostituiti da innesti di embrioni praticati su degli animali nutritivi. senza alcuna difficoltà. né morti propriamente dette. Lungi da riprodurre le tare abituali dell’umanità. ci fu un lungo periodo di lotte. città silenziose con rarissimi passanti e senza apparenti canalizzazioni. stazionavano a volte per lunghi mesi nelle officine di riparazione. gli omuncoli si adattavano intimamente al nuovo mondo. riproducendo fedelmente le forme della natura. Certi avvenimenti ambigui. di parole vuote. XLIII. certi assassini inspiegabili. ci si domandò se non si fosse ceduti a un moto di paura irrazionale. La stessa ignoranza assoluta delle ragioni di ogni cosa. e fu questo folle errore che condusse l’umanità a due dita dalla propria rovina. apparvero dare segni evidenti di indipendenza e di iniziativa. resurrezioni praticate regolarmente. tutto ciò era stato interamente modificato. di discussioni. ma corpi interamente ricostruiti. . interamente meccanizzato. Un po’ ovunque. da dei rapporti speciali. Si osservò avidamente in loro la nascita dei vizi umani. Egli preferì. nel mondo scientifico. gli omuncoli sembravano a poco a poco capirsi tra loro. capite da loro soltanto e che non tendevano a nulla meno che a distruggere in un solo colpo la sovranità dell’uomo. secondo la teoria materialista. meglio che il vecchio Uomo. la diversa utilizzazione dei sensi. per settimane si giustiziarono quegli esseri misteriosi armati di tutto punto dall’industria umana. Niente più malattie. Gli uni sostenevano che l’omuncolo non era altro che un meccanismo senza autentico pericolo. tutto si compiva tramite effetto a distanza. la soppressione del linguaggio. con del resto troppo entusiasmo. lo stesso grossolano feticismo che si accontenta di vane apparenze. fu favorito quello sviluppo istintivo degli omuncoli. non si discusse più: gli omuncoli furono distrutti in massa. la loro amplificazione. tutti i secoli che seguiranno quello di questo libro. senza curve inutili. fino al momento in cui si avvertì. Sì.al contrario. al contrario. senza dubbio. con terrore. con la speranza segreta che. senza utile influenza sul proprio destino. i cimiteri rimpiazzati da provvisorie conservazioni. Quando i loro progetti furono svelati. in quel momento. trasportato improvvisamente nel mondo alieno. e tante altre cose che rovesciavano profondamente le abitudini tradizionali del passato. la visione idealista che le civiltà anteriori gli avevano tracciato. I due selvaggi Quando saranno stati percorsi in dettaglio. la sua sostituzione con la trasmissione algebrica. come ho fatto io. Qualche tempo dopo. secondo i crediti disponibili del budget sociale. Verso la fine del secondo periodo scientifico. ma nulla fu rimpianto quando. apparivano prendere la direzione della nuova civiltà. Nessun rumore all’esterno. Ci furono anche a quell’epoca degli strani omuncoli di laboratorio ai quali fu artificialmente trasmesso il fluido nervoso ricavato da certi animali e che. viveva insomma come un montone o un bue. ma troppo tardi. avrebbe conosciuto grandi sorprese. si rimarrà letteralmente stupefatti dallo straordinario orgoglio che dimostrarono gli uomini del XX° secolo per gli insignificanti progressi della loro civiltà nascente. L’uomo abitava il suo corpo da straniero. l’uomo poteva ancora evitare grandi disastri e riacquistare. con compiacenza i loro capricci furono incoraggiati. si seppe che numerosi omuncoli. obbedendo alle necessità naturali. di definizioni vacue. a renderli più possibilmente simili all’uomo. realizzando automaticamente le sue funzioni organiche. Se esaminiamo però la situazione dell’uomo nel XX° secolo. che le iniziative individuali e i vizi segreti degli omuncoli non erano affatto quelli che si sperava. La semplificazione dei movimenti utili aveva apportato del resto. si ebbe paura. nel dubbio si rinunciò a questa sfida scientifica lanciata alle forze naturali. avevano pianto di dolore e di paura. e un uomo del 1912. nel momento di morire. poi di timori. a poco a poco. i loro desideri furono sviluppati.

pensatori molto progressisti. Inizialmente. allo stesso tempo. ma dal giorno in cui la quarta dimensione entrò nel dominio fisico della vita quotidiana. gli uomini stessi rappresentavano ormai semplici meccanismi di una stessa macchina sociale. in seguito. senza perdita di tempo. non disponevano di nessun altro mezzo d’acquisto. Da una parte. sfuggiti al progresso della scienza e venuti non si sa da dove. essa riduceva. apparivano insolubili. Fu a partire da quel momento che si finì per scorgere tutto il pericolo della specializzazione. impiegando il linguaggio parlato di una volta: “Ne abbiamo viste abbastanza!” Poi ripartirono senza che mai. sembra. Aldilà delle forme naturali È davvero molto difficile. pochi anni più tardi. Fu l’aurora di un nuovo periodo in cui la cultura della volontà e lo sfruttamento delle forze interiori dell’uomo cominciarono ad assumere il primo posto. impiegando il linguaggio primitivo del XX° secolo. si fu costretti a riconoscere che quella fabbrica non poteva appartenere ai soli ereditieri del formidabile trust che l’aveva fatta costruire. si sia potuto sapere in quale parte del mondo si fossero ritirati. e nessun individuo aveva allora lo spirito abbastanza generale e flessibile. senza che si potesse scoprire un mezzo serio di ridurli all’impotenza. di sesso differente. a forza di voler asservire la materia ai propri bisogni per mezzo delle macchine. imposero. senza che nessuno ci badasse. per mesi. ogni giorno di più. senza inutile spostamento. quella cultura doveva dare risultati inattesi e sorprendenti. dall’altra. di ricorrere all’utilizzo degli spettri e dei fantasmi che gli fornissero momentaneamente il corpo soprannaturale di cui avevano bisogno per incarnare il loro pensiero. le novità. Del resto. gli specialisti del popolo non potevano opporsi seriamente a quegli uomini completi. senza scompigliarsi. ne risultarono degli sconvolgimenti inauditi sulla superficie del globo. nella maggior parte dei casi. sopprimendo le individualità. senza il minimo sforzo. certamente interessante. alle folli imprese dei due selvaggi. ci si limitò a elogiarsi dell’allargamento che aveva apportato nel pensiero umano. la loro volontà tirannica al mondo scientifico. il corpo sufficientemente completo. la grande rinascita idealista. Sfortunatamente. Le rappresentazioni erano state anche sostituite. che provocò i disordini più gravi nell’ordine naturale delle cose. con una semplice suggestione collettiva. da sé. abbandonare per diversi giorni il loro corpo umano vivendo solo di una vita . infatti. tutto questo era ugualmente portato a termine tramite suggestione. da semplici impressioni di rappresentazione che davano l’illusione del piacere e del successo. che funzionava automaticamente sotto la direzione di un solo guardiano. l’iniziativa individuale e. In più con la concentrazione sempre più grande di mezzi di produzione. le raccomandazioni collettive. di sviluppare progressivamente. lo sappiamo. In origine. in ogni regione del mondo. XLIV. spiegare in modo soddisfacente gli sconvolgenti fenomeni che angosciarono gli ultimi anni del secondo periodo scientifico e annunciarono. Potevano così senza alcun rischio. era stato previsto dal Grande Laboratorio Centrale per quel genere di combattimento. costituiti fisicamente come siamo ancora all’inizio del ventesimo secolo e. che avevano lavorato a questa idea. ma racchiusa nel solo dominio delle idee.Fino al piacere antico del teatro che si praticava solo a domicilio. l’annuncio di scoperte importanti. Il solo difetto di quell’eccessivo raggruppamento sociale fu di distruggere a poco a poco ogni iniziativa individuale. Fu in special modo l’introduzione della quarta dimensione nella costituzione del corpo umano. e. Dalla stessa esagerazione del problema scaturì un’organizzazione quasi immediata della distribuzione dei prodotti necessari alla vita. per opporsi. non producendo più nulla. si udì soltanto uno dei due che diceva all’altro. quella centralizzazione esagerata aveva dato felici risultati costringendo gli uomini a risolvere definitivamente problemi sociali che. una teoria. i due selvaggi scomparvero da sé un bel giorno. ma nessuno immaginava allora la formidabile riserva di energie sconosciute che rappresentava il corpo umano. Ciò fu esasperato a tal punto che. pena la rovina immediata del mondo intero. Finché questa concezione non era stata che una semplice scoperta filosofica. fino ad allora. si accontentavano per i loro viaggi di esplorazione. Molto fortunatamente. si introdussero nell’Europa africana e. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale non potevano lasciare il loro posto. tutto l’interesse che c’era a sviluppare un piccolo mondo completo all’interno di ogni individuo. Le informazioni. Nessun congegno. infatti. l’onnipotenza assoluta del Grande Laboratorio Centrale. ci si trovava in presenza di un solo proprietario e. quando non ci fu più che una sola fabbrica. di tutti i consumatori che. due esteti selvaggi. ogni volontà. ogni attività indipendente. se quella organizzazione ammirevole dava buoni risultati per la soddisfazione collettiva dei bisogni materiali.

in attesa. che il corpo così modificato si trovasse frantumato. sotto l’influenza della quarta dimensione. videro così innumerevoli cavalli uccisi sotto di loro. Certi sapienti. che la grande realtà doveva essere aldilà delle forme naturali e decisamente non nelle apparenze transitorie a tre dimensioni. che decisero di non esporre più il proprio corpo a simili incidenti e. Poi ci furono persone che non tornarono a reclamare il proprio corpo umano e di cui non si ebbero mai notizie. nel dubbio. stritolato o disaggregato. i nostri esploratori si diedero alla pazza gioia utilizzando i corpi di sfortunati animali. la notte. nel Grande Laboratorio Centrale dove era conservato e. permise. in quella morte nuova. non maltrattare degli asini o delle oche che incarnavano probabilmente lo spirito dei più nobili rappresentanti della specie umana. ridotti allo stato di organismi informi. Ci si attivò dunque a vietare le incarnazioni per il loro lato bestiale. coronato di fiori. Non si poteva dire. sconosciuti fino a quel giorno nello spazio a tre dimensioni. Furono notate giraffe che rifiutavano ogni nutrimento e che si immaginavano. Non si osava. Tutte quelle divagazioni di sapienti nei corpi di animali. gli organi sono contenuti dai muscoli. Sappiamo infatti che il corpo umano è costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. ma senza presentare l’abituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni. la maggior parte delle persone presero infatti in prestito dei corpi di animali solo per ridiffondere senza controllo dei gesti antichi severamente proibiti e che erano soltanto troppo naturali. infatti.rallentata e prendere in prestito delle forme spettrali che erano sufficienti per gli spostamenti nella quarta dimensione. per la prima volta di riflettere chiaramente e di intravedere il futuro reale dell’umanità. perdeva la sua forma naturale a tre dimensioni. Quella lezione terribile impressionò molto certi sapienti. Perché non provare a piegare il loro involucro materiale alle idee nuove? Cosa inverosimile. si dissociava al posto di disaggregarsi come una volta e. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione. con la pratica continua di quel nuovo sport. come i generali di una volta. si riassorbiva a poco a poco nel continuo. Un vitello. Il loro corpo umano era depositato. XLV. dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. o. ma si comprese bene per il futuro. in quel tempo. Ma. a poco a poco. si raggrupparono in un indescrivibile ammasso. di brucare delle stelle. comunque. fecero ricorso a degli animali domestici per incarnare provvisoriamente il proprio spirito a quattro dimensioni. tale cavallo errante nella via. quando si percepì che il più grande pericolo finale dell’introduzione della quarta dimensione nel dominio fisico era al contrario il suo eccesso di spiritualità. attentare ai giorni di quei bizzarri animali e si giunse ad avere per loro lo stesso rispetto che testimoniavano un tempo i popoli d’Oriente per le bestie. a ogni precisa anatomia. Sotto l’ipocrita pretesto di sperimentazioni soprannaturali. Senza ferita apparente. continuava a vivere. certo. Dal momento in cui il corpo fisico. con due rami di prezzemolo nelle narici. sotto la spinta naturale dei muscoli. era l’anima che divorava il corpo. La struttura ossea è arrangiata secondo quella visione provvisoria dell’universo. ci riuscirono. eternamente fedeli a tutte le persone che incontravano. Dei cavalli affetti da pazzia orgogliosa trascorrevano tutta le loro giornate a sfilare su un campo di manovra e a nitrire in modo guerriero. gli uomini giunsero a tentare di adattare il loro proprio corpo alle esigenze più vaste del loro pensiero. Fu dunque pronunciato il divieto del suicidio per lo spirito fu dunque pronunciato. non erano uno dei sapienti più noti del Grande Laboratorio Centrale? Si dovettero prendere infinite precauzioni per. annegò in uno stagno. senza apertura visibile. Simultaneamente furono osservati segni di intelligenza in certi animali e ci si mostrò molto inquieti per questo. generarono mille incidenti puerili o grotteschi. languivano di dolore pensando a quei migliaia di padroni che non avrebbero mai incontrato. Dei cani. si dovette creare un asilo speciale di alienati. L’immortalità delle idee La rinascita idealista che si sostituì. Tale cane. schiacciata da quel peso supposto. lo si espose ai disordini più gravi. sfuggendo a ogni regola conosciuta. La follia negli animali presentò le forme più umane. . certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e. a poco a poco. ma il Grande Laboratorio Centrale se ne curò soltanto il giorno in cui esse assunsero un carattere nettamente erotico. al secondo periodo scientifico. Si parlò molto di un’ostrica che credeva di avere ingoiato un libro di scienza celebre e che si trascinava pesantemente a terra. e ciò causò da subito disastri irreparabili. naturalmente. Essendosi manifestati numerosi casi di follia negli animali durante gli anni seguenti. da quando diveniva capace di spiritualizzarsi per attraversare dei muri o spostarsi nel tempo.

Ma a quest’e poca primitiva. Ed è del resto la grave insufficienza della sua teoria. grazie all’associazione di idee. a quali conclusioni conduceva la tesi di Blanqui: L’universo è l’infinito. ma per sintesi a quattro dimensioni e che solo le generalizzazioni crescenti corrispondessero alle legittime aspirazioni dell’umanità. Ciò avviene senza dubbio perché non si chiarirono in anticipo. grazie a una centralizzazione sempre più grande che si manifestano i progressi ontologici. sufficientemente e fin nelle loro ultime conseguenze. formulata già da Zenone di Elea. trae conclusioni filosofiche assai malinconiche: tutto ciò che noi abbiamo fatto personalmente. o lo sarà. perché occorre limitarsi. tutti quei mondi rivelano chimicamente la sola presenza di appena un centinaio di corpi semplici. altre persone identiche: dei sosia. L’immensità composta di mondi innumerevoli comincia. l’impotenza radicale della scienza a tre dimensioni in presenza dei problemi della qualità continua a quattro dimensioni. aveva avuto il coraggio della propria opinione e l’aveva portata fino ai suoi limiti estremi. quando fu rinchiuso dalla giustizia dei governi nel forte di Taureau. Aggiungiamo infine che l’identità del gesto non può essere solamente simultanea. che le combinazioni sono limitate dal numero di corpi semplici. Tuttavia. non affatto per analisi a tre dimensioni. esiste ad ogni secondo. e che ci sia stato bisogno inizialmente della dispendiosa e lugubre esperienza del Leviatano. dei doppi. spingere le conclusioni all’estremo passava per un gioco da utopista o per una spiritosaggine da umorista e non si esitava a affermare senza sorridere che l’unica certezza doveva essere cercata nella relatività! Del tutto diverso fu il processo che si seguì durante la grande rinascita idealista. Questo è un gioco di specchi che occorre seguire logicamente fino alle conseguenze più estreme: l’atto che noi avremmo voluto fare ieri. Se non perdiamo di vista ciò che significa questa parola: infinito. scontrarci in una parola con l’infinito nel momento stesso in cui saremo sul punto di sfuggirgli e ricadere così sotto l’eterna critica della scienza discontinua. Blanqui. perché è già a fatica che la nozione di indefinito è accessibile all’uomo… A quaranta chilometri all’ora. ma è anche la conclusione sincera alla quale dobbiamo dirigerci spingendo all’estremo le teorie materialiste. necessariamente. matematicamente limitate. quella che fa effettivamente parte della nostra vita quotidiana. ritroveremo dunque dei sistemi solari analoghi al nostro. Si avvertì che il mondo doveva essere concepito. ogni possibilità della nostra vita fu una realtà in un altro mondo. per così dire. solo aldilà. prolungando questa ricerca verso l’infinito.Possiamo stupirci. sempre gli stessi. tutto ciò che noi faremo domani. scrisse un curioso libello intitolato L’eternità degli Astri. poi ancora Terre la cui storia è esattamente quella della nostra Terra. che esse non abbiano colpito più presto l’immaginazione degli uomini. allo stesso modo. che lo spirito umano avanza. l’eterogeneità assoluta di ogni supporto materiale e avvicinarsi al tipo immortale e continuo. questa non è per noi che la parte più vicina dell’universo. essa esiste allo stesso identico modo nel tempo: nel passato e nel futuro. se riflettiamo sempre. con la sua velocità prodigiosa. È. unicamente fornito dallo spirito a quattro dimensioni. Ora. e queste combinazioni. riassunto. e noi non possiamo capire ciò che una simile espressione rappresenti. è impossibile non ammettere che all’istante in cui noi scriviamo queste linee. da quella teoria scientificamente esatta. Necessariamente. infatti. si mantiene a quel minimo. è la negazione definitiva di ogni ambizione e di ogni progresso. l’originalità morale. d’altra parte. Un solo uomo. prima ancora della nascita del Leviatano. e Blanqui. un sosia l’ha già fatto o lo farà. nelle sue più rigorose conclusioni. prima di ogni cosa. Nella solitudine e il raccoglimento della sua prigione. ora che tutte quelle idee appaiono molto semplici. il motivo per cui qui ancora dovremmo continuare l’infinita frammentazione del tempo. la cui logica rigorosa avrebbe dovuto colpire tutti i contemporanei. È con questa povera centinaia di corpi semplici che la natura deve provvedere a tutte le combinazioni dell’universo. Ci si sforzò di ricercare. È ciò che le . Ecco. benché innumerevoli. nel materialismo antico. conclusione sincera che sarebbe bastata a dimostrare. poi della lunga e deprimente dominazione scientifica del Grande Laboratorio Centrale. i dati posti dalla scienza. impiegherebbe centomila anni per pervenire alla sessantunesima stella del Cigno. sono. grazie a delle sintesi sempre più potenti. quell’uomo fu Blanqui. scopriremo dei sistemi solari rigorosamente simili al nostro nei loro minimi dettagli. occorrerebbero 250 milioni di anni per raggiungere le stelle più vicine. l’unità estetica. scrivono queste stesse linee in altri mondi identici. e la terra. per dimostrare tutta l’insufficienza delle concezioni materialiste. per definizione. altri noi stessi l’hanno fatto o lo faranno.

il senso intimo. preziosi insegnamenti. non disponendo che dello spazio a tre dimensioni. Quando si comprese al contrario che l’infinito non esisteva che in qualità. . non è per lo spirito che la fine di una esitazione morale che si definisce pensiero. Capiamo da questo momento quanto pietosa e sterile fosse la ricerca antica che facevano i primi uomini dell’infinito o dell’immortalità nello spazio o nel tempo. la vita sociale era stata interamente meccanizzata fin nei suoi minimi dettagli e le nuove tendenze idealiste non potevano. XLVI. la coscienza. lo comprendiamo nell’Età dell’Aquila d’oro. per esempio. che essa fu raramente raggiunta durante il lungo periodo di tirannia scientifica che precedette la grande rinascita idealista. che quella di un insetto. gli uomini avevano preso l’abitudine di obbedire agli ordini del Grande Laboratorio Centrale. Le differenti sconfitte subite dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano provato con certezza che c’era un’altra cosa nel mondo oltre alle cifre o alle quantità e che la scienza non bastava affatto a soddisfare tutte le aspirazioni umane. di questo non dubitiamo. nel dominio a tre dimensioni. durante la sua vita o al momento della sua morte. potesse disputare all’uomo-Dio l’idea immortale. Da una parte. realmente. come una cattedrale compiuta che si spoglia delle sue fragili impalcature. La morte non è. gli dona la nozione della quarta dimensione. tramite astrazione. vale a dire completa per lui la rappresentazione continua dell’universo al di fuori di ciò che si conviene chiamare lo spazio e il tempo. e che nessun sosia. cosciente ormai che una nuova idea fosse una creazione degna di questo nome. i sensi materiali gli forniscono gli elementi provvisori di analisi del mondo a tre dimensioni. l’uccisione di un uomo è più grave. assumeva sempre un valore assoluto nel mondo delle idee. infatti. Si era potuto senza nessuno sforzo propagare la vita. Per anni. uscita tutta corazzata dal suo cervello. Il capolavoro si rivela a noi spontaneamente al di fuori di ogni spiegazione materiale. Le stazioni dell’infinito La grande rinascita idealista non succedette affatto d’un sol colpo. una nuova contraddizione. Fu soltanto nell’Età dell’Aquila d’oro che si percepì che al di fuori di ogni idea di progresso nel tempo. elevare e nutrire separatamente delle frazioni dell’organismo umano. al posto di avere un valore relativo. come voleva Blanqui. che l’immortalità si trovava per così dire su due piedi. Mentre il corpo. invece lo spirito umano raggiunge la quarta dimensione e possiede grazie a quella l’immortalità. immutabile e catturabile per lo spirito nel dominio delle idee pure. fenomeni passati o futuri. La morte non è per il corpo che la fine di una oscillazione fisica che si chiama vita. riformare in qualche ora costumi così profondamente radicati. provvisoriamente utile per la ricerca della verità. Nel dominio fisico. naturalmente. è solo il desiderio dell’uccisione che importa e la sua gravità resta immutabile in rapporto allo spirito che lo concepisce. è fatalmente destinato alla disgregazione. e ogni analisi critica è solo un rozzo ritorno all’indietro. nel dominio puramente intellettuale al contrario. può elevarsi. dall’altra. il più timido movimento di un cuore solitario e sincero verso l’infinito spesso vale più che un fulmine di intelligenza: il valore si misura per la sua qualità propria e non per la sua quantità ed è così che i più umili sono talvolta più vicini all’immortalità che i più grandi. vale a dire a una serie di rimodellamenti parziali o totali.religioni e le filosofie antiche simbolizzavano molto giustamente con l’epurazione progressiva dell’anima che passasse in sfere successivamente sempre più elevate. Lo studio dell’uomo dava. da questo punto di vista. può essere raggiunta in ogni momento grazie a un pensiero svincolato dal mondo a tre dimensioni e sfuggente così alle illusioni del tempo e dello spazio… Indoviniamo. ma mai si era potuta creare la vita. sono dei piaceri a priori che solo gli artisti possono raggiungere. senza che sia necessario insistere. al di sopra delle contingenze materiali e partecipare. ma che diviene senza oggetto quando questa verità è raggiunta. Allo stesso modo. nello stesso istante. al lungo periodo scientifico che aveva seguito il XX° secolo. si era anche potuto comunicare alle piante la vita degli animali e viceversa. assicurata dall’utilità del suo compito. di intelligenza o di amore e che quel gesto. quella verità totale poteva essere raggiunta grazie a un gesto di fede. unirli ad altri esseri viventi. un valore sociale come nel mondo a tre dimensioni. L’immortalità. vani supporti di cui l’Idea si libera. in breve. al contrario. vale a dire il dominio illusorio dei sensi. L’assoluto e l’infinito non si definiscono materialmente. nel dominio morale. Tutti sanno che in un’opera d’arte autentica il soggetto o lo scenario sono soltanto un sacrificio provvisorio fatto alla materialità e che la qualità estetica di una linea o di una idea non dipende per nulla dal soggetto scelto. l’umanità riprese la sua marcia in avanti con confidenza. un’idea di genio abbacina l’umanità per le conseguenze sociali incalcolabili che essa può avere. della sostanza universale e immutabile delle cose. che la fine di una contraddizione. può contemplare.

era riconoscere fatalmente. Da quel punto. Furono perciò presto creati certi laboratori di un genere tutto nuovo. insomma. Da allora. Tra le tre dimensioni dei fenomeni registrati dai sensi e la quarta dimensione. infatti. sotto le spoglie di una qualsiasi divinità. che la vita preesisteva. Quanto alle teorie materialiste. Era dal corpo. le idee veramente utili. Innumerevoli precauzioni erano prese per assicurare quegli strani viaggi fatti sul posto e il cui scopo era di sfuggire. si doveva trovare una terra identica alla nostra. suggerita dalla coscienza. I primi risultati così ottenuti furono assai soddisfacenti. Il viaggiatore non poneva più. con l’infinito. altre terre o dei personaggi identici a noi che facessero ciò che noi facciamo o fanno ciò che noi avremmo voluto fare e questo. generatrici. come una volta. accostarsi alle grandi questioni di immortalità o di infinito. che delle espressioni puramente relative e la qualità della vita non dipende in alcun modo dalla sua durata. E ciò. le nuove stazioni dell’infinito ricordavano un po’ i teatri dei tempi barbari. non impiegano che un tempo di riflessione così breve che esso sfugge a ogni misura e il resto della vita è consacrato alla sola volgarizzazione di quelle idee di genio. meglio che ogni altra dimostrazione. possono offrire. accessorio ingombrante. in noi stessi. . Allo stesso modo. delle nuove stazioni che le civiltà di un tempo non avevano previsto e dove si effettuarono giornalmente partenze di viaggiatori verso la propria interiorità. all’infinito. i viaggiatori poterono spesso raggiungere. grazie ad esse. lì dove già risiedeva la sua coscienza. non soltanto una volta. non soltanto quasi tutte le idee attuali. poiché la musica matematica permetteva delle sintesi più complete che non le altre arti e evocava il massimo di ricordi possibile. una morte imminente. più attività e memoria al cervello di quanto non potrebbero interminabili anni di vita banale. ma ugualmente. ma proprio al contrario sul posto. l’abbiamo detto. rinchiuso nella propria personalità definitivamente astratta da ogni idea di tempo e di spazio. vale a dire con l’universalità delle cose. era da quell’ammasso di cellule addormentate che bisognava liberarsi in modo più veloce possibile e la prima cura che si ebbe fu di isolare. occorreva ammettere che cercandone continuamente. un pericolo minacciante. bastava a provare quanto le combinazioni materialiste fossero incapaci di rendere conto della natura stessa delle cose. l’uomo restava inerte a metà cammino. La loro rapidità di pensiero si era cresciuta in proporzioni incalcolabili. e terminava con delle sensazioni puramente musicali. ma era sempre stato scoperto. uno choc violento. le idee passate. dove degli uomini di buona volontà si sforzarono di partire per l’infinito. l’infinito al di fuori di sé. non soltanto le cellule centrali che rappresentavano la personalità di ogni viaggiatore. che provenivano tutte le idee antiche di relatività. essendo le combinazioni in numero limitato. Furono. per un mese. si era immaginato che quella creazione fosse infine stata ottenuta. non lo esteriorizzava in modo grossolano. un sapiente concepirà questa agglomerazione in un momento di riflessione talmente corto che nessuno strumento umano potrebbe apprezzarlo. sempre gli stessi. Limitare la natura a un certo numero di corpi semplici. In qualche secondo. l’esistenza inevitabile di combinazioni identiche che si ritrovavano nell’universo. Una nebulosa impiegherà milioni di anni per agglomerarsi. Del resto. l’infinito si trovava all’interno di lui stesso. grazie a un accrescimento sempre maggiore delle nostre facoltà intellettuali. sviluppando le idee di Blanqui. senza compromettere la vita. ma furono sfortunatamente molto presto compromesse dai metodi scientifici di cui era molto difficile sbarazzarsi radicalmente all’inizio della grande rinascita idealista. diverse volte. Si comprese allora che le stazioni che erano state costruite per partire alla ricerca dell’infinito non erano. poco importava la durata della vita se non si perveniva ad accrescere prodigiosamente la facoltà di pensare. in qualche secondo. grazie a una ricerca sempre più attiva dell’idea pura. L’educazione della volontà cominciava con l’analisi del Parmenide di Platone. In quel senso. alle esigenze ancestrali del tempo e dello spazio.Di certo. come si partiva una volta per un lungo viaggio. propriamente parlando. Il tempo e il movimento non sono. alla fine. nella vita di un uomo di genio. Si avvertì dunque molto presto che non era in quelle combinazioni materiali che bisognava perseguire la ricerca dell’infinito. ma una infinità di volte. ma non si confondeva. come era stato sperato inizialmente. Tuttavia ciò fu tutto. la loro insufficienza era stata dimostrata dal giorno in cui si era avuto il coraggio di spingerle fino alle loro ultime conseguenze e la loro impotenza era stata rimarcata specialmente quando si era voluto. a quel viaggio istantaneo tramite letture filosofiche e visioni artistiche sempre più pure. Pazienti ricerche furono intraprese in quel senso. Il viaggiatore era preparato. ma proprio l’essenza stessa di quelle cellule. combinandosi in modi variabili. nella misura del possibile. anche nei corpi semplici. che dei rozzi stabilimenti scientifici analoghi a quelli che avrebbero potuto concepire qualche anno prima i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale. nello stesso istante. accumulate nella cellula vivente fin dalle origini del mondo.

ad Atene. che seguire e completare quello stesso movimento verso la libertà che era stato delineato dalle origini del mondo e che i sociologi dei tempi passati non avevano saputo riconoscere né sottolineare come avrebbe meritato. esattamente come contro i desideri più bassi della folla. di asservire la materia e di circondarsi di schiavi meccanici. la loro prima preoccupazione era stata di assicurare il tempo libero ai re onnipotenti che erano i cittadini. così come non possiamo ammettere. esattamente come lo erano prima della loro morte. Dopo la sconfitta dei Gracchi. occorre sottolinearlo. E tuttavia. i conquistatori. lo comprendiamo. quei posti invidiabili di cittadini erano in numero limitato e a ciascuno corrispondeva una sorgente assicurata di rendita di Stato. capace di illuminare tutte le altre e che questa idea pura era l’amore. dell’amore come era intesa ai secoli barbari. grazie a quelle nozioni nuove. senza avere la possibilità di fargli sapere che essi erano vicino a loro. per quanto possibile. attraverso secoli. Non si trattava più. abolendo la schiavitù meccanica. che riunisse in un istante ciò che migliaia di ragionamenti non avevano potuto esprimere. I prìncipi asiatici. ma di quella simpatia universale capace di unire tutti gli esseri viventi in maniera intima. come aveva già fatto Pericle. aveva dato se stesso per ottenere. che essa urtava brutalmente contro le idee più alte dei pensatori di genio. ritornarono per la prima volta a fare il terribile racconto delle sofferenze morali che avevano sopportato durante il tempo in cui il loro spirito si era trovato separato per sempre dal loro corpo. Erano occorsi secoli di civiltà e di rude fatica scientifica perché questa idea tuttavia così semplice. ma dal cuore. di evadere. in un solo minuto di comune entusiasmo. all’inizio del periodo scientifico. l’infinito che veniva verso di noi. credo di poter affermare che fu esattamente duemila anni dopo la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino che la grande rinascita idealista abolì la schiavitù meccanica e proclamò i Diritti della materia e della natura. senza farci caso. per tanti anni. Era stata confusa. e che si era sforzato. già da lunghi anni. Una volta giunti. dalle esigenze materiali della vita. giungesse ad affrancarsi fino all’evidenza. Tentando di raggiungere successivamente tutte le idee dell’universo. ci si era prodigati a glorificare il lavoro in modo ridicolo. nel XX° secolo. Specialmente nel XX° secolo. Confondendo. Inoltre. Queste non furono. i sovrani di ogni specie avevano costruito la società con l’unica speranza di ottenere per essi la tranquillità necessaria allo sviluppo del proprio spirito. ma che si svilupparono presto per trovare la loro piena giustificazione nell’Età dell’Aquila d’oro. in tutte le maniere immaginabili. però. originariamente. morti qualche giorno prima. non era più che un unico e stesso gesto creatore. più luminosa. della resurrezione. alla stessa epoca. Quegli uomini avevano capito che non esisteva al mondo che una sola idea autenticamente superiore. quella liberazione poteva prodursi soltanto dopo secoli di preparazione e di progressi. tutti gli esseri nello stesso amore comune. La grande rinascita idealista non fece del resto. Un esame attento delle civiltà passate sarebbe stato sufficiente. L’amore universale era la speranza sempre rinnovata. un’altra via più chiara. la comune marcia in avanti di tutti gli esseri. a rivelare che l’uomo. la schiavitù umana dei tempi passati. per estensione. la grande rinascita idealista cominciò a percepire che l’infinito non poteva essere scoperto dallo spirito. ad assicurare la vita . avevano provato l’orrenda pena di errare tra le persone che gli erano state care. si stava per aprire per la grande rinascita idealista e questa via fu preparata in modo imprevisto dalla scoperta che si fece. lo sforzo non poteva che fallire miseramente.Fortunatamente. la sintesi suprema e definitiva che si oppone per sempre all’analisi ostile e dissolvente della scienza. di assistere alle loro sofferenze senza poterle consolare. Per la prima volta. e quando le grandi repubbliche antiche erano state fondate. con la forza. XLVII. non potremo spiegarci come l’uomo abbia avuto bisogno. E tuttavia. fin dai tempi più remoti. Degli uomini che. che idee vaghe e imprecise. era evidente che quella sfrenata e malata glorificazione del lavoro sociale era in contraddizione con le aspirazioni più legittime dell’umanità. non il diritto al lavoro. con il lavoro o tramite il sogno. Tre schiavi per cittadino lavoravano alle miniere. del corpo sociale. il Senato romano si era impegnato. Roma visse ugualmente dei tributi del mondo intero. La casa dei corpi Nonostante mi sia risultato sempre molto difficile valutare gli anni con precisione durante i miei viaggi al paese della quarta dimensione. erano potuti essere resuscitati. ma il diritto al tempo libero. di ottenere dei progressi che secoli di civiltà spaurita e diffidente non potrebbero portare a termine. dopo quel deludente insuccesso. Coscienti. al contrario. all’Età dell’Aquila d’oro. poi. l’attività libera dello spirito umano che rappresenta l’intera sua gloria e il lavoro forzato rudemente imposto dalla necessità del corpo materiale. e Xenofone proponeva di creare al Pireo una albergheria per gli stranieri i cui proventi dovevano aumentare quelli dei cittadini ateniesi. che si svilupperebbe in incalcolabili proporzioni se i viventi potessero conoscere l’orrendo isolamento della morte e che permetterebbe.

dei cittadini. Lo sfruttamento colossale del mondo servì a liberare i cittadini re da ogni preoccupazione materiale. In ogni tempo, fu seguito questo formidabile esempio. Tramite la schiavitù, l’abuso della forza o l’autorità morale, gli uomini meglio dotati si sforzarono sempre di liberarsi dal lavoro materiale necessario alla vita per consacrarsi interamente, secondo le loro attitudini, vuoi alla pigrizia, vuoi ai rudi lavori del corpo compiuti per gioco, vuoi alle ricerche intellettuali che solo il tempo libero permette. I più deboli ebbero come rifugio la superstizione, il sonno o l’alcool. Con il progresso della scienza, si era naturalmente pensato che convenisse sostituire la schiavitù meccanica alla schiavitù umana, e riportare sulla materia inerte il lavoro forzato, imposto già agli uomini. Questa trasformazione, prevista fin nei tempi antichi da Aristotele, non fu che uno spostamento dello stesso principio: infatti l’uomo viveva sempre alle spese dell’ambiente, e assoggettava le forze naturali che lo circondavano, distruggendo per vivere. Durante il periodo scientifico, ci si immaginò volentieri che il mondo si fosse trasformato; in verità si imitarono soltanto i procedimenti antichi, e si compì un autentico progresso nelle idee, solo il giorno in cui si percepì nettamente che il lavoro materiale non dovesse occupare il primo posto nelle preoccupazioni dell’umanità, che esso era solo l’affrancazione di obblighi inferiori e che la sua sola utilità era di procurare all’uomo il tempo libero necessario allo sviluppo del suo pensiero. Ma si restò talmente meravigliati dalle nuove macchine e dalle scoperte del Grande Laboratorio Centrale, che ci si dimenticò, il più delle volte, che gli schiavi meccanici erano, per l’umanità, un mezzo di liberazione e non uno scopo. Con la grande rinascita idealista, si finì per intravedere, all’assoluto opposto, che l’eccessivo macchinismo fosse un pesante fardello intellettuale e che il progresso consistesse, per l’uomo, nel ridurre a poco a poco quel personale meccanico un po’ troppo ingombrante. Dal giorno in cui la nozione della quarta dimensione divenne comune a tutti gli uomini, dal giorno in cui lo spirito si abituò, a poco a poco, a liberarsi dal corpo e a viaggiare ad arbitrio della sola fantasia, l’utilità delle macchine concepite per i soli bisogni del corpo materiale diminuì in proporzioni sbalorditive. Già grazie al progresso, la vecchia alimentazione non esisteva più e la nutrizione delle cellule era operata elettronicamente tramite semplici correnti diatermiche. Grazie al movimento dello spirito immateriale a quattro dimensioni, i mezzi di trasporto erano senza utilità. Per proteggersi dalle intemperie, per tenersi al coperto, le abitazioni di una volta diventavano allo stesso modo inutili. Bastava mettere il corpo materiale sottoterra, e fu costruita per questo una immensa città che fu chiamata Casa dei Corpi. Quanto al simbolismo antico della lingua parlata, dei libri e delle opere d’arte, esso diveniva ugualmente inutile con la trasmissione del pensiero, molto più rapida e più completa rispetto al rozzo linguaggio geroglifico dei secoli passati, che limitava le idee alle parole. Se eccettuo la Casa dei Corpi, ultimo relitto delle necessità materiali di una volta, il nostro mondo, al tempo della grande rinascita idealista, riprese dunque a poco a poco l’aspetto che poteva avere ai tempi della preistoria e confesso anche che, al tempo dei miei primi viaggi in quell’epoca futura remotissima, mi immaginai ingenuamente di essere ritornato, senza rendermene conto, alle ere primitive della terra, quando l’umanità non esisteva ancora. Fu soltanto allora che si capì quanto fossero giuste, malgrado la loro imprecisione, le oscure aspirazioni degli ingenui poeti di una volta che si dicevano amanti della natura, che trovavano altrettanta gioia e emozione negli oggetti inanimati quanto nei personaggi dei romanzi, e che scoprivano, nei paesaggi, più umanità vera e sincera che nelle ipocrite menzogne del linguaggio umano. La natura e la materia, definitivamente slegate dalla loro schiavitù, ripresero tutta la loro gloriosa espansione al tempo della grande rinascita idealista e se, per delle civiltà del passato, l’umanità fosse parsa morta per sempre nella grande Casa dei Corpi, per quelli che sapevano e che comprendevano, fu soltanto allora che essa stabilì il suo regno definitivo e si confuse infine per sempre con l’anima universale delle cose. Non facciamoci però trarre in inganno: quel nuovo stato di natura non aveva alcun rapporto, neanche remoto, con il ritorno infantile ai costumi primitivi che preconizzavano gli amorevoli utopisti o gli asceti anarchici di una volta; si presentava al contrario come l’ultimo progresso di una scienza trascendentale, come il coronamento del paziente e laborioso sforzo che il genio dell’uomo perseguiva oscuramente da migliaia di anni. Dopo la falsa partenza del Leviatano, caricatura materialista prematura di un’unione spirituale che soltanto l’Aquila d’oro poteva realizzare nella quarta dimensione, il primo periodo scientifico aveva, ricordiamo, esaltato e sviluppato il macchinismo al punto di asservire l’individuo ai suoi propri schiavi.

Con il secondo periodo scientifico, essendo il progresso stato di un ordine molto più elevato, tutto quel macchinismo ossessivo tese verso la semplificazione, poi scomparve. Minuscoli apparecchi, che utilizzavano formidabili forze naturali, bastavano ai bisogni di milioni di uomini. Tutto si compiva in silenzio, in maniera invisibile, ad arbitrio della volontà umana: tramite influenze, tramite radiazioni; e in quell’universo meccanizzato all’estremo dove non si videro più macchine, si rese grazia agli uomini del passato che, per secoli, avevano vissuto in un inferno meccanico, per preparare un futuro che neanche discernevano. Niente più trasmissioni, niente più fili, più rotaie, più navi o aerei, niente più monumenti apparenti innalzati dalla mano dell’uomo, ma l’immensa foresta di un tempo, il paradiso terrestre delle leggende che tormentavano, invisibili, milioni di uomini che comunicavano tra loro grazie allo spirito, divorati da un’attività spirituale inaccessibile alla nostra cognizione e fatta, per ciascuno, dal pensiero di tutti. È soltanto per compiere una fatica sociale se, all’epoca della Grande Rinascita Idealista, gli uomini riprendevano per qualche istante ogni anno il loro corpo materiale, come si indossa, per qualche ora, una divisa di lavoro. L’umanità, grazie al paziente lavoro scientifico dei secoli passati, aveva domato la natura e si abbandonava all’attivo ozio spirituale immaginato dalle civiltà antiche.

XLVIII. L’aquila d’oro
La grande rinascita idealista rovesciò come ho già spiegato tutte le idee antiche sulla morte, sull’infinito e sull’immortalità. Si capì che lungi dall’essere alla ricerca dell’assoluto, l’intelligenza umana non era insomma che un semplice riflesso di quell’assoluto che cerca se stesso, come in uno specchio, nelle contraddizioni frammentarie e provvisorie del tempo e dello spazio. Si capì che quella era stata fin dalle origini del mondo la storia intera del progresso, e che lo Spirito, solo creatore, aveva da solo progettato di tutto punto all’interno di sé il mondo esattamente come noi lo conosciamo. Quello Spirito, naturalmente, non si era rivelato in origine sotto l’aspetto dell’intelligenza umana, ma era sempre lo stesso che aveva diretto le diversificazioni chimiche, poi lo sviluppo biologico delle forme naturali di ogni essere. Queste idee furono talmente diverse dalle idee antiche, una concezione che sconvolse così profondamente l’esistenza umana, che soltanto gli uomini di quel tempo poterono coglierla e non si poté che sorridere, bisogna sottolinearlo, riflettendo alle preoccupazioni di sopravvivenza, alla follia di immortalità corporale che fu propria degli uomini alle prime età della terra. Si delineò quel primo periodo di rinascita Idealista in modo assai curioso e che richiede qualche parola di spiegazione: fu chiamato l’Età dell’Aquila d’oro e talvolta più familiarmente, quello de l’Uccello d’oro. Si volle ricordare in questo modo quella credenza istintiva e un poco ingenua delle metafisiche del passato che immaginavano che ad ogni azione umana corrispondesse un doppio intellettuale e che ogni raggruppamento di idee dovesse essere rappresentato in qualche modo da un essere reale che era chiamato l’Aquila d’oro. Del resto, era a quell’essere soprannaturale che gli antichi alchimisti si indirizzavano quando volevano compiere un’azione qualunque su un punto del globo. Al posto, per esempio, di convertire con predicazioni tutti gli abitanti di una città, bastava agire sull’Aquila d’oro che rappresentava quella città perché quest’azione fosse avvertita da tutti gli esseri che era contenuta nell’unica personalità dell’essere soprannaturale. L’Aquila d’oro della grande rinascita idealista, fu alla fin fine ciò che era stato chiamato Amore durante secoli e secoli di civiltà primitiva; non l’Amore materiale nei suoi gesti genetici ma proprio quel sentimento espansivo e profondo, quel desiderio di sottomissione dell’individuo all’universale bellezza che dava all’amore tutta la sua grandezza. Quando passiamo in rivista le banali credenze di un tempo sull’amore, quando riflettiamo sulle osservazioni che potevano fare ogni giorno gli psicologi, non manchiamo di provare qualche stupore pensando che quel divino mistero fu così per lungo tempo nascosto agli uomini. Per gli uomini sarebbe tuttavia stato facile constatare quanto debole e contraddittorio fosse il legame che univa una piccola funzione fisiologica all’idea formidabile che se ne aveva. Non potendo applicare quel violento istinto che aveva in sé su altri oggetti se non alle proprie passioni animali, l’uomo si era abituato a trovare plausibili tutti i non-sensi e tutte le assurdità che poteva presentare un problema così contraddittorio. Centinaia di volte, tuttavia, si era potuto constatare ogni giorno che la passione intellettuale non aveva alcun rapporto con la funzione fisiologica; i poeti, i pensatori avevano sentito oscuramente che più una passione amorosa diveniva grande, e più la sua realizzazione materiale si allontanava. Possiamo anche affermare che gli amori terrestri più sublimi furono sempre quelli che restarono svincolati dalla materialità,

che essi fossero nella realtà, come quelli di Dante e Beatrice, nel sogno poetico, come quelli di Tristano e Isotta, o nella passione mistica dei credenti. Si poteva ugualmente constatare, fin da Ovidio, e anche ben prima di lui, quale fosse lo scompiglio di uno spirito follemente innamorato e il modo in cui ci si potesse illudere sui pregi reali della persona amata, immaginando le sue virtù secondo le sue delizie fisiche. Evidentemente, l’uomo, fin dall’origine del mondo, era alla ricerca di un ideale accecante che si creava lui stesso, il più delle volte di tutto punto, e che sentiva il bisogno di materializzare nel solo modo che gli fosse conosciuto, qualsiasi fossero del resto le disillusioni terribili che quella realizzazione gli riservava. Certi poeti, certi romanzieri avevano sognato di trasportare quell’amore della donna all’umanità intera, di predicare la fraternità universale e l’amore del prossimo, ma quelle erano formule vaghe di pensatori che non potevano corrispondere ad alcuna realtà in un mondo a tre dimensioni e si era trovato più comodo affermare che tutte le grandi passioni artistiche o umanitarie non erano, insomma, che delle perversioni sessuali. Fu la netta e profonda rivelazione della quarta dimensione che permise infine all’umanità, di trovare la via che essa cercava oscuramente da secoli, e di risolvere in modo definitivo le antinomie più irriducibili. Fino a quel giorno, infatti, certe nozioni erano apparse del tutto inconciliabili. Se le idee erano reali, se la materia non era che pura fantasmagoria, se l’unità, per definizione stessa, sfuggiva a ogni modalità, cos’era la materia in definitiva? Quale era quel mondo fenomenico che si opponeva all’assoluto come il Genio del male della leggenda in lotta con Dio? Se l’anima umana aveva un’esistenza propria, se gli importava poco di essere unita o no a un corpo materiale, quale era dunque l’utilità di quel corpo materiale? Come conciliare questa dualità sempre inaccettabile, come spiegare questa Idea a sé stante, che rappresentava l’universo tutto intero e che si opponeva tuttavia ai fenomeni naturali osservati dalla scienza? Quando fu definitivamente approfondita la nozione essenziale della quarta dimensione, tutte queste questioni apparvero infinitamente chiare, facili da risolvere, e tutte le obiezioni caddero da sé. La coscienza il cui schermo sembrava opporsi una volta alla sensazioni a tre dimensioni, fu d’ora in poi la quarta dimensione che opera la sintesi definitiva del mondo, e che permette alo spirito di cogliere in un solo colpo, senza l’intermediazione di alcuna nozione accessoria di tempo e di spazio, la sostanza stessa dei fenomeni. L’assoluto, l’unità, altrettante espressioni fino a quel momento prive di senso, assunsero esattamente il loro significato quando si comprese che esse dovevano essere illuminate dalla nozione necessaria della quarta dimensione. L’amore, in questa nuova visione dell’universo, seguì la stessa evoluzione; si comprese infine che era l’oscuro istinto panteistico che spingeva l’umanità, da secoli, a perseguire un’unità intellettuale in uno stesso pensiero comune, in un irresistibile accordo di elementi omogenei. Tutte le dissomiglianze, tutte le lotte, tutti gli antagonismi antichi non erano dovuti che al modo frammentario con cui ci si era accontentati, fino ad allora, di studiare l’universo. Quando tutti quei raggi divergenti del pensiero ebbero trovato il loro focolare comune nella sintesi delle quattro dimensioni, le variazioni naturali furono considerate come manifestazioni armoniche di uno stesso pensiero comune. E dalla materia in passato qualificata inerte, fino alle più nobili meditazioni dello spirito umano, il mondo non formò più che una stessa anima, vivente di una stessa vita, un’emanazione di uno stesso pensiero diverso, che fu chiamato, in ricordo delle ingenue credenze del passato, l’Aquila d’oro. Del resto quella unione di spiriti, dello stesso tempo e di tutti i tempi, grazie alla via diretta della quarta dimensione – tramite il subconscio come si sarebbe detto una volta – non aveva nulla di beato e di passivo, come pure era stato creduto al tempo in cui l’umanità sognava ancora banali sentimentalismi celesti e eterne adorazioni paradisiache. Più che mai la contraddizione generava una intensa vita intellettuale le cui sole opposizioni, come in tutte le operazioni dello spirito, potevano muovere il pensiero. Ma ciò che faceva sì che ogni sforzo divenisse utile e positivo, che ogni gesto individuale dell’intelligenza concorresse allo stesso insieme continuo (come in una stessa statua tutte le linee, poiché sono opposte, si uniscono per perfezionare una stessa opera d’arte) era che l’amore aveva rimpiazzato l’odio da quando il linguaggio dell’anima a quattro dimensioni si era sostituito alle ipocrisie frammentarie dei modi di espressione a tre dimensioni: ipocrisie nelle parole concrete del linguaggio come nelle formule relative della scienza. Dopo aver rovesciato tutte le tradizioni e i costumi umani, la sincerità, imposta dalla lettura diretta del pensiero, aveva generato l’amore e creato, nel dominio spirituale, una sorta di stato di natura, questa volta trascendentale, che contrassegnava la liberazione definitiva dello spirito umano.

non più in quantità nel tempo. il suo dovere era di consacrare tutte le sue forze per rendere più bella possibile la parte che gli era affidata. di non essere che un gesto di una stessa intelligenza e che se tutto il suo amore doveva desiderare la bellezza dell’insieme. la natura autentica della quarta dimensione fu intravista dallo spirito. Gli uomini del XX° secolo hanno talmente preso l’abitudine di agire in uno spazio a tre dimensioni. sfortunatamente. sotto i nomi di coscienza e di subcoscienza. Quando. immortale come l’insieme al di fuori del tempo. era insomma solo la banale espressione della coscienza comune che unisce tutti gli esseri. All’inizio dei miei spostamenti immobili nella quarta dimensione. La prima volta che essi tentano. era la sua personalità. se non sapessimo che liberato per sempre dalla dipendenza del tempo. i modi di espressione di cui disponiamo per descrivere simili avvenimenti. come alle epoche attualmente passate. infatti. Assimilare lo spazio a delle rappresentazioni algebriche. si percepì subito che quella quarta dimensione era di uso corrente da secoli. che si arrestano allo stesso modo.Ogni uomo comprese. un’esitazione ben comprensibile. Imponderabile. sono errori ingenui nei quali sono caduti i primi ricercatori che si preoccuparono in Germania di geometria non euclidea. XLIX. a ben vedere. per parlare l’incoerente linguaggio di oggi. l’osservazione fu per me delle più facili. guai all’uomo invece se il suo io si rivela per sempre come una tara. un vuoto o un difetto. di fede. All’inizio del regno dell’Aquila d’oro che succedette al periodo scientifico. le idee si modificarono rapidamente e l’universo si evolse in modo nuovo. È qui. Come ho già detto. e di ritrovarsi al di fuori. dal giorno in cui mi fu concesso di raggiungere l’epoca dell’Aquila d’oro. senza spazio. La quarta dimensione è. il suo impero si era esteso alle epoche stesse in cui noi crediamo di vivere. gli esseri e le cose più differenti che si poterono trasmutare in ciò che era stato un tempo chiamato lo spazio e il tempo. solo il passaggio in quella sostanza senza la quale l’universo a tre dimensioni non potrebbe avere spiegazione reale. come era allora. e che essa era. ma in qualità in tutti i tempi. Quel dettaglio di insieme. furono tutte le manifestazioni della natura. hanno paura e esitano. senza misura. definitivamente impotenti. per esempio. La resurrezione Confesso con tristezza che. l’universo intellettuale. le sue oscure aspirazioni verso l’immortalità rimanevano inspiegabili e assurde. Di certo nei primi tempi ho sentito una sorta di angoscia. come esitano ancora quando gli è dimostrata la possibilità di fare passare un oggetto voluminoso. Come concepire infatti un infinito che succedesse al . il loro corpo stesso al bisogno. non avendo più a dire il vero né incominciamento né fine. era l’opera firmata di suo pugno per l’eternità nell’opera universale. con più abitudine. La loro natura fisica si rivolta. Ma queste sono soltanto esitazioni da debuttante che si dissipano quando la vita morale finisce per prevalere sulla vita fisica. il solo modo di esprimere quella realtà qualitativa dell’universo che non corrisponde in nulla alle apparenti realtà matematiche. poco importa. grazie alla comprensione completa che si ebbe allora della quarta dimensione. di non essere che un frammento di una stessa statua: occhio. E. lo sappiamo. naso o dito. di rivolta o di bontà. Finché l’umanità aveva ristretto la sua visione alle possibilità a tre dimensioni. o di formare un nodo a trifoglio in una corda testa. era il suo ego che tracciava il suo posto nell’universo continuo. Non fu semplicemente il metallo che si poté trasmutare a volontà con l’intervento di un agente comune. attraverso il piccolo buco della serratura. le espressioni mi sono venute improvvisamente meno per tradurre come si converrebbe le rivelazioni strane che mi sconvolsero. di evadere da una camera chiusa da ogni parte. vedere in una grandezza spaziale un’idea di molteplicità. non offriva nulla di comparabile all’idea fenomenica che noi possiamo avere. che arricciano il naso come davanti alla morte quando gli si fa improvvisamente considerare la possibilità di muoversi in uno spazio a quattro dimensioni e che gli sembra che qualcosa va a rompersi nel loro cervello quando fanno lo sforzo necessario per passare dal mondo dei fenomeni al continuo. come si era rivoltata già all’idea di una visione che attraversava dei corpi opachi o di una voce umana che si faceva udire dal mondo intero. si cominciò a comprendere che l’Amore aveva un significato infinitamente più alto di quello che si credeva una volta e che quell’oscuro istinto che portava un amante appassionato a desiderare tutte le donne o un filosofo ad amare tutta l’umanità e anche la natura intera. a condizione che sia degno dell’insieme. Poco importa che il gesto sia di intelligenza. noi potremmo dichiarare che fosse allora definitivamente morto. Presto le grandi aspirazioni panteistiche dei secoli passati trovarono la loro giustificazione definitiva nella realizzazione di quella grande opera che avevano immaginato gli alchimisti del passato. nell’Età dell’Aquila d’oro.

un’idea immortale che sfugge allo spazio e al tempo. L’invenzione del mondo L’Idea inventa il mondo che si sviluppa come un eroe dei romanzi. un pensiero che risulta in breve da un carattere una volta posto. non saprebbe mutare. vale a dire che rivela un’epoca o una materia e. annunciato e presentito fin dalle origini del mondo. siamo incapaci di parlarne senza impiegare le assurde espressioni di “passato” e di “futuro” imposte dal linguaggio a tre dimensioni e che non significano nulla quando sappiamo che ogni realtà e ogni personalità può esistere solo in qualità. senza misura e senza età. poiché noi stessi che abbiamo intravisto quelle età future come quelle passate e presenti. ad ogni momento. non potremmo fare sfilare davanti al nostro spirito le ipotesi che sono i fatti. d’altra parte. La parola stessa di resurrezione implica una falsa idea di successione nel tempo.finito della vita. quando invece l’autentica resurrezione si può produrre ad ogni momento della vita. Comprendiamo allo stesso tempo la vigliaccheria degli uomini di una volta che rinviavano la vita superiore dopo la loro morte. La visione del mondo a tre dimensioni ci permette di evocare le possibilità dell’idea tipo. senza premeditazione intelligente. umile o sublime. invece di capire che essi non potevano raggiungerla che nei momenti più intensi della loro vita. una resurrezione dopo il decesso che soltanto poteva giustificare il miracolo di una complicità provvidenziale? Dopo che la quarta dimensione sbarazzò l’umanità dal pregiudizio della successione nel tempo. pochi resuscitarono. per uno spirito che realizza. finché riconosciamo sulla terra d’esilio l’immagine che conviene al nostro paese natale. ma essa è. al di fuori del tempo. un’idea – una semplice linea molto spesso – che rivela la quarta dimensione. e sta qui tutto il mistero di quell’ultimo giudizio. che non dipende affatto dall’evoluzione o dalle civiltà. Sarebbe a dire che la visione del mondo a tre dimensioni è inutile? Assolutamente no. Considerate attentamente un’opera d’arte. l’unione delle anime di tutti i tempi nello stesso tempo – che l’espressione sia scusata – spiegò chiaramente le predizioni e le visioni del futuro nelle epoche passate. qui come altrove. ma che sarebbe più esatto dire co-esistente. e non con l’avanzamento nel tempo. sottomessa al tempo e allo spazio. Essa non si confonde con lui più di quanto la forma geometrica di un cristallo non si confonda con la materia di quel cristallo. L’Arte pura non ha storia. Si manifesta tramite i simboli della materia a tre dimensioni che ci appare da quel momento in movimento e in uno stato di perpetuo divenire. quelle delle età future che gli tendevano la mano e vivevano al loro fianco. Del resto. uno stato superiore dell’anima generato dal decrepito dello spirito che preceda la morte fisica. al posto di combattimento dove è collocato. ahimé. di perfezionamento in qualità. così come ho già raccontato. Non fareste fatica a distinguere in essa la parte materiale a tre dimensioni. tutti i pregiudizi antichi concernenti la morte. per esempio. un semplice metodo di astrazione e soltanto la quarta dimensione. in breve di vita intellettuale. Senza questa visione parziale. il piano del sistema nervoso. ci permette di raggiungere la Realtà. essendo l’apparenza formale il semplice ragionamento qualitativo della coscienza che genera il tempo e lo spazio. Queste principali nozioni e altre ancora. quanto la resurrezione naturale delle anime di una volta che si erano elevate nel piano superiore della vita mistica con un atto di intelligenza o di fede. da tanto tempo. Ma è lei che suggerisce i caratteri di quei raggruppamenti molteplici di forze. Non bisogna affatto stupirsene. La materia. L’Idea a quattro dimensioni è eterna e immutabile. per volontà e non per miracolo. un desiderio della Coscienza unica. come uno spirito superiore conserva un ricordo ineffabile della bellezza e dimentica le brutture della vita. lo ripetiamo. le leggi di selezione naturale e dell’evoluzione erano apparse. non è che un insieme di ipotesi provvisorie. in vita. Infatti. rovesciarono. Poche persone nel XX° secolo videro. l’infinito e l’Immortalità. quello di un alveare d’api o l’intervento di un insetto nella fecondazione di certe piante. Quella è per l’idea eterna un metodo di astrazione. la costruzione ragionata del meccanismo dell’occhio o dell’orecchio? . così la Coscienza universale non custodisce che i pensieri che la servono. Come spiegare. L. fornita dalla nostra coscienza. che è di tutti i tempi. insufficienti per spiegare i prodigi del mimetismo. una possibilità di movimento immobile. affrancate più nettamente al momento della grande rinascita idealista. di quelle associazioni di idee che noi chiamiamo la materia. La storia tutta intera dell’evoluzione apparve chiaramente come una creazione continua dello spirito che inventa il mondo secondo un Desiderio che il linguaggio imperfetto a tre dimensioni qualificherebbe come preesistente. tramite la qualità.

finiamo per dare meno importanza di quanto non se ne desse in passato alla vita fisica e ai fenomeni della nascita e della morte. si proiettano poi nel passato. Occorre allo stesso modo ricordare. che la materia si modificava secondo le indicazioni dell’Idea. Non saremmo in grado di dichiarare ragionevolmente che tutte quelle leggende corrispondono alla realtà o che esse furono delle creazioni automatiche della materia. senza rendersene conto. a quella disgregazione. La storia stessa non sfugge a questa trasformazione idealista. che dà all’uomo l’indispensabile sensazione di equilibrio negli spostamenti del corpo a quattro dimensioni? Ci ricordiamo infatti che. poiché ogni canale corrisponde a una nozione distinta di dimensione dello spazio. Ciò è talmente vero che in un animale si possono provocare movimenti squilibrati da rotazioni. o sul verticale posteriore. secondo desideri interiori eterni. che non sono soggette ad alcuna necessità di spazio. Sfortunatamente. i gesti più istintivi. né all’indietro nel tempo. rulli o da capitomboli. gli avvenimenti più ordinari della vita. circondando gli altri tre. si constatò in breve che l’uomo normale era sempre esistito solo per il tempo che occorreva. Essi propongono. le passioni nella realtà più basse. una volta ancora. Quando gli dei si attualizzano. Quando comprendiamo meglio queste nozioni. l’uomo si avvicina. è solo un’ipotesi dell’intelligenza che inventa. ma come sarebbe stato desiderabile che fossero. sono generalizzati a quattro dimensioni dagli storici come dai poeti sotto una forma leggendaria. sappiamo quanto l’uomo. È la stessa identica cosa nella storia delle civiltà. dei pensieri sempre più elevati. il figlio degli eroi immaginari della sera. sul verticale anteriore. che l’Idea sola creava la funzione desiderata. all’epoca. in qualche modo. dagli inizi della grande rinascita idealista. sempre sotto l’influenza di desideri più elevati suggeriti dalla propria coscienza. il corpo antico non poté adattarsi alla quarta dimensione. l’umanità si abitua alla possibilità di quelle vite. l’assoluto. e quest’ultima l’organo. quando le azioni eroiche leggendarie divengono vere. L’immortalità. Tuttavia. e rappresentati. ci sforziamo di prolungare quel periodo di raggruppamento a tre dimensioni che chiamavano un tempo la vita umana. per quanto riguarda il senso dell’udito. delle nuove terminazioni nervose sensibili ai raggi ultravioletti. incorpora a poco a poco quei modelli soprannaturali negli avvenimenti della vita quotidiana e l’uomo di oggi è sempre. poiché gli organi non avevano più rapporto fisso in relazione a un asse particolare e il nuovo canale circolare non resistette più. capiamo che quelle erano molto semplicemente delle modalità sperimentali dell’idea. e le loro creazioni. seppe accrescere la potenza della propria visione sviluppando nell’involucro della retina. tuttavia così semplici. l’eternità. secondo che si agisca sperimentalmente. capiamo facilmente che la loro azione sui costumi si ispira agli stessi procedimenti. insomma. tramite nuovi rapporti di posizione. ed è così che prendendo esempio da un passato immaginario. come ho già raccontato in un precedente capitolo. dei poeti e degli artisti. per combattere quella sensazione penosa di equilibrio instabile che conoscono tutti coloro che praticarono la levitazione. sul canale orizzontale. ciò che era solo una semplice finzione diviene in seguito una realtà. delle situazioni nuove. altrettante idee che non sono. ogni giorno di più. offrono in esempio eroi superiori all’umanità. ci riusciamo senza difficoltà. in straordinarie proporzioni. sono immaginazioni proposte dall’Idea. il progresso.Una volta percorse le età che seguirono il XX° secolo. occorre sottolinearlo. al tipo assoluto. molto del suo interesse antico. l’apparizione nell’orecchio interno di un nuovo canale. la questione perse. questa volta circolare. desiderato dall’Idea. rivela attorno ad essa dei valori nuovi. non come furono. lo sviluppo. la . delle vibrazioni sempre più ricche e più numerose. anticipazioni ispirate dai desideri eterni che sono all’interno di noi e di cui produciamo. i poeti sono lì a proporre all’umanità nuovi modelli più elevati. era solo ai tre canali semicircolari che l’uomo doveva la nozione dello spazio e la sensazione di equilibrio nelle posizioni relative dei corpi a tre dimensioni. Senza dubbio per facilitare il compito intrapreso. grazie a un’illusione naturale. Durante i primi tentativi di applicazione della quarta dimensione agli spostamenti del corpo. Per conseguenza di questa creazione perpetua. e. servendo da modello reale alle generazioni del futuro. che la durata della sua vita. La materia infatti non ha esistenza propria. L’avventura dimostrò. né in avanti. l’infinito. sempre accessibili e che non potrebbero essere sottomesse ad alcuna evoluzione in quantità. neanche lui. A forza di sentir raccontare gli ardimenti leggendari o gli atti virtuosi di esseri immaginari. oltre a coni e ai bastoncini. un quarto canale si sviluppò circolarmente. Quando studiamo attentamente il ruolo dei letterati. che sono sempre presenti.

che gli uomini del passato si lasciavano lentamente morire. di oggi o di domani. Quando esaminiamo le nostre “certezze finite” constatiamo che esse non esistono tutte se non relativamente a un contrario la cui misura è sconosciuta. valutandone le cause. e ciò è solo un passaggio dalla materia divisibile all’Unità indivisibile. che abbiamo chiamato la Quarta Dimensione. era incapace di prendere una decisione propria e doveva. Sfortunatamente. in mancanza di un’espressione possibile nel linguaggio a tre dimensioni. immobili e immutabili. di scegliere la decisione variando a proprio grado i gesti nella stessa circostanza. come vedremo più in là. che l’infinito è sempre e necessariamente contenuto nel finito. Si percepì allora tutta la relatività del mondo a tre dimensioni che. a tal punto che possiamo dire senza assurdità. Poiché il senso della quarta dimensione procede di fronte all’uomo. vorrei tentare di rivelare in qualche riga. per meglio dire. il movimento. ripetere eternamente gli stessi gesti. essendo curva e cerchio pure qualità estetiche inaccessibili alla divisibilità geometrica. soprattutto i più stravaganti. Da ciò segue. essa non è una dimensione propriamente detta ma l’idea provvisoria che noi ci facciamo di ciò che manca al nostro mondo per reintegrare l’Unità. La materia. nel linguaggio spaziale a tre dimensioni. tra l’estrema divisibilità e il continuo indivisibile. l’assurdità dei quadratori di cerchio come dei ricercatori di movimento perpetuo. Se il subcosciente ci appare insondabile e immenso. piuttosto che completare. accontentarmi di un breve riassunto filosofico che avrebbe avuto più prestigio presso gli specialisti di un’epoca scientifica. per il suo tramite. Il segreto dell’atomo Nel momento di terminare la trascrizione di queste note prese nel corso dei miei viaggi al Paese della Quarta Dimensione. assorbe. del resto. per gli uomini del XX° secolo. fu perché il loro pensiero rimase sempre imprigionato nell’ipotesi matematica a tre dimensioni. il pensiero. lo so. ci rivela la relatività delle nostre certezze in rapporto all’assoluto. nella stessa circostanza. l’umorismo. per impotenza a realizzare una creazione personale. che è il senso interno di un contrario necessario. Nel dominio matematico. . che pretendono di ridurre il continuo indivisibile a delle quantità finite. questa quarta dimensione qualitativa. Aggiungo infine che un ampliamento preliminare dello spirito mi sembrava indispensabile prima di affrontare con cognizione delle realtà fondamentali che rimangono inaccessibili se non ci liberiamo progressivamente dei pregiudizi di spazio e di tempo. la vita. essendo dopo tutto la vita solo un’ipotesi utile ma provvisoria dell’idea. e tentare una sintesi di tutti i modi di conoscere dai quali nessun grado dello spirito sarà escluso. dalle età superiori. con le sue immagini e i suoi simboli. esso non è altro che l’Unica Coscienza Universale e. che rappresenta il contrario o l’infinito.sua vita stessa dipendeva soltanto dalla sua volontà. creato sotto una forma determinata dall’Idea. se i grandi filosofi dei tempi passati sono stati condotti sempre e solo a conclusioni molto relative. è ciò che chiameremmo il senso del futuro in un mondo a tre dimensioni. al posto di urtare la divisione algebrica delle parole. Tutto accade dunque come se una dimensione supplementare debba essere aggiunta in ogni circostanza alle nostre concezioni relative a tre dimensioni per integrare l’Unità reale. in fondo. per proprio consenso per scoraggiamento. poiché essa immaginava il mondo. permetteva all’uomo di anticipare gli avvenimenti al di fuori del tempo e. possiamo ricongiungere in tutte le età tutte le coscienze del mondo: quelle che noi diciamo di ieri. non ci facciamo ingannare: quell’infinito non è un’ipotesi esteriore puramente teorica come ostentiamo di credere. che sfugge ai pregiudizi di spazio e di tempo. secondo l’instabile miraggio del mondo fenomenico. lo spazio e il tempo non possono mai concepirsi per unità finite senza essere in funzione di un infinito. Era. è l’idea creatrice che vive in qualità al di fuori del Tempo e che permette allo spirito umano di esplorare nello stesso presente tutte le epoche del mondo. e il passaggio non è mai possibile fin da Zenone di Elea. Nel dominio morale. le duttili teorie della relatività non evolvono che entro due infiniti. è una condizione inerente al finito. ed è questo valore supplementare. In realtà. al contrario. al posto di scrivere questo romanzo di un pensiero. di avvicinare la realtà continua. LI. il mistero che li separa ancora dai tempi futuri o. Avrei potuto. Ora. La quarta dimensione. Ho dunque creduto preferibile seguire la via letteraria che permette. le dimensioni quantitative. Ciò è talmente vero che essa “si aggiunge” tanto bene all’unica dimensione di una curva quanto alle due dimensioni di un cerchio. fu coscientemente che gli uomini della grande rinascita idealista lasciarono disaggregarsi gli strumenti materiali del loro corpo ogni volta che avvertirono che non potevano attendere un secondo di più. Poco importava nella storia del mondo di vivere un tempo più o meno lungo dall’istante in cui era stata raggiunta l’Idea che poteva creare la vita e inventare delle apparenze sempre nuove.

Con i filosofi la concezione dell’elemento primitivo si innalzò di primo acchito. alla Monade. che un solo atomo o. Non potendo ridiscendere dal cielo sulla terra. cosa che sarebbe la verità. Allo stesso modo. inconcepibile e privo di utilità. né con l’idea dell’atomo.Non essendo la quarta dimensione che un passaggio necessario dal frammentario al continuo. Una volta percorso il grande cammino circolare della Quarta Dimensione per raggiungere la chiara visione dell’Unità unica. irriducibile sotto i suoi diversi aspetti: Dio e il Mondo. l’elemento primitivo non divisibile (α τεμυω): l’Atomo. se preferiamo – essendo le due parole equivalenti nel loro senso assoluto – che una sola monade. muovendosi senza porte né finestre nella sola qualità. Perché se noi consideriamo. si trovò da Democrito materialmente divisibile (poiché esteso). grazie a Pitagora. di non sopprimere per lo stesso motivo quel mondo fenomenico. per quanto commoventi per il modo in cui sfiorarono spesso il velo del mistero. che la sola monade rendesse conto di tutto l’universo. l’anima e il corpo. di non opporre il mondo fenomenico a tre dimensioni all’Unità. Quando pensiamo infatti. Provvista di tutte le qualità dell’unico: contenente al suo interno la storia dell’Universo intero. non ci viene l’idea di credere all’esistenza di cento statue reali. ma essa è più difficilmente accessibile agli uomini del XX° secolo. apparve dunque più logico. ma tante unità totali quanti sono i fenomeni. la monade di Leibniz falliva miserabilmente nella molteplicità dell’unico e nel miracolo dell’armonia prestabilita che faceva coincidere per esempio la parola e il pensiero. Non c’è nell’universo. ma ancora più temibile da reggere che quello dell’atomo. per lo spirito umano come un abbaglio. composto complesso. nome magnifico. nome magnifico. appaiono insomma assai sconcertanti. Quelli vedono nell’atomo solo una massa dipendente dalla velocità. fin dalle prime età del pensiero umano. che un composto dalle molteplici forme. moltiplicarsi in numero infinito per seguire la divisione infinita della materia. non ci viene più l’idea di attribuire una realtà sostanziale distinta a ciascuno dei tre aspetti della sostanza unica. riducendo anche il tempo e lo spazio all’ordine logico del ragionamento. all’unità suprema. generando quei movimenti dello spirito che sono i corpi. questo unico. ma questa è soltanto una istanza di principio che accusa in anticipo l’eterno dualismo. né con il nome. mai risolti e sempre più impenetrabili. poiché tutto esiste in un modo completo e perfetto nell’unità divina. . insieme a Pitagora e Eraclito. dal divisibile all’invisibile. noi avremmo dovuto scoprire. prototipo dei composti. di partire da dove siamo e di risalire dal complesso al semplice per descrivere l’elemento primitivo di cui il mondo non era. all’unità unica (μοναζ). L’ATOMO È UNICO. la proprietà dei teorici della divisibilità. non sfuggiva però al miraggio scientifico del mondo a tre dimensioni che ci conduce a vedere in fondo a ogni fenomeno. in breve dal multiplo all’unico. anche questo. ogni realtà sostanziale lasciandola accessibile al solo calcolo delle quantità limitato dall’infinito. cento volte posti nel corso dei secoli. vale a dire dei sapienti. antagonismo inevitabile finché persiste il pregiudizio scientifico dello spazio e del tempo. senza il soccorso della quarta dimensione e dei principi di relatività formulati nel XX° secolo. per diventare non meno misurabile con i teorici del XX° secolo. noi vivemmo la sorpresa veramente allucinante di vedere questa monade. Se la monade aveva dunque il singolare vantaggio sull’atomo di essere un formale atomo inesteso. ma temibile: perché essendo l’atomo divenuto. Questo grande segreto dell’UNICITÁ DELL’ATOMO. autentico sistema solare in miniatura che non ha più alcun rapporto. inintelligibile senza il soccorso della quarta dimensione. un viaggio morale dal relativo all’assoluto. si pone una questione definitiva: Che cos’è l’Unità? La possiamo concepire a priori sotto la forma divina. nel mondo a quattro dimensioni. accecati come sono dal pregiudizio quantitativo dell’infinitamente piccolo – quando invece ogni grandezza reale esiste solo in qualità – e dal puerile artificio matematico dell’unità unica che si divide all’infinito in tante unità uniche quanti sono i fenomeni. che ogni verità è nell’Unico – di cui gli esseri non sono che le apparenze formali – è per noi impossibile. idealizzano con certezza la materia. a privare gli esseri e le cose di ogni personalità. ma le tolgono per lo stesso motivo. sembrava. tutte quelle iniziative geniali del pensiero umano. non un’unità unica sempre uguale a se stessa. Perché quando ci fu bisogno. lo spirito e la materia. e se vogliamo confonderli. Noi parliamo per sola memoria dell’atomo dei chimici e dei fisici. nel mondo a tre dimensioni. Dividendo sempre di più la materia. in ragione stessa dei progressi della scienza. del resto a ragione. cioè un’infinità. alla stessa statua di cento fattezze diverse. crediamo. riassume da sé tutti gli enigmi del mondo. La sua rivelazione nell’Età dell’Aquila d’oro fu. come noi lo conosciamo. “che conteneva nelle sue pieghe il mondo intero”. con il probo e luminoso genio di Leibniz. dalla sua nascita. In più nella filosofia antica il materialismo assoluto condusse a negare l’Idea e l’idealismo logico. che è assurdo.

vale a dire il carattere una volta dato. Ciò si spiega col fatto che Dio non è Tutto. Leibniz. grazie alle loro contraddizioni. Noi non facciamo sempre esattamene ciò che vogliamo. rimarrebbe inesistente come lo sarebbe lo spirito umano senza pensiero. come l’opera lo è all’autore. E rimaniamo confusi constatando che il più grande dei metafisici. della COSCIENZA o della VITA. come gli esseri e le cose. Poiché la nostra coscienza relativa è simbolizzata con la coscienza assoluta. lo sviluppo. senza porte o finestre. senza che nulla ce lo indichi. La personalità dell’uomo è il libero sviluppo di un carattere una volta posto. Unicità dell’ATOMO. è. per essere rimasto. perché la nostra vita intellettuale è la vita stessa dell’universo e la sua espressione più alta. e senza neanche che quello sia. può ugualmente apparire fortuitamente in uno spirito che lo percepisce passivamente. in questo senso: tanto una certezza relativa (leggi fisiche). sono i più fecondi e i più elevati della Coscienza universale. e. ha per missione la contraddizione che accentua i caratteri. alla comoda ipotesi scientifica della divisibilità (compensata da quella dell’infinito). ma non inganniamoci: l’unicità della coscienza universale non sopprime né la nostra personalità. ma piantando un seme. Poiché gli uomini furono abituati. Un pensiero generato da un incontro di idee nella coscienza universale. L’accordo perfetto e omogeneo sarebbe una sentenza di morte per la Coscienza universale la cui vita è fatta di pensieri. tanti modi diversi di considerare la stessa realtà sostanziale unica. Il mondo. dopo aver dato alla sua Monade tutti i caratteri inevitabili e evidenti dell’universalità e dell’unicità nella pura qualità. quando invece ogni fenomeno non è che un’idea distinta della stessa Coscienza unica. La vita. non consegue però che essi sono i soli.In mancanza di espressioni nel linguaggio a tre dimensioni. Se i nostri pensieri. della Coscienza universale. perché se la contraddizione cessasse all’interno di sé. inestesa. e possiamo dire che la personalità dell’uomo è l’umore di Dio. di superiore né di miracoloso al di fuori di noi. un secondo può essere più lungo che mille anni se è più grande in qualità. poiché è più completa di lui sul punto che lo riguarda. le idee momentanee e le associazioni di idee della Coscienza unica. immaginate in un ordine logico di ragionamento che noi chiamiamo tempo e spazio. Tutto avviene nella Coscienza unica. appartiene a quel nuovo “rapporto di idee” che è l’essere creato. che sviluppano il loro carattere aldilà della nostra volontà e in contraddizione con essa. al di fuori del tempo e dello spazio. senza alcuna necessità di armonia prestabilita. naturalmente infinita. I principi. si perse miseramente nella molteplicità. tutto si muove relativamente nello stesso ritmo. malgrado tutto. così come vedremo. permanenza del resto tutta apparente e relativa poiché essendo il tempo e lo spazio soltanto dei modi di esprimersi del pensiero. sono personificati dalla materia. Non c’è dunque nulla di esterno. La personalità dell’uomo germina nella coscienza universale esattamente come l’idea si sviluppa nello spirito umano e il seme nel suolo. Ha per terreno l’amore. le idee fisse. diciamo dunque soltanto che tutto accade come se la Monade unica. imprigionato nei pregiudizi scientifici del mondo relativo a tre dimensioni. infatti esso cerca di realizzarsi. al contrario. al contatto delle personalità vicine. i riflessi potremmo piuttosto dire. poiché solo la qualità è reale. Non è dunque cogliendo un bouquet che creiamo un’opera vivente. quanto una contraddizione (opere umane). essi hanno creduto per così lungo tempo a una realtà sostanziale propria a ogni fenomeno. In un sol colpo la Coscienza universale cesserebbe di essere l’Unica: non sarebbe più che una delle idee di un Unico più elevato. . Ugualmente passive sono le materializzazioni di idee che chiamiamo i mostri e le azioni dei personaggi degli incubi. completamente inaccessibile al nostro intendimento e così di seguito all’infinito…semplice gioco di specchi matematico che non saremmo in grado di ammettere nel dominio reale della pura qualità. vale a dire di contraddizioni. Ciò che pretendiamo essere le nostre coscienze individuali sono solo. per secoli. noi diciamo che tutto accade nella coscienza universale come nel nostro proprio spirito e che insomma la metafisica deve confondersi con la Psicologia. nella Coscienza universale. non sono in grado di avere realtà sostanziale distinta. Soggettivamente l’atomo unico si chiama nostra coscienza per tutte le nostre percezioni immediate e subcoscienza per i valori che sfuggono al nostro campo di percezione distinta. NON C’È CHE UNA COSCIENZA o atomo unico. senza le sue creazioni che sono i suoi pensieri. In realtà. e le nostre idee sono legate alle altre idee molteplici della Coscienza unica. vale a dire le diversità di cui vive il Pensiero unico. gli è superiore. né il nostro libero arbitrio. da qui deriva la permanenza delle leggi fisiche. Prendendo in prestito il linguaggio simbolico antico: l’uomo è più libero di Dio. vale a dire l’unione di tutte le personalità nella coscienza comune. bisognerebbe che il contrario fosse al di fuori. da cui le premonizioni del futuro e le visioni a distanza. che comprende in qualità tutto l’Universo. dell’atomo unico. sia sufficientemente grande per contenere al suo interno tutti i fenomeni dell’Universo che sono i suoi pensieri e le sue associazioni di idee. priva anche del tempo e dello spazio.

In partenza per il Paese della Quarta Dimensione. i personaggi romanzeschi inventati dall’Artista unico. Perché come nella composizione letteraria. e se la morte può dissipare la vana illusione del corpo a tre dimensioni. la creazione personale sola capace di fissare per sempre la grazia fuggitiva di un movimento. la scintilla di un pensiero. di quella grande commedia immaginata che chiamiamo la Commedia della Vita. dal nostro stile e dal nostro gioco in relazione al resto del Mondo. da ciò consegue il senso. nel bene o nel male. Ma dal momento in cui abbiamo raggiunto la sola Realtà Unica e Continua e che. L’individuo.” Il nostro doppio dovere si regge su queste poche parole. diceva il grande poeta Saadi.Come sapere ciò che accade nella Coscienza unica di cui le nostre personalità sono solo pensieri che sbocciano liberamente al contatto di altri pensieri. ha ripreso il comando e la Scienza ci è apparsa come la sua serva più sottile. così anche le nostre personalità sono distinte in qualità e in vigore nella Coscienza Comune. il nostro punto di vista si trova ribaltato. pensieri miserabili che si eliminano a un giudizio finale e pensieri sublimi che domineranno gli altri per sempre. Soltanto in questa qualità possiamo diventare uno degli aspetti della Coscienza universale. fin nelle ultime conseguenze. come un metodo di astrazione analitica puramente speculativa. consegue il successo eterno delle finzioni letterarie che simboleggiano. senza privarlo della vita. Dobbiamo agire con discrezione e bontà perché ora sappiamo che tutto ciò che ci circonda fa preziosamente parte di noi stessi e che ferendo gli altri è noi stessi che feriamo. C’è soltanto Una Realtà. perché essa pretende di imporsi come la sola certezza reale e completa. È così che noi siamo. che permette di comprendere e non di creare e che rimane l’ipotesi più personale e più originale della personalità umana. E la visione a tre dimensioni. per la prima volta rivelata al mondo. che mette in schiavitù. superiore all’uomo. come un seme nel suo ambiente? Molto semplicemente esaminando ciò che accade nel nostro spirito. dobbiamo ora chiederci cos’è la scienza. fu poi il sentimento più nobile e più preciso di un dovere morale che mi ammonì di ritornare all’opera d’arte intrapresa. che crediamo più profondo. uno degli aspetti immutabili della sua opera. ma tutte sono ugualmente libere di perseverare nel loro essere. sopprimendo per ipotesi una pedina di quella scacchiera piena che è la Coscienza Unica. È dunque a questo libro che sono tornato di istinto e lui solo mi ha sempre indicato in modo irrefutabile il posto dove dovevo agire nell’ordine universale delle cose. Come ci sono nel nostro spirito buoni e cattivi pensieri. lo confesso tristemente. Sono tornato alla mia opera perché ho sentito l’imperioso bisogno di ricordare agli uomini che la falsa certezza scientifica culla nelle illusioni. Mentre la Psicologia contiene la conoscenza dell’unico e gli è superiore. la Scienza ci appare giustamente criticabile. senza rendersene conto. la conoscenza completa a quattro dimensioni rimane come morta se non lotta nella contraddizione e se l’amore non si sviluppa nella pena. senza dubbio. diviene un metodo geniale di analisi che permette. anche solo per un istante. di fare muovere tutte le altre. vale a dire un aspetto nuovo dell’idea Unica. abbiamo seguito lo sviluppo del suo pensiero che inventa il mondo e più specificamente ogni carattere da cui si innalza la Personalità umana. Da ciò. EPILOGO Perché sono ritornato da quel Paese impressionante della quarta dimensione. una superficiale sensazione di inquietudine materiale che mi consigliò di rinunciare a quei viaggi. la Vita dell’universo. ripartendo da questa sola realtà. perché se l’ipotesi a tre dimensioni non conduce che alla volgare morte. come la conoscenza dell’opera è di un ordine più elevato della conoscenza dell’autore. essa non può più raggiungere quelli che hanno intravisto. un autore non è più padrone di dirigere con la sua fantasia gli atti di un personaggio di cui ha posto il carattere. ma solo la psicologia ci permette di raggiungere la realtà fisica del mondo: la creazione e la vita. pensiero superiore dell’Unità. e l’artista fervente è simile agli umili che credono. La divisibilità matematica è dunque un’ipotesi metafisica indispensabile per il ragionamento analitico. in realtà. “tu piangevi e tutti ridevano intorno a te. fai in modo quando morirai che tu rida e tutto il mondo pianga. così puerile quando ci immaginiamo che essa raggiunga la realtà continua. “Quando tu nacqui”. l’Idea immortale a quattro dimensioni e creato pure forme al di sopra dello spazio e del tempo. . Sono tornato. perché le catene di Prometeo sono sempre più belle da portare che il fuoco trionfante. che il mistero immenso che immaginano intorno a loro si crea ogni giorno unicamente in loro e tramite loro. ma la fioritura della sua opera dipende dal nostro carattere. Sono tornato irresistibilmente a questo libro. Ritorniamo sempre alla nostra fede o alla nostra opera. da quelle epoche lontane e tuttavia attuali dove la comprensione delle cose è completa? Fu inizialmente. così la Coscienza universale non dispone più a suo piacimento dell’essere pensante che essa ha creato e che agisce ormai in essa e per essa.

Ma se l’amore è così la forma più sublime dell’egoismo. Noi dobbiamo perciò soprattutto. con onore e coraggio. che noi sappiamo ridere delle apparenze. in qualche luogo che il caso ha posto. l’egoismo è allo stesso tempo la forma più elevata dell’amore perché è esigendo tutto da noi stessi che noi serviamo gli altri nel modo migliore. Ogni mistero è ormai in noi. Non abbiamo più nulla da attendere. elevare la nostra personalità fino al sovrumano e liberarla dei pregiudizi mortali a tre dimensioni. Poiché la coscienza del mondo è in noi. viviamo un incantesimo magnifico dove i più umili oggetti sono dei pensieri e i grandi personaggi delle anime. lo sappiamo. buona o malvagia. e soprattutto dirigerci interiormente come degli eroi immortali e non più come degli uomini! . dipende dalla nostra sola volontà. ogni immaginazione superiore della coscienza universale. dall’Autore che creò i personaggi. Soli inventori del mondo. mentre lui aspetta tutto da noi che creiamo l’Opera vivendola.